Procedura : 2017/2129(INI)
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A8-0156/2018

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PV 28/05/2018 - 24
CRE 28/05/2018 - 24

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PV 30/05/2018 - 13.7
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P8_TA(2018)0223

RELAZIONE     
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2.5.2018
PE 609.409v02-00 A8-0156/2018

sull'attuazione delle misure di controllo per stabilire la conformità dei prodotti della pesca rispetto ai criteri di accesso al mercato dell'UE

(2017/2129(INI))

Commissione per la pesca

Relatore: Linnéa Engström

EMENDAMENTI
MOTIVAZIONE ‒ SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 INFORMAZIONI SULLAPPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

MOTIVAZIONE ‒ SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI

Il mercato ittico dell'UE è il più grande al mondo e assorbe un quarto di tutte le importazioni. Nel 2016 abbiamo importato 8,8 milioni di tonnellate di prodotti della pesca e dell'acquacoltura, rispetto ai 6,2 milioni di tonnellate della produzione dell'UE. La nostra dipendenza dalle importazioni per quasi il 60 % dell'approvvigionamento totale ha un chiaro impatto sulla pesca e sulla politica commerciale nell'UE.

Il mercato dell'UE è discriminatorio rispetto alla pesca e alle condizioni che devono essere soddisfatte al fine di collocare il prodotto ittico sul mercato. La discriminazione non opera a favore del settore della pesca dell'UE.

Condizioni per le navi dell'UE

Ѐ necessario esaminare le regole e le norme che devono essere rispettate dal settore della pesca dell'UE. Tutte le operazioni della flotta dell'UE sono disciplinate dalla politica comune della pesca. Si tratta, come è noto alla commissione, di un ampio e dettagliato insieme di norme riguardanti numerosi aspetti della pesca, e di un regime di controllo completo (regolamento (CE) n. 1005/2008, regolamento (CE) n. 1224/2009, regolamento (UE) 2017/2403) per garantire che gli Stati membri applichino le norme.

Inoltre, le flotte dell'UE devono rispettare un'ampia gamma di altre politiche concernenti le norme in materia di lavoro, la formazione, la sicurezza delle navi, l'inquinamento e altre norme riguardanti anche l'ambiente, la tassazione, le regole di bilancio e la legislazione fitosanitaria.

Il risultato è uno standard elevato per quanto concerne i prodotti ittici europei catturati e immessi sul mercato dell'UE. Ѐ giusto che sia così, in quanto i consumatori dell'UE devono poter contare sulla qualità e sulla freschezza del prodotto, nonché sulle varie norme sociali, economiche e ambientali che sono state rispettate a livello di produzione. Tuttavia il consumatore non viene nemmeno informato del fatto che il prodotto ittico è stato catturato da una nave dell'UE, in quanto si tratta di una "informazioni facoltativa".

Tutte le politiche, le regole e le norme citate implicano comunque un costo ben determinato per essere rispettate: imposte, attrezzi da pesca conformi alle norme, salari dignitosi, motori meno inquinanti, prodotti ittici conservati a temperature adeguate e nel rispetto di altre condizioni ecc. I prodotti ittici catturati da operatori dell'UE devono pertanto essere venduti sul mercato a un determinato prezzo affinché sia rispettato il principio costi-efficacia, dovendo competere nel contempo con i prodotti provenienti da operatori di paesi terzi che non hanno necessariamente gli stessi vincoli.

Condizioni per le navi non UE

I prodotti ittici catturati da operatori di paesi terzi e importati nell'UE devono soddisfare altri requisiti. La CITES limita il commercio di un numero molto ristretto di specie marine. Le norme fitosanitarie dell'UE sono attuate attraverso accordi bilaterali con i paesi terzi, i quali forniscono alla Commissione un elenco di pescherecci e stabilimenti di trasformazione che si ritiene soddisfino le norme dell'UE e sono autorizzati ad esportare verso l'UE. Il regolamento INN mira a garantire che i prodotti ittici importati nell'UE non provengano dalla pesca INN (pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata).

Le tariffe sono disciplinate da vari regolamenti (SPG, SPG +, Tutto tranne le armi, contingenti tariffari autonomi, ecc.), anche se riguardano principalmente l'ammontare dei dazi da versare e non le condizioni di accesso al mercato. Il regolamento SPG + richiede la ratifica e l'applicazione di una serie di strumenti giuridici internazionali (che non riguardano la pesca), ma se la Commissione ritiene che ciò non sia rispettato, il paese perde la sua tariffa preferenziale senza che i suoi prodotti ittici siano vietati.

Infine, vi è una norma potenzialmente ampia atta a limitare l'accesso dei prodotti ittici al mercato dell'UE, ovvero il regolamento (UE) n. 1026/2012 sulla pesca non sostenibile, che consentirebbe all'UE di vietare le importazioni da paesi che non collaborano nella gestione degli stock di interesse comune.

Parità di condizioni?

Dall'esame dell'acquis dell'UE, sia nel settore della pesca che in altri settori, risulta chiaramente che il regolamento INN è lo strumento principale per stabilire condizioni di parità tra i prodotti ittici originari dell'UE e quelli importati, condizioni che tutti affermano di sostenere. Ogniqualvolta si verificano discussioni in merito al contrasto della concorrenza sleale mantenendo fuori dal mercato dell'UE determinati prodotti ittici, è facile rispondere che il regolamento INN assolve a tale ruolo. Tale risposta è ingenua e fallace, in quanto il regolamento INN è concepito esclusivamente per impedire che i prodotti ittici pescati illegalmente entrino nel mercato dell'UE.

Regolamento INN

L'adozione del regolamento INN ha rappresentato uno spartiacque nella lotta globale contro la pesca INN. Si è scritto molto al riguardo, anche in una recentissima nota informativa e infografica realizzate dall'EPRS(1). La Commissione ha eseguito una propria valutazione e pochi anni fa la commissione per la pesca ha patrocinato uno studio circa la sua attuazione. Vari settori della società civile hanno inoltre pubblicato relazioni.

