Procedura : 2014/2237(INI)
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A8-0310/2015

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PV 23/11/2015 - 15
CRE 23/11/2015 - 15

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23.10.2015
PE 554.950v02-00 A8-0310/2015

sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile

(2014/2237(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatore: Inês Cristina Zuber

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile

(2014/2237(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia adottata a New York il 20 novembre 1989,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata a New York il 13 dicembre 2006,

–  visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Carta sociale europea riveduta,

–  viste le direttive sull'uguaglianza razziale (2000/43/CE) e sulla parità di trattamento in materia di occupazione (2000/78/CE),

–  vista la raccomandazione della Commissione, del 20 febbraio 2013, dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (C(2013)778),

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Employment and social developments in Europe 2012" (Occupazione e sviluppi sociali in Europa 2012),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 15 febbraio 2011, dal titolo "Programma UE per i diritti dei minori"(COM(2011)0060),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2010, dal titolo "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale"(COM(2010)0758),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 luglio 2006, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori" (COM(2006)0367) e la relativa risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2008(1),

–  vista la relazione di Eurofound relativa alla terza indagine europea sulla qualità della vita, dal titolo "Qualità della vita in Europa: le ripercussioni della crisi",

–  vista la relazione di Eurofound (2013) relativa alla terza indagine europea sulla qualità della vita, dal titolo "Qualità della vita in Europa: le disuguaglianze sociali",

–  vista la sua risoluzione, del 27 novembre 2014, sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(2),

–  vista la sua risoluzione, del 4 luglio 2013, sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(3),

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2013 sulla comunicazione della Commissione "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020"(4),

–  vista la sua risoluzione, del 15 novembre 2011, sulla piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale(5),

–  vista la sua risoluzione, dell'8 marzo 2011, sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea(6),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell'UE(7),

–  vista la sua risoluzione, del 20 ottobre 2010, sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa(8),

–  vista la sua risoluzione, del 9 ottobre 2008, sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea(9),

–  vista la sua risoluzione, del 16 gennaio 2008, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori"(10),

–  visto il rapporto di Save the Children (2014) dal titolo "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa",

–  visto il rapporto dell'ufficio di ricerca dell'UNICEF (2014) dal titolo: "Figli della recessione: L'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi",

–  visto il rapporto dell'EAPN e di Eurochild (2013) dal titolo: "Verso il benessere dei bambini e dei ragazzi in Europa - quaderno sulla povertà dei minorenni nell'Unione europea",

–  visto il rapporto di valutazione di Eurochild (2014) dal titolo "The 2014 National Reform Programmes (NRP) and National Social Reports (NSR) from a child poverty and well-being perspective" (I programmi nazionali di riforma e le relazioni sociali nazionali del 2014 dal punto di vista della povertà infantile e del benessere dei minori),

–  vista la relazione dell'11a conferenza di Eurochild, tenutasi a Bucarest dal 26 al 28 novembre 2014,

–  visto il rapporto del centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF (2012) dal titolo "Misurare la povertà tra i bambini e gli adolescenti: un nuovo quadro comparativo della povertà infantile in alcuni paesi a reddito medio-alto",

–  visto il rapporto scientifico conclusivo di Drivers dal titolo "Social Inequalities in early childhood health and development: a European-wide systematic review" (Disuguaglianze sociali relative alla salute e allo sviluppo nella prima infanzia: un'analisi sistematica a livello europeo) (Londra, settembre 2014),

–  viste le statistiche UE sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) 2013,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 30 settembre 2009, sul tema "Lavoro e povertà: verso un approccio globale indispensabile",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 14 luglio 2010, sul tema "Povertà e benessere dei bambini",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 10 dicembre 2013, sul tema "Reddito minimo europeo e indicatori di povertà",

–  vista la relazione di sintesi intitolata "Investire nell'infanzia – spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale", a cura della rete europea di esperti indipendenti in materia di inclusione sociale(11),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0310/2015),

A.  considerando che occorre dare maggiore visibilità alla lotta contro la povertà infantile ai massimi livelli politici europei, affinché l'UE possa raggiungere l'obiettivo, previsto dalla strategia Europa 2020, di ridurre il numero di persone colpite dalla povertà di almeno 20 milioni entro il 2020;

B.  considerando che, conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, a tutti i minori dovrebbe essere garantito il diritto all'istruzione, ai servizi di assistenza sanitaria, all'alloggio, alla protezione, alla partecipazione alle decisioni che li riguardano, allo svago e al tempo libero, a un'alimentazione equilibrata, nonché a essere assistiti in un contesto familiare;

C.  considerando che finora la maggior parte degli Stati membri ha prestato scarsa attenzione all'uso dei Fondi strutturali dell'UE per contrastare gli allarmanti e crescenti tassi di povertà tra i minori in Europa e per promuovere la loro inclusione sociale e il loro benessere generale;

D.  considerando che le disuguaglianze sociali, che sono aumentate a causa di politiche pubbliche e di bilancio irresponsabili e finanziariamente insostenibili, favoriscono notevolmente l'incremento della povertà infantile, e che in 19 Stati membri i bambini sono i più esposti al rischio di povertà;

E.  considerando che, sulla base dei dati Eurostat, i principali fattori che determinano la povertà infantile sono le strategie di ridistribuzione della ricchezza, l'efficacia delle misure statali di sostegno al reddito, la fornitura di servizi di assistenza, le politiche lavorative(12) e la situazione lavorativa dei genitori, connessa al loro livello di istruzione, come pure la composizione del nucleo famigliare in cui i minori vivono; che l'aumento dell'occupazione è una misura efficace per combattere la povertà;

F.  considerando che un quinto della popolazione totale dell'UE ha meno di 18 anni; che, nonostante gli impegni presi, più di un bambino su quattro è attualmente a rischio di povertà o esclusione sociale nell'UE;

G.  considerando che il Parlamento ha ripetutamente invitato ad attuare il pacchetto di investimenti sociali e appoggia la raccomandazione della Commissione dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"; che tale raccomandazione propone un quadro strategico completo per contrastare la povertà infantile e promuovere il benessere dei minori sulla base di tre pilastri, ossia l'accesso a risorse adeguate nel quadro del Fondo sociale europeo, l'accesso a servizi inclusivi e di qualità e la partecipazione dei bambini alla società e ai processi decisionali, e riconosce i bambini quali titolari di diritti; che, tuttavia, si rammarica che l'UE non abbia adottato misure coerenti per la sua attuazione nel quadro del semestre europeo;

H.  considerando che, sebbene i figli di genitori con un'intensità di lavoro molto bassa abbiano il 56,7 % di probabilità in più di essere a rischio di povertà o di esclusione sociale, le famiglie con un'intensità di lavoro elevata continuano oggi a essere esposte al rischio di povertà infantile (in Romania, Lituania, Portogallo, Spagna, Grecia, Lettonia, Slovacchia, Polonia e Lussemburgo);

