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Tiistai 13. syyskuuta 2016 - Strasbourg Lopullinen versio

13. EU:n suhteet Tunisiaan nykyisessä alueellisessa tilanteessa (keskustelu)
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President. The next item is the report by Fabio Massimo Castaldo, on behalf of the Committee on Foreign Affairs, on EU relations with Tunisia in the current regional context (2015/2273(INI)) (A8—0249/2016).

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo, relatore. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, 2011 – solo cinque anni fa in molti salutavano con ingenuo entusiasmo le cosiddette "primavere arabe" tramutatesi precocemente in "inverni islamici". La disperazione ha preso il posto del sogno, la paura si è sostituita all'ottimismo, la violenza ha occupato quelle piazze in cui prima si manifestava pacificamente.

Quello che allora era il paese capofila delle aspirazioni democratiche del mondo arabo, oggi, in un Nord Africa e un Medio Oriente dilaniati da guerre civili e terrorismo, incalzati dal ritorno di uomini forti e da una perdurante instabilità economica, politica e sociale, assurge al ruolo di ultima speranza, di unica fiaccola nell'oscurità: quella speranza si chiama Tunisia.

Purtroppo, le sue recenti conquiste costituiscono un'architettura estremamente fragile che necessita protezione in primis da parte di noi europei, suoi immediati vicini. A questo scopo, insieme ai colleghi relatori ombra – che ringrazio sentitamente per gli importanti contributi proposti e per lo spirito estremamente costruttivo che ha animato ogni fase del nostro lavoro – ho affrontato i pilastri del consolidamento definitivo di un partenariato e di una cooperazione che vogliamo solidi, duraturi e fruttuosi per ambo le parti, su un piede di uguaglianza e di parità.

Sviluppo economico e sicurezza sono inscindibili. La minaccia terroristica si nutre proprio di molti giovani che, delusi dall'assenza di risposte immediate alle forti aspettative suscitate dalla rivoluzione dei gelsomini, finiscono per essere facile preda per i reclutatori delle organizzazioni terroristiche, alimentando il triste primato tunisino del numero di foreign fighters. La Libia è lì, a un passo, così come l'intera regione del Sahel e il suo perenne stato preinsurrezionale, in cui le bande armate jihadiste violano con facilità le frontiere.

Dall'altro lato, la difficile situazione economica e finanziaria del paese, con un debito pubblico giunto ormai al 62% del PIL, con un ulteriore calo del turismo del 15%, ci pone dinanzi alla necessità di intervenire tempestivamente. Senza una vera inclusione sociale, senza una lotta energica alla disoccupazione, vinceremo forse qualche battaglia ma perderemo la rivoluzione.

Per questo nella relazione chiediamo un aumento deciso dei fondi dello strumento europeo di vicinato e il coordinamento degli aiuti degli altri donatori. Saluto con favore le recenti dichiarazioni dell'Alto rappresentante, che più volte ha espresso la volontà di procedere in tal senso già nel prossimo anno. Bisogna però avere il coraggio di affrontare con sincerità il nodo della sostenibilità del debito tunisino, frutto odioso peraltro degli anni della dittatura. È necessario puntare alla riconversione in progetti di investimento, in particolare sfruttando l'enorme potenziale del paese nel campo delle rinnovabili e ricucendo le disparità regionali, particolarmente evidenti nel sud e nell'ovest del paese.

Il senso di responsabilità e l'impegno non difettano certo ai tunisini, che continuano ad agire, nonostante alcune fisiologiche turbolenze, con rara comunanza di intenti. L'accordo di Cartagine ha portato alla creazione di un nuovo esecutivo di unità nazionale, aperto anche alla società civile. Il primo ministro Youssef Chahed ha davanti a sé la sfida enorme di tradurre in realtà le riforme necessarie da un lato alla ripresa socioeconomica del paese, in particolare partendo dalla pubblica amministrazione e da un efficace piano anticorruzione, e dall'altro alla difesa dell'ordine pubblico e della sicurezza, che sia tanto efficace quanto conforme ai principi costituzionali e allo Stato di diritto – un equilibrio difficile.

Davanti all'Unione e a tutti noi europei c'è invece il non meno importante dovere di essere all'altezza delle aspettative che abbiamo suscitato e alimentato. Oltre agli aiuti economici, dobbiamo incoraggiare la mobilità circolare, le facilitazioni dei visti, specie per artisti, studenti e professori, così come ogni forma di partnership nel settore della cultura.

La stabilità della Tunisia è la nostra stabilità. La prosperità della Tunisia è la nostra prosperità. Per raggiungerle, gli incoraggiamenti – per quanto sinceri – non bastano più, se non sono seguiti da azioni che siano all'altezza delle parole del poeta Abu l-Qasim al-Shabbi, da sempre simbolo della lotta contro l'autoritarismo del mondo arabo, parole divenute infine parte dell'inno nazionale: "Se un giorno il popolo desidererà vivere, allora il destino ascolterà la sua preghiera".

Come europei, come difensori della democrazia, come amici della Tunisia, abbiamo il dovere morale di essere parte del destino del popolo tunisino e di ascoltare la sua preghiera con fraterna solidarietà.

 
  
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  Federica Mogherini, VP/AR. – Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio l'on. Castaldo e tutti i colleghi che hanno lavorato a questa relazione che mostra una panoramica davvero completa su un paese fondamentale per l'Europa e per la nostra regione.

La Tunisie n'est pas seulement au centre géographique de la Méditerranée. Comme on l'a dit, elle est un symbole, premièrement d'espoir, d'espoir d'unité, de démocratie pour toute la région, avec beaucoup de problèmes qu'il ne faut pas cacher, mais qu'il faut essayer de régler ensemble. C'est un exemple, c'est un symbole d'espoir et de démocratie, premièrement parce que sa classe politique a préféré la négociation à l'affrontement. Le prix Nobel a reconnu la société civile tunisienne comme un acteur clé de la réconciliation nationale et le principe même de réconciliation nationale est en soi un élément d'espoir et aussi un symbole d'unité pour toute la région.

