Procedura : 2014/2145(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A8-0190/2015

Testi presentati :

A8-0190/2015

Discussioni :

PV 24/06/2015 - 20
CRE 24/06/2015 - 20

Votazioni :

PV 24/06/2015 - 23.5
CRE 24/06/2015 - 23.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2015)0238

RELAZIONE     
PDF 349kWORD 182k
17.6.2015
PE 546.753v03-00 A8-0190/2015

sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide

(2014/2145(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari

Relatore: Pervenche Berès

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 PARERE della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori
 PARERE della commissione per gli affari costituzionali
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide

(2014/2145(INI))

Il Parlamento europeo,

–       visto il regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria(1),

–       visto il regolamento (UE) n. 473/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro(2),

–       vista la lettera del 3 luglio 2013 dell'allora vicepresidente della Commissione, Olli Rehn, sull'applicazione dell'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio sul rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche,

–       visto il regolamento (UE) n. 1175/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche(3),

–       visto il regolamento (UE) n. 1177/2011 del Consiglio, dell'8 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi(4),

–       visti il regolamento (UE) n.1173/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, relativo all'effettiva esecuzione della sorveglianza di bilancio nella zona euro(5) e la direttiva 2011/85/UE del Consiglio, dell'8 novembre 2011, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri(6),

–       visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici(7),

–       visto il regolamento (UE) n. 1174/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulle misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nella zona euro(8),

–       vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 relativa all'indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell'area dell'euro oggetto di programmi(9),

–       vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui problemi costituzionali di una governance a più livelli nell'Unione europea(10),

–       vista la sua risoluzione del 1° dicembre 2011 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche(11),

–       vista la sua risoluzione del 6 luglio 2011 sulla crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare(12),

–       vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2014 intitolata "Riesame della governance economica - Relazione sull'applicazione dei regolamenti (UE) nn. 1173/2011, 1174/2011, 1175/2011, 1176/2011, 1177/2011, 472/2013 e 473/2013" (COM(2014)905);

–       vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 dal titolo "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)012),

–       vista la sesta relazione della Commissione del 23 luglio 2014 sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473),

–       viste le conclusioni della riunione del Consiglio europeo di giugno e dicembre 2014,

–       viste le conclusioni del Vertice euro dell'ottobre 2014,

–       visto il discorso del 15 luglio 2014 del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker al Parlamento europeo,

–       visto il discorso del 22 agosto 2014 del Presidente della BCE Mario Draghi al simposio annuale delle banche centrali svoltosi a Jackson Hole,

–       visto l'Occasional Paper n. 157 della BCE, del novembre 2014, dal titolo "The identification of fiscal and macroeconomic imbalances – unexploited synergies under the strengthened EU governance framework" (Identificazione degli squilibri fiscali e macroeconomici – sinergie finora non utilizzate nell'ambito del quadro di governance rafforzato dell'UE),

–       visto il documento di lavoro nel campo sociale, del lavoro e della migrazione n. 163 dell'OCSE, del 9 dicembre 2014, dal titolo "Trends in income inequality and its impact on economic growth" (Tendenze nella disparità di reddito e relativo impatto sulla crescita economica),

–       visto il documento di lavoro dei servizi del Fondo monetario internazionale (FMI) del settembre 2013 intitolato "Towards a fiscal union for the euro area" (Verso un'unione fiscale per la zona euro),

–       viste le proposte del consiglio direttivo della BCE del 10 giugno 2010 intitolate "Reinforcing Economic Governance in the Euro Area" (Rafforzare la governance economica della zona euro),

–       vista la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 intitolata "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–       viste le conclusioni del Consiglio sulla sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale: investimenti a favore della crescita e della creazione di posti di lavoro, adottate dal Consiglio "Affari generali" (coesione) il 19 novembre 2014,

–       visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–       visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0190/2015),

A.     considerando che la governance economica della zona euro, concepita per evitare finanze pubbliche non sostenibili e coordinare le politiche fiscali, è stata avviata con il patto di stabilità e crescita (PSC) che contiene due semplici norme intese a prevenire conseguenze dannose sull'Unione economica e monetaria (UEM) nel suo complesso;

B.     considerando che subito dopo l'introduzione dell'euro si è iniziato a percepire lo sforzo a livello di consolidamento nell'attuazione di dette norme, che ha contribuito in una certa misura all'attuale crisi dell'UEM;

C.     considerando che la riforma del PSC originario avvenuta nel 2005 ha introdotto alcuni miglioramenti e una maggiore flessibilità, ma non ha sufficientemente affrontato i problemi relativi alla debolezza delle disposizioni di attuazione e del coordinamento;

D.     considerando che quando vari paesi si sono trovati a rischio di default sul debito, con una conseguente diffusione della crisi e della depressione a livello globale, sarebbe stato possibile evitare una situazione simile introducendo strumenti ad hoc quali il fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF);

E.     considerando che per evitare il ripetersi di questo tipo di crisi e la diffusione della crisi ad altri paesi attraverso il sistema bancario, sono stati adottati alcuni provvedimenti tra cui la creazione dell'Unione bancaria, il meccanismo europeo di stabilità (MES), una migliore legislazione in materia di governance economica sotto forma dei regolamenti six-pack e two-pack, il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance (TSCG) e il semestre europeo, i quali devono essere concepiti come un unico pacchetto;

F.     considerando che secondo le ultime stime di primavera della Commissione, dopo due anni consecutivi di crescita negativa, il prodotto interno lordo (PIL) della zona euro dovrebbe aumentare, a dimostrazione del fatto che la ripresa economica sta lentamente guadagnando terreno e deve essere rafforzata ancora di più, visto che il divario in termini di produzione continuerà a essere notevole;

G.     considerando che permangono enormi differenze tra gli Stati membri a livello di rapporto debito/PIL e deficit/PIL, tassi di disoccupazione, bilancia delle partite correnti e livelli di previdenza sociale, anche dopo l'attuazione dei programmi, il che riflette le differenze nell'origine delle crisi e nel loro punto di partenza, come pure nel livello di ambizione, impatto e titolarità nazionale quando si tratta di applicare le misure concordate fra le istituzioni e gli Stati membri interessati;

H.     considerando che gli investimenti nella zona euro sono diminuiti del 17% dal periodo precedente la crisi e continuano a essere deboli; che la mancanza di investimenti orientati al futuro e a favore della crescita, unitamente a debito pubblico e privato eccessivo sono un peso insostenibile per le generazioni future;

I.      considerando che è in corso di sviluppo un piano di investimenti europeo destinato a mobilitare 315 miliardi di EUR in nuovi investimenti nel corso dei prossimi tre anni, quale importante strumento per stimolare gli investimenti soprattutto privati; che se gli obiettivi finanziari proposti sono raggiunti, il suddetto piano sarà solo uno degli elementi grazie ai quali superare la carenza di investimenti accumulata, assieme all'attuazione di riforme strutturali intese a creare negli Stati membri un contesto favorevole agli investitori;

Bilancio dell'attuale quadro di governance economica

1.      accoglie con favore la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2014 sul riesame della governance economica; ritiene che la valutazione effettuata dalla Commissione offra un quadro delle modalità e del livello di utilizzo e attuazione dei vari strumenti e delle varie procedure;

2.      sottolinea che la prevenzione di livelli di deficit e di debito sproporzionati e di squilibri macroeconomici eccessivi, unita al coordinamento della politica economica sono al centro del sistema di governance economica; sottolinea che la questione centrale del riesame consiste nel verificare se il quadro di governance economica abbia reso l'UEM più resiliente, in particolare per quanto riguarda la sua capacità di evitare il default di uno Stato membro sul proprio debito, se abbia permesso nel contempo un coordinamento e una convergenza più stretti delle politiche economiche degli Stati membri e assicurato un livello elevato di trasparenza, credibilità e responsabilità democratica;

3.      prende atto dei progressi compiuti in alcuni Stati membri nel far fronte ai livelli di debito o nell'uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi;

4.      condivide l'analisi della Commissione secondo cui alcuni punti del nuovo quadro hanno prodotto risultati, ma la possibilità di trarre conclusioni circa l'efficacia dei regolamenti nelle normali tempistiche economiche è limitata;

5.      riconosce che la valutazione dell'attuazione dei regolamenti six-pack e two-pack in questa fase resta parziale e non può prescindere dal semestre europeo, dal TFUE e dal fiscal compact;

6.      accoglie con favore l'ampliamento dell'ambito di applicazione del patto di stabilità e crescita introdotto dai regolamenti six-pack e two-pack, attraverso l'aggiunta di procedure intese a prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici all'interno degli Stati membri e fra di essi e ad abbandonare l'eccessivo affidamento sul criterio del deficit spostando l'attenzione sia sul disavanzo che sul debito totale, in modo da cercare di individuare e correggere possibili problemi e impedire l'insorgere di crisi in una fase quanto più precoce possibile e ammettere, nel contempo, la flessibilità sotto forma di clausole per riforme strutturali, investimenti e condizioni negative del ciclo economico; rammenta che la flessibilità non può nuocere alla natura preventiva del patto;

7.      sottolinea l'importanza del quadro di valutazione per individuare gli squilibri macroeconomici in una fase precoce e l'importanza di riforme strutturali sostenibili negli sforzi tesi a superare tali squilibri;

8.      sottolinea che un'attuazione coerente ed equa del quadro in tutti i paesi e nel tempo contribuisce ad aumentare la credibilità; invita la Commissione e il Consiglio ad agire nello spirito delle modifiche apportate al PSC nell'ambito del "six pack" e "two pack" e ad applicarle, in particolare per quanto concerne le disposizioni di attuazione;

9.      ritiene che l'attuale situazione economica, caratterizzata da una crescita debole e da una disoccupazione elevata, richieda misure urgenti, globali ed incisive, adottando un approccio olistico basato su un risanamento di bilancio favorevole alla crescita, riforme strutturali e il rilancio degli investimenti per ripristinare la competitività e la crescita sostenibile, promuovere l'innovazione e combattere la disoccupazione, nonché nel contempo far fronte al rischio di continua inflazione ridotta o alla possibile minaccia di pressione deflazionistica, nonché squilibri macroeconomici persistenti; sottolinea che il quadro di governance economica deve costituire una componente chiave di tale approccio olistico, onde far fronte alle sfide citate;

10.    concorda con la dichiarazione del commissario Thyssen, secondo la quale i paesi che garantiscono posti di lavoro di elevata qualità e una migliore protezione sociale e investono nel capitale umano sono più resistenti alle crisi economiche; invita la Commissione a tenere conto di questa posizione in tutte le politiche del semestre europeo e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

11.    sottolinea che è necessario attuare e ove necessario migliorare l'attuale quadro di governance economica per conseguire stabilità di bilancio, favorire un adeguato dibattito sulla valutazione globale dell'intera zona euro consentendo una responsabilità di bilancio favorevole alla crescita, migliorare le prospettive di convergenza economica della zona euro e affrontare le diverse situazioni economiche e fiscali degli Stati membri su un piano di parità; ribadisce che l'attuale quadro di governance economica risente di una mancanza di titolarità a livello nazionale e della scarsa attenzione per le prospettive economiche internazionali e gli adeguati meccanismi di responsabilità democratica;

12.    sottolinea che la situazione attuale richiede un coordinamento economico rafforzato e inclusivo, che consideri la zona euro nel suo insieme e rafforzi la titolarità nazionale e la responsabilità democratica per l'attuazione delle norme (per ristabilire la fiducia, promuovere la convergenza tra gli Stati membri, migliorare la sostenibilità di bilancio, incoraggiare riforme strutturali sostenibili e dare impulso agli investimenti) nonché reazioni rapide al fine di correggere le carenze più evidenti, migliorare l'efficacia del quadro di governance economica e garantire un'attuazione coerente ed equa del quadro in tutti i paesi e nel tempo;

