Procedura : 2015/2226(INI)
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A8-0285/2016

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PV 27/10/2016 - 6
CRE 27/10/2016 - 6

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P8_TA(2016)0427

RELAZIONE     
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10.10.2016
PE 580.547v03-00 A8-0285/2016

su come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali

(2015/2226(INI))

Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

Relatore: Eric Andrieu

ERRATA/ADDENDA
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

su come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali

(2015/2226(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali nonché della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0285/2016),

–  vista la comunicazione della Commissione "Occupazione nelle zone rurali: colmare il divario occupazionale" (COM(2006)0857),

A.  considerando che le zone rurali rappresentano oltre il 77 % del territorio dell'UE e che in tali zone molti posti di lavoro, in gran parte non delocalizzabili, sono legati all'agricoltura e all'industria agroalimentare;

B.  considerando che l'agricoltura e l'industria agroalimentare rappresentano il 6 % del PIL dell'UE, 15 milioni di imprese e 46 milioni di posti di lavoro;

C.  considerando che, da parecchi decenni, in molti paesi europei il numero di agricoltori nelle zone rurali è drasticamente diminuito, così come il loro reddito e quello degli altri lavoratori agricoli, e che l'occupazione agricola in tali zone continua a declinare; che tra il 2005 e il 2014, si è registrata una riduzione di quasi un quarto (-23,6%) della manodopera agricola nell'UE-28(1)a;

D.  considerando che l'agricoltura continua a occupare la maggior parte del territorio europeo, ma che essa rappresenta solo una piccola parte della popolazione attiva residente nelle zone rurali; che la diversificazione dell'uso delle terre nelle zone rurali, che combina una funzione economica produttiva e una di ambiente di vita a uso residenziale, ricreativo e di preservazione e conservazione degli spazi naturali, rappresenta un elemento significativo per la dinamica e l'occupazione nei diversi territori rurali dell'Unione; che, se in alcuni territori si assiste da diversi anni a un'inversione demografica dei flussi migratori e a un aumento della popolazione, segnale di un desiderio di campagna associato per lo più a un fenomeno di periurbanizzazione, vi è anche una tendenza al declino nei territori molto meno prosperi, che soffrono di isolamento e sono meno portatori di sviluppo e di occupazione;

E.  considerando che molte zone rurali sono confrontate a numerose sfide, tra le quali il basso livello dei redditi, una tendenza demografica negativa, mancanza di posti di lavoro e l'elevato tasso di disoccupazione, lo sviluppo rallentato del settore terziario, la scarsa capacità di trasformazione dei prodotti alimentari, competenze ridotte e capitale limitato;

F.  considerando che più di nove europei su dieci ritengono che l'agricoltura e le zone rurali rivestono importanza per il loro futuro;

G.  considerando che per le attività agricole il reddito per unità di lavoro è relativamente basso e che ciò è fonte di preoccupazione;

H.  considerando che la crisi economica ha colpito tutte le parti dell'Europa, ma nessuna più delle zone rurali; che tali zone hanno subito una devastazione senza precedenti a seguito delle politiche di austerità;

I.  considerando che di fronte all'attuale crisi economica, l'UE ha fatto dell'occupazione – in particolare tramite il FEIS – una delle sue priorità fondamentali e che, in tale contesto, la PAC deve essere resa più efficace e la sua legittimità deve essere riaffermata in quanto uno dei principali strumenti dell'azione europea in tema di mantenimento e creazione di occupazione e di competitività nelle zone rurali, principalmente nel settore agricolo; che, in questo contesto, è necessario valutare in che misura la PAC incida sulla creazione e il mantenimento dell'occupazione nelle zone rurali;

J.  considerando che è di fondamentale importanza mantenere i due pilastri della PAC, poiché il primo pilastro impedisce l'uscita dal settore delle aziende piccole e a conduzione familiare e mantiene l'occupazione nel settore agricolo, mentre i fondi del secondo pilastro assicurano la creazione di occupazione in altri ambiti quali il turismo, la trasformazione alimentare e altri settori correlati;

K.  considerando che l'agricoltura europea si trova dinanzi a una serie di sfide in materia di produzione e sicurezza alimentare, ambientale, di biodiversità, sostenibilità, energia e cambiamenti climatici e che occorre assolutamente rafforzare il collegamento tra società e agricoltura, sviluppare soluzioni innovative per affrontare tali sfide, assicurare la resilienza e la competitività del settore e rivedere gli obiettivi di un'autentica politica pubblica che vada a beneficio di tutti, in quanto essa costituisce uno degli aspetti di maggior rilievo dell'integrazione europea;

L.  considerando che la riterritorializzazione dell'agricoltura - con il necessario ancoraggio della produzione e dell'occupazione a un determinato territorio - è stata troppo a lungo trascurata e che è nostro dovere mantenere in vita un'agricoltura fatta di uomini e di donne, legata al loro territorio, attività centrale per il mantenimento di zone rurali dinamiche e ricche di posti di lavoro; che tale riterritorializzazione consente altresì di garantire un sano equilibrio di sviluppo tra mondo urbano e rurale;

M.  considerando che l'agricoltura urbana e periurbana svolge un ruolo crescente e suscita un interesse sempre maggiore e che il modello di consumo sta cambiando, combinando diversi fattori, ivi compresi un'impronta ambientale minima, una produzione locale di elevata qualità e il riconoscimento del valore del lavoro svolto dai produttori piccoli e regionali;

N.  considerando che gli elementi che hanno strutturato l'ultima riforma della PAC hanno consentito di riorientare e ripartire in maniera più equa gli aiuti tra gli Stati membri e i diversi settori agricoli e hanno confermato il ruolo economico e di stabilizzatore sociale della politica agricola comune nei confronti delle aziende agricole e delle zone rurali;

O.  considerando che, sebbene gli studi abbiano dimostrato che i pagamenti diretti previsti dal primo pilastro non creano direttamente posti di lavoro, essi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere l'occupazione e nel legare gli agricoltori alla terra; che qualora tale sostegno fosse revocato, il 30 % degli agricoltori europei sarebbe costretto a cessare le attività e ad abbandonare il settore agricolo; che tali pagamenti mantengono in vita i piccoli agricoltori e le zone rurali;

P.  considerando che gli aiuti mediante pagamenti diretti agli agricoltori nelle zone periferiche, che lavorano su terreni svantaggiati o marginali, sono fondamentali per garantire non solo che tali agricoltori continuino a lavorare la terra e abbiano un livello di sussistenza dignitoso, ma anche che la terra sia protetta e svolga un ruolo nell'attrarre il turismo in tali zone;

Q.  considerando che l'obiettivo primario del primo pilastro della PAC riformata è la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, il che contribuisce al mantenimento dell'occupazione esistente in agricoltura e che vi è l'esigenza di garantire una più equa distribuzione dei pagamenti del primo pilastro per massimizzare l'impatto positivo di tale aiuto;

R.  considerando che, tenuto conto dell'esperienza, sono possibili altre vie di sviluppo agricolo che danno migliori risultati in termini di qualità degli alimenti, di prestazione agronomica, ambientale e socioeconomica, che è importante sostenere e promuovere la diversità dei sistemi agricoli e che le piccole e medie aziende, generalmente più diversificate, innovative e altamente flessibili, sono spesso ben organizzate sotto forma di gruppi di produttori agricoli e cooperative e tendono ad adattarsi più facilmente alle conseguenze di una crisi, a beneficio delle comunità nelle quali sono insediate e, quindi, a sostegno di un'economia rurale che è al centro dello sviluppo dell'agricoltura europea;

S.  considerando che la crisi attuale dimostra che, nel contesto di una politica agricola comune orientata al mercato, è essenziale mantenere un'organizzazione comune dei mercati agricoli e definire nuovi strumenti di regolamentazione adeguati al fine di garantire la stabilità dei prezzi e il mantenimento dell'occupazione e del reddito agricolo;

T.  considerando che la stessa valutazione di impatto della Commissione europea sugli effetti del TTIP rileva che le zone a prevalenza rurale concentrate su attività specifiche e con alternative limitate sono più vulnerabili; che le zone rurali e i lavori rurali sono minacciati dall'allontanamento dai modelli agricoli tradizionali che tale accordo comporterà;

U.  considerando che gli agricoltori europei operano in un mercato sempre più mondializzato e sono quindi esposti maggiormente alla volatilità dei prezzi rispetto ad altri settori; che gli accordi commerciali attualmente in fase di negoziato, quali il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), l'accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA) e l'accordo di libero scambio UE-Mercosur rappresentano una minaccia per la creazione di occupazione e per la creazione di condizioni che consentano di sostenere la sussistenza del mondo agricolo;

V.  considerando che il sistema di pagamento attuale nella catena di fornitura alimentare non garantisce una distribuzione sostenibile del valore aggiunto e spesso fa sì che i ricavi dei produttori primari non siano nemmeno sufficienti a coprirne i costi;

W.  considerando che, rispetto alle zone urbane, solitamente le zone rurali sono caratterizzate da livelli di disoccupazione statisticamente più elevati e da redditi considerevolmente inferiori per i residenti, nonché da infrastrutture meno attraenti e da un accesso più limitato ai servizi, la cui prestazione comporta costi elevati a causa di una densità demografica e di un'accessibilità inferiori;

X.  considerando che la creazione di posti di lavoro nelle zone rurali deve iscriversi nel quadro di una politica sostenibile compatibile con gli specifici territori e prevedere il mantenimento e lo sviluppo di attività agricole e attività indirettamente connesse ai settori agricoli e forestali, nonché delle attività rurali, le quali rinsaldano i legami tra i diversi attori sul piano sociale, della solidarietà e del miglioramento dell'ambiente;

Y.  considerando che il futuro delle zone rurali non dipende in maniera esclusiva dallo sviluppo del settore agricolo, ma è anche legato alla diversificazione e al mantenimento di altre attività economica quali la silvicoltura, l'artigianato e lo sviluppo di piccole e medie imprese e di capacità di produzione integrate, turismo rurale, attività ricreative, educative e sportive (ad esempio equestri), impiego sostenibile delle risorse agricole e forestali (rifiuti compresi) per la produzione di energia rinnovabile o di biomateriali e prodotti basati su procedimenti ecologici; che sono necessarie politiche locali decentrate e integrate, collegate agli aspetti socioeconomici e all'identità rurale e culturale, nonché un reale sistema territoriale che ricerchi sinergie e sappia costruire congiuntamente sulla base delle risorse rurali ricorrendo ad approcci collettivi e intersettoriali, tra cui l'uso di altri fondi UE per stimolare lo sviluppo rurale e l'occupazione, assicurando nel contempo il mantenimento dell'infrastruttura rurale;

Z.  considerando che a tal fine è indispensabile porre l'accento sul fatto che numerosi posti di lavoro, comprendenti servizi di produzione alimentare e altri servizi diversi, quali la conservazione e la gestione del paesaggio e delle risorse idriche, sono specifici dell'attività agricola (e silvicola), vincolati al territorio e non delocalizzabili;

AA.  considerando che la struttura attuale della PAC ha contribuito a far sì che una parte considerevole dei beneficiari dei pagamenti diretti della PAC percepisca ora tali pagamenti senza svolgere alcuna attività agricola, ma solo per il semplice fatto di possedere terreni agricoli;

AB.  considerando che occorre sostenere in particolare le piccole aziende agricole a conduzione familiare, ovvero i singoli agricoltori che, da soli o con altri, gestiscono la propria azienda in modo responsabile, indipendente ed efficace e sono in grado di affrontare eventuali difficoltà adeguando la propria produzione e/o i propri metodi di produzione e diversificando le proprie attività per fare fronte ai costanti cambiamenti strutturali del settore agricolo;