I.  considerando che la povertà infantile è generata dalla povertà delle famiglie e che, pertanto, le famiglie numerose e a basso reddito sono maggiormente a rischio di povertà, mentre la redistribuzione del reddito incide in modo significativo sulla riduzione dei cicli di disuguaglianza sociale; che il peggioramento delle politiche salariali e dei sistemi di protezione sociale a livello nazionale sta aggravando il rischio di povertà ed esclusione sociale, il che a sua volta contribuisce ad aumentare la povertà infantile, come testimoniato dagli Stati membri con i tassi più bassi di povertà infantile, che sono anche quelli con i minori livelli generali di povertà e disuguaglianza;

J.  considerando che, tra il 2008 e il 2012, il numero di bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale in Europa (UE-27 + Norvegia, Islanda e Svizzera) è aumentato di quasi un milione, con un incremento di mezzo milione nel solo periodo compreso tra il 2011 e il 2012(13); che, secondo i dati Eurostat, nel 2013 i bambini a rischio di povertà e di esclusione sociale nell'UE-28 erano 26,5 milioni; che, tra il 2008 e il 2012, nell'UE-27 il rischio di povertà o di esclusione sociale è aumentato dal 26,5 % al 28 %; che nel 2013, negli Stati membri dell'UE-28, il 28 % della popolazione totale di età inferiore ai 18 anni si trovava a rischio di povertà o di esclusione sociale e che, nella grande maggioranza dei paesi, il rischio di povertà e di esclusione sociale è maggiore per i bambini che per gli adulti;

K.  considerando che le donne sono maggiormente esposte al rischio di povertà rispetto agli uomini e che la lotta alla povertà femminile non è soltanto importante di per sé, ma è anche un fattore determinante negli sforzi volti a ridurre la povertà infantile;

L.  considerando che le disuguaglianze tra i paesi dell'UE sono in aumento; che è allarmante che la percentuale di bambini che soffrono di malnutrizione sia in crescita, il che sta portando al ritorno di malattie un tempo scomparse nell'UE (ad esempio il rachitismo); che è sintomatico che, secondo l'UNICEF(14), in paesi come l'Estonia, la Grecia e l'Italia, la percentuale di bambini che non possono permettersi di mangiare carne, pollo o pesce per due giorni consecutivi sia drammaticamente raddoppiata dal 2008;

M.  considerando che nelle osservazioni conclusive degli ultimi rapporti periodici su alcuni paesi, il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia ha espresso preoccupazione per l'aumento del tasso di povertà e/o del rischio di povertà tra i bambini a causa della crisi economica, il che incide sull'esercizio di molti dei diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia, in particolare il diritto alla salute, all'istruzione e alla protezione sociale, e ha incoraggiato le autorità a garantire che le linee di bilancio a favore dei minori siano preservate; che la crisi economica e finanziaria ha causato un deterioramento delle condizioni di vita e di lavoro e l'emergere di un nuovo gruppo sociale, i cosiddetti "nuovi bisognosi";

N.  considerando che un ambiente imprenditoriale favorevole stimola la crescita dell'occupazione negli Stati membri e aumenta le possibilità di occupazione dei genitori, che diventano così modelli positivi importanti, anzitutto nelle comunità colpite dalla povertà e dell'esclusione da più generazioni;

O.  considerando che le famiglie monoparentali, in particolare quelle a carico di una donna, sono più esposte al rischio di povertà o di esclusione sociale (il 49,8 % rispetto al 25,2 %), sebbene vi siano notevoli differenze tra paesi secondo i dati EU-SILC(15), e che tale situazione è associata alla femminilizzazione della povertà, all'eccessiva presenza femminile nell'ambito del lavoro precario e a tempo parziale non volontario, al tempo sproporzionato che le donne dedicano al lavoro non retribuito, all'interruzione delle loro carriere per occuparsi dei figli o di altri familiari e al divario retributivo tra uomini e donne;

P.  considerando che la povertà infantile può essere mitigata accrescendo le opportunità sul mercato del lavoro, in particolare per le donne, mediante un miglioramento delle strutture per l'assistenza all'infanzia;

Q.  considerando che i bambini, i loro genitori naturali o affidatari e le persone incaricate della loro custodia devono essere protetti da qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle, la lingua, la religione o il credo, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale, etnica o sociale, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o ogni altra condizione; che i bambini appartenenti a gruppi di popolazione vulnerabili sono maggiormente a rischio di emarginazione, come confermato dalle ultime relazioni della Federazione europea delle organizzazioni nazionali che si occupano dei senzatetto, che evidenziano un aumento del numero di donne, giovani e famiglie con figli (in particolare migranti) accolti nei centri per i senzatetto; che le famiglie monoreddito numerose sono maggiormente a rischio di povertà ed esclusione sociale, a causa del peggioramento delle politiche salariali e dei sistemi di protezione sociale nazionali per effetto della crisi economica e finanziaria;

R.  considerando che gli effetti della povertà e dell'esclusione sociale sui bambini possono durare tutta la vita e causare disoccupazione e povertà intergenerazionale; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socio-economici diversi è aumentato (in 11 paesi, la copertura dei servizi di istruzione e cura per la prima infanzia, rivolta ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, non supera il 15 %);

S.  considerando che l'istruzione e la cura nella prima infanzia influiscono in modo decisivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini, poiché nei primi cinque anni di vita si sviluppano capacità essenziali, e che l'accesso a un'istruzione di qualità costituisce la base per il futuro successo in termini di istruzione, benessere, occupabilità e integrazione sociale e incide notevolmente sull'autostima, soprattutto per i bambini che provengono da contesti svantaggiati; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socioeconomici diversi è aumentato; che i genitori che lavorano e non hanno accesso a un asilo sono spesso costretti a lasciare i figli alle cure di un altro minore o a ricorrere, a pagamento, a reti di assistenza informali non certificate, mettendo a repentaglio la sicurezza e il benessere dei bambini; che l'istruzione prescolastica può essere molto importante per compensare gli svantaggi socioeconomici dei bambini a rischio di povertà, e agevola il rientro dei genitori sul mercato del lavoro(16); che l'istruzione inclusiva tiene conto delle differenti necessità di tutti i discenti e risponde a tali necessità attraverso una maggiore partecipazione all'apprendimento, alla cultura e ai valori della comunità, e rappresenta quindi un valido strumento per lottare contro la povertà e l'esclusione sociale infantile;

T.  considerando che gli enti locali e regionali sono in prima linea nella lotta alla povertà e allo sfruttamento dei minori e quindi hanno una responsabilità cruciale nel prevenire l'emarginazione e l'esclusione sociale, e che le autorità nazionali dovrebbero dotarli, ove necessario, di risorse sufficienti per raggiungere tali obiettivi;

U.  considerando che le spese di istruzione, in particolare per quanto riguarda i materiali scolastici e i trasporti, sono essenzialmente a carico delle famiglie nella maggioranza dei paesi; che tali spese sono uno dei numerosi fattori che contribuiscono all'abbandono scolastico; che permangono ostacoli finanziari, amministrativi e di altra natura pratica all'istruzione per i bambini appartenenti a gruppi emarginati;

V.  considerando che l'ambiente socioeconomico in cui vivono i bambini influisce sulla qualità del tempo trascorso a scuola e durante le vacanze scolastiche e che un impiego poco stimolante del tempo libero contribuisce ad aumentare le disparità tra i bambini, in particolare in relazione alla loro istruzione;

