Procedura : 2016/2012(INI)
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Ciclo del documento : A8-0043/2017

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A8-0043/2017

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PV 13/03/2017 - 13
CRE 13/03/2017 - 13

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PV 14/03/2017 - 6.10
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P8_TA(2017)0074

RELAZIONE     
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17.2.2017
PE 592.221v03-00 A8-0043/2017

sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura

(2016/2012(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Agnieszka Kozłowska-Rajewicz

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i trasporti e il turismo
 PARERE della commissione giuridica
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura

(2016/2012(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 19, paragrafo 1, e l'articolo 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il protocollo (n. 1) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea,

–  visto il protocollo (n. 2) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità,

–  vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(1),

–  vista la relazione della Commissione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (COM(2015)0190),

–  viste le linee direttrici della Commissione, del 22 dicembre 2011, per l'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio nel settore delle assicurazioni, sulla base della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-236/09 (Test‑Achats)(2),

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 1° marzo 2011 nella causa C-236/09 (Test-Achats)(3),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) e l'articolo 3 della stessa, che definisce il "genere" come i "ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini",

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016) 356 final),

–  vista la valutazione dell'attuazione europea della direttiva 2004/113/CE sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi, realizzata nel gennaio 2017 dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo(4),

–  vista la relazione Equinet del novembre 2014 dal titolo "Equality Bodies and the Gender Goods and Services Directive" ("Organismi per la parità e direttiva sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi"),

–  vista la relazione del 2014 della rete europea di esperti giuridici nel settore della parità di genere dal titolo "Gender Equality Law in 33 European Countries: How are they transposed into national law?" ("Legislazione in materia di parità di genere in 33 paesi europei: recepimento nel diritto nazionale"),

–  vista la relazione del luglio 2009 della rete europea di esperti giuridici nel settore della parità di genere dal titolo "Sex Discrimination in the Access to and Supply of Goods and Services and the Transposition of Directive 2004/113/EC" ("Discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura e recepimento della direttiva 2004/113/CE"),

–  visti la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-13/94, che stabilisce che il diritto di non essere discriminati per motivi fondati sul sesso può includere le discriminazioni che hanno origine nel mutamento di sesso di una persona(5), il sondaggio del 2014 sulle persone LGBTI dell'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali e la sua relazione dal titolo "Professionally speaking: challenges to achieving equality for LGBT people" ("Sfide per il raggiungimento della parità per le persone LGBT in ambito professionale"), relativi al settore dei beni e dei servizi,

–  viste la proposta della Commissione per una direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426) e la posizione del Parlamento al riguardo,

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all'imprenditoria femminile europea(6),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione giuridica (A8‑0043/2017),

A.  considerando che la lotta alla discriminazione di genere, sia diretta sia indiretta, nel settore dei beni e dei servizi costituisce parte integrante del principio di parità tra uomini e donne, che rappresenta un valore fondamentale dell'Unione europea; che sia i trattati sia la Carta dei diritti fondamentali proibiscono qualsiasi discriminazione fondata sul sesso e prevedono che la parità fra uomini e donne sia garantita in tutti i campi e in tutti gli Stati membri dell'UE;

B.  considerando che la direttiva 2004/113/CE (in appresso "la direttiva") estende il principio della parità di trattamento tra uomini e donne oltre l'ambito dell'occupazione e del mercato del lavoro e nel settore dell'accesso a beni e servizi e della loro fornitura;

C.  considerando che la direttiva vieta la discriminazione diretta e indiretta fondata sul sesso per quanto riguarda l'accesso e la fornitura di beni e servizi a disposizione dei cittadini, sia nel settore pubblico sia in quello privato;

D.  considerando che la direttiva si applica a tutti i beni e i servizi forniti dietro retribuzione ai sensi dell'articolo 57 TFUE e conformemente alla giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE); che tale servizio non deve essere necessariamente pagato da coloro che ne fruiscono e può essere fornito sotto forma di pagamento indiretto, che non riguarda necessariamente il beneficiario del servizio;

E.  considerando che i settori dei mezzi di comunicazione e della pubblicità, i servizi legati all'istruzione e i servizi forniti nell'ambito della sfera privata sono esclusi dall'ambito di applicazione della direttiva; che gli Stati membri hanno la competenza legislativa di tutelare la parità di trattamento tra donne e uomini in altri settori e che in alcuni casi le legislazioni nazionali vanno al di là di quanto richiesto dalla direttiva, includendo la discriminazione tra uomini e donne nei mezzi di comunicazione, nella pubblicità e nell'istruzione;

F.  considerando che la direttiva è stata recepita nel diritto nazionale di tutti i ventotto Stati membri; che, in base alla relazione della Commissione, nel 2015 era ancora in atto un dialogo approfondito con sei Stati membri sull'adeguata attuazione della direttiva;

G.  considerando che, nella sentenza Test-Achats, la CGUE ha stabilito che l'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva ostacola il raggiungimento dell'obiettivo della parità di trattamento tra uomini e donne; che tale disposizione è stata considerata priva di effetto a decorrere dal 21 dicembre 2012 e che, di conseguenza, sono obbligatori in tutti gli Stati membri premi e prestazioni unisex;

H.  considerando che tra le principali problematiche riguardanti l'attuazione della direttiva figurano un'interpretazione eccessivamente restrittiva della nozione di beni e servizi, giustificazioni generiche e talvolta poco chiare di trattamenti non paritari in base all'articolo 4, paragrafo 5, e l'inadeguata tutela delle donne durante la gravidanza e la maternità;

I.  considerando che le disparità di genere si sono aggravate e che questa realtà non può essere scollegata dalle politiche di austerità, impoverimento, basse retribuzioni e precarizzazione e deregolamentazione del lavoro;

J.  considerando che le discriminazioni che colpiscono le donne nell'accesso a beni e servizi stanno aumentando al livello fondamentale della capacità di acquisizione e di scelta, come risultato delle differenziazioni nell'accesso a un'occupazione di qualità e a retribuzioni e pensioni dignitose;

K.  considerando che nel vietare la discriminazione è importante rispettare altri diritti e libertà fondamentali, tra cui la tutela della vita privata e delle transazioni effettuate in questo ambito, nonché la libertà di religione;

L.  considerando che la direttiva sulla parità di trattamento proposta nel 2008 estenderebbe la protezione dalle discriminazioni per motivi religiosi o di fede, età, disabilità e orientamento sessuale oltre il mercato del lavoro, includendo la protezione sociale, tra cui la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria, i benefici sociali, l'istruzione, l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura; che il Consiglio non ha finora preso posizione rispetto a tale proposta di direttiva;

M.  considerando che, sebbene la recente comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" rappresenti un buon punto di partenza per una promozione e una regolamentazione efficaci di tale settore, è necessario includere la prospettiva della parità di genere e tener conto delle disposizioni della direttiva nelle future analisi e raccomandazioni in tale settore;

N.  considerando che la realizzazione del pieno potenziale della direttiva dipende da un'integrazione di genere efficiente e coerente in tutti i settori pertinenti a cui si applica tale direttiva;

O.  considerando che il lavoro della rete europea di enti nazionali per le pari opportunità è cruciale per migliorare l'attuazione della normativa sulla parità di trattamento e coordinare la collaborazione e la condivisione delle migliori pratiche fra enti nazionali per le pari opportunità in tutta l'UE;

Considerazioni generali

1.  esprime preoccupazione per il fatto che l'applicazione della direttiva non è uniforme e varia da uno Stato membro all'altro e che, nonostante i progressi compiuti in questo settore, esistono ancora difficoltà e lacune nella sua attuazione che devono essere colmate senza ritardi in alcuni Stati membri e in determinati settori; invita la Commissione, nel dialogo con gli Stati membri, ad affrontare prioritariamente gli eventuali divari di attuazione che permangono; sottolinea il ruolo cruciale degli Stati membri nell'attuare la normativa e le politiche dell'UE e segnala che, al fine di garantire la piena attuazione della direttiva, potrebbe essere necessario garantire un maggiore sostegno da parte delle autorità regionali e locali nonché una maggiore collaborazione con la società civile, congiuntamente alla fornitura di orientamenti all'industria da parte degli Stati membri;