AC.  considerando che le potenzialità delle donne che lavorano e/o gestiscono imprese nelle zone agricole e rurali dovrebbero essere analizzate, integrandole e valorizzandole in tutte le politiche dell'UE, le quali non dovrebbero mai penalizzarle, poiché in tal modo si getterà la base necessaria affinché le donne veicolino sviluppo e innovazione, aiutando tutto il settore ad uscire dalla crisi; che le donne dovrebbero essere coinvolte nei piani di sviluppo del settore a livello locale e regionale, in modo che questi ultimi possano trarre beneficio dalle loro esigenze, esperienze e visioni, e che le donne dovrebbero ricevere le competenze necessarie per partecipare attivamente all'elaborazione dei suddetti piani;

AD.  considerando che nel 2010 solo il 7,5% degli agricoltori aveva meno di 35 anni e oltre 4,5 milioni di quanti gestiscono attualmente aziende agricole ne hanno oltre 65, e che gli articoli 50 e 51 del regolamento (UE) n. 1307/2013 nell'ambito della PAC contengono disposizioni a sostegno del ricambio generazionale nel settore agricolo;

AE.  considerando che in molti Stati membri l'accesso delle donne provenienti da zone rurali al mercato del lavoro è limitato, nell'agricoltura come in altri settori, che esse sono oggetto di un divario retributivo maggiore che in altri settori, e che nonostante ciò esse svolgono un ruolo di estrema importanza per lo sviluppo e la vita sociale delle zone rurali e, in particolare, nelle aziende agricole in cui si pratica una diversificazione delle attività (agriturismo, prodotti di qualità, attività ricreative, educative, sportive, e altri servizi); che l'imprenditorialità femminile può rappresentare un importante pilastro sotto il profilo economico e ambientale per lo sviluppo sostenibile delle zone rurali; che l'ineguale accesso alle terre costituisce un fattore che limita le possibilità delle donne di sviluppare un'attività imprenditoriale nel settore agricolo; che, in media, il 29% delle aziende agricole in Europa è gestito da donne;

AF.  considerando che il numero di varietà vegetali coltivate a livello industriale è limitato e che le varietà e i mezzi di sostentamento locali sono progressivamente sostituiti da quelli industriali; che le varietà e le razze locali svolgono un ruolo nel conservare la biodiversità, nonché nel mantenere i mezzi di sostentamento degli abitanti nelle regioni e la produzione locale;

AG.  considerando che è necessario rendere maggiormente attrattivo l'ambiente rurale per le nuove generazioni, favorendo una formazione che punti all'innovazione a alla modernizzazione nella professione e nelle tecnologie;

AH.  considerando che la FAO ha messo a punto un quadro universale di valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA);

AI.  considerando che il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) fornisce assistenza a medio termine in materia di alloggi, sanità, istruzione e occupazione nelle zone rurali per le comunità emarginate; che il FEASR può tenere conto delle specifiche esigenze dei rifugiati ed essere utilizzato per le azioni di formazione professionale e acquisizione delle competenze nei diversi settori di attività nelle zone rurali;

Nel quadro della PAC attuale

1.  invita tutti gli Stati membri a fornire ai giovani agricoltori prospettive a lungo termine al fine di affrontare il problema dello spopolamento rurale, ad attuare una strategia globale di ricambio generazionale e, a tale scopo, a utilizzare appieno tutte le possibilità offerte dalla nuova PAC per sostenere i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori, anche al di fuori dell'ambito familiare, in particolare mediante gli aiuti per i giovani agricoltori del primo e secondo pilastro e agevolando l'insediamento di nuovi agricoltori di età superiore ai 40 anni; osserva che tali disposizioni devono inoltre essere integrate e coerenti con le disposizioni pertinenti delle politiche nazionali (in materia di politica fondiaria, fiscale e sociale, ecc.), compreso il sostegno a titolo degli articoli 50 e 51 del regolamento (UE) n. 1307/2013;

2.  osserva che la maggior parte dei pagamenti diretti della PAC vanno alle aziende agricole più ricche, e che solo il 13% dei beneficiari ha ricevuto il 74% dei pagamenti diretti della PAC nel 2014; ritiene che ciò non contribuisca a creare occupazione nel settore agricolo, in quanto solo le piccole aziende agricole quelle che richiedono un maggiore impiego di manodopera e il 53% dei lavoratori agricoli lavora in aziende classificate come di dimensioni economiche ridotte; chiede una migliore distribuzione dei pagamenti della PAC a favore dei piccoli agricoltori;

3.  invita gli Stati membri a intensificare il sostegno alle piccole e medie aziende, in particolare ricorrendo maggiormente al pagamento ridistributivo; invita a prevedere altresì meccanismi di premio per le aziende organizzate in modo efficiente e per quelle che utilizzano gli strumenti giuridici di aggregazione fra imprese;

4.  ritiene che la PAC debba tenere maggiormente conto dei territori geograficamente svantaggiati (zone di montagna, territori oltremare, zone ultraperiferiche, zone naturali sensibili, ecc.) poiché il mantenimento dell'agricoltura rappresenta un vettore fondamentale dello sviluppo economico, sociale e ambientale, incentrato sull'occupazione; reputa tuttavia che la PAC debba anche considerare le nuove dinamiche di dispersione urbana e assistere i territori interessati da tale fenomeno a fare fronte ai vincoli connessi alle loro peculiarità;

5.  ricorda che gli Stati membri hanno fatto ampio uso della possibilità di concedere pagamenti accoppiati – che consentendo lo sviluppo della produzione e rendendola stabile assicurano l'occupazione nelle zone svantaggiate – e li invita ad aumentare la quota di questo tipo di sostegno per gli agricoltori attivi, a renderlo più flessibile e a impiegarlo maggiormente ai fini di un miglior approvvigionamento di proteine vegetali dell'Unione, materia prima per cui essa dipende attualmente dalle importazioni provenienti da paesi terzi; ritiene che il livello di pagamento accoppiato volontario potrebbe essere altresì modulato in funzione del livello di occupazione richiesto dalla coltura interessata, sostenendo maggiormente le produzioni che impiegano una maggiore manodopera;

6.  osserva che l'attuale periodo di programmazione, conformemente al programma di sviluppo rurale, consente di erogare aiuti mirati per coltivare varietà locali e allevare razze locali, promuovendo l'occupazione regionale e mantenendo la biodiversità; invita gli Stati membri a introdurre meccanismi che consentano ai gruppi e alle organizzazioni di produttori e di agricoltori che coltivano e allevano varietà e razze locali di ricevere aiuti mirati;

7.  ricorda che la necessaria attuazione della dimensione ambientale degli aiuti diretti deve contestualizzarsi nel quadro della sostenibilità e della redditività delle aziende e contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro e al loro mantenimento, tra l'altro nell'ambito della conservazione della biodiversità, dell'agriturismo e della gestione delle zone rurali, ad esempio presso tenute agricole e dimore storiche; invita l'UE ad assicurare la semplificazione e a far sì che le regolamentazioni in materia ambientale possano essere attuate in modo semplice, comprensibile e senza difficoltà; osserva che la dimensione ambientale non deve portare a una riduzione o all'abbandono della produzione agricola, particolarmente sensibile nelle zone montane e periferiche;

8.  è del parere che, di fronte al fenomeno di aumento della mortalità delle api domestiche rilevato in diversi paesi membri dell'UE e al ruolo fondamentale svolto da tale impollinatore per la sicurezza alimentare e l'economia di diverse filiere vegetali, l'Unione dovrebbe sostenere maggiormente tale settore, adottando una vera e propria strategia europea di ripopolamento delle api; ritiene che ciò non richiederebbe grandi investimenti e creerebbe numerosi posti di lavoro, sia mediante la diversificazione delle attività nelle aziende agricole esistenti, che mediante la creazione di nuove aziende agricole specializzate che, secondo gli esperti, avrebbero bisogno di 200 alveari ciascuna per funzionare e la cui vocazione primaria sarebbe la produzione di regine selezionate e di sciami, e in seguito di miele, un prodotto di cui l'Unione è estremamente carente; considera tale approccio, fondato su diverse strategie europee – innovazione, inclusione sociale, creazione di posti di lavoro – perfettamente in linea con la volontà di orientare la politica agricola comune e lo sviluppo dell'agricoltura verso una maggiore sostenibilità;

9.  osserva che per mantenere l'occupazione agricola il settore deve rivolgersi verso nuovi strumenti di gestione del rischio e utilizzare maggiormente strumenti quali le organizzazioni di produttori nell'ambito dell'OCM unica e del secondo pilastro al fine di rispondere al meglio alla volatilità e alla domanda del mercato mondiale; ritiene che le misure di mercato e le misure di crisi eccezionali previste dall'OCM unica e dal secondo pilastro devono essere attuate in modo molto più rapido e volontarista, con il necessario adattamento del bilancio unionale alla situazione specifica delle regioni ultraperiferiche, delle zone montane e degli altri territori che presentano sfide per la competitività, al fine di limitare gli effetti negativi delle riduzioni di prezzo sui redditi; sottolinea che le misure anticrisi attuate non hanno conseguito appieno i loro obiettivi e dovrebbero tenere in maggior considerazione l'infrastruttura e le competenze degli Stati membri; sprona la Commissione, alla luce delle recenti crisi, a sviluppare sistemi di intervento più rapidi ed efficaci, che siano in grado di prevenire gli effetti più negativi;

10.  invita la Commissione a utilizzare appieno il potenziale delle misure eccezionali di cui agli articoli da 219 a 222 del regolamento (UE) n. 1308/2013;

11.  ritiene che, per svolgere il ruolo di rete di sicurezza, i prezzi d'intervento debbano essere regolarmente adeguati in funzione dell'evoluzione dei costi di produzione, consentendo di intervenire sui redditi e il mantenimento dell'attività dei produttori, come anche sull'occupazione; auspica che l'Unione predisponga strumenti di prevenzione, sulla falsariga dell'osservatorio del latte, in tutti i maggiori settori di produzione al fine di sorvegliare i mercati, consentendo di orientare la produzione e di intervenire in caso di crisi grazie a strumenti di gestione del mercato flessibili e reattivi, da attivare in caso di necessità;

12.  riconosce che filiere corte che collegano gli agricoltori ai produttori locali possono stimolare la creazione di occupazione in ambiente rurale e sottolinea che i regimi di qualità, le indicazioni geografiche e l'agricoltura biologica rappresentano un'opportunità per sviluppare il settore agroalimentare e creare potenziale occupazione in ambito rurale e devono essere non solo protette, ma anche sviluppate per creare nuovi posti di lavoro e preservare la cultura e l'identità regionali; sottolinea la necessità di migliorare l'accesso a più ampi mercati per tali prodotti, nonché di introdurre misure a favore della qualità, di promozione e di protezione per migliorarne la commercializzazione e l'inclusione tra i prodotti turistici generali di una data area geografica; ricorda, alla luce delle proposte legislative in discussione, che le ripercussioni positive sull'economia sono basate sulla fiducia che il consumatore ripone in tali prodotti, che non dovrebbe essere minata da modifiche che potrebbero essere percepite come un abbassamento della loro qualità; evidenzia inoltre che i processi per raggiungere tali standard qualitativi possono essere onerosi, e dovrebbero essere semplificati;

