Procedura : 2018/2098(INI)
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A8-0373/2018

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RELAZIONE     
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21.11.2018
PE 623.832v02-00 A8-0373/2018

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2018/2098(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Petras Auštrevičius

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ANNEX I: INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT
 ANNEX II: LIST OF RESOLUTIONS
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2018/2098(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), entrambi adottati il 16 dicembre 1966 a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC),

–  visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015, e la relativa revisione intermedia del giugno 2017,

–  visti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani,

–  viste le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, adottate nel 1976 e rivedute nel 2011,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, dell'11 maggio 2011 (convenzione di Istanbul), firmata dall'UE il 13 giugno 2017,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979,

–  visto il protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini,

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dal titolo: "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020), adottato nel 2015 (SWD(2015)0182),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD),

–  viste le risoluzioni 1325 (2000), 1820 (2008), 1888 (2009), 1889 (2009), 1960 (2010), 2106 (2013), 2122 (2013) e 2242 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  viste le risoluzioni 2250 (2015) e 2419 (2018) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale,

–  vista la risoluzione 1820 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza, che affronta la violenza sessuale in termini di crimini di guerra,

–  viste la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata il 28 giugno 2016 da Federica Mogherini, vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP), e la prima relazione sulla sua attuazione, pubblicata nel 2017, dal titolo: "From Shared Vision to Common Action: Implementing the EU Global Strategy" (Da una visione condivisa a un'azione comune: attuazione della strategia globale dell'UE),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 15 maggio 2017 sulle popolazioni indigene,

–  vista la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC(1),

–  visti la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e il documento finale, in data 25 settembre 2014, della riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nota come Conferenza mondiale sui popoli indigeni,

–  vista la Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 settembre 2016,

–  viste la risoluzione 69/167 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2014, che ribadisce la necessità di tutelare e promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status di migranti, e la Convenzione internazionale del 1990 sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie,

–  vista la risoluzione 67/139 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 20 dicembre 2012, che crea il gruppo di lavoro aperto sull'invecchiamento incaricato di esaminare le proposte relative a uno strumento giuridico internazionale volto a promuovere e tutelare i diritti e la dignità delle persone anziane,

–  vista la relazione dell'esperto indipendente sul godimento di tutti i diritti umani da parte delle persone anziane in occasione della 33a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite dell'8 luglio 2016(2),

–  vista la relazione del gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento in occasione della sua ottava sessione di lavoro del 28 luglio 2017(3),

–  vista la dichiarazione ministeriale di Lisbona del 2017, dal titolo: "A Sustainable Society for All Ages: Realizing the potential of living longer" (Una società sostenibile per tutte le età: sfruttare le potenzialità offerta da una vita più lunga), adottata il 22 settembre 2017 dalla Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) in occasione della sua 4a conferenza ministeriale sull'invecchiamento,

–  viste l'agenda europea sulla migrazione (COM(2015)0240), del 13 maggio 2015, e la comunicazione della Commissione del 7 giugno 2016 sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2016)0385),

–  visto l'insieme di orientamenti tematici dell'UE sui diritti umani, ivi compresi i difensori dei diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline, adottati dal Consiglio nel 2014,

–  visti gli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario, adottati nel 2005 e rivisti nel 2009(4),

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino, adottati nel 2007 e rivisti nel 2017, nonché lo "strumentario congiunto UE-UNICEF per l'integrazione dei diritti dei bambini nella cooperazione allo sviluppo",

–  visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio nel 2013,

–  visti i principi di Yogyakarta, dal titolo: "Principles and State Obligations on the Application of International Human Rights Law in Relation to Sexual Orientation, Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics" (Principi e obblighi degli Stati relativamente all'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali), adottati nel novembre 2006, e i 10 principi complementari ("+10") adottati il 10 novembre 2017,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, adottati dal Consiglio nel 2013,

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione europea, dal titolo: "Nuovo consenso europeo in materia di sviluppo – Il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro", adottata dal Consiglio, dal Parlamento e dalla Commissione il 7 giugno 2017,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, adottati dal Consiglio nel 2013,

–  visti gli orientamenti dell'Unione per una politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottati nel 2001 e rivisti nel 2012,

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2018, dal titolo: "Verso una strategia esterna dell'UE contro i matrimoni precoci e forzati – prossime tappe"(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 dicembre 2017 sul seguito dato alla strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani (COM(2017)0728),

–  vista la sua risoluzione del 3 maggio 2018 sulla protezione dei minori migranti(6),

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti (Dichiarazione sui difensori dei diritti umani), del dicembre 1998,

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(7),

–  vista la Convenzione n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali, adottata il 27 giugno 1989,

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'esportazione di armi: attuazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio(8),

–  visti la sua risoluzione del 10 ottobre 2013 sulla discriminazione di casta(9), la relazione del 28 gennaio 2016 sulle minoranze e sulla discriminazione di casta del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze, nonché lo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione fondata sulla discendenza,

–  vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017,

–  viste la sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia(10), nonché le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni annuali pregresse,

–  viste le sue risoluzioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto nel 2017,

–  visto il premio Sacharov per la libertà di pensiero, che nel 2017 è stato aggiudicato all'opposizione democratica in Venezuela: l'Assemblea nazionale (Julio Borges) e tutti i prigionieri politici figuranti nell'elenco del Foro Penal Venezolano, rappresentati da Leopoldo López, Antonio Ledezma, Daniel Ceballos, Yon Goicoechea, Lorent Saleh, Alfredo Ramos e Andrea González,

–  visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)(11),

–  visti la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio(12), e il lavoro svolto dalla commissione speciale sul terrorismo (TERR), istituita su decisione del Parlamento europeo il 6 luglio 2017 e i cui membri sono stati nominati il 14 settembre 2017,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0373/2018),

A.  considerando che il rispetto, la promozione, l'indivisibilità e la tutela dell'universalità dei diritti umani, nonché la promozione dei principi e dei valori democratici, in particolare lo Stato di diritto, il rispetto della dignità umana e i principi di uguaglianza e di solidarietà, costituiscono i capisaldi dell'acquis etico e giuridico dell'UE e della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC), nonché di tutta la sua azione esterna; che l'UE dovrebbe portare avanti gli sforzi intrapresi per diventare un soggetto di riferimento nella promozione e nella protezione universali dei diritti umani, anche sul piano della cooperazione multilaterale, in particolare svolgendo un ruolo attivo e costruttivo in seno a diversi organismi delle Nazioni Unite e nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale, come pure degli obblighi in materia di diritti umani e degli impegni assunti nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

B.  considerando che la società civile svolge un ruolo centrale nel costruire e rafforzare la democrazia, controllare il potere dello Stato e promuovere la buona governance, la trasparenza e l'assunzione di responsabilità; che le organizzazioni della società civile ricoprono un ruolo essenziale in quanto forza vitale nella società; che esiste un nesso tra indebolimento della società civile, riduzione degli spazi politici e civici, aumento della corruzione, ineguaglianze sociali e di genere, scarsi livelli di sviluppo umano e socioeconomico ed esistenza di conflitti sociali; che è necessario rendere disponibili risorse adeguate e utilizzarle nella maniera più efficiente possibile al fine di migliorare la promozione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi; che la società civile non dovrebbe essere ostacolata da leggi restrittive, limiti al finanziamento, procedure restrittive di rilascio delle licenze e tasse proibitive;

C.  considerando che su scala globale molti paesi si trovano ad affrontare problemi quali l'impunità e l'ingiustizia e offrono un livello inadeguato di trattamento effettivo, servizi di sostegno alle vittime e assistenza finanziaria alle vittime di terrorismo, in particolare nei paesi in cui un'ampia fascia di popolazione deve far fronte al terrorismo;

D.  considerando che nel 2017, a livello mondiale, moltissimi attori della società civile, tra cui avvocati, intellettuali, giornalisti, esponenti religiosi e difensori dei diritti umani, inclusi attivisti ambientali, hanno assistito a un restringimento dello spazio a disposizione della società civile e hanno subito un numero crescente di attacchi, atti di persecuzione, molestie, arresti o detenzioni arbitrarie, perdendo in alcuni casi la vita; che ProtectDefenders.eu, il meccanismo a sostegno dei difensori dei diritti umani nell'UE, ha effettivamente prestato assistenza a centinaia di attivisti, ma si trova a far fronte a necessità sempre maggiori; che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero destinare maggiori risorse ad attività volte ad accrescere la partecipazione della società civile, nonché intensificare gli sforzi finalizzati a proteggere i difensori dei diritti umani e offrire loro sostegno;

E.  considerando che le politiche a sostegno dei diritti umani e della democrazia dovrebbero essere integrate in tutte le altre politiche dell'UE che presentano una dimensione esterna, come quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, diritti delle donne e uguaglianza di genere, allargamento e commercio, in particolare attraverso l'applicazione di condizionalità in materia di diritti umani; che una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE, come pure tra le politiche esterne stesse, è un requisito fondamentale per il successo e l'efficacia della politica dell'UE in materia di diritti umani;

F.  considerando che l'occupazione illegale di un territorio o di parte di esso rappresenta una violazione ricorrente del diritto internazionale, per la quale si configura la responsabilità della potenza occupante nei confronti della popolazione civile a norma del diritto internazionale umanitario;

Considerazioni generali

1.  esprime profonda preoccupazione per l'arretramento della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto osservato in tutto il mondo nel 2017 ed esorta l'UE e i suoi Stati membri a perseguire incondizionatamente l'integrazione delle norme europee e internazionali in materia di diritti umani, Stato di diritto, democrazia e diritti delle minoranze alle quali sono vincolati, nonché a garantire maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'UE in materia di diritti umani e un migliore coordinamento tra le politiche esterne degli Stati membri in settori quali la migrazione, la lotta al terrorismo e il commercio, dal momento che l'influenza dell'UE quale attore internazionale credibile e legittimo dipende in larga misura dalla sua capacità di promuovere il rispetto dei diritti umani e della democrazia, sia al suo interno che oltre le sue frontiere;

2.  riafferma che spetta in ultima analisi agli Stati salvaguardare l'insieme dei diritti umani adottando e applicando i trattati e le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, monitorando le violazioni dei diritti umani e garantendo mezzi di ricorso efficaci per le vittime; evidenzia che la pace, la sicurezza e lo sviluppo si rafforzano reciprocamente e dipendono dalla capacità di far fronte ad abusi, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e al genocidio; mette in guardia contro restrizioni alla libera circolazione, alla libertà di riunione e alla libertà di espressione;

3.  ricorda che l'uguaglianza tra uomini e donne, quale sancita dall'articolo 3, paragrafo 3, TUE, è un principio fondamentale dell'UE e dei suoi Stati membri e che la sua promozione attraverso l'integrazione degli aspetti di genere, anche in altri paesi del mondo mediante le politiche esterne, rappresenta uno dei principali obiettivi dell'Unione;

4.  evidenzia che l'UE si è impegnata a promuovere l'uguaglianza di genere e a garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni, il che costituisce un obbligo sancito dai trattati, in modo che l'uguaglianza di genere divenga una priorità fondamentale in tutti gli orientamenti, i rapporti di lavoro, le politiche e le azioni dell'UE, comprese le azioni esterne; sostiene i pertinenti sforzi coordinati nei dialoghi e nelle attività multilaterali delle delegazioni dell'UE, quali le missioni di osservazione elettorale; sottolinea la necessità di rafforzare le attività svolte nei paesi terzi dal consigliere principale del SEAE per le questioni di genere, con l'obiettivo di promuovere la pace, la sicurezza e le libertà fondamentali, garantendo lo stanziamento di un bilancio specifico al suo ambito di competenza;

5.  sostiene che una società civile realmente indipendente, pluralista e dinamica contribuisce allo sviluppo e alla stabilità, garantisce il consolidamento democratico, tra cui la separazione dei poteri, la giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani, e promuove la trasparenza, l'assunzione di responsabilità e la buona governance, in particolare attraverso misure volte a combattere la corruzione e l'estremismo; pone in evidenza il ruolo vitale e centrale dei difensori dei diritti umani e delle ONG nel promuovere e sostenere l'applicazione dei diritti sanciti nei principali trattati internazionali in materia di diritti umani, anche attraverso programmi educativi e campagne di sensibilizzazione sulle attività delle organizzazioni internazionali; sottolinea quanto sia importante l'attuazione dei principi guida dell'UE sui difensori dei diritti umani e la capacità dell'Unione di continuare a sostenere i difensori dei diritti umani e le ONG nelle situazioni di maggior rischio attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), garantendo in particolare maggiore capacità al meccanismo ProtectDefenders.eu;

6.  osserva che è importante fornire sostegno di emergenza ai difensori dei diritti umani e che il trattamento di tutti i prigionieri deve essere conforme alle norme internazionali; manifesta preoccupazione per la sicurezza dei difensori dei diritti umani e sottolinea che gli autori di reato devono essere assicurati alla giustizia; si compiace dei costanti sforzi del Fondo europeo per la democrazia volti a promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel vicinato orientale e meridionale dell'Unione; riconosce i rischi che incombono sui difensori dei diritti umani, in particolare le donne, che sono esposte a rischi e minacce specifici in ragione del loro genere, e gli attivisti ambientali, e invita il SEAE e gli Stati membri a prestare particolare attenzione a tali categorie di persone nel quadro degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani; evidenzia che è necessario che l'UE dia prova di forte coordinamento nei suoi contatti con le autorità di paesi terzi in materia di difensori dei diritti umani e società civile e plaude alle singole iniziative elaborate dagli Stati membri in aggiunta all'azione dell'UE;

7.  accoglie con favore la partecipazione attiva dimostrata dall'UE in seno al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), nell'ambito del quale si è resa promotrice o co-promotrice di risoluzioni, ha rilasciato dichiarazioni, è intervenuta in dialoghi e dibattiti interattivi e ha chiesto la convocazione di sessioni speciali dedicate alla situazione dei diritti umani; riconosce gli impegni assunti dall'UE per affrontare le situazioni dei vari paesi in seno all'UNHRC; sottolinea l'importanza della partecipazione dell'UE al dialogo e alla cooperazione in materia di diritti umani a livello multilaterale; sostiene pienamente le attività e l'impegno dell'UNHRC a difesa dei diritti umani nel mondo; plaude al lavoro svolto dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sotto la guida di Zeid al-Hussein; attende con interesse uno stretto dialogo e una cooperazione attiva con il nuovo Alto commissario Michelle Bachelet; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il loro sostegno al funzionamento dell'OHCHR e delle procedure speciali;

8.  esprime soddisfazione per il lavoro svolto dai servizi per i diritti umani della Commissione e dal SEAE presso le sedi centrali e le delegazioni dell'UE, nonché dal rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani Stavros Lambrinidis, con l'obiettivo di migliorare l'efficacia, la coesione e la visibilità dei diritti umani nella politica estera dell'UE, e ricorda la sua richiesta di rendere tale mandato permanente, assicurando altresì una maggiore assunzione di responsabilità; accoglie con favore la recente iniziativa dell'UE, dal titolo "Good Human Rights Stories", che si concentra sulle migliori pratiche adottate dai diversi paesi; rinnova la sua richiesta di revisione del mandato, in modo da conferire al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani poteri d'iniziativa, risorse adeguate e la capacità di intervenire pubblicamente al fine di riferire in merito ai risultati delle visite effettuate nei paesi terzi e comunicare le posizioni dell'UE sulle questioni relative ai diritti umani;

9.  accoglie con favore la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e osserva che quest'anno è stata adottata con largo anticipo, in linea con la richiesta avanzata dal Parlamento nelle sue precedenti relazioni; chiede al Consiglio di continuare ad adoperarsi affinché tali relazioni annuali siano ultimate con maggiore anticipo; incoraggia il Consiglio a far sì che l'adozione della prossima relazione annuale si basi su un adeguato processo di consultazione; ritiene che la relazione annuale sia un indispensabile strumento di controllo, comunicazione e discussione sulla politica dell'UE in materia di diritti umani e democrazia nel mondo, e chiede che sia promossa pubblicamente a livello globale;

10.  riconosce i progressi compiuti in termini di procedura e di formato della relazione, ma auspica che il Consiglio e l'AR/VP tengano maggiormente conto delle pertinenti risoluzioni e/o raccomandazioni del Parlamento al fine di garantire una più profonda e più efficace interazione tra le istituzioni dell'UE sulle questioni inerenti ai diritti umani;

11.  ribadisce l'importanza di disporre di una sintesi delle principali tendenze positive e negative al fine di valutare l'efficacia delle azioni dell'UE; ritiene a tale proposito che una segnalazione pubblica più accurata, se del caso basata in particolare su priorità e indicatori identificati nelle strategie nazionali dell'UE in materia di diritti umani, e non solo, possa incoraggiare una maggiore coerenza nell'attuazione delle clausole di condizionalità in materia di diritti umani e nella valutazione e rettifica dell'impatto delle politiche dell'Unione su tali diritti; sottolinea la necessità di monitorare e attuare pienamente gli orientamenti dell'UE esistenti;