Nella maggior parte dei casi le analisi concordano sul fatto che il regolamento funzioni molto bene. Vi è un crescente elenco di paesi che, dopo essere stati preidentificati o elencati dall'UE come paesi non collaborativi nella lotta contro la pesca INN, hanno migliorato i loro sistemi di gestione e di controllo della pesca al fine di mantenere il loro accesso al più grande mercato ittico del mondo. In considerazione del fatto che finora nessun altro paese ha avuto il coraggio di istituire uno strumento simile per mantenere fuori dal mercato i prodotti ittici pescati illegalmente, è davvero impressionante il modo ampio in cui tale regolamento incide sulla gestione globale.

Ovviamente l'applicazione del regolamento non è privo di problemi. Gli Stati membri non applicano allo stesso modo le sue disposizioni, comprese la verifica dei certificati di cattura, le ispezioni presso il punto di importazione nell'UE e le sanzioni imposte. Nonostante i notevoli sforzi compiuti dalla Commissione, non vi è ancora alcun elenco delle navi che praticano la pesca INN diverso da quelli delle ORGP. Sono necessari miglioramenti, nonostante i numerosi traguardi raggiunti.

Requisiti sanitari

Le procedure per ispezionare e autorizzare l'immissione di prodotti alimentari, inclusi i prodotti ittici, sul mercato dell'UE sono stabilite nel regolamento (CE) n. 854/2004 (che verrà sostituito dal regolamento (UE) 2017/625 nel dicembre 2019, anche se non è prevista la modifica delle disposizioni descritte di seguito per i prodotti della pesca). Il regolamento disciplina le ispezioni dei prodotti alimentari prodotti nell'UE e importati e comprende disposizioni per i prodotti della pesca importati (ad esclusione degli sbarchi diretti in un porto dell'UE). L'UE stabilisce un elenco di paesi terzi autorizzati le cui autorità competenti forniscono garanzie adeguate per quanto concerne la conformità o l'equivalenza con la normativa UE in materia di alimenti e mangimi e con le regole relative alla salute degli animali. Tali autorità competenti dei paesi terzi comunicano all'UE quali sono gli stabilimenti di trasformazione e i pescherecci che hanno ottenuto l'autorizzazione a esportare verso l'UE. Dette autorità competenti dei paesi terzi possono anche delegare le responsabilità di autorizzazione e ispezione ad un altro paese terzo, come ad esempio a uno Stato costiero, a condizione che anche il secondo paese terzo figuri sull'elenco dell'UE di paesi autorizzati. Il paese terzo è tenuto a garantire che gli stabilimenti elencati soddisfino i requisiti dell'UE. Esso deve effettuare ispezioni e ha il potere impedire agli stabilimenti non conformi di esportare verso l'UE. Inoltre deve mantenere aggiornato l'elenco.

Dal dicembre 2017 l'elenco degli stabilimenti dei paesi terzi autorizzati a esportare direttamente i prodotti della pesca verso l'UE contiene 7 032 impianti di trasformazione e depositi frigoriferi e 3 818 navi da pesca (comprese le navi frigorifere). La Commissione invia periodicamente squadre di ispezione in tali paesi terzi per verificare se le condizioni applicabili sono soddisfatte.

Sebbene sulla carta tale sistema possa apparire solido e sembri funzionare ragionevolmente bene la maggior parte delle volte, esso non è privo di carenze che in alcuni casi possono provocare gravi problemi.

Le osservazioni compiute nell'arco di oltre un decennio hanno evidenziato il fatto che anche molte navi coinvolte in attività di pesca INN e i cui prodotti vengono sbarcati e commercializzati nell'UE risultano negli elenchi delle navi che secondo le certificazioni delle autorità dei paesi terzi rispettano i requisiti dell'UE in materia di igiene.

Alcune navi non si recano mai nei porti, né sono periodicamente ispezionate dalle autorità competenti. In diversi casi le navi in questione non solo non erano palesemente in grado di soddisfare i requisiti dell'UE in materia di igiene, ma effettuavano anche attività di pesca illegali(2).

Nel 2006 le ispezioni a bordo di un peschereccio battente bandiera cinese nelle acque guineane hanno riscontrato nella stiva la presenza di casse per il pesce vuote recanti le denominazioni di svariate navi da pesca della flotta cinese con le numerazioni della DG SANTE. È difficile capire in che modo le autorità cinesi, o la DG SANTE, abbiano potuto verificare la corretta etichettatura del pesce. La nave, che per tre anni e senza una licenza aveva praticato attività di pesca nelle acque della Guinea, è stata bloccata dalle autorità guineane con il sostegno della nave MY Esperanza di Greenpeace. Nel 2014 e nel 2017 sono stati riscontrati altri casi di pescherecci INN presenti negli elenchi della DG SANTE.

L'ultimo audit della DG SANTE in Mauritania risale al 2011 e stabilisce quanto segue:

"Alcuni tipi di navi frigorifero (di tipo cinese) presentavano difetti strutturali che non consentivano loro di soddisfare le condizioni prescritte per la manipolazione dei prodotti della pesca destinati ad essere esportati verso l'UE: di fatto l'area di selezione e quella di produzione non erano protette contro gli elementi naturali. Inoltre le navi presentavano diversi gradi di usura e alcune erano ai limiti dell'insalubrità." (pag. 11).

Sul sito web della DG SANTE non sono indicati altri controlli in Mauritania e l'elenco degli stabilimenti approvati dalla Mauritania include attualmente 66 navi frigorifero e una navi officina.

Da oltre un decennio vengono documentati numerosi casi di navi che praticano attività di pesca INN nelle acque dell'Africa occidentale pur essendo indicate negli elenchi della DG SANCO relativi agli stabilimenti approvati, persino dopo l'entrata in vigore del regolamento INN.

La DG SANTE rileva che se una nave figura nell'elenco UE delle navi INN, le ispezioni doganali negano automaticamente l'ingresso dei prodotti ittici provenienti da tale nave. Tuttavia, le ispezioni doganali non sono pienamente affidabili (cfr. qui di seguito). Inoltre, le pertinenti organizzazioni regionali e subregionali dell'Africa occidentale (CECAF e SRFC) non redigono elenchi di pescherecci INN, né l'elenco dell'UE comprende i pescherecci INN diversi da quelli elencati dalle ORGP. Pertanto, alle catture di pesci effettuate da navi di cui sopra non sarà negato l'ingresso nonostante i loro precedenti di pesca INN.

