Procedura : 2014/2245(INI)
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A8-0173/2015

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PV 08/09/2015 - 11
CRE 08/09/2015 - 11

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RELAZIONE     
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27.5.2015
PE 546.892v02-00 A8-0173/2015

sugli "investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione"

(2014/2245(INI))

Commissione per lo sviluppo regionale

Relatore: Tamás Deutsch

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i bilanci
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
 PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sugli "investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione"

(2014/2245(INI))

Il Parlamento europeo,

–       vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale intitolata: "Investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promuovere lo sviluppo e la buona governance nelle città e nelle regioni dell'UE", del 23 luglio 2014 (in appresso "la sesta relazione sulla coesione"),

–       visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 4, 162, da 174 a 178 e 349,

–       visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (di seguito "il regolamento recante disposizioni comuni")(1),

–       visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–       visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–       visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(4),

–       visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(5),

–       visto il regolamento (UE) n. 1300/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio(6),

–       visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(7),

–       visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(8),

–       vista l'"Agenda territoriale dell'Unione europea 2020: verso un'Europa inclusiva, intelligente e sostenibile di regioni differenti", adottata il 19 maggio 2011 a Gödöllő (Ungheria) in occasione della riunione informale dei ministri responsabili dell'Assetto territoriale e dello sviluppo del territorio,

–       vista l'ottava relazione intermedia sulla coesione economica, sociale e territoriale, intitolata "La dimensione urbana e regionale della crisi", pubblicata il 26 giugno 2013 dalla Commissione,

–       vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sul tema "Specializzazione intelligente: collegamento in rete di centri di eccellenza per un'efficace politica di coesione"(9),

–       vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(10),

–       vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla settima e l'ottava relazione intermedia della Commissione sulla politica di coesione dell'UE e la relazione strategica 2013 sull'attuazione dei programmi 2007-2013(11),

–       vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sull'ottimizzazione dello sviluppo del potenziale delle regioni ultraperiferiche mediante la creazione di sinergie tra i Fondi strutturali e gli altri programmi dell'Unione europea(12),

–       vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sui ritardi nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020(13),

–       vista la comunicazione della Commissione del 19 ottobre 2011 intitolata "Un quadro per la prossima generazione di strumenti finanziari innovativi: le piattaforme UE di capitale e di debito" (COM(2011)0662),

–       vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

–       vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 intitolata "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–       vista la relazione speciale della Corte dei conti europea intitolata "Strumenti finanziari per le PMI cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale" (relazione speciale n. 2/2012),

–       viste le conclusioni del Consiglio sulla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro, adottate dal Consiglio "Affari generali" (coesione) il 19 novembre 2014,

–       visto il parere del Comitato delle regioni del 3 dicembre 2014 relativo alla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale(14),

–       visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 21 gennaio 2015, in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Sesta relazione sulla coesione sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro(15),

–       vista la comunicazione della Commissione del 9 marzo 2015 intitolata "Quadro di valutazione UE della giustizia 2015" (COM(2015) 0116),

–       vista la comunicazione della Commissione del 20 gennaio 2015 intitolata "Progetto di bilancio rettificativo n. 2 al bilancio generale 2015 (COM(2015) 0016),

–       vista la relazione annuale 2013 sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea – Lotta contro la frode,

–       visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–       visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0173/2015),

A.     considerando che il ruolo determinante della politica di coesione dell'Unione nella riduzione delle disparità regionali, nella promozione della coesione economica, sociale e territoriale tra le regioni degli Stati membri e nel sostegno alla creazione di posti di lavoro è incontestabile; che la politica di coesione rappresenta la principale politica d'investimento nell'economia reale a livello di UE ed è un collaudato strumento di crescita e occupazione nell'Unione, con una dotazione di oltre 350 miliardi di EUR fino al 2020; che, durante la crisi economica, la politica di coesione si sta rivelando essere uno strumento fondamentale per il mantenimento del livello d'investimenti in diversi Stati membri; che in alcuni Stati membri essa costituisce la principale fonte di investimenti pubblici; che la natura concreta e visibile dei risultati della politica di coesione è stata confermata da numerosi metodi di valutazione diversi;

B.     considerando che gli ultimi dati relativi al 2013 indicano per la disoccupazione di lunga durata nell'Unione un livello, storicamente elevato, del 5,1% della forza lavoro; che la disoccupazione di lunga durata ha, per le persone, conseguenze critiche che persistono per tutto l'arco della loro vita, e può trasformarsi in disoccupazione strutturale, specialmente nelle regioni periferiche;

C.     considerando che, recentemente, si è registrato un calo del 15% degli investimenti pubblici nell'Unione in termini reali e che molte regioni, soprattutto quelle che presentano seri problemi demografici, non sono state in grado di contribuire adeguatamente agli obiettivi della strategia Europa 2020, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo principale che consiste nel conseguimento di un tasso di occupazione del 75% entro il 2020, nonché l'obiettivo di ridurre di 20 milioni il numero delle persone che vivono in povertà e quello di limitare l'abbandono scolastico;

D.     considerando che è giustificabile che gli obiettivi della politica di coesione siano mutati nel tempo, in risposta alle nuove sfide e minacce cui l'Unione deve far fronte, e che questa politica stessa sia ormai più strettamente legata all'agenda politica generale dell'Unione; che, ciononostante, il ruolo originario della politica di coesione, vale a dire il consolidamento della coesione economica, sociale e territoriale in tutte le regioni dell'UE, e in particolare delle regioni meno sviluppate e meno favorite, dovrebbe essere rafforzato; che la politica di coesione non dovrebbe essere considerata unicamente uno strumento che consente di raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 e di altre strategie di sviluppo dell'Unione, ma anche una politica di investimento nei territori;

E.     considerando che, secondo la sesta relazione di coesione, la crisi economica ha avuto effetti negativi sulla tendenza a lungo termine rivolta verso una riduzione delle disparità regionali e che, malgrado alcuni risultati positivi, all'inizio del nuovo periodo di programmazione le disparità a diversi livelli continuano a essere ampie tra le regioni;

F.     considerando che, grazie alla concentrazione tematica, le risorse della politica di coesione sono destinate a un numero limitato di obiettivi strategici suscettibili di stimolare la crescita, la creazione di posti di lavoro, l'inclusione sociale, la tutela dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico;

G.     considerando che non è possibile conseguire tassi elevati di crescita e di convergenza economica regionale senza una buona governance, data la necessità di un coinvolgimento più efficace di tutte le parti a livello nazionale, regionale e locale, in conformità del principio del governo a più livelli e con la partecipazione delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile;

H.     considerando che gli accordi di partenariato e i programmi operativi costituiscono strumenti strategici destinati a orientare gli investimenti negli Stati membri e nelle regioni, come previsto agli articoli 14, 16 e 29 del regolamento recante disposizioni comuni, e che in base al calendario fissato per la loro presentazione e adozione, gli accordi di partenariato avrebbero dovuto essere adottati entro la fine di agosto 2014 e i programmi operativi entro la fine di gennaio 2015;

I.      considerando che il Consiglio informale riunitosi a Gödöllő (Ungheria) nel 2011 ha chiesto alle successive presidenze del Consiglio del 2015 e 2016 di valutare e considerare l'opportunità di riesaminare l'Agenda territoriale dell'Unione europea 2020, tenendo conto del suo funzionamento nella pratica, e di procedere successivamente a tale revisione;

J.      considerando che, conformemente all'articolo 175 TFUE, gli Stati membri conducono la loro politica economica e la coordinano al fine di raggiungere gli obiettivi di uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione e del rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale, e che, pertanto, il nuovo piano di investimenti per l'Europa dovrebbe altresì contribuire a tali obiettivi;

Risultati e sfide della politica di coesione nel contesto della crisi economica e finanziaria (periodo di programmazione 2007-2013)

1.      sottolinea che la politica di coesione rappresenta il principale strumento dell'Unione europea destinato a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni europee, a migliorare la loro competitività, a lottare contro il cambiamento climatico e la dipendenza energetica, contribuendo nel contempo al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; pone in evidenza che, nonostante le difficoltà di cofinanziamento di alcuni Stati membri e di alcune regioni, gli investimenti realizzati a titolo della politica di coesione hanno considerevolmente attenuato gli effetti negativi della crisi economica e finanziaria e hanno conferito stabilità alle regioni garantendo il flusso dei finanziamenti nel momento in cui gli investimenti pubblici e privati a livello nazionale e regionale erano drasticamente diminuiti; sottolinea che i finanziamenti della politica di coesione rappresentavano complessivamente il 21% della spesa pubblica nell'UE e il 57% nell'insieme dei paesi della coesione;

2.      sottolinea che la politica di coesione ha dimostrato la sua capacità di reagire rapidamente mediante misure flessibili per colmare il divario di investimenti degli Stati membri e delle regioni, ad esempio riducendo il cofinanziamento nazionale e concedendo pagamenti anticipati supplementari, come pure riorientando il 13% dei finanziamenti totali (45 miliardi di EUR) verso il sostegno dell'attività economica e dell'occupazione con effetti diretti; ritiene pertanto fondamentale procedere a una revisione di medio termine sostanziale e approfondita che consenta di ridefinire gli obiettivi e i tassi di cofinanziamento qualora siano mutate le condizioni socio-economiche degli Stati membri o di alcune sue regioni;

3.      sottolinea che il trattato sull'Unione europea prevede l'obiettivo di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri (articolo 3 TUE);

4.      si compiace della recente riforma della politica di coesione intesa a far fronte a tali sfide sulla base di un quadro strategico coerente per il periodo 2014-2020, con obiettivi chiari e incentivi per tutti i programmi operativi; invita tutti gli attori, in particolare le principali autorità interessate, a garantire un'efficace attuazione del nuovo quadro legislativo della politica di coesione ponendo un'enfasi particolare sul conseguimento di prestazioni e risultati migliori; invita tutti gli attori interessati a istituire meccanismi di coordinamento e governance multilivello correttamente funzionanti per garantire coerenza tra i programmi e sostegno alla strategia Europa 2020 e alle raccomandazioni specifiche per paese;

5.      sottolinea che la stabilità del contesto economico e di bilancio – come pure l'efficienza del contesto normativo, amministrativo e istituzionale – è fondamentale per garantire l'efficacia della politica di coesione, ma non deve pregiudicare il conseguimento dei suoi obiettivi e delle sue finalità; ricorda, a tale riguardo, che la sospensione dei pagamenti di cui all'articolo 23 del regolamento recante disposizioni comuni potrebbe compromettere la capacità delle autorità nazionali, regionali e locali di pianificare efficacemente e di attuare i Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020; pone in evidenza che, per conseguire gli obiettivi di coesione e gli obiettivi della strategia Europa 2020, la politica in questione deve essere rigorosamente allineata alle politiche settoriali e devono essere raggiunte sinergie con altri programmi di investimento dell'Unione; rammenta tuttavia che, a norma dell'articolo 175 TFUE, tutte le politiche economiche concorrono alla realizzazione degli obiettivi della coesione economica, sociale e territoriale;

6.      sottolinea che il rafforzamento della capacità amministrativa per la programmazione, l'attuazione e la valutazione negli Stati membri è fondamentale per il conseguimento di risultati tempestivi e positivi della politica di coesione;

7.      segnala che, sebbene la politica di coesione abbia attenuato l'impatto della crisi, le disparità regionali continuano a essere notevoli e che l'obiettivo della politica di coesione di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali, fornendo un sostegno specifico alle regioni meno sviluppate, non è ancora stato raggiunto ovunque;

8.      sottolinea che, nonostante la crisi e il fatto che le finanze locali abbiano subito una notevole pressione, le autorità locali e regionali hanno dovuto continuare a rispondere alle esigenze dei cittadini in relazione a servizi pubblici più accessibili e di maggiore qualità;

9.      sottolinea l'importanza della reindustrializzazione dell'Unione per garantire che la produzione industriale rappresenti una quota pari almeno al 20% del PIL degli Stati membri entro il 2020; ricorda pertanto l'importanza di sostenere e di rafforzare in modo proattivo i principi di competitività, sostenibilità e affidabilità normativa, al fine di promuovere l'occupazione e la crescita in Europa;

Problemi legati all'attuazione e ai pagamenti

10.    esprime seria preoccupazione per il notevole ritardo strutturale nella fase di avvio dei periodi di programmazione della politica di coesione, dovuto al ritardo nell'adozione dei programmi operativi, anche attraverso la procedura di riporto; osserva che tale ritardo potrebbe accrescere la pressione esercitata sui pagamenti, in particolare nel 2017 e nel 2018, andandosi quindi ad aggiungere alle preoccupazioni per il deplorevole arretrato nei pagamenti pari a circa 25 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2007-2013; osserva che, sebbene la situazione della politica di coesione, se esaminata in un contesto più ampio, risulti migliore rispetto a quella dello sviluppo rurale e della pesca, tale preoccupazione continua a sussistere in quanto, per diversi Stati membri, deve ancora essere adottato un numero significativo di programmi; sottolinea che tali ritardi possono compromettere la credibilità del bilancio dell'UE e della politica di coesione, nonché la sua efficacia e sostenibilità, mettendo alla prova la capacità delle autorità nazionali, regionali e locali di concludere l'attuazione del periodo 2007-2013 e di pianificare efficacemente e di attuare i Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020; accoglie con favore i recenti sforzi profusi dagli Stati membri e dalla Commissione a tale riguardo, ma invita la Commissione a fare quanto in suo potere per garantire che tutti i restanti programmi operativi siano adottati senza ulteriori ritardi, dal momento che la revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP) necessaria per utilizzare le risorse non assegnate del 2014, e il relativo progetto di bilancio rettificativo, sono già stati approvati dal Parlamento;

11.    rammenta che la questione del persistente arretrato dei pagamenti interessa la politica di coesione più di qualsiasi altro settore strategico dell'UE, con 24,8 miliardi di EUR di fatture inevase alla fine del 2014 per i programmi del Fondo sociale europeo (FSE), del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione (FC) per il periodo 2007-2013, importo che rappresenta un aumento del 5,6 % rispetto al 2013; incoraggia la Commissione ad utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per pagare tali fatture inevase; sottolinea che tale situazione colpisce in primo luogo i beneficiari di minore entità e più vulnerabili della politica di coesione, quali le PMI, le ONG e le associazioni, in quanto la loro capacità di prefinanziare la spesa è limitata;

12.    si compiace che il Consiglio, la Commissione e il Parlamento abbiano raggiunto un accordo per ridurre il livello delle fatture inevase a fine esercizio (in particolare nella politica di coesione), portandolo al suo livello strutturale nel corso dell'attuale QFP, come indicato nella dichiarazione comune che accompagna l'accordo sul bilancio 2015, e prende atto del documento della Commissione dal titolo "Elements of a payment plan to bring the EU budget back onto a sustainable track" (Elementi relativi a un piano di pagamento per riportare il bilancio dell'UE alla sostenibilità) ricevuto il 23 marzo 2015; ricorda alla Commissione il suo impegno a presentare un piano di pagamento il più presto possibile e, in ogni caso, prima della presentazione del progetto di bilancio 2016; rammenta inoltre a tutte le istituzioni il loro impegno a concordare e attuare tale piano a partire dal 2015 ed entro la revisione intermedia dell'attuale QFP;

13.    sottolinea che la proposta di revisione dei massimali del QFP(16), che prevede il trasferimento di 11,2 miliardi di EUR in impegni per il totale parziale della rubrica 1b, a norma dell'articolo 19, paragrafo 2, del regolamento QFP, e il riporto(17) di 8,5 miliardi di EUR in impegni, a norma dell'articolo 13, paragrafo 2, lettera a), del regolamento finanziario, dal 2014 al 2015, permette di evitare la cancellazione di queste assegnazioni nella rubrica 1b, ma non affronta realmente il problema sottostante dei ritardi nella programmazione né il fatto che i ritardi cronici nell'attuazione e i pagamenti sistematicamente tardivi possano presentare problemi importanti per i beneficiari finali;

