Procedura : 2014/3017(RSP)
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B8-0019/2015

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PV 15/01/2015 - 11.7
CRE 15/01/2015 - 11.7
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P8_TA(2015)0012

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0012/2015
12.1.2015
PE547.442v01-00
 
B8-0019/2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Egitto (2014/3017(RSP))


Judith Sargentini, Igor Šoltes, Ernest Urtasun, Davor Škrlec, Barbara Lochbihler, Alyn Smith, Molly Scott Cato, Eva Joly, Bodil Ceballos, Pascal Durand, Bart Staes, Ernest Maragall a nome del gruppo Verts/ALE

Risoluzione del Parlamento europeo   sulla situazione in Egitto (2014/3017(RSP))  
B8‑0019/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, in particolare quella del 17 luglio 2014 sulla libertà di espressione e di riunione in Egitto(1),

–       viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'UE dell'agosto 2013 e del febbraio 2014 sull'Egitto,

–       viste le recenti dichiarazioni del Servizio europeo per l'azione esterna sull'Egitto, tra cui sulle sentenze del 3 dicembre 2014,

–       visti l'accordo di associazione UE-Egitto e il piano d'azione UE-Egitto nell'ambito della politica europea di vicinato,

–       visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione e sui difensori dei diritti umani, nonché gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI),

–       visto l'esame periodico universale dell'Egitto da parte del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani del 5 novembre 2014,

–       vista la Costituzione egiziana, in particolare gli articoli 65 (libertà di pensiero e di espressione), 70 (libertà di stampa), 73 (libertà di riunione), 75 (diritto di costituire associazioni) e 93 (carattere vincolante del diritto internazionale dei diritti umani),

–       vista la legge egiziana n.107 del 2013 contenente norme sul diritto di svolgere raduni pubblici, cortei e manifestazioni pacifiche,

–       visto la legge egiziana n. 136 del 2004 – decreto presidenziale – pone sotto giurisdizione militare per due anni tutte le "infrastrutture pubbliche e vitali",

–       vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–       visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dall'Egitto nel 1982,

–       visto il rapporto di Human Rights Watch dal titolo "All According to Plan, the Rab'a Massacre and Mass Killings of Protestors in Egypt" (Tutto come previsto: il massacro di piazza Rabaa e le uccisioni di massa di manifestanti in Egitto), del 12 agosto 2014,

–       visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che la libertà di espressione, la libertà di associazione e la libertà di riunione sono pilastri imprescindibili di una società democratica e pluralistica; che la violazione di queste libertà fondamentali durante il regime di Mubarak ha rappresentato un fattore determinante nel suo rovesciamento da parte del popolo nel febbraio 2011; che le libertà fondamentali sono indiscutibilmente sancite dalla Costituzione egiziana adottata nel 2014;

B.     considerando che, dal golpe militare del giugno 2013, le autorità egiziane hanno condotto una repressione di proporzioni senza precedenti nella storia moderna del paese; che la situazione dei diritti umani in Egitto ha subito un costante peggioramento sotto la leadership del Presidente Abdel Fattah al-Sisi;

C.     considerando che, dal golpe militare del giugno 2013, sarebbero state arrestate circa 41 000 persone, molte delle quali sono state trattenute soltanto in relazione ad attività di protesta pacifica o per aver semplicemente manifestato il proprio dissenso;

D.     considerando che migliaia di presunti membri e sostenitori dei Fratelli musulmani, tra cui l'intera leadership del movimento e il deposto Presidente Morsi, sono stati arrestati e centinaia di essi sono stati accusati e condannati alla pena capitale, anche in seguito a processi di massa, o a severe pene detentive in seguito a procedimenti giudiziari che violavano in maniera flagrante le norme fondamentali di un giusto processo; considerando che il 2 dicembre 2014 un tribunale penale egiziano ha emesso in via provvisoria sentenze capitali nei confronti di 188 imputati per la loro presunta partecipazione a un attentato contro un commissariato di polizia nell'agosto 2013;

