Procedura : 2019/2582(RSP)
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Ciclo del documento : B8-0198/2019

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B8-0198/2019

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Votazioni :

PV 14/03/2019 - 11.15
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2019)0217

<Date>{11/03/2019}11.3.2019</Date>
<NoDocSe>B8‑0198/2019</NoDocSe>
PDF 188kWORD 69k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sul cambiamento climatico</Titre>

<DocRef>(2019/2582(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Bas Eickhout</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B8-0195/2019

B8‑0198/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sul cambiamento climatico

(2019/2582(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2018 dal titolo "Un pianeta pulito per tutti – Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra" (COM(2018)0773),

 visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

 visti l'accordo di Parigi (decisione 1/CP.21), nonché la ventunesima conferenza delle Parti (COP21) dell'UNFCCC e l'undicesima conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP11), tenutesi a Parigi (Francia) dal 30 novembre all'11 dicembre 2015,

 viste la ventiquattresima conferenza delle Parti (COP24) nell'ambito dell'UNFCCC, la quattordicesima sessione della riunione delle Parti al protocollo di Kyoto (CMP14), nonché la terza parte della prima sessione della conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti dell'accordo di Parigi (CMA1.3) tenutesi a Katowice (Polonia) dal 2 al 14 dicembre 2018,

 visti l'agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),

 vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2018 a Katowice (Polonia) (COP24)[1],

 viste la relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dal titolo Global Warming of 1.5°C (Riscaldamento globale di 1,5ºC), la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relativa relazione di sintesi,

 vista la nona edizione dell'Environment Emissions Gap Report, la relazione sul divario delle emissioni a cura del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), adottata il 27 novembre 2018,

 visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

1. riconosce che i gravi rischi del cambiamento climatico sono al centro delle preoccupazioni dei nostri cittadini; sostiene le manifestazioni, in particolare le marce per il clima e gli scioperi scolastici, che contribuiscono a sensibilizzare in merito a tali rischi climatici; riconosce che le persone in tutta Europa, in particolare le giovani generazioni, gli alunni e gli studenti, sono profondamente preoccupati per la mancanza di sforzi da parte dei governi in Europa per garantire un futuro sostenibile; accoglie con favore gli appelli di tali attivisti a favore di una maggiore ambizione in materia di clima e chiede che i governi nazionali, regionali e locali, nonché l'UE, intraprendano azioni concrete e rapide al fine di non superare il limite climatico di 1,5ºC;

2. evidenzia che i cittadini europei sono già confrontati alle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici; sottolinea che, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, tra il 2010 e il 2016, le perdite medie annuali nell'Unione dovute a condizioni meteorologiche e climatiche estreme si sono attestate intorno a 12,8 miliardi di EUR e che, se non verranno prese altre misure, entro il 2080 i danni climatici nell'UE potrebbero ammontare ad almeno 190 miliardi di EUR, pari a una perdita netta di benessere equivalente all'1,8 % dell'attuale PIL dell'UE; evidenzia che, in uno scenario a elevate emissioni, i costi annui delle inondazioni nell'UE potrebbero aumentare fino a raggiungere 1 000 miliardi di EUR entro il 2100, e che le catastrofi dovute alle condizioni meteorologiche potrebbero colpire circa due terzi dei cittadini europei entro il 2100, rispetto al 5 % odierno; sottolinea inoltre che, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, entro il 2030 il 50 % delle zone popolate dell'UE risentirà di una grave carenza idrica;

3. sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC sul riscaldamento globale di 1,5°C costituisce la valutazione scientifica più esaustiva e aggiornata dei percorsi di mitigazione in linea con l'accordo di Parigi;

4. evidenzia che, secondo la relazione speciale dell'IPCC sul riscaldamento di 1,5°C, il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5°C senza alcuno sforamento, o con uno sforamento limitato, implica l'azzeramento delle emissioni nette di gas serra (GES) a livello globale al più tardi entro il 2067 e la riduzione delle emissioni mondiali di gas serra a un massimo di 27,4 gigatonnellate di CO2 equivalente (GtCO2eq) all'anno entro il 2030; sottolinea, alla luce di tali risultanze, la necessità che l'Unione, in quanto leader mondiale e per avere una buona possibilità di contenere l'aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C entro il 2100, si adoperi per conseguire quanto prima, e al più tardi entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di gas serra;

5. esprime preoccupazione per la relazione 2018 sul divario delle emissioni a cura dell'UNEP, secondo la quale gli attuali contributi incondizionati determinati a livello nazionale (NDC) superano di gran lunga la soglia per il riscaldamento fissata ben al di sotto dei 2°C dall'accordo di Parigi e comporteranno invece entro il 2100 un aumento delle temperature stimato in 3,2°C[2]; sottolinea l'urgente necessità che tutte le Parti nell'ambito dell'UNFCCC diano prova di maggiore ambizione in materia climatica entro il 2020;

6. accoglie con favore la pubblicazione della comunicazione della Commissione dal titolo "Un pianeta pulito per tutti – Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra", che illustra le opportunità e le sfide, per i cittadini e l'economia europei, di una trasformazione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra, anche in termini di creazione di posti di lavoro nell'Unione, e pone le basi per un ampio dibattito che coinvolge le istituzioni dell'UE, i parlamenti nazionali, il settore imprenditoriale, le organizzazioni non governative, le città e le comunità così come i cittadini;

7. approva l'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050 ed esorta gli Stati membri a concordare una strategia per raggiungere tale obiettivo nel quadro del dibattito sul futuro dell'Europa, in occasione del vertice speciale dell'UE che si terrà a Sibiu nel maggio 2019; invita gli Stati membri a impegnarsi con l'ambizione richiesta al fine di conseguire tale obiettivo;

