Procedura : 2016/2061(INI)
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A8-0197/2017

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PV 12/06/2017 - 18
CRE 12/06/2017 - 18

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PV 14/06/2017 - 8.6
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P8_TA(2017)0260

RELAZIONE     
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12.5.2017
PE 589.332v02-00 A8-0197/2017

sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne

(2016/2061(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Constance Le Grip

Relatore per parere (*):Tania González Peñas, commissione per l'occupazione e gli affari sociali

(*) Commissioni associate – articolo 54 del regolamento

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne

(2016/2061(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 8, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, segnatamente le disposizioni relative ai diritti sociali e alla parità tra uomini e donne,

–  visti gli articoli 22 e 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  viste l'osservazione generale n. 16 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali sulla parità dei diritti dell'uomo e della donna in materia di godimento dei diritti economici, sociali e culturali (articolo 3 del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali)(1) e l'osservazione generale n. 19 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali sul diritto alla sicurezza sociale (articolo 9 del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali)(2),

  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  visti l'articolo 4, paragrafi 2 e 3, e gli articoli 12, 20 e 23 della Carta sociale europea,

–  viste le conclusioni del Comitato europeo dei diritti sociali del 5 dicembre 2014(3),

–  vista la direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale(4),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e lavoro(5),

–  vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(6),

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione)(7),

–  vista la tabella di marcia della Commissione dell'agosto 2015 su un nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 3 dicembre 2015, dal titolo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278) e in particolare l'obiettivo 3.2,

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sulla situazione delle donne che si avvicinano all'età pensionabile(8),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla situazione delle madri sole(9),

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(10),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'impatto della crisi economica sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna(11),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(12),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 su una strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(13),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2015 sull'applicazione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(14),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale(15),

  viste le conclusioni del Consiglio, del 19 giugno 2015, sul tema "Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere",

  vista la dichiarazione del trio di presidenza dell'UE (Paesi Bassi, Slovacchia e Malta) sull'uguaglianza di genere, rilasciata il 7 dicembre 2015,

–  visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020) adottato dal Consiglio il 7 marzo 2011;

–  visti lo studio del Parlamento europeo intitolato "The gender pension gap: differences between mothers and women without children" (2016) e lo studio della Commissione dal titolo "The Gender Gap in Pensions in the EU" (2013),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0197/2017),

A.  considerando che, nell'UE, nel 2014 il divario pensionistico di genere, che può essere definito come la differenza tra la pensione media percepita (al lordo dell'imposizione fiscale) dalle donne e quella percepita dagli uomini, era del 39,4 % per la fascia di età dei 65 anni e oltre e ha registrato un incremento in metà degli Stati membri negli ultimi 5 anni; che la crisi finanziaria degli ultimi anni ha avuto un impatto negativo sul reddito di molte donne e, in media e nel lungo termine, in misura maggiore rispetto al reddito degli uomini; che in alcuni Stati membri tra l'11 e il 36 % delle donne non ha alcun accesso alla pensione;

B.  considerando che la parità tra donne e uomini è uno dei principi fondamentali comuni sanciti dall'articolo 2 e dall'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea, dall'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dall'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; considerando inoltre che la parità di genere deve essere inclusa in tutte le politiche, iniziative, programmi e azioni dell'Unione;

C.  considerando che le donne godono di una copertura pensionistica inferiore a quella degli uomini nella maggior parte degli Stati membri dell'UE e che sono sovrarappresentate nelle categorie dei pensionati più poveri e sottorappresentate nelle categorie più ricche;

D.  considerando che tali disparità non sono accettabili e dovrebbero essere ridotte e che tutti i contributi pensionistici dovrebbero essere calcolati e riscossi indipendentemente dal genere nell'UE, che annovera tra i suoi principi fondanti l'uguaglianza di genere, come sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE;

E.  considerando che una persona su quattro nella UE a 28 dipende dalla propria pensione come fonte principale di reddito e che l'aumento significativo del numero di persone che raggiungono l'età pensionabile, a causa del prolungamento dell'aspettativa di vita e dell'invecchiamento generale della popolazione, porterà tale categoria di persone a raddoppiare entro il 2060;

F.  considerando che, a seguito del cambiamento demografico, in futuro a dover provvedere a un numero sempre maggiore di pensionati sarà un numero sempre minore di lavoratori e che, in un tale contesto, cresce l'importanza delle pensioni private e aziendali;

G.  considerando che l'obiettivo delle politiche pensionistiche è garantire un'indipendenza economica, che è essenziale per l'uguaglianza tra donne e uomini, e che i sistemi di previdenza sociale negli Stati membri assicurano a tutti i cittadini dell'UE una rendita pensionistica adeguata e dignitosa e un tenore di vita accettabile e li preservano dal rischio di povertà derivante da vari fattori o dall'esclusione sociale, in modo da garantire una partecipazione sociale, culturale e politica attiva e una vita dignitosa in età avanzata, onde poter continuare a essere parte della società;

H.  considerando che la responsabilità individuale su decisioni inerenti il risparmio che comportano vari rischi implica anche che le persone devono essere chiaramente informate delle opzioni disponibili e dei rischi connessi; che occorre fornire alle donne e agli uomini, ma soprattutto alle donne, un sostegno affinché migliorino il proprio livello di alfabetizzazione finanziaria, in modo da poter prendere decisioni informate in un ambito sempre più complesso;

I.  considerando che il divario pensionistico tende ad aggravare la situazione delle donne in termini di vulnerabilità economica e le espone al rischio di esclusione sociale, di povertà permanente e di dipendenza economica, in particolare dal coniuge o da altri famigliari; che il divario retributivo e pensionistico è ancora più pronunciato per le donne con svantaggi multipli o che appartengono a minoranze razziali, etniche, religiose e linguistiche, dato che spesso ricoprono posizioni lavorative che richiedono meno competenze e comportano meno responsabilità;

J.  considerando che pensioni legate ai diritti individuali anziché derivati, potrebbero contribuire a garantire l'indipendenza economica di ciascuno, ridurre i disincentivi alla partecipazione al lavoro formale e ridurre gli stereotipi di genere;

K.  considerando che, a causa della maggiore aspettativa di vita, le donne possono aver in media necessità di reddito superiori rispetto agli uomini sull'insieme della pensione; che tale reddito aggiuntivo potrebbe derivare dai meccanismi delle pensioni di reversibilità;

L.  considerando che la mancanza di dati comparabili, completi, affidabili e regolarmente aggiornati, che consentano di valutare l'entità del divario pensionistico e i fattori che contribuiscono a determinarlo, rende difficile determinare le modalità più efficaci per affrontare il problema;

M.  considerando che tale divario è maggiore nella fascia di età dei 65-74 anni (oltre il 40 %) rispetto alla media degli ultrasessantacinquenni, principalmente a causa della possibilità di trasferimento dei diritti in alcuni casi, come la vedovanza, in taluni Stati membri;

N.  considerando che i tagli e il blocco delle pensioni aumentano il rischio di povertà nella popolazione anziana, soprattutto tra le donne; che la percentuale di donne anziane a rischio di povertà ed esclusione sociale è stata pari al 20,2 % nel 2014, rispetto al 14,6 % degli uomini, e che nel 2050 la percentuale di persone di età superiore a 75 anni a rischio di povertà potrà ammontare al 30 % nella maggior parte degli Stati membri;

O.  considerando che le persone di età superiore a 65 anni hanno un reddito pari a circa il 94 % di quello medio della popolazione totale; che, tuttavia, circa il 22 % delle donne di età superiore a 65 anni vive al di sotto della soglia del rischio di povertà;

P.  considerando che il divario medio delle pensioni nell'UE nel 2014 nascondeva grandi disparità tra gli Stati membri; che, procedendo a un raffronto, il divario pensionistico di genere minore era pari al 3,7 % e quello maggiore era pari al 48,8 %, mentre il divario è superiore al 30 % in 14 Stati membri;

Q.  considerando che la percentuale di popolazione che percepisce una pensione varie considerabilmente tra gli Stati membri, dato che nel 2012 tale percentuale ammontava all'11 % a Cipro e al 25 % in Belgio, mentre in paesi come la Spagna, l'Irlanda e Malta la percentuale di donne che percepisce una pensione è pari soltanto, o inferiore, al 10 %;

R.  considerando che il divario pensionistico, che dipende da una molteplicità di fattori, è la prova degli squilibri esistenti tra la situazione degli uomini e delle donne per quanto riguarda la vita professionale e la vita familiare, le possibilità contributive, la rispettiva posizione all'interno della struttura familiare e i metodi di calcolo delle retribuzioni ai fini pensionistici; che esso rispecchia altresì la segregazione del mercato del lavoro e il maggior numero di donne che lavorano a tempo parziale, con salari orari inferiori, con interruzioni di carriera e con meno anni di lavoro a causa del lavoro non retribuito svolto dalle donne quali madri e responsabili della cura dei familiari; che, pertanto, il divario pensionistico dovrebbe essere considerato come un indicatore chiave della disuguaglianza di genere nel mercato del lavoro, dato che l'attuale livello del divario pensionistico di genere è molto vicino al divario retributivo totale (40,2 %);

S.  considerando che la piena portata del divario pensionistico, che è il prodotto degli squilibri e delle disuguaglianze di genere (ad esempio, in termini di accesso permanente al potere e alle risorse finanziarie) che si incontrano lungo tutta la vita lavorativa delle persone e si riflettono nelle pensioni del primo e secondo pilastro, può essere mascherato dall'esistenza di meccanismi correttivi;

T.  considerando che il divario pensionistico, se esaminato in un dato momento, riflette le condizioni della società e del mercato del lavoro nel corso di vari decenni; che tali condizioni sono soggette a cambiamenti, spesso significativi, che si ripercuotono sulle esigenze delle diverse generazioni di donne in pensione;

U.  considerando che il divario pensionistico presenta caratteristiche diverse a seconda della situazione personale, dello stato sociale, civile e/o familiare delle pensionate in questione; che, in tale ambito, un approccio unitario non necessariamente produrrebbe i migliori risultati;

V.  considerando che i nuclei familiari monoparentali sono particolarmente vulnerabili in quanto rappresentano il 10 % del totale delle famiglie con figli a carico e che il 50 % di questi si trova a rischio di povertà ed esclusione sociale, una percentuale pari al doppio del tasso della popolazione totale; che il divario pensionistico è positivamente correlato con il numero di figli cresciuti nel corso della vita e che il divario pensionistico di genere delle donne sposate e madri considerevolmente superiore a quello delle donne sole senza figli; che, da questo punto di vista, le disuguaglianze cui sono soggette le madri, in particolare le madri single, possono risultare amplificate al momento del pensionamento;

