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Środa, 17 grudnia 2014 r. - Strasburg Wersja poprawiona

16. Wolność wypowiedzi w Turcji: niedawne przypadki aresztowań dziennikarzy i kierowników środków przekazu oraz systematyczna presja wywierana na media (debata)
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  Preşedintele. - Următorul punct pe ordinea de zi este dezbaterea privind Declarația Vicepreședintelui Comisiei/Înaltului Reprezentant al Uniunii pentru afaceri externe și politica de securitate, referitoare la libertatea de exprimare în Turcia: arestările recente ale unor jurnaliști și directori media și presiunea sistematică exercitată împotriva mass-mediei. (2014/3011(RSP))

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio. - Signor Presidente, onorevoli deputati, intervengo a nome dell'Alto rappresentante/vicepresidente.

Domenica scorsa retate della polizia turca hanno portato all'arresto di numerosi giornalisti ed esponenti dei mezzi di comunicazione in Turchia. Abbiamo tutti seguito questa vicenda con estrema attenzione. L'Alto rappresentante/vicepresidente Mogherini e il Commissario Hahn hanno rilasciato domenica pomeriggio una dichiarazione, in cui si sottolineava, senza ambiguità, che le retate e i fermi avvenuti sono incompatibili con la libertà di stampa, principio fondamentale della democrazia. La dichiarazione ha anche espresso l'auspicio che sia rispettato il principio della presunzione di innocenza e ha ricordato il diritto inviolabile a un'indagine indipendente e trasparente, in caso di presunti illeciti, nel pieno rispetto del diritto di difesa degli interessati.

Evidentemente gli atti illeciti vanno puniti, ma sempre nell'ambito dello stato di diritto e rispettando il principio della proporzionalità. Ieri anche il Consiglio ha discusso la situazione e ha adottato conclusioni chiare e risolute in merito alle attese dell'Unione europea e agli obblighi della Turchia in quanto paese candidato.

Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muižnieks, ha espresso profonda preoccupazione per gli avvenimenti di domenica, considerandoli un grave passo indietro per la libertà dei mezzi di informazione in quel paese. Anche questo Paramento ha fatto sentire la sua voce e siete in molti, insieme con il Presidente Schulz, ad avere espresso le vostre preoccupazioni sugli ultimi sviluppi e questa discussione deve consentirci di rafforzare il messaggio che vogliamo inviare alla Turchia.

Siamo tutti d'accordo sul fatto che la Turchia, quale paese candidato, deve aspirare ai massimi livelli di garanzie democratiche in termini sia di standard che di pratiche. Ciò comprende il pieno rispetto della libertà di espressione, che è essenziale per realizzare ed esercitare una serie di altri diritti umani, fra cui la libertà di associazione e di riunione e la libertà di pensiero e di religione o di credo. La democrazia non può esistere senza queste libertà.

Nella sua relazione del 2014 sui progressi compiuti dalla Turchia, la Commissione si è compiaciuta degli sviluppi positivi del paese, quali il pacchetto di democratizzazione, il piano d'azione contro le violazioni dei diritti umani, le sentenze della Corte costituzionale turca e l'impegno fattivo per arrivare ad una soluzione della questione curda. Al contempo, la relazione esprimeva preoccupazione riguardo a diversi sviluppi che d'altra parte minacciano, in particolare, l'indipendenza del sistema giudiziario e la libertà di espressione. I problemi con la libertà di stampa e di espressione in Turchia non sono nuovi: abbiamo visto la repressione contro i giornalisti e i social media, in seguito alle proteste al Parco Gezi.

In occasione del recente dialogo politico e in incontri bilaterali, l'Unione europea ha ribadito che il processo di adesione rimane la chiave di volta delle relazioni tra l'Unione europea e la Turchia e, al tempo stesso, ha anche espresso la propria preoccupazione in merito allo stato di diritto e alle libertà fondamentali, in particolare alla libertà di espressione, sottolineando che il motore principale di questo processo è l'evoluzione sul campo in Turchia in primis, per quanto riguarda lo stato di diritto e i diritti fondamentali.

Nella loro recente visita in Turchia insieme con il Commissario Stylianides, l'alto rappresentante/vicepresidente Mogherini e il Commissario Hahn hanno sottolineato che lo stato di diritto e le libertà fondamentali sono aree essenziali in cui la Turchia deve progredire. Tutti gli interlocutori turchi hanno ribadito l'importanza delle relazioni tra Unione europea e Turchia e hanno accolto con favore la visita congiunta. Hanno tutti espresso il loro impegno a favore del processo di adesione all'Unione europea e la forte volontà politica di portarlo avanti e di far progredire le riforme politiche. L'alto rappresentante Mogherini e i Commissari Hahn e Stylianides hanno riaffermato che questo impegno forte a favore dell'Unione europea espresso dalle controparti turche durante la visita deve tradursi nei fatti.

Gli Stati membri dell'Unione europea hanno ribadito più volte che la Turchia è un partner essenziale e concordano che è importante inviarle un messaggio chiaro sulla necessità di far progredire le riforme volte ad istituire adeguati pesi e contrappesi per tutelare pienamente la libertà, che comprende la libertà di pensiero, di espressione e di stampa. Gli Stati membri hanno anche ricordato che i progressi dei negoziati di adesione dipendono dal rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali. L'Unione europea è pronta a sostenere gli sforzi della Turchia in quest'ambito. Riteniamo che il processo di adesione rimanga il quadro di riferimento migliore per far progredire e sostenere le riforme in Turchia. La posizione dell'Unione europea su questo punto è molto chiara ed è stata trasmessa agli interlocutori turchi con assoluta chiarezza e coerenza.

L'Unione europea ha il diritto e il dovere di seguire con attenzione le questioni di questo tipo in un paese candidato e ora attendiamo da parte della Turchia un impegno costruttivo riguardo a queste preoccupazioni. A mio avviso, questo significa proseguire in buona fede sulla via dell'adesione, dobbiamo approfittare al massimo degli strumenti che abbiamo e la Turchia ha bisogno di collaborare con noi. Auspico che l'impegno a favore dell'Unione europea, espresso dal governo turco, porterà i frutti sperati.

Signor Presidente, onorevoli deputati, consentitemi di assicurarvi ancora una volta che questa vicenda è una priorità per l'Unione europea e che continueremo a seguirla da vicino. Signor Presidente, onorevoli deputati, grazie per l'attenzione e attendo di sentire nella discussione le vostre opinioni.

 
  
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  Cristian Dan Preda, în numele grupului PPE. – Domnule președinte, aș vrea să spun de la bun început că vorbesc în calitate de prieten al Turciei. Nu sunt, altfel spus, unul dintre acei politicieni care își construiesc o carieră prin opoziția față de această țară candidată la Uniune.

Tocmai ca prieten trebuie să spun că sunt îngrijorat, sunt foarte îngrijorat de valul recent de arestări și de atitudinea generală față de mass media în Turcia. În acest moment mi se pare că intenția politicienilor turci de a adera la Uniune și de a construi o societate democratică nu mai este deloc clară și le adresez direct întrebarea: „încotro în această privință?”. Cei care au rămas, cred eu, principalii susținători ai aderării, oamenii de afaceri turci, sunt la rândul lor extrem de îngrijorați și aceasta, desigur, trebuie să ridice un semn de întrebare în primul rând autorităților din Turcia.

În ceea ce mă privește, susțin în continuare stabilirea de benchmarks pentru deschiderea capitolelor de negociere 23 și 24. Este o poziție care a fost deja votată în ultima rezoluție referitoare la raportul de progres privind Turcia. Cred că în acest fel am putea contribui la dezbaterea care are loc în Turcia în privința acestor subiecte.

Închei spunând că Uniunea Europeană nu transmite un mesaj clar dacă va continua să negocieze cu o țară care are atâtea probleme, cum este Turcia, ținând în afara discuțiilor despre candidatură o țară precum Moldova, care este o țară stabilă și care din punct de vedere politic este mult mai avansată acum decât Turcia.

 
  
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  Kati Piri, on behalf of the S&D Group. – Mr President, at the core of the accession process is the respect for the rule of law and fundamental rights. Free and pluralistic media are an essential component of any democracy. I am therefore deeply concerned about what happened last Sunday when media outlets were raided by the Turkish police and critical journalists were arrested. At times when Turkey was already coming in for criticism about press freedom and judicial independence, this counts as another blow. Should the detainees be charged with alleged wrongdoings, we expect that a due process will be conducted whereby the principle of presumption of innocence will prevail, and an independent, transparent investigation will be conducted.

Last week I visited Turkey as the European Parliament’s rapporteur. There was a clear understanding from the side of the government that further reforms are needed. Therefore I welcomed the statement by the government that the EU accession process, further democratisation and the Kurdish settlement process are its first priorities. The fact that we are concerned about the deteriorating situation of fundamental rights and the rule of law in the country actually shows our commitment to the accession process. But in the end it is the Turkish Government which sits behind the steering wheel.

The events of 14 December caused serious concerns in the EU about Turkish willingness to make progress in the field of democratic reforms. In the weeks to come, therefore, it is up to Ankara to convince us that it is still truly committed to moving closer to the EU and its core values.

The accession process is a unique opportunity for Turkey to develop a strong pluralistic democratic system with solid institutions for the benefit of all citizens of Turkey. However, a crackdown on critical media is moving Turkey further away from these core European values, and that is bad news for anyone who is a friend of Turkey.

 
  
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  Charles Tannock, on behalf of the ECR Group. – Mr President, whatever our views on the policies of the Turkish government, we must acknowledge Turkey’s importance as a country. But ever since acquiring EU candidate status in 2005, the accession process was always going to be a challenging one for such a large, relatively poor country, with a very different heritage from Western Europe’s.