8. ritiene che l'Europa possa svolgere un ruolo guida riguardo all'azzeramento delle emissioni nette di GES, spostando gli investimenti verso soluzioni tecnologiche innovative, responsabilizzando i cittadini e agendo in settori chiave quali l'energia, la politica industriale, i trasporti, l'agricoltura e la ricerca, garantendo nel contempo la creazione di posti di lavoro e l'equità sociale per una transizione giusta;

Percorsi per una strategia europea per l'azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo

9. osserva che la strategia di azzeramento delle emissioni nette dell'UE presenta otto percorsi per la trasformazione economica, tecnologica e sociale necessaria affinché l'Unione rispetti l'obiettivo a lungo termine dell'accordo di Parigi relativo alla temperatura; rileva che solo due di essi permetterebbero all'Unione di conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di GES al più tardi entro il 2050; sottolinea che ciò richiede un'azione rapida e sforzi considerevoli a tutti i livelli, da quello locale e regionale a quello nazionale ed europeo, nonché la partecipazione di tutti gli attori non governativi; riconosce che i contributi determinati a livello regionale e locale potrebbero essere strumenti importanti per colmare il divario delle emissioni; ricorda l'obbligo per gli Stati membri di adottare strategie nazionali a lungo termine come stabilito nel regolamento sulla governance[3]; invita pertanto gli Stati membri a definire chiari obiettivi a breve e lungo termine e politiche coerenti con gli obiettivi dell'accordo di Parigi, nonché a sostenere tramite investimenti i percorsi verso l'azzeramento delle emissioni nette;

10. evidenzia che la prima categoria di percorsi figuranti nella strategia mira a ridurre di appena l'80 % circa le emissioni di GES entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990; rileva con preoccupazione che tale ambizione rappresenta il livello minimo necessario per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e non è pertanto in linea con l'obiettivo di Parigi di limitarlo ben al di sotto di 2°C, né con l'ulteriore obiettivo di contenerlo al di sotto di 1,5°C;

11. sottolinea che la transizione verso l'energia pulita promuoverà l'ammodernamento dell'economia europea e apporterà vantaggi sociali ed economici ai cittadini europei; rileva che, secondo le stime della Commissione, il PIL dell'UE dovrebbe crescere maggiormente in uno scenario di emissioni zero rispetto a scenari contraddistinti da riduzione inferiori delle emissioni; ritiene che l'inazione rappresenterebbe di gran lunga lo scenario più oneroso e comporterebbe non solo un notevole calo del PIL in Europa, ma anche l'ulteriore aumento delle disparità economiche tra gli Stati membri e le regioni nonché al loro interno, in quanto alcuni di essi risentiranno prevedibilmente più di altri delle conseguenze di una tale inazione;

12. osserva con preoccupazione che la dipendenza dell'UE dalle importazioni energetiche è attualmente dell'ordine del 55 %; sottolinea che, in uno scenario di zero emissioni nette, tale dipendenza scenderebbe al 20 % entro il 2050, con effetti positivi sulla bilancia commerciale e sulla posizione geopolitica dell'UE; osserva che il risparmio complessivo sui costi delle importazioni di combustibili fossili tra il 2031 e il 2050 sarebbe dell'ordine di 2 000-3 000 miliardi di EUR, che potrebbero essere spesi per altre priorità dei cittadini europei;

13. sottolinea che la riduzione dell'inquinamento atmosferico in uno scenario di zero emissioni nette determinerebbe un calo di oltre il 40 % dei decessi prematuri dovuti al particolato fine; rileva che, in tale scenario, i costi generati dai danni alla salute si ridurrebbero di circa 200 miliardi di EUR l'anno;

14. plaude all'inclusione di due percorsi il cui obiettivo è l'azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050 e al sostegno della Commissione agli stessi, e ritiene che tale obiettivo da raggiungere entro la metà del secolo sia l'unico compatibile con gli impegni dell'Unione nel quadro dell'accordo di Parigi; deplora il fatto che nella strategia non siano stati presi in considerazione percorsi di azzeramento delle emissioni nette di GES prima del 2050;

15. deplora l'assenza di un percorso di zero emissioni nette che ipotizzi un sistema energetico completamente basato sulle energie rinnovabili entro il 2050; esorta pertanto la Commissione a presentare quanto prima possibile uno scenario complementare che contempli il 100 % di fonti rinnovabili entro il 2050;

16. osserva che i percorsi comportano il ricorso a una serie di tecnologie di assorbimento del carbonio, tra cui le tecniche di cattura e stoccaggio (CCS) o cattura e utilizzo (CCU) del carbonio e la cattura direttamente dall'atmosfera, che devono ancora dimostrare la loro fattibilità; reputa tuttavia che la strategia di azzeramento delle emissioni nette dell'UE dovrebbe privilegiare la riduzione diretta delle emissioni e le azioni volte a conservare e potenziare i pozzi naturali di assorbimento e le riserve di carbonio dell'UE, mentre dovrebbe puntare sul ricorso a tecnologie di assorbimento del carbonio soltanto qualora non siano disponibili opzioni di riduzione diretta delle emissioni o di assorbimento naturale del carbonio; è dell'avviso che siano necessarie ulteriori riduzioni delle emissioni entro il 2030 affinché l'Unione eviti di affidarsi a tecnologie di assorbimento del carbonio che comporterebbero considerevoli rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e la sicurezza alimentare, come confermato anche dalla relazione dell'IPCC sul riscaldamento di 1,5°C;

