Procedura : 2016/2935(RSP)
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Ciclo del documento : B8-1172/2016

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B8-1172/2016

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PV 26/10/2016 - 15

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P8_TA(2016)0423

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-1162/2016
24.10.2016
PE593.598v01-00
 
B8-1172/2016

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla situazione dei giornalisti in Turchia (2016/2935(RSP))


Rebecca Harms, Bodil Valero, Ernest Maragall, Ska Keller, Barbara Lochbihler, Benedek Jávor, Ulrike Lunacek, Ernest Urtasun a nome del gruppo Verts/ALE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei giornalisti in Turchia (2016/2935(RSP))  
B8-1172/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo rilasciata dopo la sua visita in Turchia del 1° settembre 2016,

–  vista la sua risoluzione del 14 aprile 2016 sulla relazione 2015 sulla Turchia(1),

–  vista la dichiarazione del 16 luglio 2016 del Presidente del Consiglio europeo, del Presidente della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'UE a nome degli Stati membri dell'UE presenti al vertice dell'ASEM sulla situazione in Turchia,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 18 luglio 2016,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini e dal commissario Johannes Hahn sulla Turchia, in particolare quelle del 21 luglio 2016 e del 21 agosto 2016,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 15 settembre 2016 dal vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini in occasione della Giornata internazionale della democrazia,

–  vista la riunione del 23 settembre 2016 dei rappresentanti della delegazione dell'UE in Turchia e degli Stati membri dell'UE con i difensori dei diritti umani nel quadro della strategia locale dell'UE a favore dei difensori dei diritti umani,

–  viste le raccomandazioni contenute nel parere sugli articoli 216, 299, 301 e 314 del codice penale turco, adottato dalla Commissione di Venezia in occasione della sua 106a seduta plenaria (Venezia, 11-12 marzo 2016),

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016, il governo turco ha imposto lo stato di emergenza, che è stato prorogato fino alla fine dell'anno;

B.  considerando che le restrizioni sui media e le pressioni sui giornalisti erano già considerevoli prima del fallito colpo di Stato, in particolare dal 2009 quando la stampa aveva iniziato a riferire di accuse di corruzione contro il governo Erdogan e la cerchia ristretta del Presidente, per quanto concerne, tra l'altro, la proprietà dei mezzi di comunicazione, la pressione finanziaria, il blocco dei siti web, il divieto di trasmissione per gli atti terroristici, il reato di diffamazione, la chiusura dei mezzi d'informazione critici e un ampio uso della legislazione antiterrorismo a danno dei giornalisti;

C.  considerando che, tuttavia, dal 15 luglio 2016, la repressione esercitata dalle autorità nei confronti degli operatori dei media e degli organi d'informazione ha subito una notevole intensificazione, nella maggior parte dei casi sulla base di accuse di legami con il movimento Hizmet ispirato dal filosofo religioso Fethullah Gülen, che il governo ha dichiarato essere un'organizzazione terroristica (organizzazione terroristica Fethullah - FETÖ) attribuendole la responsabilità del colpo di Stato;

D.  considerando che ormai ciò riguarda virtualmente qualsiasi organo di comunicazione che non adotta una linea filogovernativa, compresi i media indipendenti, di opposizione e di minoranza (soprattutto curda); che anche il canale per bambini trasmesso in lingua curda ha subito la chiusura in seguito alle accuse di istigazione al terrorismo e che le pressioni delle autorità turche raggiungono persino i media turchi e curdi all'estero; che nella stragrande maggioranza dei casi i capi d'imputazione sono basati nella migliore delle ipotesi su accuse indiziarie e nella peggiore sono un pretesto per impedire un'opposizione legittima e il dissenso;

E.  considerando che, secondo le relazioni di Reporter senza frontiere (RSF), durante le prime sei settimane dello stato di emergenza sono stati chiusi oltre 100 organi di comunicazione, lasciando oltre 2 300 giornalisti e operatori dei media senza un impiego; che almeno 89 giornalisti sono stati arrestati, portando a 121 il numero complessivo degli operatori dei media detenuti sulla base di capi di imputazione ufficiali ritenuti essere connessi all'esercizio del loro diritto alla libertà di espressione;

F.  considerando che a tali cifre è necessario aggiungere innumerevoli altri giornalisti attualmente detenuti nelle celle della polizia o che sono stati arrestati e rilasciati senza capi d'imputazione durante lo stato di emergenza, e altri nei cui confronti sono stati emessi mandati di detenzione ma che non sono ancora stati arrestati; che i giornalisti sono stati arrestati per scontare lunghi periodi di detenzione senza un capo d'imputazione né la possibilità di accedere all'assistenza legale e che le accuse di tortura e maltrattamenti si moltiplicano;

G.  considerando che migliaia di persone in Turchia devono ora far fronte a restrizioni di viaggio e che in numerosi casi è stato loro confiscato il passaporto, tra cui numerosi familiari di persone oggetto di "misure antiterrorismo";

H.  considerando che ogni giorno giungono notizie relative a nuove vessazioni e arresti e che la repressione ha raggiunto un punto tale che in Turchia la stampa e i media radiotelevisivi indipendenti hanno cessato di esistere;

