Procedura : 2017/2122(INI)
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A8-0365/2017

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P8_TA(2017)0494

RELAZIONE     
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23.11.2017
PE 608.041v02-00 A8-0365/2017

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2017/2122(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Godelieve Quisthoudt-Rowohl

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 EXPLANATORY STATEMENT
 ANNEX I: INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT
 ANNEX II: LIST OF RESOLUTIONS
 PARERE della commissioneper i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2017/2122(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979(1),

–  viste le raccomandazioni generali della CEDAW nn. 12, 19 e 35 sulla violenza contro le donne, n. 26 sulle donne lavoratrici migranti e n. 32 sugli aspetti di genere legati allo status di rifugiate, all'asilo, alla nazionalità e all'apolidia delle donne,

–  vista la risoluzione 69/167 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, approvata il 18 dicembre 2014(2), sulla tutela e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status di immigrazione,

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 18 dicembre 1990(3),

–  viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza nn. 1325, 1820, 1888, 1889, 1960, 2106, 2122 e 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  visti la Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 relativi allo status dei rifugiati(4) e le convenzioni dell'ILO nn. 43 e 97,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani(5),

–  vista la dichiarazione di New York sui rifugiati e i migranti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 settembre 2016(6),

–  visti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, volta a garantire pace e prosperità ai popoli e al pianeta(7),

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica, del 12 aprile 2011 (Convenzione di Istanbul), firmata dall'Unione il 13 giugno 2017(8),

–  visti gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali, adottati nel 1976 e riveduti nel 2011(9),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, adottati dal Consiglio il 25 giugno 2012(10),

–  visto il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015(11),

–  visto il documento di lavoro congiunto dal titolo "EU Action Plan on Human Rights and Democracy (2015-2019): Mid-Term Review June 2017" (Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2015-2019: riesame intermedio del giugno 2017)(12),

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle ragazze e delle donne attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020), adottato nel 2015(13),

–  viste la strategia globale sulla politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata il 28 giugno 2016 da Federica Mogherini, Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR)(14), e la prima relazione sulla sua attuazione, pubblicata nel 2017, intitolata "From Shared Vision to Common Action: Implementing the EU Global Strategy"(15) (Da una visione condivisa a un'azione comune: attuazione della strategia globale dell'UE),

–  vista la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(16),

–  vista l'Agenda europea sulla migrazione del 13 maggio 2015(17) e la comunicazione della Commissione sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione, del 7 giugno 2016 (COM/2016/0385)(18),

–  visti gli orientamenti dell'Unione in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino, adottati nel 2007 e riveduti nel 2017(19),

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione europea intitolata "Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo: Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro"(20), adottata dal Consiglio, dal Parlamento e dalla Commissione il 7 giugno 2007,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline, adottati nel 2014(21),

–  vista la tutela della libertà di espressione offline e online conferita dall'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall'articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, adottati nel 2013(22),

–  vista la tutela internazionale della libertà di religione o di credo conferita dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dalla Dichiarazione del 1981 sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, dall'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall'articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'intolleranza, la discriminazione e la violenza per motivi di religione o convinzione, adottate il 21 febbraio 2011(23),

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte, adottati nel 2013(24),

–  visti gli orientamenti dell'UE per una politica dell'Unione europea nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottati nel 2001 e riveduti nel 2012(25),

–  visti il protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale(26), e la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati nel 2013(27),

–  viste le linee direttrici dell'UE per i dialoghi con i paesi terzi in materia di diritti umani, adottate nel 2001 e rivedute nel 2009(28),

–  visti gli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario, adottati nel 2005 e riveduti nel 2009(29),

–  visti gli orientamenti dell'UE sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti, adottati nel 2008(30),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati, adottati nel 2003 e riveduti nel 2008(31),

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(32),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, adottati nel 2005 e riveduti nel 2008(33),

–  vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015(34),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2017 intitolata: "Esportazione di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC"(35),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2016 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2015 e la politica dell'Unione europea in materia(36), nonché le precedenti risoluzioni sull'argomento,

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi(37),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(38),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(39),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016(40),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sulla situazione umanitaria nello Yemen(41), che invita il VP/AR ad avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita,

–  viste le sue risoluzioni d'urgenza su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  visto il suo premio Sacharov per la libertà di pensiero, conferito nel 2016 a Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar,

–  visti la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(42), la relazione del Relatore speciale sulle questioni delle minoranze del 28 gennaio 2016 concernente le minoranze e la discriminazione di casta e sistemi analoghi di status ereditario(43), nonché lo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione fondata sulla discendenza,

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 intitolata: "Sostegno dell'UE alla Corte penale internazionale: affrontare le sfide e superare le difficoltà(44),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0365/2017),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 21 TUE, l'Unione europea si adopera per una politica estera e di sicurezza comune (PESC) guidata dai principi che hanno ispirato la sua stessa creazione e che si prefigge di promuovere nel mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale; che l'Unione deve aderire alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

B.  considerando che le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali attualmente perpetrate in tutto il mondo, compresi i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio, richiedono sforzi risoluti da parte dell'intera comunità internazionale;

C.  considerando che il rispetto, la promozione, l'indivisibilità e la tutela dell'universalità dei diritti umani sono pietre angolari della PESC; che, dato il proprio ruolo di controllo della PESC, il Parlamento ha il diritto di essere tenuto informato e di essere consultato in merito ai principali aspetti e alle scelte fondamentali relativi a tale politica (articolo 36 TUE);

D.  considerando che la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, adottata dal Consiglio nel giugno 2016, asserisce che i diritti umani devono essere integrati in maniera sistematica in tutti gli ambiti strategici e le istituzioni, compresi il commercio internazionale e la politica commerciale;

E.  considerando che una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE, come pure tra le politiche esterne stesse, è un requisito fondamentale per il successo e l'efficacia della politica dell'UE in materia di diritti umani; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di reagire più rapidamente sin dai primi segni di violazioni dei diritti umani e, in alcuni casi, di anticiparne e prevenirne la perpetrazione, anche nel campo del commercio internazionale e della politica commerciale;

F.  considerando che l'impegno dell'UE a favore di un multilateralismo efficace incentrato sulle Nazioni Unite è parte integrante della politica esterna dell'Unione ed è fondato sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali;

G.  considerando che l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede che la politica commerciale dell'Unione si fondi sui principi e sugli obiettivi dell'azione esterna dell'UE; che il commercio e i diritti umani possono esercitare un impatto reciproco nei paesi terzi e che, in un regime di responsabilità delle imprese quale quello attualmente proposto in seno alle Nazioni Unite e di catene di valore globali, la comunità imprenditoriale svolge un ruolo importante nell'offrire incentivi positivi in termini di promozione dei diritti umani, della democrazia e della responsabilità delle imprese; che il buongoverno e le autorità pubbliche operanti nell'interesse generale svolgono un ruolo importante nel comportamento delle imprese; che l'Unione partecipa agli sforzi volti a elaborare un trattato vincolante in materia di imprese e diritti umani;

H.  considerando che la tutela dei diritti umani dei gruppi più vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone con disabilità, la comunità LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti, merita particolare attenzione;

I.  considerando che le donne e i bambini devono far fronte a minacce, discriminazione e violenza, specialmente nelle zone di guerra e sotto regimi autoritari; che la parità di genere incorpora valori europei fondamentali ed è al centro dei valori europei ed è sancita dal quadro giuridico e politico dell'Unione; che la violenze e la discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni;

J.  considerando che spetta agli Stati la responsabilità ultima di salvaguardare tutti i diritti umani adottando e applicando trattati e convenzioni internazionali sui diritti umani, monitorando le violazioni dei diritti umani e garantendo ricorso per le vittime;

K.  considerando che un numero crescente di violazioni dei diritti umani che si configurano come crimini di guerra e crimini contro l'umanità, compreso il genocidio, viene perpetrato da soggetti statali e non statali;

L.  considerando che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, ivi compresa la libertà di credere o di non credere, di professare o meno la religione di propria scelta, di adottare una religione, abbandonarla o cambiarla, deve essere garantita in tutto il mondo e preservata incondizionatamente, in particolare attraverso il dialogo interreligioso e interculturale; che sono diffuse le leggi che proibiscono la blasfemia e che vi sono Stati che stabiliscono punizioni che vanno dalle pene detentive alla fustigazione e alla condanna a morte;

M.  considerando che la libertà di opinione e di espressione, la libertà di riunione e di associazione e lo svolgimento di processi elettorali periodici, trasparenti e autentici costituiscono elementi essenziali della democrazia; che in società fragili, tendenti al conflitto o oppressive, le elezioni possono talvolta innescare una violenza diffusa;

N.  considerando che impegnarsi con i paesi terzi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali, ad esempio nel quadro dei dialoghi sui diritti umani, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le questioni riguardanti i diritti umani;

O.  considerando che occorre mettere a disposizione risorse adeguate e utilizzarle nella maniera più efficace al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi;

P.  considerando che l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari costituisce un diritto umano fondamentale e che la limitazione di tale accesso rappresenta una delle cause della tensione geopolitica in talune regioni;

Q.  considerando che i siti del patrimonio culturale subiscono crescenti minacce sotto forma di razzie illecite e vandalismo, in particolare nel Medio Oriente;

R.  considerando che l'istruzione ha un ruolo essenziale da svolgere nel prevenire le violazioni dei diritti umani e i conflitti e contribuisce a rafforzare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali all'interno di sistemi democratici; che gli istituti di istruzione che promuovono i diritti umani, il rispetto e la diversità dovrebbero essere sostenuti dagli Stati; che i canali di comunicazione, divenuti più numerosi, rappresentano uno strumento importante attraverso il quale comunicare in tempi rapidi gli abusi dei diritti umani e raggiungere un ampio numero di vittime o potenziali vittime di violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, fornendo loro informazioni e assistenza; che la raccolta di dati completi e disaggregati è essenziale per la salvaguardia dei diritti umani, principalmente quelli dei gruppi più vulnerabili, emarginati o a rischio di emarginazione; che anche l'uso d'indicatori appropriati rappresenta un modo efficace per valutare i progressi nel rispetto da parte degli Stati degli obblighi loro incombenti in virtù dei trattati internazionali;

Considerazioni generali

1.  esprime profonda preoccupazione per l'arretramento della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto, che continuano a essere minacciati in tutto il mondo; ricorda che l'Unione si è impegnata a promuovere l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e dei valori e delle libertà fondamentali, nonché a promuovere i principi democratici, che devono essere rafforzati a livello mondiale;

2.  ribadisce la propria ferma convinzione che l'Unione e i suoi Stati membri debbano perseguire attivamente il principio di integrazione dei diritti umani e della democrazia – in quanto principi fondamentali che si rafforzano a vicenda e sono centrali per l'Unione – in tutte le sue politiche, comprese quelle con una dimensione esterna, ad esempio in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, controterrorismo, allargamento e commercio; riafferma, a tale riguardo, l'importanza fondamentale di garantire una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE e un maggior coordinamento tra le politiche esterne degli Stati membri; sottolinea che la crescente complessità dei conflitti nel mondo impone una collaborazione e un approccio globali, univoci e incisivi a livello internazionale; ricorda che il conseguimento dell'obiettivo dell'UE di accrescere la propria influenza internazionale quale attore credibile e legittimo è ampiamente influenzato dalla sua capacità di far progredire i diritti umani e la democrazia internamente ed esternamente, in linea con gli impegni sanciti nei suoi trattati istitutivi;

3.  sottolinea l'importanza di una cooperazione rafforzata tra la Commissione, il Consiglio e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), il Parlamento e le delegazioni dell'Unione allo scopo di promuovere e assicurare una voce coerente e unitaria a favore dei diritti umani e dei principi democratici; sottolinea inoltre l'importanza di un forte impegno per la promozione di tali valori nelle sedi internazionali, anche attraverso un coordinamento tempestivo a livello dell'Unione e un approccio attivo durante i negoziati; incoraggia l'Unione, in tale contesto, a lanciare e copatrocinare risoluzioni nonché a intensificare la pratica delle iniziative transregionali nel quadro di tutti i meccanismi delle Nazioni Unite sui diritti umani;

4.  si compiace che nel 2016 lo Stato di diritto, i principi democratici e le violazioni dei diritti umani siano stati periodicamente discussi in Aula, trattati in varie risoluzioni parlamentari e affrontati nelle riunioni delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari;

5.  mette in risalto l'attività della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI), che mantiene strette relazioni di lavoro con il SEAE, le altre istituzioni dell'UE, la società civile, le istituzioni multilaterali per i diritti umani e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani;

6.  ricorda che nel 2016 la sottocommissione DROI ha elaborato tre relazioni, rispettivamente incentrate sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi, sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi e sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione; invita la Commissione ad adottare misure concrete a seguito di queste relazioni d'iniziativa;

7.  osserva che nel 2016 numerose missioni della sottocommissione DROI si sono recate in diversi paesi con l'obiettivo di raccogliere e scambiare informazioni con gli attori governativi e non governativi locali impegnati in difesa dei diritti umani, presentando la posizione del Parlamento e incoraggiando un miglioramento della tutela e del rispetto dei diritti umani;

Affrontare le sfide in materia di diritti umani

8.  manifesta profonda preoccupazione per il numero crescente di attacchi nei confronti delle minoranze religiose, che sono spesso perpetrati da soggetti non statali come l'ISIS/Daesh; deplora che molti paesi abbiano e applichino leggi anti-conversione e anti-blasfemia, limitando di fatto la libertà di religione o di credo e la libertà di espressione delle minoranze religiose e degli atei fino a privarli del tutto di tali libertà; chiede misure volte a proteggere le minoranze religiose, i non credenti e gli atei che sono vittime di leggi sulla blasfemia e invita l'UE e gli Stati membri ad avviare discussioni politiche per abrogare tali leggi; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per rafforzare il rispetto della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo e a promuovere il dialogo interculturale e interreligioso nei rapporti con i paesi terzi; chiede un'azione concreta a favore dell'effettiva attuazione degli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo, anche garantendo la formazione sistematica e coerente del personale dell'UE presso le sedi centrali e le delegazioni; appoggia pienamente la pratica dell'UE di assumere il ruolo di guida per quanto riguarda le risoluzioni tematiche sulla libertà di religione e di credo presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite; sostiene appieno l'attività di Ján Figel, inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione;

9.  ribadisce che la libertà di espressione online e offline costituisce una componente essenziale di ogni società democratica, in quanto alimenta una cultura del pluralismo che conferisce alla società civile e ai cittadini la facoltà di chiamare i governi e dirigenti a rispondere delle loro decisioni, e sostiene il rispetto dello Stato di diritto; sottolinea che la limitazione della libertà di espressione online o offline, ad esempio mediante la rimozione di contenuti online, deve avvenire solo in circostanze eccezionali prescritte dalla legge e giustificate dal perseguimento di un obiettivo legittimo; sottolinea pertanto che l'UE dovrebbe intensificare gli sforzi per promuovere la libertà di espressione attraverso le sue politiche e strumenti esterni; rinnova il proprio appello all'UE e agli Stati membri affinché rafforzino il monitoraggio di tutti i tipi di restrizione della libertà di espressione e dei mezzi di informazione nei paesi terzi e condannino tempestivamente e sistematicamente tali limitazioni, e ricorrano a tutti i mezzi e gli strumenti diplomatici disponibili per eliminare tali restrizioni; sottolinea l'importanza di garantire un'efficace attuazione degli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline e di controllarne regolarmente l'impatto; condanna la morte e l'incarcerazione di numerosi giornalisti e blogger nel 2016 e invita l'UE a proteggerli efficacemente; si compiace del nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), inaugurato nel 2016 con l'obiettivo specifico di formare le delegazioni dell'UE e i soggetti attivi nel settore dei mezzi di informazione nei paesi terzi circa le modalità di applicazione degli orientamenti; sottolinea l'importanza di denunciare e condannare i discorsi di odio e di incitamento alla violenza su internet e altrove, in quanto costituiscono una minaccia diretta nei confronti dello Stato di diritto e dei valori incarnati dai diritti umani;