Commercio

La legislazione in materia di scambi commerciali contiene pochissimi riferimenti alla pesca, ad eccezione delle norme sulla regolamentazione dei contingenti all'importazione e delle tariffe. Anche i recentissimi accordi di libero scambio (ALS) che prevedono disposizioni specifiche in materia di pesca sono piuttosto semplicistici. Gli ALS del Giappone e del Vietnam, ad esempio, contengono pochi accordi internazionali che vanno rispettati (uno dei quali è facoltativo, il codice di condotta della FAO) e prevedono vaghi impegni per combattere la pesca INN. Ѐ significativo il fatto che tali disposizioni siano ubicate in una sezione dell'accordo che non è soggetta a un meccanismo di risoluzione delle controversie giuridicamente vincolante, bensì solo a un arbitraggio non vincolante. Non esiste neppure un impegno a ratificare e ad attuare effettivamente un elenco di strumenti internazionali connessi alla pesca (simile all'SPG +), o un riferimento esplicito al regolamento INN dell'UE, e tanto meno un impegno da parte del paese terzo ad attuare una procedura per garantire che il pesce pescato illegalmente non entri nel mercato.

L'approccio dell'UE nei confronti del commercio viene spesso percepito come controproducente per la buona governance della pesca nell'UE attraverso la continua apertura del mercato dell'UE ai prodotti della pesca provenienti da paesi che non hanno necessariamente gli stessi standard che abbiamo noi. Nel 2014, la Commissione ha proposto di conferire lo status dell'SPG + alle Filippine, preidentificandolo al tempo stesso come paese non collaborativo. Alla Commissione sembra essere sfuggita l'incoerenza tra l'alto rischio che un paese subisca il divieto di commerciare i prodotti della pesca e la simultanea concessione allo stesso paese di uno status commerciale più favorevole.

Un altro esempio riguarda la Corea del Sud con cui la Commissione stava negoziando un ALS sottoponendola nel contempo all'iter di preidentificazione. La preidentificazione è stata revocata nell'aprile 2015, sebbene la normativa coreana fosse ancora insoddisfacente.

I prodotti importati, compresi i prodotti ittici, devono essere sdoganati al momento dell'ingresso sul territorio dell'UE. Una recente relazione della Corte dei conti(3), tuttavia, ha riscontrato notevoli punti deboli e lacune evidenziando che i controlli doganali dell'UE non sono applicati in modo efficace. Tra i problemi constatati è risultata la falsa indicazione del paese di origine, il che ha implicazioni evidenti per l'oggetto della presente relazione.

Norme di commercializzazione

L'organizzazione comune dei mercati (regolamento (UE) n. 1379/2013) contiene disposizioni riguardanti il mercato relativamente alla maggior parte dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, comprese le informazioni che devono essere riportate sull'etichetta. Esso consente di mettere a punto le norme di commercializzazione per i prodotti ittici prodotti nell'UE e importati, per quanto concerne questioni come la qualità, la freschezza, le dimensioni, ecc.

Per quanto riguarda l'etichettatura, le informazioni obbligatorie per i consumatori – specie, zona e metodo di produzione, compreso il tipo di attrezzatura per i pesci selvatici – si applicano solo ad una parte limitata del mercato complessivo, dato che non sono richieste per i prodotti preparati, conservati o trasformati come il pesce in scatola, ecc. Pertanto nell'UE le condizioni non sono uniformi per quanto concerne la tracciabilità e le informazioni destinate ai consumatori.

Sotto il profilo delle norme di commercializzazione la Commissione ha appena avviato una procedura per valutare l'utilità e l'efficacia, dato che la più recente è stata adottata oltre 20 anni fa. Si tratta di un'evoluzione positiva, in quanto permette di prendere in considerazione norme di commercializzazione non limitate alla qualità dei prodotti, al fine di consentire l'applicazione di norme più rigorose ai prodotti ittici importati e garantire che soddisfino determinati criteri minimi in materia di conservazione, come la taglia minima dei pesci. Stando ai calcoli della DG MARE, le attuali norme di commercializzazione, che riguardano in gran parte le categorie attinenti la freschezza e le dimensioni, si applicano al 75 % degli sbarchi dell'UE, ma a meno del 10 % delle importazioni.

Norme del lavoro

Per i marittimi e in particolare per i pescatori esistono diversi strumenti internazionali inerenti alle condizioni lavorative. Tra questi figurano: Condizioni lavorative:

•  tali aspetti sono disciplinati dalla Convenzione sul lavoro marittimo per i marittimi (ratificata da 25 Stati membri e inclusa nella direttiva 2009/13/CE) e dalla Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca per i pescatori (ratificata da 3 Stati membri e parzialmente inclusa nella direttiva (UE) 2017/159). Tale direttiva è stata stabilita dalle parti sociali attraverso l'articolo 155 del TFUE, dato che gli Stati membri sono stati molto lenti nel ratificare la Convenzione originaria. Purtroppo non sono state incluse disposizioni per assicurarne l'applicazione. Inoltre non comprende i pescatori autonomi, a meno che non lavorino sulla stessa nave. Costruzione e navigabilità della nave:

•  tali aspetti sono disciplinati dalla Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare per i marittimi (ratificata da tutti gli Stati membri e inclusa nella direttiva 98/18/CE) e dall'Accordo di Città del Capo per i pescatori (ratificato da 11 Stati membri e incluso nella direttiva 97/70/CE solo per quanto concerne le navi di lunghezza superiore a 24 metri). Formazione e certificazione:

•  Formazione e certificazione: tali aspetti sono disciplinati dalla Convenzione sull'addestramento, la certificazione e la tenuta della guardia per quanto concerne i marittimi (convenzione STCW) (ratificata da tutti gli Stati membri e inclusa in varie direttive) e dalla Convenzione STCW-F per quanto concerne i pescatori (ratificata da 6 Stati membri e non inclusa nell'acquis). Anche per tale finalità le parti sociali intendono ricorrere alla procedura di cui all'articolo 155 del TFUE, il che dovrebbe essere portato avanti dalla Commissione in via prioritaria.

