Procedura : 2014/2140(DEC)
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A8-0067/2015

Discussioni :

PV 28/04/2015 - 16
CRE 28/04/2015 - 16

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PV 29/04/2015 - 10.10
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Testi approvati :

P8_TA(2015)0119

RELAZIONE     
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26.3.2015
PE 539.838v02-00 A8-0067/2015

sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2013

(2014/2140(DEC))

Commissione per il controllo dei bilanci

Relatore: Ingeborg Gräßle

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle relazioni speciali della Corte dei conti nel contesto del discarico alla Commissione per l'esercizio 2013

(2014/2140(DEC))

Il Parlamento europeo,

–       visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013(1),

–       visti i conti annuali consolidati dell'Unione europea relativi all'esercizio 2013 (COM(2014)0510 – C8‑0140/2014)(2),

–       vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013, accompagnata dalle risposte delle istituzioni(3),

–       vista la dichiarazione attestante l'affidabilità(4) dei conti nonché la legittimità e la regolarità delle relative operazioni presentata dalla Corte dei conti per l'esercizio 2013, a norma dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–       viste la sua decisione del … sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione III – Commissione(5), e la sua risoluzione recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione,

–       viste le relazioni speciali della Corte dei conti elaborate a norma dell'articolo 287, paragrafo 4, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–       vista la raccomandazione del Consiglio, del 17 febbraio 2015, sullo scarico da dare alla Commissione sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2013 (05303/2015 – C8‑0053/2015),

–       visti gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–       visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–       visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(6),

–       visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(7), in particolare gli articoli 62, 164, 165 e 166,

–       visti l'articolo 93 e l'allegato V del suo regolamento,

–       vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0067/2015),

A.     considerando che, in base all'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, la Commissione dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi e che, in applicazione dell'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, procede all'esecuzione del bilancio in cooperazione con gli Stati membri, sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della buona gestione finanziaria;

B.     considerando che le relazioni speciali della Corte dei conti forniscono informazioni su questioni d'interesse per l'esecuzione dei fondi e sono pertanto utili al Parlamento nell'esercizio del suo ruolo di autorità di discarico;

C.     considerando che le sue osservazioni sulle relazioni speciali della Corte dei conti costituiscono parte integrante della sua decisione del ... sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, sezione III – Commissione;

Parte I - Relazione speciale n. 11/2013 della Corte dei conti dal titolo "Ottenere dati affidabili relativi al reddito nazionale lordo (RNL): un approccio più strutturato e meglio mirato renderebbe più efficace la verifica della Commissione"

1.      invita la Commissione a svolgere un'analisi strutturata e formalizzata, che tenga conto dei costi e dei benefici e che consenta di pianificare la sua verifica di aree specifiche o (sub)processi di compilazione e stabilire le priorità; ritiene che tale analisi dovrebbe prendere in considerazione i rischi connessi alla compilazione dei conti nazionali effettuata dagli Stati membri e alla dimensione relativa dei componenti dell'RNL nell'economia totale; osserva che questa valutazione dei rischi dovrebbe essere basata su tutte le informazioni qualitative e quantitative disponibili in tutti i servizi di Eurostat e concentrarsi sulle procedure di compilazione descritte negli inventari RNL e nelle recenti relazioni sulla qualità dell'RNL degli Stati membri;

2.      chiede alla Commissione di ridurre la durata del ciclo di verifica, al fine di limitare l'uso delle riserve generali; ritiene che tali riserve dovrebbero essere limitate a casi eccezionali in cui vi sono rischi significativi che gli interessi finanziari dell'Unione non siano tutelati, per esempio quando uno Stato membro effettua una revisione generale durante il ciclo di verifica o a intervalli irregolari;

3.      invita Eurostat a riferire in modo chiaro e tempestivo al comitato RNL in merito a tutti i casi in cui ritiene venga applicata l'analisi costi/benefici;

4.      si attende che il processo di verifica da parte della Commissione includa una valutazione qualitativa dei rischi, strutturata e formalizzata, delle procedure di compilazione descritte negli inventari RNL, nonché una verifica approfondita dei componenti dell'RNL rilevanti e a rischio; ritiene che la selezione dei componenti dell'RNL per la verifica approfondita dovrebbe essere effettuata in base all'analisi costi-benefici di cui alla raccomandazione 1; è del parere che l'estensione e gli obiettivi della verifica approfondita dovrebbero essere più ampi di quelli della verifica diretta effettuata da Eurostat nel recente ciclo di verifica;

5.      invita la Commissione a prestare particolare attenzione, nell'ambito delle sue verifiche, all'esaustività dell'RNL degli Stati membri e all'uso di procedure di stima comparabili per valutare l'economia sommersa nei conti nazionali; chiede a Eurostat di controllare se gli orientamenti della Commissione siano seguiti da tutti gli Stati membri e di intraprendere le azioni del caso per garantire un trattamento uniforme di questo problema in tutti gli Stati membri;

6.      invita la Commissione a documentare il proprio lavoro, raccogliendo informazioni complete sulla verifica effettuata da Eurostat sulla base di controlli documentali e/o di visite presso gli istituti nazionali di statistica (INS); ritiene che i fascicoli di controllo di Eurostat dovrebbero consentire d'identificare chiaramente i risultati dei controlli effettuati sui componenti dell'RNL selezionati, nel rispetto delle norme di controllo interno (ICS);

7.      chiede a Eurostat di valutare, ove possibile, il potenziale impatto (per le osservazioni quantificabili) e/o gli importi a rischio (per le osservazioni non quantificabili) dei punti di azione, e stabilire criteri di rilevanza chiari al fine di formulare riserve specifiche; è convinto che tali criteri dovrebbero essere qualitativi o quantitativi; è del parere che, come regola generale, si dovrebbero esprimere riserve su specifici componenti dell'RNL relativi ai punti d'azione non presi in considerazione dagli INS entro i termini fissati e il cui impatto potrebbe essere rilevante;

8.      invita Eurostat a migliorare il coordinamento tra il servizio incaricato della verifica dell'RNL ai fini delle risorse proprie e gli altri servizi, in particolare quelli che si occupano dei conti nazionali; ritiene che laddove eventuali azioni intraprese da altri servizi di Eurostat possano avere ripercussioni sulla compilazione del prodotto interno lordo (PIL) e/o dell'RNL, il comitato RNL dovrebbe essere consultato e la decisione finale su tali misure dovrebbe essere presa a un livello gerarchico adeguato in seno a Eurostat;

9.      chiede a Eurostat di migliorare le relazioni di valutazione per fornire un giudizio completo, trasparente e coerente dei dati RNL degli Stati membri; ritiene che i pareri annuali del comitato RNL dovrebbero includere una chiara valutazione dell'eventuale adeguatezza dei dati RNL degli Stati membri ai fini delle risorse proprie, dell'eventuale conformità dei loro contenuti ai requisiti del regolamento (CE, Euratom) del Consiglio n. 1287/2003(8) (regolamento RNL) e dell'eventuale utilizzo appropriato nella procedura di bilancio prevista dal regolamento (CE, Euratom) n. 1150/2000 del Consiglio(9) (regolamento sulle risorse proprie);

10.    è del parere che le relazioni annuali di attività (RAA) della DG Bilancio e di Eurostat dovrebbero fornire un quadro veritiero e corretto della verifica dei dati RNL degli Stati membri e della gestione delle risorse proprie basate sull'RNL; invita pertanto la Commissione a stabilire requisiti affinché Eurostat riferisca con regolarità in merito ai risultati delle proprie verifiche dei dati RNL, consentendo alla DG Bilancio di formulare la necessaria dichiarazione di affidabilità, da utilizzare nel contesto delle sue RAA;

Parte II - Relazione speciale n. 13/2013 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza allo sviluppo fornita dall'UE all'Asia centrale"

11.    accoglie con favore la relazione speciale che valuta l'assistenza allo sviluppo fornita dall'UE all'Asia centrale; prende atto dei rilievi, delle conclusioni e delle raccomandazioni e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

Osservazioni generali

12.    si compiace delle osservazioni formulate nella relazione secondo cui la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) hanno compiuto sforzi significativi in un contesto geografico e politico alquanto difficile;

13.    sottolinea, tuttavia, che vi è ancora margine di miglioramento per quanto riguarda il migliore orientamento e adeguamento delle strategie di sviluppo dell'Unione attraverso modelli di assistenza appropriati per aumentare la visibilità e l'impatto degli obiettivi politici dell'UE a livello regionale;

14.    mette in risalto il fatto che il livello e la natura dell'impegno dell'Unione devono essere differenziati e subordinati a progressi misurabili nell'ambito della democratizzazione, dei diritti umani, della buona governance, dello sviluppo socioeconomico sostenibile, dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione, offrendo laddove necessario la propria assistenza per favorire tali progressi, secondo orientamenti simili ai principi della politica di vicinato dell'UE;

15.    ritiene che la continua promozione da parte dell'Unione di programmi destinati ai paesi dell'Asia centrale rappresenti un importante strumento transfrontaliero per stimolare la comprensione e la cooperazione fra i paesi della regione;

16.    sottolinea che la cooperazione allo sviluppo con i paesi dell'Asia centrale può portare a risultati solo se tali paesi rispettano i principi internazionali in materia di democrazia, governance, Stato di diritto e diritti umani; ribadisce allo stesso modo che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione non deve essere subordinata a interessi economici, energetici o di sicurezza;

Futuri sviluppi per quanto riguarda la pianificazione e l'attuazione della futura assistenza allo sviluppo

17.    ritiene che la Commissione dovrebbe progettare i futuri programmi regionali in modo che siano in grado di conseguire una vera e propria dimensione regionale;

18.    chiede alla Commissione di concentrare tutta l'assistenza fornita su un numero ridotto di settori;

19.    sottolinea che la futura assistenza allo sviluppo dovrebbe essere migliorata intensificando, da un lato, il coordinamento interno all'Unione europea e, dall'altro, l'impegno verso altri donatori internazionali e interlocutori regionali;

20.    è decisamente favorevole ad aprire delegazioni dell'UE a pieno titolo in tutti i paesi dell'Asia centrale, quale strumento per incrementare la presenza e la visibilità dell'Unione nella regione nonché la cooperazione e l'impegno a lungo termine con tutti i settori della società e per promuovere lo sviluppo di una migliore comprensione e la nascita dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani; è convinto che la presenza di queste delegazioni contribuirà notevolmente al conseguimento degli obiettivi dell'assistenza allo sviluppo;

21.    invita la Commissione a definire un sistema per il calcolo e la rendicontazione dei costi amministrativi complessivi derivanti dalla fornitura dell'assistenza allo sviluppo;

22.    chiede che la Commissione definisca e applichi condizioni rigorose e oggettivamente verificabili per gli eventuali programmi di sostegno al bilancio prolungati, in particolare prestando sufficiente attenzione a sostenere i meccanismi anticorruzione;

23.    ricorda che la corruzione rappresenta un grave problema nei paesi dell'Asia centrale; rileva che, nell'indice di percezione della corruzione di Transparency International, tutti i paesi dell'Asia centrale hanno ricevuto un punteggio inferiore a 28 su 100 nel 2011, mentre Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan si classificano nell'ultimo 10 % dei 182 paesi esaminati;

24.    ritiene che una corruzione così intensa possa incidere sulla reputazione della Commissione e ridurre l'efficacia dei programmi di sostegno;

25.    è del parere che le decisioni di esborso dovrebbero essere basate sugli effettivi progressi conseguiti dai paesi partner piuttosto che sull'impegno a intraprendere riforme; sottolinea l'importanza di garantire un adeguato dialogo politico fondato su un approccio basato sugli incentivi e un controllo continuo delle riforme e dei programmi di settore che misurano le prestazioni e la sostenibilità dei risultati;

26.    chiede una maggiore trasparenza nell'assegnazione dei fondi da parte dell'Unione e delle ambasciate degli Stati membri per sostenere partner non governativi realmente indipendenti, in modo tale da aiutarli a svolgere un ruolo efficace nello sviluppo e nel consolidamento della società civile;

27.    chiede che la Commissione migliori la concezione e l'attuazione dei programmi alla luce degli insegnamenti tratti e dell'evoluzione delle circostanze;

28.    chiede alla Commissione di rendere conto dei risultati e dell'impatto in modo da consentire un confronto con i piani e gli obiettivi;

Parte III - Relazione speciale n. 15/2013 della Corte dei conti dal titolo "La componente Ambiente del programma LIFE è stata efficace?"

