Procedura : 2015/2879(RSP)
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B8-1005/2015

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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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5.10.2015
PE568.492v01-00
 
B8-1005/2015

presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B8‑0761/2015

a norma dell'articolo 128, paragrafo 5, del regolamento


sulla pena di morte (2015/2879(RSP))


Ignazio Corrao, Marco Zullo, Fabio Massimo Castaldo a nome del gruppo EFDD

Risoluzione del Parlamento europeo sulla pena di morte (2015/2879(RSP))  
B8-1005/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte, in particolare la risoluzione del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte(1),

–       visti i protocolli n. 6 e n. 13 alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–       visto l'articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–       visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte,

–       visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali,

–       viste le risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 62/149 e 63/138 su una moratoria delle esecuzioni nell'attesa dell'abolizione della pena di morte,

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–       vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna,

–       vista la dichiarazione finale adottata dal 5° Congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Madrid il 12-15 giugno 2013,

–       visto lo studio sull'impatto del problema mondiale della droga sul godimento dei diritti umani (Study on the impact of the world drug problem on the enjoyment of human rights), pubblicato dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nel settembre 2015,

–       vista l'istituzione di una Giornata mondiale e di una Giornata europea contro la pena di morte, che si celebra il 10 ottobre di ogni anno,

–       vista l'interrogazione sulla pena di morte presentata al Consiglio (O-000038/2015 – B8-0117/2015),

–       visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che l'Unione europea ha una posizione ferma e di principio contro la pena di morte, che stabilisce una moratoria universale in vista dell'abolizione globale della pena capitale, quale obiettivo fondamentale della politica dell'Unione in materia di diritti umani;

B.     considerando che la Giornata mondiale contro la pena di morte, che avrà luogo 10 ottobre 2015, intende sensibilizzare all'applicazione della pena di morte per reati connessi alla droga;

C.     considerando che 101 Stati hanno abolito la pena capitale per tutti i reati; considerando che nel corso del 2014 almeno 22 Stati membri hanno effettuato esecuzioni e almeno 2 466 persone sono state condannate a morte;

D.     considerando che 33 Stati applicano la pena di morte per reati connessi alla droga, il che porta a circa 1 000 all'anno il numero delle esecuzioni; considerando che nel 2015 si sono registrate esecuzioni per tali reati in Cina, Iran, Indonesia e Arabia Saudita; considerando che nel 2015 continuano a essere inflitte condanne a morte per reati connessi alla droga in Cina, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Malaysia, Arabia Saudita, Sri Lanka, negli Emirati Arabi Uniti e in Vietnam; considerando che tali reati possono comprendere varie accuse connesse al traffico o al possesso di droga;

E.     considerando che negli ultimi 12 mesi è stata constatata in tutto il mondo una ripresa dell'applicazione della pena di morte per i reati di droga e che un certo numero di Stati ha visto aumentare considerevolmente il tasso delle esecuzioni per reati connessi alla droga (come nel caso dell'Iran e dell'Arabia Saudita), ha cercato di ripristinare la pena di morte per reati di droga (come nel caso dell'Oman) o ha posto fine alla moratoria di vecchia data sulla pena di morte (come nel caso dell'Indonesia e del Pakistan);

F.     considerando che l'Iran ha riferito di aver giustiziato 394 criminali legati al traffico di droga nei primi sei mesi del 2015, rispetto ai 367 giustiziati nel corso del 2014; considerando che la metà di tutte le esecuzioni effettuate quest'anno in Arabia Saudita è avvenuta per reati connessi alla droga, rispetto a solo il 4% del numero complessivo delle esecuzioni nel 2010; considerando che almeno 112 criminali legati al traffico di droga sono in attesa di esecuzione nel braccio della morte, in Pakistan;

G.     considerando che le persone sono ancora condannate a morte per lapidazione e che nel corso degli ultimi anni centinaia di donne sono state lapidate per adulterio; considerando che la lapidazione è ritenuta una forma di tortura;

H.     considerando che in vari paesi terzi decine di cittadini europei sono minacciati di esecuzione, molti di loro per reati connessi alla droga;

I.      considerando che l'articolo 6, paragrafo 2, del Patto internazionale sui diritti civili e politici stabilisce che la pena di morte può essere applicata solo per i "reati più gravi"; considerando che il comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani e i relatori speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e sulla tortura hanno dichiarato che la pena di morte non dovrebbe essere applicata per reati connessi alla droga;

