Procedura : 2015/2224(INI)
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A8-0032/2016

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RELAZIONE     
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22.2.2016
PE 571.658v02-00 A8-0032/2016

sui nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

(2015/2224(INI))

Commissione per lo sviluppo regionale

Relatore: Ruža Tomašić

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sui nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

(2015/2224(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il titolo XVIII,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (in appresso "il regolamento disposizioni comuni – RDC")(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(5),

–  vista l'Agenda territoriale dell'UE 2020, adottata in occasione della riunione informale dei ministri competenti per la pianificazione e lo sviluppo territoriali, tenutasi il 19 maggio 2011 a Gödöllö,

–  visto il parere del Comitato delle regioni sullo sviluppo locale di tipo partecipativo, del 29 novembre 2012(6),

–  visto il parere del Comitato delle regioni sull'esito dei negoziati sugli accordi di partenariato e sui programmi operativi, del 9 luglio 2015(7),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale sul tema dello sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) come strumento della politica di coesione 2014-2020 per lo sviluppo locale, rurale, urbano e periurbano (parere esplorativo su richiesta della presidenza greca), dell'11 dicembre 2014(8),

–  vista la sua risoluzione del 14 ottobre 2011 sul cambiamento demografico e le sue ripercussioni sulla futura politica di coesione dell'Unione europea(9),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 sull'ottimizzazione del ruolo dell'assetto territoriale nella politica di coesione(10),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(11),

–  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati"(12),

–  vista la nota dal titolo "Tools to support the territorial and urban dimension in cohesion policy: Integrated territorial investment (ITI) and Community-led Local Development (CLLD)" ("Strumenti a sostegno della dimensione territoriale e urbana nella politica di coesione: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, ottobre 2015,

–  visto lo studio dal titolo "Territorial governance and Cohesion Policy" ("Governance territoriale e politica di coesione"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, luglio 2015,

–  visto lo studio dal titolo "Strategic coherence of Cohesion Policy: comparison of the 2007-13 and 2014-20 programming periods" ("Coerenza strategica e politica di coesione: confronto dei periodi di programmazione 2007-13 e 2014-20"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, febbraio 2015,

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale: Investimenti per l'occupazione e la crescita – Promuovere lo sviluppo e la buona governance nelle città e regioni dell'UE, luglio 2014,

–  visto lo studio dal titolo "Territorial Agenda 2020 put in practice – Enhancing the efficiency and effectiveness of Cohesion Policy by a place-based approach" ("Attuazione dell'agenda territoriale 2020: potenziare l'efficienza e l'efficacia della politica di coesione attraverso un approccio su base locale") , volume II – studi di caso, Commissione europea, maggio 2015,

–  vista la relazione dal titolo "How to strengthen the territorial dimension of 'Europe 2020' and EU Cohesion Policy based on the Territorial Agenda 2020" ("Come rafforzare la dimensione territoriale di 'Europa 2020' e la politica di coesione dell'UE sulla base sull'Agenda territoriale 2020"), elaborata su richiesta della Presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea, settembre 2011,

–  vista la relazione dal titolo "Job Creation and Local Economic Development" ("Creazione d'occupazione e sviluppo economico locale") dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), novembre 2014,

–  vista la relazione dal titolo "Local Economic Leadership" "Leadership economica locale") dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), 2015,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0032/2016),

A.  considerando che la coesione territoriale è un obiettivo fondamentale dell'Unione europea sancito dal trattato di Lisbona;

B.  considerando che la generazione 2014-2020 della politica di coesione prevede e incoraggia l'utilizzo di approcci integrati e basati sul territorio finalizzati a favorire la coesione economica, sociale e territoriale, promuovendo nel contempo anche la governance territoriale;

C.  considerando che gli approcci integrati e basati sul territorio hanno lo scopo di migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'intervento pubblico rispondendo alle esigenze specifiche dei territori e contribuendo alla loro attrattività;

D.  considerando che il CLLD e gli ITI sono strumenti innovativi della politica di coesione che saranno attuati per la prima volta da alcuni Stati membri in tale forma e che possono contribuire in maniera significativa al conseguimento della coesione economica, sociale e territoriale, alla creazione di posti di lavoro locali di qualità, allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020;

E.  considerando che le nuove iniziative ITI e CLLD rappresentano cambiamenti radicali nella capacità dei soggetti interessati locali di combinare flussi di finanziamento e pianificare iniziative locali correttamente mirate;

F.  considerando che il coinvolgimento attivo delle organizzazioni regionali e locali è fondamentale ai fini della piena attuazione della politica di coesione economica, sociale e territoriale; che gli approcci innovativi i quali privilegiano la conoscenza locale per far fronte ai problemi locali con soluzioni locali, hanno assunto crescente importanza; che la governance partecipativa, come ad esempio il bilancio partecipativo, dispone degli strumenti necessari in termini di partecipazione pubblica allo scopo di deferire la responsabilità decisionale a livello delle comunità locali;

G.  considerando che il CLLD si basa sull'esperienza di attuazione di LEADER, URBAN ed EQUAL nei precedenti periodi di finanziamento e si basa principalmente sull'approccio LEADER, che ha portato a un aumento esponenziale dei gruppi d'azione locale (GAL) dalla sua adozione nel 1991 e ha dato un contributo significativo al miglioramento della qualità di vita della popolazione, specialmente nelle zone rurali;

H.  considerando che il CLLD è obbligatorio solo per il FEASR e facoltativo per il FESR, il FES e il FEAMP;

I.  considerando che questi due nuovi strumenti possono svolgere un importante ruolo nell'adattamento ai cambiamenti demografici e per colmare gli squilibri di sviluppo tra le regioni;

J.  considerando che il CLLD segue un approccio "dal basso verso l'alto" allo scopo di definire obiettivi e finanziare progetti legati alle esigenze locali della comunità anziché imporre obiettivi a livello nazionale;

K.  considerando che gli ITI costituiscono uno strumento che può essere utilizzato per realizzare azioni integrate di sviluppo urbano sostenibile, come definito nell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1301/2013;

