Procedura : 2019/0818(NLE)
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A9-0046/2019

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P9_TA(2019)0094

<Date>{06/12/2019}6.12.2019</Date>
<NoDocSe>A9‑0046/2019</NoDocSe>
PDF 334kWORD 98k

<TitreType>RELAZIONE</TitreType>

<Titre>sulla raccomandazione del Consiglio concernente la nomina di un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea</Titre>

<DocRef>(C9-0173/2019 – 2019/0818(NLE))</DocRef>


<Commission>{ECON}Commissione per i problemi economici e monetari</Commission>

Relatrice: <Depute>Irene Tinagli</Depute>

PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ALLEGATO 1: CURRICULUM VITAE DI Isabel Schnabel
 ALLEGATO 2: RISPOSTE DI Isabel Schnabel AL QUESTIONARIO
 PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla raccomandazione del Consiglio concernente la nomina di un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea

(C9-0173/2019 – 2019/0818(NLE))

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

 vista la raccomandazione del Consiglio in data 8 novembre 2019 (13651/2019)[1],

 visto l'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio europeo (C9‑0173/2019),

 vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine nel settore degli affari economici e monetari dell'UE[2],

 visto l'articolo 130 del suo regolamento,

 vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0046/2019),

A. considerando che, con lettera del 14 novembre 2019, il Consiglio europeo ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Isabel Schnabel alla funzione di membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea con un mandato di otto anni a decorrere dal 1° gennaio 2020;

B. considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha valutato le qualifiche della candidata proposta, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e all'imperativo di indipendenza totale della BCE quale risultante dall'articolo 130 del trattato; che, nell'ambito di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dalla candidata un curriculum vitae nonché le sue risposte al questionario scritto che le era stato trasmesso;

C. considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha poi proceduto, il 3 dicembre 2019, a un'audizione della candidata, nel corso della quale quest'ultima ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltele dai membri della commissione;

D. considerando che il Consiglio direttivo della Banca centrale europea comprende i membri del Comitato esecutivo della Banca centrale europea nonché i diciannove governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro; che, a tutt'oggi, questi ultimi sono tutti uomini;

E. considerando che il Parlamento ha ripetutamente espresso la sua insoddisfazione per la procedura di nomina dei membri del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e chiesto che le procedure al riguardo venissero migliorate; che il Parlamento ha chiesto di ricevere in tempo utile un elenco ristretto equilibrato sotto il profilo di genere e comprendente almeno due nomi;

F. considerando che il 17 settembre 2019 il Parlamento ha espresso parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Christine Lagarde come prima donna presidente della Banca centrale europea;

G.  considerando che le donne continuano a essere sottorappresentate nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea; che il Parlamento deplora che gli Stati membri non abbiano preso sul serio la sua richiesta e invita le istituzioni nazionali e dell'Unione ad adoperarsi attivamente per conseguire l'equilibrio di genere nelle prossime nomine;

H. considerando che tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione europea, così come tutte le istituzioni e gli organi nazionali, dovrebbero attuare misure concrete per garantire l'equilibrio di genere;

1. esprime parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Isabel Schnabel alla funzione di membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea;

2. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

 


 

ALLEGATO 1: CURRICULUM VITAE DI Isabel Schnabel

Novembre 2019

Versione integrale: https://www.finance.uni-bonn.de/members/schnabel/vita/

 

Professoressa di Economia finanziaria

Istituto di Finanza e statistica

Università di Bonn

53012 Bonn

Germania
Telefono: +49-(0) 228 / 73 9202

email: isabel.schnabel@uni-bonn.de

Internet: http://www.finance.uni-bonn.de/schnabel
Twitter: @Isabel_Schnabel

Dati personali

Data di nascita 9 agosto 1971

Luogo di nascita Dortmund (Germania)

Cognome alla nascita Gödde

Cittadinanza Tedesca

Figli Tre figli (2004, 2006, 2008)

 

Incarico attuale Professoressa (W3) di Economia finanziaria, Dipartimento di economia, Università di Bonn, dal dicembre 2015

Membro del Consiglio tedesco degli esperti economici (Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung) dal giugno 2014

Portavoce del Polo di eccellenza 2126 "ECONtribute – Markets & Public Policy" (Università di Bonn e Colonia), dal gennaio 2019

Copresidente del Consiglio franco-tedesco degli esperti economici dall'ottobre 2019

Ricercatrice affiliata al Max Planck Institute for Research on Collective Goods, Bonn, dal settembre 2007

 Ricercatrice presso il Centre for Economic Policy Research (CEPR), settore programmatico "Economia finanziaria", dal gennaio 2015 (ricercatrice affiliata dal dicembre 2006)

Ricercatrice affiliata e membro del comitato esecutivo del Reinhard Selten Institute, Bonn e Colonia, dall'aprile 2017

Ambiti di ricerca Settore bancario (stabilità e regolamentazione del settore bancario, banche "troppo grandi per fallire", rischio sistemico)

Finanza internazionale (crisi finanziarie, integrazione finanziaria, flussi di capitali)

Storia economica (crisi finanziarie e istituti finanziari)

Diritto finanziario ed economia

Carriera accademica e formazione

Marzo 2009-novembre 2015 Professoressa (W3) di Economia finanziaria, facoltà di Diritto, economia e gestione aziendale, Università Johannes Gutenberg, Magonza

Aprile 2007-febbraio 2009  Professoressa (W2) di Economia finanziaria, facoltà di Diritto, economia e gestione aziendale, Università Johannes Gutenberg, Magonza

Maggio 2004-agosto 2007  Ricercatrice senior (post-dottorato), Max Planck Institute for Research on Collective Goods, Bonn

Settembre 2004-marzo 2005 Ricercatrice ospite post-dottorato, dipartimento di Economia, Harvard University, Cambridge, USA

Febbraio 2003-aprile 2004 Assistente di cattedra di Economia, dipartimento di Economia, Università di Mannheim

Febbraio 2003 Tesi per il dottorato di ricerca (dottorato in Scienze politiche), dipartimento di Economia, Università di Mannheim (summa cum laude), titolo della tesi: "Macroeconomic Risks and Financial Crises - A Historical Perspective" (Rischi macroeconomici e crisi finanziarie: una prospettiva storica) primo correlatore: Martin Hellwig

1998-2003 Studi di dottorato nell'ambito del programma tedesco di ricerca post-laurea (DFG) sul tema "Allocation on financial markets" (Ripartizione del capitale sui mercati finanziari), dipartimento di Economia, Università di Mannheim

 Assistente alla ricerca e all'insegnamento presso la cattedra di economia, Teoria economica (Martin Hellwig), Università di Mannheim

Novembre 1998  Laurea in Economia ("Diplom-Volkswirtin"), Università di Mannheim (migliore allieva del corso) 

1997-1998 Studi di dottorato di ricerca (Ph.D.), dipartimento di Economia, University of California, Berkeley, USA (un anno)

1995-1997 Studi di Economia, dipartimento di Economia, Università di Mannheim

1995 Studi di lingua russa, San Pietroburgo, Russia (un semestre)

1994-1995 Studi di Economia, Sorbona (Parigi I), Università di Parigi (Francia) (un semestre)

1992-1994 Studi di Economia, dipartimento di Economia, Università di Mannheim

1990-1992  Formazione professionale ("Banklehre") presso Deutsche Bank, Dortmund

1990 Diploma di maturità ("Abitur")

Altre attività professionali (solo attività in corso)

Dal settembre 2019 Membro del Comitato scientifico consultivo dell'IZAIstituto di economia del lavoro e della Fondazione Deutsche Post

Dal giugno 2019 Vicepresidente del Comitato scientifico consultivo del Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) (membro dal marzo 2015)

Dal gennaio 2017 Vicepresidente del Comitato scientifico consultivo del Research Data and Service Centre (RDSC) presso la Deutsche Bundesbank (membro dal giugno 2016)

Dall'aprile 2016 Presidente del Comitato consultivo ("Fachbeirat") della BaFin (Autorità federale di vigilanza finanziaria) (membro dal gennaio 2008)

Dal marzo 2014 Membro della rete CESifo

Dal maggio 2013 Membro del consiglio di amministrazione ("Verwaltungsrat") della BaFin (Autorità federale di vigilanza finanziaria)

Dal luglio 2012 Membro del Comitato scientifico consultivo del Centre for European Economic Research (ZEW), Mannheim (attualmente inattivo)

Premi selezionati 

Dal 2019 Membro dell'Accademia delle scienze, delle scienze umane e delle arti del Nord Reno-Westfalia

Dal 2018 Membro dell'Accademia delle scienze e delle scienze umane di Berlino-Brandeburgo

2018 Premio Stolper, Verein für Socialpolitik

2018 Premio del Monetary Workshop "per i contributi alla teoria dei mercati finanziari e alla regolamentazione bancaria, nonché per l'analisi delle crisi finanziarie sistemiche"

2010 Premio per il miglior insegnamento, Dipartimento di Economia, Goethe University, Francoforte

2000 Premio per il miglior insegnamento, Dipartimento di Economia, Università di Mannheim

1993-1998 Borsa di studio della German National Academic Foundation ("Studienstiftung des Deutschen Volkes")

 

Competenze linguistiche lingua tedesca (madrelingua), inglese (fluente), francese (ottimo), russo (conoscenza di base)

PUBBLICAZIONI SELEZIONATE

Pubblicazioni su riviste scientifiche (selezione)

"Asset Price Bubbles and Systemic Risk" (Bolle dei prezzi delle attività e rischio sistemico), con Markus K. Brunnermeier e Simon Rother, Review of Financial Studies, di prossima pubblicazione.

"Foreign banks, financial crises and economic growth in Europe" (Banche estere, crisi finanziarie e crescita economica in Europa), con Christian Seckinger, Journal of International Money and Finance, 2019, 95, 70-94.

"A new IV approach for estimating the efficacy of macroprudential measures" (Un nuovo metodo delle variabili strumentali per valutare l'efficacia delle misure macroprudenziali), con Niklas Gadatsch e Lukas Mann, Economics Letters, 2018, 168, 107-109.

"Financial Sector Reform After the Crisis: Has Anything Happened?" (Riforma del settore finanziario dopo la crisi: è successo qualcosa?), con Alexander Schäfer e Beatrice Weder di Mauro, Review of Finance, 2016, 20(1), 77-125.

"Financial Integration and Growth – Why Is Emerging Europe Different?" (Integrazione finanziaria e crescita – Perché l'Europa emergente è diversa?), con Christian Friedrich e Jeromin Zettelmeyer, Journal of International Economics, 2013, 89, 522-538.

"Competition, Risk-Shifting, and Public Bail-out Policies" (Politiche in materia di concorrenza, trasferimento del rischio e salvataggio pubblico), con Reint Gropp e Hendrik Hakenes, Review of Financial Studies, 2011, 24(6), 2084-2120.

"Bank Size and Risk-Taking under Basel II" (Dimensioni degli istituti bancari e assunzione di rischi nel quadro di Basilea II), con Hendrik Hakenes, Journal of Banking and Finance, 2011, 35, 1436-1449.

"The Threat of Capital Drain: A Rationale for Regional Public Banks?" (La minaccia della fuga di capitali: una motivazione per istituire banche pubbliche regionali?), con Hendrik Hakenes, Journal of Institutional and Theoretical Economics, 2010, 166(4), 662-689.

"How Do Official Bailouts Affect the Risk of Investing in Emerging Markets?" (In che modo i salvataggi ufficiali influenzano il rischio legato agli investimenti nei mercati emergenti?), con Giovanni dell'Ariccia e Jeromin Zettelmeyer, Journal of Money, Credit, and Banking, 38(7), ottobre 2006, 1689-1714.

"Liquidity and Contagion: The Crisis of 1763" (Liquidità e contagio: la crisi del 1763), con Hyun Song Shin, Journal of the European Economic Association, 2(6), dicembre 2004, 929-968.

"The German Twin Crisis of 1931" (La 'crisi gemella' tedesca del 1931), Journal of Economic History, 64(3), settembre 2004, 822-871.

Pubblicazioni di argomento politico (selezione)

Target-Salden, Leistungsbilanzsalden, Geldschöpfung, Banken und Kapitalmärkte [Saldi Target, bilancia delle partite correnti, creazione di moneta, banche e mercati dei capitali], con Martin Hellwig, Wirtschaftsdienst, 99(9), 2019, 632–640.

Verursachen Target-Salden Risiken für die Steuerzahler? [I saldi Target creano rischi per i contribuenti?], con Martin Hellwig, Wirtschaftsdienst, 99(8), 2019, 553–561.

Completing Europe’s Banking Union means breaking the bank-sovereign vicious circle (Completare l'Unione bancaria europea significa rompere il circolo vizioso tra banche ed emittenti sovrani), con Nicolas Véron, VoxEU column, 16 maggio 2018, disponibile al seguente link: http://www.voxeu.org.

Breaking the stalemate on European deposit insurance (Superare la situazione di stallo del sistema europeo di assicurazione dei depositi), con Nicolas Véron, VoxEU column, 6 aprile 2018, disponibile al seguente link: http://www.voxeu.org.

Reconciling risk sharing with market discipline: A constructive approach to euro area reform (Conciliare la condivisione dei rischi con la disciplina di mercato: un approccio costruttivo alla riforma dell'area dell'euro), con Agnès Bénassy-Quéré, Markus K. Brunnermeier, Henrik Enderlein, Emmanuel Farhi, Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Pierre-Olivier Gourinchas, Philippe Martin, Jean Pisani-Ferry, Hélène Rey, Nicolas Véron, Beatrice Weder di Mauro, Jeromin Zettelmeyer, CEPR Policy Insight No. 91.

 


ALLEGATO 2: RISPOSTE DI Isabel Schnabel AL QUESTIONARIO

A. Informazioni di carattere personale e professionale

1. Potrebbe illustrare i principali aspetti delle Sue competenze professionali in ambito monetario, finanziario e commerciale e i principali aspetti della Sua esperienza a livello europeo e internazionale?

Sono Professoressa di Economia finanziaria dal 2007, dapprima all'Università di Magonza e poi, fino alla data attuale, all'Università di Bonn. La mia ricerca è sempre stata strettamente legata a temi monetari e finanziari.

Tra le altre cose, ho lavorato sulle cause e le risposte alle crisi finanziarie, prestando particolare attenzione alla questione delle banche troppo grandi per fallire e alle implicazioni per la regolamentazione bancaria. Inoltre, ho analizzato il verificarsi e le conseguenze delle bolle finanziarie e ho dimostrato come le fragilità del settore finanziario contribuiscano alle vulnerabilità derivanti dalle bolle dei prezzi delle attività. Ho anche analizzato il ruolo che le banche centrali e le politiche macroprudenziali possono svolgere nell'affrontare le bolle finanziarie. In altri studi ho preso in considerazione come le vendite di emergenza di attività amplificano le turbative finanziarie e il modo in cui le banche centrali possono far fronte a tali dinamiche indesiderate del mercato. Un altro ambito della mia ricerca riguarda l'impatto dell'integrazione finanziaria sulla crescita economica. In uno dei miei studi, ho evidenziato i danni economici prodotti dal venir meno dell'integrazione finanziaria durante la crisi della zona euro. Infine, parte della mia ricerca si è concentrata su temi strettamente legati all'Unione bancaria, come i fattori che determinano il legame tra banche ed emittenti sovrani e l'impatto delle procedure di risoluzione delle crisi bancarie sul rischio sistemico.

Nel mio lavoro c'è una componente teorica e una empirica; quella empirica è preponderante. Parte del mio lavoro si è concentrato su episodi storici che risalgono al XVII secolo, esaminando, ad esempio, il ruolo svolto dalle prime banche e dalle prime banche centrali per la stabilità monetaria e finanziaria. Le mie ricerche, cui hanno collaborato molti ricercatori nazionali e internazionali, sono state pubblicate su riviste scientifiche di fama internazionale e hanno ricevuto importanti finanziamenti accademici da parte di terzi, ad esempio attraverso il polo di eccellenza "ECONtribute – Markets & Public Policy", finanziato dalla Fondazione tedesca per la ricerca nel contesto della strategia tedesca per l'eccellenza.

Inoltre ho acquisito una notevole esperienza politica in veste di membro del Consiglio tedesco degli esperti economici, il principale organo consultivo economico indipendente di cui si avvale il governo tedesco e di cui faccio parte dal 2014. In tale veste, ho lavorato intensamente su temi legati alla stabilità finanziaria e monetaria, in particolare sulla riforma dell'architettura della zona euro (Unione bancaria, Unione dei mercati dei capitali e riforma del MES). Ad esempio, abbiamo sviluppato proposte sulle modalità di regolamentazione delle esposizioni sovrane, che sembra essere uno degli ingredienti chiave di un pacchetto che porta al completamento dell'Unione bancaria. Altri temi hanno riguardato le sfide che il settore bancario tedesco ed europeo deve affrontare, comprese quelle derivanti dai cambiamenti strutturali legati alla digitalizzazione.

Ho poi partecipato a numerose altre commissioni nel campo dell'economia monetaria e finanziaria. Dal 2015 faccio parte – dal 2019 in qualità di Vicepresidente – del Comitato scientifico consultivo (CSC) del Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB). In tale veste, ho fatto parte della Task Force sui bassi tassi di interesse e sono stata uno degli autori della relazione del CSC, di recente pubblicazione, sulla complessità (forse eccessiva) della regolamentazione finanziaria. Dal gennaio 2016 faccio parte – dal 2017 in qualità di vicepresidente – del Comitato scientifico consultivo del Research Data and Service Centre (RDSC) presso la Deutsche Bundesbank. Dal 2008 faccio parte – dal 2016 in qualità di presidente – del Comitato consultivo ("Fachbeirat") dell'autorità di vigilanza finanziaria tedesca BaFin (Autorità federale di vigilanza finanziaria). Grazie a queste e ad altre attività, ho avuto modo di creare un'ampia rete nel settore delle banche centrali e della vigilanza in tutta Europa e non solo.

