Procedura : 2016/2328(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A8-0168/2018

Testi presentati :

A8-0168/2018

Discussioni :

PV 29/05/2018 - 19
CRE 29/05/2018 - 19

Votazioni :

PV 30/05/2018 - 13.13
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2018)0229

RELAZIONE     
PDF 611kWORD 71k
14.5.2018
PE 618.057v03-00 A8-0168/2018

sull'attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato

(2016/2328(INI))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatori: Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Angelika Mlinar

Procedura con le commissioni congiunte – articolo 55 del regolamento

MOTIVAZIONE – SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

MOTIVAZIONE – SINTESI DEI FATTI E DELLE CONSTATAZIONI

La presente relazione è intesa a valutare l'attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato negli Stati membri dell'UE, ponderandone in particolare la coerenza, la pertinenza, l'efficacia e l'efficienza. In quest'ottica, vengono presi in considerazione diversi aspetti dell'applicazione della direttiva: i provvedimenti giuridici di recepimento a livello degli Stati membri, l'attuazione pratica della direttiva sul campo, i benefici che essa ha apportato alle vittime e le sfide incontrate. La relazione presenta infine una serie di raccomandazioni alla Commissione e agli Stati membri affinché venga promossa ulteriormente in futuro l'attuazione della direttiva.

Il Parlamento europeo svolge un ruolo importante nel promuovere ulteriori sforzi a livello dell'UE tesi a consolidare la corretta applicazione della direttiva, attraverso il sostegno e la promozione dei diritti delle vittime di reato in generale e, più in particolare, attraverso il sostegno dei finanziamenti dell'UE destinati ad assicurare una formazione giudiziaria adeguata.

Il Parlamento dovrebbe anche sostenere e promuovere una maggiore coerenza tra i diversi strumenti legislativi dell'UE in materia di diritti delle vittime, semplificando maggiormente l'approccio e assicurando un processo più coerente.

Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 16 novembre 2015. A novembre del 2017 vi avevano provveduto ufficialmente 23 Stati membri su 27 (la Danimarca si è avvalsa della possibilità di non partecipare alla direttiva). Tuttavia, la Commissione europea non ha ancora provveduto a valutare il recepimento e l'attuazione della direttiva, nonostante il termine per gli obblighi di informazione fosse fissato al novembre del 2017, in conformità dell'articolo 29 della direttiva.

Dalla loro nomina, i due relatori hanno raccolto informazioni e si sono basati, tra l'altro, sulle seguenti fonti:

  un'udienza tenutasi nel corso della riunione congiunta delle commissioni LIBE e FEMM l'11 gennaio 2018;

  una valutazione d'impatto ex post del Servizio Ricerca del Parlamento europeo, pubblicata nel dicembre 2017;

  uno scambio di informazioni con le parti istituzionali interessate e le organizzazioni per la tutela delle vittime;

VALUTAZIONE

Nell'Unione europea ogni anno un numero elevato di persone è vittima di reato: ammontano a circa 30 milioni solo i reati segnalati alle forze di polizia, esclusi quelli minori. Sempre più persone viaggiano, abitano o studiano all'estero e sono pertanto potenziali vittime di reati commessi in un paese diverso dal proprio. L'Unione europea ha il compito di garantire la protezione dei cittadini e degli stranieri che si spostano all'interno dei suoi confini.

Le vittime devono avere il diritto di:

• comprendere ed essere comprese nei contatti con un'autorità (ad esempio, impiegando un linguaggio chiaro e semplice);

• ottenere informazioni fin dal primo contatto con un'autorità;

• sporgere denuncia formale e ottenere un avviso di ricevimento scritto;

• usufruire dei servizi di interpretazione e traduzione (almeno durante le audizioni/gli interrogatori della vittima);

• ottenere informazioni sull'avanzamento del proprio caso;

• accedere ai servizi di assistenza alle vittime.

Sono stati individuati diversi fattori che possono pregiudicare l'efficacia della direttiva sotto il profilo pratico, tra cui:

• l'assenza di misure di sensibilizzazione in accompagnamento all'attuazione della direttiva;

• l'assenza di informazioni in un linguaggio comprensibile alle vittime, tra cui un linguaggio semplificato o la lingua dei segni, ove necessario;

• la mancanza di sostegno finanziario alla fornitura di servizi e l'assenza di coordinamento tra servizi di assistenza, polizia, pubblici ministeri e altri attori pertinenti;

• l'assenza di coinvolgimento delle parti interessate e di formazione per gli operatori.

Tra i problemi principali correlati alle differenze nel diritto penale dei diversi paesi, che si ripercuotono sulla tutela delle vittime, figura l'uso da parte degli Stati membri di definizioni divergenti per i concetti chiave; in particolare, le differenze esistenti a livello delle legislazioni nazionali nella definizione del concetto di "vittima" implicano una diversa estensione del campo di applicazione, ad esempio ai familiari (cfr. la sezione 3.4 sulla "Definizione delle vittime di reato"). Gli atti persecutori (stalking) sono un altro esempio, in quanto non tutti gli Stati membri ne tengono conto nei loro codici penali.

Un settore in cui la maggior parte degli Stati membri ha registrato notevoli progressi, a livello sia legislativo che amministrativo, è quello della valutazione individuale (articolo 22 della direttiva). L'istituzione della valutazione individuale delle vittime all'atto della segnalazione di un reato è fondamentale per garantire che le loro esigenze e opzioni possano essere valutate correttamente dagli operatori. Nessuna vittima può essere assistita adeguatamente se i funzionari impegnati in prima linea (nella maggior parte dei casi le forze di polizia a cui la vittima denuncia il reato) non conoscono le caratteristiche personali della vittima, il tipo o la natura del reato e le circostanze del reato medesimo.

Ciononostante, le modalità con cui si svolgono le valutazioni individuali variano enormemente tra gli Stati membri e in alcuni casi si basano unicamente sulla spunta di una serie di caselle. Ma quand'anche le valutazioni individuali fossero effettuate correttamente in tutta l'UE, rimane il fatto che la disponibilità delle strutture di assistenza alle vittime non è la stessa in tutti gli Stati membri e talvolta non lo è neanche all'interno di un medesimo Stato. Inoltre, risulta ancora difficile realizzare un buon coordinamento a livello degli Stati membri. I prestatori incaricati dell'assistenza alle vittime sono generalmente organizzati dal governo o da ONG e spesso coesistono, sollevando così due problemi, ossia il finanziamento costante e a lungo termine dei servizi di assistenza e la questione delle rispettive responsabilità.

CONCLUSIONI

I correlatori raccomandano caldamente a tutti gli Stati membri di provvedere al recepimento e alla piena attuazione della direttiva.

Sottolineano altresì che gli Stati membri dovrebbero evitare possibili lacune nell'attuazione della direttiva dovute alla sua diversa interpretazione a livello nazionale e a differenze tra i diritti penali nazionali che si ripercuotono sulla protezione delle vittime.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato (2016/2328(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8, 10, 18, 19, 21, 79 e 82 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 3, 6, 20, 21, 23, 24, 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione dell'ONU del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–  vista la Dichiarazione dei principi fondamentali di giustizia per le vittime di crimini e abusi di potere, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 29 novembre 1985,

–  viste la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul), e le decisioni (UE) 2017/865(1) e (UE) 2017/866 del Consiglio, dell'11 maggio 2017(2), relative alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,

  vista la raccomandazione CM/Rec(2006)8, del 14 giugno 2006, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sull'assistenza alle vittime della criminalità,

  vista la raccomandazione CM/Rec(2010)5, del 31 marzo 2010, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere,

–  vista la decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 6 dicembre 2013 sul contrasto dei reati d'odio nell'UE e del 5 giugno 2014 sulla prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile,

–  vista la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(3),

  vista la direttiva (UE) 2016/800 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(5),

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI(6),

–  vista la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(7),

–  vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(8),

  vista la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio(9),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2017 sull'attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile(10),

–  vista la direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea(11),

–  vista la direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime di reato(12),