L.  considerando che esistono differenze di livello tra gli Stati membri in termini di strutture ed esperienza di governance nelle iniziative di sviluppo dal basso verso l'alto;

M.  considerando che la capacità e l'impegno degli attori regionali e locali sono essenziali per il successo di tali strumenti, fatte salve le competenze definite per ogni struttura;

N.  considerando che i poteri regionali e locali sono chiamati a intervenire nelle decisioni riguardanti il loro sviluppo e a promuovere le sinergie tra il settore pubblico e privato come orientamenti fondamentali in grado di favorire una gestione e un'amministrazione efficaci dei progetti e garantire la stabilità degli impegni assunti;

O.  considerando che è fondamentale che le autorità locali e regionali, nelle decisioni che riguardano il loro stesso sviluppo, identifichino correttamente, conformemente a quanto indicato dalla loro collettività, le loro risorse e i loro vantaggi strategici e che li sfruttino all'atto dello sviluppo delle loro strategie di sviluppo regionale e locale, il che, unitamente all'apporto della loro collettività, incrementerebbe la qualità della vita dei cittadini chiarendo i problemi che emergono, stabilendo le priorità e definendo soluzioni sostenibili insieme ai cittadini;

P.  considerando che l'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1301/2013 prevede che i singoli Stati membri definiscano, alla luce della "propria specifica situazione territoriale" "i principi per la selezione delle aree urbane in cui devono essere realizzate le azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile e la dotazione indicativa destinata a tali azioni a livello nazionale";

Q.  considerando che l'iniziativa RURBAN in materia di cooperazione tra le aree rurali e urbane contribuisce a rafforzare la competitività regionale e a istituire partenariati per lo sviluppo;

R.  considerando che i bilanci a livello di Unione europea dovrebbero basarsi sui risultati e che le risorse stanziate nel quadro degli ITI e del CLLD devono essere utilizzate in modo efficiente attraverso il conseguimento di obiettivi politici e di priorità stabilite e rivestire il più elevato valore aggiunto rispetto all'obiettivo perseguito e che il conseguimento dei risultati dovrebbe avvenire al minimo costo possibile;

Osservazioni generali

1.  rileva che un coinvolgimento concreto fin dalle prime fasi degli attori locali e regionali, il loro impegno e la titolarità delle strategie di sviluppo territoriale e una opportuna delega delle responsabilità e delle risorse ai livelli decisionali inferiori sono essenziali per il successo dell'approccio dal basso verso l'alto; ritiene che il coinvolgimento delle parti interessate possa anche rafforzare l'approccio integrato e locale, specialmente dove il ricorso al CLLD e agli ITI è limitato; sottolinea, tuttavia, che gli attori locali necessitano di sostegno tecnico e finanziario dai livelli regionale, nazionale ed europeo, in particolare nelle prime fasi del processo di attuazione;

2.  sollecita la definizione di strategie nelle prime fasi del processo di attuazione in collaborazione con gli attori regionali e locali, segnatamente in materia di formazione specifica e specializzata, sostegno tecnico e finanziario, nel contesto di un partenariato effettivo tra le regioni, gli Stati membri e l'UE;

3.  ritiene che debba essere ulteriormente promossa la sottodelega delle competenze e delle risorse, nel quadro dei fondi SIE, e che la riluttanza delle autorità di gestione a farlo possa limitare le potenzialità dei due strumenti; invita gli Stati membri a sostenere un approccio dal basso verso l'alto e ad affidare la responsabilità ai gruppi locali; invita la Commissione ad avanzare, pur restando interamente nell'ambito delle proprie competenze, raccomandazioni e linee guida esaustive agli Stati membri su come superare la mancanza di fiducia e gli ostacoli amministrativi tra i vari livelli di governance legati all'attuazione degli strumenti CLLD e ITI;

4.  sottolinea il fatto che, a livello locale, la definizione di strategie di elevata qualità, integrate e multisettoriali, rappresenta una sfida, soprattutto quando deve essere effettuata in modo partecipativo;

5.  richiama l'attenzione sul fatto che le azioni intraprese nel quadro di tali strumenti, pur tenendo conto delle priorità degli attori locali, devono essere allineate agli obiettivi globali dei programmi operativi e alle altre strategie di sviluppo a livello UE, nazionale, regionale e locale e alle strategie di specializzazione intelligente, prevedendo margini di flessibilità;

6.  ricorda che non sono solo i programmi UE a dover essere più flessibili e meglio integrati, ma anche le classiche politiche nazionali e regionali; sottolinea che garantire uno spirito più generale di riforma della governance contribuirà a garantire che i fondi UE non vengano concessi in un quadro "parallelo" alle politiche nazionali e regionali, ma siano piuttosto inseriti in uno sforzo più ampio volto a generare risultati economici sostenibili;

7.  ritiene che la disoccupazione giovanile sia il problema più pressante per gli Stati membri, oltre alla mancanza di finanziamenti delle PMI; sottolinea che le strategie di sviluppo locale e territoriale devono affrontare tali problemi fra le loro priorità; invita le autorità locali e regionali a fornire incentivi fiscali e di altro tipo per promuovere l'occupazione giovanile e la mobilità intra-regionale dei giovani e a dare priorità alla formazione professionale, in collaborazione con gli istituti di formazione;

8.  raccomanda alle autorità locali e regionali di riservare particolare attenzione ai progetti mirati ad adattare le strutture locali e le regioni alla nuova realtà demografica e a contrastare gli squilibri da essa derivanti, segnatamente tramite azioni volte: 1. ad adeguare le infrastrutture sociali e di mobilità ai cambiamenti demografici e ai flussi migratori; 2. a creare beni e servizi specifici destinati a una popolazione in via di invecchiamento; 3. a sostenere le opportunità occupazionali per gli anziani, le donne e i migranti, onde favorire l'inclusione sociale; 4. a rafforzare le connessioni digitali e a creare piattaforme che consentano e favoriscano la partecipazione e l'interazione dei cittadini delle regioni più isolate con i diversi servizi amministrativi, sociali e politici delle autorità a tutti i livelli di gestione (locale, regionale, nazionale ed europeo);