Ho anche contribuito a numerose pubblicazioni di carattere politico. Vorrei sottolineare, in particolare, la mia partecipazione alla stesura della relazione franco-tedesca denominata "Relazione 7 più 7", che propone un'ampia serie di riforme della zona euro ed è stata accolta favorevolmente sia dal mondo accademico che dai responsabili politici. Questa relazione sottolinea il mio impegno per l'Europa, che emerge anche in molte altre mie pubblicazioni politiche. Ad esempio, in collaborazione con Nicolas Véron, ho sviluppato un modello di sistema europeo di assicurazione dei depositi. Sulla scorta del mio precedente lavoro relativo a temi europei, sono stata recentemente designata membro ed eletta copresidente del Consiglio franco-tedesco degli esperti economici, fondato sulla base del trattato di Aquisgrana dai governi francese e tedesco.

Ho ricevuto numerosi riconoscimenti per il mio lavoro scientifico e politico, tra cui la nomina a membro dell'Accademia delle scienze, delle scienze umane e delle arti del Nord Reno-Westfalia e dell'Accademia delle scienze e delle scienze umane di Berlino-Brandeburgo, il premio Stolper del "Verein für Socialpolitik" (associazione di economisti di lingua tedesca) per i miei contributi alla politica economica attraverso la mia ricerca, nonché il premio del "Monetary Workshop", un premio annuale per il conseguimento di risultati scientifici o pratici eccezionali nel settore monetario.

Ho sempre fatto sentire la mia voce nel dibattito pubblico, come testimoniato da numerose interviste e articoli di giornale, oltre che nel mio account attivo di Twitter. Recentemente sono stata classificata dal quotidiano tedesco FAZ come la più influente economista donna nell'area di lingua tedesca. Cosa più importante, sono sempre stata aperta alle buone argomentazioni, difendendo nel contempo le opinioni che consideravo appropriate.

2. Detiene partecipazioni finanziarie in un'impresa o impegni di altra natura suscettibili di confliggere con le Sue future funzioni? Vi sono altri fattori di rilievo, personali o di altra natura, di cui il Parlamento dovrebbe tenere conto in sede di valutazione della Sua nomina?

No.

3. Quali sarebbero gli obiettivi guida che perseguirebbe durante il Suo mandato alla Banca centrale europea?

Il mio obiettivo principale sarebbe quello di adempiere al mandato della BCE di garantire la stabilità dei prezzi, pur preservando l'indipendenza della banca centrale. Un secondo obiettivo sarebbe quello di contribuire a promuovere una cultura dell'analisi approfondita e basata sui dati per ripensare e migliorare la politica monetaria e per affrontare i nuovi sviluppi, come l'evoluzione digitale o i cambiamenti climatici. Tale approccio sarebbe utile nella prossima revisione dell'assetto della politica monetaria. Infine, mi adopererei per comunicare meglio al pubblico le politiche della BCE, in modo da far comprendere meglio ai cittadini le decisioni della BCE e le logiche soggiacenti, pur mantenendo un atteggiamento aperto alle critiche.

B. Politica monetaria della BCE

4. Quale politica monetaria dovrebbe portare avanti la BCE, A Suo avviso, nelle attuali condizioni macroeconomiche? Come vede le prestazioni della BCE per quanto riguarda la realizzazione del suo obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi? Il Consiglio tedesco degli esperti economici si è espresso a favore di una "inversione di tendenza delle politiche monetarie" a partire dal 2017. Qual è il Suo parere? Potrebbe spiegare meglio questo cambiamento di rotta?

Negli ultimi 20 anni, la BCE è stata molto efficace nel conseguire il suo obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi. In questo lasso di tempo, infatti, l'inflazione media dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) è stata dell'1,7 %, il che è sostanzialmente in linea con un tasso di inflazione inferiore, seppur prossimo, al 2 %. È un notevole successo alla luce del fatto che si è trattato di un periodo difficile, in cui si sono verificate anche le maggiori crisi finanziarie sin dai tempi della Grande Depressione. La principale minaccia in quel lasso di tempo non era rappresentata dall'inflazione eccessiva, come alcuni avevano temuto inizialmente, ma piuttosto le spinte deflazionistiche in seguito alle crisi finanziarie. La politica risoluta della BCE è stata in grado di evitare questi rischi deflazionistici. Quando i tassi di interesse hanno raggiunto la "soglia dello zero", la BCE è dovuta tornare a una "politica monetaria non convenzionale", che nel complesso si è rivelata molto efficace. In tutti questi anni, la politica della BCE è stata guidata dal suo mandato e si è sempre mantenuta saldamente entro i limiti del suddetto mandato. Gli studi hanno dimostrato che la politica della BCE non ha soltanto contribuito all'aumento dell'inflazione, ma anche a una maggiore crescita economica e a una minore disoccupazione.

La situazione attuale è caratterizzata da una recessione globale, legata alla crescente incertezza in risposta al conflitto commerciale e alla Brexit incombente. Il rallentamento si riflette nella debolezza dell'industria e nel calo della domanda di investimenti. Di conseguenza, anche la crescita nella zona euro ha subito un rallentamento. Finora, in molti paesi, la crescita del settore dei servizi è ancora stabile e la crescita dei consumi e il mercato del lavoro sono ancora solidi. Vi è tuttavia il rischio che la debolezza del settore manifatturiero si ripercuota su altri settori dell'economia, riducendo la fiducia dei consumatori e delle imprese e comprimendo così i consumi e gli investimenti.

Poiché la BCE è impegnata a mantenere la stabilità dei prezzi nella zona euro, deve seguire con molta attenzione questi sviluppi. Le spinte inflazionistiche sono state attenuate e l'attuale sviluppo economico potrebbe contribuire a ulteriori pressioni verso il basso. Le proiezioni attuali per i prossimi due anni mostrano che l'inflazione non è ancora in linea con l'obiettivo della BCE. Pertanto, continua ad essere necessario adottare un orientamento accomodante della politica monetaria. Allo stesso tempo, occorre osservare attentamente gli effetti collaterali per assicurarsi che il bilancio tra effetti positivi ed effetti collaterali continui a dare un saldo positivo.

Le prospettive economiche del Consiglio tedesco degli esperti economici nel 2017 e nel 2018 erano molto diverse dalla situazione che affrontiamo oggi. All'epoca, il Consiglio tedesco degli esperti economici prevedeva una notevole ripresa dei prezzi al consumo nel breve termine. La proiezione per l'inflazione nella zona euro nel 2017 è stata aumentata di 0,6 punti percentuali tra il novembre 2016 e il marzo 2017, dall'1,3 % all'1,9 %.

A causa del significativo rallentamento dei meccanismi di crescita della zona euro, questa accelerazione della dinamica dei prezzi non si è concretizzata. Ciò è stato riconosciuto anche dal Consiglio tedesco degli esperti economici nella sua ultima relazione, pubblicata nel novembre 2019. Un'inversione di tendenza della politica monetaria non sarebbe pertanto appropriata in questa fase. Le regole di politica monetaria (come la ben nota regola di Taylor) presentate dal Consiglio tedesco degli esperti economici dovrebbero essere interpretate come concetti positivi, anziché come concetti normativi. In particolare, la valutazione di queste regole si basa su una struttura soggiacente stabile. Se si verifica una discontinuità strutturale nelle serie soggiacenti, le regole non possono essere utilizzate per valutare l'adeguatezza dell'attuale orientamento politico.

Il Consiglio tedesco ha sottolineato i potenziali effetti collaterali della politica monetaria, che sono stati discussi anche in sede di Consiglio direttivo, in quanto possono influire sul meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Un esempio è costituito dai potenziali effetti collaterali sulla stabilità finanziaria. Un periodo prolungato di bassi tassi di interesse incide sui prezzi degli immobili e l'ESRB ha emesso segnalazioni e raccomandazioni nei confronti di alcuni Stati membri a causa di potenziali eccessi nel mercato immobiliare residenziale. Siffatte vulnerabilità devono essere affrontate principalmente attraverso politiche macroprudenziali, che possono anche essere adattate alle situazioni specifiche dei singoli paesi. Inoltre le valutazioni gonfiate, soprattutto nelle aree metropolitane, sono anche un riflesso del fenomeno migratorio verso le grandi città e dell'offerta insufficiente di alloggi. È quindi necessaria una risposta politica molto più ampia, che comprenda la politica macroprudenziale e la politica abitativa.

5. Cosa pensa del Pacchetto di misure di stimolo del Consiglio direttivo della BCE del 12 settembre e della sua decisione sulle indicazioni prospettiche? Qual è il Suo parere sulle modalità di adozione di questa decisione, in particolare alla luce dell'opposizione espressa pubblicamente da alcuni membri del Consiglio direttivo della BCE in seguito alla decisione? Più in generale, qual è il Suo parere sulle modalità con cui le decisioni di politica monetaria sono state adottate in passato? Ritiene che esse vadano cambiate e, in caso affermativo, in che modo?

Le decisioni adottate dal Consiglio direttivo della BCE in settembre hanno preso atto del rallentamento della crescita economica osservato negli ultimi mesi. Date le minori spinte inflazionistiche, queste decisioni possono essere giustificate dai dati attuali sull'inflazione come anche dalle prospettive di inflazione a medio termine, le quali non convergono ancora verso l'obiettivo di un tasso inferiore al 2 %, pur avvicinandosi a tale valore.

Tali decisioni tengono anche conto della difficoltà di mantenere lo stimolo monetario quando i tassi di interesse sono prossimi alla soglia minima effettiva. L'insieme delle misure stabilite dovrebbe essere in grado di fornire ulteriore sostegno all'economia reale mantenendo condizioni di finanziamento favorevoli. Le indicazioni prospettiche sono state adeguate in modo intelligente collegando direttamente le misure future alle prospettive di inflazione, il che garantisce una maggiore trasparenza in merito alla funzione di risposta della BCE e rende più facile per gli operatori del mercato prevedere la reazione della BCE alle evoluzioni dei dati soggiacenti. Le decisioni concernenti i tassi di interesse verranno discusse nella domanda successiva.

Dai resoconti dei media, deduco che il Consiglio direttivo ha convenuto all'unanimità che, nella situazione attuale, è necessario adottare un orientamento accomodante alla politica monetaria. Condivido pienamente tale punto di vista. Le opinioni divergono, tuttavia, riguardo a specifici strumenti di politica monetaria, in particolare per quanto riguarda la necessità di riavviare gli acquisti di attività. Tali disaccordi rispecchiano la difficoltà intrinseca della situazione e non problemi nel processo decisionale. In realtà, valuto molto positivamente il processo decisionale del Consiglio direttivo. Presumo che le decisioni siano state adottate secondo le regole dopo aver dato a tutti, compresi i membri del Consiglio senza diritto di voto, la possibilità di esprimere la loro opinione.

6. Come valuta gli effetti dei bassi tassi di interesse? Il Consiglio tedesco degli esperti economici ha spesso messo in guardia contro le spinte inflazionistiche causate dell'orientamento della BCE in materia di politica monetaria e ha raccomandato di aumentare i tassi di interesse. Come spiega il fatto che le spinte inflazionistiche non si siano concretizzate e quali conseguenze trae da queste previsioni smentite dai fatti?

Nel complesso, l'esperienza con i tassi di interesse bassi o addirittura negativi nella zona euro sembra essere stata positiva. La trasmissione dei tassi d'interesse di riferimento alle condizioni di finanziamento sembra aver funzionato senza intoppi, con benefici per l'economia.

I bassi tassi d'interesse hanno tuttavia suscitato preoccupazioni nei cittadini, i quali temono che tassi così bassi possano mettere a repentaglio la loro capacità di risparmio, soprattutto in vista della vecchiaia. In realtà, i bassi tassi di interesse rispecchiano tendenze soggiacenti a lungo termine, come l'invecchiamento della società e il passaggio a settori a minore intensità di capitale, e non possono essere attribuiti alla sola politica monetaria. In ogni caso, un aumento dei tassi d'interesse di riferimento della BCE difficilmente contribuirebbe a migliorare la situazione dei cittadini.

Il Consiglio direttivo segue con attenzione gli effetti collaterali negativi e ha dimostrato la sua volontà di contrastarli. La decisione della BCE di introdurre un sistema di differenziazione dei tassi per la remunerazione delle riserve può essere letta in questo contesto, in quanto riduce l'onere per le banche di detenere presso la banca centrale riserve in eccesso remunerate negativamente.

L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la soglia dello zero effettiva è inferiore al tasso nominale pari a zero. Può tuttavia esistere un tasso di interesse al di sotto del quale la politica monetaria può diventare meno efficace. Ciò rispecchia i potenziali effetti collaterali negativi dei tassi di interesse bassi e negativi sulla redditività delle banche, che possono limitare la trasmissione della politica monetaria all'economia reale. Naturalmente, questi effetti dipendono anche dalla questione se i tassi di interesse negativi possano essere trasferiti alle imprese e alle famiglie, il che sembra difficile, soprattutto per la clientela al dettaglio. In generale, è probabile che la redditività sia influenzata più dall'inclinazione della curva dei rendimenti che dal livello dei tassi di interesse. Inoltre, è probabile che la redditività delle banche trarrà vantaggio dal numero inferiore di inadempienze nei rimborsi dei prestiti dovuto a un contesto economico più favorevole, come dimostrato da recenti studi. Mentre la redditività delle banche non è un obiettivo di politica monetaria, un settore bancario non redditizio può diventare un ostacolo alla trasmissione della politica monetaria.

Le prospettive per il 2017 e il 2018 – quando il Consiglio tedesco degli esperti economici ha sostenuto la necessità di porre fine anticipatamente agli acquisti di attività e di comunicare una strategia di normalizzazione – erano molto diverse da quelle attuali. All'epoca, l'aumento della produzione era pari o addirittura superiore al potenziale. Nel tempo, ciò avrebbe potuto stimolare una dinamica dei prezzi al consumo più solida che, se si fosse dimostrata sostenibile e duratura, avrebbe anche potuto giustificare, a un certo punto, un orientamento più rigoroso della politica monetaria. Va osservato, tuttavia, che all'epoca il Consiglio tedesco non si espresse a favore di un aumento dei tassi d'interesse. Temeva semplicemente che in futuro tali aumenti avrebbero potuto verificarsi troppo tardi. Le previsioni del Consiglio tedesco in materia di inflazione si situavano, complessivamente, nello stesso ordine di grandezza di altre previsioni, tra cui quella della BCE.

Alla luce della mia candidatura, mi sono astenuta dal firmare le parti della relazione più recente che si riferiscono alla politica monetaria. Va segnalato che questa volta la relazione non ha sostenuto la necessità della normalizzazione. Tuttavia, il Consiglio tedesco non era favorevole alla ripresa degli acquisti di attività.

7. Vent'anni dopo l'introduzione dell'euro, ritiene che sia giunto il momento di procedere a una revisione del quadro di politica monetaria della BCE?

Nel periodo successivo all'introduzione dell'euro, il quadro di politica monetaria della BCE si è dimostrato molto efficace. La BCE è riuscita a mantenere l'obiettivo della stabilità dei prezzi anche in tempi di crisi profonde, frammentazione del mercato e fallimenti bancari. Tuttavia, negli ultimi vent'anni la macroeconomia e la politica monetaria hanno subito una notevole evoluzione. L'insieme degli strumenti monetari è stato ampliato per far fronte alle sfide di una politica monetaria prossima alla soglia dello zero. Benché il quadro esistente abbia permesso di mantenere la stabilità dei prezzi nella zona euro, la calibrazione degli strumenti è diventata più difficile.

La precedente revisione del quadro di politica monetaria della BCE ha avuto luogo nel 2003. Di conseguenza, sembra opportuno procedere a una revisione completa per garantire che le operazioni monetarie della BCE possano raggiungere l'obiettivo della stabilità dei prezzi in maniera ottimale. Appoggio quindi pienamente l'intenzione di Christine Lagarde di avviare una revisione strategica nel prossimo futuro e sarò lieta di contribuirvi. È importante che tale revisione si basi su un'attenta valutazione delle precedenti misure di politica monetaria, tenendo conto della loro capacità di contribuire all'adempimento del mandato. Ciò dovrebbe comprendere anche un'analisi dei potenziali effetti secondari che possono incidere sulla trasmissione monetaria.

In qualità di membro del comitato esecutivo, sarò lieta di discutere apertamente tali questioni in seno al Consiglio direttivo e insieme al personale della BCE. Ciò che conta è che qualsiasi modifica del quadro di politica monetaria porti di fatto a un miglioramento. In alcuni casi potrebbe essere auspicabile fornire chiarimenti. In generale, occorre tenere presente che la credibilità della banca centrale può essere influenzata negativamente quando l'obiettivo operativo viene adeguato in un momento in cui è difficile raggiungerlo. Pertanto, qualsiasi adeguamento deve essere effettuato con grande cautela sulla base di una solida base empirica.

8. Come intende assicurare la trasparenza riguardo all'attuazione del programma di acquisto di attività (PAA)? È d'accordo sul fatto che si potrebbe garantire maggiore trasparenza sul programma di acquisto di titoli garantiti da attività (ABSPP) e sul terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (CBPP3)?

