Procedura : 2015/2229(INI)
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Ciclo del documento : A8-0344/2015

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A8-0344/2015

Discussioni :

PV 16/12/2015 - 15
CRE 16/12/2015 - 15

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PV 17/12/2015 - 9.9
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P8_TA(2015)0470

RELAZIONE     
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30.11.2015
PE 567.654v02-00 A8-0344/2015

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2015/2229(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Cristian Dan Preda

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2015/2229(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali adottati a New York il 16 dicembre 1966,

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e la risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(1),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, quali adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012(2),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline, adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 12 maggio 2014(3),

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo(4),

–  visti gli orientamenti destinati alle delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo sulla promozione dei diritti umani e della democrazia nell'ambito delle visite nei paesi terzi(5),

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014, adottata dal Consiglio il 22 giugno 2015(6),

–  visto il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(7),

–  visto il piano di azione dell'UE sulla parità tra donne e uomini e sull'emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne mediante le relazioni esterne dell'Unione europea 2016-2020 (GAPII), adottato dal Consiglio il 26 ottobre 2015(8),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 14 maggio 2012, dal titolo "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento"(9),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 dicembre 2014, sulla promozione e tutela dei diritti dei minori(10),

–  vista la decisione 2015/260 del Consiglio, del 17 febbraio 2015, che proroga il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(11),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 26 maggio 2015, sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo(12),

–  vista la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 31 ottobre 2000, sulle donne, la pace e la sicurezza(13),

–  viste le sue risoluzioni d'urgenza su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani(14),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(15),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su "Una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE"(16),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(17),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sulla corruzione nei settori pubblico e privato: l'impatto sui diritti umani nei paesi terzi(18),

–  vista la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(19),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2014 sulle priorità dell'UE per la 25ª sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani(UNHRC)(20),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle priorità dell'UE all'UNHRC nel 2015(21),

–  vista la sua raccomandazione al Consiglio del 2 aprile 2014 sulla 69ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA)(22),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2014 sull'eliminazione della tortura nel mondo(23),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica dell'Unione europea in materia(24),

–  vista la sua risoluzione del 18 giugno 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato(25),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi"(26),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(27),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(28),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(29),

–  vista la comunicazione, dell'8 ottobre 2014, della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, intitolata "Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2014-2015"(30),

–  vista la comunicazione congiunta, dell'8 marzo 2011, dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale(31),

–  vista la comunicazione congiunta, del 25 maggio 2011, dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su una risposta nuova ad un vicinato in mutamento(32),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 30 aprile 2014, concernente un approccio basato sui diritti che copra tutti i diritti umani per la cooperazione allo sviluppo dell'UE(33),

–  vista la risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 26 giugno 2014, che invita a creare un gruppo di lavoro intergovernativo aperto con il mandato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare le attività delle società transnazionali e di altre imprese in materia di diritti umani(34),

–  vista la sua relazione del 9 luglio 2015 sul nuovo approccio dell'UE nei confronti dei diritti umani e della democrazia – valutazione delle attività svolte dal Fondo europeo per la democrazia (EED) fin dalla sua istituzione(35),

–  vista la relazione annuale 2014 dell'UNFPA - UNICEF relativa al programma congiunto sulle mutilazioni genitali femminili(36),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0344/2015),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 TUE, l'UE è tenuta a sviluppare una politica estera e di sicurezza comune fondata sui principi di democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, sui principi di uguaglianza e di solidarietà e sul rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 6, paragrafo 2 TUE, "l'Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali";

C.  considerando che il rispetto, la promozione, l'indivisibilità e la tutela dell'universalità dei diritti umani devono essere le pietre miliari dell'azione esterna dell'UE;

D.  considerando che una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE, come pure tra queste ultime, si pone come un requisito indispensabile per una politica dell'UE in materia di diritti umani positiva ed efficace; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di rispondere in modo più rapido e precoce alle violazioni dei diritti umani;

E.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali;

F.  considerando che il rispetto dei diritti umani è minacciato e messo a repentaglio in tutto il mondo; considerando che l'universalità dei diritti umani è messa seriamente in discussione da numerosi regimi autoritari, in particolare in consessi multilaterali;

G.  considerando che oltre la metà della popolazione mondiale vive ancora in regimi non democratici e repressivi e che negli ultimi anni la libertà a livello globale ha subito un declino costante; che il mancato rispetto dei diritti umani ha un costo sociale e umano;

H.  considerando i numerosi tentativi in tutto il mondo di diminuire lo spazio della società civile, anche in seno al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani;

I.  considerando che per definire un regime democratico non è sufficiente l'organizzazione di elezioni libere, ma sono altresì necessari un'amministrazione trasparente, il rispetto dello Stato di diritto, la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, l'esistenza di un sistema giudiziario indipendente e il rispetto del diritto internazionale e degli accordi e orientamenti internazionali relativi al rispetto dei diritti umani;

J.  considerando che, quando è stato proposto il nuovo piano d'azione comune sui diritti umani e la democrazia, il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) ha dichiarato che i diritti umani avrebbero costituito una delle priorità assolute del suo mandato, da utilizzare come mezzo di orientamento in tutte le relazioni con le istituzioni dell'UE e con i paesi terzi, le organizzazioni internazionali e la società civile; che nel 2017 sarà condotta una revisione intermedia del piano d'azione sui diritti umani e la democrazia, che coinciderà con la valutazione intermedia degli strumenti di finanziamento esterni, il che dovrebbe contribuire a rafforzare la coerenza dell'azione esterna dell'UE;

K.  considerando che il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri sono responsabili dell'attuazione del nuovo piano d'azione; che le missioni e le rappresentanze dell'UE nei paesi terzi possono svolgere un ruolo importante e complementare ai fini del successo del piano d'azione;

L.  considerando che occorre garantire risorse adeguate e l'utilizzo ottimale delle stesse, al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

M.  considerando che l'Unione europea dovrebbe adoperarsi maggiormente per valutare l'impatto delle proprie politiche sui diritti umani, ottimizzare gli impatti positivi, prevenire e attenuare gli impatti negativi e rafforzare l'accesso delle popolazioni colpite ai mezzi di ricorso;

N.  considerando che il rafforzamento del dialogo con i leader e le autorità responsabili dei paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni dei diritti umani nei paesi terzi; che le organizzazioni della società civile nei paesi terzi sono un interlocutore chiave nella definizione e nell'attuazione della politica dell'UE in materia di diritti umani;

O.  considerando che l'UE ritiene che una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani nei paesi terzi rappresenti una delle sue principali priorità nella lotta alle violazioni dei diritti umani;

P.  considerando che la cooperazione internazionale dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo nel rafforzamento del rispetto dei diritti fondamentali e nell'efficace controllo parlamentare dei servizi di intelligence che utilizzano la tecnologia di sorveglianza digitale;

Q.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono fedeli alleati della Corte penale internazionale sin dalla sua istituzione, offrendole sostegno finanziario, politico, diplomatico e logistico, nonché promuovendo l'universalità dello Statuto di Roma e difendendone l'integrità, al fine di potenziare l'indipendenza della Corte;

R.  considerando che la politica di sostegno ai diritti umani e alla democrazia dovrebbe essere integrata in tutte le politiche dell'UE aventi una dimensione esterna, tra cui quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, allargamento e commercio, al fine di continuare a promuovere il rispetto dei diritti umani;

S.  considerando che, a norma dell'articolo 207 TFUE, la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea;

T.  considerando che le diverse forme di migrazione rappresentano un'importante sfida per la politica esterna dell'UE e richiedono soluzioni immediate, efficaci e durature per garantire il rispetto dei diritti umani delle persone in stato di bisogno, come quelle che fuggono dalla guerra e dalla violenza, in linea con i valori europei e con le norme internazionali in materia di diritti umani;

U.  considerando che l'economia mondiale sta attraversando un periodo di grave crisi il cui impatto, combinato a determinate misure, in particolare drastici tagli di bilancio, influisce negativamente sui diritti umani, specialmente sui diritti economici e sociali, sulle condizioni di vita delle popolazioni (aumento della disoccupazione e della povertà, delle disuguaglianze e delle condizioni di lavoro precarie, riduzione della qualità dei servizi e limitazione dell'accesso a questi ultimi) e di conseguenza sul loro benessere;

V.  considerando che, sulla base dei valori universali e indivisibili, la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo dovrebbe diventare una delle priorità dell'UE e deve essere sostenuta incondizionatamente; che tali diritti continuano a essere ampiamente minacciati visto che il numero delle loro violazioni è sensibilmente aumentato;

W.  considerando che l'abolizione universale della pena di morte rimane una delle priorità dell'UE nella sua politica esterna in materia di diritti umani; che nel giugno 2016 a Oslo, in Norvegia, si terrà il sesto Congresso mondiale contro la pena di morte;

X.  considerando che i bambini, le donne e le persone appartenenti a minoranze sono confrontati a crescenti minacce specifiche, ad atti di violenza e a violenza sessuale, in particolare nelle zone di conflitto;

Y.  considerando che il Premio Sacharov 2014 è stato conferito al dottor Denis Mukwege per il suo costante impegno, in qualità di medico e difensore dei diritti umani, a favore delle vittime della violenza sessuale e della mutilazione genitale; che la mutilazione genitale femminile rappresenta una violazione fondamentale dei diritti delle donne e delle bambine e che è assolutamente necessario porre la lotta contro la mutilazione genitale e la violenza sessuale al centro della politica esterna e della politica in materia di diritti umani dell'UE;

Z.  considerando che, secondo le stime, nel 2014 230 milioni di bambini che vivono attualmente in paesi e in regioni in cui sono in corso conflitti armati sono stati esposti a forme estreme di violenza e a traumi, essendo stati arruolati con la forza e deliberatamente presi di mira da gruppi violenti;

AA.  considerando che l'articolo 25 della UDHR riconosce il diritto di ogni individuo ad "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia", in cui la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza, comprese le cure mediche; che la risoluzione 26/28(37) del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) chiede che il prossimo forum sociale dell'UNHRC sia incentrato sull'accesso ai farmaci nel contesto del diritto di ciascuno di godere del miglior stato di salute fisica e mentale possibile; che la Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) prevede che il godimento del miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche e condizione economica o sociale;

AB.  considerando che i cambiamenti climatici pregiudicano i diritti umani più elementari, come l'accesso all'acqua, alle risorse naturali e all'alimentazione;

AC.  considerando che la distruzione intenzionale e sistematica da parte di organizzazioni terroristiche e gruppi belligeranti di siti archeologici di grande valore che fanno parte del patrimonio mondiale è volta a destabilizzare le popolazioni e a privarle della loro identità culturale e non dovrebbe essere considerata soltanto un crimine di guerra ma anche un crimine contro l'umanità;

Osservazioni generali

1.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che i diritti umani e i valori democratici, come la libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione e la libertà di riunione e di associazione, sono sempre più minacciati in molte parti del mondo, in particolare sotto i regimi autoritari; esprime altresì profonda preoccupazione per il fatto che lo spazio pubblico per la società civile si sta restringendo e che un numero crescente di difensori dei diritti umani subiscono attacchi in tutto il mondo;

2.  invita l'UE e i suoi Stati membri a intensificare i propri sforzi volti a porre effettivamente i valori democratici e i diritti umani al centro delle loro relazioni con il resto del mondo, rispettando l'impegno assunto nel TUE; osserva che l'UE dovrebbe adottare misure adeguate per far fronte alle gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, in particolare nel caso di regimi autoritari, anche avvalendosi delle relazioni nel settore commerciale, dell'energia o della sicurezza;

3.  ribadisce la cruciale importanza di garantire una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE per quanto concerne il rispetto dei diritti umani e dei valori democratici; sottolinea a tale proposito che, mentre la presente relazione riguarda le politiche esterne dell'UE volte a promuovere i diritti umani, il Parlamento adotta anche una relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea, elaborata dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; sottolinea altresì l'importanza di una maggiore uniformità e coerenza e di evitare disparità di trattamento nelle politiche esterne dell'UE e in tutti i suoi strumenti;

4.  invita l'UE e i suoi Stati membri ad affrontare in modo efficace le sfide interne in materia di diritti umani, per esempio la situazione dei rom, il trattamento dei rifugiati e dei migranti, la discriminazione delle persone LGBTI, il razzismo, la violenza contro le donne, le condizioni di detenzione e la libertà dei mezzi di comunicazione negli Stati membri, così da mantenere credibilità e coerenza nella politica esterna in materia di diritti umani;

5.  insiste sull'importanza di garantire la coerenza della politica dell'UE nei confronti delle situazioni di occupazione o annessione del territorio; ricorda che il diritto internazionale umanitario dovrebbe orientare la politica dell'UE verso tutte le suddette situazioni;

6.  esprime la sua ferma opposizione all'annessione, all'occupazione e alla colonizzazione di territori e ribadisce il diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione;

7.  ritiene che, per tenere fede al loro impegno di promuovere i diritti umani e la democrazia nel mondo, l'UE e i suoi Stati membri devono esprimersi con una voce unica e coerente, affinché il loro messaggio venga ascoltato;

8.  sottolinea altresì l'importanza di una cooperazione rafforzata tra la Commissione, il Consiglio, il SEAE, il Parlamento e le delegazioni dell'UE al fine di migliorare la coerenza globale della politica dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia e la sua centralità rispetto a tutte le politiche dell'Unione aventi una dimensione esterna, in particolare in materia di sviluppo, sicurezza, occupazione, migrazione, commercio e tecnologia;

9.  chiede all'UE di migliorare e rendere sistematica l'intera dimensione dell'impatto delle sue politiche sui diritti umani e di garantire che queste analisi contribuiscano a riformulare le sue politiche in modo conseguente; invita l'UE a mettere a punto meccanismi più efficienti per ottimizzare gli impatti positivi delle sue politiche sui diritti umani, prevenire e attenuare gli impatti negativi e rafforzare l'accesso delle popolazioni colpite ai mezzi di ricorso;

10.  richiama l'attenzione sul suo impegno a lungo termine per la promozione dei diritti umani e dei valori democratici, come dimostrato, tra l'altro, dall'attribuzione annuale del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, dai lavori della sottocommissione per i diritti dell'uomo e dai dibattiti mensili in plenaria, nonché dalle risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

11.  esprime profonda preoccupazione per la distruzione e il saccheggio intenzionali e sistematici di siti archeologici di grande valore che fanno parte del patrimonio mondiale da parte di organizzazioni terroristiche e gruppi belligeranti che mirano a destabilizzare le popolazioni e a minarne l'identità culturale e che finanziano le loro attività violente mediante la vendita illecita del patrimonio artistico sottratto; invita pertanto la Commissione, in collaborazione con le Nazioni Unite e l'UNESCO, a contrastare il commercio illecito di tesori artistici provenienti dalle zone di conflitto e a intraprendere iniziative per la protezione del patrimonio culturale in queste zone; invita la Commissione a considerare la distruzione intenzionale del patrimonio dell'umanità come un crimine contro l'umanità e ad adottare di conseguenza i necessari provvedimenti giuridici;

Strumenti politici dell'UE per promuovere i diritti umani e la democrazia nel mondo

Relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo

12.  accoglie con favore l'approvazione della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014; ritiene che la relazione annuale rappresenti uno strumento indispensabile di controllo, comunicazione e discussione sulla politica dell'UE in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto nel mondo; invita il SEAE e la Commissione a garantire che venga dato un seguito coerente alle questioni sollevate nella relazione annuale, incluse proposte specifiche mirate a risolvere tali problemi, nonché a garantire una maggiore coerenza tra le varie relazioni sulla politica esterna dell'UE in materia di diritti umani e democrazia;

13.  ribadisce il suo invito al VP/AR a discutere con i deputati al Parlamento europeo in due sessioni plenarie all'anno, una al momento della presentazione della relazione annuale dell'UE e l'altra in risposta alla relazione del Parlamento; sottolinea che le risposte scritte della Commissione e del SEAE alla risoluzione del Parlamento sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia svolgono un ruolo importante nelle relazioni interistituzionali, in quanto consentono un monitoraggio sistematico e approfondito di tutti i punti sollevati dal Parlamento;

14.  elogia il SEAE e la Commissione per la loro comunicazione esaustiva sulle attività svolte dall'UE in materia di diritti umani e democrazia nel 2014; considera, tuttavia, che l'attuale formato della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia potrebbe essere migliorato fornendo una migliore visione d'insieme dell'impatto concreto delle azioni dell'UE sui diritti umani e la democrazia nei paesi terzi e dei progressi realizzati, e utilizzando un formato di più facile lettura; chiede inoltre che si riferisca sulle azioni intraprese in risposta alle risoluzioni del Parlamento su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

15.  raccomanda, a tale riguardo, che il SEAE adotti un approccio più analitico nell'elaborazione della relazione annuale, pur continuando a riferire in merito all'attuazione del quadro strategico e del piano d'azione dell'UE; ritiene che la relazione annuale debba non solo sottolineare i successi e le migliori prassi dell'UE nel settore, ma anche indicare le sfide e i limiti incontrati dall'UE nei suoi sforzi volti a promuovere i diritti umani e la democrazia nei paesi terzi, nonché gli insegnamenti che si possono trarre per una futura azione concreta;

16.  ribadisce che le relazioni per paese presentate nella relazione annuale dovrebbero essere meno descrittive e statiche e dovrebbero invece rispecchiare maggiormente l'attuazione delle strategie nazionali in materia di diritti umani e fornire un quadro dell'impatto dell'azione dell'UE sul terreno;

Quadro strategico dell'UE e (nuovo) piano d'azione sui diritti umani e la democrazia

17.  ribadisce la propria opinione che l'adozione del quadro strategico dell'UE e del primo piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel 2012 hanno rappresentato una tappa importante per l'UE, integrando senza eccezioni i diritti umani e la democrazia nelle sue relazioni con il resto del mondo;

18.  accoglie con favore l'adozione da parte del Consiglio, nel luglio 2015, di un nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019; si congratula con il SEAE per aver consultato la Commissione, il Parlamento, gli Stati membri, la società civile e le organizzazioni regionali e internazionali nel corso della valutazione del primo piano d'azione e nell'elaborazione di quello nuovo;

19.  plaude al rinnovato impegno dell'UE a promuovere e tutelare i diritti umani e a sostenere la democrazia su scala mondiale; rileva che il piano d'azione ha l'obiettivo di consentire all'UE di intervenire in modo più mirato, sistematico e coordinato in materia di diritti umani e democrazia, nonché di potenziare l'impatto delle sue politiche e dei suoi strumenti in loco; sostiene, a tale proposito, l'attribuzione di priorità a cinque settori d'intervento strategici;

20.  invita il VP/AR, il SEAE, la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a garantire un'attuazione coerente ed efficace del nuovo piano d'azione; richiama l'attenzione, in particolare, sull'importanza di aumentare l'efficacia e massimizzare l'impatto locale degli strumenti utilizzati dall'UE per promuovere il rispetto dei diritti umani e della democrazia nel mondo; sottolinea la necessità di reagire in modo rapido e adeguato alle violazioni dei diritti umani; ribadisce l'importanza di intensificare gli sforzi per integrare i diritti umani e la democrazia in tutte le azioni esterne dell'UE, anche ad alto livello politico;

21.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel nuovo piano d'azione, l'UE deve destinare adeguate risorse e competenze, sia in termini di risorse umane specifiche presso le delegazioni e la sede centrale sia in termini di fondi disponibili per i progetti;

22.  ribadisce la propria convinzione che, per portare avanti in maniera coerente l'agenda in materia di diritti umani e democrazia, occorrano un solido consenso e un coordinamento rafforzato tra Stati membri e istituzioni dell'UE; ricorda che il piano d'azione riguarda sia l'UE sia gli Stati membri; sottolinea pertanto con forza che gli Stati membri dovrebbero, senza eccezioni, acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione del piano d'azione e del quadro strategico dell'UE, utilizzandoli come loro modello per promuovere la democrazia e i diritti umani a livello sia bilaterale che multilaterale; prende atto con soddisfazione della prevista valutazione intermedia del nuovo piano d'azione ed evidenzia l'importanza di consultazioni inclusive al fine di tener conto in modo coerente dei risultati conseguiti nell'integrazione della dimensione dei diritti umani;

23.  esorta, a tale riguardo, il Consiglio "Affari esteri" a discutere regolarmente le questioni riguardanti i diritti umani e la democrazia; ribadisce il suo invito al Consiglio "Affari esteri" a tenere un dibattito pubblico annuale sull'azione dell'UE in materia di diritti umani e democrazia;

24.  elogia l'opera di comunicazione del SEAE e della Commissione sull'attuazione del primo piano d'azione e si aspetta che tale informazione continui nell'ambito del nuovo piano d'azione; ricorda, inoltre, la sua determinazione ad essere strettamente associato e consultato in merito all'attuazione del nuovo piano d'azione;

25.  invita il VP/AR, in coordinamento con tutti gli altri Commissari, a elaborare un programma che integri i diritti umani in varie attività dell'UE, in particolare nei settori dello sviluppo, della migrazione, dell'ambiente, dell'occupazione, della protezione dei dati in Internet, del commercio, degli investimenti, della tecnologia e delle imprese;