L'histoire récente du pays est le démenti le plus évident à la prétendue incompatibilité entre islam et démocratie. Pour toutes ces raisons, le succès de la démocratie en Tunisie répond aux intérêts des citoyens européens, de la même manière qu'il répond aux intérêts des citoyens tunisiens et de toute la région

Aujourd'hui, cinq années après la révolution, le pays traverse une phase décisive. Le projet de résolution met en lumière quelques-uns des principaux défis que la Tunisie doit encore relever, y compris la menace terroriste, la radicalisation d'une partie très importante de sa jeunesse, une situation économique difficile et un processus de réformes difficile.

The report also proposes a long and good list of possible actions in support of Tunisia asking to go ‘beyond conventional measures’. So I must say that this approach is exactly the same that we have taken in our global strategy, calling for a full use of all of all our foreign policy instruments in a combined and coherent way.

The report spans from security sector reform to development cooperation. It calls for greater engagement with local actors and with regional organisations, with the private sector as well as with civil society. It focuses on trade, but also on climate change and the fight against desertification, and it endorses the work that Operation Sophia is doing in the Mediterranean, while calling for greater engagement of EU agencies in Tunisia.

So if you look at this list, it is clear that no national government – no-one of us alone – has the tools or the resources to implement such an ambitious plan alone. The plan is good. We need the European Union to make it. So only together, as a true European Union, can we aim this high.

In fact the last year has already marked a very significant step in increasing cooperation between the European Union and Tunisia. In the wake of recent terrorist attacks we have invested EUR 23 million to support Tunisia’s security sector reform. In particular we focused on securing Tunisia’s borders and in strengthening its intelligence services’ capacity to prevent and fight against terrorism.

At the beginning of 2016 Tunisia became the first Arab country to participate fully in our Horizon 2020 research and innovation programme, offering new opportunities for Tunisian researchers and academics. I could not exaggerate the importance of this – of people-to-people contacts – especially for our young people, in our relationship. The negotiations for the readmission and visa facilitation agreements, which will begin in exactly one month, also have the potential to strengthen the legal channels for mobility between Tunisia and Europe, as you just mentioned.

Less than a year ago we launched negotiations towards a Deep and Comprehensive Trade Agreement which could attract huge investments to Tunisia and help restart growth. Another round will take place this autumn. Since the revolution we have doubled our financial assistance to Tunisia and we hope to increase the total envelope by almost a third in 2017.

So the trend is very clear. Our partnership is growing stronger by the day. This trend will be confirmed in the joint communication we are presenting together – myself and Commissioner Hahn. The text is under preparation and will soon be adopted, but I can anticipate that its priority lines will be very much in line with your report and the draft resolution. The communication will be a key instrument for us to engage our institutions – European institutions and Member States – in the support to the Tunisian transition. It will offer a mix of announced financial cooperation and non—financial measures, responding directly to the main axis of the Tunisian five-year development plan.

For this reason we will focus on good governance and the reform of public administration, on security as well as on tackling inequalities and unemployment, particularly among young graduates, because we know very well that is the place where the biggest problem lies. To do so we will keep engaging with Tunisian institutions to support reforms.

Let me just mention the urgent adoption of the Code of Investment and the long-awaited five-year development plan. But we will also look at civil society, the private sector, mayors and local authorities, and especially – let me stress this once again – at Tunisian youth, starting from the Tunisian girls who played such a huge role in the revolution at that time and who are now seeing their dreams fading away.

I believe that, thanks to our work, and to your work, with Tunisia this Parliament has directly witnessed the impact of our policy in the country. Tunisia’s Foreign Minister has recently defined the European Union as ‘the first sponsor of democracy and human rights in the country’. So indeed our engagement there is making a difference in very concrete terms. It is one of those places where we – and only we – can make such a big difference. To all Tunisians the European Union means something good, and if we manage to do something good for the Tunisians we are also going to do something good for the Europeans. I believe that Europe really needs to rediscover this huge potential, this huge transformational power, we have in some parts of our neighbourhood. And our region does indeed need a stronger Europe as a champion of peace and democracy, starting from Tunisia.

Come ha giustamente detto: la stabilità della Tunisia è la nostra stabilità. La sicurezza della Tunisia è la nostra sicurezza. E vorrei aggiungere che la speranza della Tunisia è anche la nostra speranza.

 
  
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  Lorenzo Cesa, a nome del gruppo PPE. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Alto rappresentante, vorrei prima di tutto congratularmi con il collega Castaldo per la relazione che stiamo dibattendo e per il metodo di lavoro assolutamente inclusivo che ha utilizzato, veramente grazie a Castaldo. Sono particolarmente lieto oggi della presenza dell'Alto rappresentante e del Commissario Hahn, che sottolinea l'importanza dell'argomento e che contribuisce ad arricchire il nostro dibattito.

La Tunisia costituisce un esempio di un valido aiuto per i paesi del Maghreb e può ricoprire un ruolo chiave nell'area euromediterranea. Per questo abbiamo sottolineato nel testo con forza il ruolo strategico del paese ed il nostro appoggio al completamento delle riforme e all'attuazione della Costituzione. La relazione che approveremo offre importanti spunti di riflessione: condanniamo gli atti di terrorismo ed esprimiamo una forte solidarietà ad un paese più volte vittima di attacchi che rischiano di indebolire il processo democratico e che hanno forti ripercussioni sull'economia interna dell'area. L'obiettivo dei terroristi è quello di conquistare il paese e gettarlo nella paura. La questione della sicurezza è prioritaria e purtroppo persiste una situazione di gravissima difficoltà.

Non possiamo dimenticarci poi delle questioni migratorie. La realtà, alle porte di casa nostra, è drammatica ed è evidente che da soli non possiamo rispondere a questa emergenza. Credo che l'Unione europea si debba rivolgere a tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che la Tunisia possa svolgere un ruolo determinante.

