Procedura : 2016/2224(INI)
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A8-0295/2017

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PV 23/10/2017 - 19
CRE 23/10/2017 - 19

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RELAZIONE     
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10.10.2017
PE 606.289v02-00 A8-0295/2017

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Commissione giuridica

Relatore: Virginie Rozière  

Relatore per parere (*):

Molly Scott Cato, commissione per i problemi economici e monetari

(*)  Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI
 PARERE della commissione per i problemi economici e monetari
 PARERE della commissione per il controllo dei bilanci
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
 PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione
 PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
 PARERE della commissione per gli affari costituzionali
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 2,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 11,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in particolare l'articolo 10,

–  vista la direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti,

–  vista la direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE,

–  visto il regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di mercato) e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione,

–  vista la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione,

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(1),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (TAXE 2)(2),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere(3),

–  vista la risoluzione 1729 (2010) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla protezione degli informatori,

–  vista la risoluzione 2060 (2015) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa su una migliore protezione degli informatori,

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 giugno 2011 dal titolo "La lotta contro la corruzione nell'UE" (COM(2011)0308),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 5 luglio 2016, su ulteriori misure intese a rafforzare la trasparenza e la lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali (COM(2016)0451),

–  visto il piano d'azione anticorruzione del G20, in particolare la relativa guida su una legislazione intesa a proteggere gli informatori,

–  vista la relazione dell'OCSE di marzo 2016 sull'impegno per un'efficace protezione degli informatori,

–  vista la decisione del Mediatore europeo che chiude l'indagine di propria iniziativa OI/1/2014/PMC relativa alle denunce di irregolarità ("whistleblowing"),

–  viste la raccomandazione CM/Rec(2014)7 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 30 aprile 2014 sulla protezione degli informatori, nonché la relativa breve guida per l'attuazione di un quadro nazionale del gennaio 2015,

–  vista la risoluzione 2171 (2017) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 27 giugno 2017, che chiede ai parlamenti nazionali di riconoscere il diritto alla segnalazione,

–  visto il principio 4 della raccomandazione dell'OCSE per migliorare il comportamento etico nel servizio pubblico,

–  vista la convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali,

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE(5),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0295/2017),

A.  considerando che l'Unione europea si pone come obiettivo il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto e garantisce, in tal modo, la libertà di espressione ai suoi cittadini; che la denuncia delle irregolarità rappresenta un aspetto fondamentale della libertà di espressione e di quella di informazione, entrambe sancite dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, il cui rispetto e la cui applicazione vengono garantiti dall'UE; che l'UE promuove la tutela dei lavoratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro;

B.  considerando che l'Unione europea contribuisce al rafforzamento della cooperazione internazionale nella lotta contro la corruzione, nel pieno rispetto dei principi del diritto internazionale, dei diritti umani e dello Stato di diritto, nonché della sovranità di ogni paese;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 67, paragrafo 2, TFUE, l'Unione europea è competente per quanto riguarda la politica europea comune in materia di asilo;

D.  considerando che la trasparenza e la partecipazione dei cittadini rientrano tra gli sviluppi e le sfide che le democrazie devono affrontare nel ventunesimo secolo;

E.  considerando che fin dai tempi della crisi economica, finanziaria e del debito è stata adottata una serie di misure contro l'elusione e l'evasione fiscali a livello internazionale; che è necessaria una maggiore trasparenza nel settore dei servizi finanziari, al fine di lottare contro le irregolarità, e che alcuni Stati membri hanno già avuto esperienze con i repertori centrali in grado di consentire agli informatori di segnalare violazioni, reali o potenziali, di norme prudenziali nel settore finanziario; che nel 2003 le Nazioni Unite hanno adottato una propria convenzione contro la corruzione(6); che, a seguito di tali rivelazioni, il Parlamento ha istituito due commissioni speciali e una commissione d'inchiesta; che in varie risoluzioni ha affermato la necessità di proteggere gli informatori(7); che le iniziative già adottate per rafforzare lo scambio internazionale di informazioni in materia fiscale sono state molto utili e le numerose fughe di notizie in tale ambito hanno rivelato una grande quantità di informazioni importanti su irregolarità che altrimenti non sarebbero mai emerse;

F.  considerando che gli informatori svolgono un ruolo importante nella segnalazione di attività illecite o irregolari che pregiudicano l'interesse pubblico e il funzionamento delle nostre società e che, per fare ciò, rivelano al loro datore di lavoro, alle autorità pubbliche o direttamente al pubblico, informazioni sulle attività che ledono l'interesse generale;

G.  considerando che, così facendo, gli informatori aiutano gli Stati membri, le istituzioni in prima linea così come gli organismi dell'Unione a prevenire e contrastare, tra le altre cose, eventuali violazioni del principio di integrità e abusi di potere che minacciano o violano la salute e la sicurezza pubbliche, l'integrità finanziaria, l'economia, i diritti umani, l'ambiente o lo Stato di diritto, o che comportano un aumento della disoccupazione, limitano o falsano la concorrenza leale e minano la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dei processi democratici a livello nazionale ed europeo;

H.  considerando che la corruzione è un problema grave cui è esposta oggigiorno l'Unione europea, in quanto può comportare l'incapacità dei governi di proteggere la popolazione, i lavoratori, lo Stato di diritto e l'economia, e può determinare un degrado delle istituzioni e dei servizi pubblici, della crescita economica e della competitività in vari settori, provocando una perdita di fiducia nella trasparenza e nella legittimità democratica delle istituzioni pubbliche e private e dell'industria; che, secondo le stime, la corruzione costa all'economia dell'Unione 120 miliardi di euro l'anno, ovvero l'1 % del PIL dell'UE;

I.  considerando che, sebbene gli sforzi globali contro la corruzione si siano fino ad ora concentrati prevalentemente sulle irregolarità del settore pubblico, le recenti fughe di notizie hanno messo in evidenza il ruolo svolto da istituzioni finanziarie, consulenti e da altre società private nel facilitare la corruzione;

J.  considerando che diversi casi di informatori che hanno trovato eco nei media hanno dimostrato che la denuncia delle irregolarità permette di far conoscere al pubblico e alle autorità politiche informazioni di interesse pubblico, quali attività illecite o irregolari ovvero altri gravi illeciti nel settore privato e pubblico; che taluni dei predetti atti sono stati pertanto oggetto di misure correttive;

K.  considerando che la salvaguardia della riservatezza contribuisce alla creazione di canali più efficaci per denunciare i casi di frode, corruzione o altre violazioni, e che, a causa della sensibilità delle informazioni, la cattiva gestione della riservatezza può causare una fuga non autorizzata di informazioni e una violazione dell'interesse pubblico dell'Unione e degli Stati membri;

L.  considerando che l'introduzione di registri pubblici sulla titolarità effettiva per le società fiduciarie e di dispositivi giuridici simili, così come altre misure di trasparenza per gli strumenti d'investimento potrebbero rivelarsi controproducenti nella prevenzione delle irregolarità di cui si interessano normalmente gli informatori;

M.  considerando che tutelare la riservatezza dell'identità degli informatori e delle informazioni da essi fornite contribuisce alla creazione di canali più efficaci per denunciare i casi di frode, corruzione, irregolarità, i casi di condotta scorretta e altre gravi violazioni, e che, a causa della sensibilità delle informazioni, la cattiva gestione della riservatezza potrebbe causare una fuga indesiderata di notizie e una violazione dell'interesse pubblico nell'Unione; che, nel settore pubblico, la protezione degli informatori può agevolare l'individuazione dell'appropriazione indebita di fondi pubblici, delle frodi o di altre forme di corruzione transfrontaliera connessa agli interessi nazionali o dell'Unione;

N.  considerando deplorevole il fatto che i canali esistenti per la presentazione di denunce formali sulla cattiva condotta delle società multinazionali raramente portano a sanzioni concrete contro le irregolarità;

O.  considerando che l'azione degli informatori si è rivelata utile in numerosi ambiti, sia nel settore pubblico che in quello privato, quali la sanità pubblica, la fiscalità, l'ambiente, la protezione dei consumatori, la lotta contro la corruzione e la discriminazione nonché il rispetto dei diritti sociali;

P.  considerando che i casi devono essere ben circoscritti, alla luce della natura delle funzioni esercitate, della gravità dei fatti e dei rischi individuati;

Q.  considerando che è di fondamentale importanza non oltrepassare il limite tra delazione e segnalazione; che non si tratta di sapere tutto su tutti, bensì di individuare i casi di mancata assistenza a una democrazia in pericolo;

R.  considerando che, in molti casi, gli informatori sono oggetto di misure di ritorsione, di intimidazioni, di tentativi di pressione, intesi a impedire loro o a dissuaderli dal fare una segnalazione o a punirli per averlo fatto; che tale pressione, in particolare, viene spesso esercitata sul luogo di lavoro, dove gli informatori che hanno portato alla luce informazioni nell'interesse pubblico, nell'ambito del loro rapporto di lavoro, possono trovarsi in una posizione più debole rispetto ai datori di lavoro;

S.  considerando che sono spesso emerse preoccupazioni riguardo al fatto che gli autori di segnalazioni di irregolarità, che agiscono nel pubblico interesse, potrebbero essere esposti ad atteggiamenti ostili, vessatori, intimidatori e di esclusione sul luogo di lavoro, ad ostacoli nella futura ricerca di un impiego, alla perdita dei mezzi di sostentamento e spesso anche a gravi minacce per i propri familiari e colleghi; che i timori di ritorsioni possono avere un effetto deterrente sugli autori di segnalazioni di irregolarità, compromettendo in tal modo l'interesse pubblico;

T.  considerando che la protezione degli informatori andrebbe garantita per legge e rafforzata in tutta l'UE, sia nel settore pubblico che quello privato, a condizione che detti informatori agiscano per motivi ragionevoli; che tali meccanismi di protezione dovrebbero essere equilibrati e garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali e giuridici delle persone oggetto della segnalazione; che i predetti meccanismi dovrebbero applicarsi ai giornalisti investigativi, che continuano a essere vulnerabili rispetto alla divulgazione di informazioni sensibili, nonché tutelare gli informatori in nome della riservatezza delle fonti;

U.  considerando che in diversi Stati membri la protezione degli informatori non è adeguatamente garantita, mentre in molti altri sono stati introdotti programmi avanzati volti a proteggerli, ma che spesso mancano di coerenza e, pertanto, offrono un livello di tutela insufficiente; che ne consegue una frammentazione della protezione degli informatori in Europa, che genera difficoltà per questi ultimi nel momento in cui cercano di conoscere i loro diritti e le modalità di segnalazione, nonché un'incertezza giuridica, specialmente nelle situazioni transfrontaliere;

V.  considerando che in alcuni Stati membri vi è una generale mancanza di volontà nell'adottare e attuare una legislazione in materia di tutela dei diritti degli informatori, nonostante vi sia l'obbligo di segnalare e sanzionare i reati di corruzione, frode e di altro tipo;

W.  considerando che l'Ufficio del Mediatore europeo ha chiare competenze in relazione all'esame delle denunce dei cittadini dell'UE su casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni dell'Unione, ma di per sé non svolge alcun ruolo nella protezione degli informatori;

X.  considerando che molto spesso la denuncia di irregolarità non è limitata alle questioni economiche e finanziarie; che la mancanza di una protezione adeguata potrebbe dissuadere gli informatori dal denunciare le violazioni dei doveri professionali, onde evitare il rischio di ritorsioni e/o di rappresaglie; che l'OCSE ha riferito che nel 2015 l'86% delle imprese disponeva di un meccanismo di denuncia dei casi sospetti di gravi violazioni dei doveri professionali, ma che oltre un terzo di esse era privo di una chiara politica di protezione degli informatori dalle ritorsioni, o non sapeva se tale politica esistesse; che, dopo aver denunciato illeciti, violazioni dei doveri professionali e attività illegali di natura economica e finanziaria, numerosi informatori sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari; che le persone che segnalano o divulgano informazioni nell'interesse pubblico sono spesso vittime di ritorsioni, così come lo sono i loro familiari e i loro colleghi, circostanza che può segnare la fine della loro carriera; che la Corte europea dei diritti dell'uomo dispone di una giurisprudenza consolidata in materia di informatori, ma la protezione degli informatori dovrebbe essere garantita dalla legge; che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea garantisce la libertà di espressione e il diritto alla buona amministrazione;

Y.  considerando che la protezione degli informatori nell'Unione europea non dovrebbe essere limitata solo ai casi europei, ma dovrebbe essere applicata anche ai casi internazionali;

Z.  considerando che sul luogo di lavoro occorre favorire un ambiente che consenta alle persone di sentirsi sicure di poter esprimere preoccupazioni riguardo ai potenziali casi di illeciti come inadempienze, cattiva condotta, cattiva gestione, frode o attività illecita; che è estremamente importante promuovere la giusta cultura in cui le persone si sentano in grado di segnalare problematiche senza il timore di ritorsioni che potrebbero compromettere la loro attuale e futura situazione occupazionale;

AA.  considerando che in molti paesi, e in particolare nel settore privato, i lavoratori sono soggetti a obblighi di riservatezza relativamente a talune informazioni, con il risultato che gli informatori potrebbero andare incontro a misure disciplinari per aver effettuato segnalazioni al di fuori dei loro rapporti di lavoro;

AB.  considerando che, secondo l'OCSE, oltre un terzo delle organizzazioni dotate di meccanismo di segnalazione non dispongono di una politica scritta sulla protezione degli informatori da ritorsioni o non ne sono a conoscenza;

AC.  considerando che il diritto dell'UE prevede già determinate norme a tutela degli informatori contro determinate forme di ritorsione in vari ambiti, ma che la Commissione non ha ancora proposto misure legislative adeguate per una protezione effettiva e uniforme degli informatori e dei relativi diritti nell'Unione;

AD.  considerando che dal 1º gennaio 2014 tutte le istituzioni dell'Unione hanno l'obbligo di introdurre norme interne per proteggere gli informatori che sono funzionari delle istituzioni dell'UE, conformemente agli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari;

AE.  considerando che il Parlamento europeo ha chiesto a più riprese una serie di misure orizzontali a tutela degli informatori nell'Unione;

AF.  considerando che, nella sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere, in quella del 25 novembre sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto, in quella del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione, nonché in quella del 14 febbraio 2017 sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE, il Parlamento europeo invita la Commissione a presentare una proposta legislativa volta a istituire un programma europeo efficace e globale di protezione degli informatori, che tuteli coloro che denunciano presunti casi di frode o di attività illecite lesive dell'interesse pubblico o degli interessi finanziari dell'Unione europea;

AG.  considerando che qualsiasi persona di un paese terzo, riconosciuta quale informatore dall'Unione europea o da un suo Stato membro, deve beneficiare di tutte le misure di protezione applicabili se, nel quadro delle sue funzioni o meno, è venuta a conoscenza e ha divulgato informazioni relative a comportamenti illegali o fatti di spionaggio, commessi da un paese terzo o da un'impresa nazionale o multinazionale, che ledono uno Stato, una nazione o cittadini dell'Unione, mettendo in pericolo a loro insaputa l'integrità di un governo, la sicurezza nazionale o le libertà collettive o individuali;

AH.  considerando che a partire dal 1° luglio 2014 la quasi totalità delle istituzioni e degli organismi europei ha recepito nei rispettivi regolamenti interni, in via obbligatoria, misure volte a tutelare gli informatori, conformemente agli articoli 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari;

AI.  considerando che esistono ormai principi ben consolidati di organizzazioni internazionali, quali il Consiglio d'Europa e l'OCSE, nonché una giurisprudenza costante della Corte europea dei diritti dell'uomo;

AJ.  considerando che l'importanza della protezione degli informatori è stata riconosciuta da tutti gli organismi internazionali per la lotta alla corruzione e che sono state stabilite norme in materia di denunce di irregolarità dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), dalla raccomandazione del Consiglio d'Europa (CM(Rec(2014)7 e dalla raccomandazione dell'OCSE del 2009 contro la corruzione;

AK.  considerando che è indispensabile istituire urgentemente un quadro giuridico orizzontale e completo che, definendo diritti e doveri, protegga efficacemente gli informatori negli Stati membri dell'UE e nelle istituzioni, nelle autorità e negli organi dell'Unione;

Ruolo degli informatori e necessità di proteggerli

1.  invita la Commissione, dopo aver proceduto a una valutazione della base giuridica appropriata per consentire all'Unione di adottare misure supplementari, a presentare entro la fine dell'anno una proposta legislativa orizzontale che stabilisca un quadro normativo comune globale in grado di garantire un elevato livello di protezione degli informatori nell'UE a tutti i livelli, nel settore pubblico e in quello privato, nonché presso le istituzioni europee e nazionali, ivi compresi gli organi, gli uffici e le agenzie europee e nazionali, tenendo conto del contesto nazionale e senza limitare la facoltà degli Stati membri di adottare misure supplementari; sottolinea che ad oggi esistono diverse possibilità di basi giuridiche che permettono all'Unione di agire in materia; chiede alla Commissione di valutare tutte queste possibilità per proporre un ampio meccanismo coerente ed efficace; ricorda alla Commissione la dottrina elaborata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, attraverso una costante giurisprudenza, sul concetto di competenze implicite dell'Unione, che consente il ricorso a diverse basi giuridiche;

