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Menetlus : 2015/2328(INI)
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Dokumendi valik : A8-0030/2017

Esitatud tekstid :

A8-0030/2017

Arutelud :

PV 02/03/2017 - 2
CRE 02/03/2017 - 2

Hääletused :

PV 02/03/2017 - 6.7
CRE 02/03/2017 - 6.7
Selgitused hääletuse kohta

Vastuvõetud tekstid :

P8_TA(2017)0062

Arutelud
Neljapäev, 2. märts 2017 - Brüssel Uuendatud versioon

2. Programmi „Loov Euroopa“ rakendamine (arutelu)
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione di Silvia Costa, a nome della commissione per la cultura e l'istruzione, sull'attuazione del regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE (2015/2328(INI)) (A8-0030/2017).

 
  
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  Silvia Costa, relatrice. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissario, innanzitutto desidero ringraziare i relatori ombra per il loro grande apporto. È la prima volta che facciamo una relazione di implementazione di un programma pluriennale come Parlamento.

"Europa creativa" è l'unico programma diretto dell'Unione europea per il settore creativo, culturale e audiovisivo, che oggi coinvolge 39 paesi, con un budget di un miliardo e mezzo per il periodo 2014-2020. Un budget che ha registrato, in questi sette anni, un incremento del 9 %, ma rappresenta appena lo 0,15 % del bilancio europeo. Eppure ci sono alcune evidenze. La crisi europea rivela l'esigenza di un forte investimento nella cultura e nel dialogo interculturale e nella ricerca collegata alla cultura.

Le attività legate al patrimonio culturale sono una risorsa crescente di nuova occupazione, innovazione, competenze, inclusione sociale e turismo culturale. Inoltre, il settore culturale e creativo audiovisivo rappresenta ormai oltre il 5 % del PIL europeo, che diventa il 12 % se includiamo la moda e la pubblicità.

La grande quantità e qualità dei progetti presentati a "Europa creativa" dimostra una grande vitalità del settore, che però è prevalentemente costituito da soggetti no profit, piccole e medie imprese, istituzioni culturali e associazioni, che vanno sostenuti, accompagnati nella sfida del digitale, nella formazione di nuove competenze e favorendo la cooperazione, la mobilità di artisti professionisti e prodotti culturali, sostenendo le coproduzioni, le reti europee di professionisti, rafforzando la capacità industriale dell'audiovisivo europeo e il suo accesso al mercato anche estero, favorendo in particolare l'internazionalizzazione delle carriere.

Questi sono gli obiettivi più strategici di "Europa creativa": avere riunito sotto un unico programma i precedenti programmi "Cultura" e "Media", pur mantenendoli distinti, con l'aggiunta di un settore trasversale si è rivelato utile per dare forza e maggiore visibilità al programma e per coordinare la governance, ma non ha ancora prodotto quei risultati di integrazione fra i diversi settori e progetti che ci aspettavamo. Purtroppo, "Europa creativa" soffre del suo stesso successo: il rapporto fra domande presentate e accolte è estremamente limitato, con un tasso di successo pari solo al 16 % per i progetti nel sottoprogramma "Cultura", e al 32 % per il sottoprogramma "Media".

Con questa relazione di implementazione chiediamo con forza alla Commissione europea e agli Stati membri una robusta integrazione dei fondi, in linea con le ambizioni del programma, ma chiediamo che finalmente la cultura diventi l'undicesima priorità almeno del programma della Commissione; non compare la parola.

Il testo che stiamo per votare chiede: miglioramenti alla gestione del programma, miglioramenti nella valutazione e nei criteri di valutazione dei progetti, per renderlo più accessibile, semplice, trasparente, capace di sostenere ogni settore e quindi essere più equilibrato fra i settori, i soggetti di piccoli e di grandi dimensioni e anche naturalmente l'equilibrio fra piccoli e grandi Stati membri (i partecipanti), dando spazio all'ambizione europea di contare sulla scena mondiale della cultura e insieme di sostenere la creatività di giovani, di realtà e di istituzioni storiche in cui riconosciamo le nostre radici, così come abbiamo apprezzato i bandi finalmente rivolti anche all'inclusione sociale e anche agli immigrati e rifugiati.

Sarà necessario riorientare il programma sulla qualità e il valore artistico delle proposte culturali – e non solo economico, come talvolta sembra prevalere – sostenendo l'integrazione con altri programmi e l'apertura a partenariati con paesi extraeuropei, soprattutto quelli che si affacciano nell'area mediterranea e in vista della nuova strategia per la diplomazia culturale e per l'Anno europeo del patrimonio culturale, fortemente voluto dal Parlamento per il 2018.

Chiediamo di superare gli attuali automatismi per salvaguardare la diversità della produzione audiovisiva europea, ma valorizzando le reali capacità di produzione e la circolazione di prodotti audiovisivi nonché un maggiore supporto alle posizioni europee e alle coproduzioni in ambito anche televisivo, con produttori indipendenti, e più accesso da parte delle sale cinematografiche e della distribuzione online.

Si deve fare di più per rafforzare le sinergie tra il programma "Europa creativa" e i diversi programmi pluriennali, in particolare Erasmus+ e Orizzonte 2020. Il collegamento fra ricerca, innovazione e cultura è assolutamente – e sono felice che ci sia il Commissario Moedas, perché so che è molto sensibile a questo tema – ma anche per l'innovazione nelle piccole e medie imprese culturali.

Vado alla conclusione. Siamo in attesa, infine, di conoscere gli esiti del nuovo strumento finanziario di garanzia che abbiamo fortemente voluto, dedicato a questo settore, poiché sono stati appena selezionati, da pochissimo, i primi due istituti finanziari europei e speriamo che anche altri possano essere selezionati per coprire con equilibrio il territorio europeo, ma chiediamo che sia dato seguito alla proposta di integrarli con l'EFSI, usandoli anche come front-loading per rafforzare la dimensione economica e imprenditoriale del settore.

 
  
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  Carlos Moedas, Member of the Commission. – Mr President, next year we will be celebrating, as you know, the European Year of Cultural Heritage. This is a perfect opportunity to bring Europe’s cultural richness into the spotlight and to recall the shared values that connect us and make us stronger. So let me thank this House for its strong commitment to the Year of Cultural Heritage.

The European Year will also be an opportunity to take stock of what the Creative Europe programme is doing for the heritage sector in terms of cross-border cooperation, capacity building and awareness—raising, and more generally the European Year can showcase the positive impact of the programme on Europe’s cultural and creative operators.

Your report comes at a very good moment, at a crucial moment – halfway through the programme’s lifespan when we need to reflect on what we have achieved so far and start work to prepare the future. It is in our common interest to keep a critical eye on how the programme is implemented. I would like to thank Ms Sylvia Costa, as rapporteur, and the shadow rapporteurs for their positive and constructive recommendations. They will all be carefully taken into account in the ongoing mid-term evaluation of the programme.

Let me just make a couple of comments. First, the policy objectives of Creative Europe are to safeguard diversity – and here, as Commissioner for Research, I feel that this is the biggest asset we have in terms of innovation and science and technology, this diversity that your programme safeguards – and make the European cultural and creative sectors more competitive. While these aims remain valid, we are faced with new political and societal challenges such as migration and the rising of populism. Promoting cultural diversity goes hand in hand with opening up cultural participation to more citizens and showcasing our common values with and beyond Europe’s societies.

I am very happy that Creative Europe has proven to be flexible enough to respond to these new challenges. To give you an example, in 2016, following the refugee crisis, we issued a specific call to support cultural projects working to help integrate refugees. At the same time, the number of countries in the EU neighbourhood participating in a programme is growing; negotiations with Israel and Tunisia are underway. This shows the potential of cultural cooperation as a public diplomacy tool in line with the recently adopted strategy of international cultural relations.

Your report calls for strengthening the cross-cultural and the cross-sectoral strength. I could not agree more. Key challenges such as globalisation, the digital transformation, skills development and access to financing are common to all cultural and creative players without undermining the specificities of each sector. We need to find ways to address these challenges in the framework of an integrated programme and reinforce the cross-sectional dimension further. Why? Because today, most innovations are at these cross-sections. We have discovered everything we could at the core of the disciplines. The new things are really at this border and that is one of the fantastic things about your programme.

We are already working on these and let me give you some examples. First, through dialogue with the stakeholders involved. We have been trying to keep abreast of the changing needs of the audiovisual and cultural sectors. Second, our cross-sectoral projects, such as creative hubs, are testing how best to promote innovation and ensure a structuring effect to support industry adaptations to an evolving ecosystem.

Finally, the Guarantee Facility – and you talk about it in your report – that Guarantee Facility is now in operation. It has been very well received with three agreements already signed with financial institutions in France, Spain and Romania, and there are more coming up.

Let me now come to the question of funding. I am fully aware that many high-quality projects cannot be funded due to the programme’s small budget and Ms Costa just mentioned to me before we came in how small the budget is. I am equally aware of the frustration that this creates amongst applicants and potential applicants. As you rightly point out, this is especially relevant for cooperation projects under the cultural sub-programme.

We are trying to address this issue within our room for manoeuver. First, the annual budgets are scheduled to increase until 2020. Secondly, we are thinking about creating a dedicated envelope for smaller cooperation projects – and you talked about it – that would allow us to reach out to new cultural organisations with little experience of working at European level and to involve more grass-roots organisations. Finally, we will continue to make the programme more easily accessible to smaller cultural operators and we are doing so by simplifying our application procedures. Simplifying is essential and is speeding up selection of the decisions by cutting the red tape where possible.

