Procedura : 2018/2849(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0384/2018

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B8-0384/2018

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PV 13/09/2018 - 10.9

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P8_TA(2018)0351

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
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Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0384/2018
11.9.2018
PE624.093v01-00
 
B8-0384/2018

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla minaccia di demolizione di Khan al-Ahmar e di altri villaggi beduini (2018/2849(RSP))


Margrete Auken, Bart Staes, Molly Scott Cato, Ana Miranda, Keith Taylor, Bodil Valero a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Rosa D’Amato, Laura Agea

Risoluzione del Parlamento europeo sulla minaccia di demolizione di Khan al-Ahmar e di altri villaggi beduini (2018/2849(RSP))  
B8-0384/2018

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul conflitto israelo-palestinese,

–  visti gli orientamenti dell'UE sul diritto internazionale umanitario,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini, in particolare quella in data 7 settembre 2018, sugli ultimi sviluppi concernenti la prevista demolizione di Khan al-Ahmar,

–  vista la relazione semestrale gennaio-giugno 2018 sulle demolizioni e le confische delle strutture finanziate dall'UE in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, pubblicata dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) il 24 agosto 2018,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul conflitto israelo-palestinese, segnatamente la risoluzione 2334 adottata il 23 dicembre 2016,

–  viste le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i trattati sul diritto internazionale umanitario di cui Israele, la Palestina e gli Stati membri dell'UE sono firmatari,

–  visto lo studio del Parlamento europeo dal titolo "Occupazione/annessione di un territorio: rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e coerenza della politica dell'UE" del 25 giugno 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 5 settembre 2018 la Corte suprema israeliana ha respinto le petizioni di ultima istanza dei residenti della comunità beduina di Khan al-Ahmar in Cisgiordania, per cui il villaggio è ormai esposto al rischio di demolizione e trasferimento forzato ad opera delle autorità israeliane dei suoi 180 abitanti, di cui più di 90 bambini;

B.  considerando che, dopo nove anni di contenzioso sulla vicenda, la Corte israeliana ha concluso che il villaggio di Khan al-Ahmar è stato costruito illegalmente e che non vi sono motivi per intervenire o sospendere l'esecuzione degli ordini di demolizione; che lo Stato israeliano prevede di ricollocare quattro comunità della zona, tra cui Khan al-Ahmar, in un sito a sud-ovest di Gerico, nelle immediate vicinanze di un impianto di trattamento delle acque reflue; che le comunità interessate si sono rifiutate di essere sfollate;

C.  considerando che i residenti del Khan al-Ahmar sono discendenti dei beduini che Israele ha espulso dal deserto del Negev negli anni '50 e che furono ricollocati in Cisgiordania, alla periferia di Gerusalemme, da dove sono stati ripetutamente cacciati; che il villaggio è situato fra due grandi insediamenti israeliani; che i residenti hanno subito costanti pressioni da parte delle autorità israeliane e dei coloni vicini e versano in difficili condizioni di vita, compresa l'assenza di servizi sanitari, scuole, assistenza sociale e infrastrutture di base;

D.  considerando che la demolizione di Khan al-Ahmar rischia di creare un precedente negativo per decine di altre comunità di beduini in tutta la Cisgiordania; che, secondo l'ONG israeliana B'Tselem, le autorità israeliane hanno deliberatamente rifiutato di rilasciare licenze edilizie e che l'espulsione fa parte di un piano per allontanare tutte le comunità palestinesi dalla zona ad est di Gerusalemme e a metà strada dal fiume Giordano, creando così un cuneo di insediamenti israeliani che dividerebbe in due la Cisgiordania;

E.  considerando che il VP/AR ha invitato le autorità israeliane a riconsiderare la loro decisione di demolire Khan al-Ahmar e ha avvertito che la demolizione delle comunità palestinesi e gli eventuali trasferimenti forzati di persone sono illegali in base al diritto internazionale e costituirebbero uno sviluppo molto serio che metterebbe gravemente a rischio la fattibilità della soluzione dei due Stati;

F.  considerando che le organizzazioni locali della società civile hanno avvertito che numerose altre comunità palestinesi sono a rischio imminente di trasferimento forzato, a seguito dell'apertura di nuovi canali legali che consentono alle forze armate israeliane di effettuare rapide demolizioni, dell'avanzamento di diverse proposte di legge volte ad estendere il controllo di Israele su Gerusalemme Est, di un forte aumento dell'attività di insediamento e di un marcato cambiamento di posizione dell'amministrazione statunitense a favore degli insediamenti; che quest'ultimo sviluppo si colloca in un contesto di rafforzata tensione a seguito della recente adozione della legge sullo stato-nazione da parte della Knesset israeliana;

G.  considerando che il trasferimento forzato di persone protette all'interno di un territorio occupato costituisce una grave violazione della quarta Convenzione di Ginevra ed equivale a un crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale;