Mentre l'UE e gli Stati membri sono molto attivi nel soddisfare le norme internazionali relative ai marittimi, sono estremamente carenti nell'estendere la stessa attenzione e protezione ai pescatori (ai marittimi e ai pescatori non si applicano le stesse norme). Dato che il numero dei pescatori è di gran lunga superiore a quello dei marittimi, tale aspetto costituisce una grave negligenza da parte dell'UE per quanto riguarda in generale gli obblighi in materia di sicurezza dell'industria della pesca e la vita in mare.

Per quanto concerne la presente relazione è evidente che l'UE ha poca credibilità in materia di norme del lavoro riguardanti i pescatori in altri paesi, non essendo essa in grado di assumersi le proprie responsabilità internazionali in casa propria. Gli Stati membri dovranno ratificare tali strumenti importanti per la protezione dei pescatori.

Regolamento sul controllo

Come accaduto con il regolamento INN, si è scritto molto a proposito del regolamento in materia di controllo. Pur presentando alcune incoerenze e ambiguità, è chiaro da molti anni che uno dei problemi principali è stata l'applicazione disomogenea del regolamento da parte degli Stati membri. Sia le stime della Commissione che una relazione della Corte dei conti hanno riscontrato problemi anche per quanto concerne la verifica dei dati, la condivisione delle informazioni tra gli Stati membri, la scarsa o inesistente l'applicazione del sistema di punti e le sanzioni non sufficientemente dissuasive.

In casi relativamente rari la Commissione ha citato uno Stato membro dinanzi alla Corte di giustizia europea per l'inadeguata applicazione del regolamento sul controllo con il risultato di ottenere un notevole miglioramento. Ad esempio la Spagna ha provveduto rapidamente all'attuazione del regolamento sul controllo dopo essere stata condannata dalla Corte di giustizia europea nel 2008(4).

La Commissione dispone anche di altri strumenti di persuasione, tra cui i piani d'azione, e occorre esprimere rammarico per il fatto che non ne abbia fatto un uso più ampio per migliorare la situazione.

La Commissione ha espresso l'intenzione di rivedere il regolamento sul controllo. Come è stato osservato nella relazione Thomas(5), qualsiasi revisione del regolamento sul controllo deve essere ben mirata, mantenere norme efficaci per prevenire, individuare e sanzionare le violazioni e concentrarsi in primo luogo su una migliore attuazione delle norme tra gli Stati membri. Non deve comportare un indebolimento delle più rigorose norme di protezione concernenti il lavoro, l'ambiente, i sindacati o la società.

La revisione deve mirare a un regime di controllo più rigoroso, efficace e armonizzato per l'UE, compresa una migliore tracciabilità di tutti i prodotti della pesca.

Ma al di là di una migliore tracciabilità, per non essere discriminatoria, l'UE dovrebbe esigere che tutti i prodotti commercializzati sul suo territorio rispettino, su un piano di parità, le misure di conservazione e di gestione nonché i requisiti di igiene imposti dalla legislazione dell'UE.

(1)

http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/614598/EPRS_BRI(2017)614598_EN.pdf.

(2)

https://www.greenpeace.org/archive-international/Global/international/planet-2/report/2007/8/plunder2006.pdf.

(3)

Relazione speciale n. 19/2017.

(4)

C-189/07.

(5)

A8-0234/2016.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'attuazione delle misure di controllo per stabilire la conformità dei prodotti della pesca rispetto ai criteri di accesso al mercato dell'UE

(2017/2129(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio(1),

–  visto il regime di controllo della politica comune della pesca (PCP), di cui ai regolamenti del Consiglio (CE) n. 1224/2009(2) e n. 1005/2008(3) e al regolamento (UE) 2017/2403(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, recante modifica dei regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio(5),

–  visto il regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche per l'organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1026/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 relativo a talune misure ai fini della conservazione degli stock ittici relative ai paesi che autorizzano una pesca non sostenibile(7),

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea (CCE) n. 19/2017 del dicembre 2017 dal titolo: "Procedure di importazione: carenze nel quadro giuridico e un'attuazione inefficace incidono sugli interessi finanziari dell'UE",

–  vista la sua risoluzione del 27 aprile 2017 sulla gestione delle flotte di pesca nelle regioni ultraperiferiche(8),

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A8-0156/2018),

A.  considerando che l'UE è il maggiore mercato al mondo per i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, che ha assorbito il 24 % del totale delle importazioni mondiali nel 2016, e dipende dalle importazioni per oltre il 60 % del consumo di tali prodotti;

B.  considerando che, nella sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sul regime di importazione nell'UE dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura(9), il Parlamento ha sottolineato che uno degli obiettivi essenziali della politica dell'UE in materia di importazioni di prodotti della pesca e dell'acquacoltura deve essere quello di assicurare che i prodotti importati soddisfino le medesime esigenze imposte, in ogni settore, alla produzione UE e che gli sforzi dell'UE volti a garantire la sostenibilità della pesca erano incompatibili con l'importazione di prodotti provenienti da paesi che pescano senza tenere conto della sostenibilità;

C.  considerando che la comunicazione della Commissione del 14 ottobre 2015 dal titolo "Commercio per tutti: Verso una politica commerciale e di investimento più responsabile" (COM(2015)0497) impegna l'UE a condurre una politica commerciale più responsabile quale strumento per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

D.  considerando che spetta agli Stati membri verificare che il pesce dei produttori UE risponda alle norme sanitarie dell'UE, mentre per il pesce importato la Commissione autorizza i paesi terzi a individuare stabilimenti abilitati ad esportare prodotti della pesca verso l'Unione europea, purché siano in grado di garantire standard equivalenti;

E.  considerando che le regioni ultraperiferiche dell'UE situate nei Caraibi, nell'Oceano Indiano e nell'Oceano Atlantico sono nelle prossimità di diversi paesi terzi le cui condizioni di pesca, di produzione e di commercializzazione non sempre rispettano gli standard dell'Unione, generando così una concorrenza sleale con la produzione locale;

F.  considerando che esistono numerosi strumenti internazionali concernenti i pescatori che dovrebbero essere ratificati e applicati, come la convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca (ILO C188) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), l'accordo di Città del Capo del 2012 dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) e la convenzione internazionale dell'OMI sugli standard di formazione, certificazione e tenuta della guardia della gente di mare (STCW-F);