13.    insiste sull'importanza di procedure semplici e trasparenti in materia di governance economica e mette in guardia dal fatto che la complessità dell'attuale quadro e le carenze in materia di attuazione e titolarità vanno a discapito della sua efficacia e dell'accettazione da parte dei parlamenti nazionali, delle autorità locali, delle parti sociali e dei cittadini degli Stati membri;

14.    prende atto di alcuni progressi conseguiti mediante una discussione sull'obiettivo di medio termine e in termini di un maggiore coinvolgimento nel dibattito nazionale negli Stati membri della zona euro, grazie anche al contributo dei consigli nazionali per le finanze pubbliche che agiscono come organismi indipendenti nel monitoraggio della conformità alle norme di bilancio e alle previsioni macroeconomiche; invita la Commissione a presentare una panoramica sulla struttura e il funzionamento dei consigli nazionali per le finanze pubbliche nei diversi Stati membri e su come tali consigli possono rafforzare la titolarità a livello nazionale;

15.    ritiene che il quadro della governance economica sia un'iniziativa politica chiave sulla quale si fondano gli obiettivi e le iniziative faro della strategia Europa 2020, intesi a sfruttare al massimo il potenziale di crescita inutilizzato del mercato unico; ritiene che liberando il potenziale di crescita del mercato unico, gli Stati membri soddisferanno più facilmente gli obiettivi indicati nel quadro di governance economica; ritiene, inoltre, che i principali attori del mercato unico siano i consumatori e le imprese;

Come applicare al meglio la flessibilità entro le norme esistenti?

16.    riconosce che il PSC, istituito al fine di garantire la sostenibilità di bilancio degli Stati membri aderenti all'Unione economica e monetaria, permette agli Stati membri di attuare all'occorrenza una politica anticiclica e lascia loro una margine di manovra sufficiente in termini di bilancio affinché gli stabilizzatori automatici funzionino a dovere; sottolinea che non tutti gli Stati membri hanno conseguito eccedenze in periodi di economia fiorente e che alcune esistenti clausole di flessibilità previste nella legislazione non sono state sfruttate appieno negli anni passati;

17.    plaude al fatto che, nella sua comunicazione interpretativa sulla flessibilità, la Commissione riconosca che il modo in cui le attuali norme di bilancio sono interpretate è un elemento per colmare il divario di investimenti nell'Unione europea e facilitare l'attuazione di riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate che stimolino la crescita; osserva che la comunicazione non contiene modifiche per quanto riguarda il calcolo del disavanzo, ma che determinati investimenti possono giustificare una deviazione temporanea dall'obiettivo di medio termine dello Stato membro interessato o dal percorso di adeguamento previsto;

18.    sostiene tutti gli incentivi proposti dalla Commissione europea per finanziare il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), principalmente facendo sì che i contributi nazionali al Fondo siano neutri sotto il profilo del bilancio per quanto concerne il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine e lo sforzo di adeguamento di bilancio richiesto, senza modifiche né nel braccio preventivo né in quello correttivo del PSC; osserva l'intenzione della Commissione di astenersi dall'avviare una procedura per i disavanzi eccessivi qualora uno Stato membro superi leggermente e temporaneamente il limite di riferimento per il disavanzo, fissato al 3%, unicamente a causa del contributo aggiuntivo al FEIS; porta l'attenzione sul contributo essenziale del PSC nel rafforzamento della fiducia quando si tratta di attirare gli investimenti esteri; sottolinea l'importanza dell'addizionalità del finanziamento del FEIS poiché in nessun caso si può procedere semplicemente a una sostituzione degli investimenti pianificati con i progetti finanziati dal FEIS e che, al contrario, il livello netto degli investimenti deve essere incrementato in modo efficace;

19.    accoglie con favore il fatto che la comunicazione della Commissione miri a chiarire l'ambito di applicazione della clausola sugli investimenti, conferendo un certo grado di flessibilità temporanea al braccio preventivo del PSC nella forma di una deviazione temporanea dall'obiettivo a medio termine, purché tale deviazione non comporti un eccesso superiore al valore di riferimento del disavanzo del 3% e consenta un adeguato margine di sicurezza, per tenere conto dei programmi di investimento degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda le spese relative ai progetti a titolo della politica strutturale e di coesione, inclusi l'iniziativa per l'occupazione giovanile, le reti transeuropee e il meccanismo per collegare l'Europa, e dei cofinanziamenti a titolo del FEIS;

20.    sottolinea che una condizione essenziale per l'applicazione della clausola relativa alle riforme strutturali nell'ambito del braccio preventivo e per la considerazione dei piani di riforme strutturali a titolo del braccio correttivo è la formale adozione di una riforma a livello di parlamento nazionale e la sua effettiva attuazione, in grado di consentire una maggiore efficienza e titolarità; sottolinea che il processo di riforma dovrebbe coinvolgere pienamente le parti sociali in tutte le fasi;

21.    invita a un dialogo rafforzato tra la Commissione e gli Stati membri in merito al contenuto e al tipo di riforme strutturali più appropriate ed efficaci che la Commissione europea dovrà proporre nelle raccomandazioni specifiche per paese, conformemente al trattato e al diritto derivato, tenendo conto di un'analisi costi-benefici, di una valutazione orientata ai risultati e dell'impatto in termini di tempo e contribuendo al raggiungimento dell'obiettivo a medio termine;

22.    esorta le commissioni per gli affari finanziari dei parlamenti nazionali a invitare sistematicamente i commissari europei competenti in materia di governance economica a partecipare a un dibattito pubblico in Aula prima dell'adozione dei progetti di bilancio degli Stati membri;

23.    ritiene che le riforme strutturali sottoscritte nei programmi nazionali di riforma debbano avere nel medio e lungo periodo un impatto socioeconomico e ambientale positivo e contribuire a una maggiore efficienza ed efficacia della capacità amministrativa;

24.    osserva che, poiché ciò avrebbe potuto portare a definire tutti gli ipotetici eventi, con il rischio di tralasciare proprio quello che si verifica, la comunicazione non affronta la questione della natura degli "eventi insoliti" che esulano dal controllo di uno Stato membro e che potrebbero consentirgli di allontanarsi temporaneamente dal percorso di aggiustamento verso il conseguimento del suo obiettivo a medio termine; sottolinea la necessità di trattare situazioni simili in modo analogo;

25.    chiede che sia garantita una maggiore coesione economica e sociale attraverso il rafforzamento del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione al fine di preservare e di creare posti di lavoro con diritti, sostenendo le misure volte a contrastare la disoccupazione e la povertà;

26.    sottolinea che, ai fini dell'accettazione del quadro europeo di governance economica da parte dell'opinione pubblica, è importante rilanciare la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro, in particolare per i giovani;

27.    rileva con profonda preoccupazione che la disoccupazione di lunga durata è raddoppiata nel corso della crisi; osserva inoltre che tale aumento si è rivelato ancora maggiore tra i lavoratori scarsamente qualificati; invita la Commissione a integrare la lotta alla disoccupazione di lunga durata nelle sue politiche e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

28.    ritiene che si debba accordare la massima importanza ai crescenti livelli di disuguaglianza in Europa nel contesto del quadro economico dell'Unione; reputa che uno dei modi migliori per contrastare tale fenomeno sia quello di moltiplicare gli sforzi volti a creare più posti di lavoro di qualità in Europa;

Coordinamento economico più stretto, convergenza economica e ottimizzazione del semestre europeo

29.    esorta la Commissione ad applicare pienamente il PSC e a garantirne un'equa attuazione conformemente alle recenti revisioni del "six pack" e "two pack" nonché alla comunicazione in materia di flessibilità; ritiene che, ove necessario e possibile, il semestre europeo debba essere ottimizzato e rafforzato con l'attuale quadro legislativo; sottolinea che tali eventuali futuri sforzi di ottimizzazione e rafforzamento dovrebbero in ogni caso essere orientati alla stabilità;

30.    ritiene che la comunicazione della Commissione chiarisca dove esiste margine per la flessibilità nell'ambito della legislazione vigente; giudica favorevolmente il tentativo di apportare maggiore chiarezza in quest'ambito complesso e si attende che la Commissione applichi la flessibilità consentita dalle norme vigenti conformemente alla comunicazione, garantendo nel contempo la prevedibilità, la trasparenza e l'efficacia del quadro di governance economica;

31.    invita la Commissione e il Consiglio ad articolare meglio i quadri fiscale e macroeconomico al fine di consentire un dibattito anticipato e più coerente tra tutti i soggetti interessati, tenendo conto degli interessi europei che tali quadri servono, della necessità di accrescere la convergenza tra gli Stati membri della zona euro, delle decisioni dei parlamenti nazionali e del ruolo delle parti sociali o delle autorità locali per quanto concerne la titolarità delle riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate;

32.    insiste sul fatto che l'analisi annuale della crescita e le raccomandazioni specifiche per paese debbano essere meglio attuate e debbano tenere conto della valutazione delle prospettive e della situazione di bilancio sia nella zona euro nel suo insieme sia nei singoli Stati membri; propone che la valutazione globale, prevista dal regolamento (UE) n. 473/2013 sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro, sia oggetto di discussione del Parlamento europeo in seduta plenaria con il Consiglio, il presidente dell'Eurogruppo e la Commissione prima del Consiglio di primavera e sia attuata adeguatamente nel corso dell'intero semestre europeo;

33.    prende atto che il semestre europeo è diventato un importante strumento di riforma a livello nazionale e di Unione, poiché garantisce il coordinamento delle politiche economiche dell'Unione e degli Stati membri; si rammarica tuttavia che la mancanza di titolarità si traduca in un livello insoddisfacente di attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese;

34.    ritiene che il semestre europeo debba essere ottimizzato e rafforzato, senza modificare l'attuale quadro giuridico, e che i relativi documenti debbano essere meglio coordinati, riservando un'attenzione crescente in materia, aumentando l'efficacia e la titolarità onde conseguire gli obiettivi europei di buona governance economica;

35.    chiede, ove opportuno, un migliore coordinamento tra le raccomandazioni specifiche per paese (RSP) e le raccomandazioni relative alla procedura per disavanzi eccessivi, al fine di garantire la coerenza tra la sorveglianza delle posizioni di bilancio e il coordinamento delle politiche economiche;

36.    è favorevole a un miglioramento, a livello di UE e di Stati membri, del processo di elaborazione, controllo, sostegno e monitoraggio delle raccomandazioni specifiche per paese, il che permette altresì di verificarne l'attuazione e la qualità in termini di risultati;

37.    rammenta che la legislazione obbliga la Commissione a tener conto anche degli obiettivi per il 2020 in sede di elaborazione delle sue raccomandazioni e sancisce il principio secondo cui "si presume che il Consiglio di norma segua le raccomandazioni e le proposte della Commissione o esponga la propria posizione pubblicamente";

38.    esprime preoccupazione per l'aumento del debito nei paesi già pesantemente indebitati, il che è in flagrante contraddizione con la regola di riduzione del debito di 1/20; chiede alla Commissione di illustrare in che modo intende affrontare tale contraddizione e garantire che il rapporto debito/PIL sia ridotto a livelli sostenibili conformemente al PSC;

39.    sostiene la strategia dei tre pilastri della Commissione (investimenti a favore della crescita, risanamento di bilancio e riforme strutturali), presentata nell'analisi annuale della crescita 2015, e chiede che sia ulteriormente concretizzata nell'ambito della valutazione generale della situazione di bilancio e delle prospettive della zona euro, nonché delle raccomandazioni specifiche per paese;