–  visto lo studio dal titolo "How can the EU and the Member States better help victims of terrorism?" (In che modo gli Stati membri possono sostenere più efficacemente le vittime del terrorismo?), pubblicato dal suo dipartimento tematico Diritti dei cittadini e affari costituzionali nel settembre 2017,

–  vista l'indagine condotta dall'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali (FRA) dal titolo "Seconda indagine sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea", pubblicata nel dicembre 2017,

  visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Child-friendly justice: Perspectives and experiences of children involved in judicial proceedings as victims, witnesses or parties in nine EU Member States" (Giustizia a misura di minore: prospettive ed esperienze di minori coinvolti in procedimenti giudiziari in qualità di vittime, testimoni o parti in causa in nove Stati membri dell'UE) pubblicato nel febbraio 2017,

  vista la relazione sui diritti fondamentali 2017 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicata nel maggio 2017,

–  vista la relazione sui diritti fondamentali 2016 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicata nel maggio 2016,

–  visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Vittime di reato nell'Unione europea: portata e natura dell'assistenza alle vittime", pubblicato nel gennaio 2015,

  visto lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Severe labour exploitation: workers moving within or into the European Union" (Sfruttamento grave dei lavoratori che si spostano all'interno dell'Unione europea o che vi entrano"), pubblicato nel giugno 2015,

  vista la relazione dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "La violenza contro le donne: un'indagine a livello di Unione europea", pubblicata nel marzo 2014,

–  vista la relazione sul progetto IVOR dal titolo "Implementing Victim-oriented reforms of the criminal justice system in the EU" (Attuare riforme del sistema di giustizia penale nell'UE orientate alle vittime), pubblicata il 6 maggio 2016,

–  vista la relazione dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) dal titolo "An analysis of the Victims' Rights Directive from a gender perspective" (Un'analisi della direttiva sui diritti delle vittime da una prospettiva di genere),

–  visti i princìpi di Yogyakarta + 10, del 10 novembre 2017, dal titolo "Principles and State Obligations on the Application of International Human Rights Law in Relation to Sexual Orientation, Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics " (Princìpi e obblighi degli Stati relativamente all'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali),

  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell'Unione europea della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica(13),

–  vista la valutazione dell'applicazione a livello europeo della direttiva 2012/29/UE, a cura dei suoi servizi di ricerca, elaborata dall'Unità della valutazione ex post,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0168/2018),

A.  considerando che la direttiva 2012/29/UE, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato ("direttiva sui diritti delle vittime") ambisce a porre la vittima di reato al centro del sistema di giustizia penale e punta a rafforzare i diritti delle vittime di reato affinché tutte le vittime possano contare sul medesimo livello di diritti, a prescindere dal luogo in cui si è consumato il reato, dalla cittadinanza o dallo status di residenza;

B.  considerando che 23 Stati membri su 27 avevano recepito la direttiva sui diritti delle vittime nel proprio ordinamento nazionale al settembre 2017; che la Commissione ha avviato 16 procedimenti d'infrazione nei confronti degli Stati membri che nella pratica non risultano ancora pienamente conformi; che la direttiva ha consentito di stimolare un progresso per quanto riguarda la gestione dei rapporti con le vittime di reato in un altro Stato membro; che si riscontrano tuttora lacune nei casi transfrontalieri;

C.  considerando che a livello europeo esistono norme e strumenti unificati tesi a migliorare le vite dei cittadini dell'UE, ma che le vittime di reati sono ancora trattate in maniera diversa da paese a paese;

D.  considerando che, nonostante i numerosi cambiamenti introdotti negli Stati membri, in molti casi le vittime sono ancora poco consapevoli dei loro diritti, il che svigorisce l'efficacia sul campo della direttiva sui diritti delle vittime, segnatamente per quanto riguarda l'obbligo relativo all'accessibilità delle informazioni;

E.  considerando che, tralasciando l'assistenza legale, i gruppi di sostegno alle vittime ripartiscono le esigenze di queste ultime in quattro categorie: il diritto alla giustizia, alla dignità, alla verità e alla memoria, di cui l'ultimo esige il rifiuto incondizionato del terrorismo;

F.  considerando che alcuni Stati membri mostrano lacune nei servizi di sostegno alle vittime e nel coordinamento degli stessi a livello locale, regionale e internazionale, il che complica l'accesso delle vittime ai servizi di sostegno esistenti;

G.  considerando che le case di accoglienza e i centri per le donne, insieme alle linee telefoniche dirette loro dedicate, sono essenziali per sostenere le donne vittime di violenza e i loro figli; che in Europa le case di accoglienza e i centri per le donne sono numericamente insufficienti; che è necessario predisporre con urgenza più sistemazioni di questo tipo in quanto garantiscono sicurezza, alloggio, consulenza e sostegno alle donne sopravvissute alla violenza domestica e ai loro figli; che la mancanza di case di accoglienza per le donne può costituire un rischio per la loro vita;

H.  considerando che nei casi in cui si verifica un attentato terroristico in uno Stato membro e la vittima è residente in un altro Stato membro, è opportuno che i due Stati membri cooperino strettamente al fine di semplificare l'assistenza alla vittima;

I.  considerando che un'efficace azione di tutela da parte degli enti del governo e delle istituzioni nazionali nei confronti delle vittime suscita una reazione di sostegno e fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni stesse, rafforzandone positivamente la reputazione;

J.  considerando che sono molteplici gli operatori sanitari che possono potenzialmente entrare in contatto con le vittime, specialmente le vittime di violenze di genere, e che spesso essi sono contattati per primi dalla vittima per denunciare un reato; che i dati confermano che gli operatori sanitari, come medici e altri operatori del settore, ricevono una scarsa formazione su come rispondere efficacemente alla violenza di genere;

K.  considerando che le donne vittime di violenza di genere hanno sempre bisogno di assistenza e protezione speciali, in ragione della loro particolare vulnerabilità alla vittimizzazione secondaria e ripetuta;

L.  considerando che il tasso di denuncia degli episodi o dei responsabili di violenze nell'UE rimane decisamente basso, in particolare nei casi che coinvolgono minoranze, migranti, persone il cui status di residenza è precario o dipende da quello del coniuge, persone LGBTI, atti di antisemitismo, abusi sessuali sui minori, violenze domestiche e di genere, nonché vittime della tratta di esseri umani e del lavoro forzato; che circa due terzi delle donne vittime di violenza di genere non sporgono denuncia dinanzi a un'autorità per imbarazzo, paura di ritorsioni e stigmatizzazione sociale;

M.  considerando che i reati d'odio perpetrati contro le persone LGBTI rappresentano una realtà che interessa l'intera Unione europea; che il tasso di denuncia di detti reati è decisamente basso e, pertanto, i diritti delle vittime non sono rispettati;

N.  considerando che lo studio dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Making hate crime visible in the European Union: acknowledging victims' rights" (Rendere visibili i reati generati dall'odio nell'Unione europea: riconoscere i diritti delle vittime) indica che la condizione di migrante aumenta il rischio di diventare vittima di reati penali, indipendentemente dagli altri fattori di rischio noti;

O.  considerando che i reati generati all'odio razziale perpetrati contro i migranti e i richiedenti asilo sono aumentati in tutti gli Stati membri; che solo un numero molto esiguo dei responsabili di detti reati è assicurato alla giustizia;

P.  considerando che, sebbene in conformità dell'articolo 1 della direttiva tutte le vittime di reato godano di pari diritti senza discriminazione alcuna, di fatto la maggior parte degli Stati membri non si è dotata di politiche o procedure tese a garantire che le vittime sprovviste di documenti regolari possano denunciare in sicurezza situazioni di sfruttamento dei lavoratori, violenza di genere e altre forme di abusi senza rischiare di incorrere in pene connesse al loro status di migranti; che ciò colpisce in maniera sproporzionata le donne e le ragazze, che sono anche più esposte alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento sessuale; che l'indagine dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Seconda indagine sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea" indica che solo un intervistato su otto ha denunciato il più recente episodio di discriminazione di cui è stato vittima in ragione della propria origine etnica o della condizione di migrante;