14.    sottolinea che il summenzionato arretrato a titolo della rubrica 1b del bilancio dell'UE è di fatto il principale fattore immediato che mette a rischio l'attuazione della politica di coesione, sia nel periodo di programmazione precedente che, in prospettiva, in quello attuale 2014-2020; ribadisce che tale arretrato ha un impatto pesante, talvolta estremo, sugli attori della politica di coesione sul terreno; invita pertanto la Commissione a elaborare una tabella di marcia che preveda un calendario specifico di misure strategiche concrete da attuare in varie tappe, sostenute da risorse di bilancio ad hoc, al fine di ridurre, e successivamente di eliminare, l'arretrato nei pagamenti; auspica che il Consiglio si renda infine conto della gravità e dell'insostenibilità della situazione, e si dimostri pronto a contribuire attivamente alla ricerca di una soluzione stabile al problema; è convinto che il primo obiettivo di tali misure debba consistere nel ridurre sensibilmente l'arretrato dei pagamenti nel 2015;

15.    sottolinea che è indispensabile avviare l'attuazione dei programmi operativi non appena questi vengono adottati, in modo da ottimizzare i risultati degli investimenti, stimolare la creazione di posti di lavoro, aumentare la crescita di produttività e contribuire agli obiettivi climatici ed energetici dell'Unione; sottolinea inoltre che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero fare il possibile per accelerare la loro adozione, senza comprometterne la qualità; chiede che la Commissione – pur mantenendo focalizzata l'attenzione sulla necessità di non abbassare la guardia nella lotta alle frodi – esamini tutte le modalità possibili per razionalizzare le sue procedure interne, al fine di accelerare le procedure basate sui due scenari previsti per l'adozione dei programmi operativi, onde evitare ulteriori ritardi nella fase iniziale dell'attuazione;

16.    chiede alla Commissione, in considerazione di quanto sopra, di presentare al Parlamento le misure che intende adottare per facilitare quanto prima l'attuazione dei programmi operativi, in particolare per evitare disimpegni di fondi nel 2017, unitamente al calendario da essa proposto, nonché di illustrare l'impatto dei ritardi nei pagamenti sull'avvio dell'attuazione dei nuovi programmi operativi e di proporre soluzioni per limitare il più possibile il danno; chiede inoltre alla Commissione, nel contesto della relazione sul risultato dei negoziati di cui all'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento recante disposizioni comuni, di analizzare il potenziale impatto del ritardo nell'avvio della politica di coesione per il periodo 2014-2020 sulla crescita e l'occupazione, e di formulare raccomandazioni sulla base degli insegnamenti tratti;

17.    ritiene che il profilo finanziario del QFP 2014-2020 risultante dalla proposta di modifica del regolamento QFP presentata dalla Commissione europea, che accumula sulla sola annualità 2015 le risorse del 2014 non allocate, aumenti fortemente il rischio di disimpegno al 2018 per i programmi non approvati nel 2014 e, dunque non favorisca il pieno utilizzo delle risorse e un effettivo sostegno agli investimenti dell'UE in favore della crescita e dell'occupazione; invita la Commissione a proporre per tempo, nell'ambito della predisposizione del rapporto strategico 2017 previsto dall'articolo 53 del regolamento n. 1303/2013, misure appropriate, anche di carattere legislativo, al fine di evitare tale rischio di disimpegno;

18.    esprime preoccupazione per il basso tasso di assorbimento dei fondi nel periodo di programmazione 2007-2013 in alcuni Stati membri e avverte che occorre affrontare le cause di fondo di tale fenomeno al fine di evitare il ripetersi degli stessi problemi nel periodo successivo; evidenzia che la capacità amministrativa è essenziale per l'attuazione effettiva ed efficace della politica di coesione; sottolinea che l'instabilità nel pubblico impiego, associata al debole coordinamento politico, può pregiudicare la corretta attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei e costituire una minaccia all'efficace gestione della politica nel suo complesso;

19.    suggerisce che, per la preparazione del prossimo periodo di programmazione, le disposizioni regolamentari in materia di programmazione siano introdotte separatamente e prima delle proposte di bilancio, in modo da dissociare i dibatti sul contenuto e sui fondi e da disporre di tempo sufficiente per una preparazione approfondita dei programmi; rammenta che, sebbene le disposizioni regolamentari siano molto estese, ciò non costituisce una garanzia totale per gli Stati membri e le regioni e può essere fonte di interpretazioni divergenti; osserva che vi è ancora margine per semplificare le disposizioni regolamentari;

20.    chiede alla Commissione di valutare con attenzione, tenendo in conto le eventuali ripercussioni sul piano dell'occupazione e della crescita, i casi in cui saranno applicate rettifiche finanziarie o sospensione dei pagamenti;

La politica di coesione al centro di investimenti intelligenti, sostenibili e inclusivi per il periodo 2014-2020

21.    ribadisce che il ruolo originario della politica di coesione consiste nella promozione della coesione economica, sociale e territoriale e nella riduzione delle disparità regionali, fornendo un sostegno particolare alle regioni meno sviluppate; sottolinea che, come sancito dal trattato, per sua natura e configurazione originaria la politica di coesione contribuisce intrinsecamente agli obiettivi dell'Unione, in particolare a quelli di Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nonché all'obiettivo fondamentale del trattato di rafforzare la coesione territoriale;

22.    accoglie con favore il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il suo potenziale effetto leva; sottolinea che il principale obiettivo del FEIS dovrebbe essere quello di garantire la coesione economica, sociale e territoriale e che esso dovrebbe pertanto andare a beneficio di tutte le regioni dell'UE; sottolinea la necessità di garantire l'addizionalità delle risorse del FEIS – e, di conseguenza, la complementarità e la sinergia tra di esso e i Fondi strutturali e d'investimento europei, pur mantenendo ciascun elemento finanziariamente indipendente dagli altri – e, nella stessa ottica, raccomanda alle parti interessate di mettere a frutto l'esperienza acquisita nel quadro dell'attuazione del piano europeo di ripresa economica nel 2008, in particolare per quanto concerne gli investimenti intelligenti;

23.    invita la Commissione e gli Stati membri a garantire un maggiore coordinamento e coerenza tra tutte le politiche d'investimento e di sviluppo dell'UE, in particolare la politica di coesione, nonché tra i Fondi strutturali e d'investimento europei, gli altri fondi dell'UE e gli strumenti di finanziamento nazionali e regionali, al fine di garantire la complementarità e una maggiore sinergia, evitare sovrapposizioni e duplicazioni del sostegno, e garantire un elevato valore aggiunto europeo dei finanziamenti dell'UE; invita la Commissione a riferire sulle sinergie nelle prossime relazioni di coesione; suggerisce che l'attuazione del nuovo piano di investimenti dell'UE si basi sull'esperienza maturata nell'ambito delle tre iniziative congiunte Jeremie, Jessica e Jasmine, che hanno consentito di incrementare l'utilizzo dei Fondi strutturali da 1,2 miliardi di EUR nel periodo 2000-2006 a 8,4 miliardi di EUR nel periodo 2007-2012; chiede che venga svolta un'analisi ampia e dettagliata in consultazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI);

24.    sottolinea che la normativa sulla politica di coesione prevede un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari, al fine di raddoppiare il loro contributo a circa 25-30 miliardi di EUR nel periodo 2014-2020, estendendo la loro portata tematica e offrendo maggiore flessibilità agli Stati membri e alle regioni; pone l'accento sul ruolo svolto dagli strumenti finanziari in riferimento alla mobilitazione di coinvestimenti aggiuntivi, pubblici o privati, per far fronte ai fallimenti del mercato conformemente alla strategia Europa 2020 e alle priorità della politica di coesione; sostiene in particolare "l'iniziativa per le PMI" volta ad agevolare la condivisione dei rischi, e invita la Commissione a compiere ogni sforzo per assicurare la facilità di utilizzo e l'attrattiva degli strumenti finanziari per gli Stati membri e le regioni in modo da garantire che tale raddoppiamento dei contributi agli strumenti finanziari sia raggiunto sulla base del merito e che la titolarità dei soggetti interessati rispetto a questo obiettivo sia ben consolidata; mette in risalto la necessità di garantire la trasparenza, l'assolvimento dell'obbligo di rendiconto e il controllo per quanto riguarda gli strumenti finanziari che coinvolgano i fondi dell'UE;

25.    avverte tuttavia che il FEIS non dovrebbe pregiudicare la coerenza strategica e la prospettiva a lungo termine della programmazione della politica di coesione; sottolinea che un riorientamento dei Fondi strutturali sarebbe controproducente e potrebbe pertanto non essere accettato, in quanto metterebbe a rischio la loro efficacia come pure lo sviluppo delle regioni; segnala che le dotazioni finanziarie accordate agli Stati membri a titolo della rubrica 1b del QFP 2014-2020 non possono essere modificate ai fini del FEIS; pone l'accento sul fatto che la sostituzione delle sovvenzioni con prestiti, capitale o garanzie, pur presentando alcuni vantaggi, deve essere effettuata con cautela, tenendo conto delle disparità regionali e della diversità di pratiche ed esperienze tra le regioni relativamente all'utilizzo di strumenti finanziari; sottolinea che le regioni più bisognose di incentivi agli investimenti presentano spesso ridotte capacità amministrative e di assorbimento;

26.    avverte che la flessibilità consentita nella selezione dei progetti per il finanziamento del FEIS comporta il rischio che gli investimenti siano convogliati verso Stati membri più sviluppati, minando la coesione economica, sociale e territoriale; chiede alla Commissione di monitorare attentamente il rapporto tra FEIS e Fondi strutturali e di investimento europei;

Efficacia, efficienza e orientamento ai risultati della politica di coesione nel periodo 2014-2020

27.    pone l'accento sull'importanza di tutte le misure atte ad aumentare l'efficacia, la semplificazione, l'efficienza e l'orientamento ai risultati e alle prestazioni della politica di coesione, che dovrebbero assicurare il passaggio dai criteri di assorbimento dei fondi verso la qualità della spesa e un elevato valore aggiunto delle operazioni cofinanziate; suggerisce, al riguardo, di presentare adeguamenti tecnici dei regolamenti sui Fondi strutturali e di investimento europei interessati;

28.    valuta positivamente la concentrazione tematica volta a sostenere gli investimenti a favore di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in un'ottica di creazione di crescita e occupazione, di lotta ai cambiamenti climatici e alla dipendenza energetica e di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale, e accoglie con favore la maggiore attenzione ai risultati e alla misurabilità nei programmi per il periodo 2014-2020, fattori che dovrebbero contribuire ad incrementare ulteriormente l'efficienza e l'efficacia della politica di coesione; sostiene allo stesso tempo che occorre continuare a garantire maggiore flessibilità alle regioni in funzione delle specificità locali e regionali, soprattutto nell'attuale contesto di grave crisi, al fine di ridurre i divari in termini di sviluppo tra le varie regioni dell'Unione; chiede l'adozione di un approccio realmente integrato e territoriale che si concentri su programmi e progetti che rispondono alle esigenze sul terreno;

29.    invita gli Stati membri e la Commissione a garantire la coerenza tra i programmi nazionali di riforma e i programmi operativi al fine di dare seguito in modo adeguato alle raccomandazioni specifiche per paese e di garantire il completo allineamento alle procedure di governance economica, limitando quindi il rischio di riprogrammazione anticipata;

30.    ricorda, in questo contesto, l'opposizione iniziale del Parlamento e pone l'accento sulle sue responsabilità in materia di totale partecipazione, controllo e vigilanza; chiede che la Commissione e il Consiglio forniscano informazioni complete, trasparenti e tempestive sui criteri di riprogrammazione o sospensione degli impegni o dei pagamenti dei Fondi strutturali e d'investimento europei a norma dell'articolo 23, paragrafo 15, del regolamento recante disposizioni comuni, come pure sull'intera procedura che potrebbe portare a una tale riprogrammazione o sospensione; sottolinea che la decisione sulla sospensione degli impegni o dei pagamenti deve essere adottata in ultima istanza, quando tutte le altre opzioni sono esaurite e dopo la valutazione di eventuali ripercussioni sulla crescita e sui posti di lavoro, in quanto la sospensione degli impegni o dei pagamenti potrebbe avere gravi conseguenze per le autorità nazionali, regionali e locali, nonché per il conseguimento degli obiettivi della politica di coesione nel suo complesso; ritiene che la condizionalità macroeconomica debba essere finalizzata a garantire una politica di coesione maggiormente sostenibile ed efficiente e respinge l'idea che regioni, località o cittadini possano essere penalizzati a causa di decisioni macroeconomiche adottate dai governi nazionali; richiama l'attenzione sul notevole onere amministrativo che una riprogrammazione dei fondi potrebbe comportare; ricorda che una proposta di riprogrammazione presentata in conformità dell'articolo 23, paragrafo 4, del regolamento recante disposizioni comuni richiede la previa consultazione del comitato di sorveglianza interessato, come previsto all'articolo 49, paragrafo 3, dello stesso regolamento;

31.    rileva che le irregolarità sono in gran parte riconducibili alla complessità delle norme e dei requisiti; sottolinea che una semplificazione della gestione e delle procedure, un recepimento rapido delle pertinenti direttive di recente adozione e un rafforzamento della capacità amministrativa, in particolare nelle regioni meno sviluppate, consentirebbero una riduzione del numero di irregolarità nell'attuazione dei programmi di coesione; pone pertanto l'accento sulla necessità di ridurre al minimo gli oneri amministrativi sostenuti dai beneficiari nell'effettuare i controlli necessari per garantire il corretto utilizzo degli stanziamenti dei Fondi strutturali e d'investimento europei, come pure sulla necessità di adoperarsi per ottimizzare e migliorare la flessibilità dei sistemi di gestione e di controllo, accordare maggiore attenzione alla valutazione dei rischi e correggere la ripartizione delle responsabilità tra tutte le autorità, senza pregiudicare allo stesso tempo le procedure di controllo rafforzate in essere al fine di evitare in modo più efficace le irregolarità e, di conseguenza, le rettifiche finanziarie come pure le interruzioni e le sospensioni dei pagamenti; esprime preoccupazione per i ridotti tassi di erogazione degli strumenti finanziari ai beneficiari, in particolare in considerazione dell'obiettivo di incrementare l'utilizzo di tali strumenti; chiede, a tale riguardo, agli Stati membri, alle autorità di gestione e ad altre parti interessate che lavorano con questi strumenti finanziari di utilizzare appieno l'assistenza tecnica fornita attraverso le piattaforme FI-TAP (piattaforma di consulenza tecnica per gli strumenti finanziari) e FI-Compass;

Occupazione, PMI, giovani e istruzione

32.    sottolinea che i Fondi strutturali e d'investimento europei potrebbero contribuire in misura significativa a invertire le conseguenze sociali negative della crisi e che a tal fine è opportuno agevolare e semplificare l'approccio integrato offerto dalla programmazione multifondo, che assicura un coordinamento più efficiente dei fondi e maggiore flessibilità tra gli stessi, consentendo così di sfruttare più efficacemente le sinergie in particolare tra il FSE e il FESR; pone l'accento sul fatto che gli investimenti finanziati dal FSE non possono produrre risultati ottimali in assenza delle necessarie infrastrutture e di istituzioni adeguate; richiama l'attenzione sul fatto che i Fondi strutturali e d'investimento europei possono sostenere in modo efficace l'inclusione sociale e dovrebbero pertanto essere mobilitati per favorire l'integrazione dei gruppi svantaggiati e vulnerabili, quali i rom e le persone con disabilità, nonché per sostenere la transizione dai servizi istituzionali ai servizi a livello di comunità per bambini e adulti;

33.    invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla situazione dei gruppi minoritari in tutta l'Unione, che sono soggetti ad ogni forma di esclusione sociale e sono di conseguenza più esposti al rischio di disoccupazione strutturale; ritiene che qualsiasi pianificazione delle politiche mirante alla coesione sociale nell'Unione debba tener conto dell'integrazione delle minoranze;