So far, only one chapter of 33 has been opened and closed, as Turkey still refuses to recognise the Republic of Cyprus. The decline of secular Turkey and the rise to power of the Islamist AKP has posed new challenges as President Erdoğan’s increasingly erratic authoritarian approach takes on the students, the army, journalists and now the rival Islamist group, the Gülenists, who have dared challenge the corruption and obstruction of justice in that country. Erdoğan has also backtracked on the PKK ceasefire negotiations, and only under huge NATO pressure has he finally agreed to allow support for beleaguered Kurdish forces in Kobani, as he sees brutal ISIS as less of a threat to Turkish interests than the secular PKK.

There has also been Western alarm about Turkey’s alleged support to ihadists in Egypt, Iraq and Syria, but despite all this, we all still hope that Turkey may still change course towards a more Western path it once held.

 
  
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  Marietje Schaake, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, our dream of a European Turkey has turned into a nightmare and it is time for a wake-up call. I was among those critical friends of Turkey who argued that an ongoing membership process helps reforms, but reality suggests the opposite. Last weekend’s arrest of journalists is part of a trend of government-led breaches of fundamental freedoms and the rule of law in Turkey.

Only a week after a high-level EU delegation visited Ankara, relations have now hit another low point. There was reason for concern before. After corruption allegations included Erdoğan – then Prime Minister, now President – and key members of his Cabinet, hundreds of police officers and prosecutors were relocated and threatened with prosecution. Those threats have now materialised and are also being used on journalists, while Turkey already held the world record for imprisoned journalists.

The obvious question is why the EU would act firmly only now. It comes down to our fears of Turkey sliding ever further away from democracy if the negotiations were to stop. Yet too many watershed moments have passed without serious criticism from Europe, from the banning of an unpublished book by Ahmet Şik to mass arrests and trials without due process. The witch-hunt of Gülen supporters is only the latest in a long list of rule of law violations. Members of the Fethullah Gülen Hizmet Movement and the AKP have created monsters together by helping each other in a coalition that long turned against everything on their combined path. Now they are turning against each other, leading to even more violations of the rule of law.

Today there are masses of people in Turkey who live in fear for their future – women, academics, artists, business leaders and, frankly, anyone who is critical of the government. Losing a job or a licence, receiving a tax fine or even being prosecuted for attempting to overthrow the government have become common tools to punish opponents, while laws were passed placing members of the security establishment and government officials above those laws. It is time to tell the AKP government that it is not business as usual. Europe has to show that there is an end to the violations of the rule of law.

 
  
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  Τάκης Χατζηγεωργίου, εξ ονόματος της ομάδας GUE/NGL. – Κύριε Πρόεδρε, το πρόβλημα που συζητάμε δεν μπορεί να ειδωθεί σαν ένα μεμονωμένο ζήτημα. Κάτι πάσχει στο βασίλειο της Τουρκίας και πρέπει να το αναγνωρίσουμε. Δεν είναι λοιπόν μόνο οι πρόσφατες συλλήψεις· δεν είναι μόνο η καταπάτηση της ελευθερίας του λόγου. Είναι τα διατρέξαντα στο πάρκο Γκεζί· είναι η στάση της Τουρκίας στο Κομπάνι· είναι η στάση της Τουρκίας απέναντι στο Κουρδικό· είναι η στάση της χώρας απέναντι στην Κύπρο, το casus belli κατά της Ελλάδας· είναι η στάση απέναντι στις γυναίκες και στις μειονότητες· είναι η στάση του κυρίου Ερντογάν, στάση απαξίωσης απέναντι στις αποφάσεις του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου· μια στάση που λέει πως τα ψηφίσματά μας θα πάρουν την άγουσα για τον κάλαθο των αχρήστων.

Εμείς, ως Κύπριοι ευρωβουλευτές, καθόλου δεν χαιρόμαστε γι’ αυτά. Εμείς θέλουμε μια γείτονα χώρα δημοκρατική, μια χώρα που να σέβεται τα ανθρώπινα δικαιώματα, τους γείτονές της και τις αρχές του διεθνούς δικαίου.

Πιστεύω απόλυτα πως πρέπει η Τουρκία να πάρει καθαρό και σκληρό μήνυμα από την Ευρωπαϊκή Ένωση· και καθαρό μήνυμα σημαίνει κυρώσεις για τη συμπεριφορά της. Οι θωπείες και τα χαϊδέματα δεν θα βοηθήσουν καθόλου. Είτε θα κατανοήσουν ποιο δρόμο πρέπει να ακολουθήσουν είτε θα συνεχίσουν το δούλεμα. Είμαι βέβαιος ότι, χωρίς αυτό το μέτρο, το μέτρο των κυρώσεων, και αυτή η συζήτηση καθώς και το πιθανό ψήφισμα που θα ακολουθήσει, θα πάρουν τον γνωστό δρόμο του καλάθου.

Καθαρό μήνυμα σημαίνει κυρώσεις αλλά σημαίνει και ειλικρίνεια εκ μέρους μας για την ενταξιακή της πορεία. Σας καλώ να χαλιναγωγήσουμε αυτή την άδικη συμπεριφορά. Σας καλώ να υψώσουμε ανάστημα απέναντι στο χαλιφάτο του κ. Ερντογάν.

 
  
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  Rebecca Harms, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Herr Präsident! Ich möchte eines vorausschicken: Ich glaube, wir sollten uns alle in dieser Debatte auch klarmachen – das ist auch ein Appell an die Regierung Davutoğlu und an Präsident Erdoğan –, dass die Türkei und die Europäische Union entlang der Grenzen der Türkei gemeinsame große Herausforderungen haben. Der Krieg in Syrien, aber auch ISIS, das sind Herausforderungen, denen wir uns weiterhin auch gemeinsam stellen müssen, genauso wie die riesige humanitäre Katastrophe, die Flüchtlingslawine in dieser Region. Das darf man jetzt in dieser Debatte als gemeinsame Herausforderungen nicht vergessen.

Trotzdem ist es richtig, sich kritisch, sehr kritisch zu dem zu äußern, was am letzten Wochenende passiert ist. Man muss die Festnahmen und Anklagen gegen Journalisten und Polizisten und auch die Durchsuchungen von Redaktionen politisch einordnen in Dinge, die vorher passiert sind und die wahrscheinlich auch weiter passieren werden, wenn wir uns nicht vehementer einmischen. Die Regierung betrachtet seit längerer Zeit alle Aktivitäten von Oppositionellen – dazu gehören nicht nur die Gülen-Bewegung und ihre Medien – als Vorbereitung zur Verschwörung gegen den Staat oder als Vorbereitung zum Putsch gegen Präsident Erdoğan und seine Mehrheitsregierung. Ich halte es für völlig ungesund, dass in der Türkei die Gezi-Proteste, Demonstrationen gegen ISIS, Demonstrationen für die Opfer von Kobane, Trauerfeiern, dass all das inzwischen als Teil einer großen Verschwörung betrachtet wird.

Wenn wir jetzt kritisieren, was am letzten Wochenende passiert ist, dann müssen wir das wirklich insgesamt angehen als ein Problem, das zwischen der Mehrheit, die die Regierung stellt, und den Minderheiten auftritt. Es gibt keinen Respekt mehr für Minderheitenrechte, Kritik wird als Aufruf zum Putsch verstanden. Das dürfen wir nicht tolerieren.

 
  
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  Kristina Winberg, för EFDD-gruppen. – Herr talman! Turkiet trampar igen på yttrandefriheten. Journalister arresteras och medierna utsätts ständigt för påtryckningar och censur. Inget land har fällts så ofta i Europadomstolen för brott mot yttrandefriheten som Turkiet. Det handlar om en tydlig repressiv politik, men man lindar in den i vackra omslag och klingande ord. Trots påtryckningar från EU har Turkiet inte ändrat sig, och jag välkomnar att kommissionen protesterar emot dessa systematiska brott som Turkiet utsätter sina medborgare för.

Några tidigare händelser värda att nämna är tidningen Azadiya Welat som har stängts hela 8 gånger. Tidigare chefsredaktören för tidningen Vedat Kurşun avtjänar ett 166 årigt fängelsestraff och 9 journalister från samma tidning sitter fängslade. För några år sedan dömdes reportern Ersin Çelik till 6 års fängelse, och samtidigt hittades journalisten Metin Alataş från nämnda Azadiya Welat hängd i ett träd.

EU öser dessutom pengar över denna skendemokrati. Under 2013 gick över 900 miljoner euro ur EU:s budget till Turkiet. Pengar som Turkiet fick mot ett löfte att bl.a. förbättra sin urusla rättssäkerhet, sin obefintliga yttrandefrihet och sin skenande korruption. Var detta väl spenderade pengar? För mig är det tydligt: Turkiet kommer förmodligen aldrig att kunna uppfylla Köpenhamnskriterierna.

 
  
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  Matteo Salvini (NI). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, è incredibile come da 15 anni si voglia insistere nel provare a portare la Turchia in Europa. Uno Stato che occupa militarmente da 40 anni una parte di Cipro, che è uno Stato membro dell'Unione europea, , avendo distrutto chiese e avendone fatte di tutti i colori. Una realtà che non riconosce il genocidio degli armeni: un milione di morti. Io consiglio agli amici della Turchia la lettura del "La masseria delle allodole", da regalare, per questo Natale. E noi, nonostante questo, adesso ci stupiamo perché hanno arrestato una ventina di giornalisti. Ma stiamo veramente scherzando?

La Turchia non è Europa: non potrà mai essere Europa da questo punto di vista. Potremmo ragionarci, avere rapporti commerciali, rapporti economici, rapporti strategici. Continuiamo a pagarli! Ecco, io è questo che non capisco. Uno Stato che occupa militarmente da 40 anni un altro Stato membro dell'Unione europea, che non riconosce di aver massacrato un milione di persone – e il prossimo aprile si celebrerà il centenario del genocidio degli armeni; io vorrei vedere se questo palazzo ricorderà il centenario del genocidio degli armeni – e ciò nondimeno continuiamo a dargli i suoi 600 milioni di euro all'anno. L'Italia e l'Europa regalano quest'anno alla Turchia, brevi manu, cash a fondo perduto, 600 milioni: 600 milioni l'anno prossimo, 600 milioni fra due anni, 600 milioni fra tre anni e questi in cambio usano questi soldi per arrestare i giornalisti e fare concorrenza alle nostre aziende.

