Procedura : 2018/2160(INI)
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Ciclo del documento : A8-0077/2019

Testi presentati :

A8-0077/2019

Discussioni :

PV 26/03/2019 - 23
CRE 26/03/2019 - 23

Votazioni :

PV 27/03/2019 - 18.19
CRE 27/03/2019 - 18.19
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Testi approvati :

P8_TA(2019)0318

RELAZIONE     
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11.2.2019
PE 631.795v03-00 A8-0077/2019

sulla situazione dopo la primavera araba: prospettive future per il Medio Oriente e il Nord Africa

(2018/2160(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Brando Benifei

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla situazione dopo la primavera araba: prospettive future per il Medio Oriente e il Nord Africa

(2018/2160(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il documento dal titolo "Visione condivisa, azione comune: un'Europa più forte. Una strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea", presentata dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) il 28 giugno 2016(1) e le relazioni di attuazione per il 2017 e il 2018,

–  visto il regolamento (UE) n. 232/2014(2) del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento europeo di vicinato,

–  visto il regolamento (UE) n. 235/2014(3) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, presentata dalla Commissione il 14 giugno 2018 (COM(2018)0460),

–  viste la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 novembre 2015, dal titolo "Riesame della politica europea di vicinato" (JOIN(2015)0050), e la relazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 maggio 2017, sull'attuazione del riesame della politica europea di vicinato (JOIN(2017)0018),

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'8 marzo 2011 dal titolo " "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200) e del 25 maggio 2011 dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303),

–  viste la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 14 marzo 2017, dal titolo "Elementi di una strategia dell'UE relativa alla Siria" (JOIN(2017)0011), e le conclusioni del Consiglio sulla Siria del 3 aprile 2017, che insieme costituiscono la nuova strategia dell'UE relativa alla Siria,

–  viste le priorità del partenariato definite tra l'Unione europea e vari paesi del Medio Oriente, compresi l'Egitto, il Libano e la Giordania,

–  vista la dichiarazione conclusiva del vertice NATO 2018,

–  visti il dialogo mediterraneo della NATO e gli sforzi in atto per la gestione delle crisi e la cooperazione per la sicurezza nella regione,

–  visto l'approccio globale dell'UE in materia di migrazione e mobilità (GAMM),

–  viste le serie di orientamenti tematici dell'UE sui diritti umani, tra cui quelli riguardanti i dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi e i difensori dei diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 25 gennaio 2017, dal titolo "La migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale – Gestire i flussi e salvare vite umane" (JOIN(2017)0004),

–  visto il patto mondiale sulla migrazione,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS),

–  visti il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, adottato dal Consiglio il 20 luglio 2015, e il relativo riesame intermedio del giugno 2017,

–  visto il documento di lavoro congiunto della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 21 settembre 2015, dal titolo "Gender Equality and Women's Empowerment: Transforming the Lives of Girls and Women through EU External Relations 2016-2020" (Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020) (SWD(2015)0182),

–  vista la raccomandazione della commissione per i diritti della donna dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo (Ap-UpM), dal titolo "Partecipazione delle donne alle posizioni dirigenziali e al processo decisionale: sfide e prospettive", adottata in occasione della sua 13a sessione plenaria, tenutasi a Roma nel maggio 2017,

–  vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del settembre 1995 e il programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (Conferenza del Cairo) del settembre 1994, nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato(4),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sulle sfide in materia di sicurezza nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa e le prospettive di stabilità politica(5),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2016 sulle relazioni dell'UE con la Tunisia nell'attuale contesto regionale(6),

–  vista la sua risoluzione del 18 aprile 2018 sull'attuazione degli strumenti di finanziamento esterno dell'UE: revisione intermedia del 2017 e futura architettura post-2020(7),

–  vista la sua raccomandazione del 30 maggio 2018 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla Libia(8),

–  vista la sua risoluzione del 14 novembre 2018 sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027(9),

–  visti i Consigli dell'accordo di associazione UE-Tunisia, in data 11 maggio 2017 e 15 maggio 2018, il Consiglio di associazione UE-Algeria, del 14 maggio 2018, e il Consiglio di associazione UE-Egitto, del 25 luglio 2017,

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri sulla Libia, del 6 febbraio 2017 e del 15 ottobre 2018, nonché sulla Siria del 3 aprile 2017 e del 16 aprile 2018,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0077/2019),

A.  considerando che le rivolte arabe che hanno interessato la regione del Medio Oriente e del Nord Africa nel 2011 hanno rappresentato un momento di sollevazione di massa contro i regimi autoritari e il peggioramento delle condizioni socioeconomiche; che ampia parte dei manifestanti era composta da giovani donne e uomini che aspiravano alla democrazia, alla libertà, allo Stato di diritto e a un futuro migliore e più inclusivo, nonché al riconoscimento della loro dignità, a una maggiore inclusione sociale e a migliori prospettive economiche; che il rovesciamento di alcuni dei regimi e l'introduzione, in alcuni casi, di riforme democratiche hanno dato adito a grandi speranze e aspettative;

B.  considerando che la maggioranza della popolazione nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa ha meno di 35 anni; che il livello di disoccupazione giovanile nella regione rimane tra i più alti al mondo; che ciò provoca esclusione sociale e dalla vita politica nonché una "fuga dei cervelli" verso altri paesi; che tutti questi fattori sono stati alla base delle proteste del 2011 e stanno generando nuove proteste in alcuni paesi; che i giovani in contesti vulnerabili, senza possibilità di partecipazione né prospettive, possono costituire gruppi obiettivo per i movimenti radicali;

C.  considerando che nei paesi importatori di petrolio, in particolare, la crisi finanziaria mondiale, la diminuzione dei prezzi petroliferi, le tendenze demografiche, i conflitti e il terrorismo hanno ulteriormente esacerbato la situazione dopo gli eventi del 2011; che il modello economico che caratterizza tali paesi non è più sostenibile, con una conseguente crisi di fiducia cui i governi interessati devono far fronte con urgenza, al fine di definire un nuovo contratto sociale con i rispettivi cittadini; che il crescente impatto sociale della riduzione delle sovvenzioni statali, del calo dell'occupazione nel settore pubblico e dei servizi pubblici, della diffusione della povertà e dei problemi ambientali, in particolare nelle zone isolate e tra le comunità emarginate, sono all'origine di continui disordini e proteste spontanee nella regione, che probabilmente continueranno a crescere negli anni a venire;

D.  considerando che, a otto anni dalla Primavera araba e dagli sviluppi politici che hanno indotto i paesi delle regioni del Maghreb e del Mashreq a seguire vari percorsi in termini di politica e stabilità, è essenziale valutare come rispondere alle legittime aspirazioni democratiche e al desiderio di stabilità sostenibile della regione e far fronte alle necessità urgenti in materia di occupazione, Stato di diritto, miglioramento delle condizioni di vita e sicurezza sostenibile; che è importante fare un bilancio degli sforzi e dell'orientamento politico adottato dall'UE in risposta alla Primavera araba e valutare la sua capacità di attuazione delle politiche; che è essenziale riesaminare e adattare il quadro politico dell'UE nei confronti dei paesi del vicinato meridionale, i suoi futuri obiettivi e i mezzi per raggiungerli, tenendo conto dell'eterogeneità delle situazioni dei paesi della regione;

E.  considerando che l'insufficiente coordinamento tra gli Stati membri e l'UE riduce la capacità degli Stati membri di esercitare un'influenza positiva nelle regioni del Maghreb e del Mashreq; che l'azione dei singoli Stati membri nella regione deve essere coordinata e in sinergia con gli obiettivi dell'UE; che l'UE deve perseguire gli obiettivi di cui agli articoli 8 e 21 del trattato sull'Unione europea; che occorre che l'UE aumenti la propria influenza politica e diplomatica; che la stabilità politica ed economica a lungo termine e la resilienza nelle regioni del Maghreb e del Mashreq rivestono fondamentale importanza strategica per l'UE e, per questo, richiedono un approccio più a lungo termine, integrato e lungimirante per quanto riguarda il quadro politico e i suoi obiettivi, in linea con le esigenze dei cittadini nei paesi partner e con gli interessi strategici dell'UE;

F.  considerando che la politica dell'UE nei confronti dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente persegue due obiettivi principali: incoraggiare le riforme politiche ed economiche in ogni singolo paese nel rispetto delle sue specificità e favorire la cooperazione regionale tra i diversi paesi della regione e tra tali paesi e l'UE;

G.  considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella promozione della prevenzione, mediazione e risoluzione dei conflitti, della protezione e promozione dei diritti umani, dello Stato di diritto, dello spazio a disposizione della società civile e della governance economica democratica, sociale ed equa nelle regioni del Maghreb e del Mashreq; che una società civile aperta e l'attività dei difensori dei diritti umani quali attori del cambiamento sociale sono essenziali per la resilienza e la prosperità a lungo termine della regione;

H.  considerando che qualsiasi detenzione che derivi dall'esercizio dei diritti o delle libertà garantite dal diritto internazionale, come la libertà di espressione e la libertà di riunione, ha carattere arbitrario ed è pertanto vietata dal diritto internazionale; che, in parti significative della regione del Medio Oriente e del Nord Africa, difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti dell'opposizione politica nonché la società civile in generale sono stati oggetto di crescenti persecuzioni sistematiche, minacce, attacchi, rappresaglie, vessazioni giudiziarie, detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti; che l'UE e gli Stati membri devono intensificare significativamente i loro sforzi per affrontare in modo adeguato la questione;

I.  considerando che nella regione sono in atto numerosi conflitti armati e che migliaia di persone sono state uccise o sono scomparse mentre milioni sono sfollate; che l'ISIS/Daesh e altri gruppi jihadisti hanno compiuto atti atroci, tra cui esecuzioni brutali e violenze sessuali indicibili, rapimenti, torture, conversioni forzate e riduzione in schiavitù di donne e ragazze; che sono stati reclutati e utilizzati bambini in attacchi terroristici; che si nutrono profonde preoccupazioni per il benessere della popolazione attualmente sotto il controllo dell'ISIS/Daesh e per la possibilità che venga utilizzata come scudo umano durante la campagna di liberazione; che tali azioni possono equivalere a crimini di guerra e crimini contro l'umanità;

J.  considerando che, in risposta agli sviluppi nella regione, l'UE ha rivisto la sua politica di vicinato nel 2015; che il riesame prevede un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nella politica europea di vicinato (PEV);

