Procedura : 2018/0427(NLE)
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Ciclo del documento : A9-0004/2020

Testi presentati :

A9-0004/2020

Discussioni :

PV 29/01/2020 - 16
CRE 29/01/2020 - 16

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PV 29/01/2020 - 17.1
CRE 29/01/2020 - 17.1
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2020)0018

<Date>{23/01/2020}23.1.2020</Date>
<NoDocSe>A9-0004/2020</NoDocSe>
PDF 382kWORD 117k

<TitreType>RACCOMANDAZIONE</TitreType>     <RefProcLect>***</RefProcLect>

<Titre>sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre>

<DocRef>(XT 21105/3/2018 – C9-0148/2019 – 2018/0427(NLE))</DocRef>


<Commission>{AFCO}Commissione per gli affari costituzionali</Commission>

Relatore: <Depute>Guy Verhofstadt</Depute>

ERRATA/ADDENDA
PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER IL COMMERCIO INTERNAZIONALE
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'OCCUPAZIONE E GLI AFFARI SOCIALI
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'AMBIENTE, LA SANITÀ PUBBLICA E LA SICUREZZA ALIMENTARE
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER IL MERCATO INTERNO E LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER I TRASPORTI E IL TURISMO
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE
 LETTERA DELLA COMMISSIONE GIURIDICA
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER LE LIBERTÀ CIVILI, LA GIUSTIZIA E GLI AFFARI INTERNI
 LETTERA DELLA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI
 PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO
 VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica

(XT 21105/3/2018 – C9-0148/2019 – 2018/0427(NLE))

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

 vista la notifica trasmessa dal Regno Unito il 29 marzo 2017 al Consiglio europeo relativa alla sua intenzione di recedere dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica, a norma dell'articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea e dell'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

 visto il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (XT 21105/3/2018),

 visto il progetto di accordo relativo al recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica[1],

 vista la Dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito[2],

 viste le decisioni del Consiglio europeo (UE) 2019/476 del 22 marzo 2019[3], (UE) 2019/584, dell'11 aprile 2019[4] e (UE) 2019/1810 del 29 ottobre 2019[5], adottate d'intesa con il Regno Unito, che prorogano il periodo di cui all'articolo 50, paragrafo 3 TUE fino, rispettivamente, al 12 aprile 2019, al 31 ottobre 2019 e al 31 gennaio 2020,

 viste le sue risoluzioni del 5 aprile 2017 sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea[6], del 3 ottobre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito[7], del 13 dicembre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito[8], del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito[9], e del 18 settembre 2019 sullo stato di avanzamento del recesso del Regno Unito dall'Unione europea[10],

 vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea (C9-0148/2019),

 visti l'articolo 105, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 88, del suo regolamento,

 viste le lettere della commissione per gli affari esteri, della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per le petizioni,

 vista la raccomandazione della commissione per gli affari costituzionali (A9‑0004/2020),

1. dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2. incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio europeo, al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti nazionali e al governo del Regno Unito.

 


 

MOTIVAZIONE

Introduzione

 

Il processo di recesso

 

Il 23 giugno 2016 il referendum indetto nel Regno Unito per decidere se il paese dovesse restare o meno nell'UE ha ottenuto una maggioranza del 51,9 % a favore dell'uscita dall'Unione.

 

Il 29 marzo 2017 il governo del Regno Unito ha notificato l'intenzione di recedere dall'UE a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea (TUE).

 

Il 5 aprile 2017 il Parlamento europeo ha approvato la sua risoluzione sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea[11], in cui l'Istituzione definisce la sua posizione in merito agli orientamenti del Consiglio europeo di cui all'articolo 50, paragrafo 2 TUE. Su tale risoluzione si fonda altresì la valutazione del Parlamento in merito al processo negoziale e all'eventuale accordo raggiunto tra l'UE e il Regno Unito. Nella medesima risoluzione il Parlamento ha definito la sua posizione su tutte le questioni fondamentali inerenti al recesso del Regno Unito: sui principi generali dei negoziati, tra cui la necessità di garantire un'uscita ordinata, la tutela degli interessi dei cittadini dell'UE-27 e la competenza dell'UE per le questioni connesse al recesso; sulla sequenza dei negoziati, sull'ambito dell'accordo di recesso, sulle disposizioni transitorie e sui futuri rapporti tra l'UE e il Regno Unito.

 

A norma dell'articolo 50, paragrafo 2 TUE, il 29 aprile 2017 il Consiglio europeo ha emanato degli orientamenti negoziali[12], fissando un approccio graduale ai negoziati: una prima fase intesa a garantire chiarezza e certezza del diritto e a regolare lo svincolamento del Regno Unito dall'UE. Il Consiglio europeo ha espresso la propria intenzione di monitorare i progressi da vicino e determinare quando sarebbero stati compiuti sufficienti progressi affinché i negoziati potessero passare alla fase successiva, che avrebbe comportato le discussioni preliminari e preparatorie sul quadro per le future relazioni.

 

I negoziati tra l'UE e il Regno Unito sono iniziati il 19 giugno 2017: l'Unione era rappresentata da Michel Barnier, capo negoziatore dell'UE, e il Regno Unito da David Davis, ministro per l'Uscita dall'Unione europea.

 

L'8 dicembre 2017 i negoziatori dell'UE e del governo britannico hanno pubblicato una relazione congiunta sui progressi compiuti nella prima fase dei negoziati, in cui le due parti hanno annunciato congiuntamente la conclusione di un accordo di massima nei tre settori in esame nel corso di prima fase dei negoziati: tutelare i diritti dei cittadini dell'UE nel Regno Unito e dei cittadini britannici nell'UE, il quadro per affrontare la situazione speciale dell'Irlanda del Nord e il regolamento delle pendenze finanziarie.

 

Il 15 dicembre 2017 il Consiglio europeo ha deciso che erano stati compiuti sufficienti progressi per procedere alla seconda fase dei negoziati, relativa alle disposizioni transitorie e all'intesa globale sul quadro per le future relazioni, e ha pubblicato orientamenti integrativi. Il Consiglio europeo ha sottolineato che i negoziati della seconda fase avrebbero potuto procedere soltanto se gli impegni assunti nel corso della prima fase fossero stati pienamente rispettati e tradotti fedelmente in termini giuridici.

 

Il 23 marzo 2018 il Consiglio europeo ha definito gli orientamenti integrativi sull'avvio dei negoziati in merito alla visione globale del quadro per le future relazioni, che sarebbe stata elaborata in una dichiarazione politica che avrebbe corredato l'accordo di recesso e a cui quest'ultimo avrebbe fatto riferimento.

 

Dopo sei cicli di negoziati e altre riunioni a livello negoziale e tecnico, i negoziatori hanno siglato una bozza d'intesa sul recesso del Regno Unito dall'UE il 14 novembre 2018. Il progetto di dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito, concordata a livello di negoziatori e approvata in linea di principio a livello politico, è stato trasmesso dal presidente del Consiglio europeo ai 27 Stati membri dell'UE il 22 novembre 2018. Infine, il 25 novembre 2018 i leader dei 27 Stati membri dell'UE hanno approvato l'accordo di recesso e la dichiarazione politica.

 

Nella stessa data il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio di adottare le misure necessarie per fare in modo che l'accordo potesse entrare in vigore il 30 marzo 2019, così da garantire un recesso ordinato.

 

L'11 gennaio 2019 il Consiglio ha adottato la decisione (UE) 2019/274[13] del Consiglio relativa alla firma dell'accordo di recesso, nonché il progetto di decisione relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica, annunciato in Aula il 30 gennaio 2019.

 

L'accordo di recesso concordato a livello dei negoziatori è stato tuttavia respinto dal parlamento del Regno Unito in tre votazioni successive, il 15 gennaio, il 12 marzo e il 29 marzo 2019.

 

L'esito delle diverse votazioni sull'accordo di recesso tra l'UE e il Regno Unito ha evidenziato come vi fosse una netta maggioranza contro l'uscita dall'UE senza un accordo, sebbene mancasse una maggioranza positiva a favore di qualsiasi opzione alternativa, tra cui quella di un'unione doganale globale dell'intero Regno Unito con l'UE o quella di un voto pubblico di conferma sull'accordo di recesso, il che ha portato a una situazione di stallo.

 

Il Regno Unito ha presentato all'UE tre richieste consecutive di proroga del termine previsto all'articolo 50, paragrafo 3 TUE. La prima proroga è stata concessa fino al 12 aprile 2019 (decisione (UE) 2019/476 del Consiglio europeo), la seconda fino al 31 ottobre 2019 (decisione (UE) 2019/584 del Consiglio europeo) e l'ultima fino al 31 gennaio 2020 (decisione (UE) 2019/1810 del Consiglio europeo).

 

Nel frattempo, sono proseguiti i colloqui tra i negoziatori dell'UE e del Regno Unito per superare le obiezioni di quest'ultimo in merito alla soluzione di salvaguardia (backstop), pur restando fedeli ai principi negoziali dell'UE. L'UE ha messo in chiaro, in particolare, che l'accordo di recesso non poteva essere rinegoziato e che occorreva individuare una soluzione giuridicamente operativa per evitare una frontiera fisica tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord.

 

Le trattative si sono intensificate nei mesi di settembre e ottobre 2019 e il 17 ottobre 2019 si è infine pervenuti a un accordo sulla revisione del protocollo sull'Irlanda/Irlanda del Nord accluso alla bozza di accordo di recesso e sui necessari adeguamenti tecnici dei suoi articoli 184 e 185, nonché sulla revisione della dichiarazione politica. Sempre il 17 ottobre 2019 il Consiglio europeo ha approvato l'accordo di recesso modificato e il testo riveduto della dichiarazione politica.

 

Con le decisioni (UE) 2019/1750 del 21 ottobre 2019[14] e (UE) 2020/48 del 21 gennaio 2020[15], il Consiglio ha modificato il suo progetto di decisione relativa alla conclusione dell'accordo di recesso. Nella stessa data il Consiglio ha approvato una proposta di decisione riveduta sulla conclusione dell'accordo di recesso[16], che è stata trasmessa al Parlamento, unitamente al testo aggiornato dell'accordo, e annunciata in Aula il 21 ottobre 2019.

 

La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo si è riunita il giorno successivo per discutere delle successive fasi procedurali, tra cui il deferimento del testo alle commissioni parlamentari competenti.

 

La commissione competente per l'approvazione è la commissione per gli affari costituzionali (AFCO), come previsto dal regolamento del Parlamento. In tale contesto, la Conferenza dei presidenti ha deciso che la procedura di approvazione avrebbe potuto essere ultimata una volta concluso il processo di ratifica parlamentare dell'accordo di recesso nel Regno Unito.

 

La Conferenza dei presidenti ha deciso che le altre commissioni interessate dalla procedura di recesso avrebbero potuto formulare pareri sotto forma di lettere al progetto di raccomandazione della commissione AFCO sull'approvazione. Dieci commissioni hanno formulato pareri sotto forma di lettere, allegate alla presente raccomandazione di approvazione. Tra queste figurano la commissione per gli affari esteri (AFET), la commissione per il commercio internazionale (INTA), la commissione per l'occupazione e gli affari sociali (EMPL), la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO), la commissione per i trasporti e il turismo (TRAN), la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI), la commissione giuridica (JURI), la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) e la commissione per le petizioni (PETI).

 

Conformemente all'articolo 88 del suo regolamento, il Parlamento europeo approva l'accordo di recesso a maggioranza semplice. A norma dell'articolo 105, paragrafo 4, del regolamento, il Parlamento decide sull'atto proposto con una sola votazione sull'approvazione, indipendentemente dal fatto che la raccomandazione della commissione competente sia di approvare o di respingere l'atto. Non è possibile presentare emendamenti. In sede di votazione in commissione e in Aula, i deputati eletti nello Stato membro che recede hanno pienamente diritto di partecipare alla discussione e di votare.

 

Affinché sia concluso dall'UE, l'accordo di recesso deve ancora essere approvato da una maggioranza qualificata del Consiglio, definita a norma dell'articolo 238, paragrafo 3, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), dei restanti 27 Stati membri, ovvero 20 degli Stati membri che rappresentano il 65 % della loro popolazione.

 

Ruolo del Parlamento europeo

 

Il Parlamento europeo non partecipa ufficialmente ai negoziati sul recesso di uno Stato membro. Tuttavia, il Parlamento non è semplicemente un'istituzione dotata di competenze di controllo politico come previsto dall'articolo 14 TEU, ma fa anche parte della procedura decisionale ai sensi dell'articolo 50 TUE, dal momento che la sua approvazione è un presupposto inderogabile per la conclusione di un accordo di recesso.

 

Il Parlamento ha pertanto svolto fin dall'inizio del processo di recesso del Regno Unito un ruolo forte e attivo nell'ambito dei negoziati, dato il suo potere di approvazione dell'accordo di recesso di cui all'articolo 50 TUE.

 

Il Parlamento si è occupato della questione sin dal referendum. In effetti, la Conferenza dei presidenti ha tenuto una riunione straordinaria subito dopo il referendum, il 24 giugno 2016, non solo per preparare la riunione del Presidente del Parlamento con i presidenti delle altre istituzioni sull'esito della consultazione referendaria, ma anche per valutare le mosse successive del Parlamento nella procedura di recesso.

 

Nella stessa riunione della Conferenza dei presidenti si è deciso di tenere una tornata straordinaria il 28 giugno 2016 per discutere dell'esito del referendum nel Regno Unito.

 

All'inizio della tornata il Presidente ha sottolineato la natura straordinaria della seduta, che era stata indetta a seguito del referendum nel Regno Unito del 23 giugno 2016, il cui risultato interessava tutti i cittadini dell'UE.

 

Nel corso della stessa tornata e a seguito delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione, il Parlamento ha approvato la sua risoluzione sulla decisione del Regno Unito di lasciare l'UE riconducibile al referendum tenutosi nel paese[17], con 395 voti favorevoli, 200 contrari e 71 astensioni.

 

Nella sua risoluzione, il Parlamento ricorda che la sua approvazione è obbligatoria in virtù dei trattati e che deve essere pienamente coinvolto in tutte le fasi delle varie procedure riguardanti l'accordo di recesso e le future relazioni.

 

In pratica, il coinvolgimento del Parlamento nel processo di recesso si è tradotto nell'instaurazione, a uno stadio assai precoce, di contatti più stretti possibile con le altre istituzioni e nel mantenimento di un regolare flusso di informazioni sui progressi compiuti durante le fasi preparatorie e negoziali.

 

Il coordinamento dei lavori del Parlamento è stato centralizzato a livello della Conferenza dei presidenti vista la complessità delle questioni politiche, orizzontali e giuridiche in gioco. La Conferenza dei presidenti ha deciso di adottare un approccio graduale al processo: una prima fase fino alla definizione degli orientamenti del Consiglio europeo, allorché i lavori si sarebbero mantenuti al livello della Conferenza, con GuyVerhofstadt (Renew Europe[18], BE) in qualità di coordinatore per i negoziati sul recesso del Regno Unito, in seguito alla sua nomina nella riunione della Conferenza dei presidenti dell'8 settembre 2016. Una seconda fase dei negoziati, in cui Guy Verhofstadt avrebbe coordinato il lavoro con il presidente della commissione per gli affari costituzionali (AFCO), e una terza fase, guidata dalla commissione AFCO e da altre commissioni, che corrisponde alla procedura di approvazione.

 

In tale contesto e perseguendo il medesimo obiettivo di garantire un coinvolgimento strutturato del Parlamento nel processo di recesso, è stato creato il Gruppo direttivo sulla Brexit. Tale gruppo è stato ufficialmente istituito dalla Conferenza dei presidenti nella riunione del 6 aprile 2017 – in cui è stato deciso che esso sarebbe stato composto da Guy Verhofstadt, coordinatore del gruppo direttivo, Elmar Brok (PPE, DE), Roberto Gualtieri (S&D, IT), Gabriele Zimmer (GUE/NGL, DE), Philippe Lamberts (Verts/ALE, BE) e Danuta Hübner, in quanto presidente della commissione per gli affari costituzionali (AFCO) (PPE, PL) – al fine di coordinare e preparare le deliberazioni, le considerazioni e le risoluzioni del Parlamento sul recesso del Regno Unito, sotto l'egida della Conferenza dei presidenti.

 

Dopo le elezioni europee del 2019, la composizione del Gruppo direttivo sulla Brexit è cambiata: il gruppo PPE è ormai rappresentato da Danuta Hübner, il gruppo S&D è ormai rappresentato da Pedro Silva Pereira (PT), il gruppo GUE/NGL è ormai rappresentato da Martin Schirdewan (DE) e la commissione AFCO è ormai rappresentata dal suo nuovo presidente Antonio Tajani, (PPE, IT).

 

Il Parlamento è stato altresì costantemente coinvolto nei metodi e nelle strutture di gestione dei negoziati, attraverso canali di informazione o la sua partecipazione attiva. In linea con la dichiarazione rilasciata a seguito della riunione informale dei capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri del 15 dicembre 2016, alcuni "rappresentanti del Parlamento" sono stati invitati alle riunioni preparatorie del Consiglio europeo, garantendo in tal modo l'effettivo coinvolgimento del Parlamento, anche nelle riunioni "sherpa" e in quelle del Consiglio "Affari generali".

 

Il Gruppo direttivo sulla Brexit, in oltre 100 riunioni – la maggior parte delle quali in presenza del capo negoziatore dell'UE, Michel Barnier – ha contribuito al coinvolgimento permanente del Parlamento nella procedura e al ruolo di primo piano svoltovi mediante risoluzioni e dichiarazioni tempestive, contenenti posizioni motivate sui negoziati e sulle principali evoluzioni successive alla notifica del Regno Unito della propria intenzione di uscire dall'UE.

 

Riconoscendo l'importanza di tutte le commissioni che garantiscono un dialogo informale e costante, competenze tecniche e cooperazione nell'ambito della procedura di recesso, sono state organizzate diverse riunioni del Gruppo direttivo sulla Brexit e seminari tecnici alla presenza delle commissioni direttamente competenti per le politiche settoriali che rientrano nell'ambito dell'accordo di recesso. Tale dialogo è avvenuto anche mediante la Conferenza dei presidenti di commissione, che ha discusso della procedura di recesso in una serie di riunioni. 

 

In qualità di coordinatore del Gruppo direttivo sulla Brexit, Guy Verhofstadt ha partecipato a riunioni con diversi portatori di interessi (istituzioni, rappresentanti della società civile, di cittadini e imprese, parlamenti nazionali, ecc.), dopo aver ricevuto e risposto a più di 4 500 e-mail e lettere sulla Brexit nel corso degli ultimi due anni.

 

Ruolo della commissione AFCO

 

In base al regolamento del Parlamento europeo, la commissione AFCO è competente per la preparazione dell'approvazione del Parlamento a norma dell'articolo 50 TUE. Di fatto, l'articolo 88 del regolamento del Parlamento sul recesso dall'Unione prevede che "[s]e uno Stato membro decide, a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea, di recedere dall'Unione, la questione è deferita alla commissione competente". A norma dell'allegato VI, sezione XVIII, del regolamento, relativo alle attribuzioni delle commissioni parlamentari permanenti, la commissione AFCO è la commissione competente per le conseguenze istituzionali del recesso dall'Unione e si occupa pertanto della procedura di approvazione una volta conclusi i negoziati.

 

La commissione AFCO svolge un ruolo trasversale, fatte salve le competenze specifiche di altre commissioni su questioni settoriali, relative agli ambiti di loro competenza. La commissione AFCO è incaricata di pubblicare una raccomandazione per approvare o respingere un accordo di recesso negoziato dall'UE e dallo Stato membro che recede.

 

Nel corso dei lunghi ed esaustivi preparativi, la commissione AFCO ha raccolto prove, pareri e analisi tecniche da diversi settori e soggetti interessati, pubblici o privati, continentali o britannici. La commissione AFCO – ma anche altre commissioni parlamentari – ha organizzato dibattiti e audizioni sulle incidenze del recesso del Regno Unito dall'UE sui settori di rispettiva competenza, in linea con gli orientamenti forniti dalla Conferenza dei presidenti.

 

La commissione AFCO ha organizzato dal 3 settembre 2015 oltre 20 eventi specifici, tra cui audizioni, workshop e presentazioni di studi o documenti informativi, su questioni che spaziano dalla rinegoziazione delle relazioni costituzionali del Regno Unito con l'Unione europea e l'accordo raggiunto dal Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016[19], alle future relazioni costituzionali del Regno Unito con l'Unione europea, ai diritti dei cittadini e alle implicazioni della Brexit per la frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord. La commissione AFCO ha partecipato altresì alle audizioni di altre commissioni – o vi è stata direttamente coinvolta – su questioni inerenti ai futuri rapporti tra l'Unione europea e il Regno Unito.

 

Oltre a tali eventi speciali, le questioni riguardanti il recesso e, in particolare, lo stato di avanzamento della procedura, sono state affrontate pressoché in ogni riunione di commissione successiva alla notifica dell'intenzione di recedere.

 

La presidente della commissione AFCO e membro del Gruppo direttivo sulla Brexit ha partecipato a oltre 500 riunioni bilaterali con portatori di interessi pubblici e privati in merito a questioni relative al recesso e alle sue implicazioni per l'UE e per il Regno Unito.

 

Il coinvolgimento immediato e sistematico del Parlamento europeo e dei suoi organi è stato fondamentale, dal momento che l'accordo di recesso può essere concluso soltanto con la sua approvazione, in conformità dell'articolo 50 TUE.

 

Articolo 50 TUE

 

L'articolo 50 TUE dispone la procedura che deve seguire uno Stato membro per recedere legalmente dall'Unione, negoziando e concludendo con quest'ultima un accordo volto a definire le modalità del suo recesso, tenendo conto del quadro delle sue future relazioni con l'UE.

