Procedura : 2014/2204(INI)
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A8-0281/2015

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CRE 26/10/2015 - 16

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P8_TA(2015)0374

RELAZIONE     
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1.10.2015
PE 552.141v02-00 A8-0281/2015

sulla crisi dell'Ebola: gli insegnamenti a lungo termine e come potenziare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo per impedire crisi future

(2014/2204(INI))

Commissione per lo sviluppo

Relatore: Charles Goerens

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla crisi dell'Ebola: gli insegnamenti a lungo termine e come potenziare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo per impedire crisi future

(2014/2204(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione 2177(2014) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 18 settembre 2014 sulla pace e la sicurezza in Africa,

–  vista la risoluzione 69/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre 2014 sulle misure volte a contenere e combattere l'epidemia di Ebola scoppiata di recente in Africa occidentale,

–  vista la decisione del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di istituire la prima missione sanitaria di emergenza della storia delle Nazioni Unite, la missione delle Nazioni Unite in risposta all'emergenza Ebola (UNMEER), in seguito all'adozione della risoluzione 69/1 dell'Assemblea generale e della risoluzione 2177(2014) del Consiglio di Sicurezza sull'epidemia di Ebola,

–  visto il regolamento sanitario internazionale (RSI) dell'OMS del 2005 (WA 32.1),

–  viste le raccomandazioni derivanti dalle consultazioni dell'OMS sulle zoonosi, del 5 maggio 2004,

–  vista la dichiarazione dell'OMS dell'8 agosto 2014, nella quale l'epidemia di Ebola è definita una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale,

–  vista la tabella di marcia dell'OMS del 28 agosto 2014 per la risposta al virus dell'Ebola e i relativi aggiornamenti,

–  vista la relazione del direttore generale dell'OMS alla Sessione straordinaria del Consiglio esecutivo sull'Ebola, riunito a Ginevra il 25 gennaio 2015,

–  vista la dichiarazione dell'OMS del 9 maggio 2015 sulla fine dell'epidemia del virus dell'Ebola in Liberia,

–  visto il documento "Guidance for Immunization Programmes in the African Region in the Context of Ebola" (Orientamento per i programmi di immunizzazione nella regione africana nel contesto dell'Ebola) pubblicato dall'OMS;

–  vista la dichiarazione rilasciata in seguito alla riunione di primavera 2015 del gruppo Banca mondiale – FMI organizzata a Washington DC, dal 17 al 19 aprile 2015,

–  vista la conferenza internazionale dal titolo "Ebola: from emergency to recovery" (Ebola: dall'emergenza alla ripresa), tenutasi a Bruxelles il 3 marzo 2015,

–  vista la missione di sostegno dell'Unione africana contro l'epidemia di Ebola in Africa occidentale (ASEOWA), istituita dall'Unione africana il 21 agosto 2014,

–  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020,

–  vista la comunicazione della Commissione COM(2010)0128 unitamente ai documenti SEC(2010) 0380, 0381 e 0382, sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 24 ottobre 2014,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale adottate in occasione della 3011ª riunione del Consiglio "Affari esteri" di Bruxelles del 10 maggio 2010,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'Unione europea del 15 agosto 2014, del 20 ottobre 2014, del 17 novembre 2014, del 12 dicembre 2014 e del 16 marzo 2015 sulla crisi dell'Ebola in Africa occidentale,

–  viste le relazioni al Consiglio europeo, redatte nel novembre 2014 e nel marzo 2015 da Christos Stylianides, Commissario europeo e Coordinatore UE per il virus dell'Ebola,

–  visto il quadro di risposta globale dell'UE all'epidemia del virus dell'Ebola in Africa occidentale, elaborato dal Servizio europeo per l'azione esterna e dalla Commissione,

–  visti l'Extractive Industries Transparency Initiative (Iniziativa trasparenza delle industrie estrattive - EITI) e la relazione d'avanzamento EITI 2011 della Sierra Leone, la relazione di avanzamento EITI 2012 della Liberia e la relazione di avanzamento EITI 2012 della Guinea,

–  visto il programma francese RIPOST, "Réseau d'Instituts de santé Publique d'Afrique de l'Ouest" (Rete degli istituti di sanità pubblica dell'Africa occidentale),

–  vista la risoluzione sull'epidemia di Ebola adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE a Strasburgo, Francia, il 3 dicembre 2014,

–  vista la sua risoluzione del 18 settembre 2014 sulla risposta dell'UE all'epidemia di Ebola,(1),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0281/2015),

A.  considerando che i sistemi sanitari della Liberia, della Sierra Leone e della Guinea presentano notevoli carenze e che, ancor prima dell'epidemia, i tre paesi si classificavano tra gli ultimi in base all'indice di sviluppo umano dell'UNDP, con circa l'80% dei cittadini in condizioni di estrema povertà, e che detenevano il primato mondiale di mortalità prematura degli adulti e dei bambini sotto i cinque anni a causa, soprattutto, di malattie curabili;

B.  considerando che la crisi dell'Ebola è sistemica non solo sul piano locale e regionale ma anche sul piano della governance nazionale e mondiale;

C.  considerando che la portata della catastrofe è riconducibile a diversi fattori, tra cui: l'incapacità politica dei paesi colpiti di lanciare l'allarme, l'inadeguatezza della risposta della comunità internazionale, i devastanti effetti della chiusura delle frontiere e delle restrizioni sulle persone, l'inefficacia dei meccanismi di sorveglianza e di allerta, la lentezza e l'inadeguatezza della risposta successivamente alla mobilitazione degli aiuti, l'assoluta assenza di leadership da parte dell'OM, la mancanza di ricerca e sviluppo in materia di farmaci, diagnosi e vaccini;

D.  considerando che troppo poco si sa ancora sul grado di diffusione, sulla trasmissione e sul potenziale di mutazione del virus dell'Ebola; e che la diffusa confusione e i ripetuti malintesi sulle cause e le conseguenze della malattia da virus Ebola hanno contribuito alla propagazione del virus; che la ricerca etnografica è utile per comprendere come funzionano le comunità e in che modo entrare in contatto con persone provenienti da diverse realtà culturali;

E.  considerando che la malattia da virus Ebola è stata rinvenuta nel seme e nel fluido oculare delle persone convalescenti; che esistono casi isolati di manifesta trasmissione sessuale, a indicare che vi sono difficoltà a eliminare il virus e a determinare il momento in cui un paese può ritenersi davvero libero dall'Ebola;

F.  considerando che in numerosi paesi africani i sistemi sanitari e di istruzione sono deteriorati nel corso dei programmi di adeguamento strutturale imposti dall'FMI e dalla Banca mondiale, che hanno richiesto tagli di bilancio nel settore pubblico;

G.  considerando che l'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale ha dimostrato che i sistemi sanitari locali e nazionali dei paesi a basso reddito non hanno i mezzi né la resilienza necessari per rispondere a epidemie di malattie infettive come quella dell'Ebola; che il rafforzamento dei sistemi sanitari mondiali è pertanto divenuto parte integrante della governance della sanità mondiale;

H.  considerando il peso che assumono la cultura e le usanze tradizionali nella gestione della crisi dell'Ebola(2),

I.  considerando che i bambini, gli adolescenti e le giovani donne sono tra i soggetti più emarginati e vulnerabili in una tale crisi, che minaccia seriamente la partecipazione delle donne alle attività economiche e ha contribuito ad aumentare i divari di genere nell'istruzione; e che gli orfani rischiano di vedersi ripudiati e stigmatizzati;

J.  considerando che l'epidemia di Ebola che ha colpito l'Africa occidentale è la più estesa e complessa della storia di tale malattia; che l'OMS è stata allertata per la prima volta dell'epidemia di Ebola il 23 marzo 2014, ma soltanto l'8 agosto il Comitato di emergenza del regolamento sanitario internazionale ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale; che, prima di questa epidemia, l'Ebola non era considerata un rischio principale per la salute pubblica;

K.  considerando che quasi 500 operatori sanitari sono morti di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone, in paesi già penalizzati da una grave penuria di personale prima dell'insorgenza della crisi dell'Ebola; che gli ospedali e il personale sanitario non disponevano delle capacità necessarie per occuparsi di altre malattie, essendo le risorse mobilitate per combattere l'epidemia dell'Ebola; e che è necessario proteggere le strutture sanitarie e il personale sanitario al fine di garantire una prestazione di cure mediche sostenibile;

L.  considerando che numerosi pazienti guariti sono stati emarginati sia dai propri parenti che dalla società; che tale situazione si ripercuote in particolare sui bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori, e che molti di questi bambini sono stati respinti dai parenti sopravvissuti per timore dell'infezione;

M.  considerando che vi è la necessità di integrare tra loro l'epidemiologia, la sanità pubblica e la scienza sociale per trarre gli opportuni insegnamenti dall'epidemia dell'Ebola;

N.  considerando che nei primissimi mesi della crisi dell'Ebola, le ONG umanitarie – in particolare Medici Senza Frontiere e la Croce Rossa – sono state gli attori più efficaci, meglio informati e più esperti, e hanno quindi svolto un ruolo di prim'ordine nella fase iniziale della lotta contro il virus;

O.  considerando che la chiusura delle scuole e la tendenza dei bambini orfani a diventare assistenti nei nuclei famigliari rischia di creare una "generazione perduta" di bambini privati di istruzione formale per lunghi periodi di tempo;

P.  considerando che, grazie alla loro competenza e capacità di cooperazione, le organizzazioni umanitarie hanno dimostrato che, in caso di necessità, all'inizio di una crisi possono essere più incisive e più efficaci rispetto "agli attori istituzionali";

Q.  considerando che la crisi dell'Ebola ha fatto sorgere un altro problema che Medici Senza Frontiere ha descritto come "crisi nella crisi", che ha avuto l'effetto di allontanare dagli ospedali le persone colpite da una malattia diversa dall'Ebola per timore di essere contaminate dal virus;

R.  considerando che l'UE, insieme ai suoi Stati membri, è il maggior donatore di aiuti allo sviluppo al mondo, avendo messo a disposizione oltre 1,39 miliardi di euro per aiutare a contenere l'epidemia della malattia da virus Ebola nell'Africa occidentale; e che tale importo consente all'UE di negoziare con i paesi partner e gli altri donatori nell'ottica di sostenere lo sviluppo di un sistema sanitario nazionale completo sulla base di una strategia coerente, inclusiva e adeguata alle esigenze;

S.  considerando la capacità comprovata del Programma alimentare Mondiale delle Nazioni Unite di dispiegare una logistica efficace che potrà in futuro anche essere utile a fini allarme rapido e di reazione;

