Procedura : 2016/2219(INI)
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A8-0355/2016

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RELAZIONE     
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28.11.2016
PE 587.429v02-00 A8-0355/2016

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2016/2219(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Josef Weidenholzer

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 PARERE della commissione per i diritti della donnae l'uguaglianza di genere
 ANNEX I
 ANNEX II
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2016/2219(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite, in vigore dal 24 ottobre 1945,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottati a New York il 16 dicembre 1966,

–  viste le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità di cui l'UE è parte contraente,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979(1),

–  viste la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e la risoluzione del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(2),

–  vista la convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie(3), del 18 dicembre 1990,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo(4),

–  visti la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e il documento finale del 25 settembre 2014 della riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale nota come conferenza mondiale sui popoli indigeni(5),

–  visti la dichiarazione e il programma d'azione di Vienna, adottati il 25 giugno 1993(6),

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del 1995(7) e il programma d'azione della conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) del 1994(8), nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  visti i principi di Parigi delle Nazioni Unite sullo status delle istituzioni nazionali per i diritti umani (NHRI)(9),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sui diritti degli anziani,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il documento del vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR), del 28 giugno 2016, dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte - Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea"(10),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, quali adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012(11),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri", dell'8 dicembre 2009, sulla promozione dell'osservanza del diritto internazionale umanitario (DIC)(12) e gli orientamenti aggiornati dell'Unione europea per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario(13),

–  visto il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(14),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo(15),

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)(16), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–  visti gli orientamenti destinati alle delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo sulla promozione dei diritti umani e della democrazia nell'ambito delle visite nei paesi terzi(17),

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015, adottata dal Consiglio il 20 giugno 2016(18),

–  visto il piano di azione dell'UE sulla parità tra donne e uomini e sull'emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne mediante le relazioni esterne dell'Unione europea 2016-2020 (GAPII), adottato dal Consiglio il 26 ottobre 2015(19),

–  visti le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza delle persone LGBTI(20) e l'elenco di azioni della Commissione per far progredire l'uguaglianza delle persone LGBTI (2016-2019)(21),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 26 maggio 2015, sulle questioni di genere nel contesto dello sviluppo(22),

–  viste l'agenda europea sulla migrazione, del 13 maggio 2015(23) , e le conclusioni del Consiglio sulla migrazione del 20 luglio 2015(24), del 14 settembre 2015(25) e del 22 settembre 2015(26),

–  vista la decisione 2015/260 del Consiglio, del 17 febbraio 2015, che proroga il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(27),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 dicembre 2014, sulla promozione e la tutela dei diritti dei minori(28),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 14 maggio 2012, dal titolo "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento"(29),

–  visti gli indicatori rivisti per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza1 bis, adottati dal Consiglio il 20 settembre 2016(30),

–  vista la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, dell'11 maggio 2011, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica(31),

–  vista la decisione del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(32),

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e del VP/HR sul riesame della politica europea di vicinato"(PEV)(33),

–  visto il piano d'azione di La Valletta, dell'11-12 novembre 2015(34),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza del 13 ottobre 2015(35),

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in situazioni di conflitto armato del 19 giugno 2008(36),

–  vista la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 31 ottobre 2000, sulle donne, la pace e la sicurezza(37),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla protezione dei migranti del 18 dicembre 2014(38),

–  viste le sue risoluzioni d'urgenza su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sul Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa: le implicazioni per lo sviluppo e gli aiuti umanitari(39),

–  vista la sua risoluzione del martedì 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(40),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sugli attacchi contro ospedali e scuole quali violazioni del diritto internazionale umanitario(41),

–  vista la sua risoluzione del martedì 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(42),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(43),

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(44),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(45),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(46),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sulla pena di morte(47),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi"(48),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo(49),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle priorità dell'UE per il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 2015(50),

–  vista la sua risoluzione del giovedì 18 settembre 2014 sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell'IS, compresa la persecuzione delle minoranze(51),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(52),

–  Viste la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(53) e la relazione del 28 gennaio 2016 sulle minoranze e sulla discriminazione di casta del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze(54),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(55),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(56),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(57),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(58),

–  vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani(59),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani: Attuare il quadro delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare", approvato dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua risoluzione 17/4 del mercoledì 6 luglio 2011(60),

–  vista la relazione annuale 2015 del Fondo europeo per la democrazia(61),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0355/2016),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 del TUE, l'Unione europea è tenuta a perseguire una politica estera e di sicurezza comune (PESC) fondata sui principi che ne hanno ispirato la creazione e che essa si prefigge di promuovere nel mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 207 TFUE, la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea;

C.  considerando che l'articolo 3 TUE stabilisce che "nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite";

D.  considerando che il rispetto e la promozione e la tutela dell'indivisibilità e dell'universalità dei diritti umani sono tra gli obiettivi principali della politica estera e di sicurezza dell'UE, come stabilito dalla clausola dei diritti umani in tutti gli accordi dell'UE con i paesi terzi;

E.  considerando che il rispetto dei diritti umani, la pace, la sicurezza e lo sviluppo sono strettamente correlati e si rafforzando reciprocamente;

F.  considerando che la politica di sostegno ai diritti umani e alla democrazia dovrebbe essere integrata in tutte le altre politiche dell'UE aventi una dimensione esterna, tra cui quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, politica di vicinato, allargamento e commercio, in particolare attraverso l'attuazione delle clausole condizionali sui diritti umani;

G.  considerando che la coerenza interna ed esterna nell'ambito dei diritti umani è essenziale per la credibilità della politica dell'Unione europea in materia di diritti umani all'estero e che una maggiore coerenza tra politiche interne ed esterne dell'UE nonché tra politiche esterne dell'Unione costituisce inoltre un presupposto indispensabile per una politica efficace e di successo dell'UE in materia di diritti umani e democratizzazione; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di rispondere in modo più rapido ed efficace sin dalle prime fasi delle violazioni dei diritti umani; e che la sfida della coerenza è particolarmente evidente in relazione all'attuale politica migratoria;

H.  considerando che i valori della libertà, il rispetto dei diritti umani e il principio di elezioni periodiche e veritiere sono elementi essenziali della democrazia; considerando che, oltre all'organizzazione di elezioni libere ed eque, le caratteristiche dei sistemi democratici includono un'amministrazione trasparente e responsabile, il rispetto dello Stato di diritto, la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, l'esistenza di un sistema giudiziario indipendente e il rispetto del diritto internazionale e degli accordi internazionali in materia di diritti umani;

I.  considerando che l'osservanza dei diritti umani è minacciata in tutto il mondo e che l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio da una serie di regimi autoritari; che si riscontrano numerosi tentativi in tutto il mondo per ridurre lo spazio della società civile, anche nei forum multilaterali; e che il mancato rispetto dei diritti umani ha conseguenze negative per l'individuo, per i suoi familiari e per la società;

J.  considerando che l'UE è stata un attore chiave nell'adozione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che si propone di realizzare i diritti umani per tutti;

K.  considerando che il Consiglio, il 20 luglio 2015, ha adottato un nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 per consentire all'Unione europea di far fronte a queste sfide mediante un uso più mirato, sistematico e coordinato dei propri strumenti per i diritti umani; che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato coerentemente con il piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020;

L.  considerando che il VP/AR ha affermato che i diritti umani costituiranno una delle sue priorità assolute e che intende utilizzarli come mezzo di orientamento in tutte le relazioni con i paesi terzi; che ha altresì ribadito l'impegno dell'UE a promuovere i diritti umani in tutti gli ambiti delle relazioni estere "senza alcuna eccezione";

M.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali; che il rafforzamento del dialogo con i paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni dei diritti umani nei paesi terzi;

N.  considerando che le sessioni ordinarie del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC), la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale e le procedure speciali riguardanti situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono agli sforzi internazionali per la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

O.  considerando che per l'UE una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani (DDU) nei paesi terzi rappresenta una delle principali priorità per promuovere i diritti umani e affrontarne le violazioni;

P.  considerando che nella sua risoluzione del 22 ottobre 2013 su autorità locali e società civile: l'impegno dell'Europa a favore dello sviluppo sostenibile(62), il Parlamento esprime grande preoccupazione per la repressione delle OSC, sottolinea l’importanza di definire un sistema di monitoraggio che consenta di valutare i progressi compiuti in termini di disposizioni normative e politiche e chiede la promozione di un ambiente favorevole alle organizzazioni della società civile; considerando che molti paesi hanno recentemente approvato una severa legislazione in materia di ONG in base alla quale le organizzazioni straniere ritenute una minaccia per l'ordine costituzionale, per la difesa o per la sicurezza sono dichiarate indesiderate e che, nel solo 2015, sono stati uccisi nel mondo 185 attivisti per i diritti umani ambientali, 66% dei quali in paesi dell'America latina;

Q.  considerando che i divieti di viaggio volti a impedire ai DDU di partecipare a eventi internazionali sono utilizzati da un numero crescente di paesi, in particolare in Asia, in Medio Oriente e in Africa;

R.  considerando che, a norma degli articoli 18 e 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza limiti di frontiera; che è nettamente aumentato il numero di casi di persecuzione che afferiscono unicamente a persone che esercitano pacificamente il diritto alla libertà di opinione, di religione e di espressione;

S.  considerando che l'articolo 20 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce il diritto di ogni individuo alla libertà di riunione e di associazione pacifica; che la risoluzione 21/16 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ricorda agli Stati l'obbligo di rispettare e tutelare pienamente i diritti degli individui di riunirsi pacificamente e di associarsi liberamente, sia online che offline e che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo deve essere sostenuta attraverso il dialogo interreligioso e interculturale;

T.  considerando che le norme di base del DIU e i diritti umani rientrano nelle convenzioni di Ginevra e nei protocolli aggiuntivi e che esse sono al centro di tutte le azioni umanitarie; che la protezione dei civili e degli sfollati nelle aree di conflitto deve essere garantita in totale neutralità e imparzialità e che deve prevalere l'indipendenza degli aiuti;

U.  considerando che l'occupazione illegale di un territorio rappresenta una violazione persistente del diritto internazionale, che configura la responsabilità della potenza occupante nei confronti della popolazione civile di quel territorio;

V.  considerando che è difficile conservare le prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, specialmente in un periodo di flussi senza precedenti di rifugiati in fuga dalla violenza; che la conservazione delle prove è essenziale per assicurare i colpevoli alla giustizia;

W.  considerando che i tentativi di chiudere il carcere statunitense di Guantánamo Bay sono falliti e che solo 20 detenuti sono stati rilasciati o trasferiti nel 2015;

X.  considerando che, nel mondo, sempre più persone fuggono dalla guerra, dai conflitti armati o da altre condizioni degradanti e che tali flussi di rifugiati e forme diverse di migrazione costituiscono una sfida significativa, sia per l'UE che in termini globali, che richiede soluzioni immediate, efficaci e sostenibili che siano in linea con i nostri valori comuni europei; che gli aiuti umanitari forniti dalla Commissione, in qualità di principale donatore mondiale, aiutano i rifugiati e gli sfollati in oltre 30 paesi;

Y.  considerando che la lotta contro il traffico, la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti necessita di risposte a breve, medio e lungo termine, fra cui misure per smantellare le reti criminali e assicurare i criminali alla giustizia, modalità di raccolta e analisi dei dati, misure per proteggere le vittime e rimpatriare i migranti che soggiornano irregolarmente, come pure cooperazione con i paesi terzi, insieme a strategie a lungo termine per affrontare la domanda di persone oggetto di traffico e tratta e le cause all'origine della migrazione, che spingono le persone nelle mani di trafficanti criminali;

Z.  considerando che la giustizia è fondamentale per promuovere il rispetto dei diritti umani e che l'UE e i suoi Stati membri sono sostenitori incondizionati della Corte penale internazionale sin dalla sua istituzione, promuovendo l'universalità dello Statuto di Roma e difendendone l'integrità, al fine di potenziare l'indipendenza della Corte;

AA.  considerando che finora sono stati compiuti progressi sostanziali verso l'abolizione della pena di morte e che molti paesi l'hanno sospesa, mentre altri hanno assunto misure legislative a tal fine; considerando che il 2015 ha registrato un notevole incremento del numero complessivo di esecuzioni, il 90% circa delle quali sono avvenute in soli tre paesi, vale a dire l'Iran, il Pakistan e l'Arabia Saudita; che la Bielorussia rimane l'unico paese in Europa che non ha abolito la pena di morte;

AB.  considerando che la parità di genere è al centro dei valori europei ed è sancita dal quadro giuridico e politico dell'UE ed è altresì fondamentale per l'agenda delle Nazioni Unite 2030; che le violenze e le discriminazioni nei confronti delle donne e delle ragazze sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni, soprattutto nelle zone di guerra e sotto i regimi totalitari;

AC.  considerando che, secondo le stime dell'UNICEF, 250 milioni di minori nel mondo vivono in paesi colpiti da conflitti, circa 50 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza, della guerra e delle sue atrocità, del terrorismo e delle sommosse, e molti continuano a essere vittima di ogni forma di discriminazione, violenza, sfruttamento, abuso, lavoro forzato, povertà e malnutrizione;

AD.  considerando che, secondo l'UNICEF, 1 bambino su 200 nel mondo è un rifugiato, circa un terzo dei bambini che vivono fuori del paese di nascita è un rifugiato e il numero di bambini rifugiati è raddoppiato tra il 2005 e il 2015;

AE.  considerando che l'articolo 25 della UDHR riconosce il diritto di ogni individuo ad "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia", in cui la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza, comprese le cure mediche; considerando che l'accesso all'istruzione, all'alimentazione e all'assistenza sanitaria dovrebbe essere garantito a tutti i bambini; che la risoluzione 26/28(36) del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) chiede che il prossimo forum sociale dell'UNHRC sia incentrato sull'accesso ai farmaci nel contesto del diritto di ciascuno di godere del miglior stato di salute fisica e mentale possibile; che la Costituzione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stabilisce che il godimento del miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche e condizione economica o sociale;

AF.  considerando che, secondo la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, le autorità devono rispettare il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi;

AG.  considerando che la violenza e il perseguimento illegale nei confronti delle minoranze, comprese le persone LGBTI, continua in molte parti del mondo e che sono diffuse le discriminazioni nell'assistenza sanitaria, nell'istruzione, nell'ambito dell'occupazione e in altri settori;

AH.  considerando che da molte parti del mondo continuano a giungere segnalazioni di violazioni dei diritti civili e politici, economici, del lavoro, sociali e culturali, nonché di danni ambientali derivanti dalle pratiche scorrette attuate da alcuni operatori del settore privato; che esiste un forte legame tra la corruzione, l'evasione fiscale, i flussi di capitali illeciti e le violazioni dei diritti umani;

AI.  considerando che i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani valgono per tutti gli Stati e tutte le imprese commerciali, siano esse transnazionali o di altro tipo, a prescindere dalle dimensioni, dal settore, dall'ubicazione, dalla proprietà e dalla struttura, sebbene l'istituzione di meccanismi di controllo e sanzione efficaci continuino a costituire una sfida nell'attuazione mondiale di tali principi guida; che è necessario tenere debitamente conto delle caratteristiche particolari delle piccole e medie imprese (PMI) e integrarle in un approccio flessibile in materia di responsabilità sociale d'impresa (RSI) adeguato alle loro potenzialità;

AJ.  considerando che, nel mese di ottobre 2015, la Commissione ha pubblicato la sua nuova strategia commerciale "commercio per tutti", in cui si prefigge l'obiettivo di utilizzare il commercio quale strumento per rafforzare i diritti umani nei paesi terzi;

AK.  considerando che, nel 2015, l'UE ha iniziato a lavorare su una legislazione volta a contrastare il commercio di minerali legati ai conflitti;

AL.  considerando che gli eventi sportivi nazionali e internazionali, come le Olimpiadi e i campionati mondiali di calcio, non dovrebbero essere usati per fini politici ma organizzati nel pieno rispetto di tutti i diritti umani, come sancito nella Carta olimpica, e che essi dovrebbero essere al servizio dello sviluppo armonico dell'uomo per promuovere una società pacifica, impegnata a difendere i diritti umani e la dignità umana senza discriminazioni di alcun genere, come nazionalità, razza, religione, orientamento politico, genere, identità di genere, orientamento sessuale o caratteristiche sessuali;

AM.  considerando che i cambiamenti ambientali pregiudicano i diritti umani più elementari, come l'accesso all'acqua, alle risorse naturali e all'alimentazione;

Centralità dei diritti umani nelle politiche esterne dell'Unione

1.  esprime profonda preoccupazione in quanto la promozione e la protezione dei diritti umani e dei valori democratici sono minacciate in tutto il mondo e l'universalità dei diritti umani viene gravemente messa a repentaglio in molte parti del mondo, anche sotto il giogo di regimi autoritari e da parte di gruppi terroristici come Daesh;

2.  esprime profonda preoccupazione per i numerosi e crescenti tentativi di ridurre lo spazio della società civile e dei DDU, per le crescenti limitazioni alla libertà di riunione e di espressione e per il numero crescente di leggi repressive, che colpiscono la società civile, adottate in tutto il mondo in paesi come Russia, Turchia e Cina, anche con il pretesto della lotta al terrorismo (mediante l'introduzione di leggi antiterrorismo, stati di emergenza e misure di sicurezza), considerando che sussiste spesso un impatto negativo sui diritti umani, nonché un abuso frequente di queste leggi a fini repressivi; ricorda che tali leggi non dovrebbero servire in alcun modo a ridurre lo spazio in cui i gruppi della società civile possono operare; chiede una chiara condanna di questi abusi e violazioni;

3.  sottolinea con fermezza che l’UE si è impegnata nei confronti di una PESC e di tutte le altre politiche con una dimensione esterna basate sul progresso della democrazia, lo Stato di diritto, l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario; ribadisce che questi principi sono altresì intrinseci all'azione esterna al di là della PESC, incluse le politiche nel campo umanitario e dello sviluppo;

4.  chiede a tutte le istituzioni dell'Unione europea e a tutti gli Stati membri di dar seguito ai propri impegni per promuovere la democrazia e lo Stato di diritto, proteggere e attuare i diritti umani e le libertà fondamentali, compreso il diritto allo sviluppo con tutti i mezzi pacifici, nonché per porre i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi – compresi i partner strategici – e a tutti i livelli;

5.  reitera l'invito rivolto agli Stati membri affinché essi diano l'esempio, esprimendosi con una sola voce a sostegno dell'indivisibilità, dell'interdipendenza, dell'interrelazione e dell'universalità dei diritti umani e, in particolare, ratificando tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani stabiliti dalle Nazioni Unite;

6.  sottolinea che l'Unione, per essere un attore credibile nelle relazioni esterne, dovrebbe garantire una maggiore coerenza tra le proprie politiche interne ed esterne in relazione all'osservanza dei diritti umani e dei valori democratici (e le strategie in materia di diritti umani per la promozione e la tutela della diritti delle persone LGBTI sono fondamentali a tal fine) e dovrebbe perseguire un'attuazione sistematica e coerente della propria politica in materia di diritti umani;

7.  richiama l'attenzione sul suo impegno a lungo termine per la promozione dei diritti umani e dei valori democratici, come dimostrato, tra l'altro, dall'attribuzione annuale del Premio Sacharov per la libertà di pensiero, dai lavori della sottocommissione per i diritti dell'uomo, del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale e del Fondo europeo per la democrazia, dalle discussioni mensili in Aula, nonché dalle risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto e dalle numerose delegazioni parlamentari;

8.  manifesta profonda preoccupazione per il fatto che molti difensori dei diritti umani siano attualmente sotto attacco; chiede all'UE, e al VP/HR in particolare, di adottare una politica intesa a denunciare, sistematicamente e inequivocabilmente, le uccisioni dei DDU e ogni tentativo di sottoporli a qualsiasi forma di violenza, persecuzione, minaccia, molestie, scomparsa, detenzione o arresto arbitrario, a condannare coloro che perpetrano o tollerano simili atrocità e ad intensificare la diplomazia pubblica per sostenere in maniera aperta e chiara i DDU, anche in relazione alle loro testimonianze nei forum multilaterali; invita l'UE a formulare orientamenti su tale politica, poiché questo aggiunge coerenza alla attuali priorità dell'UE come stabilito nei vari orientamenti dell'UE già esistenti; incoraggia le delegazioni dell'UE e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i DDU, segnatamente attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, se del caso, rilasciando dichiarazioni su casi individuali; chiede la creazione di un sistema volto a monitorare in maniera efficace lo spazio della società civile e con parametri e indicatori chiari; ribadisce l'importanza dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) nel fornire urgente sostegno finanziario e materiale diretto ai DDU in pericolo e del fondo di emergenza, che consente alle delegazioni dell'UE di fornire sovvenzioni dirette ad hoc ai difensori dei diritti umani che si trovano sotto minaccia imminente;

9.  invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani conformemente ai principi di Parigi delle Nazioni Unite, dotandole di un mandato, di risorse e di competenze sufficienti per garantire la salvaguardia e il rispetto dei diritti umani;

10.  ribadisce la necessità di sviluppare le relazioni interparlamentari tra l'Unione e i suoi partner nel quadro di un dialogo franco e basato sulla comprensione e la fiducia reciproche, nell'intento di promuovere efficacemente i diritti umani;

Quadro strategico dell'UE e nuovo piano d'azione sui diritti umani e la democrazia

11.  accoglie con favore l'adozione del secondo piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (2015-2019) ed esorta l'UE e i suoi Stati membri ad attuare in modo pieno, coerente, trasparente e tempestivo le azioni ivi contenute e a potenziare il sostegno alla democrazia; sottolinea che sono necessari consenso e coordinamento tra l'UE e gli Stati membri al fine di garantire l'attuazione coerente del piano d'azione e incoraggia fortemente gli Stati membri ad acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione e della revisione del piano d'azione; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero riferire sulla loro attuazione del piano d’azione;

12.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel secondo piano d'azione, l'UE deve destinare adeguate risorse e competenze, sia in termini di risorse umane specifiche presso le delegazioni, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sia in termini di fondi disponibili per i progetti;

13.  ritiene che una società civile libera costituisca uno dei fondamenti per la tutela e il sostegno dei diritti umani e dei valori democratici ed esprime quindi preoccupazione per il fatto che lo spazio pubblico per la società civile si stia riducendo e che i DDU e i giornalisti subiscano sempre di più attacchi in tutto il mondo; accoglie con favore l'inclusione nel piano d’azione di un obiettivo inteso a contrastare le minacce allo spazio della società civile ed esorta l'UE ad attuare le azioni descritte; incoraggia tutte le parti coinvolte nell'azione esterna dell'UE a identificare ed affrontare le attuali lacune nella tutela dei diritti umani e delle libertà democratiche e a intensificare la cooperazione con la società civile, i parlamenti, i partiti politici, le autorità locali e con le organizzazioni internazionali e regionali sul campo; richiama l'attenzione sul fatto che il piano d'azione non include un obiettivo separato per la promozione di norme democratiche nei paesi partner; invita la Commissione a sviluppare orientamenti dell'UE in materia di sostegno alla democrazia;

Relazione annuale dell'UE

14.  plaude ai tentativi effettuati per migliorare e rendere più concisa e sistematica la parte tematica della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia, nonché per renderla maggiormente accessibile ai cittadini; ribadisce la propria convinzione che la relazione annuale debba essere rafforzata mediante un approccio più oggettivo per cui, oltre ai risultati conseguiti e alle migliori prassi, il documento metta in luce le sfide specifiche e i limiti che afferiscono ai paesi terzi, nonché formuli raccomandazioni relative agli interventi correttivi e alle misure adottate dal SEAE per farvi fronte; ribadisce il suo parere secondo cui le relazioni per paese che costituiscono parte integrante della relazione annuale dovrebbero essere meno descrittive e dovrebbero rispecchiare l'attuazione delle strategie nazionali in materia di democrazia e diritti umani e fornire un quadro dell'impatto dell'azione dell'UE sul terreno;

15.  ribadisce la sua richiesta affinché siano riferite in modo sistematico e globale le azioni intraprese, i risultati conseguiti e le conclusioni politiche tratte dalle azioni in risposta alle risoluzioni del Parlamento su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; insiste sulla necessità di garantire risposte rapide e adeguate alle violazioni dei diritti umani, anche nelle fasi iniziali di tali violazioni; plaude, al riguardo, al seguito dato dal SEAE nel quadro della sottocommissione per i diritti dell'uomo sulle risoluzioni concernenti le discussioni sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; ricorda la sua richiesta di una risposta scritta esauriente da parte della Commissione e del SEAE alla risoluzione del Parlamento sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia che svolge un ruolo importante nel monitoraggio sistematico e approfondito di tutti i punti sollevati dal Parlamento e nel controllo parlamentare; ribadisce il suo invito al VP/AR a partecipare a un dibattito con i deputati al Parlamento europeo in due sessioni plenarie all'anno, una al momento della presentazione della relazione annuale dell'UE e l'altra in risposta alla relazione del Parlamento;

Rappresentante speciale dell'UE (RSUE) per i diritti umani

16.  ricorda l'importanza di un mandato più forte e più flessibile per il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani per rafforzare l’efficacia, la coerenza e la visibilità dell’UE nella promozione dei diritti umani e dei principi democratici a livello mondiale; ribadisce la propria richiesta affinché questo mandato diventi permanente; ritiene, inoltre, che il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani dovrebbe avere il diritto di esprimersi pubblicamente e disporre di poteri d'iniziativa, di una maggiore visibilità pubblica e di risorse e competenze adeguate;

17.  sottolinea l'importanza di un sostegno sistematico e di una consultazione approfondita e concreta con la società civile nella preparazione delle visite del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nei paesi partner; plaude, al riguardo, al forte impegno del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani nei confronti dei DDU e della società civile, compresi i rappresentanti locali, i giovani e i bambini, nonché le pertinenti organizzazioni internazionali, prima, durante e in seguito alle loro visite nei paesi terzi e sottolinea l'importanza di un impegno continuo e sempre più forte in tal senso, nonché la necessità di meccanismi chiari e trasparenti di follow-up; sostiene pienamente l'attenzione prestata dal rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani alla promozione e alla protezione di uno spazio aperto per la società civile e i DDU quale priorità chiave nel corso del suo mandato; invita il rappresentante speciale a riferire al Parlamento dopo le sue visite; deplora che il lavoro e l'impatto del rappresentante speciale possano essere solo parzialmente accessibili attraverso la revisione della relazione annuale sui diritti dell'uomo, i suoi account sui social media e i discorsi disponibili; deplora altresì che non vi siano né informazioni ufficiali sulla sua attività e sui suoi progetti, né relazioni e valutazioni sui progressi compiuti;

18.  incoraggia il rappresentante speciale a continuare a sostenere sistematicamente le priorità dell'UE in materia di diritti umani e a promuovere l'impegno dell'UE con tutte le organizzazioni e i meccanismi regionali e internazionali che operano nel settore dei diritti umani; invita il Consiglio ad adottare, come principio generale, la prassi di includere in modo sistematico la cooperazione con il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nel mandato dei futuri rappresentanti speciali geografici;

Strategie nazionali in materia di diritti umani e democrazia e ruolo delle delegazioni UE

19.  plaude al fatto che la democrazia sia stata aggiunta tra le HRDCS quale elemento necessario di qualsiasi analisi completa della situazione dei diritti umani e della democrazia nei paesi partner;

20.  ribadisce l'importanza di tenere conto delle HRDCS a tutti i livelli del processo di formulazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi, anche nella preparazione dei dialoghi politici ad alto livello, dei dialoghi sui diritti umani, dei documenti strategici nazionali e dei programmi d'azione annuali;

21.  ribadisce che le strategie nazionali in materia di diritti umani (HRDCS) dovrebbero corrispondere alle azioni dell'UE da attuare in ciascun paese sulla base delle situazioni specifiche e dovrebbero contenere indicatori misurabili per valutare i progressi e la possibilità, ove necessario, di adeguarle; sottolinea la necessità di valutare continuamente le HRDCS; chiede di migliorare ulteriormente la cooperazione, la comunicazione e lo scambio di informazioni tra le delegazioni dell'UE, le ambasciate degli Stati membri e le istituzioni dell'UE in fase di elaborazione e di attuazione delle HRDCS; ribadisce la propria richiesta affinché ai deputati al Parlamento europeo sia dato accesso alle HRDCS e ottengano informazioni sulle modalità di attuazione da parte dell'UE di queste strategie e affinché tali strategie siano presentate in un formato che consenta loro di assolvere adeguatamente al proprio dovere di controllo;

22.  sottolinea che è necessario attuare una politica europea coerente e visibile in materia di società civile e sottolinea la necessità di una comprensione più articolata dell'uso della diplomazia pubblica; incoraggia a pubblicare HRDCS e tabelle di marcia, a istituire un meccanismo efficace di feedback e di follow-up dei casi e a condividere le informazioni;

23.  accoglie con favore la nomina di punti di contatto per i diritti umani e/o la dimensione di genere in tutte le delegazioni dell'UE e ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti di contatto per i diritti umani; insiste sul fatto che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani dovrebbe essere sostenuta anche dal personale diplomatico degli Stati membri; chiede che l'attività dei punti di contatto per i diritti umani sia indipendente e immune da interferenze politiche e vessazioni da parte delle autorità nazionali dei paesi terzi, in particolare nei loro contatti con gli attivisti dei diritti umani e la società civile; insiste sull'importanza di formare tutto il personale delle delegazioni dell'UE sul contenuto degli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani;

24.  accoglie con favore l'aumento del bilancio e la razionalizzazione delle procedure dell'EIDHR 2014-2020 e chiede che la dotazione prevista per la revisione a medio termine dell'EIDHR sia mantenuta per il resto del periodo del quadro finanziario pluriennale; ribadisce la necessità di coerenza e di complementarità tra i diversi strumenti di finanziamento dell'UE e la necessità di garantire che tale rafforzamento sia applicabile a tutti gli strumenti al servizio dei diritti umani;

25.  chiede che i programmi d'azione annuali EIDHR siano adottati su base annuale anziché, come è avvenuto di recente, a cadenza biennale (2016-2017) per garantire la massima flessibilità dinanzi a situazioni in divenire e una complementarietà ottimale con gli altri finanziamenti esterni dell'UE;

Dialoghi e consultazioni in materia di diritti umani

26.  ribadisce il proprio sostegno ai dialoghi mirati in materia di diritti umani e riconosce che essi possono essere uno strumento efficace per gli accordi bilaterali e la cooperazione, purché consentano alle controparti di impegnarsi su questioni sostanziali e trasmettere messaggi politici significativi, siano orientati ai risultati e abbiano un seguito coerente che dovrebbe andare oltre il mero scambio di informazioni sulle migliori prassi e le sfide; invita l'UE a includere sistematicamente discussioni sulla situazione dei diritti delle donne e dei bambini in tutti i dialoghi sui diritti umani;

27.  riconosce l'importanza di impegnarsi in dialoghi mirati sui diritti umani anche con paesi che presentano gravi problemi sotto tale profilo; sottolinea, però, che è necessario che l'UE tragga conclusioni politiche chiare quando tali dialoghi sui diritti umani non portano a risultati positivi; mette in guardia dal tagliare fuori i diritti umani nelle discussioni in sede di dialoghi politici ad alto livello;

28.  insiste sul fatto che le discussioni sui diritti umani non devono mai essere subordinate ad altri interessi nelle discussioni politiche ad alto livello; invita nuovamente il SEAE a sviluppare un meccanismo di valutazione dei dialoghi sui diritti umani al fine di migliorarli; ritiene che, qualora tali dialoghi dovessero registrare fallimenti ripetuti, si dovrebbe ricorrere a strumenti alternativi per favorire il progresso dei diritti umani nel paese in questione;