 

Il Parlamento ha ripetutamente ribadito che il recesso del Regno Unito dall'UE è una decisione senza precedenti e deplorevole e che sarebbe auspicabile la sua permanenza nel mercato interno e nell'unione doganale, soprattutto se il Regno Unito desidera mantenere scambi commerciali senza attriti o altri vantaggi strettamente legati all'appartenenza all'UE.

 

Il Parlamento ha inoltre rilevato fin dall'inizio che lo scopo dell'accordo di recesso è quello di permettere un'uscita ordinata del Regno Unito dall'UE, affrontando tre questioni fondamentali della separazione: i diritti dei cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito residenti nell'UE-27, il confine tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord e il regolamento delle pendenze finanziarie del Regno Unito nei confronti dell'UE.

 

Per quanto riguarda il quadro delle future relazioni, come previsto all'articolo 50, paragrafo 2 TUE, il Parlamento ha precisato che qualsiasi intesa su tale aspetto sarà considerata parte integrante dell'accordo di recesso generale e il suo contenuto sarà pertanto anch'esso valutato dal Parlamento nell'ambito della procedura di approvazione, sebbene l'oggetto dell'approvazione sia, da un punto di vista giuridico, il solo accordo di recesso.

 

Un recesso ordinato

 

Per il Parlamento, un recesso ordinato è essenziale per tutelare gli interessi dell'Unione europea e dei suoi cittadini. Ciò vuol dire che, come stabilito all'articolo 50 del TUE, i negoziati riguardavano le modalità del recesso del Regno Unito, tenendo conto nel contempo del quadro per le future relazioni del Regno Unito con l'UE, e miravano a garantire la stabilità giuridica e a ridurre al minimo gli scompensi.

 

Con le sue risoluzioni, il Parlamento ha progressivamente definito la propria interpretazione delle disposizioni dell'articolo 50 del TUE, compresi una serie di requisiti di base per i negoziati, sia per quanto riguarda la portata della loro applicazione che il ritmo della loro introduzione.

 

Per il Parlamento, come indicato nella sua risoluzione del 5 aprile 2017 sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea, le questioni prioritarie da affrontare erano:

 

 lo status giuridico dei cittadini dell'UE-27 che risiedono o hanno risieduto nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito che risiedono o hanno risieduto in altri Stati membri, il loro equo trattamento e la garanzia che il loro status sia soggetto ai principi di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione;

 il regolamento degli obblighi finanziari tra il Regno Unito e l'Unione europea, sulla base dei conti annuali dell'Unione europea sottoposti alla revisione contabile della Corte dei conti europea, comprendente tutte le responsabilità giuridiche del Regno Unito derivanti dagli impegni da liquidare, disposizioni riguardanti le voci fuori bilancio, passività potenziali e altri oneri finanziari direttamente risultanti dal recesso del Regno Unito;

 il riconoscimento della posizione unica e delle circostanze particolari che caratterizzano l'isola d'Irlanda, per attenuare le conseguenze del recesso del Regno Unito sulla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord garantendo la continuità e la stabilità del processo di pace ed evitando un irrigidimento della frontiera.

 

Altre questioni rilevanti dal punto di vista del Parlamento comprendevano il chiarimento della situazione per quanto riguarda gli impegni internazionali assunti dal Regno Unito in qualità di Stato membro, le garanzie di certezza del diritto per le persone giuridiche, incluse le imprese, nonché il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE).

 

Nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017[20] sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito[21], il Parlamento ha sottolineato che è necessario compiere progressi sostanziali per quanto riguarda i diritti dei cittadini, l'Irlanda e l'Irlanda del Nord e la liquidazione degli obblighi finanziari del Regno Unito prima di poter avviare una seconda fase di discussioni su un nuovo e stretto partenariato tra tale paese e l'Unione europea. Inoltre, il Parlamento ha osservato che sarà possibile concludere un accordo sulle future relazioni solo una volta che il Regno Unito abbia lasciato l'UE.

 

Questo approccio è stato confermato dal Consiglio europeo nelle sue conclusioni del 15 dicembre 2017. Il Consiglio europeo ha sottolineato che la seconda fase di negoziati avrebbe potuto essere ingaggiata solo quando gli impegni assunti nel corso della prima fase fossero stati pienamente rispettati e tradotti fedelmente in termini giuridici.

 

Come indicato dalla Commissione nella sua comunicazione al Consiglio europeo (articolo 50) dell'8 dicembre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea[22], la prima fase negoziale ha dato la precedenza a "tre questioni considerate particolarmente importanti ai fini di un tale recesso ordinato":

a) i diritti dei cittadini

b) il dialogo sull'Irlanda/Irlanda del Nord e

c) il regolamento delle pendenze finanziarie.

 

Il progetto di accordo di recesso tratta tutti questi aspetti, compresa una sezione sui diritti dei cittadini (Parte due), una sulle disposizioni finanziarie (Parte cinque) e un protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord con relativi allegati. Per quanto riguarda il ruolo della CGEU, l'accordo di recesso ne prevede la competenza a diversi livelli, come sarà illustrato di seguito nella sezione sulla governance.

 

Per quanto riguarda la situazione degli impegni internazionali assunti dal Regno Unito in qualità di Stato membro, l'accordo di recesso chiarisce che il Regno Unito continuerà a essere vincolato dagli accordi internazionali dell'UE durante il periodo di transizione. Tuttavia, esso avrà la facoltà di negoziare, firmare e ratificare gli accordi internazionali cui ha aderito a proprio nome negli ambiti di competenza esclusiva dell'UE, purché tali accordi non entrino in vigore né si applichino durante il periodo di transizione, salvo autorizzazione dell'UE.

 

Parimenti, le garanzie di certezza del diritto per le persone giuridiche, incluse le imprese, sono debitamente coperte nella Parte tre dell'accordo di recesso, contenente disposizioni in materia di separazione, che consentono un'agevole conclusione di tutte le procedure e le attività in corso per quanto riguarda l'accesso al mercato dei beni, le dogane, le questioni attinenti l'IVA e le accise, la proprietà intellettuale, la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale e civile/commerciale, la protezione dei dati ottenuti prima della fine del periodo di transizione, le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, le questioni Euratom e i procedimenti giudiziari/amministrativi e i privilegi e le immunità dell'UE.

 

L'accordo di recesso prevede quindi un recesso ordinato, che è l'obiettivo perseguito dall'UE e dai negoziatori del Regno Unito negli ultimi tre anni.

 

La conclusione e la ratifica dell'accordo di recesso escludevano inoltre la possibilità di un recesso senza accordo. Questo aspetto riveste la massima importanza, dato che le conseguenze di un recesso senza accordo sarebbero estremamente significative sia per l'UE che per il Regno Unito.

 

Diritti dei cittadini

 

L'articolo 50 del TUE non prevede una garanzia per lo status dei cittadini dell'UE. Tuttavia, tali diritti possono essere tutelati nell'accordo di recesso concluso ai sensi dell'articolo 50 del TUE. Nella sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito[23], il Parlamento ritiene che l'UE e il Regno Unito abbiano l'obbligo assoluto di garantire un approccio globale e reciproco alla tutela dei diritti dei cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nell'UE-27.

 

La priorità assoluta del Parlamento di proteggere i cittadini dell'UE è stata espressa chiaramente sin dall'inizio, nella sua risoluzione del 28 giugno 2016 sulla decisione di recedere dall'UE a seguito del referendum nel Regno Unito[24], e da allora è stata ribadita in tutte le sue risoluzioni sulla Brexit. In quanto istituzione che rappresenta tutti i cittadini dell'UE, il Parlamento si è impegnato ad agire durante l'intero processo di recesso per proteggere gli interessi dei cittadini, esigendo che i negoziati fossero condotti con l'obiettivo di fornire stabilità giuridica e di ridurre al minimo le perturbazioni, fornendo una visione chiara del futuro per i cittadini e le persone giuridiche.

 

Il Parlamento si è concentrato sulla protezione dei cittadini, sia nel senso del rispetto della volontà da essi democraticamente espressa nel referendum nel Regno Unito sia, soprattutto, di attenuare l'incertezza derivante dal recesso e di mantenere intatti, per quanto possibile, i diritti di cui godevano prima del recesso. Ciò è tanto più importante in quanto vi sono oltre 3 milioni di cittadini dell'UE nel Regno Unito e più di un milione di cittadini britannici nell'UE.

 

La protezione dei diritti dei cittadini interessati dal recesso del Regno Unito dall'UE è stata una priorità anche per le istituzioni più strettamente implicate nel processo di recesso.

 

Il Consiglio europeo ha seguito una linea molto simile a quella del Parlamento, indicando tra le principali priorità dei negoziati la protezione dei cittadini che hanno costruito la propria vita sulla base di diritti derivati dall'appartenenza del Regno Unito all'UE.

 

Il Consiglio a sua volta ha precisato, nel mandato negoziale, che "tutelare lo status e i diritti dei cittadini dell'UE-27 e delle loro famiglie nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito e delle loro famiglie negli Stati membri dell'UE-27 costituisce la prima priorità dei negoziati, alla luce del numero di persone direttamente interessate e della gravità delle conseguenze che derivano dal recesso. L'accordo dovrebbe fornire le necessarie garanzie efficaci, vincolanti, non discriminatorie e complete per i diritti dei cittadini, compreso il diritto di acquisire la residenza permanente dopo un periodo continuativo di cinque anni di residenza legale e i diritti ad essa correlati".

 

Nella relazione congiunta dell'8 dicembre 2017 sui progressi compiuti nella prima fase dei negoziati a norma dell'articolo 50 del TUE sul recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea, i negoziatori hanno fornito una panoramica dettagliata dell'intesa comune raggiunta in merito ai diritti dei cittadini.

 

Il 26 giugno 2017 il Regno Unito ha pubblicato un documento dal titolo "The United Kingdom's Exit from the European Union - Safeguarding the Position of EU Citizens Living in the UK and UK Nationals Living in the EU" ("Il recesso del Regno Unito dall'Unione europea - Salvaguardare la posizione dei cittadini dell'Unione che vivono nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito che vivono nell'UE"), nel quale il governo indicava che la sua prima priorità era quella di raggiungere un accordo sulla posizione dei cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito che vivono in altri paesi dell'UE a seguito del recesso, esprimendo la sua intenzione di considerare tali cittadini in linea prioritaria.

 

Entrambe le parti hanno dunque rivolto grande attenzione alla questione dei diritti dei cittadini, sin dalle primissime fasi dei negoziati. Il capitolo sui diritti dei cittadini è stato in effetti convenuto in una fase precoce, in quanto la prima versione del progetto di accordo di recesso, pubblicata il 19 marzo 2018, conteneva una Parte due, interamente concordata, sui diritti dei cittadini, che trattava anche dell'efficacia diretta delle sue disposizioni e della giurisdizione della CGUE sulle disposizioni pertinenti in materia di diritti dei cittadini.

 

Nelle sue risoluzioni, il Parlamento aveva stabilito una serie di requisiti minimi per quanto riguarda il contenuto del capitolo relativo ai diritti dei cittadini nell'accordo di recesso, tra cui:

 

a) i cittadini dell'Unione ammissibili e i loro figli nati dopo il recesso del Regno Unito devono essere contemplati nell'accordo di recesso come familiari e non come aventi diritto indipendenti. Inoltre, i futuri membri della famiglia dovrebbero continuare a beneficiare del diritto di soggiorno alle stesse condizioni di quelli attuali.

 

La definizione di "ambito di applicazione ratione personae" di cui all'articolo 10, paragrafo 1, lettera e) e lettera f) dell'accordo di recesso include i familiari a pieno titolo, compresi quelli nati o adottati legalmente dopo la fine del periodo di transizione dai titolari dei diritti primari alle condizioni definite in tale articolo. Lo status dei membri della famiglia è ulteriormente rafforzato dall'articolo 17, paragrafo 2, dell'accordo di recesso, che prevede la continuità dei diritti dei familiari a carico quando cessano di essere a carico.

 

b) La procedura amministrativa dovrebbe essere snella, dichiarativa e gratuita, consentendo alle famiglie di avviare la procedura mediante un'unica dichiarazione, e l'onere della prova dovrebbe spettare alle autorità del Regno Unito.

 

L'accordo consente allo Stato ospitante di scegliere un sistema dichiarativo o un sistema costitutivo. Il Regno Unito e circa la metà degli Stati membri hanno finora scelto un sistema costitutivo.

 

L'articolo 18 dell'accordo di recesso definisce la procedura amministrativa applicabile, stabilendo che il suo scopo è verificare se il richiedente abbia diritto ai diritti di soggiorno concessi dall'accordo. Esso stabilisce i requisiti per la procedura di domanda, cercando nel contempo di garantire che la procedura sia il più possibile semplificata e di facile uso per i richiedenti.

 

Ad esempio, le domande presentate contestualmente da membri della stessa famiglia sono esaminate congiuntamente.

 

Inoltre, ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 1, lettere g) e h), dell'accordo di recesso, i documenti comprovanti lo status di quanti sono interessati dall'accordo di recesso devono essere rilasciati gratuitamente.

 

c) Tutti i benefici definiti nella legislazione dell'UE dovrebbero essere esportabili.

 

Secondo l'articolo 31 dell'accordo di recesso, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale[25], continuerà ad essere applicabile alle persone interessate dall'accordo di recesso.

 

Le persone interessate manterranno il loro diritto alle prestazioni di previdenza sociale e, se hanno diritto a una prestazione in un paese, in linea di principio potranno beneficiarne se si trasferiscono in un altro paese.

 

d) Le decisioni della CGUE relative all'interpretazione delle disposizioni in materia di diritti dei cittadini dovrebbero essere vincolanti.

 

Le disposizioni dell'accordo di recesso sui diritti dei cittadini possono essere invocate direttamente dai cittadini dell'UE nei tribunali del Regno Unito e dai cittadini del Regno Unito nei tribunali degli Stati membri dell'UE.

 

Inoltre, conformemente all'articolo 4, paragrafo 4, dell'accordo di recesso, i tribunali del Regno Unito devono interpretare in modo coerente la giurisprudenza della CGUE pronunciata fino alla fine del periodo di transizione e tenere in debita considerazione la giurisprudenza pronunciata dopo tale data (articolo 4, paragrafo 5, dell'accordo di recesso). I tribunali del Regno Unito possono inoltre chiedere una pronuncia pregiudiziale alla CGUE sull'interpretazione della parte dell'accordo di recesso relativa ai cittadini per un periodo di otto anni a decorrere dalla fine del periodo di transizione. Gli effetti giuridici di tali pronunce nel Regno Unito sono gli stessi delle pronunce pregiudiziali emesse a norma dell'articolo 267 TFUE (articolo 158, paragrafo 2, dell'accordo di recesso).

 

(e) Occorre prevedere il ruolo della futura autorità nazionale indipendente creata per dar seguito alle denunce dei cittadini.

 

In linea con l'articolo 159 dell'accordo di recesso, l'attuazione e l'applicazione della parte dell'accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini nell'UE sarà monitorata dalla Commissione e, nel Regno Unito, da un'autorità aventi poteri equivalenti a quelli della Commissione. Tale autorità dovrebbe essere un organismo realmente indipendente. In ogni caso, ai sensi dell'articolo 159, paragrafo 2, dell'accordo di recesso, la Commissione e l'Autorità di controllo indipendente sono tenute a informare la commissione specializzata sui diritti dei cittadini (articolo 165, paragrafo 1, dell'accordo di recesso) in merito all'attuazione della parte dell'accordo relativa ai diritti dei cittadini rispettivamente nell'UE e nel Regno Unito.

 

Tuttavia, la costituzione, la composizione e le funzioni dell'autorità indipendente non sono definite nell'accordo di recesso, in quanto sono stabilite nel disegno di legge sull'accordo di recesso del Regno Unito ("Withdrawal Agreement Bill"). Nella sua risoluzione del 15 gennaio 2020 sull'attuazione e il monitoraggio delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini nell'accordo di recesso[26], il Parlamento ha espresso la propria preoccupazione riguardo alle disposizioni relative a tale autorità contenute nel disegno di legge, in particolare per quanto concerne la reale indipendenza di tale autorità.

 

L'accordo di recesso rappresenta un compromesso tra l'UE e il Regno Unito, anche per quanto riguarda i diritti dei cittadini. Le sue disposizioni in materia di diritti dei cittadini non possono mirare a concedere l'intera panoplia di diritti conferiti ai cittadini dell'UE ai sensi del TUE e del TFUE, che sono basati sull'appartenenza all'UE. L'obiettivo principale dell'accordo è quello di preservare e garantire la maggior parte di tali diritti e, in particolare, quelli che consentono alla maggior parte dei cittadini interessati di mantenere le scelte di vita compiute sulla base della libera circolazione fino alla fine del periodo di transizione.

 

Il 12 novembre 2019 il gruppo direttivo sulla Brexit ha rilasciato una dichiarazione sull'attuazione nel Regno Unito e nell'UE-27 delle disposizioni dell'accordo di recesso in materia di diritti dei cittadini, osservando che alcuni settori destano preoccupazione per quanto riguarda il regime per la residenza permanente dei cittadini dell'UE nel Regno Unito. Tali preoccupazioni sono state confermate dal Parlamento nella suddetta risoluzione del 15 gennaio 2020 riguardante l'attuazione della Parte due dell'accordo di recesso, in particolare per quanto riguarda:

 

 l'elevata percentuale di cittadini dell'UE che hanno fatto richiesta a titolo del regime di residenza permanente nel Regno Unito ai quali è stato concesso solo lo status di residenza provvisorio;

 l'indipendenza dell'autorità di controllo indipendente di cui all'articolo 159 dell'accordo di recesso;

 le possibili conseguenze per i cittadini dell'UE che non presentano domanda ai sensi del regime per la residenza permanente entro il termine del 30 giugno 2021;

 l'assenza di un documento fisico rilasciato al termine della procedura di domanda, che aumenta i rischi di incertezza per quanto riguarda la prova dello status e i rischi di discriminazione nei confronti dei cittadini dell'UE-27;

 le misure esistenti per affrontare la situazione dei cittadini vulnerabili nel contesto della procedura di domanda;

 l'applicabilità del regime per la residenza permanente ai cittadini dell'UE-27 in Irlanda del Nord che non hanno richiesto la cittadinanza britannica in virtù dell'accordo del Venerdì santo.

 

Il Parlamento europeo continuerà a seguire molto attentamente l'attuazione dell'accordo di recesso nel suo complesso e, in particolare, l'attuazione della parte relativa ai diritti dei cittadini.

 

Irlanda e Irlanda del Nord

 

Tutelare l'accordo del Venerdì santo

 

L'Unione europea e le sue istituzioni, in particolare il Parlamento, sono particolarmente preoccupati per le conseguenze del recesso del Regno Unito sull'Irlanda del Nord e le sue future relazioni con l'Irlanda. In effetti, il recesso dall'UE di uno dei co-garanti dell'accordo del Venerdì santo potrebbe causare divergenze economiche e giuridiche tali da creare difficoltà nell'attuazione di tale accordo in quanto quadro essenziale di pace, cooperazione e comprensione sull'isola d'Irlanda.

 

La Brexit potrebbe avere effetti di perturbazione essenzialmente in relazione a tre aspetti: la stabilità del processo di pace, la natura della cooperazione frontaliera e transfrontaliera, la parità e i diritti[27].

 

Il Parlamento ha messo in chiaro che è fondamentale salvaguardare la pace e preservare l'accordo del Venerdì santo in tutte le sue parti e fare tutto il possibile per evitare un irrigidimento della frontiera. Nelle sue risoluzioni e nelle sue dichiarazioni rilasciate attraverso il gruppo direttivo sulla Brexit, esso ha costantemente ribadito che l'accordo di recesso dovrebbe includere un meccanismo di salvaguardia ("backstop") praticabile, giuridicamente operativo e applicabile in tutte le circostanze per la frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, in grado di far fronte alle circostanze uniche cui l'isola d'Irlanda si confronta.

 

Il Parlamento ha inoltre insistito sull'importanza che il Regno Unito si impegni a garantire che non vi siano riduzioni dei diritti, delle salvaguardie e delle pari opportunità, come stabilito nell'accordo del Venerdì santo e messo l'accento sul recepimento di tutti gli elementi della zona di libero spostamento e sui diritti di libera circolazione dei cittadini dell'UE, quali sanciti dal diritto dell'UE e dall'accordo del Venerdì santo[28].

 

Da parte sua il Consiglio europeo ha chiesto, nei suoi orientamenti del 29 aprile 2017, "soluzioni flessibili e creative" per affrontare "le circostanze specifiche dell'isola d'Irlanda [...], anche allo scopo di evitare una frontiera fisica, rispettando al contempo l'integrità dell'ordinamento giuridico dell'Unione".

 

L'accordo del Venerdì santo, entrato in vigore nel 1998, ha creato "le condizioni che hanno posto fine a quasi tre decenni di conflitto nell'Irlanda del Nord"; esso ha "preparato il terreno per un lungo periodo di pace relativa, che ha visto l'elezione di un'Assemblea dell'Irlanda del Nord e l'istituzione di una commissione per la condivisione dei poteri, ha migliorato in modo significativo le relazioni politiche tra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda, la promozione dei diritti umani e l'uguaglianza, ha portato a un forte aumento della cooperazione transfrontaliera e a significativi esempi di rafforzamento dell'integrazione economica e dell'interdipendenza nell'isola d'Irlanda"[29].