12.  riconosce che i dialoghi sui diritti umani rappresentano uno strumento diplomatico misto particolarmente valido per la promozione dei diritti umani e della democrazia nelle relazioni bilaterali con i paesi terzi; segnala, tuttavia, i perduranti ostacoli che non permettono di ottenere risultati concreti attraverso tali dialoghi, come la prevalenza di una doppia morale, e chiede a tal riguardo una posizione più unitaria tra gli Stati membri; invita la Commissione e il SEAE a trovare il modo di rendere i dialoghi sui diritti umani più efficaci e significativi e a reagire rapidamente e integrarli quando non sono costruttivi, ricorrendo al dialogo politico o alla diplomazia pubblica; incoraggia la Commissione e il SEAE ad aumentare la trasparenza nei dialoghi, anche attraverso la partecipazione rafforzata degli attori della società civile, e a utilizzare parametri di riferimento chiari allo scopo di valutare il successo di ciascun dialogo; sottolinea che è importante che l'UE sollevi, nei dialoghi sui diritti umani, i singoli casi dei difensori dei diritti umani a rischio, chiedendo il rilascio dei difensori incarcerati e la protezione di quelli minacciati; consiglia inoltre alle istituzioni dell'UE di fornire risorse e formazione adeguate sui diritti umani e sulla democrazia ai funzionari e al personale delle delegazioni dell'UE a tutti i livelli;

13.  ribadisce che il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019 e la relativa revisione intermedia del 2017 devono essere gli strumenti guida dell'azione in materia di diritti umani e sottolinea, a tale riguardo, la necessità di pianificare un livello sufficiente di risorse e competenze per una corretta attuazione delle priorità essenziali dell'UE; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a garantire un'attuazione efficace e coerente dell'attuale piano d'azione, anche mediante un'autentica collaborazione con le organizzazioni della società civile;

14.  invita l'UE a rafforzare i suoi strumenti e le sue politiche in materia di sviluppo istituzionale e Stato di diritto, nonché a includere parametri di riferimento per garantire la responsabilità e cercare di prevenire l'impunità delle violazioni dei diritti umani; chiede l'effettiva mobilitazione di risorse adeguate per promuovere ulteriormente i diritti umani e la democrazia;

15.  ricorda, a tale proposito, il sostegno determinante assicurato dall'EIDHR nell'ambito dell'attuazione del quadro strategico e del piano d'azione sui diritti umani e la democrazia dell'UE nonché dei suoi orientamenti e delle sue strategie nazionali in materia di diritti umani, un sostegno che ha consentito all'UE di intervenire più strategicamente in questo settore e che ha garantito responsabilità, visibilità ed efficacia; chiede con forza l'inclusione dell'EIDHR come strumento separato e indipendente nell'architettura del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, al fine di non diluire la sua netta diversità in un più ampio fondo per l'azione esterna; incoraggia vivamente la cooperazione tra gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE, onde evitare duplicazioni e sovrapposizioni e contribuire a individuare eventuali carenze e necessità di finanziamento;

16.  ricorda che l'esperienza acquisita e gli insegnamenti appresi dalle transizioni verso la democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato potrebbero contribuire positivamente all'individuazione delle migliori pratiche che potrebbero essere utilizzate per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo; è convinto che la politica europea di vicinato riveduta dovrebbe sostenere le riforme economiche, sociali e politiche, proteggere i diritti umani e contribuire all'istituzione dello Stato di diritto, mantenendo nel contempo gli impegni assunti dall'UE nei confronti dei suoi partner; ribadisce che la promozione dei diritti umani e della democrazia è nell'interesse sia dei paesi partner sia dell'UE; ribadisce la necessità di promuovere le relazioni interparlamentari tra l'Unione e i suoi partner nel quadro di un dialogo franco e fondato sulla comprensione e la fiducia reciproche, nell'intento di promuovere efficacemente i diritti umani;

17.  pone in evidenza il lavoro svolto dalla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI), che intrattiene stretti rapporti operativi con altre istituzioni dell'UE, il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), la società civile, comprese le ONG, e le istituzioni multilaterali per i diritti umani; osserva che nel 2017 la sottocommissione DROI ha redatto tre relazioni che sono state approvate come risoluzioni in plenaria: sull'apolidia nell'Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico(13), sulla lotta alle violazioni dei diritti umani nel contesto di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, incluso il genocidio(14) e sulla corruzione e i diritti umani nei paesi terzi(15);

18.  propone di avviare, entro il primo trimestre del 2019, una task force interna incaricata di effettuare una revisione della promozione e dell'integrazione dei diritti umani da parte delle sue commissioni con un mandato esterno e da parte delle sue delegazioni per le relazioni con i paesi terzi durante la legislatura 2014-2019; intende formulare raccomandazioni da tale revisione per un'azione parlamentare rafforzata nel settore dei diritti umani durante la prossima legislatura, anche in termini di controllo dell'attività del SEAE e della Commissione, dell'assetto istituzionale interno e dell'integrazione dei diritti umani all'interno dei suoi organismi;

19.  ritiene che il ruolo delle risoluzioni d'urgenza, a norma dell'articolo 135 del regolamento, possa essere ulteriormente sviluppato per rafforzare i diritti umani e la democrazia attraverso una riflessione tempestiva, un'individuazione degli obiettivi e un'efficienza maggiori;

Sfide specifiche in materia di diritti umani

20.  esprime seria preoccupazione per il graduale restringimento dello spazio della società civile nel 2017 e deplora il fatto che i difensori dei diritti umani, i giornalisti e le ONG siano troppo spesso oggetto di molestie, intimidazioni e violenze, compresi gli omicidi; è preoccupato per la continua imposizione di divieti di viaggio agli attivisti per i diritti umani che desiderano assistere alle sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra e di altre istituzioni internazionali e condanna fermamente tali divieti, invitando i governi interessati ad abolirli; sottolinea che è inaccettabile impedire la partecipazione di rappresentanti della società civile e dei media ai lavori di organismi internazionali e insiste affinché siano rispettati i diritti umani e politici fondamentali dei rappresentanti della società civile; è preoccupato per il fatto che alcuni attivisti per i diritti umani siano stati arrestati al ritorno nei loro paesi dopo essere stati ascoltati in istituzioni internazionali;

21.  deplora che il crescente fenomeno globale di contrazione dello spazio della società civile possa verificarsi anche nelle democrazie consolidate e nei paesi a medio e alto reddito; invita l'UE e i suoi Stati membri a dare l'esempio; condanna la legislazione che limita le attività della società civile, ad esempio la chiusura delle ONG o il congelamento dei loro beni; chiede l'abrogazione della legislazione che impone requisiti arbitrari o intrusivi sulle operazioni delle ONG, comprese disposizioni in materia di restrizioni ai finanziamenti esteri; condanna la diffusione di narrazioni pubbliche che minano sempre di più il ruolo delle organizzazioni della società civile; incoraggia le delegazioni dell'UE e le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri a continuare a monitorare e sollevare i casi di violazioni della libertà di riunione e di associazione, comprese le varie forme di divieto e limitazione delle organizzazioni della società civile e delle loro attività o la promozione di false ONG sponsorizzate da alcuni governi; le incoraggia a continuare a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani, segnatamente attraverso il monitoraggio sistematico dei processi, le visite agli attivisti detenuti e, se del caso, rilasciando dichiarazioni su casi individuali;

22.  denuncia il fatto che la libertà dei media sia stata fortemente minacciata nel 2017, anno in cui, secondo l'indice annuale di Reporter senza frontiere, gli attacchi contro la stampa hanno raggiunto livelli senza precedenti; sottolinea la necessità di rispettare i principi della libertà di opinione e di espressione, come stabilito all'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; ribadisce l'importanza della libertà di espressione, sia online che offline, quale componente essenziale delle comunità democratiche in quanto promotrice di una cultura del pluralismo che conferisce alla società civile e ai cittadini la facoltà di chiamare i governi e dirigenti a rispondere delle loro decisioni e rafforza il rispetto dello Stato di diritto; condanna fermamente le minacce, le intimidazioni e le aggressioni nei confronti di giornalisti, media indipendenti, blogger e informatori, nonché l'incitamento all'odio, le leggi sulla diffamazione e gli incitamenti alla violenza, in quanto costituiscono una minaccia per lo Stato di diritto e i valori incarnati dai diritti umani; sottolinea che nel 2017 sono stati arrestati centinaia di manifestanti e di giornalisti pacifici, molti dei quali hanno subito maltrattamenti e detenzioni arbitrarie e sono stati costretti a pagare ingenti multe nell'ambito di processi privi di garanzia delle norme procedurali minime; esorta l'UE a intensificare i suoi sforzi per tutelare il diritto alla libertà di opinione e di espressione in tutte le sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea l'importanza di garantire un'efficace attuazione sistematica degli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline e di controllarne regolarmente l'impatto;

23.  sottolinea l'importanza centrale della libertà accademica, quale diritto umano tutelato dai trattati internazionali; condanna vivamente qualsiasi attacco alla libertà accademica quali uccisioni, sparizioni forzate, violenza, incarcerazione, perdita del lavoro, attacchi alla reputazione e procedimenti penali ingiustificati; sottolinea la gravità di tutti gli attacchi alla libertà accademica, poiché questa è essenziale per la creazione di una società pluralistica e democratica;

24.  condanna con fermezza il fatto che così tanti difensori dei diritti umani abbiano subito minacce digitali nel 2017, compreso il danneggiamento dei dati attraverso il sequestro delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati; condanna la pratica della sorveglianza online e dell'hacking finalizzati alla raccolta di informazioni che possono essere utilizzate per azioni legali o in campagne diffamatorie; manifesta profonda preoccupazione per il crescente ricorso a talune tecnologie di sorveglianza informatica a duplice uso ai danni di politici, attivisti, blogger e giornalisti; chiede fermamente, a tale riguardo, alle istituzioni dell'UE di aggiornare con urgenza e in maniera efficace il regolamento sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso;

25.  ribadisce che l'indipendenza della magistratura e la cristallinità di un sistema di amministrazione della giustizia in cui tutti gli operatori siano messi nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo in maniera indipendente e rigorosa sono condizioni essenziali per lo sviluppo di uno Stato democratico e la tutela giudiziaria dei diritti umani; condanna senza mezzi termini tutti i tentativi di limitare la libertà dei giudici, dei procuratori e degli avvocati e tutte le forme di violenza diretta e indiretta esercitate contro di essi; chiede all'UE di dedicare la massima l'attenzione a questo punto nell'ambito delle relazioni diplomatiche sviluppate con i paesi terzi;

26.  rileva che l'apertura di Internet e i progressi tecnologici consentono una più rapida segnalazione delle violazioni dei diritti umani; critica i tentativi di alcuni governi di controllare gli strumenti di comunicazione di massa, tra cui Internet; è preoccupato per l'ampia diffusione nel 2017 di notizie fasulle e informazioni inesatte generate da attori statali e non statali, che hanno contribuito alla veicolazione di narrazioni contrarie ai diritti umani, limitato l'accesso a un'informazione libera, accurata e imparziale, incitato alla violenza, all'odio o alla discriminazione nei confronti di taluni gruppi o individui e influenzato i risultati delle elezioni, minando le democrazie; sottolinea, in quest'ottica, la necessità che l'UE elabori un resoconto positivo più incisivo sui diritti umani, sia inflessibile dinanzi ai governi che sponsorizzano la disinformazione o contrastano l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e intensifichi i suoi sforzi per sostenere media liberi e indipendenti a livello mondiale; sottolinea la centralità dell'istruzione, della cultura, della conoscenza e del pensiero critico nel combattere le notizie false e la loro diffusione;

27.  chiede che l'AR/VP nomini un rappresentante informatico dell'UE incaricato di coordinare gli sforzi diplomatici dell'Unione per promuovere, nelle sue politiche esterne, un'Internet aperta, interoperabile, sicura e affidabile, in cui siano rispettati i diritti umani e siano promosse norme in vista di un comportamento responsabile da parte degli Stati nel ciberspazio;

28.  riafferma che la libertà di pensiero, coscienza, religione e convinzioni personali, compresa la libertà di credere o non credere, di praticare o non praticare la religione di propria scelta, di abbandonare o cambiare religione, e i diritti all'apostasia e a sposare opinioni ateistiche, devono essere rafforzati incondizionatamente attraverso il dialogo interreligioso e interculturale; condanna la discriminazione basata sul pensiero, la coscienza, la religione o le convinzioni personali, nonché la persecuzione e gli attacchi contro tutti i gruppi etnici e religiosi nel 2017; chiede che si eviti la strumentalizzazione della religione per motivi politici; deplora i tentativi degli attori statali e non statali di limitare la libertà di pensiero, coscienza, religione e credo, la libertà di riunione e la libertà di espressione adottando e applicando, tra l'altro, leggi sulla blasfemia; chiede che siano intraprese ulteriori azioni per tutelare minoranze religiose, non credenti e atei, comprese le vittime delle leggi sulla blasfemia; invita l'UE e i suoi Stati membri a intensificare il loro impegno nelle discussioni politiche per abrogare tali leggi, a intensificare gli sforzi per rafforzare il rispetto della libertà di pensiero, coscienza, religione e credo e a promuovere il dialogo interreligioso e interconfessionale quando si impegnano con i paesi terzi; invita la Commissione e il SEAE a svolgere un ruolo attivo nel contribuire a un ritorno sicuro, su base volontaria, delle persone costrette ad abbandonare le proprie case a seguito di persecuzioni per motivi di religione o credo; chiede azioni concrete per l'effettiva applicazione degli orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo; sostiene la pratica dell'UE di assumere il ruolo di guida per quanto riguarda le risoluzioni tematiche sulla libertà di pensiero, coscienza, religione e credo presso il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e l'Assemblea generale dell'ONU; sostiene l'operato di Ján Figel, inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione;

29.  reputa profondamente deplorevole che in molti paesi del mondo continuino a essere praticati la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e la pena di morte e invita l'Unione a intensificare gli sforzi per porre fine a tali pratiche; ritiene che le condizioni di detenzione, compreso l'accesso alle cure e ai medicinali, e lo stato delle carceri in diversi paesi siano motivo di grave preoccupazione; accoglie con favore il lancio dell'Alleanza per un commercio libero da tortura, avvenuto il 18 settembre 2017, e la creazione del gruppo di coordinamento contro la tortura dell'UE incaricato di monitorare l'attuazione dell'iniziativa; si compiace, a tale riguardo, degli aggiornamenti della normativa dell'UE relativa al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene inumani; osserva che nel 2017 il numero di esecuzioni capitali nel mondo è diminuito del 4 % rispetto all'anno precedente; invita i paesi che non vi hanno ancora provveduto a introdurre immediatamente una moratoria sulla pena di morte come misura intermedia verso la sua abolizione; considera essenziale contrastare ogni forma di tortura e maltrattamento dei detenuti, compresa la tortura psicologica, e intensificare gli sforzi per garantire il rispetto del pertinente diritto internazionale e il risarcimento delle vittime;

30.  condanna fermamente tutti i crimini efferati e le violazioni dei diritti umani a opera di attori statali e non statali, anche contro i cittadini che esercitano pacificamente i loro diritti umani; inorridisce di fronte alla vasta gamma di crimini commessi, compresi omicidi, torture, stupri, schiavizzazione e schiavitù sessuale, reclutamento di bambini soldato, conversioni religiose forzate e uccisioni sistematiche che colpiscono minoranze religiose ed etniche; esorta l'UE e i suoi Stati membri a combattere i crimini di genocidio, il crimini contro l'umanità e i crimini di guerra e a garantire che i responsabili di tali atti siano assicurati alla giustizia; invita l'UE ad assistere le organizzazioni e le squadre investigative delle Nazioni Unite che raccolgono, conservano e proteggono le prove, digitali o di altro tipo, dei crimini commessi dalle parti coinvolte in tali conflitti, al fine di facilitare le azioni penali nei loro confronti a livello inter nazionale; osserva che le piattaforme Internet hanno eliminato le prove video relative a potenziali crimini di guerra nell'ambito della loro attività di rimozione dei contenuti terroristici e della propaganda;

