Procedura : 2014/2152(INI)
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Ciclo del documento : A8-0163/2015

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A8-0163/2015

Discussioni :

PV 08/06/2015 - 12
CRE 08/06/2015 - 12

Votazioni :

PV 09/06/2015 - 4.2

Testi approvati :

P8_TA(2015)0218

RELAZIONE     
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13.5.2015
PE 549.092v02-00 A8-0163/2015

sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015

(2014/2152(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Maria Noichl

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015

(2014/2152(INI))

Il Parlamento europeo,

–       visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, del trattato sull'Unione europea (TUE) nonché l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–       visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–       vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–       vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1949 per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione,

–       visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate alla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005) e Pechino +15 (2010) e il documento finale della conferenza di revisione di Pechino +20,

–       visto il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(1),

–       visto il regolamento (CE) n. 1567/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2003, sul sostegno alle politiche e alle azioni riguardanti la salute e i diritti riproduttivi e sessuali nei paesi in via di sviluppo(2),

–       vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(3),

–       vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(4),

–       vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(5),

–       vista la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio(6),

–       vista la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BusinessEurope, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE(7),

–       vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione)(8),

–       vista la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)(9),

–       viste la direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, e la sentenza pronunciata in materia dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 1° marzo 2011 nella causa Test-Achats (C-236/09)(10),

–       vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–       visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020), adottato dal Consiglio europeo nel marzo 2011(11),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 5 marzo 2010, dal titolo "Maggiore impegno verso la parità tra donne e uomini – Carta per le donne" (COM(2010)0078),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 21 settembre 2010, dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–       vista la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2011, dal titolo "Sostenere la crescita e l'occupazione – Un progetto per la modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa" (COM(2011)0567),

–       visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 16 settembre 2013, sulla revisione intermedia della strategia per la parità tra donne e uomini (2010-2015) (SWD(2013)0339),

–       visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, dell'8 marzo 2010, relativo al piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo (2010-2015) (SWD(2010)0265),

–       viste le conclusioni del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" del 19 e 20 giugno 2014,

–       visto lo studio del dipartimento tematico C del Parlamento europeo da titolo "Study on the Evaluation of the Strategy for Equality between Women and Men 2010-2015 as a contribution to achieve the goals of the Beijing Platform for Action" (Studio sulla valutazione della strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 quale contributo al raggiungimento degli obiettivi della piattaforma d'azione di Pechino), pubblicato nel 2014,

–       vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Violence against women: An EU-wide survey: Main results" (Violenza contro le donne: un'indagine a livello di Unione europea - Risultati principali), pubblicata nel marzo 2014,

–       vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Discrimination against and living conditions of Roma women in 11 EU Member States" (Discriminazione e condizioni di vita delle donne rom in 11 Stati membri dell'UE), pubblicata nell'ottobre 2014,

–       vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Being Trans in the EU - Comparative analysis of the EU LGBT survey data" (Essere trans nell'UE - Analisi comparativa dei dati del sondaggio LGBT nell'UE), pubblicata nel dicembre 2014,

–       viste le sue risoluzioni del 15 giugno 1995 sulla quarta Conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino: lotta per la parità, lo sviluppo e la pace(12), del 10 marzo 2005 sul seguito della quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne (Pechino +10)(13) e del 25 febbraio 2010 su Pechino +15 – Programma d'azione delle Nazioni Unite a favore della parità tra gli uomini e le donne(14),

–       viste le sue risoluzioni del 10 febbraio 2010 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2009(15), dell'8 febbraio 2011 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2010(16) e del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2011(17), nonché del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(18),

–       vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(19),

–       vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea(20),

–       viste le sue risoluzioni del 17 giugno 2010 sugli aspetti di genere della recessione economica e della crisi finanziaria(21) e del 12 marzo 2013 sull'impatto della crisi economica sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna(22),

–       vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla 57a sessione della commissione sullo status delle donne (CSW) delle Nazioni Unite: prevenzione ed eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze(23),

–       vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(24),

–       vista la sua risoluzione del 20 novembre 2013 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in borsa e relative misure(25),

–       vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2014 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne(26),

–       vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2014 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: analisi annuale della crescita 2014(27),

–       visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–       vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0163/2015),

A.     considerando che il diritto alla parità di trattamento è un diritto fondamentale riconosciuto dai trattati dell'UE, emblematico e profondamente radicato nella società europea, imprescindibile per l'ulteriore sviluppo di quest'ultima, che dovrebbe applicarsi tanto nella legislazione, nella pratica e nella giurisprudenza quanto nella vita reale;

B.     considerando che l'UE ha storicamente compiuto passi importanti nei confronti del potenziamento dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere, ma che negli ultimi decenni si è assistito a un rallentamento in tutta l'Unione dell'azione politica e della riforma per quanto concerne l'uguaglianza di genere; che la precedente strategia della Commissione è stata eccessivamente debole e non si è tradotta in misure sufficienti a favore dell'uguaglianza di genere; che la strategia successiva dovrà dare nuovo slancio e realizzare azioni concrete per rafforzare i diritti delle donne e promuovere l'uguaglianza di genere;

C.     considerando che con la precedente strategia della Commissione sono stati raggiunti alcuni degli obiettivi stabiliti, ma non la completa parità di genere; che spesso in tale strategia mancavano riferimenti all'interazione tra le diverse forme di discriminazione, come pure la definizione di obiettivi precisi e di misure di valutazione efficaci, mentre l'integrazione della dimensione di genere ha continuato a essere applicata soltanto in misura limitata;

D.     considerando che l'uguaglianza di genere costituisce un valore fondamentale dell'UE sancito dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali, e che l'UE si è assunta il compito specifico di inserirla in tutte le sue attività; che l'uguaglianza di genere è un obiettivo strategico imprescindibile per il conseguimento degli obiettivi generali dell'Unione, come quello riguardante la partecipazione al mercato del lavoro perseguito nel quadro della strategia Europa 2020, ed è altresì una fondamentale risorsa economica per favorire una crescita economica equa e inclusiva; che la riduzione delle disparità a livello professionale è un obiettivo non soltanto in termini di parità di trattamento, ma anche di efficienza e fluidità del mercato del lavoro;

E.     considerando che il divario a livello di istruzione, occupazione, salute e discriminazione tra i rom e la società in generale continua a essere profondo e che la situazione delle donne rom nell'UE è addirittura peggiorata a causa delle forme multiple di discriminazione basate sia sull'etnia che sul sesso;

F.     considerando che la situazione economica e politica in Europa può solo essere migliorata, mentre le conseguenze del cambiamento demografico possono essere fermate se si sfruttano il talento e le potenzialità di tutte le donne e di tutti gli uomini;

G.     considerando che non si può continuare a restare ancorati a modelli economici ridondanti e non sostenibili dal punto di vista ambientale, che seguono una ripartizione del lavoro basata sul genere obsoleta e superata grazie all'ingresso delle donne nel mercato del lavoro; che è necessario elaborare un modello nuovo e socialmente sostenibile basato sulla conoscenza e sull'innovazione, che integri l'intera gamma delle competenze femminili nel tessuto produttivo, anche mettendo in discussione talune norme settoriali e i fattori che attribuiscono a uomini e donne incarichi diversi, che ripristini l'equilibrio delle responsabilità tra uomini e donne nella sfera pubblica e privata e concili la vita personale con quella professionale sia dei lavoratori che delle lavoratrici;

H.     considerando che fornire accesso a servizi a costi contenuti e di qualità per la cura dell'infanzia e per l'assistenza ad anziani e ad altre persone a carico è essenziale per assicurare l'equa partecipazione degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione;

I.      considerando che la piattaforma d'azione di Pechino celebra quest'anno il suo ventesimo anniversario e che i suoi obiettivi e la sua completa attuazione risultano più attuali che mai;

J.      considerando che la violenza contro le donne, sia essa fisica, sessuale o psicologica, rappresenta un grande ostacolo all'uguaglianza tra uomini e donne e continua a essere la più diffusa violazione dei diritti umani che colpisce tutti i livelli della società, ma è anche uno dei reati meno denunciati; che, nonostante le misure adottate per contrastarla, secondo l'indagine condotta dalla FRA nel marzo 2014, il 55% delle donne ha subito nel corso della sua vita una o più forme di molestie sessuali, mentre il 33% delle donne subisce violenze fisiche e/o sessuali fin dai 15 anni di età; che una vita priva di violenze è una condizione essenziale per la piena partecipazione alla società ed è necessario introdurre misure rigorose per combattere la violenza contro le donne;

K.     considerando che la prostituzione forzata è una forma di violenza che colpisce soprattutto le donne più vulnerabili, è legata principalmente alle reti della criminalità organizzata e alla tratta di esseri umani ed è un ostacolo alla parità tra donne e uomini;

L.     considerando che le donne, a causa delle strutture tradizionali e dei disincentivi fiscali, hanno finito per costituire una fonte di reddito secondaria, status che si traduce in segregazione verticale e orizzontale sul mercato del lavoro, periodi di interruzione dell'attività professionale e disparità retributiva fondata sul genere; che inoltre il lavoro domestico, di cura e di assistenza ai bambini, agli anziani e ad altre persone a carico non remunerato è svolto molto più spesso dalle donne, alle quali resta pertanto meno tempo a disposizione per intraprendere un'attività lavorativa retribuita, il che a sua volta porta a percepire una pensione considerevolmente più bassa – ragion per cui la conciliazione tra vita professionale e familiare (anche per contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020) dovrebbe continuare a essere sostenuta da provvedimenti concreti, prevedendo in particolare un maggiore coinvolgimento degli uomini;

M.    considerando che il tasso di occupazione femminile è pari al 63% o al 53,5% se l'occupazione è misurata in termini di posizioni equivalenti a tempo pieno(28); che il divario retributivo di genere si attesta al 16,4%, mentre quello pensionistico di genere ammonta mediamente al 39%; che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non sempre si traduce in ruoli di influenza, posizioni di potere e ruoli decisionali, che sono ricoperti prevalentemente dagli uomini, il che limita la possibilità delle donne di esercitare influenza ed è segno di deficit democratico nel processo decisionale, dato che le donne costituiscono metà della popolazione; che la promozione dell'uguaglianza di genere va oltre il divieto di discriminazione sulla base del genere e che le misure positive a favore delle donne si sono dimostrate fondamentali per il pieno inserimento di queste ultime nel mercato del lavoro, nel processo decisionale politico ed economico e nella società in generale; che l'esclusione delle donne dalle posizioni di potere e dagli organi decisionali si ripercuote negativamente sulla loro capacità di influenzare sia il loro stesso sviluppo e la loro stessa emancipazione che lo sviluppo della società;

N.     considerando le quote di genere e le liste chiuse nel processo decisionale politico si sono rivelate estremamente efficaci nel contrastare la discriminazione e gli squilibri di potere legati al genere, come pure nel migliorare la rappresentanza democratica negli organi decisionali politici;

O.     considerando che la mancata promozione di politiche finalizzate all'equilibrio tra vita professionale e privata, l'insufficiente promozione di un orario di lavoro flessibile, specialmente per gli uomini, nonché il basso tasso di utilizzo del congedo parentale e di paternità rappresentano ostacoli considerevoli per l'indipendenza economica delle donne e per l'equa divisione delle responsabilità familiari e domestiche;