9.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno, formazione e orientamento ulteriori alle realtà locali più piccole e meno sviluppate, che dispongono di risorse e capacità più limitate e per le quali l'onere amministrativo e la complessità legata all'attuazione di questi strumenti potrebbero essere difficili da gestire nelle fasi di programmazione e attuazione; ricorda che la coesione territoriale parte dal basso e deve coinvolgere anche le realtà minori, senza esclusione e discriminazione per quanto concerne l'accesso agli strumenti ITI e CLLD; invita la Commissione a comunicare i risultati in termini di migliori pratiche in ogni Stato membro e ne suggerisce lo scambio attraverso un network online che permetterebbe a tali realtà di avere pari opportunità di accesso agli strumenti; incoraggia le autorità nazionali e regionali a proporre soluzioni volte a raggruppare le piccole entità amministrative, tenendo conto della dimensione territoriale e delle esigenze specifiche di sviluppo;

10.  incoraggia gli Stati membri a definire una strategia per incrementare l'utilizzo del CLLD e degli ITI, grazie a un approccio plurifondo per la definizione di strategie più efficaci di sviluppo regionale e locale, in particolare nei settori di cui all'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea; invita gli Stati membri a ricorrere, se del caso, alla flessibilità di cui all'articolo 33, paragrafo 6, dell'RDC, al fine di rispondere meglio alle specificità di queste regioni; raccomanda misure specifiche per fornire supporto tecnico e capacità di sviluppo agli organi amministrativi in questi settori, alla luce della loro isolamento e parziale svantaggio competitivo;

11.  sottolinea che l'integrazione di più fondi continua a rappresentare una sfida per i soggetti interessati, in particolare nel contesto del CLLD e degli ITI; ritiene che siano necessari sforzi di semplificazione per creare condizioni per l'attuazione di tali strumenti; si compiace, pertanto, dell'istituzione del gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sul controllo della semplificazione per i beneficiari dei Fondi strutturali e d'investimento europei e degli sforzi compiuti dalla Commissione nell'ambito del miglioramento della regolamentazione; sottolinea la necessità di individuare un quadro europeo all'atto della formulazione di raccomandazioni;

12.  sottolinea, in particolare, la necessità di affrontare la sovrapposizione di troppi interventi normativi (il cosiddetto "gold plating"), attraverso il quale vengono creati requisiti e ostacoli aggiuntivi e spesso inutili a livello nazionale, regionale e locale; rileva che spesso esistono numerosi livelli di audit che incrementano gli oneri finanziari e amministrativi a carico dei beneficiari; insiste sulla necessità di evitare la duplicazione delle funzioni amministrative e sottolinea l'importanza di stabilire condizioni in materia di investimenti e partenariati pubblico-privato; raccomanda che le attività di audit siano semplificate e che il monitoraggio sia incentrato sulle procedure e sulla valutazione dei risultati, mantenendo comunque un efficace controllo;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e attuare attività di formazione mirate per gli attori regionali e locali incentrate sugli strumenti CLLD e ITI e invita la Commissione a dedicare attenzione ai programmi di formazione orientati ai beneficiari locali; ritiene che in tali attività sia essenziale garantire il coinvolgimento e la rappresentanza di tutti i settori pertinenti della società; sottolinea l'importanza di un uso efficiente ed efficace dell'assistenza tecnica per sostenere tali strumenti, evitando la duplicazione delle strutture;

14.  plaude all'importanza attribuita dalla Commissione ai risultati e agli esiti, il che dovrebbe altresì aiutare i decisori locali ad abbandonare un atteggiamento troppo incentrato sull'assorbimento dei fondi e sulla catalogazione dei processi di attuazione e a individuare obiettivi reali e significativi che genereranno cambiamenti tangibili per le loro imprese e i cittadini locali;

15.  esprime preoccupazione per la mancanza di un'adeguata comunicazione tra i vari soggetti interessati; incoraggia le iniziative volte a incrementare lo scambio di informazioni; invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a migliorare il coordinamento e la divulgazione delle informazioni in materia di CLLD e ITI; insiste affinché il CLLD e gli ITI incrementino la partecipazione dei cittadini alla governance locale e regionale, attraverso un coinvolgimento diretto nel processo decisionale, al fine di accrescere la responsabilità delle decisioni, ed esorta le autorità locali e regionali ad applicare opportuni metodi per coinvolgere i cittadini nelle consultazioni pubbliche, incoraggiando un più elevato livello di cultura deliberativa e collaborativa;

16.  incoraggia la Commissione, gli Stati membri e le regioni, ove opportuno, a garantire la presenza di meccanismi adeguati per evitare problemi tra autorità di gestione e singoli partenariati e ad assicurare, inoltre, che i potenziali beneficiari siano adeguatamente informati e tutelati in merito a tali meccanismi; prende atto dei ritardi causati dalla risoluzione delle controversie a seguito di reclami e insiste sulla definizione di una serie di norme specifiche che stabiliscano le procedure di reclamo e di risoluzione rapida degli appalti pubblici;

17.  invita la Commissione e, in particolare, la sua Direzione generale della politica regionale e urbana, a definire un quadro di cooperazione con l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per beneficiare della sua lunga esperienza nell'ambito del programma di sviluppo economico e occupazionale locale (LEED) e a ricercare sinergie tra gli strumenti, in particolare riguardo al rafforzamento della capacità di attuazione degli attori locali;

18.  sottolinea l'importanza di un maggiore impegno sia da parte degli Stati membri che della Commissione al fine di estendere il ricorso ai nuovi strumenti nel quadro della cooperazione territoriale europea (CTE); sottolinea che le zone limitrofe divise da un confine sono spesso esposte a sfide simili che possono essere affrontate meglio insieme, a livello locale;