29.  esorta il SEAE ad effettuare sistematicamente dialoghi preparatori con la società civile, anche a livello locale, allo scopo di farli confluire automaticamente nei dialoghi sui diritti umani; sottolinea che è importante che il VP/AR e il SEAE sollevino sistematicamente i casi individuali dei DDU durante i dialoghi sui diritti umani; chiede al SEAE di dar sistematicamente seguito agli impegni assunti nel corso dei dialoghi sui diritti umani e a rendere sistematiche le riunioni di resoconto con le OSC;

Orientamenti dell'UE in materia di diritti umani

30.  accoglie con favore gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani come prezioso strumento di politica estera dell'Unione sui diritti umani, in quanto essi forniscono indicazioni pratiche alle delegazioni dell'UE e alle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri; rinnova la sua richiesta di adottare nuovi orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti dei minori, senza ulteriori indugi;

31.  sottolinea con fermezza l'importanza di una valutazione continua dell'attuazione degli orientamenti sulla base di parametri chiari; esorta la Commissione a effettuare e a pubblicare una valutazione approfondita dell'attuazione degli orientamenti da parte delle delegazioni dell'UE e delle rappresentanze diplomatiche degli Stati membri in tutti i paesi terzi al fine di rilevare eventuali differenze e lacune nell'attuazione e porvi rimedio; ritiene che, per garantire un'attuazione adeguata degli orientamenti, sia necessaria una formazione sistematica ed efficace per il personale del SEAE e delle delegazioni dell'UE;

Lotta contro tutte le forme di discriminazione

32.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, orientamento sessuale, identità di genere, lingua, cultura, religione o credo, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; rinnova il suo invito a rafforzare la politica e la diplomazia dell'UE al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione, nonché a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni; esorta, inoltre, l'UE a continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni dell'ONU pertinenti, come la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; accoglie con favore il lavoro del SEAE su un manuale contro le discriminazioni;

Missioni e operazioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)

33.  ricorda l'impegno dell'Unione a integrare i diritti umani e le tematiche di genere nelle missioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune in linea con le risoluzioni fondamentali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 e 1820 sulle donne, la pace e la sicurezza e la recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali; ribadisce, in questo contesto, la propria richiesta affinché l'Unione e gli Stati membri sostengano, nel processo di costruzione di una riconciliazione sostenibile, la partecipazione sistematica delle donne come componente cruciale dei processi di pace; invita a tal proposito l'UE a sostenere a livello internazionale il riconoscimento del valore aggiunto della partecipazione delle donne alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti nonché nelle operazioni di mantenimento della pace, assistenza umanitaria e ricostruzione post-conflitto;

34.  sottolinea che la PSDC è uno strumento che garantisce non solo la sicurezza europea, ma fa parte degli strumenti di politica estera dell'UE e deve quindi essere utilizzata al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

35.  chiede una maggiore integrazione militare europea per migliorare la prontezza e la flessibilità delle forze armate europee, per consentire loro di rispondere alle minacce e alle situazioni di gravi violazioni dei diritti umani, di genocidio o di pulizia etnica; sottolinea, a questo proposito, che il concetto di "responsabilità di proteggere" deve essere consolidato nel diritto internazionale e che l'UE, in quanto comunità di valori, dovrebbe promuovere iniziative e azioni significative per proteggere i civili anche quando sono minacciati dal proprio Stato;

36.  sottolinea che il traffico dei migranti è legato alla tratta degli esseri umani e costituisce una grave violazione dei diritti umani; rammenta che il lancio di missioni PSDC, come l'operazione Sophia della forza navale dell'Unione europea-Mediterraneo (EUNAVFOR MED), rappresenta uno strumento concreto di lotta contro il traffico di migranti; invita l'Unione a proseguire e a intensificare questo tipo di operazioni;

37.  invita il Consiglio "Affari esteri" e il VP/AR a chiedere ai capi delle missioni dell'UE e ai rappresentanti competenti dell'UE (capi delle operazioni civili dell'UE, comandanti delle operazioni militari dell'UE e rappresentanti speciali dell'UE) di segnalare i casi di violazioni gravi del diritto umanitario internazionale, e di promuovere il codice di condotta sull'azione del Consiglio di sicurezza contro i genocidi, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, impegnando gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostenere tale azione del Consiglio di sicurezza, volta a prevenire o porre fine a tali crimini; chiede l'integrazione di politiche di tutela dei minori in tutte le operazioni civili e militari dell'UE a contatto con minori;

38.  chiede che l'Unione europea rafforzi la cooperazione con le Nazioni Unite nel contesto della formulazione di una visione strategica comune sulla sicurezza in base, da un lato, alla nuova strategia globale dell'UE sulla politica estera e di sicurezza e, dall'altro, alla revisione da parte delle Nazioni Unite delle proprie operazioni di pace e della loro architettura di costruzione della pace; insiste affinché sia instaurata una cooperazione con le Nazioni Unite per rafforzare il ruolo e la capacità delle organizzazioni regionali e subregionali nel mantenimento della pace, nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi civili e militari e nella risoluzione dei conflitti e che le procedure per il ricorso alla PSDC a sostegno delle operazioni delle Nazioni Unite siano ulteriormente sviluppate, anche attraverso il dispiegamento di gruppi tattici dell'UE, o mediante iniziative per la creazione di capacità e per la riforma del settore della sicurezza, integrando i diritti umani nel lavoro delle missioni e delle operazioni;

Impegno multilaterale per i diritti umani

39.  ribadisce che i diritti umani sanciti nelle convenzioni delle Nazioni Unite sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati, come concordato nella Dichiarazione e nel programma d'azione di Vienna del 1993, e che tali diritti devono essere rispettati; ricorda l'impegno dell'Unione di promuovere e sviluppare il diritto internazionale in seno alle Nazioni Unite; sottolinea l'importanza che gli Stati membri ratifichino tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani istituiti dalle Nazioni Unite, compresi quelli sanciti nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e, segnatamente, il protocollo opzionale che istituisce i meccanismi per il trattamento delle denunce e di inchiesta, a norma dell'articolo 21 del TUE;

40.  sottolinea la necessità di una leadership europea volta a premere per le riforme delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di rafforzare l'impatto e la forza di un sistema multilaterale basato su regole e di garantire una protezione più efficace dei diritti umani così come la promozione del diritto internazionale; ribadisce, inoltre, l'importanza di garantire un impegno attivo e costante dell'UE nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare nella terza commissione, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e nell'UNHRC, per migliorare la sua credibilità; sostiene gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per incrementare ulteriormente la coerenza dell'UE sulle questioni dei diritti umani a livello di Nazioni Unite; incoraggia l'Unione europea ad intensificare la pratica delle iniziative transregionali, ad avviare e cosponsorizzare le risoluzioni e a seguire strettamente la procedura di riesame periodico universale (UPR) delle Nazioni Unite; condanna il fatto che i seggi dell'UNHRC sono spesso occupati da paesi con documentati precedenti di gravi violazioni dei diritti umani e invita gli Stati membri dell'UE a rendere noti i rispettivi voti; invita, a questo proposito, l'UE e gli Stati membri a garantire che le rispettive modalità di voto riflettano la pari importanza dei diritti nonché a determinare il loro voto sulle risoluzioni dell'UNHRC sulla base della sostanza piuttosto che degli autori di questi testi; sottolinea l'importanza e la necessità di una rappresentanza permanente dell'UE in tutti i forum multilaterali, nonché di una maggiore visibilità dell'azione dell'UE;

41.  invita l'UE a riservare particolare attenzione ai territori contesi del suo vicinato orientale, dove circa cinque milioni di persone vivono senza una reale protezione dei diritti umani e accesso alla giustizia; invita l'UE a mettere la questione in cima all'agenda bilaterale per trovare soluzioni con gli Stati interessati e a utilizzare l'intera gamma dei suoi strumenti a sostegno di soluzioni concrete volte a promuovere i diritti umani in queste entità e a sostenere il lavoro dei difensori dei diritti umani in loco;

Promuovere uno spazio libero per la società civile e sostenere i difensori dei diritti umani

42.  condanna fermamente qualsiasi attacco, intimidazione, arresto, omicidio, vessazione o repressione ai danni di procuratori, giudici, avvocati, accademici, giornalisti o membri di qualunque altra professione la cui indipendenza e libertà professionale sono essenziali per costruire una società democratica;

43.  deplora il crescente numero di attacchi contro i difensori dei diritti ambientali e umani nel mondo; condanna fermamente l'impunità nei confronti dei loro assassini e invita il SEAE a sostenere le richieste di assicurare i responsabili alla giustizia;

44.  condanna fermamente il fatto che molti paesi in tutto il mondo abbiano approvato recentemente leggi severe sulle ONG, che debilitano la società civile e portano all'applicazione arbitraria, con pene che comprendono la detenzione, il congelamento dei beni e il divieto di accesso per il personale delle ONG, in particolare quelle che ricevono fondi pubblici stranieri;

45.  condanna fermamente l'emanazione di divieti di viaggio da parte delle autorità quale strumento volto a intimidire e mettere a tacere le voci indipendenti di difensori e attivisti per i diritti umani, nonché di avvocati e giornalisti, e sottolinea che queste misure vengono spesso adottate arbitrariamente e senza fondamento giuridico;

46.  sottolinea il ruolo delle delegazioni dell'UE nel ribadire e promuovere la funzione fondamentale che la società civile svolge in una democrazia e nel creare e favorire le condizioni per la società civile, esigendo la massima trasparenza e l'inclusione nella cooperazione con le organizzazioni della società civile e con i difensori dei diritti umani; si rammarica pertanto che, a dieci anni dall'adozione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, i dati di contatto dei punti focali per i diritti umani / funzionari di collegamento per i difensori dei diritti umani non figurino ancora sui siti web di tutte le delegazioni dell'UE;

47.  chiede al VP/AR e ai ministri degli Esteri dell'UE di inserire periodicamente nell'agenda del Consiglio "Affari esteri" una discussione sulle azioni dell'UE atte a favorire il rilascio di difensori dei diritti umani, operatori umanitari, giornalisti, attivisti politici e altri e di organizzare un Consiglio "Affari esteri" pubblico annuale nel cui programma figuri il restringimento dello spazio per la società civile e l'incarcerazione dei difensori dei diritti umani, oltre a trattare questi casi con le controparti pertinenti in ogni occasione, compresi i casi citati nelle risoluzioni del Parlamento sui dibattiti sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

48.  chiede alla comunità internazionale di assicurare alla giustizia i leader politici qualora commettano abusi strutturali della forza militare o di polizia per mettere a tacere le proteste contro la loro leadership (o il suo prolungamento);

Migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni

49.  esprime la propria solidarietà nei confronti dell'elevato numero di rifugiati e migranti che subiscono gravi violazioni dei diritti umani in quanto vittime di conflitti, carenze a livello di governance e reti di trafficanti; condanna il drammatico numero di morti in mare nel Mediterraneo; manifesta grande preoccupazione per il crescente numero di abusi dei diritti umani dei rifugiati, dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo durante il loro viaggio verso l'UE; mette in evidenza il fatto che donne e bambini rifugiati, richiedenti asilo e migranti privi di documenti sono particolarmente vulnerabili lungo le rotte dei migranti e all'interno della stessa UE; invita con urgenza ad adottare misure volte a migliorare la coerenza delle politiche in materia di migrazione e sottolinea la necessità di un approccio olistico per individuare soluzioni sostenibili, a lungo termine e coerenti basate su norme e principi internazionali in materia di diritti umani, affrontando nel contempo le cause profonde della crisi dei rifugiati; sottolinea la necessità di solidarietà per proteggere migranti e rifugiati, in linea con le politiche dell'UE basate sui diritti umani; sottolinea a tale riguardo l'importanza di distinguere tra migranti e rifugiati;

50.  sottolinea il fatto che i conflitti, le guerre, i fallimenti di governo e il mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia costituiscono le cause principali della migrazione e dello sfollamento; sottolinea che i paesi ospitanti dovrebbero garantire il pieno accesso a un'istruzione libera, pubblica e di qualità e ai servizi di assistenza sanitaria, anche per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, l'accesso al mondo del lavoro, nonché ad alloggi che soddisfino le esigenze dei rifugiati; sottolinea che la volontà dei migranti e dei rifugiati di integrarsi, unitamente alle opportune politiche di welfare, sono fondamentali per l'integrazione; chiede all'UE di aumentare gli sforzi a sostegno di Libano e Giordania, paesi che offrono protezione a un numero senza precedenti di rifugiati, i quali sono spesso esposti a molteplici minacce;

51.  sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito, al fine di facilitare sia la gestione strutturata dei flussi migratori sia le azioni volte ad affrontare le cause profonde dell'emigrazione; evidenzia che è essenziale combattere i gruppi dediti al traffico di migranti; ricorda che è importante che l'UE esorti i paesi interessati ad aderire al protocollo di Palermo contro il traffico illecito di migranti; ricorda gli impegni assunti al vertice di La Valletta;

52.  sottolinea la necessità urgente di sviluppare e introdurre un sistema di asilo europeo comune completo, coerente e ben coordinato per condividere la responsabilità tra gli Stati membri;

53.  invita l'UE e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza riguardo i fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a rendere note le garanzie previste per far sì che tale cooperazione non vada a beneficio, diretto o indiretto, di sistemi di sicurezza, polizia e giustizia coinvolti in casi di violazione dei diritti umani;

54.  prende atto della recente proposta della Commissione relativa a un elenco dell'Unione dei paesi di origine sicuri, che modifica la direttiva sulle procedure d'asilo;

55.  riconosce che, alla luce del fatto che nel 2014 il 36% dei cittadini di paesi terzi ai quali era stato ingiunto di lasciare l'Unione è stato effettivamente rimpatriato, vi è l'esigenza di migliorare l'efficacia del sistema di rimpatrio dell'Unione;

56.  ritiene che, per migliorare l'efficienza delle riammissioni e garantire la coerenza dei rimpatri a livello europeo, occorrerà adottare nuovi accordi UE in materia di riammissione, che dovrebbero prevalere rispetto agli accordi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi;

57.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che l'attuazione della direttiva sui rimpatri sia sempre accompagnata dal rispetto delle procedure, delle norme e dei diritti umani fondamentali che consentono all'UE di garantire un trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati, in linea con il principio di non respingimento; esorta l'UE e gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai casi di asilo connessi a possibili persecuzioni politiche, in modo da evitare rimpatri che possano potenzialmente comportare una violazione dei diritti umani nel paese di origine o in un paese terzo;

58.  ribadisce la sua richiesta all'UE di garantire che tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati non UE siano conformi ai diritti umani internazionali, al diritto sui rifugiati e al diritto marittimo internazionale, nonché ai principi e ai valori dell'UE; invita gli Stati membri a rispettare il principio internazionale di non respingimento, in conformità del diritto internazionale; chiede di integrare meccanismi di monitoraggio al fine di poter valutare l'impatto sui diritti umani della cooperazione in materia di migrazione con gli Stati terzi e delle misure di controllo alle frontiere; insiste sul fatto che i diritti umani devono essere integrati e monitorati in tutte le attività svolte da Frontex; chiede all'UE di partecipare attivamente al dibattito sul termine "rifugiato climatico", compresa la sua eventuale definizione giuridica nel diritto internazionale;

59.  chiede inoltre l'introduzione di una clausola che preveda l'eventuale sospensione degli accordi fino a quando le parti non avranno accordato sufficienti garanzie per quanto riguarda l'esame individuale delle domande di asilo e più in generale il rispetto dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati;

60.  rammenta la necessità di rispettare il principio di non respingimento in acque europee e internazionali, come confermato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla legislazione vigente dell'UE; ricorda l'impegno a sviluppare canali adeguati di migrazione legale e sicura, proteggendo al contempo i confini esterni dell'UE in modo migliore; invita l'Unione e i paesi terzi più sviluppati a firmare accordi di partenariato con altri paesi terzi per favorire il ricongiungimento familiare e la mobilità delle persone con qualsiasi livello di qualifica, ivi compresi i meno qualificati;

61.  invita gli Stati membri a rispettare e ad attuare interamente il pacchetto comune dell'UE in materia di asilo adottato di recente e la legislazione comune in materia di migrazione, nello specifico a tutelare i richiedenti asilo più vulnerabili, come minori, donne, persone anziane e LGBTI, contro la violenza o la discriminazione durante la procedura di asilo, nonché a fornire una preparazione adeguata agli Stati membri onde consentire procedure appropriate e ragionevoli; chiede agli Stati membri di partecipare ai programmi di reinsediamento, dando accesso al ricongiungimento familiare e rilasciando visti umanitari; sottolinea l'importanza di affrontare gli ostacoli amministrativi e politici ai fini di una rapida attuazione degli impegni in materia di ricollocazione; è consapevole che uno degli elementi da attuare è un sistema di rimpatrio in condizioni di sicurezza per coloro che, a seguito di una valutazione individuale della domanda di asilo, sono dichiarati non ammissibili a beneficiare di protezione nell'Unione;

62.  è estremamente preoccupato per il crescente numero di minori rifugiati e per la situazione dei minori non accompagnati, scomparsi o separati; esorta gli Stati membri a fare della questione una priorità assoluta, al fine di permettere il rapido ricongiungimento dei minori non accompagnati con i rispettivi familiari; sottolinea l'importanza di fornire ai bambini l'accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione nell'ambito dei programmi dell'UE allo scopo di affrontare le cause profonde della migrazione; invita gli Stati a porre fine alla detenzione dei minori, nonché a tenere in considerazione l'interesse superiore del bambino in tutte le procedure e a garantire la protezione dei bambini a norma del diritto internazionale; mette in evidenza l'importanza di assegnare risorse adeguate per proteggere i bambini rifugiati e migranti da violenze, sfruttamento e abusi; chiede alla Commissione di garantire che i minori non accompagnati non scompaiono e ad elaborare una strategia per evitare la scomparsa di minori migranti non accompagnati sul territorio dell'UE in futuro e rintracciare i bambini scomparsi;

63.  riconosce che i richiedenti asilo LGBTI spesso rischiano di essere ulteriormente in pericolo durante il loro viaggio e all'arrivo nel paese nel quale presentano domanda di asilo e tale pericolo può assumere la forma di vessazioni, esclusione, violenza sessuale o altre forme di violenza; ricorda che un certo numero di paesi terzi considerati "sicuri" per i richiedenti asilo discriminano le persone LGBTI o addirittura criminalizzano l'omosessualità; sottolinea che i gruppi vulnerabili richiedono misure di tutela aggiuntive e invita gli Stati ad assicurare che i rifugiati LGBTI siano protetti, in conformità del diritto internazionale umanitario;

64.  evidenzia l'importanza di investire in misure di prevenzione, segnatamente mediante lo sviluppo di strategie di integrazione e di inclusione sociale; sottolinea la necessità di attuare specifici programmi di deradicalizzazione e di reinserimento rivolti ai rimpatriati;

65.  richiama l'attenzione sulla situazione problematica dei rifugiati nei paesi confinanti con la Siria e ritiene importante che l'UE faccia tutto il possibile per contribuire a garantire che ai rifugiati in questi paesi siano assicurate condizioni di vita dignitose e, in particolare, l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alle occasioni di lavoro;

66.  sottolinea la drammatica situazione degli sfollati interni, in particolare del numero enorme di sfollati interni in Iraq e Siria, nonché di quelli in Ucraina, sempre più numerosi, per un totale di 1,4 milioni nel 2015; evidenzia che i programmi sui rifugiati a livello regionale devono riconoscere e incorporare anche il potenziale destino degli sfollati; chiede alla Commissione, agli Stati membri e alla comunità internazionale di prendere provvedimenti per migliorare la situazione sul campo e garantire che le persone sfollate abbiano accesso a un alloggio, al cibo, all'assistenza sanitaria e all'istruzione;

67.  ricorda che, secondo l'Osservatorio mondiale sullo sfollamento interno, solo nel 2015 si sono registrati 19,3 milioni di sfollati a causa di catastrofi naturali; ricorda che gli sfollamenti riguardano principalmente le regioni del Sud del mondo; sottolinea a tale proposito che l'85 % degli sfollamenti avviene nei paesi in via di sviluppo e si tratta essenzialmente di sfollamenti interni e interregionali;

Tratta di esseri umani

68.  chiede all'UE di dare priorità alla lotta contro la tratta di esseri umani nelle sue politiche estere, affrontando sia il lato della domanda sia quello dell'offerta del fenomeno, di prestare particolare attenzione alla protezione delle vittime e di migliorare la comunicazione e la cooperazione con gli attori pertinenti nella lotta contro la tratta di esseri umani; ribadisce che è necessario che tutti gli Stati membri attuino la direttiva 2011/36/UE e la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta di esseri umani;

69.  ricorda che le reti criminali sfruttano le crescenti pressioni migratorie, la mancanza di canali sicuri di migrazione e la vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati, in particolare le donne, le ragazze e i bambini, per assoggettarli al traffico, alla tratta di esseri umani, alla schiavitù e allo sfruttamento sessuale;

70.  sollecita l'UE e gli Stati membri a prestare attenzione all'identificazione dei rifugiati e dei migranti come vittime della tratta di esseri umani o vittime di violazioni e abusi del traffico di persone; invita a tale proposito a prevedere corsi di formazione per le guardie di frontiera onde garantire un'identificazione accurata, fondamentale ai fini del riconoscimento dei diritti di cui le vittime godono giuridicamente;

71.  accoglie con favore il potenziamento delle risorse per le operazioni Triton e Poseidon; prende atto dell'avvio dell'operazione EUNAVFOR MED Sophia, che mira a contrastare i passatori e i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, e sostiene il rafforzamento della gestione delle frontiere esterne dell'Unione;

72.  invita l'UE e i suoi Stati membri a ratificare e applicare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

Legami tra sviluppo, democrazia e diritti umani

73.  esprime profonda preoccupazione per l'aumento della povertà estrema e della disuguaglianza in determinate parti del mondo, che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; ritiene che il rispetto dei diritti umani e il diritto allo sviluppo siano intrinsecamente collegati; evidenzia che il rispetto dei diritti umani, tra cui i diritti sociali ed economici, la parità di genere, la buona governance, il sostegno della democrazia, lo Stato di diritto, la pace e la sicurezza sono presupposti per sradicare la povertà e le ineguaglianze;

74.  accoglie con favore l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; sottolinea che la cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea con i paesi terzi deve puntare a creare un ambiente internazionale a supporto della realizzazione dei diritti sociali ed economici e chiede l'attuazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo del 1986; ricorda l'importanza cruciale del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), conformemente all'articolo 208 TFUE, nel per garantire il rispetto dei diritti umani; invita l'UE a garantire che le linee guida, le valutazioni d'impatto e i meccanismi di controllo e di relazione necessari renderanno la CPS una realtà nelle politiche dell'Unione e in quelle degli Stati membri; ritiene che l'attuazione del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), quale sancito all'articolo 208 TFUE, nonché quadri chiaramente definiti per i risultati in tutti gli strumenti dell'UE e nei meccanismi per i diritti umani siano cruciali per rispettare l'Agenda 2030, garantire l'inclusione dei gruppi emarginati e vulnerabili e integrare un approccio basato sui diritti umani; insiste sulla necessità di rafforzare la coerenza e il coordinamento tra tutti gli strumenti e le politiche esterne dell'UE nel quadro dell'attuazione dell'approccio basato sui diritti; invita gli Stati membri ad agire, nell'ambito delle proprie competenze, coerentemente con gli impegni presi in materia di sviluppo e con le politiche europee nel medesimo settore; invita la Commissione a condurre una valutazione dell'utilizzo degli strumenti per un approccio basato sui diritti nelle delegazioni e a fornire al Parlamento europeo un quadro sintetico di tale valutazione;

75.  ricorda l'introduzione di un approccio basato sui diritti nella politica di sviluppo dell'UE allo scopo di integrare i principi dei diritti umani nelle attività operative dell'UE per lo sviluppo, incluse disposizioni relative sia all'amministrazione centrale che alle operazioni sul campo ai fini della sincronizzazione delle attività in materia di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo; chiede una maggiore diffusione degli strumenti per l'applicazione di tale approccio tra i nostri partner, comprese le autorità locali, la società civile e il settore privato, nonché l'attento monitoraggio del loro utilizzo da parte della Commissione;

76.  è del parere che i diritti umani per tutti debbano essere un elemento trasversale nella realizzazione di tutti gli obiettivi e le finalità dell'Agenda 2030; invita a istituire, a livello nazionale e internazionale, un quadro inclusivo di indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile che tenga conto dei diritti umani e che sia basato sui diritti, al fine di assicurare un elevato livello di trasparenza e di assunzione di responsabilità a tal proposito, affinché le risorse destinate allo sviluppo giungano effettivamente alle persone che ne hanno bisogno;

77.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare adeguatamente la sfida globale delle malattie legate alla povertà e alla malnutrizione e delle malattie dimenticate; chiede una strategia politica e un piano d'azione ambiziosi a lungo termine in materia di salute globale, innovazione e accesso ai farmaci, che includa, tra l'altro, investimenti nella ricerca e nello sviluppo, in modo da salvaguardare il diritto ad un tenore di vita adeguato in termini di salute e benessere di ogni essere umano, senza discriminazioni per motivi di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale, identità di genere o orientamento sessuale;

78.  manifesta preoccupazione per qualsiasi tentativo di utilizzare i fondi stanziati per la lotta alla povertà e per lo sviluppo (che consentono inoltre di attuare concretamente le politiche volte in ultima istanza alla tutela dei diritti umani) per fini non correlati allo sviluppo; sottolinea che l'aiuto allo sviluppo dovrebbe mirare a sradicare la povertà, e non diventare uno strumento finalizzato a controllare la migrazione, e ricorda l'importanza dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 relativo a pace, giustizia e istituzioni forti nel perseguire miglioramenti nel campo dei diritti umani e della governance effettivamente democratica; ritiene che sia opportuno introdurre una clausola anti-corruzione in tutti i programmi in materia di sviluppo al fine di garantire la trasparenza degli aiuti dell'UE e la responsabilità dei paesi beneficiari e che gli obiettivi fondamentali di tutte le politiche esterne dell'UE dovrebbero essere il consolidamento dello Stato di diritto, la buona governance, le capacità istituzionali con il ricorso al sostegno al bilancio, la partecipazione democratica e la rappresentatività del processo decisionale, la stabilità, la giustizia sociale e la crescita inclusiva e sostenibile, che consenta una ridistribuzione equa della ricchezza prodotta; mette in guardia contro il populismo, l'estremismo e gli abusi costituzionali che legittimano le violazioni dei diritti umani;

79.  rileva la persistente carenza di finanziamenti, dovuta alle crescenti necessità di carattere umanitario, in relazione agli aiuti umanitari e le lacune nel Programma alimentare mondiale che provocano penuria di approvvigionamenti alimentari; chiede ai paesi membri delle Nazioni Unite, all'Unione europea e ai suoi Stati membri di onorare come mimino i rispettivi impegni finanziari; osserva a tale riguardo che la maggior parte degli Stati membri dell'UE non ha rispettato il proprio impegno di destinare lo 0,7 % del reddito nazionale lordo agli aiuti allo sviluppo, ma accoglie con favore gli impegni dell'UE riguardo all'aiuto umanitario e alla protezione civile, poiché l'UE e gli Stati membri sono il principale donatore;

80.  accoglie con favore il nuovo piano europeo per gli investimenti esterni e il Fondo fiduciario per l'Africa volti ad affrontare le cause profonde della povertà, delle disuguaglianze e della migrazione irregolare, creando una crescita sostenibile e posti di lavoro, e a incoraggiare il rispetto dei diritti umani e gli investimenti privati in Africa e nel vicinato dell'UE; chiede che il Fondo europeo di sviluppo regionale sia utilizzato temporaneamente nei paesi vicini all'UE al fine di contribuire alla loro stabilizzazione;

81.  accoglie con favore l'inclusione di un capitolo sullo sviluppo nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e auspica che ciò possa costituire l'inizio di una prassi in tal senso per le relazioni degli anni a venire;

Scambi commerciali, imprese e diritti umani

82.  chiede l'attuazione celere, effettiva ed esaustiva dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani; esorta tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, inclusi gli Stati membri dell'UE, a sviluppare e attuare piani d'azione nazionali; ritiene che il commercio e i diritti umani possano avanzare di pari passo e che la comunità imprenditoriale abbia un ruolo importante da svolgere nella promozione dei diritti umani e della democrazia;

83.  ribadisce l'urgente necessità di agire in modo continuativo, efficace e coerente a tutti i livelli, anche a livello nazionale, europeo e internazionale, per affrontare efficacemente le violazioni dei diritti umani e la corruzione da parte delle società internazionali nel momento in cui si verificano e per assicurare che possano essere ritenute responsabili, anche affrontando le problematiche giuridiche derivanti dalla dimensione extraterritoriale delle imprese e dalla loro condotta;

84.  chiede alle Nazioni Unite e all'Unione europea nonché ai suoi Stati membri di discutere con le imprese europee e internazionali la questione dell'accaparramento delle terre e del trattamento dei difensori dei diritti fondiari, che spesso sono vittima di ritorsioni, come minacce, molestie, arresti arbitrari, aggressioni e omicidio;

85.  accoglie con grande favore i lavori avviati per preparare un trattato vincolante delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; deplora qualsiasi comportamento ostruzionistico in relazione a tale processo e chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare a questi negoziati in maniera costruttiva;

86.  ricorda i ruoli diversi ma complementari degli Stati e delle imprese per quanto riguarda la tutela dei diritti umani; ribadisce con forza che, laddove siano riscontrate violazioni dei diritti umani, gli Stati devono garantire alle vittime l'accesso a un ricorso effettivo; ricorda in tale contesto che il rispetto dei diritti umani da parte dei paesi terzi, anche garantendo il diritto a un ricorso effettivo di tutte le vittime di tali violazioni, costituisce un elemento essenziale delle relazioni esterne dell'UE con tali paesi; accoglie con favore il fatto che l'UE abbia svolto un ruolo di primo piano nella negoziazione e nell'attuazione di iniziative a favore della responsabilità globale che procedono di pari passo con la promozione e il rispetto delle norme internazionali; accoglie con favore le conclusioni del Consiglio su imprese e diritti umani adottate il 20 giugno 2016, nonché il fatto che invitino i piani d'azione nazionali (PAN) su imprese e diritti umani ad includere l'accesso ai mezzi di ricorso;

87.  ribadisce che occorre richiamare l'attenzione sulle particolari caratteristiche delle PMI, che operano principalmente a livello locale e regionale in settori specifici; ritiene, pertanto, fondamentale che le politiche unionali in materia di RSI, ivi compresi i piani di azione nazionali sulla RSI, rispettino le esigenze specifiche delle PMI e siano in linea con il principio del "pensare prima in piccolo" e riconoscano l'approccio informale e intuitivo delle PMI verso la RSI; rifiuta nuovamente ogni iniziativa che possa provocare oneri di carattere amministrativo, burocratico o finanziario per le PMI, sostiene, invece, misure che permettano alle PMI di attuare azioni condivise;

88.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire la coerenza delle politiche in tema di diritti umani e imprese a tutti i livelli, in particolare in relazione alla politica commerciale dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a riferire regolarmente in merito ai provvedimenti presi per garantire un'effettiva protezione dei diritti umani nel contesto dell'attività economica;

89.  ribadisce con forza il proprio appello all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali, compresi quelli commerciali e di investimento conclusi e da concludere, tra l'UE e i paesi terzi; ritiene inoltre che siano necessari meccanismi di controllo a priori, che intervengano prima della conclusione dell'accordo quadro e ne condizionino la conclusione in quanto caratteristica fondamentale dell'accordo, oltre a meccanismi di controllo a posteriori che consentano di adottare provvedimenti concreti contro la violazione di dette clausole, quali sanzioni appropriate, come specificato nelle clausole sui diritti umani dell'accordo, tra cui la (temporanea) sospensione dello stesso;

90.  chiede l'istituzione di meccanismi atti a garantire il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati e delle imprese, come pure la creazione di meccanismi per il trattamento delle denunce per i soggetti che hanno subito una violazione dei propri diritti nell'ambito di accordi commerciali e di investimento;