2.  osserva che la Commissione ha presentato la sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE con un ritardo considerevole rispetto alla sua prima relazione del 2009;

3.  rileva che, sebbene nella relazione della Commissione si affermi che non sono state segnalate difficoltà specifiche nell'attuazione delle diverse disposizioni della direttiva, tale affermazione si basa su pochissimi casi di discriminazione denunciati e che, nel complesso, le informazioni disponibili sono molto scarse e la raccolta di dati in tale settore varia considerevolmente tra gli Stati membri;

4.  evidenzia che una delle difficoltà riscontrate in alcuni Stati membri risiede nella scarsa consapevolezza in merito ai diritti e alle tutele per i cittadini, quali sanciti dalla direttiva, da parte dei responsabili politici, dei prestatori di servizi e degli stessi cittadini; sottolinea che la mancanza di conoscenza e consapevolezza da parte dei cittadini riguardo alla direttiva e alle misure che essa prevede può provocare una diminuzione del numero di denunce concernenti casi di discriminazione di genere; invita gli Stati membri, la Commissione e i soggetti interessati pertinenti a diffondere una maggiore consapevolezza in merito alle disposizioni della direttiva, potenzialmente in collaborazione con le organizzazioni per la tutela dei consumatori, al fine di aumentare l'importanza percepita della parità di trattamento nel campo dei beni e dei servizi;

5.  sottolinea che solo alcuni Stati membri hanno comunicato l'esistenza di disposizioni specifiche in materia di azione positiva; invita gli Stati membri a integrare meglio e promuovere le disposizioni in materia di azione positiva, che si basa su uno scopo legittimo e che mira a prevenire o compensare le disparità di genere, come stabilito dalla direttiva;

Il settore assicurativo, bancario e finanziario

6.  si compiace dell'attuazione della sentenza Test-Achats nella legislazione nazionale degli Stati membri e del fatto che la legislazione nazionale sia stata modificata in modo giuridicamente vincolante; sottolinea che sussistono ancora ostacoli legati alla conformità della legislazione nazionale alla sentenza, ad esempio per quanto riguarda i regimi di assicurazione medica e l'eliminazione totale delle discriminazioni che hanno origine nella gravidanza e nella maternità;

7.  evidenzia l'effetto uniformante generato sulle pensioni dalla sentenza, che ha proibito i fattori attuariali basati sul sesso nei contratti di assicurazione e ha reso obbligatori premi e benefici unisex nei regimi assicurativi, comprese le pensioni; rileva che, sebbene tale sentenza si applichi solo ai regimi privati, tale norma unisex sulle pensioni costituisce una buona pratica in termini di riduzione del divario pensionistico di genere; accoglie con favore la decisione di alcuni Stati membri di andare oltre l'ambito di applicazione della sentenza, estendendo la norma unisex ad altri tipi di assicurazione e pensioni, ivi compresi i sistemi pensionistici professionali, in modo da garantire la parità tra le donne e gli uomini in tali campi; incoraggia gli altri Stati membri a considerare una simile presa di posizione, se del caso;

8.  ritiene che sia essenziale garantire un'attuazione adeguata e completa della sentenza; chiede alla Commissione di vigilare, mediante relazioni periodiche, sul rispetto di tali norme negli Stati membri al fine di assicurare che qualsiasi lacuna sia colmata;

9.  sottolinea che la direttiva proibisce espressamente di ricorrere alla gravidanza e alla maternità per determinare differenziazioni nel calcolo dei premi relativi alle assicurazioni e ai servizi finanziari correlati; chiede agli Stati membri di compiere maggiori sforzi e di assicurare maggiore chiarezza nel proteggere i diritti e il benessere delle gestanti in tale ambito, di tutelarle da costi ingiustificati connessi alla gravidanza, dal momento che alle gestanti non dovrebbero applicarsi costi più elevati per motivi legati esclusivamente alla loro gravidanza, e di sensibilizzare i prestatori di servizi riguardo alla protezione speciale accordata alle gestanti; evidenzia, in particolare, che è necessario garantire che i periodi di transizione in diversi tipi di assicurazioni, soprattutto le assicurazioni mediche, non interferiscano con i diritti delle gestanti di godere della parità di trattamento durante l'intero periodo della gravidanza;

10.  ribadisce che il diritto di non essere discriminati per motivi fondati sul sesso può includere le discriminazioni che hanno origine nel mutamento di sesso di una persona(7) e invita la Commissione a garantire che donne e uomini siano tutelati dalle discriminazioni fondate su tali motivi; sottolinea che la direttiva offre protezione in tal senso e che possono essere inserite eventuali specificazioni aggiuntive nel diritto nazionale degli Stati membri; segnala, a tale riguardo, che 13 Stati membri non hanno ancora adottato le disposizioni legali dirette in materia di tutela delle persone transgender, le quali continuano a essere discriminate nell'accesso a beni e servizi e nella loro fornitura, e osserva che l'inclusione di tali disposizioni potrebbe contribuire a diffondere maggiore consapevolezza sul principio di non discriminazione; invita la Commissione a monitorare i casi di discriminazione fondata su tali motivi nelle sue future relazioni sull'attuazione della direttiva;

11.  si rammarica per le continue pratiche di discriminazione nei confronti delle donne e per le pratiche di discriminazione legate alla gravidanza, alla pianificazione della maternità e alla maternità stessa in termini di accesso ai servizi forniti dal settore assicurativo e bancario;

12.  osserva che la maggiore difficoltà incontrata dalle donne imprenditrici nell'accedere ai finanziamenti potrebbe in parte essere legata alla difficoltà di costruirsi una storia creditizia e un'esperienza di gestione adeguate; invita gli Stati membri a collaborare con il settore finanziario al fine di garantire la parità tra uomini e donne nell'accesso al capitale per lavoratori freelance e PMI; invita gli stessi a valutare la possibilità di includere la prospettiva della parità di genere nelle loro strutture di comunicazione sulla concessione di prestiti, nell'adattamento dei loro profili di rischio, nei mandati di investimento e nelle strutture del personale, nonché nei prodotti finanziari; invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri per adottare misure efficaci, basandosi su esempi concreti, al fine di garantire che tutti possano utilizzare appieno e in modo adeguato la direttiva quale strumento efficace di protezione dei loro diritti in termini di parità di trattamento nell'accesso a tutti i beni e i servizi;

13.  chiede l'adozione di un approccio olistico all'imprenditorialità femminile che miri a incoraggiare e sostenere le donne nella scelta di una carriera da imprenditrici, favorendo l'accesso alle opportunità di finanziamento e imprenditoriali, ma anche prefigurando un contesto che consenta alle donne di realizzare appieno le proprie potenzialità e diventare imprenditrici di successo assicurando anche la conciliazione tra vita professionale e personale, l'accesso alle strutture di cura per l'infanzia e a formazioni calibrate;

Settore dei trasporti e spazi pubblici

14.  osserva che, sebbene il divieto di molestie, incluse le molestie sessuali e di genere, sia contemplato dalla legislazione nazionale, le donne e le persone transgender e intersessuali continuano a subire frequenti forme di abuso sui mezzi di trasporto in modo sistematico, e che sussiste la stringente necessità di migliorare le misure preventive contro le molestie, incluse azioni finalizzate ad aumentare la consapevolezza dei prestatori di servizi;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri ad agevolare lo scambio di migliori prassi in tale ambito; chiede di porre l'accento sulle misure preventive che sono conformi al principio di parità tra uomini e donne, come raccomandato ad esempio nella Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul), che non limitano le libertà delle donne e che si concentrano innanzitutto sui potenziali colpevoli piuttosto che su come modificare il comportamento delle donne in quanto potenziali vittime; rileva che la convenzione di Istanbul afferma che "il raggiungimento dell'uguaglianza di genere de jure e de facto è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne" e, di conseguenza, invita gli Stati membri e la Commissione a seguire tale approccio globale nelle loro politiche intese a sradicare la violenza contro le donne, compresa l'attuazione delle disposizioni contro le molestie delineate nella direttiva; invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a ratificare la convenzione di Istanbul e invita la Commissione e il Consiglio a portare avanti il processo di adesione dell'UE alla convenzione;