 

Sebbene entrambe le parti dei negoziati di recesso abbiano costantemente ribadito il proprio impegno a rispettare l'accordo del Venerdì santo in tutte le sue parti, la problematica dell'Irlanda/Irlanda del Nord si è rivelata la più delicata dal punto di vista politico e, in effetti, la più complessa delle tre priorità principali per un recesso ordinato.

 

La soluzione iniziale del meccanismo di salvaguardia

 

Nella relazione congiunta dell'8 dicembre 2017 sui progressi compiuti nella prima fase dei negoziati, l'UE e il Regno Unito hanno affermato che i risultati, i benefici e gli impegni del processo di pace sarebbero rimasti di fondamentale importanza fondamentale per la pace, la stabilità e la riconciliazione e convenuto che l'accordo del Venerdì santo deve essere tutelato in tutte le sue parti. Questi impegni congiunti sono stati assunti da entrambe le parti.

 

Tuttavia, trovare una soluzione per le questioni in gioco si è rivelato estremamente complesso, a causa del contesto estremamente politicizzato e anche di difficoltà pratiche. Una delle principali difficoltà consisteva nel trovare metodi operativi[30] che non portassero a un irrigidimento della frontiera, rispettando nel contempo le condizioni irrinunciabili stabilite dal Regno Unito - vale a dire che esso non avrebbe più fatto parte del mercato unico e dell'unione doganale - da un lato, e i principi guida dell'UE nei negoziati, dall'altro. Si trattava essenzialmente, come indicato negli orientamenti del Consiglio europeo del 29 aprile 2017, di "evitare una frontiera fisica, rispettando al contempo l'integrità dell'ordinamento giuridico dell'Unione".

 

Nella summenzionata relazione congiunta dell'8 dicembre 2017, entrambe le parti hanno convenuto che, se non fosse stato possibile realizzare l'intento del Regno Unito di raggiungere i suoi obiettivi per l'Irlanda/Irlanda del Nord nel quadro d'insieme delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito, quest'ultimo avrebbe, come seconda opzione, avanzato proposte di soluzioni specifiche per affrontare le circostanze uniche dell'isola d'Irlanda.

 

In assenza di una tale soluzione concordata, la terza opzione sarebbe che il Regno Unito mantenesse un allineamento integrale con le norme del mercato interno e dell'unione doganale, che sostengono la cooperazione nord-sud, l'economia dell'intera isola e la tutela dell'accordo del Venerdì santo. In ogni caso, il Regno Unito continuerebbe a garantire il libero accesso delle imprese dell'Irlanda del Nord all'intero mercato interno del Regno Unito.

 

Il progetto di accordo di recesso quale pubblicato il 19 marzo 2018 è stato elaborato sulla base della terza opzione della relazione congiunta - la cosiddetta soluzione del "meccanismo di salvaguardia", volta a proteggere la cooperazione nord-sud e a evitare una frontiera fisica. Il testo prevedeva la protezione della zona di libero spostamento, sulla cui continuazione esiste un accordo tra l'UE e il Regno Unito.

 

Al fine di evitare controlli alle frontiere, la soluzione proposta includeva il completo allineamento con il diritto dell'UE in materia di merci, norme veterinarie e fitosanitarie e l'applicazione del codice doganale dell'UE all'Irlanda del Nord.

L'impegno era tuttavia quello di discutere tutte e tre le opzioni considerate al punto 49 della relazione congiunta. Tuttavia, una parte sostanziale del testo del protocollo quale inserito all'epoca non è stata approvata.

La soluzione "di salvaguardia" (backstop) proposta dal governo del Regno Unito

 

È stato difficile trovare una soluzione su misura "flessibile e creativa", sia per ragioni politiche legate alle posizioni non negoziabili del governo britannico, sia per ragioni giuridiche dovute all'architettura costituzionale dell'UE e del Regno Unito.

 

Data l'intenzione del governo britannico di lasciare il mercato unico, l'unione doganale e la giurisdizione della Corte di giustizia dell'UE (CGUE), la sfida risultava particolarmente complessa sul piano politico[31]. In termini giuridici, l'integrità dell'ordinamento giuridico dell'UE e, per il Regno Unito, l'integrità del paese come territorio doganale unico, costituivano limiti significativi per soluzioni differenziate. In effetti, nella relazione congiunta dell'8 dicembre 2017, le parti si sono impegnate a mettere a punto meccanismi volti a garantire che l'attuazione e il controllo di qualsiasi accordo specifico salvaguardino l'integrità del mercato interno dell'UE e dell'unione doganale. Il Regno Unito ha inoltre ricordato di essersi impegnato a preservare l'integrità del proprio mercato interno, di cui l'Irlanda del Nord è parte integrante, allorché uscirà dal mercato interno dell'UE e dall'unione doganale.

 

Il lavoro si è svolto sulla base di una mappatura della cooperazione transfrontaliera Nord-Sud[32] e dell'esame delle disposizioni necessarie per garantire un testo giuridicamente operativo sulla questione dell'Irlanda/Irlanda del Nord. Nella loro dichiarazione congiunta del 19 giugno 2018, le parti hanno riconosciuto che la clausola di salvaguardia relativa all'Irlanda/Irlanda del Nord richiedeva disposizioni in materia di allineamento doganale e normativo conformemente al paragrafo 49 della relazione congiunta del dicembre 2017.

 

La salvaguardia è stata definita sulla base delle proposte del governo britannico, che cercava "soluzioni su misura" per "la situazione peculiare dell'Irlanda del Nord" in quanto "parte integrante dell'economia del Regno Unito (...) pienamente integrata con quella dell'Irlanda, in particolare in ambiti quali il settore agroalimentare", pur riconoscendo che era difficile immaginare che l'Irlanda del Nord potesse in un modo o nell'altro restare nell'Unione mentre il resto del paese la lasciava[33].

 

L'obiettivo del testo concordato dai negoziatori il 14 novembre 2018 al termine dei negoziati era di rispondere alle sfide summenzionate che la situazione peculiare dell'Irlanda e dell'Irlanda del Nord poneva all'UE e al Regno Unito.

 

Il testo prevedeva una soluzione "di salvaguardia" sulla base della proposta del Regno Unito di un territorio doganale unico tra l'UE e il Regno Unito nel suo insieme. La soluzione sarebbe entrata in vigore solo qualora l'UE e il Regno Unito non avessero concluso un accordo successivo sulle future relazioni entro il 1° luglio 2020.

 

Il progetto di accordo di recesso del novembre 2018 stabiliva pertanto l'intenzione comune delle parti di negoziare un futuro accordo che avrebbe sostituito il protocollo, obbligandole a sforzarsi di concludere e ratificare tale accordo.

 

Il backstop è stato inserito nel progetto di accordo di recesso a titolo di polizza assicurativa, che si sarebbe applicata solo in assenza di un accordo futuro al termine del periodo di transizione.

 

Pertanto, nell'intenzione delle parti, chiaramente affermata e sufficientemente coperta dal testo giuridico, emergeva, da un lato, che non sarebbe stato necessario attivare la clausola di salvaguardia e, dall'altro, l'impegno a lavorare speditamente per trovare un accordo sulle relazioni future.

 

Di fronte alla controversia in merito alla salvaguardia dopo la conclusione dei negoziati, l'Unione europea ha fatto tutto il possibile per chiarire alle controparti del Regno Unito il significato delle disposizioni del protocollo, fino alla vigilia del primo voto significativo alla Camera dei comuni del Regno Unito, respingendo nel contempo la possibilità di riaprire i negoziati, come precisato dal Consiglio europeo (articolo 50) durante la sua riunione straordinaria del 13 dicembre 2018.

 

In effetti, in una lettera del presidente del Consiglio europeo e del presidente della Commissione europea al Primo ministro Theresa May del 14 gennaio 2019 sono stati forniti chiarimenti in merito alla salvaguardia, rassicurando il Regno Unito sul fatto che l'Unione europea non desiderava che la salvaguardia entrasse in vigore e che era determinata a sostituirla quanto prima con un accordo successivo.

 

Questa versione dell'accordo di recesso è stata tuttavia respinta dal parlamento britannico in tre votazioni successive, il 15 gennaio, il 12 marzo e il 29 marzo 2019.

 

Cambiamento di approccio del governo del Regno Unito

 

Dopo le dimissioni del Primo ministro Theresa May e la formazione di un nuovo governo nel Regno Unito, il nuovo Primo ministro Boris Johnson, nella sua dichiarazione sulle priorità del governo del 25 luglio 2019, ha dichiarato che il Regno Unito non poteva accettare l'accordo che era stato negoziato con il Primo ministro precedente. Il nuovo Primo ministro riteneva che la salvaguardia dovesse essere soppressa e che le questioni relative alla frontiera irlandese andassero risolte nel quadro di un futuro accordo tra l'UE e il Regno Unito.

 

Nelle sue conclusioni del 10 aprile 2019, il Consiglio europeo ha dichiarato che l'accordo di recesso non poteva essere riaperto e che ogni impegno, dichiarazione o altro atto unilaterale doveva essere compatibile con la lettera e lo spirito dell'accordo di recesso e non ostacolarne l'attuazione. In tale contesto, il capo negoziatore Michel Barnier ha confermato che l'UE rimaneva aperta all'analisi di proposte giuridicamente operative, da parte del Regno Unito, compatibili con l'accordo di recesso. I colloqui tra l'UE e il Regno sono quindi proseguiti con l'obiettivo di trovare soluzioni alternative, in modo che l'accordo di recesso contenesse una soluzione praticabile e giuridicamente operativa per la situazione peculiare dell'isola d'Irlanda.

 

All'inizio dell'ottobre 2019 il governo del Regno Unito ha presentato nuove proposte di protocollo riveduto su Irlanda/Irlanda del Nord, che includevano: 1) una zona di regolamentazione unica per le merci sull'isola d'Irlanda, 2) l'UE e il Regno Unito costituirebbero due territori doganali distinti e tutti i controlli doganali verrebbero eseguiti lontano dalla frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, e 3) l'Assemblea e l'Esecutivo dell'Irlanda del Nord avrebbero il potere di approvare o meno l'entrata in vigore della zona di regolamentazione unica e, successivamente, di approvare il suo mantenimento ogni quattro anni.

 

I principali obiettivi del governo britannico erano di garantire che l'intero Regno Unito si trovasse in un unico territorio doganale, riconquistare il controllo della sua politica commerciale esterna e concentrarsi in minor misura sul mantenimento di scambi commerciali agevoli tra l'UE e il Regno Unito nel suo insieme.

 

Il capo negoziatore dell'UE, Michel Barnier, riteneva che le proposte del Regno Unito sollevassero problemi importanti, in quanto avrebbero messo seriamente a rischio l'integrità del mercato unico e dell'unione doganale dell'UE, dal momento che non prevedevano controlli doganali e normativi operativi e credibili alla frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, che sarebbero diventate di fatto due giurisdizioni distinte.

 

Per quanto riguarda il consenso democratico, pur accettando di prendere in esame l'idea di attribuire alle istituzioni dell'Irlanda del Nord un ruolo più importante nell'applicazione del protocollo, il capo negoziatore dell'UE riteneva che la proposta subordinasse l'applicazione del protocollo a una decisione unilaterale delle istituzioni dell'Irlanda del Nord.

 

Per questi motivi non è stato possibile accettare tali proposte, che avrebbero comportato la sostituzione di una soluzione operativa, pratica e giuridica con una soluzione puramente ipotetica a provvisoria.

 

Il Parlamento ha reagito alle proposte del Regno Unito attraverso il suo gruppo direttivo sulla Brexit, che il 3 ottobre 2019 ha rilasciato una dichiarazione nella quale affermava che le proposte del Regno Unito non costituivano la base per un accordo cui il Parlamento potesse dare la sua approvazione. Le preoccupazioni espresse dal gruppo direttivo sulla Brexit riguardavano essenzialmente il fatto che le proposte del Regno Unito in materia doganale e normativa prevedevano esplicitamente infrastrutture, controlli e verifiche che danneggiavano potenzialmente l'economia dell'intera isola. Per quanto riguarda la richiesta di l'approvazione da parte dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord, ciò avrebbe reso l'accordo incerto e subordinato a decisioni provvisorie e unilaterali, anziché la certezza prevista dalla salvaguardia. Il Parlamento è rimasto tuttavia aperto a tutte le proposte, a condizione che fossero credibili, giuridicamente operative e avessero lo stesso effetto dei compromessi raggiunti nell'accordo di recesso.

 

Testo definitivo concordato

 

Nei giorni successivi sono proseguiti intensi colloqui finché, il 17 ottobre 2019, la Commissione ha annunciato di aver raccomandato al Consiglio europeo (articolo 50) di approvare l'accordo raggiunto a livello negoziale su un testo riveduto dell'accordo di recesso, compreso un protocollo riveduto su Irlanda/Irlanda del Nord, e di approvare una dichiarazione politica rivista sul quadro delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito.

 

Il capo negoziatore ha dichiarato che i negoziatori "sono riusciti a trovare soluzioni che rispettano pienamente l'integrità del mercato unico [e] hanno elaborato una soluzione nuova e giuridicamente operativa per evitare una frontiera fisica e proteggere la pace e la stabilità sull'isola d'Irlanda. Si tratta di una buona soluzione per l'UE, per il Regno Unito e per i cittadini e le imprese dell'Irlanda del Nord".

 

Il cambiamento più significativo consiste nel fatto che il protocollo riveduto ha soppresso la soluzione "di salvaguardia" e l'unione doganale unica UE-Regno Unito. Nel quadro del protocollo riveduto, l'Irlanda del Nord è parte integrante del territorio doganale del Regno Unito, pur applicando la normativa doganale dell'UE (articolo 5, paragrafo 3, del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord). Non sono applicabili tariffe sulle merci che circolano dalla Gran Bretagna all'Irlanda del Nord, a meno che tali merci non rischino di entrare nell'Unione, nel qual caso saranno soggette ai dazi doganali dell'UE e alle norme dell'UE in materia di IVA. Ciò permetterebbe di assicurare che non siano necessari verifiche o controlli doganali, ma richiederebbe procedure amministrative per garantire la conformità delle merci che entrano nell'Unione alla legislazione pertinente.

 

La soppressione del territorio doganale unico tra l'UE e il Regno Unito ha determinato la soppressione delle norme che garantiscono condizioni di parità. L'Irlanda del Nord resterà tuttavia allineata a un insieme definito di norme relative al mercato unico, comprese la legislazione sulle merci, le norme sanitarie per i controlli veterinari, le norme in materia di produzione/commercializzazione dei prodotti agricoli, l'IVA e le accise sulle merci, nonché le norme sugli aiuti di Stato, tutto ciò al fine di evitare una frontiera fisica. Le norme dell'UE sugli aiuti di Stato si applicheranno anche al Regno Unito per quanto riguarda le misure che interessano gli scambi commerciali tra l'Irlanda del Nord e l'UE.

 

Le verifiche e i controlli necessari sulle merci saranno "effettuati alla frontiera tra l'Irlanda del Nord e il resto del mondo o sugli scambi da est a ovest tra la Gran Bretagna e l'Irlanda del Nord [...]. Queste procedure saranno in larga misura elettroniche e i controlli sulle merci riguarderanno principalmente l'allineamento normativo piuttosto che la conformità doganale"[34].

 

Il Regno Unito sarà responsabile dell'attuazione delle disposizioni del diritto dell'UE rese applicabili dal protocollo ma i rappresentanti dell'UE avranno il diritto di controllare le attività del Regno Unito in tale contesto. La CGUE manterrà la propria competenza per quanto riguarda l'applicazione delle disposizioni del protocollo relative all'allineamento doganale e normativo[35].

 

Le soluzioni introdotte nel nuovo protocollo mirano a evitare controlli alla frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, garantendo che non vi sia una frontiera fisica tra le stesse e tutelando nel contempo l'integrità del mercato unico e l'unione doganale dell'UE. Il protocollo prevede uno status permanente anziché una "polizza assicurativa" subordinata alla conclusione di un accordo sulle future relazioni.

 

Una novità importante del protocollo riveduto consiste nel fatto che esso è subordinato all'"approvazione" dei membri dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord, che decideranno se continuare ad applicare o meno il diritto dell'UE pertinente nell'Irlanda del Nord. Tuttavia, i termini di tale approvazione differiscono notevolmente da quelli inizialmente proposti dal Regno Unito e il testo garantisce prevedibilità e stabilità per almeno alcuni anni.

 

Il protocollo entrerà in vigore dalla fine del periodo di transizione, conformemente all'articolo 185, paragrafo 5, dell'accordo di recesso. Tuttavia, a norma dell'articolo 18 del protocollo, in combinato disposto con la dichiarazione unilaterale del Regno Unito sul funzionamento della disposizione inerente all'espressione democratica del consenso in Irlanda del Nord contenuta nel protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord[36], quattro anni dopo il termine del periodo di transizione l'Assemblea dell'Irlanda del Nord deciderà se continuare ad applicare o meno gli articoli da 5 a 10 del protocollo (disposizioni regolamentari, doganali e di mercato). Se al termine del periodo iniziale sarà stata data l'approvazione, questa sarà successivamente rinnovata ogni quattro anni, se inizialmente approvata dalla maggioranza dei membri dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord, o ogni otto anni se approvata con un appoggio transcomunitario ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 6, del protocollo. Qualora il proseguimento dell'applicazione di tali disposizioni sia respinto, queste cesseranno di applicarsi due anni dopo il voto.

 

Benché il protocollo non sia più subordinato a un futuro accordo, il suo articolo 13, paragrafo 8, precisa che esso può essere sostituito, interamente o in parte, da un siffatto accordo.

 

Il protocollo prevede una soluzione giuridicamente operativa e permanente che evita una frontiera fisica e protegge l'economia dell'intera isola e l'accordo del Venerdì santo in tutte le sue dimensioni, salvaguardando nel contempo l'integrità del mercato unico.

 

Esso prevede inoltre il mantenimento della zona di libero spostamento, nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini irlandesi nell'Irlanda del Nord derivanti dal diritto dell'UE.

 

Regolamento degli obblighi finanziari del Regno Unito

 

Il regolamento degli obblighi finanziari di entrambe le parti a seguito del recesso del Regno Unito ha suscitato grandi controversie all'inizio del processo a causa dell'importo da liquidare citato sulla stampa (60 miliardi di EUR), ed è stato considerato da alcuni "probabilmente il principale ostacolo a una Brexit senza ostacoli"[37].

 

Per l'UE l'obiettivo non era tanto di arrivare a una cifra, quanto piuttosto di definire una metodologia che garantisse il rispetto, da parte dell'UE e del Regno Unito, di tutti gli obblighi conseguenti all'intero periodo di appartenenza del Regno Unito all'Unione, sulla base del principio secondo cui gli impegni assunti da 28 Stati membri devono essere onorati da 28 Stati membri. Tale metodologia è stata concordata all'inizio dei negoziati.

 

In effetti, l'allora Primo ministro del Regno Unito, Theresa May, nel suo discorso del 22 settembre 2017 a Firenze, aveva affermato molto chiaramente che il Regno Unito avrebbe rispettato gli impegni assunti nel periodo in cui era membro dell'UE.

 

Per quanto riguarda l'UE, il Consiglio europeo, nei suoi orientamenti del 29 aprile 2017, ha stabilito che un recesso ordinato avrebbe richiesto una liquidazione finanziaria una tantum in modo da garantire che l'UE e il Regno Unito rispettino gli obblighi conseguenti a tutto il periodo in cui il Regno Unito è stato membro dell'UE, coprendo tutti gli impegni e le passività.

 

Per il Parlamento era chiaro che il Regno Unito dovesse onorare tutti i suoi obblighi giuridici, finanziari e di bilancio, inclusi gli impegni a titolo dell'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020, con scadenza anche oltre la data del recesso. L'accordo di recesso dovrebbe disciplinare la questione relativa a tali obblighi, compresi quelli incombenti all'UE, attraverso una liquidazione finanziaria una tantum sulla base dei conti annuali dell'Unione europea sottoposti alla revisione contabile della Corte dei conti europea, che comprenda tutte le responsabilità giuridiche derivanti dagli impegni ancora da liquidare e che preveda la copertura delle voci fuori bilancio, le passività potenziali e gli altri costi finanziari direttamente legati al recesso.

 

Il mandato negoziale adottato dal Consiglio il 22 maggio 2017 ha definito i principi che dovrebbero essere alla base della metodologia della liquidazione finanziaria da stabilire nella prima fase dei negoziati. Su questa base, il 24 maggio 2017 la Commissione ha elaborato un documento di lavoro sui principi della liquidazione finanziaria, che si fonda essenzialmente sul principio secondo cui il Regno Unito deve onorare la sua parte del finanziamento di tutti gli obblighi assunti nel periodo in cui era membro dell'Unione.

 

Nella loro relazione congiunta dell'8 dicembre 2017, i negoziatori hanno dichiarato che era stata concordata una metodologia per la liquidazione finanziaria, consistente in un insieme di principi per il calcolo del suo valore e per le modalità di pagamento, di disposizioni relative al prosecuzione della partecipazione del Regno Unito ai programmi del QFP 2014-2020 fino alla loro conclusione e di disposizioni finanziarie riguardanti gli organi e i fondi dell'UE legati alle politiche dell'Unione (la Banca europea per gli investimenti, la Banca centrale europea, i fondi fiduciari dell'Unione europea, lo strumento per i rifugiati in Turchia, le agenzie del Consiglio e il Fondo europeo di sviluppo).

 

Il progetto iniziale di accordo di recesso del 28 marzo 2019 ha tradotto tali disposizioni in termini giuridici, comprese talune modalità pratiche e termini di pagamento. Nella sua risoluzione del 14 marzo 2018[38] il Parlamento ha dichiarato che il testo rispecchiava in larga misura la sua posizione e non ha aggiunto ulteriori osservazioni o richieste in merito alla liquidazione finanziaria. Il progetto di accordo di recesso rivisto non includeva modifiche a questa parte del testo.