91.  prende atto della proposta legislativa della Commissione, del 28 settembre 2016, che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 per il controllo delle esportazioni di beni e tecnologie a duplice uso e che mira a rafforzare tale controllo, dato che determinati beni e tecnologie possono essere usati in modo abusivo per commettere gravi violazioni dei diritti umani;

92.  accoglie con favore l'accordo per aggiornare i controlli sulle esportazioni dell'UE riguardo alle merci che potrebbero essere utilizzate per la pena capitale, la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e chiede l'effettiva e completa attuazione di tale atto legislativo fondamentale; incoraggia l'UE e gli Stati membri a spingere i paesi terzi a prendere in considerazione l'adozione di una legislazione analoga, nonché ad avviare un'iniziativa per promuovere un quadro internazionale sugli strumenti di tortura e di esecuzione capitale; accoglie con favore l'iniziativa concernente un regolamento che istituisce un sistema di dovuta diligenza nella catena di approvvigionamento per l'estrazione responsabile dei minerali provenienti dalle zone interessate dai conflitti; accoglie con favore la proposta della Commissione di aggiornare la legislazione dell'UE sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso; sottolinea che i diritti umani come criterio per le licenze di esportazione sono una priorità per il Parlamento e invita gli Stati membri a trovare finalmente un accordo per una politica di esportazione più moderna, flessibile e basata sui diritti umani; invita gli Stati membri a esercitare controlli più severi e più incentrati sui diritti umani per quanto riguarda le esportazioni di armi, soprattutto nel caso di paesi con comprovate attività di repressione interna violenta e violazioni dei diritti umani;

93.  accoglie con favore l'adozione della nuova strategia commerciale della Commissione "Commercio per tutti", volta a integrare i diritti umani nella politica commerciale e a utilizzare la posizione dell'UE in quanto blocco commerciale per promuovere i diritti umani nei paesi terzi; sottolinea che, a tal fine, saranno necessarie la totale coerenza e complementarietà delle iniziative di politica commerciale ed estera, compresa una stretta cooperazione tra le diverse direzioni generali, il SEAE e le autorità degli Stati membri; prende atto dei piani della Commissione per rafforzare la diplomazia economica europea e sottolinea che la politica commerciale dovrebbe inoltre contribuire alla crescita sostenibile nei paesi terzi; invita la Commissione a coinvolgere tutte le parti interessate nella discussione sul quadro normativo e sugli obblighi commerciali concernenti i paesi in cui gli investimenti privati e pubblici potrebbero aumentare; sollecita la Commissione a garantire che i progetti sostenuti dalla BEI siano in linea con le politiche dell'Unione e raccomanda il miglioramento dei controlli ex post volti a valutare l'impatto economico, sociale e ambientale dei progetti sostenuti dalla BEI;

94.  accoglie con favore il nuovo regolamento sul sistema di preferenze generalizzate (SPG+), entrato in vigore il 1º gennaio 2014, in quanto importante strumento di politica commerciale dell'UE per la promozione dei diritti umani e del lavoro, della protezione ambientale e della buona governance nei paesi in via di sviluppo vulnerabili; accoglie con favore, in particolare, che i vantaggi commerciali nell'ambito dell'SPG+ sono intrinsecamente e giuridicamente subordinati alla continua attuazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani; accoglie con favore la pubblicazione da parte della Commissione della prima relazione biennale sull'attuazione dell'SPG+ e il dialogo con il Parlamento su tale relazione precedentemente alla sua pubblicazione; osserva che in diversi paesi che godono del regime SPG+ sono state segnalate violazioni delle norme fondamentali del lavoro e sollecita la reale applicazione dell'SPG+; invita la Commissione a esaminare le possibilità di includere lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale nell'elenco delle convenzioni necessarie per ottenere lo status SPG+ e invita i candidati all'SPG+ che non sono ancora firmatari dello Statuto a ratificarlo;

95.  valuta positivamente che a 14 paesi siano state concesse preferenze commerciali particolarmente vantaggiose nel quadro del nuovo sistema SPG+, in vigore dal 1° gennaio 2014, nonché al tanto sollecitato rispetto delle 27 convenzioni internazionali (comprese le convenzioni in materia di diritti umani fondamentali e di diritti del lavoro);

96.  ribadisce con forza il proprio appello affinché le valutazioni d'impatto complete e preventive sui diritti umani tengano conto in maniera sostanziale delle opinioni della società civile per quanto concerne tutti gli accordi commerciali e di investimento;

97.  accoglie con favore l'adozione di nuovi orientamenti sull'analisi degli impatti dei diritti umani nelle valutazioni d'impatto relative alle iniziative programmatiche correlate agli scambi(63), ma esprime preoccupazione per la qualità delle considerazioni in materia di diritti umani nella valutazione d'impatto per la sostenibilità (SIA) sull'accordo di protezione degli investimenti UE-Myanmar e per il fatto che la Commissione non abbia effettuato valutazioni d'impatto sui diritti umani per l'accordo di libero scambio UE-Vietnam; ribadisce di essere a favore di una valutazione complessiva da condurre quale parte della valutazione ex-post di tali accordi;

98.  invita l'UE a includere il rispetto per la libertà di religione o di credo nelle valutazioni di impatto in materia di diritti umani, condotte prima che l'UE decida di concludere nuovi accordi commerciali e di investimento;

Sport e diritti umani

99.  esprime preoccupazione per l'assegnazione dell'organizzazione di eventi sportivi di grandi proporzioni a paesi in cui si registra un rispetto dei diritti umani molto scarso, ad esempio la Coppa del mondo FIFA in Russia nel 2018, quella in Qatar nel 2022 e i Giochi olimpici di Pechino nel 2022, nonché si registrano violazioni dei diritti umani causati da eventi sportivi di grandi proporzioni, tra cui gli sgomberi forzati della popolazione interessata senza consultazione o compensazione, lo sfruttamento di gruppi vulnerabili come minori e lavoratori migranti, che potrebbe configurarsi come schiavitù, e la riduzione al silenzio delle organizzazioni della società civile che denunciano tali violazioni dei diritti umani; invita il Comitato olimpico internazionale e la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (FIFA) ad allineare le loro pratiche agli ideali dello sport, mettendo in atto meccanismi di salvaguardia per prevenire, monitorare e fornire mezzi di ricorso per tutte le violazioni dei diritti umani correlate a eventi sportivi di grandi proporzioni; chiede che sia elaborato un quadro politico dell'UE sullo sport e i diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi con le federazioni sportive nazionali, gli attori aziendali e le organizzazioni della società civile circa le modalità della loro partecipazione a tali eventi;

Persone con disabilità

100.  accoglie con favore i nuovi obiettivi 12 e 16, in particolare il punto 16, lettera f), contenuti nelle conclusioni del Consiglio sul piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 e chiede alla Commissione di garantire che l'attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sia sistematicamente discussa nei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; osserva che la natura specifica dei bisogni delle persone con disabilità deve essere presa in considerazione nell'ambito degli sforzi di non discriminazione; esorta una verifica attenta dell'efficacia dei progetti relativi alla disabilità nonché l'opportuno coinvolgimento delle organizzazioni di persone disabili nella pianificazione e nell'attuazione di detti progetti;

101.  invita gli Stati membri a garantire alle persone con disabilità una reale libertà di movimento negli spazi pubblici e, contestualmente, anche una partecipazione paritaria alla vita pubblica;

102.  auspica fortemente l'integrazione dei diritti umani delle persone con disabilità in tutte le politiche e le azioni esterne dell'Unione, in particolar modo nelle politiche dell'UE in materia di migrazione e rifugiati, in modo da fornire una risposta appropriata alle loro esigenze specifiche, in quanto tali persone subiscono una discriminazione multipla; ricorda che le donne e i bambini con disabilità sono vittime di una discriminazione multipla e sono spesso esposte a un rischio maggiore di subire violenze, abusi, maltrattamenti o sfruttamento; sostiene con forza la raccomandazione di integrare una prospettiva di genere in tutte le strategie dell'UE in materia di disabilità, anche nelle politiche e nelle azioni esterne;

103.  incoraggia il VP/AR a continuare a sostenere il processo di ratifica e attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte di quei paesi che non l'hanno ancora ratificata o attuata; osserva che l'UE dovrebbe fornire l'esempio attuando efficacemente a livello nazionale la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; chiede all'Unione europea di assumere un ruolo di primo piano nella realizzazione di un'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile inclusiva, volta ad assicurare che nessuno sia trascurato, come consigliato dal Comitato della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nelle osservazioni conclusive della sua revisione sull'attuazione della convenzione nell'UE;

Diritti delle donne e dei bambini

104.  accoglie con favore l'adozione del piano d'azione sulla parità di genere (2016-2020), che presenta un elenco globale di azioni tese a migliorare la situazione delle donne per quanto concerne la parità dei diritti e l'emancipazione; sottolinea che tale piano d'azione dovrebbe essere attuato insieme con il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia, al fine di garantire che i diritti umani delle donne siano riconosciuti come tali; accoglie inoltre con favore l'adozione dell'impegno strategico per la parità di genere (2016-2019), che promuove la parità di genere e i diritti delle donne in tutto il mondo; ribadisce che i diritti delle donne non possono essere compromessi in nome di divieti specifici imposti da qualsiasi religione o credo; chiede che l'UE intensifichi il proprio sostegno a favore dell'attuazione degli obblighi e degli impegni nel settore dei diritti delle donne derivanti dalla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), dalla Piattaforma d'azione di Pechino, dalla dichiarazione del Cairo su popolazione e sviluppo e il rispettivo riesame dell'esito e dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis delle Piattaforme d'azione di Pechino e del Cairo sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi, e di garantire che alle donne che hanno subito stupri di guerra siano prestati tutta l'assistenza e i servizi sanitari e psicologici sicuri, compreso l'aborto sicuro, così come previsto dal diritto internazionale umanitario; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto sicuro, nonché alla gamma completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile e delle madri; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi; sottolinea che la protezione di tutti i diritti delle donne, la salvaguardia del rispetto della loro dignità umana nonché l'eliminazione della violenza e delle discriminazioni a loro danno, sono aspetti essenziali per realizzare i loro diritti umani; sottolinea il diritto di ciascun individuo di decidere liberamente su questioni relative alla propria sessualità e alla propria salute sessuale e riproduttiva; riconosce in tal senso il diritto inalienabile delle donne di decidere in autonomia, anche sull'accesso alla pianificazione familiare;

105.  riafferma la propria condanna contro ogni forma di abuso e di violenza contro le donne e i minori nonché la violenza di genere, tra cui le pratiche pregiudizievoli dei matrimoni precoci e forzati, la mutilazione genitale femminile (MGF), lo sfruttamento, la schiavitù, la violenza domestica nonché il ricorso alla violenza sessuale come arma di guerra; ritiene che la violenza contro le donne si esprima anche in modo psicologico e sottolinea la necessità di integrare considerazioni di genere che, tra l'altro, promuovano la partecipazione attiva delle donne agli aiuti umanitari e includano strategie di protezione, anche dalla violenza sessuale e di genere, e misure sanitarie di base, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva; sottolinea che la Commissione e gli Stati membri devono non solo contrastare ogni forma di violenza contro le donne, ma garantire in via prioritaria l'accesso all'istruzione e la lotta contro gli stereotipi di genere per le ragazze e i ragazzi fin dalla più tenera età; chiede all'Unione e agli Stati membri di ratificare in tempi brevi la Convenzione di Istanbul per garantire coerenza tra l'azione interna ed esterna in merito alla violenza contro le donne e le ragazze nonché alla violenza di genere; accoglie con favore la proposta della Commissione, del 4 marzo 2016, concernente l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a prevenire e a combattere la violenza contro le donne; ritiene che ciò condurrà a una maggiore efficienza e coerenza nelle politiche interne ed esterne dell'UE e rafforzerà la responsabilità dell'UE e il suo ruolo nella lotta alla violenza contro le donne e alla violenza di genere a livello internazionale; esorta la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi al massimo affinché l'UE firmi e concluda la convenzione, incoraggiando nel contempo i 14 Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e a garantire che sia applicata in maniera corretta; evidenzia la necessità di garantire che i professionisti sanitari, le forze dell'ordine, i pubblici ministeri, i giudici, i diplomatici e il personale di mantenimento della pace nell'UE e nei paesi terzi ricevano una formazione adeguata per aiutare e sostenere le vittime di violenza, soprattutto donne e bambini, in situazioni di conflitto e operazioni sul campo;

106.  manifesta profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani di donne e minori nei campi profughi e nei centri di accoglienza, compresi i casi segnalati di violenza sessuale e disparità di trattamento delle donne e dei minori; esorta il SEAE a esercitare pressioni affinché siano attuate norme più rigorose e buone prassi nei paesi terzi; sottolinea la necessità che le donne e i bambini vittime di abusi nei conflitti abbiano accesso a cure mediche e psicologiche, in linea con il diritto internazionale, nonché la necessità di garantire la continuità nell'istruzione, nell'assistenza sanitaria e nell'approvvigionamento alimentare per i bambini nei campi profughi, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme;

107.  rileva che le misure volte ad affrontare la violenza di genere devono occuparsi anche della violenza online, inclusi le molestie, il bullismo e l'intimidazione, e agire per creare un ambiente online che sia sicuro per le donne e le ragazze;

108.  accoglie con favore l'adozione e sostiene l'attuazione della recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui viene assegnata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali, e chiede un maggiore impegno nell'includere l'agenda sulle donne, la pace e la sicurezza in tutti i diversi ambiti del mantenimento della pace; sottolineare l'importanza della piena e attiva partecipazione delle donne, su un piano di parità, nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di costruzione della pace; raccomanda l'introduzione di un sistema di quote per fornire una modalità di promozione della partecipazione femminile a tutti i livelli politici;

109.  si rammarica profondamente che il popolo Rom, e in particolare le donne Rom, continuino a essere oggetto di diffusa discriminazione e sentimenti antirom, condizioni che alimentano il ripetersi di svantaggi, esclusioni, segregazioni ed emarginazioni; invita l'UE e gli Stati membri a rispettare pienamente i diritti umani del popolo Rom assicurando il diritto all'istruzione, ai servizi sanitari, all'occupazione, all'alloggio e alla tutela sociale;

110.  esprime profondo rammarico per la mancanza di parità di genere nell'ambito politico e per la sottorappresentanza delle donne nel processo decisionale politico, sociale ed economico, il che compromette i diritti umani e la democrazia; ritiene che i governi debbano mirare alla parità di genere nei processi di sviluppo e mantenimento della democrazia e debbano combattere ogni forma di discriminazione di genere nella società; sottolinea che le relazioni delle missioni di osservazione elettorale contengono orientamenti precisi per il dialogo politico dell'UE con i paesi terzi al fine di migliorare la partecipazione delle donne al processo elettorale e alla vita democratica del paese;

111.  deplora il fatto che alcuni paesi limitino ancora la partecipazione delle donne alle elezioni;

112.  deplora il fatto che le donne in tutto il mondo continuino ad affrontare sfide enormi nella ricerca e nel mantenimento di lavori dignitosi, come dimostrato dalla relazione "Donne e lavoro 2016" dell'Organizzazione internazionale del lavoro;

113.  si rammarica che il soffitto di vetro per le donne nel mondo degli affari, il divario retributivo tra i generi e il mancato incoraggiamento da parte della società nei confronti dell'imprenditorialità femminile siano tuttora un fenomeno globale; chiede iniziative volte ad accrescere l'emancipazione femminile, soprattutto nel campo del lavoro autonomo e delle PMI;

114.  rammenta che l'accesso all'istruzione, alla formazione professionale e al microcredito sono uno strumento essenziale per conferire autonomia alle donne e prevenire la violazione dei loro diritti umani;

115.  promuove la partecipazione attiva delle donne nei sindacati e in altre organizzazioni, come elemento importante per l'introduzione delle questioni di genere nelle condizioni di lavoro;

116.  esorta gli Stati membri, la Commissione e il SEAE a concentrarsi sull'emancipazione economica e politica delle donne nei paesi in via di sviluppo, promuovendone la partecipazione nelle imprese e nell'attuazione di progetti di sviluppo locali e regionali;

117.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare il bilancio di genere in tutti i finanziamenti pertinenti dell'UE;

118.  sollecita a investire sulle donne e sui giovani quale modo efficace per combattere la povertà, soprattutto quella femminile;

119.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la minaccia della resistenza antimicrobica, in rapida crescita, sia destinata a diventare la principale causa di morte al mondo, che miete vittime in particolare tra le persone vulnerabili e deboli nei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a elaborare senza indugio una strategia di salute pubblica veramente efficace che includa quanto segue:– identificazione delle cause delle malattie, diagnosi e modalità di distribuzione dei batteri resistenti attraverso il turismo e il commercio;

– identificazione di azioni ottimali di risposta alle emergenze internazionali, nazionali e regionali a seguito di un'"epidemia" di batteri inarrestabili, nonché preparazione integrata e coordinata di tali azioni;

– sviluppo di severissimi regolamenti orientati ai volumi in relazione all'uso di antibiotici in tutte le regioni del mondo in combinazione con misure di applicazione adeguate ed efficaci;

- sviluppo e attuazione del maggiore programma di informazione sulla minaccia di resistenza antimicrobica, che utilizzi tutte le risorse e, in particolare, i media sociali;

Diritti dei minori

120.  riafferma l'urgente necessità che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e i suoi protocolli opzionali siano ratificati a livello universale e siano effettivamente attuati e chiede che sistematicamente l'UE consulti le pertinenti organizzazioni locali e internazionali per i diritti dei bambini e sollevi, nei suoi dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi, la questione degli obblighi degli Stati firmatari a mettere in atto la Convenzione e i suoi protocolli; accoglie con favore la ratifica della Convenzione da parte del Sud Sudan e della Somalia; invita nuovamente la Commissione e il VP/AR a prendere in esame modalità e mezzi per consentire all'UE di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

121.  chiede che l'Unione europea continui a promuovere gli strumenti dell'UE-UNICEF per i diritti dei minori "Integrating Child Rights in development Cooperation" (Integrare i diritti del fanciullo nella cooperazione allo sviluppo) mediante le delegazioni esterne e che impartisca una formazione adeguata al personale delle delegazioni dell'UE in tale ambito; evidenzia il grave problema dei bambini non registrati nati fuori dal paese di origine dei genitori, questione particolarmente rilevante nel caso dei rifugiati, e invita l'UE a sollevare la questione in tutti i dialoghi politici con i paesi terzi, ove del caso; invita la Commissione a mettere a punto politiche sulla protezione dei bambini figli di genitori detenuti e a promuoverle nei forum internazionali, al fine di superare la discriminazione e la stigmatizzazione di tali minori; sottolinea che milioni di bambini continuano a soffrire di malnutrizione e che un numero elevato di essi è soggetto a conseguenze irreversibili e a lungo termine o addirittura alla morte; invita la Commissione e la comunità internazionale a introdurre modalità innovative per affrontare efficacemente la malnutrizione, in particolare tra i minori, attraverso il pieno utilizzo dell'intera catena alimentare, comprendendo quindi i partenariati pubblico-privato-cittadini e tutte le altre risorse disponibili, in particolare i media sociali;

122.  esprime la necessità di assistenza internazionale per le azioni atte a trovare e liberare le donne e i bambini che sono ancora tenuti prigionieri dal Daesh e da altre organizzazioni terroristiche e paramilitari e per promuovere programmi speciali per il trattamento, all'interno dell'Unione europea e nel mondo, delle persone che hanno vissuto tale esperienza; è preoccupato per il reclutamento di bambini e per la loro partecipazione ad attività terroristiche e militari; esprime la necessità di istituire politiche per orientare la ricerca, la liberazione, la riabilitazione e la reintegrazione di questi bambini; evidenzia che è necessario promuovere politiche a favore del disarmo, della riabilitazione e del reinserimento dei bambini soldato; ribadisce la propria richiesta affinché la Commissione proponga una strategia e un piano d'azione globali in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, al fine di attribuire priorità ai diritti dei minori nelle politiche sia esterne che interne dell'UE e di promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, anche nelle zone di conflitto e nei campi profughi;

Diritti degli anziani

123.  valuta positivamente l'obiettivo 16, lettera g), del piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, che mira a sensibilizzare sui diritti umani e le esigenze specifiche delle persone anziane; è preoccupato per gli effetti negativi della discriminazione basata sull'età; pone l'accento sulle particolari sfide che le persone anziane devono affrontare nel godimento dei loro diritti umani, ad esempio nell'accesso alla protezione sociale e all'assistenza sanitaria; invita gli Stati membri ad utilizzare l'attuale revisione del piano d'azione internazionale di Madrid sull'invecchiamento per definire l'attuazione degli strumenti esistenti e identificare le potenziali lacune; invita l'UE e gli Stati membri a partecipare attivamente al gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento e a intensificare gli sforzi intesi a tutelare e promuovere i diritti delle persone anziane, valutando anche la possibilità di mettere a punto un nuovo strumento giuridico;

Diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)

124.  è fortemente preoccupato per l'aumento della violenza e delle discriminazioni contro le persone LGBTI; condanna con fermezza il recente aumento delle leggi discriminatorie e degli atti di violenza nei confronti delle persone sulla base dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e delle caratteristiche sessuali, come pure il fatto che 73 paesi ancora considerano l'omosessualità un reato (anche accusando le persone LGBTI di "depravazione") e che, di tali paesi, 13(64) prevedono ancora la pena di morte mentre 20 configurano le identità transgender ancora come reato; esprime forte preoccupazione per le cosiddette "leggi sulla propaganda" che mirano a limitare la libertà di espressione e di riunione delle persone LGBTI e di coloro che ne sostengono i diritti; invita tutti gli Stati in cui tali leggi sono in vigore a ritirare tali disposizioni; condanna fermamente le crescenti limitazioni e le difficili condizioni imposte alla libertà di riunione e di associazione dei gruppi LGBTI e dei difensori dei diritti umani e a eventi e manifestazioni, quali le marce dell'orgoglio omosessuale, che in alcuni casi sono accompagnate da reazioni violente da parte delle autorità nei confronti dei manifestanti; riafferma il ruolo essenziale di tali libertà fondamentali nel funzionamento delle società democratiche e la responsabilità degli Stati di assicurare che tali diritti siano rispettati e che coloro che li esercitano siano protetti; chiede che il SEAE renda prioritarie e rafforzi le proprie azioni in paesi in cui vi è una grande incidenza di violenze, uccisioni, abusi e discriminazioni nei confronti delle persone LGBTI, condannando tali pratiche in conformità degli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e degli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché continuando a collaborare con l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in questo ambito; sottolinea l'importanza di sostenere l'operato dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI, aumentando il sostegno e le risorse per un'efficace programmazione, tramite l'avvio di campagne di sensibilizzazione del pubblico, anche finanziate tramite l'EIDHR, sulla discriminazione e la violenza contro le persone LGBTI nonché l'offerta di assistenza in situazioni di emergenza a coloro che ne hanno bisogno; invita le delegazioni dell'UE e le istituzioni pertinenti a promuovere attivamente tali diritti e libertà fondamentali;

125.  accoglie con favore gli orientamenti del Consiglio "Affari esteri" per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI, adottati il 24 giugno 2013, invita il SEAE e la Commissione a esercitare pressioni per un'attuazione più strategica e sistematica degli orientamenti, anche tramite la sensibilizzazione e la formazione del personale dell'UE nei paesi terzi, al fine di sollevare in maniera efficace la questione dei diritti delle persone LGBTI nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi e nei consessi multilaterali; pone l'accento sull'importanza di diffondere alle persone LGBTI gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani; chiede che siano adottate misure concrete per aumentare la coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE in materia di diritti LGBTI;

126.  incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a contribuire ulteriormente alle riflessioni sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili; valuta positivamente il fatto che un numero sempre maggiore di paesi rispetti il diritto di costruirsi una famiglia attraverso il matrimonio, l'unione civile e l'adozione senza discriminazioni in base all'orientamento sessuale, e invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco di tali unioni e delle famiglie dello stesso sesso in tutta l'UE, in modo da garantire la parità di trattamento in termini di lavoro, libera circolazione, tassazione e previdenza sociale, tutelando i redditi delle famiglie e i figli;

Diritti delle popolazioni indigene e delle persone appartenenti a minoranze

127.  esprime grave preoccupazione per il fatto che le popolazioni indigene siano particolarmente a rischio di subire discriminazioni e siano molto vulnerabili a cambiamenti e perturbazioni di carattere politico, economico, ambientale e lavorativo; rileva che la maggior parte di queste persone vive al di sotto della soglia di povertà e ha un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza e al processo decisionale contrariamente al diritto al consenso libero, preliminare e informato garantito dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e riconosciuto dal Consenso europeo in materia di sviluppo del 2005; esprime particolare preoccupazione per le segnalazioni riguardanti la pratica diffusa e in aumento delle violazioni dei diritti umani contro i popoli indigeni, quali persecuzioni, arresti arbitrari e uccisione di difensori dei diritti umani, trasferimenti forzati, accaparramento delle terre e violazioni dei diritti umani in ambito aziendale;

128.  osserva con profonda preoccupazione che le popolazioni indigene sono particolarmente colpite dalle violazioni dei diritti umani legate all'estrazione di risorse; invita la Commissione e il SEAE a promuovere quadri normativi e iniziative rigorosi, intesi ad assicurare la trasparenza e la buona governance nel settore minerario e in altri settori legati alle risorse, che rispettino il consenso libero, preliminare e informato dalle popolazioni locali e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni; invita le delegazioni dell'UE a rafforzare il dialogo con le popolazioni indigene presenti nel territorio, al fine di individuare e prevenire le violazioni dei diritti umani;

129.  sottolinea che le comunità di minoranze nazionali hanno esigenze specifiche, pertanto la piena ed effettiva uguaglianza tra persone appartenenti a una minoranza nazionale e quelle appartenenti alla maggioranza dovrebbe essere promossa in tutti gli ambiti della vita economica, sociale, politica e culturale; esorta la Commissione a seguire da vicino l'attuazione delle disposizioni a tutela dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, durante l'intero processo di allargamento;

Diritti delle persone colpite da discriminazione legata alla casta

130.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che subiscono una discriminazione legata alla casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia e al lavoro, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalle barriere imposte dalla casta nella fruizione dei diritti umani basilari e dello sviluppo; esprime profonda preoccupazione il tasso allarmante di attacchi violenti basati sulla casta nei confronti dei dalit e dell'impunita discriminazione istituzionalizzata; rinnova il suo invito a elaborare una politica dell'UE in materia di discriminazione legata alla casta e invita l'Unione a cogliere tutte le opportunità per manifestare profonda preoccupazione per tali discriminazioni;

Corte penale internazionale (CPI) e giustizia transizionale

131.  ricorda l'universalità della CPI e ribadisce il pieno sostegno al suo lavoro; sottolinea il ruolo importante della CPI nel porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi e motivo di allarme per la comunità internazionale, nonché nel rendere giustizia alle vittime di crimini di guerra, genocidi e crimini contro l'umanità; rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte;

132.  ricorda la sua risoluzione in cui ha chiesto ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di appoggiare il ricorso, da parte del Consiglio di sicurezza, alla CPI affinché siano esaminate le violazioni commesse in Iraq e Siria dal cosiddetto ISIS/Daesh contro i cristiani (caldei/siriaci/assiri), gli yazidi e altre minoranze religiose ed etniche;

133.  accoglie con favore la dichiarazione rilasciata dall'Ucraina in cui accetta la giurisdizione della CPI per i crimini commessi nel paese a partire dal 20 febbraio 2014, in quanto tale dichiarazione consente al procuratore della CPI di valutare se il tribunale possa indagare sulle violazioni commesse durante il conflitto armato, sebbene l'Ucraina non sia ancora un paese membro della CPI;

134.  valuta positivamente le conclusioni del Consiglio sul sostegno dell'UE alla giustizia di transizione e accoglie favorevolmente il quadro politico dell'UE sul sostegno alla giustizia di transizione, in quanto l'Unione è la prima organizzazione regionale ad adottare tale politica; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e al rappresentante speciale di promuovere attivamente la CPI, l'applicazione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità per i reati a norma dello Statuto di Roma ed esprime profonda preoccupazione per il fatto che diversi mandati di arresto non siano ancora stati eseguiti; esorta l'UE e gli Stati membri a collaborare con la Corte e a continuare a prestare un forte sostegno diplomatico e politico alle azioni tese a rafforzare ed espandere i rapporti tra CPI e Nazioni Unite, in particolare nel contesto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché ad adottare misure atte a prevenire e a rispondere efficacemente ai casi di non cooperazione con la CPI; ribadisce l'invito rivolto all'UE ad adottare una posizione comune in merito al reato di aggressione e agli emendamenti di Kampala e chiede agli Stati membri di allineare le loro legislazioni nazionali alle definizioni contenute negli emendamenti di Kampala e di rafforzare la cooperazione con la Corte; deplora l'atteggiamento di sfida adottato da vari paesi nei confronti della CPI, che si sono ritirati o minacciano di ritirarsi dalla giurisdizione della Corte;

135.  ribadisce l'invito alla creazione di un rappresentante speciale dell'Unione per la giustizia internazionale e il diritto internazionale umanitario, per conferire a tali questioni l'importanza e la visibilità che meritano, far avanzare efficacemente l'agenda dell'UE e integrare l'impegno dell'Unione nella lotta contro l'impunità e a favore della Corte penale internazionale in tutte le politiche estere dell'UE;

136.  chiede all'Unione e agli Stati membri di fornire un finanziamento adeguato alla CPI e a rafforzare il sostegno al sistema della giustizia penale internazionale, compresa la giustizia transizionale;

Diritto internazionale umanitario

137.  condanna la mancanza di rispetto per il diritto internazionale umanitario ed esprime grave preoccupazione per il crescente tasso di danni collaterali nei conflitti armati in tutto il mondo e per gli attacchi omicidi contro ospedali, scuole, convogli umanitari o altri bersagli civili; è profondamente preoccupato per la sempre maggiore influenza delle azioni degli attori non statali nei conflitti mondiali ed esorta l'UE ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per migliorare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di attori statali e non statali; accoglie con favore l'impegno dell'UE e degli Stati membri nei confronti del Comitato internazionale della Croce Rosa (CICR) per sostenere con forza l'istituzione di un meccanismo efficace per il rafforzamento della conformità con il diritto internazionale umanitario e invita l'AR/VP a riferire al Parlamento in merito agli obiettivi e alla strategia da adottare per realizzare tale impegno; esorta la comunità internazionale a organizzare una conferenza a livello mondiale per la preparazione di un nuovo meccanismo internazionale di rilevamento e raccolta dei dati e di informazione pubblica circa le violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi gli attacchi contro ospedali, operatori sanitari e ambulanze; ritiene che tale meccanismo potrebbe basarsi sul meccanismo esistente relativo ai bambini e ai conflitti armati (Children and Armed Conflict, CAAC); chiede al VP/AR di presentare annualmente un elenco pubblico dei presunti responsabili di attacchi contro scuole e ospedali, al fine di definire un'azione adeguata dell'UE per fermare tali attacchi;

138.  deplora che sette Stati membri non abbiano ancora ratificato la Convenzione sulle munizioni a grappolo; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere un divieto globale dell'uso di fosforo bianco, in particolare attraverso la conclusione di un nuovo protocollo alla convenzione su certe armi convenzionali, proibendo l'utilizzo di dette armi;