16.  si rammarica del fatto che i genitori e le persone che si prendono cura di bambini in tenera età continuano ad affrontare barriere fisiche e altri ostacoli, quali l'accesso insufficiente a fasciatoi nelle strutture dei prestatori di servizi; evidenzia la necessità di tutelare il diritto sia delle madri sia dei padri di godere di pari opportunità in compagnia dei loro figli nelle strutture dei prestatori di servizi; evidenzia che la parità di trattamento tra donne e uomini, intesi come genitori e persone che si prendono cura di bambini in tenera età, per quanto riguarda l'accesso e l'utilizzo di servizi è fondamentale per la parità di genere in generale, poiché promuove la parità e la condivisione della responsabilità dell'assistenza dei bambini fra donne e uomini; invita gli Stati membri a sensibilizzare pertanto i prestatori di servizi sulla necessità di disporre di attrezzature paritarie e sicure per entrambi i genitori nelle loro strutture;

17.  osserva inoltre che le persone che si prendono cura di bambini, prevalentemente donne, hanno esigenze di accessibilità specifiche e incoraggia dunque la Commissione a prendere in considerazione tutte le limitazioni e tutti gli ostacoli affrontati dalle donne in quanto principali utilizzatrici dei servizi di trasporto pubblico e dalle persone che si prendono cura di bambini in generale, conformemente alle conclusioni della Quinta conferenza sulle questioni femminili nel settore dei trasporti, tenutasi a Parigi nel 2014; sottolinea che, nonostante le ricerche svolte in tale settore, si è prestata un'attenzione limitata alla definizione di politiche specifiche di genere nel settore dei trasporti; rileva che integrare la prospettiva di genere nelle prime fasi di pianificazione e organizzazione dei mezzi di trasporto e di altri spazi pubblici come anche effettuare valutazioni dell'impatto di genere su base regolare costituisce una pratica buona e vantaggiosa per eliminare le barriere fisiche che limitano la parità di accesso per i genitori e le persone che si prendono cura di bambini in tenera età;

18.  sottolinea che esistono ancora in tutti gli Stati membri trattamenti non paritari riservati alle donne durante la maternità o la gravidanza, comprese le donne che allattano nelle strutture dei prestatori di servizi; ritiene che la protezione delle donne durante la gravidanza e la maternità, compreso il periodo dell'allattamento, come sancito dalla direttiva, debba essere rafforzata e attuata pienamente a livello degli Stati membri con i mezzi che questi preferiscono; segnala che i prestatori di servizi devono rispettare i principi guida della direttiva e delle legislazioni nazionali che la recepiscono;

19.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i veicoli e le infrastrutture dei trasporti pubblici siano accessibili e adattati tanto alle donne quanto agli uomini, non solo quali utenti finali e passeggeri, ma anche come professionisti che operano nel settore;

20.  esorta la Commissione a esaminare le regole delle compagnie aeree sull'ammissione a bordo delle gestanti e la loro assistenza durante il volo, e a prendere misure volte a far sì che le compagnie aeree garantiscano un approccio uniforme al riguardo;

21.  invita il Consiglio ad adottare la posizione del Parlamento sul regolamento relativo ai diritti dei passeggeri per quanto riguarda l'obbligo per i gestori aeroportuali di restituire ai passeggeri le carrozzine subito dopo lo sbarco, oppure di fornire loro mezzi di trasporto alternativi per evitare che debbano portare in braccio i bambini all'interno dell'aeroporto fino al luogo di consegna dei bagagli;

22.  ritiene che l'offerta di una rete di servizi di sostegno alla maternità, soprattutto asili nido, servizi prescolastici e doposcuola, sia una necessità fondamentale per contribuire alla reale attuazione del principio di parità di genere nell'accesso a beni e servizi; ritiene che tale rete debba avere un livello di offerta pubblica capace di rispondere alle esigenze della popolazione;

23.  rileva il continuo verificarsi di situazioni di discriminazione e differenziazione nell'accesso a beni e servizi medici, il che sottolinea la necessità di rafforzare l'accesso a servizi sanitari pubblici, gratuiti e di qualità;

Economia collaborativa

24.  evidenzia nuovi possibili ambiti di applicazione della direttiva, in particolare a seguito della digitalizzazione di determinati servizi e settori, nonché della proliferazione di forme collaborative di fornitura dei servizi, che hanno modificato l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, e nota nel contempo che la direttiva continua a essere applicabile alla sfera digitale; rileva che la comunicazione della Commissione, di recente pubblicazione, dal titolo "Agenda europea per l'economia collaborativa" dovrebbe rappresentare il punto di partenza per promuovere e regolare efficacemente tale settore, e che nelle fasi successive la Commissione dovrebbe integrare i principi dell'integrazione della dimensione di genere e riflettere i regolamenti della direttiva per salvaguardare la parità di trattamento tra donne e uomini e prevenire efficacemente le molestie nei servizi offerti nell'ambito dell'economia collaborativa, oltre a garantire un adeguato livello di sicurezza;

25.  rileva che le molestie sono di particolare ostacolo alla parità di genere nel settore dei servizi dell'economia collaborativa; sottolinea che, sebbene la politica di "tolleranza zero" nei confronti delle molestie adottata da molte piattaforme costituisca una buona pratica che occorre rafforzare ulteriormente nel settore, è necessario che le piattaforme interessate diano la priorità alla prevenzione delle molestie e considerino la possibilità di creare procedure lineari per la denuncia di casi di abuso da parte degli utenti; evidenzia la necessità di un chiarimento delle disposizioni di responsabilità per i fornitori di beni e servizi, inclusi i casi di molestie a opera di terzi, e le relative piattaforme online sulla base della direttiva;

26.  ritiene che i servizi offerti nel contesto dell'economia collaborativa, disponibili al pubblico e gestiti a scopo di lucro, rientrino nell'ambito di applicazione della direttiva e che, pertanto, dovrebbero rispettare il principio di parità di trattamento tra uomini e donne;

27.  rileva, in tale ambito, che nella sfera digitale il "profitto" non corrisponde necessariamente a denaro e che i dati sono sempre più usati come controprestazione per beni e servizi;

28.  chiede alla Commissione di vigilare sul principio della parità di genere nell'ambito dell'economia collaborativa nelle sue future relazioni sull'applicazione della direttiva e di formulare orientamenti specifici che individuino le buone prassi volte a garantire la parità di trattamento tra uomini e donne nei servizi offerti nell'ambito dell'economia collaborativa;

Trattamento differenziato

29.  sottolinea che l'applicazione dell'articolo 4, paragrafo 5, ha rappresentato una delle principali difficoltà di attuazione della direttiva, essendo all'origine della maggior parte delle denunce ricevute dagli organismi per la parità degli Stati membri, soprattutto nel settore del tempo libero e dell'intrattenimento;

30.  sottolinea che, nonostante l'ambiguità riguardante l'applicazione dell'articolo 4, paragrafo 5, tale deroga mira principalmente a creare opportunità per aumentare ulteriormente la parità tra uomini e donne nella fornitura di beni e servizi;

31.  sottolinea che esistono prassi divergenti, ad esempio in caso di servizi offerti a membri di un solo sesso o di differenziazione dei prezzi per i medesimi servizi; evidenzia che l'applicazione del trattamento differenziato dovrebbe essere valutata caso per caso al fine di stabilire se sia giustificata da una finalità legittima, come previsto dalla direttiva;