G.  considerando che le conclusioni del parere scientifico n. 3/2017 del 29 novembre 2017 dal titolo "Food from the Oceans" (Cibo dagli oceani) raccomandano di integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le politiche dell'Unione e di applicare lo stesso approccio in altri ambiti internazionali e di aiutare altre regioni del mondo, in modo tale da trovare un equilibrio tra gli obiettivi economici ed ecologici concernenti la produzione di cibo e l'ambiente marino;

1.  rileva che, per commercializzare i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, gli operatori dell'UE devono rispettare un'ampia gamma di regolamenti e rispondere a criteri rigorosi, ivi comprese le regole della PCP e criteri in materia sanitaria, lavorativa, ambientale e di sicurezza delle navi, che sono tutti integrati da regimi volti a garantire la conformità; è convinto che tutto ciò contribuisca a creare standard elevati per quanto concerne la qualità e la sostenibilità del prodotto che i consumatori UE legittimamente si attendono;

2.  ritiene che la conformità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura provenienti dai paesi terzi alle norme dell'UE in materia di sostenibilità sociale e ambientale promuoverebbe la sostenibilità nei paesi terzi e contribuirebbe a creare una concorrenza più equa fra i prodotti dell'UE e quelli provenienti da tali paesi;

3.  è preoccupato per il fatto che le importazioni di tali prodotti sono soggette a minori controlli, in quanto i controlli primari sono quelli concernenti le norme sanitarie e il regolamento sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN)(10), quest'ultimo destinato esclusivamente a garantire che il prodotto sia stato catturato in conformità delle norme applicabili;

4.  sottolinea che, al fine di garantire un trattamento equo dei prodotti ittici e dell'acquacoltura importati ed europei, che dovrebbe costituire un obiettivo chiave della politica della pesca dell'UE, l'UE dovrebbe imporre a tutti i prodotti importati il rispetto delle norme dell'UE in materia di conservazione e gestione, nonché i requisiti di igiene previsti dalla legislazione dell'UE; osserva che questo contribuirebbe a creare una concorrenza più equa e ad innalzare il livello degli standard di sfruttamento delle risorse marine nei paesi terzi;

5.  ritiene che gli sforzi dell'UE volti a conservare gli stock ittici e a garantire la sostenibilità della pesca, nell'ambito della politica comune della pesca (PCP), siano incompatibili con l'importazione di prodotti della pesca e dell'acquacoltura provenienti da paesi che accrescono gli sforzi di pesca senza tenere conto della sostenibilità e al solo fine di conseguire un rendimento immediato;

6.  esprime preoccupazione per il fatto che norme diverse per la commercializzazione del pesce creano un mercato discriminatorio che danneggia i pescatori e gli acquacoltori dell'UE, ragion per cui è opportuno incrementare e migliorare i controlli sui prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

7.  ritiene che l'applicazione del regolamento sul controllo(11) dovrebbe essere rafforzata in tutti gli Stati membri, in modo tale che il regolamento sia applicato in modo omogeneo ed armonizzato in tutte le fasi della catena di approvvigionamento, compresi il commercio al dettaglio e i servizi di ristorazione, e ai prodotti sia dell'Unione europea che importati; rileva che questo vale anche per le disposizioni in materia di etichettatura;

Norme sanitarie

8.  esprime preoccupazione per il fatto che il sistema imposto dall'Unione e utilizzato per la verifica delle norme sanitarie dei prodotti della pesca esportati nell'UE da parte delle autorità competenti dei paesi terzi non fornisce garanzie sufficienti che le norme siano sempre rispettate;

9.  invita la Commissione a fornire più formazione, assistenza tecnica e strutture per il potenziamento delle capacità istituzionali al fine di aiutare i paesi in via di sviluppo a rispettare le norme dell'UE; incoraggia iniziative quali il programma "Migliorare la formazione per rendere più sicuri gli alimenti" (BTSF) gestito dalla Direzione generale per la Salute e la sicurezza alimentare (DG SANTE) che prevede sessioni di formazione per il personale dei paesi in via di sviluppo responsabile dei controlli ufficiali sulle norme UE in materia di prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

10.  sottolinea l'importanza di una rigorosa applicazione ai prodotti della pesca e dell'acquacoltura importati, inclusi i mangimi e le materie prime per i mangimi, della legislazione dell'UE in materia di norme e di controlli sanitari sotto tutti gli aspetti (tra cui sicurezza alimentare, tracciabilità e prevenzione), aspetti imprescindibili per la tutela del consumatore; esortala Commissione, a tale proposito, a migliorare il proprio programma di ispezioni nei paesi terzi tramite il perfezionamento delle missioni dell'Ufficio alimentare e veterinario, in particolare aumentando il numero di strutture ispezionate nel corso di ogni missione, al fine di ottenere risultati che rispecchino meglio la situazione reale nei paesi terzi;

11.  rileva che anche gli audit effettuati dalla DG SANTE evidenziano che alcuni paesi terzi sono ancora ben lungi dal garantire che i prodotti soddisfino le necessarie norme sanitarie, almeno per quanto riguarda i pescherecci e le navi officina e le navi frigorifero, il che ostacola i controlli sanitari effettuati presso i posti d'ispezione transfrontalieri dell'UE per accertare il rispetto delle norme sanitarie;

12.  è allarmato per le osservazioni secondo le quali i pescherecci di paesi terzi operanti lungo le coste dell'Africa occidentale registrano difficoltà nell'assicurare la tracciabilità dei prodotti e il rispetto delle norme sanitarie; ritiene che non si possa fare pienamente affidamento sulla veridicità dei certificati rilasciati dai pescherecci di paesi terzi per le navi e gli stabilimenti autorizzati a esportare nell'UE;

13.  ritiene che il fatto di consentire ai paesi terzi di delegare ad altri paesi terzi prescelti il diritto di rilasciare tali certificati, persino a uno Stato costiero, sia in contrasto con la nozione di responsabilità dello Stato di bandiera che è alla base della PCP, compreso il regolamento sulla pesca INN, in particolare le responsabilità dello Stato di bandiera che convalida il certificato di cattura; ritiene che la Commissione dovrebbe interrompere la prassi di consentire ai paesi terzi di delegare tale autorità ad altri paesi;

14.  ritiene, inoltre, che le autorità competenti dovrebbero effettuare un'ispezione sanitaria dei pescherecci almeno una volta all'anno;