2.  evidenzia che è irragionevole e preoccupante il fatto che i cittadini e i giornalisti vengano perseguiti, anziché ricevere protezione giuridica, quando rivelano informazioni in nome dell'interesse generale, comprese informazioni su presunti casi di violazione dei doveri professionali, illeciti, frode e attività illegali, in particolare se si tratta di comportamenti che violano i principi fondamentali dell'Unione europea, come l'elusione e l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro;

3.  propone che gli accordi internazionali in materia di servizi finanziari, fiscalità e concorrenza includano disposizioni relative alla protezione degli informatori;

4.  sottolinea la necessità di assicurare la certezza del diritto relativamente alle disposizioni di in materia di protezione degli informatori, in quanto l'assenza continua di chiarezza e un approccio frammentato scoraggiano i potenziali informatori dall'agire; evidenzia pertanto che la pertinente legislazione dell'Unione dovrebbe definire una chiara procedura per il corretto trattamento delle segnalazioni e l'efficace protezione degli informatori;

5.  ricorda che qualsiasi quadro normativo futuro dovrebbe tenere conto delle regole, dei diritti e dei doveri che disciplinano l'occupazione e influiscono su di essa; sottolinea inoltre che ciò dovrebbe essere fatto in consultazione con le parti sociali e in conformità degli accordi di contrattazione collettiva;

6.  chiede che tale normativa stabilisca che le società che attuano ritorsioni accertate nei confronti degli informatori non possano percepire fondi europei né stipulare contratti con la pubblica amministrazione;

7.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare criteri e indicatori sulle politiche riguardanti gli informatori nel settore pubblico e privato;

8.  invita gli Stati membri a tenere conto dell'articolo 33 della Convenzione dell'ONU contro la corruzione, sottolineando il ruolo degli informatori nella prevenzione della corruzione e nella lotta contro di essa;

9.  deplora il fatto che solo alcuni Stati membri abbiano introdotto sistemi sufficientemente avanzati di protezione degli informatori; invita gli Stati membri che non hanno ancora adottato tali sistemi o principi correlati nel loro diritto nazionale a farlo quanto prima;

10.  insiste sulla necessità di riservare una maggiore attenzione all'etica commerciale nei curricula dei corsi di studi in economia e commercio e in discipline affini;

11.  incoraggia gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione a promuovere una cultura di riconoscimento dell'importante ruolo svolto dagli informatori nella società, anche attraverso campagne di sensibilizzazione; chiede alla Commissione, in particolare, di presentare un piano globale al riguardo; ritiene necessario promuovere una cultura etica nel servizio pubblico e nei luoghi di lavoro, in modo da porre in evidenza l'importanza di sensibilizzare i dipendenti in merito ai quadri giuridici già esistenti relativi alla denuncia di irregolarità, in cooperazione con le organizzazioni sindacali;

12.  esorta la Commissione a monitorare le disposizioni degli Stati membri in materia di informatori al fine di agevolare lo scambio di buone pratiche, contribuendo a una più efficace protezione degli informatori a livello nazionale;

13.  invita la Commissione a presentare un piano globale volto a scoraggiare i trasferimenti patrimoniali verso paesi terzi, che proteggono l'anonimato delle persone corrotte;

14.  intende per "informatore" qualsiasi persona che segnala o rivela informazioni di interesse generale, anche a livello europeo, concernenti un fatto illegale o illecito, un atto che costituisce una minaccia o un pregiudizio, che minaccia o lede l'interesse generale, di norma, ma non esclusivamente, nel contesto del suo rapporto di lavoro, sia esso nel settore pubblico o privato, nel contesto di una relazione contrattuale o in quello della sua attività sindacale o associativa; sottolinea che il concetto di "informatore" comprende gli individui che si trovano al di fuori del tradizionale rapporto tra datore di lavoro e dipendente, quali i consulenti, gli appaltatori, i tirocinanti, i volontari, gli studenti lavoratori, i lavoratori temporanei e gli ex dipendenti, che possiedono le prove di tali atti ovvero hanno dei motivi ragionevoli per ritenere che le informazioni divulgate siano veritiere;

15.  ritiene che anche gli individui che si trovano al di fuori del tradizionale rapporto tra datore di lavoro e dipendente, quali i consulenti, gli appaltatori, i tirocinanti, i volontari, gli studenti lavoratori, i lavoratori temporanei, gli ex dipendenti e i cittadini, dovrebbero poter accedere ai canali di segnalazione e beneficiare di un'adeguata protezione quando rivelano informazioni relative a un fatto illegale o illecito o un atto che pregiudica l'interesse pubblico;

16.  afferma che è necessaria una soluzione chiara per gli informatori che lavorano nelle imprese registrate nell'Unione ma con sede al di fuori dell'Unione;

17.  ritiene che fra i pregiudizi all'interesse generale figurino, a titolo non esaustivo, i casi di corruzione, i reati, le violazioni degli obblighi giuridici, gli errori giudiziari, gli abusi di potere, i conflitti di interesse, l'utilizzo illecito di fondi pubblici, gli sviamenti di potere, i flussi finanziari illeciti, le minacce per l'ambiente, la salute, la sicurezza pubblica, la sicurezza nazionale e globale e la protezione della vita privata e dei dati personali, l'elusione fiscale, le violazioni dei diritti dei consumatori, la violazione dei diritti dei lavoratori e di altri diritti sociali, la violazione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, nonché gli atti volti a nascondere tali violazioni;

18.  ritiene che l'interesse pubblico generale debba prevalere rispetto al valore privato o economico delle informazioni rivelate e che dovrebbe essere possibile divulgare informazioni su minacce gravi per l'interesse generale, anche quando sono protette giuridicamente; ritiene tuttavia che sia opportuno applicare procedure speciali per le informazioni relative al rispetto dell'etica professionale e le informazioni classificate relative alla sicurezza nazionale e alla difesa; reputa che, nei suddetti casi, le informazioni andrebbero comunicate a un'autorità competente;

19.  sottolinea che occorre sempre garantire una protezione efficace degli informatori, anche se la rivelazione non riguarda atti illeciti, laddove vengano rivelate informazioni con l'obiettivo di evitare un possibile pregiudizio all'interesse pubblico generale;

20.  sottolinea la necessità che gli Stati membri rispettino le raccomandazioni del Consiglio d'Europa relative alla protezione degli informatori;

21.  sottolinea che il ruolo degli informatori nel rivelare gravi violazioni dell'interesse generale è andato emergendo in varie occasioni da diversi anni a questa parte e che essi contribuiscono alla democrazia, alla trasparenza della politica e dell'economia nonché all'informazione pubblica; osserva inoltre che, per i predetti motivi, è opportuno riconoscere che tali figure sono necessarie per prevenire atti illeciti; sottolinea che gli informatori si sono dimostrati una fonte essenziale per il giornalismo investigativo nonché per una stampa indipendente; ricorda che la garanzia della segretezza delle fonti è essenziale per la libertà di stampa; chiede agli Stati membri di provvedere affinché il diritto dei giornalisti a non rivelare l'identità di una fonte venga protetto in maniera efficace; ritiene che i giornalisti siano altresì vulnerabili e che dovrebbero quindi beneficiare di una tutela giuridica;

22.  osserva che negli ultimi anni taluni Stati membri hanno adottato misure per rafforzare i diritti degli informatori; deplora tuttavia il fatto che gli informatori continuino a essere oggetto di azioni giudiziarie civili e penali in diversi Stati membri, in particolare nei paesi in cui gli strumenti esistenti per difenderli, supportarli e proteggerli sono assenti, insufficienti o poco efficaci; rileva inoltre che le disparità tra gli Stati membri portano a un'incertezza giuridica, a una ricerca del foro più vantaggioso e a rischi di trattamenti iniqui;

23.  afferma che la protezione degli informatori è fondamentale per la corretta applicazione delle competenze dell'Unione europea;

24.  ritiene che l'assenza di un'adeguata protezione degli informatori abbia un impatto negativo sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea;

25.  ritiene che l'attuazione di disposizioni giuridiche esaustive in materia di protezione degli informatori incoraggi una cultura della libertà di parola e che la funzione degli informatori dovrebbe essere promossa come un atto di civismo; esorta pertanto gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione a promuovere il ruolo positivo degli informatori, nonché le gravi preoccupazioni riguardo la loro posizione spesso vulnerabile e indifesa, in particolare attraverso campagne di sensibilizzazione e protezione, comunicazione e sforzi in materia di formazione; raccomanda alla Commissione, in particolare, di presentare un piano globale in relazione al problema; chiede, in tale contesto, di lanciare un sito Internet che possa fornire informazioni utili sulla protezione degli informatori e dove poter presentare le denunce; sottolinea che tale sito Internet dovrebbe essere facilmente accessibile al pubblico e mantenere l'anonimato dei dati degli utenti;

26.  chiede l'adozione di misure per cambiare la percezione del pubblico, in modo particolare dei politici, dei datori di lavoro e dei media, rispetto agli informatori, mettendone in evidenza il ruolo positivo quali meccanismi di allerta precoce e di dissuasione per individuare e prevenire abusi e corruzione nonché quali meccanismi di assunzione delle responsabilità in grado di consentire il controllo pubblico dei governi e delle imprese;

27.  incoraggia gli Stati membri a promuovere in maniera attiva una cultura della trasparenza nei luoghi di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato, che consenta alle organizzazioni o alle imprese di operare nel rispetto di norme etiche rigorose, ispiri fiducia ai lavoratori affinché possano denunciare irregolarità e permetta quindi di prendere provvedimenti per prevenire eventuali minacce o danni ovvero per porvi rimedio;

28.  incoraggia gli Stati membri a valutare periodicamente l'efficacia delle misure attuate, prendendo in considerazione la posizione dell'opinione pubblica sugli atteggiamenti rispetto alla denuncia di irregolarità e agli informatori, le indagini intersettoriali degli alti dirigenti preposti a ricevere e gestire le segnalazioni e gli studi di ricerca indipendenti sulle denunce di irregolarità nei luoghi di lavoro;

29.  esorta gli Stati membri che non hanno ancora adottato una normativa in materia di denuncia delle irregolarità a provvedere in tal senso nel prossimo futuro e invita la Commissione a valutare la possibilità di creare una piattaforma per lo scambio di buone pratiche in materia tra gli Stati membri e con i paesi terzi.

30.  sottolinea l'importanza della ricerca e dello scambio di buone pratiche per favorire una migliore protezione degli informatori a livello europeo;

31.  esorta la Corte dei conti europea e l'Ufficio del Mediatore europeo a pubblicare entro la fine del 2017: 1) relazioni speciali contenenti statistiche e un chiaro resoconto dei precedenti dei casi di denuncia di irregolarità individuati presso istituzioni europee, imprese, associazioni, organizzazioni e altri organismi registrati nell'Unione; 2) il seguito dato dalle istituzioni interessate in relazione ai casi rivelati, sulla base degli attuali orientamenti e regole della Commissione; 3) il risultato di ogni indagine aperta come conseguenza delle informazioni ricevute dagli informatori; 4) le misure previste in ogni caso per la protezione degli informatori;

Meccanismo di segnalazione

32.  osserva che la mancanza di mezzi di protezione e di canali sicuri di denuncia chiaramente definiti così come la possibile assenza di monitoraggio costituiscono un ostacolo per le attività degli informatori e possono impedire loro di divulgare informazioni, mettendo così alcuni di essi a tacere; si preoccupa per le ritorsioni e le pressioni cui sono oggetto gli informatori quando si rivolgono alla persona o al soggetto sbagliati all'interno della loro organizzazione;

33.  ritiene che occorra realizzare un sistema coerente, credibile e affidabile che consenta di effettuare le segnalazioni all'interno o all'esterno dell'organizzazione e alle autorità competenti; reputa che un sistema di questo tipo possa agevolare la valutazione della credibilità e della validità delle informazioni divulgate in siffatto contesto;

34.  invita la Commissione a studiare un sistema che consenta la segnalazione di irregolarità all'interno e all'esterno dell'organizzazione; sottolinea che, a tal fine, è necessario stabilire procedure chiare ed eque, assicurando nel contempo il pieno rispetto dei diritti fondamentali e di quelli giuridici sia dell'informatore che del presunto responsabile dell'irregolarità; ritiene che i datori di lavoro andrebbero incoraggiati a porre in essere procedure di segnalazione interna e che in ciascuna organizzazione vi dovrebbe essere almeno una persona indipendente e imparziale incaricata di raccogliere le segnalazioni; ritiene che occorra coinvolgere i rappresentanti dei lavoratori nell'assegnazione di tale incarico; sottolinea che il destinatario delle segnalazioni dare un seguito adeguato a ogni segnalazione ricevuta e aggiornare in tempi ragionevoli l'informatore circa tale seguito;

35.  ritiene che ogni organizzazione dovrebbe istituire canali di denuncia chiari, che consentano agli informatori di effettuare segnalazioni all'interno della loro organizzazione; sottolinea che ogni lavoratore deve essere informato della procedura di segnalazione applicabile, la quale deve garantire il rispetto della riservatezza e un trattamento tempestivo della segnalazione; evidenzia che l'informatore deve poter continuare a rivolgersi alle autorità pubbliche, alle organizzazioni non governative e ai media, in particolare in mancanza di una risposta favorevole da parte dell'organizzazione, o qualora la segnalazione interna o alle autorità competenti comprometta manifestamente l'efficacia della segnalazione stessa oppure qualora l'informatore sia a rischio ovvero necessiti di divulgare con urgenza le informazioni;

36.  ricorda il diritto del pubblico a essere informato di qualsiasi comportamento che potrebbe pregiudicare l'interesse generale; sottolinea a tale proposito che gli informatori dovrebbero essere sempre messi in condizione di divulgare pubblicamente informazioni relative a un fatto illegale o illecito o a un atto lesivo dell'interesse generale;

37.  ricorda che la stessa risoluzione del Parlamento invita altresì le istituzioni dell'Unione, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, a introdurre e adottare tutte le misure necessarie a tutelare la riservatezza delle fonti d'informazione, e chiede pertanto la creazione di un sito web controllato dove poter presentare le denunce in maniera del tutto confidenziale;

38.  reputa che la segnalazione all'esterno dell'organizzazione, anche direttamente al grande pubblico senza passare per una fase interna, non costituisca un motivo di annullamento della segnalazione, di azione penale o di rifiuto del diritto alla protezione; ritiene che occorra garantire la protezione indipendentemente dal canale di segnalazione scelto nonché sulla base delle informazioni comunicate e del fatto che l'informatore aveva motivi ragionevoli di credere nella veridicità delle informazioni;

Protezione concessa in caso di segnalazione

39.  è preoccupato per i rischi a cui sono esposti gli informatori sul loro luogo di lavoro, in particolare per i rischi di ritorsioni dirette o indirette da parte del datore di lavoro o di chi lavora o agisce per conto di quest'ultimo; sottolinea che tali ritorsioni si traducono spesso in un'esclusione, un rallentamento o un arresto dell'avanzamento di carriera, se non addirittura in un licenziamento, nonché in molestie psicologiche; evidenzia che tali ritorsioni costituiscono un freno all'azione degli informatori; reputa necessario introdurre misure di protezione contro le ritorsioni; ritiene che le ritorsioni andrebbero penalizzate e sanzionate in maniera efficace; sottolinea che, nel momento in cui una persona viene riconosciuta quale informatore, occorre prendere misure intese a proteggerla, a far cessare tutte le misure di ritorsione adottate nei suoi confronti e a concederle un risarcimento integrale per il pregiudizio arrecato o i danni subiti; ritiene che tali disposizioni debbano figurare nella proposta di direttiva orizzontale della Commissione relativa alla protezione degli informatori;

40.  ritiene che gli informatori dovrebbero avere la possibilità di presentare una domanda di provvedimenti provvisori intesi a evitare azioni di ritorsione, come il licenziamento, fintantoché non si sia concluso un qualsiasi procedimento amministrativo, giudiziario o di altro tipo;

41.  sottolinea che nessun rapporto di lavoro dovrebbe limitare il diritto alla libertà di espressione di un individuo e che nessuno dovrebbe essere discriminato in caso di esercizio di tale diritto;

42.  ricorda che qualsiasi quadro normativo futuro dovrà tenere conto delle regole, dei diritti e dei doveri che disciplinano l'occupazione e influiscono su di essa; sottolinea inoltre che ciò dovrebbe avvenire coinvolgendo le parti sociali e rispettando i contratti collettivi di lavoro;

43.  sottolinea che gli informatori e i loro familiari, nonché chiunque li assista e la cui vita o sicurezza siano in pericolo, devono aver diritto a una tutela effettiva e adeguata della loro integrità fisica, morale e sociale e dei loro mezzi di sussistenza grazie a un grado di riservatezza il più elevato possibile;

44.  sottolinea che tali misure di protezione si applicano altresì quando l'informatore segnala dei comportamenti che coinvolgono degli Stati membri;

45.  osserva che i giornalisti investigativi e la stampa indipendente esercitano una professione spesso solitaria di fronte alle numerose pressioni che possono subire e che è pertanto essenziale proteggerli da ogni tentativo di intimidazione;

46.  suggerisce che le persone che sono state oggetto di ritorsioni per aver segnalato o divulgato informazioni nell'interesse generale, in particolare nel caso ciò abbia comportato la perdita del lavoro, dovrebbero avere la possibilità di presentare una domanda di provvedimenti provvisori in attesa della conclusione di eventuali procedimenti civili;