È nostro desiderio poi individuare interessi condivisi nei settori prioritari d'intervento. La centralità del paese, i notevoli progressi compiuti dalla Tunisia dovranno essere valorizzati e pienamente sostenuti. Diventa necessario ed urgente investire su questo paese: ogni euro speso per la Tunisia è un euro speso anche per la stabilità e la sicurezza della nostra Europa. In questo quadro, fa ben sperare la nascita del nuovo esecutivo dello scorso 29 agosto: una compagine governativa giovane e determinata a compiere la strada del risanamento e del rilancio del paese.

Credo che la convinta approvazione di questa relazione sia il migliore modo per comunicare al popolo tunisino che l'Europa è con loro.

 
  
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  Pier Antonio Panzeri, a nome del gruppo S&D. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono convinto come lei, Alto rappresentante, che la Tunisia costituisca una speranza nella regione mediorientale e del Mediterraneo meridionale.

Non voglio parlare di modello, perché pensare che l'esperimento tunisino possa essere replicato con successo in altri contesti simili è oggi un azzardo, perché di fronte ai tanti passi avanti fatti c'è ancora molta strada da fare per evitare che la Tunisia rimanga sospesa tra la voglia di cambiamento – un cambiamento epocale, finalmente strutturale e definitivo, con lo sguardo rivolto al futuro delle nuove generazioni – e le spinte tradizionaliste, sospesa tra una generazione di persone appartenenti al secolo scorso e quel 55% della popolazione che è sotto i trent'anni, sospesa tra un est sviluppato e un ovest decisamente arretrato, e sospesa tra i giovani che vanno in piazza a rivendicare più giustizia sociale e i 3 000 giovani che hanno scelto la causa dell'ISIS.

Questa relazione, che l'onorevole Castaldo ha ben elaborato, indica una strada e gli obiettivi da raggiungere ed è un contributo di questo Parlamento per la stabilizzazione democratica e sociale della Tunisia e insieme ad essa della regione. C'è da augurarsi che il nuovo governo sappia cogliere queste opportunità. Noi ci recheremo la prossima settimana in Tunisia e sarà un'occasione per portare questo messaggio forte del consenso del Parlamento europeo; avremo poi l'occasione della Settimana per la Tunisia organizzata a novembre al Parlamento europeo. In sostanza, noi vogliamo fare un lavoro insieme alle autorità e ai cittadini tunisini perché siamo fortemente interessati ad una Tunisia moderna e democratica.

 
  
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  Amjad Bashir, on behalf of the ECR Group. – Madam President, firstly I would like to thank the rapporteur for his diligent and comprehensive work on this report. It has focus and presents clear ideas. Our relationship with Tunisia remains pivotal in terms of providing stable government, economic growth and a more pluralistic society. Economic development will be the bedrock of Tunisia’s stability, security and transformation into a successful democracy.

So let us encourage growth within the SME sector, and internal reforms to reduce bureaucracy and stimulate growth. Carefully managed macroeconomic assistance can help, but it must be coupled with tangible microeconomic benefits. In other words, one can build bridges and airports, but training teachers and addressing issues like water shortage is how to really win over the Tunisian man in the street.

It is also essential that we share best security and defence practices in order to help defeat extremists, but let us not forget that without stability in Libya, peace in Tunisia will be difficult to achieve. I support the efforts of the Tunisian Government to modernise and liberalise their economy to meet new domestic, regional and global demands. A strong and diverse economy will create jobs, opportunity and prosperity, allowing the country to achieve its aim of participating fully in the international community.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Afzal Khan (S&D), blue-card question. – Mr Bashir, the question is this: you talked about security and we have heard, even this evening, about the radicalisation of many youths, but we also see that there has been improvement in the situation in Libya, and this relates to the pressure on Daesh and the risk of these people going to regional countries. What regional strategy can we have to help to prevent this?

 
  
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  Amjad Bashir (ECR), blue-card answer. – I think you ask a very pertinent question, Mr Khan. It reminds me of when I visited the United Nations and Kofi Annan said: security or development, which is more important? He said that development was even more important than security, because if people and youth are gainfully employed they are averse to becoming radicalised and falling into the trap of extremism. So I think we need to support Tunisia by developing it and providing its youth with job opportunities.

 
  
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  Hilde Vautmans, namens de ALDE-Fractie. – Met dit verslag willen we vanuit het Parlement een belangrijk signaal geven. Laten we de politieke dialoog met ons buurland Tunesië verbeteren en onze samenwerking versterken op het vlak van handel, toerisme, cultuur en, last but not least, de strijd tegen terrorisme. Wij denken dat een ambitieuzer partnerschap mogelijk is. Europa kan maar welvarend en veilig zijn als het ook goed gaat in de buurlanden. Dat is wat we met dit verslag willen bereiken. Op politiek vlak vragen we dat Tunesië zich inzet voor maatregelen tegen foltering, het afschaffen van de doodstraf en het intrekken van een wet die homoseksualiteit verbiedt. Op economisch vlak vinden wij als leden van de ALDE-Fractie het erg belangrijk dat Tunesië zich inzet om de economie te moderniseren en te liberaliseren, om zo meer werkgelegenheid te creëren en aan jonge Tunesiërs kansen te bieden, een perspectief te geven. En dat is erg belangrijk voor mijn derde prioriteit: de strijd tegen terreur. Zoals mevrouw Mogherini ook al zei, ik maak me zorgen, heel grote zorgen over de grote aantallen Tunesische jongeren die zich aansluiten bij Da’esh en andere terroristische groeperingen. We moeten samen met Tunesië die strijd aangaan, ervoor zorgen dat jongeren niet geronseld worden en een plan opstellen wat te doen als ze terugkeren van die landen. Terrorisme is een gedeeld probleem dat we samen moeten aanpakken. Maar wist u, beste collega's, dat Europol zelfs niet in staat is om met Tunesië op dit vlak samen te werken? Tunesië staat niet op de lijst met landen waarmee Europol kan samenwerken. Ik blijf dit een ongelofelijk gemiste kans vinden. Hoe willen wij het in Europa veilig maken als wij niet met al onze Europese buurlanden op dat vlak kunnen samenwerken? Dus alsjeblieft, Commissie en Raad, voeg Tunesië toe aan die lijst met landen en laten we met Europol die strijd aangaan en onze burgers de veiligheid geven die ze verdienen.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat, au nom du groupe GUE/NGL. – Madame la Présidente, merci tout d'abord à notre collègue Fabio Castaldo pour la qualité de son travail et sa volonté de trouver un accord le plus consensuel possible.

