Procedura : 2016/2063(INI)
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A8-0302/2016

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PV 21/11/2016 - 12
CRE 21/11/2016 - 12

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PV 22/11/2016 - 5.6
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P8_TA(2016)0433

RELAZIONE     
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18.10.2016
PE 584.196v02-00 A8-0302/2016

sulla relazione annuale 2015 della Banca centrale europea

(2016/2063(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari

Relatore: Ramon Tremosa i Balcells

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale 2015 della Banca centrale europea

(2016/2063(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione annuale 2015 della Banca centrale europea,

–  visto l'articolo 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 1, TFUE,

–  visto lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare l'articolo 15,

–  visto l'articolo 132, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0302/2016),

A.  considerando che, in merito a un possibile recesso del Regno Unito dall'UE, il presidente Draghi ha correttamente osservato che l'entità delle conseguenze che avrà sulle prospettive economiche dipenderà dalle tempistiche, dagli sviluppi e dal risultato finale dei prossimi negoziati; che, finora, l'economia della zona euro ha mostrato una buona tenuta, ma a causa di questa incertezza lo scenario di base resta soggetto a rischi di ribasso; che, indipendentemente dal tipo di relazione che sarà instaurata tra l'Unione europea e il Regno Unito, è estremamente importante che l'integrità del mercato unico sia rispettata; che qualsiasi risultato dovrebbe garantire che tutti i partecipanti siano soggetti alle stesse regole;

B.  considerando che, secondo le ultime previsioni di primavera della Commissione, la crescita reale della zona euro dovrebbe essere modesta e geograficamente non uniforme – 1,6 % nel 2016 e 1,8 % nel 2017, dopo l'1,7 % nel 2015;

C.  considerando che, secondo le stesse previsioni, il tasso di disoccupazione nella zona euro dovrebbe registrare una riduzione, passando dal 10,9 % della fine del 2015 al 9,9 % alla fine del 2017; che le differenze tra i tassi di disoccupazione degli Stati membri hanno continuato ad aumentare nel 2015, con valori che oscillano tra il 4,6 % in Germania e il 24,9 % in Grecia;

D.  considerando che, sempre secondo le stesse previsioni, il disavanzo pubblico nella zona euro dovrebbe diminuire gradualmente, passando dal 2,1 % nel 2015 all'1,9 % nel 2016 e all'1,6 % nel 2017, e che anche il rapporto debito/PIL dovrebbe diminuire per la prima volta dall'inizio della crisi, benché quattro paesi della zona euro siano ancora oggetto della procedura della Commissione per i disavanzi eccessivi (Francia, Spagna, Grecia e Portogallo); che Cipro, l'Irlanda e la Slovenia sono riusciti a ridurre i rispettivi deficit al di sotto della soglia del 3 % del PIL grazie a programmi macroeconomici;

E.  considerando che, secondo le stesse previsioni, la zona euro mostrerà un avanzo esterno pari a circa il 3 % del PIL nel 2016 e nel 2017; che una "hard Brexit" potrebbe avere ripercussioni negative sulla bilancia commerciale dell'UE e su quella del Regno Unito, dal momento che quest'ultimo è uno dei principali partner commerciali della zona euro;

F.  considerando che l'articolo 127, paragrafo 5, TFUE prevede che il Sistema europeo di banche centrali contribuisca al mantenimento della stabilità finanziaria;

G.  considerando che l'articolo 127, paragrafo 2, TFUE prevede che il Sistema europeo di banche centrali debba "promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento";

H.  considerando che, secondo le stime della Banca centrale europea (BCE) del settembre 2016, il tasso medio di inflazione nella zona euro, dopo essere stato nullo nel 2015, si manterrà vicino a tale livello nel 2016 (0,2 %) e raggiungerà l'1,2 % nel 2017 e l'1,6 % nel 2018; che i bassi tassi di inflazione degli ultimi anni sono principalmente dovuti, tra l'altro, ai bassi prezzi dell'energia;

