Procedura : 2015/2228(INI)
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A8-0153/2016

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PV 25/05/2016 - 22
CRE 25/05/2016 - 22

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26.4.2016
PE 575.365v02-00 A8-0153/2016

sulla povertà: una prospettiva di genere

(2015/2228(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Maria Arena

Relatore per parere (*):

Lynn Boylan, commissione per l'occupazione e gli affari sociali

(*) Procedura con le commissioni associate - Articolo 54 del regolamento

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla povertà: una prospettiva di genere

(2015/2228(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 8, 9, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare le disposizioni relative ai diritti sociali e alla parità tra uomini e donne,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 1979,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–  vista la strategia di crescita dell'UE, la strategia Europa 2020, e in particolare il suo obiettivo di ridurre il numero di europei che vivono al di sotto delle soglie di povertà nazionali del 25% entro il 2020, contribuendo così a far uscire dalla povertà oltre 20 milioni di persone, e la necessità di utilizzare appieno i regimi previdenziali e pensionistici degli Stati membri per garantire un adeguato sostegno al reddito,

–  visto il Pacchetto di investimenti sociali (PIS) della Commissione del 2013,

–  visti la GenderCoP (European Community of Practice on Gender Mainstreaming) del Fondo sociale europeo, e in particolare il gruppo di lavoro della GenderCoP su povertà e inclusione,

–  visto l'articolo 7 del regolamento recante disposizioni comuni per i fondi strutturali 2014-2020,

–  visto il Convegno annuale 2014 della Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale,

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione),

–  vista la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES, e che abroga la direttiva 96/34/CE,

–  vista la tabella di marcia della Commissione dell'agosto 2015 su un nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 3 dicembre 2015, dal titolo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (l'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278),

–  visti i risultati del sondaggio relativo a lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell'UE, condotto dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e pubblicato il 17 maggio 2013,

–  viste le sue risoluzioni del 13 ottobre 2015 su donne e povertà nell'Unione europea(1) e del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni(2),

–  vista la sua posizione approvata in prima lettura il 20 ottobre 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2011/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva sul congedo di maternità(3),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea(4),

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne(5),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sulla situazione delle donne che si avvicinano all'età pensionabile(6),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla situazione delle madri sole(7),

–  vista la sua risoluzione del 20 aprile 2012 su donne e cambiamenti climatici(8),

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(9),

–  vista la sua risoluzione del 6 febbraio 2013 sulla 57a sessione della commissione sullo status delle donne (CSW) delle Nazioni Unite : prevenzione ed eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze(10),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'impatto della crisi economica sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna(11),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(12),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 su una strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(13),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(14),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(15),

–  visto lo studio pubblicato nell'aprile 2014 e realizzato su richiesta della Commissione dal titolo "Single parents and employment in Europe" (famiglie monoparentali e occupazione in Europa),

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali sul raggiungimento dell'obiettivo della lotta alla povertà, tenuto conto delle spese in aumento sostenute dalle famiglie, e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere ad essa allegato,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la cultura e l'istruzione (A6-0153/2016),

A.  considerando che, secondo i più recenti dati Eurostat, il numero delle donne che vivono in condizioni di povertà risulta essere stabilmente superiore a quello degli uomini, attestandosi attualmente a circa 64,6 milioni di donne contro i 57,6 milioni di uomini(16); che ciò indica che la povertà ha un impatto diverso sulle donne e sugli uomini; che nel 2014 il rischio di povertà nell'UE-28 ha colpito in modo particolare le donne, attestandosi al 46,6 % prima dei trasferimenti sociali e al 17,7 % dopo di essi; che i tassi di povertà femminile divergono sensibilmente tra gli Stati membri; che, indipendentemente dalle specificità dei gruppi a rischio, come le donne anziane, le donne single, le madri sole, le donne omosessuali, le donne bisessuali, le donne transessuali e le donne disabili, i tassi di povertà tra le donne migranti e le donne appartenenti a minoranze etniche sono gli stessi in tutta l'UE; che il 38,9 % della popolazione e il 48,6 % delle donne single nell'UE-28 non sono nelle condizioni di poter affrontare spese impreviste; che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani denuncia che le donne rappresentano la maggioranza della popolazione più povera al mondo e che il numero di donne che vivono in condizioni di povertà rurale è aumentato del 50 % dal 1975, che le donne svolgono un terzo delle ore di lavoro nel mondo e assicurano la metà della produzione alimentare mondiale e che, ciononostante, percepiscono solo il 10 % del reddito mondiale e possiedono meno dell'1 % dei beni mondiali;

B.  considerando che l'uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, conseguita aumentando il benessere sociale ed economico, giova non solo alle donne, ma anche all'economia e alla società nel suo insieme; che l'obiettivo di garantire l'uguaglianza tra uomini e donne risale al trattato di Roma del 1957;

C.  considerando che i governi si sono impegnati, nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a garantire che tutti i bambini e le bambine portino a termine un ciclo completo di istruzione primaria; che, in occasione della giornata internazionale della donna del maggio 2015, il Parlamento ha organizzato l'evento dal titolo "L'emancipazione delle donne e delle ragazze attraverso l'educazione"; che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e le varie forme di discriminazione, in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità, nonché l'emancipazione delle comunità emarginate;

D.  considerando che, in tempi di recessione economica, le persone già a rischio di povertà, che sono per la maggior parte donne, si trovano in una posizione vulnerabile nel mercato del lavoro e per quanto riguarda la sicurezza sociale, in particolare quando si tratta di persone appartenenti ai gruppi che subiscono molteplici discriminazioni; che il sondaggio dell'UE sulle persone LGBT evidenzia che le donne omosessuali, bisessuali e transessuali sono esposte a un eccessivo rischio di discriminazione fondata sul loro orientamento sessuale o sulla loro identità di genere nell'ambito dell'occupazione (19 %), dell'istruzione (19 %), dell'accesso agli alloggi (13 %), dell'assistenza sanitaria (10 %) e dell'accesso ai servizi sociali (8 %); che ciò comporta rischi sproporzionati per il loro benessere economico e sociale;

E.  considerando che le politiche di austerità richieste dalla Commissione e messe in atto dagli Stati membri, in aggiunta alla crisi economica degli ultimi anni, hanno aumentato le disuguaglianze e hanno colpito in modo particolare le donne, aggravando il loro stato di indigenza ed escludendole sempre più dal mercato del lavoro; che la rete dei servizi pubblici e delle infrastrutture che prestano assistenza a bambini, anziani e ammalati come pure la prestazione di servizi pubblici di questo tipo gratuiti e di elevata qualità sono state ridotte;

F.  considerando che le famiglie monoparentali sono esposte a un maggiore rischio di povertà ed esclusione sociale (49,8 % rispetto al 25,2 % dei nuclei familiari medi con figli a carico, sebbene vi siano grandi differenze tra gli Stati membri)(17); che, secondo Eurostat, nel 2014 le donne rappresentavano il 56,6 % delle famiglie monoparentali nell'Unione; che la povertà ha un forte impatto sullo sviluppo personale e sull'educazione dei figli e che i suoi effetti possono durare tutta la vita; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socio-economici diversi è aumentato (in 11 paesi l'offerta di servizi di educazione e cura della prima infanzia rivolta ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni non copre più del 15 % del fabbisogno); che esiste una forte probabilità di trasmissione della povertà su più generazioni; che l'assenza di un'istruzione di qualità è un fattore che aumenta in modo significativo il rischio di povertà e di esclusione sociale dei bambini e che vari fattori correlati alla vita familiare, quali la mancanza di stabilità, la violenza o condizioni abitative precarie, aumentano notevolmente il rischio di abbandono scolastico;

G.  considerando che le donne che vivono nelle zone rurali sono particolarmente colpite dalla povertà; che molte di esse non risultano far parte del mercato del lavoro e non sono registrate come disoccupate; che il tasso di disoccupazione femminile nelle zone rurali è estremamente elevato e che le donne che lavorano hanno un reddito molto basso; che le donne nelle zone rurali hanno un accesso limitato all'istruzione, alla diagnosi precoce del cancro e all'assistenza sanitaria in generale;

H.  considerando che l'esposizione al rischio di povertà comporta l'esclusione sociale e la mancata partecipazione alla vita sociale in termini di accesso all'istruzione, alla giustizia, all'apprendimento permanente, ai servizi di assistenza sanitaria di base, ad alloggi e a un'alimentazione dignitosi, all'acqua e all'energia, nonché in termini di accesso e partecipazione alla cultura e all'informazione, allo sport e ai trasporti pubblici; che investire in politiche di sostegno a favore delle donne migliora anche le condizioni di vita delle loro famiglie, in particolare dei loro figli;

I.  considerando che soltanto l'11 % delle madri in Europa vuole lavorare a tempo pieno e che il 63 % delle donne europee vorrebbe poter lavorare con orari flessibili per conciliare le responsabilità professionali e familiari(18);

J.  considerando che il divario retributivo di genere si attesta al 16,3 % e che le forme atipiche e precarie di contratti di lavoro (contratti a zero ore, lavoro temporaneo, lavoro interinale, lavoro a tempo parziale) interessano più le donne che gli uomini; che i contratti precari espongono maggiormente le donne al rischio di povertà e creano una categoria di "lavoratori poveri";

K.  considerando che molto spesso le donne che intendono avviare un'attività hanno difficoltà di accesso al credito perché gli intermediari finanziari tradizionali sono restii a concedere prestiti, in quanto considerano le donne imprenditrici più esposte al rischio e meno propense a una crescita aziendale e a investimenti remunerativi;

L.  considerando che le donne sono spesso impiegate come collaboratrici domestiche, in molti casi al di fuori del diritto del lavoro nazionale; che soprattutto le donne prive di documenti corrono il rischio di essere forzate a lavorare e di essere sfruttate in questo settore;

M.  considerando che le donne assumono più spesso degli uomini la responsabilità della cura di familiari anziani, malati o non autosufficienti e dei figli e interrompono la loro attività professionale più frequentemente, il che comporta una minore partecipazione al mercato del lavoro e lunghi periodi di inattività; che la creazione di servizi sociali e di infrastrutture di elevata qualità e a prezzi accessibili per l'educazione e la cura della prima infanzia e per la cura di altre persone a carico come gli anziani riduce il rischio di impoverimento; che pochi Stati membri hanno raggiunto o superato gli obiettivi di Barcellona, che devono essere considerati essenziali per raggiungere un'equa condivisione delle responsabilità di cura;

N.  considerando che, vista la dimensione intergenerazionale della povertà, è fondamentale affrontare la situazione delle donne e delle ragazze che sono esposte all'esclusione sociale e alla povertà per contrastare la femminilizzazione della povertà;

O.  considerando che nell'intera UE-27 il 34 % delle madri sole in età attiva è a rischio di povertà rispetto al 17 % delle altre famiglie in età attiva con figli;

P.  considerando che il divario pensionistico raggiunge in media il 39 % a causa degli squilibri creati dalle persistenti disuguaglianze tra uomini e donne in termini salariali e di accesso all'occupazione, della discriminazione e del divario retributivo tra uomini e donne nel mercato del lavoro; che il divario pensionistico costituisce un ostacolo all'indipendenza economica delle donne ed è uno dei motivi per i quali le donne in età avanzata si ritrovano al di sotto della soglia di povertà; che sono necessarie misure per garantire la parità di accesso a schemi pensionistici dignitosi per le donne; che il divario pensionistico è diminuito negli anni 2006-2012 nei paesi in cui è stata attuata la direttiva 2006/54/CE(19);

