Procedura : 2015/2116(INI)
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A8-0225/2016

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PV 15/09/2016 - 6
CRE 15/09/2016 - 6

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P8_TA(2016)0360

RELAZIONE     
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1.7.2016
PE 575.375v02-00 A8-0225/2016

sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sulla parità in materia di occupazione")

(2015/2116(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatore: Renate Weber

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sulla parità in materia di occupazione")

(2015/2116(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti il Trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 2 e 5, e il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 6, 8, 10, 19 e 153,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 20, 21, 23 e 26,

–  visti la Carta sociale europea adottata in sede di Consiglio d'Europa nonché i diritti sociali ed occupazionali in essa sanciti,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (ottobre 2015),

–  vista la relazione intermedia di Hans Bielefeldt, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo, presentata in conformità con la risoluzione dell'Assemblea generale 68/170 sulla libertà di religione e di credo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1),

–  vista la direttiva sull'uguaglianza di genere (direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione)(2)),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("la direttiva")(3),

–  visti gli orientamenti dell'UE del Consiglio del 24 giugno 2013 sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative ai requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi (COM(2015)0615,

–  vista la Relazione congiunta della Commissione sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio", del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (direttiva sull'uguaglianza razziale) e della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione) (COM(2014)0002),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere" (COM(2010)0636),

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti" (COM(2005)0224),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2016 "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea,

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(4),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione(5),

–  vista la sua risoluzione del martedì 8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014)(6),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sul tema "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa"(7),

–  vista la sua risoluzione legislativa dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(8),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2015(9),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(10),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020(11),

–  vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sulla sfida demografica e la solidarietà tra generazioni(12),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2010 sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro e il rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti(13),

–  vista la sua risoluzione del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(14),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2008 sui progressi realizzati in materia di pari opportunità e non discriminazione nell'Unione europea (trasposizione delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE)(15),

–  visto lo studio del Servizio Ricerca del Parlamento europeo sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE per quanto riguarda il principio di non discriminazione sulla base della religione o delle convinzioni personali,

–  vista l'analisi approfondita del Servizio Ricerca del Parlamento europeo dal titolo "La direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione - Valutazione della sua attuazione",

–  visto lo studio del Parlamento europeo dal titolo "Soluzioni ragionevoli e laboratori protetti per persone con disabilità: costi e rendimenti degli investimenti",

–  visto lo studio del Parlamento europeo dal titolo "Trattamento differenziato dei lavoratori sotto i 25 anni in vista del loro accesso al mercato del lavoro",

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea dal titolo "La Garanzia per i giovani dell'UE: i primi passi sono stati compiuti, ma si profilano rischi di attuazione",

–  visti la Dichiarazione di Brighton e gli esiti della conferenza ad alto livello della Corte europea dei diritti dell'uomo tenutasi a Brighton il 19 e 20 aprile 2012(16),

–  visto il parere dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali sulla situazione dell'uguaglianza nell'Unione europea a 10 anni dalla prima attuazione delle direttive sull'uguaglianza,

–  vista l'analisi giuridica comparativa dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali sulla protezione contro la discriminazione per motivi di orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali nell'UE,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0225/2016),

A.  considerando che, ai sensi del TUE, l'Unione europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, e combatte l'esclusione sociale e la discriminazione;

B.  considerando che il TFUE sancisce che, nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

C.  considerando che tutti i 28 Stati membri hanno recepito la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione e, malgrado le differenze di recepimento e attuazione, hanno acquisito una preziosa esperienza;

D.   considerando che le direttive in materia di parità di trattamento vietano le discriminazioni dirette e indirette così come le molestie e le istruzioni volte a stabilire una discriminazione;

E.   considerando la necessità di incoraggiare tutti gli Stati membri ad adottare, parallelamente all'implementazione della direttiva 2000/78/CE, strumenti legislativi che prevedano regimi di sicurezza sociale e schemi di protezione sociale per le persone vittime di discriminazione, accompagnati da azioni volte a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di accedere al mondo del lavoro;

F.  considerando che la Commissione ha indicato, nella sua seconda relazione di attuazione, che la legislazione non è sufficiente per raggiungere una piena uguaglianza e che la conoscenza della tutela esistente deve essere aumentata, insieme all'utilizzo dei fondi comunitari e al rafforzamento degli organismi nazionali per l'uguaglianza;

G.  considerando che la non discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è efficace unicamente se la discriminazione è contrastata in modo esaustivo in tutti gli ambiti della vita insieme ad altri ostacoli che, limitando la libertà e l'uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo di una persona e l'effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita politica, sociale ed economica dei rispettivi Stati membri;

H.   considerando che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha sottolineato, nella causa Römer(17), che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione non sancisce essa stessa il principio della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro, bensì fornisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate su diversi motivi;

I.   considerando che, sebbene la percezione della discriminazione sia aumentata, numerose vittime di discriminazione non sono ancora consapevoli dei loro diritti o non hanno il coraggio di intraprendere azioni legali contro le pratiche discriminatorie a causa di vari fattori, quali la mancanza di fiducia nelle autorità degli Stati membri o procedure legali lunghe e complesse;

J.  considerando che le prove raccolte dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (ADF) evidenziano che il razzismo, la xenofobia, l'omofobia e la transfobia e le relative forme di intolleranza sono diffuse, nonostante le misure adottate dai governi e dalla società civile in tutta l'UE; che il clima sociale e politico sta diventando sempre più tollerante nei confronti di posizioni estremiste, razziste e xenofobe che sfruttano i timori circa la disoccupazione, la crisi dei rifugiati, l'alienazione in parte come risultato dei flussi migratori, e la sicurezza di fronte al terrorismo e ad altre sfide geopolitiche, che mina i valori fondamentali dell'UE;

K.   considerando che il sondaggio sulle persone LGBT a cura dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)(18) e la relazione della FRA dal titolo "Being Trans in the EU" (Essere transessuali nell'Unione europea)(19) evidenziano il persistere della discriminazione delle persone LGBT nell'accesso al mercato del lavoro e all'interno dello stesso;

L.  considerando che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione definisce esclusivamente i requisiti minimi, ma gli Stati membri possono prevedere, nella loro legislazione nazionale, un livello di protezione più elevato e intraprendere azioni positive in questo ambito; che la legislazione da sola non basta a garantire la piena parità e va combinata con opportune azioni politiche;

M.  considerando che le donne sono le più colpite dalla disoccupazione e che sono vittime di discriminazione negativa in termini di occupazione, in particolare le donne in gravidanza e le madri, comprese le madri che allattano al seno;

N.  considerando che la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione riguarda la libertà di religione e di credo, la disabilità, l'età e l'orientamento sessuale, ma che gli Stati membri sono anche obbligati a combattere la discriminazione basata sulla razza e l'origine etnica nel mondo del lavoro ai sensi della direttiva sull'uguaglianza razziale; considerando che la religione è talvolta utilizzata come elemento sostitutivo della razza per quanto riguarda le discriminazioni sul lavoro, in base alla reale ovvero percepita appartenenza di una persona a una certa religione;

O.  considerando che il tasso di occupazione delle persone con disabilità negli Stati membri è di molto inferiore al 50 %, rispetto a oltre il 70 % della popolazione generale, e che il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità (18,3 %) è quasi il doppio rispetto a quello della popolazione generale (9,9 %); che le medie dell'UE nascondono forti differenze a livello nazionale;

P.  considerando che, per la maggior parte, sono le donne le principali responsabili della cura dei figli, degli anziani, di altre persone dipendenti, della famiglia e della casa e che tali responsabilità sono maggiori se hanno figli diversamente abili; che ciò incide direttamente sulla carriera professionale delle donne e può avere un impatto negativo sulle loro condizioni di lavoro, per esempio in numerosi casi in cui le donne svolgono lavori a tempo parziale contro la loro volontà oppure sono costrette a forme di occupazione precarie, e che tutti questi fattori generano divari pensionistici e retributivi;

Q.  considerando che le famiglie monoparentali, soprattutto le madri sole, sono molto più frequentemente colpite dalla povertà lavorativa rispetto ad altre categorie di lavoratori, e che tutte le misure adottate devono dedicare ai genitori soli una particolare attenzione;

R.  considerando che un'ampia gamma di capacità e competenze acquisite dalle donne nell'adempimento delle responsabilità familiari arricchisce il loro sviluppo personale e professionale; che tali competenze dovrebbero pertanto essere riconosciute dalla società e dai datori di lavoro;

S.  considerando che l'Unione europea sta affrontando una grave crisi economica, finanziaria e sociale che colpisce in particolare le donne sia nel mercato del lavoro che nella vita privata, dal momento che hanno maggiori probabilità di svolgere lavori precari, di rimanere disoccupate e di non godere della protezione sociale;

T.  considerando che l'assenza di soluzioni normative ottimali in materia di conciliazione della vita professionale e familiare si traduce in una discriminazione verso i genitori che lavorano;

U.  che il Parlamento europeo ha già approvato misure politiche, come la direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure, e che tali misure possono contribuire a una maggiore parità per le donne nel mondo del lavoro nonché migliorare l'accesso delle donne a posizioni dirigenziali; che la legislazione deve essere considerata uno strumento cruciale per il conseguimento della parità di genere, ma deve essere combinata con procedure normative e campagne finalizzate all'applicazione della parità di genere, non solo nella legislazione ma anche nell'opinione pubblica;

V.  considerando che le donne sono ancora vittime di discriminazione multipla, diretta ed indiretta nel mercato del lavoro nonostante l'attuazione teorica della parità di trattamento negli Stati membri; che esistono molti tipi diversi di discriminazione indiretta, che devono essere coperti dalla definizione tradizionale secondo cui qualsiasi tipo di discriminazione consiste nell'applicazione di regole diverse per situazioni simili oppure della stessa regola per situazioni diverse; che le donne non sono sempre rese consapevoli dei diritti garantiti loro dalla legislazione nazionale ed europea vigente sull'uguaglianza e la discriminazione, o che viene da loro messa in dubbio l'efficacia di denunciare casi di discriminazione; sottolineando pertanto l'importanza di contare su documenti informativi e di orientamento, campagne di sensibilizzazione e portali informativi, in particolare rivolti a gruppi specifici;

W.  considerando che le disuguaglianze sociali, in particolare per quanto attiene alla parità in materia di occupazione, possono essere contrastate soltanto mediante politiche che garantiscano una migliore distribuzione della ricchezza e che si fondino sulla reale valorizzazione delle retribuzioni, sulla promozione della regolamentazione del lavoro e degli orari di lavoro, nonché sulla promozione della tutela del lavoro, in particolare attraverso la contrattazione collettiva e la garanzia dell'accesso universale, gratuito e di qualità all'assistenza sanitaria e all'istruzione attraverso i servizi pubblici;