Panoramica degli altri strumenti politici dell'UE

Mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani

26.  ricorda l'importanza del mandato del Rappresentante speciale dell'UE (RSUE) per i diritti umani ai fini del rafforzamento dell'efficacia e della visibilità delle azioni dell'UE per la tutela e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici a livello mondiale; si congratula con l'attuale titolare del mandato per il conseguimento di risultati significativi e per aver partecipato a scambi periodici con il Parlamento e con la società civile;

27.  accoglie con favore la proroga del mandato dell'RSUE fino al febbraio 2017 e ribadisce la sua richiesta che questo mandato assuma carattere permanente; chiede, pertanto, la revisione del mandato in modo da concedere all'RSUE poteri d'iniziativa, personale e risorse finanziarie sufficienti, nonché la capacità di esprimersi pubblicamente, di riferire in merito ai risultati delle missioni in paesi terzi e di comunicare la posizione dell'UE sulle questioni concernenti i diritti umani, al fine di rafforzare il ruolo dell'RSUE rendendolo più visibile ed efficace;

28.  ribadisce la sua richiesta al Consiglio di inserire nel mandato dei rappresentanti speciali geografici l'obbligo di collaborare strettamente con l'RSUE per i diritti umani;

Strategie nazionali in materia di diritti umani e ruolo delle delegazioni dell'UE

29.  osserva che 132 strategie nazionali in materia di diritti umani (HRCS) sono state approvate dal Comitato politico e di sicurezza, a seguito di sforzi concertati da parte delle delegazioni e istituzioni dell'UE e degli Stati membri; ribadisce il proprio sostegno all'obiettivo delle HRCS, che consiste nell'adattare l'azione dell'UE alla situazione e alle esigenze specifiche proprie di ciascun paese; evidenzia la necessità di valutare costantemente le HRCS e, se del caso, di adeguarle, e chiede un ulteriore rafforzamento della cooperazione, della comunicazione e dello scambio di dati tra le delegazioni dell'UE, le ambasciate degli Stati membri e le istituzioni dell'UE nell'elaborazione e attuazione delle HRCS;

30.  ribadisce il suo appello affinché i deputati al Parlamento europeo abbiano accesso ai contenuti delle strategie in un formato adeguato, in modo da svolgere le proprie funzioni in maniera corretta e trasparente; raccomanda che il SEAE e la Commissione comunichino all'esterno l'obiettivo di ciascuna strategia in modo da aumentare la trasparenza delle HRCS; insiste sulla necessità che il SEAE includa indicatori di progresso chiari e misurabili in ogni singola strategia;

31.  sottolinea con forza l'importanza di tenere conto delle HRCS a tutti i livelli del processo di formulazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi, anche durante la preparazione dei dialoghi politici ad alto livello, dei dialoghi sui diritti umani, dei documenti strategici nazionali e dei programmi d'azione annuali;

32.  accoglie con favore la designazione di punti focali per i diritti umani e/o la dimensione di genere da parte di tutte le delegazioni e missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); rileva, tuttavia, che le informazioni pubblicate online sono in molti casi obsolete e ne chiede pertanto una tempestiva revisione;

33.  ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti focali in seno alle delegazioni, per consentire loro di fungere da veri e propri consulenti per i diritti umani e di svolgere il loro lavoro in modo coerente e inclusivo, al fine di ottimizzare il lavoro delle delegazioni; ritiene che l'attività dei punti focali per i diritti umani dovrebbe essere sostenuta anche dal personale diplomatico degli Stati membri; ritiene che l'attività dei punti focali per i diritti umani dovrebbe essere pienamente indipendente e immune da interferenze politiche e vessazioni da parte delle autorità nazionali dei paesi terzi, in particolare nei loro contatti con gli attivisti dei diritti umani e la società civile;

Dialoghi e consultazioni in materia di diritti umani

34.  riconosce che i dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi possono rappresentare uno strumento efficace di coinvolgimento e cooperazione bilaterale nella promozione e nella tutela dei diritti umani, a condizione che non costituiscano un fine in sé, ma che siano un mezzo per garantire impegni e risultati specifici delle controparti; accoglie con favore e incoraggia, pertanto, l'avvio di dialoghi sui diritti umani con un numero crescente di paesi, come il Myanmar/Birmania; accoglie positivamente, a tale riguardo, il dialogo UE-Moldova sui diritti umani;

35.  sollecita il VP/AR e il SEAE a condurre i loro dialoghi sui diritti umani e i relativi seminari della società civile con un impegno chiaro e orientato ai risultati, che tenga conto delle HRCS; esorta il SEAE a includere sistematicamente un dialogo preparatorio con le organizzazioni della società civile, che confluisca automaticamente nel dialogo vero e proprio; insiste altresì sulla necessità che il VP/AR, l'RSUE per i diritti umani e il SEAE sollevino in modo sistematico i singoli casi concernenti i difensori dei diritti umani a rischio di incarcerazione o già detenuti, i prigionieri politici e le violazioni dei diritti umani in modo responsabile e trasparente nel corso dei dialoghi sui diritti umani; ritiene essenziale che il SEAE assicuri in modo sistematico che tutti gli impegni assunti nel corso di ciascuno dei dialoghi sui diritti umani siano rispettati;

36.  ribadisce il suo invito al SEAE a sviluppare un meccanismo globale per il monitoraggio e il riesame del funzionamento dei dialoghi sui diritti umani, in cooperazione con la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, al fine di migliorare il loro impatto; ritiene che, qualora tali dialoghi dovessero registrare fallimenti ripetuti, si dovrebbero trarre conclusioni politiche e si dovrebbe ricorrere a strumenti alternativi per favorire il progresso dei diritti umani nel paese in questione; rileva, a questo proposito, che il dialogo sui diritti umani con la Russia è stato sospeso nel 2014 e rileva altresì la mancanza di risultati nei dialoghi sui diritti umani con la Cina e la Bielorussia; esorta pertanto il SEAE a rivedere radicalmente la sua strategia in materia di diritti umani nei confronti della Russia e della Cina;

37.  invita l'UE e le sue delegazioni a potenziare il loro dialogo politico con i governi che violano i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, insieme alla società civile, e insiste sul fatto che il dialogo politico sui diritti umani fra l'UE e i paesi terzi deve comprendere una definizione più inclusiva e globale di non discriminazione, tra l'altro nei confronti delle persone LGBTI, fondata sulla religione o le convinzioni personali, il sesso, la razza o l'origine etnica, l'età, la disabilità e l'orientamento sessuale; sottolinea che, in particolare nei paesi che registrano scarsi risultati in termini di sviluppo e rispetto dei diritti umani, gli aiuti allo sviluppo dovrebbero essere mantenuti e addirittura rafforzati, ma dovrebbero essere preferibilmente erogati per il tramite delle organizzazioni della società civile e dei partner locali non governativi, e dovrebbero essere monitorati in modo sistematico e accompagnati da impegni di governo volti a migliorare la situazione dei diritti umani in loco;

38.  riconosce l'importanza di adottare ulteriori misure nei confronti di individui (sanzioni mirate come il congelamento dei beni o i divieti di viaggio) nel caso di regimi autoritari, qualora i dialoghi dovessero registrare fallimenti ripetuti;

Orientamenti dell'UE in materia di diritti umani

39.  accoglie con favore l'adozione da parte del Consiglio, nel maggio 2014, degli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline; rammenta tuttavia la sua richiesta al SEAE di fornire chiarimenti circa il processo di selezione delle tematiche oggetto degli orientamenti dell'UE e di consultare in merito anche il Parlamento e la società civile prima della selezione dei temi;

40.  ribadisce il suo invito al VP/HR e al SEAE ad attuare in modo efficace e coerente gli orientamenti dell'UE sul diritto internazionale umanitario (DIU),(38) anche in relazione ai conflitti e alle crisi umanitarie in paesi come la Siria, l'Iraq, la Libia e l'Ucraina; raccomanda, a questo proposito, che il SEAE sostenga le organizzazioni della società civile che promuovono il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di attori statali e non statali; esorta inoltre l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per migliorare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte degli attori statali e non statali; chiede che l'UE e gli Stati membri contribuiscano all'iniziativa in corso della Svizzera e del comitato internazionale della Croce Rossa sul rafforzamento del rispetto del diritto internazionale umanitario;

41.  sottolinea con forza l'importanza di valutare sistematicamente l'attuazione degli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani, ivi compresa l'attuazione degli orientamenti dell'UE per promuovere e tutelare i diritti dell'infanzia, utilizzando parametri di riferimento ben definiti; ritiene che, al fine di garantire una corretta attuazione degli orientamenti, sia necessario adottare ulteriori misure di sensibilizzazione sul loro contenuto presso il personale del SEAE e delle delegazioni dell'UE nonché delle rappresentanze estere degli Stati membri; ribadisce l'invito a coinvolgere più attivamente gli attori della società civile e i difensori dei diritti umani nella scelta, attuazione, valutazione e revisione degli orientamenti;

Diritti umani e democrazia nelle politiche e negli strumenti dell'azione esterna dell'UE

42.  ricorda che l'UE si è impegnata a porre i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea pertanto che la promozione dei diritti umani e dei principi democratici deve essere sostenuta attraverso tutte le politiche dell'UE e adeguati strumenti finanziari aventi una dimensione esterna, come la politica di allargamento e la politica di vicinato, la politica di sicurezza e di difesa comune nonché le politiche in materia di sviluppo, scambi commerciali, migrazione e giustizia e affari interni; evidenzia, a tale proposito, i recenti sforzi dell'UE finalizzati a includere le violazioni dei diritti umani nel suo quadro di allarme rapido legato alla prevenzione delle crisi;

43.  sottolinea l'obbligo dell'UE basato sui trattati di garantire che tutte le sue politiche e attività esterne siano pensate e attuate in modo tale da consolidare e sostenere i diritti umani e lo Stato di diritto;

44.  ritiene che gli strumenti finanziari esterni dell'UE siano un mezzo importante per promuovere e difendere i valori della democrazia e dei diritti umani all'estero; ribadisce il suo appello a migliorare la coerenza di diversi strumenti tematici e geografici;

45.  prende atto degli sforzi profusi dalla Commissione per onorare il suo impegno di includere disposizioni concernenti i diritti umani nelle sue valutazioni d'impatto delle proposte legislative e non legislative, delle misure di attuazione e degli accordi commerciali; esorta la Commissione a migliorare la qualità, la portata e il seguito delle valutazioni d'impatto, in modo da garantire l'inclusione sistematica delle questioni concernenti i diritti umani; sottolinea il ruolo che la società civile potrebbe svolgere in questo processo;

Politica di allargamento e politica di vicinato

46.  ricorda che la politica di allargamento dell'UE costituisce uno degli strumenti più efficaci per rafforzare il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici; deplora che la Commissione Juncker abbia deciso esplicitamente di congelare il processo di allargamento, ma accoglie con favore la messa in atto, nei negoziati di adesione, del nuovo approccio ai capitoli riguardanti il sistema giudiziario e i diritti fondamentali nonché la giustizia, la libertà e la sicurezza, che tiene debitamente conto del tempo necessario per la corretta attuazione delle riforme in questione;

47.  esprime preoccupazione per il deterioramento della libertà di espressione e dei media in alcuni paesi dell'allargamento e in diversi paesi del vicinato europeo; sottolinea l'urgente necessità di migliorare l'indipendenza e la trasparenza della titolarità dei media in tali paesi e di affrontare il problema delle pressioni politiche ed economiche nei confronti dei giornalisti, che spesso conducono alla censura e all'autocensura; invita la Commissione a continuare a monitorare e mantenere prioritario il rispetto della libertà di espressione e dei media nei negoziati di adesione;

48.  deplora che la corretta attuazione dei quadri giuridici per la tutela delle minoranze permanga problematica, come indicato nella strategia di allargamento della Commissione per il periodo 2014-2015(39); invita i paesi dell'allargamento a intensificare gli sforzi per creare una cultura di accettazione delle minoranze rafforzando la partecipazione di queste al processo decisionale e migliorandone l'integrazione nel sistema scolastico, prestando particolare attenzione ai bambini rom; esorta l'UE a seguire da vicino, nel corso dell'intero processo di allargamento, l'attuazione delle disposizioni a tutela dei diritti umani, ivi comprese la difesa dei diritti delle persone appartenenti a minoranze e la lotta contro tutte le forme di discriminazione, tra cui i reati generati dall'odio fondato sull'orientamento sessuale;

49.  osserva con preoccupazione il deterioramento delle culture politiche democratiche in alcuni paesi candidati e potenzialmente candidati e in diversi paesi del vicinato europeo; ricorda che il buon governo, il rispetto dello Stato di diritto, il diritto alla libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, il dialogo politico, il raggiungimento di un compromesso e l'inclusione di tutte le parti interessate nel processo decisionale sono centrali nei regimi democratici; constata con pari preoccupazione gli scarsi progressi compiuti dai paesi dell'allargamento al fine di potenziare l'indipendenza del sistema giudiziario e la lotta alla corruzione; si unisce alla Commissione nell'esortare i paesi dell'allargamento a sviluppare una casistica credibile di indagini, azioni penali e condanne definitive;

50.  ricorda che, nell'ambito dell'attuale revisione della politica europea di vicinato, il TUE precisa che l'UE deve sviluppare con i paesi limitrofi relazioni privilegiate fondate sui valori dell'UE, tra cui il rispetto dei diritti umani e la democrazia(40); ricorda che, a seguito della Primavera araba del 2011, l'Unione europea ha ridefinito la propria politica di vicinato sulla base del principio del "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno), al fine di rafforzare le istituzioni democratiche e promuovere i diritti umani; sottolinea che le considerevoli sfide affrontate dal vicinato dell'Unione europea negli ultimi anni, come la propagazione dell'instabilità e del conflitto in Medio Oriente e Nord Africa, con gruppi estremisti e jihadisti che sfruttano tali situazioni, nonché la sofferenza umana causata dalle azioni della Russia, hanno minato in particolare il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici;

51.  si dichiara pertanto convinto che la politica europea di vicinato riveduta dovrebbe continuare a essere incentrata sulla promozione dei diritti umani e dei principi democratici; ribadisce che la promozione dei diritti umani e della democrazia è nell'interesse sia dei paesi partner che dell'UE;

52.  sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a sostenere attivamente istituzioni democratiche e favorevoli ai diritti umani nonché la società civile e i media liberi dei paesi vicini; prende atto con soddisfazione, a tale proposito, dell'ampio e costante sostegno nell'ambito dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e dello strumento per la società civile; apprezza parimenti l'impegno coerente ed efficace del Fondo europeo per la democrazia (EED) nel vicinato orientale e meridionale a favore della promozione della democrazia e del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, come indicato nella prima relazione di valutazione del Parlamento su detto fondo(41); incoraggia vivamente l'UE e i suoi Stati membri a continuare a offrire forti incentivi e conoscenze tecniche dei propri processi di transizione per sostenere i processi di riforma democratica nel suo vicinato;

53.  ritiene assolutamente essenziale porre fine all'aggressione russa in Ucraina e assicurare la stabilità e il rispetto dei diritti umani;

Diritti umani attraverso gli scambi commerciali

54.  ribadisce il suo sostegno all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali tra l'UE e i paesi terzi, che tengano conto tra l'altro del dialogo sociale europeo e delle norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro; invita la Commissione a monitorare e valutare in modo efficace e sistematico l'applicazione delle clausole relative ai diritti umani e a riferire periodicamente al Parlamento in merito al rispetto dei diritti umani da parte dei paesi partner; plaude all'utilizzo sempre più sistematico da parte del Consiglio di misure restrittive nei confronti dei paesi terzi che violano deliberatamente i loro impegni in materia di diritti umani; raccomanda all'UE a tal proposito, ogniqualvolta si verifichi una grave violazione dei diritti umani in un paese terzo con cui è stato concluso un accordo, di adottare provvedimenti concreti per mettere in atto le idonee misure previste dalle clausole sui diritti umani;

55.  accoglie con favore l'entrata in vigore, il 1º gennaio 2014, del nuovo sistema di preferenze generalizzate (SPG) (regolamento (UE) n. 978/2012); rileva con soddisfazione che, entro il 2014, sono state accordate preferenze SPG+ a 14 paesi e ricorda che i paesi sono tenuti a mantenere la ratifica delle 27 principali convenzioni internazionali nonché a monitorare la loro effettiva applicazione, conformemente ai criteri stabiliti da dette convenzioni nonché dall'UE; si attende che la Commissione conduca le sue valutazioni con rigore e traasparaenza e riferisca al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato di avanzamento della ratifica e dell'effettiva applicazione delle convenzioni da parte dei beneficiari delle preferenze SPG + entro la fine del 2015; ribadisce la sua raccomandazione di inserire lo Statuto di Roma in un futuro elenco delle convenzioni;

Imprese e diritti umani

56.  ritiene che il commercio e i diritti umani possano avanzare di pari passo e che la comunità imprenditoriale abbia un ruolo importante da svolgere nella promozione dei diritti umani e della democrazia; ritiene che la promozione dei diritti umani debba fondarsi sulla cooperazione tra il settore pubblico e quello privato; ribadisce in questo contesto che le imprese europee dovrebbero adottare misure atte a garantire che le loro operazioni nei paesi terzi rispettino le norme in materia di diritti umani; rammenta, inoltre, che è importante che l'UE promuova la responsabilità sociale delle imprese e che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su attività economiche e diritti umani; invita inoltre l'UE ad assumere un ruolo attivo in occasione della 12a sessione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sul tema dei diritti umani e delle società transnazionali e altre imprese commerciali, nonché a sostenere gli sforzi tesi ad allineare le rispettive politiche alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali; raccomanda che l'UE e i suoi Stati membri si impegnino nel dibattito su uno strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia di imprese e diritti umani nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite;

57.  ritiene, visto quanto sopra, che il SEAE dovrebbe esigere che le delegazioni dell'UE collaborino con le imprese dell'UE che operano nei paesi terzi affinché assicurino il rispetto dei diritti umani nelle loro attività; reitera inoltre la propria richiesta che le delegazioni dell'UE includano il rispetto dei diritti umani nelle operazioni commerciali come priorità negli inviti a presentare proposte a livello locale nel quadro dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e che le delegazioni dell'UE intraprendano tutte le iniziative necessarie, in conformità con gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani;

58.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché questa presenti, entro la fine del 2015, una relazione sull'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani(42) da parte degli Stati membri dell'UE;

59.  chiede un'azione concertata dell'UE per affrontare il problema dell'accaparramento di terre, attraverso la promozione di garanzie adeguate per prevenire questo fenomeno nei paesi interessati e presso le imprese dell'UE e di altri Stati europei presenti in tali paesi;

60.  invita l'UE a elaborare un progetto pilota sull'indivisibilità dei diritti umani, sulla questione fondiaria (accaparramento di terre e sgomberi forzati) e sulla coerenza delle politiche dell'UE al riguardo; invita l'UE a riferire in merito al suo esame dell'adesione al Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, in linea con l'impegno assunto nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019;

Diritti umani e sviluppo

61.  ritiene che la cooperazione allo sviluppo e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici debbano andare di pari passo; ricorda a tale proposito che l'ONU ha dichiarato che, in assenza di un approccio basato sui diritti umani, non è possibile realizzare interamente gli obiettivi di sviluppo; rammenta altresì che l'UE si è impegnata a sostenere i paesi partner, tenendo conto della loro situazione in termini di sviluppo e dei loro progressi per quanto riguarda i diritti umani e la democrazia; incoraggia l'inserimento di quadri di risultati chiaramente definiti in tutti gli strumenti al fine di garantire l'inclusione dei gruppi emarginati e vulnerabili nonché di integrare un approccio basato sui diritti umani;

62.  si compiace del documento di lavoro dei servizi della Commissione concernente un approccio basato sui diritti che copra tutti i diritti umani, ivi compresi i diritti delle donne e delle ragazze, per la cooperazione allo sviluppo dell'UE, pubblicato ad aprile 2014 e accolto con favore dal Consiglio; incoraggia la Commissione a monitorare l'attuazione dell'approccio basato sui diritti e a garantire che i diritti umani e la cooperazione allo sviluppo si rafforzino reciprocamente sul terreno; invita la Commissione a fornire una valutazione trasparente e pubblica dell'attuazione dello strumentario UE per un approccio basato sui diritti; esorta l'Unione europea a rafforzare il suo ruolo di strenuo promotore dei diritti umani nel mondo, tramite un utilizzo efficace, coerente e ragionato di tutti gli strumenti disponibili per la promozione e la protezione dei diritti umani e dei loro difensori e per mezzo dell'efficacia della nostra politica di aiuti allo sviluppo, in linea con l'Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 16;

63.  accoglie con favore l'adozione dell'ambiziosa agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile in occasione del vertice straordinario delle Nazioni Unite a New York, nonché il ruolo di primo piano svolto dall'UE in questo processo, e in particolare per l'integrazione dei valori fondamentali dell'Unione europea quali i diritti umani e il buon governo; rileva positivamente che la nuova agenda è chiaramente ancorata agli impegni in materia di diritti umani e che i suoi 17 obiettivi e 169 traguardi mirano a realizzare i diritti umani per tutti; condivide la visione alla base di questo documento di un mondo incentrato sul rispetto universale dei diritti umani e della dignità umana, dello Stato di diritto, della giustizia, dell'uguaglianza e della non discriminazione, nonché sul rispetto della diversità razziale, etnica e culturale e delle pari opportunità, che consentano la piena realizzazione del potenziale umano e contribuiscano alla prosperità condivisa; evidenzia la necessità di garantire che l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, le sue misure di monitoraggio e la sua futura attuazione da parte di tutti gli attori interessati, compresa la società civile e il settore privato, siano sostenute da approcci basati sui diritti umani e sull'uguaglianza di genere nonché dagli obiettivi di eliminazione della povertà, di riduzione delle disuguaglianze e dell'esclusione sociale e di democratizzazione dell'economia;

