Procedura : 2019/2125(INI)
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Ciclo del documento : A9-0051/2019

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A9-0051/2019

Discussioni :

PV 14/01/2020 - 9
CRE 14/01/2020 - 9

Votazioni :

PV 15/01/2020 - 10.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2020)0007

<Date>{11/12/2019}11.12.2019</Date>
<NoDocSe>A9-0051/2019</NoDocSe>
PDF 345kWORD 108k

<TitreType>RELAZIONE</TitreType>

<Titre>sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2018</Titre>

<DocRef>(2019/2125(INI))</DocRef>


<Commission>{AFET}Commissione per gli affari esteri</Commission>

Relatore: <Depute>Isabel Wiseler-Lima</Depute>

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ANNEX I
 ANNEX II
 LETTERA DELLA commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2018

(2019/2125(INI))

Il Parlamento europeo,

 visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

 vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

 vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

 visti gli articoli 2, 3, 8, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE),

 visti gli articoli 17 e 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

 vista la strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, presentata il 28 giugno 2016,

 visti il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019, approvato dal Consiglio il 20 luglio 2015, e la relativa revisione intermedia del giugno 2017,

 visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, approvati il 24 giugno 2013,

 visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati il 24 giugno 2013,

 visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, sulla libertà di espressione online e offline nonché sui difensori dei diritti umani,

 visti gli orientamenti riveduti dell'Unione per una politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottati il 16 settembre 2019,

 visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per l'acqua potabile sicura e i servizi igienico-sanitari, adottati il 17 giugno 2019,

 vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (in appresso "Convenzione di Istanbul") dell'11 maggio 2011, che non tutti gli Stati membri hanno ratificato,

 viste le Convenzioni del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (STCE n. 197) e per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (STCE n. 201),

 viste la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie,

 visti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

 visto il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere II (GAP II) dal titolo "Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020" del 21 settembre 2015,

 visti la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 e i suoi due protocolli opzionali,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 30 marzo 2007,

 viste le dichiarazioni delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche e sui diritti delle popolazioni indigene,

 vista la relazione a cura del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni e destinata al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, dell'8 agosto 2017[1],

 visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani del 16 giugno 2011,

 vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti, adottata il 9 dicembre 1998,

 visti la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), la piattaforma d'azione di Pechino e il Programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, nonché gli esiti delle rispettive conferenze di revisione,

 vista la dichiarazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani rilasciata in occasione del Terzo Comitato dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 15 ottobre 2019,

 visti i principi di Yogyakarta (sull'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere), adottati nel novembre 2006, e i 10 principi complementari ("+10") adottati il 10 novembre 2017,

 vista la decisione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 28 maggio 2019, che ha dichiarato il 22 agosto Giornata internazionale di commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sulla religione o sul credo,

 viste le convenzioni fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

 visto il patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 e 11 dicembre 2018,

 visto il patto globale sui rifugiati approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 2018,

 visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (regolamento generale sulla protezione dei dati)[2],

 visto il protocollo del Consiglio d'Europa del 10 ottobre 2018 che modifica la Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale,

 viste le conclusioni del Consiglio del 25 giugno 2018 sulle priorità dell'UE nel contesto delle Nazioni Unite e della 73ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

 viste le conclusioni del Consiglio del 17 luglio 2018 sulla Corte penale internazionale in occasione del 20º anniversario dell'adozione dello Statuto di Roma,

 viste la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2016 dal titolo "Vivere in dignità: dalla dipendenza dagli aiuti all'autonomia" e le successive conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2016 sull'approccio dell'UE agli sfollamenti forzati e allo sviluppo,

 viste le conclusioni del Consiglio sulla democrazia, adottate il 14 ottobre 2019,

 vista la dichiarazione comune del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e dei ministri degli Affari esteri o dei rappresentanti dei 13 Stati membri partecipanti delle Nazioni Unite del 27 settembre 2018 sull'iniziativa "Good Human Rights Stories" (storie positive nell'ambito dei diritti umani),

 vista la relazione annuale 2018 dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo,

 viste la sua risoluzione del 12 dicembre 2018 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell'Unione europea in materia[3], ,, , nonché le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni annuali pregresse,

 viste la sua risoluzione del 23 novembre 2016 sulla comunicazione strategica dell'UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi[4] e la sua raccomandazione del 13 marzo 2019 al Consiglio e al VP/AR sul bilancio del seguito dato dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a due anni dalla relazione del PE sulla comunicazione strategica dell'UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi[5],

 vista la sua relazione del 15 gennaio 2019 sugli orientamenti dell'UE e sul mandato dell'inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea[6],

 vista la sua risoluzione del 3 luglio 2018 sulla violazione dei diritti dei popoli indigeni nel mondo, compreso l'accaparramento dei terreni[7],

 vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2019 sul futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019-2024)[8],

 vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sull'attuale regresso dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere nell'UE[9],

 viste tutte le sue risoluzioni approvate nel 2018 relative alle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (note come "risoluzioni di urgenza") conformemente all'articolo 144 del suo regolamento,

 visto il premio Sacharov per la libertà di pensiero conferito nel 2018 a Oleh Sencov, un regista ucraino e prigioniero politico trattenuto in Russia,

 visto l'articolo 54 del suo regolamento,

 vista la lettera della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere,

 vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A9-0051/2019),

A. considerando che nel corso della celebrazione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 2018 l'Unione europea ha sottolineato l'importanza politica di sviluppare un ordine mondiale basato sul rispetto dei diritti umani e ha ribadito il proprio profondo e fermo impegno a promuovere e tutelare i diritti umani in tutto il mondo; che il Parlamento europeo ha tenuto per la prima volta la Settimana dei diritti umani nel novembre 2018, evidenziando gli obiettivi conseguiti sin dall'adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché le attuali sfide in materia di diritti umani;

B. considerando che il rispetto, la promozione, l'indivisibilità e la tutela dell'universalità dei diritti umani, nonché la promozione dei principi e dei valori democratici, tra cui lo Stato di diritto, il rispetto della dignità umana e i principi di uguaglianza e di solidarietà, costituiscono i capisaldi dell'acquis etico e giuridico dell'UE e della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC), nonché di tutta la sua azione esterna; che l'UE dovrebbe portare avanti gli sforzi intrapresi per diventare un soggetto di riferimento a livello globale nella promozione e nella protezione universali dei diritti umani, anche sul piano della cooperazione multilaterale, in particolare svolgendo un ruolo attivo e costruttivo in seno a diversi organismi delle Nazioni Unite e nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale, come pure degli obblighi in materia di diritti umani e degli impegni assunti nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

C. considerando che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, quale insieme di valori, principi e norme universali che guidano gli Stati membri delle Nazioni Unite, pone la tutela dei diritti umani al centro della buona governance; che, nello spirito della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dell'articolo 21 del TUE, l'Unione è in prima linea nel perseguire politiche basate sui diritti umani ed è costantemente impegnata a far fronte alle violazioni dei diritti umani;

D. considerando che l'Unione, attraverso azioni a livello bilaterale e multilaterale, ha continuato a sostenere la promozione dei diritti umani nel 2018, in particolare rafforzando il dialogo politico con i paesi terzi, compresi quelli che perseguono l'integrazione europea, e con altre istituzioni regionali come l'Unione africana, nonché istituendo nuovi accordi internazionali tra cui partenariati commerciali ed economici; che un impegno ambizioso impone all'UE di essere coerente e fungere da esempio;

E. considerando che occorre che le politiche dell'UE garantiscano la tutela dei diritti umani dei gruppi più vulnerabili, come le minoranze etniche, linguistiche e religiose, le persone con disabilità, la comunità LGBTI, le donne, i bambini, i richiedenti asilo e i migranti; che in occasione della celebrazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, l'UE ha riconosciuto il ruolo essenziale di tali difensori nel rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto; che il summit mondiale dei difensori dei diritti umani del 2018 ha portato all'elaborazione di un piano d'azione recante le priorità per la difesa dei diritti umani; che nel 2018 un numero elevato di difensori dei diritti umani è stato oggetto di attacchi, minacce e persecuzioni e ha perso la vita; che alcune società militari e di sicurezza private sono state implicate in diversi casi di violazione dei diritti umani, su cui è opportuno condurre le debite indagini per assicurare i responsabili alla giustizia;

F. considerando che nel decennio in corso stiamo assistendo a limitazioni visibili della parità di genere e dei diritti delle donne e ad offensive nei loro confronti a livello internazionale; che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si fondano su diritti umani basilari e sono aspetti essenziali della dignità umana; considerando che la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo, che interessa tutti i livelli sociali e costituisce una barriera di prim'ordine al raggiungimento della parità di genere; che è necessario che una strategia globale e vincolante dell'UE per l'uguaglianza di genere, proprio come richiesto dal Parlamento, preveda l'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche dell'Unione e consolidi l'impatto del futuro piano d'azione dell'UE sulla parità di genere III;

G. considerando che la promozione della pace e della sicurezza internazionali è parte integrante della ragion d' essere dell'Unione; che l'UE si è impegnata ad agire sulla scena internazionale in nome dei principi che ne hanno ispirato la creazione, nonché nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale e con il sostegno degli stessi;

H. considerando che le emergenze ambientali, inclusi il riscaldamento globale e la deforestazione, sono il risultato di azioni dell'uomo e provocano violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone direttamente interessate, tramite la perdita delle loro case e dei loro habitat, e dell'intera umanità; che è importante riconoscere il legame tra diritti umani, salute e protezione dell'ambiente; che garantire l'accesso all'acqua è fondamentale per prevenire le tensioni in determinate regioni;

I. considerando che una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'Unione, come pure tra queste ultime, costituisce un requisito indispensabile per una politica dell'UE in materia di diritti umani positiva ed efficace; che le politiche a sostegno dei diritti umani e della democrazia dovrebbero essere integrate in tutte le altre politiche dell'UE che presentano una dimensione esterna, come quelle in materia di sviluppo, migrazione, sicurezza, lotta al terrorismo, diritti delle donne e uguaglianza di genere, allargamento e commercio, in particolare attraverso l'applicazione di clausole sui diritti umani negli accordi tra l'UE e i paesi terzi; che una maggiore coerenza dovrebbe consentire all'UE di rispondere in modo più rapido sin dai primi segni di violazioni dei diritti umani e di svolgere un ruolo più attivo e credibile nella difesa dei diritti umani a livello globale;

J. considerando che la transizione democratica e l'instaurazione o il consolidamento dello Stato di diritto in molti paesi costituiscono processi lunghi e laboriosi, e il sostegno esterno per un periodo di tempo prolungato, anche da parte dell'Unione, è essenziale affinché abbiano un esito positivo;

Diritti umani e democrazia: tendenze generali e sfide principali

1. esprime profonda preoccupazione per gli attacchi contro la democrazia e lo Stato di diritto perpetrati in tutto il mondo nel 2018, che riflettono l'ascesa dell'autoritarismo in quanto progetto politico, il quale incarna l'inosservanza dei diritti umani, la repressione del dissenso, una giustizia politicizzata, elezioni predeterminate, il restringimento dello spazio d'azione per la società civile e la limitazione della libertà di riunione e della libertà di espressione; evidenzia l'importanza della società civile nel fornire risposte flessibili, tempestive ed efficaci ai regimi che violano il diritto internazionale, i diritti umani e i principi democratici;

2. è del parere che i paesi che diventano regimi autoritari siano maggiormente inclini a instabilità, conflitti, corruzione, estremismo violento e coinvolgimento in conflitti militari esteri; esprime preoccupazione per il fatto che esistono ancora regimi che negano l'esistenza stessa dei diritti umani universali sanciti dal diritto internazionale; accoglie favorevolmente il fatto che alcuni paesi abbiano tuttavia avviato processi di pace e democratizzazione, abbiano attuato riforme costituzionali e giudiziarie e abbiano avviato con la società civile dibattiti aperti e pubblici con l'obiettivo di promuovere le libertà fondamentali e i diritti umani, compresa l'abolizione della pena di morte; deplora il fatto che, nonostante la crescente tendenza verso l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, alcuni paesi non abbiano ancora introdotto una moratoria;

3. sostiene che tutti gli Stati che rispettano le libertà fondamentali riconosciute a livello internazionale in quanto pilastri della democrazia debbano essere in prima linea nel diffondere pratiche di governance democratica basate sui diritti umani e sullo Stato di diritto in tutto il mondo, nonché nel rafforzare gli strumenti legislativi internazionali per la protezione dei diritti umani; evidenzia le sfide poste dal ricorso a influenze nocive che mettono a rischio la governance democratica e i valori intrinseci dei diritti umani, compromettendo in tal modo gli sforzi positivi degli Stati democratici; è fortemente preoccupato per i legami tra regimi autoritari e partiti e governi nazionalpopulisti; ritiene che tali legami compromettano la credibilità degli sforzi profusi dall'UE per promuovere i valori fondamentali;

4. rammenta che non può esistere una gerarchia dei diritti umani; sottolinea la necessità di garantire il pieno rispetto e la piena adesione al principio secondo cui i diritti umani sono universali e inalienabili, indivisibili, interdipendenti e correlati; sottolinea che i tentativi di utilizzare i diritti di taluni gruppi per giustificare l'emarginazione di altri sono assolutamente inaccettabili;

5. pone l'accento sulla piaga dei conflitti armati e degli attacchi militari finalizzati, tra l'altro, alla pulizia etnica, che continua a causare la morte di civili e a provocare uno sfollamento di massa, in un contesto in cui gli Stati e gli attori non statali si sottraggono alla loro responsabilità di rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale in materia di diritti umani; sottolinea che le regioni in guerra o coinvolte in situazioni di conflitto si trovano ad affrontare gravi violazioni dei diritti umani, di natura eccezionale e volte a negare la dignità umana e che sono al tempo stesso devastanti per le vittime e degradanti per chi le commette; evidenzia, a titolo esemplificativo, il ricorso alla tortura e ad altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti, alle sparizioni forzate, alle uccisioni extragiudiziali, alla violenza e alla pratica di lasciar deliberatamente morire di fame quali armi di guerra finalizzate a distruggere, destabilizzare e demoralizzare gli individui, le famiglie, le comunità e le società, in particolare i bambini; sottolinea la particolare vulnerabilità delle donne appartenenti a minoranze etniche e religiose alla violenza sessuale, con particolare riferimento alle donne convertite; condanna fermamente gli attacchi mortali contro ospedali, scuole e altri obiettivi civili che hanno avuto luogo in tutto il mondo in conflitti armati nel 2018; rammenta che il diritto alla vita è un importante diritto umano, e che pertanto le azioni di guerra illegali devono sempre essere unanimemente condannate e contrastate in maniera efficace;