W.  considerando che la discriminazione relativa alla gravidanza e al congedo di maternità tende a spingere le madri (che rappresentano nel 79,76 % dei casi le persone che riducono l'orario di lavoro per poter occuparsi dei figli con meno di otto anni) verso occupazioni scarsamente retribuite o a tempo parziale o verso interruzioni di carriera indesiderate per la cura dei figli; che i congedi di maternità, paternità o parentali rappresentano strumenti necessari ed essenziali per migliorare la ripartizione dei compiti di assistenza, migliorando l'equilibrio tra vita lavorativa e privata e riducendo al minimo le interruzioni di carriera delle donne;

X.  considerando che il numero di figli non ha alcun effetto, o ha persino un effetto positivo, sulla remunerazione, e dunque anche sui diritti pensionistici dei padri;

Y.  considerando che il tasso di disoccupazione femminile è sottovalutato, dato che molte donne non sono registrate come disoccupate, soprattutto quelle che vivono nelle zone rurali o remote, molte delle quali si dedicano esclusivamente al lavoro domestico e alla cura dei figli; che tale situazione genera disparità a livello pensionistico;

Z.  considerando che i metodi tradizionali di organizzazione del lavoro non consentono alle coppie in cui entrambi i genitori desiderano esercitare la loro professione a tempo pieno, di ottenere un giusto equilibrio tra vita familiare e vita professionale;

AA.  considerando che una contabilizzazione dei crediti pensionistici che tenga conto anche dei periodi di assistenza a figli o familiari potrebbe contribuire a evitare che i periodi di interruzione della carriera professionale per motivi di assistenza si ripercuotano in modo negativo sulla pensione, e che è auspicabile che tali meccanismi di contabilizzazione siano prorogati o rafforzati in tutti gli Stati membri;

AB.  considerando che l'applicazione di crediti pensionistici a tutte le forme di lavoro potrebbe giovare a tutti i lavoratori, da quelli subordinati a quelli autonomi;

AC.  considerando che, nonostante alcuni sforzi compiuti per porre rimedio a tale situazione, il tasso di inclusione delle donne nel mercato del lavoro è ancora molto inferiore agli obiettivi della strategia Europa 2020, nonché a quello degli uomini; che l'aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro contribuisce a ridurre il divario pensionistico di genere nell'UE in quanto esiste un nesso diretto tra la partecipazione al mercato del lavoro e il livello di prestazione pensionistica; che, tuttavia, la percentuale di occupati non fornisce alcuna informazione in merito alla durata e al tipo di occupazione e, quindi, offre solo indicazioni limitate sul livello salariale e pensionistico;

AD.  considerando che il numero di anni di lavoro ha un effetto diretto sul reddito pensionistico; che le donne hanno una carriera in media più breve di oltre 10 anni rispetto agli uomini e che le donne la cui carriera dura meno di 14 anni sono soggette a un divario pensionistico due volte maggiore (64 %) rispetto a quello cui sono soggette le donne con una carriera più lunga (32 %);

AE.  considerando che, rispetto agli uomini, ci sono maggiori probabilità che le donne interrompano la carriera, abbiano contratti precari, svolgano forme di occupazione atipiche, lavorino a tempo parziale (il 32 % delle donne rispetto all'8,2 % degli uomini) o senza retribuzione, soprattutto quando si occupano dei figli e di famigliari e su loro incombe la responsabilità quasi esclusiva dell'assistenza e dei lavori domestici a causa di persistenti disuguaglianze di genere o perché i datori di lavoro, ad esempio, si aspettano che esse si accollino tale responsabilità in una fase successiva della vita, il tutto a danno delle loro pensioni;

AF.  considerando che il finanziamento di scuole, asili, università e servizi di assistenza per gli anziani contribuisce a creare un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale per le donne e può tradursi a lungo termine non solo nella creazione di posti di lavoro, ma anche nella possibilità per le donne di accedere a un'occupazione di qualità e di rimanere nel mercato del lavoro più a lungo, il che, sul lungo periodo, può avere un effetto positivo sulle loro pensioni;

AG.  considerando che l'assistenza informale e il lavoro volontariato sono pilastri portanti della nostra società e sono in larga misura svolti da donne e che tale squilibrio si riflette anche nel divario pensionistico; che queste tipologie di lavoro invisibile non sono sufficientemente riconosciute e non sono sempre considerate, soprattutto nel calcolo dei diritti pensionistici;

AH.  considerando che nell'UE persiste un ampio divario salariale tra uomini e donne; che tale divario, che nel 2014 era pari al 16,3 %, causato principalmente da fenomeni di discriminazione e segregazione, che si traducono in un numero maggiore di donne nei settori in cui il livello di retribuzione è inferiore rispetto ad altri per lo più occupati da uomini; che altri fattori, come le interruzioni di carriera o il lavoro a tempo parziale involontario per conciliare il lavoro con le responsabilità famigliari, gli stereotipi, la sottovalutazione del lavoro delle donne e le differenze nei livelli di istruzione e di esperienza professionale contribuiscono anch'essi al divario salariale di genere;

AI.  considerando che le politiche volte ad aumentare il tasso di occupazione di qualità nelle categorie caratterizzate da un maggiore tasso di disoccupazione, come le donne, i giovani, le persone con disabilità, le persone di età superiore a 55 anni, i disoccupati di lunga durata e le persone immigrate, aiuterebbero a mantenere la sostenibilità del sistema pensionistico e a mitigare il tasso di dipendenza dai sistemi pubblici;

AJ.  considerando che l'obiettivo dell'UE di conseguire una protezione sociale adeguata è sancito dall'articolo 151 TFUE; che, a tal fine, l'UE dovrebbe sostenere gli Stati membri formulando raccomandazioni volte a migliorare la protezione delle persone anziane le quali, in virtù dell'età o di circostanze personali, hanno diritto a percepire una pensione;

AK.  considerando che l'articolo 4, paragrafo 1 della Carta sociale europea sul diritto a un'equa retribuzione stabilisce che, per garantire l'effettivo esercizio del diritto ad un'equa retribuzione, le parti s'impegnano a riconoscere il diritto dei lavoratori ad una retribuzione sufficiente tale da garantire ad essi e alle loro famiglie un livello di vita dignitoso; che, nelle sue conclusioni del 5 dicembre 2014, il Comitato europeo dei diritti sociali ha affermato che, al fine di garantire un livello di vita dignitoso ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 della Carta del 1961, la retribuzione deve essere superiore alla soglia minima fissata al 60 % dello stipendio medio netto;

AL.  considerando che le pensioni minime universali, basate sulla residenza o forfettarie, indicizzate ai salari sembrano favorire in modo particolare la parità di genere, in quanto la pensione di base completa è versata indipendentemente dalle precedenti circostanze occupazionali o familiari;

AM.  considerando che il rafforzamento del legame tra contribuzione e retribuzione, insieme all'aumento del ruolo del secondo e terzo pilastro nell'organizzazione dei sistemi pensionistici, tende a trasferire verso il settore privato il rischio di insorgenza di fattori specifici di genere nel divario pensionistico;

AN.  considerando che le riforme dei sistemi pensionistici contenute nel Libro bianco della Commissione europea sulle pensioni del 2012 non sono state sottoposte a valutazione di impatto in termini di genere, né ex ante né ex post, e che ciò dimostra che esistono lacune nella politica dell'Unione per un'applicazione effettiva della parità di genere in tutti i settori;

AO.  considerando che la responsabilità dell'organizzazione dei sistemi pubblici di sicurezza sociale e dei sistemi pensionistici spetta esclusivamente agli Stati membri; che l'UE ha principalmente competenze di sostegno in materia di sistemi pensionistici, in particolare a norma dell'articolo 153 TFUE;

Osservazioni generali

1.  chiede alla Commissione di collaborare strettamente con gli Stati membri nella definizione di una strategia volta a eliminare il divario pensionistico di genere nell'Unione europea;

2.  ritiene che tale strategia dovrebbe essere intesa non solo ad affrontare gli effetti del divario pensionistico a livello degli Stati membri, soprattutto per i gruppi più vulnerabili, ma anche a prevenire tale divario in futuro contrastandone le cause profonde, quali la disparità tra donne e uomini nel mercato del lavoro in termini di retribuzione, avanzamento professionale e opportunità di lavoro a tempo pieno, nonché la segregazione del mercato del lavoro; incoraggia, a tal proposito, il dialogo intergovernativo e la condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri;

3.  evidenzia che il tasso di disoccupazione femminile è sottostimato, visto che molte donne non sono iscritte alle liste di collocamento, in particolare le donne che risiedono in zone rurali o remote, quelle che prestano aiuto nelle imprese familiari e molte di coloro che si dedicano esclusivamente ai lavori domestici e ai figli;

4.  sottolinea che per attuare con successo la strategia è necessario adottare un approccio multidimensionale, combinando misure nell'ambito di politiche diverse destinate a migliorare la parità di genere, con una prospettiva sulle pensioni che consideri tutto l'arco della vita e tenga conto dell'intera vita lavorativa di una persona e che affronti le disparità tra uomini e donne in termini di livello di occupazione, carriera e possibilità di versare contributi nonché le disparità derivanti dall'organizzazione dei sistemi pensionistici; invita la Commissione e gli Stati membri a dar seguito alle conclusioni del Consiglio del 18 giugno 2015, dal titolo "Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere"

5.  sottolinea che il principio di sussidiarietà deve essere applicato rigorosamente anche nell'ambito delle pensioni;

Rilevamenti e sensibilizzazione per combattere più efficacemente il divario pensionistico

6.  invita gli Stati membri e la Commissione a continuare a svolgere ricerche sul divario pensionistico di genere e a collaborare con Eurostat e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) nello sviluppo di indicatori ufficiali e affidabili di tale divario nonché nell'individuazione dei vari fattori che contribuiscono a crearlo, in modo da controllarlo e fissare obiettivi di riduzione chiari, e li invita altresì a informare il Parlamento europeo al riguardo; invita gli Stati membri a fornire a Eurostat statistiche annuali sul divario retributivo di genere e sul divario pensionistico di genere in modo che sia possibile valutare gli sviluppi in tutta l'UE e le modalità per affrontare il problema;

