Procedura : 2015/3035(RSP)
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B8-0066/2016

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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0050/2016
14.1.2016
PE575.968v01-00
 
B8-0066/2016/rev.

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulle priorità dell'UE per le sessioni 2016 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (2015/3035(RSP))


Elena Valenciano, Pier Antonio Panzeri, Soraya Post, Liisa Jaakonsaari, Tibor Szanyi, Doru-Claudian Frunzulică a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulle priorità dell'UE per le sessioni 2016 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (2015/3035(RSP))  
B8-0066/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali, tra cui la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  vista la risoluzione 60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio per i diritti umani (CDU),

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015-2019),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (CDU),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla violazione dei diritti umani, incluse le sue risoluzioni d'urgenza a tale riguardo,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–  viste le dichiarazioni della conferenza mondiale di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza a essi connessa,

–  viste l'ultima relazione e le relative conclusioni del relatore speciale del CDU sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza,

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la relazione annuale 2015 del CDU all'attenzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che nel 2015 e nel 2016 si sono celebrati o si celebrano importanti anniversari relativi all'esercizio dei diritti umani, alla pace e alla sicurezza, nella fattispecie: il 70° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, il 50° anniversario del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, il 30° anniversario della Dichiarazione ONU sul diritto allo sviluppo (1986) e il 20° anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino (1995), nonché il 15° anniversario delle storiche risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (2000) e sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (2000);

B.  considerando che tutti gli Stati hanno l'obbligo di difendere il rispetto dei diritti umani, a prescindere dalla razza, dall'origine, dal sesso o dal colore della pelle; ribadendo il proprio impegno a favore dell'indivisibilità dei diritti umani (siano essi civili, politici, economici, sociali o culturali), che sono interconnessi e interdipendenti; considerando che la privazione di uno qualsiasi di tali diritti si ripercuote negativamente e in modo diretto sugli altri; che tutti gli Stati hanno l'obbligo di rispettare i diritti fondamentali delle rispettive popolazioni nonché il dovere di intraprendere azioni concrete per agevolare il rispetto di tali diritti a livello nazionale e di collaborare a livello internazionale per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei diritti umani in tutti gli ambiti;

C.  considerando che il rispetto, la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti umani sono parte integrante dell'acquis etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono uno degli elementi fondanti dell'unità e dell'integrità europee;

D.  considerando che l'azione dell'Unione nelle sue relazioni con i paesi terzi si fonda sull'articolo 21 del trattato di Lisbona, che ribadisce l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali e sancisce il rispetto della dignità umana, dei principi di uguaglianza e solidarietà, nonché dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

E.  considerando che il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere integrato in tutte le politiche in materia di pace e sicurezza, di cooperazione allo sviluppo, di migrazione, di commercio e investimenti, di interventi umanitari, di cambiamento climatico e lotta al terrorismo, in quanto esse non possono essere trattate separatamente dal rispetto dei diritti umani;

F.  considerando che le sessioni ordinarie del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (CDU), la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale (UPR) e le procedure speciali riguardanti situazioni in determinati paesi o questioni tematiche, contribuiscono alla promozione e al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

G.  considerando che, purtroppo, alcuni degli attuali membri del Consiglio per i diritti umani sono considerati tra i maggiori responsabili di violazioni dei diritti umani e hanno fatto registrare risultati discutibili in termini di cooperazione nell'ambito delle procedure speciali delle Nazioni Unite e di osservanza dei propri obblighi di informazione nei confronti degli organismi delle Nazioni Unite incaricati di garantire il rispetto dei trattati in materia di diritti umani;

Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani

1.  accoglie con favore la nomina dell'ambasciatore Choi Kyong-lim quale Presidente del CDU per il 2016;

2.  valuta positivamente la relazione annuale del CDU all'attenzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e relativa alla sua 28ª, 29ª e 30ª sessione;

3.  ribadisce la propria posizione secondo cui i membri del CDU dovrebbero essere eletti tra gli Stati che difendono il rispetto dei diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia ed esorta i paesi membri delle Nazioni Unite a promuovere criteri basati sui risultati in materia di diritti umani per qualsiasi paese suscettibile di essere eletto membro del CDU; esprime preoccupazione per le violazioni di diritti umani perpetrate in alcuni dei membri neoeletti del CDU, ad esempio in Arabia Saudita, e sottolinea l'importanza di difendere l'indipendenza di tale organo onde garantire che possa continuare a esercitare il proprio mandato in modo efficace e imparziale; deplora profondamente la mancanza di collaborazione dimostrata da alcuni paesi membri;

4.  ribadisce il proprio sostegno a favore delle procedure speciali e dello status indipendente dei detentori di mandato, come i relatori speciali, nell'ottica di consentire loro di svolgere le proprie funzioni nella piena imparzialità; invita tutti i paesi a cooperare con le suddette procedure;

5.  ribadisce l'importanza del carattere universale della revisione periodica universale (UPR), al fine di comprendere pienamente la situazione dei diritti umani in tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, e ribadisce il proprio sostegno al secondo ciclo della revisione, incentrato in particolare sull'attuazione delle raccomandazioni accettate durante il primo ciclo; rinnova, tuttavia, l'invito a riesaminare, nel prosieguo del processo UPR, le raccomandazioni che non erano state accettate dagli Stati durante il primo ciclo;