6. denuncia il rifiuto del multilateralismo e dell'ordine internazionale basato su regole, che costituisce una grave minaccia per i diritti umani in tutto il mondo; crede fermamente negli approcci e nelle decisioni adottati in cooperazione nell'ambito di un quadro multilaterale, in particolare in seno agli organismi delle Nazioni Unite e nell'ambito dei formati negoziali concordati in seno alle organizzazioni regionali quale l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ritenendoli i mezzi più efficaci per servire gli interessi dell'umanità, trovare soluzioni sostenibili ai conflitti sulla base delle norme e dei principi di diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dell'Atto finale di Helsinki, e promuovere progressi nel settore dei diritti umani; è estremamente preoccupato per il fatto che paesi con un passato di gravi violazioni comprovate dei diritti umani siedano in diversi organismi delle Nazioni Unite che si occupano dei diritti umani, tra cui il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

7. è seriamente preoccupato per l'aumento dei casi di omicidio, nonché gli attacchi sia fisici che diffamatori e il ricorso alla pena di morte, alle persecuzioni, alla reclusione, alle molestie e alle intimidazioni nei confronti delle persone che difendono i diritti umani in tutto il mondo, in particolare giornalisti, accademici, avvocati, politici e attivisti della società civile, tra cui attivisti per i diritti delle donne, ambientalisti e difensori dei terreni, nonché difensori delle minoranze religiose, principalmente nei paesi in cui si registrano elevati livelli di corruzione e risultati deludenti per quanto riguarda il rispetto dello Stato di diritto e il controllo giurisdizionale; esprime particolare preoccupazione per gli attacchi sempre più sfrontati commessi in territorio estero, talvolta in violazione delle leggi e delle consuetudini in materia di privilegi e immunità diplomatici; chiede giustizia e responsabilità ai massimi livelli decisionali nei confronti di tali attacchi; osserva che tutti i difensori dei diritti umani, in particolare le donne, sono soggetti a rischi specifici e necessitano di una protezione adeguata; denuncia il fatto che taluni governi abbiano adottato una legislazione che limita le attività della società civile o del movimento sociale, compresa la chiusura delle ONG o il congelamento dei loro beni; è molto preoccupato per l'uso repressivo della legislazione in materia di sicurezza informatica e antiterrorismo per reprimere i difensori dei diritti umani;

8. sottolinea l'importanza di promuovere la parità di genere e i diritti delle donne e delle ragazze in tutto il mondo; evidenzia che, nonostante i progressi, le donne e le ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze; sottolinea che la maggior parte delle società fatica ancora a fornire alle donne e alle ragazze pari diritti per legge e pari accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria, a un lavoro dignitoso, alla parità retributiva, nonché alla rappresentanza politica ed economica; esprime preoccupazione per i diffusi attacchi in corso contro i diritti delle donne e la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, nonché per la legislazione limitativa di tali diritti in molte parti del mondo; sottolinea che la mutilazione genitale femminile e il matrimonio infantile sono tra le più diffuse violazioni dei diritti umani; esprime preoccupazione per il fatto che le donne che manifestano una religione o un credo siano doppiamente esposte alla persecuzione; accoglie con favore l'iniziativa Spotlight UE-ONU finalizzata a porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze e chiede che sia rafforzata;

9. sottolinea che il rispetto e la promozione dei diritti dei minori, la lotta contro ogni forma di abuso, abbandono, maltrattamento, la tratta e lo sfruttamento dei minori, compresi i matrimoni forzati e il reclutamento o il ricorso ai bambini soldato nei conflitti armati, e la fornitura di assistenza e istruzione ai minori sono questioni essenziali per il futuro dell'umanità; sostiene, al riguardo, il meccanismo di monitoraggio e di segnalazione istituito con risoluzione 1612 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati;

10. pone l'accento sull'importanza di tenere pienamente conto delle esigenze specifiche delle persone con disabilità; invita l'Unione a integrare la lotta alla discriminazione basata sulla disabilità nella sua azione esterna e nelle sue politiche di aiuto allo sviluppo e ad adoperarsi per la parità di accesso al mercato del lavoro e di accesso all'istruzione e alla formazione nonché a promuovere soluzioni che facilitino la partecipazione nella società delle persone con disabilità;

11. richiama l'attenzione sui casi di persecuzione e discriminazione in relazione ad etnia, nazionalità, classe sociale, casta, religione, credo, lingua, età, sesso, sessualità e identità di genere, che sono ancora diffusi in molti paesi e società; è seriamente preoccupato per le risposte sempre più intolleranti e colme di odio rivolte alle persone vittime di tali violazioni dei diritti umani; chiede che i responsabili di tali violazioni siano assicurati alla giustizia;

12. osserva che il numero di persone vittime di sfollamenti forzati nel 2018 ha superato i 70 milioni, tra cui 26 milioni di rifugiati, 41 milioni di sfollati interni e 3,5 milioni di richiedenti asilo[10]; osserva inoltre che in tutto il mondo vi sono circa 12 milioni di apolidi; ritiene che le guerre, i conflitti, il terrorismo, la violenza, l'oppressione politica, la persecuzione basata sulla religione o sul credo, la povertà nonché l'insicurezza idrica e alimentare alimentino i rischi di nuovi conflitti e ulteriori sfollamenti; riconosce che le conseguenze ambientali dei cambiamenti climatici, come l'accesso più limitato all'acqua potabile sicura, possono aggravare lo sfollamento delle popolazioni;

13. sottolinea che l'emergenza climatica e una massiccia perdita di biodiversità costituiscono una grave minaccia per le popolazioni; ricorda che, senza un ambiente sano, sono a rischio i diritti umani fondamentali, quali il diritto alla vita, alla salute, al cibo e all'acqua potabile; richiama l'attenzione sugli effetti della devastazione ambientale sui diritti umani, sia per le popolazioni interessate sia in termini di diritto all'ambiente per tutta l'umanità; sottolinea l'obbligo e la responsabilità essenziali degli Stati e di altri decisori di conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 di lottare contro i cambiamenti climatici, contrastarne gli effetti, prevenirne l'impatto negativo sui diritti umani e di promuovere politiche appropriate conformemente agli obblighi in materia di diritti umani; ricorda gli obblighi per gli Stati di proteggere la biodiversità e fornire accesso a mezzi di ricorso efficaci in caso di perdita e degrado della biodiversità; esprime sostegno agli sforzi legislativi incipienti a livello internazionale in relazione ai reati ambientali;

14. sottolinea che la libertà di parola e di espressione nonché il pluralismo dei media, sia online che offline, sono al centro di società democratiche resilienti; condanna l'uso improprio di finalità legittime quali la lotta al terrorismo, la sicurezza dello Stato e l'applicazione della legge al fine di limitare la libertà di espressione; condanna la propaganda dei media e la disinformazione nei confronti delle minoranze; chiede che siano istituite le migliori salvaguardie possibili contro l'incitamento all'odio e la radicalizzazione, le campagne di disinformazione e la propaganda ostile, soprattutto ad opera di Stati autoritari e attori non statali, quali i gruppi terroristici, sviluppando un quadro giuridico a livello sia dell'Unione che internazionale per far fronte alle minacce ibride, tra cui la guerra informatica e quella dell'informazione, senza che siano compromessi i diritti fondamentali; ricorda che i media dovrebbero riflettere una pluralità di opinioni differenti nonché sostenere e rispettare il principio della non discriminazione; sottolinea, a tale proposito, che le persone appartenenti a minoranze dovrebbero avere un accesso indiscriminato ai mezzi di comunicazione radiotelevisiva, anche nella loro lingua;

Rendere più efficace la politica estera dell'UE in materia di diritti umani

15. ricorda che l'Unione si è impegnata a porre i diritti umani e la democrazia al centro delle sue relazioni con i paesi terzi; sottolinea pertanto che l'obiettivo di promuovere i diritti umani e la democrazia nel mondo deve essere integrato in tutte le politiche dell'Unione dotate di una dimensione esterna; invita l'Unione a mantenere fede a tali impegni e a garantire che il proprio impegno non rafforzi inavvertitamente i regimi autoritari;

16. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare un nuovo piano d'azione per i diritti umani e la democrazia ambizioso, esaustivo e vincolante per i prossimi cinque anni; insiste sulla necessità di affrontare adeguatamente nel futuro piano d'azione tutte le sfide emergenti connesse ai diritti umani, tra cui i diritti digitali, i diritti ambientali, i diritti degli anziani, lo sport e i diritti umani nonché i diritti dei migranti; chiede la creazione di un solido meccanismo di monitoraggio per valutare l'attuazione e l'impatto del piano d'azione; invita gli Stati membri ad acquisire una maggiore titolarità del piano d'azione e a riferire in merito alla sua attuazione;

17. evidenzia l'importanza delle sue risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto e del lavoro svolto dalla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo; raccomanda vivamente alla Commissione e al SEAE di rafforzare la collaborazione con la sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento, onde consentirle di partecipare al futuro piano d'azione e di monitorarne l'attuazione; invita il SEAE a trasmettere al Parlamento periodiche relazioni sulle azioni di seguito adottate relativamente alle risoluzioni di urgenza e/o alle relative raccomandazioni;

18. evidenzia il fatto che il commercio, le politiche dell'Unione in tale ambito e i diritti umani possono e devono rafforzarsi reciprocamente e che la comunità imprenditoriale svolge un ruolo importante nell'offrire incentivi positivi per la promozione dei diritti umani, della democrazia e della responsabilità delle imprese; esorta la Commissione e il SEAE a fare un uso efficace delle clausole sui diritti umani negli accordi internazionali, non solo attraverso il dialogo politico, valutazioni periodiche dei progressi e il ricorso alle procedure di consultazione su richiesta, ma anche creando un meccanismo efficace per monitorare le gravi violazioni dei diritti umani che potrebbero verificarsi attraverso le attività commerciali; chiede che le clausole sui diritti umani siano debitamente applicate e monitorate di conseguenza, anche attraverso parametri di riferimento misurabili, con la partecipazione del Parlamento, della società civile e delle pertinenti organizzazioni internazionali; chiede l'istituzione di un meccanismo di denuncia efficace e indipendente per gruppi di cittadini e parti interessate vittime di violazioni dei diritti umani; sottolinea che l'Unione e i suoi Stati membri devono impedire qualsiasi tipo di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese e l'impatto negativo delle attività commerciali;

19. sostiene i dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi quale strumento essenziale per l'impegno bilaterale nella promozione e nella protezione dei diritti umani; ricorda che le linee direttrici dell'UE per i dialoghi con i paesi terzi in materia di diritti umani definiscono una serie di criteri per l'avvio di un dialogo, tra cui la volontà del governo di migliorare tale situazione, l'impegno del governo in relazione alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, la disponibilità del governo a cooperare con le procedure e i meccanismi delle Nazioni Unite nel settore dei diritti umani e l'atteggiamento del governo nei confronti della società civile; invita il SEAE a effettuare una valutazione periodica di ciascun dialogo, come previsto dalle suddette linee direttrici, e a garantire che, in mancanza di progressi tangibili, l'UE adegui i propri obiettivi e riconsideri il proprio approccio; invita la Commissione e il SEAE, con una maggiore partecipazione dei gruppi della società civile e delle pertinenti organizzazioni internazionali, a unire le forze per affrontare la questione dei diritti umani e dei relativi obblighi nei dialoghi o nei negoziati in qualsiasi ambito politico ed economico con i governi dei paesi terzi, al fine di rafforzare l'impatto dei dialoghi sui diritti umani; raccomanda di dare ascolto alle preoccupazioni espresse in merito alla situazione dei diritti umani in tali paesi e di adottare misure adeguate, anche sollevando singoli casi nel contesto dei dialoghi sui diritti umani; chiede un coinvolgimento più attivo del Parlamento in sede di elaborazione dei programmi dei dialoghi sui diritti umani; sottolinea che le strategie nazionali sui diritti umani e le relative relazioni di attuazione annuali costituiscono uno strumento essenziale per garantire la coerenza politica, individuare le principali priorità strategiche, stabilire gli obiettivi a lungo e breve termine nonché definire azioni concrete per far progredire i diritti umani; ribadisce la propria richiesta di concedere ai deputati al Parlamento europeo l'accesso ai contenuti delle strategie nazionali sui diritti umani; accoglie con favore i seminari della società civile che precedono i dialoghi sui diritti umani e chiede che sia dato seguito alle loro conclusioni, con il coinvolgimento specifico delle organizzazioni della società civile;

20. invita con forza l'UE ad affrontare coerentemente la discriminazione utilizzando al meglio gli strumenti di cui dispone in materia di diritti umani, anche attraverso il dialogo, emettendo condanne, e sostenendo la società civile e le iniziative comuni a livello di Nazioni Unite, in linea con gli orientamenti recentemente adottati dall'UE sulla non discriminazione nell'azione esterna e con lo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione fondata sulla discendenza pubblicato nel 2017;

21. sostiene fermamente il lavoro e gli sforzi compiuti dal rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani (RSUE) nella protezione e promozione dei diritti umani nel mondo; sottolinea l'importante obiettivo, nell'ambito del mandato dell'RSUE, di rafforzare l'efficacia dell'Unione in tale ambito; invita l'RSUE ad agire sulla base del proprio mandato per concorrere a rafforzare il contributo dell'UE al consolidamento della democrazia; ribadisce la sua richiesta di rivedere il mandato dell'RSUE onde rendere permanente e maggiormente responsabile il suo ruolo nonché conferirgli poteri d'iniziativa, risorse adeguate e la capacità di intervenire pubblicamente al fine di riferire in merito ai risultati conseguiti nell'ambito delle visite effettuate nei paesi terzi e comunicare le posizioni dell'UE sulle questioni relative ai diritti umani; rinnova la sua richiesta di maggiore trasparenza sulle attività e le missioni dell'RSUE e ribadisce che le relazioni periodiche di quest'ultimo al Consiglio devono essere condivise anche con il Parlamento; accoglie con favore l'ampliamento del mandato dell'RSUE al fine di includere la promozione del sostegno alla giustizia penale internazionale e si attende che l'RSUE sia particolarmente attivo in tale ambito;

22. plaude agli sforzi compiuti dal SEAE e dalla Commissione per rafforzare continuamente la consapevolezza dei funzionari dell'UE in merito ai diritti umani; accoglie con favore il fatto che in tutte le delegazioni dell'UE siano ora presenti punti focali in materia di diritti umani e funzionari di collegamento con i difensori dei diritti umani; invita il SEAE a trasmettere al Parlamento una relazione dettagliata sul completamento di tale rete di punti focali al fine di valutarla e garantire che sia attuata in modo coerente in tutte le delegazioni dell'UE; invita tutte le delegazioni dell'UE e i loro rispettivi punti focali in materia di diritti umani a osservare con coerenza il loro obbligo di incontrare i difensori dei diritti umani, far visita agli attivisti detenuti, monitorare i processi a loro carico e perorare la loro protezione sul campo;