X.   considerando che quasi un giovane su cinque è in cerca di lavoro nell'Unione europea, che il costo finanziario complessivo della disoccupazione giovanile è stato stimato a EUR 153 miliardi all'anno(20), e che i costi sociali aggiuntivi sono molto allarmanti;

Y.   considerando che i dati della sesta indagine europea di Eurofound sulle condizioni di lavoro (EWCS)(21) confermano che sono stati compiuti pochi progressi nel corso degli ultimi dieci anni nella riduzione della discriminazione dichiarata contro i lavoratori;

Z.   considerando che i dati della sesta indagine europea di Eurofound sulle condizioni di lavoro indicano che il 7 % dei lavoratori dichiara di essere discriminato per almeno un motivo e confermano che taluni lavoratori forniscono prove di discriminazione per molteplici motivi;

AA.  considerando che il tasso di occupazione delle donne con disabilità nell'Unione europea (44 %) è significativamente inferiore rispetto al tasso di occupazione degli uomini con disabilità (52 %) e che il tasso di occupazione femminile nella fascia di età tra i 55 e i 65 anni, in alcuni Stati membri, è uguale o inferiore al 30 % e che il divario di genere nei livelli di occupazione è il più alto (14,5 punti percentuali), rispetto a quello per la fascia di mezza età (30-54 anni, -12,4 punti percentuali) e quello per i giovani (20-29 anni, -8,3 punti percentuali); ritenendo che la disoccupazione di lunga durata interessa in modo particolare i lavoratori più giovani e quelli più anziani, soprattutto donne e considerando che sono state valutate l'applicazione e l'attuazione della direttiva 2006/54/CE e che il Parlamento europeo, nella sua relazione del 25 giugno 2015, ha espresso seri dubbi in merito al recepimento delle disposizioni ivi contenute per l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego;

AB.  considerando che spesso i lavoratori anziani sono ancora esposti alla discriminazione basata sull'età, a stereotipi e a barriere; considerando che la discriminazione in base all'età colpisce tutte le fasce di età e, date le sue conseguenze, una società umana che miri a raggiungere i propri obiettivi sociali ed economici ha bisogno dell'esperienza, del contributo e della ricchezza di idee di tutte le generazioni, basandosi al contempo sul principio della solidarietà tra le generazioni;

1.  accoglie con favore il fatto che quasi tutti gli Stati membri abbiano inserito, nelle proprie costituzioni, il principio generale della parità di trattamento per motivi specifici di discriminazione; si rammarica, tuttavia, del fatto che solo pochi Stati membri abbiano sistematicamente garantito che tutti i testi giuridici in vigore fossero in linea con il principio della parità di trattamento, e ancor meno li applichino in modo sistematico(22), e che molti europei siano tuttora e quotidianamente vittime di discriminazione;

2.  auspica che tutti gli Stati membri rimuovano gli ostacoli di ordine naturale, sociale ed economico che impediscono l'attuazione sostanziale del principio di uguaglianza e che limitano la libertà dei cittadini europei;

3.  deplora che l'idea secondo cui i diritti umani sono universali, indivisibili e interconnessi resti ancora un principio giuridico più teorico che pratico, visto che i diversi aspetti dell'essere umano sono trattati separatamente dai vigenti strumenti giuridici dell'UE;

4.  si rammarica per l'aumento dei casi di discriminazione e molestie, comprese quelle sul luogo di lavoro e soprattutto quelle legate al genere, alla nazionalità, alla condizione sociale, alla disabilità, all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'origine etnica o alla religione, in particolare contro le donne musulmane e le persone LGBTI; lamenta, nel contempo, la generale sottosegnalazione di tutte le forme di discriminazione, soprattutto le discriminazioni fondate sulla disabilità o rivolte contro le persone LGBTI; invita pertanto la Commissione a dedicare un'attenzione particolare a tutte le tipologie di discriminazione durante il monitoraggio dell'attuazione della direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e sottolinea la necessità di sensibilizzare le persone LGBTI in merito ai loro diritti, ad esempio mediante gli organismi per le pari opportunità, i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro;

5.  insiste sull'importanza di raggiungere quanto prima un accordo e invita il Consiglio a sbloccare la situazione per muoversi verso una soluzione pragmatica e accelerare senza ulteriori ritardi l'adozione della direttiva orizzontale anti-discriminazione proposta dalla Commissione nel 2008 e votata dal Parlamento; considera la suddetta direttiva una condizione preliminare per garantire un quadro giuridico dell'Unione consolidato e coerente, a tutela dalla discriminazione per motivi di religione e credo, disabilità, età e orientamento sessuale anche al di fuori del luogo di lavoro; osserva che non dovrebbe essere accettata nessuna restrizione indebita del campo di applicazione della direttiva; ritiene che il consolidamento del quadro normativo dell'UE in materia di lotta contro i reati generati dall'odio sia anch'esso un elemento fondamentale, dal momento che reati simili sono altresì diffusi nell'ambiente lavorativo;

6.  sottolinea che, secondo l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, tutte le forme di discriminazione, compresa la discriminazione multipla e intersezionale, ostacolano in larga misura lo sviluppo del capitale umano e costituiscono un ostacolo allo sviluppo della carriera; evidenzia che le persone con disabilità sono spesso vittime di questi tipi di discriminazione;

7.  osserva con preoccupazione l'assenza di una giurisprudenza in grado di dare un'interpretazione di "discriminazione indiretta" in alcuni Stati membri, oltre alla difficoltà che la definizione della stessa ha comportato in merito al recepimento della direttiva in alcuni Stati membri; suggerisce che la Commissione assista gli Stati membri con la sua consulenza in caso di siffatti problemi di interpretazione;

8.  osserva che la non discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è efficace unicamente se la discriminazione è contrastata in modo esaustivo in tutti gli ambiti della vita attraverso, ad esempio, il sostegno della comunità e gli strumenti legislativi e di coordinamento, quali strategie e quadri sia a livello degli Stati membri che dell'UE, compresa la possibilità di intraprendere misure di azione positiva;

Religione e credo

9.  rileva che il divieto di discriminazione per motivi di religione o credo è stato recepito in tutti gli Stati membri, anche se la direttiva non definisce i termini reali(23);

10.  prende atto dell'intersezionalità tra discriminazione per motivi religiosi, di credo, di razza e di etnia e ritiene che alcuni gruppi che appartengono a minoranze religiose sono particolarmente colpiti dalla discriminazione sulla base della religione nel mondo del lavoro, come documentato da ricerche nazionali ed europee, in particolare quella condotta dall'Agenzia per i diritti fondamentali;

11.  ritiene che la protezione contro la discriminazione per motivi di religione e di credo nell'Unione europea sia attualmente prevista sia dalla legislazione sui diritti umani sia dalla legislazione contro la discriminazione, e che entrambe si influenzino a vicenda;

12.  sottolinea che alcuni studi evidenziano che i gruppi religiosi più discriminati in materia di occupazione comprendono ebrei, sikh e musulmani (e soprattutto le donne); raccomanda l'adozione di quadri europei per le strategie nazionali di lotta contro l'antisemitismo e l'islamofobia;

13.  riconosce la considerevole giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nel campo della non discriminazione per motivi di religione o di credo, accoglie con favore il ruolo da essa svolto con le sue decisioni sull'interpretazione della direttiva, e attende con interesse le future prime decisioni in materia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea; esprime rammarico per lo scarso numero di casi deferiti alle corti, che è in contrasto con l'elevato numero di casi di discriminazione che emergono dalle indagini sulla vittimizzazione ma che non vengono perseguiti dalla giustizia;

14.  ritiene che un'applicazione coerente della legislazione anti-discriminazione dovrebbe essere un elemento importante delle strategie per prevenire la radicalizzazione, tenendo conto del fatto che in un contesto sempre più xenofobico e islamofobico, la discriminazione nei confronti delle comunità religiose, compresi i rifugiati e migranti, potrebbe contribuire alla radicalizzazione religiosa degli individui, avere ripercussioni su un'inclusione efficace nel mercato del lavoro e avere un impatto sul loro accesso alla giustizia in collegamento con il loro status di residenza;

15.  ritiene che le corti di giustizia dovrebbero adoperarsi maggiormente per accertare che un'affermazione di fede religiosa sia fatta in buona fede invece di valutare la validità o la correttezza di una religione o di un credo;

16.  ritiene che un'ulteriore armonizzazione sia necessaria a seguito delle decisioni dei tribunali nazionali e della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla valutazione del principio della laicità dello Stato rispetto alle disposizioni dell'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione per quanto riguarda l'etica;

17.  ritiene, sulla base della giurisprudenza disponibile a livello di UE e nazionale, che un obbligo di soluzione ragionevole per tutte le forme di discriminazione - tra cui, di conseguenza, la religione e il credo- dovrebbe essere previsto nel diritto unionale e nazionale, a condizione che ciò non implichi un onere sproporzionato per i datori di lavoro o i fornitori di servizi;

18.  invita gli Stati membri a riconoscere il diritto fondamentale alla libertà di coscienza; constata con preoccupazione che vi sono Stati membri in cui personale medico competente e altamente qualificato viene licenziato o al quale viene negato l'impiego in quanto ricorre all'obiezione di coscienza per quanto riguarda le procedure volte a porre fine alla vita;

19.  è del parere che si debba ritenere che, in conformità della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la direttiva preveda una protezione contro la discriminazione per motivi di religione o di credo di un datore di lavoro;

20.  ritiene che l'eccezione generale di cui all'articolo 2, paragrafo 5, sia formulata in modo generico e che occorra migliorarne l'applicazione, il che è di particolare importanza nel contesto della crisi migratoria e dei rifugiati e spera che i tribunali di giustizia ne valuteranno molto attentamente i limiti in linea con il principio di proporzionalità;

21.  rileva che le restrizioni imposte dai datori di lavoro all'uso di simboli religiosi non sono sempre in linea con le norme internazionali sui diritti umani, in quanto non sono limitate a circostanze ben definite e circoscritte o non perseguono uno scopo legittimo e gli Stati membri non adottano sempre misure appropriate contro tali restrizioni sebbene non siano in linea con le norme internazionali sui diritti umani; è preoccupato del fatto che alcuni Stati membri abbiano introdotto divieti generali in materia di utilizzo di simboli religiosi negli spazi pubblici, in nome della neutralità e della laicità, determinando il tentativo di estendere tali restrizioni anche al settore privato;