6.  sottolinea la necessità di garantire che una vasta gamma di soggetti interessati, in particolare la società civile, partecipi pienamente al processo di revisione periodica universale, e guarda con preoccupazione al fatto che gravi limitazioni e restrizioni abbiano ostacolato la partecipazione della società civile al processo di revisione periodica universale;

7.  invita l'Unione europea a dar seguito alle raccomandazioni della revisione periodica universale nell'ambito di tutti i dialoghi programmatici dell'UE con i paesi interessati, onde trovare il modo e i mezzi per attuare le raccomandazioni tramite strategie nazionali e regionali;

8.  valuta positivamente l'iniziativa a favore del cambiamento promossa dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, volta a migliorare e rafforzare la presenza globale di uffici delle Nazioni Unite per i diritti umani con la creazione di otto centri regionali incaricati di monitorare e promuovere il rispetto dei diritti umani lavorando direttamente con le parti interessate, al fine di trasformare le raccomandazioni dei meccanismi in materia di diritti umani in cambiamenti concreti sul campo;

Diritti civili e politici

9.  manifesta la propria inquietudine circa le revisioni costituzionali avviate in taluni paesi e intese a modificare i limiti applicabili ai mandati presidenziali, una questione che in taluni casi è sfociata in violenze elettorali; ribadisce che il rispetto dei diritti civili e politici, tra cui la libertà di espressione individuale e collettiva, come pure la libertà di riunione e associazione, rappresenta il principale indicatore di una società democratica, tollerante e pluralistica;

10.  ribadisce che eleggere liberamente i leader politici, in vere elezioni periodiche a suffragio universale ed eguale, è un diritto fondamentale di cui tutti i cittadini dovrebbero godere in conformità della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (articolo 21, comma 3) e del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (articolo 25); ribadisce inoltre che la libertà di espressione e un ambiente vivace e favorevole a una società civile indipendente e pluralistica rappresentano condizioni indispensabili per promuovere il rispetto dei diritti umani;

11.  condanna le continue vessazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte delle forze governative in diversi paesi terzi; esprime preoccupazione per le norme ingiuste e restrittive, fra le quali vanno annoverate le limitazioni ai finanziamenti esteri, che si traducono in una riduzione degli spazi per le attività della società civile; invita tutti i governi a promuovere e a sostenere la libertà dei mezzi di comunicazione, le organizzazioni della società civile e le attività dei difensori dei diritti umani e a consentire loro di agire senza paura, in assenza di repressioni o intimidazioni;

12.  è del parere che le attuali tecnologie digitali presentino vantaggi e sfide per la tutela del diritto alla privacy e per l'esercizio della libertà di espressione online in tutto il mondo; accoglie con favore, in tale contesto, la nomina di un relatore speciale dell'ONU sul diritto alla privacy nell'era digitale, il cui mandato comprende questioni relative alla sorveglianza e alla privacy che interessano le persone online o offline;

13.  ricorda la posizione dell'UE sulla tolleranza zero per la pena capitale e ribadisce la sua opposizione di lunga data alla tortura e ai trattamenti o alle pene crudeli, inumani o degradanti in tutti i casi e in tutte le circostanze; sottolinea l'importanza del fatto che l'Unione europea continui a promuovere la moratoria sulla pena capitale quale primo passo per la sua abolizione e sottolinea ancora una volta che l'abolizione di tale pratica contribuisce al rafforzamento della dignità umana;

14.  elogia i notevoli progressi finora compiuti, che hanno portato molti paesi a sospendere la pena capitale, mentre altri hanno adottato misure legislative in vista dell'abolizione della pena di morte; esprime, tuttavia, il proprio rammarico per il ripristino delle esecuzioni in alcuni paesi nel corso degli ultimi anni; invita i paesi che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a non reintrodurla;

15.  invita l'UE e i suoi Stati membri ad attuare le raccomandazioni del relatore speciale nella loro politica interna per combattere la diffusione dell'odio razziale, etnico e xenofobo e la sua istigazione su Internet e sulle reti dei media sociali tramite l'adozione di adeguati provvedimenti legislativi, nel pieno rispetto degli altri diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di opinione;

Diritti sociali ed economici

16.  si rammarica che, a più di vent'anni dall'adozione della Dichiarazione di Vienna sul carattere universale, indivisibile, interconnesso e interdipendente di tutti i diritti umani, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali non sia ancora equiparato al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, né gli venga attribuito lo stesso rilievo; riconosce gli sforzi compiuti dal CDU per porre su un piano di parità tutti i diritti umani e dare loro la stessa importanza, mediante l'istituzione di titolari di mandato per le procedure speciali in materia di diritti economici, sociali e culturali;