Aspetti sociali del cambiamento climatico e una transizione giusta

17. si compiace che la Commissione affermi che è possibile azzerare le emissioni nette senza perdite nette di posti di lavoro, e prende atto con soddisfazione della valutazione dettagliata della transizione nelle industrie ad alta intensità energetica; sottolinea che, se gestita correttamente e prevedendo un adeguato sostegno per le regioni, i settori e i cittadini più vulnerabili, una transizione giusta verso l'azzeramento delle emissioni nette di GES può tradursi in un guadagno netto di posti di lavoro nell'Unione, dal momento che, considerando tutti i comparti economici, i posti di lavoro cresceranno di 2,1 milioni di unità entro il 2050 in uno scenario di zero missioni nette, rispetto a una crescita di 1,3 milioni di posti di lavoro in uno scenario di riduzione delle emissioni dell'80 %; ritiene pertanto che la Commissione debba concepire un nuovo audit delle competenze nell'ambito della panoramica europea delle competenze, con dati regionali sulle competenze necessarie per un'Europa climaticamente neutra per garantire una transizione giusta per i cittadini dell'UE e sostenere le regioni più vulnerabili le cui economie dipendono da attività legate ai settori o alle tecnologie che dovrebbero diminuire o che dovranno trasformarsi in futuro, e sostenere le persone ai fini della riqualificazione per posti di lavoro di qualità a prova di futuro nelle stesse regioni;

18. sottolinea che la transizione deve essere giusta per tutte le componenti della società; osserva che ciò richiede un'interpretazione del concetto di transizione giusta che tenga conto degli effetti negativi e positivi associati all'accelerazione dell'azione per il clima, ad esempio perdite di posti di lavoro e nuove opportunità occupazionali, nonché degli effetti derivanti da un'azione tardiva in materia di clima;

19. evidenzia, a questo proposito, che dovranno essere elaborate strategie ad hoc, dotate di sufficienti risorse finanziarie, a tutti i livelli, sulla base di processi inclusivi e in stretta collaborazione con le autorità pubbliche a livello locale e regionale, i sindacati, gli istituti di istruzione, le organizzazioni della società civile e il settore privato, onde garantire che tutti i cittadini europei beneficino di pari ed eque opportunità nel quadro di tale transizione;

20. sottolinea la necessità che tutte le politiche dell'UE contribuiscano al progresso sociale e alla giustizia sociale; sottolinea, in particolare, l'urgente necessità di garantire contributi equi da parte dei maggiori responsabili dell'inquinamento, anche contrastando l'elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva da parte delle società; sottolinea che, al fine di garantire l'accettazione politica da parte di tutti i cittadini, è importante tener conto degli effetti distributivi delle politiche climatiche e di decarbonizzazione, in particolare sulle persone a basso reddito;

21. insiste sui numerosi vantaggi collaterali di una società a impatto climatico neutro per la sanità pubblica, in termini di risparmi sulla spesa sanitaria e di pressione sui sistemi assicurativi e sanitari pubblici, nonché per il benessere generale dei cittadini europei grazie all'aumento della biodiversità, alla riduzione dell'inquinamento atmosferico e all'attenuazione dell'esposizione agli inquinanti;

22. ricorda che i cittadini europei attualmente a rischio di povertà energetica sono tra i 50 e i 125 milioni[4]; sottolinea che la transizione energetica può colpire in modo sproporzionato le persone con redditi bassi e aumentare ulteriormente la povertà energetica; riconosce che la politica energetica deve comprendere una dimensione sociale e garantire che nessuno sia lasciato indietro; invita gli Stati membri a prendere misure lungimiranti per garantire una transizione energetica giusta e assicurare a tutti i cittadini dell'UE l'accesso all'energia;

23. ritiene che i giovani abbiano una coscienza sociale e ambientale sempre più acuta, che ha il potere di trasformare le nostre società nella prospettiva di un futuro resiliente ai cambiamenti climatici, e che l'istruzione dei giovani rappresenti uno degli strumenti più efficaci per combattere i cambiamenti climatici; sottolinea la necessità di coinvolgere attivamente le generazioni più giovani nel creare relazioni internazionali, interculturali e intergenerazionali, che sono alla base del cambiamento culturale che sosterrà gli sforzi globali per un futuro più sostenibile;

24. sottolinea che l'inclusione e la partecipazione dei cittadini europei sono fondamentali per consentire all'Europa di conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di GES al più tardi entro il 2050; chiede che tutti i livelli di governo, nazionale, regionale e locale, pongano in essere misure concrete che incoraggino e agevolino la partecipazione dei cittadini e lo scambio delle migliori pratiche in vista della transizione verso un'economia a zero emissioni nette di GES;

Obiettivi intermedi

25. riconosce che il decennio 2020-2030 sarà il più importante se l'UE vuole conseguire l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere un solido obiettivo a medio termine per il 2030, necessario per garantire al mercato una sufficiente stabilità degli investimenti e sfruttare appieno il potenziale dell'innovazione tecnologica, nonché rafforzare le possibilità per le imprese europee di diventare leader sul mercato mondiale;

26. sottolinea che, per conseguire zero emissioni nette di GES entro il 2050 nel modo più efficiente sotto il profilo dei costi, occorrerà innalzare significativamente il livello di ambizione per il 2030; ritiene essenziale che l'Unione affermi in modo chiaro, al più tardi in occasione del vertice delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a New York nel settembre 2019, di essere pronta a rivedere il proprio contributo nel quadro dell'accordo di Parigi;

27. sostiene l'aggiornamento dell'NDC dell'Unione, con un obiettivo di riduzione delle emissioni nazionali di GES di almeno il 60 % entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, applicabile all'intera economia; invita pertanto il Consiglio a concordare una posizione comune affinché l'Unione possa aumentare di conseguenza il livello di ambizione del suo NDC in occasione del vertice straordinario dell'UE a Sibiu nel maggio 2019, in vista del vertice delle Nazioni Unite sul clima del settembre 2019;

28. ritiene che, al più tardi in occasione del riesame 2022-2024 del pacchetto sul clima per il 2030 e di altre normative pertinenti, la Commissione debba presentare proposte legislative intese a innalzare il livello di ambizione in linea con l'NDC aggiornato e l'obiettivo di zero emissioni nette; è dell'avviso che uno scarso livello di ambizione per il 2030 limiterebbe le opzioni future, con il rischio di ridurre la disponibilità di alcune opzioni per una decarbonizzazione efficace sotto il profilo dei costi; reputa che tali riesami siano un passo importante verso il rispetto degli impegni climatici dell'UE;

