Procedura : 2019/2886(RSP)
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Ciclo del documento : B9-0128/2019

Testi presentati :

B9-0128/2019

Discussioni :

PV 23/10/2019 - 7
CRE 23/10/2019 - 7

Votazioni :

PV 24/10/2019 - 8.8
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2019)0049

<Date>{21/10/2019}21.10.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0128/2019</NoDocSe>
PDF 148kWORD 48k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione della vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze</Titre>

<DocRef>(2019/2886(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Özlem Demirel, Nikolaj Villumsen, Leila Chaibi, Stelios Kouloglou, Dimitrios Papadimoulis, Konstantinos Arvanitis, Niyazi Kizilyürek, Petros Kokkalis, Giorgos Georgiou</Depute>

<Commission>{GUE/NGL}a nome del gruppo GUE/NGL</Commission>

</RepeatBlock-By>

Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B9-0123/2019

B9-0128/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sull'operazione militare turca nel nord-est della Siria e le sue conseguenze

(2019/2886(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la Carta delle Nazioni Unite,

 visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

 viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, in particolare la risoluzione 2254 (2015), e il comunicato di Ginevra del 2012, negoziato dalle parti siriane nel quadro del processo di Ginevra guidato dalle Nazioni Unite,

 viste le convenzioni di Ginevra sui rifugiati,

 vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

 viste le disposizioni della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008 che definisce norme comuni che disciplinano il controllo delle esportazioni di attrezzatura e tecnologia militare[1],

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Siria e l'offensiva dell'ISIS,

 viste le conclusioni del Consiglio del 14 ottobre 2019 sulla Siria nordorientale,

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che, a otto anni dal suo inizio, la guerra in Siria ha portato a una delle peggiori crisi umanitarie che il mondo ha dovuto affrontare dopo la seconda guerra mondiale; che la guerra continua ad avere conseguenze devastanti per il popolo siriano, che finora ha provocato oltre 400 000 vittime, costringendo circa 11,7 milioni di persone a fuggire dalle proprie case, di cui oltre 5,6 milioni hanno cercato rifugio nei paesi vicini e oltre;

B. considerando che il continuo inasprimento del conflitto siriano è il risultato dello sfruttamento della situazione a proprio vantaggio da parte di potenze straniere regionali e internazionali, compresa la Turchia;

C. considerando che l'invasione militare della Turchia nel nord-est della Siria, iniziata il 9 ottobre, mina la pace e la stabilità dell'intera regione;

D. considerando che, in meno di una settimana, l'invasione della Turchia ha provocato numerose vittime civili e ha costretto ancor più persone a lasciare il proprio paese; che, secondo fonti delle Nazioni Unite, oltre 160 000 persone sarebbero state sfollate, tra cui quasi 70 000 bambini; che il pieno impatto umanitario dell'attuale operazione militare resta difficile da accertare, ma che, secondo lo scenario di operazioni militari su larga scala delineato nel piano di emergenza interagenzia delle Nazioni Unite, 400 000 civili potrebbero aver bisogno di assistenza e protezione nel prossimo periodo (un aumento rispetto alla stima iniziale in cui si prevedevano 100 000 persone); che, sebbene la necessità di aiuti umanitari sia drasticamente aumentata, molte ONG sono state costrette a sospendere l'erogazione del servizio per via delle operazioni militari in corso;

E. considerando che numerosi Stati membri stanno violando il diritto alla protezione internazionale garantito dal diritto dell'UE e dal diritto internazionale; che l'accordo tra l'UE e la Turchia si basa sul principio in virtù del quale la Turchia è un "paese terzo sicuro" per i siriani;

F. considerando, tuttavia, che le autorità turche hanno finora detenuto e costretto i siriani a firmare moduli in cui questi affermano di voler fare ritorno in Siria, per poi procedere al loro rimpatrio forzato; che i funzionari turchi affermano che circa 340 000 rifugiati hanno "volontariamente" fatto ritorno in Siria; che tali atti dimostrano che la Turchia non può, in linea di principio, essere considerata un paese terzo sicuro per i siriani;

G. considerando che i funzionari curdi hanno regolarmente menzionato il fatto di aver trattenuto circa 12 000 presunti combattenti dell'ISIS, tra cui circa 800 europei; che i cittadini e i governi europei sono attualmente preoccupati di localizzare tali combattenti detenuti nella regione e capirne le intenzioni, alla luce delle segnalazioni di fughe dal campo di Ain Issa e di mancanza di sicurezza presso altre strutture; che, secondo nuovi dati, vi sarebbero almeno 430 combattenti stranieri europei detenuti nella Siria settentrionale, insieme ad almeno 700 bambini europei, molti dei quali nati lì[2];

H. considerando che il progetto democratico a Rojava, guidato dal movimento delle donne curde e fondato su un concetto multietnico, costituisce un esempio incoraggiante di sfida alle strutture politiche che innescano la guerra e che tale progetto merita e allo stesso tempo richiede il sostegno della comunità internazionale;