17.  esprime profonda preoccupazione per la crescita della povertà estrema, un fenomeno che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; accoglie positivamente, a tale proposito, il rapporto del relatore speciale del CDU sulla povertà estrema e i diritti umani (A/HRC/29/31) e ne sostiene le proposte intese a eliminare la povertà estrema, fra le quali rientrano: l'attribuzione ai diritti economici, sociali e culturali della stessa importanza e delle medesime priorità conferite ai diritti civili e politici, il riconoscimento del diritto alla protezione sociale, l'attuazione di politiche di bilancio specificatamente volte a ridurre le disuguaglianze, il rilancio e la concretizzazione del diritto all'uguaglianza, la collocazione della problematica della distribuzione delle risorse al centro delle discussioni sui diritti umani; sottolinea che, là dove la maggioranza delle persone povere nel mondo sono donne e nuclei familiari con capofamiglia di sesso femminile, è importante garantire una parità di accesso alle risorse e all'occupazione sia per le donne che per gli uomini;

18.  è del parere che la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione dei beni pubblici e l'assenza di obblighi di rendicontazione contribuiscano alla violazione dei diritti umani dei cittadini, in quanto sottraggono ai bilanci statali fondi che dovrebbero essere destinati alla promozione dei diritti umani a livello di servizi pubblici estremamente necessari quali l'istruzione, i servizi sanitari di base e altre infrastrutture sociali; ritiene che gli interventi volti a garantire il rispetto dei diritti umani, in particolare il diritto all'informazione, alla libertà di espressione e di riunione, all'indipendenza della magistratura e alla partecipazione democratica alla cosa pubblica, siano di fondamentali per contrastare la corruzione;

19.  sottolinea le esigenze specifiche delle minoranze nei paesi terzi e la necessità di promuoverne la piena uguaglianza in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

Imprese e diritti umani

20.  sostiene con forza l'attuazione efficace e globale dei principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani, sia all'interno sia all'esterno dell'UE, e raccomanda vivamente agli Stati membri dell'Unione di sviluppare e attuare una serie di piani d'azione nazionali; rammenta, inoltre, che è importante che l'UE promuova la responsabilità sociale delle imprese e che le imprese europee svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su attività economiche e diritti umani; invita le Nazioni Unite e l'Unione europea a sollevare, assieme alle imprese europee e multinazionali, la questione dei difensori dei diritti fondiari, che sono vittime di rappresaglie, anche sotto forma di minacce, vessazioni, arresti arbitrari, aggressioni e omicidi, per aver criticato le acquisizioni di terreni su larga scala a scapito dei diritti fondiari e dei diritti all'alimentazione delle popolazioni rurali nei paesi terzi; chiede che i meccanismi delle Nazioni Unite e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia includano sistematicamente i difensori dei diritti fondiari nei progetti in materia di diritti umani;

21.  accoglie con favore l'iniziativa dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani intesa a rafforzare il progetto relativo alla rendicontabilità e ai mezzi di ricorso al fine di contribuire a un sistema equo e più efficace di leggi nazionali in materia di mezzi di ricorso, in particolare nel caso di gravi violazioni dei diritti umani nel mondo delle imprese; invita tutti i governi ad adempiere al loro obbligo di garantire il rispetto dei diritti umani e l'accesso alla giustizia per le vittime che si trovano confrontate a difficoltà sia pratiche che giuridiche nell'accedere ai mezzi di ricorso sul piano nazionale e internazionale, per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani connesse al mondo delle imprese;

22.  rileva che nel luglio 2015 si è riunito per la prima volta il gruppo di lavoro intergovernativo aperto sull'elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante riguardante le società transnazionali e altre imprese in relazione ai diritti umani, istituito da una risoluzione del CDU del 26 giugno 2014; chiede, inoltre, che l'UE sostenga gli sforzi volti ad allineare le proprie politiche alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e raccomanda che l'UE e i suoi Stati membri partecipino attivamente al dibattito relativo a uno strumento internazionale giuridicamente vincolante riguardante le imprese e i diritti umani nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite;

Migrazione

23.  esprime preoccupazione dinanzi alla più grave crisi umanitaria verificatasi dalla seconda Guerra mondiale a questa parte, determinata da un numero crescente di persone che sono costrette a lasciare la propria abitazione a causa di persecuzioni, conflitti armati, violenza generalizzata e cambiamenti climatici, in cerca di protezione e di una vita migliore, e che rischiano la vita affrontando viaggi pericolosi;

24.  insiste sul fatto che le sfide presentate dalle crisi umanitarie legate ai rifugiati sono questioni che devono essere gestite in modo globale, con spirito di solidarietà all'interno dell'UE e in stretta cooperazione con l'ONU e le sue agenzie; invita tutti i paesi ad adottare un approccio alla migrazione basato sui diritti umani, che ponga i diritti dei migranti al centro delle politiche in materia di migrazione e della gestione di tale fenomeno, prestando particolare attenzione alla situazione dei gruppi emarginati e svantaggiati di migranti, come le donne e i minori; invita tutti gli Stati ad affrontare il problema della violenza di genere nei confronti di donne e ragazze, e sottolinea l'importanza di concepire la politica in materia di migrazione partendo da una prospettiva di genere, onde soddisfare le loro esigenze specifiche;

25.  ricorda che tutti gli Stati membri hanno l'obbligo di rispettare e proteggere i diritti umani di tutte le persone sotto la rispettiva giurisdizione, indipendentemente dalla loro nazionalità od origine e a prescindere dal loro status di immigrazione; ricorda che una strategia globale in materia di migrazione è strettamente collegata con le politiche di sviluppo e umanitarie, tra cui la creazione di corridoi umanitari e il rilascio di visti umanitari, nonché con altre politiche esterne; ricorda che il rimpatrio dei migranti dovrebbe avvenire unicamente nel pieno rispetto dei loro diritti, sulla base di decisioni libere e informate, e solo quando nel loro paese sia garantita la tutela dei loro diritti; invita i governi a porre fine all'arresto e alla detenzione arbitrari di migranti;

