Procedura : 2019/2886(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B9-0123/2019

Testi presentati :

B9-0123/2019

Discussioni :

PV 23/10/2019 - 7
CRE 23/10/2019 - 7

Votazioni :

PV 24/10/2019 - 8.8
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2019)0049

<Date>{21/10/2019}21.10.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0123/2019</NoDocSe>
PDF 155kWORD 50k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione della vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze</Titre>

<DocRef>(2019/2886(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Tineke Strik, Petra De Sutter, Katrin Langensiepen, Margrete Auken, Hannah Neumann, Markéta Gregorová, Gina Dowding, Alice Kuhnke, Bronis Ropė, Jutta Paulus, Mounir Satouri, Heidi Hautala, Michael Bloss, Anna Cavazzini, Caroline Roose, Ernest Urtasun, Salima Yenbou, Sergey Lagodinsky, Karima Delli, Viola Von Cramon-Taubadel, Damien Carême, Gwendoline Delbos-Corfield, François Alfonsi, Saskia Bricmont, Ciarán Cuffe, Yannick Jadot, Catherine Rowett, David Cormand</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Fabio Massimo Castaldo</Depute>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B9-0123/2019

B9-0123/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze

(2019/2886(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quella del 15 marzo 2018[1],

 viste le conclusioni del Consiglio sulla Siria, tra cui quelle del 14 ottobre 2019 sul nord-est della Siria,

 viste le dichiarazioni della vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in particolare la dichiarazione del 9 ottobre 2019 sui recenti sviluppi nel nord-est della Siria,

 viste le dichiarazioni rilasciate l'11 e il 15 ottobre 2019 dal portavoce dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla Siria,

 visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

 visto il comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012,

 viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, compresa la risoluzione 2254 del 18 dicembre 2015,

 viste le relazioni della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana istituita dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) e le risoluzioni dell'UNHRC sulla Siria,

 vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 71/248 del 21 dicembre 2016, che istituisce un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana a partire dal marzo 2011,

 visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI),

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il conflitto prolungato in Siria costituisce una delle peggiori crisi umanitarie nella storia recente e continua ad avere conseguenze devastanti per la popolazione siriana; che detto conflitto, sostenuto e aggravato da attori esterni, ha avuto un impatto profondamente destabilizzante sulla regione in generale e oltre;

B. considerando che il 6 ottobre 2019 il presidente degli Stati Uniti Trump ha informato il presidente turco Erdogan della sua intenzione di non opporsi ai piani annunciati da quest'ultimo di lanciare un'offensiva militare nelle zone controllate dalle Forze democratiche siriane curde nel nord-est della Siria; che poco dopo gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di ritirare le truppe di guarnigione in tale zona; che il 9 ottobre la Turchia ha lanciato un'operazione militare, con il sostegno delle milizie arabe siriane; che le autorità turche hanno sempre guardato con preoccupazione a una rivendicazione dell'autodeterminazione da parte del popolo curdo, sia all'interno che all'esterno dei confini della Turchia; che tale preoccupazione si è tradotta in una repressione continua della libertà di espressione e del diritto alla partecipazione politica nel sud-est della Turchia e nel ricorso diffuso ad accuse di terrorismo senza prove inconfutabili; che le Forze democratiche siriane hanno svolto un ruolo centrale nella lotta contro il Daesh/ISIS e continuano a svolgere un ruolo importante per garantire la sicurezza della zona;

C. considerando che decine di civili, per la maggior parte curdi, sono stati uccisi dall'inizio dell'invasione turca e che almeno 300 000 persone hanno dovuto abbandonare le loro case; che dall'inizio dell'operazione militare, 70 000 bambini sono stati sfollati e almeno quattro bambini sono stati uccisi, nove sono rimasti feriti nel nord-est della Siria e sette sarebbero stati uccisi in Turchia, stando all'UNICEF; che 170 000 bambini potrebbero potenzialmente necessitare di assistenza umanitaria in conseguenza degli attacchi;

D. considerando che il presidente della Turchia ha annunciato un piano di creare una zona "cuscinetto" nel nord della Siria e ha indicato la sua intenzione di deportare fino a 3 milioni di rifugiati siriani attualmente residenti in Turchia in tale zona cuscinetto; che tale provvedimento equivale a un respingimento, data l'instabilità e la pericolosità della situazione nel nord-est della Siria; che lo spostamento forzato della popolazione costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e un crimine contro l'umanità; che lo spostamento forzato dei rifugiati in una zona cuscinetto mirerebbe inoltre a cambiare la struttura demografica del nord-est della Siria;