Q.  considerando che l'aumento del rischio di povertà è strettamente legato ai tagli di bilancio riguardanti l'istruzione, i regimi di previdenza sociale e i servizi di assistenza; che le donne e i bambini sono stati più duramente colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità adottate in numerosi paesi europei;

R.  considerando che le donne rappresentano una forza fondamentale per lo sviluppo economico e sociale e che un'istruzione di qualità è una delle strategie più efficaci per avere successo nel mercato del lavoro e per spezzare il circolo della povertà; che l'ingente onere finanziario dell'istruzione non gratuita, visti i relativi costi diretti e indiretti, costituisce un importante ostacolo che impedisce alle persone che vivono in condizioni di povertà di acquisire maggiori qualifiche; che le ragazze ottengono migliori risultati scolastici rispetto ai ragazzi, ma spesso incontrano maggiori difficoltà oppure subiscono pressioni familiari o di altro tipo che impediscono loro di tradurre i successi scolastici nella realizzazione professionale;

S.  considerando che il bullismo ha profondi effetti sui risultati educativi e ha conseguenze psicologiche e sul rendimento differenti sui ragazzi e sulle ragazze;

T.  considerando che gli stereotipi ampiamente veicolati dalla società sono radicati nel patriarcato e relegano la donna a un ruolo subordinato nella società, contribuendo alla femminilizzazione della povertà; che tali stereotipi si sviluppano sin dall'infanzia e si riflettono nella scelta dei percorsi di istruzione e di formazione fino ad arrivare al mercato del lavoro; che le donne sono ancora troppo spesso confinate a funzioni "femminili", per le quali non sono ancora adeguatamente retribuite, e continuano ad essere sottorappresentate in settori come la matematica, le scienze, l'imprenditoria, l'informatica e l'ingegneria, come pure nelle posizioni di responsabilità; che tali stereotipi, assieme al fatto che i settori a predominanza maschile costituiscono la norma per la fissazione delle retribuzioni, causano una discriminazione basata sul genere;

U.  considerando che esistono lacune nella definizione del concetto di "nucleo familiare" dal punto di vista della raccolta dei dati, in quanto si presume che tutti i membri della famiglia percepiscano lo stesso reddito e distribuiscano le risorse in modo equo; che nel considerare le disparità di reddito raramente vengono utilizzati parametri diversi dal "nucleo familiare"; che il concetto di "nucleo familiare" non consente al processo di definizione delle politiche di tener conto della situazione delle donne in termini di reddito o di obblighi fiscali;

V.  considerando che la strategia Europa 2020, volta a trasformare l'Unione in un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva, comporta obiettivi ambiziosi, quali un tasso di occupazione del 75% e la riduzione di almeno 20 milioni del numero di persone colpite o minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale entro il 2020; considerando che i target di Europa 2020 prevedono una riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10 %;

W.  considerando che uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 è di garantire che il 40% dei 30-34enni ricevano un'istruzione universitaria, rispetto all'attuale media del 37,9%; che la media delle donne ha superato il 42,3%, contro il 33,6% della media degli uomini;

X.  considerando che l'obiettivo di lotta alla povertà fissato dalla strategia Europa 2020, che figura tra i cinque obiettivi misurabili, esige un nuovo impulso politico significativo; che tali obiettivi non possono essere conseguiti se la politica di lotta alla povertà non include una forte dimensione di genere, con l'adozione di politiche nazionali intese a tutelare le donne, in particolare, dal rischio di povertà;

Y.  considerando che la povertà e l'esclusione sociale nonché la dipendenza economica delle donne possono essere fattori aggravanti per le vittime della violenza contro le donne, e viceversa, dal momento che la violenza ha ripercussioni sulla salute delle donne e spesso causa la perdita del posto di lavoro e dell'alloggio, nonché l'esclusione sociale e la povertà; che ciò comporta una vulnerabilità sproporzionata nei confronti della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale; che, inoltre, molte donne che subiscono questa forma di violenza continuano a vivere con il loro aggressore perché dipendono economicamente da quest'ultimo;

Z.  considerando che la parità di genere è uno strumento per lottare contro la povertà delle donne, in quanto ha un impatto positivo sulla produttività e sulla crescita economica e aumenta la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, generando numerosi benefici sociali ed economici;

Povertà ed equilibrio tra vita professionale e vita privata

1.  sottolinea il ruolo cruciale dei servizi pubblici di alta qualità nel quadro della lotta alla povertà, in particolare la povertà femminile, poiché le donne dipendono maggiormente da tali servizi;

2.  sottolinea che gli uomini devono essere incentivati a promuovere la parità di genere in tutti i settori e a tutti i livelli del mercato del lavoro e devono impegnarsi in tal senso;

3.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero considerare prioritaria la conciliazione tra vita privata e vita professionale introducendo modalità di lavoro a misura di famiglia, ad esempio orari lavorativi adattabili e la possibilità di avvalersi del telelavoro; osserva che la mancanza di servizi di assistenza di elevata qualità e a prezzi accessibili destinati ai bambini, alle persone a carico e agli anziani, nello specifico asili nido, asili e strutture di assistenza a lungo termine, contribuisce all'esclusione sociale nonché al divario occupazionale, retributivo e pensionistico di genere; sottolinea che la parità di accesso all'istruzione gratuita e di elevata qualità e a servizi di assistenza a prezzi accessibili per la prima infanzia, così come all'istruzione formale, informale e non formale e a servizi di sostegno alle famiglie è fondamentale per incentivare le donne a entrare e a rimanere nel mercato del lavoro, per garantire pari opportunità e per spezzare il ciclo della povertà, aiutando in tal modo le donne ad acquisire l'autonomia e le qualifiche necessarie a ottenere un impiego;

4.  deplora con forza le politiche di austerità attualmente condotte dall'UE che, unitamente alla crisi economica, contribuiscono ad aumentare il tasso di povertà, in particolare tra le donne;

5.  invita gli Stati membri e la Commissione a sviluppare e utilizzare gli strumenti politici e finanziari disponibili, fra cui il pacchetto di investimenti sociali, al fine di conseguire gli obiettivi di Barcellona; chiede, in tale contesto, che il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) vengano ottimizzati affinché sia data priorità, nell'utilizzo degli investimenti sociali e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), alla creazione di infrastrutture pubbliche e private di accoglienza e assistenza di bambini e di altre persone a carico, e affinché il meccanismo di flessibilità introdotto nell'ambito del patto di stabilità e crescita sia impiegato per finanziare attività di educazione e cura della prima infanzia; propone che la Commissione assegni risorse ad hoc, attraverso un meccanismo di cofinanziamento, per promuovere misure di incentivazione in aree specifiche che presentano una carenza di strutture di educazione e cura della prima infanzia e dove il tasso di occupazione delle donne è estremamente basso;

6.  chiede agli Stati membri di attuare politiche che tutelino, valorizzino e promuovano servizi pubblici gratuiti e di alta qualità, in particolare nei settori della sanità, dell'istruzione, della sicurezza sociale e della giustizia; sottolinea che per i servizi pubblici è fondamentale poter disporre delle risorse finanziarie e umane necessarie al conseguimento dei loro obiettivi;

7.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare i necessari provvedimenti per promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata, al fine di consentire alle donne, in particolare quelle più esposte al rischio di povertà, di proseguire la loro carriera a tempo pieno o, se lo preferiscono, di avere accesso al lavoro a tempo parziale e ad altre forme di lavoro con orari flessibili;

8.  invita la Commissione, in stretto coordinamento con gli Stati membri, ad avviare un'iniziativa legislativa globale e completa per soddisfare le esigenze delle madri e dei padri rispetto ai vari tipi di congedo, ad esempio il congedo di maternità, il congedo di paternità, il congedo parentale e il congedo per i prestatori di assistenza, soprattutto per aiutare gli uomini a svolgere un ruolo paterno attivo, consentendo una più equa distribuzione delle responsabilità familiari e rendendo quindi possibile la pari partecipazione delle donne al mercato del lavoro, fattore che a sua volta rafforza la loro indipendenza economica; è consapevole del fatto che alcuni Stati membri hanno già approvato leggi in materia che vanno oltre quanto disposto dal diritto dell'Unione; invita gli Stati membri a prevedere una legislazione finalizzata a proteggere o a rafforzare i diritti di maternità e paternità e i diritti genitoriali; sottolinea che nel 2010 solo il 2,7 % di quanti si sono avvalsi del loro diritto al congedo parentale erano uomini, il che mette in evidenza la necessità di misure concrete onde garantire che il diritto a un congedo parentale individuale e non trasferibile venga concesso nella misura più generosa possibile;

9.  ribadisce il proprio disappunto per il ritiro della direttiva sul congedo di maternità dopo anni di sforzi volti a sbloccare la situazione di stallo e garantire quindi una migliore protezione dei cittadini europei; invita la Commissione a presentare una nuova proposta e a rispettare la posizione del Parlamento a favore di un prolungamento da 14 a 20 settimane del congedo di maternità minimo attualmente garantito con piena retribuzione e del diritto inderogabile al congedo di paternità retribuito; ritiene che sia necessario adottare misure specifiche in tutti gli Stati membri per una migliore conciliazione della vita professionale e della vita privata delle donne; esorta la Commissione a includere nel semestre europeo sia una più forte dimensione sociale sia obiettivi di uguaglianza di genere sul luogo di lavoro;

10.  accoglie con favore la proposta di introdurre congedi per i prestatori di assistenza, come previsto dalla tabella di marcia della Commissione su un nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano;

11.  sollecita un'evoluzione verso l'individualizzazione dei diritti in materia di politica di equità sociale;

Povertà e lavoro

12.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche che promuovano l'occupazione delle donne e l'integrazione nel mercato del lavoro di categorie di donne socialmente emarginate, alla luce degli obiettivi della strategia Europa 2020, nonché a rafforzare e migliorare l'istruzione e a intensificare gli investimenti in campagne formative e informative, garantendo il carattere preminente delle qualifiche nella successiva integrazione delle donne nel mercato del lavoro e ponendo l'accento sull'apprendimento permanente, che permette alle donne di acquisire le competenze necessarie ad accedere a impieghi di elevata qualità e di riqualificarsi in un mercato del lavoro in costante evoluzione; invita a promuovere maggiormente le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche presso le ragazze al fine di contrastare tempestivamente gli stereotipi esistenti nel settore dell'istruzione e combattere il divario a lungo termine in campo occupazionale e retributivo; chiede lo sviluppo di servizi pubblici di assistenza accessibili e di elevata qualità, orari lavorativi adattabili ma non precari a beneficio sia delle donne che degli uomini e misure per combattere la segregazione occupazionale e settoriale tra uomini e donne, anche nel mondo imprenditoriale e nei posti di responsabilità;

13.  sottolinea che l'accesso al credito, alla consulenza e ai servizi finanziari è fondamentale per rendere autonome e responsabili le donne esposte all'esclusione sociale nell'imprenditoria e per incrementare la loro presenza nel settore; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure efficaci affinché le donne che desiderano avviare una propria attività o progetti di investimento possano accedere più facilmente ai finanziamenti, a promuovere l'imprenditoria femminile in quanto contribuisce allo sviluppo economico e sociale globale, ad agevolare l'accesso al credito, anche mediante strumenti di microcredito, in particolare per le donne vulnerabili esposte a molteplici discriminazioni, e a sviluppare ed estendere programmi di lavoro autonomo secondo modalità non precarie; sottolinea l'importanza che rivestono in tale contesto la condivisione e la promozione delle migliori pratiche, il tutoraggio, i modelli femminili e altre forme di sostegno alle donne disoccupate;