P.     considerando che la povertà in Europa ha troppo spesso il volto di una donna, tra cui in particolare quello di madri single, donne con disabilità, donne giovani e meno giovani, donne migranti e donne appartenenti a minoranze etniche, le quali sono tutte colpite dalla povertà e dall'esclusione sociale, situazione inasprita ulteriormente dalla crisi e da specifiche misure di austerità, che non dovrebbero giustificare un minore impegno a favore dell'uguaglianza, nonché da lavori precari e a tempo parziale, dalla riduzione di salari e pensioni, dalla difficoltà di accedere ai servizi sociali e sanitari di base e dal fatto che sono soprattutto i posti di lavoro nel settore pubblico e i servizi nel campo dell'assistenza a essere soggetti a tagli, situazione che rende la prospettiva dell'uguaglianza di genere ancora più importante;

Q.     considerando che le donne delle zone rurali sono maggiormente colpite dalle discriminazioni multiple e dagli stereotipi di genere rispetto a quelle delle zone urbane e che il tasso di occupazione delle prime è molto più basso rispetto a quello delle donne che vivono nelle città; che le zone rurali risentono dell'assenza di opportunità di lavoro di elevata qualità; che, inoltre, molte donne non risultano essere mai attive nel mercato del lavoro ufficiale e pertanto non sono né iscritte ai centri per l'impiego né prese in considerazione nelle statistiche sulla disoccupazione, con conseguenti problemi finanziari e giuridici specifici per quanto riguarda l'accesso ai congedi di maternità e di malattia, l'acquisizione di diritti pensionistici e l'accesso alla sicurezza sociale, nonché difficoltà in caso di divorzio;

R.     considerando che i tradizionali ruoli e stereotipi di genere influenzano ancora profondamente la ripartizione dei compiti in famiglia, nell'istruzione, nella carriera professionale, nel lavoro e nella società in generale;

S.     considerando che gli stereotipi di genere e le strutture tradizionali incidono negativamente sulla salute e sull'accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, i quali sono diritti umani fondamentali e pertanto non dovrebbero mai essere limitati; che il diritto a esercitare il controllo sul proprio corpo e il diritto all'autodeterminazione sono condizioni imprescindibili per l'uguaglianza universale;

T.     considerando che nel mondo una coppia su sei ha problemi di infertilità di qualche tipo; che la Commissione dovrebbe proporre una nuova analisi comparativa della fecondazione medicalmente assistita nell'UE visto che lo studio del 2008 (SANCO/2008/C6/051), che all'epoca aveva messo in luce le significative disuguaglianze nell'accesso alle cure per la fertilità, risulta ormai datato;

U.     considerando che esistono ancora istituti di istruzione che applicano la segregazione dei sessi e che spesso i materiali didattici contengono stereotipi che contribuiscono a perpetuare la separazione dei ruoli tradizionali attribuiti a ragazze e ragazzi, il che si ripercuote negativamente sulle loro possibilità di scelta; che tali modelli vengono ulteriormente rafforzati soprattutto dalle rappresentazioni e dall'immagine delle donne diffuse dai mezzi di comunicazione, dal materiale disponibile su Internet e dalla pubblicità;

V.     considerando che oggi i transgender sono frequentemente vittime di discriminazione, molestie e violenze nell'UE a causa della loro identità o espressione di genere;

W.    considerando che l'Unione ha una responsabilità e funge anche da modello per quanto concerne l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne, che dovrebbero diventare un elemento fondamentale delle sue azioni esterne; che l'uguaglianza di genere, la lotta contro la violenza basata sul genere e l'emancipazione femminile sono essenziali per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo internazionali e per il successo delle politiche dell'UE in materia di affari esteri, cooperazione allo sviluppo e commercio internazionale; che le donne non solo sono più vulnerabili agli effetti dell'energia, dell'ambiente e del cambiamento climatico, ma sono anche attori efficienti rispetto alle strategie di mitigazione e adattamento, nonché motore per un modello di crescita equo e sostenibile;

X.     considerando che i meccanismi istituzionali costituiscono una base necessaria per la realizzazione dell'uguaglianza di genere; che tale uguaglianza deve anche essere considerata un importante aspetto trasversale di tutti i settori politici dell'UE e degli Stati membri, assieme ai concetti di integrazione della dimensione di genere, bilancio di genere e valutazione d'impatto di genere;

Y.     considerando che i dati disaggregati per genere costituiscono uno strumento essenziale per realizzare un reale progresso e valutare efficacemente i risultati;

Z.     considerando che negli ultimi anni i movimenti contrari all'uguaglianza di genere hanno ottenuto consensi pubblici in vari Stati membri e hanno tentato di rafforzare i tradizionali ruoli di genere, mettendo in discussione i successi raggiunti finora in materia di uguaglianza di genere;

Aa.   considerando che le sfide in atto e l'esperienza acquisita hanno dimostrato che la mancanza di coerenza strategica fra i vari settori ha impedito di realizzare l'uguaglianza di genere in passato, e che è necessario destinare risorse adeguate e giungere a un coordinamento, una diffusione e una promozione migliori dei diritti delle donne, alla luce delle diverse realtà;

Raccomandazioni generali

1.      invita la Commissione a elaborare e adottare una nuova strategia specifica per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere in Europa, che miri a creare pari opportunità e si basi sui settori prioritari della strategia precedente, nell'ottica di porre fine a tutte le forme di discriminazione a cui le donne sono esposte nel mercato del lavoro per quanto riguarda retribuzioni, pensioni, processo decisionale, accesso a beni e servizi e conciliazione tra vita familiare e professionale, come pure a tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, nonché al fine di eliminare le strutture e le pratiche discriminatorie connesse al genere; sottolinea che la nuova strategia per i diritti delle donne e la parità di genere deve tenere debitamente conto delle forme multiple e intersettoriali di discriminazione di cui all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che trovano origine in fattori comuni ma hanno conseguenze diverse sulle donne, e prevedere azioni specifiche per rafforzare i diritti di diversi gruppi di donne, tra cui le donne con disabilità, le donne migranti e appartenenti a minoranze etniche, le donne rom, le donne anziane, le madri sole e le LGBTI;

2.      invita inoltre la Commissione a mettere a punto misure volte a eliminare le discriminazioni nei confronti di tutte le donne nella loro diversità, nel quadro di una strategia più ampia contro la discriminazione e di una tabella di marcia specifica e particolare per le persone LGTBI; a tale proposito, esorta il Consiglio a raggiungere quanto prima una posizione comune sulla proposta di direttiva recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale che, dalla sua approvazione da parte del Parlamento europeo ad aprile 2009, risulta bloccata;

3.      deplora che la strategia per la parità tra uomini e donne 2010-2015 non affronti in modo specifico la questione della disabilità, nonostante il fatto che le donne disabili si trovino spesso in una posizione più svantaggiata rispetto agli uomini con disabilità e siano maggiormente esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale; invita pertanto la Commissione a rispondere alle esigenze delle donne con disabilità per assicurare una loro maggiore partecipazione al mercato del lavoro; si rammarica in questo contesto che la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 non comprenda nemmeno una prospettiva di genere integrata o un capitolo separato sulle politiche in materia di disabilità specifiche di genere;

4.      invita la Commissione a coinvolgere in maniera strutturata la società civile e le parti sociali nell'elaborazione e nella valutazione continua della strategia;

5       chiede agli Stati membri di rafforzare e far rispettare il pieno esercizio della contrattazione collettiva nei settori privato e pubblico, quale strumento indispensabile per la regolamentazione dei rapporti di lavoro, la lotta alle discriminazioni salariali e la promozione dell'uguaglianza;

6.      invita la Commissione, nel valutare l'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, a tenere conto dei casi di discriminazione;

7.      invita la Commissione a chiarire il ruolo che auspica sia svolto dall'UE nel mondo e in cooperazione con gli Stati membri, incluse le rispettive autorità competenti, per quanto riguarda la promozione della parità di genere, sia all'interno che all'esterno dei confini dell'Unione, e a perseguire tali obiettivi sia attraverso il concetto di integrazione della dimensione di genere in tutti i settori, sia attraverso singole misure mirate e concrete; sottolinea che è necessario integrare la prospettiva di genere e la lotta contro la violenza di genere nella politica esterna, nella politica di cooperazione allo sviluppo e nella politica di commercio internazionale dell'UE, assicurando al contempo le risorse umane e gli strumenti finanziari necessari;

8.      si rammarica ancora una volta del fatto che la strategia Europa 2020 non includa una soddisfacente prospettiva di genere e, pertanto, invita la Commissione e il Consiglio a provvedere all'integrazione dell'uguaglianza di genere in tutti i programmi e in tutte le azioni e le iniziative intraprese nel quadro di detta strategia e a introdurre nella strategia un pilastro specifico per la parità tra donne e uomini, a considerare gli obiettivi della futura strategia come una componente del semestre europeo e a includere una prospettiva di genere nelle raccomandazioni specifiche per paese e nell'analisi annuale della crescita;

9.      invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere, analizzare e pubblicare dati statistici affidabili e disaggregati per genere e indicatori della parità di genere in tutti gli ambiti strategici e a tutti i livelli di governance, basandosi sul lavoro svolto dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali, nell'ottica di valutare la concezione e l'applicazione delle strategie per l'uguaglianza di genere nell'Unione e negli Stati membri, aggiornare dette strategie e valutare l'applicazione dell'integrazione delle tematiche di genere in tutte le pertinenti politiche nazionali e dell'UE e, ove possibile, a disaggregare ulteriormente tali dati sulla base dell'origine razziale o etnica, della religione o del credo e della disabilità, al fine di consentire un'analisi intersettoriale per tutti gli ambiti strategici, documentando così le forme multiple di discriminazione di cui sono vittima determinati gruppi di donne; incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad avviare valutazioni d'impatto delle politiche degli Stati membri sul genere, specialmente nell'ambito di proposte di riforma del lavoro e delle pensioni;

10.    invita la Commissione a elaborare la strategia sotto forma di piano d'azione concreto, con una chiara definizione delle parti interessate responsabili, garantendo che tenga conto in particolare delle specifiche raccomandazioni formulate in appresso per quanto riguarda i seguenti settori: violenza nei confronti delle donne; lavoro e orari; partecipazione delle donne ai processi di gestione e decisione; risorse finanziarie; salute; sapere, istruzione e mezzi di comunicazione; situazione a livello globale; meccanismi istituzionali e integrazione della dimensione di genere; sottolinea la necessità di proporre, laddove applicabile e rispettando appieno le competenze dell'UE, soluzioni legislative per rafforzare il quadro giuridico per la parità tra donne e uomini;

Violenza nei confronti delle donne e violenza di genere

11.    ribadisce il suo appello alla Commissione, già lanciato nella risoluzione del 25 febbraio 2014 contenente raccomandazioni in materia di lotta alla violenza contro le donne, affinché presenti una proposta di atto legislativo che preveda un sistema coerente per la raccolta di statistiche e un approccio rafforzato degli Stati membri alla prevenzione e alla repressione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze e della violenza di genere, e che faciliti inoltre l'accesso alla giustizia;

12.    chiede alla Commissione di includere nella futura strategia una definizione di violenza di genere conforme alle disposizioni della direttiva 2012/29/UE e di presentare quanto prima una strategia globale in materia di violenza contro donne e ragazze e violenza di genere che contenga un atto legislativo vincolante; invita il Consiglio ad attivare la "clausola passerella" e ad adottare una decisione unanime che inserisca la violenza di genere fra i reati elencati all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE;