Q.  considerando che l'articolo 1 della direttiva prevede che i diritti sanciti dalla stessa si applichino alle vittime in maniera non discriminatoria, anche in relazione al loro status di residenza;

R.  considerando che la campagna #MeToo ha messo in luce il fatto che il sistema giudiziario non garantisce giustizia e tutela sufficienti a donne, ragazze e bambine e che le vittime di violenza di genere non ricevono il sostegno necessario;

S.  considerando che la ratifica e la piena attuazione della Convenzione di Istanbul garantiscono un quadro giuridico europeo coerente per prevenire e contrastare la violenza nei confronti delle donne e per proteggere le vittime; che la definizione di violenza di genere dovrebbe essere basata sulla Convenzione di Istanbul, riconoscendo anche la natura strutturale della violenza nei confronti delle donne e le altre forme di violenza di genere nonché il nesso con la mancanza di parità tra donne e uomini, che resta prevalente nella società; che la violenza nelle relazioni strette deve essere considerata da una prospettiva di genere, poiché colpisce in maniera sproporzionata le donne;

T.  considerando che le donne sono più esposte allo stalking, una forma comune di violenza basata sul genere, e che lo stalking come reato specifico non è stato preso in considerazione nei codici penali di sette Stati membri;

U.  considerando che è necessario prestare particolare attenzione alla sicurezza e alla protezione dei figli delle donne vittime di violenza di genere e di violenza domestica;

V.  considerando che spesso le vittime non ricevono informazioni adeguate sui processi e sui loro esiti; che troppo spesso le vittime sono informate inaspettatamente della scarcerazione dell'autore del reato attraverso i media o altri fattori esterni anziché dalle autorità competenti;

W.  considerando che le vittime e i loro familiari non ricevono informazioni sufficienti in merito ai loro diritti laddove il reato abbia luogo in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede la vittima; che il concetto di "vittima" è eterogeneo negli Stati membri; che l'ambito di applicazione della legislazione nazionale varia di conseguenza (talvolta ad esempio si estende ai familiari);

X.  considerando che numeri verdi di assistenza facilmente accessibili e largamente pubblicizzati sono per molte donne il primo passo per ricevere l'aiuto e il sostegno di cui hanno bisogno quando sono vittime di violenza nelle relazioni strette;

Y.  considerando che solo il 27 % degli europei conosce il numero unico di emergenza europeo 112; che non tutte le persone vi hanno accesso;

Z.  considerando che, in un numero considerevole di casi, la vittima è il testimone principale nel processo e deve essere protetta da eventuali ritorsioni o minacce da parte dell'autore del reato, anche impedendo la vittimizzazione reiterata o secondaria; che la deposizione dei testimoni è cruciale per il corretto funzionamento del sistema di giustizia penale e la fiducia in esso, inoltre è essenziale per un'efficace indagine e azione penale nei confronti della criminalità organizzata e dei gruppi terroristici, il che potrebbe condurre al loro smantellamento; che gli Stati membri dovrebbero adottare misure appropriate per proteggere efficacemente i testimoni e per intensificare lo scambio di migliori pratiche e la cooperazione internazionale in questo settore;

AA.  considerando che sono state segnalate lacune nell'attuazione della direttiva sui diritti delle vittime, in particolare per quanto riguarda:

–  la fornitura di servizi adeguati alle vittime in base alle loro specifiche esigenze;

–  la corretta attuazione delle misure atte a garantire la valutazione individuale delle vittime;

–  l'adeguata predisposizione di meccanismi che consentano al presunto autore del reato di avere una copia della denuncia;

–  l'obiettivo di garantire parità di accesso per tutte le vittime ai servizi di sostegno e specialistici, anche per quanto concerne le persone con disabilità, le persone LGBTI, le vittime minorenni, le vittime di violenza di genere, compresa la violenza sessuale, e le vittime di reati d'odio e delitti d'onore, indipendentemente dal loro status di residenza;

–  l'obiettivo di garantire procedure rapide, efficienti e sensibili alla figura della vittima nelle cause penali che tengano conto delle esigenze specifiche dei gruppi più vulnerabili;

–  la raccolta di dati sulla cultura della violenza, della misoginia e degli stereotipi di genere e l'analisi di tale cultura, nonché il nesso con l'incidenza dei reati d'odio;

–  informare le vittime in merito alla situazione penale o processuale dei loro aggressori;

AB.  considerando che vittime di reato riferiscono regolarmente che lo stesso sottoporsi al procedimento di giustizia è di per sé una forma di vittimizzazione - una vittimizzazione secondaria o ri-vittimizzazione; che tra i fattori che incidono sul modo in cui le vittime vivono il sistema vi sono il modo in cui vengono trattate durante il procedimento e la portata del controllo e l'accesso partecipativo loro conferito;

AC.  considerando che le vittime del terrorismo hanno subito attacchi che sono destinati, in ultima analisi, a danneggiare la società o un gruppo più vasto che esse rappresentano; che hanno pertanto bisogno di un'attenzione, un sostegno e un riconoscimento sociale speciali, a causa della particolare natura del reato commesso nei loro confronti.

AD.  considerando che alcuni diritti delle vittime degli attentati terroristici di Bruxelles del 2016, ad esempio il diritto all'assistenza finanziaria e al risarcimento, non sono stati adeguatamente attuati o concessi conformemente a quanto previsto dalla direttiva sui diritti delle vittime;

Valutazione dell'attuazione della direttiva

1.  critica il fatto che la Commissione non abbia presentato al Parlamento e al Consiglio una relazione sull'applicazione della direttiva sui diritti delle vittime entro novembre del 2017 a norma di quanto disposto dall'articolo 29 della direttiva; invita gli Stati membri a collaborare e a inviare alla Commissione tutti i dati e le statistiche pertinenti, così da agevolare la sua valutazione dell'attuazione della direttiva;

2.  critica il fatto che, al settembre 2017, due anni dopo la scadenza del termine per il recepimento, solo 23 Stati membri su 27 abbiano recepito ufficialmente la direttiva sui diritti delle vittime, e che tra questi, alcuni siano solo parzialmente conformi e solo su alcune disposizioni;

3.  rileva la riuscita attuazione da parte di alcuni Stati membri di talune disposizioni della direttiva sui diritti delle vittime, segnatamente:

–  il diritto all'interpretazione e alla traduzione;

–  il diritto a essere ascoltati;

–  la protezione delle vittime minorenni;

–  i diritti della vittima al momento della denuncia;

–  il diritto di ottenere informazioni fin dal primo contatto con un'autorità competente;

4.  deplora, tuttavia, le rimanenti e importanti lacune osservabili nel recepimento e nell'attuazione della direttiva in molti Stati membri, in particolare per quanto riguarda:

–  la complessità delle procedure per accedere ai servizi di assistenza e le carenze nel sistema di assistenza alle vittime, compresi un accesso insufficiente al patrocinio legale e al risarcimento, la mancanza di un sostegno finanziario e del coordinamento tra i servizi di sostegno e la non coerenza dei meccanismi di riferimento;

–  il fatto che in molti casi non siano fornite informazioni chiare in più di una lingua, così che diventa di fatto difficile, per le vittime, cercare protezione all'estero in un altro Stato membro;

–  l'assenza di una solida base legislativa nei casi transfrontalieri e dei diritti delle vittime residenti in altri Stati membri, e la mancata adozione di misure tese a garantire che uno status irregolare o incerto in materia di soggiorno non costituisca un ostacolo alla possibilità per le vittime di far valere i loro diritti a norma della direttiva;

5.  sottolinea che è indispensabile intrattenere correttamente il primo contatto con la vittima, specie in caso di vittime di violenza di genere; osserva tuttavia che alcune delle vittime più vulnerabili, quali i minori e le persone prive di istruzione, le vittime disabili o anziane e (per motivi linguistici) i migranti e le vittime della tratta di esseri umani, possono avere difficoltà a comprendere le informazioni che sono loro comunicate e, di conseguenza, in tali casi, non vi è pieno esercizio del loro diritto all'informazione sancito all'articolo 4 della direttiva; ritiene, pertanto, che sarebbe necessaria la presenza di una persona qualificata per l'assistenza alle vittime; osserva che l'articolo 4 è uno dei punti di forza della direttiva, in quanto aiuta le vittime a esercitare il loro diritto al sostegno e alla tutela disponibili secondo quanto previsto dalla direttiva;

