Procedura : 2011/0901B(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A8-0296/2015

Testi presentati :

A8-0296/2015

Discussioni :

PV 27/10/2015 - 17
CRE 27/10/2015 - 17

Votazioni :

PV 28/10/2015 - 7.3
CRE 28/10/2015 - 7.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2015)0377

RACCOMANDAZIONE PER LA SECONDA LETTURA     ***II
PDF 405kWORD 285k
14.10.2015
PE 567.628v02-00 A8-0296/2015

relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea

(09375/1/2015 – C8‑0166/2015 – 2011/0901B(COD))

Commissione giuridica

Relatore: António Marinho e Pinto

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO

relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea

(09375/1/2015 – C8‑0166/2015 – 2011/0901B(COD))

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (09375/1/2015 – C8‑0166/2015),

–  vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla richiesta della Corte di giustizia presentata al Parlamento europeo e al Consiglio (02074/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 69 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione giuridica (A8-0296/2015),

1.  adotta la posizione in seconda lettura figurante in appresso;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Emendamento    1

Posizione del Consiglio

Considerando 1

Posizione del Consiglio

Emendamento

(1) A causa del progressivo ampliamento delle sue competenze a partire dalla sua istituzione, il numero di cause dinanzi al Tribunale è aumentato costantemente col passare degli anni, comportando, nel tempo, un aumento del numero di cause pendenti dinanzi ad esso. Tale circostanza ha un impatto sulla durata dei procedimenti.

(1) A causa del progressivo ampliamento delle sue competenze a partire dalla sua istituzione, il numero di cause dinanzi al Tribunale è aumentato col passare degli anni, comportando, nel tempo, un aumento del numero di cause pendenti dinanzi ad esso. Tale circostanza, in mancanza di adeguate misure sia di natura procedurale, sia di natura organizzativa, ivi incluso un aumento del numero dei giudici presso la Corte, potrebbe avere un impatto sulla durata dei procedimenti.

Emendamento    2

Posizione del Consiglio

Considerando 3

Posizione del Consiglio

Emendamento

(3) La situazione in cui si trova il Tribunale dipende da cause strutturali connesse, tra l'altro, all'intensificazione e alla diversificazione degli atti giuridici delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione, nonché al volume e alla complessità delle cause di cui il Tribunale è investito, soprattutto in materia di concorrenza e aiuti di Stato.

(3) La situazione in cui si trova il Tribunale dipende da cause connesse, tra l'altro, all'intensificazione e alla diversificazione degli atti giuridici delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione, al volume e alla complessità delle cause di cui il Tribunale è investito, soprattutto in materia di concorrenza, aiuti di Stato e proprietà intellettuale e alla mancata istituzione di appositi tribunali specializzati, come previsto dall'articolo 257 TFUE.

Emendamento    3

Posizione del Consiglio

Considerando 5

Posizione del Consiglio

Emendamento

(5) Tenendo conto della probabile evoluzione del carico di lavoro del Tribunale, il numero dei giudici dovrebbe essere fissato a 56 al termine di una procedura articolata in tre fasi, fermo restando che nel Tribunale non possono mai sedere più di due giudici nominati su proposta di uno stesso Stato membro.

(5) Tenendo conto dell'evoluzione del carico di lavoro del Tribunale, il numero dei giudici dovrebbe essere fissato a 56 al termine di una procedura articolata in tre fasi, ovvero due giudici nominati su proposta di ogni Stato membro, fermo restando che nel Tribunale non possono mai sedere più di due giudici nominati su proposta di uno stesso Stato membro.

Emendamento    4

Posizione del Consiglio

Considerando 5 bis (nuovo)

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

(5 bis) La nomina dei giudici supplementari dovrebbe avvenire sulla base della loro indipendenza, imparzialità e competenza, considerandone l´idoneità professionale e personale, tenendo conto della loro conoscenza dei sistemi giuridici dell'Unione europea e degli Stati membri e assicurando inoltre una pari rappresentanza di genere nella composizione complessiva della Corte.