Diciamocelo una volta per tutte che la Turchia non sarà mai Europa e saremo più seri tutti quanti.

(L'oratore accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu" (articolo 162, paragrafo 8, del regolamento))

 
  
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  Brando Benifei (S&D), Domanda "cartellino blu". – Volevo sapere dall'on. Salvini se considera le stesse cose che ha detto sulla Turchia anche rispetto alla Russia di Putin. Ha parlato di occupazione di territorio: io penso all'annessione illegale della Crimea, agli scontri che ci sono nella zona est del paese in Ucraina; ha parlato di violazione dei diritti: mi chiedo cosa ne pensa riguardo alla Russia a questo proposito.

 
  
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  Matteo Salvini (NI), Risposta a una domanda "cartellino blu". – Immagino che sia uno scherzo, immagino che sia una battuta di spirito, visto che in Crimea hanno votato un referendum dove il 95% dei cittadini, con tanto di osservatori internazionali, ha deciso di essere Crimea. Quindi prendo l'intervento dell'onorevole come una simpatica provocazione prenatalizia, ricordando che noi alla Turchia regaliamo 600 milioni di euro all'anno; alla Russia regaliamo delle sanzioni economiche che stanno mettendo in ginocchio un paese contro il nostro stesso interesse. Quindi la prendo come uno scherzo ed evito di rispondere.

 
  
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  Renate Sommer (PPE). - Herr Präsident! Die Einschränkungen der Meinungs- und Pressefreiheit in der Türkei, das ist ja wirklich nicht neu, das haben wir seit Jahren. Kritiker werden mundtot gemacht, werden verhaftet, werden nach dem Antiterrorgesetz verurteilt, und es reicht schon eine Karikatur, um entsprechend mundtot gemacht zu werden. Soziale Medien wurden abgeschaltet und nun eben der neueste Akt: die Razzia und die Verhaftungen vom vergangenen Sonntag.

Aber das ist natürlich nicht vereinbar mit unseren Grundwerten in der EU. Meinungs- und Pressefreiheit sind unverzichtbar in einer Demokratie, das können wir offensichtlich gegenüber der Türkei nicht oft genug sagen. Ein Staat, der diese grundlegenden Rechte und Freiheiten so willkürlich einschränkt, ist undemokratisch und kann niemals Mitglied in der Europäischen Union werden.

Allerdings erfüllt die Türkei ja auch die übrigen politischen Kopenhagener Vorbeitrittskriterien in keinem einzigen Punkt. Das zeigt sich zum Beispiel auch in der Verhinderung der Aufklärung der Korruptionsvorwürfe gegen die politische Elite, gegen Mitglieder der Regierung vor einem Jahr. Akten wurden beschlagnahmt, Beamte, die in Polizei und Gerichtsbarkeit ermittelten, versetzt oder entlassen. Bis heute findet keine Aufklärung statt, weil Präsident Erdoğan es nicht will. Schließlich steht ja auch sein Sohn unter Verdacht.

Rechtstaatlichkeit gibt es also auch nicht in der Türkei, nur die Selbstherrlichkeit des Präsidenten Erdoğan. Dieses Land macht eine dramatische Rückentwicklung durch, und ich finde, das dürfen wir nicht zulassen. Wir müssen dagegen protestieren. Wir müssen als Europäische Union unsere Naivität gegenüber dem Land endlich fallenlassen, uns endlich überlegen, welche Sanktionen wir verhängen können.

Und ein Letztes, Herr Präsident, gestatten Sie mir dies noch: Ich appelliere an das Türkische Verfassungsgericht, dieser Entwicklung einen Riegel vorzuschieben. Derartige fortlaufende Grundrechtsverletzungen dürfen nicht zugelassen werden.

 
  
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  Richard Hewitt (S&D). - Mr President, nobody is safe in Turkey right now. Those are the words of a human rights defender speaking to me on the phone earlier from the front line in Turkey. Why are they not safe? As Federica Mogherini and Commissioner Hahn said in their joint statements, the police raids and arrests of a number of journalists and media representatives in Turkey today are incompatible with freedom of the media, which is a core principle of democracy. Human rights activists, ordinary journalists and people opposing the government are deeply worried by a pattern of curtailment of media freedoms and questions being raised about the independence of the judiciary.

This week’s wave of harassment, under accusations of founding a terror organisation seeking to overthrow the government, indicates the problems with Turkey’s broad based anti-terrorism law, as these accusations are some of the most serious charges which can be levelled under the country’s penal code. Human rights activists in Turkey have told me that those arrested are not clear of what charges they are being arrested under; they are being arrested and detained, and I quote: ‘without concrete evidence, under vague charges and without a clear indictment’. This is clearly in contravention of the European Convention, Articles 5 and 6: the right to liberty and to a fair trial.

I appreciate that Volkan Bozkır, the Minister of EU Affairs, provided assurances to the Commission – as he has done to us – that Turkey seeks to uphold the rule of law. It is right that Turkey, with its geographical and political role in the on-going fight against terrorism, has anti-terrorism legislation. However, if it is correct – as widely reported – that members of the opposition and journalists are getting arrested and having to prove their innocence while prosecutors fail to provide evidence of any criminal activity, then Turkey may be talking about the rule of law, but failing to uphold it in practice.

Finally, Mr President, for those who have queued up to use this yet again to make threats about the accession process, the lesson in this for me is more engagement with Turkey not less. Let us have our resolution in January condemning, in strong terms, the treatment of journalists, but let our rapporteur do her job in committee to draw up a resolution in the interests of Turkey as a country and of the Turkish people.

(The speaker agreed to take two blue-card questions under Rule 162(8))

 
  
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  Charles Tannock (ECR), blue-card question. – Richard Howitt, you have a reputation of being a strong friend of Turkey – indeed you founded the Friends of Turkey in the previous Parliament. Of course, it is interesting to me to hear what you have to say today, in a very critical tone, on the subject of human rights, democracy and the rule of law in Turkey. Would you join me in agreeing that if these breaches persist, we should be in this Parliament reviewing the hundreds of millions of euros of taxpayers’ money from the European Union going towards EPA funding for Turkey? Otherwise, what sanctions do we have against a candidate country undergoing the accession process?

 
  
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  Λάμπρος Φουντούλης (NI), ερώτηση “γαλάζια κάρτα”. – Θα ήθελα να μου πείτε ποια είναι η γνώμη σας –αφού εκφράσατε τη γνώμη σας για την Τουρκία που όλοι ξέρουμε ότι παραβιάζει τα ανθρώπινα δικαιώματα και διώκει την πολιτική σκέψη– για τις διώξεις που γίνονται στην Ελλάδα εναντίον του Λαϊκού Συνδέσμου «Χρυσή Αυγή»; Ο αρχηγός μας και οκτώ βουλευτές βρίσκονται προφυλακισμένοι με ανυπόστατες κατηγορίες και είναι τόσο υποκριτικό ότι κανείς από εδώ μέσα δεν ασχολείται με αυτό το θέμα.

 
  
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  Richard Howitt (S&D), blue-card answer to two questions. – Mr Fountoulis, I absolutely agree that all breaches of human rights must be condemned equally and fairly and objectively, but what worried me about this debate is that I have heard people who are all too willing to queue up to criticise Turkey but who then, in relation to other countries in other situations, have prejudices which lead them to fail to do so. Let us be consistent ourselves in upholding human rights.

To my friend Mr Tannock, other than wishing him Happy Christmas, I think it is fair to say that whilst I am a friend of Turkey – and I am happy to be described as such, I love the country, I want it to join the European Union – that is why I do not like what I see there today. It is fair to say that he has a different point of view and he would probably have that point of view irrespective of what has happened over the weekend. I was talking to Commissioner Hahn today and said to him that we do not want pre-emptive action in relation to accession, and Commissioner Hahn told me that he was of a similar mind. Let us condemn what is happening in Turkey, but then let us reflect on how we can best help the situation there.

 
  
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  Morten Messerschmidt (ECR). - Hr. formand! Der er grund til at minde den tyrkiske regering om det gamle ord: at man kan snyde en del af befolkningen, og at man måske kan snyde hele befolkningen en del af tiden, men man kan aldrig aldrig snyde hele befolkningen hele tiden! Det bør man huske på i Ankara, hvor man tilsyneladende tror, at man fuldstændig kompromisløst og samvittighedsløst kan snyde sine egne borgere til at tro, at Tyrkiet kan blive medlem af EU, selv om man ikke vil opfylde kriterierne og i øvrigt opfører sig en regulær bølle både eksternt og internt. Man tror, man kan snyde EU ved at lokke med, at man vil være den såkaldte ”bro over Mellemøsten”, men sandheden er jo altså, at i al den tid, EU har forhandlet med Tyrkiet, har Tyrkiet bevæget sig i den præcist modsatte retning af, hvad intentionen var. Tyrkiet bevæger sig længere og længere væk fra EU; Tyrkiet hører ikke til i EU! Derfor er der grund til at se på alternativer, stoppe forhandlingerne om medlemskab og fokusere på det, der rent faktisk kan lade sig gøre: Et frihandelssamarbejde samt fælles teknisk samarbejde inden for handel, miljø, udvekslingsstuderende, hvad ved jeg! Men medlemskab – det er åbenlyst for enhver – det er fuldstændig urealistisk!