W.  considerando che, nel 2012, il tasso medio di abbandono scolastico era pari al 13% nell'UE e a oltre il 20% in alcuni paesi (Portogallo, Spagna e Malta)(17);

X.  considerando che, anche nei paesi in cui il diritto alla salute è sancito dalla legge, non tutti i bambini hanno accesso a un'assistenza sanitaria adeguata e alcuni hanno un accesso estremamente limitato ai servizi che non rientrano nelle cure d'emergenza, come l'assistenza di un medico di famiglia o di un dentista, soprattutto per la scarsa disponibilità di servizi pubblici; che i bambini nati in povertà sono maggiormente a rischio di soffrire di malattie croniche e di avere maggiori problemi di salute, il che non fa che perpetuare le disuguaglianze;

Y.  considerando che i problemi economici delle famiglie contribuiscono all'aumento dei problemi di salute mentale dei genitori e ai casi di disgregazione del nucleo familiare, con innegabili ripercussioni sul benessere psicologico e sociale dei bambini;

Z.  considerando che l'ambiente in cui un bambino vive, anche nel periodo prenatale, incide in modo determinante sullo sviluppo del suo sistema cognitivo e sulle sue capacità di comunicazione, linguistiche, sociali ed emotive, il che influisce successivamente sulla sua salute, il suo benessere, la sua partecipazione alla collettività e le sue capacità di apprendimento(18);

AA.  considerando che tutti i bambini hanno il diritto di essere protetti dagli abusi, dalla violenza e dalla negligenza e che dagli studi è emerso che le pressioni finanziarie all'interno delle famiglie, i tagli ai servizi pubblici e un aumento della povertà possono condurre a una maggiore violenza nei confronti dei bambini;

AB.  considerando che la povertà infantile è un fenomeno a più dimensioni che richiede quindi una risposta a più dimensioni; che l'occupazione è un fattore importante, ma non sempre garantisce una via d'uscita dalla povertà per le famiglie dei bambini in questione;

AC.  considerando che la povertà infantile ha un costo economico elevato per le società, soprattutto in termini di aumento della spesa per l'assistenza sociale;

AD.  considerando che le famiglie che vivono a rischio di povertà hanno maggiori probabilità di vivere in zone insalubri e insicure e che il 17 % dei bambini nell'UE-28 vive ancora in tali condizioni, con 15 paesi al di sopra della media; che il numero crescente di sfratti dovuti all'impossibilità di pagare le spese di alloggio ha spinto i bambini in condizioni abitative sempre più instabili, che a loro volta incidono negativamente sul loro sviluppo e sulle loro opportunità nella vita;

AE.  considerando che, secondo le statistiche sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) di Eurostat del 2012, la povertà energetica è una realtà che interessa tutti gli Stati membri; che una delle conseguenze dell'aumento dei prezzi dell'energia è che molti bambini vivono in case senza riscaldamento, e che ciò aumenta l'incidenza delle malattie respiratorie e cardiovascolari;

AF.  considerando che le famiglie in cui i bambini o i genitori soffrono di problemi di salute sono più frequentemente a rischio di povertà, disgregazione del nucleo familiare e difficoltà nell'integrarsi sul mercato del lavoro;

AG.  considerando che la prossima agenda post-2015 relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile e la sua universalità rappresentano un'opportunità di incrementare gli investimenti a favore dei bambini e dei loro diritti;

AH.  considerando che i minori migranti sono sovrarappresentati nel gruppo a rischio di povertà e sono vittime di una maggiore discriminazione a causa delle barriere linguistiche, e che la situazione si aggrava ulteriormente nel caso dei minori migranti irregolari; che attualmente, con l'intensificarsi dei flussi migratori, cresce il numero dei casi in cui i figli di migranti rimangono nel loro paese d'origine, affidati alle cure di parenti o terzi, e che ciò incide negativamente sullo sviluppo dei bambini, soprattutto a livello emotivo;

AI.  considerando che, malgrado il forte accento politico posto sul problema della povertà infantile negli ultimi anni nell'UE e nonostante le dichiarazioni politiche di supporto dei capi di Stato dell'Unione, i livelli di povertà infantile non sono diminuiti in misura significativa;

AJ.  considerando che è necessario incrementare il sostegno finanziario per i programmi di aiuti alimentari rivolti alle famiglie svantaggiate, poiché un crescente numero di bambini ha accesso al cibo soltanto a scuola; che tali programmi sono importanti, ma non possono essere considerati una soluzione a lungo termine;

AK.  considerando che i problemi ambientali quali l'inquinamento, il traffico, i terreni contaminati e l'acqua potabile non sicura spesso colpiscono in maniera sproporzionata i minori che vivono in condizioni di povertà;

1.  raccomanda agli Stati membri di impegnarsi realmente per mettere a punto politiche intese a contrastare la povertà infantile, che siano incentrate sulla correzione dei fattori di tale povertà e aumentino l'efficacia, la quantità, l'ammontare e la portata del sostegno sociale specificamente rivolto ai bambini, ma destinato anche ai genitori disoccupati e al fenomeno del lavoratore povero (come ad esempio, sussidi di disoccupazione e reddito minimo adeguato), e a promuovere leggi sul lavoro che garantiscano diritti sociali, compreso un salario minimo garantito per legge nel rispetto delle pratiche nazionali e dei contratti collettivi, in modo da offrire maggiore sicurezza alle famiglie e contrastare il lavoro precario, promuovendo nel contempo un'occupazione con adeguati diritti sociali;

2.  chiede che l'efficacia di tale sostegno sia oggetto di controllo e valutazione, al fine di adattare le politiche di lotta alla povertà, all'esclusione e all'abbandono scolastico ai requisiti di uguaglianza sociale esistenti; esorta gli Stati membri a mettere a punto e applicare processi diversificati basati su dati concreti, consoni a ciascuna fase d'intervento;

3.  raccomanda alla Commissione di elaborare insieme agli Stati membri una tabella di marcia per l'attuazione dell'approccio basato su tre pilastri, adottato nella raccomandazione "Investire nell'infanzia: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale", in termini di accesso alle risorse, servizi e partecipazione dei bambini; ritiene che, per far sì che l'approccio basato su tre pilastri fornisca risultati migliori, potrebbe essere utile mettere a punto indicatori precisi e specifici del livello di povertà infantile e delle zone maggiormente colpite da questo fenomeno; invita gli Stati membri a integrare efficacemente e in modo esaustivo gli aspetti pertinenti del pacchetto Investimenti sociali e della summenzionata raccomandazione della Commissione nei loro programmi nazionali di riforma e nelle loro relazioni sociali nazionali, e chiede alla Commissione di definire un sotto-obiettivo della strategia Europa 2020 concernente la riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale, rendere tale obiettivo visibile ed esplicito in tutte le fasi del semestre europeo, includere in ogni analisi annuale della crescita una sezione specifica in cui figuri l'obiettivo vincolante di combattere la povertà infantile e di promuovere il benessere dei bambini, nonché di riservare un'esplicita attenzione ai minori e ai giovani nell'ambito del semestre europeo; sottolinea che la riduzione della povertà infantile mediante investimenti a favore dei minori deve essere proposta come priorità principale dell'analisi della crescita annuale 2016 e quale mezzo fondamentale per progredire verso il raggiungimento dell'obiettivo in materia di povertà; invita la Commissione ad assicurare il controllo e la rendicontazione annuali da parte degli Stati membri dell'attuazione della raccomandazione della Commissione attraverso la tabella di marcia, e a ricorrere al Fondo sociale europeo per attuare la raccomandazione della Commissione e condurre una valutazione degli effetti sulla povertà delle riforme proposte nell'ambito dei programmi nazionali di riforma;

