Procedura : 2015/2112(INI)
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A8-0275/2015

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RELAZIONE     
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30.9.2015
PE 557.269v03-00 A8-0275/2015

sul tema "Verso il raggiungimento a Parigi di un nuovo accordo internazionale sul clima"

(2015/2112(INI))

Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Relatore: Gilles Pargneaux

(*) Procedura con le commissioni associate - Articolo 54 del regolamento

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul tema "Verso il raggiungimento a Parigi un nuovo accordo internazionale sul clima"

(2015/2112(INI))

Il Parlamento europeo,

–    visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–    viste la quindicesima conferenza delle parti (COP 15) dell'UNFCCC e la quinta conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 5), tenutesi a Copenaghen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009, nonché visto l'accordo di Copenaghen,

–    viste la sedicesima conferenza delle parti (COP 16) dell'UNFCCC e la sesta conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 6), tenutesi a Cancún (Messico) dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, nonché visti gli accordi di Cancún,

–    viste la diciassettesima conferenza delle parti (COP 17) dell'UNFCCC e la settima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 7), tenutesi a Durban (Sudafrica) dal 28 novembre al 9 dicembre 2011, e in particolare le decisioni comprendenti la piattaforma di Durban per un'azione rafforzata,

–    viste la diciottesima conferenza delle parti (COP 18) dell'UNFCCC e l'ottava conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 8), tenutesi a Doha (Qatar) dal 26 novembre all'8 dicembre 2012, nonché l'adozione del Doha Climate Gateway,

–    viste la diciannovesima conferenza delle parti (COP 19) dell'UNFCCC e la nona conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 9), tenutesi a Varsavia (Polonia) dall'11 al 23 novembre 2013, nonché l'istituzione del meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni climatici,

–    viste la ventesima conferenza delle parti (COP 20) dell'UNFCCC e la decima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 10), tenutesi a Lima (Perù) dal 1° al 12 dicembre 2014, nonché visto l'Appello di Lima all'azione per il clima,

–    viste la ventunesima conferenza delle parti (COP 21) dell'UNFCCC e l'undicesima conferenza delle parti che funge da riunione delle parti al protocollo di Kyoto (CMP 11), che si terranno a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

–    viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2009 sulla strategia dell'Unione europea per la conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(1), del 10 febbraio 2010 sull'esito della conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 15)(2), del 25 novembre 2010 sulla conferenza sul cambiamento climatico di Cancún (COP 16)(3), del 16 novembre 2011 sulla conferenza di Durban sul cambiamento climatico (COP 17)(4), del 22 novembre 2012 sulla conferenza di Doha (Qatar) sul cambiamento climatico (COP 18)(5), del 23 ottobre 2013 sulla conferenza di Varsavia (Polonia) sul cambiamento climatico (COP 19)(6) e del 26 novembre 2014 sulla conferenza delle Nazioni Unite (COP 20) sui cambiamenti climatici, Lima (Perù)(7),

–   visto il pacchetto dell'UE sul clima e l'energia del dicembre 2008,

–    visto il Libro verde della Commissione del 27 marzo 2013 dal titolo "Un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030" (COM(2013)0169),

–    vista la direttiva 2008/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra(8),

–    viste le sue risoluzioni del 4 febbraio 2009 dal titolo "2050: il futuro inizia oggi - raccomandazioni per una futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico"(9), del 15 marzo 2012 su una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050(10) e del 5 febbraio 2014 su un quadro per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030(11),

–    vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015, facente parte del pacchetto sull'Unione dell'energia, intitolata "Il protocollo di Parigi - Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020" (COM(2015)0081),

–    visti la strategia dell'Unione di adattamento ai cambiamenti climatici, dell'aprile 2013, e il relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione,

–    viste la relazione di sintesi del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) del novembre 2014, intitolata "The Emissions Gap Report 2014" (Relazione 2014 sul divario delle emissioni), e la relazione dell'UNEP intitolata "Global Adaptation Gap Report 2014" (Relazione 2014 sul divario in termini di adattamento),

–    vista la dichiarazione adottata dai capi di Stato e di governo in occasione del vertice del G7 tenutosi al castello di Elmau (Germania) dal 7 all'8 giugno 2015, intitolata "Guardare avanti, agire insieme", nella quale hanno ribadito l'intenzione di rispettare l'impegno di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40-70% entro il 2050, rispetto ai livello del 2010, con la necessità di garantire che la riduzione vada più nella direzione del 70% che del 40%,

–    viste le relazioni della Banca mondiale intitolate "Turn Down the Heat: Why a 4°C Warmer World Must be Avoided" (Spegnere il riscaldamento: perché è necessario evitare un pianeta più caldo di 4° C), "Turn Down the Heat: Climate Extremes, Regional Impacts, and the Case for Resilience" (Spegnere il riscaldamento: estremi climatici, impatti regionali e ragioni per la resilienza) e "Climate Smart Development: Adding up the Benefits of Climate Action" (Sviluppo intelligente dal punto di vista climatico: aggiungere i benefici dell'azione per il clima),

–    visto il rapporto della Commissione mondiale per l'economia e il clima intitolato "Better Growth, Better Climate: The New Climate Economy Report" (Crescita migliore, clima migliore: rapporto sulla nuova economia del clima),

–    vista l'enciclica "Laudato si'",

–    visti il quinto rapporto di valutazione del gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) e la relativa relazione di sintesi,

–    vista i contributi previsti stabiliti a livello nazionale (INDC) relativi all'UE e ai suoi Stati membri presentati all'UNFCCC dalla Lettonia e dalla Commissione il 6 marzo 2015,

–    vista la dichiarazione di New York sulle foreste, adottata in occasione del vertice delle Nazioni Unite sul clima tenutosi nel settembre 2014,

–    vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa ai problemi di deforestazione e degrado forestale da affrontare per combattere i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità,

–    viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014,

–    visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–    visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare nonché i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo e della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0275/2015),

A.  considerando che i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia globale urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e la biosfera che tutte le parti devono pertanto affrontare congiuntamente a livello internazionale;

B.   considerando che, secondo i dati scientifici presentati nel quinto rapporto di valutazione dell'IPCC, del 2014, il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile; che i cambiamenti climatici sono una realtà di fatto e che le attività umane sono la causa principale del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo; che gli effetti diffusi e considerevoli dei cambiamenti climatici sono già chiaramente osservabili nei sistemi naturali e umani di tutti i continenti e negli oceani;

C.  considerando che tra il 1990 e il 2013 l'UE ha ridotto le sue emissioni del 19 % nell'ambito del protocollo di Kyoto, registrando nel contempo una crescita del PIL superiore al 45 %; che nello stesso periodo le emissioni a livello mondiale sono aumentate di più del 50 %;

D.  considerando che, secondo gli ultimi dati dell'Amministrazione nazionale degli oceani e dell'atmosfera degli Stati Uniti (NOAA), nel marzo 2015, per la prima volta dall'inizio delle rilevazioni, la concentrazione media globale mensile di biossido di carbonio nell'atmosfera ha superato le 400 parti per milione;

E.   considerando che l'Adaptation Gap Report 2014 elaborato dall'UNEP evidenzia gli enormi costi derivanti dall'inazione e giunge alla conclusione che i costi di adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo saranno probabilmente il doppio o il triplo della cifra precedentemente stimata di 70-100 miliardi di dollari USA l'anno di qui al 2050, il che determinerà un divario significativo per quanto attiene ai finanziamenti destinati all'adattamento dopo il 2020, se a tale fine non saranno resi disponibili nuovi finanziamenti aggiuntivi;

F.   considerando che la sfida finanziaria legata ai cambiamenti climatici è inestricabilmente connessa alle sfide più ampie poste dal finanziamento di uno sviluppo mondiale sostenibile;

G.  considerando che i cambiamenti climatici possono intensificare la competizione per risorse quali cibo, acqua, terre da pascolo, e potrebbero divenire, in un futuro non troppo remoto, la causa principale degli spostamenti di popolazione, sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali;

H.  considerando che, in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Doha nel dicembre 2012, le parti hanno adottato un emendamento al protocollo di Kyoto che istituisce un secondo periodo di impegno – dal 1º gennaio 2013 al 31 dicembre 2020 – nell'ambito del protocollo stesso, con obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, l'inclusione di un nuovo gas (il trifluoruro di azoto), l'introduzione di un "meccanismo relativo all'ambizione" che prevede una procedura semplificata mediante la quale una parte può adeguare gli impegni assunti aumentando il suo livello di ambizione durante un periodo di impegno, e infine una disposizione che adegua automaticamente l'obiettivo di una parte per evitare che le sue emissioni nel periodo dal 2013 al 2020 superino le sue emissioni medie del periodo 2008 - 2010;

I.    considerando che le parti dell'UNFCCC hanno deciso in occasione della COP 18 (Decisione 23/CP.18) di adottare un obiettivo di equilibrio di genere negli organi istituiti ai sensi della Convenzione e del protocollo di Kyoto, allo scopo di accrescere la partecipazione delle donne, garantire una politica più efficace in materia di cambiamenti climatici che tenga conto in egual misura dei bisogni delle donne e degli uomini, e monitorare i progressi compiuti nel conseguimento dell'obiettivo dell'equilibrio di genere nel quadro di una politica climatica attenta alla dimensione di genere;

J.    considerando che l'impegno a mitigare il riscaldamento globale non dovrebbe essere considerato un ostacolo al perseguimento della crescita economica, ma dovrebbe al contrario essere visto come una leva per creare crescita economica e occupazione in chiave sostenibile;

K.  considerando che finora l'UE ha svolto un ruolo guida negli sforzi intesi a mitigare il riscaldamento globale e che deve continuare a farlo in vista del nuovo accordo internazionale sul clima da raggiungere a Parigi alla fine del 2015;

Necessità di agire con urgenza a livello mondiale

1.   riconosce la portata e la gravità straordinarie delle minacce costituite dai cambiamenti climatici ed esprime massima preoccupazione per il fatto che il pianeta è ben lontano dal contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali; esorta i governi ad adottare senza indugi misure vincolanti e concrete per contrastare i cambiamenti climatici e far sì che nel 2015 si raggiunga a Parigi un accordo globale, ambizioso e giuridicamente vincolante per conseguire tale obiettivo; accoglie pertanto con favore l'enciclica "Laudato si'";

2.   osserva che, secondo le conclusioni del quinto rapporto di valutazione dell'IPCC, a partire dal 2011 solo un bilancio globale del carbonio pari a 1010 gigatonne di CO2 è in grado di garantire buone probabilità di mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali; sottolinea che tutti i paesi devono contribuire e che un intervento tardivo farà aumentare i costi e ridurrà le opzioni; richiama l'attenzione sulle conclusioni del nuovo rapporto su clima ed economia "Better Growth, Better Climate", e cioè che i paesi, quale che sia il loro livello di ricchezza, hanno l'opportunità di costruire una crescita economica duratura riducendo nel contempo i rischi immensi dei cambiamenti climatici; raccomanda che gli accordi e le convenzioni mirino a coinvolgere i paesi candidati all'adesione nei programmi climatici dell'Unione europea;

3.   ricorda che il fatto di contenere l'aumento della temperatura globale entro una media di 2 °C non garantisce che si eviteranno significative ripercussioni climatiche negative; invita la Conferenza delle parti a valutare la possibilità di limitare l'aumento della temperatura globale a una media di 1,5 °C;

4.   osserva che le conclusioni del quinto rapporto di valutazione del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici indicano che, anche qualora i paesi industrializzati non dovessero più produrre emissioni di CO2, senza nuovi impegni significativi da parte dei paesi in via di sviluppo ciò non garantirà il raggiungimento dell'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore a 2° C;

5.   ritiene essenziale che tutti i paesi presentino i loro INDC prima della COP 21, al fine di produrre un effetto domino e di dimostrare che tutti gli Stati procedono nella stessa direzione, ciascuno secondo la propria realtà nazionale; ritiene che gli INDC possano contenere anche azioni di adattamento, poiché esse rappresentano una priorità per moltissimi paesi;

6.   riconosce che un sistema climatico stabile è fondamentale per la sicurezza alimentare, la produzione di energia, l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, le infrastrutture, il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi terrestri e marini nonché per la pace e la prosperità nel mondo; rammenta che i cambiamenti climatici accelerano la perdita di biodiversità;

7.   plaude all'impegno del G7 a decarbonizzare l'economia globale nel corso di questo secolo e a trasformare il settore energetico entro il 2050; ricorda tuttavia che, per essere in linea con le valutazioni scientifiche e avere una ragionevole probabilità di contenere l'aumento delle temperature entro i 2° C, è necessario anticipare la decarbonizzazione; invita le parti in grado di farlo a realizzare i propri obiettivi e le proprie strategie nazionali in materia di decarbonizzazione, dando priorità alla graduale eliminazione delle emissioni legate al carbone, che è la fonte energetica più inquinante;

8.   segnala che i paesi che non dispongono delle capacità necessarie per elaborare i loro contributi nazionali possono avvalersi di meccanismi di sostegno quali il Fondo mondiale per l'ambiente, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo o l'Alleanza mondiale contro i cambiamenti climatici, oltre che del sostegno dell'Unione;

Un accordo ambizioso, globale e giuridicamente vincolante

9.   sottolinea che il protocollo del 2015 che verrà adottato a Parigi dovrà essere giuridicamente vincolante ed ambizioso sin dall'inizio e puntare a eliminare progressivamente le emissioni di carbonio in tutto il mondo, entro il 2050 o poco dopo tale data, in modo da mantenere il pianeta su una traiettoria di riduzione delle emissioni ispirata all'efficacia dei costi e compatibile con l'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore ai 2° C e raggiungere quanto prima possibile il picco massimo delle emissioni dei gas serra a livello globale; invita l'UE a collaborare con i suoi partner internazionali in tale ottica, dando esempi di buone pratiche; sottolinea che l'accordo deve offrire un quadro prevedibile che incoraggi gli investimenti nonché un'efficiente riduzione del CO2 e l'adozione di tecnologie di adattamento da parte delle imprese;