64.  sottolinea l'importanza della coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS) nel conseguire la nuova agenda per lo sviluppo sostenibile; rileva che l'approccio basato sui diritti umani dovrebbe consentire di comprendere meglio la coerenza delle politiche per lo sviluppo, dal momento che senza affrontare gli ostacoli posti alla realizzazione dei diritti non ci può essere alcun progresso verso lo sviluppo sostenibile e l'eliminazione della povertà;

65.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare il problema globale delle malattie legate alla povertà e delle malattie dimenticate; chiede una strategia politica ambiziosa a lungo termine e un piano d'azione in materia di salute globale, innovazione e accesso ai farmaci che preveda, tra l'altro, investimenti nella ricerca e nello sviluppo per salvaguardare il diritto a un tenore di vita adeguato per la salute e il benessere di ogni persona senza distinzione di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale, identità di genere o orientamento sessuale;

66.  ribadisce che il programma d'azione di Addis Abeba significa impegno a fornire una piattaforma universale in materia di protezione sociale, copertura sanitaria universale e servizi pubblici di base per tutti, comprese la sanità e l'istruzione;

67.  prende atto con soddisfazione del documento d'orientamento per la lotta al terrorismo elaborato dal SEAE e dalla Commissione e approvato dal Consiglio allo scopo di garantire il rispetto dei diritti umani nella programmazione e nell'attuazione dei progetti di assistenza ai paesi terzi nella lotta al terrorismo; invita il SEAE e la Commissione a garantire l'effettiva attuazione del documento, a iniziare da un'ampia diffusione del medesimo; ricorda a tale proposito che il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali è cruciale per la riuscita delle politiche di lotta al terrorismo, ivi compreso l'utilizzo delle tecnologie di sorveglianza digitale; sostiene gli sforzi internazionali per porre fine alle violazioni dei diritti umani perpetrate dall'ISIS/Da'esh;

Diritti dei popoli indigeni

68.  invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a sostenere la revisione del mandato del meccanismo di esperti sui diritti dei popoli indigeni, in linea con il documento finale della conferenza mondiale sui popoli indigeni (risoluzione 69/2 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(43)), al fine di monitorare, valutare e migliorare l'attuazione della dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni; esorta gli Stati membri a chiedere che tutti i titolari di mandato per le procedure speciali accordino particolare attenzione alle questioni che riguardano le donne e le ragazze indigene e riferiscano sistematicamente in merito al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani; esorta il SEAE e gli Stati membri a sostenere attivamente lo sviluppo del piano d'azione sui popoli indigeni a livello dell'intero sistema, come richiesto dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua risoluzione del settembre 2014, in particolare per quanto riguarda l'organizzazione di consultazioni periodiche dei popoli indigeni nell'ambito di tale processo; deplora profondamente che in alcune zone dell'Africa occidentale individui affetti da disturbi mentali siano incatenati agli alberi nelle foreste o abbandonati per le strade, come pratiche diffuse approvate dalle comunità locali

L'azione dell'UE in materia di migrazione e rifugiati

69.  esprime profonda preoccupazione e solidarietà per quanto riguarda l'elevato numero di rifugiati e di migranti che subiscono gravi violazioni dei diritti umani in quanto vittime di conflitti, persecuzioni, carenze a livello di governance, nonché vittime di reti di immigrazione clandestina, tratta, traffico di migranti, gruppi estremisti e bande criminali; esprime inoltre il suo profondo rammarico per le tragiche perdite di vite umane tra quanti tentano di raggiungere le frontiere dell'UE;

70.  pone in evidenza l'urgente necessità di affrontare le cause profonde dei flussi migratori e, di conseguenza, di affrontare la dimensione esterna della crisi dei rifugiati, anche attraverso la ricerca di soluzioni durature per i conflitti nel nostro vicinato, mediante l'istituzione di una cooperazione e di partenariati con i paesi terzi interessati e attraverso le politiche esterne dell'UE; sottolinea la necessità di un approccio globale in materia di migrazione che sia basato sui diritti umani e invita l'UE a rafforzare la sua collaborazione con l'ONU, incluse le sue agenzie, nonché con le organizzazioni regionali, i governi e le ONG, al fine di affrontare le cause profonde dei flussi migratori e migliorare la situazione nei campi profughi ubicati vicino alle zone di conflitto; ribadisce la sua richiesta all'UE di garantire che tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati non UE siano conformi al diritto internazionale; ricorda che una strategia globale in materia di migrazione è strettamente collegata con le politiche di sviluppo e umanitarie, tra cui la creazione di corridoi umanitari e il rilascio di visti umanitari, nonché con altre politiche esterne; prende atto dell'operazione della forza navale dell'Unione europea-Mediterraneo (EUNAVFOR Med) contro i passatori e i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo; sottolinea l'urgente necessità di sviluppare politiche più incisive a livello di Unione, in modo da affrontare le questioni urgenti connesse a migranti e rifugiati e di trovare un meccanismo efficace, equo e sostenibile per la ripartizione degli oneri tra gli Stati membri; pone l'accento sulle misure proposte dalla Commissione il 9 settembre 2015 per affrontare la crisi dei rifugiati, come la prevista revisione del regolamento di Dublino;

71.  chiede all'UE e agli Stati membri di rafforzare il sostegno alla lotta contro la tratta di esseri umani mediante politiche estere, con un'attenzione particolare alla protezione delle vittime e soprattutto dei minori; è fortemente convinto del fatto che l'UE dovrebbe rafforzare la cooperazione con i paesi terzi e altri attori pertinenti per consentire lo scambio di buone pratiche e contribuire allo smantellamento delle reti di tratta internazionali; ribadisce la necessità che tutti gli Stati membri dell'UE attuino la direttiva dell'UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime(44) e la strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani (2012-2016)(45);

72.  segnala che 17,5 milioni di persone sono state sfollate nel 2014 a seguito di catastrofi correlate al clima; sottolinea che tali sfollamenti hanno interessato soprattutto le regioni meridionali, che sono quelle maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico; sottolinea a tal proposito che l'85 % degli sfollamenti avviene nei paesi in via di sviluppo, principalmente a livello interno o intraregionale; ricorda che nel quadro degli obiettivi di sviluppo del millennio, gli Stati membri dell'UE si sono impegnati a destinare lo 0,7 % del PIL al finanziamento degli aiuti allo sviluppo;

73.  chiede all'UE di partecipare attivamente al dibattito sul termine "rifugiato climatico", compresa la sua eventuale definizione giuridica nel diritto internazionale o negli accordi internazionali giuridicamente vincolanti;

74.  ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'UE sull'uso di droni armati, che difenda i diritti umani e il diritto internazionale umanitario e tratti questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'UE a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; invita l'UE a opporsi e vietare la pratica delle uccisioni extragiudiziali e mirate e a impegnarsi ad assicurare misure adeguate in conformità agli obblighi nazionali e internazionali, qualora sussistano ragionevoli motivi di ritenere che un individuo o entità nella sua giurisdizione possa essere collegato a un'uccisione mirata illegale all'estero;

Eventi culturali e sportivi internazionali e diritti umani

75.  esprime serie preoccupazioni per il fatto che alcune grandi manifestazioni sportive sono ospitate in Stati autoritari in cui si verificano violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali; sottolinea la necessità di campagne di sensibilizzazione presso il grande pubblico riguardanti l'esigenza di garantire disposizioni in materia di diritti umani in connessione a eventi sportivi, che trattino anche il problema della prostituzione forzata e della tratta di esseri umani; invita l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi con l'UNHCR e altre sedi multilaterali, nonché con le federazioni sportive nazionali, le imprese e le organizzazioni della società civile, per garantire il pieno rispetto dei diritti umani durante tali manifestazioni, tra l'altro rendendo tale criterio uno dei requisiti determinanti per l'aggiudicazione di importanti eventi sportivi internazionali; presta particolare attenzione in tale contesto alle prossime Coppe del mondo FIFA in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022, nonché alle Olimpiadi a Pechino nel 2022;

Azione dell'UE nelle organizzazioni multilaterali

76.  ribadisce il suo pieno sostegno a favore del forte impegno dell'UE nella promozione dei diritti umani e dei principi democratici attraverso la cooperazione con le strutture dell'ONU e le sue agenzie specializzate, il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in linea con gli articoli 21 e 220 TUE; accoglie con favore, pertanto, l'adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

77.  ribadisce, inoltre, l'importanza della partecipazione attiva e costante dell'UE a tutti i meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare la terza commissione dell'Assemblea generale dell'ONU e l'UNHRC; riconosce gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per aumentare la coerenza dell'UE sulle questioni dei diritti umani a livello di Nazioni Unite; incoraggia l'UE ad aumentare gli sforzi tesi a far sentire la propria voce, anche intensificando il ricorso alla prassi sempre più diffusa delle iniziative transregionali nonché copatrocinando risoluzioni e assumendo un ruolo guida nel processo ad esse relativo;

78.  ricorda l'importanza del mantenimento della pratica istituzionalizzata di inviare una delegazione parlamentare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite; accoglie con favore il rinnovo della pratica nel 2015, in occasione della 28a sessione dell'UNHRC;

79.  sottolinea che, al fine di rafforzare la credibilità e la legittimità dell'UNHRC, tutti i suoi membri devono attenersi ai più elevati standard in materia di diritti umani e rispettare i loro impegni in tal senso; ritiene che i diritti umani debbano essere promossi, sviluppati e consolidati in tutte le sedi internazionali; invita la Commissione a riferire pubblicamente sulle attività e azioni che sta portando avanti per far progredire l'agenda in materia di diritti umani e per rafforzare l'obbligo di rendiconto e la responsabilità delle organizzazioni internazionali quali l'OMC e la Banca mondiale (BIRD, IFC, MIGA);

80.  riafferma il suo forte impegno volto a porre fine all'impunità per i più gravi crimini che preoccupano la comunità internazionale nonché a offrire giustizia alle vittime di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio e ribadisce pertanto il suo saldo sostegno alla Corte penale internazionale (CPI); ritiene deplorevole che nessuno Stato abbia ratificato lo statuto di Roma nel 2014; pone l'accento sulla responsabilità di far cessare l'impunità e di perseguire i responsabili di genocidi, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, compresi i crimini connessi alla violenza sessuale; esprime grave preoccupazione per la mancata esecuzione di numerosi mandati d'arresto; chiede che l'UE perseveri nel suo forte sostegno diplomatico e politico a favore del potenziamento e dell'espansione delle relazioni tra la CPI e l'ONU, in particolare presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché nelle sue relazioni bilaterali e in tutte le altre sedi; invita l'UE, incluse le sue delegazioni, e gli Stati membri ad aumentare gli sforzi per promuovere l'universalità dello Statuto di Roma nonché la sua ratifica e la sua effettiva applicazione; chiede agli Stati membri dell'UE di fornire alla CPI le risorse necessarie e di rafforzare il sostegno al sistema giudiziario penale internazionale mediante, tra l'altro, un sostegno finanziario ai soggetti della società civile, ad esempio attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR); chiede l'applicazione del kit di strumenti dell'UE del 2013 in materia di complementarità tra la giustizia internazionale e nazionale;

81.  invita l'UE e gli Stati membri a promuovere attivamente, in tutti i tipi di dialogo con i paesi terzi, la CPI e la necessità di dare applicazione alle sue decisioni;

Potenziare il rispetto dei diritti umani nel mondo

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo

82.  ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e garantito dall'articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite; ricorda ugualmente la sua correlazione con altri diritti umani e libertà fondamentali comprendenti il diritto di credere o non credere, la libertà di praticare un credo teistico, non teistico o ateo e il diritto di adottare un credo di propria scelta, di cambiarlo, abbandonarlo o tornare a farlo proprio; esprime preoccupazione per il fatto che alcuni paesi non rispettano ancora le norme dell'ONU e ricorrono alla repressione di Stato, che può comprendere punizioni corporali, pene detentive, pene pecuniarie esorbitanti e persino la pena di morte, in violazione della libertà di religione e di credo; è preoccupato per l'aumento della persecuzione delle minoranze religiose e di credo, comprese le comunità cristiane, nonché per i danni illeciti ai loro luoghi di riunione;

83.  invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per contribuire all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione religiosa e promuovere il dialogo interreligioso nelle relazioni con i paesi terzi; chiede azioni concrete volte a proteggere le minoranze religiose, i non credenti, gli apostati e gli atei vittime di leggi sulla blasfemia e invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi per l'abrogazione di tali leggi; accoglie con favore l'impegno dell'UE nei confronti della promozione della libertà di religione o di credo in sedi internazionali, anche sostenendo il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo; sostiene pienamente la prassi dell'Unione europea di assumere la guida in materia di risoluzioni tematiche nell'ambito dell'UNHRC e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; chiede azioni e misure concrete per l'applicazione e il miglioramento effettivi degli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo; ritiene opportuno intervenire nelle sedi internazionali e regionali mantenendo un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni e comunità religiose, ai sensi dell'articolo 17 TFUE, anche attraverso le delegazioni dell'UE; richiama ugualmente l'attenzione sulla necessità di garantire una formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni,

Azione dell'UE contro la pena di morte

84.  accoglie con favore la dichiarazione congiunta rilasciata dalla VP/AR e dal Segretario generale del Consiglio d'Europa(46) nell'ottobre 2014, in cui si ribadisce la loro forte e assoluta opposizione alla pena capitale in tutti i casi e in tutte le circostanze; rimane del parere che l'abolizione universale della pena di morte dovrebbe essere uno degli obiettivi centrali dell'UE in materia di diritti umani; osserva che il sostegno ai paesi terzi in materia di politica antidroga dovrebbe puntare ad abolire la pena di morte per i reati legati alla droga; chiede all'Unione europea e agli Stati membri, nel contesto del Sesto Congresso mondiale contro la pena di morte, che si terrà a Oslo (Norvegia) nel mese di giugno 2016, di dichiararsi in modo inequivocabile contro la pena di morte, di intensificare gli impegni per l'abolizione della pena di morte e di sostenere campagne di sensibilizzazione su questo tema;

85.  esprime la propria preoccupazione per il numero crescente di condanne a morte ed esecuzioni in tutto il mondo; deplora fortemente il fatto che la legislazione di alcuni paesi preveda ancora la pena capitale; si rammarica del fatto che la Bielorussia abbia ripreso le esecuzioni dopo una pausa di due anni; ribadisce pertanto la sua richiesta alla Bielorussia di attuare una moratoria sulla pena di morte, che dovrebbe portare alla sua abolizione; rileva che otto Stati prevedono la pena di morte per omosessualità;

86.  esorta il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a definire orientamenti per una politica europea globale ed efficace sulla pena di morte in relazione alle decine di cittadini europei che rischiano di essere giustiziati in paesi terzi, compresi meccanismi solidi e rafforzati in termini di identificazione, prestazione di assistenza giuridica e rappresentanza diplomatica;

87.  invita l'UE a continuare a impegnarsi con i paesi che ancora mantengono la pena di morte, avvalendosi di tutti gli strumenti diplomatici e di cooperazione al fine di ottenerne l'abolizione; ribadisce inoltre la sua richiesta affinché l'UE continui a monitorare le condizioni in cui si svolgono le esecuzioni nei paesi che ancora ricorrono alla pena di morte;

Lotta contro la tortura e i maltrattamenti

88.  ritiene che, in occasione del 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, e dato che la tortura e i maltrattamenti proseguono in tutto il mondo, l'UE dovrebbe intensificare gli sforzi per eliminare queste gravi violazioni dei diritti umani; sottolinea il fatto che i membri dei gruppi vulnerabili, quali i minori e le donne, le minoranze etniche, linguistiche e religiose, che sono esposti alla tortura o a maltrattamenti durante la detenzione, richiedono un'attenzione particolare; esorta, quindi, il SEAE e la VP/AR a impegnarsi maggiormente nella lotta contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, attraverso maggiori contatti diplomatici e una più sistematica presa di posizione pubblica, riflettendo così i valori e i principi che l'UE si è impegnata a rispettare; raccomanda che il SEAE, le delegazioni dell'UE e gli Stati membri si avvalgano pienamente di tutti gli strumenti esistenti, come gli orientamenti dell'UE in materia di tortura(47); raccomanda, in tale contesto, il miglioramento costante dei meccanismi di controllo delle esportazioni dei farmaci che possono essere utilizzati per le esecuzioni o la tortura, compresa una clausola mirata all'uso finale che sospenda o blocchi il transito di articoli legati alla sicurezza che, nella pratica, sono utilizzabili solo a fini di pena capitale o tortura;

89.  sottolinea che vi sono paesi che non hanno adottato misure per affrontare l'urgente necessità di piani opportunamente finanziati per affrontare le condizioni detentive; osserva che sono stati compiuti pochissimi progressi per assicurare che le infrastrutture carcerarie rispettino le norme internazionali per i diritti umani e per la tutela del diritto alla vita, all'integrità fisica e alla dignità dei prigionieri; sottolinea la necessità di migliorare le condizioni detentive al fine di rispettare i diritti umani e il fatto che le persone incarcerate non devono essere soggette a trattamenti disumani o degradanti o a punizioni;

Discriminazione

90.  sottolinea che in nessun caso nessuna forma di discriminazione, violenza, ritorsione e tortura, abuso sessuale di donne e ragazze, mutilazione genitale, matrimonio precoce e coatto, tratta di donne, discriminazione o esclusione sociale fondata sulla classe sociale o l'origine, o violenza domestica, può essere giustificata da convinzioni o tradizioni sociali, religiose o culturali;

91.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, orientamento sessuale, identità di genere, lingua, cultura, religione o credo, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; sollecita l'UE a intensificare gli sforzi per sradicare ogni tipo di discriminazione, razzismo e xenofobia attraverso dialoghi politici e dei diritti umani, il lavoro delle delegazioni dell'UE e la diplomazia pubblica; esorta inoltre l'UE a continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni dell'ONU che sostengono questa causa, come la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale o la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

Diritti LGBTI

92.  ritiene che l'UE dovrebbe proseguire gli sforzi per migliorare il rispetto dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuate (LGBTI), in linea con gli orientamenti dell'UE sul tema(48); raccomanda l'attuazione degli orientamenti, anche attraverso la formazione del personale dell'UE nei paesi terzi; si rammarica che 75 paesi criminalizzino ancora l'omosessualità, e 8 di essi prevedano la pena di morte, e ritiene che le pratiche e gli atti di violenza contro le persone in base al loro orientamento sessuale non debbano rimanere impuniti; sostiene l'incessante lavoro dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per combattere queste leggi discriminatorie, nonché il lavoro di altri organismi delle Nazioni Unite; è preoccupato per le restrizioni alle libertà fondamentali dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI, e invita l'UE ad aumentare il proprio sostegno nei loro confronti; constata che i diritti delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se avessero accesso a istituti giuridici quali unione registrata o matrimonio;

93.  sottolinea le esigenze specifiche delle minoranze nei paesi terzi e la necessità di promuoverne la piena uguaglianza in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

Discriminazione di casta

94.  prende atto con grande preoccupazione della portata e delle conseguenze della discriminazione di casta e del perpetuarsi delle violazioni dei diritti umani basate sulle caste, fra cui il rifiuto di accesso al sistema giuridico o al lavoro, la segregazione persistente, la povertà e la stigmatizzazione; chiede l'adozione di uno strumento dell'UE per prevenire ed eliminare la discriminazione di casta; raccomanda l'integrazione del tema negli orientamenti e nei piani d'azione del SEAE e della Commissione, in particolare nella lotta dell'UE contro ogni forma di discriminazione e negli sforzi per la lotta alla violenza contro le donne e le minori e contro ogni forma di discriminazione nei loro confronti;

Diritti delle persone con disabilità

95.  accoglie favorevolmente la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; ribadisce l'importanza di una sua efficace attuazione da parte sia degli Stati membri sia delle istituzioni dell'Unione; sottolinea, in particolare, la necessità di integrare in modo credibile il principio dell'accessibilità universale e la totalità dei diritti delle persone con disabilità in tutte le politiche pertinenti dell'UE, compreso il settore della cooperazione allo sviluppo, e pone l'accento sul carattere prescrittivo e orizzontale di tale questione;

96.  incoraggia la VP/AR a continuare a sostenere il processo di ratifica e attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte di quei paesi che non l'hanno ancora ratificata o attuata;

97.  ribadisce che la comunità internazionale ha indicato come prioritaria la situazione delle donne con disabilità; rimanda alle conclusioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo le quali le politiche e i programmi per affrontare la questione della violenza contro le donne e le ragazze con disabilità andrebbero elaborati in stretta cooperazione con le persone con disabilità, riconoscendone l'autonomia, nonché con organizzazioni attive nel settore; sottolinea l'esigenza di un regolare controllo delle istituzioni e di una formazione adeguata per i prestatori di assistenza; sottolinea l'importanza che l'UE includa la lotta contro la discriminazione basata sulla disabilità nelle sue politiche di azione esterna, cooperazione e di aiuto allo sviluppo, compreso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR);