Disabilità

22.  evidenzia che per "discriminazione fondata sulla disabilità" si intende qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità, che abbia lo scopo o l'effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, su base paritaria con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo; rileva che essa include ogni forma di discriminazione, compreso il rifiuto di una soluzione ragionevole(24);

23.  incoraggia gli Stati membri ad interpretare il diritto dell'UE in modo tale da fornire una base per un concetto di disabilità in linea con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, combinando gli elementi che prevedono parità per le persone con disabilità e facendo riferimento al rifiuto di soluzioni ragionevoli come forma di discriminazione, come previsto da tale Convenzione; si rammarica che alcuni Stati membri abbiano ancora una legislazione in vigore che esige una soglia del 50 % di incapacità e accetta unicamente una certificazione medica ufficiale;

24.  rileva che la direttiva 2000/78/CE non contiene di per sé alcuna definizione del concetto di disabilità; sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea è stata chiamata a definire il concetto di disabilità in modo indipendente ai fini della sentenza Chacón Navas; ricorda che ulteriori cause hanno richiesto un chiarimento del concetto di disabilità, nonché il significato da attribuire alle soluzioni ragionevoli per i disabili che i datori di lavoro devono fornire ai sensi dell'articolo 5 della direttiva (HK Danmark C-335/11 e C 337/11);

25.  si rammarica che il tasso di occupazione delle donne con disabilità sia inferiore al 50 %, a riprova della doppia discriminazione di cui sono vittime, e che ciò impedisca loro di partecipare pienamente alla vita sociale;

26.  ritiene che una malattia terminale, vale a dire una malattia o condizione fisica che si può ragionevolmente supporre conduca al decesso entro 24 mesi o meno dalla data della certificazione rilasciata da un medico, possa essere ritenuta una disabilità se rappresenta un ostacolo alla vita professionale della persona in questione;

27.  sottolinea l'obbligo per i datori di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli per tutti i lavoratori con disabilità, inclusi quelli con una malattia terminale;

28.  sottolinea che la natura di alcune malattie terminali può causare fluttuazioni di menomazioni fisiche, mentali e psicologiche e che, pertanto, i datori di lavoro sono obbligati a rivedere regolarmente le ragionevoli soluzioni per assicurarsi che diano pieno sostegno ai dipendenti nel loro ruolo;

29.  sottolinea l'importanza di proteggere i lavoratori disabili, compresi quelli con una malattia terminale, da ogni forma di discriminazione sul luogo di lavoro; sottolinea soprattutto la necessità di proteggere questi lavoratori dal licenziamento senza giusta causa;

30.  osserva che le prove dimostrano che gli investimenti in soluzioni ragionevoli adeguate, a favore delle persone con disabilità, sono economicamente vantaggiosi e forniscono un ritorno, in termini non solo di inclusione sociale, ma anche di una maggiore produttività e riduzione dell'assenteismo(25); si rammarica che molti Stati membri non riescano a fornire soluzioni ragionevoli adeguate;

31.  evidenzia l'importanza del lavoro svolto dalle persone disabili, nonché dalle persone colpite da malattie gravi, croniche o incurabili e si dichiara favorevole a politiche inclusive per il mercato del lavoro che assicurino a entrambi i gruppi diritti e garanzie;

32.  invita gli Stati membri e la Commissione ad assicurare che i diritti e servizi connessi con l'occupazione, comprese le soluzioni ragionevoli nel contesto della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione, siano trasferibili e in linea con la libera circolazione delle persone con disabilità;

33.  si compiace del fatto che tutti gli Stati membri offrano concessioni, sussidi o vantaggi fiscali ai datori di lavoro che forniscono soluzioni ragionevoli, incentivando in tal modo i datori di lavoro ad adattare il posto di lavoro al fine di adeguare ed aprire il mercato del lavoro alle persone con disabilità e di garantire a tutte le persone il godimento e l'esercizio, su base paritaria con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali; raccomanda che gli Stati membri offrano, e che la Commissione sostenga, una formazione per le autorità nazionali, regionali e locali in materia di soluzioni ragionevoli per consentire loro di proporre orientamenti in materia di soluzioni ragionevoli e di prevenzione dell'esclusione di specifici gruppi vulnerabili; chiede di avviare un dialogo con le parti interessate, come sindacati e datori di lavoro, onde definire orientamenti intesi a mettere a punto soluzioni ragionevoli;

34.  sottolinea la necessità di riconoscere le clausole sociali nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici quale potenziale strumento per conseguire gli obiettivi di politica sociale; è del parere che gli appalti pubblici socialmente responsabili potrebbero essere utilizzati come strumento per integrare nel mercato del lavoro le persone con disabilità e altri gruppi vulnerabili;

35.  sollecita la Commissione e gli Stati membri ad adottare quadri di qualità per i tirocini, al fine di garantire soluzioni ragionevoli e l'accessibilità per le persone con disabilità;

36.  sottolinea l'importanza di uno standard di progettazione universale per gli spazi pubblici e gli ambienti di lavoro che tenga conto delle esigenze delle persone con disabilità, in linea con il Commento generale sull'accessibilità(26) adottato dalla commissione delle Nazioni Unite in data 11 aprile 2014, e richiama l'attenzione sugli impegni dell'UE in materia di accessibilità al fine di raggiungere miglioramenti permanenti nelle condizioni di lavoro per tutti i lavoratori europei;

37.  invita la Commissione europea e gli Stati membri ad incentivare modelli di Smart Working che consentano alle persone disabili di svolgere l'attività lavorativa presso la propria abitazione con tutti i vantaggi che ne deriverebbero in termini di qualità della vita e produttività;

38.  osserva che le persone con disabilità forniscono un contributo prezioso alla società nel suo insieme e invita gli Stati membri a utilizzare i fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo, per adattare i luoghi di lavoro e per fornire l'assistenza necessaria alle persone con disabilità sul posto di lavoro e per migliorare l'istruzione e la formazione al fine di aumentare il loro tasso di occupazione nel mercato del lavoro aperto e di combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale delle persone disabili; fa riferimento all'articolo 7 e all'articolo 96, paragrafo 7, del regolamento recante disposizioni comuni (RDC)(27) che promuovono le pari opportunità, la non discriminazione e l'inclusione delle persone con disabilità in sede di attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) in generale, e dei programmi operativi in particolare e sottolinea che la valutazione ex ante dovrebbe valutare l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere le pari opportunità e impedire qualunque discriminazione; ritiene che i fondi europei e nazionali dovrebbero anche essere destinati, ad esempio, alle PMI che incoraggiano i lavoratori a seguire corsi per permettere loro di mantenere un lavoro;

39.  invita gli Stati membri a rivedere i sistemi assicurativi professionali, al fine di prevenire la discriminazione delle persone disabili;

40.  esorta gli Stati membri a prendere in considerazione i benefici derivanti dall'introduzione di misure positive, ad esempio combinando politiche passive del mercato del lavoro, come le agevolazioni fiscali e gli incentivi in ​​denaro, con politiche attive del mercato del lavoro - segnatamente orientamento e consulenza, formazione e istruzione, nonché inserimenti lavorativi - per sostenere l'occupazione delle persone con disabilità;

41.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare e ad attuare un quadro generale per misure che consentano l'accesso ad un'occupazione di qualità per le persone con disabilità, anche con la possibilità di utilizzare, ad esempio, ammende inflitte per il mancato rispetto della legislazione contro la discriminazione per finanziare l'inclusione nel mercato del lavoro aperto e altre azioni nel settore;

42.  incoraggia gli Stati membri a fornire un sostegno continuo ai datori di lavoro che assumono persone con disabilità, in modo da creare condizioni favorevoli e assicurare un adeguato sostegno in tutte le fasi dell'occupazione: assunzione, mantenimento e sviluppo della carriera;

43.  invita tutte le parti coinvolte a prestare particolare attenzione all'integrazione delle persone con disabilità intellettive e psico-sociali, a sviluppare una campagna globale di sensibilizzazione sulla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e a combattere i pregiudizi contro le persone con disabilità, in particolare quelle con disabilità psico-sociali, disabilità intellettive, disturbi dello spettro autistico e gli anziani con disabilità nei luoghi di lavoro; chiede che tutti i materiali relativi allo sviluppo di capacità, formazione, sensibilizzazione e dichiarazioni pubbliche, tra gli altri elementi, siano resi disponibili in formati accessibili;

44.  esprime preoccupazione per il ritardo registrato nella valutazione intermedia della strategia europea sulla disabilità 2010-2020; sollecita la Commissione a rivedere la strategia sulla base delle osservazioni conclusive sulla relazione iniziale dell'Unione europea adottate dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità il 7 settembre 2015 e ad associare in questo processo organizzazioni in rappresentanza delle persone con disabilità;

45.  deplora il fatto che la Commissione non abbia ancora affrontato le disparità legate all'età nell'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e della strategia sulla disabilità; invita pertanto la Commissione a far conoscere e affrontare il tema dei diritti delle persone con disabilità e delle discriminazioni che subiscono;

Età

46.  sottolinea gli importanti contributi che i lavoratori anziani possono dare alla società e alla competitività delle aziende; sottolinea l'importanza di coinvolgere lavoratori più anziani che possano trasmettere le proprie conoscenze ed esperienze ai lavoratori più giovani, nel contesto dell'invecchiamento attivo, e si rammarica del fatto che l'età costituisca un motivo importante di discriminazione sul lavoro; considera deplorevole il fatto che spesso gli anziani siano ancora vittime di stereotipi e ostacoli sul mercato del lavoro e chiede una giustizia intergenerazionale basata sulla solidarietà, il rispetto reciproco, la responsabilità e la volontà di assistersi l'un l'altro;

47.  invita gli Stati membri a promuovere l'accesso al lavoro e l'integrazione nel mercato del lavoro di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro età, e ad applicare misure al fine di tutelare tutti i lavoratori sul posto di lavoro in termini di retribuzione, formazione, sviluppo della carriera, salute e sicurezza, ecc.;

48.  constata che un ringiovanimento unilaterale del personale non porta a una maggiore innovazione, bensì allo spreco di esperienze, conoscenze e competenze;

49.  invita gli Stati membri ad incoraggiare i datori di lavoro ad assumere i giovani, ma a garantire allo stesso tempo il rispetto e la parità di trattamento in termini di retribuzione e di protezione sociale, compresa la necessaria formazione legata al lavoro;