19.  è preoccupato per gli elevati tassi di disoccupazione in molti Stati membri e regioni dell'UE; incoraggia gli Stati membri a utilizzare questi strumenti per progetti volti a creare posti di lavoro di elevata qualità e opportunità per le PMI, favorire gli investimenti, la crescita sostenibile e inclusiva e gli investimenti sociali e contribuire a ridurre la povertà e all'inclusione sociale, specialmente nelle regioni e sub-regioni che ne hanno più bisogno; rileva, in tal senso, l'importanza dei finanziamenti integrati e in particolare della combinazione di FES e FESR; evidenzia il potenziale legato al reinvestimento di parte delle imposte locali in attività orientate ai risultati; invita la Commissione a sviluppare una speciale strategia d'investimento, in linea con il pacchetto di investimenti sociali, che potrebbe andare a beneficio delle regioni con i più alti livelli di disoccupazione;

20.  sottolinea che l'approccio dal basso verso l'alto del CLLD offre la possibilità di sostenere le strategie di sviluppo locale, creare opportunità occupazionali e incoraggiare lo sviluppo rurale sostenibile; ritiene che gli ITI e il CLLD abbiano il potenziale di rispondere direttamente alle esigenze e alle sfide locali in modo più mirato e adeguato; insiste sulla necessità di una migliore inclusione delle zone urbane in questo meccanismo e invita la Commissione a perseguire attivamente questa strategia; constata che gli ITI costituiscono un efficace meccanismo di attuazione dei piani integrati per il risanamento e lo sviluppo urbano; esorta la Commissione ad attuare regolamenti riguardanti il finanziamento CLLD e ITI a titolo dei fondi SIE nell'insieme, al fine di rafforzare le sinergie;

21.  fa presente alla Commissione che, al fine di progredire concretamente verso il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, occorre dedicare maggiore attenzione, nella revisione di tale strategia e del QFP, ai contesti regionali e locali nonché alle specifiche circostanze delle zone interessate;

Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

22.  accoglie con favore la creazione del nuovo strumento CLLD, che è andato al di là dell'iniziativa LEADER nel concedere potere decisionale alle comunità locali e offrire soluzioni locali specifiche, non solo attraverso il FEASR, ma anche tramite gli altri fondi SIE;

23.  evidenzia che il CLLD offre opportunità anche per le aree urbane e periurbane e dovrebbe costituire parte integrante di strategie più ampie di sviluppo urbano, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera; ricorda che, al fine di garantire la massima efficacia delle strategie di sviluppo territoriale, lo sviluppo delle aree urbane deve essere sostenibile e coerente con quello delle aree circostanti, periurbane e rurali;

24.  deplora che in numerosi Stati membri il CLLD verrà realizzato tramite un approccio basato su un fondo unico, il che può comportare la perdita di opportunità nella creazione di strategie di sviluppo locale più efficaci; ricorda l'importanza di un approccio integrato e della necessità di coinvolgere il maggior numero di soggetti della società civile locale;

25.  accoglie con favore la creazione del gruppo orizzontale di lavoro sul partenariato, istituito grazie alla DG Politica regionale;

26.  chiede il rigoroso rispetto del Codice di condotta sul partenariato, in particolare per quanto riguarda l'applicazione del principio di partenariato nell'attuazione degli ITI e del CLLD;

27.  incoraggia il rafforzamento delle capacità, la sensibilizzazione e l'attiva partecipazione delle parti socioeconomiche, insieme ai soggetti della società civile, in modo che il maggior numero possibile di partner possa proporre un approccio attivo in materia di strategie CLLD prima della scadenza del termine delle proposte (31 dicembre 2017);

28.  teme che, in alcuni Stati membri, il CLLD si riduca talvolta a un esercizio meramente formale anziché rappresentare un autentico approccio dal basso verso l'alto; insiste, in tale contesto, sul fatto che gli attori locali dovrebbero disporre di effettivi poteri decisionali;

29.  invita la Commissione, insieme agli Stati membri, a incoraggiare la condivisione delle migliori pratiche riguardo ai GAL sulla base di una strategia di informazione a livello europeo concernente i loro progetti di successo, utilizzando allo stesso tempo strumenti e piattaforme esistenti come TAIEX REGIO PEER 2 PEER, URBACT e la rete di sviluppo urbano;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri ad abbracciare le iniziative CLLD e a fornire una maggiore flessibilità nei programmi operativi e nel contesto dei quadri strategici regionali, nazionali e comunitari, in modo da essere in grado di tenere maggiormente conto delle priorità delle strategie CLLD; riconosce il successo registrato dai GAL nella gestione dei progetti e chiede finanziamenti più ampi e che si esamini un'estensione della loro portata; deplora che in alcuni Stati membri il CLLD sia limitato dalle autorità nazionali a un unico obiettivo strategico specifico; esorta la Commissione a fornire orientamenti agli Stati membri per il finanziamento del CLLD attraverso un approccio multifondo e incoraggiando l'utilizzo di strumenti di finanziamento;

31.  ricorda che il regolamento FSE prevede una specifica priorità d'investimento per lo "sviluppo locale di tipo partecipativo" nell'ambito dell'obiettivo tematico 9, e incoraggia gli Stati membri ad includere tale aspetto nei rispettivi programmi operativi; evidenzia che il fondo potrebbe fornire un sostegno indispensabile ai patti territoriali per l'occupazione, alle strategie di sviluppo urbano e al rafforzamento delle capacità a livello locale e regionale, e chiede alla Commissione di prestare ulteriore assistenza agli Stati membri nell'attuazione di queste specifiche priorità di investimento e di fornire, nelle sue relazioni annuali d'attività, informazioni sulla portata di tale attuazione; invita la Commissione ad approfittare della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP) per risolvere le difficoltà già identificate nell'applicazione degli strumenti e trovare soluzioni sostenibili;

32.  ritiene che strumenti quali il bilancio partecipativo dovrebbero essere inclusi nella strategia CLLD, in quanto costituiscono un esercizio democratico che contribuisce in modo significativo a incrementare la partecipazione delle parti socioeconomiche al fine di rafforzare la coesione sociale a livello locale e incrementare l'efficienza della spesa pubblica;