7.  invita la Commissione a svolgere una valutazione approfondita dell'impatto sui gruppi più vulnerabili, in particolare le donne, delle raccomandazioni specifiche per paese e delle raccomandazioni del Libro bianco del 2012 in materia di pensioni, volte a combattere le cause del divario pensionistico di genere, come pure a stabilire un indicatore formale del divario pensionistico di genere e a effettuare un monitoraggio sistematico; chiede una valutazione adeguata delle raccomandazioni o misure adottate finora e un monitoraggio dell'impatto di genere; invita la Commissione a sostenere lo sviluppo di statistiche disaggregate per genere e di ricerche volte a migliorare il monitoraggio e la valutazione degli effetti delle riforme delle pensioni sulla prosperità e sul benessere delle donne;

8.  incoraggia gli Stati membri a promuovere la lotta contro il divario pensionistico di genere attraverso le politiche sociali, a sensibilizzare i responsabili delle decisioni competenti in materia e a sviluppare programmi intesi ad informare maggiormente le donne sulle conseguenze del fenomeno, a fornire loro strumenti grazie ai quali possano predisporre strategie di finanziamento della pensione che siano sostenibili e adatte alle loro esigenze specifiche, nonché ad agevolare il loro accesso alle pensioni del secondo e terzo pilastro, soprattutto in settori a prevalenza femminile nei quali l'adesione può essere scarsa; invita la Commissione e gli Stati membri ad ampliare e approfondire la sensibilizzazione sulla parità retributiva e il divario pensionistico, nonché sulla discriminazione diretta e indiretta delle donne nel mondo del lavoro;

9.  ribadisce la necessità di definizioni chiare e armonizzate di concetti quali "divario retributivo di genere" e "divario pensionistico di genere", onde agevolare il confronto a livello dell'UE;

10.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea a promuovere studi sugli effetti del divario di genere sulle pensioni e sull'indipendenza economica delle donne, tenendo conto di questioni quali l'invecchiamento della popolazione, le differenze di genere concernenti le condizioni di salute e l'aspettativa di vita, il cambiamento delle strutture familiari e l'aumento del numero di famiglie unipersonali nonché le diverse situazioni personali delle donne; chiede loro, inoltre, di elaborare possibili strategie per eliminare il divario pensionistico di genere;

11.  invita gli Stati membri ad erogare immediatamente i trattamenti di fine rapporto e di fine servizio una volta iniziato il periodo di pensione, in modo da prevenire situazioni di difficoltà economica, ridurre i successivi oneri per le anticipazioni dei crediti e la dipendenza delle donne dagli uomini;

Ridurre le disuguaglianze in termini di possibilità contributive

12.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di assicurare la corretta applicazione e un monitoraggio sistematico dei progressi della normativa dell'UE contro la discriminazione di genere indiretta e diretta, nonché l'avvio di procedure di infrazione in caso di inosservanza, prevedendo altresì un'eventuale revisione di tale normativa allo scopo di garantire pari opportunità a uomini e donne in termini di versamento di contributi al regime pensionistico;

13.  condanna inequivocabilmente le disparità retributive di genere e la loro "inspiegabile" componente imputabile a fenomeni di discriminazione sul posto di lavoro, e invita nuovamente a procedere a una revisione della direttiva 2006/54/CE, recepita in modo chiaro e adeguato soltanto in due Stati membri, al fine di assicurare una maggiore parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e retribuzione, nel rispetto del principio della parità di retribuzione a parità di lavoro tra donne e uomini, garantito dal trattato fin dalla fondazione della CEE;

14.  invita gli Stati membri, i datori di lavoro e i sindacati a redigere e applicare strumenti di valutazione occupazionale specifici e pratici per aiutare a determinare il lavoro di pari valore e quindi assicurare parità di retribuzione tra donne e uomini e, pertanto, parità tra le pensioni che percepiranno in futuro; incoraggia le aziende a effettuare verifiche annue della parità retributiva e a pubblicare i dati nella massima trasparenza, nonché a ridurre il divario retributivo di genere;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a contrastare la segregazione orizzontale e verticale nel mercato del lavoro, eliminando le diseguaglianze di genere e la discriminazione sul lavoro e incoraggiando le donne e le ragazze, in particolare attraverso l'istruzione e la sensibilizzazione, a indirizzarsi verso studi, posti di lavoro e carriere in settori di crescita innovativi, oggi dominati dagli uomini a causa degli stereotipi tuttora esistenti;

16.  esorta la Commissione e gli Stati membri a offrire maggiori incentivi alle donne affinché partecipino al mercato del lavoro più a lungo e con interruzioni più brevi, onde promuoverne l'indipendenza economica oggi e in futuro;

17.  ricorda l'importanza, nel contesto del crescente trasferimento della responsabilità dei sistemi pensionistici verso sistemi di finanziamento personali, di garantire che l'accesso ai servizi finanziari di cui alla direttiva 2004/113/CE sia non discriminatorio e basato su criteri attuariali unisex; osserva che l'applicazione della regola unisex contribuirà a ridurre il divario pensionistico di genere; invita gli Stati membri e la Commissione ad aumentare la trasparenza, l'accesso alle informazioni e il livello di certezza per i membri e i beneficiari dei regimi pensionistici professionali, tenendo conto dei principi dell'UE di non discriminazione e parità di genere;

18.  osserva che i regimi pensionistici di vecchiaia professionali sono gestiti sempre più frequentemente secondo principi assicurativi e che ciò potrebbe generare numerose lacune in termini di protezione sociale(16); sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiarito che i regimi pensionistici professionali devono essere considerati una forma di retribuzione e che pertanto il principio della parità di trattamento si applica anche a tali regimi;

19.  invita gli Stati membri a riservare un'attenzione particolare alle donne migranti, che spesso non hanno acquisito diritti pensionistici nei paesi d'origine e che, di conseguenza, non sono economicamente indipendenti, soprattutto in caso di divorzio;

Ridurre le disuguaglianze tra uomini e donne nei percorsi professionali

20.  invita la Commissione a mettere rapidamente in pratica gli impegni assunti sia nella tabella di marcia sia nell'impegno strategico, allo scopo di consentire a tutti, anche ai genitori che lavorano, un maggiore equilibrio tra vita professionale e privata, e a presentare un pacchetto di misure legislative e non legislative ambizioso e completo nell'ambito del suo programma di lavoro per il 2017;

21.  invita gli Stati membri a rispettare e a far rispettare la legislazione sui diritti di maternità affinché le donne non siano svantaggiate in termini pensionistici per il fatto di essere diventate madri durante la vita lavorativa;

22.  invita gli Stati membri a valutare la possibilità per i dipendenti di negoziare accordi volontari di flessibilità lavorativa, ivi incluso il lavoro "agile" (o "smart working"), in linea con le prassi nazionali e indipendentemente dall'età dei figli o dalla situazione familiare, consentendo così a donne e uomini di conciliare meglio la vita famigliare e quella professionale, in modo che non siano costretti a privilegiare l'una rispetto all'altra nel momento in cui assumono responsabilità di assistenza;

23.  invita gli Stati membri a introdurre, sulla base di scambi di buone pratiche, "crediti di assistenza" a favore di donne e uomini, volti a compensare le interruzioni di carriera effettuate per l'assistenza informale di un membro della famiglia e i periodi di congedo per assistenza formale quali i congedi parentali, di maternità, e di paternità, nonché a valorizzare in modo equo tali crediti nel calcolo dei diritti pensionistici; ritiene che tali crediti debbano essere concessi per un periodo di tempo breve e delimitato, onde evitare di aggravare gli stereotipi e le disuguaglianze;

24.  invita gli Stati membri a elaborare strategie volte a riconoscere l'importanza dell'assistenza informale prestata a familiari e ad altre persone a carico, del lavoro volontario e dell'equa ripartizione di queste responsabilità tra donne e uomini, ripartizione la cui mancanza può causare interruzioni di carriera e precariato per le donne, compromettendone così i diritti pensionistici; sottolinea, in tal contesto, l'importanza di incentivare gli uomini all'utilizzo dei congedi parentale e di paternità;

25.  invita gli Stati membri a consentire il reintegro del dipendente nello stesso regime di lavoro dopo il congedo di maternità o paternità;

26.  ricorda che è possibile conseguire un buon equilibrio tra vita familiare e vita professionale per uomini e donne solo in presenza di strutture di assistenza locali, di qualità e accessibili, anche sul piano economico, per bambini, anziani e altre persone a carico, e solo incoraggiando un'equa ripartizione delle responsabilità, dei costi e dell'assistenza; invita gli Stati membri a incrementare gli investimenti a favore dei servizi per l'infanzia, sottolinea la necessità di una presenza capillare delle strutture di assistenza all'infanzia nelle zone rurali ed esorta la Commissione a sostenere gli Stati membri, anche attraverso i finanziamenti dell'UE disponibili, nella realizzazione di tali strutture, in modo tale che siano accessibili a tutti; invita gli Stati membri non solo a realizzare al più presto gli obiettivi di Barcellona, comunque entro il 2020, ma anche a definire obiettivi analoghi per i servizi di assistenza a lungo termine, offrendo nel contempo la libertà di scelta alle famiglie che preferiscono un diverso modello di assistenza all'infanzia; si congratula con gli Stati membri che hanno già raggiunto entrambi i gruppi di obiettivi;

Effetti dei sistemi pensionistici sul divario delle pensioni

27.  invita gli Stati membri a valutare, sulla base di dati affidabili e comparabili, gli effetti dei loro sistemi pensionistici sul divario delle pensioni nonché i fattori che lo provocano al fine di combattere le discriminazioni e rendere trasparenti i sistemi pensionistici degli Stati membri;

28.  sottolinea che, per ottenere sistemi pensionistici sostenibili, è necessario tenere in considerazione le sfide poste dai cambiamenti demografici, dall'invecchiamento della popolazione, dal tasso di natalità e dal rapporto tra persone con un'occupazione retribuita e persone in età pensionabile; rammenta che la situazione di queste ultime dipende fortemente dal numero di anni di lavoro e dai contributi versati;

29.  invita gli Stati membri ad attuare urgentemente le necessarie modifiche strutturali ai sistemi pensionistici, onde garantire, in vista dell'aumento della speranza di vita nell'UE, una sicurezza sociale sostenibile;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri a vagliare ulteriormente l'impatto potenziale sul divario pensionistico che potrebbe avere un'evoluzione dalle pensioni statali obbligatorie verso meccanismi più flessibili nell'ambito di regimi professionali e privati per quanto riguarda i contributi pensionistici, sia in termini di calcolo del periodo di contribuzione al sistema pensionistico che di uscita progressiva dal mercato del lavoro;