6.  invita gli Stati membri a promuovere l'accesso facile alla giustizia e un'adeguata assistenza legale gratuita, in quanto ciò contribuisce enormemente a rompere il silenzio e ad aumentare il senso di fiducia della vittima nel sistema di giustizia penale, riduce la possibilità di impunità e consente alla vittima di avviare il processo di recupero psicologico;

7.  invita tutti gli Stati membri ad applicare efficacemente il diritto all'informazione, sancito dall'articolo 4 della direttiva sui diritti delle vittime, per tutte le vittime e potenziali vittime; sottolinea la necessità di migliorare i meccanismi di informazione all'interno degli Stati membri, affinché le vittime non solo siano al corrente dei loro diritti, ma sappiano anche a chi rivolgersi per esercitarli; evidenzia che i professionisti incaricati della prima assistenza alle vittime dovrebbero essere il punto di contatto per le informazioni sui loro diritti e sui i programmi approntati per affrontare le situazioni che conducono alla vittimizzazione; sottolinea che la mancata fornitura di informazioni alla vittima prima, durante e dopo i procedimenti penali non consente alla stessa di godere appieno dei suoi diritti, si traduce in un'insoddisfazione rispetto al sistema giudiziario e non la incoraggia a partecipare attivamente ai procedimenti penali;

8.  deplora il fatto che troppi Stati membri non abbiano attuato nel loro ordinamento le valutazioni individuali delle vittime, causando inefficienze per quanto riguarda gli obiettivi di riconoscere e identificare le loro specifiche esigenze, trattare le vittime con rispetto e dignità e, di conseguenza, tutelarle in funzione delle loro esigenze specifiche;

9.  sottolinea che il mancato recepimento della direttiva nel diritto nazionale di taluni Stati membri comporta che i cittadini di tali Stati membri saranno discriminati quando si tratterà di difendere i loro diritti come cittadini europei;

10.  deplora il fatto che la direttiva sui diritti delle vittime limiti l'esercizio del diritto della vittima al gratuito patrocinio a causa delle disposizioni che obbligano gli Stati membri a fornire il gratuito patrocinio solo quando la vittima è parte del procedimento penale e di quelle che stabiliscono che le condizioni o le norme procedurali in base alle quali le vittime accedono al gratuito patrocinio sono stabilite dal diritto nazionale; sottolinea che tali restrizioni possono essere particolarmente onerose per le vittime di violenza di genere che non sporgono denuncia e i cui casi non saranno mai trattati nell'ambito del sistema di giustizia penale;

11.  constata che altri strumenti che affrontano analoghe integrazioni successive dei diritti delle vittime complicano la coerenza con la direttiva sui diritti delle vittime;

12.  ricorda che anche i cittadini di paesi terzi e i cittadini dell'UE che sono rimasti vittime di reati in un altro Stato membro possono godere dei diritti, del sostegno e della protezione offerti da tale direttiva indipendentemente dal loro status in materia di soggiorno, e che le vittime di reati perpetrati in uno Stato membro diverso da quello in cui soggiornano possono sporgere denuncia alle autorità competenti dello Stato membro di soggiorno; osserva tuttavia che tale diritto è spesso inficiato dall'incertezza delle disposizioni degli Stati membri in materia di extraterritorialità; invita gli Stati membri a garantire che lo status in materia di soggiorno non sia per le vittime un criterio per beneficiare pienamente dei loro diritti, e a chiarire le loro disposizioni nazionali in materia di extraterritorialità; invita gli Stati membri a garantire per le vittime di reato non residenti l'accesso ai servizi di sostegno e alle informazioni concernenti i loro diritti, e ad adottare misure specifiche incentrate in particolare sui diritti di tutte le vittime al risarcimento e nell'ambito del procedimento penale; invita, a tal fine, gli Stati membri ad adottare misure adeguate per agevolare la cooperazione tra le loro autorità competenti o le rispettive strutture che offrono sostegno specialistico per garantire alle vittime l'effettivo accesso a tali informazioni e servizi;

13.  ricorda agli Stati membri che anche le vittime in una situazione di soggiorno irregolare dovrebbero avere accesso ai diritti e ai servizi, compresi l'alloggio e gli altri servizi specialistici a norma della direttiva, come la protezione giuridica e il sostegno psicosociale e finanziario da parte degli Stati membri, senza il timore di essere espulse; invita gli Stati membri a mettere in atto misure per garantire che tali diritti e servizi siano messi a disposizione senza discriminazioni; accoglie con favore le misure adottate da alcuni Stati membri intese a concedere alle vittime prive di documenti un permesso di soggiorno per motivi umanitari o per tutta la durata del procedimento penale, il che potrebbe incoraggiare le vittime a segnalare i reati e a contrastare il clima di impunità; incoraggia gli Stati membri ad emanare norme necessarie a prevedere, per le vittime il cui status in materia di soggiorno sia dipendente da quello del coniuge, la possibilità di uscire da situazioni di abuso ottenendo un titolo di soggiorno autonomo; esorta la Commissione a incoraggiare e ad agevolare lo scambio e la valutazione delle buone pratiche esistenti tra gli Stati membri, integrando i punti di vista delle vittime e della società civile;

Raccomandazioni

Valutazione individuale

14.  ricorda che uno degli obiettivi più importanti della direttiva sui diritti delle vittime è quello di migliorare la posizione delle vittime di reato in tutta l'UE e di porre la vittima al centro del sistema di giustizia penale;

15.  invita gli Stati membri a rafforzare i diritti delle vittime dei reati d'odio, compresi quelli contro le persone LGBTI o motivati dal razzismo;

16.  sottolinea il fatto che le valutazioni individuali sono fondamentali per consentire a tutte le vittime di essere informate sui loro diritti e sul diritto di adottare decisioni nei procedimenti in cui sono coinvolte e, nel caso di un minore, sul diritto di accedere alle specifiche garanzie procedurali applicabili ai minori sin dalle primissime fasi del procedimento giudiziario; invita gli Stati membri ad attuare correttamente nella loro legislazione la valutazione individuale e tempestiva delle vittime, anche durante il loro contatto iniziale con un'autorità competente, se necessario, quale fase procedurale essenziale per riconoscere e identificare le esigenze specifiche di una vittima e garantirle successivamente una tutela specifica in funzione di dette esigenze, impedendo la vittimizzazione secondaria e reiterata, l'intimidazione e le ritorsioni; sottolinea che è necessario rivedere periodicamente le valutazioni individuali per determinare le esigenze di assistenza continua e che occorre offrire alle vittime un esame di monitoraggio entro un periodo di tempo adeguato dalla data in cui ha avuto luogo il reato, basandosi sulle conoscenze esistenti in materia di reazioni ai traumi; ricorda che le valutazioni individuali sono particolarmente necessarie per le vittime della tratta di esseri umani e per i minori vittime di abusi sessuali, date le ripercussioni sociali, fisiche e psicologiche di tali reati; ricorda che tutte le valutazioni individuali dovrebbero essere attente alla dimensione di genere, dato che le donne e le persone LGBTQI vittime di violenza di genere richiedono un'attenzione e una protezione speciali in ragione del rischio elevato di vittimizzazione ripetuta e che, pertanto, è opportuno garantire misure specifiche e un'assistenza specialistica;