29.    sottolinea che è necessario che il programma LIFE funga da catalizzatore dei cambiamenti nello sviluppo e nell'attuazione delle politiche, e che la Commissione stabilisca obiettivi chiari, specifici, misurabili e conseguibili per i progetti da finanziare;

30.    evidenzia la necessità che i progetti finanziati dal programma LIFE contribuiscano alla realizzazione degli obiettivi specifici di più di uno dei settori prioritari del programma; sottolinea che i progetti finanziati non devono rimanere isolati, bensì assumere un carattere transnazionale e contribuire in modo misurabile alla diffusione, alla sostenibilità e alla replicabilità dei loro risultati in altri Stati membri;

31.    osserva che la selezione dei progetti migliori può talvolta subire distorsioni dovute alle dotazioni nazionali; incoraggia gli Stati membri a mantenere un equilibrio geografico proponendo progetti più integrati, ma ribadisce che i fondi dovrebbero essere innanzitutto distribuiti in base al merito dei progetti, evitando di metterne a repentaglio la qualità;

32.    rileva che occorre dedicare un'attenzione particolare al potenziale dei progetti da diffondere, sostenere e replicare; invita la Commissione a stabilire indicatori chiari onde esaminare il potenziale di diffusione, sostenibilità e replicabilità dei progetti valutati, in modo da realizzare gli obiettivi dei vari programmi; incoraggia la Commissione a monitorare il seguito di tali obiettivi;

33.    esorta la Commissione a migliorare i propri strumenti di gestione dei programmi al fine di evitare procedure di selezione poco trasparenti; ritiene che ciò comprenda il miglioramento dei moduli di valutazione per la selezione dei progetti attraverso l'introduzione di modelli dettagliati per la valutazione dei costi dichiarati, un adeguato monitoraggio dei progetti con l'impiego di adeguati indicatori di realizzazione e di risultato comuni e un monitoraggio approfondito del seguito dato ai progetti;

Parte IV - Relazione speciale n. 16/2013 della Corte dei conti dal titolo "Valutazione della situazione per quanto attiene all''audit unico' (single audit) e all'utilizzo, da parte della Commissione, del lavoro svolto dalle autorità di audit nazionali nel settore della coesione"

34.    sottolinea i possibili miglioramenti in termini di efficienza derivanti da una catena di audit unica basata su principi e regole comuni; incoraggia gli Stati membri, la Commissione e la Corte dei conti a portare avanti i loro sforzi in tale settore; è del parere che il sistema di audit unico debba altresì tenere conto dei cicli dei programmi pluriennali;

35.    rammenta alla Commissione le osservazioni del Parlamento(10) riguardo alle conclusioni della Corte dei conti nella sua relazione annuale per il 2012: "sottolinea che i risultati dell'audit della Corte dei conti rivelano carenze nei "controlli di primo livello" delle spese [negli Stati membri]; osserva che, per il 56 % delle operazioni inficiate da errori (quantificabili e/o non quantificabili) nel settore della politica regionale, la Corte dei conti ritiene che le autorità degli Stati membri disponessero di informazioni sufficienti a rilevare e correggere uno o più errori prima di certificare la spesa alla Commissione"; osserva che, per tale motivo, il Parlamento ha condiviso le riserve espresse dal Direttore generale della DG REGIO riguardo ai sistemi di gestione e controllo del FESR/Fondo di coesione/Strumento di preadesione per il periodo di programmazione 2007-2013 in 17 Stati membri (72 programmi) e ha chiesto interventi urgenti;

36.    resta pertanto persuaso che gli Stati membri debbano prestare un'attenzione ben maggiore nell'amministrare i fondi strutturali;

37.    mette in evidenza, a tale proposito, l'importanza di introdurre dichiarazioni nazionali sottoscritte da organismi competenti, possibilmente politici, e di basarsi sulle dichiarazioni annuali di affidabilità della gestione (articolo 59, paragrafo 5, del regolamento finanziario);

38.    accoglie con favore il fatto che dal 2009 la Commissione abbia effettuato audit in loco di vasta portata per valutare il lavoro delle autorità di audit; osserva che ha proceduto a 269 missioni di audit e rivisto rispettivamente 47 e 84 autorità di audit per il FESR e il FSE; rileva che le missioni hanno coperto rispettivamente il 96 % e 99 % circa degli stanziamenti complessivi; ritiene che, durante un periodo di finanziamento, la Commissione dovrebbe controllare tutti i programmi operativi (PO) almeno una volta;

39.    accoglie con favore il fatto che la Commissione si sia avvalsa di interruzioni e sospensioni dei pagamenti in caso di errori superiori alla soglia di rilevanza del 2 %; ritiene che si tratti di strumenti utili per proteggere gli interessi finanziari dell'Unione ed è del parere che la Commissione dovrebbe concentrare i propri controlli sugli attori con "prestazioni scadenti";

40.    ritiene che gli Stati membri dovrebbero fornire alla Commissione informazioni sufficientemente dettagliate sui loro audit;

41.    appoggia la raccomandazione della Corte dei conti secondo cui la Commissione dovrebbe adottare misure appropriate affinché le autorità di audit possano avvalersi di un quadro metodologico stabile e vincolante che assicuri in tutti gli Stati membri un controllo della spesa dell'Unione secondo principi comuni e una precisa comunicazione dei risultati;

42.    osserva con soddisfazione che il 13 dicembre 2013 la Commissione ha presentato una comunicazione sull'applicazione delle rettifiche finanziarie nette agli Stati membri nei settori dell'agricoltura e della politica di coesione (COM(2013)0934); sottolinea tuttavia che molti sono i fattori da cui dipende la possibilità che il nuovo strumento porti a più frequenti rettifiche nette e quindi a un tasso di errore minore nella politica di coesione;

43.    invita la Corte dei conti e la Commissione a sviluppare uno strumento di audit che, da un lato, registri annualmente gli errori e le irregolarità, mentre, dall'altro, prenda anche in considerazione le rettifiche finanziarie nel corso del periodo di programmazione;

44.    accoglie con favore il fatto che, a settembre 2013, la Commissione abbia aggiornato la tabella di marcia per l'implementazione e il monitoraggio della corretta attuazione del principio dell'audit unico, la cui ottemperanza dovrebbe consentire alle autorità nazionali di ottenere lo "status di audit unico"; chiede una copia di tale documento;

45.    è consapevole che il controllo della spesa potrebbe rappresentare un onere amministrativo; ritiene che l'obbligo dell'assunzione di responsabilità non debba scoraggiare i potenziali beneficiari dal chiedere un'assistenza finanziaria;

Parte V - Relazione speciale n. 17/2013 della Corte dei conti dal titolo "Finanziamenti UE per il clima nel contesto degli aiuti esterni"

46.    accoglie con favore la relazione speciale sui finanziamenti dell'Unione per il clima nel contesto degli aiuti esterni, che reca un importante contributo al dibattito politico e finanziario generale sulla politica e la diplomazia dell'Unione in materia di clima; prende atto dei rilievi, delle conclusioni e delle raccomandazioni e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

Osservazioni generali

47.    si compiace delle conclusioni della relazione, secondo cui la Commissione ha gestito bene la spesa dell'Unione legata al clima a carico del bilancio dell'UE e del Fondo europeo di sviluppo (FES);

48.    si compiace altresì dei lavori avviati da Commissione e Stati membri per l'elaborazione di una norma comune dell'Unione per il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica in materia di finanziamenti pubblici per il clima;

49.    ribadisce la posizione del Parlamento, di cui la Corte dei conti ha preso atto nella sua relazione speciale, secondo cui le risorse dell'Unione destinate al clima dovrebbero andare ad aggiungersi all'obiettivo dello 0,7 %; si rammarica che il concetto di addizionalità difeso dal Parlamento nei negoziati relativi allo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) non sia stato confermato;

50.    segnala tuttavia che la Commissione dovrebbe esercitare un ruolo di guida adeguato per ottimizzare il suo impatto a livello internazionale e consolidare gli strumenti atti a creare i presupposti per la diplomazia climatica/verde dell'Unione nei prossimi anni, in particolare per rispettare i parametri di riferimento relativi al clima nell'ambito del DCI, quali adottati nel dicembre 2013, laddove la Commissione dovrebbe "contribuire a realizzare l'obiettivo di destinare almeno il 20 % del bilancio dell'UE alla transizione verso una società a basse emissioni di carbonio e resistente ai cambiamenti climatici, mentre il programma su beni pubblici e sfide globali dovrebbe destinare almeno il 25 % dei fondi ai cambiamenti climatici e all'ambiente (considerando 20 del DCI)"; indica che l'allegato IV del DCI specifica inoltre che nell'ambito del programma su beni pubblici e sfide globali il 27 % dei fondi è destinato ad "Ambiente e cambiamenti climatici" e almeno il 50 % alle azioni per il clima e agli obiettivi ambientali;

51.    si compiace del fatto che, dal 2011, circa 40 paesi si sono impegnati a migliorare la programmazione congiunta a livello dell'Unione; rileva tuttavia che il coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri in materia di finanziamenti per il clima destinati ai paesi in via di sviluppo necessita ancora di un notevole miglioramento non solo per realizzare gli impegni all'orizzonte del 2020 ma anche per consentire all'Unione di rimanere in una posizione di avanguardia in termini di azioni per il clima;

52.    ribadisce il sostegno del Parlamento a favore della programmazione congiunta e il riconoscimento dei significativi risultati raggiunti in tale ambito; si attende di essere consultato nuovamente, come promesso dalla Commissione, qualora la programmazione in parola dovesse comportare modifiche a quella del DCI;

53.    prende atto delle spiegazioni relative alle difficoltà incontrate nel controllo e nella rendicontazione dovute alle diverse pratiche di rendicontazione adottate negli Stati membri, come illustrato nella relazione di rendiconto della Commissione sul finanziamento per lo sviluppo, pubblicata il 3 luglio 2014 sotto forma di documento di lavoro dei suoi servizi, compresa una sezione nel volume I sul finanziamento del clima in cui vengono fornite informazioni sul finanziamento dell'Unione nel settore; osserva che la relazione riporta la cifra di 7,3 miliardi di EUR resa disponibile dall'UE e dagli Stati membri a titolo di finanziamento rapido, ed esorta a conseguire ulteriori miglioramenti nella rendicontazione relativa all'impatto e ai risultati degli aiuti allo sviluppo;

Sviluppi futuri

54.    chiede che i fondi, quando incanalati attraverso il sostegno di bilancio, siano assegnati in misura maggiore a settori specifici, incluso il finanziamento per il clima, e sollecita in generale una maggiore trasparenza sull'impiego dei fondi;

55.    ritiene che la Commissione e il SEAE dovrebbero rafforzare la loro politica di comunicazione sia in merito al sostegno fornito globalmente o ai singoli paesi beneficiari che per promuovere i valori dell'Unione;

56.    riconosce che la corruzione continua a rappresentare un ostacolo considerevole all'efficacia del finanziamento per il clima ed esorta la Commissione a intensificare i propri sforzi, di concerto con i partner allo sviluppo, sulle questioni relative alla lotta contro la corruzione;

57.    invita la Commissione a proporre al Consiglio un calendario per l'aumento progressivo dei finanziamenti per il clima in vista dell'obiettivo del 2020 definito nell'accordo di Copenaghen, nonché la definizione di finanziamenti privati;

58.    chiede alla Commissione di svolgere una valutazione indipendente dell'Alleanza mondiale contro il cambiamento climatico, compreso un esame della ragione per cui la maggior parte degli Stati membri non abbia scelto di cofinanziarla;

59.    chiede alla Commissione e al SEAE di riferire sulla misura in cui l'obiettivo di spendere il 20 % del bilancio dell'Unione e del FES tra il 2014 e il 2020 per le azioni legate al clima è attuato negli aiuti allo sviluppo, precisando quanto è stato impegnato ed erogato;

60.    invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro del regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(11) (regolamento sul meccanismo di monitoraggio, MMR), a concordare norme comuni per il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica, con particolare riferimento alla definizione di risorse "nuove e aggiuntive", all'applicazione dei marcatori di Rio e alla presentazione di relazioni sull'erogazione dei finanziamenti per il clima;

61.    invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare la loro cooperazione per l'attuazione del Codice di condotta dell'UE in materia di divisione dei compiti nell'ambito dei finanziamenti per il clima, in particolare per quanto riguarda lo scambio di informazioni sugli stanziamenti da parte dei paesi, sulla programmazione congiunta e la prevenzione e la lotta alla corruzione in tema di finanziamenti per il clima;

Parte VI - Relazione speciale n. 18/2013 della Corte dei conti dal titolo "L'attendibilità dei risultati dei controlli svolti dagli Stati membri sulla spesa agricola"

62.    riconosce che i sistemi esaminati nella relazione speciale n. 18/2013 sono stati modificati dai nuovi regolamenti sulla PAC (politica agricola comune), con un aumento delle responsabilità in capo agli organismi di certificazione degli Stati membri in materia di verifica della legittimità e regolarità delle spese e verifica dei risultati dei controlli comunicati alla Commissione;

63.    accoglie con favore gli sforzi attualmente profusi dalla Commissione per semplificare la PAC; si attende che la semplificazione dei criteri di ammissibilità porti alla semplificazione delle norme sui controlli e possa contribuire al raggiungimento di un tasso di errore inferiore;

64.    ricorda alla Commissione di garantire che i problemi incontrati non si ripetano; ribadisce che le risultanze illustrate dalla Corte dei conti nella sua relazione annuale 2012 erano le seguenti:

a)      i sistemi di supervisione e di controllo degli Stati membri per i pagamenti contabilizzati come spese e per lo sviluppo rurale erano solo parzialmente efficaci e, per un numero significativo di operazioni inficiate da errori, le autorità nazionali disponevano di informazioni sufficienti per individuare e correggere gli errori in questione;

b)     l'efficacia del sistema integrato di gestione e di controllo (SIGC) è risultata compromessa soprattutto dall'imprecisione delle banche dati utilizzate per i controlli incrociati;

65.    rileva che il 3 aprile 2014 il Parlamento ha appoggiato la riserva espressa dal direttore generale della DG AGRI nella relazione annuale di attività di detta DG per il 2012 in merito alle carenze riscontrate dalla Commissione e dalla Corte dei conti per quanto riguarda l'identificazione delle superfici ammissibili; ribadisce che il Parlamento ha chiesto, in particolare, che le superfici a pascolo permanente fossero correttamente documentate nel sistema di identificazione delle parcelle agricole (SIPA) e di essere informato dalla Commissione ogni sei mesi sui progressi compiuti;

66.    invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure correttive immediate qualora si accerti che i sistemi di gestione e di controllo e/o le banche dati del sistema interno di gestione e di controllo sono inadeguati o obsoleti;

67.    esorta la Commissione e gli Stati membri a provvedere a che i pagamenti si basino sui risultati delle ispezioni e che tali controlli in loco presentino la qualità necessaria per accertare in modo attendibile e uniforme le superfici ammissibili;

68.    esorta la Commissione a provvedere affinché la concezione e la qualità del lavoro svolto dagli organismi pagatori e dagli organismi di certificazione forniscano una base attendibile per la valutazione della legittimità e regolarità delle operazioni soggiacenti; sostiene che, per raggiungere questo obiettivo, la Commissione dovrebbe adoperarsi per mettere a punto una strategia di audit unica per il sistema di controllo della PAC;

69.    si compiace del nuovo e diverso approccio applicato dalla DG AGRI ai fini del calcolo del tasso di errore residuo per l'aiuto disaccoppiato alle superfici nel 2012, in quanto tiene conto del fatto che le statistiche sulle ispezioni, le dichiarazioni dei direttori degli organismi pagatori e il lavoro svolto dagli organismi di certificazione possono essere inficiati da carenze che incidono sulla loro attendibilità; esorta a estendere tale nuovo approccio a tutte le spese relative alla PAC nelle relazioni annuali di attività della DG AGRI per quanto concerne il nuovo periodo di finanziamento;