23. riconosce i progressi compiuti in termini di procedura e di formato della relazione annuale 2018 dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo, ma auspica che il Consiglio e il VP/AR tengano maggiormente conto delle posizioni espresse dal Parlamento nelle sue pertinenti risoluzioni e/o raccomandazioni al fine di garantire una più profonda ed efficace interazione tra le istituzioni dell'UE sulle questioni inerenti ai diritti umani; chiede al Consiglio di continuare ad adoperarsi affinché tali relazioni annuali siano ultimate con maggiore anticipo; incoraggia il Consiglio a far sì che l'adozione della prossima relazione annuale si basi su un adeguato processo di consultazione;

Sviluppare soluzioni volte a promuovere e proteggere i diritti umani e la democrazia

Governance democratica e spazio favorevole alla società civile

24. invita l'UE e gli Stati membri a continuare a seguire da vicino gli sviluppi che si ripercuotono negativamente sulla governance e sullo spazio della società civile a livello mondiale, senza eccezioni, nonché a rispondere in modo sistematico, avvalendosi di tutti i mezzi appropriati, ai cambiamenti politici e legislativi portati avanti da governi autoritari che sono intesi a compromettere la governance fondata sui principi democratici fondamentali e a ridurre lo spazio della società civile; è del parere che dovrebbero esservi maggiori sinergie tra la Commissione, il SEAE e il Parlamento al riguardo; si compiace dell'assistenza inestimabile fornita alle organizzazioni della società civile in tutto il mondo dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), che continua a essere lo strumento faro dell'UE per l'attuazione della sua politica esterna in materia di diritti umani; chiede di incrementare ulteriormente i finanziamenti alla società civile e ai diritti umani nell'ambito dello strumento che sostituirà l'EIDHR; sottolinea che nel 2018 centinaia di manifestanti pacifici della società civile sono stati arrestati, sottoposti a maltrattamenti e detenzioni arbitrarie e costretti a pagare ammende a seguito dei relativi processi;

Approccio dell'UE ai conflitti e responsabilità per le violazioni dei diritti umani

25. sottolinea il legame tra l'aumento delle violazioni dei diritti umani e la diffusa impunità e mancanza di responsabilità nelle regioni e nei paesi devastati dai conflitti o caratterizzati da intimidazioni, discriminazioni, molestie e aggressioni politicamente motivati, sequestri, operazioni di polizia violente, arresti arbitrari, casi di tortura e uccisioni; invita la comunità internazionale a sostenere azioni intese a combattere l'impunità e promuovere la responsabilità in particolare nelle regioni e nei paesi in cui la dinamica dell'impunità ricompensa coloro che sono maggiormente responsabili e indebolisce le vittime; sottolinea inoltre che le minoranze e i gruppi emarginati sono spesso particolarmente colpiti dai conflitti;

26. ricorda le sue risoluzioni in cui denuncia specifiche responsabilità per i conflitti che nel 2018 hanno provocato centinaia di vittime tra i minori, nel corso di attacchi deliberati nei confronti della popolazione civile e delle infrastrutture umanitarie; invita tutti gli Stati membri dell'UE ad attenersi scrupolosamente al codice di condotta dell'Unione europea per le esportazioni di armi e, in particolare, a interrompere qualsiasi trasferimento di armi e apparecchiature di sorveglianza e di intelligence che possano essere usati dai governi per reprimere i diritti umani, specialmente nel contesto dei conflitti armati; insiste sulla necessità di una piena trasparenza e di una comunicazione periodica da parte degli Stati membri dell'UE sui loro trasferimenti di armi; ricorda la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sull'utilizzo di droni armati[11]; esprime profonda preoccupazione per l'utilizzo di droni armati al di fuori del quadro giuridico internazionale; chiede inoltre alla Commissione di tenere il Parlamento adeguatamente informato in merito all'impiego di fondi dell'UE per tutti i progetti di ricerca e sviluppo associati alla costruzione di droni; esorta il VP/AR a vietare lo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza alcun intervento umano;

27. condanna fermamente tutti i crimini efferati e le violazioni dei diritti umani a opera di attori statali e non statali, anche contro i cittadini che esercitano pacificamente i loro diritti umani; invita l'UE e gli Stati membri ad avvalersi di tutto il loro peso politico per prevenire qualsiasi atto che possa essere considerato genocidio, crimine di guerra o crimine contro l'umanità, per reagire in modo efficiente e coordinato qualora vengano perpetrati tali crimini, per mobilitare tutte le risorse necessarie ad assicurare alla giustizia tutti i responsabili, per assistere le vittime e per sostenere i processi di stabilizzazione e di riconciliazione; invita la comunità internazionale a mettere a punto strumenti volti a ridurre al minimo l'intervallo intercorrente tra allerta e reazione, come il sistema di allerta precoce dell'Unione, al fine di prevenire l'insorgere, il riemergere e l'aggravarsi di conflitti violenti; invita il SEAE e la Commissione a includere una strategia ambiziosa sulla lotta contro l'impunità nel terzo piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia; raccomanda vivamente l'istituzione di un osservatorio europeo sulla prevenzione, la responsabilità e la lotta contro l'impunità; invita nuovamente il VP/AR a nominare un rappresentante speciale dell'UE in materia di diritto umanitario internazionale e giustizia internazionale incaricato di promuovere, inserire e rappresentare l'impegno dell'Unione in materia di lotta contro l'impunità;

28. plaude agli sforzi compiuti dall'UE per promuovere l'universalità dello Statuto di Roma nel 2018, anno in cui è stato celebrato il 20º anniversario della sua adozione, e ribadisce il suo fermo sostegno alla Corte penale internazionale (CPI); osserva che il diritto internazionale è attualmente sottoposto a forti pressioni; è preoccupato per il fatto che, a causa dell'ampia giurisdizione della CPI, dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite solo 122 sono suoi membri e solo 38 hanno ratificato l'emendamento di Kampala che conferisce alla CPI i poteri di perseguire il crimine di aggressione; invita l'UE e i suoi Stati membri a incoraggiare tutti i paesi membri delle Nazioni Unite a ratificare e attuare lo Statuto di Roma ed è costernato per i casi di paesi che si ritirano dallo Statuto o che minacciano di farlo; invita inoltre tutti i firmatari dello Statuto di Roma a coordinarsi e a cooperare con la CPI; invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere sistematicamente le indagini, le inchieste e le decisioni della CPI e ad adottare le misure necessarie a impedire i casi di mancata cooperazione con la Corte; chiede assistenza finanziaria per le organizzazioni che raccolgono, conservano e proteggono le prove, digitali o di altro tipo, dei crimini commessi dalle parti coinvolte in tali conflitti, al fine di facilitare le azioni penali nei loro confronti a livello internazionale; invita gli Stati membri e la rete dell'UE sul genocidio a sostenere la squadra investigativa delle Nazioni Unite nel raccogliere, preservare e conservare le prove dei crimini commessi attualmente o di recente, affinché non vadano perse; invita la Commissione e il SEAE a esaminare le modalità e presentare nuovi strumenti per aiutare le vittime di violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario ad accedere alla giustizia internazionale e ad ottenere risarcimento e riparazione, anche attraverso il rafforzamento della capacità dei paesi terzi di applicare il principio di giurisdizione universale nei loro sistemi giuridici nazionali;

29. accoglie favorevolmente l'avvio, e ne chiede il proseguimento, delle discussioni esplorative in seno al Consiglio in merito all'istituzione di un meccanismo sanzionatorio dell'UE in materia di diritti umani (la cosiddetta "lista Magnitskij"), che consentirebbe di imporre sanzioni mirate nei confronti di individui coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani, come chiesto dal Parlamento in svariate occasioni, in particolare nel marzo 2019; invita il Consiglio ad accelerare le discussioni al fine di adottare la legislazione necessaria, istituire il meccanismo e dotarlo di fondi adeguati quanto prima; sottolinea l'importanza che tale sistema sia conforme al meccanismo dell'UE di controllo giurisdizionale; sottolinea inoltre, come esempio da seguire, la promulgazione da parte di alcuni Stati membri dell'UE di leggi che prevedono l'imposizione di sanzioni nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani;

30. invita il VP/AR e il Consiglio a prestare particolare attenzione alla situazione dei diritti umani nei territori occupati illegalmente; ribadisce che l'occupazione illegale di un territorio o di parte di esso costituisce una violazione ricorrente del diritto internazionale; sottolinea la responsabilità della potenza occupante nei confronti della popolazione civile a norma del diritto internazionale umanitario; deplora la reintegrazione dei rappresentanti di un paese che occupa il territorio di un altro Stato nell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa;

Difensori dei diritti umani

31. pone l'accento sul prezioso ed essenziale ruolo svolto dai difensori dei diritti umani a rischio della loro vita, in particolare i difensori dei diritti umani delle donne; evidenzia che è necessario che l'UE dia prova di forte coordinamento nei suoi contatti con le autorità di paesi terzi in materia di difensori dei diritti umani; evidenzia che nel 2018 è stato celebrato il 20º anniversario della dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani; raccomanda di rafforzare la cooperazione tra le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri, consentendo loro di fornire un sostegno e una protezione costanti ai difensori dei diritti umani; loda il meccanismo "ProtectDefenders.eu", istituito per proteggere i difensori dei diritti umani che si trovano in pericolo, e ne chiede il rafforzamento;

32. sottolinea la necessità di un approccio dell'UE alla tutela dei difensori dei diritti umani strategico, visibile e orientato ai risultati; invita il Consiglio a pubblicare conclusioni annuali del Consiglio "Affari esteri" sull'azione dell'UE intesa a promuovere e tutelare i difensori dei diritti umani nel quadro della politica estera dell'Unione; invita il Consiglio e la Commissione a istituire una procedura coordinata per conferire i visti ai difensori dei diritti umani e, se del caso, facilitare l'accoglienza temporanea; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire finanziamenti sufficienti per la tutela dei difensori dei diritti umani nei pertinenti programmi tematici del prossimo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI) e ad assicurare che sia accessibile e raggiunga coloro che ne hanno maggiormente bisogno, che sono i più emarginati; invita la Commissione ad avvalersi appieno di tale strumento in futuro e insiste affinché le delegazioni e gli Stati membri dell'UE aumentino i loro finanziamenti e la loro capacità di protezione e sostegno d'emergenza dei difensori dei diritti umani a rischio; deplora la continua imposizione di divieti di viaggio agli attivisti per i diritti umani che desiderano assistere alle sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra e di altre istituzioni internazionali; invita i governi interessati ad abolire tali divieti;

Diritti delle donne e uguaglianza di genere

33. sostiene fermamente l'impegno strategico dell'Unione a favore della parità di genere e i suoi continui sforzi per migliorare la situazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030; evidenzia che la parità di genere dovrebbe essere una priorità fondamentale in tutte le relazioni di collaborazione, le politiche e le azioni esterne dell'UE, in quanto rappresenta un principio anche per l'UE e i suoi Stati membri a norma dei trattati; invita l'UE ad adottare una strategia globale in materia di parità di genere alla scadenza dell'impegno strategico; invita la Commissione a preparare e adottare una comunicazione per rinnovare il piano d'azione sulla parità di genere dopo il 2020, quale strumento importante dell'UE inteso a contribuire ai diritti delle donne e delle ragazze in tutto il mondo; invita gli Stati membri ad approvare il piano d'azione sulla parità di genere III nelle conclusioni del Consiglio; invita la Commissione e il SEAE a contribuire ulteriormente alla parità di genere e all'emancipazione delle ragazze e delle donne lavorando a stretto contatto con le organizzazioni internazionali, con i paesi terzi e la società civile, al fine di sviluppare e attuare nuovi quadri giuridici per quanto riguarda la parità di genere;

34. sottolinea l'aumento allarmante della violenza nei confronti delle donne e delle ragazze; condanna ogni forma di violenza di genere, fisica, sessuale e psicologica; esprime profonda preoccupazione per l'aumento del ricorso alla tortura sotto forma di violenza sessuale e di genere quale arma di guerra; ricorda che i reati sessuali e la violenza di genere sono considerati dallo Statuto di Roma quali crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti costitutivi di genocidio o tortura; esorta i paesi a migliorare la loro legislazione al fine di affrontare tali questioni; ribadisce il suo invito agli Stati membri dell'UE e ai membri del Consiglio d'Europa che non l'abbiano ancora fatto a ratificare e attuare quanto prima la Convenzione di Istanbul; chiede ulteriori azioni per eliminare tutte le forme di violenza di genere e le pratiche dannose nei confronti di donne e ragazze, come matrimoni forzati o precoci, mutilazioni genitali femminili, violenze sessuali e conversioni religiose forzate; sostiene il proseguimento dell'iniziativa congiunta Spotlight UE-ONU; invita le delegazioni dell'UE ad assicurare la raccolta dei dati sulla violenza nei confronti delle donne, a formulare raccomandazioni specifiche per paese e a promuovere meccanismi di protezione e strutture di sostegno per le vittime;

35. afferma che l'accesso alla sanità è un diritto umano, che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si fondano su diritti umani fondamentali e sono elementi essenziali della dignità umana; fa notare che l'accesso insufficiente a beni e servizi sociali essenziali (ad esempio l'acqua, l'alimentazione, la salute, l'istruzione e i servizi igienico-sanitari), nonché le difficoltà di accesso alla salute sessuale e riproduttiva, rappresentano una violazione inaccettabile dei diritti umani; condanna le violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, compresa la negazione dell'accesso ai servizi pertinenti; sottolinea che è opportuno che a tutte le donne siano garantiti un'assistenza sanitaria adeguata e a prezzi accessibili, ivi compresa l'assistenza sanitaria mentale come il sostegno psicologico, nonché il rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi e l'accesso universale agli stessi e all'istruzione, e che esse dovrebbero poter prendere decisioni libere e responsabili concernenti la loro salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva; sottolinea che tali servizi sono importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile e post-infantile; considera inaccettabile che i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle ragazze rimangano un campo di battaglia, anche in sedi multilaterali; sottolinea che le donne e le ragazze vittime di conflitti armati hanno il diritto di ricevere le cure mediche necessarie; richiama l'attenzione sul ruolo delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, nelle operazioni di mantenimento della pace, di aiuto umanitario e di ricostruzione postbellica nonché nella promozione dei diritti umani e delle riforme democratiche;