Servizi di sostegno alle vittime

17.  deplora le difficoltà che le vittime incontrano nell'accedere ai servizi di assistenza; deplora il fatto che alcuni Stati membri non si siano ancora dotati di servizi di assistenza alle vittime; sottolinea che i servizi di assistenza alle vittime e i diritti dovrebbero essere concessi a tutte le vittime in tutta l'UE e dovrebbero essere accessibili anche a una persona che non abbia ancora dimostrato di essere vittima di un reato o comunque già prima dello svolgimento di qualunque procedimento o atto ufficiale; invita gli Stati membri a prevedere centri di accoglienza per le donne e centri di assistenza per le donne vittime di ogni tipo di violenza di genere, migliorandone l'accessibilità e aumentandone il numero, e a garantire che alle donne sopravvissute alla violenza non sia mai rifiutato un posto; ribadisce che è necessario ampliare i servizi per rispondere in maniera più adeguata alle necessità di tutte le donne, in particolare delle donne diversamente abili e delle donne migranti, comprese le donne migranti prive di documenti; sottolinea che tali servizi dovrebbero anche comprendere un sostegno specialistico non residenziale, tra cui l'offerta di informazioni e consulenza, l'accompagnamento alle udienze e servizi di prossimità; ritiene che i centri di accoglienza per le donne dovrebbero aiutare tutte le donne vittime di violenza nelle relazioni strette ed essere disponibili gratuitamente per le donne e i loro figli, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in modo che le donne possano sentirsi al sicuro e siano in grado di segnalare le violenze di genere;

18.  invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione alla valutazione individuale di minori e minori vittime di ogni forma di reato, in particolare per quanto concerne la tratta di esseri umani, compresi lo sfruttamento sessuale, la violenza di genere e gli abusi e lo sfruttamento a scopo sessuale; ricorda che, a norma dell'articolo 22, paragrafo 4, della direttiva, si considera che le vittime minorenni abbiano sempre necessità di protezione specifiche in ragione della loro vulnerabilità; sottolinea che è necessario trattare i minori e le giovani vittime in maniera tale da tenere adeguatamente conto della loro vulnerabilità;

Formazione

19.  sottolinea che garantire ulteriori programmi di formazione a livello dell'UE è fondamentale per armonizzare e standardizzare le procedure in tutti gli Stati membri e per garantire la parità di trattamento dei cittadini europei;

20.  invita gli Stati membri a prevedere una formazione specifica per le persone incaricate di assistere le vittime di atti terroristici e a fornire le risorse necessarie a tal fine;

21.  invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre programmi di formazione e orientamenti sensibili alla dimensione di genere per tutti i professionisti in contatto con le vittime di reati, tra cui operatori del diritto, agenti di polizia, pubblici ministeri, giudici, operatori sanitari, operatori sociali e organizzazioni della società civile; incoraggia gli Stati membri a utilizzare in maniera adeguata i finanziamenti dell'UE per tali finalità formative; invita gli Stati membri a garantire specificamente il rispetto di tutti gli obblighi relativi alla formazione degli agenti di polizia, affinché possano effettuare valutazioni individuali più efficaci e tempestive non appena viene commesso un reato; invita gli Stati membri a impedire l'ulteriore vittimizzazione o la vittimizzazione secondaria subite dalle vittime di reato, a fornire alle vittime informazioni circa i loro diritti e i servizi di cui possono avvalersi e a rafforzare la loro posizione quale mezzo per ridurre lo stress post-traumatico; sottolinea che tale formazione dovrebbe essere inserita anche nei programmi di istruzione, con la collaborazione della società civile e delle ONG, e che dovrebbe essere disponibile una formazione obbligatoria e una specifica, su base regolare, per tutti i professionisti coinvolti nella gestione dei rapporti con le vittime di reato, al fine di sviluppare una mentalità adeguata alle specificità e alle necessità di ogni tipologia di vittima, aiutare i professionisti a prevenire la violenza e fornire un'assistenza adeguata ai gruppi vulnerabili, tra cui i minori, le donne vittime di violenza di genere, le vittime della tratta di esseri umani, le persone LGBTI e le persone con disabilità; evidenzia che la formazione individuale è fondamentale per l'efficace attuazione degli obiettivi della direttiva; ritiene che detta formazione dovrebbe includere orientamenti su come garantire il rispetto del diritto della vittima a essere tutelata dalla coercizione, dall'abuso e dalla violenza e del diritto al rispetto dell'integrità fisica e mentale; ritiene, inoltre, che tutte le sessioni di formazione dovrebbero sottolineare il principio di non discriminazione - un elemento fondamentale della direttiva;

22.  ricorda che i minori vittime di reato sono particolarmente vulnerabili e che è opportuno dedicare particolare attenzione alla formazione dei professionisti in contatto con le vittime di reati sui minori, soprattutto nei casi di abusi sessuali e sfruttamento sessuale, tenendo conto delle necessità associate alle diverse fasce d'età; sottolinea che tali professionisti dovrebbero comunicare con modalità a misura di minore;

23.  incoraggia la Commissione a dotare di contenuto pratico la giornata internazionale delle vittime del terrorismo organizzando, almeno ogni due anni, un incontro internazionale specificamente destinato allo scambio di esperienze e buone pratiche tra autorità locali, regionali e nazionali degli Stati membri e all'ascolto delle testimonianze delle vittime; ritiene che ciò possa contribuire a un recepimento rapido, uniforme ed esaustivo della direttiva, all'identificazione precoce dei problemi di applicazione comuni e a un processo di valutazione costante della sua capacità di migliorare l'assistenza, aggiungendo una dimensione operativa alle manifestazioni di solidarietà e sostegno istituzionale e sociale alle vittime;

24.  sottolinea il fatto che gli operatori sanitari sono fondamentali per individuare le vittime di violenza domestica, dal momento che la violenza nei confronti delle donne nelle relazioni strette si ripercuote sulla loro salute sia fisica che mentale nel lungo termine; invita gli Stati membri a garantire che le informazioni riguardanti i servizi di assistenza alle vittime e i diritti delle vittime siano accessibile agli operatori sanitari, e a fornire una formazione mirata per un'ampia gamma di operatori sanitari, tra cui medici generici, medici specializzati in assistenza di emergenza, infermieri, assistenti medici, operatori sociali in ambito clinico e personale di accoglienza, al fine di fornire una risposta efficace per le vittime, in particolare nei casi di violenza di genere, consentendo in questo modo agli operatori sanitari di individuare i casi di potenziale abuso incoraggiando le donne vittime a contattare un'autorità competente;

Dimensione transfrontaliera

25.  invita gli Stati membri ad assicurare il patrocinio e un aiuto finanziario ai famigliari delle vittime di reati gravi, ad esempio in caso di morte o ferimento grave della vittima, commessi in uno Stato membro diverso da quello in cui risiedono, in particolare nel caso in cui la famiglia non abbia le risorse economiche per recarsi nello Stato membro in questione per partecipare al processo, pagare il sostegno psicologico o rimpatriare la vittima;

26.  invita gli Stati membri a snellire le procedure e ad accelerare il procedimento per la trasmissione delle sentenze relative alla violenza di genere pronunciate in un paese, soprattutto nei casi di coppie internazionali, affinché le autorità dei paesi dei due coniugi possano rapidamente agire di conseguenza ed evitare che la custodia dei figli venga concessa a un padre accusato di violenza di genere in un altro paese;

27.  chiede alla Commissione e al Consiglio di sviluppare ulteriormente i diritti delle vittime, in modo che l'UE possa svolgere un ruolo guida nella tutela dei diritti delle vittime;

Diritti procedurali

28.  sottolinea l'importanza di fornire il gratuito patrocinio garantendo al contempo che l'onere burocratico gravante sulla vittima sia quanto più possibile ridotto;

29.  invita in particolare gli Stati membri a predisporre una procedura riservata e anonima per la presentazione delle denunce, soprattutto in caso di abusi sessuali e abusi su disabili e minori, nell'ottica di monitorare e valutare il numero di denunce e garantire che le vittime prive di documenti possano sporgere denuncia senza il rischio di conseguenze legate all'immigrazione;

30.  invita gli Stati membri a rafforzare le misure giuridiche concernenti le procedure penali, garantendo la protezione delle vittime minorenni per tutta la durata dei procedimenti penali, comprese le esigenze specifiche dei minori vittime di violenza di genere, in particolare nei casi in cui la madre del minore è stata assassinata dal partner, e a garantire che le vittime ricevano successivamente assistenza e un sostegno sociale e psicologico, onde evitare che le vittime minorenni siano esposte alla vittimizzazione secondaria; invita gli Stati membri a rafforzare le misure specifiche volte a migliorare il ruolo dei numeri verdi nazionali nell'ambito delle vittime minorenni, dal momento che le denunce volontarie da parte dei minori sono limitate;