K.  considerando che la resilienza dello Stato e della società sono tra le principali priorità della strategia globale dell'UE; che tale strategia riconosce che una società resiliente, caratterizzata dalla democrazia, dalla fiducia nei confronti delle istituzioni e dallo sviluppo sostenibile, è il fulcro di uno Stato resiliente, mentre gli Stati repressivi sono intrinsecamente fragili nel lungo periodo;

L.  considerando che, per i paesi con cui l'UE ha firmato accordi di associazione, gli impegni giuridicamente vincolanti di tali accordi, compresi quelli sui diritti umani, dovrebbero costituire la base per le relazioni e, in particolare, le priorità del partenariato concordate tra l'UE e alcuni paesi del vicinato;

M.  considerando che, secondo l'UNICEF, la prima minaccia cui sono soggetti i bambini che vivono in zone di conflitto nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa è il lavoro minorile; che 2,1 milioni di bambini in Siria e 700 000 bambini siriani rifugiati non hanno accesso all'istruzione; che le continue violenze e lo sfollamento esterno, le catastrofi naturali, la crescente disuguaglianza economica e di genere nonché gli alti tassi di disoccupazione giovanile e di povertà in vari paesi del Medio Oriente e del Nord Africa hanno fatto sì che 28 milioni di bambini abbiano bisogno di assistenza umanitaria;

1.  osserva con preoccupazione che, otto anni dopo le prime rivolte, gran parte delle legittime aspirazioni dei dimostranti pacifici alla dignità, ai diritti umani e a riforme progressiste sul piano sociale, economico e politico nella maggioranza dei paesi non sono ancora state soddisfatte; riconosce che in certi casi vi sono stati alcuni sviluppi positivi e alcuni progressi democratici sono stati consolidati, ma sottolinea che essi sono tuttora insufficienti; condanna le persistenti e continue violazioni dei diritti umani, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali, nonché la diffusa discriminazione nei confronti delle minoranze; esprime profonda preoccupazione per la continua, gravissima situazione socioeconomica della regione e, in particolare, per gli elevati livelli di disoccupazione (specialmente tra le donne e i giovani) e di esclusione sociale, che provocano delusione e marginalizzazione su larga scala, in particolare tra i giovani, li spingono alla disperazione e alla migrazione clandestina quale via di uscita e li rendono più vulnerabili alla radicalizzazione; sottolinea che la situazione economica di tali paesi incide fortemente anche sulla loro situazione in termini di sicurezza; deplora i persistenti livelli di corruzione, nepotismo e mancanza di responsabilità nella regione;

2.  rammenta che la prosperità a lungo termine dei paesi del post-Primavera araba va di pari passo con la loro capacità di garantire attivamente la tutela dei diritti umani universali e la creazione e il radicamento di istituzioni democratiche e trasparenti, impegnate nella tutela dei diritti fondamentali dei cittadini; esprime pertanto profonda preoccupazione per le continue violazioni dei diritti umani, la riduzione o la chiusura degli spazi per la democrazia e le organizzazioni della società civile locale, i passi indietro rispetto ai progressi compiuti nell'ambito della libertà di espressione – sia online che offline – e di riunione e associazione, la repressione dei difensori dei diritti umani e la soppressione del ruolo dei media, anche attraverso gli abusi della legislazione in materia di antiterrorismo e della tecnologia di sorveglianza nonché la limitazione dello Stato di diritto, in diversi paesi del Medio Oriente e del Nord Africa; osserva con preoccupazione il ruolo e la responsabilità specifici dell'esercito e dei servizi di sicurezza nel deterioramento del percorso politico di vari paesi dopo la Primavera araba e il loro controllo persistente e predominante sulle risorse economiche e dello Stato; invita pertanto l'UE e gli Stati membri a integrare adeguatamente tale dimensione fondamentale nel quadro dell'impegno con la regione del Medio Oriente e del Nord Africa; invita l'UE e gli Stati membri a dialogare con i governi dei paesi terzi per porre fine a tali pratiche e abrogare la normativa repressiva, nonché a garantire un idoneo controllo delle esportazioni di tecnologie di sorveglianza e dell'assistenza tecnica europee; esorta l'UE ad attribuire la priorità al sostegno degli sforzi parlamentari e della società civile per una maggiore responsabilità e trasparenza dei servizi di sicurezza e militari;

3.  accoglie con favore i continui sforzi dell'UE e degli Stati membri volti a promuovere la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali, nonché lo sviluppo economico e l'importante nesso tra democrazia e sicurezza sostenibile nei paesi del post-Primavera araba, e riconosce la complessità di tale compito; ritiene però che, nonostante una politica quindicennale incentrata sui paesi del Mediterraneo meridionale e orientale, i rinnovati sforzi politici e l'aumento delle risorse di bilancio a seguito della Primavera araba (o delle Primavere arabe), gli obiettivi e le politiche dell'UE non siano stati ancora raggiunti nella misura necessaria (e talvolta la situazione sia addirittura peggiorata), e non sia ancora iniziato un autentico processo di inclusione socioeconomica; sottolinea che l'azione esterna dell'UE nei confronti dei paesi del post-Primavera araba dovrebbe tenere conto delle realtà in loco e adeguare di conseguenza le strategie politiche e la loro attuazione; ritiene che la carenza di leadership e iniziative dell'UE in relazione alla risoluzione di conflitti di lunga durata abbia indebolito la capacità dell'UE di produrre un impatto diplomatico nella regione; invita l'UE a sostenere con vigore i processi di pace delle Nazioni Unite volti alla risoluzione dei conflitti nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa;

4.  ricorda i danni e le sofferenze causati dall'estremismo e dal terrorismo nella regione e sottolinea che la violenza è una grave minaccia per la stabilità della regione e che la cooperazione per la sicurezza nella regione nonché la collaborazione con l'UE e i suoi Stati membri, nel pieno rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani, restano della massima importanza per sconfiggere organizzazioni come Daesh e aiutare, così, i popoli della regione a vivere infine in pace, in un clima di stabilità e progresso; accoglie pertanto con favore le iniziative dell'UE tese ad affrontare la minaccia terroristica nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa; sottolinea l'importanza di rafforzare la capacità degli attori statali che svolgono un ruolo fondamentale nel contrasto al terrorismo e all'estremismo violento, nonché l'esigenza essenziale di concentrare l'attenzione sui partenariati tra le autorità, i giovani e le comunità, per far fronte ai fattori sottesi che possono rendere le comunità vulnerabili all'estremismo violento, come pure di affrontare le cause profonde dei conflitti;

5.  esprime preoccupazione per il fatto che, nonostante i suoi considerevoli investimenti politici e di bilancio e il continuo impegno politico ed economico, l'UE non è stata in grado di ottenere un reale effetto leva significativo di tipo politico ed economico, l'impatto delle politiche dell'UE rimane limitato e l'UE e non è percepita come un fattore di svolta dai paesi della regione; sottolinea il malcontento avvertito dalla società civile, dalle ONG locali e dai giovani in generale per il modo in cui l'UE non riesce a tradurre pienamente la sua visione nell'azione sul campo; esprime preoccupazione per la situazione politica sempre più complessa nelle regioni del Maghreb e del Mashreq e osserva l'emergere di attori politici ed economici nuovi e in ripresa a livello regionale, come la Russia e la Cina, oltre alle narrative concorrenti e al finanziamento dei paesi del Golfo e dell'Iran, che perseguono obiettivi che potrebbero persino essere in conflitto con quelli dell'UE; chiede un impegno più forte e una visione più solida da parte dell'UE, che le consenta di assumere un ruolo più centrale; invita l'UE a dialogare maggiormente con le organizzazioni della società civile locali, per attuare politiche che rispondano alle aspettative di tutte le parti interessate democratiche; sottolinea l'esigenza che l'UE avvii un dialogo con tutti gli attori politici dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa;

6.  sottolinea l'importanza dell'Unione per il Mediterraneo, che è l'unico forum politico che riunisce gli Stati membri dell'UE e tutti i paesi del Mediterraneo; sottolinea che l'Unione per il Mediterraneo, che ha recentemente celebrato il suo decimo anniversario, deve svolgere un ruolo più incisivo nell'affrontare congiuntamente le sfide comuni; prende atto con soddisfazione del terzo forum regionale dell'Unione per il Mediterraneo tenutosi l'8 ottobre 2018, che ha commemorato il decimo anniversario del vertice di Parigi per il Mediterraneo e ha riconosciuto l'utilità di continuare a sviluppare le interazioni tra l'Unione per il Mediterraneo e altri attori della regione euro-mediterranea; invita la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e l'Alto rappresentante a ripensare profondamente e a rilanciare il progetto dell'Unione per il Mediterraneo; incoraggia l'utilizzo di tale progetto per promuovere una più stretta cooperazione tra l'UE e i paesi del Mediterraneo;

7.  deplora che si concludano priorità del partenariato con i paesi senza alcuna condizione e nonostante i passi indietro importanti e continui nell'ambito della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto;

8.  ritiene che per troppo tempo l'orientamento politico nei confronti dei paesi del Maghreb e del Mashreq sia stato segnato da un approccio basato in misura eccessiva sulle aspettative e sugli obiettivi dell'UE, senza tenere pienamente conto degli interessi e delle realtà dei paesi partner, nonché con scarsi incentivi per tali paesi e poca titolarità da parte degli stessi e un'oltremodo scarsa considerazione per le aspirazioni delle popolazioni che dovrebbero beneficiare delle politiche dell'UE e per la specifica situazione politica dei diversi paesi; deplora che gli sforzi iniziali dopo la Primavera araba (o le Primavere arabe) volti a introdurre una condizionalità più rigorosa e incentivi incentrati sui risultati dei paesi beneficiari attraverso il principio "maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno" non abbiano portato a una maggiore influenza dell'UE nella promozione di un effettivo cambiamento in materia di democrazia, Stato di diritto, diritti umani e libertà fondamentali, sviluppo economico e sociale e sicurezza sostenibile in gran parte dei paesi; sottolinea che la differenziazione e una maggiore titolarità reciproca costituiscono i tratti distintivi della PEV, che riconosce diversi livelli di impegno e rispecchia gli interessi di ogni paese in relazione alla natura e all'orientamento del partenariato con l'Unione; chiede un'applicazione più coerente del principio "maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno" attraverso la definizione, a livello di politica, programma e progetto nelle relazioni bilaterali, di obiettivi e parametri di riferimento concreti per l'incremento del sostegno; ricorda che l'obiettivo della democratizzazione può essere raggiunto in modo sostenibile soltanto se è perseguito esaustivamente nei rispettivi paesi nella loro interezza, sia nelle zone urbane che, in particolare, in quelle rurali, e sottolinea che la stabilità sostiene lo sviluppo di una democrazia e che un processo di preparazione tempestivo, che dovrebbe includere una vasta consultazione e l'inclusione dei gruppi sociali e dei leader pertinenti, è vantaggioso per conseguire tale scopo; sottolinea inoltre che la democratizzazione sostiene lo sviluppo economico e, al contempo, rafforza lo Stato di diritto;