E.     considerando che un decreto presidenziale dell'ottobre 2014 ha gettato le basi per il deferimento di centinaia di civili ai tribunali militari, anche con effetto retroattivo; che i tribunali militari sottostanno all'autorità del ministero della Difesa e non operano alcuna distinzione di trattamento tra minori e adulti;

F.     considerando che circa 1 400 manifestanti sono rimasti uccisi in ragione del ricorso eccessivo e arbitrario alla forza da parte delle forze di sicurezza sin da luglio 2013, e ciò anche il 2 gennaio 2015, allorché le forze di sicurezza hanno ucciso due persone nel corso di una repressione violenta di una manifestazione di protesta da parte di sostenitori dei Fratelli musulmani nel distretto di El Matariya del Cairo; che l'uccisione sistematica e diffusa di almeno 1 150 sostenitori dell'ex Presidente Morsi da parte delle forze di sicurezza egiziane nel luglio e agosto 2013 costituisce molto probabilmente un crimine contro l'umanità, secondo l'organizzazione non governativa Human Rights Watch; che, stando alle dichiarazioni di tale ONG, le uccisioni di piazza Rabaa costituiscono il maggiore eccidio al mondo di manifestanti in un solo giorno nella storia recente; che gli ufficiali di sicurezza responsabili del massacro godono a tutt'oggi della piena impunità mentre soltanto pochi agenti di polizia o ufficiali militari sono stati dichiarati colpevoli di altre violenze nei confronti di manifestanti; che è stata ampiamente riconosciuta l'incapacità della commissione d'inchiesta istituita nel dicembre 2013 di condurre un'indagine approfondita, credibile e imparziale in relazione ai fatti in questione; che le autorità egiziane hanno denunciato gli atti di violenza, tra cui l'impiego di armi da fuoco, commessi dai manifestanti contro ufficiali di sicurezza; che, stando all'autorità di Medicina legale ufficiale, otto agenti di polizia sono rimasti uccisi durante la repressione di piazza Rabaa;

G.     considerando che il deposto Presidente Mubarak, condannato in precedenza all'ergastolo "per mancata protezione dei manifestanti" in relazione alla sommossa del 2011, è stato prosciolto il 29 novembre 2014 da un tribunale egiziano, insieme ai suoi due figli, all'ex ministro dell'Interno, Habib al-Adly, e a diversi ufficiali di sicurezza;

H.     considerando il continuo peggioramento delle condizioni di sicurezza in Egitto, a fronte dell'inasprimento della repressione nei confronti dei militanti da parte delle forze di sicurezza egiziane nella penisola del Sinai, soprattutto in seguito all'attentato del 24 ottobre 2014 contro il posto di blocco di Karm al-Qawadis, in cui sono rimasti uccisi 28 soldati egiziani; che gli agenti di polizia e il personale dell'esercito sono oggetto di periodici attacchi in tutto il paese, come nel caso dell'attentato dinamitardo del 5 gennaio 2015 contro un edificio della polizia nella regione del Sinai settentrionale, mentre diversi agenti di polizia sono rimasti uccisi o feriti in scontri a fuoco in un quartiere periferico occidentale del Cairo il 4 gennaio e a Minya il 6 gennaio; che lo Stato ha ordinato l'espulsione di migliaia di residenti da Rafah, ha creato una zona cuscinetto di 500 metri lungo il confine con la striscia di Gaza e ha imposto lo stato di emergenza per tre mesi in diverse zone del Sinai; che Ansar Bayt al-Maqdis, un gruppo di militanti attivo nella regione settentrionale del Sinai, ha giurato fedeltà allo Stato islamico; che il posto di frontiera con la striscia di Gaza a Rafah è a tutt'oggi perlopiù chiuso, restando aperto soltanto per tre giorni nel dicembre 2014 e aggravando pertanto il blocco dell'enclave imposto dai suoi due vicini;