40.    riconosce la necessità di un'analisi indipendente e pluralistica delle prospettive economiche degli Stati membri a livello di UE; esorta, in tale contesto, a sviluppare ulteriormente la funzione all'interno della Commissione denominata "capo analista economico", affinché fornisca analisi oggettive, indipendenti e trasparenti dei dati pertinenti, che dovrebbero essere rese pubbliche e fungere da base per un dibattito informato e l'adozione di decisioni con cognizione di causa in seno alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo; chiede che al capo analista economico sia inviata tutta la documentazione pertinente in tempo utile per poter svolgere i propri compiti; sottolinea l'utile ruolo dei consigli nazionali per le finanze pubbliche, sia a livello nazionale che a livello di UE, e incoraggia la creazione di una rete europea;

41.    ricorda che la procedura per gli squilibri macroeconomici è intesa a evitare il verificarsi di crisi mediante l'individuazione precoce di squilibri macroeconomici deleteri, sulla base di una valutazione oggettiva dello sviluppo delle principali variabili macroeconomiche; ritiene che la procedura per gli squilibri macroeconomici debba essere utilizzata per valutare in maniera efficiente ed efficace lo sviluppo delle principali variabili macroeconomiche sia dei paesi in disavanzo che dei paesi eccedentari, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento della competitività e il fatto di tenere maggiormente conto della zona euro nel suo insieme, compresi gli effetti di ricaduta; rammenta che la sorveglianza macroeconomica è intesa altresì a individuare i paesi a rischio di futuri squilibri e ad evitare tali squilibri mediante l'avvio tempestivo di riforme strutturali sostenibili e socialmente equilibrate allorché esiste ancora un margine di manovra;

42.    sottolinea la chiara distinzione operata dalla Commissione tra il braccio preventivo e quello correttivo del PSC per quanto riguarda gli investimenti che consentono un allontanamento temporaneo dall'obiettivo a medio termine, o dal percorso di aggiustamento per conseguirlo, entro un margine di sicurezza nell'ambito del braccio preventivo; invita la Commissione e il Consiglio ad agire in questo ambito coerentemente con la posizione dei colegislatori per quanto riguarda il regolamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici;

43.    chiede alla Commissione di prendere in considerazione, nelle sue analisi, tutti i fattori importanti, tra cui la crescita reale, l'inflazione, gli investimenti pubblici a lungo termine e il tasso di disoccupazione al momento di valutare la situazione economica e di bilancio degli Stati membri, affrontando con urgenza il problema della carenza di investimenti nell'Unione e trasferendo la spesa verso gli investimenti più produttivi a favore della crescita sostenibile e dell'occupazione;

44.    invita la Commissione a garantire che il modo in cui si tiene conto degli interventi efficaci nell'ambito della procedura per disavanzi eccessivi si basi su criteri chiari, numerici, quantificabili e qualitativi;

45.    insiste sul fatto che l'attenzione rivolta ai disavanzi strutturali dalla riforma del PSC del 2005, unitamente all'introduzione di una regola di spesa con la riforma del 2011 e al concetto di margine di potenziale produttivo (output gap), che è difficilmente quantificabile, crea incertezza, complessità nonché margini di flessibilità e, di conseguenza, un'attuazione discrezionale del PSC; teme che il calcolo della crescita potenziale e della produzione, su cui si basa la valutazione dei disavanzi strutturali, e quello della regola di spesa si fondino su diversi presupposti discutibili, che comportano revisioni sostanziali tra le previsioni d'autunno e quelle di primavera della Commissione, il che si traduce in calcoli diversi e valutazioni divergenti per quanto riguarda l'attuazione del PSC;

46.    invita la Commissione, nel monitorare e valutare la posizione di bilancio degli Stati membri, a esaminare le implicazioni pratiche delle misure e delle riforme di bilancio approvate; la invita inoltre a impegnarsi a una definizione prevedibile e coerente delle politiche, a basare le proprie analisi su dati concreti e comprovati e ad agire con la massima prudenza allorché si avvale di stime in concetti quali il potenziale di crescita stimato del PIL e il margine di potenziale produttivo;

47.    sottolinea l'importanza del ritorno alla crescita e della creazione di nuovi posti di lavoro ai fini dell'accettazione del quadro di governance economica da parte dell'opinione pubblica e invita pertanto la Commissione a migliorare il contesto imprenditoriale in Europa, prestando particolare attenzione alle PMI, all'eliminazione della burocrazia e all'accesso al credito; ricorda a tale proposito la necessità di fornire sostegno alle PMI, per consentire loro di accedere anche ai mercati di paesi terzi quali gli Stati Uniti, il Canada, la Cina e l'India;

Rendicontabilità democratica e sfide future nel rafforzamento della governance economica

48.    è del parere che una UEM approfondita e più solida presupponga una minore complessità, una migliore titolarità e una maggiore trasparenza piuttosto che l'aggiunta di nuove norme a quelle già esistenti; sottolinea che, dal momento che le competenze in materia di UEM sono condivise tra il livello nazionale e il livello europeo, occorre prestare particolare attenzione alla necessità di garantire la coerenza e la rendicontabilità della governance economica sia a livello nazionale che a quello europeo; è convinto inoltre che un ruolo importante debba essere svolto dalle istituzioni soggette al controllo democratico e sottolinea altresì la necessità di un continuo coinvolgimento parlamentare, in cui le responsabilità devono essere assunte al livello in cui vengono adottate o attuate le decisioni;

49.    riconosce, alla luce della situazione attuale, che il quadro di governance economica deve essere semplificato, applicato meglio e, all'occorrenza, corretto e completato onde consentire all'Unione europea e alla zona euro di raccogliere le sfide della convergenza, della crescita sostenibile, della piena occupazione, del benessere dei cittadini, della competitività, della solidità e della sostenibilità delle finanze pubbliche, degli investimenti a lungo termine lungimiranti, con elevate ricadute socioeconomiche, nonché della fiducia;

50.    ritiene che il contributo parlamentare agli orientamenti di politica economica costituisca un aspetto importante di qualsiasi sistema democratico e che sia possibile rafforzare la legittimità a livello europeo adottando orientamenti sulla convergenza recanti priorità mirate per l'anno a venire, nel quadro di una procedura di codecisione che dovrebbe essere introdotta in occasione della prossima modifica del trattato;

51.    ricorda le proprie risoluzioni secondo cui la creazione del meccanismo europeo di stabilità (MES) e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance ("patto di bilancio") al di fuori della struttura delle istituzioni dell'Unione rappresenta un passo indietro per l'integrazione politica dell'Unione e chiede pertanto che il MES e il patto di bilancio siano pienamente integrati nel quadro comunitario – e che rendano quindi ufficialmente conto al Parlamento – sulla base di una valutazione dell'esperienza acquisita con la sua attuazione, come sancito dall'articolo 16 del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'UEM;

52.    ricorda la propria richiesta di formulare opzioni riguardo a un nuovo quadro giuridico per i futuri programmi di aggiustamento macroeconomico, in sostituzione della troika, onde rafforzare la trasparenza e la titolarità dei programmi in questione e garantire che tutte le decisioni a livello di UE siano adottate, ove possibile, secondo il metodo comunitario; ritiene che debba esservi coerenza tra la natura del meccanismo di stabilità utilizzato e l'istituzione incaricata della sua mobilitazione, pur riconoscendo che, dal momento che l'assistenza finanziaria è garantita dagli Stati membri della zona euro, questi ultimi hanno il diritto di pronunciarsi sul suo impiego;

53.    chiede che si proceda a una rivalutazione del processo decisionale dell'Eurogruppo al fine di garantire un'adeguata rendicontabilità democratica; plaude alla regolare partecipazione del Presidente dell'Eurogruppo alle riunioni della commissione ECON, così come il Presidente del Consiglio Ecofin, contribuendo in tal modo a un livello analogo di rendicontabilità democratica;

54.    ricorda che il Six-Pack e il Two-Pack si basano sul ruolo rafforzato di un commissario indipendente, che dovrebbe garantire l'applicazione equa e non discriminatoria delle regole; ritiene che le ulteriori tappe della messa a punto dell'assetto istituzionale della governance economica, quali il rafforzamento del ruolo del commissario agli Affari economici e monetari o la creazione di un ministero del Tesoro europeo debba rispettare la separazione dei poteri tra le diverse istituzioni ed essere legato a idonei strumenti di rendicontabilità e legittimità democratiche, che vedano la partecipazione del Parlamento europeo;

55.    ricorda che l'unione bancaria è stata il frutto della volontà politica di evitare nuove crisi finanziarie, di spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano e di ridurre al minimo gli effetti negativi di ricaduta della crisi del debito sovrano e che è necessaria la medesima volontà per realizzare un'UEM approfondita;

56.    invita la Commissione a presentare una tabella di marcia ambiziosa per la realizzazione di un'unione economica e monetaria approfondita, che tenga conto delle proposte formulate nella presente relazione, sulla base del mandato conferitole dal vertice della zona euro e confermato dal Consiglio europeo al fine di "predisporre le prossime misure volte a migliorare la governance economica nella zona euro", come pure su precedenti lavori, quali ad esempio la relazione Thyssen del 20 novembre 2012, dal titolo "Verso un'autentica Unione economica e monetaria", la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2012 dal titolo "Un piano per un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita - Avvio del dibattito europeo" e la relazione finale dei quattro presidenti del 5 dicembre 2012;

57.    invita le parti interessate, in questa necessaria fase successiva dell'UEM, a tenere conto di un futuro allargamento prevedibile della zona euro e a esaminare tutte le possibilità per approfondire e rafforzare l'UEM e renderla più solida e propizia alla crescita, all'occupazione e alla stabilità, quali ad esempio :

a) meccanismi rafforzati di rendicontabilità democratica sia a livello di UE che a livello nazionale, in cui le responsabilità devono essere assunte al livello in cui vengono prese le decisioni e basarsi sull'adozione di orientamenti per la convergenza secondo la procedura di codecisione, formalizzando nel frattempo, in un accordo interistituzionale, il ruolo di controllo del Parlamento europeo nell'ambito del Semestre europeo e garantendo che tutti i parlamenti nazionali della zona euro seguano ciascuna fase del processo del Semestre europeo;

b) una dimensione sociale intesa a preservare l'economia sociale di mercato dell'Europa, rispettare il diritto alla contrattazione collettiva, in base al quale sarebbe garantito il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri, tra cui la retribuzione minima o un meccanismo reddituale proprio a ciascuno Stato membro e stabilito da quest'ultimo, e sostenere la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, il reinserimento dei lavoratori nel mondo del lavoro, nonché la mobilità e la flessibilità su base volontaria tra diverse professioni e Stati membri;

c) una capacità di bilancio della zona euro basata su specifiche risorse proprie che, nel quadro del bilancio dell'Unione con controllo parlamentare, dovrebbero coadiuvare gli Stati membri nell'attuazione delle riforme strutturali concordate a determinate condizioni, tra cui l'efficace attuazione dei programmi nazionali di riforma; si compiace al riguardo del lavoro del gruppo dell'UE sulle risorse proprie presieduto da Mario Monti;

d) il rafforzamento della solidità della UEM di fronte agli shock economici e alle emergenze direttamente legate all'unione monetaria, evitando nel contempo qualsiasi forma di trasferimento permanente di bilancio;

e) per quanto riguarda la fiscalità, l'impegno ad adottare misure di portata europea contro la frode e l'evasione fiscale e la pianificazione agguerrita della fiscalità delle imprese, la cooperazione tra le autorità fiscali nazionali ai fini dello scambio di informazioni sull'elusione e la frode fiscale, misure a favore della convergenza delle politiche fiscali degli Stati membri, una base imponibile comune consolidata per l'imposta sulle società, regimi fiscali semplificati e più trasparenti, nonché dichiarazioni per paese da parte delle società, ad eccezione delle PMI;

f)  il completamento graduale dell'unione bancaria;

g) l'integrazione del MES e del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nel diritto dell'Unione, parallelamente a un maggiore coordinamento delle politiche economiche, a un'effettiva convergenza, all'applicazione di norme comuni e a un chiaro impegno a favore di riforme economicamente e socialmente sostenibili,

h) l'eliminazione delle carenze riscontrate nel quadro vigente, a causa delle quali alcune parti del trattato possono essere controllate dalla Corte mentre altre restano escluse;

i)  il rafforzamento del ruolo esterno della zona euro, tra cui il potenziamento della sua rappresentanza;