La trasparenza è essenziale per tutte le operazioni di una banca centrale e garantisce la rendicontabilità, come ha sempre riconosciuto la BCE. Nel contempo, garantire un adeguato livello di trasparenza è un esercizio di equilibrio per la BCE.

Da un lato, limitare la trasparenza è giustificato se vi è il rischio che questa limiti l'efficacia della politica monetaria. In particolare, occorre evitare che gli operatori finanziari anticipino la banca centrale, il che potrebbe verificarsi se fossero pubblicate informazioni sulle detenzioni di singoli titoli.

Dall'altro, la BCE dovrebbe fornire le informazioni necessarie per la valutazione delle sue azioni. Per questo motivo, la BCE presenta un elevato livello di trasparenza per quanto riguarda l'attuazione della politica monetaria, compreso il programma di acquisto di attività (PAA). In particolare, la BCE pubblica sul proprio sito web i volumi mensili degli acquisti, il totale dei titoli e i riscatti, ripartiti per programma.

In generale, a mio giudizio, l'attuale livello di trasparenza riflette in maniera ragionevole il compromesso tra la rendicontabilità e le preoccupazioni circa la limitazione dell'efficacia della politica monetaria.

9. Che cosa pensa dei rischi associati al programma di acquisto per il settore societario (CSPP)? Come valuta l'attuale aumento della quota del CSPP sul mercato primario e, allo stesso tempo, l'attuale calo della quota del programma di acquisto del settore pubblico sul mercato secondario?

Dal 2016 la BCE acquista obbligazioni del settore privato non finanziario nell'ambito del programma di acquisto per il settore societario (CSPP). Nel complesso, il CSPP mira a migliorare le condizioni di finanziamento per le imprese della zona euro in modo più diretto, esercitando in tal modo un impatto sugli investimenti e quindi sull'economia reale.

Gli acquisti sono effettuati sia sul mercato primario che su quello secondario, sulla base di determinati criteri di ammissibilità, compresi i limiti relativi alla quota di emissioni e di emittenti. Ciò garantisce che siano acquistate solo attività con sufficiente qualità creditizia.

La quota di acquisti sul mercato primario e secondario e tra i diversi strumenti della BCE può variare a seconda delle condizioni di mercato. Tali fluttuazioni riflettono la flessibilità necessaria per la corretta attuazione dell'APP, in particolare tenendo conto delle considerazioni relative alla liquidità del mercato e ai modelli di emissione. L'aggiustamento del portafoglio per i diversi strumenti politici e le diverse giurisdizioni ai parametri del programma deve essere graduale, al fine di garantire l'ordinato svolgimento degli scambi. Le fluttuazioni non indicano una modifica della calibrazione del PAA: la BCE ha comunicato che può continuare i suoi acquisti netti per un lungo periodo di tempo rispettando gli attuali parametri del programma.

Tuttavia, per quanto riguarda il CSPP, vi è il rischio che alcune imprese siano privilegiate rispetto ad altre, in particolare le imprese più grandi rispetto a quelle più piccole. Pertanto, la BCE si assicura di acquistare un'ampia gamma di obbligazioni societarie, comprese le emissioni di piccole imprese, benché queste ultime tendano a non emettere obbligazioni. Alcuni elementi dimostrano tuttavia che le conseguenze positive sui costi di finanziamento hanno effetti di ricaduta sulle piccole e medie imprese.

In generale, l'ambito di applicazione del CSPP dipende dal ruolo del finanziamento offerto dal mercato alle imprese della zona euro. Dato il ruolo relativamente modesto delle obbligazioni per il finanziamento delle imprese, anche l'ambito di applicazione del CSPP è limitato.

10. A Suo parere, come può la BCE contribuire alla crescita economica, alla transizione ecologica e alla piena occupazione nel rigoroso rispetto del suo obiettivo principale, ossia mantenere la stabilità dei prezzi? A Suo avviso, vi sono altre possibili misure di politica monetaria che permetterebbero di accrescere gli effetti positivi sull'economia reale?

Benché la politica della BCE debba essere orientata innanzitutto al suo obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi, come sancito dall'articolo 127, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), lo stesso articolo aggiunge che, "fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea".

In generale, è probabile che una politica monetaria che promuove la stabilità dei prezzi sostenga anche la crescita economica e l'occupazione. Negli ultimi anni la creazione di milioni di posti di lavoro nella zona euro non sarebbe stata possibile senza le politiche della BCE. La politica monetaria altamente accomodante della BCE ha rafforzato la spesa dei consumatori e gli investimenti privati nella zona euro, promuovendo così la crescita economica e riducendo la disoccupazione. Le misure di politica monetaria della BCE adottate a settembre hanno ulteriormente contribuito a garantire condizioni di finanziamento molto favorevoli. Le misure della BCE continuano pertanto ad apportare benefici all'economia reale.

La BCE sta attualmente riflettendo su come sostenere le politiche in materia di clima. A tal fine, partecipa alla Rete per l'inverdimento del sistema finanziario, che vede la collaborazione di un ampio gruppo di banche centrali, autorità di vigilanza e istituzioni internazionali. All'interno di questo gruppo partecipa all'elaborazione di indirizzi sugli aspetti pertinenti del cambiamento climatico e sul modo in cui le banche centrali e le politiche di vigilanza possono adattarsi al cambiamento climatico e contribuire a mitigarlo. Dato che i lavori sembrano essere ancora in una fase iniziale, attendo con interesse di partecipare a questo dibattito.

Mentre le riflessioni maturate in seno alle banche centrali sembrano in questa fase più orientate al monitoraggio e alla gestione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico, sul fronte della politica monetaria la BCE si trova ad affrontare la questione di come integrare gli sviluppi connessi al cambiamento climatico nella sua analisi e se e come essa possa contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico, anche attraverso il suo programma di acquisto di attività.

Un aspetto che dev'essere affrontato è la valutazione del rischio delle attività in relazione ai rischi legati al clima e le conseguenze per la stabilità finanziaria. È necessario integrare il rischio climatico nei modelli di rischio, ma occorrono ulteriori sforzi per capire come farlo. Sulla base di tali modelli, la BCE dovrebbe tenere conto di tali fattori di rischio anche nelle sue funzioni di vigilanza microprudenziale e macroprudenziale, nonché nella sua valutazione dei coefficienti di scarto nei programmi di acquisto di attività. Più difficile è stabilire se la BCE debba preferire le obbligazioni "verdi" rispetto a quelle "marroni" nei suoi programmi di acquisto di attività (si veda la risposta successiva su questo punto).

11. Quali sono a Suo avviso le misure necessarie per finanziare il Patto verde per l'Europa? Che cosa pensa delle ripercussioni della politica della BCE sui cambiamenti climatici? Ritiene che la BCE debba allineare i propri acquisti di attività con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le disposizioni dell'accordo di Parigi sul clima? Ritiene che i programmi di acquisto di attività debbano essere in linea con il quadro tassonomico dell'UE? Quale sarebbe il ruolo della BCE nell'ambito della Rete per l'inverdimento del sistema finanziario?

La nuova Commissione europea ha giustamente incluso il Green Deal europeo tra le sue priorità principali. Data la natura globale del problema, è necessaria una cooperazione a livello non soltanto europeo ma globale. In ogni caso, vista l'urgenza della questione, tutti gli attori della politica economica, comprese le banche centrali, devono includere nella loro agenda la lotta contro i cambiamenti climatici.

I responsabili politici europei possono quindi fare la differenza affrontando insieme questa sfida. Ad esempio, la BEI svolgerà un ruolo importante nel finanziamento degli investimenti legati al clima. Secondo i piani della Commissione, queste azioni saranno rafforzate dal bilancio dell'UE, che, anche nel quadro del piano di investimenti per un'Europa sostenibile, può fornire un sostegno essenziale per finanziare la transizione. Saranno necessari ulteriori sforzi per mobilitare fondi privati, in particolare attraverso strutture di cofinanziamento. Il piano d'azione dell'UE sulla finanza sostenibile è un altro elemento importante per contribuire al finanziamento del Green Deal europeo.

Una corretta classificazione delle attività in base alla loro sostenibilità è fondamentale per orientare le decisioni di investimento. La tassonomia degli investimenti verdi costituisce il fulcro di queste attività e contribuisce a prevenire il "greenwashing". La tassonomia, una volta adottata e attuata, porrà le basi per qualsiasi politica di investimento sostenibile e per ulteriori misure in questo ambito.

La maggior parte degli economisti concorda sul fatto che l'introduzione della fissazione del prezzo del carbonio costituisce il modo più efficace per perseguire le politiche in materia di clima e realizzare gli obiettivi dell'accordo di Parigi (si veda anche la relazione speciale del Consiglio tedesco di esperti economici di quest'anno sulla fissazione del prezzo del carbonio). Rendendo le attività ad alta intensità di carbonio più costose, la fissazione del prezzo del carbonio stabilisce i giusti incentivi per i singoli e per le imprese nonché per l'innovazione. Inoltre, la transizione ecologica richiede investimenti pubblici e privati (ad esempio nelle infrastrutture, nella ricerca e nello sviluppo) e un ammortizzatore sociale degli effetti indesiderati a livello di distribuzione. Per questo motivo, vi è anche un ampio consenso sul fatto che le entrate derivanti dalla fissazione del prezzo del carbonio dovrebbero in gran parte essere restituite sotto forma di spesa ridistributiva. Un sistema globale di fissazione dei prezzi del carbonio fornisce, in linea di principio, incentivi adeguati per riorientare i flussi di capitali nella direzione auspicata. Pertanto, l'introduzione della fissazione del prezzo del carbonio in tutti i settori dell'economia dovrebbe costituire una priorità per i governi.

La transizione ecologica inciderà sul contesto macroeconomico in cui opera la BCE. Pertanto, essa deve riflettere sul suo ruolo in questo contesto in evoluzione, restando nel contempo chiaramente entro i limiti del suo mandato. La decisione di aderire alla Rete per l'inverdimento del sistema finanziario, come indicato in precedenza, costituisce un primo passo in tal senso e mostra chiaramente l'impegno della BCE di contribuire al dialogo ed elaborare politiche per le banche centrali e le autorità di vigilanza. Prendo atto, e mi compiaccio, del fatto che la BCE svolga un ruolo attivo nella rete. Christine Lagarde ha mostrato grande apertura rispetto alla questione del cambiamento climatico e aprirà certamente un dibattito su come la BCE possa contribuire ad affrontare il cambiamento climatico nell'ambito del suo mandato. Sarò più che lieta di contribuire a questo dibattito.

Finora gli acquisti di attività della BCE si sono basati sul principio della neutralità del mercato. Come Christine Lagarde ha scritto di recente in una lettera indirizzata all'on. Urtasun, deputato al Parlamento europeo, "il concetto operativo della neutralità del mercato è stato ritenuto il più appropriato, da un lato, per garantire l'efficacia delle misure di politica monetaria della BCE dal punto di vista della stabilità dei prezzi e, dall'altro, per rispettare il principio di un'economia di mercato aperta". Come indicato in tale lettera, anche la revisione del quadro di politica monetaria sarà utilizzata per riflettere sulla questione di come integrare le considerazioni relative alla sostenibilità.

Occorre osservare che l'attuale programma di acquisto di attività prevede già condizioni di finanziamento favorevoli per le imprese e i governi per finanziare la transizione ecologica. Di fatto, la BCE sta acquistando una notevole quantità di obbligazioni verdi pubbliche e private. Man mano che le obbligazioni verdi acquisteranno importanza sul mercato migliorerà la liquidità di alcuni mercati, il che si tradurrà automaticamente in una maggiore importanza delle obbligazioni verdi nel PAA.

Occorre valutare attentamente l'opportunità di privilegiare le obbligazioni verdi, in quanto potrebbe comportare un sovraccarico di lavoro per la Banca centrale, le cui decisioni sono orientate al suo mandato di stabilità dei prezzi.

12. Secondo Lei, la BCE dovrebbe acquistare un numero più elevato di obbligazioni della BEI per contribuire a finanziare gli investimenti europei, in linea con gli obiettivi primari e secondari della BCE?

Le obbligazioni emesse dalla BEI e da altri istituti sovranazionali fanno già parte del programma di acquisto del settore pubblico e saranno acquistate anche al momento della ripresa degli acquisti di attività. Conformemente alle norme, la BCE acquista queste obbligazioni sul mercato secondario entro limiti massimi di acquisto, che ora sono del 50 %. Attualmente tali obbligazioni rappresentano il 12 % degli acquisti complessivi. Con l'aumento delle emissioni di obbligazioni da parte della BEI, la quota di dette obbligazioni negli acquisti di attività potrebbe essere aumentata conformemente alle norme applicabili.

13. Qual è il Suo parere sull'erogazione del sostegno di emergenza alla liquidità (ELA)? Che cosa potrebbe essere migliorato nel processo decisionale relativo alla concessione dell'ELA?

La liquidità di emergenza (ELA) svolge un ruolo fondamentale nelle situazioni di crisi. È concessa in via eccezionale alle banche solventi che si trovano a far fronte a problemi di liquidità a breve termine e che non possono avvalersi delle principali operazioni di rifinanziamento, ad esempio per mancanza di garanzie ammissibili.

È stato deciso che le attività di erogazione di liquidità di emergenza siano condotte a livello nazionale (si veda l'articolo 14, paragrafo 4, dello statuto del SEBC). Ciò significa che anche i costi e i rischi dell'ELA sono sostenuti a livello nazionale. Per evitare che l'ELA interferisca con gli obiettivi della BCE esistono una serie di garanzie, a seconda dell'entità del sostegno previsto, che possono anche arrivare al divieto di eseguire operazioni se si ritiene che queste interferiscano con la politica monetaria unica dell'Eurosistema. L'accordo sull'ELA adottato nel luglio 2017 definisce la ripartizione delle responsabilità e il quadro per la condivisione delle informazioni al fine di evitare tali interferenze.

Nel complesso, l'ELA si è dimostrata efficace nel far fronte a carenze di liquidità a breve termine negli istituti finanziari della zona euro. In futuro, data la rilevanza delle ricadute transfrontaliere, in particolare per quanto riguarda lo stress di liquidità, si potrebbe discutere la possibilità di erogare l'ELA a livello europeo. Dato che il mercato bancario e dei capitali europeo sarà sempre più integrato nel processo di completamento dell'Unione bancaria e della creazione dell'Unione dei mercati dei capitali, esistono ulteriori argomentazioni a favore del trasferimento dell'importante ruolo dell'erogazione di liquidità di emergenza a livello sovranazionale. Ciò potrebbe altresì facilitare il coordinamento con altre autorità, come l'SRB, in situazioni di crisi. Alcuni temono che ciò potrebbe rallentare l'erogazione di liquidità in piena crisi. Occorrerà tenere conto di tali preoccupazioni.

14. Quale ruolo ritiene debba svolgere la BCE in relazione alle valute virtuali? Quali possibilità e quali rischi vede per quanto riguarda le attività virtuali? Quale sarebbe, a Suo avviso, il quadro normativo adeguato per le valute virtuali (e in particolare per le "stablecoin")?

Negli ultimi decenni sono state create numerose valute virtuali sulla base delle tecnologie blockchain e di registro distribuito. Finora queste valute virtuali non sono state in grado di svolgere le funzioni di moneta, principalmente a causa dell'elevata volatilità delle loro valutazioni. Pertanto, la maggior parte delle valute virtuali non sono effettivamente utilizzate come mezzo di scambio e possono piuttosto essere considerate come attività speculative.

Le iniziative private più recenti, in particolare l'iniziativa "Libra" di Facebook e la Libra Association, presentano miglioramenti rispetto alle precedenti valute virtuali come il bitcoin sotto due aspetti: sono garantite da attività, il che ne stabilizza il valore (per questo motivo sono denominate "stablecoin"– "valute stabili") e possono appoggiarsi alle vastissime reti dei loro fornitori, come Facebook. Le stablecoin possono avere il vantaggio di agevolare i pagamenti, in particolare in un contesto globale, riducendo i costi e aumentando la velocità. Inoltre, possono svolgere un ruolo utile nei paesi in via di sviluppo, nei quali molte persone non hanno accesso alle banche ma possono utilizzare i loro dispositivi mobili per effettuare i pagamenti.

Tuttavia, le stablecoin presentano rischi significativi. Esse rappresentano una nuova tecnologia che è, in larga misura, ancora da testare. Per sfruttare il loro potenziale, occorre affrontare i rischi intrinseci. I consumatori si trovano a far fronte a diversi rischi in relazione al valore e alla liquidità della moneta nonché alla tutela della vita privata, in quanto le operazioni di pagamento possono, in linea di principio, essere collegate ad altre informazioni nella rete in questione. Un secondo rischio importante riguarda il pericolo di pagamenti illegali, quali il finanziamento del terrorismo o il riciclaggio di denaro, che possono essere difficili da controllare in tali contesti. Un terzo rischio concerne la stabilità finanziaria. In funzione dell'applicazione esatta, potrebbero comportare rischi di corse allo sportello, che darebbero luogo a vendite di emergenza con potenziali ripercussioni sul resto del sistema finanziario. Infine, ancora una volta in funzione della concezione esatta, le stablecoin possono influire sulla trasmissione monetaria.

È quindi importante impegnarsi per definire una regolamentazione adeguata. Gli aspetti significativi riguardano la governance, l'integrità finanziaria, la sicurezza (compresa la protezione dal rischio cibernetico), la protezione dei dati e dei consumatori, nonché la stabilità finanziaria. Al tempo stesso, l'innovazione non dovrebbe essere soffocata dalla regolamentazione, che dovrebbe seguire il criterio "stessa impresa, stesse regole" e i principi di neutralità tecnologica e proporzionalità.

