Procedura : 2016/2515(RSP)
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B8-0155/2016

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P8_TA(2016)0066

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0151/2016
27.1.2016
PE576.616v01-00
 
B8-0155/2016

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP))


Victor Boştinaru, Knut Fleckenstein, Enrique Guerrero Salom, Richard Howitt, Nikos Androulakis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Nicola Caputo, Andi Cristea, Miriam Dalli, Viorica Dăncilă, Isabella De Monte, Tanja Fajon, Eugen Freund, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Enrico Gasbarra, Neena Gill, Ana Gomes, Theresa Griffin, Sergio Gutiérrez Prieto, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Kashetu Kyenge, Javi López, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Costas Mavrides, Marlene Mizzi, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Péter Niedermüller, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Pina Picierno, Tonino Picula, Kati Piri, Miroslav Poche, Soraya Post, Gabriele Preuß, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Elena Valenciano, Julie Ward, Josef Weidenholzer, Carlos Zorrinho a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP))  
B8-0155/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Yemen, in particolare quella del 9 luglio 2015 sulla situazione nello Yemen(1),

–  vista la dichiarazione comune in data 10 gennaio 2016 del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR), Federica Mogherini, e del Commissario per gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Christos Stylianides, sull'attacco alla struttura sanitaria di Médecins Sans Frontières nello Yemen,

–  viste la dichiarazione comune in data 15 dicembre 2015 del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), sulla ripresa dei colloqui sullo Yemen sotto egida ONU, e la dichiarazione comune sullo Yemen in data 2 ottobre 2015 del VP/HR, Federica Mogherini, e del Commissario per gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Christos Stylianides,

–  viste le risoluzioni 2201(2015), 2204 (2015) e 2216 (2015) del Consiglio di sicurezza dell'ONU sullo Yemen, e 2140(2014) sull'imposizione di sanzioni,

–  vista la relazione del gruppo di esperti dell'ONU sullo Yemen, istituito conformemente alla risoluzione del Consiglio di sicurezza 2140 (2014),

–  viste le dichiarazioni del portavoce SEAE in data 20 marzo, 26 marzo, 1° aprile, 26 aprile e 9 giugno 2015, sulla situazione nello Yemen,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 aprile 2015 sullo Yemen,

–  viste le dichiarazioni del 10 gennaio 2016 e dell'8 gennaio 2016 sullo Yemen, attribuibili al portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'attuale crisi nello Yemen è il risultato dell'incapacità dei governi che si sono succeduti di rispondere alle legittime aspirazioni del popolo yemenita alla democrazia, allo sviluppo economico e sociale, alla stabilità e alla sicurezza; che tale incapacità ha creato le condizioni per lo scoppio di un violento conflitto in quanto non si è riusciti a dare vita a un governo inclusivo e a garantire un'equa ripartizione dei poteri e sono state sistematicamente ignorate le numerose tensioni tribali, la diffusa insicurezza e la paralisi economica del paese;

B.  considerando che l'intervento militare nello Yemen a guida saudita, compreso l'uso di bombe a grappolo bandite a livello internazionale, ha portato ad una situazione umanitaria disastrosa che colpisce la popolazione di tutto il paese, ha gravi implicazioni per la regione e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale; che membri della popolazione civile yemenita, già esposta a condizioni di vita terribili, sono le principali vittime dell'attuale escalation militare;

C.  considerando che, dall'inizio del conflitto, almeno 5 979 persone sono state uccise e 28 208 ferite; che tra le vittime ci sono centinaia di donne e bambini; che l'impatto umanitario sulla popolazione civile esercitato dagli scontri in corso tra le diverse milizie, dai bombardamenti e dall'interruzione della fornitura dei servizi essenziali sta raggiungendo proporzioni allarmanti;

D.  considerando che, secondo la rassegna del fabbisogno umanitario 2016 (HNO), pubblicata nel novembre 2015, 21,2 milioni di persone (l'82% della popolazione) hanno ormai bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria; che, analogamente, secondo le attuali stime quasi 2,1 milioni di persone sono malnutrite, di cui oltre 1,3 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta grave;

E.  considerando che l'UE ha stanziato 52 milioni di euro in nuovi aiuti umanitari per la crisi nello Yemen e il suo impatto nel Corno d'Africa nel 2015; che l'UE stanzierà fino a 2 milioni di euro per la messa a punto del meccanismo ONU di verifica e ispezione (UNVIM) dei trasporti commerciali verso lo Yemen, facilitando in tal modo il libero flusso di articoli commerciali e aiuti umanitari verso il paese;