4.  invita gli Stati membri a tenere conto, nelle loro azioni volte a contrastare la povertà infantile, anche della posizione delle donne che si occupano dei figli e di familiari con esigenze speciali e disabilità;

5.  raccomanda agli Stati membri, quando utilizzano le risorse a titolo dei fondi strutturali e d'investimento europei ed elaborano le politiche sociali, di prestare maggiore attenzione a proteggere dalla povertà le famiglie, soprattutto quelle monoparentali, con bambini con problemi di salute;

6.  ribadisce l'importanza di politiche pubbliche preventive che investano nell'elaborazione di politiche sensibili al benessere dei minori che favoriscano la formazione di individui responsabili, in grado di integrarsi nella società e nel mercato del lavoro, anziché concentrarsi esclusivamente sulle conseguenze della loro esclusione sociale e della loro povertà;

7.  ritiene che, senza trascurare la necessità di sostenere i bambini poveri, che hanno abbandonato la scuola o sono socialmente esclusi, le politiche a sostegno dei bambini e dei giovani dovrebbero essere fortemente connotate dalla prevenzione, comprese strategie a lungo termine per la lotta alle disuguaglianze sociali;

8.  raccomanda agli Stati membri di attuare o rafforzare le prestazioni sociali universali destinate ai minori – come ad esempio la fornitura di pasti sovvenzionati o gratuiti, soprattutto ai bambini svantaggiati e poveri, al fine di garantire loro una crescita sana; invita gli Stati membri ad adottare misure attive a favore dell'occupazione, nell'ambito di strategie e politiche globali a sostegno dell'accesso dei genitori a un'occupazione di buona qualità e a un reddito adeguato, a servizi pubblici di elevata qualità (in particolare i servizi per l'infanzia, l'istruzione, la salute, gli alloggi e le attività ricreative), favorendo la convergenza tra la vita professionale e quella familiare, nonché a rafforzare la partecipazione dei bambini e delle loro famiglie allo sviluppo, all'attuazione e al monitoraggio di tali politiche; sottolinea la necessità di integrare le soluzioni universali con interventi mirati a sostegno dei gruppi di bambini e adolescenti più vulnerabili ed emarginati; deplora la crescente tendenza dei governi degli Stati membri ad allontanarsi dalle politiche di sostegno universale a favore di un sostegno basato sul reddito, poiché è dimostrato che le politiche di sostegno universale offrono una migliore protezione dalla povertà infantile(19);

9.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a concordare norme a livello dell'UE o a stabilire una metodologia comune per determinare quanto costi crescere un figlio e quali siano le risorse adeguate a prevenire e contrastare la povertà infantile;

10.  invita la Commissione ad astenersi dal raccomandare riformulazioni e tagli ai servizi pubblici degli Stati membri, dal promuovere rapporti di lavoro flessibili e la privatizzazione dei servizi pubblici, che hanno inequivocabilmente portato all'indebolimento dei diritti sociali dei bambini;

11.  chiede alla Commissione di porre l'accento sulla necessità di investire nell'istruzione pubblica e gratuita, designando metodi di insegnamento specifici per i gruppi sociali più vulnerabili, come gli immigrati o i soggetti con disabilità di vario tipo; ritiene che l'istruzione possa essere una priorità chiave nel far sì che i bambini acquisiscano le competenze che potranno permettere loro di accedere a posti di lavoro qualificati e adeguatamente remunerati, potendo quindi trovare autonomamente la via di uscita dalla povertà;

12.  rammenta che per affrontare la povertà infantile occorre adottare un approccio basato sul ciclo di vita, anche spezzando il ciclo intergenerazionale del rischio di povertà, che rifletta le diverse esigenze della prima infanzia, dell'infanzia e dell'adolescenza, applicando un approccio rivolto al bambino nel suo complesso, mediante la misurazione delle privazioni che ciascun bambino subisce contemporaneamente, quantificando quindi il numero di soggetti con più privazioni, e attraverso la misurazione non solo della povertà economica, ma anche delle privazioni multidimensionali;

13.  raccomanda che tutti i minori abbiano accesso a servizi di qualità in questa fase cruciale del loro sviluppo; ritiene che la salute, l'istruzione, il sostegno ai genitori e alle famiglie, l'alloggio e la protezione siano servizi fondamentali che molto spesso vengono forniti dagli enti locali e regionali;

14.  esorta gli Stati membri ad adottare, attuare e a monitorare piani volti ad alleviare la povertà infantile multidimensionale, ponendo l'accento sui diritti intrinseci dei bambini e fissando obiettivi di riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale, con particolare attenzione e priorità per quei minori che vivono a rischio massimo di povertà; rammenta l'importanza che gli Stati membri prevedano una spesa in termini reali almeno ai livelli pre-crisi a favore della protezione sociale, della salute, dell'istruzione e degli alloggi sociali a favore dei bambini più svantaggiati;

15.  esorta gli Stati membri ad attuare piani per alleviare il senso di esclusione sociale dei bambini che presentano difficoltà di apprendimento e a predisporre moduli formativi più efficaci che agevolino i loro processi di apprendimento;

16.  chiede agli Stati membri di riconoscere che la povertà infantile e l'esclusione sociale sono tra gli ostacoli principali da superare per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 in relazione al tasso di occupazione, agli investimenti nella ricerca, allo sviluppo, al settore dell'energia e allo sviluppo sostenibile;

17.  esorta gli Stati membri a porre particolare attenzione alla creazione e alla disponibilità di un adeguato ambiente extrascolastico, in cui i bambini possano trascorrere il loro tempo libero e le vacanze scolastiche in modo fruttuoso e stimolante, nonché a tenere in maggiore considerazione l'accesso all'assistenza sanitaria di base per i bambini che vivono in zone povere e in regioni remote e inaccessibili;

18.  invita gli Stati membri ad evitare la ghettizzazione dei bambini che sono colpiti dalla povertà e dall'esclusione sociale, attraverso l'introduzione di standard minimi per quanto concerne gli alloggi, tenendo conto dell'interesse ottimale del minore, e la garanzia di un alloggio adeguato alle famiglie, che soddisfi le loro esigenze e ne garantisca il benessere, la riservatezza e la qualità della vita, in modo da contribuire al raggiungimento della giustizia e della coesione sociale e da contrastare l'esclusione sociale e la povertà;

19.  invita la Commissione e il Parlamento a cogliere l'opportunità offerta dalla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale per impiegare al meglio il Fondo sociale europeo, il Fondo di aiuti europei agli indigenti e il programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale, e verificare se i bambini rappresentino una priorità nella programmazione e nell'attuazione delle politiche regionali e di coesione, con particolare riferimento all'obbligo di smantellare gradualmente i grandi istituti residenziali (in vigore dal 2014), al fine di rafforzare il ricorso alle adozioni e agli affidi, affinché gli orfani e i bambini svantaggiati possano effettivamente crescere in una famiglia o comunque in un contesto familiare; esorta altresì la Commissione a creare indicatori per l'analisi della povertà infantile;