 

La parte Cinque dell'accordo di recesso concerne le disposizioni finanziarie che riguardano, in particolare, quanto segue:

 la partecipazione del Regno Unito ai bilanci dell'UE del 2019 e 2020, l'attuazione dei programmi e delle attività dell'UE nel quadro del QFP 2014-2020 e le norme del diritto dell'Unione applicabili dopo il termine del periodo di transizione;

 eventuali impegni da liquidare al 31 dicembre 2020;

 le ammende riscosse dall'UE e i relativi rimborsi dovuti al Regno Unito;

 il contributo del Regno Unito al finanziamento delle passività dell'UE assunte fino al 31 dicembre 2020, comprese le passività finanziarie potenziali relative a operazioni finanziarie decise o approvate prima dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso, nonché i procedimenti giudiziari concernenti gli interessi finanziari dell'UE in relazione al bilancio;

 le passività dell'UE nei confronti del Regno Unito in generale, anche per quanto riguarda la Comunità europea del carbone e dell'acciaio e il Fondo europeo per gli investimenti;

 il calendario dei pagamenti dopo il 2020;

 il rimborso del capitale versato conferito dal Regno Unito alla Banca centrale europea;

 le passività del Regno Unito per quanto riguarda la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il rimborso del capitale sottoscritto versato dal Regno Unito alla BEI;

 le passività del Regno Unito per quanto riguarda il Fondo europeo di sviluppo (FES) e la prosecuzione della partecipazione del Regno Unito a detto Fondo fino alla chiusura dell'11° FES;

 gli impegni del Regno Unito nei confronti del Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa;

 la partecipazione del Regno Unito ai pertinenti organi dello strumento per i rifugiati in Turchia;

 le passività del Regno Unito per quanto riguarda il finanziamento dell'Agenzia europea per la difesa, dell'Istituto dell'Unione europea per gli studi sulla sicurezza, del Centro satellitare dell'Unione europea e delle operazioni di politica di sicurezza e di difesa comune.

 

Periodo di transizione

 

Fra le questioni di merito che hanno generato accese discussioni sul piano politico e giuridico vi era la possibilità di prevedere disposizioni transitorie.

 

L'articolo 50 TUE non contiene alcun riferimento esplicito alla possibilità di definire un periodo di transizione, la qual cosa ha sollevato una serie di interrogativi, come ad esempio il dubbio se la norma in questione potesse rappresentare una base giuridica per le disposizioni transitorie o se queste dovessero poggiare su basi giuridiche distinte e settoriali.

 

Sia il Parlamento europeo che il Consiglio europeo hanno preso posizione al riguardo sin dall'inizio della procedura. Il Consiglio europeo ha convenuto sul fatto che fosse necessario negoziare un periodo di transizione per quanto riguarda l'intero acquis dell'UE, sebbene il Regno Unito, in quanto paese terzo, non sarebbe più stato membro delle istituzioni dell'UE, né vi avrebbe nominato o eletto membri o partecipato ai processi decisionali degli organi e degli organismi dell'UE.

 

Il Parlamento, nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017[39], ha ritenuto che un periodo di transizione fosse necessario per evitare uno scenario caratterizzato dalla mancanza di un accordo sulla data del recesso e per garantire certezza e continuità giuridica. Ciò avrebbe richiesto il mantenimento di tutti gli esistenti strumenti e strutture dell'UE in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione, ovvero la prosecuzione dell'intero acquis communautaire e la piena applicazione delle quattro libertà (libera circolazione dei cittadini, dei capitali, dei servizi e dei beni), sotto la piena giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE).

 

Entrambe le istituzioni hanno affermato chiaramente che le disposizioni transitorie avrebbero dovuto essere soggette a limitazioni rigorose, sia nella durata che nell'ambito di applicazione, avrebbero dovuto essere definite chiaramente e sarebbero state una passerella verso le future relazioni. Tali criteri avrebbero ricondotto un eventuale periodo di transizione all'interno dell'ambito di applicazione dell'articolo 50 TUE, come uno degli aspetti del processo di recesso[40].

 

È stato introdotto un certo grado di condizionalità trasformando il periodo di transizione in un requisito per la conclusione di un vero e proprio accordo di recesso che trattasse tutte le questioni relative al recesso. Senza un accordo, non vi sarebbe stato nessun periodo di transizione. Tale transizione, che funge da nesso per il periodo tra la fine dell'adesione all'UE e il raggiungimento di un accordo sulle future relazioni, è fondamentale per un recesso ordinato del Regno Unito dall'UE.

 

Un periodo di transizione figurava nella parte quarta del progetto di accordo di recesso, ove era stabilito che un periodo di transizione o di esecuzione dovesse iniziare nella data di entrata in vigore dell'accordo di recesso e avere termine il 31 dicembre 2020 (articolo 126 dell'accordo di recesso). Durante tale periodo, nonostante la cessazione della partecipazione del Regno Unito alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell'Unione in quanto il Regno Unito non sarebbe più stato un paese membro, la maggior parte del diritto dell'UE avrebbe continuato ad applicarsi nel Regno Unito e, di norma (le eccezioni sono elencate all'articolo 127 dell'accordo di recesso), con gli stessi effetti giuridici prodotti negli Stati membri, al fine di evitare turbative durante la negoziazione dell'accordo sulle future relazioni. Il periodo in questione poteva essere prorogato per uno o due anni per mezzo di una decisione del comitato misto entro il 1° luglio 2020 (articolo 132 dell'accordo di recesso).

 

Nella sua risoluzione del 14 marzo 2018[41], il Parlamento ha espresso "sostegno per la parte quarta del progetto di accordo di recesso sulle modalità transitorie".

 

Tuttavia, va riconosciuto che il periodo di transizione "offre un po' di respiro", ma potrebbe non evitare un "secondo scenario caratterizzato dall'uscita senza accordo, poiché le sue disposizioni si limitano a coprire le modalità di uscita", e "trovare un accordo a lungo termine [...] sarà estremamente impegnativo", poiché "accordi commerciali complessi, globali e ambiziosi richiedono molto più tempo per essere negoziati, e [il futuro accordo UE-Regno Unito] è probabilmente il più insidioso che l'UE si sia mai trovata a dover concludere"[42].

 

Con le successive proroghe a norma dell'articolo 50, paragrafo 3 TUE, la difficoltà è ora ancora maggiore, poiché la scadenza del periodo di transizione è rimasta invariata nel progetto di riveduto di accordo di recesso. A meno che non venga presa una decisione di proroga prima del 1° luglio 2020, il periodo di transizione non durerà più di 11 mesi.

 

Governance

 

Quadro istituzionale dell'accordo di recesso

 

Il quadro istituzionale dell'accordo di recesso, da un lato, e delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito, dall'altro, rappresenta un tema fondamentale per il Parlamento. Nella sua risoluzione del 18 settembre 2019[43], il Parlamento ha osservato che il valore dell'accordo di recesso consiste anche nel fatto che esso, nella misura del possibile, "contiene disposizioni in materia di governance che salvaguardano il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) nell'interpretazione dell'accordo di recesso".

 

Il Parlamento ha costantemente ribadito non solo l'importanza del ruolo della CGUE come autorità competente per l'interpretazione e l'applicazione dell'accordo di recesso, ma anche l'importanza di garantire un quadro di governance dotato di un meccanismo di risoluzione delle controversie solido e indipendente nel quadro dell'accordo sulle relazioni future. Il ruolo della CGUE è un indicatore essenziale dell'autonomia e dell'integrità dell'ordinamento giuridico dell'UE.

 

L'accordo di recesso propone un sistema di governance declinabile in modi diversi a seconda delle singole parti dell'accordo di recesso e dalla fase in questione, dato che durante il periodo di transizione l'applicazione del diritto dell'UE rimane invariata. Viene riconosciuto, in molti casi, un ruolo centrale alla CGUE.

 

Periodo di transizione

 

Durante il periodo di transizione, la CGUE resterà competente per tutte le procedure giudiziarie registrate prima della fine del periodo di transizione e fino alla pronuncia di una sentenza definitiva e vincolante (articolo 131 dell'accordo di recesso). La CGUE resterà inoltre competente per i casi pendenti fino alla fine del periodo di transizione (articolo 86 dell'accordo di recesso), nonché nelle nuove procedure di infrazione avviate entro quattro anni dopo la fine della transizione per violazioni del diritto dell'UE o per inosservanza delle decisioni amministrative dell'UE prima della fine del periodo di transizione o, in alcuni casi, anche dopo la fine del periodo di transizione (articolo 87 dell'accordo di recesso).

 

Diritti dei cittadini

 

Per quanto riguarda la Parte due dell'accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini, la CGUE rimarrà competente per le richieste di pronuncia pregiudiziale dei tribunali britannici per otto anni dopo la fine del periodo di transizione (se il periodo di transizione viene prorogato, lo sarà anche tale termine per il corrispondente numero di mesi).

 

Risoluzione delle controversie

 

Per quanto riguarda la risoluzione generale delle controversie dell'accordo di recesso, le eventuali controversie saranno risolte dal comitato misto o da un collegio arbitrale. Tuttavia, se la controversia riguarda l'interpretazione di concetti o disposizioni del diritto dell'UE, a norma dell'articolo 174, il collegio arbitrale è tenuto a chiedere alla CGUE di pronunciarsi sulla questione.

 

Protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord

 

Nel contesto del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord, l'articolo 12, paragrafo 4, prevede la competenza della Corte in relazione all'esercizio delle competenze delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'UE per quanto riguarda l'attuazione di una serie di articoli del protocollo, nonché la possibilità di pronunciarsi in via pregiudiziale a norma dell'articolo 267 TFUE.

 

Le future relazioni

 

Per quanto riguarda le future relazioni, nella sua risoluzione del 14 marzo 2018[44], il Parlamento ha fornito importanti dettagli sulla questione della governance, esprimendo il suo parere secondo cui qualsiasi futuro accordo tra l'UE e il Regno Unito, con il Regno Unito in veste di paese terzo, dovrebbe prevedere l'istituzione di un sistema di governance coerente e solido, quale quadro generale che assicuri la continua supervisione/gestione congiunta dell'accordo nonché i meccanismi di risoluzione delle controversie e di esecuzione in ordine all'applicazione e interpretazione delle disposizioni dell'accordo stesso.

 

Tuttavia, al momento i contorni delle future relazioni sono meno chiari. Nella dichiarazione politica riveduta del 17 ottobre 2019 sono stati eliminati i riferimenti all'utilizzo delle disposizioni dell'accordo di recesso come base per la futura risoluzione delle controversie e l'esecuzione (ex paragrafo 132). La nuova dichiarazione politica omette inoltre il riferimento alla CGUE nel contesto dei meccanismi di esecuzione, pur mantenendo il suo ruolo per quanto riguarda l'interpretazione delle disposizioni e dei concetti del diritto dell'UE. Cionondimeno, osserva esplicitamente che la Corte non dovrebbe essere coinvolta se una controversia non solleva una questione di diritto dell'UE. In generale, l'approccio della nuova dichiarazione politica, ovvero un approccio improntato a relazioni più flessibili e meno strette, si riflette nel quadro istituzionale previsto.

 

Ruolo del Parlamento nel controllo dell'attuazione dell'accordo di recesso

 

Al di là delle strutture istituite nell'accordo di recesso, il Parlamento si è adoperato per avere un ruolo più sostanziale nel controllo dell'attuazione dell'accordo di recesso. In effetti, il Parlamento aveva espresso preoccupazione in merito agli ingenti poteri conferiti al comitato misto istituito dall'articolo 164 dell'accordo di recesso, segnalando che quest'ultimo non è il tipo abituale di accordo internazionale stipulato con un paese terzo, ma un trattato tra l'UE e uno Stato membro che recede.

 

Era necessario garantire una responsabilità e un controllo parlamentare adeguati in relazione al processo decisionale in seno al comitato misto.

 

Sulla base di un mandato della Conferenza dei presidenti, il gruppo direttivo sulla Brexit e il suo presidente si sono coordinati con il Consiglio al fine di instaurare una stretta cooperazione sul funzionamento del comitato misto creato dall'accordo di recesso. Le discussioni si sono incentrate sulla partecipazione del PE alle principali decisioni del comitato misto, anche per quanto riguarda la proroga del periodo di transizione e i contributi finanziari del Regno Unito in tale ipotesi, nonché la cessazione delle funzioni dell'autorità di controllo indipendente del Regno Unito.

 

Il coinvolgimento del PE in tali questioni è stato confermato in una dichiarazione di Jean-Claude Juncker, allora Presidente della Commissione europea, durante l'ultima tornata dell'ottava legislatura, nella seduta del 10 aprile 2019. Il Presidente della Commissione ha assicurato che la Commissione avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto con il Parlamento nel contesto dell'attuazione dell'accordo di recesso e che, ogniqualvolta fosse stata adottata una decisione in seno al comitato misto, la Commissione avrebbe coinvolto da vicino il Parlamento e tenuto nella massima considerazione le sue opinioni.

 

Il comitato misto è composto da rappresentanti dell'UE e del Regno Unito ed è responsabile dell'attuazione e dell'applicazione dell'accordo di recesso. Le decisioni del comitato misto sono vincolanti per l'UE e per il Regno Unito e hanno gli stessi effetti giuridici dell'accordo di recesso; il comitato dispone di ampi poteri per quanto riguarda il funzionamento dell'accordo di recesso. Tra tali poteri vi è la facoltà di decidere in merito a una proroga del periodo di transizione e al relativo impatto, con particolare riferimento all'ammontare del contributo del Regno Unito al bilancio dell'UE.

 

Il protocollo riveduto su Irlanda/Irlanda del Nord conferisce inoltre al comitato misto importanti prerogative nel contesto del regime doganale, in particolare quella di determinare i criteri in base ai quali le merci introdotte in Irlanda del Nord dall'esterno dell'UE non corrono il rischio di circolare successivamente nell'UE (articolo 5, paragrafo 2, del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord). Il comitato misto ha inoltre il potere di determinare il livello massimo annuo complessivo del sostegno britannico alla produzione e al commercio di prodotti agricoli in Irlanda del Nord, entro il quale non sono applicabili le disposizioni del diritto dell'UE in materia di aiuti di Stato (articolo 10, paragrafo 2, e allegato 6 del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord). Tali questioni sono particolarmente rilevanti in quanto si riferiscono ad aspetti che comportano un rischio potenziale per il mercato unico dell'UE.

 

La decisione del Consiglio sulla conclusione dell'accordo di recesso, nella versione riveduta del 18 ottobre 2019, prevede, all'articolo 2, paragrafo 4, che la Commissione presenti al Parlamento e al Consiglio una relazione annuale sull'attuazione dell'accordo di recesso, e in particolare della sua Parte due, nei primi cinque anni successivi alla sua entrata in vigore.

 

A norma dell'articolo 2, paragrafo 3, della decisione del Consiglio, il Parlamento sarà messo in grado di esercitare appieno le proprie prerogative istituzionali durante tutti i lavori del comitato misto.

 

A norma dell'articolo 3, paragrafo 5, e dell'articolo 4, paragrafo 8, della stessa decisione, il Parlamento ha anche il diritto di essere informato in merito alle decisioni del Consiglio che autorizzano il Regno Unito a esprimere il proprio consenso a essere vincolato da un accordo internazionale durante il periodo di transizione, o che autorizzano l'Irlanda, Cipro e la Spagna a negoziare accordi bilaterali con il Regno Unito in settori di competenza esclusiva dell'UE, in relazione ai pertinenti protocolli dell'accordo di recesso.

 

Quadro delle future relazioni

 

La natura e la forma del quadro delle future relazioni sono alcune delle questioni che si sono rivelate piuttosto controverse nel corso dei negoziati, proprio perché completamente indefinite nel disposto dell'articolo 50 TUE.

 

Durante la maggior parte della procedura di recesso, le future relazioni con l'UE hanno probabilmente rappresentato uno dei temi più rilevanti per il Regno Unito, almeno durante il premierato di Theresa May.

 

In quella fase il Regno Unito, pur rifiutando la partecipazione al mercato interno e all'Unione doganale, aveva aspettative molto ambiziose sulle future relazioni in termini di accesso ai programmi, agli organismi, alle banche dati e persino alle riunioni dell'UE. Il Regno Unito ha anche cercato di negoziare le future relazioni parallelamente agli accordi di recesso.

 

Nella sua risoluzione del 5 aprile 2017[45], il Parlamento, pur auspicando rapporti futuri più stretti possibili, ha chiarito sin dall'inizio che tali rapporti dovevano essere equilibrati in termini di diritti e obblighi e basati sul presupposto che uno Stato che recede dall'Unione non può godere di vantaggi simili a quelli di cui gode uno Stato membro dell'Unione.

 

Nella sua risoluzione del 13 dicembre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito[46], il Parlamento ha inoltre rilevato la necessità di trovare un'intesa globale sul quadro per le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito, proponendo che assumesse la forma di una dichiarazione politica allegata all'accordo di recesso, e a condizione che rispettasse rigorosamente una serie di principi elencati nella risoluzione.

 

La stessa linea è stata adottata dal Consiglio europeo nei suoi orientamenti del 15 dicembre 2017, nei quali ha affrontato la questione delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito in termini di definizione di un'intesa globale da elaborare in una dichiarazione politica a corredo dell'accordo di recesso e citata nello stesso.

 

I possibili contorni delle future relazioni erano tutt'altro che chiari per tutti nel Regno Unito. Sono state avanzate varie proposte da diversi settori e soggetti interessati, che andavano da un semplice accordo di libero scambio a uno statuto del tipo "Norvegia plus", spingendosi fino all'adesione al SEE, sebbene il governo britannico avesse chiarito fin dall'inizio di non voler partecipare al mercato interno, al SEE o all'Unione doganale. In ogni caso, esisteva nel Regno Unito la totale consapevolezza del fatto che un chiaro accordo sulle future relazioni fosse indispensabile per poter trovare un "terreno d'intesa" sul recesso.

 

Il Parlamento ha proposto che le future relazioni si basassero sull'articolo 217 TFUE e che fossero complete, quanto più strette possibile, seppur equilibrate in termini di diritti e obblighi, e tali da salvaguardare l'integrità del mercato interno e le quattro libertà, evitando nel contempo un approccio settoriale. Il Consiglio europeo ha ammonito riguardo al fatto che, nonostante l'obiettivo fosse quello di un partenariato solido, i futuri rapporti non avrebbero potuto offrire gli stessi vantaggi della piena appartenenza all'UE, un concetto precisato anche dal Parlamento. Facendo riferimento a un accordo di libero scambio, il Consiglio europeo ha anche sottolineato la necessità di equilibrio e di ambizione nei settori interessati, senza compromettere l'integrità e il corretto funzionamento dell'UE.

 

I principi così delineati dall'UE respingevano qualsiasi possibilità di operare una "scelta di comodo" nel quadro delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito.

 

Il Parlamento, nella sua risoluzione del 14 marzo 2018[47], ha ribadito che un accordo di associazione a norma dell'articolo 8 TUE e dell'articolo 217 TFUE poteva costituire il quadro adeguato per le future relazioni e assicurare un quadro di governance coerente, che avrebbe dovuto includere un valido meccanismo per la risoluzione delle controversie, evitando così la moltiplicazione degli accordi bilaterali e le carenze che caratterizzano le relazioni dell'UE con la Svizzera.

 

Il Parlamento ha proposto che le future relazioni si basassero sui quattro pilastri seguenti:

– relazioni economiche e commerciali;

– politica estera, cooperazione in materia di sicurezza e cooperazione allo sviluppo;

– sicurezza interna;

– cooperazione tematica.

 

I negoziati sono infine sfociati in un accordo su una dichiarazione politica, criticata da alcuni per la sua vaghezza e il suo carattere non vincolante[48].

 

La dichiarazione politica è effettivamente un documento non vincolante che accompagna l'accordo di recesso, senza però esserne parte integrante. La prima versione del testo è stata pubblicata, unitamente al progetto di accordo di recesso, nella Gazzetta Ufficiale del 19 febbraio 2019[49]. Il paragrafo 3 della dichiarazione afferma che l'obiettivo della dichiarazione è quello di definire "i parametri di un partenariato ambizioso, ampio, approfondito e flessibile che abbraccia cooperazione commerciale ed economica, attività di contrasto e giustizia penale, politica estera, sicurezza e difesa e settori più ampi di cooperazione".

 

Nel contesto della ripresa dei colloqui sul testo del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord, e in stretta relazione con le modifiche apportate a tale protocollo, il governo del Regno Unito ha cambiato approccio rispetto a quello del suo predecessore per quanto riguarda le relazioni future. Tale cambiamento è stato espresso dal Primo ministro Boris Johnson nella sua lettera del 2 ottobre indirizzata all'allora Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. In quella lettera, il Primo ministro britannico ha chiarito che il meccanismo di salvaguardia fungeva da ponte verso una proposta di future relazioni con l'UE in cui il Regno Unito sarebbe stato saldamente integrato negli accordi doganali dell'UE e allineato al diritto unionale in molti settori. Una proposta di future relazioni che non corrisponde all'obiettivo dell'attuale governo britannico, il quale auspica invece che le future relazioni si basino su un accordo di libero scambio in cui il Regno Unito assume il controllo dei propri affari normativi e della propria politica commerciale.

 

La dichiarazione politica riveduta del 17 ottobre 2019, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 2019[50], pur mantenendo invariati gli obiettivi in termini di settori da coprire (paragrafo 3 della dichiarazione politica), definisce ormai esplicitamente il modello cui si ispirano le future relazioni: "un accordo di libero scambio globale ed equilibrato", senza dazi né contingenti. Altre rilevanti modifiche del testo tengono conto dell'eliminazione del meccanismo di salvaguardia dall'accordo di recesso e quindi anche dei riferimenti al territorio doganale unico UE-Regno Unito.