31.  sostiene il ruolo decisivo svolto dalla Corte penale internazionale (CPI) nei casi in cui gli Stati interessati non possono o non vogliono esercitare la loro giurisdizione; invita l'UE e i suoi Stati membri a fornire sostegno diplomatico e finanziario alla CPI; invita l'UE e i suoi Stati membri a incoraggiare tutti i paesi membri delle Nazioni Unite a ratificare e attuare lo statuto di Roma della CPI ed è costernato per i casi di paesi che si ritirano dallo statuto o che minacciano di farlo; invita inoltre tutti i firmatari dello Statuto di Roma a coordinarsi e a cooperare con la CPI; invita tutti gli Stati membri a ratificare gli emendamenti di Kampala relativi al crimine di aggressione e di aggiungere i "crimini atroci" nell'elenco dei reati per i quali l'Unione è competente; ribadisce l'importanza di altri meccanismi fondamentali volti a porre fine all'impunità, ivi compreso l'uso della giurisdizione universale, e invita gli Stati membri dell'UE ad adottare la legislazione necessaria; ricorda, a questo proposito, che i diritti delle vittime devono essere al centro di ogni azione; invita nuovamente l'AR/VP a nominare un rappresentante speciale dell'UE in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale incaricato di promuovere, inserire e rappresentare l'impegno dell'Unione in materia di lotta contro l'impunità;

32.  accoglie con favore gli sforzi dell'Unione a sostegno del meccanismo internazionale imparziale e indipendente (MIII) istituito dalle Nazioni Unite in Siria per prestare assistenza nelle indagini relative ai reati gravi; sottolinea la necessità di istituire un meccanismo indipendente analogo in altri paesi; invita l'Unione e gli Stati membri dell'Unione che non lo abbiano ancora fatto a contribuire finanziariamente al MIII;

33.  ribadisce che gli Stati possono portare altri Stati dinanzi alla Corte internazionale di giustizia per violazioni dei trattati internazionali, ad esempio la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, al fine di stabilire la responsabilità dello Stato come mezzo indiretto per accertare giudizialmente la responsabilità penale individuale in una fase successiva;

34.  deplora vivamente il mancato rispetto del diritto umanitario internazionale ed esprime la sua ferma condanna per gli attacchi letali sferrati a una frequenza tanto allarmante contro ospedali, scuole e altri obiettivi civili nei conflitti armati nel mondo nel 2017; ritiene che la condanna internazionale degli attacchi debba essere accompagnata da indagini indipendenti e da un'autentica assunzione di responsabilità; plaude al lavoro svolto dagli operatori umanitari nella consegna degli aiuti umanitari; invita gli Stati membri, le istituzioni dell'UE e l'AR/VP a garantire un'elaborazione coerente ed efficace delle politiche e delle azioni dell'UE inerenti al diritto internazionale umanitario e ad avvalersi di tutti gli strumenti a loro disposizione per affrontare la questione; conclude che sarebbe stato opportuno fornire segnalazioni più dettagliate dell'UE e degli Stati membri in merito all'attuazione degli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario in specifiche situazioni di conflitto, ivi compreso, e non da ultimo, nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo; invita la comunità internazionale a mettere a punto strumenti volti a ridurre al minimo l'intervallo intercorrente tra allarme e reazione, sulla falsariga del sistema di allarme precoce dell'Unione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti; chiede all'UE e agli Stati membri di aumentare il sostegno finanziario destinato all'aiuto umanitario e all'aiuto allo sviluppo; prende atto della riduzione del 2,4 % dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dal 2016 al 2017 e del fatto che tale aiuto non raggiunge l'obiettivo dello 0,7 % dell'RNL;

35.  ricorda la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati(16); esprime profonda preoccupazione per l'utilizzo di droni armati al di fuori del quadro giuridico internazionale; invita ancora una volta l'UE a sviluppare urgentemente un quadro giuridicamente vincolante per l'utilizzo dei droni armati, per garantire che gli Stati membri, conformemente ai loro obblighi giuridici, non commettano uccisioni mirate illecite né agevolino tali uccisioni da parte di altri Stati; chiede alla Commissione di tenere il Parlamento adeguatamente informato in merito all'impiego di fondi dell'UE per tutti i progetti di ricerca e sviluppo associati alla costruzione di droni; invita ad effettuare valutazioni d'impatto in materia di diritti umani nell'ambito di progetti legati all'ulteriore sviluppo di droni;

36.  invita il VP/AR e gli Stati membri ad ampliare il regime di misure restrittive dell'UE per includere un regime di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani in base al quale le decisioni sanzionatorie della PESC potrebbero basarsi su gravi violazioni dei diritti umani, nello stesso spirito della legge Magnitsky;

37.  esorta l'AR/VP e gli Stati membri ad adoperarsi ai fini della messa al bando a livello internazionale di sistemi di armamenti privi del controllo umano sull'uso della forza, come richiesto in varie occasioni dal Parlamento, e, in preparazione delle riunioni in materia a livello delle Nazioni Unite, a definire e adottare con urgenza una posizione comune sui sistemi di armamento autonomi, a parlare con una sola voce nelle sedi pertinenti e ad agire di conseguenza;

38.  sottolinea che la corruzione indebolisce lo Stato di diritto, la democrazia e la competitività delle economie e mette a repentaglio i diritti umani; sottolinea la necessità di sostenere i difensori dei diritti umani e gli informatori nella lotta alla corruzione; chiede che siano introdotti miglioramenti nei meccanismi e nelle pratiche anticorruzione, come l'imposizione di sanzioni agli individui e ai paesi che commettono gravi reati di corruzione; invita il SEAE e la Commissione a elaborare programmi congiunti in materia di diritti umani e lotta contro la corruzione, in particolare iniziative per il miglioramento della trasparenza, la lotta all'impunità, il rafforzamento delle agenzie anti-corruzione e l'aumento della trasparenza e della tracciabilità in relazione all'utilizzo dei fondi europei; invita la Commissione a negoziare disposizioni anticorruzione nei futuri accordi commerciali; ricorda le raccomandazioni sulla corruzione e sui diritti umani formulate nella sua risoluzione del 13 settembre 2017 sulla corruzione e i diritti umani nei paesi terzi(17) e chiede che le istituzioni e gli Stati membri dell'UE vi diano seguito;

39.  esprime preoccupazione per la distruzione, le razzie illecite e il vandalismo ai danni di siti del patrimonio culturale e sostiene vivamente le iniziative di accertamento e tutela del patrimonio e soccorso;

40.  sottolinea l'importanza di elezioni libere ed eque per i processi democratici ed è preoccupato per il crescente numero di elezioni illegittime in tutto il mondo; ricorda che i mezzi d'informazione indipendenti e la diversità di opinione sono essenziali per garantire elezioni libere ed eque; chiede all'UE di non riconoscere i risultati di elezioni manipolate o falsificate e di utilizzare tutti gli strumenti diplomatici, economici e politici a sua disposizione per sostenere la credibilità delle elezioni in tutto il mondo e obbligare i paesi a rispettare i criteri per elezioni libere ed eque; reputa fondamentale il sostegno fornito dall'UE ai processi elettorali e alla democrazia in tutto il mondo: le sue missioni elettorali e il successivo follow-up, la sua assistenza elettorale e, in particolare, il ruolo attivo svolto dal Parlamento al riguardo; sottolinea l'importanza dell'osservazione elettorale nel contesto dalle transizioni democratiche pacifiche, del rafforzamento dello Stato di diritto, del pluralismo politico e del miglioramento della partecipazione delle donne ai processi elettorali, nonché della trasparenza e del rispetto dei diritti umani; ricorda l'importanza di coinvolgere le organizzazioni della società civile locale nel processo di osservazione elettorale e nell'attuazione delle raccomandazioni formulate dalle missioni di osservazione elettorale; ritiene che l'interferenza nelle elezioni di altri paesi attraverso operazioni informatiche violi il diritto delle persone di eleggere liberamente i propri rappresentanti;

41.  accoglie con favore la firma della Convenzione di Istanbul da parte dell'UE e sottolinea la necessità di prevenire e combattere con ogni mezzo la violenza contro le donne, compresa la violenza domestica; invita gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a ratificare e attuare quanto prima tale Convenzione; sostiene, a tale riguardo, l'iniziativa congiunta UE-ONU denominata "Spotlight Initiative"; esorta i paesi a migliorare la loro legislazione al fine di combattere il più precocemente possibile la violenza di genere, la mutilazione genitale femminile e la violenza sessuale; ricorda che la violenza contro le donne è profondamente radicata nella disuguaglianza di genere e deve pertanto essere affrontata in modo globale, e sottolinea l'importanza dei servizi sociali e della protezione sociale; sottolinea che statistiche affidabili sulla diffusione, sulle cause e sulle conseguenze di tutti i tipi di violenza nei confronti delle donne sono essenziali per elaborare efficaci normative e strategie intese a combattere la violenza di genere; invita pertanto l'UE ad aiutare i paesi a migliorare la raccolta dei dati in questo settore e a rispettare gli obblighi giuridici internazionali; chiede all'UE di collaborare con altri paesi per intensificare il finanziamento e la programmazione per prevenire la violenza sessuale e di genere in tutto il mondo; condanna tutte le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica, lo sfruttamento, lo stupro di massa, la tratta e la violazione dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne; sottolinea che è necessario che a tutte le donne siano garantiti un'assistenza sanitaria adeguata e a prezzi accessibili, nonché il rispetto e l'accesso universale ai diritti sessuali e riproduttivi e all'istruzione, e che le esse dovrebbero poter prendere decisioni libere e responsabili concernenti la loro salute, il loro corpo e i loro diritti sessuali e riproduttivi; osserva che l'istruzione è uno strumento essenziale per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne e i bambini; condanna la reimposizione della cosiddetta norma "global gag", ossia la regola del bavaglio globale;

42.  sottolinea la necessità che l'UE continui a impegnarsi per la piena attuazione degli obblighi e degli impegni riguardanti i diritti delle donne assunti nel quadro della CEDAW, della piattaforma d'azione di Pechino, del programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, e che rispetti gli esiti delle relative conferenze di revisione;

43.  prende atto della pubblicazione, nell'agosto 2017, della prima relazione annuale di attuazione per il 2016 del piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020 (GAP II), che mette in evidenza alcune tendenze positive nel trasformare la vita delle donne e delle ragazze assicurando la loro l'integrità fisica e psicologica, promuovendo i loro diritti economici e sociali, dando loro maggior voce e rafforzandone la partecipazione; ritiene che l'Unione europea debba continuare a integrare il sostegno a favore delle donne nelle operazioni compiute nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), nella prevenzione dei conflitti e nella ricostruzione postbellica; ribadisce l'importanza della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; sottolinea che un maggiore coinvolgimento dei settori pubblico e privato è essenziale per promuovere i diritti delle donne e la loro partecipazione alle istituzioni pubbliche e private, all'elaborazione delle politiche, alla vita economica e ai processi di pace; sottolinea che le imprese svolgono un ruolo cruciale nel rafforzamento dei diritti delle donne; esorta la Commissione ad assumere un ruolo guida nell'affrontare le questioni dello sfruttamento e dell'abuso sessuali nel settore degli aiuti umanitari e allo sviluppo, poiché tale settore dovrebbe essere sottoposto alle più rigorose norme in materia di responsabilità e all'obbligo di rendere conto del lavoro svolto; pone l'accento sull'importanza di rivedere e rafforzare le procedure di tutela e le regole d'ingaggio;

44.  esorta il SEAE a garantire che i risultati della 62a sessione della Commissione sulla condizione femminile (CSW) siano inclusi nelle sue politiche e conferiscano un rinnovato impulso alla realizzazione della parità di genere e all'emancipazione delle donne e delle ragazze che vivono in zone rurali;

45.  sottolinea l'importanza di rendere accessibili a donne e ragazze l'istruzione e la formazione nelle materie STEM, come pure nelle discipline umanistiche, ponendo particolarmente l'accento sullo sviluppo dei loro talenti e delle loro competenze, nonché sull'incremento della loro partecipazione ai settori STEM;

46.  invita la Commissione a esplorare soluzioni e mezzi che consentano all'UE di aderire unilateralmente alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC), dato che tutti gli Stati membri dell'Unione l'hanno ratificata e che il diritto primario e derivato dell'UE reca disposizioni sostanziali sulla tutela dei diritti del fanciullo; invita i paesi che non hanno ancora ratificato detta convenzione a farlo senza indugio; si compiace dell'adozione degli orientamenti riveduti dell'UE in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino e sottolinea la necessità di garantire che siano raggiunti tutti i bambini, compresi quelli più emarginati e in situazioni vulnerabili; sottolinea che i bambini subiscono spesso specifiche forme di abusi, quali i matrimoni precoci, la prostituzione infantile, l'impiego dei bambini soldato, la mutilazione genitale, il lavoro minorile e la tratta di minori, segnatamente in occasione di crisi umanitarie e nei conflitti armati e, pertanto, necessitano di maggiore protezione; invita l'UE a cooperare con i paesi terzi per porre fine ai matrimoni precoci, ai matrimoni minorili e forzati, fissando a 18 anni l'età minima legale per il matrimonio, imponendo la verifica dell'età di entrambi i coniugi e del loro pieno e libero consenso, introducendo registri matrimoniali obbligatori e garantendo il rispetto di tali norme; evidenzia la necessità di intensificare gli sforzi dell'UE volti ad affrontare il problema della protezione dei minori, in particolare dei minori non accompagnati, e di prestare particolare attenzione all'istruzione e al sostegno psicosociale; chiede di attuare correttamente gli orientamenti per prevenire l'uso militare delle scuole e delle università durante i conflitti armati; chiede che si trovi urgentemente una soluzione alla questione dei bambini apolidi, all'interno dell'UE e al di fuori di essa, in particolare per quelli nati fuori dal paese di origine dei loro genitori e per i bambini migranti, in conformità del diritto internazionale; invita l'UE e gli Stati membri a elaborare un piano d'azione per porre fine alla detenzione dei minori in ragione del loro status di migranti, conformemente alla dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti; ricorda il diritto a una protezione speciale nell'interesse superiore del minore;

47.  invita l'UE e i suoi Stati membri a garantire trasparenza e monitoraggio riguardo ai fondi destinati ai paesi terzi per la cooperazione in materia di migrazione e a far sì che tale cooperazione non vada a beneficio, diretto o indiretto, di sistemi di sicurezza, polizia e giustizia coinvolti in casi di violazione dei diritti umani in questo contesto; mette in evidenza la possibilità di scindere la cooperazione allo sviluppo dalla cooperazione sulle riammissioni o sulla gestione della migrazione; è preoccupato che la politica estera dell'UE possa essere strumentalizzata come "gestione della migrazione" e sottolinea che ogni tentativo di collaborare con i paesi terzi, compresi i paesi di origine e transito, in materia di migrazione deve procedere di pari passo con il miglioramento delle condizioni dei diritti umani in tali paesi e con il rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto dei rifugiati; esprime profonda preoccupazione e solidarietà nei confronti dei numerosi rifugiati, migranti e sfollati interni che subiscono gravi violazioni dei diritti umani in quanto vittime di conflitti, persecuzioni, carenze governative nonché di reti di tratta e traffico di esseri umani; sottolinea la necessità urgente di far fronte alle cause profonde dei flussi migratori e di occuparsi pertanto della dimensione esterna del fenomeno della migrazione, anche trovando soluzioni sostenibili ai conflitti e al sottosviluppo economico, sia nel vicinato europeo che a livello mondiale, mediante lo sviluppo della cooperazione e di partenariati con i paesi terzi interessati che si conformano al diritto internazionale, assicurando il rispetto dei diritti umani e mantenendo la credibilità dell'UE sia all'interno che all'esterno dell'Unione; invita l'UE e gli Stati membri a fornire assistenza umanitaria al settore dell'istruzione, degli alloggi, della sanità e ad altri ambiti in cui i migranti e i rifugiati necessitano di sostegno, nonché ad attuare adeguatamente le politiche di rimpatrio; ricorda che è importante che l'UE esorti i paesi interessati ad aderire al protocollo per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria; rileva che, stando ai dati delle Nazioni Unite, nel 2017 circa 258 milioni di persone vivevano in un paese diverso da quello di nascita; invita la Commissione a continuare a considerare prioritarie nelle sue politiche la tutela e la promozione dei diritti dei migranti e dei rifugiati; insiste sulla necessità di elaborare e attuare meglio i quadri di tutela per i migranti e i rifugiati, in particolare attraverso l'apertura di canali sicuri e legali per i migranti e la concessione di visti umanitari; chiede che il Parlamento eserciti una supervisione degli accordi in materia di migrazione; deplora qualsiasi tentativo di ostacolare, infangare o persino criminalizzare l'assistenza umanitaria e insiste sulla necessità di aumentare le capacità di ricerca e soccorso delle persone in pericolo in mare e a terra al fine di adempiere agli obblighi derivanti dal diritto internazionale; sottolinea che, alla data del 1° gennaio 2017, il numero di persone residenti in uno Stato membro dell'UE in possesso della cittadinanza di un paese terzo era pari a 21,6 milioni, ossia il 4,2 % della popolazione dell'UE-28; invita gli Stati membri a intraprendere un dialogo serio per stabilire una comprensione comune, responsabilità condivise e un'unità di intenti in merito alla migrazione; si compiace dell'iniziativa delle Nazioni Unite sul Patto globale per la migrazione sicura, ordinata e regolare, del patto globale sui rifugiati dell'UNHCR nonché del ruolo essenziale assegnato ai diritti umani nell'ambito di tali atti;