10.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la società civile, ivi comprese le organizzazioni di ispirazione religiosa, è sempre più spesso oggetto di attacchi in tutto il mondo, attraverso, tra l'altro, un numero crescente di leggi repressive adottate in ogni parte del mondo con il pretesto di combattere il terrorismo; sottolinea che il fenomeno del restringimento dello spazio della società civile riguarda il mondo intero; ricorda che una società civile indipendente svolge un ruolo essenziale nella difesa e nella promozione dei diritti umani e nel funzionamento delle società democratiche, promuovendo in particolare la trasparenza, la responsabilità e la separazione dei poteri; invita l'Unione e gli Stati membri a monitorare costantemente e a segnalare i casi di violazione della libertà di riunione e di associazione, comprese le varie forme di divieto e limitazione imposte alle organizzazioni della società civile e alle loro attività, come ad esempio leggi che mirano a limitare lo spazio della società civile o a promuovere le ONG finanziate dai governi autoritari (organizzazioni non governative paragovernative, GONGO); invita inoltre l'Unione, i suoi Stati membri e le sue delegazioni a utilizzare tutti i mezzi disponibili, come i dialoghi sui diritti umani, i dialoghi politici e la diplomazia pubblica, per denunciare sistematicamente i singoli casi di difensori dei diritti umani e attivisti della società civile a rischio, in particolare quelli privati della libertà o incarcerati arbitrariamente e/o per le loro convinzioni politiche o il loro impegno sociale, e a denunciare inequivocabilmente la repressione, la vessazione e l'uccisione di difensori dei diritti umani, inclusi quelli attivi nella sfera ambientale; chiede la creazione di un sistema volto a monitorare in maniera efficace lo spazio della società civile con parametri e indicatori chiari per garantire un ambiente giuridico propizio e favorevole per la società civile;

11.  incoraggia le delegazioni dell'UE e il personale diplomatico degli Stati membri a continuare a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, ove opportuno, rilasciando dichiarazioni su casi individuali; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza degli strumenti della diplomazia silenziosa; si compiace che nel 2016 l'UE abbia sollevato casi riguardanti difensori dei diritti umani in occasione di dialoghi e consultazioni a livello UE con più di 50 paesi; mette in risalto che nel 2016 il fondo di emergenza dell'EIDHR ha sostenuto oltre 250 difensori dei diritti umani a livello UE, il che costituisce un aumento del 30 % rispetto al 2015; si compiace della creazione e dell'efficace funzionamento del Meccanismo dell'UE per i difensori dei diritti umani (ProtectDefenders.eu), che è stato messo in atto dalla società civile e ha fornito un sostegno essenziale a un ampio numero di difensori dei diritti umani; esorta la Commissione a garantire il proseguimento del programma dopo ottobre 2018 e ad accrescerne le capacità, in modo da fornire maggiore sostegno ai difensori dei diritti umani in tutto il mondo;

12.  reputa profondamente deplorevole che in molti paesi persistano la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e la pena di morte e invita l'Unione a intensificare gli sforzi per porvi fine; si compiace, a tale riguardo, della revisione della normativa dell'Unione relativa al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; esorta il SEAE e il VP/AR a impegnarsi più risolutamente nella lotta contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, compresa la pena di morte, attraverso maggiori sforzi diplomatici e una più sistematica presa di posizione pubblica; sottolinea in questo contesto le preoccupanti condizioni di detenzione in alcune carceri, compreso il mancato trattamento di problemi di salute, e raccomanda che il SEAE, le delegazioni dell'Unione e gli Stati membri utilizzino appieno il potenziale di tutti gli strumenti esistenti, quali gli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura; si compiace che nel dicembre 2016 l'Assemblea generale dell'ONU abbia adottato, con il sostegno di 117 paesi, la risoluzione delle Nazioni Unite riguardante una moratoria sull'uso della pena di morte; rileva che nel 2016 il numero di esecuzioni capitali nel mondo è diminuito rispetto all'anno precedente ed esprime la sua profonda preoccupazione per il fatto che il numero complessivo di esecuzioni rimane tuttavia superiore alla media registrata negli ultimi dieci anni; sottolinea che i soggetti presi di mira sono membri della società che esprimono dissenso e gruppi vulnerabili; invita i paesi che tuttora mettono in atto tale pratica ad adottare una moratoria e ad abolire la pena di morte;

13.  riconosce che le moderne tecnologie di informazione e comunicazione possono rivestire un ruolo molto importante nella promozione, nella difesa e nel ripristino dei diritti umani in tutto il mondo e invita le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri a utilizzare i loro canali d'informazione per ribadire sistematicamente, nell'ambito dei loro quadri e mandati specifici, la posizione del Parlamento sulle diverse problematiche in materia di diritti umani, contribuendo nel contempo all'efficacia e alla visibilità degli sforzi comuni dell'Unione; manifesta preoccupazione per il crescente ricorso a talune tecnologie di sorveglianza informatica a duplice uso ai danni di politici, attivisti e giornalisti; si compiace, a tale riguardo, del lavoro attualmente svolto dalle istituzioni dell'Unione per aggiornare il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(45); condanna fermamente il crescente numero di difensori dei diritti umani che devono affrontare minacce digitali, compreso il danneggiamento dei dati attraverso la confisca delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; esprime preoccupazione per la cancellazione da parte di piattaforme online di prove video legittime relative a potenziali crimini di guerra come parte della rimozione da dette piattaforme di contenuti e propaganda di natura terroristica;

14.  manifesta preoccupazione per la crescente privatizzazione dello Stato di diritto online, ove imprese private prendono decisioni in merito alla limitazione di diritti fondamentali, come la libertà di parola, sulla base delle loro condizioni di servizio, anziché in conformità di leggi adottate democraticamente;

15.  invita la Commissione ad adottare una direttiva di notifica e di intervento che aumenti la trasparenza e la proporzionalità delle procedure di rimozione, fornendo nel contempo mezzi di ricorso efficaci agli utenti i cui contenuti sono stati illegittimamente rimossi;

16.  condanna l'uso della violenza sessuale sulle donne e le ragazze come arma di guerra, compresi gli stupri di massa, la schiavitù sessuale, la prostituzione coatta, le forme di persecuzione basate sul genere, la tratta, il turismo sessuale e ogni altra forma di violenza fisica, sessuale e psicologica; richiama l'attenzione sul fatto che i reati connessi al genere e i reati di violenza sessuale sono classificati nello Statuto di Roma come crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti costitutivi di genocidio o tortura; sottolinea l'importanza di difendere i diritti delle donne, compresi i loro diritti sessuali e riproduttivi, attraverso la legislazione, l'istruzione e il sostegno alle organizzazioni della società civile; accoglie con favore l'adozione del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020, che presenta un elenco circostanziato di misure tese a migliorare la situazione delle donne per quanto concerne la parità dei diritti e l'emancipazione; sottolinea l'importanza di garantirne l'efficace attuazione; si compiace inoltre dell'adozione dell'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019, che promuove la parità di genere e i diritti delle donne in tutto il mondo; sottolinea l'importanza della ratifica e dell'attuazione effettiva, da parte di tutti gli Stati membri, della Convenzione di Istanbul; osserva che l'istruzione è lo strumento migliore per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne e i bambini; chiede che la Commissione, il SEAE e il VP/AR rispettino più rigorosamente gli obblighi e gli impegni riguardanti i diritti delle donne nel quadro della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e incoraggia i paesi terzi a fare altrettanto; ritiene che l'Unione europea dovrebbe continuare a integrare il sostegno a favore delle donne nelle operazioni compiute nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), nella prevenzione dei conflitti e nella ricostruzione postbellica; ribadisce l'importanza della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; sottolinea l'importanza di una partecipazione sistematica, equa, piena e attiva delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nella promozione dei diritti umani e delle riforme democratiche, nonché nelle operazioni di mantenimento della pace, nell'assistenza umanitaria, nella ricostruzione post-conflitto e nei processi di transizione democratica che portano a soluzioni politiche durature e stabili; ricorda che nel 2016 è stato conferito il premio Sacharov a Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, sopravvissute alla schiavizzazione sessuale perpetrata dall'ISIS/Daesh;

17.  ricorda che l'uguaglianza tra uomini e donne rappresenta un principio fondamentale dell'Unione europea e degli Stati membri e che l'integrazione della dimensione di genere, così come sancito dai trattati, è uno degli obiettivi principali dell'Unione; chiede quindi alla Commissione di integrare la dimensione di genere in tutti gli atti legislativi, gli orientamenti, le azioni e i finanziamenti dell'Unione come principio cardine dell'Unione, prestando particolare attenzione alle politiche dell'Unione in materia di relazioni esterne; sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'Unione e quello del consigliere principale del SEAE per le questioni di genere, garantendo un bilancio specificamente destinato alla sua area di competenza;

18.  esorta il SEAE a garantire che i risultati della 61a sessione della Commissione sulla condizione femminile (CSW) siano inclusi nelle sue politiche e forniscano un nuovo impulso alla promozione dell'emancipazione economica delle donne e al contrasto delle disparità di genere nel mondo del lavoro che cambia;

19.  rileva il contributo positivo apportato dall'emancipazione delle donne al raggiungimento dello sviluppo sostenibile e di una società inclusiva, equa e pacifica; evidenzia che l'attenzione all'uguaglianza di genere e all'emancipazione delle donne è esplicita in tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e che sarebbe opportuno compiere maggiori sforzi al fine di assicurare la piena realizzazione dei diritti delle donne e l'effettiva attuazione delle politiche a sostegno della loro emancipazione economica e sociale e della loro partecipazione ai processi decisionali; sottolinea che occorrerebbe prestare particolare attenzione all'emancipazione delle donne indigene;

20.  segnala che le donne dovrebbero essere incoraggiate a organizzarsi in sindacati e non dovrebbero essere discriminate nella ricerca di finanziamenti imprenditoriali;

21.  esorta l'Unione a sostenere tutte quelle associazioni femminili che ogni giorno operano a sostegno delle donne che si trovano in contesti di crisi umanitarie e conflitti;

22.  ribadisce l'urgente necessità di una ratifica universale e di un'efficace attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC) e dei suoi protocolli opzionali, al fine di fornire protezione giuridica ai bambini; sottolinea che i bambini sono spesso esposti ad abusi specifici, come i matrimoni in età infantile o la mutilazione genitale, e che necessitano pertanto di maggiore protezione; sottolinea che il lavoro minorile, il reclutamento dei bambini nei conflitti armati e i matrimoni precoci e forzati rimangono questioni critiche in alcuni paesi; chiede che l'Unione consulti sistematicamente le organizzazioni locali e internazionali pertinenti per i diritti dei minori e metta in risalto, nei suoi dialoghi politici e sui diritti umani con i paesi terzi, gli obblighi di attuazione in capo agli Stati che sono parti alla Convenzione; si compiace della strategia del Consiglio d'Europa sui diritti dell'infanzia 2016-2021; chiede che l'Unione europea continui a promuovere gli strumenti dell'Unione e dell'UNICEF volti a integrare i diritti dei minori nella cooperazione allo sviluppo mediante le sue delegazioni esterne e che impartisca una formazione adeguata al personale delle delegazioni dell'Unione in tale ambito; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di proporre una strategia di largo respiro e un piano d'azione in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, per conferire priorità alla problematica dei diritti dei minori nell'ambito delle politiche esterne dell'Unione; accoglie con favore il fatto che, nel quadro dello strumento di cooperazione allo sviluppo, nel 2016 sono state stanziate risorse a sostegno delle agenzie delle Nazioni Unite per mettere in atto misure mirate a favore dei diritti dei minori, che devono essere configurate in modo da ottimizzarne l'effettivo beneficio per i bambini in situazione di bisogno, in particolare nel campo dei sistemi sanitari e dell'accesso all'istruzione, all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari; chiede che si trovi urgentemente una soluzione alla questione dei bambini apolidi, in particolare per quelli nati fuori dal paese di origine dei loro genitori e per i bambini migranti;

23.  condanna con la massima fermezza ogni forma di discriminazione, comprese quelle basate su razza, colore, religione, sesso, orientamento sessuale, caratteristiche sessuali, lingua, cultura, origine sociale, casta, nascita, età, disabilità o qualsiasi altra condizione; sottolinea che l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi per eliminare ogni tipo di discriminazione, razzismo, xenofobia e altra forma di intolleranza attraverso i dialoghi politici e sui diritti umani, l'attività delle delegazioni dell'Unione e la diplomazia pubblica; sottolinea inoltre che l'Unione dovrebbe continuare a promuovere la ratifica e la piena attuazione di tutte le convenzioni delle Nazioni Unite a sostegno di tale causa;

24.  ribadisce che per "tratta di esseri umani" si intende il reclutare, trasportare, trasferire, ospitare o accogliere persone, tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di danaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un'altra a scopo di sfruttamento; invita l'Unione e i suoi Stati membri ad adottare misure volte a scoraggiare la domanda che è alla base di tutte le forme di sfruttamento delle persone, soprattutto di donne e bambini, che porta alla tratta, mantenendo nel contempo un approccio basato sui diritti umani e incentrato sulle vittime; ribadisce la necessità che tutti gli Stati membri attuino la strategia dell'Unione per l'eradicazione della tratta di esseri umani e la direttiva 2011/36/UE(46) al riguardo; esprime profonda preoccupazione per l'estrema vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati allo sfruttamento, al traffico e alla tratta di esseri umani; sottolinea la necessità di mantenere una distinzione tra i concetti di tratta di esseri umani e traffico di migranti;

25.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che soffrono a seguito di una discriminazione basata sulla casta e le gerarchie di casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia e al lavoro, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalla barriera della casta nella fruizione dei diritti umani basilari e dello sviluppo; ribadisce il suo invito allo sviluppo di una politica dell'Unione in materia di discriminazione legata alla casta e che l'Unione sfrutti ogni opportunità per manifestare la sua profonda preoccupazione riguardo a tali violazioni dei diritti umani; esorta l'Unione e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi e il sostegno a favore di iniziative connesse a livello di Nazioni Unite e di delegazione, mettendo in atto e sorvegliando gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, monitorando l'osservanza del nuovo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione basata sulla discendenza e sostenendo l'attuazione, da parte degli Stati, delle raccomandazioni formulate nell'ambito del meccanismo delle Nazioni Unite per i diritti umani riguardo alla questione della discriminazione legata alla casta;

26.  manifesta profonda preoccupazione per il fatto che le minoranze corrono tuttora un rischio maggiore di essere discriminate e sono particolarmente vulnerabili a mutamenti e perturbazioni di carattere politico, economico, ambientale e lavorativo; osserva che molte hanno un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza politica e sono gravemente colpite dalla povertà; sottolinea che l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi per porre fine alle violazioni dei diritti umani compiute ai danni delle minoranze; sottolinea che le comunità minoritarie hanno esigenze specifiche e dovrebbero vedersi garantito un pieno accesso e pari trattamento in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

27.  accoglie con favore la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e ribadisce l'importanza della sua ratifica ed efficace attuazione da parte sia degli Stati membri sia delle istituzioni dell'Unione; sottolinea che le disabilità non privano le persone della dignità umana, il che comporta un dovere da parte dello Stato di proteggerle; sottolinea, in particolare, la necessità di integrare in modo credibile il principio dell'accessibilità universale e i diritti delle persone con disabilità in tutte le politiche pertinenti dell'Unione, compreso il settore della cooperazione allo sviluppo, e pone l'accento sul carattere prescrittivo e orizzontale di tale questione; invita l'Unione a integrare la lotta alla discriminazione basata sulla disabilità nella sua azione esterna e nelle sue politiche di aiuto allo sviluppo; si compiace, a questo proposito, dell'inclusione dei diritti delle persone con disabilità nel nuovo consenso europeo in materia di sviluppo;

28.  ribadisce il proprio sostegno all'introduzione sistematica di clausole sui diritti umani negli accordi internazionali tra l'Unione e i paesi terzi, compresi gli accordi commerciali e sugli investimenti; ricorda che tutti i diritti umani devono essere considerati di pari valore, in quanto indivisibili, interdipendenti e interrelati; invita la Commissione a monitorare l'attuazione di tali clausole in maniera efficace e sistematica e a presentare al Parlamento relazioni periodiche sul rispetto dei diritti umani da parte dei paesi partner; invita la Commissione ad adottare un'impostazione più strutturata e strategica ai dialoghi sui diritti umani nell'ambito dei futuri accordi; è favorevole al sistema di preferenze SPG+ quale strumento per stimolare l'efficace attuazione di 27 convenzioni internazionali fondamentali sui diritti umani e le norme in materia di lavoro; sollecita la reale applicazione del SPG+ e si aspetta che la Commissione riferisca al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato di avanzamento della ratifica e i progressi compiuti nell'ambito di tale regime; ribadisce l'importanza di una corretta attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani;

29.  ribadisce che le attività di tutte le imprese, incluse quelle europee, che operano nei paesi terzi dovrebbero essere pienamente conformi alle norme internazionali in materia di diritti umani ed esorta l'Unione e i suoi Stati membri ad assicurare che ciò sia il caso; rammenta, inoltre, che è importante promuovere la responsabilità sociale delle imprese e che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su imprese e diritti umani, sottolineando che la cooperazione tra le organizzazioni per i diritti umani e quelle imprenditoriali emanciperebbe gli attori locali e promuoverebbe la società civile; riconosce che le catene del valore mondiali contribuiscono al rafforzamento delle norme internazionali fondamentali in materia di lavoro nonché di carattere ambientale e sociale e rappresentano opportunità e sfide riguardo al progresso sostenibile e la promozione dei diritti umani, in particolare nei paesi in via di sviluppo; chiede che l'Unione svolga un ruolo più attivo nel conseguire una gestione adeguata, equa, trasparente e sostenibile delle catene globali del valore e nel ridurre gli effetti negativi sui diritti umani, inclusa la violazione dei diritti del lavoro; sottolinea, tuttavia, che nel caso di abusi dei diritti umani legati alle imprese, si dovrebbe garantire alle vittime un accesso effettivo ai mezzi di ricorso; sollecita la Commissione a garantire che i progetti sostenuti dalla BEI siano in linea con la politica dell'Unione e con i suoi impegni in materia di diritti umani; prende atto dei negoziati in corso per un trattato volto a vincolare le società transnazionali e altre imprese commerciali al rispetto dei diritti umani; incoraggia l'Unione a partecipare in modo costruttivo a tali trattative;

