Procedura : 2017/2208(INI)
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Ciclo del documento : A8-0046/2018

Testi presentati :

A8-0046/2018

Discussioni :

PV 12/03/2018 - 20
CRE 12/03/2018 - 20

Votazioni :

PV 13/03/2018 - 7.8

Testi approvati :

P8_TA(2018)0067

RELAZIONE     
PDF 468kWORD 78k
27.2.2018
PE 612.353v02-00 A8-0046/2018

sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea

(2017/2208(INI))

Commissione per lo sviluppo regionale

Relatore: Michela Giuffrida

ERRATA/ADDENDA
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissioneper l'agricoltura e lo sviluppo rurale
 PARERE della commissione per la pesca
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea

(2017/2208(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 174, 175 e 176 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 103/2006 del Consiglio(1),

  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea,(2),

  vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2015 dal titolo "Investire nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei" (COM(2015)0639),

  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sugli effetti dei vincoli di bilancio per le autorità regionali e locali con riferimento alla spesa dei Fondi strutturali dell'UE negli Stati membri(3),

  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulla preparazione della revisione post-elettorale del QFP 2014-2020: il contributo del Parlamento in vista della proposta della Commissione(4),

  vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sugli investimenti nella crescita e nell'occupazione – ottimizzare il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei: valutazione della relazione a norma dell'articolo 16, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni(5),

  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2017 sul miglioramento dell'impegno dei partner e della visibilità nell'esecuzione dei fondi strutturali e d'investimento europei(6),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2017 sulla costruzione di pilastri per una politica di coesione dell'UE post-2020(7),

  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sul documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE(8),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 10 aprile 2017 sulla competitività nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita: la relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo (SWD(2017)0132),

–  viste le condizionalità ex ante per le strategie di specializzazione intelligente,

–  vista la settima relazione intermedia sulla coesione economica, sociale e territoriale, pubblicata dalla Commissione il 9 ottobre 2017,

  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per la pesca (A8-0046/2018),

A.  considerando che il protrarsi della crisi economica e finanziaria nell'UE ha avuto un impatto negativo sulla crescita economica a livello regionale, nonostante la politica di coesione abbia contribuito con circa un terzo del bilancio dell'UE mirando a rafforzare la crescita e l'occupazione e a ridurre le disparità tra le regioni dell'UE; che sarebbe opportuno che la Commissione, in tale contesto, e nel quadro del semestre europeo, esamini il cofinanziamento nazionale e regionale nell'ambito dei Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) e il suo impatto sui disavanzi nazionali;

B.  considerando che la politica di coesione, attuata mediante il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione, rappresenta la principale politica di investimento, di crescita e di sviluppo dell'UE, è allineata agli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e mira a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra regioni, a promuovere la convergenza e quindi a migliorare la qualità di vita dei cittadini europei;

C.  considerando che il FESR, l'FSE e il Fondo di coesione hanno come principali obiettivi per il periodo 2014 -2020 gli investimenti a favore della crescita e dell'occupazione, finalizzati a rafforzare il mercato del lavoro, le economie regionali e la cooperazione territoriale europea, a migliorare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale all'interno dell'Unione e in ultima analisi a ridurre le disparità di sviluppo tra le singole regioni d'Europa;

D.  considerando che, secondo la relazione della Commissione europea sulle regioni in ritardo di sviluppo, tali regioni sono 47, appartenenti a otto Stati membri; che la relazione può portare a una migliore comprensione della complessità delle sfide cui devono far fronte le regioni in ritardo di sviluppo, e dovrebbe pertanto essere accessibile al pubblico in tutte le lingue ufficiali dell'UE;

E.  considerando che la politica di coesione svolge un ruolo importante in tutte le regioni in ritardo di sviluppo e rappresenta una percentuale molto elevata degli investimenti pubblici nella maggior parte di esse;

F.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo hanno tassi di produttività, occupazione e frequenza scolastica più bassi rispetto ad altre regioni nello stesso Stato membro;

G.  considerando che la relazione della Commissione distingue due tipi di regioni in ritardo di sviluppo: le "regioni a bassa crescita", corrispondenti a regioni meno sviluppate e in transizione che non si sono uniformate alla media dell'Unione tra il 2000 e il 2013 in Stati membri con un PIL pro capite espresso in standard di potere di acquisto (SPA) inferiore alla media UE nel 2013, che comprendono quasi tutte le regioni meno sviluppate e in transizione in Grecia, Spagna, Italia e Portogallo, e le "regioni a basso reddito", corrispondenti a tutte le regioni con un PIL pro capite espresso in SPA inferiore al 50 % della media UE nel 2013, che comprendono numerose regioni meno sviluppate in Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania;

H.  considerando che le regioni a bassa crescita soffrono di una stagnazione economica dovuta in particolare al calo degli investimenti pubblici e privati, a differenza delle regioni a basso reddito che mantengono in generale intatto il loro potenziale di sviluppo;

I.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo soffrono più delle altre della scarsità di investimenti pubblici e privati e che questo è dovuto anche alla necessità di rispettare gli obblighi di rientro del debito pubblico imposti dal patto di stabilità;

J.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo sono spesso caratterizzate da una mancanza di riforme strutturali, che riduce l'impatto degli investimenti pubblici già limitati;

K.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo soffrono di gravi svantaggi in termini di trasporti pubblici, infrastrutture economiche ed energetiche, e necessitano di investimenti più efficaci ed efficienti;

L.  considerando che la Commissione ritiene necessaria una più stretta relazione tra politica di coesione e raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo;

M.  considerando che le regioni in ritardo di sviluppo, in particolare le regioni a basso reddito, devono spesso far fronte all'emigrazione di giovani e di lavoratori qualificati, ovvero risorse necessarie per la rivitalizzazione economica e sociale delle zone interessate, il che riduce l'attrattiva di tali regioni in termini di occupazione e di investimenti;

N.  considerando che la definizione di regione a basso reddito e a bassa crescita dovrebbe essere riformulata;

O.  considerando che è importante sensibilizzare gli utenti finali in merito ai programmi regionali e locali finanziati dall'UE e ai risultati raggiunti, indipendentemente dai livelli di finanziamento di una specifica regione;

P.  considerando che una buona governance e una pubblica amministrazione efficiente sono necessarie nelle regioni in ritardo di sviluppo, in quanto contribuiscono in misura significativa a creare le condizioni per la crescita economica; che ridurre l'eccesso di norme e controlli, nonché la lunghezza e la complessità delle procedure, e utilizzare meglio gli strumenti delle TIC contribuirebbero a migliorare l'efficienza e la buona governance nelle regioni in ritardo di sviluppo;

Q.  considerando che, secondo la settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, le regioni in ritardo di sviluppo si classificano ai più bassi livelli dell'indice europeo di qualità della governance (European Quality of Government Index), il che causa un impatto ridotto degli investimenti pubblici;

R.  considerando l'importanza di dati numerici e statistici aggiornati e disaggregati ai fini di decisioni politiche ben fondate, più trasparenti, imparziali e più eque;

S.  considerando che nelle regioni in ritardo di sviluppo andrebbero eliminati gli ostacoli alla crescita e colmati i divari infrastrutturali;

T.  considerando che le PMI nelle regioni in ritardo di sviluppo sono finanziate con tassi d'interesse molto più elevati e incontrano maggiori difficoltà a ottenere prestiti dal settore bancario per cofinanziare progetti nell'ambito dei fondi SIE;

U.  considerando che quattro delle cinque regioni in ritardo di sviluppo hanno almeno il 25 % della popolazione in una città o nella relativa area di pendolarismo (area urbana funzionale) e una su cinque regioni in ritardo ha oltre il 50 % della popolazione in un'area urbana funzionale;

V.  considerando che le attività tradizionali, come la pesca o l'allevamento artigianale su piccola scala, definiscono l'identità e gli stili di vita nella maggior parte delle zone costiere e rurali delle regioni in ritardo di sviluppo, e rivestono un'importanza economica, territoriale, sociale e culturale; che occorrono strategie di sviluppo al fine di migliorare la capacità di attirare e trattenere talenti, adottare nuove tecnologie e stimolare nuovi investimenti;