13.    invita la Commissione a valutare la possibilità che l'Unione aderisca alla Convenzione di Istanbul e ad avviare tale procedura quanto prima, nonché a promuovere, attraverso la nuova strategia, la ratifica della convenzione di Istanbul da parte degli Stati membri e ad adoperarsi attivamente per combattere la violenza contro le donne e le ragazze; chiede agli Stati membri di firmare e ratificare quanto prima la Convenzione di Istanbul;

14.    invita nuovamente la Commissione a dichiarare il 2016 Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne, un anno durante il quale occorre dare priorità alla promozione di strategie lungimiranti ed efficaci per ridurre significativamente la violenza contro donne e ragazze;

15.    invita l'UE a sostenere gli Stati membri nell'elaborazione di campagne e strategie contro le molestie quotidiane ai danni delle donne nei luoghi pubblici e a garantire lo scambio delle migliori pratiche tra i diversi Stati membri;

16.    ritiene che sia assolutamente necessario continuare a monitorare il recepimento e l'attuazione della direttiva che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, del regolamento sul riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile e della direttiva sull'ordine di protezione europeo fino al 2015 e oltre;

17.    chiede alla Commissione di includere nella strategia campagne di "tolleranza zero" e di appoggiare gli Stati membri nel sensibilizzare maggiormente la società alla problematica della violenza contro le donne e nella promozione di campagne di sensibilizzazione annuali sulle cause della violenza e degli abusi, nonché sulla prevenzione, l'accesso alla giustizia e il sostegno alle vittime; sottolinea l'importanza di includere l'intera società, in particolare gli uomini e, più specificamente, i ragazzi, nella lotta alla violenza contro le donne; esorta altresì la Commissione a dare seguito alle sue iniziative nell'ambito della lotta alle mutilazioni genitali femminili;

18.    sottolinea che, per combattere in modo efficace la violenza contro le donne e l'impunità, occorre cambiare l'atteggiamento nei confronti di donne e ragazze nella società, laddove troppo spesso le donne sono rappresentate in ruoli subordinati e la violenza nei loro confronti è troppo spesso tollerata o sottovalutata; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nelle loro azioni finalizzate a prevenire e combattere la violenza nelle sue molteplici forme e cause e a proteggere le donne vittime di abusi, nonché ad adottare da un lato misure specifiche per ciascuno dei diversi aspetti, come un maggiore appoggio ai centri di accoglienza delle donne e alle organizzazioni di sostegno alle donne vittime della violenza di genere, e dall'altro misure preventive, come la lotta agli stereotipi di genere e ai comportamenti socio-culturali discriminatori già in tenera età e l'imposizione di pene agli aggressori;

19.    rileva che la femminilizzazione della povertà può avere come conseguenza un aumento della tratta delle donne, dello sfruttamento sessuale e della prostituzione forzata, nonché una maggiore dipendenza finanziaria delle donne; invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare i motivi che spingono le donne a prostituirsi e le modalità per scoraggiare la domanda; sottolinea l'importanza di programmi per l'abbandono della prostituzione;

20.    sottolinea l'importanza di una formazione sistematica del personale qualificato incaricato dell'assistenza alle donne vittima di violenza fisica, sessuale o psicologica; ritiene che tale formazione sia indispensabile per gli operatori di prima e di seconda linea, compresi i servizi sociali di emergenza e i servizi in ambito medico, della protezione civile e del mantenimento dell'ordine;

21.    invita gli Stati membri a dare piena attuazione alla direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani ed esorta la Commissione a valutarne e monitorarne l'attuazione e a identificare le migliori pratiche che gli Stati membri dovrebbero condividere nell'ottica dell'adozione di una nuova strategia di lotta alla tratta degli esseri umani una volta che quella attuale giungerà a scadenza nel 2016, garantendo che tale nuova strategia includa una prospettiva di genere e conferisca priorità ai diritti delle vittime della tratta, prevedendo un pilastro specifico dedicato alla tratta ai fini di sfruttamento sessuale e prestando particolare attenzione ai nuovi metodi delle tratta che si stanno sviluppando in seguito alla soppressione di altri metodi più consolidati, nonché ad assicurare che tutte le politiche, i bilanci e i risultati degli Stati membri legati all'elaborazione della strategia siano trasparenti e accessibili;

22.    invita la Commissione ad assistere gli Stati membri garantendo che le vittime di atti persecutori (stalking), quando si spostano da uno Stato membro all'altro, possano beneficiare della tutela prevista dalle attuali misure quali l'ordine di protezione europeo, il regolamento sul riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile e la direttiva dell'UE sulle vittime, nonché a valutare ulteriori misure per migliorare la protezione delle vittime di stalking, considerando che i dati indicano che il 18% delle donne nell'UE è stato vittima di stalking dall'età di 15 anni e che una vittima su cinque ha affermato che tali comportamenti abusivi sono durati due o più anni(29);

23.    invita la Commissione ad assistere le autorità competenti degli Stati membri nell'elaborazione dei rispettivi programmi d'azione in materia di parità di genere e a prestare particolare attenzione alle nuove forme di violenza contro le donne e le ragazze quali le molestie on-line (cyber harassment), le persecuzioni on-line (cyber stalking)(30) e il bullismo online (cyber bullying), nonché a realizzare valutazioni continue; sottolinea altresì, in tale contesto, l'importanza di una stretta cooperazione con la società civile, al fine di individuare i settori problematici in una fase precoce e contrastarli in modo più efficace.

24.    invita la Commissione a provvedere affinché gli Stati membri consentano il pieno riconoscimento giuridico del genere preferito da una persona, inclusi il cambio del nome di battesimo, del numero di previdenza sociale e di altri indicatori del genere sui documenti di identità;

25.    esorta nuovamente la Commissione a istituire quanto prima, presso l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, un osservatorio europeo della violenza contro le donne, diretto da un coordinatore europeo in materia di prevenzione della violenza contro donne e ragazze;

Lavoro e orari

26.    invita la Commissione a prestare particolare attenzione, nella nuova strategia, alle diverse possibilità di conciliazione tra vita familiare e professionale; deplora a tal riguardo la situazione di stallo in cui si trovano i negoziati per l'adozione della direttiva sulla tutela della maternità, ribadendo la sua piena disponibilità a cooperare; nel frattempo, invita gli Stati membri a garantire la protezione dei diritti relativi alla maternità, ad adottare misure per impedire il licenziamento ingiusto delle lavoratrici durante la gravidanza e a proteggere donne e uomini con responsabilità familiari da ingiusto licenziamento;

27.    richiama l'attenzione sul fatto che, nonostante i finanziamenti disponibili a livello dell'Unione, alcuni Stati membri hanno operato tagli di bilancio che si stanno ripercuotendo sulla disponibilità, sulla qualità e sui costi dei servizi di assistenza all'infanzia, pregiudicando così la conciliazione tra vita familiare e professionale, con conseguenze negative in particolare per le donne; esorta la Commissione a monitorare il conseguimento degli obiettivi di Barcellona e a continuare a sostenere gli Stati membri nella creazione di strutture per l'infanzia di elevata qualità, a prezzi accessibili e con orari di apertura adeguati, nonché a sviluppare successivamente nuovi obiettivi nel campo delle strutture di custodia dei bambini; sottolinea in questo contesto l'importanza di aumentare la disponibilità, la qualità e l'accessibilità dei servizi di cura e assistenza a prezzi accessibili per bambini, anziani e persone che necessitano di cure speciali, inclusa l'assistenza delle persone a carico, garantendo che la disponibilità di detti servizi sia compatibile con gli orari di lavoro a tempo pieno sia delle donne che degli uomini; osserva che il miglioramento dei servizi di asili nido e scuola materna dipende non solo dalle politiche pubbliche necessarie, ma anche da incentivi alle imprese affinché propongano simili soluzioni;

28.    sottolinea l'importanza di modalità di lavoro flessibili per la conciliazione tra vita familiare e professionale per le donne e gli uomini, purché il lavoratore compia la sua scelta liberamente, e incarica la Commissione di incentivare e coordinare lo scambio delle migliori pratiche; sottolinea in questo contesto la necessità di condurre campagne di sensibilizzazione per quanto riguarda l'equa suddivisione dei lavori domestici e dei compiti di assistenza e cura, di migliorare gli investimenti nelle infrastrutture di assistenza, di incoraggiare la partecipazione degli uomini e di introdurre un congedo di paternità di almeno 10 giorni, nonché di garantire la possibilità per entrambi i genitori di usufruire di un congedo parentale, ma prevedendo forti incentivi per i padri, come un congedo parentale non trasferibile; sottolinea che il congedo parentale paritario arreca benefici a tutti i componenti di una famiglia e può fungere da incentivo per ridurre la discriminazione a esso associata;

29.    invita ad adottare i provvedimenti necessari per favorire maggiori tassi di occupazione tra le donne, come servizi di custodia dei bambini e di assistenza a prezzi accessibili, adeguati regimi di congedo di maternità, di paternità e parentale, nonché la flessibilità dell'orario e del luogo di lavoro; sottolinea l'importanza di condizioni di lavoro buone e sicure per la conciliazione tra vita professionale e privata per le donne e gli uomini e invita la Commissione a incentivare e coordinare il rafforzamento dei diritti dei lavoratori per una maggiore uguaglianza di genere; pone in evidenza che il miglioramento dell'equilibrio tra vita familiare, privata e professionale è un elemento importante per la ripresa economica, la demografia sostenibile e il benessere personale e sociale e osserva che la partecipazione paritaria di uomini e donne al mercato del lavoro potrebbe accrescere significativamente il potenziale economico dell'Unione, confermando al contempo la sua natura equa e inclusiva; segnala che, secondo le proiezioni dell'OCSE, la totale convergenza dei tassi di partecipazione si tradurrebbe in un aumento del 12,4 % del PIL pro capite entro il 2030; precisa che, sebbene il lavoro a tempo parziale, svolto prevalentemente da donne, può agevolare la conciliazione tra vita familiare e professionale, è altrettanto vero che esso comporta minori possibilità di carriera, retribuzioni e pensioni più basse, sottoutilizzo del capitale umano e, pertanto, minore crescita economica e prosperità;

30.    sottolinea l'importanza di invitare l'EIGE a una raccolta di dati esaurienti suddivisi per genere relativamente alla ripartizione del tempo dedicato al lavoro domestico e ai compiti di assistenza e cura e al tempo libero, con l'obiettivo di effettuare valutazioni periodiche;

31.    raccomanda, dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese più complete per quanto concerne le famiglie monoparentali e genitorialità LGBT;

32.    invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la voce delle donne nel dialogo sociale e la rappresentanza delle donne nei sindacati in tutti i settori;

33.    esorta la Commissione, nel quadro della strategia, a incoraggiare gli Stati membri a ratificare la convenzione n. 189 dell'Organizzazione internazionale del lavoro al fine di rafforzare i diritti di coloro che si occupano di lavori domestici e assistenza in Europa;

34.    invita la Commissione a sostenere le autorità competenti degli Stati membri nella creazione di incentivi per i datori di lavoro affinché trasformino il lavoro informale in lavoro regolare; mette in evidenza gli elevati livelli di lavoro non dichiarato ravvisabili soprattutto nei settori con una prevalenza di lavoro femminile, come il lavoro domestico presso privati; esorta gli Stati membri a contrastare il lavoro precario e il lavoro non dichiarato delle donne in quanto fenomeno che contribuisce alla piena deregolamentazione delle strutture retributive delle lavoratrici determinando un aumento della povertà femminile, in particolare in età avanzata, con un impatto negativo sulla sicurezza sociale delle donne e sui livelli di PIL dell'UE, nonché a garantire un'adeguata protezione sociale a tutti i lavoratori; chiede la rapida creazione di una piattaforma europea nell'ottica di evitare e scoraggiare il lavoro sommerso in modo più efficace;