 

Le modifiche apportate al testo riflettono il cambiamento fondamentale di approccio e di livello di ambizione: dalle parti relative agli aspetti normativi e doganali, nonché alle verifiche e ai controlli, sono stati eliminati i riferimenti all'allineamento normativo; il ruolo della CGUE è stato eliminato con riferimento ai meccanismi di risoluzione delle controversie e di esecuzione, tranne quando vengono sollevate questioni sull'interpretazione del diritto dell'UE. Per quanto riguarda la parità di condizioni, il testo attuale parla ora di "solidi impegni per assicurare condizioni di parità [che dovrebbero essere adeguati] alla portata e alla profondità delle relazioni future e ai legami economici delle parti".

 

La parità di condizioni è una questione essenziale per l'UE in generale e per il Parlamento in particolare. In tale contesto, è opportuno ricordare gli orientamenti del Consiglio europeo (articolo 50) del 23 marzo 2018, in cui esso confermava "di essere pronto ad avviare i lavori per un accordo di libero scambio (ALS) equilibrato, ambizioso e di ampia portata, a condizione che vi siano sufficienti garanzie di parità di condizioni", e che "le future relazioni produrranno risultati reciprocamente soddisfacenti solo se includeranno solide garanzie atte ad assicurare condizioni di parità".

 

Allo stesso modo, il Parlamento ha affermato chiaramente, nella sua risoluzione del 18 settembre 2019[51], che i negoziati sulle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito richiederanno solide garanzie e disposizioni in materia di parità di condizioni, al fine di preservare il mercato interno dell'UE ed evitare che le imprese dell'Unione possano essere messe in una situazione potenzialmente svantaggiosa sul piano della concorrenza, e che il Parlamento non intende ratificare nessun accordo di libero scambio che non rispetti tali livelli di protezione.

 

 

 

Posizione del relatore

 

Il recesso del Regno Unito è un momento deplorevole per l'Unione europea e per il nostro processo di integrazione, ma possiamo solo rispettare la decisione sovrana del popolo britannico e prevedere un accordo di recesso che organizzi la separazione con il minor danno possibile per entrambe le parti.

 

L'accordo di recesso è in linea con i principi generali stabiliti dalle istituzioni, e dal Parlamento in particolare, per la conduzione dei negoziati e la conclusione dell'accordo. L'accordo persegue un obiettivo fondamentale, quello di garantire un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione e di preparare la strada ai negoziati per future relazioni corrette ed equilibrate tra l'UE e il Regno Unito.

 

Sulla base di quanto sopra, il relatore propone che la commissione per gli affari costituzionali formuli una raccomandazione favorevole alla conclusione dell'accordo di recesso.


 

 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

Oggetto: <Titre>Parere sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

purtroppo, nel quadro della procedura in oggetto la commissione per gli affari esteri è stata incaricata di sottoporre un parere alla Sua commissione. Data l'urgenza della questione, i coordinatori della commissione AFET hanno deciso il 4 dicembre 2019 di esprimere tale parere sotto forma di lettera e di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella relazione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia profonda stima.

David McAllister

 

SUGGERIMENTI

 visto l'articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea,

 viste la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017 sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea e le sue risoluzioni del 3 ottobre 2017, del 13 dicembre 2017 e del 18 settembre 2019 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito,

 viste le conclusioni della riunione del Consiglio europeo (articolo 50) del 21 marzo 2019 (PE 639.609/CPG), del 10 aprile 2019 (PE 639.538/CPG) e del 17 ottobre 2019 (EUCO XT 20018/19);

 visto il testo rivisto della dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, quale concordato a livello dei negoziatori il 17 ottobre 2019 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale (GU C 384 I del 12.11.2019), in sostituzione del testo pubblicato nella GU C 66I del 19.2.2019;

 

 vista la comunicazione della Commissione del 4 settembre 2019 che finalizza i preparativi per il recesso del Regno Unito dall'Unione europea il 1 novembre 2019 (PE 639.554/CPG);

 visto l'articolo 56 del suo regolamento,

A. considerando che l'articolo 184 dell'accordo di recesso prevede che l'Unione e il Regno Unito si adoperino al meglio per prendere le misure necessarie per negoziare sollecitamente gli accordi che disciplinano le loro relazioni future;

 

B. considerando che, conformemente al regolamento del Parlamento europeo, la commissione per gli affari esteri è "competente per la promozione, l'attuazione e il controllo della politica estera dell'Unione per quanto riguarda [tra l'altro]: il rafforzamento delle relazioni politiche con i paesi terzi attraverso programmi di cooperazione e di assistenza globali o attraverso accordi internazionali quali gli accordi di associazione e di partenariato";

 

C. considerando che, come indicato nella sua risoluzione del 18 settembre 2019, il PE osserva che la dichiarazione politica che definisce il quadro per le future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito è in linea sia con la sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, che auspica un accordo di associazione, sia con i contributi dettagliati formulati dalle sue commissioni, e riflette le scelte operate dal Regno Unito per quanto riguarda la portata e la profondità delle sue future relazioni con l'Unione;

 

D. considerando che l'accordo di recesso all'articolo 129 contiene "disposizioni specifiche relative all'azione esterna dell'Unione" in virtù delle quali, in particolare, il Regno Unito è vincolato durante il periodo di transizione dagli obblighi derivanti dagli accordi internazionali conclusi dall'Unione; che tale obbligo offre inoltre chiarezza e prevedibilità alle parti interessate, compresi i partner internazionali; che, durante il periodo di transizione, il Regno Unito non può essere vincolato da nuovi accordi conclusi a proprio nome negli ambiti di competenza esclusiva dell'Unione, senza aver prima ottenuto l'autorizzazione dell'Unione; che, durante il periodo di transizione, il Regno Unito dovrà inoltre attuare le misure restrittive dell'Unione esistenti o decise durante il periodo di transizione, sostenere le dichiarazioni e le posizioni dell'UE nei paesi terzi e nelle organizzazioni internazionali e partecipare, caso per caso, alle operazioni militari e alle missioni civili dell'UE stabilite nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), ma senza alcuna capacità di comando nell'ambito di un accordo quadro di partecipazione; che tale accordo non pregiudicherebbe l'autonomia decisionale dell'Unione o la sovranità del Regno Unito, e il Regno Unito manterrà il diritto di definire la sua risposta a eventuali inviti od opzioni a partecipare a operazioni o missioni;

E. considerando che l'accordo di recesso, all'articolo 127, paragrafo 2, include una disposizione sugli accordi precoci sulle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito nei settori della PESC e della PSDC; che tale disposizione costituisce un elemento molto importante e positivo, trattandosi di un ambito in cui gli interessi dell'UE e del Regno Unito sono in ampia misura convergenti e in cui gli accordi precoci fornirebbero un quadro stabile per la cooperazione del Regno Unito con l'UE sull'azione esterna; che tali accordi dovrebbero comunque essere soggetti a un controllo parlamentare adeguato, come previsto all'articolo 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, anche garantendo che il Parlamento europeo sia immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi negoziali e al momento della loro conclusione;

F. considerando che l'articolo 156 dell'accordo di recesso prevede che, fino al 31 dicembre 2020, il Regno Unito contribuisca al finanziamento dell'Agenzia europea per la difesa, dell'Istituto dell'Unione europea per gli studi sulla sicurezza e del Centro satellitare dell'Unione europea e ai costi delle operazioni di politica di sicurezza e di difesa comune;

1. la commissione per gli affari esteri invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a raccomandare l'approvazione della proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica.

 

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER IL COMMERCIO INTERNAZIONALE

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

nel quadro della procedura in oggetto la commissione per il commercio internazionale è stata incaricata di sottoporre un parere alla Sua commissione. Nella riunione del 21 gennaio 2020, ha deciso di esprimere tale parere sotto forma di lettera.

La commissione per il commercio internazionale ha esaminato la questione nella riunione del 21 gennaio 2020. In quest'ultima riunione ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Bernd Lange

 

SUGGERIMENTI

A. considerando che il processo negoziale sui termini della recessione del Regno Unito è stato lungo e difficile;

 

B. considerando che la ratifica dell'accordo da entrambe le parti e la sua celere entrata in vigore costituirebbero il migliore scenario possibile in termini di continuità delle relazioni economiche e commerciali tra l'UE e il Regno Unito;

 

C. considerando che negli ultimi anni è stato ampiamente dimostrato da diversi organismi statali e privati che le conseguenze dell'uscita del Regno Unito dall'UE senza un accordo di recesso negoziato sarebbero gravi, sia in termini di perturbazione delle relazioni economiche e commerciali sia in altri settori;

 

D. considerando che la commissione per il commercio internazionale reputa che, sebbene l'accordo raggiunto rappresenti un passo formale verso un recesso ordinato del Regno Unito, entrambe le parti dovrebbero concentrarsi molto di più sui negoziati relativi alle future relazioni economiche e commerciali, al fine di ottenere i migliori risultati possibili nel lungo termine;

 

E. considerando che in virtù del protocollo riveduto sull'Irlanda/Irlanda del Nord, il Regno Unito avrà il compito di attuare parti del codice doganale dell'Unione, pur essendo un paese terzo, e che, pertanto, potrebbe porsi la questione di un'attuazione e un'applicazione adeguate;

 

F. considerando che la formulazione sulla merce a rischio di essere successivamente trasferita nell'Unione, di cui all'articolo 5 del protocollo sull'Irlanda/Irlanda del Nord, non è chiara e dipende da decisioni successive del comitato misto che sono esenti da ogni controllo del Parlamento europeo e che saranno adottate soltanto prima della fine del periodo di transizione;

 

1. la commissione per gli scambi internazionali invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a raccomandare l'approvazione della proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica;

 

2. la commissione per gli scambi internazionali invita la Commissione a eseguire verifiche e controlli efficienti che monitorino l'attuazione del codice doganale dell'Unione da parte delle autorità del Regno Unito; la commissione per gli scambi internazionali chiede inoltre di essere tenuta informata in modo esaustivo sull'applicazione dell'articolo 5 del protocollo sull'Irlanda/Irlanda del Nord e su ogni successiva proposta di decisione del comitato misto elaborata a norma di tale disposizione.

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'OCCUPAZIONE E GLI AFFARI SOCIALI

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica </Titre><DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

nel quadro della procedura in oggetto la commissione per l'occupazione e gli affari sociali è stata incaricata di sottoporre un parere alla Sua commissione. Nella riunione del 3 settembre 2019, ha deciso di esprimere tale parere sotto forma di lettera.

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali ha esaminato la questione nella riunione del 22 gennaio 2020. In quest'ultima riunione ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Lucia Ďuriš Nicholsonová

 

SUGGERIMENTI

A. considerando che il recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ("Regno Unito") dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica ("il recesso") avrà ripercussioni su milioni di cittadini – sia cittadini del Regno Unito che vivono, viaggiano o lavorano nell'Unione sia cittadini dell'Unione che vivono, viaggiano o lavorano nel Regno Unito, nonché persone diverse dai cittadini dell'Unione e del Regno Unito; che è necessario garantire la protezione reciproca dei cittadini dell'Unione e del Regno Unito, nonché dei relativi familiari, che hanno esercitato i loro diritti di libera circolazione prima della data stabilita nell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica ("l'accordo"); che i diritti di tutti i cittadini, compresi quelli derivanti dai periodi di contribuzione previdenziale, devono essere pienamente tutelati;

B. considerando che è essenziale proteggere l'acquis dell'UE in tutti i suoi elementi, in particolare per quanto riguarda l'occupazione e gli affari sociali, nel contesto delle disposizioni transitorie e nei futuri accordi tra l'Unione e il Regno Unito;

C. considerando che è fondamentale garantire la libera circolazione dei lavoratori, compresi i lavoratori mobili, i lavoratori transfrontalieri, i lavoratori frontalieri e i lavoratori distaccati; che, a tale riguardo, la situazione dei lavoratori che rientrano in una di queste categorie e lavorano nei paesi vicini del Regno Unito è particolare;

D. considerando che la commissione EMPL ha esaminato più in particolare gli articoli da 24 a 39 dell'accordo e l'allegato 1 dello stesso, nonché il testo della dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito del 17 ottobre 2019 ("la dichiarazione politica"), in particolare i paragrafi 17 e 77;

1. plaude al fatto che l'accordo miri a garantire un recesso ordinato, creando il minor disagio possibile;

2. accoglie con favore il fatto che i diritti dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi siano garantiti al capo 2 dell'accordo (articoli 24, 25 e 26);

3. accoglie con favore le disposizioni dettagliate sul riconoscimento delle qualifiche professionali quali stabilite al capo 3 dell'accordo (articoli 27, 28 e 29);

4. plaude alle disposizioni dettagliate sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale al titolo III dell'accordo (articoli da 30 a 36) che tutelano i diritti derivanti dai periodi di contribuzione previdenziale;

5. plaude al fatto che l'articolo 135 dell'accordo stabilisce che il Regno Unito contribuisce e partecipa all'esecuzione del bilancio dell'Unione per gli esercizi 2019 e 2020 e sottolinea che ciò è importante per gli attuali programmi FSE, FEAD, EaSI e FEG e per gli accordi che li sostituiranno;

6. si compiace del fatto che, ai sensi dell'articolo 137 dell'accordo, i programmi e le azioni dell'Unione impegnati nell'ambito del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 o delle precedenti prospettive finanziarie siano attuati nel 2019 e 2020 per quanto riguarda il Regno Unito in base al diritto dell'Unione applicabile;

7. plaude all'intenzione del Regno Unito di partecipare ai programmi dell'Unione e di cofinanziarli, fatte salve le condizioni figuranti nei rispettivi strumenti dell'Unione, in settori quali la scienza e l'innovazione, la gioventù, la cultura e l'istruzione, nel quadro delle future relazioni tra l'Unione e il Regno Unito, come indicato nella dichiarazione politica; esprime preoccupazione per il recente voto del parlamento britannico e per le osservazioni del Segretario di Stato per l'istruzione del Regno Unito, che mettono in discussione la futura partecipazione del Regno Unito al programma Erasmus; sottolinea che i richiedenti dell'Unione e del Regno Unito avranno bisogno di un preavviso sufficiente in merito alle condizioni e ai tempi di tali programmi dopo il periodo di transizione;

8. si compiace inoltre del fatto che, a norma dell'articolo 140 dell'accordo, il Regno Unito sarà responsabile nei confronti dell'Unione per la sua quota di impegni del bilancio dell'Unione e dei bilanci delle agenzie decentrate dell'Unione che restano da liquidare al 31 dicembre 2020, e per la sua quota di impegni assunti nel 2021 sul riporto degli stanziamenti d'impegno dal bilancio 2020;

9. prende atto della soppressione del punto 3 dell'allegato 4 dall'accordo, che riguardava le norme sociali e del lavoro collegate al meccanismo di salvaguardia ("backstop"); accoglie con favore la nuova soluzione trovata sulla questione dell'Irlanda/Irlanda del Nord, in base alla quale il territorio dell'Irlanda del Nord è una parte di diritto del territorio doganale del Regno Unito, ma rimane di fatto nella zona doganale dell'Unione applicando i dazi e le norme doganali dell'Unione;

10. deplora, tuttavia, l'assenza di qualsiasi riferimento alle norme sociali e del lavoro nell'accordo e la soppressione della clausola 34 e dell'allegato 4 nel progetto di legge riveduto sull'accordo di recesso del Regno Unito, che prevedevano tutele procedurali supplementari per i diritti dei lavoratori che attualmente fanno parte del diritto dell'Unione durante il periodo di transizione o di attuazione; è altresì preoccupato per il fatto che, oltre alla soppressione di qualsiasi esplicito riferimento ai diritti dei lavoratori, esista la possibilità reale che i diritti esistenti dei lavoratori derivanti dal diritto dell'Unione nel Regno Unito non siano protetti contro la modifica, l'abrogazione o la revoca nel diritto interno una volta terminato il periodo di transizione o di attuazione, prendendo atto nel contempo dell'intenzione dichiarata del governo del Regno Unito di legiferare separatamente per proteggere e rafforzare i diritti dei lavoratori in un nuovo progetto di legge sull'occupazione; sottolinea che il livello di tutela attualmente prescritto dalle leggi, dai regolamenti e dalle prassi non deve scendere al di sotto del livello assicurato dalle norme comuni applicabili nell'Unione e nel Regno Unito alla fine del periodo di transizione nel settore del lavoro e della protezione sociale e per quanto riguarda i diritti fondamentali nel lavoro, la salute e la sicurezza sul lavoro, condizioni di lavoro e norme occupazionali eque, i diritti d'informazione e consultazione a livello d'impresa e le ristrutturazioni; esprime preoccupazione, in tale contesto, dall'assenza quasi totale di sforzi da parte del Regno Unito per attuare la recente legislazione dell'Unione in materia di affari sociali e occupazione, come la modifica della direttiva relativa al distacco dei lavoratori, la direttiva relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e la direttiva relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea;

11. si rammarica in particolare che la maggior parte delle disposizioni in materia di parità di condizioni di cui all'ex allegato 4 al protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord non si applicherà all'Irlanda del Nord nel quadro dell'accordo, creando un potenziale rischio per il mercato interno dell'Unione e l'economia dell'intera isola;

12.  si rammarica inoltre per l'introduzione della nuova sottosezione (1) alla clausola 26 del progetto di legge sull'accordo di recesso riveduto, che consente al governo del Regno Unito di precisare le circostanze in cui alcuni giudici di grado inferiore potrebbero discostarsi dalle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) dopo il periodo di transizione, il che potrebbe comportare che i giudici di grado inferiore non siano più vincolati dalla giurisprudenza consolidata dell'Unione della CGUE relativa ai diritti dei lavoratori derivanti dal diritto dell'UE;

13. si compiace del fatto che l'Unione e il Regno Unito si siano impegnati a conseguire un futuro accordo di libero scambio ai sensi dell'articolo 184 dell'accordo;

14. plaude all'instaurazione di un dialogo tra il Parlamento europeo e il parlamento del Regno Unito, affinché i due organi legislativi possano scambiarsi opinioni e conoscenze su questioni legate alle relazioni future; è del parere che, conformemente alla dichiarazione politica, anche il dialogo con la società civile dovrebbe essere incoraggiato e dovrebbe comprendere, in particolare, le organizzazioni giovanili e le associazioni di lavoratori che rappresentano i cittadini dell'Unione che lavorano nel Regno Unito e i cittadini del Regno Unito che lavorano nell'Unione;

15. sottolinea che qualsiasi accordo sulle future relazioni deve garantire che il Regno Unito rispetti appieno le norme sociali e del lavoro dell'Unione, al fine di salvaguardare condizioni di parità per una concorrenza aperta e leale, come sottolineato al punto XIV, paragrafo 77, della dichiarazione politica;

16. si compiace, pertanto, che il paragrafo 77 della dichiarazione politica comprenda gli elementi chiave dell'allegato 4 della precedente versione dell'accordo, ma teme che, mentre l'allegato 4, in quanto allegato a un protocollo del precedente accordo, era giuridicamente vincolante, la dichiarazione politica sia una semplice dichiarazione di intenti;

17. sottolinea e ricorda, in tale contesto, che i tre principi che disciplinano un futuro accordo di libero scambio tra l'Unione e il Regno Unito, vale a dire nessuna quota, nessun dazio e nessun dumping, anche per quanto riguarda le norme sociali e occupazionali, devono essere indivisibili e sollecita il negoziatore dell'Unione a prestare particolare attenzione a tale riguardo nel corso e in tutte le fasi dei negoziati sulle future relazioni tra l'Unione e il Regno Unito;

18. si rammarica fortemente per l'introduzione da parte del governo del Regno Unito della nuova clausola 33 del progetto di legge sull'accordo di recesso riveduto, che vieta espressamente qualsiasi proroga del periodo di transizione dopo il 2020; avverte che tale disposizione potrebbe comportare l'eventualità di un'uscita senza accordo con impatti catastrofici per le persone e le imprese dell'Unione e del Regno Unito, in quanto il termine per negoziare un accordo globale sulle future relazioni tra l'Unione e il Regno Unito è troppo breve; esorta vivamente il governo del Regno Unito e il parlamento britannico a riconsiderare la loro posizione; sottolinea che qualsiasi accordo sulle future relazioni tra l'Unione e il Regno Unito deve includere disposizioni in materia di parità di condizioni per quanto riguarda le norme sociali e del lavoro; sollecita il governo del Regno Unito ad attuare un nuovo disegno di legge sull'occupazione prima della fine del periodo di transizione, al fine di evitare lacune, per cui i diritti dei lavoratori non siano tutelati né dalla vigente legislazione dell'Unione né dal disegno di legge sull'occupazione del Regno Unito; sottolinea che le norme sociali e del lavoro nel disegno di legge sull'occupazione non dovrebbero essere statiche, bensì dovrebbero seguire direttamente qualsiasi miglioramento delle norme sociali e del lavoro nell'Unione europea, in modo da garantire parità di condizioni tra l'Unione europea e il Regno Unito.

La commissione EMPL invita quindi la commissione AFCO, commissione competente per il merito, a tenere conto della sua posizione quale sopra espressa ed a raccomandare che il Parlamento dia la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica.

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'AMBIENTE, LA SANITÀ PUBBLICA E LA SICUREZZA ALIMENTARE

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

nel quadro della procedura in oggetto la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare è stata incaricata di sottoporre un parere alla Sua commissione. Nella riunione del 6 novembre 2019, ha deciso di esprimere tale parere sotto forma di lettera.