14.  evidenzia l'importanza fondamentale di: rivedere le politiche macroeconomiche, sociali e del mercato del lavoro, allineandole alle politiche in materia di parità di genere con l'obiettivo di garantire la giustizia economica e sociale per le donne; ripensare i criteri utilizzati per determinare il tasso di povertà e sviluppare strategie intese a promuovere un'equa suddivisione della ricchezza; garantire un reddito minimo e retribuzioni e pensioni dignitose nonché creare maggiore occupazione femminile di alta qualità garantendo i relativi diritti; consentire a donne e ragazze di beneficiare di servizi pubblici di elevata qualità, anche riducendo il divario di genere per quanto concerne il miglioramento dei servizi di protezione sociale;

15.  osserva che i posti di lavoro occupati dalle donne sono più frequentemente caratterizzati da precarietà, scarsa retribuzione e contratti di lavoro atipici; rileva che un altro aspetto della precarietà del lavoro è l'entità del lavoro a tempo parziale non volontario, che contribuisce ad accrescere il rischio di povertà e che è aumentato dal 16,7 % al 19,6 % dell'occupazione totale; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere il lavoro non dichiarato e quello precario, come pure l'abuso dei contratti atipici, tra cui i contratti a zero ore in alcuni Stati membri; mette in evidenza l'elevato tasso di lavoro femminile non dichiarato, che incide negativamente sul reddito nonché sulla copertura e sulla tutela previdenziali delle donne e si ripercuote sfavorevolmente sul PIL dell'UE; esorta gli Stati membri a valutare la possibilità di attuare le raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) destinate a ridurre la portata del lavoro precario(20), tra cui figurano, ad esempio, l'analisi e la limitazione dei casi in cui poter utilizzare contratti precari così come la riduzione della durata massima dei contratti precari successivi, al termine della quale i lavoratori dovrebbero avere la possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato;

16.  invita gli Stati membri a vigilare sui diritti delle donne lavoratrici, che svolgono sempre più spesso lavori a basso costo e sono vittime di discriminazioni;

17.  evidenzia che esistono nuove categorie di donne in povertà, costituite da giovani libere professioniste, soprattutto negli Stati membri le cui politiche fiscali non tengono conto delle difficoltà incontrate da tali categorie, e condannano pertanto una vasta fetta di giovani laureate a una vita lavorativa precaria e a un reddito che raramente riesce a superare la soglia di povertà (nuovi poveri);

18.  rinnova il suo appello alla Commissione affinché proceda alla revisione della legislazione esistente per colmare il divario retributivo e ridurre il divario pensionistico tra uomini e donne; rileva che le misure volte ad aumentare la trasparenza salariale sono indispensabili per colmare il divario retributivo di genere e invita gli Stati membri ad attuare la raccomandazione della Commissione del 7 marzo 2014 sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza, anche mediante l'inversione dell'onere della prova nel contesto della lotta alla discriminazione di genere sul luogo di lavoro;

19.  invita la Commissione a condurre uno studio sul modo in cui le procedure correlate al riconoscimento ufficiale di un cambiamento di sesso, o l'assenza di tali procedure, influenzano la situazione delle persone transgender nel mercato del lavoro, in particolare in termini di accesso all'occupazione, di livello di retribuzione, di evoluzione professionale e di pensioni;

20.  ritiene urgente elaborare una definizione di "lavoro di pari valore" a livello di UE, tenendo conto della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, per assicurare che siano presi in considerazione fattori quali le condizioni di lavoro, le responsabilità attribuite ai lavoratori e i requisiti fisici o mentali del lavoro svolto; ritiene urgente affrontare la questione della parità di retribuzione per un "lavoro di pari valore" nell'ambito di diversi settori, in modo da poter adottare un'interpretazione più ampia che abbracci le differenze retributive tra professioni che a prima vista potrebbero non apparire raffrontabili, ad esempio quelle del settore infermieristico rispetto a quelle del settore manifatturiero;

21.  osserva con preoccupazione che le donne ricevono spesso pensioni appena al di sopra del livello minimo di sussistenza a causa di vari fattori quali l'interruzione o la cessazione dell'attività professionale per dedicarsi alla famiglia, la prevalenza di contratti a tempo parziale nel corso dell'intera vita lavorativa, o per aver lavorato nell'azienda del coniuge, principalmente nei settori del commercio e dell'agricoltura, senza percepire un salario né essere affiliate a un sistema previdenziale;

22.  si compiace che la Commissione ritenga che "la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore" sia una delle principali aree di azione della sua nuova strategia per la parità di genere; deplora tuttavia che la Commissione si sia limitata a pubblicare solo un documento di lavoro, riducendo la propria strategia per la parità di genere a un semplice documento interno; invita pertanto la Commissione ad adottare una comunicazione per una "Nuova strategia per la parità di genere e i diritti delle donne dopo il 2015", in modo che gli obiettivi e le politiche inclusi possano essere effettivamente realizzati;

23.  chiede agli Stati membri di garantire che chiunque abbia sospeso temporaneamente la propria attività professionale per dedicarsi all'educazione dei figli o prestare assistenza a persone anziane possa essere reinserito nel mercato del lavoro e reintegrato nella medesima posizione con lo stesso inquadramento;

24.  invita la Commissione a realizzare una valutazione d'impatto sui regimi di reddito minimo nell'UE e a esaminare ulteriori provvedimenti che tengano conto della situazione economica e sociale di ciascuno Stato membro nonché una valutazione per stabilire se tali regimi consentano alle famiglie di soddisfare le esigenze personali primarie; invita la Commissione a valutare, su tale base, le modalità e i mezzi per la concessione di un reddito minimo adeguato al di sopra della soglia di povertà pari al 60% del reddito medio nazionale in tutti gli Stati membri, in linea con le pratiche e le tradizioni nazionali, rispettando nel contempo le caratteristiche dei singoli Stati membri al fine di sostenere la convergenza sociale in tutta l'UE; esorta nuovamente gli Stati membri a introdurre una pensione minima nazionale che non può essere inferiore alla soglia di rischio di povertà;

25.  constata che le donne in pensione costituiscono il gruppo maggiormente vulnerabile e che in molti casi esse vivono in povertà o sono a rischio di povertà; invita gli Stati membri a considerare la riduzione del divario pensionistico di genere come un obiettivo economico; invita gli Stati membri a riformare i regimi pensionistici allo scopo di garantire costantemente pensioni adeguate per tutti e di colmare in tal modo il divario pensionistico; ritiene che tra gli strumenti per combattere il divario pensionistico figurino sia l'adeguamento dei regimi pensionistici per garantire la parità di genere sia l'adattamento dell'istruzione, della pianificazione della carriera, dei sistemi di congedo parentale e di altri servizi di sostegno alla genitorialità; invita gli Stati membri a valutare la possibilità di ripartizione dei diritti a pensione in caso di divorzio e separazione legale, in linea con il principio di sussidiarietà; osserva che i regimi pensionistici di vecchiaia professionali sono gestiti sempre più frequentemente secondo principi assicurativi e che ciò potrebbe generare numerose lacune in termini di protezione sociale(21); sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiaramente stabilito che i regimi pensionistici professionali devono essere considerati una forma di retribuzione e che pertanto anch'essi sono soggetti al principio della parità di trattamento;

Povertà: raccomandazioni generali

26.  osserva che, rispetto alle popolazioni più agiate, le persone che vivono in povertà devono spesso pagare un costo unitario superiore per gli stessi beni e servizi che sono indispensabili alla loro sopravvivenza economica e sociale, soprattutto per quanto riguarda le telecomunicazioni, l'energia e l'acqua; invita gli Stati membri a lavorare a stretto contatto con i fornitori e gli operatori per sviluppare meccanismi di aiuto e di tariffazione sociale a favore delle persone più indigenti, in particolare per quanto riguarda la fornitura di acqua ed energia, al fine di eliminare la povertà energetica delle famiglie;

27.  invita la Commissione europea ad astenersi dal raccomandare riorganizzazioni e tagli nella pubblica amministrazione degli Stati membri, dal promuovere una maggiore flessibilità dei rapporti di lavoro o la privatizzazione di servizi pubblici, che sinora hanno inequivocabilmente condotto all'indebolimento dei diritti sociali dei lavoratori, con implicazioni più gravi per le donne;

28.  ribadisce il ruolo dell'istruzione nella lotta contro gli stereotipi di genere, nell'assunzione di autonomia e responsabilità da parte di donne e ragazze nella società, nell'economia, nella cultura e nella politica nonché nelle carriere scientifiche, così come nell'interruzione del ciclo della povertà tramite l'inclusione delle donne nei settori in cui esse sono sottorappresentate, come la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e l'imprenditoria, e invita la Commissione a includere obiettivi di formazione professionale per le donne nelle raccomandazioni specifiche per paese; pone l'accento sul ruolo dell'istruzione non formale; invita gli Stati membri a far sì che gli investimenti nell'istruzione di donne e ragazze volti a valorizzarne il potenziale diventino parte integrante dell'economia e dei piani di risanamento; incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per assistere le ragazze nel passaggio dall'istruzione formale al mercato del lavoro; sottolinea la necessità che tutti gli istituti d'istruzione insegnino i valori democratici onde promuovere la tolleranza, la cittadinanza attiva, la responsabilità sociale e il rispetto per le differenze di genere, per le minoranze e per i gruppi etnici e religiosi; sottolinea l'importanza dell'educazione motoria e sportiva per superare pregiudizi e stereotipi, così come le sue potenzialità per contribuire a riportare sulla retta via i giovani socialmente vulnerabili;

29.  teme che le donne con figli vengano discriminate sul posto di lavoro in quanto madri, e non perché le loro prestazioni lavorative siano inferiori a quelle dei loro colleghi; esorta gli Stati membri a promuovere attivamente un'immagine positiva delle madri in quanto lavoratrici e a contrastare il fenomeno dell'"handicap della maternità" che è stato identificato da vari studi;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri a far sì che i Fondi strutturali e di investimento, in particolare il FSE e il FEIS, siano impiegati per migliorare l'istruzione e la formazione, al fine di facilitare l'accesso al mercato del lavoro e combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale delle donne; sottolinea che la quota del 20 % del FSE destinata alle misure di inclusione sociale e ai progetti di innovazione sociale potrebbe essere utilizzata in modo più attivo per sostenere iniziative quali piccoli progetti su scala locale che consentano alle donne in situazione di povertà ed esclusione sociale di rendersi autonome; esorta gli Stati membri a organizzare un numero maggiore di campagne informative sulle opportunità di partecipazione a progetti finanziati dall'UE;

31.  chiede meccanismi di finanziamento che incoraggino il conseguimento di una rappresentanza equilibrata in settori in cui si registra uno squilibrio di genere e sottolinea la necessità di dati disaggregati per genere, al fine di comprendere meglio la situazione relativa alle ragazze, ai ragazzi, agli uomini e alle donne, e poter così fornire risposte più efficaci agli squilibri; chiede alla Commissione di presentare dati disaggregati per genere ed età della partecipazione ai programmi di mobilità europea a fini educativi, come Erasmus+, Europa Creativa ed Europa per i cittadini;

