Procedura : 2015/2685(RSP)
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B8-0840/2015

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PV 10/09/2015 - 8.5
CRE 10/09/2015 - 8.5
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P8_TA(2015)0318

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0836/2015
7.9.2015
PE565.808v01-00
 
B8-0840/2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sul ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente (2015/2685(RSP))


Martina Anderson, Neoklis Sylikiotis, Patrick Le Hyaric, Ángela Vallina, Sofia Sakorafa, Younous Omarjee, Marisa Matias, Tania González Peñas, Lola Sánchez Caldentey, Estefanía Torres Martínez, Pablo Iglesias, Marina Albiol Guzmán, Paloma López Bermejo, Javier Couso Permuy, Lidia Senra Rodríguez, Josu Juaristi Abaunz, Malin Björk, Stelios Kouloglou, Kostas Chrysogonos, Takis Hadjigeorgiou, Eleonora Forenza, Merja Kyllönen, Marie-Christine Vergiat, Kateřina Konečná a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sul ruolo dell'UE nel processo di pace in Medio Oriente (2015/2685(RSP))  
B8‑0840/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sul conflitto israelo-palestinese,

–       vista la decisione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 2012 di concedere alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro,

–       vista la risoluzione 194 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e le risoluzioni 242 (1967), 252 (1968), 338 (1972), 476 (1980), 478 (1980) e 1860 (2009) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–       vista la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–       viste le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani, di cui Israele e Palestina sono firmatari,

–       vista la risoluzione A/HRC/29/L.35 del Consiglio dei diritti umani dell'ONU intesa ad assicurare l'assunzione di responsabilità e la giustizia per tutte le violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, adottata il 3 luglio 2015 con il sostegno unanime dell'UE,

–       vista la Carta delle Nazioni Unite,

–       vista la quarta Convenzione di Ginevra,

–       vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, del 20 novembre 1989, in particolare gli articoli 9 e 37,

–       vista la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottata mediante la risoluzione 39/46 dell'Assemblea generale dell'ONU, del 10 dicembre 1984,

–       visti gli accordi di Oslo ("Dichiarazione dei principi riguardanti progetti di autogoverno ad interim") del 13 settembre 1993,

–       visto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, del 9 luglio 2004, intitolato "Conseguenze giuridiche della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati",

–       visto l'Accordo di associazione UE-Israele, in particolare l'articolo 2,

–       viste le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente del 16 dicembre 2013, del 14 maggio 2012, del 23 maggio e del 18 luglio 2011, nonché dell'8 dicembre 2009,

–       viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'UE del 20 luglio 2015 sul Medio Oriente,

–       visti gli orientamenti dell'Unione in materia di promozione e rispetto del diritto umanitario internazionale,

–       viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini sulla situazione in Israele e in Palestina,

–       vista la decisione del 30 ottobre 2014 del governo svedese di riconoscere lo Stato di Palestina, ed il riconoscimento della Palestina da parte del Vaticano nel giugno 2015,

–       vista la lettera inviata al VP/AR da 16 ministri degli Esteri dell'UE in data 13 aprile 2015, in cui si chiede l'introduzione di linee guida a livello dell'UE sulla corretta etichettatura dei prodotti degli insediamenti,

–       vista la dichiarazione rilasciata il 7 maggio 2015 dal VP/AR, Federica Mogherini, sulla formazione del nuovo governo israeliano, nonché le dichiarazioni del suo portavoce sull'attacco incendiario in Cisgiordania, del 31 luglio 2015, e sulle recenti decisioni di Israele di ampliare ulteriormente gli insediamenti, del 29 luglio 2015,

–       vista la dichiarazione locale dell'UE del 24 agosto 2015 sulle demolizioni nell'Area C e sui lavori di costruzione del muro di separazione nella Valle di Cremisan;