58.    chiede che le prossime eventuali misure per l'UEM siano concepite sulla base dell'approccio dei "4+1 presidenti", tra cui il Presidente del Parlamento europeo, che dovrebbe essere invitato a tutte le riunioni, essere pienamente informato e avere il diritto di partecipare alle discussioni; rileva che il Presidente della Commissione si è detto intenzionato a trarre insegnamento dal contributo apportato dal Presidente del Parlamento europeo nelle sue riflessioni durante la preparazione delle relazioni dei quattro Presidenti;

59.    invita il suo Presidente a coordinarsi preliminarmente con i presidenti dei gruppi politici o con i deputati espressamente nominati a tal fine dai loro gruppi o dal Parlamento, a rappresentare il Parlamento nel quadro di questo prossimo incarico basandosi sul mandato conferito dalla presente risoluzione, che affronta, tra le altre cose, le questioni trattate nella nota analitica dei quattro presidenti sulla predisposizione delle prossime misure volte a migliorare la governance economica nella zona euro;

60.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai Presidenti del Consiglio, della Commissione, dell'Eurogruppo e della BCE, nonché ai parlamenti nazionali.

(1)

GU L 140 del 27.5.2013, pag. 1.

(2)

GU L 140 del 27.5.2013, pag. 11.

(3)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 12.

(4)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 33.

(5)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 1.

(6)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 41.

(7)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.

(8)

GU L 306 del 23.11.2011, pag. 8.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2014)0239.

(10)

Testi approvati, P7_TA(2013)0598.

(11)

GU C 165 E dell'11.6.2013, pag. 24.

(12)

GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 140.


MOTIVAZIONE

Facendo seguito al mandato ricevuto dai coordinatori della commissione ECON nel settembre 2014, la presente relazione tenta di valutare l'efficacia del quadro normativo, in particolare se le disposizioni in materia di processi decisionali si sono rivelate sufficientemente incisive e se sono stati compiuti progressi in termini di più stretto coordinamento delle politiche economiche e convergenza duratura dei risultati economici degli Stati membri a norma del TFUE. Da allora sono stati conseguiti tre risultati importanti: da un lato, il 24 ottobre 2014 il vertice sulla zona euro ha chiesto al presidente della Commissione di riprendere i lavori sulla relazione dei quattro presidenti, dall'altro la Commissione ha pubblicato due comunicazioni, una, il 28 novembre, sul riesame della governance economica - relazione sull'applicazione dei regolamenti e l'altra su come sfruttare al meglio la flessibilità insita nelle norme esistenti del patto di stabilità e crescita.

La relazione è elaborata in un contesto in cui, dopo oltre sette anni dall'inizio della crisi, l'euro è stato salvato grazie a misure, come ad esempio la revisione del patto di stabilità e crescita (PSC), il patto di bilancio, l'istituzione del meccanismo europeo di stabilità (MES), l'unione bancaria e il ruolo guida della Banca centrale europea (BCE), che nessuno si aspettava si sarebbero potute ottenere prima. La relazione è altresì posta di fronte a una situazione che, stando agli ultimi dati di Eurostat, vede l'Europa, la zona euro, registrare un tasso di disoccupazione pari all'11,5 % a novembre 2014 e un tasso annuo di inflazione previsto in diminuzione al -0,2 % a dicembre 2014, come pure una debole crescita economica per il 2014 (+0,8 %), secondo le previsioni di autunno della Commissione.

La relazione parte quindi sia da queste premesse che dall'analisi dei primi anni di attuazione del quadro di governance economica quale modificato durante la crisi. Con il senno di poi, l'incompletezza dell'unione economica e monetaria (UEM) e gli scarsi risultati ottenuti dalla zona euro dal 2011 hanno sollevato un dibattito sul mix di politiche adottate in seguito alla crisi del debito sovrano vista anche l'arretratezza dell'area dell'euro rispetto ai suoi omologhi. In linea con quanto osservato finora, un documento economica(1) elaborato dalla Commissione sulla situazione della zona euro dal 2011 al 2013 ha messo in luce che i risanamenti simultanei nei paesi della zona euro, avvenuti successivamente all'introduzione di politiche espansionistiche concordate in sede di G20 dopo il fallimento della Lehman Brothers, hanno avuto effetti estremamente negativi sul prodotto e notevoli ricadute negative. La relazione constata che le nuove disposizioni non hanno permesso di tenere debitamente conto dell'effetto cumulativo e su scala europea delle politiche perseguite a livello nazionale, in particolare per quanto riguarda l'orientamento di bilancio aggregato, e non hanno quindi affrontato i rischi derivanti dalle crescenti divergenze tra le economie della zona euro, dalle minacce di deflazione, dalla crescita debole e dalla disoccupazione elevata.

Alla luce di questa situazione, la relazione sostiene che l'effetto negativo sulle prospettive di crescita dovuto all'introduzione di una contrazione simultanea della politica di bilancio in Europa è stato notevolmente sottostimato e che le clausole di flessibilità previste dal PSC per l'attuazione di politiche economiche anticicliche in un contesto di crescita al di sotto delle potenzialità non sono state pienamente utilizzate oppure, anche a causa di una interpretazione troppo restrittiva, non hanno concesso fino ad ora un margine di manovra sufficiente per affrontare le sfide con cui l'Unione era confrontata.

È quindi opportuno analizzare il forte accento posto sul disavanzo strutturale quando si tratta di valutare l'attuazione delle disposizioni del PSC, che ha portato a un'interpretazione discrezionale visto che, per costruzione, l'indicatore è soggetto a vari presupposti discutibili. La propensione al consolidamento degli ultimi anni, ammessa dalla valutazione dell'attuazione del PSC, è stata talvolta dannosa per il finanziamento delle riforme strutturali, anche per il fabbisogno di investimenti presente da tempo, e potrebbe aver generato contraddizioni in termini di raccomandazioni programmatiche per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi di Europa 2020.

In tale contesto la Commissione ha presentato due comunicazioni che definiscono il quadro di ciò che deve essere discusso. La comunicazione concernente la flessibilità ha carattere interpretativo ed effetto immediato, utile per favorire gli investimenti e la crescita nell'ambito delle norme esistenti. Considerando i contributi nazionali al FEIS neutrali rispetto al PSC, la comunicazione sostiene il piano di investimento avviato dalla Commissione. Il relatore ritiene che dovrebbero essere conseguiti ulteriori risultati, in particolare attraverso l'adozione di un approccio simmetrico affinché i contributi possano cofinanziare progetti a titolo del FEIS nell'ambito di una più ampia "clausola di investimento" nella parte preventiva e in quella correttiva. La comunicazione propone inoltre un nuovo modo di prendere in considerazione il costo dell'attuazione delle riforme strutturali nella valutazione della situazione di bilancio degli Stati membri. Le disposizioni al riguardo potrebbero migliorare l'attuazione delle riforme da parte degli Stati membri e aumentare il loro senso di titolarità, a condizione che lo stesso approccio sia seguito nella parte preventiva e in quella correttiva.

La seconda comunicazione è una sorta di osservazione statistica del modo in cui sono state utilizzate le diverse procedure poste in essere mediante il "six-pack" e il "two-pack": riconosce che esistono possibili aree di miglioramento per quanto riguarda la trasparenza e la complessità del processo decisionale, ma anche in termini di impatto sulla crescita, sugli squilibri e sulla convergenza, mentre la Commissione prevede di discutere la situazione con il Parlamento europeo e il Consiglio nei mesi a venire.

Lo scenario è ulteriormente cambiato sul versante monetario grazie alla decisione della BCE, del 22 gennaio 2015, di avviare un ampio programma di acquisto di attività che comprenderanno i titoli obbligazionari emessi dai governi centrali della zona euro per un totale di 60 miliardi di EUR al mese almeno fino a settembre 2016.

Il relatore è fermamente convinto del fatto che il Parlamento europeo debba approfittare di questa opportunità per contribuire al dibattito su un migliore funzionamento dell'UEM, tenendo anche presente la discussione che sarà aperta a breve sulla base della relazione dei quattro presidenti.

Alla luce di ciò sembra necessario affrontare alcuni punti critici.

1) Nella zona euro manca un'adeguata valutazione della situazione economica globale, una diagnosi condivisa, come si conviene a un'area caratterizzata da una moneta unica. Ciò è apparso evidente con l'emergere di forti divergenze che la crisi attuale e l'intervento della Troika hanno persino esacerbato, come pure con il calo storico di investimenti nell'UE. L'UEM ovviamente non dispone di strumenti adeguati per condurre un dibattito opportuno sulla dinamica che i diversi Stati membri dovrebbero seguire per quanto riguarda la loro posizione di bilancio. Si tratta di un aspetto fondamentale del dibattito in atto fin dalla creazione dell'UEM. Abbiamo tentato di affrontarlo ricorrendo a vari strumenti, tra cui, inizialmente, gli indirizzi di massima per le politiche economiche (GOPE). In qualche modo, a quel punto, abbiamo ritenuto che sarebbe stato realizzabile nell'ambito del semestre europeo grazie all'analisi annuale della crescita (AAC) e la procedura per gli squilibri macroeconomici (PSM). Quest'ultima, bisogna riconoscerlo, ci ha permesso tenere sotto osservazione i paesi in disavanzo e quelli in avanzo, anche se non ha portato a un dibattito ampio tra le parti interessate e, in sostanza, sembra essere uno strumento di discussione tra la Commissione e gli Stati membri sulle riforme strutturali attese. Ora che l'economia dell'UE rischia chiaramente di essere colpita dalla "sindrome giapponese", sembra essere giunto il momento di avviare questo dibattito e dotarlo degli strumenti adeguati. In un certo senso esso è già stato aperto dalla discussione in corso sulla politica di bilancio della zona euro, anche se la questione riguarda soprattutto cercare di capire se debba essere soltanto l'aggiunta di posizioni di bilancio osservate a livello nazionale o se debba invece configurarsi come un approccio politico a monte del ciclo, in grado di definire il ruolo dinamico che ciascuno potrebbe ricoprire per conseguire un risultato complessivo ottimale. A tal fine, il relatore propone di aggiornare la raccomandazione sulla zona euro elaborata dalla Commissione, renderla obbligatoria e adottarla in anticipo durante il Consiglio di primavera.