La Tunisie en vaut la peine, le peuple tunisien le mérite. Oui, la Tunisie occupe une place toute particulière. En 2011 beaucoup de peuples ont regardé ce qui s'y passait. La Tunisie a soulevé beaucoup d'espoirs et la réussite de sa transition démocratique est plus que jamais un enjeu essentiel, bien au-delà du Maghreb.

Beaucoup de progrès ont été réalisés, notamment grâce à la capacité de mobilisation de sa société civile. Nous l'avons vu notamment avec la Constitution.

Beaucoup reste à faire et les inquiétudes subsistent, notamment sur les jeunes diplômés et les écarts régionaux. Mais aussi sur la question des droits de l'homme, notamment des droits des femmes, sur la question du mariage, la question des droits de succession, les droits des LGBT, la liberté d'expression, la torture, les violences policières, la justice transitionnelle, mais aussi la peine de mort.

Nous devons une vraie solidarité au peuple tunisien, nous ne pouvons nous contenter d'aides conditionnées à des réformes structurelles, tournées vers les intérêts européens, qui aggravent la dette tunisienne.

L'Assemblée des représentants du peuple est saisie d'une proposition de loi signée par quasiment tous les groupes politiques en Tunisie, demandant un audit de la dette tunisienne. Je m'en félicite et j'espère que nous serons nombreux à les soutenir.

La Tunisie a besoin d'un vrai partenariat, pas seulement économique. Un partenariat qui respecte ses intérêts, qui respecte les intérêts de son peuple et notamment de sa jeunesse, à qui nous devons ouvrir les portes dans le cadre d'un vrai accord de mobilité.

 
  
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  Jordi Sebastià, en nombre del Grupo Verts/ALE. – Señora Presidenta, bienvenido sea, por fin, este informe y muchísimas gracias, por el magnífico trabajo que ha hecho su responsable, el señor Castaldo. El actual presidente de Túnez, Béji Caïd Essebsi, nos dijo a una delegación de este Parlamento —en la que también estaba el ponente— que no hubo una Primavera Árabe, que eso ha sido un invento de los periodistas occidentales. Hubo una Primavera Tunecina. Y es cierto, porque Túnez es el único país de la zona donde se ha dado una revolución popular contra un dictador y donde se han creado unas frágiles estructuras de democracia, que pueden estabilizarse o no. Y ahí Europa tiene muchísimo que decir. Debe implicarse muchísimo más, no solo financieramente sino políticamente. Debe mirar mucho más hacia el sur y ayudar a eliminar esos puntos negros que están lastrando el proceso tunecino. Ya lo han comentado algunos de mis colegas: las restricciones a la libertad de expresión, la legislación contra los grupos LGTBI, las leyes de excepción.

Y para eso, nuestros acuerdos comerciales con Túnez deben priorizar el beneficio mutuo y tener en cuenta que allí tenemos un grandísimo aliado: la sociedad civil. Deben, además, ayudar a aquel país en cuestiones tan básicas para su economía como el desarrollo de energías renovables y la lucha contra la desertización. Y, además, Túnez necesita recuperar, que le ayudemos a recuperar el dinero que el dictador Ben Ali robó y que todavía está oculto en Europa. El futuro de Túnez es también el nuestro. Una oportunidad única para que el Mediterráneo vuelva a ser un mar de encuentro y no ese cementerio en el que se está convirtiendo.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE). – Madame la Présidente, je voudrais tout d'abord saluer le rapport de notre collègue Castaldo, qui envoie un message positif à nos partenaires tunisiens.

La Tunisie a fait des progrès remarquables ces cinq dernières années, avec la restauration des libertés, l'organisation d'élections libres et l'adoption d'une nouvelle Constitution. Désormais, le pays est dans la phase la plus délicate de la transition, car il me semble que le défi essentiel est un défi socioéconomique: remettre l'économie tunisienne sur les rails, relancer la croissance et l'emploi, voilà le moyen pour éviter l'explosion de cette bombe à retardement que sont le chômage vécu et le désenchantement ressenti par une majorité de jeunes Tunisiens. Il est évident que la Tunisie se trouve dans une situation géopolitique qui ne l'aide pas du tout, avec notamment l'impact majeur de la crise libyenne.

L'Union européenne a un rôle essentiel à jouer afin d'aider la Tunisie, tout d'abord au niveau économique. Des initiatives telles que le soutien au secteur de l'huile d'olive tunisien sont d'une importance capitale. Il me semble que ceci s'inscrit dans l'esprit de la nouvelle politique de voisinage de l'Union. Il faut que nos instruments soient réactifs et flexibles pour que nous puissions les utiliser quand nous en avons le plus besoin. Je salue la présence du commissaire Hahn qui a œuvré en faveur de cette nouvelle politique de voisinage.

Nous devons également soutenir la Tunisie au niveau sécuritaire, non seulement à travers un partenariat renforcé, mais également en contribuant à la résolution de la crise libyenne.

Je suis content de mentionner le fait que nous accordons ici au Parlement une attention particulière aux relations avec la Tunisie, notamment par la mise en place de la commission parlementaire mixte qui se réunira pour la deuxième fois la semaine prochaine à Tunis. Nous allons travailler en binôme, comme nous l'avons fait avec d'autres pays, notamment le Maroc et l'Algérie, et nous aurons la possibilité de soutenir la Tunisie en tant que modèle pour d'autres pays arabes.

