Procedura : 2019/2580(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0180/2019

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B8-0180/2019

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PV 14/03/2019 - 11.13
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2019)0215

<Date>{11/03/2019}11.3.2019</Date>
<NoDocSe>B8-0180/2019</NoDocSe>
PDF 146kWORD 53k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>su un regime europeo di sanzioni per violazioni dei diritti umani</Titre>

<DocRef>(2019/2580(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Marietje Schaake, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Gérard Deprez, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Louis Michel, Javier Nart, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Carolina Punset, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ivo Vajgl, Matthijs van Miltenburg, Hilde Vautmans</Depute>

<Commission>{ALDE}a nome del gruppo ALDE</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0177/2019

B8-0180/2019

Risoluzione del Parlamento europeo su un regime europeo di sanzioni per violazioni dei diritti umani

(2019/2580(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni in cui chiede un meccanismo a livello di UE per l'imposizione di sanzioni mirate nei confronti di persone coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani, compresa la sua raccomandazione al Consiglio, del 2 aprile 2014, sull'imposizione di restrizioni comuni in materia di visti ai funzionari russi coinvolti nel caso Sergej Magnitskij[1],

 visto il capo 2, titolo V, del trattato sull'Unione europea (TUE) relativo all'adozione di sanzioni nel quadro della politica estera e di sicurezza comune (PESC),

 visto l'articolo 215 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) relativo all'adozione di sanzioni nei confronti di paesi terzi nonché di singoli individui, di gruppi e di entità non statali,

 vista la dichiarazione in occasione del discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal presidente Jean-Claude Juncker il 12 settembre 2018, in cui propone che gli Stati membri si avvalgano delle vigenti norme dell'UE per passare dall'unanimità al voto a maggioranza qualificata in alcuni settori della PESC dell'UE, come la risposta collettiva alle violazioni dei diritti umani e l'applicazione di sanzioni efficaci,

 vista la dichiarazione del 10 dicembre 2018 del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a seguito del Consiglio "Affari esteri" dell'UE,

 vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 22 gennaio 2019, sulla lotta contro l'impunità mediante sanzioni mirate nel caso Sergej Magnitskij e in casi analoghi,

 visto lo studio dal titolo "Sanzioni mirate nei confronti di individui responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – impatto, tendenze e prospettive a livello di Unione europea", pubblicato dalla sua direzione generale delle Politiche esterne il 26 aprile 2018[2],

 vista la proposta del 14 novembre 2018 di una Commissione europea per il divieto di ingresso per violazione dei diritti umani,

 visto l'incontro sul regime globale di sanzioni in materia di diritti umani dell'UE, svoltosi nei Paesi Bassi il 20 novembre 2018,

 visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che negli ultimi due decenni le sanzioni dell'UE (note anche come misure restrittive) sono diventate parte integrante dello strumentario dell'UE in materia di relazioni esterne, con oltre 40 diverse misure restrittive attualmente in vigore nei confronti di 34 paesi; che, secondo le stime, due terzi delle sanzioni specifiche per paese dell'UE sono state imposte a sostegno degli obiettivi in materia di diritti umani e democrazia;

B. considerando che, oltre alle sanzioni specifiche per paese, che mirano a conseguire un cambiamento nel comportamento degli Stati, l'UE ha recentemente introdotto misure restrittive contro la proliferazione e l'uso di armi chimiche e gli attacchi informatici, nonché misure specifiche di lotta al terrorismo;

C. che le attuali sanzioni dell'UE colpiscono gli attori statali e non statali, quali i terroristi e i gruppi terroristici;

D. considerando che negli ultimi mesi si sono verificati numerosi casi di violazione delle sanzioni dell'Unione da parte di imprese europee o addirittura di Stati membri dell'UE; che le violazioni in questione comprendono la visita in Italia di Ali Mamlouk, funzionario siriano responsabile della sicurezza e soggetto a sanzione, la spedizione in Siria, da parte di imprese belghe, di componenti per la produzione di gas di guerra, l'assistenza fornita da imprese olandesi nella costruzione del ponte di Kerch, oggetto di contestazioni, eliche di fabbricazione tedesca che finiscono sui droni militari russi e l'azienda olandese Damen che fornisce motovedette alla guardia costiera libica;

E. considerando che questi esempi illustrano la necessità di chiarire ulteriormente l'ambito di applicazione e la portata delle sanzioni attualmente in vigore, nonché di chiarire in che misura i paesi e le imprese sono responsabili di garantire che l'uso finale o la destinazione dei loro beni e servizi non siano sottoposti a sanzioni;

F. considerando che le autorità competenti degli Stati membri dell'UE sono responsabili dell'applicazione delle sanzioni, mentre tali misure sono decise a livello europeo; che una maggiore cooperazione e una maggiore condivisione delle informazioni tra queste autorità, nonché un meccanismo europeo di applicazione, sono essenziali per garantire che le misure restrittive dell'UE in vigore siano applicate e interpretate in modo uniforme e che le imprese europee possano operare in condizioni di parità;