30.  invita l'Unione e gli Stati membri a utilizzare tutto il loro peso politico per prevenire qualsiasi atto che possa essere considerato genocidio, crimine di guerra o crimine contro l'umanità, per reagire in modo efficiente e coordinato qualora vengano perpetrati tali crimini, per mobilitare tutte le risorse necessarie ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili, anche mediante l'applicazione del principio di giurisdizione universale, e per assistere le vittime e sostenere i processi di stabilizzazione e di riconciliazione; invita la comunità internazionale a mettere a punto strumenti volti a ridurre al minimo l'intervallo intercorrente tra allarme e reazione, come il sistema di allarme precoce dell'Unione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti;

31.  invita l'Unione a fornire sostegno alle organizzazioni (comprese le ONG, le organizzazioni che svolgono indagini aperte e la società civile) che raccolgono, preservano e tutelano le prove, digitali o di altro tipo, dei reati commessi, al fine di facilitare le azioni penali internazionali nei loro confronti;

32.  esprime profonda preoccupazione per la distruzione di siti del patrimonio culturale di Siria, Yemen e Libia; osserva che 22 dei 38 siti del patrimonio culturale mondiale in pericolo si trovano in Medio Oriente; appoggia le attività dell'iniziativa "Patrimonio culturale" e le sue attività di accertamento in Siria e in Iraq concernenti la distruzione del patrimonio archeologico e culturale;

33.  accoglie con favore gli sforzi dell'Unione a sostegno del meccanismo internazionale imparziale e indipendente (MIII) istituito dalle Nazioni Unite per prestare assistenza nelle indagini relative ai reati gravi commessi in Siria; sottolinea la necessità di istituire un meccanismo indipendente analogo in Iraq; invita l'Unione e gli Stati membri dell'Unione che non lo abbiano ancora fatto a contribuire finanziariamente al MIII;

34.  condanna fermamente i crimini efferati e le violazioni dei diritti umani a opera di attori statali e non statali; inorridisce di fronte alla vasta gamma di crimini commessi, compresi omicidi, torture, stupri come arma di guerra, schiavizzazione e schiavitù sessuale, reclutamento di bambini soldato, conversioni religiose forzate e l'"epurazione" e l'uccisione sistematiche di membri di minoranze religiose; ricorda che la situazione in cui si trovano le minoranze religiose nei territori governati dall'ISIS/Daesh è stata qualificata come genocidio dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico(47); sottolinea che l'Unione e gli Stati membri dovrebbero sostenere le azioni penali nei confronti dei membri di gruppi non statali come l'ISIS/Daesh chiedendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di conferire la giurisdizione in materia alla Corte penale internazionale (CPI) o di garantire che sia fatta giustizia mediante un tribunale ad hoc o la giurisdizione universale;

35.  ribadisce il suo pieno sostegno alla CPI, allo statuto di Roma, all'ufficio del procuratore e ai suoi poteri d'iniziativa, nonché ai progressi compiuti nell'avvio di nuove indagini, che costituiscono un mezzo essenziale per combattere l'impunità degli autori di crimini atroci; invita tutti gli Stati membri a ratificare gli emendamenti di Kampala relativi al crimine di aggressione e di aggiungere i "crimini atroci" nell'elenco dei reati per i quali l'Unione è competente; condanna qualsiasi tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della CPI e chiede all'Unione e agli Stati membri di cooperare in modo coerente per sostenerne le indagini e le decisioni, allo scopo di porre fine all'impunità dei crimini internazionali, anche quando si tratti dell'arresto di persone ricercate dalla CPI; esorta l'Unione e gli Stati membri a garantire un sostegno costante agli esami, alle indagini e alle decisioni della CPI e a prendere provvedimenti nonché a reagire efficacemente alle istanze di non cooperazione con la CPI e prevedere finanziamenti adeguati; si compiace della riunione tenutasi il 6 luglio 2016 a Bruxelles tra i rappresentanti dell'Unione e della CPI in preparazione della riunione della seconda tavola rotonda UE-CPI istituita per consentire al personale interessato della CPI e delle istituzioni europee di individuare settori di interesse comune, scambiare informazioni sulle attività pertinenti e garantire una migliore cooperazione tra le due parti; rileva, con profondo rammarico, i recenti annunci di ritiro dallo statuto di Roma, che rappresentano una problematica in particolare per l'accesso delle vittime alla giustizia e che dovrebbero essere fermamente condannati; ritiene che la Commissione, il SEAE e gli Stati membri debbano continuare a incoraggiare i paesi terzi a ratificare e applicare lo statuto di Roma; invita nuovamente il VP/AR a nominare un rappresentante speciale dell'Unione in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale, incaricato di promuovere, integrare e rappresentare l'impegno dell'Unione per la lotta all'impunità e nei confronti della CPI nelle politiche esterne dell'Unione; invita l'Unione e i suoi Stati membri a sostenere i meccanismi di responsabilizzazione e le risoluzioni delle Nazioni Unite nell'ambito dei consessi multilaterali dell'ONU, compreso il Consiglio dei diritti dell'uomo;

36.  esorta l'Unione a incrementare gli sforzi volti a promuovere lo Stato di diritto e l'indipendenza della magistratura a livello multilaterale e bilaterale quale principio fondamentale per il consolidamento della democrazia; incoraggia l'Unione europea a sostenere l'equa amministrazione della giustizia in tutto il mondo mediante l'assistenza ai processi di riforma legislativa e istituzionale nei paesi terzi; incoraggia altresì le delegazioni dell'Unione e le ambasciate degli Stati membri a monitorare sistematicamente i processi al fine di promuovere l'indipendenza del potere giudiziario;

37.  manifesta profonda preoccupazione e solidarietà nei confronti del crescente numero di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, tra cui un sempre maggior numero di donne, in quanto vittime di conflitti, persecuzioni, carenze governative, povertà, migrazione irregolare, tratta e reti di traffico di esseri umani; sottolinea la necessità urgente di compiere reali passi per far fronte alle cause profonde dei flussi migratori e trovare soluzioni a lungo termine basate sul rispetto per i diritti umani e la dignità, e dunque di affrontare la dimensione esterna della crisi dei rifugiati, anche trovando soluzioni sostenibili ai conflitti nel vicinato europeo, ad esempio mediante lo sviluppo della cooperazione e di partenariati con i paesi terzi interessati che si conformano al diritto internazionale e assicurando il rispetto dei diritti umani in tali paesi; esprime la sua profonda preoccupazione dinanzi alla violenza contro i minori migranti, inclusi i minori migranti scomparsi, non accompagnati, e chiede programmi di reinsediamento, ricongiungimento familiare e corridoi umanitari; è profondamente preoccupato per la difficile situazione e il crescente numero degli sfollati interni e chiede il loro ritorno sicuro, il loro reinsediamento o la loro integrazione locale; invita l'Unione e gli Stati membri a provvedere assistenza umanitaria nel settore dell'istruzione, degli alloggi, della sanità e per altre aree umanitarie che assistono i rifugiati più vicino ai loro paesi di origine, e a mettere in atto adeguatamente le politiche di rimpatrio; sottolinea la necessità di un approccio globale in materia di migrazione che sia basato sui diritti umani e invita l'Unione a collaborare ulteriormente con le Nazioni Unite, le organizzazioni regionali, i governi e le organizzazioni non governative; invita gli Stati membri ad attuare appieno il pacchetto europeo comune in materia di asilo e la legislazione comune in materia di migrazione, in particolare al fine di tutelare i richiedenti asilo vulnerabili; sottolinea che le definizioni di paesi sicuri e di paesi di origine sicuri non dovrebbero impedire l'esame individuale delle domande di asilo; mette in guardia contro la strumentalizzazione della politica estera dell'Unione come una "gestione della migrazione"; invita l'Unione e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza riguardo ai fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a far sì che tale cooperazione non vada a beneficio di strutture implicate in casi di violazione dei diritti umani, ma vada di pari passo con il miglioramento della situazione dei diritti umani in questi paesi;

38.  ritiene che la cooperazione allo sviluppo e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici, compresi lo Stato di diritto e la buona governance, debbano andare di pari passo; ricorda, a tale proposito, che le Nazioni Unite hanno dichiarato che, senza un approccio basato sui diritti umani, non è possibile realizzare interamente gli obiettivi di sviluppo; rammenta altresì che l'Unione si è impegnata a sostenere i paesi partner, tenendo conto della loro situazione in termini di sviluppo e dei loro progressi per quanto riguarda i diritti umani e la democrazia;

39.  segnala che la proporzione di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale è più elevata tra le donne e chiede alla Commissione di intensificare i propri sforzi volti ad attuare misure che contrastino la povertà e l'esclusione sociale nel quadro delle proprie politiche di sviluppo.

40.  ricorda che il criterio 2 della posizione comune del Consiglio 944/2008/PESC obbliga gli Stati membri a esaminare ogni licenza di esportazione di armi sulla base del rispetto dei diritti umani da parte del paese di destinazione; ricorda, in tale contesto, l'impegno assunto dalla Commissione nel contesto del piano d'azione dell'Unione sui diritti umani e la democrazia per quanto riguarda le forze di sicurezza e l'attuazione della politica dell'Unione in materia di diritti umani, compreso lo sviluppo e l'attuazione di una politica relativa al dovere di diligenza in tale campo;

41.  ribadisce la sua richiesta di una posizione comune dell'Unione sull'uso di droni armati, in cui sia attribuita la massima importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e siano trattate questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, la responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta ancora una volta l'Unione a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome in grado di sferrare attacchi senza alcun intervento umano;

42.  ritiene che l'Unione europea dovrebbe continuare a compiere sforzi per accrescere il rispetto dei diritti umani delle persone LGBTI, in linea con gli orientamenti dell'Unione in materia; chiede la piena attuazione degli orientamenti, anche attraverso la formazione del personale dell'Unione nei paesi terzi; denuncia il fatto che 72 paesi configurino ancora l'omosessualità come reato ed esprime preoccupazione a fronte del fatto che 13 di tali paesi prevedano la pena di morte; ritiene che le pratiche e gli atti di violenza nei confronti degli individui in base al loro orientamento sessuale, come le ammissioni forzate della propria omosessualità, i reati generati dall'odio e discorsi di incitamento all'odio sia online che offline, così come gli stupri correttivi non debbano rimanere impuniti; prende atto della legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in alcuni paesi e ne incoraggia l'ulteriore riconoscimento; condanna le violazioni dell'integrità fisica delle donne e di persone appartenenti a minoranze; invita gli Stati a vietare tali pratiche, a perseguire i colpevoli e a offrire sostegno alle vittime;

43.  ribadisce la fondamentale importanza della lotta alla corruzione, in ogni sua forma, al fine di poter salvaguardare lo Stato di diritto, la democrazia e il rispetto dei diritti umani; condanna fermamente qualsiasi comportamento complice di tali pratiche corrotte;

44.  ricorda che la corruzione costituisce una minaccia per la parità di esercizio dei diritti umani e pregiudica i processi democratici quali lo Stato di diritto e l'equa amministrazione della giustizia; è del parere che l'Unione debba sottolineare, in tutte le piattaforme di dialogo con i paesi terzi, l'importanza dell'integrità, della responsabilità e della corretta gestione degli affari, delle finanze e dei beni pubblici, come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC); raccomanda che l'Unione si avvalga delle proprie competenze per sostenere i paesi terzi in modo più coerente e sistematico nei loro sforzi tesi a contrastare la corruzione, istituendo e consolidando istituzioni anti-corruzione indipendenti ed efficaci; invita in particolare la Commissione a negoziare disposizioni per la lotta alla corruzione in tutti i futuri accordi commerciali negoziati con i paesi terzi;

45.  sottolinea gli obblighi e le responsabilità fondamentali in capo agli Stati e ad altre istanze portatrici di doveri per quanto concerne la mitigazione dei cambiamenti climatici, la prevenzione dei loro effetti negativi sui diritti umani e la promozione della coerenza delle politiche, allo scopo di garantire che gli sforzi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adeguamento agli stessi siano commisurati, sufficientemente ambiziosi, non discriminatori e conformi sotto ogni altro aspetto agli obblighi in materia di diritti umani; sottolinea che, secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 vi sarà un numero elevato di rifugiati ambientali; sottolinea il legame tra politiche commerciali, ambientali e in materia di sviluppo nonché gli effetti positivi e negativi che tali politiche possono avere sul rispetto dei diritti umani; accoglie con favore l'impegno internazionale teso a promuovere l'integrazione delle problematiche ambientali, delle calamità naturali e dei cambiamenti climatici nel contesto dei diritti umani;

46.  sottolinea che negli ultimi anni, nei paesi in via di sviluppo, si è registrata un'impennata dell'accaparramento dei terreni; ritiene che la lotta contro lo sfruttamento e l'accaparramento delle risorse debba costituire una priorità; condanna le pratiche quali l'accaparramento di terreni e l'utilizzo indiscriminato delle risorse naturali; chiede un intervento urgente della Commissione che faccia seguito a quanto chiesto dal Parlamento europeo attraverso recenti numerose risoluzioni in materia;

47.  sottolinea l'importanza di garantire che i diritti umani e l'accesso a beni e servizi, quali l'acqua e i servizi igienico-sanitari, siano coperti dalle politiche in ambito sociale, dell'istruzione, della sanità e della sicurezza;

48.  invita le istituzioni internazionali, i governi nazionali, le ONG e i singoli a collaborare in modo sinergico per determinare un quadro regolamentare idoneo ad assicurare a ogni persona nel mondo l'accesso a una quantità minima d'acqua; sottolinea che l'acqua non dovrebbe essere considerata un bene commerciale, ma una questione di sviluppo e sostenibilità, e che la privatizzazione dell'acqua non esenta gli Stati membri dalle loro responsabilità in materia di diritti umani; invita i paesi nei quali l'acqua è una fonte di tensione o conflitto a cooperare per la condivisione di tale risorsa, al fine di creare una situazione vantaggiosa per tutti in termini di sostenibilità e di sviluppo pacifico della regione;

Affrontare le sfide e le attività per il sostegno della democrazia

49.  sottolinea che l'Unione dovrebbe continuare a sostenere attivamente le istituzioni per i diritti umani democratiche ed efficaci nonché la società civile nei loro sforzi tesi a promuovere la democratizzazione; si compiace dell'assistenza inestimabile fornita alle organizzazioni della società civile in tutto il mondo dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, che continua a essere lo strumento faro dell'Unione nell'attuazione della sua politica esterna in materia di diritti umani; si compiace inoltre dei costanti sforzi del Fondo europeo per la democrazia volti a promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel vicinato orientale e meridionale dell'Unione;

50.  ricorda che l'esperienza acquisita e gli insegnamenti appresi dalle transizioni verso la democrazia nel quadro della politica di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente all'individuazione delle migliori pratiche che potrebbero essere utilizzate per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo;

51.  ribadisce, in tale contesto, il suo invito alla Commissione affinché sviluppi orientamenti dell'Unione in materia di sostegno alla democrazia;

52.  raccomanda che l'Unione intensifichi i propri sforzi per elaborare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui le elezioni libere ed eque sono solo un aspetto, al fine di contribuire positivamente al rafforzamento delle istituzioni democratiche e alla fiducia dei cittadini nei processi elettorali in tutto il mondo;

53.  accoglie con favore le otto missioni di osservazione elettorale (EOM) e le otto missioni di esperti elettorali (EEM) inviate in tutto il mondo dall'Unione nel 2016; sottolinea che dal 2015 l'Unione ha inviato 17 EOM e 23 EEM; ribadisce la propria opinione positiva del costante sostegno dell'Unione ai processi elettorali e la sua prestazione di assistenza elettorale e di sostegno agli osservatori nazionali; accoglie con favore e sostiene pienamente l'attività del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale a tale proposito;

54.  ricorda l'importanza di dare un adeguato seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle MOE in modo da migliorarne l'impatto e rafforzare il sostegno dell'Unione europea agli standard democratici nei paesi interessati;

55.  accoglie con favore l'impegno assunto dalla Commissione, dal SEAE e dagli Stati membri nell'ambito dell'attuale piano d'azione sui diritti umani e la democrazia a collaborare con maggiore determinazione e coerenza con gli organismi di gestione delle elezioni, le istituzioni parlamentari e le organizzazioni della società civile dei paesi terzi, al fine di contribuire alla loro assunzione di poteri e, di conseguenza, al rafforzamento dei processi democratici;