139.  chiede agli Stati membri di ratificare i principali strumenti di diritto internazionale umanitario e altri strumenti giuridici pertinenti che hanno un impatto su di esso; riconosce l'importanza degli orientamenti dell'UE sulla promozione del rispetto del diritto internazionale umanitario e ribadisce l'invito rivolto al VP/AR e al SEAE affinché ne riesaminino l'attuazione alla luce dei tragici eventi verificatisi in Medio Oriente, in particolare nel contesto dell'impunità diffusa e sistematica per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto in materia di diritti umani; invita l'UE a sostenere iniziative intese a diffondere la conoscenza del diritto internazionale umanitario e delle buone pratiche riguardo alla sua attuazione e chiede all'Unione di sfruttare in modo efficace tutti gli strumenti bilaterali a sua disposizione per promuovere la conformità dei suoi partner a tale diritto, anche attraverso il dialogo politico; ribadisce l'invito rivolto agli Stati membri affinché si adoperino a livello internazionale per prevenire gli attacchi contro le scuole e il loro impiego militare da parte di attori armati, approvando la dichiarazione sulle scuole sicure, destinata a contribuire alla cessazione dei diffusi attacchi militari contro le scuole durante i conflitti armati;

140.  esorta la comunità internazionale a convocare una conferenza internazionale per preparare nuove regole internazionali vincolanti concepite per riadattare il diritto internazionale umanitario alla nuova realtà delle guerre, nell'ottica di rafforzare l'efficacia delle norme umanitarie internazionali;

141.  invita il VP/AR ad avviare un'iniziativa dell'UE volta a imporre un embargo sulle armi nei confronti dei paesi che sono accusati di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare con riferimento agli attacchi deliberati contro infrastrutture civili; sottolinea che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi a tali paesi costituisce una violazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008; invita gli Stati membri a valutare di accettare i detenuti di Guantanamo nell'UE; sottolinea la necessità di chiudere la prigione della Baia di Guantanamo al più presto;

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo

142.  condanna, in conformità dell'articolo 10 del TFUE, tutti gli atti di violenza, di persecuzione, di intolleranza e di discriminazione sulla base di ideologia, religione o credo; esprime profonda preoccupazione per le continue notizie di violenze e persecuzioni, intolleranza e discriminazioni contro le minoranze religiose e di credo in tutto il mondo; sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo è un diritto umano fondamentale, correlato ad altri diritti umani e libertà fondamentali, e comprende il diritto di credere o non credere, il diritto di professare o meno una religione o un credo così come il diritto di adottare un credo di propria scelta, di cambiarlo, abbandonarlo o tornare a farlo proprio, come sancito all'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e all'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; chiede all'UE e agli Stati membri di partecipare alle discussioni politiche per l'abrogazione delle leggi sulla blasfemia; invita l'UE e gli Stati membri a garantire il rispetto e la protezione delle minoranze in tutto il mondo, anche in Medio Oriente, dove yazidi, cristiani, minoranze musulmane e atei sono perseguitati dal Daesh e da altri gruppi terroristici; deplora l'abuso della religione o del credo a fini terroristici;

143.  sostiene l'impegno dell'UE di promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nelle sedi internazionali e regionali, tra cui l'ONU, l'OSCE, il Consiglio d'Europa e altri meccanismi regionali, e incoraggia l'Unione a continuare a presentare la sua risoluzione annuale sulla libertà di religione o di credo alle Nazioni Unite e a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo; incoraggia il VP/AR e il SEAE a impegnarsi in un dialogo permanente con le ONG, i gruppi religiosi o di credo e i leader religiosi;

144.  sostiene pienamente la prassi dell'UE di guidare le risoluzioni tematiche presso l'UNHRC e l'UNGA sulla libertà di religione e di credo, incoraggia l'Unione a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo ed esorta i paesi che attualmente non accettano le richieste di visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo a farlo;

145.  invita l'UE a rafforzare gli strumenti esistenti e ad adottare qualunque altro strumento nell'ambito del suo mandato per garantire che la protezione delle minoranze religiose sia efficace in tutto il mondo;

146.  chiede azioni concrete per l'effettiva applicazione degli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, tra cui: garantire una formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni; riferire in merito alle situazioni nazionali e locali; impegnarsi in stretta collaborazione con gli attori locali, in particolare i leader di gruppi religiosi o di credo;

147.  è profondamente preoccupato per la situazione di pericolo in cui si trovano le comunità religiose o di credo in alcune parti del mondo, con intere comunità religiose in via di sparizione o in fuga;

148.  sottolinea che i cristiani sono al momento il gruppo religioso maggiormente soggetto a vessazioni e intimidazioni nei paesi di tutto il mondo, compresa l'Europa, dove i rifugiati cristiani subiscono abitualmente persecuzioni a sfondo religioso, e che alcune delle più antiche comunità cristiane rischiano di scomparire, in particolare in Nord Africa e nel Medio Oriente;

149.  incoraggia la comunità internazionale e l'Unione europea a fornire protezione alle minoranze e a creare zone sicure; chiede il riconoscimento, l'auto-amministrazione e la protezione delle minoranze etniche e religiose che vivono in aree in cui storicamente vantano una forte presenza e una convivenza pacifica, ad esempio nella catena montuosa del Sinjar (yazidi) e nelle pianure di Ninive (popoli caldei, siriaci, assiri); chiede un'assistenza speciale per preservare le fosse (comuni) nelle zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di esumare e sottoporre ad autopsia i resti umani ivi sepolti, per consentire una degna sepoltura o la restituzione alle famiglie dei resti delle vittime; chiede l'istituzione di un fondo dedicato che possa contribuire a finanziare iniziative destinate a conservare le prove, onde consentire di condurre indagini su presunti crimini contro l'umanità e assicurare i responsabili alla giustizia; chiede un'assistenza speciale dell'UE e degli Stati membri per istituire con urgenza un gruppo di esperti incaricati di raccogliere tutte le prove di qualunque reato internazionale in corso, incluso il genocidio, contro minoranze religiose ed etniche, in qualunque luogo, compresa la conservazione di fosse comuni in zone di conflitto attuali o recenti, allo scopo di predisporre procedimenti giudiziari internazionali nei confronti dei responsabili;

Libertà di espressione online e offline nonché attraverso fonti audiovisive e altri media

150.  sottolinea che i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali e vanno difesi a livello globale in ogni aspetto della loro espressione;

151.  pone l'accento sul ruolo della libertà di espressione, l'indipendenza e il pluralismo dei media quali elementi fondamentali per la democrazia e sulla necessità di conferire potere ai cittadini e alla società civile onde garantire la trasparenza e la responsabilità nel settore pubblico;

152.  è preoccupato per il crescente numero di arresti e tentativi di intimidazione contro i giornalisti in molti paesi e rammenta che tali pratiche pregiudicano gravemente la libertà di stampa; esorta l'UE e la comunità internazionale a proteggere i giornalisti e i blogger indipendenti, a ridurre il divario digitale e a promuovere un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, come pure un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

153.  esprime profonda preoccupazione per la proliferazione e la diffusione di tecnologie di monitoraggio, sorveglianza, censura e filtraggio, che rappresentano una crescente minaccia per gli attivisti per i diritti umani e la democrazia nei paesi autocratici;

154.  condanna fermamente il crescente numero di difensori dei diritti umani che devono affrontare minacce digitali, compreso il danneggiamento dei dati attraverso la confisca delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; condanna la pratica della sorveglianza online e della pirateria per raccogliere informazioni che possono essere utilizzate in cause legali o campagne diffamatorie, come pure in processi diffamatori;

155.  condanna fermamente il controllo di Internet, dei media e del mondo accademico da parte delle autorità e l'aumento delle intimidazioni, delle vessazioni e degli arresti arbitrari ai danni di difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti;

156.  condanna le restrizioni alla comunicazione digitale, compresa la chiusura di siti web e il blocco degli account personali, da parte di regimi autoritari al fine di limitare la libertà di espressione e quale mezzo per mettere a tacere l'opposizione e reprimere la società civile; invita l'UE e gli Stati membri a condannare pubblicamente i regimi che limitano la comunicazione digitale dei loro critici e dell'opposizione;

157.  sottolinea l'importanza di promuovere l'accesso privo di restrizioni a Internet in tutte le forme di contatto con i paesi terzi, inclusi i negoziati di adesione e commerciali, i dialoghi sui diritti umani e i contatti diplomatici, nonché di rendere le informazioni sui diritti umani e la democrazia il più possibile accessibili alle persone in tutto il mondo;

158.  esprime preoccupazione per l'aumento dell'incitamento all'odio, soprattutto su piattaforme di media sociali; invita la Commissione a coinvolgere i rappresentanti delle organizzazioni della società civile per garantire che le loro opinioni siano prese in considerazione nei negoziati sui codici di condotta; condanna con fermezza la diffusione di messaggi di odio che incitano alla violenza e al terrore;

159.  chiede un maggiore sostegno in ambiti quali la promozione della libertà dei mezzi di comunicazione, la protezione dei giornalisti, dei blogger e degli informatori indipendenti, la riduzione del divario digitale e la promozione di un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, nonché la salvaguardia di un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

160.  invita a uno sviluppo attivo e alla diffusione di tecnologie che contribuiscano a tutelare i diritti umani e a favorire i diritti e le libertà digitali delle persone nonché la loro sicurezza e vita privata;

161.  invita l'UE ad adottare software gratuiti e open-source e a incoraggiare altri attori a fare altrettanto, giacché tali software garantiscono migliore sicurezza e maggiore rispetto dei diritti umani;

162.  invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare la questione della libertà di espressione online, delle libertà digitali e dell'importanza di una rete Internet libera e aperta in tutte le sedi internazionali, compresi il Forum delle Nazioni Unite sulla governance di Internet, il G8, il G20, l'OSCE e il Consiglio d'Europa;

Misure antiterrorismo

163.  ribadisce la condanna inequivocabile del terrorismo e il pieno sostegno a favore di azioni tese a sradicare le organizzazioni terroristiche, in particolare il Daesh, che rappresenta un'evidente minaccia alla sicurezza regionale e internazionale, rammentando nel contempo che tali azioni dovrebbero sempre rispettare appieno il diritto internazionale in materia di diritti umani; sostiene l'attuazione della risoluzione 2178(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risposta alle minacce rappresentate da combattenti terroristi stranieri e dei principi guida di Madrid per arrestare il flusso di combattenti terroristi stranieri;

164.  ricorda che il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia sottolinea la necessità di garantire che il rispetto della libertà di opinione e di espressione sia integrato nelle politiche e nei programmi di sviluppo connessi al terrorismo, compreso il ricorso alle tecnologie di sorveglianza digitale; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero fare pieno uso degli strumenti esistenti per affrontare la radicalizzazione dei cittadini europei e sviluppare programmi efficaci per contrastare il terrorismo e la propaganda estremista e i metodi di reclutamento, in particolare online, prevenendo la radicalizzazione; sottolinea che è necessaria con urgenza un'azione concertata dell'UE e insiste affinché gli Stati membri collaborino in ambiti sensibili, in particolare nella condivisione di informazioni e di intelligence;

165.  chiede che l'Unione europea continui a collaborare con le Nazioni Unite nella lotta al finanziamento del terrorismo, anche ricorrendo ai meccanismi esistenti per l'individuazione di terroristi e organizzazioni terroristiche, e a rafforzare i meccanismi di congelamento dei beni a livello mondiale, rispettando al contempo le norme internazionali sul giusto processo e sullo Stato di diritto; invita la Commissione e gli Stati membri a sollevare in modo efficace e con urgenza questo tema presso gli Stati che finanziano o sostengono le organizzazioni terroristiche o permettono ai loro cittadini di farlo;

Pena di morte

166.  ricorda la posizione di totale intransigenza dell'UE nei confronti della pena di morte e ribadisce la sua ormai consolidata opposizione alla pena capitale, alla tortura e alle pene e ai trattamenti crudeli, disumani o degradanti in ogni caso e in qualsiasi circostanza;

167.  si compiace per l'abolizione della pena di morte nelle Figi, in Suriname, in Mongolia e nello Stato del Nebraska (USA);

168.  esprime profonda preoccupazione per la ripresa delle esecuzioni in alcuni paesi negli ultimi anni; deplora che anche i leader politici di altri paesi stiano valutando la possibilità di reintrodurre la pena di morte; esprime profonda preoccupazione per l'aumento riscontrato nel numero di sentenze capitali a livello mondiale nel 2015, in particolare in Cina, Egitto, Iran, Nigeria, Pakistan e Arabia Saudita; ricorda alle autorità di questi paesi che essi sono firmatari della Convenzione sui diritti del fanciullo, la quale vieta categoricamente l'applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore a 18 anni;

169.  esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di sentenze capitali pronunciate in processi di massa, senza garanzia degli standard internazionali per un equo processo richiesti dal diritto internazionale;

170.  denuncia con forza l'aumento delle sentenze di pena di morte emesse per reati legati alla droga e chiede che il ricorso alla pena capitale e alle esecuzioni sommarie sia escluso per tali reati;

171.  invita i paesi che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a tenere fede ai propri impegni e a non reintrodurla; chiede all'Unione europea di continuare a sfruttare la cooperazione e la diplomazia in tutte le sedi possibili a livello mondiale per sostenere una posizione contraria alla pena di morte, tentando nel contempo di garantire che il diritto a un equo processo sia pienamente rispettato per ogni singola persona che rischia l'esecuzione; sottolinea l'importanza che l'Unione continui a monitorare le condizioni in cui vengono eseguite le condanne a morte in quei paesi che ancora la impongono, al fine di assicurare che l'elenco dei condannati a morte sia reso pubblico e che i corpi siano restituiti alle famiglie;

172.  insiste sull'importanza che l'Unione mantenga una politica di alto profilo, volta all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, in linea con gli orientamenti rivisti dell'UE in materia di pena di morte del 2013, e che continui a battersi contro la pena capitale; chiede all'Unione di adoperarsi maggiormente per l'abolizione universale della pena di morte e di esplorare nuove modalità per avviare campagne a tal fine e per sostenere azioni, nell'ambito dell'EIDHR, volte a prevenire le sentenze capitali o le esecuzioni; chiede che le delegazioni dell'UE continuino a organizzare campagne di sensibilizzazione a tal fine;

Lotta contro la tortura e i maltrattamenti

173.  esprime profonda preoccupazione per il continuo ricorso alla tortura e ai maltrattamenti di persone tenute in detenzione, ad esempio per estorcere confessioni che sono poi utilizzate in processi penali che violano palesemente le norme internazionali sull'equo processo;

174.  deplora l'uso diffuso della tortura e dei maltrattamenti contro gli esponenti dissidenti della società per ridurli al silenzio e contro gruppi vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti;

175.  condanna nella maniera più ferma la tortura e i maltrattamenti ad opera del Daesh e di altre organizzazioni terroristiche o paramilitari; esprime solidarietà alle famiglie e alle comunità di tutte le vittime di tali violenze; condanna le pratiche del Daesh e delle altre organizzazioni terroristiche e paramilitari che ricorrono alla discriminazione e prendono di mira le minoranze; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi per affrontare l'urgente necessità di prevenire ulteriormente la sofferenza in maniera efficace;

176.  ritiene estremamente preoccupanti le condizioni di detenzione e lo stato delle carceri in diversi paesi; considera essenziale contrastare ogni forma di tortura e maltrattamento dei detenuti, compresa la tortura psicologica, e intensificare gli sforzi per garantire il rispetto del pertinente diritto internazionale, in particolare per quanto concerne l'accesso all'assistenza sanitaria e ai medicinali; condanna fermamente le violazioni del diritto e ritiene che le mancate cure ai prigionieri per malattie quali l'epatite o l'HIV siano assimilabili all'omissione di soccorso;

177.  esorta il SEAE, alla luce delle continue informazioni sulla diffusa pratica delle esecuzioni sommarie, della tortura e dei maltrattamenti in tutto il mondo, a intensificare, a tutti i livelli di dialogo e in tutte le sedi, le azioni dell'UE nella lotta contro le esecuzioni sommarie, la tortura e altri maltrattamenti, in linea con gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte e gli orientamenti dell'UE in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

178.  esorta il SEAE a continuare a esprimere preoccupazione, in maniera sistematica, per la tortura e i maltrattamenti nei dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi interessati e nelle dichiarazioni pubbliche e chiede alle delegazioni dell'UE e alle ambasciate degli Stati membri sul posto di monitorare i casi di tortura e maltrattamento e di agire concretamente per promuoverne la completa eliminazione, seguire i pertinenti processi penali e avvalersi di tutti gli strumenti a loro disposizione per assistere le persone interessate;

Droni

179.  esprime profonda preoccupazione per l'utilizzo di droni armati al di fuori del quadro giuridico internazionale; esorta gli Stati membri a elaborare una politica e posizioni giuridiche chiare sui droni armati e ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'UE sull'uso di droni armati, che difenda i diritti umani e il diritto internazionale umanitario e tratti questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'UE a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; invita l'Unione a contrastare e a vietare la pratica delle uccisioni extragiudiziali e mirate e a impegnarsi ad assicurare misure adeguate, in conformità degli obblighi giuridici nazionali e internazionali, qualora sussistano ragionevoli motivi per ritenere che un individuo o un'entità nella sua giurisdizione possa essere collegato a un'uccisione mirata illegale all'estero; chiede al VP/AR, agli Stati membri e al Consiglio di includere i droni armati e le armi completamente autonome nei pertinenti meccanismi europei e internazionali di controllo del disarmo e delle armi ed esorta gli Stati membri a impegnarsi e rafforzare tali meccanismi di controllo; invita l'UE ad assicurare una maggiore trasparenza e responsabilità degli Stati membri, non da ultimo rispetto ai paesi terzi, nell'utilizzo di droni armati per quanto riguarda la base giuridica di tale utilizzo e la responsabilità operativa, a consentire il controllo giurisdizionale degli attacchi con droni e a garantire che le vittime di simili attacchi illegali abbiano accesso a mezzi di ricorso efficaci;

180.  enfatizza il divieto da parte dell'UE allo sviluppo, alla produzione e all'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; chiede all'Unione di opporsi alla pratica delle uccisioni mirate illegali e di vietarla;

181.  chiede alla Commissione di tenere il Parlamento debitamente informato sull'uso dei fondi dell'UE per tutti i progetti di ricerca e sviluppo associati alla costruzione di droni a scopi sia civili che militari; invita ad effettuare valutazioni d'impatto sui diritti umani nell'ambito di progetti legati al futuro sviluppo di droni;

182.  sottolinea che l'impatto delle tecnologie sul miglioramento dei diritti umani dovrebbe essere integrato nei programmi e nelle politiche dell'UE al fine di favorire la tutela dei diritti umani e la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance nonché la risoluzione pacifica dei conflitti;

Sostegno alla democrazia e alle elezioni e missioni di osservazione elettorale

183.  ricorda che lo spazio aperto per la società civile, la libertà di espressione, di riunione e di associazione e il dovuto rispetto dello Stato di diritto sono elementi chiave di elezioni eque e democratiche; invita l'UE a garantire che le ONG locali lascino spazio all'osservazione e al monitoraggio legittimi dello svolgimento delle elezioni; sottolinea che la corruzione costituisce una minaccia per l'equo godimento dei diritti umani e compromette i processi democratici; ritiene che l'UE dovrebbe sottolineare l'importanza dell'integrità, della responsabilità e della buona gestione degli affari pubblici in tutti i dialoghi con i paesi terzi, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC); rammenta la necessità che l'UE mantenga l'impegno preso con i partner, in particolare i paesi vicini, di sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, quale mezzo migliore per rafforzare l'ordine internazionale e per garantire la stabilità nei paesi vicini; sottolinea, a questo proposito, che la revisione della politica europea di vicinato è stata l'occasione per riaffermare che la difesa dei valori universali e la promozione dei diritti umani sono gli obiettivi principali dell'Unione; ricorda che le esperienze acquisite dall'Unione europea, dai politici, dal mondo accademico, dai media, dalle ONG e dalla società civile e gli insegnamenti tratti dalle transizioni alla democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente a individuare le prassi migliori da seguire per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo; accoglie con favore in questo contesto il lavoro del Fondo europeo per la democrazia e dei programmi dell'UE a sostegno delle organizzazioni della società civile, segnatamente l'EIDHR;

184.  raccomanda all'UE di sviluppare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui l'osservazione delle elezioni è solo un aspetto di un ciclo più ampio e più a lungo termine; ribadisce che la transizione politica e la democratizzazione possono essere sostenibili e avere successo solo se coniugate con il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento alle donne, alle persone con disabilità e agli altri gruppi emarginati di un accesso paritario al processo democratico, la promozione della giustizia, la trasparenza, l'assunzione di responsabilità, la riconciliazione, lo Stato di diritto, lo sviluppo economico e sociale, le misure per contrastare la povertà estrema nonché la creazione di istituzioni democratiche; sottolinea che la lotta alla corruzione nei paesi in cui sono in corso processi di democratizzazione dovrebbe essere una priorità dell'UE in quanto questo fenomeno ostacola la tutela e la promozione della buona governance, alimenta la criminalità organizzata ed è legato alla frode elettorale;

185.  accoglie favorevolmente la comunicazione congiunta sulla revisione della politica europea di vicinato e ricorda che, come previsto nel trattato sull'Unione europea, le relazioni dell'UE con i paesi vicini dovrebbero basarsi sui valori dell'Unione, che includono i diritti umani e la democrazia; sottolinea che l'impegno alla stabilizzazione del vicinato va di pari passo con la promozione della democrazia, lo Stato di diritto, la buona governance e i diritti umani;

186.  sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a sostenere le istituzioni democratiche e favorevoli ai diritti umani nonché la società civile dei paesi vicini; valuta positivamente in questo contesto l'impegno costante del Fondo europeo per la democrazia nei paesi del vicinato orientale e meridionale dell'UE ai fini della promozione del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e dei principi democratici;

187.  sottolinea che la politica di allargamento dell'UE costituisce uno degli strumenti più efficaci per rafforzare il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani; invita la Commissione a continuare a sostenere il rafforzamento delle culture politiche democratiche, il rispetto dello Stato di diritto, l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e della magistratura, nonché la lotta contro la corruzione nei paesi candidati e potenziali candidati;

188.  chiede alla Commissione e al SEAE di continuare a fornire pieno sostegno ai processi democratici in corso nei paesi terzi e al dialogo politico tra partiti di governo e di opposizione e società civile; insiste sull'importanza di dare costantemente seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale, usando tali documenti nell'ambito dell'impegno democratico dell'UE a favore della democrazia e delle strategie nazionali sui diritti umani per i paesi interessati; chiede un coordinamento e una cooperazione più stretti tra il Parlamento e la Commissione/il SEAE per garantire una verifica dell'attuazione di queste raccomandazioni, nonché l'uso del sostegno finanziario e tecnico mirato che potrebbe offrire l'UE; invita la Commissione a fornire una valutazione complessiva sul monitoraggio dei processi elettorali;

189.  chiede al Consiglio e al SEAE di includere nella parte geografica della relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo una sezione specifica, nei paesi interessati, che affronti il problema dell'attuazione delle raccomandazioni adottate nel quadro delle missioni di osservazione elettorale; ricorda l'impegno assunto dal SEAE, dalla Commissione e dagli Stati membri nel piano d'azione sui diritti umani e la democrazia ad impegnarsi più fermamente e coerentemente con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire a conferire loro potere e, di conseguenza, a rafforzare i processi democratici;

190.  invita la Commissione europea a garantire che il lavoro sulle elezioni – osservazione e assistenza – sia integrato con un sostegno analogo rivolto ad altri importanti attori del sistema democratico, quali i partiti politici, i parlamenti, le autorità locali, i media indipendenti e la società civile;

191.  chiede all'Unione di continuare ad adoperarsi per la definizione delle migliori prassi in questo ambito, anche nel contesto delle misure di prevenzione dei conflitti, della mediazione e della facilitazione del dialogo, per sviluppare un approccio coerente, flessibile e credibile per l'UE;

192.  riconosce il lavoro proficuo del SEAE e delle delegazioni dell'UE nel completamento della seconda generazione di analisi sulla democrazia e nel progresso in materia di piani d'azione sulla democrazia e invita il VP/AR ad assicurarsi che i piani d'azione si traducano in sostegno concreto alla democrazia sul campo;

193.  invita il SEAE a sfruttare l'esperienza delle analisi sulla democrazia per preparare il terreno per integrare tale analisi nella sua azione esterna e osserva che, anche se contemplare la democrazia nelle strategie dei paesi in materia di diritti umani e democrazia è un elemento positivo, esso non è sufficiente per far apprezzare appieno la democrazia in un paese partner;

194.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché al rappresentante speciale dell'Unione per i diritti umani.

(1)

  http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/cedaw.htm.

(2)

  Testi approvati, P8_TA(2014)0070.

(3)

  http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/CMW.aspx.

(4)

  A/RES/41/128.

(5)

  http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/2.

(6)

  http://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/Vienna.aspx.

(7)

  http://www.un.org/womenwatch/daw/beijing/pdf/BDPfA%20E.pdf.

(8)

  http://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/programme_of_action_Web%20ENGLISH.pdf.

(9)

  http://www.ohchr.org/Documents/Publications/PTS-4Rev1-NHRI_en.pdf.

(10)

  https://europa.eu/globalstrategy/en/global-strategy-foreign-and-security-policy-european-union.

(11)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf.

(12)

  https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/111817.pdf.

(13)

  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52009XG1215%2801%29.

(14)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/it/pdf.

(15)

  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52013IP0279.

(16)

  http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/foraff/137584.pdf.

(17)

  http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/201203/20120329ATT42170/20120329ATT42170EN.pdf.

(18)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10255-2016-INIT/it/pdf.

(19)

  http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/fac/2015/10/st13201-en15_pdf/.

(20)

  http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/06/16-epsco-conclusions-lgbti-equality/.

(21)

  http://ec.europa.eu/justice/discrimination/files/lgbti_actionlist_en.pdf.

(22)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9242-2015-INIT/it/pdf.

(23)

  http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/communication_on_the_european_agenda_on_migration_it.pdf.

(24)

  http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/07/20-fac-migration-conclusions/.

(25)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12002-2015-REV-1/it/pdf.

(26)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12098-2015-INIT/it/pdf.

(27)

  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32015D0260.

(28)

  http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%2015559%202014%20INIT.

(29)

  http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/130243.pdf.

(30)

  http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-12525-2016-INIT/it/pdf.

(31)

  https://rm.coe.int/CoERMPublicCommonSearchServices/DisplayDCTMContent?documentId=090000168008482e.

(32)

  http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:076:0056:0058:IT:PDF.

(33)

  http://eeas.europa.eu/enp/documents/2015/151118_joint-communication_review-of-the-enp_it.pdf.

(34)

  http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/international-summit/2015/11/action_plan_en_pdf/.

(35)

  http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_res_2242.pdf.

(36)

  http://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/CAC%20S%20RES%201820.pdf.

(37)

  http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/1325(2000).

(38)

  http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/167.

(39)

  Testi approvati, P8_TA(2016)0337.

(40)

  Testi approvati, P8_TA(2016)0300.

(41)

  Testi approvati, P8_TA(2016)0201.

(42)

  Testi approvati, P8_TA(2016)0102.

(43)

  Testi approvati, P8_TA(2016)0051.

(44)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0470.

(45)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0317.

(46)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0350.

(47)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0348.

(48)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0288.

(49)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0075.

(50)

  Testi approvati, P8_TA(2015)0079.

(51)

  Testi approvati, P8_TA(2014)0027.

(52)

  Testi approvati, P7_TA(2014)0172.

(53)

  Testi approvati, P7_TA(2013)0420.

(54)

  http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session31/Documents/A_HRC_31_56_en.doc.

(55)

  Testi approvati, P7_TA(2013)0274.

(56)

  Testi approvati, P7_TA(2012)0470.

(57)

  Testi approvati, P7_TA(2011)0507.

(58)

  Testi approvati, P7_TA(2011)0334.

(59)

  Testi approvati, P7_TA(2010)0226.

(60)

  A/HRC/RES/17/4.

(61)

  https://www.democracyendowment.eu/annual-report/.

(62)

  Testi approvati, P7_TA(2013)0432.

(63)

  http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/july/tradoc_153591.pdf.

(64)

  Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Somalia, Mauritania, Sudan, Sierra Leone, Yemen, Afghanistan, Pakistan, Qatar, Iran e Maldive.