–       viste le relazioni dei capimissione dell'UE su Gerusalemme Est del gennaio 2012, sull'Area C e sulla costruzione dello Stato palestinese del luglio 2011, sulla violenza da parte dei coloni dell'aprile 2011, nonché la nota di accompagnamento dei capimissione dell'UE sulla violenza da parte dei coloni del febbraio 2012,

–       viste le linee guida dell'UE sull'ammissibilità delle entità israeliane e le relative attività nei territori occupati da parte di Israele dal giugno 1967 a fini di sovvenzioni, premi e strumenti finanziari finanziati dall'UE a partire dal 2014 in poi,

–       visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che, 48 anni dopo la guerra del 1967, Israele continua ad occupare la Palestina, in violazione del diritto internazionale e di tutte le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e che lo Stato palestinese, secondo i confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale, deve ancora diventare membro a pieno titolo dell'ONU ai sensi della risoluzione ONU del 1948;

B.     considerando che, nel novembre 2012, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro; considerando che conseguire una pace giusta e duratura tra israeliani e palestinesi, così come, in un contesto più ampio, tra arabi e israeliani è uno degli obiettivi della comunità internazionale nonché una posizione dichiarata dell'UE;

C.     considerando che il Parlamento ha ripetutamente espresso il suo forte sostegno per la soluzione fondata su due Stati, lo Stato di Israele ed uno Stato palestinese indipendente, democratico, contiguo e capace di esistenza autonoma, con Gerusalemme Est come capitale, secondo i confini del 1967, che possano coesistere in pace;

D.     considerando che vent'anni dopo gli accordi di Oslo e la loro mancata applicazione da parte di Israele, i palestinesi non nutrono più alcuna fiducia nei negoziati;

E.     considerando che Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato palestinese, ha comunicato la propria intenzione di fissare un calendario, per il tramite delle Nazioni Unite, per porre fine all'occupazione israeliana dei territori palestinesi entro tre anni; che la Lega araba ha appoggiato questo piano d'azione e ha chiesto la convocazione di una conferenza internazionale con l'obiettivo di giungere ad una soluzione definitiva sulla base dell'iniziativa di pace araba; che sforzi paralleli, sotto la guida della Francia, sono in corso in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU;

F.     considerando che i ripetuti sforzi compiuti sotto la guida degli Stati Uniti, anche nel 2014, per conseguire un processo di pace significativo tra Israele e Palestina sono falliti, con scarse possibilità che tale formato abbia successo in futuro;

G.     considerando che le politiche del governo israeliano stanno portando ad un'ulteriore erosione e al totale annullamento delle possibilità di conseguire una soluzione basata su due Stati, come stabilito da tutte le pertinenti risoluzioni dell'ONU, nonché dalle rilevanti decisioni del Consiglio UE;

H.     considerando che i primi provvedimenti legislativi del governo di coalizione israeliano, al potere da maggio 2015, hanno confermato il suo orientamento ideologico nazionalista, a favore degli insediamenti e di estrema destra, anche per quanto riguarda l'adozione della legge sull'alimentazione forzata, l'inasprimento delle sanzioni contro i lanciatori di pietre nelle manifestazioni ed una proposta di estendere il ricorso alla pena capitale; considerando che sono in fase di elaborazione progetti di legge miranti a limitare l'autorità della Corte suprema ed a restringere lo spazio pubblico per i soggetti della società civile; che il governo di Israele ha annunciato la costruzione di centinaia di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est e in Cisgiordania ed ha ripreso la costruzione del muro di separazione, benché la Corte internazionale di giustizia lo abbia dichiarato illegale nel 2004;