35.    sottolinea che la femminilizzazione della povertà è il risultato di diversi fattori, tra cui l'interruzione di carriera delle donne, il divario retributivo (16,4 %) e pensionistico (39 %) tra uomini e donne, le disuguaglianze di genere nella progressione di carriera, il fatto che le donne siano spesso impiegate con contratti atipici (ad esempio il part-time forzato, i contratti interinali o "a zero ore"), la mancanza di uno status previdenziale per le persone che assistono il coniuge che svolge una libera professione e la povertà delle famiglie monoparentali con una donna come capofamiglia; sottolinea che una riduzione dei livelli di povertà per 20 milioni di persone entro il 2020 può essere conseguita mediante politiche di lotta alla povertà e alla discriminazione basate sull'integrazione della dimensione di genere, programmi d'azione che dedichino particolare attenzione alle donne svantaggiate e siano sostenuti da azioni dirette a contrastare la povertà femminile, nonché il miglioramento delle condizioni lavorative nei settori caratterizzati da redditi bassi, in cui le donne sono sovrarappresentate; sottolinea che la discriminazione multipla che le donne si trovano a dover affrontare sulla base della disabilità, dell'origine etnica e razziale, dello status socioeconomico, dell'identità di genere e di altri fattori contribuisce alla femminilizzazione della povertà; evidenzia l'importanza di monitorare gli effetti di genere che l'imposizione fiscale e i modelli di orario lavorativo hanno sulle donne e sulle famiglie;

36.    si attende che la Commissione adotti tutte le misure a sua disposizione per garantire la piena attuazione delle direttive dell'UE sulla parità di trattamento tra uomini e donne, anche ad opera delle parti sociali che partecipano ai negoziati sugli accordi collettivi, nonché per favorire il dialogo con le parti sociali onde valutare questioni come la trasparenza retributiva e le condizioni per i contratti di lavoro a orario parziale o a tempo determinato per le donne, incoraggiando altresì la partecipazione femminile ai settori "verdi" e innovativi; sottolinea che le pensioni sono un fattore importante nel determinare l'indipendenza economica dei loro beneficiari e che i divari pensionistici rispecchiano gli svantaggi accumulati di una carriera trascorsa in un mercato del lavoro discriminatorio sul piano del genere; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare opportune misure volte a ridurre il divario pensionistico legato al genere, conseguenza diretta dell'analogo divario retributivo, nonché a valutare l'impatto dei sistemi pensionistici sulle donne, con particolare attenzione ai contratti a tempo parziale e atipici;

37.    sottolinea l'importanza di sensibilizzare al concetto di titolarità condivisa a livello di Unione europea al fine di assicurare il pieno riconoscimento dei diritti delle donne nel settore agricolo; esorta la Commissione e gli Stati membri a contribuire alla promozione di una strategia in grado di comportare la creazione di posti di lavoro per le donne delle zone rurali e, implicitamente, di garantire pensioni dignitose per le donne nell'UE che vivono in condizioni precarie, e chiede un sostegno per gli sforzi politici intesi a rafforzare il ruolo delle donne nell'agricoltura e per la loro rappresentanza adeguata in tutti i forum politici, economici e sociali del settore agricolo;

38.    invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto degli ostacoli socioeconomici incontrati dalle donne in circostanze specifiche, come ad esempio nelle zone rurali, nei settori a prevalenza maschile, in età avanzata, nonché dalle donne con disabilità; sottolinea che la maggiore precarizzazione dell'occupazione femminile rispetto a quella maschile, precarizzazione aggravatasi in ragione della crisi, continua a essere una costante ed esprime preoccupazione circa il numero e la percentuale di donne vittime della povertà lavorativa; ritiene che per favorire il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro occorrono soluzioni politiche multidimensionali, che integrino l'apprendimento permanente, la lotta al lavoro precario e la promozione del lavoro con diritti e prassi differenziate di organizzazione del lavoro; chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare una prospettiva di genere in tutti i programmi per la creazione di occupazione, creando posti di lavoro di elevata qualità conformemente all'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso;

39.    sottolinea che la crescita economica e la competitività dell'Unione dipendono dalla riduzione del divario esistente tra il livello di istruzione delle donne (che rappresentano il 60 % dei laureati in Europa) e la loro partecipazione e posizione sul mercato del lavoro; evidenzia la necessità di contrastare tutti i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, come la segregazione che limita l'occupazione femminile a certi settori ed esclude le donne dai livelli più elevati della gerarchia aziendale; pone in risalto che la vigente legislazione, caratterizzata da azioni positive in particolare nel settore pubblico di alcuni Stati membri, ha migliorato la parità di genere a livello di primo impiego ma che è necessario estenderla a tutti i livelli di carriera;

Partecipazione ai processi decisionali e imprenditoria femminile

40.    precisa che l'aumento di gran lunga maggiore della proporzione di donne nei consigli di amministrazione è stato registrato nei paesi che hanno già adottato una legislazione di quote obbligatorie e che negli Stati membri in cui non sono state adottate misure vincolanti le imprese sono ancora ben lungi dall'aver conseguito un equilibrio di genere accettabile; sottolinea la necessità di favorire procedure trasparenti nella nomina delle donne a membri non esecutivi dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa; incoraggia i settori pubblico e privato a prevedere regimi volontari per la promozione delle donne a posizioni dirigenziali; invita la Commissione a includere nella strategia provvedimenti concreti per promuovere la parità di rappresentanza di donne e uomini nelle posizioni dirigenziali e a sostenere il Consiglio durante i negoziati per l'adozione della direttiva sul miglioramento dell'equilibrio di genere negli organi non esecutivi; invita il Consiglio a raggiungere quanto prima una posizione comune sulla presente proposta di direttiva;

41.    invita la Commissione a creare incentivi per gli Stati membri affinché garantiscano una più equilibrata rappresentanza delle donne e degli uomini nei consigli comunali e regionali, così come nei parlamenti nazionali e nel Parlamento europeo, e sottolinea al riguardo l'importanza di liste elettorali paritarie guidate di volta in volta da un uomo e da una donna; sottolinea l'importanza delle quote per rafforzare la presenza femminile nei processi decisionali politici; invita tutte le istituzioni dell'UE ad adottare misure interne per rafforzare l'uguaglianza nell'ambito dei propri organi decisionali, proponendo candidati sia femminili che maschili per incarichi di alto livello nell'UE; ritiene che l'uguaglianza debba costituire un obbligo per la Commissione e che la nomina della Commissione sulla base dell'uguaglianza sia un importante indicatore del futuro lavoro in materia;

42.    richiama l'attenzione sull'attuale squilibrio nella partecipazione delle donne e degli uomini ai processi decisionali nella politica, nell'amministrazione e in economia e sul fatto che gli ostacoli alla partecipazione femminile possono essere imputati a una combinazione di discriminazione in base al sesso e comportamenti stereotipati che tendono a persistere in seno alle imprese, alla politica e alla società; fa notare che, pur rappresentando il 60 % dei nuovi laureati, le donne sono sottorappresentate in settori come la scienza e la ricerca; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sensibilizzare le donne alle possibilità di formazione in tale ambito e di garantire loro le stesse opportunità che hanno gli uomini di accedere alla professione e di farvi carriera; rileva che il percorso professionale delle donne non presenta in generale progressi significativi; invita gli Stati membri a incoraggiare e sostenere le donne affinché intraprendano carriere professionali brillanti, anche mediante azioni positive quali programmi di networking e di tutoraggio, nonché creando condizioni adeguate e garantendo le stesse opportunità degli uomini a tutte le età in termini di formazione, avanzamento, riqualificazione e aggiornamento; sottolinea l'importanza delle politiche destinate a garantire la parità di genere sul lavoro, che riconoscano le possibili vulnerabilità delle donne nelle professioni dirigenziali, e la necessità che la Commissione promuova politiche contro le molestie sul luogo di lavoro(31);

43.    sottolinea che, pur rappresentando il 52% della popolazione totale europea, le donne sono soltanto un terzo dei lavoratori autonomi o di coloro che fanno impresa nell'UE; pone l'accento sull'importanza dei programmi di sostegno per le donne nel mondo dell'impresa e per quelle nel mondo scientifico e accademico ed esorta l'UE a sostenere in maniera più concreta tali programmi; invita la Commissione a condurre analisi e formulare proposte sul modo in cui le donne possono essere incentivate a fare impresa; sottolinea che le potenziali imprenditrici, scienziate e docenti universitarie devono essere a conoscenza dei programmai di sostegno e delle possibilità di finanziamento; invita gli Stati membri a favorire misure e azioni di assistenza e consulenza per le donne che decidano di diventare imprenditrici e a incoraggiare l'imprenditorialità femminile, ad agevolare l'accesso al credito e a ridurre la burocrazia e altri ostacoli alle nuove imprese create da donne;

Risorse finanziarie

44.    richiama l'attenzione sul persistente divario retributivo di genere che è rimasto pressoché immutato negli ultimi anni; sottolinea che tale divario retributivo deriva dall'insufficiente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, dalla segregazione verticale e orizzontale e dal fatto che i settori in cui le donne sono sovrarappresentate presentano spesso retribuzioni inferiori; invita la Commissione a monitorare l'attuazione della direttiva 2006/54/UE e a presentare provvedimenti specifici, legislativi e non legislativi, che tengano conto delle differenze retributive strutturali al fine di garantire trasparenza retributiva e a imporre sanzioni, riducendo in tal modo il divario retributivo legato al genere, nonché a presentare una relazione annuale sui progressi compiuti in tal senso; incoraggia gli Stati membri a riconoscere le potenzialità insite nella recente direttiva sugli appalti pubblici quale strumento per promuovere e rafforzare la politica di integrazione della dimensione di genere, prendendo in considerazione la possibilità di stabilire requisiti basati sulla legislazione nazionale vigente in materia di parità di trattamento e uguaglianza di genere, quali prerequisiti per gli appalti pubblici, se del caso; invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare se le clausole sociali negli appalti pubblici possano essere utilizzate come strumento potenziale per rafforzare le politiche di inclusione sociale; riconosce che tale idea può essere sviluppata soltanto nel quadro del rispetto del diritto dell'UE in materia di concorrenza;

45.    chiede alla Commissione e agli Stati membri di tenere conto degli sviluppi e dei cambiamenti demografici nelle dimensioni e nella composizione dei nuclei familiari in sede di definizione delle loro politiche di bilancio, dei regimi di previdenza sociale e dei servizi pubblici;

46.    invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nella lotta alla povertà, che colpisce soprattutto le madri sole e che si è ulteriormente aggravata a causa della crisi, traducendosi in una maggiore emarginazione sociale;

47.    invita la Commissione ad aiutare gli Stati membri a utilizzare maggiormente i Fondi strutturali per investire nei servizi pubblici per l'infanzia e nell'assistenza agli anziani, quale strategia di base per accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro;

48.    ribadisce che la direttiva 2006/54/CE, nella sua forma attuale, non è sufficientemente efficace per affrontare il divario retributivo legato al genere e per raggiungere l'obiettivo della parità di genere in materia di occupazione; esorta la Commissione a rivedere quanto prima la presente direttiva;