PARERE della commissione per lo sviluppo (9.11.2016)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale 2015 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2016/2219(INI))

Relatore per parere: Cristian Dan Preda

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  è fermamente convinto che lo sviluppo e i diritti umani siano interdipendenti e che il rispetto, la tutela e l'applicazione dei diritti umani, compresi i diritti sociali, economici e politici, costituiscano le condizioni indispensabili per ridurre la povertà e le ineguaglianze e per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per tutti; ritiene che, al contrario, la povertà e il sottosviluppo impediscano l'effettivo godimento dei diritti umani;

2.  sottolinea che la crisi dei rifugiati rappresenta una delle sfide più importanti che la comunità internazionale deve affrontare; accoglie con favore la creazione di nuovi strumenti dell'UE per affrontare le cause profonde della migrazione e sottolinea l'importanza di porre la dignità e i diritti umani al centro delle politiche dell'UE in materia di migrazione; ricorda che il diritto di lasciare il proprio paese è sancito all'articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e che i diritti umani dei migranti devono essere pienamente rispettati nei paesi di origine, di transito e di destinazione, anche nei i centri di detenzione;

3.  è del parere che i diritti umani per tutti debbano essere un elemento trasversale nella realizzazione di tutti gli obiettivi e le finalità dell'Agenda 2030; invita a istituire, a livello nazionale e internazionale, un quadro inclusivo di indicatori degli OSS che tenga conto dei diritti umani e che sia basato sui diritti, al fine di assicurare un elevato livello di trasparenza e di assunzione di responsabilità a tal proposito, affinché le risorse destinate allo sviluppo giungano effettivamente alle persone che ne hanno bisogno;

4.  evidenzia l'importanza fondamentale dell'OSS n.16 relativo alla necessità di garantire pace, giustizia e società inclusive; sottolinea che il rispetto dei diritti umani è fondamentale per il successo di qualsiasi processo di democratizzazione e che gli obiettivi fondamentali di tutte le politiche esterne dell'UE dovrebbero essere il consolidamento dello Stato di diritto, la buona governance, le capacità istituzionali con il ricorso al sostegno al bilancio, la partecipazione democratica e la rappresentatività del processo decisionale, la stabilità, la giustizia sociale e la crescita inclusiva e sostenibile, che consente una ridistribuzione equa della ricchezza prodotta; mette in guardia contro il populismo, l'estremismo e gli abusi costituzionali che legittimano le violazioni dei diritti umani;

5.  ricorda l'introduzione di un approccio basato sui diritti nella politica di sviluppo dell'UE allo scopo di integrare i principi dei diritti umani nelle attività operative dell'UE per lo sviluppo, incluse disposizioni relative sia all'amministrazione centrale che alle operazioni sul campo ai fini della sincronizzazione delle attività in materia di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo; chiede una maggiore diffusione degli strumenti per l'applicazione di tale approccio tra i nostri partner, comprese le autorità locali, la società civile e il settore privato, nonché l'attento monitoraggio del loro utilizzo da parte della Commissione;

6.  manifesta preoccupazione per qualsiasi tentativo di utilizzare i fondi stanziati per la lotta alla povertà e per lo sviluppo (che consentono inoltre di attuare concretamente le politiche volte in ultima istanza alla tutela dei diritti umani) per fini non correlati allo sviluppo;

7.  ricorda l'importanza cruciale del principio di coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), conformemente all'articolo 208 TFUE, nel per garantire il rispetto dei diritti umani; invita l'UE a garantire che le linee guida, le valutazioni d'impatto e i meccanismi di controllo e di relazione necessari renderanno la CPS una realtà nelle politiche dell'Unione e in quelle degli Stati membri; insiste sulla necessità di rafforzare la coerenza e il coordinamento tra tutti gli strumenti e le politiche esterne dell'UE nel quadro dell'attuazione dell'approccio basato sui diritti; invita gli Stati membri ad agire, nell'ambito delle proprie competenze, coerentemente con gli impegni presi in materia di sviluppo e con le politiche europee nel medesimo settore;

8.  invita fermamente il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a includere sistematicamente i diritti umani nei dialoghi politici e nei negoziati commerciali con i paesi in via di sviluppo e a garantire che la cooperazione con i paesi terzi sia sistematicamente legata ai progressi compiuti in tema di promozione efficace della democrazia e dei diritti umani; esorta la Commissione a promuovere ulteriormente clausole non negoziabili in materia sociale, ambientale e di diritti umani nella negoziazione di accordi internazionali, compresi gli APE, e a valutare la possibilità di introdurre un sistema di sanzioni quando viene dimostrato un mancato rispetto dei diritti umani; insiste in particolare sul fatto che il futuro accordo con i paesi ACP deve rafforzare il dialogo esistente sui diritti umani; invita l'UE a coinvolgere attivamente le ONG e la società civile nella definizione delle politiche al fine di assicurare l'efficacia delle disposizioni in materia di diritti umani, garantire la titolarità e impedire qualsiasi strumentalizzazione dei diritti umani;

9.  riconosce il ruolo cruciale che svolgono le delegazioni dell'UE quanto alla promozione dei diritti umani nei paesi terzi e all'efficace attuazione della politica estera in materia di diritti umani dell'UE; invita la Commissione a condurre una valutazione dell'utilizzo degli strumenti per un approccio basato sui diritti nelle delegazioni e a fornire al Parlamento europeo un quadro sintetico di tale valutazione;

10.  ricorda che il settore privato rappresenta un partner chiave ai fini del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile; sottolinea l'importanza di garantire la responsabilità e l'allineamento delle imprese multinazionali rispetto alle norme e ai principi in materia di diritti umani quando esse intraprendono attività in un paese; ritiene che ciò possa essere massimizzato dalla conclusione di diversi partenariati pubblico-privato; invita, a questo proposito, l'Unione europea e i suoi Stati membri a valutare regolarmente le conseguenze sui diritti umani delle attività relative allo sviluppo del settore privato e a partecipare attivamente ai lavori del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite in vista di un trattato internazionale che attribuisca alle imprese transnazionali la loro responsabilità in caso di abusi dei diritti umani;

11.  ricorda che le situazioni di conflitto e di fragilità incidono negativamente sulla vita di milioni di persone e che le violazioni dei diritti umani legate al terrorismo si sono diffuse notevolmente; sottolinea la necessità di coordinare meglio fra loro le risposte della politica estera in materia di sicurezza, gli aiuti umanitari e le misure in materia di sviluppo a lungo termine; esorta l'UE a includere la protezione delle vittime di reati e di violenza nei programmi di sviluppo per i paesi terzi e attribuire priorità allo scambio di migliori prassi in materia di anticorruzione, dato che la corruzione è spesso l'anticamera dell'impunità e l'origine dell'ingiustizia nei confronti delle vittime;

12.  sottolinea la necessità di promuovere l'inclusione sociale, economica e politica di tutti, indipendentemente da età, genere, orientamento sessuale, razza, etnia o religione, compreso l'accesso equo per tutti a sistemi sanitari nazionali rafforzati; invita le istituzioni dell'UE ad affrontare la discriminazione di casta alla stregua di altri motivi di discriminazione; ribadisce l'impegno dell'UE a sostenere i gruppi vulnerabili ed emarginati, tra cui le persone con disabilità conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, e esorta una verifica attenta dell'efficacia dei progetti relativi alla disabilità nonché l'opportuno coinvolgimento delle organizzazioni di persone disabili nella pianificazione e nell'attuazione di detti progetti; sottolinea, inoltre, l'importanza dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 che chiede l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione e di violenza contro le donne e le ragazze ed evidenzia l'attenzione particolare che deve essere accordata al ruolo importante svolto dalle donne impegnate nella difesa dei diritti umani;

13.  ricorda la necessità di rafforzare l'arsenale giuridico, a monte e a valle dell'estrazione mineraria, per assicurare una migliore tracciabilità dei minerali; invita l'UE a impedire qualsiasi violazione dei diritti umani legata allo sfruttamento delle risorse naturali da parte delle multinazionali dell'UE nei paesi in via di sviluppo e a promuovere iniziative e quadri normativi rigorosi, intesi ad assicurare la trasparenza e la buona governance nel settore minerario e in altri settori legati alle risorse; appoggia le iniziative mondiali di lotta contro la corruzione, come l'iniziativa "Trasparenza delle industrie estrattive" (ITIE); ricorda che le popolazioni indigene sono particolarmente colpite dalle violazioni dei diritti umani legate all'estrazione di risorse e che il loro consenso libero, informato e preventivo deve essere rispettato;

14.  osserva con profonda preoccupazione che, secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), circa 21 milioni di persone, tra uomini, donne e bambini, nel mondo sono vittime di una qualche forma di schiavitù e che in diversi paesi che godono del regime SPG-Plus sono state segnalate ripetute violazioni delle norme fondamentali del lavoro; evidenzia l'obbligo di rispettare le norme internazionali del lavoro, in linea con l'agenda dell'OIL per un lavoro dignitoso, e ritiene che le questioni relative al lavoro debbano occupare un ruolo più centrale nelle relazioni esterne dell'UE; sollecita l'applicazione effettiva del regime SPG-Plus, con il monitoraggio della società civile e attraverso un meccanismo trasparente di segnalazione; invita, inoltre, la BEI a dedicare maggiore attenzione all'impatto che le sue operazioni hanno sui diritti umani e sui diritti del lavoro e suggerisce, a tale scopo, l'inclusione di parametri di riferimento per i diritti umani nelle sue valutazioni dei progetti;

15.  accoglie con favore l'inclusione di un capitolo sullo sviluppo nella relazione annuale dell'UE e auspica che ciò possa costituire l'inizio di una prassi in tal senso per le relazioni degli anni a venire.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

8.11.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

3

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Louis Aliot, Nicolas Bay, Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Raymond Finch, Enrique Guerrero Salom, Maria Heubuch, György Hölvényi, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Cristian Dan Preda, Elly Schlein, Eleni Theocharous, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marina Albiol Guzmán, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Bernd Lucke, Judith Sargentini, Patrizia Toia

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Grapini


PARERE della commissione per i diritti della donnae l'uguaglianza di genere (10.11.2016)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2016/2219(INI))

Relatore per parere: Beatriz Becerra Basterrechea

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  visti il protocollo n. 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea e il protocollo n. 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

–  vista la risoluzione dell'8 marzo 2016 sulla situazione delle donne rifugiate e richiedenti asilo nell'UE,

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione sulla parità di genere e l'emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–  viste le risoluzioni 1325, 1820, 1888, 1889, 1960 e 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 1979,

–  visti la convenzione del 1951 e il protocollo del 1967 relativi allo statuto dei rifugiati,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la relazione del 2015 della relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze, Rashida Manjoo,

–  visti i risultati della sessantesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, svoltasi nella sede centrale delle Nazioni Unite a New York dal 14 al 24 marzo 2016,

–  vista la relazione realizzata nel 2013 dall'Organizzazione mondiale della sanità su "stime mondiali e regionali della violenza contro le donne",

Α.  considerando che la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo, interessa tutti i livelli sociali, indipendentemente dall'età, dal livello d'istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale o dal paese di origine o residenza, e costituisce una barriera determinante all'uguaglianza di genere; che in alcuni paesi si registra un incremento significativo di tali casi;

B.  considerando che in molte parti del mondo le donne e le ragazze continuano a essere vittime di violenza di genere, compresi lo stupro, la tratta di esseri umani, i matrimoni forzati, i delitti d'onore, la mutilazione genitale femminile, la schiavitù, pene crudeli e inumane equivalenti a tortura e altre violazioni dei loro diritti fondamentali alla vita, all'emancipazione, alla giustizia, alla dignità, alla sicurezza e alla libertà, e del loro diritto all'integrità psicologica e fisica nonché all'autodeterminazione sessuale e riproduttiva;

C.  considerando che non tutte le donne e i minori che sono stati vittime di violenza domestica o di reati a sfondo sessuale hanno accesso a reti di sostegno, servizi di salute mentale o sistemi giudiziari adeguati e pronti a gestire questo tipo di condotte illecite;

D.  considerando che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, circa il 35 % delle donne nel mondo ha subito violenza fisica e/o sessuale, e ricordando che questo numero include i casi non denunciati dalle donne e i dati che non sono mai stati raccolti;

E.  considerando che in paesi in cui è praticata la pena di morte i metodi utilizzati sulle donne sono analoghi alla tortura e comportano l'umiliazione del corpo della vittima;

F.  considerando che il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne e delle ragazze in particolare è minacciata in tutto il mondo e che l'universalità dei diritti umani viene, sempre più e gravemente, messa a repentaglio da alcuni governi autoritari; che vi sono numerosi tentativi da parte di movimenti di estrema destra e contrari alla parità di genere di limitare i diritti delle donne nei confronti del loro corpo, i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) e i diritti fondamentali dei rifugiati e dei richiedenti asilo;

G.  considerando che l'UE ha assunto l'impegno di promuovere la parità di genere e di garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni;

H.  considerando che l'uguaglianza di genere è una condizione necessaria affinché le donne e le ragazze godano dei diritti umani ed è essenziale per attuare l'integrazione di genere attraverso i programmi strategici nazionali;

I.  considerando che la strategia dell'UE per l'uguaglianza di genere prevede già l'integrazione di genere nella sua politica commerciale;

J.  considerando che in situazioni di conflitto armato le donne e i minori rifugiati, i richiedenti asilo e gli apolidi sono fra i gruppi più vulnerabili della società e che i rischi affrontati dalle adolescenti sfollate sono notevolmente amplificati durante le crisi umanitarie;

K.  considerando che negli ultimi anni alcuni paesi europei hanno assunto un atteggiamento meno tollerante nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo; che l'UE deve dare l'esempio e seguire una linea coerente nelle sue politiche interne ed esterne; che gli Stati membri devono recepire la normativa europea nella normativa nazionale;

L.  considerando che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti costituiscono diritti umani basilari e sono elementi essenziali della dignità umana; che tali diritti, inoltre, non sono ancora garantiti in ogni parte del mondo;

M.  considerando che le donne in tutto il mondo sono particolarmente colpite dalle conseguenze delle politiche in materia di clima, ambiente ed energia, rendendo la lotta contro la disparità di genere interdipendente con la lotta contro i cambiamenti climatici;

N.  considerando che le donne e le ragazze con disabilità o appartenenti a minoranze culturali, tradizionali, linguistiche, religiose o a gruppi minoritari fondati sul genere o sull'orientamento sessuale corrono un rischio maggiore di diventare vittime di violenze, abusi, negligenza e di forme multiple di discriminazione sulla base della loro disabilità, del loro status minoritario e del loro genere;

O.  considerando che sul totale di 960 milioni di analfabeti nel mondo, due terzi sono donne e ragazze 1(1); che le ragazze continuano ad essere gravemente svantaggiate ed escluse dai sistemi di istruzione di molti paesi; che alle donne e alle ragazze viene negato l'accesso all'istruzione di elevata qualità e che sono costrette ad abbandonare gli studi in caso di matrimonio o della nascita di figli;

P.  considerando che in una dichiarazione del 2005 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato gli Stati membri delle Nazioni Unite a continuare ad attuare la risoluzione 1325, tramite lo sviluppo di piani d'azione nazionali (PAN) o altre strategie a livello nazionale; che a tutt'oggi solo 60 Stati membri delle Nazioni Unite, tra cui 17 Stati membri dell'UE, hanno elaborato e avviato tali piani;

Q.  considerando che tre quinti del miliardo di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà sono donne;

R.  considerando che l'emancipazione economica delle donne è un modo per ampliare e rafforzare l'esercizio dei loro diritti fondamentali a livello concreto;

1.  ritiene che le donne debbano svolgere un ruolo maggiore nei processi e nelle istituzioni nazionali e internazionali coinvolti nella prevenzione dei conflitti, nella promozione dei diritti umani e delle riforme democratiche, e sottolinea l'importanza del sostegno alla partecipazione sistematica delle donne quale elemento fondamentale nei processo di pace e nella ricostruzione post-bellica; sottolinea che la partecipazione delle donne ai colloqui per la risoluzione dei conflitti è essenziale per promuovere i diritti e la partecipazione delle donne e rappresenta un primo passo verso la loro piena inclusione nei futuri processi di transizione; invita la Commissione, l'Alto rappresentante e gli Stati membri a promuovere il ruolo delle donne in ogni quadro per la risoluzione dei conflitti e la costruzione della pace in cui sia rappresentata l'UE;

2.  condanna fermamente il continuo ricorso allo stupro e ad altre forme di violenza sessuale e di genere nei confronti delle donne e delle ragazze quale arma di guerra; invita tutti i paesi, in particolare gli Stati membri dell'UE che non abbiano ancora agito in tal senso a elaborare piani d'azione nazionali al fine di attuare immediatamente la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e a formulare strategie per combattere in maniera diretta la violenza contro le donne; chiede un impegno globale per garantire l'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sottolinea che le missioni della politica di sicurezza e di difesa comune e le missioni dell'UE relative alla formazione, agli aspetti tecnici e all'assistenza nei paesi terzi devono contribuire alla lotta contro la violenza sessuale e di genere; evidenzia la necessità di utilizzare mezzi pacifici di risoluzione dei conflitti, includendo le donne al centro dei negoziati e delle azioni;

3.  riconosce che le ragazze e le donne sono particolarmente svantaggiate e a rischio e che è necessaria un'attenzione specifica per garantire alle ragazze e alle donne l'accesso all'istruzione, alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, onde consentirle di vivere libere da ogni forma di violenza, rimuovendo le pratiche e le legislazioni discriminatorie ed emancipando le ragazze e le giovani donne in tutto il mondo;

4.  chiede un impegno globale per garantire preventivamente la sicurezza delle donne e delle ragazze fin dall'inizio di ogni emergenza o crisi, affrontando in maniera adeguata il rischio di violenza sessuale e di genere, rafforzando la sensibilizzazione, migliorando l'accesso alla giustizia per le donne e le ragazze nelle situazioni di conflitto e post-conflitto, aumentando la responsabilità e l'effettivo perseguimento degli autori di tali violenze, dato che l'impunità, ivi inclusa quella delle forze armate, resta uno degli ostacoli all'interruzione del circolo vizioso della violenza sessuale in alcuni paesi, e garantendo l'intera gamma di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, compreso l'aborto sicuro e legale per le vittime di stupri di guerra;

5.  condanna il fatto che, nei paesi in cui vige la pena di morte, essa viene eseguita contro le donne con metodi equivalenti alla tortura (come la lapidazione) e con l'umiliazione corporale (come le impiccagioni pubbliche) quale forma di intimidazione nei confronti delle altre donne; condanna fermamente tutte le forme di tortura specifica di genere, in particolare la lapidazione e il delitto d'onore;

6.  sottolinea che la violenza contro le donne e la violenza di genere rappresentano una violazione dei diritti fondamentali e una forma estrema di discriminazione, che è nel contempo la causa e la conseguenza delle disuguaglianze di genere, dentro e fuori dell'UE;

7.  denuncia il fatto che le donne e le ragazze rappresentano il 98 % delle vittime della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento sessuale; chiede agli Stati membri di incrementare gli sforzi nella lotta contro questa pratica che viola i diritti fondamentali delle donne e dei minori;

8.  ribadisce che le differenze religiose, culturali e di tradizioni non possono in alcun caso giustificare la discriminazione né alcuna forma di violenza, in particolare contro le donne e le ragazze, come la mutilazione genitale femminile, la violenza sessuale, il femminicidio, i matrimoni precoci e forzati, la violenza domestica, i delitti o la violenza per questioni d'onore e qualsiasi altra forma di tortura e uccisione come la lapidazione;

9.  ribadisce che la mutilazione genitale femminile (MGF) costituisce una grave violazione dei diritti umani a cui andrebbe prestata particolare attenzione nel dialogo dell'UE con i paesi terzi in cui la diffusione di tale pratica è significativa; ricorda che la MGF ha conseguenze gravi e durature sulla salute delle donne e, quindi, anche sullo sviluppo;

10.  rileva che le misure volte ad affrontare la violenza di genere devono occuparsi anche della violenza online, inclusi le molestie, il bullismo e l'intimidazione, e agire per creare un ambiente online che sia sicuro per le donne e le ragazze;

11.  ribadisce la propria opposizione di lunga data alla pena capitale in qualsiasi circostanza e chiede una moratoria immediata sulle esecuzioni nei paesi che applicano a tutt'oggi la pena capitale;

12.  chiede che si analizzino i dati sulla violenza di genere suddivisi per regione, al fine di adattare con maggiore efficacia le azioni intraprese per il miglioramento delle condizioni delle donne in regioni specifiche;

13.  accoglie con favore la proposta della Commissione, del 4 marzo 2016, concernente l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a prevenire e a combattere la violenza contro le donne; ritiene che ciò condurrà a una maggiore efficienza e coerenza nelle politiche interne ed esterne dell'UE e rafforzerà la responsabilità dell'UE e il suo ruolo nella lotta alla violenza contro le donne e alla violenza di genere a livello internazionale; esorta la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi al massimo affinché l'UE firmi e concluda la convenzione, incoraggiando nel contempo i 14 Stati membri che non hanno ancora agito in tal senso a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul e a garantire che sia applicata in maniera corretta;

14.  invita la Commissione a elaborare con urgenza una strategia europea per la lotta contro la violenza di genere che includa uno strumento giuridico per combattere e prevenire ogni forma di violenza contro le donne nell'UE;

15.  deplora l'assenza di politiche di prevenzione sulla violenza di genere e la mancanza di sostegno alle vittime; denuncia il fatto che in molti paesi un numero elevato di aggressori resta impunito; invita il SEAE a condividere le migliori prassi con i paesi terzi sulle procedure legislative e i programmi di formazione per il personale di polizia, giudiziario e per i dipendenti pubblici; esorta l'UE a sostenere le organizzazioni della società civile che si dedicano alla tutela dei diritti umani e alla promozione della parità di genere nei paesi terzi e a collaborare da vicino con le organizzazioni internazionali attive nel campo della parità di genere al fine di creare sinergie e promuovere l'emancipazione delle donne;

16.  riconosce che, a livello mondiale, l'età media di ingresso nella prostituzione è compresa tra i 12 e i 14 anni, e che prostituzione e sfruttamento sessuale sono questioni caratterizzate da una forte componente di genere e rappresentano una forma di violenza di genere contraria ai principi dei diritti umani, tra i quali uno dei principi cardine è quello della parità di genere; invita la comunità internazionale a sviluppare misure concrete volte a ridurre la domanda di donne, ragazze, uomini e ragazzi nella prostituzione, quale strategia chiave per prevenire e ridurre la tratta di esseri umani;

17.  chiede l'attuazione di leggi e politiche che colpiscano direttamente gli autori di reati allo scopo di ridurre la domanda di sfruttamento sessuale, depenalizzando nel contempo gli individui che si prostituiscono e fornendo loro servizi di assistenza, compresa quella sociale, legale e psicologica di alta qualità per chi desidera uscire dalla prostituzione;

18.  sottolinea che gli stereotipi di genere sono tra i principali fattori alla base delle violazioni dei diritti delle donne e delle disuguaglianze tra uomini e donne, ed evidenzia l'importanza di combattere gli stereotipi che rafforzano la posizione di subordinazione delle donne nella società e costituiscono una delle cause principali della disuguaglianza tra uomini e donne, delle violazioni dei diritti umani delle donne e della violenza di genere; evidenzia l'importanza di realizzare campagne di sensibilizzazione dirette a tutti gli strati della società, di definire strategie atte a incoraggiare le donne e a coinvolgere gli uomini, di coinvolgere maggiormente i mezzi di comunicazione e di integrare le questioni di genere nell'istruzione e in tutte le politiche e iniziative dell'UE, inerenti soprattutto all'azione esterna, alla cooperazione, all'aiuto allo sviluppo e agli aiuti umanitari; invita il SEAE e la Commissione a evidenziare il coinvolgimento degli uomini e dei ragazzi nelle campagne di informazione e di sensibilizzazione sui diritti delle donne, nel loro duplice ruolo di destinatari di riferimento e artefici del cambiamento; rileva che va prestata particolare attenzione alle disposizioni costituzionali, legislative e regolamentari che discriminano le donne in base al loro sesso;

19.  ribadisce che i matrimoni infantili, precoci e forzati e la mancata applicazione di un'età minima legale per il matrimonio costituiscono non solo una violazione dei diritti dei minori, ma anche un ostacolo all'emancipazione delle donne;

20.  evidenzia l'importanza dell'impegno delle autorità a sviluppare campagne educative rivolte agli uomini e alle generazioni più giovani, con l'obiettivo di coinvolgere uomini e ragazzi in quanto interlocutori, prevenendo ed eliminando gradualmente tutti i tipi di violenza di genere e promuovendo l'emancipazione femminile;

21.  sottolinea la necessità di migliorare l'accesso delle donne e delle ragazze a tutti i livelli di istruzione e di rimuovere tutti gli ostacoli frapposti all'apprendimento, soprattutto nelle comunità più povere e più emarginate, inoltre è necessario sostenere la formazione professionale delle donne e la creazione di programmi di formazione sulla parità di genere per i professionisti dell'istruzione nei paesi terzi, in quanto l'istruzione rivolta alle donne e alle ragazze ha dimostrato di migliorare significativamente le loro prospettive future; esorta l'UE a includere tale priorità in tutte le sue attività diplomatiche, commerciali e di cooperazione allo sviluppo e raccomanda di prendere in considerazione e di applicare la dimensione di genere nel bilancio di tutti i programmi e di tutte le misure che prevedono finanziamenti nel settore dell'istruzione e della formazione delle donne e delle ragazze; evidenzia che è necessario portare avanti l'istruzione rivolta ai minori, ai giovani e alle donne nei campi di rifugiati e nelle zone di conflitto, nonché negli ospedali;

22.  esorta tutti gli Stati membri ad accelerare l'attuazione degli obblighi e degli impegni relativi ai diritti delle donne come previsto dalla convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne nel contesto della piattaforma d'azione di Pechino, nonché ad appoggiare le organizzazioni civili dedicate alla promozione della parità di genere;

23.  esprime preoccupazione per l'industria della surrogazione che tratta il corpo delle donne come una merce sul mercato internazionale della riproduzione, e deplora il fatto che l'industria della surrogazione sfrutta in misura ampia le donne vulnerabili, provenienti principalmente dal sud del mondo;

24.  condanna il fatto che, ogni anno, oltre 500 000 donne nel mondo muoiono di parto(2) e che i diritti sessuali e riproduttivi delle donne sono spesso violati; sottolinea che un'assistenza sanitaria adeguata, a costi accessibili, e il rispetto universale nonché l'accesso all'educazione e ai servizi in ambito sessuale e riproduttivo contribuiscono all'assistenza prenatale e alla capacità di evitare le nascite ad alto rischio, nonché a ridurre la mortalità neonatale e infantile;

25.  esorta l'UE e gli Stati membri a riconoscere il diritto inalienabile delle donne e delle ragazze all'integrità fisica e a prendere decisioni liberamente e, non da ultimo, il diritto di accedere alla pianificazione familiare volontaria, alla salute materna e ai servizi di interruzione della gravidanza sicuri e legali, che sono mezzi importanti per salvare la vita delle donne, e a riconoscere il diritto di essere libere dalla violenza, compresa la mutilazione genitale femminile, i matrimoni precoci e forzati e lo stupro coniugale;

26.  invita l'UE e la comunità internazionale a lavorare attivamente al nuovo obiettivo di sviluppo sostenibile in materia di parità di genere (OSS 5) e ad aumentare i fondi ad esso destinati, mantenendo nel contempo l'attenzione puntata sull'importanza dell'accesso a un'educazione sessuale completa e dell'accesso universale ai diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva;

27.  deplora il fatto che le donne in tutto il mondo continuino ad affrontare sfide enormi nella ricerca e nel mantenimento di lavori dignitosi, come dimostrato dalla relazione "Donne e lavoro 2016" dell'Organizzazione internazionale del lavoro;

28.  si rammarica che il soffitto di vetro per le donne nel mondo degli affari, il divario retributivo tra i generi e il mancato incoraggiamento da parte della società nei confronti dell'imprenditorialità femminile siano tuttora un fenomeno globale; chiede iniziative volte ad accrescere l'emancipazione femminile, soprattutto nel campo del lavoro autonomo e delle PMI;

29.  si rammarica che troppo spesso le donne sono discriminate rispetto agli uomini per quanto riguarda l'accesso alle risorse finanziarie, come i prestiti bancari; sottolinea il fatto che l'emancipazione femminile in campo imprenditoriale si è rivelata essere un fattore vitale per stimolare l'economia e, nel lungo termine, per combattere la povertà;

30.  raccomanda di prendere in considerazione lo sviluppo e l'adozione di uno strumento internazionale vincolante a livello delle Nazioni Unite sulla violenza di genere, dotato di un proprio organo di controllo specifico; raccomanda di prendere in considerazione e di applicare la dimensione di genere nel bilancio di tutti i programmi e di tutte le misure che prevedono finanziamenti nel settore dell'istruzione e della formazione delle ragazze e delle donne;

31.  invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE ad attuare il bilancio di genere in tutti i finanziamenti pertinenti dell'UE;

32.  evidenzia la necessità di garantire che i professionisti sanitari, le forze dell'ordine, i pubblici ministeri, i giudici, i diplomatici e il personale di mantenimento della pace nell'UE e nei paesi terzi ricevano una formazione adeguata per aiutare e sostenere le vittime di violenza, soprattutto donne e bambini, in situazioni di conflitto e operazioni sul campo;

33.  deplora il fatto che in taluni paesi terzi sia considerato legittimo il matrimonio tra un adulto e una minore, coinvolgendo in alcuni casi spose di età inferiore ai 9 anni (spose bambine);

34.  evidenzia che la parità di genere non si riferisce solo a uomini e donne, ma comprende tutta la comunità LGBTI;

35.  esprime preoccupazione per il fatto che, negli ultimi anni, i movimenti di estrema destra e quelli contro la parità di genere hanno in alcuni paesi conquistato terreno tra l'opinione pubblica; osserva che tali movimenti rischiano di compromettere i risultati raggiunti nell'ambito dei diritti delle donne, della parità di genere e dei diritti dei migranti e mirano a ostacolare le leggi e le politiche tese a proteggere le persone LGBTI contro i reati generati dall'odio e la discriminazione;

36.  deplora e condanna il fatto che in alcuni paesi terzi l'omosessualità è un reato, punibile in alcuni casi con la pena capitale; invita l'UE e gli Stati membri a promuovere e a tutelare in modo più incisivo nella loro politica estera l'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI;

37.  evidenzia la necessità di integrare maggiormente le questioni di genere negli aiuti umanitari erogati dall'UE;

38.  esprime profondo rammarico per la mancanza di parità di genere nell'ambito politico e per la sottorappresentanza delle donne nel processo decisionale politico, sociale ed economico, il che compromette i diritti umani e la democrazia; ritiene che i governi debbano mirare alla parità di genere nei processi di sviluppo e mantenimento della democrazia e debbano combattere ogni forma di discriminazione di genere nella società; sottolinea che le relazioni delle missioni di osservazione elettorale contengono orientamenti precisi per il dialogo politico dell'UE con i paesi terzi al fine di migliorare la partecipazione delle donne al processo elettorale e alla vita democratica del paese;

39.  ricorda che il piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo è uno degli strumenti fondamentali dell'UE per migliorare la parità di genere nei paesi terzi, e ritiene pertanto che il secondo piano d'azione per la parità di genere debba assumere la forma di una comunicazione della Commissione; invita la Commissione a tenere conto della risoluzione del Parlamento sul rinnovamento del piano d'azione per la parità di genere;

40.  invita l'UE a rivedere le proprie politiche in materia di commercio internazionale e ad adottare un approccio in cui i diritti umani, dei lavoratori, dei consumatori e quelli ambientali abbiano la priorità e siano di orientamento per il commercio e gli investimenti nazionali e transnazionali;

41.  esorta l'UE a garantire che siano inserite salvaguardie in materia di parità di genere e di diritti umani fondamentali, in particolare per le donne e le ragazze, nelle strategie nazionali sui diritti umani e nei dialoghi politici, così come in tutti gli accordi economici e commerciali dell'UE con i paesi terzi in veste di clausole giuridicamente vincolanti; invita a stabilire la conformità con i valori fondamentali dell'UE quale criterio per il sostegno di bilancio;

42.  evidenzia che le imprese europee che operano in tutto il mondo svolgono un ruolo fondamentale nella promozione della parità di genere, in quanto possono agire da modello;

43.  segnala l'importanza di introdurre misure positive, quali le quote, per promuovere la partecipazione delle donne negli organi politici, nel processo democratico e nel processo decisionale economico;

44.  chiede che si utilizzino indicatori qualitativi e quantitativi attenti alla dimensione di genere e che si raccolgano tempestivamente dati disaggregati per genere nell'ambito del processo di monitoraggio e valutazione del nuovo piano d'azione per l'uguaglianza di genere;

45.  deplora il fatto che alcuni paesi limitino ancora la partecipazione delle donne alle elezioni;

46.  sottolinea che la comunità internazionale ha indicato come prioritaria la situazione delle donne con disabilità; rimanda alle conclusioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo le quali le politiche e i programmi per affrontare la questione della violenza contro le donne e le ragazze con disabilità andrebbero elaborati in stretta cooperazione con le persone con disabilità, riconoscendone l'autonomia, nonché insieme alle organizzazioni attive nell'ambito della disabilità; sottolinea l'esigenza di un regolare controllo delle istituzioni e di una formazione adeguata per i prestatori di assistenza; chiede all'UE di includere la lotta contro la discriminazione basata sulla disabilità nelle sue politiche di azione esterna, cooperazione e di aiuto allo sviluppo, incluso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

47.  condanna le violazioni dei diritti umani, riguardanti principalmente le molestie e la violenza sessuale, ai danni delle donne che vivono in territori occupati nella regione euro-mediterranea e sono utilizzate dalle forze occupanti per intimidire la loro intera società nella lotta per il diritto legittimo all'autodeterminazione; richiama l'attenzione sul ruolo svolto dalle donne nel mantenimento della pace, nella promozione del dialogo e nella risoluzione dei conflitti con l'obiettivo di affrontare le violazioni dei diritti delle donne nella zona euro-mediterranea e di proteggerle da ogni forma di violenza, compresa quella inflitta dalle forze di occupazione straniere;

48.  invita gli Stati membri in cui la crisi migratoria ha causato un deterioramento significativo nella tutela dei diritti delle donne a monitorare i centri per i rifugiati e le loro immediate vicinanze al fine di prevenire atti di violenza, inclusa la violenza sessuale, e ad assicurare i responsabili alla giustizia;

49.  sottolinea la vulnerabilità dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, soprattutto delle donne, dei giovani, o degli appartenenti a gruppi emarginati, ed evidenzia la necessità urgente di sviluppare canali sicuri e legali per la migrazione, garantendo nel contempo l'accesso al ricongiungimento familiare, all'istruzione pubblica gratuita, ai servizi sanitari, con particolare riferimento alla salute sessuale e riproduttiva, all'alloggio e al sostegno psicologico e concedendo visti umanitari; invita gli Stati membri a garantire che i diritti delle donne migranti o rifugiate, quali l'accesso ai visti, i diritti di soggiorno legale e i diritti sociali, siano accordati individualmente e non in base al loro stato civile o alla rispettiva relazione coniugale;

50.  sottolinea che il massiccio movimento di migranti e richiedenti asilo espone sproporzionatamente le donne e le ragazze alla violenza e alla discriminazione di genere nei paesi di transito e in quelli di destinazione; rileva che alcune donne e ragazze rifugiate e migranti sono vittime di violenza sessuale da parte dei trafficanti di migranti e diventano anche vittime della tratta di esseri umani; chiede alle agenzie dell'UE e alle autorità degli Stati membri incaricate dell'applicazione della legge di impartire una formazione adeguata al loro personale affinché tenga conto delle esigenze e delle vulnerabilità specifiche delle donne e delle ragazze rifugiate;

51.  si rammarica profondamente che il popolo Rom, e in particolare le donne Rom, continuino a essere oggetto di diffusa discriminazione e sentimenti antirom, condizioni che alimentano il ripetersi di svantaggi, esclusioni, segregazioni ed emarginazioni; invita l'UE e gli Stati membri a rispettare pienamente i diritti umani del popolo Rom assicurando il diritto all'istruzione, ai servizi sanitari, all'occupazione, all'alloggio e alla tutela sociale;

52.  sollecita a investire sulle donne e sui giovani quale modo efficace per combattere la povertà, soprattutto quella femminile;

53.  evidenzia l'importanza di continuare a lottare contro il divario retributivo di genere, accelerando il processo volto a raggiungere le percentuali fissate dalla Commissione relativamente alle donne in posizioni di vertice;

54.  si oppone a qualsiasi legge, regolamento o pressione dei governi per limitare indebitamente la libertà di espressione, soprattutto delle donne e di altre categorie di genere;

55.  si rammarica per il fatto che le donne sono sottorappresentate nei processi decisionali in ambito economico, politico e sociale; ritiene che la rappresentanza delle donne nei processi decisionali in ambito politico, economico e sociale sia una questione di diritti fondamentali e di democrazia; raccomanda l'introduzione di sistemi di parità e di quote di genere, quali strumenti temporanei e legali per promuovere la partecipazione delle donne agli organi politici e al processo democratico, soprattutto come candidate, legiferando affinché la stessa partecipazione possa avere luogo anche in grandi imprese pubbliche e private;

56.  esorta gli Stati membri, la Commissione e il SEAE a concentrarsi sull'emancipazione economica e politica delle donne nei paesi in via di sviluppo, promuovendone la partecipazione nelle imprese e nell'attuazione di progetti di sviluppo locali e regionali;

57.  promuove la partecipazione attiva delle donne nei sindacati e in altre organizzazioni, come elemento importante per l'introduzione delle questioni di genere nelle condizioni di lavoro;

58.  chiede il potenziamento dei diritti degli anziani, soprattutto delle donne anziane, combattendo tutti i tipi di discriminazione e consentendo loro di vivere dignitosamente e in sicurezza come membri a pieno titolo della società.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

8.11.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

26

5

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Florent Marcellesi, Krisztina Morvai, Maria Noichl, Marijana Petir, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Liliana Rodrigues, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Linnéa Engström, Rosa Estaràs Ferragut, Mariya Gabriel, Constance Le Grip, Marc Tarabella, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Doru-Claudian Frunzulică

(1)

http://www.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/swp08_spa.pdf

(2)

Fonte: UNICEF.