10. mette in guardia contro un percorso di riduzione delle emissioni globali che consenta emissioni di carbonio di livello significativo nel 2050 e oltre tale data, poiché ciò comporterebbe grandi rischi e obbligherebbe a dipendere da tecnologie costose, non sperimentate e ad alta intensità energetica per rimuovere la CO2 dall'atmosfera e immagazzinarla; osserva che, a seconda del livello di emissioni in eccesso, la capacità di tali strategie di riduzione di mantenere i cambiamenti climatici al di sotto dei 2 °C dipenderà dalla disponibilità e dall'ampio utilizzo energia da biomassa con cattura e immagazzinamento del carbonio (BECCS), dall'imboschimento in assenza di una ragionevole disponibilità di terreni, nonché dall'impiego di altre tecnologie di rimozione dell'anidride carbonica (carbon dioxide removal, CDR) sinora sconosciute e non ancora sviluppate;

11. ritiene che un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante aiuterebbe ad affrontare i timori legati alla rilocalizzazione delle emissioni di CO2 e alla competitività nei settori interessati, in particolare il settore ad alta intensità energetica;

12. reputa che, qualora si registrasse un divario tra il livello di ambizione dell'effetto aggregato degli INDC presentati prima di Parigi e il livello di riduzione dei gas a effetto serra necessario per contenere l'aumento delle temperature entro i 2°C rispetto ai livelli preindustriali, sarà necessario mettere a punto un programma di lavoro a partire dal 2016 per definire misure di riduzione aggiuntive; chiede che ogni cinque anni si proceda a una revisione completa, che garantirà il dinamismo del meccanismo attuato e accrescerà il livello di ambizione degli impegni di riduzione in funzione dei dati scientifici più recenti; invita le parti a sostenere periodi di impegno quinquennali quale soluzione più appropriata per evitare di rimanere bloccati a un livello di ambizione ridotto, aumentare la responsabilità politica e consentire una revisione degli obiettivi per conformarli alle raccomandazioni scientifiche o a eventuali nuovi progressi in campo tecnico che possano consentire un maggior livello di ambizione;

13. chiede un generale rilancio della politica dell'Unione sul clima, il che contribuirebbe a dare impulso alle discussioni in materia climatica sul piano internazionale, oltre a essere in linea con la fascia superiore dell'impegno dell'UE di ridurre dell'80-95 % le sue emissioni di gas serra entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990; prende atto dell'obiettivo vincolante dell'UE di ridurre di almeno il 40%, entro il 2030, le sue emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990; invita gli Stati membri a prendere in considerazione impegni supplementari partendo dall'obiettivo stabilito per il 2030, inclusi interventi al di fuori del territorio dell'Unione, per far sì che, su scala mondiale, sia possibile raggiungere l'obiettivo di un aumento delle temperature contenuto entro i 2°C;

14. ricorda la sua risoluzione del 5 febbraio 2014 che sollecita tre obiettivi vincolanti: un obiettivo del 40% di efficienza energetica, un obiettivo pari almeno al 30% quanto alla quota delle energie rinnovabili e un obiettivo minimo del 40% per la riduzione dei gas a effetto serra; invita nuovamente il Consiglio e la Commissione ad adottare ed attuare, nell'ambito del quadro dell'UE per la politica energetica e climatica all'orizzonte del 2030, un approccio pluridimensionale fondato su obiettivi che si rafforzano reciprocamente, coordinati e coerenti, per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l'espansione delle fonti di energia rinnovabili e l'efficienza energetica; osserva che gli obiettivi invocati dal Parlamento per l'efficienza energetica e le rinnovabili determinerebbero entro il 2030 riduzioni delle emissioni di gas serra ben superiori al 40%;

15. sottolinea la necessità che l'accordo del 2015 preveda un regime di conformità efficace applicabile a tutte le parti; pone l'accento sull'esigenza che tale accordo promuova la trasparenza e la responsabilità mediante un regime comune basato sulle regole, tra cui norme di contabilizzazione e diposizioni in materia di monitoraggio, notifica e verifica; ritiene che lo sviluppo dei meccanismi di trasparenza e di responsabilità debba avvenire nel quadro di un approccio finalizzato a una convergenza progressiva;

16. sottolinea l'importanza di mantenere i diritti umani al centro dell'azione per il clima e insiste sulla necessità che la Commissione e gli Stati membri garantiscano che l'accordo di Parigi contenga le disposizioni necessarie per affrontare la dimensione "diritti umani" del cambiamento climatico e fornire assistenza ai paesi più poveri le cui capacità sono messe a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici; insiste, a questo proposito, sul pieno rispetto dei diritti delle comunità locali e dei popoli indigeni che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;

Ambizioni pre-2020 e protocollo di Kyoto

17. sottolinea, in particolare, l'urgenza di progredire verso l'eliminazione del "gigatonne gap" esistente tra le analisi scientifiche e gli attuali impegni delle parti per il periodo fino al 2020; sottolinea il ruolo importante di altre misure di intervento, che dovrebbero essere oggetto di un impegno collettivo e tra le quali rientrano l'efficienza energetica, risparmi energetici consistenti, le energie rinnovabili, l'efficienza delle risorse e la progressiva eliminazione degli idrofluorocarburi (HFC), una produzione e un consumo sostenibili, l'eliminazione graduale delle sovvenzioni ai combustibili fossili, compreso il finanziamento all'esportazione di tecnologia per le centrali a carbone, e il rafforzamento del ruolo di una tariffazione generalizzata del carbonio per contribuire a colmare il "gigatonne gap";

18. osserva che l'UE è ora sulla buona strada per conseguire gli obiettivi fissati per il 2020 in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed energie rinnovabili e che sono stati registrati miglioramenti significativi anche sul fronte dell'intensità energetica grazie a edifici, prodotti, processi industriali e veicoli più efficienti, mentre dal 1990 a oggi l'economia europea è cresciuta del 45 %; sottolinea che gli obiettivi 20-20-20 per le emissioni di gas a effetto serra, le energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno svolto un ruolo chiave nel dare impulso a questi progressi e nel sostenere l'occupazione di oltre 4,2 milioni di persone in varie ecoindustrie(12), con una crescita che non si è arrestata neppure durante la crisi economica;  invita la Commissione e gli Stati membri a presentare all'UNFCCC le ultime proiezioni per le emissioni UE di gas serra per il periodo fino al 2020 e ad annunciare che l'UE supererà i suoi obiettivi di riduzione di tali emissioni per il 2020 di almeno 2 gigatonne;

20. precisa che, sebbene il secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto avrà una durata limitata, esso va considerato una tappa intermedia estremamente importante e invita quindi le parti, compresi gli Stati membri dell'UE, a completare il processo di ratifica quanto prima possibile e in ogni caso prima del dicembre 2015; osserva che il Parlamento ha fatto la sua parte dando la sua approvazione, e che sono necessarie l'inclusione della società civile e la trasparenza per contribuire a far comprendere i negoziati e costruire un clima di fiducia tra tutte le parti in vista della conferenza di Parigi;

Agenda delle soluzioni

21. invita l'Unione e i suoi Stati membri a lavorare con tutti gli attori della società civile (istituzioni, settore privato, ONG e comunità locali) per elaborare iniziative di riduzione in settori chiave (energia, tecnologie, città, trasporti, ecc.), nonché iniziative in materia di adattamento e resilienza per rispondere alle problematiche dell'adattamento, in particolare per quanto concerne l'accesso all'acqua, la sicurezza alimentare e la prevenzione dei rischi; invita tutti i governi e tutti gli attori della società civile a sostenere e rafforzare quest'agenda d'azione;

22. evidenzia come una serie sempre più numerosa di attori non statali stia intraprendendo azioni finalizzate alle decarbonizzazione e a una maggiore resilienza al cambiamento climatico; sottolinea pertanto l'importanza di un dialogo strutturato e costruttivo fra governi, comunità imprenditoriale, città, regioni, organizzazioni internazionali, società civile e istituzioni accademiche in modo da mobilitare un forte impegno globale verso società a basse emissioni di carbonio e resilienti; pone l'accento sul loro ruolo per imprimere dinamismo prima di Parigi e per il "programma di azione Lima-Parigi"; segnala, a tale proposito, che il piano d'azione Lima-Parigi incoraggia quanti stanno organizzando iniziative ad accelerare i lavori e a partecipare alla conferenza di Parigi per presentare i loro primi risultati;

23. incoraggia la messa a punto di dispositivi che permettano di favorire questo processo di soluzioni, tra cui l'attribuzione di etichette di qualità ai progetti innovativi della società civile;

24. osserva che la bioeconomia può fornire un contributo sostanziale alla reindustrializzazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro nell'UE e nel resto del mondo;

25. sottolinea che gli sforzi volti a creare un'economia circolare possono svolgere un ruolo significativo per il raggiungimento degli obiettivi favorendo la riduzione degli sprechi alimentari e il riutilizzo delle materie prime;

26. ricorda alle parti e all'ONU stessa che le azioni dei singoli cittadini sono importanti quanto le azioni dei governi e delle istituzioni; sollecita pertanto un impegno in termini di campagne e azioni di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica in merito ai grandi e piccoli gesti che possono contribuire a contrastare i cambiamenti climatici nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo;

27. chiede altresì che le imprese si assumano le loro responsabilità e sostengano attivamente l'accordo sul clima, anche anticipandolo;

Impegno globale di tutti i settori

28. saluta con favore lo sviluppo di sistemi di scambio delle emissioni a livello globale, ivi compresi i 17 sistemi di scambio delle emissioni attualmente operativi in quattro continenti, che rappresentano il 40 % del PIL globale, che contribuiscono a ridurre le emissioni planetarie in modo efficiente sotto il profilo dei costi; incoraggia la Commissione a promuovere collegamenti tra l'ETS dell'Unione e gli altri sistemi di scambio di quote di emissione allo scopo di istituire meccanismi internazionali per il mercato del carbonio, così da accrescere il livello di ambizione in campo climatico e da contribuire nel contempo a ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni mediante la creazione di condizioni uniformi; invita tuttavia la Commissione a introdurre salvaguardie per garantire che il collegamento dell'ETS ad altri sistemi non comprometta gli obiettivi climatici dell'Unione e la portata dell'ETS dell'UE; chiede l'elaborazione di regole per l'istituzione di tali meccanismi, comprese regole in materia di rendicontazione nonché regole intese a garantire che i mercati internazionali e i collegamenti fra i mercati nazionali del carbonio forniscano contributi di mitigazione permanenti e aggiuntivi e non compromettano gli impegni di riduzione dell'UE;

29. sottolinea la necessità di assicurare la stabilità a lungo termine dei prezzi delle quote di emissione e di disporre di un quadro regolamentare stabile che indirizzi gli investimenti verso misure di riduzione delle emissioni di gas serra e promuova la transizione a un'economia a basse emissioni di carbonio;

30. chiede un accordo che copra in modo esaustivo i settori e le emissioni e che fissi obiettivi assoluti per tutti i settori dell'economia, unitamente a bilanci di emissione che dovrebbero garantire il massimo livello possibile di ambizione; sottolinea che, secondo le conclusioni dell'IPCC, l'uso del suolo (agricoltura, allevamento del bestiame, silvicoltura e altre destinazioni d'uso) offre notevoli potenzialità di mitigazione e di rafforzamento della resilienza efficienti sotto il profilo dei costi, e che è dunque necessario rafforzare la cooperazione internazionale per massimizzare il potenziale di cattura del carbonio di foreste e paludi; sottolinea che l'accordo dovrebbe definire un quadro globale per la contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti risultanti dall'utilizzazione del suolo (attività LLUCF); sottolinea in particolare che le misure di mitigazione e adattamento nel settore della destinazione dei terreni devono cercare di perseguire obiettivi comuni, evitando di nuocere ad altri obiettivi di sviluppo sostenibile;

31. osserva che la deforestazione e il degrado forestale sono responsabili del 20% delle emissioni globali di gas serra, evidenzia il ruolo delle foreste nel mitigare i cambiamenti climatici e sottolinea la necessità di accentuare le capacità adattative e la resilienza delle foreste nei confronti di tali cambiamenti; invita l'UE a perseguire il suo obiettivo di arrestare la perdita globale di foreste e di almeno dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020, rispetto ai livelli del 2008; sottolinea che il rispetto di questi impegni, congiuntamente al ripristino di 350 milioni di ettari di foreste richiesto nella dichiarazione di New York sulle foreste, potrebbe portare entro il 2030 a una riduzione di 4,5-8,8 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno; sottolinea che, senza nuovi sforzi significativi di mitigazione concentrati sul settore delle foreste tropicali (REDD+), sarà probabilmente impossibile conseguire l'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore a 2° C; invita inoltre l'UE ad aumentare gradualmente i finanziamenti internazionali per ridurre la deforestazione nei paesi in via di sviluppo;

32. prende atto dell'efficacia del meccanismo di mitigazione REDD+ esistente e incoraggia gli Stati membri a includerlo in tutti gli sforzi di mitigazione dei cambiamenti climatici; invita gli Stati membri a concludere a livello internazionale partenariati volontari in materia di mitigazione con i paesi in via di sviluppo particolarmente colpiti dalla deforestazione tropicale, nell'ottica di fornire assistenza finanziaria o tecnica per arrestare la deforestazione attraverso politiche per l'uso sostenibile del suolo o riforme della governance; sollecita inoltre la Commissione a proporre misure sostanziali per fermare l'importazione nell'UE di beni derivanti dalla deforestazione illegale; pone l'accento sul ruolo delle imprese nell'eliminare la domanda di prodotti derivanti dalla deforestazione illegale;

33. ricorda che il trasporto è il secondo settore per quantità di emissioni di gas serra e insiste sulla necessità di varare una serie di politiche miranti a diminuire le emissioni di questo settore; ribadisce che le parti dell'UNFCCC devono intervenire per regolamentare e limitare efficacemente le emissioni derivanti dal trasporto aereo e marittimo internazionale, in linea con i requisiti in materia di adeguatezza e urgenza; invita tutte le parti ad adoperarsi, nel quadro dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) e dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), per elaborare un quadro politico globale che consenta di fornire una risposta efficace e per adottare misure atte a fissare obiettivi adeguati entro la fine del 2016 per conseguire le riduzioni necessarie alla luce dell'obiettivo dei 2°C;

34. invita la Commissione a fornire assistenza e consulenza alle parti della conferenza COP 21 nella definizione dei loro contributi nazionali, e a condurre nel contempo un'opera di sensibilizzazione riguardo al ruolo del settore dei trasporti nell'adozione di strategie globali intese a ridurre le emissioni di gas a effetto serra;

35. segnala che per conseguire riduzioni significative delle emissioni di gas a effetto serra sono fondamentali strategie di mitigazione sia a breve che a lungo termine nel settore dei trasporti;