There is only so much we can do, as Ms Costa told me before we came in, with 0.15%, 0.14% of the multiannual financial framework (MFF) currently dedicated to Creative Europe. I am convinced that we can and should do better than that.

Let us be more ambitious for the future. I know I can count on your continued support in this respect, so let us make sure that Creative Europe can truly support and reinforce one of Europe’s greatest assets: its culture.

 
  
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  Clare Moody, rapporteur for the opinion of the Committee on Budgets. – Mr President, the Creative Europe programme addresses two of the most fundamental issues that we face today. One is: what are the future jobs going to be? The other is: how in this divisive time do we bring people and communities together? When we look at the possibilities that the digital world of the 21st century will provide for skilled employment, the cultural sector is often rightly cited as the source of jobs long into the future. The new financial instrument aimed at SMEs only deepens the importance of this programme in supporting the growth of this sector.

Beyond the imperatives of growth, there is the separate work of bringing people together. In particular, this programme has now taken on the responsibility of supporting social inclusion for refugees. Ms Costa’s excellent report highlights the strength of this work, but also importantly points to what can be done to improve its delivery. We must ensure it has the resources to fulfil its important role in our society.

 
  
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  Bogdan Brunon Wenta, w imieniu grupy PPE. – Panie Przewodniczący! Na wstępie chciałbym podziękować pani poseł Coście za bardzo dobre sprawozdanie dotyczące wdrażania programu „Kreatywna Europa” oraz wzorową współpracę przy negocjacjach.

Pierwszy etap wdrażania programu oceniamy pozytywnie. „Kreatywna Europa” to stosunkowo niewielki program o szerokim zasięgu i dużych ambicjach. Potwierdził on swój niezwykły sukces, ponieważ z całej Unii z prośbą o dofinansowanie z funduszy europejskich wpłynęło aż 15 tys. projektów. Dlatego bardzo ważne jest zwiększenie, o czym zresztą tu już powiedziano, budżetu na ten program i o to apelujemy do Komisji i do państw członkowskich. Uważam także, że podprogram MEDIA musi mocniej skupić się na digitalizacji dziedzictwa filmowego, na partnerstwach między szkołami filmowymi i na wsparciu dla profesjonalnych sieci, z uwzględnieniem wszystkich graczy w sektorze, także autorów czy pisarzy. Zasady udziału w programie powinny być bardziej przejrzyste i bardziej transparentne, aby zwiększyć udział projektów w programie „Kreatywna Europa”.

Uważam, że ważnym elementem jest też otwarcie dialogu z sektorem muzycznym i nadanie konkretnej wagi temu sektorowi w programie „Kreatywna Europa”. Z zadowoleniem przyjmuję również uruchomienie w drugim semestrze 2016 roku instrumentu finansowego i gwarancji bankowych dla sektora kreatywnego. Ważne jest, żeby ten instrument działał jak najszybciej i najefektywniej. Umożliwi to małym przedsiębiorstwom sektora kultury i sektora kreatywnego uzyskanie kredytów bankowych do kwoty 750 milionów euro.

 
  
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  Luigi Morgano, a nome del gruppo S&D. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi la produzione di contenuti di qualità, la capacità di innovare, di narrare, di immaginare, di emozionare è diventata la nostra vera materia prima ed è fonte di occupazione, come è già stato sottolineato, in particolare giovanile.

"Europa creativa" – lo ha ricordato prima Silvia Costa – è l'unico programma diretto dell'UE per il settore creativo, culturale e audiovisivo. Si propone di salvaguardare e promuovere la diversità culturale e linguistica e coltivare e sostenere la competitività dei settori culturali e creativi. Un programma relativamente piccolo, diviso, come già ricordato, in due sottoprogrammi "Cultura" e "Media", ma assolutamente strategico, in particolare da quando, credo anche grazie alla caparbia tenacia della commissione cultura del Parlamento europeo, nel 2016 è stato dotato di un nuovo strumento finanziario transettoriale.

Uno strumento di garanzia importante, seppure con un bilancio oggettivamente contenuto, pari a 121 milioni di euro, e un fattore di moltiplicazione stimato al 5,7 che, come è stato ricordato dal Commissario, ha già portato comunque ad alcuni risultati concreti. Nei primi mesi di quest'anno sono stati firmati accordi per il sostegno alle piccole e medie industrie del settore, in Spagna, Francia e Romania. Purtroppo, il rapporto tra domande presentate e accolte resta il problema fondamentale, perché è troppo limitato. La soluzione passa da una necessaria semplificazione amministrativa già concordata, ma soprattutto da un più adeguato incremento della dotazione finanziaria, e il riferimento ad EFSI mi pare obbligato.

Dopo i primi due anni di attuazione quindi di questo programma, possiamo affermare che "Europa creativa" è un punto di riferimento fondamentale per l'arte e la cultura europea e bisogna anche dire che è molto popolare tra migliaia di cittadini.

 
  
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  Hans-Olaf Henkel, im Namen der ECR-Fraktion. – Herr Präsident, Herr Kommissar Moedas! Sie sollten dieses Projekt nicht mit Kultur, sondern mit Wissenschaft und Wirtschaft begründen. Ich kenne wunderschöne italienische Opern, aber ich kenne keine europäische Oper. Ich lese portugiesische Literatur, aber ich habe noch nie ein Buch in europäischer Sprache gelesen. Ich gehe gerne zum Italiener essen, aber haben Sie schon mal in Brüssel ein europäisches Restaurant gesehen? Ich nicht. Und ich kenne auch niemanden, der einer europäischen Fußballmannschaft zujubelt.

Meine Damen und Herren! In meinem Land ist Kultur eine Verantwortung der Bundesländer. Es gibt in Deutschland keinen Minister für Kultur, und ich finde das richtig. Die Frage ist, warum wir uns in diesem Hause mit der sogenannten europäischen Kultur beschäftigen müssen. Jeder Versuch, den Bürgern weiszumachen, dass es statt italienischer, portugiesischer, britischer, schottischer, katalanischer Kultur nun eine europäische Kultur geben soll, ist nach meiner Meinung anmaßend. Es gibt sicherlich reiche Kultur in Europa, aber es gibt keine europäische Kultur. Jeder Versuch, eine europäische Kultur hier zu kreieren, ist nach meiner Meinung anmaßend. Die europäische Kultur ist deshalb so vielfältig, weil sie in den Ländern und in den Regionen entsteht. Der Versuch, ihr eine europäische Kultur entgegenzusetzen, ist nicht vielfältig, sondern einfältig.

 
  
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  Kaja Kallas, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, there was a sentence in an article in the Guardian about the age of robots which said: ‘If you want a job, you must be as unlike a machine as possible: creative, critical and socially skilled.’ Creativity in the age of the internet is everywhere. People write stories on their blog, they upload songs, they create short videos, and with innovation in robotics and artificial intelligence we will need more and more creative people.

Creativity should not only be supported by the Creative Europe programme, it should be part of every policy, as innovation should be. What is key to creativity, however, is diversity, and Europe has diversity: diversity of languages, of cultures and of history. Therefore, I believe that the Creative Europe programme should also nurture this diversity.

However, when we look at the share of financing that each Member State gets from this programme, most of the funding seems to go to the big five countries with high production capacity and, as I understand it, the same countries want an even larger share of the funding. Therefore I would stress the importance of the Creative Europe programme being open and fair to all creators and all projects, and not just the ones who might, on paper, get the bigger audience and be the most profitable, because this is not what the programme should be about.

I also believe that we should stress another point: although Europe is very diverse, consumers’ wishes and behaviour are very similar everywhere. Technology has brought them choice – choice to access content from anywhere, at any time and on any device. No consumer wants to wait for six months or a year to see a movie on TV, and I do not think any creator wishes to limit the amount of people who will see their work. But, by staying stuck in our current models of movie distribution, of financing based on territoriality, and by lacking creativity ourselves in this respect, we are not helping either consumers or creators – maybe only the middlemen in between.

The Creative Europe programme should not forget its own name: ‘Creative Europe’. It should support works that will be made widely available and accessible to all European citizens, not only in movie theatres but also online. It should promote innovative financing and distribution models that are not based on territoriality but on EU-wide access, and it should help to create an environment for European online platforms to start up and scale up, because if the idea of our current model is the best one for European creativity, why then do so many movies not even make it into cinemas? This is wrong, as is the idea that only our current model, largely based on territorial exclusivity, is the best one, when online platforms such as Netflix and Amazon have started to finance their own – very diverse and high-quality – content.

 
  
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  Martina Michels, im Namen der GUE/NGL-Fraktion. – Herr Präsident, Herr Kommissar, liebe Kolleginnen und Kollegen! Im Bericht heißt es: Das Programm „Kreatives Europa“ ist Opfer des eigenen Erfolgs – zu viele Projektideen, zu wenig Budget. Was sagt uns das? Die Verantwortung der Mitgliedstaaten für Kultur sichert kulturelle Vielfalt, und regionale Kultur wird letztlich auch in anderen europäischen Programmen gefördert. Und trotzdem – Herr Henkel – braucht es auch eine europäische Kulturpolitik, die mehr bekommt als einen Katzentisch am Rande des europäischen Binnenmarktes.