I.      considerando che la nuova legge sulle riunioni pubbliche del 24 novembre 2013, adottata con decreto, stabilisce la base giuridica per l'imposizione di severe restrizioni al diritto di riunirsi pacificamente e alla libertà di espressione, in particolare garantendo al ministero dell'Interno un ampio margine di discrezionalità per la messa al bando e la repressione delle proteste, nonché per l'arresto dei manifestanti; che centinaia di intellettuali e giornalisti di spicco nonché i partiti politici hanno esortato le autorità ad abrogare senza indugio questa legge repressiva;

J.      considerando che le organizzazioni della società civile egiziane hanno ripetutamente espresso profonda preoccupazione per il recente progetto di legge sulle ONG, che imporrebbe un controllo completo e ingiustificato sui gruppi civici, assoggettandoli a organismi di sicurezza e amministrativi, oltre a consentire la comminazione di severe condanne contro i difensori dei diritti umani; che alle organizzazioni della società civile è stato imposto un termine, continuamente prorogato, entro il quale registrarsi a norma della legge n. 84, che prevede severe limitazioni all'indipendenza e alle attività delle ONG, o essere perseguite penalmente; che un decreto presidenziale del 21 settembre 2014 inteso a modificare il codice di procedura penale prevede pene severe, tra cui l'ergastolo, per le ONG che ricevono finanziamenti esteri nell'intento vagamente formulato di "nuocere all'interesse nazionale"; che le principali ONG egiziane per la difesa dei diritti umani hanno dichiarato che l'attuale ambiente repressivo ha toccato livelli mai raggiunti finora, neppure durante il regime autoritario di Mubarak; che gli organi di informazione governativi hanno lanciato una campagna denigratoria senza precedenti contro le ONG egiziane indipendenti per la difesa dei diritti umani;

K.     considerando che numerosi difensori dei diritti umani, oppositori e attivisti di gruppi giovanili sono stati arrestati, accusati e condannati arbitrariamente per le loro attività pacifiche in virtù della nuova legge sulle riunioni pubbliche; che attivisti di spicco, come il blogger Ahmed Douma, i leader del Movimento 6 aprile, Mohamed Adel e Ahmed Maher, e l'avvocato per i diritti umani, Mahinoor El-Masry, sono stati condannati a tre anni di reclusione per presunta violazione della nuova legge; che il blogger Alaa Abd El Fattah e 24 altri imputati sono stati condannati a 15 anni di reclusione per aver manifestato senza autorizzazione; che il 20 ottobre 2014 ventitrè persone, tra cui i difensori dei diritti umani, Yara Sallam e Sanaa Ahmed Seif, sono state condannate a tre anni di prigione per aver infranto la legge contro le manifestazioni; che alcuni studenti universitari sono stati arrestati e hanno subito pesanti sanzioni per aver partecipato a manifestazioni pacifiche nei campus universitari e che alcuni di loro sono stati uccisi dalla polizia presso le università; che in tutti questi casi i procedimenti giudiziari sono stati ampiamente denunciati in quanto politicamente motivati e inficiati da gravi carenze procedurali;

L.     considerando che le violenze contro le donne sarebbero in aumento nonostante l'adozione di una nuova legge contro le molestie sessuali, la quale resta a tutt'oggi inapplicata secondo le ONG egiziane di difesa dei diritti delle donne; che le attiviste egiziane si trovano in una situazione particolarmente vulnerabile e sono spesso vittime di violenze, aggressioni sessuali e altre forme di trattamento degradante in relazione alle loro attività pacifiche;