1.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia presentato il documento di lavoro sulla competitività nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita: la relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo; rileva che la relazione propone alcune soluzioni positive per sostenere la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e la creazione di posti di lavoro in queste regioni; sottolinea inoltre che l'analisi concernente la competitività rappresenta un contributo importante per il dibattito futuro sulla politica di coesione;

2.  accoglie con favore l'attuazione delle iniziative pilota per le regioni in ritardo di sviluppo in due regioni della Romania e, con il sostegno della Banca mondiale, due regioni della Polonia, in particolare la definizione di priorità strategiche e azioni concrete rapidamente attuabili; attende con interesse la pubblicazione dei risultati di tali iniziative;

3.  sottolinea che la politica di coesione ha un ruolo fondamentale nel garantire e promuovere gli investimenti pubblici e privati in tutte le regioni dell'UE, sia direttamente che contribuendo a creare un ambiente favorevole agli investimenti; ritiene che l'UE, nel suo insieme, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso generale, debba attuare azioni che rafforzino la coesione economica, sociale e territoriale e riducano le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e l'arretratezza delle regioni in ritardo di sviluppo;

4.  invita la Commissione a definire le regioni in ritardo di sviluppo a livello NUTS III, in base alle condizioni economiche e sociali generali, e a orientare meglio il finanziamento di tali aree in linea con i cicli di programmazione dei fondi SIE;

5.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire per le diverse regioni in ritardo di sviluppo strategie, programmi e azioni su misura, tenendo conto delle tendenze e delle disparità subregionali, poiché i percorsi intrapresi e le sfide affrontate nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita differiscono ampiamente a seconda delle relative specificità, ricorrendo a strategie di specializzazione intelligente, onde accelerare la convergenza e assicurare le migliori soluzioni per la creazione di posti di lavoro, la crescita economica e lo sviluppo sostenibile; ritiene che tali strategie, programmi o azioni debbano essere coordinati nel quadro dell'agenda urbana, tenuto conto del fatto che le regioni in ritardo di sviluppo non sono puramente rurali;

6.  sottolinea che, oltre al basso tasso di sviluppo e investimenti nelle PMI, il livello di disoccupazione, soprattutto giovanile, rimane drammaticamente elevato e rappresenta uno dei problemi più gravi e urgenti nella grande maggioranza delle regioni in ritardo di sviluppo; sottolinea il ruolo fondamentale dell'istruzione secondaria e superiore, della formazione professionale e sul lavoro nonché del trasferimento di conoscenze nel combattere la disoccupazione e l'emigrazione giovanili, particolarmente allarmanti in queste regioni; sottolinea l'importanza dell'istruzione e della formazione nonché di maggiori investimenti in relazione alle esigenze e allo sviluppo delle PMI e delle imprese a conduzione familiare; è del parere che la partecipazione dei giovani porti a migliori prestazioni, in quanto essi offrono spesso soluzioni innovative;

7.  rileva che la presenza di risorse umane istruite e formate corrispondenti alle esigenze dell'economia regionale ha un impatto incisivo sulla competitività, sulla produttività e sull'attrattiva del mercato del lavoro, che può in tal modo svilupparsi in un contesto di crescita e di apertura agli investimenti pubblici e privati; è del parere che, in tale contesto, occorra tenere conto della presente situazione delle regioni in ritardo di sviluppo, in particolare dei tassi di migrazione negativi e del loro impatto avverso sull'occupazione; sottolinea il ruolo che l'agricoltura e la pesca svolgono nelle regioni in ritardo di sviluppo, in quanto, attraverso la promozione delle imprese a conduzione familiare e la creazione di posti di lavoro, nonché l'agevolazione dell'inclusione sociale, garantiscono l'approvvigionamento alimentare e la sicurezza alimentare;

8.  rileva che la diversificazione è diventata una necessità per gli agricoltori e i pescatori, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo, come mezzo per poter disporre di fonti di reddito supplementari e promuovere attività economicamente ed ecologicamente sostenibili; rileva, tuttavia, che in nessun modo tale diversificazione deve sostituire attività più tradizionali, quali la pesca sostenibile; incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a sostenere l'economia blu e progetti analoghi per aiutare le persone nelle regioni in ritardo di sviluppo a sviluppare fonti di reddito ecologicamente sostenibili;

9.  auspica che l'attuazione della strategia UE 2020 nel settore dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione, nonché della prossima strategia a lungo termine dell'UE e dei suoi obiettivi, continui a tenere nella dovuta considerazione i bisogni specifici delle regioni in ritardo di sviluppo, con particolare riferimento ai persistenti gap infrastrutturali e allo sviluppo del capitale umano, con particolare attenzione al tasso di abbandono scolastico e alle sue conseguenze negative sull'occupazione; invita la Commissione, in tale contesto, a studiare l'impatto di un eventuale aumento del tasso di cofinanziamento dell'FSE per il prossimo periodo di finanziamento;

10.  ritiene necessario un reale bilanciamento tra interventi strutturali, politiche sociali e politiche industriali nella programmazione e nell'attuazione dei fondi SIE, per stimolare la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e la creazione di posti di lavoro associando le sovvenzioni e gli strumenti finanziari e attirando un ulteriore sostegno finanziario, contribuendo in tal modo ad affrontare le restanti lacune; sottolinea, a tale riguardo, che strumenti finanziari a basso rischio potrebbero essere preferibili rispetto a strumenti finanziari ad alto rischio, ogni qual volta le prospettive economiche lo consentano;

11.  rileva che la politica di coesione può servire come strumento correttivo per i divari di competitività e gli squilibri e le asimmetrie macroeconomiche tra territori, favorendo la costruzione di un ambiente attrattivo e sostenibile per imprese e cittadini; sottolinea che, nelle regioni a basso tasso di crescita, i problemi principali riscontrati sono l'accesso al credito, l'esecuzione dei contratti e la tutela degli azionisti di minoranza, mentre nei paesi a basso reddito i problemi principali riguardano l'insolvenza, la fornitura di energia elettrica e l'esecuzione dei contratti;

12.  osserva che le regioni in ritardo di sviluppo sono sottoposte a notevoli pressioni migratorie; ritiene che il contributo dei fondi SIE a questa sfida potrà essere efficace solo se accompagnato dalla reale applicazione del principio di solidarietà; ritiene che i rifugiati e i migranti sotto protezione internazionale debbano ricevere una formazione e un'istruzione adeguate ai fini della loro integrazione nel mercato del lavoro;

13.  osserva che molti dei problemi delle regioni in ritardo di sviluppo sono analoghi a quelli incontrati nelle regioni ultraperiferiche; si compiace, pertanto, della strategia proposta alla Commissione nella sua comunicazione dal titolo "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE"(9);

14.  ritiene che i criteri di sviluppo demografico e sociale, quali l'Indice di progresso sociale regionale, e gli indicatori ambientali o di altro tipo, oltre al PIL, potrebbero essere considerati nel contesto della politica di coesione e inclusi nelle future relazioni della Commissione sulle regioni in ritardo di sviluppo, al fine di garantire la realizzazione del potenziale delle regioni in ritardo di sviluppo;

15.  pone l'accento sulle ripercussioni negative, soprattutto nelle regioni in ritardo di sviluppo, della crisi economica e finanziaria, che ha ridotto il margine disponibile per le politiche di bilancio, determinando tagli degli investimenti pubblici; sottolinea, d'altra parte, l'importanza della riduzione del debito per riassorbire il disavanzo di bilancio e adeguare gli investimenti pubblici alle esigenze in termini di crescita;

16.  ritiene che la politica di coesione abbia un impatto positivo nella creazione di sviluppo e occupazione; sottolinea la necessità di applicare la posizione concordata relativamente al patto di stabilità e crescita, riguardante la flessibilità per le condizioni congiunturali, le riforme strutturali e gli investimenti pubblici miranti all'attuazione delle grandi riforme strutturali e di progetti analoghi, al fine di conseguire gli obiettivi di Europa 2020; riconosce la necessità di chiarire il contesto e il campo di applicazione delle riforme strutturali nell'ambito della politica di coesione; rileva, tuttavia, che tali riforme strutturali attuate negli Stati membri e nelle regioni nell'ambito di programmi di sostegno possono contribuire al conseguimento di un risultato migliore per gli investimenti realizzati nel quadro della politica di coesione;