49.    ritiene che le politiche e gli strumenti per la lotta alla disoccupazione giovanile, quali la Garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, debbano rispondere alle esigenze specifiche dei ragazzi e delle ragazze per permettere loro di entrare nel mercato lavoro; osserva che il tasso di giovani donne né occupate né iscritte a corsi di istruzione o formazione (NEET) è superiore a quello degli uomini; chiede altresì la raccolta di dati disaggregati per genere nell'ambito della disoccupazione giovanile, in modo che possano essere messe a punto politiche mirate basate su dati concreti;

50.    invita la Commissione a orientare più chiaramente tanto il pacchetto di investimenti deciso nel 2014, quanto la Garanzia per i giovani verso le esigenze particolari e la situazione specifica delle ragazze e delle donne;

51.    sottolinea l'importanza dello scambio di esempi di prassi e iniziative eccellenti al fine di contrastare la tendenza alla dequalificazione delle donne, sviluppandone le competenze o fornire loro una formazione che consenta il reinserimento nel mondo del lavoro dopo essersi dedicate esclusivamente alla cura dei figli e di altre persone a carico; sottolinea inoltre l'importanza di migliorare e agevolare il riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche, onde evitare il sottoutilizzo delle competenze di donne altamente qualificate, il che si verifica abitualmente tra le donne immigrate;

Salute

52.    chiede alla Commissione di sostenere gli Stati membri nel garantire servizi di qualità elevata, geograficamente ben ripartiti e agilmente accessibili nei settori della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, dell'interruzione di gravidanza e della contraccezione sicure e legali, nonché dell'assistenza sanitaria in generale;

53.    esorta la Commissione europea a inserire la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti nella sua prossima strategia sanitaria dell'UE, al fine di garantire l'uguaglianza di genere e integrare le politiche nazionali in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti;

54.    invita gli Stati membri a concentrarsi sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e sulle relative metodologie preventive, nonché sulla prevenzione e la ricerca finalizzate a migliorare la diagnosi precoce di malattie, quali i tumori femminili (al seno, al collo dell'utero e alle ovaie) mediante controlli/check-up (ginecologici) regolari;

55.    rinnova l'invito alla Commissione e all'Organizzazione mondiale della sanità a depennare i disturbi dell'identità di genere dall'elenco dei disturbi mentali e comportamentali e a garantire una riclassificazione non patologizzante in sede di negoziati relativi all'undicesima versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11), nonché a garantire che la diversità di genere nell'infanzia non sia patologizzata;

56.    invita la Commissione, riconoscendo l'importanza dei diritti sessuali e riproduttivi, a creare modelli di prassi eccellenti di educazione sessuale per i giovani di tutta Europa;

57.    sottolinea la necessità che la Commissione proceda a un audit di genere al fine di garantire che le politiche sanitarie dell'Unione e la ricerca finanziata da quest'ultima si incentrino sempre di più sullo stato di salute e la diagnosi sanitaria delle donne;

58.    sottolinea l'importanza di avviare campagne di sensibilizzazione sui sintomi delle malattie specifiche di genere nonché sui ruoli di genere e gli stereotipi che si ripercuotono sulla salute, e invita la Commissione a sostenere finanziariamente i programmi di ricerca che tengano conto delle questioni di genere;

59.    invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a promuovere il sostegno (medico) e a porre fine alla discriminazione nell'accesso al trattamento di fertilità e alla riproduzione assistita; sottolinea altresì, in tale contesto, l'importanza di sostenere l'adozione e il diritto di tutti i bambini di conoscere i propri genitori;

60.    invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per l'attuazione di programmi di educazione sessuale nelle scuole e a garantire consulenza e possibilità di contraccezione ai giovani;

Sapere, istruzione e media

61.    invita la Commissione a creare incentivi per una formazione competente all'utilizzo critico dei media negli Stati membri, che metta in discussione gli stereotipi e le strutture tradizionali, nonché a condividere esempi di prassi eccellenti per verificare la presenza di rappresentazioni stereotipate nei materiali didattici sinora utilizzati; invita la Commissione, a tale proposito, a sostenere programmi di sensibilizzazione in merito agli stereotipi, al sessismo e ai ruoli di genere tradizionali nell'istruzione e sui media, nonché a condurre campagne per la promozione di modelli di ruolo femminili e maschili positivi; sottolinea in questo contesto che la lotta al bullismo e ai pregiudizi nei confronti delle persone LGBTI nelle scuole, sia degli studenti, sia dei genitori o degli insegnanti, deve figurare tra gli sforzi dell'UE per combattere gli stereotipi di genere; sottolinea a tale riguardo l'importanza di una formazione pedagogica attenta alle questioni di genere per gli insegnanti, affinché questi ultimi possano trasmettere chiaramente quali sono i benefici derivanti dalla parità e da una società variegata;

62.    invita gli Stati membri, e in particolare le loro autorità di regolamentazione dei media, a esaminare lo spazio dedicato alle donne, in termini sia quantitativi che qualitativi, e a promuovere un'immagine equilibrata e non stereotipata della donna, che ne rispetti la dignità, la pluralità dei ruoli e l'identità, nonché a garantire che i media audiovisivi commerciali non veicolino la discriminazione sessuale né diano un'immagine vessatoria della donna, con particolare riferimento ai media basati su Internet che sono spesso mirati alle donne e alle ragazze; sottolinea la necessità che gli Stati membri promuovano un maggiore accesso delle donne alle opportunità di lavoro nel mondo dei media e, in particolare, alle strutture decisionali; invita la Commissione a sensibilizzare gli Stati membri rispetto alla necessità che gli organi di informazione pubblici e legittimi fungano da modello nel presentare la diversità; chiede alla Commissione e agli Stati membri di impegnarsi con maggiore convinzione per porre fine agli stereotipi sessisti veicolati dai media e richiama l'attenzione sulle misure importanti contenute nella relazione del Parlamento sull'eliminazione degli stereotipi di genere, approvata nel 2013;

63.    sottolinea il ruolo determinante svolto dall'istruzione e dall'emancipazione nel combattere gli stereotipi di genere e nel porre fine alle discriminazioni basate sul genere, nonché l'impatto positivo sia per le donne sia per la società e l'economia in generale; sottolinea l'estrema importanza di inculcare tali valori fin dalla tenera età e di condurre campagne di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro e a livello dei media, sottolineando il ruolo degli uomini nella promozione della parità, nell'equa suddivisione delle responsabilità familiari e nel conseguimento di un giusto equilibrio tra vita lavorativa e vita privata;

64.    sottolinea che la parità di genere dovrebbe essere un criterio da rispettare in tutti i programmi culturali, di istruzione e di ricerca, finanziati dall'UE e chiede alla Commissione di inserire un settore specifico della ricerca di genere nell'ambito del programma Orizzonte 2020;

65.    incarica la Commissione di condurre uno studio sull'incidenza quotidiana della rappresentazione dei generi nell'opinione pubblica, nei media e negli istituti di istruzione, incentrandosi in particolare sul bullismo nelle scuole, sull'incitamento all'odio e sulla violenza di genere;

66.    invita la Commissione a sostenere campagne e iniziative per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla società, che siano rivolte in particolare alle donne e alle migranti;

67.    chiede alla Commissione di coadiuvare gli Stati membri nella creazione di cattedre per gli studi di genere e la ricerca femminista;

Situazione a livello mondiale

68.    invita la Commissione a garantire che la cooperazione europea allo sviluppo persegua un approccio fondato sui diritti umani, in particolare evidenziando l'uguaglianza di genere, l'emancipazione femminile, la lotta a qualsiasi forma di violenza nei confronti delle donne e l'eliminazione del lavoro minorile; sottolinea che l'accesso universale alla salute, in particolare alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti associati, è un diritto umano fondamentale e pone in evidenza il diritto di accesso su base volontaria ai servizi di pianificazione familiare, tra cui l'assistenza all'aborto sicuro e legale, l'informazione e l'educazione per ridurre la mortalità materna e infantile ed eliminare tutte le forme di violenza di genere, comprese le pratiche della mutilazione genitale femminile, dei matrimoni di minori e di quelli precoci e forzati, del genericidio, della sterilizzazione forzata e dello stupro coniugale;

69.    sottolinea l'assoluta necessità di integrare la dimensione di genere in tutti gli aspetti della programmazione per la sicurezza alimentare, dal momento che in Africa l'agricoltura è praticata per l'80 % dalle donne;

70.    invita la Commissione ad adoperarsi, nell'ambito delle politiche di allargamento e di vicinato, nonché nei settori della cooperazione allo sviluppo e delle relazioni commerciali e diplomatiche, a favore dell'introduzione di una norma che definisca i diritti delle donne come diritti umani e che ne renda obbligatorio il rispetto e parte dei dialoghi strutturati in tutti i partenariati e negoziati bilaterali dell'Unione europea; sottolinea l'importanza di una cooperazione partecipativa con tutte le parti interessate, e in particolare con le organizzazioni per i diritti delle donne e della società civile e le associazioni dei governi locali e regionali, nel quadro della cooperazione allo sviluppo; esorta la Commissione a riconoscere che, dando priorità alle ragazze nello sviluppo globale, si offre un quadro per garantire il rispetto, la promozione e l'adempimento dei diritti umani delle ragazze e chiede di porre la "Dichiarazione delle ragazze" e i suoi obiettivi al centro della strategia dell'UE per la parità di genere dopo il 2015; sottolinea l'importanza delle campagne di informazione e sensibilizzazione nelle comunità in cui vengono praticate le violazioni dei diritti umani basate sul genere;

71.    invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a mettere a punto un piano d'azione basato sulle risoluzioni n. 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; rammenta alla comunità internazionale le necessarie garanzie per le donne e le ragazze, in particolare la protezione contro lo stupro utilizzato come arma di guerra e la prostituzione forzata; condanna fermamente il continuo ricorso alla violenza sessuale contro le donne come arma di guerra; sottolinea la necessità di fare di più per garantire il rispetto del diritto internazionale, la protezione delle vittime, l'accesso al sostegno medico e psicologico per le donne e le ragazze vittime di abusi nei conflitti;

72.    sottolinea che la fornitura di aiuti umanitari da parte dell'UE e dei suoi Stati membri non dovrebbe essere soggetta alle restrizioni imposte da altri partner donatori per quanto riguarda le cure mediche necessarie, ivi compreso l'accesso all'aborto sicuro per le donne e le ragazze vittime di stupro nei conflitti armati;

73.    sottolinea l'importanza di politiche attente alle questioni di genere in materia di asilo e migrazione, del riconoscimento del rischio di mutilazione genitale quale motivo di asilo, nonché dell'elaborazione delle relative linee guida e del coordinamento degli esempi di prassi eccellenti; sottolinea al riguardo l'assoluta necessità di prevedere un diritto di soggiorno individuale, in assenza del quale si creerebbe uno squilibrio di poteri, con particolare riferimento alle donne migranti nei casi di violenza domestica; invita la Commissione a valutare e individuare azioni specifiche che possano garantire il rafforzamento e il pieno rispetto dei diritti delle donne richiedenti asilo nel corso dell'intera procedura di asilo;

74.    invita la Commissione a raccogliere dati specifici per genere ai fini di una valutazione dell'impatto sulle donne delle politiche in materia di clima, ambiente ed energia;

75.    precisa che, sebbene nelle missioni di gestione delle crisi militari e civili in cui interviene l'Unione europea partecipino consulenti di genere, resta da incrementare la partecipazione delle donne nelle operazioni e missioni, a tutti i livelli decisionali, e ai negoziati sui processi di pace e di ricostruzione; insiste sulla necessità di una strategia dedicata in materia di diritti delle donne e delle ragazze e parità di genere per ciascuna missione; ritiene inoltre che uno specifico capitolo sulla parità di genere debba essere saldamente ancorato nel prossimo piano d'azione sui diritti umani del SEAE; sottolinea a tale proposito l'importanza di una collaborazione continuativa e intensa tra la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il SEAE;