47.  condanna la pratica delle "azioni bavaglio", che consiste nell'avviare o minacciare di avviare azioni giudiziarie nei confronti di un informatore con l'intento non di ottenere giustizia, bensì di indurlo ad autocensurarsi o di portarlo ad un esaurimento finanziario, morale o psicologico; ritiene che tale sviamento di procedura debba essere soggetto a sanzioni penali e ad altre sanzioni;

48.  ricorda il rischio di azioni penali e civili in cui incorrono gli informatori; sottolinea che questi ultimi rivestono molto spesso il ruolo della parte debole in caso di procedimenti giudiziari; ritiene pertanto che, nel caso di presunte ritorsioni nei confronti dell'informatore, il datore di lavoro debba dimostrare che le misure adottate non hanno nulla a che vedere con la segnalazione dell'informatore; ritiene che occorra garantire la protezione degli informatori in funzione delle informazioni divulgate e non dell'intenzione degli informatori stessi; sottolinea tuttavia che l'informatore deve aver divulgato informazioni ritenute veritiere; reputa che sia necessario garantire la riservatezza durante l'intero procedimento e che l'identità dell'informatore non vada rivelata senza il suo consenso; sottolinea che una violazione della riservatezza dell'identità dell'informatore senza il consenso di quest'ultimo dovrebbe essere oggetto di sanzioni, anche penali;

49.  ritiene che gli informatori non dovrebbero essere soggetti ad azioni penali o civili ovvero a sanzioni amministrative o disciplinari per le segnalazioni da essi effettuate;

50.  ritiene che la possibilità per l'informatore di fare una segnalazione anonima possa permettere la condivisione di informazioni che altrimenti non sarebbero state segnalate; sottolinea, in tale contesto, che è opportuno introdurre strumenti, disciplinati in modo chiaro, per poter effettuare segnalazioni in forma anonima all'organo nazionale o europeo indipendente incaricato di raccogliere le segnalazioni, verificarne la credibilità, dare seguito alla risposta e fornire consulenza agli informatori, anche in ambito digitale, definendo con precisione i casi in cui si applicano gli strumenti di segnalazione anonima; sottolinea che l'identità dell'informatore e qualsiasi altra informazione che ne permetta l'identificazione non possono essere rivelate senza il suo consenso; ritiene che un'eventuale violazione dell'anonimato dovrebbe essere soggetta a sanzioni;

51.  sottolinea che nessuno dovrebbe perdere il diritto alla protezione per il solo motivo di aver commesso un errore di valutazione dei fatti o perché la minaccia percepita per l'interesse generale non si è concretizzata, a condizione che, al momento della segnalazione, abbia avuto motivi ragionevoli di credere nella sua veridicità; ricorda che, in caso di false accuse, i responsabili dovrebbero essere chiamati a rispondere delle loro azioni e non dovrebbero beneficiare della protezione concessa agli informatori; sottolinea che ogni persona lesa, direttamente o indirettamente, per mezzo della segnalazione o comunicazione di informazioni inesatte o fuorvianti, dovrebbe godere del diritto ad un ricorso efficace contro le segnalazioni malevoli o abusive;

52.  ricorda l'importanza di sviluppare strumenti volti a vietare ogni forma di ritorsione, che si tratti di misure passive di licenziamento o di altre misure passive; esorta gli Stati membri ad astenersi dal considerare reato l'operato degli informatori quando rivelano informazioni su attività illegali o illecite o su atti che pregiudicano o minacciano l'interesse pubblico;

53.  ricorda che in ogni caso la normativa UE vigente deve essere applicata in maniera corretta, tanto dalle istituzioni dell'Unione quanto dagli Stati membri, e interpretata nel senso più favorevole possibile alla protezione degli informatori che agiscono nell'interesse pubblico; sottolinea che la protezione degli informatori è stata già riconosciuta quale meccanismo chiave per garantire un'efficace applicazione della legislazione dell'UE; invita pertanto gli Stati membri ad astenersi dal criminalizzare le azioni degli informatori che divulgano informazioni nell'interesse pubblico;

Supporto agli informatori

54.  sottolinea il ruolo svolto dalle autorità pubbliche, dai sindacati e dalle organizzazioni della società civile nel supportare e aiutare gli informatori nei loro rapporti con l'organizzazione;

55.  sottolinea che, oltre ai rischi professionali, gli informatori e le persone che li assistono affrontano rischi personali, psicologici, sociali e finanziari; ritiene che, ove applicabile, sia opportuno prevedere un adeguato sostegno psicologico, garantire assistenza legale specializzata agli informatori che ne fanno richiesta e non dispongono delle risorse necessarie, concedere un aiuto sociale e finanziario a coloro che ne giustificano debitamente l'esigenza e, in via cautelativa, in caso di procedimenti giudiziari o civili nei confronti di un informatore, nel rispetto delle leggi e delle prassi nazionali; aggiunge che occorre prevedere un risarcimento, qualunque sia la natura del danno subito dall'informatore a causa della segnalazione;

56.  fa riferimento, a tale proposito, al fatto che il Mediatore europeo ha dichiarato in Parlamento di essere disposto a valutare la possibilità di creare un organismo di questo genere in seno all'Ufficio del Mediatore, ed esorta la Commissione a valutare se è possibile conferire i predetti compiti al Mediatore europeo, che è già competente per l'esame delle denunce di irregolarità nelle istituzioni dell'UE;

57.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità competenti, a introdurre e adottare tutte le misure necessarie per tutelare la riservatezza delle fonti d'informazione, al fine di evitare eventuali azioni discriminatorie o minacce, nonché a creare canali di segnalazione trasparenti, a istituire autorità indipendenti a livello nazionale ed europeo per la protezione degli informatori, nonché a valutare l'opportunità di dotarle di fondi di aiuto specifici; chiede inoltre l'istituzione di un'autorità centrale europea per un'efficace protezione degli informatori e delle persone che li assistono, sulla falsariga di quanto già avviene con il sistema di autorità garanti della protezione dei dati;

58.  invita la Commissione, affinché tali misure siano efficaci, a sviluppare strumenti incentrati sulla protezione contro procedimenti giudiziari ingiustificati, sanzioni economiche e discriminazioni; propone di creare fondi nazionali o un fondo europeo, finanziato in parte dalle entrate derivanti dalle operazioni di recupero o dalle sanzioni pecuniarie, per fornire un adeguato sostegno finanziario agli informatori nell'Unione;

59.  invita gli Stati membri a istituire organismi indipendenti, dotati di sufficienti risorse di bilancio, di competenze ed esperti adeguati, incaricati di raccogliere le segnalazioni, di verificarne la credibilità, di dare seguito alla risposta e di fornire consulenza agli informatori, in particolare in mancanza di una risposta favorevole da parte della loro organizzazione, nonché di orientare questi ultimi verso un aiuto finanziario adeguato, in particolare nelle situazioni transfrontaliere o nei casi che coinvolgono direttamente gli Stati membri o le istituzioni dell'Unione; suggerisce che tali organismi pubblichino una relazione annuale sulle segnalazioni ricevute e il relativo trattamento, rispettando la condizione di riservatezza delle eventuali indagini in corso;

60.  sottolinea che è opportuno consentire l'accesso alle informazioni e fornire consulenza riservata a titolo gratuito a coloro che intendono effettuare una segnalazione nell'interesse pubblico oppure divulgare informazioni concernenti un atto illegale o illecito che pregiudica o minaccia l'interesse generale; constata che sarebbe opportuno identificare le strutture in grado di fornire tali informazioni e tali forme di consulenza e rendere pubblicamente disponibili i loro recapiti;

61.  insiste sul fatto che, oltre al beneficio dell'insieme delle misure di protezione previste per gli informatori, è essenziale garantire loro in particolare accoglienza, alloggio e sicurezza in uno Stato membro che non sia firmatario di una convenzione di estradizione con il paese che ha commesso le azioni oggetto della segnalazione; nel caso di accordi di estradizione esistenti tra l'Unione europea e il paese terzo coinvolto, invita la Commissione, in applicazione dell'articolo 67, paragrafo 2, TFUE, relativo alla politica europea in materia di asilo, ad agire nel quadro delle proprie competenze e ad adottare tutte le misure di sicurezza necessarie nei confronti degli informatori particolarmente esposti al rischio di gravi ritorsioni nel paese di cui hanno rivelato pratiche illegali o fraudolente;

62.  invita la Commissione a proporre l'istituzione di un organismo analogo a livello di Unione, dotato di sufficienti risorse di bilancio, di competenze ed esperti adeguati, incaricato di coordinare le azioni degli Stati membri, in particolare nelle situazioni transfrontaliere; ritiene che tale organo europeo dovrebbe inoltre poter raccogliere le segnalazioni, verificarne la credibilità, emanare raccomandazioni vincolanti e orientare gli informatori quando la risposta fornita dallo Stato membro o dagli organismi nazionali è chiaramente inadeguata; suggerisce che tale organismo pubblichi una relazione annuale sulle segnalazioni ricevute e il relativo trattamento, rispettando la condizione di riservatezza delle eventuali indagini in corso; reputa che il mandato del Mediatore europeo potrebbe essere ampliato per svolgere tale funzione;

63.  reputa che, qualora venga riconosciuta la gravità di un'allerta, questa debba condurre a una vera e propria indagine, seguita da adeguate misure; sottolinea che durante le indagini gli informatori dovrebbero poter chiarire la propria denuncia e fornire informazioni o prove supplementari;

64.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare dati, criteri e indicatori sulle politiche riguardanti gli informatori nel settore pubblico e privato;

65.  chiede che, in occasione della prossima revisione, si proceda all'adeguamento delle competenze e delle procedure delle autorità europee di vigilanza (AEV) in materia di protezione degli informatori;

66.  invita le istituzioni europee a dare seguito alla relazione di iniziativa del Mediatore del 24 luglio 2014, in conformità dell'articolo 22 quater del nuovo statuto dei funzionari, invitando tutti gli organi dell'Unione ad adottare meccanismi di allerta etici e quadri giuridici sulla denuncia di irregolarità basati direttamente sulle norme interne dell'Ufficio del Mediatore; ribadisce la propria determinazione a procedere in tal senso;

67.  ritiene inoltre che gli informatori debbano avere il diritto di revisione e commento in merito ai risultati dell'indagine relativa alla loro segnalazione;

68.  invita le istituzioni e gli altri organismi dell'Unione europea a dare il buon esempio applicando, senza indugio, le linee guida del Mediatore europeo; invita la Commissione a dare piena attuazione, sia nel proprio caso che in quello delle agenzie dell'UE, alle linee guida che proteggono gli informatori, conformemente al proprio statuto del personale del 2012; invita la Commissione a cooperare efficacemente e a coordinare gli sforzi con le altre istituzioni, tra cui la Procura europea, per proteggere gli informatori;

69.  ricorda che è necessario un sistema migliore per la comunicazione di irregolarità societarie, che sia più funzionale e integri gli attuali punti di contatto nazionali per quanto riguarda gli orientamenti OCSE per le società multinazionali;

70.  sottolinea che le indagini sulle questioni sollevate dagli informatori dovrebbero essere condotte in maniera indipendente e nel termine più breve possibile, tutelando inoltre i diritti degli individui che potrebbero essere coinvolti in una denuncia; ritiene che sia l'informatore che qualsiasi persona implicata in una denuncia dovrebbero poter fornire ulteriori argomenti e prove durante l'intera indagine e dovrebbero essere tenuti informati della gestione della denuncia;

71.  si compiace del fatto che la Commissione abbia finalmente introdotto un canale che consente agli informatori di comunicare o divulgare informazioni sulla concorrenza e sugli accordi di cartello, ma insiste sulla necessaria semplificazione delle procedure e sul fatto che il numero di tali canali non dovrebbe essere eccessivo;

72. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0408.

(2)

Testi approvati di tale data, P8_TA(2016)0310.

(3)

GU C 208 del 10.6.2016, pag. 89.

(4)

Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0457.

(5)

Testi approvati di tale data, P8_TA(2017)0022.

(6)

https://www.unodc.org/documents/treaties/UNCAC/Publications/Convention/08-50027_F.pdf

(7)

Si veda ad esempio la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (Testi approvati di tale data, P8_TA(2016)0310) e la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione (Testi approvati di tale data, P8_TA(2015)0457).


MOTIVAZIONE

Da diversi anni il ruolo fondamentale svolto dagli informatori nella rivelazione di gravi violazioni dell'interesse pubblico è stato messo in evidenza da una serie di scandali in settori molto diversi, quali la tutela della sanità pubblica, l'ambiente o l'evasione fiscale. Oggi la protezione degli informatori rappresenta uno degli strumenti più importanti per salvaguardare l'interesse pubblico e incoraggiare un comportamento etico e responsabile in seno alle istituzioni pubbliche e private. Le protezioni offerte, laddove esistenti, sono tuttavia ancora ampiamente inadeguate e troppo frammentate per poter garantire un quadro coerente all'interno dell'UE, la cui azione si limita attualmente a protezioni settoriali.

Il relatore ritiene che l'Unione europea dovrebbe agire, tramite uno strumento legislativo orizzontale, in conformità ai suoi obiettivi in materia di democrazia, pluralismo di opinioni e libertà di espressione. Vi sono diverse basi giuridiche possibili per consentire alla Commissione europea di proporre tale strumento, pertanto questa strada dovrebbe essere intrapresa il prima possibile.

Sono già state sviluppate numerose norme internazionali in materia di protezione degli informatori, sulle quali dovrebbe quindi basarsi una normativa europea. Conformemente a tali norme, la definizione di informatore dovrebbe essere sufficientemente ampia da coprire un numero massimo di situazioni e proteggere in tal modo i dipendenti del settore sia pubblico che privato, i consulenti o i lavoratori autonomi. Inoltre, tale definizione non può limitarsi alle sole segnalazioni di fatti contrari alla legge, ma dovrebbe coprire anche le rivelazioni relative ad attività che ledono l'interesse pubblico. Dovrebbero essere istituiti meccanismi di segnalazione chiari in seno alle organizzazioni allo scopo di consentire le segnalazioni interne. Ciò tuttavia non può rappresentare l'unico strumento di segnalazione e dovrebbe essere autorizzata la segnalazione a un'istituzione indipendente o al pubblico. A livello europeo, dovrebbe essere istituito un organo dedicato specificatamente alla consulenza, all'orientamento e alla ricezione delle denunce di irregolarità.

Al fine di migliorare la protezione delle persone che presentano una segnalazione, dovrebbe essere garantita la tutela della riservatezza e dovrebbe essere introdotta un'inversione dell'onere della prova. Infine, il dispositivo potrebbe essere completato da un sostegno finanziario e psicologico come pure da un risarcimento dei danni e, nel contempo, dovrebbero essere introdotte sanzioni efficaci nei confronti delle persone che cercano di impedire all'informatore di parlare.


ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE HA RICEVUTO CONTRIBUTI

L'elenco in appresso è compilato su base puramente volontaria, sotto l'esclusiva responsabilità del relatore. Nel corso dell'elaborazione della relazione, il relatore ha ricevuto contributi dalle seguenti entità o persone:

Entità e/o persona

UNI Europa

FIRST-CISL

European Federation of Journalists

Eurocadres

Transparency International Francia

Transparency International

Rappresentanza dei sindacati finlandesi presso l'UE

CCI Paris-Ile de France

Ascent-EU - Società di consulenza in materia di buona governance, lotta alla corruzione e Stato di diritto


CADRES CFDT

EBU

Ufficio dei sindacati svedesi a Bruxelles

Rappresentanza dei sindacati finlandesi presso l'UE


PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (6.9.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere (*): Molly Scott Cato

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per i problemi economici e monetari invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che gli informatori hanno svolto un ruolo di primo piano nell'individuazione e segnalazione di presunte condotte scorrette, irregolarità, frodi o attività illecite, nonché nell'individuazione e nella pubblicazione di casi di natura fiscale di interesse pubblico, compresi quelli di LuxLeaks e SwissLeaks e le rivelazioni dei "Panama Papers", contribuendo così in modo significativo ad accrescere le riforme volte a combattere le frodi finanziarie e fiscali, il riciclaggio del denaro e la corruzione, che ostacolano lo sviluppo economico e lo stato di diritto;

B.  considerando che fin dai tempi della crisi economica, del debito e finanziaria abbiamo assistito a una serie di azioni nei confronti dell'elusione e dell'evasione fiscali internazionali; considerando che è necessaria una maggiore trasparenza nel settore dei servizi finanziari, al fine di scoraggiare pratiche scorrette, e che alcuni Stati membri hanno già avuto esperienze con i repertori centrali per segnalare violazioni, reali o eventuali, di norme finanziarie prudenziali; considerando che nel 2003 le Nazioni Unite hanno adottato la propria Convenzione contro la corruzione(1); considerando che, a seguito di tali rivelazioni, il Parlamento ha istituito due commissioni speciali e una commissione d'inchiesta; che in varie risoluzioni ha affermato la necessità di proteggere gli informatori(2); che le iniziative già adottate per rafforzare lo scambio internazionale di informazioni in materia fiscale sono state molto utili e le numerose fughe di notizie in tale ambito hanno rivelato una grande quantità di informazioni importanti su irregolarità che altrimenti non sarebbero mai emerse;

C.  considerando che, sebbene gli sforzi globali contro la corruzione si siano fino ad ora concentrati prevalentemente sulle irregolarità del settore pubblico, le recenti fughe di notizie hanno sottolineato il ruolo avuto da istituzioni finanziarie, consulenti e da altre società private nel facilitare la corruzione;

