Procedura : 2017/2510(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0121/2017

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B8-0121/2017

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PV 01/02/2017 - 16
CRE 01/02/2017 - 16

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PV 02/02/2017 - 7.6
CRE 02/02/2017 - 7.6
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P8_TA(2017)0017

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0120/2017
25.1.2017
PE598.432v01-00
 
B8-0121/2017

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla crisi dello Stato di diritto nella Repubblica democratica del Congo e in Gabon (2017/2510(RSP))


Hilde Vautmans, Petras Auštrevičius, Izaskun Bilbao Barandica, Marielle de Sarnez, Javier Nart, Carolina Punset, Pavel Telička a nome del gruppo ALDE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla crisi dello Stato di diritto nella Repubblica democratica del Congo e in Gabon (2017/2510(RSP))  
B8-0121/2017

Il Parlamento europeo,

–  viste le dichiarazioni congiunte rilasciate il 24 settembre 2016 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini e dal Commissario Neven Mimica a seguito dell'annuncio dei risultati definitivi delle elezioni presidenziali da parte della Corte costituzionale del Gabon,

–  visto il comunicato stampa rilasciato il 1º settembre 2016 dall'Unione africana, che condanna la violenza e chiede la risoluzione pacifica del conflitto postelettorale in Gabon,

–  vista la dichiarazione dell'11 settembre 2016 del portavoce del VP/AR sulla situazione in Gabon,

–  vista la relazione preliminare del 29 agosto 2016 della missione di osservazione elettorale,

–  visti l'accordo di Cotonou firmato nel 2000 dal gruppo di Stati ACP e dall'UE e le sue revisioni successive,

–  viste la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il protocollo sui diritti delle donne in Africa della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, adottato l'11 luglio 2003, in particolare l'articolo 9,

–  vista la dichiarazione congiunta del 24 settembre 2016 dell'Unione africana, delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'Organizzazione internazionale della francofonia sulla situazione della Repubblica democratica del Congo,

–  viste le risoluzioni approvate dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 18 maggio 2011 sulle sfide per il futuro della democrazia e il rispetto dell'ordine costituzionale nei paesi ACP e dell'UE, del 27 novembre 2013, sul rispetto dello Stato di diritto e il ruolo di un sistema giudiziario imparziale e indipendente, e del 13 giugno 2016 sulla situazione pre-elettorale e di sicurezza nella Repubblica democratica del Congo,

–  vista la dichiarazione del 7 aprile 2016 del VP/AR, Federica Mogherini, sulla situazione politica nella Repubblica democratica del Congo a seguito delle elezioni presidenziali,

–  vista la Costituzione del Gabon,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo,

–  vista la risoluzione 19/36 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, del 23 marzo 2012, sui diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto,

–  vista la risoluzione 67/97 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 14 dicembre 2012, sullo Stato di diritto a livello nazionale e internazionale,

–  vista la dichiarazione dell'Unione africana sui principi che disciplinano le elezioni democratiche in Africa, adottata nel 2002,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 27 agosto 2016 si sono tenute le elezioni presidenziali nel Gabon; che il 31 agosto 2016 Ali Bongo, presidente uscente, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali dopo l'annuncio da parte del Ministero degli interni del risultato provvisorio basato sui risultati forniti dalla Commissione elettorale nazionale (CENAP), con circa 5 600 voti in più rispetto al suo rivale principale, Jean Ping; che Jean Ping e i suoi sostenitori hanno immediatamente contestato e condannato questo risultato; che un reclamo per presunte irregolarità elettorali e la richiesta di un nuovo conteggio dei voti sono stati depositati presso la Corte costituzionale del Gabon;

B.  considerando che gli osservatori internazionali e, in particolare, la missione di osservazione elettorale dell'UE, hanno identificato anomalie nella compilazione dei risultati, in particolare nella regione di Haut-Ogooué, il feudo di Ali Bongo; che anche l'opposizione ha chiesto un nuovo conteggio dei voti in tale provincia, dove il presidente Ali Bongo ha raccolto il 95% dei voti con una partecipazione del 99%, sostenendo che i voti rappresentati dalla partecipazione ufficiale in quella provincia sarebbero stati di per sé sufficienti a vincere le elezioni; che anche i membri della commissione elettorale del Gabon hanno messo in dubbio il conteggio dei voti nella regione di Haut-Ogooué;