Emendamento    5

Posizione del Consiglio

Considerando 7

Posizione del Consiglio

Emendamento

(7) Nel settembre 2016 la competenza a decidere in primo grado in materia di funzione pubblica dell'Unione e i sette posti dei giudici presso il Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea dovrebbero essere trasferiti al Tribunale sulla base di una futura richiesta legislativa da parte della Corte di giustizia.

(7) Come già annunciato dalla Corte di giustizia, sarà presentata una seconda proposta legislativa allo scopo di stabilire tutte le disposizioni dettagliate per il trasferimento del Tribunale della funzione pubblica dell'UE, compresi i suoi sette posti di giudice, il suo personale e le sue risorse.

Emendamento    6

Posizione del Consiglio

Considerando 8 bis (nuovo)

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

(8 bis) È opportuno organizzare i rinnovi parziali del Tribunale in modo tale da portare progressivamente i governi degli Stati membri a proporre due giudici in occasione del medesimo rinnovo parziale. Pertanto, allo scopo di garantire l'equilibrio di genere in seno al Tribunale [dichiarazione congiunta del... *], i governi degli Stati membri dovrebbero privilegiare, nel rispetto delle condizioni e delle procedure previste dal trattato, la scelta di una donna e di un uomo. Conformemente all'articolo 19, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, la Corte di giustizia è composta da almeno un giudice per Stato membro. Dal momento che tale sistema consente già di assicurare un equilibrio geografico certo, i giudici supplementari dovrebbero essere nominati in primo luogo sulla base delle loro competenze professionali e personali e in funzione della loro conoscenza dei sistemi giuridici dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, prima di tener conto della loro nazionalità.

 

__________________

 

* GU: si prega di inserire la data di entrata in vigore del presente regolamento.

Emendamento    7

Posizione del Consiglio

Considerando 9 bis (nuovo)

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

(9 bis) È auspicabile nominare 19 referendari, di modo che ciascun giudice disponga di un referendario supplementare (considerando i nove già nominati nel 2014), una disposizione già in vigore presso la Corte di giustizia.

Emendamento    8

Posizione del Consiglio

Articolo 1 – punto 2 bis (nuovo)

Protocollo n. 3

Articolo 48

 

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

2 bis) All'articolo 48 è aggiunto il seguente paragrafo:

 

"Nel 2019, prima del rinnovo del Tribunale che conferma la decisione di dotare quest'ultimo di nove giudici supplementari, sarà realizzata una valutazione d'impatto per determinare se sia necessario rafforzare il Tribunale con questi nove giudici, in funzione del carico di lavoro riscontrato."

Emendamento    9

Posizione del Consiglio

Articolo 1 – punto 2 ter (nuovo)

Protocollo n. 3

Articolo 48 bis (nuovo)

 

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

2 ter) È aggiunto il seguente articolo:

 

"Articolo 48 bis

 

Le nomine di uno Stato membro sono ammissibili unicamente se riguardano un candidato per genere, laddove siano richieste due nomine contemporanee su proposta di tale Stato membro, o un candidato di sesso opposto a quello di un giudice già in funzione in seno al Tribunale, laddove la nomina per il secondo posto di giudice non avvenga contemporaneamente alla nomina per il primo posto di giudice."

Motivazione

Vedasi il paragrafo 15 della relazione sulla partecipazione delle donne al processo decisionale politico (2011/2295(INI)) (Pietikäinen), approvata in Aula il 3 febbraio 2012, nel quale il Parlamento "invita gli Stati membri a promuovere misure positive, comprese misure legislative vincolanti, allo scopo di garantire la parità in tutti gli organi direttivi e in tutte le nomine pubbliche, nonché a sviluppare strumenti per un monitoraggio di genere delle nomine e delle elezioni".