9.  prende atto degli sforzi iniziali del SEAE e della Commissione, in cooperazione e dialogo con il Parlamento europeo, a favore di una sostanziale riforma del quadro politico dell'UE per i paesi del post-Primavera araba, al fine di rafforzare la sua capacità di esercitare un effetto leva politico nelle regioni del Maghreb e del Mashreq; sottolinea la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea e il suo valore aggiunto per quanto riguarda la possibilità di realizzare sinergie nelle azioni a livello UE, sulla base del dialogo politico, economico e sociale, evidenziando ulteriormente il nesso tra sviluppo socioeconomico e sicurezza sostenibile, e garantendo un sostegno e un'attuazione adeguati attraverso gli strumenti finanziari per l'azione esterna dell'UE; prende atto della revisione della PEV del 2015, volta a tener conto dell'evoluzione degli scenari nella regione; insiste sull'importanza di una rendicontazione annuale approfondita paese per paese sull'attuazione della PEV; ricorda inoltre il sostegno importante assicurato dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) nell'ambito dell'attuazione del quadro strategico e del piano d'azione sui diritti umani e la democrazia dell'UE nonché dei suoi orientamenti e delle sue strategie nazionali in materia di diritti umani, un sostegno che ha consentito all'UE di intervenire più strategicamente in questo ambito, anche nel vicinato meridionale, e che ha garantito maggiore responsabilità, visibilità ed efficacia;

10.  sottolinea l'esigenza di adoperarsi per l'utilizzo più efficiente possibile delle risorse disponibili, al fine di ottimizzare l'impatto dell'azione esterna dell'UE, e che tale risultato si dovrebbe ottenere attraverso la coerenza e la complementarietà tra gli strumenti di finanziamento dell'azione esterna dell'Unione;

11.  evidenzia la complessità di rispondere adeguatamente ai flussi migratori e dei rifugiati da e attraverso le regioni del Maghreb e del Mashreq, di una prospettiva sulla migrazione incentrata sulla sicurezza, della sfida del terrorismo e delle legittime preoccupazioni in merito alla fragilità di alcuni paesi della regione, nonché la necessità di dedicare maggiore attenzione agli imperativi dettati dai cambiamenti climatici, come pure le sfide derivanti dalla mancanza di un approccio coeso da parte degli Stati membri; esprime preoccupazione per il fatto che questi fattori stanno facendo sì che l'azione dell'UE in relazione alla regione si basi eccessivamente su un'ottica di stabilità a breve termine, trascurando altri aspetti importanti; è del parere che, quando la stabilità e la sicurezza diventano gli obiettivi predominanti, ne consegue una visione politica a breve termine e miope che priva l'azione dell'UE volta a riaffermare i diritti umani e le libertà fondamentali dell'intensità necessaria; ricorda che la promozione della resilienza dello Stato e della società non dovrebbe condurre alla persistenza di regimi autoritari; ribadisce che i diritti umani non sono subordinati alle azioni di gestione della migrazione o di contrasto al terrorismo ed è convinto che una politica credibile e coerente per la stabilità e la sicurezza sostenibili possa essere conseguita soltanto perseguendo interessi e principi a più lungo termine, come uno sviluppo economico e sociale inclusivo e vantaggioso, nonché il rafforzamento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nel quadro di un approccio incentrato sulla dimensione umana e sensibile ai conflitti; rammenta, tuttavia, che la stabilità a lungo termine di tali paesi può essere conseguita soltanto attraverso un contemperamento tra gli imperativi di sicurezza e lo sviluppo, basato sullo Stato di diritto e i diritti umani;

12.  invita l'UE ad affrontare le cause alla radice della migrazione quali i conflitti, le questioni ambientali, la povertà estrema e l'esclusione sociale, e a riorientare la cooperazione politica verso un partenariato più equilibrato e paritario con la regione del Medio Oriente e del Nord Africa, incentrato sulle politiche per i giovani e gli investimenti a favore delle piccole e medie imprese (PMI) locali;

13.  osserva che alcuni paesi accolgono milioni di rifugiati, per la maggior parte donne e bambini che vivono in condizioni di povertà, il che aggrava la violenza domestica, lo sfruttamento di donne e ragazze a fini di prostituzione, il matrimonio forzato di minori e il lavoro minorile all'interno della comunità;

14.  invita le istituzioni europee, i suoi Stati membri e le agenzie di sviluppo nazionali a impegnarsi per definire una posizione europea unificata nei confronti della regione, concentrandosi sugli interessi comuni, onde garantire un'unica e coerente strategia europea, al fine di realizzare il pieno potenziale dell'UE quale sostenitrice significativa delle riforme democratiche, economiche e sociali;

15.  osserva con particolare preoccupazione che la società civile e i difensori dei diritti umani nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa subiscono crescenti minacce, rappresaglie, persecuzioni giudiziarie, detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti nonché altre forme di persecuzione; sottolinea che l'opera dei difensori dei diritti umani è essenziale per lo sviluppo e la stabilità a lungo termine della regione; ribadisce in tale contesto la sua richiesta di una piena attuazione degli orientamenti UE sui difensori dei diritti umani; sottolinea l'esigenza che i leader dell'UE e degli Stati membri nonché i diplomatici a tutti i livelli sollevino i casi di singoli difensori dei diritti umani a rischio presso i governi di paesi terzi, eventualmente anche attraverso dichiarazioni pubbliche, iniziative e un dialogo regolare, colloqui con i difensori, visite ai difensori incarcerati, monitorando i processi dei difensori; evidenzia l'esigenza che l'UE e gli Stati membri aumentino i finanziamenti e le capacità per sostenere i difensori dei diritti umani a rischio, tramite sovvenzioni di emergenza e il sostegno a favore di meccanismi di protezione della società civile come ProtectDefenders.eu; si compiace degli sforzi costanti del Fondo europeo per la democrazia e dell'EIDHR volti a promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel vicinato meridionale dell'Unione; insiste affinché l'UE e gli Stati membri collaborino attivamente con i difensori dei diritti umani e gli attori della società civile più vulnerabili nell'intera regione e li sostengano, compresi quelli che vivono in regioni isolate e rurali, quelli che lottano per le persone LGBTI, i diritti degli indigeni, i diritti ambientali e fondiari, i diritti dei rifugiati e dei lavoratori e le donne che sono esposte a rischi e minacce specifici a causa al genere;

16.  accoglie con favore il concetto di cotitolarità presentato dalla PEV rivista; è preoccupato, tuttavia, che esso rischi di permettere ai regimi autoritari di determinati paesi partner di scegliere le priorità in base alla loro agenda nazionale, anziché progredire lungo il cammino verso la democratizzazione; sottolinea quindi l'importanza di un quadro politico a lungo termine e di sinergie nella programmazione per i paesi del post-Primavera araba, in base al primato della democrazia, all'inclusione di tutte le forze politiche democratiche e al primato dello Stato di diritto, dei diritti umani e dei valori fondamentali; ribadisce che il rafforzamento di tali aspetti, nonché lo sviluppo di un clima economico favorevole e il sostegno a riforme positive, sono nell'interesse dei paesi partner, delle loro popolazioni e dell'UE e chiede una maggiore condizionalità nei casi di violazioni sistematiche dei diritti umani da parte delle autorità; ricorda che i paesi partner disposti a proseguire le riforme, un dialogo politico rafforzato e che ottengono maggiori risultati dovrebbero ricevere nuovi incentivi e adeguato sostegno alle loro aspirazioni e al loro impegno, e chiede un approccio basato sui risultati, che si fondi su un dialogo inclusivo, priorità e obiettivi chiari in tal senso; insiste affinché, in caso di violazioni sistematiche dei diritti umani da parte delle autorità, l'assistenza finanziaria dell'UE sia dirottata alla società civile locale;

17.  sostiene le aspirazioni di tutti coloro che, nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa, compresa la maggioranza dei giovani, desiderano paesi liberi, stabili, prosperi, inclusivi e democratici che rispettino i propri impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani e libertà fondamentali; si compiace dei processi democratici nella regione e del partenariato sostenuto con l'UE; chiede che l'UE ne tenga conto in tutti i suoi ambiti politici, al fine di rafforzare la sua coerenza e di assistere i paesi partner in modo più efficace; sottolinea che, affinché una trasformazione politica sia pienamente sostenibile, è importante e necessario venire a patti con il passato e in tale ottica sottolinea l'importante lavoro svolto dalla commissione "Verità e dignità" tunisina, che funge da esempio per l'intera regione;

18.  deplora che, in alcuni casi, la cooperazione investigativa e giudiziaria bilaterale sui casi di detenzione, violenza o morti di cittadini dell'UE sia stata inadeguata, come nel caso del ricercatore italiano Giulio Regeni; ritiene sia essenziale collegare l'ulteriore collaborazione in altri settori a miglioramenti sostanziali in tale ambito;

19.  è convinto che, qualora non siano ancora presenti i prerequisiti per la negoziazione di accordi di libero scambio globali e approfonditi (DCFTA), subordinati al progresso democratico, o i prerequisiti non soddisfino le aspirazioni dei rispettivi paesi, l'UE dovrebbe offrire un maggiore accesso al commercio e ad investimenti sostenibili, in particolare a beneficio delle popolazioni e delle economie del Mediterraneo meridionale, per sostenere le capacità produttive, l'ammodernamento delle infrastrutture e la creazione di climi economici favorevoli, con particolare attenzione ai mercati nazionali e regionali, alla promozione di posti di lavoro dignitosi, alla protezione sociale e a uno sviluppo socioeconomico inclusivo;

