Procedura : 2015/2973(RSP)
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Ciclo del documento : B8-1355/2015

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B8-1355/2015

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PV 17/12/2015 - 9.13
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P8_TA(2015)0474

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-1348/2015
9.12.2015
PE573.397v01-00
 
B8-1355/2015

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione in Burundi (2015/2973(RSP))


Hilde Vautmans, Louis Michel, Beatriz Becerra Basterrechea, Dita Charanzová, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Jozo Radoš, Marietje Schaake, Jasenko Selimovic, Pavel Telička a nome del gruppo ALDE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Burundi (2015/2973(RSP))  
B8-1355/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Burundi, in particolare quella del 9 luglio 2015(1),

–  visto l'accordo di Cotonou rivisto, in particolare l'articolo 96,

–  visto l'accordo di pace e riconciliazione di Arusha per il Burundi,

–  vista la Costituzione della Repubblica del Burundi,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la dichiarazione preliminare della missione di osservazione elettorale delle Nazioni Unite in Burundi, del 27 luglio 2015,

–  vista la dichiarazione dell'Unione africana del 17 ottobre 2015,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,

–  vista la dichiarazione preliminare della missione di osservazione elettorale della Comunità dell'Africa orientale alle elezioni presidenziali del 21 luglio 2015 nella Repubblica del Burundi,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 14 giugno 2015, di sospendere la missione di osservazione elettorale dell'Assemblea in Burundi a causa della situazione nel paese,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione, nonché le conclusioni del Consiglio, del giugno 2014, in cui tale Istituzione si è impegnata a intensificare i suoi lavori a favore dei difensori dei diritti umani,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul Burundi, del 22 giugno 2015, e la dichiarazione rilasciata a nome dell'Unione il 23 luglio 2015 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, dopo le elezioni presidenziali in Burundi,

–  visto il comunicato del gruppo di inviati speciali per la regione dei Grandi Laghi sulla situazione in Burundi, del 28 agosto 2015,

–  vista la decisione (PESC) 2015/1763 del Consiglio, del 1° ottobre 2015, concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Burundi(2),

–  vista la lettera approvata dal Consiglio il 26 ottobre 2015 in cui si invita il Burundi a partecipare a consultazioni in conformità della procedura prevista dall'articolo 96 dell'accordo di partenariato ACP-UE (accordo di Cotonou) in caso di mancato rispetto degli elementi essenziali dell'accordo quali i diritti dell'uomo, i principi democratici e lo Stato di diritto,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul Burundi, del 16 novembre 2015,

–  vista la risoluzione n. 2248 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 12 novembre 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'annuncio del Presidente Nkurunziza, del 26 aprile 2015, riguardo alla sua ricandidatura a un terzo mandato ha fatto precipitare il paese nel disordine, scatenando proteste diffuse e un tentativo di colpo di Stato il 13 maggio 2015; che numerosi membri di alto livello di vari organi istituzionali, fra cui il presidente dell'Assemblea nazionale, il vicepresidente, due membri della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) e un giudice della Corte costituzionale hanno abbandonato il paese, adducendo tutti come motivo timori per la loro incolumità personale; che le tensioni politiche hanno costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare il paese; che l'Unione europea ha sospeso la sua missione di osservazione elettorale;

B.   considerando che le elezioni si sono svolte in spregio dei principi democratici nonché in violazione dello spirito e della lettera degli accordi di Arusha, e sono state quindi boicottate dai partiti dell'opposizione e dalla società civile; che Pierre Nkurunziza ha incominciato il suo terzo mandato di Presidente del Burundi nonostante le proteste dei donatori internazionali e la dichiarazione della missione di osservazione elettorale delle Nazioni Unite in Burundi secondo cui le elezioni non sono state né credibili né libere;

C.  considerando che l'azione repressiva dello Stato e le restrizioni alla libertà di espressione e di riunione si sono fortemente accentuate dopo le elezioni presidenziali del 21 luglio 2015; che il 28 settembre 2015 l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha segnalato un'allarmante ondata di arresti, detenzioni e omicidi dall'inizio del mese di settembre, e ha sollecitato le autorità del paese a lottare contro l'impunità; che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo Zeid Ra’ad ha dichiarato che "quasi ogni giorno vengono rinvenuti cadaveri nelle strade di alcuni quartieri di Bujumbura", che "in molti casi le vittime sembrano essere state uccise da pallottole esplose a distanza ravvicinata, e che i corpi mostrano talvolta segni di torture e vengono generalmente trovati con le mani legate dietro la schiena";