34.    sottolinea il ruolo chiave delle PMI nella creazione di posti di lavoro e il loro potenziale in termini di promozione della crescita intelligente e delle economie digitali a basse emissioni di carbonio; chiede un contesto normativo favorevole alla creazione e al funzionamento di tali imprese, in particolare quelle avviate dai giovani e quelle situate in zone rurali; pone l'accento sull'importanza di ridurre gli oneri burocratici che gravano sulle PMI e di facilitare il loro accesso ai finanziamenti, come pure sulla necessità di sostenere i programmi e le formazioni che promuovono lo sviluppo di competenze imprenditoriali;

35.    sottolinea che le PMI costituiscono il 99 % del tessuto aziendale dell'UE e rappresentano l'80 % dei posti di lavoro nell'Unione;

36.    esprime la sua preoccupazione per il limite troppo basso (5 milioni di EUR) fissato dalla Commissione per il sostegno del FESR alle infrastrutture di ridotte dimensioni per la cultura e il turismo sostenibile, definito tra l'altro in termini di costi totali anziché di costi ammissibili, e sottolinea il forte impatto positivo che tali progetti possono avere sullo sviluppo regionale in termini di impatto socioeconomico, inclusione sociale e attrattiva;

37.    concorda con l'analisi della Commissione secondo cui le priorità economiche e sociali, in particolare per quanto concerne la crescita economica, da un lato, e l'inclusione sociale, l'istruzione e lo sviluppo sostenibile, dall'altro, potrebbero raggiungere un migliore equilibrio in alcuni Stati membri ed essere sostenuti da un dialogo costruttivo con i partner e le parti interessate; sottolinea che una strategia chiara per migliorare il quadro istituzionale degli Stati membri in termini di capacità amministrativa e di qualità della giustizia è un fattore determinante ai fini della realizzazione di queste priorità;

38.    sottolinea l'importanza del FSE, come pure della garanzia per i giovani e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, che devono sostenere il maggior numero possibile di validi progetti per la creazione di posti di lavoro, ad esempio sotto forma di iniziative imprenditoriali;

39.    avverte che gli allarmanti tassi di disoccupazione giovanile rischiano di portare alla perdita di un'intera generazione, in particolare nelle regioni meno sviluppate e in quelle maggiormente colpite dalla crisi e dalla disoccupazione; ribadisce che favorire l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro deve restare una priorità fondamentale, per il cui raggiungimento è indispensabile l'attiva partecipazione dell'UE, e che un importante contributo in tal senso può venire dall'utilizzo integrato del FSE, del FESR, del Fondo di coesione e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che a questo proposito sia opportuno adottare un approccio maggiormente orientato ai risultati onde garantire che le risorse disponibili siano usate nel modo più efficace possibile, in modo da promuovere l'occupazione e la competitività e generare maggiori entrate, a vantaggio quindi di tutta l'economia dell'UE; sottolinea, in questo contesto, il ruolo essenziale della garanzia per i giovani nell'aiutare i giovani di età inferiore ai 25 anni a trovare un lavoro di buona qualità o ad acquisire l'istruzione, le competenze e l'esperienza necessarie per trovare lavoro; sottolinea che devono essere messe a disposizione quanto prima tutte le risorse necessarie per attuare la garanzia per i giovani e le altre misure previste dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che sia opportuno avvalersi di indicatori di impatto chiari e facilmente comprensibili per valutare in modo appropriato il contributo dei fondi UE alla crescita e all'occupazione;

40.    ritiene necessario continuare ad adoperarsi per trovare ulteriori soluzioni per migliorare i risultati ottenuti in relazione all'occupazione giovanile dato che, nonostante l'adozione del regolamento sul FSE e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, i risultati non sono stati positivi; sottolinea l'impegno politico dell'Unione europea a fornire un sostegno immediato all'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro;

41.    sottolinea che, a causa dei cambiamenti nei modelli di produzione e dell'invecchiamento della popolazione, è cresciuto in misura significativa il ruolo del FSE e degli investimenti nell'adeguamento delle competenze dei lavoratori; è fermamente convinto, a tale riguardo, che il FSE debba essere complementare agli approcci nazionali negli Stati membri; invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che le risorse disponibili siano utilizzate nel modo più efficace ed efficiente possibile al fine di garantire ai lavoratori l'occupabilità, l'inclusione sociale e la parità di genere; sottolinea allo stesso tempo che i programmi di formazione finanziati a titolo del FSE dovrebbero essere concepiti in funzione delle esigenze degli imprenditori e del personale di livello dirigenziale onde garantire lo sviluppo sostenibile delle imprese, specialmente le PMI, che generano la maggior parte delle opportunità occupazionali nell'Unione;

42.    invita gli Stati membri e la Commissione a continuare ad adoperarsi, in particolare, per migliorare e ampliare la piattaforma EURES come strumento efficace per facilitare la mobilità dei lavoratori in Europa, segnatamente la mobilità transfrontaliera, facendo sì che i lavoratori conoscano meglio il mercato del lavoro dell'Unione, informandoli sulle opportunità occupazionali e assistendoli nel disbrigo delle formalità; incoraggia gli Stati membri a sviluppare e sostenere le reti EURES, anche in virtù della consapevolezza che i lavoratori transfrontalieri sono i primi a essere esposti a problemi di adattamento e a difficoltà nell'ottenere il riconoscimento delle qualifiche professionali; osserva che tali reti facilitano e sostengono la mobilità transfrontaliera grazie alla collaborazione che instaurano fra i servizi pubblici per l'impiego, le parti sociali, gli enti locali e regionali e altri soggetti interessati privati;

43.    evidenzia la necessità di guidare la creazione di posti di lavoro di qualità servendosi delle nuove tecnologie; è del parere che la Commissione dovrebbe stabilire un collegamento tra la riduzione della disoccupazione e gli strumenti dell'Agenda digitale e di Orizzonte 2020;

44.    ricorda che il livello di abbandono scolastico nell'Unione continua a essere molto alto e incide sul tasso di disoccupazione giovanile; sottolinea che questo problema va affrontato modernizzando i sistemi d'istruzione e i programmi d'insegnamento, con l'assistenza del FSE;

45.    evidenzia che, senza un'efficace cooperazione tra istituti di istruzione e attori del mercato del lavoro, sarà impossibile porre rimedio all'elevato livello di disoccupazione tra i giovani laureati nell'UE; sottolinea in particolare che, grazie all'insegnamento delle conoscenze e delle competenze necessarie sul mercato del lavoro, il tasso di occupazione giovanile è aumentato e le differenze sociali si sono ridotte;

46.    pone l'accento sull'importanza della dimensione di genere nella creazione di posti di lavoro; invita la Commissione a destinare fondi sufficienti alla lotta alla disoccupazione femminile; è del parere che le donne potrebbero trarre beneficio dagli sviluppi tecnologici che consentono orari di lavoro più flessibili, e invita la Commissione a investire in questo campo;

47.    ribadisce la necessità di creare strutture per l'assistenza all'infanzia onde rafforzare la presenza delle donne sul mercato del lavoro e invita pertanto la Commissione a sostenere i progetti innovativi che vanno in tale direzione; osserva che gli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, come le strutture per l'assistenza all'infanzia, aumentano la possibilità, per le donne, di partecipare attivamente all'economia e al mercato del lavoro;

48.    invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, nell'ottica di realizzare gli obiettivi in materia di occupazione e di inclusione sociale, a tenere in considerazione le esigenze delle donne che rientrano dal congedo di maternità, a incentivare i datori di lavoro ad assumere queste ultime, ad agevolare regimi di lavoro flessibili e a promuovere la formazione continua (apprendimento lungo tutto l'arco della vita), onde consentire alle donne di riprendere agevolmente la propria carriera professionale;

Governance della politica

49.    sottolinea che la politica di coesione deve essere condotta assicurando una governance multilivello correttamente funzionante, un assetto efficace per rispondere alle richieste dei cittadini e delle imprese e appalti pubblici trasparenti e innovativi, tutti elementi essenziali per migliorare l'impatto della politica; sottolinea a questo proposito che, ferma restando l'importanza delle decisioni adottate a livello dell'UE e degli Stati membri, spesso le autorità locali e regionali sono i principali responsabili amministrativi degli investimenti pubblici, e la politica di coesione rappresenta uno strumento essenziale per consentire a tali autorità di svolgere un ruolo chiave nell'UE; ribadisce pertanto la necessità dell'attuazione generalizzata del principio di partenariato previsto dal regolamento recante disposizioni comuni e dal Codice di condotta per il partenariato;

50.    raccomanda che le risorse e le conoscenze nell'ambito della politica di coesione siano utilizzate per rafforzare sensibilmente la capacità amministrativa delle autorità pubbliche, soprattutto a livello locale e regionale, tra l'altro mediante un maggiore ricorso alle nuove tecnologie e un impulso a favore di procedure più snelle, così da migliorare la loro capacità di fornire servizi di qualità al pubblico; invita la Commissione a definire forme di assistenza amministrativa su temi chiave quali la determinazione degli obiettivi degli interventi, la valutazione dei loro risultati mediante opportuni indicatori e la definizione delle azioni conseguenti da intraprendere per contribuire all'affermarsi a livello europeo di una cultura amministrativa fondata sul monitoraggio dell'attività condotta e sulla sua valutazione; ritiene che sia importante assicurare che sia prestata assistenza alle autorità locali e regionali in materia di strumenti finanziari innovativi, che sono cruciali per accrescere le risorse e gli investimenti, e di appalti pubblici, che dovranno sempre più configurarsi come uno strumento della pubblica amministrazione che consenta di stimolare l'innovazione e la creatività;

51.    deplora che la sesta relazione sulla coesione non includa una valutazione approfondita dei risultati dello strumento di assistenza tecnica JASPERS, che nel periodo 2007-2013 ha fornito agli Stati membri le competenze tecniche necessarie per preparare importanti progetti di elevata qualità da cofinanziare con i fondi dell'UE; accoglie con favore l'avvio, nel 2013, della piattaforma di creazione di reti JASPERS per le attività di sviluppo delle capacità e l'istituzione, nel 2014, della divisione del Centro di competenze e di creazione di reti volta a fornire competenze specialistiche nella preparazione dei progetti per il periodo di programmazione 2014-2020; valuta positivamente la creazione del Centro di competenza per lo sviluppo delle capacità amministrative in relazione ai Fondi strutturali e d'investimento europei, che dovrebbe contribuire a rafforzare la capacità di tutte le autorità degli Stati membri che partecipano alla gestione e all'attuazione di detti Fondi;

52.    si compiace della crescente attenzione prestata dalla Commissione al ruolo della governance e concorda sul fatto che una buona governance e servizi pubblici di elevata qualità, tra cui l'assenza di corruzione, sono essenziali per un contesto stabile per gli investimenti; chiede che siano fissati obiettivi ambiziosi per rendere la spesa relativa alla politica di coesione meno soggetta a un utilizzo fraudolento e per introdurre una rigorosa applicazione delle misure di lotta contro la frode;

53.    è convinto che il Codice di condotta per il partenariato rafforzerà, nella forma e nella sostanza, la partecipazione nelle regioni in tutte le fasi e che debba essere pienamente attuato dal momento che è fondamentale per ampliare gli effetti della politica di coesione e radicarne l'impatto sul terreno; si congratula con gli Stati membri e le regioni che sono riusciti a coinvolgere i loro partner nella preparazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi, in conformità del Codice di condotta per il partenariato; esprime serie preoccupazioni, tuttavia, circa i numerosi casi di insufficiente applicazione del principio di partenariato e invita la Commissione a non approvare programmi per i quali il coinvolgimento dei partner non è stato sufficiente; sottolinea l'importanza di diffondere gli esempi di buone pratiche nell'organizzazione dei partenariati, come indicato nel Codice di condotta; chiede inoltre alla Commissione di presentare periodicamente al Parlamento una relazione di valutazione della situazione relativa all'attuazione del principio di partenariato;

Dimensione territoriale

54.    prende atto con preoccupazione della relativa assenza di riferimenti all'approccio territoriale, e in particolare alla cooperazione transfrontaliera, nella sesta relazione sulla coesione, sebbene si tratti di uno strumento essenziale per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale; sottolinea che l'inclusione di tutti gli aspetti transfrontalieri e macroregionali avrebbe potuto costituire un arricchimento in settori quali le infrastrutture, i mercati del lavoro e la mobilità, l'ambiente (incluso un piano di emergenza comune), l'utilizzo e lo smaltimento delle acque, la gestione dei rifiuti, l'assistenza sanitaria, la ricerca e lo sviluppo, il turismo, i servizi pubblici e la governance, in quanto tutti questi ambiti sono caratterizzati da importanti elementi transfrontalieri e da un notevole potenziale; ritiene che nel periodo di programmazione 2014-2020 le regioni frontaliere e transfrontaliere europee faranno progressi significativi nel far fronte alla crisi diventando più intelligenti, inclusive e sostenibili;

55.    sottolinea che l'approccio integrato e territoriale è essenziale, soprattutto in relazione alle questioni ambientali ed energetiche;

56.    accoglie con favore l'introduzione di nuovi strumenti volti a coordinare i soggetti interessati, a integrare le politiche dell'UE e a concentrare gli investimenti sulle esigenze reali sul terreno, quali gli investimenti territoriali integrati e gli strumenti di sviluppo locale di tipo partecipativo, che perseguono uno sviluppo territoriale equilibrato; rammenta l'importanza di adottare strumenti per la valutazione dell'impatto territoriale delle politiche, il cui principale obiettivo è esaminare l'impatto territoriale delle politiche dell'UE sulle autorità locali e regionali e aumentare la visibilità di tale impatto nel processo legislativo, prendendo atto nel contempo delle sfide esistenti riguardo all'attuazione degli approcci territoriali integrati considerate le restanti differenze normative tra i fondi dell'UE e il grado estremamente variabile di responsabilizzazione delle comunità regionali e locali registrato tra gli Stati membri e le autorità di gestione; chiede una strategia d'investimento UE globale e integrata come pure il rafforzamento dell'agenda territoriale 2020 dell'UE, adottata nel 2011 durante la presidenza ungherese e la cui valutazione sarà effettuata dalle presidenze del 2015, che comprende l'agenda urbana dell'UE; ritiene che sia opportuno prestare particolare attenzione al rafforzamento del ruolo delle zone urbane di piccole e medie dimensioni;

57.    prende atto con preoccupazione dell'assenza di riferimenti al modo in cui i principi e le priorità dell'agenda territoriale 2020 dell'UE sono stati tenuti in considerazione attraverso l'attuazione dei programmi della politica di coesione 2007-2013; chiede che durante il periodo 2014-2020 siano predisposti adeguati meccanismi che permettano di valutare la dimensione territoriale della politica di coesione;

58.    si compiace in ogni caso dell'accento posto nella relazione sulle questioni urbane, alla luce dell'importanza che le città ricoprono nell'economia globalizzata e del loro potenziale impatto in termini di sostenibilità; prende atto dell'impegno assunto dalle regioni e dalle città europee ad assicurare la transizione verso una crescita più rispettosa dell'ambiente, come previsto dal Patto dei sindaci; ritiene che sia altresì opportuno affrontare adeguatamente gli ampi divari in termini di sviluppo esistenti tra le zone rurali e urbane, come pure i problemi registrati nelle regioni metropolitane, che pur dando prova di resilienza rimangono vulnerabili;

59.    deplora che la sesta relazione sulla coesione non faccia riferimento allo sviluppo territoriale policentrico come elemento chiave del conseguimento della coesione e della competitività territoriali, in linea con l'agenda territoriale 2020 dell'UE e la relazione 2013 dell'Osservatorio in rete dell'assetto del territorio europeo (ORATE) sul tema "Rendere l'Europa aperta e policentrica"; evidenzia il ruolo delle città di piccole e medie dimensioni e l'importanza di rafforzare i legami funzionali tra i centri urbani e le rispettive aree circostanti per conseguire uno sviluppo territoriale equilibrato;