ANNEX I

INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT BETWEEN JANUARY AND DECEMBER 2015

COUNTRY

Individual

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY THE PARLIAMENT

AFGHANISTAN

Seven Hazari people (two women, four men and a little girl)

 

 

In its Resolution, adopted on 26 November 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the barbaric murder and beheading of seven Hazari people (two women, four men and a little girl) in the south-eastern Afghan province of Zabul on the border with Pakistan;

- Condemns the attacks by the Taliban, Al Qaeda, ISIL and other terrorist groups against Afghan civilians, the Afghan National Defence and Security Forces, democratic institutions and civil society, which are causing record numbers of casualties; stresses that protection of the Hazara community, as a group particularly vulnerable to Taliban and Daesh/ISIL terrorist violence, should be a priority for the Afghan Government;

- Extends its condolences to the bereaved families, particularly of the recent victims of horrific killings in the Hazara community;

- Calls for support for the Afghan authorities to take swift and appropriate action to ensure that the killers of innocent civilians are brought to justice and to reaffirm the rule of law in the country;

- Calls on the Afghan authorities to ensure that security force personnel implicated in serious human rights violations, including those having command responsibility over forces committing abuses, are credibly and impartially investigated and disciplined or prosecuted as appropriate;

 

Letters of concern were sent on 11 March and 24 November 2015.

 

ALGERIA

Rachid Aouine, Youssef Sultani, Abdelhamid Brahimi and Ferhat Missa

 

 

 

 

 

 

 

Mohamed Rag

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Khencha Belkacem,

Brahimi Belelmi, Mazouzi Benallal, Azzouzi Boubakeur, Korini Belkacem, Bekouider Faouzi, Bensarkha Tahar and Djaballah Abdelkader

 

 

 

 

Four labour rights activists, Rachid Aouine, Youssef Sultani, Abdelhamid Brahimi and Ferhat Missa, members of the CNDDC in the town of El Oued, were arrested and charged for instigating a gathering. Two of them were acquitted, but Rachid Aouine was sentenced and Youssef Sultani is free facing trial.

 

Mohamed Rag, a labour rights activist from the National Committee for the Defence of the Rights of the Unemployed (Comité National pour la Défense des Droits des Chômeurs, CNDDC) in the town of Laghouat, was arrested on 22 January 2015 and sentenced to 18 months in prison and a fine of DZD 20 000 for ‘assaulting a security force agent in the exercise of his duties’, and whereas his sentence was confirmed upon appeal on 18 March 2015.

 

On 28 January 2015 in the town of Laghouat, eight labour rights activists, members of the CNDDC – Khencha Belkacem, Brahimi Belelmi, Mazouzi Benallal, Azzouzi Boubakeur, Korini Belkacem, Bekouider Faouzi, Bensarkha Tahar and Djaballah Abdelkader – were arrested when they assembled in front of the city court to demand that Mohamed Rag be released. These eight activists were subsequently sentenced last March to one year in prison with a 6-month suspended sentence and a fine of DZD 5000.

 

In its Resolution, adopted on 30 April 2015, the European Parliament:

- Expresses its concern at the arrest and detention of activists Rachid Aouine, Mohamed Rag, Khencha Belkacem, Brahimi Belelmi, Mazouzi Benallal, Azzouzi Boubakeur, Korini Belkacem, Bekouider Faouzi, Bensarkha Tahar and Djaballah Abdelkader, as they are being detained in spite of the fact that their activities are fully permissible under Algerian law and in line with the international human rights instruments which Algeria has ratified;

- Calls also on the Algerian authorities to ensure and guarantee the right to freedom of expression, association and peaceful assembly, and to take appropriate steps to ensure the safety and security of civil society activists and human rights defenders and their freedom to pursue their legitimate and peaceful activities;

- Recalls the recommendation to the Algerian Government by the United Nations Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression to revoke the decree of 18 June 2001 banning peaceful protests and all forms of public demonstration in Algiers and to establish a system of simple notification rather than prior authorisation for public demonstrations;

- Calls on the Algerian authorities to repeal Law 12-06 on associations and to engage in a genuine dialogue with civil society organisations in order to frame a new law that is in conformity with international human rights standards and the Algerian Constitution;

 

ANGOLA

José Marcos Mavungo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arão Bula Tempo

 

 

 

 

 

 

 

 

Rafael Marques

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luaty Beirão

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Captain Zenóbio Lázaro Muhondo Zumba

 

 

 

Followers of the religious sect Luz do Mundo

 

On 14 March 2015 human rights activist José Marcos Mavungo was arrested without a warrant, and on 28 August 2015 prosecutor António Nito asked the court in the Angolan province of Cabinda to sentence Mavungo to 12 years imprisonment on the charge of inciting rebellion, despite no evidence being presented that he had committed any crime.

 

Lawyer Arão Bula Tempo was arrested on the same day for alleged involvement in the organisation of the same protest. Arão Bula Tempo was subsequently released on 13 May 2015 pending his trial on sedition charges.

 

Journalist and human rights activist Rafael Marques was condemned on 28 May 2015 to a 6-month jail term suspended for two years for the publication in 2011 of the book, ‘Blood Diamonds: Corruption and Torture in Angola’, which detailed more than 100 killings and hundreds of cases of torture allegedly perpetrated by security guards and soldiers in the diamond fields of the Lundas region; whereas the complaints submitted by Marques to the Public Prosecutor concerning human rights violations in the Lundas region were not subject to investigation.

 

15 youth activists were arrested between 20 and 24 June 2015 in connection with a private political discussion, detained and indicted for “preparing acts pursuant to a coup d’etat”. Among these activists was Luaty Beirão, who is an Angolan rapper known for his political activism.

To protest against the charge and his continued imprisonment, Beirão had gone on hunger strike.

 

Captain Zenóbio Lázaro Muhondo Zumba was subsequently arrested on 30 June 2015 on the grounds of alleged links with the 15 activists arrested.

 

On 16 April 2015, police and defence forces killed scores of pilgrims on Mount Sumi, in Angola’s central highlands, to avenge the deaths of eight police officers, allegedly at the hands of members of a Christian sect known as Luz do Mundo.

 

In a botched operation, the police officers were killed as they attempted to arrest the sect leader, José Kalupeteka, during worship. More than 3,000 followers, from many parts of the country, had camped at Mount Sumi for the sect’s summit.

 

In its Resolution, adopted on 10 September 2015, the European Parliament:

- Calls on the Angolan authorities to immediately and unconditionally release all human rights defenders, including Marcos Mavungo and the 15+1 activists arrested in June 2015, and to drop all charges against them; calls also for the immediate and unconditional release of any other activists, prisoners of conscience or political opponents arbitrarily arrested and detained solely for their political views, journalistic work or participation in peaceful activities;

- Urges the authorities to ensure that no acts of torture or ill-treatment are performed on the detainees and to guarantee full protection and access to their families and lawyers;

- Calls on the Angolan authorities to immediately put an end to cases of arbitrary arrest, illegal detentions and torture by the police and security forces; reiterates that prompt, impartial and thorough investigations must be carried out into all allegations of human rights violations, including torture, by police and security forces and that the perpetrators be brought to justice;

- Urges the Angolan judicial authorities to assert their independence from any political instrumentalisation and to ensure the protection of rights recognised by legal instruments, such as access to justice and the right to a fair trial;

- Urges the Angolan Government to conduct an urgent, transparent and credible inquiry into the Huambo massacre, and to provide support to the survivors who have been displaced; echoes the UN calls for an international and independent complementary investigation;

- Remains concerned that measures to combat violence against women and children have not been implemented; calls on the authorities to strengthen the fight against harmful traditional practices, such as the stigmatisation of children accused of sorcery;

 

Regarding the situation of Luaty Beirão, a letter of concern was sent on 20 October 2015.

AZERBAJIAN

Leyla Yunus, Arif Yunus, Rasul Jafarov and Rasim Aliyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intigam Aliyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rauf Mirkadirov

 

 

 

 

 

 

Ilgar Mammadov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anar Mammadli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Omar Mammadov,

Abdul Abilov, Elsever Murselli

 

 

 

 

 

Khadija Ismayilova,

Tofiq Yaqublu,

Nijat Aliyev, Araz Guliyev, Parviz Hashimli, Seymur Hezi, Hilal Mammadov and Taleh Khasmammadov

 

Emin Milli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Emin Huseynov

 

Leyla Yunus is the well-known director of the Institute for Peace and Democracy. She has been imprisoned together with her husband, the historian Arif Yunus, and Rasul Jafarov, the chair of Azerbaijan’s Human Rights Club on apparent politically motivated charges. Leyla Yunus has been subjected to acts of violence in prison committed by her cellmate, and no measures have been taken to punish the cellmate or to ensure the protection of Ms Yunus. In addition, Ms Yunus’s health has deteriorated in prison and no suitable medical care has been provided.

 

Intigam Aliyev is the chair of Azerbaijan’s Legal Education Society and a human rights lawyer who has defended more than 200 cases before the European Court of Human Rights in the areas of infringement of freedom of speech, the right to a fair trial and electoral law in Azerbaijan, was arrested on 8 August 2014 and subjected to three month’s detention on criminal charges.

 

Rauf Mirkadirov is an investigative journalist with the leading Russian-language newspaper ‘Zerkalo’ who held on pre-trial detention on charges of treason.

 

The European Court of Human Rights (ECHR) has issued numerous rulings in cases of breaches of human rights in Azerbaijan, the latest being on 22 May 2014 in the case of Ilgar Mammadov, chair of the Republican Alternative Civic Movement (REAL); in which despite it being ruled that his detention was politically motivated, the authorities refused to release him.

 

Anar Mammadli is the chair of the Election Monitoring and Democracy Studies Centre (EMDS), Both were sentenced to prison terms of, respectively, 5 years and 6 months and 3 years and 6 months, on charges ranging from tax evasion to illegal entrepreneurship.

 

Social media activists Omar Mammadov, Abdul Abilov and Elsever Murselli were sentenced to between 5 and 5.5 years’ imprisonment on charges of drug possession, none of them having access to a lawyer of their own choosing and all complaining of ill-treatment in police custody.

 

8 activists of the non-governmental youth movement NIDA were convicted on charges of hooliganism, drug possession and possession of explosives, as well as intent to cause public disorder.

 

Emin Milli is a writer and dissident from Azerbaijan, Milli was imprisoned in 2009 for two and a half years for his critical views about the government. He was conditionally released in November 2010, after serving 16 months of his sentence, in part due to strong international pressure on the government of Azerbaijan.

 

Emin Huseynov is an Azerbaijani journalist and chairman of the country’s leading media rights group, the Institute for Reporters’ Freedom and Safety (IRFS). Huseynov was forced into hiding in August 2014, amidst widespread repression of journalists and human rights activists, and was sheltered in the Swiss embassy in Baku until 12 June, when he travelled to Switzerland on a humanitarian visa. His application for asylum was approved four months later.

 

In its Resolution, adopted on 10 September 2015, the European Parliament:

- Calls for the immediate and unconditional release from jail of all political prisoners, human rights defenders, journalists and other civil society activists, including Khadija Ismayilova, Leyla Yunus and Arif Yunus, Anar Mammadli, Rasul Jafarov, Intigam Aliyev, Rauf Mirkadirov, Omar Mammadov, Tofiq Yaqublu, Nijat Aliyev, Araz Guliyev, Parviz Hashimli, Seymur Hezi, Hilal Mammadov, Taleh Khasmammadov and Ilgar Mammadov, in line with the judgment of the European Court of Human Rights (ECHR), and calls for all charges against them to be dropped and for the full restoration of their political and civil rights and public image;

- Calls for a prompt investigation into the death of the journalist and IRFS chair Rasim Aliyev; notes with concern the allegations put forward by a group of journalists that Mr Aliyev died because he had not received appropriate assistance from the doctors assigned to him in the hospital;

- Urges the government of Azerbaijan to fully cooperate with and implement the recommendations of the Council of Europe’s Venice Commission and Commissioner for Human Rights, the UN special procedures in regard to human rights defenders, the rights of freedom of association and peaceful assembly, freedom of expression and arbitrary detention, with the aim of amending its legislation and adapting its practices in full conformity with the conclusions of the experts;

- Calls on the government of Azerbaijan to immediately end its crackdown on civil society and human rights work, ensuring that independent civil society groups and activists can operate without undue hindrance or fear of persecution, including by repealing the laws severely restricting civil society, unfreezing bank accounts of non-governmental groups and their leaders, and allowing access to foreign funding;

- Deplores the continued actions taken by the Azerbaijani government to curb contacts between civil society groups, youth activists and intellectuals in Armenia and Azerbaijan, which are of extreme importance for bridging the long hostility between the two countries; in this regard, again recalls the important work done in this area by Leyla and Arif Yunus;

- Calls on the Azerbaijani authorities to respect freedom of the press and media, both in legislation and in practice and both online and offline, to guarantee freedom of expression in line with international standards and to end censorship of criticism of the government via media outlets;

- Calls on the EU authorities to conduct a thorough investigation into the corruption allegations against President Aliyev and members of his family revealed by the work of the investigative journalist Khadija Ismaylova;

BAHRAIN

Nabeel Rajab

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abdulhadi-al-Khawaja

 

 

 

Ibrahim Sharif

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Naji Fateel

 

Zainab Al-Khawaja

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zainab Al-Khawaja

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sheikh Ali Salman

 

Nabeel Rajab is the President of the Bahrain Centre for Human Rights (BCHR) and Deputy Secretary General of the International Federation for Human Rights (FIDH). He was convicted to three years in prison in August 2012 on charges of calling for and participating in ‘illegal gatherings’ and ‘disturbing public order’ between February and March 2011. His sentence was reduced to two years in prison on appeal. Before this imprisonment Mr Rajab was repeatedly detained for peacefully expressing criticism of the government during the pro-democracy protests that erupted Bahrain in 2011.

 

On Friday 29 November 2013 Nabeel Rajab had served three-quarters of his two year sentence and had become legally eligible for release. A third request for early release was submitted on 21 January 2014 to the Court, but was rejected.

The United Nations Working Group on Arbitrary Detention has described the detention of Mr Nabeel Rajab as arbitrary.

 

Nabeel Rajab was arrested on 1 October 2014 after his visit to the Subcommittee on Human Rights of the European Parliament on accusations of posting tweets about a group of his countrymen allegedly cooperating with IS/Daesh. He was charged with insulting a public institution and the army.

 

Abdulhadi-al-Khawaja, who has Danish nationality, is the founder of the BCHR and the regional coordinator of Front Line Defenders and Ibrahim Sharif is the Secretary General of the National Democratic Action Society. On 22 June 2011, they were sentenced to life in prison by a special military court. The legal process came to a conclusion after 3 years of appeals and the sentences were upheld.

 

Naji Fateel is a Bahraini human rights activist and a member of the Board of Directors of the Bahraini human rights NGO Bahrain Youth Society for Human Rights (BYSHR). He has been imprisoned since 2007, tortured and also under death threats during the period of the Bahraini uprising (dated February 2011)

 

Zainab Al-Khawaja is a human rights defender and leading social media activist in Bahrain. She has been a crucial figure in the pro-democracy uprising that started in Bahrain in February 2011. She has suffered legal harassment, arrest, imprisonment, denial of procedural rights, and undertaken hunger strikes in defence of human rights in Bahrain.

 

Sheikh Ali Salman is the Secretary General of Bahrain’s main opposition party al-Wefaq. He was sentenced to four years in prison in the context of anti-government protests which erupted in 2011 at the height of the region’s ‘Arab Spring’ uprisings. His lawyers have reportedly been prevented by the court from presenting oral arguments and have not been provided with any meaningful opportunity to examine the evidence. A group of United Nations independent experts, part of what is known as the Special Procedures of the Human Rights Council, have urged the Bahraini authorities to release Sheikh Ali Salman

 

In its Resolution, adopted on 9 July 2015, the European Parliament:

- Calls for the dropping of charges and immediate and unconditional release of all human rights defenders, political activists and other individuals detained and charged with alleged violations related to the rights of expression, peaceful assembly and association,

including Nabeel Rajab, Sheikh Ali Salman and the ‘Bahrain 13’;

- Calls on the Bahraini authorities to pursue the national consensus dialogue with a view to finding lasting and inclusive national reconciliation and sustainable political solutions for the crisis; notes that in a sustainable political process legitimate and peaceful criticisms should be expressed freely; reminds the Bahraini authorities, in this context, that engaging the Shia majority and its peaceful political representatives on the basis of human dignity, respect and fairness should be an indispensable element of any credible strategy for national reconciliation and sustainable reform;

- Welcomes the early release from prison of opposition leader Ibrahim Sharif in June 2015 after he was given a royal pardon; believes this decision to be a welcome and important step in the process of promoting trust and confidence in Bahrain;

 

Regarding the situation of Sheikh Ali Salman, a letter of concern was sent on 14 January 2015.

BANGLADESH

Hana Shams Ahmed

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Taslima Nasreen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Faisal Arefin Dipan

 

 

 

 

 

Niladri Chatterjee, alias Niloy Neel, Faisal Arefin Dipan, Ananta Bijoy Das, Washiqur Rahman Babu and Abhijit Roy

 

 

 

 

 

 

 

Ahmed Rajib Haider

 

Hana Shams Ahmed is the coordinator of the International Chittagong Hill Tracts Commission (CHTC). On 27 August 2014 she and her friend were brutally attacked by 8 to 10 members of Somo Odhikar Andolon during a private visit to Shoilopropat in Bandarban in the Chittagong Hill Tracts. Four members of the police Detective Branch (DB) who were supposedly providing them with security did not intervene, and even disappeared while the assault was taking place.

Taslima Nasreen is a Sakharov Prize winner known for her powerful writings on the oppression of women and her unflinching criticism of religion, despite her forced exile and multiple fatwas calling for her death. Because of her thoughts and ideas some of her books are banned in Bangladesh, and she has been banned from Bengal, both from Bangladesh and the West Bengal part of India. In the face of continuing threats, Nasreen has had to leave her homeland and sight refuge in Europe several times. Religious fundamentalists have called for the writer to be put to death. A court issued a warrant for her arrest and threatened to confiscate her assets.

The National Human Rights Commission of Bangladesh in 2014 supported her right to return home. A campaigner against religious extremism in all religions, Nasreen urged support for the secular movements in Bangladesh to counteract the rise of Islamic fundamentalism, in a visit to the European Parliament in June 2013. In November 2013, she participated in the Sakharov Prize Network Conference.

Faisal Arefin Dipan, a publisher at the Jagriti Prokashoni publishing house, was brutally murdered with machetes inside his office in Dhaka.

Niladri Chatterjee, alias Niloy Neel, Faisal Arefin Dipan, Ananta Bijoy Das, Washiqur Rahman Babu and Abhijit Roy were five secular bloggers and journalists murdered in Bangladesh in 2015 for having used their fundamental right to free speech on political, social and religious issues. Islamist extremist groups have claimed responsibility for several killings.

 

Prominent blogger Ahmed Rajib Haider was murdered in 2013.

 

In its Resolution, adopted on 26 November 2015, the European Parliament:

- Condemns the increasing attacks of Islamist extremists against secularist writers, bloggers, religious minorities and foreign aid workers; deplores the loss of life and offers its sincere condolences to the victims and their families;

- Calls on the Bangladesh authorities to further condemn the ongoing horrendous acts against freedom of expression and to act to bring an immediate end to all acts of violence, harassment, intimidation and censorship against journalists, bloggers and civil society;

- Urges the Bangladesh Government to take the necessary measures to prevent more killings by taking effective measures to protect writers, publishers and other people who have received threats, not only by providing special physical protection to those who are potential targets of violence, but also by opening public debates that challenge extremist views of all kinds;

- Calls on the Bangladesh authorities to restore the full independence of the media, to drop all charges against publishers and journalists who have published content critical of the government, to allow the immediate re-opening of all media houses which were closed, and to restore immediately full and unhindered access to all forms of publications, including electronic ones;

 

A letter of concern was sent on 17 April 2015.

BELARUS

Maksim Piakarski, Vadzim Zharomski and Viachaslau Kasinerau

 

Youth activists Maksim Piakarski, Vadzim Zharomski and Viachaslau Kasinerau have been detained and are being prosecuted on suspicion of ‘malicious hooliganism’ as disproportionate, and have been suffering violence.

 

In its Resolution, adopted on 10 September 2015, the European Parliament:

- Remains deeply concerned by the human rights and fundamental freedoms situation in Belarus, as well as by the shortcomings observed during previous elections by independent international observers and the active persecution of the opposition leaders after the elections;

- Welcomes the recent release of the remaining political prisoners; calls on the Belarusian Government to rehabilitate the released political prisoners and to fully restore their civil and political rights; stresses that this could be a potential first step towards improving relations between the European Union and Belarus; points out, however, that similar steps in the past were rather token gestures and neither contributed to improving the situation of Belarusian society nor improved relations with the EU;

- Expects the authorities to stop the harassment of independent media for political reasons;

- Expresses its concern about the recent detention and ongoing criminal prosecution of youth activists Maksim Piakarski, Vadzim Zharomski and Viachaslau Kasinerau on suspicion of ‘malicious hooliganism’ as disproportionate, and strongly condemns the violence they have suffered;

BURUNDI

Bob Rugurika

 

Three elderly Italian nuns, Lucia Pulici, Olga Raschietti and Bernadetta Boggian

 

 

 

 

 

 

 

 

Pierre Claver Mbonimpa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marguerite Barankitse, Antoine Kaburahe and Bob Rugurika

 

On 20 January 2015 the Burundian authorities arrested and detained the human rights defender Bob Rugurika, director of Radio Publique Africaine (RPA), following his refusal to reveal his sources days after his radio station broadcast a series of investigative reports concerning the killing in September 2014 of three elderly Italian nuns, Lucia Pulici, Olga Raschietti and Bernadetta Boggian, in Kamenge, a town north of Bujumbura.

Pierre Claver Mbonimpa is a leading human rights defender and President of the Association for the Protection of Human Rights and Detained Persons (Association pour la protection des droits humains et des personnes détenues, APRODH) who was arrested on 15 May 2014 and later charged with ‘threatening the external security of the state’ and ‘threatening the internal security of the state by causing public disorder’ and has been in pre-trial detention since he was taken in for questioning.

 

Mr Mbonimpa’s work in the defence of democracy and human rights in Burundi over the past two decades and more has earned him several international awards and widespread recognition domestically and beyond. The charges against him relate to comments he made on Radio Publique Africaine (RPA) on 6 May 2014 that the youth wing of the ruling party CNDD-FDD, also known as the Imbonerakure, is being armed and sent to the Democratic Republic of Congo (DRC) for military training.

 

The arrest of Pierre Mbonimpa is representative of the mounting risks facing human rights defenders, the harassment of activists and journalists and the arbitrary arrest of opposition party members, which according to human rights groups and the UN Assistant Secretary-General for Human Rights have largely been carried out by the Imbonerakure.

According to the OHCHR and other human rights organisations, politically motivated human rights violations, human rights abuses and acts of violence were carried out in the country during both the pre-election and the post-election periods, targeting opposition activists, human rights defenders and journalists in particular, including Pierre Claver Mbonimpa, whose son was found dead after having been arrested by the police, Marguerite Barankitse, Antoine Kaburahe and Bob Rugurika.

 

In its Resolution, adopted on 12 February 2015, the Parliament:

- Condemns the unjustified detention of Bob Rugurika and calls for his immediate and unconditional release; calls on the authorities at the same time to continue their investigations into the tragic killing of the three Italian nuns and to bring those responsible to justice; calls equally for the setting-up of an independent inquiry into the killing of the three nuns;

- Denounces all human rights violations in Burundi and the introduction of restrictive laws ahead of the country’s 2015 presidential and parliamentary elections, in particular those having a damaging impact on the opposition, the media and civil society by restricting the freedoms of expression and association and the freedom to hold meetings;

- Calls on the Burundian authorities to ensure an appropriate and fair balance between freedom of the media, including the freedom of journalists to investigate and report on crimes, and the need to ensure the integrity of criminal investigations;

- Calls on the Burundian Government to allow a genuine and open political debate in the run-up to the 2015 elections and to respect the Roadmap and Code of Conduct negotiated under UN auspices and signed by all Burundian political leaders; recalls that the Burundian constitution states: ‘The President of the Republic is elected for a five-year term renewable once. No one can serve for more than two terms as president’;

- Calls on the Burundian Government to respect the electoral calendar, and to include the opposition parties in the monitoring of the elections, including the phase of partial registration of new voters as agreed between the Independent National Electoral Commission (CENI) and the political parties at the voters’ registration evaluation meeting of 29-30 January 2015;

- Urges the Burundian Government to take measures to control the youth wing of the CNDD-FDD party and prevent it from intimidating and attacking perceived opponents, and to ensure that those responsible for abuses are brought to justice; calls for an independent international investigation into the claims that the CNDD-FDD is supplying its youth wing with arms and training; urges the leaders of the opposition parties to prevent violence against their opponents;

 

In its Resolution, adopted on 17 December 2015, the European Parliament:

- Calls for an immediate end to violence, human rights violations and political intimidation of opponents and for the immediate disarmament of all armed groups allied to political parties, in strict accordance with international law and human rights;

- Urges all parties to establish the necessary conditions for rebuilding trust and fostering national unity, and calls for the immediate resumption of an inclusive and transparent national dialogue, including the government, opposition parties and civil society representatives;

- Stresses that such dialogue, aimed at achieving lasting peace, security and stability, and at restoring democracy and the rule of law, in the interest of the citizens of Burundi, should be based on the Arusha Agreement and the Burundian Constitution, which requires compliance with international law and treaties;

- Reminds the Burundian authorities of their obligation to ensure security in its territory and guarantee human rights, civil and political rights and fundamental freedoms, as provided for in the Burundian Constitution, the African Charter on Human and Peoples’ Rights and in other international and regional human rights instruments;

- Urges the Burundian authorities to encourage the establishment of the truth about the mass crimes committed between 1962 and 2008, through judicial and non-judicial measures, such as a truth and reconciliation commission and special tribunals, promoting national reconciliation;

- Expresses its grave concern at the number of victims and cases of serious human rights violations reported since the beginning of the crisis; urges the competent authorities to undertake a rigorous and prompt investigation into the circumstances and motives behind these crimes and to ensure that those responsible are brought to justice; reiterates that there can be no impunity for those responsible for violations or serious abuses of human rights; calls on the authorities to ensure that schools remain a safe haven for learning; calls on the ICC Prosecutor to closely monitor the situation in Burundi and supports her declaration of 6 November 2015;

- Calls for the safe return of journalists and human rights defenders in exile, the reopening of the media that were closed after the failed coup attempt of 13 and 14 May 2015 and for the charges against those journalists accused of having taken part, directly or indirectly, in the abortive coup to be dropped;

CAMBODIA

Sam Rainsy and Kem Sokha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senator Hong Sok Hour and CNRP activists and organisers

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Khem Sapath

 

Sam Rainsy and Kem Sokha are the Cambodia National Rescue Party (CNRP) leaders who were summoned to appear at the Phnom Penh Municipal Court on 14 January 2014 for questioning. Sam Rainsy and Kem Sokha may be convicted of incitement to civil unrest. The King amnestied Sam Rainsy on 14 July 2013, making it possible for him to return to Cambodia; however, his right to vote and run in the elections was not restored.

On 13 November 2015 the Cambodian authorities issued an arrest warrant for Sam Rainsy, who was summoned by a court to appear for questioning on 4 December 2015 in relation to a post published on his public Facebook page by an opposition senator, Hong Sok Hour, who has been under arrest since August 2015 on charges of forgery and incitement after posting on Sam Rainsy’s Facebook page a video containing an allegedly false document relating to the 1979 border treaty with Vietnam.

On 30 October 2015 opposition party deputy leader Kem Sokha was removed from his position as First Vice-President of the National Assembly by the ruling Cambodian People’s Party (CPP) during a session boycotted by the CNRP

 

In its Resolution, adopted on 26 November 2015, the European Parliament:

- Urges the Cambodian authorities to revoke the arrest warrant and drop all charges issued against opposition leader Sam Rainsy and CNRP members of the National Assembly and Senate, including Senator Hong Sok Hour and CNRP activists and organisers, to allow them to work freely without fear of arrest or persecution, and to end political use of the courts to prosecute people on politically-motivated and trumped-up charges;

- Calls on the National Assembly to reinstate Sam Rainsy immediately and to restore his parliamentary immunity;

- Urges the Government of Cambodia to recognise the legitimate and useful role played by civil society, trade unions and the political opposition in contributing to Cambodia’s overall economic and political development;

- Encourages the government to work towards strengthening democracy and the rule of law and to respect human rights and fundamental freedoms, which includes fully complying with the constitutional provisions concerning pluralism and freedom of association and expression;

- Urges the government to abrogate the Law on Associations and Non-Governmental Organisations, the recent promulgation of which has given state authorities arbitrary powers to shut down and block the creation of human rights organisations and has already begun deterring human rights defence work in Cambodia;

- Urges the government and parliament to ensure genuine and serious consultation with all those affected by draft legislation such as the Trade Union, Cybercrime and Telecommunications Laws and to ensure that the texts are in line with Cambodia’s human rights obligations and commitments under domestic and international law;

- Calls on the Cambodian Government to end arbitrary detentions and suspicious disappearances and allow voluntary and human rights organisations to operate freely; calls on the Cambodian Government to seriously investigate the disappearance of Khem Sapath;

- Calls on the relevant government authorities to drop the prosecution of human rights defenders under other laws in force which are being used to persecute them for their human rights work, and to immediately and unconditionally release all those jailed on politically motivated and trumped up charges;

CHINA

Tenzin Delek Rinpoche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ilham Tohti

 

Tenzin Delek Rinpoche, a highly respected Tibetan religious leader, was held in prison for over 13 years, serving a life sentence for a crime he did not commit. For years, he worked to develop social, medical, educational and religious institutions for Tibetan nomads in the area, as an advocate for environmental conservation in the face of indiscriminate logging and mining projects, and as a mediator between Tibetans and Chinese.