Emendamento    10

Posizione del Consiglio

Articolo 2

Posizione del Consiglio

Emendamento

Il mandato dei giudici supplementari del Tribunale da nominare ai sensi dell'articolo 48 del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea è articolato come segue:

Il mandato dei giudici supplementari del Tribunale da nominare ai sensi dell'articolo 48 del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea è articolato come segue:

a) il mandato di sei dei dodici giudici supplementari, da nominare a decorrere dal ... 4, termina il 31 agosto 2016. Detti sei giudici sono scelti per sorteggio. Il mandato degli altri sei giudici termina il 31 agosto 2019;

a) il mandato di sei dei dodici giudici supplementari, da nominare a decorrere dal ...*, termina il 31 agosto 2016. Detti sei giudici sono scelti in modo tale che i governi di sei Stati membri propongano due giudici ciascuno per il rinnovo parziale del Tribunale nel 2016. Il mandato degli altri sei giudici termina il 31 agosto 2019;

b) il mandato di tre dei sette giudici supplementari, da nominare a decorrere dal 1º settembre 2016, termina il 31 agosto 2019. Detti tre giudici sono scelti per sorteggio. Il mandato degli altri quattro giudici termina il 31 agosto 2022;

b) il mandato di tre dei sette giudici supplementari, da nominare a decorrere dal 1º settembre 2016, termina il 31 agosto 2019. Detti tre giudici sono scelti in modo tale che i governi di tre Stati membri propongano due giudici ciascuno per il rinnovo parziale del Tribunale nel 2019. Il mandato degli altri quattro giudici termina il 31 agosto 2022;

c) il mandato di quattro dei nove giudici supplementari, da nominare a decorrere dal 1º settembre 2019, scade il 31 agosto 2022. Detti quattro giudici sono scelti per sorteggio. Il mandato degli altri cinque giudici scade il 31 agosto 2025.

c) il mandato di quattro dei nove giudici supplementari, da nominare a decorrere dal 1º settembre 2019, scade il 31 agosto 2022. Detti quattro giudici sono scelti in modo tale che i governi di quattro Stati membri propongano due giudici ciascuno per il rinnovo parziale del Tribunale nel 2022. Il mandato degli altri cinque giudici scade il 31 agosto 2025.

__________________

__________________

4 GU: inserire "1° settembre 2015" o la data di entrata di entrata in vigore del presente regolamento se tale data è successiva al 1° settembre 2015.

* GU: si prega di inserire "1° settembre 2015" o la data di entrata di entrata in vigore del presente regolamento se tale data è successiva al 1° settembre 2015.

Emendamento    11

Posizione del Consiglio

Articolo 2 bis (nuovo)

Posizione del Consiglio

Emendamento

 

Articolo 2 bis

 

1. Entro [cinque anni dall'entrata in vigore del presente regolamento], la Corte di giustizia elabora, con l'ausilio di un consulente esterno, una relazione destinata al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione sul funzionamento del Tribunale.

 

La relazione si sofferma in particolare sull'efficienza del Tribunale, la necessità e l'efficacia dell'aumento del numero dei giudici a 56, l'utilizzo e l'efficienza delle risorse e l'istituzione di sezioni specializzate e/o altre modifiche strutturali.

 

La Corte di giustizia presenta proposte legislative volte a modificare di conseguenza il suo statuto.

 

2. Entro [due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento], la Corte di giustizia elabora una relazione destinata al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione su eventuali modifiche della ripartizione delle competenze in materia di pronunce pregiudiziali a norma dell'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La relazione è corredata, se del caso, di proposte legislative.