60.    sollecita un maggiore rispetto delle disposizioni dell'articolo 174 TFUE sulla coesione territoriale, in particolare nelle zone rurali, prestando la debita attenzione all'importante relazione tra la politica di coesione e lo sviluppo rurale, segnatamente nelle zone interessate da transizione industriale e nelle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni ultraperiferiche, le regioni più settentrionali con una bassa densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; raccomanda che si tenga altresì conto di altre sfide demografiche che influiscono considerevolmente sulle regioni, come lo spopolamento, l'invecchiamento demografico e la forte dispersione della popolazione; chiede alla Commissione di prestare un'attenzione particolare alle zone più svantaggiate dal punto di vista geografico e demografico nell'attuazione della politica di coesione;

61.    reputa che la sesta relazione sulla coesione accordi un'attenzione insufficiente alla Cooperazione territoriale europea, che costituisce, dal periodo di programmazione 2007-2013, un obiettivo a pieno titolo della politica di coesione; ricorda il potenziale del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) non solo in quanto strumento di gestione della governance transfrontaliera, ma anche quale mezzo per contribuire a uno sviluppo territoriale pienamente integrato;

62.    chiede un più stretto coordinamento tra la politica di coesione, lo strumento di preadesione e la politica di vicinato dell'Unione europea nonché una migliore valutazione e diffusione dei risultati dei progetti;

La politica di coesione in una prospettiva a lungo termine

63.    ricorda, alla luce di tutte le suddette considerazioni, la necessità di conferire nuovo slancio al dibattito sulla politica di coesione dell'UE; sottolinea l'importanza decisiva del 2019, anno in cui si terranno le prossime elezioni del Parlamento europeo, in quanto il futuro Parlamento e la nuova Commissione dovranno occuparsi del termine della strategia Europa 2020 e del nuovo quadro finanziario pluriennale, nonché garantire il futuro della politica di coesione dopo il 2020 con un bilancio adeguato e predisporre una nuova normativa in relazione alla politica di coesione; rileva che il dibattito sulla politica di coesione deve tenere conto dei rigidi vincoli temporali e dei gravi ritardi registrati all'inizio dell'attuale periodo di programmazione;

64.    pone l'accento sull'importanza cruciale delle capacità amministrative; invita i responsabili politici a tutti i livelli di governance a incoraggiare un'assistenza tecnica mirata a favore dell'attuazione delle politiche di coesione, in generale, e di un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari in combinazione con i Fondi strutturali e d'investimento europei, in particolare;

65.    ritiene che le misure della politica di coesione possano svolgere un ruolo essenziale nel ridurre le disparità competitive interne e gli squilibri strutturali nelle regioni che di ciò hanno maggiormente bisogno; invita la Commissione a considerare la possibilità del prefinanziamento per facilitare il pieno utilizzo dei fondi da parte degli Stati membri interessati nel periodo 2014-2020, pur garantendo sempre il rispetto del principio della responsabilità di bilancio;

66.    invita gli Stati membri a tenere periodicamente dibattiti politici di alto livello in seno ai parlamenti nazionali sull'efficacia, l'efficienza e la tempestiva attuazione dei Fondi strutturali e d'investimento europei e sul contributo della politica di coesione al raggiungimento degli obiettivi macroeconomici;

67.    chiede che il Consiglio organizzi riunioni periodiche con i ministri responsabili della politica di coesione in risposta alla necessità di monitorare le sfide cui si trova costantemente confrontata la coesione economica, sociale e territoriale dell'UE e di far fronte alle stesse;

°

°         °

68.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU L 347 del 20.12.13, pag. 320.

(2)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.

(3)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.

(4)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.

(5)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.

(6)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 281.

(7)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.

(8)

GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2014)0002.

(10)

Testi approvati, P7_TA(2014)0015.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2014)0132.

(12)

Testi approvati, P7_TA(2014)0133.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2014)0068.

(14)

GU C 19 del 21.1.2015, pag. 9.

(15)

Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.

(16)

Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020, COM(2015)0015, 21.1.2015.

(17)

Decisione della Commissione relativa al riporto non automatico di stanziamenti dall'esercizio 2014 all'esercizio 2015 e alla ricostituzione di stanziamenti d'impegno nel 2015, C(2015)0827, 11.2.2015.


MOTIVAZIONE

Contesto

In base al trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Commissione europea deve presentare ogni tre anni una relazione sulla coesione riguardante "i progressi compiuti nella realizzazione della coesione economica, sociale e territoriale". La pubblicazione della sesta relazione sulla coesione è stata ritardata a causa dell'adozione del nuovo quadro legislativo per la politica di coesione 2014-2020 e la sua struttura tradizionale è stata cambiata in modo da rispecchiare la strategia Europa 2020.

Risultati e sfide della politica di coesione nel contesto della crisi economica e finanziaria

In una valutazione retrospettiva, la sesta relazione sulla coesione indica che nel corso del periodo di programmazione 2007-2013 la politica di coesione ha mitigato l'impatto del brusco calo degli investimenti pubblici, che ha raggiunto oltre il -60% in taluni Stati membri e una media del -20% nell'UE. Gli investimenti nella coesione hanno dato stabilità alle regioni garantendo il flusso dei finanziamenti quando gli investimenti nazionali pubblici e privati sono scesi o addirittura si sono interrotti. Ultimamente però le disparità regionali si sono acuite e l'aumento dell'occupazione registrato a partire dal 2000 nonché la competitività di molti Stati membri sono andati perduti, in particolare negli Stati membri meridionali.

In prospettiva, la relazione enuncia gli obiettivi fondamentali degli investimenti nella coesione per il periodo 2014-2020: efficienza energetica, occupazione e PMI, vale a dire settori che vantano potenzialità promettenti per la creazione di posti di lavoro sostenibili. Per il relatore è importante sottolineare che il ruolo originario della politica di coesione e dei suoi strumenti quali definiti dal trattato ne fanno di per sé il principale strumento di politica per conseguire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in tutta l'UE. La politica di coesione non può pertanto essere considerata un semplice strumento per altre strategie settoriali. Anzi, il suo approccio basato sulla governance a lungo termine, integrata e multilivello offre un valore aggiunto essenziale all'attuazione e alla titolarità delle misure dell'UE che non può essere conseguito attraverso un'impostazione puramente settoriale.

Alla luce di ciò, il relatore si compiace del nuovo piano di investimenti dell'UE per l'Europa inteso a completare gli investimenti strutturali e nella coesione. Potrebbe risultare utile l'esperienza maturata con le iniziative comuni della politica di coesione assieme agli Strumenti finanziari, quali JEREMIE, dal momento che il maggiore ricorso agli Strumenti finanziari è un elemento cardine del nuovo piano di investimenti. Nel contempo va però detto chiaramente che questa nuova iniziativa di investimento non può assolutamente avere un'incidenza negativa né sul bilancio, né sulla programmazione strategica di lungo periodo della politica di coesione in quanto ciò comprometterebbe non soltanto lo sviluppo delle regioni, ma anche l'efficacia degli investimenti destinati alla politica di coesione pari a 350 miliardi di EUR programmati per lo sviluppo regionale 2014-2020. Occorre in realtà tener presente che le regioni che hanno più bisogno dello stimolo degli investimenti sono spesso quelle dotate di una minore capacità amministrativa e di assorbimento che non saranno ammissibili per il nuovo piano d'investimenti.

Efficacia, efficienza e orientamento ai risultati della politica di coesione

Tra le nuove misure atte ad aumentare l'efficacia e l'orientamento ai risultati figurano la concentrazione tematica, in particolare, sull'innovazione, l'economia digitale e a basse emissioni di carbonio, l'istruzione e il sostegno alle PMI. Il relatore esige un certo grado di flessibilità per le regioni in funzione delle specificità locali, soprattutto nell'attuale contesto di grave crisi. È necessario uno sforzo continuo per semplificare le procedure ed eliminare la burocrazia al fine di accrescere l'accessibilità e l'assorbimento dei finanziamenti e mantenere gli errori, spesso dovuti alle complesse norme in materia di appalti e aiuti di Stato e non alla normativa sulla coesione, a un livello quanto più basso possibile.

Anche il collegamento con il Semestre europeo e le raccomandazioni specifiche per paese può contribuire a rendere più efficaci gli investimenti nella coesione. In tale contesto va sottolineato il ruolo centrale del Parlamento europeo nel vigilare sull'intera procedura che potrebbe dar luogo a una sospensione degli impegni o dei pagamenti dei Fondi strutturali e di investimento. Il relatore chiede il pieno rispetto dell'articolo 23, paragrafo 15, del regolamento recante disposizioni comuni che prevede la trasparenza e l'informazione tempestiva del Parlamento da parte della Commissione e del Consiglio.

Occupazione, PMI, giovani e istruzione

L'articolo 3 del trattato sull'Unione europea stabilisce che la piena occupazione e il progresso sociale figurano tra gli obiettivi dell'UE, mentre la strategia Europa 2020 pone l'obiettivo di un tasso di occupazione del 75% per le persone di età compresa tra 20 e 64 anni entro il 2020. Tuttavia, con il sorgere della crisi questo obiettivo pare più difficile da raggiungere con un dato della disoccupazione nell'UE che si mantiene al di sopra del 9,5% dal 2010 e raggiunge nel 2014 livelli superiori al 15% in molti Stati membri.

È la situazione dei giovani che desta particolare preoccupazione sotto il profilo dell'occupazione. Nel secondo trimestre del 2014 il tasso di disoccupazione giovanile nell'UE era del 21,7%, oltre il doppio del dato della disoccupazione adulta (9,0%), il che significa che in tale periodo oltre cinque milioni di persone di età inferiore ai 25 anni erano disoccupate nell'area UE-28. Anche il numero dei giovani europei (di età compresa tra i 15 e i 24 anni) che sono disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET) è inaccettabilmente elevato.

Il sostegno che la politica di coesione fornisce alle PMI è altresì importante, in quanto esse costituiscono la base portante della crescita e dell'occupazione nell'UE dal momento che hanno creato l'85% della crescita netta dell'occupazione nel periodo 2002-2010. In considerazione di quanto sopra, saranno potenziate le sinergie tra i Fondi strutturali e il programma per la competitività delle imprese e delle PMI (COSME) e il programma quadro Orizzonte 2020 durante il periodo 2014-2020 attraverso strategie di specializzazione intelligente a livello regionale.

Problemi legati all'attuazione e ai pagamenti

Il relatore ricorda che, in virtù del regolamento recante disposizioni comuni, gli accordi di partenariato avrebbero dovuto essere adottati entro la fine di agosto 2014 e i programmi operativi entro la fine di gennaio 2015 al più tardi. Tuttavia, si registra un evidente ritardo nel processo di programmazione, dal momento che alla fine del 2014 erano stati adottati solo poco più di 100 programmi operativi. Per l'adozione dei programmi operativi sono previsti due scenari, che comportano entrambi ulteriori ritardi per quanto riguarda l'avvio dell'attuazione: i) la procedura di riporto per i programmi considerati "pronti per l'adozione" entro il 31 dicembre 2014, e ii) la reiscrizione in bilancio dell'assegnazione 2014 non utilizzata per i Fondi strutturali e d'investimento europei (ESI) – la quale comporta una revisione tecnica del quadro finanziario pluriennale (QFP) – per quelli considerati "non pronti per l'adozione" entro la fine del 2014.

Secondo il calendario presentato dalla Commissione, con la procedura di riporto i programmi operativi potrebbero essere adottati fra il 15 febbraio e il 31 marzo 2015, mentre con quella di reiscrizione in bilancio dopo il 1° maggio 2015. Il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per i notevoli ritardi nell'attuazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020, sottolineando che detti ritardi stanno mettendo a dura prova la capacità delle autorità nazionali, regionali e locali di pianificare efficacemente e di attuare i Fondi strutturali e di investimento europei per il periodo 2014-2020. Il relatore condivide tale preoccupazione e chiede pertanto alla Commissione di presentare al Parlamento una serie di misure volte ad agevolare al più presto l'attuazione dei programmi operativi, unitamente al calendario previsto.

Oltre ai ritardi a livello di attuazione per il periodo di programmazione 2014-2020, la politica di coesione soffre anche di un arretrato dei pagamenti pari a circa 25 miliardi di EUR per il periodo di programmazione 2007-2013. Pertanto, la Commissione è altresì invitata a illustrare l'impatto di questi ritardi nei pagamenti sull'avvio dell'attuazione dei nuovi programmi operativi e a proporre soluzioni per limitare quanto più possibile i danni.

La politica di coesione dovrebbe contribuire a generare crescita sostenibile e occupazione. Tuttavia, il problema ricorrente dell'arretrato dei pagamenti, che comporta un ritardo degli stessi, ostacola l'attuazione dei programmi e pone un onere a carico dei bilanci dei beneficiari e degli Stati membri, non è accettabile. Disciplina di bilancio vuol dire non sprecare denaro pubblico, ma vuole anche dire pagare le fatture per tempo. Il relatore ritiene pertanto che questo sia l'aspetto del problema più impegnativo e urgente.

Aspetti attinenti alla governance

Occorre sfruttare le risorse e le conoscenze messe a disposizione dalla politica di coesione al fine di rafforzare in modo significativo la capacità amministrativa delle autorità pubbliche, soprattutto a livello locale e regionale, in modo da migliorare la loro capacità di offrire al pubblico servizi di qualità, anche attraverso il più ampio ricorso alle nuove tecnologie e puntando sullo snellimento burocratico. È importante assicurare assistenza alle autorità locali e regionali in materia di strumenti finanziari innovativi, cruciali per accrescere le risorse e gli investimenti, e di appalti pubblici, che dovranno sempre più configurarsi come uno strumento a disposizione della pubblica amministrazione per fornire stimolo all'innovazione e alla creatività.

Il relatore sottolinea che il Codice di condotta per il partenariato rafforzerebbe, nella forma e nella sostanza, la partecipazione all'attività di programmazione nelle regioni e sarebbe fondamentale per ampliare gli effetti della politica di coesione e radicarne l'impatto.

Dimensione territoriale

Nella sesta relazione sulla coesione non si è colta l'occasione per illustrare i problemi e le potenzialità, nello specifico, della cooperazione transfrontaliera, che sono descritti solo a grandi linee. I risultati della stessa non vengono nemmeno presentati. Inoltre, salvo poche eccezioni, gli aspetti qualitativi sono del tutto assenti benché il testo offra spunti sufficienti per prenderli in considerazione (cfr. gli appositi riquadri su singoli temi/settori come le città, le regioni marittime e quelle ultraperiferiche). In aggiunta, dal punto di vista qualitativo e tematico, con l'inclusione di aspetti transfrontalieri si sarebbe potuto arricchire il contenuto di diversi capitoli, come ad esempio le infrastrutture, il mercato del lavoro e la mobilità, l'ambiente, l'utilizzo e lo smaltimento delle risorse idriche, la gestione dei rifiuti, l'assistenza sanitaria, la ricerca e lo sviluppo, il turismo, i servizi pubblici e la governance. Tutti questi settori sono caratterizzati da elementi e potenzialità notevoli a livello transfrontaliero. Il relatore è del parere che la cooperazione territoriale europea possa fornire un importante contributo all'integrazione europea.

Infine, ma non per questo meno importante, le predette considerazioni si collegano alle questioni relative alla cooperazione territoriale europea e allo strumento del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT). È in primo luogo l'aspetto di tale politica relativo alla cooperazione transfrontaliera che incide sulla coesione delle regioni transfrontaliere. Il relatore propone dunque che, in futuro, la relazione sulla coesione comprenda anche una valutazione della coesione delle regioni transfrontaliere in Europa, contenente un'analisi dei loro problemi principali nonché una valutazione dell'impatto dei programmi operativi di cooperazione transfrontaliera. Bisognerebbe accordare una maggiore attenzione a questo strumento, segnatamente in quanto promuove collaborazioni e scambi di esperienze tra le autorità dei diversi Stati membri e punta ad un sistema amministrativo sempre più ispirato a valori e modalità operative condivisi. In tale contesto, si dovrebbe tener conto anche della dimensione esterna della politica di coesione.