 
  
  

VORSITZ: ULRIKE LUNACEK
Vizepräsidentin

 
  
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  Victor Boştinaru (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, caro amico Castaldo, ti voglio ringraziare per il tuo lavoro e anche per la tua amicizia verso la Tunisia.

As he underlined in his very balanced report, the post-revolution example of Tunisia is a successful one and we need to do everything within our possibilities to support this new democracy. The stability and security of Tunisia are paramount for the stability and security of the wider region and are fundamental for European security. It is for this reason that Tunisia has been targeted by Daesh, and it is for the same reason that we need to be even closer to, and to support, Tunisia.

Tunisia has suffered heavy consequences in its tourism industry and has also had to use large resources from its still fragile economy for security and military purposes and to face the Libyan refugee crisis. This is not the only reason for the current social and economic situation, but it has certainly contributed to it.

I am glad that this Parliament played an active role in the case of olive oil under macro-financial assistance. We are right in demanding reforms, but we need to give this country and its new Unity Government all the necessary support and tools.

And one final proposal. There is discussion right now about some of the Tunisian people’s assets which used to belong to Ben Ali and are still in European banks and within Member States. Let us do something and send back the assets to their owners, the Tunisian people!

 
  
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  María Teresa Giménez Barbat (ALDE). – Señora Presidenta, estimados compañeros, se suele decir que Túnez representa un modelo político de transición exitosa hacia la democracia tras la Primavera Árabe en el Magreb. Es así, y lo admiramos.

El principal reto del nuevo Presidente será poner fin a la grave situación de crisis económica y social del país, que representa una amenaza concreta para Túnez, pero también para la seguridad de toda el área euromediterránea.

Reconozco, señor Castaldo, el mérito de haber destacado en su informe que un preocupante número de jóvenes tunecinos son captados por el Estado Islámico o Dáesh.

Numerosos factores contribuyen a que los jóvenes se sientan atraídos por las falsas promesas de los extremistas, y uno de ellos podría ser que un tercio de la población total de Túnez en edad de trabajar no tiene hoy empleo. En este contexto, las protestas de los jóvenes en Túnez son una alarma que Europa tiene que escuchar.

Tenemos que poner en marcha medidas concretas para que la Unión pueda apoyar al país, con políticas dirigidas a los jóvenes para integrarlos en el mercado de trabajo y ayudarlos a planificar sus carreras, e invertir en nuevas empresas, y promover la participación de la mujer en la fuerza laboral del país.

 
  
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  Mariya Gabriel (PPE). – Madame la Présidente, je voudrais remercier et féliciter le rapporteur Castaldo pour le très bon rapport qui nous est présenté aujourd'hui.

La Tunisie est dans un processus de triple transition, politique, économique et sociale, et doit également faire face à des défis sécuritaires importants. C'est une priorité de la politique de voisinage de l'Union, non seulement en vue d'assurer la poursuite de la transition, mais aussi parce que ce pays a le potentiel de devenir une locomotive de la région méditerranéenne sur plusieurs plans. Des deux côtés, chacun doit faire son travail dans un investissement mutuel à la hauteur des enjeux.

J'insisterai sur trois éléments. Premièrement, les jeunes. Leur participation aux prochaines élections locales est cruciale, tout comme leur inclusion sur le marché du travail. Pour cela, nous le savons, le système éducatif doit pouvoir répondre aux besoins du marché du travail, notamment dans des secteurs à fort potentiel comme l'agriculture ou les énergies renouvelables.

Deuxièmement, l'intégration régionale doit faire partie des objectifs des relations UE-Tunisie, en matière de sécurité d'une part, en lien avec la situation en Libye et la radicalisation, et du point de vue économique d'autre part, il est clair, qu'une plus grande coopération et intégration entre la Tunisie et ses voisins serait bénéfique.

L'approche de l'UE doit aussi prendre davantage cette dimension en compte.

Enfin, je me réjouis que le rapport mette l'accent non seulement sur l'appui financier, mais aussi sur les possibilités opérationnelles pour soutenir la transition tunisienne.

La Commission parlementaire mixte UE-Tunisie, les échanges entre les administrations parlementaires et les administrations locales et le partage d'expériences acquises en matière de développement régional, sont autant d'éléments concrets.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D). – Madame la Présidente, Monsieur le Commissaire, tout d'abord félicitations à M. Castaldo pour la qualité de son rapport. Il nous fait là un diagnostic qui doit être à l'origine de mesures concrètes de la part de l'Union européenne, dans le but, comme ma collègue Gabriel l'a rappelé à l'instant, de lutter contre le terrorisme pour la sécurité de la Tunisie. Il y a plus de 500 kilomètres de frontières communes poreuses avec la Libye, il est donc évident qu'il y a là un enjeu sécuritaire que nous devons, nous, Européens, développer en partenariat étroit avec la Tunisie.

Enfin, bien évidemment, il nous faut faire en sorte que nous ayons un partenariat économique, agricole et lié au tourisme. La chute de l'activité principale touristique en Tunisie est mortifère, et donc, la lutte contre le terrorisme, pour la démocratie, pour le développement, c'est une lutte de la Tunisie, mais c'est aussi la lutte des Européennes et des Européens.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE). – Señora Presidenta, felicito, en primer lugar, al señor Castaldo, por su informe tan equilibrado.

Túnez, pese a sus grandes dificultades, es un caso positivo en el marco de las llamadas «primaveras árabes». Ha habido una limitada violencia durante el proceso transicional y, finalmente, un notable grado de consenso entre los diversos actores políticos, que llevó a la aprobación de la Constitución en 2014. El proceso se ha visto ahora reforzado, tras la formación de un nuevo Gobierno de unidad nacional, pese a la inestabilidad regional, en particular la generada por la guerra civil en Libia y los reiterados ataques terroristas. Estos entorpecen, sí, la transición en Túnez, y a ello hay que agregar las dificultades económicas y el elevado paro juvenil, fruto, también, de la debilidad del turismo, como se ha dicho.