 

MOTIVAZIONE

Nota introduttiva e motivazione

1 – La Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2011 ha avviato un'iniziativa legislativa per modificare il suo statuto al fine di consentire la nomina di altri 12 giudici per il tribunale. Ha sostenuto l'esigenza di ridurre il numero di processi per giudice, nonché la relativa durata, nel tribunale. Nel 2013 la Corte di giustizia ha ridotto la richiesta a 9 giudici e tale numero ha ottenuto il consenso del Consiglio dell'Unione europea (in appresso Consiglio), della Commissione europea (CE) e del Parlamento europeo (PE). Nella precedente legislatura, in prima lettura del PE, sono stati però approvati 12 giudici supplementari. Tuttavia il Consiglio non ha mai nominato questi 12 giudici, a quanto pare perché gli Stati membri non sono pervenuti a un accordo nella scelta dei giudici, dato che ognuno voleva nominare il "proprio" giudice e il numero di giudici da nominare (12) non coincideva con il numero degli Stati delle nomine (28). Nell'ottobre 2014, la Corte di giustizia ha proposto di raddoppiare, in tre tappe, il numero dei giudici del tribunale (più 28), nonché l'abolizione del tribunale della funzione pubblica (TFP), e il Consiglio ha espresso immediatamente il proprio consenso alle nuove proposte. La presente relazione esamina proprio queste nuove richieste.

2 – La prima questione che si profila dalla proposta della Corte di giustizia riguarda i termini del problema cui si intende dare soluzione. Se il problema è legato allo scarso numero di giudici o piuttosto dipende invece dal Consiglio stesso a causa della sua incapacità di procedere alle nomine il cui numero non coincida con quello degli Stati membri. In realtà non si comprende come nel 2013 9 giudici fossero sufficienti per risolvere i problemi del tribunale e poi nel 2014 servono altri 28 giudici assieme alla soppressione di un altro tribunale. In sintesi la Corte di giustizia ha chiesto nel 2011 altri dodici giudici, nel 2013 ha convenuto che ne bastavano altri nove e nel 2014 sostiene che in fine dei conti servono altri 28 giudici e la soppressione di un tribunale. Nessuno può ritenere in buona fede che una simile variazione del numero di giudici sia legata al problema dei procedimenti in sospeso nel tribunale. Se i membri del Consiglio fossero 38, sarebbe questo il numero di giudici chiesto, se fossero 21, sarebbe questo il numero sollecitato. Ovviamente il problema esiste nel Consiglio, che riesce a trovare una soluzione per il tribunale soltanto se essa comporta la possibilità che ogni Stato membro nomini il "suo" giudice, anche se il numero di giudici che ne deriva è palesemente superiore alle esigenze effettive del tribunale (vedasi le ultime statistiche del tribunale in allegato).

3 – Il PE dovrebbe pertanto respingere la posizione del Consiglio per vari motivi. In primo luogo perché essa segnala un profondo disprezzo per il denaro dei contribuenti europei. In una congiuntura in cui l'EU impone serie misure di austerità per riequilibrare i bilanci degli Stati membri e chiede agli stessi di ridurre la spesa pubblica, non ha senso e sarebbe accolto molto male dai popoli europei che nell'Unione un incremento tanto sconsiderato delle spese. Il raddoppio proposto dei giudici comporterebbe un aumento dei rispettivi referendari e assistenti per cifre superiori al centinaio, per cui, visto che ogni gabinetto costa più di un milione di euro all'anno, le retribuzioni di tutti comporterebbero un incremento della spesa strutturale dell'UE pari a oltre venti milioni di euro all'anno.

Del resto non si comprende perché in tutte le altre istituzioni vi sia un accordo per la riduzione del 5% dei funzionari e tagli di bilancio per circa il 5% e la Corte di giustizia aumenterebbe in modo esponenziale il proprio bilancio senza alcuna giustificazione.