J.      considerando che l'Organo internazionale di controllo degli stupefacenti ha esortato gli Stati che infliggono la pena di morte ad abolirla nel caso dei reati connessi alla droga;

K.     considerando che l'applicazione della pena di morte per reati connessi alla droga è correlata a tutta una serie di altre violazioni dei diritti umani, come la violazione del diritto a un processo equo e del diritto a non essere sottoposto a tortura o ad altre forme di maltrattamento; considerando che la prescrizione obbligatoria della pena di morte per i reati connessi alla droga e la sua applicazione sono in contraddizione con il diritto e le norme internazionali;

L.     considerando che la Commissione e gli Stati membri hanno assegnato all'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e la criminalità (UNODC) almeno 60 milioni di euro a favore dei programmi di lotta contro gli stupefacenti e la criminalità incentrati sulla lotta alla droga nei paesi che applicano attivamente la pena di morte per i reati di droga;

M.    considerando che le revisioni indipendenti delle operazioni dell'UNODC in Pakistan e in Iran e le recenti relazioni di ONG hanno espresso preoccupazioni in merito all'attuazione degli orientamenti in materia di diritti umani, da parte degli uffici locali dell'Agenzia delle Nazioni Unite, e a una correlazione diretta tra i finanziamenti per la lotta contro la droga e le condanne a morte inflitte per reati di droga in detti paesi;

N.     considerando che, con lo strumento dell'Unione inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP) e il suo predecessore, lo strumento per la stabilità (IfS), la Commissione ha avviato l'attuazione di due grandi misure di lotta al narcotraffico su scala regionale, ovvero i programmi relativi alla "rotta della cocaina e dell'eroina", i cui campi di applicazione comprendono paesi che applicano la pena di morte per i reati di droga; considerando che, a norma dell'articolo 10 del regolamento dell'IcSP, la Commissione è tenuta a utilizzare gli orientamenti operativi per il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario in relazione alle misure contro la criminalità organizzata;

1.      ribadisce la propria condanna nei confronti dell'uso della pena di morte e appoggia con forza l'introduzione di una moratoria al riguardo, quale passo verso l'abolizione; sottolinea ancora una volta che l'abolizione della pena di morte contribuisce a promuovere la dignità umana;

2.      condanna tutte le esecuzioni, ovunque avvengano; continua ad essere profondamente preoccupato per l'applicazione della pena di morte nei confronti di minori e persone con disabilità mentale o intellettiva, e invita a porre fine immediatamente e in via definitiva a tali prassi, che violano le norme internazionali in materia di diritti umani;

3.      esprime viva preoccupazione per la pratica della lapidazione, ancora utilizzata in Pakistan, Nigeria, Afghanistan, Iran, Iraq, Sudan, Somalia e Arabia Saudita, ed esorta i governi dei paesi interessati ad adottare immediatamente una legislazione che vieti la lapidazione e le altre forme di esecuzione della pena di morte per i condannati per "adulterio" o altri reati come pure a ripristinare una moratoria sulle esecuzioni;

4.      sottolinea che otto paesi (Mauritania, Sudan, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afghanistan e Qatar) prevedono la pena di morte per omosessualità e che alcune province della Nigeria e della Somalia applicano ufficialmente la pena di morte per atti sessuali con persone dello stesso sesso; invita questi Stati a smettere di criminalizzare l'omosessualità e invita il Brunei Darussalam a non introdurre la pena di morte per omosessualità nel 2016, come è attualmente previsto; esorta il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ad assicurare che la lotta contro la criminalizzazione dell'omosessualità continui a costituire una priorità fondamentale, in linea con gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI);

5.      esorta il SEAE e gli Stati membri a continuare a opporsi al ricorso alla pena di morte e a sollecitare con forza i paesi che applicano ancora la pena capitale a rispettare le norme minime internazionali, a ridurre la portata e l'uso della pena di morte e a pubblicare dati chiari e precisi in merito al numero di condanne ed esecuzioni; esorta il SEAE a rimanere vigilante riguardo agli sviluppi in tutti i paesi e a utilizzare tutti gli strumenti di influenza di cui dispone;