50.  rileva con preoccupazione che la CGUE individua nella solidarietà tra generazioni il più importante obiettivo legittimo per giustificare disparità di trattamento in base all'età(28); in quanto gli Stati membri che registrano tassi di occupazione più elevati per i lavoratori più anziani sono anche quelli che presentano risultati di gran lunga migliori nell'introduzione dei giovani nel mercato del lavoro;

51.  ricorda che la normativa dell'Unione in materia di politiche di invecchiamento deve essere attuata in modo efficace al fine di combattere e prevenire la discriminazione basata sull'età;

52.  rileva che, grazie alle politiche attuate, le persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni costituiscono una quota accresciuta di lavoratori in tutti gli Stati membri dell'UE; si rammarica, tuttavia, del fatto che il tasso di occupazione per questo gruppo sia aumentato troppo lentamente e rimanga al di sotto del 50 % nei 28 paesi dell'UE; sottolinea pertanto che la digitalizzazione influenza in modo sostanziale il mercato del lavoro creando nuove opportunità d'impiego e condizioni di lavoro più flessibili, quali il telelavoro e il lavoro a distanza, che potrebbero servire da strumento efficace contro l'esclusione delle persone ultracinquantenni e delle persone di mezza età non qualificate; sottolinea, in questo contesto, che il miglioramento continuo delle competenze digitali, offrendo ai lavoratori subordinati possibilità di formazione, perfezionamento e reinserimento lungo tutto l'arco della carriera lavorativa, è una condizione essenziale per trarre vantaggio dalla digitalizzazione; ritiene altresì che le opportunità per creare posti di lavoro in futuro nel mercato digitale richiederanno ulteriori sforzi da parte degli Stati membri per affrontare lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze, in particolare per le persone con più di 50 anni;

53.  evidenzia che le misure contro la discriminazione in base all'età non devono presentare delle distinzioni sostanziali tra bambini o anziani e che qualsiasi tipo di discriminazione ingiustificata fondata sull'età deve essere perseguita in modo adeguato;

54.  rileva che i lavoratori anziani, in particolare, hanno condizioni più precarie e invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, a studiare il crescente problema della disoccupazione tra le persone di età superiore ai 50 anni e a sviluppare strumenti efficaci, come la formazione professionale e gli incentivi o i sussidi per i datori di lavoro, per il reinserimento dei lavoratori più anziani sul mercato del lavoro e la loro protezione contro il licenziamento ingiusto;

55.  sottolinea la necessità di potenziare le capacità digitali tra la popolazione attiva e sottolinea che la digitalizzazione contribuirà all'inclusione sociale ed aiuterà le persone più anziane e i lavoratori con disabilità a rimanere più a lungo sul mercato del lavoro permettendo loro di beneficiare delle opportunità offerte dall'intelligenza artificiale; reputa importante orientare in modo socialmente equo e sostenibile gli effetti del mercato digitale sull'occupazione; sottolinea il fatto che molti datori di lavoro non assumono i lavoratori più anziani a causa di stereotipi sulla mancanza o l'obsolescenza delle competenze; chiede pertanto l'inclusione della formazione permanente e dell'istruzione per lavoratori adulti di tutte le età nella riflessione sull'imminente strategia europea delle competenze annunciata dalla Commissione;

56.  ricorda che la risorsa più importante dell'UE e degli Stati membri è costituita dalle risorse umane; ritiene che le competenze informatiche siano essenziali per i lavoratori anziani di età superiore a 55 anni, al fine di sottrarli all'esclusione dal mercato del lavoro e di agevolarli nella ricerca di un nuovo impiego; invita la Commissione e gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali, a sviluppare strategie in materia di competenze che colleghino l'istruzione e il lavoro, e quindi ad investire e a promuovere l'apprendimento permanente e ad offrire programmi di formazione completi, accessibili e a prezzi abbordabili, nonché una riqualificazione per lo sviluppo delle competenze digitali e sociali, compreso l'adattamento all'ambiente virtuale (realtà aumentata), che consentano alla popolazione che invecchia di adattarsi meglio alle crescenti richieste di competenze digitali in molti settori diversi; sottolinea pertanto che i lavoratori più anziani ultracinquantacinquenni, soprattutto donne, dovrebbero avere un accesso continuo alla formazione TIC; incoraggia inoltre gli Stati membri e la Commissione a porre in essere strategie volte a ridurre il divario digitale e a favorire la parità di accesso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

57.  accoglie con favore il programma di lavoro delle parti sociali europee per il periodo 2015-2017, che si concentra sull'invecchiamento attivo; invita le parti sociali a contrastare scrupolosamente le questioni legate alla discriminazione in base all'età, all'istruzione degli adulti, alla salute e alla sicurezza sul lavoro, nonché alla conciliazione tra lavoro e vita familiare, per costruire un quadro europeo che sostenga l'occupabilità e la salute di tutti i lavoratori;

58.  sottolinea la necessità di statistiche affidabili sulla situazione degli anziani e sui cambiamenti demografici per elaborare strategie in materia di invecchiamento attivo più mirate ed efficaci; invita la Commissione a garantire un'esaustiva raccolta di dati di alta qualità sullo status sociale degli anziani, sulla loro salute, sui loro diritti e sul loro tenore di vita;

59.  invita gli Stati membri a esaminare e ad abolire i limiti di età imposti per lo svolgimento di una professione e di un mandato, oppure per la concessione di crediti;

60.  osserva che promuovere ambienti a misura di anziano è uno strumento essenziale per sostenere i lavoratori e i disoccupati anziani e per promuovere società inclusive che offrano pari opportunità a tutti; accoglie con favore, a questo proposito, il progetto per la gestione congiunta della Commissione con l'OMS volto ad adeguare al contesto europeo la guida dell'OMS delle città a misura di anziano;

61.  accoglie con favore la campagna "Ambienti di lavoro sani per tutte le età" condotta dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro; sottolinea l'importanza di una legislazione efficace sulla sicurezza e la salute sul lavoro e di incentivi per le imprese ad adottare metodi di prevenzione; chiede che la campagna abbia un forte raggio d'azione per raggiungere le aziende di tutte le dimensioni;

62.  invita gli Stati membri a rafforzare i regimi pensionistici pubblici al fine di garantire un reddito sostitutivo dignitoso per tutti dopo la pensione;

63.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione sull'equilibrio vita-lavoro; sottolinea il fatto che l'equilibrio vita-lavoro è una sfida anche per i lavoratori più anziani, visto che il 18 % degli uomini e il 22 % delle donne di età tra i 55 e i 64 anni si occupa dei membri della famiglia che hanno bisogno di cure, mentre più della metà dei nonni fornisce assistenza regolare ai loro nipoti; raccomanda che l'imminente iniziativa sull'equilibrio vita-lavoro comprenda appieno misure di sostegno ai prestatori di assistenza informale e ai nonni in età produttiva, nonché ai giovani genitori che lavorano;

64.  chiede agli Stati membri di promuovere servizi pubblici gratuiti e di qualità in grado di garantire l'assistenza e le cure dovute e necessarie a bambini, malati e anziani;

Orientamento sessuale

65.  rileva che i tribunali nazionali e la CGUE hanno analizzato solo un numero limitato di casi di discriminazione per motivi di orientamento sessuale;

66.  ricorda che, nonostante il fatto che il numero di Stati membri che hanno esteso il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale a tutti i settori contemplati dalla direttiva sull'uguaglianza razziale sia aumentato dai 10 del 2010 ai 13 del 2014, la protezione dalla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere è ancora limitata(29);

67.  ricorda che l'ambito di protezione dalla discriminazione cui hanno accesso le persone transessuali, in particolare nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e della sanità, resta incerto in molti Stati membri; chiede misure per attuare in modo efficace la normativa nazionale che recepisce la direttiva sull'uguaglianza di genere (rifusione); ricorda che tali misure potrebbero migliorare le definizioni giuridiche per assicurare che la tutela includa tutte le persone transgender e non solo persone transessuali che si stanno sottoponendo o che si sono sottoposte a un cambiamento di genere(30);

68.  esprime preoccupazione per la scarsa conoscenza dei diritti in materia di discriminazione e dell'esistenza di organismi e organizzazioni che offrono assistenza alle vittime di discriminazione, registrando una maggiore consapevolezza tra le persone LGBTI; ritiene che le autorità nazionali, regionali e locali, insieme alle organizzazioni delle parti interessate, debbano intensificare sostanzialmente le attività di sensibilizzazione per le vittime, i datori di lavoro e anche altri gruppi; sottolinea che le organizzazioni LGBTI nazionali sono parti interessate fondamentali in questi sforzi;

69.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire il reciproco riconoscimento dello status di unione registrata, dei regimi matrimoniali e dei diritti genitoriali; invita la Commissione e gli Stati membri a tener conto della discriminazione specifica cui sono confrontate le persone intersessuali nel mondo del lavoro e a rivedere le leggi e le pratiche al fine di prevenire la discriminazione delle persone intersessuali;

Aspetti orizzontali e raccomandazioni

70.  esprime preoccupazione per la mancanza di chiarezza e certezza giuridica riguardante la discriminazione multipla, spesso derivante dall'esistenza di disposizioni e norme diverse e frammentate negli Stati membri; osserva il contributo importante apportato da Equinet allo sviluppo di norme comuni e ritiene che debba essere previsto un sostegno adeguato a questo fine;

71  si rammarica per il fatto che la direttiva 2000/78/CE non contenga alcuna disposizione specifica sulla discriminazione multipla, sebbene la direttiva stessa segnali almeno che le donne, spesso, ne sono vittime e rilevi, inoltre, che la combinazione di due o più forme di discriminazione può far insorgere problemi connessi alle differenze esistenti a livello di tutela garantita per le diverse forme; invita gli Stati membri e la Commissione a combattere contro tutte le forme di discriminazione multipla e a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione e la parità di trattamento nel mercato del lavoro e nell'accesso al lavoro; raccomanda che le autorità nazionali, regionali e locali, gli organismi preposti all'applicazione della legge, compresi gli ispettori del lavoro, gli organismi nazionali per l'uguaglianza e le organizzazioni della società civile, aumentino il loro monitoraggio dell'intersezionalità tra il genere e gli altri motivi nei casi e nelle pratiche di discriminazione;