32.  ricorda in particolare il diritto dei minori migranti e rifugiati, bambini e bambine, di accedere all'istruzione, poiché ciò costituisce una delle priorità delle società europee; sottolinea pertanto che è opportuno adottare misure urgenti nel campo dell'istruzione dei migranti, sia a livello di Unione europea che a livello nazionale, alla luce della persistente crisi migratoria; pone l'accento sul fatto che l'istruzione è fondamentale per l'integrazione e l'occupabilità e che l'eventuale incapacità dei sistemi di istruzione nazionali di rispondere a tale sfida potrebbe causare un'ulteriore segregazione culturale e aggravare le divisioni sociali; evidenzia che l'accesso all'istruzione, sia nei campi profughi che nelle città di arrivo, con standard di qualità, mediazione linguistica e assistenza psicologica, non deve essere ostacolato da questioni burocratico-amministrative legate al riconoscimento dello status di rifugiato;

33.  sottolinea il contributo delle associazioni di volontariato e del terzo settore in questo ambito ed esorta gli Stati membri a supportarne le attività; ricorda l'elevato livello di coinvolgimento delle donne nel settore del volontariato in ambito educativo e in altre attività, come pure nel sostenere e rafforzare le opportunità educative, ad esempio a favore dei bambini rifugiati e disagiati;

34.  evidenzia che gli effetti della povertà e dell'esclusione sociale sui bambini possono durare tutta la vita e causare la trasmissione intergenerazionale della povertà; sottolinea che in tutti gli Stati membri il rischio di povertà e di esclusione sociale tra i bambini è fortemente correlato al livello di istruzione dei loro genitori, in particolare a quello delle madri, alla situazione dei genitori sul mercato del lavoro, alla loro situazione sociale nonché agli strumenti di sostegno alle famiglie forniti dagli Stati membri; raccomanda agli Stati membri di garantire a tutti i giovani l’accesso all’istruzione pubblica, gratuita e di qualità, per tutte le età, inclusa la prima infanzia; sottolinea il ruolo dell'orientamento pedagogico dei bambini al fine di aiutarli a realizzare appieno le proprie potenzialità; insiste sulla necessità di sostenere con programmi mirati il proseguimento degli studi delle madri adolescenti, il cui abbandono scolastico precoce costituisce un primo passo verso la povertà; sottolinea la necessità di stabilire una serie completa di misure di lotta contro la povertà infantile e per la promozione del benessere dei minori basate su tre pilastri, vale a dire: l'accesso ad adeguate risorse e la conciliazione tra vita privata e vita professionale; l'accesso a servizi di buona qualità; la partecipazione dei bambini alle decisioni che li riguardano e ad attività culturali, ricreative e sportive; ribadisce che è necessario garantire un facile accesso alle informazioni, su base paritaria, soprattutto per quanto riguarda la previdenza sociale, l'istruzione degli adulti, l'assistenza sanitaria e il sostegno economico disponibile;

35.  sottolinea che il mancato riconoscimento delle famiglie LGBTI da parte di molti Stati membri si traduce in redditi più bassi e a un costo della vita più elevato per le persone LGBTI, aumentando quindi il rischio di povertà e di esclusione sociale; ritiene che la parità di trattamento sia uno strumento essenziale per combattere la povertà derivante dall'emarginazione e discriminazione delle minoranze sessuali e di genere; invita a questo proposito il Consiglio ad adottare la proposta di direttiva del 2008 recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente da religione o convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale; chiede inoltre che ogni futura rifusione delle direttive sulla parità di genere includa esplicitamente il divieto di discriminazione sulla base dell'identità di genere; è tuttora preoccupato per la scarsa consapevolezza dell'esistenza di organismi e organizzazioni che offrono assistenza alle vittime di discriminazione; invita, a tale riguardo, la Commissione a monitorare strettamente l'efficacia degli organismi e delle procedure nazionali di denuncia;

36.  chiede che la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego sia pienamente attuata e sia sottoposta a revisione con il requisito per le aziende di elaborare misure o piani sulla parità di genere che comprendano azioni sulla desegregazione e lo sviluppo di sistemi retributivi e misure a sostegno della carriera delle donne;

37.  ribadisce l'importanza dell'educazione finanziaria ed economica in giovane età, in quanto ha dimostrato di migliorare il modo in cui verranno prese decisioni di carattere economico nelle fasi successive della vita, comprese le decisioni in tema di gestione delle spese e dei redditi; raccomanda lo scambio di migliori pratiche e la promozione di programmi educativi rivolti alle donne e alle ragazze appartenenti a gruppi vulnerabili e a comunità emarginate esposte a povertà ed esclusione sociale;

38.  rileva che l'assenza del reddito di un partner può contribuire sostanzialmente alla povertà e all'esclusione sociale delle donne; rileva la situazione spesso precaria delle vedove e delle divorziate nonché delle madri sole alle quali il magistrato ha assegnato i figli, per le quali è necessario definire un adeguato assegno alimentare; constata che il mancato versamento degli alimenti può far precipitare nella povertà le madri sole; sottolinea che il fatto che le donne divorziate tendono a essere vittime di discriminazioni e della povertà dimostra come le donne non siano ancora pienamente indipendenti sul piano economico, il che evidenzia quindi la necessità di adottare ulteriori misure nel settore del mercato del lavoro e di colmare il divario retributivo di genere;

39.  sottolinea che le politiche fiscali hanno una dimensione di genere; invita quindi la Commissione a promuovere le migliori pratiche nelle politiche fiscali che tengano conto dell'impatto di genere e promuovano l'uguaglianza di genere, in particolare per quanto la tassazione gravante sul reddito familiare che, in alcuni casi, può assoggettare le persone con redditi più bassi ad aliquote fiscali più elevate, anche in materia di IVA, e introducendo inoltre un'aliquota IVA ridotta sugli articoli essenziali per le donne, come gli assorbenti;

40.  sottolinea che la raccolta di dati relativi alle spese e ai redditi dei nuclei familiari deve essere integrata da dati individualizzati, al fine di contabilizzare le disuguaglianze di genere all'interno delle famiglie;

41.  insiste sul fatto che la politica macroeconomica deve essere compatibile con la politica di equità sociale e deve includere una forte prospettiva di genere; ribadisce che le istituzioni finanziarie come la BCE e le banche centrali nazionali devono tener conto delle ripercussioni sociali, comprese quelle sulla disparità di genere, nella modellizzazione e nelle decisioni inerenti alle politiche monetarie macroeconomiche o ai servizi finanziari;

42.  ribadisce il proprio appoggio all'iniziativa volta a definire un bilancio orientativo di riferimento, e invita la Commissione a redigerlo includendovi considerazioni legate alla dimensione di genere, senza dimenticare le diseguaglianze di genere che esistono all'interno dei nuclei familiari;

43.  ribadisce la necessità di effettuare ricerche sulla condizione delle donne senza fissa dimora e le relative cause e motivazioni, poiché i dati attuali non forniscono un'immagine adeguata del fenomeno; osserva che, fra gli elementi specifici al genere che dovrebbero essere presi in considerazione, figurano la dipendenza economica basata sul genere, la temporaneità dell'alloggio e la rinuncia a servirsi dei servizi sociali;

44.  evidenzia che la violenza contro le donne continua ad essere un problema significativo nell'UE che incide sulle vittime e che è necessario coinvolgere i responsabili nelle misure per combattere la violenza contro le donne, indipendentemente dall'età, dall'istruzione, dal livello di reddito o dalla posizione sociale, e che l'impatto sui rischi di emarginazione, sulla povertà e sull'esclusione sociale è in costante aumento; fa presente che l'indipendenza economica delle donne svolge un ruolo centrale nella loro capacità di sottrarsi a situazioni di violenza basate sul genere adottando misure proattive; invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad assicurarsi che i regimi di protezione sociale garantiscano i diritti sociali delle donne vittime di violenza in qualsiasi forma, sia essa violenza domestica, traffico o prostituzione, e ad adottare misure destinate a favorirne il reinserimento nel mercato del lavoro, anche mediante strumenti quali il FSE; sottolinea la necessità di aumentare la disponibilità di informazioni sui servizi legali per le vittime di violenza;

45.  sottolinea la necessità di combattere con determinazione la violenza domestica, in particolare nei confronti delle donne; rileva che l'indipendenza economica delle donne svolge un ruolo determinante per la loro vita e per la loro capacità di sottrarsi a situazioni di violenza domestica e che le donne che hanno esaurito i congedi retribuiti rischiano di perdere il lavoro e l'indipendenza economica; rileva che la recente introduzione di congedi in caso di violenza domestica in Australia e negli Stati Uniti ha dato a numerosi lavoratori la possibilità di mantenere il posto affrontando nel contempo le conseguenze della violenza domestica, ad esempio tramite permessi per assentarsi in caso di visite mediche, udienze in tribunale e altri procedimenti da seguire in tali situazioni; invita la Commissione e gli Stati membri ad analizzare la fattibilità e l'eventuale esito dell'introduzione di un sistema di congedo speciale retribuito destinato alle vittime di violenza domestica e a chi vi sopravvive, qualora la mancanza di un congedo retribuito impedisca alle vittime di essere in grado di salvaguardare il proprio posto di lavoro, rispettando comunque la privacy; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto misure supplementari volte a sensibilizzare la popolazione in merito al problema della violenza domestica nonché a fornire aiuto alle vittime di tale violenza, a promuovere una conoscenza più approfondita e la difesa più efficace dei loro diritti e a tutelare la loro indipendenza economica;

46.  ribadisce il suo invito all'Unione europea e a tutti i suoi Stati membri a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e chiede un'iniziativa urgente volta a stabilire una direttiva europea sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne; invita ancora una volta la Commissione a presentare una strategia europea contro la violenza di genere e a istituire un Anno europeo di lotta contro la violenza di genere e ad adottare ulteriori misure legislative volte a definire la violenza basata sul genere come un vero e proprio atto criminale strettamente collegato ai reati di odio;

47.  ritiene che occorra intervenire in modo proattivo per superare la violenza contro le donne, concentrando l'attenzione sulle norme che esaltano la violenza; sottolinea che gli stereotipi e le strutture che costituiscono le fondamenta della violenza maschile contro le donne devono essere combattuti con misure proattive, attraverso campagne e una formazione permanente sul problema delle culture maschiliste a livello nazionale;

48.  ricorda che le nuove tecnologie devono essere considerate come uno strumento fondamentale per la creazione di nuovi posti di lavoro e come una occasione per far uscire le donne dalla povertà;

49.  incoraggia la collaborazione degli Stati membri con le autorità regionali e locali per contribuire al miglioramento della qualità della vita delle donne nelle zone rurali, al fine di ridurre il rischio di povertà, istituendo nel contempo programmi di formazione di qualità volti a emancipare le donne nelle aree rurali e garantendo condizioni occupazionali di qualità e redditi decorosi a questa categoria; incoraggia gli Stati membri a predisporre infrastrutture comunali, sociali e pubbliche di qualità nelle zone rurali, al fine di migliorare le condizioni generali di vita nelle campagne;

50.  ritiene che vari aspetti della povertà, in particolare delle donne, siano tuttora sottovalutati, in particolare il mancato accesso delle donne alla cultura e alla partecipazione sociale, per cui invita gli Stati membri a fornire il sostegno necessario per garantire a tutte le donne il diritto alla cultura, allo sport e al tempo libero, prestando particolare attenzione alle donne in situazioni di povertà, alle donne con disabilità e alle donne migranti; ritiene che gli attuali indicatori di grave deprivazione materiale escludano i fattori di accesso alla cultura e all'integrazione sociale e forniscano quindi un quadro incompleto della povertà; chiede che siano elaborati altri indicatori per valutare l'esclusione in termini di partecipazione sociale, culturale e politica, e in particolare la sua influenza sul circolo vizioso della povertà come pure il suo impatto intergenerazionale;

51.  chiede che siano effettuati studi che forniscano nuove statistiche sul tema da utilizzare per creare una banca dati estesa, completa ed affidabile;