Il PE dovrebbe rifiutare la proposta della Corte di giustizia anche per ragioni attinenti alla dignità della giustizia stessa, segnatamente il prestigio e il rispetto dovuto alla funzione giurisdizionale. In realtà l'EU non deve nominare i giudici come si nominano commissari politici. I giudici non sono commissari degli Stati membri e non devono essere nominati in tale veste. Un giudice deve essere scelto per la sua competenza tecnica e giuridica, che deve garantire la buona qualità delle sue decisioni, ma anche per le sue qualità di carattere, tali da garantire integrità, onestà, imparzialità e capacità di resistere alle eventuali pressioni cui possa essere esposto. Un giudice deve essere nominato per il suo coraggio di essere indipendente. Per tale motivo nessun giudice dovrebbe essere riconfermato nelle sue funzioni e pertanto dovrebbe essere nominato per un unico mandato di nove anni. Sussiste il timore che se un giudice può essere riconfermato nel suo incarico, allora potrebbe esercitare le sua funzioni in modo da compiacere chi lo ha nominato per meritare la fiducia per una riconferma. Nello stesso tempo in merito alla tematica delle nomine occorre riservare particolare attenzione alla parità tra uomini e donne. Non si comprende perché nell'EU la giustizia sia amministrata in prevalenza da uomini. Il numero di giudici uomini nei tribunali dell'EU dovrà essere rigorosamente pari al numero di giudici donna.

4 –  La richiesta della Corte di giustizia è nello stesso tempo una vera e propria proposta legislativa. Fin dall'inizio è stata formulata con una semplice lettera indirizzata nell'ottobre 2014 alla Presidenza italiana del Consiglio. Tuttavia una lettera non è una procedura idonea per formalizzare un'iniziativa legislativa. Ma anche se la si considera una procedura adeguata, la proposta dovrebbe comunque, visto il suo contenuto, essere considerata una nuova iniziativa legislativa e quindi occorre avviare un nuovo iter apposito. Di fatto ora si sta discutendo non della nomina di altre 12 giudici, ma di 28 giudici e della soppressione di un tribunale specializzato. Si tratta in realtà di una nuova proposta legislativa per il contenuto (dato che è assolutamente nuovo e pertanto mai esaminato in precedenza), pertanto l'intero processo è viziato in termini di legittimità procedurale (vedasi la corrispondenza allegata in merito agli obblighi procedurali). La forma è nemica giurata dell'arbitrio.

5 – Una riforma siffatta, di tale profondità e portata imperscrutabile, dovrebbe essere preceduta da uno studio di valutazione dell'impatto che desse lumi ai colegislatori (Consiglio e PE) per quanto riguarda necessità, ampiezza, costi e altre conseguenze. Tale studio tuttavia, anche se promesso dal 2011 dalla Corte di giustizia, non è stato mai realizzato e resta palese la mancanza di trasparenza che avvolge questa iniziativa legislativa, sia internamente che esternamente (vedasi di nuovo la corrispondenza allegata in merito agli obblighi procedurali).

In realtà l'intero iter legislativo evidenzia che nessuno dei soggetti che dovrebbe essere consultato si è espresso sulle proposte della Corte di giustizia (più 28 giudici e soppressione del TFP). La stessa Commissione si è espressa nel 2011 su un aumento di 12 giudici e non sono stati consultati i giudici dei tribunali interessati direttamente alla proposta (tribunale e TFP), né i rispettivi funzionari. Come sarà del resto possibile attuare un riforma che intende sopprimere un tribunale e aumentare il numero di giudici di altre 28 unità quando il soggetto da consultare tassativamente sulle proposte è stato consultato soltanto su un aumento di 12 giudici e non si è mai espresso sulla soppressione del TFP? Sarà che basta una semplice lettera del Presidente della Corte di giustizia affinché subito il Consiglio e il PE approvino supinamente quanto è proposto, ossia sopprimere un tribunale dell'UE e aumentare del doppio il numero dei giudici di un altro tribunale, senza alcuna analisi obiettiva delle conseguenze, anche finanziarie?