I.  considerando che l'obiettivo di inflazione diventa difficile da raggiungere in ragione del consolidamento delle tendenze demografiche, della costante riduzione dei prezzi dell'energia e del pieno impatto della globalizzazione degli scambi commerciali e della finanza su una società europea che presenta elevati livelli di disoccupazione; che tali pressioni deflazionistiche contribuiscono all'assenza di investimenti e alla debolezza della domanda aggregata;

J.  considerando che nel marzo 2015 la BCE ha avviato un programma ampliato di acquisto di attività (APP) per un totale di 1 100 miliardi di EUR che, secondo le previsioni iniziali, avrebbe dovuto essere operativo fino al settembre 2016;

K.  considerando che, da allora, tale programma è stato potenziato, prorogando l'acquisto di attività fino al marzo 2017 per un totale di circa 1 700 miliardi di EUR, e che l'elenco delle attività ammissibili è stato ampliato per includere le obbligazioni di società non finanziarie e di organismi pubblici regionali e locali; che sono emerse preoccupazioni per i crescenti livelli di rischio nel bilancio della BCE;

L.  considerando che la BCE ha acquistato 19 094 milioni di EUR di titoli garantiti da attività (ABS) dall'inizio del programma di acquisto;

M.  considerando che la BCE ha ammorbidito ulteriormente la sua politica monetaria riducendo i suoi tassi di intervento principali a livelli senza precedenti, con le operazioni di rifinanziamento principale (MRO) e i depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0 % e al -0,40 % a marzo 2016; che la BCE ha stanziato incentivi per il credito bancario e, a tal fine, sta realizzando un'altra serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-II);

N.  considerando che, secondo la BCE, la creazione del meccanismo di vigilanza unico (SSM) era finalizzata all'applicazione coerente della vigilanza microprudenziale e al suo rispetto in tutta la zona euro, allo scopo di garantire parità di condizioni per le operazioni bancarie e imporre una metodologia di valutazione comune (SREP);

O.  considerando che il presidente della BCE ha continuato a sottolineare l'urgenza di riforme strutturali indispensabili nella zona euro;

P.  considerando che la BCE sostiene il quadro per cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate e la conseguente riduzione dei requisiti patrimoniali, che rilanceranno i mercati delle cartolarizzazioni e il finanziamento dell'economia reale;

Q.  considerando che l'articolo 123 TFUE e l'articolo 21 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea stabiliscono il divieto di facilitazione creditizia ai governi;

1.  sottolinea che la zona euro continua a subire l'effetto negativo dell'elevato tasso di disoccupazione, dell'inflazione estremamente bassa e di ampi squilibri macroeconomici, compresi gli squilibri delle partite correnti, e che, inoltre, si deve confrontare con un livello di crescita della produttività molto basso, dovuto alla mancanza di investimenti – il 10 % in meno rispetto ai livelli precedenti alla crisi – e di riforme strutturali e alla debolezza della domanda interna; osserva che l'elevato debito pubblico e, in particolare, l'ingente quantità di prestiti in sofferenza e un settore bancario ancora sottocapitalizzato in alcuni Stati membri continuano a frammentare il mercato finanziario della zona euro, riducendo così il margine di manovra per sostenere le economie più fragili; sottolinea che politiche di bilancio sane e riforme strutturali socialmente equilibrate orientate a un aumento della produttività rappresentano l'unico modo per realizzare miglioramenti economici sostenibili in tali Stati membri;

2.  sottolinea la natura federale della Banca centrale europea, che esclude i veti nazionali, il che le ha consentito di agire con fermezza di fronte alla crisi;