17.  chiede azioni più incisive per aumentare la convergenza fra tutte le regioni, comprese azioni intese a garantirne la resilienza agli shock improvvisi;

18.  nota come l'accesso al credito sia più difficoltoso nelle regioni in ritardo di sviluppo, specialmente in quelle a basso reddito, a causa dei tassi di interesse più elevati e, in una certa misura, della scarsa propensione del sistema creditizio ad assumere rischi; sottolinea l'importanza di garantire un accesso agevolato al credito per sostenere le PMI, per promuovere nuove realtà imprenditoriali e per favorire la crescita nelle regioni in ritardo di sviluppo;

19.  sottolinea l'importanza dei fondi dell'UE per stimolare la resilienza economica e la coesione di tali regioni, nonché la competitività, gli investimenti e le opportunità di cooperazione; riconosce pertanto l'apporto dei gruppi di azione locale nell'ambito dello sviluppo di strategie locali; suggerisce alla Commissione di esaminare la possibilità di proporre l'assegnazione di una quota maggiore di sostegno allo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), contribuendo così ad affrontare le sfide e a creare capacità; ricorda che le regioni in ritardo di sviluppo spesso incontrano difficoltà nell'accesso ai finanziamenti, nonché ritardi burocratico-amministrativi che ostacolano il funzionamento dei fondi dell'UE;

20.  ritiene che si potrebbero trovare incentivi positivi per le regioni all'interno dell'attuale quadro delle condizioni macroeconomiche dettate dal semestre europeo;

21.  tiene conto dell'importanza di una sana governance economica per un'efficiente performance complessiva dei fondi SIE, con l'obiettivo finale di ovviare alle carenze e di evitare i ritardi; sostiene, al riguardo, la necessità di analizzare e, successivamente, rivedere la ratio stessa del collegamento tra semestre europeo e politica di coesione;

22.  ritiene che la solidarietà, una capacità istituzionale più solida, il rispetto del principio di buona amministrazione, una migliore connettività e la digitalizzazione in queste regioni incidano in modo significativo sulla loro crescita economica e su un uso più efficace ed efficiente delle risorse esistenti; pone l'accento, per questo motivo, sulla questione del sostegno e del miglioramento della qualità dell'amministrazione e delle istituzioni nelle regioni interessate; invita la Commissione e gli Stati membri a diffondere esempi di buone pratiche sull'aumento dell'efficienza della pubblica amministrazione, poiché la governance efficace dovrebbe essere la raccomandazione di base per le regioni in ritardo di sviluppo;

23.  sottolinea, in tale contesto, l'importanza del principio di partenariato e della governance multilivello, che deve essere rafforzata senza pregiudicare il principio di sussidiarietà; ritiene che il coinvolgimento di tutti i livelli di governance e dei soggetti interessati nell'ideazione e nell'attuazione di strategie, come pure di azioni e programmi specifici mirati per le regioni in questione sia fondamentale per la creazione di un effettivo valore aggiunto europeo per i cittadini;

24.  ribadisce l'importanza dell'innovazione, della digitalizzazione e del miglioramento dei servizi di prossimità (sanitari, sociali, postali) e delle infrastrutture, al fine di creare un contesto favorevole e porre solide basi per rilanciare la crescita e rafforzare la coesione nelle regioni in ritardo di sviluppo; ritiene che la fornitura di connessioni Internet ad alta velocità sia un presupposto per la vitalità delle zone rurali e montane; sottolinea le potenzialità dei progetti multisettoriali che favoriscono lo sviluppo economico, sociale e territoriale sfruttando le sinergie tra i fondi europei;

25.  suggerisce che le raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo siano pluriennali, con controllo e revisione di medio periodo, e intese come incentivi positivi per l'avvio delle riforme strutturali anziché come strumenti che possano precludere l'accesso agli investimenti nell'ambito della politica di coesione, al fine di contribuire agli obiettivi comuni dell'Unione;

26.  ritiene che le misure per collegare l'efficacia dei fondi SIE a una sana governance economica, quali delineate nel regolamento (UE) n. 1303/2013, debbano essere esaminate con attenzione, anche con la partecipazione di tutti i soggetti interessati; ritiene inoltre che debba essere ripensata la ratio dei fondi SIE, in vista del prossimo periodo di programmazione e tenendo conto della loro attuazione nel periodo 2014-2020; è del parere che la Commissione debba valutare l'idea di introdurre adeguamenti per quanto riguarda il modo in cui sono connessi il semestre europeo e la politica di coesione; propone, a tale riguardo, un sistema di incentivi positivi, con la relativa predisposizione di appositi margini nel nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), che potrebbero costituire una dotazione cui attingere allorché gli Stati membri si adeguano alle raccomandazioni specifiche per paese e ad altri requisiti nel quadro del semestre europeo;

27.  ritiene particolarmente necessario sostenere le attività produttive e locali che contraddistinguono il contesto imprenditoriale delle regioni in ritardo di sviluppo, inclusi il turismo sostenibile, l'economia circolare, la transizione energetica locale, l'agricoltura, i manufatti e l'innovazione incentrata sulle PMI; ritiene che le sinergie derivanti dalla combinazione efficace di finanziamenti di enti regionali e nazionali e di strumenti di finanziamento dell'UE, con l'utilizzo di investimenti territoriali integrati, dovrebbero contribuire a creare opportunità economiche, specialmente per i giovani;

28.  sottolinea l'importanza dello sfruttamento di tutte le opportunità offerte dall'UE per lo sviluppo sostenibile e la crescita in queste regioni; ritiene che gli Stati membri debbano prestare una particolare attenzione alle regioni in ritardo di sviluppo in sede di preparazione dei programmi operativi e di cooperazione transfrontaliera; ricorda dunque che è importante favorire l'uso dei fondi nell'ambito della gestione diretta e del FEIS, a fianco e in coordinamento alle opportunità offerte dalla politica di coesione;

29.  sottolinea l'importanza di statistiche affidabili, aggiornate e disaggregate; richiede pertanto che la Commissione ed Eurostat forniscano statistiche con il maggior grado possibile di dettaglio e di disaggregazione geografica, affinché possano essere utilizzate per l'elaborazione di adeguate politiche di coesione, anche nelle regioni in ritardo di sviluppo; esprime soddisfazione, in tale contesto, per le informazioni contenute nella relazione della Commissione;

30.  invita la Commissione e il Consiglio a valutare la possibilità di rivedere il rapporto esistente tra politica di coesione e governance macroeconomica, ricordando che tale politica ha una legittimità che deriva direttamente dai trattati ed è una delle politiche europee più visibili, nonché la più importante espressione di solidarietà e valore aggiunto dell'Europa per tutte le regioni europee; ritiene che il legame tra politica di coesione e processi di governance economica nel semestre europeo debba essere equilibrato, reciproco e basato su un sistema di incentivi positivi; sostiene un ulteriore riconoscimento della dimensione territoriale, che potrebbe essere vantaggioso per il semestre europeo; ritiene pertanto necessario che la governance economica e gli obiettivi della politica di coesione in termini di coesione economica, sociale e territoriale riconosciuta dai trattati nonché della crescita sostenibile, dell'occupazione e della tutela ambientale siano considerati nell'ambito di un approccio bilanciato;

31.  ricorda la necessità che tutti gli attori politici riconoscano il ruolo svolto dalla politica di coesione come strumento principale della politica economica europea a favore di investimenti pubblici e privati che tengono conto delle specificità territoriali, sociali ed economiche delle regioni;

32.  invita gli Stati membri, come proposto nella relazione della Commissione, ad adottare strategie di sviluppo nazionali e regionali, nonché programmi volti a sostenere le regioni in ritardo di sviluppo e migliorarne sia le capacità e la governance amministrative che altri fattori determinanti per la crescita; invita la Commissione, a tale proposito, a prestare assistenza tecnica, professionale e pratica agli Stati membri, alle regioni e ai comuni al fine di utilizzare le migliori prassi e sostenere la digitalizzazione dei servizi pubblici;