56.  sottolinea che la politica di allargamento è uno degli strumenti più solidi per il rafforzamento del rispetto dei principi democratici e dei diritti umani alla luce degli attuali sviluppi politici nei paesi candidati e potenziali candidati; invita la Commissione a intensificare i propri sforzi per sostenere il rafforzamento delle culture politiche democratiche, il rispetto dello Stato di diritto, l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e della magistratura, nonché la lotta contro la corruzione in tali paesi; si dichiara convinto che la politica europea di vicinato riveduta dovrebbe continuare a essere incentrata sulla protezione, la promozione e l'attuazione dei diritti umani e dei principi democratici; ribadisce che la protezione, il sostegno attivo ai diritti umani e alla democrazia e la loro attuazione è nell'interesse sia dei paesi partner sia dell'Unione; sottolinea, inoltre, la necessità che l'Unione rispetti l'impegno assunto con i partner, in particolare del suo vicinato, di sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, quale mezzo migliore per rafforzare l'ordine internazionale e per garantire la stabilità nel suo vicinato; ricorda che l'Unione per il Mediterraneo può e dovrebbe definire il dialogo politico in tale ambito e sollecitare un'agenda solida in materia di diritti umani e democrazia nella regione; ricorda che qualsiasi paese intenda aderire all'Unione dovrà garantire il pieno rispetto dei diritti umani e rispettare rigorosamente i criteri di Copenaghen e che la mancata conformità con tali criteri potrebbe portare a un congelamento dei negoziati;

57.  sottolinea che la costruzione della pace richiede sforzi per prevenire e ridurre i conflitti e rafforzare la resilienza delle istituzioni politiche, socioeconomiche e di sicurezza, al fine di gettare le fondamenta per una pace e uno sviluppo sostenibili nel lungo periodo; sottolinea che la promozione dello Stato di diritto, della buona governance e dei diritti umani è fondamentale per sostenere la pace;

Garantire un approccio completo e coerente al sostegno ai diritti umani e alla democrazia attraverso le politiche dell'Unione

58.  prende atto dell'adozione della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016; ritiene che la relazione annuale rappresenti uno strumento indispensabile di controllo, comunicazione e discussione sulla politica dell'Unione in materia di diritti umani e democrazia nel mondo e un mezzo prezioso per fornire una panoramica completa delle priorità, degli sforzi e anche delle sfide dell'Unione in questo settore e per identificare altri modi per affrontarle efficacemente;

59.  ribadisce con forza il proprio invito al VP/AR a partecipare a un dibattito in Aula con i deputati al Parlamento europeo due volte l'anno, ossia in occasione della presentazione della relazione annuale e poi in risposta alla propria relazione; ribadisce l'importanza di un dialogo interistituzionale continuo, in particolare riguardo al seguito da dare alle risoluzioni d'urgenza del Parlamento sui diritti umani; ricorda che le risposte scritte svolgono altresì un ruolo importante nelle relazioni interistituzionali, in quanto consentono un monitoraggio sistematico e approfondito del seguito dato a tutti i punti sollevati dal Parlamento e contribuiscono pertanto al rafforzamento di un coordinamento efficace; chiede che il VP/AR e il SEAE forniscano risposte complete alle interrogazioni scritte e affrontino le questioni relative ai diritti umani sollevate al più alto livello di dialogo con i paesi coinvolti;

60.  elogia il SEAE e la Commissione per la loro esauriente comunicazione sulle attività svolte dall'Unione in materia di diritti umani e democrazia nel 2016; ritiene, tuttavia, che l'attuale formato della relazione annuale sui diritti umani e la democrazia potrebbe essere migliorato fornendo una migliore visione d'insieme dell'impatto concreto delle azioni dell'Unione sui diritti umani e la democrazia nei paesi terzi;

61.  ribadisce la propria opinione che l'adozione del quadro strategico e del primo piano d'azione dell'Unione per i diritti umani e la democrazia nel 2012 abbiano rappresentato una tappa importante per l'Unione, ponendo i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni esterne; si compiace che nel luglio 2015 il Consiglio abbia adottato un nuovo piano d'azione per i diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019 e accoglie con favore l'esecuzione di un riesame intermedio nel 2017; invita il VP/AR, il SEAE, la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a garantire un'attuazione efficace e coerente dell'attuale piano d'azione, anche mediante un'autentica collaborazione con le organizzazioni della società civile; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero riferire in merito alle modalità con cui hanno attuato il piano; richiama in particolare l'attenzione sull'importanza di aumentare l'efficacia e massimizzare l'impatto locale degli strumenti utilizzati per promuovere il rispetto dei diritti umani e della democrazia nel mondo;

62.  ribadisce la propria opinione che, per portare avanti in maniera coerente e uniforme l'agenda in materia di diritti umani e democrazia nonché un'autentica collaborazione con le organizzazioni della società civile a livello locale, nazionale e internazionale, occorrano un solido consenso e un coordinamento rafforzato tra Stati membri e istituzioni dell'Unione; sottolinea con forza che gli Stati membri dovrebbero acquisire una maggiore titolarità dell'attuazione del piano d'azione e del quadro strategico dell'Unione, utilizzandoli come modello per promuovere i diritti umani e la democrazia a livello sia bilaterale che multilaterale;

63.  riconosce il ruolo essenziale di Stavros Lambrinidis, rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai fini del rafforzamento della visibilità e dell'efficacia dell'Unione nel tutelare e promuovere i diritti umani e i principi democratici in tutto il mondo e ne sottolinea il ruolo nel favorire l'attuazione coerente e uniforme della politica dell'Unione in materia di diritti umani; accoglie con favore la proroga del mandato del rappresentante speciale dell'UE fino al 28 febbraio 2019 e ribadisce la sua richiesta che questo mandato assuma carattere permanente; raccomanda, a tale riguardo, che al rappresentante speciale dell'UE siano conferiti poteri d'iniziativa, maggiore visibilità pubblica nonché personale e risorse finanziarie adeguati per lavorare al massimo del proprio potenziale; raccomanda, inoltre, che il rappresentante speciale dell'UE migliori la trasparenza delle sue attività, piani, relazioni sui progressi compiuti e valutazioni;

64.  deplora che il lavoro e l'impatto del rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani possano essere accessibili solo parzialmente attraverso un esame della relazione annuale sui diritti dell'uomo, il suo account sui social media e i discorsi disponibili;

65.  sostiene pienamente le strategie nazionali in materia di diritti umani, che adeguano l'azione dell'Unione alla situazione e alle esigenze specifiche di ciascun paese; ribadisce la propria richiesta di concedere ai deputati al Parlamento europeo l'accesso ai contenuti delle strategie; sottolinea con forza l'importanza di tenere conto delle strategie nazionali in materia di diritti umani a tutti i livelli del processo di elaborazione delle politiche nei confronti di singoli paesi terzi; ribadisce che le strategie nazionali in materia di diritti umani (HRCS) dovrebbero corrispondere alle azioni dell'Unione da attuare in ciascun paese sulla base delle situazioni specifiche e dovrebbero contenere indicatori misurabili per valutare i progressi e la possibilità, ove necessario, di adeguarle;

66.  si compiace della designazione di punti focali in materia di diritti umani e questioni di genere da parte di tutte le delegazioni dell'Unione e le missioni nell'ambito della PSDC; ribadisce la propria raccomandazione al VP/AR e al SEAE di elaborare chiari orientamenti operativi riguardo al ruolo dei punti focali in seno alle delegazioni, in modo che queste possano migliorare, fungere da veri e propri consulenti per i diritti umani e svolgere il proprio lavoro in modo efficiente;

67.  riconosce che i dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi possono rappresentare uno strumento efficiente di coinvolgimento e cooperazione bilaterale nella promozione e nella tutela dei diritti umani; si compiace dell'avvio di dialoghi sui diritti umani con un numero crescente di paesi; elogia e incoraggia ulteriormente il coinvolgimento della società civile nei dialoghi preparatori; ribadisce il proprio invito a sviluppare un meccanismo globale di monitoraggio e riesame del funzionamento dei dialoghi sui diritti umani;

68.  ricorda che l'Unione si è impegnata a porre i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea pertanto che l'avanzamento dei diritti umani e dei principi democratici, comprese le clausole di condizionalità in materia di diritti umani negli accordi internazionali, deve essere sostenuto attraverso tutte le politiche dell'Unione dotate di una dimensione esterna, come la politica di allargamento e vicinato, la PSDC e le politiche in materia di ambiente, sviluppo, sicurezza, lotta contro il terrorismo, commercio, migrazione, giustizia e affari interni;

69.  ricorda che le sanzioni costituiscono uno strumento essenziale della PESC; esorta il Consiglio ad adottare le sanzioni previste nella legislazione dell'Unione quando sono ritenute necessarie per conseguire gli obiettivi della PESC, in particolare al fine di proteggere i diritti umani e di consolidare e sostenere la democrazia, assicurando nel contempo che esse non abbiano un impatto sulla popolazione civile; chiede che tali sanzioni siano incentrate sui funzionari identificati come responsabili delle violazioni dei diritti umani, per punire i loro reati e abusi;

70.  prende atto degli sforzi profusi dalla Commissione per onorare il suo impegno di includere disposizioni concernenti i diritti umani nelle sue valutazioni d'impatto delle proposte legislative e non legislative, delle misure di attuazione e degli accordi commerciali e di investimento; esorta la Commissione a migliorare la qualità e la portata delle valutazioni d'impatto e a garantire di conseguenza l'inclusione sistematica delle questioni concernenti i diritti umani nel testo delle proposte legislative e non legislative;

71.  ribadisce il proprio pieno sostegno a favore del forte impegno dell'Unione nei confronti della promozione dei diritti umani e dei principi democratici attraverso la cooperazione con le strutture delle Nazioni Unite e le relative agenzie specializzate, il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), nonché le organizzazioni regionali come, ad esempio, l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), l'Associazione dell'Asia del Sud per la cooperazione regionale (SAARC), l'Unione africana e la Lega araba, e altre organizzazioni, in linea con gli articoli 21 e 220 del TUE;

72.  sottolinea che, al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi definiti nel nuovo piano d'azione, l'Unione deve destinare adeguate risorse e competenze, in termini sia di risorse umane specifiche presso le delegazioni e la sede centrale sia in termini di fondi disponibili;

73.  ribadisce, inoltre, l'importanza fondamentale della partecipazione attiva e costante dell'Unione a tutti i meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani, in particolare alla terza commissione dell'Assemblea generale dell'ONU e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani; riconosce gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'Unione a New York e a Ginevra e dagli Stati membri per aumentare la coerenza dell'Unione sulle questioni dei diritti umani a livello delle Nazioni Unite; incoraggia l'Unione a rafforzare gli sforzi tesi a far sentire la propria voce, anche intensificando la crescente attuazione delle iniziative interregionali nonché copatrocinando risoluzioni e assumendo un ruolo guida nel relativo processo; sottolinea la necessità di una leadership dell'Unione che solleciti una riforma delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di rafforzare l'impatto e la forza del sistema multilaterale basato su norme e di garantire una protezione più efficace dei diritti umani nonché la promozione del diritto internazionale;

°

°  °

74.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 70ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delle delegazioni dell'UE.

(1)

http://www.ohchr.org/Documents/ProfessionalInterest/cedaw.pdf

(2)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/167.

(3)

https://treaties.un.org/doc/source/docs/A_RES_45_158-E.pdf

(4)

http://www.unhcr.org/3b66c2aa10

(5)

http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf

(6)

http://www.un.org/en/development/desa/population/migration/generalassembly/docs/globalcompact/A_RES‌_71_1.pdf

(7)

https://sustainabledevelopment.un.org/post2015/transformingourworld

(8)

https://www.coe.int/en/web/conventions/full-list/-/conventions/rms/090000168008482e

(9)

http://www.oecd.org/corporate/mne/oecdguidelinesformultinationalenterprises.htm

(10)

https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/131181.pdf

(11)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/it/pdf

(12)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11138-2017-INIT/en/pdf

(13)

https://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/staff-working-document-gender-2016-2020-20150922_en.pdf

(14)

http://europa.eu/globalstrategy/sites/globalstrategy/files/regions/files/eugs_review_web_0.pdf

(15)

http://europa.eu/globalstrategy/sites/globalstrategy/files/full_brochure_year_1.pdf

(16)

GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:076:0056:0058:IT:PDF

(17)

https://ec.europa.eu/anti-trafficking/sites/antitrafficking/files/communication_on_the_european_agenda_on_migration_en.pdf

(18)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52016DC0385

(19)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_rights_of_child_0.pdf

(20)

https://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/european-consensus-on-development-final-20170626_en.pdf

(21)

 http://data..europa.eu/doc/document/ST-9647-2014-INIT/it/pdf

(22)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/137585.pdf

(23)

http://www.ceceurope.org/wp-content/uploads/2015/08/CofEU_119404.pdf

(24)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-8416-2013-INIT/it/pdf

(25)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-6129-2012-REV-1/it/pdf

(26)

https://www.osce.org/odihr/19223?download=true

(27)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/137584.pdf

(28)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_on_human_rights_dialogues_with_third_countries.pdf

(29)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/guidelines_en.pdf

(30)

 https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/16173_08_en.pdf

(31)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/10019_08_en.pdf

(32)

GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.

(33)

https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf

(34)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10255-2016-INIT/it/pdf

(35)

Testi approvati, P8_TA(2017)0344.

(36)

Testi approvati, P8_TA(2016)0502.

(37)

Testi approvati, P8_TA(2016)0404.

(38)

Testi approvati, P8_TA(2016)0405.

(39)

Testi approvati, P8_TA(2016)0300.

(40)

Testi approvati, P8_TA(2016)0020.

(41)

Testi approvati, P8_TA(2016)0066.

(42)

GU C 181 del 19.5.2016, pag. 69.

(43)

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session31/Documents/A_HRC_31_56_en.doc

(44)

GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 115.

(45)

GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1.

(46)

GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.

(47)

Testi approvati, P8_TA(2015)0040.


EXPLANATORY STATEMENT

Scrutiny towards an EU Human Rights cycle

The main aim of this report is to look at the human rights and democracy challenges in third countries and the parliamentary scrutiny of human rights in external policies for the year 2016. The rapporteur also seeks to clarify the cycle of human rights policy-making within the European Union. The rapporteur sees the role of Parliament as essential for the mainstreaming of human rights in the EU’s external policy.

The rapporteur will therefore

–  scrutinise and comment on the human rights policy of the European Union while keeping a clear focus on the year 2016,

–  give an overview of the actions of the European Parliament in the area of human rights including the awarding of the Sakharov Prize for 2016 and the urgency resolutions adopted,

–  take into account the mid-term review of the 2015-2019 Action Plan which has just been completed by the Council and the Commission and which accompanies the 10-year strategic framework, 2012-2022,

The European Union’s external action and Human Rights

The European Union is founded on a strong engagement to promote and protect human rights, democracy and the rule of law worldwide. Sustainable peace, development and prosperity cannot exist without respect for human rights. This commitment underpins all internal and external policies of the European Union. The European Union actively promotes and defends universal human rights within its borders and when engaging in relations with non-EU countries. Over the years, the EU has adopted important reference documents on the promotion and protection of human rights and developed a range of diplomatic and cooperation tools to support the worldwide advancement of human rights.

The Lisbon Treaty

The Lisbon Treaty places human rights and democracy at the heart of the external relations of the European Union by stating that

The Union’s action on the international scene shall be guided by the principles which have inspired its own creation, development and enlargement, and which it seeks to advance in the wider world: democracy, the rule of law, the universality and indivisibility of human rights and fundamental freedoms, respect for human dignity, the principles of equality and solidarity, and respect for the principles of the United Nations Charter and international law. The Union shall seek to develop relations and build partnerships with third countries, and international, regional or global organisations which share the principles referred to in the first subparagraph. It shall promote multilateral solutions to common problems, in particular in the framework of the United Nations”. (Art 21(1) TEU)

The role of the Council and the HR/VP

Since the entry into force of the Lisbon Treaty, the external relations of the EU are mainly formulated and implemented by the High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, who simultaneously serves as the Vice-President of the Commission. She is assisted by the European External Action Service (EEAS).

Strategic Framework on Human Rights 2012-2021 and Action Plans

In June 2012, the Council adopted a Strategic Framework on Human Rights and Democracy. The framework sets out the general human rights objectives of the EU. The framework defines the principles, objectives and priorities for improving the effectiveness and consistency of EU policy over ten years, 2012 - 2021. These principles include mainstreaming human rights into all EU policies.

The framework is operationalised by the periodic action plan, which accompanies the framework. This Action Plan sets concrete goals associated with timeframes and assigns relevant stakeholders. A first Action Plan for 2012-2014 was adopted which was then followed by a second action plan for 2015-2019. It builds upon the existing body of EU human rights and democracy support policies in the external action area, notably EU Guidelines, toolkits and other agreed positions, and the various external financing instruments. The current Action Plan contains 34 types of actions, which correspond to the following broader objectives: boosting ownership of local actors, addressing human rights challenges, ensuring a comprehensive human rights approach to conflict and crises, fostering better coherence and consistency and a more effective EU human rights and democracy support policy. A midterm review of the Action Plan has recently been adopted.