E. considerando che le forze guidate dai curdi in Siria hanno raggiunto un accordo con il regime di Bashar Al-Assad, che si è impegnato a difenderle da un intervento militare turco; che i dettagli dell'accordo restano poco chiari; che la presenza delle forze di Al-Assad nella Siria settentrionale aumenta il rischio di un'ulteriore escalation regionale e di un conflitto militare;

F. considerando che il 17 ottobre 2019 gli Stati Uniti e la Turchia avrebbero concordato un cessate il fuoco di cinque giorni durante il quale ci si aspetta che le forze curde si ritirino dalla zona in questione; che lo stato di attuazione del cessate il fuoco resta incerto; che il 22 ottobre è previsto un incontro tra il presidente Erdogan e il presidente Putin;

G. considerando che dall'inizio dell'intervento militare le autorità turche hanno condotto una pesante repressione verso chiunque criticasse l'operazione militare ricorrendo alle draconiane leggi turche antiterrorismo; che le autorità turche hanno avviate indagini su più di 500 account sui social media accusandoli di diffondere "una propaganda al terrorismo"; che, stando al ministro degli Interni della Turchia, 121 persone sono già state arrestate per aver postato sui social media commenti che mettevano in discussione l'operazione; che dall'inizio dell'operazione sono stati arrestati più di 150 membri del Partito democratico del popolo;

H. considerando che, secondo le Nazioni Unite, esistono segnalazioni credibili di esecuzioni sommarie, tra cui quella del politico curdo Hevrin Khalaf, ad opera del gruppo armato filo-turco Ahrar al-Sharqiya; che le esecuzioni sommarie sono una grave violazione del diritto internazionale umanitario e possono costituire un crimine di guerra, per il quale anche la Turchia può essere ritenuta responsabile;

I. considerando che sono stati segnalati attacchi contro le strutture sanitarie e le infrastrutture civili, comprese le linee elettriche e le risorse idriche, da parte delle forze turche e di gruppi armati affiliati; che le autorità curde nei governatorati di al-Hassakeh e di Ar-Raqqa hanno dovuto spostare le attrezzature mediche che hanno smesso di funzionare a causa dei pesanti bombardamenti in corso;

J. considerando che, secondo le Forze democratiche siriane, 10 000 combattenti del Daesh/ISIS sono attualmente detenuti in campi sotto il controllo curdo nel nord-est della Siria; che, secondo l'UNHRC, nel luglio 2019 12 300 cittadini stranieri connessi al Daesh/ISIS erano detenuti in tre campi nel nord-est della Siria, tra cui 8 000 bambini di 40 nazionalità diverse; che la situazione attuale della sicurezza presuppone il rischio di una rinascita del Daesh/ISIS nella regione; che la maggior parte delle migliaia di bambini provenienti dall'UE o da paesi terzi con legami presunti o reali con il Daesh/ISIS si trovava in tre campi diversi situati nel nord-est della Siria, ovvero il campo di al Hol, il campo di al-Roj e il campo di Ain Issa; che il campo di Ain Issa è stato occupato dalle forze d'invasione turche e che il destino delle donne e dei bambini che prima vi erano detenuti resta incerto;

K. considerando che circa 500 000 persone, per la maggior parte civili, hanno perso la vita dall'inizio del conflitto in Siria nel 2011; che 13,1 milioni di persone restano in assoluta necessità di assistenza umanitaria, tra cui più di 6 milioni di sfollati e oltre 2,9 milioni di persone in zone sotto assedio o inaccessibili, compresi i rifugiati palestinesi; che oltre 5 milioni di siriani hanno dovuto cercare rifugio all'estero, in particolare nei vicini Libano, Giordania e Turchia;

L. considerando che l'UE è il principale donatore di aiuti umanitari in Siria e nei paesi vicini, con oltre 9 miliardi di EUR assegnati dall'inizio della crisi;