70.    ricorda alla Commissione che ha appoggiato la riserva espressa nella relazione annuale di attività della DG AGRI in merito al totale delle spese del FEASR per il 2012 e che detta riserva è dovuta a perplessità circa la qualità dei controlli in alcuni Stati membri, come pure il tasso di errore comunicato dalla Corte dei conti;

71.    invita gli Stati membri a eseguire in modo efficiente i rispettivi controlli amministrativi previsti utilizzando tutti i dati pertinenti a disposizione degli organismi pagatori, dato che in tal modo si potrebbe individuare e correggere la maggior parte degli errori;

72.    invita la Commissione e gli Stati membri a concentrare l'attenzione sull'efficienza in termini di costi dei controlli e a considerarla un ambito importante, in particolare favorendo ulteriormente il ricorso ai controlli basati sul rischio;

73.    invita la Commissione a garantire che, nel settore dello sviluppo rurale, i suoi organismi responsabili dell'approvazione e dell'audit applichino e rispettino parimenti norme e procedure uniformi;

Parte VII - Relazione speciale n. 1/2014 della Corte dei conti dal titolo "Efficacia dei progetti di trasporto pubblico urbano finanziati dall'UE"

74.    sottolinea che i fondi strutturali e d'investimento europei (ESI) sono in assoluto la più importante fonte di finanziamento unionale per piani di mobilità urbana e che tali piani non solo sono essenziali per l'accessibilità delle aree urbane nelle regioni meno sviluppate dell'Unione, ma hanno anche importanti connotazioni sociali e ambientali per la qualità della vita dei cittadini dell'Unione;

75.    sottolinea la crescente importanza di proseguire l'assistenza finanziaria dell'Unione, soprattutto alla luce delle conseguenze negative della crescente espansione urbana e delle prospettive di un ulteriore persistente aumento della popolazione urbana;

76.    sottolinea la necessità di assicurare che i piani di mobilità urbana presentati dalla Commissione e dagli Stati membri siano pertanto responsabili, efficaci ed efficienti e perseguano risultati concreti anziché l'assorbimento di finanziamenti disponibili;

77.    ribadisce, tenendo presente il principio di sussidiarietà, l'invito fatto agli Stati membri nella comunicazione della Commissione, del 17 dicembre 2013, dal titolo "Insieme verso una mobilità urbana competitiva ed efficace sul piano delle risorse" (COM(2013)0913):

a)      effettuare l'attenta valutazione dell'efficienza presente e futura, coordinare e integrare i piani di mobilità urbana sostenibile in una più ampia strategia di sviluppo urbano e territoriale e modificare, laddove necessario, gli strumenti tecnici e di altro tipo a disposizione delle autorità di pianificazione;

b)     concentrarsi, oltre che sulle infrastrutture, su veicoli appropriati, in quanto strumento atto a fornire una mobilità urbana sostenibile nel quadro della logistica urbana;

78.    esorta la Commissione e le autorità degli Stati membri, alla luce dell'impatto negativo della crisi finanziaria sull'uso dei sistemi di trasporto, a rivolgere maggiore attenzione agli obiettivi e agli indicatori, in particolare quelli esposti nei formulari di presentazione dei piani, al fine di identificare i rischi potenziali e prevenire una tendenza pregiudiziale all'ottimismo nei piani futuri, nonché a evitare lo sforamento dei costi e dei tempi cui fa riferimento la relazione speciale;

79.    invita la Commissione a svolgere analisi dei costi e benefici più approfondite per il bilancio indicativo dei piani di trasporto urbano, a condividere le migliori pratiche con gli Stati membri e ad incoraggiarli a tali condivisioni, in modo da aiutare le autorità a sviluppare con successo i progetti non soggetti all'approvazione della Commissione;

80.    insiste affinché la Commissione incoraggi gli Stati membri a fare uso dell'assistenza congiunta per la preparazione di progetti a favore delle regioni europee (Jaspers) e a sfruttarne appieno il potenziale, per contribuire allo sviluppo e alla valutazione della qualità dei progetti di trasporto urbano finanziati da fondi ESI;

81.    richiama tuttavia l'attenzione sul fatto che il trasporto urbano pubblico non è solo un'attività che genera entrate, ma anche un elemento centrale e, talvolta, insostituibile dei sistemi di mobilità urbana in numerose città di grandi dimensioni, anche nelle regioni più sviluppate, in quanto anche esse soffrono del cosiddetto "paradosso urbano" a causa dell'esistenza di circoscrizioni socialmente vulnerabili;

82.    invita pertanto le autorità competenti a prendere pienamente in considerazione la dimensione sociale dei progetti di trasporto urbano pubblico, introducendo motivazioni adeguate nei moduli di domanda;

83.    chiede alla Commissione di adottare rapidamente gli atti delegati e di esecuzione pertinenti al fine di evitare possibili ritardi, riconoscendo che i progetti relativi ai trasporti richiedono spesso tempi lunghi di elaborazione e attuazione;

84.    insiste che sia data attuazione agli elementi indicati nell'allegato alla summenzionata comunicazione della Commissione, del 17 dicembre 2013, compresi:

a)      svolgere un'analisi completa della situazione e linea di base mediante un "audit delle prestazioni della mobilità urbana", che funga da strumento per valutare i progressi futuri;

b)     individuare all'interno delle aree urbane le zone problematiche in cui l'efficienza dell'attuale sistema dei trasporti è particolarmente carente;

c)      individuare indicatori di prestazione appropriati, da controllare adeguatamente;

d)     identificare obiettivi di prestazione specifici e realisticamente ambiziosi in relazione agli obiettivi di un piano di mobilità urbana sostenibile;

e)      fissare obiettivi misurabili basati su una valutazione realistica della linea di base e delle risorse disponibili e che tengano conto degli obiettivi specifici di un piano di mobilità urbana sostenibile;

85.    rileva la carenza di indicatori sufficienti per misurare l'efficacia dei progetti di trasporto urbano elencati nel regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(12) (regolamento FESR), e insiste affinché la Commissione includa indicatori più adeguati negli atti delegati e di esecuzione connessi a tali tipi di progetti, tenendo in considerazione quelli raccomandati dalla Corte dei conti;

Parte VIII - Relazione speciale n. 2/2014 della Corte dei conti dal titolo "I regimi di scambi preferenziali sono gestiti in modo adeguato?"

86.    accoglie con favore la relazione speciale che esamina la gestione dei regimi di scambi preferenziali nel contesto delle competenze esclusive dell'Unione e la reputa un contributo importante al dibattito politico generale sulla politiche esterne dell'UE relative agli scambi commerciali e allo sviluppo; prende atto delle conclusioni e delle raccomandazioni della relazione e presenta qui di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

Osservazioni generali

87.    esprime serie preoccupazioni per il fatto che la Commissione non abbia esaminato adeguatamente tutte le conseguenze economiche dei regimi di scambi preferenziali (RSP) e che non sia garantita la completezza della procedura concernente la riscossione delle entrate;

88.    ricorda che una delle massime priorità è quella di informare adeguatamente i responsabili politici, le varie parti interessate e i contribuenti dell'Unione sul principale valore aggiunto e sui principali vantaggi delle diverse opzioni e dei diversi scenari di politica commerciale;

89.    non ritiene accettabile che in alcuni casi manchino le valutazioni d'impatto sulla sostenibilità (VIS), ovvero siano incomplete, si basino su informazioni vecchie o non aggiornate o siano, in altri casi (Cile) disponibili soltanto dopo la firma dell'accordo;

90.    insiste sul fatto che sia necessario completare e pubblicare il pertinente studio VIS prima della firma di un eventuale nuovo accordo;

91.    deplora che non in tutti i casi le parti di un sistema di preferenze generalizzate (SPG) abbiano sottoscritto le convenzioni internazionali sui diritti umani e il lavoro; invita la Commissione a sottolineare maggiormente l'ambiente e la buona governance nei regimi di scambi preferenziali;

92.    gradirebbe essere informato in merito alle misure adottate dalla Commissione sulla base delle raccomandazioni e delle osservazioni del Parlamento e della Corte dei conti entro ottobre 2015;

Sviluppi futuri

93.    ritiene che, al fine di migliorare la valutazione degli effetti economici degli RSP, la Commissione dovrebbe:

a)      effettuare una valutazione d'impatto (VI) e una VIS per ciascun RSP, fornendo un'analisi approfondita, completa e quantificata dell'impatto economico atteso, compresa una stima accurata delle mancate entrate;

b)     coinvolgere regolarmente Eurostat in una valutazione qualitativa delle fonti statistiche utilizzate nelle VIS e garantire una tempestiva messa a disposizione dei negoziatori dell'analisi effettuata;

c)      effettuare valutazioni intermedie ed ex post su tutti gli RSP al fine di valutare in che misura gli RSP che hanno un impatto rilevante rispondano agli obiettivi politici e come possa essere migliorata la loro performance nei settori chiave, includendo altresì una stima delle mancate entrate;

94.    invita la Commissione, onde migliorare la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, a:

a)      creare profili di rischio dell'UE sugli RSP in modo tale che gli Stati membri adottino un approccio comune all'analisi dei rischi onde ridurre le perdite per il bilancio dell'Unione;

b)     verificare che gli Stati membri migliorino l'efficacia dei loro sistemi di gestione dei rischi e della strategia di controllo così da ridurre le perdite per il bilancio dell'Unione;

c)      incoraggiare gli Stati membri ad adottare misure cautelari appropriate quando ricevono una comunicazione di assistenza reciproca (AR);

d)     effettuare una valutazione e visite di monitoraggio, applicando un approccio basato sul rischio, nei paesi che beneficiano del trattamento preferenziale, in particolare per quel che riguarda le norme di origine e le disposizioni sul cumulo;

e)      obbligare gli Stati membri a migliorare la qualità delle informazioni che forniscono in materia di cooperazione amministrativa;

f)      migliorare il seguito finanziario dato alle indagini dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) onde evitare perdite per il bilancio dell'Unione per subentrata prescrizione;

g)      rafforzare la posizione dell'Unione negli RSP reciproci e ricorrere maggiormente alle misure precauzionali e di salvaguardia includendole in tutti gli accordi commerciali futuri;

h)      fornire senza indugio un quadro d'insieme dei recuperi effettuati dal 2010 al 2014;

i)       informare il Parlamento in merito all'esito dell'iniziativa Compact in Bangladesh;

Parte IX - Relazione speciale n. 3/2014 della Corte dei conti dal titolo "Insegnamenti da trarre dallo sviluppo del Sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) ad opera della Commissione europea"

95.    accoglie con favore le conclusioni e le raccomandazioni contenute nella relazione speciale n. 3/2014 della Corte dei conti;

96.    critica la Commissione per non avere fornito sufficiente personale esperto all'inizio del progetto, né in termini di attuazione tecnica né di valutazione della qualità in merito al progetto SIS II;

97.    raccomanda l'integrazione di ogni progetto IT di rilievo nella procedura di governance informatica e di includere esperti non solo della Direzione generale Informatica della Commissione, ma anche di altre direzioni generali, oltre a esperti esterni, per meglio beneficiare delle conoscenze specialistiche interne;

98.    raccomanda alla Commissione di trarre vantaggio dalle competenze degli Stati membri sin dall'inizio di ogni progetto importante e di istituire un gruppo di esperti composto da rappresentanti degli Stati membri incaricati del progetto; ritiene che le funzioni del gruppo di esperti e le competenze dei suoi membri dovrebbero essere definite in modo chiaro;

99.    critica il fatto che né la Commissione, che avrebbe dovuto rappresentare, tra l'altro, gli interessi degli utenti finali del SIS II, né i principali attori fossero a conoscenza dei requisiti tecnici e delle esigenze degli utenti finali all'inizio del progetto;

100.  si aspetta che per i futuri progetti la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, definisca all'inizio del progetto un profilo esatto dei requisiti tecnici e delle esigenze degli utenti finali da soddisfare;

101.  ritiene che il fatto che la Commissione abbia pubblicato un invito generale a presentare proposte per il progetto senza averne chiaramente definito i requisiti costituisca uno spreco di denaro dei contribuenti;

102.  raccomanda alla Commissione di definire per i futuri progetti IT un piano operativo e un calendario realistici, basati su requisiti chiaramente definiti nella forma e nel contenuto e su un'analisi chiara dei costi e dei tempi, tenendo conto dei rischi e della complessità del progetto;

103.  critica il fatto che la Commissione abbia cercato varie volte di coprire i ritardi e l'aumento dei costi;

104.  richiede la massima trasparenza possibile nei futuri progetti IT in termini di ciclo informativo continuo nei confronti della rispettiva commissione competente del Parlamento, in particolare quando si tratta di decisioni fondamentali che generano nuove fasi di progetto o comportano modifiche impreviste dei costi e dei tempi oppure il ricorso a soluzioni alternative;

105.  è del parere che le condizioni per l'esecuzione delle richieste di indennizzo non avrebbero dovuto essere limitate al contratto con il contraente principale; ritiene che i futuri contratti dovrebbero prevedere un efficace meccanismo di sanzioni per garantire che le prestazioni siano fornite nel rispetto dei tempi e degli standard richiesti;

106.  critica il fatto che la Commissione non abbia risolto il contratto con il contraente principale nonostante gli scarsi risultati forniti nella prima fase del progetto;

107.  deplora che la Commissione non abbia insistito su un sistema di sviluppo basato su componenti per l'attuazione del SIS II; ritiene che se fossero stati introdotti blocchi di lavoro collegabili, sarebbe stato possibile consegnare elementi completi a un altro contraente, evitando così di impegnarsi con un unico contraente specifico;

108.  critica il fatto che la Commissione abbia superato il valore del contratto originale di otto volte mediante la rinegoziazione del contratto, nonostante l'articolo 126, paragrafo 1, lettera e), del regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione(13) disponga che il valore del contratto non debba superare di più del 50 % il suo valore originale;

109.  osserva, a tale proposito, che potrebbe rendersi necessaria la revisione dell'articolo 134, paragrafo 1, lettera b), del regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione(14) poiché che le ragioni tecniche o artistiche che vincolano le amministrazioni aggiudicatrici a uno specifico contraente o agente non dovrebbero eludere la disposizione di tutela di cui alla lettera e) del summenzionato articolo e consentire la moltiplicazione spropositata del valore originale del contratto principale;