Unsere Zukunft wird kein schillerndes Gewebe aus ökonomischen Kennziffern sein, mit Abschottungsstrategien werden wir nichts gewinnen. Aber unsere Zukunft hängt von unserer gegenwärtigen Fähigkeit ab, in vielen Sprachen zu kommunizieren, auch mit Musik und Bildern. Ein interkultureller demokratischer Dialog ist keine Selbstverständlichkeit, er ist im kulturellen Gedächtnis Europas eingraviert. Wollen wir über diese Schätze verfügen, müssen wir sie stärker fördern. Die Einbindung der Südlichen Partnerschaft Europas muss mit dem Programm „Kreatives Europa“ viel umfassender begleitet werden. Eine Aufstockung benötigen wir auch beim Teilprogramm „Media“. Film und moderne Medien brauchen genau wie Chemie oder Ingenieursleistungen gute Labore, Platz für Fehlversuche und Experimentierräume. Dafür brauchen wir mehr europäische Öffentlichkeit. Und dann ist die Frage nach einem aufgeschlossenen Publikum nicht nur eine Frage des besseren Marketings.

Um es kurz und deutlich zu sagen: Ja, Kultur kostet, doch Unkultur kostet mehr. Und deshalb werbe ich um Zustimmung.

 
  
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  Helga Trüpel, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Herr Präsident, Herr Kommissar, liebe Kolleginnen und Kollegen! Das erste, was ich betonen möchte, ist, dass die europäische Kulturpolitik von einem demokratischen Kulturbegriff ausgeht. Es geht eben nicht um einen nationalistischen Kulturbegriff oder einen ethnischen oder gar einen rassistischen, sondern die europäische Kulturpolitik ist zutiefst davon geprägt, egalitär zu sein. Es geht um Vielfalt und auch um den Umgang mit kulturellen Minderheiten. Herr Henkel, Sie sind völlig auf dem Holzweg, wenn Sie behaupten, es würde hier um eine Homogenisierung oder um eine falsche Einschränkung gehen, es würde nur noch um europäische Kultur gehen. Das Interessante ist gerade, dass es um die Anerkennung der Vielfalt geht. Es geht darum, diese zu fördern und natürlich Künstler und Bürger in die Lage zu versetzen, die Vielfalt der europäischen Kulturen kennenzulernen, davon zu profitieren, sie wertzuschätzen, wirklich zu wissen, welchen kulturellen Schatz der Vielfalt es in der Europäischen Union gibt. Alles andere zu behaupten, ist fast schon bösartig, denn es geht gerade darum, den Menschen klarzumachen, welche Chancen sie mit der kulturellen Vielfalt in der Europäischen Union haben.

Es geht mir insbesondere darum, anzuerkennen, dass die europäische Kreativindustrie ein wesentlicher Beitrag zu dieser Vielfalt ist – auch zur europäischen Investitions- und Wirtschaftspolitik. Deswegen muss die Kreativindustrie auch ein wesentlicher Teil der europäischen Wirtschaftspolitik sein, und dieses Kulturprogramm muss vor allem leisten, den Eigenwert der Kultur anzuerkennen. Wir haben gerade im Kulturbereich viele Projekte, die nonprofit sind, die nicht mit großen Summen umgehen, aber in der Lage sind, wirklich in die Gesellschaft auszustrahlen. Projekte, die die Menschen auf einer Ebene ansprechen, wie andere Politiken es nicht können. Und dieser Teil ist an diesem europäischen Kulturprogramm „Kreatives Europa“ so entscheidend, und deswegen müssen wir es stärken und es nicht schlechtreden oder es klein machen. Sondern es ist ein wesentlicher Teil einer wirklich gut verstandenen europäischen Politik, die die Menschen erreicht, und zwar in ihren Herzen und in ihrer Vielfalt im alltäglichen Leben.

Deswegen ist es mir so wichtig, dass die Antragstellung auch gerade für kleine Projekte vereinfacht wird, weil sich viele enttäuscht davon fühlen, dass sie wenig Möglichkeiten haben, auf einfachem Wege, wenn es um kleine Summen geht, diese Programmanträge zu stellen – da kann einiges verbessert werden. Ich möchte auch nochmal betonen – wie schon etliche Kollegen vor mir –, dass der Kulturetat, wie er jetzt in der Europäischen Union ist, bei Weitem zu gering ist. Mit 0,15 % vom MFR reflektiert er eben nicht die wirkliche gesellschaftliche Bedeutung der Vielfalt der Kultur der Europäischen Union. Deswegen soll das dringend geändert werden, wenn es um die nächste finanzielle Vorausschau geht.

Zum Glück hat die Kommission ein neues Projekt für die Integration mit Kulturarbeit für die Flüchtlinge gestartet. Wir sind gestartet mit einer Summe von 1,6 Millionen. Das ist zwar besser als nichts, aber es macht angesichts der Aufgabe, die wir da haben, deutlich, dass das viel zu gering ist. Deswegen nochmal mein klares Petitum: Der Kulturetat der Europäischen Union für die Sicherung der Vielfalt und die Wertschätzung der Vielfalt muss angehoben werden!

 
  
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  Isabella Adinolfi, a nome del gruppo EFDD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo ringrazio la relatrice per il lavoro svolto. La relazione che oggi votiamo rappresenta un buon compromesso. Sono convita infatti che il programma Europa creativa, seppur presentando alcune criticità, nel suo complesso debba essere considerato e giudicato positivamente.

Questo è vero soprattutto per quanto riguarda le opportunità che esso genera per le micro, le piccole e le medie imprese e sono d'accordo con la richiesta di aumentare i fondi a favore del programma. Invece, proprio per questo motivo, non giudico positivamente lo spostamento di fondi, di 3 milioni di euro, che verrà effettuato per il finanziamento dell'Anno europeo del patrimonio culturale nel 2018. Non credo, infatti, che questo tipo di operazioni possa essere avallato e non possiamo distrarre fondi da un programma che già risulta ampiamente sottofinanziato.

Ulteriori punti che mi sembrano degni di nota sono, da un lato, la necessità di snellire e semplificare le pratiche burocratiche per la partecipazione ai bandi – come hanno detto già molti colleghi. A tale riguardo, corretta è la richiesta di favorire l'impiego di strumenti digitali. Dall'altro, il riconoscimento che il sistema degli indicatori di rendimento del programma prendano in considerazione gli aspetti creativi e artistici, e non solo quelli puramente economici.

Tutti dovremmo considerare questo riconoscimento come di cruciale importanza, se crediamo nella creatività. L'aspetto creativo, per essere sviluppato appieno e generare opere di qualità, non può essere sempre soggiogato al rendimento economico. La spasmodica ricerca del profitto a tutti i costi uccide la creatività. Ben vengano quindi programmi come Europa creativa che si prefiggono forme di supporto pubblico, stando sempre attenti a forme di abuso.

 
  
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  Dominique Bilde, au nom du groupe ENF. – Monsieur le Président, je salue le travail de la rapporteure avec laquelle je partage certains constats et préconisations pour la mise en œuvre du programme "Europe créative". Le rapport reconnaît, en effet, la complexité de la structure administrative et financière, notamment pour les PME, et exhorte la Commission à plus de simplification, en particulier pour les procédures de candidatures.

Je soutiens, par ailleurs, les recommandations de la rapporteure sur les projets de traduction littéraire, qui devraient prévoir la promotion du livre et de la lecture, objectifs fondamentaux, à mon sens, non seulement pour la santé de nos industries mais également dans leur dimension éducative.

J’ai cependant des réserves sur d’autres points. Cela ne vous surprendra pas.

Vous vous plaignez du budget limité, mais vous n’hésitez pas à soutenir et à vouloir pérenniser la mesure spécifique en faveur de l’intégration des réfugiés, dont le coût s’élève à 1 600 000 euros. Je vous rappelle que ce n’est pas aux États membres, ni aux contribuables européens, de soutenir vos délires immigrationnistes.

Je souligne également que vous venez de concéder au Conseil et à la Commission, lors du trilogue pour l’Année européenne du patrimoine culturel, que 4 millions d’euros proviendraient du budget "Europe créative" sur les 8 millions que va nous coûter au total cette opération de communication.

Dans cette logique, je m’oppose à toute augmentation de budget du programme et j’ai déposé des amendements afin de réaffirmer que, du fait de ce budget limité, le programme devrait se concentrer sur le financement des entreprises européennes. Je m’oppose donc à tout nouvel élargissement aux pays tiers.

De plus, je souhaite rappeler la nécessité de laisser la possibilité aux États membres de conserver leurs exceptions culturelles en garantissant que la culture reste en dehors des négociations des traités de libre-échange. Vous m’opposerez que c’est déjà le cas, mais il est toujours bon de rappeler des principes fondamentaux afin qu’ils ne cèdent pas aux sirènes du marché global.

Au final, si je compte m’abstenir sur ce rapport, je ne peux pas m’empêcher de constater avec tristesse votre capacité à rendre tiède même la meilleure des idées.

 
  
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  Λάμπρος Φουντούλης ( NI). – Κύριε Πρόεδρε, δυστυχώς, το πρόγραμμα «Δημιουργική Ευρώπη», παρά τον όμορφο τίτλο του, αδυνατεί και αυτό να ανταποκριθεί στις προσδοκίες των Ευρωπαίων. Αντί να δημιουργήσετε ένα πραγματικό εργαλείο που θα βοηθήσει στην ανάδειξη του ευρωπαϊκού πολιτισμού και της πλούσιας παραδόσεως των εθνών μας, εσείς κατασκευάσατε στην ουσία έναν ακόμη μηχανισμό χρηματοδότησης. Ακόμα χειρότερα, η συμμετοχή δεκάδων Μη Κυβερνητικών Οργανώσεων αποδεικνύει αληθινούς τους φόβους μας ότι πολιτισμός για εσάς είναι μόνο ό,τι συμβαδίζει με τις ιδεολογικές σας θέσεις και εξυπηρετεί τα πολιτικά σας συμφέροντα.