La Unión debe mantener una estrecha cooperación política ayudando a Túnez a consolidar su transición democrática, como pide el informe que mañana votaremos. Debe, también, profundizar en nuestra asociación de movilidad, avanzar en las negociaciones comerciales y de servicios ahora en curso, fomentar las reformas económicas y mantener nuestro apoyo a la reforma del sector de seguridad.

Túnez es un socio importante, al que debemos apoyar en sus esfuerzos por la consolidación política, el desarrollo económico y social del país, la seguridad y la lucha contra el terrorismo. Un socio, y un vecino también, que es, además, un modelo político en el actual contexto regional Mediterráneo y en el mundo árabe, que, en general, tantas dificultades está encontrando para alcanzar fórmulas políticas democráticas estables e inclusivas.

 
  
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  Inés Ayala Sender (S&D). – Señora Presidenta, deseo felicitar y también unirme a las felicitaciones, señor Castaldo, porque emociona leer un texto que bucea tanto en el país, en Túnez y sus gentes, siendo exigente también con su Gobierno, con sus partidos y las instituciones, como si, en definitiva, se tratase de un informe de uno de nuestros países. Muchas gracias.

Deseo felicitar y dar las gracias también a la Alta Representante por su coraje y sabiduría, por romper tantas reservas austericidas y darle otro cariz a su labor, para ir poco a poco, con enorme tesón e inteligencia, construyendo un casi Plan Marshall —yo diría más bien un Plan Mogherini— para Túnez: el apoyo macrofinanciero de más de 500 millones de euros; por la apuesta por una zona de libre comercio que marque una diferencia e impulse la economía y el desarrollo autónomos tunecinos; por la facilitación de los visados, tan urgente y necesaria para marcar claramente la diferencia.

Ya solo faltaría añadir el banco euromediterráneo, que este Parlamento ha apoyado en muchos de sus informes; también la Estrategia Global de la UE sobre seguridad, que reconoce a los pueblos, pero también la oportunidad que supone compartir un desafío semejante, y felicitar por que Horizonte 2020 tenga finalmente también resonancias tunecinas.

 
  
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  Ramona Nicole Mănescu (PPE). – Doamnă președintă, intensificarea dialogului dintre Uniunea Europeană și Tunisia sprijină procesul de reformă politică și instituțională. O mai bună funcționare a statului este esențială, așadar, în succesul dezvoltării economice și sociale.

Parlamentul European trebuie să participe direct la acest dialog și să-și asume un rol activ, iar Comisia parlamentară comună reprezintă un instrument extrem de important. În procesul de reformă politică, alegerile din Tunisia reprezintă un moment cheie.

Astfel, salut implicarea Comisiei Europene și a EEAS și consider ca fiind extrem de important ca alocarea de fonduri, de altfel absolut necesare, să fie completată cu asistență tehnică și sprijin în organizarea acestor alegeri.

Salut propunerea generoasă a Comisiei de alocare a 500 de milioane de euro. Pentru ca efectul acestei asistențe financiare să fie unul sustenabil, este esențial ca tinerilor să li se acorde alternative reale, acces la educație de calitate, locuri de muncă și o politică inclusivă. Aceste măsuri sunt cele mai puternice arme în combaterea radicalizării și împotriva recrutării de către organizațiile teroriste.

Programul de reformă demarat de Tunisia în cooperare cu Uniunea Europeană în domeniul securității este unul extrem de important, știind că terorismul reprezintă o provocare comună. Deci, și măsurile și răspunsurile trebuie să fie comune. Tunisia nu figurează pe lista statelor terțe cu care Europolul va încheia acorduri și pentru a fi în linie cu politica declarată și cu obiectivele comune, consider că includerea Tunisiei pe această listă trebuie luată în considerare.

Vreau să felicit raportorul și raportorii din umbră pentru acest raport.

 
  
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  Silvia Costa (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, come è stato prima ricordato dall'on. Panzeri, la prossima settimana una delegazione del Parlamento europeo a cui do molta importanza, perché è una delegazione mista Unione europea-Tunisia insieme alla commissione Cultura, farà questa missione in Tunisia perché ne riconosciamo il ruolo prioritario per il futuro del Mediterraneo, per la politica di vicinato, ma anche per sostenere il processo democratico e rilanciare il partenariato in diversi ambiti, tra cui vorrei sottolineare la cultura, il patrimonio culturale, l'educazione, il settore dell'audiovisivo.

Come indica la relazione Castaldo, è necessario sviluppare insieme azioni in ambito economico e commerciale, con il rafforzamento del capitale umano, della società civile e della formazione dei giovani, nonché del dialogo interculturale attraverso relazioni in ambito culturale ampio e anche la partecipazione più forte ai programmi Erasmus Mundus e anche all'ex programma Tempus che viene ricondotto a Erasmus+.

Vorrei ricordare anche che in questo momento sono in atto alcuni progetti molto interessanti, e vorrei che nell'ambito della strategia culturale europea, che abbiamo molto apprezzato, e della diplomazia culturale europea, che è stata lanciata dai tre Commissari, ci sia un framework organico che dia più importanza e raccordi queste azioni.

 
  
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  Eduard Kukan (PPE). – Madam President, as the PPE rapporteur for the review of the European Neighbourhood Policy, it is with great interest that I follow events in this young democracy. Tunisia should, indeed, use this opportunity to become the role model for the region and show that the Arab Spring has not turned into an Arab winter everywhere.

The EU can deepen its partnership with Tunisia by supporting a continuous democratic process and offering guidance in that process, for instance in the judiciary sector and through reinforced European Neighbourhood Instrument (ENI) resources. The security situation in Tunisia remains extremely volatile as a result of both internal and external factors. Here too the EU can be instrumental in supporting the building of state security structures. This needs to be done together with our partners. I welcome the launch of the EU programme of support for security sector reforms in Tunisia.

Last year, Tunisians were awarded the Nobel Peace Prize. We should stand by them as the people of Tunisia try to make democracy in their country really work.