M.    considerando che il 23 giugno 2014 i giornalisti di Al Jazeera, Mohamed Fadel Fahmy, Peter Greste e Baher Mohamed, sono stati condannati a pene detentive comprese tra 7 e 10 anni con l'accusa di aver pubblicato "notizie false" e di cospirare con i Fratelli musulmani; che altri tre giornalisti – Sue Turton, Dominic Kane e Rena Netjes – sono stati condannati a 10 anni di reclusione in contumacia; che il 1° gennaio 2015 la Corte di cassazione egiziana ha ordinato che si celebrasse un nuovo processo; che l'ex Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha denunciato questi procedimenti giudiziari in quanto pieni di irregolarità procedurali e in violazione delle norme internazionali in materia di diritti umani; che almeno altri 14 giornalisti si trovano attualmente in prigione e che tutto ciò, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, colloca l'Egitto tra gli Stati più repressivi al mondo nei confronti degli organi di informazione; che l'autocensura è cresciuta in maniera drammatica dall'estate del 2013;

N.     considerando che il 22 dicembre 2014 il canale egiziano di Al Jazeera ha sospeso le proprie trasmissioni dal Qatar fino a quando le condizioni non saranno favorevoli alla ripresa del lavoro in Egitto; che nel settembre 2014 sette esponenti di primo piano dei Fratelli musulmani sono stati invitati a lasciare il Qatar; che entrambe le decisioni sarebbero legate a un disgelo nelle relazioni tra Doha e Il Cairo;

O.     considerando che il 23 dicembre 2014 un organo arbitrale del Cairo ha comminato al noto umorista egiziano Bassem Youssef un'ammenda di 50 milioni di lire egiziane (5,9 milioni di EUR) per una controversia con un canale televisivo che ha sospeso il suo programma per aver ridicolizzato la leadership militare del paese; che il suo programma, lo show satirico più popolare del mondo arabo anche in termini di audience, è stato annullato; che la maggior parte degli organi di informazione privati è saldamente legata al regime di Mubarak e a quello attuale;

P.     considerando che il 7 dicembre 2014 ventisei uomini sono stati arrestati per "atti di depravazione" in un hammam del Cairo; che l'arresto è stato trasmesso in televisione e presentato nell'ambito di una campagna intesa a punire i comportamenti sessuali devianti; che il 12 gennaio 2015 tutti gli imputati sono stati assolti; che il loro arresto, intenzionalmente umiliante, si iscrive nel contesto di un inasprimento della repressione contro la comunità LBGT del paese; che gli arresti di dicembre costituiscono il maggiore arresto collettivo di uomini accusati di omosessualità dall'era Mubarak; che nel settembre 2014 otto uomini sono stati condannati a tre anni di reclusione con l'accusa di depravazione sulla base di un video circolato su Internet, che mostrava ciò che sembrava essere un "matrimonio gay"; che nel dicembre 2014 la sentenza è stata ridotta a un anno di reclusione; che nel settembre 2014 un tribunale del Cairo condannava sei uomini a due anni di lavori forzati per aver pubblicizzato la loro dimora come luogo di incontri gay su Facebook; che, secondo le stime dell'organizzazione Egyptian Initiative for Personal Rights, almeno 150 persone sono state arrestate nel corso degli ultimi 18 mesi con l'accusa di depravazione;

Q.     considerando che, sebbene le mutilazioni genitali femminili (MGF) siano vietate in Egitto e le sanzioni per la violazione della relativa legge siano state notevolmente inasprite, questa pratica continua ad essere alquanto diffusa; che il primo processo per MGF nel paese si è concluso con il proscioglimento, il 20 novembre 2014, del medico e del padre di una tredicenne deceduta in seguito a una procedura di MGF; che il Pubblico ministero è ricorso in appello contro tale decisione;

R.     considerando che l'Unione europea è il maggiore partner economico dell'Egitto e la sua principale fonte di investimenti esteri; che, in linea con la politica europea di vicinato riveduta in seguito alla Primavera araba e, in particolare, con l'approccio del "di più a chi fa di più", il livello e la portata dell'impegno dell'Unione nei confronti dell'Egitto dipenderanno dai progressi compiuti dal paese nell'adempiere ai suoi impegni in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti umani; che il 21 agosto 2013 il Consiglio "Affari esteri" ha incaricato il vicepresidente/alto rappresentante di riesaminare l'assistenza dell'Unione a favore dell'Egitto; che il Consiglio ha deciso di rimodulare la cooperazione dell'Unione con l'Egitto in funzione degli sviluppi sul terreno;

