Procedura : 2015/2879(RSP)
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Ciclo del documento : B8-1007/2015

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B8-1007/2015

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PV 08/10/2015 - 9.7
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P8_TA(2015)0348

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0998/2015
5.10.2015
PE568.494v01-00
 
B8-1007/2015

presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B8‑0761/2015

a norma dell'articolo 128, paragrafo 5, del regolamento


sulla pena di morte (2015/2879(RSP))


Marie-Christine Vergiat, Patrick Le Hyaric, Younous Omarjee, Malin Björk, Barbara Spinelli, Martina Anderson, Lynn Boylan, Matt Carthy, Liadh Ní Riada, Rina Ronja Kari, Merja Kyllönen, Marisa Matias, Sabine Lösing, Eleonora Forenza, Fabio De Masi, Lola Sánchez Caldentey, Josu Juaristi Abaunz, Kostadinka Kuneva, Kostas Chrysogonos, Stelios Kouloglou, Dimitrios Papadimoulis, Takis Hadjigeorgiou, Sofia Sakorafa a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sulla pena di morte (2015/2879(RSP))  
B8‑1007/2015

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte, in particolare quella del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte(1), e sulla necessità di un'immediata moratoria sulle esecuzioni nei paesi in cui è ancora applicata la pena di morte,

–       visti i protocolli n. 6 e n. 13 alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–       visto l'articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–       visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte,

–       visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, in particolare l'articolo 6, paragrafo 2, e il secondo protocollo facoltativo,

–       viste le dichiarazioni dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e dell'Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti delle Nazioni Unite (INCB) sull'abolizione della pena di morte, in particolare per i reati connessi alla droga,

–       vista la dichiarazione conclusiva del quinto Congresso mondiale contro la pena di morte, adottata a Madrid il 15 giugno 2013,

–       vista la risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2007, in cui si chiede una moratoria sul ricorso alla pena di morte, e le cinque risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare quella del 18 dicembre 2008, in cui si ricorda l'impegno delle Nazioni Unite per l'abolizione della pena di morte,

–       visti la Giornata mondiale e la Giornata europea contro la pena di morte, celebrate il 10 ottobre di ogni anno, e il fatto che nel 2015 la Giornata mondiale contro la pena di morte è dedicata all'obiettivo di porre fine alle esecuzioni per reati connessi agli stupefacenti,

–       vista l'interrogazione al Consiglio sulla pena di morte (O-000103/2015 – B8‑0761/2015),

–       visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che la pena di morte è la punizione più crudele, disumana e degradante, che viola il diritto alla vita sancito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; che le condizioni nel braccio della morte infliggono sofferenze psicologiche estreme e che l'esecuzione è un atto di violenza fisica e mentale;

B.     considerando che la pena di morte è spesso inflitta a persone svantaggiate, con infermità mentali e appartenenti a minoranze nazionali o culturali in particolare; che in alcuni luoghi l'imposizione della pena capitale è profondamente legata alla discriminazione basata sull'orientamento sessuale o il credo;

C.     considerando che l'Unione europea mantiene una posizione ferma e di principio contro la pena di morte, la cui abolizione globale costituisce un obiettivo fondamentale della politica dell'Unione in materia di diritti umani;

D.     considerando che 101 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i tipi di reato; che nel 2014 almeno 22 paesi hanno effettuato esecuzioni e almeno 2 466 persone sono state condannate a morte, il che rappresenta un aumento del 28% rispetto al 2013; che i cinque paesi del mondo che ricorrono più frequentemente alla pena di morte sono la Cina (oltre 1 000 esecuzioni, secondo le ONG), l'Iran (289 esecuzioni ufficialmente riconosciute e oltre 454 non ufficiali, secondo le ONG), l'Arabia Saudita (almeno 90 esecuzioni), l'Iraq (almeno 61 esecuzioni) e gli Stati Uniti (35 esecuzioni);