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha esaminato la questione nella riunione del 21 gennaio 2020. In quest'ultima riunione ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Pascal Canfin

 

SUGGERIMENTI

1. Ritiene che la Brexit sia una questione con profonde e durature implicazioni, sia per l'UE che per il Regno Unito. La salute pubblica, la sicurezza alimentare e le questioni ambientali hanno avuto un ruolo centrale nei negoziati e nel dibattito pubblico concernenti il recesso del Regno Unito. Alla luce di tali preoccupazioni, la commissione ENVI ha seguito da vicino i negoziati.

 

2. Si compiace del fatto che l'obiettivo alla base dell'accordo di recesso modificato sia quello di continuare a contribuire al mantenimento della pace nell'isola d'Irlanda e alla difesa e alla tutela dell'accordo del Venerdì santo, in particolare evitando una frontiera fisica e tutelando l'economia dell'intera isola. L'accordo assicura inoltre che l'isola d'Irlanda sia considerata un'unica entità ambientale e che le norme ambientali siano mantenute su entrambi i lati del confine invisibile. Dal punto di vista della commissione ENVI, ciò è particolarmente necessario in quanto, tra i settori concordati di cooperazione nord-sud nell'accordo del Venerdì santo, figurano l'ambiente e la salute.

 

3. Plaude all'unità che l'UE ha dimostrato durante i negoziati e ai suoi sforzi per evitare le conseguenze negative di un recesso senza accordo; si rallegra del fatto che sia stato trovato un accordo, ma osserva che l'attuale accordo non offre alcuna garanzia sulle disposizioni che disciplineranno le future relazioni tra il Regno Unito – con l'esclusione dell'Irlanda del Nord – e l'UE-27 alla fine del periodo di transizione il 31 dicembre 2020. Vi è margine per prorogare il periodo di transizione, ma il governo del Regno Unito deve chiedere tale proroga entro giugno 2020.

 

4. Rileva che, eliminato il backstop a livello di Regno Unito, sono decadute anche le pertinenti disposizioni vincolanti in materia ambientale; rileva, in particolare, che non si applicano più le clausole in materia di non regressione del livello di protezione ambientale. Nel protocollo rivisto non figurano più principi ambientali dell'UE da lungo tempo consolidati, quali il principio di precauzione o il principio "chi inquina paga".

 

5. Il backstop a livello di Regno Unito impegnava inoltre l'Unione e il Regno Unito ad adottare le misure necessarie per onorare i rispettivi impegni assunti negli accordi internazionali per far fronte ai cambiamenti climatici, compresi gli impegni per l'attuazione della UNFCCC, come ad esempio l'accordo di Parigi del 2015. Il riferimento all'accordo di Parigi è ora assente dal protocollo rivisto, sebbene sia incluso nella dichiarazione politica.

 

6. Inoltre, il protocollo originale stabiliva che il Regno Unito avrebbe dovuto attuare un sistema di fissazione del prezzo del carbonio con efficacia e portata almeno pari al sistema UE di scambio delle quote di emissione e conteneva una disposizione che imponeva al Regno Unito di attuare un sistema trasparente per il monitoraggio, la comunicazione, il controllo e l'esecuzione effettivi dei suoi obblighi da parte di un organismo indipendente e dotato di risorse adeguate. Anche tali disposizioni sono state ormai soppresse.

 

7. Rileva inoltre che, nella prima versione del protocollo, un comitato misto composto da rappresentanti dell'UE e del Regno Unito e responsabile dell'attuazione dell'accordo avrebbe avuto il potere di adottare decisioni che stabilivano impegni minimi per la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, il tenore massimo di zolfo dei combustibili per uso marittimo e le migliori tecniche disponibili, compresi i valori limite di emissione, in relazione alle emissioni industriali. In caso di controversie riguardanti l'interpretazione e l'applicazione delle disposizioni ambientali, il comitato misto avrebbe potuto essere chiamato a dirimere la questione. Queste disposizioni non sono più applicabili.

 

8. Osserva inoltre che, nella dichiarazione politica rivista, la sezione relativa alla parità delle condizioni, intesa a evitare la concorrenza sleale, contiene ora un linguaggio più forte sul sostegno agli elevati standard comuni applicabili nell'UE e nel Regno Unito alla fine del periodo di transizione e, successivamente, sul mantenimento, tra l'altro, di norme ambientali di livello elevato. L'UE e il Regno Unito dovranno garantire che tali norme rigorose siano mantenute in futuro, dato il carattere non vincolante della dichiarazione politica, e la possibilità che il Regno Unito possa scegliere di negoziare futuri accordi commerciali con paesi terzi aventi standard inferiori. Rileva che la ratifica di qualsiasi futuro accordo di libero scambio con il Regno Unito richiederà condizioni di parità rigorose, che saranno attentamente esaminate dalla commissione ENVI.

 

9. Raccomanda vivamente che l'UE e il Regno Unito mirino a cooperare quanto più strettamente possibile nella politica climatica, il che significa, idealmente, che il Regno Unito dovrebbe partecipare a tutti gli strumenti politici in questo ambito anche in futuro.

 

10. Chiede in particolare azioni mirate per garantire un accesso rapido e ininterrotto a farmaci e dispositivi medici sicuri per i pazienti, compreso un approvvigionamento sicuro e costante di radioisotopi. Al fine di garantire la sicurezza dei pazienti, l'UE e il Regno Unito dovrebbero adoperarsi per il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali al fine di garantire la mobilità dei professionisti del settore medico.

 

La commissione ENVI ritiene della massima importanza che le sue opinioni e preoccupazioni siano debitamente tenute in considerazione e affrontate e chiede quindi che la commissione AFCO, competente per il merito, tenga conto della sua posizione quale sopra espressa.

La commissione ENVI invita quindi la commissione AFCO, commissione competente per il merito, a raccomandare che il Parlamento dia la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica.

 

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER IL MERCATO INTERNO E LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

nel quadro della procedura in oggetto la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori è stata incaricata di sottoporre un parere sotto forma di lettera alla Sua commissione.

 

La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha esaminato la questione nella riunione del 4 dicembre 2019. In quest'ultima riunione[52] ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Petra De Sutter MD, PhD

Presidente

 

SUGGERIMENTI

Mercato interno

1. Ricorda che la libera circolazione delle merci all'interno del mercato unico è garantita dall'unione doganale e dalle norme sull'armonizzazione e il riconoscimento reciproco dei prodotti nonché dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. La vigilanza del mercato e norme sui prodotti rigorose sono quindi elementi essenziali e insostituibili di qualsiasi futura relazione con il Regno Unito, onde garantire condizioni di parità per le imprese dell'UE e una protezione adeguata dei consumatori dell'Unione;

2. insiste affinché le procedure operative che saranno adottate durante il regime transitorio siano intese a preservare le norme del mercato interno dei beni dell'Unione e l'unione doganale. È quindi della massima importanza salvaguardare la conformità dei beni con le norme del mercato unico;

3. sottolinea con soddisfazione che, in generale, l'accordo mantiene l'applicazione dei principi fondamentali sulla libera circolazione dei servizi, l'istituzione e il riconoscimento delle qualifiche professionali durante il periodo di transizione, al fine di evitare di perturbare il funzionamento del mercato unico;

4. ricorda a tale proposito in particolare che, a norma dell'articolo 25 dell'accordo, fatte salve alcune limitazioni, i lavoratori autonomi godono dei diritti garantiti dal trattato in materia di libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi. Il diritto di esercitare una professione è garantito dall'articolo 27 dell'accordo, dato che il riconoscimento delle qualifiche professionali prima della fine del periodo di transizione, avvenuto in linea con le pertinenti disposizioni della direttiva sulle qualifiche professionali o della direttiva sul libero stabilimento degli avvocati, manterrà i suoi effetti. Onde facilitare l'applicazione di tali disposizioni nella pratica, la cooperazione amministrativa in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali è prevista all'articolo 29 dell'accordo;

5. plaude al fatto che l'accordo chiarisce le norme applicabili in relazione alle procedure di appalto pubblico avviate prima della fine del periodo di transizione e non finalizzate entro tale periodo, anche per quanto riguarda i mezzi di ricorso;

Politica dei consumatori

6. sottolinea che i diritti dei consumatori che derivano dal diritto dell'Unione e da altre norme pertinenti dell'UE sono pienamente applicabili durante il periodo di transizione e sottolinea che, mentre la situazione non dovrebbe cambiare per consumatori e commercianti, i quali dovrebbero godere degli stessi diritti e obblighi durante il periodo di transizione, è importante che i consumatori siano adeguatamente informati qualora acquistino prodotti nel Regno Unito o da un commerciante del Regno Unito;

Dogane

7. ritiene che, in seguito all'uscita del Regno Unito dall'unione doganale, potrebbero verificarsi tensioni negli scambi e lungo le catene di approvvigionamento delle imprese; reputa che si dovrebbero evitare gravi perturbazioni nel flusso di beni, mentre l'esercizio di preparazione eseguito dai 27 Stati membri con il sostegno della Commissione europea dovrebbe essere valutato in profondità, rafforzato e ove necessario dotato di risorse, onde consentire a tale esercizio di preparazione di diventare una priorità nel processo della Brexit;

8. accoglie come un passo in avanti le disposizioni intese a facilitare la circolazione attraverso la Gran Bretagna dei beni in transito tra due punti appartenenti all'unione doganale;

Protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord

9. osserva che rimane molta incertezza per quanto riguarda le disposizioni pratiche che saranno alla base del funzionamento dell'accordo per mantenere l'Irlanda del Nord nel quadro dell'unione doganale (nonché entro le norme del mercato interno) per i beni e i prodotti agricoli. La maggior parte di tali disposizioni dovrà essere definita da un comitato misto. È necessario adoperarsi al massimo onde garantire che le procedure e i controlli istituiti dal comitato misto consentano di rilevare in modo efficace, tra i beni introdotti in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna, quelli definiti "a rischio di essere successivamente trasferiti nell'Unione". L'importanza di una corretta identificazione dei beni che rientrano in tale categoria sta nel fatto che essi saranno soggetti a dazi, accise o IVA dell'UE e che devono essere conformi con le norme del mercato unico;

10. reputa che, se il Regno Unito è incaricato di riscuotere le risorse proprie del bilancio dell'Unione che dovrebbero essere restituite all'Unione, una misura naturale di protezione degli interessi finanziari dell'Unione consisterebbe nell'istituzione di un meccanismo adeguato di supervisione della corretta attuazione della procedura per il rilevamento dei beni "a rischio di essere successivamente trasferiti nell'Unione". Le disposizioni devono garantire che i controlli sui prodotti agricoli e alimentari – per esempio i controlli fitosanitari – non siano meno rigorosi di quanto lo sono in qualsiasi punto di ingresso in uno Stato membro dell'UE. Analogamente, il rispetto delle norme e dei regolamenti del mercato unico non dovrebbe lasciare spazio a lacune. Non deve esistere la possibilità per gli operatori commerciali di ottenere guadagni dalla diversione di operazioni verso località in cui gli obblighi normativi potrebbero essere evitati;

11. sottolinea che si dovrebbe garantire un controllo adeguato da parte del Parlamento europeo della coerenza e dell'allineamento delle disposizioni stabilite dal comitato misto, nonché dell'efficacia delle soluzioni poste in atto.

La commissione IMCO invita quindi la commissione AFCO, in qualità di commissione responsabile, a raccomandare l'approvazione al progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (2018/0427(NLE)).

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER I TRASPORTI E IL TURISMO

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES


Oggetto: <Titre>Accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (2018/0427(NLE))</Titre>

Signor Presidente,

In linea con la raccomandazione della Conferenza dei presidenti del 7 febbraio 2019, la commissione per i trasporti e il turismo ha deciso di chiedere l'applicazione dell'articolo 56, paragrafo 1 al fine di presentare un parere alla commissione per gli affari costituzionali sotto forma di lettera. 

 

La commissione per i trasporti e il turismo desidera formulare le seguenti osservazioni:

1. ricorda l'importanza del settore dei trasporti per la crescita e l'occupazione; sottolinea che il comitato misto, istituito dall'accordo di recesso, deve affrontare il requisito incondizionato di reciprocità in materia di accesso ai mercati dei trasporti, in particolare nei settori dell'aviazione, ferroviario, stradale e marittimo, nel pieno rispetto dei diritti dei passeggeri dell'UE, della libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi;

2. sottolinea la necessità di concludere accordi al fine di garantire la continuità dei servizi di trasporto tra l'UE e il Regno Unito;

3. evidenzia la necessità di garantire il prosieguo dei finanziamenti ai progetti infrastrutturali decisi congiuntamente, in particolare nell'ambito del quadro per le reti transeuropee di trasporto (RTE-T), del meccanismo per collegare l'Europa e del cielo unico europeo, nonché di iniziative tecnologiche congiunte come Clean Sky I e II; ritiene inoltre fondamentale che il Regno Unito onori integralmente i suoi impegni e obblighi finanziari, anche se dovessero andare oltre la durata della sua adesione all'UE.

Tenuto conto delle osservazioni di cui sopra, la commissione per i trasporti e il turismo raccomanda che la commissione per gli affari costituzionali dia la sua approvazione alla ratifica dell'accordo sul recesso del Regno Unito dall'Unione europea.


Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Karima Delli

 

 

 

 

c.c.:  D. Sassoli, Presidente

A. Tajani, presidente CPC

Coordinamento legislativo


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER L'AGRICOLTURA E LO SVILUPPO RURALE

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(COM(2019/0194); COM(2018/0841); COM(2018/0834); COM(2018/0833) – C9-0148/2019 – 2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

La commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ha esaminato la questione nella riunione del 22 gennaio 2020. In tale riunione[53] ha deciso all’unanimità di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nel suo progetto di raccomandazione i suggerimenti in appresso.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia profonda stima.

(f.to) Norbert Lins

SUGGERIMENTI

La commissione AGRI desidera sottolineare i seguenti punti essenziali riguardanti l'impatto della Brexit sull'agricoltura dell'UE e le soluzioni proposte nell'accordo di recesso e nella dichiarazione politica.

 

1. Per quanto riguarda la politica agricola, il recesso del Regno Unito non sembra porre problemi insormontabili poiché l'applicazione dei meccanismi e dei pagamenti della PAC al Regno Unito può essere interrotta con relativa facilità. Il fatto che la fine del periodo di transizione previsto dall'accordo di recesso coincida con la fine dell'attuale QFP (2014-2020) agevolerebbe le cose in questo contesto;

 

2. ci preme, tuttavia, sottolineare che qualsiasi proroga del periodo di transizione dovrebbe essere accompagnata da adeguate disposizioni finanziarie e da conti adeguatamente liquidati alla fine di questo periodo, come previsto dall'articolo 132 dell'accordo, nonostante il Regno Unito sia considerato un paese terzo nell'ambito del QFP a partire dal 2021;

 

3. il mantenimento nel Regno Unito della protezione delle numerose (oltre 3 000) indicazioni geografiche (IG) che si applicano a prodotti agricoli, alimentari o bevande provenienti dall'UE è stata una grave fonte di preoccupazione per la commissione AGRI durante i negoziati sull'accordo. A tale riguardo, la commissione è convinta che il testo attuale garantisca la protezione delle IG dell'UE nell'Irlanda del Nord e la protezione delle IG dell'UE approvate entro la fine del periodo di transizione nelle altre parti del Regno Unito;

 

4. vorremmo sottolineare l'importanza di preservare tale protezione negli accordi che disciplinano le future relazioni. Inoltre, non solo tali accordi dovrebbero riguardare tutte le attuali IG dell'UE, ma dovrebbero anche includere, a nostro avviso, meccanismi di cooperazione bilaterale per il riconoscimento reciproco da parte del Regno Unito e dell'UE-27 di nuove IG approvate dopo il periodo di transizione ed, eventualmente, nel caso in cui il protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord cessasse di applicarsi a norma del suo articolo 18;

 

5. siamo perfettamente consapevoli che la questione dell'Irlanda e dell'Irlanda del Nord ha implicazioni ben oltre il settore agricolo. Tuttavia, data l'importanza delle barriere tariffarie e non tariffarie in agricoltura, il carattere altamente integrato e interdipendente dei mercati agricoli irlandesi e nordirlandesi e la costante circolazione attraverso il confine di animali vivi, prodotti finiti e prodotti che richiedono un'ulteriore lavorazione, il corretto trattamento di tale questione è particolarmente importante per questo settore. A tale riguardo, la commissione AGRI accoglie con favore il mantenimento dello status quo, l'attuale frontiera invisibile e la cooperazione Nord-Sud nell'isola d'Irlanda, come stabilito nell'accordo del Venerdì santo, purché sia rispettato il consenso democratico di cui all'articolo 18 del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord;

 

6. al tempo stesso, desideriamo sottolineare l'assoluta necessità di garantire la corretta attuazione del protocollo, non solo per mantenere lo status quo di cui sopra, ma anche per impedire la creazione di scappatoie nella protezione tariffaria e non tariffaria dell'UE. I lavori del comitato misto sul completamento degli accordi previsti dal protocollo saranno fondamentali. Questi due obiettivi dovrebbero essere ripresi in qualsiasi accordo sulle future relazioni e fatti rispettare qualora il protocollo cessi di applicarsi a norma dell'articolo 18;

 

7. Le principali questioni agricole sollevate dalla Brexit riguardano il commercio. I prodotti agricoli e agroalimentari sono quelli dotati dei livelli più elevati di protezione tariffaria e non tariffaria nell'UE, come pure nella maggior parte dei paesi del mondo, e come probabilmente accadrà nel Regno Unito. Il settore è pertanto destinato a risentire maggiormente del recesso del Regno Unito dall'unione doganale e dal mercato unico alla fine del periodo di transizione, soprattutto perché i volumi di scambio in gioco sono significativi: sulla base degli attuali flussi commerciali, il Regno Unito potrebbe diventare il principale partner dell'UE-27 sia a livello di esportazioni che di importazioni dopo la Brexit;

 

8. desideriamo pertanto sottolineare che, se l'accordo entrerà in vigore, sarà della massima importanza approfittare del periodo di transizione per negoziare accordi globali che creino una zona di libero scambio, come previsto dalla dichiarazione politica. In caso contrario, il settore agricolo si troverebbe ad affrontare un vero e proprio scenario catastrofico per il commercio bilaterale in cui gli scambi tra il Regno Unito e l'UE-27 sarebbero disciplinati dalle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio, senza alcun accesso preferenziale al mercato dell'altra parte e con possibili differenze a livello dei rispettivi quadri normativi. Ci preme ribadire con enfasi che, dal punto di vista della commissione AGRI, occorre fare tutto il possibile per evitare tale scenario. Qualora ciò non fosse possibile, la commissione AGRI esorta la Commissione a fornire risorse sufficienti per attenuare gli effetti per gli agricoltori e l'industria agroalimentare in caso di risultato catastrofico alla fine del periodo di transizione, come è stato previsto in caso di mancata ratifica dell'accordo di recesso;

 

9. anche la nuova politica agricola nazionale che il Regno Unito metterà in atto dopo il suo recesso dall'UE e i nuovi accordi commerciali che concorderà con altri paesi terzi avranno un impatto decisivo sul settore. Essi esulano tuttavia dall'ambito del presente parere sull'accordo;

 

10. Di conseguenza, la commissione AGRI sostiene fermamente l'accordo di recesso quale concordato dai negoziatori dell'UE e del Regno Unito e trasmesso all'approvazione del Parlamento e auspica che la sua entrata in vigore e la sua corretta attuazione aprano la strada a disposizioni sulle future relazioni che, nei limiti del possibile, salvaguardino gli interessi agricoli dell'UE.

 

 

 


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE GIURIDICA

Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulle questioni giuridiche relative all'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

 

Nella riunione del 6 novembre 2019 i coordinatori della commissione giuridica hanno deciso di esprimere un parere sotto forma di lettera, conformemente all'articolo 56, paragrafo 1, del regolamento, in merito all'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica[54] ("accordo di recesso"), con particolare attenzione alle competenze della nostra commissione. Mediante decisione della Conferenza dei presidenti del 24 ottobre 2019, in data 6 novembre 2019 sono stata nominata relatrice per parere in qualità di presidente della commissione; il parere è sotto forma di lettera.

 

La raccomandazione

 

Nella riunione del 16 gennaio 2020 la commissione giuridica ha pertanto deciso, con 17 voti favorevoli, 1 voto contrario e 2 astensioni[55], di raccomandare alla commissione per gli affari costituzionali di non dare la propria approvazione all'accordo di recesso fino a che il progetto di legge sull'accordo di recesso del Regno Unito (Withdrawal Agreement Bill), che deve dare attuazione a detto accordo, non sia stato definitivamente adottato e firmato da tutte le istanze competenti del Regno Unito e non siano stati valutati i suoi effetti giuridici in vista della futura attuazione dell'accordo di recesso.

 

La commissione giuridica formula tale raccomandazione tenendo in debita considerazione le disposizioni dell'accordo di recesso, in particolare: gli articoli 4 e 5; la parte seconda sui diritti dei cittadini; le disposizioni della parte terza sulla proprietà intellettuale (titolo IV) e sulla cooperazione giudiziaria in corso in materia civile e commerciale (titolo VI), nonché la loro stretta connessione con gli eventi prima della fine del periodo di transizione, sulle procedure giudiziarie e amministrative dell'Unione (titolo X), sui privilegi e le immunità (titolo XII), in particolare le disposizioni relative all'immunità dei deputati al Parlamento europeo, e su altre questioni relative al funzionamento delle istituzioni e degli organi e organismi dell'Unione (titolo XIII); la parte quarta sulla transizione e la parte sesta sulle disposizioni istituzionali e finali, con particolare riguardo al titolo I sulla coerenza d'interpretazione e applicazione.