T.  considerando che la sicurezza del personale di assistenza è un elemento indispensabile per la mobilitazione internazionale degli operatori sanitari;

U.  considerando la nomina, da parte del Consiglio europeo, di un Coordinatore Ebola dell'UE nella persona del Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Stylianides, il 23 ottobre 2014; che, dal 12 novembre 2014, quest'ultimo si è recato nei paesi più colpiti insieme al Commissario per la salute Andriukaitis;

V.  considerando che le Nazioni Unite, l'OMS e la Commissione europea hanno istituito processi di valutazione della gestione dell'epidemia;

W.  considerando la dichiarazione dell'OMS dell'aprile 2015 che ha ammesso che "il mondo e l'OMS sono malpreparati per far fronte a un'epidemia di lunga durata";

X.  considerando che è fondamentale migliorare la governance internazionale in materia di gestione delle crisi sanitarie;

Y.  considerando che l'accesso ai medicinali è un aspetto essenziale del diritto alla salute;

Z.  considerando che 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ai vaccini o ai trattamenti di cui hanno bisogno per rimanere in vita e in salute;

AA.  considerando che l'accesso ai farmaci nonché la ricerca e lo sviluppo in materia devono rispondere in via prioritaria alle esigenze dei malati, a prescindere dal fatto che vivano in Europa o nei paesi in via di sviluppo;

AB.  considerando che l'iniziativa sui medicinali innovativi costituisce il maggiore partenariato pubblico-privato a livello mondiale nell'ambito delle scienze della vita, con un bilancio di 3,3 miliardi di EUR per il periodo 2014-2024, di cui 1,638 miliardi di euro provenienti da Orizzonte 2020;

AC.  considerando che il trauma dell'Ebola ha reso le persone diffidenti nei confronti delle strutture sanitarie, gli operatori sanitari timorosi di riprendere i servizi e ha impoverito e insospettito le comunità; considerando che è urgente rilanciare i servizi sanitari di base; e che è parimenti indispensabile istituire un sistema sanitario solido ed efficace, che preveda la mutualizzazione dei rischi, in tutti i paesi in via di sviluppo, con la conseguente necessità di attuare una valida formazione del personale medico locale;

AD.  considerando che la crisi dell'Ebola ha ulteriormente trascinato i paesi della zona colpita dal virus nella recessione e che, secondo la Banca mondiale, nel solo 2015 l'impatto sul PIL dei tre paesi più colpiti ammonterebbe a 2 miliardi di dollari;

AE.  considerando che questi tre paesi hanno chiesto all'FMI e alla Banca mondiale un "piano Marshall" dell'ordine di 7 500 milioni di euro per aiutarli a superare le loro difficoltà economiche;

AF.  considerando che alcune ONG hanno chiesto alla Banca mondiale di mettere a disposizione 1,7 miliardi di dollari per aiutare i suddetti paesi a migliorare in modo sostenibile le loro infrastrutture sanitarie;

AG.  considerando che la comunità internazionale deve restare vigile e che l'obiettivo è quello di raggiungere la fase post-Ebola senza nuovi casi di contaminazione su un lungo periodo;

AH.  considerando che sono indispensabili pratiche igieniche appropriate; che, tuttavia, i tre paesi difettano di sistemi igienico-sanitari sufficientemente funzionanti;

AI.  considerando che, in caso di eventuali altre insorgenze dell'epidemia, vi è luogo di temere che il numero delle vittime sarà altrettanto cospicuo;

AJ.  considerando che l'Alto rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini, il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e Coordinatore dell'UE per il virus dell'Ebola, Christos Stylianides, il Commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, i deputati al Parlamento europeo, i governi e i deputati degli Stati membri hanno chiesto in più occasioni il rafforzamento dei sistemi sanitari;

AK.  considerando che, nel quadro dell'11° Fondo europeo di sviluppo, il rafforzamento del sistema sanitario e il potenziamento dei servizi idrici e igienico-sanitari sono tra i settori focali solo per la Guinea, ma non per la Liberia e la Sierra Leone;

AL.  considerando che la comunicazione della Commissione sul ruolo dell'UE nella sanità mondiale (COM(2010)0128) presenta una strategia per la sanità mondiale completa e olistica, basata sulle necessità, che ha l'avallo degli Stati membri;

AM.  considerando che non tutti gli Stati hanno attuato appieno il regolamento sanitario internazionale (RSI); e che l'RSI dovrebbe essere riveduto dopo l'esperienza maturata nel corso dell'ultima epidemia di Ebola;

AN.  considerando che si hanno poche conoscenze riguardo alle zoonosi potenzialmente pericolose; e che le pratiche alimentari e agricole, la deforestazione, il commercio di animali o di prodotti animali sono all'origine dell'emergenza e dell'evoluzione di nuove zoonosi come l'influenza aviaria, l'Ebola e l'HIV;

AO.  considerando che l'OMS raccomanda il coordinamento tra il settore della sanità pubblica e quello veterinario;

AP.  considerando che a novembre 2015 è prevista la visita di una delegazione della commissione per lo sviluppo in Sierra Leone;

1.  critica la lentezza della risposta internazionale nei primi mesi della crisi; sottolinea, tuttavia, la mobilitazione e l'impegno posti in campo dall'Unione europea e dai suoi Stati membri sin dal marzo 2014 per contribuire a contenere la propagazione del virus dell'Ebola; prende atto dell'intensificazione dell'impegno dell'UE e degli Stati membri nei settori dell'aiuto umanitario e dell'aiuto allo sviluppo, della logistica e della ricerca per far fronte alla crisi;

2.  plaude alla messa a punto a tempo di record di un nuovo vaccino, somministrato in Guinea a partire dal 23 marzo 2015, che si è dimostrato efficace al 100%, e chiede un accesso urgente e garantito a tale vaccino, che dovrebbe essere alla portata di tutti in Liberia e in Sierra Leone;

3.  invita tutte le parti interessate, nella fattispecie i governi dei paesi in via di sviluppo, le istituzioni europee e le organizzazioni internazionali, a trarre insegnamenti dalla crisi, anche dagli effetti negativi che le condizionalità legate agli strumenti di adeguamento strutturale dell'FMI e della Banca mondiale hanno avuto sul settore sanitario nei paesi in via di sviluppo, e a mettere a punto metodi efficaci per la gestione delle crisi sanitarie di portata internazionale;

4.  prende atto, a tale riguardo, della riforma annunciata il 18 maggio 2015 dal direttore dell'OMS, in particolare con riferimento alla creazione di un nuovo programma d'emergenza e di una riserva mondiale di personale da poter dispiegare rapidamente sul campo, nonché all'istituzione di un nuovo fondo di riserva di 100 milioni di dollari USA destinato specificamente alle emergenze; si compiace dell'impegno assunto di aumentare del 10 % entro due anni il bilancio dell'OMS, in modo da portarlo a 4,5 miliardi di dollari USA;

5.  invita la comunità internazionale a promuovere campagne informative ed educative nei paesi interessati; sottolinea l'importanza capitale delle campagne di prevenzione e d'informazione nella gestione della crisi, in particolare per limitare la contaminazione e per accrescere la consapevolezza in merito alle pratiche rischiose da evitare; pone l'accento sull'importanza di mezzi alternativi per la diffusione delle informazioni;

6.  sottolinea energicamente l'importanza di contrastare le crescenti tensioni tra i diversi gruppi dovute allo scoppio dell'epidemia di Ebola, poiché potrebbero nascere miti in base ai quali alcuni gruppi etnici si vedrebbero addossata la responsabilità dell'epidemia;

7.  ritiene che la risposta a lungo termine dell'UE, una volta conclusasi la fase dell'assistenza emergenziale, debba posizionarsi innanzitutto sul piano dell'aiuto allo sviluppo – che dovrà comprendere investimenti nel settore della sanità per promuovere la resilienza, in particolare per quanto concerne l'organizzazione e la gestione dei sistemi sanitari, il monitoraggio e l'informazione sanitari, i sistemi di approvvigionamento dei medicinali, la governance interna e il consolidamento dello Stato – e quindi sul piano dell'indispensabile aiuto alla ripresa economica dei tre paesi;

8.  invita le autorità a tenere conto degli insegnamenti tratti in relazione al fenomeno della stigmatizzazione sociale e a metterli in pratica in crisi umanitarie analoghe che potrebbero presentarsi;

9.  ricorda l'importanza della prevenzione dei conflitti, giacché conflitti e fragilità hanno ripercussioni estremamente negative sui sistemi sanitari;

10.  chiede l'istituzione di una struttura europea permanente di azione rapida che includa esperti, personale di sostegno in laboratorio, epidemiologi e attrezzature logistiche, comprensive di laboratori mobili, che possano essere dispiegate in tempi il più possibile brevi; richiama l'attenzione, in particolare, sul contributo che l'Unione potrebbe fornire nell'ambito del "depistaggio alle frontiere", terrestri e marittime, così come sul fatto che l'Unione potrebbe cercare di emulare il livello di eccellenza raggiunto dalle autorità sanitarie statunitensi nel depistaggio effettuato negli aeroporti, traendone altresì beneficio;

11.  invita inoltre l'Unione europea a sostenere la costituzione di una rete di punti di controllo nei paesi in via di sviluppo per permettere di identificare quanto più rapidamente possibile i nuovi casi di malattie infettive con potenziale pandemico, al fine di creare una rete sentinella nel territorio di questi paesi;

12.  riconosce la necessità di sostenere la nascita di forme di cooperazione in materia di formazione del personale medico tra l'Unione europea e i suoi Stati membri e i paesi in via di sviluppo, in particolare quelli dell'Africa occidentale;

13.  sottolinea l'importanza di rafforzare i sistemi di protezione e di evacuazione rapida degli operatori sanitari internazionali;

14.  deplora il fatto che gli adeguamenti e le riforme attuati in passato e la mancanza di equità delle politiche di sviluppo abbiano contribuito all'inefficacia dei sistemi sanitari; esorta la Commissione ad aiutare i tre paesi colpiti a sviluppare i propri sistemi sanitari pubblici affinché siano in grado di rispondere alle esigenze sanitarie di base e di dotarsi delle infrastrutture necessarie per garantire che tutti i loro cittadini abbiano accesso alla sanità pubblica; ritiene, in particolare, che per costruire un sistema sanitario resiliente sul lungo periodo si debba, tra l'altro: (i) investire nei servizi sanitari pubblici di base, (ii) garantire un'assistenza sicura e di qualità aumentando le risorse destinate alla formazione, alla supervisione e all'adeguata retribuzione degli operatori sanitari, nonché assicurando l'accesso a farmaci sicuri, (iii) coinvolgere le comunità e i portatori d'interessi locali nella risposta alla crisi e nella pianificazione dello sviluppo; invita i donatori internazionali a potenziare l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) a favore di detti paesi attraverso l'impiego di sistemi per paese, come il sostegno al bilancio; invita la Commissione a definire, in cooperazione con i paesi partner, l'OMS, la Banca mondiale e altri donatori, piani sanitari e procedure di monitoraggio coerenti basati sulle necessità;