20.  ritiene che, poiché l'UE fatica a proporre una visione lungimirante, basata sui diritti e incentrata sulle persone per la sua politica sulla migrazione e sull'asilo, vi sia il crescente rischio che alcuni paesi della regione possano utilizzare il contenimento della migrazione e il loro ruolo al riguardo per cercare di ottenere un maggiore effetto leva nel dialogo politico e strategico con l'UE; ritiene che sia opportuno fornire maggiore assistenza ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa per far fronte all'afflusso di migranti dall'Africa subsahariana e, in tale contesto, accoglie con favore gli sforzi compiuti dall'UE per affrontare le cause profonde della migrazione, pur ricordando che serviranno maggiori sforzi per riuscire in tale intento; ritiene importante coinvolgere i partner della regione del Medio Oriente e del Nord Africa nell'attuazione di soluzioni comuni per affrontare questioni come la lotta alla tratta di esseri umani; è preoccupato tuttavia del fatto che la politica estera dell'UE possa essere strumentalizzata come "gestione della migrazione" e sottolinea che ogni tentativo di collaborare in materia di migrazione con i paesi del post-Primavera araba, compresi i paesi di origine e transito, deve procedere di pari passo con il miglioramento delle condizioni dei diritti umani in tali paesi e con il rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto dei rifugiati; sottolinea che la sfida dei flussi migratori è comune ai paesi della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (paesi di origine e di transito) e a quelli dell'UE (paesi di destinazione); sottolinea, inoltre, l'importanza di un quadro politico che promuova l'inclusione democratica, politica e socioeconomica come fattori che si rafforzano a vicenda, anche per favorire condizioni di vita sicure e dignitose per le popolazioni della regione e per ridurre gli sfollamenti forzati;

21.  sottolinea il rischio che l'azione dell'UE per la regione e l'approccio seguito dagli Stati membri attraverso le relazioni bilaterali possano essere pregiudicati da approcci scoordinati e unilaterali e che, di conseguenza, la capacità dell'UE di produrre un impatto politico possa andare perduta; accoglie con favore, in tale contesto, la proposta avanzata dal Presidente della Commissione di andare oltre l'unanimità nel processo decisionale del Consiglio nei settori della politica estera e di sicurezza comune, in quanto ciò potrebbe aiutare l'UE a parlare con una sola voce, unita in una sola strategia chiara nelle sue relazioni esterne e ad esercitare un maggiore effetto leva; è del parere che un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nella PEV, come previsto dal riesame della PEV del 2015, sebbene positivo, dovrebbe essere perseguito meglio; sottolinea l'importanza e la profondità dei legami tra vari Stati membri e i loro popoli e vari paesi del Mediterraneo meridionale; invita in tale contesto gli Stati membri dell'UE a rafforzare il coordinamento delle loro azioni nella regione e ad esplorare le modalità con le quali possano agire con maggiore efficacia;

22.  invita l'UE e gli Stati membri, tenuto conto dell'acquis UE in materia di lotta alla corruzione, a rafforzare i programmi di cooperazione giudiziaria con i paesi partner della regione, al fine di promuovere lo scambio di migliori pratiche e stabilire strumenti giuridici efficaci nella lotta alla corruzione; ritiene che le riforme delle pubbliche amministrazioni e del settore pubblico nel vicinato meridionale dovrebbero costituire una priorità, insieme alla lotta alla corruzione, e dovrebbero essere perseguite attraverso un incremento delle risorse finanziarie, lo sviluppo delle capacità e una più stretta cooperazione con gli Stati membri nonché attraverso il sostegno agli attori della società civile in materia di lotta alla corruzione, trasparenza e responsabilità;

23.  ribadisce che la promozione e la tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto figurano tra i cardini fondamentali della politica estera dell'UE; è preoccupato per la costante vendita di armi e apparecchiature di sicurezza da parte degli Stati membri, comprese le tecnologie di sorveglianza utilizzate per la repressione interna, ad autorità della regione che non rispettano i diritti umani e il diritto internazionale umanitario; esorta gli Stati membri a rispettare rigorosamente la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio, dell'8 dicembre 2008, che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari(10) la quale stabilisce, tra l'altro, che le licenze di esportazione dovrebbero essere rifiutate laddove vi sia il chiaro rischio che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate per la repressione interna o per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario; ribadisce la sua posizione, indicata negli emendamenti alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un regime dell'Unione di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione, dell'assistenza tecnica e del transito di prodotti a duplice uso, approvata il 17 gennaio 2018(11); esorta gli Stati membri dell'UE ad attribuire la massima importanza a tale dossier per cercare di raggiungere un accordo con il Consiglio;

24.  ritiene che le priorità del partenariato concordate tra l'UE e i paesi partner nel quadro della PEV dovrebbero fare esplicito riferimento all'accordo di associazione pertinente, in particolare alla sua clausola sui diritti umani, per garantire che i diritti umani costituiscano un aspetto essenziale e trasversale delle priorità del partenariato concordate, da discutere a tutti i livelli, in particolare al più alto livello politico, e non da confinare alle riunioni di basso livello delle sottocommissioni;

25.  chiede una maggiore inclusività e un più stretto coinvolgimento della società civile locale nell'identificazione delle esigenze nei paesi partner; si compiace degli sforzi compiuti dal SEAE e dalla Commissione per ampliare il coinvolgimento della società civile e includere il settore privato, e li incoraggia a fare di più a tale riguardo; sottolinea l'esigenza di garantire la partecipazione di rappresentanti indipendenti della società civile, compresi i gruppi non registrati per i diritti umani e i difensori dei diritti umani e deplora che ciò venga ostacolato in particolare nei casi in cui il dialogo e il sostegno passano attraverso agenzie controllate dai governi o si concentrano esclusivamente su organizzazioni pro-governative; ritiene che l'UE dovrebbe agevolare l'accesso ai fondi disponibili per le OSC più piccole e locali, comprese le parti sociali, e razionalizzare i processi di presentazione delle domande e concentrarsi sulle OSC locali; evidenzia che gli interlocutori della società civile locale hanno la sensazione che l'UE rivolga maggiore attenzione alle grandi OSC internazionali; invita l'UE a investire maggiori risorse nella promozione delle capacità delle OSC locali e nell'agevolazione di partenariati rafforzati tra di esse e le grandi OSC internazionali, nonché nel miglioramento della capacità delle parti sociali di intrattenere un dialogo sociale con il governo, al fine di incrementare la responsabilità locale;

26.  invita il SEAE a intensificare i suoi sforzi per lo scambio di migliori pratiche in merito al ruolo delle donne nella vita pubblica;

27.  sottolinea che la partecipazione e l'emancipazione delle donne nella vita pubblica, politica, economica e culturale dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa sono fondamentali per conseguire la stabilità, la pace e la prosperità economica a lungo termine; pone in evidenza che, nei paesi in cui la Primavera araba ha portato a conflitti tuttora in corso, il coinvolgimento delle donne nei processi di pace e nella mediazione è essenziale per ristabilire una società non violenta; ritiene che l'accesso all'istruzione delle donne, sostenuto dalle OSC, e la parità di genere siano fondamentali per conseguire tale obiettivo;

28.  sottolinea che il rafforzamento delle autorità locali contribuisce alla diffusione della democrazia e dei principi dello Stato di diritto; chiede pertanto di incoraggiare il processo di decentralizzazione e di potenziare i mezzi d'azione delle regioni grazie allo sviluppo dell'autonomia locale; incoraggia e sostiene i partenariati con gli Stati membri dell'UE e i progetti di cooperazione decentrata realizzati dagli enti locali degli Stati membri allo scopo di sviluppare la governance a livello comunale e regionale nei paesi della regione;

29.  ricorda l'importanza di garantire un'adeguata visibilità agli sforzi dell'UE, all'assistenza e agli investimenti dell'UE nella regione attraverso il rafforzamento della comunicazione strategica rafforzata, la diplomazia pubblica, i contatti interpersonali, la diplomazia culturale, la cooperazione in materia di istruzione e accademica, nonché mediante attività di sensibilizzazione volte a promuovere i valori dell'Unione; chiede, in particolare, il ripristino del mandato del rappresentante speciale dell'UE per il Mediterraneo meridionale, che sarebbe la punta di diamante dell'impegno dell'UE nella regione e assicurerebbe maggiore visibilità all'Unione;

30.  ritiene che, al fine di aumentare la capacità dell'UE di esercitare un impatto politico e strategico e promuovere la titolarità e un ampio sostegno da parte dei paesi beneficiari, ciascuna delegazione dell'UE dovrebbe prevedere consultazioni regolari di esperti e rappresentanti delle OSC, e istituire in particolare consigli consultivi ad alto livello che rispecchino la diversità sociale, economica e politica del paese interessato, includano i leader economici, dei media, culturali, accademici e della società civile e leader di spicco dei giovani, nonché le parti sociali e i principali difensori dei diritti umani del paese interessato e forniscano un apporto per quanto riguarda le priorità politiche e l'architettura politica elaborate dall'UE;

31.  è convinto che i giovani debbano essere al centro dell'azione dell'UE nei confronti della regione applicando un approccio intersettoriale; chiede che le politiche per i giovani siano integrate in tutte le politiche dell'Unione nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa; ritiene sia essenziale definire soluzioni sostenibili commisurate alla portata della sfida della disoccupazione giovanile e sottolinea l'importanza di promuovere posti di lavoro dignitosi, l'imprenditorialità e opportunità di lavoro autonomo; propone in tale contesto che ciascuna delegazione dell'UE istituisca consigli informali per i giovani che comprendano giovani leader politici, sociali, economici, dei media, culturali e delle OSC, al fine di fornire apporto e consulenza sulle priorità politiche, la capacità delle politiche dell'UE di produrre un impatto nel paese e introdurre un ulteriore elemento di responsabilità in relazione alle scelte strategiche; invita le famiglie politiche e i think tank europei a impegnarsi a favore di un rafforzamento degli scambi con i giovani attivi locali dei paesi dell'Africa del Nord e del Medio Oriente, al fine di promuoverne l'emancipazione, la formazione e lo sviluppo di capacità, onde consentire loro di candidarsi alle elezioni locali e di diventare nuovi attori di positivo cambiamento nei rispettivi paesi;