Αδιαφορείτε τόσο για τις ξεχωριστές, διαφορετικές κουλτούρες των λαών μας, όσο και για τις ανησυχίες τους πως αυτές βρίσκονται σε θανάσιμο κίνδυνο. Σχετικά δε με τη νέα δημιουργία, τα πράγματα γίνονται ακόμα χειρότερα, αφού όλοι γνωρίζουν πως για να υποστηριχθεί ένα έργο πρέπει να παρουσιάζει συγκεκριμένα πολιτικά και πολιτιστικά διαπιστευτήρια. Τέλος, σχετικά με την ένταξη των λαθρομεταναστών, θεωρώ πως είναι άτοπη η ένταξη τέτοιας πρόβλεψης στο εν λόγω πρόγραμμα και ότι θέτει σε σοβαρό κίνδυνο την πολιτιστική ταυτότητα τόσο των Ευρωπαίων, όσο και των ίδιων των λαθρομεταναστών και των χωρών προέλευσής τους, συνιστά δε κεκαλυμμένη μορφή πολιτιστικού ιμπεριαλισμού.

 
  
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  Sabine Verheyen (PPE). – Herr Präsident! Liebe Kolleginnen und Kollegen! Das Programm „Creative Europe“ mit seinen Hauptteilbereichen MEDIA und Kultur fördert in besonderer Weise kulturelle Vielfalt und Innovationen bei den Kultur- und Kreativprojekten in Europa und vor allem den kulturellen Austausch zwischen den einzelnen Regionen. Und Herr Henkel, kultureller Austausch ist das, was die Kultur in Europa, in jeder Region, immer wieder nach vorne gebracht hat. Stellen Sie sich den Kölner Dom ohne die Entwicklung der Gotik in Frankreich vor! Ich glaube, dass man vielleicht den Kulturansatz, den Sie hier sehr nationalistisch vorgetragen haben, nochmal überdenken sollte.

Auch bei diesem Programm sind wir – genau wie beim nächsten Tagesordnungspunkt, den wir nachher beraten – mit einer massiven Unterfinanzierung konfrontiert. Dies führt auch dazu, dass die Beteiligung kleinerer Projekte in den Programmbereichen nicht ausreichend ist. Hier müssen wir zu einer besseren Finanzierung und vor allem zu einer Verbesserung und Vereinfachung der Antragsverfahren kommen, damit auch kleine Kulturinitiativen und Projekte bessere Chancen zur Teilnahme an den Teilprogrammen erhalten. Ich halte es darüber hinaus für notwendig, dass bei der Ablehnung eines Projektantrags eine größere Transparenz gewährleistet wird, und dazu ist es wichtig, dass eine genaue und eindeutige Begründung für die Ablehnung eines Projektantrags erfolgt und den Antragstellern auch erläutert wird. Denn das hilft, das große Frustrationspotenzial bei einer Ablehnung auch zu senken. Des Weiteren bedarf es einer verbesserten Einbeziehung der Kultur- und Kreativwirtschaft auch in andere Förderprogramme der EU wie z. B. Horizont 2020, COSME, die europäischen Strukturfonds und den EFSI.

Erste Schritte, hier Synergien zu nutzen, sind bereits angegangen worden, aber lange noch nicht ausreichend, da diese Fonds nicht auf die spezifischen Bedürfnisse und die diversen Strukturen im Kultur- und Kreativsektor ausgerichtet sind und nicht ausreichend auf die Bedürfnisse eingehen. Mit dem branchenübergreifenden Aktionsbereich wurde zusätzlich zu den Teilprogrammen MEDIA und Kultur eine weitere Fördersäule geschaffen, die gerade für KMU und Kleinstunternehmen eine Chance sein kann, wenn das volle Potenzial dieses Aktionsbereichs auch wirklich genutzt und ausgebaut wird. Der Kultur- und Kreativsektor trägt mit 4,4 % des BIP der EU bei und schafft für 3,8 % der Erwerbstätigen in der EU Arbeitsplätze. Bei einer entsprechenden Förderung könnte auf Dauer das volle Potenzial dieser Branche als Quelle von Wachstum und Beschäftigung und als Triebfeder für kulturelle Vielfalt und grenzüberschreitende Zusammenarbeit ausgeschöpft werden. Darauf sollten wir alle gemeinsam hinarbeiten!

(Die Rednerin ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“ gemäß Artikel 162 Absatz 8 der Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Hans-Olaf Henkel (ECR), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Frau Verheyen, jeden Sonntagmorgen moderiere ich von elf Uhr bis zwölf Uhr eine Jazzsendung bei Radio Jazz Berlin – das können Sie sich mal anhören. Jazz ist auch aus kulturellem Austausch von verschiedenen Ländern entstanden, aber da gab es kein Brüssel, das dafür sorgen musste, dass so etwas passierte. Meinen Sie denn wirklich, dass wir Brüssel brauchen, um kulturellen Austausch zu haben? Würden Sie die gleiche Rede auch in Deutschland halten, wo wir nicht einmal einen Kulturminister und auch kein kulturelles Budget auf Bundesebene haben?

 
  
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  Sabine Verheyen (PPE), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Vielleicht sollten Sie sich zunächst einmal etwas deutlicher informieren. Es gibt einen Kulturstaatssekretär, und der hat auch ein entsprechendes Budget. Der hat zwar nicht so viel, wie wir uns das wünschen, aber das ist in der Kultur – leider Gottes – in Europa, gerade auf der nationalen Ebene, ja immer so. Gerade weil eben viele nationale Regierungen und Behörden und Ministerien kein großes Interesse daran haben, auch noch den grenzüberschreitenden Austausch und den Kontakt zwischen Künstlern zu fördern, ist es besonders wichtig, dass wir hier diese Aufgabe von der europäischen Seite aus übernehmen und hier eine Unterstützung dafür liefern, dass sich Künstler und die Kreativwirtschaft gegenseitig befruchten können und eben genau solche Dinge auch in Zukunft möglich bleiben, dass nämlich Jazz sich bildet, der sich aus afrikanischen und amerikanischen Kulturen her zusammengemischt hat.

Wir haben vieles in Europa, das früher durch Königshäuser und durch diverse andere Strukturen gefördert wurde – nur die Königshäuser haben wir nicht mehr, und die Nationalstaaten versagen an vielen Stellen in diesem Bereich.

 
  
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  Момчил Неков (S&D). – Г-н Председател, след немската дискусия и аз искам да кажа няколко думи за оценката за изпълнението на програма „Творческа Европа“, която е чудесна възможност да направим равносметка за постигнатите резултати, както и да очертаем предизвикателствата и проблемите. В рамките на Европейския съюз това е единствената пряка програма, от която могат да се възползват секторите на изкуството, културата и аудиовизуалният сектор.

Както докладчикът Силвия Коста правилно подчерта, програмата страда от собствения си успех. Бюрократичните пречки при кандидатстване, заедно с ниския процент на одобрени проекти, заради малкото финансови ресурси, демотивира културните дейци да кандидатстват за финансиране по програмата. Ако трябва да бъдем по-конкретни, одобрените проекти по направление „ Медия“ се равняват на 32% от подадените, а по направление „ Култура“ те са едва около 15%. Наред с това, много предложения биват изключени поради високия праг на финансиране, който се оказва непосилен за културните сдружения с малък капитал. Европа е известна навсякъде по света със своето културно наследство, а средствата, заделени за култура, възлизат само на 0,14% от бюджета на Европейския съюз, което е меко казано смешно.

Говорейки за култура и колко важна е тя за духовното здраве и взаимното разбирателство на европейските граждани, бих искал да обърна специално внимание на механизма за финансиране на литературните преводи. Макар че един от приоритетите на подпрограма „Култура“ е насърчаването на литературния обмен на територията на Съюза, българските писатели, смея да твърдя, че са отявлено дискриминирани. В българските книжарници можете да намерите преводи от френски или от английски автори, но в същото време, например в Белгия, не може да се намери книга, преведена от български автор. По-големите и богати държави е нормално да имат възможността щедро да подпомагат превеждането на своите писатели на други европейски езици, но не така стои въпросът при нас. Читателите от други страни също трябва да могат да се насладят на произведения на писатели като Георги Господинов и Милен Русков.

 
  
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  Julie Girling (ECR). – Mr President, I would like to talk about this in the context of Brexit. The UK receives more funding than almost any other country through the Creative Europe Programme. Bringing together culture and media programmes is an important part of our membership of the European Union. Although in financial terms it is tiny, this is an area where we actually gain more than we put in.

One of the initiatives in this field is the European Capital of Culture. Truro, a city in my own region in the South-West has announced a bid to be the City of Culture in 2023. I understand that the UK Government has been positive about cities making their bids and I understand also that, at this moment, the Commission is sticking to its announcement that there will be two capitals in 2023, one from Hungary and one from the UK. That may change – who knows? – and it may well all become a sidebar in the big negotiation, but the advice for now is to carry on bidding. The UK is still a full and active member of the EU.

Having visited other European capitals of culture, most recently San Sebastián in Spain, I have seen at first hand the benefits such a successful bid can bring. However, I would add a note of caution as I would not want to see Cornwall, an area not known for being well off, overspend on a project which is inevitably something of a gamble.

