Procedura : 2016/2998(RSP)
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B8-0345/2017

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PV 18/05/2017 - 11.10
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0345/2017
15.5.2017
PE603.770v01-00
 
B8-0345/2017

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sul raggiungimento di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati in Medio Oriente (2016/2998(RSP))


Tamás Meszerics, Margrete Auken, Ernest Urtasun, Klaus Buchner, Florent Marcellesi, Bart Staes, Jordi Solé, Pascal Durand a nome del gruppo Verts/ALE
Laura Agea, Rosa D’Amato, Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo

Risoluzione del Parlamento europeo sul raggiungimento di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati in Medio Oriente  (2016/2998(RSP))  
B8-0345/2017

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul conflitto israelo-palestinese,

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sul processo di pace in Medio Oriente, comprese quelle del 18 gennaio 2016,

–  visti gli orientamenti dell'UE sul diritto umanitario internazionale,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini sulla situazione in Israele e in Palestina,

–  vista la decisione del governo svedese di riconoscere lo Stato di Palestina il 30 ottobre 2014, decisione con cui la Svezia è entrata nel novero degli altri 136 paesi, tra cui 8 Stati membri dell'UE, l'Islanda e il Vaticano, che hanno riconosciuto la Palestina,

–  vista la comunicazione dell'UE sull'etichettatura dei prodotti provenienti dai territori palestinesi occupati, pubblicata nel novembre 2015,

–  vista la relazione semestrale, dal settembre 2016 al febbraio 2017, sulle demolizioni e le confische di strutture finanziate dall'UE nell'Area C, pubblicata dal SEAE il 5 aprile 2017,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul conflitto israelo-palestinese, segnatamente la risoluzione 2334 adottata il 26 dicembre 2016,

–  viste le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i trattati sul diritto internazionale umanitario di cui Israele e la Palestina sono firmatari,

–  vista l'iniziativa di pace araba adottata nel marzo 2002 dal Consiglio della Lega degli Stati arabi,

–  visto lo studio del Parlamento europeo del 25 giugno 2015 dal titolo "Occupation/Annexation of a Territory: Respect for International Humanitarian Law and Human Rights and Consistent EU Policy" (Occupazione/annessione di un territorio: rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani e coerenza della politica dell'UE),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che le prospettive di una ripresa dei negoziati per una soluzione globale del conflitto israelo-palestinese nel quadro del cosiddetto processo di pace in Medio Oriente restano incerte, nonostante le iniziative diplomatiche preliminari intraprese dalla nuova amministrazione statunitense;

B.  considerando che la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati resta l'opzione prescelta sia dai palestinesi che dagli israeliani e solo una minoranza di entrambe le parti sostiene l'idea di una soluzione basata su un unico Stato binazionale, secondo un sondaggio effettuato nel febbraio 2017 dal Centro palestinese per la politica e la ricerca e dal Centro Tami Steinmetz di ricerca sulla pace;

C.  considerando che la relazione annuale di Amnesty International 2016/2017 afferma che: "In tale anno si sono verificati accoltellamenti, investimenti deliberati con auto e sparatorie contro israeliani da parte di palestinesi in Cisgiordania e Israele. Gli attentati, effettuati principalmente da palestinesi non aderenti a gruppi armati, hanno provocato la morte di 16 israeliani e di un cittadino straniero, per la maggior parte civili. Nello stesso anno le forze israeliane hanno ucciso 110 palestinesi e due cittadini stranieri. Alcuni di essi sono stati uccisi illegalmente, dato che non stavano minacciando la vita di altri. I gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza hanno lanciato periodicamente e in modo indiscriminato razzi e mortai contro Israele senza provocare vittime o feriti gravi. Le forze israeliane hanno risposto con attacchi aerei e di artiglieria che hanno causato la morte di tre civili palestinesi, tra cui due bambini, nella Striscia di Gaza";

D.  considerando che l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) registra, nel corso del 2017 fino ad oggi, 16 vittime palestinesi e 525 palestinesi feriti dalle forze israeliane nei territori palestinesi occupati, 5 vittime israeliane per mano palestinese nei territori palestinesi occupati e Israele nonché una media bisettimanale di 7 israeliani feriti da parte di palestinesi;