32.  invita l'UE ad assistere i partner nell'affrontare le cause profonde della radicalizzazione, come la povertà, la disoccupazione, l'esclusione sociale e politica e l'incapacità della società di far fronte alle esigenze delle persone e di creare opportunità per i giovani, attraverso una cooperazione rafforzata con la regione del Medio Oriente e del Nord Africa che ponga al centro le persone, in particolare i giovani; invita l'UE a sostenere l'accesso dei giovani all'imprenditoria, ad esempio incoraggiando e sostenendo gli investimenti nelle start-up; ritiene che l'azione dell'UE per la regione debba porre un maggiore accento sullo sviluppo economico e sociale inclusivo al fine di promuovere la creazione di posti di lavoro, l'occupabilità dei giovani, l'introduzione di una formazione più adeguata alle riforme del mercato del lavoro e dei diritti del lavoro, nonché riforme volte a creare solidi sistemi di protezione sociale universali, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili; invita l'UE a investire maggiori risorse nelle azioni finalizzate al miglioramento dell'accesso a servizi essenziali di qualità per tutti come l'istruzione e l'assistenza sanitaria, e a moltiplicare gli sforzi per rafforzare il dialogo sociale e promuovere riforme legislative a favore della libertà di associazione, di riunione pacifica e di espressione, della libertà di stampa e della lotta alla corruzione, nonché a garantire l'accesso alle risorse e alle informazioni, in quanto ingredienti essenziali della stabilità e di una società aperta, dinamica e resiliente;

33.  è seriamente preoccupato dinanzi all'escalation delle tensioni nella regione; denuncia la strumentalizzazione delle differenze religiose finalizzata a istigare crisi politiche e guerre settarie;

34.  invita l'UE a sostenere con vigore i paesi della regione del Medio Oriente e del Nord Africa nella lotta contro i pericoli del radicalismo religioso a cui i giovani disoccupati sono particolarmente esposti;

35.  ritiene che siano necessari meccanismi per porre fine al finanziamento del terrorismo mediante entità estere a cui partecipano Stati e istituzioni finanziarie nonché al traffico di armi e alla compravendita di risorse energetiche e di materie prime a beneficio dei gruppi terroristici;

36.  fa presente le sfide dei cambiamenti climatici, della desertificazione e della carenza idrica che stanno esercitando effetti profondi sulla regione; incoraggia vivamente i decisori politici e tutti gli attori, sia nell'UE che nella regione del Medio Oriente e Nord Africa, a rafforzare la cooperazione con i paesi partner, comprese le autorità locali e le OSC, in materia di sicurezza energetica, promuovendo le energie rinnovabili, l'energia sostenibile e obiettivi di efficienza energetica, onde contribuire all'attuazione dell'accordo di Parigi; evidenzia l'opportunità che la regione proceda nella sua transizione energetica attraverso un maggiore sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili, che presentano un elevato potenziale economico per molti paesi di tale regione; segnala le opportunità di crescita sostenibile e di creazione di posti di lavoro che ciò comporterebbe nonché le opportunità di cooperazione regionale in materia di energia e cambiamenti climatici; sottolinea in tale contesto l'opportunità che le recenti scoperte di giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale possono rappresentare per tutti i paesi interessati;

37.  sottolinea il fatto che l'apertura del settore privato e l'ulteriore differenziazione delle economie possono contribuire all'estremamente necessaria creazione di posti di lavoro nella zona, in particolare per i giovani e le donne; accoglie con favore i segnali positivi di ripresa del settore turistico nella zona, ne riconosce il grande potenziale nel promuovere una crescita sostenibile e opportunità lavorative e chiede che l'UE rivolga un'attenzione particolare alle zone che affrontano sfide infrastrutturali e/o di sicurezza e le sostenga; invita l'UE a rafforzare il proprio sostegno ai paesi più disposti ad avanzare lungo il cammino della democratizzazione, dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, utilizzando tutti gli strumenti finanziari a sua disposizione, dall'assistenza macrofinanziaria, attraverso il SEV, al fondo europeo per gli investimenti esterni nonché al futuro strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI);

38.  ricorda l'esigenza di sfruttare il potenziale di innovazione e dinamismo ampiamente inesplorato del settore privato nella regione; incoraggia l'UE a intensificare il proprio dialogo e assistenza finanziaria e tecnica in tale senso; si compiace di iniziative come la Startup Europe Mediterranean (SEMED) volte a definire e istituire una rete tra start-up, investitori, università, istituzioni di ricerca e decisori politici sulle due sponde del Mediterraneo, in quanto azione fondamentale per stimolare la cooperazione in materia di innovazione, creazione di posti di lavoro e crescita economica sostenibile;

39.  sottolinea l'importanza di collegare tutte le riforme e gli investimenti nonché l'azione dell'UE nei confronti della regione al raggiungimento degli OSS e allo sviluppo sostenibile in generale;

40.  ricorda il valore aggiunto della diplomazia parlamentare e delle periodiche riunioni bilaterali interparlamentari che il Parlamento organizza con le controparti del vicinato meridionale quale strumento di scambio delle esperienze e di promozione della reciproca comprensione; evidenzia l'importanza delle commissioni parlamentari miste in tale contesto, in quanto strumento unico per formulare ambiziose politiche comuni tra l'UE e i suoi partner più stretti; incoraggia i parlamenti nazionali dell'UE ad organizzare riunioni interparlamentari bilaterali nel quadro della PEV; sottolinea ancora una volta che i partiti politici in seno ai parlamenti nazionali e al Parlamento europeo possono svolgere un ruolo in tal senso; ritiene che il dialogo tra il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali dell'UE e i parlamenti dei paesi del vicinato meridionale potrebbe rappresentare una preziosa opportunità per promuovere il dialogo e la cooperazione regionali nel vicinato meridionale; fa riferimento, al riguardo, all'importante ruolo che l'AP-UpM potrebbe svolgere come sede in cui potrebbero essere dinamizzate l'integrazione regionale e un'ambiziosa agenda politica ed economica per questa organizzazione; prende atto della sovrapposizione tra l'AP-UpM e l'Assemblea parlamentare per il Mediterraneo; è del parere che l'AP-UpM debba svolgere un ruolo più importante nel quadro regionale dell'Unione per il Mediterraneo, garantendo la trasparenza e il controllo parlamentare delle attività dell'UpM, in particolare i progetti con il marchio dell'UpM;

41.  sottolinea che le donne possono essere potenti fattori di promozione e costruzione della pace, di risoluzione dei conflitti e dei processi di stabilizzazione e pone in evidenza il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione della radicalizzazione e nella lotta all'estremismo violento e al terrorismo; ricorda che la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale nell'elaborazione e nell'attuazione di tali strategie contribuisce all'efficacia e alla sostenibilità delle politiche e dei programmi; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le donne della regione del Medio Oriente e del Nord Africa, nonché le organizzazioni che ne difendono e promuovono i diritti; evidenzia la necessità di un agevole accesso alla giustizia e alla giustizia di transizione, concentrandosi sulle donne sopravvissute alle violenze sessuali legate ai conflitti;

42.  ribadisce l'appello dell'AP-UpM a promuovere un progetto euro-mediterraneo sui divari di genere che includa un'analisi del tasso di rappresentanza delle donne nei parlamenti nazionali e regionali nonché nelle istituzioni locali; ritiene che la commissione per i diritti della donna di tale Assemblea parlamentare, così come la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere del Parlamento europeo debbano essere informate ogni anno in merito agli indicatori di disuguaglianza di genere della regione euromediterranea;

43.  ricorda che i diritti delle donne, l'emancipazione delle donne, l'uguaglianza di genere, i diritti dei minori, la libertà di religione o credo e il diritto alla non discriminazione delle minoranze etniche e religiose nonché delle categorie vulnerabili, comprese le persone con disabilità e LGBTQI, sono diritti fondamentali e principi chiave dell'azione esterna dell'UE;

44.  chiede che la dimensione dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne della PEV sia rafforzata, in linea con le priorità del piano d'azione sulla parità di genere II; si compiace delle recenti riforme approvate in alcuni paesi su questioni come il proscioglimento degli stupratori che successivamente sposano le loro vittime, la violenza contro le donne e i diritti di successione; chiede un'applicazione più decisa di tali leggi; esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che, nel complesso, la situazione delle donne non è migliorata in gran parte dei paesi interessati dalla Primavera araba; sottolinea che l'impegno e l'emancipazione delle donne nella vita pubblica, politica, economica e culturale dei paesi della regione sono fondamentali per favorire la stabilità, la pace e la prosperità economica a lungo termine; ritiene che l'accesso delle donne all'istruzione sia essenziale per conseguire tale obiettivo; è preoccupato inoltre per il fatto che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nella regione sia una delle più basse al mondo, con conseguente esclusione sociale e perdita sostanziale per l'economia nel suo insieme; sottolinea l'importanza di affrontare tale questione in quanto componente fondamentale di una crescita economica sostenibile e della coesione sociale; osserva inoltre che i difensori dei diritti delle donne sono vittime di detenzioni arbitrarie, persecuzioni giudiziarie, campagne diffamatorie e intimidazioni;

45.  denuncia la diffusa persecuzione nei confronti delle persone LGBTI e dei difensori dei loro diritti in tutta la regione del Medio Oriente e del Nord Africa, comprese le persecuzioni giudiziarie, le torture, le aggressioni fisiche e le campagne diffamatorie; invita la Commissione, il Parlamento europeo e gli Stati membri a difendere in modo attivo e coerente l'indivisibilità dei diritti umani, compresi i diritti delle persone LGBTQI, nel quadro della loro cooperazione con i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, e a sottolineare che tali diritti devono essere fatti rispettare tramite le pratiche dello Stato e la legislazione;

46.  chiede ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa di contribuire attivamente alla lotta contro qualsiasi forma di violenza contro le donne; esorta tali paesi a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul, strumento inteso a contrastare la violenza contro donne e ragazze, comprese la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili; invita, in particolare, i paesi che non l'hanno ancora fatto a rivedere la propria legislazione integrando formulazioni relative alla violenza di genere e ai delitti d'onore, sanzionando anche le minacce di commettere tali azioni e prevedendo pene più severe per tutti i reati di questo tipo;

47.  esorta i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa ad attuare il programma di azione di Pechino in materia di accesso delle donne all'istruzione e all'assistenza sanitaria in quanto diritti umani fondamentali, compreso l'accesso alla pianificazione familiare volontaria e alla salute sessuale e riproduttiva nonché ai relativi diritti, come l'accesso gratuito alla contraccezione, l'aborto sicuro e legale, nonché l'educazione sessuale e relazionale rivolta a ragazzi e ragazze;

