Procedura : 2019/2855(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B9-0226/2019

Testi presentati :

B9-0226/2019

Discussioni :

Votazioni :

PV 28/11/2019 - 8.9
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :


<Date>{25/11/2019}25.11.2019</Date>
<NoDocSe>B9-0226/2019</NoDocSe>
PDF 131kWORD 44k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE</TitreType>

<TitreSuite>presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione</TitreSuite>

<TitreRecueil>a norma dell'articolo 132, paragrafo 2, del regolamento</TitreRecueil>


<Titre>sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere</Titre>

<DocRef>(2019/2855(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Annalisa Tardino, Christine Anderson, Ivan David, Isabella Tovaglieri</Depute>

<Commission>{ID}a nome del gruppo ID</Commission>

</RepeatBlock-By>


B9-0226/2019

Risoluzione del Parlamento europeo sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere

(2019/2855(RSP))

Il Parlamento europeo,

 visti gli articoli 3 e 4 della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, aperta alla firma l'11 maggio 2011 a Istanbul (in appresso la "convenzione di Istanbul"),

 vista la decisione (UE) 2017/865 del Consiglio, dell'11 maggio 2017, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale[1],

 vista la dichiarazione rilasciata dalla Commissione il 26 novembre 2019 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere,

 vista la dichiarazione della Corte costituzionale bulgara del 27 luglio 2018, la quale stabilisce l'incostituzionalità della ratifica della convenzione di Istanbul,

 visto lo studio dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "Violence against women: an EU-wide survey" (Violenza contro le donne: un'indagine a livello dell'UE),

 visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A. considerando che la violenza contro le donne è un fenomeno diffuso nell'UE; che le vittime hanno denunciato alla polizia gli episodi più gravi di violenza domestica solo nel 14% dei casi;

B. considerando che nell'UE una donna su tre di età pari o superiore a 15 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale; che la maggior parte delle professioniste o delle donne che ricoprono incarichi dirigenziali è stata vittima di molestie sessuali; che una donna su dieci ha subito molestie sessuali o è stata vittima di atti persecutori commessi ricorrendo all'uso delle nuove tecnologie;

C. considerando che la violenza contro le donne assume forme diverse (violenza domestica, molestie, ciberviolenza, atti persecutori, violenze motivate dall'onore, mutilazione genitali femminili), e può condurre in ultima istanza al femminicidio;

D. considerando che gli episodi di violenza avvengono in luoghi diversi (tra le mura domestiche, a lavoro, a scuola e per strada), il che rende più difficile per le vittime affermarsi nella società, nell'ambito dell'istruzione e dell'occupazione;

E. considerando che per gli Stati membri è di cruciale importanza combattere la violenza contro le donne legiferando ed elaborando politiche, nonché fornendo sostegno finanziario;

F. considerando che la tratta di esseri umani e la prostituzione forzata sono tra le peggiori violazioni dei diritti umani in assoluto, rappresentano una minaccia per le nostre culture e costituiscono un pericolo per donne e ragazze;

G. considerando che numerosi Stati membri hanno criticato il campo di applicazione della convenzione di Istanbul e ne hanno conseguentemente bloccato la ratifica o non hanno espresso interesse nel procedere in tale direzione;

1. condanna con fermezza tutte le forme di violenza contro le donne;

2. esorta gli Stati membri a sostenere e ad adottare qualsivoglia misura efficace per combattere la violenza contro le donne e le ragazze; incoraggia gli Stati membri a sostenere iniziative che sviluppino il rispetto reciproco tra i sessi e individuino soluzioni non violente alla risoluzione dei conflitti;

3. deplora l'elevato numero di femminicidi e di atti di violenza di diverse forme tuttora commessi in tutta l'UE;

4. invita gli Stati membri a valutare quanto i loro quadri normativi in vigore siano efficaci nell'eliminare la violenza contro le donne e a vagliare l'eventualità di rafforzare le misure esistenti;

5. pone l'accento sulla necessità di misure più efficaci per prevenire la violenza contro le donne e sull'importanza di offrire un sostegno migliore alle vittime;

6. sottolinea la necessità di sensibilizzare le donne onde fornire loro informazioni adeguate su tutti gli strumenti e le misure di cui dispongono le vittime in ogni fase del processo e aiutarle a reagire a qualsivoglia atto di violenza;

7. osserva che la violenza contro le donne è un reato menzionato nella legislazione degli Stati membri e rientra nelle loro competenze a prescindere dalla ratifica dei trattati internazionali;

8. rileva che non tutti gli Stati membri hanno ratificato la convenzione di Istanbul in quanto principalmente preoccupati per la mancanza di prevedibilità e l'incertezza a riguardo delle competenze nazionali;

9. invita il Consiglio e la Commissione a consentire agli Stati membri di decidere autonomamente a riguardo della convenzione e a non ritardare l'adesione dell'UE in attesa che tutti gli Stati membri decidano di ratificarla di propria sponte;

10. esorta gli Stati membri a respingere la definizione di "genere" di cui all'articolo 3 quater della convenzione di Istanbul, che lo ridefinisce quale costrutto sociale non correlato alla biologia; esprime preoccupazione per la creazione di una nuova categoria di "identità di genere", quale proposta all'articolo 4, paragrafo 3, della convenzione di Istanbul;

11. rileva che le preoccupazioni degli Stati membri riguardano la base giuridica della convenzione e la scarsa chiarezza che essa offre; ritiene che la richiesta formulata dal Parlamento alla Corte di pronunciarsi sulla legittimità dell'estensione della decisione del Consiglio sembri una misura volta a ottenere una giustificazione giuridica che vada al di là delle disposizioni della convenzione;

12. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri nonché all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

 

[1] GU L 131 del 20.5.2017, pag. 11.

Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2019Avviso legale