La politica di coesione in una prospettiva a lungo termine

Il relatore desidera dedicare una particolare attenzione al futuro della politica di coesione dopo il 2020. È pienamente consapevole del fatto che l'attuazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 è appena iniziata ma che sta già incontrando problemi in ragione dell'adozione tardiva dei programmi. Per tale ragione, egli reputa necessario concentrarsi sulla corretta attuazione di tale politica per il periodo di riferimento. Tuttavia, non si deve perdere di vista il fatto che nel 2019 occorrerà affrontare contemporaneamente molte questioni importanti: il futuro Parlamento e la futura Commissione dovranno, solo per citare alcuni esempi, occuparsi della fine della strategia Europa 2020 e del futuro QFP nonché predisporre una nuova normativa in relazione alla politica di coesione dopo il 2020. In considerazione dei rigidi vincoli temporali, il relatore esorta a riflettere sin da ora sulla politica di coesione dopo il 2020, in modo da porre al centro della stessa le comunità e i cittadini onde assicurare la loro prosperità comune, a partire dal benessere dell'individuo.


PARERE della commissione per i bilanci (16.4.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sugli investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione

(2014/2245(INI))

Relatore per parere: Jean-Paul Denanot

SUGGERIMENTI

La commissione per i bilanci invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  accoglie con favore il fatto che, negli ultimi anni, la politica di coesione abbia dimostrato la sua capacità di attenuare l'impatto negativo della crisi economica e finanziaria sui livelli degli investimenti pubblici negli Stati membri, in particolare riducendo i requisiti di cofinanziamento a livello nazionale e riorientando una quota significativa del Fondo di coesione verso misure con un effetto diretto e immediato sulla crescita e la creazione di posti di lavoro; sottolinea il contributo positivo di altre politiche e strumenti al di là del settore della coesione per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; è convinto che, in considerazione del lasso di tempo che intercorre solitamente tra l'azione e l'impatto, nonché del fatto che i fondi del periodo 2007-2013 possono ancora essere utilizzati fino alla fine del 2016, questi effetti benefici continueranno ad aumentare nei prossimi anni;

2.  sottolinea l'importanza del piano di investimenti elaborato dalla Commissione quale primo passo per affrontare la carenza di investimenti pubblici e privati dell'Unione, che costituisce un grave rischio per il conseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020; evidenzia che il calo degli investimenti a seguito della crisi economica è stato particolarmente pronunciato nelle regioni meno ricche; ricorda, tuttavia, che il Piano Juncker prevede solamente 315 miliardi di EUR di investimenti potenziali su tre anni, mentre, secondo la Commissione, l'Unione europea registra un deficit di investimenti pari ad almeno 300 miliardi di EUR all'anno; insiste pertanto sulla necessità di ripristinare margini di manovra supplementari per gli investimenti nel bilancio dell'Unione e nei bilanci degli Stati membri; rileva che i progetti garantiti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) dovrebbero contribuire alla realizzazione degli obiettivi politici dell'UE, essere conformi agli obiettivi della politica di coesione di cui all'articolo 174 del TFUE e rispettare i principi di addizionalità, sostenibilità economica e sana gestione finanziaria; rammenta, a tale proposito, che i contributi finanziari degli Stati membri sotto forma di misure una tantum a favore del FEIS a sostegno di piattaforme di investimento dedicate e di banche di promozione nazionali e che beneficiano della garanzia dell'UE, sono coperti dalla gamma completa delle norme vigenti del patto di stabilità e crescita;

3.  sottolinea che, nonostante la crisi e il fatto che le finanze locali abbiano subito una notevole pressione, le autorità locali e regionali hanno dovuto continuare a rispondere alle esigenze dei cittadini in relazione a servizi pubblici più accessibili e di maggiore qualità;

4.  sottolinea l'importanza della reindustrializzazione dell'Europa per garantire che la produzione industriale rappresenti una quota pari ad almeno il 20% del PIL degli Stati membri entro il 2020; ricorda pertanto la grande importanza di sostenere e di rafforzare in modo proattivo i principi di competitività, sostenibilità e affidabilità normativa, al fine di promuovere l'occupazione e la crescita in Europa;

5.  rammenta che la questione del persistente arretrato dei pagamenti interessa la politica di coesione più di qualsiasi altro settore politico dell'UE, con 24,8 miliardi di EUR di fatture inevase alla fine del 2014 per i programmi del Fondo sociale europeo (FSE), del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione (FC) per il periodo 2007-2013, importo che rappresenta un aumento del 5,6 % rispetto al 2013; incoraggia la Commissione ad utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per pagare tali fatture inevase; sottolinea che tale situazione colpisce in primo luogo i beneficiari di minore entità e più vulnerabili della politica di coesione, quali le PMI, le ONG e le associazioni, in quanto hanno una capacità limitata di prefinanziare la spesa;

6.  si compiace che il Consiglio, la Commissione e il Parlamento abbiano raggiunto un accordo per ridurre il livello delle fatture inevase a fine esercizio (in particolare nella politica di coesione), portandolo al suo livello strutturale nel corso dell'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP), come indicato nella dichiarazione comune che accompagna l'accordo sul bilancio 2015, e prende atto del documento della Commissione dal titolo "Elements of a payment plan to bring the EU budget back onto a sustainable track" (Elementi relativi a un piano di pagamento per riportare il bilancio dell'UE alla sostenibilità) ricevuto il 23 marzo 2015; ricorda alla Commissione il suo impegno a presentare un piano di pagamento quanto prima possibile e, in ogni caso, prima della presentazione del progetto di bilancio 2016; rammenta inoltre a tutte le istituzioni il loro impegno a concordare e attuare tale piano a partire dal 2015 ed entro la revisione intermedia dell'attuale QFP;

7.  è preoccupato per i gravi ritardi registrati all'inizio del 2015 nel processo di programmazione per il periodo 2014-2020 in questo settore; sottolinea che la proposta di revisione dei massimali del QFP (1) , che prevede il trasferimento di 11,2 miliardi di EUR in impegni per il totale parziale della rubrica 1b, a norma dell'articolo 19, paragrafo 2, del regolamento QFP, e il riporto (2) di 8,5 miliardi di EUR in impegni, a norma dell'articolo 13, paragrafo 2, lettera a), del regolamento finanziario, dal 2014 al 2015, permette di evitare la cancellazione di queste assegnazioni nella rubrica 1b, ma non affronta realmente il problema sottostante dei ritardi nella programmazione né il fatto che i ritardi cronici nell'attuazione e i pagamenti sistematicamente tardivi possano presentare problemi importanti per i beneficiari finali;

8.  accoglie con favore il maggiore ricorso, nella politica di coesione, a strumenti finanziari quali prestiti e garanzie, per sostenere e mobilitare gli investimenti, creare nuovi posti di lavoro al fine di promuovere una crescita sostenibile a livello di Unione e aumentare l'efficacia dei finanziamenti pubblici; incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali a sfruttare appieno queste opportunità di finanziamento supplementari, come la possibilità di utilizzare le garanzie nell'ambito della nuova Iniziativa per le PMI per coprire i progetti ad alto rischio; evidenzia la necessità di garantire la trasparenza, l'assolvimento dell'obbligo di rendiconto e il controllo per quanto riguarda questi strumenti finanziari;

9.  prende atto della più forte concentrazione tematica delle risorse su un numero limitato di priorità con un potenziale in termini di creazione di crescita e occupazione, di lotta ai cambiamenti climatici e alla dipendenza energetica, e di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale, e rileva una maggiore attenzione ai risultati e alla misurabilità nei programmi per il periodo 2014-2020, fattori che dovrebbero contribuire ad incrementare ulteriormente l'efficienza e l'efficacia della politica di coesione; sottolinea, tuttavia, la necessità di applicare questo principio in modo flessibile, nel pieno rispetto delle specificità territoriali, economiche e sociali, al fine di ridurre i divari di sviluppo tra le varie regioni dell'Unione;

10. concorda con l'analisi della Commissione secondo cui le priorità economiche e sociali, in particolare l'attenzione alla crescita economica, da un lato, e all'inclusione sociale, l'istruzione e lo sviluppo sostenibile, dall'altro, potrebbero essere più equilibrate in alcuni Stati membri, e basate su un dialogo costruttivo con i partner e le parti interessate; sottolinea che una strategia chiara per migliorare il quadro istituzionale degli Stati membri in termini di capacità amministrativa e di qualità della giustizia è un fattore determinante ai fini della realizzazione di queste priorità;

11. plaude all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG), destinata a fornire finanziamenti mirati per contribuire ad attuare la garanzia per i giovani, e invita gli Stati membri a prestare maggiore attenzione all'attuazione dei progetti volti a ridurre la disoccupazione in questa fascia di età nelle regioni caratterizzate da livelli particolarmente elevati di disoccupazione giovanile; invita la Commissione a rispettare il suo impegno per il monitoraggio continuo, la segnalazione mediante le relazioni annuali e le valutazioni che esaminano l'efficacia, l'efficienza e l'impatto del sostegno congiunto del FSE e della dotazione specifica dell'IOG come anche dell'attuazione della garanzia per i giovani (articolo 19 del regolamento FSE e relativo allegato II, articoli 47-59 del regolamento recante disposizioni comuni);

12. per quanto riguarda le misure che collegano l'efficacia dei Fondi strutturali e di investimento europei (SIE) a una sana gestione economica, chiede alla Commissione di tenere conto delle diverse condizioni di base di ciascuno Stato membro e del diverso grado d'impegno necessario per soddisfare le condizioni preliminari, facendo segnatamente attenzione a non mettere in difficoltà le regioni più bisognose e astenendosi dal sanzionare determinati enti locali e regionali per difficoltà specifiche che si verificano a livello nazionale;

13. ribadisce la sua profonda convinzione che una reale revisione intermedia approfondita del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio sul QFP, che la Commissione dovrà presentare al più tardi entro il 2016, potrebbe rappresentare l'occasione ideale per fare in modo che detto regolamento rispecchi fedelmente le priorità dell'Unione, trattando in particolare le conseguenze di bilancio dei ritardi nell'esecuzione dei fondi strutturali, la problematica della disoccupazione giovanile in Europa, il finanziamento del FEIS e le nuove proposte in materia di risorse proprie dell'Unione, e che affronti le necessità più pressanti degli Stati membri e delle regioni nei rimanenti esercizi del QFP, come anche il persistente problema, emerso alla fine del QFP, dell'insufficienza degli stanziamenti di pagamento e l'eventuale impatto sui pagamenti del ritardo nell'attuazione dei programmi operativi nel settore della politica di coesione;

14. plaude agli sforzi della Commissione intesi a garantire una buona governance e sottolinea che gli ambiziosi propositi di rendere la spesa per la politica di coesione meno soggetta ad un utilizzo fraudolento e di introdurre una rigorosa applicazione delle misure di lotta contro la frode, dovrebbero essere mantenuti.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.4.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

4

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jean Arthuis, Reimer Böge, Lefteris Christoforou, Jean-Paul Denanot, Gérard Deprez, José Manuel Fernandes, Eider Gardiazabal Rubial, Ingeborg Gräßle, Iris Hoffmann, Monika Hohlmeier, Zbigniew Kuźmiuk, Vladimír Maňka, Ernest Maragall, Sophie Montel, Siegfried Mureșan, Younous Omarjee, Pina Picierno, Paul Rübig, Patricija Šulin, Eleftherios Synadinos, Indrek Tarand, Isabelle Thomas, Inese Vaidere, Marco Valli, Daniele Viotti, Marco Zanni

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Bernd Kölmel, Andrey Novakov, Ivan Štefanec, Nils Torvalds, Derek Vaughan, Tomáš Zdechovský

(1)

Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020, COM(2015)15 final, 21.1.2015.

(2)

Decisione della Commissione relativa al riporto non automatico di stanziamenti dall'esercizio 2014 all'esercizio 2015 e alla ricostituzione di stanziamenti d'impegno nel 2015, C(2015)0827 final, 11.2.2015.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (20.4.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sugli investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione

(2014/2245(INI))

Relatore per parere: Danuta Jazłowiecka

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che, in alcuni Stati membri, la crisi finanziaria ha inciso sulla politica di coesione e ha determinato un'ulteriore crescita dei tassi di disoccupazione, un aumento della povertà e dell'esclusione sociale e una maggiore divergenza tra le regioni dell'Unione;

B.  considerando che gli ultimi dati relativi al 2013 indicano per la disoccupazione di lunga durata nell'Unione un livello, storicamente elevato, del 5,1% della forza lavoro; che la disoccupazione di lunga durata ha per le persone conseguenze critiche che durano tutta la vita, e può diventare strutturale, specialmente nelle regioni periferiche;

C. considerando che ultimamente vi è stato un calo del 15% degli investimenti pubblici nell'Unione in termini reali e che molte regioni, soprattutto quelle che hanno seri problemi demografici, non sono state in grado di contribuire adeguatamente agli obiettivi di Europa 2020, in particolare l'obiettivo principale del raggiungimento di un tasso di occupazione del 75% entro il 2020, l'obiettivo di ridurre di 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà e l'obiettivo di limitare l'abbandono scolastico;

D. considerando che le regioni caratterizzate da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti presentano di solito tassi di disoccupazione più elevati, una crescita economica inferiore e la mancanza di investimenti significativi, fattori che portano a una divergenza strutturale nell'Unione; che in queste regioni i tassi di occupazione sono, in media, circa 10 punti percentuali al di sotto dell'obiettivo nazionale, contro appena 3 punti percentuali di scarto nelle regioni più sviluppate;

E.  considerando che i Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) sono ancora uno dei principali strumenti d'investimento dell'Unione, potenzialmente capaci, se utilizzati in modo efficiente, di ridurre le disparità e gli squilibri strutturali fra le regioni, attenuare gli andamenti negativi derivanti dalla crisi economica e generare posti di lavoro di qualità e sostenibili, oltre a una crescita sostenibile, specialmente nelle regioni che ne hanno maggiormente bisogno; considerando che il Fondo sociale europeo (FSE) è lo strumento principale per investire nel capitale umano, promuovere l'integrazione nel mercato del lavoro e combattere la povertà e l'esclusione sociale;

F.  considerando che gli squilibri socioeconomici tra gli Stati membri si sono ulteriormente aggravati, mentre l'obiettivo della convergenza regionale è sempre più lontano; che il divario tra centro e periferia in termini di disoccupazione è cresciuto dal 3,5% del 2000 al 10% nel 2013; che tale divergenza aumenta il rischio di frammentazione e minaccia la stabilità economica e la coesione sociale dell'Unione; che la sesta relazione sulla coesione evidenzia il ruolo che i fondi SIE svolgono per il superamento delle disuguaglianze, soprattutto in periodo di crisi;

1.  si rammarica del fatto che i fondi dell'Unione abbiano un potenziale di creazione di posti di lavoro tuttora insufficiente, e osserva che esso dovrebbe essere ancora rafforzato rendendo più efficienti la definizione e l'attuazione delle politiche e basandole maggiormente sui risultati; esprime a questo proposito la propria preoccupazione per i ritardi nell'adozione e nell'attuazione dei programmi operativi per il periodo di programmazione 2014-2020, e sollecita la Commissione e gli Stati membri ad accelerare tale processo; invita la Commissione e gli Stati membri a facilitare l'accesso ai finanziamenti per tutti i beneficiari, in particolare le PMI, che negli ultimi tempi hanno generato l'80% dei nuovi posti di lavoro nell'Unione;

2.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire politiche mirate in modo specifico a sostenere la creazione di posti di lavoro di qualità per i disoccupati di lunga durata, i disoccupati anziani, le donne e le altre categorie prioritarie colpite con particolare durezza dalla crisi;