I.      considerando che la popolazione palestinese in Cisgiordania, in particolare nell'Area C e a Gerusalemme Est, è vittima di palesi violazioni dei suoi diritti, tra cui la violenza dei coloni, la deviazione dei corsi d'acqua, severe restrizioni alla libertà di circolazione, la distruzione delle abitazioni e gli sfratti forzati; che il trasferimento forzato dei residenti di un territorio occupato costituisce una grave violazione del diritto umano internazionale; che la politica di pianificazione è utilizzata come mezzo per sfrattare i palestinesi ed estendere gli avamposti degli insediamenti; che anche le esercitazioni militari sono utilizzate come mezzo per trasferire con la forza centinaia di palestinesi, in particolare nella valle del Giordano; che, secondo l'ONU, i coloni israeliani hanno compiuto almeno 120 attacchi contro i palestinesi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania dall'inizio del 2015; che, secondo la ONG israeliana B'Tselem, almeno 13 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza di Israele e tre civili israeliani sono stati uccisi dai palestinesi durante la prima metà del 2015 nei territori palestinesi occupati;

J.      considerando che 5 700 detenuti e prigionieri palestinesi, compresi 160 bambini, 26 donne e 400 persone in detenzione amministrativa, si trovano attualmente nelle carceri israeliane; che 10 membri del Consiglio legislativo palestinese, tre dei quali sono in detenzione amministrativa, sono detenuti nelle carceri israeliane; che il 30 luglio 2015 la Knesset ha adottato la legge sull'alimentazione forzata, che autorizza l'alimentazione forzata dei detenuti palestinesi che praticano lo sciopero della fame;

K.     considerando che gli insediamenti israeliani sono illegali ai sensi del diritto internazionale e costituiscono un grave ostacolo al processo di pace ormai da molti anni; considerando che i prodotti degli insediamenti israeliani sono tuttora importati nel mercato europeo con un trattamento preferenziale, nonostante il fatto che l'attuale legislazione dell'UE non consenta l'importazione di tali prodotti in base ai termini preferenziali dell'accordo di associazione UE-Israele;

L.     considerando che, secondo il gruppo palestinese di monitoraggio, dal 2004 i coloni ebrei sono stati responsabili di oltre 11 000 attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania; che, stando all'organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, solo l'1,9% dei casi di violenza perpetrati dai coloni deferiti ai tribunali tra il 2005 e il 2014 si è concluso con un'effettiva azione penale;

M.    considerando che, in base al diritto internazionale, le parti terze, inclusi gli Stati membri, hanno il dovere di non riconoscere, aiutare o assistere gli insediamenti, e sono altresì tenute ad opporvisi efficacemente;

N.     considerando che il VP/AR precedente si era impegnato a pubblicare entro luglio 2013 delle linee guida valide a livello dell'UE per la corretta etichettatura dei prodotti d'importazione provenienti da territori situati all'esterno dei confini israeliani anteriori al 1967; che in una lettera datata aprile 2015 una chiara maggioranza di Stati membri ha espresso la propria irritazione per il fatto che il VP/AR avesse ripetutamente rinviato la pubblicazione di tali linee guida e lo ha sollecitato ad intervenire; che tre Stati membri – Regno Unito, Danimarca e Belgio – hanno pubblicato proprie linee guida nazionali volontarie;

O.     considerando che, secondo l'Ufficio dell'ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), nell'agosto 2015 sono state demolite, nella zona C e a Gerusalemme Est, 142 strutture di proprietà palestinese, 16 delle quali finanziati dai paesi donatori; che a causa di tali demolizioni sono state sfollate 201 persone, compresi 121 bambini, e che le persone coinvolte in senso più ampio sono 426, di cui 233 bambini; che si è trattato della maggiore demolizione registrata in tali zone dal gennaio 2013;

P.     considerando che, a un anno di distanza dall'operazione militare israeliana "Margine di protezione", che ha provocato la morte di oltre 2 100 palestinesi e 66 israeliani (tra cui, rispettivamente, 1 462 e cinque civili), le parti non hanno adempiuto al loro dovere di indagare effettivamente sulle presunte violazioni e perseguire i responsabili; che la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite incaricata di indagare sulla suddetta operazione militare ha concluso, nel giugno 2015, che sia Israele che Hamas si sono macchiati di crimini di guerra e che la devastazione del territorio non ha precedenti; che Israele si è rifiutato di cooperare con la suddetta commissione d'inchiesta, cui ha precluso l'accesso a Gaza;