Diritti in materia di lavoro

15.  mette a confronto il lodevole risultato ottenuto dagli Stati membri nella ratifica delle convenzioni del lavoro concernenti i marittimi con i loro risultati estremamente deludenti nella ratifica delle convenzioni concernenti i pescatori, e li esorta a ratificare tempestivamente gli strumenti pertinenti, tra cui la convenzione C188 dell'OIL, l'accordo di Città del Capo e la convenzione STCW;

16.  si congratula con le parti sociali per il loro successo nell'utilizzo dell'articolo 155 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) per negoziare la direttiva (UE) 2017/159(12)del Consiglio, che attua in parte la C188 dell'OIL, pur rammaricandosi che non contempli i pescatori indipendenti; esorta la Commissione a ultimare il processo presentando una proposta di direttiva complementare che contenga disposizioni di attuazione, così come ha fatto per le attività di trasporto marittimo;

17.  esorta la Commissione, in tale contesto, ad avviare le procedure per il ricorso all'articolo 155 TFUE per quanto riguarda la STCW-F, al fine di migliorare la sicurezza in mare delle attività di pesca, che è ampiamente riconosciuta tra le professioni più pericolose al mondo;

18.  sostiene i continui sforzi volti a migliorare la politica della pesca dell'UE al fine di renderla più sostenibile dal punto di vista ambientale, garantendo la sopravvivenza a lungo termine delle comunità costiere e una fonte nutriente di cibo; contrappone tutto ciò alla crescente apertura del mercato dell'UE ai prodotti della pesca provenienti dai paesi terzi i cui regimi di gestione non sono altrettanto rigorosi; ritiene che ciò costituisca un'incoerenza tra la politica della pesca e la politica commerciale;

Politica commerciale

19.  deplora il fatto che talvolta la Commissione lanci segnali contrastanti ai paesi terzi, come ad esempio nella negoziazione degli accordi di libero scambio (ALS) con paesi che sono stati precedentemente individuati nel quadro del regolamento sulla pesca INN o del regolamento sulla pesca non sostenibile o ancora estendendo loro l'accesso al mercato dell'UE(13);

20.  invita la Commissione a garantire uno stretto coordinamento tra le politiche commerciali e della pesca dell'Unione, compreso il negoziato di accordi commerciali che comportano aspetti relativi alla pesca; ritiene che sia essenziale analizzare l'impatto economico e sociale degli ALS sui prodotti della pesca dell'UE, istituire, ove necessario, adeguate misure di salvaguardia e trattare come sensibili determinati prodotti della pesca;

21.  ritiene che l'UE, in quanto maggior importatore mondiale di prodotti della pesca, condivida con gli altri importanti paesi importatori di tali prodotti la responsabilità politica di garantire che le regole commerciali dell'OMC siano in linea con gli standard globali più elevati in termini di gestione e conservazione dei prodotti della pesca; invita, a tal riguardo, la Commissione ad assicurare che il commercio equo, trasparente e sostenibile di prodotti ittici sia rafforzato nel quadro degli accordi commerciali bilaterali e multilaterali dell'UE;

22.  insiste sul fatto che gli ALS e altri accordi multilaterali contenenti disposizioni commerciali negoziati dalla Commissione includano capitoli rafforzati sullo sviluppo sostenibile che affrontano questioni specifiche in materia di pesca e che:

  rafforzino esplicitamente i requisiti del regolamento INN e obblighino il paese terzo ad avviare una procedura per prevenire che il pesce INN acceda al suo mercato, al fine di impedirne l'ingresso indiretto nell'UE;

  richiedano al paese terzo di ratificare e attuare in modo efficace gli strumenti internazionali fondamentali in materia di pesca, come la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici, l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo e l'accordo di conformità FAO dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), e a rispettare le norme delle pertinenti organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP);

23.  chiede che si tenga realmente conto degli interessi delle regioni ultraperiferiche al momento della conclusione degli accordi di partenariato per una pesca sostenibile o degli accordi commerciali con paesi terzi prevedendo, se necessario, l'esclusione dei prodotti sensibili;

24.  invita la Commissione, in occasione dell'elaborazione dell'accordo post-Brexit, a subordinare l'accesso al mercato dell'Unione da parte dei PPA del Regno Unito all'accesso alle acque britanniche da parte dei pescherecci dell'UE e all'applicazione della PCP;

25.  invita la Commissione a presentare modifiche al regolamento SPG(14) al fine di inserire importanti strumenti in materia di pesca, quali la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l'accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici, l'accordo di conformità FAO e l'accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo della FAO, tra gli strumenti che devono essere ratificati e attuati, nonché disposizioni per consentire la sospensione dello status SPG+ qualora tali strumenti non siano applicati; 

26.  sottolinea che, al fine di rimediare alle carenze nell'attuazione dei capitoli in materia di commercio e sviluppo sostenibile degli ALS e rafforzare tali disposizioni, essi dovrebbero contemplare un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie (che includa le consultazioni tra governi, una procedura arbitrale, l'accesso pubblico ai documenti e la consultazione della società civile), insieme alla possibilità di applicare sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni internazionali;

27.  esprime grande preoccupazione per i punti deboli e le lacune nei controlli doganali descritti nella relazione speciale n. 19/2017 della CCE ed esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare al più presto le raccomandazioni in essa contenute;

28.  osserva che, accanto agli obblighi generali di divulgazione di informazioni non finanziarie in capo alle grandi società, sono stati imposti ulteriori requisiti in materia di due diligence agli operatori di qualsiasi dimensione (comprese le PMI) in due settori problematici, il legname e i minerali dei conflitti, da applicarsi nell'intera catena di custodia; ritiene che i prodotti della pesca beneficerebbero di obblighi simili e invita la Commissione ad esaminare la fattibilità dell'introduzione di requisiti di due diligence per tali prodotti;

Norme di commercializzazione

29.  osserva che, sebbene le disposizioni del regolamento (UE) n. 1379/2013 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura si applichino a tutti i prodotti della pesca e dell'acquacoltura, quelle in materia di etichettatura per i consumatori si applicano solo a un numero relativamente esiguo di prodotti, che esclude i prodotti preparati, conservati o trasformati; ritiene che dovrebbero essere migliorate le informazioni ai consumatori anche per tali prodotti, con l'aggiunta di ulteriori informazioni obbligatorie sulle loro etichette; ritiene fondamentale migliorare l'etichettatura di tali prodotti per informare i consumatori e garantire la tracciabilità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