26.  esprime preoccupazione per la persistente e diffusa discriminazione nei confronti dei migranti, compresi i richiedenti asilo e i rifugiati, e per le altrettanto persistenti e diffuse violazioni dei loro diritti; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sostenere il lavoro del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti e l'attuazione delle sue raccomandazioni; invita i governi a rispettare il diritto di asilo, i diritti umani e la dignità intrinseca dei migranti e, in qualsiasi circostanza, il principio di non respingimento; chiede agli Stati, qualora non vi abbiano già provveduto, di mettere a punto sistemi e procedure atti a garantire il pieno rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di diritti umani da parte di tutti i loro programmi e delle loro istituzioni nel campo dell'immigrazione;

Cambiamenti climatici e diritti umani

27.  accoglie con favore l'accordo di Parigi nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il quale copre l'adattamento, la mitigazione, lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie nonché la creazione di capacità; insiste sulla necessità di integrare la questione del cambiamento climatico in tutte le politiche economiche; esorta tutti gli Stati parte firmatari dell'accordo ad adottare misure urgenti e ambiziose di mitigazione e di adattamento integrando il cambiamento climatico in tutti i settori di intervento;

28.  ricorda che le ripercussioni negative dei cambiamenti climatici rappresentano una minaccia globale immediata e potenzialmente irreversibile per il pieno godimento dei diritti umani, e che l'impatto di detti cambiamenti sui gruppi vulnerabili, la cui situazione in materia di diritti risulta già precaria, è considerevole; rileva con preoccupazione che gli incidenti correlati al clima, come l'innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti meteorologici estremi che provocano siccità e inondazioni, porteranno, secondo le previsioni, a perdite di vite umane, spostamenti di popolazioni e carenze di cibo e acqua ancora maggiori;

29.  invita la comunità internazionale ad affrontare le lacune giuridiche che presenta il termine "rifugiato climatico", compresa la sua definizione nel diritto internazionale o in qualsiasi accordo internazionale giuridicamente vincolante;

Diritti delle donne

30.  sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis della Piattaforma d'azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale, nonché la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi; sottolinea che il rispetto universale della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, nonché l'accesso ai servizi pertinenti, contribuiscono a ridurre la mortalità infantile e delle madri; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e all'aborto in condizioni di sicurezza sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di violenze; sottolinea la necessità di porre queste politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi;

31.  sottolinea l'importanza di misure volte a rafforzare la leadership e la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale; invita gli Stati ad assicurare la pari rappresentanza delle donne nelle istituzioni pubbliche e nella vita pubblica, anche riservando particolare attenzione all'inclusione delle donne appartenenti a minoranze;

32.  accoglie favorevolmente la recente risoluzione n. 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che fa delle donne l'elemento centrale di tutti gli sforzi volti a raccogliere le sfide globali, tra cui il diffondersi dell'estremismo violento, il cambiamento climatico, la migrazione, lo sviluppo sostenibile, la pace e la sicurezza; plaude alle conclusioni dello studio globale delle Nazioni Unite sull'attuazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che sottolineano l'importanza della leadership e della partecipazione delle donne alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace, e il fatto che la presenza femminile ha migliorato l'assistenza umanitaria, potenziato l'operato delle forze di pace, favorito la conclusione dei colloqui di pace e contribuito a contrastare l'estremismo violento; invita l'ONU e tutti i suoi Stati membri ad adottare misure concrete per garantire l'autonomia delle donne e il loro significativo coinvolgimento nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di consolidamento della pace, potenziando la loro rappresentanza a tutti i livelli decisionali, ivi compreso in seno a istituzioni e meccanismi nazionali, regionali e internazionali;

33.  esprime la propria costernazione dinanzi al fatto che, con l'emergere di gruppi estremisti violenti quali Da'ish in Siria e in Iraq e Boko Haram nell'Africa occidentale, la violenza nei confronti delle donne ha assunto una nuova dimensione che è più spaventosa che mai, dal momento che la violenza sessuale è diventata parte integrante degli obiettivi, dell'ideologia e delle fonti di reddito di tali gruppi estremisti, e che pone la comunità internazionale dinanzi a una nuova sfida cruciale; invita tutti i governi e le istituzioni delle Nazioni Unite a intensificare il loro impegno nella lotta contro tali crimini abominevoli e a ridare dignità alle donne, onde consentire loro di ottenere giustizia, risarcimenti e sostegno;

34.  ritiene che garantire l'autonomia delle donne, affrontando le disparità di base tra uomini e donne che rendono le donne e le ragazze vulnerabili nei periodi di conflitto, è un modo per contrastare l'estremismo; sottolinea la necessità di garantire la continuità dell'istruzione per le ragazze nei campi profughi, nelle aree di conflitto e nelle aree colpite da povertà estrema e condizioni ambientali estreme come siccità e inondazioni;