Q.     considerando che l'accordo di cessate il fuoco del 26 agosto 2014 non è stato attuato, segnatamente per quanto riguarda la revoca del blocco; che, a causa delle pesanti restrizioni all'ingresso di materiali da costruzione, finora non è stata ricostruita nessuna delle 19 000 abitazioni interamente distrutte; che 100 000 persone sono a tutt'oggi sfollate; che il 95% dell'acqua della Striscia di Gaza non è potabile; che il perdurare del blocco di Gaza sta avendo un impatto devastante sui suoi 1,8 milioni di abitanti; che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), la chiusura di Gaza costituisce a tutt'oggi una punizione collettiva imposta in palese spregio degli obblighi di Israele derivanti dal diritto internazionale umanitario; considerando le conclusioni della relazione della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) del 1° settembre 2015, secondo cui il blocco ha provocato una brusca inversione nello sviluppo di Gaza e che quest'ultima potrebbe diventare inabitabile entro il 2020;

R.     considerando che l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione (UNRWA) – che garantisce servizi essenziali ai profughi palestinesi nei territori palestinesi occupati nonché in Giordania, in Libano e in Siria – è confrontata alla più grave crisi di finanziamento della sua storia; che l'Unione europea e i suoi Stati membri si confermano i maggiori finanziatori dell'UNRWA, dal momento che garantiscono quasi il 40% del sostegno totale a favore dell'agenzia;

S.     considerando che nell'aprile 2014 si è insediato un governo di unità palestinese appoggiato da Hamas e Fatah, il quale accetta i principi del Quartetto di non violenza, del rispetto degli accordi precedenti e del riconoscimento di Israele, ed è appoggiato dagli Stati Uniti e dall'Unione europea; che, tuttavia, gli sforzi mirati alla riconciliazione palestinese non hanno prodotto alcun progresso tangibile;

T.     considerando che, dalla firma della Dichiarazione di principi di Oslo, nel 1993, la comunità dei donatori ha investito nei territori palestinesi occupati più di 23 miliardi di EUR per la pace e gli aiuti allo sviluppo; che in tale periodo si è registrata una crescita costante delle disuguaglianze e dei tassi di disoccupazione e povertà fra i palestinesi;

U.     considerando che da una valutazione realizzata per conto della Commissione nel maggio 2014 e intesa a valutare la cooperazione dell'Unione europea con i territori palestinesi occupati e il sostegno al popolo palestinese, è emerso che l'attuale paradigma di cooperazione ha raggiunto i propri limiti in assenza di una strategia politica parallela messa in atto dall'Unione per superare gli ostacoli rappresentati dalle politiche israeliane di occupazione e insediamento e dalla divisione politica della Cisgiordania e di Gaza;

V.     considerando che lo status di Gerusalemme resta una questione fondamentale nel processo di pace in Medio Oriente; che l'Unione e la comunità internazionale non hanno mai accettato l'annessione unilaterale di Gerusalemme Est da parte di Israele; che i palestinesi di Gerusalemme Est continuano a soffrire per la mancanza di uno status giuridico sicuro di residente, per la confisca delle loro terre e per la discriminazione sistematica nell'accesso ai servizi pubblici, alla pianificazione e all'edilizia, come pure nell'accesso ai luoghi e ai siti di culto, in ragione delle politiche del governo israeliano intese modificare la composizione demografica della zona;

W.    considerando che, secondo i dati dell'UNRWA, il numero dei profughi palestinesi, un'altra questione chiave del processo di pace, raggiunge ormai quasi 5 milioni, la stragrande maggioranza dei quali sono profughi di seconda e di terza generazione;

X.     considerando che l'articolo 2 dell'accordo di associazione UE-Israele sancisce chiaramente che: "le relazioni tra le parti, così come tutte le disposizioni del presente accordo, si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, cui si ispira la loro politica interna e internazionale e che costituisce elemento essenziale dell'accordo";