Human Rights Guidelines

EU Guidelines are not legally binding but they represent a strong political signal that they are priorities for the Union. Guidelines are pragmatic instruments of EU Human Rights policy and practical tools to help EU representations in the field better advance our Human Rights policy. There are 11 Guidelines.


ANNEX I: INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT

(JANUARY - DECEMBER 2016)

COUNTRY

Individual

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY THE PARLIAMENT

BAHRAIN

 

 

Mohamed Ramadan

Ali Moosa

Mohammed Ramadan, a 32-year-old airport security guard, was arrested by the Bahraini authorities for allegedly taking part in a bombing in Al Dair on 14 February 2014, together with Ali Moosa, that killed a security officer and wounded several others.

 

A Bahraini court sentenced Ramadan and Moosa to death. However, both retracted their confession, claiming that they confessed after being tortured in the custody of the Criminal Investigations Directorate (CID). This sentence was upheld by the Court of Cassation, Bahrain’s highest court of appeal, in late 2015. A final date for the execution is still to be cleared.

In its Resolution of 4 February 2016, the European Parliament:

- Expresses its concern and disappointment over Bahrain’s return to the practice of capital punishment; calls for the reintroduction of the moratorium on the death penalty as a first step towards its abolition; calls on the Government of Bahrain, and in particular His Majesty Sheikh Hamad bin Isa Al Khalifa, to grant Mohammed Ramadan a royal pardon or to commute his sentence;

- Condemns firmly the continuing use of torture and other cruel or degrading treatment or punishment against prisoners by the security forces; is extremely worried about the prisoners’ physical and mental integrity; Expresses its concern about the use of anti-terrorism laws in Bahrain to punish political beliefs and convictions and prevent citizens from pursuing political activities; Stresses the obligation to ensure that human rights defenders are protected and allowed to conduct their work without hindrance, intimidation or harassment;

Ali Salman

Zainab al-Khawaja

Nabeel Rajab

 

During 2016, Bahrain has intensified its campaign of repression and persecution of human rights defenders and political opposition, with the re-arrest of Nabeel Rajab, in relation to twitter posts published in 2015 and faces up to 13 years of prison charge. Poor prison conditions have brought him to hospital in numerous occasions. Equally, it forced Zainab Al-Khawaja into exile after threats of re-arrest.

 

Bahrain has also targeted opposition groups, such as the Al-Wefaq, whose head, Ali Salman, has been in prison since July 2015

In its resolution, adopted on 7 July 2016, the European Parliament:

- Expresses grave concern about the ongoing campaign of repression against human rights defenders, political opposition and civil society, as well as the restriction of fundamental democratic rights, notably the freedoms of expression, association and assembly, political pluralism and the rule of law in Bahrain; calls for an end to all acts of violence, harassment and intimidation, including at judicial level, and to the censorship of human rights defenders, political opponents, peaceful protesters and civil society actors by state authorities and the security forces and services;

- Calls for the immediate and unconditional release of Nabeel Rajab and other human rights defenders jailed on allegations relating to their rights to free expression, assembly, and association, and for all charges against them to be dropped; calls on the authorities to guarantee the physical and psychological integrity of Nabeel Rajab and to provide him with all necessary medical treatment;

- notes with concern the Bahraini Government’s suppression of legitimate political opposition, including the extension of Sheikh Ali Salman’s sentence, the suspension of the Al-Wefaq National Islamic Society and the freezing of its assets; calls for greater basic freedoms for all Bahraini citizens; insists on an immediate halt to the suppression of different political opinions in the country and the repression of their leading representatives, regardless of their political or religious affiliation;

BRAZIL

 

 

Simiao Vilharva

Clodiodi de Souza

The Guarani-Kaiowá people

According to official local data, in the state of Mato Grosso do Sul, at least 400 indigenous people and 14 indigenous leaders have been murdered, including S. Vilharva and C. de Souza.

The Guarani-Kaiowá people is acutely affected by the poor and inadequate provision of appropriate health care, education and social services. At the same time, most of their lands are located in the Amazon region, and they are entitled by virtue of the Brazilian Constitution of 1988 and international legislations to their ancestral territories.

In its resolution of 24 November 2016, the European Parliament:

- Strongly condemns the violence perpetrated against the indigenous communities of Brazil; deplores the poverty and human rights situation of the Guarani-Kaiowá population in Mato Grosso do Sul;

- Calls on the Brazilian authorities to take immediate action to protect indigenous people’s security and to ensure that independent investigations are carried out into the murder and assault of indigenous people in their attempts to defend their human and territorial rights, so that the perpetrators can be brought to justice;

- Expresses concern about the proposed constitutional amendment 215/2000 (PEC 215), to which Brazilian indigenous peoples are fiercely opposed, given that, if approved, it will threaten indigenous land rights by making it possible for anti-Indian interests related to the agro-business, timber, mining and energy industries to block the new indigenous territories from being recognised;

CAMBODIA

 

 

Sam Rainsy

Kem Sokha

Hong Sok Hour

Pin Ratana

 

Sam Rainsy, the president of the leading opposition party, the CNRP, remains in self-emposed exile and faces trial in absentia, with the acting CNRP president, Kem Sokha, being under investigation. A senator from the opposition, Hong Sok Hour has been under arrest since August 2015.

In its resolution of 9 June 2016, the European Parliament:

- Expresses its deep concerns about the worsening climate for opposition politicians and human rights activists in Cambodia, and condemns all acts of violence, politically motivated charges, arbitrary detention, questioning, sentences and convictions in respect of these individuals;

- Urges the Cambodian authorities to revoke the arrest warrant for, and drop all charges against, opposition leader Sam Rainsy and CNRP members of the National Assembly and Senate, including Senator Hong Sok Hour; calls for the immediate release of the five human rights defenders still in preventive custody, namely Ny Sokha, Nay Vanda, Yi Soksan, Lim Mony and Ny Chakra, for these politicians, activists and human rights defenders to be allowed to work freely without fear of arrest or persecution, and for an end to political use of the courts to prosecute people on politically motivated and trumped-up charges; calls on the National Assembly to reinstate Sam Rainsy, Um Sam An and Hong Sok Hour immediately and to restore their parliamentary immunity;

- Urges the Cambodian authorities to drop all politically motivated charges and other criminal proceedings against ADHOC and other Cambodian human rights defenders, to cease all threats to apply repressive LANGO provisions, together with all other attempts to intimidate and harass human rights defenders and national and international organisations, and to release immediately and unconditionally all those jailed on politically motivated and trumped-up charges;

Ny Sokha, Nay Vanda and Yi Soksan, Ny Chakrya, Soen Sally, Ee Sarom, Thav Khimsan and Rong Chlun

Notable human rights advocates and staffers of national human rights organs and UN agencies are facing charges in politically motivated cases. This is also the case for trade union leaders, such as R. Chlun. This happens in a growing restrictive climate, as the promulgation of the Law on Associations and NGOs (LANGO) and that of the Law on Trade Unions tighten the space for these entities to act.

CHINA

 

 

Gui Minhai, Lui Bo, Zhang Zhiping, Lin Rongji and Lee Po

Gui Minhai, Lui Bo, Zhang Zhiping, Lin Rongji and Lee Po, associated with the publishing house Mighty Current and its bookstore, sold literary works critical of Beijing. They were allegedly abducted by China’s mainland authorities, from Hong Kong and other locations. In early January 2016, Gui Minhai released a media statement in mainland China, maintaining that the travelled voluntarily to mainland China, in what appeared to be a forced confession to an earlier conviction by China.

In the resolution of 04 February 2016, the European Parliament:

- Calls on the Chinese Government to report without delay any information relating to the missing booksellers, and to engage in immediate inclusive and transparent dialogue and communication on the matter between the mainland authorities and those in Hong Kong; notes as a positive development the communication from Lee Po and his reunification with his spouse;

- Expresses its concerns over allegations of mainland China’s law enforcement agencies operating in Hong Kong; recalls that it would be a violation of the Basic Law if mainland law enforcement agencies had been operating in Hong Kong; believes this would be inconsistent with the ‘one country, two systems’ principle; calls on China to respect the guarantees of autonomy granted to Hong Kong in the Basic Law.

Gui Minhai

Gui Minhai, a book publisher and shareholder of the publishing house and of a bookstore selling literary works critical of Beijing, disappeared in Pattaya, Thailand, on 17 October 2015 without trace. Between October and December 2015 four other Hong Kong residents (Lui Bo, Zhang Zhiping, Lam Wing-Kee and Lee Bo) who worked for the same bookstore also disappeared. Apart from Gui Minhai, the other four disappeared ones have returned to Hong kong. There is enough evidence to believe that Chinese authorities detained all detainees, forcing them to record fake confessions in front of TV cameras.

In its resolution of 24 November 2016, the European Parliament:

- Expresses its grave concern over the lack of knowledge of the whereabouts of Gui Minhai; calls for the immediate publication of detailed information on his whereabouts and calls for his immediate safe release and for him to be given the right to communication;

Larung Gar Tibetan Buddhist Academy

The Larung Gar Institute, the largest Tibetan Buddhist centre in the world founded in 1980, is currently facing extensive demolition by the Chinese Government with the objective of downsizing the academy by fifty percent, evicting around 4 600 residents by force and destroying around 1 500 dwellings. The evictees are to be forcibly enrolled in so-called ‘patriotic education’ exercises.

In its resolution of 15 December 2016, the European Parliament:

- Calls on the Chinese authorities to initiate a dialogue and to engage constructively on developments in Larung Gar with the local community and its religious leaders, and to address concerns regarding overcrowded religious institutes by allowing Tibetans to establish more institutes and build more facilities; calls for adequate compensation and the re-housing of Tibetans who have been evicted during the demolitions in Larung Gar at the place of their choice to continue their religious activities;

- Strongly condemns the imprisonment of Ilham Tohti who is serving a life sentence on alleged charges of separatism; deplores the fact that the due process of law was not respected and that he did not benefit from the right to a proper defence; urges the Chinese authorities to respect the norm of granting one visit per month for family members;

- Calls for the immediate and unconditional release of Ilham Tohti and of his supporters detained in relation to his case; further calls for Ilham Tohti’s teaching permit to be restored and for his free movement to be guaranteed within and outside China;

- Is worried about the adoption of the package of security laws and its impact on minorities in China, particularly the law on counter-terrorism that could lead to the penalisation of peaceful expression of Tibetan culture and religion and the law on the management of international NGOs which will come into effect on 1 January 2017 and will place human rights groups under the strict control of the government, as this constitutes a strictly top-down approach instead of encouraging partnership between local and central government and civil society;

Ilham Tohti

Uighur economics professor Ilham Tohti was sentenced to life imprisonment on 23 September 2014 on the charge of alleged separatism after being arrested in January of the same year. There are allegations that the due process of law was not respected, in particular with regard to the right to a proper defence.

In the Xinjiang region, in which the Muslim Uighur ethnic minority is mainly located, has experienced repeated outbreaks of ethnic unrest and violence. Ilham Tohti has always rejected separatism and violence and sought reconciliation based on respect for Uighur culture;

DJIBOUTI

 

 

Omar Ali Ewado

Omar Ali Ewado, was detained incommunicado from 29 December 2015 to 14 February 2016 for publishing a list of the victims of a massacre in which 27 people were killed and more than 150 wounded by the authorities at a cultural celebration in Buldugo on 21 December 2015 and those still missing.

In its resolution of 12 May 2016, the European Parliament:

- Deplores the killings carried out at the cultural ceremony on 21 December 2015 and the ensuing detentions and acts of harassment of human rights defenders and opposition members; expresses its condolences to the families of the victims and demands a full and independent inquiry with a view to identifying and bringing to justice those responsible; reiterates its condemnation of arbitrary detention and calls for the rights of the defence to be respected;

DRC

 

 

Fred Bauma, Yves Makwambala

F. Bauma and Y. Makwambala, human rights activists from the Filimbi (‘Whistle’) movement, were arrested for participating in a workshop intended to encourage Congolese young people to perform their civic duties peacefully and responsibly, were put in jail in May 2015. They were released on 23 August 2016 after a ruling by the Supreme Court of Justice.

In its resolution of 10 March 2016, the European Parliament:

- Expresses deep concern about the deteriorating security and human rights situation in the DRC, and in particular about the continual reports of increasing political violence and the severe restrictions and intimidation faced by human rights defenders, political opponents and journalists ahead of the upcoming electoral cycle; insists on the government’s responsibility to prevent any deepening of the current political crisis or escalation of violence and to respect, protect and promote the civil and political rights of its citizens;

- Strongly condemns any use of force against peaceful, unarmed demonstrators; recalls that freedom of expression, association and assembly is the basis of a dynamic political and democratic life; strongly condemns the increasing restrictions of the democratic space and the targeted repression of members of the opposition, civil society and the media; calls for the immediate and unconditional release of all political prisoners, including Yves Makwambala, Fred Bauma and other Filimbi and LUCHA activists and supporters, and the human rights defender Christopher Ngoyi;

EGYPT

 

 

Giulio Regeni

Giulio Regeni, a 28-year-old Italian doctoral student at Cambridge University, disappeared on 25 January 2016 after leaving his home in Cairo; his body was found on 3 February 2016 next to a road in the outskirts of Cairo. Giulio Regeni was conducting research in Egypt on trade union politics. According to the Italian ambassador to Cairo, G. Regeni was found to have been subjected to severe beating and torture

In its resolution of 10 March 2016, the European Parliament:

- Calls on the Egyptian authorities to provide the Italian authorities with all the documents and information necessary to enable a swift, transparent and impartial joint investigation into the case of Giulio Regeni in accordance with international obligations, and for every effort to be made to bring the perpetrators of the crime to justice as soon as possible;

- Underlines with grave concern that the case of Giulio Regeni is not an isolated incident, but that it occurred within a context of torture, death in custody and enforced disappearances across Egypt in recent years, in clear violation of Article 2 of the EU-Egypt Association Agreement, which states that the relations between the EU and Egypt are to be based on respect for democratic principles and fundamental human rights as set out in the Universal Declaration on Human Rights, which is an essential element of the agreement; calls, therefore, on the European External Action Service (EEAS) and the Member States to raise with the Egyptian authorities the routine practice of enforced disappearances and torture and to press for effective reform of Egypt’s security apparatus and judiciary;

ETHIOPIA

 

 

Bekele Gerba

B. Gerba, Deputy Chairman of the Oromo Federalist Congress (OFC), was arrested on 23 December 2015 and reportedly hospitalised shortly afterwards.

 

In its resolution of 21 January 2016, the European Parliament:

- Strongly condemns the recent use of excessive force by the security forces in Oromia and in all Ethiopian regions, and the increased number of cases of human rights violations; expresses its condolences to the families of the victims and urges the immediate release of all those jailed for exercising their rights to peaceful assembly and freedom of expression;

- Condemns the excessive restrictions placed on human rights work by the Charities and Societies Proclamation, which denies human rights organisations access to essential funding, endows the Charities and Societies Agency with excessive powers of interference in human rights organisations and further endangers victims of human rights violations by contravening principles of confidentiality;

 

Getachew Shiferaw, Yoanathan Teressa and Fikadu Mirkana

These leading activists were arbitrarily arrested, without the Ethiopian authorities presenting any charges when doing so.

 

Eskinder Nega, Temesghen Desalegn, Solomon Kebede, Yesuf Getachew, Woubshet Taye, Saleh Edris and Tesfalidet Kidane

Ethiopia continues to imprison journalists and opposition political party members for their views and opinions, with them having been convicted in unfair trials or are detained without charge.

 

Andargachew Tsege

The British-Ethiopian citizen and leader of an opposition party in exile was arrested in June 2014, after being condemned in absentia to death years earlier. He is still in the death row.

GAMBIA (The)

 

 

Solo Sandeng

Opposition leader and member of the United Democratic Party, was arrested on 14 April 2016 and died in detention shortly after his arrest in suspicious circumstances.

In its resolution of 12 May 2016, the European Parliament:

- Calls for the immediate release of all protestors arrested in relation to the 14 and 16 April 2016 protests; requests that the Government of the Republic of The Gambia ensure due process for any suspects detained on allegations of participating in the attempted unconstitutional change of government; calls on the authorities of The Gambia to guarantee the physical and psychological integrity of these suspects in all circumstances and to secure medical treatment for those injured without delay; expresses its concern regarding the testimonies of torture and ill-treatment of other prisoners;

Ousainou Darboe

O. Darboe was arrested and put in state custody, allegedly suffering from torture.

Alagie Abdoulie Ceesay, Ousman Jammeh, Sheikh Omar Colley, Imam Ousman Sawaneh and Imam Cherno Gassama

Director of the independent radio station Teranga FM, A.A. Ceesay, was arrested on 2 July 2015 by state authorities arbitrarily. The other individuals are former key political figures and religious personalities, and they have also suffered from arbitrary detention by state authorities.