 
  
 

Die Präsidentin. – Für das nun folgende Catch-the-eye-Verfahren habe ich einige Wortmeldungen. Ich werde pro Fraktion nur einen Redner oder eine Rednerin nehmen, und nur jene, die noch nicht an der Reihe waren.

 
  
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  Juan Fernando López Aguilar (S&D). – Señora Presidenta, en el principio fue Túnez el origen de la Primavera Árabe, pero también de esa dimensión humanitaria de lo que hemos mal llamado la crisis de los refugiados. Por tanto, celebramos aquí un informe que cristaliza el caso positivo de un país que ha conseguido demostrar que no todo ha sido infierno árabe, sino, efectivamente, un tránsito a la democracia y a la Constitución, pero que recuerda a la Unión Europea la necesidad de ser globalmente relevante, tener una política exterior de estímulos positivos y no solamente de mirada negativa y remordimiento de conciencia después hacia la orilla sur del Mediterráneo y de corregir también la política humanitaria en la gestión de esa dimensión terrible de refugiados que vienen de la orilla sur.

Y la ocasión —y pongo el acento— es el código de visados para la introducción de los visados humanitarios en origen, en embajadas y consulados de la Unión Europea, porque pueden marcar una diferencia y mostrar que no solamente en el caso bilateral de Túnez, sino en el aprendizaje de las lecciones que se desprende de esa experiencia, la Unión Europea ha mejorado también.

 
  
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  Νότης Μαριάς ( ECR). – Κυρία Πρόεδρε, σύμφωνα με το σημείο 42 του ψηφίσματος, το Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο «εκφράζει τις ανησυχίες του για τη βιωσιμότητα του χρέους της Τυνησίας και ζητεί τη διερεύνηση πιθανών τρόπων ώστε να καταστεί περισσότερο βιώσιμο· ζητεί τη μετατροπή του χρέους της Τυνησίας σε επενδυτικά σχέδια, ιδιαίτερα για την οικοδόμηση στρατηγικών υποδομών και τη μείωση των περιφερειακών ανισοτήτων· ζητεί από τα κράτη μέλη να διερευνήσουν τρόπους για τη διασφάλιση της προτιμησιακής αναδιάρθρωσης του χρέους της Τυνησίας». Απ’ ό,τι άκουσα, ούτε η κυρία Mogherini, αλλά ούτε, βεβαίως, οι συνάδελφοι που μίλησαν από τις πολιτικές ομάδες είχαν αντίρρηση στο θέμα αυτό.

Οπότε, τίθεται το ερώτημα: γιατί να μην εφαρμοστεί το ίδιο και για την Ελλάδα; Γιατί διαφωνεί η Επιτροπή για την αναδιάρθρωση του ελληνικού χρέους; Γιατί η Ευρωπαϊκή Ένωση δεν δέχεται διαγραφή του ελληνικού χρέους, που είναι άλλωστε και επονείδιστο; Γιατί επιβάλλει η Ευρωπαϊκή Ένωση λιτότητα στην Ελλάδα προκειμένου να εξοφληθεί το χρέος; Γιατί επιβάλλει ξεπούλημα της ελληνικής περιουσίας για την εξόφληση του χρέους; Γιατί δεν εφαρμόζεται το ίδιο και για την Ελλάδα;

 
  
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  Jasenko Selimovic (ALDE). – Madam President, the democratic development in Tunisia represents one of the few successful examples of democratic transition in the wake of the Arab Spring. Unfortunately, after the terrorist attacks in Tunisia which had a tremendous impact on the country’s economy, this Parliament did not fully deliver on the promised solidarity. We should have fully supported macro-financial assistance and additional exports of olive oil in order to secure growth. Anyhow, we supported the EU-Tunisia Free Trade Agreement and that help was needed in the short term.

Now the EU must not miss the opportunity to step up in terms of financial support and technical assistance for Tunisia to cope with the political, economic and social needs in the medium and long term. Trade openness and structural economic reforms aimed at supporting long-term employment should be explored in order to enable the Tunisian economy to achieve tangible results. I hope that Parliament will not, once again, let the Tunisian people down and that we will, together this time, fully deliver the promised solidarity.

 
  
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  João Pimenta Lopes (GUE/NGL). – Senhora Presidente, este relatório não traz nada de novo em torno do que são as relações externas da União Europeia com países terceiros.

Antecâmara de um possível acordo de livre comércio e instrumento neocolonial de exploração económica que a União tem disseminado por todo o planeta, a estratégia de ingerência e interferência nos assuntos internos de um país soberano está bem desenhada: reformas democráticas, políticas institucionais de desenvolvimento económico e social, política de segurança e defesa, de pretenso combate ao terrorismo, e reformas para a investigação, educação e cultura. Reformas, leia-se, para transformar um país, condicionando o financiamento às políticas e aos conceitos ideológicos da União, liberalizando a economia e impondo ainda mais a exploração e o empobrecimento dos trabalhadores e do povo à custa do esbulho das riquezas daquele país.

Uma agenda de submissão, que descaradamente se pretende comparar, imagine-se, a um plano Marshall, denúncia evidente dos objetivos reais desta relação que se desenha sobejamente desequilibrada.

 
  
 

Die Präsidentin. – Danke sehr.

 
  
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  Johannes Hahn, für die VP/HR. – Frau Präsidentin! Ich werde mich bemühen. Ich möchte mich auch bei Ihnen allen bedanken für diesen konstruktiven Gedankenaustausch, auch im Namen der Hohen Vertreterin, insbesondere beim Berichterstatter Castaldo für diesen sehr umfassenden Bericht.

Wie schon gesagt wurde: Wir widmen Tunesien besondere Aufmerksamkeit. In wenigen Tagen werden wir eine umfassende Kommunikation für Tunesien vorlegen. Es ist auch vorgesehen, dass wir das Budget, die finanziellen Aufwendungen, für Tunesien nahezu verdoppeln in der Größenordnung von etwa 300 Millionen Euro pro Jahr. Aber – wie das einige Redner auch angesprochen haben – es geht darum, dass diese Gelder auch zielgerichtet zur wirtschaftlichen Entwicklung eingesetzt werden. Wirtschaftliche Entwicklung schließt auch die Unterstützung etwa bei der Berufsausbildung ein. Hier gibt es auch einige interessante Programme einiger europäischer Mitgliedstaaten. Wir brauchen hier das Zusammenwirken zwischen der Ausbildungsseite und der Wirtschaftsseite.