Y.     considerando che il diritto umanitario internazionale e la normativa internazionale in materia di diritti umani, come pure la quarta Convenzione di Ginevra, si applicano pienamente alla Cisgiordania, comprese Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza;

1.      chiede la fine dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est;

2.      sottolinea che la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati si basa sulla risoluzione delle Nazioni Unite del 1948 e sul riconoscimento di entrambi gli Stati da parte della comunità internazionale, ragion per cui esorta tutti gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, nonché le organizzazioni delle Nazioni Unite a riconoscere, in ossequio alla decisione dell'ONU del novembre 2012, lo Stato di Palestina nei suoi confini del 1967 con capitale Gerusalemme Est, come sancito nelle risoluzioni dell'ONU, che conviva con lo Stato di Israele in condizioni di pace e sicurezza;

3.      sottolinea che il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte degli Stati membri dovrebbe contribuire all'immediata ripresa di negoziati di pace diretti tra israeliani e palestinesi ed esorta l'Unione europea a diventare un protagonista politico nel processo di pace in Medio Oriente, sostenendo sforzi tangibili nel quadro delle Nazioni Unite verso una soluzione globale, che includa le questioni legate allo status finale; ritiene che i progressi del processo di pace in Medio Oriente gioverebbero in generale all'intera regione travagliata;

4.      ribadisce la necessità che lo sviluppo delle relazioni tra l'Unione europea e Israele sia fermamente vincolato al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, come previsto all'articolo 2 dell'accordo di associazione;

5.      condanna con fermezza la continua espansione degli insediamenti israeliani, che viola il diritto internazionale, alimenta i risentimenti palestinesi e compromette la fattibilità e le prospettive della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati; invita le autorità israeliane a cessare e a invertire immediatamente la loro politica di insediamento e di confisca di terre, iniziando urgentemente con quelle a sud di Betlemme;

6.      esprime profonda preoccupazione per lo sfruttamento da parte israeliana delle risorse naturali palestinesi e per il diffuso fenomeno dei trasferimenti forzati, soprattutto nella zona C, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale; deplora, in particolare, le recenti decisioni di tribunali israeliani che autorizzano le demolizioni e il trasferimento forzato di comunità beduine in Cisgiordania per la costruzione di insediamenti ebraici; invita le autorità israeliane a rispettare pienamente i diritti dei beduini e a revocare immediatamente gli ordini di demolizione ed espulsione per i villaggi delle comunità di Usya e Abu Nwar;

7.      esprime profonda costernazione per la crescente tendenza dei coloni alla violenza incontrollata, tra cui di recente l'uccisione di un bambino palestinese di 18 mesi in un attentato incendiario nel villaggio palestinese di Douma il 28 luglio 2015; plaude al fatto che tale crimine sia stato generalmente condannato dagli esponenti politici israeliani, sebbene buona parte di essi non riconosca la natura endemica della violenza dei coloni, favorita da un clima di impunità e incitamento che dura da decenni;

8.      chiede la fine immediata del blocco illegale della Striscia di Gaza, che costituisce una punizione collettiva della popolazione locale; esorta tutte le parti a dare effettiva attuazione alle condizioni stabilite nell'accordo di cessate il fuoco raggiunto nell'agosto 2014; invita l'Unione europea ad adottare misure concrete per spingere Israele a porre fine al blocco, in particolare fissando un calendario; deplora le continue restrizioni imposte da Israele in materia di accesso di materiali da costruzione a Gaza; invita il governo israeliano a cessare la sua procedura arbitraria e non trasparente di classificazione dei materiali quali "dual-use" e di conformare il proprio elenco di materiali dual-use agli standard internazionali, in particolare rimuovendone legno, conglomerati, barre d'acciaio e cemento; sottolinea che Israele, in veste di potenza occupante e conformemente alla quarta Convenzione di Ginevra, è il solo e principale responsabile del mantenimento delle condizioni minime di sussistenza degli abitanti di Gaza;