35.  invita la Commissione, il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e il vicepresidente/alto rappresentante a continuare a promuovere l'emancipazione politica ed economica delle donne e delle ragazze attraverso l'integrazione della parità di genere in tutte le politiche e programmi esterni, anche attraverso dialoghi strutturati con i paesi terzi, denunciando pubblicamente le questioni di genere e garantendo risorse sufficienti a tale scopo;

Diritti dei minori

36.  ricorda che la Convenzione sui diritti del fanciullo, che è stata adottata nel 1989 e costituisce il trattato internazionale sui diritti umani più ampiamente ratificato, sancisce una serie di diritti dei minori, tra cui il diritto alla salute, all'istruzione e al gioco, nonché il diritto alla vita familiare, a essere protetto dalla violenza e dalla discriminazione e a essere ascoltato; esorta tutti i firmatari del trattato ad onorare i loro obblighi;

37.  si compiace del preannunciato studio globale che sarà avviato dalle Nazioni Unite per individuare, attraverso il monitoraggio e l'analisi valutativa, le modalità con cui le vigenti leggi e norme internazionali vengono attuate sul campo e per valutare le opportunità concrete che si presentano agli Stati per migliorare le loro politiche e le loro risposte; esorta tutti gli Stati a sostenere e a partecipare attivamente allo studio;

38.  ribadisce la sua richiesta alla Commissione di proporre una strategia e un piano d'azione globali in materia di diritti dei minori per i prossimi cinque anni, al fine di attribuire priorità a tali diritti nelle politiche esterne dell'UE, sostenendo gli sforzi dell'Unione intesi a promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo a garantire il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, assicurando la riabilitazione e la reintegrazione dei bambini arruolati in gruppi armati, eliminando il lavoro minorile, la tortura, la questione della stregoneria infantile, la tratta, i matrimoni precoci e lo sfruttamento sessuale, assistendo i bambini vittime di conflitti armati e garantendo loro l'accesso all'istruzione nelle zone di conflitto e nei campi profughi;

Diritti delle persone LGBTI

39.  esprime preoccupazione per il persistere, in vari paesi, di leggi e pratiche discriminatorie e di atti di violenza nei confronti delle persone sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere; invita a un attento monitoraggio della situazione delle persone LGBTI nei paesi in cui leggi anti-LGBTI recentemente introdotte costituiscono una minaccia per la vita delle minoranze sessuali; esprime profonda preoccupazione quanto alle leggi cosiddette "antipropaganda", che limitano la libertà di espressione e di riunione e sono vigenti anche in alcuni paesi del continente europeo;

40.  sostiene il lavoro costante dell'Alto Commissario per i diritti umani volto a contrastare tali leggi discriminatorie, in particolare mediante dichiarazioni, relazioni e la campagna "Liberi e uguali", nonché l'operato di diversi organismi dell'ONU; esprime preoccupazione per le limitazioni imposte alle libertà fondamentali dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI e sollecita l'UE a rafforzare il proprio sostegno nei loro confronti; rileva che i diritti fondamentali delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se queste avessero accesso a istituti giuridici quali l'unione registrata o il matrimonio;

Difensori dei diritti umani

41.  invita tutti i governi a promuovere e a sostenere le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani e a consentire loro di operare liberi da timori, repressioni o intimidazioni, nonché a cooperare con il Consiglio per i diritti umani nell'ambito del meccanismo dell'UPR e a garantire che i paesi responsabili di rappresaglie contro gli attivisti dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni;

ritiene che le continue vessazioni e la detenzione dei difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte di alcuni membri del CDU compromettano la credibilità di quest'ultimo; esorta l'UE e i suoi Stati membri a promuovere un'iniziativa a livello dell'ONU intesa a delineare una risposta coerente e globale alle sfide principali che i difensori dei diritti umani operanti per i diritti delle donne, per la difesa dei diritti ambientali, fondiari e delle popolazioni autoctone e per la lotta alla corruzione e all'impunità, nonché i giornalisti e gli altri difensori dei diritti umani che utilizzano i media (ivi compresi i media online e i social media) si trovano ad affrontare a livello mondiale, e a denunciare sistematicamente gli assassinii di cui sono vittime;

Lotta contro l'impunità e Corte penale internazionale (CPI)

42.  ribadisce il suo pieno sostegno alle attività della CPI finalizzate a porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi, motivo di allarme per la comunità internazionale, e a offrire giustizia alle vittime dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità e del genocidio; rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte; esorta l'UE e i suoi Stati membri a cooperare con la Corte e a garantirle un forte sostegno diplomatico, politico e finanziario, anche in seno alle Nazioni Unite; invita l'UE, i suoi Stati membri e i rappresentanti speciali dell'Unione a promuovere attivamente la CPI, l'esecuzione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità dei reati previsti dallo Statuto di Roma, anche rafforzando e ampliando le sue relazioni con il Consiglio di sicurezza e assicurando una rapida ratifica, da parte degli Stati membri dell'UE, degli emendamenti di Kampala allo statuto di Roma, che definiscono il crimine di aggressione;