48.  deplora il persistere della tratta di esseri umani; sottolinea che la tratta di esseri umani trasforma le persone in merci e costituisce una delle peggiori forme di violazione dei diritti umani; evidenzia a tal riguardo l'importanza di adottare un approccio coerente alla dimensione interna ed esterna delle politiche dell'UE volte a combattere la tratta di esseri umani a tutti i livelli; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare la cooperazione con i paesi terzi al fine di svolgere indagini su tutte le fasi della tratta di esseri umani, comprese tutte le forme di sfruttamento delle persone, segnatamente di donne e bambini, quali il traffico di organi, il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale, nonché a cooperare con le Nazioni Unite e la società civile in questo settore; chiede di introdurre chiari principi e strumenti giuridici per far fronte alle violazioni dei diritti umani correlate alla gravidanza surrogata; esprime profonda preoccupazione per l'estrema vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati, in particolare donne e bambini, allo sfruttamento, al traffico e alla tratta di esseri umani, anche nei punti di crisi (hotspot) legati alla migrazione; sottolinea la necessità di sostenere politiche incentrate sulle vittime, di adoperarsi per prevenire e ridurre questo tipo di reati, nonché di reprimere le attività che lucrano grazie alla tratta di esseri umani;

49.  incoraggia tutti i paesi, compresi gli Stati membri, e l'UE ad avviare negoziati ai fini dell'adozione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia di diritti umani per le società transnazionali e altre imprese partecipando attivamente al gruppo di lavoro intergovernativo aperto istituito a livello delle Nazioni Unite; insiste nuovamente sull'esigenza di attuare senza indugio i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, in particolare riguardo al terzo pilastro sull'accesso alle vie di ricorso; riconosce l'estrema importanza del Patto mondiale delle Nazioni Unite e dei piani d'azione nazionali su imprese e diritti umani; sottolinea l'importanza di un piano d'azione dell'UE su imprese e diritti umani e sollecita la Commissione ad accelerarne l'elaborazione onde conseguire la piena attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite; incoraggia tutte le imprese, comprese quelle con sede nell'UE ad assicurare la dovuta diligenza e ribadisce che è importante promuovere la responsabilità sociale delle imprese e che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nel sostenere norme internazionali su imprese e diritti umani; invita tutti i paesi ad attuare prontamente ed efficacemente i principi guida delle Nazioni Unite e a garantire che le imprese rispettino le norme sociali di lavoro e le norme in materia di diritti umani nelle loro legislazioni; incoraggia tutti i paesi a contrastare le aziende che utilizzano materie prime o altri prodotti provenienti da zone di conflitto; ribadisce il suo invito a integrare le norme in materia di responsabilità delle imprese per le violazioni dei diritti umani in tutti gli accordi stipulati tra l'UE e i paesi terzi; sottolinea che alle vittime di violazioni dei diritti umani collegate alle imprese dovrebbe essere garantito un accesso effettivo e appropriato alle vie di ricorso; ribadisce la necessità urgente di affrontare i casi di violazione dei diritti umani e di corruzione al loro verificarsi e di garantire che le imprese siano a chiamate a rispondervi; si rammarica che la Commissione non abbia agito secondo le richieste formulate nella risoluzione del Parlamento del 25 ottobre 2016 sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi(18); chiede misure vincolanti per il settore industriale volte a eliminare il lavoro minorile e a prevenire la violazione dei diritti umani; invita la Commissione a istituire una task force interistituzionale sulle imprese e i diritti umani e a valutare un'iniziativa sull'obbligo di diligenza a livello unionale;

50.  ricorda che l'Unione si è impegnata a porre i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea pertanto che l'avanzamento dei diritti umani e dei principi democratici, comprese le clausole di condizionalità in materia di diritti umani negli accordi internazionali, deve essere sostenuto attraverso tutte le politiche dell'Unione dotate di una dimensione esterna, inclusa la politica commerciale; richiama l'attenzione sul ruolo delle relazioni commerciali nel favorire la crescita dei paesi in via di sviluppo e nella conservazione dei mercati locali; rileva che il sostegno ai sistemi democratici e alle aspirazioni di libertà dei popoli dovrebbe continuare a fungere da principio guida funzionale agli interessi economici dell'UE; ricorda che la coerenza delle politiche è cruciale per lo sviluppo e sottolinea l'importanza dell'integrazione dei diritti umani in tutte le fasi delle politiche commerciali e di sviluppo; invita l'UE a garantire che le merci commercializzate nel suo territorio nell'ambito degli schemi di certificazione etica non siano state prodotte utilizzando lavoro forzato e lavoro minorile; chiede l'introduzione di uno strumento specificamente concepito per monitorare e rafforzare la politica di genere negli accordi commerciali; accoglie con favore i programmi, i progetti e i finanziamenti dell'UE nei paesi terzi e sottolinea la necessità di valutare e prevenire qualsivoglia violazione mediante l'istituzione di un meccanismo di denuncia per singoli individui e gruppi;

51.  considera i regimi commerciali GSP+ uno dei principali strumenti della politica commerciale dell'UE atti a promuovere la democrazia, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e le norme ambientali presso i paesi terzi; invita la Commissione a rivedere e a monitorare meglio i regimi GSP+ al fine di garantire il rispetto delle norme in materia di diritti umani da parte dei paesi beneficiari; sottolinea che, nel quadro della revisione dei GSP+, la Commissione dovrebbe mirare ad aumentare la trasparenza e la responsabilità di tale meccanismo, definendo chiare procedure per una partecipazione significativa e rafforzata delle organizzazioni della società civile, elaborando valutazioni d'impatto in materia di diritti umani prima di concedere preferenze commerciali e durante la loro applicazione; chiede l'eventuale inserimento dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale nell'elenco di convenzioni richieste per ottenere lo status GSP+; esorta la Commissione a continuare a finanziare le iniziative della società civile che monitorano l'attuazione di tale regime; sottolinea l'importanza di mettere a punto forme di cooperazione per agevolare lo sviluppo economico e sociale dei paesi terzi, concentrandosi nello specifico sulle esigenze dei loro cittadini;

52.  esorta tutti gli Stati membri ad attenersi scrupolosamente al codice di condotta dell'UE per le esportazioni di armi e, in particolare, a interrompere qualsivoglia trasferimento di armi, materiali e apparecchiature di sorveglianza e di intelligence che possano essere usati dai governi per reprimere i diritti umani e attaccare la popolazione civile; evidenzia che il commercio mondiale di armi e materiali bellici fa sì che essi vengano utilizzati in numerosi conflitti nei paesi terzi; rileva che gli Stati membri dell'UE sono tra i maggiori esportatori di armi a livello mondiale e ritiene essenziale che le norme internazionali che disciplinano le vendite di armi siano applicate e rafforzate a livello globale;

53.  condanna fermamente qualsiasi forma di discriminazione, inclusa quella basata sulla razza, sulla religione, sulla casta o altri sistemi analoghi di status ereditato, sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, sulla disabilità o su qualsiasi altra condizione; è allarmato per le numerose manifestazioni di razzismo, xenofobia e altre forme di intolleranza nonché per la scarsa rappresentanza politica dei gruppi più vulnerabili, quali minoranze etniche, linguistiche e religiose, persone con disabilità, comunità LGBTI, donne e minori; invita l'UE a moltiplicare gli sforzi tesi a eliminare, senza alcuna distinzione, ogni forma di discriminazione e a promuovere la consapevolezza, una cultura della tolleranza e dell'inclusione nonché una protezione speciale per i gruppi più vulnerabili attraverso i dialoghi politici e in materia di diritti umani, il lavoro delle delegazioni dell'UE e la diplomazia pubblica; chiede a tutti i paesi di garantire che le rispettive istituzioni forniscano una tutela giuridica effettiva nelle relative giurisdizioni; sottolinea l'importanza di sviluppare strategie d'istruzione nelle scuole al fine di sensibilizzare i bambini e fornire loro gli strumenti necessari per individuare tutte le forme di discriminazione;

54.  sottolinea la necessità di integrare in modo credibile il principio dell'accessibilità universale e i diritti delle persone con disabilità in tutte le politiche pertinenti dell'Unione, compreso il settore della cooperazione allo sviluppo, e pone l'accento sul carattere prescrittivo e orizzontale di tale questione; invita l'Unione a integrare la lotta alla discriminazione basata sulla disabilità nella sua azione esterna e nelle sue politiche di aiuto allo sviluppo; esorta i governi dei paesi terzi a rivedere l'insieme delle loro normative ai fini della loro armonizzazione con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; invita tutti i paesi a ratificare detta Convenzione e ribadisce l'importanza di una sua attuazione efficiente;

55.  si compiace che l'UE e gli Stati membri abbiano preso parte all'8ᵃ sessione del gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite sull'invecchiamento, e in particolare del fatto che abbiano presentato contributi comuni e rilasciato dichiarazioni congiunte sull'uguaglianza, la non discriminazione, la violenza, gli abusi nei confronti degli anziani e il loro abbandono; continua a nutrire preoccupazione per il prevalere della discriminazione basata sull'età e di altri ostacoli alla realizzazione dei diritti umani degli anziani; invita l'UE e gli Stati membri a sostenere pienamente il processo del gruppo di lavoro, anche assegnando e/o sostenendo l'assegnazione di risorse adeguate per il suo funzionamento, nonché a rispondere ai prossimi inviti a presentare proposte, a consultare e coinvolgere gli anziani nella loro preparazione e a includere persone anziane nelle rispettive delegazioni;

56.  si compiace del fatto che l'UE abbia partecipato attivamente al riesame della strategia di attuazione regionale per l'Europa del piano d'azione internazionale di Madrid sull'invecchiamento (MIPAA), svoltosi a Lisbona nel 2017; sottolinea che il MIPAA può contribuire in maniera sostanziale alla migliore realizzazione dei diritti degli anziani;

57.  condanna le detenzioni arbitrarie, le torture, le persecuzioni e le uccisioni di cui sono oggetto le persone LGBTI; riconosce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere possono aumentare il rischio di discriminazione, violenze e persecuzione; osserva che in diversi paesi del mondo le persone LGBTI sono ancora oggetto di violenze e di persecuzione a motivo del loro orientamento sessuale; condanna le violazioni perpetrate a danno delle donne e dei gruppi minoritari del diritto fondamentale all'integrità fisica e all'identità, quali la mutilazione genitale femminile, le mutilazioni genitali intersessuali; rileva che 72 paesi continuano a qualificare come reato le relazioni omosessuali e vi sono 13 Stati in cui gli atti omosessuali sono passibili di pena di morte; esorta tali paesi a modificare immediatamente la loro legislazione; accoglie con favore gli sforzi compiuti dall'UE per migliorare i diritti delle persone LGBTI e la loro tutela giuridica; esorta le delegazioni dell'UE e le ambasciate degli Stati membri ad attuare pienamente gli orientamenti dell'UE sulle persone LGBTI; chiede alla Commissione di elaborare relazioni annuali sull'attuazione delle conclusioni del Consiglio al riguardo; osserva che, in base alla valutazione del primo anno di attuazione del piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020 (GAP II), un terzo delle delegazioni ha promosso i diritti delle persone LGBTI;

58.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che subiscono discriminazioni basate sulla casta e le gerarchie di casta, sono vittime di segregazione e sono ostacolate dalla barriera della casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'accesso al lavoro, alla giustizia e ad altri diritti umani di base; esprime profonda preoccupazione per la conseguente discriminazione istituzionalizzata e per l'allarmante frequenza di attacchi violenti basati sulla casta; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi e a promuovere iniziative a livello delle Nazioni Unite e delle delegazioni con l'obiettivo di eliminare la discriminazione legata alla casta;

59.  insiste sull'importanza di perseguire politiche in materia di uguaglianza che permettano a tutte le minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche, nonché ai popoli indigeni, di godere dei propri diritti fondamentali; accoglie con favore la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 71/178 sui diritti dei popoli indigeni, che proclama il 2019 come l'Anno internazionale delle lingue indigene; ricorda che, secondo il relatore speciale sui diritti dei popoli indigeni, negli ultimi anni si è registrato un preoccupante aumento di episodi di discriminazione, attacchi e minacce nei confronti dei popoli indigeni che difendono le loro terre, i loro territori e le loro risorse, in particolare contro le donne; sottolinea la necessità che l'UE garantisca la protezione di tali difensori, che si svolgano indagini su tutti i reati e che i responsabili rispondano delle loro azioni; chiede con insistenza all'UE e agli Stati membri di agire per il pieno riconoscimento, la protezione e la promozione dei diritti dei popoli indigeni; invita i paesi a ratificare le disposizioni della convenzione n. 169 dell'OIL sui popoli indigeni e tribali;

60.  prende atto dei molteplici benefici offerti da Internet; è preoccupato, tuttavia, per la raccolta massiccia di dati personali eseguita da grandi operatori commerciali per finalità di marketing senza la piena consapevolezza e/o consenso degli utenti, in quanto tali dati potrebbero in seguito essere utilizzati in modo potenzialmente dannoso, ad esempio per reprimere le attività dei difensori dei diritti umani, minacciare la libertà di espressione e per influenzare i risultati elettorali e le decisioni politiche; invita le imprese del settore dei dati a eseguire valutazioni sul piano dei diritti umani; deplora i modelli imprenditoriali basati su violazioni dei diritti umani e chiede che le raccolte di dati personali avvengano nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati e dei diritti umani; invita la comunità internazionale, compresa l'UE e i suoi Stati membri, a rafforzare e attuare con urgenza una legislazione efficace in questo settore;

61.  riconosce che il terrorismo e la radicalizzazione rappresentano gravi minacce per la democrazia e i diritti umani, recando danni per la società, ed esprime rammarico per il fatto che gli attacchi del 2017 abbiano voluto colpire in molti casi proprio gli individui o i gruppi che incarnano tali valori; condanna fermamente gli oltre 1 000 attacchi terroristici commessi a livello globale nel 2017 che hanno portato alla perdita di 6 123 vite; sostiene gli sforzi dell'UE volti a prevenire e combattere il terrorismo e la radicalizzazione, comprese le iniziative e le reti presenti in tutta l'Unione, come la rete europea di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione; ribadisce tuttavia che tali sforzi devono rispettare il diritto internazionale in materia di diritti umani; rammenta che l'istruzione è uno strumento privilegiato per combattere la radicalizzazione; sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione e sostegno alle vittime del terrorismo, compresi il sostegno psicologico, le valutazioni individuali per ciascuna vittima, l'assistenza legale, l'accesso alla giustizia, i servizi di traduzione e interpretazione e, in generale, servizi efficaci di sostegno alle vittime; evidenzia la necessità che le strategie di lotta al terrorismo rispettino lo Stato di diritto e garantiscano il rispetto dei diritti umani; raccomanda di integrare gli schemi di cooperazione con i paesi terzi sull'antiterrorismo con valutazioni approfondite sui rischi per le libertà fondamentali e i diritti umani e salvaguardie in caso di violazioni; invita la Commissione a migliorare lo scambio e il coordinamento delle informazioni attraverso i suoi canali e le sue agenzie al fine di garantire tempi rapidi nel prevenire e individuare le minacce terroristiche e nel consegnare i responsabili alla giustizia;

62.  ricorda che le sanzioni costituiscono uno strumento essenziale della PESC; esorta il Consiglio ad adottare le sanzioni previste dalla legislazione dell'Unione, laddove necessario, per conseguire gli obiettivi della PESC, in particolare al fine di proteggere i diritti umani e di consolidare e sostenere la democrazia, assicurando nel contempo che esse non abbiano un impatto sulla popolazione civile; chiede che tali sanzioni siano mirate ai funzionari identificati come responsabili delle violazioni dei diritti umani, per punire i reati e gli abusi da essi perpetrati;

63.  ritiene che lo sport possa svolgere un ruolo positivo nella promozione dei diritti umani; deplora tuttavia che esista una correlazione specifica tra talune violazioni dei diritti umani e i grandi eventi sportivi nei paesi che li ospitano o che sono candidati a ospitarli; ricorda che tra tali violazioni figurano espropri, riduzione al silenzio della società civile e dei difensori dei diritti umani, nonché sfruttamento dei lavoratori per la costruzione delle grandi strutture sportive; invita l'UE a mettere a punto un quadro strategico a livello unionale in materia di sport e diritti umani e ad avviare un dialogo con le federazioni sportive nazionali, gli attori del settore imprenditoriale e le organizzazioni della società civile sulle modalità della loro partecipazione a tali eventi; invita le organizzazioni e gli enti sportivi internazionali e nazionali e i paesi che ospitano grandi manifestazioni a impegnarsi a garantire una buona gestione e la protezione dei diritti umani, compresi i diritti del lavoro, la libertà dei media e la protezione ambientale, ad attuare misure anticorruzione prima dei grandi eventi sportivi e durante il loro svolgimento, nonché a prevedere meccanismi di ricorso per qualsivoglia violazione dei diritti umani; accoglie con favore la decisione adottata nel novembre 2017 dall'Organizzazione internazionale del lavoro di chiudere una causa relativa al trattamento di lavoratori migranti nel quadro dei preparativi per la Coppa del mondo FIFA del 2022; prende atto dell'accordo in merito alle riforme che, se attuato in modo adeguato, garantirà una migliore protezione ai lavoratori;

64.  invita l'UE ad attuare politiche efficaci e sostenibili contro i cambiamenti climatici globali; sottolinea che i cambiamenti climatici figurano tra le principali cause dell'aumento di sfollati interni e della migrazione forzata; invita la comunità internazionale a sviluppare misure per contrastarli e proteggere le persone che ne sono colpite; rileva che la politica estera dell'UE dovrebbe sviluppare la capacità di monitorare i rischi connessi ai cambiamenti climatici, ivi compresa la prevenzione delle crisi e la sensibilità ai conflitti; ritiene che un'azione per il clima celere e coerente contribuisca in modo fondamentale alla prevenzione dei rischi sociali ed economici, nonché dei rischi per la sicurezza, alla prevenzione dei conflitti e dell'instabilità e, in ultima analisi, alla prevenzione di considerevoli costi politici, sociali ed economici; sottolinea, pertanto, l'importanza di integrare la diplomazia climatica nelle politiche dell'UE in materia di prevenzione dei conflitti ampliando e adattando l'ambito di applicazione delle missioni e dei programmi dell'Unione nei paesi terzi e nelle zone di conflitto; insiste quindi sulla necessità di attuare rapidamente le politiche che consentono di ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici, conformemente all'accordo di Parigi;

°

°  °

65.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 70ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delle delegazioni dell'UE.