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL) . Monsieur le Président, Monsieur le Ministre, ce qui s'est passé en Turquie dimanche dernier s'apparente à une rafle méticuleusement préparée contre des journalistes indépendants et écoutés du grand public. Dans treize villes du pays, on a arrêté des journalistes, des directeurs de publications, le président d'une chaîne de télévision. Leur seul tort est d'enquêter sur la politique du régime et de dire la vérité sur la corruption. Et voici que, selon des informations, 150 journalistes sont menacés d'être arrêtés d'ici la fin de ce mois.

Les autorités européennes doivent être extrêmement fermes face à ces atteintes graves à la liberté d'informer. Il n'y a pas de démocratie sans elle et je crois, Monsieur le Ministre, au nom du Conseil, que vous ne devriez pas accepter la morgue de M. Erdoğan. Maintenant, il faut intensifier la pressions pour que soient libérés tous les journalistes emprisonnés ou en garde à vue et que cessent ces atteintes à la liberté de la presse.

Mettons nos institutions au service des journalistes menacés et dénonçons avec force les ingérences et la pression exercées par les autorités turques sur la justice. L'Union européenne doit cesser de placer sa politique commerciale ou extérieure au-dessus du principe fondamental de la liberté et du droit d'informer et d'être informé et de celui de l'indépendance de la justice; elle doit au contraire utiliser ce levier d'influence pour que des États qui sont considérés comme nos partenaires respectent avant tout les droits humains et les libertés. Pour nous, les droits de la personne passent largement avant la loi des marchés.

 
  
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  Ska Keller (Verts/ALE). - Herr Präsident! Was derzeit in der Türkei passiert, ist nichts als ein schlecht versteckter Angriff auf die Presse- und die Meinungsfreiheit. Journalistinnen und Journalisten werden unter absurden Vorwürfen angeklagt und abgeführt. Auch Menschen, die während der Gezi-Proteste auf die Straße gegangen sind, werden jetzt angeklagt, weil sie angeblich Putschversuche unternommen haben, während Polizeikräfte, die Gewalt ausgeübt haben, nicht belangt werden. Präsident Erdoğan versucht offensichtlich, jede Kritik an ihm stillzuhalten und zu verhindern. Aber das ist der komplett falsche Weg für eine aufstrebende Demokratie. Die Türkei kann nur profitieren von einer lebendigen Zivilgesellschaft und von einer kritischen Presse. Ich hoffe, dass Erdoğan das endlich einsieht. Denn ohne Rechtsstaatlichkeit und ohne demokratische Standards kommt die Türkei nicht voran.

Aber auch die EU und gerade die Mitgliedstaaten haben hier einiges falsch gemacht. Denn wenn Mitgliedstaaten immer den Beitrittsprozess blockieren, Kapitel verschließen, wenn sie sagen, dass die Türkei sowieso nicht beitreten kann, egal was sie tut, egal welche Standards sie einhält, dann hilft man eben nicht der Zivilgesellschaft, dann hilft man nicht den kritischen Stimmen, sondern man verhindert, dass wir jetzt zum Beispiel einen Hebel in der Hand hätten, um wirklich mit der Türkei ernsthafte Gespräche zu bekommen. So nehmen wir uns selbst die Instrumente aus der Hand. Da müssen wir nachbessern. Überhaupt sollten in einem Beitrittsprozess Menschenrechte und Justiz im Vordergrund stehen, viel mehr als irgendwelche Regeln aus dem Binnenmarkt. Das müssen wir uns auch für die Zukunft vornehmen.

 
  
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  James Carver (EFDD). - Mr President, I add my voice of support to the widespread condemnation of the attitude of Turkey towards imprisoning journalists and, like many, abhor this blatant attempt to curb freedom of expression.

President and his AKP Party, one of whose members recently called for a ban on women being able to laugh in the street are, of course, allied to the British Conservatives. is undermining the secular identity of the Turkish State to the extent that Kemal Atatürk must now be turning in his grave. However, what I find really confusing is the fact that in my country it is only UKIP that opposes Turkish entry into the EU. The idea that the free movement of 83 million Turkish citizens will not impact on an already pestiferous immigration debate in my country is clearly lost on the British Conservative, Labour and Liberal Democratic parties.

EU membership would allow unemployed people in Turkey to travel freely to and seek work in any other Member State. With an official figure of 2.98 million unemployed, unofficial estimates as high as 5.5 million, any flow of migration would inevitably be towards job-creating economies such as the UK. Turkey is currently home to some 1.6 million refugees – many from Syria and Iraq. As a new Member State she might well become a new gateway to Europe for an unprecedented number of refugees fleeing conflict in the Middle East. As a Member State there would be very little possibility of stopping these refugees from moving freely within a passportless Europe. The Prime Minister’s pledge on Turkey joining the EU quite frankly needs stopping.

It only leaves me to wish my colleagues, irrespective of our differences, a happy Hanukkah and a merry Christmas and a happy New Year.

 
  
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  Ελευθέριος Συναδινός (NI). - Πρόσφατα ο Ερντογάν δήλωσε ότι δεν δέχεται μαθήματα δημοκρατίας από την Ευρώπη.

Κάποτε ένας γεωργός, τον χειμώνα, βρήκε ένα παγωμένο φίδι, το σπλαχνίστηκε, το πήρε και το έβαλε στον κόρφο του. Το φίδι κάποια στιγμή, αφού ζεστάθηκε και συνήλθε, τσίμπησε τον ευεργέτη του. Ξεψυχώντας εκείνος είπε: «Καλά να πάθω, αφού λυπήθηκα έναν κακούργο»!

Το προαναφερθέν παραμύθι είναι από τους Μύθους του Αισώπου. Ανταποκρίνεται όμως πλήρως στη σημερινή πραγματικότητα. Φανταστείτε την Ευρωπαϊκή Ένωση ως γεωργό και την Τουρκία ως φίδι και σκεφθείτε πόσο ανόητη είναι η προσπάθεια προσέγγισης με την Τουρκία και η ένταξή της στην ευρωπαϊκή οικογένεια· μια χώρα άκρως απολυταρχική, που δεν σέβεται τα δικαιώματα ανθρώπων και κρατών και αγνοεί αποφάσεις διεθνών οργανισμών!

Μην εκπλήσσεστε λοιπόν με την έλλειψη ελευθερίας έκφρασης στην Τουρκία και τις διώξεις μέσων ενημέρωσης και δημοσιογράφων. Ακόμη δεν έχει στεγνώσει το αίμα των αντικυβερνητικών διαδηλώσεων στην πλατεία Ταξίμ της Κωνσταντινούπολης. Ρωτήστε, διαβάστε, ερευνήστε και συνειδητοποιήστε: παράνομη εισβολή και κατοχή μέρους της Κύπρου, χώρας μέλους της Ευρωπαϊκής Ένωσης, και επίδειξη επιθετικότητας στην ΑΟΖ αυτής· γενοκτονία των Ποντίων και των Αρμενίων· πογκρόμ διώξεων εις βάρος των Κούρδων· προσπάθεια εκτουρκισμού και εξισλαμισμού στο τόξο Βοσνία-Αλβανία-ΠΓΔΜ- Βουλγαρία· ανοχή και παροχή βοήθειας προς τους εγκληματίες του Ισλαμικού Κράτους.

Πρέπει να κατανοήσετε ότι με την ανοχή που επιδεικνύετε προς τις τουρκικές συμπεριφορές ενισχύετε και εκτρέφετε την τουρκική προκλητικότητα και τον αυταρχισμό της.

(Ο Πρόεδρος διακόπτει τον ομιλητή)

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE). - Mr President, first of all let me say that it is very simple: the Turkish Government must release all journalists and stop fighting free media. This is relevant regardless of what we say about Turkey’s future in Europe. This is about Turkey being a member of the Council of Europe, but it is also about the requirement that all states in the world must respect free media, democracy and the rule of law.

Secondly, I think we need to do what we can in order to support developments which would turn Turkey into a modern society with rule of law, an open society and a democracy with equal rights for men and women. It is that Turkey of the future that we can discuss becoming a member of the European Union. It has never been a point of discussion that the Turkey of today should be a member. But for different reasons – maybe because some Europeans have tried to close the door and maybe because some Turkish politicians want to close the door – the problem is that Mr Erdoğan is moving his country in the wrong direction. Not only away from possible membership but also away from being a solid, respectable open society. We need to call for a change in Turkey.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Κώστας Μαυρίδης (S&D), ερώτηση “γαλάζια κάρτα”. – Κύριε Hökmark έχω μία πολύ απλή ερώτηση προς εσάς: Eγώ προέρχομαι από την Κύπρο, είμαι Ευρωπαίος, ευρωβουλευτής και είμαι από το κατεχόμενο μέρος της Κύπρου.

Σας ερωτώ ευθέως: Mε όσα έχει κάνει η Τουρκία μέχρι σήμερα και δεν αναγνωρίζει την Κυπριακή Δημοκρατία, αν ήταν η δική σας η χώρα η Κυπριακή Δημοκρατία, θα ανεχόσασταν να μη σας αναγνωρίζει μέχρι σήμερα; Θα ανεχόσασταν όλα αυτά που κάνει; Και για να μην παρεξηγηθώ, είμαι ο πρώτος που θέλω να έχει ευρωπαϊκή προοπτική η Τουρκία για να επιβιώσουμε εμείς. Αν για σας αυτό είναι πολιτικό όραμα, για μας είναι θέμα επιβίωσης.

Απαντήστε στο ερώτημα όμως για την Κυπριακή Δημοκρατία.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE), blue-card answer. – Of course the issue about the divide in Cyprus must be solved. That is part of what was happening in the negotiations and political agreements making it possible for Turkey to have a European perspective and become a Member. But let us also see the fact that the Turkey that is orienting itself towards Europe and doing the right things will also do the right thing regarding Cyprus.

A Turkey that is turning away to Russia or whatever will not do it. So I think we have a common interest in doing what we can in order to support a decent and good development in Turkey, because that is good for Europe.