33.  evidenzia l'importanza fondamentale di un approccio non discriminatorio e trasparente e della riduzione al minimo dei potenziali conflitti di interesse nelle interazioni tra soggetti pubblici e privati, nel quadro di un necessario equilibrio tra efficienza, semplificazione e trasparenza; accoglie inoltre con favore la partecipazione di una vasta gamma di partner ai GAL; ritiene opportuna la disposizione in base alla quale né le autorità pubbliche né singoli gruppi di interesse possono detenere più del 49 % dei diritti di voto nei GAL, come previsto nell'attuale quadro legislativo, il che consente di contribuire al passaggio da un approccio amministrativo a un approccio orientato ai risultati e di tipo innovativo; chiede alla Commissione di controllare e valutare attentamente l'attuazione di questa disposizione, comprese le circostanze che consentano eccezioni, e di fornire assistenza mirata per il potenziamento delle capacità e di carattere tecnico;

Investimenti territoriali integrati (ITI)

34.  osserva che nell'attuazione degli ITI è possibile adottare diversi approcci di governance; ritiene tuttavia essenziale che i partner locali svolgano il proprio ruolo di attori fondamentali nella preparazione della strategia di sviluppo territoriale degli ITI e che siano inoltre coinvolti appieno nelle responsabilità di gestione, controllo e audit ITI, contribuendo in tal modo a garantire una reale appropriazione locale degli interventi nell'ambito degli ITI;

35.  sottolinea che gli ITI non dovrebbero essere limitati alle sole aree urbane, ma potrebbero interessare aree geografiche come i quartieri urbani, le aree metropolitane, urbane e rurali, sub-regionali o transfrontaliere; evidenzia che gli ITI si trovano nella posizione migliore per tener conto delle specifiche esigenze territoriali determinando in modo più flessibile il loro ambito di applicazione territoriale, seguendo quindi un autentico approccio basato sul territorio; ritiene che gli ITI forniscano altresì una struttura adeguata per tenere conto dei territori con scarso accesso ai servizi e delle comunità isolate e svantaggiate; chiede alla Commissione e agli Stati membri di ottimizzare le risorse umane e tecniche e di utilizzare maggiormente gli ITI nel settore della cooperazione transfrontaliera;

36.  sottolinea che il coinvolgimento precoce e una maggiore delega alle autorità regionali e locali e ai soggetti interessati, compresa la società civile, nella strategia di sviluppo territoriale dal basso verso l'alto rappresenta un elemento essenziale per la futura appropriazione, partecipazione e riuscita della strategia territoriale integrata che verrà attuata a livello locale e intersettoriale; insiste sull'aumento della capacità di sfruttamento del loro potenziale di sviluppo, in funzione delle caratteristiche locali;

37.  incoraggia gli Stati membri a optare a favore di un approccio multifondo nei confronti degli ITI, al fine di conseguire sinergie tra i fondi in un determinato territorio e affrontare le sfide in maniera globale; sottolinea che è necessario un rafforzamento mirato delle capacità per agevolare la messa in comune dei fondi provenienti da fonti diverse;

38.  sottolinea che la ritardata decisione a livello nazionale di utilizzare lo strumento ITI è stata evidenziata come uno dei principali ostacoli nell'inquadrare correttamente la strategia territoriale, creare la struttura di coordinamento, definire il bilancio e preparare la base giuridica nazionale degli ITI;

39.  si compiace degli sforzi della Commissione e del gruppo di esperti sulla coesione territoriale e le questioni urbane nella preparazione degli scenari ITI; condivide l'opinione secondo cui tali indicazioni dovrebbero emergere nella fase iniziale del processo di programmazione; ritiene necessario aggiornare le indicazioni con esempi concreti e insegnamenti appresi dagli ITI, una volta attuati;

40.  chiede alla Commissione di tener conto dei risultati dell'indagine condotta nel 2015 dal Comitato delle regioni, con un utilizzo più efficiente degli strumenti informatici e la riduzione della burocrazia, introducendo norme più flessibili per i paesi/le regioni con dotazioni molto limitate, migliorando i meccanismi di cofinanziamento negli Stati membri e fornendo una maggiore formazione ai responsabili della gestione e dell'assorbimento dei fondi, compresi i rappresentanti eletti;

Raccomandazioni per il futuro

41.  è del parere che gli strumenti CLLD e ITI debbano svolgere un ruolo ancor più importante nella futura politica di coesione; invita la Commissione a elaborare una relazione che evidenzi i punti di forza, le carenze, le opportunità e le incognite nell'applicazione di questi due strumenti (analisi SWOT) prima della nuova proposta legislativa sui possibili scenari successivi al 2020 relativi a tali strumenti;

42.  chiede che detta relaziona analizzi l'impatto e l'efficacia del CLLD e degli ITI e se, nella normativa sulla politica di coesione successiva al 2020, non sia auspicabile un approccio obbligatorio, con uno stanziamento per tali strumenti nei programmi operativi; propone di valutare l'ideazione di incentivi concreti per stimolare gli Stati membri ad attuare il CLLD e gli ITI, insieme ai potenziali strumenti per garantire una maggiore coerenza tra i programmi operativi nonché il CLLD e gli ITI; sottolinea che questa analisi dovrebbe essere basata su una serie di indicatori rilevanti che riflettano elementi di carattere sia qualitativo che quantitativo;

43.  chiede che sia formalizzato l'approccio dal basso verso l'alto nel quadro degli ITI nella politica di coesione di prossima generazione, sia durante le fasi di programmazione che di attuazione;

44.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri, in coordinamento con le autorità locali competenti, a garantire il monitoraggio dell'utilizzo dei fondi ITI, che sono quantitativamente più importanti di prima grazie al loro raggruppamento; sottolinea che ciò è importante al fine di ridurre la possibilità di corruzione negli Stati membri;

45.  ribadisce l'esigenza di adottare un duplice approccio, in particolare nel fornire indicazioni in primo luogo agli Stati membri che dispongono soltanto di programmi operativi nazionali e, in secondo luogo, agli Stati che dispongono anche di programmi operativi regionali;

46.  insiste sull'esigenza di migliorare il coordinamento tra la Commissione, gli Stati membri e le regioni in merito alle indicazioni relative a tali strumenti; raccomanda di sviluppare le indicazioni contemporaneamente alla proposta sulla nuova normativa in tema di politica di coesione, per il periodo di programmazione successivo al 2020, con successivi aggiornamenti; sottolinea che in questo modo si consentirebbe la stesura tempestiva dei documenti contenenti le indicazioni, si rafforzerebbe la certezza del diritto per tutte le parti e si fornirebbero, inoltre, chiarimenti sull'attuazione pratica delle disposizioni proposte;

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°    °

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai consigli regionali e ai parlamenti nazionali degli Stati membri.