C.  considerando che la missione di osservazione elettorale dell'UE, che è stata molto critica nei confronti del processo elettorale, è stata bersaglio di ripetuti atti di intimidazione in Gabon, in particolare attraverso un'intensa campagna di diffamazione a mezzo stampa, ed è stata inoltre oggetto di significative minacce e pressioni da parte delle autorità del Gabon, le quali hanno presentato ricorso e condotto un'indagine sul lavoro svolto dalla missione di osservazione elettorale tentando di screditare la relazione da questa presentata;

D.  considerando che il 24 settembre 2016 la Corte Costituzionale ha annunciato il risultato ufficiale definitivo delle elezioni presidenziali, che conferma la vittoria di Ali Bongo; che, tuttavia, l'esame del ricorso non ha dissipato tutti i dubbi riguardo all'esito delle elezioni presidenziali;

E.  considerando che Joseph Kabila è presidente della Repubblica democratica del Congo (RDC) dal 2001; che il mandato del presidente Kabila è terminato il 20 dicembre 2016; che, conformemente alla costituzione della RDC, il presidente può rimanere in carica al massimo per due mandati e che le prossime elezioni presidenziali e legislative erano inizialmente previste entro la fine del 2016;

F.  considerando che un primo tentativo di modificare la costituzione della RDC per consentire al presidente Kabila di candidarsi per un terzo mandato è fallito nel 2015 in ragione della forte opposizione e della mobilitazione della società civile; che tali tentativi hanno portato a crescenti tensioni politiche, disordini e violenze in tutto il paese;

G.  considerando che il 18 ottobre 2016 è stato firmato un accordo tra il presidente Kabila e una parte dell'opposizione allo scopo di rinviare le elezioni presidenziali ad aprile 2018; che, conformemente a quanto stabilito dall'accordo, il presidente Kabila, al quale è stato di conseguenza concesso di rimanere al potere dopo il 2016, ha nominato un nuovo primo ministro ad interim, Samy Badibanga, membro dell'opposizione, incaricandolo di formare un nuovo governo;

H.  considerando che, dopo mesi di negoziati, le parti dell'accordo del 18 ottobre 2016 hanno raggiunto un accordo politico globale e inclusivo il 31 dicembre 2016;

I.  considerando che, anche se la situazione nei due paesi è molto diversa, essa è comparabile per quanto riguarda il clima di instabilità politica e di violenza;

J.  considerando che il protrarsi della durata in carica consente un maggiore accumulo e personalizzazione del potere, influenza sui privilegi e corruzione, e non favorisce il rinnovo della classe politica;

K.  considerando che una delle caratteristiche delle democrazie è data dal rispetto della costituzione, sulla quale si fonda lo Stato, delle istituzioni e dello Stato di diritto, così come da elezioni libere ed eque grazie alle quali il potere è trasferito in modo pacifico alle persone che hanno acquisito legittimità attraverso l'esercizio del voto, dalla libertà di espressione e di riunione, nonché dalla libertà di stampa;

L.  considerando che i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno più volte denunciato il deterioramento della situazione dei diritti umani e delle libertà di espressione, riunione e manifestazione nei paesi all'avvicinarsi delle elezioni, compreso l'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, giornalisti, leader politici e altre persone;

1.  deplora la perdita di vite umane durante le manifestazioni svoltesi negli ultimi mesi in ambedue i paesi ed esprime il suo profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e alla popolazione della RDC e del Gabon;

2.  esprime profonda preoccupazione per la crescente instabilità del contesto pre- e post-elettorale nei due paesi; ricorda alle autorità, e in primo luogo ai presidenti, che è loro responsabilità tutelare i cittadini che vivono su tutto il territorio nazionale, in particolare proteggendoli da abusi e crimini, e adempiere al loro compito di governare nel più rigoroso rispetto dello Stato di diritto;

3.  condanna fermamente le violenze perpetrate, le violazioni dei diritti umani, gli arresti arbitrari e le detenzioni illegali e, in particolare, la strumentalizzazione del sistema giudiziario e le violenze e intimidazioni a danno dei difensori dei diritti umani, dell'opposizione politica e dei giornalisti, le violazioni della libertà di stampa e della libertà di espressione prima e dopo le elezioni presidenziali; esorta le autorità a revocare immediatamente tutte le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i detenuti politici;