15.  sottolinea che le risposte dovrebbero affrontare il problema delle disparità di fondo in termini di rappresentanza delle donne, accesso alla sanità e ai servizi e distruzione dei mezzi di sussistenza; pone segnatamente l'accento sulla necessità di offrire servizi di base e assistenza sanitaria di qualità, con particolare attenzione per l'assistenza alle madri e i servizi ostetrici e ginecologici;

16.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sul ruolo dell'Unione europea nella sanità mondiale (COM(2010)0128) e la sua visione olistica di sistemi sanitari globali, il suo approccio orizzontale e il suo impegno a favore di una copertura sanitaria universale; incoraggia la Commissione a rivedere tale comunicazione alla luce delle nuove conoscenze acquisite durante la crisi dell'Ebola, mantenendo l'approccio globale e orizzontale, e a presentare e attuare con tempestività un programma d'azione;

17.  sottolinea, in generale, la necessità che i paesi in via di sviluppo conferiscano priorità, a livello del bilancio, allo sviluppo di solidi sistemi pubblici nel campo della sicurezza sociale e della sanità, alla costruzione di un numero sufficiente di infrastrutture sanitarie sostenibili e adeguatamente attrezzate (in particolare laboratori e servizi igienico-sanitari) e all'offerta di servizi di base e di assistenza sanitaria di qualità; sottolinea la necessità che gli operatori sanitari siano in numero adeguato rispetto alla popolazione e invita i governi dei paesi interessati a garantire che siano retribuiti e che il denaro destinato alla sanità arrivi alle persone; riconosce, tuttavia, che crisi come quella attuale non possono essere risolte dai soli sistemi sanitari, ma che occorre un approccio globale che abbracci diversi ambiti, come l'istruzione e la formazione, l'igiene, la sicurezza alimentare e l'acqua potabile, per affrontare le carenze critiche in tutti i servizi essenziali; sottolinea al tempo stesso che un'istruzione che copra anche la dimensione culturale e le credenze è a sua volta essenziale per la ripresa;

18.  ricorda che gli investimenti nel settore sanitario rappresentano un importante vettore di crescita economica e contribuiscono a ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo; si compiace dell'integrazione dell'obiettivo 3, "Garantire una vita in buona salute e promuovere il benessere di tutti a ogni età", nella proposta sui futuri obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS);

19.  sottolinea che i programmi a lungo termine preventivati, necessari per costruire sistemi sanitari resilienti e globali, devono includere anche un adeguato numero di operatori sanitari opportunamente formati, l'accesso a forniture mediche sufficienti e solidi sistemi d'informazione sanitaria;

20.  chiede il potenziamento delle infrastrutture di ricerca mediante la creazione di un centro regionale pubblico di ricerca sulle malattie infettive in Africa occidentale e lo sviluppo di forme di cooperazione inter-universitaria che coinvolgano l'Unione europea e i suoi Stati membri;

21.  pone l'accento sulla necessità di affrontare la diseguaglianza sociale per costruire un sistema sanitario pubblico resiliente e sostenibile; appoggia, a tale fine, l'introduzione di una copertura sanitaria universale gratuita per l'utente finanziata con fondi pubblici ed esorta la Commissione, unitamente ai paesi partner e agli altri donatori, a presentare quanto prima un programma per l'introduzione di una copertura sanitaria universale che garantisca la mutualizzazione dei rischi sanitari;

22.  invita tutti i paesi a impegnarsi a favore della copertura sanitaria universale e a elaborare un piano che individui le risorse nazionali e i potenziali finanziamenti internazionali funzionali al conseguimento di tale obiettivo; appoggia l'obiettivo di aumentare la spesa per l'assistenza sanitaria in tutti i paesi portandola al livello minimo riconosciuto di 86 USD per persona per i servizi sanitari essenziali;

23.  valuta positivamente la conferenza internazionale di alto livello sull'Ebola, tenutasi il 3 marzo 2015 sotto l'egida dell'UE e dei principali partner, con l'obiettivo di eradicare l'Ebola, ma anche di valutare le conseguenze nei paesi colpiti per assicurare che l'aiuto allo sviluppo si aggiunga agli sforzi umanitari;

24.  appoggia l'idea di istituire un "piano Marshall" per contribuire a riavviare l'economia di questi paesi; suggerisce di offrire assistenza tecnica all'amministrazione per potenziarne le capacità e fare in modo che il denaro arrivi alle persone e non si perda nei rivoli della corruzione o sia usato per altre finalità;

25.  accoglie favorevolmente gli sforzi internazionali volti ad alleviare gli obblighi internazionali in materia di debito dei paesi colpiti dal virus dell'Ebola;

26.  ritiene che i partenariati tra l'Unione europea e la zona colpita dalla crisi saranno efficaci soltanto se Liberia, Guinea e Sierra Leone saranno in grado di divenire quanto prima artefici diretti del loro sviluppo;

27.  ritiene che occorra riesaminare la programmazione dell'11° Fondo europeo di sviluppo (FES) per garantire che gli investimenti nel campo della sanità e del buon governo divengano una priorità per tutti i paesi dotati di infrastrutture pubbliche fragili; esprime preoccupazione per il fatto che la salute, l'acqua e i servizi igienico-sanitari non figurano tra i settori focali dei programmi indicativi nazionali della Liberia e della Sierra Leone; invita la Commissione a porre in essere meccanismi per monitorare più da vicino gli aiuti;

28.  ritiene che la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP) non potrà più ignorare il rischio insito nel sottofinanziamento strutturale dell'azione umanitaria dell'Unione europea;

29.  si congratula con gli operatori umanitari e il personale medico presenti sul posto che, rischiando la propria vita, si sono impegnati per contenere questa grave crisi sanitaria;

30.  si congratula con la missione delle Nazioni Unite per l'emergenza Ebola (UNMEER), le organizzazioni partner e le organizzazioni umanitarie non governative, tra cui Medici senza frontiere e la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Emergency e altre ancora, per il lavoro svolto sul campo e valuta molto positivamente il loro ampio apporto e contributo ai fini del controllo dell'epidemia; deplora i casi di trattamento inappropriato del personale medico e di altro tipo impegnato nella lotta contro l'epidemia di Ebola dopo il loro rientro dall'Africa;

31.  ritiene che, in linea di principio, l'accesso ai farmaci non dovrebbe più dipendere dal potere d'acquisto dei pazienti, ma rispondere alle esigenze del malato, e che le forze di mercato non dovrebbero essere le sole a decidere quali farmaci produrre;

32.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a onorare il principio unionale della coerenza delle politiche per lo sviluppo, sancito all'articolo 208 TFUE, attraverso la promozione di politiche giuste ed eque in materia di scambi internazionali, innovazione e ricerca medica che favoriscano e facilitino l'accesso universale ai farmaci;

33.  invita la Commissione a esplorare modelli alternativi a quelli basati sui monopoli dei brevetti per lo sviluppo di farmaci o vaccini prodotti nel quadro di partenariati pubblico-privato, come l'iniziativa sui medicinali innovativi, che possono garantire l'accessibilità ai trattamenti per i malati, la sostenibilità dei bilanci dell'assistenza sanitaria e una risposta efficace a crisi come quella causata dal virus dell'Ebola o da minacce simili;

34.  sottolinea l'importanza di rafforzare le capacità della ricerca epidemiologica su scala mondiale, di sviluppare "test rapidi" e di garantire l'accesso ai vaccini; si compiace, a tal proposito, del fatto che per combattere il virus dell'Ebola siano stati mobilitati molti fondi europei destinati alla ricerca, in particolare tramite l'iniziativa sui medicinali innovativi, il programma Orizzonte 2020 e il programma di partenariato Europa-paesi in via di sviluppo per gli studi clinici (EDCTP); pone in evidenza che il fatto i vaccini, per quanto benaccetti, non sono molto probabilmente idonei a eradicare l'Ebola, dal momento che il virus sta mutando; sottolinea pertanto che, a livello di finanziamenti, va accordata priorità al rafforzamento del sistema sanitario nel suo complesso, all'igiene, al contenimento, alla possibilità di eseguire test rapidi affidabili in ambiente tropicale e ai medicinali volti a contrastare il virus e i sintomi da esso causati;

35.  esorta tutte le parti interessate a promuovere la formazione civica in materia di salute ponendo l'accento sulla questione delle usanze tradizionali incompatibili con la lotta alla propagazione delle epidemie;

36.  sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere un finanziamento equo ed efficace della ricerca che giovi alla salute di tutti e garantisca che innovazioni e interventi si traducano in soluzioni accessibili e dal costo abbordabile; ribadisce, in particolare, che è opportuno esplorare modelli che dissocino il costo delle attività di ricerca e sviluppo dai prezzi dei medicinali, comprese le possibilità di trasferimento di tecnologia verso i paesi in via di sviluppo;

37.  ribadisce la necessità di investire nelle malattie trascurate; invita, in tale contesto, la Commissione a proseguire il dibattito in materia e a prevedere modalità per una cooperazione pubblico-privato di ampia portata tesa a rafforzare i sistemi sanitari nazionali e ad agevolare il trasferimento dei risultati alla popolazione interessata, a condizione che siano introdotte misure di salvaguardia per impedire che il partenariato pubblico-privato danneggi le persone vulnerabili in un mercato non regolamentato; plaude, a tale proposito, al fatto che, per fare fronte all'urgente necessità di intraprendere ricerche su nuove terapie, l'UE abbia messo a disposizione 138 milioni di EUR per progetti finalizzati a mettere a punto sperimentazioni cliniche per nuovi vaccini, test diagnostici rapidi e trattamenti nel quadro di Orizzonte 2020 e dell'iniziativa sui medicinali innovativi; elogia l'industria farmaceutica europea, che ha impegnato a sua volta importanti risorse per sostenere gli sforzi di ricerca;

38.  sottolinea che Ebola e altre epidemie rappresentano minacce transnazionali che richiedono una cooperazione internazionale; invita l'OMS a rivedere il regolamento sanitario internazionale (RSI) per inserirvi l'idea di responsabilità interdipendente e il sostegno finanziario, anche per affrontare le cause alla radice;

39.  accoglie con favore, alla luce dell'approssimata attuazione dell'RSI e della mancanza di sorveglianza epidemiologica, il programma francese RIPOST "Réseau d'Instituts de santé Publique d'Afrique de l'Ouest" (Rete degli istituti di sanità pubblica dell'Africa occidentale);

40.  sottolinea che ora l'epidemia sta scemando, ma che il virus rimane nelle gonadi per mesi dopo la guarigione, e che è pertanto necessario predisporre servizi di consulenza sessuale e pianificazione familiare nel quadro delle misure relative al sistema sanitario e all'istruzione;

41.  sottolinea la crescente probabilità di una crisi alimentare successiva all'epidemia, poiché quest'ultima è dilagata in modo particolare i piccoli agricoltori; invita gli Stati membri, la Commissione e la comunità internazionale a investire nel loro sviluppo a lungo termine per garantire che le famiglie contadine e la sicurezza alimentare futura dell'Africa occidentale non siano a rischio;

42.  chiede alla sua commissione competente di seguire da vicino le misure adottate per la gestione della crisi, in stretta collaborazione con il coordinatore dell'Unione per l'Ebola e alla luce della missione del Parlamento europeo in Sierra Leone, prima di presentare una valutazione definitiva basata su criteri ben definiti;

43.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti dei paesi dell'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite e all'Organizzazione mondiale della sanità.