30.  chiede alla Commissione di promuovere campagne d'informazione sugli sforzi di sostenibilità dei pescatori e degli acquacoltori dell'UE, mettendo in risalto gli elevati standard qualitativi e ambientali imposti dalla legislazione dell'UE rispetto a quelli dei paesi terzi;

31.  esprime il convincimento che i consumatori europei farebbero spesso scelte differenti se fossero meglio informati circa la reale natura dei prodotti in vendita, la loro origine geografica, la loro qualità e le condizioni in cui sono stati ottenuti o catturati;

32.  ritiene che le informazioni obbligatorie sulle etichette dei prodotti della pesca dovrebbero includere anche la bandiera dello Stato del peschereccio che ha catturato il prodotto;

33.  accoglie con favore il recente avvio, da parte della Commissione, di una valutazione delle norme di commercializzazione adottate per la prima volta decenni or sono, al fine di determinare quali norme dovrebbero essere applicate tenendo conto delle attuali pratiche di commercializzazione e delle tecnologie disponibili in materia di tracciabilità dei prodotti;

Regime di controllo

34.  ritiene che i tre regolamenti che configurano il regime di controllo costituiscano un pacchetto equilibrato e abbiano permesso di conseguire notevoli miglioramenti nella gestione della pesca nell'UE;

35.  si congratula con la Commissione per il modo in cui ha applicato il regolamento INN in relazione ai paesi terzi, il che dimostra che l'UE può avere un'influenza enorme sulla pesca mondiale, nel suo ruolo di responsabile Stato mercato; esorta l'UE a continuare ad esercitare pressione su altri Stati mercato, affinché adottino provvedimenti per impedire l'ingresso nei loro mercati di pesce proveniente da attività di pesca INN;

36.  evidenzia il rapporto recentemente pubblicato dalla società civile che analizza il flusso di importazioni dei prodotti ittici nei paesi UE dal 2010, data in cui è entrato in vigore il regolamento INN, e che mostra come carenze nei controlli sulle importazioni da paesi terzi negli Stati membri e norme non uniformi possano creare una via d'ingresso nel mercato europeo di prodotti non conformi; invita, quindi, gli Stati membri, di transito e di destinazione, a coordinarsi maggiormente per garantire che i certificati di cattura, emessi per le importazioni di prodotti ittici, vengano esaminati con maggiore attenzione; ritiene fondamentale l'adozione di un sistema informatico europeo che possa facilitare un controllo sulle importazioni dei prodotti ittici negli Stati membri che sia armonizzato e coordinato;

37.  ritiene che la Commissione e alcuni Stati membri abbiano omesso di attuare e far rispettare rigorosamente tutti e tre i regolamenti, come riportato in vari documenti elaborati dalla Commissione, dalla Corte dei conti europea e da osservatori indipendenti;

38.  ritiene che, oltre ad applicare il regolamento INN, occorra effettuare controlli più rigorosi a valle del processo di commercializzazione di tali prodotti ittici, in particolare attraverso verifiche più approfondite sugli Stati membri e sulle imprese sospettate di fornire prodotti provenienti dalla pesca illegale;

39.  invita la Commissione a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire che tutti i paesi esportatori di prodotti della pesca e dell'acquacoltura nell'UE applichino politiche rigorose di conservazione degli stock; incoraggia la Commissione a cooperare con tali paesi in tutte le sedi appropriate, in particolare nell'ambito delle ORGP;

40.  osserva che per vari aspetti si sono registrate carenze in materia di attuazione fra le quali:

  disomogenei livelli di sanzioni e manata attuazione del sistema a punti nei vari Stati membri;

  sanzioni non sempre sufficientemente dissuasive, efficaci o proporzionate per prevenire il ripetersi delle infrazioni;

  raccolta e scambio insoddisfacenti di dati da e tra gli Stati membri, soprattutto a causa della mancanza di una base di dati comune e compatibile;

  scarsa tracciabilità del pesce, anche all'attraversamento dei confini nazionali;

  controllo insufficiente delle pratiche di pesatura;

  differenze significative nella verifica delle importazioni e del punto di entrata, compresi i certificati di cattura;

  mancanza di una definizione chiara e uniforme delle infrazioni gravi negli Stati membri;

41.  sottolinea la necessità di garantire che, quando un prodotto importato viene respinto in un porto di uno Stato membro dell'Unione europea, tale prodotto non possa entrare nel mercato dell'Unione attraverso il porto di un altro Stato membro;

42.  concorda sul fatto che talune disposizioni dei regolamenti sul regime di controllo lasciano spazio all'interpretazione e hanno ostacolato un'attuazione uniforme, ma ritiene che, con apertura e volontà politica sufficienti, la Commissione e gli Stati membri potrebbero intensificare i loro sforzi per garantire un'attuazione più armonizzata della normativa in vigore, anche attraverso il ricorso ad orientamenti e interpretazioni;

43.  osserva che questa era l'idea alla base del gruppo di esperti in materia di conformità al sistema di controllo della pesca dell'Unione europea, istituito nell'ambito della riforma della PCP come consesso all'interno del quale gli attori potessero discutere di eventuali carenze in modo franco e scevro da pregiudizi, e deplora che finora il gruppo non si sia sviluppato in tal senso;

44.  ritiene che si debba fare ancora molto per promuovere la piena applicazione del regime di controllo, compreso un seguito appropriato alle infrazioni riscontrate, una migliore segnalazione da parte degli Stati membri sulle azione intraprese e uno scambio di informazioni tra gli Stati membri e con la Commissione;

45.  invita la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per incoraggiare gli Stati membri ad attuare integralmente le disposizioni del regime di controllo anche revocando, ove opportuno, i finanziamenti a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;

46.  ribadisce la conclusione formulata nella sua risoluzione del 25 ottobre 2016 su "Come rendere omogenei i controlli sulla pesca in Europa"(15), secondo la quale qualsiasi revisione del regolamento sul controllo o del regolamento INN dovrebbe essere mirata e concentrata solo a trattare gli aspetti che frenano controlli efficaci ed equilibrati in tutti gli Stati membri dell'Unione;