D.  considerando che l'istituzione di pubblici registri della proprietà effettiva per i trust di società, nonché di dispositivi giuridici simili e altre misure di trasparenza per gli strumenti d'investimento, potrebbero agire come deterrenti nei confronti delle irregolarità di cui si interessano normalmente gli informatori;

E.  considerando che molto spesso la denuncia di irregolarità non è limitata alle questioni economiche e finanziarie; che la mancanza di una protezione adeguata potrebbe dissuadere i potenziali informatori dal denunciare le irregolarità, onde evitare il rischio di ritorsioni e/o di rappresaglie; considerando che l'OCSE ha riferito che nel 2015 l'86% delle imprese disponeva di un meccanismo di denuncia in caso di sospetti casi di gravi illeciti delle imprese, ma oltre un terzo di esse è privo di una chiara politica di protezione degli informatori dalle ritorsioni, o non sa se tale politica esista; considerando che, dopo aver esposto irregolarità economiche e finanziarie e irregolarità o attività illecite, numerosi informatori sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari; considerando che le persone che segnalano o divulgano informazioni nell'interesse pubblico sono spesso vittime di rappresaglie, così come lo sono i loro familiari e i loro colleghi, e che dette informazioni possono causare la fine della loro carriera; considerando che la Corte europea dei diritti dell'uomo dispone di una giurisprudenza consolidata in materia di informatori, ma la protezione degli informatori dovrebbe essere garantita dalla legge; che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea garantisce la libertà di espressione e il diritto alla buona amministrazione;

F.  considerando deplorevole il fatto che i canali esistenti per la presentazione di reclami formali sulla cattiva condotta delle società multinazionali raramente portano a sanzioni concrete contro le irregolarità;

G.  considerando che la protezione degli informatori a livello di Unione europea non è stata né attuata in tutti gli Stati membri, né armonizzata a livello europeo; che la maggior parte degli Stati membri ha ratificato la Convenzione dell'ONU contro la corruzione, in base alla quale è obbligatorio fornire una protezione adeguata ed efficace agli informatori;

H.  considerando che la legislazione dell'UE contiene già talune disposizioni volte a tutelare gli informatori da rappresaglie, anche per quanto riguarda il riciclaggio di denaro, ma ancora non prevede una legislazione orizzontale applicabile a tutti gli organismi pubblici e privati; che le disposizioni frammentate potrebbero rivelarsi poco chiare e inefficaci; considerando che la Commissione è pertanto invitata a procedere a una valutazione accurata delle basi giuridiche per ulteriori eventuali azioni a livello di UE, a tale riguardo; considerando che una protezione efficace degli informatori contribuirebbe all'efficienza del mercato interno e rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nell'Unione europea;

1.  esorta la Commissione a effettuare una valutazione approfondita dell'eventuale base giuridica per un'ulteriore azione a livello di UE e, se del caso, a presentare una legislazione orizzontale ed esaustiva, compresi strumenti a sostegno degli informatori, al fine di garantire loro una protezione efficace quanto prima possibile e a presentare una proposta volta a garantire un'adeguata assistenza finanziaria agli informatori; invita la Commissione a valutare la possibilità di creare un organo europeo indipendente, competente per ricevere le denunce degli informatori, anche in forma anonima e riservata, e, nel caso, a fornire consigli e protezione; osserva che la protezione degli informatori dovrebbe comprendere, senza distinzione, il settore pubblico e quello privato; chiede che tale normativa stabilisca che le società che attuano ritorsioni accertate nei confronti degli informatori non possono percepire fondi europei né possono stipulare contratti con la pubblica amministrazione; suggerisce che, in ogni caso, la Commissione elabori una relazione annuale per valutare l'attuale stato di protezione degli informatori nell'Unione europea; propone che gli accordi internazionali in materia di servizi finanziari, fiscalità e concorrenza includano disposizioni relative alla protezione degli informatori; propone la creazione di un fondo comune paneuropeo per la protezione degli informatori, al fine di garantire loro un'assistenza finanziaria adeguata;

2.  evidenzia il fatto, irragionevole e preoccupante, che, anziché ricevere protezione giuridica, cittadini e giornalisti vengano perseguiti quando rivelano informazioni nell'interesse pubblico, compresi presunti casi di irregolarità, illeciti, frode e attività illegali, in particolare quando si tratta di comportamenti che violano i principi fondamentali dell'UE, come l'elusione e l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro;

3.  invita inoltre gli Stati membri ad adottare un'ampia definizione legale di informatore, al fine di proteggere tale categoria in modo efficace, attraverso la legislazione nazionale; suggerisce che gli informatori nei settori pubblico e privato debbano disporre dello stesso livello di protezione e non dovrebbero essere vincolati da alcun obbligo contrattuale che impedisca la comunicazione o la divulgazione delle informazioni di interesse pubblico; invita gli Stati membri ad assicurare che la protezione includa deroghe a procedimenti relativi alla denuncia protetta e misure disciplinari o altre forme di ritorsione;

4.  invita gli Stati membri a prendere in considerazione l'articolo 33 della Convenzione dell'ONU contro la corruzione, che sottolinea il ruolo degli informatori nella prevenzione della corruzione e nella lotta contro di essa;

5.  rammenta le conclusioni della sua commissione speciale 'TAXE' e sottolinea la necessità di garantire che gli informatori siano in grado di comunicare non solo le attività illecite, ma anche altre informazioni su questioni che costituiscono una minaccia o un pericolo per l'interesse pubblico;

6.  ribadisce che gli informatori possono spesso rappresentare l'unico mezzo per rendere pubbliche attività illecite, data la frequente natura tecnica delle informazioni in questione e gli ostacoli che i cittadini incontrano nei tentativi di accedervi;

7.  sostiene che gli informatori dovrebbero essere liberi di riferire in modo anonimo, o di presentare denuncia, in via prioritaria, ai meccanismi di rendicontazione interna dell'organizzazione interessata o alle autorità competenti e, inoltre, che essi devono essere protetti, indipendentemente dalla loro scelta del canale di comunicazione;

8.  sottolinea l'importanza di attribuire alle autorità competenti e a quelle di regolamentazione e contrasto la responsabilità di mantenere canali di comunicazione, di ricevere, trattare e accertare le sospette irregolarità, salvaguardando la riservatezza della fonte, ove del caso, e i diritti delle parti coinvolte;

9.  ritiene che tutti gli Stati membri dell'UE e le organizzazioni pubbliche e private nazionali dovrebbero disporre di procedure di segnalazione interne per i propri dipendenti; sottolinea l'importanza delle azioni di sensibilizzazione, fra i dipendenti e le altre persone fisiche, sui quadri giuridici già esistenti in materia di denuncia delle irregolarità, e invita l'UE e gli organismi nazionali a organizzare regolari campagne di informazione e a fornire informazioni comprensibili e in più lingue per le principali procedure di denuncia di irregolarità;

10.  chiede che il prossimo riesame delle autorità europee di vigilanza (AEV) ne adegui i poteri e le procedure per proteggere gli informatori;

11.  sottolinea che nei procedimenti giudiziari nei confronti degli informatori l'onere della prova dovrebbe ricadere sulla parte che ha avviato la controversia per dimostrare che le informazioni rivelate non costituiscono la prova di un comportamento illegittimo o di illecito, né di una minaccia per l'interesse pubblico; condanna i procedimenti giudiziari contro gli informatori, intenzionalmente condotti in malafede e in risposta ai quali dovrebbero essere adottate sanzioni adeguate; sottolinea che una protezione efficace dell'informatore è fondamentale per garantire il diritto alla libertà di espressione e all'informazione e che le norme in materia di segreto e riservatezza in conflitto tra loro dovrebbero essere riesaminate per allinearle alla giurisprudenza europea sui diritti umani, così da assicurare che le relative eccezioni sono necessarie e proporzionate;

12.  invita gli Stati membri a garantire che gli informatori abbiano libero accesso a una consulenza e a un supporto giuridici indipendenti e possano chiedere un risarcimento per le molestie o la perdita dei loro mezzi di sostentamento attuali o futuri, se detti danni sono stati causati da una ritorsione per divulgazione, nell'ambito della protezione degli informatori. Invita la Commissione a valutare se vi siano attualmente migliori pratiche che potrebbero essere condivise a tal fine;

13.  invita le istituzioni e altri organismi dell'Unione europea a dare il buon esempio applicando, senza indugio, le linee guida del Mediatore europeo; invita la Commissione a dare piena attuazione, sia nel proprio caso che in quello delle agenzie dell'UE, alle linee guida che proteggono gli informatori, conformemente al proprio statuto del personale del 2012; invita la Commissione a cooperare efficacemente e a coordinare gli sforzi con le altre istituzioni, tra cui la Procura europea, per proteggere gli informatori;

14.  sottolinea che la comunicazione tra gli informatori e le istituzioni e agenzie dell'Unione europea deve essere rafforzata; ritiene che i reclami da parte dei cittadini debbano essere trattati con correttezza e rispetto e che debba esservi un contatto regolare tra l'istituzione o l'agenzia dell'UE che gestisce il reclamo e l'informatore interessato, con aggiornamenti regolari sul caso in questione;

15.  esorta la Commissione a fornire un piano d'azione esaustivo volto a sensibilizzare maggiormente in materia di protezione e difesa degli informatori;

16.  ricorda che è necessario un sistema migliore per la comunicazione di irregolarità societarie, che integri e punti a migliorare l'efficienza degli attuali punti di contatto nazionali per quanto riguarda gli orientamenti OCSE per le società multinazionali;

17.  invita la Commissione a presentare un piano globale volto a scoraggiare i trasferimenti patrimoniali verso paesi fuori dall'UE, che proteggono l'anonimato delle persone corrotte;

18.  sottolinea la necessità di riservare una maggiore attenzione all'etica commerciale nei curricula dei corsi di studi in economia e commercio e in discipline affini.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

4.9.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

36

0

13

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Burkhard Balz, Pervenche Berès, Udo Bullmann, Esther de Lange, Markus Ferber, Jonás Fernández, Neena Gill, Roberto Gualtieri, Brian Hayes, Gunnar Hökmark, Danuta Maria Hübner, Cătălin Sorin Ivan, Petr Ježek, Othmar Karas, Wajid Khan, Philippe Lamberts, Werner Langen, Bernd Lucke, Olle Ludvigsson, Fulvio Martusciello, Marisa Matias, Gabriel Mato, Costas Mavrides, Bernard Monot, Luděk Niedermayer, Dimitrios Papadimoulis, Pirkko Ruohonen-Lerner, Anne Sander, Alfred Sant, Molly Scott Cato, Pedro Silva Pereira, Peter Simon, Kay Swinburne, Paul Tang, Ramon Tremosa i Balcells, Marco Valli, Jakob von Weizsäcker, Marco Zanni

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Enrique Calvet Chambon, Matt Carthy, Manuel dos Santos, Ashley Fox, Eva Joly, Paloma López Bermejo, Thomas Mann, Luigi Morgano, Lieve Wierinck

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Elżbieta Katarzyna Łukacijewska

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

36

+

ALDE

Enrique Calvet Chambon, Petr Ježek, Ramon Tremosa i Balcells, Lieve Wierinck

ECR

Bernd Lucke, Pirkko Ruohonen-Lerner

EFDD

Marco Valli

ENF

Gerolf Annemans, Bernard Monot

GUE/NGL

Matt Carthy, Paloma López Bermejo, Marisa Matias, Dimitrios Papadimoulis

PPE

Brian Hayes, Othmar Karas, Werner Langen, Thomas Mann

S&D

Pervenche Berès, Udo Bullmann, Jonás Fernández, Neena Gill, Roberto Gualtieri, Cătălin Sorin Ivan, Wajid Khan, Olle Ludvigsson, Costas Mavrides, Luigi Morgano, Alfred Sant, Pedro Silva Pereira, Peter Simon, Paul Tang, Manuel dos Santos, Jakob von Weizsäcker

Verts/ALE

Eva Joly, Philippe Lamberts, Molly Scott Cato

0

-

13

0

ECR

Ashley Fox, Kay Swinburne

ENF

Marco Zanni

PPE

Burkhard Balz, Markus Ferber, Gunnar Hökmark, Danuta Maria Hübner, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Fulvio Martusciello, Gabriel Mato, Luděk Niedermayer, Anne Sander, Esther de Lange

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

https://www.unodc.org/documents/brussels/UN_Convention_Against_Corruption.pdf

(2)

Si veda ad esempio la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto (testi approvati, P8_TA(2016)0310) e la sua risoluzione del 16 dicembre 2015 recante raccomandazioni alla Commissione su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione» (Testi approvati, P8_TA(2015)0457).


PARERE della commissione per il controllo dei bilanci (7.9.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: Dennis de Jong

SUGGERIMENTI

La commissione per il controllo dei bilanci invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che gli informatori svolgono spesso un ruolo importante e persino cruciale nella prevenzione, individuazione e segnalazione di casi di irregolarità, illegalità, frode, corruzione e altri illeciti o violazioni dello Stato di diritto a livello europeo e nazionale, sia nel settore pubblico che in quello privato;

B.  considerando che il coraggio di coloro che, nonostante i rischi personali e professionali, offrono un servizio alla società segnalando o divulgando informazioni a difesa dell'interesse pubblico è tale da esigere adeguate garanzie e tutele giuridiche da parte dei governi, compreso il risarcimento dei danni finanziari e di altra natura subiti dagli informatori e dovuti, ad esempio, alla perdita del loro posto di lavoro a seguito di segnalazioni o divulgazioni;

C.  considerando che l'attività degli informatori, basata sui principi di trasparenza e integrità, è essenziale per la denuncia delle irregolarità e che, pertanto, la loro protezione dovrebbe essere garantita per legge e rafforzata in tutta l'Unione, ma solo se lo scopo della loro attività è garantire l'interesse pubblico agendo in buona fede conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo;

D.  considerando che il Parlamento europeo ha approvato di recente due testi, una risoluzione(1) sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE e una relazione(2) sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea – Lotta contro la frode;

E.  considerando che a partire dal 1° luglio 2014 la quasi totalità delle istituzioni e agenzie europee ha recepito nei rispettivi regolamenti interni, in via obbligatoria, misure volte a tutelare gli informatori, conformemente agli articoli 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari;

F.  considerando che sempre più indagini sulle frodi economiche possono rivelarsi di natura transfrontaliera e che gli informatori svolgono un ruolo chiave nello svelare i retroscena illegali perpetrati dall'estero contro gli interessi economici nazionali;

G.  considerando che l'articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, di cui l'Unione europea e i suoi Stati membri sono firmatari, sancisce chiaramente la necessità di misure giuridiche adeguate, intese a fornire una protezione contro qualsiasi trattamento ingiustificato alle persone che riferiscono alle autorità competenti, in buona fede e sulla base di motivi ragionevoli, qualsiasi fatto relativo a infrazioni definite in conformità della presente Convenzione;

1.  ritiene che l'assenza di un'adeguata protezione degli informatori abbia un impatto negativo sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea;

2.  esorta la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie per dare attuazione, senza ulteriori ritardi, alla risoluzione sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE e, nello specifico, a presentare una proposta legislativa orizzontale volta a garantire in tutta l'Unione un livello minimo di protezione per gli informatori europei nonché a istituire un programma europeo efficace e globale di protezione degli informatori;

3.  constata che solo pochi Stati membri hanno introdotto sistemi di protezione degli informatori sufficientemente avanzati, nonostante l'essenziale necessità della protezione degli informatori nella prevenzione e nella lotta alla corruzione e sebbene la protezione degli informatori sia raccomandata dall'articolo 33 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione; invita gli Stati membri che non hanno ancora adottato i principi per la protezione degli informatori nel loro diritto nazionale a farlo quanto prima;

4.  rileva che, sebbene il punto centrale della risoluzione approvata dal Parlamento siano gli informatori nell'ambito degli interessi finanziari dell'UE, molte misure proposte dovrebbero applicarsi anche agli informatori in senso più ampio, tra cui, a titolo indicativo ma non esaustivo, la tutela ambientale, i diritti dei lavoratori e la protezione dei consumatori; sottolinea il contributo apportato dai giornalisti investigativi e ritiene che questi ultimi debbano beneficiare di un livello di protezione equivalente;

5.  invita la Commissione, a tale riguardo, a interpretare la nozione di "interessi finanziari" nel senso più ampio possibile, in modo tale da contemplare anche i casi che riguardano indirettamente gli interessi finanziari dell'UE;

6.  chiede con forza di garantire adeguata tutela a quanti denunciano pratiche illegali sul luogo di lavoro quali molestie, ricatto occupazionale, pratiche illegali sulle assunzioni, licenziamenti, discriminazione salariale e tutto ciò che sia riconducibile al non rispetto delle normative vigenti;

7.  invita la Commissione a includere nella sua proposta legislativa misure volte a proteggere i lavoratori dalle ritorsioni dei datori di lavoro in conseguenza delle loro azioni di denuncia di irregolarità, comprese la tutela del loro anonimato e della riservatezza delle informazioni e la fornitura di assistenza giuridica, finanziaria e psicologica, ove necessario, assicurando nel contempo che l'onere della prova nelle denunce di vittimizzazione o ritorsione sia a carico del datore di lavoro;