110.  osserva che, in caso di notevole aumento dei costi originali del progetto o di cambiamenti importanti in termini di benefici attesi, rischi o soluzioni alternative, dovrebbe essere necessaria l'approvazione preventiva dell'autorità di bilancio;

111.  deplora le varie riassegnazioni di fondi di bilancio effettuate senza l'approvazione dell'autorità di bilancio;

112.  accoglie con favore le linee guida sulla gestione dei progetti raccomandate dalla Direzione generale Informatica della Commissione dal 2011; ritiene che, sulla base di tali linee guida, la commissione competente per il progetto debba approvare l'introduzione delle successive fasi del progetto, note come "tappe di approvazione obbligatorie";

113.  sottolinea l'esigenza di guardare a quanto avverrà in futuro, dato che entro la fine di questo decennio il SIS II potrebbe giungere a un punto di saturazione rendendo necessario un SIS III; auspica a tale proposito che i preparativi del SIS III siano effettuati in modo significativamente migliore;

Parte X - Relazione speciale n. 4/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'integrazione nella PAC degli obiettivi della politica UE in materia di acque: un successo parziale"

114.  chiede alla Commissione di proporre al legislatore dell'Unione le modifiche necessarie agli attuali strumenti (condizionalità e sviluppo rurale) al fine di garantire il rispetto della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(15) (direttiva quadro sulle acque) o, se necessario, nuovi strumenti capaci di far fronte agli obiettivi più ambiziosi rispetto all'integrazione nella PAC degli obiettivi della politica in materia di acque;

115.  invita gli Stati membri, in conformità della direttiva quadro sulle acque, a:

a)      ovviare alle debolezze individuate dall'audit nei controlli in materia di condizionalità;

b)     imporre in modo sistematico sanzioni appropriate in caso di infrazioni;

c)      porre maggiore enfasi sull'individuazione e sulla risoluzione dei problemi relativi alle risorse idriche attraverso i programmi di sviluppo rurale (PSR) nonché verificarne la coerenza con i piani di gestione dei bacini idrografici (PGBI);

d)     definire e attuare rigorosamente procedure di salvaguardia per impedire gli effetti negativi sulle risorse idriche dovuti ad attività finanziate dallo sviluppo rurale;

e)      considerare attivamente e promuovere in modo adeguato l'uso dei fondi destinati alle questioni relative alle risorse idriche, in un modo che sia coerente con la sana gestione finanziaria;

116.  si attende che la Commissione proponga meccanismi adeguati che possano esercitare efficacemente un influsso forte e positivo sulla qualità dei documenti di programmazione degli Stati membri relativi alla direttiva quadro sulle acque ed evitare di discostarsi dal calendario stabilito dalla direttiva; ritiene opportuno, a tal fine, che siano fissate condizioni minime per l'attuazione della direttiva quadro sulle acque prima di impegnare i fondi per lo sviluppo rurale;

117.  invita gli Stati membri ad accelerare urgentemente il processo di attuazione della direttiva quadro sulle acque e a migliorare la qualità dei PGBI per il prossimo ciclo di gestione (2015), descrivendo le singole misure (ad esempio, in termini di ambito di applicazione, tempistica, obiettivi da conseguire e costi) e renderli sufficientemente chiari e concreti sul piano operativo fino al livello locale/di impresa agricola.

118.  chiede alla Commissione di rafforzare le proprie conoscenze sui collegamenti esistenti tra la qualità/quantità delle acque e le pratiche agricole, migliorando gli attuali sistemi di monitoraggio e facendo in modo che essi siano quanto meno in grado di misurare l'evoluzione delle pressioni delle pratiche agricole sulle risorse idriche; ritiene che ciò contribuirebbe a identificare meglio le aree in cui sono maggiormente necessari i finanziamenti della PAC;

119.  esorta gli Stati membri a migliorare la tempestività, l'affidabilità e la coerenza dei dati forniti alla Commissione, dato che la qualità delle informazioni sulle risorse idriche nell'Unione nel suo insieme dipende dalla qualità delle informazioni fornite dagli Stati membri;

Parte IX - Relazione speciale n. 5/2014 della Corte dei conti dal titolo "La vigilanza bancaria europea prende forma: l'ABE e il suo contesto in divenire"

120.  sottolinea che è necessario prevedere un'analisi intersettoriale dell'impatto e che è importante tenere conto del tempo necessario per l'elaborazione di norme tecniche; accoglie con favore la proposta della Commissione di prevedere termini per i poteri conferiti relativamente alle norme tecniche e osserva che è in atto un'analisi intersettoriale per esaminare la legislazione finanziaria adottata negli anni precedenti dall'UE e le misure del pacchetto regolamentare;

121.  sottolinea che le attività dell'Autorità bancaria europea (l'Autorità) dovrebbero continuare ad essere neutrali sotto il profilo politico; considera al contempo essenziale rafforzare quanto prima la convergenza delle attività di vigilanza affinché essa possa assolvere i propri compiti e svolgere il proprio ruolo;

122.  ritiene che un sistema di controllo indipendente costituisca la base di un corretto funzionamento del mercato finanziario; esprime pertanto preoccupazione per la decisione politica di considerare l'Autorità solo un'autorità di coordinamento e non di vigilanza micro-prudenziale in un momento storico in cui sono necessarie azioni forti per mantenere la fiducia nelle istituzioni finanziarie;

123.  prende atto dei vincoli dell'Autorità per quanto riguarda i collegi delle autorità di vigilanza, nonché la sua influenza sulla convergenza delle attività di vigilanza; accoglie con favore i progressi compiuti dall'Autorità entro questi vincoli per migliorare il funzionamento dei collegi, in particolare in relazione alle valutazioni congiunte del rischio, e al raggiungimento di decisioni comuni;

124.  osserva con preoccupazione che, nonostante il rafforzamento del ruolo dell'Autorità per quanto concerne l'avvio e il coordinamento delle prove di stress nell'ambito del pacchetto che istituisce il meccanismo di vigilanza unico, la responsabilità giuridica per la conduzione delle prove di stress continua a spettare alle autorità competenti, il che priva l'Autorità di qualsiasi controllo sui risultati delle prove;

125.  prende atto con preoccupazione dell'incapacità dell'Autorità di adempiere pienamente al suo mandato di protezione dei consumatori, in particolare a causa della mancanza di strumenti giuridici all'uopo previsti e della limitata possibilità di adottare decisioni giuridicamente vincolanti per vietare determinati prodotti o attività; evidenzia, tuttavia, il ruolo del comitato congiunto nel facilitare e migliorare lo scambio di opinioni tra i vari settori e concorda con la Corte dei conti sul fatto che sono necessarie misure rafforzate per la tutela dei consumatori nel settore finanziario dell'Unione;

126.  è d'avviso che un maggiore coordinamento con le autorità nazionali preposte alla tutela dei consumatori potrebbe aumentare l'impatto dell'Autorità in questo settore;

127.  concorda con la Corte dei conti che l'istituzione di un sistema di misurazione delle prestazioni è essenziale ai fini di un monitoraggio efficace e prende atto del fatto che l'Autorità sta per attuare un sistema di gestione delle prestazioni;

128.  rileva che la vigilanza bancaria a livello dell'Unione richiede una chiara separazione dei rispettivi ruoli e delle responsabilità tra l'Autorità, la Banca centrale europea e le autorità nazionali di vigilanza sia all'interno che all'esterno del meccanismo di vigilanza unico; chiede pertanto un ulteriore chiarimento dei rispettivi ruoli e compiti, al fine di evitare il rischio di sovrapposizioni, lacune e mancanza di chiarezza nella definizione delle competenze;

129.  considera necessario migliorare le norme di vigilanza vigenti, affinché prevedano il controllo più rigoroso delle banche nazionali dei paesi terzi che hanno adottato l'euro ma che non sono Stati membri, come lo Stato della Città del Vaticano, Andorra, Monaco e San Marino;

130.  ritiene necessario rivedere i parametri delle attività ponderate per il rischio, per non penalizzare le banche più esposte ai prodotti bancari legati al credito e per non favorire le banche che detengono prodotti finanziari dubbi o di scarsa qualità quali i derivati;

Parte XII - Relazione speciale n. 6/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il sostegno dei fondi della politica di coesione alla produzione di energia da fonti rinnovabili ha ottenuto buoni risultati?"

131.  accoglie con favore la relazione speciale n. 6/2014 della Corte dei conti e ne appoggia le raccomandazioni;

132.  plaude al fatto che la Corte dei conti abbia riscontrato un'attuazione priva di problemi in alcuni progetti in tema di fonti di energia rinnovabile (FER) selezionati e ritiene che ciò stia a confermare la maturità delle tecnologie essenziali nella produzione di energia rinnovabile;

133.  è d'avviso che nei progetti FER che generalmente impiegano un periodo di diversi anni per divenire pienamente operativi sia difficile operare una valutazione accurata delle prestazioni prima che sia trascorso tale periodo;

134.  ritiene che il principio del rapporto costi-efficacia debba essere pienamente integrato negli strumenti della politica di coesione come anche in altri strumenti quali il programma energetico europeo per la ripresa, e non solo nei progetti relativi alle FER, anche quando perseguono finalità più vaste; sottolinea che il concetto di efficienza dei costi può essere definito in vari modi; propone pertanto che la Commissione e gli Stati membri discutano le modalità per razionalizzare questa idea al fine di fornire indicazioni più efficaci per l'attuazione dei progetti in tema di FER;

135.  è preoccupato per il fatto che il quadro normativo dell'Unione in materia di FER non corrisponda pienamente ai requisiti stabiliti dagli strumenti finanziari dell'UE – Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo di coesione – che rappresentano le più importanti fonti di finanziamento delle energie rinnovabili; invita la Commissione a procedere ad un'analisi approfondita della legislazione e a correggere le incongruenze esistenti;

136.  ritiene che i finanziamenti pubblici in questo settore dovrebbero integrare gli investimenti privati e svolgere un ruolo fondamentale nella loro stimolazione; è tuttavia del parere che alcuni progetti, in particolare quelli di scala più ampia, necessitino di maggiori investimenti pubblici;

137.  considera che gli investimenti nelle energie rinnovabili siano ostacolati da incentivi e regimi di sostegno instabili e imprevedibili; insiste sul fatto che le incertezze esistenti distorcono anche il processo di selezione delle tecnologie di produzione, il che contribuisce a minare ulteriormente il principio del rapporto costi-efficacia;

138.  sottolinea che le difficoltà e le incertezze relative all'integrazione delle energie rinnovabili nella rete non solo rappresentano un ostacolo per gli investimenti del settore privato nello sviluppo delle energie rinnovabili, ma possono anche compromettere la sostenibilità economica e finanziaria dei progetti in corso, nonché l'attuazione di futuri programmi del FESR e del Fondo di coesione; invita la Commissione ad effettuare un'analisi aggiornata degli ostacoli normativi e tecnici a livello degli Stati membri, al fine di consentire un migliore accesso alla rete elettrica dei progetti FER sia su piccola che su grande scala;

139.  rileva che la Commissione deve procedere ad una supervisione più rigorosa del nuovo quadro normativo per il periodo 2014-2020, compresi i suoi obiettivi iniziali e gli indicatori di performance, ai fini di un monitoraggio e di una valutazione efficaci;

140.  chiede agli Stati membri di compiere ulteriori sforzi per lo scambio delle migliori prassi e la messa a punto di procedure comuni al fine di armonizzare i loro sistemi amministrativi nazionali;

141.  osserva che criteri di selezione molto dettagliati in materia di FER possono diventare un modo per escludere concorrenti; invita la Commissione a rafforzare le linee guida in materia e a monitorare attentamente questi casi;

142.  prende atto delle risposte della Commissione, la quale dichiara che alcune delle raccomandazioni della Corte dei conti sono già state attuate attraverso la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(16) (direttiva sulle energie rinnovabili);

Parte XIII - Relazione speciale n. 7/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ha sostenuto con successo lo sviluppo degli incubatori di imprese?"