Meccanismi istituzionali e integrazione della dimensione di genere

76.    invita la Commissione a promuovere il ricorso all'integrazione della dimensione di genere, al bilancio di genere e alla valutazione dell'impatto di genere in tutti i settori e per ciascuna proposta legislativa, a ogni livello di governance, contribuendo in tal modo al conseguimento di obiettivi specifici in materia di parità; invita la Corte dei conti a integrare la dimensione di genere anche nella valutazione dell'esecuzione del bilancio dell'Unione; chiede agli Stati membri a introdurre analogamente la dimensione di genere nel loro bilancio per analizzare i programmi e le politiche governativi, i loro effetti sull'attribuzione delle risorse e il loro contributo alla parità tra uomini e donne;

77.    invita inoltre la Commissione a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri, le organizzazioni per i diritti della donna e le parti sociali;

78.    sottolinea l'importanza di un adeguato finanziamento degli organismi nazionali per l'uguaglianza di genere e antidiscriminazione; invita la Commissione a monitorare attentamente l'efficacia degli organismi e delle procedure nazionali per la gestione dei reclami riguardo all'attuazione delle direttive in materia di parità di genere; invita a tale proposito anche la Commissione ad appoggiare l'attuazione della Carta europea per la parità delle donne e degli uomini nella vita locale e la continuità delle ONG, in particolare le organizzazioni per i diritti della donna e altre organizzazioni che si occupano di questioni relative all'uguaglianza di genere, tramite un sostegno finanziario adeguato e prevedibile; chiede inoltre alla Commissione di continuare a sostenere finanziariamente il programma Daphne e di non limitarne la visibilità, in modo da consentire soprattutto alle organizzazioni per i diritti delle donne che operano sul terreno negli Stati membri di portare avanti il loro impegno contro la violenza nei confronti delle donne;

79.    evidenzia l'importanza della cooperazione tra Commissione e Parlamento e propone pertanto che il Commissario alla giustizia, ai consumatori e alla parità di genere riferisca ogni anno, in forma orale e scritta, alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere in merito ai progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi stabiliti nella strategia – sia dal punto di vista della Commissione che da quello degli Stati membri, adottando un approccio specifico per paese nella presentazione di relazioni, con informazioni specifiche su ciascuno Stato membro;

80.    invita la Commissione a collaborare con il Parlamento e il Consiglio e a convocare un vertice annuale dell'UE sull'uguaglianza di genere e i diritti delle donne, al fine di verificare i progressi compiuti e rinnovare gli impegni;

81.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

(1)

GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.

(2)

GU L 224 del 6.9.2003, pag. 1.

(3)

GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

(4)

GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.

(5)

GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.

(6)

GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1.

(7)

GU L 68 del 18.3.2010, pag. 13.

(8)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(9)

GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.

(10)

GU C 130 del 30.4.2011, pag. 4.

(11)

Allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011.

(12)

GU C 166 del 3.7.1995, pag. 92.

(13)

GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 247.

(14)

GU C 348 E del 21.12.2010, pag. 11.

(15)

GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 35.

(16)

Testi approvati, P7_TA(2011)0085.

(17)

Testi approvati, P7_TA(2012)0069.

(18)

Testi approvati, P8_TA(2015)0050.

(19)

Testi approvati, P7_TA(2013)0375.

(20)

Testi approvati, P7_TA(2013)0074.

(21)

GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 79.

(22)

Testi approvati, P7_TA(2013)0073.

(23)

Testi approvati, P7_TA(2013)0045.

(24)

Testi approvati, P7_TA(2012)0225.

(25)

Testi approvati, P7_TA(2013)0488.

(26)

Testi approvati, P7_TA(2014)0126.

(27)

Testi approvati, P7_TA(2014)0128.

(28)

Relazione della Commissione sui progressi compiuti in termini di parità tra donne e uomini nel 2012 (SWD(2013)0171), pag. 8.

(29)

Violence against women: an EU-wide survey. Main results - relazione a cura della FRA, pagg. 83-84 e 92-93.

(30)

Violence against women: an EU-wide survey. Main results - relazione a cura della FRA, pag. 87

(31)

"Violenza contro le donne: un'indagine a livello dell'UE". Principali risultati – Relazione a cura della FRA, pag. 96.


MOTIVAZIONE

La presente relazione viene presentata in un momento decisivo a livello europeo e globale: precisamente nel 2015. Quest'anno, nel quadro del ventesimo anniversario dell'approvazione degli obiettivi della Piattaforma d'azione di Pechino e della revisione degli obiettivi di sviluppo del millennio, verranno condotte numerose valutazioni dei progressi compiuti in materia di parità tra donne e uomini in tutto il mondo. In tal senso appare ancora una volta evidente che di fatto la parità tra uomini e donne in tutti gli ambiti della vita progredisce soltanto lentamente. Una conferma viene anche dall'indice sull'uguaglianza di genere dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere che indica un valore medio di 54 punti su 100 possibili per l'UE. Neppure all'interno dell'UE sono stati conseguiti tutti gli obiettivi verso l'equiparazione effettiva dei sessi, che comprendono il diritto all'inviolabilità fisica, a una vita in dignità, a una migliore suddivisione dell'impegno di assistenza e cura, alla piena realizzazione delle doti e delle competenze.

L'obiettivo principale della politica europea sull'uguaglianza di genere per i prossimi cinque anni deve pertanto essere l'elaborazione di strategie efficaci e coerenti, volte ad eliminare tutte le forme di discriminazione nei confronti di donne e uomini nella loro diversità. Le donne e gli uomini europei devono avere la certezza di non essere svantaggiati a causa della loro appartenenza etnica, del ceto sociale, dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere, di eventuali disabilità, della religione, della cittadinanza o dell'età. Vanno inoltre considerati maggiormente le discriminazioni molteplici.

Gli obiettivi di equiparazione, ormai da decenni riconfermati, sono stati compromessi dal perdurare della crisi finanziaria e dalle misure di consolidamento del bilancio. Tale sviluppo potrebbe essere inibito fin dall'inizio con un uso efficace, mirato e sensato dei mezzi e applicando il principio della tematica trasversale di genere nella fase di progettazione dei programmi e con un costante monitoraggio. Le donne non subirebbero allora oneri sproporzionati.

Il relatore ritiene che gli obiettivi economici, sociali e di politica dell'occupazione europei possano essere raggiunti soltanto attraverso la piena realizzazione dell'uguaglianza di genere: la parità deve pertanto essere considerata un obiettivo strategico e universale. Nel contesto della crisi e del rischio permanente di arretramenti, occorre confermare tali obiettivi adottando una nuova strategia della Commissione.

Violenza nei confronti delle donne

La violenza nei confronti delle donne e delle ragazze rappresenta una grave violazione dei diritti umani. È al contempo espressione della disuguaglianza di genere, che ha a sua volta conseguenze sull'effettiva parità. Soltanto chi vive al riparo dalla violenza può prendere parte alla vita della società e contribuire al suo sviluppo. La violenza nei confronti delle donne, nelle sue forme più svariate, dalla violenza domestica e sessuale alla violenza sul luogo di lavoro, fino allo sfruttamento sessuale, alla coercizione alla prostituzione, alla pornografia e alla sterilizzazione forzata, è un fenomeno quotidiano nella nostra società.

•   Una donna su tre nell'UE ha subito violenza psicologica e/o sessuale almeno una volta nella vita dopo i 15 anni.

Il relatore chiede pertanto un intervento deciso dell'Unione europea e ribadisce l'importanza della ratifica della convenzione di Istanbul e l'adozione di un quadro giuridico unitario per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e le ragazze. I giovani e gli uomini devono essere in futuro coinvolti più attivamente nella nuova strategia contro la violenza sulle donne.

Il pacchetto di proposte legislative, volto a disciplinare all'interno dell'UE la protezione transfrontaliera delle vittime di crimini, può essere considerato un grande passo in avanti in materia di lotta alla violenza. Tuttavia, anche in questo campo occorre valutare l'attuazione da parte degli Stati membri.

Lavoro e orari

Negli ultimi anni, le differenze di genere in relazione al lavoro, alla disoccupazione, ai salari e alla povertà si sono ridotte. Tale aspetto dipende però dal peggioramento generale della situazione in seguito ala crisi. La ripartizione per genere viene inoltre dissimulata dall'obiettivo generale della strategia Europa 2020 riguardante la partecipazione al mercato del lavoro del 75% della popolazione attiva.

•   Secondo i dati resi noti dalla Commissione europea, attualmente risulta occupato il 74,2% degli uomini, rispetto al 62,5% delle donne.

Non è stata quindi ancora raggiunta un'effettiva parità sul mercato del lavoro. Con maggiore frequenza le donne lavorano con contratti precari, a tempo determinato o con basse retribuzioni. I sistemi esistenti e gli stereotipi continuano a favorire una marcata segregazione orizzontale e verticale fondata sul genere nel mercato del lavoro e l'attuale differenziale retributivo legato al genere pari al 16,4% conduce a un divario pensionistico del 39% in vecchiaia. Spesso le donne sono occupate a tempo parziale, anche quando vorrebbero un impiego a tempo pieno. Le donne continuano come sempre a occuparsi con maggiore frequenza dei lavori domestici e della cura e assistenza familiare. Di conseguenza hanno meno tempo per cercare altre attività professionali e anche il rientro al lavoro dopo il congedo parentale è spesso molto difficile. Molte strategie di conciliazione tra vita privata e professionale cercano di risolvere il problema con l'esternalizzazione dei compiti di assistenza e cura e dei lavori domestici, che a sua volta può portare allo sfruttamento delle donne nell'area sommersa del mercato del lavoro e a un'etnicizzazione dell'assistenza.

Il relatore invita pertanto la Commissione a valutare obiettivi concreti e sanzioni in materia di riduzione dei divari retributivi legati al genere. Per ottenere un migliore equilibrio tra vita professionale e privata, occorre inoltre prevedere incentivi per gli uomini affinché si impegnino di più nei lavori domestici e nei compiti di assistenza e cura.

Partecipazione delle donne nei processi di gestione e decisione

La possibilità di influire sulle strutture sociali e di modificarle è estremamente limitata, a causa dell'insufficiente partecipazione delle donne nei processi decisionali, conseguenza di soffitti di cristallo (Glass-Ceiling).

•   Attualmente, secondo dati della Commissione europea, nell'UE le donne sono soltanto il 5% degli amministratori delegati.

L'Unione europea dovrebbe pertanto assicurare che le donne siano rappresentate in modo equo nei processi decisionali a livello politico, sociale, ecclesiastico, culturale, mediatico, scientifico e della società civile. Considerando la funzione di modello delle istituzioni europee, il relatore invita la Commissione ad assicurare una rappresentanza paritaria di uomini e donne in tutte le sue istituzioni.

Mediamente nell'UE soltanto il 18,6% dei membri dei consigli d'amministrazione è rappresentato da donne, pertanto si invita il Consiglio ad accelerare i negoziati sulla direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori (COM(2012) 614 def. 2012/0299 (COD)) e come passo successivo estenderlo ai consigli di amministrazione.

