Procedura : 2017/2209(INI)
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A8-0144/2018

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P8_TA(2018)0204

RELAZIONE     
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12.4.2018
PE 613.557v02-00 A8-0144/2018

sul pluralismo e la libertà dei media nell'Unione europea

(2017/2209(INI))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Barbara Spinelli

Relatore per parere (*):

Curzio Maltese, commissione per la cultura e l'istruzione

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE DI MINORANZA
 PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul pluralismo e la libertà dei media nell'Unione europea

(2017/2209(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6, 7, 9, 10, 11 e 49 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 9, 10 e 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDH) e la Carta sociale europea,

–  vista la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (ICERD), adottata e aperta alla firma e alla ratifica dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 2106 del 21 dicembre 1965,

–  visto il regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(1),

–  visto il protocollo n. 29 del TUE sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri,

–  vista la Carta europea per la libertà di stampa,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,

–  visti le dichiarazioni, le raccomandazioni e le risoluzioni del Comitato dei ministri e dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nonché i pareri e l'elenco di criteri per la valutazione dello Stato di diritto adottati dalla Commissione di Venezia,

–  visto lo studio del Consiglio d'Europa dal titolo "Journalists under pressure – Unwarranted interference, fear and self-censorship in Europe" (Pressioni contro i giornalisti – Ingerenze indebite, paura e autocensura in Europa),

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione e la Convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali,

–  vista l'osservazione generale n. 34 del Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani,

–  viste le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite come pure le relazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione,

–  visto il piano d'azione delle Nazioni Unite sulla sicurezza dei giornalisti e la questione dell'impunità,

–  visto il lavoro svolto dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sulla libertà dei media, in particolare dal suo rappresentante per la libertà dei media,

–  visto il lavoro svolto dalla piattaforma del Consiglio d'Europa per promuovere la tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti,

–  vista la dichiarazione congiunta sulla libertà di espressione e su "fake news", disinformazione e propaganda, resa il 3 marzo 2017 dal relatore speciale per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione delle Nazioni Unite, dal rappresentante per la libertà dei media dell'OSCE, dal relatore speciale per la libertà di espressione dell'Organizzazione degli Stati americani e dal relatore speciale per la libertà di espressione e l'accesso alle informazioni della Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visti i dati dell'indice sulla libertà di stampa nel mondo, pubblicato da Reporters Without Borders, e quelli dell'Osservatorio del pluralismo dei media del Centro per il pluralismo e la libertà dei media dell'Istituto universitario europeo,

–  visto il documento strategico dal titolo "Defining Defamation: Principles on Freedom of Expression and Protection of Reputation" (Definire la diffamazione: principi relativi alla libertà di espressione e alla tutela della reputazione), pubblicato da ARTICLE 19,

–  vista la sua risoluzione del 21 maggio 2013 sulla Carta dell'UE: stabilire norme per la libertà dei mezzi d'informazione in tutta l'UE(2),

–  viste la sua risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(3), come pure la sua risoluzione del 29 ottobre 2015 sul seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla sorveglianza elettronica di massa dei cittadini dell'Unione(4),

–  vista la sua risoluzione del 16 marzo 2017 sulla e-democrazia nell'Unione europea: potenziale e sfide(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2016 recante raccomandazioni alla Commissione sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(6),

–  viste la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sul ruolo degli informatori nella protezione degli interessi finanziari dell'UE(7) e la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nell'interesse pubblico, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici(8),

–  viste le conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, relative alla libertà e al pluralismo dei media nell'ambiente digitale(9),

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline e gli orientamenti della Commissione sul sostegno dell'UE alla libertà e all'integrità dei mezzi di comunicazione nei paesi candidati all'adesione per il periodo 2014-2020,

–  visti il convegno annuale 2016 sui diritti fondamentali organizzato dalla Commissione, dal titolo "Pluralismo dei media e democrazia", e i relativi contributi pubblicati dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali,

–  visto il gruppo di esperti ad alto livello per la lotta alle notizie false e alla disinformazione online, nominato dalla Commissione per fornire consulenza in merito alla portata del fenomeno delle notizie false e alla definizione dei ruoli e delle responsabilità delle parti interessate,

–  visto il parere n. 5/2016 del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) sulla revisione della direttiva e-privacy (2002/58/CE),

–  vista la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(10),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo sulla sicurezza e la difesa del 22 giugno 2017,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione giuridica (A8-0144/2018),

A.  considerando che i diritti alla libertà di espressione e alla libertà di opinione sono diritti umani fondamentali e rappresentano una condizione indispensabile per il pieno sviluppo della persona e per la sua partecipazione attiva alla società democratica, per la realizzazione dei principi di trasparenza e responsabilità e per il rispetto di altri diritti umani e libertà fondamentali;

B.  considerando che il pluralismo è inscindibile dalla libertà, dalla democrazia e dallo Stato di diritto;

C.  considerando che il diritto di informare e il diritto di essere informati rientrano tra i principali valori democratici di base su cui si fonda l'Unione europea;

D.  considerando che non si può sottovalutare l'importanza di media pluralistici, indipendenti e attendibili in quanto garanti e custodi della democrazia e dello Stato di diritto;

E.  considerando che la libertà, il pluralismo e l'indipendenza dei media sono elementi essenziali del diritto alla libertà di espressione; che i media svolgono un ruolo cruciale in una società democratica, in quanto fungono da organi di controllo pubblico e contribuiscono nel contempo all'informazione e alla responsabilizzazione dei cittadini ampliando la loro comprensione dell'attuale panorama politico e sociale e favorendo la loro partecipazione consapevole alla vita democratica; che occorre estendere la portata di tale ruolo per includere anche il giornalismo online e partecipativo come pure le attività di blogger, utenti di Internet, attivisti dei social media e difensori dei diritti umani, in modo da rispecchiare una realtà dei media oggi radicalmente mutata, tutelando nel contempo il diritto alla vita privata; che la neutralità della rete è un principio essenziale per un'Internet aperta;

F.  considerando che le notizie false, il bullismo online e la pubblicazione di immagini intime per vendetta ("revenge porn") costituiscono preoccupazioni crescenti per le nostre società, soprattutto tra i giovani;

G.  considerando che la diffusione di notizie false e della disinformazione attraverso i social media e i siti di ricerca ha fortemente compromesso la credibilità dei media tradizionali e ne ha ostacolato la capacità di fungere da organi di controllo;

H.  considerando che le autorità pubbliche hanno non solo il dovere di astenersi dall'imporre restrizioni alla libertà di espressione, ma anche l'obbligo positivo di adottare un quadro giuridico e normativo atto a promuovere la libertà, l'indipendenza e il pluralismo dei media;

I.  considerando che, in conformità degli articoli 2 e 4 della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e dell'articolo 30 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la libertà di espressione non deve mai essere invocata per difendere comportamenti che violano la Convenzione e la Dichiarazione, quali l'incitamento all'odio o la propaganda d'odio, che si ispirano a idee o a teorie basate sulla superiorità di una razza o di un gruppo di individui di un certo colore o di una determinata origine etnica o che tentano di giustificare o promuovere qualsiasi forma di odio e discriminazione razziale;

J.  considerando che le autorità pubbliche hanno il dovere di proteggere l'indipendenza e l'imparzialità dei media pubblici, che nella fattispecie sono al servizio delle società democratiche e non degli interessi dei governi al potere;

K.  considerando che le autorità devono altresì garantire che i media rispettino le disposizioni legislative e regolamentari in vigore;

L.  considerando che i recenti sviluppi politici in diversi Stati membri, dove il nazionalismo e il populismo si stanno intensificando, si sono tradotti in un aumento delle pressioni e delle minacce nei confronti dei giornalisti, a dimostrazione del fatto che l'Unione europea deve garantire, promuovere e difendere la libertà e il pluralismo dei media;

M.  considerando che, secondo il Consiglio d'Europa, gli abusi e i reati commessi da attori statali e non statali nei confronti dei giornalisti hanno un grave effetto dissuasivo sulla libertà di espressione; che il rischio e la frequenza delle ingerenze indebite rafforzano il sentimento di paura provato da giornalisti, giornalisti partecipativi, blogger e altri attori dei mezzi di informazione, il che può comportare un elevato grado di autocensura pregiudicando nel contempo il diritto dei cittadini all'informazione e alla partecipazione;

N.  considerando che, nel settembre 2016, il relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione ha ricordato che i governi hanno la responsabilità non solo di rispettare il giornalismo ma anche di garantire che i giornalisti e le loro fonti siano protetti attraverso una legislazione forte, azioni giudiziarie nei confronti degli autori di reati e ampia sicurezza ove necessario;

O.  considerando che i giornalisti e gli altri operatori dei media continuano a essere vittime di violenza, minacce, vessazioni o stigmatizzazione pubblica nell'Unione europea principalmente a causa dell'attività investigativa da essi svolta per tutelare l'interesse pubblico dall'abuso di potere, dalla corruzione, dalle violazioni dei diritti umani o dalle attività criminali;

P.  considerando che garantire la sicurezza dei giornalisti e degli altri operatori dei media rappresenta un prerequisito per assicurare che possano svolgere appieno il loro ruolo ed esercitare la loro capacità di informare adeguatamente i cittadini e di partecipare efficacemente al dibattito pubblico;

Q.  considerando che, secondo la piattaforma del Consiglio d'Europa per la tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti, oltre la metà dei casi di abusi nei confronti dei professionisti dei media è commessa da attori statali;

R.  considerando che il giornalismo investigativo dovrebbe essere promosso come forma di impegno civico e come espressione di virtù civica ed essere sostenuto attraverso attività di comunicazione, apprendimento, istruzione e formazione;

S.  considerando che la radicale evoluzione del sistema mediatico, la rapida crescita della dimensione online del pluralismo dei media e il ruolo sempre maggiore svolto da motori di ricerca e piattaforme dei social media in quanto fonti di notizie rappresentano allo stesso tempo una sfida e un'opportunità per quanto concerne la promozione della libertà di espressione, la democratizzazione della produzione di notizie attraverso la partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico e la trasformazione di un crescente numero di utenti da fruitori a produttori di informazioni; che la concentrazione del potere a livello di conglomerati di media, operatori di piattaforme e intermediari di servizi Internet come pure il controllo dei media da parte di soggetti economici e attori politici rischiano tuttavia di incidere negativamente sul pluralismo del dibattito pubblico e sull'accesso alle informazioni e di ripercuotersi sulla libertà, l'integrità, la qualità e l'indipendenza editoriale del giornalismo e dei media radiotelevisivi; che, a livello europeo, sono necessarie condizioni di parità al fine di garantire che i motori di ricerca, le piattaforme dei social media e altri giganti del settore dell'alta tecnologia rispettino le norme del mercato unico digitale dell'UE, ad esempio in materia di e-privacy e concorrenza;

T.  considerando che, per poter chiamare adeguatamente le autorità a rispondere delle loro azioni, i giornalisti devono avere un accesso diretto, immediato e senza ostacoli alle informazioni delle amministrazioni pubbliche;

U.  considerando che le informazioni ottenute sia tramite il diritto d'inchiesta sia attraverso gli informatori sono tra loro complementari ed entrambe essenziali per consentire ai giornalisti di svolgere la propria missione di interesse pubblico;

V.  considerando che i giornalisti necessitano di piena tutela giuridica per poter utilizzare e diffondere tali informazioni di interesse pubblico nell'ambito del loro lavoro;

W.  considerando che il diritto di chiedere e ricevere informazioni dalle amministrazioni pubbliche rimane frammentario e incompleto nell'Unione europea;

X.  considerando che il settore dei media svolge un ruolo chiave in qualsiasi società democratica; che gli effetti della crisi economica, associati alla crescita simultanea delle piattaforme dei social media e di altri giganti del settore dell'alta tecnologia e ad entrate pubblicitarie altamente selettive, hanno aumentato drasticamente la precarietà delle condizioni di lavoro e l'insicurezza sociale degli attori dei media, inclusi i giornalisti indipendenti, il che ha comportato un drammatico abbassamento delle norme professionali, sociali e di qualità nel settore giornalistico, con possibili ripercussioni sull'indipendenza editoriale;