M. considerando che il 3 aprile 2017 il Consiglio ha adottato una strategia dell'UE per la Siria, che delinea sei obiettivi principali: porre fine alla guerra attraverso un'autentica transizione politica; promuovere una transizione significativa e inclusiva; far fronte alle esigenze umanitarie dei siriani più vulnerabili; promuovere la democrazia, i diritti umani e la libertà di espressione, rafforzando le organizzazioni della società civile siriana. promuovere l'assunzione di responsabilità per i crimini di guerra; e sostenere la resilienza della popolazione siriana e della società;

1. condanna con fermezza l'offensiva militare turca nel nord-est della Siria e chiede un cessate il fuoco immediato e il celere ritiro delle truppe;

2. invita tutte le parti coinvolte nel conflitto, in particolare la Turchia, a onorare rigorosamente gli obblighi che loro incombono a norma del diritto internazionale umanitario e a proteggere la popolazione civile, anche mediante il rispetto del divieto degli attacchi diretti contro i civili e gli oggetti civili, tra cui le scuole, e il divieto di attacchi indiscriminati e sproporzionati; esorta tutte le parti a concedere ai civili un passaggio sicuro e a fornire un accesso incondizionato all'assistenza umanitaria; esorta tutte le parti a proteggere sempre i bambini;

3. respinge con fermezza i piani della Turchia relativi all'istituzione di una cosiddetta "zona cuscinetto" lungo il confine nel nord-est della Siria; sottolinea che il trasferimento forzato dei rifugiati o degli sfollati interni siriani in questa zona e qualsiasi azione di pulizia etnica costituirebbero una grave violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, del diritto internazionale dei rifugiati e del diritto umanitario e potrebbero equivalere a un crimine contro l'umanità o al genocidio; rammenta che il rimpatrio dei rifugiati deve essere sicuro, volontario e dignitoso e che le circostanze attuali sono tali da impedire categoricamente tali spostamenti; ribadisce che non deve essere fornita alcuna assistenza dell'UE per la stabilizzazione o lo sviluppo di tali zone;

4. esprime piena solidarietà al popolo curdo ed elogia il cruciale contributo apportato dalle Forze democratiche siriane per debellare la piaga del Daesh/ISIS; esorta l'UE e gli Stati membri ad avvalersi della propria influenza diplomatica per far sì che, nell'ambito di qualsiasi accordo politico che sarà concluso per il futuro della Siria, siano garantiti gli interessi e le rivendicazioni storiche di autodeterminazione dei curdi, come pure i diritti umani delle persone che vivono nella regione; invita l'UE a incrementare l'assistenza umanitaria destinata alle popolazioni colpite dalle più recenti ostilità militari nel nord-est della Siria;

5. deplora la persistente impotenza dell'UE di fronte alle crisi internazionali, comprese quelle che imperversano nel suo immediato vicinato, che ha conseguenze dirette per la sicurezza e la stabilità interne dell'UE; si attende che il nuovo VP/AR colga l'opportunità offerta dal caotico ritiro degli Stati Uniti per passare, nel contesto del conflitto siriano, dal ruolo di osservatore passivo a quello di attore diplomatico proattivo che interagisce con tutti gli attori regionali e locali; esorta gli Stati membri a perseguire, nel loro comune interesse, un impegno credibile, coordinato ed efficace da parte dell'UE; invita l'UE ad avviare una serie di misure di mediazione e di dialogo, in particolare per quanto riguarda le tensioni tra le comunità;

6. sottolinea che l'intervento unilaterale della Turchia costituisce una grave violazione del diritto internazionale, che non dovrebbe restare impunita; chiede una profonda revisione delle relazioni tra l'UE e la Turchia, in attesa che quest'ultima adotti azioni correttive; ritiene che nelle circostanze attuali non sia possibile compiere alcun lavoro preparatorio o passo avanti verso l'ammodernamento dell'unione doganale UE-Turchia; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare la possibilità di sospendere l'accordo di unione doganale UE-Turchia del 1995; chiede inoltre un riesame dei programmi delle istituzioni finanziarie europee (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Banca europea per gli investimenti) nel paese e ritiene necessaria una riflessione per valutare se sia appropriato che la Turchia continui a partecipare a determinate organizzazioni regionali;

7. chiede all'UE di adottare misure mirate, tra cui il congelamento dei beni e i divieti di rilascio dei visti, nei confronti dei funzionari turchi responsabili dell'invasione militare e delle conseguenti violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario; ribadisce nuovamente, in tal contesto, la necessità di adottare rapidamente un regime di sanzioni mirate a livello dell'UE per le violazioni dei diritti umani;

