Libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi

Come sancito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea e confermato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi garantiscono la mobilità delle imprese e dei professionisti nell'UE. Per l'ulteriore messa in atto di queste due libertà, le aspettative riguardanti la direttiva sui servizi adottata nel 2006 sono elevate, dal momento che la questione è di importanza fondamentale per il completamento del mercato interno.

Base giuridica

Articoli 26 (mercato interno), da 49 a 55 (stabilimento) e da 56 a 62 (servizi) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

Obiettivi

Le persone che esercitano attività indipendenti e i professionisti o le persone giuridiche ai sensi dell'articolo 54 del TFUE che operano legalmente in uno Stato membro possono: i) esercitare un'attività economica in un altro Stato membro su base stabile e continuativa (libertà di stabilimento: articolo 49 del TFUE); o ii) offrire e fornire i loro servizi in altri Stati membri su base temporanea pur restando nel loro paese d'origine (libera prestazione dei servizi: articolo 56 del TFUE). Ciò presuppone non soltanto l'abolizione di ogni discriminazione basata sulla nazionalità ma anche, al fine di poter veramente usufruire di tale libertà, l'adozione di misure volte a facilitarne l'esercizio, compresa l'armonizzazione delle norme nazionali di accesso o il loro riconoscimento reciproco (3.1.5).

Risultati

a.La liberalizzazione nel trattato

1.«Libertà fondamentali»

Il diritto di stabilimento comprende il diritto di svolgere attività indipendenti e di creare e gestire imprese al fine di esercitare un'attività permanente su base stabile e continuativa, alle stesse condizioni che la legislazione dello Stato membro di stabilimento definisce per i propri cittadini.

La libertà di prestare servizi si applica a tutti i servizi che vengono generalmente forniti contro remunerazione, nella misura in cui essi non sono regolamentati dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone. La persona che presta un «servizio» può, a tal fine, esercitare temporaneamente la propria attività nello Stato membro in cui il servizio viene prestato, alle stesse condizioni imposte da tale Stato ai propri cittadini.

2.Le eccezioni

Il TFUE esclude dalla libertà di stabilimento e dalla libera prestazione dei servizi le attività che sono connesse all'esercizio dei pubblici poteri (articolo 51 del TFUE). Tale esclusione è tuttavia limitata da un'interpretazione restrittiva: le esclusioni possono riguardare solo attività e funzioni specifiche che comportino l'esercizio dei pubblici poteri; affinché l'esclusione comprenda un'intera professione, tutta la relativa attività deve essere dedicata all'esercizio dell'attività pubblica o la parte che vi è dedicata deve essere inscindibile dalle altre. Tali eccezioni permettono, inoltre, agli Stati membri di escludere la produzione o il commercio di materiale bellico (articolo 346, paragrafo 1, lettera b), del TFUE) e di mantenere un regime particolare per i cittadini stranieri, giustificato da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica (articolo 52, paragrafo 1).

b.La direttiva sui servizi — verso il completamento del mercato interno

La direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno), che rafforza la libertà di prestare servizi in seno all'UE, è stata adottata nel 2006, con un termine di attuazione fissato al 28 dicembre 2009. Dato il suo enorme potenziale in termini di vantaggi per i consumatori e le PMI, essa risulta fondamentale ai fini del completamento del mercato interno. Lo scopo perseguito è di creare un mercato unico aperto dei servizi in seno all'UE garantendo, nel contempo, la qualità dei servizi forniti ai consumatori all'interno dell'Unione. La piena attuazione della direttiva sui servizi potrebbe aumentare gli scambi di servizi commerciali del 45% e gli investimenti esteri diretti del 25%, con un conseguente incremento del PIL compreso tra lo 0,5% e l'1,5% (comunicazione della Commissione «Europa 2020»). La direttiva contribuisce alla semplificazione normativo-amministrativa e alla modernizzazione, non solo attraverso l'analisi della legislazione in vigore e l'adozione e la modifica della normativa pertinente, ma anche mediante progetti di lungo termine (l'istituzione di sportelli unici e la cooperazione amministrativa). L'attuazione della direttiva è stata considerevolmente ritardata in un certo numero di Stati membri rispetto al termine inizialmente previsto. Il successo della sua attuazione richiede un impegno politico sostenuto e un ampio appoggio a livello europeo, nazionale, regionale e locale.