Y.  considerando che l'Osservatorio europeo dell'audiovisivo del Consiglio d'Europa ha denunciato la nascita del duopolio digitale di Google e Facebook, che rappresentano fino all'85 % della crescita dell'intero mercato della pubblicità digitale nel 2016, il che mette in pericolo il futuro delle società di media tradizionali finanziate dalla pubblicità, quali i canali televisivi commerciali, i giornali e le riviste, che hanno un pubblico molto più limitato;

Z.  considerando che, nel contesto della politica di allargamento, la Commissione ha il dovere di esigere il pieno rispetto dei criteri di Copenaghen, inclusa la libertà di espressione e dei media, e l'UE dovrebbe pertanto fungere da esempio garantendo le più elevate norme in questo ambito; che, dopo essere diventati membri dell'Unione europea, gli Stati sono tenuti a osservare costantemente e inequivocabilmente gli obblighi in materia di diritti umani sanciti dai trattati dell'UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e che il rispetto della libertà di espressione e dei media negli Stati membri dovrebbe essere soggetto a controllo regolare; che l'UE può essere credibile sulla scena globale solo se la libertà della stampa e dei media è salvaguardata e rispettata al suo interno;

AA.  considerando che dalle ricerche emergono costantemente dati indicanti che le donne sono in minoranza nei settori dei media, in particolare nei ruoli creativi, e sono gravemente sottorappresentate nelle posizioni più elevate e ai livelli decisionali; che gli studi sulla partecipazione delle donne al giornalismo indicano che, sebbene vi sia un equilibrio di genere relativamente buono tra i nuovi giornalisti, la distribuzione delle responsabilità decisionali è caratterizzata da un'importante disparità di genere;

AB.  considerando che le disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del TUE che garantiscono il rispetto di tali principi sono attuate mediante azioni positive volte a promuovere la libertà e il pluralismo dei media come pure la qualità, l'accesso e la disponibilità delle informazioni (libertà positiva), ma prevedono anche la mancanza di intervento da parte delle autorità pubbliche al fine di evitare aggressioni dannose (libertà negativa);

AC.  considerando che la sorveglianza illegittima e arbitraria, in particolare se realizzata su larga scala, è incompatibile con i diritti umani e le libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione (ivi comprese la libertà di stampa e la tutela della riservatezza delle fonti giornalistiche) e il diritto alla vita privata e alla protezione dei dati; che Internet e i social media contribuiscono a diffondere i discorsi di incitamento all'odio e a promuovere la radicalizzazione che porta all'estremismo violento attraverso la distribuzione di contenuti illeciti, specialmente a scapito dei giovani; che la lotta contro tali fenomeni richiede una stretta e coordinata collaborazione tra tutti gli attori pertinenti a tutti i livelli di governance (locale, regionale e nazionale), coinvolgendo altresì la società civile e il settore privato; che norme e attività efficaci nel settore della sicurezza e della lotta al terrorismo, così come misure volte a contrastare e a prevenire l'incitamento all'odio e l'estremismo violento, dovrebbero essere sempre subordinate al rispetto degli obblighi in materia di diritti fondamentali onde evitare che sorgano conflitti con la tutela della libertà di espressione;

AD.  considerando che, come sottolineato dal Consiglio d'Europa, la denuncia di irregolarità costituisce un aspetto fondamentale della libertà di espressione e svolge un ruolo essenziale ai fini dell'individuazione e della segnalazione di irregolarità e atti illeciti nonché in un'ottica di rafforzamento della responsabilità democratica e della trasparenza; che la denuncia di irregolarità rappresenta una fonte fondamentale di informazioni nella lotta contro la criminalità organizzata, nell'indagine, nell'individuazione e nella denuncia dei casi di corruzione nel settore pubblico e privato nonché nell'individuazione dei sistemi di elusione fiscale creati da imprese private; che per garantire l'efficacia di tale ruolo è fondamentale assicurare l'adeguata protezione degli informatori a livello UE, nazionale e internazionale come pure la promozione di una cultura che riconosca l'importante ruolo degli informatori all'interno della società;

AE.  considerando che, nell'ambito della lotta alla corruzione e alla cattiva amministrazione nell'UE, il giornalismo investigativo dovrebbe ricevere particolare considerazione e sostegno finanziario in quanto strumento a servizio del bene pubblico;

AF.  considerando che, secondo quanto constatato dall'Osservatorio del pluralismo dei media, la proprietà dei media continua a essere altamente concentrata e ciò costituisce un rischio significativo per la diversità delle informazioni e dei punti di vista rappresentati nei contenuti mediatici;

AG.  considerando che la copertura mediatica degli affari europei e delle attività delle istituzioni e agenzie dell'UE dovrebbe essere soggetta ai criteri del pluralismo e della libertà dei media alla stessa stregua della copertura delle notizie nazionali e dovrebbe avere un supporto multilingue in modo da raggiungere il maggior numero possibile di cittadini dell'UE;

1.  invita gli Stati membri ad adottare misure appropriate, tra l'altro garantendo un adeguato finanziamento pubblico, per salvaguardare e promuovere il pluralismo, l'indipendenza e la libertà del panorama mediatico a servizio della società democratica, incluse l'indipendenza e la sostenibilità dei media di servizio pubblico, dei media associativi e dei media partecipativi, che rappresentano elementi fondamentali di un contesto favorevole in grado di garantire il diritto fondamentale alla libertà di espressione e di informazione;

2.  sottolinea la responsabilità condivisa di legislatori, giornalisti, editori e intermediari di Internet, ma anche dei cittadini in quanto consumatori di informazioni;

3.  invita le istituzioni dell'UE a garantire la piena attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea in tutte le loro decisioni, azioni e politiche al fine di assicurare il pieno rispetto del pluralismo e della libertà dei media contro l'indebita influenza delle autorità pubbliche nazionali; chiede alla Commissione, a tale riguardo, di introdurre una valutazione dell'impatto sui diritti umani delle sue proposte legislative e a presentare una proposta volta a istituire un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, in linea con la risoluzione del Parlamento sullo stesso tema;

4.  sottolinea la necessità di disporre di meccanismi di monitoraggio indipendenti per valutare la situazione della libertà e del pluralismo dei media nell'UE, che consentano di promuovere e proteggere i diritti e le libertà sanciti dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall'articolo 10 CEDU e di reagire prontamente alle possibili minacce contro tali diritti e libertà nonché alle violazioni degli stessi; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere appieno e a rafforzare gli strumenti già sviluppati al riguardo, quali l'Osservatorio del pluralismo dei media e la piattaforma del Consiglio d'Europa per la tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti;

5.  sollecita la Commissione, in qualità di custode dei trattati, a trattare i tentativi dei governi degli Stati membri di inficiare la libertà e il pluralismo dei media per quello che sono, ossia un abuso di potere grave e sistemico e un attacco ai valori fondamentali dell'Unione europea sanciti dall'articolo 2 TUE, in considerazione del fatto che i diritti alla libertà di espressione e alla libertà di opinione sono diritti umani fondamentali e che la libertà, il pluralismo e l'indipendenza dei media svolgono un ruolo fondamentale in una società democratica, anche nella loro funzione di controllo del potere del governo e dello Stato;

6.  invita gli Stati membri a condurre un riesame indipendente delle leggi e pratiche nazionali pertinenti al fine di proteggere la libertà di espressione come pure la libertà e il pluralismo dei media;

7.  esprime profonda preoccupazione per gli abusi, i reati e gli attacchi mortali che vengono tuttora commessi contro giornalisti e operatori dei media negli Stati membri a causa delle attività da essi svolte; esorta gli Stati membri a compiere ogni sforzo possibile per prevenire tali violenze, garantire l'assunzione di responsabilità ed evitare l'impunità, nonché per assicurare che le vittime e le loro famiglie abbiano accesso agli opportuni mezzi di ricorso; invita gli Stati membri a istituire, in collaborazione con le organizzazioni giornalistiche, un organismo di regolamentazione indipendente e imparziale incaricato di monitorare, documentare e denunciare le violenze e le minacce nei confronti dei giornalisti e di provvedere alla protezione e alla sicurezza dei giornalisti a livello nazionale; invita altresì gli Stati membri a dare piena attuazione alla raccomandazione CM/Rec(2016)4 del Consiglio d'Europa sulla tutela del giornalismo e la sicurezza di giornalisti e altri operatori dei media;

8.  esprime preoccupazione per il deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti e per la quantità di violenze psicologiche che si trovano ad affrontare; invita pertanto gli Stati membri a istituire, in stretta cooperazione con le organizzazioni giornalistiche, piani d'azione nazionali al fine di migliorare le condizioni di lavoro dei giornalisti e garantire che non siano vittime di violenza psicologica;

9.  esprime preoccupazione per la situazione della libertà dei media a Malta in seguito all'assassinio, nell'ottobre 2017, della giornalista anti-corruzione Daphne Caruana Galizia, che era stata altresì vittima di vessazioni, tra cui provvedimenti cautelari che hanno comportato il congelamento dei suoi conti bancari, e di minacce da parte di società multinazionali;

10.  plaude alla decisione di intitolare la sala stampa del Parlamento europeo alla giornalista assassinata Daphne Caruana Galizia; ribadisce a tale riguardo l'invito a intitolarle un premio annuale del Parlamento europeo per il giornalismo investigativo;

11.  sollecita gli Stati membri a sostenere appieno l'iniziativa lanciata da Reporters Without Borders per l'istituzione di un rappresentante speciale per la sicurezza dei giornalisti presso il Segretario generale delle Nazioni Unite;

12.  invita gli Stati membri a creare e mantenere, tanto a livello normativo quanto nella pratica, un contesto sicuro per i giornalisti e gli altri operatori dei media, inclusi i giornalisti stranieri che svolgono la propria attività giornalistica negli Stati membri, in modo da consentire loro di svolgere il proprio lavoro in piena indipendenza e senza ingerenze indebite, quali minacce di violenze, vessazioni, pressioni finanziarie, economiche e politiche, pressioni per spingerli a rivelare fonti e materiali riservati e sorveglianza mirata; sottolinea che gli Stati membri devono assicurare efficaci mezzi di ricorso giuridico contro le suddette pratiche ai giornalisti la cui libertà di esercitare la propria professione è stata minacciata, al fine di evitare l'autocensura; evidenzia che, nel considerare misure atte a garantire la sicurezza dei giornalisti, è importante adottare un approccio attento alla dimensione di genere;

13.  pone l'accento sull'importanza di assicurare ai giornalisti e agli operatori dei media condizioni di lavoro adeguate, nel pieno rispetto degli obblighi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE e dalla Carta sociale europea, al fine di evitare indebite pressioni interne ed esterne, situazioni di dipendenza, vulnerabilità e instabilità e, dunque, il rischio di autocensura; sottolinea che il mercato da solo non è in grado di garantire e promuovere l'indipendenza del giornalismo; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a elaborare e favorire nuovi modelli economici socialmente sostenibili, che consentano di finanziare e sostenere un giornalismo indipendente e di qualità, nonché a garantire la corretta informazione dei cittadini; chiede agli Stati membri di rafforzare il sostegno finanziario ai fornitori di servizio pubblico e al giornalismo investigativo, astenendosi dal prendere parte alle decisioni editoriali;

14.  condanna i tentativi dei governi di mettere a tacere i media critici e di distruggere la libertà e il pluralismo dei media, anche attraverso metodi più sofisticati che generalmente non generano una segnalazione nella piattaforma del Consiglio d'Europa per la tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti, ad esempio l'acquisto da parte di membri del governo e loro amici di mezzi d'informazione commerciali e l'appropriazione dei media di servizio pubblico per servire interessi di parte;

15.  pone l'accento sulla necessità di sostenere e ampliare la portata delle attività del Centro europeo per la libertà di stampa e dei media, in particolare il sostegno giuridico offerto ai giornalisti vittime di minacce;

16.  sottolinea che i professionisti dei media spesso lavorano in condizioni precarie in termini di contratti, retribuzioni e garanzie sociali, il che compromette la loro capacità di svolgere adeguatamente la propria attività e di conseguenza pregiudica la libertà dei media;