Aber ich darf auch jene Damen und Herren, die in den nächsten Tagen vonseiten des Parlaments nach Tunesien fahren, einladen und bitten, bei ihren Gesprächspartnern darauf zu dringen, dass auch die notwendigen Reformen stattfinden. Denn wenn man Unternehmen anlocken möchte, dann muss man auch die entsprechenden gesetzlichen Rahmenbedingungen schaffen. Da ist sicherlich noch – wie es so schön heißt – room for improvement, und hier bedarf es eben auch der Mitwirkung der tunesischen Seite.

Wir alle sind froh, dass sich die innenpolitischen Turbulenzen aufgelöst haben und es eine stabile Regierung gibt. Und es ist auch erfreulich, dass der tunesische Präsident Essebsi Anfang Dezember auf Einladung Ihres Präsidenten nach Brüssel kommen wird und eine Rede halten wird. Das ist erstmalig der Fall und zeigt eben, dass sich die Beziehungen zwischen der Europäischen Union und Tunesien weiter vertiefen. Tunesien ist definitiv eines unserer Schwerpunktländer.

Und eine letzte Bemerkung. Auch ist es wichtig – Tunesien ist für uns auch ganz wichtig –, die regionale Entwicklung in der Region, im Maghreb voranzutreiben. Es ist das einzige Land, das in der Region praktisch mit allen Nachbarländern on good terms ist, und das sollte und muss auch genutzt werden, um dort die wirtschaftliche Entwicklung und damit auch die Stabilität voranzutreiben.

Nochmals vielen herzlichen Dank für Ihr nachhaltiges Interesse an der Entwicklung Tunesiens!

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo, relatore. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare nuovamente i relatori ombra e tutti gli oratori perché i loro interventi hanno dimostrato chiaramente quanto questa relazione sia frutto effettivamente di un lavoro condiviso, di un lavoro partecipato, nel quale si sono fuse, trovando un equilibrio e un'armonia, le diverse istanze e le diverse priorità, espressione dei gruppi politici.

La Tunisia ha dimostrato con un piccolo miracolo che è completamente possibile, oggettiva e tangibile la compatibilità tra Islam e democrazia che molti hanno in passato ritenuto essere impossibile. L'impegno del Parlamento europeo può e deve essere costante e fondamentale, come dice anche un passaggio della relazione, nel sostenere il nostro omologo parlamento tunisino, l'Assemblea dei rappresentanti del popolo, che oggi ha ancora delle difficoltà tecniche e operative importanti: avremo modo di discuterne nella missione che andremo a svolgere dal 19 settembre, la settimana prossima, nella quale ci confronteremo su un piano di parità con i nostri omologhi, i nostri amici parlamentari tunisini, per lavorare su singoli dossier. Questa è la strada: non dobbiamo limitarci alle dichiarazioni, ma portare avanti impegni concreti, piani puntuali sulle singole tematiche affrontate.

Oggi come oggi, il terrorismo resta purtroppo il punto numero uno dell'agenda. Anche il 29 agosto sono morti tre soldati al confine con l'Algeria, in uno spazio ormai in cui le frontiere perdono di significato, in cui la mobilità di certi gruppi pone veramente in discussione quegli Stati che vogliono chiudersi e non vogliono invece cooperare in un'ottica regionale. La cooperazione Algeria-Tunisia è stata un pilastro da questo punto di vista e noi auspichiamo di poterla presto estendere all'intero Maghreb non appena ci sarà una stabilizzazione della Libia.

Mi preme sottolineare un altro aspetto molto importante: il tema dei diritti umani, molti di voi l'hanno evocato. Noi continuiamo a porli all'attenzione del governo, pur essendo consapevoli che la Tunisia, da questo punto di vista, è senz'altro il paese primo della classe. Noi però pretendiamo un impegno forte, concreto e totale per l'abolizione della pena di morte, perché a tutt'oggi ci dispiace constatare che questo passo ancora non è stato intrapreso.

La società civile tunisina merita tutto il nostro pieno e convinto sostegno, non soltanto perché ha vinto il Nobel, ma perché, prima, durante e dopo la rivoluzione, ha dimostrato di essere il vero cuore pulsante del paese. A noi europei guadagnarci il premio Nobel della solidarietà e anche della lungimiranza sostenendo il miracolo della rivoluzione tunisina.

 
  
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  Die Präsidentin. – Die Aussprache ist geschlossen.

Die Abstimmung findet am Mittwoch, 14. September 2016, statt.

Schriftliche Erklarungen (Artikel 162 GO)

 
  
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  Afzal Khan (S&D), in writing. – I welcome this report’s strong emphasis on closer collaboration between the EU and Tunisia, which this year mark 40 years of cooperation. However, our objective of helping Tunisia implement adequate reforms, boots employment and develop sustainable and inclusive growth will only materialise in a just and fair society. The EU must pay closer attention to the new Tunisian draft economic reconciliation law which may jeopardize this process. It offers no accountability, but blatant amnesty, for the many economic crimes committed against the Tunisian people, and its state. The victims are outraged, and civil society organisations are mobilizing against it. The law’s defenders argue that it is necessary to turn the page on the past in order to attract foreign investment. I fundamentally disagree. The corrupt must not escape justice. If they do, the promise of the Tunisian revolution will be lost. We in Europe have a duty to monitor this process carefully, as plans to implement an ambitious free trade agreement between the EU and Tunisia must not come at the expense of fairness. The democratic transition process in Tunisia is still a successful example of reform possible in the Arab World. We must ensure that it remains that way.

 
Oikeudellinen huomautus