29. ritiene che, per garantire una maggiore stabilità e visibilità per gli investitori, sia altresì vantaggioso per l'UE stabilire un ulteriore obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni entro il 2040;

30. considera necessario riesaminare periodicamente la strategia di azzeramento delle emissioni nette dell'UE; ritiene che tale riesame debba fondarsi sul bilancio globale quinquennale indicato nell'accordo di Parigi e tenere conto degli sviluppi in campo tecnologico e sociale, nonché del contributo degli attori non statali e del Parlamento europeo;

Contributo settoriale

31. sottolinea che le emissioni nette dovranno essere pressoché azzerate in tutti i comparti economici, i quali dovrebbero contribuire, senza eccezioni, agli sforzi congiunti di riduzione delle emissioni; invita pertanto la Commissione a elaborare soluzioni per la neutralità climatica di tutti i settori; insiste sull'importanza, a tale proposito, del principio "chi inquina paga";

32. sottolinea l'importanza di adottare un approccio intersettoriale integrato, al fine di agevolare gli sforzi di decarbonizzazione in tutto il sistema energetico e in altri settori connessi e di beneficiare di una maggiore efficienza; sottolinea il ruolo centrale dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili nella transizione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra; riconosce che l'integrazione del sistema energetico può garantire una maggiore flessibilità, una migliore efficienza del sistema, un maggiore ricorso alle energie rinnovabili da parte di tutti i vettori energetici e, in ultima analisi, una transizione energetica efficace in termini di costi;

33. invita la Commissione a presentare un'ambiziosa strategia industriale dell'UE che tenga conto dei limiti ecologici del nostro pianeta e sostenga la transizione giusta di tutti i settori, comprese le industrie ad alta intensità energetica, verso l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra; concorda con i settori strategici identificati dalla Commissione in cui è necessaria un'azione congiunta;

34. ritiene che l'UE dovrebbe sostituire le misure esistenti in materia di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio con politiche volte a internalizzare tutti i costi legati alle emissioni di gas a effetto serra; invita la Commissione, a questo proposito, ad esaminare l'efficacia  dei meccanismi di adeguamento  della tassa sul carbonio alle frontiere, e la sua compatibilità con le norme dell'Organizzazione mondiale del commercio, sia per le importazioni che per le esportazioni, e a presentare quanto prima possibile una proposta legislativa al Parlamento e al Consiglio;

35. ritiene che la prosperità, la competitività industriale globale e la politica climatica si rafforzino reciprocamente; ricorda che le imprese europee operano all'interno della prima grande economia che punta alla neutralità climatica e che esse potranno pertanto sfruttare sui mercati internazionali i vantaggi derivanti dalla loro posizione pionieristica per divenire leader mondiali in termini di produzione sostenibile ed efficiente nell'uso delle risorse; sottolinea che un'azione tardiva o insufficiente per conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050 comporterà costi ingiustificabili dal punto di vista ecologico, economico e sociale e ostacolerà concretamente la competitività futura del settore industriale europeo;

36. osserva che una serie di mercati emergenti si sta posizionando in modo da svolgere un ruolo importante nel rispondere alle esigenze del mercato globale durante la transizione verso un'economia a zero emissioni nette di GES, ad esempio per quanto riguarda i trasporti a zero emissioni e le energie rinnovabili; sottolinea che l'UE deve rimanere l'economia di punta nell'ecoinnovazione e negli investimenti nella tecnologia verde; ritiene che la leadership dell'UE in materia di energie rinnovabili ed efficienza energetica dimostri ad altre parti del mondo che la transizione verso un'energia pulita è possibile e vantaggiosa, al di là della lotta ai cambiamenti climatici;

37. osserva che la relazione sui costi e i prezzi dell'energia in Europa, pubblicata dalla Commissione nel 2018, mette in luce come l'UE sia sempre fortemente esposta alla volatilità e all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili e sottolinea che i futuri costi di produzione dell'energia elettrica dovrebbero aumentare per l'energia elettrica generata dai combustibili fossili e diminuire per le energie rinnovabili; sottolinea che nel 2017 le importazioni energetiche dell'UE sono rincarate del 26 % raggiungendo i 266 miliardi di EUR, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio; osserva che, secondo le stime della relazione, l'aumento dei prezzi del petrolio ha avuto ricadute negative sulla crescita nell'UE (-0,4 % del PIL nel 2017) e sull'inflazione (+0,6);

38. ricorda che il 71 % di tutta l'energia è utilizzato per il solo riscaldamento degli ambienti; conviene con la Commissione sul fatto che abitazioni efficienti dal punto di vista energetico diventeranno la norma in un'UE climaticamente neutra, che garantisca un miglioramento della salute e del comfort a tutti gli europei;

39. ritiene che gli sviluppi e le soluzioni tecnologiche, l'efficienza energetica sia sul lato dell'offerta che su quello della domanda e l'energia rinnovabile sostenibile nei settori dei trasporti, dell'edilizia, del riscaldamento e del raffrescamento nonché dell'energia, come pure i principi dell'economia circolare saranno fondamentali per ridurre le emissioni di GES; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di strategie tecnologicamente neutre;

40. pone l'accento sulla necessità di affrontare su scala molto più ampia le emissioni dei processi industriali; sottolinea che, secondo la relazione speciale dell'IPCC sul riscaldamento di 1,5°C, l'industria deve ridurre entro il 2050 le emissioni di carbonio del 65-90 % rispetto al 2010;

41. chiede di introdurre un sistema energetico ad alta efficienza e basato interamente su fonti rinnovabili e invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie a tale proposito, poiché avrà effetti di ricaduta su tutti i settori economici;