31.  segnala che la transizione verso un sistema pensionistico multipilastro sta portando a un aumento delle disparità di genere nell'ambito delle pensioni(17); insiste sulla necessità che il primo dei tre pilastri sulle pensioni rimanga al centro dei sistemi pensionistici degli Stati membri e sia promosso e reso operativo per contribuire a eliminare le disuguaglianze in ambito pensionistico, in particolare quelle di genere; evidenzia altresì che i regimi pensionistici privati dovrebbero rimanere un'opzione volontaria; sottolinea che il divario pensionistico di genere nel primo pilastro è il più basso e che i regimi nel quadro di tale pilastro hanno dimostrato di essere i più inclusivi, i più equi in termini di redistribuzione e anche il modo più conveniente per contrastare la povertà in vecchiaia; chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare i sistemi pensionistici pubblici rispetto ad altri tipi di regimi che potrebbero aggravare il divario pensionistico di genere;

32.  invita gli Stati membri a eliminare dai loro sistemi pensionistici e dalle riforme realizzate gli elementi che aggravano le disparità tra le pensioni (soprattutto gli squilibri di genere come quello attualmente esistente in ambito pensionistico), tenendo conto dell'impatto di genere delle future riforme delle pensioni, nonché ad attuare misure volte a eliminare tali discriminazioni; evidenzia che qualsiasi modifica delle politiche relative alle pensioni dovrebbe essere rapportata al suo impatto sul divario di genere, con analisi specifiche che confrontino gli effetti dei cambiamenti proposti sulle donne e sugli uomini, e che ciò dovrebbe rientrare nei processi di pianificazione, ideazione, attuazione e valutazione delle politiche pubbliche;

33.  chiede alla Commissione di incoraggiare lo scambio di buone pratiche al fine di individuare sia i meccanismi correttivi più efficaci, sia quelli che possono combattere i fattori che favoriscono il divario pensionistico;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre tariffe vita unisex nell'ambito dei regimi pensionistici e dei crediti di assistenza, nonché per le prestazioni derivate, in modo che le donne possano ricevere le stesse rendite pensionistiche a parità di contributi, anche se la loro aspettativa di vita è maggiore di quella degli uomini, come pure a garantire che l'aspettativa di vita delle donne non sia usata come pretesto a fini discriminatori, specificamente nel calcolo delle pensioni;

35.  evidenzia l'importante ruolo svolto dalle pensioni di reversibilità nel tutelare molte donne anziane dal rischio più elevato di povertà ed esclusione sociale con cui si confrontano rispetto agli uomini anziani; invita gli Stati membri a riformare, ove necessario, i sistemi pensionistici di reversibilità e le pensioni di vedovanza al fine di non penalizzare le donne non sposate; invita gli Stati membri a studiare, con il sostegno della Commissione, gli effetti dei vari sistemi che prevedono pensioni di reversibilità alla luce delle elevate percentuali di divorzi, dell'incidenza della povertà tra le coppie non sposate e dell'esclusione sociale delle donne anziane, e a valutare la possibilità di predisporre strumenti giuridici volti a garantire la ripartizione dei diritti pensionistici in caso di divorzio;

36.  sottolinea il fatto che tutti hanno diritto a una pensione pubblica universalmente accessibile e ricorda che l'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce il diritto delle persone anziane di condurre una vita dignitosa e indipendente, mentre l'articolo 34 della Carta riconosce il diritto alle prestazioni della sicurezza sociale e ai servizi sociali che garantiscono protezione in caso di maternità, malattia, incidenti sul lavoro, disabilità, necessità di assistenza a lungo termine o vecchiaia, nonché in caso di perdita del posto di lavoro; sottolinea che i sistemi previdenziali pubblici finanziati dai contributi sono una componente importante di schemi pensionistici adeguati;

37.  rammenta che una pensione dignitosa è fondamentale per combattere la povertà fra gli anziani; invita gli Stati membri a garantire che i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori con una vita professionale discontinua o con responsabilità di assistenza del coniuge e i lavoratori che hanno avuto interruzioni di carriera o che in alcuni periodi hanno lavorato a orario ridotto abbiano il diritto di accedere a un regime pensionistico dignitoso, senza alcuna forma di discriminazione;

38.  chiede agli Stati membri di eliminare gli ostacoli – quali ad esempio l'aumento degli anni contributivi minimi necessari per vedersi riconosciuti i diritti pensionistici, o il collegamento tra le prestazioni pensionistiche e i contributi versati nell'arco della vita – che rendono difficile, per le persone che hanno interrotto la propria carriera (in maggioranza donne), avere accesso a una pensione adeguata;

39.  invita gli Stati membri a prevedere, nel caso in cui non vi siano le condizioni per la pensione prevista dalla legge, una pensione pubblica minima adeguata, non correlata alla vita lavorativa precedente del beneficiario, nonché a garantire che i periodi di congedo formale presi dalle persone per prestare assistenza ai familiari siano inclusi nel calcolo dei loro diritti pensionistici; evidenzia l'importanza che i diritti pensionistici e le prestazioni sociali passino a essere individuali, e non più derivati, in modo da evitare situazioni di dipendenza all'interno della famiglia; esorta gli Stati membri a sostituire i modelli basati sulle unità familiari e i corrispondenti diritti previdenziali in modo da garantire i diritti individuali e contrastare la condizione di dipendenza da un partner o dallo Stato; rileva, tuttavia, che il rapporto tra la pensione minima pubblica e la pensione media risultante dagli anni di lavoro deve essere adeguato; invita la Commissione a realizzare un'analisi effettiva delle migliori pratiche allo scopo di assistere gli Stati membri nel calcolo di tali pensioni minime;

40.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che il congelamento e i tagli applicati alle pensioni in alcuni Stati membri colpiscono più duramente le persone che hanno avuto una carriera lavorativa più breve o che l'hanno interrotta, o coloro che hanno percepito retribuzioni inferiori; si rammarica del fatto che ad essere colpite siano principalmente le donne; sottolinea che tali misure hanno provocato una discriminazione indiretta nel godimento dei diritti previdenziali; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che sia gli uomini che le donne abbiano l'opportunità di raggiungere periodi contributivi completi e ad assicurare a tutti il diritto a una pensione completa, nell'ottica di colmare il divario pensionistico combattendo la discriminazione di genere sul lavoro, adeguando l'istruzione e la pianificazione della carriera, migliorando l'equilibrio tra vita privata e professionale e promuovendo gli investimenti nell'assistenza a bambini e anziani; ritiene altresì importante stabilire solide normative sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro che tengano conto dei rischi occupazionali e psicosociali di genere, investire nei servizi pubblici per l'impiego in grado di orientare le donne di tutte le età nella ricerca del lavoro, come pure introdurre norme flessibili per la transizione dal lavoro alla pensione;

41.  ricorda che il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali, nella sua osservazione generale n. 16 (2005) sulla parità dei diritti dell'uomo e della donna in materia di godimento di tutti i diritti economici, sociali e culturali, ha sottolineato che l'articolo 3, in combinato disposto con l'articolo 9 del Patto internazionale dei diritti sociali, economici e culturali, sancisce, tra l'altro, che l'età pensionabile obbligatoria deve essere la stessa per gli uomini e per le donne e che le donne devono ricevere le stesse prestazioni dai regimi pensionistici sia pubblici che privati;

42.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

11 agosto 2005, E/C.12/2005/.

(2)

4 febbraio 2008, E/C.12/GC/19.

(3)

(XX-3/def/GRC/4/1/EN)

(4)

GU L 6 del 10.1.1979, pag. 24.

(5)

GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(6)

GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.

(7)

GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.

(8)

GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 9.

(9)

GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 60.

(10)

GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2013)0073.

(12)

Testi approvati, P8_TA(2015)0050.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2015)0218.

(14)

Testi approvati, P8_TA(2015)0351.

(15)

Testi approvati, P8_TA(2016)0338.

(16)

http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/conference_sept_2011/dgjustice_oldagepensionspublication3march2011_en.pdf.

(17)

Parlamento europeo, dipartimento tematico C, Diritti dei cittadini e affari costituzionali (Ludovici: 2016): "The gender pension gap: differences between mothers and women without children" (Divario pensionistico di genere: differenze tra madri e donne senza figli), http://www.europarl.europa.eu/committees/it/supporting-analyses-search.html.


MOTIVAZIONE

Il divario pensionistico di genere è una delle numerose forme di disparità tra uomini e donne. Tale divario, definito come la differenza tra la pensione media percepita (al lordo dell'imposizione fiscale) dalle donne rispetto a quella percepita dagli uomini, nel 2012 era del 38% per la fascia di età dei 65 anni e oltre, il che è inaccettabile.

La sfida consiste nel raggiungere l'effettiva parità tra donne e uomini, ma anche nel prevenire le situazioni di povertà e di vulnerabilità che colpiscono con più probabilità le donne con pensioni basse.

Pertanto, il relatore ritiene che, per contrastare il divario pensionistico di genere, risultato di molteplici variabili, sia necessario condurre una strategia globale e di vasta portata. Se per mancanza di dati precisi e affidabili l'impatto di tali variabili sul risultato finale in questo momento non è direttamente quantificabile, si può ragionevolmente ritenere che il divario pensionistico di genere rifletta le molteplici disuguaglianze vissute lungo tutto l'arco della vita e della carriera dalle donne.

Nell'UE il divario salariale tra uomini e donne persiste e nel 2014 era pari al 16,3 %, soprattutto a causa dei fenomeni di discriminazione e segregazione e delle interruzioni di carriera. Anche la situazione sociale, coniugale e/o familiare delle pensionate incide sul divario pensionistico di genere, e a questo proposito le vedove si trovano in una posizione più debole. Inoltre, il divario pensionistico di genere è positivamente correlato al numero di figli: in casa le donne svolgono un ruolo di primo piano nell'educazione dei figli per cui vanno incontro a ripetute interruzioni di carriera e spesso sono costrette a optare per il lavoro a tempo parziale. A titolo di esempio, le donne che hanno una durata della carriera inferiore ai 14 anni sono vittime di un divario pensionistico di genere due volte maggiore (64 %) di quello delle donne con una carriera più lunga (32 %). Tutti questi fattori incidono negativamente sulle pensioni delle donne e devono quindi essere affrontati.