 
  
  

PRÉSIDENCE DE MME Sylvie GUILLAUME
Vice-présidente

 
  
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  Elena Valenciano (S&D). - Señora Presidenta, las acciones cometidas contra los periodistas y la prensa libre en Turquía merecen toda nuestra condena, como está sucediendo en este Parlamento, no solo porque son un atentado contra la libertad de expresión, sino porque envían un mensaje que no nos gusta nada de hacia dónde está conduciendo Erdoğan a su país. Cada vez, el espacio de la oposición y el espacio de la gente que protesta es más reducido en Turquía e, incluso, la retórica del Gobierno se está haciendo cada vez más intolerante.

El Grupo socialista en esta Cámara y, desde luego, los socialistas españoles hemos defendido siempre la necesidad de una Turquía europea. Creemos que eso sería lo bueno y que podríamos encontrar un territorio común. Sería bueno para Europa, sería bueno para Turquía, sería bueno para toda esa región del mundo que es tan importante para nuestra estabilidad. Pero para eso hace falta también que el Gobierno turco ponga de su parte y que deseche cualquier duda, cualquier duda que pueda recaer sobre su voluntad de acometer las reformas democráticas, y últimamente está generando muchísimas dudas.

Todo delito debe ser condenado, pero en el marco del Estado de Derecho, y vamos a tener que seguir muy de cerca las acciones del Gobierno de Erdoğan. Necesitamos una Turquía europea, pero nos da la impresión de que Turquía se está alejando de Europa.

 
  
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  Mark Demesmaeker (ECR). - In juni vorig jaar, collega's, nam dit Parlement nog een resolutie aan over de harde aanpak van de burgerprotesten in het Gezi-park. Wij hadden toen kritiek op het absolute gebrek aan mediavrijheid in Turkije.

Vandaag staan we nog geen stap verder, integendeel. De arrestaties van journalisten en de brutaliteit waarmee dat gepaard gaat, tonen aan dat de Turkse rechtsstaat een gigantisch probleem heeft. Democratische staten respecteren immers de vrijheid van meningsuiting.

In een vorig leven was ik een gepassioneerd beroepsjournalist. De essentie uitklaren was voor mij een garantie voor objectiviteit en voor kwaliteit. Dat Turkse collega's, onder het mom van nationale veiligheid dan nog, hiervoor de cel ingaan, dat maakt mij kwaad! Persvrijheid vormt het immuunsysteem van een gezonde maatschappij.

Maar Ankara lijkt fundamenteel een andere weg te willen opgaan en neemt langzaam maar zeker de ondemocratische gebruiken aan van autoritaire regimes. Indien de democratie in Turkije niets meer is dan een masker waarachter de staat en zijn leiders opnieuw hun ware gelaat laten zien, dan moeten er conclusies getrokken worden.

 
  
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  Curzio Maltese (GUE/NGL). - Signor Presidente, io credo che da questo dibattito emerga che di fronte alla deriva autoritaria del governo Erdogan, bisogna mettere da parte certe ipocrisie e tanti dubbi. Siamo di fronte a un paese che ha il più alto numero di giornalisti in galera nel mondo, un paese che è al 154° posto su 180 nelle classifiche di Reporters sans frontières e si sta impegnando a scalare anche gli ultimi posti verso il fondo. Sono stati arrestati giornalisti accusati di essere vicino all'imam Gülen; prima erano stati accusati giornalisti di ogni tendenza politica, religiosa, destra, sinistra, liberali, nazionalisti, filocurdi, perché ormai in Turchia – bisogna prenderne atto – anche un semplice reportage giornalistico (mestiere che io faccio da 35 anni) sulla corruzione viene considerato dal governo e dalle autorità di polizia come un atto di terrorismo.

Allora anche il tipo di reazione arrogante del Presidente Erdogan alle critiche mosse dai nostri Commissari Mogherini e Hahn segnala che evidentemente la politica che l'Unione ha usato nei confronti della Turchia in questi anni è una politica sbagliata. Li abbiamo aiutati ad essere più democratici con questo sistema di blandizie, di aiuti, di negoziati: no! Bisogna trovare una risolutezza nei confronti della Turchia che non è mai stata trovata prima e agire in modo da aiutare il più possibile i colleghi in galera.

 
  
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  Ernest Maragall (Verts/ALE). - Señora Presidenta, hace hoy justamente un año surgía en Turquía un gravísimo caso de corrupción, de alta corrupción.

Hace pocos días, horas después de aprobarse en el Parlamento turco la nueva Ley de seguridad, se despliega una masiva operación policial contra un muy concreto grupo de comunicación y contra ex oficiales de la policía. Es una clara evidencia de la voluntad de control total de la sociedad que parece pretender la Presidencia turca.

Europa debe adoptar una posición clara. Pero hay que distinguir entre el interés general de la sociedad turca y las actuaciones de sus instituciones, del todo incompatibles con cualquier avance real de las negociaciones con la Unión Europea, cuyo éxito nosotros también deseamos.

Para ello, desde un criterio claro de amistad con Turquía, sí, proponemos: primero, solicitar al ministro turco para la Unión Europea que comparezca de inmediato ante la Comisión Parlamentaria Mixta para contrastar informaciones sobre esos hechos; segundo, mantener las conversaciones para la adhesión incluyendo —por qué no— la apertura de los críticos capítulos 23 y 24 para, precisamente, expresar, en ese escenario, la mayor exigencia de respeto de las normas y criterios vigentes en los Tratados de la Unión Europea.

 
  
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  Ignazio Corrao (EFDD). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, con un blitz degno dei tipici Stati autoritari, la polizia turca domenica scorsa ha arrestato 24 giornalisti colpevoli di scrivere per testate non compiacenti al governo Erdogan, che denunciano innumerevoli casi di corruzione in Turchia. È una vera e propria retata in linea con le decisioni che hanno contraddistinto le azioni dell'ex premier, attuale Presidente della Repubblica, che dal 2002 ha dato il via ad una lotta contro il dissenso interno. Nei 12 anni in cui è stato alla guida del governo, Erdogan ha condotto una serie di espropri di molti canali TV, radio e quotidiani che hanno avuto problemi finanziari e che per essere salvati sono passati in mano a familiari di membri del governo a personaggi molto vicini al Presidente stesso, che negli anni ha portato a termine una vera e propria pulizia tra i vertici delle forze di polizia e della magistratura, rimpiazzando chi era considerato vicino al suo più grande oppositore, Gülen.

Senza dimenticare più recenti provvedimenti che bandirono temporaneamente alcuni social network, come Twitter o Youtube, perché considerati mezzi di diffusione del dissenso durante le proteste di Gezi Park e Piazza Taksim. Alle prese di posizione dell'Unione europea, che peraltro finanzia la Turchia, Erdogan ha pensato di rispondere arrogantemente che l'Unione europea deve farsi solamente i fatti suoi. Questo atteggiamento va chiaramente contro i valori europei e gli standard a cui la stessa Turchia aspira a far parte, essendo un paese candidato.

Io sono d'accordo con quello che ha detto il collega cipriota che ha parlato all'inizio ed è andato via: l'unica strada per poter porre fine a questi atteggiamenti antidemocratici è rappresentata dalle sanzioni economiche.

 
  
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  Edouard Ferrand (NI) . Madame la Présidente, chers collègues, une fois de plus, vous avez la preuve que la Turquie n'est pas un pays démocratique. Une fois de plus, la presse est muselée par le système Erdoğan. Nous faisons, avec la Turquie, l'expérience d'un système policier. Rien ne semble aujourd'hui arrêter Erdoğan. Du moins, c'est lui qui arrête, qui met en prison.

Il y a dix ans, nous avons bien ouvert des négociations avec la Turquie. En tant que membre de la délégation pour les relations avec la Turquie, j'ai deux solutions à proposer: mettre fin, d'une part, à la libéralisation des visas et, d'autre part, à toutes les négociations d'entrée de la Turquie dans l'Union européenne.

 
  
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  Artis Pabriks (PPE). - Madam President, it seems that this discussion brings together the opponents and supporters of Turkey in the European Union. I would like to say that we are all very much concerned by what is happening and by what the Turkish Government is doing. It seems that the Turkish Government is leaning more and more towards what we can see happening already in Russia. But in talking about this, we should distinguish between Turkey as a state, Turkish society and the Turkish Government. If we take a very negative stance – as some here propose, by stopping the negotiations and starting economic sanctions – then we are actually leaving behind a very large number of liberal, democratic, EU-oriented Turkish people, and in vain. Millions of them share our values.

I suggest that we actually have to find instruments with which we can influence the Turkish Government. Firstly, we have to see how we can better target the assistance that we are giving to Turkey as an accession country. Secondly, we definitely have to work it out together with Mrs Mogherini’s office and Commissioner Hahn’s office. Finally, I would like to say that we also have made our own mistakes, because by closing the 23rd and 24th Chapters we are actually drifting away and we find ourselves incapable of influencing the Turkish Government when we need to do so.

 
  
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  Victor Boştinaru (S&D). - Doamnă președinte, am să încep prin a reitera un lucru evident: libertatea presei este o valoare esențială a Uniunii Europene și a oricărui stat democratic. Arestările de duminică sunt inacceptabile și de neacceptat, pentru că pun în discuție respectarea acestei libertăți în Turcia. Relația noastră cu Turcia, țară candidată, trebuie să fie onestă, deschisă și directă.

Noi, socialiștii și democrații, ne păstrăm atașamentul pentru lărgirea Uniunii Europene spre Turcia. De aceea, este fundamental pentru succesul acestui proces să vorbim în paralel de progrese și obstacole. Nu este prima oară când ne confruntăm cu chestiunea libertății presei în Turcia; de aceea suntem profund îngrijorați că situația presei se înrăutățește, că președintele Erdogan a ales o direcție care este periculoasă pentru Turcia și de aceea îl invit să își asume responsabilitatea de lider și să asigure stabilitatea democratică a Turciei.