2) La maggior parte degli osservatori, come pure la Commissione, riconosce oggi che la governance economica ha raggiunto un livello di complessità tale da andare a discapito della democrazia, della trasparenza e della titolarità. Bisogna riconoscere che questo è il risultato di una mancanza di fiducia che ha portato ad aggiungere nuove norme a quelle già esistenti. Ciò si è tradotto altresì in un controllo alquanto invadente della Commissione nei confronti delle riforme strutturali degli Stati membri, che a un certo punto può rivelarsi controproducente. Con l'adozione dell'euro la spinta per le riforme può essersi affievolita nella maggior parte degli Stati membri, ma la crisi attuale ha obbligato ciascuno di essi a rimettersi in moto. Il modo migliore per realizzare le riforme senza mettere a repentaglio la democrazia, il dialogo sociale e la titolarità, anch'essi parte della competitività dell'Unione, è consentire a ciascuno Stato membro di gestirle partendo da una comprensione comune della situazione. Si tratta di una manovra necessaria per conseguire un risultato finale positivo, anche nell'ottica del rispetto delle regole, e che può funzionare se si ammette che le riforme adeguate devono essere definite a livello nazionale seguendo la strategia globale dell'UE, che alcune riforme hanno effetti a lungo termine e che, vista l'attuale situazione economica, è opportuno ricercare un corretto equilibrio tra riforme strutturali e disciplina di bilancio.

3) Le attuali norme e sanzioni in materia di governance economica si basano sostanzialmente su concetti, primo fra tutti il "divario tra prodotto effettivo e prodotto potenziale", che sono oggetto di importanti diatribe fra gli esperti, come Martti Hetemäki, presidente del comitato consultivo europeo per la governance statistica (ESGAB), o Stefan Kapferer, per conto dell'OCSE, che ne hanno discusso durante le loro recenti audizioni dinanzi alla commissione ECON. Il ruolo del divario tra prodotto effettivo e prodotto potenziale è ulteriormente aumentato in seguito all'ultima comunicazione della Commissione in materia di flessibilità. Si tratta di una situazione non sana che dovrebbe essere chiarita con il raggiungimento di un'intesa comune su questi concetti oppure con una loro modifica, ma in ogni caso impegnando in questo compito la BCE, l'OCSE e l'FMI.

4) Dopo l'introduzione del vigente quadro di governance economica nel contesto economico attuale, sono state avviate discussioni sulla sostenibilità di alcune delle norme adottate in passato. Il dibattito imminente dovrà esaminare anch'esse con cura. La prima riguarda ovviamente la riduzione di 1/20 del debito, ma lo stesso discorso può valere anche per l'adeguamento strutturale annuale dello 0,5 %.

5) Alla fine dello scorso mandato il Parlamento europeo ha avviato il dibattito sulla legittimità e l'efficienza dei programmi di assistenza guidati dalla Troika. Dopo aver presentato al Parlamento europeo, il 15 luglio 2014, il suo programma in qualità di presidente della Commissione, sembra che Jean-Claude Juncker non intenda continuare con la Troika. Questa esigenza è stata rafforzata dal parere dell'avvocato della Corte di giustizia per quanto concerne la legittimità del programma delle operazioni definitive monetarie (ODM) della BCE. In conseguenza di ciò e aggiungendo il fatto che il Parlamento chiede che il MES sia inserito nel trattato, si rendono necessari una nuova riflessione e un chiarimento riguardo alle responsabilità e agli strumenti delle varie parti in causa.

6) Qualsiasi quadro di governance economica, tuttavia, non può essere giudicato soltanto sulla base dei risultati (legittimità del risultato), ma deve essere anche valutato in termini di responsabilità democratica. Visto il crescente senso di deficit democratico nel quadro rafforzato di governance economica, la relazione afferma che è necessario porre fine agli accordi puramente intergovernativi e che, al contrario, un maggiore coinvolgimento del Parlamento costituisce, a livello europeo, una condizione indispensabile per aumentare la legittimità democratica. In aggiunta, poiché la responsabilità democratica risulta indebolita anche dall'estrema complessità del quadro, la relazione invita la Commissione a presentare entro la primavera di quest'anno un ambizioso programma legislativo sulla sua riforma.

7) Ultimo punto, ma non meno importante: nessuno può discutere di governance economica dell'UEM senza guardare oltre la crisi. Il dibattito sull'approfondimento dell'UEM è già stato rinviato troppo a lungo, come può pensare qualsiasi osservatore onesto. Durante l'ultimo mandato era stato stimolato dal programma generale di comunicazione della Commissione, la relazione dei quattro presidenti esaminata dal Parlamento europeo con le raccomandazioni alla Commissione sulla relazione dei presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo dal titolo "Verso un'autentica Unione economica e monetaria", nota come relazione Thyssen. Alla fine però i decisori hanno atteso prima le elezioni tedesche e poi quelle del Parlamento europeo. Ora i risultati delle elezioni in Grecia cambiano la natura del dibattito, che sembra possa avere finalmente inizio dopo le elezioni parlamentari nel Regno Unito. È giunto il momento di prepararsi al compito per cui Jean-Claude Juncker ha ricevuto un nuovo mandato insieme con i presidenti del Consiglio europeo, dell'Eurogruppo e della BCE. Il Parlamento europeo deve essere pienamente associato a questo negoziato e deve garantire che siano prese in considerazione tutte le opzioni possibili per dotare l'UEM di una base rafforzata che comprenda tra l'altro e almeno quattro elementi costitutivi: capacità di bilancio, meccanismi di assistenza rinnovati, dimensione sociale e pilastro istituzionale e democratico. L'UE e la zona euro ne hanno bisogno per assicurarsi di non essere giunti troppo tardi questa volta e per garantire ai cittadini europei di trarre il massimo vantaggio dalla moneta unica.

(1)

"Fiscal consolidations and spillovers in the euro area periphery and core" (Risanamenti di bilancio e ricadute nella periferie e nel centro della zona euro), Jan in't Veld, Relazioni economiche 506, Commissione europea, ottobre 2013, http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/economic_paper/2013/pdf/ecp506_en.pdf


PARERE DI MINORANZA

A norma dell'articolo 56, paragrafo 3, del regolamento

Presentato da Bernd Lucke

La relazione aveva lo scopo di delineare una panoramica dell'attuale situazione della governance della politica di bilancio. Aveva in particolare l'obiettivo di descrivere il funzionamento delle attuali regole della governance economica nonché tratteggiare le sfide future.

La relazione non si attiene affatto a tali orientamenti.

La relazione rinuncia a un'analisi sistematica della situazione attuale. È invece infarcita di luoghi comuni normativi e svincolata da ogni legislazione europea vigente, segnatamente la clausola di non salvataggio (articolo 125 TFUE).

La relazione sollecita una centralizzazione della politica economica e una svolta unionale della responsabilità nella zona euro. Questo significa che la responsabilità per la spesa e i doveri divergono sempre più.

Il trattato di Maastricht, tuttora vigente in detta forma, prevede che la governance economica nell'Unione monetaria è basata sulla responsabilità diretta per la politica finanziaria.

Tale aspetto trova riscontro nella clausola di non salvataggio, riferita a due semplici regole fiscali.

Tali regole, nel corso della loro esistenza, sono già state violate in più di 90 casi. Con l'avvio della politica di salvataggio tramite il FESF il principio di non salvataggio è stato revocato e portato all'assurdo.

Soltanto l'opzione credibile della bancarotta di Stato con il recupero della clausola di non salvataggio può far sì che ogni Stato membro attui una politica di sua responsabilità e non a spese dell'Unione.


PARERE DI MINORANZA

A norma dell'articolo 56, paragrafo 3, del regolamento

Presentato da Beatrix von Storch

Dal 1999 la governance economica in Europa è diventata sempre più complicata, però non ha portato a risultati degni di nota. A causa della crisi economica, finanziaria e di fiducia negli ultimi cinque anni sono state varate molte nuove leggi dell'UE prive di alternative come mai avvenuto in precedenza. Infatti il nome è il programma: una "governance economica europea" porta inevitabilmente alla perdita dell'indipendenza nazionale nell'ambito sovrano delle decisioni economiche, finanziarie, sociali e tributarie degli Stati membri. Da tempo sono emersi dubbi giustificati sulla costituzionalità di una governance economica europea. Ma la presente relazione d'iniziativa trascura del tutto tale aspetto. Tramite l'elemento della "governance economica europea" l'UE intende intervenire in futuro in modo incisivo nella pianificazione finanziaria nazionale degli Stati membri e condizionare la legislazione tributaria nazionale, l'evoluzione delle retribuzioni o le prestazioni sociali. Raccomandazioni specifiche per paese sono un attacco diretto al principio di sussidiarietà. Proposte concrete per una governance economica europea prevedono inoltre l'elaborazione di un bilancio centrale dell'UE, un'assicurazione contro la disoccupazione europea, l'emissione di Euro bond, il rafforzamento istituzionale dell'Eurogruppo. Io mi oppongo a tutto ciò.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (1.4.2015)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide

(2014/2145(INI))

Relatore per parere: Anne Sander

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea, l'Unione "si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela"; che è imprescindibile garantire la dimensione sociale della governance economica ai vari livelli dell'Unione, come previsto dall'articolo 9 TFUE; che, nella sua risoluzione del 1° dicembre 2011 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, il Parlamento ha dichiarato che "qualsiasi processo decisionale nuovo o rafforzato in seno al Consiglio e/o alla Commissione deve andare di pari passo con una maggiore legittimità democratica e un'opportuna rendicontabilità nei confronti del Parlamento europeo";

1.  sottolinea il fatto che il quadro di governance economica dell'Unione europea dovrebbe puntare a essere uno strumento di orientamento per correggere i gravi squilibri economici, inclusi i tassi di disoccupazione, che hanno provocato una drastica riduzione della crescita e disparità crescenti, mettendo in pericolo le economie europee; ricorda che il debito complessivo dell'UE a 28 è calato dal 4,5% del PIL nel 2011 al 3% circa previsto nel 2014; ricorda tuttavia che l'equilibrio economico nell'intero ciclo dovrebbe rilanciare in maniera più efficace una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che negli ultimi anni è rimasta modesta o in stagnazione e che, secondo le previsioni di crescita del PIL dell'UE, dovrebbe rimanere al di sotto dell'1,5%; ricorda che le misure finalizzate a garantire una crescita sostenibile e inclusiva dovrebbero essere anche intese a conseguire e promuovere più efficacemente gli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di occupazione e povertà, dal momento che i progressi realizzati sono insufficienti;

2.  concorda con la dichiarazione del commissario Thyssen, secondo la quale i paesi che garantiscono posti di lavoro di elevata qualità e una migliore protezione sociale e investono nel capitale umano sono più resistenti alle crisi economiche; invita la Commissione a tenere conto di questa posizione in tutte le politiche del semestre europeo e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

3.  plaude alla verifica dell'efficacia del quadro al fine di valutare l'applicazione effettiva e uniforme delle regole di governance da parte degli Stati membri e della Commissione; suggerisce che tale verifica costituisca l'occasione per uno scambio di opinioni, in particolare con le commissioni competenti del Parlamento europeo, sulle norme di funzionamento del quadro e sulle modalità atte ad accrescere l'efficacia e la dimensione sociale e democratica di detto quadro, in particolare per quanto concerne il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; suggerisce che la verifica includa misure volte ad accrescere la fiducia nell'economia quale presupposto per gli investimenti privati, che a loro volta sono il principale volano della creazione di occupazione;

4.  sottolinea che la solidarietà è il valore fondamentale su cui si basano l'Unione europea e il quadro di governance economica dell'UE; ritiene che questa verifica costituisca l'occasione per migliorare ulteriormente il quadro di governance economica, anche al fine di un maggior coordinamento con l'acquis sociale europeo e di un miglioramento della governance sociale europea per ridurre la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di un migliore sistema di coordinamento per l'area dell'euro nel suo complesso;