HONDURAS

 

 

Berta Cáceres and Nelson García

On 3 March 2016 Berta Cáceres, a prominent environmentalist and indigenous rights leader and the founder of the Civic Council of Popular and Indigenous Organisations of Honduras (COPINH), was assassinated in her home by unidentified men. Shortly after, on 16 March 2016, Nelson García, also a member of COPINH, was murdered. Both human rights defenders had for many years had resisted the Agua Zacra hydroelectric dam in the Gualcarque River. The Honduran Government has been actively engaged in the investigation of both murderers. However, these deaths come to enlarge the list of human rights defenders killed between 2010 and 2016, amounting to 15 in late 2016.

In its resolution of 14 April 2016, the European Parliament:

- Condemns in the strongest terms the recent assassination of Berta Cáceres, Nelson García and Paola Barraza, as well as each of the earlier assassinations of other human rights defenders in Honduras; extends its sincere condolences to the families and friends of all of those human rights defenders;

- Calls, as a matter of urgency, for immediate, independent, objective and thorough investigations into these and previous murders in order to bring their intellectual and material authors to justice and to put an end to impunity; welcomes the fact that, at the request of the Honduran Government, the investigation into the murder of Ms Cáceres includes representatives of the UN High Commissioner for Human Rights and of the OAS; takes the view that instruments available within the framework of the UN and the IACHR, such as an independent international investigation, as requested by the victims, could help to ensure impartial and fair investigation of these murders;

- Expresses its deep concern at the climate of extreme violence, particularly against LGBTI people and those who defend their rights; stresses the need to carry out immediate, thorough and impartial investigations into the killings of active members of various LGBTI human rights organisations;

Paola Barraza

On 24 January 2016, Paola Barraza was murdered, who was a defender of LGBTI rights, a transexual woman and a member of the Arcoiris association. Her death increases the toll of other prominent LGBTI activists, amounting at least to seven in 2015, and at least 235 since 1994.

CHINA

 

 

Gui Minhai, Lui Bo, Zhang Zhiping, Lin Rongji and Lee Po

Gui Minhai, Lui Bo, Zhang Zhiping, Lin Rongji and Lee Po, associated with the publishing house Mighty Current and its bookstore, sold literary works critical of Beijing. They were allegedly abducted by China’s mainland authorities, from Hong Kong and other locations. In early January 2016, Gui Minhai released a media statement in mainland China, maintaining that the travelled voluntarily to mainland China, in what appeared to be a forced confession to an earlier conviction by China.

In the resolution of 04 February 2016, the European Parliament:

- Calls on the Chinese Government to report without delay any information relating to the missing booksellers, and to engage in immediate inclusive and transparent dialogue and communication on the matter between the mainland authorities and those in Hong Kong; notes as a positive development the communication from Lee Po and his reunification with his spouse;

- Expresses its concerns over allegations of mainland China’s law enforcement agencies operating in Hong Kong; recalls that it would be a violation of the Basic Law if mainland law enforcement agencies had been operating in Hong Kong; believes this would be inconsistent with the ‘one country, two systems’ principle; calls on China to respect the guarantees of autonomy granted to Hong Kong in the Basic Law.

INDIA

 

 

35 crew members, among which Estonians and Britons

On 12 October 2013 the 35-strong crew (including 14 Estonians and 6 Britons, as well as Indians and Ukrainians) of the US-based, Sierra Leone-flagged and privately owned ship the MV Seaman Guard Ohio were arrested in Tamil Nadu state (India) and charged with illegally possessing weapons in Indian waters. Despite attempts to drop the charges against them, the Supreme Court ordered the trial to proceed, which on 12 January 2016 sentenced the 35 sailors to a maximum of five years prison term and a fine of INR 3 000 (EUR 40).

In its resolution of 21 January 2016, the European Parliament:

- Calls on the Indian authorities to ensure that the case of the MV Seaman Guard Ohio crew is dealt with on a basis of full respect for the human and legal rights of the defendants, in line with the obligations enshrined in the various human rights charters, treaties and conventions that India has signed up to.

 

IRAQ

 

 

Yazidi and other minorities

August 2014 ISIS/Daesh attacked Yazidi communities around Sinjar city in Iraq’s Nineveh province, reportedly killing thousands. Several mass graves were found after Kurdish forces retook areas north of Mount Sinjar by December 2014. When the Kurdish forces retook Sinjar city in mid-November 2015, additional killing sites and apparent mass graves were discovered.

The European Parliament recognised on 4 February 2016 that ISIS/Daesh is committing genocide against Christians and Yazidis, among other minorities, which amount to war crimes, crimes against humanity and genocide.

In its resolution of 15 December 2016, the European Parliament:

- Strongly appeals to the international community, in particular to the UN Security Council, to consider the reported mass graves in Iraq as further evidence of genocide and to refer ISIS/Daesh to the International Criminal Court (ICC);

- Is particularly alarmed by the situation of women and children in the conflict, in particular the Yazidi women and children who are victims of persecution, executions, torture, sexual exploitation and other atrocities; insist that a full range of medical services should be made available, in particular for rape victims; calls, as a matter of urgency, for the EU and its Members States to work closely with the World Health Organisation (WHO) and to support it to this end; calls for the immediate release of all women and children who remain captives of ISIS/Daesh.

KAZAKHSTAN

 

 

Guzal Baidalinova and Yulia Kozlova

In December 2015 the Kazakh authorities detained Guzal Baidalinova, a journalist and the owner of the Nakanune.kz online news site, in connection with a criminal case on charges of ‘deliberately publishing false information’. On 29 February 2016 a court acquitted journalist Yulia Kozlova, who also writes for Nakanune.kz.

In its resolution of 10 March 2016, the European Parliament:

- Expresses its concerns about the climate for media and free speech in Kazakhstan; is very concerned about the pressure on independent media outlets and the possible negative implications of new draft legislation on the funding of civil society organisations; points out that freedom of speech for independent media, bloggers and individual citizens is a universal value that cannot be bargained away;

- Regrets the indiscriminate blocking of news, social media and other websites on the grounds that they feature unlawful content, and calls on the Kazakh authorities to ensure that any measure to restrict access to internet resources is based on law; is concerned about the amendments to the Communications Law adopted in 2014;

- Calls on the Kazakh authorities to quash the convictions of bloggers, including Ermek Narymbaev, Serikzhan Mambetalin and Bolatbek Blyalov; calls for the release of Guzal Baidalinova; calls for an end to the harassment of Seytkazy and Aset Matayev; points out, in this connection, that cases involving journalists should be public and that there should be no harassment during the proceedings;

- Is deeply worried about the disrespect and violation of prisoners’ rights in Kazakhstan’s prison system; is concerned about the physical and mental well-being of prisoners Vladimir Kozlov, Vadim Kuramshin (who won the Ludovic Trarieux International Human Rights Prize 2013) and Aron Atabek, who have been convicted on political grounds, and demands that they receive immediate access to necessary medical treatment and are allowed regular visits, including by family members, legal representatives and representatives of human rights and prisoners’ rights organisations;

 

Seytkazy Matayev and Aset Matayev

The head of the National Press Club and journalists’ union, Seytkazy Matayev, underwent a criminal investigation accused of corruption of public funds.

Ermek Narymbaev and Serikzhan Mambetalin, Bolatbek Blyalov

Ermek Narymbaev and Serikzhan Mambetalin were convcited on 22 January 2016 on charges of ‘inciting national discord’ to three years and two years in prison respectively. Bolatbek Blyalov was put under limited house arrest on similar grounds

Vladimir Kozlov, Vadim Kuramshin and Aron Atabek

V. Kozlov, C. Kuramshin and A. Atabek, human rights defenders and lawyers, were convicted on political grounds, and are being deprived of their rights as prisoners.

MALAWI

 

 

Persons with albanism

PWA are facing some of the most extreme forms of persecution and human rights violations, ranging from widespread societal discrimination, verbal abuse and exclusion from public services to killings, abductions, rape and mutilations; whereas human rights observers reported 448 attacks on albinos in 2015 alone across 25 African countries.

It is highly likely that these numbers are underestimated as the authorities do not systematically monitor and document such crimes or lack the capacity and resources to conduct thorough investigations.

In its resolution of 7 July 2017, the European Parliament:

- Expresses its deep concern at the continuous and widespread discrimination and persecution faced by persons with albinism in Africa, in particular following the recent rise in violence in Malawi; strongly condemns all killings, abductions, mutilations and other inhuman and degrading treatment suffered by PWA and expresses its condolences and solidarity to the families of the victims; condemns also any speculative trading in PWA’s body parts;

- Deplores the silence and inertia surrounding these events; recalls that the primary responsibility of a state is to protect its citizens, including vulnerable groups, and urges the Government of Malawi and the authorities of all the countries affected to take all the necessary measures to eliminate all forms of violence and discrimination against PWA and protect their dignity, human rights and well-being, as well as those of their family members.

MYANMAR

 

 

The Rohingya people

Approximately one million Rohingya are one of the world’s most persecuted minorities, and have been officially stateless since the 1982 Burmese Citizenship Law. The Rohingya are unwanted by the Myanmar authorities and by neighbouring countries, although some of the latter host large refugee populations.

The UN High Commissioner for Human Rights Zeid Ra’ad Al Hussein, in his report of 20 June 2016, described the continued serious rights violations against the Rohingya, including arbitrary deprivation of nationality, which renders them stateless, severe restriction of freedom of movement, threats to life and security, denial of the rights to health and education, forced labour, sexual violence and limitations on their political rights, ‘which may amount to crimes against humanity’.

In its resolution of 7 July 2016, the European Parliament:

- Reiterates its deepest concern about the plight of Rohingya refugees in South-East Asia and calls for regional and international mobilisation to provide them with urgent assistance in their extremely vulnerable situation; expresses its condolences to the families of victims of human traffickers, violence and lack of protection from official authorities in destination countries;

- Calls on the Government of Myanmar to safeguard the Rohingya people from any form of discrimination and to end impunity for violations against the Rohingya; recalls the long-overdue statement of 18 May 2015 by the spokesperson for Ms Suu Kyi’s party, the NLD, that the Government of Myanmar should grant citizenship to the Rohingya minority; calls on Ms Suu Kyi, a winner of the Sakharov Prize, to use her key positions in the Government of Myanmar to improve the situation of the Rohingya minority.

The Rohingya people

On 9 October 2016 gunmen attacked three police outposts near the Bangladesh border, leaving nine police officers dead and many weapons missing; whereas the Government of Myanmar claimed the gunmen were Rohingya militiamen and, following this, declared Maungdaw district an ‘operation zone’ with curfews and other severe restrictions, including for journalists and outside observers, who are not allowed to access the area.

According to human rights organisations, local sources report serious human rights abuses by government forces in the so-called operation zone. The Government of Myanmar has reported the deaths of 69 alleged militants and 17 members of the security forces, a claim which cannot be independently verified due to access restrictions.

In its resolution of 15 December 2016, the European Parliament:

- Is extremely concerned about the reports of violent clashes in northern Rakhine State and deplores the loss of lives, livelihoods and shelter and the reported disproportionate use of force by the armed forces of Myanmar; confirms that the Myanmar authorities have a duty to investigate the 9 October 2016 attacks and prosecute those responsible, but that this must be done in accordance with human rights standards and obligations;

- Recommends that the governments of the countries that cope with the influx of Rohingya refugees cooperate closely with the UNHCR, which has the technical expertise to screen for refugee status and the mandate to protect refugees and stateless people; urges those countries to respect the principle of non-refoulement and not to push the Rohingya refugees back, at least until a satisfactory and dignified solution for their situation has been found; calls in particular upon Bangladesh to allow the entry of Rohingya refugees, whilst acknowledging the efforts already made by Bangladesh to host several hundred thousand refugees.

NIGERIA

 

 

Victims of Boko Haram

Boko Haram killed at least 8 200 civilians in 2014 and 2015. It is estimated that more than 2,6 million people have been displaced and more than 14,8 million affected by the Boko Haram insurgency.

Around 270 schoolgirls were abducted by Boko Haram on 14-15 April 2014 from a school in Chibok, north-east Nigeria, and whereas the majority are still missing. It is feared that most were forced to either marry insurgents or to become insurgents themselves, subjected to sexual violence or sold into slavery, and non-Muslim girls were forced to convert to Islam. Boko Haram has abducted more than 2 000 women and girls since 2009, including around 400 from Damasak in Borno state on 24 November 2014.

In its resolution of 14 April 2016, the European Parliament:

- Strongly condemns the recent violence and attacks by Boko Haram, and calls on the Federal Government to protect its population and address the root causes of the violence by ensuring equal rights for all citizens, including by addressing the issues of inequality, control of fertile farmlands, unemployment and poverty; rejects any violent retaliation in breach of humanitarian law perpetrated by the Nigerian military; welcomes, however, the Nigerian Army’s ‘Safe Corridor’ programme designed to rehabilitate Boko Haram fighters;

- Calls on the Nigerian Government to develop a comprehensive strategy that addresses the root causes of terrorism, and to investigate, as promised, evidence that the Nigerian military might have committed human rights violations; welcomes the Abuja Security Summit, to take place in May 2016, and calls on all stakeholders to identify concrete, viable solutions to fight terrorism without sacrificing respect for human rights and democracy; further underlines the importance of regional cooperation in addressing the threat posed by Boko Haram;

PAKISTAN

 

 

Asia Bibi

Asia Bibi has been charged with a blasphemy crime and sentenced to death. Her case is embedded in a more general atmosphere of lack of freedom of religion and belief, where Christians and other minorities face not only persecution by extremists, but also legal discrimination, in particular through Pakistan’s blasphemy laws, which are discriminatory and are widely misused by those with personal and political motives.

Certain student unions at the universities and the Khatm-e-Nubuwwat Lawyers’ Forum, are reportedly the driving force behind the rise in prosecutions for blasphemy charges in the Pakistani courts and is against any attempts by legislators to reform the relevant law.

In its resolution of 14 April 2016, the European Parliament:

- Expresses deep concern at the systemic and grave violations of freedom of religion and belief in Pakistan; stresses the importance of respect for the fundamental rights of all religious and ethnic minorities living in Pakistan so that they can continue to live in dignity, equality and safety, and practise their religion in complete freedom without any kind of coercion, discrimination, intimidation or harassment, in accordance with the founding principles of Pakistan;

 

PHILIPPINES (The)

 

 

Victims of the war on drugs

During his election campaign and first days in office, President Duterte repeatedly urged law enforcement agencies and the public to kill suspected drug traffickers who did not surrender, as well as drug users.

Figures released by the Philippine National Police show that from 1 July to 4 September 2016 police killed over a thousand suspected drug pushers and users, and whereas further police statistics attribute the killing of over a thousand alleged drug dealers and users in the past two months to unknown gunmen; whereas, as reported by Al Jazeera, more than 15 000 drug suspects have been arrested, mostly on the basis of hearsay and allegations put forward by fellow citizens, and whereas almost 700 000 have surrendered ‘voluntarily’ to police and registered for treatment under the Tokhang programme in order to avoid being targeted by police or vigilantes.

In its resolution of 15 September 2016, the European Parliament:

- Understands that in the Philippines millions of people are negatively affected by the high level of drug addiction and its consequences; expresses its strongest concerns, however, at the extraordinarily high numbers killed during police operations and by vigilante groups in the context of an intensified anti-crime and anti-drug campaign targeting drug dealers and users, and urges the Government of the Philippines to put an end to the current wave of extrajudicial executions and killings;

- Urges the Philippine Government to condemn the actions of vigilante groups and to investigate their responsibility for the killings; urges the Philippine authorities to conduct an immediate, thorough, effective and impartial investigation in order to identify all those responsible, to bring them before a competent and impartial civil tribunal and to apply the penal sanctions provided for by the law.

RUSSIA

 

 

Ildar Dadin

In early December 2015 the Russian opposition activist Ildar Dadin was sentenced to three years in jail after organising a series of peaceful anti-war protests and assemblies, being the first person in Russia to be convicted under a tough public assembly law adopted in 2014.

Ildar Dadin was sentenced to two years and a half on appeal, and has reporterdly suffered repeated torture, beatings, inhumane treatment and threats of murder at the hands of the Russian authorities.

The number of political prisoners in Russia has significantly increased in recent years, which was in November 2016 of 102, according to the Memorial Human Rights Centre. At the same time, Russia is severely tightening its control and repression over human rights organisations.