 
  
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  Liadh Ní Riada (GUE/NGL). – A Uachtaráin, go raibh maith agat, bhuel ar an gcéad dul síos cuirim fáilte roimh ghnéithe áirithe den tuairisc seo agus aithním cé chomh tábhachtach agus atá sé polasaithe den sórt seo a chur i gcrích. É sin ráite, tá imní orm nach bhfuil an clár ag cur dóthain béim ar an earnáil chultúir agus ag deireadh an lae is iad an chéad ghlúin eile a bheidh thíos leis mar go gcaillfidh siad an saibhreas atá bainteach lenár gcultúr. 1.45 billiún euro thar thréimhse seacht mbliana agus an Coimisiún ag rá linn níos luaithe go mbeidh seans go bhfuil breis airgid ar fáil. Tuigeann an Coimisiún gur éitheach é seo mar ní bheidh an t-airgead sin ar fáil. Ní bheidh sé sa bhuiséad. Tá Brexit ag tarlú mar is eol dúinn ar fad, tar éis 2020 ní bheidh an t-airgead ann chun é seo a chur mar thosaíocht. Ba chóir an fhírinne a insint mar gheall air sin agus gan a bheith ag cur dallamullóg ar dhaoine sa teach seo.

Tá sé soiléir nach bhfuilimid ag cur luach ar ár gcultúr. Feicimid an costas agus cén fáth nach féidir linn an luach sin a fheiceáil chomh maith. Tá luach ann don gheilleagar. Tá luach ann don earnáil chultúir agus tá luach ann i dtaobh fostaíocht a chruthú. Ní hamháin do na ceantair shaibhir ach do cheantair gur minic nach bhfuil acu ach a gcultúr mar ábhar luachmhar. Anois an t-am chun an fhís fhadtéarmach seo a chruthú don earnáil. Go raibh maith agat.

 
  
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  Janusz Korwin-Mikke (NI). – Panie Przewodniczący! Jak słusznie powiedział pan Hans-Olaf Henkel, nie było kultury europejskiej. Była kultura katalońska, kastylijska, szwabska, bawarska, saska, czeska, angielska, szkocka, i to była różnorodność. Wy wszyscy mówicie o różnorodności i sądzę, że Wy chcielibyście mieć różnorodność, tylko powierzacie to urzędnikom, a biurokracja musi z konieczności ujednolicać wszystko.

Kiedyś mieliśmy Marię Kallas, Edith Piaf, Annę German. Pan Henkel się myli – mamy również kulturę europejską. Aż wstyd powiedzieć – kulturę europejską reprezentuje Conchita Wurst, bo ona jest zrozumiała dla wszystkich Europejczyków.

 
  
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  Michaela Šojdrová (PPE). – Pane předsedající, já bych chtěla zdůraznit, že Kreativní Evropa je vlastně jediný finanční nástroj Evropské unie, který podporuje tvůrce v oblasti umění včetně audiovizuálního a zapojuje kulturní instituce a správce památek. Jeho pozitiva jsou tedy ve vytváření nových možností financování společných kulturních a uměleckých projektů, spojuje tvůrce, správce kulturních památek a institucí.

Nejde o investiční akce, budování či rekonstrukce, ale jde o investice do lidského kapitálu, které se vyplatí. Umělci byli vždy lidé, kteří chápali kontext a viděli dál do budoucnosti. Jedině díky nim zde máme dědictví, na které se můžeme dívat a které poslouchat stovky let po jejich smrti.

Samozřejmě podpora kultury je především úkolem národních států. Ale role Evropské unie je v tom, že můžeme lépe využít společného evropského prostoru pro umělce i pro občany. Je to velká motivace a vzájemná inspirace, kterou nesmíme promarnit. Rozpočet je relativně nízký, bylo zde vzpomenuto 0,14 % víceletého finančního rámce. Mohli bychom říct téměř zanedbatelný vzhledem k tomu, jaké bohatství kultura poskytuje. Ale přesto má velký ohlas, velký zájem a nás musí mrzet a nesmí nás nechat chladnými to, jak nízká úspěšnost u programu kultury je, 15%. Co to je 15 % z těch, kteří žádají? Tady opravdu hrozí demotivace žadatelů.

Chci zdůraznit, že máme dobrou zkušenost s kontaktními místy v členských státech, není to o tom, že by se někdo nemohl dozvědět, jak čerpat. Naopak, zájem je veliký a kontaktní místa dělají dobrou práci. Usnesení našeho výboru žádá zvýšení finančních prostředků a zjednodušení administrativy. Myslím, že to není požadavek formální, ale že víme, proč žádáme a jaké bohatství Evropa v kultuře má.

 
  
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  Elena Gentile (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vi è dubbio che la creatività, l'ingegno, le qualità artistiche del capitale umano, ossia il grande patrimonio che la storia d'Europa ha consolidato, siano il tessuto connettivo che sorregge quell'idea di comunità che deve ritrovare nella cultura della bellezza la cifra della sua crescita.

La cultura non conosce barriere, abbatte i muri, sostiene il dialogo tra le differenze, le valorizza intrecciando sentimenti positivi, diventa occasione per promuovere economia e lavoro di qualità. Quindi non solo più risorse, ma una nuova connessione tra programmi e strumenti, ma anche semplificazione, maggiore accessibilità e un deciso cambiamento rispetto a criteri di valutazione troppo rigidi e formali, che finiscono per penalizzare le idee più innovative e di qualità. Idee innovative che, proposte da una rete straordinaria di associazione di piccole e piccolissime imprese, risultano molto spesso penalizzati a fronte delle proposte del sistema industriale ovviamente meglio organizzato e strutturato.

La cultura è una straordinaria opportunità di emancipazione, se orienta i suoi linguaggi dentro una nuova cornice di solidarietà, di coesione tra i popoli, attraverso la rivalorizzazione delle più antiche tradizioni umanistiche di questo continente. Un'occasione per sconfiggere quindi la deriva populista xenofoba e razzista che sta contaminando negativamente l'Europa. Dunque, l'auspicio è che gli strumenti oggi a nostra disposizione vengano ripensati e riorientati anche per favorire, attraverso la cooperazione, una nuova connessione tra le sponde del Mediterraneo.

 
  
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  Νότης Μαριάς ( ECR). – Κύριε Πρόεδρε, ο σεβασμός της εθνικής ταυτότητας και των παραδόσεων των κρατών μελών της Ένωσης αποτελεί θεμέλιο λίθο για την Ευρώπη των κρατών-εθνών, για την Ευρώπη των πατρίδων, για την Ευρώπη των λαών. Θεωρώ, λοιπόν, σημαντικό το γεγονός ότι το 2018 έχει ανακηρυχθεί ως έτος της πολιτισμικής κληρονομιάς. Το πρόγραμμα «Δημιουργική Ευρώπη» εφαρμόζεται για την περίοδο 2014-2020 και έχει σαν στόχο την ενίσχυση του ευρωπαϊκού δημιουργικού τομέα, ώστε να προωθηθεί η βιώσιμη και χωρίς αποκλεισμούς ανάπτυξη στο εσωτερικό της Ένωσης. Το πρόγραμμα «Δημιουργική Ευρώπη» συνδέει τον πολιτισμό με τη δημιουργικότητα και βοηθά τον κλάδο της τέχνης και της δημιουργίας να προσαρμοστεί στην ψηφιακή εποχή. Όμως, η Ευρωπαϊκή Ένωση πρέπει να δώσει μεγαλύτερη έμφαση σε χώρες όπως η Ελλάδα, εκεί όπου ο τομέας του πολιτισμού, της καινοτομίας και της έρευνας πλήττεται από τα μνημόνια, πλήττεται από τις πολιτικές λιτότητας και πρέπει, για τη χώρα αυτή, να αυξηθούν τα κονδύλια στους τομείς του πολιτισμού και της καινοτομίας.

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE). – Señor presidente, quiero empezar subrayando la importancia del programa Europa Creativa y felicitando a Silvia Costa por su trabajo. La cultura ocupa un lugar muy destacado en Europa y puede desempeñar un papel relevante en el proceso de construcción europea, contribuyendo a que los ciudadanos se acerquen más a este proceso. Ahora, cuando se observa un cierto desinterés o incluso una desconfianza respecto del proceso europeo por parte de los ciudadanos, es necesario que hagamos lo posible para que los ciudadanos lo conozcan mejor y lo sientan como propio y como útil.

La Unión Europea de hoy se apoya en unas bases históricas y culturales muy sólidas, compartidas por los pueblos europeos. La Unión Europea no es una construcción artificial, ni responde solo a un movimiento surgido tras la Segunda Guerra Mundial, sino que tiene raíces muy profundas, y esto lo tiene que conocer la ciudadanía europea.

En este sentido, me parece necesario destacar la importancia del programa de rutas culturales europeas, lanzado por el Consejo de Europa hace 30 años con la proclamación de los Caminos de Santiago como primera ruta cultural europea.

Señor comisario, debemos cooperar estrechamente con este programa del Consejo de Europa y ayudar a estas rutas, que me parecen un modelo de cooperación transfronteriza cultural. Estas rutas tienen relevancia turística y contribuyen así al desarrollo de zonas a menudo alejadas del circuito tan concurrido de sol y playa.

Estas rutas sirven también para preservar el patrimonio histórico y cultural europeo, tan rico y tan diverso, y al que se refiere la propia declaración —importante declaración— de Bratislava de hace unos meses. Estas rutas son también muy útiles para enseñar a los europeos y a los jóvenes los importantes vínculos históricos, culturales, artísticos, diría incluso espirituales, que nos unen a los europeos, poniendo así de manifiesto la profundidad y solidez de los cimientos de la construcción de la Unión Europea.

Como copresidente del Intergrupo de este Parlamento de Desarrollo del turismo europeo, patrimonio cultural, Camino de Santiago y otras rutas culturales europeas, le pido que este programa de Europa Creativa contribuya al mantenimiento, a la mejora, a la promoción de los itinerarios culturales del Consejo de Europa.