3.  riconosce che, trovandosi di fronte a un contesto molto complesso e ai rischi di un prolungato periodo di bassa inflazione, le misure straordinarie adottate dalla BCE per riportare l'inflazione all'obiettivo di medio termine del 2 % sono coerenti con i termini del suo mandato, a norma dell'articolo 127 TFUE, e pertanto non sono illegittime(1); osserva che, dall'avvio dell'APP nel marzo 2015 e in ragione dei programmi di operazione mirata di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO) destinati all'economia reale, le condizioni finanziarie sono lievemente migliorate, il che ha favorito una ripresa dei prestiti alle imprese e alle famiglie nella zona euro; rileva che tali misure hanno altresì contribuito a una contrazione del differenziale di alcuni titoli di Stato della zona euro; osserva che i miglioramenti non hanno interessato gli Stati membri in maniera uniforme e che in alcuni di essi la domanda di credito rimane debole;

4.  sottolinea che nel giugno 2016 la BCE ha avviato una nuova serie di quattro operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO II); mette in evidenza che la struttura di incentivi del programma è cambiata rispetto al TLTRO inziale, nella misura in cui alcune banche potranno contrarre prestiti a tassi negativi pur non incrementando il loro accreditamento netto nei confronti dell'economia reale;

5.  manifesta preoccupazione per il fatto che, offrendo liquidità a tassi negativi, ma eliminando l'obbligo per le banche di restituire i finanziamenti qualora non raggiungano il loro parametro di riferimento in materia di prestiti, la BCE sta indebolendo il legame tra la fornitura di liquidità della banca centrale e l'erogazione di prestiti all'economia reale, che era al centro del concetto del TLTRO;

6.  valuta positivamente l'impegno categorico assunto nell'agosto 2012 dalla Banca centrale europea di "fare tutto il necessario" per difendere l'euro, che è stato determinante per garantire la stabilità finanziaria della zona euro;

7.  ritiene che l'APP avrebbe un impatto più rilevante sull'economia europea se fosse accompagnato da riforme strutturali efficaci e socialmente equilibrate volte a rafforzare la competitività dell'economia europea e se disponesse di una maggiore quota di acquisto delle obbligazioni della Banca europea per gli investimenti (BEI), in particolare in relazione ai programmi TEN-T e TEN-E (progetti di riconosciuto valore aggiunto europeo in termini sociali ed economici), e di prestiti cartolarizzati alle PMI; invita la BCE a elaborare uno studio che analizzi l'impatto che avrebbe l'APP se la BCE fosse in grado di acquistare il debito pubblico degli Stati membri direttamente legato alla spesa per gli investimenti e la ricerca sui mercati secondari; è preoccupato che gli acquisti definitivi di obbligazioni emesse da società non finanziarie nel quadro del programma di acquisto per il settore societario (CSPP), che sono giustificabili nelle circostanze attuali, possano avere effetti di distorsione;

8.  conviene con Mario Draghi, presidente della BCE, sul fatto che la politica monetaria unica non è in grado, da sola, di stimolare la domanda aggregata salvo se integrata da sane politiche di bilancio e programmi di riforme strutturali ambiziose e socialmente equilibrate a livello degli Stati membri; ricorda che, conformemente al suo mandato, definito nel diritto primario dei trattati dell'UE, il principale obiettivo della BCE è di mantenere la stabilità dei prezzi per garantire un contesto stabile favorevole agli investimenti; ritiene che la politica monetaria, da sola, non sia lo strumento adatto a risolvere i problemi strutturali dell'economia europea; sottolinea che la prospettiva di una ripresa economica non può sostituire le necessarie riforme strutturali; richiama l'attenzione su recenti studi e discussioni in merito al possibile calo dei tassi di interesse neutri osservato in tutto il mondo negli ultimi dieci anni; sottolinea che tale situazione limiterebbe la politica monetaria, rendendola meno efficace, in quanto rischierebbe più spesso di avvicinarsi a tassi di interesse prossimi alla soglia dello zero;