20.  esorta la Commissione e gli Stati membri a considerare se sia necessario mettere a punto strategie nutrizionali, quali la diversificazione dell'alimentazione e l'arricchimento alimentare, e misure a livello di educazione alimentare, salute pubblica e sicurezza dei prodotti alimentari, fino a giungere agli integratori alimentari, a favore di gruppi particolari della popolazione, al fine di prevenire le conseguenze negative della malnutrizione o denutrizione sulla salute dei minori;

21.  invita la Commissione a tenere conto delle proposte contenute nel parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Per un'azione europea coordinata per la prevenzione e la lotta alla povertà energetica" e a incoraggiare l'adozione urgente di un impegno europeo per la sicurezza e la solidarietà energetica e, in tale contesto, la creazione di un osservatorio europeo e un fondo europeo incentrati principalmente sulla lotta alla povertà energetica;

22.  raccomanda che i bilanci nazionali degli Stati membri prevedano disposizioni a livello di riserve e di spesa che siano visibili, trasparenti, partecipative e di cui si possa rendere conto, al fine di lottare contro la povertà infantile e adempiere al dovere di tutela dei minori, anche attraverso un incremento della spesa pubblica nell'ottica di raggiungere tali obiettivi; invita gli Stati membri a utilizzare al massimo i fondi strutturali e d'investimento europei, in particolare il Fondo sociale europeo, per attuare tutti e tre i pilastri della raccomandazione "Investire nell'infanzia";

23.  raccomanda alla Commissione di elaborare orientamenti intesi a favorire la partecipazione dei bambini al processo decisionale, mettendo a punto meccanismi che promuovano e garantiscano il coinvolgimento dei minori nelle decisioni che incidono sulle loro vite e consentano loro e li incoraggino a esprimere opinioni informate, assicurando che tali opinioni siano tenute in debita considerazione e si riflettano nelle principali decisioni che li riguardano;

24.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di fissare obiettivi per la riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale;

25.  esorta gli Stati membri a predisporre, ove necessario, accordi di cooperazione con entità e istituzioni che promuovono l'istruzione, la cultura o lo sport e l'integrazione dei minori, e che lottano contro la povertà infantile; raccomanda, tuttavia, agli Stati membri di garantire la supervisione, la qualità, la sostenibilità e la pertinenza di tale sostegno e dei suoi effettivi risultati;

26.  invita gli Stati membri ad applicare leggi specifiche per tutelare e aumentare i diritti di maternità e paternità, anche per mezzo dell'attuazione di efficaci strumenti per la conciliazione della vita familiare e lavorativa, nonché a salvaguardare il rientro al lavoro delle donne dopo la gravidanza e la maternità, come pure a sostenere le famiglie monoparentali; sottolinea inoltre che il rafforzamento della legislazione sul congedo di paternità imprimerebbe un'importante accelerazione alla lotta contro la discriminazione di genere sul luogo di lavoro; esorta gli Stati membri a garantire che il trattamento ingiusto e la vessazione dei dipendenti non siano giustificati dai datori di lavoro in ragione della gravidanza, dell'educazione dei figli o di questioni familiari;

27.  raccomanda agli Stati membri di sviluppare politiche sociali proattive, universali e integrate per prevenire la povertà e l'allontanamento dei minori dal loro ambiente familiare; invita gli Stati membri ad assicurare che l'istituzionalizzazione dei bambini e dei giovani sia impiegata solo come ultima istanza, in circostanze eccezionali, e a utilizzare i fondi strutturali dell'UE e il Fondo europeo per gli investimenti strategici per sostenere la transizione dai servizi istituzionali a quelli basati sulla famiglia e sulla comunità;

28.  raccomanda agli Stati membri di abbandonare l'assistenza istituzionale a favore di regimi di assistenza sostitutiva duratura, in grado di preparare al meglio giovani e bambini a una vita indipendente, all'apprendimento continuo o a un lavoro;

29.  raccomanda agli Stati membri di mettere a punto e attuare sistemi integrati di tutela dei minori per proteggere i bambini dalla violenza, dagli abusi, dallo sfruttamento e dalle negligenze, in modo tale da assicurare che tutti i portatori di doveri e gli attori del sistema collaborino in tutti i settori e le agenzie con responsabilità condivise, al fine di creare un ambiente protettivo e favorevole per tutti i minori;

30.  esorta gli Stati membri a perseguire politiche che favoriscano la creazione e il mantenimento di posti di lavoro dignitosi e sviluppino sistemi di formazione, perfezionamento professionale e agevolazioni come il telelavoro o la flessibilità degli orari di lavoro, onde agevolare l'ingresso o il rientro dei genitori nel mercato del lavoro dopo una sospensione della carriera professionale;

31.  invita le istituzioni e le agenzie dell'UE, le autorità degli Stati membri e altri soggetti interessati a definire ruoli e responsabilità chiari, un dialogo e procedure sistematici per i minori che necessitano di tutela in situazioni transfrontaliere;

32.  raccomanda agli Stati membri di garantire ai bambini di tutte le età l'accesso a un'istruzione pubblica gratuita, inclusiva e di qualità, comprese l'istruzione e la cura della prima infanzia e l'istruzione formale e non formale, promuovendone lo sviluppo emotivo, sociale, cognitivo e fisico, nonché di stabilire adeguati rapporti insegnanti-studenti e promuovere il mix sociale nell'istruzione, onde salvaguardare la sicurezza e il benessere dei bambini, garantire che tutti i minori possano beneficiare di un'istruzione inclusiva di elevata qualità e rendere quindi massimo l'impatto dei sistemi di istruzione sulle pari opportunità, spezzando il ciclo della povertà;

33.  esorta gli Stati membri ad aumentare la qualità dei servizi scolastici offerti, seguendo un approccio individuale e promuovendo la cooperazione tra insegnanti, assistenti sociali e genitori, per evitare l'abbandono scolastico di giovani e bambini;

34.  invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione a offrire servizi di istruzione e cura della prima infanzia accessibili e a costi contenuti, considerandoli un investimento sociale inteso ad affrontare le disuguaglianze e le sfide che gravano in particolare sui minori provenienti da famiglie svantaggiate, e a sensibilizzare i genitori in merito ai vantaggi offerti da una partecipazione attiva ai programmi di istruzione e cura della prima infanzia;

35.  invita gli Stati membri a promuovere l'istruzione inclusiva, che non dovrebbe presupporre solo l'aumento del numero di insegnanti specializzati, ma anche l'inserimento dei bambini con bisogni formativi speciali in classi normali;

36.  esorta gli Stati membri a garantire un accesso equo e universale agli asili nido e alle scuole materne per i bambini appartenenti a tutti i gruppi sociali;