 
  
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  Monika Smolková (S&D). – V úvode chcem oceniť prácu spravodajkyne, pretože jej správa podáva ucelený pohľad na prínos programu Kreatívna Európa. Kultúra, kreatívny priemysel, to nie sú len odvetvia, ktoré nám prinášajú dobré pocity, zážitky, ale v skutočnosti majú význam aj pre hospodárstvo. V dnešnej nejednotnej Európe, pri silnejúcom euroskeptizme, práve kultúra, história a spoločné hodnoty pevne a stabilne spájajú európske krajiny.

Program Kreatívna Európa finančne podporuje umelcov aj profesionálov z oblasti kultúry, ale aj preklady kníh, filmový priemysel, vytvára aj priaznivé podmienky pre mobilitu umelcov i umeleckých diel a zvyšuje kultúrne povedomie. Tradíciu podpory európskych miest kultúry považujem za veľmi úspešný projekt. Môjmu mestu, kde žijem, Košiciam, titul Košice - mesto kultúry v roku 2013 priniesol okrem množstva kultúrnych podujatí aj vytvorenie nových pracovných miest a doteraz historicky najväčší prílev turistov, čo má nezanedbateľný ekonomický prínos a propagáciu pre mesto a štát.

 
  
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  Kinga Gál (PPE). – Elnök Úr, tisztelt Kollégák! Mindig örömömre szolgál, amikor olyan programról dönthetünk, vitatkozhatunk, amelyek közelebb viszik az Uniót a polgáraikhoz, és pozitívan hatnak a polgárok életére. A Kreatív Európa Program pontosan egy ilyen keretprogram, mely a kultúra, a kreativitás támogatását célozza Európa-szerte, sajnos alulfinanszírozottan.

Két vetületét emelném ki ennek, engedjék meg. Az általam társelnökölt kisebbségi munkacsoportban több ízben foglalkoztunk már az e programhoz tartozó projektekkel, ugyanúgy, mint az európai kulturális fővárosokkal. Az a tapasztalat, hogy ezek a projektek fontos szerepet játszhatnak a hagyományos nemzeti és nyelvi kisebbségi közösségek életében, identitásuk megőrzésében a többség-kisebbség együttélésének előmozdításában. Ezeket a projekteket ilyen szempontból is támogatnunk kell a jövőben is.

A másik elem, amit kiemelnék, az európai kulturális és kreatív hálózatok fontosságát hangsúlyozva, az az európai tehetséggondozás témaköre. A magyar példára építve, ma már egy igen erős európai tehetségsegítő hálózat működik az Unióban. Ez segíti úgy a tehetségek felfedezését, mint fejlesztését és gondozását. Ez egy olyan terület, amelyre kiemelt figyelmet kell fordítanunk, és lehetővé kell tennünk, hogy az érintettek hozzáférjenek a megfelelő uniós támogatásokhoz, hiszen a tálentum olyan, mint egy természeti forrás, támogatása pedig befektetés a jövőbe.

 
  
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  Alex Mayer (S&D). – Mr President, juggling, hula-hooping and spinning plates is not something I would normally do as an MEP, but last week I swapped debating in this Chamber for trying out circus skills. I was in Great Yarmouth, in my constituency, to visit Sea Change Arts. Their director told me how the EU projects that they have taken part in have been transformational, in terms of both the money they received and the relationships built. They are now one of the leading international organisations for street arts and circus.

I know some of my political opponents get into a spin about EU projects, but I can see the true legacy of Britain’s membership of the EU in events like Great Yarmouth’s popular Out There festival. EU policy has played a significant role in creating and nurturing a vibrant cultural and creative sector across Europe. Long may it continue.

 
  
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  Santiago Fisas Ayxelà (PPE). – Señor presidente, el programa Europa Creativa para el periodo 2014-2020 es, sin duda, el más ambicioso hasta la fecha, tanto en contenido como en forma, pero en esos tres años de ejecución se han observado varias deficiencias del programa. La Comisión de Cultura ha puesto de relieve estas cuestiones en el informe e instamos a la Comisión a actuar cuanto antes.

Hay una serie de prioridades que la Comisión debería llevar a cabo.

En primer lugar, debería perfilar el capítulo intersectorial: la Comisión debe verificar la utilidad y el funcionamiento del mismo, ya que los sectores se quejan de falta de acceso a los créditos. Los sectores audiovisuales se mueven en unos entornos muy competitivos y debemos dar a nuestros creadores los instrumentos necesarios para seguir produciendo piezas de calidad.

Además, la Comisión debería coordinar y reforzar las oficinas de Europa Creativa en los países participantes para facilitar el acceso de los creadores, crear sinergias y, así, mejorar el uso de recursos.

Y, en tercer lugar, y a pesar del aumento del 9 %, debe aumentarse el presupuesto destinado a este programa para permitir seguir desarrollando una cultura plural y diversa en el seno de la Unión Europea y los países de la vecindad. Debe, además, instarse a los países de la vecindad sur, que no forman parte del programa, a que se unan a ese espacio de diversidad cultural y oportunidades.

Debemos seguir apostando por la cultura europea: nuestro cine, nuestra música, nuestra literatura, nuestros artistas. Es esencial dar apoyo a estos sectores, facilitándoles la financiación, la formación y la discusión: se trata de la mayor riqueza con la que contamos.

 
  
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  Bogdan Andrzej Zdrojewski (PPE). – Panie Przewodniczący! Kultura nie jest objęta polityką wspólnotową i chcę wyraźnie podkreślić, że to dobrze. Nie jestem zwolennikiem poszerzania kompetencji instytucji europejskich jeszcze o kulturę. Natomiast w odniesieniu do programu „Kreatywna Europa” chcę powiedzieć trzy rzeczy, które są kluczowe. Po pierwsze, ten program powinien być maksymalnie odbiurokratyzowany i bardzo się cieszę z deklaracji, które dziś padły. Po drugie, decyzje powinny być podejmowane zdecydowanie szybciej, bo ten wolny tryb podejmowania decyzji, krótko mówiąc, szkodzi programowi. I trzecia rzecz kluczowa: w programie „Kreatywna Europa” tkwi szansa na to, aby wykorzystując obecne technologie cyfrowe, sprawiać, by w powiazaniu np. z programami stypendialnym takimi jak Erasmus + uzyskiwał wysoką efektywność.

Chcę podziękować pani Silvii Coście, która zakończyła swoją kadencję na stanowisku przewodniczącej Komisji Kultury, bo parę rzeczy się udało. Po pierwsze, rzeczywiście mamy program lekko odbiurokratyzowany. Po drugie, zlikwidowano wreszcie zaległości płatnicze. I trzecia rzecz: wygłoszone dziś deklaracje są efektem pracy całej komisji, aby ten program wraz z programami pilotażowymi stanowił pewne uzupełnienie rozmaitych innych narzędzi, którymi się posługujemy.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE). – Elnök Úr, üdvözlöm, hogy a jelentés külön kitér rá: a Kreatív Európa Program keretében finanszírozott projektek között 2017 után remélhetőleg nőni fog a kulturális sokféleséget, a kultúrák közötti párbeszédet és a többnyelvűséget előmozdító projektek száma.

A jelentéstevő, ezt a migránsok és menekültek Unióba történő jelentős beáramlásával indokolja. Nem kérdőjelezve meg ennek fontosságát, szeretnék rámutatni, hogy ezek a szempontok már eddig is hangsúlyos részét kellett volna képezzék a programnak. Nemcsak a migránsok vagy a jelentős létszámú migrációs háttérrel rendelkező uniós polgár miatt, hanem a mintegy 60 milliós őshonos nemzeti kisebbséghez tartozó uniós polgár miatt is. A kulturális sokféleség és a többnyelvűség előmozdítása nemcsak azért szükséges, mert új kisebbségek jelennek meg az EU területén, hanem azért is, mert évszázadok óta ugyanazon a területen élő nemzeti közösségek időközben kisebbséggé váltak egy tagállam területén.

Ezen alacsony pénzügyi kapacitással rendelkező kisebbségeket pedig azzal támogathatjuk nyelvük és kultúrájuk megőrzésében, ha a kulturális programok költségvetésének növelése mellett kiemelt figyelmet szentelünk a kisebbségi projekteknek, beleértve az anyagi támogatást is.

 
  
 

Procedura "catch-the-eye"

 
  
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  Maria Grapini (S&D). – Mulțumesc domnule președinte, domnule comisar, vreau de la bun început să felicit raportoarea și pe toți colegii care au lucrat la acest raport.

Mă surprinde poziția unor colegi, o poziție egoistă aș califica-o pentru că aici nu vorbim de distrugerea culturii naționale, vorbim de o Europă unită în diversitate și în cariera mea am fost ministrul turismului și IMM-urilor și am văzut câtă legătură există între toate domeniile și cultură. Cultura de fapt creează punți între țările noastre, ne cunoaștem mai bine și de aceea consider că este necesar să finanțăm actul cultural pentru că în jurul oricărui obiectiv cultural - țara mea are un patrimoniu foarte bogat, în jurul lui se dezvoltă industria creativă, IMM-uri, locuri de muncă.

Mă surprinde încă odată ce spun colegii mei și îi întreb: dacă ar avea un vecin, casă lângă casă, despre care nu știu nimic, nu știu cu ce se ocupă, nu știu ce face, nu știu ce obiceiuri are, ar fi mai în siguranță decât dacă ar cunoaște ce face acel om de lângă ei?