32.  incoraggia sia gli enti per le pari opportunità sia le organizzazioni dei consumatori a sensibilizzare i prestatori di servizi sui limiti e sulle condizioni per il trattamento differenziale, e ad aumentare la consapevolezza degli utenti dei servizi sui diritti in materia di parità di trattamento, dato che spesso emerge che gli utenti hanno scarsa familiarità con le disposizioni applicabili nel settore dei beni e dei servizi;

33.  ritiene che la mancanza relativa di azioni positive basate sull'articolo 4, paragrafo 5, in tutti gli Stati membri costituisca una lacuna nell'attuazione della direttiva; chiede la promozione di forme di azione positiva basate su una finalità legittima, che prevedano un collegamento diretto tra il trattamento preferenziale e gli svantaggi che devono essere prevenuti o eliminati, quali la protezione delle vittime di violenza a carattere sessuale in caso di strutture di accoglienza per persone dello stesso sesso;

34.  ribadisce il proprio invito al Consiglio affinché consideri tutte le strade possibili per garantire che la proposta di direttiva sulla parità di trattamento sia adottata in tempi rapidi, assicurando così la protezione totale contro la discriminazione fondata sul sesso, l'origine razziale o etnica, la religione o il credo, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale a parità di condizioni;

Raccomandazioni per il miglioramento dell'applicazione della direttiva

35.  chiede alla Commissione di attribuire priorità alla risoluzione dei problemi di recepimento con gli Stati membri interessati attraverso misure concrete, nonché di sostenerli nell'attuare la direttiva in modo più coerente;

36.  sottolinea che, benché gli organismi per la parità svolgano un ruolo fondamentale nel monitorare e garantire il pieno esercizio a livello nazionale dei diritti sanciti dalla direttiva, le loro competenze in materia di accesso a beni e servizi e relativa fornitura e della loro efficacia nel raggiungere gli obiettivi prefissati sono variabili; chiede agli Stati membri di garantire agli organismi nazionali per la parità un livello sufficiente di competenze e indipendenza conformemente alle disposizioni della direttiva e al diritto nazionale, nonché le risorse necessarie per portare a termine in modo efficace i loro compiti principali, tra cui l'assistenza indipendente alle vittime di discriminazioni nel presentare denunce, lo svolgimento di inchieste indipendenti in materia di discriminazione, la pubblicazione di relazioni e raccomandazioni indipendenti, la sensibilizzazione in merito alla direttiva e la lotta agli stereotipi sui ruoli di genere nell'accesso a beni e servizi e nella loro fornitura; osserva che gli organismi nazionali per la parità dovrebbero essere adeguatamente sostenuti nello svolgimento delle loro attività per quanto concerne la promozione, il monitoraggio e il sostegno della parità di trattamento in maniera indipendente ed efficace;

37.  chiede alla Commissione di rafforzare la sua cooperazione con gli organismi per la parità nel verificare se le disposizioni riguardanti le loro competenze vengono rispettate in tutti gli Stati membri e di sostenerli nell'individuazione sistematica delle principali difficoltà e nella condivisione delle migliori prassi; invita la Commissione a raccogliere le migliori prassi e a metterle a disposizione degli Stati membri al fine di fornire le risorse necessarie per sostenere azioni positive e garantire una migliore attuazione delle rispettive disposizioni a livello nazionale;

38.   rileva che l'accesso alla giustizia per le vittime di discriminazione potrebbe essere migliorato assegnando agli organismi indipendenti per la parità le competenze per fornire assistenza, compreso il sostegno legale gratuito, e il diritto di rappresentare i singoli in casi di presunta discriminazione;

39.  invita la Commissione a monitorare da vicino l'efficacia degli organi e delle procedure nazionali per la risoluzione delle controversie nel quadro dell'attuazione della direttiva e a garantire che siano in vigore meccanismi di denuncia trasparenti ed efficaci, comprese sanzioni dissuasive;

40.  chiede alla Commissione, agli Stati membri e agli organismi per la parità, possibilmente in collaborazione con le organizzazioni dei consumatori, di accrescere la consapevolezza sia dei prestatori di servizi sia degli utenti in merito alle disposizioni della direttiva, al fine di attuare il principio di parità di trattamento in tale settore e di ridurre il numero di violazioni della direttiva che non sono denunciate;

41.  invita la Commissione, date le lacune persistenti nell'applicazione pratica della direttiva, a chiedere alla rete europea di esperti giuridici di avviare un nuovo studio esaustivo in collaborazione con gli organismi per la parità, tenendo conto anche delle forme intersezionali di disuguaglianza di genere e delle molteplici cause di discriminazione che includono diversi gruppi sociali vulnerabili, a dare continuazione alle sue attività di monitoraggio e a sostenere e incoraggiare gli Stati membri nella raccolta e nella trasmissione di dati, in modo da realizzare il pieno potenziale della direttiva; esorta gli Stati membri a migliorare la raccolta di dati specifici, complessivi e paragonabili relativi alle molestie, anche sessuali, nel campo della parità di accesso a beni e servizi, allo scopo di distinguere i motivi di discriminazione, e a tale proposito auspica una più stretta collaborazione con le istituzioni pertinenti; invita la Commissione a istituire una banca dati pubblica delle norme e della giurisprudenza pertinenti in materia di parità di trattamento fra donne e uomini come mezzo per sensibilizzare riguardo l'applicazione delle disposizioni legali in questo ambito;

42.  segnala che il settore della pubblicità è legato al campo dei beni e dei servizi, i quali sono presentati ai consumatori prevalentemente attraverso la pubblicità; evidenzia l'importanza della pubblicità nel creare, mantenere e alimentare stereotipi basati sul genere e immagini discriminatorie delle donne; invita pertanto la Commissione a condurre uno studio sulla parità di genere nella pubblicità e a valutare la necessità e la possibilità di migliorare la parità di trattamento tra donne e uomini e a promuovere migliori pratiche in tale settore; accoglie favorevolmente le normative e gli orientamenti nazionali in materia di parità tra uomini e donne nei mezzi di comunicazione e invita gli Stati membri a rafforzare tali disposizioni, ove necessario, onde garantire la parità di trattamento tra donne e uomini;

43.  invita gli Stati membri a incoraggiare il dialogo con le parti interessate che hanno un legittimo interesse a contribuire alla lotta alla discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura;

44.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di includere una strategia di integrazione di genere specifica per il settore nel processo di miglioramento dell'attuazione della direttiva;

45.  chiede alla Commissione, nell'ambito delle sue attività di monitoraggio e sostegno agli Stati membri nell'attuazione della direttiva, di migliorare il coordinamento delle disposizioni della direttiva con le altre direttive in materia di parità;

46.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.

(2)

GU C 11 del 13.1.2012, pag. 1.

(3)

GU C 130 del 30.4.2011, pag. 4.

(4)

PE 593.787.

(5)

Dichiarazione comune del Consiglio e della Commissione, Addendum ai risultati dei lavori sulla proposta di direttiva del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra donne e uomini per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2016)0007.

(7)

Dichiarazione comune del Consiglio e della Commissione, Addendum ai risultati dei lavori sulla proposta di direttiva del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra donne e uomini per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.


MOTIVAZIONE

Il principale obiettivo della direttiva 2004/113/CE(1) era quello di estendere il principio della parità di trattamento tra uomini e donne, quale sancito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e da altre direttive(2), oltre l'ambito dell'occupazione e del mercato del lavoro, applicandolo anche all'accesso ai beni e ai servizi e alla loro fornitura nei settori sia pubblico sia privato(3), nonché quello di consolidare il principio dell'integrazione della dimensione di genere in tali ambiti. La direttiva vieta la discriminazione diretta (articolo 2) e indiretta (articolo 3) nell'ambito dei settori pertinenti della fornitura di beni e servizi, come ad esempio i settori dei trasporti e assicurativo, ivi compreso un trattamento meno favorevole riservato alle donne a motivo della gravidanza e della maternità (articolo 5, paragrafo 3). Inoltre, anche le molestie e le molestie sessuali, nonché l'ordine di discriminare, sono proibiti ai sensi della direttiva (articolo 4).