E.     considerando che otto paesi (Mauritania, Sudan, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afghanistan e Qatar) prevedono la pena capitale per l'omosessualità e che alcune province della Nigeria e della Somalia ricorrono ufficialmente alla pena capitale per atti sessuali con persone dello stesso sesso;

F.     considerando che il 18 dicembre 2014 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato per la quinta volta (con 117 voti favorevoli, 38 contrari e 34 astensioni) una risoluzione a favore di una moratoria universale sulla pena di morte, nell'ottica della sua abolizione;

G.     considerando che negli ultimi 12 mesi si è assistito a una recrudescenza globale nel ricorso alla pena capitale per reati connessi agli stupefacenti, tenuto conto che diversi Stati hanno aumentato notevolmente le esecuzioni per reati associati alla droga (come l'Iran e l'Arabia Saudita), hanno mostrato l'intento di reintrodurre la pena di morte per tali reati (come l'Oman) o hanno posto fine a moratorie di lunga durata sulla pena capitale (come l'Indonesia e il Pakistan); che, dei 14 paesi che applicano la pena di morte per reati connessi agli stupefacenti, 12 sono paesi asiatici o del Medio Oriente; che nel 2015 in Indonesia sono state giustiziate 14 persone per traffico di stupefacenti, tra cui 12 stranieri; che decine di persone attendono l'esecuzione nel braccio della morte, tra cui vi sono cittadini europei come il francese Serge Atlaoui;

H.     considerando che, stando a quanto riportato, nei primi sei mesi del 2015 l'Iran ha giustiziato 394 persone per reati connessi alla droga, a fronte delle 367 dell'intero 2014; che almeno 112 colpevoli di reati di droga aspettano l'esecuzione nel braccio della morte in Pakistan; che le verifiche indipendenti delle operazioni dell'UNODC in Pakistan e in Iran e le relazioni pubblicate recentemente da ONG hanno suscitato preoccupazioni sull'attuazione degli orientamenti in materia di diritti umani da parte degli uffici nazionali dell'agenzia delle Nazioni Unite, nonché su una correlazione diretta tra i finanziamenti per la lotta agli stupefacenti e le condanne capitali emesse per accuse legate alla droga in tali paesi;

I.      considerando che in Arabia Saudita lo stupro, l'omicidio, l'apostasia, la rapina a mano armata e il traffico di stupefacenti sono punibili con la pena di morte; che quest'anno in Arabia Saudita la metà delle esecuzioni è stata effettuata per reati di droga, rispetto a solo il 4% del totale nel 2010; che l'esecuzione avviene per decapitazione, seguita talvolta dalla crocifissione del corpo; che il 27 maggio 2014 Ali Mohammed al-Nimr è stato condannato a morte per decapitazione, seguita da crocifissione, per partecipazione a un'organizzazione terroristica, sebbene la sua confessione fosse stata ottenuta sotto tortura quando era ancora minorenne;

J.      considerando che lo Stato del Nebraska ha deciso di abolire la pena di morte nel 2015; che nel 2015, negli Stati Uniti, sono già state giustiziate 19 persone mediante iniezione letale, tra cui due persone con disabilità intellettive, Warren Lee Hill, il 27gennaio 2015 in Georgia, e Robert Ladd, il 29 gennaio 2015 in Texas; che il 17 marzo 2015 nel Missouri è stato giustiziato Cecil Clayton, un uomo di 74 anni affetto da una grave lesione cerebrale; che il detenuto afro-americano Mumia Abu-Jamal, noto anche come "la voce dei senza voce" e rimasto nel braccio della morte dal 1982 al 2011 a seguito di un processo iniquo e determinato da motivi razziali, finché la sua condanna non è stata commutata in ergastolo, si trova tuttora in una situazione molto difficile poiché lo Stato della Pennsylvania gli nega l'accesso all'assistenza sanitaria, il che mette a repentaglio la sua vita; che Hank Skinner si trova ancora nel braccio della morte in Texas, sebbene i test del DNA effettuati nel suo caso abbiano generato forti dubbi sulla sua colpevolezza;