Susțin și, domnule comisar, luați în calcul propunerea de finanțare pentru că aici vorbim de o cultură cu efecte radiale în toate domeniile de activitate și sper să se înțeleagă că Europa poate fi unită dacă ne cunoaștem valorile, patrimoniul cultural, tradițiile și, folosesc ocazia să spun că ieri în România s-a sărbătorit 1 martie, simbolul artă creativă - iată acest simbol, artă creativă.

 
  
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  Ivana Maletić (PPE). – Gospodine predsjedniče, više od 8,5 milijuna radnih mjesta u Europskoj uniji je u kulturi i kreativnim industrijama, koje sudjeluju s ukupno 4,5 % BDP-a. Zaposlenost u ovim sektorima godišnje raste u prosjeku 3,5 %.

Upravo zbog toga program „Kreativna kultura“ ključan je za stvaranje novih radnih mjesta i pomoć umjetnicima, kulturnim profesionalcima za europski film, glazbu, očuvanje baštine, ali i industriju video igara. Ključna je razmjena iskustava i znanja, te povezivanje država članica.

Kreativnu Europu moramo učiniti vidljivijom i prisutnijom među našim građanima, jer je upravo to program koji čini razliku, potiče europsku inovativnost i pozicionira nas kao lidere koji iznenađuju idejama i kreativnošću, koji oblikuju budućnost, ali na temeljima svoje kulturne baštine i tradicije.

 
  
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  Julie Ward (S&D). – Mr President, creativity and collaboration across borders are even more important in these days of extreme nationalism and xenophobia. The arts and culture touch us all as human beings, providing a unique and powerful means to change hearts and minds, to promote self-confidence and community cohesion, and to help people live together as good neighbours in an increasingly complex and frightening world.

The great city of Liverpool in my Northwest England constituency, a diverse city built on migrant labour by the way, was saved from obscurity through its designation as a Capital of Culture in 2008, delivering a world-class programme with a lasting legacy, contributing to the local tourism economy and its wealth of entrepreneurs. I can tell you, as somebody who worked in the arts before politics, that the Creative Europe programme, including in its previous incarnation, has been and still is of great interest to British artists and arts organisations, and that the tragedy of Brexit was not the choice of the people of Liverpool nor the wish of the wider arts and media community or their audiences across the whole of the UK, who voted overwhelmingly to stay in the EU and work together with their neighbours.

 
  
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  Nicola Caputo (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto complimenti all'onorevole Costa per l'ottima relazione.

Il programma "Europa creativa" si è rivelato utile per anticipare le nuove tendenze nei settori pertinenti, collegando la cultura e la creatività, promuovendo la circolazione di giovani artisti di talento, lo sviluppo del pubblico nell'ecosistema del mercato unico digitale e, in linea con la Convenzione dell'Unesco del 2005, la diversità culturale a livello internazionale.

"Europa creativa" ha fissato obiettivi, ha adottato una serie di criteri di valutazione, ma ha trascurato la qualità artistica delle proposte creative e culturali senza le quali l'arte rischia di diventare puramente commerciale. In questo modo, il programma finirebbe per premiare coloro che seguono il formato prescritto, invece di cercare di scoprire la vera qualità. Auspico che la promozione della qualità culturale e il valore intrinseco della cultura siano inclusi tra i criteri di valutazione e gli obiettivi della base giuridica del programma post-2020.

Il riesame intermedio dovrà rafforzare la formazione, lo sviluppo del pubblico, l'accesso ai mercati e l'inclusione sociale, in previsione del nuovo programma per il periodo 2021-2028.

 
  
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  Λευτέρης Χριστοφόρου ( PPE). – Κύριε Πρόεδρε, εμείς στηρίζουμε το πρόγραμμα «Δημιουργική Ευρώπη» γιατί είναι ένα πρόγραμμα που στηρίζει τον πολιτισμό και η Ευρώπη έχει γερά θεμέλια στον πολιτισμό. Θεωρώ όμως ότι πρώτιστο καθήκον της Ευρώπης είναι να στηρίξει και να διαφυλάξει και να προστατεύσει την δική της πολιτιστική κληρονομιά. Η Κυπριακή πολιτιστική κληρονομιά είναι ταυτόχρονα και ευρωπαϊκή. Γνωρίζει πολύ καλά η Ευρωπαϊκή Ένωση ότι εδώ και 43 χρόνια, σε ένα τεράστιο κομμάτι κυπριακού εδάφους, στο 37% του εδάφους της Κυπριακής Δημοκρατίας, καταστρέφεται καθημερινά η πολιτιστική και θρησκευτική κληρονομιά που είναι εκείνη της Ευρώπης. Θεωρούμε, κύριε Επίτροπε, και εκτιμούμε το έργο το οποίο επιτελείτε, ότι είναι ώρα να αναλάβετε πρωτοβουλία, αφ’ ης στιγμής καταστρέφεται ένα τεράστιο, σημαντικό κομμάτι θρησκευτικής πολιτιστικής κληρονομιάς και θησαυρών στην κατεχόμενη Κύπρο, ώστε να υπάρξουν τρόποι για να διαφυλαχθεί και, αυτό που είναι το σημαντικότερο και το κυριότερο, για να χρηματοδοτηθούν προγράμματα που θα μας επιτρέψουν να αναστηλώσουμε όσα κατέστρεψε ο Τούρκος κατακτητής. Πρέπει βεβαίως να σταλεί ένα ξεκάθαρο μήνυμα και στην Τουρκία. Δεν μπορεί να είναι υπό ένταξη χώρα και την ίδια στιγμή, αυτή που θέλει να μπει στην Ευρωπαϊκή Ένωση, να καταστρέφει πολιτιστική κληρονομιά της Ευρωπαϊκής Ένωσης και να εμπορεύεται αυτούς τους θησαυρούς. Πιστεύω ότι έχει έρθει η ώρα της δράσης και ελπίζουμε και πιστεύουμε και στηριζόμαστε πάρα πολύ σε εσάς, κύριε Επίτροπε.

 
  
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  Doru-Claudian Frunzulică (S&D). – Mr President, last but not least, I welcome the success of the programming objectives of promoting European cultural diversity and strengthening the potential of the cultural and creative sector, although it is important to call strongly for an increase in the seriously under-financed Creative Europe budget in order to bring it into line with expectations. I believe we must continue to support the cultural, creative and audiovisual sector strongly, asking for an increased budget for the programme, both to meet expectations and to avoid frustration, together with better management of the existing programme, with more transparency and simplified procedures.

The creation of three new strands, on innovative crossovers, social inclusion and Creative Europe Mundus, to include third countries, will feature in our objectives and priorities. We have to make Europe first.

 
  
 

(Fine della procedura "catch-the-eye")

 
  
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  Carlos Moedas, Member of the Commission. – Mr President, I would like to thank everyone for this very interesting debate and for all the ideas that came out of the discussion.

I think everyone talked about diversity. Everyone used that word as something that we should really cherish and I think that, more than ever, we need in Europe a creative and cultural programme.

As Commissioner for Innovation and as someone who lived abroad for a long time, firstly I believe deeply that we have a European culture and those of you who, like me, have lived abroad felt that every day when you lived outside of Europe. You feel that you have a culture that is different to others because it is a culture of diversity, because you think differently, you feel differently, because you are more intolerant of inequality, because you feel yourself, when you are abroad, that you are closer to your European friends.

I lived for years outside of Europe and most of my friends were always Europeans because we speak that language of diversity, of understanding others. I think that it is very important to realise that, even with that diversity of languages, we are so close, much closer than you might think, and especially when you live abroad, as I have lived.

The second point that came from the discussion that is essential is that innovation comes from these intersections – these intersections of disciplines, these intersections of science and art and music – and so many of you here referred to that. In 2015 I was at the Nobel Prize Award Ceremony and the person who won the Nobel Prize for Medicine was a woman called Tu Youyou. This woman is not a medical doctor; it is a very interesting fact that most of the Nobel Prizewinners are not specialists in their own field. They come from other fields. They come from those intersections.

Tu Youyou saved millions of people because she discovered a cure for malaria. She discovered that cure for malaria because she was reading a poem in a book that was more than 1 700 years old. By reading that poem she found a plant called Artemisia and then she found through that poetry how she could extract that plant, Artemisia, in a way that would save people. She found this cure that has saved millions of people and I think that that is the future – the future is this cross between culture and science and art. If we want to be at the edge, if we want to be at the best that technology does, that science does, we have to be at these borders of culture and arts and science.

Thank you so much for the very interesting debate. It was a great place to be this morning, listening to all of you, believers in Europe and believers in this programme, as I am.

 
  
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  Silvia Costa, relatrice. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono molto felice di questo bel dibattito a cui tanti colleghi generosamente hanno partecipato e li ringrazio anche delle parole che hanno avuto nei miei confronti e ringrazio molto l'attenzione vera del Commissario Moedas.

Io condivido perfettamente questa sottolineatura che Lei ha fatto: l'innovazione sempre di più si colloca ormai nella capacità di integrarsi fra i vari settori, fra i vari linguaggi e anche fra le diverse discipline. Penso che questa sia la sfida per la seconda parte del settennio per "Europa creativa" che su questo fronte deve fare molto di più, ma credo che sia un problema interno al programma, ma anche esterno.

Se ne parlava prima, dobbiamo assolutamente conseguire – come abbiamo chiesto – una maggiore attenzione trasversale, anche delle diverse DG e delle diverse competenze perché, con Erasmus+, con Orizzonte 2020, con i fondi strutturali si avviino maggiori integrazioni e chiediamo naturalmente un rafforzamento serio e importante del budget. Avete sentito che tutti i colleghi parlavano della frustrazione di tanti operatori della cultura che alla fine si stancheranno di proporre – questo è tremendo, in un momento come questo, della crisi che viviamo in Europa, che è una crisi culturale; sarebbe strano che finalmente non si mettesse la cultura nelle priorità del programma Juncker.