31.  invita gli Stati membri a tenere conto di casi rilevanti di violenza di genere, inclusa la violenza domestica, nel determinare l'affidamento e i diritti di visita, e ritiene che i diritti e le esigenze dei testimoni minori debbano essere anch'essi essere tenuti in considerazione quando vengono forniti servizi di protezione e di sostegno alle vittime;

32.  ricorda agli Stati membri l'obbligo di fornire servizi di traduzione e di interpretazione gratuiti, rilevando che l'assenza di informazioni in altre lingue potrebbe costituire un ostacolo a un'efficace tutela delle vittime e una forma di discriminazione nei loro confronti;

33.  esorta la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi attivamente e a cooperare intensamente in campagne di informazione volte a sensibilizzare i cittadini in merito ai diritti delle vittime, quali stabiliti dal diritto dell'UE, comprese le specifiche necessità delle vittime minorenni; sottolinea che queste campagne di sensibilizzazione dovrebbero essere organizzate nelle scuole, così da informare i ragazzi in merito ai loro diritti e fornire loro gli strumenti per identificare qualunque forma di reato di cui potrebbero essere vittime o testimoni; invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre campagne per incoraggiare le donne e le persone LGBTQI a riferire qualsiasi tipo di violenza di genere, affinché possano essere protette e ricevere il sostegno di cui hanno bisogno;

34.  invita gli Stati membri a scambiare le pratiche migliori per un approccio orientato alle vittime, da parte degli agenti di polizia, nel loro lavoro quotidiano;

35.  invita gli Stati membri ad impegnarsi attivamente, sia a livello regionale che nazionale, in campagne di prevenzione contro la violenza di genere e contro la rivittimizzazione nel sistema giudiziario e nei media, nonché a promuovere un cambiamento culturale in seno all'opinione pubblica, al fine di prevenire comportamenti o atteggiamenti di colpevolizzazione delle vittime, che possono tradursi in ulteriori traumi per le vittime di reati specifici, quali la violenza di genere o l'abuso sessuale; invita gli Stati membri a incoraggiare il settore privato, il settore delle tecnologie dell'informazione e i media a utilizzare al meglio le proprie potenzialità e a partecipare alla prevenzione della violenza contro le donne e della violenza domestica;

36.  invita gli Stati membri a scambiarsi le migliori prassi relative alla predisposizione di meccanismi tesi a incoraggiare le vittime a denunciare i reati subiti e ad agevolarle in tal senso;

37.  invita gli Stati membri a prevedere, nel caso di attacchi causa di un elevato numero di vittime, misure specifiche per consentire a una quantità numerosa di vittime di partecipare al procedimento penale;

38.  ricorda agli Stati membri che è opportuno dedicare particolare attenzione al rischio di intimidazioni e ritorsioni e alla necessità di proteggere la dignità e l'integrità fisica delle vittime, anche durante le udienze e le deposizioni, così da stabilire se e in che misure esse debbano beneficiare di misure di protezione durante il procedimento penale;

39.  sottolinea l'importanza dell'obbligo di mantenere le vittime informate circa lo svolgimento del procedimento penale contro gli autori dei reati perpetrati nei loro confronti, in particolare allorché sono state pronunciate condanne a pene detentive o esse sono in corso;

La prospettiva istituzionale

40.  invita la Commissione a onorare gli obblighi di informazione stabiliti nella direttiva;

41.  sottolinea che è importante disporre di dati pertinenti, comparabili e disaggregati per tutti i reati, soprattutto nei casi di violenza nei confronti delle donne e di tratta degli esseri umani, così da garantire una migliore comprensione del problema, fare opera di sensibilizzazione nonché valutare e migliorare l'azione degli Stati membri finalizzata al sostegno delle vittime;

42.  invita la Commissione ad ovviare alle carenze giudiziarie e pratiche riscontrate nell'attuazione della direttiva in questione per mezzo di una corretta interazione tra i vari strumenti dell'UE volti alla tutela delle vittime, come la direttiva 2011/99/UE sull'ordine di protezione europeo, la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, la direttiva 2011/92/UE relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile e la direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea; invita tutti gli Stati membri e l'UE a ratificare e ad attuare pienamente la convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa(14), per prevenire e contrastare la violenza nei confronti di donne e ragazze, e ad applicare detti importanti strumenti in modo coerente onde permettere che in Europa le vittime esercitino pienamente i propri diritti;

43.  invita la Commissione a includere valutazioni settoriali nella sua attività di monitoraggio e rendicontazione e a garantire un'applicazione uniforme della direttiva al fine di proteggere tutte le vittime, indipendentemente dai motivi della vittimizzazione o dalle loro caratteristiche specifiche, come la razza, il colore, la religione, il genere, l'identità di genere, l'espressione di genere, l'orientamento sessuale, le caratteristiche sessuali, la disabilità, lo status di migrante o qualunque altra condizione;

44.  ricorda che i familiari delle vittime sono compresi nella definizione di "vittima" e chiede agli Stati membri di interpretare il termine "familiari", nonché altri termini chiave, come "particolarmente vulnerabile", in modo ampio, al fine di non restringere inutilmente l'elenco dei potenziali aventi diritto;

45.  invita gli Stati membri a introdurre misure volte a garantire che le comunicazioni scritte e orali rispettino i criteri della semplicità del linguaggio, siano adattate ai minori e alle persone con disabilità e utilizzino una lingua che la vittima è in grado di comprendere, affinché le vittime possano essere tenute informate circa i loro diritti in modo adeguato e mirato prima, durante e dopo il procedimento penale;

46.  invita gli Stati membri, nei casi in cui l'esercizio dei diritti sia vincolato al rispetto di termini temporali, a garantire che si tenga conto dei ritardi derivanti dalle difficoltà legate alla traduzione e all'interpretazione;

47.  invita i sette Stati membri che non vi hanno ancora provveduto, trattandosi di una forma comune di violenza di genere che richiede misure di prevenzione specifiche, a legiferare al fine di definire lo stalking un reato penale, come previsto dall'articolo 34 della convenzione di Istanbul, sulla base delle pertinenti disposizioni di cui nella direttiva sui diritti delle vittime, sul diritto alla protezione della vita privata, il diritto alla protezione e, in particolare, il diritto all'assenza di contatti con l'autore del reato o, se del caso, con altri potenziali autori o complici;

48.  chiede agli Stati membri di prevenire l'ulteriore vittimizzazione a causa delle umiliazioni e degli attacchi all'onore della vittima da parte degli strati della società vicini all'aggressore; ribadisce che tali atti costituiscono una vittimizzazione ulteriore e non dovrebbero essere tutelati dal diritto alla libertà di espressione, a norma dell'articolo 10, paragrafo 2, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo(15);

49.  invita gli Stati membri a garantire che sia operativa una linea telefonica di emergenza o, preferibilmente, a includere tale servizio nei servizi del numero di emergenza europeo 112 per ottenere informazioni in seguito a un'attentato e che siano adottate le opportune disposizioni per fornire assistenza linguistica; chiede pertanto a tutti gli Stati membri di attuare immediatamente nella loro legislazione l'articolo 22 della direttiva sui diritti delle vittime;

50.  invita gli Stati membri a garantire che, nel caso in cui la vittima di terrorismo non risieda nello Stato membro ove ha avuto luogo l'atto terroristico, lo Stato membro cooperi con lo Stato membro di residenza, al fine di facilitare l'assistenza alla vittima;

51.  invita gli Stati membri a istituire un numero verde nazionale gratuito e attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per le donne e le persone LGBTQI vittime di violenza di genere;