G. considerando che il Parlamento ha chiesto a più riprese l'istituzione di un regime unionale globale di sanzioni in materia di diritti umani che garantisca la coerenza e l'efficacia del congelamento dei beni, dei divieti di visto e di altre sanzioni imposte agli individui e alle entità dagli Stati membri e a livello di UE;

H. considerando che ogniqualvolta si introduce un regime di sanzioni deve essere rispettato un processo trasparente di inserimento nell'elenco, riesame e rimozione dall'elenco dei soggetti sottoposti a sanzioni;

I. considerando che in alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, il Canada, l'Estonia, la Lituania e il Regno Unito, sono state adottate normative di tipo Magnitskij basate su regimi sanzionatori specifici in materia di diritti umani;

J. considerando che alcuni attivisti della società civile hanno contribuito attivamente all'introduzione di tali regimi, in particolare William Browder, un uomo d'affari nato negli Stati Uniti, a seguito della morte del suo avvocato Sergej Magnitskij mentre era detenuto in Russia;

K. considerando che il governo olandese ha avviato una discussione tra gli Stati membri dell'UE nel novembre 2018 sull'opportunità politica di un regime sanzionatorio mirato in materia di diritti umani a livello di UE; che proseguono le discussioni preliminari a livello di gruppo di lavoro del Consiglio;

1. condanna fermamente tutte le violazioni di diritti umani nel mondo; invita il Consiglio ad istituire tempestivamente un regime di sanzioni autonomo, flessibile e reattivo a livello di UE, che consenta di individuare gli individui, gli attori statali e non statali e altre entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e di atti di corruzione sistemica o in essi coinvolti; crede fermamente che tale regime rappresenta una parte essenziale degli attuali strumenti dell'UE in materia di diritti umani e politica estera e rafforzerebbe il ruolo dell'UE di attore globale nel campo dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda la lotta contro le impunità, il sostegno alle vittime di abusi e ai difensori dei diritti umani in tutto il mondo;

2. prende atto del Global Magnitsky Act, adottato dal Congresso degli Stati Uniti nel 2016 a seguito del Sergei Magnitsky Rule of Law Accountability Act del 2012, volto a sanzionare le persone responsabili della morte dell'attivista anticorruzione e avvocato Sergej Magnitskij mentre era in custodia cautelare in un carcere russo, a seguito di condizioni disumane, negligenza deliberata e tortura;

3. sottolinea che un regime di sanzioni dell'UE per le violazioni dei diritti umani dovrebbe basarsi ulteriormente sulla risoluzione Magnitskij del Parlamento del 2 aprile 2014, che ha invitato il Consiglio a stilare un elenco comune dell'UE dei funzionari responsabili della morte di Sergej Magnitskij e del successivo occultamento dei fatti sul piano giudiziario nonché delle molestie nei confronti della sua famiglia; sottolinea la necessità di un regime di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani che consenta di sanzionare le persone coinvolte in violazioni dei diritti umani ovunque nel mondo e che tale regime porti esplicitamente e simbolicamente il nome di Sergej Magnitskij; accoglie con favore il fatto che sull'altra sponda dell'Atlantico sia stata attuata una legislazione analoga contro i responsabili di violazioni dei diritti umani in tutto il mondo; pone l'accento sulla necessità di una cooperazione transatlantica che chieda conto ai responsabili delle violazioni dei diritti umani; esorta altre democrazie a sviluppare strumenti analoghi;

4. sottolinea che tale regime dovrebbe consentire l'imposizione di misure restrittive, in particolare il congelamento dei beni e i divieti d'ingresso nell'UE, nei confronti di una singola persona o di un'entità che sia responsabile della pianificazione, della direzione o dell'esecuzione di gravi violazioni dei diritti umani o abusi e atti di corruzione sistemica o che sia coinvolta in tali atti, che vi abbia prestato assistenza, che abbia fornito finanziamenti o vi abbia contribuito; sottolinea la necessità di definire chiaramente la portata delle violazioni, che potrebbero includere, tra l'altro, il coinvolgimento in atti di tortura, sparizioni forzate, tratta di esseri umani, detenzione politica e atti di corruzione, nonché di istituire adeguate vie legali attraverso le quali sia possibile impugnare un elenco;

5. è convinto dell'effetto che questo nuovo regime avrà sul comportamento delle singole persone e delle entità interessate, nonché del suo effetto deterrente; a tal fine, sottolinea la necessità che tutti gli Stati membri dell'UE interpretino, spieghino e applichino le sanzioni nella stessa maniera coerente; esorta gli Stati membri e la Commissione a intensificare la cooperazione e la condivisione di informazioni e a mettere a punto un meccanismo europeo di vigilanza e di applicazione nella forma di un organo indipendente, come un tribunale sanzionatorio, quale rimedio alla situazione attuale in cui le sanzioni continuano a essere violate, compromettendo in tal modo la credibilità della politica estera dell'UE;