8.  si compiace del fatto che la Commissione abbia finalmente introdotto un canale che consente agli informatori di comunicare o divulgare informazioni sulla concorrenza e sugli accordi di cartello, ma insiste sulla necessaria semplificazione delle procedure e sul fatto che il numero di tali canali non dovrebbe essere eccessivo;

9.  sottolinea tuttavia che gli informatori possono utilizzare canali non istituzionali, come i mezzi di comunicazione, e che ciò non dovrebbe precludere alle istituzioni dell'UE di trattare in modo proattivo e ufficiale le informazioni rivelate che riguardano gli interessi dell'UE; le richieste di informazioni dovrebbero essere sistematiche nel caso in cui vengano divulgate informazioni riguardanti gli interessi dell'UE, a prescindere dal canale utilizzato;

10.  invita pertanto la Commissione a seguire la raccomandazione, contenuta nella risoluzione, di istituire un organo indipendente addetto alla raccolta di informazioni, alla consulenza e alle segnalazioni con uffici negli Stati membri in grado di ricevere denunce di irregolarità e dotato di sufficienti risorse di bilancio, adeguate competenze e specialisti qualificati al fine di aiutare gli informatori interni ed esterni a utilizzare i canali appropriati per divulgare informazioni su possibili irregolarità che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, preservando nel contempo la loro riservatezza e offrendo il supporto e la consulenza necessari; rileva che, durante la prima fase, le attività di questo organo dovrebbero essere prevalentemente incentrate sulla verifica delle informazioni ricevute;

11.  fa riferimento, a tale proposito, al fatto che il Mediatore europeo ha dichiarato in Parlamento di essere disposto a valutare la possibilità di creare un organismo di questo genere in seno all'Ufficio del Mediatore, ed esorta la Commissione a valutare se è possibile conferire i predetti compiti al Mediatore europeo, che è già competente per l'esame delle denunce di irregolarità nelle istituzioni dell'UE;

12.  ricorda che la stessa risoluzione del Parlamento invita altresì le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, a introdurre e adottare tutte le misure necessarie a tutelare la riservatezza delle fonti d'informazione e chiede pertanto la creazione di un sito web controllato dove poter presentare le denunce in maniera del tutto confidenziale;

13.  deplora che non tutte le agenzie dell'UE abbiano attuato norme interne per proteggere gli informatori e invita tali agenzie ad attuare le norme interne in conformità degli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari;

14.  è del parere che la legislazione settoriale, ad esempio nel campo della tutela degli interessi finanziari dell'UE, non debba sostituire o ritardare in alcun modo l'adozione di disposizioni generali con standard minimi uniformi per la tutela giuridica degli informatori; invita pertanto la Commissione a presentare senza ulteriori ritardi una proposta legislativa orizzontale sulla protezione degli informatori.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

4.9.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jonathan Arnott, Inés Ayala Sender, Zigmantas Balčytis, Dennis de Jong, Tamás Deutsch, Martina Dlabajová, Raffaele Fitto, Luke Ming Flanagan, Ingeborg Gräßle, Cătălin Sorin Ivan, Jean-François Jalkh, Arndt Kohn, Claudia Schmidt, Bart Staes, Hannu Takkula, Indrek Tarand, Marco Valli, Derek Vaughan, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Caterina Chinnici, Brian Hayes, Julia Pitera

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

19

+

ALDE

ECR

EFDD

GUE/NGL

PPE

S&D

Verts/ALE

Martina Dlabajová, Hannu Takkula

Raffaele Fitto

Marco Valli

Luke Ming Flanagan, Dennis de Jong

Tamás Deutsch, Ingeborg Gräßle, Brian Hayes, Julia Pitera, Claudia Schmidt, Joachim Zeller

Inés Ayala Sender, Zigmantas Balčytis, Caterina Chinnici, Cătălin Sorin Ivan, Arndt Kohn, Derek Vaughan

Bart Staes

0

-

 

 

3

0

EFDD

ENF

Verts/ALE

Jonathan Arnott

Jean-François Jalkh

Indrek Tarand

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Testi approvati, P8_TA(2017)0022.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2017)0206.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (13.7.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime a tutela degli autori di segnalazioni di irregolarità che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: David Casa

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che il ruolo degli autori di segnalazioni di irregolarità nel settore pubblico come in quello privato consiste nell'aiutare a far emergere, scoraggiare e prevenire gli atti illeciti, quali la cattiva gestione, la frode e la corruzione, contribuendo in tal modo a promuovere i diritti umani, lo Stato di diritto, la libertà di espressione la trasparenza e la responsabilità democratica nonché i diritti dei lavoratori; che spesso gli autori di segnalazioni di irregolarità sono lavoratori vincolati da un rapporto di lavoro che dipendono dal proprio stipendio quale mezzo di sostentamento;

B.  considerando che l'importanza della protezione degli autori di segnalazioni di irregolarità è stata riconosciuta da tutti i principali strumenti internazionali in materia di corruzione e che sono state stabilite norme a loro riguardo dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), dalla raccomandazione del Consiglio d'Europa (CM(Rec(2014)7 e dalla raccomandazione dell'OCSE del 2009 contro la corruzione;

C.  considerando che le recenti massicce fughe di notizie che hanno messo in luce situazioni di corruzione, come nelle vicende Panama Papers e SwissLeaks, e la divulgazione dell'aggiramento e delle violazioni di norme di diritto del lavoro che portano in taluni casi a lavoro precario, confermano l'importanza del ruolo esercitato dagli autori di segnalazioni di irregolarità nel difendere il pubblico interesse; che oggi in Europa gli autori di segnalazioni di irregolarità non sono sufficientemente tutelati o riconosciuti;

D.  considerando che sono spesso emerse preoccupazioni riguardo al fatto che gli autori di segnalazioni di irregolarità che agiscono nel pubblico interesse sono esposti ad atteggiamenti ostili, vessatori, intimidatori e di esclusione sul luogo di lavoro, ad ostacoli al futuro impiego, alla perdita dei mezzi di sostentamento e spesso anche a gravi minacce per i propri familiari e colleghi; che i timori di ritorsioni possono avere un effetto deterrente sugli autori di segnalazioni di irregolarità, compromettendo in tal modo l'interesse pubblico;

E.  considerando che sul luogo di lavoro deve essere favorito un ambiente che consenta alle persone di sentirsi sicure di poter esprimere preoccupazioni riguardo ai potenziali casi di illeciti come inadempienze, cattiva condotta, cattiva gestione, frode o attività illecita; che è estremamente importante promuovere la giusta cultura in cui le persone si sentano in grado di segnalare problematiche senza il timore di rappresaglie che potrebbero compromettere la loro attuale e futura situazione occupazionale;

F.  considerando che l'obiettivo delle segnalazioni dovrebbe essere quello di denunciare atti che costituiscono una minaccia per il pubblico interesse, una violazione della legge o qualsiasi altro caso di irregolarità o cattiva condotta;

G.  considerando che alcuni Stati membri dispongono già di leggi a tutela degli autori di segnalazioni di irregolarità, mentre altri no, il che limita o pregiudica la tutela di chi segnala irregolarità nel territorio dell'UE; che tale aspetto è particolarmente significativo in caso di implicazioni transfrontaliere o paneuropee; che ciò crea incertezza giuridica;

H.  considerando che, siccome l'esistenza di un quadro giuridico nazionale a tutela degli autori di segnalazioni di irregolarità non sempre garantisce la corretta attuazione e l'efficacia della loro protezione, è essenziale che gli Stati membri garantiscano il rispetto della legislazione nazionale vigente a tutela degli autori di segnalazioni di irregolarità;

I.  considerando che la corruzione è un problema grave cui è esposta oggigiorno l'Unione europea, in quanto può far sì che i governi non riescano a proteggere la popolazione, i lavoratori, lo Stato di diritto e l'economia, e determinare un degrado delle istituzioni e dei servizi pubblici, della crescita economica e della competitività in vari settori, provocando una perdita di fiducia nella trasparenza e nella responsabilità democratica delle istituzioni e delle industrie pubbliche e private; che, secondo le stime, la corruzione costa all'economia dell'Unione 120 miliardi di euro l'anno ovvero l'1 % del PIL dell'UE;

J.  considerando che l'intelligence economica può essere di natura transfrontaliera e che gli autori di segnalazioni di irregolarità svolgono un ruolo fondamentale nel far luce sulle attività illegali effettuate in altri paesi contro gli interessi economici nazionali;

K.  osserva che gli autori di segnalazioni di irregolarità sono fondamentali anche per individuare errori, sfide o problemi all'interno di un'organizzazione sin dalle prime fasi; che, se tale pratica è rispettata, può esistere una cultura organizzativa fondata sull'apprendimento dagli errori; che, all'interno di talune organizzazioni e di alcuni Stati membri, ciò ha indotto a incentivare la segnalazione degli errori, determinando pertanto un cambiamento a livello organizzativo;

1.  chiede che si agisca per cambiare la percezione pubblica degli autori di segnalazioni di irregolarità, in modo particolare da parte dei politici, dei datori di lavoro e dei media, mettendone in evidenza il ruolo positivo quali meccanismi di allerta precoce e di dissuasione per evidenziare e prevenire abusi e corruzione e come meccanismo di responsabilità per consentire il controllo pubblico dei governi e delle imprese;

2.  accoglie con favore la raccomandazione del Consiglio d'Europa sul campo d'applicazione di un quadro europeo per la tutela degli autori di segnalazioni di irregolarità, che dovrebbe riguardare tutti coloro che lavorano nel settore pubblico e privato, indipendentemente dalla natura del loro rapporto di lavoro e dal fatto che si tratti o meno di lavoro retribuito;

3.  chiede alla Commissione, analizzata la base giuridica, consultate le parti sociali e nel rispetto del principio di sussidiarietà, di elaborare una proposta legislativa o giuridica sugli autori di segnalazioni di irregolarità; chiede misure efficaci per tutelare gli autori di segnalazioni di irregolarità che individuano e denunciano in buona fede atti illeciti nel pubblico interesse, dalle forme di trattamento iniquo in ambito lavorativo, alle ritorsioni e alla responsabilità penale e civile; sottolinea l'importanza di assicurare l'anonimato degli autori di segnalazioni di irregolarità e la riservatezza del processo;

4.  evidenzia il rischio che i lavoratori autori di segnalazioni di irregolarità siano esclusi dalla progressione di carriera, perdano il lavoro, subiscano rappresaglie da parte dei colleghi sul luogo di lavoro, nonché l'effetto scoraggiante, minatorio e psicologicamente devastante nel lungo periodo che ciò può avere su chi sia confrontato ad atti illeciti; sottolinea che gli autori di segnalazioni di irregolarità agiscono in una situazione di forte rischio a livello personale e professionale e di solito ne pagano le conseguenze a entrambi i livelli; sottolinea pertanto che la definizione di "autore di segnalazioni di irregolarità" andrebbe applicata al maggior numero possibile di categorie di lavoratori, compresi i dipendenti in attività e gli ex dipendenti, come pure i tirocinanti, gli apprendisti e altri ancora;

5.  ricorda l'importanza di ideare strumenti per vietare e bandire ogni forma di rappresaglia, come molestie o altri trattamenti punitivi o discriminatori, compreso l'intervento nei confronti di colleghi o familiari a seguito della rivelazione delle informazioni;

6.  sottolinea che gli autori di segnalazioni di irregolarità e i loro familiari che rischiano la vita o l'incolumità devono aver diritto a una tutela efficace e adeguata e ad agire, se necessario, attraverso i tribunali;

7.  sottolinea che gli autori di segnalazioni di irregolarità sono una fonte importante di informazioni per il giornalismo investigativo e invita gli Stati membri a garantire che il diritto dei giornalisti e l'identità degli autori di segnalazioni di irregolarità che agiscono in buona fede siano efficacemente e giuridicamente tutelati nei casi in cui le accuse si dimostrino fondate; sottolinea che, qualora i giornalisti stessi siano la fonte, dovrebbero essere altresì protetti e che le autorità in entrambi i casi dovrebbero astenersi dal ricorrere alla sorveglianza;

8.  ritiene che l'onere della prova dovrebbe incombere al datore di lavoro, il quale deve dimostrare chiaramente che qualsiasi misura adottata nei confronti di un dipendente non era in alcun modo connessa a quanto divulgato dall'autore della segnalazione;

9.  esorta i datori di lavoro, i rappresentanti dei lavoratori e le autorità a istituire canali efficaci attraverso i quali segnalare e divulgare le irregolarità, ad agire rapidamente in merito alle informazioni loro riferite, dopo accurata verifica, e ad informare in via d'urgenza tutte le parti, le agenzie e le istituzioni interessate in merito ad eventuali illegalità o illeciti;

10.  ricorda che è necessario garantire la certezza giuridica necessaria e la tutela in tutta l'Unione a coloro che segnalano illeciti accertati sia nel settore pubblico che nel settore privato;

11.  ricorda che ogni futuro quadro normativo dovrà tenere conto delle regole, dei diritti e dei doveri che disciplinano l'occupazione e influiscono su di essa; sottolinea inoltre che ciò dovrebbe coinvolgere le parti sociali e rispettare i contratti collettivi di lavoro;

12.  ricorda che, previa attenta verifica e in caso di false accuse compiute in malafede, i responsabili devono essere chiamati a rispondere;

13.  sollecita le autorità a stabilire misure che prevedano l'obbligo di strumenti intesi a organizzare la ricezione e la gestione delle segnalazioni, sia presso i datori di lavoro che presso le autorità interessate.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

12.7.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

50

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Enrique Calvet Chambon, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Elena Gentile, Arne Gericke, Marian Harkin, Czesław Hoc, Danuta Jazłowiecka, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Elisabeth Morin-Chartier, Marek Plura, Terry Reintke, Robert Rochefort, Claude Rolin, Sven Schulze, Siôn Simon, Romana Tomc, Yana Toom, Marita Ulvskog, Renate Weber, Tatjana Ždanoka, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Lynn Boylan, Tania González Peñas, Marju Lauristin, Paloma López Bermejo, Anne Sander, Joachim Schuster, Csaba Sógor, Helga Stevens, Flavio Zanonato

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Andrejs Mamikins

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

50

+

ALDE

ECR

EFDD

GUE/NGL

NI

PPE

S&D

VERTS/ALE

Enrique Calvet Chambon, Martina Dlabajová, Marian Harkin, Robert Rochefort, Yana Toom, Renate Weber

Arne Gericke, Czesław Hoc, Anthea McIntyre, Helga Stevens, Jana Žitňanská

Tiziana Beghin

Lynn Boylan, Tania González Peñas, Rina Ronja Kari, Patrick Le Hyaric, Paloma López Bermejo

Lampros Fountoulis

David Casa, Danuta Jazłowiecka, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Ádám Kósa, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Marek Plura, Claude Rolin, Anne Sander, Sven Schulze, Csaba Sógor, Romana Tomc

Maria Arena, Guillaume Balas, Brando Benifei, Ole Christensen, Elena Gentile, Agnes Jongerius, Jan Keller, Marju Lauristin, Javi López, Andrejs Mamikins, Joachim Schuster, Siôn Simon, Marita Ulvskog, Flavio Zanonato

Jean Lambert, Terry Reintke, Tatjana Ždanoka

0

-

 

 

2

0

ENF

Dominique Martin, Joëlle Mélin

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (13.7.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: Luke Ming Flanagan

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che l'assenza di un'adeguata protezione degli informatori abbia un impatto negativo sullo sviluppo e sull'attuazione della politica dell'UE in materia di tutela ambientale, salute pubblica e sicurezza alimentare, mentre i timori di ritorsioni possono generare un effetto dissuasivo negli informatori, compromettendo in tal modo l'interesse pubblico;

2.  ritiene che, anche se l'importanza e il valore delle denunce degli informatori nell'ambito della salute pubblica, dell'ambiente e della sicurezza alimentare sono sempre più riconosciuti negli Stati membri, siano necessarie campagne di informazione e di promozione a livello nazionale ed europeo della figura dell'informatore, al fine di cambiare l'atteggiamento e la mentalità nei confronti di quest'ultimo;

3.  è convinto che gli informatori svolgano un ruolo indispensabile nel ridurre i rischi per la salute pubblica, l'ambiente e la sicurezza alimentare - ambiti in cui alcuni rischi sono difficili da controllare esternamente - e nello scoraggiare e prevenire gli illeciti e la corruzione; ritiene che una maggiore protezione degli informatori incoraggerà ulteriormente la divulgazione nell'interesse pubblico dei rischi e delle minacce per la salute pubblica e l'ambiente, migliorerà la sicurezza alimentare, promuoverà una cultura della responsabilità pubblica e dell'integrità sia all'interno delle istituzioni pubbliche che di quelle private e permetterà anche di salvare vite; cita, quali esempi, la pubblicazione dello studio sulla SARS (sindrome respiratoria acuta grave) e su altre malattie pericolose che hanno minacciato milioni di persone in Cina, nonché le azioni che hanno permesso di evitare rischi ambientali negli USA;

4.  rammenta i recenti casi a elevato impatto, quali Dieselgate, Nestlé e gli scandali della carne di cavallo, che hanno portato alla luce rischi a livello di ambiente, sanità pubblica o sicurezza alimentare e nell'ambito dei quali le informazioni fornite dagli informatori sono state determinanti per individuare i rischi coinvolti oppure la maggiore tutela degli informatori avrebbe permesso di individuare i rischi più precocemente e limitare di più i danni;