48.  esprime preoccupazione in merito alle restrizioni all'accesso alla sanità pubblica e in particolare alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare per le donne e le ragazze che vivono in zone rurali;

49.  esorta tutti questi paesi a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e a sciogliere le riserve esistenti al riguardo; sollecita tali paesi a prendere le misure necessarie per rafforzare la parità di genere all'interno della società, ad esempio adottando piani d'azione nazionali che comprendano misure efficaci a favore dell'uguaglianza di genere, congiuntamente alle organizzazioni femminili e agli altri portatori di interessi della società civile;

50.  ritiene che l'UE dovrebbe sviluppare un approccio più completo per l'assistenza alle riforme in materia di istruzione nei paesi partner e dedicare risorse e programmi pertinenti per l'istruzione primaria, compresa quella prescolare, nonché garantire lo sviluppo di abilità e competenze, comprese quelle digitali, adeguati programmi di istruzione e formazione professionale nonché di educazione all'imprenditorialità, al pensiero critico e alla sensibilizzazione sociale all'interno della società nel suo insieme e sin dalla più tenera età; sottolinea l'importanza di fornire un'istruzione di qualità quale mezzo per l'emancipazione dei giovani e il rafforzamento della coesione sociale;

51.  si compiace dei programmi messi a punto dal segretariato dell'Unione per il Mediterraneo, come Med4Jobs, in quanto strumenti volti ad affrontare il problema dell'occupabilità dei giovani e delle donne nei paesi del Mediterraneo; chiede agli Stati membri dell'Unione per il Mediterraneo di incaricare il suo segretariato di incentrare le sue attività sullo sviluppo economico e sociale dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, al fine di sostenere il consolidamento del loro processo di transizione dedicando particolare attenzione alle donne e alle ragazze;

52.  invita ancora una volta la Commissione ad agire sulla proposta del Parlamento volta alla creazione di un ambizioso programma Erasmus euromediterraneo nel quadro di Erasmus +, con fondi dedicati e una dimensione ambiziosa in termini di portata e di risorse disponibili, che ponga l'accento non solo sul ciclo di studi primario, secondario e superiore, ma anche su apprendimento professionale ed educazionale; ribadisce che investire nei giovani offrirà una solida base per la resilienza e la prosperità a lungo termine della regione; invita la Commissione e il Parlamento ad ampliare la portata e la partecipazione del loro programma di visitatori dell'Unione europea e ad agevolare la partecipazione dei giovani e delle leader politiche; invita inoltre l'UE a sostenere le riforme volte ad ammodernare i sistemi di istruzione in tali paesi;

53.  ricorda il suo sostegno al finanziamento di programmi accademici e di formazione professionale volti a creare ampie riserve di competenze professionali nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa nonché ad azioni quali la Carta della mobilità in ambito VET Erasmus+, che dovrebbe essere esteso nella massima misura possibile in tutti i paesi di tale regione tramite strumenti flessibili e in evoluzione come i partenariati per la mobilità;

54.  condanna ancora una volta vivamente tutte le atrocità e le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse durante il conflitto, e segnatamente quelle commesse dalle forze del regime di Assad, anche con il sostegno dei suoi alleati, nonché da organizzazioni terroristiche figuranti nell'elenco delle Nazioni Unite; deplora vivamente il fallimento dei ripetuti tentativi a livello regionale e internazionale di porre fine alla guerra e caldeggia un'intensa e rinnovata cooperazione globale al fine di conseguire una soluzione pacifica e sostenibile del conflitto; sottolinea che non dovrebbe esservi alcuna tolleranza o impunità per gli orrendi crimini commessi in Siria; rinnova la sua richiesta in merito all'avvio di indagini indipendenti, imparziali, approfondite e credibili e al perseguimento dei responsabili e sostiene il lavoro del meccanismo internazionale, imparziale e indipendente sui crimini internazionali commessi nella Repubblica araba di Siria dal marzo 2012 (IIIM); chiede inoltre che si sostengano le OSC e le ONG che stanno raccogliendo e contribuendo a conservare le prove delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario;

55.  deplora che, dopo il riesame della PEV del 2015, un'unica relazione, del 18 maggio 2017, sull'attuazione del riesame della politica europea di vicinato (JOIN(2017)0018), abbia valutato gli sviluppi nel vicinato a livello regionale, nonostante l'impegno assunto nella comunicazione del 2015 sul riesame della PEV di elaborare relazioni periodiche a livello di vicinato, oltre alle relazioni specifiche per paese, comprendenti informazioni sulle libertà fondamentali, lo Stato di diritto, l'uguaglianza di genere e le questioni connesse ai diritti umani; chiede che le relazioni a livello di paese e le relazioni regionali includano analisi adeguate dei risultati e valutazioni d'impatto sui diritti umani delle politiche dell'UE e degli Stati membri;

56.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(1)

https://eeas.europa.eu/archives/docs/top_stories/pdf/eugs_review_web.pdf

(2)

GU L 77 del 15.3.2014, pag. 27.

(3)

GU L 77 del 15.3.2014, pag. 85.

(4)

GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 110.

(5)

GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 98.

(6)

GU C 204 del 13.6.2018, pag. 100.

(7)

Testi approvati, P8_TA(2018)0119.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2018)0227.

(9)

Testi approvati, P8_TA(2018)0449.

(10)

GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99.

(11)

GU C 458 del 19.12.2018, pag. 187.


MOTIVAZIONE

Sono trascorsi otto anni dalla serie di rivolte e di sollevamenti di massa, comunemente definiti "primavera araba", che hanno interessato la regione del Medio Oriente e del Nord Africa, modificandone indubbiamente l'assetto, con risultati molto diversi in ciascuno dei paesi considerati.

L'eccezionalità della serie di eventi verificatisi va ricercata nel coinvolgimento attivo delle masse di popolazione araba che, protestando contro i regimi autoritari, hanno rivendicato maggiore libertà, maggiore partecipazione alla società, maggiori diritti, maggiore giustizia sociale e maggiore inclusione.

In questo frangente, un segmento particolarmente attivo della popolazione era costituito da giovani provenienti da contesti diversi e con richieste e aspirazioni altrettanto diverse. È particolarmente importante tener conto degli sviluppi successivi alle loro rivendicazioni, poiché, come emerge dai dati demografici che si riferiscono a tale regione, essi rappresentano una percentuale importante della società che, per una serie di motivi, è stata abbandonata, ritrovandosi emarginata, disoccupata e con poche speranze di miglioramento della propria situazione.

La regione oggetto di esame della presente relazione comprende il Maghreb e i paesi del Mashreq, quindi le sponde meridionali e parte di quelle orientali del Mediterraneo (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Libano, Giordania e Siria).

L'obiettivo della presente relazione è fornire un'analisi della situazione in questi paesi a otto anni di distanza dalla Primavera araba, al fine di individuare le tendenze e, in particolare, di valutare la risposta dell'Unione europea, una regione considerata come un modello di libertà, democrazia e prosperità da gran parte delle popolazioni interessate. La relazione individuerà gli aspetti in cui le politiche dell'UE si sono rivelate carenti e presenterà delle proposte, tenendo conto di alcune migliori pratiche emerse a tale riguardo.

Per quanto non sia possibile né giusto individuare un'unica soluzione che si adatti a tutti i paesi coinvolti, in ragione delle specificità di ciascuno, è comunque possibile fornire alcuni elementi applicabili almeno a una parte di essi, nonché alcune pratiche già esistenti che possono essere replicate altrove.

Uno dei fattori chiave nell'esaminare le opzioni strategiche dell'UE in questo settore è costituito dal cambiamento culturale presentato nel 2015 nel quadro della revisione della politica europea di vicinato. Se fino ad allora la strategia dell'UE era stata improntata a un approccio che prevedeva maggiori aiuti a fronte di un maggior impegno, i conflitti esplosi nella zona, unitamente alla minaccia terroristica e, in seguito, alla crisi dei rifugiati, hanno condotto a una revisione, su richiesta degli Stati membri dell'UE, per concentrare la maggior parte degli sforzi dell'UE sulla sicurezza e la stabilità di tali paesi, piuttosto che sul sostegno alla democratizzazione. Sebbene tale strategia abbia alcuni meriti, in particolare l'introduzione del principio di cotitolarità, è anche vero che ha indotto alcuni dei paesi interessati ad abbandonare almeno in parte il percorso di riforme democratiche intrapreso e ad avvalersi del loro ruolo di contenimento della migrazione e di cooperazione antiterrorismo per ottenere comunque vantaggi e finanziamenti da parte dell'UE, spesso anche sfruttando le contraddizioni insite nelle relazioni bilaterali con gli Stati membri dell'UE e tra di loro, nonché nell'approccio dell'UE: una tendenza che indebolisce l'Europa e ne scredita l'azione esterna.

Al tempo stesso, è emerso con chiarezza, una volta per tutte, che la strategia dell'UE nei confronti di questi paesi deve abbandonare l'approccio dall'alto verso il basso, tenendo conto piuttosto della volontà e delle esigenze dei singoli paesi. Probabilmente un simile cambiamento dovrebbe anche tradursi nella consultazione della società civile locale, rappresentativa del paese e della sua popolazione spesso più di quanto non lo siano le sue autorità di governo. La relazione suggerisce vivamente un maggiore coinvolgimento delle OSC locali.

La regione risente ancora fortemente delle conseguenze dei sollevamenti, anche se in misura diversa. Alcune questioni potrebbero essere più urgenti in alcuni paesi (porre fine ai conflitti, avviare un processo di riconciliazione, migliorare la situazione dei diritti umani, ecc.), ma un denominatore comune è rappresentato da risultati economici deludenti, peraltro aggravati da eventi esterni, come la crisi finanziaria globale, o semiesterni, come il calo dei prezzi del petrolio iniziato nel 2014. A essere chiamato in causa è il loro modello economico, per decenni basato sulle sovvenzioni statali e sui posti di lavoro nel settore pubblico. Con la pressione a cui sono sottoposti in questo momento i bilanci statali per questi e altri motivi, la mancanza di un vero e proprio settore privato, gli attuali ostacoli alle imprese, il declino degli IED, la fatiscenza delle infrastrutture e il declino del turismo diventano chiaramente alcune delle sfide più importanti che questi paesi si trovano a dover affrontare. Indissociabile da questo contesto è il tasso estremamente elevato di disoccupazione giovanile, uno dei fattori che hanno portato alle proteste, tuttora gravissimo se non peggiore rispetto al 2011. Fornire opportunità di lavoro, agevolare l'imprenditorialità, migliorare la qualità dell'istruzione, coinvolgere i giovani nel processo decisionale sono interventi essenziali per affrontare il problema e le azioni dell'UE non possono non tenerne conto nell'elaborazione delle politiche dell'UE riguardanti questa regione.