 
  
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  Sven Schulze (PPE). - Frau Präsidentin! Die Ereignisse in der Türkei sind mehr als nur beunruhigend. Das Regime um Präsident Erdoğan putscht gegen die Medien und stellt unliebsame Journalisten kalt. Ich habe als Ostdeutscher für die Gängelung, Gleichschaltung und Unfreiheit ein gutes Gespür entwickelt und merke, wann staatliche Willkür entsteht. Das Verhalten der türkischen Regierung ist absolut inakzeptabel und verstößt gegen alle Grundrechte der Europäischen Union.

Kann ein solches Land jemals Mitglied der Europäischen Union werden, das keinen Respekt vor Rechtsstaatlichkeit und Grundrechten hat? Ich meine: Nein. Demokratie bedeutet nicht, dass alle paar Jahre Wahlen stattfinden und dazwischen dann eine Regierung machen kann, was sie will. Demokratie bedeutet, dass sich Staat und Gesellschaft an Menschenrechte und Werte wie die Meinungsfreiheit und Pluralismus halten müssen.

Mit der Verhaftung der Journalisten hat die Regierung Erdoğan wieder einmal ihr wahres Gesicht gezeigt. Diese Regierung entfernt sich immer weiter von Europa und von jeglichem demokratischen Grundverständnis. Es begann mit dem Niederknüppeln der friedlichen Demonstranten im Gezi-Park und setzt sich mit dieser Verhaftungsaktion durch Erdoğans politische Erfüllungsgehilfen fort.

Erdoğan glaubt anscheinend, die EU und die internationale Staatengemeinschaft ließen ihm alles durchgehen. Frau Mogherini und die Kommission müssen jetzt ein starkes Signal aussenden. Der Abbruch der Beitrittsverhandlungen darf dabei als letzte Konsequenz kein Tabuthema sein.

 
  
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  Ismail Ertug (S&D). - Frau Präsidentin, sehr geehrte Kolleginnen und Kollegen! Kurzer Blick in die Historie: Ich denke im September 2005 war der Höhepunkt der EU-Türkei-Beziehungen, als hier dieses Hohe Haus die Beitrittsverhandlungen eröffnet hat. Heute genau vor einem Jahr gab es die größte Korruptionsrazzia in der Geschichte der Türkei, als in der Folge vier Minister zurücktreten mussten. Der vorläufige Tiefpunkt in den EU-Türkei-Beziehungen war der letzte Sonntag, als viele Journalisten auf Verdacht und ohne irgendwelche Indizien festgenommen worden sind.

Deswegen will ich noch einmal daran erinnern, dass die Türkei immer nur dann stark war, wenn sie sich an der EU orientiert hat. Sie hat zum Beispiel in den Jahren 2005 bis 2008 eine Wirtschaftsleistung von durchschnittlich 6 % pro Jahr hingelegt. Im letzten Jahr waren es gerade mal etwas mehr als 3 %, und das hat, gelinde gesagt, nicht unbedingt nur mit der Weltwirtschaftskrise zu tun. Daher mein expliziter Appell an die AKP-Regierung: Beenden Sie den persönlichen Rachefeldzug gegen Andersdenke, und richten Sie letztendlich Ihre Gesetze an der EU aus.

 
  
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  Jeroen Lenaers (PPE). - Voorzitter, voor een land dat op deze manier en op deze schaal journalisten gevangen zet, is er geen plaats in de Europese Unie. Daar zijn we het met zijn allen over eens. Het is eigenlijk heel bijzonder dat Turkije in de geschiedenis van de Europese Unie de enige kandidaat-lidstaat is die geen vooruitgang maar achteruitgang boekt in het benaderen van de Kopenhagencriteria en de waarden waarop de EU gebouwd is. En dat is ook voor de Europese Unie iets nieuws.

We moeten ons afvragen hoe we daarop moeten reageren. Vanzelfsprekend moeten we in de resolutie van januari deze acties sterk veroordelen. Maar we moeten ons ook de vraag stellen of we het nog kunnen verantwoorden om het bij woorden alleen te laten. Het Nederlandse parlement heeft vanochtend de Europese Raad opgeroepen om de pretoetredingsgelden te bevriezen of in te korten. Maar ik sluit me ook aan bij collega Pabriks dat het juist belangrijk zou zijn om die pretoetredingsgelden gerichter in te zetten om het maatschappelijk middenveld en de liberale krachten in de Turkse samenleving extra steun te geven.

Dus mijn vraag aan de Europese Raad is: ziet u mogelijkheid om die pretoetredingsgelden te gebruiken om een sterk signaal af te geven aan Turkije en tegelijkertijd de mensen in Turkije die geloven in Europa en in de Europese waarden, een extra hart onder de riem te steken?

 
  
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  Νίκος Ανδρουλάκης (S&D). - Κυρία Πρόεδρε, θέλω να καταδικάσω την πρόσφατη επιχείρηση φίμωσης του Τύπου και ενίσχυσης ελέγχου του διαδικτύου από την τουρκική κυβέρνηση. Οι πρακτικές αυτές πλήττουν τις θεμελιώδεις αρχές της ελευθερίας του λόγου μα πάνω από όλα πλήττουν την ίδια τη δημοκρατία.

Έχοντας σταθερά υποστηρίξει την ευρωπαϊκή προοπτική της Τουρκίας, εκφράζω την ανησυχία μου για αυτή την εξέλιξη, η οποία αποτελεί δείγμα οπισθοδρόμησης, παραβιάζει τα ανθρώπινα δικαιώματα, και το κράτος δικαίου.

Πέρυσι είχαμε τη βίαιη καταστολή των διαδηλώσεων στο κέντρο της Κωνσταντινούπολης· πιο πρόσφατα συναντήσαμε την αμφίσημη στάση της τουρκικής κυβέρνησης όσον αφορά τον αγώνα του διεθνούς συνασπισμού ενάντια στους τζιχαντιστές του ISIS· μόλις τον προηγούμενο μήνα καταδικάσαμε την παραβίαση της κυριαρχίας της Κύπρου, ενός κράτους μέλους μας, από τις τουρκικές ένοπλες δυνάμεις και ξανά σήμερα, σε ακόμη μία Ολομέλεια, συζητάμε για ένα νέο πλήγμα κατά της ελευθερίας του Τύπου στην Τουρκία.

Δυστυχώς όλα αυτά συνιστούν ενδείξεις ότι ο Ερντογάν οδηγεί την Τουρκία μακριά από τις αρχές και τις αξίες της Ευρωπαϊκής Ένωσης.

 
  
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  Ελένη Θεοχάρους (PPE). - Κυρία Πρόεδρε, παρά τις ψευδαισθήσεις μερικών, η Τουρκία δεν είναι δημοκρατική χώρα. Παραβιάζει συστηματικά τα ανθρώπινα δικαιώματα εκατομμυρίων πολιτών και η ελευθερία του Τύπου βιάζεται καθημερινά. Επιπλέον, η Τουρκία κατέχει στρατιωτικά τμήμα της Κυπριακής Δημοκρατίας. Οι τελευταίες συλλήψεις τούρκων δημοσιογράφων από το καθεστώς Ερντογάν, που συνεχίζουν ανάλογες πρακτικές του παρελθόντος, δείχνουν ότι ο Ερντογάν σοβαρομιλούσε όταν έλεγε προεκλογικά ότι θα «λιώσει» όλους όσοι εναντιώνονταν σ’ αυτόν. Τις προάλλες μάς είπε ότι η Ευρώπη δεν πρέπει να ανακατεύεται με τα του οίκου του.

Την Τουρκία αυτή κανείς δεν την θέλει στην Ευρωπαϊκή Ένωση. Γι’ αυτό πρέπει να διακοπούν οι ενταξιακές συνομιλίες και η προ-ενταξιακή βοήθεια προς την Τουρκία, μέχρι να αποδείξει έμπρακτα ότι σέβεται την πολιτική ηθική της Ευρώπης. Οι οικονομικές συναλλαγές με την Τουρκία είναι τεράστιες, αλλά οφείλουμε να υπερασπιζόμαστε και τις αρχές και τις αξίες μας, που βιάζονται συστηματικά από αυτή την χώρα. Επιπλέον, αν η Ευρωπαϊκή Ένωση δεν είναι έτοιμη να υπερασπιστεί στην Κύπρο τις αρχές και τις αξίες της, όπως πράττει στην Ουκρανία και, όπως κάποιοι μας είπαν, μέσα στην Τουρκία, δεν θα γλιτώσει από την παρακμή.

 
  
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  Javi López (S&D). - Señora Presidenta, el respeto de las libertades fundamentales y de los derechos individuales, durante los últimos dos años especialmente, ha padecido un grave deterioro en Turquía, y el último episodio con periodistas —la última semana— solo es un caso más. Un caso más dentro de una situación, en el Estado de Turquía, donde la corrupción no está siendo afrontada de forma razonable por parte de la judicatura —un poder judicial del que, cada vez, tenemos más dudas de que sea independiente—, donde la libertad de prensa está siendo atacada día tras día, y donde, además, vemos, por algunos dirigentes políticos, que la libertad de asociación y la libertad política también están siendo atacadas.

Frente a eso, nosotros ¿qué debemos hacer? La Unión Europea debe condenar los hechos que han pasado en la última semana. Debemos utilizar una actitud propositiva, no con el Gobierno, sino con nuestra capacidad de influencia sobre lo que pase en el futuro de Turquía. Esa es nuestra obligación, no con el Gobierno, sino con los ciudadanos de Turquía.

 
  
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  Fernando Ruas (PPE). - Senhora Presidente, Senhor Ministro, caros Colegas, as recentes detenções já referidas na Turquia levam-nos a questionar sobre o verdadeiro estado da liberdade de imprensa neste país candidato à União Europeia. Lembramos que o Estado de Direito e a independência do sistema judicial, a par com a anteriormente referida liberdade de imprensa, são três dos pilares fundamentais em que assentam as democracias europeias e muito concretamente os nossos direitos, liberdades e garantias enquanto cidadãos.