Diritti delle donne e delle ragazze

98.  ricorda che il Premio Sakharov nel 2014 è stato assegnato al dott. Denis Mukwege per il suo fermo impegno nei confronti delle vittime di violenza sessuale e della promozione continua dei diritti delle donne, che ha fatto opera di sensibilizzazione in merito alla violenza e alla mutilazione sessuale di donne, bambine e bambini come mezzi di guerra; condanna fermamente tutte le forme di abuso e di violenza contro le donne, le ragazze e i bambini, in particolare l'uso della violenza sessuale come arma di guerra, così come la mutilazione genitale femminile, dei bambini, il matrimonio precoce e forzato, la schiavitù sessuale, lo stupro coniugale e altre forme di pratiche tradizionali dannose; sottolinea la necessità che le donne, le ragazze e i bambini vittime di abusi nei conflitti abbiano accesso a cure mediche e psicologiche, in linea con il diritto internazionale; in tale contesto prende atto della lettera della VP/HR che riguarda la politica di aiuto umanitario e, in particolare, la prevenzione della violenza sessuale e l'accesso, per le donne, a un sostegno adeguato e all'assistenza sanitaria e psicologica in caso di stupro in situazioni di conflitto; invita di conseguenza tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa a firmare e ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica;

99.  sottolinea la necessità di scambi di buone prassi da parte del SEAE per combattere la mancanza di accesso alla giustizia per le vittime dei reati connessi alla violenza sessuale; condanna fermamente la mancanza di accesso alla giustizia per le donne nei paesi terzi, soprattutto se vittime di violenza di genere; chiede alla Commissione di assumere un ruolo attivo nel perseguimento di tali reati nei paesi terzi e, in alcuni casi, da parte degli Stati membri; esorta la Commissione a lavorare con il SEAE per migliorare il supporto alle vittime, a includere gli interventi sulla violenza di genere nelle azioni umanitarie dell'UE e a dare priorità alle azioni umanitarie dell'UE contro l'uso della violenza di genere e la violenza sessuale nei conflitti; accoglie con favore l'impegno dell'UE di dare seguito al Vertice globale per porre fine alla violenza di genere nei conflitti, che si è tenuto a Londra nel giugno 2014, ed esorta pertanto la Commissione a intraprendere azioni concrete;

100.  deplora l'assenza di politiche di prevenzione sulla violenza di genere, la mancanza di sostegno alle vittime e l'alto tasso di impunità dei colpevoli in un gran numero di paesi; invita il SEAE a condividere le migliori prassi con i paesi terzi sulle procedure legislative e i programmi di formazione per il personale di polizia, giudiziario e i funzionari pubblici; esorta l'UE a sostenere le organizzazioni della società civile che lavorano per proteggere i diritti umani e promuovere la parità di genere nei paesi terzi, e a collaborare da vicino con le organizzazioni internazionali attive nel campo della parità di genere, come l'OIL, l'OCSE, l'ONU e l'Unione africana, al fine di creare sinergie e promuovere l'emancipazione femminile;

101.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della violenza di genere in molte parti del mondo e i crescenti tassi di femminicidio in America Latina, che si verificano in un contesto di violenza generalizzata e discriminazione strutturale; condanna fermamente ogni tipo di violenza di genere e il crimine aberrante di femminicidio, così come l'impunità predominante di cui godono questi reati, che può incoraggiare ancora di più la violenza e le uccisioni;

102.  manifesta profonda preoccupazione per le eventuali violazioni dei diritti umani di donne e ragazze nei campi di rifugiati in Medio Oriente e in Africa, compresi i casi segnalati di violenza sessuale e disparità di trattamento di donne e ragazze; chiede al SEAE di promuovere norme più severe e buone prassi nei paesi terzi, in modo da porre fine alla disuguaglianza tra i rifugiati, a prescindere dal genere;

103.  deplora il fatto che metà della popolazione mondiale subisca discriminazioni salariali e che, in tutto il mondo, le donne guadagnino tra il 60% e il 90% del reddito medio maschile;

104.  invita la Commissione, il SEAE e la VP/AR a continuare a promuovere l'emancipazione politica ed economica delle donne e delle ragazze, integrando l'uguaglianza di genere in tutte le loro politiche e programmi esterni, anche attraverso dialoghi strutturati con i paesi terzi, sollevando pubblicamente questioni di genere e accantonando al contempo fondi per lo stesso scopo; prende atto con soddisfazione del nuovo quadro per la parità di genere e l'emancipazione delle donne per il 2016-2020(49); sottolinea la necessità di concentrarsi sul pilastro orizzontale, che si pone come obiettivo un più efficace rispetto, da parte della Commissione e del SEAE, degli impegni dell'UE per il potenziamento dei diritti delle donne e delle ragazze mediante le relazioni esterne;

105.  deplora la mancanza di parità di genere nel mondo politico; ricorda che le donne e gli uomini sono uguali e dovrebbero godere degli stessi diritti politici e delle libertà civili e deplora, allo stesso modo, il fatto che le donne siano sottorappresentate nel processo decisionale economico, sociale e politico; sottolinea la necessità di meccanismi di protezione efficaci per le donne impegnate nella difesa dei diritti umani; raccomanda che un sistema di quote sia introdotto per fornire un modo di promuovere la partecipazione delle donne negli organi politici e nel processo democratico, principalmente come candidati;

106.  invita l'UE a continuare a sostenere l'emancipazione economica, sociale e politica delle donne come strumento per promuovere il corretto esercizio dei loro diritti e libertà fondamentali, e ad attribuire la massima importanza all'accesso a un'istruzione di qualità per le ragazze, comprese le ragazze provenienti dalle comunità più povere e più emarginate; chiede che si sostenga la formazione professionale delle donne, che si favorisca una maggiore partecipazione a tale formazione per le materie scientifiche e tecnologiche, che i professionisti del settore dell'istruzione nei paesi terzi siano destinatari di programmi di formazione sulla parità di genere e che si adottino misure per impedire la trasmissione di stereotipi mediante i materiali didattici; esorta l'UE a includere questa priorità in tutte le sue attività diplomatiche, commerciali e di cooperazione allo sviluppo;

107.  sottolinea la necessità di garantire la continuità dell'istruzione per le ragazze nei campi di rifugiati, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme come siccità e inondazioni;

108.  esorta l'UE a continuare il sostegno all'integrazione a favore delle donne e delle ragazze nell'ambito delle operazioni di PSDC e dell'architettura delle Nazioni Unite di costruzione della pace nonché a proseguire i propri sforzi per attuare e rafforzare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325(2000)(50) e 1820(2008)(51) sulle donne, la pace e la sicurezza; invita a tal proposito l'UE a sostenere a livello internazionale il riconoscimento del valore aggiunto della partecipazione delle donne alla prevenzione e risoluzione dei conflitti, nonché a operazioni di mantenimento della pace, assistenza umanitaria e ricostruzione post-conflitto e ai processi di transizione democratica che portano a soluzioni politiche durature e stabili; sottolinea parimenti l'importanza di garantire l'intera gamma dei diritti umani alle donne e di contribuire alla loro emancipazione, anche nel quadro dell'Agenda post-2015 e attraverso il sostegno alla piattaforma di azione di Pechino e alla Convenzione di Istanbul; accoglie con favore il sostegno dell'UE alle risoluzioni delle Nazioni Unite sulle questioni di genere, in particolare per quanto riguarda il ruolo della libertà di espressione e di opinione nell'emancipazione delle donne; prende atto con favore delle conclusioni della 59a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile;(52)

109.  invita la Commissione a includere sistematicamente azioni concrete tese a migliorare la partecipazione delle donne ai processi elettorali in tutte le missioni di osservazione elettorale dell'UE, in linea con gli orientamenti dell'Unione in materia, tenendo conto delle conclusioni raggiunte dal seminario di alti esperti in materia elettorale, tenutosi a Bruxelles nell'aprile 2014, e traendo insegnamenti dalle missioni passate;

110.  plaude agli sforzi profusi dal SEAE nei paesi terzi per intensificare l'attuazione degli obblighi e degli impegni nel campo dei diritti delle donne derivanti dalla CEDAW, dalla piattaforma d'azione di Pechino e dalla dichiarazione del Cairo su popolazione e sviluppo nell'agenda di sviluppo post-2015;

111.  sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis della Piattaforma d'azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi; sottolinea che il rispetto universale della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, nonché l'accesso ai servizi pertinenti, contribuiscono a ridurre la mortalità infantile e delle madri; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto in condizioni di sicurezza sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di violenze; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi;

112.  ritiene che il matrimonio precoce costituisca una violazione dei diritti umani fondamentali e influenzi tutti gli aspetti della vita di una ragazza: ne compromette l'istruzione limitando le sue potenzialità, mette in pericolo la sua salute e aumenta il rischio di essere vittima di violenze e abusi;

113.  constata con grande preoccupazione che, a partire dagli anni Ottanta, l'industria delle "spose per corrispondenza" è cresciuta a ritmi allarmanti; constata con preoccupazione che vi sono alcuni casi documentati di donne che sono state attaccate e/o uccise dopo aver sposato un uomo come "spose per corrispondenza"; deplora il fatto che sui siti di spose per corrispondenza siano presenti molte ragazze minorenni, e sottolinea che l'utilizzo di bambini a scopo sessuale deve essere considerato abuso di minori;

114.  condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce; ritiene che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l'uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani;

Diritti dei minori

115.  ribadisce l'urgente necessità di una ratifica universale e di una efficace attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e dei suoi protocolli opzionali; invita tutti gli Stati a impegnarsi per eliminare le forme peggiori di lavoro minorile quali definite all'articolo 3 della convenzione n. 182 dell'OIL, tra cui la schiavitù, la tratta e la prostituzione di minori e ogni lavoro pericoloso che comprometta la salute fisica e mentale del bambino;

116.  accoglie con favore le conclusioni del Consiglio sulla promozione e la protezione dei diritti del fanciullo(53), adottate nel dicembre 2014, e chiede all'UE di continuare a sostenere i paesi partner nella lotta contro tutte le forme di violenza contro i bambini, compreso lo sfruttamento sessuale, e a rafforzare la loro capacità di tutela dei diritti dei minori; accoglie con favore il rilascio nel 2014 del kit di strumenti dell'UE-UNICEF per i diritti dei minori(54); prende atto della dichiarazione del maggio 2014 rilasciata dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa sui diritti dei minori intersessuali;

117.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione di proporre una strategia e un piano d'azione globali in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, al fine di attribuire la priorità ai diritti dei minori nelle politiche esterne dell'UE, sostenendo gli sforzi dell'Unione intesi a promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, garantendo la riabilitazione e la reintegrazione dei bambini arruolati in gruppi armati, eliminando il lavoro minorile, la tortura, la questione della stregoneria infantile, la tratta, i matrimoni precoci e lo sfruttamento sessuale, assistendo i bambini vittime di conflitti armati e garantendo loro l'accesso all'istruzione nelle zone di conflitto e nei campi profughi; invita la VP/AR a riferire a cadenza annuale al Parlamento sui risultati conseguiti nell'azione esterna dell'UE incentrata sui minori; elogia la campagna "Bambini, non soldati" e invita l'UE e gli Stati membri a incrementare il loro sostegno al fine di raggiungere l'obiettivo che mira a porre fine all'arruolamento e all'utilizzo dei minori nei conflitti da parte delle forze armate governative entro il 2016;

118.  vede positivamente la cooperazione dell'UE con l'UNICEF, che ha portato a definire una serie di strumenti per l'integrazione dei diritti dei bambini nella cooperazione allo sviluppo e un sostegno a favore dei principali OSM e programmi di tutela dei minori ai fini dell'attuazione dei diritti dei minori, in particolare in contesti fragili e con l'UNRWA;

119.  accoglie con favore la cooperazione attiva dell'UE con vari relatori speciali delle Nazioni Unite (RSNU) che si occupano di diritti economici, sociali e culturali (DESC), compreso il RS sul diritto umano all'acqua potabile e ai servizi igienici, il RS sul diritto all'istruzione, il RS sul diritto al cibo, il RS sulla povertà estrema e i diritti umani e il RS sugli alloggi adeguati; rileva con compiacimento che la promozione dei DESC è stata rafforzata nel programma indicativo pluriennale 2014-2017 dell'Iniziativa europea per la democrazia (EIDHR) che mira, tra l'altro, a contribuire al rafforzamento dei sindacati, a una maggiore consapevolezza delle problematiche salariali, alla tutela del patrimonio nazionale, alla promozione dell'integrazione sociale attraverso l'emancipazione economica e una riduzione della discriminazione economica e della violenza sul luogo di lavoro;

Rafforzamento della democrazia in tutto il mondo

120.  sottolinea l'impegno dell'UE nel sostenere e promuovere il rispetto dei diritti umani e dei valori democratici nelle sue relazioni con il resto del mondo; ricorda che i regimi democratici sono caratterizzati non solo da processi elettorali liberi ed equi, ma anche, segnatamente, dalla libertà di parola, di stampa e di associazione, dallo Stato di diritto e dall'assunzione di responsabilità, dall'indipendenza del sistema giudiziario e da una amministrazione imparziale; sottolinea che la democrazia e i diritti umani sono inestricabilmente connessi e si consolidano a vicenda, come ricordato nelle conclusioni del Consiglio del 18 novembre 2009 sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell'UE; si compiace del fatto che il nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia presti maggiore attenzione alle attività di sostegno alla democrazia;

Difendere la libertà di espressione e potenziare la società civile

121.  ribadisce il fatto che la libertà di espressione costituisce una componente essenziale di ogni società democratica, in quanto alimenta una cultura del pluralismo che consente alla società civile e ai cittadini di chiamare i loro governi e dirigenti a rispondere delle loro decisioni, e sostiene il rispetto dello Stato di diritto; esorta quindi l'UE ad intensificare gli sforzi per promuovere la libertà di espressione attraverso le sue politiche e strumenti esterni;

122.  ribadisce il suo invito affinché l'UE e i suoi Stati membri potenzino il monitoraggio di tutti i tipi di restrizioni alla libertà di espressione e dei media nei paesi terzi e condannino rapidamente e sistematicamente tali limitazioni anche quando imposte per scopi legittimi come il controterrorismo, la sicurezza dello Stato o l'applicazione della legge; sottolinea l'importanza di garantire un'efficace attuazione degli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline e di controllarne regolarmente l'impatto; ricorda l'obiettivo dell'UE di assicurare e proteggere l'accesso non discriminatorio alle informazioni e la libertà di espressione per tutti i cittadini, online e offline;

123.  ritiene che rendendo le informazioni quanto più accessibili possibile, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) forniscono opportunità per rafforzare i diritti umani, le pratiche democratiche e per lo sviluppo sociale ed economico; sottolinea inoltre il contributo delle TIC agli sforzi dei movimenti della società civile, in particolare nei regimi non democratici; esprime preoccupazione per gli utilizzi delle TIC da parte di alcuni regimi autoritari che minacciano sempre più i diritti umani e gli attivisti della democrazia; evidenzia la necessità di un maggiore sostegno nei settori della promozione della libertà dei media, della protezione ai giornalisti e ai blogger indipendenti, della riduzione del divario digitale e della facilitazione dell'accesso illimitato alle informazioni; invita la Commissione a prestare particolare attenzione agli aspetti relativi ai diritti umani dei beni a duplice uso, nel quadro della revisione del sistema di controllo delle esportazioni dell'UE;

Il sostegno dell'UE ai difensori dei diritti umani

124.  deplora il fatto che la società civile, compresi i difensori dei diritti umani, sia sempre più sotto attacco in tutto il mondo; è profondamente preoccupato per il fatto che un crescente numero di paesi, come la Russia e alcuni paesi dell'Asia centrale, sta approvando leggi restrittive volte a ostacolare l'attività delle ONG, limitandone l'accesso ai finanziamenti esteri, introducendo requisiti di rendicontazione onerosi e gravi sanzioni in caso di non conformità; ricorda che il diritto alla libertà di associazione e di riunione è una caratteristica essenziale di una società democratica, aperta e tollerante; chiede nuovi sforzi per sfidare le restrizioni e le intimidazioni che affrontano le persone che lavorano per le organizzazioni della società civile in tutto il mondo, e chiede che l'Unione europea dia l'esempio nella protezione e promozione dei diritti in questione;

125.  prende atto con favore del fatto che, nel nuovo piano d'azione, la VP/AR abbia ribadito l'impegno dell'UE a conferire maggiori responsabilità agli attori locali e alle organizzazioni della società civile e sottolinea che, dato il significativo restringimento del suo spazio, la società civile, e con essa in particolare i difensori dei diritti umani, richiedono attenzione e sforzi maggiori da parte dell'UE; esorta l'UE e i suoi Stati membri, pertanto, a elaborare una risposta coerente e globale alle principali sfide che la società civile, compresi i difensori dei diritti umani, si trova ad affrontare in tutto il mondo;

126.  invita l'UE e i suoi Stati membri a monitorare costantemente e a sollevare a tutti i livelli del dialogo politico i casi di violazioni della libertà di riunione e di associazione, anche attraverso varie forme di divieti e limitazioni alle organizzazioni della società civile e alle loro attività;

127.  invita inoltre l'UE e i suoi Stati membri a utilizzare tutti i mezzi disponibili per sollevare sistematicamente i singoli casi di difensori dei diritti umani e attivisti della società civile a rischio, in particolare quelli riguardanti persone che sono imprigionate; incoraggia le delegazioni dell'UE e il personale diplomatico degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani, attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, se del caso, rilasciando dichiarazioni su casi individuali, nonché affrontando le violazioni dei diritti umani con le opportune controparti; insiste sul fatto che gli alti rappresentanti dell'UE, in particolare la VP/AR, i commissari, i rappresentanti speciali dell'UE e i funzionari dei governi degli Stati membri dovrebbero incontrare sistematicamente i difensori dei diritti umani in occasione dei viaggi in paesi dove la società civile è sotto pressione;

128.  prende atto positivamente dell'assistenza dell'UE ai difensori dei diritti umani e alla società civile in tutto il mondo attraverso i finanziamenti a titolo dell'EIDHR; sottolinea la particolare importanza di utilizzare l'EIDHR per proteggere i difensori dei diritti umani più a rischio; sottolinea inoltre che il sostegno ai difensori dei diritti umani a rischio dovrebbe tenere soprattutto conto dei criteri di efficacia ed evitare condizioni eccessivamente prescrittive; invita la Commissione, il SEAE e le delegazioni dell'UE a garantire che i fondi disponibili per i difensori dei diritti umani vengano usati correttamente;

Sostenere processi elettorali e migliorare lo Stato di diritto, l'indipendenza del sistema giudiziario e un'amministrazione imparziale nei paesi terzi

129.  accoglie con favore le otto missioni di osservazione elettorale (MOE) e le otto missioni di esperti elettorali (MEE) inviate in tutto il mondo dall'UE nel 2014; ribadisce la propria visione positiva del costante sostegno dell'UE ai processi elettorali e la sua fornitura di assistenza elettorale e di sostegno agli osservatori nazionali;

130.  ricorda l'importanza di un adeguato seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle MOE come un modo per migliorarne l'impatto e rafforzare il sostegno dell'Unione europea agli standard democratici nei paesi interessati;

131.  raccomanda che l'UE intensifichi i propri sforzi per sviluppare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui le elezioni libere ed eque sono solo un aspetto, al fine di contribuire positivamente al rafforzamento delle istituzioni democratiche e alla fiducia dei cittadini nei processi elettorali in tutto il mondo;

132.  rileva positivamente, in tale contesto, l'inizio di una seconda generazione di progetti pilota sul sostegno alla democrazia in 12 delegazioni dell'UE selezionate nel 2014, a seguito di un impegno assunto nelle conclusioni del Consiglio del novembre 2009 e nel piano d'azione 2012 per i diritti umani e la democrazia; sottolinea con forza l'importanza di questi progetti pilota per conseguire una maggiore coerenza nel sostenere la democrazia attraverso le politiche e gli strumenti esterni dell'UE;

133.  accoglie con favore l'impegno assunto dalla Commissione, dal SEAE e dagli Stati membri nel nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia a impegnarsi più fermamente e coerentemente con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari, le ONG locali, i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire a una loro più intensa partecipazione al controllo e allo svolgimento delle elezioni, alla loro assunzione di poteri e, di conseguenza, al rafforzamento dei processi democratici;

134.  ricorda che le esperienze acquisite dall'Unione europea mediante i politici, il mondo accademico, i media, le ONG e la società civile e gli insegnamenti tratti dalle transizioni alla democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato possono contribuire positivamente a individuare le prassi migliori che potrebbero essere utilizzate per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo;

135.  ricorda che la corruzione costituisce una minaccia per la parità nel godimento dei diritti umani e pregiudica i processi democratici, come lo Stato di diritto e la buona amministrazione della giustizia; ricorda inoltre che l'UE ha rivendicato la competenza esclusiva per la firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC);

136.  esprime la convinzione che l'UE debba sottolineare, in tutte le piattaforme per il dialogo con i paesi terzi, l'importanza della trasparenza, dell'accessibilità, dell'integrità, della responsabilità e della buona gestione degli affari pubblici, delle spese pubbliche e dei beni pubblici, come sancito dalla UNCAC; ritiene che la corruzione, in tutte le sue forme, insidi i principi democratici e incida negativamente sullo sviluppo sociale ed economico; chiede che sia dato un seguito alla sua richiesta di migliorare il monitoraggio dell'UNCAC e, allo stesso modo, si tenga adeguatamente conto delle considerazioni dell'OCSE; ritiene che l'UE dovrebbe sostenere i paesi terzi in modo più coerente e sistematico nella lotta contro la corruzione, per mezzo della sua esperienza nella creazione e nel consolidamento di istituzioni anti-corruzione indipendenti ed efficaci, anche tramite la cooperazione proattiva con il settore privato; raccomanda altresì che siano messi a punto meccanismi finanziari innovativi per intensificare la lotta contro tutti i tipi di corruzione; prende a tal riguardo atto dell'invito a regolamentare meglio le transazioni finanziarie a livello internazionale;

137.  è del parere che l'UE debba potenziare gli sforzi volti a promuovere lo Stato di diritto e l'indipendenza della magistratura a livello multilaterale e bilaterale; incoraggia l'Unione europea a sostenere l'equa amministrazione della giustizia in tutto il mondo mediante l'assistenza ai processi di riforme legislative e istituzionali nei paesi terzi; incoraggia altresì le delegazioni dell'UE e le ambasciate degli Stati membri a monitorare sistematicamente i processi al fine di promuovere l'indipendenza del potere giudiziario;

Potenziamento dell'azione del Parlamento europeo in materia di diritti umani

138.  accoglie con favore una revisione degli orientamenti per le delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo sulla promozione dei diritti umani e della democrazia, condotta dalla Conferenza dei presidenti di delegazione in collaborazione con la sottocommissione per i diritti dell'uomo; raccomanda, in tale contesto, di sollevare in modo più sistematico e trasparente le questioni relative ai diritti umani, in particolare i casi specifici cui fanno riferimento le risoluzioni del Parlamento, durante le visite di delegazione nei paesi terzi, e di riferire per iscritto sulle azioni intraprese alla sottocommissione per i diritti dell'uomo nonché, ove ciò sia politicamente giustificato, con una specifica sessione di resoconto;

139.  sottolinea la necessità di proseguire la riflessione riguardo alle modalità più adeguate per ottimizzare la credibilità, la visibilità e l'efficacia delle risoluzioni del Parlamento europeo sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

140.  incoraggia la discussione sull'inclusione dei diversi strumenti a disposizione del Parlamento per quanto riguarda il sostegno e la promozione dei diritti umani in un unico documento strategico, che sarà approvato dal Parlamento in seduta plenaria;

* * *

141.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 70ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delle delegazioni dell'UE.