143.  accoglie positivamente la relazione speciale n. 7/2014 della Corte dei conti e ne appoggia le raccomandazioni;

144.  osserva che gli incubatori di imprese favoriscono la creazione e lo sviluppo di giovani imprese, consentendo di mettere le piccole e medie imprese (PMI) al centro della crescita economica e della creazione di posti di lavoro nell'UE;

145.  ritiene che i programmi di finanziamento della politica di coesione di cui hanno beneficiato gli incubatori oggetto di audit dovrebbero essere pianificati in modo strutturato, perseguire una serie di obiettivi chiari ed essere oggetto di valutazioni efficaci; è del parere che gli incubatori oggetto di audit presentassero carenze per quanto concerne i requisiti summenzionati;

146.  ricorda che il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ha apportato un importante contributo finanziario alla creazione dell'infrastruttura di incubatori di imprese e che, sebbene i servizi degli incubatori oggetto di audit siano stati creati correttamente, i loro risultati sono stati limitati;

147.  osserva che il numero di piani aziendali creati con il sostegno di incubatori, il numero di aziende start-up che hanno beneficiato di incubatori e il numero di posti di lavoro creati sono stati, in media, molto inferiori a quelli rilevati negli incubatori di riferimento impiegati dalla Corte dei conti per confronto;

148.  osserva che gli incubatori del FESR oggetto di audit offrivano una gamma di servizi più limitata rispetto agli incubatori di riferimento, e che il ventaglio di competenze ed esperienze del loro personale era meno esteso;

149.  sottolinea che, affinché gli incubatori di imprese possano essere efficaci, è importante sostenere le imprese con una catena del valore efficace, con personale competente, impiegando le migliori prassi e attuando controlli regolari;

150.  prende atto della risposta della Commissione, secondo la quale gli Stati membri che hanno aderito all'UE a partire dal 2004 non disponevano di infrastrutture, competenze ed esperienza in materia imprenditoriale dopo l'adesione e non potevano pertanto ottenere risultati migliori; ricorda tuttavia che l'audit riguardava incubatori in 4+2 Stati membri, dei quali solo due avevano aderito all'UE nel 2004;

151.  ritiene che, nei periodi di programmazione consecutivi 2000-2006 e 2007-2013, la Commissione abbia dato prova di scarso impegno nel sostegno a queste imprese; rileva che ciò è confermato dalle lacune negli orientamenti forniti dalla Commissione in tali periodi di programmazione, soprattutto tra il 2006 e il 2010;

152.  ricorda che la creazione e la condivisione delle migliori prassi, soprattutto nelle imprese di nuova creazione, sia un'importante misura per aumentare l'efficacia; deplora i risultati deludenti forniti dagli incubatori oggetto di audit; invita la Commissione a migliorare gli orientamenti forniti alle autorità di gestione degli Stati membri a questo proposito e invita gli Stati membri ad attuare tali orientamenti in modo efficace;

153.  sottolinea che investire nella formazione del personale per assicurare un sostegno efficace alle imprese incubate e ai potenziali clienti è importante per la riuscita dell'attività d'impresa; deplora che anche questo elemento sia stato generalmente trascurato dagli incubatori oggetto di audit;

154.  rileva che il sostegno agli incubatori di imprese potrebbe basarsi su un'analisi completa e approfondita, nonché su una serie di valutazioni individuali, specifiche e su misura dei progetti destinatari di un sostegno particolare (ad esempio uno studio di fattibilità, un piano aziendale ecc.); è convinto che queste analisi potrebbero consentire di motivare in modo chiaro l'attribuzione del sostegno;

155.  ritiene che non tutte le località siano destinate ad ottenere risultati positivi in materia di sviluppo di incubatori di imprese progettati per apportare valore aggiunto nell'ambito dello sviluppo regionale ed economico; è del parere che andrebbero sostenuti soltanto gli incubatori che soddisfano le condizioni preliminari;

156.  evidenzia che il sostegno agli incubatori di imprese potrebbe essere fornito ricorrendo a partenariati pubblico-privati (PPP), in virtù dei quali il rischio assunto dal servizio pubblico è condiviso con l'impresa privata destinataria del sostegno;

157.  rileva che gli incubatori di imprese dovrebbero essere creati in stretta collaborazione con gli istituti d'insegnamento e le strutture di ricerca;

158.  osserva che è importante trovare complementarietà e sinergie tra il sostegno agli incubatori di imprese a titolo del FESR, di Orizzonte 2020 e del programma per la competitività delle imprese e delle PMI (COSME) nel periodo 2014-2020;

Parte XIV - Relazione speciale n. 8/2014 della Corte di conti dal titolo "La Commissione ha gestito in maniera efficace l'integrazione del sostegno accoppiato nel regime di pagamento unico?"

159.  approva le raccomandazioni della Corte dei conti e accoglie favorevolmente l'atteggiamento costruttivo della Commissione;

160.  si rammarica che, secondo la Corte dei conti, alcuni Stati membri non abbiano sempre osservato il principio di sana gestione finanziaria in sede di definizione dei criteri per il calcolo dei diritti all'aiuto;

161.  osserva che ciò ha portato gli agricoltori in alcuni settori a ottenere vantaggi eccezionali, cosa che, di per sé, non ha rappresentato una violazione delle norme esistenti:

a)      in Spagna, in base alle norme nazionali, il valore dei diritti all'aiuto era superiore al sostegno accoppiato percepito dagli agricoltori in passato;

b)     in Italia gli agricoltori avevano percepito diritti all'aiuto corrispondenti al loro livello di sostegno storico, anche se nel frattempo avevano ridotto in modo significativo le superfici che coltivavano;

c)      contrariamente a quanto prescritto dalla normativa dell'Unione, le autorità francesi non avevano ridotto il valore di tutti i diritti all'aiuto per finanziare il sostegno specifico a favore degli agricoltori (articolo 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio(17)); ne consegue che, in Francia, il valore totale dei diritti è stato sovrastimato del 4,61 %, pari a 357,3 milioni di EUR; osserva che 74 milioni di EUR di questo importo riguardavano il sostegno integrato nel regime di pagamento unico (RPU) nel 2010 e che la Commissione afferma che nel piano d'azione per la Francia sono incluse misure correttive;

162.  invita pertanto la Commissione a supervisionare in maniera adeguata il calcolo dei diritti all'aiuto assegnati agli agricoltori da parte degli Stati membri, compreso il rispetto dei massimali disponibili per l'assegnazione di tali diritti;

163.  rileva con preoccupazione che anche dove la Commissione aveva individuato degli errori, i diritti all'aiuto non sono stati corretti a causa dell'eccessiva lentezza delle procedure amministrative;

164.  invita la Commissione a migliorare la tempestiva supervisione e a prestare maggiore attenzione ai rischi connessi ai diritti;

165.  osserva che a partire dal 2015 l'RPU sarà sostituito da un "regime di pagamento di base";

166.  ritiene che il nuovo sistema dovrebbe avere l'obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi per gli agricoltori;

167.  è del parere che i controlli e le revisioni contabili della Commissione debbano essere essenzialmente basati sul rischio;

168.  ribadisce che il nuovo sistema deve evitare divergenze ingiustificate nei calcoli dei diritti all'aiuto nei diversi Stati membri nonché la disparità di trattamento tra gli agricoltori, indipendentemente dal livello di discrezionalità che il regolamento può offrire; invita la Commissione a rassicurare il Parlamento e la sua commissione per il controllo dei bilanci confermando che le opportune misure per il conseguimento di tali obiettivi sono in atto;

169.  è preoccupato che diritti all'aiuto errati possano portare a errori nei pagamenti anche dopo il 2014, giacché gli Stati membri potranno scegliere di pagare fino al 2021 una parte dell'aiuto futuro sulla base dell'attuale livello di sostegno a titolo dell'RPU; ritiene che, benché tali pagamenti possano essere corretti e recuperati, essi dovrebbero essere evitati sin dall'inizio;

170.  rammenta alla Commissione che l'articolo 317 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea sancisce che: "la Commissione dà esecuzione al bilancio, in cooperazione con gli Stati membri [...], sotto la propria responsabilità e nei limiti dei crediti stanziati, in conformità del principio della buona gestione finanziaria"; si attende pertanto che la Commissione fornisca un sufficiente orientamento agli Stati membri affinché possano attuare il regime di pagamento di base in conformità del principio della sana gestione finanziaria, e che istituisca le strutture di monitoraggio adeguate al fine di assumere la responsabilità globale per l'esecuzione del bilancio;

Parte XV - Relazione speciale n. 9/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il sostegno dell'UE agli investimenti e alla promozione nel settore vitivinicolo è gestito in maniera soddisfacente e il suo contributo alla competitività dei vini dell'Unione è dimostrato?"

171.  accoglie favorevolmente le conclusioni e le raccomandazioni contenute nella relazione speciale n. 9/2014 della Corte dei conti;

172.  prende atto dell'adozione, da parte del Consiglio e del Parlamento, del regolamento (UE) n. 1308/2013(18) relativo alla nuova organizzazione comune dei mercati per il periodo 2014-2020;

173.  rammenta la relazione speciale n. 7/2012 (discarico 2011) della Corte dei conti dal titolo "La riforma dell'organizzazione comune del mercato vitivinicolo: I progressi sinora compiuti" e la successiva relazione della commissione per il controllo dei bilanci;

174.  concorda pienamente sul fatto che si dovrebbe razionalizzare il regime di aiuto e che la Commissione dovrebbe monitorare periodicamente l'assorbimento dei fondi; ribadisce l'assoluta necessità che la misura di investimento sia orientata alle imprese e ai risultati, che siano incoraggiati modelli di migliori prassi e che da essi siano tratti insegnamenti;

175.  esprime preoccupazione per l'incapacità di attrarre un numero maggiore di piccole e medie imprese (PMI) nell'ambito del sostegno e della promozione dell'Unione al settore vitivinicolo; ritiene che i tassi di cofinanziamento dovrebbero essere rivisti affinché siano vantaggiosi per le PMI, agevolando in tal modo la partecipazione delle potenziali PMI beneficiarie, in particolare di quelle che presentano capacità amministrative e finanziarie limitate;

176.  osserva che è necessario un sistema comune di valutazione della misura di promozione per garantire che la Commissione e gli Stati membri siano in grado di analizzare l'entità dei progressi e il conseguimento degli obiettivi prefissati nonché il loro impatto sulla competitività del settore vitivinicolo a livello degli Stati membri; evidenzia che l'aumento della quota di mercato globale di ciascuna azienda vinicola potrebbe far parte di tale sistema comune di valutazione;

177.  sottoscrive la raccomandazione della Corte dei conti secondo cui le spese accessorie, come i costi e le spese generali degli organismi attuatori, dovrebbero essere debitamente giustificate e limitate a una percentuale massima dei costi totali;

178.  sottolinea che è di fondamentale importanza fornire un insieme adeguato di misure che combinino investimenti e promozione; ritiene che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero essere più efficienti nell'applicazione delle misure; osserva in particolare, per quanto riguarda la misura di promozione, che i beneficiari dovrebbero essere tenuti a dimostrare di aver bisogno dell'aiuto dell'Unione, che le spese di esercizio ordinarie non dovrebbero essere finanziate e che il sostegno ai beneficiari che presentano in ciascun periodo di programmazione programmi di promozione per gli stessi paesi destinatari dovrebbe essere limitato; evidenzia inoltre che i risultati delle azioni di promozione dovrebbero essere valutati a livello di beneficiario anziché per l'intero settore vitivinicolo dell'UE;

179.  sostiene la raccomandazione della Corte dei conti secondo cui la Commissione dovrebbe analizzare in che modo la dotazione assegnata ai programmi nazionali di sostegno per il periodo 2014 - 2018 corrisponda alle esigenze del settore vitivinicolo dell'Unione, nonché verificare la capacità di assorbimento degli Stati membri e rivedere, ove necessario, la dotazione di bilancio; invita la Commissione a valutare se non sia necessario dotare il settore vitivinicolo di strumenti finanziari aggiuntivi rispetto agli altri settori agricoli;

180.  accoglie favorevolmente l'evoluzione positiva delle esportazioni di vini di qualità dell'Unione; sottolinea che l'Unione dovrebbe individuare e sfruttare il proprio vantaggio concorrenziale in un mercato vinicolo mondiale multilaterale e sempre più competitivo, nonché incoraggiare i produttori di vino dell'Unione a realizzare vini di elevata qualità aiutando in tal modo l'Unione a stabilire l'equilibrio tra domanda e offerta;

181.  incoraggia la Commissione a contribuire a una maggiore trasparenza per quanto concerne la promozione del vino nei paesi terzi, attraverso un migliore sistema di controllo e di monitoraggio dei progetti finanziati; sottolinea che questa misura dovrebbe anche permettere di evitare il doppio finanziamento;

Parte XVI - Relazione speciale n. 10/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'efficacia del sostegno all'acquacoltura da parte del Fondo europeo per la pesca"

182.  appoggia le principali raccomandazioni della Corte dei conti, rilevando al contempo che la Commissione sta mettendo a punto gli orientamenti richiesti per la direttiva quadro sulle acque e la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(19) (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino); accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia preso atto delle raccomandazioni relative alla pianificazione territoriale e della necessità di una semplificazione amministrativa;

183.  si compiace che nel nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) 2014-2020 si sia tenuto conto degli insegnamenti tratti dal periodo 2007-2013; sottolinea comunque che è necessario che la Commissione faccia in modo che tutte le raccomandazioni siano state o saranno messe in atto;

184.  è consapevole del fatto che il raggiungimento degli obiettivi di crescita e occupazione nel settore dell'acquacoltura ha subito l'impatto negativo della crisi finanziaria; sottolinea tuttavia che uno dei principali obiettivi del Fondo europeo per la pesca (FEP) - crescita e sostenibilità dell'acquacoltura - non è stato raggiunto anche a causa di altri fattori; evidenzia che, a differenza di altre parti del mondo, invece di essere cresciuto, il settore dell'acquacoltura è fermo da anni;

185.  deplora la mancanza di attribuzione di priorità a livello dei progetti e di pianificazione strategica a livello nazionale; esorta pertanto la Commissione a migliorare la progettazione al fine di rafforzare le misure di sostegno all'acquacoltura e la sollecita a garantire una migliore attuazione;

186.  sottolinea che, sebbene un'acquacoltura più forte e sostenibile rappresenti uno degli obiettivi chiave della Commissione, tuttavia è stato fatto molto poco per raggiungere con successo questo obiettivo nell'ambito del FEP; osserva che si tratta di un errore sistematico, riscontrabile anche in altri programmi, e ritiene di conseguenza che la Commissione continui a non raggiungere i suoi obiettivi;

187.  sollecita la Commissione a ripensare la sua gestione finanziaria e a modificare il suo approccio, concentrandosi sul fatto che la spesa sia allineata alle regole, offra un buon rapporto qualità-prezzo e fornisca un sostegno efficace per il raggiungimento degli obiettivi principali, piuttosto che spendere tutte le risorse disponibili;

188.  rileva che gli Stati membri devono affrontare le carenze nella selezione dei progetti, invece di concedere fondi a tutti i progetti, e devono fare in modo che la procedura di selezione sia soggetta a regole di valutazione dettagliate, che esaminino il potenziale dei progetti di fornire i risultati e il rapporto qualità-prezzo utili ai fini degli obiettivi del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), quali la crescita e l'occupazione; sottolinea che la Commissione dovrebbe sostenere gli Stati membri in questa operazione e incoraggiare il monitoraggio dei risultati dei progetti, stabilendo valutazioni post-progetto più complesse da utilizzare come insegnamenti per il futuro;

189.  è convinto che gli Stati membri debbano migliorare i loro strumenti e canali di rendicontazione, poiché i dati forniti alla Commissione sono spesso imprecisi; raccomanda alla Commissione di: a) sviluppare mezzi per esercitare maggiori pressioni sugli Stati membri affinché forniscano dati affidabili, soprattutto nei casi in cui vi sono evidenti discrepanze, e b) considerare la possibilità di penalizzare egli Stati membri sospettati di fornire intenzionalmente dati non corretti;