(1)

GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.

(2)

A/HRC/33/44.

(3)

A/AC.278/2017/2.

(4)

GU C 303 del 15.12.2009, pag. 12.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2018)0292.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2018)0201.

(7)

GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.

(8)

GU C 75 del 26.2.2016, pag. 111.

(9)

GU C 181 del 19.5.2016, pag. 69.

(10)

Testi approvati, P8_TA(2017)0494.

(11)

GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.

(12)

GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2017)0247.

(14)

Testi approvati, P8_TA(2017)0288.

(15)

Testi approvati, P8_TA(2017)0346.

(16)

GU C 285 del 29.8.2017, pag. 110.

(17)

Testi approvati, P8_TA(2017)0346.

(18)

Testi approvati, P8_TA(2016)0405.


MOTIVAZIONE

Il relatore pone al centro della relazione il ruolo di controllo dell'esecutivo di cui è investito il Parlamento. Il controllo parlamentare va considerato con serietà e le commissioni stanno sviluppando e intensificando in misura crescente le loro attività per permettere al Parlamento di esercitare questa prerogativa su altre istituzioni, per monitorare l'adeguato utilizzo dei bilanci dell'UE e garantire la corretta attuazione del diritto dell'Unione. La presente relazione si inserisce nel quadro del controllo parlamentare della politica estera e di sicurezza comune e si concentra sull'integrazione dei diritti umani nella politica esterna dell'UE e sul grado di integrazione raggiunto nel corso del 2017.

La relazione intende

–  analizzare e commentare la politica e le azioni in materia di diritti umani condotte dall'UE nel 2017, basandosi a tal fine sulla relazione annuale adottata dal Consiglio il 28 maggio 2018 e sui documenti di riferimento, segnatamente il quadro strategico sui diritti umani e la democrazia dell'UE (2012-2022) e l'attuale piano d'azione (2015-2019);

–  fornire una panoramica delle azioni del Parlamento europeo nel campo dei diritti umani, ivi comprese l'assegnazione del Premio Sacharov 2017 e le risoluzioni d'urgenza approvate.

L'azione esterna dell'Unione europea e i diritti umani

L'Unione europea si fonda su un forte impegno a promuovere e a proteggere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in tutto il mondo. La pace, la prosperità e lo sviluppo sostenibili non possono esistere senza il rispetto dei diritti umani. Questo impegno è alla base di tutte le politiche interne ed esterne dell'Unione europea. L'Unione europea promuove e difende attivamente i diritti umani universali all'interno dei suoi confini e nei suoi rapporti con i paesi esterni all'UE. Negli anni ha adottato importanti documenti di riferimento sulla promozione e la tutela dei diritti umani e ha messo a punto una serie di strumenti diplomatici e di cooperazione volti a sostenere in tutto il mondo l'avanzamento dei diritti umani.

Il trattato di Lisbona pone i diritti umani e la democrazia al centro delle relazioni esterne dell'Unione europea, affermando che

"L'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l'allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. L'Unione si adopera per sviluppare relazioni e istituire partenariati con i paesi terzi e con le organizzazioni internazionali, regionali o mondiali, che condividono i principi di cui al primo comma. Essa promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite". (Articolo 21, paragrafo 1, TUE)

Dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, le relazioni esterne dell'UE sono gestite principalmente dall'alto rappresentate dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è contemporaneamente vicepresidente della Commissione. L'alto rappresentante è assistito dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE).

Nel giugno 2012 il Consiglio ha adottato un quadro strategico sui diritti umani e la democrazia. Il quadro enuncia gli obiettivi generali dell'UE in materia di diritti umani. Esso definisce i principi, gli obiettivi e le priorità per migliorare l'efficacia e la coerenza della politica dell'UE su un periodo di dieci anni, dal 2012 al 2021. Tra i principi figura l'integrazione dei diritti umani in tutte le politiche dell'UE.

Il quadro è reso operativo dal piano d'azione periodico che lo accompagna. Quest'ultimo definisce gli obiettivi concreti insieme alle relative tempistiche e designa le parti interessate. Al primo piano d'azione, adottato per il periodo 2012-2014, ne è seguito un secondo relativo al periodo 2015-2019. Esso si basa sul corpus esistente di politiche dell'UE a sostegno dei diritti umani e della democrazia nel settore dell'azione esterna, segnatamente gli orientamenti dell'UE, i pacchetti di strumenti e altre posizioni concordate, oltre ai vari strumenti di finanziamento esterno. Il piano d'azione attuale contiene 34 tipi di azioni che corrispondono ai seguenti obiettivi generali: rafforzare la titolarità degli attori locali, affrontare i problemi in materia di diritti umani, adottare un approccio globale per i diritti umani in situazioni di conflitto e di crisi, favorire la coerenza e una politica più efficace dell'UE a sostegno dei diritti umani e della democrazia. Nel 2017 è stata adottata una revisione intermedia del piano d'azione.


ANNEX I: INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT

(JANUARY - DECEMBER 2017)

COUNTRY

Individual

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY THE PARLIAMENT

AZERBAIJAN

Afgan Mukhtarli

On May 29, 2017, Afgan Mukhtarli, an Azerbaijani exiled journalist, was abducted in Tbilisi.

He fled to Georgia from Azerbaijan in 2014. Prior to his departure, Mukhtarli had received threats in relation to his investigative reporting on alleged corruption in the Azerbaijani Defense Ministry and was investigating the assets of the first family of Azerbaijan in Georgia.

On 12 January 2017 he was sentenced to 6 year imprisonment for illegally crossing the border with 10,000 of undeclared euros and assaulting a border guard. He denies all the charges.

 

In its resolution of 15 June 2017, the European Parliament:

- Strongly condemns the abduction of Afgan Mukhtarli in Tbilisi and his subsequent arbitrary detention in Baku;

- Calls on the Azerbaijani authorities to immediately and unconditionally drop all charges against and release Afgan Mukhtarli, as well as all those incarcerated as a result of the exercise of their fundamental rights, including freedom of expression;

- Reiterates its urgent call on the Azerbaijani authorities to end the practices of selective criminal prosecution and imprisonment of journalists, human rights defenders and others who criticise the government, and to ensure that all persons detained, including journalists and political and civil society activists, enjoy full due process rights and are covered by fair trial norms;

BAHRAIN

Mohamed Ramadan

Ali Moosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nabeel Rajab

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abdulhadi al-Khawaja

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Khalil Al Halwachi

Mohammed Ramadan, a 32-year-old airport security guard, was arrested by the Bahraini authorities for allegedly taking part in a bombing in Al Dair on 14 February 2014, together with Ali Moosa, that killed a security officer and wounded several others.

A Bahraini court sentenced Ramadan and Moosa to death. However, both retracted their confession, claiming that they confessed after being tortured in the custody of the Criminal Investigations Directorate (CID). This sentence was upheld by the Court of Cassation, Bahrain's highest court of appeal, in late 2015. A final date for the execution is still to be cleared.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nabeel Rajab is a prominent Bahraini human rights defender who was sentenced to two years in prison for discussing Bahrain's restrictions on freedom of expression and for addressing Bahrain's poor human rights record in TV interviews. On 21st February 2018 he has been sentenced to additional 5 years in prison on charges of “spreading false rumors in time of war” “insulting public authorities”, and “insulting a foreign country”. Poor prison conditions have brought him to hospital in numerous occasions.

 

 

Abdulhadi Al-Khawaja is a Bahraini/Danish human rights activist who was heavily involved in the 2011 pro-democratic uprisings. He was arrested by the authorities along with other 13 activists (known as the Bahrain 13). In June 2011 he was sentenced to life in prison for politically motivated charges, notably his peaceful role in the protests.

 

Khalil al-Halwachi is a 57-year-old Bahraini scholar, former political activist held in the kingdom's Jau Prison. He was convicted to 10 years in prison in an unfair, politically motivated trial. He has been subjected to ill treatment, including denial of medical care, by detaining authorities.

In its resolution of 16 February 2017, the European Parliament:

- Deeply deplores the decision of Kuwait and Bahrain to return to the practice of capital punishment; reiterates its condemnation of the use of the death penalty, and strongly supports the introduction of a moratorium on the death penalty as a step towards its abolition;

- Calls on His Majesty Sheikh Hamad bin Isa Al Khalifa of Bahrain to halt the executions of Mohamed Ramadan and Hussein Moosa, and on the Bahraini authorities to ensure a re-trial in compliance with international standards; recalls that all allegations of human rights violations committed during the proceedings must be duly investigated;

- Recalls that the EU opposes capital punishment and considers it to be a cruel and inhuman punishment which fails to act as a deterrent to criminal behaviour and is irreversible in the event of error;

 

- Urges the EEAS and the Member States to intervene with the Bahraini Government in order to appeal for the release of Nabeel Rajab and of all those held solely on the basis of their peaceful exercise of freedom of expression and assembly, and to urge the Bahraini Government to stop the excessive use of force against demonstrators or the practice of arbitrary revocation of citizenship;

 

 

 

 

 

- Calls for the release of Abdulhadi al-Khawaja and Khalil Al Halwachi;

BELARUS

Mikalay Statkevich

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergei Kulinich

Sergei Kuntsevich

Uladzimir Nyaklyayev

Pavel Seviarynets

Vitali Rymashevski

Anatol Liabedzka

Yuri Hubarevich

March Ales Lahvinets

 

 

 

 

 

Oleg Volchek

Anatoli Poplavni

Leonid Sudalenka

Mikalay Statkevich, prominent Belarusian opposition leader and former presidential candidate, was expected to lead the demonstration in Minsk on 15 November 2017 against a so-called “social parasites tax” on the under-employed. He was arrested and kept in a KGB detention centre for three days, with no information as to his whereabouts. He has been detained several times since January 2017, and has spent about 35 days in jail in the same year.

On 5th November, 2017, he has been released from jail after serving a five-day term following a court ruling that he took part in an unsanctioned rally.

After his release Statkevich told journalists that police warned him of unspecified consequences if he continues “violating the law on public gatherings.”

 

On 25 March 2017, police in Belarus have arrested hundreds of people during the above-mentioned protests. Thousands defied a ban to protest, taking to the streets of Minsk and other cities. Demonstrators tried to march down one of the major streets in Minsk, but were blocked by police who began arresting them, along with journalists covering the protest. The authorities had already jailed more than 100 opposition supporters for terms of between three and 15 days in the lead-up to the demonstration, reports said.

 

On the same day, police raided the offices of human rights group Vesna preventatively arresting at least 57 persons involved in the monitoring of ongoing peaceful protests. Prior to this, other human rights defenders, such as Oleg Volchek, Anatoli Poplavn and Leonid Sudalenka were detained and sentenced to short terms of imprisonment.

In its resolution, adopted on 6 April 2017, the European Parliament:

- Condemns the undue restrictions on the right of peaceful assembly, freedom of expression and freedom of association, including on those expressing opinions about social and other public issues, and, most particularly, the harassment and detention of independent journalists, opposition members, human rights activists and other protesters;

 

 

 

 

 

 

 

- Condemns the crackdown on peaceful protesters and the repressions in the run-up to and during the demonstrations of 25 March 2017; stresses that despite the international community's calls for restraint, the response by the security services was indiscriminate and inappropriate; expresses its concern over the latest developments in Belarus and highlights a clear need for a broader democratisation process in the country;

 

 

- Calls on the Belarusian authorities to immediately and unconditionally release and drop all judicial charges against all peaceful protesters, journalists, human rights defenders, civil society activists and opposition members who have been detained in connection with the current wave of demonstrations; considers the practice of preventive arrests totally unacceptable; urges the authorities to immediately disclose information about all those arrested to their families and the wider public;

 

CAMBODIA

Khem Sokha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sam Rainsy

Um Sam An

Hong Sok Hour

Tep Vanny

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CNRP

Khem Sokha is a Cambodian former politician and activist who most recently served as the President of the Cambodia National Rescue Party (CNRP). In September 2017, the Phnom Penh Municipal Court charged Sokha with “treason and espionage”, and for allegedly orchestrating the 2014 Veng Sreng street protests. He was arrested at his home on September 3, 2017. Hun Sen and other Cambodian government officials alleged that Sokha was conspiring with unnamed foreigners.

 

 

 

 

 

 

 

Opposition leader Sam Rainsy remains in self-imposed exile and faces trial in absentia after 2 arrest warrant were issued against him. Other activist and opposition leaders, including Um Sam An, Hong Sok Hour and Tep Vanny were convicted and imprisoned.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

On 17 November 2017, the Supreme Court ruled to dissolve the Cambodia National Rescue Party, removing the only existing electoral threat to Prime Minister Hun Sen. The case relied on the narrative that the CNRP was attempting to overthrow the government through a so-called “colour revolution” aided by the United States.