Sendo a Turquia um país candidato à adesão parece-me evidente o cumprimento destes princípios. Por isso, caro representante da Presidência italiana, esperamos da vossa parte um acompanhamento próximo do evoluir destas detenções, nomeadamente o conhecimento das acusações concretas a cada um dos cidadãos em causa. Exigimos ainda que este Estado candidato à nossa União efetue investigações judiciais de uma forma independente, transparente e descortinável.

E termino sublinhando que, contrariamente ao que foi afirmado pelo presidente Erdogan, no passado domingo, parece-me legítimo que este Parlamento faça estas exigências.

 
  
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  Λευτέρης Χριστοφόρου (PPE). - Η Τουρκία όλα αυτά τα χρόνια μάς απέδειξε ότι ένα πράγμα ξέρει να κάνει σωστά και το κάνει με συνέπεια: να περιφρονεί διαχρονικά όλα τα ψηφίσματα που εκδίδονται, να παραβιάζει συστηματικά και διαχρονικά ανθρώπινα δικαιώματα, και όχι μόνο μέσα στην Τουρκία αλλά και έξω από την Τουρκία, να προκαλεί προβλήματα, να είναι ο ταραξίας της περιοχής, να έχει επεκτατικές και επιθετικές διαθέσεις προς όλους. Και όλα αυτά τα κάνει η Τουρκία και το απέδειξε και στην πράξη, γιατί επεδείχθη ανοχή από όλους.

Η Τουρκία δεν καταλαβαίνει από ψηφίσματα και από συζητήσεις. Και αν μέσα από αυτή τη συζήτηση δεν βγουν κυρώσεις και μέτρα, πράγμα που οφείλουμε, ως Ευρωπαϊκή Ένωση, να πράξουμε πρωτίστως για την αξιοπρέπειά μας, για την αξιοπιστία μας και για τον αυτοσεβασμό μας, να ξέρετε ότι θα είναι ακόμη μια συζήτηση στις τόσες πολλές που κάναμε η οποία δεν θα έχει καμία απόδοση.

Η Τουρκία είχε την ευκαιρία και τη δυνατότητα στην πράξη να αποδείξει ότι έχει φιλοευρωπαϊκή πορεία εδώ και χρόνια και όχι μόνο δεν το έπραξε αλλά παίρνει μόνο τα λεφτά της Ευρωπαϊκής Ένωσης, κοροϊδεύει την Ευρωπαϊκή Ένωση και ο κ. Ερντογάν μας προκαλεί και μας λέει να κάνουμε τη δουλειά μας.

Ναι, ο μόνος τρόπος να κάνουμε τη δουλειά μας, είναι ένας: Σήμερα να αποφασίσουμε και να καλέσουμε την Ευρώπη να πάρει μέτρα και να επιβάλει οικονομικές κυρώσεις. Μόνο αυτά καταλαβαίνει η Τουρκία. Διαφορετικά, κάθε δυο μήνες θα είμαστε εδώ να συζητάμε τα ίδια πράγματα.

 
  
 

Interventions à la demande

 
  
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  Stanislav Polčák (PPE). - Paní předsedající, já jsem chtěl pouze reagovat na některá vystoupení, která zde zazněla a týkala se právě projevů poslanců z Řecka. Některá byla velmi korektní, ale někteří z nezařazených poslanců se je bohužel snažili využít k prosazování svých národních partikulárních zájmů. To pokládám za trochu odvážné i v rámci tohoto tématu, které je jinak velmi závažné.

Já sám se chci prohlásit za přítele Turecka, nicméně porušování lidských práv není možno tolerovat. Je nezbytné, aby Evropa podporovala ty státy, které sdílí její hodnoty. Proto vzhledem k tomu, že je Turecko přistupující kandidátskou zemí, by měla Rada skutečně tyto věci jasně pojmenovat a žádat po Turecku nápravu.

 
  
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  Alessandra Moretti (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, i blitz che hanno portato all'arresto di due capi di polizia e di almeno 24 giornalisti, tra cui il direttore del quotidiano Zaman e il direttore di un'emittente importante turca, non possono passare inosservati e come Parlamento europeo dobbiamo chiedere, con forza e urgenza, alle autorità turche di assicurare che le loro azioni non violino i valori chiave e le fondamenta democratiche stesse della Turchia.

Libertà dei media, processi regolari e indipendenza del sistema giudiziario sono infatti elementi chiave in ogni democrazia sana e sono previsti dalla costituzione turca e questi arresti, come hanno dichiarato Mogherini e Pittella, sono incompatibili con la libertà di stampa, che è il fondamento della democrazia, e sono altresì contrari ai valori e agli standard dell'Europa, cui la Turchia aspira a far parte. È inammissibile quindi per un paese democratico e moderno che si propone di entrare a far parte della famiglia europea effettuare questi arresti di massa.

 
  
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  Νότης Μαριάς (ECR). - Κυρία Πρόεδρε, η Τουρκία συνεχίζει τη γνωστή της τακτική: Παραβιάζει βάναυσα τα δημοκρατικά δικαιώματα των πολιτών και των μειονοτήτων. Για άλλη μια φορά εξαπέλυσε πογκρόμ διώξεων κατά δημοσιογράφων και μέσων μαζικής ενημέρωσης.

Επιβεβαιώνεται λοιπόν για άλλη μια φορά ότι η χώρα αυτή δεν σέβεται τις βασικές δημοκρατικές αρχές της σύγχρονης Ευρώπης. Όταν όμως ένα καθεστώς δεν είναι δημοκρατικό, τότε αυτό εκφράζεται και στην εξωτερική του πολιτική. Έτσι η Τουρκία διατηρεί παράνομα σε ισχύ το casus belli κατά της Ελλάδας στον βαθμό που η πατρίδα μου εφαρμόσει –άκουσον, άκουσον– το διεθνές δίκαιο της θάλασσας και επεκτείνει τα χωρικά της ύδατα στα 12 ναυτικά μίλια.

Το τελευταίο διάστημα εντελώς παράνομα η Τουρκία πραγματοποιεί σεισμογραφικές έρευνες για υδρογονάνθρακες στην ΑΟΖ της Τουρκίας. Η Τουρκία πρέπει να λάβει το μήνυμα από το Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο και να κληθεί να αποσύρει άμεσα τα τουρκικά στρατεύματα κατοχής από την Κύπρο και να σεβαστεί το διεθνές δίκαιο.

(Ο ομιλητής δέχεται να απαντήσει σε ερώτηση με «γαλάζια κάρτα» (άρθρο 162 παράγραφος 8 του Κανονισμού))

 
  
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  Ivo Vajgl (ALDE), blue-card question. – Madam President, I just wanted to ask my distinguished colleague whether it would not be better if we, Europe, had an active stand vis-à-vis Turkey. I can remember how long it took for Greece to join the European Union. I think the European Union is making a mistake by not opening any chapter and not progressing in its relations with Turkey. The question is: do you not think that it would be better to take an active stance rather than waiting passively for the democratisation of Turkey?

 
  
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  Νότης Μαριάς (ECR), απάντηση “γαλάζια κάρτα”. Η Τουρκία έχει δείξει όλο αυτό το χρονικό διάστημα, επί δεκαετίες, ότι δεν σέβεται ούτε το διεθνές δίκαιο ούτε τα δημοκρατικά δικαιώματα.

Έχει έρθει η στιγμή να πει η Ευρωπαϊκή Ένωση: «επί τέλους τέλος!». Δεν μπορεί να ανεχόμαστε να υπάρχουν τουρκικά στρατεύματα κατοχής στην Κύπρο. Αυτό είναι ξεκάθαρο. Καταλαβαίνετε τι σημαίνει αυτό; Παραβίαση της κυριαρχίας ενός κράτους μέλους της Ευρωπαϊκής Ένωσης.

 
  
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  Δημήτρης Παπαδάκης (S&D). - Κυρία Πρόεδρε, διερωτώμαι γιατί κάνουμε ότι είμαστε έκπληκτοι με τη στάση της Τουρκίας, μίας Τουρκίας η οποία κατέχει τη μισή Κύπρο, μίας Τουρκίας η οποία διώκει τους Κούρδους, μίας Τουρκίας η οποία αφαιρεί τα βασικά δημοκρατικά δικαιώματα των ίδιων της των πολιτών.

Το μήνυμα από την Ευρωπαϊκή Ένωση πρέπει να είναι ξεκάθαρο: για να ενταχθεί στην Ευρώπη θα πρέπει να εναρμονιστεί με τις αρχές και τις αξίες της ίδιας της Ευρωπαϊκής Ένωσης και όχι να έχει την απαίτηση να υποκύψει η Ευρώπη στις δικές της αρχές.

Και όταν μιλούμε για Τουρκία, μιλούμε για το καθεστώς Ερντογάν, το οποίο αναδεικνύει το νεο-οθωμανικό του πρόσωπο σε κάθε περίπτωση. Θέλουμε την Τουρκία στην Ευρωπαϊκή Ένωση, σεβόμενη όμως τη δημοκρατία, τις αρχές και τις αξίες της Ευρώπης.

 
  
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  Ангел Джамбазки (ECR). - За никой, който се интересува и се занимава с Турция не е изненада това, което се случва в последните дни. Практиката да бъдат нарушавани човешките права, да бъдат затваряни журналисти, да бъде лишавано журналистическото съсловие от свобода на словото е стара практика на режима на Реджеп Таип Ердоган, на Давутоглу и на тяхното цяло правителство. Само ще ви напомня, че партията на Ердоган е неоосманистка, бори се за възстановяване на Османската империя, първоначално в икономическите й, а вероятно и в политическите граница. Многократно тук стана дума за това как Турция все още е окупирала Кипър, как подкрепя Хамас в Палестина, как подкрепя Ислямска държава срещу кюрдите в гражданската война в Сирия и тази в Ирак. От режима на Ердоган, от режима на Давутоглу може да се очаква само едно – насилие върху свободата на словото, отнемане на права и на свободи. Това не са демократични режими и ако ние желаем да защитаваме ценностите на Европейския съюз, такива каквито твърдим, че те са би трябвало до поговорим и да помислим наистина за санкции за това поведение на Турция.