S.     considerando che le elezioni parlamentari sono previste per marzo e aprile 2015; che tra le condizioni per l'invio di una missione di monitoraggio elettorale dell'Unione vi è la necessità che i partiti politici e i singoli candidati godano del diritto legittimo di partecipare alle elezioni, che vi sia libertà di espressione, in virtù della quale siano ammesse le critiche del governo in carica, unitamente al diritto alla libertà di circolazione e di riunione, nonché la necessità che tutti i partiti e tutti i candidati in lizza godano di un ragionevole accesso agli organi di informazione;

T.     considerando che nelle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 21 agosto 2013 si afferma che "gli Stati membri dell'UE hanno inoltre convenuto di sospendere le licenze di esportazione per le attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e di riesaminare quelle per le attrezzature oggetto della posizione comune 2008/944/PESC e di rivedere la loro assistenza nel settore della sicurezza con l'Egitto."; che tali conclusioni sono state ribadite dal Consiglio "Affari esteri" nel febbraio 2014;

U.     considerando che il 27 novembre 2014 la Francia ha annunciato una serie di accordi sulla vendita di armi con l'Egitto, tra cui un contratto del valore di 1 miliardo di EUR per la fornitura di quattro corazzate e il rinnovo degli aerei da caccia; che nel giugno 2014 gli Stati Uniti hanno sbloccato un pacchetto di aiuti militari del valore di 575 milioni di dollari USA (USD) a favore dell'Egitto, che era rimasto congelato dal golpe militare; che nell'agosto 2014 il Presidente russo Vladimir Putin si è impegnato a sviluppare la cooperazione militare e tecnologica con l'Egitto e che i due paesi starebbero per raggiungere un accordo del valore di 3 miliardi di USD per la fornitura di missili e aerei all'avanguardia;

1.      esprime profonda preoccupazione per l'assalto inesorabile allo stato di diritto, alle libertà fondamentali, al pluralismo politico e alla società civile in Egitto che le autorità egiziane portano avanti sin dal golpe militare del giugno 2013; deplora l'incessante allontanamento del paese dalle aspirazioni alla giustizia sociale, alla dignità, alla libertà e alla democrazia che hanno motivato la rivoluzione popolare del 25 gennaio 2011;

2.      denuncia la continua brutalità della polizia e dei militari, le vessazioni, gli arresti di massa e i procedimenti penali fittizi nei confronti di centinaia di individui – giornalisti, difensori dei diritti umani, intellettuali, studenti, sindacalisti e attivisti dell'opposizione – quale risposta al semplice esercizio pacifico delle libertà fondamentali; invita le autorità egiziane ad applicare scrupolosamente le esplicite garanzie costituzionali previste a tutela delle libertà in questione;

3.      chiede ancora una volta la liberazione immediata e incondizionata di tutte le persone detenute unicamente per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione pacifica, tra cui i difensori dei diritti umani Yara Salam e Sanaa Ahmed Seif; chiede l'immediata liberazione dell'attivista per i diritti umani Alaa Abd El Fattah e dell'avvocato per i diritti umani Mahinour El-Masry, nonché la revoca delle loro severe pene detentive; invita le autorità a revocare l'ingiustificata messa al bando del Movimento 6 aprile e ad annullare le sentenze contro gli attivisti dell'organizzazione, tra cui Ahmed Maher e Mohamed Adel;

