Procedura : 2016/2066(INI)
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A8-0238/2017

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PV 12/09/2017 - 7.6

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P8_TA(2017)0321

RELAZIONE     
PDF 408kWORD 57k
27.6.2017
PE 595.445v02-00 A8-0238/2017

sull'attuazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (la "direttiva sulla mediazione")

(2016/2066(INI))

Commissione giuridica

Relatore: Kostas Chrysogonos

MOTIVAZIONE ‒ SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

MOTIVAZIONE ‒ SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI

I.  Scopo

La direttiva sulla mediazione ha l'obiettivo di facilitare l'accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime, incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un'equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.

Ai sensi dell'articolo 11 della direttiva 2008/52/CE, la Commissione deve presentare al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'attuazione della direttiva, esaminando lo sviluppo della mediazione nell'Unione europea e l'impatto della direttiva negli Stati membri.

La commissione giuridica sostiene che una relazione di attuazione basata sulla relazione della Commissione rappresenterebbe la giusta opportunità per valutare l'impatto che la direttiva sulla mediazione, così come attuata e applicata dagli Stati membri, ha avuto sui cittadini e sulle imprese dalla sua entrata in vigore e per formulare raccomandazioni concrete.

II.  Fonti di informazione

La presente relazione d'iniziativa sull'attuazione della direttiva 2008/52/CE sulla mediazione si basa sulle informazioni reperite da fonti diverse, tra cui:

  una raccolta di analisi approfondite del 2016, del dipartimento tematico C, nel contesto di un seminario della commissione giuridica sull'attuazione della direttiva sulla mediazione tenutosi il 29 novembre 2016;

  una valutazione dell'attuazione europea realizzata nel 2016 dai Servizi di ricerca del Parlamento europeo relativa all'attuazione della direttiva sulla mediazione e la sua applicazione negli Stati membri dal 2008;

  una relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo del 2016 sull'applicazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale;

  uno studio del 2013 sull'attuazione della direttiva sulla mediazione realizzato per conto della Commissione e aggiornato nel 2016(1).

III.  Conclusioni principali

Alla luce delle fonti d'informazione comparative di cui sopra, appare evidente che:

·quasi tutti gli Stati membri hanno scelto di estendere i requisiti della direttiva ai casi nazionali(2);

·alcuni Stati membri consentono il ricorso alla mediazione in materia civile e commerciale, compresi il diritto di famiglia e il diritto del lavoro, pur non escludendo esplicitamente la mediazione in materia fiscale, doganale e amministrativa o per la responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell'esercizio di poteri pubblici(3);

·tutti gli Stati membri prevedono la possibilità che gli organi giurisdizionali invitino le parti a ricorrere alla mediazione, e quindici Stati membri(4) hanno introdotto la possibilità che gli organi giurisdizionali invitino le parti a sessioni informative in materia di mediazione;

·meno della metà degli Stati membri ha introdotto l'obbligo, nei rispettivi ordinamenti nazionali, di diffondere informazioni sulla mediazione(5);

·diciotto Stati membri hanno introdotto meccanismi vincolanti per il controllo qualità(6);

·diciannove Stati membri richiedono l'elaborazione e il rispetto di codici di condotta(7);

·diciassette Stati membri incoraggiano o regolamentano la formazione nella legislazione nazionale(8).

IV.  Un'equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario

Il principio dell'accesso alla giustizia è fondamentale ed è uno dei principali obiettivi della politica dell'Unione europea nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile. Il Consiglio europeo, nella sua riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, ha invitato gli Stati membri a istituire procedure extragiudiziali alternative per agevolare un miglior accesso alla giustizia. L'esistenza di sistemi giudiziari efficaci ed efficienti è essenziale per l'adeguato funzionamento del mercato interno, per la stabilità economica, per gli investimenti e per la competitività. Essi rafforzano la fiducia nelle transazioni commerciali, agevolano la composizione delle controversie e contribuiscono a garantire la fiducia necessaria per incoraggiare l'attività economica.

In linea con l'agenda "giustizia per la crescita" e la strategia Europa 2020, la mediazione potrebbe essere considerata uno strumento per migliorare l'efficienza del sistema giudiziario e per ridurre gli ostacoli che le procedure lunghe e onerose creano per i cittadini e le imprese; pertanto, essa può contribuire alla crescita economica. La mediazione, inoltre, può concorrere al mantenimento di relazioni positive tra le parti visto che, a differenza dei procedimenti giudiziari, non esiste una parte che perde e una che vince, il che è particolarmente importante, per esempio, nei casi di diritto di famiglia.