In its resolution of 24 November 2016, the European Parliament:

- Urges the Russian authorities to conduct a thorough and transparent investigation of the allegations made by Ildar Dadin of torture and ill-treatment, with the participation of independent human rights experts; calls for an independent investigation into the allegations of torture, abuse and degrading and inhumane treatment on the part of state officials in Russian detention facilities, labour camps and prisons;

- Reminds Russia of the importance of full compliance with its international legal obligations, as a member of the Council of Europe and the Organisation for Security and Cooperation in Europe, and with fundamental human rights and the rule of law as enshrined in various international treaties and agreements that Russia has signed and is party to; underlines that the Russian Federation can be considered a reliable partner in the sphere of international cooperation only if it keeps up its obligations under international law; in this regard, expresses its concern over the presidential decree withdrawing Russia from the Rome Statute of the ICC;

RWANDA

 

 

Victoire Ingabire

On 30 October 2012 Victoire Ingabire, President of the Unified Democratic Forces (UDF), was sentenced to eight years’ imprisonment for conspiracy to harm the authorities using terrorism, and for minimising the 1994 genocide, on the basis of relations with the Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR).

In September 2016 a delegation from the European Parliament was denied access to jailed opposition leader Victoire Ingabire.

Human rights organisations have denounced the first-instance trial of Victoire Ingabire, as serious irregularities were observed and she was treated unfairly. In its report, Amnesty International points to prejudicial public statements made by the Rwandan President in advance of her trial, and a reliance on confessions from detainees in Camp Kami where torture is alleged to be used.

In 2015, Ms Ingabire appealed to the African Court on Human and Peoples’ Rights, accusing the Rwandan Government of violating her rights. In March 2015, Rwanda withdrew from the jurisdiction of the African Court, claiming that Rwanda’s courts were capable of dealing with all local cases. On year later, the Rwandan Government withdrew its declaration allowing individuals to file complaints directly with the African Court on Human and Peoples’ Rights, only days before judges were to hear a case brought against the Rwandan Government by Victoire Ingabire.

In its resolution of 6 October 2016, the European Parliament:

- Strongly condemns politically motivated trials, the prosecution of political opponents and the prejudging of the outcome of the trial; urges the Government of Rwanda to extend economic and social achievements to the field of human rights in order to fully move towards a modern and inclusive democracy; urges the Rwandan authorities to ensure that Victoire Ingabire’s appeal process is fair and meets the standards set under Rwandan and international law; underlines that trials and the charges brought against accused persons cannot be based on vague and imprecise laws, and the misuse thereof, as is occurring in the case of Victoire Ingabire;

- Expresses its deep concerns at the Rwandan Supreme Court’s denial of appeal and judgement sentencing Victoire Ingabire to 15 years’ imprisonment and at the worsening conditions of her detention; believes that the appeal process conducted in Rwanda did not meet international standards, including Ms Ingabire’s right to presumption of innocence;

- Stresses that Rwanda’s withdrawal in March 2016 from the jurisdiction of the African Court on Human and Peoples’ Rights (ACHPR) just a few days prior to the hearing of the appeal case by Ms Ingabire is circumstantial and is aimed at limiting the direct access of individuals and NGOs to the Court;

- Urges the Rwandan authorities to step up their efforts to investigate the cases of Illuminée Iragena, John Ndabarasa, Léonille Gasangayire and other individuals who are feared to have been forcibly disappeared, to reveal their whereabouts and release or try them, if they are in detention, as well as to ensure the fairness of the trials of actual or suspected government opponents or critics, including those of Frank Rusagara, Joel Mutabazi, Kizito Mihigo and their respective co-accused;

Illuminée Iragena and Léonille Gasengayire

FDU-Inkingi, V. Ingabire’s party, is not able to register as a political party and several of its members were threatened, arrested or detained, including Illuminée Iragena and Léonille Gasengayire

SUDAN

 

 

Khalfálah Alafif Muktar, Arwa Ahmed Elrabie, Al-Hassan Kheiry, Imani-Leyla Raye, Abu Hureira Abdelrahman, Al-Baqir Al-Afif Mukhtar, Midhat Afifadeen and Mustafa Adam

On 29 February 2016 the NISS brutally raided the Khartoum Centre for Training and Human Development (TRACKS), a civil society organisation, following which the director Khalfálah Alafif Muktar and activists Arwa Ahmed Elrabie, Al-Hassan Kheiry, Imani-Leyla Raye, Abu Hureira Abdelrahman, Al-Baqir Al-Afif Mukhtar, Midhat Afifadeen and Mustafa Adam were arrested and charged with criminal conspiracy and waging war against the state, charges which carry the death penalty.

In its resolution of 6 October 2016, the European Parliament:

- Condemns the arbitrary arrest and detention of activists and the ongoing detention of human rights defenders and journalists in Sudan; urges the Government of Sudan to guarantee the peaceful exercise of the freedoms of expression, association and assembly; underlines that the National Dialogue will only succeed if carried out in an atmosphere in which the freedoms of expression, media, association and assembly are guaranteed;

- Reaffirms that freedom of religion, conscience or belief is a universal human right that needs to be protected everywhere and for everyone; demands that the Sudanese Government repeal any legal provisions that penalise or discriminate against individuals for their religious beliefs, especially in the case of apostasy and especially concerning Czech Christian aid worker Petr Jašek, Sudanese pastors Hassan Abduraheem Kodi Taour, Kuwa Shamal and Darfuri graduate student Abdulmonem Abdumawla Issa Abdumawla.

Petr Jašek, Hassan Abduraheem Kodi Taour, Kuwa Shamal and Abdulmonem Abdumawla Issa Abdumawla

Petr Jašek, Hassan Abduraheem Kodi Taour, Kuwa Shamal and Abdulmonem Abdumawla Issa Abdumawla were detained and faced trial on charges of highlighting alleged Christian suffering in war-ravaged areas of Sudan.

TAJIKISTAN

 

 

Abubakr Azizkhodzhaev, Zaid Saidov, Umarali Kuvatov and Maksud Ibragimov

Abubakr Azizkhodzhaev was detained in February 2016 after raising critical concerns about corrupt business practices. Zaid Saidov was sentenced to 29 years in prison in prosecutions linked to his having run for office in the November 2013 presidential elections. Umarali Kuvatov was killed in Istanbul in March 2015 and Maksud Ibragimov was stabbed and kidnapped in Russia before being returned to Tajikistan and sentenced in July 2015 to 17 years’ imprisonment.

In its resolution of 9 June 2016, the European Parliament:

- Calls for the release of all those imprisoned on politically motived charges, including Abubakr Azizkhodzhaev, Zaid Saidov, Maksud Ibragimov, IRPT deputy leaders Mahmadali Hayit and Saidumar Hussaini, and 11 other IRPT members;

- Urges the Tajik authorities to quash the convictions of, and to release, attorneys and lawyers, including Buzurgmehr Yorov, Nodira Dodajanova, Nuriddin Mahkamov, Shukhrat Kudratov and Firuz and Daler Tabarov;

- Urges the authorities of Tajikistan to give defence attorneys and political figures fair, open and transparent trials, to provide substantive protections and procedural guarantees in accordance with Tajikistan’s international obligations and to authorise the reinvestigation by international organisations of all reported violations of human rights and dignity; calls for all those imprisoned or detained to be granted access to independent legal services, together with the right to meet their family members regularly; recalls that, for every sentence issued, clear evidence must be presented to justify the criminal charges brought against the defendant.

Mahmadali Hayit, Saidumar Hussaini, Buzurgmehr Yorov, Nodira Dodajanova, Nuriddin Mahkamov, Shukhrat Kudratov and Firuz and Daler Tabarov

Tajikistan’s political opposition have been systematically targeted; In September 2015 the Islamic Renaissance Party of Tajikistan (IRPT) was banned after being linked to a failed coup earlier that month.

On 2 June 2016 the Supreme Court in Dushanbe sentenced Mahmadali Hayit and Saidumar Hussaini, deputy leaders of the banned IRPT, to life imprisonment on charges of having been behind an attempted coup in 2015.

Several lawyers who applied to act as defence attorneys for IRPT defendants have received death threats and have been arrested, detained and imprisoned; whereas the arrests of Buzurgmehr Yorov, Nodira Dodajanova, Nuriddin Mahkamov, Shukhrat Kudratov and Firuz and Daler Tabarov raise major concerns about compliance with international standards relating to the independence of lawyers, closed trials and limited access to legal representation.

THAILAND

 

 

Andy Hall

The workers’ rights defender Mr Andy Hall, an EU citizen, was sentenced on 20 September 2016 to a three-year suspended jail term and fined THB 150 000 after contributing to a report by Finnish NGO Finnwatch exposing labour rights violations in a Thai pineapple processing plant, Natural Fruit Company Ltd.

Andy Hall was formally indicted for criminal defamation and a computer crime relating to the online publication of the report, and whereas Mr Hall’s two criminal cases were allowed to proceed through the Thai judicial system.

On 18 September 2015 the Prakanong Court in Bangkok, ruling in favour of Mr Hall, upheld the dismissal of the other criminal defamation proceedings brought against him, which have been appealed by Natural Fruit Company Ltd and the Thai Attorney General and which are currently before the Supreme Court

In its resolution of 6 October 2016, the European Parliament:

- Calls on the Thai Government to take all necessary measures to ensure that the rights – including the right to a fair trial – of Mr Hall and other human rights defenders are respected and protected, and to create an enabling environment conducive to the enjoyment of human rights and, specifically, to ensure that the promotion and protection of human rights are not criminalised;

- Calls on the Thai authorities to ensure that the country’s defamation laws are compliant with the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR), to which it is a state party, and also to revise the Computer Crime Act, the current wording of which is too vague.

UKRAINE

 

 

Crimean Tatars

The Russian Federation has illegally annexed Crimea and Sevastopol and therefore violated international law, including the UN Charter, the Helsinki Final Act, the 1994 Budapest Memorandum and the 1997 Treaty of Friendship, Cooperation and Partnership between the Russian Federation and Ukraine.

Targeted abuses have been registered against the Tatar community, the majority of which opposed the Russian takeover and boycotted the so-called referendum on 16 March 2014, particularly through the enforcement of Russia’s vague and overly broad ‘antiextremist’ legislation to intimidate or silence critics; whereas these abuses include abduction, forced disappearance, violence, torture and extrajudicial killings that the de facto authorities have failed to investigate and prosecute

In its resolution of 4 February 2016, the European Parliament:

- Condemns the severe restrictions on the freedoms of expression, association and peaceful assembly, including at traditional commemorative events such as the anniversary of the deportation of the Crimean Tatars by Stalin’s totalitarian Soviet Union regime and cultural gatherings of the Crimean Tatars; stresses that, in line with international law, the Tatars, as an indigenous people of Crimea, have the right to maintain and strengthen their distinct political, legal, economic, social and cultural institutions; calls for respect for the Mejlis as the legitimate representation of the Crimean Tatar community, and for avoidance of any harassment and systematic persecution of its members; expresses concern at the infringement of their property rights and liberties, their intimidation and incarceration, and disrespect of their civic, political and cultural rights; notes with equal concern the restrictive re-registration requirements for media outlets, as well as for civil society organisations;

- Calls on the Russian Federation authorities and the de facto authorities in Crimea, which are bound by international humanitarian law and international human rights law, to grant unimpeded access to Crimea for international institutions and independent experts from the OSCE, the United Nations and the Council of Europe, as well as for any human rights NGOs or news media outlets that wish to visit, assess and report on the situation in Crimea; calls on the Council and the EEAS to put pressure on Russia in this regard; welcomes the decision of the Secretary General of the Council of Europe to send his Special Representative for Human Rights to Crimea, as this was the first visit following the Russian annexation and is expected to provide a fresh assessment of the situation on the ground; looks forward to his findings; stresses that any international presence on the ground should be coordinated with Ukraine;

Crimean Tatars

On 26 April 2016 the so-called Supreme Court of Crimea ruled in favour of a request by the so-called Prosecutor-General of Crimea, Natalia Poklonskaya, accusing the Mejlis, which had been the representative body of the Crimean Tatars since its establishment in 1991 and had enjoyed full legal status since May 1999, of extremism, terrorism, human rights violations, illegal actions and acts of sabotage against the authorities

The Mejlis has now been declared an extremist organisation and included in the Russian Justice Ministry’s list of NGOs whose activities must be suspended. The activities of the Mejlis have consequently been banned in Crimea and in Russia.

The decision of the so-called Prosecutor-General and so-called Supreme Court of Crimea are intrinsic parts of the policy of repression and intimidation on the part of the Russian Federation, which is punishing this minority for its loyalty towards the Ukrainian state during the illegal annexation of the peninsula in 2014.

In its resolution of 12 May 2016, the European Parliament:

- Strongly condemns the decision of the so-called Supreme Court of Crimea to ban the Mejlis of the Crimean Tatar People, and demands its immediate reversal; considers this decision to constitute systemic and targeted persecution of the Crimean Tatars, and to be a politically motivated action aimed at further intimidating the legitimate representatives of the Tatar community; stresses the importance of this democratically elected decision-making body representing the Crimean Tatar people;

- Points out that the ban on the Mejlis of the Crimean Tatar People, which is the legitimate and recognised representative body of the indigenous people of Crimea, will provide fertile ground for stigmatising the Crimean Tatars, further discriminating against them and violating their human rights and basic civil liberties, and is an attempt to expel them from Crimea, which is their historical motherland; is concerned that the branding of the Mejlis as an extremist organisation may lead to additional charges in accordance with provisions of the Criminal Code of the Russian Federation;

- Recalls that the banning of the Mejlis means that it will be prohibited from convening, publishing its views in the mass media, holding public events or using bank accounts; calls for the EU to provide financial support for the activities of the Mejlis while it is in exile; calls for increased financing for human rights organisations working on behalf of Crimea;

 

VIETNAM

 

 

Lê Thu Hà, Nguyễn

Văn Đài, Trần Minh Nhật, Trần Huỳnh Duy Thức, Thích Quảng Độ,

Vietnamese lawyer and human rights activist, Lê Thu Hà, was arrested on 16 December 2015, at the same time as a prominent fellow human rights lawyer, Nguyễn Văn Đài, who was arrested for conducting propaganda against the state.

On 22 February 2016 human rights defender Trần Minh Nhật was attacked by a police officer at his home in Lâm Hà district, Lâm Đồng Province. Trần Huỳnh Duy Thức, who was imprisoned in 2009 after a trial with no meaningful defence, received a sentence of 16 years followed by five years under house arrest. There is serious concern for the deteriorating health of Buddhist dissident Thích Quảng Độ, who was currently under house arrest.

In its resolution of 9 June 2016, the European Parliament:

- Calls on the Government of Vietnam to put an immediate stop to all harassment, intimidation, and persecution of human rights, social and environmental activists; insists that the government respect these activists’ right to peaceful protest and release anyone still wrongfully held; asks for the immediate release of all activists who have been unduly arrested and imprisoned such as Lê Thu Hà, Nguyễn Văn Đài, Trần Minh Nhật, Trần Huỳnh Duy Thức and Thích Quảng Độ;

- Condemns the conviction and harsh sentencing of journalists and bloggers in Vietnam such as Nguyễn Hữu Vinh and his colleague Nguyễn Thị Minh Thúy, and Đặng Xuân Diệu, and calls for their release;

- Deplores the continuing violations of human rights in Vietnam, including political intimidation, harassment, assaults, arbitrary arrests, heavy prison sentences and unfair trials, perpetrated against political activists, journalists, bloggers, dissidents and human rights defenders, both on- and offline, in clear violation of Vietnam’s international human rights obligations;

Kim Quốc Hoa

The former editor-in-chief of the newspaper Người Cao Tuổi, had his journalist’s licence revoked in early 2015 and was later prosecuted under Article 258 of the criminal code for abusing democratic freedoms, after the newspaper exposed a number of corrupt officials.

ZIMBABWE

 

 

Promise Mkwananzi and Linda Masarira

In May 2016 thousands of demonstrators – informal traders, unemployed young people and, now, professional people – have taken to the streets in a number of urban centres across Zimbabwe to protest against job losses, mass unemployment and the government’s failure to meet people’s basic economic expectations, namely a labour market that provides jobs, a public workforce that is paid on time, a trustworthy stable currency and an affordable price regime.

The protest movement led by clergyman Evan Mawarire, using the hashtag #ThisFlag, has drawn support from churches and the middle class, which had hitherto tended to steer clear of street politics.

On 6 July 2016 the opposition movement #ThisFlag called for a national ‘stay-away’ day in protest against the government’s inaction against corruption, impunity and poverty. This resulted in a massive shutdown of most shops and businesses in the capital and led to a severe crackdown by the authorities.

Promise Mkwananzi, the leader of #Tajamuka, a social movement linked to the July stay-away, who was arrested and charged for inciting public violence, has been released on bail. #Tajamuka activist, Linda Masarira, was arrested during the protest in July 2016.