36. invita l'UE a collaborare con altri paesi per intensificare le loro azioni nel settore dell'istruzione, dell'assistenza sanitaria e dei servizi sociali, della raccolta dei dati, dei finanziamenti e della programmazione, per meglio prevenire e contrastare la violenza sessuale e di genere in tutto il mondo; osserva che l'istruzione è uno strumento essenziale per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne e i bambini; chiede misure volte a facilitare l'accesso delle donne e delle ragazze all'istruzione e al mercato del lavoro, e che sia prestata particolare attenzione all'equilibrio di genere nella copertura delle posizioni dirigenziali da parte delle imprese; chiede inoltre l'inclusione dell'istruzione delle ragazze negli accordi dell'UE con i paesi in via di sviluppo;

Diritti dei minori

37. sottolinea che i minori subiscono spesso specifiche forme di abusi, quali i matrimoni infantili forzati, la prostituzione infantile, l'impiego dei bambini soldato, la mutilazione genitale, il lavoro minorile e la tratta di minori, segnatamente in occasione di crisi umanitarie e nei conflitti armati e, pertanto, necessitano di maggiore protezione; rivolge un'attenzione particolare ai bambini apolidi, ai migranti e ai bambini rifugiati; invita l'UE a cooperare con i paesi terzi per porre fine ai matrimoni precoci, ai matrimoni infantili e forzati, fissando a 18 anni l'età minima legale per il matrimonio, imponendo la verifica dell'età di entrambi i coniugi e del loro pieno e libero consenso, introducendo registri matrimoniali obbligatori e garantendo il rispetto di tali norme; chiede nuove iniziative dell'Unione volte a promuovere e tutelare i diritti dei minori, comprese quelle atte a impedire e contrastare gli abusi sui minori nel mondo, a riabilitare e a reintegrare i minori coinvolti nei conflitti, in particolare quelli che sono vittime di gruppi estremisti e i minori esposti a discriminazioni multiple e intersettoriali, nonché a fornire loro un ambiente protetto, basato sulla famiglia e la comunità, quale contesto naturale in cui vivere, in cui l'assistenza e l'istruzione svolgano un ruolo fondamentale; invita l'Unione a dar vita a un movimento internazionale per difendere i diritti dei minori, anche organizzando una conferenza internazionale sulla protezione dei minori in contesti fragili; ribadisce l'urgente necessità di una ratifica universale e di una efficace attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e dei suoi protocolli opzionali;

Diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)

38. condanna le detenzioni arbitrarie, le torture, le persecuzioni e le uccisioni di cui sono oggetto le persone LGBTI; osserva che in diversi paesi del mondo le persone LGBTI continuano a essere vittima di violenze e di persecuzione a motivo del loro orientamento sessuale; deplora il fatto che l'omosessualità sia tuttora sanzionata penalmente in molti paesi, alcuni dei quali prevedono la pena di morte per l'omosessualità; ritiene che le pratiche e gli atti di violenza contro singole persone a causa del loro orientamento sessuale non debbano rimanere impuniti e debbano essere eliminati; chiede l'attuazione degli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali;

Diritti delle persone con disabilità

39. accoglie favorevolmente la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; ribadisce l'importanza di una sua efficace attuazione da parte sia degli Stati membri sia delle istituzioni dell'Unione; sottolinea l'importanza della non discriminazione e la necessità di integrare in modo credibile il principio dell'accessibilità universale e di garantire la totalità dei diritti delle persone con disabilità in tutte le pertinenti politiche dell'Unione, compresa la politica di sviluppo; chiede la creazione di un centro globale di eccellenza per le competenze a prova di futuro e imprenditoriali per le persone con disabilità;

Lotta contro la discriminazione di casta

40. prende atto con grande preoccupazione della portata e delle conseguenze delle gerarchie di casta, della discriminazione basata sulla casta e del perpetuarsi delle violazioni dei diritti umani basate sulle caste, fra cui il rifiuto di accesso al sistema giuridico o al lavoro, la segregazione persistente, la povertà e la stigmatizzazione, nonché delle barriere legate alla casta che ostacolano l'esercizio dei diritti umani di base e l'agevolazione dello sviluppo umano; ribadisce il suo invito a sviluppare una politica dell'UE in materia di discriminazione di casta ed esorta l'UE ad agire in merito alle sue gravi preoccupazioni per quanto riguarda la discriminazione di casta; chiede l'adozione di uno strumento dell'UE per prevenire ed eliminare la discriminazione di casta; ribadisce il proprio invito all'UE e agli Stati membri a intensificare gli sforzi e ad appoggiare le iniziative a livello delle Nazioni Unite e delle delegazioni volte a eliminare la discriminazione legata alla casta; osserva che tali iniziative dovrebbero includere la promozione di indicatori specifici, dati disaggregati e misure speciali per far fronte alla discriminazione di casta in sede di attuazione e monitoraggio degli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030, come pure il rispetto del nuovo strumento di orientamento delle Nazioni Unite sulla discriminazione fondata sulla discendenza e il sostegno agli Stati;

Popoli indigeni

41. esprime profonda preoccupazione per il fatto che i popoli indigeni affrontano discriminazioni e persecuzioni diffuse e sistematiche in tutto il mondo, tra cui arresti arbitrari e uccisioni di difensori dei diritti umani, trasferimenti forzati, accaparramento delle terre e violazioni dei loro diritti da parte delle imprese; osserva che la maggior parte dei popoli indigeni vive al di sotto della soglia di povertà; invita tutti gli Stati a includere i popoli indigeni nel processo decisionale sulle strategie di lotta ai cambiamenti climatici; invita i paesi a ratificare le disposizioni della convenzione n. 169 dell'OIL sui popoli indigeni e tribali;

Libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo

 

42. sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo (nota più comunemente come libertà di religione o di credo), che include il diritto a non credere, ad aderire a convinzioni teiste, non teiste, agnostiche o ateiste e il diritto all'apostasia e a non professare alcuna religione deve essere garantito in tutto il mondo e preservato senza condizioni; esorta la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a incrementare le attività di sensibilizzazione in relazione alla libertà di religione o di credo e ad avviare un dialogo con gli Stati e i rappresentanti della società civile e dei gruppi religiosi, non confessionali, umanistici e filosofici e delle chiese, delle associazioni e comunità religiose, al fine di impedire atti di violenza, persecuzioni, intolleranza e discriminazioni nei confronti delle persone fondati su pensiero, coscienza, opinioni filosofiche e religione o credo; deplora le leggi anti-conversione e sulla blasfemia, che di fatto limitano e persino sopprimono la libertà di religione o di credo delle minoranze religiose e degli atei; esorta inoltre la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a dare piena attuazione agli orientamenti dell'UE in materia di libertà di religione o di credo;

43. invita l'Unione e gli Stati membri a continuare a stringere alleanze e a intensificare la cooperazione con un'ampia gamma di paesi e organizzazioni regionali onde apportare cambiamenti positivi per quanto riguarda la libertà di religione o di credo, in particolare nelle zone di conflitto dove i gruppi religiosi, come i cristiani in Medio Oriente, sono più vulnerabili; sostiene pienamente la prassi dell'Unione europea di prendere l'iniziativa di elaborare risoluzioni tematiche al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, e sulla libertà di religione o di credo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite;

44. sostiene il lavoro e gli sforzi dell'inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE; ribadisce il suo invito al Consiglio e alla Commissione a effettuare una valutazione trasparente e globale dell'efficacia e del valore aggiunto della posizione dell'inviato speciale nel quadro del rinnovo e del rafforzamento del suo mandato e posizione da parte della Commissione; insiste sulla necessità che il suo lavoro sia dotato di risorse adeguate per migliorare l'efficacia dell'UE in questo settore; ricorda al Consiglio e alla Commissione la necessità di sostenere adeguatamente, in consultazione permanente con le organizzazioni religiose e filosofiche, il mandato istituzionale, la capacità e i compiti dell'inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE, esplorando la possibilità di un mandato pluriennale soggetto a revisione annuale e sviluppando reti di lavoro in tutte le pertinenti istituzioni dell'UE, in linea con la sua risoluzione del 15 gennaio 2019 sugli orientamenti dell'UE e il mandato dell'inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea;

Libertà espressione, libertà dei media e diritto all'informazione

45. denuncia con fermezza e condanna l'uccisione, il rapimento, l'incarcerazione e l'intimidazione di numerosi giornalisti, blogger e informatori, e gli attacchi nei loro confronti, anche con mezzi fisici e giudiziari, nonché le minacce cui hanno dovuto far fronte nel 2018; invita l'Unione ad adoperarsi al massimo per proteggerli in futuro; ricorda che la libertà di espressione e la libertà dei media favoriscono una cultura del pluralismo e sono elementi essenziali delle fondamenta di una società democratica;  ricorda che i giornalisti dovrebbero essere liberi di esercitare la loro professione senza temere di essere perseguiti o incarcerati; sottolinea che qualsiasi restrizione all'esercizio della libertà di espressione e della libertà dei media, come la rimozione di contenuti online, deve essere eccezionale, con particolare attenzione ai principi di necessità e proporzionalità, e deve essere prescritta per legge e stabilita da un tribunale;

46. invita l'UE, i suoi Stati membri e il suo RSUE, in particolare, a prestare particolare attenzione alla protezione della libertà di espressione e della libertà, indipendenza e pluralismo dei media in tutto il mondo, a monitorare meglio tutti i tipi di restrizioni — online o offline — alla libertà di espressione e dei media, a condannare sistematicamente tali restrizioni e a utilizzare tutti i mezzi e gli strumenti diplomatici disponibili per porre fine a tali restrizioni; richiama l'attenzione sull'importanza di condannare e lottare contro i discorsi che incitano all'odio e alla violenza online e offline e che rappresentano una minaccia diretta per lo Stato di diritto e i valori incarnati dai diritti umani; sostiene le iniziative che contribuiscono a distinguere tra le notizie false o la disinformazione propagandistica e le informazioni raccolte nel quadro di un'attività giornalistica reale e indipendente; sottolinea l'importanza di garantire un'attuazione efficace e sistematica degli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline e di controllarne regolarmente l'impatto;

Pena di morte, tortura e altre forme di maltrattamento

47. condanna il ricorso alla tortura, ai trattamenti inumani o degradanti e alla pena di morte, che continuano a essere attuati da molti paesi in tutto il mondo; esprime preoccupazione per il numero di condanne ed esecuzioni per motivi che non corrispondono alla definizione di reati gravi, contravvenendo al diritto internazionale; invita i paesi che non vi hanno ancora provveduto a introdurre immediatamente una moratoria sulla pena di morte come misura intermedia verso la sua abolizione; invita l'UE a intensificare gli sforzi per eliminare la tortura e la pena di morte; esorta l'UE e i suoi Stati membri a esercitare una particolare vigilanza nei confronti degli Stati che minacciano di ripristinare la pena di morte de iure o de facto; chiede di porre fine al commercio globale di merci utilizzate per la tortura e la pena di morte;

48. considera essenziale contrastare ogni forma di tortura e maltrattamento, compresa la violenza psicologica, delle persone in carcere o in altri luoghi di detenzione, e intensificare gli sforzi per garantire il rispetto del pertinente diritto internazionale in materia nonché assicurare il risarcimento delle vittime; esprime profonda preoccupazione per lo stato delle carceri e le condizioni di detenzione in diversi paesi, compreso l'accesso alle cure e ai medicinali, in particolare per malattie quali l'epatite o l'HIV; ricorda che il rifiuto di consentire ai detenuti di accedere all'assistenza sanitaria costituisce maltrattamento o persino tortura e forse negata assistenza a persone in pericolo; accoglie con favore la politica rivista dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti; invita gli Stati membri a integrare le salvaguardie contro la tortura e altri maltrattamenti in tutte le loro azioni e politiche;

49. accoglie con favore la creazione nel 2017 del gruppo di coordinamento contro la tortura dell'UE; si compiace, a tale riguardo, degli aggiornamenti della normativa dell'UE richiesti nella sua risoluzione legislativa del 29 novembre 2018 relativa al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli[12]; mette in evidenza l'importanza di rafforzare ulteriormente la cooperazione con i meccanismi delle Nazioni Unite, gli organismi regionali e gli attori pertinenti come la Corte penale internazionale, le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani nella lotta contro la tortura e altri maltrattamenti;

Imprese e diritti umani

50. ribadisce che le attività di tutte le imprese, che operino a livello nazionale o transfrontaliero, devono avvenire nel pieno rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani; ribadisce inoltre l'importanza di promuovere la responsabilità sociale delle imprese; sottolinea che è importante che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su imprese e diritti umani; ricorda la responsabilità delle imprese nell'assicurare che le loro operazioni e catene di approvvigionamento non siano coinvolte in violazioni dei diritti umani, quali il lavoro forzato e minorile, la violazione dei diritti dei popoli indigeni, l'accaparramento dei terreni, le minacce e gli attacchi nei confronti dei difensori dei diritti umani e il degrado ambientale;

51. sottolinea la necessità di istituire uno strumento internazionale vincolante volto a disciplinare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese; chiede una proposta legislativa sui diritti umani per le imprese e il dovere di diligenza per evitare gli abusi nelle operazioni globali delle imprese e per migliorare l'accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionale per le vittime di violazioni dei doveri professionali; sottolinea l'importanza che tutti i paesi attuino appieno i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e invita gli Stati membri dell'Unione che non lo abbiano ancora fatto ad adottare quanto prima piani d'azione nazionali su imprese e diritti umani; incoraggia l'UE e gli Stati membri a partecipare in modo costruttivo ai lavori del gruppo di lavoro intergovernativo delle Nazioni Unite sulle società transnazionali e altre imprese commerciali per quanto riguarda i diritti umani; ritiene che si tratti di un passo avanti necessario per la promozione e la tutela dei diritti umani;

52. esorta la Commissione ad assicurare che i progetti sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) siano in linea con la politica e gli impegni dell'UE in materia di diritti umani e che vi siano meccanismi di responsabilità a disposizione degli individui per denunciare le violazioni connesse alle attività della BEI e della BERS; ritiene che una task force interistituzionale dell'UE su imprese e diritti umani rappresenterebbe un utile strumento aggiuntivo; invita il settore privato, in particolare le imprese finanziarie, assicurative e di trasporto, a fornire i loro servizi agli operatori umanitari che svolgono attività di soccorso, nel pieno rispetto delle deroghe umanitarie e delle deroghe previste nella legislazione dell'UE; accoglie con favore l'istituzione del mediatore canadese indipendente per l'impresa responsabile;

