Procedura : 2019/2891(RSP)
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B9-0166/2019

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PV 14/11/2019 - 5.8
CRE 14/11/2019 - 5.8
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P9_TA(2019)0058

<Date>{06/11/2019}6.11.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0166/2019</NoDocSe>
PDF 160kWORD 49k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sulla criminalizzazione dell'educazione sessuale in Polonia</Titre>

<DocRef>(2019/2891(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Danuta Maria Hübner, Frances Fitzgerald</Depute>

<Commission>{PPE}a nome del gruppo PPE</Commission>

<Depute>Evelyn Regner, Robert Biedroń, Tudor Ciuhodaru, Maria Noichl, Birgit Sippel, Rovana Plumb, Lina Gálvez Muñoz, Sylwia Spurek, Włodzimierz Cimoszewicz, Vilija Blinkevičiūtė, Heléne Fritzon, Jackie Jones, Pina Picierno, Predrag Fred Matić, Maria Manuel Leitão Marques, Łukasz Kohut, Alessandra Moretti, Monika Beňová, Leszek Miller, Bogusław Liberadzki</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>Irène Tolleret, María Soraya Rodríguez Ramos, Ramona Strugariu, Sophia in 't Veld, Jan-Christoph Oetjen, Sylvie Brunet, Fabienne Keller, Abir Al-Sahlani, Michal Šimečka, Antony Hook, Susana Solís Pérez, Naomi Long, Chrysoula Zacharopoulou, Nathalie Loiseau, Olivier Chastel, Samira Rafaela, Moritz Körner</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Terry Reintke, Monika Vana, Henrike Hahn, Rasmus Andresen, Katrin Langensiepen, Tilly Metz, Markéta Gregorová, Mikuláš Peksa, Marcel Kolaja, Ernest Urtasun, Diana Riba i Giner, Alice Kuhnke, Gwendoline Delbos-Corfield, Pierrette Herzberger-Fofana, Heidi Hautala, Yannick Jadot, Kim Van Sparrentak, Marie Toussaint</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Silvia Modig, Marisa Matias, José Gusmão, Idoia Villanueva Ruiz, Helmut Scholz, Nikolaj Villumsen, Pernando Barrena Arza, Clare Daly, Mick Wallace, Malin Björk, Anne-Sophie Pelletier, Manuel Bompard, Manon Aubry, Dimitrios Papadimoulis</Depute>

<Commission>{GUE/NGL}a nome del gruppo GUE/NGL</Commission>

</RepeatBlock-By>

EMENDAMENTI

B9-0166/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sulla criminalizzazione dell'educazione sessuale in Polonia

(2019/2891(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

 visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS),

 vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), aperta alla firma l'11 maggio 2011,

 vista la Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) del 25 ottobre 2007,

 vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

 vista la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989,

 vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in appresso "la Carta"),

 visti la dichiarazione di Pechino e la relativa piattaforma d'azione, adottate il 15 settembre 1995 dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino+5 (2005), Pechino+15 (2010) e Pechino+20 (2015),

 visti la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994 e il relativo programma d'azione,

 visti gli orientamenti tecnici internazionali dell'Unesco in materia di educazione sessuale del 2018,

 visti gli orientamenti operativi per un'educazione completa alla sessualità elaborati nel 2014 dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA),

 viste le "norme per l'educazione sessuale in Europa" (Standard for Sexuality Education) elaborate dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal Centro federale tedesco per l'educazione sanitaria,

 vista la relazione del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa del 4 dicembre 2017 sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne in Europa,

 vista la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 20 giugno 2017 nella causa Bayev e altri/Russia,

 vista la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile[1], e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio, del 22 dicembre 2003, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile[2],

 vista l'indagine sulle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell'Unione europea pubblicata dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) nel 2019,

 viste le sue precedenti risoluzioni sulla Polonia e, in particolare, la risoluzione approvata il 15 novembre 2017 sulla situazione dello Stato di diritto e della democrazia in Polonia[3],

 visto il resoconto di missione del 10 luglio 2017, redatto dalla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a seguito della visita effettuata in Polonia dal 22 al 24 maggio 2017,

 visto il resoconto di missione del 3 dicembre 2018, redatto dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a seguito della visita effettuata in Polonia dalla sua delegazione ad hoc sulla situazione dello Stato di diritto dal 19 al 21 settembre 2018,

 vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sull'attuale regresso dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere nell'UE[4],