MOTIVAZIONE

Contesto

La coesione territoriale è stata riconosciuta come un obiettivo fondamentale dell'Unione europea sancito dal trattato di Lisbona. Su tale base, la politica di coesione di nuova generazione per il periodo di programmazione 2014-2020 pone una maggiore enfasi sul ricorso ad approcci integrati e basati sul territorio per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale. Il nuovo regolamento FESR prevede lo stanziamento di un bilancio del 5% della spesa per lo sviluppo urbano sostenibile.

Nel quadro dei Fondi strutturali e d'investimento europei sono stati introdotti due nuovi strumenti nel periodo di programmazione 2014-2020 per il raggiungimento dell'obiettivo di coesione territoriale: lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) e gli investimenti territoriali integrati (ITI).

Il CLLD (articoli 32-35 del regolamento recante disposizioni comuni (RDC)) è un nuovo strumento da utilizzare a livello subregionale. Si basa sull'esperienza LEADER nello sviluppo locale di tipo partecipativo e utilizza un approccio dal basso; il suo obiettivo è rafforzare le sinergie tra attori locali, sia pubblici sia privati.

Gli ITI (articolo 36 RDC) contribuiranno all'attuazione delle strategie territoriale integrate, dato che consentiranno di riunire i finanziamenti di vari assi prioritari di uno o più programmi operativi. Gli ITI possono essere utilizzati per realizzare l'obiettivo di sviluppo urbano sostenibile, oltre a essere impiegati per altri tipi di territorio.

Gli Stati membri dovevano indicare negli accordi di partenariato in che modo avrebbero utilizzato ITI e CLLD e i tipi di aree e di problemi per cui tali meccanismi saranno utilizzati. 

In termini di risorse stanziate agli ITI e al CLLD, si prevede che circa il 5% del bilancio della politica di coesione (circa 16 miliardi di euro) venga utilizzato per tali strumenti. Dei 20 Stati membri che utilizzeranno gli ITI (13,6 miliardi di euro), 17 Stati membri utilizzeranno gli ITI per realizzare azioni di sviluppo urbano sostenibile (7 miliardi di euro), come previsto nell'articolo 7 del regolamento FESR. Per quanto riguarda il CLLD, 18 Stati membri in totale hanno manifestato l'intenzione di attuarlo, sulla base principalmente del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e del programma LEADER esistente, come previsto nel rispettivo regolamento(13).

Sfide

È difficile effettuare una valutazione degli ITI e del CLLD per il periodo di programmazione 2014-2020, ma alcune sfide sono già state identificate dalle Istituzioni dell'UE e da ricercatori, autorità di gestione e attori locali. Tali pratiche possono essere descritte come segue(14):

Sfide CLLD:

•  concetto molto complesso;

•  numerose sfide pratiche (legate principalmente alla capacità degli attori in loco);

•  resistenza ad allontanarsi dagli approcci dall'alto e ad attribuire "potere" ai gruppi locali;

•  considerato non necessario in alcuni Stati membri e regioni poiché le consultazioni con gli attori locali sono già utilizzate e non vi sarebbe alcun valore aggiunto;

•  il CLLD, quando supportato dal FESR e dal FES, viene visto come un onere amministrativo per gli enti e gli attori locali;

•  gli Stati membri che hanno utilizzato LEADER hanno una notevole esperienza con il CLLD rispetto agli altri;

•  utilizzo del CLLD, gestione e amministrazione, impegni finanziari, orientamento territoriale.

Sfide ITI:

•  interrogativi in termini di quadri di governance, capacità amministrative e istituzionale e modalità di applicazione degli obblighi di orientamento ai risultati e di concentrazione tematica;

•  le responsabilità dell'attuazione sono delegate agli organismi locali che spesso hanno competenze o risorse limitate per attuare i progetti;

•  si tratta di strumenti nuovi e non esistono ancora competenze a livello locale, con conseguenti ritardi (difficoltà di attuazione);

•  scarse indicazioni fornite dalla Commissione, ma dato che gli ITI sono uno strumento molto flessibile non è possibile fornire indicazioni dettagliate su tutti i possibili regimi (esiste un gruppo di esperti sulla coesione territoriale e le questioni urbane);

•  duplicazione delle strutture amministrative, mancanza di flessibilità, finanziamenti vincolati per l'intero periodo di programmazione e scarso allineamento con le altre strategie di sviluppo; attuazione troppo complessa se i finanziamenti disponibili sono pochi.

Sfide che riguardano sia il CLLD, sia gli ITI:

•  complessità dei regolamenti e dei concetti e maggiori oneri amministrativi (l'ampiezza dell'organizzazione amministrativa richiesta potrebbe avere impedito ad alcuni paesi di ricorrere agli ITI (ad es. l'Irlanda) o di utilizzare il CLLD multifinanziato (ad es. il Lussemburgo));

•  esistono vari approccio possibili nei confronti del CLLD e ciò richiede tempo e un impegno finanziario per la realizzazione delle strutture finanziarie;

•  gli Stati membri temono l'influenza locale nello sviluppo territoriale;

•  bilancio limitato assegnato a ITI e CLLD;

•  l'integrazione di più fondi è considerata una sfida;

•  i collegamenti tra entrambi sono oggetti di vari dibattiti tra le autorità regionali.