Il relatore ritiene che, benché la mediazione obbligatoria promuoverebbe il ricorso alla mediazione come alternativa alla composizione delle controversie in via giudiziaria, tale sviluppo sarebbe comunque contrario alla natura volontaria della mediazione e inficerebbe l'esercizio del diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice come sancito dall'articolo 47 della Carta. Come emerso nella sentenza relativa alla causa Alassini(9), anche se il previo esperimento di una procedura di conciliazione extragiudiziale per controversie specifiche non sarebbe di per sé problematico, occorrerebbe istituire una serie di garanzie per non inficiare la tutela giurisdizionale effettiva, tra cui il carattere non vincolante della decisione raggiunta in tali procedure extragiudiziali, la loro conclusione rapida e a costi non ingenti nonché la disponibilità di provvedimenti provvisori in casi eccezionali qualora lo richieda l'urgenza della situazione. Di conseguenza, l'articolo 5, paragrafo, 2 della direttiva sulla mediazione consente agli Stati membri di rendere obbligatorio il ricorso alla mediazione o di sottoporlo a incentivi o a sanzioni, sia prima che dopo l'inizio della procedura giudiziaria, a condizione che ciò non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario.

Il relatore ritiene che sia necessario introdurre garanzie appropriate nelle procedure di mediazione per limitare il rischio che le parti più deboli, per esempio i consumatori e le parti non rappresentate, vengano private del loro diritto a una decisione giudiziaria indipendente o che abbiano la percezione di essere private di tale diritto. A tal fine, è estremamente importante che chi raccomanda, richiede o conduce mediazioni provveda affinché le parti più deboli non risolvano una controversia senza comprendere i propri diritti legali e che le parti più potenti non ricorrano alle procedure di risoluzione rapide, inclusa la mediazione, per ovviare ai loro obblighi legali o per migliorare impropriamente la loro posizione giuridica a danno delle altre parti.

(1)

http://bookshop.europa.eu/is-bin/INTERSHOP.enfinity/WFS/EU-Bookshop-Site/en_GB/-

/EUR/ViewPublication-Start?PublicationKey=DS0216335.

(2)

Solo tre Stati membri, vale a dire l'Irlanda, i Paesi Bassi e il Regno Unito, hanno scelto di recepire la direttiva solo in relazione ai casi transfrontalieri.

(3)

AT, CZ, EE, EL, ES IE, PT, SI, SK, UK.

(4)

CY, CZ, ES, DE, FR, HU, IT, LT, PL, PT, RO, SK.

(5)

AT, BG, CY, EL, ES, HU, IT, LT, LV, PL, PT, RO, SI, SK.

(6)

AT, BE, BG, CY, CZ, DE, EE, EL, ES, HU, IT, LT, LV, PL, PT, RO, SI, SK.

(7)

AT, BE, BG, CY, EL, ES, FI, FR, IE, IT, LT, LV, MT, PL, PT, RO, SE, SI, SK.

(8)

AT, BE, BG, CY, EL, ES FI, HR, HU, IT, LT, LV, RO, SE, SI, SK, UK.

(9)

CGUE, C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08 (punto 2), ECLI:EU:C:2010:146.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'attuazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (la "direttiva sulla mediazione") (2016/2066(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (la "direttiva sulla mediazione")(1),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo sull'applicazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (COM(2016)0542),

–  vista la raccolta di analisi approfondite della direzione generale delle Politiche interne dal titolo "The implementation of the Mediation Directive – 29 November 2016" (L'attuazione della direttiva sulla mediazione – 29 novembre 2016)(2),

–  visto lo studio della Commissione dal titolo "Study for an evaluation and implementation of Directive 2008/52/EC – the 'Mediation Directive'"(Studio per una valutazione e attuazione della direttiva 2008/52/CE – la "direttiva sulla mediazione") del 2014(3),

–  visto lo studio della direzione generale delle Politiche interne dal titolo "Rebooting the Mediation Directive: Assessing the limited impact of its implementation and proposing measures to increase the number of mediations in the EU" (Riesame della direttiva sulla mediazione: valutazione dell'impatto limitato della sua attuazione e proposta di misure per incrementare il numero di mediazioni nell'UE)(4),

–  vista la valutazione dell'attuazione europea della direttiva sulla mediazione elaborata dall'unità Valutazione d'impatto ex post dei Servizi di ricerca del Parlamento europeo (EPRS)(5),