72.  sottolinea che la mancanza di dati oggettivi, comparabili e disaggregati sull'uguaglianza, nei casi di discriminazione e disparità, rende più difficile dimostrare l'esistenza di una discriminazione, in particolare la discriminazione indiretta; ricorda che l'articolo 10 della direttiva 2000/78/CE permette di modificare l'onere della prova e di invertirlo in caso di fatti sulla base dei quali si possa argomentare che sussiste discriminazione diretta o indiretta; invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati sull'uguaglianza, nell'ambito della direttiva vigente, in modo preciso, sistematico e con il coinvolgimento delle parti sociali, degli organismi nazionali per l'uguaglianza e dei tribunali nazionali;

73.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare – anche nel quadro del processo di elaborazione delle relazioni nazionali e nella relazione annuale congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale - statistiche armonizzate e omogenee intese a colmare tutte le lacune nella raccolta di dati sull'uguaglianza di genere; invita la Commissione a prendere iniziative per promuovere tale raccolta di dati tramite una raccomandazione agli Stati membri e chiedendo ad Eurostat di sviluppare consultazioni volte ad integrare la disaggregazione dei dati su tutti i motivi di discriminazione negli indicatori dell'indagine sociale europea; in modo da intervenire e combattere concretamente contro tutte le forme di discriminazione relative all'assunzione e legate al mercato del lavoro;

74.  raccomanda che, nella raccolta di dati statistici in materia di occupazione, gli Stati membri inseriscano domande facoltative in un'indagine sul lavoro per scoprire possibili discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o il credo, la disabilità, l'età e orientamento sessuale;

75.  evidenzia che gli oneri burocratici per le micro, piccole e medie imprese dovrebbero essere sempre tenuti presenti nel processo legislativo a tutti i livelli e che le misure previste andrebbero sottoposte a una valutazione della proporzionalità;

76.  prende atto del ruolo importante svolto dagli organismi nazionali per l'uguaglianza nell'attuazione della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione, contribuendo alla sensibilizzazione e alla raccolta dei dati, collaborando con le parti sociali e le altre parti interessate, affrontando il problema delle denunce insufficienti e assumendo un ruolo guida nel semplificare e agevolare la presentazione delle denunce da parte delle vittime di discriminazione; chiede che un rafforzamento del ruolo degli organismi nazionali per l'uguaglianza, la garanzia della loro imparzialità, lo sviluppo delle loro attività e un potenziamento delle loro capacità, anche attraverso l'offerta di finanziamenti adeguati;

77.  invita gli Stati membri a dare prova di maggiore impegno nell'attuazione del principio della parità tra donne e uomini nelle politiche per l'occupazione; chiede l'uso attivo del bilancio di genere, anche tramite la promozione degli scambi delle migliori prassi da parte della Commissione e di misure volte a incoraggiare l'occupazione femminile su base equa senza forme precarie di lavoro, con un sano equilibrio tra lavoro e vita privata, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, nonché l'introduzione di misure per la riduzione del divario retributivo e pensionistico e, in generale, volte a migliorare la situazione delle donne sul mercato del lavoro;

78.  chiede agli Stati membri di sviluppare sistemi di classificazione e di valutazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere, come misura indispensabile per favorire la parità di trattamento;

79.  sottolinea il fatto che le politiche in materia di parità di trattamento dovrebbero affrontare la questione degli stereotipi nelle professioni e nei ruoli maschili e femminili;

80.  ricorda che le parti sociali hanno un ruolo essenziale da svolgere nell'informare e sensibilizzare sia i lavoratori che i datori di lavoro in merito alla lotta contro le discriminazioni;

81.  ritiene che occorra prestare ulteriore attenzione all'obiettivo di bilanciare i diritti concorrenti come la libertà di religione e di credo e la libertà di parola in casi di molestie per tali motivi;

82.  chiede agli Stati membri di sviluppare e rafforzare i rispettivi organismi nazionali di controllo del lavoro in condizioni e con mezzi finanziari e umani che rendano possibile una loro efficace presenza sul terreno, contrastando la precarietà lavorativa, il lavoro non regolamentato e la discriminazione lavorativa e salariale, in particolar modo in una prospettiva di parità tra uomini e donne;

83.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la conciliazione tra lavoro e vita privata attraverso misure concrete, proponendo urgentemente ad esempio nuove proposte legislative concernenti la direttiva sul congedo di maternità in modo tale da garantire alle donne il diritto di tornare al lavoro dopo la gravidanza e il congedo di maternità e parentale, di garantire il diritto a un'efficace protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, a tutelare i loro diritti relativi alla maternità, e ad adottare misure volte a impedire l'ingiusto licenziamento delle lavoratrici durante la gravidanza, ecc., nonché la direttiva sul congedo dei prestatori di assistenza e a rafforzare la legislazione sul congedo di paternità;

84.  rileva che l'accesso alla giustizia è limitato in molti casi di discriminazione; sottolinea l'importanza dell'accesso alle informazioni per le vittime di discriminazione; ritiene necessario che gli Stati membri adottino le misure appropriate per garantire che consulenza e assistenza legali ragionevoli, disponibili ed accessibili possano essere ottenute e vengano offerte alle vittime, in tutte le fasi del processo giuridico, compresi una consulenza riservata di fatto e un sostegno emotivo, personale e morale, da parte degli organismi o degli intermediari appropriati per la promozione dell'uguaglianza; chiede inoltre agli Stati membri di combattere le molestie e la violenza sul posto di lavoro che violano la dignità della persona e/o creano un ambiente offensivo sul posto di lavoro;

85.  ritiene che i meccanismi di denuncia debbano essere migliorati a livello nazionale tramite il rafforzamento degli organismi nazionali per le pari opportunità, al fine di migliorare l'accesso ai meccanismi giudiziali e extragiudiziali, e l'aumento della fiducia nelle autorità, fornendo sostegno legale, offrendo consulenza e assistenza legali e semplificando le procedure legali spesso lunghe e complesse; incoraggia gli Stati membri a creare piattaforme che possano ricevere le denunce e fornire assistenza gratuita nelle azioni legali in caso di discriminazione e molestie sul luogo di lavoro;

86.  auspica, in caso di condotte discriminatorie e/o di mobbing e/o stalking nei luoghi di lavoro, il varo di norme a difesa degli informatori e della loro riservatezza;

87.  ricorda che intentare casi giudiziari e garantire un'adeguata rappresentanza continua ad essere problematico in alcuni casi, e sollecita gli Stati membri a trovare modi per aiutare le vittime in questo senso, anche mediante, ad esempio, esenzioni e vantaggi in materia di tasse processuali, consulenza legale e assistenza da parte di ONG specializzate, e assicurando modalità di ricorso giudiziario e una rappresentanza adeguata; sottolinea l'importanza della posizione giuridica delle ONG con un legittimo interesse in importanti procedure giudiziarie e/o amministrative;

88.  si compiace del fatto che le sanzioni previste dalle leggi anti-discriminazione degli Stati membri siano generalmente in linea con la direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione; sottolinea altresì il ruolo importante degli organismi pubblici specializzati nella lotta alla discriminazione nella risoluzione di problemi legati a sanzioni e ricorsi; esprime preoccupazione, per il fatto che, in termini di livello e quantità di risarcimento assegnato, i tribunali nazionali tendano ad applicare la scala inferiore delle sanzioni previste dalla legge(31); sottolinea la necessità che la Commissione segua da vicino le norme applicabili al ricorso a sanzioni e alla riparazione negli Stati membri, impedendo che, come rilevato dalla Corte di giustizia europea, la legge nazionale preveda sanzioni puramente simboliche o contempli unicamente l'ammonizione in caso di discriminazione.

89.  esprime preoccupazione per la scarsa partecipazione della comunità rom al mercato del lavoro; pone l'accento sulla necessità di rafforzare il ruolo delle ONG specializzate all'interno di questa minoranza etnica per incentivarne la partecipazione al mercato del lavoro; segnala inoltre l'importanza ricoperta dalle ONG nel fornire informazioni ai rom sui diritti di cui godono o nell'agevolare la segnalazione di casi di discriminazione, migliorando così la raccolta dei dati;

90.  invita gli Stati membri a sfruttare la possibilità offerta nella direttiva per intraprendere azioni positive nel caso di gruppi vittime di discriminazioni gravi e strutturali, come i rom;

91.  si rallegra del fatto che la stragrande maggioranza degli Stati membri abbia intrapreso alcune azioni positive nell'ambito di applicazione della direttiva;

92.  sottolinea la necessità della diffusione delle pertinenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e di uno scambio di decisioni dei tribunali nazionali in linea con la giurisprudenza della CGUE e della Corte europea dei diritti dell'uomo per quanto riguarda le disposizioni della direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione;

93.  sottolinea l'importanza di assicurare il sostegno ai prestatori di assistenza informale, conciliando il lavoro e le responsabilità di assistenza (ad esempio, orari di lavoro flessibili, assistenza di sostegno), in modo da permettere a questi prestatori (per lo più donne) di fornire assistenza e dare quindi un enorme contributo alle loro famiglie e alla società senza essere penalizzati ora o in futuro;

94.  ritiene necessario prevedere una formazione adeguata per i dipendenti delle autorità nazionali, regionali e locali, gli organismi preposti all'applicazione della legge e gli ispettori del lavoro; ritiene che la formazione per tutte le parti interessate, come giudici, pubblici ministeri, personale giudiziario, avvocati e investigatori, forze di polizia e personale carcerario sulla legislazione e la giurisprudenza in materia di non discriminazione nell'occupazione rivesta una cruciale importanza, parallelamente a una formazione sulla comprensione culturale e i pregiudizi inconsapevoli;

95.  ritiene necessario che la Commissione fornisca alle aziende private, comprese le PMI e le microimprese, i modelli per i quadri di uguaglianza e di diversità che possono essere successivamente replicati e adattati in base alle proprie esigenze; chiede alle parti interessate del settore commerciale di non fare solo promesse ai fini del rispetto dell'uguaglianza e della diversità, bensì di andare oltre e, tra le altre cose, riferire ogni anno in merito alle iniziative intraprese in questo senso, con l'aiuto degli organismi per la promozione dell'uguaglianza, se lo scelgono;

96.  invita i datori di lavoro a creare ambienti di lavoro non discriminatori per i propri dipendenti, attraverso il rispetto e l'attuazione delle direttive anti-discriminazione in vigore, in base al principio della parità di trattamento indipendentemente da sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale; invita la Commissione a monitorare l'attuazione delle misure corrispondenti;

97.  ricorda l'importante ruolo delle parti sociali, delle ONG e della società civile nel fornire assistenza alle vittime e sottolinea che spesso è più facile, per le persone che subiscono discriminazioni, rivolgersi a loro che ad altri attori; propone, pertanto, il sostegno a favore delle organizzazioni della società civile attive in questo settore;