In its resolution of 14 September 2017, the European Parliament:

- Strongly condemns the arrest of CNRP President Kem Sokha on a number of charges that appear to be politically motivated; calls for the immediate and unconditional release of Kem Sokha, for all charges against him to be dropped, and for an end to threats of arrest against other opposition lawmakers;

- Expresses its deep concerns about the worsening climate for opposition politicians and human rights activists in Cambodia, and condemns all acts of violence, politically motivated charges, arbitrary detention, questioning, sentences and convictions in respect of these individuals;

 

 

- Urges the Cambodian authorities to revoke the arrest warrant for, and drop all charges against, opposition leader and lawmaker Sam Rainsy, and to release and drop charges against other opposition officials and human rights defenders who have been convicted, charged, and imprisoned, notably National Assembly Member Um Sam An, Senator Hong Sok Hour and land rights activist Tep Vanny;

- Urges the Cambodian Government to ensure due process in all measures taken, including the right to appeal, and to respect the rights to freedom of association and expression;

 

 

 

In its resolution of 14 December 2017, the European Parliament:

- Expresses its serious concerns at the dissolution of the CNRP; deeply regrets the prohibition of the party, which is evidence of further autocratic action by Prime Minister Hun Sen; urges the government to reverse the decision to dissolve the CNRP, to restore the elected members of the national parliament and commune council to their positions, to allow the full participation of opposition parties in public life and to ensure free space for action for media and civil society organisations and to put an end to the climate of fear and intimidation, as these are all preconditions for free, inclusive and transparent elections;

- Expresses grave concerns about the conduct of credible and transparent elections in Cambodia in 2018 following the decision by the Supreme Court to dissolve the CNRP; stresses that an electoral process from which the main opposition party has been arbitrarily excluded is not legitimate, and that a transparent and competitive election is a key instrument in guaranteeing peace and stability in the country and the entire region;

CHINA

Liu Xiaobo

Lee Ming-che

Liu Xiaobo, the prominent Chinese writer and human rights activist has been formally detained in prison four times over the course of the last 30 years; whereas Liu Xiaobo was jailed for 11 years in 2009 for ‘inciting subversion of state power' after he helped to write a manifesto known as ‘Charter 08'; whereas the formal procedures followed in Liu Xiaobo's prosecution have not allowed for him to be represented or be present himself at formal proceedings, and diplomats from over a dozen states, including several Member States, were denied access to the court for the duration of the trial;

Liu Xiaobo's wife, Liu Xia, although never charged with any offence, has been under house arrest since he was awarded the Peace Prize in 2010, and has, since then, been denied almost all human contact, except with close family and a few friends;

In its resolution of 6 July 2017, the European Parliament:

- Calls on the Chinese Government to release, immediately and unconditionally, the 2010 Nobel Peace Prize winner Liu Xiaobo and his wife Liu Xia from house arrest and allow him to obtain medical treatment wherever they wish;

- Urges the Chinese authorities to allow Lui Xiaobo unrestricted access to family, friends, and legal counsel;

- Calls on the Chinese authorities to release Lee Ming-che immediately, as no credible evidence related to his case has been provided, to disclose information about his exact whereabouts, and to ensure, in the meantime, that Lee Ming-che is protected from torture and other ill-treatment, and that he is allowed access to his family, a lawyer of his choice and adequate medical care;

ERITREA

Abune Antonios

Dawit Isaak

 

Abune Antonios, the Patriarch of the Eritrean Orthodox Church, the nation's largest religious community, has been in detention since 2007, having refused to excommunicate 3 000 parishioners who opposed the government; whereas since then, he has been held in an unknown location where he has been denied medical care;

Dawit Isaak, a dual citizen of Eritrea and Sweden, was arrested on 23 September 2001, after the Eritrean Government outlawed privately owned media; whereas he was last heard from in 2005; whereas Dawit Isaak's incarceration has become an international symbol for the struggle for freedom of the press in Eritrea, most recently acknowledged by an independent international jury of media professionals awarding him the UNESCO/Guillermo Cano World Press Freedom Prize 2017 in recognition of his courage, resistance and commitment to freedom of expression;

In the September 2001 crackdown, 11 politicians – all former members of the Central Council of the ruling People's Front for Democracy and Justice (PFDJ), including former Foreign Minister Petros Solomon – were arrested after they published an open letter to the government and President Isaias Afwerki calling for reform and ‘democratic dialogue'; whereas 10 journalists, including Isaak, were arrested over the following week;

In its resolution of 9 July 2017, the European Parliament:

- Condemns in the strongest terms Eritrea's systematic, widespread and gross human rights violations; calls on the Eritrean Government to put an end to detention of the opposition, journalists, religious leaders and innocent civilians; demands that all prisoners of conscience in Eritrea be immediately and unconditionally released, notably Dawit Isaak and the other journalists detained since September 2001, and Abune Antonios; demands that the Eritrean Government provide detailed information on the fate and whereabouts of all those deprived of physical liberty;

- Recalls the decision of the African Commission on Human and Peoples' Rights of May 2017, and demands that Eritrea immediately confirm the well-being of Dawit Isaak, release him, let him meet family and legal representatives and award him the necessary compensation for his years of imprisonment; further calls on Eritrea to lift the ban on independent media, as also ruled by the African Commission;

- Calls on the Eritrean Government to release Abune Antonios, allow him to return to his position as Patriarch, and cease its interference in peaceful religious practices in the country; recalls that freedom of religion is a fundamental right, and strongly condemns any violence or discrimination on grounds of religion;

ETHIOPIA

Dr Merera Gudina

Dr Fikru Maru

Berhanu Nega

Jawar Mohammed

On 30 November 2016, Ethiopian security forces arrested Dr Merera Gudina, the Chairman of the Ethiopian Oromo Federalist Congress opposition party in Addis Ababa, following his visit to the European Parliament on 9 November 2016, where he shared a panel with other opposition leaders and allegedly violated the law implementing the state of emergency by ‘creating pressure against the government', ‘threatening society through the means of violence' and attempting to ‘disrupt constitutional order'; whereas his bail request has been denied and he is still being held in custody awaiting the verdict; whereas on 24 February 2017, Dr Gudina and two co-defendants, Berhanu Nega and Jawar Mohammed were charged with four separate counts of non-compliance with the Ethiopian criminal code;

In its resolution of 18 May 2017, the European Parliament:

- Calls on the Ethiopian Government to immediately release on bail and drop all charges against Dr Merera Gudina, Dr Fikru Maru and all other political prisoners, and drop the cases against Berhanu Nega and Jawar Mohammed, who were charged in absentia and are currently in exile; stresses that for any dialogue with the opposition to be seen as credible, leading opposition politicians, such as Dr Merera Gudina, have to be released; calls on the EU High Representative to mobilise EU Member States to urgently pursue the establishment of a UN-led international inquiry for a credible, transparent and independent investigation into the killings of protesters and to put pressure on the Ethiopian government to grant its consent;

GUATEMALA

Laura Leonor Vásquez Pineda

Sebastián Alonzo Juan

Victor Valdés Cardona

Diego Esteban Gaspar

Roberto Salazar Barahona

Winston Leonardo Túnchez Cano

Fourteen murders and seven attempted murders of human rights defenders in Guatemala were registered between January and November 2016 by the Unit for the Protection of Human Rights Defenders of Guatemala (UDEFEGUA); whereas, according to the same sources, in 2016 there were 223 aggressions overall against human rights defenders, including 68 new legal cases launched against human rights defenders; whereas environmental and land rights defenders and those working on justice and impunity were the most frequently targeted categories of human rights defenders;

2017 has already seen the killing of human rights defenders Laura Leonor Vásquez Pineda and Sebastián Alonzo Juan, in addition to the journalists reported to have been killed in 2016 – Victor Valdés Cardona, Diego Esteban Gaspar, Roberto Salazar Barahona and Winston Leonardo Túnchez Cano;

In its resolution of 16 February 2017, the European Parliament:

- Condemns in the strongest terms the recent murders of Laura Leonor Vásquez Pineda, Sebastian Alonzo Juan and the journalists Victor Valdés Cardona, Diego Esteban Gaspar, Roberto Salazar Barahona and Winston Leonardo Túnchez Cano, as well as each of the 14 assassinations of other human rights defenders in Guatemala carried out in 2016; extends its sincere condolences to the families and friends of all of those human rights defenders;

- Calls for the urgent and mandatory implementation of the precautionary measures recommended by the IACHR and calls on the authorities to reverse the decision that unilaterally removes national precautionary measures benefitting human rights defenders;

 

INDONESIA

Hosea Yeimo

Ismael Alua

On 19 December 2016 Hosea Yeimo and Ismael Alua, two Papuan political activists, were detained and charged with ‘rebellion' under the Indonesian Criminal Code, following peaceful political activities; whereas Hosea Yeimo and Ismael Alua were released on bail on 11 January 2017; whereas legal proceedings of the case continue; whereas, if convicted, they can face up to life imprisonment;

In its resolution of 19 January 2017, the European Parliament:

- Welcomes the release on bail of Hosea Yeimo and Ismael Alua on 11 January 2017; notes that the legal proceedings of the case will continue; calls on the Delegation of the EU to Indonesia to follow these legal proceedings;

- Asks the Indonesian authorities to consider dropping the charges against Hosea Yeimo, Ismael Alua and other prisoners of conscience against whom charges have been brought for peacefully exercising their right of freedom of expression;

LAOS

Somphone Phimmasone

Soukane Chaithad

Lod Thammavong,

March 2017 three Lao workers, Mr Somphone Phimmasone, Mr Soukane Chaithad and Ms Lod Thammavong, were sentenced to prison terms of between 12 and 20 years and the equivalent of tens of thousands of euros in fines for criticising the government on social media in relation to alleged corruption, deforestation, and human rights violations, while working in Thailand; whereas the three also stood accused of participating in an anti-government demonstration outside the Lao Embassy in Thailand in December 2015;

In its resolution of 14 September 2017, the European Parliament:

- Strongly condemns the prison sentences against Somphone Phimmasone, Soukane Chaithad and Lod Thammavong, and calls for their immediate release;

- Calls on the Vice-President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy to urgently raise the case of Somphone Phimmasone, Lod Thammavong and Soukane Chaithad with the Government of Laos; calls on the EU Delegation to Laos to closely monitor the human rights situation in the country and, specifically, to be present at any proceedings held against Phimmasone, Thammavong and Chaithad, and to continue to raise the cases of jailed and missing individuals with the Lao authorities;

NICARAGUA

Francisca Ramirez

Francisca Ramirez, Coordinator of the National Council for the Defence of Land, Lake and Sovereignty, presented a formal complaint in December 2016 regarding acts of repression and aggressions experienced in Nueva Guinea; whereas Francisca Ramirez has been intimidated and arbitrarily detained and her family members have been violently attacked in retaliation to her activism;

Journalists in Nicaragua face harassment, intimidation and detention, and have received death threats;

In its resolution of 16 February 2017, the European Parliament:

- Urges the government to refrain from harassing and using acts of reprisal against Francisca Ramirez and other human rights defenders for carrying out their legitimate work; calls on the Nicaraguan authorities to end the impunity of perpetrators of crimes against human rights defenders; supports the right of environmental and human rights defenders to express their protest without retaliation; calls on Nicaragua to effectively launch an independent environmental impact assessment before engaging in further steps and to make the whole process public;

PAKISTAN

Asia Bibi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Shahbaz Bhatti

Salmaan Taseer

 

 

 

 

 

 

Taimoor Raza

The case of Aasiya Noreen, better known as Asia Bibi, continues to be a matter of grave importance for human rights concerns in Pakistan; whereas Asia Bibi, a Pakistani Christian woman, was convicted of blasphemy by a Pakistani court and sentenced to death by hanging in 2010; whereas should the sentence be carried out Asia Bibi would be the first woman to be lawfully executed in Pakistan for blasphemy; whereas various international petitions have called for her release on the grounds that she was being persecuted for her religion;

Christian minority minister Shahbaz Bhatti and Muslim politician Salmaan Taseer were murdered by vigilantes for advocating on her behalf and speaking out against the ‘blasphemy laws'; whereas, despite the temporary suspension of Asia Bibi's death sentence, she remains incarcerated to the present day and her family remains in hiding;

On 10 June 2017 a Pakistani counter-terrorism court sentenced Taimoor Raza to death for allegedly committing ‘blasphemy' on Facebook; whereas the activist Baba Jan and 12 other demonstrators have been sentenced to life imprisonment, the most severe sentence ever to have been handed down for demonstrating;

In its resolution of 15 June 2017, the European Parliament:

- Calls on the Pakistani Government to take urgent action to protect the lives and rights of journalists and bloggers; expresses its concern at the request made by the Pakistani authorities to Twitter and Facebook to disclose information about their users in order to identify individuals suspected of ‘blasphemy'; calls on the Government and Parliament of Pakistan to amend the Prevention of Electronic Crimes Act 2016 and to remove the overly wide-ranging provisions for monitoring and retaining data and shutting down websites on the basis of vague criteria; calls also for all death sentences handed down on charges of ‘blasphemy' or political dissent to be commuted, including the sentence against Taimoor Raza; calls in this context on the President of Pakistan to make use of his power of clemency;

- Urges the Government of Pakistan to resolve, in as positive and swift a manner as possible, the ongoing case of Asia Bibi; recommends that steps be taken to ensure the safety of Ms Bibi and her family in the light of the historic treatment of victims of blasphemy allegations by vigilantes and non-judicial actors;

PHILIPPINES

Leila M. De Lima

Senator De Lima is a human rights advocate and the highest profile critic of Philippine President Rodrigo Duterte's anti-drug campaign;

On 23 February 2017, an arrest warrant was issued against Senator Leila M. De Lima of the Philippines from the opposition Liberal Party on charges of alleged drug-related offences; she was arrested and detained; if convicted, she could face a sentence from 12 years up to life in prison and be expelled from the Senate; there are numerous claims of torture in places of detention that are not giving rise to inquiries;

Senator De Lima led the investigation into the alleged extrajudicial killings of an estimated 1 000 or more drug suspects in Davao, while President Duterte was mayor of the city; whereas following the hearings, Senator De Lima was exposed to a torrent of harassment and intimidation from the authorities, and these attacks have intensified over the last eight months;

Human rights defenders face regular threats, harassment, intimidation and cyber bullying; whereas those violating the rights of these groups are not being held to account owing to the fact that proper investigations are not being conducted;

In its resolution of 15 March 2017, the European Parliament:

- Calls for the immediate release of Senator Leila M. De Lima and for her to be provided with adequate security whilst in detention; calls on the authorities of the Philippines to ensure a fair trial, recalling the right to the presumption of innocence, to drop all politically motivated charges against her and to end any further acts of harassment against her;

- Strongly condemns the high number of extrajudicial killings by the armed forces and vigilante groups related to the anti-drug campaign; expresses its condolences to the families of the victims; expresses grave concern over credible reports to the effect that the Philippine police force is falsifying evidence to justify extrajudicial killings, and that overwhelmingly the urban poor are those being targeted; calls on the authorities of the Philippines to immediately carry out impartial and meaningful investigations into these extrajudicial killings and to prosecute and bring all perpetrators to justice; calls on the EU to support such investigations; calls on the authorities of the Philippines to adopt all necessary measures to prevent further killings;

- Calls for the EU to closely monitor the case against Senator De Lima;

RUSSIA

Alexei Navalny and other protestors

Following the protests across Russia 26 March 2017, opposition politician Alexei Navalny was detained and fined USD 350 for organising banned protests and sentenced to 15 days in jail;

The verdict of the Leninsky Court in Kirov (8 February 2017) against Russian opposition politician Alexei Navalny on charges of embezzlement attempts served to silence yet another independent political voice in the Russian Federation; whereas the European Court of Human Rights has ruled that Navalny was denied the right to a fair trial in his prosecution in 2013 on the same charges;

whereas the Russian Government has opened a criminal investigation against unidentified people who called on internet for a demonstration in Moscow on 2 April 2017 demanding the resignation of Prime Minister Dmitry Medvedev, an end to Russian military operations in Ukraine and Syria, the release of Navalny and payment of compensation to activists detained during a Moscow protest on 26 March; whereas on 2 April at least 31 people were arrested during opposition protests in Moscow and thereafter detained for ‘breaches of public order';

In its resolution of 6 April 2017, the European Parliament:

- Condemns the police operations in the Russian Federation attempting to prevent and disperse peaceful anti-corruption demonstrations, and detaining hundreds of citizens, including Alexei Navalny, whose organisation initiated the demonstrations;

- Expresses strong concern that the detaining of Alexei Navalny demonstrates a case of the Russian authorities using the law on public assemblies to fast-track peaceful protesters to prison and commit subsequent systemic abuse;

- Condemns the constant efforts to silence Alexey Navalny, and expresses support for his organisation's efforts to raise awareness of, and combat, corruption in public institutions and among political representatives and public office holders; regards with deep concern the Court decision of February 2017, which effectively excludes Alexey Navalny from the political arena, further constrains political pluralism in Russia and raises serious questions as to the fairness of democratic processes in Russia;

UKRAINE

The cases of Crimean Tatars

Ilmi Umerov, Crimean Tatar Leader and Deputy Chair of the Mejlis, was sentenced to a period of two years in prison for voicing dissent against the illegal annexation of the Crimean peninsula under Article 280.1 of the Russian criminal code on ‘public calls to action aimed at violating Russia's territorial integrity';

Akhtem Chiygoz, Deputy Chair of the Mejlis, was sentenced to eight years of imprisonment for ‘organising mass disturbances' on 26 February 2014;

Journalist Mykola Semena received a suspended prison sentence for a period of two-and-a-half years and a three-year ban on conducting journalistic work on the basis of Article 280.1 of the Russian criminal code on ‘public calls to action aimed at violating Russia's territorial integrity';

In its resolution of 5 October 2017, the European Parliament:

- Condemns the sentencing of Ilmi Umerov, Crimean Tatar Leader and Deputy Chair of the Mejlis, Akhtem Chiygoz, Deputy Chair of the Mejlis, and journalist Mykola Semena; demands that these convictions be reversed and that Mr Umerov and Mr Chiygoz are immediately and unconditionally released and all charges against Mr Semena are immediately and unconditionally dropped;

- Condemns the discriminatory policies imposed by the so-called authorities against, in particular, the indigenous Crimean Tatar community, the infringement of their property rights, the increasing intimidation in political, social and economic life of this community and of all those who oppose the Russian annexation;

SUDAN

Mohamed Zine al-Abidine

The Sudanese National Intelligence and Security Service (NISS) filed charges against Mohamed Zine al-Abidine and his editor-in-chief, Osman Mirgani;

23 October 2017 a Sudanese court sentenced Mohamed Zine al-Abidine to a suspended jail term with a five-year probation period on charges of having violated the journalism code of ethics;

The editor-in-chief of Al-Tayar, Osman Mirgani, was sentenced to pay a fine of 10 000 Sudanese pounds or serve a six-month prison sentence on the same charges, and was released after the fine was paid by the Sudanese Journalists Union;

The lawyer representing both Mohamed Zine al-Abidine and Osman Mirgani has stated his intention to appeal the verdict against them;

It has been reported that the NISS questions and detains journalists and has filed multiple lawsuits against Sudanese journalists and arbitrarily confiscated entire issues of newspapers.