–  visto lo studio della direzione generale delle Politiche interne dal titolo "Quantifying the cost of not using mediation – a data analysis" (Quantificare i costi derivanti dal mancato ricorso alla mediazione – un'analisi dei dati)(6),

–  visti l'articolo 67 e l'articolo 81, paragrafo 2, lettera g), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0238/2017),

A.  considerando che la direttiva 2008/52/CE è stata un'importante pietra miliare per quanto riguarda l'introduzione e l'uso delle procedure di mediazione nell'Unione europea; che, sebbene la sua attuazione differisca notevolmente tra gli Stati membri, in funzione della previa esistenza o meno di sistemi di mediazione nazionali, e che alcuni Stati membri hanno optato per un'applicazione relativamente letterale delle sue disposizioni, altri per una revisione approfondita di modalità alternative di risoluzione delle controversie (come, ad esempio, nel caso dell'Italia, dove il ricorso alla procedura di mediazione è sei volte superiore rispetto al resto d'Europa), mentre altri ancora hanno ritenuto che le disposizioni nazionali in vigore fossero già in linea con la direttiva sulla mediazione;

B.  considerando che la maggior parte degli Stati membri ha esteso l'ambito di applicazione delle rispettive misure di recepimento nazionali anche ai casi nazionali e solo tre Stati membri hanno scelto di trasporre la direttiva unicamente per quanto riguarda i casi transfrontalieri(7), producendo un impatto decisamente positivo sugli ordinamenti degli Stati membri e sulle categorie di controversie interessate;

C.  considerando che le difficoltà emerse nella fase di trasposizione della direttiva riflettono in larga parte le divergenze di cultura giuridica tra gli ordinamenti nazionali; che occorre pertanto dare priorità al cambiamento di mentalità giuridica attraverso lo sviluppo di una cultura della mediazione basata sulla risoluzione amichevole delle controversie – una questione che è stata ripetutamente sollevata dalle reti europee di professionisti del diritto fin dalla genesi della direttiva dell'Unione e poi nella sua trasposizione nazionale da parte degli Stati membri;

D.  considerando che l'applicazione della direttiva sulla mediazione ha apportato un valore aggiunto dell'UE sensibilizzando i legislatori nazionali in merito ai vantaggi della mediazione e determinando un certo grado di armonizzazione per quanto riguarda il diritto procedurale e le varie pratiche negli Stati membri;

E.  considerando che la mediazione, in quanto procedura extragiudiziale alternativa, volontaria e confidenziale, può essere uno strumento utile per alleviare il carico dei sistemi giudiziari in taluni casi e fatte salve le necessarie misure di salvaguardia, dal momento che consente alle persone fisiche e giuridiche di comporre le controversie rapidamente e a basso costo – tenuto conto che l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari viola la Carta dei diritti fondamentali – garantendo nel contempo un migliore accesso alla giustizia e contribuendo alla crescita economica;

F.  considerando che è evidente che gli obiettivi enunciati all'articolo 1 della direttiva sulla mediazione, vale a dire promuovere il ricorso alla mediazione e in particolare garantire "un'equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario", non sono stati raggiunti, visto che la mediazione è utilizzata mediamente in meno dell'1 % dei casi nei tribunali della maggior parte degli Stati membri(8);

G.  considerando che la direttiva sulla mediazione non ha creato un sistema dell'Unione per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in senso stretto, ad eccezione dell'introduzione di disposizioni specifiche riguardanti i termini di prescrizione e decadenza nei procedimenti di mediazione e per quanto riguarda gli obblighi di riservatezza per i mediatori e il loro personale amministrativo;

Conclusioni principali

1.  si compiace che, in molti Stati membri, i sistemi di mediazione siano stati recentemente sottoposti a modifiche e revisioni, mentre in altri siano previste modifiche della legislazione applicabile(9);

2.  deplora che solo tre Stati membri abbiano scelto di trasporre la direttiva solo per quanto riguarda i casi transfrontalieri e osserva che esistono alcune difficoltà in relazione al funzionamento pratico dei sistemi di mediazione nazionali, principalmente dovute alla tradizione del contraddittorio e all'assenza di una cultura della mediazione negli Stati membri, al basso livello di conoscenza della mediazione nella maggioranza degli Stati membri, nonché a un'insufficiente conoscenza di come trattare i casi transfrontalieri e del funzionamento dei meccanismi di controllo della qualità per i mediatori(10);