Droni e armi autonome

43.  ribadisce la sua richiesta al Consiglio dell'UE di elaborare una posizione comune dell'Unione sull'uso di droni armati, che attribuisca la massima importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e che affronti le questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, l'assunzione di responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta nuovamente l'UE a vietare la produzione, lo sviluppo e l'impiego di armi completamente autonome che consentano di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; insiste sul fatto che i diritti umani dovrebbero essere parte integrante di tutti i dialoghi con i paesi terzi sulla lotta contro il terrorismo;

Partecipazione dell'Unione europea

44.  ribadisce, inoltre, l'importanza della partecipazione attiva e costante dell'UE a tutti i meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare la terza commissione, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e il CDU; riconosce gli sforzi compiuti dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri sia per aumentare la coerenza dell'UE sul tema dei diritti umani a livello di Nazioni Unite tramite consultazioni tempestive e concrete sia per esprimersi "con una sola voce"; incoraggia l'UE ad aumentare gli sforzi tesi a far sentire la propria voce, anche intensificando il ricorso alla prassi sempre più diffusa delle iniziative interregionali nonché copatrocinando risoluzioni e assumendo un ruolo guida nel processo a esse relativo; ribadisce il proprio appello a una maggiore visibilità dell'azione dell'UE in tutte le sedi multilaterali;

45.  chiede al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani di continuare a rafforzare l'efficacia, la coerenza e la visibilità della politica dell'Unione in materia di diritti umani nel contesto del CDU, nel quadro dell'ulteriore sviluppo di una stretta cooperazione con l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani e nell'ambito delle procedure speciali;

46.  sottolinea con forza il ruolo svolto dal gruppo "Diritti umani" del Consiglio (COHOM) nel migliorare la preparazione e il coordinamento delle posizioni dell'UE per le sessioni del CDU e nell'affrontare la questione della coerenza tra la dimensione esterna e quella interna della politica dell'UE in materia di diritti umani; ricorda che è importante mantenere la pratica istituzionalizzata di inviare una delegazione parlamentare al CDU e all'Assemblea generale delle Nazioni Unite;

Integrazione dei diritti umani da parte dell'UE

47.  invita l'UE a promuovere l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani, compresi i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, in conformità dell'articolo 21 del trattato di Lisbona e delle disposizioni generali sull'azione esterna dell'Unione;

48.  ribadisce il proprio invito all'UE ad adottare un approccio basato sui diritti e a integrare il rispetto dei diritti umani nelle politiche commerciali e di investimento, nei servizi pubblici e nella cooperazione allo sviluppo nonché nella politica di sicurezza e di difesa comune; sottolinea altresì che la politica dell'Unione europea in materia di diritti umani dovrebbe garantire che le sue politiche interne ed esterne siano coerenti, in linea con gli obblighi previsti dal trattato UE;

49.  sottolinea che la dimensione di genere deve sistematicamente essere parte integrante di tutti i dialoghi sui diritti umani tra l'UE e i paesi terzi; invita il SEAE ad avviare dialoghi sulle questioni di genere, oltre ai dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi;

Paesi oggetto della revisione periodica universale (UPR)

Burundi

50.  continua a nutrire profonda preoccupazione per l'impatto umanitario della crisi sulla popolazione civile del paese e dell'intera regione; chiede che l'UE continui a operare in stretta collaborazione con la Comunità dell'Africa orientale e con l'Unione africana onde pervenire a una soluzione consensuale tra il governo e l'opposizione nell'ottica di ripristinare un sistema politico inclusivo e democratico;

Georgia

51.  accoglie con favore l'inclusione della Georgia tra i membri del CDU e la recente UPR di cui il paese è stato oggetto; osserva le significative riforme legislative che hanno dato luogo ad alcuni progressi e miglioramenti nel settore della giustizia e dell'applicazione della legge, nell'operato della procura, nella lotta ai maltrattamenti, nella tutela dei diritti dei minori, della privacy e dei dati personali e nel trattamento degli sfollati interni;

52.  osserva tuttavia che sono necessari ulteriori sforzi sul fronte dei maltrattamenti, segnatamente per quanto concerne la custodia cautelare e la riabilitazione delle vittime; continua a nutrire preoccupazione per la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione e la mancanza di accesso degli osservatori alle regioni occupate dell'Abkhazia e dell'area di Tskhinvali/Ossezia del Sud, nelle quali le violazioni dei diritti umani restano diffuse; invita il governo della Georgia ad adottare opportune misure al fine di garantire un seguito alle raccomandazioni formulate nel quadro della revisione periodica universale;

Israele/Palestina

53.  deplora profondamente che Israele abbia negato a Makarim Wibisono, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, l'ingresso in tali territori e che egli abbia dovuto dimettersi non potendo svolgere le proprie funzioni in modo completamente indipendente;

Libano

54.  si compiace con il Libano per la politica di frontiere aperte e di accoglienza che da anni persegue nei confronti dei rifugiati da Palestina, Iraq e Siria, e invita l'Unione europea a destinare maggiori risorse e operare in stretta collaborazione con le autorità libanesi per sostenere il paese nella protezione dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo; esprime preoccupazione, in tale contesto, per il rilevante numero di casi segnalati di matrimoni di minori e/o forzati tra rifugiati siriani; sollecita il governo libanese a prendere in considerazione una riforma della legislazione in materia di ingresso, soggiorno e uscita dal Libano, che non opera una distinzione tra richiedenti asilo e rifugiati, da un lato, e migranti, dall'altro;