52.  constata che le donne disabili sono spesso discriminate sia nell'ambiente familiare che in quello educativo, che le loro possibilità occupazionali sono ridotte e i benefici sociali che ricevono non sono sufficienti per evitare il rischio di cadere nella povertà; sottolinea, a questo proposito, che gli Stati membri e le autorità regionali e locali dovrebbero concedere alle donne con disabilità l'assistenza specializzata di cui hanno bisogno per esercitare i loro diritti, e dovrebbero proporre azioni volte a favorirne l'integrazione nel mercato del lavoro mediante iniziative complementari di sostegno, in particolare in materia di istruzione e formazione;

53.  chiede un intervento più ambizioso per combattere la povertà energetica, che colpisce in misura sproporzionata le donne sole e i nuclei familiari monoparentali o con donne capofamiglia; esorta la Commissione e gli Stati membri a elaborare una definizione di povertà energetica che tenga conto degli aspetti di genere del fenomeno e a includerla nella futura rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia; sottolinea l'importante ruolo delle iniziative energetiche a livello di comunità, come le cooperative, per rafforzare la posizione dei consumatori vulnerabili, in particolare delle donne soggette alla povertà, all'esclusione e all'emarginazione sociale; sottolinea che i cambiamenti climatici hanno un forte impatto sulla povertà femminile, dato che le donne sono maggiormente dipendenti dalle risorse naturali e hanno meno risorse per tutelarsi dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici, quali gli effetti sulla salute, la siccità, le calamità naturali o il trasferimento forzato legato ai cambiamenti ambientali; deplora che la prospettiva di genere non sia stata introdotta in modo sistematico nelle politiche climatiche dell'UE e invita le istituzioni dell'Unione a integrare la dimensione di genere in tutte le politiche e nella legislazione dell'UE in materia climatica;

54.  ribadisce il suo invito alla Commissione affinché si adoperi per istituire un Comitato europeo di garanzia per i minori, che garantisca ad ogni bambino europeo a rischio di povertà l'accesso all'assistenza medica gratuita, all'istruzione gratuita, a strutture per l'infanzia gratuite, a un alloggio decoroso e a un'alimentazione adeguata; sottolinea che tale politica deve affrontare la situazione delle donne e delle ragazze, in particolare nelle comunità emarginate e vulnerabili; rileva che l'iniziativa "Garanzia per i giovani" deve includere una prospettiva di genere;

55.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a raccogliere nuove statistiche disaggregate per genere e a introdurre nuovi indicatori in materia di donne e povertà, quale strumento per monitorare l'impatto delle più ampie politiche sociali, economiche e occupazionali sulle donne e la povertà, al fine di sviluppare scambi di buone pratiche in materia di strumenti legislativi e di bilancio destinati alla lotta contro la povertà, prestando soprattutto attenzione ai gruppi particolarmente a rischio di povertà, fra cui le donne migranti, le donne appartenenti a minoranze etniche, le donne sole, le donne anziane, le donne con disabilità e le donne che rimangono a casa per assistere un familiare, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere;

56.  chiede di attuare le raccomandazioni della Commissione e di lavorare in collaborazione con quest'ultima;

57.  evidenzia il ruolo delle imprese sociali nell'emancipazione e nell'inclusione delle donne soggette a povertà, esclusione sociale e molteplici forme di discriminazione;

58.  sottolinea l'importanza che le politiche, i programmi e le azioni dell'UE nell'ambito della cooperazione e dell'aiuto allo sviluppo tengano conto della prospettiva di genere, per riuscire a sviluppare le capacità e l'indipendenza delle donne attraverso l'istruzione e la formazione e combattere la discriminazione di genere e tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, fra cui la tratta e le mutilazioni genitali femminili;

59.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire processi di partecipazione degli attori interessati che promuovano e facilitino la partecipazione diretta delle persone esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale, in particolare le donne e le ragazze, all'elaborazione delle politiche in materia di inserimento sociale a tutti i livelli;

60.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere nel bilancio come strumento volto a garantire che le decisioni in materia di bilancio tengano conto della dimensione di genere e affrontino le differenze in termini di impatto;

61.  invita gli Stati membri, nel quadro della lotta alla povertà, a collaborare con le ONG che operano con successo nelle zone colpite da povertà estrema e che dispongono di competenze preziose nelle comunità locali; invita gli Stati membri a sostenere un'efficace cooperazione a livello locale;

62.  invita gli Stati membri e la Commissione a coinvolgere le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) e la società civile, compresi gli organismi per l'uguaglianza di genere, nella realizzazione della parità di genere, allo scopo di promuovere la parità di trattamento; sottolinea che il dialogo sociale deve includere il monitoraggio e la promozione delle pratiche in materia di parità di genere sul posto di lavoro, comprese modalità di lavoro flessibili volte ad agevolare la conciliazione tra vita professionale e vita privata; sottolinea l'importanza dei contratti collettivi nella lotta alla discriminazione e nella promozione della parità di genere sul lavoro, nonché di altri strumenti quali i codici di condotta, la ricerca o gli scambi di esperienze e buone pratiche nel campo della parità di genere;

63.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

MOTIVAZIONE

Il problema della povertà e dell'esclusione sociale delle donne è oggetto da vari anni di intensa attenzione da parte del Parlamento. Numerose sono le risoluzioni che invitano a combattere le cause e le conseguenze dei vari aspetti della povertà. Occorre però rilevare che, nel 2015, nonostante gli sforzi compiuti, sono stati pochi i progressi conseguiti.

La crisi economica dalla quale sta lentamente uscendo l'Unione ha spinto al rialzo le statistiche del numero di persone, uomini e donne, a rischio di povertà e di esclusione sociale.

Secondo le ultime statistiche disponibili sulla ripartizione tra povertà monetaria e disuguaglianze di reddito nell'UE, il 16,6% della popolazione dell'UE-28 è considerato a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali. Tale rischio è pari al 17,2% per le donne rispetto al 16,1% per gli uomini. Queste cifre nascondono certo numerose disparità tra gli Stati.

Nonostante tutto, le donne restano in media sempre più colpite rispetto agli uomini, tanto più se sono madri sole, pensionate, immigrate o disabili. Esse sono tuttora sovrarappresentate per quanto riguarda il lavoro precario, le interruzioni di carriera, le professioni "women friendly" (assistenza ai malati, lavori di pulizia, ecc.) e i posti di lavoro a tempo parziale, più per necessità di doversi occupare dei familiari che per scelta deliberata.

Il divario di retribuzione rispetto ai loro colleghi maschi e il divario pensionistico, frutto di una carriera frammentata nel tentativo di coniugare vita privata e vita professionale, fanno gravare sulle spalle delle donne in difficoltà finanziarie un pesante onere e un'incertezza quotidiana rispetto alla loro indipendenza economica.

La presente relazione mette in luce le persistenti disparità cui sono esposte le donne. Essa evidenzia gli sforzi che l'Unione e gli Stati membri devono compiere al fine di garantire a tutti, senza distinzione di genere, le stesse possibilità e le stesse opportunità in materia di occupazione, protezione sociale, retribuzione, istruzione, infanzia e cultura. Essa rammenta i mezzi, soprattutto finanziari, di cui già dispongono l'Europa e gli Stati membri per frenare la tendenza all'impoverimento di metà della popolazione.

La lotta contro la povertà delle donne è in effetti una questione di giustizia sociale. Le spese pubbliche sostenute dagli Stati membri per ridurre tale ingiustizia, siano esse dirette o indirette, non devono essere percepite come uno spreco o un semplice costo, ma come un investimento oculato in grado di spezzare il circolo vizioso della povertà.

Tali spese consentono di sollevare i lavoratori dai vincoli degli obblighi famigliari e di sostenere la domanda interna necessaria alla ripresa economica dell'Unione europea.

La lotta contro la povertà delle donne offre inoltre, almeno in parte, un canale per risolvere a lungo termine il problema della povertà dei figli e, quindi, la povertà mondiale.

21.3.2016

PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali(*)

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla povertà: una prospettiva di genere

(2015/2228(INI))

Relatore: Lynn Boylan

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la parità di genere nel mercato del lavoro, conseguita tramite l'aumento del benessere sociale ed economico, giova non solo alle donne, ma anche all'economia e alla società nel suo complesso; che l'obiettivo di garantire l'uguaglianza tra uomini e donne risale al trattato di Roma del 1957;

B.  considerando che i tassi di occupazione delle donne sono solitamente più bassi di quelli degli uomini; che, nel 2014, il tasso di occupazione maschile nell'UE a 28 si è attestato al 70,1 %, a fronte del 59,6 % di quello femminile(22); che, secondo la Commissione, nel 2015 le donne hanno continuato a guadagnare in media il 16 % in meno all'ora rispetto agli uomini per le medesime mansioni; che, a causa del divario retributivo di genere, le donne percepiscono spesso pensioni più basse degli uomini e sono maggiormente esposte al rischio di povertà una volta in pensione; che nell'UE le pensioni delle donne sono in media inferiori del 39 % a quelle degli uomini; che il settore delle TIC in particolare è caratterizzato da una segregazione sia verticale sia orizzontale anche più marcata rispetto a molti altri campi, che la maggioranza (54 %) delle donne nel settore ricopre posizioni scarsamente retribuite e a bassa specializzazione, e che sussiste un palese divario tra le qualifiche professionali delle donne e le posizioni occupate;

C.  considerando che il divario occupazionale e retributivo di genere e il relativo divario pensionistico di genere, così come l'eccessiva presenza femminile nel lavoro precario(23) e a tempo parziale non volontario e il fatto che le donne interrompano la carriera per prendersi cura di figli o altri famigliari contribuiscono a far sì che le donne siano particolarmente colpite o minacciate dalla povertà; che le famiglie monoparentali, in particolare quelle che fanno capo a madri sole, sono esposte a un rischio di povertà o esclusione sociale più elevato (49,8 % rispetto al 25,2 % dei nuclei famigliari medi con figli a carico, sebbene dalle statistiche UE sul reddito e le condizioni di vita emergano differenze rilevanti tra i vari paesi)(24); che la povertà dei genitori è all'origine della povertà dei figli e condiziona pesantemente il futuro di questi ultimi; che accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro può contribuire a ridurre i maggiori rischi di povertà ed esclusione sociale cui sono esposte;

D.  considerando che incoraggiare un maggior numero di donne a entrare e rimanere nel mercato del lavoro può anche concorrere a controbilanciare l'impatto della diminuzione della popolazione in età lavorativa prevista nella maggior parte degli Stati membri dell'UE, aumentando l'offerta di manodopera, e che ciò aiuterebbe a ridurre la pressione sulle finanze pubbliche e sui sistemi di previdenza sociale, a mettere maggiormente a frutto le abilità e le competenze delle donne e a rafforzare il potenziale di crescita e la competitività;

1.  ritiene che gli uomini debbano essere incoraggiati a promuovere la parità di genere in tutti i settori e a tutti i livelli del mercato del lavoro ed essere coinvolti in tale processo;

2.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adoperarsi per combattere ogni forma di discriminazione multipla di genere, a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione e di parità sul mercato del lavoro e nell'accesso all'occupazione e, in particolare, ad adottare misure di protezione sociale affinché le retribuzioni e le prestazioni sociali garantite alle donne, anche in termini di pensioni, siano pari a quelle degli uomini che hanno uguale o simile esperienza e svolgono le stesse mansioni o mansioni di pari valore;

3.  chiede che la direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego sia pienamente attuata e sia sottoposta a revisione con il requisito obbligatorio per le aziende di elaborare misure o piani sulla parità di genere che comprendano azioni sulla desegregazione e lo sviluppo di sistemi retributivi e misure a sostegno della carriera delle donne;