D.  considerando che la violenza politica e l'insicurezza crescenti a Bujumbura hanno portato all'uccisione mirata di membri dei partiti di opposizione nonché di membri del partito al potere; che la situazione si è deteriorata dal momento che personalità di spicco di entrambe le parti sono rimaste vittime di tentativi di assassinio: il generale Adolphe Nshimirimana, braccio destro del Presidente Nkurunziza, è stato ucciso in un attacco alla granata il 2 agosto 2015; Pierre Claver Mbonimpa, attivista dei diritti dell'uomo, è stato gravemente ferito da un colpo di arma da fuoco il giorno successivo; il colonnello Jean Bikomagu, ex capo di stato maggiore delle forze armate, è stato colpito a morte il 15 agosto 2015; Patrice Gahungu, portavoce del partito di opposizione Unione per la pace lo sviluppo (UPD), è stato ucciso il 7 settembre 2015; il generale Prime Niyongabo, capo delle forze armate del Burundi, è sopravvissuto a un tentativo di assassinio l'11 settembre 2015; Charlotte Umugwaneza, leader dell'opposizione e attivista anticorruzione, è stata ritrovata senza vita nel fiume Gikoma il 18 ottobre 2015, un giorno dopo la denuncia della sua scomparsa;

E.  considerando che il 3 ottobre la violenza è nuovamente esplosa nel nord della capitale Bujumbura – nei distretti di Mutakura, Cibitoke e Ngagara, noti per essere stati al centro dell'opposizione al terzo mandato del Presidente Nkurunziza – causando la morte di otto civili, o forse più; che, secondo l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, sono state uccise 134 persone e si sono registrati centinaia di arresti e di detenzioni arbitrarie, di cui 704 arresti solo dall'inizio di settembre; che 215 000 persone sono fuggite;

F.   considerando che diverse fonti, come la Federazione internazionale per i diritti umani, Human Rights Watch, ecc., hanno riferito che le forze di polizia hanno adottato misure estremamente brutali e sono ricorse in modo eccessivo e sproporzionato alla forza, e potrebbero addirittura aver eseguito esecuzioni sommarie ed extragiudiziali; che l'UNHCR ha adottato una risoluzione sul Burundi il 2 ottobre 2015 chiedendo il monitoraggio della situazione dei diritti umani nel paese da ora e per tutto il 2016;

G.   considerando che il 17 ottobre 2015 il Consiglio di pace e di sicurezza dell'Unione Africana ha raccomandato di accelerare la pianificazione per l'invio di truppe in Burundi qualora la violenza nel paese dovesse aumentare, ha chiesto indagini sugli abusi dei diritti nel paese e ha annunciato l'avvio di un'indagine completa sulla violazione dei diritti umani e sugli atti di violenza nei confronti della popolazione civile in Burundi;

H.  considerando che l'Unione africana sta chiedendo l'avvio tempestivo di un dialogo a Kampala o Addis Abeba, cui partecipino tutte le parti in causa burundesi, ivi compresi coloro che vivono al di fuori del paese e la società civile; che l'Unione europea appoggia tale richiesta di un dialogo inclusivo e che anche il Segretario generale delle Nazioni Unite ha chiesto un simile dialogo;

I.  considerando che le autorità del Burundi sostengono di essere pronte al dialogo con l'opposizione, e che il 23 settembre 2015 il Presidente ha firmato un decreto che istituisce una commissione nazionale per il dialogo interburundese; che, tuttavia, la maggior parte dei membri dell'opposizione o della società civile che si oppongono al terzo mandato del Presidente Nkurunziza sono sottoposti a processo con l'accusa di insurrezione e complicità nel tentato colpo di Stato del 13 maggio 2015; che il presidente della nuova Assemblea nazionale, Pascal Nyabenda, ha affermato che le persone coinvolte nell'organizzazione ed esecuzione del colpo di Stato non saranno incluse nel dialogo;

J.  considerando che, mentre i mediatori ugandesi hanno annunciato che il dialogo sarebbe ripreso a novembre, le autorità del Burundi hanno emesso mandati di cattura internazionali nei confronti degli oppositori, chiedendone l'estradizione da tre paesi, vale a dire Belgio, Paesi Bassi e Ruanda;