33.  chiede che la politica di coesione continui a rappresentare una priorità per l'Unione e sia quindi sostenuta da risorse ambiziose, anche alla luce della pressione che grava sul bilancio dell'UE, e chiede che siano aumentate le sinergie con gli altri fondi dell'UE e che sia attratto un sostegno finanziario complementare attraverso strumenti finanziari nel quadro della programmazione pluriennale post-2020; sottolinea che i valori come la solidarietà europea, di cui la politica di coesione è portatrice, non dovrebbero essere inficiati;

34.  ricorda la responsabilità del Parlamento nell'elaborazione e nell'approvazione di un adeguato quadro legislativo per la futura politica di coesione; sottolinea la necessità di preservare il ruolo e l'obiettivo fondamentali della politica di coesione, in linea con l'articolo 174 TFUE, non solo per conseguire la convergenza, ma anche per impedire che alcuni territori rimangano indietro; evidenzia la necessità di semplificare le norme e di assicurare un equilibrio corretto tra la semplificazione della politica e controlli adeguati, riducendo al contempo gli oneri amministrativi eccessivi; ritiene che la Commissione e gli Stati membri debbano valutare la possibilità di estendere le disposizioni dell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1301/2013 sul FESR, con finanziamenti a favore dei collegamenti tra le città e le zone circostanti, nelle regioni in ritardo di sviluppo;

35.  invita la Commissione a sostenere meglio lo sviluppo di sistemi per l'innovazione, quali le strategie di innovazione per la specializzazione intelligente, e a potenziare l'interazione fra le imprese, le università e i centri di ricerca nelle regioni in ritardo di sviluppo; sottolinea inoltre che la presenza di buoni collegamenti nei territori è essenziale per il lavoro dei partenariati di ricerca, ivi comprese le iniziative del partenariato europeo per l'innovazione, in modo che le pratiche innovative possano favorire maggiormente lo sviluppo sostenibile dell'agricoltura e delle imprese associate nelle regioni in ritardo di sviluppo;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo e ai governi e ai parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri.

(1)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.

(2)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.

(3)

GU C 181 del 19.5.2016, pag. 29.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2016)0309.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2017)0053.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2017)0245.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2017)0254.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2017)0401.

(9)

Comunicazione della Commissione del 24 ottobre 2017 (COM(2017)0623).


MOTIVAZIONE

Il commissario per le politiche regionali, Corina Creţu, ha lanciato, nel giugno 2015, un'iniziativa per esaminare i fattori che limitano la crescita e gli investimenti nelle regioni a basso reddito e bassa crescita (cosiddette regioni in ritardo di sviluppo).

Questa relazione ha lo scopo di individuare possibili soluzioni al fine di sostenere la crescita ed aumentare le entrate in queste regioni.

Si tratta di 47 regioni che appartengono a 8 Stati membri. Tra queste si identificano:

•  Le regioni a bassa crescita: regioni con un PIL che si avvicina alla media europea ma che non registrano nessuna crescita. È il caso delle regioni di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo;

•  Le regioni a basso reddito: con un PIL ancora molto basso ma che hanno registrato un trend di crescita molto positivo. In queste regioni che partivano da una condizione di arretratezza ben più grave delle altre regioni, la politica di coesione sta funzionando con ottimi risultati (si tratta di regioni della Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania).

Contesto

Il quadro macroeconomico ha un impatto significativo sulla crescita regionale. Gli squilibri macroeconomici causati dalla crisi rischiano di vanificare due decadi di sforzi effettuati attraverso la politica di coesione in particolare nelle regioni a bassa crescita dove i livelli preoccupanti di debito pubblico e privato ne impediscono lo sviluppo.

Le regioni in ritardo di sviluppo hanno livelli più bassi in termini di produttività, frequenza scolastica e occupazione. La rigidità del mercato del lavoro e un ambiente imprenditoriale poco dinamico hanno un impatto negativo sulle loro economie.

Sistemi regionali di innovazione non sufficientemente sviluppati, carenza di qualifiche e una scarsa qualità delle istituzioni minacciano il potenziale di crescita di queste regioni.

Nelle regioni a basso reddito vi è una costante diminuzione demografica dovuta in particolare alla migrazione, in particolare giovanile e di manodopera qualificata, verso regioni con maggiore attrattività occupazionale.

Gli investimenti pubblici e privati sono calati soprattutto nelle regioni a bassa crescita.

La Commissione individua possibili soluzioni tra cui il miglioramento delle relazioni tra imprese e tra imprese e istituti di educazione superiore, gli investimenti nelle infrastrutture e nell'istruzione, il miglioramento dei collegamenti tra le città e le zone limitrofe, maggiori investimenti nelle istituzioni pubbliche per migliorare l'efficacia e l'efficienza della pubblica amministrazione e rafforzare il legame tra il semestre europeo e la politica di coesione identificando le aree di investimento.

La relazione

La relatrice è del parere che la relazione della Commissione dia spunti di riflessione e approfondimento. La Commissione sostiene l'inefficacia dei mercati del lavoro rigidi dove prevale la contrattazione collettiva.

Il vero nodo da sciogliere, secondo la relatrice, e la definizione del rapporto tra politica di coesione e politica economica europea.

A questo proposito la relazione si sviluppa in tre ambiti principali:

Debito pubblico e crescita economica

La Commissione afferma che il debito pubblico rappresenta un ostacolo alla crescita e quindi al buon funzionamento della politica di coesione e, nella sua relazione, lega con un filo diretto la politica di coesione al debito pubblico sostenendo che quest'ultimo, di fatto, inficia la capacità dei fondi strutturali di creare sviluppo e crescita.

Gli obblighi di rientro del debito pubblico imposti dal patto di stabilità, secondo la relatrice, riducono la possibilità di investimenti pubblici e le regioni in ritardo di sviluppo, maggiormente dipendenti da queste risorse, ne soffrono di più rispetto alle altre. La relatrice fa notare come a frenare gli investimenti della politica di coesione, più del debito pubblico nazionale, siano i vincoli di bilancio. Per questo motivo sarebbe importante, affinché la politica di coesione possa creare sviluppo e occupazione, che il cofinanziamento fosse slegato dai vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità.

Rapporto tra politica di coesione e condizionalità macroeconomica

Secondo la relatrice il meccanismo della condizionalità macroeconomica va riformato per evitare che gli investimenti siano messi a rischio proprio in quei territori con le maggiori difficoltà strutturali. Prima che al rispetto dei parametri macroeconomici, eventuali condizionalità, nel caso della coesione così come di altre politiche dell'Unione, dovrebbero essere incentrate sul rispetto dei valori fondamentali e della convivenza.

La condizionalità macroeconomica, afferma la relatrice, dovrà continuare ad essere presa in considerazione come parametro per l'attivazione delle misure di coesione ma in un'ottica positiva e costruttiva per incentivare e stimolare le riforme.

Politica di coesione e semestre europeo

La Commissione, osserva la relatrice, auspica una più stretta relazione tra politica di coesione e le raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo ma non dice come. Le raccomandazioni non dovrebbero essere un vincolo ma uno stimolo e un sostegno anche alle regioni. Visto che, soprattutto per le regioni a bassa crescita, le necessita è avviare riforme strutturali, le raccomandazioni dovrebbero essere pluriennali.