3.  si duole che il tasso di disoccupazione giovanile sia ancora troppo elevato, specialmente negli Stati membri colpiti più duramente dalla crisi economica; invita gli Stati membri a fare senza indugio il miglior uso possibile del denaro disponibile nel quadro dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, in particolare del miliardo di euro in prefinanziamenti – una volta che sia stato messo a disposizione – al fine di facilitare l'accesso dei giovani al lavoro; esorta gli Stati membri a utilizzare i fondi unionali disponibili per integrare e potenziare i programmi nazionali che intendono promuovere la coesione, la competitività regionale e l'occupazione e incoraggiare lo spirito imprenditoriale, specialmente tra i giovani; invita inoltre, a questo riguardo, gli istituti di istruzione superiore europei a impegnarsi maggiormente per adeguare i propri programmi alle esigenze del mercato del lavoro e della società in generale e per sviluppare servizi di consulenza e programmi di orientamento individuali che possano contribuire alla lotta alla disoccupazione giovanile su larga scala;

4.  ricorda che il livello di abbandono scolastico nell'Unione continua a essere molto alto e incide sul tasso di disoccupazione giovanile; sottolinea che questo problema va affrontato modernizzando i sistemi d'istruzione e i programmi d'insegnamento, con l'assistenza del Fondo sociale europeo (FSE);

5.  sottolinea l'importanza della dimensione di genere nella creazione di posti di lavoro; invita la Commissione a destinare fondi sufficienti alla lotta alla disoccupazione femminile; è del parere che le donne potrebbero trarre beneficio dagli sviluppi tecnologici che consentono orari di lavoro più flessibili, e invita la Commissione a investire in questo campo;

6.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla situazione dei gruppi minoritari in tutta l'Unione, che sono soggetti ad ogni forma di esclusione sociale e sono di conseguenza più esposti al rischio di disoccupazione strutturale; ritiene che qualsiasi pianificazione delle politiche mirante alla coesione sociale nell'Unione debba tener conto dell'integrazione delle minoranze;

7.  sottolinea che, a causa dei cambiamenti nei modelli di produzione e dell'invecchiamento della popolazione, è cresciuto in misura significativa il ruolo del FSE e degli investimenti nell'adeguamento delle competenze dei lavoratori; è fermamente convinto che, al riguardo, il FSE debba essere complementare agli approcci nazionali negli Stati membri; invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che le risorse disponibili siano utilizzate nel modo più efficace ed efficiente possibile al fine di garantire ai lavoratori l'occupabilità, l'inclusione sociale e la parità di genere; sottolinea allo stesso tempo che i programmi di formazione finanziati a titolo del FSE dovrebbero essere mirati anche alle esigenze degli imprenditori e del personale a livello dirigenziale, per garantire lo sviluppo sostenibile delle imprese, specialmente le PMI, che generano la quota maggiore delle opportunità occupazionali nell'Unione;

8.  invita gli Stati membri e la Commissione a continuare a lavorare, in particolare, per migliorare e ampliare la piattaforma EURES come strumento efficace per facilitare la mobilità dei lavoratori in Europa, in particolare la mobilità transfrontaliera, facendo sì che i lavoratori conoscano meglio il mercato del lavoro dell'Unione, informandoli sulle opportunità occupazionali e assistendoli nel disbrigo delle formalità; incoraggia gli Stati membri a sviluppare e sostenere le reti EURES, anche in virtù della consapevolezza che i lavoratori transfrontalieri sono i primi a essere esposti a problemi di adattamento e a difficoltà nell'ottenere il riconoscimento delle qualifiche professionali; osserva che tali reti facilitano e sostengono la mobilità transfrontaliera grazie alla collaborazione che instaurano fra i servizi pubblici per l'impiego, le parti sociali, gli enti locali e regionali e altri soggetti interessati privati;

9.  evidenzia la necessità di guidare la creazione di posti di lavoro di qualità servendosi delle nuove tecnologie; è del parere che la Commissione dovrebbe stabilire un collegamento tra la riduzione della disoccupazione e gli strumenti dell'Agenda digitale e di Orizzonte 2020;

10. sottolinea che l'Unione dovrebbe investire nelle imprese e sostenere la creazione di imprese – con una particolare attenzione per le PMI e le microimprese, che rappresentano il 99% di tutte le imprese dell'Unione e negli ultimi tempi hanno generato l'80% dei nuovi posti di lavoro – facilitando l'accesso ai finanziamenti, riducendo gli oneri burocratici, semplificando la legislazione nel quadro del programma REFIT e assicurando un ambiente favorevole e il giusto quadro normativo, anche per le start-up; sottolinea che tali misure non dovrebbero portare a un indebolimento dei diritti del lavoro e dei diritti sociali nell'UE; accoglie pertanto con favore l'intenzione di istituire il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici come strumento complementare alla politica di coesione, dotato del potenziale di generare entro tre anni 1,3 milioni di posti di lavoro in più;

11. sottolinea che la politica di coesione dovrebbe essere utilizzata per produrre una crescita intelligente e sostenibile nelle regioni che ne hanno più bisogno sostenendo le start-up e lo sviluppo di microimprese e imprese di piccole e medie dimensioni attraverso una serie di misure e strumenti finanziari;

12. invita gli Stati membri, ai fini della realizzazione della convergenza socioeconomica, a garantire che anche le regioni più lontane e più piccole abbiano le capacità necessarie, ad esempio in termini di risorse umane, per assorbire i fondi disponibili;

13. invita gli Stati membri, in considerazione degli effetti negativi che l'invecchiamento della popolazione e altri problemi demografici hanno sui mercati del lavoro, a elaborare progetti per far fronte al calo della popolazione e sostenere la mobilità;

14. invita la Commissione ad assicurare che gli investimenti siano indirizzati alle regioni economicamente più deboli, che soffrono di una forte disoccupazione, e alle PMI di queste regioni, dato il loro limitato accesso ai finanziamenti, per garantire che questi sforzi abbiano un impatto significativo là dove sono maggiormente necessari, con scelte fatte tenendo debitamente conto delle caratteristiche economiche degli investimenti; condivide l'opinione della Commissione che vi è necessità di forza lavoro qualificata in settori in crescita quali l'economia digitale, i settori verdi e l'assistenza sanitaria;

15. ricorda che allineare gli stipendi alla produttività è importante non solo per la coesione sociale, ma anche per mantenere un'economia forte e una forza lavoro produttiva;

16. mette in rilievo il ruolo della coesione territoriale e, a questo proposito, sottolinea l'importanza degli investimenti in infrastrutture transfrontaliere, come le vie navigabili interne, riconoscendo il loro ruolo nella promozione dello sviluppo socioeconomico delle regioni;

17. ritiene che le misure della politica di coesione possano svolgere un ruolo essenziale nel ridurre le disparità competitive interne e gli squilibri strutturali nelle regioni che di ciò hanno maggiormente bisogno; invita la Commissione a considerare la possibilità del prefinanziamento per facilitare il pieno utilizzo dei fondi da parte degli Stati membri interessati nel periodo 2014-2020, pur garantendo sempre il rispetto del principio della responsabilità di bilancio;

18. ritiene che la disciplina di bilancio sia di vitale importanza per ottenere una crescita e una creazione di lavoro che siano intelligenti e sostenibili; sollecita una rinnovata attenzione al miglioramento della spesa e alla lotta contro le frodi;

19. sottolinea che le politiche per la crescita e l'occupazione hanno impatti territoriali diversi a seconda della situazione specifica di ciascuna regione, e che le disparità regionali si sono accentuate dall'inizio della crisi; sottolinea che le raccomandazioni specifiche per paese dovrebbero tener conto delle differenze territoriali all'interno degli Stati membri al fine di promuovere la crescita e l'occupazione preservando la coesione territoriale.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.4.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

39

13

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Elena Gentile, Arne Gericke, Danuta Jazłowiecka, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Elisabeth Morin-Chartier, Georgi Pirinski, Marek Plura, Terry Reintke, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Ulrike Trebesius, Ulla Tørnæs, Marita Ulvskog, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Amjad Bashir, Elmar Brok, Tania González Peñas, Eva Kaili, Neoklis Sylikiotis, Ivo Vajgl

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Grapini, Ivan Jakovčić


PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (25.3.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sugli investimenti per l'occupazione e la crescita: promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione

(2014/2245(INI))

Relatore: Neoklis Sylikiotis

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che la crisi economica ha messo in discussione la coesione economica, sociale e territoriale nell'UE, creando differenze aggiuntive fra gli Stati membri e le regioni; ricorda che dall'inizio della crisi sono stati persi più di 3,8 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero nell'Unione europea(1); pone l'accento sulla necessità di rafforzare la politica di coesione dell'UE con una chiara definizione delle priorità, evidenziando la necessità di ridurre le disparità regionali e di conseguire gli obiettivi di crescita e occupazione dell'Unione;

2.  sottolinea che occorre profondere considerevoli sforzi per riportare l'UE sul giusto binario affinché venga rispettato l'obiettivo di reindustrializzazione del 20 % entro il 2020; sollecita il rafforzamento e il rinnovo della struttura industriale dell'Unione nell'ottica di rafforzare la competitività, la crescita e l'occupazione; sottolinea che a tal fine occorre attivare investimenti nelle infrastrutture digitali, energetiche e dei trasporti, nonché, in una prospettiva di più lungo termine, ma non meno urgente, nell'istruzione, nella ricerca e nel potenziamento delle competenze dei lavoratori;

3.  riconosce che gli investimenti nell'ambito della politica di coesione hanno contribuito a mitigare gli effetti negativi della crisi economica e finanziaria e sono diventati una parte significativa del bilancio di investimenti di taluni paesi europei; riconosce gli sforzi compiuti dalla Commissione nel riorientare gli investimenti della politica di coesione verso le aree che sono state maggiormente colpite dalla crisi;

4.  sottolinea che il trattato sull'Unione europea prevede l'obiettivo di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri (articolo 3 TUE);

5.  pone in evidenza che la politica di coesione dovrebbe tenere pienamente conto degli obiettivi stabiliti nella strategia Europa 2020; sottolinea che gli investimenti della politica di coesione dovrebbero essere orientati alla crescita, all'incremento dell'innovazione, alle PMI, all'economia digitale e alla bioeconomia a basse emissioni di carbonio; evidenzia che in particolare gli investimenti in questi settori hanno il potenziale non solo di mettere in sicurezza i posti di lavoro esistenti, ma di incentivare la creazione di crescita e di occupazione;

6.  sottolinea che il settore industriale, e quello manifatturiero in particolare, costituisce uno dei cardini nell'economia europea, dal momento che tale settore rappresenta l'80% delle esportazioni e l'80% della spesa per ricerca e sviluppo; osserva che, in base alle stime, dal 2007 al 2012 sono stati creati soltanto tramite la politica regionale dell'UE 594 000 nuovi posti di lavoro(2);

7.  raccomanda che la politica di coesione sia ammodernata e che al centro di tale politica siano posti il rinnovamento dell'industria e delle strutture, nonché il sostegno all'innovazione, nell'ottica di aumentare l'occupazione in tutta l'Unione;

8.  sottolinea l'importanza di semplificare la gestione dei programmi della politica di coesione e le relative procedure; pone in evidenza che l'onere amministrativo derivante da procedure di gestione e monitoraggio differenti deve essere ragionevole rispetto all'importo del finanziamento ottenuto dai programmi della politica di coesione;

9.  sottolinea che le PMI costituiscono il 99 % del tessuto aziendale dell'UE e rappresentano l'80 % dei posti di lavoro nell'Unione;

10. ritiene che sia necessario profondere ulteriori sforzi per rafforzare il settore industriale in diversi Stati membri, agevolare l'accesso delle imprese manifatturiere agli investimenti e al credito e contrastare la disoccupazione; sottolinea la necessità di un approccio basato sui punti di forza specifici delle regioni al fine di conseguire la crescita economica;

11. ritiene che tutti i nuovi progetti e investimenti nell'ambito della politica di coesione siano orientati verso il conseguimento del massimo risultato e impatto, e rispetta il nuovo quadro di riferimento dei risultati volto a stimolare la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; pone inoltre in evidenza che i progetti e gli investimenti promossi dai fondi dell'Unione dovrebbero perseguire la creazione di nuovi posti di lavoro; sottolinea pertanto che gli Stati membri dovrebbero puntare alla creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità nell'ambito dell'attuazione dei loro programmi operativi per il periodo di finanziamento in corso, in modo da adottare misure contro gli elevati tassi di disoccupazione giovanile e permettere alle regioni di sviluppare economie sane e sostenibili; ricorda che gli investimenti e i progetti dovrebbero tener conto della tutela ambientale, in particolare al fine di promuovere fonti di energia rinnovabili e misure di efficienza energetica; rammenta che, secondo le previsioni, il mercato globale dei prodotti e dei servizi ecocompatibili dovrebbe quasi raddoppiare entro il 2020 per raggiungere i 2 000 miliardi di EUR all'anno;

12. accoglie con favore la proposta di un'Unione dei mercati dei capitali e ritiene che questa costituisca uno strumento importante per il completamento del piano di investimenti per l'Europa e per il potenziamento dell'accesso al credito da parte delle PMI tramite la creazione e lo sviluppo di fonti di finanziamento alternative ai prestiti bancari, anche migliorando le offerte pubbliche iniziali;

13. chiede che l'Unione dei mercati dei capitali sia attuata in tempi rapidi e venga utilizzata per supportare le attività guidate dall'industria tese a sviluppare mercati di collocamento privato in Europa e a sostenere l'utilizzazione di fondi di investimento a lungo termine; ritiene che un'Unione dei mercati dei capitali coronata da successo ridurrà la frammentazione dei mercati finanziari dell'UE, contribuendo in questo modo a ridurre i costi di finanziamento;

14. sottolinea che gli investimenti dovrebbero essere incentrati sui settori in grado di produrre effetti moltiplicatori sull'occupazione e la crescita, come l'innovazione o l'istruzione;

15. sottolinea l'importanza del finanziamento regionale per le piccole e medie imprese, che agiscono come motore regionale per la creazione di posti di lavoro, la crescita intelligente e i progressi verso un'economia digitale e a basse emissioni di carbonio;

16. sottolinea l'importanza dei finanziamenti della politica di coesione per la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e per il conseguimento degli obiettivi fissati per il 2020 e il 2030 in materia di riduzione di CO2, efficienza energetica ed energie rinnovabili;

17. osserva che la rendicontazione relativa ai progetti finanziati dai fondi dell'UE è solitamente incentrata sulle spese stesse e sulla conformità con le norme amministrative, e non sul conseguimento di risultati concreti, determinando così una scarsa consapevolezza per quanto riguarda l'efficacia delle sovvenzioni dell'UE; sottolinea a tal riguardo l'importanza di raccogliere in maniera sistematica le informazioni relative all'impatto dei fondi dell'UE in modo da poter individuare le misure più efficaci per incentivare lo sviluppo economico delle regioni dell'UE;

18. sollecita investimenti pubblici più coordinati da parte degli Stati membri e degli enti regionali e locali, e chiede un ambiente economico e regolamentare più stabile nell'UE al fine di attrarre maggiori investimenti privati, poiché senza di questi sarà impossibile conseguire l'obiettivo di innalzare fino al 20% il contributo dell'industria al PIL entro il 2020; sottolinea l'importanza di concentrare gli investimenti dell'UE in settori innovativi e priorità tematiche, come la ricerca e l'innovazione, il sostegno alle PMI e l'economia a basse e missioni di carbonio, al fine di massimizzare l'impatto degli investimenti sulla crescita economica sostenibile e la creazione di posti di lavoro; sostiene fermamente l'approccio alla R&I che mira a ridurre il divario di innovazione all'interno dell'Unione consentendo alle regioni meno avanzate di adottare, rafforzare e adattare le soluzioni innovative sviluppate nelle regioni di punta; chiede inoltre un ulteriore chiarimento e una rapida attuazione del concetto di specializzazione intelligente, che racchiude il potenziale di aumentare la crescita sostenibile delle regioni dell'UE;