Il relatore raccomanda pertanto di attuare varie raccomandazioni, nel rispetto della ripartizione delle competenze tra l'Unione e gli Stati membri nel quadro del principio di sussidiarietà, e incoraggia, in generale, la cooperazione e lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri.

Rilevamenti e sensibilizzazione per combattere meglio il divario pensionistico di genere

Anzitutto, risulta essenziale sviluppare strumenti statistici volti a distinguere i diversi fattori che determinano la crescita del divario pensionistico di genere. A tal proposito occorre compiere un vero e proprio sforzo per comprendere meglio il fenomeno. Questi strumenti consentiranno ai diversi attori, a cominciare dalla Commissione europea, di capire meglio questa problematica e, soprattutto per quanto riguarda gli Stati membri, di includere questi dati nelle loro politiche sociali e di sensibilizzare i responsabili decisionali competenti in materia.

Ridurre le disuguaglianze in termini di capacità contributiva

La prima linea d'azione deve vertere sulla capacità contributiva. Dal momento che la maggior parte dei sistemi pensionistici si basa sull'accumulo di diritti e redditi acquisiti nel corso della carriera, le disparità al riguardo possono riflettersi sull'importo della pensione.

Da questo punto di vista, il relatore ricorda che esistono già molti strumenti legislativi e che sarebbe auspicabile garantire l'effettiva applicazione degli stessi, individuando le lacune delle disposizioni attuative esistenti e prendendo in considerazione eventuali sviluppi normativi.

Ridurre le disuguaglianze tra uomini e donne nei percorsi professionali

Inoltre, bisognerebbe garantire che le carriere delle donne siano meno influenzate dalle difficoltà che devono affrontare a causa della quota sproporzionata di lavoro e responsabilità familiari che spetta loro in casa.

Così, in linea con la risoluzione adottata il 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale, il relatore invita la Commissione a far fronte ai propri impegni secondo la tabella di marcia e l'impegno strategico.

Effetti dei sistemi pensionistici sul divario pensionistico di genere

Il relatore desidera inoltre invitare gli Stati membri a misurare l'impatto dell'organizzazione dei loro sistemi pensionistici sul divario pensionistico di genere e a mettere in atto meccanismi volti a correggere, soprattutto a vantaggio delle persone più vulnerabili, le disuguaglianze che potrebbero tradursi in tale divario.

Infine, il relatore invita la Commissione a esaminare l'impatto sul divario pensionistico di genere che potrebbe avere un'evoluzione dei sistemi pensionistici verso meccanismi più flessibili di contribuzione e di determinazione dei diritti, sia in termini di calcolo del periodo di contribuzione al sistema pensionistico che di uscita progressiva dal mercato del lavoro.


PARERE DI MINORANZA

a norma dell'articolo 52 bis, paragrafo 4, del regolamento

Beatrix von Storch

La presente relazione consolida il controllo dei valori e delle norme sociali nonché l'intromissione da parte dell'UE nelle questioni fondamentali della vita familiare, sebbene l'Unione non disponga di competenze nell'ambito della politica pensionistica nazionale, come affermato altresì nei considerando

Questo è soltanto un ulteriore esempio di un esercizio parlamentare a vuoto. Non esistono indicatori comuni affidabili dell'esistenza di un "divario pensionistico di genere" e anche questo aspetto emerge dalla relazione.

L'UE nega alle madri e ai padri la libertà di scelta; ciò che interessa all'Unione è solamente attuare gli obiettivi di Barcellona per lo sviluppo dei servizi statali di assistenza all'infanzia. L'UE non concede intenzionalmente la libertà di scelta per le famiglie che preferiscono un modello educativo diverso.

Le famiglie sono fonte di coesione sociale e sono considerate come un pilastro fondamentale dell'intera società, tuttavia non viene riconosciuto il fatto che le donne e le madri, proprio come gli uomini e i padri, crescendo i propri figli e occupandosi di questi ultimi, lavorano anche per il futuro della società.

Il vero scandalo non è un possibile divario salariale o un "divario pensionistico di genere", bensì il mancato riconoscimento del lavoro domestico, educativo, assistenziale e familiare svolto parimenti da uomini e donne e la mancanza di opportunità per conciliare e scegliere liberamente tra vita familiare e professionale, che interessano parimenti sia donne che uomini. Questi aspetti devono essere affrontati dalle parti sociali negli Stati membri.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (9.12.2016)

destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

sulla necessità di una strategia dell'UE per porre fine al divario pensionistico di genere e prevenirlo

(2016/2061(INI))

Relatore per parere: Tania González Peñas (*)

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  visti gli articoli 22 e 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  viste l'osservazione generale n. 16 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali sulla parità dei diritti dell'uomo e della donna in materia di godimento dei diritti economici, sociali e culturali (articolo 3 del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali), dell'11 agosto 2005, E/C.12/2005/, e l'osservazione generale n. 19 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali sul diritto alla sicurezza sociale (articolo 9 del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali), del 4 febbraio 2008, E/C.12/GC/19,

–  visti l'articolo 4, paragrafi 2 e 3, e gli articoli 12, 20 e 23 della Carta sociale europea,

–  viste le conclusioni del Comitato europeo dei diritti sociali del 5 dicembre 2014 (XX-3/def/GRC/4/1/EN),

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE), che sanciscono il principio fondamentale della parità tra uomini e donne,

–  visti l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che sanciscono il principio di parità tra donne e uomini,

–  visti gli articoli 151 e 153 TFUE,

–  viste le conclusioni adottate nel giugno 2015 dal Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) intitolate " Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere",

–  visto l'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020) adottato dal Consiglio il 7 marzo 2011,

–  visto lo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (Impegno strategico per l'uguaglianza di genere 2016-2019) e in particolare l'obiettivo 3.2,

–  visti lo studio del Parlamento europeo intitolato "The gender pension gap: differences between mothers and women without children" (2016) e lo studio della Commissione dal titolo "The Gender Gap in Pensions in the EU" (2013),

–  visti gli articoli 3 e 9 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali,

A.  considerando che, secondo le stime, il divario pensionistico di genere nell'UE era pari al 39 % circa nel 2014 e varia considerevolmente tra i diversi Stati membri, spaziando dal 3,7 % in Estonia al 48,8 % a Cipro; che la percentuale di donne anziane a rischio di povertà ed esclusione sociale era pari al 20,2 % nel 2014, rispetto al 14,6 % degli uomini, e che nel 2050 la percentuale di persone di età superiore a 75 anni a rischio di povertà potrebbe raggiungere il 30 % nella maggior parte degli Stati membri; che nel 2015 le donne in media guadagnavano ancora il 16 % in meno all'ora degli uomini per lo stesso lavoro; che, a causa del divario retributivo di genere, le donne percepiscono spesso pensioni più basse degli uomini e sono maggiormente esposte al rischio di povertà dopo il pensionamento; che i nuclei familiari monoparentali sono particolarmente vulnerabili in quanto rappresentano il 10 % del totale delle famiglie con figli a carico e che il 50 % di questi si trova a rischio di povertà ed esclusione sociale, una percentuale pari al doppio del tasso della popolazione totale;

B.  considerando che esistono differenze significative tra gli Stati membri in termini di percentuale di popolazione che percepisce una pensione, dato che nel 2012 tale percentuale ammontava all'11 % a Cipro e al 25 % in Belgio, mentre in paesi come la Spagna, l'Irlanda e Malta la percentuale di donne che percepisce una pensione è pari soltanto, o inferiore, al 10 %;

C.  considerando che i tagli e il blocco delle pensioni aumentano il rischio di povertà nella popolazione anziana, soprattutto tra le donne; che la percentuale di donne anziane a rischio di povertà ed esclusione sociale era pari al 20,2 % nel 2014, rispetto al 14,6 % degli uomini, e che nel 2050 la percentuale di persone di età superiore a 75 anni a rischio di povertà potrebbe raggiungere il 30 % nella maggior parte degli Stati membri;

D.  considerando che le persone di età superiore a 65 anni hanno un reddito pari a circa il 94 % di quello medio della popolazione totale; che, tuttavia, circa il 22 % delle donne di età superiore a 65 anni vive al di sotto della soglia del rischio di povertà;

E.  considerando che attualmente l'accesso a una pensione dignitosa è condizionato da molteplici fattori quali, ad esempio, i redditi percepiti nell'arco della vita, il tipo di contratto di lavoro, la natura temporanea dell'impiego, la segregazione nel mercato del lavoro, la partecipazione e l'accesso al mercato del lavoro, le interruzioni durante la carriera professionale per motivi di assistenza e la speranza di vita, e che tali fattori incidono più negativamente sulle donne rispetto agli uomini;

F.  considerando che pensioni legate ai diritti individuali anziché derivati potrebbero contribuire a garantire l'indipendenza economica di ciascuno, ridurre i disincentivi alla partecipazione al lavoro formale e contenere gli stereotipi di genere;

G.  considerando che una contabilizzazione dei crediti pensionistici che tenga conto anche dei periodi di assistenza a figli o familiari potrebbe contribuire a evitare che i periodi di interruzione della carriera professionale per motivi di assistenza, formazione o disoccupazione si ripercuotano in modo negativo sulla pensione, e che è auspicabile che tali meccanismi di contabilizzazione siano prorogati o rafforzati in tutti gli Stati membri;

H.  considerando che applicare crediti pensionistici a tutte le forme di lavoro potrebbe giovare a tutti i lavoratori, da quelli subordinati a quelli autonomi;

I.  considerando che le pensioni minime universali, basate sulla residenza o forfettarie, indicizzate ai salari sembrano favorire in modo particolare la parità di genere, in quanto la pensione di base completa è versata indipendentemente dalle precedenti condizioni occupazionali e familiari;

J.  considerando che molte persone che lavorano con un contratto a tempo parziale, principalmente donne (il 32 % contro l'8,2 % degli uomini), possono non aver scelto una tale modalità di lavoro, oppure l'hanno scelta al fine di conciliare la vita professionale con quella familiare e le incombenze di accudimento, e che in molti casi ciò si traduce in una pensione di importo inferiore;

K.   considerando che la precarietà occupazionale e la segregazione del mercato del lavoro rappresentano ostacoli da superare per raggiungere l'obiettivo dell'uguaglianza e della solidarietà sociale tra le persone di età avanzata;

L.  considerando che, a causa dei livelli elevati di disoccupazione, molte famiglie sono costrette a dipendere da un solo reddito familiare, e che molto spesso la pensione degli anziani, in genere delle nonne, rappresenta l'unica forma di sostentamento per tre generazioni;