55.  sostiene le raccomandazioni del Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne dell'ONU (CEDAW) che sollecitano misure per sensibilizzare le lavoratrici domestiche migranti sui loro diritti umani a norma della convenzione CEDAW, di cui il Libano è parte; sottolinea in particolare la necessità di abolire l'istituto della kafala e assicurare alle lavoratrici domestiche migranti un accesso effettivo alla giustizia, comprese garanzie per la loro sicurezza e soggiorno nel corso delle procedure giuridiche e amministrative concernenti il loro status;

Mauritania

56.  sottolinea che, anche se il governo mauritano ha compiuto progressi per quanto riguarda gli interventi legislativi intesi a contrastare ogni forma di schiavitù o pratiche simili, la mancanza di un'applicazione effettiva concorre alla persistenza di tali fenomeni; invita le autorità a promulgare una legge contro la schiavitù, ad avviare su scala nazionale, in modo sistematico e regolare, la raccolta di dati disaggregati su tutte le forme di schiavitù e a eseguire uno studio approfondito e basato su dati empirici relativo alla storia e alla natura della schiavitù onde porre fine a tale pratica;

57.  sollecita le autorità mauritane a consentire la libertà di parola e di riunione, conformemente alle convenzioni internazionali e al diritto interno della Mauritania; sollecita altresì la scarcerazione di Biram Dah Abeid, Bilal Ramdane e Djiby Sow, affinché possano proseguire la loro campagna non violenta contro il persistere della schiavitù senza timori di vessazioni o intimidazioni;

Myanmar/Birmania

58.  accoglie con favore lo svolgimento di elezioni competitive l'8 novembre 2015, un'importante pietra miliare nella transizione democratica del paese; continua, tuttavia, a nutrire preoccupazione per il quadro costituzionale di queste elezioni, in base al quale il 25% dei seggi in parlamento è destinato a membri dell'esercito; riconosce i progressi sinora compiuti sul versante dei diritti umani, individuando al contempo il persistere di problematiche di grande rilevanza, tra cui i diritti delle minoranze e la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica;

59.  condanna la discriminazione nei confronti dei Rohingya, aggravata dal fatto che tale comunità non possiede alcuno status giuridico, e dall'aumento dei discorsi di incitamento all'odio contro i non buddisti; chiede che siano svolte indagini complete, trasparenti e indipendenti in relazione a tutte le segnalazioni di violazioni dei diritti umani nei confronti dei Rohingya e ritiene che le quattro leggi adottate dal parlamento nel 2015 intese a "proteggere la razza e la religione" contemplino aspetti discriminatori per quanto riguarda il genere; deplora che l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani (OHCHR) non abbia ancora ottenuto il permesso di istituire un ufficio nel paese; sottolinea la necessità di effettuare una valutazione completa dell'impatto in termini di sostenibilità e diritti umani prima della finalizzazione dei negoziati sull'accordo di investimento UE-Myanmar/Birmania;

Nepal

60.  accoglie con favore l'entrata in vigore, il 20 settembre 2015, della nuova costituzione del Nepal, che dovrebbe gettare le basi per la stabilità politica e lo sviluppo economico futuri del paese; auspica che nel prossimo futuro si affrontino le questioni che ancora destano preoccupazione circa la rappresentanza politica delle minoranze, compresi i Dalit, e le leggi sulla cittadinanza;

61.  deplora la diffusa mancanza di responsabilità per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani commesse da entrambe le parti durante la guerra civile, malgrado l'adozione, nel maggio 2014, della legge sulla verità, la riconciliazione e le sparizioni; sollecita il governo del Nepal ad aderire alla convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; condanna i limiti posti alle libertà fondamentali dei rifugiati tibetani; sollecita l'India a revocare il blocco non ufficiale sull'economia del Nepal che, con il devastante terremoto dell'aprile 2015, sta causando una crisi umanitaria e spingendo quasi un altro milione di nepalesi in una spirale di povertà;

Oman

62.  elogia l'Oman per l'istituzione della Commissione governativa nazionale per i diritti umani (NHRC) e per l'invito che, nel settembre 2014, ha permesso la storica visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto di riunione pacifica; esprime l'auspicio che questi passi costruttivi determinino un maggiore impegno da parte dell'Oman con i rappresentanti per i diritti umani delle Nazioni Unite e le organizzazioni indipendenti per i diritti umani;

Ruanda

63.  esprime la propria preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Ruanda, comprese le restrizioni alla libertà di espressione e di associazione, il restringimento dello spazio democratico per i partiti politici di opposizione e le attività indipendenti della società civile, nonché l'assenza di un ambiente favorevole all'indipendenza del potere giudiziario; invita il governo ruandese ad aprire uno spazio democratico in cui tutte le fasce della società possano operare liberamente;

64.  esprime preoccupazione per la proposta di modifica costituzionale volta a consentire al presidente in carica di candidarsi per un terzo mandato; invita il governo ruandese a rispettare la Carta africana per la democrazia, le elezioni e la governance, il cui articolo 5 stabilisce che gli Stati contraenti devono adottare tutte le misure del caso per garantire l'ordine costituzionale, in particolare il trasferimento costituzionale di potere, e il cui articolo 23 sancisce l'illegalità di qualsiasi modifica della costituzione che violi i principi di alternanza democratica di governo;