19. chiede una strategia industriale inclusiva che tenga conto delle zone colpite dai processi di spopolamento e invecchiamento della popolazione; ritiene che gli obiettivi finali di tale strategia dovrebbero essere la lotta alla disoccupazione, la garanzia di competitività, sviluppo sostenibile e crescita, nonché la creazione di maggiore occupazione;

20. sottolinea che al fine di consentire attività di ricerca innovative e produttive è necessario aumentare ulteriormente i finanziamenti destinati alla ricerca e allo sviluppo; chiede pertanto un migliore allineamento delle misure di finanziamento esistenti, quali i finanziamenti nell'ambito dei Fondi strutturali e d'investimento europei e di Orizzonte 2020 stabiliti nel regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio;

21. invita gli Stati membri ad accelerare il programma della garanzia per i giovani, dal momento che la crisi ha impedito a un numero sproporzionato di giovani all'inizio della loro carriera di trovare un posto di lavoro e dato che la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli allarmanti in metà delle regioni;

22. chiede, ai fini del miglioramento della situazione occupazionale, di tenere debitamente conto delle esigenze delle PMI in sede di elaborazione delle normative e delle regolamentazioni, nonché di prevedere un accesso agevolato al credito per le imprese che creano occupazione, indipendentemente dalle loro dimensioni;

23. sollecita il completamento del mercato unico digitale al fine di migliorare la situazione per quanto riguarda l'innovazione, lo scambio di conoscenze e di idee, la competitività e la capacità di innovazione delle imprese europee.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

24.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

47

7

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Bendt Bendtsen, Reinhard Bütikofer, Pilar del Castillo Vera, Christian Ehler, Fredrick Federley, Ashley Fox, Adam Gierek, Juan Carlos Girauta Vidal, Theresa Griffin, Marek Józef Gróbarczyk, András Gyürk, Roger Helmer, Dawid Bohdan Jackiewicz, Eva Kaili, Barbara Kappel, Krišjānis Kariņš, Seán Kelly, Jeppe Kofod, Miapetra Kumpula-Natri, Janusz Lewandowski, Ernest Maragall, Edouard Martin, Nadine Morano, Dan Nica, Angelika Niebler, Miroslav Poche, Miloslav Ransdorf, Michel Reimon, Herbert Reul, Paul Rübig, Algirdas Saudargas, Jean-Luc Schaffhauser, Neoklis Sylikiotis, Dario Tamburrano, Evžen Tošenovský, Claude Turmes, Miguel Urbán Crespo, Vladimir Urutchev, Adina-Ioana Vălean, Kathleen Van Brempt, Henna Virkkunen, Martina Werner, Hermann Winkler, Flavio Zanonato, Carlos Zorrinho

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Pervenche Berès, Simona Bonafè, Cornelia Ernst, Yannick Jadot, Werner Langen, Morten Messerschmidt, Clare Moody, Dominique Riquet, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Anne Sander, Maria Spyraki, Paul Tang, Pavel Telička, Anneleen Van Bossuyt, Cora van Nieuwenhuizen

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Ignazio Corrao, Antanas Guoga

(1)

Industrial Scoreboard 2013, documento di lavoro dei servizi della Commissione, (SWD(2013)0346 , 20 settembre 2013), pag. 6.

(2)

Making Europe's regions and cities more competitive, fostering growth and creating jobs http://europa.eu/pol/pdf/flipbook/en/regional_policy_en.pdf - pag. 6.


PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (26.3.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sugli investimenti a favore dell'occupazione e della crescita: promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione

(2014/2245(INI))

Relatore per parere: Silvia Costa

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ricorda che, al fine di contribuire efficacemente alla lotta contro gli elevati livelli di disoccupazione giovanile, la politica di coesione dell'UE deve essere pienamente in linea con la strategia Europa 2020, e in particolare con gli obiettivi principali in materia di istruzione miranti a ridurre il tasso di abbandono scolastico portandolo al di sotto del 10%, ad aumentare fino almeno al 40% la quota di giovani con una laurea di terzo livello, un diploma o una qualifica di formazione professionale equivalente e a raggiungere come parametro di riferimento una media del 15% di adulti impegnati nell'apprendimento permanente e non meno del 95% dei bambini impegnati nell'istruzione della prima infanzia, riconoscendo quindi la convalida delle competenze e dell'esperienza acquisita;

2.  evidenzia che, al fine di conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 e in particolare quelli in materia di istruzione e riduzione dei tassi di abbandono scolastico, occorre migliorare l'accesso alle infrastrutture scolastiche e la qualità dei servizi socio-culturali nelle regioni dell'UE, soprattutto quelle colpite da stagnazione economica; ricorda l'importanza dell'istruzione nel determinare una maggiore coesione sociale e regionale nonché potenziare la coscienza democratica e la partecipazione tra i giovani;

3.  sottolinea che il 12% della popolazione di età compresa tra i 18 e i 24 anni abbandona prematuramente la scuola; invita l'UE a individuare i principali fattori che portano all'abbandono scolastico e a monitorare le caratteristiche del fenomeno a livello nazionale, regionale e locale, ponendo quindi le basi per l'adozione di misure mirate ed efficaci, fondate su dati di fatto; ritiene che le politiche volte a ridurre l'abbandono scolastico debbano affrontare una serie di fattori, tra cui le sfide educative e sociali che potrebbero eventualmente comportare tale fenomeno;

4.  evidenzia che, senza un'efficace cooperazione tra istituti scolastici e attori del mercato del lavoro, sarà impossibile porre rimedio all'elevato livello di disoccupazione tra i giovani laureati nell'UE; sottolinea in particolare che, grazie all'insegnamento delle conoscenze e delle competenze necessarie sul mercato del lavoro, il tasso di occupazione giovanile è aumentato e le differenze sociali si sono ridotte;

5.  deplora che attualmente i finanziamenti destinati all'istruzione siano insufficienti e sottolinea l'esigenza di maggiori investimenti per ammodernare i sistemi di istruzione, nel settore della formazione professionale e dell'istruzione formale e informale; ricorda che ciò vale altresì per il restauro degli edifici scolastici e la fornitura di nuova tecnologia per l'istruzione e la ricerca (accesso a banche dati di ricerca, formazione informatica e apprendimento online);

6.  sottolinea l'importanza di rafforzare i legami tra istruzione, ricerca e imprese a livello regionale, locale, nazionale e sovranazionale; invita gli Stati membri a dar seguito al più presto alle raccomandazioni sull'istruzione specifiche per paese, formulate nel quadro del semestre europeo, così come alle altre raccomandazioni della Commissione;

7.  evidenzia l'importanza dell'apprendimento permanente e - al fine di attrarre e mantenere personale docente qualificato - di migliori condizioni di formazione e lavoro per ricercatori e insegnanti, quali fattori chiave della crescita economica; sottolinea quanto sia importante che i giovani acquisiscano competenze digitali e che gli insegnanti ricevano la relativa formazione, dal momento che tali competenze sono sempre più importanti sul mercato del lavoro europeo;

8.  sottolinea che le esigenze del mercato del lavoro stanno cambiando rapidamente e che i giovani affrontano crescenti difficoltà nel passaggio dalla scuola al lavoro e, pertanto, sono normalmente più esposti alla disoccupazione; ribadisce l'importanza di investire in capitale umano e nelle persone, in particolare nei giovani d'Europa, al fine di rafforzare la loro occupabilità e il percorso delle qualifiche professionali; chiede il miglioramento dell'attuale panorama delle competenze UE che individua i posti di lavoro e le competenze richiesti e il conseguente rimodellamento dei sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri, in modo che le persone ottengano le giuste competenze per il giusto lavoro;

9.  sottolinea l'esigenza di promuovere partenariati tra mondo della scuola e strategie occupazionali, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, fra cui parti sociali, responsabili decisionali, enti di formazione e datori di lavoro;

10. accoglie con favore l'iniziativa per l'occupazione giovanile, introdotta per rafforzare il sistema di garanzia per i giovani soprattutto nelle regioni con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25% ed evidenzia che si tratta di uno strumento efficace per ridurre la disoccupazione giovanile che servirà da riforma strutturale fondamentale a medio e lungo termine; invita gli Stati membri a istituire una forte cooperazione con i soggetti interessati, in particolare i datori di lavoro e le PMI, e a sfruttare appieno il Fondo sociale europeo, l'iniziativa per l'occupazione giovanile e altri fondi strutturali in sede di attuazione del sistema e di creazione della relativa infrastruttura;

11. invita la Commissione a contribuire a garantire che il sistema di garanzia per i giovani sia attuato in modo efficiente attraverso lo scambio di esempi di buone pratiche; rileva che i fondi stanziati a favore del sistema di garanzia per i giovani nell'ambito dell'iniziativa per l'occupazione giovanile scadranno il 31 dicembre 2015; invita la Commissione a fare quanto necessario per assicurare che il programma possa continuare;

12. sottolinea la necessità di sviluppare le capacità imprenditoriali nel quadro dei sistemi di garanzia per i giovani; ritiene, tuttavia, che siano necessari l'intervento e l'attivazione tempestivi e, in vari casi, riforme, come il miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione professionale, e che lo scambio delle migliori pratiche relative al sistema duale di istruzione possa contribuire a cambiamenti strutturali del mercato del lavoro e portare a livelli più elevati di occupazione;

13. accoglie con favore il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici; auspica che l'istruzione e la formazione siano considerate investimenti strategici e rientrino quindi in una delle azioni prioritarie;

14. esorta la Commissione a riconoscere il pieno potenziale della cultura nel contribuire allo sviluppo economico sostenibile e alla competitività delle regioni nonché al miglioramento della coesione sociale; sottolinea in particolare il ruolo delle industrie culturali e creative e della digitalizzazione del patrimonio culturale come motori strategici di ripresa economica e crescita nell'UE e di sviluppo regionale, visto che attualmente generano – direttamente o indirettamente – più di 7 milioni di posti di lavoro;

15. sottolinea l'importanza del settore culturale nella lotta contro la disoccupazione giovanile, dal momento che è molto attraente per i giovani e offre loro maggiori opportunità di lavoro; ricorda inoltre il ruolo della cultura nel generare maggiore e migliore occupazione attraverso l'istruzione, lo sviluppo delle competenze, la formazione e l'apprendimento informale; mira ad orientare gli strumenti della politica di coesione verso il miglioramento e l'incremento del numero dei posti di lavoro nei settori culturali e creativi;

16. invita la Commissione a esaminare la possibilità di utilizzare le risorse del Fondo di sviluppo regionale e del Fondo sociale dell'UE per promuovere le attività culturali negli Stati membri, in particolare per promuovere il settore creativo; chiede alla Commissione di presentare una relazione sui risultati della valutazione al Parlamento, al più tardi unitamente alla relazione a medio termine del programma Europa creativa, vale a dire entro il 31 dicembre 2017;

17. ricorda che la cultura e il patrimonio culturale tangibile e intangibile sono elementi chiave per una rigenerazione urbana e rurale sostenibile, per l'attrattività delle città e delle regioni e per lo sviluppo economico grazie al turismo culturale e alle PMI creative; chiede l'istituzione di bacini culturali regionali nell'ambito dei quali le città e le regioni possano collaborare per promuovere e salvaguardare il loro patrimonio culturale e trasformarlo in risorsa economica;

18. chiede alla Commissione di impegnarsi ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare efficacemente i beni materiali ed immateriali che formano il patrimonio culturale europeo e costituiscono fattori fondamentali per promuovere uno sviluppo culturale e socioeconomico che tragga forza e promuova l'identità culturale europea e le peculiarità culturali dei paesi, delle regioni e delle città d'Europa; invita le città e le regioni dell'Unione europea a utilizzare in tal senso gli strumenti della politica di coesione;

19. ritiene che il massimale di 5 milioni di euro (o 10 milioni di euro del costo complessivo, qualora si tratti di siti figuranti nella lista UNESCO), adottato dalla Commissione sulla base dei costi totali dei progetti, sia troppo rigido e andrà a ridurre il sostegno al patrimonio culturale, anche perché non prevede la deduzione dei costi di documentazione e gestione e delle spese non comprimibili (es. IVA), riducendo le possibilità di partenariati pubblico/privato e degli investimenti nella cultura che rivestono vitale importanza per lo sviluppo sociale ed economico nell'UE;

20. sottolinea che non esiste base giuridica per questo approccio nella legislazione UE e in tale contesto chiede alla Commissione di rivedere la decisione e di chiarire, nelle guide tematiche, l'interpretazione dell'articolo 3 e) del regolamento UE n. 1301/2013 (FESR) in materia di investimenti nello sviluppo del potenziale endogeno attraverso investimenti fissi in attrezzature e infrastrutture di ridotte dimensioni per la cultura e il turismo sostenibile;

21. invita gli Stati membri a destinare una quota maggiore dei loro bilanci e dei finanziamenti per lo sviluppo regionale alla cultura e al patrimonio culturale, al fine di rendere le regioni attraenti, promuoverne uno sviluppo effettivo e globale e sfruttarne il potenziale;

22. ricorda l'importanza della semplificazione e raccomanda che la Commissione e gli Stati membri continuino ad impegnarsi per semplificare l'implementazione della politica di coesione, al fine di migliorare l'orientamento del risultato della politica e di ridurre la burocrazia a tutti i livelli; sottolinea l'importanza delle piattaforme per condividere buone pratiche nelle varie aree d'implementazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

24.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

3

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Dominique Bilde, Andrea Bocskor, Silvia Costa, Mircea Diaconu, Damian Drăghici, Angel Dzhambazki, Jill Evans, Emmanouil Glezos, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Andrew Lewer, Svetoslav Hristov Malinov, Fernando Maura Barandiarán, Luigi Morgano, Momchil Nekov, Michaela Šojdrová, Helga Trüpel, Sabine Verheyen, Julie Ward, Bogdan Brunon Wenta, Theodoros Zagorakis, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Krystyna Łybacka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Sylvie Guillaume, György Hölvényi, Dietmar Köster, Ilhan Kyuchyuk, Ernest Maragall, Emma McClarkin, Martina Michels


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (1.4.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sugli investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro: promozione della coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione

(2014/2245(INI))

Relatore per parere: Julie Girling

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che storicamente le donne sono state più colpite dalla disoccupazione rispetto agli uomini - sebbene rappresentino attualmente il 59% dei nuovi laureati(1), il che non è coerente col fatto che le donne abbiano un accesso limitato a funzioni di responsabilità; che il tasso di occupazione femminile è leggermente aumentato, dal 60% al 63% negli ultimi cinque anni e che la disoccupazione femminile si attesta al 10% in tutta l'UE, con significative variazioni regionali (benché tali differenze stiano diminuendo in modo significativo)(2); che sebbene le donne trovino un'occupazione, questa risulta non essere proporzionata in termini di qualifica professionale e livello salariale e contributivo ai titoli di studi conseguiti;

B.  considerando che solo il 29 % delle donne hanno lauree attinenti al settore dell'informatica e solo il 4 % trova occupazione diretta nel settore TIC(3); che, stando alle cifre della Commissione, il numero delle donne laureate è superiore a quello degli uomini; che, tuttavia, le donne rimangono sottorappresentate nelle materie STIM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), il che riduce le opportunità economiche per le stesse, pur non essendo provato scientificamente che gli uomini siano più dotati delle donne nelle materie STIM;

C. considerando che i lavori a bassa retribuzione interessano soprattutto le donne (21,2 % rispetto al 13,3 % degli uomini nel 2010), in particolare le lavoratrici dipendenti scarsamente qualificate e quelle con un contratto a tempo determinato(4);

D. considerando che i dati relativi al divario pensionistico di genere rivelano che nell'UE le pensioni percepite dalle donne sono in media del 39 % inferiori rispetto a quelle versate agli uomini;

E.  considerando che le donne sono maggiormente esposte alla povertà e all'esclusione sociale rispetto agli uomini, ancor più se hanno superato i 60 anni (22,2 % rispetto al 17,3 % degli uomini nel 2010)(5);