4.      esprime a tutt'oggi profonda preoccupazione per l'aggravamento delle condizioni di sicurezza in Egitto, anche per il proliferare di attentati terroristici e di altri atti di violenza rivendicati da gruppi islamisti radicali; è gravemente preoccupato per la situazione nel Sinai e le segnalazioni di una crescente radicalizzazione, soprattutto tra i giovani; esprime la propria solidarietà alle vittime e sostiene tutti gli sforzi messi in campo dalle autorità egiziane per far fronte alla grave minaccia dell'estremismo islamico in modo coerente con le norme sui diritti umani; esprime preoccupazione per le denunce di misure brutali contro le popolazioni locali, tra cui l'espulsione di migliaia di residenti a Rafah; sottolinea il fatto che combattere il terrorismo con la violenza non fa altro che accrescere la violenza da ambo le parti e invita le autorità egiziane a debellare le cause dell'estremismo mediante l'inclusione di tutte le forze politiche nel processo politico; chiede alle autorità egiziane di affrontare la questione delle annose rimostranze della popolazione beduina del Sinai, frutto dell'alienazione politica e della privazioni economiche, e chiede la cessazione della repressione nei confronti delle voci indipendenti nel Sinai;

5.      è seriamente preoccupato per l'abuso sistematico della Magistratura quale strumento del regime egiziano per soffocare tutte le forme di dissenso nel paese; esorta le autorità egiziane a sostenere scrupolosamente l'indipendenza della Magistratura e a garantire efficacemente il diritto al giusto processo conformemente alla Costituzione e alle norme internazionali;

6.      deplora l'estensione inaudita della giurisdizione militare sulle cause civili, che ha comportato il deferimento di centinaia di civili ai tribunali militari, anche con effetto retroattivo; invita le autorità egiziane ad abrogare il decreto dell'ottobre 2014, che costituisce la base giuridica di tale prassi, e dall'astenersi dal processare i civili nei tribunali militari, conformemente alle norme internazionali e regionali;

7.      esprime profonda preoccupazione per il grave peggioramento del contesto mediatico; chiede la liberazione immediata e incondizionata dei giornalisti di Al Jazeera, il nuovo processo dei quali è stato ordinato il 1° gennaio 2015, e di tutti i professionisti dell'informazione e blogger condannati semplicemente per aver svolto attività legittime, tra cui Mahmoud Abdel Nabi, Mahmoud Abu Zeid, Samhi Mustafa, Ahmed Gamal, Ahmed Fouad e Abdel Rahman Shaheen;

8.      manifesta assoluta ripugnanza per le sentenze capitali collettive inflitte ai sostenitori dei Fratelli musulmani, a seguito di processi incredibilmente iniqui, tra cui il più recente del 2 dicembre 2014, in occasione del quale sono stati condannati a morte 188 imputati; chiede l'annullamento di tali condanne e la garanzia di un nuovo giusto processo per gli imputati, come pure l'applicazione di una moratoria alla pena di capitale in vista dell'abolizione di questa forma di giustizia crudele e disumana; ribadisce la ferma posizione di principio dell'Unione contro la pena capitale; rileva che l'Egitto è il quarto paese al mondo per numero di sentenze capitali pronunciate;

9.      esprime la ferma convinzione che una società veramente pluralistica e inclusiva costituisca l'elemento fondamentale per la sicurezza e la stabilità a lungo termine dell'Egitto; invita al riguardo le autorità egiziane a riconsiderare la designazione del principale gruppo di opposizione, i Fratelli musulmani, come gruppo terroristico;

10.    denuncia la repressive legge anti-manifestazioni del novembre 2013, utilizzata in numerose occasioni per vietare qualsiasi forma di protesta critica del regime, come pure per disperdere con la forza e arrestare i manifestanti; esorta le autorità egiziane ad abrogare o a modificare tale legge al fine di conformarla alle norme internazionali in materia di diritti umani;

11.    esprime preoccupazione per le segnalazioni relative a un progetto di legge altamente restrittivo in materia di ONG ed esorta le autorità a garantire che la futura legislazione sia conforme alle garanzie costituzionali sulla libertà di associazione;