In its resolution of 15 September 2016, the European Parliament:

- Expresses serious concern about the increase in violence against demonstrators in Zimbabwe in recent months; notes with alarm the recently announced one-month ban on demonstrations; calls on the government and all parties in Zimbabwe to respect the right to demonstrate peacefully in order to address genuine concerns, and urges the Zimbabwean authorities to investigate allegations of excessive use of force and other human rights abuses by elements within the Zimbabwe police, and to hold them to account;

- Expresses its continued concern about the abduction of Itai Dzamara; demands that habeas corpus be respected and that those responsible for his abduction be brought to justice;


ANNEX II: LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2016 and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

Country

Date of adoption in plenary

Title

Africa

Ethiopia +(1)

21.01.2016

Ethiopia

Libya *(2)

04.02.2016

Situation in Libya

Egypt +

10.03.2016

Egypt, notably the case of Giulio Regeni

DRC +

10.03.2016

The Democratic Republic of the Congo

DRC *

01.12.2016

Situation in the Democratic Republic of the Congo

Nigeria +

14.04.2016

Nigeria

The Gambia +

12.05.2016

The Gambia

Djibouti +

12.05.2016

Djibouti

Malawi +

07.07.2016

Situation of persons with albinism in Africa, notably in Malawi

Somalia (no individual cases or minority) +

15.09.2016

Somalia

Zimbabwe +

15.09.2016

Zimbabwe

Sudan +

06.10.2016

Sudan

Rwanda +

06.10.2016

Rwanda, the case of Victoire Ingabire

Americas

Honduras +

14.04.2016

Honduras: situation of human rights defenders

Brazil +

24.11.2016

Situation of the Guarani-Kaiowá in the Brazilian state of Mato Grosso do Sul

Asia

North Korea (no individual cases or minority) +

21.01.2016

North Korea

India +

21.01.2016

EU citizens under detention in India, notably Estonian and UK seamen

China +

04.02.2016

The case of the missing book publishers in Hong Kong

Kazakhstan +

10.03.2016

Freedom of expression in Kazakhstan

Pakistan +

14.04.2016

Pakistan, in particular the attack in Lahore

Cambodia +

09.06.2016

Cambodia

Tajikistan +

09.06.2016

Tajikistan: situation of prisoners of conscience

Vietnam +

09.06.2016

Vietnam

Myanmar +

07.07.2016

Myanmar, notably the situation of the Rohingya

The Philippines +

15.09.2016

The Philippines

Thailand +

06.10.2016

Thailand, notably the situation of Andy Hall

China +

24.11.2016

The case of Gui Minhai, jailed publisher in China

Myanmar +

15.12.2016

The situation of the Rohingya minority in Myanmar

China +

15.12.2016

The cases of the Larung Gar Tibetan Buddhist Academy and Ilham Tohti

Europe

Ukraine +

04.02.2016

Human rights situation in Crimea, in particular of the Crimean Tatars

Ukraine +

12.05.2016

Crimean Tatars

Turkey *

27.10.2016

Situation of Journalists in Turkey

Russia +

24.11.2016

The case of Ildar Dadin, prisoner of conscience in Russia

Middle East

Bahrain +

04.02.2016

Bahrain: the case of Mohammed Ramadan

Bahrain +

07.07.2016

Bahrain

Syria *

06.10.2016

Situation in Syria

Iraq *

27.10.2016

Situation in Northern Iraq/Mosul

Syria *

26.11.2016

Situation in Syria

Iraq +

15.12.2016

Mass graves in Iraq

Yemen *

25.02.2016

Situation in Yemen

Cross-cutting issues

UNHRC sessions

21.01.2016

EU priorities for the UNHRC sessions in 2016

Persecution of religious minorities

04.02.2016

Systematic mass murder of religious minorities by ISIS

Migration

12.04.2016

The situation in the Mediterranean and the need for a holistic EU approach to migration

International Humanitarian Law

28.04.2016

Attacks on hospitals and schools as violations of international humanitarian law

Women & migration

08.03.2016

The situation of women refugees and asylum seekers in the EU

Trafficking

12.05.2016

Preventing and combating trafficking in human beings

Trafficking

05.07.2016

The fight against trafficking in human beings in the EU’s external relations

Torture

04.10.2016

Trade in certain goods which could be used for capital punishment, torture or other treatment or punishment

Migration

25.10.2016

Human rights in migration in third countries

Women

13.12.2016

Rights of Women in the Eastern Partnership States

Corporate liability and human rights

25.10.2016

Corporate liability for serious human rights abuses in third countries

Social and environmental standards and human rights

05.07.2016

Social and environmental standards, human rights and corporate responsibility

(1)

+ - urgency resolution according to rule 135, EP RoP

(2)

* - resolutions with human rights-related issues


PARERE della commissioneper i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (7.11.2017)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2017/2122(INI))

Relatore per parere: Jordi Solé

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l'UE ha assunto l'impegno di promuovere la parità di genere e di garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni;

B.  considerando che, in tempi di conflitto armato, le donne e i minori, compresi le donne e i minori rifugiati, sono tra i gruppi più vulnerabili della società;

C.  considerando che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si fondano su diritti umani basilari e sono elementi essenziali della dignità umana; che tali diritti non sono ancora garantiti in ogni parte del mondo;

D.  considerando che la violenza nei confronti di donne, ragazze e bambine è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo e interessa tutti i livelli sociali, indipendentemente dall'età, dal livello d'istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale o dal paese di origine o residenza, e costituisce una barriera di prim'ordine all'uguaglianza di genere;

E.  considerando che la strategia dell'UE in materia di uguaglianza tra uomini e donne prevede l'integrazione della parità di genere nelle sue politiche commerciali;

1.  ricorda che l'uguaglianza tra uomini e donne rappresenta un principio fondamentale dell'Unione europea e degli Stati membri e che l'integrazione della dimensione di genere, così come sancito dai trattati, è uno degli obiettivi principali dell'Unione; chiede pertanto alla Commissione di integrare la dimensione di genere in tutti gli atti legislativi, gli orientamenti, le azioni e i finanziamenti dell'UE come principio cardine dell'Unione, prestando particolare attenzione alle politiche dell'UE in materia di relazioni esterne; sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'UE e del consigliere principale del SEAE per le questioni di genere, garantendo un bilancio specificatamente destinato alla sua area di competenza;

2.  ricorda che il piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo è uno degli strumenti fondamentali dell'UE per migliorare la parità di genere nei paesi terzi e, pertanto, ritiene che il secondo piano d'azione per la parità di genere dovrebbe assumere la forma di una comunicazione della Commissione; invita la Commissione a tenere conto della risoluzione del Parlamento sul rinnovamento del piano d'azione per la parità di genere;

3.  chiede alla Commissione di inserire nei trattati di libero scambio con Paesi terzi dove sono carenti o assenti i diritti delle donne, clausole che invitino tali Stati ad attuare politiche attive per il riconoscimento di tali diritti;

4.  esorta gli Stati membri e la Commissione a fornire un sostegno continuo volto a proteggere i difensori dei diritti umani, le organizzazioni femminili e donne leader quali soggetti attivi impegnati nella promozione e nella protezione dei diritti delle donne, nonché nella sensibilizzazione su questo tema;

5.  esorta il SEAE a garantire che i risultati della 61a sessione della Commissione sulla condizione femminile (CSW) saranno inclusi nelle sue politiche e forniranno un nuovo impulso alla promozione dell'"emancipazione economica delle donne" per contrastare le disparità di genere nel mondo del lavoro che cambia;

6.  pone l'accento sul contributo positivo apportato dall'emancipazione delle donne nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile e di una società inclusiva, equa e pacifica; evidenzia che l'attenzione all'uguaglianza di genere e all'emancipazione delle donne è esplicita in tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e che sarebbe opportuno compiere maggiori sforzi al fine di perseguire la piena realizzazione dei diritti delle donne e l'effettiva attuazione delle politiche a sostegno della loro emancipazione economica e sociale e della loro partecipazione ai processi decisionali; sottolinea che occorrerebbe prestare particolare attenzione all'"emancipazione delle donne indigene";

7.  segnala che le donne dovrebbero essere incoraggiate a organizzarsi, mediante sindacati, e che non dovrebbero essere discriminate nella ricerca di finanziamenti per le imprese;

8.  raccomanda vivamente di porre l'istruzione alla base delle politiche del SEAE al fine di garantire a tutti i minori l'accesso pieno e paritario all'istruzione, soprattutto nel contesto di crisi umanitarie e migratorie e conflitti in cui i minori possono essere privati dell'istruzione di base; sottolinea la necessità di adoperarsi in particolare per consentire alle ragazze un accesso all'istruzione privo di rischi;

9.  esorta il SEAE a promuovere il ruolo delle donne come costruttrici di pace, a incoraggiare la partecipazione delle donne alla leadership e al processo decisionale e a porre tali compiti al centro della strategia globale e dei dialoghi politici dell'UE, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti e la promozione dei diritti umani e della riforma democratica nella ricostruzione post-conflitto;

10.  esprime preoccupazione per la situazione vulnerabile dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, in particolare le donne e i bambini, nonché dei gruppi marginalizzati, e chiede lo sviluppo urgente di canali legali, sicuri e adeguati per la migrazione, adottando al contempo tutte le misure necessarie a garantire la loro protezione, quali la consulenza legale, il sostegno psicologico, spazi sicuri per le donne e i minori e l'accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, compreso l'aborto in condizioni di sicurezza, nonché altri servizi sanitari; sottolinea la necessità di procedure di ricongiungimento familiare per riconoscere diritti individuali alle donne e alle ragazze che si ricongiungono alle loro famiglie nell'UE, in modo da garantire che esse non siano costrette a dipendere da una relazione potenzialmente violenta con un familiare di sesso maschile per poter accedere alla sanità, all'istruzione o al lavoro;

11.  esorta l'UE a sostenere tutte quelle associazioni femminili che ogni giorno operano a sostegno delle donne che si trovano in contesti di crisi umanitarie e conflitti;

12.  condanna ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze e ogni forma di violenza di genere, tra cui la tratta di esseri umani, il matrimonio forzato, i delitti d'onore, la mutilazione genitale femminile e il ricorso alla violenza sessuale come arma di guerra; esorta l'UE e i suoi Stati membri a ratificare tutte le parti della Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che mira a prevenire e a combattere la violenza contro le donne, al fine di garantire coerenza tra l'azione interna ed esterna dell'UE in questo settore; sottolinea che le differenze religiose, culturali o tradizionali o qualsiasi altra circostanza non possono in alcun modo giustificare la discriminazione o qualsiasi forma di violenza; esorta l'UE ad attuare politiche attive ed efficaci per prevenire e combattere ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze e la violenza di genere;

13.  ribadisce con forza che uno degli ostacoli all'emancipazione economica delle donne è la violenza contro di esse, in particolare le molestie sessuali e gli atti di sessismo che molte donne sono costrette a subire nei luoghi di lavoro;

14.  condanna il fatto che in alcuni paesi terzi i matrimoni tra adulti e minori siano legali;

15.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di contrastare in maniera effettiva ed efficace il traffico di esseri umani; alcune ricerche hanno infatti dimostrato che la maggior parte degli esseri umani coinvolti in questi traffici sono donne le quali, una volta giunte in Europa sono costrette ad alimentare il mercato della prostituzione;

16.  sottolinea che l'accesso all'assistenza sanitaria e il rispetto universale dei diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva e l'accesso agli stessi contribuiscono all'assistenza prenatale e alla capacità di evitare le nascite ad alto rischio, riducendo la mortalità neonatale e infantile; sottolinea che la pianificazione familiare e l'accesso a prodotti per l'igiene femminile adeguati nonché all'assistenza sanitaria materna, prenatale e neonatale e a servizi per un aborto sicuro, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e contribuire ad evitare le nascite ad alto rischio e a ridurre la mortalità neonatale e infantile;

17.  condanna e si oppone a leggi, regolamenti e pressioni dei governi per limitare indebitamente la libertà di espressione, soprattutto delle donne e di altre categorie di genere discriminate;

18.  ritiene inaccettabile che i corpi delle donne e delle ragazze, in particolare relativamente alla loro salute e ai loro diritti sessuali e riproduttivi, rimangano a tutt'oggi un campo di battaglia ideologico; chiede che l'UE e gli Stati membri riconoscano il diritto inalienabile delle donne e delle ragazze all'integrità fisica e alla possibilità di decidere autonomamente in tale ambito e condanna le frequenti violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, compresa la negazione dell'accesso ai servizi di pianificazione familiare, ai contraccettivi e all'aborto sicuro e legale;

19.  condanna fermamente la reintroduzione e l'espansione della norma "global gag" dell'amministrazione statunitense e il suo impatto sull'assistenza sanitaria e sui diritti delle donne e delle ragazze a livello mondiale, compresi l'educazione sessuale e l'aborto sicuro e legale; ribadisce il suo appello all'UE e agli Stati membri affinché colmino il divario finanziario lasciato dagli Stati Uniti nell'ambito della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti, in particolare mediante fondi esplicitamente destinati a garantire l'accesso al controllo delle nascite e all'aborto sicuro e legale, avvalendosi sia dei fondi nazionali che dei fondi di sviluppo dell'UE;

20.  condanna tutte le forme di discriminazione e di violenza contro le persone LGBTI, in particolare la configurazione dell'omosessualità come reato in alcuni paesi terzi; esorta il SEAE a sensibilizzare e promuovere a livello globale i diritti delle persone LGBTI mediante l'azione esterna dell'Unione per porre fine alla discriminazione di cui sono oggetto quotidianamente;

21.  sottolinea che gli stereotipi di genere sono tra i principali fattori alla base delle violazioni dei diritti delle donne e delle disuguaglianze tra uomini e donne ed esorta pertanto gli Stati membri ad attuare nuove campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica per combattere la violenza contro le donne, le aggressioni sessuali, il bullismo online e altri stereotipi di genere; sottolinea l'importanza del coinvolgimento degli uomini e dei ragazzi in queste campagne, sia come destinatari delle campagne sia come agenti di cambiamento;

22.  segnala che i tassi delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale sono maggiori tra le donne e chiede alla Commissione di intensificare i propri sforzi volti ad attuare misure che contrastino la povertà e l'esclusione sociale nel quadro delle proprie politiche di sviluppo.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

6.11.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

14

7

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Arne Gericke, Mary Honeyball, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Florent Marcellesi, Angelika Niebler, Marijana Petir, Terry Reintke, Michaela Šojdrová, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Kostadinka Kuneva, Edouard Martin, Jordi Solé, Marc Tarabella, Mylène Troszczynski, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Ulrike Müller, Gabriele Preuß

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

14

+

ALDE

Ulrike Müller

GUE/NGL

Malin Björk, Kostadinka Kuneva

PPE

Anna Maria Corazza Bildt

S&D

Maria Arena, Vilija Blinkevičiūtė, Mary Honeyball, Edouard Martin, Gabriele Preuß, Marc Tarabella, Julie Ward

VERTS/ALE

Florent Marcellesi, Terry Reintke, Jordi Solé

7

-

ECR

Arne Gericke, Jana Žitňanská, Mylène Troszczynski, Angelika Niebler, Marijana Petir, Michaela Šojdrová, Anna Záborská

1

0

PPE

Agnieszka Kozłowska-Rajewicz

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

13.11.2017

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

43

1

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Petras Auštrevičius, Victor Boştinaru, Klaus Buchner, James Carver, Lorenzo Cesa, Andi Cristea, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Michael Gahler, Iveta Grigule-Pēterse, Tunne Kelam, Janusz Korwin-Mikke, Eduard Kukan, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Andrejs Mamikins, Ramona Nicole Mănescu, Alex Mayer, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Clare Moody, Javier Nart, Pier Antonio Panzeri, Alojz Peterle, Tonino Picula, Julia Pitera, Jozo Radoš, Michel Reimon, Jordi Solé, Jaromír Štětina, Dubravka Šuica, Charles Tannock, Miguel Urbán Crespo, Ivo Vajgl, Elena Valenciano

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ana Gomes, Urmas Paet, Soraya Post, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Traian Ungureanu, Marie-Christine Vergiat, Željana Zovko

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Ignazio Corrao, Liliana Rodrigues, Renate Weber


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

43

+

ALDE

Petras Auštrevičius, Iveta Grigule-Pēterse, Javier Nart, Urmas Paet, Jozo Radoš, Ivo Vajgl, Renate Weber

ECR

Charles Tannock

EFDD

Ignazio Corrao

GUE/NGL

Marie-Christine Vergiat

PPE

Michèle Alliot-Marie, Lorenzo Cesa, Michael Gahler, Tunne Kelam, Eduard Kukan, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Ramona Nicole Mănescu, Alojz Peterle, Julia Pitera, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Traian Ungureanu, Željana Zovko, Jaromír Štětina, Dubravka Šuica

S&D

Victor Boştinaru, Andi Cristea, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Ana Gomes, Andrejs Mamikins, Alex Mayer, Clare Moody, Pier Antonio Panzeri, Tonino Picula, Soraya Post, Liliana Rodrigues, Elena Valenciano

VERTS/ALE

Klaus Buchner, Barbara Lochbihler, Michel Reimon, Jordi Solé

1

NI

Janusz Korwin-Mikke

3

0

EFDD

James Carver

GUE/NGL

Sabine Lösing, Miguel Urbán Crespo

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Avviso legale