12.11.2015

PARERE della commissione per lo sviluppo

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2015/2229(INI))

Relatore per parere: Doru-Claudian Frunzulică

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che il rispetto dei diritti umani, l'uguaglianza di genere, il buon governo, lo Stato di diritto e la pace e la sicurezza sono condizioni fondamentali per eliminare la povertà e le disuguaglianze e sono elementi centrali per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile; rammenta che i diritti umani sono universali, inalienabili, indivisibili e interdipendenti e che, di conseguenza, la diversità culturale non può essere utilizzata per giustificare violazioni dei diritti umani, che sono garantiti dal diritto internazionale e basati sulle leggi naturali;

2.  insiste sul fatto che pratiche dannose come la mutilazione genitale femminile, i matrimoni precoci e forzati, il genericidio, compresi l'infanticidio delle bambine o il feticidio femminile, i delitti d'onore o il divieto per le donne di ricevere un'adeguata istruzione, dovrebbero essere vietate, e le violazioni di tali divieti severamente punite; condanna fermamente il continuo ricorso allo stupro di donne e ragazze quale arma di guerra sottolinea che sono necessari maggiori sforzi per garantire il rispetto del diritto internazionale e l'accesso all'assistenza sanitaria e psicologica per donne eragazze vittime di abusi nei conflitti, tra cui l'intera gamma di servizi per la salute sessuale e riproduttiva per le vittime di stupri di guerra;

3.  evidenzia la necessità di garantire che l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, le sue misure di monitoraggio e la sua futura attuazione da parte di tutte le parti interessate, compresa la società civile e il settore privato, siano sostenute da approcci basati sui diritti umani e sull'uguaglianza di genere nonché dall'eliminazione della povertà, la riduzione delle disuguaglianze e dell'esclusione sociale e la democratizzazione dell'economia, e comprendano i diritti delle donne, inclusi la salute e i diritti riproduttivi e sessuali, i diritti delle persone LGBTI, i diritti delle minoranze, inclusi quelli delle minoranze sessuali e dei disabili, i diritti dei bambini, una partecipazione politica rafforzata dei cittadini, i valori democratici, il buon governo, la promozione della democrazia e la lotta contro la corruzione, l'impunità, l'evasione e l'elusione fiscale e i paradisi fiscali;

4.  sottolinea che l'UE dovrebbe affrontare la dimensione esterna della crisi migratoria e sia le cause alla radice della povertà nei paesi terzi che le cause profonde dei flussi migratori da detti paesi verso l'Europa, pur riconoscendo che il nesso tra migrazione, sicurezza e sviluppo è complesso e pluridimensionale e non può essere ridotto a un legame meccanico e semplicistico tra un aumento degli aiuti allo sviluppo e una diminuzione del numero dei migranti; ricorda il principio di non respingimento ed esorta l'UE e i suoi Stati membri a non cooperare con determinati paesi terzi, in particolare con quelli dov'è in corso una guerra civile o in quelli sprovvisti di un governo funzionante e riconosciuto; sottolinea che nella crisi attuale i bambini e le donne sono particolarmente vulnerabili;

5.  sottolinea che il programma d'azione di Addis Abeba si impegna a fornire una piattaforma universale in materia di protezione sociale, una copertura sanitaria universale e servizi pubblici di base per tutti, comprese la sanità e l'istruzione;

6.  esorta l'Unione europea a rafforzare il suo ruolo di instancabile promotore dei diritti umani nel mondo, tramite un utilizzo efficace, coerente e ragionato di tutti gli strumenti disponibili per la promozione e la protezione dei diritti umani e dei loro difensori e per mezzo dell'efficacia della nostra politica di aiuti allo sviluppo, in linea con l'OSS 16; incoraggia la Commissione a monitorare l'attuazione dei suoi strumenti per un approccio basato sui diritti e a garantire che i diritti umani e la cooperazione allo sviluppo si rafforzino reciprocamente sul terreno; chiede che la relazione annuale dell'UE sui diritti umani dedichi maggiore importanza al ruolo della cooperazione allo sviluppo;

7.  invita l'UE e le sue delegazioni a migliorare il loro dialogo politico con i governi che violano i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, insieme alla società civile, e insiste sul fatto che il dialogo politico sui diritti umani fra l'UE e i paesi terzi deve comprendere una definizione di non discriminazione più inclusiva e globale, tra l'altro nei confronti delle persone LGBTI, fondata sulla religione o le convinzioni personali, il sesso, la razza o l'origine etnica, l'età, la disabilità e l'orientamento sessuale; sottolinea che, in particolare nei paesi che registrano scarsi risultati in termini di sviluppo e rispetto dei diritti umani, gli aiuti allo sviluppo dovrebbero essere mantenuti e addirittura rafforzati, ma dovrebbero essere preferibilmente canalizzati attraverso le organizzazioni della società civile e i partner locali non governativi, nonché essere monitorati in modo sistematico, al pari degli impegni di governo volti a migliorare la situazione dei diritti umani sul terreno;

8.  ricorda l'importanza primaria di rispettare il principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a far sì che i diritti umani siano realmente protetti nel contesto di qualsivoglia accordo concluso o rivisto con paesi in via di sviluppo, includendo clausole vincolanti relative ai diritti umani; raccomanda una procedura di consultazione tra le parti, che specifichi i meccanismi politici e giuridici da utilizzare in caso di richiesta di sospensione della cooperazione bilaterale, ma anche un meccanismo e una procedura di allarme a fini descrittivi e valutativi; insiste affinché la Commissione conduca sistematiche valutazioni di impatto sui diritti umani degli accordi commerciali e di investimento, per contribuire a garantire l'effettivo rispetto dei diritti umani; sollecita, quindi, una vera e propria applicazione del regime SPG-Plus, da attuare congiuntamente a un idoneo meccanismo trasparente di rendicontazione e a finanziamenti per il monitoraggio della società civile; invita la Commissione e il SEAE a sostenere quadri giuridici e iniziative volti a garantire la trasparenza e il buon governo del settore minerario e di altri settori legati alle risorse;

9.  sottolinea la necessità di meccanismi rafforzati di responsabilità e di trasparenza delle imprese nonché di iniziative volte ad attuare i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; chiede alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri a riferire in merito a detta attuazione; invita la Commissione a intraprendere tutte le iniziative necessarie al fine di presentare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sulle attività delle imprese e i diritti umani, nel quadro delle Nazioni Unite; in particolare, insiste sulla necessità di analizzare le conseguenze sui diritti umani dell'attività delle imprese nei paesi in via di sviluppo, di porre in essere rimedi efficaci per sanzionare le imprese che violano i diritti umani e di prevedere il risarcimento delle vittime di dette violazioni; evidenzia l'obbligo di rispettare le norme internazionali del lavoro, in linea con la realizzazione dell'agenda dell'OIL per il lavoro dignitoso;

10.  sottolinea l'importanza dei diritti di proprietà e della sicurezza della proprietà fondiaria nel proteggere i piccoli agricoltori e le comunità locali dalle acquisizioni fondiarie illogiche da parte di attori statali e non statali, comprese le società o le rivendicazioni abusive del territorio da parte dei governi nazionali; chiede una maggiore tutela dei diritti di proprietà nei paesi in via di sviluppo, prestando particolare attenzione alla sicurezza della proprietà fondiaria, nonché ai diritti di proprietà intellettuale;

11.  invita l'UE e le sue delegazioni a migliorare il loro dialogo politico con i governi che violano i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, interrompendo tutti i trattati e gli accordi di associazione attualmente in vigore con tali paesi, e insiste sul fatto che il dialogo politico sui diritti umani fra l'UE e i paesi terzi deve comprendere una definizione di non discriminazione più inclusiva e globale, basata tra l'altro sulla religione o le convinzioni personali, il sesso, la razza o l'origine etnica, l'età, la disabilità, l'orientamento sessuale e l'identità di genere; ribadisce che la partecipazione della società civile in questo dialogo è fondamentale per promuovere l'effettivo godimento dei diritti umani e sottolinea il ruolo chiave che l'UE può svolgere nel rafforzamento del ruolo della società civile in tal senso;

12.  riconosce che i diritti dell'uomo come la libertà di religione, di pensiero o di espressione svolgono un ruolo diretto nella difesa e nella tutela della diversità culturale e che l'esercizio dei diritti dell'uomo è incoraggiato da una società pluralista.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

10.11.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Doru-Claudian Frunzulică, Nathan Gill, Charles Goerens, Enrique Guerrero Salom, Heidi Hautala, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Linda McAvan, Norbert Neuser, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Pedro Silva Pereira, Davor Ivo Stier, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marina Albiol Guzmán, Louis-Joseph Manscour, Paul Rübig, Joachim Zeller

12.11.2015

PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2015/2229(INI))

Relatore per parere: Teresa Jiménez-Becerril Barrio

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the lives of Girls and Women through EU External relations 2016-2020" ("Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020")(55);

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(56),

A.  considerando che le donne e le ragazze in molte parti del mondo continuano a essere oggetto di violenza di genere, compresi lo stupro, la schiavitù, la tratta di esseri umani, i matrimoni forzati, i delitti d’onore, la mutilazione genitale femminile (MGF) e pene crudeli e inumane equivalenti a tortura, che violano i loro diritti fondamentali alla vita, alla libertà, alla giustizia, alla dignità e alla sicurezza, e la loro integrità fisica e psicologica nonché il loro diritto all'autodeterminazione sessuale e riproduttiva; che nessun tipo di discriminazione e di violenza contro le donne dovrebbe mai essere giustificato sulla base di motivazioni politiche, sociali, religiose o culturali o di tradizioni popolari o tribali;

B.  considerando che, laddove vige la pena di morte, essa si esprime nei confronti delle donne con modalità equivalenti a torture (quali la lapidazione) e con umiliazione del corpo delle vittime (come nei casi di impiccagioni pubbliche), affinché fungano da intimidazione nei confronti delle altre donne;

C.  considerando che la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze è la violazione dei diritti umani più diffusa al mondo, interessa tutti i livelli sociali, indipendentemente dall'età, dal livello d'istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale e dal paese di origine o residenza, e costituisce una barriera di prim'ordine alla parità tra donne e uomini;

D.  considerando che il termine "femminicidio" si basa sulla definizione giuridica di violenza contro le donne sancita dall'art. 1 della Convenzione di Belém do Pará quale qualsiasi atto o comportamento basato sul genere che causi morte, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, sia nell'ambito pubblico che in quello privato;

E.  considerando che l'UE ha assunto l'impegno di promuovere la parità di genere e di garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni;

F.  considerando che il piano d’azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 si riferisce alla promozione della non discriminazione, della parità di genere e dell'emancipazione delle donne, sia all'interno che all'esterno dell'UE;

G.  considerando che molto spesso viene precluso alle ragazze e alle donne l'accesso all'istruzione di qualità e che sovente esse sono costrette forzatamente ad abbandonare gli studi in caso di matrimoni o della nascita di figli;

H.  considerando che in situazioni di conflitto le donne e i minori, in particolare le donne e i minori rifugiati, richiedenti asilo e apolidi, sono tra i gruppi sociali più vulnerabili; che inoltre i rischi per le ragazze adolescenti sfollate durante le crisi umanitarie sono assai più elevati;

I.  considerando che tre quinti del miliardo di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà sono donne(57);

J.  considerando che l'atto costitutivo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) prevede che il godimento del miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche e condizione economica o sociale(58);

K.  considerando che sul totale di 960 milioni di analfabeti nel mondo, due terzi sono donne, ragazze e bambini(59);

L.  considerando che l'ondata di terrorismo e i conflitti armati nel Medio Oriente e nell'Africa settentrionale (regione MENA) hanno portato ad un significativo aumento di tali forme di violenza, dato che lo stupro e la riduzione in schiavitù di donne e ragazze sono utilizzati sistematicamente come arma di guerra, e la tratta di esseri umani, in particolare di donne e bambini, come fonte di finanziamento delle attività terroristiche; che la partecipazione delle donne ai processi di costruzione della pace e alla riforma democratica è fondamentale per il loro successo;

M.  considerando che, nonostante il chiaro obbligo di rispettare, proteggere e realizzare i diritti che riguardano la salute e i diritti sessuali e riproduttivi di di donne e ragazze, le violazioni sono ancora frequenti e diffuse in molti Stati;

N.  considerando che secondo l'UNICEF sono oltre 500 000 le donne al mondo che muoiono ogni anno di parto(60);

O.  considerando che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, le ragazze continuano a subire gravi svantaggi e ad essere escluse dai sistemi di istruzione in molti paesi, e che le ragazze provenienti dagli ambienti più poveri sono le più colpite;

P.  considerando che la donna è da sempre vittima della tratta ai fini della prostituzione e, nella maggior parte dei casi, ciò si configura come una schiavitù, realizzata privando le vittime dei documenti e minacciando pesantissime ripercussioni sui loro parenti nel caso in cui pensassero di ribellarsi;

Q.  considerando che le donne e le ragazze rappresentano il 98% delle vittime della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale;

R.  considerando che le donne e le ragazze con disabilità sono maggiormente a rischio di subire violenze, abusi, negligenza e molteplici forme di discriminazione;

S.  considerando che, in alcuni paesi del mondo, le donne non godono ancora degli stessi diritti economici, sociali, culturali, civili e politici degli uomini, compreso il diritto di riunione, e che sono anche scarsamente rappresentate negli organi decisionali locali e nazionali; che la strategia dell'UE per la parità di genere prevede già l'integrazione della dimensione di genere nella politica commerciale dell'UE;

T.  considerando che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si fondano sui diritti umani basilari e sono elementi essenziali della dignità umana(61); che tuttavia l'accesso ai servizi sanitari di base e ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva sono aspetti fondamentali della parità tra uomini e donne; che inoltre tali servizi non sono ancora garantiti in tutto il mondo;

U.  considerando che le donne e le ragazze che appartengono a gruppi minoritari in termini culturali, tradizionali, linguistici, religiosi, di identità di genere o di orientamento sessuale sono vittime di forme multiple e intersettoriali di discriminazione basate sia sulla loro appartenenza a una minoranza sia sul loro genere;

V.  considerando che le donne impegnate nella difesa dei diritti umani corrono un rischio maggiore di subire determinate forme di violenza rispetto ai loro omologhi di sesso maschile e affrontano sfide specifiche;

1.  ribadisce che le differenze religiose, culturali e tradizionali non possono mai giustificare la discriminazione o alcuna forma di violenza, in particolare contro le donne e le ragazze, ossia la mutilazione genitale femminile (MGF), gli abusi sessuali di giovani ragazzi, il femminicidio, i matrimoni precoci e forzati, la violenza domestica, i delitti d'onore e la violenza per motivi di onore e altre forme di tortura quali ad esempio la pratica della lapidazione nell'esecuzione di sentenze di condanna a morte;

2.  sottolinea l'importanza che le autorità si impegnino a realizzare campagne di informazione, sensibilizzazione e educative al fine di prevenire ed eliminare progressivamente tutti i tipi di violenza di genere, specialmente nelle comunità in cui si praticano violazioni dei diritti umani connesse al genere; sottolinea al riguardo che è fondamentale che i difensori dei diritti umani che stanno già lottando per porre fine a queste pratiche partecipino alla preparazione e alla realizzazione di tali campagne; esorta tutti gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul, ad applicare più rapidamente gli obblighi e gli impegni in materia di diritti delle donne assunti ai sensi della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e della Piattaforma d'azione di Pechino, nonché a sostenere le organizzazioni della società civile che lavorano per promuovere la parità di genere nei paesi terzi;

3.  invita tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa a firmare e ratificare tempestivamente la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne; invita a tale riguardo l'UE a prendere misure per aderire alla convenzione, al fine di garantire la coerenza tra le azioni interne ed esterne dell'UE in materia di violenza contro le donne;

4.  constata con grande preoccupazione che, a partire dagli Anni Ottanta, l'industria delle "spose per corrispondenza" è cresciuta a ritmi allarmanti; constata con preoccupazione che vi sono alcuni casi documentati di donne che sono state attaccate e/o uccise dopo aver sposato un uomo come "spose per corrispondenza"; deplora il fatto che sui siti di spose per corrispondenza siano presenti molte ragazze minorenni, e sottolinea che l'utilizzo di bambini a scopo sessuale deve essere considerato abuso di minori;

5.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della violenza di genere in molte parti del mondo e il crescente tasso di femminicidio in America Latina, che si verificano in un contesto di violenza generalizzata e discriminazione strutturale; condanna fermamente ogni tipo di violenza di genere e il crimine aberrante di femminicidio, così come l'impunità predominante di cui godono questi reati, che può incoraggiare ancora di più la violenza e le uccisioni;

6.  ribadisce che la comunità internazionale ha indicato come prioritaria la situazione delle donne con disabilità; rimanda alle conclusioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo le quali le politiche e i programmi per affrontare la questione delle violenza contro le donne e le ragazze con disabilità andrebbero elaborati in stretta cooperazione con le persone con disabilità, riconoscendone l'autonomia, nonché con organizzazioni attive nel settore; sottolinea l'esigenza di un regolare controllo delle istituzioni e di una formazione adeguata per i prestatori di assistenza; sottolinea l'importanza che l'UE includa la lotta contro la discriminazione basata sulla disabilità nelle sue politiche di azione esterna, cooperazione e di aiuto allo sviluppo, incluso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

7.  deplora la mancanza di parità di genere nel mondo politico; ricorda che le donne e gli uomini sono uguali e dovrebbero godere degli stessi diritti politici e delle libertà civili e deplora, allo stesso modo, il fatto che le donne siano sottorappresentate nel processo decisionale economico, sociale e politico; sottolinea la necessità di meccanismi di protezione efficaci per le donne impegnate nella difesa dei diritti umani; raccomanda che un sistema di quote sia introdotto per fornire un modo di promuovere la partecipazione delle donne negli organi politici e nel processo democratico, principalmente come candidati;

8.  deplora le violazioni dei diritti umani commesse da paesi terzi sotto forma di limiti imposti dal governo al numero di figli che una famiglia può avere;

9.  invita la Commissione a includere sistematicamente azioni concrete tese a migliorare la partecipazione delle donne ai processi elettorali in tutte le missioni di osservazione elettorale dell'UE, in linea con gli orientamenti dell'Unione in materia, tenendo conto delle conclusioni raggiunte dal seminario di alti esperti in materia elettorale, tenutosi a Bruxelles nell'aprile 2014, e traendo insegnamenti dalle missioni passate;

10.  ribadisce che l'UE dovrebbe dare l'esempio in materia di parità di genere; invita le istituzioni dell'UE a incoraggiare la partecipazione delle donne al processo elettorale europeo includendo liste equilibrate per genere nella prossima revisione della legislazione elettorale dell'Unione;