36. pone l'accento sull'importanza di tenere conto della situazione specifica delle regioni insulari e ultraperiferiche onde garantire che la dimensione ambientale non pregiudichi la mobilità e l'accessibilità di dette regioni in particolare;

37. è del parere che sarà impossibile conseguire gli obiettivi generali in materia di clima se non si presterà maggiore attenzione alla riduzione delle emissioni del settore dei trasporti, dal momento che quest'ultimo è l'unico settore nel quale le emissioni di gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare (del 30% negli ultimi 25 anni); sottolinea che tale traguardo potrà essere raggiunto soltanto tramite obiettivi vincolanti di riduzione dei gas a effetto serra, associati alla piena integrazione delle energie rinnovabili nel mercato, a un approccio tecnologicamente neutro alla decarbonizzazione e a una politica dei trasporti e degli investimenti più compiutamente integrata, che comprenda misure per il trasferimento modale unitamente al progresso tecnologico e alla riduzione delle necessità di trasporto (ad esempio tramite la logistica verde, la pianificazione urbana intelligente e la gestione integrata della mobilità);

38. segnala che oltre la metà della popolazione mondiale vive ora in centri urbani e che i trasporti urbani contribuiscono in misura significativa alle emissioni di gas a effetto serra del settore dei trasporti; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a condurre attivamente un'opera di sensibilizzazione in merito al ruolo della mobilità urbana sostenibile per rispettare gli impegni in materia di mitigazione; evidenzia che un utilizzo e una pianificazione del territorio responsabili così come soluzioni di trasporto sostenibili nelle aree urbane contribuiscono efficacemente a ridurre le emissioni di CO2;

39. sottolinea che nel settore dei trasporti è necessario un mix energetico efficace, che può essere ottenuto promuovendo i veicoli alternativi alimentati a gas naturale e biogas e tutte le politiche volte a potenziare i modi di trasporto sostenibili, tra cui l'elettrificazione dei trasporti e l'uso di sistemi di trasporto intelligenti; pone l'accento sull'esigenza di concentrarsi su treni, tram, bus e autovetture elettrici e biciclette elettriche, di adottare una prospettiva che tenga conto dell'intero ciclo di vita e di adoperarsi per sfruttare pienamente le fonti energetiche rinnovabili; sollecita fermamente le autorità responsabili dei trasporti pubblici locali e le imprese di trasporto a porsi all'avanguardia introducendo un parco veicoli e tecnologie a basso tenore di carbonio;

40. evidenzia l'enorme potenziale di riduzione delle emissioni insito nel miglioramento dell'efficienza energetica e nell'adozione di energie pulite; ritiene che ottimizzare l'efficienza dell'utilizzo di energia a livello mondiale sia il primo passo verso la riduzione delle emissioni connesse al settore energetico, e che possa altresì contribuire alla sfida di ridurre la povertà energetica;

41. richiama l'attenzione sulle gravi conseguenze negative, spesso irreversibili, dell'inazione e ricorda che il cambiamento climatico interessa tutte le regioni del mondo, in modi diversi ma tutti estremamente nocivi, provocando flussi migratori e la perdita di vite umane nonché danni economici, ambientali e sociali; pone l'accento sull'importanza dei dati scientifici quali motori delle decisioni politiche a lungo termine ed evidenzia che le ambizioni dovrebbe essere fondate su solide raccomandazioni scientifiche; sottolinea che è essenziale sostenere politicamente e finanziariamente, a livello globale e in modo concertato, le attività di ricerca, sviluppo e innovazione nel settore delle tecnologie delle energie pulite e rinnovabili e dell'efficienza energetica per conseguire gli obiettivi climatici dell'Unione e promuovere la crescita;

42. invita l'UE a intensificare gli sforzi per regolamentare una riduzione graduale degli idrofluorocarburi (HCF) a livello mondiale, conformemente al protocollo di Montreal; ricorda che l'Unione europea ha adottato una legislazione ambiziosa volta a ridurre gradualmente del 79% gli idrofluorocarburi entro il 2030 data l'ampia disponibilità di alternative ecocompatibili, il cui potenziale dovrebbe essere pienamente sfruttato; rileva che la graduale riduzione dell'uso di HFC rappresenta una misura di mitigazione facilmente attuabile, sia all'interno che all'esterno dell'Unione, e invita quest'ultima a impegnarsi attivamente a favore di un intervento globale sugli HFC;

Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione

43. ritiene che il ricorso potenziato alle tecnologie energetiche pulite nei contesti dove esse hanno il maggiore impatto dipenda dalla creazione e dal mantenimento di una forte capacità di innovazione, sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti;

44. sottolinea che la promozione dell'innovazione a livello di tecnologie e modelli d'impresa può fare da traino alla crescita economica e alla riduzione delle emissioni; pone l'accento sul fatto che la tecnologia non avanzerà automaticamente nella direzione di basse emissioni di carbonio, ma saranno necessari chiari segnali politici, ivi compresa la riduzione degli ostacoli regolamentari e di mercato incontrati dalle nuove tecnologie e dai nuovi modelli d'impresa, nonché una spesa pubblica mirata; incoraggia gli Stati membri ad aumentare gli investimenti a favore della ricerca e dello sviluppo pubblici nel settore energetico per contribuire alla creazione della prossima ondata di tecnologie a basse emissioni di carbonio ed efficienti in termini di risorse;

45. riconosce l'importanza della ricerca e dell'innovazione nella lotta al cambiamento climatico e invita le parti a non lesinare gli sforzi volti a sostenere i ricercatori e a promuovere nuove tecnologie che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione che potranno essere stabiliti, unitamente ad azioni di mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento ad esso;

46. incoraggia la Commissione a sfruttare meglio il fatto che Orizzonte 2020 è assolutamente aperto alla partecipazione dei paesi terzi, in particolare nei settori dell'energia e del cambiamento climatico;

47. ritiene che la politica spaziale dell'UE e i relativi investimenti, tra cui il lancio di satelliti, che svolgono un ruolo importante nel monitoraggio degli incidenti industriali, della deforestazione, della desertificazione ecc., possano svolgere un ruolo importante, unitamente alla collaborazione con i partner dei paesi terzi, nel sorvegliare e affrontare gli effetti del cambiamento climatico a livello mondiale;

48. sottolinea che l'UE dovrebbe intensificare i propri sforzi relativamente ai trasferimenti di tecnologia ai paesi meno sviluppati (PMS) rispettando nel contempo i diritti di proprietà intellettuale esistenti;

49. chiede che sia pienamente riconosciuto e sostenuto il ruolo svolto dal Centro e dalla rete di tecnologie per il clima (CTCN) e dal Comitato esecutivo per le tecnologie nel promuovere lo sviluppo tecnologico ai fini della mitigazione del cambiamento climatico e dell'adattamento al medesimo;

50. accoglie con favore gli sforzi compiuti in materia di cooperazione tra l'Unione europea e il dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, in particolare in merito alla ricerca tecnologica riferita al cambiamento climatico; ritiene che nel campo della ricerca esista un grande potenziale per una maggiore cooperazione tra l'UE e le altre principali economie; sottolinea che i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici dovrebbero essere gratuitamente disponibili;

51. segnala che nell'attuazione di misure di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi andrebbe considerata la possibilità di utilizzare sistemi spaziali, segnatamente per monitorare e sorvegliare le emissioni di gas a effetto serra; sollecita la Commissione a dare un contributo attivo al sistema di monitoraggio globale delle emissioni di CO2 e CH4; invita la Commissione a promuovere gli sforzi in vista dell'elaborazione di un sistema dell'UE per la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra in modo autonomo e indipendente, sfruttando e potenziando le missioni del programma Copernicus;

Finanziamenti per il clima: pietra miliare dell'accordo di Parigi

52. ritiene che i mezzi di attuazione, fra cui i finanziamenti per il clima, il trasferimento di tecnologia e la creazione di capacità, svolgeranno un ruolo essenziale nel raggiungimento di un accordo alla conferenza di Parigi, ed esorta pertanto l'UE e altri paesi a preparare un "pacchetto finanziario" credibile, che copra sia il periodo pre-2020 sia quello post-2020, allo scopo di sostenere sforzi maggiori in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, protezione delle foreste e adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici; chiede che i finanziamenti per il clima siano inclusi nell'accordo in quanto elemento dinamico che rispecchia le realtà ambientali ed economiche in continuo mutamento e sostiene una maggiore ambizione in termini di contributo alla mitigazione e azioni di adattamento; invita pertanto tutte le parti in grado di contribuire ai finanziamenti per il clima a provvedere in tal senso;

53. invita l'UE e i suoi Stati membri a concordare una tabella di marcia per incrementare i finanziamenti prevedibili, nuovi e aggiuntivi, in linea con gli impegni attuali, così da apportare il giusto contributo rispetto all'obiettivo complessivo di 100 miliardi di dollari statunitensi all'anno entro il 2020 da una serie di fonti pubbliche e private, nonché ad ovviare agli squilibri tra le risorse destinate alla mitigazione e all'adattamento; sollecita l'UE a incoraggiare tutti i paesi a corrispondere la giusta quota di finanziamenti per il clima; chiede un solido quadro di monitoraggio e rendicontabilità per garantire un controllo efficace sull'attuazione degli impegni e degli obiettivi in materia di finanziamenti per il clima; ricorda che all'aumento dei finanziamenti per il clima provenienti dagli stanziamenti destinati agli aiuti dovrebbe corrispondere un aumento degli stanziamenti complessivi destinati agli aiuti, come primo passo verso una piena addizionalità;

54. chiede impegni concreti, da parte dell'UE e sul piano internazionale, per trovare fonti aggiuntive di finanziamenti per il clima, ad esempio accantonando alcune quote di emissione nell'ambito del sistema ETS dell'UE nel periodo 2021-2030 e destinando i profitti derivanti dalle misure dell'UE e internazionali sulle emissioni prodotte dai trasporti aerei e marittimi ai finanziamenti internazionali per il clima e al Fondo verde per il clima, compresi i progetti di innovazione tecnologica;

55. chiede la fissazione su base ampia del prezzo del carbonio in quanto strumento globalmente applicabile per gestire le emissioni nonché l'assegnazione, agli investimenti legati al clima, dei profitti derivanti dallo scambio di emissioni e dalla fissazione del prezzo del carbonio per i combustibili utilizzati nei trasporti internazionali; chiede altresì che le sovvenzioni agricole siano in parte utilizzate per garantire gli investimenti a favore della produzione e dell'impiego delle energie rinnovabili nelle aziende agricole; evidenzia l'importanza di mobilitare i capitali del settore privato e di sbloccare i necessari investimenti a favore delle tecnologie a basse emissioni di carbonio; chiede un impegno ambizioso da parte dei governi e delle istituzioni finanziarie pubbliche e private, tra cui banche, fondi pensione e compagnie di assicurazione, per allineare le pratiche di prestito e di investimento all'obiettivo dell'aumento inferiore a 2° C e per abbandonare gli investimenti a favore dei combustibili fossili, in particolare eliminando gradualmente i crediti all'esportazione per tali investimenti; sollecita garanzie pubbliche specifiche per gli investimenti verdi ed etichette e vantaggi fiscali per i fondi d'investimento verdi e per l'emissione di eco-obbligazioni;

56. ritiene che il sistema finanziario dovrebbe integrare il rischio climatico nelle decisioni d'investimento; invita la Commissione, gli Stati membri e tutte le parti della UNFCCC a utilizzare tutte le leve disponibili per incoraggiare le istituzioni finanziarie a riorientare i loro investimenti sulla scala necessaria per finanziare un'effettiva transizione verso economie resilienti e a basse emissioni di carbonio;

57  chiede che oltre all'impegno assunto nel 2009 dai paesi del G20 siano introdotte misure concrete, incluso un calendario, per eliminare progressivamente entro il 2020 tutte le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili;

58. incoraggia gli attori più progressisti ad assumere impegni volontari a favore della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, avvalendosi delle migliori pratiche già esistenti nel settore; auspica che in futuro tale mobilitazione sia estesa e che gli impegni siano più strutturati, in particolare mediante le piattaforme di registrazione integrate nella Convenzione sul clima;

59. prende atto degli stretti legami fra la conferenza sul finanziamento dello sviluppo, il vertice delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e la 21a conferenza delle parti dell'UNFCCC nel 2015; riconosce che le conseguenze del cambiamento climatico comprometteranno seriamente i tentativi di conseguire il quadro per lo sviluppo sostenibile previsto per il periodo post-2015, e che il quadro complessivo di finanziamento dello sviluppo dovrà essere allineato a un mondo resiliente per quanto riguarda il clima e a basse emissioni di carbonio, ed essere in grado di sostenerlo;

60. incoraggia la promozione di iniziative private del settore finanziario, in particolare in occasione della riunione del G20 a novembre 2015, ma anche in generale nell'ambito dei numerosi eventi specifici in materia di finanziamenti previsti in preparazione della conferenza di Parigi del 2015;

Conseguire la resilienza ai cambiamenti climatici tramite l'adattamento

61. sottolinea che gli interventi di adattamento sono una necessità ineluttabile per tutti i paesi che intendano minimizzare gli effetti negativi e sfruttare pienamente le opportunità di crescita resiliente ai cambiamenti climatici e di sviluppo sostenibile, e che essi devono svolgere un ruolo fondamentale nell'ambito del nuovo accordo; chiede di conseguenza che siano fissati obiettivi di lungo termine in materia di adattamento; sottolinea che agire adesso per ridurre le emissioni di gas a effetto serra risulterà meno oneroso per l'economia mondiale e le economie nazionali, e permetterebbe inoltre di ridurre il costo degli interventi di adattamento; riconosce che l'adattamento è necessario soprattutto nei paesi più vulnerabili a tali conseguenze, in particolare per garantire che la produzione alimentare e lo sviluppo economico possano essere perseguiti in modo resiliente ai cambiamenti climatici; richiede un sostegno attivo per l'elaborazione di piani di adattamento inclusivi nei paesi in via di sviluppo, tenendo conto delle pratiche degli attori locali e delle conoscenze dei popoli indigeni;

62. riconosce che l'ambizione di mitigazione raggiunta tramite i contributi stabiliti a livello nazionale (Nationally Determined Contributions, NDC) esercita una forte influenza sugli sforzi di adattamento necessari; chiede che l'accordo di Parigi includa la fissazione di un obiettivo globale in materia di adattamento e finanziamento dell'adattamento come pure impegni a sviluppare ulteriori approcci per affrontare efficacemente perdite e danni;

63. sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento e la gestione del rischio climatico a livello dell'UE e di definire una chiara strategia di adattamento dell'Unione; invita ad attuare strategie di adattamento regionali;

64. ricorda che i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, hanno contribuito in minima parte ai cambiamenti climatici ma sono i più vulnerabili agli effetti avversi di tali cambiamenti e presentano la minore capacità di adattamento; chiede che il sostegno all'adattamento, le perdite e i danni costituiscano elementi fondamentali dell'accordo di Parigi e che i paesi in via di sviluppo ricevano un'assistenza concreta nella transizione verso energie sostenibili, rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, per garantire che le necessità di adattamento di tali paesi siano soddisfatte, sia nel breve che nel lungo termine; invita a prendere in seria considerazione la questione dei rifugiati climatici e la sua portata, e osserva che tale questione è una conseguenza delle catastrofi climatiche provocate dal riscaldamento globale;

65. sottolinea che il suddetto accordo deve essere flessibile per tenere conto delle circostanze nazionali, delle rispettive esigenze e capacità dei paesi in via di sviluppo e delle specificità di taluni paesi, in particolare i paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari;

66. invita le principali economie sviluppate ad avvalersi delle proprie infrastrutture avanzate per promuovere, potenziare e realizzare una crescita sostenibile, impegnandosi ad aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare le proprie capacità, onde garantire che in futuro la crescita economica sia conseguita senza ulteriori costi per l'ambiente in tutte le parti del mondo;

67. pone l'accento sull'importanza del ruolo che la comunità per lo sviluppo, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e il Comitato per gli aiuti allo sviluppo (CAS) dell'OCSE dovrebbero svolgere, lavorando in stretta collaborazione con le parti interessate e le organizzazioni pertinenti, al fine di valutare e mitigare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici sulle persone, che si prevede saranno problematici anche mantenendo il livello del riscaldamento al di sotto dei 2ºC;

68. sostiene che la lotta efficace ai cambiamenti climatici deve essere una priorità strategica per l'UE e gli altri attori sulla scena internazionale, da cui la necessità di integrare l'azione per il clima in tutte le pertinenti politiche e di adoperarsi per garantire la coerenza delle politiche; ritiene importante che l'UE promuova percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio in tutte le aree e i settori pertinenti e invita l'Unione a proporre modelli di produzione e consumo sostenibili che prevedano, tra gli altri elementi, indicazioni circa le modalità con cui l'UE intende ridurre i consumi e dissociare l'attività economica dal degrado ambientale;

69. constata con preoccupazione che, tra il 2008 e il 2013, 166 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni a causa di alluvioni, tempeste di vento, terremoti o altre catastrofi; richiama in particolare l'attenzione sul fatto che gli sviluppi connessi al clima in alcune aree dell'Africa potrebbero contribuire a un inasprimento della crisi dei profughi nel Mediterraneo; deplora che lo status di "rifugiato climatico" non sia ancora riconosciuto, lasciando un vuoto giuridico di cui risentono le vittime che non possono beneficiare dello status di rifugiato;

70. insiste sul fatto che i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo dovrebbero compiere congiuntamente sforzi maggiori per contrastare i cambiamenti climatici globali tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate;

71. sottolinea che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, del trattato sull'Unione europea (TUE), l'obiettivo dell'UE nelle sue relazioni con il resto del mondo è di contribuire alla solidarietà e allo sviluppo sostenibile della Terra nonché alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale; osserva che, a norma dell'articolo 191, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la politica dell'Unione in materia ambientale promuove sul piano internazionale misure destinate a combattere i cambiamenti climatici;

Potenziamento della diplomazia climatica

72. sottolinea che la diplomazia climatica dovrebbe essere parte di un approccio globale all'azione esterna dell'UE, e in questo contesto pone l'accento sull'importanza che alla conferenza l'Unione europea svolga un ruolo centrale e ambizioso, parli "con una sola voce " e abbia un ruolo da mediatore, ricercando progressi per il conseguimento di un accordo internazionale e rimanendo unita a tale riguardo;

73. invita gli Stati membri a coordinare le loro posizioni in questo ambito con quelle dell'UE; sottolinea che l'UE e gli Stati membri dispongono di un'enorme capacità in materia di politica estera e che devono assumere un ruolo di guida nell'ambito della diplomazia climatica e mobilitare tale rete per trovare una base comune sui temi principali che saranno discussi a Parigi, ossia la mitigazione, l'adattamento, il finanziamento, lo sviluppo e il trasferimento delle tecnologie, la trasparenza delle azioni e del sostegno e lo sviluppo delle capacità;

74. accoglie con favore il piano d'azione dell'UE per la diplomazia climatica, approvato dal Consiglio "Affari esteri" il 19 gennaio 2015; si attende che la Commissione assuma un ruolo proattivo nei negoziati; invita la Commissione a dimostrare chiaramente che la sfida climatica rappresenta la sua principale priorità strategica nonché a organizzarsi in modo coerente con questa impostazione, a tutti i livelli e in tutti i settori di intervento;

75. pone l'accento sul ruolo guida dell'UE nella politica climatica e rileva la necessità di un coordinamento tra gli Stati membri e della definizione di una posizione comune tra gli stessi; esorta la Commissione, gli Stati membri e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a portare avanti e a intensificare gli sforzi diplomatici in vista della conferenza e durante la stessa, allo scopo di ottenere una comprensione migliore delle posizioni dei loro partner e di incoraggiare le altre parti a prendere provvedimenti efficaci per rispettare l'obiettivo di un aumento della temperatura inferiore ai 2°C e per giungere ad accordi e impegni, in particolare da parte degli Stati Uniti, volti a portare le emissioni più elevate al livello di quelle dei cittadini dell'Unione, che hanno già fatto numerosi sforzi per conciliare sviluppo economico e rispetto dell'ambiente e del clima; invita l'UE ad avvalersi della sua posizione per conseguire una cooperazione più stretta sulle questioni climatiche con i paesi vicini e i paesi candidati all'adesione;

76. sottolinea che è necessario incrementare gli sforzi diplomatici prima e durante la conferenza soprattutto per arrivare a un terreno comune d'intesa sulla natura della diversificazione degli obblighi delle parti alla luce delle rispettive circostanze nazionali e sul ruolo dei danni e delle perdite nell'ambito dell'accordo;

77. esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a definire le priorità strategiche della politica climatica esterna nel quadro degli obiettivi generali di politica estera e ad assicurare che le delegazioni dell'UE si concentrino maggiormente sulle politiche climatiche e sul monitoraggio degli sforzi profusi dai paesi per mitigare i cambiamenti climatici o adattarvisi, nonché sul sostegno a favore dello sviluppo di capacità, e che dispongano delle risorse necessarie per svolgere azioni di monitoraggio del clima; invita l'UE a collaborare maggiormente sulle questioni climatiche con i paesi vicini e i paesi candidati, esortandoli ad allineare le loro politiche agli obiettivi dell'UE in materia di clima; invita gli Stati membri e il SEAE a istituire punti di contatto dedicati al cambiamento climatico nelle delegazioni dell'UE e nelle ambasciate degli Stati membri;

78. riconosce l'importanza di combattere i cambiamenti climatici e le minacce alla stabilità e alla sicurezza che ne potrebbero derivare, così come l'importanza della diplomazia climatica, in vista della conferenza di Parigi sul clima;

Il Parlamento europeo

79. accoglie con favore la comunicazione della Commissione e gli obiettivi del contributo dell'UE alla conferenza sul clima COP21 che si terrà a Parigi nel dicembre 2015;

80. si impegna a sfruttare il suo ruolo sulla scena mondiale e la sua partecipazione a reti parlamentari internazionali per continuare a cercare di realizzare progressi verso la conclusione di un accordo internazionale sul clima ambizioso e giuridicamente vincolante a Parigi;

81. reputa di dover essere parte integrante della delegazione dell'UE in quanto l'approvazione del Parlamento è necessaria per la conclusione di un accordo internazionale; si attende pertanto di poter partecipare alle riunioni di coordinamento dell'UE a Parigi;

°

°         °

82. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Segretariato dell'UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le parti esterne all'UE.

MOTIVAZIONE

Il riscaldamento climatico costituisce una delle maggiori sfide che l'umanità dovrà affrontare negli ambiti dello sviluppo sostenibile, della salute e dell'economia mondiale. L'aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, il moltiplicarsi dei casi di siccità e delle alluvioni sono tutti segni dei cambiamenti climatici in corso. I cambiamenti climatici richiedono una risposta urgente, responsabile e globale, che poggi sulla solidarietà della comunità internazionale.

Il 25 febbraio 2015 la Commissione ha adottato una comunicazione dal titolo "Il protocollo di Parigi – Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020" che prepara l'Unione all'ultimo ciclo di negoziati che si terranno prima della ventunesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015.

Il 6 marzo 2015, i ministri europei dell'Ambiente hanno ufficialmente adottato gli impegni di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea. L'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a rispettare congiuntamente un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nell'UE di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990. L'Unione europea ha trasmesso il proprio "contributo previsto stabilito a livello nazionale" (INDC) al Segretariato dell'UNFCCC nel marzo 2015.

Questi obiettivi vanno nella giusta direzione ma dovrebbero essere più ambiziosi. Per rafforzare la posizione dell'Unione europea nei negoziati internazionali, il Parlamento europeo deve difendere la necessità di fissare obiettivi ambiziosi e realistici per diminuire le emissioni dei gas a effetto serra del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, incrementare la quota delle energie rinnovabili fino al 45% del mix energetico e ottenere un risparmio energetico del 40%.

Alla conferenza di Parigi le parti non si riuniscono per tentare di fare qualcosa, ma per prendere delle decisioni. Tale conferenza segna una tappa decisiva dei negoziati sul nuovo accordo mondiale per il clima che entrerà in vigore nel 2020.

La conferenza di Parigi non è un fine di per sé, ma rappresenta l'inizio di un processo dinamico ed evolutivo che permetterà alla comunità internazionale di prendere provvedimenti correttivi per riallinearsi alla traiettoria necessaria a mantenere l'aumento delle temperature al di sotto dei 2° C.

Un accordo ambizioso, globale e giuridicamente vincolante

L'accordo di Parigi deve:

–         essere ambizioso, universale e giuridicamente vincolante per fornire una risposta a lungo termine alla sfida climatica e all'obiettivo di un aumento delle temperature inferiore ai 2°C;

–         essere duraturo e dinamico per guidare e potenziare l'azione contro i cambiamenti climatici, al di là dei contributi iniziali presentati dagli Stati membri, basandosi in particolare su un obiettivo di mitigazione a lungo termine;

–         essere differenziato per tenere conto in una prospettiva evolutiva delle necessità e delle capacità rispettive dei vari paesi e dei loro contesti nazionali e garantire che dispongano dei mezzi necessari a mettere in pratica gli impegni assunti;

–         consentire un trattamento equilibrato della mitigazione e dell'adattamento per facilitare la resilienza dei paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici, promuovere le traiettorie di sviluppo sostenibile dei paesi e limitare l'aumento delle temperature a meno di 2°C nonché aiutare ogni paese ad attuare e potenziare i piani di azione nazionali in materia di adattamento;

–         svolgere un ruolo rilevante per rivolgere agli attori economici i segnali che permetteranno di avviare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Aspetto finanziario, pietra angolare dell'accordo di Parigi

Da adesso al 2020, ogni anno 100 miliardi di dollari dovranno essere trasferiti ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a pagare la riduzione dei gas a effetto serra e i progetti miranti a proteggere le comunità a rischio di subire gli effetti dei cambiamenti climatici, come ad esempio l'aumento del livello dei mari, lunghi periodi di siccità e i danni alle colture alimentari.

In occasione della conferenza di Lima del 2014, il Fondo verde per il clima è arrivato a mobilitare 10,4 miliardi di dollari. Secondo il relatore, si tratta di un importo insufficiente. Per ripristinare la fiducia dei paesi in via di sviluppo, l'Unione europea e i paesi industrializzati devono essere chiari ed esatti in merito ai mezzi che intendono utilizzare per raccogliere l'aiuto di 100 miliardi di dollari dichiarato durante la conferenza di Copenaghen del 2009.

Purtroppo la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 continua ad essere vaga sulla questione della mobilitazione delle risorse di finanziamento. Tuttavia, l'apporto di nuovi finanziamenti sarà la pietra angolare dell'accordo di Parigi.

Per rispondere agli impegni assunti nell'ambito della COP 21 occorre concepire, esaminare e porre in essere dei meccanismi innovativi di finanziamento. Ciò richiederà:

–         la determinazione di un prezzo corretto del carbonio nell'insieme delle grandi economie del pianeta per sviluppare soluzioni favorevoli al clima;

–         di incoraggiare tutti gli attori finanziari a riorientare i loro investimenti nella misura necessaria a finanziare un'autentica transizione verso economie resilienti e a basso tenore di carbonio;

–         garanzie pubbliche specifiche a favore degli investimenti verdi;

–         l'utilizzo del piano Juncker in Europa mediante il Fondo europeo di investimento strategico;

–         una tabella di marcia ambiziosa per gli impegni delle banche pubbliche e multilaterali a favore del finanziamento della transizione economica;

–         etichette e vantaggi fiscali per i fondi d'investimento verdi e per l'emissione di eco-obbligazioni;

–         l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie destinando parte dei proventi agli investimenti verdi.

La finanza svolgerà un ruolo fondamentale nell'ambito dell'accordo da raggiungere alla Conferenza di Parigi. Appare pertanto necessario preparare un "pacchetto finanziario" credibile, destinato sia ai paesi sviluppati che a quelli in via di sviluppo, al fine di consentire un aumento degli sforzi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici.

Una politica interna esemplare dell'Unione europea in materia di clima

Sebbene sia favorevole a obiettivi più ambiziosi, il relatore plaude alla presentazione da parte dell'Unione europea del suo contributo previsto stabilito a livello nazionale prima del termine indicativo del marzo 2015 fissato dalla decisione di Varsavia. Tale contributo ha prodotto un impatto e un'influenza importante sui partner internazionali e deve trovare seguito nell'adozione di misure concrete che permettano di realizzare la transizione verso un'economia a basso tenore di carbonio nell'Unione.