La direttiva non definisce i concetti di beni e servizi, rimandando, invece, all'articolo 57 TFUE, il quale stabilisce che i servizi sono "le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone". Nella giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell'Unione europea, i beni (o le merci) sono definiti come "prodotti pecuniariamente valutabili e come tali atti a costituire oggetto di negozi commerciali"(4). Inoltre, la Commissione ha specificato nella sua relazione di applicazione che un servizio non deve essere necessariamente pagato da coloro che ne fruiscono. Gli unici casi in cui la direttiva prevede un trattamento differenziato sono quelli in cui può essere individuata una finalità giustificata e legittima, come le strutture di accoglienza per sole donne vittime di violenza di genere (articolo 4, paragrafo 5). La direttiva non si applica ai mezzi di comunicazione, alla pubblicità e all'istruzione, nonché alle questioni riguardanti l'impiego e l'occupazione disciplinate da altri atti legislativi. L'articolo 4, paragrafo 3, esclude anche quei servizi che sono prestati nella sfera privata, all'interno di un circolo più ristretto di persone.

Alla luce delle consultazioni con gli Stati membri, gli organismi nazionali di parità e la relativa rete europea (Equinet) e con altre organizzazioni della società civile, la Commissione ha concluso, nella sua relazione sull'applicazione della direttiva(5), che questa è stata recepita negli ordinamenti giuridici nazionali di tutti gli Stati membri. Seppure l'applicazione della sentenza Test-Achats, ritenuta dalla Commissione la sfida principale per gli Stati membri, sia stata ormai ultimata, persistono tuttavia alcuni problemi nell'attuazione efficace della direttiva. Tra i più comuni figurano un'interpretazione eccessivamente restrittiva della nozione di beni e servizi, giustificazioni generiche e talvolta poco chiare di trattamenti non paritari in base all'articolo 4, paragrafo 5, e la protezione inadeguata delle donne durante la gravidanza e la maternità.

Il relatore ha inoltre individuato le lacune e le difficoltà principali in ognuno dei settori pertinenti e ha proposto raccomandazioni specifiche per l'integrazione di genere. Sebbene la direttiva offra strumenti efficaci per la tutela del principio di parità tra uomini e donne, l'attuazione del pieno potenziale della direttiva dipende dalla sensibilizzazione sia dei prestatori di servizi sia degli utenti, nonché da un'integrazione di genere coerente in tutti i settori pertinenti a cui si applica la direttiva.

Settori assicurativi

Il relatore si compiace del fatto che la sentenza Test-Achats del 2011(6), che ha imposto agli Stati membri di rendere obbligatori i premi e le prestazioni unisex, sia stata attuata nella legislazione della maggior parte degli Stati membri e che, in tutti i casi, la legislazione nazionale sia stata modificata in modo giuridicamente vincolante. Tuttavia, in alcuni ambiti persistono lacune nell'attuazione, come ad esempio nel caso dei regimi di assicurazione malattia e infortuni, ed è pertanto necessario effettuare un'ulteriore analisi sulla mancanza di conformità della legislazione nazionale con la sentenza. Inoltre, sebbene la direttiva stabilisca che, in ogni caso, i costi inerenti alla gravidanza e alla maternità non determinano differenze nei premi e nelle prestazioni individuali, si verificano tuttora casi di trattamento differenziato a motivo della gravidanza. Secondo il relatore, è essenziale garantire un'attuazione adeguata e completa della sentenza in tutti gli Stati membri e gli ambiti pertinenti. Per tale ragione, ritiene altresì che sarebbe necessario monitorare la conformità con la sentenza in tutti gli Stati membri attraverso relazioni periodiche della Commissione e che sia data priorità all'eliminazione delle lacune.

Settore dei trasporti e spazi pubblici

La questione principale che si pone nei trasporti pubblici è quella delle molestie e, in particolare, delle molestie sessuali, vietate ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3. Le molestie subite dalle donne durante i trasporti rappresentano un problema diffuso in tutti gli Stati membri, tanto che, stando alle indagini condotte, una donna su sei(7) è stata vittima di comportamenti sessuali indesiderati durante viaggi in treno. Come messo in rilievo anche dalla relazione della Commissione, una delle difficoltà è la questione della responsabilità del prestatore di servizi nei casi di molestie e nella prevenzione di queste ultime. Secondo il relatore, le misure volte a prevenire la violenza nei confronti delle donne, incluse le campagne sociali, dovrebbero rispettare il principio più ampio di parità di genere, come raccomandato, ad esempio, nella convenzione di Istanbul. Il relatore sottolinea che le misure che limitano le libertà delle donne, quali le carrozze ferroviarie riservate alle sole donne, non sono efficaci in una prospettiva a lungo termine, poiché non sono in linea con il principio di parità tra uomini e donne.

Nonostante i progressi compiuti nell'accessibilità globale nel settore dei trasporti e negli spazi pubblici, persistono ancora barriere fisiche che pregiudicano un accesso paritario ai genitori e alle persone che si prendono cura di bambini in tenera età. Inoltre, l'insufficiente presenza di fasciatoi, soprattutto nel caso degli spazi riservati agli uomini, rappresenta ancora un luogo comune sia sui mezzi di trasporto pertinenti, come i treni, sia nelle strutture dei prestatori di servizi. È necessario profondere un maggiore impegno a livello di Stati membri anche in termini di parità di accesso ai servizi per le donne che allattano, alle quali continuano a essere riservati trattamenti non paritari. Il relatore ritiene che un miglioramento della parità dei diritti per entrambi i genitori nell'accesso ai servizi abbinato a una maggiore sensibilizzazione sia fondamentale per il rafforzamento del principio di parità tra uomini e donne nella vita di tutti i giorni.

Economia collaborativa

La rapida digitalizzazione nei diversi settori e la proliferazione di forme collaborative di fornitura di servizi rappresentano nuovi contesti di applicazione della direttiva. Il relatore estende le sue raccomandazioni oltre i servizi tradizionali considerati al momento della stesura della direttiva ed evidenzia nuovi ambiti di applicazione, in particolare con riferimento all'economia collaborativa. Sebbene l'ambito di applicazione della direttiva in materia di servizi nell'ambito dell'economia collaborativa non sia specificato, il relatore ritiene che i servizi pubblicizzati pubblicamente e offerti a scopo di lucro dovrebbero rispettare il principio di parità di trattamento tra uomini e donne. Il relatore osserva che, sebbene l'economia collaborativa offra importanti vantaggi sia ai prestatori di servizi sia agli utenti, per assicurare una completa protezione da eventuali casi di molestie fondate sul genere e la prevenzione di queste ultime, occorre individuare alcune difficoltà e alcune buone prassi. Secondo il relatore, nel corso delle future fasi di redazione della comunicazione "Un'agenda europea per l'economia collaborativa", proposta dalla Commissione europea, sarebbe opportuno includere il principio dell'integrazione di genere e tener conto delle disposizioni della direttiva al fine di garantire la parità di trattamento tra uomini e donne e prevenire in modo efficace le molestie nei servizi offerti nell'ambito dell'economia collaborativa.