5.  sottolinea che i progressi chiave nel settore della sanità pubblica, in particolare nel controllo del tabacco, possono essere ricondotti in ultima analisi alla divulgazione di documenti interni da parte degli informatori;

6.  richiama l'attenzione sul fatto che i rischi per l'ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare raramente restano all'interno dei confini, il che significa che una tutela debole o inesistente degli informatori in uno Stato membro, che può impedire l'individuazione tempestiva di tali rischi, mette in pericolo la salute e la sicurezza di tutti i cittadini dell'UE, nonché la loro capacità di proteggere l'ambiente;

7.  rileva che il traffico di specie selvatiche è diventato una delle forme più redditizie di criminalità organizzata al mondo e prende atto del ruolo chiave svolto dagli informatori che denunciano il traffico, i disboscamenti e la pesca illegali e altri reati contro gli animali selvatici;

8.  sottolinea che le prove di violazioni della legislazione dell'UE in materia di protezione degli animali e di sicurezza alimentare negli allevamenti e nei macelli si basano quasi esclusivamente sugli informatori, in quanto tali siti non sono accessibili al pubblico e i controlli ufficiali sono generalmente annunciati in anticipo;

9.  riconosce che i pescherecci sono estremamente isolati quando operano in mare e che una solida tutela degli informatori è essenziale per consentire loro di fornire prove relativamente alla pesca illegale e ad altre violazioni della legislazione dell'UE;

10.  deplora che le autorità di regolamentazione, comprese quelle che monitorano la catena alimentare, dispongano di risorse insufficienti e dipendano di conseguenza dagli informatori per ottenere informazioni; sottolinea pertanto che sono essenziali maggiori finanziamenti a favore delle autorità di regolamentazione e una efficace protezione degli informatori;

11.  sottolinea che anche una legislazione dell'UE celere e rigorosa a tutela degli informatori e un consenso politico in grado di assicurare l'applicazione di misure efficienti a livello nazionale ed europeo contribuiranno a mantenere e consolidare la fiducia nelle istituzioni democratiche, agevolare le conoscenze scientifiche e le discussioni, svelare i conflitti di interesse e dimostrare il valore aggiunto dell'azione dell'UE a favore dei cittadini; rileva che la legislazione sugli informatori incoraggia in particolare quanti dispongono di conoscenze scientifiche e tecniche ad affermare fatti che potrebbero altrimenti rimanere nascosti;

12.  deplora le rilevanti lacune e carenze giuridiche nella protezione degli informatori all'interno degli Stati membri e il numero estremamente esiguo di Stati membri che hanno provveduto a tutelare gli informatori; insiste sulla necessità di estendere tale tutela a livello dell'UE, al fine di garantire che gli informatori dispongano di una piena protezione giuridica che sia identica in tutti gli Stati membri, facendo sì che il processo continui in maniera indipendente e corretta dopo la comunicazione delle informazioni, a condizione che gli informatori abbiano agito in buona fede e con l'unico scopo di proteggere l'interesse pubblico generale;

13.  osserva che talune disposizioni a tutela degli informatori esistono già nella legislazione dell'UE, ma hanno spesso una portata limitata o sono frammentate in leggi diverse, il che genera scappatoie e lacune;

14.  chiede il sostegno della Commissione al fine di incoraggiare gli Stati membri a creare meccanismi efficienti ed efficaci di protezione degli informatori;

15.  esorta la Commissione a tenere conto dell'esito della sua consultazione pubblica, adoperarsi per mettere a punto una legislazione nei prossimi mesi e presentare senza indugio una proposta di strumento giuridico orizzontale, nel rispetto del principio di sussidiarietà, che stabilisca rigorose norme minime comuni dell'UE per la protezione degli informatori e che si basi sulle disposizioni del trattato in materia di tutela dell'ambiente, sanità pubblica e protezione dei consumatori; pone l'accento sulle inadeguatezze e sugli errori degli approcci settoriali a tal fine, come quello previsto dalla direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti; incoraggia gli Stati membri a sviluppare strumenti legislativi per proteggere chi denuncia violazioni di condotta alle autorità pubbliche; propone alle agenzie dell'UE di adottare una politica scritta sulla protezione contro le misure di ritorsione nei confronti delle persone che denunciano irregolarità e degli informatori;

16.  richiama l'attenzione sul fatto che, nella maggior parte dei casi, il lavoro degli informatori si basa sui principi di trasparenza e integrità e che la tutela degli informatori dovrebbe pertanto essere garantita per legge e rafforzata in tutta l'Unione, ma solo se lo scopo dell'attività degli informatori è proteggere l'interesse pubblico, agendo in buona fede conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo;

17.  esorta la Commissione a monitorare le disposizioni degli Stati membri in materia di informatori al fine di agevolare lo scambio di buone pratiche, contribuendo a una più efficace protezione degli informatori a livello nazionale;

18.  sottolinea che la comunicazione o la divulgazione di informazioni concernenti i rischi, la cattiva condotta e i reati nonché eventuali tentativi di nasconderli, da cui possono derivare danni ambientali e problemi alla salute e all'integrità e sicurezza alimentare, anche in relazione alle tecnologie emergenti i cui effetti a lungo termine sull'ambiente e sulla salute sono ancora sconosciuti, come pure altre forme di irregolarità, quali la cattiva gestione degli enti pubblici, della proprietà e del suolo pubblici, dovrebbero rientrare nel campo di applicazione di qualsiasi strumento dell'Unione inteso a proteggere gli informatori, a prescindere dal fatto che si tratti di una violazione della legge, se vi è ragionevole convinzione che la divulgazione avvenga nell'interesse pubblico; sottolinea che gli informatori dovrebbero beneficiare in tutta l'Unione di strumenti di tutela in questi ambiti, dal momento che le questioni ambientali sono per loro natura transnazionali, per cui la legislazione deve tenere conto di tale aspetto; evidenzia che la protezione degli informatori dovrebbe essere garantita in tutta l'Unione, a prescindere dal luogo di residenza degli stessi e da quello in cui sono stati commessi i reati;

19.  sottolinea l'importanza delle culture organizzative aperte e dell'esistenza di molteplici canali protetti per la comunicazione volontaria delle informazioni, internamente ed esternamente, al fine di prevenire danni all'ambiente, alla salute umana e alla catena alimentare, il che è altresì conforme all'interesse superiore delle organizzazioni stesse;

20.  evidenzia che la legislazione dell'UE in materia di protezione degli informatori deve essere ampia, di grande portata, di rapido effetto e deve salvaguardare l'informatore e, ove del caso, i colleghi e i parenti coinvolti, da qualsiasi tipo di azione di ritorsione, molestia, intimidazione ed esclusione sul luogo di lavoro o nella vita privata, nonché dalle procedure civili, penali o amministrative derivanti dalla divulgazione; sottolinea che la protezione efficace dell'informatore è fondamentale per garantire il diritto alla libertà di espressione e di informazione e che le norme in materia di segreto e riservatezza in conflitto tra loro dovrebbero essere riesaminate per essere allineate alla giurisprudenza europea in materia di diritti umani, così da assicurare che le relative eccezioni siano necessarie e proporzionate; evidenzia che la protezione è necessaria non solo per la divulgazione interna effettuata attraverso canali dedicati sul luogo di lavoro o per la divulgazione alle autorità pubbliche o agli organismi di controllo ma, tenendo conto della pertinente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, anche per la divulgazione esterna al pubblico, tramite i media o in altro modo; richiama l'attenzione sul fatto che le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, dovrebbero introdurre e adottare tutte le misure necessarie a proteggere la riservatezza delle fonti d'informazione, al fine di prevenire eventuali azioni discriminatorie o minacce; invita la Commissione a garantire che tutti gli informatori, compresi quelli che sono vittime di ritorsioni a seguito della comunicazione o divulgazione di informazioni nel pubblico interesse e che, di conseguenza, intentano una valida azione legale, abbiano accesso a una consulenza legale indipendente, all'assistenza finanziaria e psicologica nonché a misure di sostegno;

21.  invita gli Stati membri e la Commissione a definire un quadro giuridico rigoroso che consenta alle imprese di istituire sistemi di allerta interni, definendo realmente il concetto di termine di risposta ragionevole da parte dell'impresa e garantendo la conformità di detti sistemi alla legislazione sociale e a quella che tutela i dati personali;

22.  sottolinea la necessità di certezza giuridica relativamente alle disposizioni di protezione stabilite a favore degli informatori, in quanto l'assenza continua di chiarezza e un approccio frammentato disincentivano i potenziali informatori dal farsi avanti e sono dannosi per i datori di lavoro, in particolare nel caso di imprese che operano in più giurisdizioni o settori;

23.  pone l'accento sul ruolo importante svolto dal giornalismo investigativo e invita la Commissione a garantire che la proposta offra lo stesso livello di protezione sia ai giornalisti investigativi che agli informatori;

24.  sottolinea che la definizione di informatore non dovrebbe essere ristretta o limitata a determinati settori, allo status del contratto di lavoro o al carattere giuridico degli atti o delle informazioni comunicati o divulgati e che gli informatori del settore pubblico e privato dovrebbero godere di un pari livello di protezione e non dovrebbero essere vincolati da un obbligo contrattuale che impedisca la comunicazione o la divulgazione delle informazioni nell'interesse pubblico, nonostante le necessarie restrizioni come quelle definite dai principi globali sulla sicurezza nazionale e il diritto di informazione;

25.  incoraggia gli Stati membri a istituire parametri di riferimento e indicatori sulle politiche riguardanti gli informatori nel settore pubblico e privato;

26.  evidenzia che la legislazione dell'Unione dovrebbe definire una chiara procedura per il trattamento delle informazioni dall'inizio alla fine, onde garantire un adeguato seguito alle azioni intraprese dagli informatori, dalla presentazione e dal trattamento dell'informativa alla garanzia di protezione efficace, nonché meccanismi più efficienti di protezione degli informatori; sottolinea l'importanza di affidare alle autorità competenti e a quelle di regolamentazione e contrasto la responsabilità di mantenere canali di comunicazione, ricevere, trattare e accertare le sospette irregolarità, salvaguardando la riservatezza della fonte, ove del caso, e i diritti delle parti coinvolte; esorta la Commissione e gli Stati membri a consentire l'accesso a forme di consulenza riservata alle persone che prendono in considerazione la possibilità di divulgare o comunicare informazioni nell'interesse pubblico e che sono pertanto alla ricerca di informazioni relative ai diritti e alle responsabilità degli informatori, ai canali di comunicazione adeguati e alle possibili conseguenze della loro decisione in proposito.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

11.7.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

67

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Margrete Auken, Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Catherine Bearder, Ivo Belet, Biljana Borzan, Lynn Boylan, Paul Brannen, Nessa Childers, Birgit Collin-Langen, Mireille D’Ornano, Miriam Dalli, Seb Dance, Angélique Delahaye, Stefan Eck, Bas Eickhout, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Gerben-Jan Gerbrandy, Arne Gericke, Jens Gieseke, Julie Girling, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, Anneli Jäätteenmäki, Jean-François Jalkh, Benedek Jávor, Kateřina Konečná, Urszula Krupa, Giovanni La Via, Jo Leinen, Peter Liese, Norbert Lins, Rupert Matthews, Valentinas Mazuronis, Susanne Melior, Miroslav Mikolášik, Gilles Pargneaux, Piernicola Pedicini, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, Julia Reid, Frédérique Ries, Michèle Rivasi, Daciana Octavia Sârbu, Annie Schreijer-Pierik, Davor Škrlec, Renate Sommer, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivica Tolić, Estefanía Torres Martínez, Adina-Ioana Vălean, Jadwiga Wiśniewska, Damiano Zoffoli

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Luke Ming Flanagan, Elena Gentile, Esther Herranz García, Krzysztof Hetman, Ulrike Müller, James Nicholson, Christel Schaldemose, Bart Staes, Tiemo Wölken

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Siôn Simon, Derek Vaughan

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

67

+

ALDE

Catherine Bearder, Gerben-Jan Gerbrandy, Anneli Jäätteenmäki, Valentinas Mazuronis, Ulrike Müller, Frédérique Ries

ECR

Arne Gericke, Julie Girling, Urszula Krupa, Rupert Matthews, James Nicholson, Bolesław G. Piecha, Jadwiga Wiśniewska

EFDD

Piernicola Pedicini

ENF

Mireille D’Ornano, Jean-François Jalkh

GUE/NGL

Lynn Boylan, Stefan Eck, Luke Ming Flanagan, Kateřina Konečná, Estefanía Torres Martínez

NI

Zoltán Balczó

PPE

Pilar Ayuso, Ivo Belet, Birgit Collin-Langen, Angélique Delahaye, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Esther Herranz García, Krzysztof Hetman, Giovanni La Via, Peter Liese, Norbert Lins, Miroslav Mikolášik, Annie Schreijer-Pierik, Renate Sommer, Ivica Tolić, Adina-Ioana Vălean

S&D

Biljana Borzan, Paul Brannen, Nessa Childers, Miriam Dalli, Seb Dance, Elena Gentile, Jytte Guteland, Jo Leinen, Susanne Melior, Gilles Pargneaux, Pavel Poc, Christel Schaldemose, Peter Simon, Daciana Octavia Sârbu, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Derek Vaughan, Tiemo Wölken, Damiano Zoffoli

VERTS/ALE

Margrete Auken, Bas Eickhout, Benedek Jávor, Michèle Rivasi, Davor Škrlec, Bart Staes

1

-

EFDD

Julia Reid

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (31.5.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: Zdzisław Krasnodębski

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che la denuncia di irregolarità sia uno degli strumenti più importanti per individuare e prevenire una condotta scorretta, un'irregolarità o un'attività illecita, in particolare casi di frode e corruzione nella pubblica amministrazione e nelle imprese private, di criminalità organizzata e di evasione ed elusione fiscali; è del parere che gli informatori siano essenziali per proteggere l'interesse pubblico, risparmiare denaro pubblico e garantire la trasparenza e l'integrità nella vita pubblica; osserva che gli informatori hanno divulgato una serie di scandali riguardanti diversi Stati membri e sottolinea che essi rappresentano un pilastro fondamentale della strategia anticorruzione dell'UE, assicurando che le società e i governi rispondano del loro operato;

2.  è del parere che le differenze culturali esistenti nulla tolgano alla necessità di una tutela giuridica degli informatori negli Stati membri;

3.  sottolinea che la percezione negativa legata alla denuncia di irregolarità e agli informatori rallenta i progressi nell'approvazione/applicazione delle leggi sugli informatori in molti paesi, oltre a rendere i cittadini meno disponibili a segnalare le irregolarità persino in situazioni dove sono già in essere meccanismi di protezione giuridica;

4.  è del parere che la protezione degli informatori sia essenziale per la libertà di espressione, la pluralità di opinioni, la democrazia e la libertà;

5.  sottolinea che è necessaria una tutela giuridica degli informatori nell'Unione europea; ribadisce che lo Stato di diritto è utile per una cultura della libertà di espressione;

6.  ribadisce che l'attuazione di strumenti giuridici in grado di garantire un ambiente sicuro per gli informatori incoraggia una cultura della libertà di parola e aiuta i cittadini dell'UE a esercitare il loro diritto di intervenire contro le irregolarità; osserva che la denuncia di irregolarità andrebbe promossa in quanto impegno civico e atto di civismo e andrebbe supportata da efficaci iniziative di sensibilizzazione, di comunicazione, didattiche, educative e di formazione, assicurando nel contempo la presenza di adeguate garanzie a tutela delle informazioni aziendali sensibili sotto il profilo commerciale, come ad esempio i segreti commerciali;

7.  incoraggia gli Stati membri a promuovere in maniera proattiva una cultura aperta nei luoghi di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato, che consenta alle organizzazioni di operare nel rispetto di norme etiche rigorose, ispiri fiducia ai lavoratori affinché possano denunciare irregolarità e permetta quindi di prendere provvedimenti per prevenire eventuali minacce o danni ovvero per porvi rimedio;

8.  incoraggia gli Stati membri a valutare periodicamente l'efficacia delle misure da essi attuate, prendendo in considerazione la posizione dell'opinione pubblica sugli atteggiamenti rispetto alla denuncia di irregolarità e agli informatori, le indagini intersettoriali degli alti dirigenti preposti a ricevere e gestire le segnalazioni e gli studi di ricerca indipendenti sulle denunce di irregolarità nei luoghi di lavoro;

9.  ribadisce la necessità che le istituzioni pubbliche e le organizzazioni private istituiscano, in stretta collaborazione con tutti i rappresentanti del personale, compresi, laddove possibile, i lavoratori, politiche interne in materia di denuncia di irregolarità per i loro dipendenti, compresi tirocinanti e apprendisti, definendo canali chiari e riservati per la divulgazione di informazioni, anche a livello esterno, informandoli dei loro diritti a ricevere protezione contro le ritorsioni in caso di segnalazioni di cattiva condotta e fornendo, se del caso, consulenza legale confidenziale e corsi e formazioni al riguardo; insiste sul fatto che tali politiche non devono sostituirsi alla normativa in materia di protezione degli informatori;