17.  riconosce che la libertà di espressione può essere soggetta a restrizioni (che devono tuttavia essere stabilite dalla legge, perseguire un obiettivo legittimo e costituire una misura necessaria in una società democratica), tra l'altro nell'ottica di tutelare la reputazione e i diritti altrui; esprime tuttavia preoccupazione per le conseguenze negative e dissuasive che le leggi penali in materia di diffamazione potrebbero avere sul diritto alla libertà di espressione, sulla libertà della stampa e sul dibattito pubblico; invita gli Stati membri ad evitare qualsiasi uso improprio delle leggi penali in materia di diffamazione trovando il giusto equilibrio tra il diritto alla libertà di espressione e il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare, inclusa la reputazione, garantendo nel contempo il diritto a un ricorso effettivo ed evitando pene e sanzioni sproporzionate ed eccessivamente severe, in linea con i criteri stabiliti dalla CEDH;

18.  invita la Commissione europea a proporre una direttiva anti-SLAPP (Strategic lawsuit against public participation – azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica), che proteggerà i media indipendenti da azioni legali vessatorie volte a metterli a tacere o a intimidirli nell'UE;

19.  ritiene che la partecipazione ai processi democratici si basi, innanzitutto, sull'accesso reale e non discriminatorio alle informazioni e alla conoscenza; invita l'UE e gli Stati membri a elaborare politiche adeguate per realizzare l'accesso universale a Internet e a riconoscere quest'ultimo (inclusa la neutralità della rete) come un diritto fondamentale;

20.  deplora la decisione adottata dalla Federal Communications Commission (Commissione federale per le comunicazioni) statunitense di abrogare le norme del 2015 sulla neutralità della rete e sottolinea le conseguenze negative che la decisione potrebbe avere, in un mondo digitale interconnesso a livello globale, sul diritto di accedere alle informazioni senza discriminazioni; invita l'UE e gli Stati membri a proseguire sulla via del rafforzamento del principio della neutralità della rete rafforzando e sviluppando ulteriormente gli orientamenti dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) sull'attuazione delle norme europee in materia di neutralità della rete da parte dei regolatori nazionali;

21.  sottolinea che media indipendenti e pluralistici svolgono un ruolo importante nel dibattito politico e per il diritto al pluralismo delle informazioni sia durante i mandati elettorali che nei periodi intermedi; pone l'accento sulla necessità di garantire pienamente la libertà di espressione a tutti gli attori politici, conformemente alle disposizioni della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, e di basare la loro presenza nelle emittenti pubbliche su criteri giornalistici e professionali e non sul loro grado di rappresentatività istituzionale o sulle loro idee politiche;

22.  invita gli Stati membri e la Commissione a non adottare misure non necessarie volte a limitare arbitrariamente l'accesso a Internet e l'esercizio dei diritti umani di base o a controllare le comunicazioni pubbliche, quali l'adozione di norme repressive sulla creazione e la gestione di organi di informazione e/o siti web, l'imposizione arbitraria dello stato di emergenza, il controllo tecnico delle tecnologie digitali (ad esempio blocco, filtraggio, interferenza e chiusura degli spazi digitali) o la privatizzazione di fatto delle misure di controllo esercitando pressioni sugli intermediari affinché prendano provvedimenti per limitare o eliminare contenuti Internet; invita altresì l'UE e gli Stati membri a evitare che tali misure siano adottate da operatori privati;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire la piena trasparenza da parte delle imprese private e dei governi nell'utilizzo di algoritmi, intelligenza artificiale e processi decisionali automatizzati, che non dovrebbero essere implementati e sviluppati in modo da determinare, o con l'intento di conseguire, il blocco, il filtraggio e la rimozione arbitrari di contenuti di Internet, nonché a garantire che qualsiasi politica e strategia digitale dell'UE sia elaborata secondo un approccio basato sui diritti umani, prevedendo mezzi di tutela e garanzia adeguati e nel pieno rispetto delle pertinenti disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

24.  ribadisce che il bullismo online, la pubblicazione di immagini intime per vendetta ("revenge porn") e il materiale contenente abusi sessuali su minori costituiscono una preoccupazione crescente nelle nostre società e possono avere effetti estremamente gravi, specialmente sui giovani e sui bambini, e sottolinea che gli interessi e i diritti dei minori devono essere pienamente rispettati nel contesto dei mezzi di comunicazione di massa; incoraggia tutti gli Stati membri a elaborare una legislazione lungimirante per contrastare tali fenomeni, che comprenda disposizioni per il rilevamento, la segnalazione e la rimozione dai media sociali contenuti palesemente dannosi per la dignità umana; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per elaborare controargomentazioni efficaci e a fornire orientamenti chiari che assicurino certezza giuridica e prevedibilità per gli utenti, i fornitori dei servizi e il settore di Internet nel suo complesso, garantendo al contempo la possibilità di un ricorso giurisdizionale conformemente alla legislazione nazionale, al fine di reagire all'uso improprio dei social media a fini terroristici; sottolinea, tuttavia, che qualsiasi misura tesa a limitare o rimuovere contenuti Internet dovrebbe essere adottata solo in circostanze specifiche, esplicite e legittime e nel quadro di un rigoroso controllo giurisdizionale, in linea con le norme internazionali, la giurisprudenza della CEDH e l'articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

25.  prende atto del codice di condotta per contrastare l'illecito incitamento all'odio online, promosso dalla Commissione; sottolinea l'ampio margine di discrezionalità lasciato alle imprese private per determinare che cosa costituisca un "illecito" e chiede che tale margine venga limitato per evitare i rischi di censura e di restrizioni arbitrarie della libertà di espressione;

26.  ribadisce che l'anonimato e la cifratura sono strumenti fondamentali per l'esercizio delle libertà e dei diritti democratici, la promozione della fiducia nell'infrastruttura e nelle comunicazioni digitali e la protezione della riservatezza delle fonti giornalistiche; riconosce che la crittografia e l'anonimato garantiscono la privacy e la sicurezza necessarie per l'esercizio del diritto alla libertà di opinione e di espressione nell'era digitale e ricorda che il libero accesso alle informazioni implica necessariamente la salvaguardia delle informazioni personali che i cittadini lasciano in rete quando operano online; rileva che la crittografia e l'anonimato possono anche dare adito ad abusi e atti illeciti e rendere difficile la prevenzione delle attività criminali e lo svolgimento di indagini, come evidenziato da funzionari delle autorità di contrasto e antiterrorismo; ricorda che le restrizioni alla crittografia e all'anonimato devono essere limitate conformemente ai principi di legalità, necessità e proporzionalità; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad appoggiare e attuare pienamente le raccomandazioni contenute nella relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite del 22 maggio 2015 sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, che affrontano il tema dell'utilizzo della crittografia e dell'anonimato nelle comunicazioni digitali;

27.  incoraggia l'elaborazione di codici etici per i giornalisti come pure per le persone coinvolte nella gestione dei mezzi d'informazione al fine di assicurare la piena indipendenza dei giornalisti e dei media;

28.  sottolinea che le autorità di contrasto e le autorità giudiziarie si trovano ad affrontare numerosi ostacoli quando investigano e perseguono i reati online, anche a causa delle discrepanze tra le legislazioni degli Stati membri;

29.  osserva che, nell'ecosistema mediatico digitale in evoluzione, sono comparsi nuovi intermediari in grado di influenzare e controllare le informazioni e le idee in rete assumendo funzioni e poteri di filtraggio; sottolinea che devono esistere in rete sufficienti canali, servizi e fonti indipendenti e autonomi in grado di garantire al pubblico una pluralità di opinioni e idee democratiche su questioni d'interesse generale; invita gli Stati membri a sviluppare politiche e misure nazionali nuove o già esistenti in materia;

30.  riconosce che il nuovo ambiente digitale ha esacerbato il problema della diffusione della disinformazione, vale a dire delle cosiddette "fake news" o notizie false; ricorda tuttavia che tale fenomeno non è nuovo e non è limitato alla sfera online; sottolinea l'importanza di garantire il diritto a un'informazione di qualità migliorando l'accesso dei cittadini a informazioni affidabili ed evitando la propagazione della disinformazione online e offline; ricorda che l'uso del termine "fake news" non dovrebbe mai essere finalizzato a minare la fiducia del pubblico nei mezzi di comunicazione di massa né a screditare e criminalizzare le voci critiche; manifesta preoccupazione per la potenziale minaccia che può derivare dal concetto di "fake news" per la libertà di parola e di espressione e per l'indipendenza dei mezzi di informazione, sottolineando nel contempo gli effetti negativi che la diffusione di notizie false potrebbe avere sul dibattito politico e sulla partecipazione informata dei cittadini alla società democratica; sottolinea l'importanza di assicurare meccanismi efficaci di autoregolamentazione basati sui principi dell'accuratezza e della trasparenza, che prevedano obblighi e strumenti adeguati in relazione alla verifica delle fonti, e l'importanza del controllo dei fatti da parte di organizzazioni terze certificate e imparziali al fine di assicurare l'obiettività delle informazioni e la protezione delle stesse;

31.  incoraggia le società dei social media e le piattaforme online a sviluppare strumenti per consentire agli utenti di comunicare e segnalare le potenziali "fake news" al fine di facilitare una rapida rettifica e di permettere la revisione da parte di organizzazioni terze imparziali e certificate per il controllo dei fatti, incaricate di fornire definizioni precise delle "fake news" e della disinformazione allo scopo di ridurre il margine di discrezionalità lasciato agli attori del settore privato, e a continuare a mostrare e indicare come "notizie false" le informazioni che si rivelano tali, per stimolare il dibattito pubblico e prevenire il riemergere della stessa disinformazione in una forma diversa;

32.  accoglie con favore la decisione della Commissione di istituire un gruppo di alto livello di esperti per la lotta alle notizie false e alla disinformazione online composto da rappresentanti della società civile, piattaforme di social media, organizzazioni di mezzi di informazione, giornalisti e accademici al fine di analizzare queste minacce emergenti e proporre misure operative da adottare a livello sia europeo che nazionale;

33.  sottolinea la responsabilità degli attori online nell'evitare la diffusione di informazioni non verificate o non veritiere con l'unico scopo di aumentare il traffico online attraverso l'utilizzo, ad esempio, del cosiddetto clickbait;

34.  riconosce che il ruolo e gli investimenti degli editori nel giornalismo investigativo, professionale e indipendente sono essenziali per contrastare la proliferazione delle notizie false e sottolinea la necessità di assicurare la sostenibilità dei contenuti editoriali pluralistici; incoraggia sia la Commissione che gli Stati membri a investire risorse finanziarie adeguate nell'alfabetizzazione mediatica e digitale e nello sviluppo di strategie di comunicazione, insieme a organizzazioni internazionali e della società civile, allo scopo di dare ai cittadini e agli utenti online gli strumenti per riconoscere le fonti di informazione dubbie ed esserne a conoscenza, nonché di individuare e denunciare i contenuti volutamente falsi e la propaganda; incoraggia inoltre, a tal fine, gli Stati membri a integrare l'alfabetizzazione mediatica e informatica nei sistemi di istruzione nazionali; invita la Commissione a prendere in considerazione le migliori pratiche a livello nazionale per garantire la qualità del giornalismo e l'affidabilità delle informazioni pubblicate;

35.  ribadisce il diritto di ciascun individuo di decidere in merito al destino dei suoi dati personali, in particolare il diritto esclusivo di controllare l'uso e la divulgazione delle informazioni personali e il diritto all'oblio, definito come la possibilità di ottenere la rimozione immediata dai social media e dai siti di ricerca di contenuti che potrebbero pregiudicare la sua dignità;

36.  riconosce che Internet e, più in generale, lo sviluppo dell'ambiente digitale hanno ampliato la portata di diversi diritti umani come evidenziato, ad esempio, dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 13 maggio 2014 nella causa C-131/12 Google Spain SL e Google Inc. contro Agencia Española de Protección de Datos (AEPD) e Mario Costeja González(11); invita, a tal riguardo, le istituzioni dell'UE ad avviare un processo partecipativo finalizzato a elaborare una Carta europea dei diritti in Internet, tenendo conto delle migliori pratiche sviluppate dagli Stati membri (in particolare la dichiarazione italiana dei diritti in Internet) da utilizzare come punto di riferimento, unitamente ai pertinenti strumenti europei e internazionali sui diritti umani, per regolamentare la sfera digitale;