53. è favorevole al sistema di preferenze SPG+ quale strumento per stimolare l'effettiva attuazione di 27 convenzioni internazionali fondamentali sui diritti umani e le norme in materia di lavoro; riconosce che le catene del valore mondiali contribuiscono al rafforzamento delle norme internazionali fondamentali in materia di lavoro, ambientali e sociali e rappresentano un'opportunità di progresso sostenibile, in particolare nei paesi in via di sviluppo e nei paesi esposti a un rischio maggiore a causa dei cambiamenti climatici; sottolinea che i paesi terzi che beneficiano del sistema di preferenze SPG + dovrebbero registrare progressi in relazione a tutti gli aspetti dei diritti umani; osserva che meccanismi di monitoraggio rafforzati ed efficaci potrebbero incrementare la capacità di esercitare un effetto leva dei sistemi di preferenze commerciali in risposta alle violazioni dei diritti umani; sostiene l'introduzione e l'attuazione di clausole di condizionalità in materia di diritti umani negli accordi internazionali tra l'UE e i paesi terzi, anche in materia di commercio e investimenti; invita la Commissione a monitorare sistematicamente l'attuazione di tali clausole per garantire che siano rispettate dai paesi beneficiari e a riferire periodicamente al Parlamento in merito al rispetto dei diritti umani da parte dei paesi partner;

Nuove tecnologie e diritti umani

54. sottolinea l'importanza di elaborare una strategia dell'Unione per mettere le nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale, al servizio delle persone e per affrontare le potenziali minacce per i diritti umani poste dalle nuove tecnologie, tra cui la disinformazione, la sorveglianza di massa, le notizie false, l'incitamento all'odio, le restrizioni sponsorizzate dallo Stato e l'abuso dell'intelligenza artificiale; pone inoltre l'accento sulla specifica minaccia che tali tecnologie potrebbero comportare in termini di controllo, limitazione e deterioramento delle attività legittime; sottolinea l'importanza di trovare il giusto equilibrio tra diritti umani, in particolare il diritto alla vita privata, e altre considerazioni legittime quali la sicurezza o la lotta contro la criminalità, il terrorismo e l'estremismo; esprime preoccupazione per il crescente impiego di talune tecnologie di sorveglianza informatica a duplice uso nei confronti di attivisti per i diritti umani, giornalisti, oppositori politici e avvocati;

55. invita l'UE e gli Stati membri a dialogare con i governi dei paesi terzi per porre fine alle pratiche e alla normativa repressive in materia di cibersicurezza e lotta al terrorismo; ricorda l'obbligo di aggiornare annualmente l'allegato I del regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, che elenca i prodotti a duplice uso per i quali è richiesta l'autorizzazione; sottolinea la necessità di una cooperazione digitale efficace tra governi, settore privato, società civile, mondo accademico e comunità tecnica, parti sociali e altri portatori di interessi per garantire un futuro digitale sicuro e inclusivo per tutti, in linea con il diritto internazionale in materia di diritti umani.

Migranti e rifugiati

56. sottolinea l'urgente necessità di affrontare le cause profonde dei flussi migratori, come le guerre, i conflitti, i regimi autoritari, le persecuzioni, le reti di migrazione illegale, la tratta di esseri umani, il contrabbando, la povertà, le disuguaglianze economiche e i cambiamenti climatici, e di trovare soluzioni a lungo termine fondate sul rispetto dei diritti umani e sulla dignità; sottolinea la necessità di creare canali e vie legali di migrazione e di facilitare i rimpatri volontari, ove possibile, anche in linea con il principio di non respingimento;

57. chiede che sia affrontata la dimensione esterna della crisi dei rifugiati, anche trovando soluzioni sostenibili ai conflitti attraverso lo sviluppo della cooperazione e partenariati con i paesi terzi interessati; ritiene che la conformità al diritto internazionale in materia di rifugiati e diritti umani sia un elemento costitutivo essenziale per la cooperazione con i paesi terzi; sottolinea la necessità di compiere reali passi, in linea con il patto globale sulla migrazione e i rifugiati, per accrescere l'autonomia dei rifugiati, estendere l'accesso a soluzioni che prevedono il coinvolgimento di paesi terzi, migliorare le condizioni dei diritti umani nella gestione della migrazione, in particolare nei paesi di origine o di transito, e garantire un ritorno sicuro e dignitoso; chiede che l'UE e i suoi Stati membri siano pienamente trasparenti in merito alle politiche di cooperazione con i paesi terzi e all'assegnazione ad essi di fondi per la cooperazione in materia di migrazione; ritiene importante che le risorse destinate allo sviluppo e alla cooperazione non siano distolte dai loro obiettivi e non vadano a vantaggio dei responsabili delle violazioni dei diritti umani; invita l'UE a sostenere l'iniziativa dell'UNHCR intesa a porre fine all'apolidia entro il 2024 all'interno e al di fuori dell'UE;

58. denuncia la morte di rifugiati e migranti e le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti nel Mar Mediterraneo; denuncia inoltre gli attacchi contro le ONG che aiutano queste persone; chiede che l'UE e i suoi Stati membri aumentino l'assistenza umanitaria per le vittime di sfollamenti forzati; chiede che l'UE e i suoi Stati membri forniscano sostegno alle comunità che ospitano i rifugiati; ribadisce che l'attuazione dei patti globali sulla migrazione e sui rifugiati deve pertanto andare di pari passo con l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, come stabilito negli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché con maggiori investimenti nei paesi in via di sviluppo;

 

59. sottolinea che l'emergenza climatica e una massiccia perdita di biodiversità costituiscono una grave minaccia per i diritti umani; invita la Commissione e il SEAE ad adoperarsi per una strategia dell'UE che protegga un ambiente sano, collaborando strettamente con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, come l'UNHCR, che ha recentemente avviato una strategia comune con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP); sottolinea che, secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 vi sarà un numero elevato di persone sfollate per motivi ambientali; ricorda gli obblighi e le responsabilità a cui devono adempiere gli Stati e gli altri soggetti responsabili per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici ed evitare che abbiano ripercussioni negative sui diritti umani; accoglie con favore l'impegno internazionale teso a promuovere l'integrazione delle problematiche ambientali, delle calamità naturali e dei cambiamenti climatici nel contesto dei diritti umani; invita l'UE a partecipare attivamente al dibattito internazionale su un possibile quadro normativo per la protezione delle persone sfollate a causa dell'ambiente e del clima;

Sostegno alla democrazia

60. sottolinea che l'Unione dovrebbe continuare a sostenere attivamente un pluralismo politico democratico ed efficace in seno a istituzioni favorevoli ai diritti umani, media indipendenti, parlamenti e la società civile, e dovrebbe sostenere i loro sforzi tesi a promuovere la democratizzazione in maniera adeguata al contesto, tenendo conto al contempo del contesto culturale e nazionale dei paesi terzi interessati al fine di rafforzare il dialogo e il partenariato; ricorda che i diritti umani sono un pilastro fondamentale dei processi di democratizzazione; prende atto con soddisfazione del costante impegno profuso dal Fondo europeo per la democrazia nei Balcani occidentali e nel vicinato orientale e meridionale dell'UE al fine di promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali; ricorda che l'esperienza acquisita e gli insegnamenti tratti dalle transizioni alla democrazia nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato possono fornire un contributo positivo all'individuazione delle migliori prassi che potrebbero essere utilizzate per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo; rammenta che l'allargamento dell'UE si è rivelato lo strumento più efficace a sostegno della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani nel continente europeo, pertanto l'opzione dell'adesione all'UE dovrebbe rimanere aperta per i paesi che intendono aderirvi e hanno attuato riforme secondo quanto stabilito dall'articolo 49 TUE; esorta l'UE a seguire da vicino l'attuazione delle disposizioni a tutela dei diritti umani e dei diritti delle persone appartenenti a minoranze durante l'intero processo di allargamento;

61. accoglie con favore le conclusioni del Consiglio sulla democrazia del 14 ottobre 2019, quale inizio del processo di aggiornamento e potenziamento dell'approccio dell'Unione in materia di rafforzamento della democrazia; sottolinea, a tale riguardo, il ruolo dell'educazione in materia di diritti umani e democratizzazione quale strumento essenziale per consolidare tali valori sia all'interno che all'esterno dell'Unione; sottolinea l'importanza di adottare norme di finanziamento specifiche per i programmi di sostegno alla democrazia dell'UE tenendo conto della natura dei cambiamenti democratici; sottolinea la necessità di investire in risorse adeguate per migliorare il coordinamento dei programmi di sostegno alla democrazia e delle priorità strategiche; sostiene gli sforzi volti a garantire la trasparenza degli aiuti dell'UE in questo settore; si impegna a promuovere una maggiore trasparenza dei processi democratici, in particolare per quanto riguarda il finanziamento di campagne politiche e tematiche da parte di diversi attori non statali;

62 ribadisce la propria opinione positiva del costante sostegno dell'Unione ai processi elettorali e della sua prestazione di assistenza elettorale e di sostegno agli osservatori nazionali; accoglie con favore e sostiene pienamente, in tale contesto, il lavoro del gruppo per il sostegno alla democrazia e il coordinamento elettorale del Parlamento; ricorda l'importanza di un adeguato seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale quale modo per migliorarne l'impatto e rafforzare il sostegno dell'Unione europea agli standard democratici nei paesi interessati; sottolinea la necessità di sostenere la democrazia in tutto il ciclo elettorale attraverso programmi flessibili e a lungo termine che tengano conto della natura del cambiamento democratico; sollecita un monitoraggio rigoroso dei casi di violazione dei diritti umani nei confronti dei candidati durante i processi elettorali, in particolare contro coloro che appartengono a gruppi vulnerabili o minoranze;

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63. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 74ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai capi delle delegazioni dell'UE.


 

ANNEX I

 

INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT BETWEEN JANUARY AND DECEMBER 2018

 

COUNTRY

Individual

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY THE PARLIAMENT

BAHRAIN

Nabeel Rajab

Nabeel Rajab is a leading human rights defender in Bahrain. He served a two-year prison sentence between 2012 and 2014 for his role in helping to lead and organise demonstrations in Bahrain. He was again arrested in June 2016 and, on 21 February 2018, he was sentenced by the High Criminal Court to five years in prison for tweets, wherein he criticized Bahrain's government. On 5 June 2018, the High Court of Appeal ruled to uphold the sentence against him for ‘disseminating false rumours in time of war’, ‘insulting a neighbouring country’  and ‘insulting a statutory body’ in relation to tweets he posted on alleged torture in Bahrain’s Jaw prison and the Saudi Arabia-led coalition air strikes in Yemen.

In its Resolution of 12 June 2018, the European Parliament:

- Calls for the immediate release of all those detained solely for their peaceful human rights and political activities; calls for an end to all acts of violence, harassment, intimidation, including at judicial level, and censorship of human rights defenders, political opponents, protesters, civil society actors and their relatives within and outside the country by the state authorities, security forces and services; condemns the ongoing crackdown on fundamental democratic rights, notably freedom of expression, association and assembly, political pluralism, peaceful dissent and the rule of law in Bahrain;

- Calls for the immediate and unconditional release of Mr Rajab, for any remaining charges against him to be dropped, and for the authorities to ensure that, pending his release, he is not subjected to torture or other ill-treatment and has regular access to his family, lawyers of his choice and adequate healthcare;

- Condemns the detention of Nabeel Rajab, which violates, among other things, his right to freedom of expression and his freedom of movement.

BANGLADESH

Shahidul Alam

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maroof Zaman and Mir Ahmad Bin Quasem

 

Shahidul Alam is an internationally recognised and award-winning Bangladeshi photojournalist, a teacher and activist. He was forcibly abducted from his home on 5 August 2018 and imprisoned after speaking out on student protests and criticising the use of violence by the authorities. He had allegedly been denied adequate medical treatment and subjected to torture. He was released from prison on 20 November 2018. after being granted bail.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

On 4 December 2017, former Ambassador Maroof Zaman disappeared on his way to Dhaka airport. Mir Ahmad Bin Quasem is a barrister who was allegedly abducted by security forces on 5 August 2016. UN human rights experts and international human rights groups have reported a discernible pattern in Bangladesh of extrajudicial executions, mass arbitrary arrests and enforced disappearances such as the cases of Maroof Zaman and Mir Ahmad Bin Quasem

 

 

 

 

In its Resolution of 15 November 2018, the European Parliament:

- Calls on the Bangladeshi authorities to conduct independent investigations into reports of extrajudicial killings, enforced disappearances and excessive use of force, including the cases of Maroof Zaman and Mir Ahmad Bin Quasem, and to bring those responsible to justice in accordance with international standards;

- Calls on the Bangladeshi authorities to immediately and unconditionally release Shahidul Alam, drop all charges against him, and allow him to continue his legitimate human rights work; insists that the Bangladeshi authorities must take all necessary measures to guarantee Shahidul Alam’s physical and psychological integrity and security, as well as that of his family, and ensure that, while in detention, Shahidul Alam is treated in a manner that adheres to international principles and standards; calls on the Bangladeshi authorities to launch an immediate and public investigation into the allegations that Shahidul Alam has been tortured, and to bring the perpetrators to justice;

- Calls on the Bangladeshi authorities to conduct independent investigations into reports of extrajudicial killings, enforced disappearances and excessive use of force, including the cases of Maroof Zaman and Mir Ahmad Bin Quasem, and to bring those responsible to justice in accordance with international standards.

 


BELARUS

Mikhail Zhamchuzhny and Dzmitry Paliyenka

 

 

 

 

 

Henadz Fiadynich and Ihar Komlik

Mikhail Zhamchuzhny is the founder of the human rights organisation ‘Platform innovation’. He was sentenced to 6 years imprisonment in a penal colony by the Vitebsk regional court in June 2015.

On 12 October 2016, Dzmitry Paliyenka was sentenced to 2 years imprisonment after taking part in a peaceful protest of cyclists. He was released from prison on 14 October 2018.

On 24 August 2018, Henadz Fiadynich, chairperson of the Belarusian Independent Trade Union of Radio Electronic Industry Workers (REP), and Ihar Komlik, the Union’s accountant, were convicted of tax evasion. The charges were politically motivated. The trade union leaders were sentenced to 4 years of restricted freedom and are not eligible to hold official posts for the period of 5 years.

In its resolution of 19 April 2018, the European Parliament:

- Strongly calls for the release of Mikhail Zhamchuzhny and Dzmitry Paliyenka, two civil society activists currently detained for political reasons, and for all former political prisoners to be rehabilitated and their civil and political rights restored.

 

 

In its resolution of 4 October 2018, the European Parliament:

- Calls on the authorities to allow all independent trade unions to play their legitimate and central role in civil society without hindrance; regrets the conviction on 24 August 2018 of Henadz Fiadynich and Ihar Komlik, activists of the independent trade union REP, to four years of restricted freedom.