(1)

Testi approvati, P8_TA(2014)0026.

(2)

Ad esempio le usanze che vietano di bruciare i morti.


MOTIVAZIONE

Dal marzo 2014, la Sierra Leone, la Liberia e la Guinea sono vittime della maggiore epidemia d'Ebola che l'umanità abbia mai conosciuto. La permeabilità delle frontiere ha favorito il passaggio del virus da un paese all'altro. I tre paesi in questione si classificano agli ultimi posti in base all'indice di sviluppo umano dell'UNDP. La loro aspettativa media di vita è uguale o inferiore a 60 anni, la scolarità supera raramente i tre anni e circa l'80% dei cittadini di questi paesi vive in estrema povertà.

Questi indicatori rivelano una situazione di estrema vulnerabilità delle popolazioni di Sierra Leone, Liberia e Guinea. È evidente che i tre paesi in questione non possono farcela da soli. L'entità e la complessità dell'attuale epidemia di Ebola costituiscono un'autentica sfida per i tre Stati, le cui carenze in materia di sanità e di istruzione sono, per così dire, strutturali. A livello locale, regionale e nazionale, la crisi dell'Ebola è dunque sistemica.

Sistemica, la crisi dell'Ebola lo è anche a livello della governance globale, e la comunità internazionale ha impiegato pertanto troppo tempo a reagire.

Soltanto nel settembre 2014 le cose hanno iniziato davvero a muoversi. Con la sua decisione di affidare a Christos Stylianides, il nuovo commissario per gli aiuti umanitari, la missione di coordinatore dell'UE in materia di Ebola, il Consiglio europeo ha inviato un segnale forte, tanto agli Stati membri quanto alla Commissione. Ormai non basta più improvvisare. Si ricordi, per inciso, che la base giuridica di una tale missione è ora sancita dal trattato di Lisbona.

Il mandato del commissario per gli aiuti umanitari è molto ampio e costituisce un autentico banco di prova per tutti gli attori coinvolti nello sforzo europeo in termini di ricerca, innovazione, gestione della crisi, invio di personale medico sul terreno, predisposizione di un sistema di evacuazione e sforzi da esplicare a più lungo termine nell'ambito della cooperazione allo sviluppo.

Fedele alla sua tradizione, il Parlamento europeo ha ricordato che, in questo caso, il suo compito è quello di controllare l'esecutivo, esercitare la sua funzione di legislatore e, infine, dare un impulso politico. Secondo la commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo, l'Unione europea, primo attore di sviluppo nel mondo, ha una responsabilità speciale nel promuovere il diritto all'assistenza sanitaria universale. È lecito esigere che l'Unione europea dia prova di un impegno ben superiore a quello di tutti gli altri attori, di modo che gli altri ne seguano l'esempio. La sua voce deve essere ascoltata, in particolare quest'anno, dedicato allo sviluppo all'insegna del motto "Il nostro mondo, il nostro futuro, la nostra dignità."

Pertanto, nella lotta contro l'Ebola, l'Unione europea deve rispondere alle sfide e alle questioni centrali seguenti.

Come si colloca rispetto all'OMS, che dovrebbe fornire informazioni sullo sviluppo di un'epidemia in una fase molto precoce? D'altro canto, è l'OMS a dare orientamenti al mondo scientifico, dal quale ci si attende a sua volta che si mobiliti per sviluppare un vaccino e farmaci per trattare l'Ebola.

L'OMS è in grado di predisporre le capacità di trasporto e di dispiegamento logistico indispensabili per arginare l'epidemia? A titolo d'esempio, gli Stati Uniti sono stati in grado di dispiegare migliaia di soldati e materiale considerevole in tempo record nella zona colpita dal virus dell'Ebola.

D'altronde, la gestione della crisi dell'Ebola ha fatto apparire un altro fenomeno: "la crisi nella crisi", come ha ricordato MSF in uno dei suoi appelli, in quanto numerose persone colpite da una malattia diversa dall'Ebola cessano di recarsi in ospedale per paura di essere contagiate dal virus. Ci si attende che l'Unione europea si adoperi per trovare una soluzione a questo fenomeno in stretta collaborazione con i suoi partner africani.

Inoltre, non sarebbe opportuno aiutare i paesi africani a dotarsi gradualmente di proprie capacità di ricerca?

Parliamo anche del ruolo della politica nella ricerca. Non spetta al mercato definire le priorità di ricerca, ci ricordano a giusto titolo i sostenitori del diritto alla copertura sanitaria universale. Quali sono pertanto le iniziative che l'Unione europea deve adottare in questo ambito, sia a livello unionale sia nei consessi internazionali?

Il relatore è fermamente convinto che, nei primissimi mesi della crisi dell'Ebola, le ONG umanitarie e, in particolare, MSF e la Croce rossa siano stati gli attori più efficaci, più informati e maggiormente in grado di svolgere un ruolo di primissimo piano nella lotta contro un virus le cui conseguenze, come sappiamo, sono state terribili. Con il loro livello indiscutibile di conoscenze, di know-how, di competenza e di capacità di comunicazione, senza parlare della loro capacità di agire in rete, gli operatori umanitari hanno provato che, se del caso, nelle fasi iniziali di una crisi possono essere più pertinenti e più efficaci degli "attori istituzionali". A mio parere, è importante avviare una riflessione su come utilizzare al meglio le capacità degli attori umanitari in futuro. Non si tratta, beninteso, di rimettere in questione il loro status e i loro principi fondamentali. Il fatto che la questione sia estremamente delicata non significa che non si debba sollevarla.

Quindi è opportuno pensare già sin d'ora al periodo post-Ebola. La fase post-Ebola è raggiunta quando per 42 giorni non vi è più alcun caso di nuovo contagio. A questo punto la risposta dell'Unione europea deve situarsi su due piani: in primo luogo, su quello dell'aiuto allo sviluppo, che include gli investimenti che è importante realizzare in campo sanitario, e, in secondo luogo, sul piano dell'indispensabile aiuto alla ripresa economica dei tre paesi. Prima della crisi, si prevedeva per tali paesi una crescita media annua del PIL nettamente superiore al 5%. Tuttavia, l'Ebola ha sensibilmente rallentato l'attività economica e oggi i tre paesi sono in recessione. Quanto prima queste tre economie saranno in grado di generare risorse sufficienti, tanto meglio sarà per l'autonomia dei paesi in questione e la loro capacità di stanziare risorse per soddisfare le esigenze di base in materia di sanità.

I partenariati tra l'Unione europea e la zona colpita dalla crisi saranno efficaci soltanto se Liberia, Guinea e Sierra Leone saranno in grado di divenire quanto più rapidamente possibile artefici del loro sviluppo. La programmazione del Fondo europeo di sviluppo (FES) a favore di questi tre paesi dovrà essere riesaminata alla luce delle numerose sfide che la crisi dell'Ebola ha fatto emergere. È altresì importante chiarire sin d'ora che la revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (CFP) non potrà più ignorare il rischio di sottofinanziamento strutturale delle azioni umanitarie dell'Unione europea.

Infine, esprimiamo l'auspicio che tutte le parti coinvolte facciano prova di una lungimiranza sufficiente affinché ciascuno assuma le proprie responsabilità nel periodo successivo, nonostante il fatto che l'Ebola sia da tempo scomparsa dalle notizie delle 20.00.

In conclusione, è opportuno ricordare che l'attuale crisi dell'Ebola ha messo in luce le lacune strutturali che sussistono in molti paesi e ricordato ai responsabili dell'Unione europea la necessità di perseverare nella loro volontà di destinare almeno il 20% dell'aiuto pubblico allo sviluppo dei servizi sociali di base, tra cui in via prioritaria la sanità.


PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (27.3.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo

sulla crisi dell'Ebola: gli insegnamenti a lungo termine e come potenziare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo per impedire crisi future

(2014/2204(INI))

Relatore per parere: Josu Juaristi Abaunz

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l'epidemia di Ebola scoppiata nell'Africa occidentale nel 2014 è la più estesa e complessa della storia di tale virus, che ha colpito molti paesi e causato migliaia di malati e morti(1); che l'Organizzazione mondiale della sanità è stata allertata per la prima volta dell'attuale epidemia di Ebola il 23 marzo 2014, ma soltanto l'8 agosto il Comitato di emergenza del regolamento sanitario internazionale ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale; che, prima di questa epidemia, l'Ebola non era considerata un rischio principale per la salute pubblica;

B.  considerando che nella settimana conclusasi il 15 marzo 2015 sono stati segnalati 150 nuovi casi confermati di malattia da virus Ebola (EVD); che nella stessa settimana sono stati segnalati 95 nuovi casi confermati in Guinea, ossia il totale settimanale più elevato per il paese nel 2015, e 55 nuovi casi confermati in Sierra Leone, il totale settimanale più basso per il paese dalla fine di giugno 2014; che per la terza settimana consecutiva in Libera non si sono riscontrati nuovi casi confermati;

C.  considerando che l'epidemia ha colpito oltre 20 000 persone, principalmente in Guinea, Liberia e Sierra Leone, e dall'Africa si è diffusa in due altri continenti con casi isolati; che i paesi maggiormente colpiti dall'attuale epidemia di Ebola nell'Africa occidentale sono paesi dotati di sistemi sanitari particolarmente vulnerabili, con personale e risorse insufficienti; che l'escalation dell'epidemia di Ebola non ha causato soltanto una crisi medica con migliaia di vittime, ma anche pressioni economiche e sociali e instabilità politica nei paesi colpiti e nelle regioni circostanti;