9.  concorda sul fatto che un mercato dei capitali ben funzionante, diversificato e integrato sosterrebbe i canali di trasmissione della politica monetaria unica; chiede al riguardo il graduale completamento e la piena attuazione dell'Unione bancaria e il pieno rispetto, da parte degli Stati membri, della relativa legislazione, nonché la creazione di un'Unione dei mercati dei capitali, in quanto ciò costituirebbe un passo decisivo per migliorare l'efficacia della politica monetaria unica e ridurre i rischi derivanti da uno shock nel settore finanziario; ritiene che sia estremamente importante risolvere il problema dei prestiti in sofferenza nei settori bancari nazionali maggiormente colpiti, al fine di ripristinare una trasmissione regolare della politica monetaria nell'intera zona euro;

10.  sottolinea che le riforme strutturali e socialmente equilibrate nel settore dell'economia e del mercato del lavoro dovrebbero inoltre tenere pienamente conto del deficit demografico in Europa, al fine di contrastare le pressioni deflazionistiche e creare incentivi per una struttura demografica più equilibrata, che faciliterebbe il mantenimento di un obiettivo di inflazione pari a circa il 2 %; sottolinea il rischio di aspettative di investimento negative in un contesto di sviluppo demografico sfavorevole;

11.  osserva tuttavia che nonostante l'impatto, i rischi e gli effetti di ricaduta delle misure non convenzionali siano stati significativi, in particolare per quanto riguarda le condizioni di finanziamento per le banche periferiche, non si prevede che l'inflazione raggiunga l'obiettivo a medio termine del 2 % entro il 2017; prende atto che l'attuale ripresa dei prestiti erogati da banche e mercati è distribuita in maniera geograficamente non uniforme tra gli Stati membri e non ha finora sortito la totalità degli effetti auspicati sul deficit di investimenti esistente nella zona euro; sottolinea che l'assenza di investimenti è dovuta non soltanto all'impossibilità di accedere ai finanziamenti, ma anche a una scarsa domanda di credito, e che è necessario promuovere riforme strutturali che facilitino direttamente gli investimenti e l'occupazione; richiama l'attenzione sulla ridotta disponibilità di attività di elevata qualità accettate a livello internazionale da investitori istituzionali;

12.  sottolinea che, sebbene gli effetti sull'economia reale siano stati molto limitati, le banche hanno potuto accedere a finanziamenti praticamente a costo zero o a un costo molto contenuto, il che ha sovvenzionato direttamente i loro bilanci; deplora il fatto che l'entità del sovvenzionamento, pur rappresentando un chiaro effetto di ricaduta fiscale della politica monetaria, non è monitorata né pubblicata e che il sovvenzionamento non è soggetto a una rigorosa condizionalità quanto all'eventualità e alle modalità del suo investimento; ribadisce che qualsiasi misura straordinaria di questo tipo dovrebbe essere accompagnata da provvedimenti volti a mitigare le distorsioni dei mercati e dell'economia;

13.  deplora il divario esistente, seppur in graduale attenuazione, fra i tassi di finanziamento concessi alle PMI e quelli concessi alle imprese di maggiori dimensioni, fra i tassi d'interesse applicati ai prestiti di modesta e maggiore entità e fra le condizioni di credito per le PMI presenti in diversi paesi della zona euro, ma riconosce i limiti della politica monetaria in tal senso; sottolinea che la persistente necessità di aggiustare i bilanci delle banche incide, tra l'altro, sulla disponibilità di credito per le PMI in alcuni Stati membri; mette altresì in evidenza il rischio di ulteriori distorsioni della concorrenza come conseguenza dell'acquisto, da parte della BCE, di obbligazioni societarie sul mercato dei capitali, nel quale i criteri di ammissibilità applicabili non dovrebbero creare ulteriori distorsioni, in particolare considerato il quadro dei rischi, e dal quale le PMI non dovrebbero essere escluse;