BURUNDI

Germain Rukuki, Nestor Nibitanga, Emmanuel Nshimirimana, Aimé Constant Gatore and, Marius Nizigama

 

Burundi has faced a political, human rights and humanitarian crisis since April 2015. Many human rights activists have been arrested and served lengthy prison sentences, most notably Germain Rukuki, Nestor Nibitanga, Emmanuel Nshimirimana, Aimé Constant Gatore and Marius Nizigama.

 

In its Resolution of 5 July 2018, the European Parliament:

- Denounces once again the intimidation, repression, violence and harassment of journalists, opposition supporters and human rights defenders;

- Calls on the Burundian authorities to respect the rule of law and fundamental human rights, such as freedom of expression and freedom of the media, and to immediately and unconditionally release Germain Rukuki, Nestor Nibitanga, Emmanuel Nshimirimana, Aimé Constant Gatore and Marius Nizigama, five human rights defenders who have been detained solely for their human rights work but stand accused by the authorities of undermining the internal security of the state.

Jean Bigirimana

The journalist Jean Bigirimana disappeared on 22 July 2016. He is one of the many victims of enforced disappearances.

- Demands that the Burundian authorities launch investigations with regard to the situation of the journalist Jean Bigirimana.


CAMBODIA

Kem Sokha

Sam Rainsy

 

Kem Sokha, is the President of the Cambodia National Rescue Party (CNRP), an opposition party in Cambodia. On 3 September 2017, he was arrested and then charged with treason. On 16 November 2017, the Supreme Court announced the dissolution of the CNRP, at the end of a one-day hearing, and banned 118 CNRP politicians from being politically active for five years.

On 10 September 2018, he was released on bail, and subsequently placed under house arrest.

Sam Rainsy was the previous President of the CNRP. He was convicted of criminal defamation and lives in exile.

 

In its Resolution of 13 September 2018, the European Parliament:

- Notes that Kem Sokha was released from prison on bail under strict conditions; denounces the fact that Kem Sokha has been placed under house arrest; calls for all charges against Kem Sokha to be dropped and for his immediate and full release; calls, furthermore, for other politically motivated charges and rulings against opposition politicians, including Sam Rainsy, to be dropped immediately;

- Is worried about the condition of Kem Sokha’s health, and calls on the Cambodian authorities to allow him to receive appropriate medical treatment; asks the Government to allow Kem Sokha to meet foreign diplomats, UN officials and human rights observers;

CHINA

Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-che, Tashi Wangchuk and Tibetan monk Choekyi

 

Wu Gang has been involved in human rights activism since May 2008. He supported the woman charged with murder in the Deng Yujiao incident in 2009. Since then he has advocated online and on the streets for a number of human rights cases.

In spring 2015 Wu started working for the Beijing Fengrui Law Firm, but on 20 May 2015 he was detained by police in Nanchang, and on 7 July he was formerly arrested and charged with inciting subversion of state power, and then in 16 August he was charged with subversion of state power.

On 26 December 2017 he was found guilty of subverting state power and sentenced to eight years in prison, which is one of the harshest sentences given to a Chinese human rights activist since the start of China's crackdown on lawyers and activists in 2015.

Xie Yang is a human rights lawyer who represented the family of Xu Chunhe, a man shot dead by police in Heilongjiang Province in May 2015. He has also represented those involved in the New Citizens' Movement, the Chinese Democracy Party, Christians and victims of land grabs. On 26 December 2017, a court declared him guilty of inciting subversion of state power but announced that he would be exempted from criminal penalties.

 

Lee Ming-che is a Taiwanese democracy activist, detained by Chinese authorities since March 2017. On 28 November 2017, a sentenced him to five years in prison after finding him guilty on charges of subverting state power.

Tashi Wangchuk, a Tibetan shopkeeper and language rights advocate. He has been detained since January 2016, when he was arrested after he appeared in a New York Times video advocating the right of Tibetans to learn and study in their mother tongue. On 22 May 2018, he was found guilty of inciting separatism and sentenced to five years in prison. 

Tibetan monk Choekyi was detained in June 2015 after he wore a t-shirt with Tibetan writing celebrating the Dalai Lama’s 80th birthday that year and posted messages of good wishes on social media. Choekyi was accused of being part of an ‘anti-Communist Party’ group.

 

In its Resolution of 18 January 2018, the European Parliament:

- Urges the Chinese authorities to release immediately and unconditionally all human rights defenders, activists, lawyers, journalists and petitioners being detained for their human rights work, and to end the ongoing crackdown against them, which is being perpetrated in the form of detention, judicial harassment and intimidation;

- Calls on the Government of the People’s Republic of China to release Wu Gan immediately and unconditionally, as he has been imprisoned solely for peacefully exercising his right to freedom of expression and assembly, and – pending his release – to ensure that he has regular, unrestricted access to his family and lawyers of his choice, and is not subjected to torture or other ill-treatment;

- Calls on the Government of the People’s Republic of China to release Wu Gan immediately and unconditionally, as he has been imprisoned solely for peacefully exercising his right to freedom of expression and assembly, and – pending his release – to ensure that he has regular, unrestricted access to his family and lawyers of his choice, and is not subjected to torture or other ill-treatment; calls for a prompt, effective and impartial investigation into torture in China and for those responsible to be brought to justice;

- Emphasises the need to investigate the allegations of torture of Xie Yang;

- Calls on the Chinese authorities to release Lee Ming-che immediately and unconditionally, and – pending his release – to ensure that he is protected from torture and other ill-treatment, and allowed access to his family, lawyers of his choice and adequate medical care;

- Expresses its deep concern at the arrest and continued detention of Tashi Wangchuk, as well as his limited right to counsel, the lack of evidence against him and the irregularities in the criminal investigation; calls for the immediate and unconditional release of Tashi Wangchuk;

- Calls on the Chinese authorities to release the Tibetan monk Choekyi immediately and unconditionally; urges the Chinese Government to allow his relatives and the lawyers of his choice to visit him and, in particular, to provide him with adequate medical care;

Ilham Tohti, Eli Mamut, Hailaite Niyazi, Memetjan Abdulla, Abduhelil Zunun and Abdukerim Abduweli

Ilham Tohti is a Uyghur economics professor. He was sentenced to life imprisonment on 23 September 2014 on the charge of alleged separatism, after being detained in January of the same year. He has always rejected separatism and violence and has sought reconciliation based on respect for Uyghur culture. Seven of his former students were also detained and sentenced to imprisonment of between three and eight years for alleged collaboration with Ilham Tohti.

Eli Mamut, Hailaite Niyazi, Memetjan Abdulla, Abduhelil Zunun and Abdukerim Abduweli belong to the Uyghur community and have been detained in violation of their fundamental human rights.

In its Resolution of 4 October 2018, the European Parliament:

- Reiterates its call on the Chinese Government to immediately and unconditionally release Uyghur scholar Ilham Tohti and all others detained solely for the peaceful exercise of their freedom of expression and, pending their release, calls on China to ensure that they have regular, unrestricted access to their families and lawyers of their choice; calls, furthermore, for the release of Eli Mamut, Hailaite Niyazi, Memetjan Abdulla, Abduhelil Zunun and Abdukerim Abduweli, as requested by the EU during the 36th round of the EU-China Human Rights dialogue held in Beijing on 9-10 July 2018.

DEMOCRATIC REPUBLIC OF CONGO

Carbone Beni, Mino Bompomi, Palmer Kabeya Roger Katanga Mwenyemali, Bony Dickson Mputu, Grâce Tshiunza, Cedrick Kalonji and Arciel Beni.

In December 2017, human rights defenders – Carbone Beni, Mino Bompomi, Palmer Kabeya, Roger Katanga Mwenyemali, Bony Dickson Mputu, Grâce Tshiunza, Cedrick Kalonji and Arciel Beni, all affiliated with the civil society movement Filimbi – were arrested and detained without arrest warrants. They were released in 2018 after serving prison sentences.

In its Resolution of 18 January 2018, the European Parliament:

- Calls on the Congolese authorities to proceed with the immediate and unconditional release of all prisoners of conscience.

EGYPT

Giulio Regeni

Giulio Regeni, was an Italian doctoral student at Cambridge University. He conducted research in Cairo on the development of independent trade unions in Egypt and had contact with opponents of the government. He disappeared on 25 January 2016 after leaving his home in Cairo.

His body was found on 3 February 2016 next to a road on the outskirts of Cairo. It was found to have been subjected to severe beating and multiple forms of torture.

In its Resolution of 8 February 2018, the European Parliament:

- Recalls its continued outrage at the torture and killing of the Italian researcher Giulio Regeni, and denounces, once again, the lack of progress in the investigation into this brutal murder; stresses that it will continue to press the European authorities to engage with their Egyptian counterparts until the truth is established on this case and the perpetrators are held accountable.

Ahmad Amasha, Hanan Badr el-Din, Amal Fathy, Ezzat Ghoneim, Hoda Abdelmoneim, Ibrahim Metwally Hegazy, and Azzouz Mahgoub

Mahmoud ‘Shawkan’ Abu Zeid, Hisham Gaafar, Mohammed ‘Oxygen’ Ibraim, Ismail Iskandarani, Adel Sabri, Ahmed Tarek Ibrahim Ziada, Alaa Abdelfattah, Shady Abu Zaid, Mostafa al-Aasar, Hassan al-Bannaand and Moataz Wadnan

 

Since late October 2018, at least 40 human rights workers, lawyers and political activists have been arrested in Egypt, some of them forcibly disappeared. Human rights lawyer Ezzat Ghoneim, head of the Egyptian Coordination for Rights and Freedoms (ECRF), has been in pre-trial detention since March 2018, charged with ‘human rights terrorism’. Human rights lawyer Ibrahim Metwally Hegazy, co-founder of the League of Families of the Disappeared, was subjected to enforced disappearance and tortured and then ordered into arbitrary preventive detention, and remains in solitary confinement. human rights defender Amal Fathy was handed a two-year prison sentence in September 2018, on charges of ‘spreading false news’ with intent to harm the Egyptian state and of ‘public indecency’ for publishing a video on social media criticising the government’s failure to combat sexual violence.

 

In its Resolution of 13 December 2018, the European Parliament:

- Calls on the Egyptian Government to immediately and unconditionally release human rights defenders Ahmad Amasha, Hanan Badr el-Din, Amal Fathy, Ezzat Ghoneim, Hoda Abdelmoneim, Ibrahim Metwally Hegazy, and Azzouz Mahgoub and media workers Mahmoud ‘Shawkan’ Abu Zeid, Hisham Gaafar, Mohammed ‘Oxygen’ Ibraim, Ismail Iskandarani, Adel Sabri, Ahmed Tarek Ibrahim Ziada, Alaa Abdelfattah, Shady Abu Zaid, Mostafa al-Aasar, Hassan al-Bannaand and Moataz Wadnan, and all others detained solely for the peaceful exercise of their freedom of expression, in violation of Egypt’s constitution and international obligations; pending their release, calls on Egypt to allow them full access to their families, lawyers of their choice and adequate medical care, and to conduct credible investigations into any allegations of ill-treatment or torture.

Ola al-Qaradawi and Hosam Khalaf

Ola al-Qaradawi, a Qatari national, and her husband Hosam Khalaf, an Egyptian national, have been detained in appalling conditions in Egypt since 30 June 2017, with no charges formulated against either of them. In June 2018 the UN Working Group on Arbitrary Detention found that they have been subjected to cruel, inhuman or degrading treatment that may amount to torture, declared their detention arbitrary and called on the Egyptian government to release them.

- Urges the Egyptian Government to put an end to all discriminatory measures put in place after June 2017 against Qatari nationals, with particular reference to the case of Ola al-Qaradawi and her husband Hosam Khalaf.

GAZA STRIP

Avera Mengistu and Hisham al-Sayed

Avera Mengistu, an Israeli national whose family emigrated to Israel from Ethiopia, and Hisham al-Sayed, a Palestinian Bedouin from Israel, both of whom have psychosocial disabilities, are believed to be held in unlawful, incommunicado detention in the Gaza Strip.

In its Resolution of 19 April 2018, the European Parliament:

- Calls for Avera Mengistu and Hisham al-Sayed to be freed and returned to Israel.

IRAN

Nasrin Sotoudeh

Nasrin Sotoudeh is an Iranian human rights lawyer who undertook the legal defence of dissenters arrested in the 2009 mass protests, before her own arrest in 2010.

When she was awarded the Sakharov Prize in 2012, she was serving a 6-year jail sentence and on a 7-week hunger strike in solitary confinement in Iran's Evin prison. She was unexpectedly released in September 2013, but her sentence was not lifted. She returned to her activism, defending women victims of acid attacks, religious minorities and human rights campaigns, including the campaign for an end to the death penalty.

In June 2018, she was arrested and put in prison due to her support for the ongoing wave of protesters against compulsory hijab, and against torture. In March 2019, she was sentenced to 33 years in prison and 148 lashes, convicted of endangering national security, spreading propaganda, membership of illegal groups, encouraging people to engage in corruption and prostitution, and appearing without the sharia-sanctioned hijab.

In its Resolution of 13 December 2018, the European Parliament:

- Calls on the Government of Iran to immediately and unconditionally release Nasrin Sotoudeh; commends Nasrin Sotoudeh for her courage and commitment; urges the judiciary system of Iran to respect due process and fair trial and disclose information on the charges against Nasrin Sotoudeh;

- Calls on the Iranian authorities to ensure that the treatment of Nasrin Sotoudeh while in detention adheres to the conditions set out in the ‘Body of Principles for the Protection of All Persons under Any Form of Detention or Imprisonment’, adopted by UN General Assembly resolution 43/173 of 9 December 1988.

 

Ahmadreza Djalali, Kamran Ghaderi, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, Abbas Edalat

Iranian authorities have continued a practice of arrests of EU-Iranian dual citizens. These arrests are followed by a pattern of prolonged solitary confinement and interrogations, lack of due process, denial of consular access or visits by the UN or humanitarian organisations, secretive trials, long prison sentences based on vague or unspecified ‘national security’ and ‘espionage’ charges, and state-sponsored smear campaigns against the imprisoned individuals.

Ahmadreza Djalali, is a Swedish-Iranian academic and researcher. In October 2017, he was sentenced to death for allegedly spying. Kamran Ghaderi, an Austrian-Iranian citizen, was arrested in January 2016. In the same years, he was sentenced to 10 years in prison after the prosecution used a coerced confession. Nazanin Zaghari-Ratcliffe is a British-Iranian who worked for a charitable organisation. She was arrested in April 2016. In September 2016, she was sentenced to five years' imprisonment allegedly for plotting to topple the Iranian government. Abbas Edalat, a British-Iranian academic. He was arrested in April 2018 and was detained on security charges. He was released in December 2018.