42. evidenzia il contributo dell'efficienza energetica alla sicurezza dell'approvvigionamento, alla competitività economica, alla protezione dell'ambiente, alla riduzione delle bollette energetiche e al miglioramento della qualità delle abitazioni; conferma l'importante ruolo dell'efficienza energetica nel creare opportunità economiche e occupazione, come pure i vantaggi che essa comporta a livello globale e regionale; ricorda, al riguardo, l'introduzione del principio dell'efficienza energetica al primo posto nell'ambito del regolamento sulla governance, e che la sua applicazione dovrebbe essere sfruttata appieno lungo l'intera catena energetica ed essere considerata come base per qualsiasi percorso verso l'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette per il 2050;

43. sottolinea che i percorsi verso il valore di 1,5°C con un superamento nullo o limitato analizzato nella relazione speciale IPCC sul riscaldamento di 1,5°C attribuiscono ruoli molto diversi alla diffusione delle tecniche di CCS/CCU, che vanno da zero fino a 300 gigatonnellate di CO2 cumulative immagazzinate entro il 2050; ritiene che lo stoccaggio di CO2 non debba essere attuato in settori in cui esistono sufficienti alternative di riduzione delle emissioni, come nel caso del settore dell'energia elettrica; riconosce il ruolo che la CCU potrebbe svolgere nella riduzione delle emissioni in alcuni processi industriali, ma osserva con preoccupazione che attualmente molte tecnologie di CCU non producono riduzioni permanenti di emissioni;

44. sottolinea che la direttiva sulla progettazione ecocompatibile[5] ha contribuito in maniera significativa al conseguimento degli obiettivi climatici dell'UE, riducendo le emissioni di gas a effetto serra di 320 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti all'anno, e che si stima che, grazie alla direttiva, entro il 2020 i consumatori dell'UE risparmieranno complessivamente fino a 112 miliardi di EUR o circa 490 EUR all'anno per nucleo familiare; chiede che nel quadro della direttiva sulla progettazione ecocompatibile siano regolamentati anche altri prodotti, tra cui tablet e smartphone, e che le norme esistenti siano aggiornate per tener conto dei progressi tecnologici;

45. insiste sulla necessità di attuare senza indugio l'Unione dell'energia e il pacchetto "Energia pulita", al fine di agevolare gli investimenti nei settori in cui è possibile produrre la maggior parte delle energie rinnovabili e incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini allo scopo di accelerare la transizione energetica verso un'economia sostenibile e neutra in termini di emissioni di carbonio riducendo nel contempo la povertà energetica; considera indispensabile accrescere il grado di interconnettività tra gli Stati membri, anche promuovendo un maggior numero di regimi di sostegno transfrontalieri;

46. osserva che la strategia conferma che le emissioni di gas serra del settore dei trasporti continuano a crescere e che le politiche attuali non saranno sufficienti a decarbonizzare il settore dei trasporti entro il 2050; sottolinea la necessità di costruire un sistema di trasporti sostenibile nell'UE basato su tre pilastri principali: prevenzione, trasferimento modale e miglioramenti dell'efficienza; sottolinea, in particolare,  l'importanza di garantire un trasferimento modale dal trasporto aereo a quello ferroviario e verso i trasporti pubblici e la mobilità condivisa; constata che il trasporto su strada contribuisce a circa un quinto delle emissioni totali di anidride carbonica dell'UE; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione ad adottare misure decisive per consentire in tutti gli Stati membri di accedere ai veicoli a zero e a basse emissioni, evitando nel contempo una maggiore diffusione dei veicoli vecchi e altamente inquinanti negli Stati membri a basso reddito; chiede la graduale abolizione, al più tardi entro il 2035, della vendita nell'UE di autovetture e veicoli commerciali leggeri con motori a combustione interna; sottolinea inoltre il ruolo delle tecnologie intelligenti, quali le infrastrutture di ricarica intelligente, per creare sinergie tra l'elettrificazione dei trasporti e la diffusione di fonti energetiche rinnovabili;

47. sottolinea che per conseguire la neutralità climatica per l'economia dell'UE nel suo complesso, è necessario il contributo di tutti i settori, compresi il trasporto aereo e marittimo internazionale; osserva che dall'analisi della Commissione emerge che gli attuali obiettivi e provvedimenti globali previsti, rispettivamente, dall'Organizzazione marittima internazionale e dall'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale, anche se pienamente attuati, non permettono comunque di conseguire le necessarie riduzioni delle emissioni, e che occorrono ulteriori interventi significativi, coerenti con l'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di tutti i settori dell'economia; sottolinea la necessità di investimenti nelle tecnologie a zero e a basse emissioni di carbonio in tali settori; invita la Commissione ad attuare il principio "chi inquina paga" in tali settori, in particolare per quanto riguarda la tassazione del cherosene e i prezzi dei biglietti aerei; ricorda che si prevede un aumento del 250 % delle emissioni di gas a effetto sera del trasporto marittimo internazionale entro il 2050; plaude al fatto che il settore del trasporto marittimo internazionale si sia dato un obiettivo assoluto di riduzione delle emissioni di GES; constata con preoccupazione la mancanza di progressi nel tradurre tale obiettivo in misure a breve e medio termine e in altre azioni concrete;

48. invita la Commissione a proporre quanto prima un'agenda ferroviaria europea completa, che comprenda la rapida realizzazione di una rete ferroviaria intra-UE interoperabile e la mobilitazione di maggiori investimenti, in particolare per migliorare le linee esistenti, superare i collegamenti mancanti e garantire i diritti dei passeggeri e l'emissione di biglietti cumulativi; invita la Commissione e gli Stati membri a definire politiche, investimenti e incentivi per garantire che i viaggi ferroviari in Europa fino a 1000 km, ove possibile e praticabile, acquisiscano un maggiore interesse per i cittadini rispetto ai trasporti aerei o stradali equivalenti;