In 2016 there were at least 44 cases of confiscated publications affecting 12 newspapers, including five issues of Al-Jareeda in a single week;

In its resolution of 16 November 2017, the European Parliament:

- Expresses its deep concern at the sentencing of Mohamed Zine al-Abidine by the Press Court in Khartoum on 23 October 2017 to a suspended jail term with a five-year probation period, and calls on the Sudanese authorities to immediately review all charges against him;

- Urges the Sudanese authorities to put an immediate end to all forms of harassment, intimidation and attacks against journalists and defenders of freedom of online and offline expression, and to undertake democratic reforms as a means to ensure the protection and promotion of human rights in the country, including freedom of expression, in accordance with its obligations under the Interim National Constitution of Sudan and its international commitments, including the Cotonou Agreement;

Calls for the EU and its Member States to provide support to civil society organisations by means of technical assistance and capacity-building programmes, so as to improve their human rights advocacy and rule-of-law capabilities and enable them to contribute more effectively to the improvement of human rights in Sudan;

VIETNAM

Nguyen Van Hoa

22-year-old videographer and blogger Nguyen Van Hoa was initially arrested under Article 258 of the Vietnamese Penal Code and charged with ‘abusing democratic freedoms to infringe upon the interests of the state';

April 2017, these charges were upgraded to a violation of Article 88; whereas Article 88 of the Penal Code has been widely used against human rights defenders (HRDs) who have highlighted abuses in Vietnam.

On 27 November 2017, Nguyen Van Hoa was sentenced to seven years' imprisonment for having disseminated online information, including videos, on the environmental disaster in Ha Tinh Province that took place in April 2016, when Formosa Ha Tinh, a Taiwanese steel company, caused an illegal discharge of toxic industrial waste into the ocean, which had devastating environmental effects along 200 km of coastline, killing marine life and making people ill;

In its resolution of 14 December 2017, the European Parliament:

- Condemns the sentencing of Nguyen Van Hoa to seven years in prison; underlines that Nguyen Van Hoa has exercised his right to freedom of expression; urges the Vietnamese authorities to release Nguyen Van Hoa immediately and unconditionally;

- Calls on the Vietnamese authorities to release all citizens detained for peacefully exercising their freedom of expression;

- Calls on the Vietnamese authorities to address the environmental disaster in the Ha Tinh Province, which caused mass fish deaths in the region and affected the lives of thousands of people, through legislative measures aimed at restoring and rehabilitating the local economy;

 

ZAMBIA

Hakainde Hichilema

11 May 2017 marked one month since the incarceration of the UPND leader Hakainde Hichilema, who was arrested together with five of his employees by heavily armed police officers in a raid on his house on 11 April;

Hichilema was accused of endangering the President's life by allegedly obstructing the presidential motorcade in Mongu on 9 April 2017, and was immediately charged with treason, a non-bailable offence in Zambia, as well as with disobeying statutory duty, disobeying lawful orders and using insulting language; whereas he rejected all these allegations;

Hichilema's lawyers called the case baseless and requested that the Lusaka Magistrate Court drop the charges; whereas the Court upheld the charges on the ground that only the High Court was competent for treason cases;

Hichilema is currently held at the Lusaka Central Correctional Facility, where access to private media, lawyers, supporters and friends is limited; whereas acts of degrading treatment under detention have been reported by Hichilema and his lawyers;

In its resolution of 18 May 2017, the European Parliament:

- Expresses its concern at the arrest and incarceration of Hakainde Hichilema and insists on the need to ensure fairness, diligence and transparency at all times in the application of the law and all along the justice process; notes with concern reports of political motivation in relation to the charges, and therefore reminds the Zambian Government of its obligation to guarantee fundamental rights and the rule of law, including access to justice and the right to a fair trial, as provided for in the African Charter and in other international and regional human rights instruments;

- Calls on the Zambian authorities to conduct a prompt, impartial and thorough investigation into the alleged ill-treatment suffered by Hichilema during his detention and to hold those responsible to account;

ZIMBABWE

Pastor Evan Mawarire and other cases of restriction of freedom of expression

On 1 February 2017 Pastor Evan Mawarire was arrested at Harare airport on his return to Zimbabwe; whereas he was initially charged with ‘subverting a constitutional government' under Section 22 of the Criminal Procedure Act, an offence which is punishable with imprisonment for up to 20 years; whereas on 2 February 2017 another charge was added, that of insulting the flag under Section 6 of the Flag of Zimbabwe Act; whereas Pastor Mawarire was only released on bail after having spent nine days in custody;

In a public statement, the Zimbabwean Human Rights Commission expressed deep concern about the brutality and violent conduct of the police, stating that the fundamental rights of demonstrators were violated, and called on the Zimbabwean authorities to investigate and bring the perpetrators to justice;

Itai Dzamara, a journalist and political activist, was abducted on 9 March 2015 by five unidentified men at a barbershop in Harare; whereas the High Court ordered the government to search for Dzamara and report on progress to the Court every fortnight until his whereabouts had been determined; whereas the fate of Mr Dzamara remains unknown;

In its resolution of 18 March 2017, the European Parliament:

- Deplores the arrest of Pastor Evan Mawarire; stresses that his release on bail is not sufficient and that the politically motivated charges against him must be completely withdrawn;

- Calls on the Zimbabwean authorities to ensure that the criminal justice system is not misused to target, harass or intimidate human rights defenders such as Pastor Evan Mawarire;

- Calls on the Zimbabwean authorities to ascertain Mr Dzamara's whereabouts and to ensure that those who are responsible for his abduction face justice; notes that expressing opinion in a non-violent way is a constitutional right for all Zimbabwean citizens and it is the obligation of the authorities to protect the rights of all citizens;


ANNEX II: LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2017 and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

Country

Date of adoption in plenary

Title

Africa

Central African Republic +

19.01.2017

Central African Republic

Burundi +

19.01.2017

Situation in Burundi

DCR and Gabon *

02.02.2017

Rule of law crisis in the Democratic Republic of the Congo and in Gabon

Zimbabwe +

16.03.2017

Zimbabwe, the case of Pastor Evan Mawarire

South Sudan +

18.05.2017

South Sudan

Zambia +

18.05.2017

Zambia, particularly the case of Hakainde Hichilema

Ethiopia +

18.05.2017

Ethiopia, notably the case of Dr Merera Gudina

Kenya *

18.05 2017

Dadaab refugee camp

DRC *

14.06.2017

Situation in the Democratic Republic of the Congo

Eritrea +

06.07.2017

Eritrea, notably the cases of Abune Antonios and Dawit Isaak

Burundi +

06.07.2017

Burundi

Gabon +

14.09.2017

Gabon, repression of the opposition

Malawi +

5.10.2017

Situation of people with albinism in Malawi and other African countries

Madagascar +

16.11.2017

Madagascar

Sudan +

16.11.2017

Freedom of expression in Sudan, notably the case of Mohamed Zine al -Abidine

Somalia +

16.11.2017

Terrorist attacks in Somalia

Americas

Nicaragua +

16.02.2017

Situation of human rights and democracy in Nicaragua, the case of Francisca Ramirez

Guatemala +

16.02.2017

Guatemala, notably the situation of human rights defenders

Venezuela *

27.04.2017

Situation in Venezuela

El Salvador +

14.12.2017

The cases of women prosecuted for miscarriage

Asia

Indonesia +

19.01.2017

Indonesia, notably the cases of Hosea Yeimo, Ismael Alua and the Governor of Jakarta

Philippines +

16.03.2017

Philippines – the case of Senator Leila M. De Lima

Bangladesh +

06.04.2017

Bangladesh, including child marriages

South and South East Asia *

13.06.2017

Statelessness in South and South East Asia

Azerbaijan +

15.06.2017

The case of Afgan Mukhtarli and situation of media in Azerbaijan

Pakistan +

15.06.2017

Pakistan, notably the situation of human rights defenders and the death penalty

Indonesia +

15.06.2017

Human rights situation in Indonesia

China / Taiwan +

06.07.2017

The cases of Nobel laureate Liu Xiaobo and Lee Ming-che

Cambodia +

14.09.2017

Cambodia, notably the case of Kem Sokha

Laos +

14.09.2017

Laos, notably the cases of Somphone Phimmasone, Lod Thammavong and Soukane Chaithad

Myanmar +

14.09.2017

Myanmar, in particular the situation of Rohingyas

Maldives +

5.10.2017

Situation in Maldives

Vietnam +

14.12.2017

Freedom of expression in Vietnam, notably the case of Nguyen Van Hoa

Cambodia +

14.12.2017

Cambodia: notably the dissolution of CNRP Party

Afghanistan *

14.12.2017

Situation in Afghanistan

Myanmar *

14.12.2017

Situation of the Rohingya people

Europe

Ukraine +

16.03.2017

Ukrainian prisoners in Russia and the situation in Crimea

Russia +

06.04.2017

Russia, the arrest of Alexei Navalny and other protestors

Belarus +

06.04.2017

Belarus

Ukraine +

5.10.2017

The cases of Crimean Tatar leaders Akhtem Chiygoz, Ilmi Umerov and the journalist Mykola Semena

Middle East

Kuwait and Bahrain +

16.02.2017

Executions in Kuwait and Bahrain

Middle East *

18.05.2017

Achieving the two-state solution in the Middle East

Syria *

18.05.2017

EU Strategy on Syria

Yemen *

15.06.2017

Humanitarian situation in Yemen

Yemen *

30.11.2017

Situation in Yemen

Cross-cutting issues

UNHRC sessions *

16.03.2017

EU priorities for the UN Human Rights Council sessions in 2017

Gender equality *

14.03.2017

Equality between women and men in the EU in 2014-2015

Gender equality *

14.03.2017

Equal treatment between men and women in the access to and supply of goods and services

Gender equality *

14.03.2017

EU funds for gender equality

Women *

04.04.2017

Women and their roles in rural areas

Migration *

05.04.2017

Addressing refugee and migrant movements: the role of EU external action

Business and human rights *

27.04.2017

EU flagship initiative on the garment sector

Vulnerable adults *

01.06.2017

Protection of vulnerable adults

Anti-Semitism *

01.06.2017

Combating anti-semitism

War crimes *

04.07.2017

Addressing human rights violations in the context of war crimes, and crimes against humanity, including genocide

Women *

12.09.2017

EU accession to the Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence

Corruption and human rights *

13.09.2017

Corruption and human rights in third countries

Women *

3.10.2017

Women's economic empowerment in the private and public sectors in the EU

Civil society *

3.10.2017

Addressing shrinking civil society space in developing countries

Child marriage

4.10.2017

Ending child marriage

Prison systems and conditions *

5.10.2017

Prison systems and conditions

Roma *

25.10.2017

Fundamental rights aspects in Roma integration in the EU: fighting anti-Gypsyism

Women

26.10.2017

Combating sexual harassment and abuse in the EU

Children *

14.12.2017

Implementation of the directive on combating the sexual abuse and sexual exploitation of children and child pornography

___________________________

+ - urgency resolution according to rule 135, EP RoP

* - resolutions with human rights-relat


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (5.11.2018)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2018/2098(INI))

Relatore per parere: José Inácio Faria

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che a norma dell'articolo 8 TFUE, l'UE ha assunto l'impegno di promuovere la parità di genere e di garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni e politiche; che la strategia dell'UE per la parità tra donne e uomini prevede l'integrazione della parità di genere nella politica commerciale ed estera dell'UE;

B.  considerando che la violenza contro le donne e le ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo e interessa tutti i livelli sociali, indipendentemente dall'età, dal livello d'istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale o dal paese di origine o residenza, e costituisce un ostacolo importante alla realizzazione della parità di genere; che, in caso di conflitto armato, le donne e i minori, in particolare le donne e i minori rifugiati, sono tra i gruppi più vulnerabili della società;

C.  considerando che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si fondano su diritti umani basilari e sono elementi essenziali della dignità umana; che, inoltre, tali diritti non sono ancora garantiti in tutte le parti del mondo, e neppure dell'UE;

1.  sottolinea la necessità che l'UE, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, con il consenso europeo in materia di sviluppo e con il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020 (GAP II), continui a impegnarsi a favore dello sviluppo di società libere da ogni forma di discriminazione e violenza, contribuendo a garantire un mondo paritario dal punto di vista del genere, sicuro, prospero e sostenibile;

2.  ricorda che la parità tra uomini e donne è un principio fondamentale dell'UE e dei suoi Stati membri sancito dall'articolo 3, paragrafo 3, TUE, e che la sua promozione attraverso l'integrazione degli aspetti di genere, anche in altri paesi del mondo tramite le politiche esterne, rappresenta uno dei principali obiettivi dell'UE;

3.  ricorda che il GAP II è uno degli strumenti fondamentali dell'UE per migliorare la parità di genere nei paesi terzi; invita la Commissione a tenere conto della risoluzione del Parlamento dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano di azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(1) e della sua risoluzione del 31 maggio 2018 sull'attuazione del documento di lavoro congiunto" Parità di genere ed emancipazione femminile: Trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020" (SWD(2015)0182)(2);

4.  sottolinea la necessità che l'UE continui a impegnarsi per la piena attuazione degli obblighi e degli impegni riguardanti i diritti delle donne assunti nel quadro della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), della piattaforma d'azione di Pechino e del Programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, e rispetti gli esiti delle relative conferenze di revisione;

5.  sottolinea la necessità di garantire la libertà di pensiero, di credo e di religione, in particolare per le donne di fede, che sono particolarmente vulnerabili;

6.  osserva che il quadro neoliberale sta effettivamente danneggiando lo sviluppo sostenibile e i diritti umani, compresi i diritti delle donne, che sono parte integrante dei diritti umani;

7.  sottolinea che la parità di genere è un diritto umano fondamentale e mette in evidenza l'affermazione del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres: "Esistono prove schiaccianti del fatto che investire nelle donne rappresenta il modo più efficace per risollevare comunità, imprese e paesi. La partecipazione delle donne rende gli accordi di pace più solidi, le società più resilienti e le economie più vigorose";

8.  esprime preoccupazione, al contempo, per la violenta reazione in atto contro i diritti delle donne e la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, nonché per la normativa fondamentale che limita tali diritti in molte parti del mondo;

9.  sottolinea la necessità di garantire un accesso universale all'intera gamma di servizi di assistenza di qualità ed economicamente accessibili per la salute sessuale e riproduttiva, in particolare a informazioni complete sulla salute sessuale e riproduttiva e all'educazione sulla sessualità e le relazioni, alla pianificazione familiare e a metodi contraccettivi moderni, all'aborto in condizioni sicure e legali e all'assistenza pre e post-natale raccomandata per prevenire la mortalità infantile e materna; evidenzia che l'attenzione alla parità di genere e all'emancipazione delle donne è esplicita in tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e che occorre compiere maggiori sforzi al fine di perseguire la piena realizzazione dei diritti delle donne e l'effettiva attuazione delle politiche a sostegno della loro emancipazione e della loro partecipazione ai processi decisionali;

10.  sottolinea l'importanza di considerare l'accesso alla sanità un diritto umano; sottolinea la necessità di garantire l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, anche con misure volte a far sì che le donne possano esercitare liberamente un controllo sul loro corpo e sulla loro vita e abbiano accesso alla pianificazione familiare, a prodotti adeguati per l'igiene femminile e all'assistenza neonatale raccomandata, nonché a evitare la mortalità infantile e materna; sottolinea che i servizi di interruzione di gravidanza in condizioni di sicurezza sono importanti per salvare la vita delle donne e contribuiscono a evitare le nascite ad alto rischio e a ridurre la mortalità neonatale e infantile; sottolinea l'importanza di avere accesso a servizi di salute mentale adeguati, attenti alla dimensione di genere, in particolare in situazioni di conflitto e post-belliche;

11.  condanna fermamente la reintroduzione e l'espansione della norma "global gag" e il suo impatto sulla salute e sui diritti delle donne e delle ragazze a livello mondiale; ribadisce il suo appello all'UE e ai suoi Stati membri affinché colmino il divario finanziario lasciato dagli Stati Uniti in tale ambito, avvalendosi degli stanziamenti destinati allo sviluppo a livello nazionale e dell'UE;

12.  ritiene inaccettabile che i corpi delle donne e delle ragazze rimangano a tutt'oggi un campo di battaglia ideologico, in particolare relativamente alla loro salute e ai loro diritti sessuali e riproduttivi; chiede che l'UE e gli Stati membri riconoscano il diritto inalienabile delle donne e delle ragazze all'integrità fisica e alla possibilità di decidere autonomamente in tale ambito e condanna le frequenti violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, compresa la negazione dell'accesso ai servizi di pianificazione familiare, a una contraccezione economicamente accessibile e all'aborto sicuro e legale;