5.  chiede che il semestre europeo divenga uno strumento efficace per la prevenzione delle crisi favorendo il coordinamento delle politiche economiche e sociali degli Stati membri come pure delle politiche finalizzate alla creazione di posti di lavoro migliori e sostenibili e al rilancio della crescita; accoglie favorevolmente, a questo proposito, la proposta della Commissione di far convergere la sua azione non solo sulla responsabilità di bilancio, ma anche sugli investimenti – in particolare gli investimenti sociali intesi a favorire la creazione di posti di lavoro sostenibili, garantire una maggiore coesione sociale e la parità di genere e contrastare la povertà – e sulle riforme strutturali, onde coniugare economia di mercato con progresso sociale; ricorda che il Parlamento ha dichiarato a più riprese che le riforme strutturali proposte dovrebbero essere ambiziose, economicamente efficaci e socialmente responsabili;

6.  sottolinea che, per garantire lo sviluppo dell'UE in senso positivo, è necessario un equilibrio tra politica occupazionale e politica economica di cui, rispettivamente, agli articoli 121 e 148 TFUE; ricorda che, per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 9 TFUE, la politica economica e le politiche sociali e occupazionali dovrebbero ricevere pari considerazione, e sottolinea pertanto la necessità di prevenire gli squilibri economici e sociali, garantendo dunque l'assoluta coerenza dell'azione pubblica; chiede, a questo proposito, che le libertà economiche e i diritti civili e sociali siano oggetto della medesima attenzione, conformemente ai trattati UE;

7.  chiede che sia garantita una maggiore coesione economica e sociale attraverso il rafforzamento del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione al fine di preservare e di creare posti di lavoro con diritti, sostenendo le misure volte a contrastare la disoccupazione e la povertà;

8.  sottolinea la necessità di una migliore cooperazione tra gli organi collegati a EPSCO ed ECOFIN, e propone pertanto di organizzare riunioni congiunte tra il Consiglio EPSCO e il Consiglio ECOFIN al fine di promuovere politiche socioeconomiche coordinate finalizzate alla competitività e alla creazione di posti di lavoro migliori e sostenibili, contrastando la disoccupazione e riducendo le diseguaglianze, la povertà e l'esclusione sociale per promuovere una crescita inclusiva in Europa;

9.  sottolinea l'importanza del quadro di valutazione degli indicatori sociali nella relazione sul meccanismo d'allerta al fine di individuare a monte l'impatto sociale delle misure intese a correggere gli squilibri macroeconomici; invita la Commissione a valutarne la portata e l'efficacia; incoraggia la Commissione ad attribuire alle considerazioni di carattere sociale lo stesso peso di quelle economiche, ma anche a prestare attenzione a posti di lavoro migliori e sostenibili, alla disoccupazione di lunga durata, alla disoccupazione giovanile, alla povertà infantile e alla situazione sociale specifica di ogni Stato membro in sede di elaborazione delle raccomandazioni specifiche per paese e di valutazione della loro attuazione a livello nazionale; invita gli Stati membri a utilizzare gli indicatori sociali come meccanismo di allerta precoce per prevenire future recessioni economiche e sociali;

10. sottolinea che l'eccessiva disuguaglianza dovrebbe costituire un fattore di attivazione all'interno del meccanismo d'allerta in quanto destabilizza le società e mette in pericolo la coesione e i risultati economici; sottolinea che un aumento delle disuguaglianze come quello verificatosi nell'UE e documentato dalle relazioni per paese nell'ambito del semestre comporta gravi rischi per la democrazia; richiama l'attenzione sugli avvertimenti lanciati dal FMI e dall'OIL, secondo i quali un ulteriore aumento delle disuguaglianze nell'UE potrebbe destabilizzare le nostre società;

11 invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni specifiche per paese in modo da contribuire a una crescita sostenibile mediante posti di lavoro migliori e sostenibili così come mediante la coesione sociale, nonché a realizzare progressi relativamente agli obiettivi di Europa 2020; invita la Commissione a sottoporre al Parlamento europeo una valutazione annuale dei progressi conseguiti quanto all'effettiva attuazione di tali raccomandazioni e al loro impatto sul debito e il disavanzo degli Stati membri nonché sugli indicatori sociali; sottolinea che tale valutazione dovrebbe essere allegata alla relazione annuale sulla crescita;

12. ricorda alla Commissione che i salari, pur essendo considerati un elemento importante nella risoluzione degli squilibri macroeconomici, non sono semplicemente uno strumento di adeguamento economico, ma rappresentano in primo luogo il reddito di cui i lavoratori hanno bisogno per vivere; invita la Commissione, nel contesto della valutazione dell'attuazione delle raccomandazioni, a procedere a una valutazione d'impatto per evitare che le raccomandazioni in materia di retribuzioni acuiscano la povertà lavorativa o le disparità salariali negli Stati membri e per incoraggiare gli Stati membri a ridurre la pressione fiscale sul lavoro, al fine di stimolare la crescita e innalzare i tassi di occupazione; incoraggia gli Stati membri a prevedere sistemi di reddito minimo conformemente ai loro usi e costumi e li esorta ad attenersi alla raccomandazione del Consiglio del 24 giugno 1992, in cui si definiscono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale;

13. esorta la Commissione, in collaborazione con la BEI e tenendo conto delle specificità delle diverse regioni, a definire criteri che consentano alle PMI – responsabili della creazione di oltre l'80% dei posti di lavoro nell'Unione nonché vettori di crescita sostenibile e inclusiva e spina dorsale della creazione di occupazione – di accedere ai finanziamenti previsti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, in collegamento con il Fondo europeo d'investimento; fa notare che la tempestiva definizione dei criteri di selezione dei progetti e dei requisiti di partecipazione permetterà di prepararsi e garantirà un migliore coordinamento delle azioni, anche nel caso delle PMI; sottolinea che, ai fini dell'accettazione del quadro europeo di governance economica da parte dell'opinione pubblica, è importante rilanciare la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro, in particolare per i giovani; invita, pertanto, la Commissione ad adottare misure volte ad aumentare la fiducia nei confronti dell'economia e a migliorare il contesto imprenditoriale, con particolare attenzione alle PMI, nonché a ridurre gli oneri amministrativi mantenendo inalterato il livello dei diritti sociali e a potenziare l'accesso ai finanziamenti;

14. rammenta la necessità, in sede di progettazione e attuazione delle riforme strutturali, di mantenere un livello adeguato di protezione sociale, rispettando al contempo le competenze degli Stati membri, le norme sociali e del lavoro, i diritti dei lavoratori, la qualità dell'occupazione nonché la garanzia di posti di lavoro migliori e sostenibili, al fine di assicurare la coesione sociale, la competitività e la resistenza alle crisi economiche e finanziarie; incoraggia gli Stati membri a condividere le migliori pratiche e a promuovere l'apprendimento reciproco e la solidarietà, anche a livello regionale e locale; invita gli Stati membri, nell'ottica di conseguire politiche di bilancio più efficaci e più mirate, a riformare i rispettivi mercati del lavoro e i rispettivi sistemi di protezione sociale e di istruzione; ritiene che le riforme del mercato del lavoro dovrebbero introdurre misure di flessibilità interna volte a preservare l'occupazione in tempi di perturbazioni economiche, e che esse dovrebbero assicurare la qualità del lavoro (in particolare creando posti di lavoro migliori e sostenibili) e la sicurezza nella transizione tra posti di lavoro, nonché prevedere regimi di indennità di disoccupazione basati su requisiti di attivazione realisti che garantiscano un sostegno adeguato ai lavoratori licenziati e siano collegati a politiche di reinserimento conformi alle prassi e alle tradizioni degli Stati membri; fa notare che un'integrazione più ampia e più efficace dei mercati del lavoro dell'UE continua a rappresentare un obiettivo a medio termine nell'ottica di promuovere il progresso sociale e ridurre la povertà in un ambiente equilibrato e competitivo;

15. esorta gli Stati membri a contrastare l'emergenza della disoccupazione giovanile, non solo conferendo un autentico slancio all'economia reale (stimolando la domanda e la fornitura di beni e servizi) e al mercato del lavoro, ma anche attuando in maniera efficace e mirata l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; esorta gli Stati membri a utilizzare tutte le risorse disponibili, in particolare attraverso investimenti nel capitale umano e soprattutto nell'istruzione e nella formazione professionale, onde sostenere l'occupazione giovanile migliorando la corrispondenza tra competenze e posti di lavoro;

16. esorta gli Stati membri, in considerazione dell'invecchiamento della popolazione e delle riforme dei sistemi pensionistici, a dare priorità alle iniziative incentrate sui lavoratori anziani; invita la Commissione a stabilire criteri e a intensificare i controlli per quanto concerne l'utilizzo dei fondi dell'UE a favore dei lavoratori anziani, nonché ad adottare ulteriori misure in materia di occupazione delle persone anziane;

17. rileva con profonda preoccupazione che la disoccupazione di lunga durata è raddoppiata nel corso della crisi; osserva inoltre che tale aumento si è rivelato ancora maggiore tra i lavoratori scarsamente qualificati; invita la Commissione a integrare la lotta alla disoccupazione di lunga durata nelle sue politiche e nelle raccomandazioni specifiche per paese;

18. ritiene che si debba accordare la massima importanza ai crescenti livelli di disuguaglianza in Europa nel contesto del quadro economico dell'Unione; reputa che uno dei modi migliori per contrastare tale fenomeno sia quello di moltiplicare gli sforzi volti a creare più posti di lavoro di qualità in Europa;

19. richiama l'attenzione sulla mancanza di controllo democratico del processo del semestre europeo; raccomanda, al fine di garantire la responsabilità del quadro di governance economica, migliorare la qualità e la titolarità del processo del semestre europeo e ridurre il crescente divario tra le istituzioni dell'UE e i cittadini europei, che il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali, la società civile e le parti sociali siano coinvolti in misura maggiore nel dialogo economico tra gli Stati membri e la Commissione e, soprattutto, nel processo del semestre europeo, garantendo al contempo che tale partecipazione non implichi oneri amministrativi o costi superflui per i soggetti interessati;

20. raccomanda alla Commissione, nel garantire una maggiore trasparenza e democrazia del processo del semestre europeo, di organizzare un dibattito con i rappresentanti del Parlamento europeo sugli orientamenti e le linee guide generali dell'analisi annuale della crescita prima della pubblicazione di quest'ultima; chiede al Consiglio europeo di non approvare le raccomandazioni specifiche per paese senza tenere conto del parere del Parlamento europeo;

21 ribadisce la sua richiesta affinché sia concluso un accordo interistituzionale che consenta al Parlamento europeo di partecipare all'elaborazione e all'approvazione dell'analisi annuale della crescita e degli indirizzi di massima per le politiche economiche e per l'occupazione;

22. rammenta che la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno invitato gli Stati membri a coinvolgere i loro parlamenti nazionali e le organizzazioni della società civile nazionali nell'elaborazione dei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR) e dei programmi di stabilità e convergenza (PSC); chiede agli Stati membri almeno di informare i rispettivi parlamenti nazionali circa il contenuto dei PNR e PSC, tenendo conto del parere delle organizzazioni sociali più rappresentative e della società civile; invita gli Stati membri a informare le istituzioni europee degli sviluppi di tali dibattiti, se del caso;

23. chiede di istituire ufficialmente un dibattito tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo con le organizzazioni sociali e la società civile a livello europeo, che abbia luogo tra la pubblicazione dell'analisi annuale della crescita e il Consiglio europeo di marzo e prima che il Consiglio europeo approvi le raccomandazioni specifiche per paese;