4.  constata che le donne disabili e le donne che rimangono a casa per assistere un familiare sono esposte in modo sproporzionato al rischio di povertà;

5.  sottolinea che tanto la discriminazione esplicita quanto il perdurare in diversi settori e professioni del mercato del lavoro di rappresentazioni stereotipate di mascolinità e femminilità, che sono all'origine delle strutture e dei rapporti di potere iniqui tra donne e uomini e li rafforzano, costituiscono un problema persistente che va affrontato;

6.  sottolinea che la discriminazione nel mercato del lavoro è una delle cause principali della disuguaglianza di genere nella società nel suo complesso e che le pari opportunità nella vita professionale e l'indipendenza economica delle donne sono fondamentali per la parità di genere in altri ambiti; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a proporre misure risolute contro la discriminazione di genere nel mercato del lavoro, considerando vari aspetti come l'assunzione, la retribuzione, le prestazioni sociali e le pensioni; sottolinea inoltre quanto sia importante, nel quadro della lotta alla discriminazione, tenere conto delle forme di discriminazione multiple e intersettoriali che colpiscono le donne disabili, migranti e appartenenti a minoranze etniche, le donne rom, le donne anziane, le madri sole e le persone LGBTIQ;

7.  ritiene che per colmare il divario retributivo di genere siano indispensabili una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, una più grande trasparenza del processo retributivo (compresa una suddivisione dei dati per settore) e l'attuazione delle raccomandazioni della Commissione in materia di trasparenza salariale, descrizioni e classificazione neutrali sotto il profilo del genere delle professioni, inversione dell'onere della prova nel contesto della lotta alla discriminazione di genere sul luogo di lavoro, rispetto del principio delle pari opportunità per uomini e donne e applicazione della pertinente legislazione UE, e che siano altresì necessari il superamento della differenziazione della forza lavoro in base al genere e un forte accento sulle politiche che promuovono la conciliazione tra vita professionale e vita privata;

8.  evidenzia che esiste tuttora un divario di genere in termini di retribuzione e di progressione di carriera per le donne attive nel settore delle TIC; sottolinea che il principio della pari retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo di lavoro, mirante a garantire salari giusti ed equi, è attualmente messo in discussione, benché esso sia uno dei pilastri fondamentali della giustizia sociale nel mercato del lavoro e debba pertanto essere protetto più di ogni altro; ribadisce che non si dovrebbe permettere alle disuguaglianze di mettere radici nell'economia digitale per quanto concerne la parità di retribuzione e la realizzazione in termini di carriera; sottolinea che il rafforzamento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e i relativi investimenti in politiche di inclusione sociale contribuiranno a ridurre il divario retributivo di genere; evidenzia altresì l'importanza delle contrattazioni collettive nell'economia del mercato digitale al fine di tutelare la qualità e la sicurezza dei posti di lavoro nell'era della digitalizzazione;

9.  ritiene che il divario pensionistico di genere, che si attesta al 39 %(25) ed è un fattore determinante del rischio di povertà delle donne nell'UE, debba essere contrastato tramite una vasta gamma di strumenti di ampia portata; rileva che le donne faticano ad accumulare contributi sufficienti nel quadro dei regimi pensionistici sia pubblici sia privati a causa del divario retributivo, del lavoro precario e scarsamente retribuito, dell'assistenza che esse prestano a titolo gratuito e della loro esclusione dal mercato del lavoro per lunghi periodi nel corso della vita; sottolinea l'importanza di combattere la discriminazione indiretta nei regimi pensionistici, non soltanto nell'ambito dei regimi professionali, ma anche per quanto riguarda le prassi dei regimi pensionistici obbligatori; invita gli Stati membri a introdurre "crediti di assistenza" sia per le donne sia per gli uomini sotto forma di periodi equivalenti per maturare diritti pensionistici, onde garantire che quanti interrompono l'attività professionale per assistere a titolo informale e gratuito una persona a carico o un familiare non vengano penalizzati, e che il periodo di assistenza sia incluso nel calcolo dei diritti pensionistici per riflettere il contributo che tali prestatori di assistenza continuano ad apportare alla società; osserva, in tale contesto, che attualmente l'assistenza nell'UE è fornita nella maggior parte dei casi da queste persone che operano in modo informale e non retribuito, ma che sono sottoposte a pressioni sempre maggiori a causa dei cambiamenti demografici e dell'aumento delle esigenze assistenziali, e che il 78 % di quanti prestano assistenza sono donne;

10.  constata che le donne in pensione costituiscono il gruppo maggiormente vulnerabile e che in molti casi esse vivono in povertà o sono a rischio di povertà; invita gli Stati membri a considerare la riduzione del divario pensionistico di genere come un obiettivo economico; invita gli Stati membri a riformare i regimi pensionistici allo scopo di garantire costantemente pensioni adeguate per tutti e di colmare in tal modo il divario pensionistico; ritiene che tra gli strumenti per combattere il divario pensionistico figurino sia l'adeguamento dei regimi pensionistici per garantire la parità di genere sia l'adattamento dell'istruzione, della pianificazione della carriera, dei sistemi di congedo parentale e di altri servizi di sostegno alla genitorialità; invita gli Stati membri a valutare la possibilità di ripartizione dei diritti a pensione in caso di divorzio e separazione legale, nel rispetto del principio di sussidiarietà; osserva che i regimi pensionistici di vecchiaia professionali sono gestiti sempre più frequentemente secondo i principi delle assicurazioni e che ciò potrebbe generare numerose lacune in termini di protezione sociale(26); sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiaramente stabilito che i regimi pensionistici professionali devono essere considerati una forma di retribuzione e che pertanto anch'essi sono soggetti al principio della parità di trattamento;

11.  osserva che i posti di lavoro occupati dalle donne sono più frequentemente caratterizzati da precarietà, scarsa retribuzione e contratti di lavoro atipici; rileva che un altro aspetto della precarietà del lavoro è l'entità del lavoro a tempo parziale non volontario, che contribuisce ad accrescere il rischio di povertà e che è aumentato dal 16,7 % al 19,6 % dell'occupazione totale; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere il lavoro non dichiarato e quello precario, come pure l'abuso dei contratti atipici, tra cui i contratti a zero ore in alcuni Stati membri; mette in evidenza l'elevato tasso di lavoro femminile non dichiarato, che incide negativamente sul reddito nonché sulla copertura e sulla tutela previdenziali delle donne e si ripercuote sfavorevolmente sul PIL dell'UE; esorta gli Stati membri a valutare la possibilità di attuare le raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) destinate a ridurre la portata del lavoro precario(27), tra cui figurano, ad esempio, l'analisi e la limitazione dei casi in cui poter utilizzare contratti precari come pure la riduzione della durata complessiva dei contratti successivi di questo tipo, al termine della quale i lavoratori dovrebbero avere la possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato;

12.  sottolinea che, sebbene siano sempre più qualificate e raggiungano livelli di istruzione anche superiori a quelli degli uomini, le donne sono tuttora sottorappresentate nel mercato del lavoro; pone pertanto l'accento sulla necessità di ulteriori misure volte a un'integrazione sistematica dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata nell'elaborazione delle politiche, prevedendo tra l'altro strutture di assistenza, congedi e flessibilità dell'orario di lavoro, nonché regimi fiscali e prestazioni che non disincentivino i soggetti che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare a lavorare o a lavorare di più;

13.  invita la Commissione a infrangere il cosiddetto "soffitto di cristallo", che impedisce alle donne di accedere a posizioni dirigenziali e di vertice; chiede pertanto la rapida adozione della direttiva sulla presenza delle donne nei consigli di amministrazione quale primo passo significativo verso la pari rappresentanza nel settore pubblico e in quello privato, e sottolinea che alla Commissione spetta la responsabilità di adottare qualsiasi provvedimento che possa contribuire a sbloccare la situazione di stallo in seno al Consiglio per quanto attiene alla legislazione dell'UE in materia di trasparenza e di un maggiore equilibrio di genere all'atto dell'assunzione di personale destinato a posizioni decisionali;

14.  sottolinea il ruolo dell'imprenditorialità come una delle vie percorribili dalle donne per raggiungere l'indipendenza economica; esorta gli Stati membri ad accrescere la disponibilità e la conoscenza di opportunità quali i microprestiti, che rappresentano un mezzo per ottenere finanziamenti senza indebitarsi eccessivamente (usura);

15.  sottolinea che la conciliazione tra vita professionale e vita privata è essenziale ai fini del conseguimento della parità di genere; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a procedere senza indugio all'elaborazione di proposte per una direttiva sul congedo di maternità e una direttiva sui congedi per assistenza, nonché a rafforzare la legislazione sul congedo di paternità; mette in evidenza che la mancanza di servizi accessibili, di alta qualità e a prezzi ragionevoli per l'assistenza e il sostegno all'infanzia favorisce sia il divario occupazionale e retributivo di genere sia il relativo divario pensionistico di genere, nonché l'esistenza di un numero sproporzionato di donne con lavori precari e in situazione di povertà o a rischio di povertà; segnala che ciò interessa specialmente le famiglie monoparentali, che nella maggior parte dei casi fanno capo a una donna; sottolinea in particolare, a tale riguardo, l'importanza di conseguire gli obiettivi di Barcellona in materia di assistenza all'infanzia; mette in evidenza che tali obiettivi sono stati inizialmente fissati per il 2020 e non sono ancora stati raggiunti dalla maggior parte degli Stati membri; esorta gli Stati membri a rafforzare la presenza delle donne sul mercato del lavoro tramite misure che consentano una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata e prevedano un'attenzione specifica per le situazioni familiari complesse, nonché ad assicurare la concretizzazione di un necessario e utile miglioramento dell'accesso ai servizi di assistenza e sostegno all'infanzia, ad esempio aumentando i fondi destinati alla fornitura di servizi di assistenza all'infanzia e/o ai sussidi per le famiglie, incentivando i datori di lavoro a contribuire alle spese per l'assistenza all'infanzia, utilizzando più efficacemente i fondi dell'UE e traendo ispirazione dalle migliori pratiche dei singoli Stati membri;

16.  ritiene che la povertà infantile sia collegata alla povertà delle donne e invita pertanto gli Stati membri ad attuare la raccomandazione sulla povertà infantile e il benessere dei minori(28) e a utilizzare il quadro di monitoraggio basato sugli indicatori ivi contenuto;

17.  si compiace del fatto che il Parlamento abbia deciso tramite votazione di invitare la Commissione e gli Stati membri a introdurre una garanzia per i minori, affinché ogni bambino in condizioni di povertà possa accedere all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza all'infanzia gratuite, ad alloggi dignitosi e a una nutrizione adeguata(29);

18.  ritiene che le politiche di austerità stiano portando a una riprivatizzazione dell'assistenza, il che non solo riduce l'accesso ai servizi assistenziali, ma accresce altresì in modo significativo l'onere gravante sulle donne in termini di assistenza ai bambini, agli anziani e alle persone disabili, trasferendo dalla società alle donne la responsabilità dell'assistenza; invita gli Stati membri a ripristinare servizi pubblici accessibili e di alta qualità, compresi i servizi di assistenza all'infanzia e di cura delle persone disabili e anziane;