La proposta legislativa, ove approvata, sarebbe un esempio assai cattivo, dato che segnalerebbe un doppio standard. L'UE riserva per sé la prerogativa di aumentare senza necessità le sue spese e nel contempo impone ad alcuni Stati membri rigide misure di contenimento delle spese, tra cui licenziamenti, riduzione delle retribuzioni e altre remunerazioni.

6 – Tuttavia, a prescindere dai vizi intrinseci della proposta della Corte di giustizia, ove attuata avrebbe pesanti ripercussioni a lungo termine per il sistema giudiziario dell'Unione. Di fatto molti elementi della proposta (struttura giurisdizionale, incidenza finanziaria) esigono un'analisi e una valutazione dell'impatto seria e imparziale, che non è stata effettuata. Né è stata realizzata un'analisi dei costi / benefici o una qualsivoglia valutazione dell'impatto. La realizzazione di uno studio esterno è una premessa per consentire al legislatore di valutare le conseguenze dei suoi atti normativi. In assenza di detti studi il Parlamento non deve procedere al raddoppio del numero dei giudici e alla soppressione del TFP. Riforme come questa non vanno fatte di sotterfugio.

Va segnalato che il TFP ha più di dieci anni di esistenza ed è sempre stato presentato come una storia di successo giudiziario, perfino dal Presidente della Corte di giustizia. Inoltre, l'istituzione di tribunali specializzati è prevista nei trattati dell'EU e non si comprende perché ora il TFP vada soppresso con tale rapidità. Si dovrebbe invece valutare la possibilità di istituire nuovi tribunali specializzati, segnatamente per i marchi e i brevetti.

La stessa Corte di giustizia suggerisce che la proposta di sopprimere il TFP è dovuta a un blocco nel Consiglio in relazione alle nomine e alle riconferme dei suoi giudici. Pertanto, come nel caso della decisione di raddoppiare i giudici del tribunale, all'origine della soppressione del TFP vi è di nuovo l'incapacità del Consiglio di procedere alle nomine e non il funzionamento anomalo del tribunale che si vuole sopprimere. Dato che non riesce adattarsi alla realtà, il Consiglio impone alla realtà di adattarsi al suo funzionamento anchilosato.

La soppressione del TFP significherebbe pertanto l'abbandono di un sistema di tribunali specializzati previsto nei trattati di Nizza e di Lisbona, eppure è in generale risaputo che la magistratura specializzata rende una giustizia di migliore qualità. Per non parlare della mancanza di base giuridica per la soppressione di un tribunale: il trattato prevede la creazione di tribunali specializzati e non la loro eliminazione. il trattato prevede la creazione di tribunali specializzati e non la loro eliminazione.

7 – I dati forniti dalla Corte di giustizia sui procedimenti in sospeso nel tribunale e la durata media dei processi sono in contrasto con quelli esposti dal Presidente e dai giudici del tribunale nel corso dell'audizione a Strasburgo, su invito del relatore e dinanzi alla commissione giuridica. Inspiegabilmente il Consiglio ha ignorato completamente un documento con cui il tribunale esprimeva una posizione contraria alla riforma proposta dalla Corte di giustizia e le spiegazioni esposte a Strasburgo, facendo riferimento a fatti e statistiche in contrasto con i fatti e i numeri presentati dalla Corte di giustizia (vedasi documentazione allegata). Prudenza vorrebbe che, dopo la presentazione da parte di due organi di fatti in contraddizione tra loro, si procedesse, prima di ogni decisione, ad accertare quali siano i fatti corretti e quali quelli sbagliati. Purtroppo il Consiglio non ha avuto tale accortezza e ha imboccato una riforma giudiziaria senza tale valutazione. La comunità giuridica e la stessa opinione pubblica europea avranno difficoltà ad accettare la decisione di raddoppiare i 28 giudici del tribunale in un momento in cui i giudici stessi del tribunale sono contrari all'aumento e assicurano che basterebbero alcuni funzionari per risolvere le anomalie. In ogni modo, al momento, il numero di casi esaminati dinanzi ai tre tribunali è calato rispetto al numero di caso di cui i tribunali si sono espressi. Pertanto resulta priva di motivi la presunta urgenza di raddoppiare i giudici.