 

A nome della commissione giuridica vorrei richiamare l'attenzione della commissione per gli affari costituzionali sugli elementi in appresso, che devono essere considerati essenziali ai fini dell'approvazione:

 

1. Il recesso di uno Stato membro dall'Unione europea, pur essendo un diritto sovrano dello Stato membro, dovrebbe essere organizzato nel modo più ordinato possibile, al fine di non incidere negativamente sull'Unione europea, sui suoi cittadini e sul processo di integrazione europea, da un lato, e di limitare, per quanto possibile, conseguenze negative immediate sullo Stato membro recedente e sui suoi cittadini, dall'altro.

 

2. In assenza di un accordo di recesso, il Regno Unito uscirebbe automaticamente dall'Unione europea il 31 gennaio 2020, e ciò avverrebbe in modo disordinato.

 

3. Nella notifica del 29 marzo 2017 il Regno Unito ha dichiarato la sua intenzione di sottrarsi alla competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Nella sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito, il Parlamento ha sottolineato, in particolare per quanto riguarda i diritti dei cittadini, che l'attuazione dell'impegno volto a garantire che i diritti dei cittadini dell'UE-27 residenti nel Regno Unito abbiano effetto diretto mediante il recepimento dell'accordo di recesso nel diritto britannico dovrebbe avvenire in modo da impedire che esso possa essere modificato unilateralmente, da consentire ai cittadini dell'UE di far valere i diritti derivanti dall'accordo direttamente dinanzi ai tribunali e alla pubblica amministrazione del Regno Unito e da far sì che l'accordo prevalga sul diritto britannico, sottolineando che, per garantire la coerenza e l'integrità dell'ordinamento giuridico dell'UE, la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) deve rimanere l'unica autorità competente per l'interpretazione e l'applicazione del diritto dell'Unione e dell'accordo di recesso. In tale contesto va osservato che, in base ai termini e alle condizioni dell'accordo di recesso, il Regno Unito ha accettato disposizioni specifiche relative alla giurisdizione della CGUE e all'interpretazione e applicazione del diritto dell'Unione. Si tratta di un elemento essenziale dell'accordo di recesso e qualsiasi deroga unilaterale alle sue disposizioni in materia, in particolare mediante l'adozione di disposizioni attuative come il progetto di legge sull'accordo di recesso del Regno Unito, deve tradursi in un rifiuto di approvazione da parte del Parlamento europeo. Ne consegue pertanto che l'approvazione del Parlamento può essere data solo fermo restando che le parti rispettino pienamente e in buona fede la soluzione attentamente equilibrata raggiunta nell'accordo di recesso per quanto riguarda la giurisdizione della CGUE e il suo ruolo nell'interpretazione e applicazione del diritto dell'Unione e dell'accordo di recesso stesso.

 

 

4. È di fondamentale importanza che i diritti dei cittadini dell'UE-27 residenti nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito residenti nell'UE siano preservati pienamente fino alla fine del periodo di transizione e nella maggior misura possibile oltre tale periodo, in particolare per quanto riguarda le famiglie e i cittadini vulnerabili, e soprattutto in relazione ai diritti acquisiti. Sin dall'inizio dei negoziati questo è stato il principale orientamento negoziale del Parlamento nonché la condizione per l'approvazione, e tale deve rimanere.

 

5. Il recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea è essenziale per l'Irlanda del Nord e le sue future relazioni con l'Irlanda al fine di salvaguardare la pace, e quindi di preservare in tutte le sue parti l'accordo del Venerdì santo. Va osservato al riguardo che l'attuazione delle disposizioni modificate del Protocollo riveduto su Irlanda e Irlanda del Nord può comportare difficoltà e dovrà essere definita e monitorata attentamente. Uno degli elementi che richiederanno un controllo e un esame accurati riguarda la giurisdizione per le imprese stabilite e operanti nell'Irlanda del Nord.

 

6. Il progetto di legge sull'accordo di recesso del Regno Unito che deve dare attuazione a detto accordo è un atto dell'ordinamento giuridico interno del Regno Unito e i suoi effetti giuridici in vista dell'attuazione dell'accordo di recesso sono fondamentali per l'approvazione. Tali effetti vanno analizzati attentamente prima che venga presa una decisione sull'approvazione e dovranno essere successivamente monitorati da vicino sia dal Regno Unito che dall'Unione Europea in caso di approvazione.

 

7. L'autorità di controllo indipendente che il Regno Unito sta istituendo sarà competente a ricevere le denunce dei cittadini dell'UE-27 concernenti potenziali violazioni dei loro diritti a norma dell'accordo di recesso, nonché a condurre indagini e avviare azioni legali. Dato il futuro ruolo chiave di tale organismo nel garantire il rispetto dell'accordo di recesso, e quindi del diritto dell'UE, è estremamente importante che l'autorità sia istituita in modo da consentirle di agire rapidamente e in piena indipendenza in merito alle denunce dei cittadini dell'Unione.

 

8. L'accordo di recesso prevede un periodo di transizione fino alla fine del 2020 che può essere prorogato di un periodo fino a uno o due anni. Ai sensi dell'accordo di recesso, durante il periodo di transizione le istituzioni e gli organi e organismi dell'Unione hanno i poteri conferiti loro dal diritto dell'Unione rispetto al Regno Unito e alle persone fisiche e giuridiche residenti o stabilite nel Regno Unito. In particolare, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha giurisdizione in forza dei trattati. Va osservato che la possibilità di estendere il periodo di transizione dovrebbe essere presa in debita considerazione come un modo per facilitare ulteriormente il recesso ordinato del Regno Unito attraverso il completamento dei negoziati sulle future relazioni tra il Regno Unito e l'Unione europea.

 

 

Confido che quanto sopra potrà contribuire proficuamente alla relazione elaborata dalla commissione per gli affari costituzionali.

 

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia profonda stima.

Lucy Nethsingha


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER LE LIBERTÀ CIVILI, LA GIUSTIZIA E GLI AFFARI INTERNI

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica</Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

mi pregio di informarLa che, a seguito della decisione della Conferenza dei presidenti di commissione del 12 febbraio 2019, approvata dalla Conferenza dei presidenti del 14 febbraio 2019, la commissione LIBE ha deciso, in data 26 febbraio 2019, di chiedere di presentare un parere sotto forma di lettera alla commissione AFCO nell'ambito della procedura di cui sopra, conformemente all'articolo 56, paragrafo 1, del regolamento.

La nostra commissione ha adottato detto parere nella sua riunione del 13 gennaio 2020. In quest'ultima riunione ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nel suo progetto di raccomandazione i suggerimenti in appresso.

 

Pertanto mi pregio di trasmettere con la presente il parere della commissione LIBE consistente in due parti, ossia la parte A (Osservazioni generali) e la parte B (Osservazioni tematiche per ambito di competenza della commissione LIBE). Il parere affronta le questioni che rientrano nelle competenze della commissione LIBE e che sono essenziali per un processo di recesso ordinato e adeguatamente preparato, ovvero per quanto concerne la situazione e i diritti dei cittadini dell'UE e del Regno Unito, la protezione dei dati personali, l'asilo, la gestione della migrazione e delle frontiere, nonché la sicurezza, la cooperazione nell'attività di contrasto e la cooperazione giudiziaria in materia penale. A tal fine si limita a formulare osservazioni sul testo del progetto dell'accordo di recesso, anche nella prospettiva di una futura cooperazione UE-Regno Unito.

 

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia profonda stima.

Juan Fernando López Aguilar

SUGGERIMENTI

A. Osservazioni generali

La commissione LIBE sottolinea la necessità di garantire che l'impatto del recesso del Regno Unito dall'UE sia il più limitato possibile. Ciò è particolarmente importante nel caso delle questioni che rientrano nella sfera di competenza della suddetta commissione LIBE, in quanto incidono su aspetti fondamentali della vita delle persone. 

La commissione LIBE ritiene che l'accordo di recesso sia inteso a fornire un quadro per un recesso ordinato che riduca il più possibile gli effetti negativi dell'uscita del Regno Unito.

Infine, la nostra commissione ritiene che qualsiasi futura cooperazione internazionale tra l'UE e il Regno Unito debba continuare a riflettere il rispetto condiviso del diritto internazionale, dei diritti umani e dello Stato di diritto.

B. Osservazioni tematiche

1.  Diritti dei cittadini

Secondo la risoluzione del Parlamento europeo del 14 maggio 2018[56], occorre garantire che "la Brexit non abbia ripercussioni sui diritti dei cittadini dell'UE che risiedono legalmente nel Regno Unito né su quelli dei cittadini del Regno Unito che risiedono legalmente nell'UE-27", e la nostra commissione accoglie con favore l'accordo di recesso poiché contribuisce in modo significativo a far sì che questa istanza fondamentale del Parlamento diventi realtà. È altresì positivo che a tale proposito gli obblighi per il Regno Unito e l'UE siano basati sulla reciprocità.

È pertanto fondamentale per la commissione LIBE che, nel quadro dell'accordo di recesso, i diritti dei cittadini, compresa la loro interpretazione in sede giudiziaria, siano mantenuti durante il periodo di transizione, il che offre inoltre ai cittadini di entrambe le parti lo spazio e il tempo necessari per pianificare la propria vita. Anche la "protezione per tutto l'arco della vita" è garantita dall'articolo 39 dell'accordo, mentre sono positivi al riguardo anche l'estensione della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) anche dopo il recesso e il carattere vincolante della giurisprudenza antecedente la fine del periodo di transizione. La nostra commissione accoglie inoltre con favore la copertura complessiva degli attuali familiari e dei futuri minori da parte dell'accordo di recesso e le relative garanzie in materia di ricongiungimento familiare, la protezione contro l'espulsione, le salvaguardie in merito ai requisiti per dimostrare il diritto di soggiorno e ai diritti procedurali pertinenti, nonché la relativa garanzia del governo del Regno Unito in base alla quale, durante il periodo di transizione e a differenza della sua prassi recente, non imporrà un'assicurazione malattia ai cittadini dell'Unione che richiedono lo status di residente provvisorio o lo status di persona stabilmente residente.

 

L'accordo di recesso contiene anche alcune riserve, in quanto, ad esempio, alcune categorie di cittadini attualmente disciplinate dal diritto dell'UE nell'interpretazione datane dalla CGUE non rientreranno nel campo di applicazione delle sue disposizioni (ad esempio, i cittadini del Regno Unito che ritornano nel Regno Unito con familiari di paesi terzi, le persone con disabilità e i prestatori di assistenza, i cittadini di paesi terzi che vivono nel Regno Unito che hanno forti legami giuridici con gli Stati membri come i cittadini di paesi terzi nati nell'UE, i rifugiati riconosciuti e gli apolidi). Tuttavia, nel complesso, le disposizioni dell'accordo di recesso istituiscono un sistema che prevede almeno un certo livello di certezza giuridica e prevedibilità proteggendo in larga misura i diritti dei cittadini dell'UE e del Regno Unito che si sono avvalsi dei diritti derivanti dalla libera circolazione e dalla cittadinanza dell'Unione.

La commissione LIBE teme che i cittadini dell'Irlanda del Nord usufruiranno di diritti diversi a seconda della loro nazionalità; esorta le autorità del Regno Unito a garantire che non vi sia alcuna limitazione dei diritti per i cittadini dell'Irlanda del Nord e a rispettare pienamente l'accordo del Venerdì santo in tutte le sue parti.

Allo stato attuale, i cittadini del Regno Unito non godranno più dei diritti di libera circolazione dallo Stato membro in cui soggiornano abitualmente verso un altro Stato membro dopo la fine del periodo di transizione, e per continuare a beneficiare della libera circolazione dovrebbero richiedere la cittadinanza di uno Stato membro in base al pertinente diritto nazionale o lo status di soggiornante di lungo periodo ai sensi del diritto dell'Unione. È opinione di questa commissione che il futuro accordo internazionale dovrebbe contenere la piena continuità dei diritti dei cittadini garantiti dall'accordo di recesso per i cittadini dell'UE e del Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione. Per la commissione LIBE è inoltre importante che l'ulteriore concretizzazione dei diritti dei cittadini - compresa la libera circolazione per i cittadini del Regno Unito nell'UE basata su un approccio reciproco - rappresenti la pietra angolare e la parte indivisibile del testo di un futuro accordo internazionale tra l'UE e il Regno Unito. È inoltre essenziale che i 27 Stati membri dell'UE chiariscano il quadro applicabile da ciascuno di essi ai cittadini del Regno Unito che desiderano ottenere lo status di residenti. Tali misure dovrebbero essere di facile impiego e trasparenti, al fine di facilitare il processo, e a titolo gratuito.

La commissione LIBE è altresì preoccupata dall'attuale regime per la residenza permanente dei cittadini dell'UE attuato dalle autorità del Regno Unito, che consente ai cittadini dell'Unione e ai loro familiari di richiedere lo status di residente provvisorio e lo status di persona stabilmente residente. In particolare dovrebbero essere affrontati quanto prima possibile, e al più tardi entro la fine del periodo di transizione, i seguenti aspetti:

i)   assicurare che le autorità del Regno Unito affrontino tramite misure specifiche i problemi che sorgono in relazione alla natura elettronica della domanda (difficoltà di accesso alla domanda da parte di determinate categorie di cittadini dell'Unione, errata attribuzione automatica dello status di residente provvisorio anziché dello status di persona stabilmente residente, impossibilità di presentare versioni cartacee di diversi documenti), nonché altre difficoltà di accesso alla domanda;

ii)  assicurare la piena indipendenza dell'autorità di controllo indipendente che riesamina il funzionamento del sistema vigilando sul medesimo e agire rapidamente in merito alle denunce dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari;

iii)  assicurare che siano adottate misure per raggiungere i cittadini vulnerabili e per affrontare la loro situazione prima e dopo la scadenza del termine, e attenuare le conseguenze per i cittadini dell'Unione che, per ragioni a loro non imputabili, non si avvalgono del regime per la residenza permanente dei cittadini dell'UE prima della scadenza; è necessario evitare la criminalizzazione, la discriminazione, la detenzione e le espulsioni dei cittadini che di norma avrebbero diritto al soggiorno.

 

 

2.  Protezione dei dati

Per quanto riguarda la protezione dei dati, la commissione LIBE condivide l'obiettivo dell'accordo di recesso di garantire la continuità della protezione accordata alle persone nell'Unione i cui dati personali saranno trattati nel Regno Unito dopo la data del recesso. Gli articoli da 70 a 71 dell'accordo forniscono un quadro che consentirebbe di conseguire tale obiettivo durante il periodo di transizione ed oltre. È pertanto essenziale che la Commissione proceda senza indugio alla valutazione dell'adeguatezza del quadro giuridico relativo alla protezione dei dati del Regno Unito.

Sebbene le disposizioni dell'accordo stabiliscano chiaramente l'obbligo di garantire la protezione dei cittadini dell'UE dopo la Brexit, è tuttavia necessario che le modalità pratiche che saranno attuate rispettino pienamente tale obiettivo. La commissione LIBE sottolinea la necessità di effettuare un'analisi attenta e approfondita del quadro giuridico in materia di protezione dei dati del Regno Unito al fine di dimostrare che tutte le condizioni richieste dalla normativa dell'Unione in materia di protezione dei dati, in particolare i regolamenti (UE) 2016/679 e 2018/1725 e la direttiva (UE) 2016/680, e la giurisprudenza della CGUE, siano soddisfatte per garantire un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello offerto dall'Unione europea. La commissione LIBE riconosce che il Regno Unito ha recepito nel suo diritto nazionale il pacchetto sulla protezione dei dati dell'UE. Ciò costituirebbe la base per la valutazione dell'adeguatezza. La commissione LIBE ritiene che occorra prestare particolare attenzione al quadro giuridico in vigore nel Regno Unito nei settori della sicurezza nazionale o del trattamento dei dati personali da parte delle autorità di contrasto o per questioni connesse alla migrazione. Ricorda che i programmi di sorveglianza di massa quali Tempora potrebbero non essere equivalenti alle norme dell'UE in materia di protezione dei dati e incoraggia vivamente a prendere in considerazione la giurisprudenza in materia come la causa Schrems[57].

Qualora il quadro giuridico in materia di protezione dei dati del Regno Unito non soddisfi i requisiti per una decisione di adeguatezza, l'Unione europea dovrebbe sottolineare la necessità di rispettare le norme sulla protezione dei dati in materia di trasferimenti internazionali al fine di garantire la necessaria continuità della protezione prevista dal diritto dell'Unione in materia di protezione dei dati.

La commissione LIBE invita inoltre le autorità degli Stati membri preposte alla protezione dei dati a seguire in modo proattivo l'intero iter di recesso al fine di contribuire a un recesso efficace e ordinato senza ostacoli nei confronti dei diritti degli interessati. 

3.  Sicurezza, cooperazione nell'attività di contrasto e cooperazione giudiziaria in materia penale

Nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale, l'accordo di recesso prevede disposizioni chiare e dettagliate per tutti i procedimenti penali pendenti. L'esistenza di un periodo transitorio durante il quale continuerà ad applicarsi la rispettiva normativa dell'Unione, chiaramente indicata, consentirà il completamento dei procedimenti in linea con il principio della certezza del diritto, che è un principio generale nell'ambito del diritto penale e della procedura penale.

Per quanto riguarda l'attività di contrasto e la sicurezza interna, in conformità dell'accordo di recesso, il Regno Unito cesserà di avere accesso a tutti i sistemi di informazione dell'Unione dopo il recesso, il più importante dei quali è il sistema d'informazione Schengen, che contiene informazioni sui paesi terzi e sui cittadini dell'UE. L'accordo di recesso stabilisce norme per quanto concerne le misure durante il periodo transitorio che consentiranno al Regno Unito di continuare a scambiare informazioni attraverso i sistemi fino alla fine di tale periodo transitorio. Per quanto riguarda diversi sistemi importanti, quali il SIS e l'applicazione SIENA, l'accordo prevede la possibilità, a determinate condizioni, di scambiare le informazioni operative per un periodo di tempo limitato oltre il termine del periodo transitorio, al fine di garantire che il valore operativo delle informazioni contenute nei sistemi al termine del periodo transitorio non vada perduto. Tali disposizioni dell'accordo dovrebbero ridurre l'impatto di un brusco scollegamento dai sistemi di informazione dell'Unione. È opportuno notare che per alcuni dei sistemi dell'UE, come ad esempio il PNR, ciò consentirà di avvalersi del tempo necessario per negoziare i futuri accordi sullo scambio di dati PNR tra il Regno Unito e l'UE, che dovrebbero anche essere valutati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Per quanto riguarda le future relazioni con il Regno Unito, il Parlamento ricorda che la dichiarazione politica che definisce il quadro riguardante le future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito fa riferimento a un ampio partenariato globale ed equilibrato in materia di sicurezza che prevede accordi reciproci per uno scambio tempestivo, efficace ed efficiente dei dati del codice di prenotazione (PNR) e dei risultati del trattamento di tali dati, che saranno conservati nei rispettivi sistemi nazionali di trattamento dei dati PNR, nonché del trattamento dei dati relativi al DNA, alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli (Prüm), prevedendo altresì la cooperazione operativa attraverso Europol e Eurojust. Tuttavia occorre ricordare che, sebbene il Regno Unito non fosse più obbligato a partecipare agli strumenti dell'Unione nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale in seguito a una clausola di non partecipazione, ovvero del meccanismo previsto dal trattato di Lisbona, ha comunque partecipato alle misure legislative caso per caso, e nonostante il voto del 2016 per uscire dall'Unione, sembra che il Regno Unito intenda comunque far parte di determinati aspetti della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale dopo aver lasciato l'Unione. Al posto delle decisioni ad hoc occorre che vi sia un quadro chiaro e permanente per la partecipazione del Regno Unito alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.  Un rispetto significativo dei diritti fondamentali delle persone, compresa la continuazione dell'adesione alla CEDU e della sua attuazione, nonché un'adeguata protezione dei dati personali ed efficaci tutele legali, sono prerequisiti essenziali per consentire tale cooperazione. La commissione LIBE ritiene che tale cooperazione debba essere pienamente subordinata al rispetto di tali principi. Il Parlamento ricorda che le autorità del Regno Unito hanno effettuato copie di dati personali trattati nel sistema d'informazione Schengen violando gravemente la normativa dell'Unione in materia di protezione dei dati e che finora tale violazione non è stata risolta; pertanto, in linea con i prerequisiti di cui sopra, il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a porre rimedio a questa grave violazione e ad altre gravi violazioni prima di qualsiasi negoziato sulle modalità di cooperazione dopo una rapida e dettagliata valutazione della situazione e delle pertinenti comunicazioni al Parlamento.

4.  Asilo, migrazione e gestione delle frontiere

Come osservazione generale, la futura cooperazione in materia di asilo, migrazione e gestione delle frontiere è a malapena menzionata nell'accordo di recesso.

In tale contesto sarebbe necessario chiarire in che misura il Regno Unito intenda continuare a cooperare con l'UE riguardo al sistema europeo comune di asilo, in particolare il sistema di Dublino, in quanto il Regno Unito partecipa attualmente a diversi strumenti.  Analogamente, nel settore della migrazione, compresa la cooperazione internazionale, saranno necessari chiarimenti pertinenti sulla futura cooperazione UE-Regno Unito. A seconda della continuità della partecipazione ai programmi dell'Unione, è opportuno inoltre includere nel futuro accordo disposizioni in materia di asilo, migrazione e integrazione, dato che attualmente il Regno Unito riceve l'importo più elevato (per le misure in materia di rimpatrio).