Rispondere alle aspettative delle popolazioni arabe scese in strada, in particolare dei giovani, non è un compito facile: richiederà tempo, grandi sforzi e una forte volontà politica. Ma è necessario per far sì che questi paesi diventino "stabili" e resilienti nel lungo termine. Non si tratta soltanto di un interesse strategico dell'UE, ma è anche un esito che si sposa con i valori fondamentali dell'Unione.


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (24.1.2019)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sul dopo-primavera araba: prospettive future per il Medio Oriente e il Nord Africa

(2018/2160(INI))

Relatore per parere: Maria Arena

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul),

–  vista la relazione globale del 2017 sul divario di genere, pubblicata dal Forum economico mondiale,

–  vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  vista la raccomandazione della commissione per i diritti della donna dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo, dal titolo "Partecipazione delle donne alle posizioni dirigenziali e al processo decisionale: sfide e prospettive", adottata in occasione della sua 13a sessione plenaria, tenutasi a Roma nel maggio 2017,

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del settembre 1995 e il programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (Conferenza del Cairo) del settembre 1994, nonché i risultati delle relative conferenze di revisione,

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e in particolare gli obiettivi di sviluppo sostenibile 1, 4, 5, 8, 10 e 13,

–  viste la 18a Conferenza delle parti (COP 18) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi a Doha, Qatar, dal 26 novembre all'8 dicembre 2012, e la relativa decisione di promuovere l'equilibrio di genere e migliorare la partecipazione delle donne ai negoziati dell'UNFCCC e alla rappresentanza delle parti in seno agli organismi istituiti ai sensi della convenzione o del protocollo di Kyoto (decisione 23/CP.18),

–  vista la 21a Conferenza delle parti (COP 21) dell'UNFCCC, tenutasi a Parigi, Francia, dal 30 novembre al 12 dicembre 2015,

–  viste la 22a Conferenza delle parti (COP 22) dell'UNFCCC, tenutasi a Marrakech, Marocco, dal 7 al 18 novembre 2016, e la relativa decisione sul genere e i cambiamenti climatici, che proroga il Programma di lavoro di Lima 2014 sulle questioni di genere (decisione 21/CP.22),

–  visto il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020 (GAP II),

–  visto l'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019,

A.  considerando che le rivolte arabe del 2011 hanno infranto le vecchie strutture e generato un'ondata di impegno civico, di cui le donne sono state importanti protagoniste; che, ciononostante, tale transizione non ha ancora condotto a un aumento della partecipazione femminile all'elaborazione delle politiche, delle leggi e dei diritti che determinano un rafforzamento del ruolo della donna nelle rispettive società;

B.  considerando che, nonostante i progressi compiuti nella promozione della parità di genere su scala globale, le donne nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa continuano a essere sottorappresentate in tutti gli ambiti della vita, in particolare nel settore del lavoro e nella sfera politica ed economica;

C.  considerando che molte ragazze nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa sono ancora costrette a matrimoni precoci, abbandonano gli studi e non hanno la possibilità di realizzare il loro pieno potenziale di guadagno; che in alcuni dei suddetti paesi la mutilazione genitale femminile è una pratica ancora diffusa;

D.  considerando che la tendenza a incolpare le vittime della violenza di genere, in particolare in caso di molestie sessuali, ha diffusione allarmante; che spesso tali azioni non sono condannate dalle pubbliche autorità e da altre istituzioni;

E.  considerando che la legislazione nei paesi in esame è tutt'altro che uniforme ma che, nella maggior parte di essi, gli atti omosessuali privati tra adulti consenzienti sono considerati un reato penale;

F.  considerando che i difensori dei diritti umani delle donne hanno svolto un ruolo fondamentale in qualità di agenti attivi del cambiamento in tali paesi, sostenendo le modifiche legislative delle politiche che tuttora istituzionalizzano la discriminazione; che i difensori dei diritti umani delle donne e gli attivisti per i diritti LGBTI, nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa come altrove, affrontano coraggiosamente e sfidano le norme sociali scontrandosi spesso con ostacoli tra cui minacce, molestie, diffamazione, stigmatizzazione, pressione sociale, arresto, torture, reclusione, divieti di viaggio, sequestri e altre violazioni;

G.  considerando che le parti dell'UNFCCC hanno stabilito, in occasione della COP 18, l'obiettivo di conseguire l'equilibrio di genere negli organi istituiti ai sensi della Convenzione e del Protocollo di Kyoto, allo scopo di incrementare la partecipazione delle donne, garantire una politica più efficace in materia di cambiamenti climatici, che tenga conto in modo equo delle esigenze delle donne e di quelle degli uomini, e di monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento dell'obiettivo dell'equilibrio di genere nel far progredire una politica climatica sensibile alle questioni di genere (decisione 23/CP.18);

H.  considerando che il programma di lavoro di Lima sulle questioni di genere, adottato in occasione della ventesima Conferenza delle parti (COP 20) dell'UNFCCC mediante la decisione 18/CP.20, esercita pressione in relazione alla parità di genere nella rappresentanza delle parti e promuove la sensibilità di genere nello sviluppo e nell'attuazione della politica relativa ai cambiamenti climatici;

I.  considerando che l'accordo di Parigi, adottato in occasione della COP 21, stabilisce che l'azione per il clima sensibile alla dimensione di genere deve essere integrata in tutti gli aspetti dell'attuazione dell'accordo;

1.  deplora che la condizione delle donne non sia migliorata e sia anzi persino peggiorata(1) nella maggior parte dei paesi interessati dalla primavera araba, sebbene le donne fossero parte integrante della forza motrice degli sviluppi che hanno condotto alle rivolte arabe e nonostante il ruolo attivo che le donne hanno rivestito nella mobilitazione per la democrazia e i diritti sociali, politici e civili; osserva, tuttavia, che da allora in alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Africa questi movimenti sono stati accompagnati da riforme legislative a favore della parità di genere, ma che tali riforme non hanno trovato pienamente riscontro nella pratica, in assenza di investimenti in adeguati strumenti di sensibilizzazione;

2.  sottolinea che la partecipazione e l'emancipazione delle donne nella vita pubblica, politica, economica e culturale dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa sono fondamentali per conseguire la stabilità, la pace e la prosperità economica a lungo termine; pone in evidenza che, in quei paesi in cui la primavera araba ha portato a conflitti che sono tuttora in corso, il coinvolgimento delle donne nei processi di pace e nella mediazione è essenziale per ristabilire una società non violenta; ritiene che l'accesso all'istruzione delle donne, sostenuto dalle organizzazioni della società civile, e la parità di genere siano fondamentali per conseguire tali obiettivi;

3.  osserva che l'accesso di donne e ragazze all'istruzione è essenziale per promuovere il loro ruolo in tutti questi ambiti; sostiene che le organizzazioni della società civile che operano nel settore dei diritti delle donne e della parità di genere possano contribuire all'emancipazione femminile nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa; invita inoltre l'Unione a sostenere maggiormente la società civile in questi paesi, basandosi sulle iniziative esistenti che si sono già dimostrate efficaci;

4.  evidenzia che, nonostante la primavera araba, ostacoli quali leggi e istituzioni discriminatorie implicano che le donne continuino a subire restrizioni per quanto riguarda la loro possibilità di partecipare alla vita politica, di candidarsi a una carica o di soddisfare le proprie esigenze economiche e sociali;

5.  osserva che alcuni paesi accolgono milioni di rifugiati, per la maggior parte donne e bambini che vivono in condizioni di povertà, aggravando la violenza domestica, lo sfruttamento di donne e ragazze a fini di prostituzione, il matrimonio forzato di minori e il lavoro minorile all'interno della comunità;

6.  invita il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a intensificare i propri sforzi a favore dello scambio di migliori pratiche in relazione al ruolo delle donne nella vita pubblica;

7.  esorta i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa ad attuare il programma di azione di Pechino in materia di accesso delle donne all'istruzione e all'assistenza sanitaria in quanto diritti umani fondamentali, compreso l'accesso alla pianificazione familiare volontaria e alla salute sessuale e riproduttiva nonché ai relativi diritti, come l'accesso gratuito alla contraccezione, l'aborto sicuro e legale, nonché l'educazione sessuale e relazionale rivolta a ragazzi e ragazze;

8.  esorta tutti i suddetti paesi a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e a sciogliere le riserve esistenti al riguardo; invita i succitati paesi a intraprendere le misure necessarie per rafforzare la parità di genere all'interno della società, per esempio mediante l'adozione di piani d'azione nazionali che comprendano misure efficaci a favore dell'uguaglianza di genere, congiuntamente alle organizzazioni femminili e agli altri soggetti interessati della società civile;

9.  sottolinea che la parità di genere e la partecipazione delle donne alla vita pubblica sono elementi fondamentali per incentivare la democrazia e promuovere una società pacifica e meglio funzionante;

10.  invita i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa a riformare le rispettive normative in materia di status personale al fine di abolire le leggi discriminatorie nei confronti delle donne, quali le leggi che disciplinano le successioni e il matrimonio, di aumentare la partecipazione delle donne alla vita pubblica, compresa la vita politica, e di contrastare qualsiasi forma di violenza contro donne e ragazze ratificando la convenzione di Istanbul;

11.  esorta i governi e i parlamenti dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa ad adottare misure volte a promuovere la partecipazione effettiva delle donne a tutti i livelli della vita politica, all'interno dei governi e dei parlamenti nazionali, regionali e locali, nonché a livello di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite; auspica in tal senso un'intensificazione dello scambio di buone pratiche con l'obiettivo di promuovere l'uguaglianza di genere, rafforzando la cooperazione a livello internazionale con UN Women, l'Unione interparlamentare e la commissione per i diritti della donna dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo;