Because of his efforts to preserve Tibetan identity, the Chinese authorities viewed him as a threat to their control in the region. He died on 12 July 2015.

Ilham Tohti is a well-regarded ethnic Uyghur economist and peaceful critic of the Chinese government. In 2014, he has been sentenced to life in prison after being convicted of separatism.

 

In its Resolution, adopted on 16 December 2015, the European Parliament:

- Notes that under the leadership of President Xi, the Chinese government is showing a growing assertiveness both internally and externally; points out that the country’s civil rights activists, lawyers, journalists, bloggers, academics and other representatives of civil society are now finding their freedom curbed in a way that has not been seen for years; observes that China’s human rights record remains a matter of serious concern;

- Notes that a strong contradiction exists between the official Chinese aspiration to the universality of human rights and the worsening human rights situation; notes that the recent worsening of the situation of human rights and freedoms in China started in 2013 and has intensified an already existing crackdown over the population, limiting the space for expression and peaceful advocacy for civil society even further; is deeply worried at the arrest, trial and sentencing of numerous civil rights activists, human rights defenders and government critics and at the fact that more than 100 human rights lawyers and activists have been detained or questioned by Chinese police; calls on the Chinese authorities to release those in custody and to ensure that they can exercise their profession without hindrance;

- Urges the EU to continue pressing for an improvement of the human rights situation in China whenever dialogues are held at any level and to include human rights clauses in any bilateral treaty agreed with China;

- Remains highly concerned that China is currently the world’s largest executioner and continues to impose the death penalty in secret on thousands of people annually, without regard to international minimum standards on the use of the death penalty; emphasises once again that abolition of the death penalty contributes to the enhancement of human dignity and the progressive development of human rights;

- Remains concerned at the persisting severe restrictions on freedom of expression, association, assembly, and religion, as well on the activities of human rights organisations;

- Criticises China’s highly restrictive media environment and tightly controlled digital domain, where foreign, including European, web content is blocked and domestic content deemed politically threatening is routinely deleted and censored; strongly protests against the high number of Chinese citizens jailed for offences involving freedom of expression, especially on the internet;

- Is deeply concerned that the Chinese government is continuing its hardline policies against the Tibetan people, especially by rejecting the Dalai Lama’s ‘Middle Way Approach’ which seeks neither independence nor separation but a genuine autonomy within the framework of the Constitution of the PRC; calls for the Chinese government to re-enter into a dialogue with Tibetan representatives; protests against the marginalisation of Tibetan culture by the CPC, and urges the Chinese authorities to respect the freedoms of expression, association and religion of the Tibetan people; deplores the deterioration of the humanitarian situation in Tibet, which has led to an increase in self-immolation cases; notes with concern the recently passed criminalisation measures relating to self-immolation aimed at punishing those allegedly associated with self-immolators; deplores the forceful resettlement of over 2 million Tibetan nomads and herders since 2006 in the so-called ‘New Socialist Village’, as they are cut off from medical care, education and prosperity; is equally concerned at the ongoing transfer of Han Chinese populations into Tibet; expresses its concern regarding the cases of torture, disappearance and arbitrary detention and the denial of access to medical care for prisoners, including monk Tenzin Delek Rinpoche and 10 other prominent Tibetan prisoners; demands a detailed investigation of all death in prison cases;

 

Regarding the situation of Ilham Tohti, a letter of concern was sent on 23 June 2015.

DEMOCRATIC REPUBLIC OF CONGO (DRC)

Yves Makwambala and Fred Bauma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Christopher Ngoyi, Jean-Claude Muyambo, Vano Kiboko and Cyrille Dowe

 

 

Yves Makwambala and Fred Bauma are two detained human rights activists. Both are still being detained in Makala prison in Kinshasa and are charged with belonging to an association formed for the purpose of attacking people and property, conspiring against the head of state, and attempting to either destroy or change the ‘constitutional regime’ and to incite people to take up arms against state authority. The authorities have also charged Fred Bauma with disturbing the peace, and Yves Makwambala with publicly offending the head of state, while they were exercising their freedom of expression, peaceful assembly and association.

 

As soon as the protests started the authorities began a crackdown on human rights activists and opposition politicians who had demonstrated peacefully against the provision, including Christopher Ngoyi, Jean-Claude Muyambo, Vano Kiboko and Cyrille Dowe, who are still being detained for what appear to be politically motivated reasons

 

 

In its Resolution, adopted on 9 July 2015, the European Parliament:

- Calls on the DRC authorities to release Yves Makwambala and Fred Bauma immediately and unconditionally, and to drop all charges against them and other Filimbi leaders as well as any other activists, prisoners of conscience and political opponents arbitrarily arrested and detained solely for their political views or for participating in peaceful activities;

- Supports the National Assembly of the DRC’s calls for the rapid reaching of a political solution that allows the members of Filimbi and other peaceful civil society associations to exercise their freedom of expression and association without fear of being pursued or persecuted;

- Urges the authorities to ensure that the detainees have not been, and are not being, subjected to any acts of torture or ill-treatment, and to guarantee full protection and access to their families and lawyers;

- Is strongly concerned about the continuous attempts to limit freedom of expression, peaceful assembly and association and the increased breaches of these freedoms by the authorities, given that the right political climate is indispensable if a successful electoral cycle is to be achieved in the DRC in the next year;

- Finds it particularly regrettable that these violations specifically target opposition leaders and youth movements;

- Calls on the DRC authorities to ensure that the aforementioned freedoms are immediately and unconditionally upheld, especially in the electoral period, as guaranteed by the DRC’s constitution and international human rights law;

- Urges the DRC judicial authorities to assert their independence from any political instrumentalisation and to ensure the protection of rights recognised by legal instruments, such as access to justice and the right to a fair trial;

EGYPT

Ibrahim Halawa

 

 

Ibrahim Halawa is an Irish citizen who has been detained for more than two years on charges of attending an illegal protest on 16 and 17 august 2013 while on a family holiday in Cairo, during which protesters allegedly caused deaths and criminal damage. Ibrahim Halawa was 17 years old – and therefore still a juvenile under Egyptian and international law – at the time of his arrest. He was arrested along with his three sisters, having sought refuge in the Al-Fateh mosque when violence erupted during a demonstration. His three sisters were subsequently released by the authorities.

 

The prosecutor has failed to provide evidence that Ibrahim Halawa was involved in a single act of violence during the protests. His trial has been repeatedly postponed and adjourned by the Egyptian Court, most recently on 15 December 2015. He was not charged for a year after his arrest and he is awaiting, along with 493 individuals, the majority of whom are adults, a mass trial due to take place on 19 December 2015, without any guarantee of the minimum standards for a free and fair trial being applied, and will potentially face the death penalty if convicted.

 

Ibrahim Halawa is being detained for peacefully exercising his rights to freedom of expression and assembly and is considered by Amnesty International as a prisoner of conscience. He faces extremely harsh prison conditions, which include alleged acts of torture and other cruel, inhuman and degrading treatment upon arrest and in detention, and has been denied medical and legal assistance. According to his family and legal representatives, Ibrahim Halawa has been on hunger strike in protest.

 

In its Resolution, adopted on 17 December 2015, the European Parliament:

- Expresses its deep concern about the unacceptable breach of basic human rights arising from the arbitrary detention of Irish citizen Ibrahim Halawa, and calls on the Egyptian authorities to immediately and unconditionally release him to the Irish authorities pursuant to a presidential decree issued in November 2014 under Egyptian Law 140;

- Expresses its deepest concern at the deteriorating condition of Ibrahim Halawa due to his hunger strike and his alleged poor conditions in prison; calls on the Egyptian authorities to ensure, as a matter of priority, that the good health and well-being of Ibrahim Halawa are maintained while he remains in prison; demands that all allegations of torture and maltreatment of Ibrahim Halawa be thoroughly and independently investigated;

- Asks the Egyptian authorities to ensure that Article 10 of the International Covenant on Civil and Political Rights, which states that ‘all persons deprived of their liberty shall be treated with humanity and with respect for the inherent dignity of the human person’, is respected;

- Reminds the Egyptian authorities that Egypt is bound by indisputable international obligations under the Convention on the Rights of the Child as they apply to Ibrahim Halawa; demands that the Egyptian authorities categorically rule out the threat of the death penalty should Ibrahim Halawa be convicted, given that he was arrested as a juvenile;

- Is extremely concerned about the failure of the Egyptian authorities to uphold the right to a fair trial for Ibrahim Halawa and his 493 co-defendants, in particular the lack of opportunity to review or challenge their continued detention and the charges against them, the repeated denial of access to lawyers and the excessive pre-trial detention period, which violates Egypt’s domestic and international obligations;

- Remains convinced that it will be extremely difficult for Ibrahim Halawa’s lawyers to mount an individual defence in the event that his case is heard as part of a mass trial of all defendants arrested in connection with the August 2013 protests;

- Strongly condemns the use of a mass trial in the judicial process and calls on the Egyptian authorities to abide by international law and safeguard the highest international standards with regard to the right to a fair trial and due process; calls on the Egyptian authorities to release those detained for peacefully exercising their right to freedom of expression, assembly and association as enshrined in the Egyptian constitution and other international conventions to which Egypt is a party; expresses its profound preoccupation with the severe deterioration of the media environment; condemns the trials against and conviction of Egyptian and foreign journalists, in absentia;

KYRGYZSTAN

Azimjon Askarov

 

Azimjon Askarov is a prisoner of conscience pending a full, impartial and fair investigation, including into his allegations of torture and ill-treatment.

 

In its Resolution, adopted on 15 January 2015, the European Parliament:

- Reminds the Kyrgyz Parliament of its international obligations and of the Partnership and Cooperation Agreement with the European Union, which includes full respect for human rights as an essential element of the partnership and calls for the withdrawal of the draft law on ‘dissemination of information about non-traditional sexual relations’ currently under review in parliament;

- Notes that the draft law passed its first reading and must be voted on twice more before going to the President for signature, and stresses that the adoption of any legislation on ‘non-traditional relations’ should not run counter to Kyrgyzstan’s human rights obligations and commitments;

- Calls on the Kyrgyz authorities to reaffirm publicly that all people in Kyrgyzstan have the right to live free from discrimination and violence based on their sexual orientation and gender identity and that any acts to the contrary are illegal and will be prosecuted;

- Calls on the Kyrgyz Parliament to follow the recommendations made by the Parliamentary Assembly of the Council of Europe in Resolution 1984 (2014) on the Request for Partner for Democracy status, in particular recommendations 15.24, 15.25 and 15.26;

- Calls on the Kyrgyz Parliament to respect its constitution, including Article 16, which states that ‘laws that deny or derogate human and civil rights and freedoms shall not be adopted in the Kyrgyz Republic’, and Articles 31, 33 and 34, which affirm freedom of speech, freedom of information and freedom of assembly, and to reject draft bill 6-11804/14;

- Calls on the Kyrgyz authorities to take all the measures needed to ensure that human rights defenders can carry on their work of promoting and protecting human rights without hindrance;

- Calls on the Kyrgyz authorities to ensure that allegations of torture and inhuman and degrading treatment are investigated promptly and efficiently and that perpetrators are brought to justice; calls, furthermore, for the release of all prisoners of conscience, with regard in particular to Azimjon Askarov pending a full, impartial and fair investigation, including into his allegations of torture and ill-treatment;

 

A letter of concern on the situation of LGBTI rights was sent on 26 February 2015. Regarding the situation of Azimjon Askarov, a letter of concern was sent on 23 July 2015.

MALAYSIA

Nurul Izzah

 

 

Anwar Ibrahim

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zulkiflee Anwar Ulhaque (Zunar)

Khalid Ismath

Azmi Sharom

 

 

 

 

 

 

Matthias Chang

Khairuddin Abu

Hassan

 

 

 

 

Lena Hendry

Maria Chin Abdullah

 

 

Nurul Izzah, opposition Member of Parliament in Malaysia

Anwar Ibrahim is a former opposition leader sentenced on charges of sodomy in February 2015 following a politically motivated prosecution which resulted in criminal proceedings that failed to meet international standards of fair trial. He has been denied appropriate medical care.

 

Malaysian cartoonist Zulkiflee Anwar Ulhaque (Zunar) is facing charges under the Sedition Act following critical tweets against the government with regard to the sentencing of Anwar Ibrahim; whereas blogger Khalid Ismath and academic Azmi Sharom face similar charges;

 

Lawyer Matthias Chang and politician Khairuddin Abu Hassan, both political dissidents, were arrested following their investigations into these allegations.

 

Lena Hendry and Maria Chin Abdullah are human rights activists.

 

In its Resolution, adopted on 17 December 2015, the European Parliament:

- Deplores the deteriorating human rights situation in Malaysia and in particular the crackdown on civil society activists, academics, media and political activists; expresses concern with regard to the spike in the number of people facing charges or arrest under the Sedition Act;

- Urges the Malaysian Government to immediately release all political prisoners, including former opposition leader Anwar Ibrahim, and to provide them with appropriate medical care, and to drop politically motivated charges, including those against cartoonist Zulkiflee Anwar Haque (Zunar), blogger Khalid Ismath, academic Azmi Sharom, political dissidents Khairuddin Abu Hassan and Matthias Chang, and human rights activists Lena Hendry and Maria Chin Abdullah;

- Underlines the importance of independent and transparent investigations into the graft allegations, and of full cooperation with the investigators; urges the Malaysian Government to refrain from putting pressure on the Malaysian Anti-Corruption Commission and media;

- Calls on the Malaysian Government to ratify key international human rights conventions, including the ICCPR, the ICESCR, the CAT, the ICERD, ILO Convention 169, the ICC Rome Statute, as well as the 1951 Convention Relating to the Status of Refugees and its optional protocol;

- Urges the EU Delegation to Malaysia to step up efforts to finance projects on freedom of expression and reforming repressive laws, and to use all appropriate tools, including the European Instrument for Democracy and Human Rights, to protect human rights defenders; urges the withdrawal of the anti-sodomy law and calls on the EEAS, in line with the EU guidelines on the protection and promotion of the rights of LGBTI persons, to step up its work on the rights of LGBTI people in Malaysia who face violence and persecution, and to aim in particular towards the decriminalisation of homosexuality and transgenderism;

 

MALDIVES

Mohamed Nasheed

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ahmed Adeeb

Mohamed Nazim

Tholhath Ibrahim

 

 

 

Mahfooz Saeed

 

 

 

 

Ahmed Rilwan

 

 

 

 

 

Sheikh Imran Abdulla

 

On 13 March 2015 Mohamed Nasheed, the first democratically elected president of the Maldives, was sentenced to 13 years in prison on politically motivated charges, and whereas this was condemned by the UN Working Group on Arbitrary Detention; whereas his trial was marred by irregularities; whereas other former officials, including former vice-president Ahmed Adeeb and former defence ministers Mohamed Nazim and Tholhath Ibrahim, have also been arrested and imprisoned.

Mahfooz Saeed, a human rights lawyer and member of the legal team of former president Mohamed Nasheed.

Ahmed Rilwan, is a journalist critical of the government who ‘disappeared’ in August 2014, is still missing and is now feared dead.

Sheikh Imran Abdulla is a political prisoner.

 

In its Resolution, adopted on 17 December 2015, the European Parliament:

- Deplores the crackdown on political opponents; calls on the Government of the Maldives to release, immediately and unconditionally, former president Mohamed Nasheed, former vice-president Ahmed Adeeb and former defence ministers Tholhath Ibrahim and Mohamed Nazim, together with Sheikh Imran Abdulla and other political prisoners, and to clear them of all charges; is also concerned about the former president’s deteriorating health;

- Reiterates its gross dissatisfaction with the serious irregularities in the trial of former president Mohamed Nasheed;

- Calls on the Maldivian Government to guarantee full impartiality of the judiciary and to respect due process of law and the right to a fair, impartial and independent trial; stresses the need to depoliticise the country’s judiciary and security services;

- Calls on the Government of the Maldives to respect and fully support the right to protest and the right to freedom of expression, association and assembly, and not to seek to restrict those rights; also calls on the Government of the Maldives to end impunity for vigilantes who have used violence against people promoting religious tolerance, peaceful protesters, critical media and civil society; calls on the Maldives to respect fully its international obligations;

- Calls on the Maldivian Government to safeguard the rights of pro-democracy campaigners, moderate Muslims, supporters of secularism, and those who oppose the promotion of Wahhabi-Salafist ideology in the Maldives, and to ensure their right to participate in all areas of public life in the Maldives;

- Recalls that media freedom is the cornerstone of a functioning democracy; calls on the Maldivian Government and authorities to ensure adequate protection of journalists and human rights defenders who face threats and attacks on account of their legitimate work, and, in this context, to allow a proper investigation into the disappearance of Ahmed Rilwan, the assault on Mahfooz Saeed and the attacks and threats against journalists, members of civil society, and independent institutions;

NIGERIA

Mass displacement of children

 

 

 

 

In its Resolution, adopted on 8 October 2015, the European Parliament:

- Deplores the acts which have led to the mass displacement of innocent children and calls for immediate coordinated international action to assist the work of UN agencies and NGOs in preventing displaced children and youths from being subjected to sexual slavery, other forms of sexual violence and kidnappings and from being forced into armed conflict against civilian, government and military targets in Nigeria by the Boko Haram terrorist sect; stresses the paramount need to duly protect children’s rights in Nigeria, a country in which over 40 % of the total population is aged between 0 and 14;

- Believes that in the cases of children formerly associated with Boko Haram or other armed groups, non-judicial measures should be considered as an alternative to prosecution and detention;

- Calls on the President of Nigeria and his newly appointed Federal Government to adopt strong measures to protect the civilian population, to put special emphasis on the protection of women and girls, to make women’s rights and children’s rights a priority when fighting extremism, to provide help for victims and to prosecute wrongdoers, and to ensure women’s participation in decision-making at all levels;

- Calls on the Nigerian Government to launch, as promised by President Buhari, an urgent, independent and thorough investigation into crimes under international law and other serious human rights violations by all parties to the conflict;

- Urges the President of the Federal Republic to address the challenges involved in abiding by all campaign promises and the latest statements, the most important of which are defeating the terrorist threat, making respect for human rights and humanitarian law a central pillar of military operations, bringing back the Chibok girls and all other abducted women and children alive and unharmed, addressing the ever growing problem of malnutrition, and fighting corruption and impunity in order to deter future abuses and work towards justice for every victim;

- Urges the Nigerian authorities and the international community to work closely together and to increase efforts to reverse the continuous trend towards the further displacement of people; welcomes the determination expressed at the Niamey Regional Summit of 20 and 21 January 2015 by the 13 participating countries, and in particular the commitment of Chad, together with Cameroon and Niger, to engage in the fight against the terrorist threats of Boko Haram; calls on the Multinational Joint Task Force (MNJTF) to observe international human rights and humanitarian law conscientiously in its operations against Boko Haram; reiterates that a military approach alone will not suffice to counter the Boko Haram insurgency;

- Calls on the Nigerian Government to take measures to facilitate the return of displaced persons, especially children, to guarantee their safety, and to assist NGOs in their efforts to improve conditions in the camps for people displaced by the conflict by, inter alia, improving hygiene and sanitation in order to prevent the possible spread of disease;

PAKISTAN

the Peshawar school students (140 people, including 134 school children)

 

 

 

In its Resolution, adopted on 15 January 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the brutal massacre of schoolchildren perpetrated by Pakistani Taliban splinter group Tehreek-e-Taliban (TTP) as an act of horror and cowardice, and expresses its condolences to the families of the victims of the Peshawar school attack and its support to the people and the authorities of Pakistan;

- Expects the Government of Pakistan to take urgent and effective measures, in keeping with internationally recognised standards of the rule of law, to address the security threat posed by all militant groups operating within Pakistan and the surrounding region, without exception; underlines that no form of terrorism or extremism should be supported by the authorities;

- Calls on the Government of Pakistan to ensure the safety of schools and to make sure that children, regardless of gender, are never intimidated while going to school; believes the government should show significantly stronger determination and strengthen its efforts to arrest and prosecute TTP militants and others who target schools for violence, failing which its international credibility will be undermined;

- Calls on the Government of Pakistan to reserve anti-terrorism laws for acts of terror, instead of being using them to try ordinary criminal cases; regrets strongly the recourse to fast-track military justice which lacks minimal conditions of international standards of the rule of law, and underlines that the prolonged granting of GSP+ preferences is linked to the accomplishment of certain basic standards enshrined in UN and ILO conventions;

- Urges the Pakistani Government to abide by the recently ratified international agreements on human rights, including the International Covenant on Civil and Political Rights and the United Nations Convention Against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, which oblige the authorities to ensure basic fair trials prohibiting them from using military courts to try civilians when the regular courts are functioning;

 

Letters of concern were sent on 2 February and 12 February 2015.

PARAGUAY

Pregnant girls

 

 

In its Resolution, adopted on 11 June 2015, the European Parliament:

- Reaffirms its condemnation of all forms of abuse and violence against women and girls, especially the use of sexual violence as a weapon of war, and domestic violence; calls on Paraguay to ensure that women and girls have access to safe and legal abortion, at a minimum, when their health and life are in danger, where there is severe foetal impairment and in cases of rape and incest;

- Expresses its strong concern about the high number of child pregnancies in Paraguay; urges the Paraguayan authorities to meet their international obligations and to protect human rights by ensuring that all girls have access to all possible information and medical services for the management of high-risk pregnancies resulting from rape;

- Urges the Paraguayan authorities to conduct an independent and impartial investigation into the aforementioned rape and to bring the perpetrator to justice; calls on the Paraguayan authorities to release the girl’s mother immediately; welcomes the proposal by members of the Paraguayan congress to raise the maximum prison sentence for the rape of a minor from 10 years to 30 years;

RUSSIA

Aleksei Navalny

(and his brother Oleg Navalny)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Boris Nemtsov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anna Politkovskaya, Alexander Litvinenko,

Stanislav Markelov,

Anastasia Baburova,

Natalya Estemirova and

Sergei Magnitsky

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eston Kohver, Oleg Sentsov and Olexandr Kolchenko

 

Aleksei Navalny is an opposition leader who were sentenced to 10-day jail terms. Moreover, Aleksei Navalny has been placed under house arrest for two months and on 5 March 2014 was fitted with an electronic bracelet to monitor his activities.

Alexei Navalny has consistently exposed massive corruption within the highest levels of the Russian state apparatus; whereas his first court verdict imposing a five-year sentence on him in July 2013 was seen as political. He was placed under house arrest for two months in February 2014, and was fitted with an electronic bracelet to monitor his activities in March 2014.

 

Alexei Navalny won 27 % of the vote in the September 2013 Moscow mayoral elections, thus confirming himself as one of the most prominent faces of the Russian opposition to the Kremlin.

 

Alexei Navalny’s second court verdict had been due on 15 January 2015, but inexplicably the court brought the date forward to 30 December 2014, when most Russians were focused on the New Year holiday; whereas the same technique of bringing the date forward was used with Mikhail Khodorkovsky.

 

Boris Nemtsov, the former Deputy Prime Minister of the Russian Federation, the former Governor of Nizhny Novgorod, a preeminent reformist of the post-Soviet Russian society and economy and one of the leaders of Russia’s liberal and democratic opposition, was murdered near the Kremlin two days before a demonstration scheduled for 1 March 2015, which he was organising, against the effects of the economic crisis and the conflict in Ukraine

 

Boris Nemtsov, a prominent opposition leader, a founder and leader of the political movement Solidarnost and a leading critic of President Vladimir Putin and of the war in Ukraine who committed his life to a more democratic, prosperous, open Russia and to strong partnerships between Russia and its neighbours and partners.

 

In the weeks before his assassination Boris Nemtsov was investigating Russia’s participation in the Donbas conflict and had the intention of publishing a report on the issue; whereas five men have been arrested over the killing of Boris Nemtsov.

 

 

 

 

Journalist Anna Politkovskaya, Alexander Litvinenko, who was allegedly murdered in the United Kingdom, lawyer Stanislav Markelov, journalist Anastasia Baburova, human rights defender Natalya Estemirova, lawyer Sergei Magnitsky, are also unresolved politically motivated murders and suspicious deaths perpetrated in Russia since 1998.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estonian police officer Eston Kohver was abducted in September 2014 from Estonian territory by the FSB and subsequently illegally detained in Russia, an action which constitutes a clear and serious violation of international law.

 

The Ukrainian film-maker Oleg Sentsov and the civic activist Olexandr Kolchenko, who opposed the illegal annexation of the Crimean Peninsula by Russia, were arrested in May 2014 in relation to alleged activities conducted in Crimea. They were treated as Russian citizens despite holding Ukrainian citizenship.

 

In the case of both Oleg Sentsov and Olexandr Kolchenko there have been allegations of torture and severe mistreatment leading to the illegal extraction of depositions which have subsequently been given legal value.

 

Oleg Sentsov and Olexandr Kolchenko were tried in a military court for crimes over which civilian courts have full jurisdiction. The trial was marred by numerous and grave procedural violations.

 

In its Resolution, adopted on 15 January 2015, the European Parliament:

- Expresses its deepest concern at the fact that, in Russia, the law is being used as a political instrument; underlines that the conviction of the prominent lawyer, anti-corruption campaigner and social activist Alexei Navalny, imposing a 3.5-year suspended sentence on him and a 3.5-year prison sentence on his brother, Oleg Navalny, was based on unsubstantiated charges; strongly deplores that the prosecution seems to be politically motivated;

- Notes with concern that, even though Alexei Navalny is being kept out of prison, his brother Oleg Navalny is currently imprisoned, and that this is giving rise to concern with regard to the possible political use of a family member to intimidate and silence one of Russia’s opposition leaders, Alexei Navalny; recalls that Alexei’s brother, Oleg, the father of two small children and a former executive of the state-owned postal service, has never played a role in the Russian opposition movement;

- Urges the Russian judicial and law-enforcement authorities to carry out their duties in an impartial and independent manner, free of political interference and to ensure that the judicial proceedings in the Navalny cases, and all the other investigations and trials against opposition activists, meet the internationally accepted standards; stresses the importance of ensuring that judicial decisions are free from political interference, independent, and are taken in full compliance with the rule of law;

- Fully backs the campaign against corruption in Russia initiated by Alexei Navalny, and supports the efforts of Russian people to find a settlement ensuring democracy, political pluralism, unity and respect for human rights;

 

In its Resolution, adopted on 12 March 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the killing of Boris Nemtsov in the most significant political assassination in recent Russian history, in which he was shot dead near the Kremlin, in an area with video cameras, police and security services;

- Pays tribute to Boris Nemtsov, a prominent opposition leader, a founder and leader of the political movement Solidarnost and a leading critic of President Vladimir Putin and of the war in Ukraine who committed his life to a more democratic, prosperous, open Russia and to strong partnerships between Russia and its neighbours and partners; extends its deepest condolences to Boris Nemtsov’s family and friends, members of the opposition and the Russian people; condemns the Russian leadership’s decision to prevent some EU diplomats and national delegations from attending his funeral, thereby impeding the EU’s attempt to pay tribute to brave Russian citizens standing for universal values;

- Points out that his killing is one of a growing number of unresolved politically motivated murders and suspicious deaths perpetrated in Russia since 1998, which include those of investigative journalist Anna Politkovskaya, Alexander Litvinenko, who was allegedly murdered in the United Kingdom, lawyer Stanislav Markelov, journalist Anastasia Baburova, human rights defender Natalya Estemirova, lawyer Sergei Magnitsky, and now politician Boris Nemtsov;

- Calls on the authorities of the Russian Federation to stop the shameful propaganda and information war against its neighbours, the Western world and its own people, which is turning Russia into a state characterised by repression, hate speech and fear, where nationalist euphoria is built on the annexation of Crimea and an escalating war in Ukraine, where the rights of the Crimean Tatars are violated and where the Kremlin, in breach of international law, is cultivating and provoking hatred and fighting; condemns the new propaganda war being waged against democratic and fundamental values, which are presented as being alien to Russian society; recalls that both the European Union and the Russian Federation have committed, in numerous international declarations and treaties, to protecting universal democratic values and fundamental rights; stresses the importance of having political opposition forces, in order to ensure a constant debate and exchange of views and ideas in politics and in law-making processes in Russia;

- Calls on the Russian authorities to stop all pressure, repressive acts and intimidation – both political and judicial – against opposition leaders, civil society representatives and independent media, allowing them to act freely in line with the basic principles of the Russian constitution;

- Deeply deplores the Russian authorities’ failure to respond to the criticism both inside the Russian Federation and on the international scene of the Law on Foreign Agents, and their adoption instead of amendments which restrict even further the possibilities for non-commercial organisations to act and are discriminatory by their nature; strongly calls on Russia to review the relevant legislation with a view to meeting its international obligations in the area of human rights and democratic freedoms;

- Calls on the Russian authorities to immediately release all recognised political prisoners;

- Calls on the Russian authorities, as a matter of urgency, to release Nadiya Savchenko and to respect her immunity as a member of the Verkhovna Rada of Ukraine and of the PACE, who was abducted in the territory of Ukraine and is being illegally detained in a Russian jail; underlines the fact that Russia bears responsibility for her very fragile state of health; expresses its deep concern about her health condition and urges the Russian judicial authorities to apply humanitarian law;

- Calls on the Russian authorities to immediately return the wreckage of the Tu-154 Polish Government aeroplane and all of its black boxes to Poland; underlines the fact that the level of dependence of the Russian judiciary on the authorities undermines any impartial and honest investigation;

 

In its Resolution, adopted on 10 September 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the judgment handed down by the Pskov regional court as well as the entire trial of Estonian police officer Eston Kohver, who was sentenced to 15 years’ imprisonment after his abduction in 2014 from the territory of Estonia, which is part of the EU; considers the case to be in breach of international law and of elementary standards of justice;

- Urges the Russian Federation to act in accordance with its international obligations, to release Eston Kohver immediately and to guarantee his safe return to Estonia;

- Expresses its deeply held belief that from the very beginning Eston Kohver was not afforded the right to a fair trial, given that there was no public hearing of the case, that the Estonian consul was not allowed to be present at the hearings, that Eston Kohver was deprived of adequate legal aid, that – moreover – he was refused visits from his wife and family, and that he has been ordered to undergo unfounded psychiatric examination, the details of which remain unknown;

- Strongly condemns the illegal sentencing and imprisonment of Oleg Sentsov and Olexandr Kolchenko; calls on the Russian Federation to release them immediately and guarantee their safe return to Ukraine; demands that the Russian authorities immediately investigate, in an impartial and effective manner, the allegations of torture made by defendants and witnesses in the case, which were rejected by the prosecutor during the trial; calls for this investigation also to be opened to international observers;

- Calls for the release of all illegally detained Ukrainian citizens, including Nadiya Savchenko, this being in line with the agreed Package of Measures for the Implementation of the Minsk Agreements and the commitment to release all hostages and all those detained in connection with the conflict in Ukraine;

- Deplores the fact that in the Russian Federation law and justice are being used as political instruments in breach of international law and standards, thus allowing the sentencing of the Ukrainian film-maker Oleg Sentsov and of Olexandr Kolchenko to 20 years’ and 10 years’ imprisonment respectively for expressing their views reflecting an active pro-Ukrainian position against the illegal annexation of Crimea by the Russian Federation; points out, in any case, that they should not have been tried in a military court and that all testimony gained through torture and other illegal methods should be excluded;

RUSSIA/ UKRAINE

Nadiya Savchenko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oleg Sentsov and Khaizer Dzhemilev

 

Ms Savchenko, born in 1981, has a distinguished military career behind her, having been the only female soldier in the Ukrainian peacekeeping troops in Iraq and the first female to enrol at Ukraine’s Air Force Academy, and volunteered to take part in the fighting in eastern Ukraine as part of the Aidar Battalion, where she was then captured

The pro-Russian militants of the so-called ‘People’s Republic of Luhansk’ in the territory of eastern Ukraine illegally kidnapped Lieutenant Nadiya Savchenko, military pilot and former officer of the Ukrainian armed forces, on the territory of Ukraine on 18 June 2014, detained her, and then illegally transferred her to the Russian Federation.