24. sottolinea in tale contesto la necessità di instaurare un clima favorevole agli investimenti pubblici, in particolare dato l'impatto delle nuove norme contabili SEC2010 sulla capacità di investimento di talune autorità pubbliche; chiede che le procedure decisionali della Banca centrale europea siano adeguate di conseguenza; attira l'attenzione sulle proposte volte a garantire una partecipazione attiva degli Stati membri all'attuazione del piano Juncker; invita gli Stati membri, in sede di stesura dei rispettivi bilanci, a prestare particolare attenzione agli investimenti sociali come quelli nell'istruzione e nell'apprendimento permanente, nonché alla creazione di posti di lavoro e alla valorizzazione dell'imprenditorialità; invita la Commissione a esaminare a tal proposito la possibilità di prevedere una maggiore flessibilità di bilancio all'interno delle norme del quadro di governance economica, specialmente in tempi di gravi crisi economiche e finanziarie;

25. prende atto della nota analitica "Verso una migliore governance economica nella zona euro: preparativi per le prossime fasi", proposta dai quattro Presidenti; chiede ai Presidenti delle quattro istituzioni di presentare una tabella di marcia ambiziosa che illustri i progressi legislativi e istituzionali necessari per creare il migliore futuro possibile per l'area dell'euro, l'UE e il suoi cittadini; sottolinea che il Parlamento dovrà svolgere appieno il proprio ruolo nell'ambito delle prossime discussioni e decisioni approvando in Aula una risoluzione che dovrebbe costituire la base per il contributo del suo Presidente alla tabella di marcia.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

1.4.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

38

13

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Brando Benifei, Enrique Calvet Chambon, Martina Dlabajová, Arne Gericke, Marian Harkin, Danuta Jazłowiecka, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Zdzisław Krasnodębski, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Elisabeth Morin-Chartier, Emilian Pavel, Georgi Pirinski, Sofia Ribeiro, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Ulrike Trebesius, Marita Ulvskog, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Georges Bach, Elmar Brok, Karima Delli, Sergio Gutiérrez Prieto, Joachim Schuster, Neoklis Sylikiotis, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivo Vajgl

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Eleonora Evi


PARERE della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (18.3.2015)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide

(2014/2145(INI))

Relatore per parere: Ildikó Gáll-Pelcz

SUGGERIMENTI

La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che, in conseguenza della crisi economica e finanziaria, il livello degli investimenti nell'UE ha registrato un calo pari al 15% circa rispetto al picco del 2007;

B.  considerando che tale carenza di investimenti ostacola la ripresa economica, la creazione di posti di lavoro, la crescita a lungo termine e la competitività del nostro settore industriale e del mercato unico in generale, e rappresenta una minaccia per il conseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020;

C. considerando che la revisione e il miglioramento del quadro di governance economica dovrebbe basarsi su un approccio globale attraverso un insieme di politiche interconnesse e reciprocamente coerenti che stimolino una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nonché la competitività, e creino posti di lavoro migliori e sostenibili, invece di focalizzarsi unicamente sulla riduzione del deficit, e che la valorizzazione dei benefici di un mercato unico ben funzionante, efficace ed equilibrato, dotato di una base industriale rafforzata costituisce un altro elemento fondamentale per conseguire tali obiettivi;

D. considerando che la Commissione dovrebbe controllare il mercato unico, tenendo conto della qualità dell'attuazione delle misure pertinenti ai fini del quadro di governance economica; che la Commissione dovrebbe includere nelle verifiche annuali sulla governance e nel quadro di valutazione gli ostacoli all'attuazione della legislazione in materia di mercato unico; considerando che il controllo dovrebbe valutare quali vantaggi il mercato unico offre ai consumatori, ai cittadini e alle imprese e tenere conto delle sfide che si pongono per i consumatori e le imprese che operano nel mercato unico, in particolare nei settori in cui gli Stati membri non hanno attuato o applicato la legislazione sul mercato unico;

E.  considerando che il completamento del mercato unico nel campo degli appalti pubblici e della protezione dei consumatori contribuirebbe a un aumento del PIL pari a 300 miliardi di euro all'anno;

F.  considerando che è in fase di attuazione un piano europeo per gli investimenti per stanziare 315 miliardi di euro a favore di nuovi investimenti nell'arco dei prossimi tre anni;

G. considerando che l'Unione europea sta affrontando una profonda crisi di competitività in un'economia globale che pone sfide sempre maggiori e nel mercato unico, in cui solo le economie competitive saranno in grado di creare posti di lavoro e innalzare il tenore di vita dei loro cittadini;

1.  accoglie con favore il fatto che la comunicazione della Commissione intitolata "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903), la comunicazione della Commissione su "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012) e la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici (COM(2015)0010) sottolineino come priorità la necessità di collegare direttamente il riesame del quadro di governance economica alle esigenze dell'economia reale, di completare il mercato unico e creare un mercato unico digitale;

2.  ritiene che il quadro della governance economica sia un'iniziativa politica chiave sulla quale si fondano gli obiettivi e le iniziative faro della strategia Europa 2020, intesi a sfruttare al massimo il potenziale di crescita inutilizzato del mercato unico; ritiene che liberando il potenziale di crescita del mercato unico, gli Stati membri soddisferanno più facilmente gli obiettivi indicati nel quadro di governance economica; ritiene, inoltre, che i principali attori del mercato unico siano i consumatori e le imprese;

3.  sottolinea che il mercato unico è il motore fondamentale per la crescita e l'occupazione, e che il principale settore di crescita è il mercato unico digitale, un mercato autentico per le vendite online transfrontaliere di merci, servizi e appalti pubblici;

4.  sottolinea che la crisi economica ha mostrato con chiarezza l'importanza di rafforzare e orientare l'economia dell'Unione europea e degli Stati membri in direzione della ricerca e dell'innovazione, delle tecnologie e delle conoscenze, facilitando l'accesso al mercato e alla mobilità sia per i consumatori sia per le imprese, rafforzando il mercato unico digitale, contrastando la frammentazione del mercato unico nell'Unione attraverso la corretta attuazione e applicazione della normativa sul mercato unico da parte degli Stati membri, e stimolando gli investimenti nell'economia reale, in particolare nei settori che contribuiscono allo sviluppo sostenibile, all'efficienza energetica ed alla transizione energetica, favorendo nel contempo la forte crescita dell'occupazione e la convergenza economica tra gli Stati membri e colmando il divario tra gli Stati membri della zona euro e quelli non appartenenti alla zona euro;

5.  ritiene che la revisione della governance economica europea debba procedere di pari passo con il riesame della strategia globale Europa 2020 e il ciclo del semestre europeo, al fine di promuovere una crescita sostenibile e competitiva; chiede pertanto che sia adottato un nuovo approccio nei confronti del mercato unico e del mercato unico digitale nell'ambito della revisione della strategia Europa 2020, includendo debitamente i settori/obiettivi prioritari del mercato unico in un nuovo e semplificato insieme di orientamenti, rubriche o iniziative faro;

6.  plaude al riesame dell'efficacia del quadro onde valutare l'applicazione effettiva e uniforme delle regole di governance da parte della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri; reputa che soltanto ove pertinente detto esame possa stimolare una rivalutazione del quadro della governance del mercato unico, nonché analizzare possibili sinergie tra i due processi;

7.  ribadisce la necessità che le procedure prevedano un adeguato coinvolgimento del Parlamento nel ciclo di governance economica ed aprano la strada all'approvazione, da parte del Parlamento e del Consiglio, delle misure necessarie a rafforzare la governance del mercato unico, in particolare quelle indirizzate ai settori in cui il quadro normativo dell'Unione è stato istituito conformemente alla procedura legislativa ordinaria di cui all'articolo 294 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

8.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione e al Consiglio di avviare un accordo interistituzionale con il Parlamento nell'ottica di salvaguardare appieno il ruolo del Parlamento nel quadro dell'intero processo del semestre;

9.  ritiene che il quadro di governance economica debba essere inclusivo, più trasparente e meno complesso, tenendo conto nel contempo delle specificità nazionali, e che le priorità politiche debbano essere discusse in modo più esauriente con i soggetti interessati, pur restando indipendenti da interessi particolari;

10. ritiene che i parlamenti nazionali debbano essere maggiormente coinvolti nel processo di attuazione efficace delle misure stabilite nel quadro di governance economica e nel contesto della governance del mercato unico;

11. sottolinea l'importanza di una nuova crescita e di nuovi posti di lavoro ai fini dell'accettazione da parte del pubblico del quadro di governance economica, e invita pertanto la Commissione a migliorare il contesto economico in Europa, prestando particolare attenzione alle PMI, all'eliminazione della burocrazia e all'accesso ai finanziamenti; ricorda a tale proposito la necessità di fornire sostegno alle PMI, per consentire loro di accedere anche ai mercati di paesi extra-UE quali gli Stati Uniti, il Canada, la Cina e l'India;

12. insiste sul fatto che la valutazione dello stato del mercato unico debba fare parte del quadro di governance economica, ponendo le basi per un ciclo annuale del mercato unico attraverso il consolidamento di un pilastro dedicato a detto mercato nell'ambito del semestre europeo; nota che tale quadro strategico integrato potrebbe costituire un contributo utile per identificare gli ostacoli al funzionamento del mercato unico, rafforzando nel contempo l'attuazione delle norme di governance economica dell'UE; sottolinea che la piena attuazione delle direttive rivedute in materia di appalti pubblici e, in particolare, delle rispettive disposizioni sui criteri di aggiudicazione, può aiutare le autorità pubbliche a spendere meglio le loro risorse e ad evitare inutili costi ambientali e sociali a lungo termine, incidendo quindi positivamente sulla stabilità delle finanze pubbliche;

13. crede fermamente che gli sforzi debbano concentrarsi sulle priorità chiave dei pilastri nell'ambito del semestre europeo; sottolinea l'importanza di concentrarsi sui settori che apportano un significativo valore aggiunto europeo, conformemente ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità; invita la Commissione a cooperare con gli Stati membri per individuare le modalità intese a garantire che tali principi possano essere applicati in modo più efficace;

14. invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione annuale sull'integrazione del mercato unico, con particolare attenzione ai settori chiave con il maggiore potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro migliori e sostenibili, che valuti l'efficacia dell'attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese, nonché l'attuazione e l'applicazione della normativa sul mercato unico da parte degli Stati membri, e sottolinea che la valutazione potrebbe assumere la forma di un contributo alla relazione annuale sulla crescita;

15. rammenta che una buona governance economica ed il relativo impatto possono essere efficaci solo se è previsto il coinvolgimento delle competenti parti interessate; sottolinea la necessità che l'UE, gli Stati membri, le regioni, gli enti locali ed i soggetti interessati adottino un approccio globale nell'attuazione e nello sviluppo delle politiche; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il principio democratico del dialogo civile attraverso la partecipazione strutturata dei soggetti interessati alla governance economica e in particolare al processo del semestre europeo;

16. sottolinea l'opportunità di veicolare fondi pubblici e privati aggiuntivi a favore di progetti validi, dotati di un reale valore aggiunto per l'economia sociale di mercato europea, e sottolinea che i settori chiave del mercato unico, ovvero i trasporti, l'energia, i servizi e le merci, la ricerca e l'innovazione e il mercato unico digitale rappresentano la dimensione adeguata (più appropriata) per far sì che gli investimenti siano ammissibili nell'ambito della riserva di progetti di investimento;

17. accoglie con favore il margine supplementare di manovra offerto dalla clausola in materia di investimenti quale definita dalla Commissione nella sua comunicazione sulla flessibilità; ritiene che tale nuova possibilità debba essere utilizzata sfruttando le sue massime potenzialità onde incoraggiare gli Stati membri a investire maggiormente in progetti con un chiaro valore aggiunto europeo, come quelli più strettamente connessi all'ulteriore sviluppo del mercato unico e del mercato unico digitale; ritiene che gli investimenti mirati e le riforme nei settori chiave per la crescita del mercato unico e nella modernizzazione delle pubbliche amministrazioni, soprattutto per quanto riguarda l'e-government e gli appalti elettronici, debbano essere considerati alla stregua di riforme strutturali;