I regimi di stablecoin potrebbero facilmente diventare sistemici, date le potenziali dimensioni e la diffusione a livello globale. Ciò significa che la vigilanza dovrebbe rientrare nell'ambito di competenza dell'Eurosistema. La BCE ha inoltre la responsabilità di promuovere il corretto funzionamento, la sicurezza e l'efficienza del sistema di pagamento. Data la scala globale dei regimi di stablecoin che operano a livello transfrontaliero, qualsiasi approccio regolamentare deve basarsi su una collaborazione a livello mondiale. Pertanto, le iniziative in corso a livello del G7 sono fondamentali.

La comparsa delle valute virtuali in generale e delle stablecoin in particolare può essere considerato come un'indicazione del fatto che l'attuale sistema di pagamento è soggetto a inefficienze cui si dovrebbe porre rimedio. La BCE si è impegnata a migliorare i sistemi di pagamento in passato e dovrebbe continuare a farlo in futuro nell'esercizio delle sue funzioni di gestore del sistema di pagamento, supervisore e catalizzatore del cambiamento.

15. In che modo valuta le interazioni tra sistemi di pagamento e politica monetaria? Quale dovrebbe essere il ruolo della BCE, in qualità di banca centrale di emissione, in relazione alle stanze di compensazione funzionanti come controparti centrali (CCP)?

I sistemi di pagamento svolgono un ruolo importante per la politica monetaria. Se, ad esempio, le stablecoin fossero sempre più frequentemente utilizzate come riserva di valore e anche le operazioni di prestito fossero effettuate in stablecoin, la trasmissione monetaria nazionale potrebbe essere notevolmente indebolita. In questo caso particolare, il grado dipenderebbe in misura determinante da quali valute sono incluse nel paniere di riserva. In ogni caso, la BCE ha un forte interesse a monitorare lo sviluppo dei sistemi privati di pagamento per mantenere il controllo della politica monetaria.

Le controparti centrali (CCP) sono un altro importante attore del sistema finanziario. Negli ultimi dieci anni, la crescita della compensazione centrale ha aumentato l'importanza sistemica delle CCP in diverse giurisdizioni. Pertanto, il quadro normativo riveduto (EMIR 2) sarà fondamentale per ridurre i rischi e contribuire a evitare futuri crolli del sistema finanziario. L'EMIR 2, in particolare, rafforzerà la vigilanza dell'UE sulle CCP di rilevanza sistemica che sono situate al di fuori della zona euro e compensano volumi considerevoli di strumenti denominati in euro. Esso garantirà la partecipazione delle banche centrali di emissione (la BCE nella zona euro), che saranno in grado di svolgere attività di sorveglianza.

Il regolamento MVU stabilisce esplicitamente che la BCE non è l'autorità di vigilanza per le CCP. Vi sono tuttavia stretti legami tra la compensazione centrale, il sistema di pagamento e il mandato della BCE.

In primo luogo, il funzionamento del mercato dei pronti contro termine in euro, che è fondamentale per la trasmissione della politica monetaria, dipende in larga misura dalle CCP. Pertanto, la BCE ha un vivo interesse a evitare o attenuare le perturbazioni nel mercato dei pronti contro termine in euro che riguardano le CCP o hanno ripercussioni su di esse. In secondo luogo, le CCP svolgono un ruolo importante nel sistema di pagamento convogliando grandi quantitativi di liquidità e fungendo nel contempo da fulcro del mercato finanziario attraverso il quale le difficoltà possono propagarsi rapidamente. In terzo luogo, la BCE potrebbe essere chiamata a fornire un sostegno di emergenza alla liquidità alle banche che partecipano alle CCP o alle CCP stesse.

16. Quale ruolo prevede in futuro per le operazioni in contanti rispetto alle transazioni elettroniche?

È probabile che l'uso del contante diminuisca ulteriormente, ma ritengo improbabile che scompaia del tutto negli anni a venire.

I dati mostrano chiaramente che negli ultimi anni le transazioni senza contante sono aumentate notevolmente. La digitalizzazione e l'innovazione sono state determinanti. Allo stesso tempo, vi è una grande eterogeneità tra gli Stati membri e il contante rimane lo strumento di pagamento preferito per alcuni tipi di transazioni. Tale resilienza nell'uso del contante è dovuta alle sue caratteristiche uniche, quali la privacy. Inoltre, il suo impiego non richiede infrastrutture informatiche. Anche i fattori culturali possono svolgere un ruolo importante.

Ritengo pertanto che, sebbene ci si possa attendere un rapido cambiamento delle abitudini di pagamento, non da ultimo attraverso l'uso crescente dei portafogli digitali, è probabile che il contante rimanga diffuso in alcuni paesi e tra alcuni gruppi di utenti.

17. Qual è la Sua opinione sulle banconote di grosso taglio in euro?

Nella vita quotidiana dei comuni cittadini, le banconote di grosso taglio svolgono un ruolo secondario. Tuttavia, possono avere importanza come riserva di valore e come mezzo di pagamento per l'acquisto di oggetti costosi. Nel contempo, c'è il rischio che facilitino le attività illecite, grazie alla possibilità di trasferire grandi quantità di denaro a costi di trasporto ridotti.

Pertanto, tutte le banche centrali dell'Eurosistema hanno interrotto l'emissione di banconote da 500 EUR all'inizio dell'anno. È importante chiarire che le banconote da 500 euro mantengono il loro valore e hanno corso legale. La loro circolazione diminuirà gradualmente e finiranno per essere ritirate.

Nel complesso, le conseguenze di questo ritiro per i cittadini saranno di minore entità. Per le attività legittime si ricorrerà a banconote di piccolo taglio, mentre quelle illegali potrebbero incanalarsi nel mondo digitale. Pertanto, in futuro il controllo dei sistemi di pagamento digitali potrebbe svolgere un ruolo più importante nella lotta contro le operazioni di pagamento illegali rispetto all'abbandono delle banconote di grosso taglio.

18. Qual è il Suo punto di vista sull'eterogeneità delle condizioni monetarie e dell'accesso al credito nell'area dell'euro, e sul relativo impatto sull'uniformità della politica monetaria della BCE?

Prima della crisi finanziaria globale, sembrava che le condizioni monetarie e l'accesso al credito fossero ampiamente convergenti, agevolando il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Tuttavia, la crisi ha causato una forte divergenza delle condizioni di prestito tra gli Stati membri, ostacolando così la trasmissione della politica monetaria alle imprese e alle famiglie.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un sostanziale miglioramento delle condizioni monetarie e dell'accesso al credito nella zona euro, dovuto in larga misura alle facilitazioni concesse dalla BCE. Le misure di allentamento che hanno avuto inizio a metà del 2014 sono state in grado di ridurre in misura significativa i tassi dei prestiti bancari nella zona euro. Senza contare che è diminuita anche la variazione di fondo tra i paesi, con un conseguente sostanziale allentamento delle condizioni finanziarie per le imprese e le famiglie in tutta la zona euro. Queste condizioni favorevoli hanno contribuito alla crescita dei prestiti bancari, che a loro volta hanno influenzato positivamente gli investimenti privati e il consumo, contribuendo in tal modo a rafforzare la crescita economica.

Nel complesso, grazie alle misure della BCE, la politica monetaria unica della zona euro, ostacolata durante la crisi, è stata ripristinata. Le condizioni monetarie più omogenee hanno aiutato la BCE a salvaguardare il suo meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

19. Vari Stati membri dell'UE si stanno preparando a entrare nell'area dell'euro. In che modo ritiene che si possano evitare ulteriori divergenze tra gli Stati membri dell'area dell'euro nel prossimo decennio, alla luce delle condizioni economiche degli Stati candidati? Qual è lo scenario economico preferito per l'allargamento dell'area dell'euro?

L'adozione dell'euro richiede un adeguato livello di convergenza. Pertanto, la BCE e la Commissione europea pubblicano relazioni periodiche sui progressi compiuti dai paesi non appartenenti alla zona euro in materia di convergenza, compresi i progressi di ciascun paese verso il raggiungimento dei criteri di Maastricht. Oltre a ciò, le relazioni esaminano anche la sostenibilità del processo di convergenza, che dipende anche da fattori istituzionali.

Inoltre, data la creazione dell'Unione bancaria, l'adozione dell'euro implica la partecipazione alla vigilanza bancaria comune, ossia all'SSM. Pertanto, i paesi che desiderano aderire all'euro sono tenuti ad avviare una stretta cooperazione con la vigilanza bancaria della BCE prima dell'adozione della moneta unica e a soddisfare specifici requisiti di riforma. Il processo per stabilire la stretta cooperazione è stabilito nel regolamento SSM e nella decisione della BCE in materia. Una volta istituita la stretta cooperazione, le banche più importanti del paese saranno sottoposte alla vigilanza della BCE tramite istruzioni impartite all'autorità nazionale competente. Questa preparazione completa e accurata è volta a garantire un'agevole transizione verso il meccanismo di cambio e, in ultima analisi, verso l'euro.

In base ai trattati, ad eccezione del Regno Unito e della Danimarca, soggetti a una clausola di non partecipazione, tutti gli Stati membri dell'UE dovranno finire per adottare l'euro.

20. Quali sono i principali rischi e le principali opportunità per l'euro?

Durante i primi vent'anni dell'euro, la moneta comune ha dovuto affrontare grandi sfide, ma l'Unione economica e monetaria europea (UEM) ha resistito molto bene. Dopo 20 anni, il sostegno dei cittadini all'euro ha raggiunto un livello record, con il 76% che si è espresso a favore della moneta unica. Anche in piena crisi, il sostegno alla moneta unica tra la popolazione e tra la maggior parte dei leader europei è rimasto elevato.

L'euro ha portato numerosi vantaggi agli Stati membri e ai cittadini: un grande mercato interno sostenuto dalla stabilità monetaria, costi di finanziamento e di transazione più bassi nonché assenza di rischi di cambio nel commercio e negli investimenti transfrontalieri. Naturalmente, la crisi ha messo in luce gravi carenze nell'architettura della zona euro in ambito finanziario, fiscale ed economico. La frammentazione finanziaria, l'inadeguatezza delle politiche di bilancio anticicliche e la lentezza delle riforme strutturali hanno rappresentato una sfida importante per la zona euro. Ciononostante, sono stati compiuti notevoli progressi, non da ultimo con la creazione dell'Unione bancaria – che prevede una vigilanza comune e un meccanismo di risoluzione unico – e del MES.

Sono tuttavia necessarie ulteriori misure per stabilizzare la zona euro in modo sostenibile e sfruttare appieno i vantaggi del mercato unico. Come abbiamo sottolineato nella cosiddetta "relazione 7 più 7", ciò richiede un approccio equilibrato che preveda la condivisione del rischio e la disciplina di mercato. Concretamente, ciò si traduce nel completamento dell'Unione bancaria, compreso un sistema comune di garanzia dei depositi e un'adeguata regolamentazione delle esposizioni sovrane, in un'Unione dei mercati dei capitali più profonda, nonché in un quadro di bilancio modificato. Tali riforme devono essere accompagnate da politiche economiche sane e sostenibili che promuovano l'innovazione, l'inclusione e la crescita economica, dando nel contempo la priorità alla politica in materia di cambiamenti climatici.

Le sfide geopolitiche derivanti dal mutamento degli equilibri di potere a livello mondiale impongono all'Europa e alla zona euro la costruzione di una solida base interna per sostenere ulteriormente il mantenimento dell'ordine multilaterale.

La zona euro sta inoltre affrontando una serie di cambiamenti strutturali legati all'avvento delle criptovalute, alla digitalizzazione, alla sicurezza informatica e alla lotta contro il riciclaggio di denaro.

Nell'ambito del suo mandato, la BCE può contribuire ad affrontare tali sfide adottando un cambiamento e fornendo analisi e consulenza valide.

21. Quali sono a Suo avviso i rischi e le sfide più importanti per la BCE?

Se si guarda al breve termine, la zona euro ha goduto di un lungo periodo di crescita, ma l'economia ha iniziato a perdere un po' di vigore. La maggiore incertezza che caratterizza l'economia mondiale sembra essere il fattore critico alla base di questi sviluppi. Se si materializzassero i rischi di evoluzione negativa, imputabili ad esempio a una nuova escalation del conflitto commerciale, potrebbe essere più difficile evitare una recessione. Tuttavia, l'elevato grado di accomodamento monetario rende meno probabile un simile scenario.

In una prospettiva a più lungo termine, la BCE dovrà adeguarsi ai cambiamenti strutturali come qualsiasi altro agente economico. Ciò riguarda soprattutto la digitalizzazione e i cambiamenti climatici, ma anche il calo strutturale dei tassi di interesse – un fenomeno globale – sulla scia dell'invecchiamento della società e delle trasformazioni delle strutture produttive.

La combinazione di rischi più elevati per le prospettive e di tassi strutturalmente più bassi rende più difficile la conduzione della politica monetaria. Dato che i tassi d'interesse di riferimento sono già bassi, lo spazio in cui possono operare gli strumenti convenzionali della BCE in materia di politica monetaria è limitato.

Di conseguenza, le misure di politica monetaria della BCE dovranno essere guidate da un'attenta valutazione di costi e benefici, considerandone gli effetti sulle prospettive economiche e di inflazione nonché le ripercussioni in termini di stabilità finanziaria. Tenendo conto delle sfide a lungo termine, la BCE dovrà discutere delle modalità con cui può contribuire ad affrontare i cambiamenti strutturali nell'ambito del suo mandato. La prossima revisione della strategia di politica monetaria e del quadro operativo della BCE rappresenta un'ottima opportunità per riflettere su tali questioni.

Infine, la complessità dell'ambiente implica anche che la comunicazione al pubblico dovrà svolgere un ruolo più importante in futuro. In alcuni paesi, i bassi tassi di interesse sono visti in modo molto critico e la BCE è considerata responsabile di questa evoluzione. Così si rischia però di compromettere la fiducia nella valuta comune a lungo termine. Quindi, se in passato la comunicazione si è rivolta principalmente ai mercati finanziari, in futuro il grande pubblico dovrebbe avere un peso maggiore. Considerato l'impatto della politica monetaria sui cittadini, questi ultimi devono comprendere meglio sia il ruolo che i limiti della politica della banca centrale. A questo riguardo, occorre altresì combinare meglio le politiche economiche per promuovere lo sviluppo economico della zona euro.

 

22. Quali sono, per la stabilità finanziaria, i rischi connessi alla Brexit? Qual è a Suo avviso il ruolo della BCE nell'affrontare tali rischi?

I negoziati lunghi e inconcludenti sulla Brexit hanno causato molta incertezza nell'economia dell'Unione, indebolendo probabilmente gli investimenti e la crescita economica nel Regno Unito, con alcune ricadute sulla zona euro. Nonostante il Regno Unito continuerà a far parte dell'Unione fino al 31 gennaio 2020, permane l'incertezza politica e non è ancora esclusa una Brexit senza accordo. Un simile scenario potrebbe generare un'elevata volatilità dei mercati e non si possono escludere completamente ripercussioni sistemiche.

Le banche centrali e gli istituti finanziari sembrano ben preparati per uno scenario di questo tipo, cosicché il rischio di un evento sistemico è considerato di modesta entità. L'UE e i governi nazionali hanno adottato misure di salvaguardia per far fronte a eventuali perturbazioni, in particolare nel settore dei servizi finanziari transfrontalieri. La continuità dei contratti e le attività di compensazione attraverso le controparti centrali sono questioni critiche.

La BCE ha partecipato a questo processo e dovrebbe continuare a monitorare attentamente gli sviluppi, valutando i rischi per l'economia della zona euro e per il sistema finanziario. Le banche e altri soggetti privati sono stati invitati ad attuare i piani di emergenza e a prepararsi in vista di un regresso senza accordo. Le misure di salvaguardia dovrebbero rimanere in vigore fino a quando non sarà garantita la piena certezza della Brexit. In ogni caso, la BCE mantiene condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario, e potrebbe adottare misure appropriate per salvaguardare la stabilità finanziaria in caso di deterioramento delle condizioni di finanziamento e di liquidità.

23. A Suo avviso, l'attuale quadro di governance economica incoraggia le politiche di bilancio procicliche? Prevede i giusti incentivi per gli investimenti pubblici? Quali riforme ritiene necessario apportare al quadro in questione? Qual è la Sua opinione sull'ulteriore armonizzazione europea nel settore delle imposte sulle società?

Una politica di bilancio anticiclica efficace è fondamentale per la stabilità macroeconomica. In un'unione monetaria, la politica di bilancio è lo strumento principale per far fronte agli shock asimmetrici, dato che la politica monetaria unica riguarda la zona euro nel suo complesso e il tasso di cambio non può più essere utilizzato a tale scopo. Ragione per cui le regole di bilancio devono essere sufficientemente flessibili da consentire una politica anticiclica, evitando nel contempo un debito pubblico eccessivo e insostenibile e rendendo credibile la clausola di non salvataggio (articolo 125 TFUE).

Nel complesso, la situazione attuale sembra positiva. Molti paesi della zona euro hanno raggiunto gli obiettivi di bilancio a medio termine fissati dal patto di stabilità e crescita e non è in corso la procedura per i disavanzi eccessivi (PDE). Tuttavia, in alcuni paesi i progressi compiuti nella riduzione del debito pubblico sono stati insufficienti, in quanto il rispetto e l'applicazione delle norme di bilancio non sono stati ottimali. I rendimenti dei titoli di Stato sono notevolmente diminuiti rispetto ai periodi precedenti, ma la situazione potrebbe regredire rapidamente in caso di shock politici o economici.