D.  considerando che questa epidemia si evolve in modo imprevedibile e costante a causa della mancanza di strutture di isolamento e di personale medico qualificato, mentre il personale medico straniero incontra difficoltà nel guadagnare la fiducia delle popolazioni colpite; che il sostegno internazionale deve riguardare tutti gli aspetti dell'epidemia, dalla mobilitazione e l'istruzione a livello di comunità, al miglioramento della qualità e della solidità dei sistemi sanitari, alla formazione del personale sanitario e le cure mediche di sostegno, il controllo epidemiologico coordinato, il tracciamento dei contatti e la sorveglianza ai fini di un controllo efficace dell'epidemia; che l'introduzione di un caso in un paese non colpito rimane un rischio finché saranno segnalati casi in qualsiasi paese;

E.  considerando che le sfide principali nei tre paesi più colpiti sono state la mancanza di esperienza nel trattamento dell'Ebola, una popolazione estremamente mobile, una diffusa percezione pubblica errata della malattia e delle relative vie di trasmissione nonché una forte resistenza della comunità al trattamento tempestivo, sfociata in atti di aggressione contro il personale medico internazionale;

F.  considerando che la qualità e la solidità dei sistemi sanitari sono state fondamentali per il controllo efficace dell'epidemia;

G.  considerando che l'impatto della crisi dell'Ebola non si limita al suo tasso di mortalità ma colpisce anche la stabilità politica e la prosperità delle economie delle regioni colpite, e comprende minacce per la sicurezza alimentare e la coesione sociale regionali; che, secondo la Banca mondiale, nel solo 2015 l'impatto sul PIL dei tre paesi più colpiti ammonterà a 2 miliardi di dollari, in conseguenza diretta della crisi;

H.  considerando che nel mese di febbraio 2015 l'OMS ha riportato per la prima volta nel 2015 un aumento del tasso di contagio settimanale nei tre paesi a trasmissione intensa (Guinea, Liberia e Sierra Leone) dove la risposta all'Ebola rappresenta ancora una sfida importante;

I.  considerando che la comunità internazionale ha sottovalutato la portata dell'epidemia e che quindi la risposta iniziale è stata esitante e si è concentrata soprattutto sul finanziamento o la costruzione di strutture di gestione dei casi di Ebola, lasciando alle autorità nazionali, al personale sanitario locale e alle ONG il compito di fornire il supporto necessario in termini di medici e infermieri;

J.  considerando che l'Unione europea ha mobilitato aiuti finanziari per un valore di 1,1 miliardi di euro a titolo di oltre 434 fondi della Commissione; che l'OMS ha recentemente sollecitato tre misure per debellare totalmente l'Ebola: un fondo supplementare pari a 1 miliardo di dollari (800 milioni di euro), un coordinamento e una gestione migliori delle situazioni di emergenza e la garanzia dell'accesso di nuovi farmaci sul mercato;

K.  considerando che la Commissione si è impegnata attivamente fin dall'inizio dell'epidemia, intensificando la propria risposta all'epidemia e monitorando la situazione attraverso il proprio centro di coordinamento della risposta alle emergenze, che serve a coordinare l'assistenza dell'Unione europea sotto l'autorità di Christos Stylianides, coordinatore UE per l'Ebola;

L.  considerando che l'eliminazione dell'EVD incontra problemi significativi, come l'inizio della stagione umida, la crescente espansione geografica della malattia, la sua diffusa trasmissione, la continua resistenza delle comunità e le sepolture non sicure;

M.  considerando che l'attivazione del meccanismo di protezione civile dell'UE ha facilitato la rapida e coordinata mobilitazione di forniture d'emergenza e di esperti messi a disposizione dagli Stati membri;

N.  considerando che in tutta la regione mancano tuttora strutture adeguate ubicate dove serve per individuare e isolare i pazienti; che in molti luoghi dell'Africa occidentale, il coordinamento, la distribuzione geografica e la flessibilità di tali strutture rappresentano tuttora un grave problema;

O.  considerando che, secondo i dati dell'UNICEF, diverse migliaia di bambini sarebbero divenuti orfani a causa dell'epidemia; che numerose vittime dell'Ebola sono oggetto di discriminazione, perdita di status ed esclusione sociale;

P.  considerando che l'epidemia di Ebola ha messo in luce gravi lacune nei sistemi locali di prevenzione delle crisi sanitarie; che la risposta della comunità internazionale ai paesi colpiti dall'Ebola dovrebbe includere elementi diversi, come la capacità dei laboratori di diagnosticare e confermare i contagi, la sensibilizzazione, il miglioramento dell'impegno delle comunità e della comprensione culturale, la mobilitazione sociale, il tracciamento e il monitoraggio dei contatti, l'allarme e la sorveglianza, nonché l'accesso alle cure sanitarie per i pazienti colpiti da altre malattie e la garanzia di sepolture sicure; che sia la protezione delle strutture sanitarie, che sono ancora carenti in alcune parti dell'Africa occidentale, sia la tutela degli operatori sanitari, che svolgono un ruolo essenziale in tali situazioni di emergenza, dovrebbero essere sviluppate mediante un programma di formazione medica di emergenza mirato a colmare la grave mancanza di personale medico a livello locale e a contenere l'epidemia;

Q.  considerando che la Commissione, attraverso l'iniziativa sui medicinali innovativi (IMI), ha avviato otto progetti dedicati ai vaccini e alla diagnostica nell'ambito del nuovo programma Ebola+ con un bilancio totale di 215 milioni di euro; che 114 milioni di euro provengono dal programma Orizzonte 2020 e i rimanenti 101 milioni di euro dalle imprese farmaceutiche partecipanti ai progetti; che sono tuttora necessari fondi aggiuntivi per aiutare i paesi colpiti dall'Ebola a introdurre i vaccini, ricostruire i sistemi sanitari collassati e ripristinare i servizi di vaccinazione; che i risultati delle sperimentazioni cliniche per i vaccini contro il virus Ebola dovrebbero essere disponibili nel primo trimestre del 2015, mentre nel contempo due potenziali vaccini, che si stanno attualmente sperimentando sugli esseri umani, si sono entrambi rivelati sicuri ed efficaci sugli animali;

R.  considerando che l'epidemia ha avuto drammatiche ripercussioni sul personale sanitario locale e sul proseguimento del processo di formazione nell'Africa occidentale; che il personale medico è tuttora esposto al grave rischio di contrarre il virus Ebola;

S.  considerando che le misure adottate per combattere l'Ebola dovrebbero essere parte di un processo coordinato che garantisca maggiore trasparenza e chiarezza e accordi maggiore attenzione alle carenze e al soddisfacimento delle esigenze;

T.  considerando che concentrare gli aiuti internazionali soltanto sul virus Ebola, trascurando il rafforzamento delle capacità locali di gestione efficiente dei sistemi sanitari, può generare effetti perversi quali la recrudescenza dell'incidenza di altre malattie provocata da una diminuzione degli sforzi profusi per la loro prevenzione e trattamento, come avviene per la diarrea (causa di morti infantili) e la malaria;

U.  considerando che l'impatto dei tassi di mortalità nei paesi colpiti è ulteriormente aggravato da sistemi sanitari in difficoltà, che non sono in grado di fornire servizi di base quali la vaccinazione, i servizi all'infanzia e l'assistenza sanitaria per le madri;

1.  deplora la perdita di vite umane nella regione devastata dall'epidemia di Ebola ed esprime le sue sincere condoglianze ai governi dei paesi e alle persone direttamente e indirettamente colpite dal morbo;

2.  plaude all'istituzione della missione delle Nazioni Unite in risposta all'emergenza Ebola (UNMEER) e della task force dell'UE sull'Ebola, alla nomina del commissario Christos Stylianides a coordinatore dell'UE per la risposta all'Ebola e al contributo e agli aiuti complessivi delle numerose organizzazioni partner, delle agenzie nazionali e internazionali specializzate, dei Fondi, delle organizzazioni non governative nazionali e internazionali, del personale medico locale e internazionale e dei volontari che operano sul campo per combattere l'Ebola;

3.  prende atto dei progressi compiuti e dei contributi forniti a livello internazionale ed europeo, ma sottolinea che c'è ancora molto lavoro da fare per aiutare i paesi interessati a contenere e debellare l'epidemia di Ebola; ribadisce l'importanza di una strategia europea volta a coordinare la risposta all'Ebola a livello di Unione e rafforzare lo stato di preparazione e protezione all'interno dell'Unione stessa;

4.  invita gli Stati membri, la Commissione e la comunità internazionale a coordinare e a rafforzare la ricerca medica e la produzione di medicinali e vaccini efficaci contro l'Ebola e altre malattie emergenti che sarebbero altrimenti trascurate dal settore commerciale farmaceutico, adoperandosi per garantire le dovute condizioni etiche nello svolgimento delle sperimentazioni cliniche mediante il previo consenso informato dei pazienti che partecipano alle sperimentazioni, la trasparenza dei dati clinici derivanti da tali ricerche nonché un reale accesso, ove possibile gratuito, a tali vaccini e cure da parte delle popolazioni destinatarie (personale qualificato e infrastrutture adeguate per l'amministrazione del trattamento, prezzo non superiore al costo reale di produzione); deplora tuttavia che gli accordi di sovvenzione per i progetti Ebola+ saranno firmati dopo lo sblocco dei fondi IMI e non prima, e si attende dalle società farmaceutiche coinvolte che aderiscano ai principi della responsabilità sociale delle imprese e li rispettino, in particolare mediante l'accessibilità economica delle cure innovative di vaccinazione;

5.  plaude agli otto progetti di ricerca realizzati dall'UE nell'ambito dell'iniziativa sui medicinali innovativi Ebola+ allo scopo di sviluppare vaccini e test diagnostici rapidi;

6.  sottolinea che la comunità internazionale dovrebbe trarre insegnamenti dalle autocritiche per la tardiva risposta, prendendo in considerazione le caratteristiche specifiche dell'epidemia; sottolinea la necessità di continuare a sostenere istituzioni come l'OMS, che ha dimostrato il suo ruolo essenziale a livello internazionale per il coordinamento e la promozione delle questioni connesse alla salute pubblica;

7.  plaude al fatto che la Commissione abbia mobilitato 24,4 milioni di euro nel 2014 e 114 milioni di euro nel 2015 a titolo di Orizzonte 2020 per finanziare progetti di ricerca volti a combattere l'Ebola mediante lo sviluppo di vaccini, test diagnostici rapidi e sperimentazioni cliniche per testare sia i nuovi trattamenti composti contro l'Ebola che quelli esistenti;