49. rileva che il settore dell'edilizia nell'UE rappresenta attualmente il 40 % del consumo finale di energia in Europa e il 36 % delle emissioni di CO2[6]; invita a sfruttare il potenziale di risparmio energetico e a ridurre l'impronta di carbonio di tale settore, coerentemente con l'obiettivo della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia[7] di conseguire, entro il 2050, un parco immobiliare a elevata efficienza energetica e decarbonizzato; sottolinea che garantire una maggiore efficienza del consumo energetico degli edifici presenta un elevato potenziale per un'ulteriore riduzione delle emissioni di GES in Europa; ritiene inoltre che la realizzazione di edifici a basso consumo energetico, totalmente alimentati da energie rinnovabili, sia una condizione imprescindibile per l'accordo di Parigi e per un'agenda dell'UE per la crescita, posti di lavoro locali e migliori condizioni di vita per i cittadini di tutta l'Europa;

50. osserva che circa il 60 % del metano a livello mondiale è emesso da fonti quali l'agricoltura, le discariche e le acque reflue, nonché dalla produzione e dal trasporto di combustibili fossili mediante condotte; ricorda che il metano è un potente GES con un potenziale di riscaldamento 28 volte superiore a quello della CO2[8] nell'arco di cento anni e che la riduzione delle emissioni di metano può svolgere un ruolo importante nella riduzione delle concentrazioni di ozono a livello del suolo e dei loro effetti negativi sulla qualità dell'aria e sulla salute umana; ricorda alla Commissione il suo obbligo di esaminare quanto prima opzioni politiche volte ad affrontare rapidamente le emissioni di metano, nel quadro di un piano strategico dell'Unione per il metano, e di presentare, a tal fine, proposte legislative al Parlamento e al Consiglio; mette in evidenza il potenziale del settore agricolo per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici, ad esempio attraverso le innovazioni ecologiche e tecnologiche come pure la cattura del carbonio nel suolo;

51. chiede una politica agricola comune che contribuisca a ridurre le emissioni di GES in linea con l'obiettivo di conseguire zero emissioni nette di GES al più tardi entro il 2050; sottolinea la necessità di ridurre in modo significativo la quantità di bestiame nell'UE, a partire da zone caratterizzate da un'elevata densità di bestiame e ponendo fine all'allevamento industriale; evidenzia che le modifiche delle abitudini alimentari, in particolare riducendo in maniera significativa il consumo di bestiame, sono fondamentali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore agricolo; invita la Commissione a garantire che le politiche agricole, in particolare i fondi nazionali e dell'UE, siano in linea con gli obiettivi e le finalità dell'accordo di Parigi;

52. sottolinea la necessità di integrare l'ambizione climatica in tutte le politiche dell'UE, compresa la politica commerciale; esorta la Commissione a garantire che tutti gli accordi commerciali firmati dall'UE siano pienamente compatibili con l'accordo di Parigi, dal momento che ciò non solo migliorerebbe l'azione globale contro il cambiamento climatico, ma garantisce altresì condizioni di parità per i settori interessati;

53. sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere il ruolo e gli sforzi delle regioni, delle città e dei piccoli comuni; invita la Commissione ad avvalersi del lavoro del Patto dei sindaci che rappresenta 200 milioni di cittadini europei e a consentire loro di svolgere un ruolo di catalizzatore per l'ulteriore transizione;

54. deplora che la possibilità di rafforzare l'azione dell'UE in merito ai gas fluorurati a effetto serra non sia stata inclusa nella strategia della Commissione; sottolinea che la prevenzione del commercio illegale di idrofluorocarburi (HFC) attraverso l'adozione di un sistema di concessione di licenze per gli HFC, il divieto di utilizzo degli HFC nei settori in cui non sono più necessari, l'assegnazione di contingenti di HFC tramite un sistema di aste e la piena attuazione del regolamento sui gas fluorurati[9] attraverso il divieto di tutti gli utilizzi inutili di esafluoruro di zolfo (SF6) rappresentano chiare opportunità di aiutare l'UE a rispettare gli obiettivi assunti nel quadro dell'accordo di Parigi;

Massimizzare il potenziale climatico dell'uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e del settore forestale

55. ribadisce le conclusioni dell'IPCC, secondo cui l'impatto ambientale, compresi gli incendi boschivi e il degrado della tundra e delle foreste boreali, saranno accentuati dall'aumento delle temperature globali;

56. riconosce le notevoli potenzialità delle foreste di contribuire a intensificare gli sforzi europei a favore del clima (attraverso la cattura, lo stoccaggio e la sostituzione) e a raggiungere l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni al più tardi entro il 2050; ricorda l'obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell'UE entro il 2020; sostiene a tale proposito una gestione sostenibile delle foreste, unitamente a strumenti concreti volti a incentivare una bioeconomia dell'UE efficiente e sostenibile;

57. riconosce il potenziale positivo ma, in ultima analisi, limitato degli interventi di rimboschimento in Europa; ritiene pertanto che le iniziative di rimboschimento debbano essere integrate da iniziative e incentivi concreti volti a rafforzare il potenziale di sequestro, garantendo e rafforzando al contempo la salute delle superfici forestali esistenti, a vantaggio del clima, della bioeconomia sostenibile e della biodiversità; sostiene gli importanti sforzi nel settore agroforestale e i benefici concreti, dal punto di vista ecologico e nell'ambito della biodiversità, derivanti dall'inserimento di alberi e vegetazione diversificata nella coltivazione dei terreni agricoli; sottolinea che, rispetto al potenziale tecnico complessivo delle pratiche per un migliore sequestro del carbonio delle superfici agricole nell'UE, l'agrosilvicoltura presenta il potenziale maggiore[10];