PARERE della commissioneper l'agricoltura e lo sviluppo rurale (25.1.2018)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea

(2017/2208(INI))

Relatore per parere: Viorica Dăncilă

SUGGERIMENTI

La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che occorre garantire la continuità del tipo di investimenti attualmente realizzati nel quadro del secondo pilastro della politica agricola comune (PAC), che costituisce uno strumento finanziario chiave per stimolare la crescita economica, promuovere la competitività, l'innovazione e l'occupazione nelle regioni rurali in ritardo di sviluppo e nelle zone di montagna, nonché assicurare uno sviluppo rurale sostenibile; che il secondo pilastro fornisce inoltre gli incentivi finanziari necessari per gli investimenti volti ad affrontare esigenze territoriali specifiche nelle zone rurali; che tali incentivi finanziari, a loro volta, contribuiscono al conseguimento degli obiettivi trasversali della protezione ambientale, della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell'adattamento agli stessi; che il primo pilastro fornisce incentivi e sostegno alle pratiche agricole e agroecologiche, che contribuiscono a salvaguardare l'ambiente e incoraggiano le persone, per esempio i giovani agricoltori, a impegnarsi nel settore agricolo;

B.  considerando che nelle regioni a basso reddito e in quelle a bassa crescita l'agricoltura è responsabile di una quota significativamente più elevata di occupazione rispetto alla media dell'UE a 28; che, nello specifico, tale quota è 5 volte superiore nelle regioni a basso reddito e 2,6 volte superiore in quelle a bassa crescita;

C.  considerando che la relazione sulle regioni in ritardo di sviluppo riguarda essenzialmente il periodo 2000-2013, con un aggiornamento dei dati fino al 2014 o al 2015, e non prende in esame l'agricoltura;

D.   considerando che la priorità politica ridotta, gli investimenti limitati, le infrastrutture fisiche e digitali inadeguate, la connettività scarsa, i servizi elettronici carenti, la capacità istituzionale spesso insufficiente o l'assenza di servizi pubblici locali, nonché il divario di competenze e i livelli crescenti di indebitamento nelle comunità agricole e rurali costituiscono gravi ostacoli al positivo sviluppo di aziende e comunità rurali vitali e autosufficienti, il che spinge molti giovani ad abbandonare le zone rurali e ad emigrare, e aggrava così la carenza di manodopera qualificata e compromette le prospettive future della regione;

E.  considerando che in alcune regioni a basso reddito dell'UE il problema dell'accaparramento e della concentrazione dei terreni costituisce un grande ostacolo agli aiuti allo sviluppo e alla crescita;

F.  considerando che il miglioramento della situazione delle zone rurali è una delle questioni più grandi e complesse nell'Unione europea, che potrebbe essere affrontata avvalendosi di un approccio intelligente;

G.  considerando che le questioni di genere sono affrontate solitamente in ambiti strategici non vincolanti, anziché in quelli "rigidi" come le politiche regionali, che ricevono un maggiore sostegno finanziario;

1.  è del parere che l'agricoltura, il settore agroalimentare e l'imprenditoria rurale contribuiscano a potenziare la crescita sostenibile e il rilancio delle zone rurali, a promuovere le aziende familiari e a creare nuovi posti di lavoro agevolando l'inclusione sociale ampia e non discriminatoria, e costituiscono ottimi strumenti per contrastare la povertà e le diseguaglianze e aumentare i livelli di reddito nelle regioni in ritardo di sviluppo, contribuendo al contempo alla tutela sostenibile dello spazio rurale, alla promozione dei servizi ecosistemici nonché alla lotta contro lo spopolamento delle zone rurali e la riduzione dei servizi pubblici disponibili; sottolinea il ruolo strategico svolto dall'agricoltura nelle regioni in ritardo di sviluppo, garantendo l'approvvigionamento e la sicurezza alimentari di tali regioni;

2.  ritiene che occorra dedicare un'attenzione particolare al fenomeno dello spopolamento delle zone rurali che vede protagonisti i giovani, i quali rappresentano una risorsa necessaria per il rilancio economico e sociale delle rispettive realtà locali;

3.  osserva che le zone rurali non sono soltanto lo spazio in cui lavorano gli agricoltori e sono prodotti gli alimenti, ma anche il luogo in cui vivono milioni di europei, in comunità che dispongono di opportunità sempre più ridotte;

4.  invita gli Stati membri e la Commissione a investire nell'istruzione, in modo da attirare e mantenere risorse umane di elevata qualità nelle regioni agricole in ritardo di sviluppo;

5.  sottolinea l'importanza dei fondi di sviluppo rurale per stimolare la resilienza economica e la coesione territoriale di tali regioni, unitamente alla competitività, attraverso progetti specifici basati su approcci dal basso verso l'alto, investimenti, opportunità di cooperazione nonché lo sviluppo di infrastrutture; riconosce pertanto l'apporto dei gruppi di azione locale nell'ambito dello sviluppo di strategie locali, nonché del sostegno alla costituzione in rete delle parti interessate e alla valutazione e all'approvazione dei singoli progetti LEADER; invita quindi ad assegnare una quota maggiore di sostegno allo sviluppo locale di tipo partecipativo, contribuendo così ad affrontare le sfide e a creare capacità; sottolinea l'importanza del trasferimento di conoscenze e della semplificazione dell'accesso alle innovazioni agricole per le regioni in ritardo di sviluppo; rileva che il coinvolgimento dei giovani nelle attività agricole conduce al miglioramento delle prestazioni, grazie al contributo che essi apportano con soluzioni innovative e con l'applicazione di tecnologie all'avanguardia in agricoltura;

6.   sottolinea l'importanza del mantenimento di adeguati fondi di sviluppo regionale dopo il 2020 per poter soddisfare le necessità di queste regioni, tenendo conto, soprattutto, delle crescenti potenzialità dell'agricoltura e considerando al contempo la necessità di proseguire i finanziamenti per tutte le regioni dell'UE, dal momento che gli effetti della globalizzazione, dei cambiamenti climatici e della transizione industriale non si limitano alle regioni meno sviluppate, come segnalato dalla Commissione nella settima relazione sulla coesione, ma incidono notevolmente, per esempio, anche sulle zone scarsamente popolate; riconosce l'importante ruolo dei regimi di pagamento del primo pilastro, in particolare per le regioni in ritardo di sviluppo, e chiede pertanto di mantenerli il più vicino possibile ai livelli dell'attuale PAC;

7.   sottolinea che i finanziamenti per lo sviluppo rurale e la PAC non possono essere compromessi, nonostante la pressione che grava sul bilancio dell'UE; evidenzia che la Brexit avrà conseguenze per tutti gli Stati membri e potrebbe ripercuotersi negativamente sulle regioni rurali; invita a individuare e sostenere tali regioni;

8.  sottolinea la necessità di una maggiore flessibilità nella gestione dei fondi di sviluppo rurale ed evidenzia l'importanza di dissociare i finanziamenti per l'agricoltura dai vincoli di bilancio;

9.  sottolinea che sono necessarie strategie di sviluppo globali e tempestive non solo per affrontare alcuni dei problemi di base delle regioni agricole in ritardo di sviluppo, ma anche per rafforzare la loro capacità di adottare le nuove tecnologie, mantenere e attirare i talenti nonché generare e stimolare nuovi investimenti;

10.  ritiene che una delle maggiori sfide per le regioni in ritardo di sviluppo sia accrescere la produttività e l'occupazione nel settore agricolo;

11.  evidenzia che la quota dell'occupazione totale coperta dall'agricoltura nelle regioni in ritardo di sviluppo, ampia ma in declino, può generare effetti sinergici importanti nell'ottica di poter fornire una solida base per lo sviluppo di prodotti tradizionali di qualità, per esempio i prodotti a indicazione geografica, i prodotti di montagna o le specialità locali, nonché per la promozione della sicurezza alimentare e delle misure di sostenibilità ambientale; osserva altresì il potenziale di sviluppo delle attività turistiche, in particolare il turismo rurale e l'agriturismo; pone in evidenza l'invito formulato dal Parlamento nel 2015 a estendere la protezione delle indicazioni geografiche dell'Unione europea ai prodotti non agricoli; ritiene che tale estensione darebbe nuovo slancio a tutte le regioni rurali dell'UE valorizzando i prodotti tradizionali e creando occupazione in tali regioni; incoraggia la Commissione a presentare una proposta legislativa volta a estendere la protezione delle indicazioni geografiche ai prodotti non agricoli;

12.  sottolinea l'importanza di sostenere le iniziative locali di trasformazione, commercializzazione, distribuzione e consumo dei prodotti locali, nonché il commercio locale;