14.  sottolinea che un periodo prolungato caratterizzato da una curva dei rendimenti piatta potrebbe diminuire la redditività delle banche, soprattutto se non adeguano i loro modelli commerciali, e potrebbe generare rischi potenziali, in particolare per il risparmio privato e i fondi pensione e assicurativi; avverte che un calo della redditività delle banche potrebbe renderle meno inclini a sviluppare attività di credito; evidenzia in particolare l'effetto negativo di tale politica dei tassi di interesse sulle banche locali e regionali e sulle casse di risparmio che dispongono di finanziamenti limitati dai mercati finanziari, nonché i rischi inerenti al settore assicurativo e pensionistico; chiede pertanto un monitoraggio specifico e continuo dello strumento dei tassi di interesse negativi, della sua attuazione e dei suoi effetti; sottolinea la necessità di una gestione adeguata, prudente e tempestiva dell'abbandono di questa politica di tassi di interesse estremamente bassi (negativi);

15.  comprende le ragioni che spiegano l'applicazione di tassi negativi, ma sottolinea la sua preoccupazione per le potenziali conseguenze di una politica di tassi di interesse negativi per i singoli risparmiatori e per l'equilibrio finanziario dei regimi pensionistici, nonché in termini di sviluppo di bolle speculative; è preoccupato per il fatto che, in alcuni Stati membri, i tassi di interesse sui risparmi a lungo termine sono inferiori ai tassi di inflazione; ritiene che, a causa delle tendenze demografiche e delle preferenze culturali in materia di risparmio, tali effetti negativi sul reddito potrebbero comportare un aumento del tasso di risparmio delle famiglie, il che potrebbe pregiudicare la domanda interna della zona euro; avverte che, a causa della rigidità al ribasso dei tassi di interesse passivi, i vantaggi di far scendere ulteriormente i tassi sui depositi presso la BCE in territorio negativo potrebbero essere limitati;

16.  resta preoccupato per i livelli ancora considerevoli di attività non negoziabili e di titoli garantiti da attività presentati come garanzie all'Eurosistema nel quadro delle operazioni di rifinanziamento; ribadisce la sua richiesta alla BCE di fornire informazioni sulle banche centrali che hanno accettato tali titoli e di divulgare i metodi di valutazione di tali attività; sottolinea che tale divulgazione sarebbe utile ai fini del controllo parlamentare dei compiti di vigilanza conferiti alla BCE;

17.  chiede alla BCE di indagare sulle differenze nella trasmissione della politica monetaria tra gli Stati membri che presentano settori bancari centralizzati e concentrati e quelli che dispongono di una rete di banche locali e regionali più diversificata, nonché tra i paesi che fanno maggiore affidamento sulle banche o sui mercati dei capitali per il finanziamento dell'economia;

18.  invita la BCE a valutare attentamente il rischio che in futuro si riproducano bolle speculative e immobiliari a causa della sua politica dei tassi di interesse estremamente bassi (negativi), soprattutto in considerazione del volume dei crediti bancari in forte aumento e dei prezzi eccessivamente elevati nel settore immobiliare, in particolare in alcune grandi città, e ritiene che la BCE, in collaborazione con il Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB), dovrebbe formulare proposte per la formulazione di raccomandazioni macroprudenziali specifiche al riguardo;

19.  chiede alla Commissione di presentare proposte volte a migliorare la vigilanza macroprudenziale e gli strumenti programmatici disponibili per la mitigazione dei rischi nel sistema bancario ombra, alla luce del monito lanciato dalla BCE, secondo cui, vista la costante espansione negli ultimi dieci anni dell'intermediazione creditizia non bancaria, fino a un volume di attività pari a 22 000 miliardi di EUR, sono necessarie ulteriori iniziative per monitorare e valutare le vulnerabilità nel settore bancario ombra in espansione;

20.  condivide la valutazione della BCE, secondo cui nell'attuale pacchetto CRR/CRD IV mancano determinate misure che potrebbero anche affrontare efficacemente alcuni tipi specifici di rischio sistemico, tra cui i) varie misure a livello di attività, in particolare l'applicazione di limiti ai rapporti prestito-valore, debito-reddito o servizio del debito-reddito, e ii) l'introduzione di vari limiti di esposizione che non rientrano nell'attuale definizione di grandi esposizioni; esorta la Commissione a esaminare la necessità di proposte legislative in tal senso; osserva che alcune di queste misure potrebbero già essere integrate nel quadro dei lavori legislativi in corso sulla proposta EDIS;