In seguito al completamento dei lavori sulla riserva stabilizzatrice, la Commissione deve avviare la revisione della direttiva relativa al mercato europeo del carbonio, oltre a preparare i lavori che riguarderanno la condivisione degli sforzi tra Stati membri.

L'Unione europea deve completare al più presto il processo di ratifica dell'emendamento di Doha al protocollo di Kyoto e incoraggiare le altre parti a fare altrettanto affinché l'atto possa entrare in vigore in tempi brevi.

Impegni ambiziosi da parte dell'Unione sono importanti per la sua credibilità nei negoziati. L'Unione deve perseguire una politica ambiziosa ed efficace in vista di una transizione energetica all'orizzonte del 2050, mobilitando non soltanto gli strumenti della politica per il clima e l'energia ma coinvolgendo anche altri ambiti, quali i trasporti, la ricerca e l'innovazione, il commercio o la cooperazione allo sviluppo.

Una politica esterna efficace dell'Unione europea per esercitare un'influenza

L'Unione europea deve seguire un approccio dinamico e determinato in tutti gli incontri internazionali che si svolgeranno nel 2015 in vista della COP 21 e con tutti gli attori coinvolti.

Il contributo dell'Unione europea dovrà essere un modello per le altre parti in termini di chiarezza, trasparenza e ambizione. Il successo ottenuto dall'UE nel ridurre le sue emissioni del 19% tra il 1990 e il 2012 con un aumento del PIL del 45% e la continua riduzione della sua quota di emissioni mondiali dimostrano che la mitigazione e lo sviluppo economico sono compatibili.

L'Unione europea deve intensificare gli sforzi diplomatici profusi per comprendere meglio le posizioni dei paesi partner, incoraggiarli ad attuare politiche ambiziose di lotta ai cambiamenti climatici e stringere alleanze a favore di tale ambizione.

Il relatore prende atto dell'intenzione della Commissione di organizzare, congiuntamente al Marocco, una conferenza nell'autunno del 2015 sul "divario di ambizione", ossia lo scarto tra gli impegni assunti dalle parti e l'obiettivo di limitare il riscaldamento del pianeta al di sotto dei 2°C. Invita tuttavia la Commissione a garantire che tale evento miri innanzitutto a compiere progressi verso il conseguimento di un accordo alla conferenza di Parigi. In tale ottica, questo incontro dovrà incoraggiare un approccio positivo all'ambizione e permettere uno scambio costruttivo tra le parti orientato all'azione.

Il relatore lancia un appello per intensificare celermente le discussioni a livello intraeuropeo al fine di concordare una posizione comune, in particolare sui vari punti chiave dei negoziati internazionali, come il finanziamento, il potenziamento delle capacità e il trasferimento delle tecnologie.

La credibilità degli impegni assunti dalle parti dell'accordo di Parigi dipenderà anche dagli sforzi degli attori non statali, come le città, le regioni, l'industria o gli investitori. La conferenza di Parigi deve inviare un segnale chiaro alle parti interessate per esortarle ad agire, anche riconoscendo a livello internazionale i loro sforzi. L'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e le parti del protocollo di Montreal dovrebbero altresì adoperarsi per regolare entro la fine del 2016 le emissioni prodotte dai trasporti aerei e marittimi internazionali, nonché la produzione e il consumo di gas fluorurati.

Durante i negoziati l'Unione europea deve dare voce all'ambizione. Il relatore ritiene che sarebbe dannoso per la credibilità dell'Unione se questa accettasse un accordo palesemente insufficiente a limitare i cambiamenti climatici. Pur mostrando la flessibilità necessaria a pervenire a un consenso, l'Unione deve rifiutare qualsiasi compromesso inadeguato.

Il Parlamento europeo resta un convinto sostenitore di una politica europea ambiziosa di lotta contro i cambiamenti climatici. Infine, il relatore desidera sottolineare che il Parlamento europeo dovrà concedere la propria approvazione alla ratifica da parte dell'Unione europea dell'accordo giuridicamente vincolante frutto della conferenza di Parigi. Pertanto il Parlamento dovrebbe partecipare a pieno titolo alle riunioni di coordinamento durante la conferenza di Parigi.

10.9.2015

PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

sulla conclusione a Parigi di un nuovo accordo internazionale sul clima

(2015/2112(INI))

Relatore per parere (*): Seán Kelly

(*)       Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

Industria e competitività

1.  plaude al ruolo guida dell'UE nella mitigazione del cambiamento climatico e nell'adattamento al medesimo, anche per quanto riguarda la creazione di conoscenze, competenze, posti di lavoro e crescita che tale ruolo implica; rileva che è imperativo concludere a Parigi un accordo globale, ambizioso e giuridicamente vincolante – contenente il risoluto impegno a rimanere all'interno dello scenario dei 2°C indicato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) – e sottolinea che il mantenimento di questo ruolo guida da parte dell'Unione presuppone il pieno impegno di tutte le parti a favore dell'accordo, affinché esso sia uno strumento efficace per prevenire il cambiamento climatico; insiste sulla necessità di valutazioni regolari e trasparenti dei risultati – anche per quanto riguarda i contributi previsti stabiliti a livello nazionale (INDC) –, sulla base dei dati scientifici e delle tecnologie più recenti nonché in conformità con il settimo Programma d'azione in materia di ambiente(13);

2.  osserva che l'UE è ora sulla buona strada per conseguire gli obiettivi fissati per il 2020 in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed energie rinnovabili, che sono stati registrati miglioramenti significativi anche sul fronte dell'intensità del consumo di energia grazie a edifici, prodotti, processi industriali e veicoli più efficienti, e che, nello stesso tempo, dal 1990 l'economia europea è cresciuta del 45 %; sottolinea che gli obiettivi 20-20-20 per le emissioni di gas a effetto serra, le energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno svolto un ruolo chiave nel dare impulso a questi progressi e nel sostenere l'occupazione di oltre 4,2 milioni di persone in varie ecoindustrie(14), favorendo una crescita che non si è arrestata neppure durante la crisi economica;

3.  sottolinea l'importanza di concludere un accordo globale efficace e vincolante in occasione della conferenza di Parigi e rileva che il persistere della mancanza di un siffatto accordo comprometterà ulteriormente la competitività dell'economia dell'UE e la esporrà al rischio di una rilocalizzazione delle emissioni di CO2;

4.  accoglie favorevolmente l'impegno dei leader del G7 a decarbonizzare l'economia mondiale nel corso di questo secolo e a pervenire, entro il 2050, a una riduzione delle emissioni di gas serra che si collochi nella parte alta della forchetta 40-70%, rispetto ai livelli del 2010;

5.  sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento e la gestione del rischio climatico a livello dell'UE e di definire una chiara strategia di adattamento dell'Unione; raccomanda l'attuazione di obiettivi ambiziosi e vincolanti in materia di emissioni di CO2 ed energie rinnovabili, sia a livello nazionale sia a livello di Unione, per consentire e garantire la transizione a un'economia sostenibile e sicura;

6.  sottolinea che l'articolo 191, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea afferma che la politica dell'Unione è fondata sul principio "chi inquina paga"; fa tuttavia altresì rilevare che, qualora le altre maggiori economie non dovessero assumere analoghi impegni di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, saranno mantenute e se necessario rafforzate le disposizioni sulla rilocalizzazione delle emissioni di CO2, riguardanti in particolare i settori a elevata intensità di scambi dove i costi del carbonio rappresentano una percentuale importante dei costi di produzione; ritiene nondimeno che, per quanto riguarda la rilocalizzazione delle emissioni, occorrerà trovare una soluzione più a lungo termine nel quadro della futura revisione del sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'Unione o mediante l'istituzione di un sistema di adeguamento del carbonio alla frontiera; reputa essenziale evitare la rilocalizzazione del carbonio in comparti fondamentali dell'industria europea, tra cui le industrie ad alta intensità energetica e l'agrobusiness /la produzione agroalimentare sostenibile; riconosce la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nella produzione alimentare;

7.  sottolinea che l'accordo dovrebbe tenere conto dell'obiettivo globale parallelo di garantire la sicurezza alimentare;

8.  sottolinea che i ritardi nell'adozione di misure aumenteranno il costo della mitigazione del cambiamento climatico e dell'adattamento al medesimo e restringeranno la gamma di opzioni tecnologiche disponibili; ritiene che un'azione tempestiva inciderà positivamente sulla competitività a lungo termine delle industrie europee e dei produttori europei di energia;

9.  incoraggia la Commissione, onde mantenere condizioni di parità per l'industria e il settore energetico dell'UE, a promuovere collegamenti tra l'ETS dell'Unione – prima o dopo averlo sottoposto a una generale riforma strutturale post-2020 che ne accrescerà l'efficacia – e gli altri sistemi di scambio di quote di emissione, allo scopo di creare in futuro un mercato mondiale per lo scambio delle quote di emissione volto a ridurre significativamente le emissioni globali e aumentare la competitività industriale; invita tuttavia la Commissione a introdurre salvaguardie per garantire che il collegamento dell'ETS ad altri sistemi non comprometta gli obiettivi climatici dell'Unione e la portata dell'ETS dell'UE; accoglie con favore, a tale riguardo, la messa a punto, a livello mondiale, di sistemi di scambio di quote di emissione e di altri meccanismi di determinazione dei prezzi, ivi compresi i 17 sistemi di scambio di quote di emissione in funzione nei quattro continenti che rappresentano il 40% del PIL mondiale, il che contribuirà a ridurre il rischio di rilocalizzazione del carbonio; sottolinea che un sistema globale di scambio delle quote di emissione potrebbe offrire gli strumenti per rafforzare gli obiettivi climatici mondiali, in quanto ridurrebbe i costi per le imprese e creerebbe condizioni uniformi;

10. esorta la Commissione a mantenere condizioni di concorrenza leale nel mercato dell'UE applicando un sovrapprezzo sui prodotti ad alta intensità energetica importati da paesi terzi, così da controbilanciare i costi sostenuti dai produttori UE per i diritti di emissione di CO2;

11. sottolinea la necessità di assicurare la stabilità a lungo termine dei prezzi delle quote di emissione e di disporre di un quadro regolamentare stabile che indirizzi gli investimenti verso misure di riduzione delle emissioni di gas serra e promuova la transizione a un'economia a basse emissioni di carbonio;

12. insiste su un'eliminazione graduale, a livello mondiale, delle sovvenzioni dannose all'ambiente, incluse quelle per i combustibili fossili, che distorcono la concorrenza e il mercato interno dell'energia, scoraggiano la cooperazione internazionale e ostacolano l'innovazione; chiede che l'accordo comprenda misure concrete, tra cui un calendario per la progressiva eliminazione di tali sovvenzioni in tutto il mondo; rileva inoltre che è necessario sostenere e promuovere gli investimenti nelle aziende che dimostrano un atteggiamento positivo nei confronti della riduzione delle emissioni di gas serra, e riconosce dunque che le sovvenzioni, se utilizzate correttamente, possono favorire la nascita di un'economia sostenibile;

Sostenere lo sviluppo e l'adozione delle tecnologie legate al clima

13. sottolinea l'importanza di valutare la possibilità di ridurre l'intensità di carbonio delle economie mediante una minor dipendenza dai combustibili fossili; ritiene che tale valutazione debba basarsi su studi tecnici e scientifici e avere lo stesso orizzonte temporale degli obiettivi di riduzione stabiliti; sostiene che l'UE deve dare l'esempio sia adottando iniziative proprie sia promuovendo la cooperazione con i suoi partner internazionali;

14. richiama l'attenzione sulle gravi conseguenze negative, spesso irreversibili, dell'inazione, poiché il cambiamento climatico interessa tutte le regioni del mondo, in modi diversi ma tutti estremamente nocivi, provocando flussi migratori e la perdita di vite umane nonché danni economici, ambientali e sociali; pone l'accento sull'importanza dei dati scientifici quali motori delle decisioni politiche a lungo termine ed evidenzia che il livello di ambizione dovrebbe essere fondato su solide raccomandazioni scientifiche; sottolinea che è essenziale sostenere politicamente e finanziariamente, a livello globale e in modo concertato, le attività di ricerca, sviluppo e innovazione nel settore delle tecnologie delle energie pulite e dell'efficienza energetica per conseguire gli obiettivi climatici dell'Unione e promuovere la crescita nei settori dell'economia verde dell'UE, aumentando il numero di lavoratori qualificati attivi nel settore e promuovendo la conoscenza e le prassi di eccellenza, garantendo nel contempo che una "giusta transizione" della forza lavoro crei posti di lavoro di qualità; sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento e la gestione del rischio climatico a livello unionale e mondiale e di definire una chiara strategia di adattamento, nonché l'importanza di contribuire a prevenire la nascita o la crescita di una bolla del carbonio;

15. sottolinea che l'UE dovrebbe intensificare i propri sforzi relativamente ai trasferimenti di tecnologia ai paesi meno sviluppati rispettando nel contempo i diritti di proprietà intellettuale esistenti;

16. rileva che esistono diversi modi per incoraggiare l'innovazione in un'economia basata sul mercato; invita la Commissione a valutare i vari meccanismi volti a premiare le imprese più dinamiche, che si distinguono per la loro capacità di promuovere l'innovazione e di trasferire e applicare le tecnologie a livello planetario;

17. ritiene che il ricorso potenziato alle tecnologie energetiche pulite nei contesti dove esse hanno il maggiore impatto dipenda dalla creazione e dal mantenimento di una forte capacità di innovazione, sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti;

18. osserva che le necessarie riduzioni delle emissioni sono subordinate all'ulteriore sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio e alla loro diffusione;

19. riconosce che per creare capacità tecnologica sono necessari meccanismi di finanziamento efficaci; sottolinea la necessità di assicurare finanziamenti per le azioni per il clima nei paesi in via di sviluppo e rinnova gli appelli lanciati dalla Commissione a favore di impegni concreti volti a garantire che i paesi più poveri e più vulnerabili ricevano sostegno prioritario nell'ambito del Fondo verde per il clima; appoggia inoltre misure finalizzate alla mobilitazione congiunta di risorse attingendo a varie fonti, pubbliche e private, bilaterali e multilaterali; invita la Commissione a valutare la possibilità di destinare una serie di quote, nell'ambito del sistema ETS dell'Unione europea, al sostegno economico dei paesi meno sviluppati per finanziare misure di mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento al medesimo;

20. chiede che sia pienamente riconosciuto e sostenuto il ruolo svolto dal Centro e dalla rete di tecnologie per il clima (CTCN) e dal comitato esecutivo per le tecnologie nel promuovere lo sviluppo tecnologico ai fini della mitigazione del cambiamento climatico e dell'adattamento al medesimo;

Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione, ivi compresa la politica spaziale

21. sottolinea che la promozione dell'innovazione a livello di tecnologie e modelli d'impresa può fare da traino alla crescita economica e alla riduzione delle emissioni; pone l'accento sul fatto che la tecnologia non avanzerà automaticamente nella direzione di basse emissioni di carbonio, ma che saranno necessari chiari segnali politici, ivi compresa la riduzione degli ostacoli regolamentari e di mercato incontrati dalle nuove tecnologie e dai nuovi modelli d'impresa, nonché una spesa pubblica mirata; incoraggia gli Stati membri ad aumentare gli investimenti a favore della ricerca pubblica e dello sviluppo nel settore energetico per contribuire alla prossima ondata di tecnologie a basse emissioni di carbonio ed efficienti in termini di risorse;

22. riconosce l'importanza della ricerca e dell'innovazione nella lotta al cambiamento climatico e invita le parti a non lesinare gli sforzi a sostegno dei ricercatori, così come a promuovere nuove tecnologie che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione che potranno essere stabiliti, unitamente ad azioni di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico;

23. incoraggia la Commissione a sfruttare meglio il fatto che Orizzonte 2020 è assolutamente aperto alla partecipazione dei paesi terzi, in particolare nei settori dell'energia e del cambiamento climatico;

24. ritiene che la politica spaziale dell'UE e gli investimenti ivi previsti, tra cui il lancio di satelliti che svolgono un ruolo importante nel monitoraggio degli incidenti industriali, della deforestazione, della desertificazione ecc., possano svolgere un ruolo importante, unitamente alla collaborazione con i partner dei paesi terzi, nel sorvegliare e affrontare gli effetti del cambiamento climatico a livello mondiale;

Energia

25. insiste sul fatto che a Parigi l'UE deve fare il massimo per incoraggiare le parti ad adottare un approccio olistico, che associ la riduzione delle emissioni a un nuovo modello energetico basato sull'efficienza energetica e sulle energie rinnovabili;

26. evidenzia l'enorme potenziale di riduzione delle emissioni insito nel miglioramento dell'efficienza energetica e nella maggiore diffusione delle energie pulite; ritiene che l'ottimizzazione dell'uso dell'energia a livello mondiale sia il primo passo verso la riduzione delle emissioni correlate all'energia e contribuisca anche a vincere la sfida della riduzione della povertà energetica;

27. chiede una partecipazione inclusiva delle comunità locali interessate dai processi e progetti di mitigazione e adattamento; sottolinea l'importanza di decentrare la produzione di energia, favorendo segnatamente le cooperative locali, i progetti in materia di energie rinnovabili dei cittadini e le attività intese a stimolare l'autoproduzione e l'autoconsumo, promuovendo la transizione da un sistema economico basato sui combustibili fossili a uno basato sulle energie rinnovabili;

28. sottolinea il significativo potenziale delle foreste resilienti al cambiamento in termini di mitigazione delle emissioni di carbonio grazie al miglioramento della capacità di cattura, stoccaggio e sostituzione del carbonio; pone altresì l'accento sul potenziale dei prodotti biologici e a base di legno, e in particolare di un settore della bioenergia sostenibile, nonché sull'importanza delle foreste e di altri usi dei suoli per mantenere e incrementare la cattura e lo stoccaggio del carbonio; sottolinea che, se associato alla tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), l'uso della biomassa come combustibile per la generazione di energia può determinare significative riduzioni delle emissioni di carbonio; chiede il riconoscimento e la promozione delle materie prime rinnovabili, come quelle provenienti dall'agricoltura, dalla praticoltura e dalla silvicoltura, poiché mitigano le emissioni e contribuiscono alla crescita verde e alla decarbonizzazione dell'economia; osserva che tra il 2001 e il 2015 le emissioni totali di carbonio da foreste sono diminuite di più del 25% a livello mondiale, essenzialmente a causa del rallentamento dei ritmi globali di deforestazione, e invita pertanto l'Unione europea ad aumentare i finanziamenti internazionali intesi a ridurre la deforestazione nei paesi in via di sviluppo; rileva la necessità di definire un quadro semplice, trasparente e coerente per la contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti nei settori LULUCF;

29. ricorda che il settore dei trasporti si colloca al secondo posto, dopo quello dell'energia, per quantità di emissioni di gas serra; insiste sulla necessità di porre in essere una serie di politiche volte a ridurre le emissioni di questo settore e sulla necessità di iniziative UE più ambiziose per creare e realizzare un'infrastruttura per i combustibili alternativi, promuovere ulteriormente la produzione e l'utilizzo di biocombustibili avanzati e accelerare l'elettrificazione dei trasporti;

30. sottolinea l'importanza di investimenti nelle infrastrutture realizzati con gli Stati membri per agevolare la liberalizzazione del mercato dell'energia a livello transfrontaliero;

31. accoglie con favore gli sforzi compiuti in materia di cooperazione tra l'Unione europea e il dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, in particolare in merito alla ricerca tecnologica riferita al cambiamento climatico; ritiene che nel campo della ricerca esista un grande potenziale per una maggiore cooperazione tra l'UE e le altre principali economie; sottolinea che i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici dovrebbero essere gratuitamente disponibili;

32. insiste sull'opportunità che la Commissione europea si avvalga del Patto dei sindaci per impostare la sua posizione negoziale, in quanto le città, le regioni e le comunità locali saranno attori chiave nel garantire che la legislazione e le misure dell'azione per il clima siano attuate efficacemente a livello locale;

33. osserva che la bioeconomia può fornire un contributo sostanziale alla reindustrializzazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro nell'UE e nel resto del mondo;

34. osserva che l'accordo dovrebbe tener conto del potenziale del settore LULUCF (uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo e silvicoltura) in termini di contribuzione al raggiungimento dell'obiettivo dell'UE di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990;

35. invita il governo francese, come segno di buona volontà, ad avviare seri negoziati con il Parlamento europeo sull'obiettivo di una sede unica, al fine di ridurre la grande quantità di emissioni di CO2 derivanti dal fatto che il Parlamento europeo ha sede sia a Bruxelles sia a Strasburgo(15);

36. plaude al fatto che Stati Uniti e Cina si siano impegnati a svolgere un ruolo maggiore sulle questioni climatiche sulla scena mondiale; è incoraggiato dal fatto che questi segnali contribuiranno a un esito positivo della conferenza di Parigi, e alla luce di tutto ciò sollecita i due paesi a garantire che il loro impegno si traduca in azioni concrete; richiama l'attenzione sui vantaggi ambientali, sociali ed economici che l'adozione di impegni risoluti a livello mondiale comporterà per la competitività dell'industria dell'Unione, e ritiene che l'Unione dovrebbe svolgere un ruolo maggiore nella promozione della transizione verso un sistema globale di impegni e strategie per contrastare il cambiamento climatico; sottolinea che un impegno di questo tipo, che crea un effettivo valore aggiunto a lungo termine per tutti i cittadini, contribuisce a rinsaldare relazioni internazionali orientate alla pace duratura, alla solidarietà e alla sostenibilità; deplora che alcuni paesi sviluppati continuino ad aumentare le loro emissioni pro capite;

37. ricorda alle parti e all'ONU stessa che le azioni dei singoli cittadini sono importanti quanto le azioni dei governi e delle istituzioni; invita pertanto a impegnarsi maggiormente, tramite campagne e azioni di informazione e sensibilizzazione, per educare l'opinione pubblica e accrescere la consapevolezza dei cittadini quanto ai piccoli e grandi gesti che essi possono compiere per contribuire alla lotta al cambiamento climatico nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

7.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

13

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Zigmantas Balčytis, Bendt Bendtsen, David Borrelli, Reinhard Bütikofer, Jerzy Buzek, Soledad Cabezón Ruiz, Philippe De Backer, Peter Eriksson, Fredrick Federley, Adam Gierek, Juan Carlos Girauta Vidal, Theresa Griffin, Marek Józef Gróbarczyk, Roger Helmer, Hans-Olaf Henkel, Eva Kaili, Kaja Kallas, Barbara Kappel, Krišjānis Kariņš, Seán Kelly, Jeppe Kofod, Paloma López Bermejo, Ernest Maragall, Edouard Martin, Dan Nica, Angelika Niebler, Aldo Patriciello, Morten Helveg Petersen, Miroslav Poche, Michel Reimon, Herbert Reul, Paul Rübig, Algirdas Saudargas, Jean-Luc Schaffhauser, Sergei Stanishev, Neoklis Sylikiotis, Dario Tamburrano, Evžen Tošenovský, Claude Turmes, Miguel Urbán Crespo, Vladimir Urutchev, Adina-Ioana Vălean, Kathleen Van Brempt, Henna Virkkunen, Martina Werner, Anna Záborská, Flavio Zanonato, Carlos Zorrinho

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Michał Boni, Lefteris Christoforou, Cornelia Ernst, Francesc Gambús, Jens Geier, Jude Kirton-Darling, Janusz Korwin-Mikke, Clare Moody, Luděk Niedermayer, Piernicola Pedicini, Massimiliano Salini, Anneleen Van Bossuyt

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jozo Radoš

1.9.2015

PARERE della commissione per gli affari esteri

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Verso un nuovo accordo internazionale sul clima a Parigi

(2015/2112(INI))

Relatore per parere: Dubravka Šuica

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, del trattato sull'Unione europea (TUE), l'obiettivo dell'UE nelle sue relazioni con il resto del mondo è di contribuire alla solidarietà e allo sviluppo sostenibile della Terra nonché alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale; osserva che, a norma dell'articolo 191, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la politica dell'Unione in materia ambientale promuove sul piano internazionale misure destinate a combattere i cambiamenti climatici;

2.  riconosce che un sistema climatico stabile è fondamentale per la sicurezza alimentare, la produzione di energia, l'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, le infrastrutture, il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi terrestri e marini nonché per la pace e la prosperità nel mondo; riconosce il pericolo di un mancato intervento volto a mitigare i cambiamenti climatici e sottolinea l'urgenza di raggiungere un accordo alla 21a conferenza delle parti (COP21) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che si terrà a Parigi (conferenza di Parigi sul clima);

3.  riconosce l'importanza di combattere i cambiamenti climatici e le minacce alla stabilità e alla sicurezza che ne potrebbero derivare, così come l'importanza della diplomazia del clima, in vista della conferenza di Parigi sul clima; invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a intensificare la diplomazia in relazione agli obiettivi della politica climatica allo scopo di creare sostegno a favore di un accordo internazionale globale, ambizioso, trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante per limitare il riscaldamento globale a 2°C; sottolinea, conformemente agli obblighi internazionali in materia di clima e ai principi dell'UNFCCC, l'importanza dell'UE quale attore fondamentale nella diplomazia del clima, e mette in evidenza la necessità di parlare con una sola voce; chiede al riguardo di rafforzare il dialogo intraeuropeo allo scopo di raggiungere una posizione comune, in particolare per quanto riguarda i punti fondamentali dei negoziati; invita gli Stati membri a coordinare le loro posizioni al riguardo con quelle dell'UE; sottolinea che l'UE e gli Stati membri dispongono di un'enorme capacità in materia di politica estera e che devono assumere un ruolo di guida nell'ambito della diplomazia del clima e mobilitare tale rete per trovare una base comune sui temi principali che saranno oggetto dell'accordo di Parigi, ossia la mitigazione, l'adattamento, il finanziamento, lo sviluppo e il trasferimento delle tecnologie, la trasparenza delle azioni e del sostegno e la costruzione delle capacità; chiede alle parti responsabili degli aspetti ambientali dei negoziati commerciali dell'UE, in particolare gli attuali negoziati sul partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), di tenere conto delle conclusioni della conferenza di Parigi sul clima;

4.  sottolinea che la diplomazia del clima è parte integrante dell'approccio globale all'azione esterna dell'UE; riconosce che i cambiamenti climatici si ripercuoteranno sui paesi con gradi diversi di gravità e che i paesi meno sviluppati saranno colpiti in modo sproporzionato poiché non dispongono di risorse da destinare alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi; sottolinea che le trasformazioni nell'Artico sono uno dei principali effetti dei cambiamenti climatici sulla sicurezza dell'UE; chiede una politica di prevenzione in relazione ai cambiamenti climatici e un dibattito su una strategia lungimirante a livello di UE che affronti le conseguenze politiche e strategiche dell'instabilità geopolitica causata dal clima, allo scopo di consentire all'UE di rispondere ai conflitti legati alle risorse intensificando la cooperazione con i paesi maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici;

5.  invita il Parlamento europeo ad avvalersi del proprio ruolo e della propria influenza nelle reti parlamentari internazionali per intensificare gli sforzi volti a concludere un accordo internazionale giuridicamente vincolante e ambizioso a Parigi;

6.  accoglie con favore il piano d'azione per la diplomazia del clima che prevede l'attuazione congiunta da parte del SEAE, della Commissione e degli Stati membri di un piano strategico, coerente e coeso per la diplomazia del clima durante il 2015; sottolinea che le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del luglio 2011 e del giugno 2013 hanno approvato i documenti informali congiunti del SEAE e della Commissione, nei quali si identificano le tre linee di azione della diplomazia del clima, e che il piano di azione deve essere parte integrante di tale strategia; mette in evidenza il ruolo fondamentale che il SEAE può svolgere nel promuovere le posizioni dell'UE in vista della conferenza di Parigi sul clima e nel corso della stessa e nel creare un'intesa reciproca tra tutte le parti interessate su come ottenere sostegno internazionale a favore di uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici;

7.  sottolinea l'importanza del dialogo tra l'Unione europea e i parlamenti nazionali, le autorità locali, la società civile, il settore privato e i mezzi d'informazione tanto all'interno quanto all'esterno dell'UE, dal momento che tali attori svolgono un ruolo sempre più importante nel dibattito sul clima; ritiene che tali dialoghi contribuiranno al raggiungimento di un accordo trasparente e inclusivo;

8.  sottolinea che il piano d'azione deve includere obiettivi chiaramente definiti e strategie per il loro conseguimento;

9.  sottolinea l'importanza di mantenere i diritti umani al centro dell'azione per il clima e ribadisce che la Commissione e gli Stati membri devono garantire che l'accordo di Parigi riconosca che il rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani, tra cui, in particolare, la parità tra i sessi, la partecipazione piena e paritaria delle donne e la promozione attiva di una giusta transizione della forza lavoro che crei posti di lavoro dignitosi e di qualità per tutti, sono un presupposto per un'azione efficace per il clima a livello mondiale;