K.     considerando che nell'ultimo anno il governo egiziano ha celebrato processi politici di massa e ha condannato a morte oltre cento persone, compreso il deposto presidente Mohammed Morsi; che Ibrahim Halawa, cittadino irlandese, e altre persone rischiano la condanna a morte in Egitto per aver partecipato a una protesta;

L.     considerando che il riemergere dei discorsi a favore della pena di morte nell'UE, anche da parte di alcuni esponenti di governo, è un fenomeno allarmante;

M.    considerando che l'UE e i suoi Stati membri devono adottare una posizione coerente contro la pena di morte in tutte le loro azioni e i loro finanziamenti, soprattutto in relazione ai paesi che applicano la pena capitale;

1.      ribadisce la sua opposizione di lunga data alla pena di morte, in tutti i casi e in ogni circostanza, e sottolinea ancora una volta che l'abolizione di tale pratica contribuisce al rafforzamento della dignità umana;

2.      condanna tutte le esecuzioni, ovunque avvengano; esprime profonda preoccupazione per l'applicazione della pena di morte nei confronti dei minori, delle persone svantaggiate e di quelle con disabilità mentali o intellettive, e invita a porre fine immediatamente e in via definitiva a tali pratiche che violano le norme internazionali in materia di diritti umani;

3.      ricorda che la abolizione completa della pena di morte resta uno degli obiettivi principali della politica dell'UE in materia di diritti umani; ricorda che tale obiettivo potrà essere raggiunto solo attraverso una stretta cooperazione tra gli Stati nonché nell'ambito dell'istruzione, della sensibilizzazione, dell'efficienza e dell'efficacia; sostiene fermamente la moratoria quale passo in avanti verso l'abolizione; continua a fare pressioni affinché si giunga all'abolizione in tutto il mondo; esorta vivamente i paesi che ancora applicano la pena capitale a rispettare le norme internazionali minime e a pubblicare dati chiari e precisi sul numero di condanne e di esecuzioni;

4.      è preoccupato per il numero di esecuzioni in Arabia Saudita; esprime immensa preoccupazione e ripugnanza per la condanna a morte mediante decapitazione e quindi crocifissione di Ali Mohammed al-Nimr da parte delle autorità saudite, dopo un processo iniquo e motivato da ragioni politiche; esorta le autorità saudite a rilasciare immediatamente Ali Mohammed al-Nimr e ad annullare la brutale condanna, come pure a rispettare le norme internazionali in materia di diritti umani; esorta pertanto gli Stati membri a rafforzare le pressioni sul regime saudita affinché conceda la grazia ad Ali Mohammed al-Nimr e abolisca la pena di morte;

5.      esprime preoccupazione per il fatto che in Cina continui a registrarsi il numero più elevato di esecuzioni all'anno e che tali esecuzioni siano ancora classificate come "segreto di Stato"; esorta il governo cinese a porre fine a tali pratiche e a pubblicare l'elenco delle persone che sono già state giustiziate;

6.      esprime preoccupazione anche per il crescente tasso di esecuzioni in Iran e per il fatto che, secondo le ONG, la maggior parte di esse sono sommarie o non riconosciute dalle autorità; esorta il governo a porre fine a tali pratiche e a pubblicare un elenco trasparente delle persone che sono già state giustiziate;