F.  considerando che in varie occasioni gli attacchi aerei sferrati nello Yemen dalla coalizione militare a guida saudita hanno ucciso civili, in violazione del diritto umanitario internazionale, il che richiede di intraprendere ogni intervento possibile per prevenire o ridurre al minimo le vittime civili; che, stando a molteplici segnalazioni, gli attacchi aerei hanno colpito bersagli civili, tra cui ospedali, scuole, mercati, magazzini cerealicoli, porti e campi di sfollati, danneggiando gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti e contribuendo alla grave carenza di generi alimentari e di carburante nel paese; che l'organizzazione medica umanitaria internazionale Médecins Sans Frontières (Medici Senza Frontiere) è stata oggetto di ripetuti attacchi negli ultimi tre mesi; che il 10 gennaio 2016 è stato bombardato un ospedale finanziato da Médecins Sans Frontières nello Yemen settentrionale, un incidente in cui almeno cinque persone sono rimaste uccise e una dozzina ferite, anche tra il personale dell'organizzazione, e che ha gravemente danneggiato le strutture mediche; che si tratta dell'ultimo di una serie di attacchi ai danni di strutture mediche;

G.  considerando che, a causa di capacità portuali ridotte e della congestione derivante da infrastrutture e strutture danneggiate, solo il 15% del volume delle importazioni di combustibili pre-crisi riesce ad arrivare al paese; che, secondo il quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare (IPC) dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, otto governatorati, vale a dire Sa'ada, Hajjah, Hodeidah, Taiz, Al-Dhale, Lahj, Abyan e Hadramaut, sono attualmente classificati a livello di emergenza per la sicurezza alimentare;

H.  considerando che, stando all'organizzazione Save the Children, in almeno 18 dei 22 governatorati del paese, gli ospedali sono stati chiusi – o gravemente danneggiati – a causa dei combattimenti o della mancanza di carburante; che, in particolare, sono stati chiusi 153 centri sanitari che in precedenza fornivano cibo a oltre 450 000 bambini a rischio, oltre a 158 ambulatori che erogavano l'assistenza sanitaria di base a quasi mezzo milione di bambini al di sotto dei cinque anni;

I.  considerando che, secondo l'UNICEF, il conflitto nello Yemen ha avuto altresì pesanti ricadute sull'accesso dei bambini all'istruzione, che ha smesso di funzionare per quasi 2 milioni di bambini, con la chiusura di 3 584 scuole, cioè una su quattro; che 860 di tali scuole sono danneggiate oppure vi alloggiano gli sfollati;

J.  considerando che nel giugno 2015 l'ONU ha lanciato un appello a donare 1,6 miliardi di USD per aiutarla ad assistere 11,7 milioni di persone ma che, a fine 2015, aveva ricevuto soltanto il 56% dei finanziamenti richiesti;

K.  considerando che il 15 dicembre 2015 è stato dichiarato un cessate il fuoco nell'intero paese, che nel frattempo però è stato ampiamente violato; che i colloqui di pace tra le parti belligeranti svoltisi a metà dicembre 2015 in Svizzera non hanno portato ad alcuna svolta importante in vista della fine del conflitto; che la ripresa dei negoziati di pace sponsorizzata dall'ONU, sotto l'egida dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, prevista per il 14 gennaio 2016, è stata momentaneamente rinviata per il perdurare delle violenze;

L.  considerando che i ribelli Houthi hanno posto sotto assedio la città di Taiz, terza città dello Yemen, ostacolando la consegna degli aiuti umanitari; che, secondo Stephen O'Brien, Segretario generale aggiunto dell'ONU per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi d'emergenza, i circa 200 000 civili che vi sono intrappolati hanno un disperato bisogno di acqua potabile, cibo, cure mediche, e altri tipi di assistenza salva-vita e protezione;

M.  considerando che al-Qaeda nella penisola araba (AQAP) è riuscita a sfruttare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen, espandendo la propria presenza e aumentando il numero e la portata dei propri attacchi terroristici; che il cosiddetto Stato islamico (ISIS)/Daesh ha consolidato la propria presenza nello Yemen e ha sferrato attacchi terroristici contro moschee sciite, uccidendo centinaia di persone;

N.  considerando che alcuni Stati membri dell'UE commerciano armi con l'Arabia Saudita e altri Stati del Golfo e che tale scambio può essere in violazione della posizione comune dell'UE sul controllo delle esportazioni di armi, la quale sancisce, tra l'altro, i seguenti criteri per le decisioni degli Stati membri sul rilascio delle licenze di esportazione delle armi convenzionali: rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale e rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese; situazione interna del paese di destinazione finale (gli Stati membri non dovrebbero permettere le esportazioni suscettibili di causare o prolungare i conflitti armati o aggravare le tensioni e i conflitti esistenti nel paese di destinazione finale); mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali;

O.  considerando che, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), lo Yemen continua generosamente a ospitare più di 267 000 rifugiati e che le sue coste continuano a essere raggiunte da rifugiati e migranti provenienti dal Corno d'Africa, i quali nel 2015 si sono attestati a circa 92 446, ossia uno dei totali annui più elevati dell'ultimo decennio; che per il 2015 sono state segnalate 95 morti in mare nello Yemen e che per ora se ne sono già registrate 36;

P.  considerando che, stando all'UNHCR, circa 170 000 persone hanno lasciato lo Yemen dalla fine di marzo 2015, di cui il 43% sono cittadini di paesi terzi, il 40% cittadini yemeniti e il 17% cittadini somali; che tale flusso verso i paesi confinanti, compresi il Gibuti, l'Etiopia, l'Oman, l'Arabia saudita, la Somalia e il Sudan, mette in evidenza la dimensione regionale dell'attuale conflitto nello Yemen;