190.  sottolinea che la Commissione deve sviluppare un quadro più solido per tutti i suoi programmi finanziari, comprese le nuove misure del FEAMP per l'acquacoltura; ritiene che la Commissione dovrebbe considerare la necessità di essere più coerente nel suo approccio e sviluppare una maggiore integrità;

191.  invita la Commissione a garantire che gli Stati membri chiariscano le proprie strategie, attuandole in modo da integrare gli obiettivi del FEAMP; chiede alla Commissione di far sì che gli Stati membri compiano ulteriori sforzi nella valutazione dei progetti e risolvano il problema della mancanza di pensiero strategico nei progetti; sottolinea che occorre garantire che i valutatori esaminino i progetti con attenzione e con aspettative chiare;

192.  raccomanda che il finanziamento dei progetti già avviati sia riconsiderato dal momento che non ha alcun impatto aggiuntivo; sconsiglia alla Commissione e agli Stati membri di limitarsi a "barrare caselle", onde evitare una mancanza di valore aggiunto;

193.  incoraggia la semplificazione delle procedure amministrative per garantire l'elevata qualità dei progetti che chiedono finanziamenti;

194.  accoglie con favore la proposta di un nuovo sistema di monitoraggio del FEAMP, che includerà una banca dati a livello di Stato membro che memorizzi le informazioni relative a ciascuna operazione e una relazione esaustiva con informazioni chiave, e insiste affinché questa proposta sia attuata nel rispetto delle norme più rigorose;

Parte XVII - Relazione speciale n. 11/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'istituzione del servizio europeo per l'azione esterna"

195.  plaude alla relazione speciale n. 11/2014 della Corte dei conti e ne approva le raccomandazioni;

196.  ritiene che il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) non sia ancora un servizio diplomatico dell'Unione a pieno titolo a causa dei vincoli riguardanti le risorse; considera che la Commissione e gli Stati membri sono i giusti attori in grado di fare pressioni per un consolidamento del SEAE;

197.  rileva che il principio della neutralità di bilancio sia estremamente auspicabile; è tuttavia del parere che esso non vada visto disgiuntamente dalle economie che gli Stati membri hanno fatto con la creazione del SEAE;

198.  ritiene che il SEAE continui ad avere una struttura dirigenziale eccessivamente sproporzionata che deve essere corretta; considera che le misure già attuate per correggere questo aspetto siano a buon punto e chiede alla Commissione di rafforzare il proprio impegno per migliorare la cooperazione tra i servizi;

199.  ritiene che le competenze dei rappresentanti speciali dell'Unione siano molto opache in quanto mancano un adeguato controllo e un'analisi dei risultati; propone che essi vengano integrati in seno al SEAE al fine di colmare tale lacuna;

200.  giudica positivamente gli sviluppi registrati nel settore delle risorse umane, ciononostante concorda con le osservazioni della Corte dei conti secondo cui le competenze tematiche sono ancor più necessarie presso le delegazioni; invita la Commissione, unitamente al SEAE, a mettere a punto un approccio concertato per ottimizzare il profilo degli effettivi presso le delegazioni;

201.  invita il SEAE a dotarsi di una migliore visione d'insieme dei costi sostenuti nelle procedure di assunzione; invita il SEAE a ricorrere a soluzioni innovative quali la videoconferenza per i colloqui di lavoro e avanzare, nei limiti del possibile, proposte analoghe anche per la formazione del personale;

202.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a prendere misure volte a promuovere un migliore coordinamento e una migliore cooperazione tra i loro servizi per le relazioni esterne e il SEAE senza perdere di vista le questioni inerenti alle tematiche orizzontali;

203.  sottolinea la necessità di provvedere a una maggiore flessibilità nel finanziamento delle missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), al fine di garantire la sicurezza interna ed esterna dell'Unione alla luce dei pericoli derivanti dai conflitti nei paesi confinanti nonché dei maggiori rischi di possibili attività terroristiche collegate all'IS;

204.  sollecita il SEAE a massimizzare i benefici delle economie di scala creando nuove sinergie nella sede centrale del SEAE e in seno alle sue delegazioni nonché cooperando con gli Stati membri e i servizi diplomatici nazionali, nello spirito di un autentico corpo diplomatico dell'Unione; rileva con soddisfazione che, seppur ancora limitata, sta aumentando la locazione in comune delle delegazioni dell'Unione e delle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri, e si congratula con il SEAE per la priorità accordata a questo aspetto nell'ambito della sua azione;

205.  riconosce che sono necessari ulteriori progressi per quanto riguarda i servizi consolari;

Parte XVIII - Relazione speciale n. 12/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il FESR è efficace nel finanziare progetti che promuovono in modo diretto la biodiversità nell'ambito della «strategia dell'UE per la biodiversità all'orizzonte 2020»?"

206.  nota che la Convenzione sulla biodiversità (CBD) definisce la diversità biologica come la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici, e i complessi ecologici di cui fanno parte; sottolinea che la Convenzione prende atto delle numerose minacce gravi alla biodiversità, quali la perdita e la frammentazione degli habitat, lo sfruttamento eccessivo di foreste, oceani, fiumi, laghi e del suolo, l'inquinamento, il cambiamento climatico e l'introduzione di specie che competono con la flora e la fauna autoctone;

207.  sottolinea che la biodiversità è essenziale alla vita umana e al benessere delle società; evidenzia inoltre che il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, le minacce arrecate dalle specie invasive e l'iperconsumo di risorse naturali costituiscono le sfide principali che riguardano ogni cittadino dell'Unione;

208.  deplora che l'Unione non abbia potuto raggiungere il suo grande obiettivo di contenere la perdita di biodiversità nell'UE entro il 2010;

209.  constata che la perdita di biodiversità ha costi economici devastanti per la società, di cui finora non si è sufficientemente tenuto conto nelle politiche globali; rileva altresì che lo studio sull'economia degli ecosistemi e della biodiversità ha valutato che il costo dell'inazione e del degrado dei servizi ecologici rappresenterà fino al 7% del PIL mondiale annuo nel 2050(20);

210.  è convinto che esiste pertanto un bisogno urgente di agire e di dare una maggiore importanza politica alla biodiversità onde rispettare gli impegni del 2020 in materia;

211.  constata che i risultati dei progetti emergono spesso con troppo ritardo, il che ne rende difficile la valutazione;

212.  ritiene che, nonostante i limiti connessi allo scarso orientamento dei fondi in direzione della biodiversità e alle difficoltà di valutazione dell'utilizzazione fattane, è essenziale in questa fase mantenerli;

213.  sottolinea che la protezione della biodiversità ha uno scopo ambientale nobile, ma che una siffatta politica offre altresì un potenziale significativo per creare nuove competenze, nuovi posti di lavoro e nuove opportunità di affari;

214.  evidenzia l'importanza di integrare la tutela e la conservazione della biodiversità nello sviluppo, nell'attuazione e nel finanziamento di tutte le altre politiche dell'Unione (tra cui quelle in materia di agricoltura, silvicoltura, pesca, sviluppo e coesione regionale, energia, industria, trasporti, turismo, cooperazione e aiuti allo sviluppo, ricerca e innovazione), al fine di rendere più coerenti le politiche settoriali e di bilancio dell'Unione e di garantire che essa rispetti i propri impegni vincolanti relativi alla tutela della biodiversità; sottolinea, in tale contesto, la necessità di rafforzare la cooperazione tra le autorità locali, regionali, nazionali e dell'Unione;

215.  osserva che, malgrado l'orientamento e l'impulso dati dalla Commissione, spetta esclusivamente agli Stati membri definire priorità di finanziamento in funzione delle proprie specifiche necessità e che la grande maggioranza degli Stati membri non utilizza il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) come strumento per proteggere la biodiversità;

216.  ritiene pertanto necessario riflettere, tenuto conto della loro scarsa utilizzazione (0,79 %), affinché sia obbligatorio destinare parte dei fondi FESR, secondo una percentuale da determinare, alla promozione della biodiversità;

Parte XIX - Relazione speciale n. 13/2014 della Corte dei conti dal titolo "Sostegno dell'UE per la riabilitazione a seguito del terremoto di Haiti"

217.  accoglie positivamente la relazione speciale n. 13/2014 che valuta il sostegno dell'Unione per la riabilitazione a seguito del terremoto di Haiti quale importante contributo al dibattito politico generale sulla politica umanitaria e la politica di sviluppo condotte dall'Unione; prende atto delle risultanze e raccomandazioni della relazione;

218.  accoglie con favore e rileva le principali conclusioni e raccomandazioni della relazione finale di valutazione della cooperazione dell'Unione europea con la Repubblica di Haiti, elaborata dalla direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo – EuropeAid della Commissione su richiesta del Parlamento e presenta di seguito le proprie osservazioni e raccomandazioni;

Osservazioni generali

219.  ribadisce la propria soddisfazione globale riguardo al lavoro e agli sforzi portati avanti dai servizi della Commissione in risposta al terremoto di Haiti del 2010, in una situazione estremamente critica per la delegazione dell'Unione e il suo personale; apprezza, a questo proposito, che la Commissione abbia saputo rifiutarsi di erogare pagamenti a fronte dell'insoddisfacente evoluzione della gestione finanziaria da parte del governo e delle carenze delle procedure nazionali d'appalto pubblico;

220.  deplora le carenze identificate a livello di coordinamento tra i donatori e nell'ambito dei servizi della Commissione, che sono stati oggetto di commento anche nella valutazione della cooperazione dell'Unione con la Repubblica di Haiti (2008-2012)(21) pubblicata per conto della Commissione; chiede a questo proposito che gli aiuti umanitari e gli aiuti allo sviluppo siano meglio articolati e che sia migliorata la correlazione tra soccorso, risanamento e sviluppo (LRRD) attraverso un quadro LRRD permanente; ritiene che occorra integrare, ove possibile, gli approcci tra la direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO) della Commissione e EuropeAid, con obiettivi di coordinamento chiaramente dichiarati, una coerente strategia per paese e la condivisione delle migliori prassi; accoglie favorevolmente, a questo proposito, la sistematica integrazione dell'approccio LRRD nel ciclo di finanziamento 2014-2020; chiede inoltre ai servizi della Commissione di migliorare la transizione dalle attività umanitarie a breve termine agli interventi di sviluppo a lungo termine e di mettere a punto un coordinamento coerente non solo tra i diversi soggetti unionali, ma anche con le priorità nazionali, attraverso una strategia comune tramite una struttura umanitaria e di sviluppo comune; invita la Commissione ad avviare un dialogo con il Parlamento laddove un coordinamento efficace tra i diversi strumenti finanziari nel campo dell'aiuto umanitario e allo sviluppo sia ostacolato dal quadro legislativo in vigore; ritiene inoltre che la partecipazione delle organizzazioni non governative della società civile locale possa potenziare l'uso della base di conoscenze locale, al fine di meglio identificare il fabbisogno di risanamento e di controllare i progressi compiuti dalle autorità nazionali;

221.  ricorda le raccomandazioni formulate a seguito della missione della delegazione della commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento ad Haiti nel febbraio 2012 e insiste, quale principio costante, sul tema essenziale della tracciabilità e rendicontazione degli aiuti unionali allo sviluppo, in particolare ancorando il sostegno finanziario ai risultati e definendo chiaramente obblighi e doveri dell'amministrazione nazionale, al fine di assicurare un'adeguata trasparenza, tracciabilità e rendicontazione; ribadisce la propria richiesta di porre maggiormente l'accento sulla lotta contro la corruzione endemica; osserva che l'aiuto umanitario dovrebbe essere basato su una strategia di disimpegno e sottolinea che i fondi dovrebbero essere incanalati, ove possibile, attraverso le istituzioni haitiane nel quadro dell'accordo di Cotonou, onde garantire la titolarità e sostenere il rafforzamento degli organismi nazionali, anche l'agenzia per gli appalti, che dovrebbe fungere da filtro di controllo; invita la Commissione e il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a sottolineare la natura condizionale del sostegno finanziario settoriale;

222.  ricorda che la costruzione dell'apparato statale deve essere al centro della strategia unionale per lo sviluppo e la chiave di volta di ogni situazione di crisi di questo tipo, coerentemente con i principi per l'intervento in contesti fragili; osserva che ciò comprende il sostegno alla costruzione istituzionale, la trasparenza ed efficienza della gestione finanziaria pubblica, stanziamenti di bilancio ed efficacia della spesa pubblica e un rafforzamento dei dialoghi politici e strategici;

223.  chiede che si definisca un buon mix delle politiche nella logica degli interventi unionali, mediante un approccio globale alle parti interessate statali e non statali/non governative e fornendo sostegno ai settori con una tempestiva valutazione delle esigenze settoriali, a beneficio della realizzabilità, complementarità e sostenibilità dei progetti;

Orientamenti per il futuro

224.  considera che, al di là della situazione di Haiti, occorra discutere e migliorare le misure per rafforzare la struttura strategica di intervento e di riduzione del rischio di catastrofi, con il fine ultimo di limitare al minimo i rischi per le vite umane e per le condizioni di vita; ritiene che investire nella riduzione dei rischi di catastrofi sia un essenziale elemento integrante dello sviluppo sostenibile oltre che altamente efficace sul piano dei costi, in quanto le risorse possono essere utilizzate in modo molto più efficiente ed efficace rispetto alla copertura delle spese a seguito delle catastrofi;

225.  ritiene che le situazioni di crisi e fragilità rendano necessario lo sviluppo di strategie che includano nuovi approcci, metodi ed esperienza, in particolare per quanto riguarda attività quali i) l'identificazione dei rischi ai diversi livelli operativi, ii) l'elaborazione di scenari e proiezioni delle probabili conseguenze e iii) lo sviluppo di strumenti volti a evitare e ridurre i rischi e le potenziali catastrofi e prepararsi a tali eventi; chiede un approccio flessibile per consentire alla Commissione di adattare adeguatamente e rapidamente le proprie misure e i propri strumenti di assistenza a fronte di situazioni di crisi e post-crisi; osserva in proposito che nel frattempo la Commissione ha messo a punto un sistema per mobilitare esperti nei vari settori di competenza, al fine di permettere lo spiegamento a breve termine di personale complementare presso le delegazioni unionali o i servizi centrali in caso di insufficienza di personale;

226.  incoraggia la Commissione e il SEAE a lavorare sistematicamente alle quattro fasi del ciclo di gestione delle catastrofi, vale a dire attenuazione del rischio e preparazione, risposta e ripristino per definire un quadro strategico per la gestione dei rischi di catastrofi e la costruzione della resilienza; invita la Commissione e il SEAE a informare il Parlamento sui progressi, in particolare riguardo alla gestione dei rischi e alla preparazione ad attuare e conseguire gli obiettivi dei programmi in un contesto post-catastrofe;

227.  ricorda che in tali situazioni di crisi occorre rivolgere la debita attenzione alla solidità e all'efficacia operativa del quadro nazionale di governance per la gestione della riduzione dei rischi di catastrofe quale requisito per la riuscita dell'intervento unionale; ricorda che la valutazione di un eventuale quadro nazionale di governance dovrebbe tenere conto, tra l'altro, delle strutture esistenti di rendicontazione dei risultati, delle definizioni esistenti e delle decisioni riguardo alle responsabilità ai livelli centrali e locali, una chiara catena di comando e di controllo, canali d'informazione tra i diversi soggetti/donatori e meccanismi di feedback sui progetti;

228.  appoggia le raccomandazioni della Corte dei conti riguardo al sostegno unionale per la riabilitazione a seguito del terremoto di Haiti e accoglie favorevolmente la risposta della Commissione di accettare anch'essa le raccomandazioni;

Parte XX - Relazione speciale n. 14/2014 della Corte dei conti dal titolo "Con quali modalità gli organi e le istituzioni dell'UE provvedono a calcolare, ridurre e compensare le proprie emissioni di gas a effetto serra?"