11.  sottolinea l'importanza di rafforzare il ruolo delle donne nella prevenzione dei conflitti e nel promuovere i diritti umani e la riforma democratica, e di sostenere la partecipazione sistematica delle donne come componente essenziale del processo di pace e della ricostruzione post-conflitto attraverso una consultazione e coordinamento più efficaci con la società civile e con le istituzioni dell'UE al fine di garantire valutazioni d'impatto in materia di diritti umani più accurate e sistematiche; si oppone a qualunque legge, regolamentazione o pressione governativa che limiti indebitamente la libertà di espressione, specialmente delle donne e delle persone LGBTI;

12.  chiede che la promozione dei diritti delle donne, l'uguaglianza di genere e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne siano sistematicamente integrate nelle strategie per paese in materia di diritti umani e nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi e i paesi candidati; accoglie con favore la nomina del consulente sulle questioni di genere del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e i programmi di formazione attenti alla dimensione di genere per i diplomatici e i funzionari che partecipano alle delegazioni dell'UE; ricorda l'impegno di integrare i diritti umani in tutte le valutazioni d'impatto dell'UE al fine di garantire che l'UE rispetti, difenda e applichi i diritti dell'uomo e che le sue attività e politiche esterne siano concepite e applicate in modo tale da consolidare i diritti umani all'estero; sottolinea che la parità di genere non è limitata agli uomini e alle donne ma deve riguardare l'intera comunità LGBTI; pone in rilievo la necessità di integrare maggiormente la dimensione di genere negli aiuti umanitari dell'UE;

13.  invita l'Unione europea a tener conto della tutela dei diritti fondamentali degli esseri umani e in particolare delle donne e delle ragazze nell'ambito dei propri accordi di natura economica e commerciale con paesi terzi, rivedendoli e riconsiderandoli laddove tali diritti non dovessero essere rispettati;

14.  manifesta profonda preoccupazione per le eventuali violazioni dei diritti umani di donne e ragazze nei campi di rifugiati in Medio Oriente e in Africa, compresi i casi segnalati di violenza sessuale e disparità di trattamento di donne e ragazze; chiede al SEAE di promuovere norme più severe e buone prassi nei paesi terzi, in modo da porre fine alla disuguaglianza tra i rifugiati di qualunque genere;

15.  ricorda che il piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nell'ambito dello sviluppo è uno degli strumenti fondamentali dell'UE per migliorare la parità di genere nei paesi terzi e, pertanto, ritiene che il secondo piano d'azione per la parità di genere dovrebbe assumere la forma di una comunicazione della Commissione; invita la Commissione a tenere conto della risoluzione del Parlamento sul rinnovamento del piano d'azione per la parità di genere;

16.  chiede che si utilizzino indicatori qualitativi e quantitativi attenti alla dimensione di genere e che si raccolgano tempestivamente dati disaggregati per genere nell'ambito del processo di monitoraggio e valutazione del nuovo piano d'azione per l'uguaglianza di genere;

17.  deplora e condanna il fatto che in taluni paesi terzi sia considerato legittimo il matrimonio tra un adulto e una minore, e in alcuni casi addirittura con età inferiore ai 9 anni (spose bambine);

18.  ritiene che il matrimonio precoce costituisca una violazione dei diritti umani fondamentali e influenzi tutti gli aspetti della vita di una ragazza: nega la sua infanzia, compromette l'istruzione limitando le sue potenzialità, mette in pericolo la sua salute e aumenta il rischio di essere vittima di violenze e abusi;

19.  ricorda che occorre garantire alle donne un'adeguata e gratuita assistenza sanitaria al momento del parto, per ridurre l'ancora troppo elevato numero di morti per parto e di decessi dei neonati dovuto a un'assistenza carente o del tutto assente nei confronti delle partorienti e dei nascituri in numerosi paesi terzi;

20.  deplora l'assenza di politiche di prevenzione sulla violenza di genere, la mancanza di sostegno alle vittime e l'alto tasso di impunità dei colpevoli in un gran numero di paesi; invita il SEAE a condividere le migliori prassi con i paesi terzi sulle procedure legislative e i programmi di formazione per il personale di polizia, giudiziario e i funzionari pubblici; esorta l'UE a sostenere le organizzazioni della società civile che lavorano per proteggere i diritti umani e promuovere la parità di genere nei paesi terzi, e a collaborare da vicino con le organizzazioni internazionali attive nel campo della parità di genere, come l'OIL, l'OCSE, l'ONU e l'Unione africana, al fine di creare sinergie e promuovere l'emancipazione femminile;

21.  sottolinea la necessità di uno scambio di buone prassi da parte del SEAE per combattere la mancanza di accesso alla giustizia per le vittime dei reati connessi alla violenza sessuale; condanna fermamente la mancanza di accesso alla giustizia per le donne nei paesi terzi, soprattutto se vittime di violenza di genere; chiede alla Commissione di assumere un ruolo attivo nel perseguimento di tali reati nei paesi terzi e, in alcuni casi, da parte degli Stati membri; esorta la Commissione a lavorare con il SEAE per migliorare il supporto alle vittime, a includere gli interventi sulla violenza di genere nelle azioni umanitarie dell'UE e a dare priorità alle azioni umanitarie dell'UE contro l'uso della violenza di genere e la violenza sessuale nei conflitti; accoglie con favore l'impegno dell'UE di dare seguito al vertice globale per porre fine alla violenza di genere nei conflitti, che si è tenuto a Londra nel giugno 2014, ed esorta pertanto la Commissione a intraprendere azioni concrete;

22.  invita la Commissione ad adottare azioni concrete anche nel quadro dell'UE per contrastare la violenza contro le donne, proponendo una direttiva dedicata in tale ambito;

23.  esorta tutti gli attori coinvolti nei conflitti a fornire alla vittime tutte le necessarie cure sanitarie, ivi incluso l’aborto, senza distinzione di sesso in tutte le circostanze e indipendentemente dalle leggi locali, come previsto dalle convenzioni di Ginevra e dai relativi protocolli aggiuntivi;

24.  deplora il fatto che le donne e le ragazze siano le più colpite dalla povertà estrema, sebbene sia un fatto assodato che gli investimenti a favore delle donne e delle ragazze e la loro emancipazione attraverso l'istruzione sono uno dei modi più efficaci per lottare contro la povertà; sottolinea la necessità di fare di più per garantire il diritto all'istruzione e l'accesso ad essa, soprattutto alle ragazze, e che si debbono condurre azioni per evitare che siano forzate ad abbandonare gli studi come è spesso il caso quando esse si sposano e hanno bambini; sottolinea la necessità di agire per includere le donne e le ragazze nei processi di investimento e di crescita nei paesi terzi; sostiene che è essenziale continuare a contrastare il divario retributivo di genere; rileva che le aziende europee che operano nei paesi terzi rivestono un ruolo cruciale nel promuovere la parità di genere in tali paesi, poiché fungono da modelli di ruolo; incoraggia le donne a partecipare attivamente alle attività sindacali e ad altre organizzazioni, poiché ciò favorirà grandemente l'introduzione degli aspetti di genere nelle relazioni e condizioni di lavoro;

25.  deplora il fatto che in alcuni paesi, leggi e ideologie sociali, culturali e religiose estreme e fondamentaliste impediscano alle donne di esercitare determinate professioni;

26.  deplora il fatto che metà della popolazione mondiale subisca discriminazioni salariali e che, in tutto il mondo, le donne guadagnino tra il 60% e il 90% del reddito medio maschile;

27.  sottolinea la necessità di garantire la continuità dell'istruzione per le ragazze nei campi di rifugiati, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme come siccità e inondazioni;

28.  plaude agli sforzi profusi dal SEAE nei paesi terzi per intensificare l'attuazione degli obblighi e degli impegni a favore dei diritti delle donne sanciti dalla CEDAW, nel quadro della piattaforma d'azione di Pechino, e della dichiarazione del Cairo su popolazione e sviluppo nell'agenda di sviluppo post-2015;

29.  plaude alla revisione della politica dell'UE in materia di aiuto umanitario, che consente alle donne e alle ragazze stuprate nei conflitti armati di accedere all'aborto sicuro ai sensi del diritto internazionale umanitario; sottolinea la necessità di attuare rapidamente tale politica rivista;

30.  invita l'UE a continuare a sostenere l'emancipazione economica, sociale e politica delle donne come strumento per promuovere il corretto esercizio dei loro diritti e libertà fondamentali, e ad attribuire la massima importanza all'accesso a un'istruzione di qualità per le ragazze, comprese le ragazze più povere e delle comunità emarginate; chiede che si sostenga la formazione professionale delle donne, che si favorisca una maggiore partecipazione a tale formazione per le materie scientifiche e tecnologiche, che i professionisti del settore dell'istruzione nei paesi terzi siano destinatari di programmi di formazione sulla parità di genere e che si adottino misure per impedire la trasmissione di stereotipi mediante i materiali didattici; esorta l'UE a includere questa priorità in tutte le sue attività diplomatiche, commerciali e di cooperazione allo sviluppo;

31.  sottolinea l'importanza di combattere gli stereotipi di genere e gli atteggiamenti socioculturali discriminatori, che rafforzano la posizione di subordinazione delle donne nella società e costituiscono una delle cause principali della disuguaglianza tra uomini e donne, delle violazioni dei diritti delle donne e della violenza di genere; sottolinea altresì che è necessario profondere maggiori sforzi per combattere la persistenza degli stereotipi mediante campagne di sensibilizzazione rivolte a tutti gli strati sociali, coinvolgendo maggiormente i mezzi di comunicazione, promuovendo strategie per motivare le donne e coinvolgere gli uomini, nonché introducendo l’integrazione di genere nell'istruzione e in tutte le politiche e iniziative dell'UE, in particolare nell'azione esterna, nella cooperazione, negli aiuti allo sviluppo e negli aiuti umanitari;

32.  lamenta che le donne troppo spesso subiscano discriminazioni rispetto agli uomini in quanto non viene riconosciuto loro un accesso agevole a risorse finanziarie, ad esempio ai prestiti bancari; sottolinea il fatto che l'emancipazione femminile in campo imprenditoriale si è rivelata essere un fattore vitale nello stimolo dell'economia e, nel lungo termine, nella lotta alla povertà;

33.  condanna fortemente il fatto che vi siano paesi terzi in cui l'omosessualità venga riconosciuta come reato e pertanto punita anche con la pena capitale;

34.  deplora le frequenti violazioni dei diritti sessuali e e riproduttivi delle donne, incluso il negato accesso ai servizi di pianificazione familiare; ricorda l'articolo 16 della CEDAW, che garantisce il diritto di scegliere il numero di figli da avere e l'intervallo tra un figlio e l'altro, nonché il diritto di accedere alle informazioni, all'istruzione e ai mezzi per esercitare tale diritto;

35.  sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis della Piattaforma d'azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi; sottolinea che il rispetto universale della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, nonché l'accesso ai servizi pertinenti, contribuiscono a ridurre la mortalità infantile e delle madri; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto in condizioni di sicurezza sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di violenze; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi;

36.  denuncia la situazione di vulnerabilità e le condizioni disumane in cui versano i rifugiati in Europa, particolarmente pericolose per i bambini ma anche per le donne, maggiormente esposte alla violenza, all'abuso e finanche alla tratta di esseri umani;

37.  invita l'Unione europea a prestare attenzione e a rafforzare le proprie misure a tutela delle donne coinvolte nei processi migratori, garantendo loro assistenza adeguata e salvaguardandole dai frequenti casi di sfruttamento della prostituzione e di tratta a cui sono sottoposte da parte delle organizzazioni criminali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

12.11.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

6

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Catherine Bearder, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Anna Maria Corazza Bildt, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Angelika Mlinar, Maria Noichl, Margot Parker, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Inés Ayala Sender, Stefan Eck, Eleonora Forenza, Mariya Gabriel, Constance Le Grip, Elly Schlein, Branislav Škripek, Dubravka Šuica, Monika Vana

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Seb Dance, Davor Ivo Stier, Claudiu Ciprian Tănăsescu

ANNEX I

INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT BETWEEN JANUARY AND DECEMBER 2014

COUNTRY

Individual

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY THE PARLIAMENT

AZERBAJIAN

Leyla Yunus, Arif Yunus and Rasul Jafarov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intigam Aliyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hasan Huseynli

Rauf Mirkadirov

Seymur Haziyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ilqar Nasibov

 

 

 

 

Ilgar Mammadov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anar Mammadli

Bashir Suleymanli

 

 

 

 

 

 

 

Omar Mammadov, Abdul Abilov and Elsever Murselli

 

 

Leyla Yunus is the well-known director of the Institute for Peace and Democracy. She has been imprisoned together with her husband, the historian Arif Yunus, and Rasul Jafarov, the chair of Azerbaijan’s Human Rights Club on apparent politically motivated charges.

Leyla Yunus has been subjected to acts of violence in prison committed by her cellmate, and no measures have been taken to punish the cellmate or to ensure the protection of Ms Yunus. In addition, Ms Yunus’ health has deteriorated in prison and no suitable medical care has been provided.

 

Intigam Aliyev is the chair of Azerbaijan’s Legal Education Society and a human rights lawyer who has defended more than 200 cases before the European Court of Human Rights in the areas of infringement of freedom of speech, the right to a fair trial and electoral law in Azerbaijan, was arrested on 8 August 2014 and subjected to three month’s detention on criminal charges.

 

Hasan Huseynli is another prominent human rights activist and head of the Intelligent Citizen Enlightenment Centre Public Union, was sentenced to 6 years’ imprisonment on 14 July 2014. Rauf Mirkadirov is an investigative journalist with the leading Russian-language newspaper ‘Zerkalo’ who held on pre-trial detention on charges of treason. Seymour Haziyev is a prominent opposition journalist who was charged with criminal hooliganism and held in 2 months' pre-trial custody.

 

Ilqar Nasibov is a journalist who was viciously beaten in his office on 21 August 2014 and no prompt, effective and thorough investigation has been carried out.

 

The European Court of Human Rights (ECHR) has issued numerous rulings in cases of breaches of human rights in Azerbaijan, the latest being on 22 May 2014 in the case of Ilgar Mammadov, chair of the Republican Alternative Civic Movement (REAL); in which despite it being ruled that his detention was politically motivated, the authorities refused to release him.

 

Anar Mammadli is the chair of the Election Monitoring and Democracy Studies Centre (EMDS), and Bashir Suleymanli is the director of the same centre. Both were sentenced to prison terms of, respectively, 5 years and 6 months and 3 years and 6 months, on charges ranging from tax evasion to illegal entrepreneurship.

 

Omar Mammadov, Abdul Abilov and Elsever Murselli are social media activists and were sentenced to between 5 and 5.5 years’ imprisonment on charges of drug possession. None of them is having access to a lawyer of their own choosing and all complaining of ill treatment in police custody.

 

 

 

In its Resolution, adopted on 18 September 2014, the European Parliament:

 

- Condemns in the strongest possible terms the arrest and detention of Leyla Yunus, Arif Yunus, Rasul Jafarov, Intigam Aliyev and Hasan Huseyni, and demands their immediate and unconditional release as well as the withdrawal of all charges against them; demands an immediate and thorough investigation into the assault on Ilqar Nasibov, and calls for all those responsible to be brought to justice

 

- Calls on the authorities in Azerbaijan to guarantee the physical and psychological integrity of Leyla Yunus, Arif Yunusov and all human rights defenders in Azerbaijan, and to ensure the urgent provision of suitable medical care, including medication and

Hospitalisation

 

- Calls on the Azerbaijani authorities to cease their harassment and intimidation of civil society organisations, opposition politicians and independent journalists and to refrain from interfering in or undermining their valuable work for the development of democracy in Azerbaijan; also calls on them to ensure that all detainees, including journalists and political and civil society activists, enjoy their full rights to due process, in particular access to a lawyer of their choosing, access to their families, and other fair trial norms

BAHRAIN

Nabeel Rajab

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abdulhadi-al-Khawaja

 

Ibrahim Sharif

 

 

 

 

 

 

 

Naji Fateel

 

 

 

 

 

 

 

Zainab Al-Khawaja

 

Nabeel Rajab is the President of the Bahrain Centre for Human Rights (BCHR) and Deputy Secretary General of the International Federation for Human Rights (FIDH). He was convicted to three years in prison in August 2012 on charges of calling for and participating in ‘illegal gatherings’ and ‘disturbing public order’ between February and March 2011. His sentence was reduced to two years in prison on appeal. Before this imprisonment Mr Rajab was repeatedly detained for peacefully expressing criticism of the government during the pro-democracy protests that erupted Bahrain in 2011.

 

On Friday 29 November 2013 Nabeel Rajab had served three-quarters of his two year sentence and had become legally eligible for release. A third request for early release was submitted on 21 January 2014 to the Court, but was rejected.

The United Nations Working Group on Arbitrary Detention has described the detention of Mr Nabeel Rajab as arbitrary.

 

Abdulhadi-al-Khawaja, who has Danish nationality, is the founder of the BCHR and the regional coordinator of Front Line Defenders and Ibrahim Sharif is the Secretary General of the National Democratic Action Society. On 22 June 2011, they were sentenced to life in prison by a special military court. The legal process came to a conclusion after 3 years of appeals and the sentences were upheld.

 

Naji Fateel is a Bahraini human rights activist and a member of the Board of Directors of the Bahraini human rights NGO Bahrain Youth Society for Human Rights (BYSHR). He has been imprisoned since 2007, tortured and also under death threats during the period of the Bahraini uprising (dated February 2011)

 

Zainab Al-Khawaja is a human rights defender and leading social media activist in Bahrain. She has been a crucial figure in the pro-democracy uprising that started in Bahrain in February 2011. She has suffered legal harassment, arrest, imprisonment, denial of procedural rights, and undertaken hunger strikes in defence of human rights in Bahrain.

 

 

In its Resolution, adopted on 6 February 2014, the European Parliament:

 

-Calls for the immediate and unconditional release of all prisoners of conscience, political activists, journalists, human rights defenders and peaceful protesters, including Nabeel Rajab, Abdulhadi Al-Khawaja, Ibrahim Sharif, Naji Fateel, and Zainab Al-Khawaja

 

- Expresses its grave concern regarding the Bahraini authorities’ treatment of Nabeel Rajab and other human rights activists, in addition to their refusal to grant him the early release for which he is eligible in accordance with the law

 

 

Regarding the situation of Mr Rajab, a letter of concern was also sent on 2 October 2014.

BANGLADESH

 

Hana Shams Ahmed

 

Hana Shams Ahmed is the coordinator of the International Chittagong Hill Tracts Commission (CHTC). On 27 August 2014 she and her friend were brutally attacked by 8 to 10 members of Somo Odhikar Andolon during a private visit to Shoilopropat in Bandarban in the Chittagong Hill Tracts. Four members of the police Detective Branch (DB) who were supposedly providing them with security did not intervene, and even disappeared while the assault was taking place.

 

In its Resolution, adopted on , the European Parliament:

 

- Urges the Government of Bangladesh to bring the state security forces, including the police and the RAB, back within the bounds of the law; strongly calls on the Bangladeshi authorities to put an end to the RAB’s impunity by ordering investigations and prosecutions in respect of alleged illegal killings by RAB forces.

 

BURUNDI

 

Pierre Claver Mbonimpa

 

Pierre Claver Mbonimpa is a leading human rights defender and President of the Association for the Protection of Human Rights and Detained Persons (Association pour la protection des droits humains et des personnes détenues, APRODH) who was arrested on 15 May 2014 and later charged with ‘threatening the external security of the state’ and ‘threatening the internal security of the state by causing public disorder’ and has been in pre-trial detention since he was taken in for questioning.

 

Mr Mbonimpa’s work in the defence of democracy and human rights in Burundi over the past two decades and more has earned him several international awards and widespread recognition domestically and beyond. The charges against him relate to comments he made on Radio Publique Africaine (RPA) on 6 May 2014 that the youth wing of the ruling party CNDD-FDD, also known as the Imbonerakure, is being armed and sent to the Democratic Republic of Congo (DRC) for military training.

 

The arrest of Pierre Mbonimpa is representative of the mounting risks facing human rights defenders, the harassment of activists and journalists and the arbitrary arrest of opposition party members, which according to human rights groups and the UN Assistant Secretary-General for Human Rights have largely been carried out by the Imbonerakure.

 

 

In its Resolution, adopted on 18 September 2014, the European Parliament:

 

- Firmly condemns the detention of human rights defender Pierre Claver Mbonimpa and calls for his immediate unconditional release; expresses concern about his deteriorating state of health and demands that he be given urgent medical assistance

 

 

A letter of concern was also sent in this regard on 18 December 2014.

CAMBODIA AND LAOS

 

Sombath Somphone (Laos)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sam Rainsy and Kem Sokha (Cambodia)

 

 

Sombath Somphone is a human rights and environmental rights activist, civil society leader and co-chair of the 9th Asia-Europe People’s Forum held in Vientiane in October 2012 ahead of the ASEM 9 Summit. He was allegedly the victim of an enforced disappearance on 15 December 2012 in Vientiane. Sombath Somphone’s family have been unable to locate him since that day, despite repeated appeals to the local authorities and searches in the surrounding area.