3.  sottolinea che tutti gli Stati membri prevedono la possibilità che gli organi giurisdizionali invitino le parti a ricorrere alla mediazione o, almeno, a partecipare a sessioni informative sulla mediazione; osserva che, in determinati Stati membri, la partecipazione a dette sessioni informative è obbligatoria, su ordine del giudice(11) o per legge per determinate controversie, come nel caso del diritto di famiglia(12); rileva altresì che determinati Stati membri fanno obbligo agli avvocati di informare i propri clienti circa la possibilità di ricorrere alla mediazione o richiedono che nelle domande presentate all'organo giurisdizionale sia indicato se il tentativo di mediazione è stato esperito o se sussistono motivi che lo ostacolano; osserva che l'articolo 8 della direttiva sulla mediazione assicura che alle parti che scelgono la mediazione nel tentativo di dirimere una controversia non sia successivamente impedito di essere ascoltate in tribunale a causa del tempo trascorso in mediazione; sottolinea che, a tale riguardo, gli Stati membri non hanno segnalato nessun problema;

4.  constata altresì che molti Stati membri forniscono alle parti incentivi finanziari affinché ricorrano alla mediazione, sotto forma di riduzione dei costi o di assistenza legale, o prevedendo sanzioni per il rifiuto ingiustificato di valutare il ricorso alla mediazione; osserva che i risultati conseguiti in questi paesi dimostrano che la mediazione può garantire una risoluzione extragiudiziale delle controversie rapida e con un buon rapporto costi-efficacia, grazie a procedure adeguate alle necessità delle parti;

5.  ritiene che l'adozione di codici di condotta costituisca un importante strumento per assicurare la qualità della mediazione; osserva a tale riguardo che il Codice europeo di condotta per mediatori è direttamente utilizzato dalle parti in causa o è fonte di ispirazione per i codici nazionali o di settore; osserva inoltre che la maggior parte degli Stati membri dispone di procedure di accreditamento obbligatorie per i mediatori e di registri di mediatori;

6.  deplora la difficoltà di ottenere dati statistici globali sulla mediazione, inclusi il numero di casi mediati, la durata media e le percentuali di successo delle procedure di mediazione; osserva che, in assenza di una banca dati affidabile, è molto difficile promuovere ulteriormente la mediazione e accrescere la fiducia dei cittadini nella sua efficacia; sottolinea, d'altro canto, il ruolo sempre più importante della rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale nel migliorare la raccolta dei dati nazionali sull'applicazione della direttiva sulla mediazione;

7.  si compiace della particolare importanza della mediazione nell'ambito del diritto di famiglia (soprattutto in procedimenti riguardanti la custodia dei figli, i diritti di accesso e i casi di sottrazione di minore), in quanto può creare un'atmosfera costruttiva di discussione e garantire rapporti equi tra i genitori; osserva inoltre che le composizioni amichevoli tendono a essere durature e nell'interesse superiore del minore, dal momento che possono riguardare, oltre alla residenza principale del minore, le disposizioni di visita o gli accordi relativi al mantenimento del minore; sottolinea al riguardo l'importante ruolo svolto dalla rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, che elabora raccomandazioni intese a incrementare l'uso della mediazione familiare in un contesto transfrontaliero, in particolare nei casi di sottrazione di minore;

8.  sottolinea l'importanza di sviluppare e mantenere una sezione separata del portale europeo della giustizia elettronica dedicata alla mediazione transfrontaliera nell'ambito del diritto di famiglia, che fornisca informazioni sui sistemi di mediazione nazionali;

9.  accoglie con favore, pertanto, l'impegno della Commissione di cofinanziare diversi progetti volti a promuovere la mediazione e la formazione per i giudici e altri operatori della giustizia negli Stati membri;

10.  sottolinea che, ferma restando la natura volontaria della mediazione, è necessario adottare ulteriori misure per garantire l'esecutività degli accordi mediati in maniera rapida e accessibile, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e del diritto dell'Unione e nazionale; rammenta a tale riguardo che l'esecutività a livello nazionale di un accordo raggiunto dalle parti in uno Stato membro è, di norma, subordinata all'omologazione di un'autorità pubblica, il che dà origine a costi supplementari e richiede molto tempo per le parti dell'accordo, e può pertanto influire negativamente sulla circolazione di accordi di mediazione esteri, soprattutto nel caso di controversie minori;

Raccomandazioni

11.  invita gli Stati membri a profondere maggiori sforzi per incoraggiare il ricorso alla mediazione nelle controversie civili e commerciali, anche attraverso opportune campagne di informazione che forniscano ai cittadini e alle persone giuridiche informazioni adeguate e complete sulla validità della procedura e sui suoi vantaggi in termini di economicità dei tempi e delle spese, nonché per assicurare una migliore cooperazione tra i professionisti della giustizia a tal fine; sottolinea al riguardo la necessità di uno scambio di migliori pratiche nelle varie giurisdizioni nazionali, sostenuto da misure adeguate a livello di Unione, al fine di aumentare la consapevolezza dell'utilità della mediazione;