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che il 17 luglio 2019 è stata sottoposta al Sejm polacco un'iniziativa popolare nota come "Stop Pedofilia", relativa a un progetto di legge volto a modificare l'articolo 200 ter del codice penale polacco;

B. considerando che il 15 ottobre 2019, a seguito delle elezioni parlamentari e della ripresa di una sessione parlamentare sospesa, il Sejm ha discusso il progetto di legge in prima lettura e, con il voto del 16 ottobre 2019, ha respinto una proposta di reiezione del progetto di legge; che l'esame legislativo del progetto di legge dovrebbe riprendere dopo la sessione di apertura del nuovo Sejm eletto il 12 novembre 2019;

C. considerando che l'obiettivo dichiarato del progetto di legge è quello di modificare le leggi esistenti in materia di prevenzione e contrasto della pedofilia; che equiparare un'educazione sessuale completa per i giovani al favoreggiamento della pedofilia è allarmante, fuorviante e deleterio;

D. considerando che, in base alle nuove disposizioni del progetto di legge, chiunque promuova o approvi pubblicamente il fatto che dei minori abbiano rapporti sessuali sarebbe punibile con una pena detentiva fino a due anni;

E. considerando che le disposizioni di cui sopra si applicano anche ai casi di utilizzo di comunicazioni di massa per promuovere o approvare il fatto che dei minori abbiano rapporti sessuali o altre attività sessuali, e nel contesto di professioni connesse all'istruzione, al trattamento o alla cura o alla tutela di minori, con una pena detentiva fino a tre anni; che sono state avanzate proposte volte ad aumentare ulteriormente tale pena a cinque anni;

F. considerando che tali disposizioni, con il pretesto di prevenire la pedofilia, avrebbero l'effetto di criminalizzare l'offerta di un'educazione completa in materia di sessualità ai minori, il che avrebbe un impatto, tra l'altro, su educatori, attivisti, operatori sanitari, psicologi, editori e giornalisti e persino su genitori o tutori legali;

G. considerando che il principio costituzionale di proporzionalità implica che i legislatori non dispongono di un margine discrezionale illimitato per stabilire norme di diritto penale e che il diritto penale dovrebbe essere utilizzato solo come misura di ultima istanza, quindi nel rispetto del principio di ultima ratio; che il progetto di legge di cui trattasi violerebbe tale principio;

H. considerando che la Polonia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, la Convenzione di Lanzarote, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e la Convenzione sui diritti del fanciullo, ed è tenuta, a norma del diritto internazionale in materia di diritti umani, a fornire l'accesso a un'educazione e a informazioni complete sulla sessualità, compresi i rischi di sfruttamento e abuso sessuale, e a contrastare gli stereotipi di genere nella società;

I. considerando che in 20 Stati membri è già obbligatorio fornire una qualche forma di educazione sessuale e sanitaria; che alcuni Stati membri, tra cui la Polonia, non si sono conformati alle norme per l'educazione sessuale in Europa elaborate dall'OMS;

J. considerando che l'educazione completa alla sessualità è un processo di insegnamento e di apprendimento degli aspetti cognitivi, emotivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità basato su programmi di studio e mira a dotare i bambini e i giovani di conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che consentano loro di salvaguardare la loro salute, il loro benessere e la loro dignità; che un'educazione sessuale completa permetterebbe ai bambini e ai giovani di sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, tenendo conto di come le proprie scelte influenzano il proprio benessere e quello altrui; che ciò consentirebbe inoltre ai bambini e ai giovani di comprendere e ottenere la tutela dei propri diritti per tutta la vita;

K. considerando che fornire un'educazione completa in materia di sessualità è uno dei principali strumenti per concretizzare gli impegni del 25° anniversario della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD25), ovvero il conseguimento del pieno soddisfacimento delle esigenze di pianificazione familiare, l'eliminazione dei casi di mortalità materna evitabili e l'eliminazione della violenza di genere nonché delle pratiche dannose contro le donne, le ragazze e i giovani;