1. condanna l'invasione militare della Turchia nel nord-est della Siria; sottolinea che essa mette in pericolo la pace e la sicurezza nella regione e al di fuori di essa e indebolisce notevolmente la possibilità di raggiungere la pace in Siria mediante il processo politico; invita la Turchia a cessare immediatamente il suo intervento militare e a ritirare le sue forze militari, comprese le sue forze sussidiarie siriane, dal territorio della Siria; condanna il fatto che, nonostante le prime indicazioni del presidente Erdoğan riguardo all'invasione in Siria, l'UE e la NATO non abbiano reagito o impedito alla Turchia di perpetrare tale aggressione e continuino a riconoscere nella Turchia un partner importante;

2. esprime profonda preoccupazione per la guerra in corso in Siria; sottolinea che il conflitto non può essere risolto con mezzi militari; esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto ad attuare i cessate il fuoco in tutte le zone del paese onde consentire ai convogli umanitari di procedere e onde agevolare un'assistenza umanitaria sicura, tempestiva, non ostacolata e duratura; esorta tutte le parti a rispettare la tabella di marcia per la pace e a sostenerla, in linea con il processo politico guidato dalla Siria, sotto l'egida delle Nazioni Unite;

3. è estremamente preoccupato per la situazione dei 13 milioni di siriani bisognosi di assistenza umanitaria, un terzo dei quali, secondo le Nazioni Unite, vive in aree non accessibili dall'interno della Siria, ivi compresi 2 milioni di sfollati interni nella cosiddetta zona di allentamento delle tensioni di Idlib; critica il fatto che, sebbene la Commissione abbia approvato un'assistenza umanitaria pari a 70 milioni di EUR a favore del nord-est della Siria, tale importo sia stato congelato;

4. esprime profonda preoccupazione per l'intenzione della Turchia di trasferire un elevato numero di rifugiati siriani dalla Turchia al nord-est occupato della Siria; ricorda alla Turchia l'obbligo di rispettare il principio di non respingimento; invita la Turchia a smettere di costringere i siriani a fare ritorno in Siria e ribadisce la sua opposizione al concetto e all'uso di "zone sicure";

5. condanna la Turchia per l'uso previsto dell'ingegneria demografica, il cui scopo è quello di sgomberare la popolazione curda dal proprio territorio; condanna il fatto che la Turchia stia procedendo a distruggere le strutture democratiche esistenti in Siria e il fatto che gli attori globali nella regione le abbiano consentito di farlo;

6. critica aspramente l'accordo di cessate il fuoco raggiunto tra gli Stati Uniti e la Turchia, che propone che il popolo curdo in Siria si arrenda alla Turchia e sancisce l'occupazione turca di parti del territorio siriano, violando in tal modo la Carta delle Nazioni Unite;

7. esprime profonda preoccupazione per il rapido aggravarsi della situazione umanitaria nel nord-est della Siria; invita tutte le parti coinvolte ad astenersi dal prendere di mira i civili e gli operatori umanitari e a dar prova di moderazione al fine di proteggere, tra l'altro, i civili, l'approvvigionamento idrico, le strutture sanitarie, le scuole e i campi per gli sfollati nonché le infrastrutture energetiche e stradali; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire la libertà di movimento e l'accesso umanitario;

8. prende atto con profonda preoccupazione delle segnalazioni di crimini di guerra e omicidi di civili, come la politica curda Hevrin Khalaf; invita tutte le parti a indagare in merito a possibili violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare attacchi illegali contro i civili e le infrastrutture civili, e a garantire che i responsabili siano chiamati a risponderne; sottolinea che, nell'ambito di un dialogo credibile e inclusivo, il popolo siriano dovrebbe determinare il processo e i meccanismi appropriati per pervenire alla giustizia, alla riconciliazione, alla verità e alla definizione delle responsabilità in merito a gravi abusi e violazioni del diritto internazionale, comprese quelle perpetrate dalle forze militari turche, nonché per stabilire risarcimenti e mezzi di ricorso efficaci per le vittime;

9. esprime profonda preoccupazione per la liberazione dei combattenti dell'ISIS; critica aspramente il fatto che quasi tutti gli Stati membri abbiano finora esitato ad affrontare il problema dei combattenti stranieri europei e delle loro famiglie; invita gli Stati membri, in particolare la Francia, il Regno Unito, la Germania, il Belgio e la Svezia, dai quali proviene la maggior parte dei combattenti stranieri, a rimpatriare i propri cittadini che sono combattenti dell'ISIS e a processarli nei rispettivi paesi di origine ; chiede con urgenza misure proattive per rimpatriare i figli dei combattenti dell'ISIS, la maggior parte dei quali ha meno di 8 anni e dovrebbero essere considerati e trattati come vittime dei conflitti;