10. rileva che, in ragione di garanzie giuridiche inadeguate e di lacune significative nella protezione degli informatori dalle ritorsioni, dalle intimidazioni e dall'isolamento, l'obbligo di utilizzare canali di comunicazione interna può essere rischioso e avere un effetto deterrente, limitando sia la libertà di espressione sia il diritto del pubblico di accedere alle informazioni; sottolinea che le procedure di comunicazione interna non possono fungere da strumento per vietare l'opera di informazione del pubblico più ampio in merito ad attività illecite e ad attività che ledono gravemente l'interesse pubblico; sottolinea che tale condizione deve essere applicata con le stesse modalità all'utilizzo delle procedure di comunicazione esterna ed evidenzia quindi che, a norma dell'articolo 5 della convenzione n. 158 dell'OIL del 22 luglio 1982, il fatto di aver presentato una denuncia, partecipato a procedimenti avviati contro un datore di lavoro o fornito informazioni alle autorità competenti non costituisce un motivo valido per il licenziamento;

11.  osserva che la denuncia protetta di casi di pregiudizio o minaccia all'interesse pubblico che si sono verificati, sono in atto al momento della denuncia o rischiano di verificarsi, può avvenire, alternativamente o cumulativamente, all'interno del posto di lavoro o all'esterno, rivolgendosi ad autorità competenti, parlamentari e organi di vigilanza, come pure ai sindacati e alle organizzazioni dei datori di lavoro, oppure al pubblico tramite i mezzi di comunicazione, compresi i media sociali, o alle organizzazioni non governative;

12. ricorda che la denuncia di irregolarità è legata alla libertà di stampa ed è essenziale per portare alla luce attività illecite o attività che pregiudicano l'interesse pubblico; sottolinea che gli informatori rappresentano una fonte importante di informazioni per il giornalismo investigativo e invita gli Stati membri a provvedere affinché il diritto dei giornalisti a non rivelare l'identità di una fonte, anche nei casi in cui siano essi stessi la fonte dell'informazione, venga protetto in maniera efficace e sul piano giuridico, e affinché le autorità si astengano dall'utilizzare strumenti di sorveglianza per individuare le fonti; osserva a tale proposito che, nella sua giurisprudenza, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che la protezione delle fonti giornalistiche non è un privilegio bensì parte essenziale della libertà di stampa(1);

13.  è del parere che le istituzioni dell'UE dovrebbero fungere da modello per quanto riguarda la politica in materia di denuncia di irregolarità; esprime preoccupazione per il fatto che numerose agenzie dell'Unione non hanno ancora attuato gli orientamenti del 2012 relativi alla denuncia di irregolarità e per il fatto che dai risultati di un sondaggio del 2015 è emersa una scarsa conoscenza delle norme da parte del personale della Commissione; invita la Commissione e le agenzie dell'Unione a provvedere affinché gli orientamenti trovino attuazione all'interno delle agenzie e il personale delle istituzioni e degli organi dell'UE possieda un adeguato livello di conoscenza di tali orientamenti; incoraggia la Commissione a inserire una clausola standard nei contratti e nelle convenzioni di sovvenzione che imponga ai beneficiari e alle persone che lavorano per loro di segnalare all'OLAF i casi di gravi irregolarità;

14.  invita le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, a introdurre e adottare tutte le misure necessarie per tutelare l'anonimato e la riservatezza delle fonti d'informazione, al fine di prevenire eventuali azioni discriminatorie o minacce;

15.  esorta gli Stati membri che non hanno ancora adottato una normativa in materia di denuncia delle irregolarità a provvedere in tal senso nel prossimo futuro e invita la Commissione a valutare la possibilità di creare una piattaforma per lo scambio di buone pratiche in materia tra gli Stati membri e con i paesi terzi.

ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONEDA CUI IL RELATORE PER PARERE HA RICEVUTO CONTRIBUTI

Il seguente elenco è redatto su base puramente volontaria sotto l'esclusiva responsabilità del relatore per parere. Durante la preparazione del parere sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici PE601.025 – 2016/2224 (INI) (relatore per parere: Zdzisław Krasnodębski), il relatore ha ricevuto i contributi delle entità o persone seguenti:

Entità e/o persona

OLAF, Commissione europea

Ufficio di indagine e disciplina della Commissione, DG HR, Commissione europea

Agenzie, scuole europee e affari internazionali, DG HR, Commissione europea

Rappresentanza permanente della Polonia presso l'Unione europea

Transparency International

Journalismfund.eu

Public Integrity Program, Fondazione Stefan Batory (Fundacja Batorego)

Istituto per gli affari pubblici (Instytut Spraw Publicznych)

Istituto Sobieski (Instytut Sobieskiego)

Forum dei sindacati (Forum Związków Zawodowych)

Ethics Line (Linia Etyki)

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

30.5.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

15

9

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Andrea Bocskor, Nikolaos Chountis, Silvia Costa, María Teresa Giménez Barbat, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Svetoslav Hristov Malinov, Luigi Morgano, Momchil Nekov, John Procter, Michaela Šojdrová, Helga Trüpel, Sabine Verheyen, Bogdan Brunon Wenta, Theodoros Zagorakis, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Krystyna Łybacka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxelà, Dietmar Köster, Zdzisław Krasnodębski, Morten Løkkegaard, Martina Michels, Remo Sernagiotto

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Josep-Maria Terricabras, Kazimierz Michał Ujazdowski

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

15

+

ALDE

María Teresa Giménez Barbat, Morten Løkkegaard

ECR

Zdzisław Krasnodębski, John Procter, Remo Sernagiotto, Kazimierz Michał Ujazdowski

PPE

Andrea Bocskor, Santiago Fisas Ayxelà, Svetoslav Hristov Malinov, Michaela Šojdrová, Sabine Verheyen, Bogdan Brunon Wenta, Theodoros Zagorakis, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver

9

-

S&D

Silvia Costa, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Dietmar Köster, Krystyna Łybacka, Luigi Morgano, Momchil Nekov

VERTS/ALE

Josep-Maria Terricabras, Helga Trüpel

2

0

GUE/NGL

Nikolaos Chountis, Martina Michels

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza del 27.11. 2007, 20477/05, Tillack c. Belgio.


PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (8.9.2017)

destinato alla commissione giuridica

sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: Maite Pagazaurtundúa Ruiz

SUGGERIMENTI

La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la Commissione ha affermato, nella sua comunicazione del 5 luglio 2016, che la protezione degli informatori, sia nel settore pubblico che in quello privato, contribuisce ad affrontare la cattiva gestione e le irregolarità, compresa la corruzione transfrontaliera, l'evasione fiscale transnazionale e pratiche commerciali sleali, tutte causate principalmente da lacune legislative tra le legislazioni degli Stati membri;

B.  considerando che la divulgazione di informazioni rappresenta una fonte fondamentale di informazioni nella lotta contro la criminalità organizzata, nell'indagine dei casi di corruzione nel settore pubblico e privato nonché nell'individuazione dei sistemi di elusione fiscale creati da imprese, e che la protezione degli informatori è pertanto essenziale per promuovere una cultura di responsabilità pubblica e integrità e per tutelare l'interesse pubblico e gli interessi finanziari dell'Unione; che gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico al fine di denunciare casi di condotta scorretta, irregolarità, frode o attività illecite non si sentono davvero protetti e spesso si assumono rischi personali molto elevati, dal momento che possono essere licenziati, citati in giudizio, boicottati, arrestati, minacciati o vittimizzati e discriminati in svariati altri modi;

C.  considerando che la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sono valori fondanti dell'UE, come espresso all'articolo 2 TUE;

D.  considerando che tutelare la riservatezza dell'identità degli informatori e delle informazioni da essi fornite contribuisce alla creazione di canali più efficaci per denunciare i casi di frode, corruzione, irregolarità, casi di condotta scorretta e altre gravi violazioni, e che, a causa della sensibilità delle informazioni, la cattiva gestione della riservatezza potrebbe causare una fuga indesiderata di notizie e una violazione dell'interesse pubblico nell'Unione; che nel settore pubblico la protezione degli informatori può agevolare l'individuazione dell'uso improprio di fondi, delle frodi o di altre forme di corruzione transfrontaliera connessa con gli interessi nazionali o dell'UE;

E.  considerando che la comunicazione, da parte degli informatori, di informazioni che potrebbero minacciare o danneggiare l'interesse pubblico è effettuata sulla base della loro libertà di espressione e d'informazione, diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e in particolare dal suo articolo 11, e con un forte senso di responsabilità morale e civile;

F.  considerando che nelle sue risoluzioni, del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere, del 25 novembre 2015 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto, del 16 dicembre 2015 su come promuovere la trasparenza, il coordinamento e la convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'Unione e del 14 febbraio 2017 sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE, il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare una proposta legislativa che istituisca un programma europeo efficace e globale di protezione degli informatori che tuteli coloro che denunciano frodi o attività illecite sospette ai danni del pubblico interesse o degli interessi finanziari dell'Unione europea;

G.  considerando che le differenze nel trattamento e nella protezione degli informatori tra gli Stati membri può dissuaderli dal divulgare informazioni, in particolare quelle che riguardano vari Stati membri, e che la protezione degli informatori non può essere realizzata solo mediante misure giuridiche, ma deve essere perseguita altresì mediante la promozione di un cambiamento culturale nelle società europee per quanto riguarda il modo in cui è percepita la denuncia delle irregolarità, in particolare in materia di diritti fondamentali;

H.  considerando che la protezione degli informatori nell'Unione europea non dovrebbe essere limitata solo ai casi europei, ma dovrebbe essere applicata anche ai casi internazionali;

1.  sottolinea che, negli Stati democratici e aperti fondati sullo Stato di diritto, i cittadini hanno il diritto di essere informati in caso di violazioni dei loro diritti fondamentali, nonché di denunciare tali violazioni, anche contro il proprio governo;

2.  riconosce che gli informatori svolgono un ruolo cruciale nella lotta contro casi di frode, frode fiscale, evasione fiscale, cattiva gestione, condotta scorretta, irregolarità, attività che pregiudicano l'interesse pubblico o attività criminali o illecite; osserva che nei recenti casi di divulgazione di informazioni è apparso evidente che gli informatori svolgono un ruolo cruciale nel rivelare gravi violazioni dei diritti fondamentali e nel proteggere il pubblico interesse e garantire la responsabilità e l'integrità sia nel settore pubblico che in quello privato; sottolinea che la protezione degli informatori non dovrebbe essere limitata ai soli casi di attività illecite, ma dovrebbe essere estesa a tutti i casi di divulgazione di condotta scorretta o irregolarità; sottolinea che la legislazione vigente in materia di protezione degli informatori è frammentaria e che la protezione degli informatori negli Stati membri non è uniforme, il che potrebbe avere un impatto negativo sulle politiche dell'UE;

3.  chiede una definizione ampia e comune di divulgazione di informazioni e informatori al fine di garantire la protezione giuridica di tutti gli informatori, compresi coloro che rivelano informazioni con la ragionevole certezza della veridicità delle informazioni al momento della comunicazione e coloro che presentano informazioni inesatte in buona fede;

4.  sottolinea che le persone che forniscono deliberatamente informazioni errate o fuorvianti alle autorità competenti non dovrebbero essere considerate informatori e pertanto non dovrebbero beneficiare dei meccanismi di protezione;

5.  sottolinea che deve essere garantita la protezione contro ulteriori condanne per diffamazione o violazione del segreto professionale;

6.  sottolinea che la protezione degli informatori dovrebbe essere armonizzata a livello dell'UE; è del parere che uno strumento giuridico dell'UE orizzontale, che garantisca protezione ai giornalisti investigativi e agli informatori nel settore pubblico e in quello privato, integrato da norme settoriali, sia l'approccio più efficace al fine di garantire una reale e globale protezione degli informatori; ribadisce a tale proposito il suo invito alla Commissione a presentare entro la fine del 2017 una proposta legislativa che definisca un programma efficace e globale di protezione degli informatori, nel rispetto dei principi di proporzionalità e di sussidiarietà; ritiene che tale proposta dovrebbe includere meccanismi per le imprese, gli enti pubblici e le organizzazioni senza scopo di lucro;

7.  sottolinea che le istituzioni dell'UE devono mostrare interesse e una forte volontà nel sostenere il ruolo degli informatori e i benefici che apportano nel correggere le irregolarità; ricorda la mancanza di seguito e di corretta risoluzione dei casi di divulgazione di informazioni a questo livello; ritiene urgente, prima che sia adottata una direttiva sulla protezione degli informatori, che gli orientamenti della Commissione in merito alla protezione degli informatori nelle istituzioni dell'UE trovino corretta attuazione ed esorta tutte le istituzioni, incluse le agenzie, a stabilire norme chiare per la protezione degli informatori, nonché misure contro le "porte girevoli";

8.  riconosce che ogni persona che fornisce informazioni a un'autorità competente o che denuncia una violazione in un altro modo adeguato deve avere diritto alla tutela giuridica;

9.  esorta la Corte dei conti europea e l'ufficio del Mediatore europeo a pubblicare, entrambi, entro la fine del 2017: 1) relazioni speciali contenenti statistiche e un chiaro resoconto dei precedenti dei casi di divulgazione di informazioni individuati nelle istituzioni europee, imprese, associazioni, organizzazioni e altri organismi registrati nell'Unione; 2) il seguito dato dalle istituzioni interessate in relazione ai casi rivelati, sulla base degli attuali orientamenti e regole della Commissione; 3) il risultato di ogni indagine aperta come conseguenza delle informazioni ricevute dagli informatori; 4) le misure previste in ogni caso per la protezione degli informatori;

10.  esprime preoccupazione per la vulnerabilità degli informatori alle ritorsioni nella loro vita personale e professionale, nonché per la possibilità di procedimenti giudiziari civili e penali nei confronti degli informatori; chiede che il quadro giuridico orizzontale comprenda le definizioni, la protezione contro le diverse forme di rappresaglia e le deroghe ai procedimenti civili e penali, in base a criteri da stabilire; sottolinea che gli informatori dovrebbero essere in grado di fornire informazioni in forma riservata o anonima al fine di mantenere segreta la propria identità e avere la possibilità, ogniqualvolta sia conforme all'ordinamento giuridico nazionale, di presentare istanza di provvedimenti provvisori o ingiuntivi, allo scopo di evitare il licenziamento fino alla risoluzione del caso di divulgazione di informazioni; crede fermamente che ciò accrescerà la fiducia dei cittadini negli organismi dell'Unione e nazionali;

11.  sottolinea che nessun rapporto di lavoro dovrebbe limitare il diritto alla libertà di espressione di un individuo e nessuno dovrebbe essere discriminato laddove eserciti tale diritto;

12.  evidenzia che la protezione degli informatori vale anche se il sospetto espresso in conclusione non viene confermato, purché la persona abbia agito in buona fede;

13.  chiede la creazione di canali legali, riservati, sicuri, protetti e accessibili di comunicazione a livello nazionale ed europeo per agevolare la divulgazione alle autorità competenti delle informazioni sulle minacce all'interesse pubblico; ribadisce al riguardo l'invito a istituire un organo indipendente addetto alla raccolta di informazioni, alla consulenza e alle segnalazioni con uffici negli Stati membri; sottolinea a tale proposito il ruolo potenziale dell'ufficio del Mediatore europeo; sottolinea che gli informatori dovrebbero essere liberi di riferire informazioni all'interno del posto di lavoro e all'esterno alle autorità competenti; sottolinea che agli informatori inizialmente anonimi dovrebbe essere concessa protezione nel caso in cui decidano di rinunciare all'anonimato e necessitino di tale protezione;

14.  sottolinea che le autorità che gestiscono tali canali dovrebbero indagare in modo professionale sulle denunce e fornire agli informatori informazioni dettagliate in merito ai loro diritti e alle loro responsabilità, sostenerli contro eventuali misure di ritorsione dirette contro di loro o i loro famigliari e garantire loro accesso ad un'assistenza legale indipendente, ove necessario fornendo un sostegno finanziario, oltre, se del caso, ad un sostegno ed un trattamento psicologico, nonché esaminare le richieste di risarcimento per qualsiasi molestia subita o per la perdita di fonte di sostentamento attuale o futura, se il danno si è verificato come forma di ritorsione in seguito a una denuncia protetta;

15.  sottolinea che, ai sensi degli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello Statuto, tutte le istituzioni europee dovrebbero disporre di un corpus solido e completo di regole interne sulla protezione degli informatori;

16.  invita la Commissione a prendere pienamente in considerazione le opinioni delle parti interessate sul tema espresse durante la consultazione pubblica, che ha avuto luogo a maggio 2017;

17.  sottolinea che gli informatori rappresentano una fonte importante di informazioni per il giornalismo investigativo; sottolinea il ruolo importante dei mezzi di comunicazione nel rivelare illegalità o casi di condotta scorretta, in special modo qualora queste azioni violino i diritti fondamentali dei cittadini; invita gli Stati membri a provvedere affinché il diritto dei giornalisti a non rivelare l'identità di una fonte venga protetto in maniera efficace e sul piano giuridico; sottolinea la necessità di proteggere i giornalisti nel caso in cui essi stessi siano la fonte e ritiene che le autorità in entrambi i casi dovrebbero astenersi dall'utilizzare la sorveglianza; ricorda a tale proposito che la direttiva (UE) 2016/943 sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti non dovrebbe essere interpretata come una limitazione della tutela degli informatori e del giornalismo investigativo; sottolinea che i giornalisti investigativi rappresentano un gruppo esposto di professionisti, che spesso pagano con il proprio lavoro, la propria libertà e persino la propria vita la denuncia di irregolarità su vasta scala, e chiede l'inserimento di misure speciali per proteggere i giornalisti investigativi in uno strumento giuridico orizzontale dell'UE per la protezione degli informatori;