229.  ritiene che tutte le istituzioni e tutti gli organi dell'Unione dovrebbero mirare a un approccio comune in materia di emissioni di gas a effetto serra in vista di un'eventuale riduzione delle stesse; è convinto che, ai fini della realizzazione di tale obiettivo, essi abbiano bisogno di calcolare globalmente le rispettive emissioni di gas a effetto serra e non dovrebbero astenersi dal pubblicare i risultati;

230.  è del parere che, se vuole conservare la propria attendibilità nei negoziati in materia ambientale con terze parti, la Commissione dovrebbe adoperarsi maggiormente nella raccolta di ulteriori dati sulle proprie emissioni di gas a effetto serra;

231.  invita le istituzioni e gli organi dell'Unione che non dispongono di una certificazione del sistema di ecogestione e audit (EMAS) a considerare di attuare rapidamente tale sistema; sottolinea tuttavia che l'EMAS dovrebbe essere visto come uno strumento per strutturare, fra l'altro, le emissioni di gas a effetto serra, e non dovrebbe essere considerato l'obiettivo ultimo della politica verde delle istituzioni;

232.  evidenzia che la compensazione delle emissioni di gas a effetto serra può essere utilizzata dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione in misura maggiore per ridurre la loro impronta di carbonio; concorda con la Corte dei conti sul fatto che il ricorso a compensazioni di alta qualità quale soluzione integrativa (e non sostitutiva) delle misure di riduzione delle emissioni sarebbe una risposta adeguata alle questioni testé citate; osserva, tuttavia, che la compensazione dovrebbe essere secondaria rispetto all'investimento di tali fondi ai fini di un ulteriore miglioramento della politica ambientale degli organismi e delle istituzioni dell'Unione;

233.  accoglie con favore il fatto che alcune istituzioni dell'UE abbiano avviato progetti pilota relativi ad appalti verdi; auspica che i risultati si dimostrino promettenti e che questo tipo di appalti diventi in futuro una procedura standard delle istituzioni e degli organi dell'Unione;

234.  sottolinea che, nell'attuazione di tali politiche, i fattori umani permangano un aspetto chiave; sollecita quindi la dirigenza delle istituzioni e degli organi dell'Unione responsabile di tali politiche a prepararsi e a migliorare ulteriormente le proprie competenze e la propria comprensione dell'importanza che rivestono le emissioni di gas a effetto serra delle istituzioni; auspica che l'istituzione del nuovo collegio dei commissari nel 2014 offra l'opportunità di una nuova apertura nella messa in atto di standard più elevati presso la Commissione e le sue agenzie;

Parta XXI - Relazione speciale n. 15/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il Fondo per le frontiere esterne ha favorito la solidarietà finanziaria, ma necessita di una migliore misurazione dei risultati e deve fornire ulteriore valore aggiunto"

235.  rileva con preoccupazione che gli obiettivi strategici del Fondo per le frontiere esterne (FFE) non erano chiari e, in particolare, che vi sono discordanze tra la natura generale del FFE quale meccanismo di solidarietà e la sua concentrazione su obiettivi concreti di miglioramento della cooperazione nel settore dei controlli di frontiera e dei visti;

236.  rileva che, per la Commissione, la riuscita del lancio di SIS II, VIS ed Eurosur in tutti gli Stati membri è dovuta al contributo del FFE; ritiene tuttavia che una dichiarazione così generica non possa essere utilizzata per rispondere in modo soddisfacente alle specifiche critiche formulate dalla Corte dei conti sulla mancanza di indicatori di risultato;

237.  osserva che problemi analoghi possono emergere rispetto agli obiettivi dello strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti nell'ambito del Fondo sicurezza interna, poiché anche tale strumento mira tanto alla solidarietà tra gli Stati membri riguardo alla gestione dei controlli di frontiera, quanto alla realizzazione di un livello elevato e uniforme di controllo delle frontiere esterne, nonché al trattamento efficace dei visti Schengen, nel rispetto degli impegni dell'Unione in materia di libertà fondamentali e diritti umani;

238.  sottolinea che gli Stati membri, pur riconoscendo l'importanza di controlli di frontiera efficaci ai confini esterni comuni quali parte dell'acquis di Schengen, continuano a considerare la gestione dei controlli di frontiera e, in misura minore, il trattamento dei visti quali competenze essenzialmente nazionali;

239.  invita pertanto gli Stati membri a includere il Fondo sicurezza interna nelle loro strategie nazionali di gestione delle frontiere, onde contribuire alla cooperazione consolare, a operazioni Frontex o ad azioni d'emergenza e specifiche d'importanza per l'area Schengen nel suo insieme; esorta la Commissione e gli Stati membri a migliorare la cooperazione al riguardo;

240.  chiede che la Commissione esamini se possa essere utile dividere le parti del Fondo sicurezza interna relative ai controlli di frontiera e ai visti in segmenti a destinazione specifica: solidarietà, realizzazione della cooperazione consolare, operazioni Frontex e azioni d'emergenza e specifiche, nonché azioni particolarmente rilevanti sul piano nazionale;

241.  raccomanda che gli Stati membri elaborino e utilizzino indicatori pertinenti e misurabili delle realizzazioni, dei risultati e dell'impatto dei progetti finanziati; sottolinea che è necessario condurre verifiche ex ante di elevata qualità per garantire che tutti i progetti finanziati perseguano obiettivi concreti e misurabili e possiedano un valore aggiunto; osserva che verifiche ex post permetterebbero di offrire meccanismi di controllo della qualità;

242.  sottolinea che è possibile conseguire un valore aggiunto maggiore a livello dell'Unione attraverso contributi supplementari da parte degli Stati membri alle operazioni di Frontex, rendendo obbligatoria la registrazione di almeno una parte dei beni cofinanziati dal Fondo sicurezza interna nel parco attrezzature tecniche di Frontex;

243.  esprime preoccupazione a fronte delle irregolarità individuate dalla Corte dei conti nelle varie politiche nazionali in materia d'appalto e ritiene che la clausola d'eccezione per appalti nei settori della difesa e della sicurezza non debba poter essere utilizzata nei casi in cui procedure meno restrittive possano essere impiegate senza compromettere la sicurezza; raccomanda di snellire le procedure di appalto onde assicurare l'attivazione tempestiva dei finanziamenti;

244.  loda la Commissione per avere preso misure finanziarie correttive nel caso di un progetto che violava libertà fondamentali e diritti umani, ma invita la Commissione a identificare per quanto possibile a priori ogni possibile rischio di questo tipo, soprattutto quando si tratta delle modalità di attuazione dei controlli di frontiera rispetto al diritto di chiedere asilo;

245.  evidenzia la necessità di migliorare il principio di raccolta dei dati concernenti i progetti finanziati a livello nazionale, al fine di aumentare il grado di trasparenza;

Parte XXII - Relazione speciale n. 16/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'UE"

246.  accoglie con favore la relazione speciale dedicata alla valutazione dell'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'UE ed esprime le osservazioni e raccomandazioni riportate in appresso;

Osservazioni generali

247.  esorta la Corte dei conti a estendere ulteriormente le attività di audit in questo settore di cooperazione emergente, per fornire periodicamente ai responsabili politici una valutazione regolare e completa delle problematiche e dei rischi in gioco;

248.  riconosce che l'accresciuto interesse nei confronti del finanziamento misto e delle opportunità offerte dall'uso di nuovi meccanismi per gli investimenti finanziari è dovuto principalmente all'emergere di importanti sfide in materia di sviluppo in concomitanza con fondi pubblici fortemente limitati, cosa che ha portato allo sviluppo di nuove risorse finanziarie che combinano le sovvenzioni concesse dall'Unione e altri tipi di risorse diverse dalle sovvenzioni;

249.  sottolinea che eventuali nuovi strumenti finanziari e il finanziamento misto devono essere conformi agli obiettivi delle politiche di sviluppo dell'Unione, basati sui criteri per l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e fissati nel programma di cambiamento, e devono quindi contribuire al miglioramento della qualità, dell'efficienza, della sostenibilità e della rapidità di attuazione degli interventi dell'UE; ritiene che tali strumenti debbano essere incentrati sulle priorità dell'Unione caratterizzate dal valore aggiunto economico e non economico e dall'incidenza più elevati, e osserva che devono essere impiegati strategicamente nei settori in cui il sostegno finanziario dell'Unione è essenziale ai fini della vitalità degli investimenti e in cui il finanziamento misto può essere utilizzato nel modo più utile; si rammarica pertanto che la relazione sia incentrata prevalentemente sugli aspetti finanziari del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali, mentre la loro efficienza ed efficacia non sono analizzate a sufficienza;

250.  chiede, quale principio fondamentale e costante, l'esclusione del rischio che gli incentivi finanziari facciano passare in secondo piano i principi di sviluppo (gli obiettivi finanziari potrebbero prevalere sulle questioni legate allo sviluppo) e il rispetto dei principi di sviluppo sostenibile come le norme sociali e ambientali o l'accesso ai beni pubblici di base;

251.  prende atto dei risultati del riesame della piattaforma UE per i finanziamenti misti nella cooperazione esterna avente l'obiettivo iniziale di accrescere l'efficacia, l'efficienza e la qualità dei meccanismi e strumenti di finanziamento misto esistenti, tenendo conto del fatto che l'armonizzazione dei principi fondamentali, validi per tutti i meccanismi regionali e gli strumenti finanziari, rivestirà la massima importanza nel nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP); invita la Commissione e il SEAE, in funzione dell'esito della revisione post-elettorale del QFP, a portare avanti un dialogo strutturato e strategico in particolare sulla questione riguardante le modalità per poter assicurare e aumentare costantemente la trasparenza e la responsabilità;

252.  ritiene che durante la fase di programmazione la Commissione dovrebbe concentrarsi sul conseguimento di obiettivi economici, sociali e ambientali sostenibili e a lungo termine nei settori in cui vanno realizzati gli investimenti;

253.  chiede, quale principio fondamentale, la concentrazione dei fondi unionali sui progetti che non sarebbero attuati senza i finanziamenti dell'Unione, come ad esempio i progetti a redditività ridotta, ma che potrebbero contribuire al miglioramento del contesto sociale, ambientale e dei diritti umani;

254.  chiede, quale principio fondamentale, il monitoraggio dei risultati e degli effetti a medio e lungo termine dei progetti attuati in ambito sociale, ambientale e dei diritti umani, e che vi si dia seguito; considera che l'esito di tali valutazioni di controllo dovrebbe essere utilizzato direttamente per riferire in merito agli obiettivi di lungo termine conseguiti e migliorare la fase di programmazione/selezione dei progetti per i finanziamenti futuri;

255.  chiede di rafforzare il ruolo politico della Commissione in quanto organo politicamente responsabile in tale settore;

256.  chiede l'introduzione di norme comuni in materia di governance applicabili a tali attività finanziarie, come pure la definizione di migliori prassi e di criteri di ammissibilità e valutazione ben definiti per l'uso di tali strumenti finanziari; ritiene che norme di gestione coerenti, come relazioni strutturate, regole di controllo e quadri di monitoraggio chiari, porteranno alla riduzione dei costi di transazione o all'eventuale duplicazione dei costi;

257.  reputa imperativo elaborare adeguate strutture di governance dei vari meccanismi al fine di promuovere la titolarità di paesi destinatari, beneficiari e soggetti interessati su tali strumenti; rammenta che lo sviluppo del finanziamento misto dell'aiuto pubblico allo sviluppo erogato attraverso i meccanismi richiede una cooperazione ben strutturata tra la Commissione e il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), da un lato, e la Banca europea per gli investimenti (BEI), gli Stati membri e il Parlamento, dall'altro; chiede che le delegazioni dell'Unione siano maggiormente coinvolte nel processo decisionale, in particolare nella fase di individuazione dei progetti, attraverso contributi all'analisi o alla valutazione d'impatto ex ante e, più in generale, che consolidino la posizione dell'Unione nel dialogo politico con i paesi partner e fungano da elemento di contatto con la società civile locale;

258.  insiste sulla necessità di raggiungere il più elevato livello di trasparenza e responsabilità attraverso l'accesso a informazioni di bilancio e dati finanziari esaustivi e affidabili relativamente ai progetti finanziati a titolo di tali meccanismi di investimento per garantire al Parlamento il potere di controllo e di approvazione; chiede che siano regolarmente trasmesse al Parlamento relazioni sull'uso di tali strumenti finanziari e sui risultati ottenuti, in particolare sulla valutazione dell'effetto leva e del valore aggiunto finanziario e non finanziario, e rammenta altresì la necessità di osservare le disposizioni di cui all'articolo 140 del regolamento finanziario;

259.  sostiene le raccomandazioni della Corte dei conti, quale primo passo nella giusta direzione, per quanto concerne l'efficacia del combinare le sovvenzioni dei meccanismi d'investimento regionali con i prestiti concessi dalle istituzioni finanziarie a sostegno delle politiche esterne dell'Unione e accoglie con favore il fatto che anche la Commissione abbia accettato tali raccomandazioni;

Parte XXIII - Relazione speciale n. 17/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'iniziativa «centri di eccellenza» dell'UE è in grado di contribuire efficacemente ad attenuare i rischi chimici, biologici, radiologici e nucleari provenienti da aree esterne all'UE?"