8.  accoglie con favore la prima sperimentazione di un potenziale farmaco per trattare l'Ebola, avvenuta nel gennaio 2015 in un centro di Medici senza frontiere in Liberia, e la priorità assegnata nei paesi colpiti dall'Ebola alle sperimentazioni dei vaccini, che normalmente richiederebbero decine di anni e che adesso si svolgono con orizzonte temporale di settimane e mesi;

9.  ritiene che la risposta iniziale degli Stati membri e della Commissione sia stata esitante e non corrispondesse alla reale gravità della crisi; accoglie favorevolmente e incoraggia a tale proposito l'attuale intensificarsi dell'impegno finanziario della Commissione e degli Stati membri nei settori degli aiuti umanitari e allo sviluppo, della logistica e della ricerca per far fronte alla crisi; sottolinea, tuttavia, la necessità di garantire l'accesso dei medicinali innovativi sul mercato, così come l'accesso delle squadre mediche, degli operatori sanitari qualificati, dei laboratori, degli epidemiologi e dei dispositivi di protezione, tra l'altro, nelle zone colpite dall'Ebola;

10.  esorta l'UE a mantenersi alla guida nella lotta contro l'epidemia dell'EVD; sottolinea che, sebbene gli sforzi profusi per contenere l'epidemia abbiano portato a risultati considerevoli, è necessario debellare la malattia; accoglie con favore, a tale proposito, la conferenza internazionale di alto livello sull'Ebola del 3 marzo 2015, organizzata dall'UE e dai principali partner allo scopo di eliminare l'Ebola, ma anche di valutare le conseguenze nei paesi colpiti per assicurare che gli aiuti allo sviluppo si affianchino agli sforzi umanitari;

11.  invita la Commissione a introdurre sistemi rigorosi di controllo per assicurare che l'intera dotazione stanziata per il miglioramento delle infrastrutture sanitarie e igieniche, che consente di trattare le disuguaglianze sanitarie generali e, al contempo, di lottare contro l'epidemia di Ebola e prevenire nuove crisi sanitarie, sia effettivamente destinata alla lotta contro l'epidemia nei paesi affetti dal virus, e non utilizzata per altri fini;

12.  reputa necessario prevedere un adeguato monitoraggio della dotazione stanziata per verificare se è distribuita in modo trasparente e facilmente comprensibile ed è effettivamente destinata ai paesi colpiti;

13.  sottolinea che l'attuale crisi rappresenta una minaccia per la fragile economia e la stabilità politica e sociale non solo nei paesi colpiti, ma anche nell'intera regione dell'Africa occidentale; segnala che per debellare Ebola non sarà sufficiente il miglioramento dei sistemi sanitari; è del parere che un approccio concertato e a lungo termine che coinvolga soggetti internazionali, nazionali e regionali e diversi settori (assistenza sanitaria, istruzione e formazione, impianti igienico-sanitari, igiene, disinfestazione, aiuti alimentari, acqua potabile, impianti fognari funzionanti, smaltimento dei rifiuti, economia) sia necessario per affrontare le carenze critiche in tutti i servizi essenziali; sottolinea che un'istruzione che copra la dimensione e le credenze culturali dei paesi interessati e che tratti l'epidemia di Ebola in modo completo, compresa l'opportuna diffusione di informazioni chiare, sia essenziale per trovare una soluzione onnicomprensiva al problema; ricorda l'impegno per cui ai servizi sanitari va destinato il 20 % dei fondi disponibili a titolo della strumento di cooperazione allo sviluppo;

14.  segnala con preoccupazione il fatto che le informazioni sull'Ebola e la diffusione dell'epidemia non pervengono a tutti a causa dei bassi livelli di alfabetizzazione; sottolinea l'importanza di vie alternative per diffondere le informazioni, per esempio una maggiore divulgazione via radio; osserva che nelle zone colpite si registra una sfiducia nelle autorità e mette in rilievo l'importanza di fornire un'assistenza sanitaria di base anche nelle zone rurali;

15.  sottolinea la crescente probabilità che lo scoppio dell'epidemia, avendo infierito sui piccoli agricoltori, sfoci in una crisi alimentare; invita gli Stati membri, la Commissione e la comunità internazionale a investire nello sviluppo a lungo termine onde evitare che siano a rischio le famiglie contadine e la sicurezza alimentare futura dell'Africa occidentale;

16.  riconosce che per realizzare l'obbiettivo "zero nuovi casi" occorre rintracciare tutte le persone che hanno avuto un contatto a rischio elevato con una persona contagiata dall'Ebola; segnala che la tracciabilità e il monitoraggio dei contatti rappresentano due delle sfide principali cui ci si deve confrontare e rammenta che le misure di quarantena esigono un sostegno specifico ai pazienti, quali la fornitura di cibo, di acqua o l'assistenza medica;

17.  sottolinea l'importanza che l'UE eviti di adottare un "approccio unico uguale per tutti" nel fornire assistenza nelle situazioni di crisi nei paesi in via di sviluppo, in particolare prestando attenzione ai sistemi sanitari subnazionali mediante l'aumento della forza lavoro qualificata del settore sanitario; invita la comunità internazionale e l'UE a guidare i lavori per istituire sistemi sanitari resilienti attraverso piani nazionali da utilizzare come base per la definizione dei ruoli e delle responsabilità di tutti i soggetti e i partner internazionali, e a cooperare con i paesi colpiti allo scopo di sviluppare un programma di formazione medica d'emergenza mirato a colmare la grave mancanza di personale medico a livello locale e garantire l'adozione di misure sul campo per vaccinare la popolazione;

18.  sottolinea l'importanza di trarre insegnamento dalla crisi dell'Ebola e la necessità di coordinare meglio e rafforzare i sistemi sanitari anche negli Stati membri;

19.  invita la comunità internazionale ad adottare le misure del caso per risolvere i problemi sociali provocati dall'epidemia e, in particolare, a provvedere affinché i minori rimasti orfani a causa dell'Ebola siano protetti e assistiti e le persone contagiate dall'Ebola siano integrate nella società;

20.  si congratula con la missione delle Nazioni Unite per l'emergenza Ebola (UNMEER), le organizzazioni partner e le organizzazioni umanitarie non governative, tra cui Medici senza frontiere e la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Emergency e altre ancora, per il lavoro svolto sul campo e accoglie con favore il loro ampio contributo e aiuto nel controllo dell'epidemia; deplora i casi di trattamento inappropriato del personale medico e di altro tipo impegnato nella lotta contro l'epidemia di Ebola dopo il rientro dall'Africa;

21.  invita gli Stati membri e la Commissione a fornire un sostegno finanziario alle famiglie degli operatori delle organizzazioni citate nel paragrafo 20 (UNMEER, organizzazioni partner e organizzazioni umanitarie non governative come Medici senza frontiere) deceduti nella lotta contro l'Ebola o per i postumi della stessa;

22.  invita gli Stati membri a garantire al personale medico il diritto a tutte le cure mediche necessarie in caso di contagio e, naturalmente, l'evacuazione medica nel proprio paese d'origine se dotato delle strutture adeguate per fronteggiare l'Ebola, come è il caso per gli Stati membri dell'UE;

23.  invita gli Stati membri, la Commissione e la comunità internazionale a continuare a rafforzare i sistemi sanitari nei paesi dell'Africa occidentale colpiti; sottolinea che l'Ebola è sicuramente una malattia con un elevato tasso di mortalità, ma che ci sono altre malattie mortali (come la malaria) nella regione che dovrebbero essere combattute; sottolinea l'importanza che l'UE investa nel rafforzamento delle capacità nel settore e lo favorisca, al fine di rispettare i requisiti delle norme sanitarie internazionali e affrontare il problema dei sistemi sanitari inadeguati, a causa del quale le popolazioni di molte regioni dell'Africa occidentale non hanno accesso all'assistenza sanitaria di base, in modo che il personale locale possa essere dotato di risorse adeguate e formato per far fronte alle epidemie future (Ebola o qualsiasi altra malattia); sottolinea che occorre riservare la massima priorità alla protezione del personale sanitario impegnato nella lotta contro l'epidemia ed evidenzia quanto sia importante riconoscere che l'ultima epidemia di Ebola non è un caso isolato, bensì un segnale della necessità di investimenti a lungo termine nella lotta contro il virus;

24.  chiede che siano adottate azioni educative e informative per sensibilizzare sui sintomi e sulle misure preventive in modo da favorire un clima di fiducia e la cooperazione della popolazione nei confronti delle misure contro l'Ebola, dato che l'informazione e la comunicazione costituiscono un aspetto importante della lotta contro l'epidemia; sottolinea che la situazione creatasi in alcuni Stati membri dopo l'arrivo di casi sospetti di Ebola ha dimostrato la necessità di una campagna di informazione e di comunicazione più efficace in Europa;

25.  sottolinea che, nei paesi colpiti, occorre prendersi cura degli orfani che hanno perso i loro famigliari a causa del virus Ebola collocandoli negli orfanatrofi e fornendo loro assistenza;

26.  sottolinea con forza la necessità di contrastare le crescenti tensioni sorte tra i diversi gruppi in seguito allo scoppio dell'epidemia di Ebola, dato che potrebbero nascere miti secondo cui alcuni gruppi etnici sarebbero ritenuti responsabili dell'epidemia; esprime altresì preoccupazione per la situazione estremamente precaria dei bambini, dato che i bambini orfani sono visti come portatori della malattia e vengono isolati dalla società e costretti a vivere da soli per strada;

27.  ritiene che sia gli Stati membri sia le istituzioni dell'UE dovrebbero considerare la possibilità di istituire una banca dati di professionisti del settore sanitario contenente specialisti formati per le emergenze, da utilizzare in modo tempestivo, nonché assistere i paesi in via di sviluppo nel rafforzare i loro sistemi sanitari pubblici;

28.  esorta ad adottare provvedimenti immediati per creare un ambiente finanziario per la ricerca sulla prevenzione di ulteriori focolai, coordinare e rafforzare la ricerca medica e la produzione di farmaci efficaci, le sperimentazioni cliniche e le politiche, non soltanto contro l'Ebola ma anche contro talune altre malattie infettive potenzialmente letali e suscettibili di evolversi in un'epidemia che causano un elevato numero di decessi in Africa, e per pubblicare i dati relativi alla sicurezza e all'efficacia dei vaccini; sottolinea la necessità di non abbandonare gli sforzi di ricerca dato che occorre un controllo continuo dell'epidemia, facendo attenzione a garantire condizioni etiche di svolgimento delle sperimentazioni mediante il consenso informato preventivo dei pazienti che vi partecipano, la trasparenza dei dati clinici risultanti da tali ricerche nonché l'accesso effettivo a tali vaccini e trattamenti da parte delle popolazioni cui sono destinati (personale qualificato e infrastrutture adeguate per la somministrazione delle cure, prezzo che non superi il costo reale di produzione); si aspetta che le convenzioni di sovvenzione del programma Ebola+ siano rese pubbliche per quanto riguarda condizioni e procedure di aggiudicazione;