13.  ribadisce l'importanza dell'innovazione, del corretto grado di digitalizzazione e del miglioramento dei servizi di prossimità (sanitari, sociali, postali) e delle infrastrutture, in modo da creare un contesto favorevole e porre solide basi per rilanciare la crescita e rafforzare la coesione nelle regioni in ritardo di sviluppo; sottolinea che la presenza di una buona infrastruttura, in particolare la disponibilità di connessioni Internet ad alta velocità, che è un presupposto per la vitalità delle zone rurali, può contribuire a contrastare lo spopolamento delle zone rurali e ad attrarre una forza lavoro di alto livello necessaria alla crescita di tali zone; ricorda che l'istruzione e la formazione sono elementi essenziali per lo sviluppo, che possono essere ulteriormente rafforzati dall'interconnessione online; accoglie con favore il documento di riflessione della Commissione sul futuro dell'agricoltura, che prevede una maggiore concentrazione di investimenti negli ambiti dell'economia circolare e della bioeconomia, dotati di importanti potenzialità in termini di occupazione, nonché lo sviluppo dell'iniziativa dei "villaggi intelligenti" mediante l'offerta di un sostegno alle comunità locali nell'ottica della digitalizzazione e dello sviluppo delle infrastrutture dei servizi;

14.  pone l'accento sul modello di agricoltura sociale e sulle sue potenzialità di connessione tra le persone nelle zone rurali, e in particolare per un avvicinamento dell'agricoltura ai cittadini; ritiene che tale modello costituisca uno strumento importante, che offre una gamma di servizi di sostegno terapeutico alla comunità locale collegando, al contempo, gli agricoltori alla comunità più ampia;

15.  osserva che la piena attuazione di progetti innovativi, come l'iniziativa dei "villaggi intelligenti", dipende fortemente dall'espansione della connettività, come pure dall'istruzione; esorta ad adottare ulteriori provvedimenti per arrestare lo spopolamento delle zone rurali, rilanciare l'agricoltura familiare e promuovere una migliore gestione ambientale, nonché l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro con un approccio intelligente;

16.  osserva che la promozione di un cambiamento dei ruoli di genere tradizionali, in modo che le donne possano sempre di più condividere i benefici dell'allargamento regionale, ha un valore intrinseco e può altresì rafforzare la competitività del commercio e dell'industria, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo;

17.  accoglie con favore la priorità attribuita dalla Commissione al ricambio generazionale nel quadro della prossima riforma della PAC; ritiene che questo approccio contribuirà alla sostenibilità delle regioni rurali dell'UE;

18.  rileva che la diversificazione è diventata una necessità per molti agricoltori, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo, per poter disporre di fonti di reddito supplementari;

19.   sottolinea che la presenza di buoni collegamenti nei territori, che privilegiano e rafforzano le zone rurali, è essenziale per il lavoro dei partenariati di ricerca, ivi comprese le iniziative del partenariato europeo per l'innovazione, in modo che le pratiche innovative possano favorire maggiormente lo sviluppo sostenibile dell'agricoltura e delle imprese associate nonché la crescita nelle zone rurali delle regioni in ritardo di sviluppo; ritiene che, in quest'ottica, sia particolarmente pertinente incoraggiare la cooperazione tra le regioni europee di livello NUTS 2;

20.  sottolinea l'utilità dell'approccio territoriale, che garantisce infrastrutture e capitale sociale sufficienti per ciascuna regione; evidenzia la necessità, nelle zone rurali, di servizi quali consulenze professionali, finanziarie e relative alle pratiche di gestione agricola, onde alleviare le pressioni derivanti dall'attività agricola; ribadisce che per il mantenimento di queste zone è fondamentale l'offerta di servizi pubblici come l'istruzione, la formazione professionale, l'assistenza sanitaria, i servizi sociali pubblici, i trasporti pubblici e i servizi postali pubblici; invita gli Stati membri a considerare la possibilità di aiutare le comunità nelle regioni in ritardo di sviluppo con strumenti corrispondenti che creino circuiti produttivi chiusi e contribuiscano a far sì che i processi che apportano un valore aggiunto rimangano in tali regioni, dando così luogo a economie rurali dinamiche e invertendo lo spopolamento delle zone rurali;

21.  invita la Commissione a garantire che il cofinanziamento a titolo dei Fondi strutturali e d'investimento europei non sia soggetto ai vincoli del patto di stabilità e crescita.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

23.1.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

37

1

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, Richard Ashworth, José Bové, Daniel Buda, Nicola Caputo, Paolo De Castro, Jean-Paul Denanot, Albert Deß, Jørn Dohrmann, Herbert Dorfmann, Norbert Erdős, Luke Ming Flanagan, Martin Häusling, Esther Herranz García, Peter Jahr, Ivan Jakovčić, Jarosław Kalinowski, Zbigniew Kuźmiuk, Philippe Loiseau, Mairead McGuinness, Ulrike Müller, James Nicholson, Maria Noichl, Marijana Petir, Laurenţiu Rebega, Bronis Ropė, Ricardo Serrão Santos, Czesław Adam Siekierski, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Marco Zullo

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Franc Bogovič, Stefan Eck, Jens Gieseke, Maria Heubuch, Karin Kadenbach, Momchil Nekov, Sofia Ribeiro, Annie Schreijer-Pierik, Hannu Takkula, Tom Vandenkendelaere, Thomas Waitz

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Stanisław Ożóg

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

37

+

PPE

Franc Bogovič, Daniel Buda, Albert Deß, Herbert Dorfmann, Norbert Erdős, Jens Gieseke, Esther Herranz García, Mairead McGuinness, Marijana Petir, Sofia Ribeiro, Annie Schreijer-Pierik, Czesław Adam Siekierski, Tom Vandenkendelaere

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Eric Andrieu, Nicola Caputo, Paolo De Castro, Jean-Paul Denanot, Karin Kadenbach, Maria Noichl, Ricardo Serrão Santos, Tibor Szanyi, Marc Tarabella

ECR

Richard Ashworth, Jørn Dohrmann, Zbigniew Kuźmiuk, James Nicholson, Stanisław Ożóg

ALDE

Ivan Jakovčić, Ulrike Müller, Hannu Takkula

GUE/NGL

Stefan Eck, Luke Ming Flanagan

Verts/ALE

José Bové, Martin Häusling, Bronis Ropė

EFDD

Marco Zullo

1

-

EFDD

John Stuart Agnew

2

0

ENF

Philippe Loiseau, Laurenţiu Rebega

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti


PARERE della commissione per la pesca (31.1.2018)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea

(2017/2208(INI))

Relatore per parere: Nicola Caputo

SUGGERIMENTI

La commissione per la pesca invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

  vista la sua risoluzione del 12 aprile 2016 sull'innovazione e la diversificazione della pesca costiera artigianale nelle regioni dipendenti dalla pesca (2015/2090(INI))(1),

  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2017 sul ruolo del turismo legato alla pesca nella diversificazione delle attività di pesca(2),

  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2017 sulla promozione della coesione e dello sviluppo nelle regioni ultraperiferiche dell'UE, applicazione dell'articolo 349 TFUE(3),

  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 relativo alla nuova politica comune della pesca(4),

  visto il regolamento (UE) n. 1379/2013 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura(5);

  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 sul nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP)(6),

A.  considerando che la pesca, in particolare la pesca artigianale su piccola scala, è un'attività tradizionale che, per la sua specificità, determina l'identità e lo stile di vita delle popolazioni nella maggior parte delle zone costiere delle "regioni a bassa crescita" (quali le zone del Mezzogiorno italiano e della Grecia, della Croazia, della Spagna e del Portogallo) e delle "regioni a basso reddito" (come le zone di Bulgaria e Romania) indicate nella relazione della Commissione;

B.  considerando che il sostentamento del 12 % della popolazione mondiale dipende dalla pesca e dall'acquacoltura e che quindi il commercio di prodotti ittici può avere un fortissimo impatto socio-economico, dato che circa il 40 % della produzione è immesso nel commercio internazionale, pari a un valore di esportazione annuo superiore a 115 miliardi di EUR;

C.  considerando l'importanza economica, territoriale, sociale e culturale della pesca su piccola scala, della pesca artigianale, della pesca costiera e della molluschicoltura in vaste zone costiere dell'Unione, comprese le isole e le regioni ultraperiferiche e, di conseguenza, la necessità di proteggere e sostenere questo settore nei confronti della pesca industriale, della pesca su grande scala e dell'acquacoltura industriale;