Si ricorda che la produttività del tribunale è migliorata molto dal 2013 in poi e soprattutto nel corso del 2014, senza che fosse nominato un nuovo giudice. Tale circostanza dipende soltanto dall'assunzione di altri nove referendari, che nel solo 2014 hanno consentito la conclusione di oltre 100 processi. Secondo i dati dello stesso tribunale, il numero di processi decisi nel primo semestre di quest'anno è superiore al numero di quelli istruiti. La presunta urgenza, tanto spesso invocata dalla Corte di giustizia, viene pertanto meno, ciò va ribadito. Sarebbe inoltre preferibile una soluzione che optasse per la nomina di ulteriori funzionari per la cancelleria, i servizi di traduzione e soprattutto di altri 19 referendari, cosicché ogni giudice abbia a disposizione un referendario, considerando i 9 già nominati nel 2014. Tale soluzione limiterebbe notevolmente l'incidenza di bilancio della misura proposta e sarebbe anche facilmente reversibile (vedasi documentazione allegata).

8 – In merito alla questione del risarcimento per eventuali ritardi nelle decisioni del tribunale, si tratta di una mistificazione, in quanto per far insorgere un obbligo di risarcimento occorre i) l'esistenza effettiva di un danno reale, che lo stesso ii) dipenda da un atto illecito (azione od omissione) iii) commesso in modo doloso e che tra detto fatto e il danno esiste un iv) nesso di casualità adeguata, che va accertato e comprovato da chi rivendica il risarcimento. L'esperienza giudiziaria dimostra quanto difficili siano tali pretese. Inoltre anche la Corte europea dei diritti dell'uomo ritiene che il diritto al rimborso per ritardi nell'amministrazione delle giustizia insorge soltanto quando il ritardo supera i cinque anni. Per quanto a nostra conoscenza, in medi i processi dinnanzi al tribunale non superano questa durata – anzi.

9 – Suscita stupore che una riforma di tale portata avvenga senza una preparazione preliminare e senza vagliare le sue conseguenze trasversali. Come sarà possibile giustificare all'opinione pubblica le creazione di più di 100 posti di lavoro a retribuzione elevata (giudici, referendari, assistenti, segreterie) mentre è sicuro che molti di loro, compresi i giudici, si ritroverebbero in breve, tecnicamente, in situazione di sottoccupati, visto che non ci sarebbe lavoro sufficiente. Come è noto, attualmente ogni giudice del tribunale decide in medie 25 processi all'anno (il che è una media molto più bassa di una qualsiasi corte superiore degli Stati membri), la nuova proposta legislativa non va intesa come un affronto al contribuente europeo? Vista la tendenza all'inversione dell'aumento del numero di processi, quante sentenze redigerà ogni giudice all'anno? E quale sarebbe l'immagine dell'EU di fronte all'opinione pubblica, in termini di responsabilità per l'eventuale aumento?

Nell'attuale congiuntura il tribunale chiede al colegislatore che decida, senza alcuna base di fatto o di diritto, di adottare una soluzione molto dispendiosa, complessa e difficile da revocare.

Il colegislatore ha il dovere di adottare misure equilibrate e proporzionali alle sfide che si presentano, con profondo rispetto per il denaro dei contribuenti europei. Inoltre le misure devono essere sostenibili a lungo termine.

La nuova proposta legislativa, ove adottata, potrebbe comportare danni nella struttura della magistratura europea, nell'immagine dell'Unione e nelle modalità con cui viene speso il denaro dei contribuenti europei.

Si formulano pertanto le seguenti conclusioni.