M.  considerando che le politiche volte ad aumentare il tasso di occupazione di qualità nelle categorie caratterizzate da un maggiore tasso di disoccupazione, come le donne, i giovani, le persone con disabilità, le persone di età superiore a 55 anni, i disoccupati di lunga durata e le persone immigrate, aiuterebbero a mantenere la sostenibilità del sistema pensionistico e a mitigare il tasso di dipendenza dai sistemi pubblici;

N.  considerando che la crescente responsabilità individuale nell'adozione di decisioni in materia di risparmio che comportano vari rischi significa anche che le persone devono essere chiaramente informate circa le opzioni disponibili e i rischi connessi; che la crisi ha dimostrato che i fondi pensionistici privati dipendono dall'evoluzione dei mercati finanziari, il che spesso rappresenta un rischio per le pensioni degli anziani, i quali non sono sempre sufficientemente informati circa le implicazioni dell'adesione a tali fondi; che occorre fornire alle donne e agli uomini, ma soprattutto alle donne, un sostegno a titolo gratuito affinché migliorino il proprio livello di alfabetizzazione finanziaria, in modo da poter prendere decisioni informate su una questione sempre più complessa;

O.  considerando che le riforme dei sistemi pensionistici contenute nel Libro bianco della Commissione europea sulle pensioni del 2012 non sono state sottoposte a valutazione di impatto, né ex ante né ex post, e che ciò dimostra che esistono lacune nella politica dell'Unione per un'applicazione effettiva della parità di genere in tutti i settori;

P.  considerando che i sindacati e la contrattazione collettiva possono svolgere un ruolo fondamentale per garantire la tutela dei diritti delle persone anziane;

Q.  considerando che maggiori investimenti a favore di una sanità pubblica universale, una rete pubblica di servizi sociali e infrastrutture di assistenza di qualità per le persone non autonome potrebbero contribuire a far sì che le persone possano esercitare il loro diritto a una vecchiaia dignitosa;

R.  considerando che l'articolo 4, paragrafo 1 della Carta sociale europea sul diritto a un'equa retribuzione stabilisce che, per garantire l'effettivo esercizio del diritto ad un'equa retribuzione, le Parti s'impegnano a riconoscere il diritto dei lavoratori ad una retribuzione sufficiente tale da garantire ad essi e alle loro famiglie un livello di vita dignitoso; che, nelle sue conclusioni del 5 dicembre 2014 (XX-3/def/GRC/4/1/EN), il Comitato europeo dei diritti sociali ha affermato che, al fine di garantire un livello di vita dignitoso ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 della Carta del 1961, la retribuzione deve essere superiore alla soglia minima fissata al 60 % dello stipendio medio netto;

S.  considerando che l'obiettivo dell'UE di conseguire una protezione sociale adeguata è sancito dall'articolo 151 TFUE; che, a tal fine, l'UE dovrebbe sostenere gli Stati membri formulando raccomandazioni volte a migliorare la protezione delle persone anziane le quali, in virtù dell'età o di circostanze personali, hanno diritto a percepire una pensione;

T.  considerando che le recenti riforme dei sistemi pensionistici negli Stati membri hanno aumentato l'età pensionabile, ridotto i livelli di indicizzazione per il loro aggiornamento, rafforzato gli aspetti contributivi, quali la durata e la continuità dei periodi di contribuzione, al fine di avere diritto alle prestazioni e promosso il ruolo dei sistemi pensionistici privati, nonché contribuito all'aumento del divario pensionistico di genere;

U.  considerando che il divario occupazionale e retributivo di genere e il relativo divario pensionistico di genere, così come l'eccessiva presenza femminile nel lavoro precario(1) e nel lavoro a tempo parziale involontario, nonché le interruzioni nella carriera delle donne per motivi di accudimento dei figli o di altre persone a carico contribuiscono a far sì che le donne siano particolarmente colpite da povertà o a rischio di povertà;

V.  considerando che l'Unione europea ha principalmente competenze di "sostegno" in materia di sistemi pensionistici, in particolare a norma dell'articolo 153 TFUE;

1.  sottolinea che la parità di genere deve essere garantita in tutti i settori; sottolinea che l'aumento del livello di occupazione femminile è una condizione essenziale per eliminare il divario pensionistico di genere, che deriva da svantaggi accumulati dalle donne sul mercato del lavoro per tutta la vita; riconosce inoltre, a tal proposito, che l'accesso delle donne al mercato del lavoro, unitamente a un'occupazione di qualità, al sostegno agli avanzamenti di carriera, a un migliore equilibrio fra vita lavorativa e vita privata – sia per gli uomini che per le donne – e alla lotta contro la segregazione di genere nell'istruzione e nel lavoro, costituiscono elementi essenziali ai fini della prevenzione e della riduzione del divario pensionistico di genere; constata altresì che le donne giovani che oggigiorno si affacciano sul mercato del lavoro hanno un'istruzione maggiore e migliore;

2.  evidenzia il ruolo importante svolto dalle parti sociali nel discutere le questioni relative al salario minimo, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà; pone in rilievo il ruolo importante dei sindacati e degli accordi di contrattazione collettiva per assicurare che le persone anziane possano accedere a pensioni pubbliche in linea con i principi della solidarietà fra generazioni e dell'uguaglianza di genere; sottolinea l'importanza di tenere in debita considerazione le parti sociali in sede di adozione di decisioni politiche tali da modificare aspetti giuridici significativi delle condizioni per poter godere del diritto alla pensione; invita l'UE e gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali e le organizzazioni per la parità di genere, a definire e attuare politiche volte a colmare il divario retributivo di genere; raccomanda che gli Stati membri valutino la possibilità di svolgere periodicamente analisi comparative degli stipendi per integrare gli sforzi di cui sopra;

3.  deplora il fatto che nell'UE il divario pensionistico di genere sia del 39 %, ovvero più del doppio del divario retributivo di genere, che è del 16 %, il che rispecchia le conseguenze permanenti e l'impatto delle disuguaglianze nel mercato del lavoro sui diritti delle donne, come pure le differenze negli avanzamenti di carriera e negli obblighi assistenziali; ricorda che, ai sensi dell'articolo 157 TFUE, "ciascuno Stato membro assicura l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore", e che l'attuazione e la promozione di questo principio sono fondamentali per ridurre il divario retributivo e pensionistico fra uomini e donne e per eliminare il rischio di povertà; invita gli Stati membri e la Commissione ad adoperarsi per combattere ogni forma di discriminazione multipla di genere, a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione e di parità nel mercato del lavoro e nell'accesso all'occupazione e, in particolare, ad adottare misure di protezione sociale volte ad assicurare che le retribuzioni e le prestazioni sociali percepite dalle donne, anche in termini di pensioni, rispettino il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore; chiede agli Stati membri di istituire misure adeguate volte a contenere le violazioni del principio di parità retributiva tra donne e uomini per lo stesso lavoro e per un lavoro di pari valore; ritiene che la parità di genere, aumentando il benessere sociale ed economico, giovi non solo alle donne, ma anche alla società nel suo complesso;

4.  deplora il fatto che in numerosi Stati membri vi sia una carenza di strutture di assistenza all'infanzia e a lungo termine disponibili, economicamente accessibili e di qualità e che molte donne siano costrette a ridurre il proprio orario di lavoro per prendersi cura dei figli, di persone con disabilità e di altre persone a carico; sottolinea la necessità di garantire la parità tra donne e uomini sul piano della retribuzione e degli obblighi di assistenza, eliminando le ineguaglianze di genere nel lavoro retribuito e non retribuito, nonché di promuovere un'equa ripartizione delle responsabilità, dei costi e dell'assistenza; segnala, a tale proposito, la necessità di assicurare l'accesso universale a servizi (sociali) di interesse generale di qualità e l'esigenza di proposte specifiche che permettano di conciliare meglio la vita professionale e la vita privata;

5.  sottolinea il fatto che il divario pensionistico di genere è un fenomeno complesso, che va al di là della struttura dei sistemi pensionistici; sottolinea che la scarsa attuazione, da parte degli Stati membri, degli obiettivi di Barcellona sulle strutture di assistenza all'infanzia riduce in modo significativo le opportunità di una piena realizzazione professionale per le donne e contribuisce così a creare disparità nel trattamento pensionistico; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad attuare efficacemente gli obiettivi di Barcellona entro il 2020, ad avallare il quadro di qualità dell'educazione e la cura della prima infanzia del 2014, a intervenire sulle cause profonde del divario pensionistico di genere, fornendo sostegno alle donne affinché siano attive sul mercato del lavoro, a investire maggiormente in un'assistenza all'infanzia, agli anziani e alle persone a carico che sia di qualità, accessibile e a prezzi sostenibili, e a includere i periodi dedicati all'assistenza nel calcolo dei diritti di protezione sociale;

6.  osserva che le politiche pensionistiche devono andare di pari passo con adeguate politiche lavorative e di invecchiamento attivo per ridurre il divario retributivo e pensionistico di genere; sottolinea, a tale proposito, la posizione vulnerabile delle donne appartenenti a minoranze razziali, etniche, religiose e linguistiche; sottolinea l'importanza della lotta contro gli stereotipi di genere nel mondo del lavoro; chiede agli Stati membri di attuare pienamente la direttiva 2006/54/CE con il requisito obbligatorio per le aziende di elaborare misure per la parità di genere volte a evitare la discriminazione nella formazione e nella promozione professionale delle donne, tra cui azioni di desegregazione, lo sviluppo di sistemi retributivi e misure a sostegno della carriera delle donne; invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni della Commissione riguardo alla trasparenza delle retribuzioni, alla neutralità di genere della descrizione e della classificazione delle mansioni, nonché all'inversione dell'onere della prova nel caso in cui si affrontino discriminazioni di genere sul posto di lavoro;