37.  invita gli Stati membri a promuovere la piena partecipazione scolastica di tutti i bambini, fornendo gratuitamente materiale scolastico di base, pasti nutrienti e il trasporto necessario ai minori che vivono in condizioni di povertà o a rischio di povertà, nonché a potenziare l'efficacia degli investimenti pubblici esistenti nel settore e contrastare in modo più incisivo la trasmissione intergenerazionale della povertà;

38.  esorta gli Stati membri a garantire un'assistenza sanitaria universale, pubblica, gratuita e di qualità per quanto concerne la prevenzione, i programmi di immunizzazione e l'assistenza primaria, l'accesso alla diagnosi, la cura e la riabilitazione, nonché a offrire assistenza a livello logopedistico e psicologico ai bambini, garantendo alle donne il diritto alla salute sessuale e riproduttiva attraverso l'assistenza sanitaria ai neonati, l'assistenza alle gestanti e visite a domicilio nel periodo di assistenza pre- e post-natale, in particolare in caso di nascite premature, nonché l'accesso ai medici di famiglia, agli infermieri, ai dentisti, ai servizi di consulenza familiare e agli specialisti di salute mentale per tutti i bambini e le loro famiglie; invita gli Stati membri e la Commissione a integrare questi aspetti nelle strategie in materia di sanità pubblica a livello nazionale e dell'UE;

39.  raccomanda agli Stati membri di fornire il sostegno necessario per garantire il diritto alla cultura, allo sport e al divertimento, l'accesso a spazi aperti e ad ambienti salutari per tutti i bambini, garantendo soprattutto pari accesso e qualità ai bambini che vivono in condizioni di povertà o in aree remote, ai bambini con disabilità, a quelli che appartengono a minoranze nazionali o etniche, religiose, linguistiche, nonché ai bambini migranti, ai bambini che si spostano all'interno dell'UE indipendentemente dalla loro nazionalità e a quelli lasciati nei loro paesi d'origine; rammenta il diritto al gioco, quale sancito dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

40.  sottolinea la necessità di rafforzare la tutela dei minori che vivono in condizioni di povertà ed esclusione sociale rispetto alla violenza domestica;

41.  invita gli Stati membri, in particolare quelli in cui le disuguaglianze sociali sono maggiori, a rafforzare i diritti sociali e l'accesso ai servizi e alla protezione sociale, che lo Stato deve garantire, aumentando il numero di dipendenti e di professionisti del settore della sicurezza sociale che si occupano dei bambini e delle loro famiglie, e incrementando l'assistenza medica, psicologica e sociale soprattutto a favore dei più bisognosi, in particolare i bambini, in linea con un approccio di intervento precoce;

42.  raccomanda agli Stati membri di adottare meccanismi che promuovano e garantiscano la partecipazione dei minori alle decisioni che incidono sulle loro vite e di consentire loro, incoraggiandoli in tal senso, a esprimere opinioni informate, affinché esse siano tenute in debita considerazione e si riflettano nelle principali decisioni che li riguardano;

43.  riconosce il ruolo della società civile, comprese le organizzazioni che difendono i diritti dei minori e quelle che lottano contro la povertà, nel garantire la coerenza delle politiche dell'UE, e invita a rafforzare il dialogo civile sulla prevenzione e il contrasto della povertà infantile negli Stati membri;

44.  esorta la Commissione a rendere l'abbandono scolastico precoce e la lotta alla povertà infantile una priorità esplicita del semestre europeo e della governance della strategia Europa 2020, nonché a inserire un indicatore specifico sui bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale nella dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria;

45.  invita gli Stati membri e la Commissione a partecipare attivamente alla lotta contro la tratta di minori per qualsiasi forma di sfruttamento, compreso il lavoro, i matrimoni forzati, l'adozione illegale, le attività illecite e lo sfruttamento sessuale;

46.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno al funzionamento delle reti europee e transnazionali che si battono contro la povertà e l'esclusione dei bambini e dei giovani; avverte che è auspicabile favorire in particolare l'integrazione delle regioni ultraperiferiche e delle regioni più svantaggiate in queste reti e istituzioni;

47.  ritiene che il diritto a sistemi gratuiti e universali di istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza sociale sia una condizione di base per contrastare la povertà, soprattutto quella infantile; invita la Commissione e gli Stati membri, tenendo conto di questo obiettivo e alla luce dell'indebolimento dei servizi pubblici, a introdurre una garanzia per i minori, dotata di un fondo specifico, affinché ogni bambino che viva in condizioni di povertà possa accedere all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza all'infanzia gratuite, ad alloggi dignitosi e a una nutrizione adeguata, nell'ambito di un piano europeo integrato di lotta alla povertà infantile, che comprenda sia la garanzia per i minori sia programmi che offrono sostegno e opportunità ai genitori affinché possano uscire dalle situazioni di esclusione sociale e inserirsi nel mercato del lavoro;

48.  invita gli Stati membri a favorire, attraverso i loro comuni, i centri locali per il sostegno ai minori e alle loro famiglie, soprattutto nelle comunità e/o nelle zone più colpite dal problema della povertà infantile, affinché siano previsti non solo assistenza e/o consulenza legale, genitoriale e sostegno scolastico, ma anche, tra l'altro, istruzione e orientamento su uno stile di vita salutare e sull'uso sicuro di Internet;

49.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di sviluppare metodi statistici che integrino indicatori multidimensionali, disaggregati per età, genere e gruppi svantaggiati particolari, nella misurazione della povertà, dell'esclusione sociale, delle disuguaglianze, della discriminazione e del benessere dei minori (reddito dei genitori, accesso a servizi pubblici di elevata qualità, partecipazione ad attività sociali e culturali, accesso a servizi adeguati di istruzione formale e informale, esposizione a rischi fisici, sicurezza, stabilità dell'ambiente familiare e livello di soddisfazione nella vita), al fine di contribuire all'elaborazione di politiche basate su elementi concreti e di considerare i limiti della misurazione della povertà relativa e il lavoro svolto dall'UNDP, dall'UNICEF, dall'OCSE e dal sottogruppo Indicatori del Comitato per la protezione sociale, andando al di là degli indicatori AROPE (a rischio di povertà e/o esclusione); invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare risposte basate su un approccio globale e ad utilizzare pienamente i dati raccolti nell'ambito di iniziative quali l'analisi MODA (Multi-Overlapping Deprivation Analysis) dell'UNICEF; sottolinea la necessità di definire indicatori aggiuntivi per migliorare la valutazione della qualità dei servizi, dei risultati e dell'accesso ai servizi, ad esempio in relazione alla situazione socioeconomica e al contesto di provenienza dei genitori (migranti o appartenenti a minoranze), al genere, alla disabilità e agli aspetti geografici;

50.  invita il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni a formulare pareri sul tema "investire nell'infanzia";

51.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché agli Stati membri.

(1)

GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 24

(2)

Testi approvati, P8_TA(2014)0070

(3)

Testi approvati, P7_TA(2013)0328.

(4)

Testi approvati, P7_TA(2013)0266.

(5)

GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 57.

(6)

GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 77.

(7)

GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 25.

(8)

GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 8.

(9)

GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 11.

(10)

GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 24

(11)

Rete di esperti indipendenti in materia di inclusione sociale, relazione di sintesi "Investire nell'infanzia – Spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale. Uno studio sulle politiche nazionali", Bruxelles, 2014.