9.      ribadisce la sua richiesta di procedere con urgenza alla ricostruzione e alla riabilitazione della Striscia di Gaza a seguito della guerra dell'estate 2014, che deve costituire una priorità in termini di aiuti umanitari per l'Unione europea e la comunità internazionale; elogia in proposito l'eroico lavoro compiuto svolto dall'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA); invita i donatori internazionali ad adempiere agli impegni assunti nella conferenza del Cairo di ottobre 2014;

10.    torna ancora a chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, in particolare dei membri del Consiglio legislativo palestinese; chiede il pieno rispetto dei diritti dei detenuti politici e dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, compresi quelli che mettono in atto uno sciopero della fame; ritiene che la legge sull'alimentazione forzata adottata dalla Knesset il 30 luglio 2015 costituisca una violazione dei diritti umani internazionali e ne chiede la revoca immediata;

11.    ritiene che l'Unione europea dovrebbe assumere le proprie responsabilità e diventare un reale attore politico e facilitatore del processo di pace in Medio Oriente, e chiede all'Unione europea di:

•     condannare la politica delle punizioni collettive perseguita da Israele nei confronti del popolo palestinese e chiedere che si ponga fine all'impunità israeliana per quanto riguarda le continue e massicce violazioni del diritto internazionale e umanitario, della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

•     attuare l'articolo 2 dell'accordo di associazione UE-Israele, congelando tale accordo sino a quando Israele continui a violare i diritti umani;

•     imporre un divieto di esportazione di armi dall'Unione europea in Israele; proibire tutte le importazioni di armi da Israele nell'Unione europea; porre immediatamente fine alla cooperazione con Israele nel contesto dell'Agenzia europea per la difesa (AED);

•     non concedere sovvenzioni a entità israeliane tramite Orizzonte 2020;

•     chiedere risarcimenti a Israele per i progetti finanziati dall'Unione europea distrutti durante aggressioni ripetute a Gaza e in Cisgiordania;

•     sostenere la richiesta del Presidente palestinese Mahmoud Abbas di porre la Palestina sotto protezione internazionale;

•     invitare i governi di tutti gli Stati membri dell'Unione a dare attuazione agli orientamenti del 19 luglio 2013 e chiedere che si introduca un divieto all'importazione nell'Unione europea di tutte le merci provenienti da Israele prodotte negli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati;

12.    chiede che l'Unione europea risponda alla continua espansione delle colonie israeliane escludendo rigorosamente l'applicazione degli accordi UE-Israele ai territori palestinesi occupati, rafforzando le consulenze ai cittadini e alle imprese dell'Unione europea sugli insediamenti e le loro attività e ingaggiando azioni nei confronti delle imprese dell'Unione europea che si rendano complici di violazioni negli insediamenti, adottando misure concrete nei confronti dei coloni, tra cui una politica di non-contatto e il divieto di concessione di visto, escludendo i prodotti degli insediamenti dal mercato interno dell'Unione europea e congelando le relazioni UE-Israele a norma dell'articolo 2 dell'accordo di associazione;

13.    accoglie con favore l'impegno dell'Unione europea – in uno spirito di differenziazione tra Israele e le sue attività nei territori palestinesi occupati – volto a garantire che tutti gli accordi tra l'Unione europea e Israele indichino inequivocabilmente ed esplicitamente la loro inapplicabilità nei territori occupati da Israele nel 1967, come ribadito nelle conclusioni del Consiglio Affari esteri del 20 luglio 2015; chiede la corretta etichettatura dei prodotti degli insediamenti israeliani sul mercato dell'Unione europea, in conformità con la legislazione comunitaria vigente e con la politica da tempo applicata dall'Unione europea a tale riguardo;