E.  considerando che dall'inizio dell'anno, il governo israeliano ha annunciato la creazione di un nuovo insediamento illegale e ha aggiunto circa 6 000 unità abitative a quelle già esistenti anche nelle zone di Gerusalemme est, che più volte l'UE ha classificato come "linee rosse"; che il 6 febbraio 2017 la Knesset ha adottato la legge di regolarizzazione che di fatto autorizza la confisca di terreni privati di proprietà palestinese per la costruzione e l'ampliamento di avamposti e insediamenti; che gruppi della società civile denunciano l'esistenza di piani in sospeso relativi alla costruzione di 15 000 nuove abitazioni a Gerusalemme Est, tra cui Givat Hamatos;

F.  considerando che la popolazione palestinese in Cisgiordania è vittima di palesi violazioni dei loro diritti, tra cui la violenza dei coloni e gravi restrizioni alla libertà di circolazione e all'accesso a servizi essenziali (tra cui l'acqua); che 6 300 palestinesi, compresi 300 bambini, 61 donne e 536 persone in detenzione amministrativa, sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane; che uno sciopero della fame di massa dei prigionieri palestinesi in difesa dei loro diritti fondamentali è in corso dal 17 aprile 2017;

G.  considerando che, secondo l'Ufficio del rappresentante UE in Palestina, negli ultimi mesi si è registrato un tasso senza precedenti di demolizioni di strutture palestinesi da parte delle autorità israeliane nell'Area C e a Gerusalemme Est, tra cui 440 strutture di proprietà palestinese, che hanno comportato lo sfollamento di 1 628 persone, tra cui 772 bambini, e ripercussioni negative per altri 7 216 palestinesi; considerando che l'ufficio dell'UE ha informato di "un'ondata eccezionale" di demolizioni di strutture finanziate dall'UE o da Stati membri dell'UE, per un totale di 182 strutture per un valore di 557 378 EUR nel 2016; considerando che nessuna compensazione è stata chiesta per tale distruzione;

H.  che il perdurare del blocco di Gaza sta avendo un impatto devastante sugli 1,8 milioni di persone che vivono nella Striscia di Gaza, il che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, costituisce una punizione collettiva imposta in palese spregio degli obblighi di Israele derivanti dal diritto internazionale umanitario;

I.  che gli sforzi tesi alla riconciliazione palestinese non hanno compiuto alcun progresso tangibile; che l'Autorità palestinese non è stata in grado di esercitare la propria autorità nella striscia di Gaza; che la leadership palestinese continua ad essere invischiata in lotte intestine di potere; che l'Autorità palestinese deve rispondere a numerose accuse di clientelismo, autoritarismo, arresto degli oppositori e corruzione;

J.  considerando che dagli Accordi di Oslo del 1993, la comunità dei donatori ha investito in Palestina oltre 23 miliardi di EUR per la pace e l'aiuto allo sviluppo; che in tale periodo si è registrata una crescita costante delle disuguaglianze e dei tassi di disoccupazione e povertà fra i palestinesi;

K.  considerando che, secondo le conclusioni dello studio realizzato per conto della Commissione nel maggio 2014 per valutare la cooperazione dell'Unione europea con i territori palestinesi occupati, l'attuale modello di cooperazione ha raggiunto i propri limiti in assenza di una strategia politica parallela dell'Unione volta a superare gli ostacoli posti dalla politica israeliana di occupazione e insediamento e dalla divisione politica della Cisgiordania e di Gaza;

L.  considerando che in base al diritto internazionale, i paesi terzi, compresi gli Stati membri, hanno il dovere di non incoraggiare, aiutare o assistere l'istituzione di insediamenti e a fare quanto ragionevolmente in loro potere per impedire la creazione di eventuali nuovi insediamenti e porre fine a tali pratiche illecite;

1.  è fermamente convinto che l'unica soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente rimane quella di due Stati democratici, Israele e la Palestina, che coesistano fianco a fianco in pace entro confini sicuri e riconosciuti sulla base della linea verde del 1967 e con Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati;

2.  ritiene che il continuo arroccarsi in una realtà fondata su un unico Stato caratterizzato da disparità di diritti, l'incessante occupazione e l'annessione strisciante della Cisgiordania, come pure la scomparsa della prospettiva di uno Stato palestinese, richiedano un ripensamento della politica dell'UE nei confronti del conflitto;

3.  sottolinea ancora una volta che l'unico modo per giungere a una pace tra israeliani e palestinesi consiste nel ricorso a mezzi non violenti; condanna tutti gli atti di violenza contro i civili, compresi gli atti di terrorismo, nonché tutti gli atti di provocazione, incitazione e distruzione da entrambe le parti;