12.    condanna l'uccisione illegale di massa di manifestanti pacifici, in particolare dei membri e dei sostenitori dei Fratelli musulmani, da parte delle forze di sicurezza egiziane sin dal golpe militare; invita le autorità egiziane a ordinare alle proprie forze di sicurezza di ricorrere alla forza contro i manifestanti in maniera scrupolosamente conforme alle norme internazionali di proporzionalità e necessità; deplora il clima di quasi totale impunità per gli ufficiali di sicurezza responsabili del ripetuto ricorso alla forza eccessiva e di altre gravi violenze nel corso dell'ultimo anno;

13.    esprime il proprio sdegno per l'inasprimento delle misure restrittive nei confronti della comunità LGBT in Egitto, che si sostanzia in un crescente numero di arresti, anche nelle condizioni più umilianti, e severe pene detentive nei confronti di individui sulla base del loro orientamento sessuale; invita le autorità egiziane a cessare la campagna di odio contro la comunità LGBT e le esorta a porre fine alla criminalizzazione di questa categoria di persone sulla base della cosiddetta "legge sulla depravazione" nonché a liberare le persone LGBT che sono state arrestate e incarcerate in virtù di tale legge;

14.    considera estremamente deplorevole l'esito del primo processo celebratosi in Egitto contro il reato di MGF presso il tribunale per i reati minori ad Agga il 20 novembre 2014 e chiede alle autorità e alla Magistratura egiziane di indagare, perseguire e condannare effettivamente tutti i responsabili di atti così crudeli e nocivi, conformemente alla legislazione nazionale egiziana;

15.    invita le autorità egiziane a cooperare pienamente con i meccanismi delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, anche accogliendo le richieste di diversi relatori speciali dell'ONU, ancora in sospeso, di visitare l'Egitto e a tener fede all'impegno assunto dal paese riguardo all'apertura di una sede regionale dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani;

16.    sottolinea che il livello inaudito della repressione in Egitto esclude che l'Unione possa adottare una strategia dello "status quo" e giustifica per contro un riesame approfondito ed esaustivo delle sue relazioni con l'Egitto; chiede la rapida adozione delle conclusioni del Consiglio "Affari esteri", che dovrebbero prevedere misure efficaci e mirate in risposta alla situazione nel paese; esprime la propria contrarietà a qualsiasi nuova iniziativa riguardo all'impegno dell'Unione nei confronti delle autorità egiziane, incluso il dialogo a livello tecnico, prima che sia effettuato un siffatto processo riesame della politica in questione;

17.    esprime il proprio rammarico per la debole reazione pubblica del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e degli Stati membri di fronte alla serie di scandalose sentenze contro i difensori dei diritti umani, che non è all'altezza degli impegni dell'Unione, in particolare nell'ambito degli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani, e che può essere interpretata dalle autorità egiziane soltanto come un avallo all'attuale spirale di repressione; si attende che l'Unione europea, in particolare il VP/AR e la delegazione UE al Cairo, intensifichi la sua reazione pubblica agli ulteriori attacchi del regime egiziano contro i difensori dei diritti umani e altre voci del dissenso, sostenga i soggetti a rischio o detenuti e garantisca un monitoraggio esaustivo dei processi a loro carico;

18.    invita l'Unione ad adottare un elenco dei prigionieri di coscienza egiziani, il cui destino servirà da elemento oggettivo in funzione del quale determinare il futuro delle relazioni UE-Egitto;