12.  chiede ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa di contribuire attivamente alla lotta contro qualsiasi forma di violenza contro le donne; esorta tali paesi a firmare e ratificare la convenzione di Istanbul, strumento inteso a contrastare la violenza contro donne e ragazze, comprese la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili; invita, in particolare, i paesi che non l'hanno ancora fatto a rivedere la propria legislazione integrando formulazioni relative alla violenza di genere e ai delitti d'onore, sanzionando anche la minaccia di commettere tali azioni e prevedendo pene più severe per tutti i reati di questo tipo;

13.  riconosce l'importanza del ruolo dei difensori dei diritti umani delle donne nelle recenti evoluzioni legislative verificatesi in questi paesi, quali la recente adozione della legge sulla violenza contro le donne in Tunisia, che consente alle donne di ottenere ordini (restrittivi) di protezione di emergenza e a lungo termine nei confronti di quanti commettono abusi, l'introduzione di miglioramenti parziali alla legge del 2008 in materia di violenza domestica in Giordania e l'abrogazione delle leggi sulla non punibilità dello stupro all'interno del matrimonio in Tunisia, Giordania e Libano; osserva, tuttavia, che in questi paesi sono necessarie riforme strutturali al fine di garantire a tutte le donne la libertà di vivere senza discriminazioni e violenze;

14.  osserva le notevoli disparità economiche e sociali esistenti fra le zone urbane e quelle rurali, che spesso privano le donne dei mezzi necessari alla loro indipendenza; chiede un potenziamento del processo di decentramento e dei mezzi d'azione dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa mediante lo sviluppo di autonomie locali; invita altresì l'Unione a sostenere maggiormente la società civile di tali paesi, basandosi sulle diverse iniziative che si sono già dimostrate efficaci;

15.  accoglie con favore i programmi sviluppati dal segretariato dell'Unione per il Mediterraneo, come Med4Jobs, in quanto strumenti volti ad affrontare il problema dell'occupabilità dei giovani e delle donne nei paesi del Mediterraneo; chiede agli Stati membri dell'Unione per il Mediterraneo di incaricare il suo segretariato di incentrare le sue attività sullo sviluppo economico e sociale dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, al fine di sostenere il consolidamento del loro processo di transizione dedicando particolare attenzione alle donne e alle ragazze;

16.  sottolinea l'importanza di includere una prospettiva di genere nella valutazione e nell'approvazione dei progetti dell'Unione per il Mediterraneo, affinché tali progetti possano promuovere efficacemente l'emancipazione economica, sociale e politica delle donne in questi paesi;

17.  rileva altresì l'importanza che il settore agricolo riveste per le economie dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa; pone l'accento sulle ripercussioni dirette dei cambiamenti climatici sul settore agricolo, in particolare per le donne; invita tutti gli Stati membri ad adempiere agli impegni presi nel quadro delle conclusioni adottate in occasione della 62a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, in relazione alle problematiche da affrontare e alle opportunità da cogliere per conseguire la parità di genere, l'emancipazione di donne e ragazze nelle zone rurali e l'integrazione delle comunità rurali, tenendo al contempo in considerazione le caratteristiche specifiche delle loro strategie climatiche;

18.  sottolinea che le donne possono essere potenti attrici di promozione e costruzione della pace, di risoluzione dei conflitti e dei processi di stabilizzazione e pone in evidenza il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione della radicalizzazione e nella lotta all'estremismo violento e al terrorismo; ricorda che la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale nell'elaborazione e nell'attuazione di tali strategie contribuisce all'efficacia e alla sostenibilità delle politiche e dei programmi; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le donne nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, nonché le organizzazioni che difendono e promuovono i loro diritti; evidenzia la necessità di un facile accesso alla giustizia e alla giustizia di transizione, concentrandosi sulle donne sopravvissute alle violenze sessuali legate ai conflitti;

19.  riconosce che la parità di genere è un catalizzatore per lo sviluppo sostenibile e la gestione delle sfide climatiche; sottolinea che le donne non sono solo vittime, ma anche potenti agenti di cambiamento che, sulla base di un'equa partecipazione, sono in grado di elaborare e attuare efficaci strategie climatiche e/o soluzioni relative all'adattamento e alla mitigazione, nonché capaci di sviluppare resilienza contro i cambiamenti climatici come risultato delle loro diverse aree di competenza e conoscenza pratica in settori che spaziano dall'agricoltura, la silvicoltura e la pesca alle infrastrutture energetiche e le città sostenibili;

20.  invita i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa a osservare la decisione 23/CP.18 dell'UNFCCC, che stabilisce l'obiettivo di raggiungere l'equilibrio di genere negli organi istituiti ai sensi della Convenzione e del Protocollo di Kyoto, allo scopo di incrementare la partecipazione delle donne, garantire una politica più efficace in materia di cambiamenti climatici, che tenga conto in modo equo delle esigenze delle donne e di quelle degli uomini, e di monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento dell'obiettivo dell'equilibrio di genere nel far progredire una politica sensibile alle questioni di genere in materia di cambiamenti climatici;

21.  ricorda la decisione 21/CP.22 dell'UNFCCC sulla parità di genere e i cambiamenti climatici, che "invita le parti a nominare un punto di contatto nazionale in materia di genere per i negoziati sul clima, l'attuazione e il monitoraggio, e a fornirgli sostegno";

22.  ricorda che l'impegno strategico per l'uguaglianza di genere 2016-2019 pone la promozione della parità di genere e dei diritti delle donne in tutto il mondo tra le priorità della politica esterna dell'UE; esorta la Commissione a mantenere gli impegni assunti, invitandola ad accordare la priorità alla promozione dell'uguaglianza di genere, anche attraverso la fornitura delle risorse finanziarie necessarie;

23.  esprime preoccupazione in merito alle restrizioni all'accesso alla sanità pubblica e in particolare alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, in particolare per le donne e le ragazze che vivono in zone rurali;

24.  ricorda alle delegazioni dell'UE l'importanza di integrare la dimensione di genere nei dialoghi politici e nei vari dialoghi politici settoriali;

25.  rende omaggio a tutti i difensori dei diritti delle donne e della comunità LGBTI che si adoperano per porre fine ai trattamenti ingiusti e discriminatori e a quanti hanno protetto i diritti umani nonostante le difficoltà da affrontare; invita i governi dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa a porre in essere con urgenza i meccanismi necessari a contrastare tutte le forme di violenza contro le donne, incluse le molestie nei confronti degli attivisti per i diritti delle donne e della comunità LGBTI;

26.  invita la Commissione e il SEAE a garantire il sostegno ai difensori dei diritti delle donne e della comunità LGBTI e a continuare a migliorare l'attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, sfruttando pienamente tutti i mezzi a loro disposizione; sottolinea che, nei loro inviti a presentare proposte a livello locale nell'ambito dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), le delegazioni dell'UE sono tenute a fornire un sostegno prioritario ai difensori dei diritti umani maggiormente a rischio, così da fornire un sostegno efficace e mirato;

27.  ribadisce l'appello dell'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo a promuovere un progetto euro-mediterraneo sui divari di genere che includa un'analisi del tasso di rappresentanza delle donne nei parlamenti nazionali e regionali, nonché nelle istituzioni locali; ritiene che la commissione per i diritti della donna della suddetta assemblea parlamentare, così come la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere del Parlamento europeo, debbano essere informate annualmente sugli indicatori della disuguaglianza di genere nella regione euro-mediterranea.

INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

23.1.2019

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

7

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Heinz K. Becker, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Iratxe García Pérez, Arne Gericke, Anna Hedh, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Angelika Niebler, Maria Noichl, Marijana Petir, Pina Picierno, João Pimenta Lopes, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Jadwiga Wiśniewska, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eleonora Forenza, Julie Girling, Lívia Járóka, Dubravka Šuica, Mylène Troszczynski, Julie Ward

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jean Lambert

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

21

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea

GUE/NGL

Malin Björk, Eleonora Forenza, João Pimenta Lopes

PPE

Heinz K. Becker, Anna Maria Corazza Bildt, Julie Girling, Lívia Járóka, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Dubravka Šuica

S&D

Vilija Blinkevičiūtė, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Maria Noichl, Pina Picierno, Liliana Rodrigues, Julie Ward

VERTS/ALE

Jean Lambert, Terry Reintke, Ernest Urtasun

7

-

ECR

Arne Gericke, Jadwiga Wiśniewska

ENF

Mylène Troszczynski

PPE

Angelika Niebler, Marijana Petir, Michaela Šojdrová, Anna Záborská

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

Esfandiari, H. e Heideman, K., "The role and status of women after the Arab uprisings" (Il ruolo e la condizione delle donne dopo le rivolte arabe), IEMed Mediterranean Yearbook 2015, pagg. 303-306.


INFORMAZIONI SULL'APPROVAZIONEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

4.2.2019

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

33

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Bas Belder, Goffredo Maria Bettini, Elmar Brok, Klaus Buchner, Arnaud Danjean, Georgios Epitideios, Michael Gahler, Iveta Grigule-Pēterse, Sandra Kalniete, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Arne Lietz, Barbara Lochbihler, Ramona Nicole Mănescu, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Clare Moody, Javier Nart, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Julia Pitera, Cristian Dan Preda, Dobromir Sośnierz, Charles Tannock

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Brando Benifei, Neena Gill, Liisa Jaakonsaari, Soraya Post, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Helmut Scholz

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxelà, Karin Kadenbach, Ramón Luis Valcárcel Siso, Julie Ward, Flavio Zanonato


VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

33

+

ALDE

Iveta Grigule-Pēterse, Javier Nart

ECR

Charles Tannock

GUE/NGL

Helmut Scholz

PPE

Michèle Alliot-Marie, Elmar Brok, Arnaud Danjean, Santiago Fisas Ayxelà, Michael Gahler, Sandra Kalniete, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, David McAllister, Ramona Nicole Mănescu, Francisco José Millán Mon, Julia Pitera, Cristian Dan Preda, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Ramón Luis Valcárcel Siso

S&D

Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, Neena Gill, Liisa Jaakonsaari, Karin Kadenbach, Arne Lietz, Clare Moody, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Soraya Post, Julie Ward, Flavio Zanonato

VERTS/ALE

Klaus Buchner, Barbara Lochbihler

3

-

ECR

Bas Belder

NI

Georgios Epitideios, Dobromir Sośnierz

0

0

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2019Avviso legale