21.  rileva che, come illustrato dal ruolo della BCE in relazione alla fornitura di liquidità alla Grecia nel giugno 2015 e dalle indiscrezioni sulle discussioni del consiglio direttivo della BCE in merito alla solvibilità delle banche cipriote, la nozione di "insolvenza" alla base della messa a disposizione di liquidità da parte della banca centrale agli istituti di credito della zona euro manca di un grado sufficiente di chiarezza e di certezza giuridica, dato che negli anni passati la BCE ha fatto alternativamente riferimento a un concetto statico di solvibilità (basato sul fatto che una banca soddisfi o meno i requisiti patrimoniali minimi in un determinato momento) e a un concetto dinamico di solvibilità (basato su scenari futuri di prove di stress) per giustificare la prosecuzione o la limitazione dell'erogazione di credito di ultima istanza; sottolinea che tale mancanza di chiarezza deve essere affrontata in modo da garantire la certezza giuridica e promuovere la stabilità finanziaria;

22.  osserva che la presidenza della BCE riconosce che le politiche della Banca hanno conseguenze distribuzionali, con un impatto sulle disuguaglianze, e prende atto della valutazione della BCE secondo cui la riduzione dei costi del credito per i cittadini e le PMI, oltre a promuovere l'occupazione nella zona euro, potrebbe in parte compensare tali conseguenze distribuzionali;

23.  osserva che l'APP della BCE ha ridotto i rendimenti obbligazionari nella maggior parte degli Stati membri, portandoli a livelli senza precedenti; mette in guardia dal rischio di valutazioni troppo elevate sui mercati delle obbligazioni, difficili da gestire nel caso in cui i tassi di interesse iniziassero ad aumentare nuovamente in assenza di una ripresa sufficientemente solida, in particolare per i paesi che sono oggetto della procedura per i disavanzi eccessivi o che presentano debiti elevati; sottolinea che un'improvvisa inversione dei tassi di interesse dai livelli attualmente bassi lungo la curva dei rendimenti comporta rischi di mercato importanti per gli istituti finanziari che presentano una quota consistente di strumenti finanziari mark-to-market;

24.  sottolinea i requisiti indispensabili, definiti dalla Corte di giustizia, che devono essere soddisfatti da qualsiasi acquisto di titoli di Stato degli Stati membri della zona euro sul mercato secondario da parte del Sistema europeo di banche centrali ("SEBC"):

– gli acquisti non sono annunciati,

– il volume degli acquisti è limitato fin dall'inizio,

– esiste un periodo minimo tra l'emissione dei titoli di Stato e il loro acquisto da parte del SEBC, definito fin dall'inizio per impedire che le condizioni di emissione siano falsate,

– il SEBC acquista soltanto titoli di Stato degli Stati membri aventi accesso al mercato obbligazionario che permette il finanziamento di tali obbligazioni,

– le obbligazioni acquistate sono detenute fino alla scadenza solo in casi eccezionali, e gli acquisti sono limitati o sospesi e le obbligazioni acquistate sono reimmesse sul mercato se la prosecuzione dell'intervento diventa inutile;

25.  tiene conto del fatto che alcuni Stati membri potrebbero utilizzare la politica dei tassi di interesse estremamente bassi (negativi) per rinviare le necessarie riforme strutturali e il consolidamento dei loro disavanzi pubblici primari, in particolare a livello di governo centrale, e ricorda a tale proposito gli impegni derivanti dal patto di stabilità e crescita; riconosce che una delle ragioni che hanno contribuito all'accumulo di avanzi di bilancio in alcuni Stati membri sono stati i tassi di interesse negativi del loro debito pubblico; sottolinea che le politiche economiche nazionali dovrebbero essere coordinate, in particolare all'interno della zona euro; sottolinea che l'inevitabile processo di abbandono di una politica monetaria non convenzionale sarà molto complesso e dovrà essere attentamente pianificato per evitare shock negativi sui mercati dei capitali;