37.  sottolinea il ruolo chiave degli informatori nel salvaguardare l'interesse pubblico e nel promuovere una cultura della responsabilità pubblica e dell'integrità nelle istituzioni pubbliche e private; rinnova l'invito rivolto alla Commissione e agli Stati membri affinché adottino e attuino un quadro adeguato, evoluto e completo per una normativa comune europea in materia di protezione degli informatori, sostenendo appieno le raccomandazioni del Consiglio d'Europa e le recenti risoluzioni del Parlamento del 14 febbraio 2017 e del 24 ottobre 2017; ritiene necessario garantire che i meccanismi di segnalazione siano accessibili e sicuri e che le denunce degli informatori e dei giornalisti investigativi siano oggetto di indagini svolte in maniera professionale;

38.  sottolinea che la tutela giuridica degli informatori, nel momento in cui divulgano informazioni al pubblico, si fonda in particolare sul diritto del pubblico a ricevere tali informazioni; sottolinea che nessuno dovrebbe perdere il diritto alla protezione per il solo motivo di aver commesso un eventuale errore di valutazione dei fatti o perché la minaccia percepita per l'interesse generale non si è concretizzata, a condizione che, al momento della segnalazione, abbia avuto motivi ragionevoli di credere nella sua veridicità; ricorda che le persone che forniscono deliberatamente informazioni errate o fuorvianti alle autorità competenti non dovrebbero essere considerate informatori e pertanto non dovrebbero beneficiare dei meccanismi di protezione; sottolinea, inoltre, che ogni persona lesa, direttamente o indirettamente, per mezzo della segnalazione o comunicazione di informazioni inesatte o fuorvianti, dovrebbe godere del diritto ad un ricorso efficace;

39.  esorta sia la Commissione che gli Stati membri ad adottare misure volte a tutelare la riservatezza delle fonti d'informazione al fine di prevenire eventuali azioni discriminatorie o minacce;

40.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i giornalisti dispongano degli strumenti adeguati per chiedere e ricevere informazioni dall'UE e dalle autorità della pubblica amministrazione degli Stati membri, in base al regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti, senza essere oggetto di decisioni arbitrarie che negano tale diritto di accesso; osserva che le informazioni ottenute in virtù del diritto d'inchiesta da giornalisti o cittadini, comprese quelle ottenute tramite informatori, sono complementari ed essenziali per consentire ai giornalisti di adempiere la loro missione d'interesse pubblico; ribadisce che l'accesso alle fonti e agli eventi pubblici dovrebbe dipendere da criteri obiettivi, non discriminatori e trasparenti;

41.  sottolinea che la libertà di stampa richiede l'indipendenza dal potere politico ed economico, il che implica parità di trattamento indipendentemente dall'orientamento editoriale; ribadisce l'importanza di preservare un giornalismo che benefici di meccanismi che impediscono la concentrazione di gruppi singoli, monopolistici o quasi monopolistici, garantendo la libera concorrenza e la diversità editoriale; sollecita gli Stati membri ad adottare e attuare una regolamentazione della proprietà dei media per evitare la concentrazione orizzontale della proprietà nel settore dei media e la proprietà indiretta e incrociata dei media e per garantire la trasparenza, la divulgazione e la facilità d'accesso per i cittadini alle informazioni sulla proprietà dei media, sulle fonti di finanziamento e sulla gestione; sottolinea l'importanza di applicare restrizioni adeguate alla proprietà dei media nei confronti delle persone che ricoprono cariche pubbliche e di assicurare un controllo indipendente e meccanismi di conformità efficaci onde prevenire i conflitti di interessi e la pratica delle "porte girevoli"; ritiene fondamentale che vi siano autorità nazionali indipendenti e imparziali che garantiscano la supervisione efficace del settore dei media audiovisivi;

42.  esorta gli Stati membri a sviluppare le proprie capacità strategiche e a impegnarsi con le comunità locali dell'UE e del vicinato dell'UE al fine di promuovere un ambiente mediatico pluralistico e di comunicare le politiche dell'UE in modo coerente ed efficace;

43.  invita gli Stati membri a sostenere pienamente e ad appoggiare la raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sul pluralismo dei media e sulla trasparenza della proprietà nel settore dei media, adottata il 7 marzo 2018;

44.  ricorda il ruolo importante esercitato dalle emittenti pubbliche nel preservare il pluralismo dei media, come evidenziato nel protocollo n. 29 allegato ai trattati; invita gli Stati membri a fornire loro gli strumenti finanziari e tecnici adeguati di cui hanno bisogno per svolgere la propria funzione sociale e servire l'interesse pubblico; invita a tal fine gli Stati membri a garantire la loro indipendenza editoriale tutelandole, attraverso quadri normativi chiaramente definiti, da qualsiasi forma di interferenza e influenza governativa, politica e commerciale, garantendo nel contempo la piena autonomia e indipendenza gestionale a tutti gli organi ed enti pubblici che esercitano i propri poteri nei settori della radiodiffusione e delle telecomunicazioni;

45.  esorta gli Stati membri ad allineare la loro politica di rilascio di licenze alle emittenti nazionali con il principio del rispetto del pluralismo dei media; ritiene che i contributi richiesti e la severità degli obblighi relativi all'emissione delle licenze dovrebbero essere soggetti a controllo e non dovrebbero mettere a repentaglio la libertà dei media;

46.  chiede alla Commissione di verificare se gli Stati membri concedono le licenze di radiodiffusione in base a criteri obiettivi, trasparenti, imparziali e proporzionati;

47.  suggerisce che, per tutelare efficacemente la libertà e il pluralismo dei media, la partecipazione agli appalti pubblici di società il cui proprietario finale possiede anche un'azienda nel settore dei media dovrebbe essere proibita o almeno resa del tutto trasparente; propone che gli Stati membri siano tenuti a riferire periodicamente su tutti i finanziamenti pubblici erogati alle imprese del settore dei media e che tutti i finanziamenti pubblici erogati ai titolari di media siano regolarmente controllati; sottolinea che i proprietari dei media non dovrebbero essere stati condannati o giudicati colpevoli per alcun reato;

48.  sottolinea che qualsiasi finanziamento pubblico alle organizzazioni dei media dovrebbe essere erogato sulla base di criteri non discriminatori, obiettivi e trasparenti, che dovrebbero essere comunicati in anticipo a tutti i media;

49.  ricorda che gli Stati membri dovrebbero trovare misure per sostenere i mezzi di informazione, assicurando ad esempio la neutralità dell'IVA, come raccomandato nella risoluzione del Parlamento europeo del 13 ottobre 2011 sul futuro dell'IVA(12), e appoggiando le iniziative relative ai mezzi di informazione;

50.  invita la Commissione a stanziare finanziamenti permanenti e adeguati nel bilancio dell'UE finalizzati a sostenere l'Osservatorio del pluralismo dei media del Centro per il pluralismo e la libertà dei media e a istituire un meccanismo annuale di valutazione dei rischi per il pluralismo dei media negli Stati membri; sottolinea che lo stesso meccanismo dovrebbe essere applicato per valutare il pluralismo dei media nei paesi candidati e che i risultati dell'Osservatorio del pluralismo dei media dovrebbero incidere concretamente sull'avanzamento del processo negoziale;

51.  invita la Commissione a monitorare e raccogliere informazioni e statistiche sulla libertà e il pluralismo dei media in tutti gli Stati membri e ad analizzare attentamente i casi di violazione dei diritti fondamentali dei giornalisti nel rispetto del principio di sussidiarietà;

52.  sottolinea la necessità di intensificare la condivisione delle migliori pratiche tra le autorità di regolamentazione audiovisiva degli Stati membri;

53.  invita la Commissione a tenere conto delle raccomandazioni contenute nella risoluzione del Parlamento del 25 ottobre 2016 sull'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali(13); in tal senso, invita la Commissione a includere i risultati e le raccomandazioni dell'Osservatorio del pluralismo dei media sui rischi per il pluralismo e la libertà dei media nell'UE in fase di elaborazione della relazione annuale sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali (relazione europea DSD);

54.  incoraggia gli Stati membri a incrementare gli sforzi volti a rafforzare l'alfabetizzazione mediatica e a promuovere iniziative educative e di formazione per tutti i cittadini attraverso l'istruzione formale, non formale e informale, in una prospettiva di apprendimento permanente, anche prestando particolare attenzione alla preparazione e al sostegno iniziali e continui degli insegnanti nonché incoraggiando il dialogo e la cooperazione tra il settore dell'istruzione e della formazione e tutti i soggetti interessati pertinenti, compresi i professionisti dei mezzi d'informazione, la società civile e le organizzazioni giovanili; riafferma la necessità di strumenti innovativi adeguati all'età per promuovere la responsabilizzazione e la sicurezza online come elementi obbligatori del curriculum scolastico e di colmare il divario digitale, sia attraverso progetti specifici di alfabetizzazione tecnologica, sia tramite adeguati investimenti nelle infrastrutture, al fine di garantire l'accesso universale all'informazione;

55.  sottolinea che lo sviluppo di un senso di valutazione e analisi critica rispetto all'uso e alla creazione dei contenuti mediatici è essenziale per far sì che i cittadini comprendano le questioni di attualità e possano contribuire alla vita pubblica, così come è essenziale la loro conoscenza del potenziale di trasformazione e delle minacce relative a un ambiente mediatico sempre più complesso e interconnesso; sottolinea che l'alfabetizzazione mediatica è uno strumento democratico essenziale che responsabilizza i cittadini; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare misure specifiche al fine di promuovere e sostenere i progetti di alfabetizzazione mediatica, come il progetto pilota sull'alfabetizzazione mediatica per tutti, e a sviluppare una politica globale in materia destinata ai cittadini di tutte le fasce di età e per tutti i tipi di media, come parte integrante della politica dell'Unione europea in materia di istruzione, sostenuta da opportunità pertinenti di finanziamento dell'UE, quali i fondi SIE e Orizzonte 2020;

56.  osserva con preoccupazione che, come emerso dall'Osservatorio del pluralismo dei media per il 2016, l'accesso ai media da parte delle minoranze, delle comunità locali e regionali, delle donne e delle persone con disabilità è a rischio; sottolinea che, in un panorama dei media aperto, libero e pluralistico, i mezzi di comunicazione inclusivi sono essenziali e che tutti i cittadini hanno il diritto di accesso a informazioni indipendenti nella loro lingua materna, che si tratti di una lingua nazionale o di una lingua minoritaria; sottolinea la necessità di garantire una formazione adeguata e opportunità di riqualificazione ai giornalisti europei, in particolare a quelli che lavorano utilizzando lingue minoritarie e meno parlate; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare e a sostenere la ricerca, i progetti e le politiche che migliorano l'accesso ai mezzi di informazione, come pure le iniziative pertinenti destinate a gruppi minoritari vulnerabili (quali il progetto pilota sulle opportunità di tirocinio per i mezzi di comunicazione nelle lingue minoritarie), e di garantire possibilità di partecipazione e di espressione a tutti i cittadini;

57.  incoraggia il settore dei media a tutelare la parità di genere nelle rispettive politiche e prassi, attraverso meccanismi di coregolamentazione, codici di condotta interni e altre misure volontarie;

58.  esorta la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi in campagne sociali, programmi educativi e attività di formazione e di sensibilizzazione più mirate (anche rivolte ai responsabili delle decisioni nel settore dei media) al fine di promuovere valori e pratiche egualitari attraverso il finanziamento e la promozione, a livello sia nazionale che europeo, allo scopo di affrontare efficacemente la disuguaglianza di genere nel settore dei media;

59.  raccomanda alla Commissione di sviluppare una strategia settoriale per i media europei, basata sull'innovazione e la sostenibilità; ritiene che tale strategia dovrebbe rafforzare la collaborazione transfrontaliera e le coproduzioni tra operatori dei media nell'UE, al fine di metterne in evidenza la diversità e di promuovere il dialogo interculturale, rafforzare la cooperazione con le singole redazioni e i servizi audiovisivi di tutte le istituzioni europee, in particolare con quelli del Parlamento, e al fine di promuovere la copertura mediatica e la visibilità degli affari dell'UE;

60.  sottolinea l'importanza di sviluppare ulteriori modelli per l'istituzione di una piattaforma di diffusione radiotelevisiva pubblica europea che promuova, a livello di UE, il dibattito politico basato su elementi concreti, sul dissenso e sul rispetto, contribuisca alla pluralità delle opinioni nel nuovo contesto mediatico convergente e favorisca la visibilità dell'UE nelle sue relazioni esterne;

61.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di tutelare la libertà dei mezzi d'informazione e la libertà di espressione nell'arte contemporanea, promuovendo la creazione di opere d'arte volte a esprimere preoccupazioni sociali, a incoraggiare il dibattito critico e a ispirare l'espressione di una contronarrativa;

62.  sottolinea che è necessario abolire il geo-blocco per i contenuti dei mezzi di informazione, consentendo ai cittadini dell'UE di accedere allo streaming online, a richiesta e in replica dei canali televisivi degli altri Stati membri;

63.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al Segretario generale del Consiglio d'Europa.