Principali raccomandazioni

La relatrice ritiene che l'approccio dal basso e la partecipazione degli attori locali siano essenziali per il raggiungimento degli obiettivi della politica di coesione. Tuttavia, in numerosi Stati membri si osserva una mancanza di fiducia tra i diversi livelli di governo quando si tratta di attuazione del CLLD e degli ITI. È un problema importante da risolvere, dato che può ostacolare pesantemente la realizzazione dell'approccio territoriale.

Purtroppo gli attori locali sono, inoltre, spesso privi della capacità di concepire e attuare le strategie di sviluppo che riguardano il loro territorio. Necessitano di sostegno sia dal livello nazionale, sia da quello europeo, se si vuole che tali strumenti apportino l'effetto desiderato. Ciò è particolarmente importante per le aree più piccole e svantaggiate come le isole e le zone montane e rurali. Occorrono attività mirate per far avvicinare tali strumenti agli attori locali e per rafforzare le loro capacità, affinché possano partecipare con successo alle strategie che si rivolgono al loro territorio. L'impiego delle risorse e delle piattaforme esistenti sarà essenziale ai fini di tali sforzi.

I giovani sono spesso esclusi dai dibattiti che riguardano le politiche pubbliche. È fondamentale includere i giovani negli strumenti di sviluppo territoriale, in particolare il CLLD. Un numero impressionante di giovani (14 milioni) non è occupato e non è impegnato in attività di istruzione o formazione (NEET), mentre i tassi di disoccupazione giovanile hanno superato il 50% in alcuni Stati membri. Il CLLD con un'enfasi particolare sui giovani può essere un fattore di coesione tra le generazioni delle comunità e può consentire di sviluppare nuovi percorsi occupazionali.

Il relatore ritiene che le possibilità di multifinanziamento previste nei nuovi regolamenti vadano sfruttate nella massima misura possibile, al fine di realizzare un approccio realmente integrato/olistico riguardo agli interventi della politica di coesione. Al momento sussistono ancora forti differenze nelle modalità di attuazione dei fondi SIE. Inoltre, a livello nazionale e regionale, vengono creati requisiti aggiuntivi e spesso inutili (le cosiddette pratiche di "gold plating"), che aggiungono ulteriore complessità e dissuadono dall'utilizzo di strumenti come il CLLD e gli ITI. Occorre una notevole semplificazione per ridurre questi oneri amministrativi e la notevole complessità. Il nuovo gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sul controllo della semplificazione per i beneficiari dei Fondi strutturali e d'investimento europei, istituito dalla Commissione, nutre a tale proposito aspettative elevate.

Il relatore auspica che strumenti come gli ITI e il CLLD assumano un ruolo più importante nei futuri dibattiti sulla politica di coesione, con un'enfasi maggiore e più formale sull'approccio dal basso. La Commissione sarà in grado di valutare l'attuazione di tali strumenti nel periodo 2014-2020 e potrà sviluppare scenari e avanzare raccomandazioni per il periodo successivo al 2020.

27.1.2016

PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sui nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

(2015/2224(INI))

Relatore: Michaela Šojdrová

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che, secondo Eurostat, nel 2014 61 regioni europee in 8 Stati membri dell'UE presentavano tassi di disoccupazione compresi tra il 14 % e il 34,8 % e 63 regioni in 7 Stati membri dell'UE tassi tra il 2,5 % e il 4,9 %; che, inoltre, 7 Stati membri hanno un tasso di disoccupazione superiore al 30 %;

1.  sottolinea che la politica di coesione offre la possibilità di migliorare le opportunità di occupazione, promuovere la crescita sostenibile e inclusiva e favorire la riduzione della povertà e l'inclusione sociale; rileva, in tale contesto, l'importanza dei finanziamenti integrati e, in particolare, della combinazione di FES e FESR;

2.  sottolinea l'importanza di incentivare quei settori, come l'economia verde e l'economia sociale, che in questo ambito possono apportare un valore aggiunto in termini di occupabilità sostenibile e inclusiva;

3.  sottolinea che le iniziative CLLD e ITI avranno successo solo se riusciranno a gestire adeguatamente le sfide sociali e occupazionali che interessano le regioni e comunità in questione;

4.  sottolinea che l'approccio dal basso verso l'alto del CLLD offre la possibilità di sostenere le strategie di sviluppo locale, creare opportunità occupazionali e incoraggiare lo sviluppo rurale sostenibile; ritiene che gli ITI e il CLLD rivestano il potenziale di rispondere direttamente alle esigenze e alle sfide locali in modo più mirato e adeguato, insiste sulla necessità di una migliore inclusione delle zone urbane in questo meccanismo e invita la Commissione a perseguire attivamente questa strategia; constata che gli ITI costituiscono un efficace meccanismo di attuazione dei piani integrati per il risanamento e lo sviluppo urbano; esorta la Commissione ad attuare regolamenti riguardanti il finanziamento CLLD e ITI a titolo dei fondi SIE nell'insieme, al fine di rafforzare le sinergie;

5.  teme che, in alcuni Stati membri, il CLLD si riduca talvolta in un esercizio meramente formale anziché essere un autentico approccio dal basso; insiste, in tale contesto, sul fatto che gli attori locali dovrebbero disporre di effettivi poteri decisionali;

6.  invita la Commissione a fornire assistenza tecnica agli Stati membri e alle autorità locali e a istituire canali di comunicazione con gli Stati membri e gli attori locali per garantire una partecipazione reale ed efficace al processo da parte degli attori locali e in cooperazione a tutti i livelli; sottolinea che il successo del CLLD e degli ITI sarà possibile solo con l'impegno e la titolarità di tutte le parti interessate, compresa la società civile, e ritiene che il coinvolgimento delle parti interessate possa anche rafforzare l'approccio integrato e locale, specialmente dove l'assorbimento del CLLD e degli ITI è limitato; invita la Commissione ad incaricare un organismo esistente all'interno della sua struttura di coordinare il CLLD e gli ITI, al fine di garantire una migliore comunicazione e attuazione;