F.  considerando che la parità tra uomini e donne rappresenta un importante strumento di sviluppo economico e di coesione sociale;

G. considerando che la politica di coesione rappresenta il principale strumento per realizzare le misure intese a combattere la disoccupazione e l'esclusione sociale e si fonda su investimenti nell'istruzione e nel miglioramento della capacità del sistema scolastico;

H. considerando che nel corso del tempo è emersa nelle aree rurali una serie di problemi economici e sociali, tra cui una cultura imprenditoriale poco sviluppata, una scarsa partecipazione degli adulti all'apprendimento e alla formazione lungo tutto l'arco della vita, la mancanza di un'offerta per l'aggiornamento professionale nelle aree rurali e l'elevata percentuale di persone che lavorano nell'agricoltura di sussistenza;

I.   considerando che l'indice di occupazione delle donne è ancora basso rispetto agli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020 (11,5 % in meno rispetto al target del 75 %)(6);

J.   considerando che, secondo le proiezioni dell'OCSE, la pari partecipazione di uomini e donne al mercato del lavoro si tradurrebbe in un aumento del 12,4% del PIL pro-capite entro il 2030;

K. considerando che le donne sono sottorappresentate nei ruoli imprenditoriali e che solo il 30 % delle nuove start-up in Europa è fondato dalle donne(7);

L.  considerando che oltre due terzi degli europei vivono nelle città, che sono centri di produzione e di innovazione ma che allo stesso tempo danno adito alla concentrazione di persone ai margini della società e che sono, pertanto, una chiave per affrontare la sfida dell'esclusione sociale;

M. considerando che il fatto di essere madre o un genitore solo rappresenta ancora oggi uno svantaggio sul mercato del lavoro;

N. considerando che le pari opportunità tra donne e uomini e il principio dell'integrazione della dimensione di genere sono espressamente stabiliti nei regolamenti che disciplinano i fondi strutturali quali dimensioni trasversali della programmazione e dell'attuazione delle politiche;

O. considerando che le imprese a conduzione familiare offrono alle donne una retribuzione migliore rispetto alle PMI e la possibilità di accedere a industrie in cui predominano gli uomini; che le donne che lavorano presso tali imprese hanno maggiori probabilità di arrivare a ricoprire funzioni dirigenziali; che l'UE e gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati a promuovere questo genere di attività e a persuadere le donne a lanciarsi maggiormente nelle imprese a conduzione familiare;

P.  considerando che l'obiettivo della parità non è solo una questione di giustizia e di diritti fondamentali, ma è anche un fattore di competitività, dato che emarginare le donne sul mercato del lavoro significa sprecare il talento di tutte le donne che sono vittime di tale esclusione, il che non è coerente con l'obiettivo di creare un'economia basata sulla conoscenza;

1.  deplora il fatto che gli Stati membri non si siano adoperati maggiormente per far fronte al divario retributivo di genere; è preoccupato per il fatto che le donne nell'UE guadagnino in media il 16,4 % in meno degli uomini che svolgono un lavoro di pari valore e lavorano 59 giorni all'anno a titolo gratuito, il che le pone in una condizione di svantaggio economico, rendendole talvolta dipendenti dal proprio partner; sottolinea l'importanza di adottare misure per colmare il divario retributivo di genere, all'origine anche di un divario pensionistico del 39% tra uomini e donne nell'UE; sottolinea il fatto che in nove Stati membri tale divario è aumentato negli ultimi cinque anni; osserva che, stando alla valutazione del valore aggiunto europeo, una riduzione dell'1% del divario retributivo di genere si tradurrebbe in un aumento dello 0,1 % della crescita economica; constata che l'accesso delle donne a cariche di responsabilità assicura alle organizzazioni maggiore competitività; invita gli Stati membri a migliorare e ad aggiornare le statistiche sul divario retributivo di genere;

2.  invita la Commissione a esigere trasparenza nella remunerazione per i posti di lavoro creati o finanziati attraverso la politica di coesione e a rifiutare in tal modo qualsivoglia disparità salariale ingiustificata;

3.  ritiene che, in tutte le fasi di esecuzione dei fondi ESI, l'Unione deve puntare a eliminare le disuguaglianze e a promuovere la parità tra uomini e donne, nonché a integrare la prospettiva di genere e a combattere la discriminazione basata sul sesso, sull'origine razziale o etnica, sulla religione o sul credo, sulla disabilità, sull'età o sull'orientamento sessuale;

4.  chiede che sia riconosciuto e tenuto in considerazione il fenomeno della discriminazione multipla, vale a dire quella condizione di disparità dovuta non solo al genere, ma anche alla religione o al credo, all'origine sociale, all'orientamento sessuale, all'età, all'origine etnica e alla disabilità, onde condurre una politica di inclusione sociale pertinente ed efficace;

5.  osserva che la crisi economica ha ostacolato il cammino verso la parità in svariati ambiti; sottolinea l'importanza di assicurare che la crisi economica non rappresenti un pretesto per perpetuare la disparità tra donne e uomini e che si continui a lavorare per la parità, anche durante una tale crisi;

6.  esorta gli Stati membri a invertire tale dinamica, conducendo politiche attive a favore della parità, con programmi e bilanci che puntino ad accrescere il PIL pro capite con questi mezzi; 

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a sfruttare attivamente i fondi strutturali europei come strumento per promuovere la parità di genere; chiede agli Stati membri e alla Commissione di condurre un'analisi di genere e di lavorare con un bilancio di genere, onde assicurare che le risorse finanziarie siano destinate in modo paritario a uomini e donne;

8.  invita la Commissione a introdurre, presso Eurostat, degli indicatori statistici che misurino, paese per paese, l'influsso della parità sul progresso economico, sia mediante la partecipazione effettiva delle donne al mercato del lavoro sia attraverso lo svolgimento da parte di queste ultime di funzioni di responsabilità e dirigenziali;

9.  riconosce che le PMI contribuiscono in modo significativo all'economia europea, in particolare con la creazione di posti di lavoro; si rammarica che la percentuale di donne a capo di PMI rispetto agli uomini, sia molto ridotta; osserva che il 5% dei consigli d'amministrazione di imprese con sede nell'UE è presieduto da donne e che queste ultime rappresentano il 18,6% dei consiglieri d'amministrazione; deplora che nel periodo tra il 2003 e il 2012 il tasso di imprenditoria femminile sia cresciuto solo marginalmente, dal 10 % al 10,4 %;

10. esorta gli Stati membri a scambiare le migliori pratiche per incoraggiare le donne a creare PMI, a sviluppare strategie per promuovere l'imprenditoria femminile, e ad agevolare l'accesso delle imprenditrici al sostegno finanziario; si compiace che il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) presti appoggio alle PMI guidate da donne ed esorta in particolare a promuovere le azioni incentrate sulla formazione e sull'accesso al finanziamento; invita l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) a raccogliere al più presto maggiori e migliori informazioni sull'imprenditoria femminile, in particolare sull'accesso al credito e alle reti economiche;

11. deplora che così pochi sforzi siano profusi per promuovere la partecipazione delle donne agli organi decisionali o per incoraggiarle ad avviare una propria impresa; osserva che la discriminazione dovuta alla gravidanza, per esempio, è spesso motivo di esclusione delle donne dal mercato del lavoro, privato e pubblico;

12. osserva che il fatto che le donne siano sottorappresentate nelle materie STIM è dovuto a stereotipi di genere; esorta gli Stati membri e la Commissione a promuovere l'integrazione delle donne in settori tradizionalmente considerati maschili, in particolare le scienze e le nuove tecnologie, soprattutto mediante campagne di informazione e di sensibilizzazione, onde sfruttare al meglio il capitale umano rappresentato dalle donne europee;

13. osserva che le donne hanno maggiori probabilità di lavorare a tempo parziale, lavori a bassa retribuzione o in condizioni di precariato, il che può essere positivo per le madri che rientrano dal congedo di maternità, ma può generare povertà nel lavoro e disparità tra uomini e donne a livello di pensione; osserva che in Europa le donne che hanno un'occupazione part-time sono in media quattro volte in più rispetto agli uomini occupati part-time(8); manifesta preoccupazione per la variazione delle cifre del lavoro a tempo parziale tra gli Stati membri; invita la Commissione a presentare un'analisi aggiornata e approfondita dei diversi tipi di occupazione, che includa raffronti tra gli Stati membri e all'interno degli stessi, in modo da tracciare una mappa delle ingiustizie basate sul genere in campo occupazionale, con particolare riferimento al lavoro a tempo parziale;

14. ribadisce la necessità di creare delle strutture per l'assistenza all'infanzia onde rafforzare la presenza delle donne sul mercato del lavoro e invita, pertanto, la Commissione a sostenere i progetti innovativi che vanno in tale direzione; osserva che gli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, come le strutture per l'assistenza all'infanzia, aumentano la possibilità, per le donne, di partecipare attivamente all'economia e al mercato del lavoro;

15. raccomanda alla Commissione, nel quadro della politica di coesione, di destinare una quota maggiore delle risorse erogate a titolo del FESR e del FES a progetti che consentano alle donne di accedere a una formazione e a un lavoro di qualità;

16. osserva che esiste una forte tendenza alla migrazione dalle campagne verso le città tra la popolazione femminile in cerca di opportunità di lavoro, creando così uno squilibrio di genere in termini di occupazione nelle zone rurali; sottolinea l'impatto di tale fenomeno sull'economia e sulla demografia e l'importanza di sviluppare l'economia rurale in modo da avvalersi del potenziale di uomini e di donne e di considerare i settori generalmente dominati dalle donne alla stessa stregua di quelli dominati dagli uomini e di contribuire a tal fine con programmi che promuovano l'imprenditoria femminile e con strutture che nelle aree rurali favoriscano la conciliazione, come asili nido, centri di assistenza alla terza età o strutture sanitarie ed educative; invita, inoltre, a lavorare sul lungo periodo per combattere quei fattori che determinano che un settore sia prevalentemente femminile o maschile, onde assicurare la parità sul mercato del lavoro; invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere l'imprenditoria femminile nelle aree rurali;

17. sottolinea che è fondamentale iniziare a condurre programmi incentrati sullo sviluppo delle competenze imprenditoriali e manageriali delle donne, onde accrescere il numero di imprese nelle aree sia rurali sia urbane; mette in rilievo l'importanza di promuovere le pari opportunità in campo occupazionale, incoraggiando le donne, in particolare quelle che vivono nelle aree rurali, ad avviare una propria impresa;

18. invita la Commissione e gli Stati membri a valutare l'opportunità di introdurre clausole di genere nei bandi di gara per gli appalti pubblici, onde incoraggiare le imprese a puntare alla parità di genere tra il personale, nel rispetto, comunque, del diritto dell'UE in materia di concorrenza;

19. osserva che esiste un importante divario digitale di genere, che occorre invece colmare agevolando e promuovendo l'accesso delle donne a programmi di formazione sulle nuove tecnologie;

20. invita gli Stati membri a dare priorità all'agenda dell'economia digitale e sottolinea che il pieno accesso alla banda larga è un elemento essenziale per offrire opzioni alle donne, agli uomini e alle imprese per quanto riguarda l'organizzazione flessibile del lavoro e il lavoro a domicilio; invita gli Stati membri, la Commissione e le autorità locali e regionali a sostenere investimenti per la formazione delle donne nel settore delle TIC favorendo la conciliazione della vita familiare e professionale;

21. invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, onde realizzare gli obiettivi in materia di occupazione e di inclusione sociale, a tenere in considerazione le esigenze delle donne che rientrano dal congedo di maternità, a incentivare i datori di lavoro ad assumere queste ultime, ad agevolare regimi di lavoro flessibili e a promuovere la formazione continua (apprendimento lungo tutto l'arco della vita), onde consentire alle donne di riprendere agevolmente la propria carriera professionale;

22. invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali e regionali a tener conto delle politiche di tutela delle donne nei propri programmi di investimento e di monitorare che l'uso dei fondi venga rivolto a una effettiva crescita occupazionale e professionale e non se ne faccia un uso distorto;

23. invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a promuovere sistematicamente il ricorso a piattaforme di e-learning per sviluppare le competenze imprenditoriali delle donne e l'imprenditorialità nelle aree transfrontaliere; esprime viva preoccupazione rispetto alla necessità di creare una rete di partenariato transfrontaliero basata sul dialogo e sulla comunicazione tra le istituzioni che ne fanno parte, volta a organizzare dibattiti pubblici sull'imprenditoria femminile e transfrontaliera;

24. invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, per conseguire gli obiettivi di aumento della capacità delle strutture per l'assistenza all'infanzia, a sfruttare meglio gli indicatori, sia quantitativi sia qualitativi, onde assicurare ai bambini un accesso paritario a un'assistenza e a un'istruzione di elevata qualità;

25. esorta gli Stati membri a promuovere gli investimenti in programmi di formazione che agevolino l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro, soprattutto dopo che queste si sono dedicate esclusivamente all'assistenza dei figli o di altre persone a carico, come pure in servizi di assistenza all'infanzia, agli anziani e ad altre persone a carico, che siano accessibili, anche economicamente, e abbiano orari compatibili con il lavoro a tempo pieno, onde assicurare la conciliazione della vita professionale e familiare e combattere la disoccupazione e l'esclusione sociale;

26. invita gli Stati membri a introdurre il bilancio di genere nella programmazione della politica di coesione, con l'obiettivo di analizzare non soltanto i programmi che sono rivolti specificamente alle donne, ma anche la totalità delle politiche e dei programmi governativi, i loro effetti sull'assegnazione delle risorse e il contributo che essi possono offrire in termini di uguaglianza tra donne e uomini;

27. chiede agli Stati membri di attuare e promuovere l'integrazione delle questioni di genere nel bilancio e invita la Commissione a promuovere lo scambio di migliori prassi nell'integrazione delle questioni di genere nel bilancio.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

31.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

32

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Catherine Bearder, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Elisabeth Köstinger, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Angelika Mlinar, Krisztina Morvai, Maria Noichl, Marijana Petir, Terry Reintke, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Elissavet Vozemberg, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Rosa Estaràs Ferragut, Julie Girling, Constance Le Grip, Marc Tarabella, Julie Ward, Marco Zullo

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Bart Staes

(1)

Relazione sulla parità tra donne e uomini 2014.

(2)

Cifre Eurostat per il 2008 e il 2013.

(3)

Relazione della Commissione europea (2013), Donne attive nel settore delle TIC.

(4)

Ibidem.

(5)

http://www.europarl.europa.eu/eplibrary/Pauvrete-dans-l-Union-europeenne.pdf

(6)

Eurostat, indagine sulla forza lavoro, 2014 (secondo trimestre).

(7)

Piano d'azione imprenditorialità 2020. Rilanciare lo spirito imprenditoriale in Europa (COM(2012) 0795 final).

(8)

Relazione sulla parità tra donne e uomini 2014, Commissione europea, DG Giustizia e consumatori.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.5.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

32

1

6

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Pascal Arimont, José Blanco López, Franc Bogovič, Victor Boştinaru, Mercedes Bresso, Andrea Cozzolino, Rosa D'Amato, Tamás Deutsch, Michela Giuffrida, Anna Hedh, Krzysztof Hetman, Ivan Jakovčić, Marc Joulaud, Constanze Krehl, Martina Michels, Iskra Mihaylova, Andrey Novakov, Mirosław Piotrowski, Stanislav Polčák, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Fernando Ruas, Monika Smolková, Maria Spyraki, Olaf Stuger, Ruža Tomašić, Ramón Luis Valcárcel Siso, Ángela Vallina, Matthijs van Miltenburg, Lambert van Nistelrooij, Derek Vaughan, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Enrique Calvet Chambon, Josu Juaristi Abaunz, Ivana Maletić, Miroslav Mikolášik, Bronis Ropė, Marco Zullo

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Ulrike Trebesius

Avviso legale