98.  chiede un'educazione civica e sui diritti umani che promuova la consapevolezza e l'accettazione della diversità e che cerchi di creare un ambiente inclusivo, incoraggiando la ridefinizione delle norme e la rimozione delle definizioni denigratorie;

99.  invita la Commissione europea e gli Stati membri a sostenere lo studio dell'educazione civica e dei diritti umani nelle scuole primarie e secondarie;

100.  ritiene necessario che la Commissione adotti un quadro europeo per le strategie nazionali di lotta all'antisemitismo, all'islamofobia e alle altre forme di razzismo;

101.  incoraggia gli Stati membri a prevedere schemi adeguati per il reinserimento dei detenuti che abbiano scontato la condanna nel mercato del lavoro;

102.  invita la Commissione e gli Stati membri a facilitare l'accesso delle pertinenti parti interessate, comprese le organizzazioni della società civile e gli organismi per l'uguaglianza, ai finanziamenti per le campagne di sensibilizzazione e di formazione in materia di discriminazione nel mondo del lavoro; invita il settore privato a svolgere il proprio dovere per creare un ambiente di lavoro non discriminante;

103.  invita gli Stati membri ad impegnarsi per assicurare uno scambio di buone pratiche in materia di lotta alla discriminazione in ambito occupazionale;

104.  invita le organizzazioni delle parti sociali a sviluppare la consapevolezza interna della disuguaglianza nel mondo del lavoro e a presentare proposte per affrontare i problemi a livello di organizzazione/società mediante contrattazione collettiva, formazione e campagne rivolte a membri e lavoratori;

105.  invita gli Stati membri e la Commissione a coinvolgere le parti sociali (sindacati e datori di lavoro) e la società civile, compresi gli organismi per l'uguaglianza, nell'applicazione effettiva della parità nell'impiego e nell'occupazione, nell'intento di promuovere la parità di trattamento; invita inoltre gli Stati membri a migliorare il dialogo sociale e lo scambio di esperienze e di buone pratiche;

106.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.

(2)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(3)

GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2015)0321.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2015)0320.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2015)0286.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2015)0293.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2015)0261.

(9)

Testi approvati, P8_TA(2015)0068.

(10)

Testi approvati, P7_TA(2013)0328.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2011)0453.

(12)

Testi approvati, P7_TA(2010)0400.

(13)

Testi approvati, P7_TA(2010)0262.

(14)

Testi approvati, P6_TA(2009)0371.

(15)

Testi approvati, P6_TA(2008)0212.

(16)

http://www.echr.coe.int/Documents/2012_Brighton_FinalDeclaration_ENG.pdf

(17)

Causa C-147/08, Römer [2011] ECR I-3591.

(18)

http://fra.europa.eu/en/publication/2014/eu-lgbt-survey-european-union-lesbian-gay-bisexual-and-transgender-survey-main

(19)

http://fra.europa.eu/en/publication/2014/being-trans-eu-comparative-analysis-eu-lgbt-survey-data

(20)

http://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR15_03/SR15_03_IT.pdf #8

(21)

http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1568en.pdf

(22)

EPRS, "La direttiva sull'uguaglianza in materia di occupazione - Valutazione della sua attuazione".

(23)

Ibidem.

(24)

Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, 13 dicembre 2006, articolo 2.

(25)

Parlamento europeo, Unità tematica A, Politica economica e scientifica: Politica economica e scientifica, "Soluzioni ragionevoli e laboratori protetti per persone con disabilità: costi e rendimenti degli investimenti".

(26)

Commento generale n. 2(2014) all'articolo 9: Accessibility https://documentsddsny. un.org/doc/UNDOC/GEN/G14/033/13/ PDF/G1403313.pdf?OpenElement

(27)

Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).

(28)

Documento di lavoro della Commissione: "Annexes to the Joint Report on the application of the Racial Equality Directive (2000/43/EC) and the Employment Equality Directive (2000/78/EC)" (SWD(2014)5).

(29)

Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (2015), "Protezione contro la discriminazione per motivi di orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali nell'UE: un'analisi giuridica comparativa".

(30)

Ibidem.

(31)

EPRS, cit.


MOTIVAZIONE

Conformemente al trattato sull'Unione europea, l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. L'Unione europea combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni. Negli Stati membri devono prevalere il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la parità tra donne e uomini. L'articolo 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale. Inoltre, l'articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea stabilisce che è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

Sono trascorsi 15 anni dall'adozione della direttiva sulla parità in materia di occupazione, il cui obiettivo ultimo è la creazione di condizioni omogenee per quanto riguarda l'uguaglianza nella sfera del lavoro e dell'occupazione.

Il relatore constata con soddisfazione che alcuni Stati membri vanno al di là degli obblighi imposti dalla direttiva sulla parità in materia di occupazione, nel senso che non limitano la tutela contro le discriminazioni fondate sulle convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale all'occupazione, al lavoro e alla formazione professionale, ma la estendono ai settori contemplati dalla direttiva sull'uguaglianza razziale.

Secondo il quarto Eurobarometro sempre più europei si mostrano tolleranti nei confronti dei gruppi a rischio di essere discriminati e sono meglio informati sui loro diritti in caso di discriminazioni rispetto alla precedente indagine svolta nel 2012.

Permangono tuttavia problemi nell'applicazione della direttiva sulla parità in materia di occupazione.

Stando ai dati provenienti dall'Agenzia per i diritti fondamentali dell'UE, il 40 % dei Rom in cerca di occupazione subiscono discriminazioni, il 75 % dei gay non si terrebbe per mano in pubblico con il proprio partner, il 38 % degli ebrei ammettono di non portare i loro indumenti tradizionali in pubblico, il 37 % dei musulmani ha dichiarato di aver subito discriminazioni e l'11 % di essi è stato vittima di reati di odio. Nel complesso la situazione incide negativamente negativo sulla coesione sociale nonché sul rispetto dei diritti fondamentali.

I dati disponibili sulla parità sono ancora molto scarsi anche a causa del fatto che la direttiva sulla parità in materia di occupazione non ne prevede la raccolta da parte degli Stati membri. Il relatore si compiace pertanto che la Commissione stia attualmente valutando le risorse per promuovere la raccolta di tali informazioni in cooperazione con l'Agenzia per i diritti fondamentali(1).

I sondaggi indicano regolarmente che la discrepanza tra i livelli delle discriminazioni subite e le discriminazioni denunciate va affrontata in modo serio. Le vittime hanno ancora difficoltà nel riconoscere le situazioni discriminatorie.

La sensibilizzazione è bassa non soltanto tra il pubblico ma anche tra i professionisti legali, sebbene tra questi ultimi si scorgano segnali di cambiamento. Alcuni dei motivi contemplati dalla direttiva, quali la disabilità, hanno ricevuto una particolare attenzione a vari livelli, anche a livello europeo, rispetto ad altri quali la religione e le convinzioni personali(2).

C'è ancora molto da fare per intensificare il dialogo tra i governi, la società civile e le parti sociali per tutti i motivi di discriminazione e per sensibilizzare il pubblico. La maggioranza degli Stati membri hanno delegato le responsabilità relative alla divulgazione delle informazioni sulla normativa anti-discriminazioni e alla sensibilizzazione a organismi nazionali specializzati senza necessariamente dotarli delle adeguate risorse(3).

Secondo uno studio della Commissione europea(4) esiste una possibile correlazione tra i paesi che evidenziano un livello basso di giurisprudenza e i paesi che hanno recepito la direttiva prendendo semplicemente alcune formulazioni della direttiva per inserirle nelle loro legislazioni nazionali. Alcune difficoltà procedurali che incidono sull'accesso alla giustizia e sull'effettiva applicazione derivano anche dai brevi tempi di prescrizione previsti dalla normativa, dalle lungaggini procedurali, dai costi elevati e dalle carenze nella fornitura di assistenza legale, nonché da ostacoli linguistici, dall'accesso per le persone con disabilità e dalle questioni giuridiche sull'interesse legittimo. Occorre continuare ad adoperarsi per garantire la credibilità e l'ammissibilità dei metodi di prova, come le prove statistiche e, in misura minore, la verifica della situazione o i dati estrapolati dalle circostanze.

Lo stesso studio afferma che il problema dell'accesso efficace alla giustizia potrebbe essere risolto ricorrendo alle class action, che costituirebbero una soluzione adeguata per risolvere le situazioni in cui vengono riconosciuti risarcimenti irrisori alle vittime; per affrontare le questioni connesse con il fatto che le vittime devono sostenere la totalità dei costi; e per combattere il problema dell'accesso limitato a un'assistenza legale gratuita. In un'ottica simile, l'actio popularis, se e laddove generalmente ammessa, potrebbe costituire lo strumento ideale per avviare azioni dinanzi a un giudice nei casi, ad esempio, di incitamento all'odio ai danni di un particolare gruppo vulnerabile, quando non è possibile individuare una vittima specifica ma è comunque evidente il danno per l'interesse pubblico. Infine quando un tribunale o un organismo per la parità emette una decisione le sanzioni non vengono sempre osservate dagli interessati e le raccomandazioni non vengono sempre seguite dalle autorità pubbliche.

D'altro canto, la crisi economica ha portato a tagli ai bilanci che hanno inciso in maniera molto negativa sugli organismi e le ONG per la parità in molti Stati membri. L'aspetto persino più preoccupante è che la crisi ha avuto un grave impatto sulle prospettive future in molti Stati membri.

Secondo i dati provenienti dalla Commissione, la popolazione in età lavorativa nell'UE (15-64) ha iniziato a scendere mentre si prevede che la fascia della popolazione di età pari o superiore ai 65 anni passerà da 87 milioni nel 2010 a 152 milioni nel 2060. In tale contesto il numero delle persone bisognose di assistenza quasi triplicherà nel corso dello stesso periodo(5).

La necessità di accrescere la partecipazione al mercato del lavoro in futuro, nonché la sicurezza del reddito a lungo termine, rendono essenziale trovare migliori modalità di conciliare vita professionale e vita familiare, compresa l'assistenza per un membro della famiglia. Di conseguenza il relatore auspica che la relazione annuale 2013 del Comitato per la protezione sociale della Commissione, che osserva che l'organizzazione di un'assistenza a lungo termine deve svolgere un ruolo essenziale nel permettere la partecipazione alla società e al mercato del lavoro, sarà presto tradotta in pratica.