Risorse finanziarie

Attualmente si discute sempre più della dimensione femminile della povertà in Europa, eppure purtroppo la società continua a tollerare questa situazione. A causa degli scarsi incentivi fiscali, della sua classificazione come lavoratrice di ripiego, della segregazione, della parità retributiva e dei periodi di interruzioni del lavoro, per le donne la povertà economica nella fase di attività professionale diventa poi povertà nella terza età, che trova riscontro anche nei divari pensionistici legati al genere. Questo rischio è particolarmente elevato per madri nubili, alle quali risulta difficile anche l'accesso alle prestazioni finanziarie come il credito. La crisi ha peggiorato ulteriormente la situazione. I provvedimenti di risparmio introdotti dai governi, il blocco e le decurtazioni dei salari nonché il blocco delle assunzioni e la riduzione del personale nel settore pubblico, le riforme dei sistemi previdenziali, le riduzioni e limitazioni dei servizi di assistenza e a favore delle famiglie e l'aumento delle tariffe per i servizi sovvenzionati dallo Stato, come ad esempio gli asili nido, colpiscono più duramente proprio le donne giovani rispetto agli uomini. L'indipendenza economica delle donne – la premessa indispensabile per un'equiparazione effettiva – e la loro partecipazione alla vita pubblica sono pertanto seriamente minacciate.

Salute

Le attuali tendenze retrograde della società europea si ripercuotono anche sulla salute e sui relativi diritti di uomini e donne. Per poter avere una vita sessuale sicura e responsabile, occorre tuttavia assicurare l'accesso alle informazioni e alla prevenzione, alla contraccezione sicura, efficace e accessibile, all'interruzione di gravidanza e alla sterilizzazione sicure e legali, nonché all'assistenza per le adozioni.

È altresì importante considerare i motivi alla base delle diverse aspettative di vita tra uomini e donne. Una ricerca calibrata ai sessi può contribuire a mettere in evidenza e modificare l'influenza dei ruoli di genere sulla salute.

Sapere, istruzione e mezzi di comunicazione

•   Dalla consultazione delle notizia divulgate nell'UE si desume che solo nel 24% dei casi le persone di cui si parla sono donne.

I ruoli, trasmessi nelle nostre scuole e istituti di formazione attraverso i materiali e i contenuti pedagogici, influenzano non solo la prestazione effettiva, ma anche le decisioni sulle vie da intraprendere. Questi stereotipi vengono addirittura rafforzati dall'immagine stereotipa e dalla rappresentazione sessualizzata della donna nei mezzi di informazione. Se già nella fase di educazione si inizia a esporre la questione dei ruoli e delle strutture tradizionali dei sessi, soltanto allora bambine e bambini avranno le stesse opportunità di avere una vita indipendente e piena.

Al riguardo occorre non solo sostenere le ragazze e le donne in tutte le loro decisioni e carriere, bisogna anche, come si enuncia in Orizzonte 2020, ridurre l'elevato numero di abbandoni scolastici da parte dei ragazzi.

Situazione a livello globale

La strategia dell'equiparazione non è essere soltanto racchiusa su di sé. L'UE ha l'obbligo di sottolineare tale diritto anche nelle relazioni con altri paesi e di sostenerne l'ulteriore avanzamento. Uno studio dell'agenzia UN Women dimostra che come effetto lo sviluppo non sostenibile porta all'aumento delle disparità tra uomini e donne, poiché le ragazze e le donne sono particolarmente colpite dalle crisi economiche, sociali e ambientali. Occorre pertanto esaminare in modo approfondito gli effetti specifici sulle donne.

Occorre intensificare l'azione per mettere al bando e contrastare la violenza sessuale nelle situazioni di crisi, le mutilazioni genitali, i matrimoni precoci e forzati. L'accesso alla proprietà, alle risorse naturali e alla successione ereditaria resta ancora interdetto a molte donne del mondo, così come l'accesso all'istruzione non sempre è considerato normale. Il relatore scorge la possibilità di promuovere l'equiparazione introducendo su spunto dell'UE un apposito parametro nella politica di vicinato e di cooperazione allo sviluppo, negli scambi commerciali e nelle relazioni diplomatiche. Tale parametro deve garantire il rispetto dei diritti delle donne. L'Unione europea deve altresì sostenere attivamente le donne e promuovere la loro partecipazione paritaria ai negoziati di pace e ai processi di democratizzazione.

Meccanismi istituzionali e integrazione della dimensione di genere

Nonostante gli sforzi della Commissione e degli Stati membri, l'integrazione della prospettiva di genere continua a non essere promossa in modo costante e in tutti gli ambiti. L'elaborazione di misure politiche attente alle questioni di genere e dei bilanci dell'Unione e degli Stati membri per mezzo del bilancio di genere e la valutazione degli effetti su uomini e donne consentirebbe di realizzare una politica europea più equa, sociale ed efficace. Una valutazione obbligatoria, con relazioni annuali sui progressi compiuti, potrebbe aiutare le istituzioni europee e gli Stati membri a modificare e migliorare tali misure.


PARERE DI MINORANZA

a norma dell'articolo 52, paragrafo 3, del regolamento

Beatrix VON STORCH

Respingo la relazione sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015. Si tratta di una relazione in cui si chiede, tra l'altro, il riconoscimento dell'aborto come diritto. A prescindere dal fatto che il diritto penale tedesco considera l'aborto un reato, per il quale non è prevista una pena (soltanto) in casi del tutto eccezionali, la questione dell'aborto non rientra tra le competenze dell'Unione europea. Sono assolutamente contraria alle quote femminili in seno ai consigli di vigilanza, ai consigli di amministrazione e ai parlamenti (!), come invece si chiede nella relazione in esame. Sono altresì contraria al fatto che l'Unione subordini la concessioni di aiuti allo sviluppo all'attuazione di misure che promuovono l'aborto nei paesi in via di sviluppo. Il Parlamento non ha inoltre alcuna competenza per chiedere agli Stati membri di introdurre programmi per l'educazione sessuale nelle scuole. Nel merito, respingo siffatti programmi di sessualizzazione e, dal punto di vista giuridico, rilevo che la politica dell'istruzione è di competenza degli Stati membri. I punti suesposti sono soltanto alcune delle ragioni per cui respingo questa relazione. Ma ve ne sono molte altre...


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (20.4.2015)

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla strategia dell'UE per la parità tra donne e uomini post 2015

(2014/2152(INI))

Relatore per parere: Agnieszka Kozłowska-Rajewicz

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ricorda che la giustizia e la coesione sociale sono i motori principali degli sforzi ancora da compiere per eliminare le varie disuguaglianze tra uomini e donne; richiama l'attenzione sul fatto che una migliore integrazione nel mercato del lavoro delle donne, che rappresentano il 60 % dei laureati, consentirebbe di far fronte alle sfide economiche e demografiche dell'Unione europea;

2.  sottolinea che nell'ultimo decennio l'economia mondiale ha perso il 27 % in termini di crescita pro capite del PIL a causa delle differenze di genere nel mercato del lavoro e sottolinea che il PIL crescerebbe di una percentuale compresa tra il 15 % e il 45 % negli Stati membri dell'UE se si eliminassero i divari di genere sul piano dell'occupazione;

3.  è del parere che, grazie all'aumento del benessere sociale ed economico, l'uguaglianza di genere giovi non solo alle donne, ma anche alla società nel suo complesso; rammenta che per incrementare la presenza delle donne in tutti gli ambiti del mercato del lavoro è essenziale contrastare efficacemente gli stereotipi di genere; invita l'Unione europea a sostenere la lotta agli stereotipi di genere, in particolare nei settori dell'istruzione, dell'occupazione e del perfezionamento professionale; sottolinea che la nuova strategia per la parità tra donne e uomini dovrebbe mirare a ridurre ulteriormente le disuguaglianze, secondo quanto sancito nei trattati;

4.  sottolinea che la strategia per la parità tra donne e uomini post 2015 dovrebbe proporre misure volte a: a) diminuire il divario retributivo tra uomini e donne; b) aumentare l'indipendenza economica delle donne; c) migliorare l'accessibilità delle donne al mercato del lavoro e l'avanzamento di carriera; d) aumentare sostanzialmente l'uguaglianza nel processo decisionale; e) rimuovere le strutture e le pratiche discriminatorie legate al genere;

5.  rileva che, nel frattempo, un quarto di tutte le donne rimane nella categoria di coadiuvanti familiari non retribuiti, ossia figure che non ricevono alcuna retribuzione diretta per i loro sforzi, ed esiste una chiara segregazione delle donne in settori solitamente caratterizzati da basse retribuzioni, lunghi orari di lavoro e accordi di lavoro spesso informali, fattori che, considerati nel loro insieme, determinano minori vantaggi monetari, sociali e strutturali per le donne rispetto ai lavoratori di sesso maschile; sottolinea che esistono ancora particolari ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro e che, in media, le donne dell'UE guadagnano circa il 16,4 % in meno degli uomini; fa notare che, alla luce di dette strutture e pratiche discriminatorie nei confronti delle donne, occorre garantire l'uguaglianza di genere in tutti gli ambiti, ivi compreso l'accesso all'occupazione, l'avanzamento di carriera, la conciliazione tra lavoro e vita privata e la promozione della parità di retribuzione per un lavoro di pari valore;

6.  chiede agli Stati membri di rafforzare e far rispettare il pieno esercizio della contrattazione collettiva nei settori privato e pubblico, quale strumento indispensabile per la regolamentazione dei rapporti di lavoro, la lotta alle discriminazioni salariali e la promozione dell'uguaglianza;

7.  sottolinea che porre fine alla violenza contro le donne rientra nella difesa dei diritti umani, e che i costi diretti e indiretti di tale violenza, così come della violenza domestica, hanno effetti sfavorevoli sul mercato del lavoro e sull'economia; è del parere che la violenza contro le donne costituisca un ostacolo alla loro partecipazione alla società e alla piena realizzazione delle loro potenzialità nel mercato del lavoro e possa influire negativamente sul loro rendimento sul luogo di lavoro e sulla loro qualità di vita; invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere le conseguenze economiche e di altra natura della violenza contro le donne, raccogliendo dati disaggregati per genere pertinenti, ed evidenzia la necessità di attuare misure efficaci per contrastare la violenza perpetrata nei confronti delle donne; ritiene che porre fine alla violenza nei confronti delle donne debba essere una priorità della strategia post 2015;

8.  sottolinea che, sebbene l'uguaglianza di genere sia un diritto fondamentale sancito nei trattati, l'UE è ancora lontana dal raggiungerla; è convinto che l'uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, unitamente a opportunità lavorative di qualità, sia una condizione necessaria per realizzare l'obiettivo della strategia Europa 2020 di raggiungere un tasso di occupazione del 75 % e che sia essenziale per il mantenimento di sistemi pensionistici sostenibili; chiede pertanto l'inclusione nella strategia Europa 2020 degli obiettivi in materia di occupazione sia per gli uomini che per le donne, che abbiano pari ambizione e siano presi in considerazione in tutti gli aspetti del semestre europeo;

9.  sottolinea che un'assistenza all'infanzia a costi ragionevoli, accessibile e di qualità sia un requisito importante per l'uguaglianza di genere e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; invita la Commissione e gli Stati membri a rendere il conseguimento degli obiettivi di Barcellona per l'assistenza all'infanzia un'ambizione prioritaria nella nuova strategia per la parità tra donne e uomini; sottolinea che, sebbene siano stati inizialmente fissati per il 2010, gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti dalla maggioranza degli Stati membri;

10. evidenzia che, nonostante il divario occupazionale e retributivo tra uomini e donne si sia leggermente ridotto negli ultimi anni, ciò non è attribuibile a un miglioramento della posizione delle donne, ma alla riduzione del tasso di occupazione e dei livelli di remunerazione degli uomini durante la crisi;