Conclusioni e raccomandazioni

A norma dell'articolo 66, paragrafo 6, e dell'articolo 69, paragrafi 1 e 2, lettere a), c) e d), del regolamento del Parlamento europeo il relatore formula le seguenti conclusioni e raccomandazioni.

1 – Reiezione della proposta di raddoppiare il numero dei giudici del tribunale e sopprimere il tribunale della funzione pubblica ai sensi a ai fini dell'articolo 69, paragrafo 2, lettere a) e d), onde ripristinare la posizione approvata dal Parlamento europeo in prima lettura, per cui la Corte di giustizia deve giustificare il numero esatto dei giudici effettivamente necessari, alla luce delle modifiche legate alle circostanze, segnatamente l'inversione della tendenza del numero di processi istruiti e del numero di processi celebrati.

2 – Reiezione della proposta di sopprimere il TFP, per mancanza di base giuridica nel trattato, con conseguente obbligo di entrata in carica dei giudici già nominati e di nomina di quelli mancanti; nonché istituzione di una commissione di specialisti per analizzare i vantaggi e gli inconvenienti della creazione di un nuovo tribunale specializzato in marchi, brevetti e proprietà intellettuale.

3 – A norma dell'articolo 69, paragrafo 2, lettera c), del regolamento del Parlamento europeo, si raccomanda la nomina di 19 referendari, di modo che ciascun giudice disponga di referendario aggiuntivo (considerando i 9 già nominati nel 2014), una disposizione già in vigore presso la Corte di giustizia. Si raccomanda inoltre un rafforzamento del personale della Cancelleria e dei servizi di traduzione.

4 – Si raccomanda che il Parlamento e il Consiglio istituiscano una commissione mista di specialisti per analizzare il funzionamento complessivo della giustizia nell'Unione e presentare proposte per il suo perfezionamento, tra l'altro alla luce degli elementi seguenti:

a) –  Assunzione dei giudici tramite un concorso aperto tra docenti di giurisprudenza di merito riconosciuto e tra magistrati di corti superiori dei singoli Stati membri.

b) –  Nomina di ogni giudice unicamente per un mandato di nove anni, con esclusione di rinnovo o proroga.

c) –  Rispetto assoluto della parità di genere nell'assunzione dei giudici.

5 – Si raccomanda che tutti i tribunali dell'Unione siano sottoposti all'esame della commissione europea per l'efficacia della giustizia (CEPEJ) alla stregua dei tribunali degli Stati membri del Consiglio d'Europa.

Allegati: per consentire la comprensione piena della procedura si allega l'intera documentazione e corrispondenza relativa al fascicolo dall'inizio della legislatura ad oggi.

PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Titolo

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica lo statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea aumentando il numero dei giudici presso il Tribunale

Riferimenti

09375/1/2015 – C8-0166/2015 – 2011/0901B(COD)

Prima lettura del PE – Numero P

15.4.2014                     T7-0358/2014

Proposta della Commissione

02074/2011 - C7-0126/2012

Annuncio in Aula del ricevimento della posizione del Consiglio in prima lettura

9.7.2015

Commissione competente per il merito

       Annuncio in Aula

JURI

9.7.2015

 

 

 

Relatori

       Nomina

António Marinho e Pinto

3.9.2014

 

 

 

Esame in commissione

24.9.2014

11.11.2014

23.3.2015

14.7.2015

 

15.9.2015

 

 

 

Approvazione

8.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

5

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Jean-Marie Cavada, Therese Comodini Cachia, Mady Delvaux, Laura Ferrara, Enrico Gasbarra, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mary Honeyball, Dietmar Köster, Gilles Lebreton, António Marinho e Pinto, Jiří Maštálka, Julia Reda, József Szájer, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Angel Dzhambazki, Jytte Guteland, Heidi Hautala, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Constance Le Grip, Stefano Maullu

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jarosław Wałęsa

Deposito

14.10.2015

(1)

Testi approvati del 15.4.2014, P7_TA(2014)0358.

Avviso legale