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è stato una delle forze motrici della liberalizzazione delle attività non salariate, adoperandosi affinché fosse introdotta una delimitazione molto rigorosa delle attività che possono restare riservate ai cittadini (attività inerenti all'esercizio dei pubblici poteri). È altresì opportuno fare riferimento al procedimento introdotto dal Parlamento dinanzi alla Corte di giustizia contro il Consiglio per inadempienza in materia di politica dei trasporti; tale ricorso, presentato nel gennaio 1983, si è concluso con una sentenza della Corte (causa 13/83 del 22 maggio 1985) in cui si condannava il Consiglio per non aver provveduto, violando il trattato, a garantire la libera prestazione dei servizi nel settore dei trasporti internazionali e a definire i requisiti perché imprese di trasporto fornissero prestazioni all'interno di uno Stato membro nel quale non fossero stabilite. Di conseguenza, il Consiglio è stato costretto ad adottare la legislazione necessaria. Il ruolo del Parlamento si è rafforzato grazie all'applicazione della procedura di codecisione prevista dal trattato di Maastricht e, attualmente, della procedura legislativa ordinaria alla maggior parte degli aspetti della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi.

Il Parlamento ha altresì svolto un ruolo fondamentale nell'adozione della direttiva sui servizi e ne sta seguendo da vicino l'attuazione. Inoltre, il Parlamento sta esercitando pressioni sugli Stati membri affinché adempiano agli obblighi previsti dalla direttiva e ne assicurino una corretta attuazione. Il 15 febbraio 2011 il Parlamento ha approvato una risoluzione sull'attuazione della direttiva sui servizi 2006/123/CE[1], e il 25 ottobre 2011 una risoluzione sul processo di valutazione reciproca previsto dalla direttiva servizi[2]. Sulla scorta della comunicazione della Commissione dell'8 giugno 2012 sull'attuazione della direttiva sui servizi, la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) ha elaborato una relazione sul tema «Il mercato interno dei servizi: situazione attuale e prossime tappe», approvata in Aula l'11 settembre 2013[3].

Il 7 febbraio 2013 il Parlamento ha altresì approvato una risoluzione recante raccomandazioni alla Commissione concernenti la governance del mercato unico[4], sottolineando l'importanza del settore dei servizi quale area fondamentale per la crescita, il carattere essenziale della libera prestazione dei servizi e i vantaggi derivanti da una piena attuazione della direttiva sui servizi.

L'attività del Parlamento si è concentrata in via prioritaria su proposte legislative concernenti i servizi di telecomunicazione, quali il regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno (regolamento (UE) n. 910/2014) e il regolamento che stabilisce misure riguardanti il mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche e per realizzare un continente connesso (COM(2013)0627). Il Parlamento si occupa dei servizi finanziari per quanto concerne l'accesso ai servizi bancari di base[5], il credito ai consumatori e il credito ipotecario (direttiva 2014/17/UE), nonché i pacchetti turistici e i servizi turistici assistiti (COM(2013)0512). La direttiva 2014/17/UE aumenterà la protezione dei consumatori imponendo agli Stati membri requisiti minimi di regolamentazione per tutelare i soggetti in merito ai contratti di credito relativi a beni immobili residenziali. La direttiva dovrà essere attuata dagli Stati membri entro marzo 2016 e contribuirà a garantire che i consumatori siano informati e abbiano la capacità finanziaria di pagare i prestiti ipotecari. Inoltre, la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari mira a garantire una migliore regolamentazione e trasparenza dei mercati finanziari a livello di UE. Il Parlamento è anche coinvolto nel processo legislativo in materia di servizi innovativi, ad esempio il sistema salvavita eCall di bordo (COM(2013)0316), e nel controllo dell'attuazione della direttiva sul servizio universale e il numero di emergenza «112»[6]. Il 28 aprile 2015 il Parlamento ha votato per rendere la tecnologia eCall una caratteristica obbligatoria in tutte le auto fabbricate dopo l'aprile 2018.

[1]GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 1.

[2]GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 46.

[3]Testi approvati, P7_TA(2013)0366.

[4]Testi approvati, P7_TA(2013)0054.

[5]Testi approvati, P7_TA(2012)0293.

[6]GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 1.

Mariusz Maciejewski / Kendra Pengelly

08/2015