(1)

GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.

(2)

GU C 55 del 12.2.2016, pag. 33.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2014)0230.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2015)0388.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2017)0095.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2016)0409.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2017)0022.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2017)0402.

(9)

GU C 32 del 4.2.2014, pag. 6.

(10)

GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.

(11)

ECLI:EU:C:2014:317.

(12)

GU C 94 E del 3.4.2013, pag 5.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2016)0409.


MOTIVAZIONE

Con l'adozione del trattato di Lisbona, l'Unione europea si è definita come una comunità di valori il cui cardine è costituito dai diritti umani. La libertà di espressione e di informazione è internazionalmente riconosciuta come uno degli elementi chiave nell'architettura dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa è stata sancita, tra l'altro, nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e il lavoro svolto da numerose organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, OSCE, Consiglio d'Europa) hanno sviluppato e precisato il suo campo di applicazione. L'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ne ha formalmente ampliato la portata, includendo la libertà e il pluralismo dei media nel settore della protezione. Nel loro insieme, tutti questi strumenti rafforzano una precisa responsabilità degli Stati membri e della stessa UE che consiste nel proteggere pienamente tale diritto umano fondamentale e, al contempo, nel porre in essere misure positive per promuoverne il progresso in modo proattivo.

Al di là del loro status intrinseco di diritti umani, la libertà di espressione e il pluralismo e l'indipendenza dei media svolgono anche un fondamentale ruolo sociale, agendo come organo di controllo pubblico, tutelando i cittadini dagli abusi degli Stati e degli interessi privati e dando loro gli strumenti per partecipare attivamente alla vita democratica.

Le condizioni dell'effettiva libertà dei media, del loro pluralismo e della loro indipendenza dalle pressioni politiche e dagli interessi economici sono peggiorate dall'approvazione della risoluzione del Parlamento europeo del 21 maggio 2013 sulla "Carta dell'UE: norme per la libertà dei mezzi d'informazione in tutta l'UE", come sottolineato dai risultati dell'Indice sulla libertà di stampa nel mondo 2017 pubblicato da Reporter senza frontiere(1) e dalle conclusioni della relazione strategica 2017 dell'Istituto universitario europeo(2).

Le minacce alla libertà di espressione e al pluralismo dei media sono molteplici e comprendono un'ampia gamma di misure messe in atto sia da attori statali che da soggetti privati.

Violenza, minacce e pressioni nei confronti dei giornalisti

Anche negli Stati membri dell'UE, i giornalisti continuano ad essere oggetto di attacchi mortali. L'assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia rappresenta solo l'ultimo di tali episodi. Tuttavia, le pressioni esercitate nei confronti dei giornalisti assumono diverse e molteplici forme. Come sottolineato dall'Agenzia europea dei diritti fondamentali, esse comprendono minacce di violenza, incidenti nel contesto di riunioni pubbliche, presunte ingerenze da parte di attori politici, pressioni per rivelare fonti e materiali riservati, ingerenze attraverso servizi di sicurezza e di intelligence, pressioni finanziarie ed economiche(3). Tali fattori, uniti alle ingerenze politiche e a un alto livello di concentrazione nel settore dei media, determinano anche l'espansione del fenomeno dell'autocensura, come mostrato dallo studio del Consiglio d'Europa dal titolo Journalists under pressure: Unwarranted interference, fear and self-censorship in Europe(4). Il peggioramento delle condizioni lavorative ed economiche nel settore dei media derivante dalla crisi economica, unito all'emergere di nuovi attori internazionali quali i giganti del settore dell'alta tecnologia o le piattaforme dei social media in grado di dominare il mercato pubblicitario online nonché ai tagli di bilancio operati in alcuni Stati membri nei confronti dell'emittente di servizio pubblico, sta accrescendo la precarietà e, al tempo stesso, aumentando l'autocensura.

La sfera digitale

Le tecnologie digitali hanno senza dubbio fornito nuovi strumenti profondamente trasformativi di democrazia partecipativa, ampliando quest'ultima in modo rivoluzionario e consentendo ai cittadini di trasformarsi da utenti in produttori di informazioni. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal rischio di disinformazione insito nella diffusione virale dei contenuti Internet, nelle difficoltà di contestarli e di correggerli in tempo nonché nel potere di censura che potrebbe essere esercitato dalle piattaforme di social media e dai giganti della tecnologia. Tuttavia, sul piano del diritto internazionale, il problema delle "fake news" deve essere affrontato con estrema cautela, ricordando che i media tradizionali sono stati e sono altrettanto suscettibili di diffondere notizie false, e che il divieto di diffusione di notizie false ha spesso costituito uno strumento per controllare i media e limitare la libertà editoriale. Siamo consapevoli che le informazioni ingannevoli possono provocare gravi danni (pregiudicando la reputazione delle persone o violando la loro privacy), ma le limitazioni alle "fake news" non sono la soluzione. La "verità" e l'"oggettività" definitive sono concetti ambigui e pericolosi. La richiesta di pubblicare soltanto notizie assolutamente vere non è solo poco realistica ma anche illiberale. Inoltre, occorre tenere presente che l'era digitale ha reso la verifica dei fatti più facile di quanto lo sia mai stata nei media tradizionali: è possibile indagare sulla manipolazione del materiale digitale, se c'è la volontà di farlo, e Internet dispone degli strumenti e dell'infrastruttura necessari per la verifica di fonti e fatti. Consentire che siano dei funzionari pubblici a decidere che cosa costituisca la verità equivale ad accettare che le forze al potere dispongano del diritto di mettere a tacere le voci critiche. Per quanto riguarda l'"incitamento all'odio" o il "terrorismo", il concetto di "fake news" è troppo vago per evitare interpretazioni soggettive e arbitrarie. Non sarebbe rassicurante neppure che tali valutazioni fossero effettuate da soggetti privati come Facebook anziché dalle autorità pubbliche.

Misure nazionali e il dilemma di Copenaghen

La sicurezza nazionale e la lotta contro il terrorismo stanno diventando un filo conduttore comune per gli Stati membri, che porta all'adozione di atti legislativi e altre misure destinate ad avere effetti profondi sui diritti umani e le libertà fondamentali, come dimostrato dal caso Snowden e dalla pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia. Le leggi nazionali recentemente emanate in diversi Stati membri, che rafforzano i poteri di sorveglianza conferiti alle forze di sicurezza e di polizia e ai servizi segreti, il monitoraggio delle comunicazioni e la conservazione dei dati personali, rischiano – in assenza delle dovute garanzie e dei dovuti mezzi di ricorso – di compromettere l'essenza stessa del diritto alla libertà di espressione nonché altri diritti fondamentali quali, ad esempio, il diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati.

Misure analoghe che limitino l'esercizio della libertà di espressione e di informazione o le funzioni fondamentali di media liberi e indipendenti, per esempio la stessa esistenza di leggi penali sulla diffamazione, hanno il medesimo potenziale di pregiudicare il dibattito democratico.

I paesi candidati devono dimostrare di rispettare, conformemente all'articolo 49 TUE, i valori dell'UE elencati all'articolo 2 TUE: si tratta di un obbligo sancito dai criteri di Copenaghen. Tuttavia, non è stato messo a punto alcun reale strumento dell'UE in grado di garantire l'effettivo rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto da parte degli Stati membri, tranne la cosiddetta "opzione nucleare" prevista dall'articolo 7 TUE. Le ingerenze politiche verificatesi negli ultimi decenni, tra l'altro, in Italia, Polonia, Spagna e Ungheria dimostrano la necessità di un adeguato meccanismo istituzionale dell'UE di monitoraggio e ricorso.

Informatori

La denuncia di irregolarità è stata ampiamente riconosciuta come un aspetto fondamentale della libertà di espressione e uno strumento essenziale per garantire la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni democratiche. La necessità di un'efficace protezione degli informatori è stata più volte invocata da varie organizzazioni internazionali, quali il Consiglio d'Europa o il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, nonché dallo stesso Parlamento europeo. Tuttavia, deve ancora essere adottato un quadro comune dell'UE e diversi Stati membri non dispongono di un sistema adeguato a tale riguardo.

(1)

Reporter senza frontiere, Indice della libertà di stampa nel mondo 2017, Journalism weakened by democracy's erosion (Il giornalismo indebolito dall'erosione della democrazia), https://rsf.org/en/journalism-weakened-democracys-erosion

(2)

Centro per il pluralismo e la libertà dei media, Istituto universitario europeo, "Monitoring Media

Pluralism in Europe: Application of the Media Pluralism Monitor 2016 in the European Union, Montenegro and Turkey" (Monitoraggio del pluralismo dei media in Europa: applicazione dell'Osservatorio del pluralismo dei media 2016 nell'Unione europea, in Montenegro e in Turchia), http://cmpf.eui.eu/media-pluralism-monitor/mpm-2016-results/

(3)

Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA), Violence, threats and pressures against journalists and other media actors in the EU (Violenza, minacce e pressioni nei confronti dei giornalisti e di altri operatori dei media nell'UE), contributo al secondo convegno annuale sui diritti fondamentali – novembre 2016, http://fra.europa.eu/en/publication/2016/violence-threats-and-pressures-against-journalists-and-other-media-actors-european

(4)

Marilyn Clark e Anna Grech, Journalists under pressure – Unwarranted interference, fear and self-censorship in Europe (Pressioni contro i giornalisti – Ingerenze indebite, paura e autocensura in Europa), Edizioni del Consiglio d'Europa, 2017


PARERE DI MINORANZA

a norma dell'articolo 52 bis, paragrafo 4, del regolamento

Marek Jurek

La relazione approvata affronta il problema della libertà e del pluralismo dei media, che è di fondamentale importanza per la democrazia, ma esclude deliberatamente alcuni aspetti essenziali della questione che sono stati individuati in sede di commissione e nei negoziati. Essi riguardano, in particolare, le nuove forme di restrizione alla libertà di espressione, un esempio delle quali è l'introduzione di pene detentive in Francia per "l'esercizio di pressione morale".

La relazione attira l'attenzione sulla responsabilità dello Stato di garantire le condizioni di pluralismo, ma non affronta la necessità di ripristinare condizioni reali di pluralismo in società che hanno vissuto tirannie totalitarie. Nei paesi che sono stati governati da regimi comunisti collaborazionisti, i gruppi sociali considerati ostili dalle autorità sono stati soggetti a pratiche particolarmente discriminatorie per diverse generazioni, e anche le loro opinioni e i loro valori sono stati sistematicamente vilipesi dalla propaganda ufficiale. Assicurare che essi possano partecipare pienamente alla vita pubblica è una chiara responsabilità di qualsiasi governo democratico, che dovrebbe avere il sostegno dell'Unione europea.

Inoltre, la relazione contiene un riferimento non autorizzato alla Convenzione di Istanbul, che non è stata ratificata da un terzo degli Stati membri, e invita all'istituzione di un "meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali", un'idea parimenti respinta da molti paesi. Una relazione che affronta la questione del pluralismo non dovrebbe certamente essere utilizzata per promuovere tali idee unilaterali cui si oppongono moltissimi cittadini dei nostri paesi.


PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (23.2.2018)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sul pluralismo e la libertà dei media nell'Unione europea

(2017/2209(INI))

Relatore per parere (*): Curzio Maltese

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ricorda che la libertà di espressione e di informazione, come sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (articolo 11), nel Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 19) e nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo, è essenziale per conseguire una società pluralistica, ai sensi dell'articolo 2 del trattato sull'Unione europea; sottolinea che l'accesso a un'informazione di qualità, libera e indipendente, è un diritto umano fondamentale, che la libertà e il pluralismo dei mezzi d'informazione formano pilastri essenziali della democrazia e che occorre di conseguenza garantire l'indipendenza dei media dal potere politico ed economico e dalle influenze inopportune di qualsiasi tipo, al fine di evitare qualsiasi vessazione o intimidazione che possa influenzare il contenuto editoriale;

2.  sottolinea che, per poter partecipare in modo attivo ed efficace alla vita pubblica e alle discussioni politiche, i cittadini devono essere informati in modo corretto e corretto;

3.  crede che le ragioni della crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti dei mezzi di informazione dovrebbero essere ricercate in modo aperto e accurato; ricorda che la formazione dell'opinione pubblica si basa su una relazione di fiducia fra i cittadini e i professionisti dell'informazione, intesa a informarli e a promuovere una cultura di responsabilità pubblica e di trasparenza, nell'interesse della collettività; prende atto con estrema preoccupazione delle numerose sfide che il sistema dei finanziamenti all'editoria deve affrontare, compresa un'elevata concentrazione della proprietà dei mezzi di informazione, che si traduce nella presenza di alcuni soggetti dominanti che utilizzano l'informazione a fini di propaganda politica e commerciale, mettendo così a repentaglio il pluralismo dei media e abbassando drasticamente la qualità, la diversità, l'affidabilità e l'attendibilità dell'informazione nonché dando origine a fenomeni come quello delle notizie false (fake news); plaude pertanto alla proposta della Commissione di concedere ai nuovi editori di testate giornalistiche il diritto di autorizzare la riproduzione e la messa a disposizione online delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico, al fine di favorire una relazione equilibrata con gli operatori commerciali online e un'equa ripartizione delle entrate derivanti dalle pubblicazioni online di carattere giornalistico online;

4.  prende atto delle nuove sfide che, in un contesto di rapida evoluzione del panorama dei media, i media nuovi e quelli tradizionali si trovano a fronteggiare, quale conseguenza dell'aumento delle tecnologie e della digitalizzazione, come ad esempio il fenomeno della "bolla di filtraggio", legato al diffuso utilizzo di algoritmi, e della necessità di rispettare il diritto fondamentale alla vita privata; sottolinea, in particolare, che il fenomeno delle cosiddette "notizie false" è una tendenza crescente che fomenta storie false e disinformazione deliberata che possono generare tensioni sociali e rappresentare una minaccia enorme per le democrazie; sottolinea che i giornalisti e le organizzazioni di media hanno un'evidente responsabilità, in termini di formazione dell'opinione pubblica e di dibattito pubblico, e che essi dovrebbero impegnarsi al conseguimento di informazioni fondate su dati di fatto; chiede, pertanto, l'indipendenza e la trasparenza dei mezzi di informazione ed esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare una strategia coerente e globale al fine di, da un lato, promuovere un giornalismo di alta qualità, potenziando il sostegno finanziario e giuridico a mezzi di informazione gestiti in modo indipendente e al giornalismo investigativo, astenendosi al contempo da qualsiasi coinvolgimento nelle decisioni editoriali, e, dall'altro, sostenere l'alfabetizzazione mediatica di tutti i cittadini dell'Unione europea;

5.  sottolinea che i media del servizio pubblico hanno un ruolo insostituibile in termini di pluralismo degli stessi nonché un'importante responsabilità per riflettere adeguatamente la diversità culturale, linguistica, sociale e politica e per garantire che il pubblico sia debitamente informato; raccomanda che gli Stati membri forniscano finanziamenti adeguati, proporzionati e stabili ai mezzi d'informazione del servizio pubblico, in modo da assicurare che essi possano svolgere il loro ruolo culturale, sociale ed educativo e contribuire a una società inclusiva, garantendo al contempo la loro indipendenza da influenze politiche o dalla censura e impedendone l'utilizzo a fini propagandistici o di indottrinamento;

6.  ricorda che gli Stati membri dovrebbero trovare misure per sostenere i mezzi di informazione, assicurando ad esempio la neutralità dell'IVA, come raccomandato nella risoluzione del Parlamento europeo del 13 ottobre 2011 sul futuro dell'IVA(1), e appoggiando le iniziative relative ai mezzi di informazione;

7.  sottolinea che l'uso di mezzi di informazione digitali ha portato a nuove sfide e opportunità per la libertà dei mezzi di informazione stessi e che il pluralismo dei media, compreso nel contesto online, è gravemente minacciato da un'eccessiva concentrazione della proprietà dei media, dalla preoccupante complicità, ogniqualvolta essa si verifichi fra l'interesse dell'industria dei media e la politica, e dal mancato rispetto, da parte dei poteri societari, delle regole di concorrenza e delle norme tributarie; invita la Commissione e gli Stati membri a superare le carenze normative al fine di creare chiarezza giuridica e coerenza, in modo da garantire l'effettiva diversità, l'accessibilità del contenuto dei media e la loro libertà, e da impedire l'abuso di posizione dominante da parte dei colossi del web, attraverso una politica di concorrenza dell'Unione ammodernata che garantisca una concorrenza leale nel settore europeo dei media, nel contesto della convergenza online e del crescente ruolo delle piattaforme online in quanto intermediari, nonché tramite un quadro normativo che renda obbligatoria l'adozione di licenze per l'uso commerciale degli articoli di stampa protetti dal diritto d'autore, garantendo così una giusta remunerazione degli editori di pubblicazioni giornalistiche e, in definitiva, dei giornalisti; sottolinea, a tale proposito, che gli assetti di proprietà dei mezzi d'informazione devono essere trasparenti e che le autorità nazionali di regolamentazione devono vigilare con particolare attenzione su questo aspetto;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire un sistema di autoregolamentazione obbligatoria a livello di tutta l'UE per garantire che gli operatori dei media elaborino, negozino e attuino le proprie norme etiche per l'informazione online, senza un coinvolgimento politico diretto;

9.  osserva che gran parte delle informazioni prodotte dai media tradizionali è ora disponibile sia online sia sulle piattaforme tradizionali e che pertanto essi rimangono soggetti alle normative nazionali in materia di mezzi d'informazione; rammenta che ciò non vale nel caso delle piattaforme dei mezzi d'informazione strettamente digitali, il che si traduce in una concorrenza sleale tra i mezzi d'informazione esclusivamente digitali e quelli tradizionali; osserva che servizi analoghi, con caratteristiche analoghe, dovrebbero essere soggetti a disposizioni analoghe; invita ad armonizzare le regole e le normative in materia di mezzi d'informazione, onde garantire condizioni di parità;

10.  sottolinea il fatto che la libertà di espressione e di informazione in Europa è minacciata dalle crescenti intimidazioni e da aggressioni contro i giornalisti, come dimostra il recente assassinio di Daphne Caruana Galizia; ribadisce, a tal proposito, che gli Stati membri devono tutelare il diritto umano fondamentale della libertà di espressione dei giornalisti, che consenta loro di trasmettere informazioni, proteggendo e agevolando il loro lavoro, nonché il diritto fondamentale dei cittadini di ricevere quelle stesse informazioni; pone l'accento sulla situazione particolare dei giornalisti investigatori nonché sull'importanza di proteggere le fonti; invita gli Stati membri a provvedere affinché i loro quadri giuridici e le loro prassi di attività di contrasto assicurino una protezione, un'assistenza e un sostegno adeguati ai giornalisti e ad altri operatori dei media, prestando particolare attenzione ai rischi specifici relativi all'identità di genere ed etnica;

11.  evidenzia che la denuncia delle irregolarità è essenziale per il giornalismo investigativo e la libertà di stampa; rammenta che i giornalisti possono essere oggetto di procedimenti giudiziari, anziché di protezione giuridica, quando, agendo nell'interesse pubblico, divulgano informazioni o segnalano presunti casi di cattiva condotta, irregolarità, frodi o attività illecite; rammenta la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle misure legittime per proteggere gli informatori che agiscono nel pubblico interesse, quando divulgano informazioni riservate di imprese e organismi pubblici(2); esorta la Commissione a presentare quanto prima una proposta legislativa che garantisca un elevato livello di protezione per gli informatori nell'UE;

12.  riconosce la riuscita istituzione del Centro europeo per la libertà di stampa e dei media nel contesto di un progetto pilota dell'Unione europea ed evidenzia il lavoro notoriamente svolto dal Centro per contrastare gli attacchi alla libertà di stampa e dei media, mediante la registrazione sistematica delle violazioni della libertà dei media in Europa nonché l'offerta di un sostegno diretto ai giornalisti e agli attivisti per la libertà dei media che sono oggetto di minacce e rischiano di divenire vittime di violenze; chiede alla Commissione di sviluppare gli strumenti richiesti e garantire i finanziamenti necessari affinché il Centro europeo per la libertà di stampa e dei media si converta in una struttura permanente dell'UE;

13.  sottolinea la necessità di far fronte all'incremento dei casi di incitamento all'odio, abusi e minacce negli spazi virtuali, evidenziato dal sondaggio Eurobarometro del 2016 sul pluralismo dei media e la democrazia, allo scopo di tutelare la libertà di espressione e la diversità di opinione nell'ambito dei mezzi di informazione online; invita la Commissione a esaminare ulteriormente il problema degli abusi online e dei relativi effetti e ad adottare misure adeguate per prevenire e contrastare con efficacia tali abusi;

14.  sottolinea che i professionisti dell'informazione, soprattutto i più giovani, troppo spesso lavorano in condizioni precarie per quanto concerne contratti di lavoro, retribuzioni e prestazioni sociali e giuridiche, il che compromette la loro capacità di lavorare correttamente e, di conseguenza, si ripercuote sulla disponibilità di notizie e informazioni imparziali e indipendenti, pregiudicando in ultima analisi la libertà dei media; invita gli Stati membri e le organizzazioni del settore dei media a garantire che i giornalisti possano svolgere il proprio lavoro nel rispetto degli standard più elevati, garantendo condizioni di lavoro giuste ed eque a tutti i professionisti dei mezzi di informazione, e a promuovere la qualità e la formazione continua, sia per quelli che lavorano a livello contrattuale che per i free lance; incoraggia il settore mediatico a tutelare la parità di genere nelle rispettive politiche e prassi, ad esempio attraverso meccanismi di coregolamentazione e codici di condotta interni;

15.  incoraggia gli Stati membri a incrementare gli sforzi volti a rafforzare l'alfabetizzazione mediatica e a promuovere iniziative educative e di formazione per tutti i cittadini attraverso l'istruzione formale, non formale e informale, in una prospettiva di apprendimento permanente, anche prestando particolare attenzione alla preparazione e al sostegno iniziali e continui degli insegnanti nonché incoraggiando il dialogo e la cooperazione tra il settore dell'istruzione e della formazione e tutti i soggetti interessati pertinenti, compresi i professionisti dei mezzi d'informazione, la società civile e le organizzazioni giovanili; riafferma la necessità di strumenti innovativi adeguati all'età per promuovere l'emancipazione e la sicurezza online come elementi obbligatori del curriculum scolastico e di colmare il divario digitale, sia attraverso progetti specifici di alfabetizzazione tecnologica, sia tramite adeguati investimenti nelle infrastrutture, al fine di garantire l'accesso universale all'informazione;

16.  sottolinea che lo sviluppo di un senso di valutazione e analisi critica rispetto all'uso e alla creazione del contenuto mediatico è essenziale per far sì che i cittadini comprendano le questioni di attualità e possano contribuire alla vita pubblica, come essenziale è la loro conoscenza del potenziale di trasformazione e delle minacce relative a un ambiente mediatico sempre più complesso e interconnesso; sottolinea che l'alfabetizzazione mediatica è uno strumento democratico essenziale che emancipa i cittadini; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare misure specifiche al fine di promuovere e sostenere i progetti di alfabetizzazione mediatica, come il progetto pilota sull'alfabetizzazione mediatica per tutti, e a sviluppare una politica globale in materia destinata ai cittadini di tutte le fasce di età e per tutti i tipi di media, sostenuta come parte integrante della politica dell'Unione europea in materia di istruzione, da opportunità pertinenti di finanziamento dell'UE, quali i fondi SIE e Orizzonte 2020;