29.  invita gli Stati membri a profondere ulteriori sforzi per dotare il centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell'UE delle risorse e del personale necessari; invita gli Stati membri a coordinare i loro sforzi nel comitato per la sicurezza sanitaria, con la partecipazione della Commissione, e sottolinea l'importanza di una maggiore cooperazione e ulteriori scambi di informazioni sul corpo volontario europeo di aiuto umanitario, che mira a fornire una risposta europea efficace alle catastrofi;

30.  invita la comunità internazionale a garantire che vi siano forniture sufficienti di dispositivi di protezione individuale disponibili e ad adottare misure intese a garantire un'evacuazione sanitaria sicura del personale internazionale in futuro;

31.  accoglie con favore, in tale contesto, la mobilitazione delle capacità di evacuazione sanitaria (Medevac) per gli operatori del settore degli aiuti umanitari internazionali che hanno contratto la malattia nello svolgimento del proprio lavoro nei paesi colpiti;

32.  chiede a tutti gli attori coinvolti nella riposta di adottare un approccio molto più flessibile e di stanziare le risorse in funzione:

  –  delle esigenze locali più urgenti, in qualsiasi momento e luogo, tenendo conto dell'obiettivo a lungo termine di debellare l'Ebola e prevenire epidemie future;

  –  della necessità di preparare la transizione verso una situazione post-crisi duratura e favorevole alla pace;

  sottolinea che le aree rurali remote dovrebbero beneficiare di maggiore sostegno internazionale;

33.  è altresì preoccupato per il modo in cui l'epidemia di Ebola sta minando le condizioni di vita delle donne, a causa del forte declino dell'agricoltura e del commercio a conduzione familiare dallo scoppio dell'epidemia del virus, il che espone le donne ad un rischio ancora più elevato di contagio; nota inoltre il ruolo delle donne nei preparativi delle sepolture e sottolinea l'importanza di proteggerle dal rischio di contagio, senza minacciare le strutture culturali;

34.  chiede che siano attuate misure, una volta che l'Ebola sarà stata debellata, intese a ripristinare la fiducia nella sicurezza dei paesi colpiti, al fine di richiamare gli investitori ed avviare la ripresa economica, trattandosi di uno dei requisiti per prevenire lo scoppio di epidemie in futuro;

35.  chiede alla Commissione, una volta che tale epidemia sarà sotto controllo, di presentare una relazione in cui tragga insegnamenti dall'esperienza dell'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale, sottolineando i settori che potrebbero essere migliorati nella futura risposta dell'UE a simili crisi sanitarie;

36.  invita tutti i soggetti coinvolti nella crisi a considerare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie nel migliorare la velocità della risposta.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.3.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

66

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Margrete Auken, Zoltán Balczó, Catherine Bearder, Ivo Belet, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Nessa Childers, Alberto Cirio, Birgit Collin-Langen, Miriam Dalli, Seb Dance, Angélique Delahaye, Ian Duncan, Stefan Eck, Bas Eickhout, Eleonora Evi, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Iratxe García Pérez, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Sylvie Goddyn, Matthias Groote, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Jean-François Jalkh, Benedek Jávor, Karin Kadenbach, Kateřina Konečná, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Valentinas Mazuronis, Susanne Melior, Massimo Paolucci, Gilles Pargneaux, Piernicola Pedicini, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, Annie Schreijer-Pierik, Renate Sommer, Dubravka Šuica, Tibor Szanyi, Nils Torvalds, Glenis Willmott, Jadwiga Wiśniewska, Damiano Zoffoli

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Soledad Cabezón Ruiz, Herbert Dorfmann, Linnéa Engström, Luke Ming Flanagan, Jan Huitema, Karol Karski, Merja Kyllönen, Anne-Marie Mineur, James Nicholson, Aldo Patriciello, Marit Paulsen, Bart Staes, Theodor Dumitru Stolojan, Tom Vandenkendelaere

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Marie-Christine Boutonnet, Emilian Pavel

(1)

Relazione sulla situazione: http://www.who.int/csr/disease/ebola/situation-reports/archive/en/


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (4.3.2015)

destinato alla commissione per lo sviluppo

sulla crisi dell'Ebola: gli insegnamenti a lungo termine e come potenziare i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo per impedire crisi future

(2014/2204(INI))

Relatore per parere: Teresa Jiménez-Becerril Barrio

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che con la sua risoluzione del 18 settembre 2014(1) riconosce che le donne sono sproporzionatamente colpite dalla malattia da virus Ebola (EVD), e che esse rappresentano in media il 55-75% del totale delle vittime; che i dati indicano che le donne in gravidanza sono colpite in modo particolarmente forte, con una mortalità vicina al 100% in caso di infezione, cui si aggiungono la loro vulnerabilità e la paura di contrarre infezioni attraverso l'assistenza sanitaria per la maternità;

B.  considerando che non solo le donne sono maggiormente a rischio di infezione, ma in conseguenza della diffusione della malattia ne risentono anche l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle donne;

C.  considerando che le donne e le ragazze sono particolarmente esposte all'EVD in conseguenza del loro ruolo di assistenti principali, di operatrici sanitarie che prestano assistenza al parto, di pazienti madri o in quanto maneggiano le salme prima dei riti di sepoltura; che le donne sono inoltre gravemente colpite dalla perdita di reddito in virtù del loro ruolo di coltivatrici su piccola scala o commercianti transfrontaliere che devono far fronte a una produzione alimentare e a raccolti in calo; che le donne devono affrontare forti aumenti dei prezzi alimentari, una sicurezza alimentare in calo e la chiusura delle frontiere, facendo loro accumulare ritardi nei rimborsi dei microcrediti e complicando il sostentamento delle loro famiglie;

D.  considerando che nei paesi più colpiti gli attivisti di genere e i gruppi di difesa delle donne hanno esortato i leader a far fronte all'effetto sproporzionato dell'EVD sulla popolazione femminile;

E.  considerando che le donne dominano il settore informale dell'economia, che è stato duramente colpito;

F.  considerando che l'EVD causa frequentemente aborti spontanei dato che, se la gestante contrae la malattia, è raro che riesca a portare avanti la gravidanza;

G.  considerando che le madri che si trovano nella condizione di allattare i propri figli li espongono a un elevato rischio di contagio della malattia e che per tali situazioni occorrerebbe provvedere ad agevolare il passaggio, da parte della madre malata, all'allattamento artificiale;

H.  considerando che per le donne in gravidanza è problematico ottenere l'accesso alle cure, dato il carattere invasivo di tali cure;

I.  considerando che nella lotta contro l'EVD la salute delle madri e dei bambini è stata protetta dagli operatori per la polio che prestavano assistenza in Nigeria nel contesto della risposta all'emergenza; che in Nigeria il virus dell'Ebola è stato tenuto in parte sotto controllo attraverso la riproduzione dei centri operativi d'emergenza creati per lottare contro la polio;

J.  considerando che all'interno dei sistemi sanitari le donne non sono soltanto vulnerabili, ma sono anche, rispecchiando il ruolo che esse svolgono nella società, attrici chiave nel contenere l'EVD, ad esempio in veste di infermiere, addette alle pulizie o alla lavanderia negli ospedali, e per quanto concerne la sensibilizzazione nell'ambito dell'EVD, pianificando le risposte ad essa e promuovendo strategie di prevenzione nelle loro comunità;

K.  considerando che le infermiere rappresentano la maggior parte del personale sanitario che ha contratto l'infezione ed è deceduto a causa del virus; che la crisi umanitaria ha messo a dura prova le strutture, l'attrezzatura e il personale sanitari, assottigliando le risorse già scarse di cui dispongono le gestanti; che il mancato accesso delle donne, in particolare delle gestanti, ai servizi per la salute riproduttiva costituisce un incombente disastro sanitario di vaste proporzioni(2);

L.  considerando che le donne sono le principali prestatrici di assistenza in casa e nelle comunità nella maggior parte delle società africane e che sono le sorelle, le figlie, le zie, le madri e le nonne ad aver prestato gran parte dell'assistenza ai parenti infettati dall'Ebola, esponendo se stesse a un grande rischio;

M.  considerando che la diffusa confusione e i ripetuti malintesi sulle cause e le conseguenze dell'EVD hanno esteso la diffusione del virus;

N.  considerando che le famiglie che consumano selvaggina e i cacciatori che toccano animali selvatici infetti o il loro sangue sono raramente consapevoli dei rischi associati alla lavorazione e al consumo di cacciagione;

O.  considerando che l'EVD non è soltanto una catastrofe per la salute pubblica, ma ha anche effetti psicologici, sociali ed economici duraturi soprattutto per le donne e le ragazze; che dopo la morte di un parente persistono nei confronti di donne e ragazze le voci e le paure legate all'EVD, ad esempio per quanto concerne il loro diritto di eredità o il loro ruolo di orfane, mentre la chiusura delle scuole e la tendenza delle ragazze orfane a diventare assistenti nei nuclei famigliari rischiano di creare una "generazione perduta" di bambini privati di istruzione formale per lunghi periodi di tempo e aumentano il rischio di gravidanze in età adolescenziale, matrimoni infantili e violenze contro le donne;

P.  considerando che numerose donne sopravvissute hanno difficoltà a reintegrarsi nello loro famiglie e nelle loro comunità e possono essere vittime di ripudio ed emarginazione;

Q.  considerando che sono principalmente le donne a eseguire i rituali funebri quando i loro parenti muoiono di EVD;

R.  considerando che le donne che hanno troppa paura del contagio cessano di rivolgersi all'assistenza medica e ai servizi di pianificazione familiare;

S.  considerando che le infezioni di Ebola in Africa sono state associate alla caccia, alla macellazione e alla lavorazione di carne selvaggina di animali selvatici infetti come pipistrelli e scimmie;

T.  considerando che gli aiuti d'urgenza dell'UE in risposta alla pandemia di EVD avrebbero potuto essere più efficienti, anche perché erano caratterizzati da una carente assistenza tecnica rapida in loco, dalla indisponibilità degli Stati membri alla cooperazione e da un inadeguato coordinamento centrale dell'UE;