13.  raccomanda che il settore prioritario per la creazione di posti di lavoro nell'ambito della priorità 6 del secondo pilastro venga maggiormente impiegato dagli Stati membri, al pari delle misure sul trasferimento delle conoscenze, la formazione professionale e continua (compresi l'apprendistato, la formazione sul lavoro e la riconversione dei lavoratori agricoli), volti a consentire il passaggio ad altre attività agricole, e delle misure di consulenza e sostegno alla gestione, per migliorare i risultati economici e ambientali delle aziende agricole; invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno alla formazione a favore degli agricoltori e dei lavoratori agricoli e rurali affinché essi possano divenire più versatili e in grado di diversificare le proprie attività e iniziative, e a rafforzare l'innovazione;

14.  osserva che gli attuali programmi di sviluppo rurale sono molto meno incentrati su progetti sociali a difesa dell'occupazione rispetto a quelli del periodo di programmazione precedente (2007-2013), cosa imputabile alle misure che gli Stati membri hanno scelto di adottare nell'ambito dei loro programmi di sviluppo rurale e ai minori fondi disponibili per le misure che agiscono direttamente sull'occupazione; chiede dunque agli Stati membri di rivedere le proprie scelte e invita a una maggiore flessibilità nell'attuazione della politica di sviluppo rurale;

15.  ritiene che il livello di complessità dei programmi di sviluppo rurale riduca significativamente il ricorso ai fondi del FEASR e freni al tempo stesso i progetti che potrebbero consentire la creazione di posti di lavoro, che occorra semplificare l'applicazione della politica di sviluppo rurale e adottare approcci più coerenti, sulla falsariga di quelli plurifondo, ed evitare che gli Stati membri e la Commissione impongano controlli amministrativi e finanziari troppo minuziosi;

16.  chiede agli Stati membri di pubblicizzare maggiormente le potenzialità del secondo pilastro della PAC per la diversificazione delle attività nelle zone rurali (ad esempio agriturismo, produzione di energia rinnovabile);

17.  ricorda che il fattore di rischio inerente all'innovazione non è adeguatamente considerato dalle politiche sia nazionali che unionali, il che rappresenta un ostacolo per l'innovazione e la creazione di occupazione, in particolare per molti attori che non dispongono di una copertura finanziaria sufficiente a realizzare i propri progetti innovativi;

18.   sottolinea che lo sviluppo rurale e la creazione di posti di lavoro vanno di pari passo e invita pertanto gli Stati membri e le regioni a massimizzare il potenziale delle autorità locali e regionali, in quanto livello di governo che meglio conosce le sfide e le opportunità della propria area, a conseguire gli obiettivi del secondo pilastro e rispettare le priorità della PAC, compresi la promozione dell'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico; ricorda la possibilità di incentrare i programmi di sviluppo rurale nonché i programmi operativi sulla creazione e il mantenimento di posti di lavoro e sul miglioramento dei servizi in ambito rurale, e chiede alla Commissione di assisterli nel conseguire tale obiettivo; sottolinea la necessità dell'adeguamento ai modelli di economia partecipativa (sharing economy) nelle zone rurali al fine di aumentare l'occupazione, rendere più efficienti le attività agricole e ridurre i costi;

19.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le imprese e le cooperative operanti nell'economia sociale, comprese le aziende agricole sociali(2), in modo da favorire l'integrazione sociale e l'occupazione nelle zone rurali; prende atto delle azioni intraprese a norma dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale e invita la Commissione a promuovere il contributo dell'economia sociale allo sviluppo rurale, ad esempio attraverso un piano d'azione per l'economia sociale;

20.  sottolinea che le azioni a sostegno dello sviluppo demografico e di zone rurali a misura di famiglia sono già un obiettivo della PAC, cui occorre conferire maggior rilievo, al fine di sostenere le famiglie e facilitare la conciliazione della vita familiare e professionale, anche in relazione alle questioni connesse al mercato del lavoro e allo sviluppo economico nelle zone rurali;

21.  sottolinea la necessità di promuovere misure e politiche attive che mettano in evidenza il ruolo positivo della migrazione nel rilanciare la crescita economica e favorire la coesione sociale nelle zone rurali;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a mettere in campo politiche di valorizzazione delle zone rurali attraverso lo sviluppo del turismo che, se adeguatamente strutturato e incentivato, può costituire un volano per la crescita culturale, sociale ed economica di zone che possiedono importanti risorse naturali, paesaggistiche, culturali ed agroalimentari; sottolinea che lo sviluppo turistico delle zone rurali e la diversificazione delle attività agricole (didattica, culturale, ricreativa) costituiscono anche un incentivo alle nuove generazioni affinché "riprendano in mano" le campagne, con uno spirito d'iniziativa e d'imprenditorialità orientato all'innovazione e alla valorizzazione delle produzioni caratteristiche;

23.  sottolinea che è essenziale creare sinergie tra i diversi settori politici, con l'aiuto del FEASR e di altri fondi UE, per affrontare la sfida dell'occupazione delle zone rurali e restituire all'agricoltura un ruolo chiave riconosciuto nelle dinamiche territoriali; osserva che i fondi del secondo pilastro potrebbero essere impiegati come strumento finanziario dinamico per creare maggiori sinergie con fonti e programmi di finanziamento alternativi, rendendoli accessibili alle zone rurali per aumentare la connettività, la competitività, la diversificazione economica e sostenere l'imprenditorialità, tenendo conto del mantenimento della cultura e dell'identità rurale;

24.  sottolinea che le piccole aziende a conduzione propria sono sottoposte a sempre maggiore pressione dall'acquisto di terreni agricoli da parte di investitori; sottolinea che preservare le zone coltivate e l'accesso alle terre è un fattore essenziale per la creazione e l'ampliamento delle aziende agricole ed essenziale per il mantenimento dei posti di lavoro nelle zone rurali; osserva che la relazione della Commissione sulle esigenze dei giovani agricoltori, del novembre 2015, evidenzia che la disponibilità di terreni da acquistare e da affittare rappresenta il maggior problema che i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori si trovano ad affrontare; invita pertanto gli Stati membri a condividere le buone pratiche e mettere a punto strumenti che rendano possibile l'accesso alla terra nelle zone rurali caratterizzate da un elevato tasso di disoccupazione, ad esempio attraverso l'uso e la gestione partecipativi dei terreni agricoli, in conformità delle prassi nazionali, o la creazione di un sistema per gestire e fornire le informazioni sui terreni inutilizzati o che potrebbero essere usati per l'agricoltura, del quale i giovani agricoltori e le donne potrebbero servirsi in linea prioritaria;

25.  ritiene importante che i programmi di sviluppo rurale favoriscano maggiormente le relazioni tra il mondo rurale e urbano, al fine di incentivarne la cooperazione, aprire sbocchi alle imprese presenti sui territori rurali indispensabili al loro sviluppo e alla creazione di posti di lavoro; è del parere che nel rapporto urbano-rurale i villaggi rurali ivestano una notevole importanza, consentendo l'accesso ai servizi di base ai residenti delle zone rurali adiacenti, e che a tal fine gli Stati membri debbano quindi promuovere nell'ambito delle proprie politiche territoriali i servizi all'interno dei villaggi rurali;

26.  esorta la Commissione a presentare una proposta di riforma di medio termine della politica agricola comune che risponda all'attuale scenario di crisi prolungata e alle gravi conseguenze a livello occupazionale, soprattutto nelle zone rurali, limiti la burocrazia e gli oneri amministrativi per gli agricoltori europei e che preveda misure di inverdimento più efficaci, misurabili e ambiziose dal punto di vista ambientale, e allo stesso tempo più semplici da mettere in atto per gli agricoltori;

27.  invita a definire norme vincolanti volte ad assicurare pagamenti equi nella catena di fornitura alimentare tra i produttori, i grossisti e i trasformatori di prodotti alimentari, onde assicurare che gli agricoltori si vedano riconoscere una parte adeguata del valore aggiunto, sufficiente per consentire loro di condurre un'agricoltura sostenibile;

28.  sottolinea che il settore della silvicoltura, attualmente non adeguatamente sfruttato in Europa, costituisce una significativa fonte di occupazione che è opportuno valorizzare nelle sue diverse forme lungo l'intera filiera del legno; osserva che l'Unione registra un notevole disavanzo nell'approvvigionamento di legno, che rende necessario investire nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo del settore;

29.  sottolinea che l'accesso alla terra è un requisito essenziale per l'istituzione e l'ampliamento di un'impresa agricola; evidenzia che l'accesso alla terra rappresenta il maggiore problema tra i giovani agricoltori per l'avvio di un'impresa agricola;

Sul futuro della PAC dopo il 2020

30.  sottolinea che le procedure della PAC devono essere semplificate e che essa deve continuare a disporre di risorse sufficienti, mantenendole almeno al livello attuale che ne riflette il significativo valore aggiunto, per poter effettivamente svolgere il suo ruolo sul lungo termine a favore dell'occupazione nell'ambito di un'agricoltura e una silvicoltura europee diversificate, promuovendo lo sviluppo sostenibile e l'attrattiva delle zone rurali; sottolinea che la politica di sviluppo rurale – che consente di agire in modo più diretto ed efficace sulla riduzione dell'esclusione sociale tra gli abitanti delle zone rurali e per la promozione dell'occupazione e del dinamismo dei territori rurali – dovrà essere progressivamente rafforzata, senza rimettere in discussione il sostegno del primo pilastro che dovrà essere riorganizzato, tra l'altro per garantire un miglior funzionamento e una maggiore stabilità dei mercati, indispensabile a garantire i redditi agricoli, il modello agricolo e la sicurezza alimentare europei, assicurando nel contempo che le zone rurali mantengano la propria attrattiva (con particolare riguardo alla qualità della vita) rispetto alle zone urbane;

31.  sottolinea che all'interno della PAC dovrebbero rivestire una grande importanza gli strumenti di ammodernamento e di investimento, i quali garantiscono la competitività dei settori economici situati nelle zone rurali (tra cui l'agro-alimentare, l'energia, la trasformazione, i servizi, il settore sociale) in maniera sostenibile, nel rispetto delle norme ambientali, garantendo così il mantenimento dei posti di lavoro; ricorda che tali strumenti consentiranno inoltre di ridurre ulteriormente i divari tra gli Stati membri e tra le regioni per quanto concerne lo sviluppo agricolo e rurale;

32.  evidenzia la rilevanza del settore turistico in quanto fonte di reddito per le aziende agricole (ad esempio, vacanze in fattoria); invita gli Stati membri e la Commissione a definire programmi intesi a sostenere gli investimenti e l'imprenditorialità; ritiene importante appoggiare le aziende agricole interessate attraverso campagne turistiche;

33.  prende atto delle misure di semplificazione della PAC attuate finora, ma invita la Commissione a continuare a sviluppare e attuare misure per introdurre principi di proporzionalità e flessibilità in relazione alla riduzione degli oneri amministrativi della PAC e all'incremento della produttività agricola;

34.  sottolinea che esistono limiti a quanto si può realizzare nell'ambito della PAC, dato che il suo obiettivo primario è la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, e che affrontare in modo efficace le numerose sfide relative alla creazione e al mantenimento dei posti di lavoro nelle zone rurali richiederà un più ampio approccio trasversale a livello sia regionale, sia degli Stati membri;

35.  chiede alla Commissione di adottare una politica che sostenga un modello agricolo europeo competitivo e sostenibile, basato su aziende a conduzione familiare, diversificato e multifunzionale, che dia la priorità al mantenimento sul territorio di posti di lavoro pagati equamente, con enfasi particolare sui territori con vincoli specifici quali riconosciuti nell'articolo 349 del TFUE e, nell'ambito della produzione alimentare e non alimentare, al garantire l'approvvigionamento alimentare e la sicurezza dei prodotti al fine di tutelare la salute;