19.  osserva che la mancanza di servizi di alta qualità a prezzi accessibili per l'assistenza e il sostegno ai disabili, agli anziani e ad altre persone non autosufficienti comporta non solo la riduzione dell'accesso ai servizi di assistenza, ma anche un significativo incremento dell'onere gravante sulle donne; rileva che i tagli ai servizi pubblici e alle infrastrutture sociali colpiscono le donne in misura sproporzionata, incidendo negativamente sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, di conseguenza, aumentando la loro esposizione al rischio di povertà ed esclusione sociale; invita gli Stati membri a garantire la disponibilità di servizi pubblici accessibili e di alta qualità, compresi i servizi di assistenza all'infanzia e di cura delle persone disabili e anziane, anche migliorando l'attrattiva del settore dei servizi sanitari e sociali tanto per gli uomini quanto per le donne, in particolare per i giovani;

20.  sottolinea il ruolo fondamentale dei servizi pubblici di alta qualità, in particolare per le donne, in quanto esse sono maggiormente dipendenti da tali servizi; sottolinea, ai fini della lotta contro la povertà, l'importanza dell'accesso universale a servizi pubblici di alta qualità, a prezzi accessibili, adeguatamente ubicati e orientati alla domanda;

21.  sottolinea la necessità di combattere con determinazione la violenza domestica, in particolare nei confronti delle donne; rileva che l'indipendenza economica delle donne è un fattore determinante per la loro vita e per la loro capacità di sottrarsi a situazioni di violenza domestica, e che le donne che hanno esaurito i congedi retribuiti rischiano di perdere il lavoro e l'indipendenza economica; rileva che la recente introduzione di congedi in caso di violenza domestica in Australia e negli Stati Uniti ha dato a numerose vittime la possibilità di mantenere il posto di lavoro affrontando nel contempo le conseguenze della violenza domestica, ad esempio tramite permessi per assentarsi in caso di visite mediche, udienze in tribunale e altre incombenze da assolvere in tali situazioni; invita la Commissione e gli Stati membri ad analizzare la fattibilità e l'eventuale impatto dell'introduzione di un sistema di congedo speciale retribuito destinato, nel rispetto della privacy, alle vittime di violenza domestica e ai sopravvissuti alla stessa che faticano a mantenere il posto di lavoro a causa della mancanza di congedi retribuiti, così come a introdurre nuove misure per sensibilizzare al problema della violenza domestica e per aiutare le vittime, a promuovere una conoscenza più approfondita e una difesa più efficace dei loro diritti e a tutelare la loro indipendenza economica;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a far sì che i Fondi strutturali e di investimento, in particolare il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), siano impiegati per migliorare l'istruzione e la formazione, al fine di facilitare l'accesso al mercato del lavoro e combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale delle donne; sottolinea che la quota del 20 % del FSE destinata alle misure di inclusione sociale e ai progetti di innovazione sociale dovrebbe essere utilizzata in modo più attivo per sostenere iniziative quali piccoli progetti su scala locale che consentano alle donne in situazione di povertà ed esclusione sociale di rendersi autonome; esorta gli Stati membri a organizzare un numero maggiore di campagne informative sulle opportunità di partecipazione a progetti finanziati dall'UE;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere nel bilancio quale strumento per garantire che le decisioni in materia di bilancio contemplino la dimensione di genere e affrontino le differenze in termini di impatti;

24.  chiede l'effettivo sviluppo di indicatori sulla povertà e l'esclusione sociale delle donne, sulla base di quelli creati nel 2007(30);

25.  invita gli Stati membri, nel quadro della lotta alla povertà, a collaborare con le ONG che operano con successo nelle zone colpite da povertà estrema e che dispongono di competenze preziose nelle comunità locali; invita gli Stati membri a sostenere un'efficace cooperazione a livello locale;

26.  invita gli Stati membri e la Commissione a coinvolgere le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) e la società civile, compresi gli organismi per l'uguaglianza di genere, nella realizzazione della parità di genere, allo scopo di promuovere la parità di trattamento; sottolinea che il dialogo sociale deve includere il monitoraggio e la promozione di prassi in materia di parità di genere sul posto di lavoro, tra cui figurano modalità di lavoro flessibili volte ad agevolare la conciliazione tra vita professionale e vita privata; sottolinea l'importanza dei contratti collettivi nella lotta alla discriminazione e nella promozione della parità di genere sul lavoro, nonché di altri strumenti quali i codici di condotta, le ricerche o gli scambi di esperienze e buone prassi nel campo della parità di genere.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

16.3.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

44

4

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Jane Collins, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Elena Gentile, Thomas Händel, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Morten Løkkegaard, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Elisabeth Morin-Chartier, Emilian Pavel, João Pimenta Lopes, Georgi Pirinski, Marek Plura, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Yana Toom, Ulrike Trebesius, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Georges Bach, Heinz K. Becker, Lynn Boylan, Karima Delli, Paloma López Bermejo, António Marinho e Pinto, Edouard Martin, Ivo Vajgl

28.1.2016

PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla povertà: una prospettiva di genere

(2015/2228(INI))

Relatore per parere: Silvia Costa

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che i governi si sono impegnati, nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a garantire che tutti i bambini e le bambine portino a termine un ciclo completo di istruzione primaria; che, in occasione della giornata internazionale della donna del marzo 2015, il Parlamento ha organizzato l'evento dal titolo "L'emancipazione delle donne e delle ragazze attraverso l'educazione"; che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e le varie forme di discriminazione, in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità, nonché l'emancipazione delle comunità emarginate;

B.  considerando che uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 consiste nel ridurre il numero di europei che vivono al di sotto della soglia nazionale di povertà, sottraendo in tal modo più di 20 milioni di persone alla povertà entro il 2020;

C.  considerando che gli obiettivi della strategia Europa 2020 includono la riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10%;

D.  considerando che uno degli obiettivi della strategia Europa 2020 è di garantire che il 40% dei 30-34enni ricevano un'istruzione universitaria, rispetto all'attuale media del 37,9%; che la media delle donne ha superato il 42,3%, contro il 33,6% della media degli uomini;

E.  considerando che la formazione degli adulti registra una media UE dell'11%, contro l'obiettivo della strategia Europa 2020 del 15%, ma con una più ridotta partecipazione delle donne dovuta principalmente a un'offerta difficilmente conciliabile con le esigenze legate all'equilibrio fra vita professionale e familiare;

F.  considerando che l'istruzione ai fini della parità di genere deve mirare a combattere la "femminilizzazione della povertà", superando gli stereotipi di genere e portando a una più nutrita rappresentanza delle donne e delle ragazze e di altri generi nelle sfere economica, sociale e politica;

G.  considerando che le misure di austerità e le riforme del mercato nazionale del lavoro attuate dagli Stati membri hanno aumentato la povertà, i tassi di disoccupazione e il numero dei posti di lavoro precari e di scarsa qualità; che le donne sono state colpite più duramente da queste misure e riforme;

H.  considerando che la povertà ha una forte influenza sulla parità di accesso all'educazione a causa dei costi diretti e indiretti dell'istruzione;

I.  considerando che la crisi economica ha colpito in particolar modo le donne aumentando il loro rischio di povertà;

J.  considerando che il bullismo ha profondi effetti sui risultati educativi e ha conseguenze psicologiche e sul rendimento differenti sui ragazzi e sulle ragazze;

K.  considerando che la formazione professionale e l'aggiornamento contribuiscono all'inserimento nel mondo del lavoro;

1.  sottolinea che la parità di accesso all'assistenza all'infanzia a prezzi accessibili rappresenta un elemento chiave del rispetto dell'equilibrio tra vita familiare e vita professionale, onde evitare che le donne siano obbligate a orientarsi verso un lavoro a tempo parziale o a metà tempo, o escano inevitabilmente dal mondo del lavoro; sottolinea altresì che l'accesso all'istruzione gratuita e di alta qualità è un elemento fondamentale per garantire le pari opportunità per i ragazzi e le ragazze, interrompendo al contempo i cicli di povertà, in particolare per le donne;

2.  osserva che l'istruzione e la cultura svolgono un ruolo fondamentale nel contestare e modificare atteggiamenti e stereotipi, nonché nell'aiutare donne e ragazze a raggiungere la parità;

3.  sottolinea che la discriminazione di genere è ancora più rilevante, mettendo le ragazze in una posizione svantaggiata non solo per quanto riguarda l'accesso all'istruzione ma anche la finalità ultima dell'istruzione, che deve essere quella di favorire lo sviluppo della personalità delle ragazze, nonché lo sviluppo delle loro facoltà, della loro autostima e delle loro attitudini mentali e fisiche, valorizzandone le potenzialità;

4.  evidenzia l'imminente necessità di colmare il divario tra gli elevati livelli di istruzione delle donne nell'UE e le opportunità professionali che si aprono successivamente per loro, divario che rappresenta una perdita per la società nel suo complesso;

5.  sottolinea l'importanza di garantire supporto e investimenti per attività e percorsi integrativi rispetto a quelli formali, soprattutto per le ragazze, con percorsi di "soft skill" e competenze trasversali, anche per facilitare la costruzione di una vera cittadinanza europea; sottolinea inoltre l'importanza dell'istruzione non formale per avvicinare le persone con scarse competenze e a rischio povertà al mondo dell'istruzione e del lavoro;

6.  sottolinea che è necessario prevedere percorsi di formazione, anche professionale, di aggiornamento e di orientamento per gli adulti, in particolare le donne, onde favorirne l'inserimento o il reinserimento nel mondo lavorativo diminuendo così il rischio di povertà;

7.  sottolinea che la parità di genere nell'istruzione implica che le ragazze e i ragazzi come pure le donne e gli uomini abbiano le stesse opportunità e lo stesso trattamento nell'accesso a un'istruzione di alta qualità, durante il processo educativo e per quanto riguarda i loro risultati, come anche misure positive che consentano di superare le disuguaglianze di genere strutturali, culturali e intersettoriali, onde far sì che le donne e le ragazze possano emanciparsi attraverso l'istruzione; ricorda che, sebbene il 60% dei diplomati nell'Unione europea sia costituito da donne, nel caso di queste ultime la disoccupazione rimane più elevata rispetto agli uomini; insiste pertanto sulla necessità di proporre soluzioni sostenibili che prendano in considerazione la dimensione della parità tra donne e uomini nelle politiche di orientamento professionale, tutela dell'occupazione e rilancio della crescita;

8.  sottolinea l'importanza della formazione dei docenti rispetto all'impatto e alla prevenzione dei ruoli di genere e degli stereotipi; sottolinea la necessità di valutare la misura in cui si lotta contro gli stereotipi di genere nelle classi;

9.  invita gli Stati membri e la Commissione a rimuovere gli ostacoli che si frappongono all'accesso all'istruzione formale e informale, oltre che all'apprendimento permanente, migliorando la consapevolezza e l'orientamento, fornendo sostegno finanziario e supporto, ad esempio, per la cura dei figli e degli anziani, onde consentire alle donne e agli uomini di partecipare all'apprendimento permanente, adottando un approccio intergenerazionale e promuovendo il ruolo svolto dalle istituzioni europee;

10.  ricorda che è necessario integrare la dimensione di genere a tutti i livelli del sistema di istruzione e insiste sulla necessità di lottare, nei settori tecnici, contro gli stereotipi che frenano le ragazze nella scelta dell'orientamento professionale; rileva l'importanza che le donne siano rappresentate nei processi decisionali a livello di strutture educative, segnatamente le scuole e le università;

11.  sottolinea che le donne e le ragazze sono libere di scegliere il loro percorso educativo, la loro vita professionale e la loro carriera;

12.  teme che le donne che hanno figli vengano discriminate sul posto di lavoro in quanto madri, e non perché le loro prestazioni lavorative siano inferiori a quelle dei loro colleghi; esorta gli Stati membri a promuovere attivamente un'immagine positiva delle madri in quanto lavoratrici e a contrastare il fenomeno dell'"handicap della maternità", che è stato dimostrato da vari studi;