Arabia Saudita

65.  esprime profonda preoccupazione per il ritmo allarmante con cui i tribunali hanno inflitto la pena capitale in Arabia Saudita nel 2015; è costernato per le esecuzioni di massa avvenute nelle scorse settimane;

66.  invita l'UE a seguire da vicino, unitamente alle autorità del paese, le condizioni di salute di Raif Badawi, il blogger saudita vincitore del Premio Sacharov 2015, che starebbe effettuando uno sciopero della fame;

Sud Sudan

67.  accoglie con favore l'accordo di pace sottoscritto dalle parti in conflitto il 28 agosto 2015 per porre fine alla guerra civile, che comprende una condivisione transitoria del potere, misure di sicurezza e l'istituzione di un tribunale ibrido per giudicare tutti i crimini commessi dall'inizio del conflitto; ricorda che il conflitto ha causato migliaia di vittime e provocato centinaia di migliaia di sfollati e di rifugiati;

68.  invita tutte le parti ad astenersi dal commettere violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto umanitario internazionale, comprese le violazioni che costituiscono crimini internazionali, come le esecuzioni extragiudiziali, la violenza mirata di stampo etnico, la violenza sessuale utilizzata nei conflitti, tra cui lo stupro, nonché la violenza di genere, il reclutamento e l'impiego di bambini, le sparizioni forzate e gli arresti e la detenzione arbitrari;

Siria

69.  sottolinea l'importanza del lavoro svolto dalla commissione d'inchiesta internazionale indipendente dell'ONU sulla Siria; prende atto con grave preoccupazione della principale conclusione della commissione d'inchiesta, secondo cui le prime cause di vittime civili, di trasferimenti arbitrari e di distruzione rimangono gli attacchi deliberati a danno di civili, gli attacchi indiscriminati e sproporzionati, gli attacchi contro beni civili e protetti appartenenti al patrimonio culturale, nonché l'imposizione punitiva di assedi e blocchi; pone l'accento sulla necessità di dedicare un'attenzione e un sostegno particolari alle donne che subiscono violenze e alle organizzazioni femminili, così come al loro contributo agli aiuti umanitari e alla risoluzione dei conflitti;

70.  chiede che l'UE e gli Stati membri contribuiscano a fare sì che la commissione d'inchiesta riceva finanziamenti adeguati per eseguire il proprio mandato, il quale consiste nello stabilire i fatti e le circostanze alla base di tutte le gravi violazioni dei diritti umani commesse e, se possibile, nell'identificare i responsabili al fine di garantire che gli autori delle violazioni, tra cui violazioni che possono costituire crimini contro l'umanità, rispondano delle loro azioni;

71.  sottolinea l'obbligo di tutte le parti di proteggere i civili, rispettarne i diritti umani e provvedere alle loro esigenze di base, conformemente al diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani; ribadisce la propria convinzione che una soluzione sostenibile alla crisi in Siria sia possibile esclusivamente grazie a un accordo politico inclusivo, e invita tutte le parti ad adoperarsi ai fini di un'autentica transizione politica che soddisfi le legittime aspirazioni del popolo siriano e consenta a quest'ultimo di determinare il proprio futuro in maniera indipendente e democratica;

Venezuela

72.  accoglie con favore lo svolgimento in Venezuela di elezioni libere e regolari il 6 dicembre 2015; deplora che l'iniziale accettazione dei risultati da parte del governo così come dell'opposizione sia poi sfociata in una nuova crisi politica; ricorda l'importanza di difendere la costituzione e rispettare i diritti umani, nonché di evitare ogni tentativo di invalidare la volontà che il popolo venezuelano ha espresso in occasione delle elezioni;

73.  ricorda che il nuovo governo dovrà affrontare un ampio ventaglio di questioni riguardanti i diritti umani, tra cui l'impunità e la responsabilità per le esecuzioni extragiudiziali, anche da parte delle forze di sicurezza, gli arresti e le detenzioni arbitrari, il diritto dei prigionieri politici a un giusto processo, l'indipendenza del potere giudiziario, la libertà di riunione e di associazione e la libertà dei media;

Yemen

74.  esprime profonda preoccupazione per il violento e drammatico conflitto e per la crisi umanitaria senza precedenti che stanno colpendo lo Yemen, la cui popolazione civile è la prima vittima dell'escalation militare in corso e dei gruppi di estremisti e terroristi che approfittano della situazione;

75.  deplora la serie di attacchi al personale medico e alle strutture sanitarie ed esorta le parti coinvolte nel conflitto a rispettare i principi fondamentali del diritto umanitario internazionale;

76.  è convinto che solo un ampio consenso politico nel quadro di negoziati sotto l'egida delle Nazioni Unite possa costituire una soluzione sostenibile, ripristinare la pace e conservare l'unità e l'integrità territoriale dello Yemen, e rinnova il proprio sostegno a tutti i soggetti regionali che dovrebbero agire in modo responsabile e costruttivo nell'ottica di pervenire a una soluzione;

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77.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 69ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

 

 

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0470.

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