17.  osserva con preoccupazione che, come emerso dall'Osservatorio del pluralismo dei media per il 2016, l'accesso ai media da parte delle minoranze, delle comunità locali e regionali, delle donne e delle persone con disabilità è a rischio; sottolinea che, in un panorama dei media aperto, libero e pluralistico, i mezzi di comunicazione inclusivi sono essenziali e che tutti i cittadini hanno il diritto di accesso a informazioni indipendenti nella loro lingua materna, anche quando si tratta di una lingua minoritaria; sottolinea la necessità di garantire una formazione adeguata e opportunità di riqualificazione ai giornalisti europei, in particolare a quelli che lavorano utilizzando lingue minoritarie e meno parlate; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare e a sostenere la ricerca, i progetti e le politiche che migliorano l'accesso ai mezzi di informazione, come pure le iniziative pertinenti destinate a gruppi minoritari vulnerabili (quali il progetto pilota sulle opportunità di tirocinio per i mezzi di comunicazione nelle lingue minoritarie), e di garantire possibilità di partecipazione e di espressione a tutti i cittadini;

18.  raccomanda alla Commissione di sviluppare una strategia settoriale per i mezzi d'informazione europei, basata sull'innovazione e la sostenibilità; ritiene che tale strategia dovrebbe rafforzare la collaborazione transfrontaliera e le coproduzioni tra operatori dei media nell'UE, al fine di metterne in evidenza la diversità e di promuovere il dialogo interculturale, rafforzare la cooperazione con le singole redazioni e i servizi audiovisivi di tutte le istituzioni europee, in particolare con quelli del Parlamento, e al fine di promuovere la copertura mediatica e la visibilità degli affari europei;

19.  ricorda l'impegno dell'Unione a tutelare e a promuovere la libertà di espressione e di informazione in tutta l'UE e fuori di essa; evidenzia che i principi della libertà dei media, della libertà di espressione e del pluralismo dei mezzi d'informazione sono importanti, proprio come lo sono per gli Stati membri, anche per i paesi in fase di preadesione e per lo spazio europeo di vicinato; invita la Commissione a garantire che tali principi siano adeguatamente monitorati e che nei paesi in questione i programmi di assistenza siano subordinati al rispetto di tali principi;

20.  sottolinea che l'incremento della copertura pluralistica delle notizie dell'UE, nel rispetto della diversità culturale dei singoli Stati membri e utilizzando strumenti quali la comunicazione, i mezzi d'informazione, i media sociali e le piattaforme interattive e sfruttandone appieno le potenzialità, contribuiranno ad avvicinare e a connettere maggiormente i cittadini dell'UE agli affari europei, aiutando le persone a formare e a condividere le proprie opinioni, a decidere consapevolmente e a contribuire, con il proprio impegno critico, alla riforma e allo sviluppo positivi dell'UE;

21.  ribadisce la necessità di un monitoraggio indipendente della libertà e del pluralismo dei media nell'UE e invita la Commissione a continuare a sostenere l'Osservatorio del pluralismo dei media e a incoraggiarne l'ulteriore sviluppo, per consentire una valutazione globale e accurata dei rischi per il pluralismo dei media nell'UE; incoraggia la Commissione, gli Stati membri e tutte le pertinenti parti interessate ad affrontare tempestivamente i rischi evidenziati adottando provvedimenti adeguati;

22.  sottolinea l'importanza di sviluppare ulteriori modelli per l'istituzione di una piattaforma di diffusione radiotelevisiva pubblica europea che promuova, a livello di UE, il dibattito politico basato su elementi concreti, sul dissenso e sul rispetto, contribuisca alla pluralità delle opinioni nel nuovo contesto mediatico convergente e favorisca la visibilità dell'UE nelle sue relazioni esterne;

23.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di tutelare la libertà dei mezzi d'informazione e la libertà di espressione nell'arte contemporanea, promuovendo la creazione di opere d'arte volte a esprimere preoccupazioni sociali, a incoraggiare il dibattito critico e a ispirare l'espressione di una contronarrativa.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

21.2.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Isabella Adinolfi, Dominique Bilde, Andrea Bocskor, Nikolaos Chountis, Silvia Costa, Mircea Diaconu, Damian Drăghici, María Teresa Giménez Barbat, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Svetoslav Hristov Malinov, Curzio Maltese, Stefano Maullu, Luigi Morgano, Momchil Nekov, Michaela Šojdrová, Yana Toom, Helga Trüpel, Julie Ward, Bogdan Brunon Wenta, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Krystyna Łybacka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Francis Zammit Dimech

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

22

+

ALDE

Mircea Diaconu, María Teresa Giménez Barbat, Yana Toom

GUE/NGL

Nikolaos Chountis, Curzio Maltese

PPE

Andrea Bocskor, Svetoslav Hristov Malinov, Stefano Maullu, Bogdan Brunon Wenta, Francis Zammit Dimech, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Milan Zver, Michaela Šojdrová

S&D

Silvia Costa, Damian Drăghici, Giorgos Grammatikakis, Petra Kammerevert, Luigi Morgano, Momchil Nekov, Julie Ward, Krystyna Łybacka

Verts/ALE

Helga Trüpel

0

-

2

0

EFDD

Isabella Adinolfi

ENF

Dominique Bilde

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

1.3.2018

AVIS DELLA COMMISSIONE GIURIDICA

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sul pluralismo e la libertà dei media nell'Unione europea

(2017/2209 (INI))

Relatore per parere: Heidi Hautala

SUGGERIMENTI

La commissione giuridica invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  evidenzia che il pluralismo dei media comprende diversi aspetti, fra cui le normative sul controllo delle concentrazioni, gli obblighi di contenuto nei sistemi di concessione di licenze radiotelevisive, la trasparenza e la limitata concentrazione della proprietà dei media, la costituzione di libertà editoriali, l'indipendenza e lo status delle emittenti di servizio pubblico, la situazione professionale dei giornalisti, la relazione fra i media e i soggetti politici ed economici, l'accesso delle donne e delle minoranze ai contenuti mediatici, la diversità delle opinioni ecc.;

2.  ricorda che la libertà di espressione e d'informazione costituisce un diritto fondamentale, come stabilito all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, all'articolo 10 della convenzione europea dei diritti umani e all'articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, e rappresenta uno dei valori più fondamentali per la tutela della democrazia e il rafforzamento della nostra identità europea; sottolinea che la libertà e il pluralismo dei media si basano sul diritto fondamentale della libertà di espressione, che rappresenta una pietra miliare della democrazia e richiede il sostegno attivo del settore politico; osserva che la libertà di espressione potrebbe altresì tutelare il diritto della società nel suo complesso di ricevere informazioni su tutte le questioni di suo interesse; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure adeguate per salvaguardare e promuovere il pluralismo, l'indipendenza e la libertà dei media, onde garantire la libertà di espressione e la democrazia;

3.  chiede alla Commissione di vigilare sulla libertà e sul pluralismo dei media e di raccogliere informazioni e statistiche al riguardo in tutti gli Stati membri, nonché di analizzare i casi di violazione del diritto fondamentale della libertà di espressione e i diritti fondamentali dei giornalisti e degli altri professionisti dei media, nel rispetto del principio di sussidiarietà; invita la Commissione a proporre provvedimenti concernenti i risultati di tali valutazioni;

4.  sottolinea che, in una società pluralistica e democratica, i cittadini devono essere adeguatamente e pienamente informati per poter partecipare in modo attivo ed efficace alla vita pubblica e alle discussioni politiche; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere un sano dibattito politico e duraturi impegni politici per il rispetto dei diritti umani fondamentali tramite l'alfabetizzazione mediatica e il pluralismo e l'etica dei media; osserva con preoccupazione che le limitazioni alla libertà e al pluralismo dei mezzi di comunicazione conducono a un deficit democratico e che il deficit democratico in uno Stato membro può avere ripercussioni in tutta l'Unione, in particolare quando l'indipendenza dei media pubblici potrebbe essere compromessa dall'influenza di una maggioranza di governo; rileva che tale influenza può essere compensata con mezzi d'informazione del servizio pubblico indipendenti e dotati di un finanziamento e un equipaggiamento adeguati, in grado di resistere a interferenze governative e di presentare diverse posizioni politiche; incoraggia l'adozione di solide disposizioni normative e buone pratiche amministrative nel settore dei media del servizio pubblico, anche per quanto concerne gli aiuti di Stato e i finanziamenti pubblici, con l'obiettivo di rafforzare la loro indipendenza e la loro capacità di adempiere al loro compito nell'interesse pubblico generale;

5.  osserva con rammarico che non è stata accordata sufficiente attenzione alla concentrazione della proprietà dei media a livello degli Stati membri e dell'UE; evidenzia che le norme dell'UE in materia di concorrenza svolgono un ruolo importante nel prevenire la creazione o l'abuso di posizioni dominanti e invita al riguardo la Commissione e gli Stati membri a garantire che tali norme siano applicate in maniera corretta ed efficace; invita gli Stati membri, tramite le rispettive autorità nazionali di regolamentazione, a monitorare la concentrazione dei media e a fornire informazioni facilmente accessibili e pienamente trasparenti sulla proprietà dei media, in particolare sui loro titolari effettivi nonché sull'influenza economica e il sostegno finanziario relativi al panorama dei media, compresi i media online; raccomanda di rendere tali informazioni pubblicamente accessibili in tutti gli Stati membri, al fine di identificare le possibili fonti di controllo e influenza sui media, rafforzare la responsabilità dei media, garantire l'indipendenza editoriale e giornalistica e tutelare il ruolo dei media in quanto organi di controllo pubblico;

6.  manifesta profonda preoccupazione per le misure legislative e amministrative adottate da alcuni Stati membri per limitare e controllare i media, in modo diretto o indiretto, soprattutto nel settore dei media pubblici, o per non sostenere il pluralismo dei media; mette in rilievo il fatto che sono gli Stati membri ad avere l'obbligo positivo di garantire il pluralismo dei media e un ambiente nel quale i cittadini possano partecipare al dibattito pubblico ed esprimere senza timore idee e opinioni; sottolinea che il principio fondamentale dell'indipendenza editoriale dal governo e/o dagli interessi politici o commerciali deve essere tutelato e garantito, così come l'indipendenza da tutti gli interessi privati che potrebbero costituire una minaccia per la libertà e il pluralismo dei media; evidenzia che la copertura delle campagne elettorali e di altri eventi di rilievo, specialmente qualora questi influenzino sostanzialmente la vita pubblica e l'opinione pubblica, dovrebbe essere equa, equilibrata e imparziale; sollecita gli Stati membri a conformarsi alle raccomandazioni e alle risoluzioni del Consiglio d'Europa in materia d'indipendenza dei media pubblici e rammenta le norme europee previste dai trattati al riguardo; sottolinea che la supervisione dei media del servizio pubblico deve essere effettuata da enti indipendenti e non direttamente dalle istituzioni politiche, quali i governi; evidenzia, inoltre, che occorre garantire l'indipendenza editoriale nei casi di media del servizio pubblico finanziati dallo Stato;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere ed elaborare nuovi modelli economici socialmente sostenibili volti a finanziare e sostenere il giornalismo indipendente e di qualità nonché a rafforzare la sostenibilità dei media del servizio pubblico, che rappresentano condizioni preliminari per un sistema mediatico pluralistico;

8.  suggerisce che, per tutelare efficacemente la libertà e il pluralismo dei media, la partecipazione agli appalti pubblici di società il cui proprietario finale possiede anche un'azienda mediatica dovrebbe essere proibita o almeno resa del tutto trasparente; propone che gli Stati membri dovrebbero riferire regolarmente su tutti i finanziamenti pubblici erogati alle industrie mediatiche e che tutti i finanziamenti pubblici erogati ai titolari di media siano regolarmente controllati; sottolinea che i proprietari dei media non dovrebbero essere stati incarcerati o condannati per alcun reato penale;

9.  sottolinea che qualsiasi finanziamento pubblico alle organizzazioni dei media dovrebbe essere erogato sulla base di criteri non discriminatori, obiettivi e trasparenti, che dovrebbero essere comunicati in anticipo a tutti i media;

10.  propone che qualsiasi finanziamento pubblico ai mezzi d'informazione sia disponibile solo per le organizzazioni dei media che pubblicano un codice di condotta facilmente accessibile al pubblico;