Nel complesso, il quadro di bilancio dell'UE, comprese le norme del patto di stabilità e crescita, non ha pienamente soddisfatto le aspettative. Oltre alla sua eccessiva complessità, si è rivelato difficile stimare in modo affidabile i disavanzi strutturali in tempo reale. Pertanto, le norme in materia di bilancio possono essere troppo rigide nei periodi di crisi e troppo permissive in periodi di congiuntura favorevole. È inoltre chiaro che il principio del non salvataggio manca di credibilità perché i costi dell'insolvenza sovrana sarebbero considerevoli. Infine, l'UEM non dispone di strumenti per la condivisione dei rischi e la stabilizzazione. Sono tutti aspetti collegati: con riferimento al tema della "relazione 7 più 7", la disciplina di mercato non può essere credibile perché la condivisione dei rischi è troppo scarsa per limitare il contagio e ridurre i costi della ristrutturazione del debito.

Le riforme del quadro di bilancio dell'UE sembrano giustificate sotto tre aspetti. In primo luogo, per quanto riguarda le norme in sé, l'opzione più importante proposta è quella di procedere verso un obiettivo di debito a lungo termine combinato con una regola di spesa. In secondo luogo, sembra fondamentale che i governi aumentino la quota degli investimenti a favore della produttività nella loro spesa complessiva. In terzo luogo, queste riforme dovrebbero essere integrate da una capacità di bilancio della zona euro che preveda la condivisione dei rischi. Tale capacità potrebbe essere concepita come un sistema di riassicurazione contro la disoccupazione compatibile con gli incentivi, ma esistono altre opzioni. L'elemento critico è il fatto che uno strumento che agisce a livello della zona euro contribuisce a internalizzare gli effetti di ricaduta tra i vari Stati membri, effetti che non vengono presi in considerazione dagli stessi Stati membri.

Infine, per scongiurare pratiche fiscali eccessivamente aggressive ed evitare l'erosione della base imponibile, potrebbero rivelarsi utili delle iniziative volte a introdurre imposte minime sulle società. Tuttavia, la concorrenza fiscale può ancora svolgere un ruolo positivo e non dovrebbe essere eliminata completamente.

24. Ritiene che nella zona euro sia necessaria un'attività sicura europea al fine di contribuire non solo a stabilizzare i mercati finanziari e a consentire alle banche di ridurre la propria esposizione al debito pubblico, ma anche ad agevolare la corretta trasmissione della politica monetaria? In caso affermativo, in che modo?

Le "attività sicure" presentano una serie di benefici: forniscono un tasso di interesse di riferimento per l'intera curva dei rendimenti, fungono da riserva di valore e rappresentano una fonte di finanziamento a basso costo per l'emittente. Un'altra qualità fondamentale è che, se ben progettati, offrono sicurezza in tempi di crisi.

La conduzione delle politiche monetarie non convenzionali sarebbe più facile se si potesse contare su un'unica attività sicura a livello della zona euro. Un'attività sicura potrebbe anche contribuire a rendere la trasmissione della politica monetaria della BCE più uniforme a livello degli Stati membri, evitando la frammentazione. Infine, un'attività sicura non sensibile all'evoluzione del rischio sovrano nei singoli Stati membri potrebbe anche contribuire ad attenuare il circolo vizioso tra emittenti sovrani e banche nazionali – nonché le fughe verso la sicurezza – riscontrato durante l'ultima crisi e facilitare l'integrazione finanziaria. In tal modo si potrebbe anche spianare la strada al completamento dell'unione bancaria, in quanto le preoccupazioni relative alla regolamentazione delle esposizioni sovrane sono meno rilevanti in presenza di un'attività sicura della zona euro.

L'ultima crisi finanziaria ha portato a una forte rivalutazione dei rischi, riducendo di fatto la disponibilità di attività sicure. Nel contempo, una serie di fattori (ad esempio nuove iniziative normative, come i requisiti di liquidità per le banche, o gli sviluppi demografici nelle economie avanzate) ha aumentato la domanda di attività sicure. Per questi motivi, le attività sicure sono considerate scarse nel contesto attuale e questa loro scarsità potrebbe ripercuotersi negativamente sui mercati finanziari e sul settore bancario, nonché sull'attuazione della politica monetaria e sulla crescita economica.

Un'attività sicura comune potrebbe attenuare efficacemente la scarsità di attività sicure nella zona euro, potrebbe essere vantaggiosa per l'architettura dell'UEM e potrebbe rafforzare il ruolo internazionale dell'euro. Tuttavia, occorre prestare grande attenzione alla progettazione di attività sicure per la zona euro onde evitare una mutualizzazione del rischio, che non sarebbe opportuna alla luce dell'attuale struttura dell'UEM come unione di Stati sovrani. Le proposte più discusse in relazione alle attività sicure sono i titoli garantiti da obbligazioni sovrane (SBBS) e le obbligazioni elettroniche (e-bond). Mentre la prima proposta si basa sulla segmentazione, la seconda si basa sulla subordinazione. Pur presentando entrambe delle carenze, dimostrano la fattibilità di progetti intelligenti che non comportano una mutualizzazione del debito. Ma occorre fare di più.

Mentre la BCE può fornire analisi e consulenza su un'attività sicura, la progettazione e l'introduzione di tale attività non sono di sua competenza.

25. Qual è il Suo parere circa il dibattito in corso sul persistere di elevati livelli di debito pubblico e privato nella zona euro? Che cosa pensa della possibilità ventilata dalla Commissione europea di istituire un Tesoro della zona euro che accederebbe ai mercati finanziari a nome dei suoi membri per finanziare parte delle loro periodiche esigenze di rifinanziamento?

L'elevato livello del debito pubblico e privato costituisce una delle principali vulnerabilità della zona euro. Oggi la situazione è leggermente più favorevole rispetto agli anni successivi alla crisi. I rapporti debito privato/PIL sono scesi da un livello massimo del 147% nel 2015 a circa il 137% oggi, mentre i rapporti debito pubblico/PIL della zona euro nel suo complesso sono scesi a circa l'87% del PIL nel 2018, contro il 94,4% nel 2014. Ma queste cifre rimangono pur sempre tutt'altro che trascurabili, cosicché non vi è motivo di compiacersi.

L'elevato livello del debito pubblico e privato prima della crisi finanziaria si è rivelato una grave vulnerabilità in molti Stati membri. Per di più, il quadro generale di miglioramento maschera la forte eterogeneità di fondo. I livelli del debito privato continuano ad essere più elevati di quanto ritenuto ragionevole nell'ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici e in diversi paesi i livelli del debito pubblico continuano ad essere superiori a quanto consentito dal patto di stabilità e crescita; diversi Stati membri hanno infatti un indice di indebitamento superiore al 100% del PIL. Diversi Stati membri non hanno approfittato appieno degli anni precedenti, caratterizzati da tassi d'interesse bassi e da una crescita sostenuta, per ridurre il debito pubblico. Ciò potrebbe costituire una minaccia per la stabilità dell'area dell'euro se la situazione peggiora durante la recessione.

Una diminuzione delle quote di debito pubblico e privato è inevitabile. A livello nazionale, si rendono necessarie politiche di bilancio sane e il ricorso a strumenti macroprudenziali. Nelle fasi di consolidamento, è importante definire quali capitoli di spesa debbano subire tagli. Una composizione delle finanze pubbliche più favorevole alla crescita comporterebbe un trasferimento delle risorse verso gli investimenti pubblici; sul versante privato, potrebbe contribuire a creare condizioni quadro più favorevoli per ridurre il debito privato in eccesso.

Cosa ancora più importante, è necessario dare impulso alla crescita economica per aumentare il denominatore del rapporto debito/PIL. A tale riguardo è fondamentale l'attuazione di riforme strutturali a favore della produttività che garantiscano la prosperità a lungo termine. Promuovere il mercato unico è un modo importante per promuovere la produttività.

Le politiche nazionali possono essere sostenute a livello europeo, migliorando gli incentivi per i responsabili politici nazionali a perseguire politiche economiche e di bilancio sane. Tuttavia, la creazione di un ufficio di tesoreria per la zona euro rappresenterebbe un passo molto significativo. A tale scopo, sarebbe necessario trasferire ulteriormente la sovranità dal livello nazionale a quello europeo per mantenere l'insieme di responsabilità e controllo.

26. Qual è la Sua opinione sulle critiche mosse al quadro della BCE relativo alle garanzie, secondo cui esso non sarebbe abbastanza graduale e si baserebbe troppo su agenzie esterne di rating del credito?

I requisiti in materia di garanzie reali costituiscono un aspetto importante di tutte le operazioni di credito della BCE. Di fatto, si tratta di un obbligo imposto dall'articolo 18.1 dello statuto del SEBC e della BCE. Inoltre, è prudente che la BCE richieda garanzie collaterali per tutelarsi dal rischio finanziario associato a tali operazioni. L'attuale quadro di garanzie consente alla BCE di accettare un'ampia gamma di attività, applicandovi specifici scarti di garanzia in funzione di una valutazione del rischio. A questo fine, oltre ad affidarsi ai rating esterni delle agenzie, la BCE si avvale di sistemi interni di valutazione del credito offerti dalle banche centrali nazionali e di sistemi basati sui rating interni delle controparti. Tali sistemi sembrano riflettere ragionevolmente bene i rischi sottostanti.

Nel contempo, la BCE dovrebbe continuare a sostenere le iniziative volte a migliorare ulteriormente la trasparenza dei rating interni o esterni, in quanto potrebbero tutelare ancor di più il bilancio della BCE.

27. Come valuta il recente andamento del tasso di cambio USD/EUR? In che misura le considerazioni commerciali dovrebbero svolgere un ruolo nella conduzione della politica monetaria?

L'andamento dei tassi di cambio deve essere monitorato in quanto può incidere sull'inflazione. In linea con il consenso internazionale, la BCE non si occupa del tasso di cambio, contribuendo così ad evitare gli effetti dannosi delle guerre valutarie. In altre parole, se non come input analitico utile a comprendere le prospettive economiche, le considerazioni commerciali non dovrebbero avere voce in capitolo nelle decisioni di politica monetaria della BCE. Piuttosto, il tasso di cambio dovrebbe essere determinato unicamente dalle forze di mercato, in linea con i fondamentali economici, onde consentire una concorrenza leale e promuovere il commercio internazionale.

28. Come valuta i risultati del G20? Qual è il Suo parere sull'attuale livello di coordinamento tra le principali banche centrali?

Poiché nell'economia mondiale vi sono interconnessioni diverse e strette tra i paesi, la cooperazione internazionale è fondamentale per accrescere il benessere generale. Le guerre commerciali hanno dimostrato i danni che possono insorgere se gli accordi multilaterali vengono sostituiti da politiche basate su "il mio paese prima di tutto". L'attuale rallentamento nella zona euro è legato principalmente a fattori esterni, il che dimostra l'importanza della stabilità dell'economia mondiale e del sistema finanziario per la zona euro. Tale stabilità richiede a sua volta una stretta cooperazione internazionale, nonché forti organizzazioni multinazionali, al fine di monitorare e ridurre gli squilibri, rafforzare gli strumenti di gestione delle crisi e analizzare le tendenze a lungo termine che incidono sulle prospettive economiche mondiali.

In particolare, il G20 e il Consiglio per la stabilità finanziaria sono stati una pietra angolare nel coordinamento della risposta in termini di politica economica alla crisi finanziaria globale e nella definizione del programma di riforma. Tra i suoi nuovi compiti, il G20 dovrà esaminare come affrontare le sfide globali derivanti dalle incertezze commerciali e geopolitiche, dal passaggio al digitale e dall'innovazione nei pagamenti.

Il G20 costituisce inoltre un'importante piattaforma per le interazioni tra banche centrali, insieme al G7 e alla Banca dei regolamenti internazionali (BRI). In questo modo, offrono un canale per lo scambio di esperienze acquisite che, in alcuni casi, può condurre ad approcci comuni.

29. Dovrebbe la BCE intraprendere azioni concrete per dare impulso all'euro come valuta internazionale? In caso affermativo, quali misure intende adottare?

Un rafforzamento del ruolo internazionale dell'euro avrebbe probabilmente importanti implicazioni per la conduzione della politica monetaria. Tra queste figurano una trasmissione potenzialmente più forte delle decisioni di politica monetaria, un minore impatto dell'evoluzione dei tassi di cambio sull'inflazione, nonché un impatto sul livello dei tassi di cambio e sui rendimenti dei titoli di Stato. Nel complesso, le constatazioni della BCE indicano un netto effetto positivo del rafforzamento del ruolo internazionale della moneta unica nell'economia della zona euro.

Il ruolo internazionale dell'euro trarrebbe vantaggio da un'Unione economica e monetaria più integrata con mercati dei capitali più forti. Anche una maggiore resilienza agli occhi degli investitori internazionali, sulla scia di un'unione bancaria pienamente sviluppata e di posizioni di bilancio e strutture economiche solide a livello nazionale, sosterrebbe il ruolo internazionale dell'euro. Ciò potrebbe essere ulteriormente sostenuto dall'introduzione di attività sicure (safe asset).

30. Quali sono secondo Lei le principali sfide e opportunità per la comunicazione della banca centrale nel prossimo futuro?

Orientando le aspettative e promuovendo la fiducia, la comunicazione contribuisce all'efficacia delle politiche della BCE. La necessità di una comunicazione fluida da parte delle banche centrali è aumentata notevolmente durante la crisi e con l'introduzione di strumenti più complessi e atipici. Infatti, con le indicazioni prospettiche, la comunicazione stessa è diventata uno strumento di politica monetaria.

I riflettori puntati sulle banche centrali e la complessità dei nuovi strumenti hanno reso necessario rafforzare la comunicazione non solo con i mercati finanziari, ma anche con il pubblico. In particolare, è e continuerà ad essere richiesta una forte responsabilità della banca centrale nei confronti dei parlamenti. Al fine di soddisfare le richieste di maggiore trasparenza, la BCE ha iniziato a pubblicare resoconti delle riunioni di politica monetaria e ha rafforzato la divulgazione delle proprie attività detenute.

Per raggiungere una più ampia gamma di parti interessate, l'istituzione dovrebbe cercare di spiegare le proprie azioni in modo più semplice. A tal fine, dovrà anche mostrare in che modo queste azioni influiscono sulla vita quotidiana dei cittadini e contribuiscono a migliorarla. Ciò significa anche avviare discussioni su come la BCE possa, nell'ambito del proprio mandato, contribuire alle sfide emergenti.

31. In quale misura ritiene che le ricadute della politica monetaria, in particolare quella statunitense, incidano sulla conduzione della politica monetaria nella zona euro?

Tutte le economie sviluppate sono strettamente collegate tra loro da relazioni commerciali e mercati finanziari globali in cui vengono scambiate attività provenienti da tutti i paesi del mondo. Ciò significa che la politica monetaria statunitense, influenzando i mercati finanziari e il tasso di cambio degli Stati Uniti, incide anche sulla zona euro. Questi effetti sono particolarmente visibili nei mercati finanziari, ma sono presenti anche in tutti gli altri mercati.

La BCE dovrebbe considerare le ricadute nel valutare le prospettive di crescita e di inflazione nella zona euro e dovrebbe tenerne conto ai fini della formulazione della politica monetaria. Tuttavia, dovrebbe essere chiaro che il tasso di cambio non è un obiettivo di politica monetaria e che la BCE si concentra sul mantenimento della stabilità dei prezzi nella zona euro.

32. Il Consiglio di esperti economici della Germania ha sostenuto, riferendosi al caso della Grecia, che l'uscita dalla zona euro dovrebbe essere un'opzione affinché il paese in difficoltà non possa ricattare gli altri membri della zona euro. Qual è la sua opinione al riguardo? Come definirebbe la solidarietà europea in questo contesto? Come valuterebbe i probabili effetti dell'incertezza che grava sui mercati finanziari?

L'euro è stato concepito per essere irreversibile. Questa irreversibilità, insieme all'unicità della politica monetaria, distingue l'euro da altri accordi di cambio, come il currency board o le unioni monetarie informali. Finché è credibile, protegge la zona euro dagli attacchi speculativi. L'uscita di uno Stato membro dalla zona euro potrebbe nuocere gravemente a questa credibilità, dando luogo a speculazioni contro altri Stati membri. L'uscita di uno Stato membro non dovrebbe pertanto essere considerata un'opzione praticabile.

C. Stabilità e vigilanza nel settore finanziario

33. Qual è il Suo punto di vista sulla necessità di garantire una rigorosa separazione tra politica monetaria e vigilanza bancaria e quali sono, a Suo avviso, le riforme in grado di rafforzare e favorire tale separazione?

Al momento dell'istituzione del meccanismo di vigilanza unico (SSM), la decisione di attribuire compiti di vigilanza alla BCE era in gran parte motivata dalla necessità di creare un sistema di vigilanza europeo nei limiti imposti dall'attuale trattato. Di conseguenza, l'organizzazione e le capacità esistenti della BCE e del SEBC hanno consentito un rapido avvio delle attività dell'SSM.

Non è possibile determinare a priori se un sistema separato debba essere preferito a una combinazione all'interno di un'unica istituzione. Da un lato, la combinazione di politica monetaria e vigilanza bancaria può apportare benefici in termini di informazione. Le attività di prestito di ultima istanza e la politica monetaria possono essere migliorate affidandosi alle informazioni di vigilanza. Ciò può favorire la stabilità finanziaria e rafforzare la politica monetaria. D'altro canto, la politica monetaria e la vigilanza bancaria possono avere obiettivi divergenti, per cui uno di essi può essere compromesso se combinati all'interno di un'unica istituzione. Inoltre, possono sorgere rischi reputazionali quando la mancata vigilanza incide sulla credibilità della politica monetaria.