7.  deplora che la vita lavorativa delle persone stia diventando sempre più instabile e incerta in ragione dei lavori interinali, della maggiore diffusione dei contratti di lavoro di breve durata involontari, dei posti di lavoro che non assicurano un reddito sufficiente e della disoccupazione; rileva che le donne sono più spesso penalizzate rispetto agli uomini dal punto di vista finanziario, in quanto tendono a essere soggette a interruzioni di carriera e incontrano inoltre più spesso difficoltà a versare contributi sufficienti attraverso i sistemi pensionistici sia pubblici che privati come conseguenza di una minore partecipazione al mercato del lavoro, del divario retributivo, delle interruzioni della carriera, dei lavori prevalentemente a tempo parziale, della segregazione lavorativa e dei contratti atipici, della prestazione di assistenza non retribuita e dell'esclusione dal mercato del lavoro per lunghi periodi nell'arco della vita; sottolinea l'importanza di combattere la discriminazione indiretta nei sistemi pensionistici, non soltanto all'interno dei regimi professionali, ma anche nell'ambito delle prassi dei regimi pensionistici statutari; chiede di rivolgere una particolare attenzione alla necessità di affrontare il divario retributivo di genere e la segregazione lavorativa nei settori a bassa retribuzione; ritiene che l'aumento dei salari nei settori a bassa retribuzione dove le donne sono in maggioranza dovrebbe essere uno strumento raccomandato per conseguire il suddetto obiettivo; invita gli Stati membri ad adottare misure volte ad assicurare ai lavoratori atipici una copertura pensionistica alla stessa stregua di quella riservata alle altre tipologie di lavoratori;

8.  rammenta che una pensione dignitosa è fondamentale per combattere la povertà fra gli anziani; sottolinea che la femminilizzazione della povertà è il risultato di diversi fattori, tra cui il divario retributivo e pensionistico di genere, le responsabilità familiari e le conseguenti interruzioni del lavoro, nonché i sistemi di sostegno e tassazione inadeguati che interessano le famiglie monoparentali il cui capofamiglia è una donna; chiede agli Stati membri di garantire che i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori con un'attività professionale discontinua, i coniugi coadiuvanti e i lavoratori che hanno avuto interruzioni di carriera o che in alcuni periodi hanno lavorato per meno ore abbiano il diritto di accedere a un regime pensionistico adeguato, senza alcuna forma di discriminazione;

9.  osserva che i regimi pensionistici di vecchiaia professionali sono gestiti sempre più frequentemente secondo principi assicurativi e ciò potrebbe generare numerose lacune in termini di protezione sociale(2); sottolinea che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiarito che i regimi pensionistici professionali devono essere considerati una forma di retribuzione e che pertanto il principio della parità di trattamento si applica anche a tali regimi;

10.  segnala che la transizione verso un sistema pensionistico multipilastro sta portando a un aumento delle disparità di genere nell'ambito delle pensioni(3); insiste sulla necessità che il primo dei tre pilastri sulle pensioni rimanga al centro dei sistemi pensionistici degli Stati membri e sia promosso e reso operativo per contribuire a eliminare le disuguaglianze in ambito pensionistico, in particolare quelle di genere; evidenzia altresì che la prassi dei regimi pensionistici privati dovrebbe rimanere un'opzione volontaria; sottolinea che il divario pensionistico di genere nel primo pilastro è il più basso e che i regimi nel quadro di tale pilastro hanno dimostrato di essere i più inclusivi, i più equi in termini di redistribuzione e anche il modo più conveniente per contrastare la povertà in vecchiaia; chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare i sistemi pensionistici pubblici rispetto ad altri regimi che potrebbero aggravare il divario pensionistico di genere;

11.  sottolinea il fatto che ognuno ha diritto a una pensione pubblica universalmente accessibile e ricorda che l'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione sancisce il diritto delle persone anziane di condurre una vita dignitosa e indipendente, mentre l'articolo 34 riconosce il diritto alle prestazioni della sicurezza sociale e ai servizi sociali che garantiscono protezione in caso di maternità, malattia, incidenti sul lavoro, disabilità, necessità di assistenza a lungo termine o vecchiaia, nonché in caso di perdita del posto di lavoro; sottolinea che i sistemi previdenziali pubblici finanziati dai contributi sono una componente importante di schemi pensionistici adeguati;

12.  sottolinea che il cambiamento demografico non può essere usato come pretesto per intaccare i diritti e le prestazioni sociali;

13.  evidenzia l'importante ruolo svolto dalle pensioni di reversibilità nel tutelare molte donne anziane dal rischio più elevato di povertà ed esclusione sociale con cui si confrontano rispetto agli uomini anziani; invita gli Stati membri a riformare, ove necessario, i sistemi pensionistici di reversibilità e le pensioni di vedovanza al fine di non penalizzare le donne non sposate; invita gli Stati membri a studiare, con il sostegno della Commissione, gli effetti sulla povertà e sull'esclusione sociale delle donne anziane dei vari sistemi che prevedono pensioni di reversibilità, alla luce delle elevate percentuali di divorzi e di coppie non sposate, e a valutare la possibilità di predisporre strumenti giuridici volti a garantire la ripartizione dei diritti pensionistici in caso di divorzio;

14.  ribadisce il proprio invito agli Stati membri affinché prendano in considerazione di introdurre o, se del caso, rafforzare, mediante normative in materia di lavoro e sicurezza sociale, i "crediti di assistenza" sia per le donne che per gli uomini sotto forma di periodi equivalenti nel calcolo dei diritti pensionistici per maturare diritti pensionistici, al fine di proteggere i lavoratori che interrompono l'attività professionale per prestare assistenza informale a una persona a carico o a un familiare, a prescindere dallo stato di famiglia e/o dallo stato civile; invita nuovamente la Commissione a elaborare una proposta di direttiva sul congedo per prestazione di assistenza che offra alle persone che prestano assistenza una remunerazione e una protezione sociale adeguate, nonché a proporre buone prassi per la progettazione di sistemi di crediti pensionistici in tutti gli Stati membri, nell'intento di ammodernare ed estendere tale strumento a tutta l'UE, favorendo così la riduzione del divario pensionistico di genere;

15.  invita gli Stati membri a prevedere, nel caso in cui non vi siano le condizioni per la pensione legale, una pensione pubblica minima adeguata, non correlata alla vita lavorativa precedente del beneficiario, nonché a garantire che i congedi formali presi dalle persone per prestare assistenza ai familiari siano inclusi nel calcolo dei loro diritti pensionistici; evidenzia l'importanza che i diritti pensionistici e le prestazioni sociali passino a essere individuali, e non più derivati, in modo da evitare situazioni di dipendenza all'interno della famiglia; esorta gli Stati membri a sostituire i modelli basati sulle unità familiari e i corrispondenti diritti previdenziali, per garantire i diritti individuali e contrastare la condizione di dipendenza da un partner o dallo Stato; rileva, tuttavia, che il rapporto tra la pensione minima pubblica e la pensione media risultante dagli anni di lavoro deve essere adeguato;

16.  invita la Commissione a effettuare un'analisi effettiva delle migliori pratiche per assistere gli Stati membri nel calcolo di tali pensioni minime;

17.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che il congelamento e i tagli applicati alle pensioni in alcuni Stati membri colpiscono più duramente le persone che hanno avuto una carriera lavorativa più breve o che l'hanno interrotta, o coloro che hanno retribuzioni inferiori; si rammarica del fatto che ad essere colpite siano principalmente le donne; sottolinea che tali misure hanno provocato una discriminazione indiretta nel godimento dei diritti previdenziali; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che sia gli uomini che le donne abbiano l'opportunità di raggiungere periodi contributivi completi e ad assicurare a tutti il diritto a una pensione completa, nell'ottica di colmare il divario pensionistico combattendo la discriminazione di genere sul lavoro, adeguando l'istruzione e la pianificazione della carriera, migliorando l'equilibrio vita-lavoro e promuovendo gli investimenti nell'assistenza a bambini e anziani; ritiene altresì importante stabilire solide normative sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro che tengano conto dei rischi occupazionali di genere e dei rischi psicosociali, investire nei servizi pubblici per l'impiego in grado di orientare le donne di tutte le età nella ricerca del lavoro, come pure introdurre norme flessibili per la transizione dal lavoro alla pensione;

18.  ritiene che sia necessario modificare le politiche economiche, sociali e dell'occupazione rafforzando gli investimenti e migliorando i salari, onde generare crescita nell'ambito di attività socialmente utili, ecologiche e creatrici di posti di lavoro, nell'intento di superare la crisi economica e del lavoro;

19.  evidenzia che a causa degli elevati tassi di disoccupazione, uniti all'impatto della crisi economica e finanziaria, molte famiglie sono costrette a dipendere da un solo reddito, che spesso è la pensione di una persona anziana; ritiene che una società davvero umana debba fondarsi sul principio della solidarietà tra le generazioni; definisce la giustizia intergenerazionale come l'equa distribuzione di oneri e benefici tra le generazioni; ritiene che l'effettiva collaborazione tra le generazioni si basi sulla solidarietà e debba fondarsi sul rispetto, la responsabilità e l'assistenza reciproci, fatta salva la responsabilità principale che in ultima istanza spetta agli Stati membri;

20.  sottolinea che il principio di sussidiarietà deve essere applicato rigorosamente anche nell'ambito delle pensioni;

21.  invita gli Stati membri a incrementare gli investimenti a favore dei servizi per l'infanzia; li invita altresì a garantire l'istituzione di servizi pubblici economicamente accessibili, adeguati e di qualità; richiama l'attenzione sui rischi per la parità di genere rappresentati dal passaggio dalle pensioni di sicurezza sociale ai regimi pensionistici a capitalizzazione personale, poiché questi ultimi si basano su contributi individuali e non coprono il tempo consacrato all'assistenza ai bambini e ad altri familiari a carico o i periodi di disoccupazione, i congedi per malattia o la disabilità; segnala che le riforme dei sistemi pensionistici che vincolano le prestazioni sociali alla crescita e alla situazione dei mercati del lavoro e finanziari si concentrano solo su aspetti macroeconomici e trascurano lo scopo sociale delle pensioni;

22.  sottolinea che la sostenibilità dei regimi pensionistici può essere rafforzata garantendo alle donne la parità di accesso a tutti i pilastri pensionistici; incoraggia, a tal proposito, gli Stati membri a sensibilizzare la popolazione attraverso campagne di informazione volte a incoraggiare e agevolare l'accesso delle donne alle pensioni del secondo e terzo pilastro, soprattutto in settori a prevalenza femminile nei quali l'adesione può essere scarsa;

23.  insiste sul fatto che è possibile ottenere sistemi pensionistici sostenibili purché venga data priorità al rafforzamento dei sistemi di protezione sociale e alla lotta intransigente alla frode e all'evasione fiscale delle imprese;

24.  sottolinea che, per ottenere sistemi pensionistici sostenibili, è necessario tenere in considerazione le sfide poste dai cambiamenti demografici, dall'invecchiamento della popolazione, dal tasso di natalità e dal rapporto tra persone economicamente attive e persone in età pensionabile con una situazione fortemente correlata al numero di anni di lavoro e ai contributi versati;