 

During the visit of the Delegation for relations with the countries of South East Asia and the Association of South East Nations (ASEAN) to Laos on 28 October 2013 the disappearance of Sombath Somphone was raised with the Lao authorities. Crucial questions linked to the case, including whether or not an investigation has been carried out, remain unsolved more than a year after his disappearance and the Lao authorities declined assistance from abroad for the investigation into the disappearance.

 

On 15 December 2013 62 NGOs called for a new investigation into his disappearance and on 16 December 2013 the UN Working Group on Enforced or Involuntary Disappearances urged the Government of Laos to do its utmost to locate Sombath Somphone, to establish his fate and whereabouts, and to hold the perpetrators accountable. There have been several other cases of enforced disappearances where the whereabouts of nine other people – two women, Kingkeo and Somchit, and seven men, Soubinh, Souane, Sinpasong, Khamsone, Nou, Somkhit, and Sourigna – who were arbitrarily detained by the Lao security forces in November 2009 in various locations across the country remain unknown.

 

Sam Rainsy and Kem Sokha are the Cambodia National Rescue Party (CNRP) leaders who were summoned to appear at the Phnom Penh Municipal Court on 14 January 2014 for questioning. Sam Rainsy and Kem Sokha may be convicted of incitement to civil unrest. The King amnestied Sam Rainsy on 14 July 2013, making it possible for him to return to Cambodia; however, his right to vote and run in the elections was not restored.

 

 

In its Resolution, adopted on 16 January 2014, the European Parliament:

 

- Calls on the Lao Government to clarify the state of the investigation into the whereabouts of Sombath Somphone, to answer the many outstanding questions around Sombath’s disappearance, and to seek and accept assistance from foreign forensic and law enforcement experts

 

- Considers that the lack of reaction from the Lao Government raises suspicions that the authorities could be involved in his abduction.

- Reiterates its call on the Vice-President / High Representative to closely monitor the Lao Government’s investigations into the disappearance of Sombath Somphone

 

- Calls on the Member States to continue raising the case of Sombath Somphone with the Lao Government; stresses that enforced disappearances remain a major impediment to Laos joining the UN Human Rights Council

 

- Urges the Cambodian Government to recognise the legitimate role played by the political opposition in contributing to Cambodia’s overall economic and political development; calls on the Cambodian authorities to immediately drop the summonses issued to the CNRP leaders, Sam Rainsy and Kem Sokha, and union leader Rong Chhun of the Cambodia Independent Teachers’ Association (CITA) and the Cambodian Confederation of Unions (CCFU)

EGYPT

 

Alaa Abdel Fattah, Mohamed Abdel, Ahmed Maher and Ahmed Douma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Peter Greste

Mohamed Fahmy

Baher Mohamed

Rena Netjes

 

 

 

 

 

 

 

 

Alaa Abdul Fattah

 

 

 

 

 

 

 

Mohamed Adel, Ahmed Douma, Mahienour El-Massry, Ahmed Mahe, Yara Sallam and Sana Seif

 

Alaa Abdel Fattah, Mohamed Abdel, from the Egyptian Centre for Economic and Social Rights and

Ahmed Maher and Ahmed Douma, leaders of the April 6 movement, are political and civil society activists who were arrested, convicted and held in Tora prison. It has been reported bad conditions of detention and mistreatment in prison.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Australian Peter Greste, the Canadian-Egyptian Mohamed Fahmy and the Egyptian Baher Mohamed are three Al Jazeera journalists who were, together and, in absentia, with the Netherlands citizen Rena Netjes, on 23 June 2014 handed down jail sentences of between 7 and 10 years under accusations of ‘falsifying news’ and of belonging to or assisting a terrorist cell. Rena Netjes was falsely accused of working for Al Jazeera.

 

Alaa Abdul Fattah is a prominent activist who played a leading role in the 2011 revolution who was sentenced on 11 June 2014 with others to 15 years’ imprisonment on charges of violating Law 107 on the Right to Public Meetings, Processions and Peaceful Demonstrations of 2013 (Protest Law).

 

Mohamed Adel, Ahmed Douma, Mahienour El-Massry and Ahmed Maher, Yara Sallam and Sana Seif are prominent human rights activists that continue to be detained.

 

 

In its Resolution, adopted on 6 February 2014, the European Parliament:

 

- Strongly condemns all acts of violence, terrorism, incitement, harassment, hate speech and censorship; urges all political actors and security forces to show the utmost restraint and avoid provocation, with the aim of avoiding further violence in the best interests of the country; extends its sincere condolences to the families of the victims

 

- Urges the Egyptian interim authorities and security forces to ensure the security of all citizens, irrespective of their political views, affiliation or confession, to uphold the rule of law and respect human rights and fundamental freedoms, to protect the freedoms of association, of peaceful assembly, of expression and of the press, to commit to dialogue and non-violence, and to respect and fulfil the country’s international obligations

 

- Calls for an immediate end to all acts of violence, harassment or intimidation – by state authorities, security forces or other groups – against political opponents, peaceful protesters, trade union representatives, journalists, women’s rights activists, and other civil society actors in Egypt; calls for serious and impartial investigations in such cases and for those responsible to be brought to justice; calls again on the interim government to guarantee that domestic and international civil society organisations, independent trade unions and journalists can operate freely, without government interference, in the country

 

In its Resolution, adopted on 17 July 2014, the European Parliament:

 

- Expresses its deepest concern over a series of recent court decisions in Egypt, including the lengthy jail terms handed down on 23 June 2014 to three Al Jazeera journalists and 11 other defendants tried in absentia, as well as the confirmation of death sentences against 183 people

 

- Calls on the Egyptian authorities to immediately and unconditionally release all those detained, convicted and/or sentenced for peacefully exercising their rights of freedom of expression and association, as well as all human rights defenders; calls on the Egyptian judiciary to ensure that all court proceedings in the country meet the requirements of a free and fair trial and to ensure respect for defendants’ rights; calls on the Egyptian authorities to order independent and impartial investigations into all allegations of ill-treatment and ensure that all detainees have access to any medical attention they may require

 

ETHIOPIA

 

Andargachew Tsege

 

Andargachew Tsege is a British national and member of the opposition party Ginbot 7, who has apparently been held incommunicado and in an undisclosed location by the Ethiopian authorities since earlier 2014 after being arrested while in transit in Yemen, and then deported to Ethiopia.

 

 

A letter of concern was sent on 7 August 2014 and on 8 October 2014.

IRAN

 

Ms Reyhaneh Jabbari

 

 

 

 

 

Ms Maryam Naghash Zargaran, Mr Saeed Abedinigalangashi, Ms Farhsid Fathi Malayeri, Mr Alireza Sayyedian, Mr Behnam Irani, Mr Amin Khaki, Mr Seyed Abdolreza Ali Hagh Nejad, and the seven members of the "Church of Iran": Mohammad Roghangir, Suroush Saraie, Massoud Rezai, Mehdi Ameruni, Seyed Bijan Farokhpour Haghigi, Eskandar Rezai

 

 

 

 

 

Ms Jabbari was sentenced to death in the Islamic Republic of Iran and she is at risk of imminent execution despite evidence that she has not been granted a fair hearing during the legal procedures that led to her conviction.

The below-mentioned names belong to Iranian citizens of the Christian faith that have been imprisoned, or continue to languish in prison due to their conversion from Islam to Christianity:

 

Ms Maryam Naghash Zargaran who was sentenced to four years in prison in 2013; Mr Saeed Abedinigalangashi who was sentenced to eight years in prison in early 2013; Ms Farhsid Fathi Malayeri who was arrested at her home in Tehran on 26 December 2010 along with at least 22 other Christians, and sentenced in 2012 to six years in prison; Mr Alireza Sayyedian who was convicted in November 2011 and sentenced to a six year (reduced to 3 ½ years in May 2013) imprisonment, 90 lashes and a fine; Mr Behnam Irani who was arrested and tried on two occasions (December 2006, April 2010). Shortly before he was due to be released on 18 October 2011, he was informed by letter that he was required to serve a five year prison sentence imposed back in 2008; Mr Amin Khaki who was arrested in early 2014 and reportedly transferred to the Ministry of Intelligence Security Detention; Mr Seyed Abdolreza Ali Hagh Nejad who was arrested on 5 July 2014 and finally; the seven members of the "Church of Iran" who were arrested on 12 October 2012 in Shiraz and condemned on 16 July 2013 to sentences ranging from one year to six years in prison.

 

 

A letter of concern was sent on 8 October 2014.

 

 

 

 

A letter of concern was sent on 24 September 2014.

MAURITANIA

 

Biram Dah Abeid

 

Biram Dah Abeid is the son of freed slaves and he is engaged in an advocacy campaign to eradicate slavery. In 2008 he founded the Initiative for the Resurgence of the Abolitionist Movement (Initiative pour la Résurgence du Mouvement Abolitionniste). This organisation is seeking to draw attention to the issue and to help take specific cases before courts of law. In addition, Biram Dah Abeid was awarded the United Nations Human Rights Prize for 2013.

 

On 11 November 2014, Biram Dah Abeid was arrested following a peaceful anti-slavery march. He has been charged with calling for a demonstration, participating in a demonstration and belonging to an illegal organisation. Some reports suggest that he is at risk of facing the death penalty. The death penalty is still provided for in the Mauritanian Criminal Code, is not restricted to the most serious crimes, and is imposed following convictions based on confessions obtained under torture.

 

Biram Dah Abeid was voted runner-up in the 2014 Mauritanian presidential elections. His reputation has made him a prime target for the Mauritanian authorities. In fact, his arrest and those of his colleagues represent a crackdown on political opposition as well as civil society.

 

 

In its Resolution, adopted on 18 December 2014, the European Parliament:

 

- Condemns strongly the arrest and ongoing detention of anti-slavery activist Biram Dah Abeid and his fellow campaigners, and calls for their immediate release; expresses concern about reports of violence used against some of the activists, and urges the Mauritanian authorities to prosecute those officials who have been involved in the abuse and torture of prisoners

 

- Calls upon the Mauritanian Government to stop using violence against civilians who participate in peaceful public protests and media campaigns in support of Biram Dah

Abeid, to cease its crackdown on civil society and political opposition, and to permit anti-slavery activists to pursue their non-violent work without fear of harassment or intimidation; urges the Mauritanian authorities to allow freedom of speech and assembly, in accordance with international conventions and Mauritania’s own domestic law.

MEXICO

 

Disappearance of 43 teaching students

 

On 26 September 2014, six people, among them three students, were killed when the police opened fire on protesting teaching students from the Escuela Normal (‘Normal School’) of Ayotzinapa in Iguala, Guerrero state. Since then 43 students remain disappeared. According to various sources those students were rounded up and driven away by police officers and handed over to unidentified armed men linked to a drug cartel.

 

According to the Mexican Government, 51 persons linked to the crimes have been arrested; most of them police agents from the municipalities of Iguala and Cocula. On 14 October 2014 the Mexican Attorney-General declared that according to forensic analyses of the 28 bodies found in clandestine graves near Iguala on 4 October 2014 the bodies do not correspond to those of the missing students. The Mexican authorities have captured the suspected main leader of the criminal gang Guerreros Unidos (United Warriors), allegedly involved in the disappearance of the 43 students.

 

The Mayor of Iguala, his wife, and the police chief of Iguala are fugitives from justice and accused of links to the local Guerreros Unidos drug cartel.

 

 

In its Resolution, adopted on 23 October 2014, the European Parliament:

 

- Strongly condemns the unacceptable forced disappearances and crimes in Iguala and calls on the Mexican authorities to investigate all the crimes, including the finding of 28 bodies in clandestine graves; calls on the relevant authorities to take all necessary steps to act promptly and in a transparent and impartial manner to identify, arrest and bring to justice the perpetrators of the crimes, and calls for those responsible to be identified and prosecuted, using all available information and resources internally and externally and with no margin for impunity; calls for the investigations to be continued until the students have been brought to safety

 

- Extends its sympathy and support to the families and friends of the victims, and to the Mexican people, whom it encourages to continue to fight by peaceful means to defend democracy and the rule of law

 

- Takes note of the detentions that have taken place; calls for the search to be continued for the Mayor of Iguala, his wife and the police chief of Iguala; is deeply concerned at the apparent infiltration of local law enforcement and administrative entities by organised crime.

 

PAKISTAN

 

Shafqat Emmanuel and Shagufta Kausar

 

 

 

 

 

 

 

Sawan Masih

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Asia Bibi

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimsha Masih

 

 

 

 

 

 

Mohammad Asgar

 

 

 

 

 

Masood Ahmad

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Shama Bibi and Shahbaz Masih

 

Shafqat Emmanuel and Shagufta Kausar are a Christian couple who was sentenced to death on 4 April 2014 for allegedly sending a text message insulting the Prophet Mohammed, despite of the fact that the couple denied responsibility and declared that the phone from which the text originated was lost a while before the message was sent.

 

Sawan Masih is a Pakistani Christian from Lahore who was sentenced to death on 27 March 2014 for blasphemy against the Prophet Mohammed. The announcement of allegations against Masih sparked fierce rioting in Joseph Colony, a Christian neighbourhood in the city of Lahore, in which many buildings, including two churches, were burnt down.

 

Asia Bibi is a Christian woman from Punjab who was arrested in June 2009 and received a death sentence in November 2010 on charges of blasphemy. After several years, her appeal has finally reached the high court in Lahore; however for the two first hearings in January and March 2014 the presiding judges appeared to be on leave.

 

Rimsha Masih is a 14-year-old Christian girl who was wrongfully accused in 2012 of desecrating the Quran. She was acquitted after being found to have been framed and the person responsible was arrested. However, she and her family had to leave the country.

 

Mohammad Asghar is a UK citizen with a mental illness living in Pakistan. He was arrested after allegedly sending letters to various officials claiming he was a prophet, and was sentenced to death in January 2014.

 

Masood Ahmad is a 72-year-old UK citizen and member of the Ahmaddiya religious community, who was only recently released on bail after having been arrested in 2012 on charges of citing from the Quran, which is considered as blasphemy in the case of Ahmaddis who are not recognised as Muslims and are forbidden to ‘behave as Muslims’ under Section 298-C of the criminal code.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Shama Bibi and Shahbaz Masih are Pakistani Christian couple from Punjab province in Pakistan, who have been beaten and then burned to death by a mob under accusations of insulating and desecrating the Muslim holy book.

 

 

 

In its resolution, adopted on 17 April 2014, the European Parliament:

 

- Expresses its deep concern that the controversial blasphemy laws are open to misuse which can affect people of all faiths in Pakistan; expresses its particular concern that use of the blasphemy laws, which were publicly opposed by the late Minister Shahbaz Bhatti and by the late Governor Salman Taseer, is currently on the rise and targets Christians and other religious minorities in Pakistan

 

- Calls on the Pakistani authorities to release prisoners who are convicted on the grounds of blasphemy, and to overrule the death sentences on appeal; calls on the Pakistani authorities to guarantee the independence of the courts, the rule of law and due process in line with international standards on judicial proceedings; calls furthermore on the Pakistani authorities to provide sufficient protection to all those involved in blasphemy cases, including by shielding judges from outside pressure, by protecting the accused and their families and communities from mob violence, and by providing solutions for those who are acquitted but cannot go back to their places of origin

 

- Strongly condemns the application of the death penalty under any circumstances; calls on the Government of Pakistan as a matter of urgency to turn the de facto moratorium on the death penalty into the effective abolition of the death penalty

 

- Calls on the Government of Pakistan to carry out a thorough review of the blasphemy laws and their current application – as contained in Sections 295 and 298 of the Penal Code – for alleged acts of blasphemy, especially in light of the recent death sentences; encourages the government to withstand pressure from religious groups and some opposition political forces to maintain these laws.

 

A letter of concern was sent on 6 November 2014 and on 16 December 2014 regarding the case of Asia Bibi.

 

 

In its resolution, adopted on 27 November 2014, the European Parliament:

 

- Is deeply concerned and saddened by the Lahore High Court’s decision of 16 October 2014 to confirm the death sentence handed down to Asia Bibi for blasphemy; calls on the Supreme Court to start its proceedings on the case swiftly and without delay and to uphold the rule of law and full respect for human rights in its ruling

 

- Strongly condemns the murders of Shama Bibi and Shahbaz Masih and offers its condolences to their families, as well as to the families of all the innocent victims murdered as a result of the blasphemy laws in Pakistan; calls for the perpetrators of these acts to be brought to justice; takes note of the decision of the Punjab government to set up a committee to fast-track the investigation into the killings of Shama Bibi and Shahbaz Masih and to order additional police protection for Christian neighbourhoods in the province; underlines, however, the need to end the climate of impunity and for broader reforms in order to address the issue of violence against religious minorities, which remains pervasive in Pakistan

 

RUSSIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mikhail Kosenko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Boris Nemtov and Aleksei Navalny

 

 

 

 

 

Ilya Yashin, Gleb Fetisov and Yevgeny Vitishko

 

 

Bolotnaya Square demonstration took place on 6 May 2012 in which, as reported by several international and Russian human rights organizations, excessive use of violence and disproportionate measures have been used leading to the arrest and detention of hundreds of "anti-government" protesters.

 

Mikhail Kosenko is an activist who was sentenced to forced psychiatric treatment by a Russian court due to his involvement at the Bolotnaya Square demonstration. In addition, on 24 February 2014 Russian judicial authorities handed down guilty verdict against eight of those demonstrators, ranging from a suspended sentence to four years’ imprisonment, following three more severe prison sentences in 2013.

 

Boris Nemtov and Aleksei Navalny are opposition leaders who were sentenced to 10-day jail terms. Moreover, Aleksei Navalny has been placed under house arrest for two months and on 5 March 2014 was fitted with an electronic bracelet to monitor his activities.

 

Ilya Yashin is the leader of the Solidarity movement, Gleb Fetisov is the co-chair of the Alliance of Greens and Social Democrats, and Yevgeny Vitishko is an ecological activist and pre-eminent member of Yabloko. All of them belong to opposition parties and movements and have been subject to harassment by the Russian authorities and detained under various allegations.

 

 

In its Resolution, adopted on 13 March 2014, the European Parliament:

 

- Calls on the Russian judicial authorities to reconsider the sentences in the appeal process and to release the eight demonstrators, as well as Bolotnaya prisoner Mikhail Kosenko, who was sentenced to forced psychiatric treatment

 

- Expresses, equally, its deep concern over the detention of a large number of peaceful protesters following the Bolotnaya verdicts and calls for the dropping of all charges against the protesters; calls, furthermore, on the Russian Government to respect the rights of all citizens to exercise their fundamental freedoms and universal human rights

SERBIA

 

The case of accused war criminal Šešelj

 

 

Vojislav Šešelj is the president of the Serbian Radical Party who is indicted before the ICTY for persecutions on political, racial or religious grounds, deportation, inhumane acts (forcible transfer) (crimes against humanity), and for murder, torture, cruel treatment, wanton destruction of villages or devastation not justified by military necessity, destruction or wilful damage done to institutions dedicated to religion or education, plunder of public or private property (violations of the laws or customs of war) in Croatia, Bosnia and Herzegovina and parts of Vojvodina (Serbia), committed between 1991 and 1993.

 

On 6 November 2014, after more than eleven years of detention and while his trial is still ongoing, the Trial Chamber of the Tribunal issued an order proprio motu for the provisional release of Šešelj on the grounds of the deterioration of his health, subject to the conditions that he: (i) does not influence witnesses and victims; and (ii) appears before the Chamber as soon as it so orders.

 

Following his return to Serbia Šešelj made several public speeches in Belgrade in which he emphasised that he will not voluntarily return to the Tribunal when requested to do so, thereby announcing his intention to violate one of the two conditions under which he was released.

 

In his public statements Šešelj repeatedly called for the creation of ‘Greater Serbia’, publicly stating claims on neighbouring countries, including EU Member State Croatia, and inciting hatred against non-Serb people. In a press release he congratulated the Serbian Chetniks on the ‘liberation’ of Vukovar, on the 23rd anniversary of the fall of that Croatian city to Serbian paramilitary forces and the Yugoslav army in 1991 and the associated atrocities, thereby violating the requirement not to influence the victims.

 

In its Resolution, adopted on 27 November 2014, the European Parliament:

 

- Strongly condemns Šešelj’s warmongering, incitement to hatred and encouragement of territorial claims and his attempts to derail Serbia from its European path; deplores his provocative public activities and wartime rhetoric since his provisional release, which have reopened the victims’ psychological wounds from the war and the atrocities of the early 1990s; stresses that Šešelj’s recent statements could have the effect of undermining the progress made in regional cooperation and reconciliation and subverting the efforts of recent years

 

- Reminds the Serbian authorities of their obligations under the framework for cooperation with the ICTY and of Serbia’s obligations as an EU candidate country; notes with concern that the absence of an adequate political reaction and legal response by the Serbian authorities regarding Šešelj’s behaviour undermines the trust of the victims in the judicial process; encourages the Serbian authorities and the democratic parties to condemn any public manifestation of hate speech or wartime rhetoric and to promote the protection of minority and cultural rights; asks the Serbian authorities to investigate whether Šešelj has violated Serbian law and to strengthen and fully apply the legislation outlawing hate speech, discrimination and incitement to violence; supports all political parties, NGOs and individuals in Serbia that fight against hate speech.