13.  invita gli Stati membri a rafforzare l'attuazione delle politiche di emancipazione di donne e ragazze e di lotta alla povertà e all'esclusione sociale e, nel quadro dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 e dell'iniziativa dell'OIL del 2018 "Donne sul lavoro", ad adoperarsi per garantire a donne e ragazze parità di accesso all'istruzione primaria e superiore e alla formazione, apprendimento permanente, lavoro dignitoso e parità di retribuzione, parità di accesso ai servizi finanziari e rappresentanza nei processi decisionali politici ed economici;

14.  osserva che le organizzazioni e i difensori dei diritti delle donne sono un bersaglio specifico e soffrono in modo particolare della riduzione dello spazio civico; sottolinea la necessità di fornire sostegno politico e di aumentare la tutela e gli stanziamenti finanziari a favore delle organizzazioni indipendenti della società civile che promuovono i diritti delle donne e delle ragazze in tutti gli ambiti; evidenzia la necessità di garantire la tutela dei difensori dei diritti umani delle donne, che si trovano a far fronte a un aumento delle minacce e della violenza e che sono stati addirittura assassinati come conseguenza diretta del loro attivismo; esorta l'UE a tenere conto delle specifiche esigenze di protezione dei difensori dei diritti delle donne e tutti gli Stati membri a rispettare la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani;

15.  esorta il SEAE a garantire che i risultati della 62a sessione della Commissione sulla condizione femminile (CSW) siano inclusi nelle sue politiche e conferiscano un rinnovato impulso alla realizzazione della parità di genere e all'emancipazione delle donne e delle ragazze che vivono in zone rurali;

16.  sottolinea l'importanza di rendere accessibili a donne e ragazze l'istruzione e la formazione nelle materie STEM, come pure nelle discipline umanistiche, incentrandosi soprattutto sul rafforzamento dei loro talenti e competenze e sull'incremento della loro partecipazione ai settori STEM;

17.  ricorda che, nell'ambito dell'istruzione, occorre sviluppare misure adeguate per sostenere programmi didattici liberi dagli stereotipi, che includano partecipazione civica, diritti umani, parità di genere e promozione della consapevolezza e della comprensione interculturali, al fine di preparare al meglio gli studenti alla cittadinanza;

18.  condanna tutte le forme di violenza, quali violenze domestiche, mobbing, sfruttamento sessuale, tratta di esseri umani, matrimoni infantili e forzati, che vengono inflitte a donne e ragazze in Europa e nel resto del mondo, in quanto gravi violazioni dei diritti umani;

19.  plaude agli sforzi e agli investimenti congiunti dell'UE e delle Nazioni Unite per l'avvio dell'iniziativa Spotlight, volta a eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, ribadendo al contempo che la violenza contro le donne e le ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti; sottolinea che le donne e le ragazze in tutto il mondo restano le persone più vulnerabili alla violenza di genere e sessuale, alle molestie sessuali, agli abusi e allo sfruttamento sessuale, e che tali abusi includono anche la discriminazione politica ed economica, la violenza domestica, il mobbing, lo sfruttamento sessuale, i delitti d'onore, la tratta di esseri umani, i matrimoni infantili e forzati, la mutilazione genitale femminile e lo stupro come arma di guerra; condanna quindi ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze; invita l'UE e gli Stati membri a intensificare la lotta contro la mutilazione genitale femminile in tutto il mondo e all'interno dell'UE, dato che nel 2017, secondo le stime dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), almeno 500 000 donne che vivono nell'UE sono state sottoposte a mutilazione genitale femminile e altre 180 000 ragazze e donne sono ancora a rischio;

20.  si rammarica profondamente per il fatto che, secondo lo studio del Parlamento sull'attuazione del GAP II, la programmazione attuale sembrerebbe mettere in secondo piano la dimensione di genere nelle situazioni di crisi o di conflitti difficili; sottolinea che ciò significa, tra l'altro, che le ragazze e le donne vittime di stupri come arma di guerra non hanno accesso a un'assistenza non discriminatoria e a cure mediche globali specifiche, tra cui l'interruzione di gravidanza, nonostante il GAP II intenda favorire l'emancipazione delle donne affinché abbiano il controllo della propria vita sessuale e riproduttiva;

21.  esorta la Commissione e gli Stati membri a contrastare in maniera effettiva ed efficace la tratta di esseri umani; segnala che, come dimostrato da diversi studi, la maggior parte delle persone oggetto di tratta sono donne e ragazze che, una volta giunte sulle coste europee, sono costrette a prostituirsi negli Stati membri;

22.  chiede alla Commissione e al SEAE di prestare particolare attenzione al rispetto dei diritti umani delle donne e delle ragazze in tutti gli accordi commerciali e di partenariato con i paesi terzi;

23.  sottolinea che il mobbing e le molestie sessuali sul luogo di lavoro sono anch'essi violazioni dei diritti umani;

24.  esorta gli Stati membri che non vi hanno ancora provveduto, nonché l'UE, ad accelerare la ratifica e l'attuazione della convenzione di Istanbul in tutte le sue parti, primo strumento giuridicamente vincolante che mira a prevenire e combattere la violenza contro le donne, per garantire la coerenza tra l'azione interna ed esterna dell'UE in tale ambito; sollecita il pieno rispetto della convenzione di Istanbul; sottolinea che le differenze religiose, culturali o tradizionali, o qualsiasi altra circostanza, non possono giustificare la discriminazione né alcuna forma di violenza;

25.  prende atto della necessità di far fronte alla particolare situazione delle donne che affrontano discriminazioni multiple, ad esempio sulla base dell'identità di genere, della razza, della classe sociale, della disabilità o dello status di migranti; invita il SEAE e gli Stati membri a definire e valutare la politica estera da una prospettiva attenta alla dimensione di genere e intersettoriale;

26.  invita la Commissione e gli Stati membri a moltiplicare gli sforzi per eliminare tutte le forme di violenza di genere, compresi i matrimoni precoci, in età infantile e forzati, il genericidio, la sterilizzazione forzata e lo stupro coniugale;

27.  evidenzia che l'UE si è impegnata a promuovere la parità di genere e a garantire l'integrazione degli aspetti di genere in tutte le sue azioni, il che costituisce un obbligo sancito dai trattati, in modo che la parità di genere divenga una priorità fondamentale in tutti gli orientamenti, i rapporti di lavoro, le politiche e le azioni dell'UE, comprese le azioni esterne; sostiene i pertinenti sforzi coordinati nei dialoghi e nelle attività multilaterali delle delegazioni dell'UE, quali le missioni di osservazione elettorale; sottolinea la necessità di rafforzare l'attività del consigliere principale del SEAE per le questioni di genere nei paesi terzi, per la promozione della pace, della sicurezza e delle libertà fondamentali, garantendo un bilancio specificamente destinato alla sua area di competenza;

28.  invita la Commissione a includere negli accordi di libero scambio con i paesi terzi un capitolo relativo al genere nonché clausole che invitino tali paesi a ratificare e attuare le 27 convenzioni internazionali (sui diritti umani e del lavoro, la tutela dell'ambiente e la buona governance) elencate nel sistema di preferenze generalizzate (SPG) e nel SPG+; sottolinea che è essenziale effettuare un monitoraggio sulla loro attuazione, adottare misure ove necessario e prestare particolare attenzione alla parità di genere; mette in luce che la CEDAW è una delle convenzioni pertinenti nell'ambito del SPG+;

29.  si rammarica che, secondo le statistiche del 2016, solo il 21,9 % dei capi delegazione dell'UE sia costituito da donne(3), e che solo uno degli otto rappresentanti speciali dell'UE sia una donna; si rammarica che le donne costituiscano soltanto circa il 25 % del personale delle missioni civili della PSDC; si rammarica che non vi siano statistiche globali disponibili circa la partecipazione delle donne alle missioni e operazioni militari della PSDC;

30.  osserva che saranno necessari finanziamenti adeguati a favore della parità di genere nelle relazioni esterne per sostenere l'impegno politico nei confronti di tale obiettivo; sottolinea che i finanziamenti attuali per le azioni a favore della parità di genere e dell'emancipazione delle donne rimangono inadeguati e richiede un'inversione di tale situazione nel prossimo QFP;

31.  accoglie con favore l'approccio dell'integrazione della prospettiva di genere nelle attività della politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE e sottolinea l'importanza di fornire un'adeguata formazione, sensibile agli aspetti di genere, ai professionisti della sanità e agli operatori umanitari, compresi coloro che prestano assistenza di emergenza;

32.  sottolinea l'importanza di coinvolgere le donne, i giovani e le persone LGBTIQ nei processi di pace e riconciliazione e il ruolo importante che l'arte e il dialogo interculturale possono svolgere in tale ambito, come indicato nella comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali" (JOIN(2016)0029);

33.  sottolinea l'importanza di rispondere alle specifiche esigenze delle vedove di tutte le età nelle aree di conflitto e post-belliche, in particolare la necessità di un sostegno finanziario e psicologico; riconosce, inoltre, il ruolo di primo piano che esse dovrebbero svolgere nei processi di pace e riconciliazione;

34.  sottolinea che le differenze religiose, culturali e tradizionali non possono in alcun modo giustificare la discriminazione né alcuna forma di violenza; sostiene l'iniziativa dell'UE "Prevenire l'estremismo violento: un approccio attento alla dimensione di genere" e insiste sulla promozione di progetti sensibili alla dimensione di genere che rafforzino i ruoli delle donne e delle ragazze nella costruzione della pace, nella prevenzione dei conflitti e del terrorismo e nella risposta umanitaria;

35.  esorta il SEAE a promuovere il ruolo delle donne nella prevenzione del terrorismo; osserva che, come dimostrato da diversi studi, le donne, in quanto madri, hanno la possibilità, attraverso il dialogo costante e il fondamentale legame affettivo con i propri figli, di allontanarli dai fenomeni di radicalizzazione ai quali possono essere soggetti e di proteggerli dal rischio di plagio mentale operato da diversi gruppi estremisti; sottolinea che, proprio in quanto punto di contatto tra la comunità e la propria famiglia, le donne possono essere vigili e fornire informazioni cruciali in grado di promuovere interventi non violenti per prevenire eventuali atti di terrorismo;

36.  esorta l'UE a combattere la violenza fondata sul genere nelle sue attività con i paesi terzi e all'interno dei suoi Stati membri, al meglio delle sue capacità e con tutti gli strumenti a sua disposizione;

37.  condanna le atrocità perpetrate contro le persone sfollate, come i rifugiati, i migranti e i richiedenti asilo, in particolare donne e ragazze; condanna il fatto che in alcuni paesi terzi l'omosessualità sia ancora un reato; condanna qualsiasi forma di discriminazione e violenza ai danni delle persone LGBTQI; condanna l'attuale situazione in cui, per chiedere asilo nell'UE, le donne e le persone LGBTQI si espongono a gravi rischi di violenze sessuali e violenze di genere lungo le rotte e nei centri di accoglienza; sottolinea che le donne, le ragazze e le persone LGBTQI che dichiarano il fondato timore di una persecuzione basata sul genere devono poter richiedere in sicurezza visti per motivi umanitari; esorta gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie a garantire la protezione delle donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo, quali la consulenza legale, l'accesso alla sanità, spazi sicuri per le donne e i minori e l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, compreso l'aborto in condizioni di sicurezza;

38.  sottolinea che le forme di violenza e di discriminazione basate sul genere, inclusi, ma non a titolo esclusivo, lo stupro e la violenza sessuale, la mutilazione genitale femminile, i matrimoni forzati, la violenza domestica, i cosiddetti delitti d'onore e la discriminazione di genere tollerata dallo Stato, rappresentano una forma di persecuzione e dovrebbero essere una valida ragione per richiedere asilo o protezione umanitaria e che ciò dovrebbe trovare riscontro nel nuovo strumento; invita pertanto la Commissione a riconoscere la persecuzione basata sul genere come motivo valido per richiedere la protezione internazionale, nonché a garantire l'inclusione della prospettiva di genere in tutte le fasi della procedura di asilo, rispettando gli orientamenti dell'UNHCR del 2002 sulla protezione internazionale: persecuzione di genere;

39.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il ricorso ad approcci sensibili alla dimensione di genere per soddisfare le specifiche esigenze delle donne e delle ragazze bisognose di protezione internazionale, prestando particolare attenzione a fornire assistenza alle ragazze e alle donne vittime di violenza di genere nei loro paesi di origine e lungo le rotte migratorie;

40.  condanna qualsiasi forma di discriminazione e violenza ai danni delle persone LGBTQI; invita il SEAE a favorire e promuovere la sensibilizzazione globale riguardo ai diritti delle persone LGBTIQ attraverso le azioni esterne dell'UE, al fine di porre fine alla discriminazione che subiscono quotidianamente, in linea con gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI;

41.  condanna il fatto che in alcuni paesi le donne abbiano ancora un accesso limitato ai processi decisionali e siano in tal modo private dei diritti fondamentali dei cittadini.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

22.10.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

5

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Beatriz Becerra Basterrechea, Heinz K. Becker, Vilija Blinkevičiūtė, Arne Gericke, Anna Hedh, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Florent Marcellesi, Barbara Matera, Angelika Mlinar, Maria Noichl, Marijana Petir, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Liliana Rodrigues, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Anna Záborská, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

José Inácio Faria, Eleonora Forenza, Jordi Solé, Julie Ward

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

18

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Angelika Mlinar

EFDD

Daniela Aiuto

GUE/NGL

Eleonora Forenza, Ángela Vallina

PPE

José Inácio Faria, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Barbara Matera

S&D

Maria Arena, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Hedh, Maria Noichl, Pina Picierno, Liliana Rodrigues, Julie Ward

VERTS/ALE

Florent Marcellesi, Jordi Solé, Ernest Urtasun

5

-

ECR

Arne Gericke, Jana Žitňanská

PPE

Heinz K. Becker, Marijana Petir, Anna Záborská

1

0

GUE/NGL

João Pimenta Lopes

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

ed issues

(1)

GU C 349 del 17.10.2017, pag. 50.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2018)0239.

(3)

"Relazione del SEAE sulle risorse umane nel 2017", pubblicata il 16 maggio 2018.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

12.11.2018

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

6

8

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Petras Auštrevičius, Bas Belder, James Carver, Lorenzo Cesa, Aymeric Chauprade, Javier Couso Permuy, Arnaud Danjean, Georgios Epitideios, Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Michael Gahler, Tunne Kelam, Wajid Khan, Eduard Kukan, Arne Lietz, Barbara Lochbihler, Sabine Lösing, Andrejs Mamikins, Ramona Nicole Mănescu, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Clare Moody, Pier Antonio Panzeri, Ioan Mircea Paşcu, Alojz Peterle, Tonino Picula, Julia Pitera, Cristian Dan Preda, Jozo Radoš, Michel Reimon, Jean-Luc Schaffhauser, Anders Sellström, Alyn Smith, Jordi Solé, Dobromir Sośnierz, Jaromír Štětina, Charles Tannock, Miguel Urbán Crespo, Ivo Vajgl

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Andrea Bocskor, Neena Gill, Rebecca Harms, Marek Jurek, Juan Fernando López Aguilar, Antonio López-Istúriz White, Urmas Paet, Bodil Valero, Mirja Vehkaperä, Marie-Christine Vergiat

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Eleonora Evi, Rupert Matthews, Miroslav Mikolášik, Liliana Rodrigues, Flavio Zanonato


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

41

+

ALDE

Petras Auštrevičius, Urmas Paet, Jozo Radoš, Ivo Vajgl, Mirja Vehkaperä

EFDD

Aymeric Chauprade, Eleonora Evi

PPE

Michèle Alliot-Marie, Lorenzo Cesa, Arnaud Danjean, Michael Gahler, Tunne Kelam, Eduard Kukan, Antonio López-Istúriz White, David McAllister, Ramona Nicole Mănescu, Francisco José Millán Mon, Alojz Peterle, Julia Pitera, Cristian Dan Preda, Anders Sellström, Jaromír Štětina

S&D

Knut Fleckenstein, Eugen Freund, Neena Gill, Wajid Khan, Arne Lietz, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Clare Moody, Pier Antonio Panzeri, Ioan Mircea Paşcu, Tonino Picula, Liliana Rodrigues, Flavio Zanonato

VERTS/ALE

Rebecca Harms, Barbara Lochbihler, Michel Reimon, Alyn Smith, Jordi Solé, Bodil Valero

6

-

ECR

Bas Belder, Marek Jurek

ENF

Jean-Luc Schaffhauser

NI

James Carver, Georgios Epitideios, Dobromir Sośnierz

8

0

ECR

Rupert Matthews, Charles Tannock

GUE/NGL

Javier Couso Permuy, Sabine Lösing, Miguel Urbán Crespo, Marie-Christine Vergiat

PPE

Andrea Bocskor, Miroslav Mikolášik

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2018Avviso legale