La struttura dell'SSM è una soluzione intermedia che combina la politica monetaria e la vigilanza bancaria all'interno di un'unica istituzione, pur mantenendo il principio di separazione. Questo principio assicura che la separazione organizzativa del personale, e norme di riservatezza per la condivisione delle informazioni, nonché diverse procedure decisionali tra la parte della BCE che si occupa della vigilanza bancaria e la parte della BCE che si occupa di politica monetaria. Tali garanzie sono, a mio avviso, molto importanti e appropriate. Tuttavia, sarà fondamentale controllare regolarmente se il sistema esistente può essere migliorato. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata al principio di separazione. Finora, a mio parere, non c'è nulla che suggerisca che il sistema attuale debba essere modificato.

34. Cosa ne pensa dell'attuale assetto istituzionale del CERS nel quadro della BCE per quanto riguarda i risultati concreti conseguiti nella vigilanza macroprudenziale?

L'introduzione di una regolamentazione e una vigilanza macroprudenziali è stato uno dei passi decisivi nella riforma dell'architettura finanziaria a seguito della crisi finanziaria globale. Il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) svolge un ruolo importante nell'assetto della vigilanza europea e si è affermato come istituzione utile per il monitoraggio dei rischi per la stabilità finanziaria derivanti dagli sviluppi macroeconomici e dal sistema finanziario.

La struttura istituzionale esistente, che comprende un consiglio generale che funge da organo decisionale primario, integrato da un comitato direttivo, un segretariato, un comitato scientifico consultivo e un comitato tecnico consultivo, si è dimostrata generalmente efficace. Inoltre, la combinazione di competenze scientifiche, l'uso delle capacità di ricerca e analisi della BCE e la partecipazione di un'ampia gamma di responsabili delle politiche finanziarie si è rivelata molto utile per il funzionamento del CERS. Quest'ultimo può tuttavia beneficiare di maggiori risorse e di un accesso più diretto ai dati per poter svolgere i propri compiti con un maggiore grado di indipendenza. Inoltre, sebbene sia auspicabile una stretta collaborazione con la BCE, una maggiore indipendenza potrebbe garantire che si tenga debitamente conto anche dei rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalla politica monetaria stessa.

In termini di risultati concreti, l'approccio intersettoriale del CERS, comprendente banche, compagnie di assicurazione, nonché mercati finanziari e infrastrutture di mercato, si è rivelato molto efficace. Le sue analisi e pubblicazioni hanno fornito una base importante per l'elaborazione della politica macroprudenziale nell'UE. Identificando rischi sistemici nuovi e noti, ha gettato le basi per numerose raccomandazioni, avvertimenti e pareri che invitano le autorità nazionali ad agire.

35. Come possiamo far fronte agli elevati livelli di stock di crediti deteriorati nonché ai rischi nel flusso di tali crediti? Come valuta il problema dei crediti deteriorati nei bilanci degli istituti di credito di piccole e medie dimensioni? Qual è a Suo avviso il ruolo della BCE e dell'SSM nell'affrontare tali rischi?

La BCE ha svolto un ruolo importante negli sforzi per ridurre i crediti deteriorati e il meccanismo di vigilanza unico (SSM) ha fatto di tale riduzione una priorità sin dall'inizio. Un primo passo importante è stata l'armonizzazione delle definizioni di crediti deteriorati in tutta la zona euro. Con la sua vigilanza microprudenziale, la BCE ha definito chiare aspettative su come le banche dovrebbero affrontare il problema ed è riuscita a indurre le banche ad attuare strategie di riduzione dei crediti deteriorati Nella fase di avvio dell'SSM, i crediti deteriorati delle banche ammontavano a quasi 1 000 miliardi di EUR. Grazie alla congiuntura economica favorevole e a forti misure di vigilanza, il volume di crediti deteriorati è sceso a 560 miliardi di EUR.

Tuttavia, i livelli di crediti deteriorati differiscono notevolmente tra gli Stati membri e, in particolare, nella maggior parte dei paesi che erano stati colpiti dalla crisi, il coefficiente dei crediti deteriorati è ancora al di sopra dei livelli precedenti la crisi. Per tale motivo, un'ulteriore riduzione dei crediti deteriorati rimane un compito importante, ed è inoltre importante evitarne futuri accumuli. Le nuove norme relative a un più rapido accantonamento di nuovi crediti deteriorati vanno nella giusta direzione.

Finora, è stata prestata scarsa attenzione alla questione dei crediti deteriorati presso enti meno significativi, che non sono direttamente controllati dalla BCE e non sono pertanto soggetti agli orientamenti della BCE in materia di crediti deteriorati. Dato che la valutazione globale che ha preceduto l'avvio dell'SSM si è concentrata solo sulle istituzioni significative, vi è anche una minore trasparenza per quanto riguarda la portata del problema. Si può quindi prendere in considerazione una valutazione globale degli enti meno significativi, soprattutto quando si valuta se le banche meno significative soddisfano i requisiti necessari per procedere con l'Unione bancaria.

In ogni caso, le banche più piccole sono anche soggette al pilastro 1 nel quadro del CRR rivisto, volto a garantire livelli di accantonamento adeguati per i nuovi crediti deteriorati. Ciò riflette giustamente l'esigenza di condizioni di parità di condizioni per tutte le banche dell'Unione bancaria, comprese le istituzioni meno significative, nel rispetto del principio di proporzionalità.

36. Come valuta l'elevata quantità di attività di livello 2 e 3 nei bilanci di molte banche? L'attuale quadro di vigilanza tiene debitamente conto di queste attività?

L'elevata quantità di attività di livello 2 e 3 nei bilanci delle banche è significativo. Nel secondo trimestre del 2019, secondo le statistiche della BCE in materia di vigilanza, le attività di livello 3 delle banche dell'SSM ammontavano a 194 miliardi di EUR e gli attivi di livello 2 a 3 174 miliardi di EUR. Alla luce di questi dati, i rischi di valutazione associati alle attività di 2 e 3 dovrebbero essere attentamente monitorati. L'SSM sembra condividere questo punto di vista, in quanto il rischio di negoziazione e le valutazioni delle attività rimangono priorità di vigilanza per il 2020.

Il trattamento contabile delle attività che non dispongono di un prezzo di mercato affidabile è da tempo un problema. Le attività (o passività) di livello 2 non sono spesso negoziate, ma è possibile determinarne il fair value (valore equo) sulla base di input osservabili. Nel caso delle attività di livello 3, esse sono valutate "per modello" sulla base di input e ipotesi non osservabili. Ciò significa che c'è un alto grado di incertezza circa l'adeguatezza della loro valutazione. Non ne consegue automaticamente che tali attività sono pericolose o presentano rischi per la stabilità finanziaria. Tuttavia, date le difficoltà di valutazione delle attività di livello 2 e 3, è necessario un ulteriore monitoraggio.

37. Qual è il Suo parere in merito alla regolamentazione degli enti del sistema bancario ombra? Ravvisa lacune normative e di vigilanza che i legislatori dovrebbero affrontare a breve termine?

Dopo la crisi finanziaria, gli intermediari finanziari non bancari, in particolare i gestori patrimoniali, hanno acquisito importanza. In linea di principio, dovrebbe esserci una maggiore diversificazione del sistema finanziario, dato che i sistemi finanziari dominati dalle banche hanno dimostrato scarsa resilienza nella crisi. La crescita degli intermediari finanziari non bancari riflette pertanto in parte l'auspicata transizione verso un finanziamento maggiormente basato sul mercato, che potrebbe contribuire ad aumentare la resilienza complessiva dell'economia reale.

Tuttavia, vi è stata preoccupazione per l'arbitraggio normativo, in quanto le attività rischiose potrebbero essersi spostate dal settore bancario più strettamente regolamentato al sistema bancario ombra. Mentre altre parti del sistema finanziario non sono prive di regolamentazione, solo di recente sono stati affrontati i potenziali rischi sistemici che questi settori possono comportare. Il Consiglio per la stabilità finanziaria, il CERS e l'ESMA hanno svolto un lavoro utile per individuare e affrontare i rischi sistemici associati alle istituzioni finanziarie non bancarie nazionali, in particolare per quanto riguarda i rischi di liquidità e i rischi derivanti da istituzioni con leva finanziaria. Sono necessari ulteriori lavori per comprendere meglio gli effetti di ricaduta delle istituzioni finanziarie non bancarie nazionali in altri settori del settore finanziario, compreso il settore bancario tradizionale.

Una tale comprensione potrebbe fornire un utile contributo per individuare e colmare le lacune nella regolamentazione micro e macroprudenziale del settore delle istituzioni finanziarie non monetarie nazionali.

38. Qual è il Suo parere sulle misure da adottare per il completamento dell'Unione bancaria con l'istituzione di un sistema europeo di garanzia dei depositi e un sostegno di bilancio, inclusa la necessaria attuazione della vigente legislazione sull'Unione bancaria?

Un sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) è parte integrante e indispensabile dell'unione bancaria. L'obiettivo generale dell'unione bancaria è quello di allentare gli stretti legami tra governi e banche. Disposizioni comuni in materia di vigilanza e di risoluzione sono passi auspicabili in questa direzione. Permangono tuttavia notevoli lacune. In quest'ottica, accolgo con grande favore il nuovo impulso per un accordo su una tabella di marcia per l'EDIS.

Attraverso i sistemi nazionali di garanzia dei depositi, si viene a creare uno stretto legame tra le banche e i loro emittenti sovrani, in quanto la credibilità dell'assicurazione dei depositi si basa in ultima analisi su un sostegno di bilancio implicito. La credibilità dell'assicurazione dei depositi dipende quindi dalla situazione dello Stato sovrano, così come lo Stato può risentire negativamente delle difficoltà del settore bancario. L'assicurazione nazionale dei depositi costituisce un ostacolo all'integrazione del settore bancario, in quanto incentiva la separazione in tempi di crisi. La frammentazione del settore bancario rende più difficile per le banche trarre vantaggio dal grande mercato europeo, che è diventato ancora più importante con l'avvento dei modelli di business digitali.

L'EDIS dovrebbe essere concepito come un sistema di riassicurazione con comparti nazionali permanenti, che devono essere sfruttati prima di accedere ai fondi europei. I premi assicurativi dovrebbero dipendere da fattori di rischio legati alla singola banca e al singolo paese. In futuro, la tabella di marcia dovrebbe anche portare a un sostegno pubblico comune per l'EDIS, che sarebbe il passo finale necessario per recidere il legame tra i sistemi bancari nazionali e i rispettivi emittenti sovrani.

L'EDIS dovrà essere accompagnato da ulteriori misure di regolamentazione. Tra queste figurano, soprattutto, un'adeguata regolamentazione delle esposizioni sovrane per evitare che i rischi di insolvenza sovrana possano essere trasferiti a livello europeo attraverso un'assicurazione comune dei depositi. Ciò potrebbe assumere la forma di imposte sulla concentrazione del debito sovrano, che variano a seconda del rischio e si applicano solo a partire da un certo livello di esposizione al debito pubblico di un determinato emittente sovrano.

Inoltre, il completamento dell'Unione bancaria richiede un'ulteriore riduzione del rischio, ad esempio riducendo i crediti deteriorati e accumulando capitale di salvataggio (TLAC e MREL). Un'attività sicura europea (discussa in precedenza) potrebbe contribuire a facilitare la transizione verso il nuovo regime, offrendo alle banche un'attività sicura e ben diversificata, e potrebbe attenuare le preoccupazioni circa gli effetti del cambiamento del trattamento normativo sulla stabilità dei mercati del debito sovrano.

Sebbene il nuovo regime di risoluzione delle crisi abbia superato le prime prove, permangono lacune anche nel quadro di risoluzione delle crisi. Dato il sistema attuale, solo i casi di risoluzione più ampi sono trattati a livello europeo, mentre i casi meno sistemici sono di competenza degli Stati membri. Tuttavia, i regimi nazionali di insolvenza bancaria non sono armonizzati, il che significa che non esiste un unico regime di risoluzione, ma di fatto 19 regimi distinti. L'armonizzazione dei regimi nazionali in materia di insolvenza bancaria dovrebbe pertanto costituire un tema prioritario. Un'altra questione riguarda la fornitura di liquidità nelle procedure di risoluzione. Sebbene l'accordo sul sostegno di bilancio al Fondo di risoluzione unico (SRF) sia stato un passo importante, tale Fondo non sarà ancora in grado di far fronte alle richieste di liquidità, poiché queste raggiungono facilmente una scala che va ben oltre le dimensioni dell'SRF, compreso lo strumento di sostegno.

39. Quali sono, secondo Lei, i rischi connessi ai prestiti con leva finanziaria per la stabilità finanziaria e come dovrebbero essere affrontati?

In un contesto di bassi tassi d'interesse, abbiamo visto gli investitori cercare investimenti più redditizi. I prestiti con leva finanziaria vengono concessi a società già fortemente indebitate o a privati con uno storico di credito relativamente scarso. Comportano quindi un rischio di credito intrinsecamente più elevato e pagano rendimenti superiori.

Secondo il bollettino del maggio 2019 della vigilanza bancaria della BCE, alla fine dello scorso anno le 18 banche più attive in questo mercato tra quelle soggette alla vigilanza della BCE avevano un'esposizione pari a 321 miliardi di EUR. Questa cifra è ancora notevolmente inferiore a quella del mercato dei prestiti a elevata leva finanziaria negli Stati Uniti. Ma la BCE ha ripetutamente sottolineato il rischio di errori di valutazione e di indebolimento dei requisiti per la sottoscrizione nel mercato dei crediti con leva finanziaria. Nel 2017 la BCE ha pertanto pubblicato una guida sui prestiti con leva finanziaria e ha incluso la leveraged finance nelle sue priorità di vigilanza per il 2020. In un periodo di recessione, infatti, i prestiti con leva finanziaria potrebbero rapidamente mostrare tassi di inadempienza in aumento. Vi è inoltre un potenziale elemento di rischio sistemico, in quanto gli investitori sono fortemente interconnessi e le banche hanno esposizioni indirette, anche attraverso le CLO (Collateralised Loan Obligations).

40. Quali sono secondo Lei le sfide a cui la BCE si troverebbe dinanzi se il meccanismo europeo di stabilità (MES) venisse trasformato in un Fondo monetario europeo (FME)? Quale ruolo attribuisce alla disciplina dei mercati finanziari nella determinazione del prezzo del debito sovrano?

Un elemento centrale della gestione delle crisi nella zona euro è stata l'istituzione del meccanismo europeo di stabilità (MES) e del suo predecessore, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF). L'erogazione totale di 295 miliardi di EUR di assistenza finanziaria dal 2010 sottolinea l'importante ruolo svolto dal MES.

Nonostante la sua efficacia, la crisi ha anche rivelato che il funzionamento del MES può essere ulteriormente migliorato. Queste riforme vanno in due direzioni. In primo luogo, vi è una serie di riforme, attualmente in discussione, che mirano a rafforzare la governance del MES e ad integrarne gli strumenti. Tali riforme prevedono un rafforzamento del ruolo del MES nei programmi di assistenza finanziaria e delle modifiche delle sue linee di credito precauzionali, che finora non sono mai state utilizzate. (Ciò non significa necessariamente che sono inefficaci - anche OMT non è stato utilizzato, ma ha chiaramente avuto effetti stabilizzanti). In secondo luogo, vi è un'altra serie di riforme che modificano il ruolo del MES per fornire sostegno in altre aree dell'architettura della zona euro. Ciò include, in particolare, il ruolo che il MES svolgerà come sostegno per il Fondo di risoluzione unico, rafforzando così il quadro per la risoluzione bancaria.

Considerati i miglioramenti previsti in entrambe le dimensioni, sarebbe auspicabile un accordo politico sulla riforma del MES nel dicembre 2019, seguito dai processi nazionali di ratifica nel 2020.

Tuttavia, per quanto riguarda la trasformazione del MES, ritengo che sarebbe improprio definire un MES trasformato quale "Fondo monetario europeo", in quanto ciò non rende giustizia alle sue funzioni.

Sane politiche di bilancio sono essenziali per garantire che i livelli del debito sovrano rimangano sostenibili e che i governi nazionali dispongano di sufficiente margine di bilancio per rispondere alle crisi economiche. L'aumento dei premi di rischio può servire a segnalare che la sostenibilità del debito sovrano è minacciata. Tuttavia, l'esperienza passata ha dimostrato che i mercati non sempre funzionano perfettamente e che possono verificarsi fallimenti del mercato, soprattutto in tempi di crisi, che danno luogo a una dannosa dinamica di forte espansione e repentina contrazione. Pertanto, qualsiasi quadro di bilancio dovrebbe includere aspetti della disciplina di mercato al fine di prevenire l'accumulo di squilibri fiscali, ma dovrebbe anche contenere un quadro efficace di gestione delle crisi. Entrambi sono fondamentali per la stabilità della zona euro.

41. In che modo valuta il coinvolgimento della BCE nel quadro dei programmi di assistenza finanziaria? Quale futura evoluzione prevede per il potenziale coinvolgimento della BCE nei programmi di assistenza finanziaria e nella sorveglianza post-programma?