La seconda valutazione – non posso rispondere a tutti, però raccolgo alcune delle questioni più importanti e comuni – un dilemma c'è stato fra diversità e unità e accompagna l'Europa dal suo nascere, è chiaro che la politica culturale non è una politica comunitaria ma la politica culturale è basata sul trattato per due aspetti: valorizzare e sostenere la diversità culturale e linguistica e dall'altra valorizzare e tutelare il patrimonio culturale europeo comune.

Quindi, la diversità nell'unità è la cifra dell'Europa e anche quando parliamo di diplomazia culturale europea, su cui siamo impegnati, si parla sempre anche di far conoscere come si è potuto vivere anche in una dimensione di pace in questo continente, proprio perché la diversità e il dialogo hanno portato a una possibilità di convivenza pacifica, all'innovazione e all'inclusione. Questa è la sfida della cultura sotto tutti i cieli. Quindi non c'è contraddizione.

Poi vorrei dire che le radici dell'Europa sono nella musica, nella filosofia, nei pensatori, nella spiritualità, nella creatività, nel teatro, nella letteratura e tutti i più grandi sono stati in tutti i paesi quelli che non si sono chiusi nelle piccole patrie, ma che hanno dialogato con il mondo, che hanno cercato di capire, tutto si è intrecciato nella storia della cultura europea, sarebbe veramente miope non riconoscere questo.

Noi vogliamo perciò con questo programma, pretendiamo che cosa? Intanto, una maggiore attenzione, appunto, a questa integrazione dei settori; secondo: ad avere una maggiore attenzione ai criteri di valutazione – è venuto da tutti e sono d'accordo – quello di avere criteri che valutino più il merito artistico e anche il merito intrinseco culturale dei progetti.

Credo che sia giusto pretendere adesso che questi nuovi finanziamenti che si danno attraverso i prestiti, come strumento finanziario, non devono riservarsi a quelle situazioni finanziarie accreditate, solo per i paesi dove queste risiedono ma sono fatte per sostenere i progetti europei – deve essere molto chiaro questo – altrimenti sarebbe uno sbilanciamento.

E ultima cosa –il tempo è tiranno – le reti culturali, è verissimo, noi vogliamo sostenere di più le reti culturali europee che son quelle che attraversano l'Europa, gli itinerari culturali e le capitali europee della cultura che hanno compiuto trent'anni dalla loro istituzione. Abbiamo chiesto di valutarli come risultati straordinari, perché in molte città, che erano anche in crisi industriali – lo dicevamo prima, Liverpool è stata rilanciata grazie ad essere capitale della cultura e questo ha portato a un ripensamento della città, giocata più sulla cultura.

Chiudo sulla questione della Brexit, dico solo una parola, non posso non menzionarla: io credo che – certo, l'ha detto la collega inglese – l'Inghilterra ha avuto più di quanto ha dato nella cultura anche perché ha tantissima ricchezza culturale. Devo dire però che le precondizioni per continuare a partecipare a "Europa creativa" sono chiare, sono quelle di accettare almeno le quattro libertà fondamentali di circolazione delle persone, dei capitali, eccetera. Quindi, questa sarà la battaglia che dovranno fare i cittadini britannici, non noi.

 
  
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  Presidente. – Grazie onorevole Costa, complimenti per il suo lavoro e complimenti anche per il lavoro dei relatori di tutti i gruppi parlamentari.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 2 marzo 2017.

Dichiarazioni scritte (articolo 162)

 
  
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  Andrea Bocskor (PPE), írásban. – Először is szeretnék gratulálni Silvia Costa kollégámnak, a jelentés előadójának, hogy ilyen remek munkát végzett. A Kreatív Európa Program keretében egy egyre növekvő interkulturális tér válik elérhetővé sokak számára, továbbá ez az egyetlen olyan program, amely a kulturális sokszínűségét támogatja. Rendkívül örülök, hogy a program elég rugalmas ahhoz, hogy az új kihívásokra választ adjon. Úgy gondolom, hogy a programnak kiemelt figyelmet kell szentelnie a költségvetés bővítésére, valamint a kis és középvállalatok számára külön pillért kell létrehozni, hogy cselekvésük teljes mértékben kiaknázható legyen.

A kis szervezeteknek sokszor nincs elég anyagi fedezetük a projektek beindítására, ezért ki kell emelni, hogy a program mindenki számára méltányos kell, hogy legyen. A Parlament felülvizsgálatát kéri ezen eljárásoknak, hogy jelentkezésre ösztönözzünk minél több szervezetet. Szükséges a végső kifizetések felgyorsítása, valamint a jobb koordinációra a programok között, hiszen ez is hozzásegíthet az egyéb források kiaknázásához.

 
  
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  Viorica Dăncilă (S&D), în scris. – Într-un peisaj tot mai competitiv al cinematografiei la nivel internațional, sectorul audiovizual european are în continuare nevoie de măsuri de susținere pentru a-și proteja diversitatea și independența, pe de o parte, și pentru protejarea și păstrarea patrimoniului audiovizual european, pe de altă parte.

Prin digitalizarea filmelor și a arhivelor audiovizuale, acest patrimoniu poate și trebuie să fie pus la dispoziție în scopul cercetării, al implicării publicului și al valorificării economice.

Consider deci benefică continuarea acordării unui sprijin direct pentru producția audiovizuală europeană, în special în faza de dezvoltare a proiectelor. În plus, este nevoie de extinderea formărilor profesionale pe diferite domenii și activități, pentru a cuprinde mai multe acțiuni și a consolida competitivitatea sectorului.

Cred totodată că este benefică pentru Europa o consolidare a acțiunilor care vizează promovarea operelor europene la nivel transfrontalier și derularea de proiecte creative comune cu țările non-UE, dar și dezvoltarea de proiecte de mobilizare a publicului european în vederea creșterii cererii de filme europene non-naționale.

 
  
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  Ангел Джамбазки (ECR), в писмена форма. – Културният и творчески сектор на Европейския съюз трябва да бъде подпомаган, не само защото доказано създава съществен процент от работните места, но и защото запазването на нашата идентичност е основата, върху която се гради ЕС. Въпреки това, сме изправени пред невиждани до този момент предизвикателства и заради това трябва да се научим да даваме приоритет на най-важното. Невинаги трябва да започваме с искане за повече средства, за да бъдем по-ефективни. Съществуващите фондове трябва да бъдат използвани ефективно, преди да се правят нови искания за повече средства.

Инвестициите следва да бъдат насочвани в правилните области. Творческа Европа има аспекти за подобряване и ние трябва да насочим вниманието си именно към това. Например, аз все още имам съмнения относно доброто управление на програмата предвид факта, че тя се управлява от отделни директорати – вземането на решения в тези случаи е сложно и невинаги последователно. Подобни подходи, според мен, трябва да бъдат избягвани, тъй като се стремим към ефективност и резултати.

 
  
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  Algirdas Saudargas (PPE), raštu. – Programa „Kūrybiška Europa“ yra vienintelė tiesioginė kūrybos, kultūros ir audiovizualiniam sektoriams skirta ES programa, todėl būtina palaikyti ir užtikrinti šios programos darbų ir projektų tęstinumą, skiriant didesnį dėmesį socialinės atskirties mažinimui ir novatoriškų kryžminės naudos ir tarpsektorinių projektų priemonėms. Raginčiau vertinant paraiškas žvelgti ne tik į griežtus formos reikalavimus, bet ir į pateikiamų projektų turinį. Svarbu užtikrinti aiškiai reglamentuotą, skaidrų projektų teikimą ir finansavimą. Būtina didinti šios kultūros programos finansavimą, nes susidomėjimas ir kūrėjų lūkesčiai stipriai viršija programos biudžetą. Reiktų nepamiršti ir kultūros sektoriaus veiklos vykdytojų paraiškų teikimo ir projekto įgyvendinimo įgūdžių tobulinimo. Kultūros sritis yra jautri Europos Sąjungos žmonių gyvenimo dalis. Ji svarbi tiek tautinės tapatybės kultūrinei raiškai ir individualumui, tiek atvirumui kitoms kultūroms ir jų įvairovei. Europinė tapatybė nėra vien tik tautinių kultūrų sintezė, kurios galutinis tikslas bendras Europinės tapatybės vardiklis. Kultūra yra gyvas, nuolatinis procesas, kurį lydi nauji atradimai ir laukia iššūkiai. Vienas iš jų – kaip suderinti ekonominės dimensijos įtaką su meno ir kultūros savaimine verte ir daugiau dėmesio skirti meno kūrėjams.

 
  
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  Theodor Dumitru Stolojan (PPE), în scris. – Doresc să salut propunerile de creștere a resurselor alocate din bugetul Uniunii Europene și din bugetele statelor membre pentru cultură.

Europa are un avantaj competitiv prin punerea în valoare a uriașei moșteniri culturale istorice, precum și a noilor trenduri culturale dezvoltate în Europa, în prezent. Dacă în producția manufacturieră avem competitori puternici în Asia și în alte părți ale lumii, în industria creativă avem acest avantaj competitiv, pe care îl putem menține, upgrada continuu și fructifica.

De aceea, o politică industrială inteligentă nu poate omite sprijinul guvernelor și al Uniunii pentru cultură.

 
Õigusalane teave