I.  considerando che numerose questioni restano irrisolte quanto all'esatto decorso degli eventi del 15 luglio, e per migliaia di casi di cittadini turchi indagati non sono stati presentati elementi di prova atti a stabilire un eventuale legame con il tentativo di colpo di Stato fallito;

J.  considerando che l'imposizione dello stato di emergenza per un periodo di tempo limitato dopo un tentativo di colpo di Stato può essere giustificata con il fine di salvaguardare le istituzioni democratiche, ripristinare la stabilità e la sicurezza nel paese e consegnare gli autori del colpo di Stato alla giustizia;

K.  considerando che, tuttavia, le restrizioni imposte in Turchia vanno ben al di là di quanto consentito dal diritto internazionale umanitario, oltre a rappresentare un abuso evidente delle leggi di emergenza, in particolare per quanto concerne l'estensione a 30 giorni del periodo per il quale un singolo può essere detenuto senza accuse e a cinque giorni del periodo oltre il quale un detenuto deve avere accesso a un avvocato, il diritto dell'amministrazione di chiudere qualsiasi organizzazione mediatica, di fermare e perquisire le persone senza un'autorizzazione giudiziaria e di confiscare i passaporti di chiunque sia oggetto di indagine;

L.  considerando che adesso la Turchia occupa il 151° posto su 180 paesi nell'indice 2016 sulla libertà di stampa nel mondo redatto da RSF e che la tendenza è negativa;

M.  considerando che la situazione dei media in Turchia è sintomatica delle forti epurazioni in tutti i settori della società, con licenziamenti o sospensioni di circa 100 000 tra agenti di polizia, soldati, giudici e dipendenti pubblici, la chiusura di dozzine di università e scuole, l'esproprio di imprese e l'arresto dei rispettivi proprietari nonché la revoca dell'immunità a membri del Parlamento;

1.  ribadisce la sua condanna nei confronti del tentativo di colpo di Stato, porge le proprie condoglianze alle vittime e esprime il suo pieno sostegno alle istituzioni democratiche della Turchia;

2.  chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i giornalisti e operatori dei media nonché delle altre persone interessate nei confronti delle quali non possono essere presentate prove del coinvolgimento in attività terroristiche o criminali;

3.  ricorda alla Turchia che ai paesi candidati all'UE e agli Stati membri dell'UE dovrebbero applicarsi le stesse norme di base, in particolare per quanto concerne il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani, compreso il diritto a un processo equo, e sollecita le autorità turche a ripristinare il principio della presunzione di innocenza;

4.  sottolinea che le deroghe a determinati impegni internazionali in materia di diritti umani sono ammissibili solo in casi di emergenza che minacciano la vita della nazione e che, ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 3, dell'ICCPR, la restrizione della libertà di espressione deve essere proporzionata e strettamente necessaria in funzione delle circostanze;

5.  condanna la chiusura improvvisa della quasi totalità delle stazioni radio indipendente, dei canali televisivi e dei giornali, ed esprime timore per il modo sistematico in cui le autorità provvedono alla soppressione del pluralismo dei media in Turchia; chiede la riapertura degli organi di comunicazione chiusi in seguito ad accuse infondate;

6.  esprime profonda preoccupazione per le decisioni arbitrarie adottate dalle autorità giudiziarie ed esecutive nei confronti di giornalisti e numerosi altri professionisti, che hanno provocato espulsioni su vasta scala dalle istituzioni pubbliche e hanno condotto a detenzioni e a violazioni dei diritti umani, tra cui presunti casi di tortura e maltrattamenti, nonché a problemi concernenti l'accesso ad avvocati e l'assenza di mezzi di ricorso legali;

7.  chiede che le indagini relative al presunto coinvolgimento nel tentativo di colpo di Stato siano conformi ai principi del giusto processo, imparziali e si basino su prove convincenti e non solo sul fatto di intrattenere legami con il movimento Hizmet/Gülen;

8.  sottolinea che, in assenza di un sistema giudiziario indipendente e imparziale, il funzionamento dello Stato di diritto nel paese è compromesso; chiede con urgenza l'attuazione delle raccomandazioni della Commissione di Venezia del marzo 2016 e la riforma della legislazione antiterrorismo;

9.  invita il parlamento e tutte le componenti delle istituzioni democratiche del paese a svolgere il loro ruolo costituzionale;

10.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a continuare a monitorare attentamente le implicazioni pratiche dello stato di emergenza e a inviare il maggior numero possibile di osservatori ai processi contro giornalisti e altri casi di presunta violazione del diritto alla libertà di espressione a norma degli articoli 324 e 220 del codice penale;

11.  invita il Consiglio d'Europa ad avviare un'indagine in merito allo stato di emergenza in Turchia, al fine di stabilire fino a che punto le limitazioni dei diritti sono imposte dalle esigenze della situazione;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi degli Stati membri, nonché al governo e al parlamento della Turchia.

(1)

Testi approvati, P8_TA(2016)0133.

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