7.      condanna ancora una volta il ricorso alla pena di morte in Iraq; condivide le preoccupazioni delle Nazioni Unit riguardo all'aumento delle esecuzioni sin dalla reintroduzione della pena capitale nel 2005 e alla mancanza di un sistema giuridico nel paese; sottolinea che, stando alle fonti ufficiali, ad agosto 2014 i detenuti condannati a morte erano 1 724; evidenzia che l'odierna mancanza di giustizia in Iraq deve essere considerata nel contesto di un crollo quasi assoluto della legge e dell'ordine verificatosi successivamente all'invasione degli Stati Uniti e del Regno Unito, compresi crimini di guerra, atrocità, omicidi di civili da parte di mercenari e forze militari di occupazione statunitensi;

8.      deplora ancora una volta il ricorso alla pena di morte negli Stati Uniti, in particolare le condanne che derivano da processi iniqui e a sfondo razziale, e l'esecuzione di persone con disabilità intellettive; accoglie con favore la decisione presa nel 2015 dal Nebraska di abolire la pena capitale ed esorta nuovamente gli Stati Uniti a porre fine a questa pratica; esprime preoccupazione soprattutto per la situazione di Mumia Abu-Jamal e per il fatto che non abbia alcun accesso all'assistenza medica; sottolinea che nel 2011 il sistema giudiziario federale ha riconosciuto che Mumia Abu-Jamal non aveva beneficiato di un processo equo; chiede pertanto il suo rilascio immediato e l'accesso all'assistenza medica in conformità del diritto internazionale; chiede parimenti la liberazione di Hank Skinner ed Emma Clancy; esorta l'UE affinché ponga l'accento sul rispetto delle norme in materia di diritti umani nel dialogo con gli Stati Uniti e metta fine a qualsiasi accordo con gli USA nel caso in cui essi violino il diritto internazionale;

9.      esprime profonda preoccupazione per la ripresa dei dibattiti a favore della pena di morte in Europa e per le esecuzioni sommarie commesse dal governo britannico in Siria; sottolinea che la lotta al terrorismo non può mai giustificare il mancato rispetto del diritto internazionale; chiede pertanto che sia condotta, non appena possibile, un'indagine internazionale indipendente e immediata e che i responsabili siano assicurati alla giustizia; chiede altresì lo svolgimento di un'indagine generale indipendente sul ricorso alle esecuzioni sommarie da parte degli Stati membri, in particolare nel quadro della lotta contro il terrorismo, ed esorta tutte le parti a porre immediatamente fine a tale pratiche che sono in contrasto con il diritto internazionale e potrebbero essere considerate una reintroduzione di fatto della pena di morte;

10.    esprime particolare preoccupazione per il crescente uso della pena di morte nel quadro della lotta contro il terrorismo in una serie di paesi, quali l'Egitto e la Nigeria, e per la possibilità che la pena di morte venga reintrodotta, come è il caso del Ciad e della Tunisia; sottolinea il fatto che la pena di morte non potrà mai ridurre il terrorismo e che la lotta per debellarlo non dovrebbe mai essere a scapito dei diritti umani;

11.    condanna la decisione di molti paesi, come il Pakistan e l'Indonesia, di revocare la moratoria di lunga data sulla pena di morte e sollecita tali paesi a porre fine a tale pratica e a invertire le loro decisioni;

12.    invita gli Stati interessati a porre fine alla criminalizzazione dell'omosessualità e invita il Brunei Darussalam a non applicare la pena di morte per l'omosessualità nel 2016, come attualmente previsto; esorta l'UE e i suoi Stati membri ad assicurare che la lotta contro la criminalizzazione dell'omosessualità continui a costituire una priorità fondamentale, in linea con gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI);

13.    manifesta profonda inquietudine per il fatto che i programmi antidroga finanziati a livello europeo nei paesi che mantengono la pena capitale possano incoraggiare le condanne a morte e le relative esecuzioni, in particolare fissando obiettivi e indicatori concernenti un incremento delle confische, arresti e condanne, nonché pene più severe;

14.    raccomanda nuovamente alla Commissione e agli Stati membri di subordinare l'assistenza finanziaria, l'assistenza tecnica, il potenziamento delle capacità e altre forme di sostegno delle politiche antidroga all'abolizione della pena capitale per i reati connessi agli stupefacenti;