D.  considerando che la pesca artigianale utilizza strumenti e tecniche che hanno un impatto ridotto sulla situazione delle popolazioni minacciate;

E.  considerando che la pesca artigianale ha una notevole incidenza sul futuro delle comunità costiere e insulari meno sviluppate dell'Unione; che occorre favorire l'interesse dei giovani a entrare nel settore e proporre loro una formazione di qualità, anche in materia di pesca artigianale e molluschicoltura, per contribuire allo sviluppo delle zone dipendenti dalla pesca e incoraggiare la popolazione a rimanere;

F.  considerando che per raggiungere il rendimento massimo sostenibile è necessario applicare un approccio regionale che tenga conto di criteri scientifici e considerazioni socio-economiche;

G.  considerando che l'UE rappresenta il più grande mercato di prodotti ittici al mondo e che, proprio per questo, è ancor più necessario garantire una pesca redditizia ma allo stesso tempo equilibrata e sostenibile;

H.  considerando che la continua diminuzione delle attività di pesca ha ulteriormente contribuito al grave declino economico di molte zone costiere e insulari, comprese quelle che si trovano in regioni in ritardo di sviluppo, con il conseguente spopolamento e l'emigrazione degli abitanti verso zone che offrono migliori prospettive di occupazione e istruzione;

I.  considerando che le misure riguardanti tali regioni, adottate nell'ambito della politica comune della pesca, devono essere sostenibili sotto il profilo sociale ed economico per far sì che la pesca artigianale continui a essere redditizia; che le specie interessate dalla pesca costiera sono di grande valore socio-economico, anche se rappresentano una piccola parte della pesca commerciale;

J.  considerando che l’articolo 17 del regolamento (UE) n. 1380/2013 stabilisce che "in sede di assegnazione delle possibilità di pesca a loro disposizione (...), gli Stati membri utilizzano criteri trasparenti e oggettivi (...) e che tra i criteri da applicare possono figurare, tra l'altro, (...) il contributo all'economia locale"; che in tale contesto l'UE deve prestare un'attenzione particolare alle flotte delle regioni meno sviluppate;

K.  considerando che le donne svolgono un ruolo essenziale nella pesca artigianale, in particolare nelle mansioni connesse con la catena di trasformazione e la molluschicoltura;

L.  considerando che la politica di coesione dell'UE ha come obiettivo quello di ridurre le differenze tra le regioni e tra gli Stati membri, favorendo la coesione economica, sociale e territoriale e prestando attenzione al ruolo svolto dal settore della pesca e dai settori direttamente o indirettamente collegati ad esso nello sviluppo delle regioni costiere;

M.  considerando che il gran numero di posti di lavoro, diretti e indiretti, creati nel settore della pesca, la molluschicoltura, l'acquacoltura, le industrie ausiliarie e le industrie di commercializzazione e di trasformazione dei prodotti della pesca attribuiscono a tali settori una particolare importanza socio-economica;

N.  considerando che alcune zone di pesca costiera nelle regioni in ritardo si trovano in prossimità di aree economicamente sviluppate e di destinazioni turistiche e, ciononostante, non riescono a conseguire un'adeguata crescita economica;

O.  considerando che si avverte una crescente pressione in tali regioni a utilizzare le risorse marine e che il settore della pesca è spesso emarginato rispetto a quello turistico, sebbene i due settori siano compatibili e complementari;

P.  considerando che l'articolo 349 TFUE riconosce la situazione economica e sociale delle regioni ultraperiferiche che è aggravata da fattori strutturali (distanza, insularità, piccola superficie, rilievi e clima difficili, dipendenza da un numero limitato di prodotti, ecc.) la cui persistenza e interazione pregiudicano gravemente il loro sviluppo;

Q.  considerando che nelle regioni meno sviluppate, in particolare nelle regioni ultraperiferiche, il sostentamento di gran parte delle popolazioni locali dipende dalla piccola pesca costiera e locale e vi è penuria di giovani dovuta al fatto che tale attività è poco attrattiva, poco valorizzata e spesso poco retribuita;

R.  considerando che un modo per garantire che i prodotti della pesca provenienti dalle regioni ultraperiferiche restino competitivi una volta giunti sui principali mercati di destinazione è far sì che il prezzo del pesce non subisca rincari a causa dei costi di trasporto;

S.  considerando che la pesca ricreativa e il turismo legati a questa attività hanno un notevole impatto economico e potrebbero apportare una diversificazione economica a tali regioni;

T.  considerando che la strategia dell'UE dell'economia blu incoraggia e sostiene lo sviluppo economico sostenibile nelle zone costiere;

U.  considerando che il turismo marittimo e costiero dà lavoro a 3,2 milioni di persone e genera un totale di 183 miliardi di EUR di valore aggiunto lordo nell'UE;

1.  sottolinea l'importanza della pesca, in particolare della piccola pesca artigianale e di un turismo costiero e marittimo sostenibile per lo sviluppo di un'economia marittima onnicomprensiva dal punto di vista sociale ed ecologico; ricorda la necessità di diversificare l'offerta turistica stimolando le attività economicamente ed ecologicamente sostenibili che facilitano e promuovono, nel corso di tutto l'anno, l'accesso al patrimonio marittimo, al turismo subacqueo, al turismo gastronomico e agli sport acquatici per compensare la stagionalità; reputa necessario erogare un maggiore sostegno finanziario a favore delle PMI che sviluppano soluzioni innovative per il turismo costiero e marittimo attraverso strumenti finanziari come Orizzonte 2020;

2.  rileva che la diversificazione è diventata quasi ovunque una necessità per molti piccoli pescatori, ma in particolare per i giovani nelle regioni in ritardo, in quanto i loro redditi da attività di pesca sono spesso inadeguati e devono rivolgersi ad altre fonti di reddito, tra cui nuove forme di turismo legato al settore come il pescaturismo; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sostenere il ricorso ai vari fondi dell'UE, unitamente al FEAMP, per sviluppare il pescaturismo e l'industria di trasformazione dei prodotti ittici in tali zone e, pertanto, diversificare le fonti di reddito; sottolinea comunque che tale diversificazione non deve in alcun modo pregiudicare le attività di pesca in senso stretto e che il lavoro dei piccoli pescatori deve essere riconosciuto e sostenuto finanziariamente anche nei periodi di fermo biologico;

3.  invita gli Stati membri e la Commissione a investire nella formazione e nello sviluppo tecnologico di tutto il comparto pesca, in modo da attirare risorse umane di elevata qualità nelle regioni in ritardo di sviluppo e garantire che vi rimangano; osserva che gli investimenti in capitale umano nonché la promozione della formazione nel settore della pesca sono requisiti essenziali per conseguire una crescita sostenibile e competitiva; sottolinea il ruolo che il FSE può svolgere nel miglioramento dell'istruzione e della formazione, anche per la pesca artigianale e la pesca costiera; insiste sull'importanza di costituire gruppi d'azione locale a sostegno del settore della pesca e sottolinea l'importanza del lavoro da essi svolto;

4.  invita gli Stati membri e le autorità locali e regionali a fornire infrastrutture innovative sostenibili, compresa una connessione Internet veloce e TI di qualità, al fine di aiutare i pescatori nelle regioni in riardo a diversificare le attività di pesca tradizionali, migliorando l'attività svolta e rendendola più compatibile con altri settori dell'attività economica, in particolare i settori complementari; sottolinea le potenzialità dei progetti multisettoriali che favoriscono lo sviluppo economico, sociale e territoriale delle regioni costiere in ritardo di sviluppo, sfruttando le sinergie tra i fondi europei, in particolare il FEDER, il FEAMP e il FSE; sottolinea l'importanza dell'economia blu che può contribuire alla crescita economica delle regioni costiere e insulari in ritardo;

5.  sottolinea la necessità di sostenere il lavoro e la creazione di organismi dei produttori e organizzazioni interprofessionali per migliorare la competitività del settore e il suo posizionamento sul mercato;