8. accoglie con favore l'intenzione espressa da diversi Stati membri di interrompere l'emissione di licenze di esportazione di armi in Turchia, ma esorta tali Stati ad assicurarsi che la sospensione si applichi anche ai trasferimenti di armi già autorizzati, in particolare da Francia, Germania, Regno Unito e Finlandia; ritiene che le conclusioni adottate dal Consiglio il 14 ottobre 2019 non siano adeguate per quanto riguarda la politica dell'UE in materia di esportazione di armi verso la Turchia e invita l'UE e i suoi Stati membri ad adottare immediatamente un embargo completo e a sospendere tutti i trasferimenti di armi nonché qualsiasi tipo di assistenza e servizi prestati in ambito militare e di sicurezza alla Turchia e ad altre parti del conflitto in Siria;

9. esprime sconcerto per la blanda reazione del Segretario generale della NATO in seguito all'intervento unilaterale della Turchia; ritiene che i membri della NATO debbano adottare una posizione risoluta e valutare la possibilità di sospendere i diritti di voto della Turchia in seno all'organizzazione;

10. sottolinea la necessità di garantire l'assunzione di responsabilità per tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi i più recenti crimini di guerra commessi nel corso dell'invasione turca; esorta l'UE e i suoi Stati membri a sostenere il processo di documentazione di tali violazioni e a insistere affinché esse siano oggetto di indagini approfondite, come pure affinché gli autori di tali violazioni siano perseguiti; invita i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a esaminare ulteriormente la questione, valutando la possibilità di deferire la situazione alla CPI;

11. chiede alla Turchia di garantire l'assunzione di responsabilità per le violazioni commesse dalle sue milizie delegate; rammenta alle autorità turche che saranno ritenute responsabili di qualsiasi violazione commessa dalle loro forze o milizie delegate, tra cui l'uccisione di Hevrin Khalaf e altre uccisioni sommarie;

12. esprime profonda preoccupazione per quanto riguarda l'aggravarsi del rischio di dispersione di combattenti del Daesh/ISIS e di un ritorno della minaccia jihadista come conseguenza dell'incursione turca; esorta gli Stati membri a rimpatriare tutti i rispettivi cittadini attualmente detenuti in quanto sospettati di essere combattenti del Daesh/ISIS, come pure i loro familiari e figli, nonché ad assicurare la riabilitazione e la reintegrazione necessarie e, se del caso, le azioni giudiziarie previste dalle norme internazionali;

13. invita gli Stati membri a mettersi in contatto con le autorità responsabili di tali campi ed elaborare politiche coordinate per procedere attivamente all'individuazione dei minori originari dell'UE, figli di combattenti del Daesh/ISIS o di altri presunti gruppi terroristici, che si trovano nel nord-est della Siria, e al loro rimpatrio, alla luce dell'aggravarsi delle violenze; deplora l'inazione degli Stati membri, ad oggi, e la mancanza di coordinamento a livello dell'UE; esorta la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a svolgere un ruolo proattivo in questo processo;

14. esorta tutti gli attori coinvolti a garantire che tutti i bambini abbiano accesso agli aiuti umanitari, ai servizi e all'assistenza all'interno dei campi, compreso il campo di al-Hol; chiede pertanto a tutte le parti e al governo della Siria di accordare agli operatori umanitari accesso immediato ai campi, per garantire la fornitura di beni essenziali, alimenti, acqua pulita e medicinali;

15. condanna con fermezza la repressione esercitata attualmente dalle autorità turche nel paese nei confronti di chiunque critichi o metta in discussione l'operazione militare, ad esempio mediante l'arresto di oltre 150 membri dell'HDP e le indagini condotte su più di 500 account dei social media con l'accusa di diffondere "propaganda terroristica"; condanna inoltre la repressione della libertà dei media e le vessazioni di cui sono oggetto i giornalisti che pubblicano informazioni sull'operazione militare; esorta la Turchia a ritirare tutte le accuse nei confronti di coloro che sono detenuti unicamente per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione; si attende che l'UE monitori e condanni pubblicamente le pesanti restrizioni che la Turchia sta imponendo alla libertà di espressione e alle critiche nei confronti dell'operazione militare;