15.    invita la Commissione e gli Stati membri a ribadire il principio categorico secondo cui gli aiuti e l'assistenza dell'Unione europea non possono facilitare operazioni di contrasto che comportino condanne a morte e l'esecuzione delle persone arrestate;

16.    deplora la mancanza di trasparenza circa gli aiuti destinati alla lotta antinarcotici e l'assistenza fornita dalla Commissione e dagli Stati membri per le operazioni antidroga nei paesi in cui la pena capitale è utilizzata risolutamente per i reati connessi agli stupefacenti;

17.    chiede che la Commissione pubblichi un resoconto annuale dei propri finanziamenti a favore di programmi antidroga nei paesi che mantengono la pena capitale per i reati connessi agli stupefacenti, corredato di un'esposizione sintetica della destinazione di tali finanziamenti, delle salvaguardie per i diritti umani applicate per garantire che essi non comportino condanne a morte e della misura in cui i paesi beneficiari hanno ottemperato alle condizioni poste dall'Unione;

18.    esorta la Commissione ad attuare senza ulteriore indugio gli orientamenti operativi di cui all'articolo 10 del regolamento IcSP, ad applicarli rigorosamente ai programmi relativi alle rotte della cocaina e dell'eroina e, in caso di mancata osservanza di tali orientamenti e di un comportamento non coerente con gli stessi, a sospendere immediatamente i programmi in questione;

19.    invita la Commissione e gli Stati membri a vincolare i futuri finanziamenti a favore dei programmi antidroga dell'UNODC alla capacità di quest'ultimo di dimostrare in che modo i principi fondamentali dei suoi orientamenti in materia di diritti umani saranno applicati alla gestione di tali finanziamenti e, in particolare, in che modo questi ultimi saranno congelati o ritirati qualora il paese beneficiario si ostini a condannare alla pena capitale chi commette reati di droga; insiste sul fatto che tutti i programmi antidroga dell'Unione europea o degli Stati membri dovrebbero essere realizzati sotto l'egida delle Nazioni Unite, in particolare dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine e dell'Organo internazionale di controllo degli stupefacenti delle Nazioni Unite (INCB);

20.    sollecita la Commissione a rispettare la raccomandazione contenuta nel piano d'azione dell'UE contro la droga (2013-2016) secondo cui dovrebbe essere sviluppato e attuato "uno strumento di orientamento e di valutazione dell'impatto in materia di diritti umani" per assicurare che i diritti umani siano "effettivamente integrati nell'azione esterna dell'UE in materia di droga";

21.    esorta l'UE e i suoi Stati membri a definire orientamenti per una politica europea globale ed efficace sulla pena di morte in relazione alle decine di cittadini europei che rischiano di essere giustiziati in paesi terzi, che includa meccanismi solidi e rafforzati in termini di identificazione, prestazione di assistenza giuridica e rappresentanza diplomatica;

22.    accoglie positivamente e incoraggia ulteriormente le attività delle organizzazioni non governative che si adoperano per l'abolizione della pena capitale in tutto il mondo; invita la Commissione a continuare a sostenere progetti in questo settore, dando priorità in particolare a progetti di educazione popolare e ad azioni pedagogiche;

23.    chiede alla sottocommissione per i diritti dell'uomo della sua commissione per gli affari esteri (AFET) di preparare una relazione sulla pena capitale, destinata a valutare, in particolare, l'incidenza sui diritti umani del finanziamento per la lotta alla droga da parte dell'UE e della cooperazione di quest'ultima nei settori della sicurezza e dell'antiterrorismo, nonché a formulare raccomandazioni per garantire che tale finanziamento non contribuisca a un maggiore ricorso alla pena capitale in futuro;

24.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri dell'ONU.

 

 

(1)

GU C 371 E del 20.12.11, pag. 5.

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