58. rileva che l'azione e le politiche dell'UE incidono anche sui pozzi naturali, sui terreni agricoli e sulle foreste al di fuori dell'Europa e che la strategia dell'UE di azzeramento delle emissioni nette dovrebbe garantire che gli interventi dell'UE non producano effetti climatici negativi nei paesi terzi; ricorda l'impegno internazionale dell'UE volto ad arrestare la deforestazione entro il 2020 e sottolinea la necessità di un'azione concreta in tal senso, anche attraverso nuove disposizioni legislative e regolamentari; chiede in particolare che l'UE interrompa il legame tra la perdita di foreste naturali e i consumi europei; chiede inoltre l'eliminazione immediata dei biocarburanti basati su alimenti e mangimi, tra cui l'olio di palma e la soia;

59. sottolinea che, tra le foreste europee protette, solo il 15 % degli habitat forestali dell'UE è in condizioni soddisfacenti; sottolinea la necessità di massimizzare la protezione e il ripristino delle superfici forestali e boschive e delle zone umide per favorire l'assorbimento naturale del carbonio;

60. evidenzia che il carbonio stoccato nel suolo supera quello presente nella biosfera e nell'atmosfera messe insieme; sottolinea pertanto l'importanza di arrestare il degrado del suolo nell'UE e di garantire un'azione comune dell'UE per preservare e migliorare la qualità dei suoli e la loro capacità di stoccare il carbonio;

61. sottolinea il ruolo dei prodotti ottenuti dall'estrazione del legno con lunghi cicli di vita e il loro ruolo nelle attività legate all'uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura (LULUCF) fino al 2030; sottolinea che il futuro quadro dovrebbe prendere in considerazione il contributo di tali prodotti, compresi quelli provenienti dalle categorie di terreni agricoli, e non solo dai terreni forestali gestiti e dai terreni imboschiti;

62. sottolinea l'importanza di razionalizzare i modelli agricoli che sostengono i sistemi agricoli resilienti alle condizioni climatiche estreme e alle infestazioni parassitarie e che migliorano il sequestro del carbonio nei suoli, la ritenzione idrica e l'agrobiodiversità;

Finanziamento e ricerca

63. ritiene che, per consentire all'Unione di conseguire l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni nette al più tardi entro il 2050, sia necessario mobilitare ingenti investimenti pubblici e privati; sottolinea che un quadro stabile e prevedibile per la politica climatica ed energetica è fondamentale per costruire la fiducia degli investitori, estremamente necessaria, e per consentire alle industrie europee di prendere decisioni di investimento a lungo termine in Europa;

64. ritiene che la sfida principale consista nel deviare i flussi di denaro dagli investimenti inquinanti verso gli investimenti verdi e che la ricerca di risorse finanziarie sufficienti per affrontare la più grande sfida cui si trova attualmente confrontata l'umanità sia innanzitutto una questione di volontà politica; insiste, pertanto, sulla necessità di privilegiare l'attuazione del piano d'azione sulla finanza sostenibile approvato nel marzo 2018, tra cui una calibrazione dei requisiti patrimoniali delle banche e un trattamento prudenziale degli attivi ad alto tenore di carbonio, norme prudenziali per le compagnie di assicurazione e un aggiornamento dei doveri degli investitori istituzionali e dei gestori di patrimoni;

65. ritiene che, prima di essere adottato, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dovrebbe essere valutato alla luce dell'obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di GES al più tardi entro il 2050, e che occorra stabilire un test standard per garantire la conformità agli obiettivi climatici delle spese a titolo del bilancio dell'UE;

66. chiede la rapida attuazione del Fondo per l'innovazione del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (UE ETS) e la pubblicazione del primo invito a presentare proposte nel 2019, al fine di stimolare gli investimenti nella dimostrazione di tecnologie industriali innovative a basse emissioni di carbonio in un'ampia gamma di settori, non solo per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, ma anche per il teleriscaldamento e i processi industriali;

67. osserva che la strategia forestale dell'UE considera la politica di sviluppo rurale della politica agricola comune come la principale fonte di sostegno per la protezione e la gestione sostenibile delle foreste dell'UE;

68. deplora che le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili continuino a crescere e ammontino a circa 55 miliardi di EUR l'anno; invita l'UE e gli Stati membri[11] a procedere immediatamente alla soppressione graduale di tutte le sovvenzioni europee e nazionali a favore dei combustibili fossili;

69. sottolinea l'importanza di creare un Fondo per una transizione equa, soprattutto per le regioni e le comunità maggiormente colpite dalla decarbonizzazione;

70. sottolinea che i programmi di ricerca e innovazione nazionali e dell'UE sono fondamentali per sostenere l'Unione nel suo ruolo guida nella lotta ai cambiamenti climatici;

71. sottolinea che l'integrazione degli aspetti climatici deve riflettersi pienamente nei programmi di ricerca e innovazione ed essere applicata in tutte le fasi del ciclo di ricerca come uno dei principi del finanziamento dell'UE;

Il ruolo dei consumatori e dell'economia circolare

72. pone in evidenza l'impatto significativo del cambiamento dei comportamenti nella riduzione delle emissioni di GES, anche nell'intero sistema alimentare e nel settore dei trasporti, in particolare in quello dell'aviazione; invita la Commissione a valutare quanto prima possibile opzioni politiche, anche in materia di tassazione ambientale, al fine di incoraggiare la modifica dei comportamenti; sottolinea l'importanza di iniziative dal basso verso l'alto, come il Patto dei sindaci, per la promozione del cambiamento dei comportamenti;

73. rileva che, stando alle statistiche dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), il consumo totale pro capite di carne e prodotti animali nell'UE-28 è diminuito dagli anni '90 e che il sostegno a tale tendenza in corso, associato a misure tecniche di attenuazione dal lato dell'offerta, potrebbe ridurre in maniera significativa le emissioni derivanti dalla produzione agricola;