16. chiede che le iniziative diplomatiche a guida russa non pregiudichino gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite per giungere a una soluzione politica; ribadisce, in tale contesto, il continuo primato del processo di Ginevra sotto l'egida delle Nazioni Unite e sostiene gli sforzi compiuti da Geir Pedersen, inviato speciale delle Nazioni Unite, per garantire un'autentica transizione politica in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; esorta l'UE e i suoi Stati membri a sostenere un ruolo più incisivo per le Nazioni Unite nel processo volto a conseguire la pace e la stabilità in Siria; ribadisce l'importanza di garantire che le donne prendano parte al processo di risoluzione del conflitto, conformemente alla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; insiste inoltre sull'importanza di includere la società civile siriana e tutte le minoranze etniche e religiose nei dialoghi sul futuro della Siria e sulla struttura di governance del paese;

17. accoglie con favore la recente creazione di una commissione costituzionale, avvenuta grazie alla mediazione delle Nazioni Unite e di altri attori; esorta tutte le parti a continuare a impegnarsi seriamente per avanzare verso una soluzione politica del conflitto siriano; rammenta che non può esservi una soluzione militare sostenibile al conflitto e invita tutte le parti a ottemperare pienamente alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con le quali si chiedono l'immediata cessazione delle ostilità, la fine di tutti gli assedi, un accesso umanitario completo e senza restrizioni in tutto il paese e la protezione degli operatori umanitari da parte di tutte le parti in causa;

18. ribadisce il proprio sgomento per la sparizione di Razan Zaitouneh, attivista impegnata nella difesa dei diritti umani e vincitrice del premio Sacharov, scomparsa dal dicembre 2013, quando sarebbe stata rapita a Duma dal gruppo armato Jaysh al-Islam; chiede la creazione di una task force dell'UE al fine di coordinare e intensificare gli sforzi volti a trovarla e garantire la sua liberazione;

19. plaude all'impegno dell'UE di continuare a fornire aiuti umanitari ai paesi limitrofi alla Siria, in particolare la Turchia, che ospitano tuttora milioni di rifugiati; invita tuttavia gli Stati membri a dare prova di un impegno molto più risoluto a favore della ripartizione delle responsabilità, in modo da consentire ai rifugiati in fuga dalle zone di guerra in Siria di trovare protezione al di là della regione immediatamente limitrofa, rafforzando il programma europeo di reinsediamento e introducendo programmi di ammissione per motivi umanitari nonché procedure semplificate per il ricongiungimento familiare e norme più flessibili in materia di visti; insiste sulla necessità che i finanziamenti forniti nel quadro della dichiarazione UE-Turchia siano utilizzati esclusivamente a servizio degli interessi e delle esigenze dei rifugiati;

20. invita l'UE e i suoi Stati membri a mostrare assoluto rispetto per il principio di non respingimento, ad astenersi dal far tornare in Turchia rifugiati siriani finché rischiano la deportazione nel nord-est della Siria e ad assumere pubblicamente una posizione contraria al rientro forzato in corso dei cittadini siriani che si trovano nei paesi limitrofi alla Siria;

21. deplora profondamente l'impunità di cui continuano a godere gli autori di gravi reati commessi durante il conflitto siriano, in particolare il regime di Assad; ritiene che la mancata assunzione di responsabilità alimenti ulteriori atrocità e aggravi le sofferenze delle vittime; insiste pertanto sulla necessità di chiamare tutti i responsabili a rendere conto delle proprie azioni, anche mediante l'applicazione della giurisdizione universale, e di risarcire le vittime; rammenta agli Stati membri l'obbligo che incombe loro, in virtù del diritto internazionale, di assicurare l'arresto e la detenzione di quanti, presenti sul loro territorio, sono sospettati di aver commesso reati comportanti atrocità;

22. ricorda che qualsiasi misura intesa a contrastare il Daesh e altri gruppi terroristici riconosciuti come tali dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve osservare rigorosamente il diritto internazionale; rammenta agli Stati membri e ai loro alleati la necessità di garantire la trasparenza, la responsabilità e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani nel quadro della loro partecipazione agli sforzi della coalizione internazionale e della loro cooperazione militare con le parti coinvolte nel conflitto;

23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega araba per la Siria nonché alle parti coinvolte nel conflitto in Siria.

 

 

[1] GU C 162 del 10.5.2019, pag. 119.

Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2019Avviso legale