18. è preoccupato per la mancata attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese (CSR) in alcuni Stati membri, dove solo il 12% delle CSR è stato affrontato integralmente nel 2013; sottolinea che occorre una migliore attuazione delle CSR per sostenere la crescita e l'occupazione; invita la Commissione a rafforzare la titolarità delle CSR negli Stati membri attraverso un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

17.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

2

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Dita Charanzová, Carlos Coelho, Sergio Gaetano Cofferati, Lara Comi, Anna Maria Corazza Bildt, Daniel Dalton, Dennis de Jong, Pascal Durand, Vicky Ford, Ildikó Gáll-Pelcz, Antanas Guoga, Robert Jarosław Iwaszkiewicz, Liisa Jaakonsaari, Antonio López-Istúriz White, Jiří Maštálka, Eva Paunova, Jiří Pospíšil, Virginie Rozière, Christel Schaldemose, Olga Sehnalová, Mylène Troszczynski, Anneleen Van Bossuyt, Marco Zullo

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Lucy Anderson, Jussi Halla-aho, Kaja Kallas, Othmar Karas, Emma McClarkin, Jens Nilsson, Julia Reda, Adam Szejnfeld, Lambert van Nistelrooij, Josef Weidenholzer, Kerstin Westphal

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

José Blanco López, Andrea Bocskor, Roger Helmer, György Hölvényi, Emilian Pavel


PARERE della commissione per gli affari costituzionali (19.3.2015)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide

(2014/2145(INI))

Relatore per parere: Sylvie Goulard

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari costituzionali invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che un miglioramento sostanziale della legittimità democratica dell'Unione economica e monetaria (UEM), nel quadro istituzionale dell'Unione e nel rispetto del metodo comunitario, costituisca una necessità assoluta; ritiene che gli atti legislativi basati sui trattati intergovernativi e applicati durante la crisi abbiano ostacolato la legittimità democratica dell'UEM; chiede pertanto che il meccanismo europeo di stabilità (MES) sia integrato quanto prima nell'acquis dell'Unione, tenendo conto del fatto che le norme interne del Parlamento offrono un margine di manovra sufficiente per organizzare, ove opportuno, specifiche forme di differenziazione sulla base di un accordo politico all'interno e tra i gruppi politici, allo scopo di garantire un controllo adeguato dell'UEM; chiede inoltre che le pertinenti disposizioni del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance siano integrate nel quadro giuridico dell'Unione europea entro cinque anni dalla sua entrata in vigore e dopo una valutazione globale della sua applicazione;

2.  è favorevole, in tal senso, all'istituzione di una governance economica meno complessa, più efficiente e trasparente, che punti, nel lungo termine, a un'integrazione più profonda dell'UE, offrendo nel contempo soluzioni a medio termine per consentire alla zona euro e all'Unione di far fronte alle sfide attuali;

3.  sottolinea che l'Eurogruppo e il Vertice euro costituiscono formazioni informali del Consiglio "Economia e finanza" e del Consiglio europeo, e che durante la crisi economica e finanziaria hanno preso decisioni importanti in materia di UEM, le quali mancano tuttavia di legittimità democratica;

4.  chiede la conclusione di un accordo interistituzionale tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio al fine di garantire il controllo parlamentare delle varie fasi del semestre europeo, a cominciare dall'analisi annuale della crescita;

5.  ritiene necessario un esame scrupoloso dell'attuazione del dialogo economico, onde garantire un controllo parlamentare adeguato in tutte le fasi della procedura (patto di stabilità e crescita (PSC) e procedura per gli squilibri macroeconomici (PSM));

6.  accoglie con favore l'istituzione della conferenza interparlamentare sulla governance economica e finanziaria dell'Unione europea; ne sottolinea tuttavia i limiti riguardo all'obiettivo di far sì che i responsabili politici rispettino l'obbligo di rendere conto ("accountability"); è del parere che, nell'ambito dell'UEM, il controllo parlamentare debba essere ripartito tra il livello nazionale e quello europeo e insiste sul fatto che le responsabilità devono essere assunte al livello in cui vengono prese o attuate le decisioni, con un controllo dei parlamenti nazionali sui rispettivi governi e del Parlamento europeo sull'esecutivo europeo; ritiene che soltanto in tal modo sia possibile garantire il necessario rafforzamento della responsabilità decisionale; è del parere che una maggiore legittimità possa essere garantita tramite l'adozione di programmi nazionali di riforma e di possibili partenariati di convergenza da parte dei parlamenti nazionali, nonché attraverso l'adozione, mediante codecisione, di orientamenti politici di massima a livello europeo sotto forma di orientamenti di convergenza, un nuovo atto legislativo dell'UE che stabilisca un numero limitato di priorità valide per un determinato periodo e utilizzate, in particolare, per l'adozione dell'analisi annuale della crescita e delle raccomandazioni specifiche per paese; sottolinea che tale cooperazione non dovrebbe essere vista come la creazione di un nuovo organismo parlamentare misto, che sarebbe tanto inefficace quanto illegittimo da un punto di vista democratico e costituzionale;

7.  deplora l'insufficiente capacità dei parlamenti nazionali di controllare e influenzare le azioni dei rispettivi governi nell'UE; è del parere che i parlamenti nazionali debbano svolgere un ruolo più attivo nell'elaborazione delle politiche in termini di controllo e di definizione delle posizioni assunte dai rispettivi governi prima che vengano presentate alla Commissione;

8.  sottolinea che il quadro giuridico per i programmi di assistenza deve essere rivisto per garantire che tutte le decisioni siano prese sotto la responsabilità della Commissione, con la piena partecipazione del Parlamento, onde assicurarne appieno la legittimità e la responsabilità democratiche; invita la Commissione a riferire periodicamente al Parlamento in merito alle pertinenti decisioni prese nell'ambito della sua verifica dell'attuazione dei programmi degli Stati membri; sottolinea che il Parlamento dovrebbe dare immediatamente seguito alla sua risoluzione del 13 marzo 2014 relativa all'indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell'area dell'euro oggetto di programmi(1) ed elaborare una nuova risoluzione interamente dedicata a tale questione, basandosi sulla prima indagine e sviluppandola;

9.  è del parere che, per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche nazionali, sia fondamentale che la Commissione verifichi la qualità delle finanze pubbliche e si assicuri, in particolare, che i bilanci nazionali siano orientati al futuro, identificando, in collaborazione con Eurostat, la spesa per gli investimenti e incoraggiandola rispetto alla spesa per i consumi;

10. ritiene che "un'autentica UEM" non possa limitarsi a un sistema di regole ma richieda una capacità di bilancio nel quadro del bilancio dell'Unione, basata su risorse proprie specifiche che dovrebbero promuovere la crescita sostenibile e la coesione sociale nonché far fronte alle divergenze strutturali e alle emergenze finanziarie direttamente connesse all'Unione monetaria e qualora siano necessarie riforme strutturali;

11. è del parere che si debba tenere conto della dimensione sociale dell'UEM e rammenta che l'articolo 9 del TFUE dispone che "nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale [...]"; ricorda altresì che l'articolo 3 del TUE sancisce che "l'Unione [si basa su] un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale"; ritiene che, conformemente al principio della dignità umana sancito nel trattato, le risorse umane non debbano essere sprecate e debbano invece essere considerate una componente essenziale della competitività; chiede che nella gerarchia delle norme vi sia parità di trattamento fra i diritti sociali e le libertà del mercato interno;

12. chiede che i presidenti delle quattro istituzioni presentino una "tabella di marcia" ambiziosa che illustri i progressi legislativi e istituzionali necessari per creare il migliore futuro possibile per la zona euro, l'UE e i suoi cittadini; sottolinea che il Parlamento dovrà svolgere appieno il suo ruolo nelle prossime discussioni e decisioni attraverso una risoluzione approvata in Aula che costituirà la base del contributo del Presidente alla "tabella di marcia", come indicato nella nota a piè di pagina 1 della nota analitica preparata per il Consiglio europeo informale del 12 febbraio 2015 ("Verso una migliore governance economica nella zona euro: preparativi per le prossime fasi"): "Il presidente della Commissione europea ha espresso l'intenzione di associare il presidente del Parlamento europeo alle sue riflessioni durante la preparazione della relazione";

13. ritiene che un'autentica UEM richieda il rafforzamento dello Stato di diritto, come sancito all'articolo 2 del TUE; è del parere che per Stato di diritto si intenda un sistema istituzionale nel quale l'autorità pubblica è soggetta alla legge e l'uguaglianza dei soggetti giuridici è garantita da giurisdizioni indipendenti; ritiene che tale questione debba figurare tra le priorità che dovranno essere affrontate nel quadro della relazione intitolata "Eventuali evoluzioni e rettifiche dell'attuale assetto istituzionale dell'Unione europea", insieme alle procedure d'infrazione e ai ricorsi per l'annullamento delle decisioni della Commissione e del Consiglio; è del parere che il coinvolgimento della Corte di giustizia dell'Unione europea possa, in particolare, garantire che le norme saranno applicate in maniera uniforme, indipendentemente dalle dimensioni dello Stato membro, e che tuteleranno i diritti dei cittadini e delle loro organizzazioni nei paesi oggetto di programmi; afferma che tale ruolo della Corte di giustizia non ritarderà le procedure di governance economica, dal momento che queste non hanno effetti sospensivi.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

17.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

12

3

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Kostas Chrysogonos, Richard Corbett, Pascal Durand, Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Jo Leinen, Morten Messerschmidt, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, György Schöpflin, Pedro Silva Pereira, Barbara Spinelli, Rainer Wieland

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Gerolf Annemans, Pervenche Berès, Sylvie Goulard, Roberto Gualtieri, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Marcus Pretzell

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Frank Engel, Markus Pieper, Adam Szejnfeld

(1)

Testi approvati, P7_TA(2014)0239.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.6.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

25

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Burkhard Balz, Pervenche Berès, Udo Bullmann, Esther de Lange, Fabio De Masi, Anneliese Dodds, Markus Ferber, Jonás Fernández, Elisa Ferreira, Sven Giegold, Roberto Gualtieri, Brian Hayes, Gunnar Hökmark, Danuta Maria Hübner, Cătălin Sorin Ivan, Diane James, Othmar Karas, Georgios Kyrtsos, Philippe Lamberts, Werner Langen, Bernd Lucke, Olle Ludvigsson, Ivana Maletić, Notis Marias, Fulvio Martusciello, Bernard Monot, Luděk Niedermayer, Stanisław Ożóg, Dimitrios Papadimoulis, Sirpa Pietikäinen, Pirkko Ruohonen-Lerner, Molly Scott Cato, Peter Simon, Theodor Dumitru Stolojan, Kay Swinburne, Paul Tang, Michael Theurer, Ramon Tremosa i Balcells, Ernest Urtasun, Marco Valli, Tom Vandenkendelaere, Cora van Nieuwenhuizen, Miguel Viegas, Jakob von Weizsäcker, Steven Woolfe, Pablo Zalba Bidegain, Marco Zanni, Sotirios Zarianopoulos

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Andrea Cozzolino, Barbara Kappel, Rina Ronja Kari, Thomas Mann, Siegfried Mureşan, Maria João Rodrigues, Siôn Simon, Beatrix von Storch

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Francisco Assis, Javi López

Avviso legale