Per quanto riguarda la gestione delle frontiere, al momento il Regno Unito non può diventare membro a pieno titolo di Frontex dato che non ha aderito alle relative parti dell'acquis di Schengen. Tuttavia collabora con Frontex in vari modi, anche nell'ambito del sostegno operativo nei settori del rimpatrio, della gestione delle frontiere e della rappresentanza in qualità di osservatore nel consiglio di amministrazione. Sarebbe importante chiarire le relazioni di Frontex con il Regno Unito come paese terzo in futuro. La stessa conclusione è pertinente per la necessità di determinare le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito in merito allo scambio di informazioni e all'uso di sistemi di informazione su larga scala per la gestione delle frontiere, in particolare per chiarire le nuove modalità in termini di governance e di certezza del diritto.

La commissione LIBE invita quindi la commissione AFCO, in qualità di commissione competente per il merito, a raccomandare che il Parlamento approvi il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (2018/0427(NLE)).


 

 

LETTERA DELLA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI

On. Antonio Tajani

Presidente

Commissione per gli affari costituzionali

BRUXELLES

Oggetto: <Titre>Parere sulla decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica </Titre> <DocRef>(2018/0427(NLE))</DocRef>

Signor Presidente,

Le scrivo in relazione all'approvazione della Sua commissione della decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (2018/0427(NLE)). Nella riunione del 21 gennaio 2020 la commissione per le petizioni ha approvato un parere sotto forma di lettera, che ho il piacere di sottoporre alla Sua attenzione.

In occasione di tale riunione[58], la commissione per le petizioni ha deciso di invitare la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a raccomandare l'approvazione della decisione del Consiglio.

L'articolo 227 TFUE conferisce il diritto di petizione al Parlamento europeo a tutti i cittadini dell'UE e a tutte le società o persone fisiche residenti nel territorio dell'UE. Ciò significa che, a seguito della Brexit, i cittadini britannici residenti nel Regno Unito non godranno più del diritto di partecipare all'iniziativa dei cittadini europei dopo il 31 gennaio e perderanno il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo al termine del periodo di transizione (31 dicembre). I cittadini dell'UE residenti nel Regno Unito manterranno tutti questi diritti, mentre i cittadini britannici che risiedono nell'UE perderanno il diritto di partecipare all'iniziativa dei cittadini europei, ma manterranno il diritto di petizione.

La commissione per le petizioni attribuisce grande importanza alle 210 petizioni ricevute, in cui i cittadini esprimono serie preoccupazioni per le conseguenze della Brexit sui loro diritti, in particolare sul diritto di rivolgersi al Mediatore europeo e sul diritto di partecipare all'iniziativa dei cittadini europei. La commissione per le petizioni ha inoltre ricevuto numerose petizioni sul diritto al ricongiungimento familiare, l'assistenza sanitaria, i diritti di voto e il diritto di soggiorno. La commissione per le petizioni desidera, pertanto, sottolineare l'importanza di tutelare i diritti dei cittadini, come garantito dall'accordo di recesso.

La commissione per le petizioni ricorda che la protezione dei diritti dei cittadini è sempre stata la sua priorità principale. Osserva che l'accordo stabilisce disposizioni volte a salvaguardare lo status e i diritti conferiti dal diritto dell'Unione ai cittadini dell'UE e del Regno Unito e ai loro familiari interessati dal recesso del Regno Unito. La commissione per le petizioni osserva che i diritti dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione nel Regno Unito, in conformità del diritto dell'Unione, prima della fine del periodo di transizione e che continuano a soggiornarvi successivamente, come pure i diritti dei cittadini del Regno Unito che esercitano lo stesso diritto in uno Stato membro dell'UE-27, sono tutelati dall'accordo di recesso.

La commissione per le petizioni ricorda che il diritto di voto alle elezioni è un diritto fondamentale comune a tutte le tradizioni costituzionali degli Stati membri e riconosciuto nei trattati dell'UE nel quadro del diritto alla partecipazione politica. La partecipazione alla vita democratica e l'esercizio dei diritti elettorali da parte dei cittadini dell'UE che vivono in un altro Stato membro sono questioni che sono state spesso sollevate dai firmatari delle petizioni.

La commissione per le petizioni deplora, pertanto, che molti cittadini del Regno Unito siano stati privati del diritto di voto dopo aver vissuto per più di 15 anni in un altro Stato membro. Il Regno Unito ha privato i suoi cittadini di tale diritto presupponendo che i cittadini espatriati non siano interessati dalle decisioni politiche adottate nel loro paese di origine. Il Regno Unito priva altresì i cittadini del diritto di voto alle elezioni europee se vivono in modo permanente in un paese terzo, compresi gli Stati membri.

La commissione si rammarica del fatto che molti cittadini del Regno Unito e tutti i cittadini dell'UE-27 non siano stati autorizzati a votare nel referendum sulla Brexit, sebbene l'esito della votazione fosse fondamentale per la loro vita. Il diritto di voto alle elezioni e ai referendum è un diritto fondamentale e deve essere tutelato in ogni circostanza. I cittadini che decidono di stabilirsi e circolare liberamente in un altro Stato membro non dovrebbero essere privati di tale diritto.

Da ultimo, la commissione per le petizioni sottolinea che lo Stato ospitante deve assicurare che le procedure amministrative per la domanda di status di soggiorno siano snelle, trasparenti e semplici e che siano evitati oneri non necessari. La commissione ritiene che il sistema proposto dal ministero degli Interni del Regno Unito, ovvero "la procedura di registrazione", per i cittadini dell'UE-27 che desiderano presentare una domanda di status di soggiorno non sia trasparente e semplice come dovrebbe essere e crei oneri amministrativi non necessari e iniqui, rischiando persino di privare del diritto di soggiorno i cittadini cui spetta legittimamente

La commissione per le petizioni esprime preoccupazione in merito all'attuale applicazione del regime per la residenza permanente, in particolare per quanto riguarda l'uso arbitrario dello status di "residente provvisorio" per negare lo status di "residente stabile" a pieno titolo sulla base di cavilli tecnici e alle potenziali conseguenze per coloro che non presentano la domanda entro il termine. Questa preoccupazione si basa sul linguaggio utilizzato dal ministero degli Interni a proposito di possibili deportazioni di cittadini dell'UE nonché sulla mancanza di misure di assistenza per i cittadini vulnerabili.

Alla luce di quanto precede, la commissione per le petizioni invita le autorità del Regno Unito ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che i diritti dei cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito siano debitamente protetti e garantiti.

La commissione per le petizioni invita la commissione per gli affari costituzionali a raccomandare l'approvazione alla decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica.

Voglia gradire, signor Presidente, i sensi della mia più profonda stima.

(f.to) Dolors Montserrat

 

 


 

 

 

 

 

 

PROCEDURA DELLA COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Titolo

Conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica

Riferimenti

21105/3/2018 – C9-0148/2019 – 21105/1/2018 – C8-0031/2019 – 2018/0427(NLE)

Consultazione / Richiesta di approvazione

11.1.2019

 

 

 

Commissione competente per il merito

 Annuncio in Aula

AFCO

30.1.2019

 

 

 

Commissioni competenti per parere

 Annuncio in Aula

AFET

14.2.2019

INTA

14.2.2019

EMPL

11.3.2019

ENVI

14.2.2019

 

IMCO

14.11.2019

TRAN

11.3.2019

AGRI

14.11.2019

JURI

14.2.2019

 

LIBE

11.3.2019

PETI

14.11.2019

 

 

Relatori

 Nomina

Guy Verhofstadt

23.1.2020

 

 

 

Esame in commissione

23.1.2020

 

 

 

Approvazione

23.1.2020

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Martina Anderson, Gerolf Annemans, Catherine Bearder, Geert Bourgeois, Richard Corbett, Pascal Durand, Daniel Freund, Esteban González Pons, Laura Huhtasaari, Rupert Lowe, Aileen McLeod, Giuliano Pisapia, Domènec Ruiz Devesa, Pedro Silva Pereira, Antonio Tajani, László Trócsányi, Guy Verhofstadt, Loránt Vincze, Rainer Wieland

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gwendoline Delbos-Corfield, Danuta Maria Hübner, Miapetra Kumpula-Natri, Jaak Madison, Mairead McGuinness, Maite Pagazaurtundúa

Supplenti (art. 209, par. 7) presenti al momento della votazione finale

Robert Rowland

Deposito

23.1.2020

 


 

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

23

+

ECR

Geert Bourgeois

GUE/NGL

Martina Anderson

ID

Gerolf Annemans, Laura Huhtasaari, Jaak Madison

NI

Rupert Lowe, Robert Rowland

PPE

Esteban González Pons, Danuta Maria Hübner, Mairead McGuinness, Antonio Tajani, László Trócsányi, Loránt Vincze, Rainer Wieland

RENEW

Pascal Durand, Maite Pagazaurtundúa, Guy Verhofstadt

S&D

Miapetra Kumpula-Natri, Giuliano Pisapia, Domènec Ruiz Devesa, Pedro Silva Pereira

VERTS/ALE

Gwendoline Delbos-Corfield, Daniel Freund

 

3

-

RENEW

Catherine Bearder

S&D

Richard Corbett

VERTS/ALE

Aileen McLeod

 

0

0

 

 

 

 

 

Significato dei simboli utilizzati:

+ : favorevoli

- : contrari

0 : astenuti

 

 

[1]  GU C 384 I del 12.11.2019, pag. 1.

[2]  GU C 384 I del 12.11.2019, pag. 178.

[5]  GU L 278 I del 30.10.2019, pag. 1.

[6]  GU C 298 del 23.8.2018, pag. 24.

[7]  GU C 346 del 27.9.2018, pag. 2.

[8]  GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 32.

[9]  GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[10]  Testi approvati, P9_TA(2019)0016.

[11] GU C 298 del 23.8.2018, pag. 24.

[12] Orientamenti del Consiglio europeo a seguito della notifica del Regno Unito a norma dell'articolo 50 TUE (EUCO XT 20004/17).

[13] Decisione (UE) 2019/274 del Consiglio, dell'11 gennaio 2019, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea e della Comunità europea dell'energia atomica, dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (GU L 47 I del 19.2.2019, pag. 1). Il testo dell'accordo di recesso accluso alla decisione (UE) 2019/274 è stato pubblicato nella GU C 66 I del 19.2.2019, pag. 1.

[14] Decisione (UE) 2019/1750 del Consiglio, del 21 ottobre 2019, che modifica la decisione (UE) 2019/274 relativa alla firma, a nome dell'Unione europea e della Comunità europea dell'energia atomica, dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (GU L 274 I del 28.10.2019, pag. 1). Il testo dell'accordo di recesso accluso alla decisione (UE) 2019/1750 è stato pubblicato nella GU C 384 I del 12.11.2019, pag. 1.

[15] Decisione (UE) 2020/48 del Consiglio, del 21 gennaio 2020, che modifica la decisione (UE) 2019/274, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea e della Comunità europea dell'energia atomica, dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica (GU L 16I del 21.1.2020, pag. 1).

[16] Progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica, documento del Consiglio XT 21105/3/18 REV 3.

[17] GU C 91 del 9.3.2018, pag. 40.

[18] Nella precedente legislatura il gruppo ALDE, ora ribattezzato gruppo Renew Europe.

[19] "Una nuova intesa per il Regno Unito nell'Unione europea" (GU C 69I del 23.2.2016, pag. 1).

 

[20] GU C 346 del 27.9.2018, pag. 2.

[21] GU C 346 del 27.9.2018, pag. 2.

[23] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[24] GU C 91 del 9.3.2018, pag. 40.

[25] GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1.

[26] Testi approvati, P9_TA(2020)0006: risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2020 sull'attuazione e il monitoraggio delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini nell'accordo di recesso (2020/2505(RSP));

[27] UK Withdrawal ("Brexit") and the Good Friday Agreement (Il recesso del Regno Unito ("Brexit") e l'accordo del Venerdì santo), Parlamento europeo, dipartimento tematico "Diritti dei cittadini e affari costituzionali", Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione, novembre 2017. Disponibile al seguente indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596826/IPOL_STU(2017)596826_EN.pdf

[28] Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito (GU C 162, 10.5.2019, pag. 40).

[29] UK Withdrawal ("Brexit") and the Good Friday Agreement (Il recesso del Regno Unito ("Brexit") e l'accordo del Venerdì santo), Parlamento europeo, dipartimento tematico "Diritti dei cittadini e affari costituzionali", Direzione generale delle Politiche interne dell'Unione, novembre 2017. Disponibile al seguente indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596826/IPOL_STU(2017)596826_EN.pdf

[30] Nella letteratura in materia sono state avanzate diverse proposte in proposito, tra cui quella delle "Frontiere intelligenti 2.0", che proponeva l'attuazione di "una nuova soluzione per le frontiere suscettibile di servire le due sponde della frontiera con la massima prevedibilità, rapidità e sicurezza, e con un minimo di complicazioni e di costi per i commercianti e i viaggiatori" utilizzando "una combinazione di norme internazionali, migliori prassi a livello mondiale e tecnologie di punta". Smart Border 2.0: Avoiding a hard border on the island of Ireland for Customs control and the free movement of persons", Parlamento europeo, dipartimento tematico "Diritti dei cittadini e affari costituzionali", direzione generale delle Politiche interne dell'Unione, novembre 2017. Disponibile al seguente indirizzo:https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596828/IPOL_STU(2017)596828_EN.pdf

[31] Smart Border 2.0: Avoiding a hard border on the island of Ireland for Customs control and the free movement of persons", Parlamento europeo, dipartimento tematico "Diritti dei cittadini e affari costituzionali", direzione generale delle Politiche interne dell'Unione, novembre 2017. Disponibile al seguente indirizzo:https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596828/IPOL_STU(2017)596828_EN.pdf

[32] L'obiettivo della mappatura era quello di "valutare l'ampiezza e la profondità di questa cooperazione, nonché il ruolo dell'appartenenza all'Unione nel suo funzionamento e sviluppo. La cooperazione Nord-Sud è specifica dell'isola d'Irlanda e rientra nelle competenze del governo irlandese e dell'Esecutivo dell'Irlanda del Nord. La cooperazione è prevista dalla seconda parte dell'accordo di Belfast/del Venerdì santo". Si veda: "Mapping of North-South cooperation & Implementation Bodies – Report and key findings of the exercise", Commissione europea, task force per la preparazione e la conduzione dei negoziati con il Regno Unito a norma dell'articolo 50 TUE, 21 giugno 2019.

[33] Discorso di James Brokenshire, Segretario di Stato dell'Irlanda del Nord, pronunciato al Centro di politica europea (European Policy Centre) il 6 novembre 2017.

[34] Spiegazione del nuovo protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord e dichiarazione politica sulle future relazioni, Ministero per l'uscita dall'Unione europea, Governo del Regno Unito, 18 ottobre 2019. Disponibile al seguente indirizzo: https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/840653/EXPLAINER_FOR_THE_NEW_IRELAND_NORTHERN_IRELAND_PROTOCOL_AND_THE_POLITICAL_DECLARATION_ON_THE_FUTURE_RELATIONSHIP.pdf

[35] Per ulteriori dettagli sulle disposizioni del protocollo riveduto, si veda "Brexit: What did you agree with the UK today?", Commissione europea, Domande e risposte, 17 ottobre 2019. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/QANDA_19_6122.

[37] "La fattura comprende passività finanziarie che si estendono su diversi decenni a venire, di fatto un periodo più lungo dei 40 anni di appartenenza del Regno Unito all'UE. Gli impegni per le pensioni, i piani di spesa per le infrastrutture, lo smantellamento di siti nucleari, addirittura beni come i satelliti e l'edificio Berlaymont – tutto dovrà essere spartito nell'ambito di una liquidazione se si vuole evitare una Brexit ardua, incontrollata, ostile" in "The €60 billion Brexit bill: How to disentangle Britain from the EU budget", Alex Barker, Policy brief, Centre for European Reform, 6 febbraio 2017. Disponibile al seguente indirizzo: https://www.cer.eu/publications/archive/policy-brief/2017/%e2%82%ac60-billion-brexit-bill-how-disentangle-britain-eu-budget

 

[38] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[39] GU C 346 del 27.9.2018, pag. 2.

[40] Tobias Lock e Fabian Zuleeg, Extending the transition period (Proroga del periodo di transizione), Documento di riflessione, EPC, 28 settembre 2018, pag. 6.

[41] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[42] Tobias Lock e Fabian Zuleeg, Extending the transition period (Proroga del periodo di transizione), Documento di riflessione, EPC, 28 settembre 2018, pag. 3.

[43] Testi approvati, P9_TA(2019)0016.

[44] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[45] GU C 298 del 23.8.2018, pag. 24.

[46] GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 32.

[47] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 40.

[48] Vedasi, in questo contesto, il post pubblicato l'8 dicembre 2018 nel blog di Steve Peers EU Law Analysis (Analisi del diritto dell'UE), in cui si rilevavano le critiche sollevate dal carattere estremamente non vincolante e impreciso della dichiarazione politica. In un post successivo, apparso il 12 marzo 2019, Steve Peers ha ribadito che la dichiarazione politica, oltre a essere non vincolante, era vaga ed evasiva riguardo a una serie di aspetti chiave delle future relazioni, e che avrebbe potuto essere riveduta in modo tale da prevedere impegni più fermi e precisi. Entrambi i post sono disponibili all'indirizzo: http://eulawanalysis.blogspot.com.

[49] GU C 66 I del 19.2.2019, pag. 185.

[50] GU C 384 I del 12.11.2019, pag. 178.

[51] Testi approvati, P9_TA(2019)0016.

[52] Erano presenti al momento della votazione finale: Pierre Karleskind (presidente f.f.), Róża Thun und Hohenstein (vicepresidente), Maria Manuel Leitão Marques (vicepresidente), Petra De Sutter (relatore per parere), Adam Bielan, Carlo Fidanza, Alex Agius Saliba, Clara Aguilera, Andrus Ansip, Pablo Arias Echeverría, Pascal Arimont, Anna-Michelle Asimakopoulou, Alessandra Basso, Brando Benifei, Adam Bielan, Hynek Blaško, Biljana Borzan, Vlad-Marius Botoş, Markus Buchheit, Dita Charanzová, David Cormand, Dinesh Dhamija, Carlo Fidanza, Evelyne Gebhardt, Alexandra Geese, Svenja Hahn, Virginie Joron, Eugen Jurzyca, Arba Kokalari, Marcel Kolaja, John Longworth, Morten Løkkegaard, Adriana Maldonado López, Leszek Miller, Dan-Ştefan Motreanu, Anne-Sophie Pelletier, Jiří Pospíšil, Christel Schaldemose, Tomislav Sokol, Edina Tóth, Kim Van Sparrentak, Marion Walsmann and Ivan Štefanec.

[53] Erano presenti al momento della votazione finale: Norbert Lins (presidente), Mairead McGuinness (relatore per parere), Álvaro Amaro, Franc Bogovič, Daniel Buda, Herbert Dorfmann, Balázs Hidvéghi, Peter Jahr, Marlene Mortler, Anne Sander, Simone Schmiedbauer, Juan Ignacio Zoido Álvarez, Clara Aguilera, Eric Andrieu, Attila Ara‑Kovács, Carmen Avram, Adrian‑Dragoş Benea, Isabel Carvalhais, Paolo De Castro, Juozas Olekas, Massimiliano Smeriglio, Atidzhe Alieva‑Veli, Asger Christensen, Jérémy Decerle, Martin Hlaváček, Elsi Katainen, Ulrike Müller, Sheila Ritchie, Mara Bizzotto, Angelo Ciocca, Ivan David, Gilles Lebreton, Maxette Pirbakas, Benoît Biteau, Martin Häusling, Pär Holmgren, Bronis Ropė, Sarah Wiener, Mazaly Aguilar, Krzysztof Jurgiel, Zbigniew Kuźmiuk, Bert‑Jan Ruissen, Veronika Vrecionová, Luke Ming Flanagan, Petros Kokkalis, Dino Giarrusso, Ivan Vilibor Sinčić.

[54] GU C 384/I del 12.11.2019, pag. 1.

[55] Erano presenti al momento della votazione finale: Lucy Nethsingha (presidente), Ibán García Del Blanco, Sergey Lagodinsky, Marion Walsmann (vicepresidenti), Patrick Breyer, Geoffroy Didier, Angel Dzhambazki, Heidi Hautala, Jackie Jones, Mislav Kolakušić, Gilles Lebreton, Karen Melchior, Lefteris Nikolaou‑Alavanos, Sabrina Pignedoli, Jiří Pospíšil, Emil Radev, Franco Roberti, Liesje Schreinemacher, Stéphane Séjourné, Axel Voss, Lara Wolters, Tiemo Wölken, Juan Ignacio Zoido Álvarez (in sostituzione di Esteban González Pons, a norma dell'articolo 209, paragrafo 7, del regolamento).

[56] Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito (2018/2573(RSP)).

[57] Sentenza della Corte di giustizia del 6 ottobre 2015 nella causa C-362/14, Maximillian Schrems contro Data Protection Commissioner.

[58] Erano presenti al momento della votazione finale: Dolors Montserrat (presidente), Tatjana Ždanoka (vicepresidente), Yana Toom (vicepresidente), Asim Ademov, Alex Agius Saliba, Isabel Benjumea Benjumea, Martin Buschmann, Angel Dzhambazki, Peter Jahr, Manolis Kefalogiannis, Ádám Kósa, Adriana Maldonado López, Ulrike Müller, Lefteris Nikolaou-Alavanos, Demetris Papadakis, Sira Rego, Diana Riba i Giner, Alfred Sant, Nico Semsrott, Andrey Slabakov, Ramona Strugariu, Loránt Vincze, Rainer Wieland, Kosma Złotowski.

Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2020Avvertenza legale - Informativa sulla privacy