Nella crisi della zona euro, la BCE è stata strettamente coinvolta nei programmi di assistenza finanziaria. Nel contempo, la BCE non era formalmente coinvolta nel processo decisionale concernente le azioni e decisioni nel contesto del programma e non ha sottoscritto i memorandum d'intesa con i paesi che avevano accesso all'assistenza finanziaria. Per ricordare la base giuridica: sia il regolamento "Two-Pack" che il trattato MES conferiscono alla BCE il compito di fornire consulenza alla Commissione europea nei suoi lavori relativi ai programmi di assistenza finanziaria. La partecipazione della BCE alla sorveglianza post-programma garantisce inoltre che la BCE sia in grado di valutare le implicazioni per i suoi compiti e di mettere le proprie competenze a disposizione di tutte le parti interessate.

Tuttavia, a mio parere, la partecipazione della BCE ai programmi di assistenza finanziaria e alla sorveglianza post-programma potrebbe potenzialmente sollevare conflitti di interesse, pur avendo un ruolo strettamente consultivo. Inoltre, le attività della BCE in tali programmi dovrebbero essere legate il più possibile al suo mandato.

Per questo motivo, è positivo che la BCE abbia limitato il proprio ambito operativo concentrandosi maggiormente sulle questioni macroeconomiche e sul settore finanziario. Ciò consente alla BCE di sfruttare la meglio le proprie competenze e di concentrarsi su politiche del settore finanziario in paesi beneficiari del programma, facilitando in tal modo la condotta della politica monetaria.

42. Come valuta l'attuazione del meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie nell'UE? Qual è il Suo parere sugli istituti "troppo grandi o interconnessi per fallire", sulle casse di risparmio e le banche cooperative e sulla questione generale della redditività del settore bancario nell'UE, e quale pensa dovrebbe essere la via da seguire per la sua architettura al fine di rispondere alle esigenze dell'economia reale e di finanziamento a lungo termine?

Rendere possibile la risoluzione delle banche senza causare perturbazioni sistemiche e senza utilizzare il denaro dei contribuenti è stato uno dei principali obiettivi delle riforme post-crisi. A tal fine, l'UE ha creato un nuovo regime di risoluzione per il settore bancario basato sulla direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche, entrata in vigore nel 2015 (le sue procedure di bail‑in erano applicabili dal 1° gennaio 2016). Nella zona euro, ciò è stato istituzionalizzato attraverso il meccanismo di risoluzione unico (SRM), compreso il Fondo di risoluzione unico. Il cambiamento di paradigma fondamentale consiste nel sostituire la pratica comune del salvataggio delle banche con un salvataggio interno (bail-in) a carico dei creditori.

Il nuovo quadro di risoluzione è un grande passo avanti nella giusta direzione. Tuttavia, gli anni scorsi hanno dimostrato che non è ancora sufficiente. Mentre abbiamo assistito a diversi bail-in del debito junior (cioè subordinato), il debito senior è stato in genere risparmiato. I regimi di insolvenza nazionali potrebbero essere utilizzati per eludere le norme europee più severe. Ben presto si è dovuto constatare che le ridotte dimensioni del Fondo di risoluzione unico non consentivano di affrontare crisi più grandi, il che ha portato alla proposta di un sostegno di bilancio.

Pertanto, il regime di risoluzione deve essere ulteriormente sviluppato, perseguendo l'armonizzazione dei regimi nazionali di insolvenza bancaria e istituendo un sostegno di bilancio e un meccanismo di liquidità nella risoluzione delle crisi.

L'esperienza ha inoltre dimostrato che il bail-in può essere controverso anche in periodi non legati alla crisi presso banche di piccole dimensioni. Ciò suggerisce che un bail-in presso una grande banca nel mezzo di una crisi può essere molto più difficile. Questa potenziale mancanza di risolvibilità delle banche più grandi (a causa delle loro dimensioni - troppo grandi per fallire - o della loro interconnessione - troppo interconnesse per fallire) dovrebbe essere controbilanciata dall'imposizione di requisiti patrimoniali molto più elevati alle banche difficili da risolvere. L'accumulo di ulteriori capacità di assorbimento delle perdite e di capitale aggiuntivo per le banche di importanza sistemica ha già contribuito ad affrontare il problema. Tuttavia, a mio avviso, i requisiti di capitale aggiuntivo per le banche di rilevanza sistemica sono ancora troppo esigui.

La redditività delle banche della zona euro è relativamente bassa rispetto ai livelli internazionali. Si tratta di un problema dal punto di vista della stabilità finanziaria, dato che le banche a bassa redditività hanno difficoltà ad accumulare capitale attraverso gli utili non distribuiti. Potrebbe inoltre rendere più difficile per le banche competere con i nuovi operatori dell'economia digitale, in quanto i bassi profitti ostacolano gli investimenti nei modelli di business digitali e nei sistemi informatici, il che riduce ulteriormente la competitività delle banche.

La bassa redditività non è un fenomeno recente, ma risale agli anni precedenti la crisi, evidenziando cause strutturali. Il rapporto tra costi e ricavi tende ad essere elevato e negli ultimi anni è addirittura aumentato in parte, a causa, tra l'altro, della forte concorrenza, che indica una potenziale proliferazione del settore eccessiva. Ciò è riconducibile in parte al fatto che le banche non sono state disposte ad uscire dal mercato dopo la crisi finanziaria. Con il salvataggio della maggior parte delle banche e l'ingresso sul mercato di nuovi concorrenti, compresi gli organismi non bancari, i margini di profitto tendevano a diminuire, nonostante il processo di consolidamento in corso nel settore bancario europeo.

Al fine di ridurre la proliferazione eccessiva del settore, appare inevitabile un ulteriore consolidamento. Inoltre, le banche deboli dovrebbero poter uscire dal mercato piuttosto che mantenerle attive con il denaro dei contribuenti. Le fusioni transfrontaliere potrebbero essere un'opzione interessante in un mercato bancario veramente europeo. Tuttavia, tali fusioni sono rese difficili dalla pratica di isolare le controllate nazionali di banche estere. Il completamento dell'Unione bancaria contribuirebbe ad attenuare gli attriti nelle fusioni transfrontaliere. Ciò contribuirebbe a rafforzare le banche e quindi a consentire al settore bancario di adempiere al suo compito di finanziare l'economia reale.

43. In che modo riciclaggio di denaro, evasione fiscale e finanziamento del terrorismo possono essere affrontati in modo più efficace nell'Unione bancaria? In che modo la BCE dovrebbe tenere in considerazione i rischi di riciclaggio di denaro, quando valuta la stabilità finanziaria delle banche? È necessario centralizzare la vigilanza antiriciclaggio in un'unica agenzia o meccanismo dell'UE?

Il riciclaggio di denaro si è rivelato uno dei maggiori rischi operativi sui mercati bancari. Il coinvolgimento di una banca in attività di riciclaggio di denaro non solo costituisce un reato ma può anche comportare il fallimento della stessa, come dimostrato da casi recenti.

Con la crisi finanziaria abbiamo appreso che i rischi non si fermano alle frontiere nazionali e abbiamo fornito una risposta istituendo un sistema integrato di vigilanza bancaria a livello europeo. Potrebbe essere necessario adottare una misura simile per migliorare l'efficacia del quadro per l'antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo (AML/CFT). Le operazioni di finanziamento illecite sono per loro natura una questione transfrontaliera che necessita di una soluzione a livello sovranazionale. L'attuale sistema risente ancora di un'eccessiva frammentazione e non rende giustizia alla realtà di un mercato bancario europeo integrato. Tra le prossime tappe dovrebbe figurare non solo l'istituzione di un organismo centralizzato dell'UE responsabile per la vigilanza in materia di AML/CFT, ma anche un'ulteriore armonizzazione normativa, segnatamente attraverso la modifica della direttiva antiriciclaggio in un regolamento.

L'UE e la BCE sono altresì chiamate a sviluppare un approccio coerente relativamente al modo in cui integrare nella vigilanza prudenziale i rischi correlati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Il fatto che le banche portino avanti attività illecite è indice della debolezza dei quadri di governance, nonché dell'inadeguatezza dei quadri di conformità, controllo e gestione del rischio. La BCE ha inoltre spiegato in dettaglio le azioni intraprese per rafforzare il proprio impegno negli ambiti AML e CFT.

Tuttavia, l'AML non costituisce un rischio prudenziale e ciò implica che l'autorità di vigilanza prudenziale non ha accesso diretto alle informazioni, ma deve fare affidamento su quelle fornite da altre autorità. Gli accordi di cooperazione recentemente conclusi tra la BCE e le autorità antiriciclaggio a livello nazionale, volti a consentire una condivisione tempestiva delle informazioni, rappresentano uno sviluppo molto positivo.

Il piano d'azione del Consiglio definisce inoltre una serie di importanti azioni non legislative per affrontare le problematiche e il parere dell'ABE invia un chiaro messaggio relativamente all'importanza dei rischi che il riciclaggio di denaro pone per la vigilanza prudenziale in tutto il mercato unico.

44. Ritiene che gli Stati membri non appartenenti alla zona euro, prima di aderire a quest'ultima e di conseguenza all'Unione bancaria, dovrebbero soddisfare condizioni supplementari, come controllare in modo efficace i rischi di riciclaggio di denaro, dare prova di mercati immobiliari relativamente stabili e controllare efficacemente la corruzione?

Come discusso in precedenza, la BCE e la Commissione europea pubblicano regolarmente relazioni sulla convergenza al fine di valutare in che misura ciascun paese non appartenente alla zona euro ha compiuto progressi verso i criteri stabiliti nel trattato e se tale convergenza è sostenibile. Poiché l'adozione dell'euro implica anche la partecipazione al meccanismo di vigilanza unico, i paesi che desiderano aderire all'euro sono tenuti ad avviare una stretta cooperazione con la vigilanza bancaria della BCE prima di adottare la moneta unica. Ciò necessita di una valutazione del quadro giuridico nazionale per garantire che la BCE possa svolgere i propri compiti di vigilanza nonché una valutazione approfondita delle banche soggette alla vigilanza diretta. È importante che tali processi siano accompagnati da intensi scambi con tutte le parti interessate, comprese discussioni sugli aspetti non prudenziali, quali il riciclaggio di denaro, in quanto possono incidere in maniera significativa sui rischi per le banche.

45. Una maggiore integrazione finanziaria è sempre coerente con l'obiettivo della stabilità finanziaria? Ritiene che eventuali fusioni bancarie transfrontaliere potrebbero aggravare il problema degli istituti troppo grandi per fallire? Quali dovrebbero essere gli obiettivi dell'unione dei mercati dei capitali (CMU)?

La relazione tra integrazione finanziaria e stabilità finanziaria può andare in entrambe le direzioni.

Da un lato l'integrazione finanziaria può compromettere la stabilità finanziaria. Quando i mercati finanziari sono fortemente integrati aumenta anche la loro capacità di diffondere il rischio. Ciò favorisce il contagio finanziario che, a sua volta, aumenta le probabilità di una crisi sistemica. Dipende tuttavia dalla resilienza dei flussi transfrontalieri di capitali. La ricerca ha dimostrato che i flussi per investimenti azionari, i flussi di lungo termine e i flussi al dettaglio tendono ad essere più resilienti rispetto ai flussi di debito, a quelli di breve termine e ai flussi all'ingrosso.

D'altro canto l'integrazione finanziaria, promuovendo la condivisione dei rischi, potrebbe migliorare la resilienza e la stabilità del sistema finanziario. Potrebbe altresì incrementare la produttività e la crescita economica attraverso la promozione di una ripartizione più efficiente delle risorse tra i paesi. Infine, dal punto di vista delle banche centrali, una consolidata integrazione transfrontaliera migliorerebbe il meccanismo di trasmissione monetaria.

È per questo motivo che i progetti dell'Unione bancaria e dell'Unione dei mercati dei capitali sono così importanti per il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria. Il completamento di questi progetti consentirà infatti di raggiungere il difficile equilibrio tra migliore integrazione e maggiore stabilità finanziaria. Affinché questi benefici si concretizzino, è importante disporre di una struttura istituzionale ben funzionante a livello europeo.

Per l'Unione bancaria, grazie allo spostamento della vigilanza e della risoluzione delle banche dal livello nazionale a quello europeo, è ora possibile sbloccare la strada verso un mercato bancario europeo realmente integrato, gestendo al contempo i rischi associati alla gestione delle grandi banche transfrontaliere in caso di crisi. Le fusioni transfrontaliere diventerebbero la norma in un mercato bancario veramente europeo. Poiché tali istituti potrebbero crescere facilmente di dimensioni, vi potrebbe essere il rischio che diventino "troppo grandi per fallire". Tuttavia, piuttosto che vietare tali fusioni, tali banche dovrebbero essere soggette a una regolamentazione e a una vigilanza più rigorose, ad esempio ricorrendo a requisiti patrimoniali più elevati. Occorre inoltre tenere presente che, rispetto al settore bancario europeo, anche le banche risultanti da una fusione sarebbero relativamente piccole. Senza il completamento dell'Unione bancaria non è possibile conseguire un vero mercato bancario europeo.

Analogamente, una vera e propria Unione dei mercati capitali ridurrebbe la dipendenza dalle banche, incoraggiando le fonti di finanziamento basate sul mercato. Ciò aumenterebbe la resilienza del sistema finanziario e migliorerebbe il funzionamento dei canali privati di condivisione del rischio in presenza di shock all'economia. Per raggiungere questi obiettivi sarebbe opportuno concentrarsi su forme di finanziamento resilienti, in particolare sui flussi azionari. A tale riguardo è importante che l'agenda per l'Unione dei mercati dei capitali sia ambiziosa. Questo progetto dovrebbe tradursi in proposte politiche concrete che siano effettivamente attuate, poiché cambiare il panorama finanziario non è certamente un compito facile. I progressi compiuti finora vanno certamente accolti con favore, ma resta ancora molto da fare. È importante predisporre un piano ambizioso per rafforzare la convergenza in materia di vigilanza in tutta l'UE. Potrebbe essere infine necessaria un'autorità di vigilanza centralizzata per attuare in modo coerente un codice unico potenziato per i mercati dei capitali dell'UE. Occorre inoltre proseguire l'armonizzazione dei quadri normativi nazionali in materia di insolvenza. Occorre infine affrontare il problema della distorsione a favore del debito nella tassazione onde promuovere il finanziamento azionario.

46. Diversi titoli di rilievo del settore pubblico e privato in Europa sono caratterizzati da rendimenti negativi. Ritiene che tale situazione abbia ripercussioni sulla stabilità finanziaria e, in tal caso, come andrebbe affrontata?

L'attuale contesto di bassi rendimenti sta esercitando pressione sui profitti degli istituti finanziari, rafforzando i problemi strutturali di fondo, oltre a dar luogo a un comportamento di ricerca del rendimento, che può portare a una compressione dei premi per il rischio. L'attuale contesto di "bassi di lunga durata" minaccia i modelli di business degli intermediari finanziari tradizionali.

Per le banche che operano nel settore bancario tradizionale il problema principale non è il livello dei tassi di interesse, ma la pendenza della curva dei rendimenti. Conta inoltre la misura in cui i tassi negativi possono essere trasferiti ai clienti delle banche. In generale, nel settore bancario si osserva un crescente disallineamento delle scadenze, il che espone anche queste banche a un significativo rischio relativo al tasso di interesse. Questo rischio non rientra nel primo pilastro del regolamento di Basilea e dovrebbe pertanto essere affrontato mediante le misure del secondo pilastro.

Per pagare le obbligazioni e i regimi a prestazioni definite che derivano da impegni passati, è necessario che i fondi pensione e le compagnie di assicurazione sulla vita abbiano un rendimento sufficiente sui loro investimenti, il che può risultare difficile in un contesto di bassi tassi nominali. Il meccanismo soggiacente fa sì che quando i rendimenti diminuiscono ulteriormente, il tasso di sconto applicato ai flussi finanziari futuri diminuisca conducendo a un incremento del valore attuale sia delle attività che delle passività. Tuttavia, l'aumento è in genere più marcato per queste ultime. Per gli assicuratori dell'UE le passività tendono ad avere una durata media di 11 anni, mentre le attività hanno una durata di circa 6,7 anni. In un contesto del genere i bassi rendimenti possono effettivamente rappresentare una sfida per gli assicuratori e i fondi pensione e hanno indotto molte di queste imprese a passare a regimi a contribuzione definita.

Tuttavia, sia gli assicuratori che le banche hanno anche tratto vantaggio dal fatto che i bassi tassi di interesse abbiano influito positivamente sulla crescita economica e abbiano contribuito a ridurre i rischi nell'economia. Ad esempio, la riduzione della disoccupazione e la stabilità delle prospettive di inflazione riducono l'incertezza sui redditi e sui risparmi delle famiglie, il che facilita la vendita di nuove assicurazioni sulla vita e di nuovi prodotti di fondi pensione. Le stesse forze sono vantaggiose anche per i rischi sui bilanci delle banche, soprattutto grazie alla riduzione delle sofferenze dei crediti.

Nel complesso, l'incidenza delle politiche della BCE sul settore finanziario deve essere pertanto analizzata in modo piuttosto attento ed equilibrato. A tal fine, è importante ricordare che la BCE non ha la responsabilità di garantire i profitti del settore finanziario, ma di assicurare che il settore funga da tramite per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi. Le sue politiche, infatti, sono in parte volte a creare incentivi per gli attori finanziari alla ricerca di attività più rischiose e illiquide onde contribuire a facilitare le condizioni di finanziamento delle società non finanziarie.

Occorre essere consapevoli del fatto che ciò può anche contribuire a rafforzare i rischi e le vulnerabilità dei bilanci delle banche e dei bilanci non bancari, il che a sua volta richiede l'applicazione di strumenti macroprudenziali nel settore bancario e lo sviluppo di un tale quadro per il settore non bancario, anche per le compagnie di assicurazione.