11.  esprime preoccupazione circa il ricorso di potenti entità commerciali alle pratiche delle azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (Strategic Lawsuit Against Public Participation, SLAPP) nel tentativo di mettere a tacere i giornalisti e di impedire loro di svolgere il loro lavoro o di interferire altrimenti con i loro contenuti; esorta la Commissione a prendere atto di questa tendenza e a proporre norme che limitino queste pratiche abusive;

12.  manifesta preoccupazione per l'elevato numero di giornalisti e altri professionisti dei media in Europa che sono sempre più minacciati, molestati, soggetti a sorveglianza, attaccati fisicamente e persino uccisi, a causa del loro lavoro d'inchiesta e di reportage sugli abusi di potere, sulla corruzione, sulle violazioni dei diritti umani e sulle attività criminali; si rammarica del fatto che soltanto una piccola percentuale delle minacce o dei casi di molestie nei confronti dei giornalisti sia denunciata alla polizia; invita gli Stati membri a promuovere la tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti e degli altri professionisti dei media, garantendo una corretta applicazione delle norme pertinenti ed effettuando un lavoro di controllo e segnalazione delle minacce e delle molestie;

13.  ribadisce che condizioni di lavoro soddisfacenti e la sicurezza e protezione dei giornalisti e dei professionisti dei media rappresentano condizioni preliminari per il pieno svolgimento del loro ruolo, ovvero informare i cittadini sulle questioni d'interesse pubblico; invita pertanto gli Stati membri e le organizzazioni dei media a garantire eque condizioni di lavoro per i giornalisti e gli altri professionisti dei media;

14.  invita gli Stati membri a garantire l'attuazione della dichiarazione del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla protezione del giornalismo e sulla sicurezza dei giornalisti e degli altri operatori dei media;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i giornalisti dispongano degli strumenti adeguati per chiedere e ricevere informazioni dall'UE e dalle autorità della pubblica amministrazione degli Stati membri, in base al regolamento n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti, senza essere oggetto di decisioni arbitrarie che negano tale diritto di accesso; osserva che le informazioni ottenute in virtù del diritto d'inchiesta da giornalisti o cittadini, comprese quelle ottenute tramite informatori, sono complementari ed essenziali per consentire ai giornalisti di adempiere la loro missione d'interesse pubblico; ribadisce che l'accesso alle fonti e agli eventi pubblici dovrebbe dipendere da criteri obiettivi, non discriminatori e trasparenti;

16.  osserva che gli Stati membri dovrebbero garantire l'attuazione di strumenti appropriati per l'identificazione dei responsabili di azioni che danneggiano altri attraverso i media, anche in rete, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;

17.  riconosce che i giornalisti necessitano della massima protezione giuridica per utilizzare e diffondere tali informazioni d'interesse pubblico nell'ambito della loro attività;

18.  riconosce il "diritto di denunciare" in tutti i casi in cui le informazioni sono divulgate in buona fede e chiaramente nel pubblico interesse, per esempio qualora si siano verificate violazioni dei diritti fondamentali o del diritto penale, compresa la corruzione attiva o passiva, o qualora si tratti di fatti che denotano una minaccia per la sicurezza, la salute o l'ambiente;

19.  osserva che gli informatori, qualora agiscano su basi ragionevoli, possono rappresentare una fonte essenziale per i giornalisti d'inchiesta e pertanto contribuire a una stampa indipendente; invita pertanto la Commissione a garantire una protezione a livello di UE conformemente ai trattati e agli obiettivi dell'Unione in materia di democrazia, pluralismo di opinione e libertà di espressione; sottolinea che la protezione degli informatori va di pari passo con la riservatezza delle loro fonti, trovando tuttavia un equilibrio con i diritti fondamentali delle persone fisiche e giuridiche accusate;

20.  sottolinea che le accuse false o le informazioni fuorvianti possono avere effetti a lungo termine per gli individui e le imprese; rammenta che, nel caso delle accuse false, i responsabili dovrebbero rispondere delle loro azioni e non beneficiare della protezione per gli informatori; sottolinea che ogni persona diffamata da informazioni inesatte o fuorvianti deve avere accesso a meccanismi di ricorso efficaci;

21.  sottolinea che la deliberata disinformazione creata o diffusa per ottenere vantaggi finanziari o politici, ossia le cosiddette "fake news", distrugge il rapporto di fiducia fra i media e i cittadini e mette potenzialmente in pericolo le democrazie liberali e pregiudica i nostri valori democratici, quali la libertà di espressione e lo Stato di diritto; sottolinea che, poiché i social media hanno reso la circolazione di tali informazioni false molto più facile di quanto fosse per i media tradizionali, occorre trovare soluzioni affinché gli autori di "fake news" rispondano delle loro azioni nei media digitali così come devono fare nel contesto offline; sottolinea che una normativa severa o la censura dei pensieri e delle opinioni non possono costituire una risposta, me che invece le soluzioni per affrontare la disinformazione e la propaganda dovrebbe comprendere la garanzia di affidabilità delle informazioni, la formazione di cittadini in grado di pensare in modo critico e l'alfabetizzazione mediatica; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a dedicare risorse sufficienti alla lotta contro la disinformazione, nonché ad adottare misure coordinate contro coloro che pubblicano e divulgano fake news deliberate; evidenzia a tale riguardo la necessità che i consumatori di media siano di distinguere fra fatti e pure opinioni; sottolinea che la divisione per la comunicazione strategica del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e in particolare l'attuale task force East StratCom, che contribuiscono attivamente all'elaborazione e all'attuazione di una strategia contro la diffusione di fake news, necessitano di un potenziamento generale e di maggiori risorse per svolgere adeguatamente i propri compiti; evidenzia la necessità che gli Stati membri integrino gli sforzi dell'UE volti a contrastare le fake news e si impegnino a tutti i livelli, anche in cooperazione con i paesi del vicinato dell'UE, per promuovere un ambiente mediatico pluralistico in modo da comunicare le politiche dell'UE in maniera affidabile, coerente ed esaustiva; accoglie favorevolmente l'annuncio della Commissione di preparare una strategia per contrastare le fake news, da pubblicarsi a tempo debito;

22.  osserva che le nuove tecnologie hanno radicalmente cambiato il modello di business della stampa tradizionale; ritiene tuttavia che, con un quadro giuridico coerente, la digitalizzazione abbia il potenziale per promuovere la concorrenza tra gli operatori dei media e democratizzare l'accesso alle informazioni e ai contenuti e la creazione degli stessi;

23.  osserva che, nell'ecosistema mediatico digitale in evoluzione, sono comparsi nuovi intermediari in grado di influenzare e controllare le informazioni e le idee in rete assumendo funzioni e poteri di filtraggio; sottolinea che devono esistere in rete sufficienti canali, servizi e fonti indipendenti e autonomi in grado di garantire al pubblico una pluralità di opinioni e idee democratiche su questioni d'interesse generale; invita gli Stati membri a sviluppare nuove o già esistenti politiche e misure nazionali in materia;

24.  sottolinea che l'indipendenza della stampa concerne i media sia pubblici che privati; evidenzia l'importanza dei codici etici per i giornalisti e gli editori; sottolinea che tali codici etici dovrebbero comprendere l'obbligo di verificare le informazioni e le fonti; evidenzia che la diffusione di contenuti online dovrebbe rispettare lo stesso dovere di sollecitudine applicabile alla diffusione offline; manifesta preoccupazione, a tale proposito, per gli standard più bassi che si riscontrano in un ambiente online in continuo mutamento, in cui la quantità, l'immediatezza e i "clickbait" (i cosiddetti "acchiappa-click") sembrano contare più dell'accuratezza;

25.  accoglie con favore il tema del convegno annuale sui diritti fondamentali del 2016, ovvero il pluralismo dei mezzi d'informazione e la democrazia, e le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle libertà e sul pluralismo dei mezzi di informazione; ribadisce la propria richiesta di provvedimenti legislativi per garantire norme in materia di pluralismo dei media a livello europeo per la stampa, la diffamazione, la concentrazione e la trasparenza della proprietà dei media, ecc.; sostiene che lo spazio comune sociale e politico in Europa richiede la libertà e il pluralismo dei mezzi di informazione per garantire una democrazia ben funzionante;

26.  evidenzia che i principi della libertà dei media, della libertà di espressione e del pluralismo dei mezzi d'informazione sono importanti, proprio come lo sono per gli Stati membri, anche per i paesi in fase di preadesione e per lo spazio europeo di vicinato; invita la Commissione a garantire il rafforzamento e l'adeguato monitoraggio di tali principi nei paesi in questione e a provvedere affinché i programmi di assistenza siano condizionati al rispetto di tali principi.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

22.2.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

0

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Max Andersson, Joëlle Bergeron, Marie-Christine Boutonnet, Jean-Marie Cavada, Kostas Chrysogonos, Mady Delvaux, Rosa Estaràs Ferragut, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Gilles Lebreton, António Marinho e Pinto, Emil Radev, Evelyn Regner, Francis Zammit Dimech, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Angel Dzhambazki, Evelyne Gebhardt, Jytte Guteland, Heidi Hautala, Kosma Złotowski

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Norbert Erdős, Michaela Šojdrová

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

21

+

ALDE

EFDD

ENF

GUE/NGL

PPE

S&D

VERTS/ALE

Jean-Marie Cavada, António Marinho e Pinto

Joëlle Bergeron

Marie-Christine Boutonnet, Gilles Lebreton

Kostas Chrysogonos

Daniel Buda, Norbert Erdős, Rosa Estaràs Ferragut, Emil Radev, Michaela Šojdrová, Francis Zammit Dimech, Tadeusz Zwiefka

Mady Delvaux, Evelyne Gebhardt, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Jytte Guteland, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Evelyn Regner

Max Andersson, Heidi Hautala

0

-

 

 

2

0

ECR

Angel Dzhambazki, Kosma Złotowski

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

GU C 94 E del 3.4.2013, pag. 5.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2017)0402.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

27.3.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

44

3

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Asim Ademov, Jan Philipp Albrecht, Heinz K. Becker, Monika Beňová, Caterina Chinnici, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Tanja Fajon, Laura Ferrara, Ana Gomes, Sylvie Guillaume, Jussi Halla-aho, Cécile Kashetu Kyenge, Juan Fernando López Aguilar, Monica Macovei, Roberta Metsola, Claude Moraes, Ivari Padar, Judith Sargentini, Branislav Škripek, Csaba Sógor, Sergei Stanishev, Helga Stevens, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Marie-Christine Vergiat, Harald Vilimsky, Udo Voigt, Josef Weidenholzer, Cecilia Wikström

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Ignazio Corrao, Gérard Deprez, Maria Grapini, Marek Jurek, Miltiadis Kyrkos, Nuno Melo, Angelika Mlinar, Nadine Morano, Emilian Pavel, Morten Helveg Petersen, Petri Sarvamaa, Elly Schlein, Barbara Spinelli

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

André Elissen, Marc Joulaud, Christelle Lechevalier, Martina Michels, Liadh Ní Riada, Anna Záborská


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

44

+

ALDE

Gérard Deprez, Angelika Mlinar, Morten Helveg Petersen, Cecilia Wikström

ECR

Monica Macovei, Helga Stevens

EFDD

Ignazio Corrao, Laura Ferrara

GUE/NGL

Martina Michels, Liadh Ní Riada, Barbara Spinelli, Marie-Christine Vergiat

PPE

Asim Ademov, Heinz K. Becker, Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Marc Joulaud, Nuno Melo, Roberta Metsola, Nadine Morano, Petri Sarvamaa, Csaba Sógor, Traian Ungureanu, Anna Záborská

S&D

Monika Beňová, Caterina Chinnici, Tanja Fajon, Ana Gomes, Maria Grapini, Sylvie Guillaume, Cécile Kashetu Kyenge, Miltiadis Kyrkos, Juan Fernando López Aguilar, Claude Moraes, Ivari Padar, Emilian Pavel, Elly Schlein, Sergei Stanishev, Josef Weidenholzer

VERTS/ALE

Jan Philipp Albrecht, Judith Sargentini, Bodil Valero

3

-

ENF

André Elissen, Christelle Lechevalier

NI

Udo Voigt

4

0

ECR

Jussi Halla-aho, Marek Jurek, Branislav Škripek

ENF

Harald Vilimsky

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2018Avviso legale