1.  esprime profonda preoccupazione per l'allarmante deterioramento della situazione umanitaria nello Yemen, caratterizzata da una diffusa insicurezza alimentare e una grave malnutrizione, da attacchi indiscriminati contro civili, personale medico e operatori umanitari e dalla distruzione delle infrastrutture civili e mediche provocata dell'intensificarsi degli attacchi aerei ad opera della coalizione guidata dall'Arabia saudita, dei combattimenti a terra e dei bombardamenti, nonostante i ripetuti appelli per una nuova cessazione delle ostilità; riafferma il suo impegno a continuare a sostenere lo Yemen e il popolo yemenita;

2.  condanna fermamente gli attacchi aerei da parte della coalizione guidata dall'Arabia saudita e il blocco navale imposto allo Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, hanno ulteriormente destabilizzato il paese, stanno distruggendo le sue infrastrutture fisiche, hanno creato condizioni più favorevoli all'espansione del terrorismo e delle organizzazioni estremiste, quali l'ISIS/Daesh e l'AQAP, e hanno aggravato una situazione umanitaria già critica; condanna fermamente anche le azioni destabilizzanti e violente condotte dai ribelli houthi, compreso l'assedio della città di Taiz, che ha avuto anche drammatiche conseguenze umanitarie per gli abitanti;

3.  sottolinea la necessità di un'azione umanitaria coordinata sotto la guida delle Nazioni Unite e sollecita tutti i paesi a contribuire a far fronte alle esigenze umanitarie; esorta tutte le parti a permettere l'ingresso e la fornitura di alimenti, farmaci e combustibile, di cui vi è un urgente bisogno, nonché delle altre forme di assistenza necessaria mediante i canali delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie internazionali, per soddisfare le necessità impellenti dei civili colpiti dalla crisi, secondo i principi di imparzialità, neutralità e indipendenza; ricorda che è pertanto essenziale facilitare ulteriormente l'accesso delle navi mercantili allo Yemen;

4.  invita tutte le parti belligeranti ad autorizzare l'accesso senza vincoli ed impedimenti degli operatori umanitari e dei soccorsi alla popolazione yemenita, che ha un impellente bisogno di un'assistenza di prima necessità, ragion per cui chiede una pausa umanitaria che permetta a questi aiuti vitali di raggiungere urgentemente il popolo yemenita;

5.  ribadisce il suo invito a tutte le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani, a garantire la protezione dei civili e ad astenersi dall'attaccare direttamente le infrastrutture civili, soprattutto le strutture sanitarie e gli impianti idrici, nonché dall'utilizzare edifici civili per scopi militari;

6.  ricorda a tutte le parti che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente tutelati dal diritto internazionale umanitario e che un attacco rivolto deliberatamente contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra; sottolinea l'importanza di migliorare la sicurezza degli operatori umanitari affinché possano rispondere più efficacemente agli attacchi; chiede che sia condotta un'indagine imparziale e indipendente su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani, anche sugli ultimi attacchi che hanno preso di mira le infrastrutture e il personale umanitario;

7.  chiede all'UE di promuovere con efficacia il rispetto del diritto internazionale umanitario, come stabilito nei pertinenti orientamenti dell'UE; sottolinea in particolare la necessità che l'UE metta in evidenza, nel suo dialogo politico con l'Arabia saudita, l'importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario; invita il Consiglio, qualora tale dialogo risulti infruttuoso, a considerare la possibilità di applicare misure restrittive e sanzioni agli Stati o ai singoli individui coinvolti in violazioni del diritto internazionale umanitario, quali l'Arabia saudita, da affiancare alle misure restrittive già esistenti nei confronti degli houthi;

8.  invita il Consiglio a riesaminare il rispetto della posizione comune dell'UE sul controllo delle esportazioni di armi da parte degli Stati membri per quanto riguarda le esportazioni di armi verso l'Arabia saudita e gli Stati del Golfo, in particolare il loro rispetto della disposizione che stabilisce le basi su cui gli Stati membri dovrebbero fondare le decisioni di rilascio delle licenze, segnatamente: rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale e rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese; situazione interna del paese di destinazione finale (gli Stati membri non dovrebbero permettere le esportazioni suscettibili di causare o prolungare i conflitti armati o aggravare le tensioni e i conflitti esistenti nel paese di destinazione finale); mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali;

9.  sottolinea che il conflitto può essere risolto unicamente con una soluzione politica, inclusiva e negoziata; esorta tutte le parti ad impegnarsi in buona fede per avviare quanto prima un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto la guida delle Nazioni Unite; sostiene gli sforzi profusi dall'inviato speciale delle Nazioni Unite, Ismail Ould Cheikh Ahmed, per tenere colloqui di pace facilitati dall'ONU;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi e al governo dello Yemen.

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0270.

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