4.  condanna la continua espansione degli insediamenti israeliani che costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, alimentano il risentimento e la disperazione dei palestinesi e costituiscono l'ostacolo più importante alla fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

5.  sottolinea la volontà della comunità internazionale, come espresso ancora una volta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel dicembre 2016, di non riconoscere alcuna modifica dei confini del 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, se non quelle concordate tra le parti mediante negoziato; invita le autorità israeliane a cessare immediatamente e a invertire la loro politica in materia di insediamenti; respinge la politica del governo israeliano della cosiddetta moderazione per quanto riguarda la costruzione di insediamenti e invita l'UE a mantenersi ferma su tale questione;

6.  esprime profonda preoccupazione per lo sfruttamento da parte israeliana delle risorse naturali palestinesi e per il diffuso fenomeno dei trasferimenti forzati, soprattutto nella zona C che costituisce una grave violazione delle convenzioni di Ginevra; invita le autorità israeliane a rispettare pienamente i diritti della popolazione palestinese nell'Area C, compresi i beduini, e a revocare immediatamente tutti i piani relativi al reinsediamento coatto e tutti gli ordini di demolizione e espulsione spiccati contro di essi anche nelle comunità di Khan-Al-Ahmar e Susya;

7.  esorta l'Unione ad assumersi le proprie responsabilità a livello globale promuovendo un'iniziativa di pace ambiziosa e di ampio respiro per la regione; sottolinea che questa nuova politica dell'UE si dovrebbe concentrare sulla salvaguardia della fattibilità nel lungo periodo della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

8.  invita le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri a rispettare il proprio obbligo giuridico di non riconoscimento e, conformemente alla risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad attuare una politica efficace e globale dell'Unione in materia di differenziazione tra Israele e i suoi insediamenti, sulla base del rigoroso rispetto del diritto internazionale e dei principi dell'Unione europea;

9.  esorta la Commissione e l'AR/VP, nel quadro di una più ferma politica nei confronti degli insediamenti israeliani, ad adottare le seguenti misure:

a.  intensificare la sua diplomazia pubblica in risposta alle attività di insediamento e illustrare chiaramente che tale politica deriva dall'intensità, dall'ampiezza e dalla profondità dei legami tra l'Unione europea e Israele e si basa su un imperativo giuridico;

b.  procedere ad un riesame di tutti gli aspetti delle relazioni UE-Israele per garantire che la politica dell'UE in materia di differenziazione sia applicata in modo efficace in tutte le relazioni bilaterali;

c.  istituire un solido meccanismo UE di monitoraggio e controllo della conformità in relazione agli scambi provenienti dagli insediamenti e riferire annualmente in merito all'attuazione degli orientamenti dell'UE sull'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti; invita la Commissione ad adottare una procedura d'infrazione nel caso di inosservanza;

d.  replicare a livello dell'UE la raccomandazione alle imprese emessa dagli Stati membri che mette in guardia il settore privato contro i rischi economici e giuridici connessi con attività che favoriscono gli insediamenti;

e.  definire linee guida per la cooperazione finanziaria tra istituti europei e israeliani che facciano in modo che i fondi d'investimento e le banche dell'Unione non finanzino società o fondi operanti negli insediamenti;

f.  negare l'ammissibilità dei documenti giuridici rilasciati negli insediamenti israeliani, ad esempio titoli di proprietà o diplomi di studio;

g.  rivedere le relazioni tra l'Unione europea e Israele alla luce dell'articolo 2 dell'accordo di associazione;

h.  garantire che l'approfondimento delle relazioni tra l'UE e Israele continui ad essere subordinato all'impegno a favore di una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati e che le priorità del futuro partenariato UE-Israele comprendano una clausola territoriale;

10.  esorta vivamente tutti gli Stati membri a riconoscere incondizionatamente lo Stato palestinese; è fermamente convinto che un riconoscimento a livello europeo migliorerà le prospettive di pace e incoraggerà gli sforzi, anche da parte della società civile israeliana, tesi a garantire una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

11.  deplora che la nomina da parte dell'AR/VP di un rappresentante speciale dell'UE per il Medio Oriente non si sia finora tradotta in un miglioramento tangibile degli sforzi diplomatici e della visibilità dell'UE e ritiene, pertanto, che occorra una drastica revisione di tale mandato;