K.   considerando che gli sforzi profusi a livello regionale per porre fine alla crisi nel paese non hanno finora sortito l'effetto di portare opposizione e governo del Burundi al tavolo negoziale e che alle ONG è stato impedito di svolgere il loro lavoro; che gli scontri tra le forze di sicurezza e uomini armati sono quasi all'ordine del giorno e che il drammatico intensificarsi della violenza potrebbe esporre il paese al rischio di una nuova guerra civile;

1.  esprime profonda preoccupazione per la situazione politica e umanitaria in Burundi e per le relative ripercussioni sulla stabilità dell'intera sottoregione; invita le autorità del Burundi a impedire ulteriori violazioni dei diritti umani; condanna con forza ogni atto di violenza e abuso e ribadisce che i responsabili di tali violenze dovrebbero rispondere delle proprie azioni ed essere assicurati alla giustizia; sostiene, in tale contesto, la dichiarazione rilasciata dal procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, il 6 novembre scorso;

2.  condanna il tentativo di colpo di Stato del 13 maggio e tutti gli atti di violenza e di ribaltamento dell'ordine costituzionale, indipendentemente da chi sia l'autore, e ricorda le dichiarazioni dell'Unione africana, dell'UE e delle Nazioni Unite secondo cui è essenziale che tutte le parti in causa in Burundi risolvano le loro controversie con mezzi pacifici;

3.  esorta il governo del Burundi a rispettare i propri impegni in materia di diritti umani assunti a livello regionale e internazionale nonché a fornire tutti gli strumenti per rafforzare le attività degli osservatori dei diritti umani dell'Unione africana e dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nel paese;

4.  esorta tutte le parti in causa in Burundi, vale a dire il governo, l'opposizione e la società civile, a ripristinare la fiducia e a impegnarsi in un dialogo inclusivo al fine di impedire un ulteriore peggioramento della situazione nel paese; rammenta che solo cercando una soluzione consensuale attraverso negoziati concreti sarà possibile raggiungere risultati politici sostenibili nell'interesse del popolo burundese e della democrazia, al fine di far uscire il paese dall'attuale situazione di stallo e impedire che precipiti nuovamente nella guerra civile, sviluppo che avrebbe indubbiamente effetti negativi per la sicurezza dell'intera regione dei Grandi Laghi e rischierebbe di compromettere le elezioni nella Repubblica democratica del Congo e in Ruanda;

5.  ribadisce il parere espresso dalla Comunità dell'Africa orientale, dall'Unione africana come pure nella risoluzione n. 2248 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 12 novembre 2015, secondo cui è possibile giungere a una soluzione politica duratura nell'interesse del popolo burundese solamente attraverso il dialogo e la ricerca del consenso, nel rispetto dell'accordo di Arusha e della Costituzione del Burundi;

6.  invita l'UE e i suoi Stati membri a intervenire a sostegno degli sforzi profusi dalla Comunità dell'Africa orientale e dall'Unione africana per conseguire una soluzione politica duratura attraverso il dialogo interburundese; accoglie favorevolmente le sanzioni adottate dal Consiglio dell'UE nei confronti di quattro cittadini burundesi le cui azioni compromettono la democrazia e ostacolano gli sforzi volti a pervenire a una soluzione politica della crisi;

7.  accoglie con favore l'iniziativa dell'Unione di aprire la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 96 dell'accordo di Cotonou in un clima positivo al fine di conseguire risultati positivi invitando le autorità del Burundi a partecipare alle consultazioni per cercare una soluzione accettabile per tutte le parti in causa, far fronte al mancato rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, come pure dello Stato di diritto, e consentire la rapida conclusione di un accordo su misure iniziali volte ad allentare la tensione, che potrebbero preparare la strada ad un progresso sostanziale verso l'uscita dalla crisi e la creazione di un clima di conciliazione, impedendo in tal modo la guerra;

8.  esorta la Commissione e gli Stati membri a valutare la possibilità di bloccare ogni forma di assistenza non umanitaria al governo del Burundi fino a quando non si sarà posto fine all'uso eccessivo della forza e alle violazioni dei diritti umani da parte delle forze governative, come riportato dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, e non si sarà giunti a una soluzione politica derivante da un vero e proprio dialogo interburundese;

9.  invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere ulteriori misure da parte delle Nazioni Unite, compresa una presenza più forte di tale organizzazione, qualora la situazione in Burundi peggiorasse ulteriormente;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al governo del Burundi, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi dei paesi della regione dei Grandi Laghi, ai governi dei paesi della Comunità dell'Africa orientale, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

 

 

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0275.

(2)

GU L 257 del 2.10.2015, pag. 37.

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