52.  invita gli Stati membri a garantire assistenza alle vittime attraverso gli appositi servizi di assistenza, prima durante e dopo il procedimento penale, inclusi quelli di sostegno psicologico; sottolinea il ruolo importante della società civile nell'assistenza alle vittime; ritiene tuttavia che i governi non debbano fare affidamento soltanto sulle ONG per la fornitura dei principali servizi di assistenza alle vittime ("volontariato"); insiste sul fatto che gli Stati membri devono assicurare un aumento dei finanziamenti e delle risorse per le ONG attive nel campo dei diritti delle donne e delle vittime, e devono potenziare la capacità di mettere a punto meccanismi di sostegno alle vittime, che coinvolgano le autorità di contrasto, i servizi sanitari e sociali e la società civile;

53.  invita gli Stati membri a fornire, nella pianificazione della risposta di emergenza, assistenza specializzata alle vittime del terrorismo per garantire la fornitura di servizi di assistenza adeguati sia immediatamente dopo un attentato, sia nel lungo termine;

54.  invita gli Stati membri a stabilire misure specifiche per garantire la fornitura di informazioni alle vittime non residenti nel territorio dello Stato membro in cui l'attentato terroristico ha avuto luogo; ritiene che tali misure debbano concentrarsi in particolare sui diritti delle vittime non residenti nei procedimenti penali e sul risarcimento;

55.  invita gli Stati membri a combattere sempre l'impunità e ad assicurare i responsabili alla giustizia, così che le vittime si sentano protette; invita inoltre tutti gli Stati membri a lavorare con un approccio transettoriale per identificare ed eliminare i fattori sistemici che contribuiscono alla vittimizzazione ripetuta delle persone in situazioni di vulnerabilità e/o che affrontano livelli elevati di discriminazione, poiché non farlo potrebbe essere fonte di grave nocumento al processo di recupero psicologico della vittima;

56.  invita gli Stati membri a istituire i meccanismi giuridici intesi a qualificare come reato l'esaltazione di uno specifico atto di terrorismo nel caso in cui esso umili le vittime e causi una vittimizzazione secondaria danneggiando la dignità e il recupero delle vittime;

57.  ritiene che le vittime del terrorismo debbano avere un ruolo centrale nella società europea in quanto simbolo della difesa del pluralismo democratico; chiede a tal fine di organizzare congressi e commemorazioni e di predisporre materiali audiovisivi intesi a sensibilizzare i cittadini dell'Unione, nonché di istituire un registro delle vittime europee, per uso amministrativo;

58.  invita gli Stati membri a garantire una tutela più solida delle vittime di violenza di genere, compresa la violenza sessuale, così da migliorare l'accesso alla giustizia nonché l'efficienza dei procedimenti penali;

59.  ricorda la specificità delle vittime di attentati terroristici, che rientrano in una particolare tipologia di vittime e hanno necessità specifiche; chiede alla Commissione di elaborare una direttiva specifica sulla protezione delle vittime del terrorismo;

60.  chiede agli Stati membri di garantire che servizi di assistenza, quali il sostegno per il trauma subito e la relativa consulenza, l'accesso alle cure mediche necessarie, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva, siano forniti nel quadro del sostegno mirato rivolto alle vittime con esigenze specifiche, come i minori, le donne vittime di violenza di genere, le vittime della tratta di esseri umani, le persone LGBTI e le persone con disabilità;

61.  invita gli Stati membri ad istituire adeguati meccanismi di controllo della qualità, per valutare se siano rispettati gli obblighi relativi all'esistenza di norme sensibili alla dimensione di genere e a misura di donna e di bambino per quanto riguarda le misure adottate dai sevizi di assistenza alle vittime per incoraggiare la segnalazione di reati e proteggere le vittime in modo efficace;

62.  chiede agli Stati membri di aiutare le vittime ad affrontare le questioni legali, finanziarie e pratiche nonché il rischio di un'ulteriore vittimizzazione;

63.  invita la Commissione a mettere in risalto il potenziale utilizzo del progetto finanziato dall'UE "Infovictims", quale strumento per informare e coinvolgere le vittime circa i processi penali attraverso diversi metodi di comunicazione, come opuscoli e manifesti; ritiene che tale progetto rafforzi la condivisione delle buone pratiche relative all'informazione destinata alle vittime di reato;

64.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi coordinati per raccogliere informazioni sulle vittime di attentati terroristici che hanno luogo nel loro territorio e, attraverso la creazione e lo sviluppo di uno sportello unico, a fornire alle vittime un portale web e un numero telefonico d'emergenza o altri mezzi di comunicazione, come la posta elettronica o i messaggi multimediali, strumenti questi che danno accesso a informazioni sicure, personalizzate, specifiche e pertinenti, conformemente alle esigenze dell'utente, con servizi di sostegno riservati, gratuiti e facilmente accessibili; sottolinea che tali servizi di sostegno devono essere in grado di fornire assistenza e sostegno alle vittime del terrorismo, in linea con le loro esigenze specifiche, tra cui il sostegno emotivo e psicologico, consigli e informazioni su qualsiasi questione giuridica, pratica o finanziaria, devono essere in grado di assistere le vittime, in collegamento con i diversi servizi amministrativi e, se del caso, rappresentarle all'indomani dell'attentato e nell'ambito di eventuali procedimenti penali, nonché assisterle nelle procedure relative alle richieste di indennizzo a livello nazionale;

65.  invita gli Stati membri ad adottare misure appropriate per prevedere, per quanto possibile, attacchi alla vita privata delle vittime e dei loro familiari, in particolare per quanto riguarda le attività investigative e durante i procedimenti giudiziari;

66.  invita la Commissione a trasformare l'attuale portale europeo della giustizia elettronica (eJustice) in una piattaforma di più facile utilizzo, che fornisca alle vittime informazioni concise e facili da capire, circa i loro diritti e le procedure che devono seguire;

67.  invita gli Stati membri a coinvolgere, nel pieno rispetto della libertà di espressione, i media e i giornalisti affinché adottino misure di autoregolamentazione a seguito di un attacco terroristico, al fine di garantire la protezione della vita privata delle vittime e dei loro familiari, e inoltre riconoscano il valore della cooperazione con i servizi specializzati nell'assistenza alle vittime e nell'aiutarle a gestire l'attenzione mediatica che ricevono;

68.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi di coordinamento per garantire, nel periodo immediatamente successivo al reato, un passaggio efficace dall'assistenza immediata alle vittime, sensibile alla dimensione di genere, all'assistenza di cui necessitano nel lungo periodo; ricorda la necessità di includere in tutte le fasi di pianificazione, decisione ed esecuzione, le autorità locali e regionali che forniscono la maggior parte dei servizi di assistenza alle vittime; sottolinea che tali meccanismi dovrebbero, in particolare, garantire che le vittime siano affidate a servizi di lungo periodo, con diverse organizzazioni che forniscono sostegno durante le varie fasi; reputa che questi meccanismi dovrebbero anche avere una funzionalità transfrontaliera per poter prestare servizi di assistenza alle vittime e garantire il loro diritto a essere informate, assistite e risarcite nel luogo di residenza, quando il reato è avvenuto in uno Stato membro diverso da quello in cui esse risiedono;

69.  invita gli Stati membri, nel caso di un attacco terroristico, a istituire un centro di coordinamento per riunire le organizzazioni e gli esperti con le necessarie competenze affinché forniscano informazioni, sostegno e servizi pratici alle vittime e ai loro familiari e parenti; sottolinea che questi servizi dovrebbero essere riservati, gratuiti e facilmente accessibili a tutte le vittime del terrorismo, e comprendere, in particolare:

a)   sostegno emotivo e psicologico specialistico, ad esempio sostegno e consulenza psicologica per il trauma subito, appositamente adattato alle esigenze delle vittime del terrorismo;

b)  servizi di riabilitazione professionale per aiutare le vittime che hanno subito danni e lesioni a trovare un nuovo impiego o a cambiare carriera;

c)   agevolazione di collegamenti virtuali sicuri tra le vittime e di gruppi di sostegno gestiti dalle vittime;

d)   servizi di sostegno a livello di comunità;

e)   servizi volti a informare i familiari dell'identificazione delle vittime e dei loro resti e a garantire il rimpatrio delle salme;