12.  esprime allarme per l'aumento delle distruzioni e delle confische dell'assistenza umanitaria nell'Area C; deplora la mancanza di determinazione da parte del SEAE e della Commissione, evidenziata dalla Corte dei conti europea, nel cercare di ottenere un risarcimento e garanzie circa il non ripetersi di tali episodi da parte delle autorità israeliane; si aspetta che la Commissione deduca l'equivalente di tali perdite dall'assistenza bilaterale dell'UE a favore di Israele; insiste sull'importanza, per la Commissione, di mantenere i più rigorosi standard di trasparenza e assunzione di responsabilità in relazione alla sua assistenza bilaterale in Palestina e di garantire che tutte le accuse di finanziamento illecito siano oggetto di adeguate indagini;

13.  accoglie con favore il sostegno dell'UE alle comunità a rischio di trasferimento forzato e chiede ulteriori investimenti nell'Area C; invita la Commissione a garantire che tali aiuti siano forniti secondo modalità che invertano la frammentazione, integrino pienamente la dimensione politica dell'occupazione e sostengano efficacemente l'autodeterminazione palestinese; sottolinea, a tale proposito, l'importanza fondamentale di garantire l'accesso dei palestinesi nella zona C per la ripresa economica e la crescita sostenibile;

14.  esorta il governo israeliano a revocare immediatamente, incondizionatamente e integralmente il blocco illegale della Striscia di Gaza; deplora le continue restrizioni imposte da Israele in materia di accesso di materiali da costruzione a Gaza;

15.  esprime preoccupazione per le notizie relative a un deterioramento del clima per le ONG attive nel campo dei diritti umani e per le forze progressiste sia in Israele che in Palestina e per i crescenti tentativi da parte delle autorità di soffocare il dissenso e le voci indipendenti; invita la delegazione dell'Unione europea e le missioni diplomatiche degli Stati membri a proseguire il dialogo con le autorità e a incontrare e sostenere sistematicamente gli attori nel settore dei diritti umani e della pace, senza i quali la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati resterà difficilmente realizzabile;

16.  sottolinea le potenzialità, uniche nel loro genere, della comunità araba palestinese in Israele che può svolgere un ruolo cruciale nel conseguimento di una pace duratura tra israeliani e palestinesi; invita a porre fine alla discriminazione nei confronti dei cittadini arabi palestinesi di Israele; esprime profonda preoccupazione per la proposta di legge sullo Stato-nazione che va ad aggiungersi ad altre normative discriminatorie adottate di recente ed esorta i membri della Knesset ad opporsi alla sua adozione; invita il SEAE e la Commissione a intensificare notevolmente il loro sostegno e il loro impegno a favore delle minoranze in Israele e ad appoggiarne gli sforzi tesi a garantire pari diritti e a raggiungere una migliore partecipazione politica, economica e sociale;

17.  deplora le perduranti spaccature nel campo palestinese e invita tutte le forze palestinesi a riprendere gli sforzi di riconciliazione, in particolare mediante la convocazione delle tanto attese elezioni presidenziali e legislative; chiede alle autorità israeliane di liberare tutti i membri del Consiglio legislativo palestinese attualmente in carcere, nonché tutti gli altri palestinesi in condizioni di detenzione amministrativa senza capi d'accusa; esprime profonda preoccupazione per l'attuale sciopero della fame dei prigionieri palestinesi e invita le autorità israeliane a rispettare i loro diritti di base in qualità di detenuti; invita l'UE a intraprendere un'azione innovativa volta a promuovere la riconciliazione;

18.  decide, a testimonianza del suo fermo impegno a favore della soluzione a due Stati, di convocare una riunione straordinaria della Conferenza dei presidenti a Gerusalemme nel giugno 2017 e creare un gruppo di monitoraggio per valutare l'attuazione della politica dell'UE in materia di differenziazione;

19.  decide di avviare l'iniziativa "Parlamentari per la pace", che si prefigge di riunire parlamentari europei, israeliani e palestinesi per contribuire a far progredire un'agenda per la pace e integrare gli sforzi diplomatici dell'UE;

20.  esprime indignazione per la continua e ingiustificata ostruzione da parte delle autorità israeliane a qualsiasi visita da parte di organi ufficiali del Parlamento europeo a Gaza;

21.  decide di inviare una delegazione ad hoc a Gaza/in Palestina e in Israele, per valutare la situazione sul terreno riguardo alla distruzione dei progetti finanziati dall'UE nell'Area C e a Gaza, nonché le prospettive per una politica rivista dell'UE relativa al conflitto;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Quartetto, al governo israeliano, alla Knesset, al Presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese e agli organi dell'Assemblea parlamentare euro-mediterranea.

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