1.  riconosce il ruolo svolto dalla comunità internazionale nella lotta all'EVD e la invita, nel formulare le sue ulteriori risposte strategiche, ad affrontare le realtà cui devono far fronte le donne e le ragazze, attraverso azioni mirate; sottolinea l'importanza di équipe sanitarie specializzate ed equilibrate sotto il profilo del genere e della disponibilità di dati e ricerche disaggregati per sesso, inoltre rileva la necessità di promuovere iniziative finalizzate a garantire un maggiore sostegno psicologico e sanitario per le donne che hanno contratto il virus a causa dell'assistenza prestata ai pazienti;

2.  invita la comunità internazionale a promuovere campagne informative ed educative che mettano le donne al corrente delle pratiche rischiose da evitare e promuovano una corretta informazione che contribuisca a limitare i rischi di infezione senza interferire con le usanze locali;

3.  sottolinea che l'emancipazione femminile dovrebbe coinvolgere le donne nello sviluppo di progetti e nel processo decisionale locale, dato che il consolidamento delle capacità umane intrapreso oggi, in particolare per le donne e le ragazze, contribuirà alla ricostruzione delle loro società;

4.  ritiene che l'effetto negativo, amplificato in particolare nelle regioni rurali, della disgregazione dei sistemi sanitari per quanto concerne la salute materna sia un importante motivo di preoccupazione, in considerazione del progressivo calo dei posti letto, della carenza di personale istruito e del rischio che alle (future) madri sia impedito di recarsi in ospedale in caso di necessità, o si astengano dal presentarvisi in futuro; evidenzia, pertanto, che per effetto di tali percezioni negative i pazienti restano nelle proprie abitazioni e ricorrono all'assistenza femminile; insiste sulla necessità di investire in misure mirate a vantaggio delle gestanti, onde offrire loro cure adeguate e instaurare un rapporto di fiducia tra la paziente e gli operatori sanitari; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere finanziariamente tali impegni; invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare il bilancio di genere in tutti i finanziamenti pertinenti dell'UE, dando priorità a quelli destinati alle donne e ai bambini, alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi;

5.  suggerisce alle organizzazioni che si adoperano per contrastare l'epidemia di Ebola di utilizzare diverse modalità di comunicazione, ivi inclusi il dialogo nelle comunità, la radio e la televisione laddove disponibili, onde coinvolgere le donne nell'impegno teso a sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alla malattia;

6.  sottolinea la necessità di sistemi mobili innovativi per garantire l'assistenza nelle aree urbane e rurali di tutta la regione e chiede finanziamenti specifici per la formazione e l'impiego di infermiere, operatori sanitari di comunità e ostetriche da parte dell'UE;

7.  ritiene fondamentale che, quando inizierà la campagna di vaccinazione su ampia scala, le donne ne beneficino in via prioritaria, in quanto sono le principali vittime, nonché dispensatrici di assistenza e spesso responsabili dell'istruzione dei bambini;

8.  sostiene la promozione di trattamenti profilattici che prevengano il contagio e siano incentrati in particolare sulle donne;

9.  ritiene necessario destinare risorse adeguate anche alla lotta contro altre tipologie di malattie particolarmente pericolose per le gestanti, come la malaria;

10.  sottolinea che occorrono risposte chiare e inequivocabili che riconoscano il ruolo delle donne quali attrici chiave nel proteggere le loro famiglie e le loro comunità e nell'interrompere la catena di trasmissione dell'EVD; sottolinea la necessità di stimolare la ripresa, includendo misure per: coinvolgere le associazioni femminili in programmi volti a fornire informazioni sull'importanza dell'assistenza sanitaria, tra cui sessioni che affrontino le precauzioni connesse all'EVD per le donne e le ragazze; offrire ai sopravvissuti dell'EVD attività di formazione per il ruolo di infermieri, addetti alle pulizie e alla lavanderia; e garantire uguale protezione a tutto il personale ospedaliero; sottolinea altresì l'importanza di fornire a uomini e donne informazioni dettagliate quanto alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare sui rischi legati ai rapporti sessuali successivi alla guarigione;

11.  incoraggia i governi dei paesi interessati ad adottare le misure necessarie a contrastare l'emarginazione e l'isolamento delle donne e delle ragazze in caso di morte di un parente e a garantire la tutela dei loro diritti fondamentali, in particolare il diritto di eredità e il diritto all'istruzione;

12.  sottolinea il lavoro prezioso ed efficace svolto dalle organizzazioni umanitarie internazionali e lo sviluppo del finanziamento decentrato di progetti a livello locale, che consentirà proprio alle donne e alle ragazze di beneficiare di un accesso più efficace alle risorse disponibili, e offrirà loro prospettive lavorative nella regione tramite strutture di formazione decentrate, contribuendo, nel contempo, ad arginare la fuga dei cervelli dalle aree interessate per quanto concerne il personale formato in ambito medico;

13.  resta profondamente preoccupato per l'ingente numero di donne e ragazze colpite dall'EVD, e sottolinea che il fallimento nell'affrontare le specifiche questioni di genere avrà un impatto negativo sulla ripresa nel lungo termine, così come sul livello di uguaglianza tra donne e uomini nei paesi interessati; insiste sulla necessità di reintegrare nella società le donne sopravvissute, sia dal punto di vista sociale che da quello finanziario, e sottolinea l'importanza di promuovere migliori prassi e campagne di sensibilizzazione in ambito sanitario nei paesi più colpiti dal virus; invita l'UE e gli Stati membri a finanziare programmi di formazione per aiutare le donne a diventare attrici chiave in tale opera di sensibilizzazione;

14.  sottolinea che è necessario riconoscere e affrontare le dimensioni di genere di questo tipo di crisi sanitaria, per quanto concerne la risposta all'emergenza e lo sforzo di ricostruzione nel lungo periodo;

15.  esorta le autorità pubbliche a tenere conto del fatto che le dinamiche di genere potrebbero contribuire a salvare vite attraverso, tra le altre cose, messaggi mirati alle donne circa l'importanza dell'utilizzo di misure protettive in casa e fuori;

16.  sottolinea che è necessario rappresentare in modo accurato nei media il ruolo delle donne nonché le realtà cui devono far fronte, onde evitare che le abitudini sociali siano usate deliberatamente per rafforzare i ruoli di genere che sono stati, per lo meno parzialmente, all'origine del tasso di infezione sproporzionatamente alto tra le donne;

17.  esprime il timore che le informazioni sull'EVD e sulla sua diffusione non raggiungano tutti a causa del basso livello di alfabetizzazione; sottolinea l'importanza di mezzi alternativi per la divulgazione di informazioni, ad esempio la diffusione di più informazioni via radio; constata un certo livello di sfiducia delle autorità nell'area colpita e sottolinea l'importanza di prestare le necessarie cure mediche anche nelle zone rurali;

18.  invita l'UE e gli Stati membri a prendere in considerazione l'urgente necessità di assegnare risorse per consolidare i sistemi di assistenza sanitaria rivolti alle madri, a tenere conto dell'impatto a lungo termine della ricostruzione delle infrastrutture sanitarie e della necessità di offrire sostegno psicologico alle persone interessate;

19.  invita la Commissione e il settore della ricerca farmaceutica a non limitarsi a concentrare la ricerca e i finanziamenti forniti tramite Orizzone 2020 sulle esigenze delle regioni ricche del mondo, ma a porre al centro le preoccupazioni dei paesi emergenti, prestando particolare attenzione alle donne, alle gestanti e ai bambini, onde poter offrire in definitiva ai paesi in via di sviluppo farmaci accessibili per le malattie che li colpiscono;

20.  invita la comunità internazionale, incluse le società private, ad affrontare l'attuale divario nella ricerca empirica e a indagare ulteriormente gli effetti particolari dell'EVD sulle vite di donne e ragazze, nonché a sviluppare una piena comprensione del loro ruolo senza pari delle donne nell'elaborazione delle risposte a queste tipologie di crisi sanitarie;

21.  sottolinea fermamente l'importanza di contrastare la tensione in aumento tra i gruppi in seguito all'epidemia di Ebola, poiché vi è il rischio che si diffondano falsi miti attribuiscono l'epidemia a determinati gruppi etnici; esprime altresì preoccupazione per la posizione estremamente vulnerabile dei bambini, anche alla luce del fatto che i bambini orfani sono visti come portatori della malattia e vengono isolati dalla società e costretti a vivere da soli per strada;

22.  chiede alla comunità internazionale di affrontare il grave costo economico e psicologico dell'EVD per le donne e di emancipare le donne affinché possano prendersi cura e provvedere al mantenimento delle loro famiglie, ormai spesso allargate;

23.  è preoccupato per il calo dei mezzi di sussistenza delle donne in seguito alla notevole riduzione dell'attività agricola e commerciale su piccola scala registrata dallo scoppio dell'epidemia del virus, che espone le donne a un rischio di infezione ancora maggiore; prende atto inoltre del ruolo delle donne nella preparazione delle sepolture e sottolinea l'importanza di affrontare il rischio di infezioni connesso a tale attività, senza minacciare le strutture culturali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.2.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

4

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Elisabeth Köstinger, Vicky Maeijer, Angelika Mlinar, Krisztina Morvai, Maria Noichl, Marijana Petir, Liliana Rodrigues, Jordi Sebastià, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Beatrix von Storch, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Inés Ayala Sender, Linnéa Engström, Eleonora Forenza, Arne Gericke, Constance Le Grip, Dubravka Šuica, Marc Tarabella

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

José Inácio Faria

(1)

Testi approvati, P8_TA(2014)0026.

(2)

http://www.unwomen.org/en/news/stories/2014/9/ebola-outbreak-takes-its-toll-on-women.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

22.9.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Louis Aliot, Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Nirj Deva, Doru-Claudian Frunzulică, Nathan Gill, Charles Goerens, Enrique Guerrero Salom, Heidi Hautala, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Maurice Ponga, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Davor Ivo Stier, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eleni Theocharous

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Liliana Rodrigues, Estefanía Torres Martínez


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

25

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Charles Goerens, Paavo Väyrynen

ECR

Nirj Deva

EFDD

Ignazio Corrao

ENF

Louis Aliot

GUE/NGL

Lola Sánchez Caldentey, Estefanía Torres Martínez

PPE

Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Maurice Ponga, Cristian Dan Preda, Davor Ivo Stier, Eleni Theocharous, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Anna Záborská

S&D

Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Liliana Rodrigues, Elly Schlein

VERTS/ALE

Heidi Hautala, Maria Heubuch

1

-

EFDD

Nathan Gill

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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