26.  si compiace della pubblicazione del processo verbale della riunione del Consiglio e della decisione di rendere pubblici gli accordi relativi alle attività finanziarie nette (ANFA) tra la BCE e le banche centrali nazionali; incoraggia la BCE a proseguire i suoi sforzi in termini di trasparenza; ricorda alla BCE che la politica di assunzione deve essere adeguata per riflettere le migliori pratiche;

27.  ricorda che l'indipendenza della BCE nella conduzione della politica monetaria, quale sancita all'articolo 130 TFUE, è fondamentale per il mantenimento della stabilità dei prezzi; chiede a tutti i governi di evitare di rilasciare dichiarazioni che mettano in discussione il ruolo svolto dall'istituzione nell'ambito del suo mandato;

28.  invita la BCE a prestare particolare attenzione al principio di proporzionalità nel quadro dei compiti ad essa attribuiti in materia di vigilanza bancaria;

29.  ricorda la ripartizione delle competenze tra la BCE e l'Autorità bancaria europea (ABE); sottolinea che la BCE non deve diventare il normatore de facto per le banche che non sono sottoposte al meccanismo di vigilanza unico;

30.  osserva che il consiglio direttivo della BCE ha adottato, il 18 maggio 2016, il regolamento sulla raccolta di dati granulari sul credito e sul rischio di credito (AnaCredit); chiede alla BCE e alle banche centrali nazionali di lasciare il maggior margine di manovra possibile per l'attuazione di AnaCredit;

31.  invita la BCE ad avviare i lavori su eventuali fasi successive di AnaCredit solo dopo aver tenuto una consultazione pubblica, con il pieno coinvolgimento del Parlamento europeo e tenendo particolarmente conto del principio di proporzionalità;

32.  osserva con preoccupazione che gli squilibri di TARGET2 stanno nuovamente aumentando nella zona euro, nonostante la riduzione degli squilibri commerciali, il che indica un deflusso continuo di capitali dalla periferia della zona euro;

33.  ricorda che il dialogo monetario è importante per garantire la trasparenza della politica monetaria nei confronti sia del Parlamento che dell'opinione pubblica;

34.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Banca centrale europea.

(1)

Come recentemente sottolineato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e dalla sentenza della Corte costituzionale federale del 21 giugno 2016.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

11.10.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

36

7

12

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Pervenche Berès, Udo Bullmann, Esther de Lange, Fabio De Masi, Anneliese Dodds, Jonás Fernández, Ashley Fox, Sven Giegold, Neena Gill, Roberto Gualtieri, Brian Hayes, Gunnar Hökmark, Danuta Maria Hübner, Cătălin Sorin Ivan, Petr Ježek, Barbara Kappel, Othmar Karas, Georgios Kyrtsos, Werner Langen, Bernd Lucke, Olle Ludvigsson, Ivana Maletić, Fulvio Martusciello, Marisa Matias, Bernard Monot, Luděk Niedermayer, Stanisław Ożóg, Dimitrios Papadimoulis, Sirpa Pietikäinen, Pirkko Ruohonen-Lerner, Alfred Sant, Molly Scott Cato, Pedro Silva Pereira, Joachim Starbatty, Theodor Dumitru Stolojan, Kay Swinburne, Michael Theurer, Ramon Tremosa i Balcells, Ernest Urtasun, Marco Valli, Tom Vandenkendelaere, Cora van Nieuwenhuizen, Miguel Viegas, Beatrix von Storch, Jakob von Weizsäcker, Pablo Zalba Bidegain, Sotirios Zarianopoulos

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Alain Cadec, Sophia in 't Veld, Thomas Mann, Emmanuel Maurel, Siôn Simon, Tibor Szanyi, Romana Tomc

Avviso legale