6.  sottolinea l'importanza che ricopre il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che per la prima volta abbina i finanziamenti destinati alla politica marittima integrata e alla pesca con quelli della Banca europea per gli investimenti (BEI), nel sostenere lo sviluppo sostenibile ed eco-compatibile della pesca, dell'acquacoltura e della trasformazione ittica nonché la diversificazione delle entrate delle comunità di pescatori dipendenti da detti settori, in particolare per quanto concerne la pesca costiera artigianale, nel promuovere la formazione professionale delle donne e dei giovani e attrarre nuovi imprenditori nel settore; invita gli Stati membri ad accelerare l'utilizzazione del FEAMP e in particolare delle sue componenti incentrate sulla formazione e la qualificazione professionale delle popolazioni locali e sullo sviluppo di attività complementari alle attività tradizionali di pesca; reputa determinante che siano mantenute, e preferibilmente incrementate, le sovvenzioni concesse alle regioni ultraperiferiche per il trasporto del pesce fino al suo ingresso nel mercato internazionale per garantire la parità di condizioni concorrenziali rispetto ai prodotti di altra provenienza; sottolinea l'importanza di dotare il FEAMP di finanziamenti sufficienti nel periodo successivo al 2020 per continuare a sostenere lo sviluppo costiero delle regioni dipendenti dalla pesca;

7.  sottolinea che in molte regioni in ritardo di sviluppo i pescatori, in particolare i piccoli pescatori, hanno difficoltà ad avere accesso ai finanziamenti a causa dell'onere del debito e le pressioni sulle finanze pubbliche in tali zone nonché ritardi burocratico-amministrativi legati allo stesso funzionamento del FEAMP; invita pertanto la Commissione a lavorare con le autorità nazionali, regionali e locali per sviluppare strumenti finanziari adeguati alle esigenze dei pescatori e delle loro imprese; esorta la Commissione e gli Stati membri ad applicare una procedura semplificata e più rapida per l'utilizzo del FEAMP per le regioni in ritardo; chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di istituire uno strumento di sostegno alla pesca nelle regioni ultraperiferiche, sull'esempio delle misure attuate per l'agricoltura nelle regioni ultraperiferiche nell'ambito del programma POSEI, che contribuisca a uno sfruttamento ottimale delle potenzialità della pesca in tali regioni;

8.  chiede l'applicazione piena e integrale dell'articolo 349 TFUE nelle politiche, nei regolamenti, nei fondi e nei programmi dell'UE che incidono sulla politica della pesca dell'Unione e in particolare nel FEAMP, in modo da rispondere alle difficoltà specifiche riscontrate nelle regioni ultraperiferiche;

9.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sostenere il ricorso ai vari fondi dell'UE, unitamente al FEAMP, per sviluppare il pescaturismo e l'industria di trasformazione dei prodotti ittici nelle regioni interessate e, pertanto, diversificare le fonti di reddito;

10.  invita la Commissione, nell'ottica di garantire la sopravvivenza del settore della pesca nelle regioni ultraperiferiche e conformemente ai principi del trattamento differenziato per le isole e i territori di piccole dimensioni di cui all'obiettivo n. 14 degli obiettivi di sviluppo sostenibile, a mettere a punto misure di sostegno basate sull'articolo 349 TFUE per permettere il finanziamento (a livello UE o nazionale) delle imbarcazioni per la pesca artigianale e tradizionale delle regioni ultraperiferiche che sbarcano la totalità delle loro catture nei porti di tali regioni e contribuiscono allo sviluppo sostenibile locale, allo scopo di rafforzare la sicurezza delle persone, rispettare le norme europee in materia d'igiene, combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e migliorare l'efficienza ambientale;

11.  sostiene gli Stati membri nell'istituzione di un regime fiscale preferenziale per le regioni interessate, in modo da promuovere gli investimenti e combattere la povertà;

12.  sottolinea l'importanza di sviluppare e promuovere un'acquacoltura sostenibile dal punto di vista ambientale e della salute dei pesci e dei consumatori; pone in evidenza, inoltre, non solo il suo potenziale in quanto attività economica che fornisce posti di lavoro stabili e ben remunerati (che già rappresenta 80 000 posti di lavoro nell'UE), ma anche la sua importanza per ridurre sia la pesca eccessiva degli stock ittici europei che la dipendenza dell'UE dalle importazioni di pesce e prodotti ittici provenienti da paesi terzi; incoraggia gli Stati membri e le autorità locali a sostenere i progetti dell'economia blu per aiutare le persone nelle regioni in ritardo a sviluppare fonti di reddito ambientali sostenibili; invita la Commissione e gli Stati membri a esplicare maggiori sforzi per rimediare ai problemi legati agli oneri amministrativi che gravano sui settori della pesca e dell'acquacoltura;

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

24.1.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

2

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Clara Eugenia Aguilera García, Renata Briano, Alain Cadec, Richard Corbett, Linnéa Engström, João Ferreira, Sylvie Goddyn, Mike Hookem, Ian Hudghton, Carlos Iturgaiz, Werner Kuhn, António Marinho e Pinto, Norica Nicolai, Ulrike Rodust, Remo Sernagiotto, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas, Ruža Tomašić, Peter van Dalen, Jarosław Wałęsa

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Ole Christensen, Norbert Erdős, Seán Kelly, Verónica Lope Fontagné

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Tim Aker, João Pimenta Lopes

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

22

+

ALDE

António Marinho e Pinto, Norica Nicolai

ECR

Peter van Dalen, Remo Sernagiotto, Ruža Tomašić

ENF

Sylvie Goddyn

GUE/NGL

João Ferreira, João Pimenta Lopes

PPE

Alain Cadec, Norbert Erdős, Carlos Iturgaiz, Seán Kelly, Werner Kuhn, Verónica Lope Fontagné, Jarosław Wałęsa

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Richard Corbett, Ulrike Rodust, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas

VERTS/ALE

Linnéa Engström, Ian Hudghton

2

-

EFDD

Tim Aker, Mike Hookem

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Testi approvati, P8_TA(2016)0109.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2017)0280.

(3)

Testi approvati, P8_TA(2017)0316.

(4)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.

(5)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 1.

(6)

GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

20.2.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

31

3

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Mercedes Bresso, Steeve Briois, Andrea Cozzolino, Raymond Finch, John Flack, Iratxe García Pérez, Michela Giuffrida, Krzysztof Hetman, Ivan Jakovčić, Constanze Krehl, Sławomir Kłosowski, Louis-Joseph Manscour, Martina Michels, Iskra Mihaylova, Andrey Novakov, Paul Nuttall, Mirosław Piotrowski, Stanislav Polčák, Liliana Rodrigues, Fernando Ruas, Monika Smolková, Ruža Tomašić, Ramón Luis Valcárcel Siso, Ángela Vallina, Lambert van Nistelrooij, Kerstin Westphal, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Andor Deli, Ivana Maletić, Urmas Paet, Georgi Pirinski, Bronis Ropė, Milan Zver

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Eleonora Evi, Anna Hedh, Bogdan Brunon Wenta


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

31

+

ALDE

Ivan Jakovčić, Iskra Mihaylova, Urmas Paet

ECR

John Flack, Sławomir Kłosowski, Mirosław Piotrowski, Ruža Tomašić

PPE

Daniel Buda, Andor Deli, Krzysztof Hetman, Ivana Maletić, Lambert van Nistelrooij, Andrey Novakov, Stanislav Polčák, Fernando Ruas, Ramón Luis Valcárcel Siso, Bogdan Brunon Wenta, Joachim Zeller, Milan Zver

S&D

Mercedes Bresso, Andrea Cozzolino, Iratxe García Pérez, Michela Giuffrida, Anna Hedh, Constanze Krehl, Louis-Joseph Manscour, Georgi Pirinski, Liliana Rodrigues, Monika Smolková, Kerstin Westphal

VERTS/ALE

Bronis Ropė

3

-

EFDD

Raymond Finch, Paul Nuttall

ENF

Steeve Briois

3

0

EFDD

Eleonora Evi

GUE/NGL

Martina Michels, Ángela Vallina

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2018Avviso legale