36.  invita gli Stati membri a sviluppare strumenti di osservazione e regolamentazione al fine di acquisire una migliore conoscenza dei mercati fondiari e di poter porre fine ai fenomeni su vasta scala di concentrazione o accaparramento dei terreni e degli strumenti di produzione;

37.  sottolinea la necessità di incoraggiare lo sviluppo, la commercializzazione e la vendita di prodotti agricoli di alta qualità; chiede iniziative per aprire nuovi mercati e introdurre programmi operativi per i prodotti e campagne di commercializzazione al fine di garantire la diversificazione dei prodotti e la competitività della filiera alimentare europea;

38.  ritiene che la PAC debba tenere conto dell'agricoltura europea in tutte le sue forme e di tutti i territori rurali, compresi i più svantaggiati e fragili (quali le zone di montagna e le regioni ultraperiferiche), al fine di garantire una valorizzazione ottimale di tutte le risorse; ritiene che ciò comporti anche la riabilitazione dei terreni agricoli abbandonati e lasciati incolti;

39.  sottolinea che la diversificazione dei mercati agricoli e regionali di nicchia aumenta e garantisce l'occupazione nelle zone rurali; chiede iniziative a sostegno della diversificazione delle aziende agricole (ad esempio commercializzazione diretta dei prodotti agricoli) e dell'economia rurale in generale (ad esempio agevolando il passaggio dal lavoro nel settore agricolo ad altri ambiti di occupazione);

40.  ritiene che i fondi della futura PAC dovranno fornire maggiore sostegno al fine di rallentare la perdita di piccole e medie aziende e imprese agricole riunite in organizzazioni di produttori le quali, essendo di solito più diversificate, efficienti e autonome, nonché più facilmente trasferibili, sono più efficaci in termini di creazione di valore aggiunto e di posti di lavoro sui territori e costituiscono un importante pilastro economico e sociale delle rispettive regioni, nonché continuare a fornire sostegno ad hoc ai territori con vincoli specifici quali riconosciuti dall'articolo 349 del TFUE;

41.  osserva che i pagamenti diretti della PAC dovrebbero essere destinati esclusivamente a persone la cui attività principale è l'agricoltura;

42.  sottolinea che, nelle regioni ultraperiferiche, la ricerca di soluzioni di impiego in caso di contrazione economica risulta compromessa dalla mancanza di interconnessione e, data l'importanza dell'agricoltura in queste regioni, ritiene che i fondi della futura PAC dovranno discriminare positivamente i territori con vincoli specifici riconosciuti nel TFUE, il che avrà un effetto moltiplicatore sulla promozione di altre attività collegate, come l'agro-industria, il turismo, la conservazione della natura, la produzione energetica e l'economia circolare in modo complementare alla strategia plurifondo; evidenzia che questa strategia dovrà tenere in considerazione i fattori di differenziazione positiva presentati dalle regioni ultraperiferiche, che potranno in questo modo costituire un laboratorio per soluzioni originali e innovative in agricoltura applicabili ad altri contesti meno estremi e più ampi, per la struttura delle imprese, le condizioni del suolo e climatiche e la biodiversità caratteristica;

43.  ritiene che l'agricoltura di gruppo debba essere promossa e sostenuta finanziariamente, in quanto essa consente di ridurre i costi di produzione delle aziende, in particolare le spese di meccanizzazione, e favorisce altresì la solidarietà tra gli agricoltori, il trasferimento di innovazioni, di know-how e di buone pratiche, generando un dinamismo propizio allo sviluppo e all'occupazione;

44.  invita la Commissione a incentivare la diversificazione e la competitività delle piccole imprese agricole anche relativamente all'agricoltura sociale e all'agricoltura orientata al servizio;

45.  sottolinea che è importante che la PAC fornisca maggiore sostegno agli aspetti positivi dell'agricoltura in termini di occupazione e di ambiente e appoggi in modo più efficace l'agricoltura biologica e biodinamica e tutti gli altri metodi di produzione sostenibili, comprese l'agricoltura e l'agrosilvicoltura integrate, nel quadro dell'agroecologia, il che richiede di semplificare gli attuali regolamenti e di adottare, per il futuro, regolamenti comprensibili, di facile attuazione e che non pongano difficoltà; ritiene che il valore di tali aspetti positivi in termini di occupazione e di ambiente riguardino l'intera società, e rappresentino una componente da inserire nei redditi agricoli;

46.  ricorda il positivo esempio fornito dai bio-distretti, ovvero aree in cui vengono valorizzati, attraverso un insieme coordinato di azioni, i prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento locali ottenuti secondo metodi biologici e tutta quella parte di indotto economico che ne deriva (imprese del settore agroalimentare, gastronomico e turistico), dato che questo strumento ha già dimostrato di poter portare benefici al reddito locale e di favorire la difesa del suolo attraverso la conservazione del paesaggio e delle produzioni tradizionali;

47.  sottolinea le potenzialità dell'agricoltura e dei sistemi alimentari sostenibili, in particolare l'agricoltura biologica, nonché di una gestione sostenibile del suolo, delle acque, della biodiversità e delle infrastrutture rurali per preservare e creare posti di lavoro dignitosi nell'agricoltura ed economie rurali floride;

48.  ritiene che la riconquista del mercato europeo deve continuare ad essere l'azione prioritaria principale della futura PAC, prima ancora di rivolgersi verso i mercati esterni e senza trascurarli; ritiene, a tal proposito, che gli accordi commerciali quali TTIP, CETA e l'accordo di libero scambio UE-Mercosur possono rappresentare una minaccia significativa e reale per i mercati agricoli e dell'occupazione europei; ritiene che gli accordi di libero scambio non dovrebbero condurre a una concorrenza sleale nei confronti delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, né pregiudicare le economie e i posti di lavoro locali o contrastare le politiche volte a stimolare la produzione locale e sostenere i mezzi di sussistenza rurali;

49.  ritiene che, per migliorare l'organizzazione attualmente inadeguata nel settore ortofrutticolo, dovrebbero essere ripristinate le sovvenzioni dell'UE a favore degli investimenti nelle organizzazioni di produttori ortofrutticoli di nuova costituzione;

50.  sottolinea che, in un contesto di grande incertezza sul futuro dei prezzi agricoli, volatili e di basso livello, l'Unione europea deve raggiungere gli obiettivi della PAC previsti dal trattato, agendo maggiormente per correggere gli effetti erratici dei mercati ove questi siano in dissesto e assicurando la resilienza e la competitività del settore agricolo mediante l'istituzione di reti di sicurezza e di sistemi di prevenzione e di gestione delle crisi che consentano di assicurare l'equilibrio tra offerta e domanda, nonché creare strumenti di gestione del rischio basati su sistemi nuovi e innovativi e coinvolgendo gli agricoltori stessi nel finanziamento, basandosi in particolare su aiuti anticiclici, che consentano agli agricoltori di beneficiare di prezzi remunerativi; ritiene che dovrebbe essere aumentata la quota di finanziamenti destinata alle misure volte a stabilizzare i mercati agricoli e, in particolare, che la PAC debba altresì rafforzare i sistemi assicurativi, in grado di tutelare gli agricoltori dai rischi climatici, sanitari ed economici; ritiene che di fronte ai rischi connessi al cambiamento climatico, l'Unione europea debba fare tutto il possibile per valorizzare il ruolo positivo che può svolgere l'agricoltura, mediante strumenti che vanno dall'agronomia e una migliore gestione del suolo a una migliore cattura di CO2, e che è importante fornire assistenza tecnica e finanziaria gli agricoltori per consentire loro di modificare progressivamente le loro pratiche e di innovare;

51.  sottolinea inoltre che i pagamenti diretti dovrebbero rimanere uno strumento della PAC dopo il 2020, per sostenere e stabilizzare i redditi agricoli, compensare i costi connessi al rispetto delle norme elevate dell'UE (relativamente ai metodi di produzione e in particolare ai requisiti ambientali), nonché mantenere la produzione agricola nelle regioni meno favorite; evidenzia inoltre che essi dovrebbero mirare a garantire la stabilità economica dell'agricoltura, come pure la sicurezza alimentare e ambientale; sottolinea in tale contesto che l'allineamento dei tassi dei pagamenti diretti è essenziale per garantire condizioni di concorrenza eque sul mercato unico dell'UE e per l'utilizzo sostenibile delle risorse agricole a livello dell'UE;

52.  ritiene che, considerato che il livello di cooperazione tra gli agricoltori presenta differenze significative nei singoli Stati membri e che la mancanza di cooperazione pregiudica la capacità degli agricoltori di far fronte a situazioni di crisi e alle pressioni del mercato, la PAC dovrebbe promuovere globalmente lo sviluppo della cooperazione tra agricoltori, in particolare nei settori della produzione e della trasformazione;

53.  invita gli Stati membri a dare la priorità, nell'ambito del secondo pilastro della PAC, al partenariato europeo per l'innovazione (PEI); invita la Commissione a dare priorità a Orizzonte 2020 e ad assicurare agli agricoltori un migliore accesso alle possibilità di finanziamento del PEI, al fine di sostenere pratiche agricole e silvicole innovative e sostenibili per la produzione di beni e la fornitura di servizi nel settore alimentare e non alimentare (energie rinnovabili, bioeconomia, agriturismo, che rappresentano nuove prospettive per gli agricoltori per l'approvvigionamento di materie prime nell'era industriale post-petrolifera) e di valorizzare tutte le risorse di ogni territorio rurale;

54.  esprime la propria ferma convinzione che anche in futuro sarà necessario promuovere la formazione professionale continua per gli agricoltori e i lavoratori agricoli, nonché garantire che siano diffuse le conoscenze e le innovazioni scientifiche, assicurando in tal modo la capacità di adattarsi a un contesto in cambiamento e agevolando lo svolgimento di attività economiche;

55.  ritiene che gli approcci "dal basso verso l'alto" (bottom-up) allo sviluppo locale di tipo Leader/CLLD si siano dimostrati efficaci non solo in termini di posti di lavoro creati, ma anche di bassi livelli di spesa pubblica per posto di lavoro generato, e dovrebbero pertanto essere ulteriormente rafforzati, promossi e attuati in tutti gli Stati membri attraverso approcci plurifondo e rafforzando il ruolo delle autorità locali e regionali; sottolinea in particolare il ruolo dei responsabili dei gruppi di azione locale (GAL) in qualità di sostegno tecnico e di servizio per assistere iniziative di avviamento di progetti favorevoli all'occupazione; chiede che tali GAL possano usufruire della più ampia autonomia possibile per essere più efficaci; aggiunge che occorre creare meccanismi atti ad assicurare una partecipazione significativa delle parti sociali e invita la Commissione a presentare modelli di buone pratiche riguardo a progetti transnazionali Leader II;

56.  osserva che la difficoltà di accesso alle informazioni relative alla programmazione e ai finanziamenti nazionali e UE pertinenti rappresenta un ostacolo allo sviluppo dell'economia rurale;

57.  chiede che gli investimenti previsti nel quadro della politica di sviluppo rurale a sostegno dell'occupazione nelle zone rurali siano privilegiati in funzione dell'occupazione, delle variazioni dei tassi di disoccupazione, dell'efficienza delle aziende destinatarie e dalla creazione di incentivi per l'assunzione di dipendenti e raccomanda che i programmi di sviluppo rurale comprendano il rafforzamento del microfinanziamento, che è particolarmente utile nel sostenere l'avviamento di imprese agricole e non agricole;

58.  sottolinea che l'importanza del secondo pilastro per la creazione di occupazione può essere rafforzata consentendo una maggiore flessibilità a seconda delle esigenze specifiche della regione;