13.  chiede meccanismi di finanziamento che incoraggino il conseguimento di una rappresentanza equilibrata in settori in cui si registra uno squilibrio di genere e sottolinea la necessità di dati disaggregati per genere, al fine di comprendere meglio la situazione relativa alle ragazze, ai ragazzi, agli uomini e alle donne, e poter così fornire risposte più efficaci agli squilibri; chiede alla Commissione di presentare dati disaggregati per genere ed età della partecipazione ai programmi di mobilità europea a fini educativi, come Erasmus plus, Europa Creativa ed Europa per i cittadini;

14.  sottolinea che in tutti gli Stati membri il rischio di povertà e di esclusione sociale tra i minori è fortemente correlato al livello di istruzione dei loro genitori e delle persone che si prendono cura di loro, in particolare a quello delle madri, come pure alla situazione dei genitori sul mercato del lavoro, alle loro condizioni sociali e ai servizi di sostegno alla famiglia offerti dallo Stato; ricorda che la mancanza di istruzione è un fattore di rischio importante per la povertà infantile e l'esclusione sociale; osserva che un certo numero di fattori relativi alla famiglia, quali l'instabilità familiare e lo stile di vita, le famiglie monoparentali, le cattive condizioni di vita, i problemi di salute fisica e mentale e la violenza domestica, possono, peraltro, aumentare la probabilità che i giovani abbandonino prematuramente l'istruzione e la formazione;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire nell'istruzione formale e informale e nell'apprendimento permanente per combattere la povertà e accrescere la presenza femminile in settori a tradizionale predominanza maschile, come quello scientifico, tecnologico, ingegneristico, matematico e imprenditoriale, il che include la presentazione di modelli femminili positivi e reti di tutoraggio tra pari, in modo da superare gli stereotipi e i pregiudizi di genere;

16.  sottolinea che la povertà può influire, consciamente o inconsciamente, sull'orientamento scelto da ragazzi e ragazze, in quanto introduce un fattore artificiale di "utilità economica"; ricorda pertanto l'importante ruolo di consulenza svolto presso le famiglie dallo staff pedagogico, al fine di aiutare bambini e bambine a realizzare pienamente le loro potenzialità attraverso le scelte di formazione iniziale;

17.  sottolinea l'importanza dello sport quale strumento di formazione della persona e di trasmissione di valori che permette di superare pregiudizi e stereotipi che impediscono alle donne e agli uomini di realizzarsi in linea con le loro aspettative personali e capacità individuali;

18.  invita gli Stati membri a sottolineare maggiormente l'importanza di un'educazione fisica di qualità per entrambi i sessi e propone che sviluppino opportune strategie a tal fine;

19.  ricorda l'importanza dell'educazione attraverso lo sport e le potenzialità dello sport per contribuire a riportare sulla retta via i giovani socialmente vulnerabili; chiede agli Stati membri e alle istituzioni sportive di promuovere politiche di parità nelle varie competizioni;

20.  ricorda in particolare il diritto dei minori migranti e rifugiati, bambini e bambine, di avere accesso all'istruzione, poiché ciò costituisce una delle priorità delle società europee; sottolinea pertanto che è opportuno adottare misure urgenti nel campo dell'istruzione dei migranti, sia a livello di Unione europea che a livello nazionale, alla luce della persistente crisi migratoria; pone l'accento sul fatto che l'istruzione è fondamentale per l'integrazione e l'occupabilità e che l'eventuale incapacità dei sistemi di istruzione nazionali di rispondere a tale sfida potrebbe causare un'ulteriore segregazione culturale e aggravare le divisioni sociali; rammenta che l'accesso all'istruzione, sia nei campi profughi che nelle città di arrivo, con standard di qualità, mediazione linguistica e assistenza psicologica, non deve essere ostacolato da questioni burocratico-amministrative legate al riconoscimento dello status di rifugiato;

21.  ricorda che le donne e i minori migranti rientrano fra le categorie più vulnerabili e sono ad alto rischio di esclusione economica e sociale, in termini di accesso ridotto ai servizi di assistenza sanitaria primaria e ad alloggi dignitosi;

22.  sottolinea che è importante coinvolgere attivamente uomini e ragazzi sulla questione della parità di genere e che l'istruzione, formale e informale, e i programmi di apprendimento permanente in materia di parità di genere devono coinvolgere anche uomini e ragazzi per contribuire al superamento dell'esclusione e della discriminazione sociale che acuiscono la povertà femminile;

23.  sottolinea che tutte le politiche poste in essere in materia di istruzione per affrontare i collegamenti tra parità di genere e povertà devono anche tener specificamente conto della situazione delle donne e dei gruppi soggetti a discriminazione multipla;

24.  sottolinea che, rispetto alle ragazze, i ragazzi hanno il doppio delle probabilità di abbandonare la scuola con scarse qualifiche o nessuna qualifica, ma che l'ambiente e lo status socioeconomico sembrano essere un indicatore di maggior rilevanza quanto alla situazione e al livello d'istruzione rispetto al solo genere, e che è quindi necessario concentrare l'attenzione sulle sfide sociali ed economiche che impediscono di creare opportunità educative di qualità per tutti, e chiede che si predisponga un supporto pedagogico adeguato per ovviare a tale squilibrio;

25.  sottolinea l'importanza dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per dare nuove opportunità agli adulti che hanno dovuto abbandonare prematuramente la scuola o che hanno inizialmente scelto un percorso inferiore alle loro potenzialità o alle loro ambizioni;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire e promuovere l'accesso ai programmi di formazione professionale destinati ai giovani e agli adulti; ricorda il ruolo importante svolto dal Fondo sociale europeo ai fini dell'inserimento professionale attraverso politiche di formazione e invita gli Stati membri e gli enti locali a promuoverne l'utilizzo;

27.  ricorda il ruolo svolto dalle associazioni di volontariato e dal terzo settore in questo ambito ed esorta gli Stati membri a supportarne le attività; ricorda la larga partecipazione delle donne nel settore del volontariato in ambito educativo, come pure nel sostenere e rafforzare le opportunità educative ad esempio a favore dei bambini rifugiati e disagiati;

28.  ricorda che la crisi finanziaria del 2008 ha frenato l'evoluzione e l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro, a parità di livello di formazione con gli uomini; invita la Commissione ad adottare misure correttive finalizzate alla parità delle carriere per evitare l'impoverimento delle donne e il rallentamento della loro carriera professionale; ritiene che, per accrescere la presenza delle donne nei vari settori d'attività e garantire pari opportunità, sia necessario adottare misure di accompagnamento specifiche affinché le donne possano abbinare lavoro e formazione e condividere con i mariti le responsabilità familiari;

29.  afferma che la partecipazione delle bambine alla vita scolastica è una condizione imprescindibile per combattere l'abbandono scolastico, dal momento che le bambine acquisiscono fiducia attraverso il loro coinvolgimento nella possibilità di determinare un cambiamento positivo nella propria vita o nella vita degli altri; ritiene inoltre che il coinvolgimento delle ragazze possa aiutare a cambiare la percezione dell'opinione pubblica su ciò che esse sono capaci di fare e permetta di percepirle come cittadine e come attori della società per la tutela dei diritti individuali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

25.1.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Andrea Bocskor, Louise Bours, Nikolaos Chountis, Silvia Costa, Mircea Diaconu, Damian Drăghici, Jill Evans, María Teresa Giménez Barbat, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Rikke Karlsson, Andrew Lewer, Svetoslav Hristov Malinov, Curzio Maltese, Stefano Maullu, Luigi Morgano, Michaela Šojdrová, Yana Toom, Helga Trüpel, Sabine Verheyen, Julie Ward, Bogdan Brunon Wenta, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eider Gardiazabal Rubial, Dietmar Köster, Zdzisław Krasnodębski, Ernest Maragall, Algirdas Saudargas

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Gabriel Mato, Jaromír Štětina

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

19.4.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

2

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Catherine Bearder, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Elisabeth Köstinger, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Angelika Mlinar, Maria Noichl, Marijana Petir, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Terry Reintke, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Rosa Estaràs Ferragut, Kostadinka Kuneva, Constance Le Grip, Evelyn Regner, Marc Tarabella

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Julia Reid, Marco Zanni

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

25

+

ALDE

Catherine Bearder, Beatriz Becerra Basterrechea, Angelika Mlinar

EFDD

Marco Zanni

GUE/NGL

Malin Björk, Kostadinka Kuneva, João Pimenta Lopes

PPE

Anna Maria Corazza Bildt, Rosa Estaràs Ferragut, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Elisabeth Köstinger, Constance Le Grip

S&D

Maria Arena, Vilija Blinkevičiūtė, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Maria Noichl, Pina Picierno, Evelyn Regner, Marc Tarabella

VERTS/ALE

Terry Reintke, Jordi Sebastià, Ernest Urtasun

2

-

EFDD

Julia Reid

PPE

Michaela Šojdrová

4

0

ECR

Jadwiga Wiśniewska, Jana Žitňanská

PPE

Marijana Petir, Anna Záborská

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 130.

(2)

GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 31.

(3)

GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 162.

(4)

GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 77.

(5)

GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 26.

(6)

GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 9.

(7)

GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 60.

(8)

GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 91.

(9)

GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.

(10)

GU C 24 del 22.1.2016, pag. 8.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2013)0073.

(12)

Testi approvati, P8_TA(2015)0050.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2015)0218.

(14)

Testi approvati, P8_TA(2015)0351.

(15)

Testi approvati, P8_TA(2015)0350.

(16)

http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=t2020_50&language=fr

(17)

Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 14.

(18)

Risultati del "Survey of Mothers in Europe 2011" (Indagine sulle madri europee 2011), Movimento mondiale delle madri - Europa

(19)

http:\\www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2015/547546/EPRS_STU(2015)547546_EN.pdf, pag.11

(20)

Organizzazione internazionale del lavoro, Policies and regulations to combat precarious employment (Politiche e disposizioni volte a contrastare il lavoro precario), 2011.

(21)

http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/conference_sept_2011/dgjustice_oldagepensionspublication3march2011_en.pdf.

(22)

http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Employment_statistics&oldid=190559

(23)

McKay, Sonia; Jefferys, Steve; Paraksevopoulou, Anna; Keles, Janoj, aprile 2012, Study on precarious work and social rights 2012 (Studio sul lavoro precario e i diritti sociali, 2012), condotto per conto della Commissione europea.

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie (GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 1).

(24)

Save the Children, Child Poverty and Social Exclusion in Europe (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 14.

(25)

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 settembre 2015 concernente la relazione sull'attuazione, sui risultati e sulla valutazione globale dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (Testi approvati, P8_TA(2015)0309).

(26)

http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/conference_sept_2011/dgjustice_oldagepensionspublication3march2011_en.pdf.

(27)

Organizzazione internazionale del lavoro, Policies and regulations to combat precarious employment 2011 (Politiche e disposizioni in materia di lotta contro il lavoro precario, 2011).

(28)

Raccomandazione della Commissione del 20 febbraio 2013, "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale", C(2013)0778.

(29)

Risoluzione del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile (Testi approvati, P8_TA(2015)0401).

(30)

Consiglio dell'Unione europea (Occupazione, politica sociale, salute e consumatori), "Esame dell'attuazione, da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell'UE, della piattaforma d'azione di Pechino – Indicatori concernenti le donne e la povertà", progetto di conclusioni del Consiglio, dicembre 2007, 13947/07 ADD.

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