6. si compiace della proposta del presidente della Commissione di superare l'unanimità nel processo decisionale del Consiglio nei settori relativi alla PESC e sollecita il Consiglio ad adottare questo nuovo strumento sanzionatorio in modo tale che l'imposizione di sanzioni in materia di diritti umani possa essere adottata dal Consiglio a maggioranza qualificata;

7. appoggia le discussioni preliminari a livello di Consiglio sull'istituzione di tale strumento sanzionatorio; esorta l'alto rappresentante e i suoi servizi ad adottare un approccio costruttivo e proattivo per garantire l'esito positivo di queste discussioni e si attende che l'alto rappresentante riferisca al Parlamento; sottolinea l'importanza del ruolo di controllo del Parlamento su questo futuro regime, in particolare per quanto riguarda la portata e la definizione dei criteri di inserimento nell'elenco nonché le possibilità di ricorso giurisdizionale;

8. invita tutti gli Stati membri a garantire che sia le loro autorità che le imprese registrate sul loro territorio siano pienamente conformi alle decisioni del Consiglio relative a misure restrittive nei confronti di singole persone ed entità, in particolare il congelamento dei beni delle persone che figurano nell'elenco e le restrizioni all'ammissione nei loro rispettivi territori a seguito di violazioni dei diritti umani; esprime preoccupazione per le violazioni di tali decisioni segnalate di recente e rammenta agli Stati membri l'obbligo che incombe loro, in virtù del diritto internazionale, di assicurare l'arresto e la detenzione di quanti, presenti sul loro territorio, sono sospettati di aver commesso reati comportanti atrocità;

9. chiede un uso più coerente delle sanzioni nell'ambito delle relazioni esterne dell'UE, compresa una maggiore trasparenza in seno al Consiglio e alla Commissione nel processo che porta all'adozione di sanzioni per garantire una maggiore credibilità delle sanzioni imposte;

10. insiste sull'importanza che il futuro regime di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani sia coerente con le attuali politiche dell'UE e con le attuali misure restrittive orizzontali e specifiche per paese, e ad esse complementare; insiste, a tale proposito, affinché il nuovo regime non sostituisca l'ambito di applicazione in materia di diritti umani delle attuali misure specifiche per paese; ritiene, inoltre, che qualsiasi regime futuro debba essere pienamente complementare e coerente con il quadro internazionale vigente in materia di sanzioni, in particolare in relazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

11. avverte che la legittimità politica di questo regime dipenderà in larga misura dalla capacità del Consiglio di adottare elenchi rigorosamente basati su una determinazione in funzione dei diritti;

12. sottolinea la necessità che tale regime sia giuridicamente solido e pienamente conforme alle norme più rigorose possibili in materia di protezione e rispetto dei diritti procedurali delle singole persone o delle entità interessate; insiste, a tale riguardo, affinché le decisioni di includere singole persone o entità nell'elenco o di rimuoverle da esso siano basate su criteri chiari e distinti e in diretta correlazione con il reato commesso, al fine di garantire un controllo giurisdizionale approfondito;

13. sottolinea che il perseguimento penale dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani attraverso le giurisdizioni nazionali o internazionali dovrebbe rimanere l'obiettivo principale di tutti gli sforzi intrapresi dall'UE e dagli Stati membri per combattere l'impunità; ribadisce, al riguardo, il principio della giurisdizione universale; invita il Consiglio a includere le violazioni transfrontaliere nell'ambito di applicazione di tale regime;

14. invita la Commissione a stanziare risorse e competenze adeguate per applicare e monitorare tale regime una volta in vigore, nonché a dedicare particolare attenzione alla comunicazione pubblica degli elenchi, sia nell'UE che nei paesi interessati;

15. rende omaggio agli sforzi indefessi degli attivisti della società civile a sostegno dell'introduzione di sanzioni nei confronti dei singoli responsabili; raccomanda la creazione di un comitato consultivo a livello di UE, composto da esperti e rappresentanti della società civile, che contribuisca alle discussioni in corso in sede di Consiglio in merito al futuro regime di sanzioni in materia di diritti umani;

16. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al segretario generale delle Nazioni Unite e al segretario generale del Consiglio d'Europa.

[1] GU C 408 del 30.11.2017, pag. 43.

[2] Studio dal titolo "Sanzioni mirate nei confronti di individui responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – impatto, tendenze e prospettive a livello di Unione europea", Parlamento europeo, direzione generale delle Politiche esterne, dipartimento tematico Relazioni esterne, 26 aprile 2018.

Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2019Avviso legale