 

SUDAN

 

Meriam Yahia Ibrahim

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dr Amin Mekki Medani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Farouk Abu Issa

Farah Ibrahim Mohamed Alagar

 

Meriam Yahia Ibrahim is the daughter of an Ethiopian Christian mother and a Sudanese Muslim father, who was raised as a Christian. In 2013 she was accused of adultery by her father’s side of the family after they reported her to the authorities for her marriage to a Christian man. In addition, an accusation of apostasy was added in December 2013. The verdict of the court of first instance was delivered on 12 May 2014, sentencing Meriam Ibrahim, then eight months pregnant, to a hundred lashes on charges of adultery and to death by hanging on charges of apostasy, but giving her three days to renounce Christianity.

Meriam Ibrahim was convicted under Islamic sharia law, in force in Sudan since 1983, which outlaws conversions on pain of death. On 15 May 2014 the verdict was reconfirmed, as Meriam Ibrahim chose not to convert to Islam. On 27 May 2014 Meriam Ibrahim gave birth to a baby girl, Maya, in prison. It is alleged that Meriam Ibrahim’s legs were kept in shackles and chains while she was in labour, seriously endangering the health of both mother and child. On 5 May 2014 her case was successfully transferred to the Appeal Court.

Meriam Ibrahim was released from Omdurman Women’s Prison on 23 June 2014 after the Appeal Court found her not guilty of both charges, but she was arrested again at Khartoum airport as the family was about to depart for the USA, for allegedly attempting to leave the country with forged travel documents issued by the South Sudan Embassy in Khartoum. Meriam Ibrahim was freed again on 26 June 2014 and took refuge in the United States embassy with her family, and negotiations are ongoing to enable her to leave Sudan, where she faces death threats from extremist Muslims.

 

Dr Amin Mekki Medani is a 76 year-old renowned human rights activist and former President of the Sudan Human Rights Monitor (SHRM) who was arrested by the Sudanese National Intelligence and Security Services (NISS) on 6 December 2014 at his house in Khartoum. The NISS allegedly refused to allow him to take his medication with him when he was arrested despite his poor health.

 

Dr Medani symbolises a strong commitment to human rights, humanitarianism and the rule of law, having held high-level positions within a range of different national and international institutions, including the Sudan judiciary, the democratic transitional government of Sudan (as Cabinet Minister for Peace), and the UN. He has represented victims of violations and has persistently spoken out against abuse of power, and was awarded the ‘Heroes for Human Rights Award 2013’ by the EU Delegation in Sudan for his local and international efforts in promoting human rights.

 

Dr Medani was arrested shortly after his return from Addis Ababa, having signed the ‘Sudan Call’ on behalf of civil society organisations – a commitment to work towards the end of the conflicts raging in different regions of Sudan and towards legal, institutional and economic reforms.

 

Farouk Abu Issa, the leader of the opposition National Consensus Forum, and Dr Farah Ibrahim Mohamed Alagar were arrested in a similar manner, on 6 and 7 December 2014 respectively, following their involvement with the ‘Sudan Call’.

 

In its Resolution, adopted on 17 July 2014, the European Parliament:

 

- Condemns the unjustified detention of Meriam Ibrahim; calls on the Government of Sudan to repeal all legislation that discriminates on grounds of gender or religion and to protect the religious identity of minority groups

 

- Stresses that it is degrading and inhumane for a pregnant woman to give birth while chained and physically detained; calls on the Sudanese authorities to ensure that all pregnant women and labouring women in detention receive appropriate and safe maternal and newborn health care

 

- Reaffirms that freedom of religion, conscience or belief is a universal human right that needs to be protected everywhere and for everyone; strongly condemns all forms of violence and intimidation that impair the right to have or not to have, or to adopt, a religion of one’s choice, including the use of threats, physical force or penal sanctions to compel believers or non-believers to renounce their religion or to convert; highlights the fact that adultery and apostasy are acts which should not be considered to be crimes at all.

 

 

 

 

 

In its Resolution, adopted on 18 December 2014, the European Parliament:

 

- Strongly condemns the arbitrary arrest and detention of Dr Medani and other peaceful activists as an unlawful breach of their peaceful and legitimate political and human rights activities; calls for their immediate and unconditional release.

 

SYRIA AND IRAQ

 

James Foley, Steven Sotloff and David Haines

 

James Foley and Steven Sotloff were American journalists, and David Haines was a British aid worker. They were abducted in 2013 and in 2012 in the case of Mr Foley in Syria and held hostage by the Islamic State until 2014 when they were murdered.

 

 

In its Resolution, adopted on 18 September 2014, the European Parliament:

 

- Strongly condemns the murders of the journalists James Foley and Steven Sotloff and the aid worker David Haines by IS, and expresses grave concern for the safety of others still being held captive by the extremists; expresses its deep sympathy and condolences to the families of these victims and to the families of all victims of the conflict.

 

SYRIA

 

Razan Zeitouneh

 

 

 

 

 

 

 

Ioan Ibrahim and Bulos Jazigi

(Buolos

Yazigi and John Ibrahim)

 

 

 

Paolo Dall’Oglio

 

 

 

 

 

Frans van der Lugt

 

 

 

 

 

 

Bassel Safadi Khartabil

 

Razan Zeitouneh is a Syrian human rights defender, writer and winner of the Sakharov Prize in 2011, who was abducted alongside her husband and other human rights defenders in Damascus in December 2013 and their fate remains unknown.

 

 

Ioan Ibrahim and Bulos Jazigi are bishops from Assyrian Orthodox and the Greek Orthodox respectively, who have been kidnapped in the context of harassment, arrest, torture or disappearance against peaceful civil society activists, human rights defenders, religious figures by the Syrian regime and increasingly also of the several rebel groups. Paolo Dall’Oglio is another religious figure who has been missing since July 2013.

 

 

 

 

Dutch Jesuit Father Frans van der Lugt had been living in Syria for many decades and was well known for refusing to leave the besieged city of Homs. He was beaten and shot dead by gunmen on 7 April 2014.

 

 

Bassel Safadi Khartabil is a 34 year-old fervent defender of a free Internet and promoter of open source culture. He has been held prisoner since 15 March 2012 by the Syrian regime of Bashar al-Assad.

 

In its Resolution, adopted on 6 February 2014, the European Parliament:

 

- Calls for the immediate, unconditional and safe release of all political prisoners, medical personnel, humanitarian workers, journalists, religious figures and human rights activists, including 2011 Sakharov Prize winner Razan Zeitouneh, and for coordinated EU action to secure her release; calls on all parties to ensure their safety; urges the Syrian Government to grant immediate and unfettered access to all its detention facilities for international documentation bodies, including the UN Commission of Inquiry on Syria.

 

 

In its Resolution, adopted on 17 April 2014, the European Parliament:

 

- Condemns in the strongest possible terms the killing of Father Frans Van der Lugt, an inhumane act of violence against a man who stood by the people of Syria amid sieges and growing difficulties; pays tribute to his work, which extended beyond the besieged city of Homs and continues to help hundreds of civilians with their everyday survival needs

 

- Recalls the pressing need to release all political detainees, civil society activists, humanitarian aid workers, religious figures (including Father Paolo Dall’Oglio, Greek Orthodox Bishop Boulos Yazigi and Assyrian Orthodox Bishop John Ibrahim), journalists and photographers held by the regime or by rebel fighters, and to grant independent monitors access to all places of detention; urges once again the EU and its Member States to make all possible efforts to achieve the release of 2011 Sakharov Prize winner Razan Zaitouneh and of all other human rights activists in Syria, including internet activist Bassel Safadi Khartabil.

 

UKRAINE

 

Yulya Tymoshenko

 

Yulia Tymoshenko is one of Ukraine's most high-profile political figures. In 2011 she was convicted due to a gas deal arranged and agreed with Russia and given a seven-year sentence on charges of abuse of power; charges that apparently were politically motivated.

 

 

In its resolution, adopted on 6 February 2014, the European Parliament:

 

- Calls on President Yanukovych to order a stop to these practices and demands the immediate and unconditional release and political rehabilitation of all the demonstrators and political prisoners illegally detained, including Yulya Tymoshenko; calls for the setting-up of an independent investigative committee under the auspices of a recognised international body, such as the Council of Europe, in order to investigate all the human rights violations that have taken place since the demonstrations began.

UZBEKISTAN

 

Human rights activists: Azam Farmonov, Mehriniso Hamdamova, Zulhumor Hamdamova, Isroiljon Kholdorov,

Nosim Isakov, Gaybullo Jalilov, Nuriddin Jumaniyazov, Matluba Kamilova, Ganikhon

Mamatkhanov, Chuyan Mamatkulov, Zafarjon Rahimov, Yuldash Rasulov, Bobomurod

Razzokov, Fahriddin Tillaev and Akzam Turgunov

 

Journalists:

Solijon Abdurakhmanov, Muhammad Bekjanov, Gayrat Mikhliboev, Yusuf Ruzimuradov, and Dilmurod Saidov

 

Peaceful political opposition activists: Murod Juraev, Samandar Kukanov, Kudratbek Rasulov and Rustam Usmanov

 

Three independents religious figures: Ruhiddin Fahriddinov, Hayrullo Hamidov and Akram Yuldashev

 

 

The exercise of the right to freedom of expression has been deteriorated in the country. The mentioned group of people, fifteen well-known human rights activists, five journalists, four peaceful political opposition activists and three independent religious figures have been imprisoned for no reason other than exercising peacefully their right to freedom of expression.

 

In addition, peaceful protesters including, Dilorom Abdukodirova, Botirbek Eshkuziev, Bahrom Ibragimov, Davron Kabilov, Erkin Musaev, Davron Tojiey and Ravshanbek Vafoev were shot and killed by governmental forces.

 

In its Resolution, adopted on 23 October 2014, the European Parliament:

 

- Calls for the immediate and unconditional release of all persons imprisoned on politically motivated charges, held for peaceful expression of their political views, civil society activism, journalistic activity or religious views.

VENEZUELA

 

Leopoldo Lopez

 

 

 

 

 

 

 

Daniel Ceballos, Vicencio Scarano and Salvatore Lucchese

 

 

Juan Carlos Caldera, Ismael García and Richard Mardo

 

 

 

 

Sairam Rivas, Cristian Gil and Manuel Cotiz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

María Corina Machado

 

Leopoldo López is the opposition leader who was arbitrarily detained on 18 February 2014 on charges of conspiracy, instigating violent demonstrations, arson and damage to property. Since his detention he has suffered physical and psychological torture and undergone solitary confinement.

 

Daniel Ceballos and Vicencio Scarano are opposition mayors and Salvatore Lucchese is a police office. They have been arrested for failing to end protests and civil rebellion in their cities, and have been sentenced to several years in prison. In addition, Juan Carlos Caldera, Ismael García and Richard Mardo who are opposition congressmen are facing investigations and trial proceedings aimed at their suspension and disqualification from Congress.

 

Sairam Rivas is the president of the Students’ Centre of the School of Social Work at the Central University of Venezuela. She has been unjustly held on premises belonging to the Bolivarian Intelligence Service for more than 120 days together with Cristian Gil and Manuel Cotiz. They have been subjected to torture and ill-treatment in connection with the protests that took place between February and May 2014, having been accused of the offences of instigating crimes and using minors to commit crimes.

 

María Corina Machado is a Member of the National Assembly who had obtained the largest popular vote in Venezuela. In March 2014 she was unlawfully and arbitrarily removed from office, deprived of her mandate and expelled from Parliament by the President of the National Assembly, Diosdado Cabello, who accused her of treason because she had spoken out against the massive and systematic violation of human rights in Venezuela before the Permanent Council of the OAS. In the course of her political and parliamentary activity María Corina Machado was subjected to a series of criminal proceedings, political persecution, threats, intimidation, harassment and even physical violence from government supporters inside the Chamber of the National Assembly. In addition, she was recently charged with attempting to assassinate President Maduro and may face up to 16 years in prison.

 

In its Resolution, adopted on 18 December 2014, the European Parliament:

 

- Urges the immediate release of those arbitrarily detained prisoners, in line with the demands made by several UN bodies and international organisations

 

- Strongly condemns the political persecution and repression of the democratic opposition, the violations of freedom of expression and of demonstration, and the existence of media and web censorship

 

- Strongly condemns the use of violence against protesters; expresses its sincere condolences to the families of the victims; calls on the Venezuelan authorities to investigate these crimes and to hold those responsible fully accountable with no margin of impunity.

ANNEX II

LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2014 and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

Country

Date of adoption in plenary

Title

Africa

Burundi

18.09.2014

Burundi, in particular the case of Pierre Claver Mbonimpa

Egypt

06.02.2014

Situation in Egypt

Egypt

13.03.2014

Security and human trafficking in Sinai

Egypt

17.07.2014

Freedom of expression and assembly in Egypt

Libya

18.09.2014

Situation in Libya

Mauritania

18.12.2014

Mauritania, in particular the case of Biram Dah Abeid

Nigeria

17.07.2014

Nigeria, recent attacks by Boko Haram

Nigeria and Uganda

13.03.2014

Launching consultations to suspend Uganda and Nigeria from the Cotonou

Agreement in view of recent legislation further criminalising homosexuality

South Sudan

16.01.2014

Situation in South Sudan

South Sudan

13.11.2014

Humanitarian situation in South Sudan

Sudan

17.07.2014

Sudan, the case of Meriam Yahia Ibrahim

Sudan

18.12.2014

Sudan: the case of Dr Amin Mekki Medani

Americas

Ecuador

17.12.2014

Tariff treatment for goods originating from Ecuador

Mexico

23.10.2014

Disappearance of 43 teaching students in Mexico

Venezuela

18.12.2014

Persecution of the democratic opposition in Venezuela

Asia

Azerbaijan

18.09.2014

Persecution of human rights defenders in Azerbaijan

Bangladesh

16.01.2014

Recent Elections on Bangladesh

Bangladesh

18.09.2014

Human rights violations in Bangladesh

Cambodia and Laos

16.01.2014

Situation of rights defenders and opposition activists in Cambodia and Laos

Georgia

18.12.2014

Conclusion of the Association agreement with Georgia

Japan

17.04.2014

Negotiation of the EU-Japan strategic partnership agreement

North Korea

17.04.2014

Situation in North Korea

Pakistan

17.04.2014

Pakistan: recent cases of persecution

Pakistan

27.11.2014

Pakistan: blasphemy laws

Thailand

06.02.2014

Situation in Thailand

Uzbekistan

23.10.2014

Human rights in Uzbekistan

Europe

Moldova

13.11.2014

Association agreement between the European Union and the Republic of Moldova

Ukraine

06.02.2014

Situation in Ukraine

Ukraine

17.07.2014

Situation in Ukraine

Ukraine

18.09.2014

Situation in Ukraine and state of play of EU-Russia relations

Russia

13.03.2014

Russia: sentencing of demonstrators involved in the Bolotnaya Square events

Russia

23.10.2014

Closing down of Memorial (Sakharov Prize 2009) in Russia

Russia

06.02.2014

EU-Russia summit

Serbia

27.11.2014

Serbia: the case of accused war criminal Šešelj

Transnistrian region

06.02.2014

Right to education in the Transnistrian region

Middle East

Bahrain

06.02.2014

Bahrain, in particular the cases of Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja and Ibrahim Sharif

Iraq

17.07.2014

Situation in Iraq

Iraq

27.11.2014

Iraq: kidnapping and mistreatment of women

Iraq

27.02.2014

Situation in Iraq

Iraq and Syria

18.09.2014

Situation in Iraq and Syria and the IS offensive including the persecution of

minorities

Syria

06.02.2014

Situation in Syria

Syria

17.04.2014

Syria: situation of certain vulnerable communities

Iran

03.04.2014

EU strategy towards Iran

Israel-Palestine

17.07.2014

Escalation of violence between Israel and Palestine

Israel-Palestine

18.09.2014

Israel-Palestine after the Gaza war and the role of the EU

Cross-cutting issues

LGBTI

16.01.2014

Recent move to criminalise LGBTI people

Female genital mutilation

06.02.2014

Elimination of female genital mutilation

25th Session of the UN Human Rights Council

13.03.2014

EU priorities for the 25th session of the UN Human Rights Council

Right to food

27.11.2014

Child undernutrition in developing countries

Rights of the child

27.11.2014

25th anniversary of the UN Convention on the Rights of the Child

Religious and cultural differences

17.04.2014

Resolution on EU foreign policy in a world of cultural and religious differences

Crime of aggression

17.07.2014

Crime of Aggression

Use of armed drones

27.02.2014

The use of armed drones

Arms Trade Treaty

05.02.2014

Ratification of the Arms Trade Treaty

EU and global development framework after 2015

25.11.2014

The EU and the global development framework after 2015

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

16.11.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

47

4

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Lars Adaktusson, Michèle Alliot-Marie, Francisco Assis, James Carver, Javier Couso Permuy, Andi Cristea, Mark Demesmaeker, Georgios Epitideios, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Sandra Kalniete, Manolis Kefalogiannis, Afzal Khan, Janusz Korwin-Mikke, Eduard Kukan, Ilhan Kyuchyuk, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Ulrike Lunacek, Andrejs Mamikins, Tamás Meszerics, Francisco José Millán Mon, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Vincent Peillon, Tonino Picula, Kati Piri, Andrej Plenković, Cristian Dan Preda, Jozo Radoš, Sofia Sakorafa, Jacek Saryusz-Wolski, Alyn Smith, László Tőkés, Johannes Cornelis van Baalen

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ignazio Corrao, Luis de Grandes Pascual, Angel Dzhambazki, Tanja Fajon, Mariya Gabriel, Liisa Jaakonsaari, Javi López, Norica Nicolai, Soraya Post, Marietje Schaake, Helmut Scholz, Igor Šoltes, Traian Ungureanu, Marie-Christine Vergiat

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Ramona Nicole Mănescu, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivan Štefanec, Jaromír Štětina, Patricija Šulin

(1)

Testi approvati, P8_TA(2014)0070.

(2)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf

(3)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/142549.pdf

(4)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/137585.pdf

(5)

http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/201203/20120329ATT42170/20120329ATT42170EN.pdf

(6)

http://www.consilium.europa.eu/en/policies/pdf/st10152-en15_pdf/

(7)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/en/pdf

(8)

http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2015/10/st13201-en15_pdf/

(9)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/130243.pdf

(10)

http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%2015559%202014%20INIT

(11)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32015D0260

(12)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9242-2015-INIT/it/pdf

(13)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1325(2000)

(14)

Testi approvati, P7_TA(2010)0226.

(15)

Testi approvati, P7_TA(2011)0334.

(16)

Testi approvati, P7_TA(2012)0470.

(17)

Testi approvati, P7_TA(2013)0274.

(18)

Testi approvati, P7_TA(2013)0394.

(19)

Testi approvati, P7_TA(2013)0420.

(20)

Testi approvati, P7_TA(2014)0252.

(21)

Testi approvati, P8_TA(2015)0079.

(22)

Testi approvati, P7_TA(2014)0259.

(23)

Testi approvati, P7_TA(2014)0206.

(24)

Testi approvati, P8_TA(2015)0076.

(25)

Testi approvati, P8_TA(2015)0272.

(26)

Testi approvati, P8_TA(2015)0288.

(27)

Testi approvati, P8_TA(2015)0317.

(28)

Testi approvati, P8_TA(2015)0350.

(29)

Testi approvati, P8_TA(2015)0348.

(30)

http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/key_documents/2014/20141008-strategy-paper_it.pdf

(31)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52011DC0200

(32)

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0303:FIN:it:PDF

(33)

http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/10102/2014/EN/10102-2014-152-EN-F1-1.Pdf

(34)

http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G14/082/52/PDF/G1408252.pdf?OpenElement

(35)

Testi approvati, P8_TA(2015)0274.

(36)

http://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/Joint%20Programme%20on%20FGMC%20Summary%20Report.pdf

(37)

http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G14/086/06/PDF/G1408606.pdf?OpenElement

(38)

https://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/hr/news53.pdf

(39)

http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/key_documents/2014/20141008-strategy-paper_it.pdf

(40)

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2014:077:0027:0043:IT:PDF

(41)

Testi approvati, P8_TA-PROV(2015)0274.

(42)

http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf

(43)

http://wcip2014.org/wp-content/uploads/2013/03/N1446828.pdf

(44)

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:101:0001:0011:IT:PDF

(45)

https://ec.europa.eu/anti-trafficking/sites/antitrafficking/files/eu_strategy_towards_the_eradication_of_trafficking_in_human_beings_2012-2016_1.pdf

(46)

http://www.coe.int/en/web/portal/10-october-against-death-penalty

(47)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/TortureGuidelines.pdf

(48)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/137584.pdf

(49)

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5690_en.pdf

(50)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1325(2000)

(51)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1820(2008)

(52)

http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=E/2015/27

(53)

http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&f=ST%2015559%202014%20INIT

(54)

http://www.unicef.org/eu/crtoolkit/downloads/Child-Rights-Toolkit-Web-Links.pdf

(55)

SWD(2015)0182.

(56)

Testi approvati, P8_TA(2015)0350.

(57)

Fonte: http://www.aidos.it/files/1226588271Frontes_Introduzione.pdf

(58)

http://www.ohchr.org/Documents/Publications/Factsheet31.pdf

(59)

Fonte: http://www.aidos.it/files/1226588271Frontes_Introduzione.pdf

(60)

Fonte: http://www.unicef.org/factoftheweek/index_52778.html

(61)

Cfr. punti 7, paragrafo 2, e 7, paragrafo 3, del programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo.

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