47.  chiede che le competenze dell'Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) siano estese ai controlli dei pescherecci oggetto degli accordi di pesca, anche sulla base di una collaborazione con le autorità competenti dello Stato firmatario, e che all'EFCA vengano assegnate risorse sufficienti a tal fine;

48.  deplora vivamente la decisione della Commissione di avviare un'importante revisione dell'intero regime di controllo senza opportune consultazioni pubbliche in merito all'attuazione del regolamento INN, al mandato dell'EFCA o alla revisione dell'intero pacchetto, come previsto dagli orientamenti per legiferare meglio; ritiene che una consultazione pubblica formale su tutti questi aspetti, prima di presentare una proposta di revisione, consentirebbe a tutte le parti interessate di contribuire in modo sufficiente alla revisione di questo pilastro cruciale della PCP;

49.  insiste vivamente sul fatto che la revisione non deve comportare un indebolimento delle attuali misure, ma piuttosto migliorare e rafforzare la parità di condizioni nel controllo della pesca, in quanto unico modo per garantire la dimensione "comune" della politica comune della pesca;

50.  insiste sul fatto che la revisione del regime di controllo debba includere i seguenti principi fondamentali:

– norme e regole a livello dell'UE sulle ispezioni in mare, nei porti e nell'intera catena di custodia;

– completa tracciabilità dei prodotti ittici in tutte le fasi della catena di custodia, dal peschereccio al punto di vendita finale;

– dati esaustivi sulle catture da parte di tutti gli operatori, inclusi i pescherecci di lunghezza inferiore ai 10 metri e gli operatori della pesca ricreativa;

– livelli comuni di sanzioni in tutti gli Stati membri;

– una definizione comune di infrazione;

– un sistema a punti applicato in maniera equivalente da tutti gli Stati membri;

– sanzioni sufficientemente dissuasive efficaci e proporzionate;

– un sistema, accessibile alla Commissione e a tutti gli Stati membri, per la condivisione di tutte le informazioni sulle infrazioni osservate e sul seguito giuridico e giudiziario;

– piena adozione dei miglioramenti offerti dalle tecnologie disponibili e la capacità di adottare tecnologie future man mano che si evolvono senza la necessità di modifiche legislative;

– chiara definizione delle responsabilità della Commissione e degli Stati membri e, se del caso, delle regioni all'interno degli Stati membri;

– nessuna regionalizzazione del regolamento sul controllo;

51.  chiede alla Commissione di presentare quanto prima la sua proposta di modifica del regolamento sul controllo;

52.  insiste sul fatto che le disposizioni e i principi del regolamento INN non devono in alcuno modo essere modificati o indeboliti, considerato l'enorme successo di tale regolamento ed il suo impatto sulla pesca in tutto il mondo;

53.  insiste sulla necessità che l'inclusione dei paesi terzi nei processi di preidentificazione, identificazione ed elencazione di cui al regolamento sulla pesca INN avvenga senza alcuna ingerenza politica e che la cancellazione dall'elenco sia rigorosamente subordinata alla piena attuazione da parte del paese in questione dei miglioramenti ritenuti necessari dalla Commissione;

54.  ritiene che il ruolo dell'EFCA dovrebbe essere rafforzato per permettere che l'agenzia sia maggiormente coinvolta nell'applicazione del regolamento sul controllo e del regolamento INN, inclusi la verifica e il controllo incrociato dei dati lungo la catena di custodia, la pianificazione e il coordinamento delle ispezioni da parte della Commissione e degli Stati membri, e la verifica dei certificati di cattura;

º

º  º

55.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.

(2)

Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 847/96, (CE) n. 2371/2002, (CE) n. 811/2004, (CE) n. 768/2005, (CE) n. 2115/2005, (CE) n. 2166/2005, (CE) n. 388/2006, (CE) n. 509/2007, (CE) n. 676/2007, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1300/2008, (CE) n. 1342/2008 e che abroga i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1627/94 e (CE) n. 1966/2006. GU L 343 del 22.12.2009, pag. 1.

(3)

Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999. GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.

(4)

Regolamento (UE) 2017/2403 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, relativo alla gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1006/2008 del Consiglio; GU L 347 del 28.12.2017, pag. 81.

(5)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 1.

(6)

GU L 139 del 30.4.2004, pag. 206.

(7)

GU L 316 del 14.11.2012, pag. 34.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2017)0195.

(9)

GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 119.

(10)

Regolamento del Consiglio (CE) n. 1005/2008.

(11)

Regolamento del Consiglio (CE) n. 1224/2009.

(12)

GU L 25 del 31.1.2017, pag. 12.

(13)

Regolamento (UE) n. 1026/2012.

(14)

Regolamento (UE) n. 978/2012; GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.

(15)

Testi approvati, P8_TA(2016)0407.


INFORMAZIONI SULLAPPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

24.4.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

17

3

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marco Affronte, Clara Eugenia Aguilera García, Alain Cadec, David Coburn, Linnéa Engström, Sylvie Goddyn, Mike Hookem, Ian Hudghton, Carlos Iturgaiz, Werner Kuhn, Gabriel Mato, Norica Nicolai, Ulrike Rodust, Annie Schreijer-Pierik, Remo Sernagiotto, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas, Ruža Tomašić, Peter van Dalen, Jarosław Wałęsa

Supplenti presenti al momento della votazione finale

José Blanco López, John Flack, Francisco José Millán Mon, Nosheena Mobarik, David-Maria Sassoli


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

17

+

ALDE

Izaskun Bilbao Barandica, Norica Nicolai

ENF

Sylvie Goddyn

PPE

Alain Cadec, Carlos Iturgaiz, Werner Kuhn, Gabriel Mato, Francisco José Millán Mon, Annie Schreijer-Pierik, Jarosław Wałęsa

S&D

Clara Eugenia Aguilera García, Ulrike Rodust, David-Maria Sassoli, Ricardo Serrão Santos, Isabelle Thomas

VERTS/ALE

Marco Affronte, Linnéa Engström

3

-

EFDD

David Coburn, Mike Hookem

VERTS/ALE

Ian Hudghton

3

0

ECR

Peter van Dalen, Remo Sernagiotto, Ruža Tomašić

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2018Avviso legale