L. considerando che, secondo la Carta, la CEDU e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la salute sessuale e riproduttiva delle donne è connessa a molteplici diritti umani, tra cui il diritto alla vita e alla dignità, la libertà da trattamenti disumani e degradanti, il diritto di accesso all'assistenza sanitaria, il diritto al rispetto della vita privata, il diritto all'istruzione e il divieto di discriminazione, il che trova riscontro anche nella Costituzione polacca;

M. considerando che il progetto di legge può essere visto come un altro dei tentativi, in atto in Polonia negli ultimi anni, di limitare i diritti sessuali e riproduttivi; che il tentativo di limitare ulteriormente il diritto all'aborto si è interrotto nel 2018, a seguito dell'opposizione di massa manifestata dai cittadini polacchi con le marce del "venerdì nero";

N. considerando che la CEDU ha indicato che quando si tratta di questioni sensibili – ad esempio durante il dibattito pubblico sull'educazione sessuale in cui le opinioni dei genitori, le politiche educative e il diritto dei terzi alla libertà di espressione devono essere equilibrati – le autorità non hanno altra scelta che ricorrere ai criteri dell'obiettività, del pluralismo, dell'accuratezza scientifica e, in ultima analisi, dell'utilità di un particolare tipo di informazione per il pubblico giovanile;

O. considerando che numerosi bambini e adolescenti ricevono le prime informazioni sulle relazioni intime attraverso la pornografia, soprattutto online, e i messaggi contraddittori dei loro coetanei; che in questo contesto l'educazione sessuale diventa ancora più essenziale per fornire ai giovani gli strumenti che consentono loro di navigare in sicurezza su internet e sui social media senza restare vittime di adescamenti online, e per aiutarli a dare un senso ai contenuti visti, nonché riconoscere l'informazione basata sui fatti e la presenza di stereotipi di genere e di sessismo;

P. considerando che i minori possono incontrare ostacoli nell'accedere alla contraccezione, ad esempio leggi e politiche restrittive in materia di fornitura di contraccettivi, oltre alla mancanza di conoscenze; che anche quando hanno accesso ai contraccettivi gli adolescenti possono essere frenati dallo stigma che circonda l'attività sessuale non coniugale e/o l'uso stesso dei contraccettivi, dalla paura degli effetti collaterali e dalla mancanza di conoscenze riguardo all'uso corretto dei contraccettivi; che, in base alla legislazione polacca sull'età del consenso, gli adolescenti che hanno compiuto 15 anni sono legalmente competenti ad acconsentire a un atto sessuale; che essi necessitano, cionondimeno, del consenso del loro tutore per ottenere una prescrizione di contraccettivi;

Q. considerando che la violenza sessuale è molto diffusa, colpisce in modo particolare i minori e dovrebbe essere eliminata; che la gravidanza adolescenziale continua a rappresentare un problema sociale di rilievo e può contribuire alla mortalità materna e infantile; che un'educazione sessuale completa contribuisce a decostruire gli stereotipi di genere e a prevenire la violenza con motivazione sessista;

1. ricorda che la salute sessuale è fondamentale per la salute e il benessere generale degli individui, delle coppie e delle famiglie, nonché per lo sviluppo sociale ed economico delle comunità e dei paesi, e che l'accesso alla salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva, è un diritto umano;

2. esprime profonda preoccupazione dinanzi alle disposizioni estremamente vaghe, generali e sproporzionate del progetto di legge, il quale di fatto cerca di criminalizzare la diffusione dell'educazione sessuale presso i minori e il cui ambito di applicazione minaccia potenzialmente tutte le persone, e in particolare gli educatori sessuali, compresi gli insegnanti, gli operatori sanitari, gli autori, gli editori, le organizzazioni della società civile, i giornalisti e i genitori o tutori legali, con un massimo di tre anni di carcere per insegnamento della sessualità umana, della salute e delle relazioni intime; è preoccupato in relazione al fatto che tale progetto di legge potrebbe avere un effetto dissuasivo sugli educatori e che uno dei principali ostacoli all'educazione sessuale è che gli educatori non vengono sostenuti;

3. ribadisce con forza che l'accesso a informazioni complete e adeguate all'età riguardanti il sesso e la sessualità, e l'accesso all'assistenza in materia di salute sessuale e riproduttiva, compresa l'educazione sessuale, la pianificazione familiare, i metodi contraccettivi e l'aborto sicuro e legale, sono essenziali per creare un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e ai rapporti sessuali, come anche la possibilità di avere esperienze sessuali sicure, in assenza di coercizioni, discriminazioni e violenza; incoraggia tutti gli Stati membri a introdurre nelle scuole un'educazione sessuale e affettiva completa e adeguata all'età destinata ai giovani;