(12)

Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 5

(13)

Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 5

(14)

Ufficio di ricerca dell'UNICEF, "Figli della recessione: L'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi", Innocenti Report Card 12, Ufficio di ricerca dell'UNICEF, Firenze, 2014, pag. 2

(15)

"La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.14.

(16)

Pubblicazione della Commissione europea "Studio tematico sui provvedimenti politici concernenti la povertà infantile", 2008, pag. 9.

(17)

EU-SILC (2013), Statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita.

(18)

Drivers (2014), "Universal, quality early childhood programmes that are responsive to need promote better and more equal outcomes in childhood and later life" (I programmi universali e di qualità per la prima infanzia mirati alle necessità promuovono risultati migliori e più equi nell'infanzia e nel corso della vita).

(19)

Sulla base di una ricerca di Eurofound.


MOTIVAZIONE

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, a tutti i bambini deve essere garantito il diritto all'istruzione, ai servizi sanitari, all'alloggio, alla protezione, a partecipare alle decisioni che li riguardano, al tempo libero e alle attività ricreative, a una dieta equilibrata e alla crescita all'interno di una famiglia. Tuttavia, all'interno dell'UE, la Convenzione è lontana dall'essere soddisfatta.

In effetti, tutte le relazioni indicano un aumento della povertà infantile in Europa. Tra il 2008 e il 2012, il numero di bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale in Europa (UE27 + Norvegia, Islanda e Svizzera) è aumentato di quasi un milione, con un incremento di mezzo milione nel solo periodo compreso tra il 2011 e il 2012(1); il rischio di povertà o di esclusione sociale è aumentato tra il 2008 e il 2012 dal 26,5% al 28% (il 20,8% dei bambini viveva in famiglie con un reddito disponibile inferiore al 60% della media nazionale, il 9% viveva in famiglie con un'intensità di lavoro molto bassa e l'11,8% viveva in case con privazioni materiali); nel 2013, secondo i dati Eurostat 2013, 26,5 milioni di bambini nell'UE28 erano a rischio di povertà e di esclusione sociale. Tuttavia, analizzando i dati dell'UNICEF, che uniscono i dati di Eurostat con quelli dell'OCSE, si è constatato che, tra il 2008 e il 2013, 1,6 milioni di bambini vivevano in grave deprivazione materiale in 30 paesi in Europa(2).

È preoccupante che la percentuale di bambini che vivono in povertà assoluta e di lunga durata (oltre 3 anni) sia in aumento e che in paesi come l'Estonia, la Grecia e l'Italia, la percentuale di bambini che non possono mangiare carne, pollo o pesce per due giorni consecutivi sia raddoppiata dal 2008.

La povertà infantile è in crescita parallelamente all'aumento delle disuguaglianze sociali ed è noto che i paesi con livelli più alti di disuguaglianza sociale hanno anche maggiori probabilità di avere livelli elevati di povertà e di esclusione sociale infantile. Il "divario di povertà", che misura la distanza tra la soglia di povertà e il reddito delle persone che vivono al di sotto di tale soglia, è aumentato, il che indica che la povertà si è intensificata. Nell'UE27, dal 2008 la percentuale di bambini in condizioni di povertà i cui genitori hanno un basso livello di istruzione è aumentata dal 55,3% al 61% ed è aumentata solo dello 0,5% in caso di bambini i cui genitori sono in possesso di un titolo di istruzione superiore(3). È, inoltre, noto che nell'UE i bambini nati in quartieri o regioni economicamente svantaggiati, i cui genitori hanno bassi livelli di istruzione e di occupazione o sono migranti, hanno maggiori probabilità di avere un accesso limitato ai servizi sanitari e all'istruzione, tendenza in aumento dal 2008, e che i genitori soli, in particolare le famiglie monoparentali femminili, sono a maggiore rischio di povertà o di esclusione sociale (49,8% rispetto al 25,2%), soprattutto quando il genitore è disoccupato.

Le disuguaglianze sociali generano svantaggi intergenerazionali e gli effetti negativi della povertà e dell'esclusione sociale sui bambini possono durare tutta la vita. È, infatti, in giovane età che i bambini sviluppano le loro competenze cognitive e socio-economiche, il che significa che le misure politiche negative adottate oggi avranno effetti negativi irreversibili sulla vita di queste persone e sulla società.

I fattori che influenzano maggiormente la povertà infantile sono le politiche di redistribuzione della ricchezza e le politiche del lavoro(4), in particolare i livelli salariali e i diritti sociali; tuttavia, in molti paesi, i governi, seguendo le linee guida delle istituzioni europee, hanno ridotto il sostegno sociale a favore dei bambini e delle famiglie. Ad esempio, in Portogallo, tra il 2010 e il 2013, e in coincidenza con il periodo del programma della troika, quasi un milione di bambini non hanno più ricevuto gli assegni familiari e, tra il 2010 e il 2012, 46 342 famiglie non hanno più avuto il diritto all'integrazione al reddito. Non è un caso che i paesi con un minor numero di bambini in condizioni di povertà (i paesi nordici, l'Austria, la Slovenia e i Paesi Bassi) hanno politiche sociali migliori in termini di accesso all'alloggio, sussidi di disoccupazione, sostegno per la prima infanzia e accesso all'istruzione, mentre nei paesi che investono di meno in queste misure - come la Grecia, l'Italia, il Portogallo, la Polonia e la Spagna - i livelli di povertà infantile sono più elevati.(5)

Le diverse organizzazioni concordano, pertanto, sul fatto che la causa principale dell'incremento della povertà infantile sia costituita dalle cosiddette misure di austerità (riduzione significativa del sostegno sociale a favore dei bambini e delle famiglie, aumento della disoccupazione, diffusione del lavoro precario e incremento del carico fiscale). L'UNICEF afferma che i tagli di bilancio, in particolare nei paesi del Mediterraneo, hanno aumentato le disuguaglianze e hanno contribuito a peggiorare le condizioni di vita dei bambini; tali politiche violano, pertanto, i diritti dei minori e costituiscono una violazione degli obblighi internazionali ai sensi della Convenzione sui diritti dell'infanzia e della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

La povertà è pluridimensionale e deve essere intesa non solo come assenza di copertura dei bisogni fondamentali dei bambini, quali il cibo, i vestiti e l'alloggio, ma anche come assenza di accesso all'istruzione e ai servizi sanitari di qualità e impossibilità di partecipare alle attività sportive, culturali e ricreative. D'altra parte, le esigenze dei bambini sono direttamente collegate alla situazione sociale delle famiglie e, di conseguenza, risolvere i problemi dei bambini significa, in larga misura, risolvere i problemi della famiglia.