14.    esprime la sua profonda preoccupazione per la grave crisi di finanziamento dell'UNRWA; chiede un maggiore sostegno finanziario dell'Unione europea per l'UNRWA ed esorta tutti gli altri donatori a intensificare il loro finanziamento all'Agenzia, ma chiede altresì che si affronti il nodo centrale del problema dei profughi palestinesi, vale a dire il loro diritto al ritorno; loda l'UNRWA e si congratula con essa per i suoi sforzi straordinari, che hanno reso possibile dichiarare aperto l'anno scolastico 2015-2016 per gli allievi palestinesi profughi;

15.    accoglie con favore il voto unanime degli Stati membri dell'Unione europea a favore della risoluzione del 3 luglio 2015 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite su "Garantire la responsabilità e la giustizia per tutte le violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est" e invita l'Unione europea ad assicurare la piena attuazione delle raccomandazioni contenute nella relazione d'inchiesta della Commissione indipendente delle Nazioni Unite, comprese le raccomandazioni di sostenere attivamente i lavori della Corte penale internazionale in relazione ai territori palestinesi occupati;

16.    si compiace, ancora una volta, della ratifica da parte palestinese dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale; deplora il rifiuto dell'AR/VP di anche solo prendere atto di questo importante passo verso la presa di responsabilità per le violazioni commesse in futuro da tutte le parti; ritiene che un siffatto comportamento pregiudichi manifestamente la credibilità della politica dei diritti umani dell'Unione e le sue dichiarazioni sulla rendicontabilità e la giustizia internazionale;

17.    esprime preoccupazione per le notizie relative a un deterioramento del clima per le ONG attive nel campo dei diritti umani in Israele e ai crescenti tentativi da parte del governo di soffocare il dissenso e l'arte indipendente, anche attraverso l'adozione di progetti di legge volti a limitare fortemente le attività delle ONG; invita le rappresentanze diplomatiche dell'Unione europea a impegnarsi con le autorità israeliane su questa questione urgente e a continuare a sostenere gli attivisti dei diritti umani nel paese;

18.    accoglie con favore la formazione della Lista Unificata e i suoi forti risultati alle ultime elezioni legislative in Israele, che danno voce alle forze e ai cittadini d'Israele che lottano per la fine dell'occupazione e per una soluzione pacifica fondata sulla coesistenza di due Stati;

19.    auspica che le forze politiche palestinesi saranno in grado di conseguire la riconciliazione e l'unità nazionale, contribuendo in tal modo a porre fine all'occupazione;

20.    decide di elaborare una relazione sul commercio di armi e di altre attrezzature di sicurezza tra gli Stati membri dell'Unione europea e Israele e la Palestina e sulla compatibilità di tale commercio con la posizione comune dell'Unione europea; chiede che le Nazioni Unite impongano un embargo totale sulle armi destinate a tutte le parti nella regione, al fine di evitare ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali in materia di diritti umani;

21.    decide di avviare un'iniziativa di "Parlamentari per la pace", volta a riunire parlamentari europei, israeliani e palestinesi per contribuire a far progredire un'agenda di pace e integrare gli sforzi diplomatici dell'Unione europea;

22.    esprime indignazione per l'ostruzione continua e ingiustificata da parte delle autorità israeliane a qualsiasi visita da parte di organi ufficiali del Parlamento europeo a Gaza; avverte che saranno prese misure in assenza di un miglioramento della situazione entro il 1° novembre 2015;

23.    decide di inviare una delegazione ad hoc in Palestina, compresa Gaza, e in Israele, per valutare sul terreno la situazione riguardo alla distruzione di progetti finanziati dall'Unione europea nell'Area C e a Gaza, e le prospettive di una soluzione sostenibile al conflitto;

24.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per il processo di pace nel Medio Oriente, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Knesset, al Consiglio legislativo palestinese, al Presidente e al governo dello Stato di Palestina, al Presidente e al governo di Israele, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi e al Commissario generale dell'UNRWA.

 

 

 

 

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