4. ricorda che una siffatta educazione è una parte del programma scolastico necessaria per soddisfare gli standard raccomandati dall'OMS per l'Europa in materia di educazione e protezione dei giovani; è del parere che essa dovrebbe includere aspetti quali l'orientamento sessuale e l'identità di genere, l'espressione sessuale, le relazioni e il consenso affermativo, nonché informazioni su condizioni o esiti negativi come le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) e l'HIV, le gravidanze indesiderate, la violenza sessuale e pratiche dannose come l'adescamento e le mutilazioni genitali femminili;

5. ricorda che l'educazione, oltre a essere un diritto fondamentale a sé stante, è una condizione preliminare per il godimento di altri diritti e libertà fondamentali quali garantiti dall'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), dalla Costituzione polacca e dalla Carta; sottolinea che, anziché proteggere i giovani, la mancanza di informazioni e di educazione in materia di sesso e sessualità mette a rischio la loro sicurezza e il loro benessere rendendoli più vulnerabili e meno preparati dinanzi allo sfruttamento sessuale, agli abusi e alla violenza, comprese la violenza domestica e forme di abuso online come la cyberviolenza, le molestie online e la pubblicazione di immagini intime per vendetta; ritiene che un'educazione completa alla sessualità abbia anche un impatto positivo sui risultati conseguiti in materia di parità di genere, anche perché trasforma norme e atteggiamenti di genere dannosi rispetto alla violenza con motivazione sessista, contribuisce a prevenire la violenza in ambito familiare e la coercizione sessuale, rompe il silenzio intorno alla violenza sessuale, allo sfruttamento o all'abuso sessuale, e dà ai giovani la possibilità di cercare aiuto;

6. sottolinea l'importanza dell'educazione sanitaria e sessuale, in particolare per le ragazze e i giovani LGBTI, che sono particolarmente colpiti da norme di genere inique; sottolinea che detta educazione deve prevedere che si insegnino ai giovani relazioni basate sull'uguaglianza di genere, sul consenso e sul rispetto reciproco come mezzo per prevenire e combattere gli stereotipi di genere, l'omofobia, la transfobia e la violenza di genere; fa osservare che l'educazione sessuale non porta a un'attività sessuale precoce;

7. ricorda che l'articolo 23 della direttiva 2011/93/UE invita gli Stati membri, compresa la Polonia, ad adottare misure adeguate, in cooperazione con le organizzazioni di riferimento della società civile, intese a sensibilizzare e a ridurre il rischio che i minori diventino vittime di abuso o sfruttamento sessuale;

8. riconosce l'importante ruolo svolto dalla società civile nella trasmissione dell'educazione sessuale; chiede che siano messi a disposizione delle organizzazioni interessate finanziamenti adeguati per il tramite dei vari strumenti di finanziamento a livello di UE, come il programma Diritti e valori del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e altri progetti pilota dell'Unione che potrebbero avere un impatto in questo settore;

9. condanna i recenti sviluppi intervenuti in Polonia, volti a disinformare nonché a stigmatizzare e vietare l'educazione sessuale, e segnatamente il contenuto duro, inappropriato ed erroneo della giustificazione fornita dal progetto di legge; invita il parlamento polacco ad astenersi dall'adottare il progetto di legge proposto e a fare in modo che i giovani abbiano accesso a un'educazione sessuale completa e che coloro che trasmettono tale educazione e informazione siano sostenuti nel loro operato in modo fattuale e obiettivo;

10. invita il Consiglio ad affrontare la questione e altre presunte violazioni dei diritti fondamentali in Polonia nel contesto delle sue attuali audizioni sulla situazione in tale paese, conformemente all'articolo 7, paragrafo 1, TUE;

11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio, al Presidente, al governo e al parlamento della Polonia nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

[1] GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.

[2] GU L 13 del 20.1.2004, pag. 44.

[3] GU C 356 del 4.10.2018, pag. 44.

[4] Testi approvati, P8_TA(2019)0111.

Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2019Avviso legale