4.  chiede un'indagine indipendente e obiettiva sulle violenze collegate alle elezioni e le accuse di gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e sottolinea la necessità di assicurare che tutti i responsabili siano assicurati alla giustizia; invita inoltre l'UE e i paesi ACP, in collaborazione con le Nazioni Unite e l'Unione africana, a continuare a monitorare strettamente la situazione generale in entrambi i paesi;

5.  rileva che la situazione della sicurezza è migliorata e invita tutte le parti ad astenersi da ulteriori atti suscettibili di minare la pace e la stabilità dei paesi; invita tutti i soggetti politici attualmente coinvolti nelle controversie pre- e post-elettorali ad agire in modo responsabile e controllato e a risolvere ogni controversia che possano avere attraverso i canali costituzionali e legali esistenti;

6.  invita le autorità a prendere tutte le misure necessarie per garantire, in tutte le circostanze, il rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei principi in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione e di stampa;

7.  prende atto della decisione di alcuni sostenitori dell'opposizione di rispondere favorevolmente all'invito al dialogo lanciato il 14 novembre 2016 dal presidente eletto Ali Bongo, al fine di preparare il terreno per le prossime elezioni, in particolare le elezioni parlamentari previste per il 2017; sottolinea, tuttavia, che il leader dell'opposizione Jean Ping rifiuta di parteciparvi e mira ad avviare un suo proprio dialogo nazionale; esprime pertanto riserve quanto alla rilevanza di tali processi e sottolinea l'urgente necessità di una procedura di conciliazione aperta e trasparente per porre fine alla crisi post-elettorale;

8.  invita l'UE e i paesi ACP ad impegnarsi in un dialogo politico globale ed equilibrato con il governo del Gabon, volto a realizzare gli impegni presi per il rafforzamento della democrazia, la buona governance e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, che sono valori incorporati nell'accordo di Cotonou e nell'atto costitutivo dell'Unione africana;

9.  ricorda l'impegno assunto dalla RDC nel quadro dell'accordo di Cotonou di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, che includono la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione, la buona governance e la trasparenza nelle cariche politiche; constata che il dialogo instaurato con le autorità della RDC, in conformità dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, con l'obiettivo di ottenere chiarimenti definitivi sul processo elettorale, non sta andando a buon fine;

10.  deplora che il governo e la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) non siano riusciti a organizzare le elezioni presidenziali entro i termini stabiliti dalla costituzione; continua a nutrire profonda preoccupazione riguardo all'efficacia del ruolo della CENI, da cui dipenderà in larga misura la legittimità del processo elettorale; ricorda che la commissione elettorale dovrebbe essere un'istituzione imparziale e inclusiva, dotata di risorse sufficienti a consentire lo svolgimento di un processo globale e trasparente;

11.  plaude agli sforzi profusi dalla Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO) volti a conseguire un più ampio consenso su una transizione politica; riconosce la necessità di un periodo di transizione durante il quale la presidenza possa essere esercitata solo sotto l'autorità di un consiglio di transizione, in seno al quale l'opposizione svolgerà un ruolo cruciale;

12.  accoglie con favore l'accordo politico globale e inclusivo raggiunto il 31 dicembre 2016; ricorda a tutte le parti il loro impegno per questo accordo e le incoraggia ad attuarlo in tutte le sue componenti e a definire un calendario concreto per le prossime elezioni al più presto possibile; invita l'UE e gli Stati membri a fornire tutto il sostegno possibile per l'organizzazione di elezioni pacifiche, trasparenti ed eque;

13.  condanna fermamente qualsivoglia tentativo di prolungamento indebito della permanenza al potere contro la volontà popolare e in violazione della costituzione o di altre leggi nazionali; sollecita il rafforzamento del dialogo all'interno degli ACP in quanto mezzo per assicurare il rispetto dello Stato di diritto e della costituzione dei paesi; esorta l'UE e i paesi ACP ad affrontare le prossime eventuali crisi politiche attraverso l'intensificazione del dialogo politico previsto all'articolo 8 dell'accordo di Cotonou;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento della RDC e del Gabon, al Consiglio dei ministri ACP-UE, alla Commissione, al Consiglio, alla Comunità dell'Africa orientale e ai governi dei suoi paesi membri, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alle istituzioni dell'Unione africana e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

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