59.  ritiene che, per il futuro, sia necessario continuare a sviluppare sistemi alimentari di alta qualità, basati sul territorio, che forniscano prodotti alimentari grezzi o trasformati, promuovendo la responsabilità dei cittadini e la partecipazione delle parti interessate – raggruppate insieme tra produttori, trasformatori, distributori e consumatori, oppure tra produttori e comunità di consumatori, o ancora raggruppando tutti gli operatori economici dei settori agroalimentari e del turismo gastronomico – in iniziative qualitative e contrattuali, volte ad assicurare l'approvvigionamento e la sicurezza alimentari, ma anche a un giusto compenso, affinché gli agricoltori possano vivere dignitosamente del proprio lavoro e garantire l'occupazione nella propria azienda; ritiene che tali sistemi alimentari possano in particolare, ma non solo, assumere la forma di circuiti brevi e/o di mercati di prossimità; ritiene che in futuro occorra destinare più fondi dell'UE allo sviluppo e al funzionamento di certi regimi speciali di qualità alimentare e all'ulteriore sviluppo della gastronomia europea di fama mondiale; ritiene indispensabile, a tal fine, adeguare meglio il quadro normativo delle gare d'appalto pubbliche, affinché gli enti locali possano favorire le produzioni locali;

60.  richiama l'attenzione sulla necessità di sostenere ulteriormente l'agricoltura e la creazione di posti di lavoro nel settore agricolo nelle aree più svantaggiate e in quelle alle frontiere esterne dell'UE;

61.  ritiene che le forme collettive multipartenariali che raggruppano agricoltori e altri attori del mondo rurale debbano essere favorite, in quanto consentono di sviluppare numerose attività che creano posti di lavoro diretti e indiretti, quali la strutturazione delle filiere alimentari e non alimentari di prossimità e l'istituzione di diversi servizi (turismo rurale, cura dello spazio privato e pubblico, ecc.);

62.  ritiene che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero incentivare gli agricoltori, mediante la PAC e altre politiche, a diversificare le proprie fonti di reddito, isolandosi così dalle flessioni del mercato; è del parere che una tale diversificazione potrebbe comprendere l'ecoturismo, lo sviluppo di energie rinnovabili come quella solare ed eolica, l'aggiunta di valore ai prodotti agricoli mediante la lavorazione e rivendite di prodotti agricoli;

63.  chiede alla Commissione di fornire maggiore sostegno alle cooperative locali al fine di aiutarle a riprendere il controllo sui prezzi e sui loro prodotti;

64.  osserva che il settore del turismo offre importanti opportunità di reddito e di occupazione diretta e indotta nell'agricoltura e nelle zone rurali, consentendo di valorizzare il patrimonio storico, culturale, gastronomico, paesaggistico e ambientale di ogni regione; rileva altresì che l'attrattiva turistica non si basa solo sulla notorietà storica di alcune regioni, ma sempre più sulla qualità dei prodotti alimentari, dei paesaggi e dell'ambiente; ritiene che per tutte queste ragioni il settore del turismo debba essere maggiormente sostenuto dalla politica di sviluppo rurale;

65.  invita la Commissione a prendere in esame l'elaborazione di definizioni del concetto di produttore locale al fine di incentivare questo tipo di produzione;

66.  sottolinea che le sfide connesse al cambiamento climatico e all'ambiente richiedono di effettuare importanti investimenti pubblici e privati che creano posti di lavoro, con la comparsa di nuovi mestieri, al fine di garantire il mantenimento e la preservazione delle risorse rurali e il ripristino della qualità degli ecosistemi degradati, di lottare più efficacemente contro le inondazioni e gli incendi, nonché di tutelare al meglio la qualità delle acque, del suolo, dell'aria e della biodiversità; osserva che ciò sicuramente implica una cooperazione tra l'agricoltura e gli altri attori del mondo rurale, ma offre nuove opportunità di diversificazione dei redditi per l'agricoltura;

67.  invita la Commissione a valutare l'impatto sociale dell'attuale crisi del settore agricolo, in particolare in termini di perdita di posti di lavoro, soprattutto nelle zone rurali; invita gli Stati membri a prendere in esame modalità per migliorare la competitività del settore agricolo affinché esso possa creare posti di lavoro e generare un valore aggiunto che sia condiviso equamente dall'intero comparto agricolo e agroalimentare, assicurando una concorrenza equa e riducendo al minimo i danni causati dal dumping sociale e dalle condizioni di lavoro precarie e atipiche che colpiscono in modo sproporzionato alcuni gruppi; osserva che spesso i membri delle famiglie attive nel settore agricolo non hanno uno status sociale o un riconoscimento giuridico e non sono coperti da un sistema di previdenza sociale; sottolinea che le imprese agricole devono essere conformi alla legislazione nazionale in materia sociale e occupazionale; ritiene che l'eventuale introduzione di condizionalità supplementari nei pagamenti del primo pilastro della PAC aumenti considerevolmente gli oneri amministrativi a carico degli agricoltori e limiti le loro potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro; chiede un ruolo più rilevante per le parti sociali e per le autorità di gestione e chiede agli Stati membri di garantire che tutti i lavoratori nel settore agricolo, a tempo pieno o tempo parziale, siano coperti da un sistema di previdenza sociale; invita gli Stati membri a recepire la direttiva 2014/36/UE sui lavoratori stagionali nella legislazione nazionale; chiede che le autorità nazionali per la salute e la sicurezza ricevano risorse per diffondere informazioni relative alla sicurezza nelle aziende agricole;

68.  osserva che l'agricoltura è una delle occupazioni più pericolose, con particolari rischi di infortuni o decessi causati da macchinari e bestiame (194 vittime solo in Irlanda negli ultimi dieci anni); chiede leggi nazionali atte a eliminare i principali rischi e regimi di risarcimento adeguati in caso di infortuni con ripercussioni permanenti sulla qualità di vita;

69.  invita la Commissione a introdurre gli indicatori proposti dalla FAO nella sua valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA), in particolare quelli orientati all'occupazione e al benessere sociale;

70.  rammenta che, in media, gli agricoltori europei possiedono solo 12 ettari di terra e che il 70% delle aziende agricole ha una superficie inferiore a cinque ettari; osserva che, a causa delle loro dimensioni e della loro struttura, le aziende agricole non possono sempre permettersi di assumere dipendenti a tempo pieno o altamente qualificati; incoraggia pertanto la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto misure intese a promuovere i raggruppamenti di datori di lavoro;

71.  ritiene indispensabile assicurare la presenza di servizi pubblici e privati per garantire l'attrattiva dei territori rurali e consentire in essi il mantenimento e lo sviluppo dell'occupazione; è del parere che gli abitanti delle zone rurali abbiano diritto alla parità di accesso a servizi pubblici di qualità quali istruzione, previdenza sociale e assistenza sanitaria; ritiene fondamentale che tutti i livelli – poteri locali e (ove presenti) regionali – e il settore privato locale cooperino per promuovere gli investimenti e garantire che le zone rurali e isolate dispongano delle infrastrutture essenziali quali i trasporti pubblici e privati, un approvvigionamento energetico sicuro e una tecnologia a banda larga veloce e affidabile, nonché di regimi di finanziamento e di credito per gli imprenditori, le PMI e le microimprese rurali, senza cui le imprese e le famiglie nelle zone rurali saranno costantemente svantaggiate e la migrazione verso le zone urbane proseguirà;

72.  ritiene che, considerando le recenti epidemie animali, quali la peste suina africana che ha colpito i paesi baltici e la Polonia e l'influenza aviaria che ha colpito la Francia, e i recenti scandali in materia di sicurezza degli alimenti, come le infezioni da E-coli del 2011, lo scandalo della carne equina del 2013 e quello attuale del miele adulterato, si debbano aumentare considerevolmente gli stanziamenti per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, di cui al terzo capitolo del quadro finanziario pluriennale, in quanto l'importo di 1,93 miliardi di EUR destinato all'attuale periodo di sette anni è totalmente inadeguato;

73.  sottolinea che gli agricoltori sono altamente soggetti ai costi amministrativi relativi alla PAC, i quali variano notevolmente tra gli Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri ad alleggerire l'onere amministrativo snellendo la burocrazia e semplificando la PAC, garantendone inoltre una trasposizione efficace in termini di costo;

74.  sottolinea che l'accesso a servizi di base quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio e la continuità di tali servizi rappresentano presupposti indispensabili per un ambiente favorevole alla creazione di posti di lavoro e per rispondere ai bisogni vitali delle popolazioni residenti nelle zone rurali;

75.  ritiene indispensabile chiedere alle autorità pubbliche di creare nelle zone rurali servizi di consulenza e di assistenza alla gestione agricola al fine di ammodernare l'agricoltura europea e superare i metodi tradizionali obsoleti;

76.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e facilitare la parità delle donne nel mercato del lavoro e la conciliazione tra vita personale e professionale nelle zone rurali, in particolare per quanto riguarda i salari, i diritti pensionistici e previdenziali, la promozione di nuove qualifiche e l'apertura di nuove prospettive e opportunità di lavoro per le donne in campo agricolo e non, in linea con il principio di parità e di non discriminazione nelle politiche e nei programmi dell'UE; chiede inoltre che siano meglio sfruttate le opportunità di piattaforme d'informazione online mirate, di azioni e regimi di sostegno per donne agricoltrici nuove entranti e già avviate e per le donne nelle zone rurali, in particolare nel contesto del FEASR e di altri fondi unionali che sostengono lo sviluppo di progetti, e di aiutare a mantenere infrastrutture e servizi essenziali per la vita quotidiana in ambito rurale, contribuendo a limitare l'esodo delle donne dalle zone rurali; richiama inoltre l'attenzione sulla necessità, soprattutto nelle zone rurali, di strategie sostenibili per mantenere, incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali delle donne, le reti e le organizzazioni femminili e il loro ruolo nel processo decisionale nel settore agricolo e nelle zone rurali; chiede altresì un accesso facilitato all'istruzione, al finanziamento e all'informazione al fine di facilitare le iniziative imprenditoriali delle donne (ad esempio attraverso l'imprenditoria elettronica), così come la proprietà di imprese e il loro sviluppo da parte delle donne;

77.  invita gli Stati membri a rafforzare il ruolo delle parti sociali e delle organizzazioni di assistenza sociale che collaborano con le autorità in materia di controllo dell'applicazione della legislazione sul lavoro, lotta contro il lavoro sommerso e rispetto delle norme di sicurezza e di previdenza sociale per facilitare l'integrazione socio-economica dei lavoratori e dei lavoratori migranti, comprese le donne lavoratrici stagionali, migranti e rifugiate; chiede l'istituzione di un meccanismo per garantire la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo;

78.  auspica che la Commissione proponga di finanziare, a livelli adeguati, un programma europeo specifico di "garanzia europea per le donne delle regioni rurali" adottando come modello quella destinata ai giovani;

79.  rammenta che l'area di produzione agricola nell'UE è in diminuzione anno dopo anno; sottolinea che la conservazione delle aree coltivabili è essenziale per garantire posti di lavoro nel mondo rurale; invita gli Stati membri a promuovere un accesso migliore alle terre nelle zone con elevati tassi di disoccupazione e in tale contesto sollecita azioni da realizzare per assicurare che le giovani agricoltrici abbiano accesso al credito e siano in grado di partecipare alla gestione dell'assetto territoriale;

80.  richiama l'attenzione sul fatto che il 42% della manodopera agricola è costituita da donne; chiede alla Commissione di rivedere la definizione di azienda agricola a conduzione familiare nell'ottica di agevolare l'accesso delle donne alla formazione e alla consulenza professionale, nonché al capitale e agli utili;

81.  invita le autorità nazionali, regionali e locali competenti ad incoraggiare la partecipazione delle donne ai gruppi d'azione locali e lo sviluppo di partenariati locali nel quadro del programma Leader nonché a garantire una partecipazione equilibrata sotto il profilo del genere nei consigli di amministrazione;

82.  invita le parti interessate regionali a utilizzare i fondi del secondo pilastro per un programma di sensibilizzazione mirato a sottolineare la neutralità di genere di tutte le professioni e a porre fine alla persistente divisione dei compiti ancora tradizionale in agricoltura;

83.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

aEurostat, 2016.