6.      invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria sulla pena di morte a non reintrodurla, e li esorta a condividere le loro esperienze in questo ambito;

7.      ribadisce la ferma convinzione che le condanne a morte non scoraggiano il traffico di stupefacenti né impediscono alle persone di diventare vittime dell'abuso di droghe; invita i paesi che mantengono la pena di morte ad introdurre alternative alla pena di morte per reati di droga che si incentrino, in particolare, sulla prevenzione della tossicodipendenza e su programmi di riduzione del danno;

8.      manifesta profonda inquietudine per il fatto che i programmi antidroga finanziati a livello europeo nei paesi che mantengono la pena di morte possano incoraggiare le condanne capitali e le relative esecuzioni, in particolare fissando obiettivi e indicatori di un maggior numero di sequestri, arresti e condanne, nonché pene più severe;

9.      raccomanda nuovamente alla Commissione e agli Stati membri di adoperarsi affinché l'assistenza finanziaria, l'assistenza tecnica, il potenziamento delle capacità e altre forme di sostegno della politica antidroga siano subordinate all'abolizione della pena di morte per i reati connessi alla droga;

10.    invita la Commissione e gli Stati membri a ribadire il principio categorico secondo cui gli aiuti e l'assistenza europei non possono facilitare le operazioni di contrasto che comportino condanne a morte e l'esecuzione delle persone arrestate;

11.    deplora la mancanza di trasparenza circa gli aiuti destinati alla lotta alla droga e l'assistenza fornita dalla Commissione e dagli Stati membri per le operazioni antidroga nei paesi in cui la pena di morte è applicata in modo aggressivo per i reati di droga;

12.    chiede che la Commissione pubblichi un resoconto annuale dei propri finanziamenti a favore di programmi antidroga nei paesi che mantengono la pena di morte per i reati di droga, corredato di una sintesi della destinazione di tali finanziamenti, delle salvaguardie dei diritti umani applicate per garantire che non permettano le condanne a morte e della misura in cui i paesi beneficiari hanno rispettato le condizioni europee;

13.    esorta la Commissione ad attuare senza ulteriore indugio gli orientamenti operativi di cui all'articolo 10 del regolamento IcSP, ad applicarli rigorosamente ai programmi relativi alle rotte della cocaina e dell'eroina e, in caso di mancata osservanza di tali orientamenti e di un comportamento non coerente con gli stessi, a sospendere immediatamente i programmi in questione;

14.    invita la Commissione e gli Stati membri a vincolare i futuri finanziamenti a favore dei programmi antidroga dell'UNODC alla capacità di quest'ultimo di dimostrare in che modo i principi fondamentali dei suoi orientamenti in materia di diritti umani saranno applicati nella gestione dei finanziamenti e, in particolare, in che modo tali finanziamenti saranno congelati o ritirati qualora il paese beneficiario si ostini a condannare a morte chi commette reati di droga;

15.    sollecita la Commissione a rispettare la raccomandazione contenuta nel piano d’azione dell'UE contro la droga (2013-2016) secondo cui "uno strumento di orientamento e di valutazione dell’impatto in materia di diritti umani" dovrebbe essere elaborato e attuato per assicurare che i diritti umani siano "efficacemente integrati nell’azione esterna dell’UE in materia di droga";

16.    esorta il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a definire orientamenti per una politica europea globale ed efficace sulla pena di morte per quanto riguarda le decine di cittadini europei che rischiano di essere giustiziati in paesi terzi, il che dovrebbe includere meccanismi solidi e rafforzati in termini di identificazione, prestazione di assistenza giuridica e rappresentanza diplomatica;

17.    invita l'UE e i suoi Stati membri a far sì che la sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul problema mondiale della droga, che si terrà nell'aprile 2016, affronti e condanni il ricorso alla pena di morte per i reati connessi alla droga;

18.    accoglie positivamente e incoraggia ulteriormente le attività delle organizzazioni non governative che operano per l'abolizione della pena di morte; invita la Commissione a portare avanti il finanziamento di progetti in questo campo inteso come priorità dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

19.    chiede alla sottocommissione per i diritti dell'uomo della sua commissione per gli affari esteri (AFET) di elaborare una relazione sulla pena di morte nel mondo;

20.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite.

 

(1)

GU C 371 E del 20.12.11, pag. 5.

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