74. sottolinea l'importanza che l'UE riesca a sostituire non solo l'energia ma anche, nella stessa misura, i prodotti e i materiali, vale a dire sostituire i prodotti e i materiali basati sui combustibili fossili o la cui produzione genera elevate emissioni con prodotti basati sulle risorse rinnovabili;

75. sottolinea che una parte molto consistente dell'utilizzo di energia e pertanto delle emissioni di GES è direttamente legata all'acquisizione, alla lavorazione, al trasporto, alla conversione, all'impiego e allo smaltimento delle risorse; insiste sulla possibilità di realizzare risparmi molto significativi in ogni fase della catena di gestione delle risorse; evidenzia di conseguenza il fatto che incrementare la produttività delle risorse grazie a una maggiore efficienza e alla riduzione dello spreco di risorse attraverso misure quali il riutilizzo, il riciclaggio e la rigenerazione può ridurre sensibilmente sia il consumo di risorse che le emissioni di GES, migliorando nel contempo la competitività e creando opportunità di business e posti di lavoro; evidenzia l'efficienza delle misure a favore dell'economia circolare in termini di costi; sottolinea il fatto che il miglioramento dell'efficienza delle risorse e degli approcci all'economia circolare, nonché la progettazione circolare dei prodotti, contribuiranno a un cambiamento dei modelli di produzione e di consumo e alla riduzione della quantità di rifiuti;

76. sottolinea l'importanza di una politica dei prodotti, ad esempio gli appalti pubblici verdi e la progettazione ecocompatibile, che possa contribuire in maniera significativa al risparmio energetico e alla riduzione dell'impronta di carbonio dei prodotti, migliorando al contempo l'impronta dei materiali utilizzati e l'impatto ambientale generale; sottolinea la necessità di stabilire requisiti per l'economia circolare nell'ambito delle norme dell'UE in materia di progettazione ecocompatibile e di espandere l'attuale metodologia di progettazione ecocompatibile ad altre categorie di prodotti, oltre ai prodotti connessi all'energia;

77. ritiene opportuno proseguire il lavoro su un modello affidabile per misurare le incidenze climatiche basate sul consumo; prende atto del fatto che, sulla base dei modelli esistenti, l'analisi approfondita conclude che gli sforzi dell'UE volti a ridurre le emissioni della sua produzione sono in parte compensati dalle importazioni di merci con un'impronta di carbonio più elevata;

L'UE e l'azione globale per il clima

78. sottolinea l'importanza di maggiori iniziative e di un dialogo costante nelle pertinenti sedi internazionali, nonché di un'efficace diplomazia climatica, allo scopo di rafforzare la cooperazione e le ambizioni globali e multilaterali, e promuovere analoghe decisioni politiche che rafforzino le ambizioni climatiche in altre regioni e nei paesi terzi; invita l'UE a incrementare i propri finanziamenti per il clima e ad adoperarsi attivamente per incoraggiare gli Stati membri ad aumentare i propri aiuti climatici (aiuti allo sviluppo piuttosto che prestiti) a favore dei paesi terzi, che dovrebbero aggiungersi all'assistenza internazionale allo sviluppo e non dovrebbero essere conteggiati doppiamente come aiuti allo sviluppo e come aiuti di finanziamento per il clima;

79. sottolinea che il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del settembre 2019 sarebbe l'occasione ideale per i leader per annunciare un maggiore livello di ambizione per quanto riguarda i contributi stabiliti a livello nazionale (NDC); ritiene che l'UE debba adottare una posizione sull'aggiornamento dei suoi NDC con largo anticipo, al fine di arrivare al vertice ben preparata e in stretta cooperazione con una coalizione internazionale di parti a sostegno di ambizioni climatiche rafforzate;

80. sottolinea i vantaggi di una maggiore interoperabilità tra gli strumenti politici dell'UE e quelli equivalenti dei paesi terzi, in particolare i meccanismi di fissazione del prezzo del carbonio; sottolinea l'importanza di istituire misure di tutela ambientale atte garantire una riduzione effettiva e supplementare dei gas a effetto serra; invita pertanto la Commissione a sostenere norme internazionali solide e rigorose in relazione all'articolo 6 dell'accordo di Parigi, per prevenire scappatoie contabili nonché il doppio computo delle riduzioni di emissioni;

 

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81. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

 

[1] Testi approvati, P8_TA(2018)0430.

[2] Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, "Emissions Gap Report 2018", pag. 10.

[3] Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima che modifica le direttive (CE) n. 663/2009 e (CE) n. 715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 94/22/CE, 98/70/CE, 2009/31/CE, 2009/73/CE, 2010/31/UE, 2012/27/UE e 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive del Consiglio 2009/119/CE e (UE) 2015/652 e che abroga il regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 1).

[5] Direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa all'istituzione di un quadro per l'elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all'energia (GU L 285 del 31.10.2009, pag. 10).

[7] Direttiva (UE) 2018/844 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica (GU L 156 del 19.6.2018, pag. 75).

[8] Van Dingenen, R., Crippa, M., Maenhout, G., Guizzardi, D., Dentener, F., "Global trends of methane emissions and their impacts on ozone concentrations" (Tendenze globali delle emissioni di metano e relativi effetti sulle concentrazioni di ozono), EUR 29394 EN, Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2018, ISBN 978-92-79-96550-0, doi:10.2760/820175, JRC113210.

[9] Regolamento (UE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006 (GU L 150 del 20.5.2014, pag. 195).

[10] Joris Aertsens, Leo De Nocker, Anne Gobin, 2011: "Valuing the carbon sequestration potential for European agriculture" (Valorizzare il potenziale di sequestro del carbonio per l'agricoltura europea).

[11] Prezzi e costi dell'energia in Europa, COM(2019)0001, pag. 10.

Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2019Avviso legale