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo (EFDD). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta mi trovo a parlare dolorosamente della Turchia. Stavolta sono 27 le persone arrestate in 13 città, nell'ambito di un'operazione che ha preso di mira i media ostili ad Erdogan. Il bersaglio, il quotidiano più letto del paese, Zaman, e una serie di altre testate e personaggi dell'impero mediatico Samanyolu, vicino a Fethullah Gülen, il predicatore autoesiliatosi negli Stati Uniti del 1999 che, dopo essere stato alleato di Erdogan, ha lanciato una campagna contro di lui.

Sempre più voci alternative a quelle del governo vengono spente in Turchia; sempre di più la libertà di espressione e di opinione in questo paese, un tempo faro del mondo islamico, finisce per scomparire. Temo purtroppo che la scelta da parte del governo turco sia stata presa e non è una scelta verso lo stato di diritto, né tantomeno verso l'Unione europea. Quanto tempo impiegheremo, colleghi, prima di trarne le dovute conseguenze e di dare le dovute risposte?

 
  
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  Κώστας Μαυρίδης (S&D). - Κυρία Πρόεδρε, απ’ ό,τι αντιλαμβάνομαι, στο 1 λεπτό θα κάνω μια σύντομη ανάλυση. Σ’ αυτό το Ευρωκοινοβούλιο υπάρχουν δύο προσεγγίσεις: Η μία που λέει ότι θα πρέπει να δώσουμε ένα σαφές επιτέλους μήνυμα στην Τουρκία απαιτώντας συγκεκριμένα πράγματα και η άλλη προσέγγιση που λέει ότι θα πρέπει να διατηρήσουμε μία επαφή με την Τουρκία ανοίγοντάς της κάποια κεφάλαια, δίνοντάς της χώρο.

Όμως, αγαπητοί συνάδελφοι, και απευθύνομαι και προς την Επιτροπή, δεν έχει τόση σημασία το τι νομίζουμε εμείς εδώ αλλά πώς αυτό ερμηνεύεται από τον ίδιο τον Ερντογάν στην Τουρκία. Οι κινήσεις, οι καλές προθέσεις, το άπλωμα του χεριού από εμάς ερμηνεύεται ως ανταμοιβή από τον Ερντογάν ενώπιον της κοινής του γνώμης, δηλαδή στηρίζουμε κατά σύστημα ένα αυθαίρετο καθεστώς. Αν είναι αυτό που θέλουμε, να το πούμε. Αν όχι, να πάρουμε την πρώτη επιλογή με αυστηρά μέτρα.

 
  
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  Nicola Caputo (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, con l'ultima ondata di arresti di giornalisti, ritengo che il governo di Ankara abbia commesso un errore, il cui unico risultato potrà essere quello di rafforzare i suoi oppositori. Questi arresti sono incompatibili con la libertà di stampa, che è il principio fondamentale della democrazia. Questi arresti vanno contro i valori europei, gli standard cui la Turchia dovrà attenersi se effettivamente aspira ad entrare nell'Unione europea.

È inaccettabile che un paese democratico e moderno che si propone di far parte della famiglia europea possa effettuare arresti di massa a giornalisti e ad esponenti di mezzi di comunicazione. Attualmente ci sono più di 70 giornalisti nelle carceri turche, tra i quali molti giornalisti curdi detenuti per terrorismo.

Auspico che i principi di presunzione di innocenza prevarranno e che sia rispettato l'inalienabile diritto ad un'indagine giusta ed indipendente, nel pieno rispetto dei diritti della difesa. È triste dirlo ma penso che quanto accaduto porti la Turchia nella direzione sbagliata, lontano dall'Europa. Questa situazione potrebbe comportare conseguenze negative per la Turchia in termini di collaborazione politica ed economica con l'Unione europea. L'Europa deve assolutamente reagire con fermezza e determinazione.

 
  
 

(Fin des interventions à la demande)

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio. - Signora Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati che sono intervenuti e hanno partecipato a questa discussione, anche per la pertinenza degli interventi e degli argomenti e per le preoccupazioni espresse che, credo, siano in larga misura preoccupazione assolutamente comuni. È stato opportuno cogliere questa occasione per prendere atto delle preoccupazioni gravi in merito agli avvenimenti più recenti per formulare una posizione senza ambiguità e trasmetterla con assoluta chiarezza e coerenza ai nostri interlocutori turchi. Dobbiamo continuare a seguire la situazione con la massima attenzione. L'Unione europea deve continuare a promuovere la libertà di espressione, di opinione, di riunione e di associazione, sia online che offline, perché una democrazia non può esistere senza questi diritti.

La Turchia è un partner privilegiato con cui stiamo negoziando l'adesione; possiamo e dobbiamo comunicare con lei con franchezza. Come ha detto il Presidente Schulz, la relazione con i paesi candidati deve essere onesta e aperta.

Volevo solo riprendere, tra i punti che sono stati sollevati, quello relativo ai finanziamenti, che sicuramente è un punto che merita attenzione. L'Unione europea non finanzia il bilancio turco ma prevalentemente ONG e istituzioni che promuovono lo stato di diritto e i diritti umani, attraverso principalmente due strumenti, cioè lo strumento di preadesione e lo strumento europeo dei diritti umani. La Commissione sta esaminando come rendere più efficace questa forma di intervento e sottolineo, tra l'altro, che le allocazioni pro capite alla Turchia sono comunque le più basse tra i paesi candidati.

Il quadro dell'allargamento è quello giusto per impegnarci nel processo di approfondimento e di consolidamento delle riforme democratiche. Un ulteriore impegno nel contesto del capitolo 3 sarebbe un incoraggiamento importante. Abbiamo fatto molto per intensificare questo impegno con la Turchia, paese candidato e partner dell'Unione europea. Dobbiamo proseguire su questa strada.

 
  
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  La Présidente. - Le débat est clos.

Le vote aura lieu au cours de la prochaine période de session.

Déclarations écrites (article 162)

 
  
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  Evelyn Regner (S&D), schriftlich. Korruptionsverdacht gegen AKP-Politiker, Massenverhaftungen von JournalistInnen, neue Gesetze, die mit europäischen Grundwerten nicht zu vereinbaren sind und die Missachtung von ArbeitnehmerInnenrechten und Gewerkschaften - dies alles wurde leider unter der AKP-Regierung zum Polit-Alltag in der Türkei! Erst vor wenigen Tagen wurden bei einer landesweiten Razzia 24 regierungskritische JournalistInnen eingesperrt – Präsident Erdoğan hat somit wieder der Presse einen Maulkorb verpasst! Ich verurteile diese Einschüchterungsmethoden auf das Schärfste und fordere die Freilassung aller zu Unrecht inhaftierten JournalistInnen. Europa muss hier eine unmissverständliche Antwort gegen die Einschränkung der Pressefreiheit liefern. Ich möchte auch auf Soma zu sprechen kommen. Ein halbes Jahr nach dem Minenunglück mit über 300 Toten wurden vor zwei Wochen 2800 Bergarbeiter per SMS gekündigt. Das Unternehmen, das die Unglücksmine betrieben hat, konnte die Löhne nicht mehr zahlen. Diese Vorgehensweise ist unerhört, hier werden ArbeitnehmerInnenrechte mit Füßen getreten. Die türkische Gewerkschaft fordert die Rücküberführung in die öffentliche Hand und Weiterbetrieb des Bergwerks, doch von der Regierung gibt es keinerlei Initiativen. In der Region gibt es so gut wie keine anderen Beschäftigungsmöglichkeiten. Wieder einmal wurden Gewinne privatisiert und die Verluste auf Kosten der Gesellschaft sozialisiert.

 
  
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  Josef Weidenholzer (S&D), schriftlich. Auch ich verurteile die aktuellen Entwicklungen in der Türkei. Das Vorgehen der Sicherheitskräfte am Sonntag zeigt einmal mehr, dass sich die türkische Regierung weder um Grundwerte noch um die Rechtsstaatlichkeit schert. Wir dürfen nicht vergessen, dass diese Aktionen nur der jüngste Schritt in einer bereits seit längerem währenden Kampagne gegen Presse, Opposition und unliebsame Beamte ist. Im Rahmen von Ermittlungen wegen Korruption führten Polizei und Staatsanwaltschaft im Dezember 2013 richterlich legitimierte Razzien und Festnahmen bei AKP-Regierungsmitgliedern durch. Bis Juli 2014 wurden die beteiligten Polizeifunktionäre und Richter versetzt, verhaftet oder anderweitig mundtot gemacht. Auch die Arbeit von Nichtregierungsorganisationen wird behindert. Kimse Yok Mu, eine Nichtregierungsorganisation mit UN-Beraterstatus, darf seit Oktober 2014 keine Spenden mehr sammeln, und die Konten der Organisation wurden zwischenzeitlich ohne richterlichen Beschluss gesperrt. Von der gegenläufigen Verfügung des türkischen Staatsrates, also dem obersten Verwaltungsgericht, zeigt sich die türkische Regierung unbeeindruckt. Wenn eine international tätige NGO derart in ihrer Arbeit behindert wird, kann man sich ausmalen, wie gegen kleinere NGOs vorgegangen wird. Unter Erdoğan droht die Türkei den Weg der Rechtsstaatlichkeit, der pluralistischen Demokratie und der Grundrechte zu verlassen. Als europäische Wertegemeinschaft müssen wir die Einhaltung der türkischen Verfassung und damit den Respekt der Menschenrechte einfordern.

 
Informacja prawna