In its Resolution of 31 May 2018, the European Parliament:

- Calls on the Iranian authorities to guarantee Mr Djalali full access to his lawyer and to any medical treatment should he so request; urges the Iranian authorities to annul his death sentence and to immediately release him, as requested by the international community;

- Calls on the Iranian authorities to ensure the retrial of Kamran Ghaderi, in order to guarantee that his right to a fair trial is respected, to immediately release Nazanin Zaghari-Ratcliffe, who is already eligible for early release, and to urgently make known the charges against Abbas Edalat.

MALDIVES

Hussein Humaam Ahmed, Ahmed Murrath and Mohamed Nabeel

Maldivian law, in contravention of international law, allows minors to be sentenced to a delayed death penalty, to be carried out when the minor reaches the age of 18. In at least three cases, specifically those of Hussein Humaam Ahmed, Ahmed Murrath and Mohamed Nabeel, the Supreme Court of Maldives confirmed death sentences for condemned individuals whose trials failed to uphold internationally recognised standards of fair trial.

In its Resolution of 15 March 2018, the European Parliament:

- Calls for the universal abolition of capital punishment, and calls on the Government to revoke all capital punishment charges against juveniles and to prohibit the execution of juvenile offenders.

MYANMAR

Wa Lone, Kyaw Soe Oo and Aung Ko Htwe

On 12 December 2017, two journalists, Wa Lone and Kyaw Soe Oo, were arbitrarily arrested and detained for allegations of reporting serious human rights violations carried out by the Myanmar Armed forces in Rakhine State.

They were subsequently charged under the Official Secrets Acts of 1923 and on 3 September 2018, they were sentenced by a court to seven years of imprisonment.

In October 2005, Aung Ko Htwe was kidnapped by the Myanmar military in Yangon and forced to serve in the army. He was 13 years old at the time. In 2017, he was arrested and served two years in prison after being sentenced because of a media interview he gave about his experiences in the military. He was released on 6 September 2019.

In its Resolution of 13 September 2018, the European Parliament:

- Strongly condemns the arbitrary arrest and sentencing of journalists Wa Lone and Kyaw Soe Oo for reporting on the situation in Rakhine State;

- Calls on the authorities of Myanmar to release them immediately and unconditionally and to drop all charges against them and all persons arbitrarily detained, including political prisoners, human rights defenders, journalists and media workers, simply for exercising their rights and freedoms.

PHILIPPINES

Leila De Lima

Leila De Lima is a lawyer and politician. She served as Minister of Justice from 2010 to 2015.  Elected senator in 2016, she chaired the Senate Committee on Justice and Human Rights investigating the extrajudicial killings in Davao while President Duterte was mayor of the city. She was removed from her position as chairperson on 19 September 2016 and was arrested on 23 February for allegedly violating the drug trafficking law. There have been serious concerns that the offences Senator De Lima has been charged with are almost entirely fabricated and politically motivated.

In its Resolution of 19 April 2018, the European Parliament:

- Reiterates its call on the authorities of the Philippines to release Senator Leila De Lima and to provide her with adequate security and sanitary conditions whilst in detention;

- Further reiterates its call on the authorities to guarantee a fair trial and to drop all politically motivated charges against her.

RUSSIA

Oyub Titiev

On 9 January 2018, Oyub Titiev, human rights activist and the Chechnya office director at the 2009 Sakharov Prize-winning human rights organisation, the Memorial Human Rights Centre was arrested by Chechen police and charged with drug possession. He denied these charges, which were denounced as fabricated by NGOs and other human rights defenders. On 18 March 2019, he was sentenced to four years in prison. He was released on parole in June 2019, after serving one and a half year detention.


 

In its Resolution of 8 February 2018, the European Parliament:

- Calls for the immediate release of the Director of the Memorial Human Rights Centre in the Chechen Republic, Mr Oyub Titiev, who was detained on 9 January 2018 and then officially indicted and remanded on trumped-up charges of illegal acquisition and possession of narcotics;

- Urges the Russian authorities to ensure full respect for Mr Titiev’s human and legal rights, including access to a lawyer and medical care, physical integrity and dignity, and protection from judicial harassment, criminalisation and arbitrary arrest;

- Is of the opinion that the arrest of Mr Titiev is part of a worrying trend of arrests, attacks, intimidations and discreditations of independent journalists and human rights defenders working in Chechnya.

Oleg Sentsov

 

Oleg Sentsov is a Ukrainian film director and writer, an outspoken opponent of Russia's annexation of Crimea. On 10 May 2014, he was arrested in Simferopol, Crimea, on charges of plotting acts of terrorism against the Russian 'de facto' rule in Crimea. He was accused of leading a terrorist organisation preparing to blow up monuments in Crimea, however no conclusive evidence of his involvement in criminal activities was found. Nonetheless, he was sentenced to 20 years in jail and sent to a high-security prison in Siberia, thousands of kilometres away from his home.

In May 2018, he staged a 145-day hunger strike demanding Russia’s release of dozens of Ukrainians whom he considers political prisoners. In December 2018, the European Parliament awarded him the Sakharov Prize. On 7 September 2019, in a prisoner swap with Ukraine, Russia released Oleg Sentsov.

In its Resolution of 14 June 2018, the European Parliament:

- Demands that the Russian authorities immediately and unconditionally release Oleg Sentsov and all other illegally detained Ukrainian citizens in Russia and on the Crimean peninsula; recalls that currently there are in total more than 70 Ukrainian political prisoners in Russia and in occupied Crimea;

- Underlines that the treatment of all prisoners must meet international standards and that all detainees should have access to legal counsel, to their families, to their diplomatic representatives and to medical treatment; stresses that the Russian authorities and judicial personnel bear full responsibility for the safety and wellbeing of those detained, especially in Crimea, in line with the Fourth Geneva Convention;

- Expresses its solidarity with the Ukrainian filmmaker, political activist and political prisoner Oleg Sentsov, who began a hunger strike on 14 May 2018 to press for the release of illegally detained compatriots, and is concerned about the effects of the hunger strike on Oleg Sentsov’s health.

SAUDI ARABIA

Jamal Khashoggi

Jamal Khashoggi was a prominent Saudi journalist who had been missing since entering the consulate of Saudi Arabia in Istanbul on 2 October 2018 to obtain documents necessary for his marriage. Saudi Arabia at first denied any involvement in his disappearance, but then admitted that he had been killed and dismembered by Saudi agents inside its consulate.

In its Resolution of 25 October 2018, the European Parliament:

- Condemns in the strongest possible terms the torture and killing of Jamal Khashoggi and extends its condolences to his family and friends; urges the Saudi authorities to disclose the whereabouts of his remains; recalls that the systematic practice of enforced disappearances and extrajudicial killings constitutes a crime against humanity;

- Calls for an independent and impartial international investigation into the circumstances of the death of Jamal Khashoggi; calls on those responsible to be identified and brought to justice, following a fair trial to be held in accordance with international standards before an impartial court and with international observers present;

- Is extremely concerned about information on Jamal Khashoggi’s fate and the implication of Saudi agents; takes note of the ongoing investigation by Turkish and Saudi officials and encourages further joint efforts; calls on the Saudi authorities to fully cooperate with the Turkish authorities and urges the Turkish authorities, for their part, to make all the information available in order to clarify exactly what happened on 2 October 2018, beyond the hypotheses;

- Reiterates that if the disappearance and murder of Jamal Khashoggi is attributed to Saudi agents, both state entities and individuals must be held to account; calls on the VP/HR and the Member States, in this regard, to stand ready to impose targeted sanctions, including visa bans and asset freezes against Saudi individuals, as well as human rights sanctions against the Kingdom of Saudi Arabia, once the facts have been established; insists that any such sanctions should target not only the perpetrators but also the masterminds and inciters of this crime;

- Is concerned that the disappearance of Mr Khashoggi is linked to his criticism of Saudi policies in recent years; reiterates its call on the Saudi authorities to open up to fundamental rights, including the right to life and the right to free expression and peaceful dissent.

Loujain al-Hathloul, Aisha al-Mana, Madeha al-Ajroush, Eman al-Nafjan, Aziza al-Youssef, Hessah al-Sheikh, Walaa al-Shubbar, Ibrahim Fahad Al-Nafjan, Ibrahim al-Modeimigh, Mohammed al-Rabiah and Abdulaziz al-Meshaal

On 15 May 2018 Saudi authorities arrested seven women – Loujain al-Hathloul, Aisha al-Mana, Madeha al-Ajroush, Eman al-Nafjan, Aziza al-Youssef, Hessah al-Sheikh, Walaa al-Shubbar – and four men – Ibrahim Fahad Al-Nafjan, Ibrahim al-Modeimigh, Mohammed al-Rabiah and Abdulaziz al-Meshaal – for their women’s rights activism.

The arrested human rights defenders have been charged with supporting the activities of foreign circles, recruiting persons in charge of sensitive government positions and providing foreign circles with money with the aim of destabilising the Kingdom. These activists are known for their campaign against the ban on women driving and in favour of abolishing the male guardianship system.

Madeha al-Ajroush, Walaa al-Shubbar, Aisha al-Mana and Hessah al-Sheikh were released on 24 May 2018 while the others remained in detention.

 

In its Resolution of 31 may 2018, the European Parliament:

-  Calls on the Saudi authorities to put an end to all forms of harassment, including at judicial level, against Ms Eman al-Nafjan, Ms Aziza al-Youssef, Ms Loujain al-Hathloul, Ms Aisha al-Mana, Ms Madeha al-Ajroush, Ms Hessah al-Sheikh, Ms Walaa al-Shubbar, Mr Mohammed al-Rabiah, and Mr Ibrahim al-Modeimigh and all other human rights defenders in the country, so that they are able to carry out their work without unjustified hindrance and fear of reprisal.

 

SUDAN

Salih Mahmoud Osman

Salih Mahmoud Osman, a Sudanese lawyer, had provided free legal representation to people arbitrarily detained, tortured and subjected to serious human rights abuses in Sudan for over two decades when the European Parliament awarded him the Sakharov Prize in 2007.

 

Native of Darfur, he was himself detained by the authorities several times, but never charged with any crime.  He is actively involved in the protection of the millions of Darfuris displaced from their homes by the still on-going fighting in Darfur.

 

In February 2018, he was detained by the Sudanese National Intelligence and Security Service, against the background of widespread protests and was released after four months of detention. On 8 January 2019, he was arrested again and was released after the military coup in April 2019.

 

 In its Resolution of 15 March 2018, the European Parliament:

- Calls for the immediate and unconditional release of the Sakharov Laureate Salih Mahmoud Osman, as well as of any other human rights defenders, civil society activists and opposition activists who are being held solely as a result of their legitimate and peaceful work in defence of human rights and democracy.

Noura Hussein Hammad

Noura Hussein Hammad was forced into early marriage at the age of 16. According to her testimony, on 2 May 2017, six days after the wedding, she was beaten and raped by her husband with the assistance of his relatives. She stabbed her husband to death in self-defence when he attempted to rape her again the following day. She was subsequently charged for murder. She had been imprisoned at Omdurman Women’s Prison until 29 April 2018 when she was found guilty of premeditated murder and sentenced to death by the Central Criminal Court of Omdurman. An appeal has been lodged against her sentence.

In its Resolution of 31 May 2018, the European Parliament:

- Deplores and condemns the sentencing to death of Noura Hussein Hammad; calls on the Sudanese authorities to commute the death sentence and fully take into account the fact that Ms Hussein was acting in self-defence against the attempt by a man and his accomplices to rape her;

- Calls on the Sudanese authorities to comply with national law and international human rights standards, including the Protocol to the African Charter on Human and Peoples’ Rights on the Rights of Women in Africa, as well as the Protocol of the Court of Justice of the African Union, adopted on 11 July 2003; recalls that, according to international standards, the imposition of the death penalty against clear evidence of self-defence constitutes arbitrary killing, particularly in instances where women have been charged with murder when defending themselves;

- Reminds the Sudanese authorities of their obligation to guarantee fundamental rights, including the right to a fair trial; insists that all necessary measures must be taken to ensure that Noura Hussein Hammad’s trial genuinely meets the highest standards of fairness and due process.

UGANDA

Robert Kyagulanyi Ssentamu, known by the stage name Bobi Wine

Robert Kyagulanyi Ssentamu, known as Bobi Wine, is a musician, businessman and politician. He has emerged as an influential critic of Ugandan President after winning a seat in the Ugandan Parliament in 2017.

On 15 August 2018, he was arrested for possible charges of unlawful possession of firearms and incitement to violence. He was later charged with treason in a civilian court and subsequently released on bail.

In its Resolution of 13 September 2018, the European Parliament:

- Calls on the Ugandan authorities to drop what appear to be trumped-up charges against Bobi Wine and to stop the crackdown against opposition politicians and supporters.

UNITED ARAB EMIRATES

Ahmed Mansoor

Ahmed Mansoor is a prominent human rights activist. On 29 May 2018, he was sentenced to 10 years in prison for exercising his right to freedom of speech in Twitter posts following a grossly unfair trial in Abu Dhabi. He was also fined one million UAE dirhams (EUR 232 475) and was to be placed under surveillance for three years on his release

In its Resolution of 4 October 2018, the European Parliament:

- Strongly condemns the harassment, persecution and detention of Ahmed Mansoor as well as of all other human rights defenders solely on the basis of their human rights work and their use of their right to freedom of expression both online and offline;

- Calls on the authorities to release Mr Mansoor immediately and unconditionally, and to drop all charges against him, as he is a prisoner of conscience detained solely for peacefully exercising his right to freedom of expression, including through his human rights work;

- Expresses its grave concern at the reports that Ahmed Mansoor has been subjected to forms of torture or ill-treatment while in detention, and that he is being held in solitary confinement; urges the authorities to investigate these allegations and grant him immediate and regular access to a lawyer, to his family, and to any medical care he may require.

VIETNAM

Hoang Duc Binh, Nguyen Nam Phong, Nguyen Trung Truc and Le Dinh Luong

Hoang Duc Binh is an environmental rights defender and a member of Viet Labour, an organisation of labour groups inside and outside Vietnam aiming to protect the rights of workers. He is also an active blogger and covered the environmental disaster caused by the Taiwanese steel plant, Formosa, in April 2016, its impact on local populations, as well as protests against the company as a result of the pollution. He was sentenced to 14 years in prison for blogging about the protests. Nguyen Nam Phong was sentenced to two years in prison for taking part in the protests. He was released from prison on 28 July 2019.

In April 2018 members of the Brotherhood for Democracy were sentenced to prison terms of between seven and 15 years as part of an extensive enforcement of the national security provisions of the Criminal Code. In September 2018, Nguyen Trung Truc, member of this group, was sentenced to a 12-year prison term on charges of trying to overthrow the state.