(2)

cfr: http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.nat-opinions.25458


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (26.5.2016)

destinato alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

su "Come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali?"

(2015/2226(INI))

Relatore per parere: Paloma López Bermejo

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che le zone rurali rappresentano oltre il 77% del territorio dell'UE e che molti posti di lavoro in tali zone sono legati all'agricoltura e all'industria agroalimentare;

B.  considerando che, complessivamente, l'agricoltura e l'industria agroalimentare rappresentano il 6% del PIL dell'UE, 15 milioni di imprese e 46 milioni di posti di lavoro;

C.  considerando che la FAO ha messo a punto un quadro di valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA);

D.  considerando che il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) fornisce assistenza a medio termine in materia di alloggi, sanità, istruzione e occupazione nelle zone rurali per le comunità emarginate; che il FEASR può tenere conto delle specifiche esigenze dei rifugiati ed essere utilizzato per le azioni di formazione professionale e acquisizione delle competenze nei diversi settori di attività nelle zone rurali;

E.  considerando che le potenzialità delle donne che lavorano e/o fanno impresa nelle zone agricole e rurali dovrebbero essere analizzate, inserite e valorizzate in tutte le politiche dell'UE e non dovrebbero essere penalizzate da alcuna di esse, poiché questa è la base necessaria affinché le donne veicolino sviluppo e innovazione, aiutando tutto il settore ad uscire dalla crisi; che le donne dovrebbero essere coinvolte nei piani di sviluppo del settore a livello locale e regionale, in modo che questi ultimi possano trarre beneficio dalle loro esigenze, esperienze e visioni, mentre le donne dovrebbero ricevere le competenze necessarie per partecipare attivamente all'elaborazione dei suddetti piani;

F.  considerando che cambiamenti demografici quali l'invecchiamento della popolazione e i flussi migratori potrebbero costituire un importante fattore di sviluppo delle zone rurali montane o svantaggiate, che sono soggette allo spopolamento o all'invecchiamento della popolazione;

1.  sottolinea l'importanza dell'agricoltura e del settore agroalimentare per la coesione sociale e territoriale, alla luce del loro ruolo nella crescita economica sostenibile, nella creazione di posti di lavoro di qualità e nel mantenimento delle comunità rurali; pone l'accento sulla necessità di mantenere il bilancio della PAC e di potenziarne il ruolo sociale ed economico, con particolare attenzione per le micro aziende agricole e per quelle di piccole dimensioni e tenendo conto delle peculiarità regionali; evidenzia che l'attuazione efficace della PAC dovrebbe contribuire a creare inclusione sociale nelle zone rurali, condizioni di vita e di lavoro dignitose, nonché buone prospettive per il futuro;

2.  sostiene lo sviluppo globale delle indicazioni geografiche al fine di proteggere le specificità territoriali e la diversità culturale delle regioni, in quanto rappresentano un elemento essenziale per la creazione di posti di lavoro di qualità nelle comunità rurali;

3.  è favorevole a un approccio coordinato tra il secondo pilastro della PAC e altri fondi europei, allo scopo di rafforzarne l'efficacia e di evitare inefficienze o duplicazioni; pone in risalto le sinergie con il Fondo sociale europeo, che non prevede un sostegno finanziario diretto agli agricoltori, ma può essere mobilitato per favorire la formazione e l'adattamento ai cambiamenti nel settore agricolo e nell'economia rurale, come pure l'inclusione sociale e la lotta alla povertà; sottolinea l'importanza di coinvolgere le amministrazioni locali e regionali nonché altre comunità interessate nella gestione e concezione delle politiche rurali, come pure di migliorare la preparazione delle amministrazioni nell'affrontare le questioni legate ai fondi europei;

4.  ribadisce l'importanza della coesione territoriale nell'UE, che dovrebbe essere garantita mediante politiche di sviluppo economico adeguate alle sfide che le zone rurali si trovano ad affrontare; sottolinea lo stretto legame tra sistemi rurali, piccole comunità e comuni e chiede una migliore sinergia tra gli strumenti della politica di coesione e la PAC; pone in evidenza l'importanza degli investimenti territoriali integrati (ITI) e dello sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) al riguardo; è del parere che la riterritorializzazione(1), in base alla quale per tradizione esistono legami tra l'occupazione e l'agricoltura e un dato territorio, dovrebbe essere sostenuta in modo da preservare il dinamismo delle zone rurali e ricreare occupazione;

5.  invita gli Stati membri a fornire adeguate risorse al programma LEADER, dato il suo riconosciuto successo nel creare occupazione nelle zone rurali;

6.  ritiene che una PAC orientata al mercato produce volatilità dei prezzi e un'eccessiva concorrenza, il che ha un effetto negativo sui redditi e sull'occupazione nelle zone rurali, come dimostrato dalla situazione di crisi del settore lattiero-caseario in seguito all'abolizione del sistema delle quote latte; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire prezzi che tengano debitamente conto del lavoro svolto dai produttori così da assicurare ad essi e ai loro dipendenti condizioni di vita dignitose, anche mediante misure di approvvigionamento; condivide le preoccupazioni circa un potenziale impatto negativo sul lavoro agricolo degli accordi di libero scambio che sono in fase di negoziazione, come il partenariato transatlantico su commercio e investimenti, ed esorta la Commissione a valutarne le conseguenze sull'agricoltura; osserva che le rigorose norme dell'UE in materia di sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali, che sono essenziali per garantire la fiducia dei consumatori dell'Unione, non dovrebbero essere pregiudicate né essere oggetto di concessioni per via degli accordi commerciali;

7.  chiede un adeguato risarcimento per quei settori e quei paesi già a rischio in seguito all'embargo russo o a causa degli attuali accordi di libero scambio, come quelli con la Tunisia e il Marocco;

8.  invita ciascuno Stato membro, dato l'attuale contesto caratterizzato tra l'altro dall'embargo russo, dal calo della domanda, dall'abolizione delle quote latte, dal crollo dei prezzi, dall'aumento dei costi di produzione e della concorrenza nonché dalle sfide ambientali, a prendere in esame modalità per migliorare la competitività del rispettivo settore agricolo affinché esso possa creare posti di lavoro e generare un valore aggiunto che sia condiviso equamente dall'intero comparto agricolo e agroalimentare, in particolare nel caso della produzione artigianale e su piccola scala; evidenzia, a tale proposito, l'importanza di mantenere le aziende agricole nel territorio, riconoscendone la natura plurifunzionale che permette loro, oltre alla funzione principale di produrre materie prime agricole, di svolgere svariate altre funzioni importanti, quali preservare l'ambiente e contribuire alla vitalità delle zone rurali e all'equilibrio dello sviluppo regionale;

9.  sottolinea che lo sviluppo economico delle zone rurali dovrebbe essere considerato anche nel contesto dello sviluppo sociale e demografico di tali aree e che occorre tenere in debita considerazione le azioni atte a sostenere le famiglie e facilitare la conciliazione della vita familiare con la vita professionale;

10.  sottolinea la necessità di favorire l'agricoltura e i sistemi alimentari sostenibili, compresa l'agricoltura biologica, come pure la gestione sostenibile del suolo, delle acque e della biodiversità, al fine di preservare e creare posti di lavoro dignitosi nell'agricoltura ed economie rurali floride, orientandosi nel contempo verso una maggiore sostenibilità e un minor impiego di pesticidi;

11.  sottolinea che l'agricoltura europea attraversa al momento una crisi senza precedenti che impoverisce gli agricoltori, aumenta il rischio di fallimento e conduce a un aumento del numero dei suicidi; invita la Commissione a valutare l'impatto sociale di tale crisi, in particolare in termini di perdita di posti di lavoro, soprattutto nelle zone rurali;

12.  invita a rafforzare le organizzazioni dei produttori, poiché svolgono un ruolo essenziale nel tutelare gli interessi dei piccoli agricoltori e in particolare delle aziende agricole a conduzione familiare, e pertanto chiede che siano coinvolti più attivamente nel sostegno sociale a favore di coloro che lavorano nel settore;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le imprese e le cooperative operanti nell'economia sociale, comprese le aziende agricole sociali(2), in modo da favorire l'integrazione sociale e l'occupazione nelle zone rurali; prende atto delle azioni intraprese a norma dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale e invita la Commissione a promuovere il contributo dell'economia sociale allo sviluppo rurale, ad esempio attraverso un piano d'azione per l'economia sociale;

14.  esorta ad adottare provvedimenti per porre fine alle pratiche abusive dei grandi gruppi della distribuzione alimentare nella catena di approvvigionamento, allo scopo di garantire agli agricoltori prezzi equi che tuteleranno le potenzialità di creazione di posti di lavoro che le attività agricole hanno nelle zone rurali;

15.  è preoccupato per il fatto che attualmente il primo pilastro della PAC favorisce i grandi produttori agricoli, il che provoca una forte concentrazione del mercato e a una mancanza di incentivi a favore dell'occupazione nei rispettivi settori; chiede pertanto riforme urgenti in materia;

16.  chiede un primo pilastro della PAC solido, che promuova la produzione sostenibile, un'occupazione di qualità, la redditività delle aziende agricole e redditi dignitosi, come pure il rispetto dei pertinenti accordi collettivi e della legislazione in materia sociale e del lavoro, senza comportare nuovi oneri per gli agricoltori;

17.  invita gli Stati membri a recepire la direttiva 2014/36/UE sui lavoratori stagionali nella legislazione nazionale; invita gli Stati membri a garantire la corretta applicazione della citata direttiva e chiede alla Commissione di elaborare una relazione sullo stato di avanzamento della sua attuazione entro settembre 2019; invita la Commissione ad analizzare la portata dei sistemi di assunzione illeciti nell'UE mediante indagini, inchieste e dati statistici, in particolare nelle regioni europee in cui il lavoro sommerso e lo sfruttamento del lavoro agricolo sono più diffusi; sottolinea la necessità di porre in essere strumenti efficaci, tra cui ispezioni e controlli adeguati, per garantire condizioni di lavoro e di vita dignitose per i lavoratori stagionali in tutte le regioni dell'UE, soprattutto nei luoghi in cui tale fenomeno è più rilevante, e sottolinea la necessità di garantire il rispetto dei diritti occupazionali e delle norme del lavoro e di assicurare, in generale, condizioni di lavoro di alta qualità;

18.  accoglie con favore le misure di semplificazione della PAC attuate finora, ma invita la Commissione a continuare a mettere a punto e attuare misure per introdurre i principi di proporzionalità e di flessibilità in relazione agli oneri amministrativi della PAC; ritiene che tale aspetto sia vantaggioso per gli agricoltori e per il buon funzionamento della PAC nel suo complesso;

19.  sottolinea che le azioni a sostegno dello sviluppo demografico e di zone rurali a misura di famiglia sono già un obiettivo della PAC cui occorre conferire maggior rilievo, anche in relazione alle questioni relative al mercato del lavoro;

20.  invita la Commissione a introdurre gli indicatori proposti dalla FAO nella sua valutazione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari (SAFA), in particolare quelli orientati all'occupazione e al benessere sociale;