260.  accoglie con favore l'iniziativa "centri di eccellenza chimici, biologici, radiologici e nucleari" (CBRN); considera che la struttura di governance dell'iniziativa ne sottolinei l'intento di creazione di reti;

261.  accoglie con favore lo slancio positivo generale della relazione speciale n. 17/2014 e delle raccomandazioni della Corte dei conti, tutte accettate dalla Commissione;

262.  osserva come l'iniziativa rappresenti un approccio innovativo che consente la creazione di reti, la formazione di partenariati regionali e internazionali, il consolidamento, il coordinamento e l'ottimizzazione delle capacità esistenti in termini di competenze, formazione, assistenza tecnica e attrezzature;

263.  evidenzia come tali strutture siano inevitabilmente complesse e pertanto difficili da porre in essere e da gestire;

264.  ricorda che l'iniziativa disponeva di 100 milioni di euro per il periodo 2010-2013;

265.  ritiene che il valore primario dell'iniziativa risieda nell'approccio dal basso verso l'alto, partendo dall'esperienza dei paesi partner; considera che le delegazioni dell'Unione dovrebbero ricevere informazioni regolari e assumere un ruolo più attivo nella consultazione con le autorità dei rispettivi paesi partner;

266.  desidera sottolineare al contempo che il rispetto della "titolarità" dei progetti dei paesi partner non dovrebbe impedire alla Commissione di avanzare proposte alle quali gioverebbe una risposta congiunta (per esempio al fine di contrastare la diffusione dell'epidemia di ebola);

267.  è convinto che la selezione dei progetti debba poter consentire una concentrazione delle limitate risorse disponibili nelle aree di maggiore rilevanza ai fini della sicurezza dell'Unione; ritiene che nella selezione dei progetti le istituzioni dell'Unione potrebbero proficuamente assumere il ruolo di camera di compensazione;

268.  osserva che si dovrebbero potenziare le competenze tecniche dei segretariati regionali al fine di agevolare l'individuazione delle tematiche da trattare con le iniziative e migliorare la preparazione e l'attuazione dei singoli progetti;

269.  accoglie con favore la possibilità per i paesi partner, a partire da maggio 2013, di proporre progetti in qualunque momento, consentendo una maggiore capacità di reazione alle minacce emergenti;

270.  prende atto della necessità di ridurre ulteriormente i tempi che intercorrono tra la proposta del progetto e la successiva approvazione e attuazione;

271.  sottolinea la necessità di una più ampia cooperazione strategica al fine di migliorare la coerenza e il coordinamento di vari strumenti di finanziamento in materia di sicurezza; sottolinea come un migliore coordinamento degli attori di rilievo nei settori CBRN potenzierebbe l'efficacia delle iniziative in atto;

272.  ritiene che ai fini dell'iniziativa possa essere utile una distinzione più chiara tra la dimensione interna ed esterna delle azioni CBRN(22);

Parte XXIV - Relazione speciale n. 19/2014 della Corte dei conti dal titolo "L'assistenza preadesione dell'UE alla Serbia"

273.  invita le autorità serbe a migliorare la qualità delle loro strategie e dei loro piani d'azione nazionali e a razionalizzarli ulteriormente, come pure ad affrontare in modo adeguato le varie questioni politiche e socioeconomiche; invita la Commissione, se necessario, a rendersi disponibile a fornire il sostegno tecnico richiesto a questo scopo;

274.  sottolinea l'importanza di elaborare strategie nazionali in ambiti politicamente sensibili; chiede alle autorità competenti di predisporre strategie, abbinate a un calendario realistico, in due settori chiave della governance, ossia il decentramento territoriale e il coordinamento dell'attuazione della riforma nell'ambito della gestione delle finanze pubbliche;

275.  esorta la Commissione e la delegazione dell'UE in Serbia a prevenire le difficoltà sorte nella prima parte del periodo di programmazione 2007-2013, dovute alla scelta di progetti non sufficientemente sviluppati o problematici; appoggia la cooperazione tra la Commissione e le autorità serbe nell'affrontare i problemi individuati, tra cui l'assenza di sostegno da parte delle autorità nazionali, la mancanza di coordinamento interistituzionale, la concezione carente dei progetti, la definizione inadeguata dei capitolati d'oneri, la non sostenibilità delle soluzioni di finanziamento e la mancata presa in considerazione degli insegnamenti degli errori commessi nei precedenti progetti;

276.  accoglie con favore i buoni risultati ottenuti, in generale, dai progetti relativi alla governance, ma ritiene che i sistemi di attuazione e controllo degli stessi siano stati deboli o inefficaci, specialmente se si considera che la Corte dei conti ha individuato carenze rilevanti in quattro degli otto progetti a titolo dello strumento di assistenza preadesione in materia di governance controllati;

277.  sottolinea che la riforma del settore giudiziario ha registrato modesti sviluppi dopo il 2007;

278.  insiste sulla necessità di potenziare l'attuale protezione degli informatori, come delineato nella strategia nazionale anticorruzione 2013-2018; pone l'accento sul fatto che le autorità serbe dovrebbero accelerare l'elaborazione di una nuova normativa in materia di denuncia delle irregolarità, che possa infondere fiducia e incoraggiare i potenziali informatori a farsi avanti;

279.  appoggia le raccomandazioni della Corte dei conti e chiede alla Commissione di prestare la necessaria attenzione alla definizione degli obiettivi, alla valutazione dei bisogni e agli insegnamenti da trarre da precedenti progetti, nonché di evitare ritardi e procedure di appalto inefficienti o inefficaci; sottolinea l'importanza della sostenibilità, dal momento che i risultati hanno suscitato preoccupazioni al riguardo per due terzi dei progetti, soprattutto quelli legati alla governance;

Parte XXV - Relazione speciale n. 20/2014 della Corte dei conti dal titolo "Il sostegno del FESR alle PMI nel campo del commercio elettronico è stato efficace?"

280.  accoglie con favore la relazione speciale n. 20/2014 della Corte dei conti e si associa alle sue conclusioni e raccomandazioni;

281.  accoglie altresì positivamente la reazione costruttiva della Commissione alle raccomandazioni della Corte dei conti;

282.  osserva che le tecnologie del commercio elettronico sono essenziali per promuovere lo sviluppo e la competitività delle piccole e medie imprese (PMI); evidenzia l'importanza di queste ultime per lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro nell'Unione;

283.  riconosce che la relazione speciale della Corte dei conti ha posto l'accento sull'importanza delle misurazioni della performance e del valore aggiunto europeo;

284.  osserva che, nonostante l'aumentata disponibilità di servizi commerciali online, i progetti selezionati per beneficiare di un investimento erano deboli; rileva che la mancanza di una selezione comparativa delle domande e di informazioni commerciali esaustive ha fatto sì che in oltre un terzo dei casi si sia trattato di progetti non sufficientemente in grado, o non in grado, di garantire un impiego ottimale delle risorse;

285.  segnala che dieci dei trenta progetti cofinanziati presi in esame sarebbero stati realizzati anche in assenza del cofinanziamento pubblico e che, di questi dieci, cinque erano già stati avviati prima della notifica del finanziamento e tre ancor prima che le imprese presentassero domanda di cofinanziamento;

286.  ritiene che debba essere resa obbligatoria la presentazione di un piano aziendale che dimostri il valore aggiunto europeo, al fine di evitare il fenomeno dell'effetto inerziale;

287.  sottolinea la necessità che gli Stati membri predispongano criteri e procedure di selezione atti a garantire che i progetti scelti massimizzino il valore aggiunto in termini di incentivazione dello sviluppo del commercio elettronico nelle PMI e di conseguimento degli obiettivi indicati nell'agenda digitale europea (ADE);

288.  segnala che, a causa di alcune carenze a livello di monitoraggio da parte della Commissione, è stato impossibile valutare in che misura il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) abbia contribuito alla realizzazione degli obiettivi nazionali e dell'Unione in materia di tecnologie dell'informazione, come pure all'attuazione dei piani aziendali delle PMI stesse;

289.  ritiene che la Commissione debba adoperarsi per ottenere dagli Stati membri informazioni coerenti e affidabili sull'impiego dei finanziamenti a titolo del FESR; è del parere che tali informazioni dovrebbero indicare lo stato di avanzamento dei programmi operativi non solo in termini finanziari, ma anche sul piano della performance;

290.  condivide il parere della Corte dei conti secondo cui è necessario definire nella convenzione di sovvenzione un insieme minimo di indicatori solidi, corredati di obiettivi, che vengano poi misurati e sottoposti a successivo monitoraggio, sia una volta attuato e messo in opera il progetto che in una fase successiva, al fine di valutare la performance;

Parte XXVI - Relazione speciale n. 21/2014 della Corte dei conti dal titolo "Le infrastrutture aeroportuali finanziate dall'UE: un impiego non ottimale delle risorse"

291.  riconosce che la Commissione ha già messo in atto cambiamenti per rispondere a molti dei problemi sollevati dalla relazione speciale e appoggia ampiamente il nuovo quadro normativo descritto dalla Commissione; propone, tenuto conto di ciò, che la Commissione riferisca alla commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento in merito ai progressi compiuti a seguito delle raccomandazioni, entro dodici mesi dall'approvazione della presente risoluzione;

292.  appoggia la raccomandazione della Corte dei conti che chiede agli Stati membri di mettere a punto piani coerenti per lo sviluppo degli aeroporti e raccomanda che questi piani siano sottoposti all'approvazione della Commissione prima della concessione di eventuali finanziamenti per progetti specifici; raccomanda altresì che questi piani regionali, nazionali o sovranazionali tengano conto non solo del trasporto aereo, ma anche di altri mezzi di trasporto pubblico con orari di viaggio simili a quelli dei voli, tra cui i treni e gli autobus, onde evitare la saturazione del mercato e aumentare la redditività del servizio;

293.  raccomanda che siano concessi fondi soltanto agli aeroporti finanziariamente sostenibili;

294.  raccomanda che la Commissione esamini tutti i nuovi progetti in base a un'analisi del bacino d'utenza onde garantire la fattibilità, tenendo conto, in ciascun caso, dell'importanza degli aeroporti regionali ai fini dell'accessibilità e della mobilità all'interno dell'Unione;

295.  è del parere che la Commissione debba monitorare attentamente e in via prioritaria gli Stati membri i cui progetti, stando alla relazione, abbiano presentato in passato problematiche particolari;

o

o         o

296.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, alla Corte dei conti, e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (serie L).

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

24.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Nedzhmi Ali, Jonathan Arnott, Inés Ayala Sender, Zigmantas Balčytis, Ryszard Czarnecki, Dennis de Jong, Tamás Deutsch, Martina Dlabajová, Ingeborg Gräßle, Rina Ronja Kari, Bernd Kölmel, Bogusław Liberadzki, Verónica Lope Fontagné, Monica Macovei, Fulvio Martusciello, Gilles Pargneaux, Georgi Pirinski, Petri Sarvamaa, Claudia Schmidt, Igor Šoltes, Bart Staes, Michael Theurer, Marco Valli, Derek Vaughan, Anders Primdahl Vistisen, Tomáš Zdechovský

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Iris Hoffmann, Karin Kadenbach, Andrey Novakov, Markus Pieper, Julia Pitera

(1)

GU L 66 dell'8.3.2013.

(2)

GU C 403 del 13.11.2014, pag. 1.

(3)

GU C 398 del 12.11.2014, pag. 1.

(4)

GU C 403 del 13.11.2014, pag. 128.

(5)

Testi approvati, P8_TA-PROV(2015)0000.

(6)

GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(7)

GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.

(8)

Regolamento (CE, Euratom) n. 1287/2003 del Consiglio, del 15 luglio 2003, relativo all'armonizzazione del reddito nazionale lordo ai prezzi di mercato (regolamento RNL) (GU L 181 del 19.7.2003, pag. 1).

(9)

Regolamento (CE, Euratom) n. 1150/2000 del Consiglio, del 22 maggio 2000, recante applicazione della decisione 94/728/CE, Euratom, relativa al sistema delle risorse proprie della Comunità europea (GU L 130 del 31.5.2000, pag. 1).

(10)

           Risoluzione del Parlamento europeo del 3 aprile 2014 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico relativo all'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2012, sezione III – Commissione e agenzie esecutive (GU L 266 del 5.9.2014, pag. 32).

(11)

     Regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE (GU L 165 del 18.6.2013, pag. 13).

(12)

     Regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289).

(13)

  Regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, recante modalità d'esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (GU L 357 del 31.12.2002, pag. 1).

(14)

      Regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione (GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1).

(15)

Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1).

(16)

  Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16).

(17)

     Regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio, del 19 gennaio 2009, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e che modifica i regolamenti (CE) n. 1290/2005, (CE) n. 247/2006, (CE) n. 378/2007 e abroga il regolamento (CE) n. 1782/2003 (GU L 30 del 31.1.2009, pag. 16).

(18)

     Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671).

(19)

     Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).

(20)

  Leon Braat, Patrick ten Brink (ed. et al.), The Cost of Policy Inaction: The case of not meeting the 2010 biodiversity target, Wageningen/Bruxelles, 2008, pag. 28.

(21)

   Valutazione della cooperazione dell'Unione europea con la Repubblica di Haiti (2008-2012), Particip GmbH, svolta per conto della Commissione, agosto 2014.

(22)

   Si veda anche la risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2010 sul rafforzamento della sicurezza chimica, biologica, radiologica e nucleare nell'Unione europea - Piano d'azione CBRN dell'UE (GU C 169 E del 15.6.2012, pag. 8).

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