La discriminazione interessa tutti gli aspetti della vita delle persone e l'occupazione è soltanto uno di essi. Il cambiamento scaturisce dall'evoluzione e la nostra società deve adeguarsi ai contesti culturali del presente. Anche l'ambiente di lavoro dovrebbe essere adattato ma la Commissione e gli Stati membri dovrebbero concentrarsi non soltanto sulla legislazione ma sulla creazione di una cultura del lavoro e del benessere per tutti.

(1)

EPRS The Employment Equality Directive - European implementation assessment. In Depth Analysis.

(2)

EPRS The Employment Equality Directive - European implementation assessment. In Depth Analysis.

(3)

Developing Anti-Discrimination Law in Europe. The 28 member States, the Former Yugoslav Republic of Macedonia, Iceland, Liechtenstein, Norway and Turkey compared. Commissione europea, direzione generale per la giustizia e i consumatori. 2015

(4)

Developing Anti-Discrimination Law in Europe. The 28 member States, the Former Yugoslav Republic of Macedonia, Iceland, Liechtenstein, Norway and Turkey compared. Commissione europea, direzione generale per la giustizia e i consumatori. 2015

(5)

European Commission – Developing Anti-Discrimination Law in Europe. The 28 EU Member States, the Former Yugoslav Republic of Macedonia, Iceland, Liechtenstein, Norway and Turkey compared. 2015


PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (22.3.2016)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sulla parità in materia di occupazione")

(2015/2116(INI))

Relatore per parere: Helga Stevens

SUGGERIMENTI

La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che nell'Unione europea le persone non sono tutelate al di fuori del luogo di lavoro contro la discriminazione fondata sulla religione, le convinzioni personali, l'età, la disabilità o l'orientamento sessuale; ritiene che l'assenza di discriminazione nel campo dell'occupazione e delle condizioni di lavoro sia efficace soltanto se la discriminazione è dichiarata illegale a livello generale in tutti gli altri ambiti, inclusi l'istruzione, l'accesso ai beni e ai servizi e la protezione sociale; deplora il fatto che, sebbene la Commissione abbia proposto una direttiva dell'UE contro la discriminazione nel 2008 e il Parlamento abbia votato a favore della stessa nel 2009, la questione rimanga bloccata in seno al Consiglio; deplora la mancanza di volontà politica mostrata da alcuni Stati membri, l'assenza di trasparenza nel processo negoziale in seno al Consiglio e l'abuso del principio dell'unanimità da parte degli Stati membri contrari; ricorda che negli ultimi otto anni il Parlamento ha ripetutamente invitato il Consiglio ad adottare la proposta di direttiva sull'applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dalla religione, le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, ma che il Consiglio non ha agito e non ha risposto positivamente alla richiesta del Parlamento, l'unica istituzione dell'Unione eletta direttamente dai cittadini; esorta nuovamente il Consiglio a superare la sua attuale inerzia politica e ad adottare rapidamente la direttiva proposta 8 anni fa;

2.  ritiene che i meccanismi di denuncia debbano essere migliorati a livello nazionale tramite il rafforzamento degli organismi nazionali per le pari opportunità, al fine di migliorare l'accesso ai meccanismi giudiziali e extragiudiziali, e l'aumento della fiducia nelle autorità, fornendo sostegno legale, offrendo consulenza e assistenza legali e semplificando le procedure legali spesso lunghe e complesse;

3.  deplora che l'idea secondo cui i diritti umani sono universali, indivisibili e interconnessi resti ancora un principio giuridico più teorico che pratico, visto che i diversi aspetti dell'essere umano sono trattati separatamente dai vigenti strumenti giuridici dell'UE;

4.  si rammarica per l'aumento dei casi di discriminazione e molestie, comprese quelle sul luogo di lavoro e soprattutto quelle legate al genere, alla nazionalità, alla condizione sociale, alla disabilità, all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'origine etnica o alla religione, in particolare contro le donne musulmane e le persone LGBTI; lamenta, nel contempo, la generale sottosegnalazione di tutte le forme di discriminazione, soprattutto le discriminazioni fondate sulla disabilità o rivolte contro le persone LGBTI; invita pertanto la Commissione a dedicare un'attenzione particolare a tutte le tipologie di discriminazione durante il monitoraggio dell'attuazione della direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e sottolinea la necessità di sensibilizzare le persone LGBTI in merito ai loro diritti, ad esempio mediante gli organismi per le pari opportunità, i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro;

5.  osserva con preoccupazione la scarsa consapevolezza delle vittime in merito ai loro diritti e alle possibilità di ricorso e invita pertanto sia la Commissione che gli Stati membri a intraprendere attività di sensibilizzazione strutturate e mirate relative alla legislazione anti-discriminazione e alla legislazione sulla parità in materia di occupazione dell'UE;

6.  esprime preoccupazione per la mancanza di chiarezza e certezza giuridica riguardante la discriminazione multipla, spesso derivante dall'esistenza di disposizioni e norme diverse e frammentate negli Stati membri; osserva il contributo importante apportato da Equinet allo sviluppo di norme comuni e ritiene che debba essere previsto un sostegno adeguato a questo fine;

7.  deplora che nell'Unione europea persistano forme gravi di sfruttamento lavorativo; osserva che le vittime delle forme gravi di sfruttamento lavorativo spesso non sono a conoscenza dei propri diritti, delle autorità competenti cui possono rivolgersi e delle possibilità di ottenere assistenza e un risarcimento; chiede, a tal proposito, la creazione di una piattaforma e di una linea telefonica dedicata europee che forniscano le informazioni pertinenti alle vittime delle forme gravi di sfruttamento lavorativo, comprese informazioni specifiche per ogni Stati membro;

8.  osserva con preoccupazione la mancanza di dati confrontabili e disaggregati sulla parità, nonché le enormi differenze tra gli Stati membri per quanto concerne la segnalazione dei casi; esorta gli Stati membri a raccogliere i dati sulla parità in modo sistematico al fine di rendere maggiormente visibili le discriminazioni esistenti, in particolare i casi di discriminazione indiretta, nel pieno rispetto della legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati e della vita privata; incoraggia la Commissione e gli Stati membri, congiuntamente alle agenzie competenti, a raccogliere con regolarità dati rilevanti e confrontabili, disaggregati in base alle ragioni della discriminazione, compresa la discriminazione multipla;

9.  è preoccupato per il fatto che, contrariamente a quanto disposto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CPRD), la direttiva sulla parità in materia di occupazione non consideri esplicitamente come forma di discriminazione il rifiuto di offrire una sistemazione ragionevole alle persone con disabilità;

10.  osserva che la non discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è efficace unicamente se la discriminazione è contrastata in modo esaustivo in tutti gli ambiti della vita attraverso, ad esempio, il sostegno della comunità e gli strumenti legislativi e di coordinamento, quali strategie e quadri sia a livello degli Stati membri che dell'UE, compresa la possibilità di intraprendere misure di azione positiva;

11.  sottolinea che per le persone disabili l'accessibilità costituisce un presupposto essenziale di una partecipazione paritaria e attiva alla società e pertanto accoglie con favore la recente proposta di atto europeo sull'accessibilità, quale misura in grado di produrre con certezza effetti reali e positivi sulla vita delle persone con disabilità; osserva che la comunicazione relativa a detta proposta è stata decisamente inadeguata e che i negoziati in merito alla direttiva sull'applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dalla religione, le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale restano bloccati al Consiglio dalla proposta di direttiva della Commissione nel 2008 e dal voto a favore del Parlamento nel 2009.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

21.3.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Michał Boni, Rachida Dati, Frank Engel, Cornelia Ernst, Ana Gomes, Jussi Halla-aho, Filiz Hyusmenova, Sophia in 't Veld, Iliana Iotova, Eva Joly, Timothy Kirkhope, Marju Lauristin, Juan Fernando López Aguilar, Monica Macovei, Vicky Maeijer, Alessandra Mussolini, Soraya Post, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Branislav Škripek, Csaba Sógor, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Marie-Christine Vergiat, Kristina Winberg

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carlos Coelho, Miriam Dalli, Gérard Deprez, Anna Hedh, Petr Ježek, Marek Jurek, Jean Lambert, Andrejs Mamikins, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Emilian Pavel, Salvatore Domenico Pogliese, Axel Voss

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Birgit Collin-Langen, Jens Gieseke, Peter Jahr, Karin Kadenbach, Werner Kuhn, Maria Noichl, Claudia Schmidt


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (15.3.2016)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'applicazione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ("direttiva sulla parità in materia di occupazione")

(2015/2116(INI))

Relatore per parere: Michaela Šojdrová

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la relazione della Commissione sull'applicazione della direttiva afferma che tutti i 28 Stati membri hanno recepito la direttiva nella legislazione nazionale, ma che la legislazione da sola non basta a garantire la piena parità e va combinata con opportune azioni politiche; che il Parlamento europeo ha già approvato misure politiche, come la direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure, e che tali misure possono contribuire a una maggiore parità per le donne nel mondo del lavoro nonché migliorare l'accesso delle donne a posizioni dirigenziali; che la legislazione deve essere considerata uno strumento cruciale per il conseguimento della parità di genere, ma deve essere combinata con procedure normative e campagne finalizzate all'applicazione della parità di genere, non solo nella legislazione ma anche nell'opinione pubblica;

B.  considerando che sono state valutate l'applicazione e l'attuazione della direttiva 2006/54/CE e che il Parlamento europeo, nella sua relazione del 25 giugno 2015, ha espresso seri dubbi in merito al recepimento delle disposizioni ivi contenute per l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego;

C.  considerando che le disuguaglianze sociali, in particolare per quanto attiene alla parità in materia di occupazione, possono essere contrastate soltanto mediante politiche che garantiscano una migliore distribuzione della ricchezza e che si fondino sulla reale valorizzazione delle retribuzioni, sulla promozione della regolamentazione del lavoro e degli orari di lavoro, nonché sulla promozione della tutela del lavoro, in particolare attraverso la contrattazione collettiva e la garanzia dell'accesso universale, gratuito e di qualità all'assistenza sanitaria e all'istruzione attraverso i servizi pubblici;

D.  considerando che le donne sono le più colpite dalla disoccupazione e che sono vittime di discriminazione negativa nell'accesso all'impiego, in particolare le madri e le donne che desiderano essere madri;

E.  considerando che, per la maggior parte, sono le donne le principali responsabili della cura dei figli, degli anziani, di altre persone dipendenti, della famiglia e della casa e che tali responsabilità sono maggiori se hanno figli diversamente abili; che ciò incide direttamente sulla carriera professionale delle donne e può avere un impatto negativo sulle loro condizioni di lavoro, per esempio in numerosi casi in cui le donne svolgono lavori a tempo parziale contro la loro volontà oppure sono costrette a forme di occupazione precarie, e che tutti questi fattori generano divari pensionistici e retributivi;