70.  lamenta che, rispetto alla convenzione di Istanbul, l'ambito di applicazione della direttiva sui diritti delle vittime sia più limitato per quanto riguarda la tutela delle vittime di violenza di genere (comprese le persone che hanno subito la mutilazione genitale femminile); accoglie tuttavia con favore il più rigoroso meccanismo di responsabilità, introdotto dalla direttiva, e sottolinea che i due strumenti dovrebbero essere promossi congiuntamente onde massimizzare la protezione offerta alle vittime di violenza di genere;

71.  esorta gli Stati membri a fornire adeguati materiali informativi e assistenza legale gratuita alle vittime del terrorismo che sono anche parti di un procedimento penale, affinché possano ottenere una decisione relativa al risarcimento;

72.  invita la Commissione a proporre la creazione di un fondo europeo di assistenza alle vittime del terrorismo;

73.  chiede agli Stati membri di creare:

  a) un apposito sito web permanente in cui tutte le informazioni pubbliche sui servizi di sostegno istituiti a seguito di un attentato terroristico che ha avuto luogo nello Stato membro colpito, possano essere consultate, e che dovrebbe includere le seguenti informazioni, che devono essere messe a disposizione con urgenza: i dati di contatto delle organizzazioni responsabili della fornitura di sostegno e di informazioni alle vittime, ai familiari e ai cittadini, in seguito a un attentato terroristico, nonché informazioni sull'attentato e sulle misure adottate in risposta allo stesso, incluse le informazioni su come trovare o mettersi in contatto con i dispersi e misure volte ad aiutare le vittime a ritornare alle proprie case, che dovrebbero comprendere:

i. informazioni su come recuperare gli effetti personali persi durante l'attentato;

ii. informazioni sulle normali reazioni psicologiche delle vittime di un attentato e consigli su come attenuare quelle negative, nonché informazioni su possibili lesioni non visibili, come una perdita uditiva;

iii. informazioni sulla sostituzione dei documenti di identificazione;

iv. informazioni su come ottenere assistenza finanziaria, risarcimento o sovvenzioni statali;

v. informazioni sui diritti specifici delle vittime del terrorismo e dei loro familiari, inclusi i diritti nell'ambito dei procedimenti penali sanciti dalla direttiva sui diritti delle vittime;

vi. qualsiasi altra informazione ritenuta necessaria per assicurare che le vittime siano informate sui loro diritti, sulla loro sicurezza o sui servizi a loro disposizione;

b)   un sito web ad accesso privato, accessibile alle vittime degli attentati terroristici e ai loro familiari, contenente informazioni non pubblicamente disponibili;

c)   la pianificazione relativa alle modalità con cui informare i familiari sulla situazione delle vittime;

d)   un'uniforme raccolta di informazioni sulle vittime da parte di tutte le autorità e organizzazioni incaricate di ricevere, gestire e assistere le vittime; le informazioni sono raccolte conformemente alle esigenze di tutte le organizzazioni coinvolte nella risposta a un attentato terroristico e nella fornitura di sostegno alle vittime e alle loro famiglie;

74.  invita gli Stati membri a istituire una rete nazionale di servizi di assistenza alle vittime, al fine di migliorare la cooperazione tra queste organizzazioni, e a creare gruppi di lavoro per condividere le buone pratiche, sviluppare attività di formazione e migliorare la comunicazione tra le autorità e le vittime di reato;

75.  invita la Commissione ad avviare un dialogo con gli Stati membri al fine di ridurre le evidenti disparità(16) riguardo agli indennizzi pecuniari concessi da ogni Stato alle vittime di attentati terroristici;

76.  sottolinea che è essenziale che gli Stati membri rispondano alle vittime di reato in modo rispettoso, sensibile e professionale onde incoraggiarle a denunciare alle forze dell'ordine o al personale medico;

77.  esorta gli Stati membri a garantire che la linea telefonica di emergenza 112 sia pienamente accessibile alle persone con disabilità e che si diffonda la conoscenza di tale numero mediante l'avvio di campagne di sensibilizzazione;

78.  ribadisce il suo invito alla Commissione a presentare quanto prima una strategia europea per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza di genere, compreso un atto legislativo vincolante per sostenere gli Stati membri nella prevenzione e nella repressione di tutte le forme di violenza nei confronti delle donne e di violenza di genere; ribadisce il suo invito al Consiglio di attivare la clausola passerella mediante l'adozione di una decisione unanime che inserisca la violenza contro le donne e le ragazze (e altre forme di violenza di genere) fra i reati ai sensi dell'articolo 83, paragrafo 1, del TFUE;

79.  invita gli Stati membri a istituire meccanismi per ottenere un risarcimento adeguato da parte degli autori di reati;

80.  invita gli Stati membri ad attuare in modo efficiente, con risorse economiche e finanziarie appropriate e in piena collaborazione con la Commissione e gli altri attori pertinenti, società civile compresa, tutte le disposizioni della direttiva sui diritti delle vittime;

81.  invita la Commissione a inserire la priorità di salvaguardare la sicurezza personale e la protezione di tutti gli individui dalla violenza di genere e interpersonale nell'agenda europea sulla sicurezza;

o

o    o

82.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 131 del 20.5.2017, pag. 11.

(2)

GU L 131 del 20.5.2017, pag. 13.

(3)

GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.

(4)

GU L 132 del 21.5.2016, pag. 1.

(5)

GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.

(6)

GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

(7)

GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.

(8)

GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.

(9)

GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.

(10)

Testi approvati, P8_TA(2017)0501.

(11)

GU L 127 del 29.4.2014, pag. 39.

(12)

GU L 261 del 6.8.2004, pag. 15.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2017)0329.

(14)

Cfr. la risoluzione del Parlamento europeo, del 12 settembre 2017, concernente la conclusione della convenzione di Istanbul.

(15)

Sentenza del 16 luglio 2009, Féret c/Belgio, C-573.

(16)

Gli indennizzi pecuniari nazionali vanno da 1 EUR simbolico, in alcuni Stati membri, fino a 250 000 EUR e oltre, in altri.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

26.4.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

4

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Asim Ademov, Jan Philipp Albrecht, Beatriz Becerra Basterrechea, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Michał Boni, Caterina Chinnici, Anna Maria Corazza Bildt, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Nathalie Griesbeck, Sylvie Guillaume, Monika Hohlmeier, Sophia in ‘t Veld, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Eva Joly, Dietmar Köster, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Barbara Kudrycka, Florent Marcellesi, Louis Michel, Angelika Mlinar, Claude Moraes, Maria Noichl, Ivari Padar, Marijana Petir, Pina Picierno, Judith Sargentini, Branislav Škripek, Michaela Šojdrová, Helga Stevens, Ernest Urtasun, Udo Voigt, Josef Weidenholzer, Kristina Winberg, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carlos Coelho, Andrejs Mamikins, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Evelyn Regner, Elissavet Vozemberg-Vrionidi, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Francisco Assis, Esther Herranz García, Verónica Lope Fontagné, Patricija Šulin


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

42

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Nathalie Griesbeck, Sophia in 't Veld, Louis Michel, Angelika Mlinar, Maite Pagazaurtundúa Ruiz

EFDD

Kristina Winberg

GUE/NGL

Malin Björk, Cornelia Ernst

PPE

Asim Ademov, Michał Boni, Carlos Coelho, Anna Maria Corazza Bildt, Rachida Dati, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Esther Herranz García, Monika Hohlmeier, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Barbara Kudrycka, Verónica Lope Fontagné, Patricija Šulin, Elissavet Vozemberg-Vrionidi

S&D

Francisco Assis, Vilija Blinkevičiūtė, Caterina Chinnici, Tanja Fajon, Sylvie Guillaume, Dietmar Köster, Andrejs Mamikins, Claude Moraes, Maria Noichl, Ivari Padar, Pina Picierno, Evelyn Regner, Julie Ward, Josef Weidenholzer

VERTS/ALE

Jan Philipp Albrecht, Eva Joly, Florent Marcellesi, Judith Sargentini, Ernest Urtasun

4

-

ECR

Branislav Škripek

PPE

Marijana Petir, Michaela Šojdrová, Anna Záborská

2

0

ECR

Helga Stevens

NI

Udo Voigt

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2018Avviso legale