10. osserva che le parti dell'UNFCCC hanno deciso nel quadro della COP18 (decisione 23/CP.18) di adottare un obiettivo di equilibrio fra i sessi negli organi istituiti ai sensi della UNFCCC e del protocollo di Kyoto, allo scopo di incrementare la partecipazione delle donne e di elaborare una politica sul cambiamento climatico più efficace che tenga conto in egual misura dei bisogni delle donne e degli uomini e di verificare i progressi compiuti nel conseguimento dell'obiettivo di equilibrio fra i sessi, promuovendo una politica climatica attenta alla dimensione di genere;

11. esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a definire priorità strategiche della politica climatica esterna nel quadro degli obiettivi generali di politica estera e ad assicurare che le delegazioni dell'UE si concentrino maggiormente sulle politiche climatiche e sul monitoraggio degli sforzi profusi dai paesi per attenuare i cambiamenti climatici o adattarvisi, nonché sul sostegno a favore dello sviluppo di capacità, e che dispongano delle risorse necessarie per svolgere azioni di monitoraggio del clima; invita l'UE a collaborare maggiormente sulle questioni climatiche con i paesi vicini e i paesi candidati, esortandoli ad allineare le loro politiche agli obiettivi dell'UE in materia di clima. invita gli Stati membri e il SEAE a istituire punti di contatto dedicati al cambiamento climatico nelle delegazioni dell'UE e nelle ambasciate degli Stati membri;

12. ricorda che si prevede che il cambiamento climatico modificherà in maniera significativa i modelli migratori in tutto il mondo in via di sviluppo; invita l'UE ad aiutare le comunità dei paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati, nei loro sforzi volti ad adattarsi ai cambiamenti climatici e sviluppare una maggiore resilienza ai rischi ambientali;

13. sottolinea che la questione del cambiamento climatico dovrebbe essere parte integrante della politica di sviluppo e che occorre tenerne conto nella pianificazione del bilancio destinato agli aiuti umanitari e alla politica di sviluppo.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

31.8.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

4

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Petras Auštrevičius, Elmar Brok, Klaus Buchner, James Carver, Fabio Massimo Castaldo, Lorenzo Cesa, Arnaud Danjean, Mark Demesmaeker, Georgios Epitideios, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Michael Gahler, Iveta Grigule, Sandra Kalniete, Manolis Kefalogiannis, Janusz Korwin-Mikke, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Ilhan Kyuchyuk, Arne Lietz, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Andrejs Mamikins, David McAllister, Tamás Meszerics, Demetris Papadakis, Alojz Peterle, Tonino Picula, Andrej Plenković, Cristian Dan Preda, Jozo Radoš, Jacek Saryusz-Wolski, Jaromír Štětina, Charles Tannock, Eleni Theocharous, László Tőkés, Johannes Cornelis van Baalen, Geoffrey Van Orden

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Caspary, Neena Gill, Ana Gomes, Liisa Jaakonsaari, Anneli Jäätteenmäki, Othmar Karas, Antonio López-Istúriz White, Norbert Neuser, Urmas Paet, Gilles Pargneaux, Jean-Luc Schaffhauser, Helmut Scholz, Paavo Väyrynen, Janusz Zemke

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Heidi Hautala, Jutta Steinruck

10.9.2015

PARERE della commissione per lo sviluppo

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Verso un nuovo accordo internazionale sul clima a Parigi

(2015/2112(INI))

Relatore per parere: Anna Záborská

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che il più recente rapporto di valutazione (AR5) del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) dimostra che il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e che le attività umane sono la causa principale dei cambiamenti climatici riscontrati dalla metà del XX secolo; rileva che i cambiamenti climatici rappresentano una grave minaccia per i paesi in via di sviluppo, in particolare per i paesi meno sviluppati (PMS) e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS); mette in luce che le emissioni di gas a effetto serra (GES) dei paesi più vulnerabili sono insignificanti e che tali paesi non sono pertanto responsabili della situazione cui devono far fronte; chiede che nel quadro dell'accordo di Parigi si ponga un accento particolare sul sostegno alle misure di mitigazione e adattamento per i paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo attraverso il trasferimento di tecnologia e i finanziamenti, concentrandosi sull'eliminazione della povertà, la riduzione delle disuguaglianze e la sostenibilità;

2.  sottolinea che il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sarà ostacolato dai cambiamenti climatici e che l'incapacità di mantenere il riscaldamento globale entro i 2°C, come previsto dalla conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici, comprometterà i vantaggi in termini di sviluppo; ricorda che un riscaldamento di 2°C causerebbe comunque ingenti perdite e danni per l'ambiente e le comunità e rischierebbe inoltre di amplificare le fragilità esistenti e di aggravare le crisi umanitarie;

3.  richiama l'attenzione sulla recente relazione concernente il divario in termini di adattamento elaborata dall'UNEP, nella quale si stima che i costi di adattamento ai cambiamenti climatici nella sola Africa aumenteranno a 50 miliardi di dollari USA (USD) all'anno entro il 2050 anche supponendo che in questo secolo gli sforzi internazionali riescano a mantenere il riscaldamento globale entro i 2ºC; ritiene che, anche se verranno attuate tutte le misure di adattamento efficaci in termini di costi, vi saranno ulteriori danni "residui" laddove l'adattamento non è più possibile; riconosce che per il periodo 2030-2050 i costi di adattamento raddoppieranno a causa di tali danni residui;

4.  pone in rilievo il nesso tra le emissioni di gas a effetto serra, i cambiamenti climatici e le condizioni meteorologiche eccezionali, da un lato, e l'incidenza e la gravità delle catastrofi naturali, il degrado del suolo, le crisi alimentari, l'accesso sempre più difficile all'acqua potabile, i flussi migratori e i conflitti su vasta scala, dall'altro; osserva che tali fenomeni si ripercuotono negativamente sugli sforzi profusi a livello mondiale per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e hanno un impatto maggiore sui gruppi più poveri e vulnerabili;

5.  insiste sull'esigenza di istituire, in occasione della conferenza COP 21 di Parigi, un sistema comune per la contabilizzazione delle emissioni di gas a effetto serra, al fine di garantire la trasparenza e la quantificazione dei contributi nazionali;

6.  sottolinea che per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei paesi in via di sviluppo è necessario porre in essere meccanismi atti a incrementare l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e a migliorare l'efficienza energetica e l'impiego di risorse industriali con un'impronta di carbonio ridotta o nulla;

7.  sottolinea l'estrema necessità di rafforzare le capacità di prevenzione, di resilienza, di riduzione del rischio di catastrofi naturali e di adattamento nei paesi in via di sviluppo; chiede di attribuire la massima priorità a tali sfide nell'ambito delle politiche in materia di infrastrutture, urbanizzazione, agricoltura e investimenti, ed esorta a sviluppare le tecnologie necessarie per combattere i cambiamenti climatici;

8.  constata con preoccupazione che, tra il 2008 e il 2013, 166 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni a causa di alluvioni, tempeste di vento, terremoti o altre catastrofi; richiama in particolare l'attenzione sul fatto che gli sviluppi connessi al clima in alcune aree dell'Africa potrebbero contribuire a un inasprimento della crisi dei profughi nel Mediterraneo; deplora che lo status di "rifugiato climatico" non sia ancora riconosciuto, lasciando un vuoto giuridico di cui risentono le vittime che non possono beneficiare dello status di rifugiato;

9.  sottolinea l'importanza di potenziare gli sforzi di ricostruzione dopo le catastrofi naturali e ricorda la necessità di istituire meccanismi adeguati alle perdite e ai danni causati dai cambiamenti climatici e dalle catastrofi naturali nei paesi in via di sviluppo;

10. insiste sul fatto che sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo dovrebbero compiere uno sforzo congiunto per contrastare i cambiamenti climatici globali tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate; evidenzia che l'Unione deve adoperarsi maggiormente per giungere a un accordo internazionale giuridicamente vincolante che coinvolga il maggior numero possibile di paesi – ivi compresi i principali produttori di emissioni – e che assicuri un aumento degli sforzi di mitigazione e adattamento; ritiene che fonti innovative come la fissazione del prezzo del carbonio per i trasporti internazionali e l'allocazione delle entrate derivanti da un'imposta sulle transazioni finanziarie contribuirebbero a soddisfare il crescente fabbisogno finanziario dell'azione per il clima a livello globale;

11. chiede di compiere uno sforzo mirato contro l'accaparramento dei terreni attraverso la promozione di garanzie adeguate per prevenire tale fenomeno, dal momento che il solo cambiamento della destinazione dei suoli è responsabile ogni anno di circa il 20% delle emissioni mondiali di biossido di carbonio e che le pratiche agricole non sostenibili contribuiscono al cambiamento climatico, mettono a repentaglio la sicurezza alimentare e inquinano l'ambiente;

12. insiste sul fatto che sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo dovrebbero compiere uno sforzo congiunto per contrastare i cambiamenti climatici globali tenendo conto del principio delle responsabilità comuni ma differenziate; sottolinea che tali sforzi non dovrebbero tralasciare i gas fluorurati ad effetto serra, che hanno un ruolo di primo piano nel cambiamento climatico globale, e che in occasione della conferenza di Parigi è necessario raggiungere un accordo giuridicamente vincolante applicabile a tutti i paesi; pone l'accento sulla necessità di garantire finanziamenti adeguati, stabili e prevedibili per il clima, come pure un opportuno equilibrio tra adattamento e mitigazione;

13. sottolinea che per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei paesi in via di sviluppo è necessario porre in essere meccanismi volti a incrementare l'uso di fonti energetiche alternative ed efficienti; incoraggia i paesi in via di sviluppo a investire per produrre energia rinnovabile su piccola scala, al di fuori della rete e in modo decentralizzato; chiede un maggiore sostegno dell'UE a favore di una siffatta produzione e dell'efficienza energetica, nonché di settori della pesca e dell'agricoltura sostenibili che si concentrino sui piccoli agricoltori, sulla diversificazione delle colture, sull'agrosilvicoltura e sulle pratiche agroecologiche, inclusa l'assistenza per le attività di formazione presso le comunità rurali; è convinto che l'azione in tutti questi settori possa contribuire in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento ad essi, come pure alla riduzione del rischio di catastrofi;

14. sostiene che la lotta efficace ai cambiamenti climatici deve essere una priorità strategica per l'UE e gli altri attori sulla scena internazionale, da cui la necessità di integrare l'azione per il clima in tutte le pertinenti politiche e di adoperarsi per garantire la coerenza delle politiche; ritiene importante che l'UE promuova percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio in tutte le aree e i settori pertinenti e invita l'Unione a proporre modelli di produzione e consumo sostenibili che prevedano, tra gli altri elementi, indicazioni circa le modalità con cui l'UE intende ridurre i consumi e dissociare l'attività economica dal degrado ambientale; invita l'Unione europea ad assumere un ruolo guida nel contesto della conferenza di Parigi e a intervenire con fermezza a favore dell'adozione di misure concrete per garantire il rispetto dell'obiettivo dei 2°C;

15. richiama l'attenzione sull'importanza cruciale di garantire che l'accordo di Parigi preveda finanziamenti per il clima; ribadisce il suo appello all'UE e ai paesi sviluppati affinché tengano fede all'impegno di fornire ulteriori finanziamenti per il clima – provenienti da fonti bilaterali e multilaterali del settore pubblico e privato – per un valore di 100 miliardi di dollari USA all'anno entro il 2020; sottolinea che, per garantire il rispetto del principio di addizionalità, l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) deve aumentare almeno allo stesso ritmo dei finanziamenti per il clima; riconosce il ruolo svolto dai finanziamenti privati per il clima, che tuttavia non dovrebbero sostituire quelli pubblici, bensì integrarli, e pone l'accento sull'esigenza di responsabilità, di trasparenza in termini di informativa come pure di garanzie sociali e ambientali;

16. sostiene il ricorso a fonti di finanziamento per il clima innovative e appoggia gli accordi relativi allo scambio di quote di emissione; chiede che l'accordo di Parigi includa un impegno collettivo a eliminare progressivamente le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili e un calendario a tal fine;

17. invita l'Unione e i paesi sviluppati ad aumentare i finanziamenti a favore della mitigazione, dell'adattamento, dello sviluppo e del trasferimento di tecnologie nonché della creazione di capacità nei paesi in via di sviluppo; ribadisce il suo appello all'UE e ai paesi sviluppati affinché tengano fede all'impegno collettivo di fornire finanziamenti, nuovi e aggiuntivi, per il clima – provenienti da fonti bilaterali e multilaterali del settore pubblico e privato – per un valore di 100 miliardi di dollari USA entro il 2020; invita a tal fine l'UE ad aumentare il sostegno finanziario a favore dell'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo ricorrendo a nuove fonti di finanziamento, come i proventi delle aste del sistema ETS, l'imposta sulle transazioni finanziarie e le imposte sulle emissioni prodotte dai combustibili fossili nel settore dei trasporti aerei e marittimi internazionali; evidenzia che occorre introdurre una contabilità separata per i finanziamenti destinati al clima al fine di verificare l'addizionalità degli impegni finanziari; sottolinea inoltre che la titolarità nazionale e l'integrazione degli obiettivi climatici nelle strategie di sviluppo nazionali sono aspetti essenziali per un utilizzo efficace dei finanziamenti per il clima vincolati all'efficientamento energetico e all'utilizzo delle energie rinnovabili; esorta l'UE a dotarsi degli strumenti necessari per svolgere un ruolo guida in tale contesto;

18. è favorevole a un obiettivo globale per i finanziamenti a favore delle misure di mitigazione e adattamento, sulla base di piani di adattamento nazionali e regionali, nell'ottica di contribuire a colmare il divario in termini di efficienza e di garantire una strategia per la riduzione del rischio di catastrofi, come indicato nel pertinente quadro di Sendai;

19. evidenzia che, in linea con il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, occorre eliminare gli incentivi pubblici a favore della produzione di biocarburanti ottenuti a partire dalle colture agricole (ad esempio l'obiettivo vincolante dell'UE del 10% per le energie rinnovabili nei trasporti o le sovvenzioni), poiché tali misure potrebbero incentivare la deforestazione, che è ormai responsabile del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, altri cambiamenti della destinazione dei suoli e l'accaparramento dei terreni, pregiudicando nel contempo il diritto al cibo nei paesi terzi;