19.    richiama l'attenzione sulla flagrante applicazione di due pesi e due misure da parte dell'UE in relazione all'uccisione di massa di manifestanti da parte di paesi partner ed evidenzia il contrasto tra la mancata risposta dell'Unione alle uccisioni di piazza Rabaa dell'agosto 2013 e le misure coercitive adottate dalla stessa in seguito alla repressione delle manifestazioni in piazza Tienanmen a Pechino nel 1989 e ad Andijan in Uzbekistan nel 2005; invita gli Stati membri, ispirandosi alla rapida reazione dell'Unione alla brutale repressione delle manifestazioni in un altro paese del vicinato europeo, l'Ucraina, ad adottare sanzioni mirate, tra cui il congelamento di beni e il divieto del rilascio del visto nei confronti dei responsabili delle violazioni dei diritti umani, delle violenze e del ricorso eccessivo alla forza in Egitto;

20.    deplora la continua cooperazione in materia di sicurezza e gli annunciati accordi sulle armi conclusi con l'Egitto dagli Stati membri, in particolare dalla Francia, che sono contrari alla posizione comune dell'UE sull'esportazione di armi; chiede la messa al bando, a livello di Unione, dell'esportazione di qualsiasi forma di attrezzature di sicurezza e la proibizione degli aiuti militari all'Egitto; invita il vicepresidente/alto rappresentante a riferire in merito alla situazione attuale della cooperazione militare e di sicurezza degli Stati membri con il regime egiziano, come pure ai risultati del riesame, da parte degli Stati membri, della loro assistenza all'Egitto nel settore della sicurezza, come stabilito dal Consiglio "Affari esteri" nell'agosto 2013;

21.    ribadisce l'invito al vicepresidente/alto rappresentante a precisare le misure specifiche adottate in risposta alla decisione del Consiglio "Affari esteri" dell'agosto 2013 di riesaminare l'assistenza dell'Unione a favore dell'Egitto; chiede alla Commissione di fornire chiarimenti riguardo alla situazione attuale degli ingenti fondi destinati a cinque programmi di sostegno al bilancio e ai piani per l'esecuzione di tali fondi conformemente agli orientamenti della Commissione in materia di sostegno al bilancio e alle raccomandazioni della Corte dei conti del giugno 2013; invita la Commissione a precisare le garanzie poste in essere nell'ambito dei programmi finanziati al titolo del Fondo d'investimento per la politica di vicinato per quanto riguarda i rischi di corruzione, nonché le entità economiche e finanziarie controllate dai militari;

22.    chiede l'immediata sospensione di tutti gli impegni con le autorità egiziane in materia di facilitazioni commerciali, tra cui il congelamento della valutazione d'impatto sulla sostenibilità commerciale a sostegno del previsto Accordo di libero scambio completo e approfondito;

23.    esprime seri dubbi riguardo alla correttezza, all'inclusività e alla credibilità delle prossime elezioni parlamentari a fronte delle continue restrizioni alle libertà fondamentali e del nuovo quadro elettorale, che è stato ampiamente criticato per la sua mancata conformità con le norme democratiche internazionali; insiste affinché, qualora l'Unione europea sia invitata a monitorare tali elezioni, il VP/AR si astenga dall'inviare una missione di monitoraggio, conformemente alle norme internazionali e dell'Unione in materia di monitoraggio elettorale; invita l'Unione a far chiaramente presente alle autorità egiziane che lo svolgimento e l'esito di tali elezioni costituiranno gli elementi cruciali per il futuro sviluppo delle relazioni UE-Egitto; deplora l'invio nel maggio 2014 di una missione UE di monitoraggio elettorale a pieno titolo che, oltre ad essere contraria agli orientamenti dell'Unione in materia di monitoraggio elettorale, ha danneggiato la reputazione e credibilità dell'Unione;

24.    incoraggia ancora una volta il VP/AR a mobilitare il sostegno dell'Unione a favore di una risoluzione della situazione in Egitto in occasione della prossima sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, il che permetterebbe, tra l'altro, di avviare un'indagine internazionale sull'uccisione di manifestanti e sulle accuse di tortura e maltrattamento da parte delle forze di sicurezza sin dal golpe militare;

25.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri nonché al Presidente e al governo della Repubblica araba d'Egitto.

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Testi approvati, P8_TA(2014)0007.

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