18.  sottolinea che le indagini sulle questioni sollevate dagli informatori dovrebbero essere condotte indipendentemente e nel termine più breve possibile, tutelando inoltre i diritti degli individui che potrebbero essere coinvolti in una denuncia; ritiene che sia l'informatore che qualsiasi persona implicata in una denuncia dovrebbero poter fornire ulteriori argomenti e prove durante l'intera indagine e dovrebbero essere tenuti informati della gestione della denuncia;

19.  chiede l'istituzione di un'unità indipendente addetta alla consulenza e alle segnalazioni presso l'ufficio del Mediatore europeo in grado di ricevere segnalazioni e denunce, raccogliere informazioni e fornire un'adeguata consulenza in merito alla protezione degli informatori;

20.  invita le istituzioni dell'UE, in cooperazione con tutte le autorità nazionali competenti, a introdurre e adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'anonimato e la riservatezza delle fonti d'informazione, al fine di prevenire eventuali azioni discriminatorie o minacce;

21.  sottolinea che le organizzazioni non governative non sono esenti dai tentativi di cattiva amministrazione, frode, uso improprio di fondi e altre irregolarità e ritiene che le norme concernenti gli informatori nel settore pubblico e privato dovrebbero essere parimenti applicate alle ONG;

22.  afferma che è necessaria una soluzione chiara per gli informatori che lavorano nelle imprese registrate nell'UE ma con sede al di fuori dell'UE;

23.  invita le istituzioni dell'UE ad assegnare un premio europeo per gli informatori allo scopo di incentivare un cambiamento nella percezione della divulgazione di informazioni e della sua correlazione con i diritti fondamentali in quanto atto di civismo;

24.  sottolinea che il diritto dei cittadini di segnalare irregolarità è una naturale estensione del diritto alla libertà di espressione e di informazione sancito dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e che è essenziale per garantire i principi di trasparenza e integrità e la tutela dell'interesse pubblico;

25.  sottolinea la necessità che gli Stati membri rispettino le raccomandazioni del Consiglio d'Europa relative alla protezione degli informatori.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

7.9.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

32

5

12

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Martina Anderson, Monika Beňová, Caterina Chinnici, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Frank Engel, Cornelia Ernst, Raymond Finch, Ana Gomes, Nathalie Griesbeck, Sylvie Guillaume, Jussi Halla-aho, Monika Hohlmeier, Filiz Hyusmenova, Sophia in ‘t Veld, Eva Joly, Barbara Kudrycka, Cécile Kashetu Kyenge, Juan Fernando López Aguilar, Roberta Metsola, Claude Moraes, Péter Niedermüller, Soraya Post, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Branislav Škripek, Sergei Stanishev, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Marie-Christine Vergiat, Udo Voigt, Josef Weidenholzer, Kristina Winberg, Auke Zijlstra

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Andrea Bocskor, Pál Csáky, Dennis de Jong, Gérard Deprez, Andrejs Mamikins, Nuno Melo, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Christine Revault d’Allonnes Bonnefoy, Elissavet Vozemberg-Vrionidi

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Salvatore Cicu, André Elissen, Krzysztof Hetman, Elisabeth Köstinger

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

32

+

ALDE

Gérard Deprez, Nathalie Griesbeck, Filiz Hyusmenova, Sophia in 't Veld, Maite Pagazaurtundúa Ruiz

ECR

Jussi Halla-aho, Helga Stevens, Branislav Škripek

GUE/NGL

Martina Anderson, Cornelia Ernst, Dennis de Jong, Marie-Christine Vergiat

NI

Udo Voigt

PPE

Elisabeth Köstinger

S&D

Monika Beňová, Caterina Chinnici, Ana Gomes, Sylvie Guillaume, Cécile Kashetu Kyenge, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Claude Moraes, Péter Niedermüller, Soraya Post, Christine Revault D'Allonnes Bonnefoy, Birgit Sippel, Sergei Stanishev, Josef Weidenholzer

Verts/ALE

Jan Philipp Albrecht, Eva Joly, Judith Sargentini, Bodil Valero

5

-

EFDD

Raymond Finch

ENF

André Elissen, Auke Zijlstra

PPE

Frank Engel, Traian Ungureanu

12

0

EFDD

Kristina Winberg

PPE

Andrea Bocskor, Salvatore Cicu, Pál Csáky, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Krzysztof Hetman, Monika Hohlmeier, Barbara Kudrycka, Nuno Melo, Roberta Metsola, Elissavet Vozemberg-Vrionidi

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


PARERE della commissione per gli affari costituzionali (11.9.2017)

destinato alla commissione giuridica

su misure legittime per la protezione degli informatori che agiscono nel pubblico interesse divulgando informazioni riservate riguardanti società ed enti pubblici

(2016/2224(INI))

Relatore per parere: Fabio Massimo Castaldo

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari costituzionali invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che, tra i valori fondanti dell'UE, è centrale il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, come espresso all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE) e nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, e che la libertà di espressione e il diritto a una buona amministrazione sono esplicitamente tutelati, rispettivamente, all'articolo 11 e all'articolo 41 della Carta;

B.  considerando che, a partire dal 1º gennaio 2014, tutte le istituzioni dell'UE hanno l'obbligo di introdurre norme interne per proteggere gli informatori che sono funzionari dell'UE, conformemente agli articoli 22 bis, 22 ter e 22 quater dello statuto dei funzionari;

C.  considerando che gli informatori forniscono un servizio fondamentale a tutta la comunità, svolgono un ruolo molto importante e prezioso per la tutela della democrazia e dell'interesse generale, hanno apportato un contributo fondamentale in casi quali LuxLeaks, SwissLeaks, WikiLeaks e le rivelazioni dei "Panama Papers" e costituiscono una fonte essenziale di informazioni nella lotta contro la criminalità, la corruzione e altre violazioni tanto nel settore pubblico quanto in quello privato, come riconosciuto a più riprese dal Parlamento e da organizzazioni internazionali quali il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e le Nazioni Unite; che tutte le suddette organizzazioni hanno espresso l'esigenza di proteggere gli informatori; che una protezione efficace degli informatori contribuirebbe anche ad aumentare l'efficienza del mercato interno, a rafforzare la fiducia dei cittadini nell'UE nonché, in modo decisivo, a diffondere una cultura della responsabilità pubblica e dell'integrità nelle istituzioni pubbliche e private;

D.  considerando che attualmente gli informatori subiscono molto spesso conseguenze negative e ritorsioni come conseguenza delle loro divulgazioni, diventano vittima di esclusione e stigmatizzazione sociale assieme alle loro famiglie e spesso perdono il lavoro; considerando che, secondo l'OCSE, oltre un terzo delle organizzazioni dotate di meccanismi di segnalazione non dispongono di una politica in forma scritta sulla protezione degli informatori da ritorsioni, oppure non ne sono a conoscenza; che in molti paesi, e in particolare nel settore privato, i lavoratori dipendenti sono soggetti a obblighi di riservatezza nei confronti di talune informazioni, con il risultato che gli informatori potrebbero andare incontro a misure disciplinari per la divulgazione di informazioni al di fuori dell'organizzazione;

E.  considerando che l'attuale protezione degli informatori è largamente inadeguata, settoriale e disomogenea fra gli Stati membri quando non è, in alcuni casi, completamente assente, il che ha conseguenze negative per la politica dell'UE e per gli interessi finanziari dell'Unione, tra gli altri settori; che il diritto dell'UE, che stabilisce norme specifiche in materia di sicurezza nazionale, antiterrorismo e lotta contro la criminalità organizzata, contiene già alcune disposizioni per proteggere gli informatori dalle ritorsioni, ma non prevede ancora una legislazione orizzontale applicabile a tutti gli enti pubblici e privati, il che significa che spesso è inefficiente, generando come risultato discriminazioni e scappatoie; constatando che la maggior parte degli Stati membri dell'UE ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, che rende obbligatorio garantire una protezione adeguata ed efficace agli informatori;

F.  considerando che la protezione degli informatori dovrebbe essere garantita per legge e rafforzata in tutta l'Unione, purché lo scopo della loro azione sia quello di tutelare l'interesse pubblico agendo in buona fede, conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo;

G.  considerando che l'Ufficio del Mediatore europeo ha chiare competenze in relazione all'esame delle denunce dei cittadini dell'UE riguardo a casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni dell'Unione, ma di per sé non svolge alcun ruolo nella protezione degli informatori;

1.  osserva che solo alcuni Stati membri hanno introdotto sistemi sufficientemente avanzati di protezione degli informatori; invita gli Stati membri che non hanno ancora integrato i principi di protezione degli informatori nel loro diritto nazionale a procedere quanto prima in tal senso;

2.  sottolinea che sia gli informatori sia l'ente pubblico o privato o l'istituzione interessati dovrebbero assicurare la tutela giuridica dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalle disposizioni giuridiche nazionali;

3.  ritiene che, dato il ruolo centrale degli informatori che agiscono nel pubblico interesse, sia imperativo che coloro che divulgano informazioni (riservate o meno) circa presunte irregolarità, illeciti o minacce all'interesse pubblico vengano tutelati efficacemente, tanto dal punto di vista dell'integrità fisica e morale, quanto sotto il profilo della sussistenza economica e della carriera, siano protetti da ritorsioni, incluse le procedure amministrative, civili e penali, e abbiano accesso alla tutela legale e a un sostegno psicologico, a seconda dei casi; pone l'accento sul fatto che quando l'informatore è un dipendente dell'organizzazione di cui trattasi o rischia di subire un danno a seguito delle azioni del soggetto denunciato, le misure di protezione devono essere più rigorose, in quanto gli informatori possono trovarsi in una posizione fragile e difficile, che può richiedere ulteriori strumenti finanziari e giuridici; reputa che l'onere della prova debba essere invertito, affinché sia il datore di lavoro a dover dimostrare che eventuali cambiamenti o rappresaglie non sono associati alla denuncia protetta;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire agli informatori il massimo livello possibile di riservatezza, anche nell'ambiente digitale, e a fornire loro l'accesso a una procedura standard, garantendo loro, nel contempo, il diritto di denunciare direttamente tramite canali esterni in caso di grave irregolarità, o nei casi in cui i canali interni siano inefficaci o controproducenti;

5.  invita la Commissione a studiare le migliori prassi in materia di protezione degli informatori a livello globale e, sulla base di queste, ad adottare un approccio olistico in vista della rapida introduzione, conformemente al principio di sussidiarietà, di una proposta legislativa relativa a un quadro normativo comune atto a garantire un elevato livello di protezione su base orizzontale sia nel settore pubblico che in quello privato, garantendo nel contempo che gli Stati membri siano liberi di legiferare per una protezione più elevata; ribadisce il suo invito a presentare proposte orizzontali entro la fine del 2017; invita la Commissione a tenere conto del modello di protezione degli informatori in base al quale alle autorità pubbliche non è consentito tentare di individuare le identità degli informatori;

6.  ricorda che i trattati istituiscono basi giuridiche diverse che dovrebbero essere esaminate per consentire all'Unione di agire in questo settore, come l'articolo 114 TFUE, relativo al ravvicinamento delle normative nazionali per quanto riguarda il funzionamento del mercato interno, e l'articolo 153, paragrafo 2, lettera b), concernente la tutela delle condizioni di lavoro, al fine di introdurre una direttiva completa e orizzontale in materia di condizioni minime armonizzate per la protezione degli informatori;

7.  sottolinea che il quadro normativo comune dovrebbe comprendere un'ampia e chiara definizione giuridica di "informatore" comprendente un ampio ambito di rapporti di lavoro e riguardante la divulgazione di informazioni relative ad azioni illegali o illecite o ad azioni che pregiudicano l'interesse pubblico, e dovrebbe altresì individuare strumenti intesi a salvaguardare la protezione contro azioni legali ingiustificate e ritorsioni, ma anche incentivi volti a incoraggiare il contributo dell'informatore alla denuncia degli illeciti; ribadisce che tale protezione non dovrebbe essere estesa a coloro che agiscono contro l'interesse generale, ad esempio divulgando informazioni per motivi di esclusivo tornaconto personale, spionaggio, operazioni sotto falsa bandiera, guerra ibrida, sovversione o qualsiasi forma di criminalità organizzata; rileva, tuttavia, che tale protezione deve essere garantita anche per persone accusate di presunte irregolarità, sia nel settore pubblico che in quello privato, il che comprende, ad esempio, la tutela dei diritti procedurali contro la diffamazione e la calunnia; sottolinea che le segnalazioni degli informatori dovrebbero essere esaminate prontamente e in modo accurato e che sia l'informatore che qualsiasi persona implicata in una denuncia dovrebbero poter fornire ulteriori argomentazioni e prove durante tutto il corso dell'indagine;

8.  ritiene che, nel frattempo, la normativa UE vigente debba essere correttamente applicata, tanto dalle istituzioni dell'Unione quanto dagli Stati membri, e interpretata nel senso più favorevole possibile alla protezione degli informatori che agiscono nell'interesse pubblico; sottolinea che la protezione degli informatori è stata già riconosciuta quale meccanismo chiave per garantire un'efficace applicazione della legislazione dell'UE; invita pertanto gli Stati membri ad astenersi dal criminalizzare le azioni degli informatori che divulgano informazioni nell'interesse pubblico;

9.  invita tutte le istituzioni e gli organi dell'UE a dare l'esempio dando un pieno ed effettivo seguito alla relazione di iniziativa del Mediatore del 24 luglio 2014 basata sull'articolo 22 dello statuto dei funzionari, che prevede l'introduzione di misure interne per la protezione degli informatori che agiscono nell'interesse pubblico;

10.  invita gli Stati membri a identificare canali di denuncia chiari e trasparenti, con protocolli di denuncia chiari e sicuri che garantiscano la riservatezza, e a istituire autorità nazionali indipendenti per la protezione degli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, valutando l'opportunità di assegnare alle suddette autorità fondi specifici di sostegno; ritiene che la creazione di un organismo indipendente potrebbe aiutare gli Stati membri a coordinare la loro azione e sarebbe particolarmente utile nella gestione dei casi transfrontalieri;

11.  incoraggia gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a promuovere una cultura di riconoscimento dell'importante ruolo svolto dagli informatori nella società, anche attraverso campagne di sensibilizzazione; chiede alla Commissione, in particolare, di elaborare un piano globale al riguardo; ritiene necessario promuovere una cultura etica nel servizio pubblico e nei luoghi di lavoro, in modo da porre in evidenza l'importanza di sensibilizzare i dipendenti in merito ai quadri giuridici già esistenti relativi alla denuncia di irregolarità, in cooperazione con le organizzazioni sindacali;

12.  invita la Commissione a tenere una consultazione pubblica per raccogliere il parere delle parti interessate in merito ai meccanismi di segnalazione e a esaminare le potenziali carenze delle procedure a livello nazionale; afferma che i risultati della consultazione pubblica costituiranno un contributo prezioso per la Commissione in relazione a una possibile proposta sulla protezione degli informatori in futuro.

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

11.9.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

15

0

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Mercedes Bresso, Fabio Massimo Castaldo, Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Diane James, Ramón Jáuregui Atondo, Alain Lamassoure, Jo Leinen, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Markus Pieper, Paulo Rangel, Helmut Scholz, György Schöpflin, Pedro Silva Pereira, Barbara Spinelli, Kazimierz Michał Ujazdowski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Martina Anderson, Max Andersson, Gerolf Annemans, Sven Giegold, Jérôme Lavrilleux, Mairead McGuinness, Jasenko Selimovic, Rainer Wieland

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

15

+

ALDE

Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jasenko Selimovic

ECR

Kazimierz Michał Ujazdowski

EFDD

Fabio Massimo Castaldo

GUE/NGL

Helmut Scholz, Barbara Spinelli

NI

Diane James

PPE

Alain Lamassoure, Paulo Rangel, Rainer Wieland

S&D

Mercedes Bresso, Ramón Jáuregui Atondo, Pedro Silva Pereira

VERTS/ALE

Max Andersson, Sven Giegold

0

-

 

 

7

0

ENF

Gerolf Annemans

PPE

Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Jérôme Lavrilleux, Markus Pieper, György Schöpflin

S&D

Jo Leinen

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

2.10.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

17

1

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Jean-Marie Cavada, Rosa Estaràs Ferragut, Laura Ferrara, Mary Honeyball, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Gilles Lebreton, Jiří Maštálka, Emil Radev, Julia Reda, Evelyn Regner, Pavel Svoboda, József Szájer, Axel Voss, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Pascal Durand, Angel Dzhambazki, Jens Rohde, Virginie Rozière, Tiemo Wölken

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Kateřina Konečná, Jens Nilsson


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

17

+

ALDE

EFDD

ENF

GUE/NGL

PPE

S&D

VERTS/ALE

Jean-Marie Cavada, Jens Rohde

Joëlle Bergeron, Laura Ferrara

Marie-Christine Boutonnet, Gilles Lebreton

Katerina Konecná, Jiri Mastálka

Tadeusz Zwiefka

Mary Honeyball, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Jens Nilsson, Evelyn Regner, Virginie Rozière, Tiemo Wölken

Durand Pascal, Julia Reda

1

-

ECR

Angel Dzhambazki

5

0

PPE

Rosa Estaràs Ferragut, Emil Radev, Pavel Svoboda, József Szájer, Axel Voss

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Avviso legale