47. Come valuta le attuali politiche della BCE per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti al proprio interno? Sono necessari eventuali cambiamenti?

La risorsa principale della BCE è la fiducia. Pertanto, è della massima importanza che rispetti le norme più rigorose in termini di integrità, responsabilità e trasparenza e ciò dovrebbe applicarsi a tutti i livelli, vale a dire ai suoi organi decisionali (consiglio direttivo e comitato esecutivo), nonché a tutto il suo personale. È opportuno che la BCE lavori costantemente sulle proprie norme etiche e si adoperi perché il proprio quadro etico interno rispecchi le migliori pratiche, tenendo conto al tempo stesso delle specificità della BCE in quanto banca centrale, autorità di vigilanza bancaria e istituzione dell'UE.

Sono dell'avviso che la BCE abbia sostanzialmente migliorato le proprie regole per prevenire i conflitti di interesse. Ad esempio, all'inizio di quest'anno ha adottato un codice di condotta unico, che si applica anche ai membri del consiglio direttivo, del comitato esecutivo e di vigilanza. Ritengo che ciò sia avvenuto in risposta al riscontro ricevuto dal Parlamento europeo, alle raccomandazioni del Mediatore europeo nonché alle relazioni indipendenti pubblicate dalle ONG europee.

D. Funzionamento della BCE, responsabilità democratica e trasparenza

48. Quale sarà il Suo approccio personale al dialogo sociale nella BCE?

La BCE esercita una buona attrattiva in quanto datore di lavoro e offre condizioni di lavoro generalmente buone. Tuttavia, presumo che l'ambiente di lavoro sia allo stesso tempo molto esigente. Perché un'istituzione svolga con successo il suo lavoro considero molto importante che i dipendenti siano soddisfatti delle loro condizioni di lavoro. In caso contrario, è necessario instaurare un dialogo aperto e costruttivo tra il personale (compresi i loro rappresentanti) e la leadership, cui sarei lieta di partecipare. Dato che la BCE si adopera per fornire risultati di alta qualità, deve anche garantire una qualità altrettanto elevata per quanto riguarda l'ambiente di lavoro del proprio personale. A quanto mi risulta, la BCE ha già adottato misure per migliorare il carico di lavoro, l'orario di lavoro e la flessibilità del suo personale, il che è positivo.

49. Il Parlamento europeo svolge un ruolo importante in relazione alla responsabilità della BCE. Quali conclusioni tra dal confronti con altri giurisdizioni? (per es. Congresso degli Stati Uniti/Fed – Parlamento europeo/BCE – Parlamento britannico/Banca d'Inghilterra)? Quali misure e riforme future rafforzerebbero, a Suo avviso, la responsabilità democratica della BCE nei confronti del Parlamento europeo?

La necessità di mantenere l'indipendenza delle banche centrali è ormai consolidata. Essa è tuttavia controbilanciata dalla necessità di rendicontabilità. A tal fine, la BCE spiega le proprie decisioni e le relative motivazioni ai cittadini dell'UE e ai loro rappresentanti eletti. Su tale base, questi ultimi possono esprimere un giudizio sui risultati conseguiti dalla BCE rispetto ai suoi obiettivi, in particolare relativamente al mantenimento della stabilità dei prezzi, che sono specificati nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

A norma del trattato, la BCE è responsabile in primo luogo nei confronti del Parlamento europeo in quanto rappresentante dei cittadini dell'UE, ma è tenuta anche a riferire regolarmente al Consiglio dell'UE, che rappresenta i governi degli Stati membri. Conformemente all'articolo 284, paragrafo 3, TFUE, e all'articolo 15, paragrafo 3, dello statuto del SEBC, nel quadro di rendicontabilità rientrano i seguenti elementi:

- una relazione annuale sulle attività del SEBC e sulla politica monetaria da indirizzare al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e al Consiglio europeo, la quale deve essere presentata dal Presidente della Banca centrale europea al Consiglio e al Parlamento europeo;

- eventuali audizioni del presidente della Banca centrale europea e degli altri membri del comitato esecutivo da parte delle commissioni competenti del Parlamento europeo su richiesta di quest'ultimo o di propria iniziativa.

Nella pratica, i canali di rendicontazione della BCE si sono sviluppati ben oltre i requisiti del trattato e comprendono i seguenti elementi:

- audizioni trimestrali del Presidente della BCE dinanzi alla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, disponibili in webcast e per le quali viene pubblicata una trascrizione scritta completa;

- risposte alle interrogazioni scritte rivolte dai membri del Parlamento europeo alla BCE, scaricabili dal sito web della BCE;

- riscontro scritto alla risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale della BCE, pubblicato sul sito Internet della BCE.

Inoltre, la responsabilità della BCE per i suoi compiti di vigilanza bancaria è soggetta a un regime specifico fissato dal regolamento sul Meccanismo di vigilanza unico.

Questo ampio quadro di responsabilità garantisce che i rappresentanti eletti abbiano la possibilità di ottenere informazioni ed esprimere critiche. Ciò costituisce un fondamento essenziale della legittimità e dell'efficacia delle banche centrali nel perseguimento del loro mandato.

Sebbene risulti difficile operare un paragone tra le istituzioni omologhe negli altri paesi, dalla letteratura emerge che non vi sono grandi differenze nel grado di responsabilità della BCE, della Banca d'Inghilterra o della Fed a riguardo degli scambi parlamentari. Tra questi figurano anche audizioni pubbliche trimestrali dinanzi alla commissione competente. Una differenza risiede nel fatto che il Presidente della BCE presenzia una volta l'anno in Aula per partecipare alla discussione sulla relazione annuale della BCE. A differenza della BCE e della Fed, il governatore della Banca d'Inghilterra è accompagnato in sede di commissione da altri membri del Comitato per la politica monetaria.

Al di là di questo quadro formale di responsabilità, ritengo che i membri del comitato esecutivo debbano informare regolarmente il pubblico. La presenza dei media può anche svolgere un ruolo nel comunicare al grande pubblico e integrerei tale elemento nella mia strategia in materia di comunicazione (e responsabilità).

50. Cosa farà concretamente la BCE per disporre di elenchi ristretti di candidati equilibrati in termini di genere per le posizioni di vertice della BCE in futuro e per rafforzare in generale la diversità di genere al suo interno, dato che attualmente solo due dei 25 membri del consiglio direttivo della BCE sono donne? Quale contributo personale intende apportare al miglioramento dell'equilibrio di genere in seno alla BCE? Quando prevede di ottenere i primi risultati delle Sue azioni a tale riguardo?

La promozione della parità di genere è uno dei principali obiettivi della società e, quindi, anche delle banche centrali. Le ricerche dimostrano che équipe eterogenee producono risultati migliori e non c'è motivo di credere che ciò non sia valido per le banche centrali. Pertanto, la promozione della parità di genere dovrebbe essere in cima all'elenco delle priorità dell'agenda della BCE.

Le banche centrali si trovano ad affrontare difficoltà legate alla grave sottorappresentanza delle donne non solo al loro interno, ma in tutte le professioni del settore dell'economia. Per questo motivo la promozione della parità di opportunità deve iniziare sin dalle prime fasi della carriera. Considero particolarmente promettenti i programmi che mirano ad attirare precocemente le donne verso tali professioni. Pertanto, sostengo con entusiasmo la nuova borsa di studio della BCE "Women in Economics" che si rivolge alle donne, in quanto rappresenta un esempio di come sostenere lo sviluppo professionale delle donne fin dalle prime fasi della carriera. Sarei lieta di avvalermi delle mie conoscenze e della mia rete nel contesto accademico per sviluppare ulteriori programmi in questa direzione.

Al contempo, è importante comprendere le ragioni della disuguaglianza di genere. Alcune ricerche dimostrano che i pregiudizi impliciti possono svolgere un ruolo importante, facendo sì che le donne siano percepite come meno competenti sia dagli uomini che dalle donne a causa di particolari tipi di comportamento. La formazione dei responsabili delle assunzioni può risultare utile per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle potenziali distorsioni per contrastarle. È stato anche ampiamente provato che i modelli di riferimento possono essere utili per motivare le giovani donne a impegnarsi per progredire nella carriera. Ciò implica che l'effetto delle decisioni di assunzione va ben oltre la persona in questione. Si potrebbe infine vagliare l'introduzione di una politica in base alla quale nessun membro del consiglio direttivo partecipa a gruppi di esperti composti esclusivamente da esponenti del sesso maschile. Conosco altre istituzioni che hanno adottato una politica del genere. Un tale impegno potrebbe ovviamente essere assunto anche su base individuale.

Nel complesso, è importante rendere questa strategia una priorità per attrarre e sviluppare il talento femminile a tutti i livelli, e sostengo pienamente questo approccio.

Dal punto di vista organizzativo, non è semplice conseguire la diversità di genere e saperne trarre vantaggio e non esistono scorciatoie, ma occorre continuare a lavorare in tale direzione. È fondamentale che la BCE continui ad attrarre e sviluppare talenti femminili a tutti i livelli.

Va sottolineato che la BCE può influire in maniera limitata sulle nomine dei governatori delle banche centrali nazionali. Attualmente sono tutti uomini. Il consiglio direttivo dovrebbe affermare chiaramente che la parità di genere è un obiettivo chiave e dovrebbe essere migliorata anche in seno al consiglio stesso.

La BCE dovrebbe inoltre promuovere altri aspetti della diversità, che spaziano dalla nazionalità, all'etnia, ai contesti educativi e che comprendono anche la diversità di pensiero. Equipe eterogenee e inclusive tendono a conseguire i risultati migliori, in quanto sono in grado di evitare il cosiddetto "pensiero di gruppo". In realtà, è di scarsa utilità per il personale di un'istituzione accettare quella che è percepita come "opinione interna" senza metterla in discussione. Occorre invece prevedere processi che consentano di svolgere scambi di opinioni a livello interno.

51. Ritiene sia possibile migliorare la responsabilità della BCE nei confronti della Corte dei conti europea in termini di efficienza operativa? Dove termina, a Suo avviso, il mandato della Corte dei conti europea?

Come ogni altra istituzione pubblica, la BCE dovrebbe assicurare di essere efficiente dal punto di vista operativo, di non sprecare il denaro dei contribuenti e che le sue strutture operative rispettino il suo mandato. È pertanto positivo che l'efficienza operativa della BCE sia valutata periodicamente dalla Corte dei conti europea.

Tuttavia, il ruolo della BCE, per definizione, è di stabilire la sostanza della sua politica monetaria e delle sue altre politiche. Tali ambiti non rientrano nel mandato di audit della Corte dei conti. Ritengo che la Corte dei conti possa apportare il massimo valore aggiunto nel dedicarsi all'esame dell'efficienza con la quale la BCE conduce i propri processi decisionali.

52. Ritiene che la BCE dovrebbe applicare le disposizioni della nuova direttiva riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione a livello internazionale? Quando prevede che la BCE stabilirà procedure specifiche per la protezione degli informatori?

A quanto mi risulta, il comitato esecutivo della BCE ha individuato come priorità strategica il rafforzamento del proprio quadro di riferimento per la denuncia di irregolarità e ha dichiarato che sfrutterà questa opportunità per rivedere le norme stabilite dalla nuova direttiva sugli informatori, nonché le migliori prassi, le politiche e i processi applicati da altre istituzioni. La tutela dei canali di segnalazione e la protezione degli informatori sono essenziali per garantire la gestione del rischio e migliorare la cultura del lavoro.

53. Cosa ne pensa del fatto che in passato il Consiglio già una volta ha ignorato il parere del Parlamento europeo in merito alla nomina di un membro del Comitato esecutivo della BCE? Accetterà la Sua nomina a membro del Comitato esecutivo in caso di voto contrario del Parlamento europeo?

Il Parlamento europeo svolge un ruolo importante in relazione alla responsabilità della BCE. In assenza di tale responsabilità non potrebbe essere mantenuta l'indipendenza delle banche centrali. Pertanto, il coinvolgimento del Parlamento europeo nel processo di nomina dei membri del comitato esecutivo è fondamentale.

Apprezzo molto lo scambio con il Parlamento europeo in quanto parte importante del processo di nomina e auspico che le mie competenze e la mia idoneità alla posizione di membro del comitato esecutivo della BCE siano valutate positivamente. Ciò costituirebbe la base per un rapporto futuro aperto e di fiducia.

54. Ritiene che sarebbe opportuno che Lei o altri dirigenti della BCE partecipino al "Gruppo dei Trenta", composto da esponenti delle banche centrali e leader dell'industria finanziaria, o a gruppi e associazioni simili?

In seno all'istituzione, ciascun rappresentante della BCE dovrebbe rispettare le norme etiche che, a loro volta, dovrebbero essere in linea con le migliori pratiche a livello internazionale.

Ciononostante, può naturalmente essere necessario interagire con un'ampia gamma di parti interessate, compresi i rappresentanti del settore pubblico e privato, al fine di scambiare opinioni e condividere informazioni. Ciò, in effetti, può rivelarsi cruciale per poter adempiere il mandato.

Il codice unico di condotta adottato dalla BCE nel 2019 ha migliorato la gestione dei potenziali conflitti di interesse introducendo norme specifiche per le relazioni con i vari gruppi di interesse. I membri del comitato esecutivo dovrebbero essere consapevoli sempre, e in particolare nelle loro interazioni con i gruppi di interesse, della propria indipendenza e dei propri obblighi di riservatezza professionale. Mi atterrò rigorosamente alle norme stabilite dal codice unico di condotta.

55. In passato, la BCE ha lanciato iniziative quali AnaCredit e European Distribution of Debt Initiative (EDDI), che sono state al centro del mandato della BCE. Come vede il ruolo della BCE in tali iniziative e dove segnerebbe il confine per quanto riguarda le prerogative del legislatore?

In quanto ricercatrice, sono ben consapevole del fatto che i dati sono di vitale importanza. In particolare, le banche dati con grandi volumi di microdati consentono di far luce sui nuovi collegamenti economici e finanziari perché forniscono informazioni a qualsiasi livello di disaggregazione necessario. È altresì possibile tenere attentamente traccia dell'impatto di uno specifico shock economico.

Grazie alla migliore comprensione del meccanismo soggiacente, i dati di alta qualità consentono ai responsabili politici di prendere decisioni migliori. Dati più accurati e conoscenze più approfondite conducono a risultati migliori nel processo decisionale.

Questo principio vale ovviamente anche per la BCE. Per questo motivo lo statuto richiede alla BCE di raccogliere le informazioni statistiche necessarie allo svolgimento dei suoi compiti. AnaCredit conterrà informazioni dettagliate sui singoli prestiti bancari nella zona euro. Sono dell'avviso che queste informazioni dettagliate consentirebbero di migliorare notevolmente la capacità della BCE di comprendere le dinamiche del credito nell'economia della zona euro. A sua volta, ciò sosterrà la BCE nel prendere decisioni in materia di politica monetaria.

Il mandato conferito dal trattato alla BCE e all'Eurosistema in relazione ai mercati finanziari prevede la possibilità di intraprendere iniziative di regolamentazione dei sistemi di pagamento. In tale contesto, la BCE sta vagliando la possibilità di sostenere un'emissione e una distribuzione armonizzate degli strumenti di debito in euro nell'UE (iniziativa EDDI).

Ritengo che, in relazione ai progetti di infrastrutture statistiche e di mercato, la BCE debba raccogliere i pareri e i contributi delle principali parti interessate - e, per quanto ne so, ha già agito in questo senso per entrambi i casi. Inoltre, tali iniziative dovrebbero tenere pienamente conto della legislazione dell'UE e delle competenze definite dal trattato.


PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Titolo

Nomina di un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea

Riferimenti

13651/2019 – C9-0173/2019 – 2019/0818(NLE)

Consultazione / Richiesta di approvazione

14.11.2019

 

 

 

Commissione competente per il merito

 Annuncio in Aula

ECON

25.11.2019

 

 

 

Relatori

 Nomina

Irene Tinagli

14.11.2019

 

 

 

Esame in commissione

3.12.2019

 

 

 

Approvazione

3.12.2019

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

13

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gunnar Beck, Marek Belka, Stefan Berger, Gilles Boyer, Cristian-Silviu Buşoi, Derk Jan Eppink, Engin Eroglu, Markus Ferber, Jonás Fernández, Raffaele Fitto, Frances Fitzgerald, Luis Garicano, Valentino Grant, José Gusmão, Enikő Győri, Danuta Maria Hübner, Stasys Jakeliūnas, Othmar Karas, Billy Kelleher, Ondřej Kovařík, Philippe Lamberts, Aušra Maldeikienė, Jörg Meuthen, Csaba Molnár, Luděk Niedermayer, Dimitrios Papadimoulis, Piernicola Pedicini, Lídia Pereira, Jake Pugh, Evelyn Regner, Antonio Maria Rinaldi, Robert Rowland, Martin Schirdewan, Pedro Silva Pereira, Paul Tang, Irene Tinagli, Inese Vaidere, Johan Van Overtveldt, Stéphanie Yon-Courtin, Marco Zanni

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Carmen Avram, Gabriele Bischoff, Damien Carême, Fabio Massimo Castaldo, Richard Corbett, Agnès Evren, Eugen Jurzyca, Pedro Marques, Fulvio Martusciello, Ville Niinistö, Bogdan Rzońca, Stéphane Séjourné, Monica Semedo, Antonio Tajani, Julie Ward

Supplenti (art. 209, par. 7) presenti al momento della votazione finale

Rosa D’Amato, Anna Deparnay-Grunenberg, Dino Giarrusso

Deposito

6.12.2019

 

 

[1] Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.

[2] Testi approvati, P8_TA(2019)0211.

Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2019Avviso legale