7.  ritiene che la Commissione dovrebbe incoraggiare gli Stati membri a utilizzare questi strumenti per progetti volti a creare posti di lavoro di qualità e a favorire gli investimenti sociali, specialmente nelle regioni e sub-regioni che ne hanno più bisogno; invita quindi la Commissione a sviluppare un piano d'investimento speciale, in linea con il pacchetto di investimenti sociali, così che le regioni e le sub-regioni con i più alti livelli di disoccupazione possano utilizzare al meglio tali strumenti;

8.  riconosce che sia il CLLD che gli ITI sono particolarmente necessari nelle regioni meno avanzate, incoraggia la Commissione e gli Stati membri a fornire supporto e assistenza allo sviluppo di capacità alle autorità regionali e locali nella progettazione e realizzazione di tali iniziative, e li invita a prestare particolare attenzione alle regioni esposte a svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti, migliorandone la coesione territoriale, al fine di favorire lo sviluppo dell'economia locale, il che alla fine permetterà alla popolazione di rimanere in tali regioni;

9.  si rammarica che gli ITI e il CLLD non abbiano un'immagine di marca più riconoscibile e che gli attori locali possano non disporre di esperienza in merito a tali strumenti; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a rendere entrambi gli strumenti quanto più visibili e comprensibili per i loro utenti, evitando al contempo ulteriori oneri burocratici inutili e compiendo ulteriori sforzi per semplificare regole e procedure; sottolinea che si potrebbero ottenere maggiori prestazioni, un più elevato valore aggiunto e ulteriori sinergie utilizzando non solo il FESR negli strumenti CLLD e ITI, ma anche altri fondi, come specificato nei rispettivi regolamenti; ritiene che occorrerebbe in tale contesto adoperarsi per veicolare informazioni accurate riguardo ai fondi specifici e rafforzare gli sportelli informativi al fine di fornire un supporto tecnico adeguato a chi intenda usufruire di tali fondi; sottolinea inoltre l'importanza di un monitoraggio attento e costante di tali risorse;

10.  invita la Commissione ad organizzare seminari informativi, opportunamente pubblicizzati, al fine di avvicinare quante più persone possibili alla conoscenza di queste opportunità; auspica inoltre la creazione di opportuni strumenti informativi quali mailing list periodicamente aggiornate e applicazioni per smartphone;

11.  ricorda che il regolamento FSE prevede una specifica priorità d'investimento per lo "sviluppo locale di tipo partecipativo" nell'ambito dell'obiettivo tematico 9, e incoraggia gli Stati membri ad includere tale aspetto nei rispettivi programmi operativi; evidenzia che il fondo potrebbe fornire un sostegno indispensabile ai patti territoriali per l'occupazione, alle strategie di sviluppo urbano e al rafforzamento delle capacità a livello locale e regionale, e chiede alla Commissione di prestare ulteriore assistenza agli Stati membri nell'attuazione di queste specifiche priorità di investimento e di fornire, nelle sue relazioni annuali d'attività, informazioni sulla portata di tale attuazione; invita la Commissione ad approfittare della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP) per risolvere le difficoltà già individuate nell'applicazione degli strumenti e trovare soluzioni sostenibili;

12.  chiede alla Commissione, nell'ottica di un deciso avanzamento verso gli obiettivi della strategia Europa 2020, di provvedere affinché sia la revisione di tale strategia che la revisione del QFP tengano maggiormente conto delle realtà regionali e locali, nonché delle loro specificità concrete.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

25.1.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

37

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, David Casa, Ole Christensen, Jane Collins, Lampros Fountoulis, Arne Gericke, Thomas Händel, Marian Harkin, Czesław Hoc, Rina Ronja Kari, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Elisabeth Morin-Chartier, Emilian Pavel, Georgi Pirinski, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Claude Rolin, Sven Schulze, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Amjad Bashir, Lynn Boylan, Miapetra Kumpula-Natri, Paloma López Bermejo, Edouard Martin, Evelyn Regner, Michaela Šojdrová

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Eleonora Evi, Anneli Jäätteenmäki

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

16.2.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

37

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Pascal Arimont, Franc Bogovič, Victor Boştinaru, Mercedes Bresso, Steeve Briois, Andrea Cozzolino, Rosa D’Amato, Tamás Deutsch, Bill Etheridge, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Krzysztof Hetman, Ivan Jakovčić, Constanze Krehl, Sławomir Kłosowski, Andrew Lewer, Iskra Mihaylova, Andrey Novakov, Younous Omarjee, Konstantinos Papadakis, Mirosław Piotrowski, Stanislav Polčák, Liliana Rodrigues, Fernando Ruas, Monika Smolková, Maria Spyraki, Ruža Tomašić, Ramón Luis Valcárcel Siso, Matthijs van Miltenburg, Lambert van Nistelrooij, Derek Vaughan, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Viorica Dăncilă, Bronis Ropė, Peter Simon, Davor Škrlec, Hannu Takkula, Damiano Zoffoli, Marco Zullo

(1)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.

(2)

GU L 347, del 20.12.2013, pag. 289.

(3)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.

(4)

GU L 149, del 20.5.2014, pag. 1.

(5)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.

(6)

GU C 17 del 19.1.2013, pag. 18.

(7)

GU C 313 del 22.9.2015, pag. 31.

(8)

GU C 230 del 14.7.2015, pag. 1.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2011)0485.

(10)

Testi approvati, P7_TA(2013)0002.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2014)0015.

(12)

Testi approvati P8_TA(2015)0419.

(13)

Almeno il 5% (nel caso della Croazia il 2,5%) del contributo totale del FEASR al programma di sviluppo rurale sarà riservato a LEADER (articolo 59, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 1305/2013).

(14)

Nota del Parlamento europeo dal titolo "Tools to support the territorial and urban dimension in cohesion policy: Investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

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