Trattamento differenziato

La maggior parte dei casi trattati e delle denunce ricevute dagli organismi per la parità negli Stati membri riguarda il trattamento differenziato riservato soprattutto nel settore del tempo libero e dell'intrattenimento. Si tratta in particolare della giustificazione di un trattamento non paritario sulla base della deroga di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che porta, per esempio, ad applicare prezzi diversi, a negare la prestazione di un determinato servizio e ad applicare condizioni differenti per l'accesso di donne e uomini. Come rileva la stessa Commissione, le deroghe di cui all'articolo 4, paragrafo 5, della direttiva sono state causa di ambiguità e la giurisprudenza non indica una direzione uniforme per l'interpretazione di tali disposizioni. Per tale ragione, il relatore ritiene che i casi di trattamento differenziato dovrebbero essere valutati caso per caso al fine di stabilire se siano giustificati da una finalità legittima. Il relatore sottolinea che, nonostante l'ambiguità riguardante l'applicazione, tale deroga punta principalmente a creare opportunità volte ad aumentare ulteriormente la parità tra uomini e donne nella fornitura di beni e servizi. Il relatore sottolinea la necessità di promuovere ulteriormente le forme di azione positiva basate su una finalità legittima, che prevedano un collegamento diretto tra il trattamento preferenziale da una parte e gli svantaggi che devono essere prevenuti o eliminati dall'altra.

Miglioramento dell'applicazione della direttiva

Il relatore sottolinea che gli organismi per la parità svolgono un ruolo fondamentale nel monitorare e garantire il completo esercizio a livello nazionale dei diritti sanciti dalla direttiva. Sebbene la relazione della Commissione concluda che tutti gli Stati membri hanno istituito tali organismi, l'efficacia di questi ultimi nel conseguire gli obiettivi fissati tende a variare. Per esempio, alcuni organismi per la parità non sono in grado di rappresentare i cittadini con contenziosi, nonostante ciò rappresenti una condizione necessaria per una protezione adeguata delle vittime(8). Il relatore chiede agli Stati membri di garantire agli organismi per la parità competenze sufficienti in materia e chiede altresì alla Commissione di rafforzare la cooperazione con gli organismi per la parità e di sostenere gli Stati membri nell'individuazione sistematica delle principali difficoltà e nella condivisione delle migliori prassi.

Se è vero che sono stati conseguiti progressi significativi nella parità di trattamento tra uomini e donne nel

settore dei beni e dei servizi, occorre comunque colmare le lacune che ancora permangono nell'applicazione pratica. Il relatore ritiene che la sensibilizzazione di tutte le parti interessate, ivi compresi i prestatori di servizi e gli utenti, e le raccomandazioni specifiche per settore per l'integrazione di genere siano fondamentali per l'applicazione pratica del principio della parità di trattamento tra uomini e donne nelle esperienze quotidiane nell'ambito dell'accesso ai beni e ai servizi e della loro fornitura.

(1)

Direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso

a beni e servizi e la loro fornitura.

(2)

Per esempio, la direttiva 2000/78/CE (direttiva sulla parità in materia di occupazione) o la direttiva 2006/54/CE (parità di retribuzione e di trattamento).

(3)

Servizio Ricerca del Parlamento europeo (2016). E. Caracciolo di Torella e B. McLellan, Research paper on the implementation across the Member States of the Directive 2004/113/EC on the principle of equal treatment between men and women in the access to and supply of goods and services (Documento di ricerca sull'attuazione negli Stati membri della direttiva 2004/114/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura).

(4)

Causa 7/78, sentenza della Corte del 23 novembre 1978, Mezzi di pagamento e movimenti di capitali.

(5)

Commissione (2015). Relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.

(6)

Causa C-236/09, sentenza della Corte di giustizia del 1° marzo 2011, Test-Achats,.

(7)

The Telegraph (2015). Disponibile all'indirizzo:

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/france/11545643/100-per-cent-of-Frenchwomen-victimsof-sexual-harassment-on-public-transport.html, Project Guardian, consultabile al seguente indirizzo:

http://www.btp.police.uk/advice_and_info/how_we_tackle_crime/project_guardian.aspx.

(8)

Equinet (2014). Implementation of Directive 2004/113/EC, Gender equality in the access to goods and services: the role of equality bodies (Applicazione della direttiva 2004/113/CE. Parità di genere nell'accesso a beni e servizi: il ruolo degli organismi per la parità).


PARERE della commissione per i trasporti e il turismo (14.11.2016)

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura

(2016/2012(INI))

Relatore per parere: Jens Nilsson

SUGGERIMENTI

La commissione per i trasporti e il turismo invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  visti l'articolo 10 e l'articolo 19, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);

2.  osserva che la Commissione ha presentato la sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE con un ritardo considerevole dopo il suo primo esame del 2009;

3.  ricorda che vi sono sempre state importanti differenze tra gli uomini e le donne per quanto riguarda la politica dei trasporti, compresi i modelli di spostamento, l'accesso ai mezzi di trasporto e la scelta di questi ultimi, la sicurezza e lo squilibrio di genere nell'occupazione nel settore dei trasporti; incoraggia quindi la Commissione a prendere in considerazione tutte le limitazioni e tutti gli ostacoli incontrati dalle viaggiatrici, in conformità delle conclusioni della Quinta conferenza sulle questioni femminili nel settore dei trasporti, svoltasi a Parigi nel 2014;

4.  sottolinea che, sebbene la strategia Orizzonte 2020 per il periodo 2014-2020 sia strutturata per rispondere alle sfide sociali che necessitano di soluzioni innovative e sebbene molte delle questioni attinenti alla mobilità di genere e ai modelli di spostamento siano state ampiamente studiate negli ultimi anni, alla definizione di politiche, programmi e mandati specifici al genere si è prestata, tuttavia, un'attenzione limitata;

5.  invita la Commissione e le compagnie di assicurazione a non fare discriminazioni di genere nel calcolo dei premi assicurativi auto, ma piuttosto a includere nelle loro valutazioni le prestazioni dei singoli individui;

6.  si rammarica che il trattamento differenziale tra uomini e donne nelle assicurazioni di viaggio prevalga ancora e che ciò ostacoli la parità di accesso nel settore del turismo, soprattutto per le gestanti;

7.  invita la Commissione a chiarire se le attività dell'economia collaborativa in rapida crescita nei settori dei trasporti e del turismo costituiscano beni e servizi che rientrano nel campo di applicazione della direttiva e se i fornitori di servizi e le piattaforme online associate siano responsabili sulla base della stessa;

8.  incoraggia concetti innovativi quali la "mobilità delle cure" e "l'analisi della pianificazione dei percorsi", che sostengono la progettazione e la realizzazione di servizi di trasporto pubblico più equi e reattivi, e una pianificazione urbana più efficace; insiste sul fatto che valutazioni regolari e sistematiche dell'impatto di genere sono essenziali per la progettazione e la realizzazione di trasporti neutri sotto il profilo del genere in tutti gli Stati membri;

9.  invita nuovamente la Commissione a creare una banca dati accessibile al pubblico dedicata alla normativa e alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di lotta alla discriminazione di genere;

10.  mette in evidenza il ruolo essenziale che gli organismi per le pari opportunità svolgono nel garantire il rispetto della parità di genere per tutte le persone che vivono nell'UE e invita la Commissione a contribuire alla salvaguardia dell'indipendenza e dell'efficacia di detti organismi in tutti gli Stati membri;

11.  incoraggia gli Stati membri, anche a livello regionale e locale, a dotare i rispettivi organismi nazionali per le pari opportunità di risorse sufficienti a fornire informazioni sulle procedure di ricorso e sui vari servizi di consulenza disponibili per favorire l'osservanza della direttiva a livello nazionale;

12.  sottolinea il ruolo svolto in questo settore dalle istituzioni locali e regionali – in quanto fornitori di servizi, regolatori e responsabili dei controlli – per quanto concerne gli aspetti fondamentali dei trasporti e del turismo;

13.  si rammarica che la direttiva sia poco conosciuta negli Stati membri e incoraggia le autorità competenti, a tutti i livelli, a sensibilizzare riguardo ai diritti e agli obblighi da essa previsti;