Secondo il relatore, è fondamentale che gli Stati membri aumentino in termini di quantità, importo, portata ed efficacia il sostegno e i diritti sociali specificatamente rivolti ai bambini, ma anche ai genitori (come, ad esempio, i sussidi di disoccupazione o l'incremento dei diritti di maternità e paternità) e promuovano leggi sul lavoro che garantiscano i diritti sociali e la sicurezza delle famiglie e contrastino il lavoro precario, l'assunzione illegale e lo sfruttamento dei lavoratori, attuando o rafforzando le prestazioni sociali universali destinate ai minori quale diritto intrinseco del bambino. È importante che la Commissione europea operi coerentemente con le raccomandazioni adottate il 20 febbraio 2013(6), astenendosi dal raccomandare riformulazioni e tagli nei servizi pubblici degli Stati membri e proponendo, invece, una politica più coesiva di incremento e di ridistribuzione dei fondi UE. A tal fine, è altresì indispensabile abrogare il trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria. È altresì importante che gli Stati membri e la Commissione europea considerino i bambini come una priorità nella programmazione e attuazione delle politiche regionali e di coesione, utilizzando il Fondo sociale europeo per attuare le misure volte a ridurre la povertà infantile e a stabilire obiettivi di applicazione e obiettivi che dovrebbero essere soggetti a un controllo regolare. Il relatore raccomanda altresì che i bilanci nazionali degli Stati membri contengano disposizioni visibili e trasparenti per quanto concerne le spese destinate a contrastare la povertà infantile e ad adempiere il proprio dovere di tutela dei minori, attuando e monitorando piani finalizzati a ridurre la povertà infantile ponendo l'accento sui diritti intrinseci dei bambini e fissando obiettivi di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale infantile.

L'opportunità fornita dalla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale dovrebbe essere utilizzata dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo per incrementare gli stanziamenti del Fondo sociale europeo e del programma di aiuti alimentari a favore dei più indigenti, trasferendo gli importi assegnati, ad esempio, a favore della politica estera di sicurezza alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale. È altresì importante che la Commissione europea metta in pratica il reddito minimo europeo, analogamente a quanto auspicato dal Parlamento nella risoluzione del 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa (2010/2039 (INI)).

I primi anni di vita, prima dell'istruzione obbligatoria, sono cruciali per lo sviluppo dei bambini, dal momento che è in questi anni che essi sviluppano le competenze fondamentali; l'accesso a un'istruzione di qualità ha un impatto importante sull'autostima, sulla capacità di partecipare alla vita sociale e sulla qualità della salute. Tuttavia, l'offerta di istruzione media dell'UE destinata ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni è pari a circa il 30%(7) e in 11 paesi (Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca, Bulgaria, Lituania, Ungheria, Malta, Austria, Croazia e Lettonia) non raggiunge una copertura del 15%, con i bambini delle famiglie più povere che hanno meno accesso all'assistenza all'infanzia.(8) D'altra parte, nel 2012 i tassi di abbandono scolastico nell'UE erano in media pari al 13%, e in alcuni paesi questo tasso ha superato il 20% (Portogallo, Spagna e Malta)(9). Il relatore raccomanda, pertanto, agli Stati membri di garantire a tutti i bambini l'accesso a un'istruzione pubblica gratuita e di qualità a tutte le età, compresa la prima infanzia, e di stabilire adeguati rapporti insegnanti-studenti, nonché di fornire materiale scolastico e trasporto scolastico gratuiti durante l'orario scolastico.

I bambini nati in povertà sono maggiormente a rischio di contrarre malattie croniche e hanno maggiori problemi di salute. Anche nei paesi in cui il diritto alla salute è sancito dalla legge, molti bambini non hanno accesso a un medico di famiglia o a un dentista a causa della mancanza di servizi pubblici o di medicine o a causa dei costi elevati; i livelli di mortalità infantile sono, inoltre, molto più elevati nelle famiglie provenienti da ambienti socio-economici più svantaggiati.

Analogamente, i problemi economici delle famiglie hanno influito sulla crescita dei problemi di salute mentale dei genitori e sull'incremento della disgregazione familiare, che ha un impatto innegabile sul benessere psicologico e sociale dei bambini.

È vergognoso che in paesi come il Portogallo vengano utilizzate più risorse per il pagamento degli interessi sul debito pubblico che per i servizi di sanità pubblica. Il relatore raccomanda agli Stati membri di garantire un'assistenza sanitaria universale, pubblica, gratuita e di qualità per quanto concerne la prevenzione e l'assistenza primaria, l'accesso alla diagnosi, la cura e la riabilitazione, garantendo alle donne il diritto alla salute sessuale e riproduttiva assicurando l'assistenza sanitaria ai neonati, l'assistenza alle gestanti nel periodo pre e post-natale, in particolare in caso di nascita prematura, l'accesso ai medici di famiglia, ai dentisti e agli specialisti di salute mentale da parte di tutti i bambini, nonché di integrare questi aspetti nelle strategie in materia di sanità pubblica nazionali e UE.

Va notato che l'11% dei bambini vive in famiglie che destinano più del 40% del loro reddito disponibile alla spesa abitativa (in Grecia la percentuale è del 38%) e gli ultimi rapporti della Federazione europea delle associazioni nazionali che lavorano con le persone senza dimora indicano che gli alloggi per i senza tetto sono sempre più spesso occupati da donne, giovani e famiglie con bambini, con una sovrarappresentazione dei bambini migranti. Il relatore invita gli Stati membri a eliminare la possibilità di sequestrare e di pignorare le case quando le famiglie non hanno un reddito sufficiente a garantire il loro sostentamento o di avviare la preclusione fiscale.

Il relatore raccomanda altresì agli Stati membri di fornire i sussidi necessari al fine di garantire il diritto alla cultura, allo sport e al tempo libero per tutti i bambini, con una particolare attenzione ai bambini in condizioni di povertà, ai bambini nelle aree remote, ai bambini con disabilità e ai migranti. Al fine di proteggere i bambini dagli abusi, dalle violenze e dalle negligenze è importante rafforzare i diritti sociali che lo Stato deve garantire, aumentando il numero di dipendenti e di tecnici dei servizi di sicurezza sociale al fine di incrementare l'assistenza medica, psicologica e sociale destinata ai bambini.

(1)

Save the Children, "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.5.

(2)

Ufficio di ricerca dell'UNICEF (2014), "Figli della recessione: L'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi", Innocenti Report Card 12, Ufficio di ricerca dell'UNICEF, Firenze.

(3)

Save the Children, "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.18.

(4)

Save the Children, "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.5.

(5)

Save the Children, "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.12 (che si basa sullo "Studio tematico sui provvedimenti politici concernenti la povertà infantile" della Commissione europea del 2008 e sul parere del Comitato per la protezione sociale dal titolo "Prevenire e affrontare il problema della povertà e dell'esclusione sociale infantile", 2012).

(6)

"Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=EN&reference=P8-TA-2014-0070 - def_1_3 (C(2013)778), 2013.

(7)

EU-SILC (2013), Statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita.

(8)

Comitato per la protezione sociale (2012), "Prevenire e affrontare il problema della povertà e dell'esclusione sociale infantile".

(9)

EU-SILC (2013), Statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

13.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

6

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Jane Collins, Arne Gericke, Marian Harkin, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Zdzisław Krasnodębski, Kostadinka Kuneva, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Elisabeth Morin-Chartier, Emilian Pavel, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Yana Toom, Ulrike Trebesius, Ulla Tørnæs, Marita Ulvskog, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Georges Bach, Dieter-Lebrecht Koch, Joachim Schuster, Csaba Sógor, Michaela Šojdrová, Neoklis Sylikiotis, Tom Vandenkendelaere

Avviso legale