Ukrainian film director Oleg Sentsov and Khaizer Dzhemilev, Ukrainian citizens illegally detained in Russia.

 

In its Resolution, adopted on 30 April 2015, the European Parliament:

- Calls for the immediate and unconditional release of Nadiya Savchenko; condemns the Russian Federation for the illegal kidnapping, the detention in prison for nearly one year and the investigation of Nadiya Savchenko; demands that the Russian authorities respect their international commitment in the framework of the Minsk Agreements and in particular the agreed ‘Complex of measures for the implementation of the Minsk Agreements’; considers that Russia has no legal basis or jurisdiction to take any action against Nadiya Savchenko, such as detention, investigation or bringing charges against her;

- Is of the opinion that Nadiya Savchenko’s detention as a prisoner of war in a prison in Russia is a violation of the Geneva Convention; underlines that those responsible for her illegal detention in Russia may face international sanctions or legal proceedings for their actions;

- Reminds the Russian authorities that Ms Savchenko remains in an extremely fragile state of health and that they are directly responsible for her safety and well-being; calls on the Russian authorities to allow impartial international doctors access to Ms Savchenko, while ensuring that any medical or psychological examinations are done only with Ms Savchenko’s consent and taking into consideration the consequences of her being on hunger strike for a very long period; calls on Russia to allow international humanitarian organisations to have permanent access to her;

- Calls for the immediate release of all other Ukrainian citizens, including Ukrainian film director Oleg Sentsov and Khaizer Dzhemilev, illegally detained in Russia;

SAUDI ARABIA

Raif Badawi, and his lawyer Waleed Abu al-Khair

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ali Mohammed al-Nimr

 

Raif Badawi, a blogger and human rights activist, was charged with apostasy and sentenced by the Criminal Court of Jeddah in May 2014 to 10 years in prison, 1 000 lashes and a fine of SAR 1 million (EUR 228 000) after creating the website ‘Free Saudi Liberals Network’ for social, political and religious debate which was deemed to be an insult to Islam; whereas the sentence also bans Mr Badawi from using any media outlets and from travelling abroad for 10 years after his release from prison.

On 9 January 2015, Mr Badawi received his first set of 50 lashes in front of the al-Jafali mosque in Jeddah, resulting in wounds so profound that when he was taken to a prison clinic for a medical check-up, it was found by the doctors that he would not be able to withstand another round of lashes.

Judicial verdicts imposing corporal punishment, including flogging, are strictly prohibited under international human rights law, including the UN Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, which Saudi Arabia has ratified.

On 6 July 2014, Raif Badawi’s lawyer, prominent human rights defender Waleed Abu al-Khair, was sentenced by the Specialised Criminal Court to 15 years in prison, to be followed by a 15-year travel ban, after setting up the human rights organisation ‘Monitor of Human Rights in Saudi Arabia’.

Ali Mohammed al-Nimr, who is 21 years old and is a nephew of a prominent dissident, was sentenced in May 2015 to capital punishment, reportedly by beheading followed by crucifixion, by Saudi Arabia’s Supreme Court on criminal charges including sedition, rioting, protesting robbery and belonging to a terror cell whereas Ali al-Nimr was under the age of 18 – and thus still a juvenile – at the time he was arrested while demonstrating for democracy and equal rights in Saudi Arabia. He was sentenced to death on account of the protests in the mostly Shia Eastern Province of Saudi Arabia. It is alleged by reliable sources that Ali al-Nimr was tortured and forced to sign his confession. He has been denied any guarantees of a safe trial and due legal process in compliance with international law;

 

In its Resolution, adopted on 12 February 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the flogging of Raif Badawi as a cruel and shocking act by the Saudi Arabian authorities; calls on the Saudi authorities to put a stop to any further flogging of Raif Badawi and to release him immediately and unconditionally, as he is considered a prisoner of conscience, detained and sentenced solely for exercising his right to freedom of expression; calls on the Saudi authorities to ensure that his conviction and sentence, including his travel ban, are quashed;

- Calls on the Saudi authorities to ensure that Raif Badawi be protected from torture and other ill-treatment, and be given any medical attention he may require, as well as immediate and regular access to his family and lawyers of his choice;

- Calls on the Saudi authorities to release unconditionally Raif Badawi’s lawyer, and all human rights defenders and other prisoners of conscience detained and sentenced for merely exercising their right to freedom of expression;

- Condemns firmly all forms of corporal punishment as unacceptable and degrading treatment contrary to human dignity and voices concern about states’ use of flogging, strongly calling for its strict abolition; calls on the Saudi authorities to respect the prohibition of torture, as is most notably enshrined in the UN Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, which Saudi Arabia has signed and ratified; calls on Saudi Arabia to sign the International Covenant on Civil and Political Rights;

- Urges the Saudi authorities to abolish the Specialised Criminal Court, set up in 2008 to try terrorism cases but increasingly used to prosecute peaceful dissidents on apparently politically motivated charges and in proceedings that violate the fundamental right to a fair trial;

- Calls on the Saudi authorities to allow independent press and media and ensure freedom of expression, association and peaceful assembly for all inhabitants of Saudi Arabia; condemns the repression of activists and protesters when they demonstrate peacefully; stresses that the peaceful advocacy of basic legal rights or making critical remarks using social media are expressions of an indispensable right;

 

In its Resolution, adopted on 8 October 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the sentencing of Ali Mohammed al-Nimr to the death penalty; reiterates its condemnation of the use of the death penalty and strongly supports the introduction of a moratorium on the death penalty, as a step towards abolition;

- Calls on the Saudi Arabian authorities, and in particular His Majesty the King of Saudi Arabia, Salman bin Abdulaziz Al Saud, to halt the execution of Ali Mohammed al-Nimr and to grant a pardon or commute his sentence; calls on the European External Action Service and the Member states to use all their diplomatic tools and efforts to immediately stop this execution;

- Urges the Saudi authorities to abolish the Specialised Criminal Court, set up in 2008 to try terrorism cases but increasingly used to prosecute peaceful dissidents on apparently politically motivated charges and in proceedings that violate the fundamental right to a fair trial;

- Calls on the Government of Saudi Arabia to ensure a prompt and impartial investigation into the alleged acts of torture and to ensure that Ali Mohammed al-Nimr is given any medical attention he may require and regular access to his family and lawyers;

 

Regarding the situation of Raif Badawi, letters of concern were sent on 2 February and 20 November 2015.

SOUTH SUDAN

89 children (possibly, hundreds more)

 

 

In its Resolution, adopted on 12 March 2015, the European Parliament:

- Is deeply concerned by the worsening security and humanitarian situation in South Sudan which could destabilise the whole East Africa region; calls urgently on all sides to stop the violence, cease human rights violations, form a transitional government of national unity, and allow for full access to humanitarian assistance; calls on the parties to end attacks on educational and public buildings and stop using schools for military purposes, including for the recruitment of child soldiers; recalls, in this connection, its support for the Guidelines for Protecting Schools and Universities from Military Use during Armed Conflict;

- Expresses deep disappointment that after more than a year of negotiations under the auspices of IGAD, no significant progress has been made; urges all parties to the conflict to reach a power-sharing agreement and fully supports the ongoing negotiation process, calling for an unconditional, complete and immediate ceasefire and end to all hostilities and to the immediate cessation of the recruitment and mobilisation of civilians; calls for efforts to find a way of achieving lasting peace and stability; urges the government and the rebel sides to engage in unconditional and all-inclusive political talks in good faith with a view to the successful conclusion of the negotiations; urges the continuation of efforts by the AU and IGAD to promote inclusive dialogue and mediation;

- Calls for the immediate release and safe return of all children recruited by armed forces since the beginning of the conflict in December 2013; reminds urgently all parties involved in the conflict that the recruitment and use of children in armed forces and groups is a grave violation of international law;

- Recalls the commitment made in 2009, and renewed in 2012, by the South Sudanese authorities to end the recruitment and use of children in conflict, to release all children associated with government security forces, to provide services for the reunification and reintegration of their families, and to investigate grave violations against children; deplores the fact that this commitment has not been fully respected; calls on the parties to fully implement the guidelines set out in the action plan;

- Calls on the Government of South Sudan to conduct prompt, thorough, impartial and independent investigations into human rights abuses with a view to prosecuting and holding accountable individuals suspected of crimes under international law and serious violations of human rights, including the abduction and recruitment of children in armed conflict and sexual violence against women and children;

- Calls on the Government of South Sudan to urgently finalise legislative amendments which criminalise the recruitment and use of children, to use this legislation to prosecute offenders and to finalise the implementation of international agreements, including the 2002 Optional Protocol to the Convention on the Rights of the Child and to accede to the Rome Statute of the International Criminal Court;

- Calls on the Government of South Sudan to reject legislation that would restrict the sectors in which NGOs and associations can carry out their work, which would severely inhibit the development of society and humanitarian relief efforts;

- Calls on the Government of South Sudan to fulfil its responsibility to provide for its people and encourage international donors to increase support for the aid effort and, given the scale and urgency of the needs, calls on the international community to convene a new international donor conference for South Sudan when all conditions for peace have been met and a mechanism of proper distribution of revenues is established;

SUDAN

Two pastors: Pastor Michael Yat and Pastor Peter Yen Reith

 

Pastor Michael Yat of the South Sudan Presbyterian Evangelical Church was taken into custody by the Sudanese National Intelligence Service (NISS) after preaching at the Khartoum North Church, a branch of the Sudan Presbyterian Evangelical Church, during a visit to Sudan on 21 December 2014. He was arrested immediately after a sermon in which he reportedly condemned the controversial sale of church land and property and the treatment of Christians in Sudan.

Pastor Peter Yen Reith was arrested on 11 January 2015 after delivering a letter to the Sudanese Religious Affairs Office asking after Pastor Michael and wanting to know more about his arrest;

Both men were held incommunicado until 1 March 2015, and on 4 May 2015 both were charged with multiple offences under the Sudanese Penal Code of 1991, including; joint criminal acts (Article 21), undermining the constitutional system (Article 51), waging war against the state (Article 50), espionage (Article 53), unlawfully obtaining or disclosing official documents (Article 55), agitating hatred (Article 64), disturbing the peace (Article 69) and blasphemy (Article 125).

 

In its Resolution, adopted on 9 July 2015, the European Parliament:

- Calls on the Sudanese authorities to drop all charges against Pastor Michael Yat and Pastor Peter Yen Reith and calls for their immediate and unconditional release; meanwhile calls on the Government of Sudan to ensure that pending their release the two pastors are not subjected to torture or other ill-treatment and that their physical and mental integrity is duly respected;

- Reminds the Sudanese authorities of their obligations at national and international level to protect freedom of religion and belief; reaffirms that freedom of religion, conscience and belief is a universal human right that needs to be protected everywhere and for everyone; strongly condemns all forms of violence and intimidation that impair the right to have or not to have, or to adopt, a religion of one’s choice, including the use of threats, physical force or penal sanctions to compel believers or non-believers to renounce their religion or to convert;

- Calls on the Government of Sudan to repeal all legislation that discriminates on the grounds of religion and to protect the identity of minority groups, including those of all faiths;

- Condemns the harassment of Christians and interference in church affairs; urges the Government of Sudan to desist from such activity; calls on Sudan to repeal the apostasy laws and to stop closing churches and other religious sites;

- Calls on the Government of Sudan to reform the country’s legal system, in accordance with international human rights standards, in order to protect fundamental human rights and freedoms and ensure the protection of every individual’s human rights, particularly with regard to discrimination against women, religious minorities and disadvantaged groups;

SWAZILAND

Thulani Maseko and Bheki Makhubu

 

Thulani Maseko, a lawyer working for the Trade Union Congress of Swaziland, was arrested on 17 March 2014 after writing an article criticising the lack of independence of the judicial system in Swaziland. On 19 March 2015, following the publication of a prison letter denouncing his conditions of detention, he was brought before a disciplinary committee in prison without the presence of a lawyer and was then forcefully moved to solitary confinement; whereas, although he has challenged this decision, no date has yet been announced for his High Court hearing.

Bheki Makhubu, a columnist and editor-in-chief of The Nation, considered to be the country’s sole independent newspaper, was arrested on charges of ‘scandalising the judiciary’ and ‘contempt of court’ following the publication of the article criticising the judicial system.

On 17 July 2014, Thulani Maseko and Bheki Makhubu were convicted for contempt of court by the High Court of Swaziland and sentenced to two years’ imprisonment, a ruling which seems disproportionate compared with the usual sentence – 30 days’ imprisonment with the option of paying a fine – imposed in similar cases; whereas the judge presiding the trial, Mpendulo Simelane, had been named in one of the articles published by Mr Maseko’s newspaper, and whereas this represents a clear conflict of interest and an impediment to a fair trial.

 

In its Resolution, adopted on 21 May 2015, the European Parliament:

- Calls for the immediate and unconditional release of Mr Maseko and Mr Makhubu, given that their imprisonment relates directly to the legitimate exercise of their right to freedom of expression and opinion; calls also for the immediate and unconditional release of all prisoners of conscience and political prisoners, including Mario Masuku, President of the People’s United Democratic Movement, and Maxwell Dlamini, Secretary-General of the Swaziland Youth Congress; condemns the harsh conditions of detention of both prisoners and calls on the authorities of Swaziland to guarantee their physical and psychological integrity in all circumstances;

- Notes that the sentence handed down to Mr Maseko and Mr Makhubu is much more severe than other sentences in similar cases, and considers this to be a clear attempt to silence the activists and serve as a deterrent to others, as stated by the responsible judge; demands that the Government of Swaziland bring an immediate end to the authorities’ intimidation of journalists, lawyers, independent-minded judges, trade union officials and parliamentarians, who have been threatened with violence, arrest, prosecution or other forms of pressure as a consequence of their advocacy of human rights, respect for the rule of law or political reforms;

- Calls on the Government of Swaziland to engage in genuine dialogue with unions about legislative reforms that will ensure respect for workers’ rights, in line with international obligations;

- Calls on the Swaziland authorities to take concrete measures to respect and promote freedom of expression, guarantee democracy and plurality, and establish a legislative framework allowing the registration, operation and full participation of political parties, in line with international and regional human rights obligations and the Constitution of Swaziland, notably Article 24 thereof;

SYRIA/ IRAQ

Kidnapping of Bishops Yohanna Ibrahim and Paul Yazigi

 

The Bishops Yohanna Ibrahim and Paul Yazigi were kidnapped by armed rebels in Aleppo Province, Syria, on 22 April 2013. The case remains unresolved.

 

In its Resolution, adopted on 12 March 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns ISIS/Daesh and its egregious human rights abuses that amount to crimes against humanity and war crimes according to the Rome Statute of the International Criminal Court (ICC), and which could be called genocide; is extremely concerned at this terrorist group’s deliberate targeting of Christians, Yezidis, Turkmen, Shi’ites, Shabak, Sabeans, Kaka’e and Sunnis who do not agree with their interpretation of Islam, as part of its attempts to exterminate any religious minorities from the areas under its control; underlines that there must be no impunity for the perpetrators of these acts and that those responsible should be referred to the ICC; recalls, in this context, the unresolved kidnapping of Bishops Yohanna Ibrahim and Paul Yazigi by armed rebels in Aleppo Province, Syria, on 22 April 2013.

A letter of concern was sent on 16 October 2015.

SYRIA

Mazen Darwish

 

Mazen Darwish, a Syrian journalist and activist and president of the Syrian Centre for Media and Freedom of Expression, has been imprisoned since 2012, as have Hani Al-Zaitani and Hussain Ghrer, for their work defending freedom of expression; whereas Mazen Darwish was reportedly subjected to severe torture and ill-treatment and on 6 May 2015 was taken to an unknown location; whereas Mazen Darwish has been awarded the 2015 UNESCO Press Freedom Prize, as well as other important international awards, such as the Preis der Lutherstädte – ‘Das unerschrockene Wort’ 2015, the Bruno-Kreisky-Preis für Verdienste um die Menschenrechte 2013, and the PEN-Pinter Prize 2014; whereas the continued imprisonment of Mazen Darwish, Hani Al-Zaitani and Hussain Ghrer is further evidence of the repressive nature of Bashar al-Assad’s regime in Syria

 

 

 

In its Resolution, adopted on 11 June 2015, the European Parliament:

- Calls on the Syrian authorities to immediately and unconditionally release and drop all charges against Mazen Darwish and all those detained, convicted and/or sentenced for peacefully exercising their right to freedom of expression and association, as well as all human rights defenders and political rights activists arbitrarily deprived of their liberty on the basis of their human rights activities.

- Urges the Syrian authorities to disclose the fate and the whereabouts of the three men immediately, and to ensure that they are protected from torture and ill-treatment, allowed immediate contact with their families and lawyers, and provided with any medical attention they may require.

THAILAND

Rohingya refugees

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Journalists Chutima ‘Oi’ Sidasathian and Alan Morison

 

 

 

 

In its Resolution, adopted on 21 May 2015, the European Parliament:

- Expresses its deepest concern over the plight of Rohingya refugees and the humanitarian crisis taking place at the moment on the high seas and in the territorial waters between Myanmar, Bangladesh, Thailand and Indonesia, and is shocked by the findings following the recent exhumation of dozens of bodies from mass gravesites near human trafficking camps in southern Thailand; extends its condolences to the families of the victims;

- Calls on the Thai authorities to hold immediate, full and credible criminal investigations into the mass graves of Rohingya Muslims and, if necessary with UN assistance, to ensure that those responsible are brought to justice;

 

In its Resolution, adopted on 8 October 2015, the European Parliament:

- Welcomes the acquittal on 1 September 2015 by the Phuket Provincial Court of the journalists Chutima ‘Oi’ Sidasathian and Alan Morison;

 

TURKEY

Journalists and media executives, including Ekrem Dumanlı and

Hidayet Karaca

 

 

 

 

 

Frederike Geerdink and

Mehmet Ülger

 

Ekrem Dumanlı, editor-in-chief of the Zaman newspaper, and Hidayet Karaca, general manager of the Samanyolu broadcasting group were arrested by the Turkish police along with other journalists and media executives on 14 December 2014.

On 6 January 2015 the Dutch correspondent Frederike Geerdink and Mehmet Ülger both Dutch journalists were arrested, interrogated at a police station and released later on.

 

In its Resolution, adopted on 15 January 2015, the European Parliament:

- Condemns the recent police raids and the detention of a number of journalists and media representatives in Turkey on 14 December 2014; stresses that these actions call into question respect for the rule of law and freedom of the media, which is a core principle of democracy;

- Recalls that a free and pluralistic press is an essential component of any democracy, as are due process, presumption of innocence and judicial independence; stresses, therefore, the need, as regards this latest round of arrests, in all cases (i) to provide ample and transparent information on the allegations against the defendants, (ii) to grant the defendants full access to the incriminating evidence and full defence rights, and (iii) to ensure the proper handling of the cases to establish the veracity of the accusations without delay and beyond reasonable doubt; reminds the Turkish authorities that the utmost care must be taken when dealing with the media and journalists, as freedom of expression and freedom of the media remain central to the functioning of a democratic and open society;

 

VENEZUELA

Mayor Antonio Ledezma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kluivert Roa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leopoldo López

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Daniel Ceballos

 

On 19 February 2015 Antonio Ledezma, twice democratically elected Mayor of the Metropolitan District of Caracas and one of the opposition leaders, was arbitrarily detained by heavily armed officers of the Bolivarian Intelligence Service (Sebin), who failed to produce an arrest warrant or any evidence of his having committed an offence; whereas following his detention Antonio Ledezma was charged with conspiracy and association to commit crimes – offences punishable by severe prison sentences in Venezuela – and imprisoned at the Ramo Verde military prison

On 24 February 2015 the 14-year-old student Kluivert Roa was shot dead during a demonstration about the scarcity of food and medicine in San Cristóbal, in Táchira State, becoming the first victim since the authorisation of the use of firearms to quell protests.

Leopoldo López is the opposition leader who was arbitrarily detained on 18 February 2014 on charges of conspiracy, instigating violent demonstrations, arson and damage to property. Since his detention he has suffered physical and psychological torture and undergone solitary confinement.

Daniel Ceballos and Vicencio Scarano are opposition mayors, and Salvatore Lucchese is a police officer. They have been arrested for failing to end protests and civil rebellion in their cities, and have been sentenced to several years in prison. In addition, Juan Carlos Caldera, Ismael García and Richard Mardo who are opposition congressmen are facing investigations and trial proceedings aimed at their suspension and disqualification from Congress.

 

In its Resolution, adopted on 12 March 2015, the European Parliament:

- Recalls its deep concern about the deteriorating situation in Venezuela and condemns the use of violence against protesters; calls on the Venezuelan authorities to immediately release Antonio Ledezma, Leopoldo López, Daniel Ceballos and all peaceful protesters, students and opposition leaders arbitrarily detained for exercising their right to freedom of expression and their fundamental rights, in line with the demands made by several UN bodies and international organisations; calls on the Venezuelan authorities to withdraw the unfounded accusations against them;

- Calls on the Venezuelan authorities to ensure that Antonio Ledezma, Leopoldo López, Daniel Ceballos and all other political prisoners are given any medical attention they may require, as well as immediate, private and regular access to their families and to lawyers of their choice; is deeply concerned about the deterioration in the condition of prisoners;

- Calls on the Venezuelan Government to cease the political persecution and repression of the democratic opposition and the violations of freedom of expression and of demonstration, and urges an end to media censorship; reminds the authorities that opposition voices are imperative for a democratic society;

- Condemns the shooting of Kluivert Roa and six other students, and expresses its condolences to their families; calls on the government to revoke the recently published resolution 8610, which allows security forces to use potentially lethal force, with a firearm or another potentially lethal weapon, to subdue civilian protests, overriding Article 68 of the Venezuelan Constitution;

- Calls on the Venezuelan Government to comply with its own constitution and international obligations in respect of the independence of the judiciary, the right to freedom of expression, association and peaceful assembly, and political pluralism, which are cornerstones of democracy; calls on the Venezuelan Government to create an environment in which human rights defenders and independent non-governmental organisations can carry out their legitimate work in promoting human rights and democracy; stresses that, as a non-permanent member of the UN Security Council, the Venezuelan Government has a particular responsibility to comply with the rule of law and with international law;

- Calls on the Venezuelan Government to ensure that accusations are investigated swiftly and impartially, with no margin of impunity and with full respect for the principle of presumption of innocence and for due legal process; recalls that respect for the principle of separation of powers is fundamental in a democracy and that the justice system cannot be used as a political weapon; calls on the Venezuelan authorities to ensure the security of all citizens in the country, regardless of their political views and affiliations;

ZIMBABWE

Itai Dzamara, his wife Sheffra Dzamara, and his lawyer Kennedy Masiye

 

On 9 March 2015 Itai Dzamara, a prominent Zimbabwean human rights activist, leader of the Occupy Africa Unity Square movement and dissident of President Mugabe, was reportedly abducted by five unidentified armed men in the suburbs of Harare. His whereabouts remain unknown and there is serious concern for his safety and the protection of his rights.

In the months prior to his abduction, Mr Dzamara had led a number of peaceful protests against the deteriorating political and economic situation in Zimbabwe. Two days before, Mr Dzamara addressed a political rally organised by the opposition party Movement for Democratic Change – Tsvangirai (MDC-T), calling for mass protests against the worsening repression and economic situation in the country, petitioning President Mugabe to resign and calling for reforms to the electoral system.

Until now the government has remained silent on Mr Dzamara’s disappearance, which has raised suspicion among the public that the state might be responsible; whereas the ruling party ZANU-PF is denying his forced disappearance and denounces it as an act staged by opposition parties.

A High Court judgment of 13 March 2015 ordered the Zimbabwean authorities to mount a search for Mr Dzamara and report progress to the court every two weeks until his whereabouts are determined; whereas this High Court order has been ignored by the authorities responsible for acting upon it, and the state authorities have yet to comply with this ruling.

Mr Dzamara had been assaulted on several occasions by supporters of the ruling party ZANU-PF and uniformed police officers. In November 2014 about 20 uniformed police handcuffed and beat Mr Dzamara to unconsciousness, also assaulting his lawyer, Kennedy Masiye.

 

In its Resolution, adopted on 21 May 2015, the European Parliament:

- Strongly condemns the forced disappearance of human rights defender Itai Dzamara and calls for his immediate and unconditional release;

- Urges the Government of Zimbabwe to take all necessary measures to find Mr Dzamara and bring all those responsible to justice; calls on the government to fully comply with the High Court order directing them to search for Mr Dzamara;

- Calls on the Zimbabwean authorities to ensure the safety and security of his wife and family, and his colleagues and supporters;

- Urges the Zimbabwean authorities to investigate allegations of excessive use of force and other human rights abuses by police and state officials, and to hold them to account;

- Recalls the overall responsibility of the Zimbabwean Government for ensuring the safety of all its citizens; calls upon the authorities of Zimbabwe to implement the provisions of the Universal Declaration of Human Rights, the African Charter on Human and Peoples’ Rights and regional human rights instruments ratified by Zimbabwe;

- Urges the Zimbabwean Government and President Mugabe to comply with their international obligations and the provisions of the international treaties that have been signed by Zimbabwe and that guarantee respect for the rule of law and the fulfilment of civil and political rights;


ANNEX II

LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2015 and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

Country

Date of adoption in plenary

Title

Africa

Algeria

30.04.2015

Imprisonment of human and workers' rights activists in Algeria

Angola

10.09.2015

Angola

Burundi

12.02.2015

Burundi, the case of Bob Rugurika

Burundi

17.12.2015

Situation in Burundi

Central African Republic

08.10.2015

Central African Republic

DRC

09.07.2015

The Democratic Republic of Congo (DRC), in particular the case of two detained human rights activists Yves Makwambala and Fred Bauma

Egypt

17.12.2015

Ibrahim Halawa potentially facing the death penalty

Nigeria

30.04.2015

Situation in Nigeria

Nigeria

08.10.2015

The mass displacement of children in Nigeria as a result of Boko Haram attacks

South Sudan

12.03.2015

South Sudan, including recent child abductions

Sudan

09.07.2015

Situation of two Christian pastors in Sudan

Swaziland

21.05.2015

The case of Thulani Maseko and Bheki Makhubu in Swaziland

Tanzania

12.03.2015

Tanzania, notably the issue of land grabbing

Zimbabwe

21.05.2015

The case of Itai Dzarana in Zimbabwe

Americas

Paraguay

11.06.2015

Paraguay: the legal aspects related to the child pregnancy

USA

11.02.2015

US Senate report on the use of torture by the CIA

Venezuela

12.03.2015

Situation in Venezuela

Asia

Afghanistan

26.11.2015

Afghanistan, in particular the killings in Zabul

Bangladesh

26.11.2015

Freedom of expression in Bangladesh

Cambodia

09.07.2015

Cambodia's draft laws on NGOs and trade unions

Cambodia

26.11.2015

Cambodia

China

16.12.2015

EU-China relations

Kyrgyzstan

15.01.2015

Kyrgyzstan: homosexual propaganda bill

Malaysia

17.12.2015

Malaysia

Maldives

17.12.2015

Situation in the Maldives

Nepal

11.06.2015

Situation in Nepal following the earthquakes

Pakistan

15.01.2015

Pakistan, in particular the situation following the Peshawar school attack

Thailand

21.05.2015

The plight of Rohingya refugees and the mass graves in Thailand

Thailand

08.10.2015

Situation in Thailand

Europe

Azerbaijan

10.09.2015

Azerbaijan

Belarus

10.09.2015

Situation in Belarus

Bosnia

09.07.2015

Srebrenica Commemoration

Cyprus

12.02.2015

Mass graves of missing persons in Ornithi village, in the occupied part of Cyprus

Russia

15.01.2015

Russia, in particular the case of Alexei Navalny

Russia

12.03.2015

Murder of the Russian opposition leader Boris Nemtsov and the state of democracy in Russia

Russia/Ukraine

30.04.2015

The case of Nadiya Savchenko

Russia

10.09.2015

Russia – in particular the case of Eston Kohver, Oleg Santsov, and Alexander Kolchenko

Turkey

15.01.2015

Freedom of expression in Turkey: Recent arrests of journalists, media executives and systematic pressure against media

Turkey

15.04.2015

Armenian genocide 100th anniversary

Middle East

Bahrain

09.07.2015

Bahrain, in particular the case of Nabeel Rajab

Saudi-Arabia

12.02.2015

Saudi Arabia, the case of Raif Badawi

Saudi-Arabia

08.10.2015

Saudi Arabia: The case of Ali Mohammed al-Nimr

Syria/Iraq

12.02.2015

Humanitarian crisis in Iraq and Syria, in particular in the IS context

Syria/Iraq

12.03.2015

Recent attacks and abductions by ISIS/Daesh in the Middle East, notably of Assyrians

Syria

30.04.2015

The situation of the Yarmouk refugee camp in Syria

Syria

11.06.2015

Syria, the situation in Palmyra and the case of Mazen Darwish

Yemen

09.07.2015

Situation in Yemen

Cross-cutting issues

28th Session of the UNHRC

12.03.2015

EU’s priorities for the UN Human Rights Council in 2015

Persecution of Christians

30.04.2015

Persecution of the Christians around the world, in relation to the killing of students in Kenya by terror group Al-Shabaab

European Endowment for Democracy

09.07.2015

Evaluation of activities of the European Endowment for Democracy (EED)

European Neighbourhood Policy

09.07.2015

Review of the European neighbourhood policy

Human rights and technology

08.09.2015

‘Human rights and technology: the impact of intrusion and surveillance systems on human rights in third countries’

Right to Water

08.09.2015

Follow up to the European citizens' initiative Right2Water

Migration

10.09.2015

Migration and refugees in Europe

Death penalty

08.10.2015

The death penalty

Gender equality

08.10.2015

Renewal of the EU Plan of action on Gender equality and Women's empowerment in development

Trade and torture

27.10.2015

Trade in certain goods which could be used for capital punishment, torture or other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment

Migration

02.12.2015

Special report of the European Ombudsman in own-initiative inquiry concerning Frontex

World Humanitarian Summit

16.12.2015

Preparing for the World Humanitarian Summit: Challenges and opportunities for humanitarian assistance

Arms export

17.12.2015

Arms export: implementation of the Common Position 2008/944/CFSP


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

14.11.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

5

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Francisco Assis, Petras Auštrevičius, Amjad Bashir, Bas Belder, Mario Borghezio, Klaus Buchner, Georgios Epitideios, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Michael Gahler, Sandra Kalniete, Tunne Kelam, Afzal Khan, Eduard Kukan, Arne Lietz, Barbara Lochbihler, Ramona Nicole Mănescu, Francisco José Millán Mon, Alojz Peterle, Tonino Picula, Kati Piri, Alyn Smith, Jaromír Štětina, Charles Tannock, Miguel Urbán Crespo, Ivo Vajgl, Elena Valenciano, Geoffrey Van Orden, Hilde Vautmans

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Laima Liucija Andrikienė, Andrzej Grzyb, Mike Hookem, Liisa Jaakonsaari, Javi López, Juan Fernando López Aguilar, Norica Nicolai, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Marietje Schaake, Helmut Scholz, Traian Ungureanu, Paavo Väyrynen, Marie-Christine Vergiat

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Edouard Ferrand, Karoline Graswander-Hainz, Heidi Hautala, Hans-Olaf Henkel, Peter Jahr, Karin Kadenbach, Maria Noichl, Lola Sánchez Caldentey, Antonio Tajani, Josef Weidenholzer, Bogdan Brunon Wenta, Patricija Šulin

Avviso legale