14.  invita la Commissione a raccogliere esempi delle migliori pratiche al fine di garantire una migliore applicazione della direttiva e a continuare ad adoperarsi per uniformare le definizioni e i concetti relativi a questa tematica; mette in evidenza il ruolo svolto dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) e la sua competenza nel raggiungimento di questo obiettivo;

15.  ricorda che le donne rappresentano solo il 22 % della forza lavoro nel settore dei trasporti dell'UE, il che rispecchia il fatto che il numero delle donne che occupano posti di lavoro tecnici e operativi è particolarmente basso (meno del 10 %); sollecita pertanto misure ambiziose e continue da adottare al fine di migliorare l'attrattività del settore dei trasporti per potenziali dipendenti di sesso femminile;

16.  ricorda che la promozione della parità di accesso per le donne a beni e servizi pubblici e privati deve essere basata sul riconoscimento delle scelte, delle esigenze e delle esperienze distinte delle donne e delle ragazze, ed essere garantita senza pregiudicare i loro diritti fondamentali;

17.  chiede alla Commissione di applicare alla politica dei trasporti e ai fondi gestiti dalla DG MOVE una strategia globale a favore dell'uguaglianza tra uomini e donne, simile a quella che vige attualmente nell'esecuzione del programma Orizzonte 2020;

18.  evidenzia che, sebbene le statistiche ufficiali indichino che le esigenze di mobilità e i modelli di spostamento delle donne e degli uomini differiscono ampiamente, sia nelle proposte legislative della Commissione che nelle politiche in materia di trasporti pubblici della maggior parte degli Stati membri si è prestata pochissima attenzione a questo aspetto;

19.  ricorda che le donne sono i principali utilizzatori dei servizi di trasporto pubblico in tutta l'UE; invita le autorità locali, regionali e nazionali a tenere conto in modo specifico delle esigenze di mobilità delle donne nella progettazione e nello sviluppo dei servizi di trasporto pubblico; invita la Commissione a integrare correttamente la dimensione di genere nel suo approccio principale alla legislazione in materia di trasporti nell'UE;

20.  ritiene che, al fine di offrire servizi di trasporto e servizi turistici esenti da discriminazioni di genere, sia essenziale che i fornitori di servizi interessati mettano in atto strategie globali che garantiscano la parità di trattamento dei clienti e dei fornitori nonché dei consumatori;

21.  sottolinea che l'allattamento al seno in pubblico rientra nell'ambito della direttiva e non deve essere oggetto di restrizioni da parte dei fornitori di servizi; accoglie con favore la legislazione nazionale a favore del diritto delle donne di allattare in pubblico e ribadisce l'importanza di questo diritto per il settore turistico; incoraggia vivamente gli Stati membri ad adottare e attuare pienamente una legislazione volta a prevenire la discriminazione nei confronti dell'allattamento al seno in pubblico;

22.  ritiene che la messa a disposizione gratuita dell'occorrente per il cambio dei neonati in tutti i servizi igienici pubblici contribuirebbe a promuovere un settore dei trasporti e un settore del turismo aperti a tutti; ritiene inoltre che tale messa a disposizione non dovrebbe essere riservata a un genere in particolare;

23.  si rammarica delle condizioni deplorevoli dei servizi igienici e delle docce pubblici; invita la Commissione a prendere iniziative concrete per ovviare a questo problema, che persiste in molti Stati membri e ostacola il turismo e i trasporti inclusivi;

24.  evidenzia che le aree di sosta e di ristoro devono essere accessibili e sicure per tutti, indipendentemente dall'espressione di genere, in quanto ciò promuoverebbe un turismo inclusivo e potrebbe favorire un maggiore equilibrio di genere nel settore dei trasporti;

25.  rileva che le persone – generalmente le donne – che sono responsabili della cura di altri membri della famiglia, devono spesso pianificare e intraprendere spostamenti complessi con esigenze specifiche in termini di tempo, trasporti e accessibilità;

26.  evidenzia la necessità di migliorare l'accessibilità delle infrastrutture di trasporto pubblico e di rimuovere le barriere architettoniche nei mezzi di trasporto, al fine di agevolarne l'utilizzo ai genitori con bambini; chiede, in particolare, misure che garantiscano un'accessibilità adeguata per i passeggini nei trasporti pubblici;

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i veicoli e le infrastrutture dei trasporti pubblici siano accessibili e adattati tanto alle donne quanto agli uomini, non solo quali utenti finali e passeggeri, ma anche come professionisti che operano nel settore;

28.  invita la Commissione a tenere conto, quando propone o impone nuovi requisiti di progettazione per veicoli, servizi o infrastrutture di trasporto, delle esigenze diverse di uomini e donne, nonché di quelle delle persone con mobilità ridotta (vale a dire servizi igienici adattati per entrambi i generi, veicoli accessibili per le gestanti, attrezzature per il cambio dei neonati, spazio per le carrozzine, ecc.);

29.  invita la Commissione a esaminare le regole delle compagnie aeree sull'ammissione a bordo delle gestanti e la loro assistenza durante il volo, e a prendere misure volte a far sì che le compagnie aeree garantiscano un approccio uniforme in merito;

30.  invita il Consiglio ad adottare la posizione del Parlamento sul regolamento relativo ai diritti dei passeggeri per quanto riguarda l'obbligo per i gestori aeroportuali di restituire ai passeggeri le carrozzine subito dopo lo sbarco, oppure di fornire loro mezzi di trasporto alternativi per evitare che debbano portare in braccio i bambini all'interno dell'aeroporto fino al luogo di consegna dei bagagli;

31.  esprime profonda preoccupazione quanto al verificarsi di casi di violenza verbale e fisica, compresi casi di molestie sessuali, sia nei trasporti pubblici che nei trasporti "su richiesta", anche nel contesto dell'economia collaborativa;

32  sottolinea, in particolare, che l'articolo 4, paragrafo 3, della direttiva 2004/113/CE relativo alle molestie sessuali, che è della massima importanza per il settore dei trasporti pubblici, non ha ricevuto un'interpretazione chiara per quanto attiene alla responsabilità dei fornitori di beni e servizi nei casi che coinvolgono molestatori terzi diversi dai fornitori stessi;

33.  invita quindi gli Stati membri e la Commissione ad affrontare con urgenza le questioni che attengono alla responsabilità nei contesti soprammenzionati, nonché a fornire una migliore interpretazione della direttiva 2004/113/CE sia per le vittime delle molestie che per i fornitori di servizi;

34.  ricorda che promuovere spazi pubblici e di transito pubblico sicuri per tutti – sia di giorno che di notte, in particolare per le persone vulnerabili e nelle situazioni e nei luoghi più isolati – è responsabilità di tutti gli attori a tutti i livelli;

35.  sottolinea che gli aspetti relativi alla sicurezza dovrebbero avere un ruolo importante nella pianificazione urbana, garantendo, ad esempio, un'illuminazione notturna adeguata alle fermate di autobus e tram, nonché sulle relative vie di accesso;

36.  ritiene che prevedere vagoni separati per le donne non sia il miglior modo per affrontare il problema delle molestie sessuali nei trasporti pubblici; invita gli Stati membri a lottare contro le molestie sessuali nei trasporti e nei servizi turistici mediante politiche globali che prevedano vagoni e sistemi di allarme adeguati, più personale di sorveglianza, misure educative e l'applicazione della legge;

37.  invita i fornitori di servizi di trasporto e di servizi turistici a condannare esplicitamente e a citare in giudizio chi commette reati sessuali;

38.  chiede di approfondire il dibattito giuridico sulla responsabilità dei fornitori di servizi Internet nella prevenzione e nella repressione delle molestie poste in atto per il tramite di piattaforme virtuali, e sul ruolo che essi possono svolgere per migliorare detta prevenzione e repressione;

39.  condanna qualsiasi restrizione dell'accesso ai servizi di trasporto per i passeggeri che viaggiano con bambini;