20. ritiene importante garantire che il Fondo verde per il clima accordi priorità alle esigenze delle popolazioni colpite dagli effetti del clima nei paesi in via di sviluppo, operando rigorosamente nell'interesse pubblico e avviando un dialogo con le imprese private e i finanziatori solo a patto che siano in grado di garantire il rispetto delle rigorose norme riguardanti l'ambiente, i diritti sociali e i diritti dell'uomo, attuando procedure solide e trasparenti, nonché vietando la partecipazione dei soggetti del settore privato coinvolti nel riciclaggio di denaro, in attività di evasione ed elusione fiscale, nelle frodi e nella corruzione;

21. invita le principali economie sviluppate ad avvalersi delle proprie infrastrutture avanzate per promuovere, potenziare e realizzare una crescita sostenibile, impegnandosi ad aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare le proprie capacità, onde garantire che in futuro la crescita economica sia conseguita senza ulteriori costi per l'ambiente in tutte le parti del mondo;

22. pone l'accento sull'importanza del ruolo che la comunità per lo sviluppo, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e il Comitato per gli aiuti allo sviluppo (CAS) dell'OCSE dovrebbero svolgere, lavorando in stretta collaborazione con le parti interessate e le organizzazioni pertinenti, al fine di valutare e mitigare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici sulle persone, che si prevede saranno problematici anche mantenendo il livello del riscaldamento al di sotto dei 2ºC;

23. riconosce gli effetti delle fonti alimentari ad alto tenore di carbonio e delle relative emissioni agricole, come il metano e l'ossido nitroso, e propone provvedimenti per farvi fronte; chiede altresì di agire per contrastare la deforestazione dovuta al cambiamento della destinazione dei suoli per il foraggiamento e il pascolo, nell'ottica di evitare emissioni associate ai mercati delle fonti alimentari; sollecita l'adozione di provvedimenti intesi a sensibilizzare circa gli effetti sul clima generati dai metodi di produzione alimentare a forte impatto e ad aiutare le aziende e le persone a cambiare comportamento; chiede, specialmente nei paesi che registrano livelli di consumo superiori alla media, che i piani nazionali di mitigazione includano misure complementari, tra cui provvedimenti per la riduzione dei rifiuti alimentari.  

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

3.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Doru-Claudian Frunzulică, Charles Goerens, Maria Heubuch, Stelios Kouloglou, Linda McAvan, Norbert Neuser, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, György Schöpflin, Pedro Silva Pereira, Davor Ivo Stier, Rainer Wieland, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Seb Dance, Brian Hayes

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Soledad Cabezón Ruiz, Constance Le Grip, Ivana Maletić, Jutta Steinruck, Axel Voss

16.7.2015

PARERE della commissione per i trasporti e il turismo

destinato alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare

Verso un nuovo accordo internazionale sul clima a Parigi

(2015/2112(INI))

Relatore per parere: Bas Eickhout

SUGGERIMENTI

La commissione per i trasporti e il turismo invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione e gli obiettivi del contributo dell'UE alla conferenza sul clima COP21 convocata a Parigi nel dicembre 2015; sottolinea l'esigenza che tanto la Commissione quanto gli Stati membri puntino a migliorare la visibilità del settore dei trasporti in tutte le iniziative della conferenza, facendo riferimento anche a iniziative come l'agenda delle soluzioni e assumendo un ruolo centrale onde conseguire un accordo internazionale vincolante e confermare il ruolo degli operatori non governativi; invita la Commissione a sostenere attivamente iniziative nel campo della mobilità urbana sostenibile e del trasporto pubblico nel contesto della conferenza;

2.  invita la Commissione a fornire assistenza e consulenza alle parti della conferenza COP21 nella definizione del rispettivo contributo nazionale, promuovendo la consapevolezza sul ruolo del settore dei trasporti in relazione a strategie globali intese a ridurre le emissioni di gas a effetto serra;

3.  prende atto che l'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) ha assunto l'impegno di elaborare un meccanismo globale legato al mercato per ridurre le emissioni dell'aviazione; deplora tuttavia gli scarsi progressi e la scarsa ambizione finora dimostrata; richiama l'attenzione sulla necessità di norme concordate a livello mondiale in seno all'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) e all'Organizzazione marittima internazionale (IMO) al fine di conseguire gli obiettivi dei settori aereo e marittimo in materia di emissioni di CO2; chiede pertanto a tutte le parti di impegnarsi per uno strumento efficace e strutturale e per misure volte a garantire riduzioni delle emissioni di CO2 nel settore aereo; invita l'IMO a intensificare gli interventi per conseguire un accordo che disciplini in modo efficace e riduca le emissioni del trasporto marittimo internazionale entro la fine del 2016;

4.  chiede che il protocollo di Parigi includa obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionale che siano coerenti con un bilancio globale del carbonio in linea con l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura globale al di sotto di 2º C e chiede a tutte le parti, tra cui la Commissione e gli Stati membri, di impegnarsi in via prioritaria nel protocollo di Parigi su obiettivi quantificati di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nonché di operare con l'ICAO e l'IMO per pervenire entro la fine del 2016 a uno strumento affidabile in grado di conseguire le riduzioni necessarie; ; evidenzia l'importanza di tenere in conto la situazione specifica delle regioni insulari e ultraperiferiche affinché la dimensione ambientale non pregiudichi la mobilità e l'accessibilità di dette regioni;

5.  riconosce che secondo la quinta relazione di valutazione del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici il bilancio globale del carbonio destinato a limitare l'aumento della temperatura al di sotto di 2° C esige che le emissioni cumulate globali tra il 2011 e il 2100 siano inferiori a 1010 Gt di CO2;

6.  è del parere che sarà impossibile conseguire gli obiettivi generali in materia di clima se non si presterà maggiore attenzione alle emissioni del settore dei trasporti, dal momento che quest'ultimo è l'unico settore nel quale le emissioni di gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare (del 30% negli ultimi 25 anni); sottolinea che tale traguardo potrà essere raggiunto soltanto tramite obiettivi vincolanti di riduzione dei gas a effetto serra, associati alla piena integrazione delle rinnovabili nel mercato, a un approccio tecnologicamente neutro alla decarbonizzazione e a una politica dei trasporti e degli investimenti più compiutamente integrata, che comprenda misure per il trasferimento modale unitamente al progresso tecnologico e alla riduzione delle necessità di trasporto (ad esempio tramite la logistica verde e la gestione integrata della mobilità);

7.  segnala che il 94% dei trasporti, principalmente stradali, aerei e marittimi, dipende dai carburanti fossili e che pertanto è necessario adottare urgentemente misure finalizzate ad accelerare i progressi verso il rapido conseguimento degli obiettivi del Libro bianco entro il 2030, con riferimento ai carburanti rinnovabili, all'energia elettrica e alle alternative a basso tenore di carbonio; ritiene che il miglioramento dell'efficienza energetica dei trasporti dovrebbe rappresentare una delle priorità principali della politica europea dei trasporti; sottolinea l'esigenza di sviluppare energicamente i canali di distribuzione di nuove fonti energetiche sostenibili e prive di emissioni onde sostenere la svolta ambiziosa verso l'energia più sostenibile e ridurre la dipendenza, indesiderata, da carburanti fossili ed energia importata;

8.  segnala che oltre la metà della popolazione mondiale vive ora in centri urbani e i trasporti urbani sono la fonte principale di emissioni di gas a effetto serra legate al settore dei trasporti; chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di fomentare attivamente la consapevolezza del ruolo della mobilità urbana sostenibile al fine di conseguire gli impegni di attenuazione; evidenza quindi che un uso responsabile del suolo e soluzioni pianificate e sostenibili nelle aree urbane contribuiscono in modo efficace ai fini della riduzione delle emissioni di CO2; invita la Commissione ad adottare le misure necessarie al fine di promuovere energicamente i trasporti pubblici, le soluzioni di mobilità condivisa, gli spostamenti a piedi e in bicicletta, specialmente nelle zone densamente popolate, nonché a presentare proposte per modernizzare la normativa dell'UE, se del caso, onde promuovere le multimodalità e nuovi servizi di mobilità e logistici;

9.  sottolinea che resta necessaria una combinazione energetica corretta nel settore dei trasporti e che essa può essere conseguita con la promozione di veicoli alternativi alimentati a gas naturale e biogas e con politiche volte a potenziare modi di trasporto sostenibile, tra cui l'elettrificazione dei trasporti e l'uso di sistemi intelligenti di trasporto; sottolinea l'esigenza di porre l'accento su treni, tram, bus e autovetture elettrici e biciclette elettriche, in una prospettiva che tenga conto dell'intero ciclo di vita e punti alla valorizzazione piena delle fonti energetiche rinnovabili; sollecita fermamente le autorità e gli operatori del servizio pubblico di trasporto di porsi all'avanguardia introducendo un parco veicoli e tecnologie a basso tenore di carbonio;

10. evidenzia la necessità di internalizzare progressivamente l'impatto dei trasporti sul clima nell'ambito di un pacchetto completo di misure per una determinazione corretta dei prezzi nel settore e per l'instaurazione di condizioni di concorrenza leale tra i modi di trasporto; invita la Commissione a provvedere a un finanziamento adeguato degli strumenti finanziari e degli investimenti dell'UE, tra cui il Fondo verde per il clima, da destinare a progetti nel settore dei trasporti che hanno un impatto ambientale positivo, senza escludere alcun modo di trasporto, segnatamente per promuovere lo sviluppo di piani di mobilità urbana sostenibile; chiede pertanto una modulazione tra i diversi strumenti, tale da comprendere l'inserimento dei fattori negativi esterni e il finanziamento della ricerca e sviluppo, il finanziamento di progetti di dimostrazione su grande scala di tecnologie pulite di trasporto e l'introduzione di incentivi all'adozione di dette tecnologie;

11. segnala che per conseguire riduzioni significative delle emissioni di gas a effetto serra occorre attuare strategie a breve e a lungo termine;

12. segnala che nell'attuazione di misure di attenuazione e adattamento ai cambiamenti climatici andrebbe inserito l'utilizzo di sistemi spaziali, segnatamente per monitorare e sorvegliare le emissioni di gas a effetto serra; sollecita la Commissione a dare un contributo attivo al sistema di monitoraggio globale del CO2 e CH4; invita la Commissione a promuovere sforzi in vista dell'elaborazione di un sistema dell'UE di misurazione delle emissioni di gas a effetto serra con modalità autonome e indipendenti e potenziando i compiti del programma Copernicus;

13. sottolinea che l'UE deve assumere un ruolo d'avanguardia in modo responsabile e riconosce che se le ambizioni e gli obiettivi dell'UE non sono condivisi con altre regioni del mondo ne potrebbe essere pregiudicata la competitività dell'UE.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

14.7.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

40

4

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Lucy Anderson, Marie-Christine Arnautu, Georges Bach, Izaskun Bilbao Barandica, Deirdre Clune, Michael Cramer, Luis de Grandes Pascual, Andor Deli, Isabella De Monte, Ismail Ertug, Jacqueline Foster, Dieter-Lebrecht Koch, Stelios Kouloglou, Merja Kyllönen, Miltiadis Kyrkos, Bogusław Liberadzki, Marian-Jean Marinescu, Georg Mayer, Gesine Meissner, Cláudia Monteiro de Aguiar, Jens Nilsson, Markus Pieper, Salvatore Domenico Pogliese, Gabriele Preuß, Christine Revault D'Allonnes Bonnefoy, Dominique Riquet, Massimiliano Salini, David-Maria Sassoli, Claudia Schmidt, Claudia Tapardel, Keith Taylor, Pavel Telička, István Ujhelyi, Peter van Dalen, Wim van de Camp, Janusz Zemke, Roberts Zīle, Kosma Złotowski, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ivo Belet, Bas Eickhout, Theresa Griffin, Ruža Tomašić, Henna Virkkunen

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

James Carver

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

23.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

55

5

8

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Margrete Auken, Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Ivo Belet, Simona Bonafè, Lynn Boylan, Cristian-Silviu Buşoi, Miriam Dalli, Seb Dance, Angélique Delahaye, Jørn Dohrmann, Ian Duncan, Stefan Eck, Bas Eickhout, Eleonora Evi, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Julie Girling, Matthias Groote, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Jean-François Jalkh, Benedek Jávor, Karin Kadenbach, Kateřina Konečná, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Valentinas Mazuronis, Susanne Melior, Miroslav Mikolášik, Gilles Pargneaux, Piernicola Pedicini, Pavel Poc, Frédérique Ries, Michèle Rivasi, Daciana Octavia Sârbu, Annie Schreijer-Pierik, Renate Sommer, Tibor Szanyi, Estefanía Torres Martínez, Nils Torvalds, Damiano Zoffoli

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Guillaume Balas, Nikolay Barekov, Paul Brannen, Renata Briano, Mireille D'Ornano, Albert Deß, Herbert Dorfmann, Ismail Ertug, Giorgos Grammatikakis, Martin Häusling, Gesine Meissner, Anne-Marie Mineur, Ulrike Müller, James Nicholson, Marijana Petir, Bolesław G. Piecha, Gabriele Preuß, Jadwiga Wiśniewska

(1)

   GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 1.

(2)

   GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 25.

(3)

   GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 77.

(4)

   GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 83.

(5)

   Testi approvati, P7_TA(2012)0452.

(6)

   Testi approvati, P7_TA(2013)0443.

(7)

   Testi approvati, P8_TA(2014)0063.

(8)

   GU L 8 del 13.1.2009, pag. 3.

(9)

   GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.

(10)

   GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 75.

(11)

   Testi approvati, P7_TA(2014)0094.

(12)

Dati Eurostat sul settore dei beni e dei servizi ambientali citati nel Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 (COM(2014)0015 final).

(13)

"Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta" (COM(2012)0710).

(14)

Dati Eurostat sul settore dei beni e dei servizi ambientali citati nel Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 (COM(2014)0015 final).

(15)

L'impatto totale di CO2 della presenza a Strasburgo è pari ad almeno 18 884,5 tonnellate l'anno. Secondo uno studio sui costi ambientali della doppia sede del Parlamento europeo realizzato dalla Eco-Logica Ltd. nel settembre 2007, la decisione di adottare un modus operandi basato su una sede unica (Bruxelles) permetterebbe di risparmiare circa 19 000 tonnellate di CO2 l'anno.

Avviso legale