11. sottolinea in particolare che i minori finanziamenti a favore dei servizi pubblici di assistenza ai minori e agli anziani hanno potenziali ripercussioni soprattutto sulle donne;

12. sottolinea che la crescita economica e la competitività dell'Unione dipendono dalla riduzione del divario esistente tra il livello di istruzione delle donne (il 60 % dei laureati in Europa è rappresentato da donne) e la loro presenza e posizione nel mercato del lavoro; evidenzia la necessità di contrastare tutti i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, come la segregazione che limita l'occupazione femminile a certi settori ed esclude le donne dai livelli più elevati della gerarchia aziendale; mette in risalto che la vigente legislazione, caratterizzata da azioni positive in particolare nel settore pubblico di alcuni Stati membri, ha migliorato l'uguaglianza di genere a livello di primo impiego, ma che è necessario estenderla a tutti i livelli di carriera;

13. sottolinea che la discriminazione nel mercato del lavoro è una delle cause di fondo della disuguaglianza di genere, e che sono fondamentali le pari opportunità nella vita professionale e l'indipendenza economica delle donne; pone l'accento sulla posizione di svantaggio e vulnerabilità delle donne immigrate e appartenenti a minoranze per quanto riguarda l'accesso all'istruzione e al mercato del lavoro; invita la Commissione a proporre nella sua nuova strategia per la parità tra donne e uomini misure chiare per la lotta alla discriminazione basata sul genere e l'identità di genere nel mercato del lavoro, ad esempio a livello di assunzione, parità retributiva e pensioni, nonché a combattere in modo più efficiente le molestie sessuali sul luogo di lavoro; osserva che secondo uno studio condotto nel 2012 dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)(1), nonostante il vigente diritto dell'UE che tutela gli individui dalla discriminazione basata sul sesso sul luogo di lavoro, il 30 % dei transessuali in cerca di occupazione è stato vittima di discriminazione; precisa che questa è una violazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; invita pertanto la Commissione a monitorare attentamente l'efficacia delle procedure e degli organismi nazionali di gestione delle controversie nell'attuazione delle direttive in materia di uguaglianza di genere;

14. sottolinea che la disparità nella ripartizione delle responsabilità familiari è una delle cause principali alla base della posizione di svantaggio delle donne nel mercato del lavoro; richiama l'attenzione sul fatto che molte donne non rientrano nel mondo del lavoro dopo una gravidanza; evidenzia che la possibilità di conciliare la vita lavorativa e quella domestica è una condizione fondamentale per l'uguaglianza di genere e dovrebbe essere promossa attraverso:

a)  investimenti in servizi pubblici a sostegno dell'inserimento delle donne nel mercato del lavoro, in particolare infrastrutture a costi ragionevoli, accessibili e di elevata qualità per l'assistenza ai bambini (per raggiungere i traguardi approvati dagli Stati membri e formulati negli obiettivi di Barcellona) e alle persone con disabilità, le persone dipendenti, gli anziani e i malati, dal momento che sono le donne a prendersi principalmente cura di queste persone e il loro impiego è influenzato negativamente da tali mansioni non retribuite;

b)  misure che favoriscano la partecipazione degli uomini alla vita domestica mediante il rafforzamento della legislazione in materia di congedo parentale, disponibile per entrambi i genitori ma con incentivi maggiori a favore dei padri, ad esempio il congedo non trasferibile, nonché della legislazione in materia di congedo parentale sia per i genitori biologici che per quelli adottivi; invita la Commissione e gli Stati membri a rendere prioritarie queste due misure legislative e altre misure che consentano agli uomini, in particolare ai padri, di esercitare il loro diritto di conciliare la vita privata con quella lavorativa;

c)  promozione di orari di lavoro flessibili, di opportunità di telelavoro sia per gli uomini che per le donne e sostegno alle madri nell'aggiornamento delle loro competenze professionali attraverso corsi e formazione dopo l'interruzione dell'attività lavorativa;

d)  promozione di modelli positivi di equilibrio tra lavoro e vita privata sia per le donne che per gli uomini nei materiali didattici delle scuole a tutti i livelli;

     pone l'accento sul fatto che per conseguire una ripartizione equa e giusta di tali responsabilità è necessario un cambiamento di mentalità; invita la Commissione a trattare queste questioni nella nuova strategia per la parità tra donne e uomini;

15. ritiene inoltre che vi sia urgente necessità di una posizione comune in seno al Consiglio per quanto riguarda la revisione della direttiva concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (COM(2008)0637), onde scongiurare il licenziamento ingiusto delle lavoratrici durante la gravidanza;

16. sottolinea che la femminilizzazione della povertà è il risultato di diversi fattori, tra cui l'interruzione di carriera delle donne, il divario retributivo (16,4 %) e pensionistico (39 %) tra uomini e donne, le disuguaglianze di genere nella progressione di carriera, il fatto che le donne siano spesso impiegate con contratti atipici (ad esempio il part-time forzato, i contratti a tempo determinato o "a zero ore"), la mancanza di uno status previdenziale per i coniugi che partecipano alle attività dei lavoratori autonomi e la povertà delle famiglie monoparentali con una donna come capofamiglia; sottolinea che una riduzione dei livelli di povertà per 20 milioni di persone entro il 2020 possa essere conseguita mediante politiche di lotta alla povertà e alla discriminazione basate sull'integrazione della dimensione di genere, programmi d'azione che dedichino particolare attenzione alle donne svantaggiate e siano sostenuti da azioni dirette a contrastare la povertà femminile, nonché il miglioramento delle condizioni lavorative nei settori caratterizzati da redditi bassi, in cui la presenza delle donne è massiccia; sottolinea che la discriminazione multipla che le donne si trovano a dover affrontare sulla base della disabilità, dell'origine etnica e razziale, dello status socioeconomico, dell'identità di genere e di altri fattori contribuisce alla femminilizzazione della povertà; evidenzia l'importanza di monitorare gli effetti di genere che l'imposizione fiscale e i modelli di orario lavorativo hanno sulle donne e sulle famiglie;

17. sottolinea che il divario retributivo tra uomini e donne deriva dalla partecipazione insufficiente delle donne al mercato del lavoro, dalla segregazione verticale e orizzontale e dal fatto che i settori in cui le donne sono sovrarappresentate sono spesso caratterizzati da retribuzioni inferiori; pone l'accento sulla necessità di monitorare il divario retributivo tra uomini e donne sia nel settore pubblico che in quello privato e sulla necessità di trasparenza nel riconoscere tale divario sul luogo di lavoro;

18. richiama l'attenzione sul fatto che solo l'8,9 % dei membri del comitato esecutivo e solo il 15 % dei membri del comitato non esecutivo all'interno delle aziende è di sesso femminile e sottolinea che sono necessari una maggiore trasparenza e un maggiore equilibrio di genere basati su criteri oggettivi e identici nell'assunzione del personale e nella promozione alle posizioni decisionali in tutti gli ambiti, al fine di contrastare il "soffitto di cristallo" riscontrabile in quasi tutti gli Stati membri; ritiene che la strategia dell'UE per la parità tra donne e uomini post 2015 debba comprendere un piano d'azione a tale riguardo;

19. è del parere che sia opportuno intraprendere iniziative e misure soprattutto nell'ambito dell'istruzione, compresa quella superiore, e della formazione, per combattere le percezioni stereotipate dell'occupazione femminile; sottolinea la necessità di promuovere e sostenere l'imprenditorialità femminile, in particolare quella delle madri, e le opportunità di carriera per le donne nei settori scientifico e delle TIC; mette in risalto l'importanza di incoraggiare le donne a proseguire i loro studi nel campo delle scienze, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica, nonché di permettere loro di partecipare ai settori industriali a crescita elevata, soprattutto in ambito di ricerca e sviluppo, dal momento che ciò imprimerebbe una spinta significativa alla crescita economica e alla competitività dell'Europa;

20. sottolinea la necessità di favorire procedure trasparenti nella nomina delle donne a membri non esecutivi dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa; incoraggia i settori pubblico e privato a prevedere regimi volontari per la promozione delle donne a posizioni dirigenziali e invita il Consiglio europeo ad adottare definitivamente una posizione comune dopo la prima lettura del Parlamento europeo della direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione delle società;

21. mette in evidenza che gli elevati livelli di lavoro non dichiarato e di finto lavoro autonomo che colpiscono una grande percentuale di donne, in particolare nel contesto dei lavori domestici, incidono negativamente sul loro reddito e sulla loro copertura previdenziale, pregiudicano le norme sociali stabilite in materia di salute e di sicurezza sul lavoro e riducono i livelli di PIL dell'UE; chiede la creazione di meccanismi di incoraggiamento e agevolazione per migliorare il passaggio dall'economia informale a quella formale; ricorda, in tale contesto, la leva fondamentale dell'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e a scoraggiare il lavoro sommerso;

22. invita gli Stati membri a intensificare la lotta contro il lavoro non dichiarato e precario, inclusi i "mini job" e i falsi part-time, e a garantire un'adeguata protezione sociale a tutti i lavoratori; deplora inoltre l'abuso dei contratti di lavoro atipici utilizzati per eludere gli obblighi in materia di lavoro e protezione sociale;

23. raccomanda, dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie cambia nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano maggiormente inclusive per quanto concerne le famiglie monoparentali e le unioni LGBT;

24. ritiene che le politiche e gli strumenti per la lotta alla disoccupazione giovanile, quali la garanzia giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, debbano soddisfare le esigenze specifiche dei ragazzi e delle ragazze per permettere loro di entrare nel mercato lavoro; osserva che il tasso di giovani donne né occupate né iscritte a corsi di istruzione o formazione (NEET) è superiore a quello degli uomini; chiede altresì la raccolta di dati disaggregati per genere nell'ambito della disoccupazione giovanile in modo che possano essere messe a punto politiche mirate e basate su dati concreti;

25. incoraggia gli Stati membri a riconoscere le potenzialità insite nella recente direttiva sugli appalti pubblici quale strumento per promuovere e rafforzare la politica di integrazione della dimensione di genere, nonché a prendere in considerazione la possibilità di stabilire requisiti basati sulla legislazione esistente negli Stati membri in materia di parità di trattamento e uguaglianza di genere quali prerequisiti per i contratti di appalti pubblici, se del caso; riconosce che tale idea può essere sviluppata soltanto nel quadro del rispetto del diritto dell'UE in materia di concorrenza;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.4.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

38

6

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Elena Gentile, Arne Gericke, Danuta Jazłowiecka, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Anthea McIntyre, Elisabeth Morin-Chartier, Georgi Pirinski, Terry Reintke, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Ulrike Trebesius, Ulla Tørnæs, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Georges Bach, Elmar Brok, Lampros Fountoulis, Sergio Gutiérrez Prieto, Eva Kaili, Dominique Martin, Joëlle Mélin, Neoklis Sylikiotis, Ivo Vajgl

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Amjad Bashir, Enrique Calvet Chambon, Tania González Peñas, Maria Grapini, Ivan Jakovčić

(1)

http://fra.europa.eu/en/survey/2012/eu-lgbt-survey.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

6.5.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

20

12

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Catherine Bearder, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Mary Honeyball, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Elisabeth Köstinger, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Angelika Mlinar, Angelika Niebler, Maria Noichl, Marijana Petir, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Beatrix von Storch, Anna Záborská, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Rosa Estaràs Ferragut, Ildikó Gáll-Pelcz, Constance Le Grip, Georg Mayer, Branislav Škripek, Monika Vana, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi

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