40.  incoraggia gli Stati membri ad adottare un approccio flessibile nella regolamentazione dei requisiti di sicurezza per i passeggeri dei servizi di taxi, segnatamente al fine di evitare la discriminazione delle donne e dei passeggeri che viaggiano con bambini.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

10.11.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

4

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Lucy Anderson, Marie-Christine Arnautu, Georges Bach, Izaskun Bilbao Barandica, Deirdre Clune, Michael Cramer, Luis de Grandes Pascual, Andor Deli, Karima Delli, Isabella De Monte, Ismail Ertug, Jacqueline Foster, Bruno Gollnisch, Merja Kyllönen, Miltiadis Kyrkos, Bogusław Liberadzki, Peter Lundgren, Marian-Jean Marinescu, Gesine Meissner, Cláudia Monteiro de Aguiar, Renaud Muselier, Jens Nilsson, Salvatore Domenico Pogliese, Gabriele Preuß, Dominique Riquet, Massimiliano Salini, David-Maria Sassoli, Claudia Schmidt, Jill Seymour, Claudia Țapardel, Pavel Telička, István Ujhelyi, Wim van de Camp, Roberts Zīle, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Grapini, Ramona Nicole Mănescu


PARERE della commissione giuridica (30.11.2016)

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla relazione relativa all'applicazione della direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura

(2016/2012(INI))

Relatore per parere: Jiří Maštálka

SUGGERIMENTI

La commissione giuridica invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la parità fra donne e uomini è un principio fondamentale dell'Unione europea e che sia i trattati dell'UE sia la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vietano tutte le discriminazioni basate sul sesso e impongono che sia garantita la parità tra donne e uomini in tutti i campi, giacché questo è uno dei compiti essenziali dell'Unione(1);

B.  considerando che la direttiva 2004/113/CE (di seguito "la direttiva") estende la protezione contro la discriminazione di genere e mira a una migliore integrazione del principio della parità di genere, al di là dell'ambito tradizionale del mercato del lavoro, verso i settori dell'accesso a beni e servizi e della loro fornitura ma esclude in modo esplicito i mezzi di comunicazione, la pubblicità e l'istruzione pubblica e privata;

C.  considerando che tutti gli Stati membri hanno adottato misure per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti giuridici e istituito le procedure e gli organismi necessari per la sua applicazione; che la Commissione, nella sua relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE(2) ha concluso che, sebbene tutti gli Stati membri abbiano recepito la direttiva nel diritto nazionale, sussistono ancora problemi per quanto riguarda l'effettiva attuazione della stessa;

D.  considerando che l'efficacia delle organizzazioni responsabili della promozione della parità nel conseguimento dei rispettivi obiettivi varia da uno Stato membro all'altro;

E.  considerando che con la sentenza Test-Achats della Corte di giustizia dell'Unione europea del 1° marzo 2011 nella causa C-236/09(3) (di seguito "la sentenza") la Corte ha invalidato l'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva, che consentiva di utilizzare in modo differenziato nei contratti assicurativi privati rientranti nel campo di applicazione della direttiva fattori attuariali fondati sul genere;

1.  sottolinea che per quanto riguarda l'effettiva e uniforme attuazione della direttiva permangono alcune sfide e problemi, e che tra le questioni più comuni figurano un'interpretazione eccessivamente restrittiva del concetto di "beni e servizi", giustificazioni generiche e talvolta poco chiare dei trattamenti non paritari in base all'articolo 4, paragrafo 5, nonché l'inadeguata tutela delle donne durante la gravidanza, l'allattamento e la maternità;

2.  si rammarica che il campo di applicazione della direttiva sia piuttosto limitato e non includa i mezzi di comunicazione, la pubblicità o l'istruzione pubblica o privata, ma comprenda i servizi sanitari(4);

3.  ritiene che vi sia una mancanza di consapevolezza da parte del grande pubblico in relazione al contenuto e alle implicazioni della direttiva, come pure da parte delle persone tutelate e dei fornitori di beni e servizi per quanto riguarda i loro diritti e i loro obblighi, dovuta all'assenza sia di informazioni sia di una giurisprudenza; invita pertanto la Commissione, gli Stati membri e gli enti per le pari opportunità a sensibilizzare maggiormente in merito al contenuto e alle implicazioni della direttiva;

4.  accoglie favorevolmente il fatto che tutti gli Stati membri abbiano attuato la sentenza o lo stiano facendo, e segnala che alcuni di essi hanno deciso di andare oltre il campo di applicazione della sentenza estendendo la norma unisex ad altri tipi di assicurazioni e pensioni;

5.  accoglie favorevolmente tale iniziativa e sottolinea la necessità di esortare gli Stati membri ad assicurare che le organizzazioni responsabili della promozione della parità dispongano di un sufficiente grado di indipendenza e dei poteri adeguati; evidenzia, in tale contesto, la necessità di consolidare la cooperazione tra la Commissione e detti enti, individuando in modo sistematico i temi fondamentali e sviluppando lo scambio delle migliori prassi, in modo da ottenere un grado uniforme di efficacia nel conseguimento dei loro obiettivi;

6.  invita gli Stati membri e la Commissione a sensibilizzare tutti i soggetti interessati in merito al contenuto e alle implicazioni della direttiva;

7.  esorta la Commissione ad avviare uno studio e un esercizio di raccolta dati approfonditi e dettagliati sull'attuazione della direttiva, a migliorare la propria funzione di controllo e ad assistere gli Stati membri per realizzare appieno il potenziale della direttiva;

8.  sottolinea che sebbene la digitalizzazione di alcuni servizi e settori e la proliferazione di forme collaborative di fornitura di servizi abbiano modificato l'accesso a beni e servizi e la fornitura degli stessi, la direttiva resta applicabile alla sfera digitale; invita la Commissione a valutare l'impatto della digitalizzazione e dell'economia collaborativa sull'accesso a beni e servizi e sulla loro fornitura secondo una prospettiva di parità di genere;

9.  sottolinea la necessità di chiarire le disposizioni in materia di responsabilità per i fornitori di beni e servizi e di collegare le piattaforme online sulla base della direttiva; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione ad affrontare con urgenza la questione che attiene alla responsabilità in tale contesto.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

29.11.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

1

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Jean-Marie Cavada, Kostas Chrysogonos, Therese Comodini Cachia, Mady Delvaux, Rosa Estaràs Ferragut, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mary Honeyball, Dietmar Köster, António Marinho e Pinto, Emil Radev, Julia Reda, Evelyn Regner, Pavel Svoboda, Axel Voss, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Angel Dzhambazki, Angelika Niebler, Virginie Rozière, Kosma Złotowski

(1)

Ai sensi dell'articolo 8 TFUE (ex articolo 3, paragrafo 2, del TCE) "Nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne".

(2)

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo – "Relazione sull'applicazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura" (COM(2015)0190 final), http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52015DC0190

(3)

Sentenza del 1° marzo 2011, C-236/09, ECLI:EU:C:2011:100.

(4)

Sentenza della Corte di giustizia del 12 luglio 2001 nella causa C-157/99 (Geraets-Smits e Peerbooms), ECLI:EU:C:2001:404.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

6.2.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

2

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Arne Gericke, Anna Hedh, Mary Honeyball, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Florent Marcellesi, Maria Noichl, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Terry Reintke, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Inés Ayala Sender, Evelyn Regner, Mylène Troszczynski

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Claudia Schmidt


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

18

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea

EFDD

Daniela Aiuto

PPE

Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Claudia Schmidt, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Michaela Šojdrová

S&D

Inés Ayala Sender, Vilija Blinkevičiūtė, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Mary Honeyball, Maria Noichl, Pina Picierno, Evelyn Regner

VERTS/ALE

Florent Marcellesi, Terry Reintke, Ernest Urtasun

2

-

ECR

Arne Gericke

ENF

Mylène Troszczynski

4

0

GUE/NGL

Malin Björk, João Pimenta Lopes, Ángela Vallina

PPE

Anna Záborská

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

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