F.  considerando che le famiglie monoparentali, soprattutto le madri sole, sono molto più frequentemente colpite dalla povertà lavorativa rispetto ad altre categorie di lavoratori, e che tutte le misure adottate devono dedicare ai genitori soli una particolare attenzione;

G.  considerando che un'ampia gamma di capacità e competenze acquisite dalle donne nell'adempimento delle responsabilità familiari arricchisce il loro sviluppo personale e professionale; che tali competenze dovrebbero pertanto essere riconosciute dalla società e dai datori di lavoro;

H.  considerando che l'Unione europea sta affrontando una grave crisi economica, finanziaria e sociale che colpisce in particolare le donne sia nel mercato del lavoro che nella vita privata, dal momento che hanno maggiori probabilità di svolgere lavori precari, di rimanere disoccupate e di non godere della protezione sociale;

I.  considerando che l'assenza di soluzioni normative ottimali in materia di conciliazione della vita professionale e familiare si traduce in una discriminazione verso i genitori che lavorano;

J.  considerando che le donne sono ancora vittime di discriminazione multipla, diretta ed indiretta nel mercato del lavoro nonostante l'attuazione teorica della parità di trattamento negli Stati membri; che esistono molti tipi diversi di discriminazione indiretta, che devono essere coperti dalla definizione tradizionale secondo cui qualsiasi tipo di discriminazione consiste nell'applicazione di regole diverse per situazioni simili oppure della stessa regola per situazioni diverse; che le donne non sono sempre rese consapevoli dei diritti garantiti loro dalla legislazione nazionale ed europea vigente sull'uguaglianza e la discriminazione, o che viene da loro messa in dubbio l'efficacia di denunciare casi di discriminazione; sottolinea pertanto l'importanza di contare su documenti informativi e di orientamento, campagne di sensibilizzazione e portali informativi, in particolare rivolti a gruppi specifici;

K.  considerando che la Commissione ha la responsabilità di monitorare l'adozione della direttiva 2000/78/EC in ogni Stato membro, nonché di denunciare e risolvere ogni carenza nella sua applicazione;

1.  osserva con preoccupazione l'assenza di una giurisprudenza in grado di dare un'interpretazione di "discriminazione indiretta" in alcuni Stati membri, oltre alla difficoltà che la definizione della stessa ha comportato in merito al recepimento della direttiva in alcuni Stati membri; suggerisce che la Commissione assista gli Stati membri con la sua consulenza in caso di siffatti problemi di interpretazione;

2.  chiede agli Stati membri di sviluppare sistemi di classificazione e di valutazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere, come misura indispensabile per favorire la parità di trattamento;

3.  chiede agli Stati membri di promuovere servizi pubblici gratuiti e di qualità in grado di garantire l'assistenza e le cure dovute e necessarie a bambini, malati e anziani;

4.  sottolinea lo scarso numero di denunce presentate, che rappresenta solamente una percentuale ridotta dei casi di discriminazione che si verificano in realtà in tutta l'UE; segnala che in alcuni Stati membri le cifre possono essere anche più basse, poiché i casi di discriminazione manifesti non sono denunciati ed i loro autori non sono processati; insiste sulla necessità di raddoppiare gli sforzi di sensibilizzazione e informazione, migliorare l'accesso alla giustizia e ai meccanismi di denuncia, aumentare i termini entro cui presentare una denuncia per discriminazione (attualmente ancora troppo brevi), ridurre la durata e il costo dei processi e aumentare la disponibilità di assistenza legale gratuita per le persone prive di mezzi, che sono per la maggior parte donne;

5.  si rammarica per il fatto che la direttiva 2000/78/CE non contenga alcuna disposizione specifica sulla discriminazione multipla, sebbene la direttiva stessa segnali che le donne, spesso, ne sono vittima; segnala inoltre che la combinazione di due o più motivi di discriminazione può far insorgere problemi connessi alle differenze esistenti a livello di tutela garantita per i diversi motivi; insiste sull'importanza che il Consiglio raggiunga quanto prima un accordo per adottare una posizione comune sulla proposta di direttiva che attua il principio di parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, (COM(2008)0426), approvata dal Parlamento europeo in prima lettura nell'aprile 2009, che affronta espressamente la discriminazione multipla;

6.  ricorda che la scarsa disponibilità di dati sull'uguaglianza di genere rende difficile valutare le situazioni discriminatorie e provarne l'accaduto, specialmente nel caso della discriminazione indiretta, in cui le statistiche svolgono un ruolo chiave nel provare gli effetti negativi di una misura apparentemente neutrale diretta a un gruppo specifico; esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare – anche nel quadro del processo di elaborazione delle relazioni nazionali e nella relazione annuale congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale, statistiche armonizzate e omogenee intese a colmare tutte le lacune nella raccolta di dati sull'uguaglianza di genere affinché tali dati siano comparabili e disaggregati per genere e tengano conto di molteplici variabili, quali le differenze tra donne con e senza qualifiche e con e senza responsabilità familiari e quelle che costituiscono la principale fonte di reddito della famiglia, al fine di consentire una corretta valutazione della discriminazione multipla e indiretta e al fine di determinare se è più probabile che le donne sono vittime di alcune forme di discriminazione rispetto agli uomini;

7.  chiede agli Stati membri di attuare una legislazione in materia di occupazione volta a promuovere la regolamentazione del lavoro, la contrattazione collettiva, la protezione sociale e la valorizzazione delle retribuzioni; chiede altresì agli Stati membri di eliminare la legislazione che consente o regola il lavoro precario;

8.  invita gli Stati membri a sensibilizzare, incoraggiare il dibattito pubblico e attuare – in maniera determinante e con risorse di bilancio sufficienti – politiche di uguaglianza di genere che comprendano la formazione di professionisti in contesti istituzionali per garantire un'applicazione efficace delle politiche di parità di genere e per lottare contro le disuguaglianze a livello di occupazione; invita gli Stati membri a rafforzare i rispettivi organismi per la parità e a garantire che siano indipendenti e adeguatamente finanziati, in quanto sono tali enti a dover assumere un ruolo guida nel semplificare e agevolare la presentazione delle denunce da parte delle vittime di discriminazione, nel migliorare i meccanismi di denuncia e nell'organizzare campagne di sensibilizzazione riguardanti i diritti delle donne nel mercato del lavoro;

9.  chiede agli Stati membri di sviluppare e rafforzare i rispettivi organismi nazionali di controllo del lavoro in condizioni e con mezzi finanziari e umani che rendano possibile una loro efficace presenza sul terreno, contrastando la precarietà lavorativa, il lavoro non regolamentato e la discriminazione lavorativa e salariale, in particolar modo in una prospettiva di parità tra uomini e donne;

10.  sottolinea l'importanza dell'inversione dell'onere della prova per garantire il corretto trattamento delle denunce di discriminazione dinanzi ai tribunali o altre autorità competenti; segnala che è necessario promuovere la corretta applicazione di questa nozione con corsi di formazione per giudici e professionisti della giustizia nazionali;

11.  invita gli Stati membri a dare prova di maggiore impegno nell'attuazione del principio della parità tra donne e uomini nelle politiche per l'occupazione; chiede l'uso attivo del bilancio di genere, anche tramite la promozione degli scambi delle migliori prassi da parte della Commissione e di misure volte a incoraggiare l'occupazione femminile su base equa senza forme precarie di lavoro, con un sano equilibrio tra lavoro e vita privata, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, nonché l'introduzione di misure per la riduzione del divario retributivo e pensionistico e, in generale, volte a migliorare la situazione delle donne sul mercato del lavoro;

12.  si rallegra del fatto che la stragrande maggioranza degli Stati membri abbia intrapreso alcune azioni positive nell'ambito di applicazione della direttiva;

13.  osserva con preoccupazione che i tribunali nazionali tendono ad utilizzare il parametro inferiore delle sanzioni previste dalla legge, applicando i livelli e gli importi più bassi degli indennizzi stabiliti; sottolinea la necessità che la Commissione segua da vicino le norme applicabili al ricorso a sanzioni e alla riparazione negli Stati membri, impedendo che, come rilevato dalla Corte di giustizia europea, la legge nazionale preveda sanzioni puramente simboliche o contempli unicamente l'ammonizione in caso di discriminazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

15.3.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

1

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Anna Hedh, Mary Honeyball, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Elisabeth Köstinger, Margot Parker, João Pimenta Lopes, Liliana Rodrigues, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Beatrix von Storch, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Stefan Eck, Linnéa Engström, Rosa Estaràs Ferragut, Evelyn Regner

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jens Geier, Sabine Verheyen, Patricija Šulin


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

21.6.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

1

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Elena Gentile, Arne Gericke, Marian Harkin, Czesław Hoc, Danuta Jazłowiecka, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Javi López, Morten Løkkegaard, Thomas Mann, Dominique Martin, Emilian Pavel, Georgi Pirinski, Marek Plura, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Romana Tomc, Yana Toom, Marita Ulvskog, Renate Weber, Tatjana Ždanoka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Georges Bach, Lynn Boylan, Sergio Gutiérrez Prieto, Paloma López Bermejo, Joachim Schuster, Csaba Sógor, Neoklis Sylikiotis, Flavio Zanonato, Gabriele Zimmer

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Paul Tang


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

46

+

ALDE

Enrique Calvet Chambon, Martina Dlabajová, Marian Harkin, Morten Løkkegaard, Yana Toom, Renate Weber

ECR

Arne Gericke

EFDD

Laura Agea, Daniela Aiuto, Tiziana Beghin

GUE/NGL

Lynn Boylan, Paloma López Bermejo, Neoklis Sylikiotis, Gabriele Zimmer

NI

Lampros Fountoulis

PPE

Georges Bach, David Casa, Danuta Jazłowiecka, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Ádám Kósa, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Thomas Mann, Marek Plura, Sofia Ribeiro, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Csaba Sógor, Romana Tomc

S&D

Guillaume Balas, Brando Benifei, Vilija Blinkevičiūtė, Ole Christensen, Elena Gentile, Sergio Gutiérrez Prieto, Jan Keller, Javi López, Emilian Pavel, Georgi Pirinski, Joachim Schuster, Paul Tang, Marita Ulvskog, Flavio Zanonato

Verts/ALE

Terry Reintke, Tatjana Ždanoka

1

-

ENF

Dominique Martin

2

0

ECR

Czesław Hoc

ENF

Mara Bizzotto

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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