21.  sottolinea che le imprese agricole devono essere conformi alla legislazione nazionale in materia sociale e occupazionale; ritiene che l'eventuale introduzione di condizionalità supplementari nei pagamenti del primo pilastro della PAC aumenti considerevolmente gli oneri amministrativi a carico degli agricoltori e limiti le loro potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro;

22.  chiede un ruolo più rilevante per le parti sociali, le autorità di gestione e, ove del caso, le organizzazioni della società civile nello sviluppo e nell'attuazione della politica agricola comune al fine di creare posti di lavoro di qualità, assicurare il rispetto della legislazione in materia di lavoro, combattere il lavoro sommerso, garantire condizioni di salute e di sicurezza di alto livello e promuovere l'integrazione sociale ed economica di tutti i lavoratori delle zone rurali, in particolare dei lavoratori rifugiati, migranti e stagionali;

23.  sottolinea la necessità di promuovere misure e politiche attive che mettano in evidenza il ruolo positivo della migrazione nel rilanciare la crescita economica e favorire la coesione sociale nelle zone rurali;

24.  pone l'accento sull'importanza della formazione professionale di qualità che comprenda tirocini e l'acquisizione di competenze, comprese quelle in materia di TIC, da parte dei produttori e dei lavoratori agricoli, in particolare dei giovani che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro, affinché possano adattarsi ai cambiamenti nel settore agricolo e agroalimentare, alla luce del mutevole contesto globale, e garantiscano nel contempo una produzione alimentare sufficiente e di elevata qualità;

25.  sottolinea che l'accesso alle infrastrutture TIC e la diffusione della copertura a banda larga nelle zone rurali, nonché la formazione in materia di competenze digitali sono essenziali per l'ammodernamento delle aziende agricole, per il miglioramento della formazione lungo tutto l'arco della vita dei lavoratori e dei produttori agricoli, nonché per la creazione di posti di lavoro e di imprese nelle zone rurali;

26.  sottolinea la necessità dello sviluppo digitale nelle zone rurali quale elemento chiave per la creazione di nuovi posti di lavoro sostenibili, come pure l'importanza del concetto di "villaggi digitali" che vada ben oltre la sola infrastruttura a banda larga;

27.  incoraggia gli Stati membri a promuovere il programma ERASMUS+ tra i giovani agricoltori per quanto concerne la formazione, includendo la componente dell'apprendistato, al fine di incoraggiarli ad acquisire nuove competenze tecniche e linguistiche all'estero;

28.  sottolinea i vantaggi specifici dell'apprendimento basato sul lavoro e degli apprendistati nelle zone rurali, che spesso registrano elevati tassi di disoccupazione e un accesso limitato ai centri di formazione;

29.  rammenta che la superficie dei terreni agricoli nell'Unione diminuisce ogni anno; sottolinea che la conservazione delle superfici coltivate è fondamentale per mantenere l'occupazione nelle zone rurali; invita gli Stati membri a condividere le buone pratiche e mettere a punto strumenti aggiuntivi che rendano possibile l'accesso alla terra nelle zone rurali caratterizzate da un elevato tasso di disoccupazione, non solo tramite la proprietà, ma anche attraverso l'uso e la gestione partecipativi dei terreni agricoli, in conformità delle prassi nazionali; sottolinea, in tale contesto, che migliorare l'accesso alla terra per mezzo di strumenti quali le banche territoriali, il recupero dei terreni abbandonati, l'istituzione di cooperative sociali, le sovvenzioni pubbliche e un maggiore accesso al credito, contribuirà a creare occupazione nel settore agricolo, in particolare per i giovani e le donne; ricorda l'importanza fondamentale di adottare misure che consentano il ricambio generazionale e l'insediamento dei giovani agricoltori;

30.  rammenta che, in media, gli agricoltori europei possiedono solo 12 ettari di terra e che il 70% delle aziende agricole ha una superficie inferiore a cinque ettari; osserva che, a causa delle loro dimensioni e della loro struttura, le aziende agricole non possono sempre permettersi di assumere dipendenti a tempo pieno o altamente qualificati; incoraggia pertanto la Commissione e gli Stati membri a mettere in atto misure intese a promuovere i gruppi dei datori di lavoro;

31.  sottolinea l'importanza di elaborare disposizioni atte ad agevolare la cessione delle aziende agricole, dal momento che esse possiedono spesso un elevato valore patrimoniale;

32.  ritiene che l'agricoltura, in particolare quella a conduzione familiare, sia l'unico fattore in grado di contribuire a preservare il tessuto economico e sociale delle zone rurali; è convinto, in proposito, che l'agricoltura a conduzione familiare diventerebbe ancora più sostenibile se venisse promosso il rafforzamento delle aziende esistenti e, di conseguenza, si sfruttassero al massimo le possibilità di occupazione a livello locale;

33.  prende atto del contributo fondamentale delle donne all'economia rurale; esprime preoccupazione per la scarsa partecipazione femminile all'occupazione nelle regioni rurali e nel settore agricolo, visto che le donne rappresentano il 45% della forza lavoro, pur costituendo il 50% della popolazione; osserva che le donne sono colpite in modo sproporzionato da condizioni di lavoro precarie e atipiche; sottolinea che la situazione è ancora più grave in termini di accesso alla proprietà delle aziende, poiché soltanto il 29% dei terreni è posseduto da donne(3); esorta ad affrontare il divario di genere nelle zone rurali in modo da migliorare le condizioni di lavoro delle donne e il loro accesso alla terra; osserva che nelle zone rurali il divario retributivo di genere supera di oltre il 10% le altre zone; sottolinea la necessità di adottare una prospettiva di genere nelle politiche agricole e rurali dell'UE; evidenzia, a tale proposito, l'importanza di statistiche aggiornate riguardo alla proprietà delle aziende e all'occupazione femminile nelle zone rurali;

34.  chiede che sia difeso il diritto ai servizi pubblici, come scuole e strutture sanitarie, nelle zone rurali e nelle piccole comunità montane, al fine di mantenerne il dinamismo e l'attrattiva, che siano mantenuti i posti di lavoro esistenti e ne siano creati di nuovi, come pure che si ponga fine al problema dello spopolamento nelle zone rurali incoraggiando le persone a restare e a stabilirsi in tali zone; osserva che soluzioni innovative, come ad esempio piattaforme multimodali, che offrono alle popolazioni rurali un accesso ai servizi rapido ed efficace, possono contribuire a tutelare l'accesso ai servizi pubblici; appoggia lo sviluppo di regimi di reddito minimo a livello di Stato membro, per assicurare un reddito dignitoso agli abitanti delle zone rurali e promuovere la coesione sociale in ciascuno Stato membro, alla luce dell'elevato tasso di povertà ed esclusione sociale delle zone rurali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

24.5.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

39

7

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Tiziana Beghin, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Elena Gentile, Arne Gericke, Thomas Händel, Marian Harkin, Danuta Jazłowiecka, Agnes Jongerius, Jan Keller, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Kostadinka Kuneva, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Javi López, Morten Løkkegaard, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Georgi Pirinski, Marek Plura, Terry Reintke, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Ulrike Trebesius, Marita Ulvskog, Tatjana Ždanoka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Maria Arena, Amjad Bashir, Lynn Boylan, Rosa Estaràs Ferragut, Paloma López Bermejo, Edouard Martin, Joachim Schuster, Csaba Sógor, Helga Stevens, Ivo Vajgl, Tom Vandenkendelaere, Gabriele Zimmer

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Fernando Ruas

(1)

1 cfr: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+COMPARL+PE-580.547+02+NOT+XML+V0//IT

(2)

cfr: http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.nat-opinions.25458

(3)

1 http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2015/536466/IPOL_STU%282015%29536466_EN.pdf


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (12.7.2016)

destinato alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

su come può la PAC migliorare la creazione di occupazione nelle zone rurali

(2015/2226(INI))

Relatore per parere: Elisabeth Köstinger

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che in molti Stati membri l'accesso delle donne delle zone rurali al mercato del lavoro è limitato e per loro le possibilità di sviluppare un'attività nel settore agricolo sono relativamente limitate;

B.  considerando che le donne rappresentano poco meno del 50 % del totale della manodopera nelle zone rurali dell'UE e circa il 45 % circa della popolazione economicamente attiva totale nel 2011(1); che in Europa solo il 29 %(2) delle aziende agricole è gestito da donne e l'imprenditorialità femminile rappresenta un importante pilastro sotto il profilo economico e ambientale per lo sviluppo sostenibile delle zone rurali;

C.  considerando che la crisi economica ha colpito tutta l'Unione europea e in particolare le zone rurali, in cui si registrano livelli devastanti di disoccupazione, povertà e spopolamento, che colpiscono soprattutto le donne;

D.  considerando che il divario salariale tra uomini e donne nelle zone rurali è del 10 % superiore rispetto ad altre aree e che occorre prestare maggiore attenzione all'elaborazione di statistiche aggiornate sulla proprietà fondiaria da parte delle donne e sulla situazione occupazionale delle donne nelle zone rurali;

E.  considerando che la percentuale di donne titolari di aziende agricole che accedono ad aiuti a titolo del programma per lo sviluppo rurale è inferiore alla quota delle aziende agricole gestite da donne nell'UE(3):

F.  considerando che il principio delle pari opportunità per uomini e donne deve essere attuato con coerenza nel contesto della PAC e che è necessario applicare un'impostazione di genere non solo alla PAC, ma anche alle politiche di coesione nelle aree rurali;

G.  considerando che nelle zone prevalentemente rurali dell'UE nel 2009 le donne tra i 20 e i 20 anni di età risultavano occupate solo in misura pari al 61 %(4);

H.  considerando che l'esodo continuo delle donne dalle zone rurali ha conseguenze negative non solo sulle infrastrutture sociali che, ad esempio, devono rinunciare a molte donne impegnate nel volontariato, ma può anche influenzare negativamente il mercato del lavoro; che questo esodo può essere fermato solo creando un contesto che consenta alle donne di realizzare i loro obiettivi personali e professionali nelle zone rurali;

I.  considerando che la promozione della parità tra uomini e donne e la non discriminazione sono principi applicabili ai fondi ESI tra cui il FEASR;

1.  rileva che le donne in ambiente rurale non sono un gruppo omogeneo e che i loro ruoli esigenze e situazioni variano da uno Stato membro all'altro; ritiene che occorra diversificare le soluzioni per migliorare la loro vita e le loro possibilità di occupazione; sottolinea, tuttavia, la disparità per quanto riguarda l'accesso delle donne alla proprietà fondiaria; osserva che le donne nelle aziende agricole sono spesso semplicemente membri della famiglia del proprietario, nel ruolo di coniuge del titolare, e sono pari all'80,1 % di tutte le donne rientranti in tale categoria nel 2007(5) e non dispongono di redditi propri, per cui la loro indipendenza economica non è garantita;

2.  deplora l'esistenza di disparità tra uomini e donne nelle zone rurali e chiede di migliorare le condizioni di lavoro delle donne e agevolare il loro accesso alla terra;

3.  ritiene che alle agricoltrici spetti un importante ruolo per la continuità di un'agricoltura contadina proiettata al futuro e pertanto che occorra sostenere il loro potenziale di innovazione tramite la promozione di misure di diversificazione quali la commercializzazione diretta, le vacanze in cascina, le prestazioni sociali e l'offerta di assistenza; sottolinea l'importanza di delineare una diversificazione agricola comprendente un ampio spettro di beni e servizi ambientali, economici e culturali, in quanto essi possono conseguire finalità affini quali reddito complementare per le donne nell'agricoltura e al contempo agevolare in modo significativo la conciliazione della vita familiare e lavorativa a uomini e donne;