Le Dinh Luong, a human rights defender who has peacefully advocated the promotion and protection of human rights, was sentenced on 16 August 2018 under the national security provisions of the Criminal Code to 20 years in prison and 5 years of house arrest.

In its Resolution of 15 November 2018, the European Parliament:

- Calls on the Vietnamese authorities to immediately and unconditionally release all human rights defenders and prisoners of conscience detained or sentenced for merely exercising their right to freedom of expression, including Hoang Duc Binh, Nguyen Nam Phong, Nguyen Trung Truc and Le Dinh Luong, and to drop all charges against them.

 


ANNEX II

 

LIST OF RESOLUTIONS

 

 

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2018 and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

 

Country

Date of adoption in plenary

Title

Africa

DRC +

18.01.2018

Democratic Republic of Congo

Nigeria +

18.01.2018

Nigeria

Egypt  +

08.02.2018

Executions in Egypt

Sudan +

15.03.2018

The arrest of human rights defenders in Sudan, notably the case of Sakharov Prize laureate Salih Mahmoud Osman

Uganda +

15.03.2018

Mercy killings in Uganda

Sudan +

31.05.2018

Sudan, notably the situation of Noura Hussein Hammad

Burundi +

05.07.2018

Burundi

Somalia +

05.07.2018

Somalia

Uganda +

13.09.2018

Uganda, arrest of parliamentarians from the opposition

Tanzania +

13.12.2018

Tanzania

Egypt +

13.12.2018

Egypt, notably the situation of human rights defenders

Americas

Haiti +

08.02.2018

Child slavery in Haiti

Nicaragua

31.05.2018

Situation in Nicaragua

Cuba +

15.11.2018

The human rights situation in Cuba

Asia

China +

18.01.2018

The cases of human rights activists Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-che, Tashi Wangchuk and the Tibetan monk Choekyi

Maldives +

15.03.2018

Situation in the Maldives

Philippines  +

19.04.2018

Philippines

Bangladesh +

14.06.2018

Situation of Rohingya refugees, in particular the plight of children

Cambodia +

13.09.2018

Cambodia, notably the case of Kem Sokha

Myanmar +

13.09.2018

Myanmar, notably the case of journalists Wa Lone and Kyaw Soe Oo-

China +

04.10.2018

Mass arbitrary detention of Uyghurs and Kazakhs in the Xinjiang Uyghur Autonomous Region

Bangladesh +

15.11.2018

The human rights situation in Bangladesh

Vietnam +

15.11.2018

Vietnam, notably the situation of political prisoners

Europe and Eastern Partnership countries

Russia +

08.02.2018

Russia, the case of Oyub Titiev and the Human Rights Centre Memorial

Belarus +

19.04.2018

Belarus

Russia +

14.06.2018

Russia, notably the case of Ukrainian political prisoner Oleg Sentsov

Moldova +

05.07.2018

The political crisis in Moldova following the invalidation of the mayoral elections in Chișinău

Belarus+

04.10.2018

Deterioration of media freedom in Belarus, notably the case of Charter 97

Middle East

Gaza +

19.04.2018

The situation in Gaza strip

Saudi Arabia +

31. 05.2018

Women’s rights defenders in Saudi Arabia

Iran +

31. 05.2018

European Parliament resolution on the situation of imprisoned EU-Iranian dual nationals in Iran

Bahrein +

12.06.2018

Human rights situation in Bahrain, notably the case of Nabeel Rajab

United Arab Emirates +

04.10.2018

The UAE, notably the situation of human rights defender Ahmed Mansoor

Saudi Arabia +

25.10.2018

The killing of journalist Jamal Khashoggi in the Saudi consulate in Istanbul

Iran +

13.12.2018

Iran, notably the case of Nasrin Sotoudeh

Cross-cutting issues

Minorities *

13.01.2018

Minimum standards for minorities in the EU

Women, gender equality and climate justice *

16.01.2018

Women, gender equality and climate justice

Indigenous peoples *

03.07.2018

Violation of the rights of indigenous peoples in the world, including land grabbing

Forced marriages *

04.07.2018

Towards an EU external strategy against early and forced marriages

 

+ urgency resolution, according to rule 135, EP RoP

* resolutions with human rights-related issues

 


 

 

LETTERA DELLA commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

On. Maria Arena

Presidente

Sottocommissione per i diritti dell'uomo

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia – relazione annuale 2018</Titre> <DocRef>(2019/2125(INI))</DocRef>

Signora Presidente,

nel quadro della procedura in oggetto la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere è stata incaricata di sottoporre un parere alla Sua commissione. Nella riunione del 6 novembre 2019, ha deciso di esprimere tale parere sotto forma di lettera.

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere ha esaminato la questione nella riunione del 6 novembre 2019. In quest'ultima riunione[13] ha deciso di invitare la sottocommissione per i diritti dell'uomo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signora Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Evelyn Regner

 

SUGGERIMENTI

1. ricorda che il piano d'azione sulla parità di genere (GAP II) è uno degli strumenti fondamentali dell'UE per migliorare la parità di genere nei paesi terzi; invita la Commissione a valutarne l'impatto complessivo alla scadenza, tenendo conto della risoluzione del Parlamento dell'8 ottobre 2015 sul rinnovo del piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo e della sua risoluzione del 31 maggio 2018 sull'attuazione del documento di lavoro congiunto (SWD (2015) 0182) – Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE 2016-2020 e, attenendosi alle raccomandazioni ivi contenute, ad attuare un GAP III contenente nuovamente obiettivi ambiziosi e specifici in materia di bilancio di genere con lo status di una comunicazione sulla parità di genere; ricorda, in questo frangente, l'impegno assunto da Jutta Urpilainen, commissaria designata per il partenariato internazionale, nel corso della sua audizione con il Parlamento europeo del 1º ottobre 2019 di lanciare un GAP III, sottolineando l'eccezionale impatto del piano d'azione sulla parità di genere nei partenariati internazionali;

2. richiama l'attenzione sull'obbligo sancito dal trattato sull'UE di promuovere la parità di genere e di garantire l'integrazione della dimensione di genere in tutte le sue azioni, anche in quelle esterne; sottolinea che, secondo la relazione 2018 sull'attuazione del GAP II dell'UE, combinando l'integrazione della dimensione di genere da un lato e misure e azioni specifiche dall'altro, sono stati compiuti progressi significativi; encomia la pratica di integrare i diritti delle donne e la parità di genere nei dialoghi sui diritti umani nonché gli sforzi specifici volti a integrare la dimensione di genere nella politica di sicurezza e di difesa comune; chiede iniziative globali, finanziamenti adeguati e l'adozione di un approccio sistemico per includere gli aspetti di genere nella politica e nelle azioni esterne, in particolare in materia di commercio, occupazione, istruzione, conflitti e costruzione della pace, clima e ambiente, agricoltura, povertà, traffico, migrazione e bilancio; sottolinea la necessità che le delegazioni dell'UE rafforzino il loro ruolo nel coordinamento di genere, tra l'altro nominando, laddove ancora non sia stato fatto, dei punti di contatto relativi alla dimensione di genere, nonché il ruolo della consigliera principale del SEAE per le questioni di genere nei paesi terzi, garantendo un bilancio specifico e avvalendosi dell'analisi di genere con dati disaggregati per sesso;

3. si rammarica del fatto che la relazione annuale della Commissione sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2018 non riconosca esplicitamente la crescente reazione contro i diritti delle donne su scala globale, in particolare per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, ed è preoccupato per il fatto che la Commissione non abbia presentato alcuna strategia per contrastare tale fenomeno; sottolinea l'esigenza che l'azione esterna dell'UE, compresa la sua politica di sviluppo, sia orientata al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla salute; condanna fermamente la reintroduzione e l'espansione della "global gag rule" da parte dell'amministrazione Trump e il suo impatto negativo sull'accesso delle donne e delle ragazze ai pieni diritti in materia di salute, sessualità e riproduzione, che sono diritti umani fondamentali; invita nuovamente l'UE e gli Stati membri a esaminare attentamente e a valutare la possibilità di colmare il deficit di finanziamento rimasto in questo settore a seguito di tale azione;

4. sottolinea l'allarmante aumento degli episodi di violenza nei confronti delle donne e chiede ulteriori interventi al fine di ratificare e attuare la convenzione di Istanbul in tutta Europa; invita le delegazioni dell'UE a includere i dati relativi alla violenza contro le donne nell'elaborazione delle raccomandazioni specifiche per paese e a promuovere meccanismi di protezione e di sostegno per le vittime; chiede al SEAE di migliorare l'attuazione degli orientamenti dell'UE per le persone LGBTI;

5. plaude vivamente alla prosecuzione dell'iniziativa globale UE-ONU Spotlight e all'attuazione di progetti volti a eliminare la violenza contro le donne e le ragazze in tutto il mondo affrontando la violenza di genere e le pratiche dannose quali la mutilazione genitale femminile, i matrimoni precoci e forzati e la tratta di esseri umani; riconosce tuttavia che i singoli progetti non bastano per affrontare la violenza e le pratiche dannose di vasta portata, ampiamente diffuse e profonde e chiede un piano d'azione sistematico e completo che coinvolga ragazzi e uomini, che affronti le norme e gli stereotipi di genere e che promuova un cambiamento in tutti i settori e a livello globale, conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne;

6. invita il nuovo collegio dei commissari sotto la guida della commissaria per l'Uguaglianza, della commissaria per i Partenariati internazionali e dell'Alto rappresentante a garantire una stretta cooperazione e coerenza in materia di uguaglianza di genere e integrazione della dimensione di genere; esorta l'UE a sostenere sistematicamente le organizzazioni di base specializzate che operano per i diritti delle donne e i difensori dei diritti delle donne nonché a tutelare i diritti delle donne e gli attivisti LGBTI la cui incolumità potrebbe essere a rischio nei rispettivi paesi.

 


 

INFORMAZIONI SULL’APPROVAZIONE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

4.12.2019

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

48

6

8

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Alexander Alexandrov Yordanov, Maria Arena, Traian Băsescu, Phil Bennion, Fabio Massimo Castaldo, Susanna Ceccardi, Włodzimierz Cimoszewicz, Gina Dowding, Tanja Fajon, Michael Gahler, Giorgos Georgiou, Raphaël Glucksmann, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Márton Gyöngyösi, Sandra Kalniete, Andrius Kubilius, Ilhan Kyuchyuk, David Lega, Nathalie Loiseau, Jaak Madison, Claudiu Manda, Thierry Mariani, David McAllister, Vangelis Meimarakis, Sven Mikser, Javier Nart, Urmas Paet, Demetris Papadakis, Tonino Picula, Manu Pineda, Kati Piri, Diana Riba i Giner, Catherine Rowett, Nacho Sánchez Amor, Isabel Santos, Jacek Saryusz-Wolski, Radosław Sikorski, Sergei Stanishev, Hermann Tertsch, Idoia Villanueva Ruiz, Viola Von Cramon-Taubadel, Irina Von Wiese, Witold Jan Waszczykowski, Charlie Weimers, Isabel Wiseler-Lima

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Andrea Cozzolino, Arnaud Danjean, Loucas Fourlas, Jytte Guteland, Andrzej Halicki, Martin Horwood, Katrin Langensiepen, Hannah Neumann, Juozas Olekas, Kris Peeters, Bert-Jan Ruissen, Mick Wallace, Javier Zarzalejos

Supplenti (art. 209, par. 7) presenti al momento della votazione finale

Charles Goerens, Gilles Lebreton, Geoffrey Van Orden

 


 

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

48

+

NI

Fabio Massimo Castaldo, Márton Gyöngyösi

PPE

Alexander Alexandrov Yordanov, Traian Băsescu, Arnaud Danjean, Loucas Fourlas, Michael Gahler, Andrzej Halicki, Sandra Kalniete, Andrius Kubilius, David Lega, David McAllister, Vangelis Meimarakis, Kris Peeters, Radosław Sikorski, Isabel Wiseler-Lima, Javier Zarzalejos

RENEW

Phil Bennion, Charles Goerens, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Martin Horwood, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Javier Nart, Urmas Paet, Irina Von Wiese

S&D

Maria Arena, Włodzimierz Cimoszewicz, Andrea Cozzolino, Tanja Fajon, Raphaël Glucksmann, Jytte Guteland, Claudiu Manda, Sven Mikser, Juozas Olekas, Demetris Papadakis, Tonino Picula, Kati Piri, Nacho Sánchez Amor, Isabel Santos, Sergei Stanishev

VERTS/ALE

Gina Dowding, Katrin Langensiepen, Hannah Neumann, Diana Riba i Giner, Catherine Rowett, Viola Von Cramon-Taubadel

 

6

-

ECR

Bert-Jan Ruissen, Hermann Tertsch

ID

Susanna Ceccardi, Gilles Lebreton, Jaak Madison, Thierry Mariani

 

8

0

ECR

Jacek Saryusz-Wolski, Geoffrey Van Orden, Witold Jan Waszczykowski, Charlie Weimers

GUE/NGL

Giorgos Georgiou, Manu Pineda, Idoia Villanueva Ruiz, Mick Wallace

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 

 

[2] GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.

[3] Testi approvati, P8_TA(2018)0515.

[4] GU C 224 del 27.6.2018, pag. 58.

[5] Testi approvati, P8_TA(2019)0187.

[6] Testi approvati, P8_TA(2019)0013.

[7] Testi approvati, P8_TA(2018)0279.

[8] Testi approvati, P8_TA(2019)0129.

[9] Testi approvati, P8_TA(2019)0111.

[10] UNHCR – relazione Global Trends 2018 (19 giugno 2019).

[11] GU C 285 del 29.8.2017, pag. 110.

[12] Testi approvati, P8_TA(2018)0467.

[13] Erano presenti al momento della votazione finale: Evelyn Regner (presidente), Gwendoline Delbos-Corfield (vicepresidente), Christine Anderson, Vilija Blinkevičiūtė, Annika Bruna, Belinda De Lucy, Rosa Estaràs Ferragut, Frances Fitzgerald, Cindy Franssen, Heléne Fritzon, Jackie Jones, Lívia Járóka, Arba Kokalari, Alice Kuhnke, Naomi Long, Andżelika Anna Możdżanowska, Maria Noichl, Pina Picierno, Samira Rafaela, Elżbieta Rafalska, Diana Riba i Giner, Christine Schneider, Irène Tolleret, Isabella Tovaglieri, Ernest Urtasun, Marco Zullo (membri titolari) Maria Da Graça Carvalho, Ewa Kopacz, Predrag Fred Matić, Chrysoula Zacharopoulou (membri supplenti) Anne-Sophie Pelletier (a norma dell'articolo 209, paragrafo 7, del regolamento)

Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2020Avvertenza legale - Informativa sulla privacy