10. esprime preoccupazione per la militarizzazione della sfera sociale in Turchia e la retorica nazionalistica, che criminalizza qualsiasi voce critica nei confronti della guerra o che propugna una soluzione pacifica della questione curda; prende atto con preoccupazione della crescente oppressione dell'opposizione democratica in Turchia;

11. deplora profondamente l'incapacità degli Stati membri di concordare un embargo sulle armi immediato ed efficace nei confronti della Turchia; invita l'UE e gli Stati membri a imporre un embargo completo sulle armi contro la Turchia; prende atto dell'embargo sulle armi disposto da alcuni Stati membri, ma critica il fatto che esso riguardi principalmente futuri trasferimenti di armi; insiste sull'immediata cessazione di qualsiasi tipo di cooperazione militare degli Stati membri con la Turchia; invita urgentemente gli Stati membri ad attuare rigorosamente i loro obblighi derivanti dalla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sul controllo delle esportazioni di armi, in particolare il criterio quattro relativo alla stabilità della regione, nella loro politica di esportazione di armi verso la Turchia; ribadisce la propria posizione secondo cui la posizione comune 2008/944/PESC deve essere riveduta e aggiornata al fine di applicare e attuare in modo rigoroso i criteri in essa contenuti e di istituire un meccanismo di sanzioni; invita il VP/AR designato Josep Borrell a considerare tale procedura una priorità;

12. sostiene con vigore l'integrità territoriale della Siria e il diritto del popolo siriano a determinare il proprio futuro; accoglie con favore il lancio della commissione costituzionale sotto il controllo e la guida della Siria il 30 settembre; auspica che l'istituzione di tale commissione rappresenti l'inizio di un processo politico per porre fine al conflitto siriano, in linea con la risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in modo tale da soddisfare le legittime aspirazioni di tutti i siriani; sottolinea che tale processo può essere efficace solo se vede la partecipazione di tutti i settori della società siriana, compreso il popolo curdo; chiede il riconoscimento dell'amministrazione regionale autonoma nel nord della Siria, che dovrebbe diventare un partner importante nei negoziati in corso sulla nuova costituzione siriana; sottolinea che questa amministrazione, che si è dimostrata una struttura democratica stabile, potrebbe fungere da modello per le discussioni su una nuova costituzione siriana, che dovrebbe essere decisa dal popolo siriano senza interferenze esterne;

13. invita l'UE e gli Stati membri a esercitare la massima pressione politica, diplomatica ed economica sulla Turchia affinché ponga fine alla sua invasione in Siria e ritiri le sue truppe, comprese quelle sussidiarie; insiste, in considerazione della violazione del diritto internazionale in Siria, sul congelamento dell'accordo su un'unione doganale; invita gli Stati membri a riesaminare la loro cooperazione economica con la Turchia e a porre fine a tutti i programmi nei settori che hanno a che vedere con le forze armate;

14. invita l'UE e i suoi Stati membri a erogare il livello necessario di finanziamenti di emergenza flessibili e ad assistere gli operatori umanitari nei loro sforzi per rispondere efficacemente alla crisi umanitaria;

15. invita tutti gli Stati membri, e non solo quelli in prima linea, a garantire che i richiedenti asilo siriani abbiano accesso alla protezione internazionale, soprattutto alla luce delle gravi violazioni dei diritti umani subite dai siriani in Turchia e dell'elevato rischio di respingimento; ricorda che sia l'UE che tutti i suoi Stati membri hanno una responsabilità collettiva nei confronti dei profughi e dei migranti che fuggono dalla guerra, dal caos, dalla miseria economica, dalla fame e dalla morte e che soffrono a causa di politiche economiche globali neoliberiste; respinge qualsiasi tentativo di strumentalizzare i rifugiati a fini politici e per esercitare pressioni di natura politica;

16. invita le ambasciate e gli uffici consolari dell'UE a rilasciare visti umanitari ai richiedenti asilo siriani e invita gli Stati membri a rafforzare le modalità di asilo sicure e legali, anche attraverso programmi di reinsediamento e corridoi umanitari a livello nazionale e di UE; invita in particolare gli Stati membri a impegnarsi a fornire un numero elevato di posti per il reinsediamento in modo tale da garantire un ambizioso contributo dell'UE alle esigenze globali di reinsediamento dell'UNHCR;

17. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al presidente del Consiglio europeo, al presidente della Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai presidenti dei parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Turchia, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'Unione per il Mediterraneo e alla Lega degli Stati arabi.

 

[1] GU C 335 del 13.12.2008, pag. 99.

[2] Egmont Royal Institute for International Relations, "New figures on European nationals detained in Syria and Iraq" (Nuovi dati sui cittadini europei detenuti in Siria e in Iraq), 15 ottobre 2019, http://www.egmontinstitute.be/new-figures-on-european-nationals-detained-in-syria-and-iraq/?utm_source=Medias&utm_campaign=b11ea7618c-Publ-Sven-Europe_superpower-power-politics_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_f4512ae3a9-b11ea7618c-219837381

Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2019Avviso legale