25.  sottolinea che anche le differenze nella speranza di vita tra uomini e donne possono causare in modo diretto o indiretto situazioni di svantaggio in termini di prestazioni, in particolare per quanto riguarda le pensioni; prende atto della tendenza comune a sollecitare negli Stati membri un progressivo innalzamento dell'età pensionabile, che non consente il ricambio generazionale né permette un equilibrio tra la vita privata e lavorativa, tanto più dal momento che i lavori a bassa remunerazione sono svolti più spesso dalle donne; invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre tariffe vita unisex nell'ambito dei regimi pensionistici e dei crediti di assistenza, nonché per le prestazioni derivate, in modo che le donne possano ricevere lo stesso numero di annualità di pensione a parità di contributi, anche se la loro aspettativa di vita è maggiore di quella degli uomini, come pure a garantire che l'aspettativa di vita delle donne non sia usata come pretesto a fini discriminatori, specificamente nel calcolo delle pensioni; sottolinea che l'impiego del fattore di sostenibilità che pone in relazione l'evoluzione delle pensioni con la speranza di vita e l'invecchiamento della popolazione, in grado di causare un aumento della pressione finanziaria sui sistemi di sicurezza sociale pubblici, può essere superato, tra l'altro, grazie a una politica economica che promuova lo sviluppo e l'occupazione attraverso nuovi investimenti pubblici e una migliore distribuzione del reddito;

26.  invita gli Stati membri ad attuare urgentemente le necessarie modifiche strutturali ai sistemi pensionistici, onde garantire, alla luce dell'aumento della speranza di vita nell'UE, una sicurezza sociale sostenibile;

27.  chiede agli Stati membri di eliminare gli ostacoli – quali ad esempio l'aumento degli anni contributivi minimi necessari per vedersi riconosciuti i diritti pensionistici, o il collegamento tra le prestazioni pensionistiche e i contributi versati nell'arco della vita – che rendono difficile, per le persone che hanno interrotto la propria carriera (in maggioranza donne), avere accesso a una pensione adeguata;

28.  sollecita la Commissione ad adottare urgentemente misure volte a eliminare i fattori che impediscono l'accesso a una pensione dignitosa e che colpiscono soprattutto le donne, i giovani e gli immigrati;

29.  ricorda che il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali, nella sua osservazione generale n. 16 (2005) sulla parità dei diritti dell'uomo e della donna in materia di godimento dei diritti economici, sociali e culturali, ha sottolineato che l'articolo 3, in combinato disposto con l'articolo 9 del Patto internazionale dei diritti sociali, economici e culturali, sancisce, tra l'altro, che l'età pensionabile obbligatoria deve essere la stessa per gli uomini e per le donne e che le donne devono ricevere le stesse prestazioni dai regimi pensionistici sia pubblici che privati;

30.  rileva che il divario pensionistico tra uomini e donne deriva da molteplici fattori e chiede agli Stati membri e alla Commissione di continuare ad analizzare tale divario e a raccogliere dati comparabili al fine di elaborare politiche più informate; invita la Commissione e gli Stati membri a dar seguito alle conclusioni del Consiglio del 18 giugno 2015, dal titolo "Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere", compresi la richiesta di includere i periodi di assistenza nel calcolo dei diritti di protezione sociale, l'investimento in sistemi di assistenza accessibili, anche dal punto di vista economico, lo sviluppo di indicatori sul divario pensionistico di genere e la promozione di ulteriori ricerche sulle sue cause;

31.  invita gli Stati membri a prevedere misure rispettose e volte a prevenire la povertà per i lavoratori il cui stato di salute non consente di lavorare fino all'età pensionabile legale; è favorevole al mantenimento del prepensionamento per i lavoratori esposti a condizioni di lavoro difficili e rischiose; ritiene che l'innalzamento dei tassi di occupazione attraverso lavori di qualità possa contribuire a limitare considerevolmente l'aumento futuro delle persone che non sono in grado di lavorare fino all'età pensionabile legale e, in tal modo, mitigare l'onere finanziario dell'invecchiamento;

32.  esprime profonda preoccupazione per l'impatto delle raccomandazioni specifiche per paese ispirate a criteri di austerità sui regimi pensionistici, sulla loro sostenibilità nonché sull'accesso alle pensioni contributive in un numero sempre maggiore di Stati membri, come pure per le ripercussioni negative di tali raccomandazioni sui livelli di reddito e sui trasferimenti sociali necessari a eliminare la povertà e l'esclusione sociale;

33.  invita la Commissione a svolgere una valutazione approfondita dell'impatto sulle persone più vulnerabili, in particolare le donne, delle raccomandazioni rivolte agli Stati membri e delle raccomandazioni del Libro bianco del 2012 in materia di pensioni, volte a combattere le cause del divario pensionistico di genere, come pure a stabilire un indicatore formale del divario pensionistico di genere e a effettuare un monitoraggio sistematico; chiede una valutazione adeguata delle raccomandazioni o misure adottate finora e un monitoraggio dell'impatto di genere; invita la Commissione a includere un indicatore per il divario pensionistico di genere fra gli indicatori del quadro di valutazione, come pure a sostenere lo sviluppo di statistiche disaggregate per genere e ricerche volte a migliorare il monitoraggio e la valutazione degli effetti delle riforme delle pensioni sulla prosperità e sul benessere delle donne;

34  sollecita la Commissione a includere nelle raccomandazioni specifiche per paese in materia di riforma dei sistemi pensionistici degli Stati membri raccomandazioni concrete sulla necessità di attuare misure riguardanti la partecipazione della donna al mercato del lavoro, la conciliazione della vita professionale e privata, l'equilibrio del ruolo di uomini e donne nei compiti domestici e nell'assistenza di bambini e persone non autonome, nonché la progettazione di sistemi pensionistici pubblici e la regolamentazione di quelli professionali e privati, che riducano il divario di genere in termini di salari e pensioni;

35.  invita gli Stati membri a raccogliere dati più numerosi e di migliore qualità sulle disparità legate al genere, per capire meglio il problema e sviluppare quindi adeguate soluzioni; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nella raccolta dei dati, in modo che siano comparabili nel contesto dell'UE; invita gli Stati membri a eliminare dai loro sistemi pensionistici e dalle riforme realizzate gli elementi che aggravano le disparità tra le pensioni (soprattutto gli squilibri di genere come quello attualmente esistente in ambito pensionistico), tenendo conto dell'impatto di genere delle future riforme delle pensioni, nonché ad attuare misure volte a eliminare tali discriminazioni; evidenzia che qualsiasi modifica delle politiche relative alle pensioni dovrebbe essere rapportata al suo impatto sul divario di genere, con analisi specifiche che paragonino l'impatto dei cambiamenti proposti sulle donne e sugli uomini, e che ciò dovrebbe essere una caratteristica dei processi di pianificazione, ideazione, attuazione e valutazione delle politiche pubbliche;

36  chiede alla Commissione e agli Stati membri di rivedere i regimi di tutela di maternità e paternità, muovendosi in direzione di un regime di congedo parentale a discrezione della coppia in base al quale l'onere della cura dei figli, che è sempre spettato principalmente alla donna, non ricada esclusivamente su uno dei genitori; rileva, tuttavia, che un simile regime non può sostituire i congedi esclusivi del padre e della madre, che devono coesistere;

37.  sottolinea l'importanza delle autorità locali e regionali nei settori della sicurezza sociale e dei servizi sociali; invita la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare i responsabili delle politiche, le aziende e la società civile sul divario pensionistico di genere e a fornire maggiore assistenza sotto forma di alfabetizzazione finanziaria mirata, informazione e consulenza per gli uomini e, in particolare, per le donne, al fine di aiutarle a prendere le giuste decisioni di investimento; evidenzia che il divario pensionistico di genere ha avuto finora poca visibilità nel dibattito pubblico; invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare campagne di informazione e ad accrescere costantemente la conoscenza del sistema pensionistico da parte di uomini e donne; sollecita la Commissione a sviluppare e stanziare fondi sufficienti per attuare una strategia dell'Unione europea volta a eliminare e prevenire il divario pensionistico di genere.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

8.12.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

26

21

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Elena Gentile, Czesław Hoc, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, João Pimenta Lopes, Georgi Pirinski, Marek Plura, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Romana Tomc, Yana Toom, Ulrike Trebesius, Marita Ulvskog, Renate Weber, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Georges Bach, Deirdre Clune, Karima Delli, Tania González Peñas, Edouard Martin, Alex Mayer, Joachim Schuster, Tom Vandenkendelaere, Flavio Zanonato, Gabriele Zimmer

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Adam Gierek, Hannu Takkula

(1)

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie (GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 1).

(2)

http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/conference_sept_2011/dgjustice_oldagepensionspublication3march2011_en.pdf.

(3)

Parlamento europeo, dipartimento tematico C, Diritti dei cittadini e affari costituzionali (Ludovici: 2016): ‘The gender pension gap: differences between mothers and women without children" (Divario pensionistico di genere: differenze tra madri e donne senza figli), http://www.europarl.europa.eu/supporting-analyses.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

3.5.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

17

5

13

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Arne Gericke, Anna Hedh, Filiz Hyusmenova, Florent Marcellesi, Angelika Mlinar, Angelika Niebler, Maria Noichl, Marijana Petir, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Beatrix von Storch, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Biljana Borzan, Stefan Eck, Constance Le Grip, Edouard Martin, Clare Moody, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Joëlle Bergeron, Angélique Delahaye, Marian Harkin, Maurice Ponga, Julia Reid, Sven Schulze, Sabine Verheyen, Lambert van Nistelrooij


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

17

+

ALDE

Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Angelika Mlinar

ECR

Arne Gericke, Jadwiga Wiśniewska, Jana Žitňanská

EFDD

Joëlle Bergeron

PPE

Angélique Delahaye, Constance Le Grip, Angelika Niebler, Marijana Petir, Maurice Ponga, Sven Schulze, Michaela Šojdrová, Sabine Verheyen, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Lambert van Nistelrooij

5

-

EFDD

Julia Reid, Beatrix von Storch

GUE/NGL

Malin Björk, Stefan Eck, João Pimenta Lopes

13

0

PPE

Anna Záborská

S&D

Vilija Blinkevičiūtė, Biljana Borzan, Anna Hedh, Edouard Martin, Clare Moody, Maria Noichl, Pina Picierno, Liliana Rodrigues, Julie Ward

VERTS/ALE

Florent Marcellesi, Terry Reintke, Ernest Urtasun

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Avviso legale