4.  esprime preoccupazione per l'impatto potenziale sull'agricoltura europea di accordi in corso di negoziazione come il Partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), l'Accordo economico e commerciale globale con il Canada (CETA) o l'Accordo di libero scambio UE-MERCOSUR;

5.  sottolinea che promuovere la parità di genere è un obiettivo fondamentale dell'UE e dei suoi Stati membri e che l'integrazione della dimensione di genere dovrebbe pertanto essere parte integrante della PAC; invita la Commissione a migliorare gli indicatori di monitoraggio e valutazione della PAC per identificare il lavoro "invisibile" delle donne e ove possibile disaggregare gli indicatori in base al genere; sottolinea la necessità di individuare programmi e obiettivi basati sulla valutazione di impatto di genere al fine di promuovere prospettive sostenibili e opportunità occupazionali retribuite per le donne nel settore agricolo e migliorare l'efficienza economica;

6.  rileva l'elevata percentuale di lavoratori autonomi nelle aree rurali privi di una tutela sociale adeguata e l'alta percentuale di lavoro "sommerso", che colpisce in particolare le donne; invita pertanto gli Stati membri e le regioni con poteri legislativi a migliorare la legislazione in materia di parità di genere nel mercato del lavoro, in particolare per quanto riguarda salari, diritti di proprietà e processo decisionale, nonché a garantire la previdenza sociale tanto agli uomini quanto alle donne che lavorano in aree rurali;

7.  invita gli Stati membri a valorizzare in modo efficace le possibilità offerte per la promozione delle agricoltrici e delle donne nelle zone rurali da attuare a titolo del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e sostenere iniziative pertinenti di semplificazione; invita la Commissione a proporre nuove azioni mirate a promuovere e stimolare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nelle aree rurali e chiede agli Stati membri di includere nei loro programmi di sviluppo rurale subprogrammi specifici per sostenere l'imprenditorialità femminile, strategie per la creazione di posti di lavoro per le donne che diano loro diritti previdenziali, politiche a favore della rappresentanza delle donne negli organi politici, economici e sociali del settore agricolo, nonché promozione delle pari opportunità nelle zone rurali;

8.  invita gli Stati membri a rafforzare il ruolo delle parti sociali e delle organizzazioni di assistenza sociale che collaborano con le autorità in materia di controllo dell'applicazione della legislazione sul lavoro, lotta contro il lavoro sommerso e rispetto delle norme di sicurezza e di previdenza sociale per facilitare l'integrazione socio-economica dei lavoratori e dei lavoratori migranti, comprese le donne lavoratrici stagionali, migranti e rifugiate; chiede l'istituzione di un meccanismo per garantire la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo;

9.  auspica che la Commissione proponga di finanziare, a livelli adeguati, un programma europeo specifico di "garanzia europea per le donne delle regioni rurali" adottando come modello quella destinata ai giovani;

10.  rammenta che l'area di produzione agricola nell'UE è in diminuzione anno dopo anno; sottolinea che la conservazione delle aree coltivabili è essenziale per garantire posti di lavoro nel mondo rurale; invita gli Stati membri a promuovere un accesso migliore alle terre nelle zone con elevati tassi di disoccupazione e in tale contesto sollecita azioni da realizzare per assicurare che le giovani agricoltrici abbiano accesso al credito e siano in grado di partecipare alla gestione dell'assetto territoriale;

11.  richiama l'attenzione sul fatto che il 42 % della manodopera agricola è costituita da donne; chiede alla Commissione di rivedere la definizione di azienda agricola a conduzione familiare per agevolarne l'accesso alla formazione e alla consulenza professionale, nonché al capitale e agli utili;

12.  invita la Commissione ad attuare il bilancio di genere per l'aiuto finanziario nell'ambito del primo e del secondo pilastro della PAC;

13.  invita la Commissione a migliorare le condizioni delle donne nel mondo rurale e a rendere disponibili, d'intesa con gli Stati membri, non solo adeguati materiali informativi destinati alle agricoltrici e alle donne nelle zone rurali riguardo alla possibilità dii promozione ma anche l'accesso all'istruzione e al credito, nonché la promozione dell'associazionismo e di una consulenza generalizzata sulla diversificazione professionale, cosicché le donne siano incoraggiate a realizzare i propri progetti nelle regioni rurali; ricorda a tale proposito la necessità di fornire informazioni anche attraverso piatteforme online, al fine di garantire un accesso più flessibile alle informazioni sui finanziamenti per le donne nelle zone rurali; sottolinea che l'istituzione di corsi informativi concepiti per le donne in materia di norme e requisiti per la creazione e per la gestione di aziende può avere un impatto positivo, in quanto può infondere alle donne la fiducia di cui necessitano per creare una propria impresa;

14.  invita le autorità nazionali, regionali e locali competenti ad incoraggiare la partecipazione delle donne ai gruppi d'azione locali e lo sviluppo di partenariati locali nel quadro del programma Leader nonché a garantire una partecipazione equilibrata sotto il profilo del genere nei consigli di amministrazione;

15.  evidenzia l'importanza di misure per promuovere l'istruzione, la formazione professionale e nuove qualifiche per le agricoltrici e le donne nelle zone rurali, anche favorendo un maggiore accesso ai corsi di formazione e di specializzazione post-laurea per imprenditori e produttori agricoli, al fine di assicurare un'occupazione a lungo termine nelle regioni rurali e facilitare l'adattamento ai cambiamenti nei metodi agricoli e nella produzione alimentare; invita la Commissione, in detto conteso, a riservare, nell'ambito delle misure di sostegno a titolo del secondo pilastro della PAC, debita considerazione alla promozione della formazione e della consulenza a donne nelle aziende agricole, compresa una formazione specifica per migliorare le competenze e la competitività delle donne nell'agricoltura e per favorire le loro opportunità lavorative ufficiali; sottolinea l'importanza di consigliare e sostenere le donne per consentire loro di sviluppare attività agricole innovative nelle zone rurali, comprese aziende di produzione agricola primaria;

16.  sottolinea – anche in riferimento al lavoro a orario ridotto e al telelavoro – l'importanza dello sviluppo digitale nelle zone rurali e lo sviluppo di approcci olistici ("villaggio digitale") e sollecita al riguardo un ricorso maggiore a programmi a titolo del secondo pilastro al fine di favorire l'accesso al lavoro autonomo; sottolinea che il miglioramento della qualità e dell'accessibilità delle infrastrutture essenziali quali i collegamenti di trasporto, l'approvvigionamento sicuro di energia e la tecnologia affidabile e a banda larga, che possono rendere possibile a donne di qualificazioni superiori di lavorare nelle zone rurali (ad esempio il commercio elettronico), le strutture e i servizi di base è un elemento essenziale per consentire a donne e uomini di conciliare le responsabilità familiari con la loro professione; invita pertanto gli Stati membri a istituire reti mobili nelle zone rurali, in stretta collaborazione con i comuni e le regioni;

17.  sottolinea l'importanza di sostenere e promuovere la partecipazione delle donne agricoltrici al processo decisionale; rileva che le donne possono contribuire allo sviluppo delle loro comunità e delle imprese agricole;

18.  sottolinea che le aree rurali in tutta Europa sono soggette all'invecchiamento della popolazione, alla scarsa densità demografica e, in alcune zone, allo spopolamento; chiede ulteriori misure da varare per lo sviluppo delle condizioni di vita e di lavoro nelle zone rurali che offrano alle donne e alle loro famiglie motivazioni per rimanere in tali zone e condurvi una vita soddisfacente;

19.  invita le parti interessate regionali a utilizzare i fondi del secondo pilastro per un programma di sensibilizzazione mirato a sottolineare la neutralità di genere di tutte le professioni e a porre fine alla persistente divisione dei compiti ancora tradizionale in agricoltura;

20.  denuncia le difficoltà cui sono confrontate le donne agricoltrici per ottenere finanziamenti; rileva che un migliore accesso al capitale per gli investimenti è fondamentale per migliorare la situazione socioeconomica delle donne nella zone rurali e sostenere l'imprenditorialità femminile e invita gli Stati membri a promuovere, sostenere e predisporre l'accesso della agricoltrici alle fonti di finanziamento e a una formazione specifica che faciliti detto accesso;

21.  è consapevole delle sfide specifiche per conciliare la vita professionale e la vita familiare nell'agricoltura e dell'importanza della situazione dei genitori e di un ambiente propizio alla famiglia nella aziende familiari; sottolinea il ruolo cruciale dei servizi pubblici per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, poiché tali servizi riducono l'onere delle donne che solitamente dedicano più tempo rispetto agli uomini alla cura dei figli e degli altri familiari a carico; invita gli Stati membri e le amministrazioni regionali e locali ad attuare politiche che tutelino, migliorino e promuovano servizi pubblici di alta qualità, nonché infrastrutture, strutture e servizi per la vita di ogni giorno nelle aree rurali;

22.  invita gli Stati membri a migliorare le misure di previdenza sociale e di riconoscimento giuridico per le agricoltrici al fine di garantire che godano degli stessi diritti degli uomini, poiché in molti casi esse lavorano lunghe ore nell'impresa familiare senza copertura previdenziale o giuridica;

23.  sottolinea la necessità di conservare, incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali, le associazioni, le cooperative e le organizzazioni di donne nell'agricoltura e nelle zone rurali, mirate a stimolare lo scambio di prassi migliori a livello locale, regionale e nazionale e favorire l'accesso delle donne al mercato del lavoro; rileva inoltre l'importanza di sviluppare banche dati e reti per una maggiore sensibilizzazione in materia di situazione sociale ed economica delle donne nelle zone rurali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

12.7.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

26

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Elisabeth Köstinger, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Maria Noichl, Marijana Petir, Terry Reintke, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ángela Vallina, Beatrix von Storch, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ildikó Gáll-Pelcz, Arne Gericke, Kostadinka Kuneva, Constance Le Grip, Marc Tarabella, Monika Vana, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Rosa D’Amato, Jens Nilsson

(1)

Eurostat (2013). Annuario regionale Eurostat 2013. Concentrarsi sullo sviluppo rurale.

(2)

Studio "Giornata mondiale dedicata alla donna rurale", Dipartimento tematico C, Parlamento europeo.

(3)

Dower, J. (2015). "Il ruolo del finanziamento a titolo della politica agricola comune per le donne nel mondo rurale". EPRS, Giornata mondiale dedicata alla donna rurale 2015.

(4)

Commissione europea (2011), "Agriculture and Rural Development. EU Agricultural Economic Briefs. Rural Areas and the Europe 2020 Strategy – Employment", Brief No 5 – Novembre 2011.

(5)

Commissione europea (2012), "Agricultural Economic Briefs. Women in EU agriculture and rural areas: hard work, low profile’, Brief No 7 – giugno 2012.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

29.9.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

32

7

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, Richard Ashworth, José Bové, Paul Brannen, Nicola Caputo, Matt Carthy, Albert Deß, Norbert Erdős, Edouard Ferrand, Luke Ming Flanagan, Beata Gosiewska, Martin Häusling, Esther Herranz García, Jan Huitema, Jarosław Kalinowski, Elisabeth Köstinger, Urszula Krupa, Zbigniew Kuźmiuk, Philippe Loiseau, Giulia Moi, Ulrike Müller, James Nicholson, Maria Noichl, Bronis Ropė, Jordi Sebastià, Jasenko Selimovic, Maria Lidia Senra Rodríguez, Czesław Adam Siekierski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jean Arthuis, Jean-Paul Denanot, Jens Gieseke, Maria Heubuch, Norbert Lins, Stanislav Polčák, Sofia Ribeiro, Vladimir Urutchev, Miguel Viegas

Avviso legale