12.  invita la Commissione a valutare la necessità di elaborare norme di qualità a livello di Unione relative alla fornitura di servizi di mediazione, segnatamente sotto forma di norme minime a garanzia della coerenza, pur tenendo conto del diritto fondamentale di accesso alla giustizia e delle differenze locali nelle culture della mediazione, così da promuovere ulteriormente il ricorso a tale istituto;

13.  invita inoltre la Commissione a valutare la necessità per gli Stati membri di creare e mantenere registri nazionali dei procedimenti mediati, che potrebbero costituire una fonte di informazione per la Commissione, ma anche essere utilizzati dai mediatori nazionali per trarre vantaggio dalle migliori pratiche europee; sottolinea che qualsiasi registro deve essere creato nel pieno rispetto del regolamento generale sulla protezione dei dati (regolamento (UE) 2016/679)(13);

14.  chiede alla Commissione di effettuare uno studio dettagliato sugli ostacoli alla libera circolazione degli accordi di mediazione esteri nell'Unione e sulle varie opzioni esistenti per promuovere l'utilizzo della mediazione quale modalità valida, accessibile ed efficace di risoluzione delle controversie interne e transfrontaliere nell'Unione, tenendo conto dello Stato di diritto e degli attuali sviluppi internazionali in questo ambito;

15.  invita la Commissione, nel contesto della riflessione sulla revisione normativa, a trovare soluzioni al fine di estendere, se possibile, l'ambito di applicazione della mediazione anche ad altre questioni civili o amministrative; sottolinea tuttavia che è necessario prestare particolare attenzione ai risvolti che la mediazione può avere su alcune tematiche sociali, ad esempio il diritto di famiglia; raccomanda al riguardo alla Commissione e agli Stati membri di applicare e mettere in atto misure di salvaguardia adeguate nei processi di mediazione al fine di limitare i rischi per le parti più deboli e proteggerle da eventuali abusi di processo o di posizione imputabili alle parti più forti, nonché di fornire dati statistici pertinenti ed esaustivi; sottolinea inoltre l'importanza di assicurare il rispetto di criteri di equità in materia di costi, con particolare riguardo alle tutele per le categorie svantaggiate; osserva tuttavia che la mediazione potrebbe perdere attrattività e valore aggiunto se dovessero essere introdotti standard troppo stringenti per le parti;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 136 del 24.5.2008, pag. 3.

(2)

PE 571.395.

(3)

http://bookshop.europa.eu/en/study-for-an-evaluation-and-implementation-of-directive-2008-52-ec-the-mediation-directive--pbDS0114825/

(4)

PE 493.042.

(5)

PE 593.789.

(6)

PE 453.180.

(7)

Si veda la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo sull'applicazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (COM(2016)0542), pag. 5.

(8)

PE 571.395, pag. 25.

(9)

Croazia, Estonia, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Ungheria.

(10)

Si veda la relazione della Commissione, al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo sull'applicazione della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (COM(2016)0542), pag. 4.

(11)

Ad esempio nella Repubblica ceca.

(12)

Ad esempio in Lituania, Lussemburgo, Inghilterra e Galles.

(13)

GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

20.6.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Joëlle Bergeron, Mady Delvaux, Rosa Estaràs Ferragut, Laura Ferrara, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mary Honeyball, Sylvia-Yvonne Kaufmann, António Marinho e Pinto, Emil Radev, Julia Reda, Evelyn Regner, Pavel Svoboda, József Szájer, Axel Voss

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Angel Dzhambazki, Angelika Niebler, Jens Rohde, Virginie Rozière, Tiemo Wölken, Kosma Złotowski

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Mylène Troszczynski


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

21

+

PPE

S&D

ECR

ALDE

VERTS/ALE

EFDD

Daniel Buda, Rosa Estaràs Ferragut, Angelika Niebler, Emil Radev, Pavel Svoboda, József Szájer, Axel Voss

Mady Delvaux, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mary Honeyball, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Evelyn Regner, Tiemo Wölken

Angel Dzhambazki, Kosma Zlotowski

António Marinho e Pinto, Jens Rohde

Max Andersson, Julia Reda

Joëlle Bergeron, Laura Ferrara

0

-

 

 

2

0

ENF

Gerolf Annemans; Mylène Troszczynski

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Avviso legale