H.  considerando che diplomatici dell'UE e degli Stati membri e deputati al Parlamento europeo hanno ripetutamente messo in guardia contro la demolizione di Khan al-Ahmar quale simbolo della politica israeliana di demolizione delle infrastrutture palestinesi e di espansione degli insediamenti in Cisgiordania;

I.  considerando che 10 Stati membri dell'UE sostengono programmi umanitari a Khan al-Ahmar, compresa la costruzione di una scuola elementare, e che, secondo le stime, è attualmente a rischio l'assistenza umanitaria finanziata dall'UE per un valore di 315 000 euro;

J.  considerando che, secondo l'Ufficio del rappresentante UE in Palestina, la distruzione e la confisca di beni palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, sono proseguite nel primo semestre del 2018, colpendo 197 strutture di proprietà palestinese e provocando lo sfollamento di 176 palestinesi, tra cui 70 bambini, con conseguenze negative anche per altre 5 000 persone; che l'Ufficio dell'UE ha segnalato in tale periodo la demolizione di 26 strutture finanziate dall'UE o da Stati membri dell'UE, per un valore di 60 963 EUR; che tra il 2009 e il 2018 sono state demolite o confiscate oltre 450 strutture finanziate dall'UE e dagli Stati membri dell'UE per un valore di oltre 1,3 milioni di euro; che non è stato chiesto alcun risarcimento per tale distruzione; che 36 scuole nel settore C e otto scuole a Gerusalemme Est, metà delle quali hanno ottenuto finanziamenti dell'UE o degli Stati membri, sono oggetto di ordini pendenti di demolizione o di "fermo lavori"; che, secondo le stime, oltre 13 000 strutture palestinesi nel settore C sono attualmente oggetto di ordini pendenti di demolizione a causa della mancanza delle necessarie licenze edilizie;

K.  considerando che, in base al diritto internazionale, i paesi terzi, compresi gli Stati membri, hanno il dovere di non incoraggiare, aiutare o assistere la creazione di insediamenti e di fare quanto ragionevolmente in loro potere per impedire la creazione di nuovi insediamenti e porre fine a tali pratiche illecite;

1.  è profondamente preoccupato per il rischio di imminente demolizione del villaggio beduino di Khan al-Ahmar ed esorta le autorità israeliane a non procedere con i piani di demolizione e di espulsione degli abitanti;

2.  avverte le autorità israeliane, in quanto potenza occupante, che la demolizione di Khan al-Ahmar e il trasferimento forzato dei suoi residenti costituirebbero una grave violazione del diritto internazionale umanitario equivalente a un crimine di guerra; ribadisce che i responsabili di tale crimine internazionale sarebbero chiamati a risponderne;

3.  insiste sul fatto che la risposta dell'UE deve essere commisurata alla gravità di tale sviluppo e coerente con il suo sostegno di lunga data alla comunità di Khan al-Ahmar; invita il VP/AR a intensificare drasticamente l'impegno dell'UE nei confronti delle autorità israeliane per quanto riguarda il pieno rispetto dei diritti della popolazione palestinese nel settore C e a sollecitare l'immediata cancellazione di tutti i piani di trasferimento forzato e di tutti gli ordini di demolizione e di sfratto nei loro confronti;

4.  si compiace del sostegno dell'UE alle comunità a rischio di trasferimento forzato e chiede ulteriori investimenti nel settore C, in particolare a sostegno della popolazione beduina; invita la Commissione a garantire che tali aiuti siano forniti in modo da invertire la frammentazione, integrare pienamente la dimensione politica dell'occupazione e sostenere efficacemente l'autodeterminazione palestinese;

5.  esprime allarme per le distruzioni e le confische continue dell'assistenza umanitaria nel settore C; deplora la mancanza di determinazione da parte del SEAE e della Commissione, evidenziata dalla Corte dei conti europea, nel cercare di ottenere un risarcimento e garanzie circa il non ripetersi di tali episodi da parte delle autorità israeliane; si attende che la Commissione deduca l'equivalente di tali perdite dall'assistenza bilaterale dell'Unione a favore di Israele;

6.  è fermamente convinto che l'unica soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente sia quella di due Stati democratici, Israele e Palestina, che coesistano fianco a fianco in pace entro confini sicuri e riconosciuti sulla base della linea verde del 1967 e con Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati;

7.  condanna la costante espansione degli insediamenti israeliani che costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, alimenta il risentimento e la disperazione dei palestinesi e rappresenta l'ostacolo più importante alla fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati;

8.  sostiene la determinazione della comunità internazionale, espressa ancora una volta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel dicembre 2016, di non riconoscere modifiche dei confini del 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, se non quelle concordate tra le parti per via negoziale; invita le autorità israeliane a cessare e a invertire immediatamente la rotta della loro politica in materia di insediamenti; invita l'UE a mantenere una posizione decisa in materia;

9.  decide di inviare una delegazione ad hoc per valutare sul terreno la situazione riguardo alla distruzione di progetti finanziati dall'UE nel settore C;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Quartetto, al governo israeliano, alla Knesset, al Presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese e agli organi dell'Assemblea parlamentare euro-mediterranea.

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2018Avviso legale